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	<title>Ferri Vecchi</title>
	
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		<title>Il Dio della Guerra</title>
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		<pubDate>Sat, 26 May 2012 18:00:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img width="265" height="190" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/barone-2.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="barone 2" title="barone 2" /></p>Che nel mondo degli avventurieri sia stato un personaggio straordinario se n&#8217;era già accorto Hugo Pratt, il quale l&#8217;aveva messo a rivaleggiare con il mitico Corto Maltese in &#8220;Corte sconta detta arcana&#8221;.  Il revival però degli ultimi anni, con la pubblicazione di diverse sue biografie, deve molto al crollo degli steccati ideologici; che ha rimescolato le carte ed ha permesso al grande pubblico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="265" height="190" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/barone-2.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="barone 2" title="barone 2" /></p><p><a href="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/barone-31.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1887" title="" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/barone-31-300x184.jpg" alt="" width="300" height="184" /></a>Che nel mondo degli avventurieri sia stato un personaggio straordinario se n&#8217;era già accorto <strong>Hugo Pratt</strong>, il quale l&#8217;aveva messo a rivaleggiare con il mitico <strong>Corto Maltese</strong> in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Albi_di_Corto_Maltese#Corte_Sconta_detta_Arcana" target="_blank"><em><strong>&#8220;Corte sconta detta arcana&#8221;.</strong></em> </a> Il <em>revival</em> però degli ultimi anni, con la pubblicazione di diverse sue biografie, deve molto al crollo degli steccati ideologici; che ha rimescolato le carte ed ha permesso al grande pubblico di riscoprire e valorizzare figure storiche un tempo messe al bando e coltivate purtroppo, più o meno religiosamente, solo nel <em>pantheon</em> della &#8220;destra&#8221; più pagana e idealista.</p>
<p>Il personaggio in questione è il barone <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roman_von_Ungern-Sternberg" target="_blank">Roman von Ungern-Sternberg</a></strong>,  il generale <em>bianco</em>  che guidò la resistenza ai  bolscevichi in <strong>Siberia</strong> - alla testa di un&#8217;armata composta da soldati mongoli, buriati e cosacchi &#8211; prima di essere catturato  e fucilato, a soli 35 anni. Per la sua crudeltà era conosciuto come il <a href="http://www.adelphi.it/libro/9788845926914" target="_blank">&#8220;Il barone sanguinario&#8221;. </a>Ed è questo il titolo della biografia che gli dedicò negli anni &#8217;30 <strong>Vladimir Pozner</strong>, appena tradotta da <strong>Adelphi</strong>. Si tratta di un testo assai godibile, che sta a metà fra il reportage e il romanzo, e che prova finalmente a separare realtà e leggenda nella figura di questo barone <em>nero </em>che si credeva l&#8217;erede di <strong>Gengis Khan </strong>ed era folle d&#8217;amore per la guerra, di cui si nutriva come altri fanno col pane.   Certamente <strong>Pozner</strong> non deve averlo amato &#8211; come invece  l&#8217;autore di <a href="http://www.libriefilm.com/bestie-uomini-dei/767" target="_blank">&#8220;Bestie, uomini e Dei&#8221;, </a><strong>Ferdynand Ossendovski, </strong>che tanto contribuì a crearne la leggenda -  eppure a modo suo ne è rimasto affascinato, riconoscendo al personaggio una sua coerenza e una grandezza fuori dal comune. <strong>Von Ungern</strong> era un uomo che si sentiva investito di una missione, una grande missione: <em>&#8220;diventare quello che si è e fare ciò che si deve&#8221;.</em> Ad essa dedicò tutta la sua vita. Diventando una sorta di monaco guerriero: solitario, imprevedibile, feroce, frugale, misogino, marziale e paranoico. Si placava &#8211; dice <strong>Pozner -</strong> solo quando si faceva montare la sua giumenta grigia, Maska, e andava a trovare i suoi amici mongoli, nelle loro <em>yurte</em>.  Lì la sua storia si ricongiungeva alla loro, nel segno di <strong>Gengis Khan</strong>. </p>
<p>P.S. Più mistica e meno storica, &#8220;pagana&#8221; direi, è la biografia di von Ungern firmata da <strong>Jean Mabire, <a href="http://www.edizionidiar.it/mabire-jean/il-dio-della-guerra.html" target="_blank">&#8220;Il Dio della Guerra&#8221;,</a> </strong>tradotta in italiano nel 2009. A me è piaciuta.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Hic sunt leones</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2012 20:06:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img width="272" height="185" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/masch.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="masch" title="masch" /></p>Aeroporto di Monrovia, estate 1994. Faccio appena in tempo a scendere dalla scaletta del mio aereo che due tipi in abiti civili mi si incollano addosso, sbraitando come indemoniati. &#8220;Veni, vieni, ci pensiamo noi&#8221;. Sono l&#8217;unico bianco, su questo volo di Air Ivoire,  e nel breve tragitto che dalla pista porta  agli uffici non c&#8217;è verso di seminarli. Il primo riesce anzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="272" height="185" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/masch.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="masch" title="masch" /></p><p>Aeroporto di <strong>Monrovia</strong>, estate<strong> 1994</strong>. Faccio appena in tempo a scendere dalla scaletta del mio aereo che due tipi in abiti civili mi si incollano addosso, sbraitando come indemoniati.<em> &#8220;Veni, vieni, ci pensiamo noi&#8221;</em>. Sono l&#8217;unico<em> bianco, </em>su questo volo di <strong>Air Ivoire</strong><em>, </em> e nel breve tragitto che dalla pista porta  agli uffici non c&#8217;è verso di seminarli. Il primo riesce anzi a strapparmi il passaporto che, come uno stupido, ho già in mano; e il secondo fa lo stesso con lo zaino, che pencola dalla mia spalla. Mi sento perso. Li vedo  spingere e farsi avanti nella calca, ma non ce la faccio a restare in scia. Li perdo. E mi ritrovo da solo a sudare freddo in una squallida hall dove ci sono degli uomini armati che frugano senza criterio nelle valigie degli  altri passeggeri, quasi tutte donne dai <em>pagne </em>coloratissimi, che trasportano paccottiglia nigeriana. Nessuno  sembra badare a me. Mi siedo a terra e mi  sforzo  di ragionare. Niente da fare. L&#8217;unica cosa che mi viene in mente è che mi trovo in<strong> Liberia</strong>, nel caos della guerra civile. E allora, mi dico, chi vuoi che si preoccupi di un giornalista <em>bianco</em> a cui hanno appena fottuto bagaglio e passaporto?  <em>&#8220;Tutto ok, andiamo&#8221;.</em> Dopo venti minuti di penoso cortocircuito mentale, l&#8217;apparizione dei miei due angeli custodi è un refrigerio insperato. Li seguo fuori come un cagnolino, fino alla macchina. Mi ridanno il passaporto, timbrato, e lo zaino, intatto. In cambio però mi tocca dargli 300 dollari. Una rapina. Ma il peggio è che mi sento quasi riconoscente nei loro confronti. E non riesco a maledirli come dovrei.</p>
<p><a href="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/masch-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1881" title="" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/masch-2.jpg" alt="" width="202" height="250" /></a>Non è una patologia riconosciuta, ma lo<em> &#8220;choc da sbarco&#8221;</em> secondo me esiste ed è sempre in agguato. In genere colpisce i viaggiatori solitari, e soprattutto quelli che &#8211; per lavoro o per piacere - frequentano mete poco battute, dove non ci sono regole che tengano, tantomeno quelle di <strong>Alpitour</strong>. Come dicevano i romani: <em><strong>Hic sunt leones. </strong></em>Posti dove, in particolare se ci arrivi di notte, la marea umana che ti accoglie rischia di travolgerti e mette a dura prova le capacità di sopravvivenza anche del viaggiatore più <em>scafati</em>. Oppure posti dove ad accoglierti è il nulla, la desolazione più totale, e devi inventarti soluzioni inedite per poter arrivare alla tua vera destinazione: fare l&#8217;autostop, magari, a aspettare una giornata intera che qualcuno venga a cercarti, come è capitato una volta a me in <strong>Uganda</strong>, quando un piccolo Fokker delle <strong>Nazioni Unite</strong> mi ha sbarcato in mezzo al<em> bush</em>, a 40 chilometri dal campo profughi che dovevo visitare, e senza che nessuno fosse avvisato del mio arrivo.</p>
<p>Lo choc da sbarco si manifesta comunque con forme diverse. Conosco un collega ingenuo che, sbarcato in <strong>Benin, </strong>per la prima volta in <strong>Africa, </strong>si è fatto sequestrare tutti i soldi che aveva da un doganiere furbo e dall&#8217;aria truce che voleva metterlo in galera per importazione clandestina di valuta. Ed ho amici un po&#8217; stupidi che vanno in crociera ma non scendono mai dalla nave, per paura di beccarsi qualche malattia nei posti stupendi che pure potrebbero visitare. C&#8217;è infine, ed è capitato un po&#8217; a tutti, chi paga una follia la prima corsa in taxi, dall&#8217;aeroporto all&#8217;albergo, mettendolo in conto al&#8217;acclimatamento, che va per tappe ed ha un suo prezzo. Nessuno è perfetto, insomma. Ma è sempre meglio lo choc da sbarco che la sicurezza artefatta dei viaggi di gruppo, <em>all inclusive </em>e senza emozioni.</p>
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		<title>A colpi di clic</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 13:12:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="132" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/dislike-21-300x132.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="dislike 2" title="dislike 2" /></p>Chi non ha voglia di faticare chiedendo l&#8221;amicizia&#8221; a destra e a manca, o non ha tempo per mettersi a scalare le vette della popolarità sui social network, dorma pure sonni tranquilli: basta pagare per essere ben visibili in Rete. Da un po&#8217; di tempo a questa parte si possono infatti comprare pacchetti di &#8220;I like&#8221; per la propria pagina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="132" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/dislike-21-300x132.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="dislike 2" title="dislike 2" /></p><p>Chi non ha voglia di faticare chiedendo l&#8221;<em><strong>amicizia</strong></em>&#8221; a destra e a manca, o non ha tempo per mettersi a scalare le vette della popolarità sui <strong>social network, </strong>dorma pure sonni tranquilli: basta pagare per essere ben visibili in <strong>Rete</strong>. Da un po&#8217; di tempo a questa parte si possono infatti comprare pacchetti di <em><strong>&#8220;I like&#8221;</strong></em> per la propria pagina <strong>Facebook</strong>, evidenziare un <em>&#8220;aggiornamento di stato&#8221;, </em>promuovere<em>  </em>le proprie iniziative ed altro ancora. E&#8217; solo una questione di soldi. Che &#8211; com&#8217;è noto -  non fanno mai la felicità; ma aiutano indubbiamente a vivere meglio, anche nel mondo virtuale.</p>
<p>A sfruttare d&#8217;altronde il <strong>business dei clic</strong> è stato lo stesso <strong>Marc Zuckerberg</strong>, il patron di <strong>Facebook</strong>, che qualche mese fa, in vista dell&#8217;imminente quotazione in <strong>Borsa</strong>, aveva deciso di offrire ai suoi quasi 900 milioni di utenti la possibilità di &#8220;evidenziare&#8221;   un <em>aggiornamento di stato </em>sulla  bacheca dei propri contatti. Come dire: scrivi qualcosa di interessante,  paga un po&#8217; e <em><a href="http://www.stuff.co.nz/technology/digital-living/6904136/Facebook-running-pay-test-for-highlighted-posts" target="_blank">make sure friends see this!</a>”</em>.  Prezzo richiesto: meno di due dollari. E&#8217; sempre una filosofia commerciale quella che presiede inoltre al varo, ormai imminente, di un pulsante <strong>&#8220;Non mi piace&#8221;</strong>, che andrà a posizionarsi accanto al classico <strong>&#8220;Mi piace&#8221;</strong> che ha fatto la fortuna di tanti contenuti <em>virali</em> diffusi attraverso le <a href="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/dislike.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1873" title="" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/dislike.jpg" alt="" width="284" height="177" /></a> <strong>Reti   Sociali</strong>.  Secondo alcune indiscrezioni, l&#8217;adozione di qesto nuovo pulsante sarebbe in grado di generare, fin dal primo giorno, qualcosa come 2 miliardi di clic. E nel mondo dei social network i clic vogliono dire visibilità, viralità e, dinque, potenziale business. Come si sono già accorti diversi approfittatori, che offrono pacchetti di <strong>&#8220;I like&#8221; </strong>a pagamento, grazie a falsi account e allettanti reti di contatti. Una facile scorciatoia, insomma, purchè si disponga di soldi, per diventare sempre più visibili, a prescindere dai contenuti informativi che si offrono.  </p>
<p>Inutile segnalare che la <a href="http://francescogavello.it/pay-per-visibility" target="_blank">pay-per-visibility </a> è un terreno assai scivoloso, su cui vale la pena di esercitare una attenta e costante vigilanza. Non può infatti lasciarci indifferenti l&#8217;idea che il flusso di messaggi sulla nostra bacheca  FB sia condizionato e controllato da Piccoli e Grandi Fratelli che si vendono per soldi. La <strong>Rete</strong> non sarebbe più libera, ovviamente, nè tanto meno democratica. E sarebbe una perdita enorme. Per tutti.   </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’amore a  t.d.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 18:44:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img width="223" height="226" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/amore-2.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="amore 2" title="amore 2" /></p>Rientrando a Beirut da Damasco, in macchina, l&#8217;unico ad essere visibilmente contento era l&#8217;interprete. Io mi lamentavo infatti per la permanenza troppo breve in Siria e per la guida troppo spericolata dell&#8217;autista, che ad ogni tornante mi ricacciava sù, in gola, i pasti dell&#8217;intera settimana. Lui invece sfoderava il suo sorriso più smagliante e si fregava le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="223" height="226" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/amore-2.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="amore 2" title="amore 2" /></p><p>Rientrando a <strong>Beirut</strong> da<strong> Damasco</strong>, in macchina, l&#8217;unico ad essere visibilmente contento era l&#8217;interprete. Io mi lamentavo infatti per la permanenza troppo breve in <strong>Siria</strong> e per la guida troppo spericolata dell&#8217;autista, che ad ogni tornante mi ricacciava sù, in gola, i pasti dell&#8217;intera settimana. Lui invece sfoderava il suo sorriso più smagliante e si fregava le mani perchè giù, nella <strong>Bekaa, </strong>avrebbe rivisto la sua amata. Un matrimonio<strong><em> &#8220;a tempo&#8221;</em></strong> mi ha spiegato, quello che l&#8217;islam conosce sotto il nome di<strong> </strong><em><strong>mut&#8217;a.</strong></em> Nel suo caso aveva la validità di un mese, ma lui non lo aveva sfruttato fino in fondo &#8211; visto che aveva accettato di lavorare per me e per altri giornalisti &#8211; e quindi l&#8217;avrebbe, molto probabilmente, rinnovato ancora per un po&#8217;.</p>
<p>Quella dei matrimoni<strong><em> &#8220;a tempo&#8221; -</em></strong> detti anche<em> &#8221;matrimoni dell&#8217;amore&#8221;</em> o<em> &#8220;matrimoni del godimento</em>&#8221; &#8211; è una pratica assai diffusa fra gli <strong>sciiti</strong>, soprattutto in <strong>Iran</strong>, <strong>Iraq </strong>e<strong> Libano.</strong> Viene regolamentata con un contratto vero e proprio &#8211; che può essere stipulato in privato, oppure davanti all&#8217;imam o da un avvocato &#8211; e copre di fatto tutte le relazioni che restano al di fuori del matrimonio classico. L&#8217;uomo può avere infatti fino a <strong>4</strong> donne <strong>&#8220;a tempo indeterminato&#8221;,</strong> ma può contrarre un un numero illimitato di matrimoni<strong> &#8220;a tempo determinato</strong>&#8220;, la cui durata può andare &#8220;da un minuto a 99 anni&#8221;. Questa pratica è riconosciuta dallo Stato e anzi, in posti come l<strong>&#8216;Iran</strong>, è la salvezza di molte coppie di fatto, dal momento che una donna non può andare in giro &#8211; o entrare in un ristorante o in un albergo &#8211; se non accompagnata da un membro della sua famiglia o dal legittimo consorte. Allo stesso tempo, è vero anche che questa pratica dà una sorta di copertura legale alla prostituzione, velandola di ipocrisia.                       <a href="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/amore-1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1865" title="" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/amore-1.jpg" alt="" width="189" height="256" /></a></p>
<p>Per il mio interprete è solo una questione di &#8220;rispetto&#8221;, mi ha spiegato. Siccome i suoi vicini di casa sono pettegoli &#8211; tutto il mondo è paese &#8211; preferisce fare le cose in regola, evitando che le male lingue possano infangare il nome e la reputazione della sua donna, sia pur temporanea.  Io mi tengo i miei amori precari,  sperando che i miei vicini di casa siano più tolleranti.</p>
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		<title>Nino l’argentino</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 05:50:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="225" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/PIC_0096-300x225.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="PIC_0096" title="PIC_0096" /></p>Quando ho visto la serranda del suo negozio abbassata non mi sono preoccupato piu&#8217; di tanto. Nino non ha orari, mi son detto, apre e chiude quando gli pare. L&#8217;ha sempre fatto ed eravamo noi, semmai, i suoi clienti, a doverci adeguare alla sua flessibilità anarcoide, per poter far un po&#8217; di spesa e soprattutto per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="225" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/PIC_0096-300x225.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="PIC_0096" title="PIC_0096" /></p><p>Quando ho visto la serranda del suo negozio abbassata non mi sono preoccupato piu&#8217; di tanto.<strong> Nino</strong> non ha orari, mi son detto, apre e chiude quando gli pare. L&#8217;ha sempre fatto ed eravamo noi, semmai, i suoi clienti, a doverci adeguare alla sua flessibilità anarcoide, per poter far un po&#8217; di spesa e soprattutto per fare quattro chiacchiere con lui, che era informato su tutto quello che succedeva in <strong>Libano</strong>.Dopo due giorni di attesa ho cominciato però a preoccuparmi. E allora ho chiesto lumi al portiere del mio Hotel, il <strong>Cavalier</strong>, che sta lì di fronte. Ha chiuso, mi ha detto, <strong>Nino</strong> ha chiuso per sempre. E con lui si è chiusa un&#8217;epoca, nella storia di <strong>Beirut</strong>.</p>
<p>Lo chiamavano tutti <strong>Nino l&#8217;Argentino</strong>, perchè come molti libanesi se n&#8217;era andato a cercar fortuna fuori dal suo Paese e l&#8217;aveva trovata nella pampa. Fortuna per modo di dire, quanto bastava comunque per rientrare in <strong>Libano</strong> alla fine della guerra civile ed aprire un bugigattolo da pizzicagnolo nel cuore di <strong>Hamra,</strong> il quartiere degli affari. Vendeva di tutto, dagli spaghetti agli accendini, dal formaggio ai profumi. Io ci andavo più che altro per comprare  l<strong>&#8216;arak</strong>, il liquore all&#8217;anice, di cui<strong> Nino </strong>era ben fornito e che se non ricordo male produceva in proprio, nel suo villaggio sulle montagne dello<strong> Chouf</strong>.</p>
<p>Nino detestava <strong>Beirut</strong>. Non sopportava il traffico di <strong>Hamra</strong>, l&#8217;arroganza dei nuovi ricchi, lo strapotere di <strong>Hezbollah</strong>. Adorava invece la pace della vita nello<strong> Chouf</strong>,  l&#8217;aria buona, il pane fatto in casa e le grigliate all&#8217;aperto. Per questo ogni tanto mollava tutto e si eclissava. Per noi giornalisti era una fonte inesauribile di notizie, a patto di avere la pazienza di ascoltarlo nel suo strano idioma, in cui il castigliano si mescolava al francese e all&#8217;inglese, come in un tango impazzito. Mi mancherà. Anzi, la prossima volta che torno a <strong>Beirut</strong>, giuro che vado a trovarlo nel suo buen ritiro al villaggio. Sperando che si ricordi ancora di me. Arrivederci, <strong>Nino</strong>.</p>
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		<title>Adotta un giornalista</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 17:09:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="224" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/foto-300x224.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="foto" title="foto" /></p>E&#8217; possibile migliorare la credibilita&#8217;, la qualita&#8217; e l&#8217;indipendenza dell&#8217;informazione di casa nostra ai tempi del web 2.0 ? E lo si può fare dal basso, senza aspettare improbabili rivoluzioni del nostro sistema editoriale ma promuovendo in proprio forme di giornalismo sempre più partecipativo, che da un lato coinvolgano l&#8217;opinione pubblica e dall&#8217;altro diano più forza ai giornalisti bravi e onesti, in  particolare ai precari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="224" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/foto-300x224.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="foto" title="foto" /></p><p>E&#8217; possibile migliorare la credibilita&#8217;, la qualita&#8217; e l&#8217;indipendenza dell&#8217;informazione di casa nostra ai tempi del <strong>web 2.0 </strong>? E lo si può fare dal basso, senza aspettare improbabili rivoluzioni del nostro sistema editoriale ma promuovendo in proprio forme di <strong>giornalismo </strong>sempre più <strong></strong><strong>partecipativo</strong>, che da un lato coinvolgano l&#8217;opinione pubblica e dall&#8217;altro diano più forza ai giornalisti bravi e onesti, in  particolare ai precari e ai free-lance? Secondo me sì. E con non pochi vantaggi, sia per il giornalista che per l&#8217;opinione pubblica. Quello che sto per presentarvi più che una proposta è un sogno, fatto però ad occhi ben aperti, che trae spunto dal  mio ultimo <a href="http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/siria/" target="_blank">lavoro</a> in <strong>Siria</strong>. Vi invito a seguirmi nel  ragionamento e, se vi va, a rifletterci, perche&#8217;  lo scenario che provo a tratteggiare credo che stia ormai nella realta&#8217; delle  cose  e sia perciò alla portata di tutti.</p>
<p>Faccio una sola premessa. Mi pare che ormai, grazie al boom delle <strong>Reti Sociali</strong>, noi giornalisti abbiamo <a href="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/press.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1851" title="" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/press.jpg" alt="" width="187" height="264" /></a> sia la possibilita&#8217; sia l&#8217;interesse a coinvolgere sempre di più il nostro pubblico &#8211; che siano lettori, radio o telespettatori &#8211; nel lavoro quotidiano che facciamo. E questo sia in fase di reperimento che di trattamento e confezione delle notizie. La<strong> community</strong> cui ognuno di noi attinge, su <strong>Facebook</strong>, <strong>Twitter</strong>, <strong>Youtube</strong> e le altre<strong> Reti</strong> rappresenta da questo punto di vista un punto di forza, che amplia le nostre fonti e consente in tempo reale verifiche e approfondimenti un tempo impensabili. E allora perchè non ri-fondare su basi nuove,adeguate ai tempi, quel patto di fiducia che dovrebbe sempre legare il giornalista ai suoi lettori?</p>
<p>L&#8217;idea e&#8217; di coinvolgere la propria community &#8211; sulla piattaforma che si sceglie: il proprio blog, la pagina FB, un sito in cooperativa o altro, anche una piattaforma gestita dalla FNSI -  offrendole la possibilità di partecipare sia al concepimento che alla realizzazione e alla confezione di un servizio: reportage, inchiesta o documentario. E&#8217; un modo per essere trasparenti e per aprirsi ai contributi esterni, arricchendo la qualita&#8217; del proprio lavoro. In fondo è quello che in tanti già facciamo, sia pur nell&#8217;improvvisazione. Un salto di qualità può venire invece dal mettere a disposizione delle rispettive  community di riferimento tutta una serie di materiali multimediali &#8211; testi, foto e video &#8211; che costituiscano una sorta di valore aggiunto rispetto al lavoro quotidiano che si è chiamati a svolgere. Faccio un esempio, per essere più chiaro: l&#8217;inviato della carta stampata che deve andare in Siria potrebbe<strong> dichiarare </strong> il suo progetto &#8211; ovviamente nei limiti del consentito - lo potrebbe <strong>mettere a punto</strong> anche grazie ai contributi della sua community e in cambio <strong>offrire</strong> dei contributi informativi che siano un extra rispetto agli articoli  che scriverà sul suo giornale. Al momento non mi pare che questo succeda. I blog di molti colleghi sono solo riflessioni a margine, oppure vengono riempiti con articoli non pubblicati, o di colore, senza alcuna strategia comunicativa che punti a migliorare la qualita&#8217; del lavoro, l&#8217;accuratezza o la credibilità. Basta invece poco &#8211; anche solo un diario di viaggio o una carta geografica per la geolocalizzazione &#8211; per coinvolgere il pubblico e fidelizzarlo. A patto ovviamente di essere poi disposti a subirne il monitoraggio, che è comunque una forma di controllo, per fortuna democratico.</p>
<p>Sarebbero soprattutto i <strong>free-lance</strong> ad avvantaggiarsi da un simile approccio al mestiere. Avere infatti una<strong> community</strong> alle spalle &#8211; da utilizzare non per narcisismo e smania di protagonismo &#8211; ed essere poi in grado di offrire servizi multimediali, anche molto personalizzati, accresce secondo me la propria capacità di contrattazione con le varie testate. Consente inoltre di concepire progetti non solo di <strong>crowdsourcing</strong> ma anche di <strong>crowdfounding, </strong>vale a dire di possibile co-finanziamento con cui ammortizzare i costi del mestiere, se non altro per inchieste e reportage particolarmente costosi e/o complessi. E&#8217; un problema reale, sollevato da tanti free-lance<a href="http://ildottorgonzo.wordpress.com/2012/05/12/i-conti-in-tasca/" target="_blank"> bravi e onesti, </a>che fanno fatica a lavorare per le strettoie che condizionano qui da noi il mestiere del giornalista.</p>
<p>ADOTTA UN GIORNALISTA può essere insomma una chiave per far rinnovare ed arricchire il nostro modo di lavorare, aprendoci ai contributi dell&#8217;opinione pubblica e creando una sorta di cordone sanitario attorno alla nostra onestà intellettuale, alla nostra passione e alla nostra serietà.</p>
<p>P.S. Non so se sono riuscito ad essere chiaro nè se le mie sono banali fantasie. In tal caso chiedo scusa a chi ha avuto la pazienza di leggerle. Se invece c&#8217;è del buono, in tali vaneggiamenti, il dibattito è aperto a tutti.</p>
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		<title>La retrovia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 15:51:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img width="290" height="174" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/syria-31.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="syria 3" title="syria 3" /></p>&#8220;Se il prezzo della liberta&#8217; e&#8217;  la morte, siamo tutti pronti a morire&#8221;. Il cartello  campeggia fra i due letti della prima stanza che visitiamo, occupati da due ragazzi che vengono da Homs, il primo con una gamba amputata e il secondo con diverse ferite da arma da fuoco, al braccio e al torace. Difficile che riescano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="290" height="174" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/syria-31.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="syria 3" title="syria 3" /></p><p><em><strong>&#8220;Se il prezzo della liberta&#8217; e&#8217;  la morte, siamo tutti pronti a morire&#8221;</strong>.</em> Il cartello  campeggia fra i due letti della prima stanza che visitiamo, occupati da due ragazzi che vengono da <strong>Homs</strong>, il primo con una gamba amputata e il secondo con diverse ferite da arma da fuoco, al braccio e al torace. Difficile che riescano a tornare in <strong>Siria</strong>, almeno per i prossimi mesi. E forse e&#8217; per darsi coraggio che hanno tappezzato le pareti con i vessilli  della loro rivoluzione: gli adesivi dell&#8217;<strong>ESL</strong>, l&#8217;esercito siriano libero, e le vecchie bandiere dei tempi dell&#8217;indipendenza, quella in nero, bianco e verde, con tre stelle al posto delle due utilizzate invece dal regime di <strong>Bashar al Assad</strong>. In effetti, piu&#8217; che in un ospedale sembra di stare nella sede di un partito politico o in club di tifosi di calcio. A far la differenza sono i cartelli, stampati su fogli A4 e presenti in tutte le stanze, anche in quelle occupate dai civili, quasi tutte donne, e non dai combattenti, che comunque sono la magggioranza. <strong>&#8221; Potete distruggere le nostre case ma non la nostra volonta&#8217;&#8221;</strong>, dice uno. E un altro:<strong> &#8220;Allah e&#8217; con noi&#8221;</strong>.                                                                                                                                                                   </p>
<p>L&#8217;ospedale si chiama <strong>Dar Zahra</strong>, la casa dei fiori, e sta sulle colline di<strong> Tripoli,</strong> nel nord del<strong> Libano.</strong> La frontiera siriana <a href="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/syria-1.png"><img class="alignright size-full wp-image-1836" title="" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/syria-1.png" alt="" width="220" height="110" /></a> e&#8217; a una manciata di chilometri, appena dietro le alte montagne che prottegono la citta. E di la&#8217; dal confine, a 30 km, c&#8217;e&#8217; <strong>Homs</strong>, la citta&#8217; divenuta il simbolo della guerra civile siriana, per il lungo assedio cui e&#8217; stata sottoposta dal regime. Tra i soldati che l&#8217;hanno circondata, mesi fa, c&#8217;era anche<strong> Khaled</strong>, 28 anni, faccia seria e una stampella in mano per via di un piede maciullato da una granata .<strong> Khaled</strong> pensava che ci sarebbe stato un dialogo con la popolazione che manifestava nelle strade di Homs; e quando ha visto che i generali davano l&#8217;ordine di sparare sulla folla, alla cieca,<em> &#8220;senza distinguere fra uomini, donne e bambini</em>&#8220;, non ce l&#8217;ha fatta piu&#8217; e ha disertato, passando dalla parte dei rivoltosi. <strong>Mahmoud</strong>, invece,  viene da<strong> Bab Amro</strong>, il quartiere di <strong>Homs</strong> dove la battaglia si e&#8217; protratta per mesi, casa per casa. Appena guariranno le sue ferite<strong>,</strong> Mahmoud tornera&#8217; a combattere, <em>&#8220;fino alla vittoria&#8221;</em> dice, <em>&#8221; che presto o tardi non potra&#8217; non arrivare, a Dio piacendo</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Tripol</strong>i funge da retrovia della guerra civile siriana. Vi arrivano i feriti e vi arrivano le famiglie in fuga: 3000 finora, per un totale di quasi 15mila profughi, sparsi per la citta&#8217;. Con i giornalisti sono gentili ma niente nomi e niente foto o riprese dei loro volti: molti hanno lasciato qualcuno dall&#8217;altra parte della frontiera e sanno percio&#8217; che la repressione del regime li colpirebbe senza pieta&#8217;. In citta&#8217;, d&#8217;altronde, c&#8217;e&#8217; un intero quartiere abitato dagli <strong>alauiti</strong> &#8211; <strong>Jabal Mohsen</strong> &#8211; e la foto del presidente siriano e&#8217; in bella mostra sulla facciata delle case. Motivo in pi&#8217; per mantenere un basso profilo, senza mai abbassare la guardia.  Chi non lo fa sono invece i gruppi<strong> salafiti</strong>, che a Tripoli hanno la loro roccaforte libanese- nel quartiere<strong> Bab El Tabbaneh</strong> &#8211;  e che sono apertamente schierati con i ribelli siriani dell&#8217;<strong>ESL</strong>.  Da una settimana qui in citta&#8217;<strong> alauiti</strong> e <strong>salafiti</strong> &#8211; che abitano due zone limtrofe, separate solo da una strada che, ironia della sorte, sia chiama proprio <em> &#8221;rue de Syrie</em>&#8221; &#8211; si fronteggiano armi alla mano, in nome di una faida che dura da 30 anni ma che e&#8217; stata rinfocolata dagli avvenimenti in corso dall&#8217;altra parte del confine. L&#8217;esercito libanese nei giorni scorsi ha dovuto occupare la<em> green line</em> fra i due quartieri con i carri armati, per evitare che il bilancio degli scontri &#8211; gia&#8217; 9 morti e diverse decine di feriti &#8211; si aggravasse ulteriormente. Stamane abbiano pero&#8217; visto i tank andar via e subito e&#8217; riesplosa la battaglia, coi kalasnhikov e gli RPG. Insomma, per essere solo la retrovia, <strong>Tripoli</strong> oggi ci sembrava molto, troppo <em>calda</em>. </p>
<p><strong>N.B. Le interviste e i video su <a href="http://www.lastoriasiamonoi.it/siria">www.lastoriasiamonoi.it/siria</a> nella VI Puntata del nostro Diario dalla Siria in guerra: SULLA VIA DI DAMASCO</strong></p>
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		<title>Quelli che…oh, yeah</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 14:54:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img width="281" height="180" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/sir-3.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="sir 3" title="sir 3" /></p>Ci sono quelli che sanno gia&#8217; tutto, fedeli al partito preso oppure alla loro ideologia, e non hanno quindi bisogno di andare sul posto, per capire quello che sta succedendo. E ci sono quelli che sul posto ci vanno ma si affidano, a volte solo per pigrizia, alle veline e alle dritte dei propri angeli custodi, preferendo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="281" height="180" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/sir-3.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="sir 3" title="sir 3" /></p><p>Ci sono quelli che sanno gia&#8217; tutto, fedeli al partito preso oppure alla loro ideologia, e non hanno quindi bisogno di andare sul posto, per capire quello che sta succedendo. E ci sono quelli che sul posto ci vanno ma si affidano, a volte solo per pigrizia, alle<em> veline</em> e alle<em> dritte</em> dei propri angeli custodi, preferendo la comodita&#8217; dei grandi alberghi e il piacere dello shopping. C&#8217;e&#8217; infine chi va in giro come se fosse morso da una tarantola, fedele al motto che in questo mestiere bisogna consumare la suola delle scarpe, e parla con chiunque gli capiti a tiro, senza pero&#8217; essere in grado di far la tara a quello che gli viene detto e raccattando al massimo qualche battuta di<em> colore</em>. A grandi linea si presenta cosi&#8217; la tribu&#8217; dei giornalisti italiani all&#8217;estero e non c&#8217;e&#8217; percio&#8217; da stupirsi se molti di loro soffrono &#8211; professionalmente parlando &#8211; di seri disturbi della vista:<strong> miopi</strong>, quelli che restando a casa non riescono a vedere al di la&#8217; dei propri occhi;<strong> presbiti</strong>, quelli che pur calandosi negli avvenimenti, restano appiattiti sulla cronaca e non colgono il quadro generale;<strong> ipermetropi</strong> o <strong>astigmatici</strong> quelli che, ovunque siano, fanno fatica a mettere a fuoco gli avvenimenti che dovrebbero raccontare al loro pubblico, creando solo una grande confusione. Nessuno e&#8217; immune da tali difetti, io per primo. Ma non sono molti quelli che vanno dall&#8217;oculista e si decidono a portar gli occhiali. </p>
<p><strong>Lorenzo Trombetta</strong>, collaboratore dell&#8217;<strong>ANSA</strong> e di<strong> Limes</strong> da<strong> Beirut</strong>, la vista l&#8217;ha persa invece per pignoleria. E per onesta&#8217;. Tutte le sere, infatti, <em>-&#8221;dopo aver fatto il bagnetto&#8221; a mio figlio&#8221;</em> - si mette a spulciare fra i suoi ritagli per fare il calcolo esatto di quanti morti ci sono stati quel giorno in<strong> Siria</strong>. Ed e&#8217; cosi&#8217; da 14 mesi a questa parte. <em>&#8220;Se dico o scrivo che e&#8217; morto un bambino voglio darne il nome, magari la foto e il link alle fonti che ho utilizzato</em> &#8211; mi spiega.<em> &#8220;E&#8217; una contabilita&#8217; che puo&#8217; sembrare macabra </em>- aggiunge -<em>ma ritengo che abbia la sua importanza nel mare di propaganda che avvolge la crisi siriana</em>. <em> Con il data base che mi sono creato ho scoperto ad esempio che un manifestante ucciso e&#8217; stato accusato mesi dopo dal governo siriano di essere un terrorista. Se ne scoprono tante, di notizie cosi, in un campo e nell&#8217;altro. &#8221;                                                                                                                                 <a href="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/lorenzo.bmp"><img class="alignright size-full wp-image-1824" title="" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/lorenzo.bmp" alt="" /></a></em></p>
<p><strong>Lorenzo</strong> e&#8217; uno specialista di<strong> Siria</strong> e <strong>Libano</strong>. Frequenta questi paesi da 15 anni e ci vive stabilmente da sette, parla perfettamente l&#8217;arabo ed ha fatto un dottorato di islamistica alla <strong>Sorbona.</strong> Era inevitabile percio&#8217; che le proteste esplose in <strong>Siria</strong> nel marzo 2011 ne facessero il giornalista italiano piu&#8217; competente in materia, oltre che il piu&#8217; assiduo nel seguire giorno dopo giorno quei tragici eventi. La polarizzazione dello scontro fra governo e opposizione armata, cosi&#8217; come la guerra mediatica che si e&#8217; sovrapposta alla guerra vera, gli hanno pero&#8217; creato non pochi problemi, perche&#8217; in questi frangenti sono i <strong>giornalisti-militanti</strong> ad avere piu&#8217; fortuna, mentre l&#8217;onesta&#8217; intellettuale non paga.<em> &#8221;Ho perso diversi amici</em> &#8211; confessa -<em>che hanno preferito tapparsi gli occhi di fronte all&#8217;evidenza. Io invece preferisco perdere il mio tempo a fare il conteggio, vero, dei morti.  Sento che e&#8217; un mio dovere. Umano, oltre che professionale. Alrimenti e&#8217; come se questa gente, uomini donne e bambini, piu&#8217; di 11mila finora, non fossero mai morti&#8221;.</em></p>
<p><strong>La video-intervista sulla Siria a Lorenzo Trombetta e&#8217; disponibile sul sito <a href="http://www.lastoriasiamonoi.it/siria%20o">www.lastoriasiamonoi.it/siria </a>ed e&#8217; la V puntata di SULLA VIA DI DAMASCO.Diario dalla Siria in guerra </strong></p>
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		<title>Padre Coraggio</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 06:06:14 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Padre Paolo Dall'Oglio]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="259" height="194" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/paolo.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="paolo" title="paolo" /></p>Da tempo e&#8217; sulla black-list del regime. E questo gli e&#8217; costato prima un decreto di espulsione, in novembre  - per fortuna non eseguito, grazie alla mobilitazione in Rete &#8211; e poi, in febbraio, un assalto al suo eremo, devastato da un manipolo di bravi, armati e a volto coperto. Ma lui non molla. Forse perche&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="259" height="194" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/paolo.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="paolo" title="paolo" /></p><p>Da tempo e&#8217; sulla <em>black-list</em> del regime. E questo gli e&#8217; costato prima un decreto di espulsione, in novembre  - per fortuna non eseguito, grazie alla mobilitazione in Rete &#8211; e poi, in febbraio, un assalto al suo eremo, devastato da un manipolo di <em>bravi,</em> armati e a volto coperto<em>.</em> Ma lui non molla. Forse perche&#8217; e&#8217; un contadino &#8211; come ama ripetere &#8211; cocciuto come un mulo. O forse perche&#8217;, dopo quarant&#8217;anni passati da queste parti, la <strong>Siria</strong> gli e&#8217; entrata nel cuore; e vederla lacerata com&#8217;e&#8217; oggi non gli da&#8217; pace e lo spinge all&#8217;azione.</p>
<p>Lui e&#8217; Padre<strong> Paolo Dall&#8217;Oglio</strong>, il gesuita romano che si e&#8217; innamorato dei ruderi dell&#8217;eremo di <strong>Deir Mar Musa</strong>, nel 1982, e pietra dopo pietra l&#8217;ha rimesso in sesto, installandovi una comunita&#8217; monastica assai popolare fra i siriani, perche&#8217; si dedica   da sempre al dialogo inter-religioso, fra cristiani e musulmani e fra cristiani di confessioni diverse. Le<strong> proteste popolari</strong> iniziate nel marzo del 2011 l&#8217;hanno portato in prima linea, a fianco dei giovani e dei cittadini che chiedevano liberta&#8217; e democrazia, creando non pochi mal di pancia in <strong>Vaticano</strong> e alla <strong>Farnesina</strong>. Eppure, <strong>Padre Dall&#8217;Oglio, </strong>e&#8217; stato fra i primi a paventare il rischio di una guerra civile. Ed ha anche avanzato, con lucidita&#8217; e grande  pragmatismo &#8211; da bravo gesuita, verrebbe da aggiungere - soluzioni politiche che non erano affatto campate in aria, nella complessita&#8217; &#8211; lui preferisce parlare di <em>opacita&#8217;</em> &#8211; del quadro geopolitico, interno ed esterno, che condiziona la crisi siriana. Gli spazi per il dialogo si assotigliano, pero&#8217;, giorno dopo giorno. <em>&#8221; Devo fare uno sforzo</em> &#8211; ci dice -<em> per essere ancora ottimista e lasciare spazio alla speranza</em>.<em> Temo che la deriva cui si e&#8217; arrivati possa essere inarrestabile</em>&#8220;. In realta&#8217;, dietro il suo lucido pessimismo fa sempre capolino l&#8217;ottimismo della volonta&#8217;. Nei giorni scorsi <strong>Padre Paolo</strong> e&#8217; stato chiamato a far da mediatore in una cittadina dilaniata dagli scontri fra cristiani e musulmani. E non si e&#8217; tirato indietro, coinvolgendo i <strong>caschi blu dell&#8217;ONU</strong> nel processo di pacificazione e provando a convincere tutti che l&#8217;unica cosa ragionevole era deporre le armi.</p>
<p><em>&#8220;Ho chiesto per mesi l&#8217;intervento della comunita&#8217; internazionale qui in Siria </em> - racconta &#8211; <em>ed ho invocato un numero biblico di caschi blu, perche&#8217; ne servirebbero 50mila e non 300. Adesso che l&#8217;ONU e&#8217; qui sono contento, perche&#8217; e&#8217; come se si fosse realizzato un sogno. Dico pero&#8217; che non basta. Non bisogna cioe&#8217; fermarsi a meta&#8217; del guado. Il mondo deve scegliere con chiarezza la strada che possa dare un futuro alla <strong>Siria</strong>. Un futuro che non puo&#8217; prescindere dalle legittime aspirazioni alla liberta&#8217; e alla democrazia.&#8221;</em></p>
<p><strong>N.B. La video-intervista a Padre Paolo Dall&#8217;Oglio e&#8217; sul sito <a href="http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/siria">www.lastoriasiamonoi.rai.it/siria</a> ed e&#8217; la IV Puntata di SULLA VIA DI DAMASCO. Diario dalla Siria in guerra.    </strong></p>
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		<title>Guerra e pace</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 07:51:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="168" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/Untitled-12-300x168.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Untitled-1" title="Untitled-1" /></p>  Quando ci ha visti – in quattro e con un look decisamente da occidentali – l’adrenalina gli e&#8217; salita di botto, perche&#8217; di turisti da queste parti sono mesi che non se ne vedono. Per questo ha sfoderato a mitraglia tutte le lingue che conosce e tutta la simpatia che gli e&#8217; rimasta, malgrado [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="168" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/Untitled-12-300x168.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Untitled-1" title="Untitled-1" /></p><p><strong></strong> </p>
<p>Quando ci ha visti – in quattro e con un look decisamente da occidentali – l’adrenalina gli e&#8217; salita di botto, perche&#8217; di turisti da queste parti sono mesi che non se ne vedono. Per questo ha sfoderato a mitraglia tutte le lingue che conosce e tutta la simpatia che gli e&#8217; rimasta, malgrado i tempi bui. E pazienza se i turisti in realta erano solo dei giornalisti, che in genere comprano poco e contrattano fino all’ultimo centesimo, perche&#8217; si credono <em>scafati</em>. Per <strong>Rudi</strong>, il palestinese che vende anticaglie damascene nel suq alle spalle della grande moschea degli <strong>Omayyadi</strong>, la giornata e&#8217; stata comunque proficua. E con i soldi che gli ha dato <strong>John</strong>, il collega della <strong>Fox</strong>, potra&#8217; tirare un sospiro di sollievo per qualche settimana. <a href="http://www.amedeoricucci.it/guerra-e-pace-2/untitled-1-3/" rel="attachment wp-att-1800"><img class="alignright size-medium wp-image-1800" title="Untitled-1" src="http://www.amedeoricucci.it/wp-content/uploads/2012/05/Untitled-12-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a><br />
Certo, non saranno le sanzioni internazionali a piegare il regime di <strong>Damasco</strong>. Perche&#8217; dalla frontiera con il <strong>Libano</strong> e soprattutto dall&#8217;<strong>Iran</strong>, continua ad arrivare di tutto. Armi comprese. Solo il turismo e&#8217; crollato, così come gli investimenti esteri e i rifornimenti strategici, dal gas all’alta tecnologia. Preoccupa poi molto l’aumento dei prezzi e se e&#8217; vero che i ristoranti sono ancora abbastanza pieni, la &#8216;bella vita&#8217; che faceva il vanto di <strong>Damasco</strong> oggi e&#8217; un pallido ricordo. La popolazione e&#8217; stordita, preoccupata dalla brutta piega che stanno prendendo le cose visto il braccio di ferro sempre piu&#8217; spietato che oppone il regime di <strong>Bashar al Assad</strong> ai ribelli siriani in armi. E non sa più gardare al di là dl proprio naso.<br />
Nella capitale il regime mantiene ancora un certo consenso, o forse – come capitava a Tripoli, in Libia, nei mesi precedenti alla caduta di <strong>Gheddafi</strong> – la popolazione preferisce stare alla finestra e aspettare . Ieri c’era poca gente ai funerali di Stato per le vittime dell’<strong>Attentatuni</strong> del 10 maggio: non piu&#8217; di 500 persone di cui una buona meta&#8217; tra forze dell’ordine e servizi segreti. Colpiva inoltre la presenza dei reparti antisommossa, a conferma che la contestazione non risparmia normai niente e nessuno. All’entrata della moschea una donna in lacrime accompagnava la bara del figlio morto. Le hanno messo in testa la bandiera siriana, a mo&#8217; di foulard, e lei ha provato a toglierlo, piuttosto imbarazzata. Poi deve averci ripensato, ha alzato gli occhi al cielo e l’ha rimessa al collo. Meglio sopportare, avra&#8217; pensato.Tanto nessuno potra&#8217; mai restituirle il figlio.</p>
<p>P.S. Si possono vedere video, altre foto e mappa interattiva sul sito <a href="http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/Siria">www.lastoriasiamonoi.rai.it/Siria</a></p>
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