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		<title>Finalmente il Teatro Eliseo riapre e vive</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 07:41:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Riapre il Teatro Eliseo (e il Piccolo Eliseo) dopo molti anni di triste chiusura e FlipMagazine è felice. Il nostro giornale segue il Teatro Eliseo da sempre. All’incontro di presentazione ai media, per noi, è presente Arianna Tomassetti Roma La sala è gremita, si sta in piedi, e nell’aria c’è quell’odore di novità che sa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/PHOTO-2026-09-17-23-35-23.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-14906" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/PHOTO-2026-09-17-23-35-23.jpg" alt="" width="2048" height="1536" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/PHOTO-2026-09-17-23-35-23.jpg 2048w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/PHOTO-2026-09-17-23-35-23-70x53.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/PHOTO-2026-09-17-23-35-23-400x300.jpg 400w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/PHOTO-2026-09-17-23-35-23-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></a></p>
<p><strong><em>Riapre il Teatro Eliseo (e il Piccolo Eliseo) dopo molti anni di triste chiusura e FlipMagazine è felice. </em></strong></p>
<p><strong><em>Il nostro giornale segue il Teatro Eliseo da sempre. All’incontro di presentazione ai media, per noi, è presente Arianna Tomassetti</em></strong></p>
<p><strong>Roma</strong></p>
<p>La sala è gremita, si sta in piedi, e nell’aria c’è quell’odore di novità che sa di vittoria a metà tra il <strong>riscatto</strong> e la <strong>commozione</strong>. La Sala delle Bandiere a <strong>Palazzo</strong> <strong>Senatorio</strong> scotta ancora di quel calore umano che fa bene ai luoghi, soprattutto quando a riaccendersi è una <strong>passione</strong> che Roma dava quasi per sbiadita.</p>
<p><strong><em>Sei anni</em></strong>. Sei anni di <strong>silenzio</strong> per il <strong><em>Teatro Eliseo</em></strong> e il <strong><em>Piccolo Eliseo</em></strong> sono una voragine che nessuna recensione o pezzullo di cronaca è riuscito a colmare del tutto. Oggi però, ascoltando <strong><em>Alessandro Longobardi</em></strong> e raccogliendo i pezzi di questa presentazione, la sensazione è che si stia tornando a respirare un’aria diversa. C&#8217;è il <strong>Sindaco Gualtieri</strong> che sorride, felice di rimettere in moto una macchina e di dare un&#8217;altra possibilità a una città che ha scritto la storia dello <strong>spettacolo</strong> (e non solo). Dal 2 ottobre si riparte sul serio. E non è solo un cartellone teatrale: è un manifesto.</p>
<p>Quello che mi colpisce di più, sfogliando queste pagine e ripensando al clima di oggi, è che in questa stagione si <strong>riderà</strong>. E si riderà tanto. Ma non è mai una risata di cortesia, di quelle che riempiono i vuoti; è un riso che morde, <strong>intelligente</strong>, feroce, capace di farti lo sgambetto quando meno te l&#8217;aspetti. Lo senti già vibrare scorrendo i nomi in programma, da Perfetta, l&#8217;eredità artistica e il monologo tagliente firmato da <strong>Mattia Torre</strong> e affidato all&#8217;energia di <strong><em>Geppi Cucciari</em></strong> — dove il cinismo e la tenerezza fanno a botte —, fino all&#8217;affondo dissacrante di <strong>Lella Costa</strong> con la sua Lisistrata. Il <strong>teatro</strong> che torna a fare i conti con la carne viva del nostro quotidiano.</p>
<p>Longobardi ha citato Thornton Wilder parlando di &#8220;<strong>lotta culturale&#8221;.</strong> Ed è esattamente questo: in un tempo in cui ci siamo ridotti a consumare brandelli di vita attraverso uno schermo freddo, <strong>riaprire un teatro</strong> significa fare argine. È una dichiarazione d&#8217;amore e di resistenza civile.</p>
<p>Dal <strong>Dylan Dog Horror Show</strong> che a fine ottobre festeggia i quarant&#8217;anni dell&#8217;Indagatore dell&#8217;Incubo trasformando il foyer in un&#8217;esperienza sensoriale, fino ai margini stretti e urgenti della drammaturgia contemporanea del Piccolo Eliseo — penso a <strong>Lucia Calamaro</strong> o all&#8217;eco potente del <strong>Palestinian Circus</strong> —, <strong>l&#8217;Eliseo</strong> torna ad essere quel posto in cui la città non va solo per passare la sera, ma per <strong>ritrovarsi</strong>. E per ricordarsi chi siamo.</p>
<p>C’è spazio per la commozione e per i grandi classici, al di là dei circolini, al di là delle polemiche, al di là degli oscurantismi e della paura dei nostri tempi. In sala si respira grande <strong>rispetto</strong> e spesso si citano le anime: le più coinvolte nelle profonde storie d’amore. E chi ama il teatro sa certo che questo sarà solo l’inizio, da dove partire per aprire nuove vie di comunicazione felice.</p>
<p><strong>Arianna Tomassetti</strong></p>
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		<title>Un dramma reale e senza fine: la violenza sulle Donne</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 15:02:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>                                   Roberta Arduini &#8211; Elaborazione Fl.Ip. La violenza sulle donne è tragicamente un argomento sempre di grande attualità. L’associazione Wall of dolls ha portato alla Mostra del Cinema di Venezia il suo decimo lavoro di sensibilizzazione: il docufilm intitolato ‘La violenza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/Roberta-Arduini7.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-14903" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/Roberta-Arduini7.jpg" alt="" width="714" height="1127" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/Roberta-Arduini7.jpg 714w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/Roberta-Arduini7-44x70.jpg 44w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/Roberta-Arduini7-190x300.jpg 190w" sizes="(max-width: 714px) 100vw, 714px" /></a> </em></strong></p>
<p><strong><em>                                   Roberta Arduini &#8211; Elaborazione Fl.Ip.</em></strong></p>
<p><strong><em>La violenza sulle donne</em></strong> è tragicamente un argomento sempre di grande attualità.</p>
<p>L’associazione <strong>Wall of dolls</strong> ha portato alla Mostra del Cinema di Venezia il suo decimo lavoro di sensibilizzazione: il docufilm intitolato ‘La violenza invisibile’, anticipando i contenuti che proporrà il prossimo <strong>25 novembre</strong>, la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.</p>
<p>Dopo il femminicidio/suicidio di Federico e Lorena, purtroppo la violenza di genere continua a far parte della cronaca nera, con la violenza psicologica, non meno importante di quella fisica e che purtroppo viene riconosciuta quando i danni emotivi sono già profondi.</p>
<p>La <strong>prevenzione</strong> è fondamentale, in questi casi visto che ci sono violenze che non si vedono, ma lasciano lo stesso il segno.</p>
<p>“Nello spazio della Regione Featuring Veneto abbiamo dato voce alla violenza invisibile. Le storie di <strong>Jo Squillo</strong>, ideatrice e anima di Wall of Dolls, la Onlus fondata insieme alla giornalista Francesca Carollo, di Manuela Carnini, Maria Antonietta Rositani e Moira Cucchi ci hanno ricordato quanto sia importante riconoscerla, chiamarla per nome e non normalizzarla. Perché il silenzio protegge la violenza. La voce può spezzarla” ha affermato <strong>Valeria Mantovan,</strong> Assessore all’Istruzione, Formazione, Competenze e Cultura della Regione Veneto.</p>
<p>Fondamentale è il <strong>rispetto</strong> tra i due sessi e riconoscere i segnali prima che sia troppo tardi.</p>
<p>Portare questo tema nelle <strong>scuole</strong> significa offrire ai ragazzi le chiavi di lettura necessarie per identificare subito i comportamenti tossici e i primi campanelli d’allarme nelle relazioni sentimentali o familiari.</p>
<p>Comprendere come funzionano la svalutazione e l’isolamento di una donna è il primo passo per spezzarlo, promuovendo un’idea di rapporto basata sulla parità e sulla libertà individuale.</p>
<p>Si vogliono porre le basi per costruire relazioni sane e l’educazione all’affettività può diventare uno strumento concreto per prevenire violenza e discriminazioni.</p>
<p>La Scuola è chiamata a svolgere un ruolo centrale nella crescita degli adolescenti, anche attraverso la capacità di riconoscere fragilità e segnali di difficoltà.</p>
<p>Accanto alle lezioni possono trovare spazio testimonianze, incontri con esperti e occasioni di confronto sul tema affettivo, utilizzando anche l’arte cinematografica e teatrale, che viene in soccorso senza che vi sia la necessità di creare nuove materie.</p>
<p>“L’amore non fa male, l’amore non è possessione, l’amore è comprensione, l’amore è empatia, l’amore non è violenza, l’amore è capire l’altro e rispettarlo, soprattutto capire la libertà di una donna. La libertà di un uomo e la libertà di una donna sono sullo stesso livello, basta violenza sulle donne” ha sostenuto Jo Squillo.</p>
<p>“L’amore e la violenza non sono conciliabili. Sento che si parla molto di educazione affettiva nelle scuole. Ben venga, ma ritengo che l’educazione alla relazione e all’Amore non si possa ridurre a una fredda formula razionalistica e moraleggiante. Credo che si debba imparare dai poeti, dai pittori, dagli scultori, dai musicisti ma soprattutto da una coppia che sta insieme per una vita intera. Il mistero dell’Amore può essere insegnato solo con l’esempio personale e con una straordinaria passione. Nel mio piccolo, spero di aver contribuito affinché almeno un germoglio possa nascere con il Recital Musicale &#8220;La Verità negli occhi dell’Amore&#8221;. Dobbiamo lottare perché nelle case, nelle scuole e fin dai primi anni di età, si insegni ai nostri figli cosa vuol dire amare”, sono le parole di <strong><em>Roberta Arduini</em></strong>, voce recitante e ideatrice del Quartetto Oasi, nato a Pesaro.</p>
<p><strong>Vito Piepoli</strong></p>
<p><strong><em>Giornalista Freelance</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;illusione della perfezione: La Piscina (1969)</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 06:24:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Piscina è un film francese della fine degli Anni Sessanta, ma è molto attuale, in particolar modo sul coté dei rapporti di coppia, superficiali, inesistenti, fragilissimi, fatti solo di estetica, come spesso sono anche ai nostri giorni. Arianna Tomassetti ne analizza l’evanescente realtà È estate, agosto. Fa caldo. Potrebbe essere il 2026 e invece [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_14900" style="width: 649px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1184.jpg"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-14900" class="size-full wp-image-14900" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1184.jpg" alt="" width="639" height="590" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1184.jpg 639w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1184-70x65.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/IMG_1184-325x300.jpg 325w" sizes="(max-width: 639px) 100vw, 639px" /></a><p id="caption-attachment-14900" class="wp-caption-text"><em><strong>                                Elaborazione Fl.Ip.</strong></em></p></div>
<p><em>La Piscina è un film francese della fine degli Anni Sessanta, ma è molto attuale, in particolar modo sul coté dei rapporti di coppia, superficiali, inesistenti, fragilissimi, fatti solo di estetica, come spesso sono anche ai nostri giorni. Arianna Tomassetti ne analizza l’evanescente realtà</em></p>
<p>È estate, agosto. Fa caldo. Potrebbe essere il 2026 e invece è il 1969. Le immagini che scorrono sullo schermo potrebbero essere state prese da una qualunque galleria social dei nostri tempi. Primo elemento a rendere questo film ancora più eterno. Nel capolavoro di <strong><em>Jacques Deray,</em></strong> <strong><em>La piscina</em></strong>, l’affascinante <strong>Alain</strong> <strong>Delon</strong> indossa i panni &#8211; ordinati ma malriposti &#8211; di Jean-Paul, in un trionfo ininterrotto di <strong>estetismo</strong>.</p>
<p>Eppure basterà l’arrivo di due amici a stropicciarglieli addosso. In un’impeccabile <strong>fotografia</strong>, Harry risulta essere l&#8217;ex amante e amico di lei, con cui sembra riaccendersi la passione; Jean-Paul resta lì, con la giovane figlia di lui, a cercare di sopravvivere in quel luogo così apparentemente perfetto. Bastano pochi fotogrammi per capire che quei rari momenti di vicinanza con la compagna Marianne, una <strong><em>Romy Schneider</em></strong> di straordinaria bellezza, <strong>mancano</strong> sempre di qualcosa: una perfezione vissuta esclusivamente in due dimensioni. Ma per la tridimensionalità, nella vita e nei sentimenti, ci vuole ben altro.</p>
<p>Poco alla volta, il rapporto tra i due si trasforma in un implacabile gioco di specchi. In realtà, durante tutto il film sembra non succedere quasi nulla. Succede quel che basta a rendere la <strong>pellicola</strong> di una valenza quasi <strong>storica</strong>, infatti questa, costruisce con niente, un universo tesissimo, ricco di <strong>vuoto</strong> e denso di <strong><em>silenzi pesanti</em></strong>. Di <strong>sguardi</strong> che di amore non hanno proprio nulla.</p>
<p>E’ presto chiaro che tutto ciò su cui si costruisce il film sia il <strong>narcisismo</strong> di Jean-Paul. Apparentemente perfetto, l&#8217;uomo è in realtà <strong>distrutto</strong> interiormente da un’ombra che ne ha divorato anche l&#8217;anima. Ma che in cambio gli ha regalato un viso da liceale. Bello e pulito. Incapace di distruggere sé stesso e gli altri. Eppure qual è il prezzo di quell’apparente perfezione nascosta in quegli occhi fanciulleschi e in quel viso da adolescente? Si insinua in lui il dubbio martellante di non essere abbastanza, forse atavico &#8211; come gli rinfaccerà l’amico Harry &#8211; talmente imponente da arrivare addirittura a volersi togliere la vita da giovanissimo. Il terrore di non essere all&#8217;altezza dell&#8217;immagine di sé stesso che ha costruito con cura maniacale nel tempo. E <strong>l’acqua</strong> della piscina, emotiva ma volta unicamente a coprire le sue voragini esistenziali, per fingere di aver imparato a nuotarci dentro, nell’ingenuo tentativo di non annegare, gli regala un’aurea falsamente paradisiaca. Questa immagine non è solo una <strong>facciata</strong>: è la sua unica <strong>identità</strong>.</p>
<p>Quando questa costruzione rischia di crollare, Jean-Paul non ci pensa nemmeno un secondo. L&#8217;omicidio di Harry non nasce da una reale contesa amorosa &#8211; Marianne è, in fondo, un oggetto già ‘posseduto’, una proprietà che Jean-Paul sente di controllare con freddezza, facendo con lei l’amore senza cercare di appartenersi mai davvero – che come tutto resta relegata ad un capriccio per non far crollare <strong>l’impalcatura</strong>. Il regista riesce, senza mai spostare lo sguardo dall’esterno, a trasmettere queste vibrazioni non tanto da ciò che succede sullo schermo, quanto dalla capacità di dirigere gli sguardi, altrui e della cinepresa, a far parlare quei silenzi volti a raccogliere le bellezze quasi statiche degli attori. I due ospiti rappresentano il dubbio, la possibilità forse che esista una reale redenzione. I loro volti sono perfetti e sembrano mancare di quell’umanità che rende banalmente umani, incapaci di manipolazioni. La fragilità è infatti vista, non come una capacità, o addirittura una forza, ma come la volontà reale di essere estremamente vulnerabile, e viene anzi usata come strumento per ferire l’altro, senza accoglierlo nella propria tenerezza o senza coglierne mai l&#8217;essenza. Perfetti esteriormente ma interiormente defraudati dal loro essere umani, bucano lo schermo intenti a scolpire una protezione di una bellezza esteriore che li sta mangiando piano piano.</p>
<p>Uccidere Harry diventa dunque il bisogno disperato di preservare la propria maschera. Harry, con la sua superficialità e i suoi ricatti, è lo specchio che riflette l’inadeguatezza di Jean-Paul, la resa presto nei confronti del proprio destino, l’arrendevolezza rapida nel raggiungimento dei propri sogni e l’abbandono di ogni tipo di lavoro manuale capace di lasciarlo completamente mentalizzato e fragile allo stesso tempo. Come in una gabbia dorata. Il monito vivente che la sua perfezione sia un falso. La non-integrazione di questa ombra lo costringe a fare i conti con una voragine esistenziale che lo erge a giudice spietato di ciò che provano gli altri e che, per fragilità, si sentono anch’essi in diritto di buttargli addosso. Lo dimostra una liason ingenua con una ragazza, interpretata da <strong><em>Jane Birkin</em></strong> a inizio carriera, di cui Jean-Paul non riuscirà mai a prendersi nemmeno l’effettiva <strong>responsabilità</strong>, tradendo a tutti gli effetti le aspettative del suo amico, padre della delicata ma ancora acerba e fragile, ragazza.</p>
<p>Si creano rapporti che non hanno protezioni, lucidi ritratti di follie mai veramente comprese, il tutto in una danza scenografica quasi da pièce teatrale, capace di rendere vero anche ciò che è solo finzione. Il cinema diventa pertanto un modo per definire sé stessi e gli altri, in un mondo in cui l’estetica non solo sopravvive, ma conta molto di più rispetto a ciò che si sente dentro. Uccidere diventa l’atto estremo per sigillare la propria menzogna: Jean-Paul non sta proteggendo un sentimento, sta proteggendo l&#8217;architettura vacillante del proprio ego.</p>
<p>Sotto il sole implacabile di <strong>Saint-Tropez</strong>, l&#8217;acqua della piscina non è più un refrigerio, ma una <strong>tomba liquida</strong> dove Jean-Paul cerca di sommergere la propria inettitudine, restando prigioniero di una perfezione che, nell&#8217;istante in cui si è fatta violenta, ha semplicemente, smesso di esistere.</p>
<p>Sempre che essa poi, anche prima, fosse mai <strong>esistita</strong> davvero.</p>
<p><strong>Arianna Tomassetti</strong></p>
<p><strong><em>Articolista &amp; Content Creator</em></strong></p>
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		<title>Il Prof. Pier Mario Biava e il Nobel</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 16:27:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>                                       Il Professor Pier Mario Biava Ormai è prossimo il periodo del mese di ottobre, giorni in cui vengono annunciati i vincitori del Premio Nobel. La cerimonia di consegna del premio invece si tiene ogni anno il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/Pier-Mario-Biava.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-14897" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/Pier-Mario-Biava.jpg" alt="" width="775" height="586" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/Pier-Mario-Biava.jpg 775w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/Pier-Mario-Biava-70x53.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/Pier-Mario-Biava-397x300.jpg 397w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/09/Pier-Mario-Biava-768x581.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 775px) 100vw, 775px" /></a></p>
<p><em><strong>                                       Il Professor Pier Mario Biava</strong></em></p>
<p>Ormai è prossimo il periodo del mese di ottobre, giorni in cui vengono annunciati i vincitori del <strong>Premio Nobel.</strong> La cerimonia di consegna del premio invece si tiene ogni anno il 10 dicembre, giorno dell&#8217;anniversario della morte del fondatore Alfred Nobel.</p>
<p>Da quando nel 1962 Watson e Crick vinsero il premio Nobel per aver scoperto la struttura del DNA, il nostro codice genetico, che ci definisce in maniera unica in tutti i particolari, responsabile della trasmissione dei caratteri ereditati dai nostri genitori, la Medicina ha fatto molti passi in avanti. Il “Progetto genoma umano” iniziato nel 1990 e conclusosi nel 2003 ha identificato e mappato i circa 25.000 geni contenuti nel DNA.</p>
<p>Ma molti più passi in avanti ne sta facendo <strong>l’Epigenetica</strong>.</p>
<p>“Una delle scoperte più strabilianti è stata quella che ha dimostrato che il nostro destino non dipende esclusivamente da ciò che abbiamo ereditato dai nostri genitori riportato nel DNA, il nostro codice genetico, ma che siamo in larga misura co-creatori della nostra salute. Infatti, la genetica è fortemente influenzata dall’ Epigenetica. L&#8217;Epigenetica è l’insieme dei fattori che influenzano e regolano i geni, lasciando intatto il DNA” ci ha riferito il <strong><em>Prof. Pier Mario Biava, </em></strong>ricercatore autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche e numerosi libri.</p>
<p>Il professore si interessa di <strong><em>epigenetica</em></strong> e di riprogrammazione cellulare <strong>dalla fine degli anni &#8217;80</strong>, avendo pubblicato il suo primo articolo su <em>Cancer Letters</em>. In un&#8217;epoca in cui la ricerca mondiale puntava quasi esclusivamente sul DNA, il suo lavoro ha iniziato a studiare i fattori di differenziazione cellulare ed embrionale.</p>
<p>L&#8217;epigenetica ha già influenzato in modo decisivo le scelte del Premio Nobel. Più che una previsione per il futuro, si tratta di una realtà consolidata: l&#8217;Assemblea del Karolinska Institutet ha premiato a più riprese scoperte fondamentali legate alla regolazione epigenetica e al controllo dell&#8217;espressione genica.</p>
<p>L&#8217;impatto di questa disciplina sulle decisioni del comitato dei Nobel si articola in scoperte già premiate e in ambiti ad altissimo potenziale per i prossimi anni.</p>
<p>Nel caso del <strong>Prof. Pier Mario Biava,</strong> c’è un legame tra i suoi studi e applicazioni e quelli di Shinya Yamanaka, in termini di notevoli miglioramenti.</p>
<p>Mentre il medico giapponese Shinya Yamanaka ha vinto il <strong>Premio Nobel</strong> nel 2012 per aver dimostrato che è possibile far regredire una cellula adulta allo stadio di staminale attraverso una manipolazione genetica artificiale, Pier Mario Biava propone un metodo di riprogrammazione fisiologico e naturale, che non modifica il DNA ma lo regola.</p>
<p>Le differenze fondamentali tra le due linee di ricerca evidenziano i vantaggi ottenuti dal prof. Biava.</p>
<p>Il <strong>Prof. Biava</strong>, affronta il problema da una prospettiva prettamente epigenetica. Secondo Biava, il cancro e l&#8217;invecchiamento cellulare non dipendono necessariamente da alterazioni fisse del DNA, ma dal modo errato in cui i geni vengono ‘letti’ e attivati.</p>
<p>Per correggere questo errore, le ricerche di Biava (condotte anche in collaborazione con <strong>l&#8217;Università</strong> <strong>di Bologna</strong>, sfruttano i Fattori di Differenziazione Staminale (SCDSF) estratti dall&#8217;uovo del pesciolino <em>Zebrafish</em> durante specifiche fasi di sviluppo embrionale. Queste sostanze contengono il ‘codice epigenetico’ originario della vita, senza alterare il DNA, mantengono attivi in modo naturale gli stessi geni della longevità stimolati da Yamanaka e <strong>r</strong><strong>ieducano le cellule malate</strong> comprese quelle tumorali, si parla di riprogrammazione cellulare e rigenerazione dei tessuti, bloccando la loro replicazione indefinita e spingendole a differenziarsi correttamente o a entrare in apoptosi (morte cellulare programmata). Si è dimostrato che i fattori di differenziazione delle cellule staminali prelevati dall’uovo di Zebrafish, che ha oltre il 90% di proteine in comune con quelle umane, sono in grado di normalizzare il ciclo cellulare e riprogrammare le cellule in modo fisiologico senza alterazioni genetiche.</p>
<p>Infine per quanto riguarda le applicazioni, mentre gli studi derivati da Yamanaka cercano oggi di selezionare parzialmente i fattori biologici per evitare l&#8217;insorgenza di tumori, le scoperte del <strong>Prof. Biava</strong> trovano già riscontro in ambito integrativo con la produzione di integratori naturali, utilizzati in <strong>Oncologia,</strong> somministrati insieme ai chemioterapici tradizionali per potenziarne l&#8217;efficacia e ridurre gli effetti collaterali. Nell’<strong> Anti-Aging </strong>con formulazioni mirate a rallentare il decadimento cellulare e a favorire il ringiovanimento biologico e nella <strong>Neurodegenerazione </strong>con ricerche focalizzate sulla stimolazione e rigenerazione delle cellule del sistema nervoso colpite da demenze o <strong>lesioni.</strong></p>
<p><strong>Vito Piepoli</strong></p>
<p><strong><em>Giornalista Freelance</em></strong></p>
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		<title>L’amore fra le ragnatele: incastra o fa volare? Il nuovo Spiderman</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 08:12:29 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Teatro & Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
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		<category><![CDATA[Spider-Man]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Nelle sale cinematografiche di tutto il mondo, proprio in questa stagione, l&#8217;ultimo capitolo dell&#8217;universo Marvel riporta al centro della scena un eroe che, calato nella metropoli iperconnessa del presente, smarrisce i confini tra la sua identità pubblica e il bisogno privato di essere salvato. Un altro prodotto comics, per i più una semplice “americanata”. [&#8230;]</p>
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<div id="attachment_14894" style="width: 774px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/08/IMG_1158.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-14894" class="size-full wp-image-14894" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/08/IMG_1158.jpg" alt="" width="764" height="598" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/08/IMG_1158.jpg 764w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/08/IMG_1158-70x55.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/08/IMG_1158-383x300.jpg 383w" sizes="auto, (max-width: 764px) 100vw, 764px" /></a><p id="caption-attachment-14894" class="wp-caption-text"><em><strong>                                                    Elaborazione Fl.Ip.</strong></em></p></div>
<p>Nelle sale cinematografiche di tutto il <strong>mondo</strong>, proprio in questa stagione, l&#8217;ultimo capitolo dell&#8217;universo Marvel riporta al centro della scena un <strong>eroe</strong> che, calato nella metropoli iperconnessa del presente, <strong>smarrisce</strong> i confini tra la sua identità pubblica e il bisogno privato di essere <strong>salvato</strong>. Un altro prodotto comics, per i più una semplice “americanata”. Eppure, lo Spider-Man della Gen Z rappresenta un vero e proprio ribaltamento dei cliché. Nella sua tela digitale, la <strong>comunicazione dell&#8217;affetto</strong> &#8211; che sia filiale, professionale o romantico &#8211; muove il mondo: ci <strong>innamoriamo</strong> del nostro lavoro, ci appassioniamo di ciò che facciamo e finiamo innamorati persino di ciò che guardiamo sullo <strong>schermo</strong>.</p>
<p>Lo <strong><em>Spider-Man</em></strong> interpretato da <strong>Tom Holland</strong> è un eroe che ha perso il contatto con il suo <strong>amore</strong>. Nell’epoca dell’amore da fotogramma, dominata da schermi in cui si cerca più la <strong>convalida</strong> di sé stessi che l’incontro con l’altro, il <strong>sentimento</strong> diventa l’unico strumento rimasto per essere visti e per riconoscersi. Ed <strong>essere</strong> <strong>riconosciuti</strong>, in fondo, è l’unico modo per oltrepassare i propri limiti, anche quando si è dei supereroi.</p>
<p>Non importa quanto la <strong>ragnatela</strong> sia fitta di aspettative, perché in quel perimetro digitale e visivo <strong>l’altro</strong> non è più una persona da scoprire, ma lo <strong>specchio</strong> in cui cercare la nostra validazione. È qui che il sistema va in corto: quando <strong>l’amore</strong> diventa un fotogramma da consumare, perde la sua spinta eversiva e si trasforma in una gabbia di riconoscimento.</p>
<p>Tom Holland ci consegna uno Spider-Man che non combatte soltanto contro i cattivi di turno, ma contro la vertigine <strong>dell’invisibilità</strong> in un mondo iperconnesso che ha continuamente bisogno di <strong>staccare</strong>. La Generazione Z &#8211; e chiunque viva oggi questo tempo liquido &#8211; sperimenta continuamente questa dinamica: cerchiamo l’amore (per un partner, per una professione, o per quell&#8217;idea performante di noi stessi) non come uno spazio di autentica libertà, ma come l’unico <strong>certificato di esistenza</strong> in vita.</p>
<p>Pertanto l&#8217;amore fra le ragnatele ci incatena perché delega all’esterno il potere di <strong>accenderci</strong> o spegnerci con un click; non tanto distante da un volo pindarico fatto solo da… ragnatele. Ci incanta perché continua a prometterci una salvezza miracolosa; e ci libera soltanto quando smettiamo di usarlo come un filtro per colmare i nostri <strong>vuoti</strong>, accettando finalmente il rischio di essere visti anche nelle nostre crepe, senza ragnatele a proteggerci.</p>
<p>Dunque stavolta, in qualche modo, i comics cercano di insegnarci cosa sia <strong>l’amore</strong>, e lo fanno a modo loro, alla ricerca di quella <strong>tenerezza</strong> triste di chi sa che, probabilmente, per come se lo era immaginato, non lo riceverà mai…</p>
<p><strong><em>Arianna Tomassetti</em></strong></p>
<p><strong><em>Articolista &amp; Content Creator</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Arnaldo Pomodoro e i suoi 100 Anni (II parte)</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 07:34:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte & Musica]]></category>
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		<category><![CDATA[arnaldo pomodoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>                                                                  Foto di Elisabetta Salucci Pietrarubbia Pomodoro, Fabio, Norman, l’amministrazione e tutti i presenti al tavolo, ci credono ancora, eccome se ci credono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/08/7c7d6c8f-b254-45d8-aeb0-05b255b612eb.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-14891" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/08/7c7d6c8f-b254-45d8-aeb0-05b255b612eb.jpg" alt="" width="640" height="583" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/08/7c7d6c8f-b254-45d8-aeb0-05b255b612eb.jpg 640w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/08/7c7d6c8f-b254-45d8-aeb0-05b255b612eb-70x64.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/08/7c7d6c8f-b254-45d8-aeb0-05b255b612eb-329x300.jpg 329w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p><strong>                                                                <em>  Foto di Elisabetta Salucci</em></strong></p>
<p><strong>Pietrarubbia</strong></p>
<p>Pomodoro, Fabio, Norman, l’amministrazione e tutti i presenti al tavolo, ci credono ancora, eccome se ci credono e fanno sì che riusciamo a crederci anche noi che li ascoltiamo attoniti e con gli occhi lucidi. Fra una nota di <strong>jazz</strong> e una richiesta di presenza, non si perdono in tecnicismi ma mostrano piccoli, enormi regali che <strong>l’artista</strong> avrebbe lasciato e donato proprio a <strong>Pietrarubbia</strong>, capace così di dare alla luce a uno dei momenti d&#8217;arte più alti degli ultimi tempi, in un piccolo paradiso al tramonto. Quel rosso, <strong>bronzo</strong> e oro non sembrano fare luce su un tramonto malinconico, ma al contrario, anche in tempi tosti, donano la <strong>speranza</strong> che qualcosa sia ancora fattibile, tra un appunto, un quadernino per gli appunti, un articolo scritto fra i sospiri e i tempi di paura, un ammiccamento e il calore di stringersi intorno a ciò che le nuove generazioni &#8211; con qualche bimbo dolcissimo e un gattino che scorrazza educatamente fra i giardini e la sala interna &#8211; riescono a regalarci.</p>
<p>La speranza che per <strong>l’arte</strong>, per chi ha voglia di lavorarci dentro e crede che si debba ancora raccontare, vi sia la possibilità non solo di esprimersi, ma di sbagliare, proprio per dare vita a quell’imperfezione che è non solo umana, ma tante volte diventa arte stessa. È facile commuoversi di fronte a tutti gli artisti che orbitano in quelle sale, nascosti perlopiù fra i tavoli, attenti, accorti, discreti, con un occhio vigile ma in differita, come un’antenna che capta le sfumature senza mai volerle cogliere del tutto, perché è proprio fra queste insinuazioni che si cela il respiro dell’arte.</p>
<p>Si dice che<strong> l’arte</strong> abbia bisogno di parole, io invece non lo credo e penso fortemente, al contrario, che l’arte abbia bisogno di <strong>emozione</strong>. Come non apprezzare d’altronde la nota introduttiva della <strong>sindaca</strong> <strong>Maria</strong> <strong>Assunta Paolini,</strong> capace di ricordare come questo angolo silenzioso e poetico del nostro Paese sappia ancora custodire l&#8217;anima più autentica e segreta del <strong>Maestro</strong>?</p>
<p>Tra i vari interventi della giornata, l’analisi di un ex consigliere orafo italiano ha provato a tracciare un parallelo storico tra l&#8217;opera di <strong>Pomodoro</strong> e la letteratura di <strong>Pirandello</strong>, individuando in entrambi un punto di rottura comune e una costante attenzione al lato più aspro e irrisolto della realtà. Un discorso che si è mosso sul terreno della forma e delle cesure culturali di un’epoca, insistendo sul fatto che all&#8217;inizio la parola designer non esistesse. Una <strong>riflessione</strong> che, pur toccando spunti di un certo interesse sulla genesi di un percorso artistico, ha mostrato qualche incertezza di impostazione: del resto, all&#8217;epoca quel termine non esisteva semplicemente perché Arnaldo muoveva i suoi passi da una formazione tecnica come <strong>geometra</strong>, ben lontana dalle definizioni odierne, prima che l&#8217;incontro cruciale con Milano, l&#8217;ingresso nei salotti giusti e le frequentazioni intellettuali tracciassero la rotta della sua elevazione a maestro.</p>
<p>Al di là delle analisi accademiche, il vero tentativo dell’amministrazione &#8211; accolto con grande calore da amici e addetti ai lavori &#8211; è proprio quello di portare nuovo splendore su un settore in forte difficoltà come quello della <strong>cultura</strong>. Una spinta mossa dal desiderio di riavvicinarsi ai grandi <strong>artisti</strong>, con i quali si è avuta la fortuna di rimettersi allo stesso tavolo, scoprendone prima il valore umano e reale e poi quello artistico.</p>
<p>E così, mentre il sole cala all&#8217;orizzonte tingendo la <strong>pietra</strong> di un rosso antico e profondo, le sfumature dorate che si mischiano con il verde dei giardini e l’oscurità di una notte stellata quasi Vangogghiana, illuminata dalla Luna, sembrano rincorrere le stesse geometrie nascoste del bronzo, riflettendosi nei tagli vivi della materia come in un sogno a cielo aperto. Tra le note squillanti dei giovani del conservatorio e un cielo che si accende di braci infuocate, fiumi di parole, risate, brindisi spontanei, qualche tartina e un dolcetto di troppo si dissolvono lentamente, mentre il giorno cede il passo a una miriade di lucine che restituiscono a quel <strong>luogo incantato</strong> l&#8217;eterna magia di una materia mai veramente sopita, ma scolpita per sempre nella <strong>pietra</strong>.<br />
<strong>Rubia</strong>.</p>
<p><strong>Arianna Tomassetti</strong></p>
<p><strong><em>Articolista &amp; Content creator</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Come <strong>chiosa</strong> all’Evento dedicato a Pomodoro pubblichiamo un brano del poeta milanese <strong>Duilio Papi, </strong>autore di una decina di sillogi e di testi per il teatro</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si alternano salite</p>
<p>a scoscesi umani,</p>
<p>verso Pietrarubbia,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>fino a raggiungere il presidio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qui si combatte col silenzio,</p>
<p>tra i muri di pietra,</p>
<p>tra le platee di verde</p>
<p>che rimirano valli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qui incontro i resti scalfiti</p>
<p>di un pensatore d’arte</p>
<p>schivo ai respiri</p>
<p>del mondo condannato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qui altra aria,</p>
<p>una storia si fa radice,</p>
<p>cerca un cielo nuovo</p>
<p>da contagiare di frescura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Eccomi a ristorare le forme</p>
<p>della mia vita esteriore</p>
<p>con la perenne denuncia</p>
<p>dell’Interiore sconquasso.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Arnaldo Pomodoro e i suoi 100 Anni (I parte)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 06:37:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte & Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[100 anni]]></category>
		<category><![CDATA[arnaldo pomodoro]]></category>
		<category><![CDATA[Omaggio]]></category>
		<category><![CDATA[pietrarubbia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>   Foto di Elisabetta Salucci per FlipMagazine Pietrarubbia omaggia il grande Scultore internazionale Arnaldo Pomodoro e Arianna Tomassetti ha rappresentato il nostro Giornale all’Evento nel borgo antico. Il suo intervento viene pubblicato in due parti Pietrarubbia In pochi sanno che laddove il Montefeltro incontra le asperità più autentiche dell&#8217;Appennino, esiste un posto che si chiama [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/08/d38c4a4f-6cc3-4400-b362-d951671db86f.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-14888" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/08/d38c4a4f-6cc3-4400-b362-d951671db86f.jpg" alt="" width="640" height="574" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/08/d38c4a4f-6cc3-4400-b362-d951671db86f.jpg 640w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/08/d38c4a4f-6cc3-4400-b362-d951671db86f-70x63.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/08/d38c4a4f-6cc3-4400-b362-d951671db86f-334x300.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p><em><strong>    Foto di Elisabetta Salucci per FlipMagazine</strong></em></p>
<p><em>Pietrarubbia omaggia il grande Scultore internazionale Arnaldo Pomodoro e Arianna Tomassetti ha rappresentato il nostro Giornale all’Evento nel borgo antico. Il suo intervento viene pubblicato in due parti</em></p>
<p><strong>Pietrarubbia</strong></p>
<p>In pochi sanno che laddove il <strong>Montefeltro</strong> incontra le asperità più autentiche dell&#8217;Appennino, esiste un posto che si chiama <strong><em>Pietrarubbia</em></strong> &#8211; in provincia di Pesaro e a pochi km da Urbino &#8211; custode di un borgo medievale aggrappato a una roccia dal nome antico e sanguigno (Petra Rubea, per via di quel <strong>rosso</strong> di tufo e di terra ardente sotto la luce del sole che va pian piano scomparendo fra le punte spioventi). Nella sala dove si racconta <strong><em>Arnaldo Pomodoro</em></strong>, tra il legno rossastro delle travi che reggono un tetto spiovente, si scolpisce un ricordo eterno che risuona fra le pietre incastonate e la sessantina di sedie di una sala raccolta ma gremita.</p>
<p>A pochi km da <strong>San Leo</strong>, questa piccola <strong>perla</strong> viva di natura e di cromatismi unici affonda le sue radici nelle vicende storiche dei Conti di Carpegna e dei rami nobiliari che, tra il Duecento e il Rinascimento, si contesero a suon di battaglie e alleanze strategiche questi territori di confine. <strong>Luogo meditativo</strong> per eccellenza, è una realtà rimasta in contatto con le <strong>vibrazioni evocative</strong> di un&#8217;epoca che a tratti, nel frenetico presente, fa ancora fatica a pensarsi esistita davvero.</p>
<p>Arrivare lì è già di per sé un’avventura, affrontando tornanti e strade in salita tra crinali e antichi castelli in lontananza, dove il più sorprendente dei viaggi non è quello geografico, ma quello dentro il <strong>silenzio</strong> di una terra rimasta <strong>intatta</strong>. Di cui è facile innamorarsi, ma che, come negli amori più tormentati, nasconde anche difficoltà respirate fra la brezza che ci spettina stoffe e pensieri. È qui che le pietre antiche del <strong>borgo</strong> e il <strong>Centro TAM</strong> dialogano ancora oggi con la grande scultura contemporanea, accogliendo il <strong>centenario</strong> della nascita di<strong> Arnaldo Pomodoro</strong>. Un legame viscerale tra il <strong>Maestro</strong> e il <strong>Montefeltro</strong> che torna a vivere attraverso parole, installazioni e diapositive. Un maestro che si è fatto punto di rottura con la società contemporanea, muovendosi fra quei luoghi non solo con la destrezza di chi voleva raccontare una parola di cui spesso si abusa ma di cui, oggi, conosciamo appena il significato: la <strong>bellezza</strong>. La bellezza imperfetta, quella fatta anche di difetti, che però appare rinchiusa dentro un quadro, una cornice incredibile. Pare assurdo riflettere su una realtà laddove esisteva un’imperfezione non corretta col bianchetto, in cui il filler dei sentimenti non veniva in soccorso di qualche ruga di troppo.</p>
<p>Appare infatti evidente agli occhi di tutti, anche dei più inesperti, che quel luogo sia la classica <strong>culla sacra</strong> capace di dare vita ad una delle forme di rottura più apprezzate negli ultimi tempi. <strong>Pomodoro</strong> ripercorre una carriera fatta di spille affusolate, appuntite e di rottura, istallazioni, sfere lucide e imponenti, che ricordano quelle indossate dalla regina Elisabetta sui propri accessori e capi, senza però portarne il peso della vera autenticità. Perdonerete la ridondanza: un regno, seppur imperfetto, viene mostrato come senza crepe, magari nascosto tra i sorrisi bonari di chi ha in gestione e a cuore le sorti di un’intera nazione. Non importa se il quadro generale, con tutti i pezzi che compongono lo stesso puzzle, sia quanto di più lontano dalla realtà ci sia; alla fine di questa esperienza, ci sentiamo di affermare con qualche dubbio appena circondato da un vago alone di assoluta <strong>certezza</strong> che è proprio in queste pieghe (e talvolta piaghe) che si nasconde l&#8217;autenticità narrata dagli artisti.</p>
<p>Da qui che facilmente ci viene davanti agli occhi il termine di <strong>rivoluzione</strong>, che in questo momento ha poco di politico ma tanto di progresso, un bisogno atavico della traduzione della ricerca di un senso e la speranza che un’evoluzione vera reale e consistente nel territorio sia ancora possibile, con tutte le problematiche del caso. Anche in questo caso il <strong>rosso</strong> prende le sfumature di un colore che ami i propri difetti e ne faccia un’esplosione di condivisione. Eccola lì, che prende forma di fronte ai nostri occhi.</p>
<p>Il mondo di <strong>Pomodoro</strong>, ricco di sfumature rosse anche lui, fra design ai limiti della perfezione e la rottura a dir poco perfetta anche nella bruttura, mostra quanto anche uno degli ingranaggi più funzionali del mondo nasconda le sue &#8211; perdonerete il termine &#8211; nefandezze. <strong>L’arte</strong> infatti è di tutti, è masticata da pochissimi e creata da ancora meno. Eppure l’Italia è tuttora piena di <strong>talento</strong>, spesso frenato da una sovrintendenza e da una burocrazia troppo lente per sostenerne l&#8217;ingranaggio<strong><em>. (Continua…)</em></strong></p>
<p><strong>Arianna Tomassetti</strong></p>
<p><strong><em>Articolista &amp; Content creator</em></strong></p>
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		<title>100 anni di Arnaldo Pomodoro a Pietrarubbia</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 15:26:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Pietrarubbia Le Domeniche 23 e 30 agosto si accendono con la forza dell’arte di forza mondiale dello scultore Arnaldo Pomodoro, a 100 anni dalla nascita. L’Artista romagnolo, conosciuto e apprezzato in varie parti del Mondo, in particolare negli Stati Uniti, ha trascorso parte della sua infanzia proprio nell’antico Borgo del Montefeltro. L’iniziativa, di ampio [&#8230;]</p>
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<p><strong>Pietrarubbia</strong></p>
<p>Le Domeniche <strong><em>23 e 30 agosto</em></strong> si accendono con la forza dell’arte di forza mondiale dello scultore <strong><em>Arnaldo Pomodoro,</em></strong> a <em><strong>100 anni</strong> </em>dalla nascita. L’Artista romagnolo, <strong>conosciuto</strong> e <strong>apprezzato</strong> in varie parti del Mondo, in particolare negli Stati Uniti, ha trascorso parte della sua infanzia proprio nell’antico <strong>Borgo</strong> del <strong>Montefeltro</strong>.</p>
<p>L’iniziativa, di ampio <strong>respiro culturale,</strong> si intitola <strong>‘Pomodoro 100 Arte e creatività a Pietrarubbia’</strong> e si svolge tra il Museo d’Arte Contemporanea, Il Centro TAM, voluto e creato da Pomodoro, nel Borgo.</p>
<p>In particolare, il 23 alle 18.00 si svolgerà <strong>l’omaggio</strong> all’Artista, mentre il 30, a partire dalle 17.00, si terranno alcuni <strong>laboratori</strong> per i talenti del futuro.</p>
<p><strong>Arnaldo Pomodoro</strong> è stato un Artista rivoluzionario, con discrezione e <strong>classe</strong>. Le sue sfere, le sue opere nate dalla lavorazione di vari materiali, e del <strong>bronzo</strong> in particolare, hanno sempre lasciato il <strong>segno</strong>, nei musei, nelle strade delle città, in molti <strong>luoghi</strong> della memoria.</p>
<p>Lo <strong>scultore</strong> lavorava soprattutto a Milano, nei pressi della Darsena. Ci siamo incontrati qualche volta ma l’ho conosciuto poco, era una persona molto schiva. Entrambi eravamo <strong>legati </strong>a Pietrarubbia, dove abbiamo trascorso gli anni dell’infanzia e nel mio caso anche della gioventù.</p>
<p>Negli anni <strong>Novanta</strong> Pomodoro recuperò e valorizzò il <strong>Borgo</strong> medioevale, aprendo il TAM e dando vita ad eventi inediti e di grande afflato <strong>culturale</strong>. Fu sempre un <strong>innovatore</strong> e nel caso di <strong>Pietrarubbia</strong> fu anche un conservatore e restauratore colto e innamorato di quella terra dalle <strong>colline</strong> dolci e affascinanti.</p>
<p><strong>Pietrarubbia</strong> è difficile da spiegare: è un paese silenzioso e <strong>poetico</strong>, con poche persone e nessuna concessione al turismo. Ma è anche un <strong>luogo</strong> dal <strong>fascino</strong> segreto, quando ti <strong>avvolge</strong> ne rimani irretito e non lo dimentichi <strong>più</strong>.</p>
<p>Per me <strong>Pietrarubbia</strong> è un luogo del <strong>cuore</strong>, pieno di <strong>ricordi</strong>, è il paese di origine di mia madre Giuseppina e della sua famiglia. Suo padre e mio nonno, Venanzio Fabbri, nacque tra quei declivi <strong>dolci</strong> e <strong>aspri</strong> allo stesso tempo e tutto questo rimane <strong>vivo</strong> nella mia mente e nel mio esserci.</p>
<p>Mi <strong>unisco</strong> idealmente al ricordo di <strong>Arnaldo Pomodoro</strong> e alla commemorazione dei suoi 100 anni e della sua <strong>arte immortale</strong>.</p>
<p><strong>Mauro Pecchenino</strong></p>
<p><strong><em>Direttore responsabile</em></strong></p>
<p><strong><em>Giornalista professionista</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> </em></p>
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		<title>L’Arte di amarsi, la coppia nella notte di Riccione</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 08:39:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>                                             Da sinistra: Bergonzini, Aghito, Selmi e Pecchenino Riccione L’anno scorso il talk show ‘L’arte di Amarsi’ aveva avuto come palcoscenico Portoverde, mentre quest’anno è stato ospitato dal Comune di Riccione e avrebbe meritato [&#8230;]</p>
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<p><strong>Riccione</strong></p>
<p>L’anno scorso il talk show ‘<strong><em>L’arte di Amarsi’ </em></strong>aveva avuto come palcoscenico Portoverde, mentre quest’anno è stato ospitato dal <strong>Comune</strong> di Riccione e avrebbe meritato senza dubbio uno spazio più ampio, come per esempio la piazza davanti al <strong>palazzo del turismo</strong>, vista la grande attualità dell’argomento trattato, <strong>l’amore e le coppie,</strong> che in varie parti del <strong>mondo</strong> coinvolge un vasto <strong>pubblico</strong> e alimenta un acceso <strong>dibattito</strong>.</p>
<p>Ma si sa, in <strong>Italia</strong>, gli spazi <strong>centrali</strong> vengono di solito usati per situazioni ritenute più a la <strong>moda</strong> o per occasioni più <strong>politiche</strong>. In ogni caso, il talk show organizzato e moderato dalla giornalista <strong>Carla</strong> <strong>Aghito</strong> ha coinvolto il <strong>pubblico</strong> in un dibattito <strong>attivo</strong> e <strong>acceso</strong>.</p>
<p>Tutto ha preso spunto dallo storico saggio <strong>‘Un Muro di Parole’,</strong> pubblicato nel 2005 in versione cartacea e nel 2015 in ebook da Rizzoli (se ci sei batti un colpo…) e tuttora di grande <strong>attualità</strong>, dell’autore <strong>Mauro Pecchenino,</strong> scrittore e poeta internazionale che ha portato il dibattito sulle Coppie in varie parti del mondo.</p>
<p><strong>Pecchenino</strong> ha in particolare sostenuto che quando una coppia è in fase <strong>calante</strong>, dopo aver tentato la risalita, sia meglio, se non ci sono risultati, che si <strong>separi</strong> e si prepari ad affrontare una<em><strong> nuova fase</strong></em> della vita.</p>
<p>Spesso le coppie stanno insieme, anche quando tra loro non funziona più, per paura della <strong>solitudine</strong>, per <strong>abitudine</strong>, per <strong>convenzione</strong>, <strong>pigrizia</strong> e <strong>problemi economici</strong>, a volte per i <strong>figli</strong>, anche se i figli spesso siano solo un pretesto. Quando la coppia <strong>non funziona</strong> è meglio tagliare e avere il <em><strong>coraggio</strong></em> di creare una nuova fase della vita.</p>
<p>Poi è intervenuta l’avvocatessa <strong>Alessandra Selmi</strong> del foro di Modena, da molti anni attiva nel risolvere le problematiche intorno alla coppia, che porta anche in ambito <strong>televisivo</strong>, in un suo <strong>programma</strong>.</p>
<p>Infine, il giornalista <strong>Stefano Bergonzini,</strong> autore del libro ‘<strong>Potere social’,</strong> edito da Pendragon, ha raccontato il ruolo dei social media nell’universo delle coppie.</p>
<p>Il <strong>dibattito</strong> si è poi animato grazie alla vis affabulatoria di Pecchenino, che ha coinvolto il <strong>pubblico</strong> in un costruttivo dibattito.</p>
<p>La notte di Riccione ci ha lasciato con un interrogativo: ”La coppia e l’amore esistono ancora nella nostra realtà troppo spesso caotica e vuota?”</p>
<p><strong>Francesca Salucci</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;Odissea secondo Christopher Nolan</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 11:21:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Antieroi monumentali, spettatorialità totale e il mito greco smontato e ricostruito con la furia visiva del cinema moderno: il parere di Arianna Tomassetti Roma Per alcuni c’era bisogno di un ripassino sui banchi del liceo, altri conoscevano già a memoria ogni esametro del poema omerico. Fatto sta che la rilettura cinematografica firmata da Christopher Nolan [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_14844" style="width: 751px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/07/IMG_1078.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-14844" class="size-full wp-image-14844" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/07/IMG_1078.jpg" alt="" width="741" height="631" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/07/IMG_1078.jpg 741w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/07/IMG_1078-70x60.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/07/IMG_1078-352x300.jpg 352w" sizes="auto, (max-width: 741px) 100vw, 741px" /></a><p id="caption-attachment-14844" class="wp-caption-text"><em><strong>                                           Elaborazione immagine Fl.Ip.</strong></em></p></div>
<p><em>Antieroi monumentali, spettatorialità totale e il mito greco smontato e ricostruito con la furia visiva del cinema moderno: il parere di Arianna Tomassetti</em></p>
<p><strong><em>Roma</em></strong></p>
<p>Per alcuni c’era bisogno di un ripassino sui banchi del liceo, altri conoscevano già a memoria <strong><em>ogni </em></strong>esametro del <strong>poema omerico</strong>. Fatto sta che la rilettura cinematografica firmata da<strong><em> Christopher Nolan</em></strong> si abbatte sul mito di Ulisse come un <strong>cataclisma</strong> visivo e concettuale, spazzando via ogni polvere accademica e ricalcando le principali tappe del viaggio più famoso della storia umana con una chiave di lettura <strong><em>spietatamente contemporanea.</em></strong></p>
<h2>L&#8217;Antieroe: Quando la Hybris Incontra il Cavaliere Oscuro</h2>
<p>Dimenticate l&#8217;eroe classico, irreprensibile e privo di macchie. <strong><em>L’Ulisse</em></strong> di Christopher Nolan, interpretato da Matt Damon, non ha paura di mostrarsi nella sua veste più complessa e scomoda: è un <strong>antieroe</strong> a tutti gli effetti. Uscito direttamente dalla pellicola come una forza primordiale ed eccessiva, Ulisse è colui che fa sempre la mossa in più, anche quando la partita a scacchi contro il nemico sembra ormai conclusa e vinta. C&#8217;è una <strong>tensione</strong> costante nella sua ambizione, un&#8217;inquietudine palpabile che si riflette nella straordinaria performance <strong>fisica</strong> del protagonista: un colosso scenico capace di gonfiarsi o contrarsi in base alle emozioni, richiamando alla mente le cupe metamorfosi di un Dark Knight (specialmente nella magistrale <strong>sequenza</strong> del ritorno a Itaca travestito da vecchio cieco).</p>
<p><em>“Gli dei aiutano chi si aiuta da solo.” Sotto la lente di Nolan, la divinità non è un deus ex machina salvifico, ma una forza fredda e strategica.</em></p>
<h2>Decostruzione del Mito: Da Elena a Penelope</h2>
<p>Il tessuto narrativo scardina le certezze tradizionali anche attraverso i suoi personaggi chiave, riletti alla luce di una <strong>messinscena</strong> rigorosa e filologicamente attenta:</p>
<ul>
<li><strong>Elena di Troia: </strong>Lontana anni luce dall&#8217;estetica algida e dal biondo slavato delle leggende tradizionali, interpretata da Lupita Nyong’o, qui appare segnata e deturpata. Nella corte spartana che accoglie Telemaco, la scena a tavola vede protagonisti proprio Telemaco e la coppia, svelando i retroscena di una Grecia arcaica e maestosa.</li>
<li><strong>Penelope (Anne Hathaway): </strong>Incarna una bellezza quasi divina e una <strong>profondità</strong> <strong>magnetica</strong>, un&#8217;intensità fatta di sguardi che parlano direttamente con l&#8217;anima, reggendo il peso emotivo dell&#8217;attesa persino nella sofferenza. Un percorso che conduce il protagonista alla riscoperta di sé stesso e della propria identità, prima di lasciare infine le impronte e lo scettro a <strong>Telemaco</strong>, rivelatosi un erede coraggioso.</li>
<li><strong>Il caso Zendaya: </strong>L&#8217;attrice risulta qui decisamente meno centrata rispetto ad altre prove maiuscole. Portare un personaggio così forte sulla scena e finire per rimpicciolirlo in vesti troppo &#8216;strette&#8217; non ha funzionato pienamente: capolavori seriali come Euphoria, o prove cinematografiche come The Drama (sempre al fianco di Pattinson) e Malcolm &amp; Marie, le permettono ben altri spessori. Un rientro a gamba tesa in vesti coscienziose ma limitanti, pur pensate come scintilla per il risveglio e il viaggio salvifico del protagonista.</li>
<li><strong>Robert Pattinson: </strong>Veste i panni di un comprimario tagliente e tormentato, con vibrazioni sofferenti che ricordano l&#8217;intensità visiva e drammatica vista in Cosmopolis.</li>
</ul>
<h2>La Regia: Come Sopravvivere all&#8217;Era della Distrazione di Massa</h2>
<p>In un&#8217;epoca <strong>cinematografica</strong> segnata dalla frammentazione dell&#8217;attenzione e dalla fruizione mordi e fuggi indotta dai social media, Nolan conferma il suo status di autore unico. Nolan è l’unico regista contemporaneo capace di tenere alta l&#8217;attenzione dello spettatore per quasi tre ore senza manipolare la realtà con <strong>artifizi digitali superflui</strong> e senza guidarti passo dopo passo. Lo fa con la potenza brutale dell&#8217;IMAX — che ti fa sentire dentro il vortice tra le sirene o i compagni di Euriloco — e con un sound design londinese fatto di tamburi minacciosi che richiamano l&#8217;energia degli stadi di The Dark Knight Rises. La contrapposizione visiva tra il fuoco e il mare accentua ulteriormente il dualismo di un viaggio interiore ed esteriore.</p>
<p>Nonostante la <strong>fedeltà</strong> rigorosa al classico lasci forse meno spazio a una morale profondamente destabilizzante del previsto — meritandosi un onestissimo 7.5, perché da un autore del suo calibro ci si aspetta sempre il massimo — l&#8217;esperienza si conferma imperdibile. Dialoghi scarni, sguardi taglienti e zero verbosità: Nolan non <strong>spiega</strong> il cinema, lo fa <strong>esplodere</strong> sullo schermo.</p>
<p><strong>Arianna Tomassetti</strong></p>
<p><strong><em>Articolista e Content Creator</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Jazz Festival risplende a Taranto</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 15:04:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte & Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Jazz Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[sesta edizione]]></category>
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		<category><![CDATA[Villa Peripato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; Torna il Taranto Jazz Festival nella sua sesta edizione, dal 24 al 26 luglio, Nell’Arena della Villa Peripato, il principale teatro all’aperto di Taranto, immersa nella storica Villa Comunale affacciata sul mare. Un gioiello, un angolo verde che si affaccia sul Mar Piccolo, offrendo una combinazione unica di bellezza naturale, storia e cultura. Con i suoi quasi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<table width="114%">
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<td width="100%"><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/07/Da-Sx-il-direttore-artistico-Antonio-Oliveti-con-il-musicista-Francesco-Festinante.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-14832" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/07/Da-Sx-il-direttore-artistico-Antonio-Oliveti-con-il-musicista-Francesco-Festinante.jpg" alt="" width="1095" height="689" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/07/Da-Sx-il-direttore-artistico-Antonio-Oliveti-con-il-musicista-Francesco-Festinante.jpg 1095w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/07/Da-Sx-il-direttore-artistico-Antonio-Oliveti-con-il-musicista-Francesco-Festinante-70x44.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/07/Da-Sx-il-direttore-artistico-Antonio-Oliveti-con-il-musicista-Francesco-Festinante-477x300.jpg 477w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/07/Da-Sx-il-direttore-artistico-Antonio-Oliveti-con-il-musicista-Francesco-Festinante-768x483.jpg 768w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/07/Da-Sx-il-direttore-artistico-Antonio-Oliveti-con-il-musicista-Francesco-Festinante-415x260.jpg 415w" sizes="auto, (max-width: 1095px) 100vw, 1095px" /></a></p>
<p>Torna il Taranto Jazz Festival nella sua sesta edizione,<strong><em> dal 24 al 26 luglio, </em></strong>Nell’<strong>Arena della Villa Peripato, </strong>il principale teatro all’aperto di Taranto, immersa nella storica Villa Comunale affacciata sul mare. Un gioiello, un angolo verde che si affaccia sul Mar Piccolo, offrendo una combinazione unica di bellezza naturale<strong>, </strong>storia<strong> </strong>e<strong> </strong>cultura. Con i suoi quasi cinque ettari di estensione, la Villa Peripato è molto più di un semplice parco: è una testimonianza vivente del passato e un punto di riferimento per i cittadini e i turisti, per poter gustare in questa circostanza il Jazz e non solo.</p>
<p>“In realtà nel nostro sangue scorre musica ed arte in generale, ed anche un po’ di vino, soprattutto il rosso &#8211; ha riferito <strong>Enrica Trinchera</strong> della cantina Vetrère, tra i rappresentanti degli sponsor &#8211; Abbiamo organizzato da sempre festival, nel nostro palazzo storico di Bisceglie, festival e comunque eventi musicali. Per noi è un orgoglio essere sponsor del Taranto Jazz Festival perché in qualche modo c’è l’esaltazione della bellezza, della musica, di una rinascita e credo che in un momento storico come questo sia molto importante celebrare la bellezza in tutti i modi e in tutti i luoghi. Cantine Vetrere, Taranto e la Villa Peripato sono sempre stati legati da questo fil rouge della rinascita, della musica, della bellezza, per noi attraverso il vino che voi potrete degustare durante le tre serate”.</p>
<p><strong>Il festival, </strong>sotto la direzione artistica di <strong>Antonio Oliveti </strong>(a sinistra in foto col musicista <strong>Francesco Festinante</strong>), si conferma come uno degli appuntamenti musicali più significativi del territorio.</p>
<p>L’edizione 2026 si muove nel segno di <strong>#TOTALJAZZ</strong>, claim che racconta l’idea di un jazz aperto, contemporaneo e capace di attraversare epoche, generi e linguaggi diversi: dalla grande tradizione americana alle colonne sonore, fino alle sonorità più sperimentali e moderne.</p>
<p>Ad aprire il festival, <strong>venerdì 24 luglio</strong>, sarà <strong>Stefano Di Battista Quintet</strong> con <em>In waiting for Miles</em>, progetto dedicato al mito di <strong>Miles Davis</strong> nel centenario della nascita. Sassofonista tra i più autorevoli ambasciatori del jazz italiano nel mondo, <strong>Stefano Di Battista</strong> porterà sul palco un quintetto d’eccezione composto da <strong>Andrea Rea</strong> al pianoforte, <strong>Daniele Sorrentino</strong> al contrabbasso e basso, <strong>Luigi Del Prete</strong> alla batteria e <strong>Matteo Cutello</strong> alla tromba. Un omaggio intenso e raffinato a una delle figure più rivoluzionarie della storia del jazz.</p>
<p><strong>Sabato 25 luglio</strong> sarà la volta di <em>LeGrand Morricone</em>, concerto dedicato a due giganti della musica per il cinema: <strong>Michel Legrand</strong> ed <strong>Ennio Morricone</strong>. Protagonisti della serata saranno <strong>Ferruccio Spinetti</strong> al contrabbasso, <strong>Giovanni Ceccarelli</strong> al pianoforte e <strong>Cristina Renzetti</strong> alla voce, con la partecipazione speciale di <strong>Gabriele Mirabassi</strong>, tra i più importanti clarinettisti della scena internazionale. Il progetto nasce dall’incontro tra due percorsi discografici e live dedicati ai grandi compositori, rielaborati in una forma essenziale, elegante e profondamente evocativa, capace di esaltare la bellezza più pura di melodie entrate nell’immaginario collettivo.</p>
<p>La seconda serata sarà aperta dal <strong>Carrera Experimental Trio</strong>, formazione composta da <strong>Cristina Ciura</strong> al violino, <strong>Luca Sauli</strong> alla chitarra e <strong>Armando Carrera</strong> al pianoforte e voce. Il trio proporrà <em>Bolero</em>, una rilettura contemporanea del celebre <em>Boléro</em> di <strong>Maurice Ravel</strong>, in equilibrio tra scrittura originale, suggestioni acustiche e sonorità moderne.</p>
<p><strong>Domenica 26 luglio</strong>, la chiusura è affidata a <strong>Gaetano Partipilo and the Boom Collective</strong>, con ospite il trombettista americano di origine eritrea <strong>Hermon Mehari</strong>. Guidato dal sassofonista pugliese <strong>Gaetano Partipilo</strong>, il progetto unisce jazz, groove, elettronica, indie rock e musica da film, con riferimenti che spaziano dai <strong>Radiohead</strong> a <strong>John Barry</strong> fino a <strong>John Zorn</strong>. Sul palco ci sarà anche <strong>Angela Esmeralda</strong> alla voce, <strong>Francesco Schepisi</strong> al piano e synth, <strong>Gianluca Aceto</strong> al basso e <strong>Dario Congedo</strong> alla batteria, per un live energico e visionario tra le esperienze più interessanti della scena jazz contemporanea made in Puglia.</p>
<p><strong>Vito Piepoli</strong></p>
<p><strong><em>Giornalista Freelance</em></strong></p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Quando Ultimo fa un concerto per i primi</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 14:37:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Ultimo, Niccolò Moriconi, fa un concerto nella canicola di luglio e molte cose non funzionano Il nostro parere dalla capitale Roma Un concerto non è mai solo un biglietto staccato. È un’attesa che dura mesi, un viaggio sotto il sole, un risparmio messo da parte con fatica. È, soprattutto, il desiderio intimo di cantare [&#8230;]</p>
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<div id="attachment_14828" style="width: 838px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/07/IMG_0994.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-14828" class="size-full wp-image-14828" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/07/IMG_0994.jpg" alt="" width="828" height="297" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/07/IMG_0994.jpg 828w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/07/IMG_0994-70x25.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/07/IMG_0994-600x215.jpg 600w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/07/IMG_0994-768x275.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 828px) 100vw, 828px" /></a><p id="caption-attachment-14828" class="wp-caption-text"><em><strong>                                         Elaborazione Fl.Ip.</strong></em></p></div>
<p><em><strong>Ultimo, Niccolò Moriconi, fa un concerto nella canicola di luglio e molte cose non funzionano</strong></em></p>
<p><em><strong>Il nostro parere dalla capitale</strong></em></p>
<p><strong>Roma</strong></p>
<p>Un <strong><em>concerto</em></strong> non è mai solo un <strong>biglietto</strong> staccato. È <strong>un’attesa</strong> che dura mesi, un viaggio sotto il <strong>sole</strong>, un <strong>risparmio</strong> messo da parte con <strong>fatica</strong>. È, soprattutto, il desiderio intimo di <strong>cantare</strong> a squarciagola la canzone che ti ha tenuto compagnia in un momento buio, sentendoti finalmente parte di un <strong>abbraccio collettivo</strong>.</p>
<p>Quando l’altra sera 250.000 persone si sono radunate a <strong>Tor Vergata</strong>, portavano con sé esattamente questo carico di aspettative ed emozioni.</p>
<p>Ma c’è una sottile, crudele <strong>ironia</strong> nel nome di un artista che ha costruito la sua <strong>intera</strong> <strong>narrativa</strong> sul mantra degli ‘ultimi’, quando poi, a essere trattato come <strong>l&#8217;ultimo della fila,</strong> è proprio quel <strong><em>pubblico</em></strong> che ha reso possibile il suo <strong>impero</strong>.</p>
<p>Il sogno si è <strong>infranto</strong> presto, trasformando l&#8217;esperienza in un <strong>incubo logistico</strong>. Una vera e propria sagra della spavalderia romana, dove la musica &#8211; quella che si ascolta &#8211; che vibra nello stomaco, che connette le persone – è finita seppellita dal rumore di fondo di una <strong>macchina organizzativa</strong> cinica, che ha dimenticato il valore del rispetto umano.</p>
<p>La <strong>metafora</strong> di tutto ciò è racchiusa in una distanza siderale: quella tra lo sborone che arriva dall&#8217;alto in <strong>elicottero</strong>, protetto dal clamore dei record, e lo <strong>spettatore</strong> a <strong>terra</strong>, che ha <strong>pagato</strong> <strong>cifre</strong> importanti per un evento che, per <strong>le condizioni offerte</strong>, sarebbe stato giusto vedere <strong>gratuitamente</strong>.</p>
<p>Nel <strong>prato</strong> <strong>non</strong> si vedeva, <strong>non</strong> si sentiva. L’unica connessione concessa era quella di un lontanissimo e unico maxischermo, e un <strong>audio disastroso</strong>, pallido, sostituto di un’emozione <strong>morta</strong> prima ancora di nascere. È il trionfo di una disconnessione totale, in cui il <strong>fan</strong> non è più una persona con cui dialogare, ma solo un <strong>numero</strong> da sommare per il Guinness dei primati e per fare due video su Instagram.</p>
<p>Eppure il <strong>pubblico</strong> di Ultimo é sensibile e con grande dignità <strong><em>esce di scena</em></strong> ore prima della fine del concerto, nonostante i soldi spesi. Triste vedere come quello che poteva essere un capolavoro di emozione sia stato trasformato in una <strong>processione</strong> di <strong>delusione</strong>. Se non per qualche <strong>privilegiato</strong> sotto <strong>palco</strong>. Assurdo anche che il comune abbia <strong>accettato</strong> una roba del genere, con gente che spende da tutta Italia per vedere qualcosa che <strong><em>Roma</em></strong> si dimostra ancora di non essere <strong>all’altezza</strong> di saper fare. Dare <strong>dignità</strong> alla sua gente, tutta e senza distinzione.</p>
<p>È arrivato il momento di scardinare la bolla dei megaconcerti italiani. Dobbiamo smettere di scambiare il <strong>gigantismo</strong> per <strong>prestigio</strong> e i sold out oceanici per qualità artistica.</p>
<p>Quando il modello produttivo sacrifica <strong>l’acustica</strong>, la <strong>visibilità</strong> e la <strong>dignità</strong> stessa dello spettatore sull’altare del marketing, il patto di fiducia tra artista e fan subisce uno <strong>strappo violento</strong>.</p>
<p>Altrimenti meglio tornare nei palazzetti.</p>
<p>Se chi sta sotto il palco è disposto a tutto per esserci, chi sta sopra – e chi ne cura i mastodontici interessi – ha il <strong><em>dovere morale</em></strong> di non dare mai per scontata quella dedizione.</p>
<p>Senza questa <strong>cura</strong>, per quanto i prati possano riempirsi a dismisura, a fine serata l’unica cosa a restare <strong>desolatamente vuota</strong> è la promessa fatta a chi voleva solo ascoltare una <strong>canzone</strong>, e si è ritrovato invece a subire l&#8217;arroganza di chi scambia la <strong>folla</strong> per un <strong>bancomat</strong>.</p>
<p><strong>Arianna Tomassetti</strong></p>
<p><strong><em>Articolista Content Creator</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
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		<title>Riccione e un tour di serate romagnole</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 14:41:01 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/06/623b6b4e-462b-4fb6-91cf-c02eb7ce4fab.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-14824" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/06/623b6b4e-462b-4fb6-91cf-c02eb7ce4fab.jpg" alt="" width="1110" height="549" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/06/623b6b4e-462b-4fb6-91cf-c02eb7ce4fab.jpg 1110w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/06/623b6b4e-462b-4fb6-91cf-c02eb7ce4fab-70x35.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/06/623b6b4e-462b-4fb6-91cf-c02eb7ce4fab-600x297.jpg 600w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/06/623b6b4e-462b-4fb6-91cf-c02eb7ce4fab-768x380.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1110px) 100vw, 1110px" /></a></p>
<p><em><strong>                                  Elaborazione Fl.Ip.</strong></em></p>
<p>Da qualche anno <strong><em>Carla Aghito</em></strong>, indomita giornalista, <strong>organizza serate</strong> nelle estati <strong>romagnole</strong>.</p>
<p>Quest’anno ha trasformato alcune sue idee in un <strong>tour</strong> che, tra giugno e agosto, dà vita sulle piazze di alcuni <strong>centri</strong> della zona come <strong>Riccione</strong>, Gabicce, Morciano e altri a <strong>serate esclusive</strong> che spaziano tra <strong>benessere</strong>, presentazione di <strong>libri</strong> e culminano il <strong>7 agosto</strong> a Piazza San Martino a <strong>Riccione</strong>, con il coinvolgimento del <strong>Comune</strong>, da sempre la <strong>capitale</strong> delle estati in Romagna con il talk show <strong>‘L’arte</strong> <strong>di amarsi’,</strong> dedicato alla <strong>coppia</strong> e alle sue numerose <strong>problematiche</strong>.</p>
<p>Un totale di sette eventi che coinvolgeranno il <strong>pubblico</strong> che, dopo una giornata al sole e all’insegna del relax, vuole anche <strong>fermarsi</strong> a ragionare e pensare.</p>
<p>Carla Aghito conduce le serate, organizza e <strong>coordina</strong> le varie tappe del tour, creando vere e proprie occasioni di <strong>approfondimento</strong> e confronto.</p>
<p>In particolare per <strong>Riccione</strong> che, oltre ai numerosi locali conosciuti in tutta Italia, ha una fitta rete di appuntamenti a Piazzale Roma, che si accende dei colori della musica e dell’intrattenimento, gli eventi di <strong><em>Piazza San Martino</em></strong> rappresentano il lato più <strong>riflessivo</strong>, di <strong>cronaca</strong> più culturale per un pubblico che oltre ai <strong>giovani</strong> si amplia ad altre classi di età.</p>
<p>Il nostro giornale che segue questa tipologia di <strong>eventi</strong> ormai da alcuni anni, auspica che questo <strong>tour</strong> abbia il riscontro di pubblico che merita, per la validità e <strong>varietà</strong> di proposte ‘messe in piazza’.</p>
<p><strong>M.G.Granello</strong></p>
<p><strong><em>Web journalist</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Rose Aste un’attrice eccezionale è  ‘Anna’</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 13:41:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ho visto con grande soddisfazione il film ‘Anna’ che non avevo potuto seguire alla Mostra del Cinema di Venezia. Diretto dal siciliano Marco Amenta è un lavoro da non perdere, da cercare e vedere con attenzione. E’ la storia di una giovane donna, Anna che difende la sua piccola azienda e lotta per non essere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_14821" style="width: 741px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/06/IMG_0866.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-14821" class="size-full wp-image-14821" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/06/IMG_0866.jpg" alt="" width="731" height="684" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/06/IMG_0866.jpg 731w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/06/IMG_0866-70x65.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/06/IMG_0866-321x300.jpg 321w" sizes="auto, (max-width: 731px) 100vw, 731px" /></a><p id="caption-attachment-14821" class="wp-caption-text"><em><strong>          Elaborazione Fl.Ip.</strong></em></p></div>
<p>Ho visto con grande soddisfazione il <strong><em>film ‘Anna’</em></strong> che non avevo potuto seguire alla <strong>Mostra del</strong> <strong>Cinema di Venezia.</strong></p>
<p>Diretto dal siciliano <strong>Marco Amenta</strong> è un lavoro da non perdere, da cercare e vedere con attenzione. E’ la storia di una <strong>giovane donna</strong>, Anna che <strong>difende la sua piccola azienda</strong> e <strong>lotta</strong> per non essere estromessa dalla sua <strong>terra,</strong> in un angolo sperduto della <strong>Sardegna</strong>, dove alleva con amore le capre e con il loro latte produce il <strong>formaggio</strong> che poi vende nel centro del paese, ottenendo così il suo <strong>sostentamento</strong>.</p>
<p>Il cosiddetto <strong>progresso</strong> e la costruzione di un resort di lusso vogliono mandarla via dalla sua terra, che ha ereditato dal padre con la <strong>consuetudine</strong> rurale del passaggio di proprietà in forma <strong>orale</strong> e con una stratta di mano.</p>
<p>Anna difende la sua proprietà con le <strong>unghie</strong> e con i <strong>denti</strong> e con l’aiuto di un avvocato (ben interpretato da <strong>Marco Zucca</strong>) riesce a respingere gli ‘invasori’.</p>
<p>Il film è una sorta di western dei nostri giorni e si regge quasi tutto sulle spalle <strong>dell’eccezionale</strong> protagonista, <strong><em>Rose Aste,</em></strong> un’attrice con significative esperienze teatrali (e si vede).</p>
<p><strong>Rose</strong>, alta, snella, sensuale, rude, testarda, con gli occhi infuocati, incarna con <strong>viscerale</strong> <strong>determinazione</strong> la protagonista.</p>
<p>Si incazza, <strong>urla</strong>, soffre, non cede a niente e a nessuno, ci mette <strong>anima</strong> e <strong>corpo</strong>, insieme ad una bellezza non comune, che attraversa lo schermo, unita ad una <strong>professionalità</strong> ineccepibile.</p>
<p>Il film, <strong>ispirato</strong> ad una vicenda vera, di vita vissuta, ha un <strong>ritmo</strong> che ti avvince e coinvolge, attraversando il dramma della protagonista e arriva al finale con un <strong>bagno ristoratore</strong> nelle acque del mare della Sardegna.</p>
<p>Un film <strong>notevole</strong>, uscito anche in <strong>Francia</strong>, con un’attrice di <strong>statura europea</strong> che proprio nel cinema francese e italo francese potrebbe trovare la sua <strong>giusta dimensione</strong>. Un’attrice trentenne che è già una <strong>garanzia</strong>.</p>
<p><strong>Mauro Pecchenino</strong></p>
<p><strong><em>Direttore responsabile</em></strong></p>
<p><strong><em>Giornalista professionista</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
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		<title>Elena Mutinelli una creatrice</title>
		<link>https://www.flipmagazine.eu/elena-mutinelli-una-creatrice/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 17:52:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte & Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Mutinelli]]></category>
		<category><![CDATA[scultrice]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una serata di incontro con una scultrice, Elena Mutinelli, che FlipMagazine segue da oltre quindici anni nel suo lavoro, duro, diretto, viscerale con la materia che lavora e plasma per dare la vita a opere che rimangono impresse nei ricordi e nei sentimenti. L’occasione prende vita presso ajp Studios, lo spazio nella provincia di Bergamo, [&#8230;]</p>
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<p>Una serata di incontro con una scultrice, <strong><em>Elena Mutinelli,</em></strong> che FlipMagazine segue da oltre quindici anni nel suo lavoro, <strong>duro</strong>, diretto, <strong>viscerale</strong> con la materia che lavora e <strong>plasma</strong> per dare la vita a <strong>opere</strong> che rimangono impresse nei ricordi e nei <strong>sentimenti</strong>.</p>
<p>L’occasione prende vita presso ajp Studios, lo <strong>spazio</strong> nella provincia di Bergamo, creato e gestito da Alberto Nacci, oggi video maker e video creator, che io ricordavo come sassofonista di jazz.</p>
<p>Le opere di Mutinelli hanno una ben precisa caratteristica: non sono <strong>soprammobili</strong> da arredo (come spesso accade per le sculture) ma <strong>creazioni</strong> artistiche che ti viene voglia di toccare, accarezzare, <strong>abbracciare</strong>, perché sono vive, <strong>vibranti</strong>, a volte drammatiche e <strong>carnali</strong>.</p>
<p>Girare tra i lavori della <strong>scultrice</strong> e, qui ve ne sono solo alcune, è sempre un’esperienza diretta con la <strong>materia</strong> e con le <strong>emozioni</strong> di questa donna sensibile, <strong>genuina</strong>, nata e cresciuta a <strong>Milano</strong> dove si è formata e ha iniziato il suo <strong>percorso</strong> di artista.</p>
<p>Il mondo della <strong>cultura</strong> in senso ampio è in grave crisi da alcuni anni, direi poco dopo l’arrivo delle televisioni commerciali che hanno ridotto l’arte a merce di <strong>scambio</strong>, spesso anche di basso livello, dove i <strong>numeri</strong> e il denaro hanno preso il sopravvento sulla <strong>creatività</strong> e la forza di fare.</p>
<p><strong>Elena Mutinelli</strong> rimane una creatrice vera, una delle poche in <strong>Italia</strong> al suo livello e prosegue il suo percorso non dimenticando mai anche l’aspetto dell’artigianalità che rappresenta un cotè <strong>imprescindibile</strong> del suo esserci e vivere.</p>
<p><strong>Mauro Pecchenino</strong></p>
<p><strong><em>Direttore responsabile</em></strong></p>
<p><strong><em>Giornalista Professionista</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Elena Mutinelli, scultrice, creatività</em></strong></p>
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		<title>Osteria Punto e a Capo un’ode al gusto</title>
		<link>https://www.flipmagazine.eu/osteria-punto-e-a-capo-unode-al-gusto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 14:58:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[alberto vitale]]></category>
		<category><![CDATA[brianza lecchese]]></category>
		<category><![CDATA[cantina]]></category>
		<category><![CDATA[Cernusco Lombardone]]></category>
		<category><![CDATA[menu carne e pesce]]></category>
		<category><![CDATA[osteria punto e a capo]]></category>
		<category><![CDATA[valle del curone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cernusco Lombardone  Quando sono in Italia mi piace andare a trovare gli amici ristoratori che mi accolgono sempre con gentilezza e un sorriso e io mi rilasso con le loro ricette, che per settimane mi sono mancate. Uno dei riferimenti sicuri è la migliore osteria ristorante della Valle del Curone, una mezz’ora a piedi da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_14812" style="width: 766px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/06/IMG_0774.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-14812" class="size-full wp-image-14812" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/06/IMG_0774.jpg" alt="" width="756" height="645" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/06/IMG_0774.jpg 756w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/06/IMG_0774-70x60.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/06/IMG_0774-352x300.jpg 352w" sizes="auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px" /></a><p id="caption-attachment-14812" class="wp-caption-text"><em><strong>                                      Elaborazione Fl.Ip.</strong></em></p></div>
<p><strong>Cernusco Lombardone</strong></p>
<p><strong> </strong>Quando sono in Italia mi piace andare a trovare gli amici <strong>ristoratori</strong> che mi accolgono sempre con gentilezza e un sorriso e io mi rilasso con le loro <strong>ricette</strong>, che per settimane mi sono mancate.</p>
<p>Uno dei <strong>riferimenti sicuri</strong> è la migliore osteria ristorante della <strong>Valle del Curone,</strong> una mezz’ora a piedi da casa: <strong><em>l’Osteria Punto e a Capo</em></strong>, del patron <strong>Alberto Vitale</strong>, che la caratterizza con la moglie e le figlie Veronica e Valentina. Uno chef <strong>genuino</strong> come i suoi piatti, senza fronzoli e sovrastrutture <strong>inutili</strong>, oggi purtroppo tanto di <strong>moda</strong>.</p>
<p>Frequento questo <strong>locale</strong> ormai da più di vent’anni e non c’è mai stata una volta in cui non mi sia sentito gentilmente <strong>appagato</strong> e soddisfatto.</p>
<p>Da qualche tempo l’Osteria apre a pranzo e cena il <strong>venerdì</strong>, sabato e <strong>domenica</strong>, a parte qualche <strong>occasione</strong> speciale come compleanni, lauree, battesimi, ecc.</p>
<p>Ci vado dopo una camminata di una decina di km, accompagnato dal mio taccuino dove appunto idee, <strong>poesie</strong> da pubblicare, plot per nuovi <strong>romanzi</strong>.</p>
<p>A tavola, spazio soprattutto tra il menu di <strong>pesce</strong>, ce ne è uno parallelo di <strong>carne</strong> e assaggio quasi sempre anche un <strong>dolce</strong>. E’ tutto <strong>buono</strong>, le proposte sono tutte <strong>valide</strong>, la scelta dipende solo dai gusti personali e dalla fame. Io sono abituato a fare un solo pasto al giorno, però deve essere piacevole e articolato e qui trovo il mio <strong>ideale</strong>, ci sono varie proposte e la <strong>carta</strong> cambia ogni mese.</p>
<p>L’ispirazione del <strong>menu</strong> è la <strong>tradizione</strong> legata alla <strong>modernità</strong>, qualche volta arrivano <strong>proposte</strong> da altre regioni, come una personale interpretazione <strong>della cacio e pepe</strong>, di romanissima memoria. Su tutto c’è la <strong>creatività</strong> di Alberto Vitale che non fa mai il ‘fenomeno’, perché è un <strong>professionista</strong> serio.</p>
<p>L’ ambiente, le cadre, come lo chiamano i <strong>Francesi</strong> è <strong>accogliente</strong>, un po’ rustico, un po’ <strong>romantico</strong>, con una scala che porta ad un <strong>soppalco</strong>, perfetto per un incontro sentimentale.</p>
<p>Il <strong>servizio</strong> è semplice e attento. I <strong>prezzi</strong> ottimi.</p>
<p>E per finire, la <strong><em>cantina</em></strong>. Uno spettacolo per chi ama il <strong>vino</strong>, con alcuni champagne, comme il faut.</p>
<p>Buon pranzo e cena ai Lettori del nostro Giornale.</p>
<p>E come sempre, non <strong>dimenticatelo</strong>: questo <strong>articolo</strong> è una mia <strong>scelta</strong> libera e personale, la pubblicità non fa parte del nostro bagaglio di giornalisti.</p>
<p><strong>Mauro Pecchenino</strong></p>
<p><strong><em>Direttore responsabile</em></strong></p>
<p><strong><em>Giornalista Professionista </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Belve e lei Francesca Fagnani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 14:16:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Belve]]></category>
		<category><![CDATA[Belve Crime]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[Francesca Fagnani]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Belve e Belve Crime hanno terminato il loro percorso stagionale. Ho iniziato il mio percorso di giornalista con la cronaca nera e in particolare con le vicende di un serial killer che si muoveva nei dintorni di Genova. Sono pertanto sempre interessato alla cronaca che si occupa di queste vicende. E ancora una volta i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_14809" style="width: 651px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/05/IMG_0841.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-14809" class="size-full wp-image-14809" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/05/IMG_0841.jpg" alt="" width="641" height="311" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/05/IMG_0841.jpg 641w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/05/IMG_0841-70x34.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/05/IMG_0841-600x291.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 641px) 100vw, 641px" /></a><p id="caption-attachment-14809" class="wp-caption-text"><em><strong>                              Elaborazione Fl.Ip.</strong></em></p></div>
<p>Belve e <strong>Belve Crime</strong> hanno terminato il loro percorso stagionale.</p>
<p>Ho iniziato il mio percorso di giornalista con la <strong>cronaca nera</strong> e in particolare con le <strong>vicende</strong> di un serial killer che si muoveva nei dintorni di Genova.</p>
<p>Sono pertanto sempre interessato alla cronaca che si occupa di queste vicende.</p>
<p>E ancora una volta i due <strong>programmi</strong> gestiti da <strong><em>Francesca Fagnani</em></strong> sono stati coinvolgenti.</p>
<p>Il primo ha brillato su tutto per le interviste a <strong>Micaela Ramazzotti</strong>, spontanea e diretta e a <strong>Zeudi Di</strong> <strong>Palma</strong>, la più giovane a partecipare al programma di Rai 2 e candidata a rappresentare uno tra i prossimi talenti dello <strong>spettacolo</strong>.</p>
<p>Ma in particolare <strong>Belve Crime</strong> ha colpito nel segno e ha messo ancora una volta in evidenza la forza di <strong>giornalista</strong> di cronaca nera della Fagnani, che conosce questo mestiere come pochi e in questi ultimi anni è la migliore in assoluto.</p>
<p>Con uno <strong>stile asciutto, senza fronzoli, </strong>profondamente e maniacalmente <strong>documentato</strong> inchioda l’ospite alla <strong>realtà</strong> processuale e cerca di capire e far capire, creando una tensione televisiva e informativa da vera maestra del genere.</p>
<p>Fagnani non gira intorno ai <strong>fatti</strong>, alle dichiarazioni, alle indagini, ai documenti. Li attraversa con <strong>professionalità</strong> e potenza, mantenendo un ritmo che non concede pause inutili.</p>
<p>Il risultato del suo <strong>lavoro</strong> non è adatto a tutti, ma chi vuole <strong>capire</strong> meglio e ricordare vicende che hanno ferito l’Italia trova il <strong>meglio</strong> dell’approfondimento.</p>
<p><strong>Mauro Pecchenino</strong></p>
<p><strong><em>Direttore responsabile</em></strong></p>
<p><strong><em>Giornalista professionista</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Potere Social, Comunicazione e contenuti</title>
		<link>https://www.flipmagazine.eu/potere-social-comunicazione-e-contenuti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 14:40:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Pendragon]]></category>
		<category><![CDATA[Potere Social]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Bergonzini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> London Communications and Corporate Communication are always an important asset in GB in Universities, media, web media and etc. In Italy pretty often Communication means talking, discussing, arguing, particularly through social and web world. Many books appear on the reading market and ¾ of them are rubbish. FlipMagazine sempre attento alle novità in questo campo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_14806" style="width: 837px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/05/IMG_0810.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-14806" class="size-full wp-image-14806" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/05/IMG_0810.jpg" alt="" width="827" height="946" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/05/IMG_0810.jpg 827w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/05/IMG_0810-61x70.jpg 61w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/05/IMG_0810-262x300.jpg 262w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/05/IMG_0810-768x879.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 827px) 100vw, 827px" /></a><p id="caption-attachment-14806" class="wp-caption-text"><em><strong>                                                                                     Photo editing Fl.Ip.</strong></em></p></div>
<p><strong> </strong><strong>London</strong></p>
<p>Communications and <strong>Corporate Communication</strong> are always an important <strong>asset</strong> in <strong>GB</strong> in Universities, media, web media and etc.</p>
<p>In Italy pretty often <strong>Communication</strong> means talking, <strong>discussing</strong>, arguing, particularly through social and web world.</p>
<p>Many <strong>books</strong> appear on the reading market and ¾ of them are rubbish.</p>
<p>FlipMagazine sempre attento alle novità in questo <strong>campo</strong>, vuole esplorare, dopo il <strong>saggio</strong> sociologico di Vanni Codeluppi, uno studioso apprezzato anche in Inghilterra, in cui mette in evidenza la <strong>velocità</strong> non sempre positiva del mondo dei social media, il lavoro di un ‘pratico’, un <strong>giornalista</strong> modenese, <strong>Stefano Bergonzini,</strong> da anni attivo nelle relazioni esterne del mondo dei motori con una sua agenzia, che ha scritto <strong><em>Potere Social</em></strong> (<strong>Pendragon</strong>, Bologna, 2026).</p>
<p>Il libro non è propriamente un testo sulla Comunicazione d’Impresa (che, ricordiamolo, comprende principalmente Relazioni Pubbliche, Pubblicità e Promozioni), ma spazia nel mondo web, <strong>social</strong> media in particolare, ma anche nella <strong>politica</strong> (una passione dell’autore), nel mondo dei motori, del <strong>lusso</strong>, <strong>dell’apparire</strong>, del look et similia.</p>
<p>Ghigo Roggero, Aldo Chiappe, Giampaolo Fabris e Don Bates i nomi più importanti della Comunicazione internazionale, con Esperienze importanti in Italia, sostenevano all’unisono che la Comunicazione non serve a <strong>nulla</strong>, anzi è addirittura <strong>nociva</strong>, quando non ha e non parte dai <strong><em>contenuti</em></strong>. Avendo personalmente lavorato con questi <strong>guru</strong> fin dalla mia più giovane età, sono totalmente d’accordo. I social media troppo spesso mancano proprio di <strong>contenuto</strong>, per questo sono quasi sempre <strong>veloci</strong> fuochi di paglia, che montano una panna che molto in fretta si squaglia e non lascia <strong>niente</strong> dietro di sé.</p>
<p>Bergonzini crede nei social media e ne parla con entusiasmo e con il sorriso che contraddistingue la sua persona. Tocca molti <strong>temi</strong>: dalla forza delle donne, al mostrarsi, dal <strong>corpo</strong>, all’alimentazione, al <strong>denaro</strong> e tanto altro.</p>
<p>La parte più efficace del libro è quando dà <strong>consigli</strong> e quando intervista svariati addetti ai lavori.</p>
<p>Mi è piaciuta la frequente citazione e la narrazione di alcuni <strong>film</strong> di riferimento, per ampliare e definire alcune parti dei suoi temi.</p>
<p>La <strong>lettura</strong> del lavoro è piacevole, Bergonzini ha uno stile scorrevole che non annoia.</p>
<p>Due perplessità: per prima, la citazione ampia di Meloni e Ferragni come <strong>esempi</strong> di comunicazione. In realtà, entrambe comunicano male, non hanno contenuti, non sanno ascoltare, non sanno dominare i confronti e hanno tutte le caratteristiche per essere fenomeni veloci, passeggeri, come una porzione di zucchero filato.</p>
<p>La seconda, più vicina al <strong>sorriso</strong>: in un mondo in cui il matrimonio va a rotoli, Bergonzini non perde mai l’occasione di citare la moglie. Lo fa svariate volte, così un po’ a caso, nell’economia del libro.</p>
<p>Buona lettura</p>
<p><strong>Mauro Pecchenino</strong></p>
<p><em><strong>Direttore responsabile Editor</strong></em></p>
<p><em><strong>Giornalista professionista</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>MANAS se il prezzo della bellezza è l&#8217;innocenza rubata</title>
		<link>https://www.flipmagazine.eu/manas-se-il-prezzo-della-bellezza-e-linnocenza-rubata/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 15:56:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro & Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
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		<category><![CDATA[mercificazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con la consueta forza critica Arianna Tomassetti analizza un duro film brasiliano, che fotografa un dramma di grande attualità Diretto da Marianna Brennand, Manas è un potente film di denuncia nell&#8217;Amazzonia brasiliana che esplora il dramma dello sfruttamento minorile attraverso gli occhi di una tredicenne. Sull&#8217;isola di Marajó, la giovanissima Marcielle cresce con un mito: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_14803" style="width: 838px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/05/IMG_0794.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-14803" class="size-full wp-image-14803" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/05/IMG_0794.jpg" alt="" width="828" height="724" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/05/IMG_0794.jpg 828w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/05/IMG_0794-70x61.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/05/IMG_0794-343x300.jpg 343w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/05/IMG_0794-768x672.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 828px) 100vw, 828px" /></a><p id="caption-attachment-14803" class="wp-caption-text"><em><strong>                                        Elaborazione Fl.Ip.</strong></em></p></div>
<p><strong><em>Con la consueta forza critica Arianna Tomassetti analizza un duro film brasiliano, che fotografa un dramma di grande attualità</em></strong></p>
<p>Diretto da <strong>Marianna Brennand</strong>, <strong><em>Manas</em></strong> è un potente <strong>film</strong> di denuncia nell&#8217;Amazzonia brasiliana che esplora il dramma dello <strong>sfruttamento</strong> <strong>minorile</strong> attraverso gli occhi di una tredicenne.</p>
<p>Sull&#8217;isola di Marajó, la giovanissima <strong>Marcielle</strong> cresce con un mito: la sorella maggiore Claudia è bellissima ed è fuggita dalla <strong>miseria</strong> grazie a un ‘buon partito’ su una chiatta fluviale. In questo angolo di mondo poverissimo, <strong>l’avvenenza</strong> sembra l&#8217;unico passaporto per la libertà.</p>
<p>Ma <strong>l&#8217;illusione</strong> crolla presto, lasciando spazio a un <strong>mercato umano</strong> sistemico dove le adolescenti vengono spinte dalle stesse famiglie a <strong>vendersi</strong> ai marinai. Il reale <strong>prezzo</strong> di quella bellezza si manifesta in una delle <strong>scene</strong> più crude e simboliche del film: di fronte al terrore <strong>dell&#8217;abuso</strong> e alla paralisi psicologica, Marcielle si fa la pipì addosso. È una <strong>reazione</strong> biologica al <strong>trauma</strong> acuto che smaschera brutalmente la <strong>realtà</strong>: dietro la sessualizzazione forzata, lei è ancora solo una bambina di 13 anni, <strong>totalmente vulnerabile</strong>.</p>
<p>Girato con uno stile quasi <strong>documentaristico</strong>, Manas non cede però alla rassegnazione. Proprio toccando il fondo di <strong>quell&#8217;umiliazione</strong> fisica e psicologica, in Marcielle scatta la <strong>molla</strong> della <strong>ribellione</strong>. Per salvare se stessa e la sorellina, deciderà di rompere <strong>l&#8217;omertà</strong> della comunità, trasformando il trauma in un atto di feroce <strong>resistenza</strong> contro un sistema che <strong><em>mercifica l&#8217;infanzia.</em></strong></p>
<p><strong>Arianna Tomassetti</strong></p>
<p><strong><em>Giornalista</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
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		<item>
		<title>Le Città di Pianura: l’estetica del Mondo Mono tra assiomi e sogni schiacciati</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2026 13:48:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Arianna Tomassetti analizza, per i nostri Lettori, con colta franchezza, il film italiano ‘Le Città di Pianura’ che ha ottenuto importanti riconoscimenti ai David di Donatello &#160; di Arianna Tomassetti Giornalista C’è un momento, in questo Città di pianura, diretto da Francesco Sossai e interpretato tra gli altri dagli straordinari Sergio Romano e Pierpaolo Capovilla [&#8230;]</p>
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<p><strong><em>Arianna Tomassetti analizza, per i nostri Lettori, con colta franchezza, il film italiano ‘Le Città di Pianura’ che ha ottenuto importanti riconoscimenti ai David di Donatello</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>di Arianna Tomassetti</strong></p>
<p><strong><em>Giornalista</em></strong></p>
<p>C’è un <strong>momento</strong>, in questo Città di pianura, diretto da <strong>Francesco Sossai</strong> e interpretato tra gli altri dagli straordinari <strong>Sergio Romano</strong> e <strong>Pierpaolo Capovilla</strong> e che ha appena sollevato il <strong>David di Donatello</strong>, in cui capisci che il <strong>confine</strong> tra la <strong>festa</strong> e il <strong>funerale</strong> è sottile come la nebbia del mattino. Giulia è lì, vestita da Cleopatra per la sua festa di laurea, un&#8217;icona regale fuori contesto, mentre lui le lancia addosso la verità che è il motore immobile di tutto il film: &#8220;Non c’è mai un’altra volta&#8221;.</p>
<p>È un’opera <strong>sull’accettazione</strong>, certo, ma di quella specie violenta che ti costringe a guardare la <strong>realtà</strong> mentre la digerisci con <strong>alcol</strong>, musica stonata e voci sbrindellate, su una curva che sembra non finire mai in una <strong>vita dissestata</strong> mentre rifletti su <strong>rimorsi</strong> e <strong>rimpianti</strong>, ma scegli di riderci su o di provare a costruirci sopra.</p>
<p>Tutto atterra lì, in quel mondo fatto di numeri e revisioni contabili che tocca terra all’aeroporto di Treviso (Venezia) fra una birra analcolica e un <strong>brindisi</strong> di troppo. Uno <strong>spartiacque</strong> aereo, per chi ci arriva la prima volta e sembra guardarlo quasi come un <strong>sogno</strong>, una promessa di Nord Est che però si infrange subito nei primi <strong>bar</strong>, o nei <strong>bagni</strong> dove la droga svende anche il primo amore. Che costa più dell’alcol.</p>
<p>C’è una differenza profonda tra il ‘vostro mondo’ e il ‘mondo mono’: il ragazzo che aspetta saluta così, dopo una serata di baldoria, mentre la musica <strong>piange</strong> su note di America America. Lui studia revisione, analizza bilanci, ma la <strong>vita</strong> non torna mai in <strong>pareggio</strong>.</p>
<p>&#8220;Dovevate venirmi a prendere, avete sbagliato aeroporto&#8221;. Un errore di coordinate che diventa esistenziale. Un ponte fra passato, presente sospeso e <strong>futuro</strong>. Come Paola, che ha preso una casa ‘così’, una di quelle che sognavi un tempo e che ora non vuoi più: &#8220;Guarda che la pet therapy serve a loro, non a te&#8221;, quando gli umani si <strong>leccano le ferite.</strong></p>
<p>Il <strong>film</strong> scivola tra sogni di associazioni a delinquere, occhiali vintage e la ricerca di soldi facili. Su cui costruire <strong>muri</strong>, pareti, <strong>barricate</strong>. C’è la leggenda <strong>dell’orologio </strong>di Primor: lui ce l&#8217;ha al polso, ma intanto gioca alle macchinette, <strong>bruciando</strong> il tempo che quell&#8217;orologio dovrebbe misurare. Mentre qualcuno si domanda perché non lo abbia venduto — ma nel mondo mono c’è poco spazio per andare oltre — la <strong>distrazione</strong> di una sera si trasforma in un rapimento simulato, una caccia al tesoro dove i <strong>soldi</strong> sono l’unica <strong>rivincita</strong> possibile, sperando che il <strong>ribaltamento</strong> della realtà sia finalmente una fine possibile.</p>
<p>Poi, improvvisamente, lo scarto. Giulio di Napoli, lo straniero, ci porta al cimitero. Finalmente due assiomi, due tombe, due visioni che si intersecano. Ci ritroviamo in uno <strong>spazio sospeso</strong> dove &#8220;sembra di stare in Giappone&#8221;. Qui il revisionista si rivela un osservatore acuto, quasi aulico: quella non è una tomba, è una macchina per elaborare il lutto.</p>
<p>Il film ci sbatte in faccia la nostra <strong>ignoranza</strong> geografica ed <strong>emotiva</strong>: &#8220;Come fate a non sapere un cazzo del <strong>posto</strong> dove vivete?&#8221;. Ma la gente di Mestre risponde col silenzio di chi sa tutto, anche senza parole. E guarda dall’alto in basso il solito meridione. Mentre Giulio <strong>viaggia</strong> verso la sua Giulietta in treno, scortato da ultras dei sogni che fanno il tifo per la sua nuova strada, fra flashback e <strong>speranze</strong>, ci rendiamo conto che la <strong>realtà</strong> è molto più <strong>digeribile</strong> della fantasia, anche se fa male.</p>
<p>Il <strong>finale</strong> ha il gusto <strong>amaro</strong> e <strong>dolce</strong> di un gelato sbagliato, schiacciato sull’asfalto. È il simbolo di un&#8217;adolescenza e di una gioventù ormai passata ma mai <strong>dimenticata</strong>; una stagione sempre ricercata da chi tenta ancora disperatamente di essere ‘<strong>visto’ </strong>in un mondo che, forse, non ha voluto vederli mai. O che li ha visti troppo. Quel <strong>gelato</strong> a terra è l&#8217;emblema del <strong>rimpianto</strong>: la prova che la realtà è sì più digeribile della fantasia, ma lascia addosso quella voglia di un&#8217;altra volta che, lo sappiamo bene, <strong>non arriverà più.</strong> Una <strong>fine</strong> possibile, finalmente, in questa pianura che non fa sconti a nessuno e che ci sprona a domandarci se sia possibile <strong>sperare</strong> ancora, o se in fondo tutto sia raccontato in quel paesaggio, <strong>statico</strong>, bucolico, ma così, maledettamente <strong>viscerale</strong>. Quando si spera che ci sia altro, o forse semplicemente, sta tutto qui. Lì. Fermo, in quel fotogramma.</p>
<p>Un film da non perdere.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>THE DRAMA: L’Eclissi di Zendaya e Pattinson</title>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2026 10:09:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Arianna Tomassetti analizza con lucidità e fermezza l&#8217;ultimo &#8216;fenomeno&#8217; del cinema made in USA Due icone, un matrimonio imminente e un segreto che gronda sangue. Ho visto l’anteprima del film che distruggerà ogni vostra certezza sul concetto di ‘coppia perfetta’. L’Incontro: un incastro di vuoti e silenzi Sullo schermo, Zendaya e Robert Pattinson sono una [&#8230;]</p>
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<ul>
<li><em><b>Arianna Tomassetti analizza con lucidità e fermezza l&#8217;ultimo &#8216;fenomeno&#8217; del cinema made in USA</b></em></li>
</ul>
<p>Due icone, un matrimonio imminente e un segreto che gronda <strong>sangue</strong>.</p>
<p>Ho visto l’anteprima del <strong>film</strong> che distruggerà ogni vostra certezza sul concetto di <strong>‘coppia perfetta’.</strong></p>
<p><strong>L’Incontro</strong>: un incastro di vuoti e silenzi</p>
<p>Sullo schermo, <strong>Zendaya</strong> e <strong>Robert Pattinson</strong> sono una sinfonia di contrasti. Si incontrano nel momento esatto in cui ci si cerca per colmare un vuoto. Lui, un <strong>intellettuale</strong> dall&#8217;estetica ‘trasandata ma colta’ — occhialetto d&#8217;ordinanza e outfit rigoroso — sembra trovare pace nella fermezza composta di lei.</p>
<p>Il loro approccio è fatto di <strong>dettagli analogici:</strong> libri usati come scusa, sorrisi musicali e lo scambio di cuffiette. Lei nasconde una vulnerabilità fisica, una sordità da un orecchio che la rende ancora più preziosa agli occhi di lui. È l’inizio di una fuga romantica tra balli per strada e un sesso così viscerale da scatenare l’invidia degli amici. Sembrano pronti all&#8217;altare.</p>
<p>Ma è solo l&#8217;illusione prima del <strong>crollo</strong>.</p>
<p>Il Ribaltamento: Dal Bianco al Rosso Sangue</p>
<p>Basta una cena tra amici per distruggere l&#8217;idillio.</p>
<p>Un <strong>segreto</strong> emerge dalle ombre e la pellicola di Kristoffer Borgli subisce una mutazione genetica: la luce del romance svanisce, lasciando spazio a tinte horror.</p>
<p>La rivelazione è <strong>brutale</strong>: la composta e magnetica protagonista è, in realtà, un&#8217;assassina (o una presunta tale).</p>
<p>Ma la differenza conta poco. Quella fermezza che Rob ammirava non era forza d&#8217;animo, ma il freddo distacco di chi ha già varcato il limite. Il <strong>mistero</strong> è troppo torbido perché il matrimonio resti in piedi: ogni sguardo diventa terrore, ogni oggetto condiviso un indizio.</p>
<p>La temperatura tra i due si raffredda irrimediabilmente.</p>
<p>Il Colpo di Scena: La Caduta delle Maschere</p>
<p>Le aspettative di lui sulla perfezione del rapporto si sgretolano tutto d’un fiato. È qui che il film compie il suo <strong>miracolo</strong>: il <strong>ribaltamento</strong> totale dei ruoli.</p>
<p>In un gioco di specchi deformanti, vittima e carnefice si scambiano di posto.</p>
<p>La perfezione di lui rivela crepe sinistre, mentre la ferocia di lei diventa l&#8217;unica verità possibile in un mondo di menzogne. Riusciranno a sposarsi o il limite invalicabile segnerà una distanza definitiva?</p>
<p>&#8220;The Drama <strong>non</strong> è un film sull&#8217;amore, ma sul <strong>patto di sangue</strong> che serve per sopravvivere ad esso. Un viaggio fra due anime alla ricerca costante di sé stesse, prima ancora che della <strong>verità</strong>.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Arianna Tomassetti</strong></p>
<p><strong><em>Giornalista</em></strong></p>
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		<title>Presentato il libro Canale terminale</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 08:44:50 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Covid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>        Elaborazione foto Fl.Ip. Roma Il libro &#8220;Canale Terminale&#8221; (Ed. Cantagalli) di Eleonora Coletta è stato presentato presso la Sala Tatarella della Camera dei Deputati. Eleonora Coletta è avvocato pubblico, professore a contratto di Diritto del lavoro all’Università di Bari. Per quindici anni è stata legale della Asl di Taranto, è Vicepresidente del Comitato Nazionale ‘Vittime Covid e del Comitato ‘Verità e [&#8230;]</p>
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<p><em><strong>        Elaborazione foto Fl.Ip.</strong></em></p>
<p><strong>Roma </strong></p>
<p>Il libro <em><strong>&#8220;Canale Terminale&#8221;</strong></em> (Ed. Cantagalli) di Eleonora Coletta è stato presentato presso la Sala Tatarella della Camera dei Deputati.</p>
<p><strong>Eleonora Coletta</strong> è <strong>avvocato pubblico</strong>, <strong>professore a contratto di Diritto del lavoro</strong> all’<strong>Università di Bari</strong>. Per quindici anni è stata legale<strong> della Asl di Taranto</strong>, è <strong>Vicepresidente</strong> del <strong>Comitato Nazionale ‘Vittime Covid </strong>e del <strong>Comitato ‘Verità e Giustizia vittime Covid Moscati di Taranto – per non dimenticare.</strong></p>
<p>Il testo affronta il tema della verità nella gestione della pandemia da Covid-19 e non solo.</p>
<p>Prendendo spunto da quanto accaduto all’Ospedale oncologico Moscati di Taranto, denuncia con coraggio, girone dopo girone, la realtà atroce e spaventosa della sanità italiana, spesso ormai percepita dai pazienti come un vero e proprio ostacolo alla propria sopravvivenza.</p>
<p>Il libro, oltre a quella dell’autrice, che nel giro di tre giorni ha perso marito e padre, si avvale delle testimonianze di Tina Albanese, Pia Balestra, Angela Cortese, Antonella Dandolo, Antonio Del Sole, Paola Regina, Donato Ricci, Venere Rotelli, Rosanna Valentini e Danilo Minolfo.</p>
<p>Nell’introduzione si legge: “Emblematica l&#8217;espressione che usa il primario di Rianimazione quando, alle 13:00 del 5 marzo 2021, mi chiama per avvisarmi che mio marito, Dario Maniglia, è stato trasferito nel suo reparto: ‘Non doveva arrivare da me’. Confessione? Condanna? Forse la semplice conferma dell’ineluttabile. In quel reparto si va a morire. L’ho contagiato io, mio marito. Sono un avvocato e ho goduto del privilegio di essere tra i primi a vaccinarsi in Puglia: già il 19 febbraio sono prenotata per l’Hub vaccinale. Subito dopo l’iniezione sto male, molto male. Avviso il medico dei sintomi ma non viene attivato nessun controllo. Certa che si tratti degli effetti collaterali del vaccino non mi fermo. Il 23 febbraio sono in Tribunale, non mi reggo in piedi. Dopo due giorni la situazione peggiora e mi viene il sospetto che non sia per causa della vaccinazione, così mi faccio un tampone. Risultato? Positiva al Covid. Avverto immediatamente il presidente del Tribunale, avviso i miei amici: è stata una mia premura (…)  Quello che so di certo è che sono stata io il veicolo di contagio di mio marito, delle nostre figlie, di mio padre e di altri cinque membri della mia famiglia. Io vivrò il resto della mia vita con il senso di colpa per aver portato dentro le mura della mia casa la malattia, ma la responsabilità della morte dei miei cari non è né mia né del Covid, ma di chi non li ha curati. Di chi li ha lasciati morire in condizioni disumane. Perché su nove contagiati del mio nucleo famigliare, i soli due a non essere sopravvissuti sono coloro che sono stati ricoverati (…) Sarà certamente un caso, ma ad oggi le morti simili sono centinaia. Tutti con le stesse caratteristiche e modalità. Questo libro vuole essere la loro voce”.</p>
<p>Mancanza di attrezzature mediche, cartelle cliniche inesistenti, terapie errate; sistemazioni improvvisate e precarie, reparti di fortuna, posti letto «arrangiati in locali che non avrebbero dovuto essere presi nemmeno in considerazione»; bagni inaccessibili o non funzionanti, pazienti abbandonati tra i loro stessi escrementi; parenti che non ricevono notizie dei loro cari per giorni; oggetti scomparsi, smarriti o rubati.</p>
<p>Persone maltrattate psicologicamente, vessate, umiliate, private della propria dignità di malati.</p>
<p>Pazienti sulla via della guarigione, improvvisamente morti a causa di infezioni ospedaliere, spesso antibiotico-resistenti.</p>
<p>Un crudo spaccato di una malasanità tutta italiana di cui, ancora oggi, i cittadini sono vittime.</p>
<p>E “Il dolore di chi resta non conosce tregua, soprattutto di fronte alle numerose domande lasciate senza risposta. Tante, troppe, le morti sospette (…) tra malasanità, disorganizzazione e incompetenza del personale sanitario che si è trovato completamente impreparato di fronte alla seconda ondata dell’emergenza Covid” è quello che ha scritto <strong>Maria Giovanna Maglie</strong> nella Prefazione.</p>
<p>&#8220;È essenziale riflettere su quanto accaduto e sul lavoro che la <strong>Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta</strong> sta svolgendo &#8211; ha precisato<strong> Dario Iaia</strong> &#8211; per fare emergere la verità e rendere giustizia a quanto vissuto dai cittadini.</p>
<p>Durante il suo intervento, ha sottolineato le numerose contraddizioni delle misure restrittive messe in atto.</p>
<p>Da un lato, alcuni reparti dei supermercati erano accessibili, mentre altri venivano bloccati; dai mercati chiusi ai centri commerciali rimasti aperti, fino ai cimiteri interdetti.</p>
<p>Un passaggio del libro ha particolarmente colpito i presenti: la drammatica narrazione di Carmelo, trovato privo di vita su una sedia e ignorato per ore, cadendo a terra durante il suo spostamento.</p>
<p>Eleonora Coletta ha affermato: “Vorrei ringraziare l’on. Iaia per aver dato voce ancora una volta alla richiesta di verità e giustizia che porto avanti con il mio libro. Aver avuto il conforto degli autorevoli membri della Commissione Parlamentare Covid, sen. <strong>Marco Lisei</strong> e on. <strong>Alice Buonguerrieri</strong> nella ricerca della verità, per noi parenti delle vittime Covid ha un significato importante. I nostri cari hanno pagato il prezzo più alto della scellerata gestione della pandemia e meritano rispetto e giustizia. Grazie all’on. <strong>Bignami</strong> perché ha parlato di memoria, perché noi non possiamo dimenticare. Per questo, mi auguro che la Commissione vada avanti fino in fondo”.</p>
<p><strong>Vito Piepoli</strong></p>
<p><strong><em>Giornalista freelance</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/04/IMG_0708.jpg"> </a></em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>The stunning Zeudi Di Palma</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 18:49:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>                                               Elaborazione foto Fl.Ip. London And now on stage on our international magazine there is the young, 24 year old, and stunning Zeudi Di Palma, well known all over the world, Italian girl [&#8230;]</p>
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<p><em><strong>                                               Elaborazione foto Fl.Ip.</strong></em></p>
<p><strong>London</strong></p>
<p>And now on stage on our international magazine there is the young, 24 year old, and stunning <em><strong>Zeudi Di Palma</strong></em>, well known all over the world, Italian girl from Naples, tattoo artist, model, drummer player, ex miss Italy and in our opinion a talent and a screen friendly face.</p>
<p>She is dating the British model and activist <strong>Scarlett J. Plott</strong> and she is an icon on social media and network.</p>
<p>La nostra testata, di origine <strong>americana</strong>, ma molto attenta ai panorami artistici e ai volti in Inghilterra, Italia, Francia e Stati Uniti, da quasi vent’anni segnala sulle proprie colonne volti e talenti interessanti, in particolare citiamo: Serena Rossi, Imman Hamman, , Hailee Steinfel, Jessica Chastain, Pina Turco,, Charlotte Cardin, Eleonore Arnaud, Gaia Messerklinger, Sofia Lesaffre, Louise Labeque, Lake Bell, Barbara Ronchi, Chiara Celotto, Ivana Lotito, Fotinì Peluso, Ludovica Nasti e alcune altre.</p>
<p>Da qualche tempo ci è stata segnalata<strong> Zeudi Di Palma</strong>, giovane non ancora inflazionata, miss Italia, napoletana, con un carattere che non passa inosservato.</p>
<p>Abbiamo fatto le nostre solite verifiche e per quanto riguarda il sottoscritto, in particolare ho visionato alcune clip, non possiedo la televisione e seguo i programmi, a pezzi e in streaming, mentre preferisco andare al cinema e a teatro di persona.</p>
<p>La Di Palma è palesemente molto bella (d’altronde i Mirigliani a Miss Italia non sbagliano mai), ha una altrettanto palese somiglianza stretta con Monica Bellucci quando aveva la sua età. E in più è spigliata, è seguita in tutto il Mondo, in America Latina (Il Brasile in particolare), ma anche in Europa, Stati Uniti e altrove, è una regina assoluta, con performance da record, sui principali social media.</p>
<p>Inoltre, sa stare on stage, come ha dimostrato nel notissimo programma televisivo italiano Rai <strong>&#8216;Belve&#8217;</strong>, gestito da <em><strong>Francesca</strong> <strong>Fagnani</strong></em>, una giornalista di razza che conosce molto bene il suo mestiere.</p>
<p>Ci ha in particolare stupito un dettaglio: abitiamo e conosciamo da decenni Londra e sappiamo che qui si può andare in giro anche nudi e nessuno ti guarda, per esempio abbiamo visto un divo planetario, come Marlon Brando, girare per Oxford Street senza essere avvicinato da nessuno, mentre abbiamo visto Zeudi Di Palma fermata per le strade della metropoli da gruppi di fan che si facevano fotografare con lei e si fermavano a sorridere e parlare.</p>
<p>In più, la ragazza di <strong>Napoli</strong> e di Scampia in particolare ha uno <strong>sguardo</strong> da cinema e televisione, ha occhi e verve per la recitazione, anche se per ora non ha ancora scelto di seguire questa strada.</p>
<p>D’altro canto, in Italia negli ultimi anni, numerose <strong>interpreti</strong>, senza una preparazione specifica, sono diventare ottime <strong>attrici</strong>, basti vedere realtà come L’amica geniale e Mare Fuori.</p>
<p>Per noi, a parere del nostro gruppo di giornalisti e osservatori, Zeudi Di Palma, potrebbe avere un futuro luminoso nel mondo dello spettacolo.</p>
<p>Devo dire, che negli anni anche noi, come tutti, ci siamo sbagliati, ma è in verità accaduto pochissime volte.</p>
<p>In definitiva, continueremo a seguire un po’ questa giovane donna e vedremo, augurandole il <strong>meglio</strong>.</p>
<p><strong>Mauro Pecchenino</strong></p>
<p><strong><em>Editor</em></strong></p>
<p><strong><em>Direttore responsabile</em></strong></p>
<p><strong><em>Giornalista professionista</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un viaggio emozionante nel 2026 artistico italiano</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:22:00 +0000</pubDate>
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<p><em><strong>                                               &#8211; Elaborazione foto Fl.Ip. &#8211;</strong></em></p>
<p>Il 2026 è uno degli anni più <strong>intensi</strong> e affascinanti per il <strong><em>panorama espositivo</em></strong> italiano.</p>
<p>In un contesto in cui <strong>l&#8217;arte contemporanea</strong> e quella <strong>storica</strong> si intrecciano con forza, l&#8217;Italia si conferma laboratorio culturale diffuso, capace di <strong>ospitare</strong> grandi nomi internazionali, riletture critiche del passato e <strong>sperimentazioni</strong> radicali. Le <strong>mostre</strong> in programma non sono semplici eventi: diventano strumenti per leggere il presente, interrogare la memoria collettiva e stimolare un dialogo tra epoche, città e linguaggi espressivi.</p>
<p>Al centro dell&#8217;attenzione globale ci sarà inevitabilmente <strong>Venezia</strong>, con la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale (9 maggio – 22 novembre 2026, preapertura 6-8 maggio). Intitolata In Minor Keys, l&#8217;esposizione porta avanti la visione curatoriale concepita dalla compianta <strong>Koyo Kouoh</strong> (mancata nel 2025), che invita a sintonizzarsi su ‘frequenze minori’: toni intimi, poetici e sensoriali, in contrasto con le narrazioni dominanti. Con padiglioni nazionali, installazioni site-specific, oltre 110 artisti nella mostra centrale e interventi diffusi in città, la <strong>Biennale</strong> trasforma Venezia in una vera mappa concettuale, sensibile alle tensioni artistiche, sociali e politiche del nostro tempo.</p>
<p>Sempre a <strong>Venezia</strong>, le Gallerie dell’Accademia ospitano un evento storico: <strong>Marina Abramović</strong>: <strong>Transforming Energy</strong> (6 maggio – 19 ottobre 2026). È la prima monografica dedicata a <strong>un&#8217;artista</strong> <strong>donna</strong> vivente in uno dei templi assoluti della pittura veneziana. A cura di <strong>Shai Baitel,</strong> la mostra invade sia le sale temporanee che quelle permanenti, creando un cortocircuito potente tra il <strong>corpo</strong> come mezzo espressivo radicale della performance art e la grande tradizione figurativa del passato. Un&#8217;occasione unica per riflettere sul rapporto tra <strong>contemporaneità</strong> ed <strong>eredità</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A <strong>Firenze</strong>, Palazzo Strozzi propone una delle retrospettive più ambiziose dedicate a <strong>Mark Rothko</strong>: Rothko in Florence (14 marzo – 23 agosto 2026), curata da <strong>Christopher Rothko</strong> ed <strong>Elena Geuna</strong>. Oltre 70 opere ripercorrono l&#8217;intera carriera del maestro dell&#8217;Espressionismo astratto, dai primi lavori figurativi ai celebri campi cromatici, con un focus specifico sul legame profondo tra Rothko e Firenze, in particolare con l&#8217;arte del Rinascimento (Fra Angelico in primis).</p>
<p>Il progetto si estende anche al Museo di San Marco e alla Biblioteca Laurenziana, invitando a rileggere l&#8217;astrazione spirituale di Rothko come profondamente connessa all’eredità europea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Roma</strong> torna protagonista con <strong>Bernini e i Barberini</strong> (12 febbraio – 14 giugno 2026) alle Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini, a cura di <strong>Andrea Bacchi</strong> e <strong>Maurizia Cicconi.</strong> La mostra indaga il rapporto cruciale tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini (Papa Urbano VIII), suo primo grande committente, nel contesto della nascita del <strong>Barocco romano</strong>. Tra teatralità, potere papale ed invenzione formale, l&#8217;esposizione offre un&#8217;immersione nel <strong>Seicento</strong> che ha plasmato l&#8217;immaginario <strong>visivo</strong> occidentale, in coincidenza con il <strong>quattrocentesimo anniversario</strong> della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 2026 valorizza però anche le città meno ‘ovvie’ del circuito culturale italiano.</p>
<p>A <strong>Genova</strong>, Palazzo Ducale dedica una grande retrospettiva a <strong>Anton van Dyck</strong> (Van Dyck l’Europeo, 20 marzo – 19 luglio 2026), focalizzata sul periodo formativo in Liguria e sul suo ruolo di pittore europeo tra Anversa, Genova e Londra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A <strong>Bergamo</strong>, l&#8217;Accademia Carrara riunisce i celebri <strong>Tarocchi Colleoni</strong> (27 febbraio – 2 giugno 2026), un evento raro che intreccia storia dell&#8217;arte, simbolismo e cultura medievale-umanistica. <strong>Brescia</strong> celebra con <strong>Liberty. L&#8217;arte dell&#8217;Italia moderna</strong> (Palazzo Martinengo, 24 gennaio – 14 giugno 2026) l&#8217;eleganza e l&#8217;innovazione delle arti decorative tra fine Ottocento e inizio Novecento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A <strong>Bologna</strong>, il MAMbo presenta la prima grande retrospettiva italiana su <strong>John Giorno</strong>, figura chiave della <strong>controcultura newyorkese</strong>, che attraversa sessant&#8217;anni di sperimentazione tra <strong>poesia</strong> performativa, attivismo, poster iconici e collaborazioni leggendarie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel loro insieme, queste <strong>mostre</strong> dipingono un&#8217;Italia culturale vitale e non ripiegata: un Paese che osa accostamenti inediti, <strong>alterna</strong> colossi della storia dell&#8217;arte a voci radicali e contemporanee e invita il pubblico a viaggiare non solo tra città, ma tra idee e tempi diversi.</p>
<p>Il 2026 è l&#8217;anno ideale per <strong>muoversi</strong>, osservare e <strong>riflettere</strong>: perché <strong>l&#8217;arte</strong>, qui e ora, torna a essere spazio di <strong>pensiero profondo,</strong> oltre che di <strong>pura bellezza</strong>.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Giulia Cortese</strong></p>
<p><strong><em>Giornalista</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
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		<title>Cane Zoppo un libro che prende al cuore</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 16:23:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>                                                Elaborazione foto Fl.Ip. ‘Cane Zoppo’ (Clichy Edizioni), un libro originale e sui generis è stato presentato a Francoforte nella honour list di IBBY Italia (International Board on Books for Young people). [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em> <a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0624.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-14783" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0624.jpg" alt="" width="970" height="1338" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0624.jpg 970w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0624-51x70.jpg 51w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0624-768x1059.jpg 768w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0624-217x300.jpg 217w" sizes="auto, (max-width: 970px) 100vw, 970px" /></a></em></strong></p>
<p><em><strong>                                                Elaborazione foto Fl.Ip.</strong></em></p>
<p><strong><em>‘Cane Zoppo’ (Clichy Edizioni),</em></strong><strong> un libro originale e sui generis è stato presentato a Francoforte nella honour list di IBBY Italia (International Board on Books for Young people).</strong></p>
<p><strong>Con una tavola tratta da questo albo, l’illustratrice genovese Giulia Pastorino è entrata nella lista dei 77 autori vincitori della Mostra Illustratori 2025 della Bologna Children&#8217;s Book Fair, scelti dalla giuria su 4.374<em> </em>candidati<em> </em>di 89 paesi e regioni del mondo. </strong></p>
<p>Cane zoppo ci dice quali sono le cose più preziose che possono capitarci tra le mani.</p>
<p>Perché puoi avere tutto l’oro del mondo ma se non hai nessuno che per te si butterebbe tra gli squali, si calerebbe in un vulcano o combatterebbe senza timore persino con un marziano, allora non hai proprio nulla.</p>
<p>Ci sono cose che non si possono comprare e un eroico chihuahua zoppo è senz’altro tra queste.</p>
<p>Una <strong>lettura</strong> divertentissima che mostra ai più <strong>piccoli</strong> i limiti del <strong>materialismo</strong> e del consumismo, con esilaranti tempi comici e illustrazioni irresistibili.</p>
<p>Io ho un sacco di figurine, una collezione di macchinine e mille fantastici dinosauri, ma tu non puoi toccare nessuna di queste cose, sei invidioso? No, per niente, perché io ho un <strong>cane</strong> zoppo…</p>
<p>Un dialogo tra due <strong>bambini</strong> in cui si affronta un sentimento molto diffuso tra i più piccoli, la voglia di primeggiare sugli altri.</p>
<p>Insomma, ci sono cose molto più <strong>importanti</strong> di una collezione preziosa di soldatini, di figurine o di macchinine, gelosamente custodite e intoccabili, cose che non si possono <strong>comprare</strong>, che sono impalpabili quanto <strong>impagabili</strong>.</p>
<p>Sembra una verità ovvia, invece non lo è.</p>
<p>Tanto più se tutti quei beni esibiti da un bimbetto non producono invidia nel suo compagno, tanto più se l’alternativa a fare la vera felicità e ad appagare ogni desiderio è un misero cane zoppo.</p>
<p>Un cane zoppo, è un amico che vale più di un tesoro.</p>
<p>È proprio lui <strong>l’amico</strong> a quattro zampe un po’ sgarrupato che si inserisce in un tipico dialogo tra bambini in cui ognuno la spara più grossa.</p>
<p>Ma qui non c’è partita tra il possedere cose e vantare un <strong>amico</strong>.</p>
<p>Quindi a dar man forte al piccolo protagonista un irresistibile antieroe, un bislacco cane che, con la sua <strong>generosità</strong> e la sua bizzarria, suscita le invidie di chi non lo può comprare.</p>
<p>Una spassosa lettura per insegnare ai bambini l’importanza della <strong>cura</strong> reciproca contro la <strong>futilità</strong> dei beni materiali, un valore da coltivare capace di proteggerci da ogni prepotenza e sopraffazione.</p>
<p><strong>Marisa Vestita</strong> e <strong>Giulia Pastorino</strong>, con il loro <strong>libro</strong>, riescono con l’ironia delle parole e delle immagini a regalare ai piccolissimi lettori suggestioni che nessuno spiegone può <strong>eguagliare</strong>.</p>
<p><strong>Marisa Vestita</strong><em>,</em> nasce a Taranto e dimostra da sempre un amore smisurato per tutto ciò che è il mondo dell’immagine, fin da piccola ha le idee chiare: nella vita vuole disegnare.</p>
<p>Frequenta il corso di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce e, negli stessi anni, frequenta corsi e stage di scenografia e di fumetto.</p>
<p>Da sempre <strong>curiosa</strong> di tutto ciò che gira attorno al mondo dell’illustrazione, si trasferisce a Milano dove lavora con le riviste “Gioia” e “Grazia” e, per un breve tempo, anche con “Linus”.</p>
<p>Frequenta corsi di illustrazione con i più grandi nomi del panorama nazionale e internazionale e scopre l’illustrazione per <strong>l’infanzia</strong>.</p>
<p>Sposta totalmente la sua visione sull’editoria per l’infanzia e successivamente collabora alla realizzazione di giochi, puzzle, libri scolastici, albi illustrati e cartonati.</p>
<p>Nel corso degli anni lavora, sia come autrice, sia come illustratrice, con le maggiori case editrici italiane.</p>
<p>Tra i suoi clienti c’è Clichy, Gribaudo, Giunti, Rusconi, Eli La Spiga e altri.</p>
<p>I suoi libri sono tradotti e pubblicati in diverse lingue e tra una pausa e l’altra ha illustrato i taccuini del National Geographic.</p>
<p>Da qualche anno scrive anche storie, oggi vive e lavora con i suoi tre gatti a <strong>Taranto</strong>, la sua città natale.</p>
<p><strong>Vito Piepoli</strong></p>
<p><strong><em>Giornalista freelance</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Vanni Codeluppi e la Megamodernità</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 17:07:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>                                                        Elaborazione foto Fl.Ip. London Sociology and Sociology of Consumption are well known and researched in the UK. British Authors, such as Alan Warde and Mike Featherstone and [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong> <a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0588.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-14778" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0588.jpg" alt="" width="589" height="657" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0588.jpg 589w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0588-63x70.jpg 63w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/03/IMG_0588-269x300.jpg 269w" sizes="auto, (max-width: 589px) 100vw, 589px" /></a></strong></p>
<p><em><strong>                                                        Elaborazione foto Fl.Ip.</strong></em></p>
<p><strong>London</strong></p>
<p>Sociology and <strong>Sociology of Consumption</strong> are well known and researched in the <strong>UK</strong>.</p>
<p>British Authors, such as Alan Warde and Mike Featherstone and Joel Stillerman in the USA are real examples of a worldwide presence in universities and practice fields.</p>
<p>In Italy the leading representative in the sector is <strong><em>Vanni Codeluppi</em></strong>, an author also appreciated in the UK, and in this article we review his latest book in Italian.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Megamodernità</em></strong> (Laterza, 2026) è l’ultimo saggio di <strong>Vanni Codeluppi,</strong> Professore ordinario di Sociologia dei Consumi <strong>all’Università di Modena e Reggio Emilia</strong>, dopo un lungo periodo alla IULM di Milano.</p>
<p>I nostri <strong>Lettori</strong> sanno quanto il nostro <strong>magazine</strong> sia allergico ai libri universitari italiani, al 90% un’accozzaglia di copia incolla, senza nessuna idea o stimolo, utili solo agli <strong>studenti</strong> per superare <strong>l’esame</strong> e that’s it.</p>
<p>Nel caso di Codeluppi facciamo una delle nostre rare <strong>eccezioni</strong>, perché lo conosciamo da tanti anni, alcuni decenni per la precisione e conosciamo la sua <strong>serietà</strong> e concretezza di <strong>studioso</strong>, che scrive i suoi <strong>saggi</strong> cercando sempre di condurre in progress i suoi studi e le sue teorie, <strong>confrontandosi</strong> con altri studiosi attivi fuori dai confini italiani.</p>
<p>L’autore nella sua carriera ha <strong>pubblicato</strong> svariati saggi e, alcuni in particolare, citiamo Lo spettacolo della merce (Bompiani), La vetrinizzazione sociale (Bollati Boringhieri), Il divismo (Carocci) costituiscono un punto di <strong>riferimento</strong> per la Sociologia dei Consumi e non sono testi solo d’esami, ma libri di studio, ricerca e anche di <strong>scoperta</strong>.</p>
<p>Nel suo ultimo <strong>lavoro</strong> l’autore riprende molti dei suoi <strong>item</strong> di riferimento, come lo shopping, la vetrinizzazione, la vita in vetrina, i punti vendita, i mall, il corpo in vetrina e altri e, da qui, analizza <strong>l’evoluzione</strong> della società e della vita, alla luce soprattutto delle <strong>novità</strong> portate dalla tecnologia e dalle modernità e che appaiono <strong>schiave</strong> di una crescente <strong>velocità</strong>, di una <strong>fretta</strong> che non è quasi mai positiva e che <strong>travolge</strong> tutto.</p>
<p>I <strong>dettagli</strong>, quelle che un tempo qualcuno chiamava, scioccamente, <strong>minuzie</strong> vengono sorpassati come cose inutili e perditempo. Pertanto la modernità si <strong>trasforma</strong> e non sempre in senso positivo e <strong>utile</strong>.</p>
<p>Codeluppi non prende una posizione netta, fa capire il suo <strong>pensiero</strong>, suggerisce, fa intuire.</p>
<p>In ogni caso, il <strong>libro</strong> fa un passo avanti nei suoi <strong>studi</strong> e si legge con <strong>interesse</strong>, nonostante una mancanza di <strong>ritmo</strong> nella scrittura che è quasi sempre la caratteristica di alcuni saggi, pur validi, come è questo.</p>
<p>In definitiva, un <strong>libro</strong> non da comodino, ma che ci porta nel mondo di oggi e ci fa <strong>riflettere</strong> sulle sue priorità e su quanto a volte la <strong>slow life</strong> sia un momento ideale per riflettere e godere.</p>
<p><strong>Mauro Pecchenino</strong></p>
<p><strong><em>Giornalista professionista</em></strong></p>
<p><strong><em>Direttore responsabile</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.flipmagazine.eu/vanni-codeluppi-e-la-megamodernita/">Vanni Codeluppi e la Megamodernità</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.flipmagazine.eu">Flipmagazine</a>.</p>
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		<title>Al Mandic sorriso e assistenza</title>
		<link>https://www.flipmagazine.eu/al-mandic-sorriso-e-assistenza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 16:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>                                                                          &#8211; Elaborazione foto Fl. Ip. &#8211; Merate Dopo una caduta nel Parco della Valle del Curone, nel corso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong> <a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0181.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-14775" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0181.jpg" alt="" width="591" height="381" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0181.jpg 591w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0181-70x45.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0181-465x300.jpg 465w" sizes="auto, (max-width: 591px) 100vw, 591px" /></a></strong></p>
<p><em><strong>                                                                          &#8211; Elaborazione foto Fl. Ip. &#8211;</strong></em></p>
<p><strong>Merate</strong></p>
<p>Dopo una caduta nel Parco della Valle del Curone, nel corso di un allenamento di running, sono stato assistito da il <strong>personale</strong> dell’ambulanza che mi ha portato al Pronto soccorso <strong><em>dell’Ospedale Mandic</em></strong> di Merate.</p>
<p>Poi, per completare i controlli che non effettuavo da qualche tempo, sono stato alcuni giorni ospite del Reparto cardiologia nello stesso ospedale, diretto da <strong>Stefano Maggiolini.</strong></p>
<p>Tutti gli esami e approfondimenti hanno avuto un esito soddisfacente e desidero, su queste <strong>colonne</strong>, ringraziare il lavoro svolto da tutto il <strong>personale sanitario</strong> e la loro <strong>capacità</strong> di creare un ambiente disteso e positivo, in un periodo in cui la <strong>sanità italiana</strong> è spesso sotto il mirino delle critiche più variegate.</p>
<p>Ho trovato un ospedale con una buona <strong>organizzazione</strong> generale e un buon affiatamento tra i vari <strong>settori</strong> e, soprattutto, un’atmosfera mai tesa che permette di far scorrere le giornate con uno spirito di serenità.</p>
<p>Gli <strong>ambienti</strong> <strong>puliti</strong> e sempre sotto controllo del <strong>personale</strong>, la rapidità ed efficienza dei <strong>servizi</strong> interni, i pasti gradevoli e, su tutto, un personale infermieristico, coordinato con attenzione da <strong>Chiara Cighetti</strong>, che sa sorridere e utilizza la gentilezza come habitus quotidiano, <strong>completano</strong> un quadro di positività che ci ha ben impressionato.</p>
<p>Non abbiamo <strong>un’esperienza</strong> intensa di frequentazione ospedaliera e una <strong>tensione</strong> di base diventa pertanto, per noi, un <strong>approccio</strong> naturale alle cure. Al Mandic abbiamo trovato un ambiente che ci ha <strong>rasserenato</strong> e aiutato.</p>
<p>Come è nello <strong>stile</strong> e <strong>abitudine</strong> del nostro <strong>giornale</strong>, facciamo queste affermazioni in assoluta <strong>libertà</strong>, per <strong>scelta</strong> personale e per <strong>focalizzare</strong> un momento particolare della vita di ciascuno di noi, che può essere sinonimo di disagio e <strong>turbamento</strong>.</p>
<p><strong>Mauro Pecchenino</strong></p>
<p><strong><em>Direttore responsabile</em></strong></p>
<p><strong><em>Giornalista professionista</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’amore attraverso il linguaggio dell’Arte</title>
		<link>https://www.flipmagazine.eu/lamore-attraverso-il-linguaggio-dellarte/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 15:32:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Roma Al Castello Orsini di Castel Madama (RM), al via la 5° edizione della mostra Amare con Arte, dal 14 al 21 febbraio. Nel cuore del Lazio, a pochi chilometri da Roma, sorge il Castello Orsini di Castel Madama, uno dei gioielli più affascinanti dell’Italia rinascimentale, uno scrigno di cultura, tradizione e accoglienza. Questo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_14772" style="width: 728px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0532.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-14772" class="size-full wp-image-14772" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0532.jpg" alt="" width="718" height="496" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0532.jpg 718w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0532-70x48.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0532-434x300.jpg 434w" sizes="auto, (max-width: 718px) 100vw, 718px" /></a><p id="caption-attachment-14772" class="wp-caption-text"><em><strong>                             &#8211; Elaborazione foto Fl.Ip. &#8211;</strong></em></p></div>
<p><strong>Roma</strong></p>
<p>Al <strong>Castello Orsini di Castel Madama (RM),</strong> al via la 5° edizione della mostra <strong><em>Amare con</em> <em>Arte</em></strong>, dal 14 al 21 febbraio.</p>
<p>Nel cuore del Lazio, a pochi chilometri da Roma, sorge il Castello Orsini di Castel Madama, uno dei gioielli più affascinanti dell’Italia <strong>rinascimentale</strong>, uno scrigno di cultura, tradizione e accoglienza.</p>
<p>Questo luogo, un tempo dimora della potente famiglia Orsini, conserva ancora intatto il suo fascino nobile e misterioso.</p>
<p>Attraverso i saloni affrescati, le scale monumentali, le stanze nobiliari e le terrazze panoramiche, ci si può immergere in un viaggio affascinante tra <strong>arte</strong>, potere e bellezza.</p>
<p>Attraverso i linguaggi artistici differenti della <strong>pittura</strong>, scultura, <strong>fotografia</strong> e tecniche miste, le opere offriranno una riflessione intensa sui <strong>legami</strong> che uniscono gli individui oltre ogni barriera culturale, generazionale e sociale.</p>
<p><strong>Il tema dell’amore</strong>, filo conduttore dell’intera esposizione, viene esplorato nelle sue molteplici e profonde sfaccettature: amore romantico e passionale, amore familiare e genitoriale, amore per l’umanità, per la <strong>natura</strong> e per la propria terra, fino all’amore per sé stessi, quale espressione di consapevolezza, crescita personale e <strong>rinascita interiore</strong>.</p>
<p>L’arte diventa così un mezzo privilegiato per trasformare <strong>emozioni</strong> intime in messaggi universali, capaci di generare dialogo, empatia e condivisione.</p>
<p>In un tempo in cui il dialogo, la solidarietà e l’empatia rappresentano <strong>elementi fondamentali</strong> per la coesione sociale, la mostra intende riaffermare il potere trasformativo dell’amore, non solo come sentimento privato, ma come <strong>forza</strong> generatrice di <strong>cultura</strong>, rispetto e bellezza condivisa.</p>
<p>L’evento è organizzato dall’<strong>Associazione Culturale Art Global</strong>, a cura di <strong>Angiolina Marchese</strong>, in collaborazione con la <strong>Art Curator Rosanna Vetturini</strong>, con il patrocinio del Comune di Castel Madama.</p>
<p>La manifestazione riunisce artisti provenienti da tutta Italia, selezionati per la qualità, l’originalità e la forza espressiva delle loro opere, tutte accomunate dal tema dell’amore declinato nelle sue infinite sfumature.</p>
<p>Amare con Arte si conferma come un appuntamento culturale di rilievo, capace di coniugare arte, emozione e impegno sociale, offrendo al pubblico un’importante occasione di incontro e riflessione attraverso il linguaggio universale dell’arte.</p>
<p><strong>Vito Piepoli</strong></p>
<p><strong><em>Giornalista freelance</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Mauro Pecchenino et son analyse de l’etre humain</title>
		<link>https://www.flipmagazine.eu/mauro-pecchenino-et-son-analyse-de-letre-humain/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 10:43:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  &#160; Mohammedia La vie se déroule Dans la vie Vivre travailler aimer Aimer beaucoup C’est la musique Avec le temps Le silence se fait Etre seul est la routine Mais la solitude C’est aussi la vie Etre seul c’est liberté De vivre et de penser Oui c’est la vie toujours (La Porta Nera, 2025) [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_14769" style="width: 825px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0524.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-14769" class="size-full wp-image-14769" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0524.jpg" alt="" width="815" height="709" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0524.jpg 815w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0524-70x61.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0524-768x668.jpg 768w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0524-345x300.jpg 345w" sizes="auto, (max-width: 815px) 100vw, 815px" /></a><p id="caption-attachment-14769" class="wp-caption-text">                                 <em><strong>    &#8211; Traitement de l&#8217;image Fl.Ip. &#8211;</strong></em></p></div>
<p><strong>Mohammedia</strong></p>
<p><strong><em>La vie se déroule</em></strong></p>
<p>Dans la vie</p>
<p>Vivre travailler aimer</p>
<p>Aimer beaucoup</p>
<p>C’est la musique</p>
<p>Avec le temps</p>
<p>Le silence se fait</p>
<p>Etre seul est la routine</p>
<p>Mais la solitude</p>
<p>C’est aussi la vie</p>
<p>Etre seul c’est liberté</p>
<p>De vivre et de penser</p>
<p>Oui c’est la vie toujours</p>
<p>(La Porta Nera, 2025)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Je connaissais le <strong><em>Mauro Pecchenino</em></strong> écrivain d’Etudes Sociales, je le connaissais Romancier et je le découvre, avec le meme plaisir, Poète.</p>
<p>Dans ce Poème, <strong>‘La vie se déroule’,</strong> j’y retrouve, en quelques lignes, son <strong>analyse</strong> parfait de l’etre humain, dans ce <strong>monde</strong> bouleversé, où les schémas classiques ont disparus et où chacun se cherche et se trouve.</p>
<p>Très belle <strong>écriture</strong>, très <strong>directe</strong>, très fine, et qui atteint son <strong>But</strong>: il nous <strong>touche</strong>, là où ça fait mal.</p>
<p><strong>Paul Louis Cittadini</strong></p>
<p><strong><em>Creator digitale, Président d’Honneur à Vie de la CCI au Maroc</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Brel! Al Bobino uno spettacolo indimenticabile</title>
		<link>https://www.flipmagazine.eu/brel-al-bobino-uno-spettacolo-indimenticabile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2026 15:48:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Paris J’ai vu au Bobino le spectacle ‘Brel!’, avec le chanteur et comedien belge Olivier Laurent. Un grand spectacle, un bouleversant homage à l’artiste Jacques Brel. Un concert vibrant dans le mood de Jacques. Olivier Laurent donne un tourbillon d’emotions entre l’amour pour la poésie et la musique. Le Bobino, du nom d’un clown [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_14765" style="width: 820px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0517.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-14765" class="size-full wp-image-14765" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0517.jpg" alt="" width="810" height="628" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0517.jpg 810w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0517-70x54.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0517-768x595.jpg 768w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0517-387x300.jpg 387w" sizes="auto, (max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a><p id="caption-attachment-14765" class="wp-caption-text"><em><strong>                              Olivier Laurent in scena &#8211; Foto FlipMagazine</strong></em></p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Paris</strong></p>
<p>J’ai vu au <strong><em>Bobino</em></strong> le spectacle ‘Brel!’, avec le chanteur et comedien belge <strong><em>Olivier Laurent</em></strong>.</p>
<p>Un grand <strong>spectacle</strong>, un bouleversant homage à l’artiste <strong><em>Jacques Brel</em></strong>.</p>
<p>Un concert vibrant dans le mood de Jacques. Olivier Laurent donne un tourbillon <strong>d’emotions</strong> entre l’amour pour la <strong>poésie</strong> et la <strong>musique</strong>.</p>
<p><strong>Le Bobino</strong>, du nom d’un clown du XIX siècle, dans le quartier du <strong>Montparnasse</strong> est un music hall très important, avec plus ou moin 900 places.</p>
<p>Al Bobino si sono esibiti i più importanti e celebrati artisti della scena francese e mondiale.</p>
<p>Fior da fiore citiamo: <strong>Joséphine Baker</strong>, Georges Brassens, Dalida, Léo Ferré, <strong>Juliette Gréco,</strong> <strong>Edith</strong> <strong>Piaf</strong>, Régine, Michel Fugain, <strong>Amy Winehouse</strong>.</p>
<p>Brel! é uno spettacolo che <strong>coinvolge</strong> tutti, ma in particolare rapisce chi è legato ai brani <strong>creati</strong> dall’Artista belga, naturalizzato francese e si ritrova nella sua <strong>atmosfera</strong>, nel versante più <strong>teatrale</strong>, dove canto, musica e <strong>recitazione</strong> diventano un tutt’uno <strong>inimitabile</strong> e indimenticabile.</p>
<p>Olivier Laurent, accompagnato da <strong>musicisti</strong> che non sbagliano un colpo,  rivive i <strong>capolavori</strong> di Brel con la voce e con tutto il corpo, aggiungendovi la sua <strong>anima</strong> di artista internazionale.</p>
<p>Da <strong>Ne me quitte pas</strong> a <strong>La chanson des vieux amants,</strong> La valse a mille temps, <strong>Quand on n’a que</strong> <strong>l’amour</strong>, Vesoul, Amsterdam, <strong>Les</strong> <strong>vieux</strong>, Voir un ami pleurer, Laurent entra nella <strong>poetica</strong> e nell‘atmosfera del <strong>racconto</strong> in musica di Brel e che pochi altri <strong>artisti</strong> al mondo sono riusciti a lasciarci, come <strong>eredità</strong> imprescindibile.</p>
<p>E così, con stile, il <strong>recital</strong> conquista il <strong>pubblico</strong> che affolla il teatro e la commozione, ma anche <strong>l’allegria</strong> hanno il sopravvento, in una serata di <strong>cultura</strong> e intrattenimento senza pari.</p>
<p><strong>Mauro Pecchenino</strong></p>
<p><strong><em>Direttore responsabile</em></strong></p>
<p><strong><em>Giornalista professionista</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ecco il Premio Parola d’Oro</title>
		<link>https://www.flipmagazine.eu/ecco-il-premio-parola-doro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 16:26:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio David]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Parola d’Oro]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>                                               Alcuni premiati  &#8211; Elaborazione foto Fl.Ip. &#8211; Roma La II Edizione del Premio Parola d’Oro è stata celebrata presso la Sala Tirreno della Regione Lazio, confermandosi un appuntamento di rilievo dedicato alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0496.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-14760" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0496.jpg" alt="" width="444" height="316" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0496.jpg 444w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0496-70x50.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0496-422x300.jpg 422w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0496-120x85.jpg 120w" sizes="auto, (max-width: 444px) 100vw, 444px" /></a></p>
<p><em><strong>                                               Alcuni premiati  &#8211; Elaborazione foto Fl.Ip. &#8211;</strong></em></p>
<p><strong>Roma</strong></p>
<p>La II Edizione del <strong><em>Premio Parola d’Oro</em></strong> è stata celebrata presso la Sala Tirreno della Regione Lazio, confermandosi un appuntamento di rilievo dedicato alla promozione della comunicazione positiva, etica, empatica e costruttiva.</p>
<p>Il Premio Parola d’Oro nasce con <strong>l’obiettivo</strong> di valorizzare personalità del mondo culturale, istituzionale, artistico e sociale che, attraverso il <strong>linguaggio</strong> e il proprio esempio, contribuiscono alla diffusione di valori di rispetto, inclusione e responsabilità collettiva.</p>
<p>Ideato da <strong>Claudio David</strong> e organizzato dalla Red Fashion Talent Agency, il riconoscimento valorizza l&#8217;uso del linguaggio come strumento di coesione sociale, con premi assegnati a varie <strong>personalità</strong> del giornalismo, dello spettacolo e della cultura.</p>
<p>Nel panorama dello spettacolo italiano, il nome di Claudio David non è nuovo: showman poliedrico, scrittore e grande talent scout, ha saputo guadagnarsi la fiducia del pubblico grazie al suo carisma e a un innato istinto nel riconoscere e premiare i talenti.</p>
<p>“Ciascuna parola che pronunciamo ha il potere di plasmare il mondo che ci circonda. Scegliamo, dunque, con cura e consapevolezza, di tessere con le nostre parole un tessuto di comunicazione positiva e costruttiva, capace di illuminare le menti e di ispirare i cuori” ha affermato David.</p>
<p>Questo premio mira a onorare coloro che arricchiscono l&#8217;ambiente circostante con la luce delle parole preziose, sane e di buon senso, che non solo ispirano, ma anche elevano gli altri.</p>
<p>Tra i momenti di particolare <strong>rilievo</strong>, il premio a S.E. Abdulla Alsubousi, Ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Italia ed al Consigliere Khalid AlJarman, che hanno evidenziato l’importanza del dialogo <strong>interculturale</strong> e della cooperazione tra i popoli come strumenti fondamentali per la costruzione della pace.</p>
<p>L’evento è stato arricchito dalla mostra d’arte ‘Immagini come parole’, curata da <strong>Vinicio Prizia,</strong> che ha proposto un percorso visivo dedicato al valore espressivo dell’immagine come forma di comunicazione universale.</p>
<p>Particolarmente emozionanti sono stati i momenti performativi della serata.</p>
<p><strong>Alex De Vito</strong> ha interpretato l’Inno di Mameli e il brano “Stringimi forte”, regalando al pubblico un’intensa partecipazione emotiva, mentre <strong>Irene De Arcangelis</strong> ha portato in scena il monologo ‘Il volume del mondo’, scritto da Claudio David, offrendo un momento di profonda riflessione sul valore della parola e della comunicazione.</p>
<p>Il Premio Parola d’Oro si conferma così non solo come riconoscimento simbolico, ma come progetto culturale volto a promuovere una comunicazione capace di unire, ispirare e costruire ponti tra persone, generazioni e culture diverse.</p>
<p>Che questo premio sia un incoraggiamento per tutti ad usare le parole con consapevolezza e responsabilità, per creare un mondo migliore.</p>
<p><strong>Vito Piepoli</strong></p>
<p><strong><em>Giornalista Freelance</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Serge Gainsbourg parole e musica di un artista che vive</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 17:04:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Un riflesso di Serge Gainsbourg e Mauro Pecchenino &#8211; Foto FlipMagazine  Parigi Siamo riusciti a trovare il tempo necessario per andare a salutare la memoria di Serge Gainsbourg (pseudonino di Lucien Ginsburg) nella casa dove ha vissuto gli ultimi anni della sua vita, in rue de Verneuil. Per scelta della figlia, la fascinosa Charlotte, [&#8230;]</p>
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<p><strong><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0365.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-14757" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0365.jpeg" alt="" width="626" height="640" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0365.jpeg 626w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0365-68x70.jpeg 68w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0365-293x300.jpeg 293w" sizes="auto, (max-width: 626px) 100vw, 626px" /></a></strong><strong><em>Un riflesso di Serge Gainsbourg e Mauro Pecchenino &#8211; Foto FlipMagazine </em></strong></p>
<p><strong>Parigi</strong></p>
<p>Siamo riusciti a trovare il tempo necessario per andare a salutare la memoria di <strong><em>Serge Gainsbourg</em></strong> (pseudonino di Lucien Ginsburg) nella <strong>casa</strong> dove ha vissuto gli ultimi anni della sua vita, in<strong> rue de Verneuil.</strong></p>
<p>Per scelta della figlia, la fascinosa <strong>Charlotte</strong>, la casa è rimasta uguale, intoccata dal decesso del padre e dalla parte opposta della strada nel cuore del <strong>Quartier Latino,</strong> dove abitava un’altra icona della cultura francese <strong>Juliette Gréco,</strong> è nata una galleria museo, dove ci sono i ricordi <strong>artistici</strong> su e di Serge.</p>
<p>Serge Gainsbourg è stato uno degli <strong>artisti</strong> più interessanti del panorama musicale e poetico degli anni dal Sessanta all’Ottanta in Francia. E’ stato un artista maudit, legato all’alcool, alle Gitanes, che lo hanno portato alla morte appena <strong>sessantenne</strong>.</p>
<p>Abbiamo conosciuto Serge alla metà degli anni Ottanta in una galleria d’arte di <strong>Saint Germain</strong> e era quasi sempre alterato dall’alcool che lo portava, a detta di molti, ad essere sempre scontroso e a tratti violento. La sua <strong>Maison</strong> è il suo ritratto: un’estetica a tratti cupa e chiusa, una continua ricerca <strong>dell’amore</strong> e della <strong>donna</strong>, una facilità di cantare <strong>l’amore</strong> con una straordinaria sensibilità d’artista.</p>
<p>Serge era anche <strong>pittore</strong>, con la stessa creatività che usciva dai suoi brani musicali e non.</p>
<p>Abbiamo amato molto Gainsbourg e la sua <strong>poetica</strong>.  E’ stupefacente vedere gli angoli della casa dove ha vissuto, amato, scritto, fumato, bevuto fino alla distruzione. Fa venire i <strong>brividi</strong>, <strong>emoziona</strong>.</p>
<p>Le cicche nel posacenere, i bicchieri e le bottiglie che dominano parte della casa fanno pensare alla sua <strong>ricomparsa</strong>, da un momento all’altro, per cantarci l’immortale <strong>La Javanaise </strong>o il commerciale ma indimenticabile <strong>Je t’aime moi non plus</strong>, cantato insieme alla sua compagna, il mito panculturale anglo francese <strong><em>Jane Birkin</em></strong>.</p>
<p>In ogni modo, qui in rue de Verneuil Serge <strong>vive</strong>.</p>
<p><strong>Mauro Pecchenino</strong></p>
<p><strong><em>Direttore responsabile</em></strong></p>
<p><strong><em>Giornalista professionista</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Musica e parole per ricordare chi è morto di salute</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jan 2026 14:49:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>                                                                 &#8211; Elaborazione foto Fl.Ip. &#8211; Scandicci Domani alle 17, presso l’Abbazia di San Salvatore e San Lorenzo a Settimo di Scandicci (Fi), ad [&#8230;]</p>
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<p><strong>                                                                 &#8211; Elaborazione foto Fl.Ip. &#8211;</strong></p>
<p><strong>Scandicci</strong></p>
<p><strong>Domani</strong> alle 17, presso<em><strong> l’Abbazia di San Salvatore e San Lorenzo</strong></em> a Settimo di Scandicci (Fi), ad ingresso libero, prende vita la <strong>conferenza  concerto</strong> <strong>“La cura negata”</strong>, in memoria delle vittime della sanità.</p>
<p>L’Abbazia di S. Salvatore e S. Lorenzo a Settimo alle porte di Firenze in riva d’Arno, <strong>fondata</strong> nel X secolo, è in ogni aspetto, un documento completo della Civiltà Monastica, che è stata la vera anima e l’identità dell’Europa nei secoli del Medioevo e del Rinascimento.</p>
<p>Con la presenza dei Vallombrosani e dei Cistercensi, che ne fecero un presidio di libertà e di armonia, divenne custode per la forza dello spirito dei migliori frutti della nostra storia.</p>
<p>In apertura dell’evento è previsto il saluto di <strong>don Carlo Maurizi</strong>, abate della Badia a Settimo, che ha accolto la proposta di <strong>A.N.Te.Co. l’Associazione Nazionale Teatri Consapevoli</strong>.</p>
<p>“Uno speciale evento di testimonianza accorata, una finestra su quell’ostello di dolore che, come Dante incise nella sua opera somma, troppe volte è e ridiventa l’Italia. Un <strong>Paese</strong> troppo spesso ostaggio di una “Mala” e dei suoi servi gaglioffi, Mala sanità e Mala industria”,  ha riferito don Carlo Maurizi per andare oltre l’indifferenza, alludendo in particolare alle nefaste acciaierie dell’Ilva e all’esclusivo lucro miliardario dei non-vaccini Covid.</p>
<p>A.N.Te.Co. l’Associazione Nazionale Teatri Consapevoli organizzatrice dell’evento, il cui presidente è <strong>Maurizio Rossi</strong>, ex artista del <strong>Coro del Teatro dell&#8217;Opera di Roma</strong>, è nata nel maggio 2021 per sostenere i lavoratori dei teatri, delle istituzioni musicali e dei conservatori nel difficile periodo dell’emergenza sanitaria.</p>
<p>Svolge attività di informazione e organizza iniziative artistiche coniugandole con tematiche sociali e ambientali, con la difesa della salute e dei diritti umani.</p>
<p>L’associazione è consapevole della Forza evocativa e pedagogica proveniente dalla Musica, dal Canto e dalla Poesia e, in genere, da tutte le Arti, risorse irrinunciabili per migliorare la qualità della nostra esistenza e aiuto indispensabile per la convivenza civile.</p>
<p>Il programma dell’evento prevede l’esecuzione del 4° e 5° movimento dal quartetto n.8 in do minore Op. 110 di Dmitrij Sostakovic, da parte del <strong>Quartetto d’archi</strong> formato da <strong>Angela Asioli</strong> e <strong>Francesco Di Cuonzo</strong>, violini, <strong>Chiara Foletto</strong>, viola e <strong>Giovanni Simeone</strong>, violoncello.</p>
<p>Successivamente l’avvocato <strong>Eleonora Coletta</strong>, vedova di malasanità, presenterà il suo libro <strong>“Canale Terminale”</strong>, con la prefazione di <strong>Maria Giovanna Maglie</strong>, Edizioni Cantagalli di Siena, che descrive le condizioni di degenza di molti pazienti nell’ospedale Giuseppe Moscati di <strong>Taranto</strong>, compresi suo <strong>padre</strong> e suo <strong>marito</strong>, poi deceduti a causa dei protocolli sanitari, del resto adottati in tutti i nosocomi italiani, durante l’emergenza sanitaria dovuta al Covid.</p>
<p>Il marito di 56 anni, in buona salute, è <strong>morto</strong> &#8220;per una TAC negata che avrebbe rivelato un pneumotorace causato da una cattiva gestione dell’ossigeno&#8221;, e il padre di 74 anni, diventato sulle cartelle cliniche un ‘anziano’ di 84 anni, malgrado fosse in salute.</p>
<p>“Mio marito è morto il 16 marzo, mio padre è morto il 18. Durante la cerimonia funebre di mio marito mi hanno avvisata che era morto mio padre” sono le sue parole.</p>
<p>Ricordiamo che Eleonora Coletta, consigliera dell’Ordine degli Avvocati di Taranto è stata per 15 anni legale della Asl. È Vicepresidente del Comitato <strong>“Verità e Giustizia vittime Covid Moscati di Taranto – per non dimenticare”</strong> e Vice Presidente del <strong>Comitato Nazionale familiari vittime “covid”</strong> .</p>
<p>Dopo il dibattito la conferenza-concerto si concluderà con le interpretazioni del prestigioso tenore <strong>Fabio Armiliato</strong>, accompagnato al pianoforte dal M° <strong>Angelo Inglese</strong>, Compositore e Direttore D&#8217;Orchestra e della violoncellista e figlia d’arte <strong>Manuela Inglese</strong>, con musiche di Stradella, Puccini, Tosti, Inglese, Rachmaninov, Gounod.</p>
<p><strong>Vito Piepoli</strong></p>
<p><strong><em>Giornalista freelance</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il bacio da sfogliare – CONSIGLIO DI LETTURA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 15:28:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consiglio di Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Le rubriche di flip]]></category>
		<category><![CDATA[bacio]]></category>
		<category><![CDATA[Cinquesensi Editore]]></category>
		<category><![CDATA[Il bacio da sfogliare]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Guidantoni]]></category>
		<category><![CDATA[lucca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>                                                                &#8211; Elaborazione foto Fl.Ip. &#8211; Dobbiamo fare una doverosa premessa, anche perché molti Lettori ci hanno chiesto le motivazioni della mancanza di recensioni, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0470.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-14751" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0470.jpeg" alt="" width="640" height="601" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0470.jpeg 640w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0470-70x66.jpeg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0470-319x300.jpeg 319w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p><em><strong>                                                                &#8211; Elaborazione foto Fl.Ip. &#8211;</strong></em></p>
<p>Dobbiamo fare una doverosa <strong>premessa</strong>, anche perché molti <strong>Lettori</strong> ci hanno chiesto le motivazioni della mancanza di recensioni, da circa tre anni, in questa <strong>rubrica</strong> dedicata e riservata ai <strong>libri</strong>.</p>
<p>Chi ci legge lo sa, il nostro è un <strong>giornale</strong> che consiglia libri, spettacoli, ristoranti, alberghi in assoluta libertà, <strong>scegliendo</strong> cosa ci <strong>piace</strong> e raccontandolo ai nostri Lettori.</p>
<p>E anche per questo riceviamo tanto <strong>materiale</strong>. Selezioniamo e <strong>analizziamo</strong> tutto, poi decidiamo su cosa e chi <strong>scrivere</strong>, senza nulla chiedere. Per quanto riguarda i <strong>libri</strong>, in particolare, riceviamo di tutto: dalle Case editrici, dagli autori, dalle università, dalle aziende.</p>
<p>In questi ultimi <strong>tre</strong> anni abbiamo ricevuto solo materiale <strong><em>scadente</em></strong>, <strong><em>ripetitivo</em></strong> (dalle università in particolare) che <strong>non</strong> ci è piaciuto e non abbiamo scritto nulla nella <strong>rubrica</strong> specifica. Abbiamo pubblicato solo qualche <strong>recensione</strong> che definirei di genere, in altre <strong>sezioni</strong> del giornale e that’s it.</p>
<p>Abbiamo poi ricevuto <strong><em>‘Il bacio da sfogliare’</em></strong> (Cinquesensi Editore, 2025) e, senza gridare al capolavoro, siamo rimasti <strong>coinvolti</strong> da un libro <strong>interessante</strong>: un po’ saggio colto, un po’ racconto di colore, dove il <strong>bacio</strong> è protagonista in tutte le sue forme, interpretazioni e <strong>declinazioni</strong>.</p>
<p>E senza fare paragoni, che non ci piacciono, senza scomodare libri ormai <strong>classici</strong> come Storia del bacio di Nyrop o La scienza del bacio di Kirshenbaum, abbiamo letto questo lavoro di Guidantoni, con piacere.</p>
<p><strong>L’autrice,</strong> fiiorentina, ma anche milanese, con legami con la Tunisia, traduttrice, critica d’arte, giornalista pubblicista, ma anche sommelier e dotata di una solida cultura, ci <strong>racconta</strong> il bacio nella letteratura, nell’arte, nella storia, nella filosofia, nel cinema e altro, fino a portarci al bacio come <strong>dolce</strong> da gustare. L’autrice non trascura l’aspetto <strong>affettivo</strong> del bacio e la sua forza erotica.</p>
<p>In altre parole, Ilaria Guidantoni, ci porta per mano in un <strong>viaggio</strong> dove le labbra diventano le protagoniste di un <strong>gesto</strong> e di un approccio primordiale, prima che strumento di <strong>comunicazione</strong>.</p>
<p>‘Il bacio da sfogliare’ è un libro <strong>scritto</strong> bene, con un buon <strong>ritmo</strong>. E’ anche un libro <strong>elegante</strong>, adatto a svariati <strong>target</strong>, compresi i giovani.</p>
<p>E’ una lettura che consigliamo.</p>
<p><strong>Mauro Pecchenino</strong></p>
<p><strong><em>Direttore responsabile</em></strong></p>
<p><strong><em>Giornalista professionista</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Roma eterna tra arte e cultura</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 10:57:50 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[premio]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Roma regina della storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roma Il Premio ‘Roma Regina della Storia’ 2026 è una manifestazione artistica e culturale curata dall&#8217;associazione Art Global, presieduta da Angiolina Marchese, da anni impegnata nella valorizzazione dell’arte contemporanea e nel dialogo culturale internazionale, in collaborazione con Rosanna Vetturini, Art Curator. L’Associazione nasce a Roma nel 2019 per opera di Angiolina Marchese, ha l’intento di favorire la libera [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_14748" style="width: 674px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0471.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-14748" class="size-full wp-image-14748" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0471.jpg" alt="" width="664" height="404" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0471.jpg 664w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0471-70x43.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0471-493x300.jpg 493w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0471-626x380.jpg 626w" sizes="auto, (max-width: 664px) 100vw, 664px" /></a><p id="caption-attachment-14748" class="wp-caption-text"><em><strong>                                     &#8211; Elaborazione foto Fl.Ip. &#8211;</strong></em></p></div>
<p><strong>Roma</strong></p>
<p>Il <strong>Premio <em>‘Roma Regina della Storia’</em> </strong>2026 è una manifestazione artistica e culturale curata dall&#8217;associazione <strong>Art Global</strong>, presieduta da<strong> Angiolina Marchese</strong>, da anni impegnata nella valorizzazione dell’arte contemporanea e nel dialogo culturale internazionale, in collaborazione con <strong>Rosanna Vetturini</strong>, Art Curator.</p>
<p>L’Associazione nasce a Roma nel 2019 per opera di Angiolina Marchese, ha l’intento di favorire la libera e incondizionata espressione artistica, favorire il fare cultura, realizzando mostre ed eventi con incontri e confronti.</p>
<p>Il premio celebra eccellenze nel campo dell&#8217;arte, della musica e della cultura che si sono distinte per il loro contributo alla valorizzazione della storia e dell&#8217;identità artistica.</p>
<p>Oggi nella <strong>Sala</strong> degli Atti Parlamentari della <strong>Biblioteca</strong> del Senato Giovanni Spadolini in Piazza della Minerva, c’è in cartellone il Premio Roma, Regina della Storia, evento dedicato alla capitale, simbolo universale di storia, arte e civiltà.</p>
<p>Il Premio intende rendere <strong>omaggio</strong> a Roma come culla di <strong>bellezza</strong> senza tempo e crocevia di civiltà, attraverso un incontro che unisce istituzioni, artisti, curatori ed esperti del mondo dell’arte, celebrando il legame profondo tra passato, presente e futuro.</p>
<p>Madrina dell’Evento è l’astrologa, giornalista e attrice Ada Alberti; la giornalista Barbara Castellani sarà presente in veste di moderatrice.</p>
<p>Il Concorso d’Arte collegato al Premio si avvale di una <strong>giuria</strong> altamente qualificata, composta da personalità del panorama istituzionale, artistico e culturale, chiamate a valutare le opere secondo criteri di qualità, ricerca, originalità e valore espressivo.</p>
<p>Il Premio Roma, Regina della Storia si conferma un appuntamento di grande valore <strong>simbolico</strong> e <strong>culturale</strong>, capace di unire istituzioni, arte e creatività contemporanea, celebrando Roma come eterna fonte di ispirazione, dialogo e bellezza universale.</p>
<p><strong>Vito Piepoli</strong></p>
<p><strong><em>Giornalista Freelance</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
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		<title>Una di famiglia un thriller casalingo</title>
		<link>https://www.flipmagazine.eu/una-di-famiglia-un-thriller-casalingo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 16:03:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro & Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Brandon Sklenar]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
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		<category><![CDATA[Una di famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[violenza donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roma Una di famiglia, in originale The Housemaid, funziona perché prende la bella ragazza assunta per piacere e la trasforma in una sottile guerra fredda. Sidney appare giovane, sensuale, rassicurante. Esattamente per questo è …sacrificabile. Sidney Sweeney viene scelta perché incarna il sogno: la compagna di banco mai dimenticata, la ragazza della porta accanto. Al [&#8230;]</p>
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<p><strong><em>Roma</em></strong></p>
<p><strong><em>Una di famiglia, </em></strong><em><strong><span style="font-style: normal;">in originale The Housemaid</span></strong><b><span style="font-style: normal;">,</span></b></em> funziona perché prende la bella ragazza assunta per piacere e la trasforma in una <b>sottile guerra fredda. Sidney appare giovane, sensuale, rassicurante. Esattamente per questo è …sacrificabile.</b></p>
<p><em><strong>Sidney Sweeney</strong> </em>viene scelta perché incarna il sogno: la compagna di banco mai dimenticata, la ragazza della porta accanto. Al colloquio è…’una di famiglia’. Salopette, occhiali, sorriso educato. La casa la accoglie, ma non la protegge. La ingloba.</p>
<p><b>Il film, diretto da </b><strong>Paul Feig,</strong> gira attorno a un cast calibrato: Sidney Sweeney regge la scena con una freschezza studiata, mentre <strong>Amanda Seyfried</strong> incarna l’instabilità. <strong>Brandon Sklenar</strong> e il resto degli interpreti completano un ensemble che alterna fascino e mistero, trasformando la <b>casa</b> in un teatro di equilibri inquietanti.</p>
<p>Il film gioca con i codici del <strong>thriller psicologico</strong> americano, ammiccando all’erotismo da <b>catalogo</b>. Gli attori sono belli, i corpi mostrati, i momenti piccanti <b>calibrati</b>. Ma il racconto è atto a rivendicare la normalizzazione della <b>violenza</b>. Sidney è una ex carcerata, ha peccato anch’ella. E’ forte. Può reggere. Può essere usata.</p>
<p>Amanda Seyfried incarna una <strong>femminilità minacciata</strong>, medicalizzata, continuamente delegittimata. Entra ed esce da cliniche e stanze chiuse, mentre il marito — gentile, paziente, apparentemente devoto — lavora per riportarla <strong>sotto controllo.</strong> Fra colpi di scena vari, il film dialoga con <em>L’amore bugiardo (2014)</em>, ma ne sposta il baricentro: qui il problema non è la menzogna, ma <b>l’ordine</b>.</p>
<p>A rendere il dispositivo ancora più efficace è l’uso dello <b>spazio domestico</b> come luogo di disciplina <b>mascherato</b> da <b>rifugio</b>. Ogni stanza promette protezione e restituisce <b>controllo</b>, ogni gesto affettuoso nasconde una piccola clausola da <b>firmare con il cuore.</b></p>
<p>Persino i personaggi <b>maschili</b>, apparentemente marginali o decorativi, partecipano a questo <strong>equilibrio violento</strong> senza alzare un sopracciglio: il <b>silenzio</b>, a quanto pare, è la nuova forma di <b>potere</b>. Il film lavora per <b>sottrazione</b>, evitando il trauma spettacolare e insistendo sulla sua amministrazione quotidiana, come un abbonamento mensile non richiesto: invisibile, perfetto, necessario… e leggermente <strong>inquietante</strong>.</p>
<p>Sidney passa dalle lenzuola di seta allo stanzino, dalla complicità all’isolamento. Indossa ruoli, sostituisce altre donne, diventa il <strong>corpo</strong> su cui far ricadere la <strong>violenza</strong>. <em>Una di famiglia</em> non è un capolavoro, ma espone un <b>dispositivo politico</b> preciso: il <b>controllo</b> dei corpi femminili <b>mascherato</b> da cura e stabilità. E ricorda che il <b>cinema</b> non serve a imitare il reale, ma a costruire una <b>coscienza</b> capace di <strong>smascherarlo</strong>, senza mitizzare le vittime.</p>
<p><strong>Arianna Tomassetti</strong></p>
<p><strong><i>Giornalista</i></strong></p>
<p><b><i> </i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Benessere umano, Umanità in Fiera</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 14:47:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Arezzo Il 24 e 25 gennaio presso Arezzo Fiere e Congressi, professionisti, aziende etiche, dottori, ricercatori, divulgatori, influencer e autori provenienti da tutta Italia, sono in scena con l’obiettivo di mettere al centro il valore sociale e culturale di nuove pratiche orientate al benessere umano e alla sostenibilità. Organizzata da Numanity, la più grande community [&#8230;]</p>
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<p><strong>Arezzo</strong></p>
<p>Il <strong>24 e 25 gennaio presso Arezzo Fiere e </strong><strong>Congressi</strong>, professionisti, aziende etiche, dottori, ricercatori, divulgatori, influencer e autori provenienti da tutta Italia, sono in scena con l’obiettivo di mettere al centro il valore sociale e culturale di nuove pratiche orientate al benessere umano e alla sostenibilità. Organizzata da<strong> Numanity, la più grande community italiana dedicata alla Nuova Umanità e Associazione Aurea Eventi </strong>(per info <a href="http://www.umanitainfiera.com">www.umanitainfiera.com</a> ) <u>l’evento</u> <u>è</u> aperto alla stampa, i giornalisti potranno assistere ai convegni e intervenire con domande e approfondimenti durante gli incontri.</p>
<p>In un contesto storico segnato da <strong>crisi</strong> economiche sociali e sanitarie sempre più interconnesse, nasce <strong>Umanità in Fiera</strong>, un evento che si propone come spazio di riflessione, confronto e proposta concreta sui modelli che stanno ridefinendo il rapporto tra salute, benessere, economia, consapevolezza e responsabilità collettiva.</p>
<p>Una risposta culturale ad <strong>un’emergenza</strong> silenziosa, la difficoltà di accesso alle cure, la crescente resistenza agli antibiotici, l’aumento dei costi sanitari e la frammentazione del sapere medico stanno generando una vera e propria emergenza silenziosa.</p>
<p>A questa si intrecciano dinamiche <strong>sociali</strong> ed <strong>economiche</strong> più ampie: <strong>l’indebolimento</strong> dei sistemi di welfare, l’aumento delle disuguaglianze, <strong><em>l’incertezza economica,</em></strong> la <strong><em>crisi</em></strong> dei modelli produttivi e alimentari, insieme a una crescente <strong><em>fragilità</em></strong> psicologica e relazionale.</p>
<p>Umanità in Fiera nasce dalla consapevolezza che questi temi non possono più essere affrontati in modo <strong>settoriale</strong>, ma richiedono una visione integrata che tenga insieme scienza, prevenzione, stili di vita consapevole e <strong>responsabilità</strong> individuale e collettiva.</p>
<p>In questo quadro si inseriscono <strong>quattro grandi appuntamenti congressuali</strong>, pensati come momenti di approfondimento aperti al pubblico, agli operatori e ai giornalisti, con un taglio divulgativo ma rigoroso, <strong>lontano</strong> da logiche <strong>promozionali</strong>.</p>
<h4>I quattro grandi convegni in programma sono: <strong> </strong></h4>
<p><strong>Medicina funzionale integrata e sostenibilità delle cure</strong></p>
<p>Un convegno medico realizzato in collaborazione con l’<strong>Associazione Iridologica Italiana </strong>(ASSIRI <a href="https://www.assiri.it/">https://www.assiri.it/</a> ), dedicato al tema dell’accesso alle cure essenziali e all’integrazione tra medicina convenzionale, prevenzione e naturopatia. Interverranno, tra gli altri, il <strong>dott</strong>.<strong>AngeloAurelio Santorelli presidente ASSIRI</strong>, il <strong>dott</strong>. <strong>Mauro Mantovani</strong>, il <strong>prof</strong>.<strong>Matteo Villanova</strong>, il <strong>prof</strong>.<strong>Andrea Pensotti </strong>e il <strong>dott</strong>.<strong>Rosario Galeano</strong>, grandi specialisti che affronteranno il tema della salute come equilibrio dinamico tra psiche, cervello, organi e pensieri correlati.</p>
<p><strong>Health Longevity Fitness Anti-Aging</strong></p>
<p>Un focus sul tema della longevità in salute, che analizzerà approcci scientifici e pratici legati alla prevenzione, al movimento, alla nutrizione e allo stile di vita. Tra i relatori il <strong>dott</strong>. <strong>Alfredo Petrosino</strong>, con contributi orientati a una visione della longevità come processo culturale oltre che biologico, sarà presente anche <strong>Nico De Marco, </strong>Personal Trainer e Consulente Benessere esperto in strategie Anti-Aging, ottimizzazione del sonno e ricomposizione corporea e la <strong>dott.ssa Isabella Vendrame</strong>, che affronterà il tema della spesa consapevole e dell’alimentazione vegetale</p>
<p><strong>Finanza, economia reale e diversificazione del patrimonio</strong></p>
<p>Un convegno dedicato ai modelli alternativi di gestione del patrimonio, all’economia etica e alla Finanza consapevole. Interverranno il Trader indipendente <strong>Riccardo Guidi</strong>, l’Avv. <strong>Marco </strong><strong>Tullio Giordano</strong>, <strong>Alessio Purificato</strong>, <strong>Gianmarco Landi</strong> e altri autori, con l’obiettivo di offrire strumenti concreti di <strong>consapevolezza economica</strong>. Verranno affrontati temi come la lettura critica dei sistemi finanziari, la tutela del patrimonio e le possibilità di diversificazione orientate al bene comune, attraverso strumenti come l’oro fisico e le crypto valute, analizzati in chiave consapevole e non speculativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Mindfulness e Mental Coaching</strong></p>
<p>Uno spazio di riflessione e approfondimento dedicato al benessere mentale, fisico e spirituale, alla gestione dello stress e allo sviluppo della consapevolezza. Con la partecipazione di <strong>IOSNO </strong>e <strong>Carlo Lesma</strong>, tra i principali riferimenti in Italia per la mindfulness e la conoscenza di sé, insieme ad altri autori e formatori impegnati nella diffusione di pratiche di presenza, ascolto e crescita personale, parteciperà inoltre <strong>Martina Bellotti Inzoli</strong>, psicologa e fondatrice di <em>Incontro con la Dea</em>, impegnata nell’accompagnare le donne alla scoperta della propria verità, del piacere e del potere personale.</p>
<p>Oltre a tutto ciò, non mancheranno spettacoli, musiche dal vivo e proiezioni cinematografiche, tra cui Wishing on a Star, con la protagonista dott.ssa Luciana De Leoni D’Asparedo, astrologa e floriterapista.<br />
Accanto al cinema, il programma artistico prevede esibizioni musicali dal vivo, tra cui Gipsy Fiorucci, cantautrice, suonoterapeuta, creatrice di Pop Alchemiko e musica trasformativa, seconda classificata al Festival della Canzone Cristiana di Sanremo 2025, oltre a performance di Folk irlandese e Pop sciamanico.</p>
<p><strong>Umanità in Fiera</strong> non è una semplice esposizione commerciale, ma una piattaforma culturale in cui sapere scientifico, esperienza imprenditoriale e dimensione umana dialogano apertamente, valorizzando e garantendo la partecipazione di realtà locali e partner etici.</p>
<p><strong>Vito Piepoli</strong></p>
<p><strong><em>Giornalista Freelance</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Pierluigi Vicini un incredibile creativo</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 16:10:32 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  Pierluigi Vicini è un romagnolo pluri creativo: musicista, suona il sax e la tromba, scrive testi, canta, si esibisce all’organo in chiesa, ma è anche giornalista pubblicista, scrittore di racconti, va pazzo per le moto d’epoca e è sempre pronto a mettersi alla prova. Inizia a entrare nel mondo del lavoro come falegname, poi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_14735" style="width: 626px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0424.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-14735" class="size-full wp-image-14735" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0424.jpg" alt="" width="616" height="460" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0424.jpg 616w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0424-70x52.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0424-402x300.jpg 402w" sizes="auto, (max-width: 616px) 100vw, 616px" /></a><p id="caption-attachment-14735" class="wp-caption-text"><em><strong>                                     Pierluigi Vicini (Elaborazione foto Fl.Ip.)</strong></em></p></div>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Pierluigi Vicini</em></strong> è un romagnolo pluri creativo: <strong>musicista</strong>, suona il sax e la tromba, <strong>scrive testi,</strong> canta, si esibisce all’organo in chiesa, ma è anche giornalista pubblicista, scrittore di racconti, va pazzo per le moto d’epoca e è sempre pronto a mettersi alla prova.</p>
<p>Inizia a entrare nel mondo del lavoro come falegname, poi diventa tecnico a Rimini e vende trattori, poi si dedica alle <strong>moto d’epoca</strong> con grande forza.</p>
<p>A un certo punto della sua vita, incontra una persona che aveva bisogno di un carburatore, lui glielo procura e riceve in cambio un <strong>sax</strong> e inizia a suonare da autodidatta e va avanti con numerose <strong>esibizioni</strong> e concerti in giro per l’Italia, spesso per la Romagna e le Marche, incide dischi, <strong>collabora</strong> con <strong>musicisti</strong> nazionali e internazionali, scrive, compone, realizza brani e canzoni, incontrando un ottimo <strong>apprezzamento</strong> da parte del pubblico che lo ascolta e lo segue.</p>
<p>Un suo brano musicale, <strong>The corner,</strong> con un <strong>sound</strong> e un groove particolarmente coinvolgente sta ricevendo attenzione e <strong>consensi</strong> già da tempo.</p>
<p>Nel suo percorso di vita c’è anche un periodo vissuto in <strong>Connecticut</strong>, dove abita una zia.</p>
<p>Ho incontrato e conosciuto Vicini al <strong><em>Museo di Pietrarubbia</em></strong> dove con il chitarrista Marco Vienna suonava il sax, in occasione della presentazione di un mio romanzo ‘<strong>Blues Baldacc’,</strong> che ha per <strong>protagonista</strong> proprio un saxofonista.</p>
<p>L’aspetto <strong>verista</strong> e <strong>partecipativo</strong> dell’esibizione di Vicini mi aveva colpito.</p>
<p>Il suo <strong>sax</strong> sembrava voler entrare tra le <strong>pagine</strong> del <strong>romanzo</strong>, come a segnarne i momenti più intensi. Anche il <strong>pubblico</strong> che affollava la sala eventi dell’antico <strong>borgo</strong> medioevale del <strong>Montefeltro</strong> era rimasto colpito dal mood creato da Pierluigi Vicini e dal suo collega alla chitarra.</p>
<p><strong>Pierluigi Vicini</strong> è un artista incontenibile, la sua vena merita attenzione e ascoltarlo è un piacere.</p>
<p><strong>Mauro Pecchenino</strong></p>
<p><strong><em>Direttore responsabile</em></strong></p>
<p><strong><em>Giornalista professionista</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’autonomia di uno Stato per Craxi</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 19:01:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Autonomia]]></category>
		<category><![CDATA[Craxi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>                                                                       Elaborazione foto Fl.Ip. Riceviamo questo intervento, tramite il giornalista Piepoli, che a volte è presente su queste colonne con suoi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em> <a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0460.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-14732" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0460.jpeg" alt="" width="640" height="420" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0460.jpeg 640w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0460-70x46.jpeg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0460-457x300.jpeg 457w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></em></strong></p>
<p><em><strong>                                                                       Elaborazione foto Fl.Ip.</strong></em></p>
<p><strong><em>Riceviamo questo intervento, tramite il giornalista Piepoli, che a volte è presente su queste colonne con suoi scritti e, contrariamente alle consuetudini di FlipMagazine, che non pubblica mai scritti che abbiano riferimenti alla politica, facciamo un&#8217;eccezione con il contributo del Coordinatore di TARAS FUTURA, per il dibattito, sempre attuale, sull’autonomia</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’autonomia</strong> di uno <strong>Stato</strong> non è isolamento, non è rottura, non è chiusura.</p>
<p>È, prima di tutto, consapevolezza di sé.</p>
<p>Nella storia della Repubblica Italiana, <strong>Bettino Craxi</strong> rappresenta una delle poche figure che hanno interpretato l’autonomia non come slogan, ma come metodo di governo, tanto nella politica interna quanto in quella internazionale.</p>
<p>Craxi fu autonomista perché credeva nello <strong>Stato</strong>.</p>
<p>Non nello Stato astratto, burocratico o retorico, ma nello Stato come <strong>soggetto</strong> politico sovrano, dotato di responsabilità verso i cittadini e di pari dignità nei rapporti internazionali.</p>
<p>Sul piano interno, l’autonomismo craxiano si tradusse nella rivendicazione della <strong>centralità</strong> della politica rispetto a ogni altro potere: economico, tecnocratico, giudiziario, mediatico.</p>
<p>La politica doveva tornare a decidere, assumersi il rischio della scelta, governare i conflitti sociali senza delegare o nascondersi dietro automatismi.</p>
<p>In questo senso, Craxi rifiutò l’idea di uno Stato debole, subalterno, costretto a inseguire emergenze o pressioni esterne.</p>
<p>Difese l’autonomia del governo e del Parlamento come luoghi della decisione <strong>democratica</strong>.</p>
<p>Ma è soprattutto sul piano <strong>internazionale</strong> che l’autonomismo di Craxi assume un valore simbolico e duraturo.</p>
<p>L’episodio di Sigonella non fu un gesto di orgoglio personale, né un atto di ostilità verso un alleato storico.</p>
<p>Fu un’affermazione netta di un principio: la sovranità non si sospende, nemmeno in nome dell’amicizia.</p>
<p>Craxi affermò che <strong>l’Italia</strong> era un Paese alleato degli Stati Uniti, ma non un Paese subordinato.</p>
<p>Che il <strong>diritto internazionale,</strong> la giurisdizione nazionale e la dignità dello Stato venivano prima di qualsiasi rapporto di forza.</p>
<p>In quel momento, l’Italia non si isolò: si riconobbe.</p>
<p>E nel riconoscersi, si fece rispettare.</p>
<p>Questo è il cuore dell’autonomismo craxiano: alleanze sì, ma tra eguali; integrazione sì, ma senza rinuncia alla sovranità; cooperazione sì, ma senza annullamento dell’identità statale.</p>
<p>Oggi, in un mondo segnato da nuove dipendenze economiche, finanziarie, tecnologiche, quell’insegnamento è più attuale che mai.</p>
<p>Uno Stato che rinuncia alla propria autonomia decisionale non diventa più moderno o più europeo: diventa irrilevante.</p>
<p>Craxi ci ricorda che <strong>l’identità</strong> di uno Stato non è nostalgia del passato, ma condizione del futuro.</p>
<p>Solo uno Stato che sa chi è, può scegliere con chi stare, come cooperare e fino a che punto cedere competenze.</p>
<p>Difendere l’autonomia dello Stato significa difendere la democrazia, la responsabilità politica e la dignità nazionale.</p>
<p>Ed è questa, al di là delle polemiche e delle vicende personali, la lezione più profonda che <strong>l’autonomismo</strong> di Craxi consegna ancora oggi alla Repubblica.</p>
<p><strong>Nicola Russo</strong></p>
<p><strong><em>Avvocato</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.flipmagazine.eu/lautonomia-di-uno-stato-per-craxi/">L’autonomia di uno Stato per Craxi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.flipmagazine.eu">Flipmagazine</a>.</p>
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		<title>Don Giussani l’accoglienza e le famiglie</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2026 16:54:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[World Wide]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[Don Giussani]]></category>
		<category><![CDATA[Genova famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Julian Carron]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Genova L’Auditorium Montale è stato teatro, grazie a Famiglie per l’Accoglienza e dal Centro culturale Charles Péguy, di un incontro di riflessioni, a partire dal libro Il miracolo dell’ospitalità di Luigi Giussani. Questo evento è un’importante occasione per riscoprire un valore e un’esperienza fondamentali, sempre più rilevanti nel nostro tempo, soprattutto in un contesto sociale [&#8230;]</p>
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<p><strong>Genova</strong></p>
<p><strong>L’Auditorium Montale </strong>è stato teatro<strong>, </strong>grazie a <strong>Famiglie per l’Accoglienza e dal Centro culturale Charles Péguy</strong>, di un incontro di riflessioni, a partire dal libro <strong>Il miracolo dell’ospitalità </strong>di<strong> Luigi Giussani.</strong></p>
<p>Questo evento è un’importante occasione per riscoprire un valore e un’esperienza fondamentali, sempre più rilevanti nel nostro tempo, soprattutto in un contesto sociale in cui sembrano indebolirsi i legami umani e avvertiamo una sorta di <strong>distanza</strong> con le cose e le persone che paiono diventare quasi estranee.</p>
<p>Il testo raccoglie una serie di conversazioni e interventi tenuti da don Giussani con i membri dell&#8217;Associazione &#8220;Famiglie per l&#8217;Accoglienza&#8221; che promuove l&#8217;affido e l&#8217;adozione e sostiene le famiglie che si aprono a queste esperienze ed è uno di quei libri che spesso vale la pena rileggere,  perché ha sempre qualcosa di nuovo su cui riflettere.</p>
<p>Sembrerebbe la cosa più scontata quella di aprire la porta della propria casa per fare entrare qualcuno o per lo meno dovrebbe essere normale.</p>
<p>Ma invece risulta una provocazione che ci invita a <strong>riflettere</strong> sul perché, nella nostra società, gesti di accoglienza siano percepiti come qualcosa di straordinario, invece di un’espressione normale del nostro essere umani.</p>
<p>La capacità di aprire le porte della propria casa e del proprio cuore è un atto che, sebbene possa sembrare semplice, richiede una profonda disponibilità e una comprensione della sacralità della vita umana.</p>
<p>All’incontro hanno partecipato: <strong>Luca Sommacal</strong>, Presidente dell’associazione Famiglie per l’Accoglienza, <strong>Giuliana Tondina</strong>, genovese e oggi Procuratore della Repubblica al tribunale dei minorenni di Brescia, inoltre si è aggiunto il contributo di <strong>Raffaele Caruso</strong>, avvocato penalista.</p>
<p>A completare il panel <strong>Rosy Serio</strong>, promotrice di Famiglie per l’Accoglienza in Liguria dalla fine degli anni ottanta, con la sua testimonianza personale, rendendo l’incontro ancora più toccante e reale.</p>
<p>A moderare il dibattito e a stimolare il dialogo e la riflessione <strong>Siro Roncallo</strong>, in rappresentanza dell’organizzazione genovese.</p>
<p><strong>“Il miracolo dell’ospitalità” di Luigi Giussani</strong>, edito per la prima volta nel 2003, è stato ripubblicato con la casa editrice Piemme nel 2012, in occasione dell&#8217;Incontro mondiale delle famiglie con Benedetto XVI, in una edizione aggiornata e con una introduzione di Julián Carrón.</p>
<p>In queste pagine don Giussani, guardando a queste famiglie, definisce l&#8217;ospitalità un <strong>miracolo</strong>, qualcosa che nella sua immediatezza può apparire normale ma rimanda a Dio e il miracolo più grande è quello di un uomo e una donna che accolgono un estraneo come un proprio figlio.</p>
<p>Julián Carrón, nella sua introduzione, aiuta a capire il perché del termine miracolo, riferendosi al contesto sociale, in cui oggi la famiglia è chiamata a <strong>vivere</strong>, nel quale &#8220;l&#8217;apertura originale del cuore e la percezione della realtà come positiva&#8221; è decaduta.</p>
<p>Nel disorientamento odierno ciascuno è spinto a muoversi in maniera individuale e autonoma, per cui in un contesto culturale come quello attuale, l&#8217;ospitalità non è più scontata e quando accade suscita lo stupore come accade di fronte ad un miracolo.</p>
<p>Per don Giussani condizione indispensabile per un&#8217;autentica accoglienza è la libertà, senza la <strong>libertà</strong> c&#8217;è una pretesa sull&#8217;altro che così viene strumentalizzato.</p>
<p>Per essere liberi in una relazione, qualunque essa sia, bisogna riconoscere la <strong>persona</strong> come il luogo del rapporto con <strong>l&#8217;Infinito</strong>, bisogna intravedere nell&#8217;altro il suo destino infinito.</p>
<p><strong>Vito Piepoli</strong></p>
<p><strong><em>Giornalista Freelance</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
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		<title>‘Fammi una domanda’, Riccione tra scherzi e goliardia</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2026 15:33:24 +0000</pubDate>
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<p>‘<strong><em>Fammi una domanda’</em></strong> (La Rosa Edizioni, 2025) è un <strong>amarcord</strong> su un periodo della vita sulla Riviera Romagnola e, a Riccione in particolare, negli anni Sessanta e Settanta, firmato da <strong>Gabriele Fabbri,</strong> pilota di auto e ex titolare dell’Hotel Promenade e figlio della famiglia che possedeva l’hotel Des Bains nella cosiddetta Perla verde dell’Adriatico. Al libro ha dato un fattivo <strong>contributo,</strong> per la grafica e i testi, <strong>Teresio Troll</strong>.</p>
<p>Conosco Fabbri da una quarantina d’anni, abbiamo <strong>condiviso</strong>, en amitié, tanti momenti piacevoli e anche universitari insieme e il suo libro <strong>assomiglia</strong> in tutto a lui: un po’ disincantato, apparentemente allegro e superficiale, fissato con i <strong>motori</strong> e le donne, un romagnolo per antonomasia.</p>
<p>Anche nella vita di tutti i giorni racconta quello che riporta nel <strong>libro</strong>: una <strong>Riccione</strong> che sembra ignorare cosa accada nel mondo, leggera, che pensa agli <strong>scherzi</strong> e a divertirsi.</p>
<p>Racconti ormai fuori dal tempo e dalla realtà, quando gli uomini erano cacciatori e le donne prede, quando accoppiarsi con una donna sembrava l’unico <strong>fiore</strong> all’occhiello per distinguersi dal <strong>gruppo</strong>.</p>
<p>Non a caso Fabbri racconta anche le imprese di <strong>Gigi Rizzi,</strong> colui che ha campato tutta la vita basandosi su un flirt vissuto con BB, una figura iconica per il cinema francese e non solo.</p>
<p>Ho conosciuto Rizzi quando ero molto giovane e frequentavo con un amico, a sua volta amico del proprietario, il Carillon di Paraggi e facevo già da qualche anno il <strong>giornalista</strong>.</p>
<p>Devo dire che Rizzi era molto più intelligente e imprenditoriale di come l’hanno descritto sempre quelli che vivono di gossip, era anche un <strong>gentiluomo</strong> e bon vivant grazie alla sua intraprendenza e a una famiglia di ottima estrazione.</p>
<p>Nel libro si parla anche di <strong>Sandra Milo</strong>, di Jacqueline Sassard, di <strong>Alain Delon</strong>, di cantanti e attori, sempre con un piglio di divertimento e nonchalance.</p>
<p><strong>Gabriele Fabbri</strong> fa battute e racconta scherzi con spirito <strong>goliardico</strong>, come se la sua <strong>scelta</strong> di vita fosse dimenticarsi e tralasciare che il mondo, là fuori, è tutt’altra roba.</p>
<p>Per tener fede allo spirito goliardico del libro, devo fare una precisazione. Pare che alcune <strong>signore</strong> avessero fatto una battuta di apprezzamento sulle dotazioni fisiche di Delon, che era in zona a girare un film diretto da <strong>Zurlini</strong>. Evidentemente le signore bleffavano, abbiamo visto di persona, nature, il <strong>divo</strong> francese durante un’ospitata con un gruppo di giornalisti francofoni a <strong>Parigi</strong>, invitati dalla sua casa di produzione e, dopo un cimento sportivo, che ci aveva visto coinvolti, ci siamo trovati nelle docce: Delon era fisicamente normalissimo, senza nessun eccesso e lunghezze.</p>
<p><strong>Mauro Pecchenino</strong></p>
<p><strong><em>Direttore responsabile</em></strong></p>
<p><strong><em>Giornalista professionista</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>‘Nebbiolo nel cuore’ per celebrare un vino straordinario</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 17:23:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Roma Uno dei vitigni più nobili al mondo, il Nebbiolo, dal fascino senza tempo, si appresta a conquistare nuovamente il cuore di Roma, il 17 e 18 gennaio. Nebbiolo nel cuore, l’evento d’elezione dedicato alle espressioni del Nebbiolo, giunge alla XII edizione all’hotel Westin Excelsior in via Veneto, in una nuova prestigiosa cornice. Il trasloco [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_14720" style="width: 838px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0448.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-14720" class="size-full wp-image-14720" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0448.jpg" alt="" width="828" height="518" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0448.jpg 828w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0448-70x44.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0448-768x480.jpg 768w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0448-480x300.jpg 480w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0448-415x260.jpg 415w" sizes="auto, (max-width: 828px) 100vw, 828px" /></a><p id="caption-attachment-14720" class="wp-caption-text"><em><strong>                                          Serralunga d&#8217;Alba &#8211; Elaborazione Fl.Ip.</strong></em></p></div>
<p><strong>Roma</strong></p>
<p>Uno dei vitigni più nobili al mondo, il <strong>Nebbiolo</strong>, dal fascino senza tempo, si appresta a conquistare nuovamente il cuore di Roma, il 17 e 18 gennaio.</p>
<p><strong>Nebbiolo nel cuore,</strong> l’evento d’elezione dedicato alle espressioni del Nebbiolo, giunge alla XII edizione all’hotel <strong>Westin Excelsior</strong> in via Veneto, in una nuova prestigiosa cornice.</p>
<p>Il trasloco all’Excelsior, una sede iconica per un Vitigno Reale, non è solo un cambio di indirizzo, ma una dichiarazione d’intenti.</p>
<p>L’eleganza dell’hotel <strong>simbolo della Dolce Vita</strong> si sposa perfettamente con la raffinatezza del Nebbiolo, offrendo ai visitatori un’esperienza sensoriale immersiva in un contesto di assoluto prestigio.</p>
<p>“Arrivare alla dodicesima edizione con un salto di qualità così importante grazie alla partnership con il Westin Excelsior, ci riempie d’orgoglio – ha dichiarato <strong>Marco Cum, titolare di Riserva Grande e organizzatore di Nebbiolo nel Cuore</strong> – il nostro obiettivo rimane quello di celebrare l’identità del Nebbiolo in tutte le sue sfumature. Quest’anno, dare spazio alla Valtellina significa omaggiare la fatica e la poesia di una viticoltura che non ha eguali”.</p>
<p>Anche quest&#8217;anno potremo degustare insieme i miei vini e confrontarci sulle nuove annate ha riferito <strong>Luigi Vico</strong>.</p>
<p>Oggi il vigneto di Nebbiolo da Barolo mantiene traccia della biodiversità con alberi da frutto in testa ai filari, come si usava una volta.</p>
<p>Al desk saranno in assaggio i suoi vini, in anteprima con l’annata 2022, il Barolo del Comune di Serralunga e il Barolo Prapò, ambasciatori della sua terra e della nuova annata.</p>
<p>Durante la master class invece sarà presentato il suo <strong>Barolo Prapo’ 2021</strong><em>. </em></p>
<p>“Ci supporterà al desk il team di La Selezione &#8211; ha precisato Luigi Vico &#8211; la distribuzione su Roma con cui collaboriamo e che quotidianamente parla di noi con gli interlocutori degli operatori di settore della zona. Nebbiolo nel cuore mi darà ancora una volta l’occasione di essere ambasciatore di Serralunga d’Alba e dei grandi vini a base nebbiolo che dal suo territorio nascono nella nostra capitale”.</p>
<p><strong><em>Vito Piepoli</em></strong></p>
<p><strong><em>Giornalista freelance</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>E&#8217; di scena la migliore burrata pugliese</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 17:52:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>                                                              Giovanni D&#8217;Ambruoso (Elaborazione foto Fl.Ip.) Bologna La ventiduesima edizione di Marca by BolognaFiere &#38; ADM è in cartellone il 14 e 15 gennaio nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0432.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-14717" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0432.jpg" alt="" width="531" height="461" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0432.jpg 531w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0432-70x61.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0432-346x300.jpg 346w" sizes="auto, (max-width: 531px) 100vw, 531px" /></a></p>
<p><em><strong>                                                              Giovanni D&#8217;Ambruoso (Elaborazione foto Fl.Ip.)</strong></em></p>
<p><strong>Bologna</strong></p>
<p>La ventiduesima edizione di <strong>Marca by BolognaFiere &amp; ADM</strong> è in cartellone il 14 e 15 gennaio nel quartiere fieristico del capoluogo emiliano.</p>
<p>È l’unica manifestazione dove espone la Distribuzione Moderna Organizzata (DMO), un’opportunità unica per toccare con mano i prodotti di aziende di qualità, food e non food.</p>
<p>I prodotti alimentari sono protagonisti della grande vetrina di Marca by BolognaFiere &amp; ADM, dove viene esposta l’eccellenza del Made in Italy a tavola.</p>
<p>Centinaia di aziende portano in fiera tradizione e innovazione, pronte a incontrare distributori, importatori e buyer nazionali e internazionali della Distribuzione Moderna.</p>
<p>Pane, pasta, pizza, salsa di pomodoro, carne, pollame e salumi, formaggi, condimenti e dolci, sono tra i prodotti top in mostra.</p>
<p>Anche quest’anno, tra questi saranno presenti i prodotti lattiero-caseari di <strong>Delizia</strong>,<strong> dove nasce la miglior burrata del mondo, </strong>l’azienda <strong><em>barese</em></strong> ambasciatrice del patrimonio lattiero-caseario pugliese.</p>
<p>Nel cuore della Puglia c’è un’azienda che ha saputo trasformare una passione di famiglia in un’eccellenza mondiale.</p>
<p>Oggi Delizia è un’azienda ambasciatrice del patrimonio lattiero-caseario pugliese, con un prodotto simbolo su tutti: la<strong> burrata Deliziosa</strong>. Una burrata che non è solo buona, ma che è la <strong>migliore al mondo secondo il World Championship Cheese Contest 2024</strong>, il campionato mondiale di formaggi a Madison, Wisconsin, il più prestigioso concorso internazionale del settore.</p>
<p>Un riconoscimento che certifica la qualità straordinaria di questo prodotto, realizzato a mano da mastri casari esperti e con latte selezionato ogni giorno nel raggio di 30 chilometri.</p>
<p>Tutto è nato nel 1992, dalla visione imprenditoriale di <em><strong>Giovanni D’Ambruoso</strong></em>, che decise di dare vita a una realtà capace di valorizzare le <strong>eccellenze</strong> della sua terra. Un’intuizione che si è trasformata in un’impresa di successo, presente in 25 Paesi del mondo e riconosciuta per la qualità inconfondibile della sua produzione.</p>
<p>Alla base di ogni prodotto Deliziosa c’è una filiera corta e controllata. Il latte viene selezionato ogni giorno in un raggio di 30 chilometri e lavorato a mano da mastri casari esperti, custodi di antiche tecniche che raccontano la storia della Puglia.</p>
<p>Ma non si tratta di una realtà ferma alle tradizioni; gli impianti produttivi, i <strong>laboratori</strong> e le tecnologie sono tra i più moderni e all’avanguardia del settore.</p>
<p>L’azienda supporta gli allevamenti locali, contribuendo all’acquisto di forni per Biochar, una tecnologia che riduce le emissioni di CO2, e promuove la formazione degli allevatori nella produzione di biofertilizzanti naturali, in alternativa a quelli chimici.</p>
<p>I fanghi di lavorazione vengono trasformati in compost, le acque sono recuperate e trattate, e gli impianti fotovoltaici già oggi garantiscono il 70% del fabbisogno energetico da fonti rinnovabili, con l’obiettivo di raggiungere il 100% entro la fine dell’anno.</p>
<p>Anche sul fronte packaging, Delizia ha ridotto sensibilmente l’uso della plastica, rendendo i propri imballaggi sempre più ecologici e riciclabili.</p>
<p>Ma la vera forza di Delizia sono le persone, infatti nonostante la crescita, l’azienda conserva lo spirito e il clima di una grande famiglia.</p>
<p><strong>D’Ambruoso</strong> ha sempre creduto che il benessere dei dipendenti sia parte integrante del successo. Per questo ha attivato percorsi di formazione interna e sta lavorando alla creazione di un impianto sportivo aziendale, con l’obiettivo di promuovere il benessere psicofisico e il giusto equilibrio tra lavoro e vita privata.</p>
<p>Come ama ripetere lo stesso fondatore: “<em>Ogni tipo di sostenibilità è Deliziosa. Ma solo quando si concretizza con i fatti</em>”.</p>
<p><strong>Vito Piepoli</strong></p>
<p><strong><em>Giornalista Freelance</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Due pianiste fenomeno a San Leo</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 13:49:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>                                       Josephine Gajtani, Anacleto Gambarara e Shizuka Sakurai Nella rassegna ‘I Colori della Musica’, il quarto ed ultimo concerto in programma a San Leo : Quattro mani in tasto Nella Sala Concerti del Palazzo Mediceo di San [&#8230;]</p>
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<p><em><strong>                                       Josephine Gajtani, Anacleto Gambarara e Shizuka Sakurai</strong></em></p>
<p>Nella rassegna <strong><em>‘I Colori della Musica’, </em></strong>il quarto ed ultimo concerto in programma a <strong>San Leo</strong> : Quattro mani in tasto</p>
<p>Nella Sala Concerti del Palazzo Mediceo di San Leo, oggi 11 gennaio, è in cartellone un imperdibile concerto a quattro mani per celebrare la diversità espressiva nel dialogo pianistico, ad offerta libera.</p>
<p>La rassegna musicale ‘I Colori della Musica’, promossa dall’Accademia Distretto Della Musica Aps e dal Comune di San Leo, che ha celebrato la diversità e la ricchezza dei generi musicali attraverso concerti di grande spessore artistico, invita al suo gran finale.</p>
<p>E’ un appuntamento che attraversa epoche e stili diversi: dal lirismo senza tempo di Bach, Gounod e Schubert, alle atmosfere brillanti e danzanti di Rossini e Brahms, fino alle suggestioni moderne e popolari di Gershwin e Poulenc.</p>
<p>Protagoniste saranno <strong>Josephine Gajtani e Shizuka Sakurai.</strong></p>
<p><strong><em>Josephine Gajtani,</em></strong> pianista classica che si è diplomata con il massimo dei voti al Conservatorio Rossini di Pesaro e che ha partecipato a due eventi come ospite a Vienna, nella prestigiosa sala Kaisersaal. Ha iniziato i primi studi di pianoforte all’età di 7 anni. Ha svolto percorsi professionali di perfezionamento in campo solistico e concertistico a Vienna e Roma con il maestro Daniele Petralia.</p>
<p><strong><em>Shizuka Sakurai</em></strong>, si è laureata in Composizione musicale e Musicologia presso l’Università Nihon di Tokyo, con all’attivo collaborazioni con numerosi cori e artisti come pianista accompagnatore, corista e direttore corale.</p>
<p>Il programma si apre anche a momenti solistici, offrendo al pubblico un ascolto vario, elegante e coinvolgente.</p>
<p>Quest’ultimo appuntamento sottolinea il successo della rassegna diretta da <strong>Anacleto Gambarara</strong>, <strong>presidente dell’Accademia Distretto della Musica </strong>(<a href="https://www.ddmv.it/">https://www.ddmv.it/</a>), che ha promosso la diversità musicale ed il talento di giovani artisti, lasciando il pubblico con un ricordo vibrante del mondo dei &#8216;Colori della Musica&#8217;.</p>
<p><strong>Vito Piepoli</strong></p>
<p><strong><em>Giornalista Freelance</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title> San Leo: un concerto unico</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 2026 14:59:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[brindisi]]></category>
		<category><![CDATA[concerto]]></category>
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		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[san leo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>                                                Un&#8217;immagine di San Leo (Elaborazione foto Fl.Ip.) San Leo ‘Dal bel canto allo Swing’ è il brindisi musicale di inizio anno a San Leo, il bellissimo borgo in provincia di Rimini. [&#8230;]</p>
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<p><em><strong>                                                Un&#8217;immagine di San Leo (Elaborazione foto Fl.Ip.)</strong></em></p>
<p><strong>San Leo</strong></p>
<p><strong>‘Dal bel canto allo Swing’</strong> è il brindisi musicale di inizio anno a <strong><em>San Leo,</em></strong> il bellissimo borgo in provincia di Rimini.</p>
<p>San Leo, situata su un’imponente rupe rocciosa che domina la Valmarecchia, è considerata uno dei borghi più belli d’Italia.</p>
<p>L’evento accoglie il nuovo anno attraversando epoche e stili tra repertorio lirico, jazz e musica cinematografica, un percorso sonoro ricco di suggestioni e sorprese.</p>
<p>Il viaggio musicale attraversa epoche, stili e linguaggi, partendo dal fascino del repertorio lirico e dell’operetta, fino a spingersi nella melodia melodica italiana e internazionale, nel jazz, nelle atmosfere natalizie e nelle suggestioni delle musiche da film.</p>
<p>Il concerto vede protagoniste le voci soliste di <strong>Mauro Montanari</strong>, tenore, e dei soprani <strong>Giada Bastoni</strong> e <strong>Rosanna Lidoni</strong>, che dialogano con il pianoforte di <strong>Fabrizio Di Muro</strong>, il sassofono di <strong>Anacleto Gambarara</strong> e le tastiere dai suoni orchestrali di <strong>Alice Drudi</strong>.</p>
<p>Un ensemble <strong>talentuoso</strong> che crea un intreccio sonoro elegante e coinvolgente.</p>
<p>Un <strong>brindisi musicale</strong>, capace di unire tradizione e spettacolo in un evento da non perdere, nella cornice di una location unica.</p>
<p><strong>Vito Piepoli</strong></p>
<p><strong><em>Giornalista freelance</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
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		<title>La Fille d’Ipanema, très bien à L’Huchette</title>
		<link>https://www.flipmagazine.eu/la-fille-dipanema-tres-bien-a-lhuchette/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2025 16:35:50 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Teatro & Cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>                                               Suzanne Legrand (Traitement de l&#8217;image Fl.Ip.) Paris France et Brésil, un spectacle musical, ‘La Fille d’Ipanema’, samba et bossa nova: un mélange très bouleversant au Théatre de la Huchette, avec la grande [&#8230;]</p>
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<p><em><strong>                                               Suzanne Legrand (Traitement de l&#8217;image Fl.Ip.)</strong></em></p>
<p><strong>Paris</strong></p>
<p>France et Brésil, un spectacle musical, ‘<strong><em>La Fille d’Ipanema’, </em></strong>samba et bossa nova: un mélange très bouleversant au <strong>Théatre de la Huchette</strong>, avec la grande artiste <strong><em>Suzanne Legrand,</em></strong> accompagnée de <strong>Arthur Gueyffier</strong> et <strong>Philippe Cortez</strong> deux très bons musiciens.</p>
<p>Metteuse en scene<strong> Justine Heynemann</strong> (bravo!), dejà à la Huchette avec COOKIE, d’après l’autobiographie de Cookie Mueller.</p>
<p>La Fille d&#8217;Ipanema raconte la quête des origines d&#8217;une jeune femme, mêlant <strong>chansons</strong> et <strong>confidences</strong>. L&#8217;ensemble se déroule avec une grande <strong>sensibilité</strong>, offrant des moments touchants et intimes.</p>
<p>La comédienne nous fait partager son amour pour la <strong>culture brésilienne</strong>, dans un spectacle gai et <strong>dynamique,</strong> rythmé par la musique du Brésil.</p>
<p>J&#8217;ai beaucoup apprécié ce témoignage de Suzanne Legrand et sa <strong>polyvalence</strong> et saudade.</p>
<p>Vraiment un <strong>trio</strong> de choix et une interprète brillante qui nous fait partager avec humour et émotion ses joies et ses peines.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Fille d’Ipanema by <strong>Suzanne Legrand</strong> is a lovely show with wonderful <strong>songs</strong>.</p>
<p>It’s a story of a <strong>life</strong>, about a girl and her father between France and Brasil.</p>
<p>Legrand is a great <strong>artist</strong>, actress, singer and dancer and this is a <strong>show</strong> that must be seen to live a different <strong>way to theatre</strong>, light and dramatic at the same time.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In effetti, <strong>La ragazza di Ipanema,</strong> in scena all’ <strong>Huchette</strong>, il piccolo <strong>teatro</strong> del <strong>Quartier Latino</strong> che amiamo tanto e che fa da decenni da cassa di risonanza, ogni sera, agli spettacoli di <strong>Ionesco</strong>, La cantatrice calca e La lezione, è uno <strong>spettacolo</strong> che ha uno spirito diverso e <strong>originale</strong> rispetto alla classica commedia musicale.</p>
<p>Sa <strong>coinvolgere</strong> con la prosa, le canzoni e la musica brasiliana e fa passare un’ora spensierata e anche di riflessione.</p>
<p>La <strong>protagonista</strong> e i due musicisti che l’accompagnano, con semplicità sanno <strong>trascinare</strong> il pubblico senza annoiarlo mai.</p>
<p><strong>Consigliamo</strong> questo spettacolo, che sarà in scena ancora per un lungo periodo, ai tanti Italiani, Inglesi e Americani che affollano in questo periodo e nelle settimane future la <strong>capitale francese</strong>. Passeranno una <strong>piacevole</strong> serata.</p>
<p><strong>Mauro Pecchenino</strong></p>
<p><strong><em>Direttore responsabile</em></strong></p>
<p><strong><em>Giornalista professionista</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La vie se déroule, une plaquette de poésie</title>
		<link>https://www.flipmagazine.eu/la-vie-se-deroule-une-plaquette-de-poesie/</link>
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		<pubDate>Sat, 27 Dec 2025 09:15:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>                              La plaquette &#8216;La vie se déroule&#8217; (La Porta Nera, 2025) &#8211; Elaborazione foto Fl.Ip.  Mauro Pecchenino, d’apres les médias, est le plus français des écrivains et poètes italiens et à notre avis, il est aussi le ‘Pétrarque d’aujourd’hui’. Sa dérniére [&#8230;]</p>
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<p><em><strong>                              La plaquette &#8216;La vie se déroule&#8217; (La Porta Nera, 2025) &#8211; Elaborazione foto Fl.Ip. </strong></em></p>
<p><strong>Mauro Pecchenino</strong>, d’apres les <strong>médias</strong>, est le plus français des <strong>écrivains</strong> et <strong>poètes italiens</strong> et à notre avis, il est aussi le <em><strong>‘Pétrarque d’aujourd’hui’.</strong></em></p>
<p>Sa dérniére <strong>plaquette artistique</strong> de poésie <strong>‘La vie se déroule’</strong> est magnifique et pleine de vie et réflexion sur la vie.</p>
<p>Pecchenino est un<strong> poète moderne</strong> et son <strong>écriture</strong> est directe, sincère et pénétrante et fuse émotions, expériences et réflexions contemporaines.</p>
<p>La <strong>poésie</strong> de Mauro Pecchenino s’affirme comme un véritable <strong>miroir</strong> des émotions contemporaines et s’épanouit dans des formes innovantes qui libèrent la voix du créateur.</p>
<p>Les <strong>mots</strong> s’entrelacent pour donner vie à des sentiments profonds et sincères.</p>
<p>Comme poète d’aujourd’hui Pecchenino explore des <strong>thématiques</strong> variées, allant des luttes personnelles aux questionnements sociétaux.</p>
<p>Cette richesse <strong>d’expression</strong> révèle les enjeux de notre époque tout en rendant hommage aux <strong>grands classiques</strong> qui ont façonné l’histoire littéraire. À travers cette quête, la poésie devient une <strong>passerelle</strong> vers une compréhension plus intime des souffrances et des joies humaines.</p>
<p><strong>‘La vie se déroule’ (La Porta Nera, 2025)</strong>, la plaquette de poésie de Mauro Pecchenino est une réflexion sur la <strong>vie</strong> et ses <strong>changements</strong>.</p>
<p><strong>Jean Claude Belossy</strong></p>
<p><strong>Critique littéraire</strong></p>
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		<title>I colori della musica a San Leo</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2025 15:08:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte & Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[a freelance San Leo]]></category>
		<category><![CDATA[i colori della musica]]></category>
		<category><![CDATA[Montefeltro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>                                         Il Duomo di San Leo (Elaborazione foto Fl.Ip.) Si inaugura domani a San Leo (Rn), con il concerto “Voi ch’amate lo Criatore” ad offerta libera, la rassegna musicale &#8220;I Colori della Musica&#8221;, promossa dall’Accademia Distretto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2025/12/Duomo-di-San-Leo-Rn.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-14699" src="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2025/12/Duomo-di-San-Leo-Rn.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2025/12/Duomo-di-San-Leo-Rn.jpg 1024w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2025/12/Duomo-di-San-Leo-Rn-70x47.jpg 70w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2025/12/Duomo-di-San-Leo-Rn-768x512.jpg 768w, https://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2025/12/Duomo-di-San-Leo-Rn-450x300.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p><em><strong>                                         Il Duomo di San Leo (Elaborazione foto Fl.Ip.)</strong></em></p>
<p>Si inaugura domani a San Leo (Rn), con il concerto <strong>“Voi ch’amate lo Criatore”</strong> ad offerta libera, la rassegna musicale <strong>&#8220;I Colori della Musica&#8221;</strong>, promossa dall’<strong>Accademia Distretto Della Musica Aps</strong> (<a href="https://www.ddmv.it/">https://www.ddmv.it/</a>), scuola comunale di musica di San Leo, affidata alla direzione artistica di Anacleto Gambarara.</p>
<p>L’Accademia Distretto della Musica, torna nel Duomo, dopo il successo del 3 maggio di quest’anno, nella “San Francesco Fest”,  della suggestiva e toccante recitazione del Cantico delle Creature di Roberta Arduini di Pesaro a cura di AnimaMundi Art, estratto dallo spettacolo Teatral/Musicale, da lei creato, “Echi Antichi nella Voce di Madre Terra” (Official Trailer <a href="https://www.youtube.com/watch?v=E0ddMgbbpNM">https://www.youtube.com/watch?v=E0ddMgbbpNM</a>), che ha coronato i momenti musicali in programma.</p>
<p>Quattro sono gli appuntamenti che vanno dal 13 dicembre fino all’11 gennaio, che celebrano la diversità e la ricchezza dei generi musicali.</p>
<p>Dalla profondità serena delle Laude medievali, ai classici del pianoforte, all’energia ritmata dello swing.</p>
<p>Si inizia sabato 13 dicembre alle ore 21 fra le mura dello storico Duomo di San Leo con le Laude, alle origini della melodia italiana con il concerto “Voi ch’amate lo Criatore”.</p>
<p>Il nome è tratto dal &#8220;Laudario di Cortona&#8221; (sec. XIII), con accenti molto intimi e terreni.</p>
<p>Voi ch&#8217;amate lo Criatore, non sussurrato ma sofferto, è il lamento &#8220;umano&#8221; di Maria, madre di Cristo condannato a morte, è la disperazione di questa donna che ha versato le sue lacrime ed esprime il suo dolore.</p>
<p>Il <strong><em>Duomo di San Leo</em></strong> è la chiesa principale della Diocesi di San Marino-Montefeltro.</p>
<p>Alta come su un podio, saldamente ancorata alla roccia che la sostiene, la Cattedrale di San Leo si erge su una protuberanza del masso leontino, in un luogo consacrato sin dall’era preistorica alla divinità. La sua muratura composta di conci regolari d’arenaria di colore ocra all’esterno, grigiastra all’interno, la fa sembrare come se fosse scolpita, intagliata in un unico blocco di pietra.</p>
<p>Testimoni e custodi della fede di innumerevoli generazioni, tra le pareti del duomo, risuoneranno le Laude Medievali, le prime melodie sacre per testi in lingua italiana, nate nei conventi e divenute patrimonio universale.</p>
<p>Nel concerto <strong>Guya Valmaggi</strong> (voce e percussioni) e Francesco Mingucci (voce, chitarra e liuto) le interpreteranno in modo essenziale, nel rispetto della loro vera natura e origine, valorizzando la profondità dei testi e la forza espressiva della poesia.</p>
<p>Guya Valmaggi, artista riminese di rara sensibilità e cultura, affronta repertori con originalità e rigore, sia come interprete vocale, sia come guida di cori.</p>
<p><strong>Francesco Mingucci</strong> di Riccione, che canta da bambino, ha fatto diverse incisioni discografiche e concerti anche fuori dall’Italia.</p>
<p>La musicologa <strong>Marina Valmaggi</strong> sarà la voce narrante e presenterà il repertorio e i singoli brani, che spazieranno dall’Annunciazione alla Resurrezione, nell’emozione dell’Avvento che conduce al Natale.</p>
<p>Un’esperienza che promette commozione, un evento imperdibile per immergersi nelle radici della musica sacra, che offrirà al pubblico un momento di riflessione e di stupore tra le mura sacre dello storico <strong>Duomo</strong>.</p>
<p><strong>Vito Piepoli</strong></p>
<p><strong><em>Giornalista freelance</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
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		<title>Un tuffo nel Medioevo tra arte, cibo e cultura</title>
		<link>https://www.flipmagazine.eu/un-tuffo-nel-medioevo-tra-arte-cibo-e-cultura/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Dec 2025 20:06:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>                                                                     Foto elaborazione Fl.Ip. Faenza L’Accademia Italiana della Cucina, Delegazione di Faenza, celebra con una cena Medioevale la valorizzazione della memoria gastronomica [&#8230;]</p>
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<p><em><strong>                                                                     Foto elaborazione Fl.Ip.</strong></em></p>
<p><strong>Faenza</strong></p>
<p><strong>L’Accademia Italiana della Cucina</strong>, Delegazione di Faenza, celebra con una cena Medioevale la valorizzazione della memoria gastronomica Italiana.</p>
<p>Per l’occasione, il Salone delle Feste del <strong>Rione Verde di Faenza </strong>ha allestito un sontuoso banchetto com’era d’uso nel XV secolo: un tavolo decorato e imbandito con posate in legno e stoviglie in terracotta, le portate servite su grandi portantine in legno dai volontari del Rione, in abiti d’epoca.</p>
<p>Un viaggio nel Medioevo, tra racconti e narrazioni  che hanno origini antiche nella storia, ha visto gli organizzatori, vestiti da figuranti, accogliere gli ospiti con tamburi e bandiere  al suono delle chiarine.</p>
<p>Un’atmosfera suggestiva che ha coinvolto i partecipanti, sorpresi anche dal susseguirsi di pietanze ispirate a ricette medievali autentiche: dalla <strong> ‘Suppa in pagnotta’ </strong>alla  <strong>‘Vianda arida alla franzosa cum fabe’</strong> al</p>
<p><strong>‘Fianchetto di vitello rostito alla moda de li signori’</strong>.</p>
<p>Ogni piatto ha raccontato una storia: dalla pietanza semplice a base di cereali che all’epoca era cibo per il popolo alla carne pregiata con spezie, privilegio dei nobili.</p>
<p>Il<strong> Conte Tomaso Emaldi,</strong> rampollo di una nobile famiglia Faentina, conserva nel suo archivio storico, manoscritti dell’epoca in cui si rilevano ricettari del XV secolo.</p>
<p>Da qui, è nata l’ispirazione per questa serata nella storia che ha coniugato ricerca e tradizione, in un dialogo tra cultura, gastronomia e vita sociale della città.</p>
<p><strong>Faenza</strong>, infatti, città da sempre in movimento, parla d’arte e cultura, favorisce la conoscenza storica e la valorizzazione delle tradizioni condividendo i valori della Cucina, come espressione di identità e di amicizia.</p>
<p>Oggi, molte città d’arte si sono avvicinate, soprattutto in Toscana, alla tradizione Medievale e Rinascimentale della Cucina Italiana valorizzandone i contenuti.</p>
<p>Il versatile Rione Verde, sempre attivo nell’organizzare mostre e concerti, ha espresso in questa serata fuori dal tempo, ancora una volta, l’amore per il territorio e, con il suo impegno, la voglia di raccontarlo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Carla Aghito </strong></p>
<p><strong><em>Giornalista</em></strong></p>
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		<title>Al Lagoscuro, Avegno – IL POSTO DOVE ANDARE e Mangiare da Re</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 22:37:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Avegno Vi raccontiamo un locale, Al Lagoscuro, ristorante e albergo che vi accoglie sulla strada per Uscio, vicino all’uscita dell’autostrada, quando si raggiunge Recco da Genova. Frequento questo locale dall’inizio degli anni Settanta e, nonostante i miei molti spostamenti tra l’Italia e l’estero, quando mi trovo a Genova e ho un po’ di tempo a [&#8230;]</p>
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<p><strong>Avegno</strong></p>
<p>Vi raccontiamo un locale, <strong>Al</strong> <strong><em>Lagoscuro, </em>ristorante</strong> e <strong>albergo</strong> che vi accoglie sulla strada per Uscio, vicino all’uscita dell’autostrada, quando si raggiunge <strong>Recco</strong> da Genova.</p>
<p>Frequento questo locale dall’inizio degli anni <strong>Settanta</strong> e, nonostante i miei molti spostamenti tra l’Italia e l’estero, quando mi trovo a <strong>Genova</strong> e ho un po’ di tempo a disposizione, ci ritorno sempre volentieri. I motivi sono semplici, amici lettori: qui ci si trova al cospetto con alcune caratteristiche, a nostro avviso perfette: la <strong>semplicità</strong> unita alla <strong>bontà</strong> di una cucina che non dimentica mai la <strong>tradizione</strong> e i piatti tipici, fatti come ‘una volta’ nelle vecchie case e famiglie del Genovesato.</p>
<p>Sapori autentici, piatti succulenti, sazianti, che lasciano sempre soddisfatti, con un ottimo rapporto qualità prezzo.</p>
<p>Chi vuole scoprire o degustare la <strong>cucina</strong> del territorio, qui al Lagoscuro trova l’indirizzo ideale e non rimarrà mai deluso, accompagnando i piatti con un bicchiere di birra o una buona bottiglia di vino.</p>
<p>Bisogna ricordare che l&#8217;antica Osteria Lagoscuro nasce nel 1868.</p>
<p>Il nome deriva dall&#8217;omonima località del Comune di Avegno, a pochi km da Recco, così chiamata a causa della presenza di un piccolo lago, oscurato da una fitta vegetazione, creato da un&#8217;ansa del torrente Recco.</p>
<p>Nel 1933 i coniugi Giuseppe <strong>Ferreccio</strong>  e Caterina <strong>Capurro</strong> acquistano la casa ‘storica’, con la relativa Osteria.</p>
<p>Negli anni 1966-67 la figlia Vittorina <strong>Ferreccio</strong> con il marito Michele <strong>Pizzorno</strong>, che nel frattempo erano subentrati nella gestione, costruiscono un nuovo edificio contiguo all&#8217;Osteria. Qui oltre ad una moderna sala ristorante vengono create sette camere con servizi che danno inizio all&#8217;attività dell&#8217;Albergo omonimo.</p>
<p>Negli anni Novanta, con la gestione dei nipoti <strong>Giuseppe</strong>, <strong>Caterina</strong>, in cucina e <strong>Elisabetta</strong> Pizzorno, in sala viene ristrutturata l&#8217;antica Osteria, ricavando ulteriori sei <strong>camere</strong> portando la capacità ricettiva agli attuali <strong>venticinque</strong> posti letto, con camere semplici e funzionali.</p>
<p>Il <strong>Ristorante</strong>, composto da due sale, di cui una ideale per cerimonie, con una capienza fino a oltre <strong>cento persone</strong>, propone, lo ribadiamo, una cucina di stampo casalingo curata direttamente dai titolari.</p>
<p>Il <strong>menù</strong> propone piatti <strong>tipici liguri</strong> a base di carne e funghi e pasta fatta in casa.</p>
<p>Tra le specialità citiamo i funghi cucinati in vari modi, le <strong>focaccette</strong> al formaggio a forma di grande raviolo, squisite, le trofie al pesto, il fritto misto alla paesana, l’indimenticabile <strong>coniglio</strong> alla ligure, la <strong>cima</strong> alla genovese, un piatto da assaggiare e riassaggiare, i <strong>pansoti</strong> di erbette alla salsa di noci (pluripremiati, una leccornìa), i <strong>ravioli</strong> co-o tocco e la torta di <strong>mele</strong> della casa.</p>
<p>Al Lagoscuro, che <strong>FlipMagazine</strong> vi consiglia, perché lo conosce bene, si viene per mangiare e stare bene e poi si può anche riposare, a pochi km dal mare.</p>
<p><strong>Mauro Pecchenino</strong></p>
<p><strong><em>Direttore responsabile</em></strong></p>
<p><strong><em>Giornalista professionista</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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