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	<title>Focus On Israel</title>
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		<title>Le bugie di Hamas sulle vittime palestinesi: ma Tv e media ci cascano ancora</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2024 17:34:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Baroz]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le bugie di Hamas sulle vittime palestinesi: ma Tv e media ci cascano ancora</strong></p>
<p><strong><em>di Claudia Osmetti</em></strong></p>
<div id="attachment_42116" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-42116" src="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2024/03/vittime-gaza-hamas-bugie-palestinesi-focus-on-israel.jpg" alt="vittime-gaza-hamas-bugie-palestinesi-focus-on-israel" width="500" height="327" srcset="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2024/03/vittime-gaza-hamas-bugie-palestinesi-focus-on-israel.jpg 822w, http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2024/03/vittime-gaza-hamas-bugie-palestinesi-focus-on-israel-768x502.jpg 768w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><p class="wp-caption-text">Il grafico elaborato dal prof. Abraham Wyner che dimostra la perfetta progressione matematica del numero delle vittime della Striscia di Gaza, secondo i dati forniti da Hamas</p></div>
<p>Qui c’è qualcuno che dà i numeri. In senso proprio è il “ministero della Sanità di Gaza”, che da mesi snocciola dati e percentuali sulle vittime del conflitto in Medioriente, ma in senso figurato è Hamas (anche se alla fine è la stessa cosa visto che niente, nella Striscia, nemmeno un “ministero”, può aprir bocca senza il suo consenso), che invece su quelle stesse cifre gioca la sua principale partita: nel campo della propaganda, però. È che non ne torna uno, di questi computi. E non torna a livello statistico, matematico.</p>
<p>Non fa che ripeterlo, Israele, che la campagna di (dis)informazione palestinese è una cosa e la realtà un’altra. Eppure, da settimane, mezzo mondo, quantomeno quello occidentale, scende in piazza e chiede il cessate il fuoco (a Gerusalemme e basta) perché «non si possono avere altri 30mila morti»: il virgolettato è recentissimo e appartiene al presidente americano Joe Biden. Fanno impressione, 30mila morti, oramai già saliti a quasi 31mila, la stragrande maggioranza dei quali (il 70%) tra le donne e i bambini. Ma è un dato realistico?</p>
<p>Se l’è chiesto, al netto di preconcetti, Abraham Wyner, che per prima cosa è un professore di Statistica e Scienza dei dati alla Wharton school dell’università della Pennsylvania, negli Stati Uniti, e poi è uno preciso. Che coi numerici lavora, li studia, li analizza. <a href="https://www.tabletmag.com/sections/news/articles/how-gaza-health-ministry-fakes-casualty-numbers"><em><strong>E ha scoperto, Wyner, che nella migliore delle ipotesi i dispacci del “ministero della Sanità di Gaza” trattino Hamas sono grossolani e imprecisi, ma nello scenario peggiore sono una presa per i fondelli</strong></em></a>.</p>
<p>Chiariamoci: che la popolazione di Gaza sia allo stremo, che i bombardamenti israeliani e le operazioni di terra partite da Erez abbiano macinato migliaia di vittime come risposta al massacro dei kibbutz, che il fuoco nemico (ma anche quello amico, dopo ci arriviamo) si sia abbattuto sui civili di Jabalia e dintorni, non ci piove.</p>
<p>Ciò non toglie, tuttavia, che i “report” ufficiali di Hamas risultino sospetti.</p>
<p>Wyner ha passato al setaccio i numeri dei morti palestinesi pubblicati tra il 26 ottobre e il 10 novembre del 2023 e di indizi, sul fatto che siano stati gonfiati, ne ha scovati come minimo tre. Primo: per quei sedici giorni i decessi registrati sono cresciuti in maniera progressiva, pure un po’ troppo, con un incremento medio di 270 al dì.</p>
<p>Non avviene, in genere, in una guerra perché «dovrebbero esserci giorni con il doppio o più della media e altri con la metà o meno» (scrive Wyner): ma è facilmente intuibile, gli scontri bellici non sono una partita alla Playstation che, raggiunto lo “score” si passa a un livello successivo e arrivederci, i fattori che influiscono sono di più.</p>
<p>Secondo: «Allo stesso modo dovremmo vedere una variazione nel numero delle vittime infantili che segue quella del numero delle vittime femminili» (perché dipende dal numero degli edifici residenziali colpiti che, appunto, varia quotidianamente), ma a Gaza non c’è. «Si tratta di un fatto statistico fondamentale di variabilità casuale», continua Wyner, esiste persino una formula per calcolarlo (R al quadrato che «se i numeri fossero reali ci si aspetterebbe fosse vicino a 1, invece è di 0,017»).</p>
<p>Terzo (e tre indizi fanno una prova): una correlazione simile vale per l’incidenza tra il numero delle donne morte sul totale degli uomini. «Gli alti e bassi dei bombardamenti e degli attacchi da parte di Israele dovrebbero far sì che i due conteggi giornalieri si muovano insieme». Ma guarda un po’, di nuovo, così non è. Sette vittime su dieci sono donne e bambini, solo tre appartengono alla popolazione maschile: la sproporzione è un filino troppo evidente. (inoltre, il 29 ottobre, ben 26 uomini sarebbero “resuscitati”, il che si potrebbe spiegare con un semplice errore di segnalazione se non fosse che, per tre giorni su sedici di quelli presi in esame, il conteggio degli uomini morti resta zero, cosa che non fa quello delle donne). Senza contare che, il 15 febbraio, Hamas ha ammesso di aver perso 6mila combattenti, cioè il 20% del totale dei decessi: va inteso che tutti gli uomini della Striscia sono da ritenersi miliziani jihadisti?</p>
<p>In tutto questo (e ci siamo arrivati) non ci sono solo i morti a seguito degli attacchi di Israele, ma anche quelli causati da esplosioni accidentali, da razzi mal diretti o che han fatto cilecca (il disastro all’ospedale al-Shifa di Gaza per cui, a proposito di “bollettini di Hamas”, molti commentatori occidentali, italiani compresi, ancora non han chiesto scusa per la cantonata che han preso, è il caso più eclatante) e che, però, le autorità palestinesi della Striscia mettono nel calderone alla stregua delle altre vittime della guerra. Ché tanto l’importante è gridare al “genocidio” e scatenare chi, qui da noi, non fa che sgolarsi con berci come “Israele assassino”.</p>
<p>Lo Stato ebraico, da par suo, stima di aver ucciso 12mila affiliati ad Hamas. Sulla base delle sue analisi (sicuramente più accurate) «il rapporto tra vittime civili e combattenti sarebbe notevolmente più basso», chiosa Wyner, «al massimo 1,4 a 1, se non addirittura 1 a 1». Non si riduce la guerra a una lezione di algebra, è vero: però accertare la veridicità delle notizie, specie quando a darle sono i tagliagole del 7 ottobre e lo fanno arbitrariamente, o quando si riempiono i cortei ripetendo a pappagallo slogan sconnessi dalla realtà, è altrettanto utile.</p>
<p>(<em>Fonte: Libero, 14 Marzo 2024</em>)</p>
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		<title>Le assurde lezioni di giornalismo della Lucarelli sugli stupri di Hamas</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jan 2024 17:04:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Baroz]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le assurde lezioni di giornalismo della Lucarelli sugli stupri di Hamas</strong></p>
<p><strong>di Giovanni Sallusti </strong></p>
<p><img class="aligncenter wp-image-42106" src="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2024/01/selvaggia-lucarelli-hamas-stupri-israele-focus-on-israel.jpg" alt="selvaggia-lucarelli-hamas-stupri-israele-focus-on-israel" width="535" height="214" srcset="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2024/01/selvaggia-lucarelli-hamas-stupri-israele-focus-on-israel.jpg 3000w, http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2024/01/selvaggia-lucarelli-hamas-stupri-israele-focus-on-israel-768x307.jpg 768w, http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2024/01/selvaggia-lucarelli-hamas-stupri-israele-focus-on-israel-1024x410.jpg 1024w" sizes="(max-width: 535px) 100vw, 535px" /></p>
<p>Il 2024 debutta all’insegna del surrealismo spinto: <a href="https://www.facebook.com/selvaggia.lucarelli/posts/10159752520190983?__cft__[0]=AZWrFRev-tVREolg_j9lv3jrPUSXEWJUccBHrQITC3_n_GoMtlkQ3-2KeHTJU09b2FpK69wodoGwiRc48mHGNNMxVEEVJALJ3bNDZjdSRZHHYHNLruZLhQ5C68dXjgiUzu3enDEWJ7TQ05Mv0qxSOD1-LO0tbtA6vsGG_RrVarirwQ&amp;__tn__=%2CO%2CP-R"><em><strong>Selvaggia Lucarelli dà lezioni di giornalismo al New York Times</strong></em></a>. No, niente postumi etilici del cronista, recatevi sulle pagine social della collega travaglina, e avrete un puro distillato di postmoderno. Penultimo post: “Le mie pagelle di Ballando”. Ultimo post: «Ho letto l’inchiesta del New York Times sugli stupri di Hamas e ho molte cose da dire». E con tutta l’autorevolezza di chi ha appena disquisito sulle piroette di Wanda Nara e Rosanna Lambertucci, vien da aggiungere, ragion per cui il coordinatore dell’<a href="https://www.nytimes.com/2023/12/28/world/middleeast/oct-7-attacks-hamas-israel-sexual-violence.html"><em><strong>inchiesta</strong></em></a>, il Premio Pulitzer Jeffrey A. Gettleman, starà passando nottate insonni, devastato dalla stroncatura lucarelliana.</p>
<p>Ora, non sappiamo perché Selvaggia abbia deciso di abdicare così spettacolarmente al principio di competenza, riponendo la paletta da giurata e addentrandosi nell’analisi del pogrom d’inizio millennio, ma sicuramente una come lei, che scorge potenziali femminicidi ogni volta che un becero maschio italico sfiora accidentalmente un ginocchio femminile, non potrà che gridare allo scandalo universale per le donne israeliane violate, seviziate, smembrate dai nazislamisti di <a href="https://www.progettodreyfus.com/?s=hamas"><em><strong>Hamas</strong></em></a>. E invece, dopo il principio di competenza salta anche quello di non contraddizione.</p>
<p>Certo, la neoanalista parte con la pseudoconcessione «ritengo plausibile che siano avvenuti degli stupri il 7 ottobre», che è un po’ come dire “ritengo plausibile che qualcuno non sia uscito vivo da quelle docce ad Auschwitz-Birkenau”. Però, anzitutto, il New York Times «ha una linea editoriale filoisraeliana», e a questo punto non sappiamo a quale New York Times si riferisca. Se è quello con sede a Manhattan, 620 8th Avenue, proprio no, è la Bibbia dell’America Woke e terzomondista a distanza, ha pubblicato caterve di editoriali critici col governo di Netanyahu, ha perfino utilizzato il lavoro di alcuni fotoreporter “locali” che sfoggiavano dichiarazioni di antisemitismo. Quindi, non c’è faziosità, al massimo c’è stata al contrario. Ma per Selvaggia non ci sono nemmeno «prove», solo «una confusa accozzaglia di testimonianze», con «l’aggravante che le fonti sono troppo spesso l’Idf e foto o ricordi». Cioè: le testimonianze non bastano (curiosamente, proprio nel caso di donne ebree), i ricordi sono confusi, chissà se avevano i jeans o la minigonna, le foto potrebbero essere frutto di complotto giudaico-massonico, per non parlare dell’esercito dell’unica democrazia del medio Oriente, certamente non affidabile come l’ufficio stampa di Hamas.</p>
<p>«Del resto», prosegue il crescendo dadaista, «sappiamo come è andata la storia dei bambini decapitati». Certo, c’erano, sono state ritrovate teste staccate dai corpicini, peraltro anche se i bimbi israeliani in quell’immane 7 ottobre fossero stati solamente sgozzati o uccisi da pallottole la profondità dell’abiezione non muterebbe di una virgola, vero Selvaggia? Niente, lei lamenta che «Israele organizza proiezioni sull’orrore a cui invita giornalisti amici», che è un po’ come lamentarsi che si organizzino proiezioni sull’Olocausto, è il culto della memoria improvvisamente selettiva, gli ebrei di ieri sì, gli ebrei di oggi no, non rompano con le immagini che documentano l’antisemitismo del 2024, si accontentino di una giornata all’anno per l’antisemitismo che fu. Perché l’obiettivo di tutta questa “propaganda splatter” rilanciata da quei sionisti incalliti del NYTimes è, udite udite, «deumanizzare il nemico».</p>
<p>Il nemico, torniamo un secondo alla realtà, è Hamas, è il totalitarismo islamista che vuole cancellare l’ebreo dalla faccia della Terra, è come l’Isis, sono le Ss contemporanee. La giurata di prima serata non se ne rende conto, ma è come se s’indignasse perché qualcuno vuole “deumanizzare” Himmler, “deumanizzare” Al-Baghdadi, “deumanizzare” il lager o la teocrazia degli ayatollah. Non si deumanizza l’inumano, lo si combatte oppure si fa il suo gioco. Uno dei modi per farlo si chiama relativizzazione. E l’analista in ansia per la disumanizzazione degli stupratori coranici ce ne fornisce un esempio: «Tra l’altro lo stupro è orrore, ma le donne di Gaza, la loro psiche, i loro corpi, non se la passano meglio. Molte sono morte sotto le bombe, altre sono vedove». Ha ragione Selvaggia, e i colpevoli sono sempre loro, sì, proprio le «bestie inumane di Hamas». Oppure le migliaia di civili tedeschi sepolti dalle bombe erano colpa degli Alleati, che stavano combattendo il nazismo? Con chi sarebbe stata Selvaggia allora, con l’orrore antisemita o con la libertà? Meglio tornare alla paletta, va’.</p>
<p><a href="https://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/38001260/selvaggia-lucarelli-assurde-lezioni-giornalismo-stupri-hamas.html">Libero quotidiano</a></p>
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		<title>Amnesty International e le menzogne contro Israele</title>
		<link>http://www.focusonisrael.org/2022/02/13/amnesty-international-israele-apartheid/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Feb 2022 15:18:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Baroz]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[pregiudizio antisraeliano]]></category>
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		<description><![CDATA[Un rapporto di Amnesty International pieno di menzogne contro Israele di Ugo Volli “Un sistema crudele di dominio e di crimini contro l’umanità” … “segregazione” … “repressione brutale” … “dominazione”… “spossessamento ed esclusione”… “oppressione prolungata di milioni di persone”: di chi si parla in questi termini? Del nazismo? Delle colonie europee in Africa? Oggi della [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un rapporto di Amnesty International pieno di menzogne contro Israele</strong></p>
<p><em><strong>di Ugo Volli</strong></em></p>
<p><img class="aligncenter wp-image-42096" src="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2022/02/amnesty-international-israele-apartheid-focus-on-israel.jpg" alt="" width="500" height="282" /></p>
<p>“Un sistema crudele di dominio e di crimini contro l’umanità” … “segregazione” … “repressione brutale” … “dominazione”… “spossessamento ed esclusione”… “oppressione prolungata di milioni di persone”: di chi si parla in questi termini? Del nazismo? Delle colonie europee in Africa? Oggi della Cina in Tibet e con gli Uiguri? Dell’Isis? No, sono alcune delle calunnie che, insieme al termine chiave “apartheid” compaiono sull’ultimo rapporto di Amnesty International contro Israele, appena pubblicato e molto propagandato sui media. È un linguaggio così insensato da aver suscitato perfino lo sdegno del nuovo ambasciatore americano a Gerusalemme, Thomas Nides, nominato da Biden per cercare di annullare le politiche pro-Israele di Trump. Nides ha twittato sul rapporto così: “Ma dai, è assurdo. Questo non è il linguaggio che abbiamo usato e che useremo”. Hanno naturalmente protestato tutti i giornali e i diplomatici israeliani.</p>
<p><a href="https://www.focusonisrael.org/tag/amnesy-international/"><em><strong>In realtà Amnesty International non è affatto nuova a queste sparate</strong></em></a>. Insieme ad altre associazioni che in teoria dovrebbero occuparsi di diritti umani e magari un tempo lo facevano, ha seguito un percorso di radicalizzazione politica che l’ha messa in prima fila nella guerra diplomatica e mediatica contro Israele. Amnesty ha fatto campagne contro lo stato ebraico nel 2005, nell’11-12, nel 14-15, nel 19-20, sempre mostrando una totale parzialità nei confronti dei gruppi palestinisti e astenendosi dal prendere in considerazione il terrorismo. Anche esplorando questo rapporto di ben 280 pagine, non vi si trovano mai parole come “terrore” “bombe”, “terroristi suicidi”, “accoltellamento”, in generale non si parla del terrorismo palestinista, di quello degli attentati suicidi con le bombe che faceva strage in negozi, autobus, centri di ritrovo fino alla costruzione della barriera di protezione, come di quello “popolare” che ancora miete vittime in questo periodo. E d’altro canto non vi è traccia nel rapporto del fatto che i cittadini arabi di Israele godono di pieni diritti politici economici e sociali, che membri della loro comunità sono giudici della corte suprema, ministri, deputati, professori universitari, ufficiali di polizia, imprenditori, personaggi sportivi e televisivi. Anzi, si sostiene senza alcuna prova e contro l’evidenza, che essi sarebbero “oppressi” ed “espropriati”, soggetti dunque ad “apartheid” quasi come i sudditi dell’Autorità Palestinese.</p>
<p>Amnesty in sostanza racconta che lo Stato di Israele sarebbe nato nel 1948 sulla base di un progetto “razzista” di “privilegiare gli ebrei” e usa come “prova” la “Legge del ritorno” e sullo “stato nazionale del popolo ebraico”, senza considerare che gli stati nazionali sono la grande maggioranza al mondo. Altre prove di “razzismo” vengono inventate analizzando in maniera del tutto scorretta i dati sulla terra: gli ebrei sarebbero colpevoli di aver espropriato le proprietà degli arabi passati al nemico, mentre naturalmente della distruzione e dell’appropriazione dei quartieri ebraici di Gerusalemme, Hebron e dei villaggi di Giudea e Samaria da parte della Giordania non si parla. Non si nomina la volontà genocida esplicitamente dichiarata da parte araba e palestinista come obiettivo di guerre e terrorismo, che sono durati per decenni e ancora continuano ma si condanna sempre l’autodifesa ebraica. Insomma si sposano, senza alcun contraddittorio, le posizioni più estreme del campo palestinista.</p>
<p>L’argomentazione è quasi sempre condotta in maniera del tutto parziale e propagandistica: si cita in maniera ingannevole una mezza frase di Netanyahu, ignorando il contesto che la precisa, si manipolano le cifre statistiche per dimostrare che Israele spossessa e opprime i palestinesi. Le proposte che concludono il rapporto chiedono il “ritorno” di molti milioni di parenti degli arabi fuggiti nel ‘48 e nel ‘67, cioè in pratica la distruzione dello Stato di Israele. E per ottenere questo risultato si propone il boicottaggio dell’economia israeliana, la chiusura di ogni fornitura di mezzi di autodifesa, il blocco delle personalità politiche e militari israeliane “colpevoli” del “reato di apartheid”.</p>
<p>Beninteso, il rapporto ignora il fatto che la vera e programmatica apartheid vige nei territori controllati dall’Autorità Palestinese, come del resto nella maggior parte degli stati arabi, dove nessun ebreo può vivere e neanche passare senza rischiare la vita. Si parla dei terroristi arabi come “prigionieri di coscienza” non violenti e detenuti illegalmente, addirittura regolarmente torturati, ignorando il fatto che la loro “non violenza” è costellata di assassini di donne, vecchi e bambini e che le carceri israeliane sono gestite secondo norme molto illuminate e tolleranti, sotto il controllo della magistratura, e che per esempio molti detenuti sono autorizzati a studiare e spesso si laureano presso prestigiose università israeliane.</p>
<p>Insomma, il “rapporto” è una sequela di falsità propagandistiche che hanno il solo scopo di demonizzare lo stato di Israele e di cercare di facilitarne la distruzione. Viene in mente il fatto che secondo la definizione di dell’IRHA, “negare i diritti nazionali del popolo ebraico” è uno dei modi caratteristici dell’antisemitismo attuale: l’accumulo di tante menzogne non si spiega se non sulla base di un fanatismo antisemita. Ma questo evidentemente ai dirigenti di Amnesty International sta bene, magari con la speranza che si avveri la previsione di Joseph Goebbels: una menzogna ripetuta all’infinito diventa per tutti verità.</p>
<p><a href="https://www.shalom.it/blog/israele-bc1/un-rapporto-di-amnesty-international-pieno-di-menzogne-contro-israele-b1110371">Shalom</a></p>
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		<title>Il testo di Victor Fadlun ci aiuta a non dimenticare ciò che è stato il 4 novembre 1945</title>
		<link>http://www.focusonisrael.org/2021/11/17/il-testo-di-victor-fadlun-ci-aiuta-a-non-dimenticare-cio-che-e-stato-il-4-novembre-1945/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2021 16:49:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Baroz]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[ebrei tripolini]]></category>
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		<category><![CDATA[Victor Fadlun]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche settimana fa sul mensile ebraico Shalom, è uscito un bellissimo articolo a firma di Victor Fadlun. Un testo struggente, in cui racconta la sorte del nonno Huato Fadlun e delle quattro notti di violenze brutali ai danni della più antica comunità ebraica di Libia. In quell’epoca in Libia vivevano circa 40mila ebrei e mezzo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><img class="aligncenter wp-image-42082" src="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2021/11/foto_victor1181x563-1024x488.jpg" alt="" width="550" height="262" srcset="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2021/11/foto_victor1181x563-1024x488.jpg 1024w, http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2021/11/foto_victor1181x563-768x366.jpg 768w, http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2021/11/foto_victor1181x563.jpg 1181w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" />Qualche settimana fa sul mensile ebraico Shalom, è uscito un bellissimo articolo a firma di Victor Fadlun. Un testo struggente, in cui racconta la sorte del nonno Huato Fadlun e delle quattro notti di violenze brutali ai danni della più antica comunità ebraica di Libia.</p>
<p class="p1">In quell’epoca in Libia vivevano circa 40mila ebrei e mezzo milione di arabi. Una presenza millenaria, una comunità ebraica che viveva nel paese addirittura da molto prima dei musulmani, un dato che insieme al quadro generale non viene mai ricordato. Sono centinaia le sinagoghe date alle fiamme o trasformate in moschee, come sfregio costruirono l’autostrada sopra il cimitero ebraico. Tutto con la compiacenza degli inglesi che non mossero un dito per dimostrare alla comunità internazionale come la popolazione locale fosse composta da barbari che avrebbero mai saputo autogovernarsi.</p>
<p class="p1">La storia raccontata da Victor è solo una delle tante che si sono susseguite quei giorni e negli anni successivi, culminate negli altri terribili pogrom in terra libica, quelli del 1956 e del 1967. Tutto cominciò in occasione dell’anniversario della celebre Dichiarazione Balfour, due giorni prima. Scoppiarono tumulti in tutta la Libia e proprio a Tripoli scoppiarono i disordini maggiori in “un crescendo di assalti e di crudeltà inaudite”, come riferisce in un bellissimo scritto Marcello Ortona. Quel pogrom mise fine a secoli di rapporto di rispetto, di amicizia e di relazioni lavorative tra arabi ed ebrei: la comunità ebraica si era insediata in quelle terre infatti prima ancora che arrivassero le legioni romane. All’amicizia si sostituì la diffidenza, alla diffidenza l’odio cieco.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">Victor Fadlun racconta che il nonno uscì di casa per andare al lavoro nonostante le proteste della famiglia, forte proprio dell’eccellente rapporto che sentiva di avere con la sua comunità, ma anche con gli arabi di Tripoli. Fu riconosciuto dalla folla, che lo inseguì, lo percosse e lo abbandonò davanti all’ospedale in fin di vita.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">Leggete le sue bellissime righe di <a href="https://www.shalom.it/blog/news/il-pogrom-del-4-novembre-1945-in-memoria-dei-nostri-morti-una-riflessione-di-victor-fadlun-b1104351">Victor Fadlun</a> che hanno commosso i lettori di Shalom.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<blockquote>
<p class="p1">Questi ricordi sono in memoria dei nostri morti, come un fiore posato sulle loro tombe, che non esistono più perché pure il nostro cimitero a Tripoli ce lo hanno distrutto.</p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Perché Israele ha ragione a voler sciogliere le ONG che finanziano il terrorismo</title>
		<link>http://www.focusonisrael.org/2021/11/17/terrorismo-palestinese-ong-israele/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2021 16:41:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Baroz]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ONG]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[FPLP (FRonte Popolare per la Liberazione della Palestina)]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo palestinese]]></category>

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		<description><![CDATA[Perché Israele ha ragione a voler sciogliere le Ong che finanziano il terrorismo di Ugo Volli Da molto tempo Israele ha molti motivi di contrasto politico con l’Unione Europea, ma di recente le stesse cause lo dividono anche dagli Stati Uniti di Biden. In termini generali, il problema deriva da una visione opposta dei problemi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Perché Israele ha ragione a voler sciogliere le Ong che finanziano il terrorismo</strong></p>
<p><em><strong>di Ugo Volli</strong></em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-42078" src="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2021/11/ong-terrorismo-palestinese-focus-on-israel-e1637167140180.png" alt="ong-terrorismo-palestinese-focus-on-israel" width="600" height="318" /></p>
<p>Da molto tempo Israele ha molti motivi di contrasto politico con l’Unione Europea, ma di recente le stesse cause lo dividono anche dagli Stati Uniti di Biden. In termini generali, il problema deriva da una visione opposta dei problemi politici del Medio Oriente: Israele, come i paesi sunniti del Golfo e l’Egitto, subisce la pressione militare e la sovversione terroristica dell’Iran, percepisce la possibilità imminente di una suo armamento militare come un pericolo mortale, ritiene che la priorità politica assoluta debba essere la repressione delle minacce iraniane. L’Europa e (di nuovo, come ai tempi di Obama) gli Usa vogliono trattare con l’Iran, non sono particolarmente spaventati per la prospettiva che esso ottenga l’atomica, sono disposti a riconoscergli un’egemonia regionale ai danni di Israele e dei paesi arabi. All’inverso Europa e Usa vedono come particolarmente urgente il problema palestinese, vogliono evitare che Israele consolidi il suo controllo di Giudea, Samaria e perfino di Gerusalemme, cercando di rafforzare la corrotta e decadente Autorità Palestinese e magari di proteggere anche Hamas. Israele, con l’accordo sostanziale dei paesi arabi vicini, pensa invece che la strada della pace non passi oggi per l’Autorità Palestinese, ma per gli accordi di Abramo.</p>
<p>Vi sono poi i problemi specifici, per esempio la volontà americana di riaprire a Gerusalemme (non a Ramallah) la sua rappresentanza diplomatica per l’autorità Palestinese: un modo indiretto per rimangiarsi in sostanza la decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. C’è poi l’eterno problema della necessità che le cittadine e i villaggi di Giudea e Samaria hanno di costruire nuovi appartamenti per la popolazione in crescita: Usa ed Europa vogliono impedirlo e aiutare invece a costruire case per i sudditi dell’Autorità Palestinese anche nella zona C, che gli accordi di Oslo riservano all’esclusivo controllo ebraico.</p>
<p>Ma il caso più clamoroso delle ultime settimane riguarda sette organizzazioni non governative palestiniste (Ong) che sono state dichiarate terroriste e bloccate dal ministero della difesa israeliano &#8211; pur notoriamente poco propenso all’estremismo e che con la sua amministrazione di Giudea e Samaria (COGAT) si sforza soprattutto di garantire i diritti e il benessere dei residenti arabi, sulla base di un ragionamento pragmatico, anche se certamente discutibile: una popolazione soddisfatta e ben considerata è meno tentata ad adottare comportamenti violenti. Il provvedimento è inoltre stato firmato da un politico che ha certamente poche simpatie per il nazionalismo come Benny Gantz, ministro della difesa. Ma ne sono nate grandi polemiche. Gli Usa hanno protestato di non essere stati informati preventivamente, come se Israele avesse bisogno del loro consenso per difendersi dai terroristi. I paesi europei e la loro Unione, che finanziano massicciamente tutta la galassia palestinista e anche queste Ong, ha sostenuto che il provvedimento israeliano era ingiustificato.</p>
<p>Tutto ciò la dice lunga sul rispetto che oggi gli occidentali hanno per la sovranità israeliana: figuriamoci se ci fosse qualche paese straniero che volesse mettere il becco nelle scelte italiane di sciogliere o meno Forza Nuova o le Brigate Rosse. Il diritto internazionale permette a ogni stato di combattere il terrorismo e chi lo assiste; inoltre Israele come l’Italia è una democrazia e ha una magistratura indipendente che può annullare i provvedimenti del governo che non hanno basi giuridiche o fattuali.</p>
<p>Ma c’è di più: è chiarissimo che le sette Ong hanno legami organizzativi e personali fortissimi con il “Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina” (FPLP), fondato da Ahmed Jibril e George Habash, che ha firmato centinaia di azioni terroristiche, dirottamenti, omicidi, attentati suicidi, già dichiarata organizzazione terroristica dagli Usa, dall&#8217;Unione europea e dal Canada. <a href="https://fathomjournal.org/palestinian-ngo-terror-links-assessing-the-implications-of-israels-designations/">Il loro gruppo dirigente è formato quasi interamente da uomini del FPLP, per cui servono come canale di finanziamento</a>. Per esempio, Shawan Jabarin, direttore generale di una di queste Ong, “Al-Haq”, è stato condannato nel 1985 per aver reclutato e organizzato corsi di formazione per i membri del FPLP; Khalida Jarrar, ex vicepresidente di un’altra, “Addameer”, è stata condannata a due anni di carcere nel marzo 2021 per appartenenza al FPLP; Ubai Abudi, direttore esecutivo di una terza, il “Centro Bisan”, è stato condannato a 12 mesi di carcere nel 2020 per appartenenza al FPLP.</p>
<p>Solo l’altro giorno, Juana Ruiz Rashmawi, attivista spagnola di una quarta di queste Ong, “Health Work Committees”, <a href="https://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/316683">ha ammesso in tribunale che i soldi che raccoglieva con pretesti sanitari, andavano a finanziare le operazioni del FPLP</a>: tutte cose che l’UE dovrebbe conoscere, dato che finanzia queste organizzazioni, e che sono state documentate nei dettagli agli Usa. E allora perché le proteste? Perché lo stesso ministro della difesa di Israele è stato costretto a difendere di persona una decisione ovvia come tagliare i canali di rifornimento ai terroristi? Vi è una ragione specifica e una più generale: la prima è il tentativo dell’Unione Europea di nascondere la propria complicità col terrorismo, che contrasta con le sue stesse norme. La seconda è un pregiudizio, purtroppo fondato nella burocrazia americana come in quella europea: che i palestinesi sono vittime di Israele e dunque hanno il diritto di difendersi in tutti i modi, anche violenti; e che, secondo la morale “woke” oggi dominante fra i democratici, in ogni conflitto fra Israele e l’Autorità Palestinese non conta chi ha ragione e chi ha torto, ma bisogna stare sempre “dalla parte degli oppressi e delle vittime”.</p>
<p><a href="https://www.shalom.it/blog/israele-bc1/percha-israele-ha-ragione-a-voler-sciogliere-le-ong-che-finanziano-il-terrorismo-b1105121">Shalom.it</a></p>
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		<title>Le bugie di Barack Obama su Israele</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2020 15:34:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Baroz]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[pregiudizio antisraeliano]]></category>
		<category><![CDATA[29 Novembre 1947 voto ONU su ripartizione Palestina mandataria]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[dichiarazione Balfour]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Lord Arthur James Balfour]]></category>
		<category><![CDATA[pregiudizio antiraeliano]]></category>

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		<description><![CDATA[Le bugie di Barack Obama su Israele “La Dichiarazione Balfour del 1917”, scrive l&#8217;uomo che per otto anni ha presieduto i destini degli Stati Uniti, “fu pubblicata dagli inglesi che allora occupavano la Palestina”. E’ nel capitolo 25 del suo libro, intitolato con un tocco di enfasi “Una Terra Promessa, volume 1 delle memorie presidenziali”, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le bugie di Barack Obama su Israele</strong></p>
<p><img class="aligncenter wp-image-42065" src="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2020/12/barack-obama-israele-pregiudizio-focus-on-israel.jpg" alt="barack-obama-israele-pregiudizio-focus-on-israel" width="500" height="250" /></p>
<p>“<em>La <a href="https://www.focusonisrael.org/tag/dichiarazione-balfour/">Dichiarazione Balfour</a> del 1917</em>”, scrive l&#8217;uomo che per otto anni ha presieduto i destini degli Stati Uniti, “<em>fu pubblicata dagli inglesi che allora occupavano la Palestina</em>”. E’ nel capitolo 25 del suo libro, intitolato con un tocco di enfasi “Una Terra Promessa, volume 1 delle memorie presidenziali”, che Barack Obama presenta la sua visione molto personale degli eventi che hanno cambiato la storia del Medio Oriente.</p>
<p>Solo che, il 2 novembre 1917, quando Lord Balfour, Ministro degli Affari Esteri del Regno Unito, inviò una lettera ufficiale a Lord Rothschild, uno dei leader della comunità ebraica d’Inghilterra, assicurandogli che il suo governo stava considerando favorevolmente la creazione di un focolare nazionale per il popolo ebraico in Palestina, gli inglesi non stavano ancora occupando la Palestina. Aspri combattimenti sono in corso tra le loro truppe e quelle dell&#8217;Impero Ottomano entrato in guerra a fianco della Germania nella Prima Guerra Mondiale. Fu invece l&#8217;11 dicembre del 1917 che le forze del Generale Allenby entrarono a Gerusalemme. Ma Obama <a href="https://www.progettodreyfus.com/occupazione-uso-abuso/">conosce il peso della parola ‘Occupazione’</a> <strong>e la usa consapevolmente</strong> per delegittimare l&#8217;iniziativa britannica sin dall&#8217;inizio.</p>
<p>Consideriamo ora il <a href="https://www.focusonisrael.org/2013/11/29/risoluzione-181-onu-29-novembre-1947-nascita-stato-israele/">Piano di Partizione votato dalle Nazioni Unite nel novembre del 1947</a>, che prevede la divisione del Paese tra uno Stato ebraico e uno arabo &#8211; nessuno ancora parla di uno Stato palestinese. Secondo Obama, “<em>i leader sionisti</em>’ <em>lo accettano, mentre gli ‘Arabi palestinesi’</em>-ancora una volta fino ad allora nessuno aveva usato questo termine &#8211; <em>come le nazioni arabe circostanti, che stavano appena uscendo dal giogo coloniale, lo rifiutano</em>”. <strong>Ma di quale giogo coloniale sta parlando?</strong> Di quello dell&#8217;Impero Ottomano che aveva soffocato per quattro secoli qualsiasi velleità di indipendenza araba? No di certo. Parla delle potenze alleate vittoriose che hanno portato questi Paesi arabi all&#8217;indipendenza. Paesi che non si accontentano di ‘rifiutare’ il Piano: i loro eserciti lanciano un attacco concertato contro lo Stato ebraico, proclamato il 18 maggio del 1948. Solo che, dice Obama, hanno la meglio ‘<em>le milizie ebraiche</em>’ . Ma quali milizie? In realtà si tratta di Tsahal &#8211; l&#8217;Esercito di Difesa Israeliano &#8211; creato il 28 maggio e che comprende gli eserciti di terra, aria e mare. E l&#8217;ex Presidente così continua: “<em>durante i tre decenni che seguono, Israele si impegnerà in una serie di conflitti con i suoi vicini arabi</em>”. Il resto del capitolo è tutto dello stesso tono. Una presentazione dei fatti che è stata ovviamente adottata subito dai palestinesi, troppo felici di scoprirsi dei veri eroi. <a href="https://www.progettodreyfus.com/dichiarazione-balfour-palestinesi-querela/">Un gruppo di cittadini interessati ha appena presentato una denuncia contro la Gran Bretagna a causa della dichiarazione Balfour</a> “<em>che ha dato la Palestina come focolare nazionale agli ebrei e permesso alle bande sioniste di occupare la Palestina</em>”.</p>
<p>Presentata davanti a un tribunale palestinese, la denuncia è stata dichiarata ammissibile. Questi competenti cittadini hanno indubbiamente dimenticato che nel 1920, quando la Gran Bretagna aveva ricevuto il Mandato della Palestina, si era affrettata ad amputarne i quattro quinti a beneficio di uno dei figli del suo vecchio alleato, lo Sharif della Mecca. Così era nato “l&#8217;Emirato della Transgiordania” che approfitterà della Guerra d&#8217;Indipendenza di Israele per occupare la Giudea e la Samaria &#8211; questo è il nome che compare nel Piano di Partizione, che poi sarebbe dovuta tornare allo Stato arabo &#8211; e prendere il nome di Giordania. Il giovane Stato di Israele dovrà accontentarsi di un decimo dei territori della Palestina mandataria. È vero che Barack Obama ha ignorato questo dettaglio che considera senza dubbio privo di interesse. Resta il fatto che di questo ammasso di inesattezze e di falsificazioni intenzionali, che farebbe vergognare uno studente di storia del primo anno, se ne sono già vendute un milione di copie nella prima settimana, e sarà tradotto in numerose lingue, per diventare poi un testo di riferimento per intere generazioni.</p>
<p>[<em>Titolo originale: &#8220;Barack Obama condanna la Dichiarazione Balfour e subito dopo i palestinesi sporgono denuncia contro l’Inghilterra&#8221; | di Michelle Mazel</em>]</p>
<p><a href="http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&amp;sez=120&amp;id=80241">Informazione Corretta</a></p>
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		<title>Il terrorismo islamico e quell&#8217;assordante silenzio generale che accompagna le sue azioni</title>
		<link>http://www.focusonisrael.org/2020/11/02/terrorismo-islamico/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2020 17:12:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Baroz]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo islamico]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è solo il terrore a tagliare le lingue C’è qualcosa di più profondo, un insieme di fattori culturali e psicologici che ci impedisce di vedere ciò che in realtà si presenta con un’evidenza clamorosa di Pierluigi Battista Ci devono essere ragioni molto solide se tante persone, solitamente attente e intellettualmente oneste, non riescono proprio [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Non è solo il terrore a tagliare le lingue</strong></p>
<p><em><strong>C’è qualcosa di più profondo, un insieme di fattori culturali e psicologici che ci impedisce di vedere ciò che in realtà si presenta con un’evidenza clamorosa</strong></em></p>
<p><strong><em>di Pierluigi Battista</em></strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-42049" src="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2020/11/terrorismo-islamico-focus-on-israel.jpg" alt="" width="600" height="305" /></p>
<p>Ci devono essere ragioni molto solide se tante persone, solitamente attente e intellettualmente oneste, non riescono proprio a dare un nome e una definizione al <a href="https://www.progettodreyfus.com/attentati-terrorismo-islamico-francia/">terrorismo dei decapitatori e degli sgozzatori che stanno insanguinando la Francia «infedele»</a>. Certo, <strong>c’è molta paura di pronunciare quella parola che inizia per «I» e che in forma cautelativa qui si evita di scrivere nero su bianco,</strong> c’è il terrore che taglia le lingue e cerca di non aizzare i fanatici che in nome di quella indicibile «I» di cui è meglio non svelare le lettere immediatamente successive, uccidono senza pietà, e dunque basta con la satira, da riservare eventualmente alle religioni di questi tempi meno inclini alla vendetta. No, c’è qualcosa di più profondo, un insieme di fattori culturali e psicologici che ci impedisce di vedere ciò che in realtà si presenta con un’evidenza clamorosa.</p>
<p>C’è la legittima e comprensibile resistenza a farsi rigettare nel contesto di una per noi inconcepibile e anacronistica «guerra di religione». C’è il senso di colpa, per così dire europeo e occidentale, per i crimini commessi nel passato e che oggi i «dannati della terra» vogliono farci pagare con gli interessi. C’è una forma di ottusità ideologica che ci impedisce di vedere come la fede religiosa possa avere un qualche ruolo nella modernità secolarizzata. C’è una profonda stanchezza per alcuni valori, in primis la libertà d’espressione e l’eguaglianza tra donne e uomini che invece, agli occhi di fondamentalismi ostili di matrice religiosa, sono il simbolo della peccaminosità dell’Occidente liberale, meritevoli perciò di una purificatrice condanna a morte. C’è l’ecumenismo relativista che vede in ogni rivendicazione di («nostra») identità l’anticamera della sopraffazione nei confronti delle minoranze deboli e schiacciate, e che oggi sarebbero animate da un senso di rivalsa, certo criminalmente distorto e tuttavia indotto da motivazioni diverse da quelle del fanatismo religioso. C’è la scarsa, chiamiamola così, voglia di combattere per la difesa di valori che un tempo consideravamo irrinunciabili, e oggi forse non più. C’è la paralisi culturale del «cui prodest», quella paura di dirsi verità sgradevoli per non regalare argomenti agli avversari da cui l’eccesso di edulcorazione che porta alla vera a propria autocensura. Quindi, certo la paura.</p>
<p><a href="https://www.corriere.it/editoriali/20_novembre_01/non-solo-terrorea-tagliare-lingue-31066f9a-1c7e-11eb-a718-cfe9e36fab58.shtml">Corriere.it</a></p>
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		<item>
		<title>Quel passaporto Usa che riconosce Gerusalemme capitale di Israele</title>
		<link>http://www.focusonisrael.org/2020/11/01/gerusalemme-capitale-israele-passaporto-usa/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2020 17:35:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Baroz]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cisgiordania/Giudea e Samaria/West Bank]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso USA]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme capitale dello Stato di Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>

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		<description><![CDATA[Quel passaporto Usa che riconosce Gerusalemme capitale di Israele di Ugo Volli Con una piccola cerimonia, l’ambasciatore americano a Gerusalemme David Friedman ha consegnato venerdì scorso il passaporto americano a Menachem Binyamin Zivotofsky, un ragazzo americano nato 18 anni fa a Gerusalemme. Un atto del tutto normale? No, perché sul passaporto c’era scritto che Zivotofski [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quel passaporto Usa che riconosce Gerusalemme capitale di Israele</strong></p>
<p><em><strong>di Ugo Volli </strong></em></p>
<p><img class="aligncenter wp-image-42057" src="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2020/11/gerusalemme-capitale-passaporto-usa-focus-on-israel.jpeg" alt="" width="500" height="238" srcset="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2020/11/gerusalemme-capitale-passaporto-usa-focus-on-israel.jpeg 1181w, http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2020/11/gerusalemme-capitale-passaporto-usa-focus-on-israel-768x366.jpeg 768w, http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2020/11/gerusalemme-capitale-passaporto-usa-focus-on-israel-1024x488.jpeg 1024w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>Con una piccola cerimonia, l’ambasciatore americano a Gerusalemme David Friedman ha consegnato venerdì scorso il passaporto americano a Menachem Binyamin Zivotofsky, un ragazzo americano nato 18 anni fa a Gerusalemme. Un atto del tutto normale? No, perché sul passaporto c’era scritto che Zivotofski era nato in Israele. Ancora una cosa normale? Dopotutto il ragazzo è nato nella <a href="http://www.focusonisrael.org/tag/gerusalemme-capitale-dello-stato-di-israele/">capitale dello stato di Israele</a> e se si vuole essere pignoli nella parte che appartiene allo stato ebraico dalla sua fondazione.</p>
<p>E invece <strong>questo è stato il primo passaporto americano ad ammettere che Gerusalemme è in Israele</strong>, nonostante una legge approvata dal Congresso nel 1995 che ha imposto al governo di farlo e nonostante ben due cause legali intentate dai suoi genitori al governo, arrivate fino alla Corte Suprema, con le amministrazioni Clinton e Obama impegnate a difendere questa assurda negazione e la Corte, allora dominata dalla sinistra del tutto incapace di affermare la logica e il diritto. Del resto l’Italia fa la stessa cosa: sui documenti dei nostri concittadini residente a Gerusalemme scrive che vivono in ZZZZZ (letteralmente così in uno stato fatto solo di zeta).</p>
<p>Un <strong>piccolo atto simbolico</strong>, se volete, <strong>ma la politica è fatta di simboli</strong>, che segue quello della settimana scorsa in cui <a href="https://www.shalom.it/blog/news-in-israele-bc241/usa-estendono-cooperazione-scientifica-ad-territorio-israeliano-oltre-linea-verde-b1003331">gli Usa hanno esteso gli accordi di collaborazione con Israele alle città e ai villaggi di Giudea e Samaria</a>. E prima ancora, ricordiamolo, è stato Trump a superare tutti gli ostacoli per gli accordi fra Israele e tre stati arabi, lui a trasferire l’ambasciata a Gerusalemme, lui a tagliare le oscure collaborazioni delle amministrazioni precedenti con le organizzazioni palestiniste in odor di terrorismo. Insomma, Trump è il presidente più amico di Israele e degli ebrei della storia, forse perché sua figlia si è convertita, forse perché suo padre è noto per aver aiutato gli ebrei fuggitivi dalla Shoah. Ma anche per realismo: Israele è il principale e più leale alleato degli Usa in Medio Oriente e riconoscere i suoi confini è puro realismo; aiutarlo a consolidare la sua posizione e ad accordarsi con gli arabi filoamericani è ovvio interesse degli Usa. Insomma, Trump può avere tratti non garbati, può riuscire antipatico, ma è un grande politico, un grande presidente e un grande amico di Israele. Possiamo solo sperare che fra qualche giorno sia rieletto.</p>
<p><a href="https://www.shalom.it/blog/editoriali-bc9/quel-passaporto-usa-che-riconosce-gerusalemme-capitale-di-israele-b1006201">Shalom.it</a></p>
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		<title>Antisemitismo in Gran Bretagna, bufera sui Labour: sospeso l’ex leader Corbyn</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2020 19:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Baroz]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[Equality and Human Rights Commission]]></category>
		<category><![CDATA[Jeremy Corbyn]]></category>
		<category><![CDATA[Keir Starmer]]></category>
		<category><![CDATA[Labour]]></category>
		<category><![CDATA[partito Labour inglese]]></category>
		<category><![CDATA[pregiudizio antisraeliano]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra britannica]]></category>
		<category><![CDATA[sostenitori "causa palestinese"]]></category>

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		<description><![CDATA[Antisemitismo, bufera sui Labour: sospeso l’ex leader Corbyn Il 71enne alla guida del partito fino a sei mesi fa, si difende: &#8220;Sicuramente è una macchia cavalcata dai miei avversari&#8221; Un brutto giovedì per il Labour britannico, riconosciuto colpevole da un’autorità indipendente del Regno, l’Equality and Human Rights Commission, di non aver saputo fronteggiare una serie [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Antisemitismo, bufera sui Labour: sospeso l’ex leader Corbyn</strong></p>
<p><em><strong>Il 71enne alla guida del partito fino a sei mesi fa, si difende: &#8220;Sicuramente è una macchia cavalcata dai miei avversari&#8221;</strong></em></p>
<p><img class="aligncenter wp-image-42043" src="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2020/10/corbyn-antisemitismo-labour-focus-on-israel.jpg" alt="" width="500" height="262" /></p>
<p>Un brutto giovedì per il Labour britannico, riconosciuto colpevole da un’autorità indipendente del Regno, l’Equality and Human Rights Commission, di non aver saputo fronteggiare una serie di &#8220;inescusabili atti illeciti di discriminazione e vessazione&#8221; d’impronta antisemita denunciati fra i sui ranghi <a href="https://www.focusonisrael.org/2016/04/14/labour-antisemitismo-corbyn/">negli anni della leadership di Jeremy Corbyn</a>: 71enne esponente della sinistra pacifista e <a href="https://www.focusonisrael.org/2016/04/30/ong-di-corbyn-labour-inglese-finanza-hamas-e-il-suo-indottrinamento-allodio-antiebraico/">storico sostenitore della cosiddetta &#8220;causa palestinese&#8221;</a>.</p>
<p>Un verdetto che Corbyn ha in parte rigettato, inducendo il suo successore Keir Starmer a sospenderlo clamorosamente dal partito ad appena sei mesi dal passaggio di consegne, anche a costo di riaccendere il lacerante conflitto fra correnti in seno alla maggiore forza politica d’opposizione parlamentare al governo conservatore di Boris Johnson. Il rapporto della commissione, chiamata in causa dai ricorsi di funzionari e militanti ebrei laburisti, nonché da alcune delle principali organizzazioni della comunità ebraica britannica, è stato illustrato dopo mesi d’indagine dalla presidente ad interim dell’organismo, Caroline Waters, e non usa mezzi termini, &#8220;<em>Nel Partito Laburista</em> – si afferma – <em>c’è stata una cultura che nella migliore delle ipotesi non ha fatto abbastanza per prevenire l’antisemitismo e nella peggiore è parsa accettarlo</em>&#8220;. Il testo evoca &#8220;un fallimento significativo di leadership&#8221; negli anni corbyniani a dispetto delle promesse del ‘compagno Jeremy’ di garantire &#8220;tolleranza zero&#8221;: fra ostilità preconcette, &#8220;interferenze&#8221; sulle procedure disciplinari e sospetti tentativi d’insabbiamento di specifici fascicoli.</p>
<p>Una condanna vera e propria a cui Corbyn – reagendo a caldo su Facebook – s’è inchinato solo a metà. Riconoscendo che l’antisemitismo è stato ed è una macchia nel Labour, come nella società britannica, ma aggiungendo subito di non essere d’accordo con &#8220;tutte le conclusioni&#8221; dell’inchiesta. E, anzi, denunciando a sua volta la presunta &#8220;drammatizzazione&#8221; strumentale della polemica da parte di &#8220;avversari interni ed esterni al partito&#8221; e &#8220;dei media&#8221; di establishment; nonché l’asserito sabotaggio deliberato dei suoi tentativi di affrontare la questione imputato fino al 2018 (ossia nell’arco di tempo preso di mira dalla commissione) a settori dell’apparato del Labour legati a ciò che restava della vecchia guardia della destra blairiana.</p>
<p><a href="https://www.quotidiano.net/cronaca/antisemitismo-bufera-sui-labour-sospeso-l-ex-leader-corbyn-1.5662113">Quotidiano.net</a></p>
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		<title>Unione Europea come Auschwitz: la vergognosa vignetta di Mario Improta</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Dec 2019 17:31:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Baroz]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Shoah]]></category>
		<category><![CDATA[Auschwitz]]></category>
		<category><![CDATA[banalizzazione della Shoah]]></category>
		<category><![CDATA[brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Improta (Marione)]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Ue e Auschwitz. La vignetta di Marione diventa un caso di Maria Berlinguer L’Unione europea come il lager di Auschwitz e la Gran Bretagna come un piccolo deportato con i capelli biondi arruffati di Boris Johnson e la famigerata divisa a righe, che fugge a gambe levate. È l&#8217;incredibile vignetta sulla Brexit uscita dalla penna [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;Ue e Auschwitz. La vignetta di Marione diventa un caso</strong></p>
<p><strong><em>di Maria Berlinguer</em></strong></p>
<p><img class="aligncenter wp-image-42035" src="http://www.focusonisrael.org/wp-content/uploads/2019/12/vignetta-auschwitz-marione-europa-focus-on-israel.jpg" alt="" width="500" height="262" /></p>
<p>L’Unione europea come il lager di Auschwitz e la Gran Bretagna come un piccolo deportato con i capelli biondi arruffati di Boris Johnson e la famigerata divisa a righe, che fugge a gambe levate. È l&#8217;incredibile vignetta sulla Brexit uscita dalla penna di Mario Improta, in arte Marione, il disegnatore romano già sulla cresta dell&#8217;onda per aver realizzato il fumetto civico con Virginia Raggi in versione super woman distribuito copiosamente in tutte le scuole capitoline per insegnare agli studenti l&#8217;educazione civica.</p>
<p>Questa volta però è la stessa sindaca Raggi a prendere le distanze. E Marione è costretto alla retromarcia. Dopo la bufera scatenata dalla prima strip il vignettista «ripiega», modificando la vignetta. L&#8217;Unione europea è ora rappresentata come una latrina e il Regno Unito è ancora un bimbo in fuga che però indossa una maglietta e un paio di pantaloni. E il Pd capitolino ad accorgersi della striscia di Marione. «Ecco il miserabile vignettista della Sindaca Raggi che si cimenta in una vergognosa e offensiva rappresentazione della Brexit: per farsi un po&#8217; di pubblicità usa l&#8217;orrore dell&#8217;Olocausto e offende milioni di vittime della follia nazi-fascista», denuncia il gruppo Pd romano in una nota, chiedendo alla prima cittadina se «ritiene ancora di doversi avvalere dell&#8217;ausilio di un personaggio del genere». Del resto, ancora prima dell&#8217;ultima provocazione di Marione, il Pd ieri mattina ha presentato un&#8217;interrogazione urgente per sapere quanti opuscoli sono stati distribuiti nelle scuole romane con la sindaca trasformata in fumetto per spiegare agli studenti il nuove regolamento della polizia urbana. Quanto sono costati e perché è stato scelto proprio Marione, un autore che si è distinto per una satira decisamente politicamente scorretta? Memorabile la vignetta con il sindaco Pd di Bibbiano, Andrea Carletti: «Attenzione bambini, l&#8217;uomo nero è del Pd». Sugli opuscoli la Raggi tace.</p>
<p>Ma dall&#8217;ultima perfomance le prende nettamente distanze. «Quella vignetta non ha nulla a che vedere con l&#8217;amministrazione ma ci tengo a dire che non rappresenta il mio pensiero e contrasta con la mia sensibilità su terni che mi hanno sempre visto impegnata in prima persona: bisogna fare molta attenzione quando si toccano tematiche come i campi di sterminio e le persecuzioni naziste». Parole che non bastano al deputato Pd Filippo Sensi. «Chieda scusa, risolva questa collaborazione. Subito».</p>
<p>(<em>Fonte: La Stampa, 16 Dicembre 2019</em>)</p>
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