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        <title>Feed Diogenemagazine</title>
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            <title>Felicità pubblica e privata</title>
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            <description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: Verdana, sans-serif"&gt;A volte reclamata come un diritto individuale, a volte posta a fondamento di programmi sociali, la felicità rimane ancora oggi un concetto indefinibile.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: Verdana, sans-serif"&gt;Platone, affermando che “è più felice il giusto in croce che chi nuota in un mare di piaceri“, suggerisce una via per la definizione della felicità che originerà una meditazione su come la si possa raggiungere che ancor oggi continua, tra filosofi, nei dibattiti televisivi, nelle discussioni quotidiane. E il discorso non si circoscrive, come vorrebbe Deleuze, nell’istante della gioia privata, ma sonda quell’unità che è il soggetto nella sua tensione di eternità, configurandolo come riconciliazione dell’essere con l’essenza delle cose. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: Verdana, sans-serif"&gt;E poiché l’essenza dell’uomo sembra consistere in quell’animalità razionale che lo contraddistingue sostanzialmente dal resto del creato, nell’assumere come codice di lettura la più nobile attività della nostra natura, che è l’esercizio dell’intelligenza nella sua forma più alta, Aristotele attribuì alla felicità il conseguimento delle virtù proprie della ragione, cosicché virtuoso è chi la segue e vizioso chi non si sottomette ai suoi dettami. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: Verdana, sans-serif"&gt;Lo stesso stoicismo la collegò alla ragione individuale; per non parlare di Cartesio, per il quale è la ragione a donare le “estreme soddisfazioni”; e di Spinoza, per il quale la somma felicità dell’uomo sta nell’attività di perfezionamento razionale. Anche con Kant la felicità va posta all’interno della
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.diogenemagazine.eu/home/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=579:felicita-pubblica-e-privata&amp;amp;catid=18:vita-quotidiana&amp;amp;Itemid=111"&gt;Leggi tutto...&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/FeedDiogenemagazine/~4/9EY_KsddFik" height="1" width="1"/&gt;</description>
            <author>Armando Girotti</author>
            <pubDate>Wed, 26 Oct 2011 10:32:32 +0200</pubDate>
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            <title>I sogni erotici maschili</title>
            <link>http://feedproxy.google.com/~r/FeedDiogenemagazine/~3/3_tiiaM73B8/index.php</link>
            <description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: Verdana, sans-serif"&gt;Nel II secolo d.C., Artemidoro di Daldi, il primo interprete dei sogni, analizza le fantasie oniriche del suo tempo, secondo strane categorie.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: Verdana, sans-serif"&gt;l membro virile corrisponde ai genitori perché contiene il principio del seme, e ai figli perché è anche causa della loro nascita; inoltre corrisponde alla moglie e all’amante perché è destinato all’amore, e ai fratelli e a tutti i consanguinei perché ogni relazione di parentela trae origine dal membro. Esso rappresenta inoltre la forza e la virilità del corpo, perché pure di queste è causa, tanto che da alcuni è detto anche “virilità”. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: Verdana, sans-serif"&gt;Rappresenta pure i discorsi e la cultura, perché il membro è tra tutte le cose la più feconda, come la parola: a Cillene ho visto una statua di Hermes rappresentata non da altro che da un fallo, secondo una certa naturale analogia [Hermes infatti era anche il dio dell’eloquenza. L’Hermes di Cillene, località costiera nel Peloponneso nord-occidentale, omonima del monte dove si credeva fosse nato il dio, era costituita soltanto da un enorme fallo che si rizzava da terra].&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: Verdana, sans-serif"&gt;Ancora, il membro corrisponde alla ricchezza e al possesso, perché ora cresce ora si ritira, e può dare ed eliminare; ai progetti segreti, perché i pensieri e il membro sono omonimi, alla povertà e alla servitù e alla prigione, perché è chiamato pure
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.diogenemagazine.eu/home/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=578:i-sogni-erotici-maschili&amp;amp;catid=16:sessualita&amp;amp;Itemid=110"&gt;Leggi tutto...&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/FeedDiogenemagazine/~4/3_tiiaM73B8" height="1" width="1"/&gt;</description>
            <author>Artemidoro di Daldi</author>
            <pubDate>Tue, 25 Oct 2011 16:42:33 +0200</pubDate>
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            <title>Culti: libera scelta oppure lavaggio del cervello?</title>
            <link>http://feedproxy.google.com/~r/FeedDiogenemagazine/~3/zr5skiItBDc/index.php</link>
            <description>&lt;p&gt;&lt;em style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: Verdana, sans-serif"&gt;Il fenomeno dell’affiliazione ai nuovi movimenti religiosi è studiato da uno specifico settore della psicologia, a volte secondo criteri discutibili.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: Verdana, sans-serif"&gt;La metafora del brainwashing (lavaggio del cervello) nasce in ambito giornalistico, a partire dagli anni Cinquanta. E mentre, alla sua origine, dal cinese hsi nao, “purificare la mente”, indicava un processo verso un netto miglioramento funzionale, in Occidente il concetto fu assunto nell’accezione assolutamente negativa di “lavare il cervello” per “riprogrammare” le persone. &lt;/p&gt; &lt;p style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: Verdana, sans-serif"&gt;Il termine fu divulgato dal giornalista americano Edward Hunter, che lavorava per la C.I.A. e, dopo aver scritto alcuni articoli nel 1950, pubblicò, nel 1951, il libro Brainwashing in red China, sui metodi di “rieducazione” utilizzati nelle prigioni dei comunisti cinesi nei confronti dei prigionieri americani di guerra, dei missionari cristiani e dei nazionalisti di Chang Kai Chek. Il termine indicava un insieme di tecniche di “persuasione coercitiva” (la Coercive persuasion, elaborata concettualmente da Schein, Schneier e Barker, 1961) che si pensava fossero all’origine del rinnegamento dei valori della democrazia e dell’antinazionalismo dichiarati da alcuni militari americani prigionieri, così come dell’apostasia di un certo numero di pastori e sacerdoti, che erano stati ampiamente divulgati dalla propaganda cinese. Questa “modifica del pensiero” (thought reform), secondo la nuova formulazione del modello proposta dallo psichiatra statunitense Robert Jay Lifton in uno studio, condotto sui prigionieri di guerra coreani circa le caratteristiche psicologiche del “totalitarismo ideologico”, doveva dar ragione
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.diogenemagazine.eu/home/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=577:culti-libera-scelta-oppure-lavaggio-del-cervello&amp;amp;catid=25:filosofi&amp;amp;Itemid=107"&gt;Leggi tutto...&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/FeedDiogenemagazine/~4/zr5skiItBDc" height="1" width="1"/&gt;</description>
            <author>Mario Aletti</author>
            <pubDate>Tue, 25 Oct 2011 16:11:06 +0200</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.diogenemagazine.eu/home/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=577:culti-libera-scelta-oppure-lavaggio-del-cervello&amp;amp;catid=25:filosofi&amp;amp;Itemid=107</guid>
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            <title>Kung fu e arte di vivere</title>
            <link>http://feedproxy.google.com/~r/FeedDiogenemagazine/~3/xDsdNYwY-vc/index.php</link>
            <description>&lt;!--IMAGE images/stories/rokfeature/kung_fu.jpg IMAGE--&gt; &lt;p style="line-height: normal" class="MsoNormal"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'"&gt;Il kung fu non riguarda solo le arti marziali ma ogni aspetto della vita.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="line-height: normal" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'"&gt;Un’agenzia di stampa del 2005 diede la notizia che presso il tempio Shaolin, monastero buddhista cinese molto noto per le arti marziali, un monaco si espresse su uno stereotipo diffuso: “Molte persone hanno una concezione errata delle arti marziali come qualcosa il cui fine è il combattimento e l’uccisione quando, invece, servono ad approfondire la saggezza e l’intelligenza”. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="line-height: normal" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'"&gt;D’altronde, il kung fu per molti occidentali è conosciuto unicamente tramite film di arti marziali quali Enter the Dragon o La tigre e il dragone. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="line-height: normal" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'"&gt;Nel cinema, lottatori bravi e acrobatici come Bruce Lee, Jackie Chan e Jet Li vengono visti come “maestri di kung fu”. Ma, come notò il monaco shaolin, il kung fu riguarda molte più cose rispetto al mero combattere. C’è un kung fu della pittura, della danza, della cucina, dello scrivere e del recitare, del retto giudizio, dell’etichetta, persino del governo. Durante le dinastie Song e Ming il termine kung fu veniva ampiamente utilizzato da neo-confuciani, taoisti e buddhisti per designare in generale l’arte di vivere. L’estensione del significato del kung fu è una chiave per comprendere la tradizione filosofica cinese, e il modo in cui in parte converge e in parte diverge da quella occidentale. La maggiore preoccupazione della filosofia
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.diogenemagazine.eu/home/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=576:kung-fu-e-arte-di-vivere&amp;amp;catid=4:articoli-in-prima-pagina"&gt;Leggi tutto...&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/FeedDiogenemagazine/~4/xDsdNYwY-vc" height="1" width="1"/&gt;</description>
            <author>Administrator</author>
            <pubDate>Mon, 24 Oct 2011 11:23:50 +0200</pubDate>
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            <title>Il prepuzio del buon cittadino</title>
            <link>http://feedproxy.google.com/~r/FeedDiogenemagazine/~3/poj2hYj4kSY/index.php</link>
            <description>&lt;!--IMAGE images/stories/rokfeature/pene_cavalcato.jpg IMAGE--&gt;&lt;p style="line-height: normal" class="MsoNormal"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'"&gt;I maschi greci sopportavano anche dolorose operazioni chirurgiche pur di ostentare un prepuzio conveniente a un uomo libero. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="line-height: normal" class="MsoNormal"&gt;&lt;img src="http://www.diogenemagazine.eu/home/images/stories/vaso_attico.jpg" border="0" width="114" height="228" align="left" /&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'"&gt;E' un tratto biologico dell’homo sapiens il fatto che, in gioventù, quella parte del pene che chiamiamo prepuzio assuma una notevole lunghezza, sino a più di tre quarti di quella del pene. Questo fatto anatomico non è privo di conseguenze culturali o artistiche. Nella sua ricerca sulle immagini genitali nella pittura vascolare greca, Kenneth Dover nota come le rappresentazioni di soggetti interessanti, virtuosi, eroici o divini mostrino sempre un prepuzio di lunghezza impressionante. Potrebbe trattarsi di un preciso riferimento a una norma etica, un tratto culturale fortemente radicato, centrato su un'idealizzazione del pene; oppure, in altre immagini, la rappresentazione realistica di un prepuzio deliberatamente allungato. In ogni caso, un prepuzio ben proporzionato, per i greci, era molto lungo, con una caratteristica forma conica o tubolare. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="line-height: normal" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'"&gt;Lo speciale valore attribuito dai greci al prepuzio è rispecchiato nella letteratura medica. Galeno, nel De usu partium corporis humani (11.13), lo pone nella categoria degli ornamenti: “La natura è prodiga di ornamenti, soprattutto nell’uomo. Molte parti del corpo umano hanno una funzione ornamentale, anche se questa è spesso nascosta dalla loro funzione. Le orecchie, ad esempio, mostrano un’evidente natura ornamentale e così è, suppongo, anche per il prepuzio e per la carne delle natiche”. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="line-height:
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.diogenemagazine.eu/home/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=575:il-prepuzio-del-buon-cittadino&amp;amp;catid=4:articoli-in-prima-pagina"&gt;Leggi tutto...&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/FeedDiogenemagazine/~4/poj2hYj4kSY" height="1" width="1"/&gt;</description>
            <author>Administrator</author>
            <pubDate>Mon, 24 Oct 2011 11:04:22 +0200</pubDate>
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            <title>Le medicine alternative</title>
            <link>http://feedproxy.google.com/~r/FeedDiogenemagazine/~3/Wr_0Du83HCE/index.php</link>
            <description>&lt;!--IMAGE images/stories/rokfeature/medicine_alternative.jpg IMAGE--&gt;&lt;p style="line-height: normal" class="MsoNormal"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'"&gt;In polemica con la medicina ufficiale, razionalistica e materialistica, il New Age cerca un rapporto nuovo con il corpo umano. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="line-height: normal" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'"&gt;Fino a non molto tempo fa, tutto quanto si collocasse al di fuori dell’ortodossia biomedica appariva come un coacervo di pratiche di retroguardia, costrette a difendere i propri limitati spazi dall’incalzante avanzata del progresso scientifico. Oggi è semmai il sistema ufficiale a doversi difendere di fronte ad opzioni alternative che ne mettono efficacemente in risalto i punti deboli e che si presentano a loro volta come rappresentanti del “progresso”. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="line-height: normal" class="MsoNormal"&gt;&lt;img src="http://www.diogenemagazine.eu/home/images/stories/yoga.jpg" border="0" alt="http://www.diogenemagazine.eu/home/images/stories/yoga.jpg" width="218" height="290" align="left" /&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'"&gt;Ma cosa sono le medicine alternative? “Alternative” è solo una tra le numerose denominazioni delle pratiche terapeutiche non ufficiali. Si parla talvolta di medicine “parallele” o “complementari”, a sottolineare la possibile coesistenza con l’approccio ufficiale; “olistiche”, per la loro tendenza ad operare sull’essere umano inteso come unità inscindibile di corpo, mente e spirito; “naturali”, per il loro rifiuto di far ricorso a farmaci sintetizzati chimicamente, e per l’importanza attribuita a uno stile di vita vicino appunto alla natura; “dolci”, per il loro approccio non aggressivo; o ancora, “non ortodosse”, in riferimento alla loro marginalità istituzionale. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="line-height: normal" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'"&gt;L’uso del plurale è qui d’obbligo, poiché si ha a che fare con un insieme di pratiche e saperi di origine e natura diversissima, che è molto
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.diogenemagazine.eu/home/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=574:le-medicine-alternative&amp;amp;catid=4:articoli-in-prima-pagina"&gt;Leggi tutto...&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/FeedDiogenemagazine/~4/Wr_0Du83HCE" height="1" width="1"/&gt;</description>
            <author>Administrator</author>
            <pubDate>Mon, 24 Oct 2011 10:41:23 +0200</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.diogenemagazine.eu/home/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=574:le-medicine-alternative&amp;amp;catid=4:articoli-in-prima-pagina</guid>
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            <title>Una religione da adulti</title>
            <link>http://feedproxy.google.com/~r/FeedDiogenemagazine/~3/PRt1CX90Zqk/index.php</link>
            <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;A torto so considera quella ebraica una religione nazionale, mentre contiene un messaggio universale: un'idea desacralizzata di Dio che per valorizzare l'uomo accetta persino la sfida dell'ateismo.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sarebbe una specie di paradosso della storia se l’antropologia filosofica della più antica fra le religioni monoteistiche fosse considerata defunta. Lo sembra per la sua stessa antichità; lo sembra a causa del suo essere insegnata dal popolo ebreo, che si tiene ai margini della storia politica del mondo di cui ha il privilegio morale di esser vittima. In realtà si pensa generalmente che i valori del giudaismo siano entrati da molto tempo in sintesi più vaste, mentre presi in se stessi non rappresentano che balbettii, rispetto all’espressione in spirito e verità ch’essi hanno ricevuto nelle religioni generate dal giudaismo. &lt;br /&gt;Ci si permette quindi di presentare il giudaismo ostinandosi a rifiutare queste nuove formulazioni, come un “fossile”, come un modo superstizioso di pensare e vivere proprio di comunità avvilite dalla loro misera condizione di vittime nei ghetti. Avviene così che la voce d’Israele non è ascoltata nel mondo, se non, nella migliore ipotesi, come la voce di un precursore, quella dell’Antico Testamento che noi giudei, come ha detto il teologo Martin Buber, non abbiamo alcuna ragione di considerare né come testamento né come antico, e che non collochiamo nella prospettiva del Nuovo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La voce di Israele è universale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Esiste anche un altro modo d’esporre il giudaismo. Da qualche tempo lo si rivela al mondo moderno in certe opere che richiamano troppo facilmente l’attenzione
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.diogenemagazine.eu/home/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=573:una-religione-da-adulti&amp;amp;catid=14:psicologia&amp;amp;Itemid=109"&gt;Leggi tutto...&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/FeedDiogenemagazine/~4/PRt1CX90Zqk" height="1" width="1"/&gt;</description>
            <author>Emmanuel Lévinas</author>
            <pubDate>Thu, 08 Sep 2011 16:14:13 +0200</pubDate>
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            <title>Cosa gli uomini cercano nelle donne (e viceversa)</title>
            <link>http://feedproxy.google.com/~r/FeedDiogenemagazine/~3/jmYb7aAL634/index.php</link>
            <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Dato che le preferenze estetiche sono sempre finalizzate alla procreazione, i maschi non cercano occhi espressiviv ma uno scheletro robusto. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Che alla base dell’amore sessuale ci sia sempre un istinto, volto esclusivamente al figlio che dovrà essere generato, diverrà pienamente certo grazie a un’analisi minuziosa di tale istinto. Bisogna osservare, in primo luogo, che l’uomo è, per natura, portato all’incostanza in amore, la donna alla costanza. L’amore dell’uomo diminuisce sensibilmente a partire dal momento in cui è soddisfatto, e invece proprio da quel momento l’amore della donna aumenta. Ciò dipende dai fini della natura, che tende a moltiplicare la specie e conservarla. L’uomo infatti può comodamente generare in un anno più di cento figli, la donna non più di uno. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Fondamentale è lo scheletro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La principale considerazione che guida la scelta e l’inclinazione dei maschi è l’età. In generale, gli anni propizi sono quelli compresi tra la prima e l’ultima mestruazione, anche se noi preferiamo decisamente il periodo compreso tra il diciottesimo e il ventottesimo anno. Al di fuori di quegli anni nessuna donna può attirarci: una donna vecchia, ossia non più mestruata, ci ispira repulsione. La giovinezza senza la bellezza ha pur sempre del fascino, ma la bellezza senza la giovinezza non ne ha alcuno. Evidentemente il fine inconscio che ci guida è la possibilità della procreazione in generale: perciò ogni individuo perde fascino agli occhi dell’altro sesso, quanto più si allontana dal periodo adatto alla procreazione o al concepimento. &lt;br /&gt;La seconda considerazione è quella relativa
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.diogenemagazine.eu/home/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=572:cosa-gli-uomini-cercano-nelle-donne-e-viceversa&amp;amp;catid=16:sessualita&amp;amp;Itemid=110"&gt;Leggi tutto...&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/FeedDiogenemagazine/~4/jmYb7aAL634" height="1" width="1"/&gt;</description>
            <author>Arthur Shopenhauer</author>
            <pubDate>Thu, 08 Sep 2011 16:03:27 +0200</pubDate>
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            <title>Fracasso, silenzio e civiltà</title>
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            <description>&lt;!--IMAGE images/stories/rokfeature/shutterstock_hp.gif IMAGE--&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;La sofferenza per i rumori molesti è una misura dell'intelligenza. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La vista è un senso attivo, l’udito è un senso passivo. Perciò i suoni esercitano un’azione fastidiosa e ostile sul nostro spirito e ciò tanto più quanto più lo spirito è attivo e sviluppato: i suoni scompigliano tutti i pensieri e fiaccano momentaneamente l’energia mentale.&lt;br /&gt;Con gli occhi non abbiamo invece nessun disturbo analogo, nessun effetto immediato del dato visivo come tale sull’attività del pensiero: anche la più ricca varietà di cose offerta ai nostri occhi ci consente di pensare in tutta libertà e tranquillità. Di conseguenza, lo spirito pensante vive con gli occhi in un’eterna pace e con le orecchie in un’eterna guerra. Una dimostrazione di questo contrasto fra i due sensi si ricava anche dal fatto che, mentre i sordomuti, guariti con applicazioni galvaniche, diventano pallidi come morti per lo spavento al primo suono che odono, i ciechi operati sono invece incantati dalla prima luce che vedono e solo di malavoglia si lasciano rimettere la benda sugli occhi.&lt;br /&gt;Tutto ciò si spiega tenendo conto che l’udito si produce in virtù di una vibrazione meccanica del nervo acustico che si propaga fino al cervello, mentre, al contrario, la vista è una vera e propria azione della retina che dalla luce e dalle sue modificazioni viene soltanto eccitata e sollecitata. Se inoltre consideriamo la circostanza particolare che noi, pur udendo con due orecchie la cui sensibilità è spesso molto diversa, non percepiamo mai un suono doppio, mentre
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.diogenemagazine.eu/home/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=571:fracasso-silenzio-rumore&amp;amp;catid=13:articoli"&gt;Leggi tutto...&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/FeedDiogenemagazine/~4/o5jwu9qXcrg" height="1" width="1"/&gt;</description>
            <author>Arthur Shopenhauer</author>
            <pubDate>Thu, 08 Sep 2011 15:53:29 +0200</pubDate>
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            <title>La lettura della mano</title>
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            <description>&lt;!--IMAGE images/stories/rokfeature/lombroso.gif IMAGE--&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;Hegel pensava che le linee del palmo esprimessero un destino. È possibile rifondare la chiromanzia su una base razionale? &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Vi è qualcosa di serio nel farsi leggere la mano da una chiromante? È possibile che le linee del palmo siano in relazione con qualcosa di decisivo per l’individuo? È straordinario il numero di filosofi che hanno risposto affermativamente a queste domande.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.diogenemagazine.eu/home/images/stories/lom44.gif" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left" /&gt;&lt;strong&gt;Aristotele: la linea della vita&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;In Problemi di medicina, lo Pseudo-Aristotele pone questa questione: “Perché le persone che presentano una linea trasversale nel palmo della mano sono longeve?” E questa è la risposta: “Non sarà perché gli esseri male articolati sono di vita breve e deboli? La prova è che le creature in tenera età sono deboli e le specie acquatiche hanno vita breve. Manifestamente succede il contrario per gli esseri ben articolati, e tali sono quelli nei quali risultano perfettamente articolate anche le parti che per natura sono prive di articolazione. E l’interno della mano è la parte meno articolata”.&lt;br /&gt;Proprio nell’ultima notazione sta la chiave dell’argomentazione: le linee del palmo, pur così diverse nei singoli individui, non dipendono affatto dalla struttura ossea o muscolare; ad Aristotele sembrano piuttosto in relazione con la compattezza, la solidità strutturale del corpo, tanto che una loro particolare marcatura potrebbe indicare uno stato di ottimizzazione fisiologica, elemento a sua volta strettamente connesso alla longevità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Della Porta: Venere e le scimmie&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il ragionamento di Aristotele non ha nulla a che vedere
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.diogenemagazine.eu/home/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=570:la-lettura-della-mano&amp;amp;catid=13:articoli"&gt;Leggi tutto...&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/FeedDiogenemagazine/~4/UJ44c9WHomg" height="1" width="1"/&gt;</description>
            <author>Ubaldo Nicola</author>
            <pubDate>Thu, 08 Sep 2011 15:31:27 +0200</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.diogenemagazine.eu/home/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=570:la-lettura-della-mano&amp;amp;catid=13:articoli</guid>
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