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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/atom10full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" gd:etag="W/&quot;DE8MR387cCp7ImA9WhRaE0o.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-7376318735335243628</id><updated>2012-02-16T08:21:26.108+01:00</updated><category term="lavoro" /><category term="Enna" /><category term="Museo Anselmi" /><category term="giornata internazionale della donna" /><category term="San Pietro" /><category term="Bufalino" /><category term="Abruzzo" /><category term="Guccini" /><category term="Contea" /><category term="Castello Lombardia" /><category term="festa" /><category 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/><category term="Romani" /><category term="disperazione" /><category term="Grillo" /><category term="Sardegna" /><category term="anni 80" /><category term="morte" /><category term="vino" /><title>Forte e chiaro</title><subtitle type="html" /><link rel="http://schemas.google.com/g/2005#feed" type="application/atom+xml" href="http://tonycirni.blogspot.com/feeds/posts/default" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://tonycirni.blogspot.com/" /><author><name>Tony Cirnigliaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03824658918992046087</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="21" src="http://3.bp.blogspot.com/-FXIdLQzxIz0/TrEEWcpu6bI/AAAAAAAAAUQ/UXqRud5YwRM/s220/Corso%2BCisl%2B8.jpg" /></author><generator version="7.00" uri="http://www.blogger.com">Blogger</generator><openSearch:totalResults>23</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/atom+xml" href="http://feeds.feedburner.com/ForteEChiaro" /><feedburner:info uri="forteechiaro" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><entry gd:etag="W/&quot;DEcGQnw5cSp7ImA9Wx5XGU8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-7376318735335243628.post-7074089540786246568</id><published>2010-09-19T20:43:00.004+02:00</published><updated>2010-09-19T21:53:43.229+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-09-19T21:53:43.229+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Vasco" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Cagliari" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Sardegna" /><title>Uno spettacolo lungo 48 ore</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/TJZpmPta3OI/AAAAAAAAARQ/-vxqilkYhUU/s1600/Vasco.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/TJZpmPta3OI/AAAAAAAAARQ/-vxqilkYhUU/s320/Vasco.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5518714499162103010" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Cagliari è un tuffo a mare, è un aereo che sfiora le acque del golfo per poi poggiarsi su un risicato lembo di terra, è il buongiorno ad una terra che appare come un neo su di un corpo bianco, qualcosa poggiato lì per dispetto ma a cui basta poco per farti capire quanto nulla sarebbe lo stesso senza.&lt;div&gt;Cagliari è un susseguirsi di scalini che scrutano dall'alto il suo poggiarsi su verdi distese d'acqua, è sapori forti nati da terre gelose, è odori salmastri inumiditi da lacrime di genti che aspettano il mondo lì fuori. Cagliari è una scoperta inattesa, Cagliari è sarda.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Non ho avuto neanche il tempo di sentirmi forestiero in una terra a me sconosciuta. C'era Roberta ad aspettarmi. E' una bambina dentro, ma forte - fortissima - e determinata. Prende la vita a sberle tante ne ha prese lei. Ecco, mi ha proprio dato l'impressione di un pugile, di quelli che affrontano il ring con i pugni giù e il viso scoperto e che per ogni pugno preso ne tornano indietro, immancabilmente, un altro, sempre. E' bella dentro oltre che fuori. E' sarda, di quelle a cui batte il cuore lento delle cose leggere di una terra sola e solitaria. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Cagliari è pure buona. A partire dal suo pane: pani carasau e poi la sua versione saporita, pani guttiau. E ancora su coccoi e su civraxiu. Che dire quindi dei culurgionis, gustosissimi ravioli ripieni di patate e menta. Tutto poi inumidito dall'immancabile mirto. Sì, Cagliari è proprio buona.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Fa caldo in Sardegna. Nelle previsioni meteo spesso è associata al centro Italia, ma tanto fa caldo che starebbe bene, proprio bene, accanto alla Sicilia. E poi è umida. Ti lascia le sue lacrime salate sulla pelle, ti soffoca ma poi, quando sei ormai stanco, quando hai voglia di mollare, un respiro fresco ti risolleva l'umore. E' questa la Sardegna, è questa Cagliari. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ti stanca arrivarci, ti stanca seguire i suoi saliscendi e il suo innato nervosismo. Ma poi non ti lascia andare, ti convince che comunque ne vale la pena. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il popolo di Vasco è già dentro. Molti lo sono da ieri. Dentro un mito, dentro un mondo che può anche non piacere ma che esiste e non lo si può ignorare. Siamo in tanti, qui si è dato appuntamento la Sardegna di Vasco, e non solo. Lo senti nell'aria vegetariana, nei suoni rock delle parole sospese, nei movimenti di ragazzi uniti da un filo invisibile. Mancano diverse ore all'evento: seduti tra migliaia di gambe l'attesa scorre via serena ma con sottofondo quell'adrenalina che tra un pò esploderà incontenibile. Questo è Vasco: incontenibile. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Di tanto in tanto un urlo riempie il cielo: Vascoooo, Vascooooo. Sono ore d'attesa, solo questo, ore d'attesa.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Tutto è buio, anche la luna si è nascosta tra poche nubi complici. Partono le prime note, prendono vita le prime luci, risuona la voce del Komandante: berretto del Blasco in testa, la solita grinta, una gran voglia di sfogarsi. Con "Un gran bel film" ha inizio lo spettacolo, ancora adesso è come se non fosse più finito. E' un susseguirsi di suoni duri e urlati a melodie delicate, a volte appena sussurrate. Il tempo vola, le emozioni si susseguono fino a raggiungere l'apice con il medley acustico, con "Ridere di te" su tutti. E su tutto. Poi arrivano le trentennali note di "Albachiara" e allora sai che siamo ai saluti, che altro questa incredibile serata non può darti. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;L'ultimo pensiero parla di perfezione, di gioia indescrivibile, di piacere allo stato puro. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La notte vola via, ma come piogge di stelle mi regala un buongiorno pieno, vibrante, memorabile. Come i tre giorni vissuti su un'isola che ha tanto di familiare. Se la Sicilia è una mamma, la Sardegna sarà la zia. Sono sorelle queste isole, diverse ma legate da qualcosa che va al di là della concretezza umana. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Da poche ore son tornato a respirare la mia aria, la stanchezza mi è compagna, gambe e testa pesanti. Ma sono fortunato e lo so: ero partito per un concerto di due ore e ho vissuto invece uno spettacolo lungo 48 ore. Indimenticabile, semplicemente indimenticabile.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-7074089540786246568?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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E quando era proprio il tuo quel nome, avresti voluto mettere il mondo in pausa per non perderti un solo secondo della tua vita.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Noi che Paolo Rossi ci faceva gridare sempre “gol”, noi che Tardelli ci faceva piangere con un urlo infinito, noi che le pipe di Bearzot e Pertini fumavano dalle nostre tv, noi che tre volte Campioni del mondo ha sotterrato la voce di Nando Martellini nei nostri cuori.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Noi che le 500 non facevano i raduni ma ci portavano al mare.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Noi che le sere di Natale non mancava nessuno e oggi pensi quanto ti manchino tutti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Noi che parlavamo su un diario e telefonavamo con i gettoni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Noi che un addio era insopportabile perché nessuna mail ci avrebbe tenuti vicini.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Noi che i Duran Duran e i Righeira suonavano sulle spiagge da mattina a sera.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Noi che alle quattro del pomeriggio si scappava a casa per Holly e Benji e si fischiettava “Corri ragazzo laggiù, vola tra lampi di blu, corri in aiuto di tutta la gente dell'umanità”.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Noi che pasta a pranzo e cena, noi che un minuto fermo non ci si stava, noi che il cicciobello della compagnia era la mascotte.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Noi che la sera alle dieci ci si ritrovava sempre insieme perché le ragazze avevano la “ritirata”.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Noi che negli ultimi posti del pullman per la scuola cantavamo in coro “Siamo solo noi” e “Balliamo sul mondo”.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Noi che il Muro di Berlino non c’è più ma il mondo è sempre lo stesso, noi che la Repubblica siamo alla seconda ma l’Italia è sempre quella, noi che Falcone e Borsellino sono lì nel tempo ma la Sicilia non cambia mai.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Noi che i nostri amori si perdono nello scorso millennio ma sembrano non voler andare mai via.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Noi che generazione di mezzo siamo il vecchio e il moderno, ma forse non siamo davvero né l’uno né l’altro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Noi che vorremmo capire, padri e madri bisognosi di restare figli.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Noi che ovunque andremo, con Baglioni e Battisti colonne sonore dei nostri viaggi, torneremo sempre a vivere i nostri ricordi. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-5039593131099235320?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/_X64KpIX3gbbmEjK9wMlfMTAEJE/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/_X64KpIX3gbbmEjK9wMlfMTAEJE/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/_X64KpIX3gbbmEjK9wMlfMTAEJE/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/_X64KpIX3gbbmEjK9wMlfMTAEJE/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ForteEChiaro/~4/OAgOzc2HdMc" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://tonycirni.blogspot.com/feeds/5039593131099235320/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://tonycirni.blogspot.com/2010/06/noi-che-il-tempo-non-passa-mai.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/5039593131099235320?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/5039593131099235320?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ForteEChiaro/~3/OAgOzc2HdMc/noi-che-il-tempo-non-passa-mai.html" title="Noi che... il tempo non passa mai" /><author><name>Tony Cirnigliaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03824658918992046087</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="21" src="http://3.bp.blogspot.com/-FXIdLQzxIz0/TrEEWcpu6bI/AAAAAAAAAUQ/UXqRud5YwRM/s220/Corso%2BCisl%2B8.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/TA9XDZBtIkI/AAAAAAAAAPg/PyD302rMdWw/s72-c/images.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tonycirni.blogspot.com/2010/06/noi-che-il-tempo-non-passa-mai.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C08DRn05cSp7ImA9WxFXF0o.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-7376318735335243628.post-8694963043322324502</id><published>2010-05-25T09:05:00.003+02:00</published><updated>2010-05-25T09:17:57.329+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-05-25T09:17:57.329+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="San Pietro" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Contea" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Bufalino" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Teatro Garibaldi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="San Giorgio" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Modica" /><title>Modica, un teatro custodito tra le rocce</title><content type="html">&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/S_t5aq8nxlI/AAAAAAAAAPQ/6EOEyExV6UU/s1600/DSCN1468.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5475103271111083602" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 275px; CURSOR: hand; HEIGHT: 189px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/S_t5aq8nxlI/AAAAAAAAAPQ/6EOEyExV6UU/s320/DSCN1468.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il sole del primo pomeriggio modicano mi accarezza e rasserena, appena infastidito dal fresco Maestrale di marzo: chiudo gli occhi e tento di immaginare tutti quei ponti che dominavano i due torrenti, Pozzo dei Pruni e Janni Mauro, che proprio qui, dove l'attuale Corso Umberto si snoda in tre vie, si confortavano a vicenda sfociando nel Mothukanos, il fiume attorno al quale si sviluppò la città divenuta famosa e potente nell'epoca della Contea.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Riaperti gli occhi, mi trovo a fissare le attuali costruzioni che animano la via principale di Modica e, quasi senza accorgermene, mi scopro con lo sguardo volto all'azzurrissimo cielo, appena macchiato da rapide nuvole bianche. Perché ciò che stupisce dell'antica Venezia del sud è come le case siano appoggiate su altre case e, quasi prendendosi per mano, si arrampichino su per la roccia fino a creare un anfiteatro, non di gradoni ma di abitazioni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Il quartiere Cartellone, una volta dimora degli ebrei della Contea, occupa il promontorio ovest, il cosiddetto Idria. Un saliscendi di stradine lo caratterizza, interrotte solo da scalinate che, se proprio vuoi sfidare la sorte, puoi provare a salire per smarrirti immancabilmente nell'intrigato labirinto che domina la parte occidentale del Corso.&lt;br /&gt;Ritornato sulla via principale della città, dinanzi ai miei occhi un'altra scalinata di vecchie abitazioni si svela imponente. Passo davanti alla Chiesa di San Pietro, ma la mia determinata e occasionale guida, la frenetica Concetta, m'impone di andare oltre: Modica inizia da San Giorgio. Ed è lì che puntiamo dritto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Appena imboccata la scalinata, che vista dall'alto appare chiaramente come una chiave, solenne si manifesta il Duomo, lo stesso che Goethe definì un "dito puntato verso il cielo": semplicemente maestoso. Ci sono fotografie che improvvisamente ti svelano quello che, nonostante tu ci sia passato davanti migliaia di volte, i tuoi occhi non avevano mai colto, o quantomeno, mai erano riusciti a vedere così. Fermo sui primi gradini della scalinata che parte da Corso Umberto, i miei occhi hanno scattato quella fotografia. Impressa a fuoco sul cuore di viaggiatore della mia terra.&lt;br /&gt;Un pò per prendere fiato, un pò per godersi l'ultimo sole che ancora frettoloso precipita ad occidente, Concetta mi invita a sedermi ai piedi della Chiesa di San Giorgio. E così inizia il suo racconto sulla rivalità tra le parti alta e bassa della città. Tensioni concentrate simbolicamente sulle statue di San Giorgio e di San Pietro. Ancora oggi, quando il simulacro raffigurante il Santo Cavaliere che uccise il drago, è portato a spalle lungo tutto il centro storico della città, prima a Modica Alta e poi a Modica bassa, l'unica Chiesa che ostinatamente tiene la porta chiusa e le luci spente, è il Duomo di San Pietro.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Riprese le forze, entriamo all'interno della Chiesa di San Giorgio e, nonostante l'aria pesante di un funerale in corso, Concetta mi guida risoluta tra le colonne fino all'altare. Ovviamente continuando imperterrita a sussurrarmi storie e curiosità artistiche. Proprio prima dell'uscita, un ultimo sguardo si ferma sulle sue parole: "L'hai visto quello stemma lì?". L'aquila, simbolo della città, in qualche modo emblema del potere politico, fa bella vista di sè proprio al centro del Duomo. Stranezze di una terra inspiegabile. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Il rincuorante sole dell’ormai tardo pomeriggio, si staglia proprio dinanzi a noi, una volta usciti dalla Chiesa. E rinfrancati dal suo calore, riprendiamo il nostro cammino per le vie della collina a nord – Pizzo - su cui originariamente nacquero i primi insediamenti. Una stradina che scivola verso il basso, proprio accanto al Castello dei Conti – attualmente chiuso per lavori e che sorge sulla rupe che sovrasta la Città – ci conduce dinanzi la casa natale di Salvatore Quasimodo, poeta e premio Nobel per la letteratura nel 1959. “Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera”: in quel contesto leggere la sua breve poesia, incisa su una targa affissa proprio accanto al portone, è come viverla, sentirla impressa a fuoco sulla propria pelle.&lt;br /&gt;Pochi metri più giù, un altro illustre modicano è ricordato ancora oggi con immutato orgoglio: Tommaso Campailla, scienziato e filosofo vissuto fra la fine del 1600 e la prima metà del Settecento, per il cui ingegno venne in Sicilia, fino a Modica - nel &lt;a title="1718" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1718"&gt;1718&lt;/a&gt; - il grande filosofo inglese &lt;a title="George &amp;#13;&amp;#10;Berkeley" href="http://it.wikipedia.org/wiki/George_Berkeley"&gt;George Berkeley.&lt;/a&gt; La misura di una città è data fondamentalmente dalla grandezza della sua gente. E Modica è davvero grande.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Sospesi tra le viuzze che separano il Corso dal Castello, continuiamo a perderci nella storia della Città, fino a quando, però, un’altra fotografia mi cattura il cuore: appoggiato su una spessa e alta parete, che come un sinuoso serpente traccia la discesa a valle, alzo lo sguardo mirando intento la Torre dell’Orologio che svetta proprio sopra di noi. Tutto intorno svanisce il giorno e come su una tavolozza bianca comincia a prendere forma quell’immagine: il blu intenso del cielo, il bianco delle nuvole e, incastonato proprio al centro di un rettangolo di mura, un quadrante che scandisce ininterrottamente il tempo. E sempre nello stesso istante, l’incessante scorrere delle lancette ritma le passeggiate di soffici nubi che si animano su quello splendido tappeto che è il cielo di Modica.&lt;br /&gt;Superato il senso di vertigini che quella fotografia ti lascia dentro, proseguiamo la calata verso le vie trafficate della Città. Ma la telefonata della settantenne insegnante di pianoforte di Concetta – che chissà perché ama raccontare proprio a lei le proprie avventure – ci consiglia di soffermarci proprio dinanzi una delle pareti laterali della Chiesa di Santa Maria di Betlem. Poggiati su di un largo e spesso scalone d’ingresso a una delle numerose abitazioni che caratterizzano la parte alta di Modica, mentre Concetta incautamente continua a indebitarsi di promesse con la professoressa, io ne approfitto per godermi l’aria fresca di storia che passa, ma non si dimentica. D’un tratto, poi, la quiete è spezzata dall’anziana padrona di casa e dell’annesso scalone che, garbatamente, chiede scusa per il disturbo, inevitabile giacché le tocca uscire dall’abitazione. Ma per farsi perdonare – lei – ci offre generosamente una sedia o se proprio ci riteniamo offesi dalla sua necessità di uscire da casa, al limite può farci anche accomodare, in attesa del suo rientro. Un sorriso, un sincero e spontaneo sorriso, è l’unica risposta alla disarmante umanità di una donna uscita da chissà quale secolo, di certo non il nostro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Conclusa l’estenuante conversazione telefonica con l’impegno di un concerto a quattro mani, Concetta – che nonostante i suoi soli 22 anni sembra averne già vissuti 40 per i ritmi di vita che tiene, non so se sia giusto ma è così - cancella la serena spensieratezza dal mio viso ricordandomi quanto ancora ci sia da camminare. Una stradina lastricata, attraversata da alti balconi che legano abitazioni poste l’una dinanzi all’altra, ci porta davanti all’ingresso della Chiesa di Santa Maria di Betlem. Non amo particolarmente gli interni delle chiese – e Concetta lo sa – ma insiste di entrare per due motivi: l'arco di ingresso alla Cappella con elementi decorativi arabi, normanni e catalani, uno dei più bei monumenti che l'architettura abbia prodotto in Sicilia a cavallo dei secoli XV e XVI; e soprattutto il Presepe Artistico Monumentale, allestito nel 1882 da Frate Benedetto Papale: si potrebbe restare ore a fissarlo tanta meraviglia è per gli occhi di chi ci si para dinanzi. Il cuore della città custodito tra le rocce e la vita pulsante che vi scorre dentro: questo è il Presepe di Fra Benedetto, ma non solo questo; l’opera monumentale vuole esprimere il valore universale della nascita di Gesù, venuto al mondo per la salvezza di tutto il genere umano, e lo fa inserendo nel contesto paesaggistico le abitazioni dei vari popoli che hanno abitato la terra: al fianco delle grotte tipiche del luogo troviamo così il minareto arabo e la capanna africana.&lt;br /&gt;Resta inspiegabile come una tale meraviglia possa continuare a sopravvivere celata al resto del mondo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Riemersi in prossimità del caotico centro di Modica, ancora perso nel giovane ricordo dell’opera d’arte maltrattata e rinchiusa dentro quella gabbia di vetro, ci avviamo in direzione di San Pietro. Un pò perché visibilmente distratto, un pò per la sua irrequieta voglia di raccontare, Concetta approfitta del seppur breve tratto di strada per parlarmi di un’altra folkloristica tradizione: la Madonna Vasa-Vasa. Che per onor di cronaca, è giusto rilevare che nulla a che fare con l’altro famoso Vasa-Vasa di siciliana origine, l’ex governatore regionale Totò Cuffaro.&lt;br /&gt;Al termine di un’intensa Settimana Santa, la mattina di Pasqua – dal lontano 1645 – la festa della Madonna Vasa-Vasa rappresenta l’incontro tra il Cristo Risorto e la Madonna stessa. Quest’ultima, avviatasi in processione dalla Chiesa di Santa Maria di Betlem, attraversa le vie della città, così come fa il simulacro di Cristo, avviatosi dalla Chiesa di San Pietro. Per ore si cercano senza però incontrarsi mai, almeno fino al mezzodì, quando all’altezza del Palazzo di Città avviene il tanto atteso abbraccio. Il simulacro di Maria, intravisto in lontananza il figlio risorto, lascia cadere a terra il mantello nero, liberando decine di colombe bianche il cui volo sarà propizio per il raccolto dell’annata. Così, con una nuova sgargiante veste celeste e rossa, la Madonna corre ad abbracciare il Cristo Risorto, lo bacia e lo benedice, gesti che si ripetono altre due volte di fronte alle due chiese di San Pietro e Santa Maria.&lt;br /&gt;“Ancor oggi, a quanto pare, l’uomo è fortemente legato a gesti e tradizioni che ci riportano indietro nei secoli. Si perdono i veri significati, forse, ma pur sempre resta qualcosa a cui annodare il filo della memoria”. Questo il contraddittorio pensiero al termine del racconto di Concetta.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Tra lo stupore dei passanti – immagino che debba sconcertare la vista di due tizi che gesticolano su di un marciapiede indicando ora la strada a sud, ora quella dalla parte opposta, improvvisando persino uno strano balletto raffigurante, per chi assiste privo di audio, semplicemente due matti alle prese con le disfunzioni delle proprie menti – dunque, indifferenti allo stupore dei passanti, ci siamo ritrovati sulla scalinata dell’altra Chiesa Madre di Modica, San Pietro. Dodici statue, chiamate dal popolo Santoni, abitano la generosa gradinata d’accesso alla Chiesa, anch’essa Monumento Bene dell’Umanità dell’Unesco. Neanche il tempo di contare le dodici sculture, Concetta già mi guidava verso uno dei gioielli della cittadina: il Teatro Garibaldi. Riaperto al pubblico nel 2004, è un piccolo vero gioiello che in miniatura riproduce i teatri delle grandi città, con la sua platea, i suoi tre ordini di palchi molto eleganti, il loggione e la volta istoriata di recente con un grandioso dipinto, un olio su tela del maestro Piero Guccione. Al di là della disquisizione sul nome – trovo paradossale che in una Città che ha dato i natali ad illustri personaggi, si debba legare un patrimonio locale all’inflazionato nome dell’eroe dei due mondi – non posso non trovarmi pienamente d’accordo con la mia amabile guida: il Teatro è davvero una perla rara di bellezza e fascino.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Salutati dagli ultimi timidi riflessi di luce, con le ombre che pian piano si allungano tutt’intorno a noi, impongo di voler vedere fin dove l’antico fiume Mothukanos è stato ricoperto dal manto stradale. E così Concetta, instancabile, mi conduce fin sotto Monserrato, la collina che chiude a sud la Città. Dinanzi, perso in lontananza tra incolti e selvatici grovigli di piante, il ponte della statale che lega Modica a Ragusa si mostra in tutta la sua smisurata altezza. E proprio sotto di noi, invece, un’apertura, scura e maleodorante, segna il dominio dell’uomo sulla natura. Quello che una volta era il fiume che attraversava la cittadina modicana, oggi è un tunnel sotterraneo che supera il Corso fino a sbucare dalla parte opposta. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Pochi metri più in là, nuovamente in direzione di Modica, si trova invece il Santuario della Madonna delle Grazie, edificato in seguito al ritrovamento nel maggio del 1615 di una tavoletta raffigurante la Madonna con in braccio il Bambino. Per non farsi mancare nulla, insoddisfatti dell’anomalia di due Chiese Madri, i modicani possono vantarsi di una terza Patrona, proprio la Madonna delle Grazie, così come recita un dipinto sulla volta dell’abside: “Ecce Mothuca Mater Tua”. Ciò che invece colpisce visivamente appena giunti dinanzi il Santuario è, immancabilmente, il colonnato del prospetto principale, molto simile al Duomo di San Giorgio, ma a differenza di quest’ultimo, posto lì a sostenere il nulla. Infatti, pare che in seguito al terribile terremoto del 1693, la facciata principale del Santuario fu riammodernizzata in stile tardo barocco, lavori presto interrotti probabilmente per mancanza di fondi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Ormai scortati dalle luci dei lampioni, resta solo da apporre la firma sul meraviglioso quadro dipinto in un pomeriggio a passeggio tra il passato e il presente di Modica: salendo nei due punti più alti e panoramici dell’ex Contea, come posti dinanzi ad uno specchio, l’occhio spazia sul centro abitato. Il Pizzo Belvedere da una parte e la Panoramica dall’altra, accolgono il visitatore che, inevitabilmente incredulo e meravigliato, assiste al singolare scenario che offrono i due balconi della Città. E come sporgendosi da finestre, la vista appaga i sensi e lo spirito, senza timori di paragoni per l’incomparabile bellezza delle vedute, dibattendosi tra la sensazione di librarsi magicamente nell’aria e la percezione di precipitare giù. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;A completare il ricordo, gli odori e i sapori di una terra che approda nel futuro piena della sua tradizione: il cioccolato di Modica, la memoria come filo conduttore della cucina, la rosticceria e la pasticceria che racchiudono il meglio della tradizione siciliana.&lt;br /&gt;E nel lasciare quella che secoli fa era il fulcro della vita nel sud est dell’isola, mi tornano in mente le parole di Gesualdo Bufalino: “Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera. Non finirei mai di parlarne, di ritornare a specchiarmi in un così tenero miraggio di lontananze…”&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-8694963043322324502?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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Poi, per non passare del tutto per “pazzo”, ho preso su anche mezzo kilo di ciliegie. Ma a me interessava il carciofo.&lt;br /&gt;L’indomani, con quello stesso carciofo in mano, sono salito su un altare e, con al mio fianco don Stefano, ho cominciato a leggere dei nomi. Quasi nessuno ha capito. Almeno sino a quando non ho pronunciato quelli di don Puglisi, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quel momento, i visi perplessi del pubblico sono divenuti attenti e gli occhi di molti di loro si son concentrati su quel carciofo che tenevo in una mano.&lt;br /&gt;Ormai avevo rotto il ghiaccio e sarei voluto star lì a parlare per ore. Perché dentro provo tanta rabbia, ma anche determinazione. Forse anche troppa. Ma mi sento soffocare dal “mostro”, lo sento vicino, anche a Rosolini.&lt;br /&gt;Per decenni è stato il lavoro la merce di scambio. Adesso bastano pochi spiccioli. E come spiega il papà a Giovanni e Bum, nel racconto “Per questo mi chiamo Giovanni” – scritto da Luigi Garlando - «tra cent’anni questo non ti sembrerà più un’ingiustizia, ma una cosa normale. Pensaci. Abituato a farlo ogni giorno, ti sembrerebbe una cosa giusta. Non ricorderai più che la richiesta era nata come una prepotenza. A forza di accettare l’ingiustizia, non vedrai più l’ingiustizia. Non vedrai più due leggi diverse: quella dello Stato, giusta, e quella della Mafia, ingiusta. No, ne vedrai una sola: quella dello Stato e della Mafia. E ubbidirai allo stesso modo. Anzi, siccome la Mafia usa la violenza e lo Stato no, ubbidirai alla legge della Mafia anche a costo di andare contro la legge dello Stato. E quello che è successo nella nostra Sicilia».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti ragazzi non sanno neanche chi siano Falcone e Borsellino. L’ho ripetuto forte in Chiesa. Non lo possiamo accettare. E allora ho spiegato come sia riuscito Luigi Garlando nel suo libro a chiarire realisticamente cosa sia in verità la Mafia.&lt;br /&gt;Lo ha fatto scegliendo come protagonisti un padre, suo figlio e il peluche Bum. Basterebbe leggere “Per questo mi chiamo Giovanni” ogni sera prima di andare a letto. O nelle scuole insieme a Dante. O nelle Chiese durante le omelie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«…Mafia è una parola parecchio antica. Per la prima volta, pare che apparve in un vocabolario nel 1868, con due significati: “miseria” e “prepotente”. L’autore del vocabolario spiega che la mafia è la “miseria” di chi crede che vale solo la legge del “prepotente”. E aggiunge: quell’uomo si crede tanto importante grazie alla sua forza e invece è una bestia, perchè solo tra le bestie la ragione sta dalla parte del più forte. Si sente un uomo rispettato, un “uomo d’onore”, e invece è come un animale…»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«… Quando ti dico che Giovanni dovrà combattere un mostro senza volto, voglio dire anche questo: un mafioso non è un indiano in assetto da guerra che riconosci subito dalla faccia dipinta. Un mafioso può essere vestito da salumiere, da imbianchino o magari da carabiniere… Sono in mezzo a noi come dei mostri travestiti…»&lt;br /&gt;«…Tirò fuori dallo zaino un carciofo… Sai come si chiama la corona di foglie del carciofo? Cosca. Ma è una parola che non si usa quasi più, adesso. Ha un altro significato: gruppo di mafiosi. Cosca o anche famiglia. Palermo era come questo carciofo: ogni quartiere, una cosca di mafiosi…»&lt;br /&gt;«… I capi più importanti formano la cupola. Lì si prendono le decisioni più importanti. Il capo della cupola è il grande capo della mafia. Il numero uno. Quello che ha in mano tutto il carciofo…»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«… Papà strappo la bustina, tirò fuori il dischetto d’aspirina, versò un po’ d’acqua nel bicchiere e ci buttò dentro l’aspirina che cominciò a frizzare.&lt;br /&gt;Cosa significa?&lt;br /&gt;Papà non mi rispose. Restò a fissare il bicchiere, serio, finché il dischetto bianco non si sciolse del tutto e l’acqua tornò limpida. Restai a guardare anch’io in silenzio.&lt;br /&gt;Hanno messo il corpo di Giuseppe in un bidone pieno di acido, un liquido capace di sciogliere qualsiasi cosa. E alla fine di Giuseppe non è rimasto più nulla…»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«… E infatti Giovanni una volta lo disse chiaro, con tanta amarezza: Noi che combattiamo per la giustizia siamo i peggiori nemici della Sicilia…»&lt;br /&gt;«… Sono le 17:56 di sabato 23 maggio 1992. Non puoi neppure immaginartelo, l’inferno che ha provocato l’esplosione di quei cinque quintali di tritolo. L’auto di Giovanni è corazzata, ma sembra carta stagnola. Muoiono Giovanni, Francesca ed i tre ragazzi della scorta che stanno sull’auto marrone, quella davanti: Antonio, Rocco e Vito… La sera stessa il maiale e gli altri picciotti festeggiano l’attentatuni a casa di Totò con una bottiglia di champagne…»&lt;br /&gt;Ho letto due volte “Per questo mi chiamo Giovanni”. Starei ore intere a leggerlo al mondo. Per non dimenticare Giovanni, Paolo e tutti quelli che per noi si sono immolati, che per noi hanno rievocato il sacrificio di Cristo. La Mafia ci osserva, ci legge, ci controlla. Ma noi non cederemo loro un solo metro. Per questo, tutti noi, ci chiamiamo GIOVANNI&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-2518645667381742217?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/eh9BGYhmX1-hOY-i1qbg-xqI-kY/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/eh9BGYhmX1-hOY-i1qbg-xqI-kY/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ForteEChiaro/~4/EIJpVXaDKn0" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://tonycirni.blogspot.com/feeds/2518645667381742217/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://tonycirni.blogspot.com/2010/05/rewind-per-questo-tutti-noi-ci.html#comment-form" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/2518645667381742217?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/2518645667381742217?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ForteEChiaro/~3/EIJpVXaDKn0/rewind-per-questo-tutti-noi-ci.html" title="(Rewind) Per questo, tutti noi, ci chiamiamo Giovanni!" /><author><name>Tony Cirnigliaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03824658918992046087</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="21" src="http://3.bp.blogspot.com/-FXIdLQzxIz0/TrEEWcpu6bI/AAAAAAAAAUQ/UXqRud5YwRM/s220/Corso%2BCisl%2B8.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/S_jqUYwXDGI/AAAAAAAAAPI/vDYzsEan6cY/s72-c/per-questo-mi-chiamo-giovanni.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://tonycirni.blogspot.com/2010/05/rewind-per-questo-tutti-noi-ci.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkICQ3k-fSp7ImA9WxFSF0k.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-7376318735335243628.post-6362867996257690457</id><published>2010-04-20T09:05:00.004+02:00</published><updated>2010-04-20T09:29:22.755+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-04-20T09:29:22.755+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Culodritto" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Guccini" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="padre" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Anita" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="figlia" /><title>Alla mia piccolina... e un pò anche a me</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/S81Xlw08kCI/AAAAAAAAAPA/M2LlmI7TdaI/s1600/Tony+y+Anita+1+2009.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 210px; height: 158px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/S81Xlw08kCI/AAAAAAAAAPA/M2LlmI7TdaI/s320/Tony+y+Anita+1+2009.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5462118229344030754" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La stanza buia, appena macchiata dagli stanchi raggi del sole che filtrano dalle persiane. La mia cucciola stretta al petto, con le piccole gambe che le pendono all'altezza dei miei fianchi. E un sottofondo che è come se respirasse dalla stessa pancia mia... "Potessi trattenere il fiato prima di pensare, avessi le parole, quelle grandi, per poterti circondare"... Io e la mia piccola Anita...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sento gli anni passarmi dentro come l'acqua sul letto di un torrente. Ogni giorno che divento più grande imparo a godermi i sorrisi innocenti della mia piccolina... e un brivido scorre lungo la schiena al pensiero di quello che vivrà, di quanto imparerà a stare al mondo, e osservandola discretamente da vicino so che un pò sarà come tornare a rivivere...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;dammi ancora la mano, anche se quello stringerla è solo un pretesto&lt;br /&gt;per sentire quella tua fiducia totale che nessuno mi ha dato o mi ha mai chiesto;&lt;br /&gt;vola, vola tu, dov'io vorrei volare verso un mondo dove è ancora tutto da fare&lt;br /&gt;e dove è ancora tutto, o quasi tutto&lt;/span&gt;"...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="385" width="480"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/wXceC10DwhA&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/wXceC10DwhA&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" height="385" width="480"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma come vorrei avere i tuoi occhi, spalancati sul mondo come carte assorbenti&lt;br /&gt;e le tue risate pulite e piene, quasi senza rimorsi o pentimenti,&lt;br /&gt;ma come vorrei avere da guardare ancora tutto come i libri da sfogliare&lt;br /&gt;e avere ancora tutto, o quasi tutto, da provare...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Culodritto, che vai via sicura, trasformando dal vivo cromosomi corsari&lt;br /&gt;di longobardi, di celti e romani dell' antica pianura, di montanari,&lt;br /&gt;reginetta dei telecomandi, di gnosi assolute che asserisci e domandi,&lt;br /&gt;di sospetto e di fede nel mondo curioso dei grandi,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;anche se non avrai le mie risse terrose di campi, cortile e di strade&lt;br /&gt;e non saprai che sapore ha il sapore dell' uva rubato a un filare,&lt;br /&gt;presto ti accorgerai com'è facile farsi un' inutile software di scienza&lt;br /&gt;e vedrai che confuso problema è adoprare la propria esperienza...&lt;br /&gt;Culodritto, cosa vuoi che ti dica? Solo che costa sempre fatica&lt;br /&gt;e che il vivere è sempre quello, ma è storia antica, Culodritto...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dammi ancora la mano, anche se quello stringerla è solo un pretesto&lt;br /&gt;per sentire quella tua fiducia totale che nessuno mi ha dato o mi ha mai chiesto;&lt;br /&gt;vola, vola tu, dov' io vorrei volare verso un mondo dove è ancora tutto da fare&lt;br /&gt;e dove è ancora tutto, o quasi tutto...&lt;br /&gt;vola, vola tu, dov' io vorrei volare verso un mondo dove è ancora tutto da fare&lt;br /&gt;e dove è ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ps grazie Cettina&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-6362867996257690457?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/e0isIo_ntxI-yGEmSuxcJhgtxg4/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/e0isIo_ntxI-yGEmSuxcJhgtxg4/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/e0isIo_ntxI-yGEmSuxcJhgtxg4/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/e0isIo_ntxI-yGEmSuxcJhgtxg4/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ForteEChiaro/~4/r7EnUK2kgm4" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://tonycirni.blogspot.com/feeds/6362867996257690457/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://tonycirni.blogspot.com/2010/04/alla-mia-piccolina-e-un-po-anche-me.html#comment-form" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/6362867996257690457?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/6362867996257690457?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ForteEChiaro/~3/r7EnUK2kgm4/alla-mia-piccolina-e-un-po-anche-me.html" title="Alla mia piccolina... e un pò anche a me" /><author><name>Tony Cirnigliaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03824658918992046087</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="21" src="http://3.bp.blogspot.com/-FXIdLQzxIz0/TrEEWcpu6bI/AAAAAAAAAUQ/UXqRud5YwRM/s220/Corso%2BCisl%2B8.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/S81Xlw08kCI/AAAAAAAAAPA/M2LlmI7TdaI/s72-c/Tony+y+Anita+1+2009.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://tonycirni.blogspot.com/2010/04/alla-mia-piccolina-e-un-po-anche-me.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DUEGSX4yeyp7ImA9WxFSE04.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-7376318735335243628.post-8151500776372698228</id><published>2010-04-15T15:13:00.004+02:00</published><updated>2010-04-15T15:20:28.093+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-04-15T15:20:28.093+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="cinema" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="vivere soli" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="solitudine" /><title>Non è mondo per gente sola</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/S8cRrMJxHoI/AAAAAAAAAOw/m2lP7zGlAFo/s1600/35242732chiedimisesonofgu7.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 225px; height: 156px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/S8cRrMJxHoI/AAAAAAAAAOw/m2lP7zGlAFo/s320/35242732chiedimisesonofgu7.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5460352506904256130" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;br /&gt;&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 10"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 10"&gt;&lt;link rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5Cpe005705%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} @page Section1 	{size:612.0pt 792.0pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:36.0pt; 	mso-footer-margin:36.0pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman";} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Avevo appena poggiato entrambe le mani sui bordi del lavello, quando mi ritrovai a fissarmi allo specchio. Mi rimandava un’immagine che quasi non riconoscevo, il viso segnato dall’incessante trascorrere del tempo, abbondanti fili grigi che rigavano la capigliatura: ero l’espressione dell’autunno. Ma un sorriso appena accennato, con le labbra incastrate tra due piccole parentesi, scacciò gli amari pensieri. Quella sera mi ero deciso a star bene con me stesso: non avevo alternative, con quel tipo riflesso nel vetro dovevo proprio andarci d’accordo.
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Scesi le scale tanto lentamente da non capire se era la voglia di godermi ogni attimo a frenarmi o in realtà la paura a vivere quell’esperienza tentava di trattenermi convincendomi a lasciar perdere. Salii in macchina e con i soliti movimenti, ormai tanto naturali quanto automatici, mi ritrovai sulla statale, appena illuminata dalle fioche luci dei lampioni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Un filo di tensione mi teneva compagnia, probabilmente ingiustificata. I nostri giorni scorrono via leggeri, quasi sfuggono tanto sono impalpabili. Compiamo migliaia di gesti e l’istinto, chissà perché, ci porta alla spasmodica ricerca di almeno un altro essere con cui condividere il nostro tempo, che sia un attimo o una vita. Quella sera, invece, avevo deciso, pienamente consapevole, di vivere solo: mi sentivo allo stesso momento coraggioso e fuori posto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;In fila alla cassa, cominciai a confrontarmi con l’altro mondo, quello dove di solito abito io. Magari non era davvero così, ma vedevo tutti in file per due e tutti apparentemente sorridenti e sereni. Avevo la sensazione che soltanto io stessi pensando.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;La monotona voce della ragazza seduta dentro la sua orribile gabbia gracchiò non so da dove: «Prego, mi dica». Mi piegai leggermente in avanti per avvicinarmi al piccolo microfono nero attaccato alla parete della gabbia. L’avevo notato qualche minuto prima, mi incuriosiva quanto intelletto ci fosse dietro l’esigenza di rinchiudere un’annoiata ragazza dentro una gabbia e allo stesso tempo permetterle di comunicare con chi, fuori – in uno dei tanti mondi possibili - volesse semplicemente acquistare un biglietto del cinema.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;«L’uomo nell’ombra, uno, possibilmente su una fila in alto, grazie». Ammetto che, forse per quel filo di tensione che non voleva saperne di lasciarmi, la mia voce suonò impastata, indecisa e frettolosa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;La voce rinchiusa ma che ingegnosamente fuggiva fuori dalle pareti, certamente indifferente ai miei umori, di getto rispose: «Quanti?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ero talmente riverso nel microfono che in quei pochi secondi – tanto è durato il problematico acquisto di un biglietto del cinema – mi ero convinto di vivere in un’altra dimensione: sperduto in un assolato campo, totalmente immerso nel silenzio, mi vedevo parlare non più con una persona intera, ma con un’enorme bocca che - non so come - seduta su una sedia, con arti sottili e lunghi, muoveva nervosamente un aggeggio nascosto sotto le sue affilate dita. Eravamo in tre: io, me stesso e quella strana Voce.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;«Uno, grazie» mi sentii rispondere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;«Come non lo so?» replicò dalla gabbia la Voce seccata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;«Le ho detto uno» mi udii confermare tagliente. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;«Ah, avevo capito che non lo sapeva quanti biglietti voleva» sorridente parlò la Voce.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Per un attimo, fui tentato di far scivolare la mano dentro quella piccola apertura in cui passano i soldi e afferrarla per le braccia, trascinandola di forza sul vetro della gabbia. Ma come diavolo si può pensare che un tizio possa chiederti dei biglietti senza sapere quanti?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Spente le fiamme dell’inferno che avevano improvvisamente incendiato il campo in cui mi vedevo dialogare con quella stupida Voce, riuscì ad afferrare appena in tempo le sue ultime parole: «Ma uno soltanto?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;«Si, uno soltanto» le risposi tornato in me stesso. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Sentii sghignazzare la mia compagna di quella sera, quella tensione che non capivo da dove veniva ma che adesso sapevo perché mi tenesse compagnia: questo non è mondo per gente sola. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Uscii dalla fila, sempre più chiaramente divisa in fila per due, e con l’unico desiderio di raggiungere la mia poltrona, mi avviai dentro la sala. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ero nuovamente solo con me stesso. Con un sms ad un amico cercai di fissare le mie sensazioni: ciò che meglio mi rappresentava in quel momento era “strano”. Davvero mi sentivo strano. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nel rumore della sala che andava animandosi, riflettevo sul perché risulti così fuori posto un uomo solo. Chissà, magari la tendenza umana ad escludere tutto ciò che appare diverso; o forse l’istintivo associare alla solitudine un problema, se non, addirittura, un pericolo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il film è appena finito. Con un uomo solo travolto da un’auto in corsa, un omicidio di potere, per il potere. Un bel film, devo ammettere. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Sono stato con me stesso. Non è stato certo facile, ma pensavo fosse ancor più complicato. Sento quasi tutti lamentarsi per quelle volte che, per un motivo o per un altro, devono restare soli con se stessi. E influenzato anche da un passato frenetico, dove il mio “me stesso” correva sempre più veloce, ho vissuto con timore questa esperienza. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  class="MsoNormal" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Invece, vado a letto sereno. Consapevole che questo non è mondo per gente sola. Ma che, da qualche parte, esiste sempre una porta socchiusa su altri mondi, fatti su misura per ciascuno di noi. Qualcuno li chiama sogni, a me piace immaginarli anche ad occhi aperti. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-8151500776372698228?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/cr4d8MDLYX2c9biGrtB1D39hzUc/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/cr4d8MDLYX2c9biGrtB1D39hzUc/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/cr4d8MDLYX2c9biGrtB1D39hzUc/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/cr4d8MDLYX2c9biGrtB1D39hzUc/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ForteEChiaro/~4/z9k8HNXndCE" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://tonycirni.blogspot.com/feeds/8151500776372698228/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://tonycirni.blogspot.com/2010/04/non-e-mondo-per-gente-sola.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/8151500776372698228?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/8151500776372698228?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ForteEChiaro/~3/z9k8HNXndCE/non-e-mondo-per-gente-sola.html" title="Non è mondo per gente sola" /><author><name>Tony Cirnigliaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03824658918992046087</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="21" src="http://3.bp.blogspot.com/-FXIdLQzxIz0/TrEEWcpu6bI/AAAAAAAAAUQ/UXqRud5YwRM/s220/Corso%2BCisl%2B8.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/S8cRrMJxHoI/AAAAAAAAAOw/m2lP7zGlAFo/s72-c/35242732chiedimisesonofgu7.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tonycirni.blogspot.com/2010/04/non-e-mondo-per-gente-sola.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0ICQnc5eCp7ImA9WxFaF0Q.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-7376318735335243628.post-1098524682066644760</id><published>2010-03-08T09:40:00.004+01:00</published><updated>2010-07-22T11:39:23.920+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-07-22T11:39:23.920+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="giornata internazionale della donna" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="8 marzo" /><title>La donna, un'eterna primavera</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/S5TIO_PmaYI/AAAAAAAAAOY/S8aUnoIOBIw/s1600-h/images.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5446198009218361730" style="FLOAT: left; MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt; WIDTH: 175px; CURSOR: pointer; HEIGHT: 122px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/S5TIO_PmaYI/AAAAAAAAAOY/S8aUnoIOBIw/s320/images.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La tentazione più forte, sin dall'alba di questo giorno, è quella di urlare ai quattro venti che agli alberi delle mimose darei fuoco tanto è la rabbia. Quanto è divenuta stupida l'umanità: uomini - prepotenti, deboli, puttanieri, sinceri, conformisti, innamorati, menefreghisti - che bussano alle porte di donne - femministe, perse, spose, forti, figlie, sgualdrine - "sinceramente" colpite dal solito gesto di mimose gialle che passano di mano per poi finire dimenticate. E tutti, in coro, a ricordarci che lungo è il cammino, ma la strada dell'uguaglianza dei sessi è ormai imboccata, sin da quel lontano 8 marzo 1908 in cui129 operaie morirono nella fabbrica tessile Cotton, a New York.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho il brutto vizio di leggere, tanto, forse troppo. E così, tempo fa, mi son imbattuto in un testo - confermato in diversi punti dalle stesse Nazioni Unite - che racconta un'altra storia. Meno clamorosa, meno "scenografica", ma non per questo meno importante, meno drammatica. E ho capito il perchè, ancora oggi, la donna vive ai margini della nostra società: nel 2010 parlano di "conquistare", di "lottare", di "arrivare", senza la minima idea - ovviamente il discorso non vale per tutti - del fatto che la conquista determina possesso, che la lotta prevede un nemico, che per arrivare bisogna sapere da dove partire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora voglio suggerirlo io da dove partire. Contribuendo a cancellare un falso mito: l'incendio di una fabbrica ci fu, esattamente la Triangle, il 25 marzo del 1911; nell'incidente, accidentale, morirono 149 operaie, quasi tutte italiane ed ebree, rimaste intrappolate perchè le porte erano state chiuse a chiave per impedire alle donne di poter scendere a manifestare. Ma non ha nulla a che fare con la Giornata internazionale della Donna.&lt;br /&gt;A quanto pare, tutto nasce dal "Woman's Day" celebrato il 3 maggio 1908 a Chicago: durante la conferenza tenuta come ogni domenica dal Partito socialista, Corinne Brown parlò dello sfruttamento operato dai datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne.&lt;br /&gt;Quell’iniziativa non ebbe un seguito immediato, ma alla fine dell'anno il Partito socialista americano raccomandò a tutte le sezioni locali «di riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 per l’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile». Fu così che negli Stati Uniti la prima e ufficiale &lt;i&gt;giornata della donna&lt;/i&gt; fu celebrata il&lt;span style="TEXT-DECORATION: underline"&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;28 febbraio 1909.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1910, le delegate socialiste americane decisero di proporre alla seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenutasi nella &lt;i&gt;Folkets Hus&lt;/i&gt; (Casa del popolo) di Copenaghen dal 26 al 27 agosto, di istituire una comune giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne. Mentre negli Stati Uniti continuò a tenersi l'ultima domenica di febbraio, in&lt;span style="TEXT-DECORATION: underline"&gt; Europa&lt;/span&gt; la giornata della donna si tenne per la prima volta il 19 marzo 1911 su scelta del Segretariato internazionale delle donne socialiste. Non fu però celebrata in tutti i paesi: in Russia si tenne per la prima volta a San Pietroburgo solo nel 1913, il 3 marzo, e fu interrotta dalla polizia zarista che operò numerosi arresti. In Germania fu tenuta per la prima volta l'8 marzo 1914, giorno d'inizio di una «settimana rossa» di agitazioni proclamata dai socialisti tedeschi, mentre in Francia si tenne con una manifestazione organizzata dal Partito socialista a Parigi, il 9 marzo 1914.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le celebrazioni furono interrotte dalla Prima Guerra Mondiale in tutti i paesi belligeranti, finché a San Pietroburgo, l'8 marzo 1917, le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra: la fiacca reazione dei cosacchi inviati a reprimere la protesta, incoraggiò successive manifestazioni di protesta che portarono al crollo dello zarismo, ormai completamente screditato e privo anche dell'appoggio delle forze armate, così che l'8 marzo 1917 è rimasto nella storia a indicare l'inizio della «Rivoluzione russa di febbraio». Per questo motivo, e in modo da fissare un giorno comune a tutti i Paesi, il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca una settimana prima dell’apertura del III congresso dell'Internazionale comunista&lt;span style="TEXT-DECORATION: underline"&gt;&lt;/span&gt;&lt;a class="mw-redirect" title="Internazionale comunista" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Internazionale_comunista"&gt;&lt;/a&gt;, fissò all'8 marzo la «Giornata internazionale dell'operaia». In Italia la &lt;i&gt;Giornata internazionale della donna&lt;/i&gt; fu tenuta per la prima volta soltanto nel 1922, per iniziativa del Partito comunista d'Italia, che volle celebrarla il 12 marzo, in quanto prima domenica successiva all'ormai fatidico 8 marzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La connotazione fortemente politica della Giornata della donna, l’isolamento politico della Russia e del movimento comunista e, infine, le vicende della Seconda Guerra Mondiale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione. Così, nel dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni.&lt;br /&gt;L'8 marzo 1945, l'UDI - Unione Donne Italiane - prese l'iniziativa di celebrare la prima giornata della donna nelle zone dell'Italia libera. L'anno dopo, l'8 marzo fu celebrato in tutto il Paese e vide la prima comparsa del suo simbolo, la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo. Tuttavia, la ricorrenza continuò a non ottenere udienza nell'opinione pubblica finchè, con gli anni settanta, in Italia apparve un fenomeno nuovo, il movimento femminista.&lt;br /&gt;Il 1975 fu designato come "Anno Internazionale delle Donne" dalle Nazioni Unite e l'8 marzo le organizzazioni femminili celebrarono in tutto il mondo proprio la giornata internazionale della donna, con manifestazioni che onoravano gli avanzamenti della donna e ricordavano la necessità di una continua vigilanza per assicurare che la loro uguaglianza fosse ottenuta e mantenuta in tutti gli aspetti della vita civile. A partire da quell'anno anche le Nazioni Unite riconobbero nell'8 marzo la giornata dedicata alla donna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'8 marzo è solo il ricordo di un giorno lontano in cui, migliaia di donne coraggiose, hanno cominciato a cambiare il corso della storia. Riportandola alle sue origini, quando l'uomo e la donna erano l'uno carne dell'altro, le due metà di un'unica entità nell'animo indivisibile.&lt;br /&gt;L'8 marzo che senso ha se vissuto ancora oggi come rivendicazione, conquista, lotta? Che valore può mai offrire se, solo per un giorno, le donne pretendono di vivere la loro individualità quando tutto il resto dell'anno amano perdersi e nascondersi dentro un mondo maschile?&lt;br /&gt;Essere donna è complesso, è difficile; ma se l'Eterno le ha donato l'onore e l'onere della maternità un motivo ci sarà. Questo le distinguerà, sempre e per sempre, dall'uomo.&lt;br /&gt;Vale la pena lottare e conquistare e arrivare per prenderne il suo posto? Per scopiazzarne i disastri compiuti in migliaia di anni?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fossi donna chiederei di lasciar perdere le mimose al loro posto, perchè è meraviglioso osservarle imbrattare di giallo le pareti del mondo. Sanno di primavera. Sanno proprio come le donne: un'eterna primavera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonti: http://www.un.org/en/events/women/iwd/2010/history.shtml&lt;br /&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_Internazionale_della_Donna&lt;br /&gt;8 marzo: storie miti riti della giornata internazionale della donna di T. Capomazza, M. Ombra&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-1098524682066644760?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/-OWmLPHqDO0hX22M0rkr9aykONQ/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/-OWmLPHqDO0hX22M0rkr9aykONQ/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/-OWmLPHqDO0hX22M0rkr9aykONQ/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/-OWmLPHqDO0hX22M0rkr9aykONQ/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ForteEChiaro/~4/LK9r2KcCy7o" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://tonycirni.blogspot.com/feeds/1098524682066644760/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://tonycirni.blogspot.com/2010/03/la-donna-uneterna-primavera.html#comment-form" title="2 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/1098524682066644760?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/1098524682066644760?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ForteEChiaro/~3/LK9r2KcCy7o/la-donna-uneterna-primavera.html" title="La donna, un'eterna primavera" /><author><name>Tony Cirnigliaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03824658918992046087</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="21" src="http://3.bp.blogspot.com/-FXIdLQzxIz0/TrEEWcpu6bI/AAAAAAAAAUQ/UXqRud5YwRM/s220/Corso%2BCisl%2B8.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/S5TIO_PmaYI/AAAAAAAAAOY/S8aUnoIOBIw/s72-c/images.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>2</thr:total><feedburner:origLink>http://tonycirni.blogspot.com/2010/03/la-donna-uneterna-primavera.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D04GRn85eip7ImA9WxBUEUo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-7376318735335243628.post-8137461574811433651</id><published>2010-02-26T09:34:00.003+01:00</published><updated>2010-02-26T10:18:47.122+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-02-26T10:18:47.122+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Monica" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Carmelo Jannì" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="sacrificio" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="omertà" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="festa" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="compleanno" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Sicilia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mafia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="libertà" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="eroi" /><title>Tanti auguri a te, Carmelo.</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/S4eRvTqArqI/AAAAAAAAAOQ/nOUW-BklDkM/s1600-h/11435_1281010821937_1130063380_853761_419362_n.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 140px; height: 179px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/S4eRvTqArqI/AAAAAAAAAOQ/nOUW-BklDkM/s320/11435_1281010821937_1130063380_853761_419362_n.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5442478916616892066" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il giorno del proprio compleanno è quasi sempre un giorno di festa. E' come se una volta l'anno, ognuno di noi, si meritasse di stare al centro dell'attenzione del proprio mondo.&lt;br /&gt;Allora, ne voglio approfittare di questa attenzione per dedicare questo mio giorno ad una persona che non ho conosciuto, fondamentalmente ad un perfetto estraneo, ma che si merita davvero i nostri auguri, anche se trent'anni fa festeggiò il suo ultimo compleanno con la famiglia senza sapere che sarebbe stato l'ultimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chissà cosa "provavano" quel lontano giorno di febbraio del 1980 Monica e le sue due sorelle. Il loro papà, Carmelo, probabilmente trascorse, come sempre, la sua giornata all'albergo che conduceva in un paese, in provincia di Palermo, a ridosso sul mare. Quel mare che appartiene alla vita di Monica, quel blu che attraverso gli occhi è lo specchio della sua anima.&lt;br /&gt;Di una cosa sono sicuro: non potevano immaginare - nessuno di noi lo immagina, probabilmente - che quello era l'ultimo compleanno del suo papà su questo mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Erano anni bui gli anni '80, definiti gli anni di piombo. In quegli anni l'omertà era una condizione necessaria per chi viveva in Sicilia e contravvenire a questa condizione significava firmare la propria condanna a morte. Carmelo Jannì era un uomo idealista, amava stare in mezzo alla gente e proprio per questo aveva scelto un lavoro che gli permetteva contatti con tutti i tipi di&lt;br /&gt;cultura. Un giorno la Polizia si presentò a lui per chiedergli di contribuire ad un'azione investigativa. Gli investigatori erano sulle tracce di alcuni chimici marsigliesi che si occupavano della raffinazione della droga e si trovavano a Palermo per insegnare le tecniche della raffinazione ai chimici locali, e alloggiavano proprio nell'hotel di Carmelo Jannì. La polizia gli chiese se potevano introdursi nell'albergo travestiti da personale dell'hotel, per poter seguire meglio i loro movimenti e controllare anche le loro stanze; Carmelo accettò, e per giorni questi poliziotti seguirono ogni loro passo, ogni loro conversazione e perquisirono le loro stanze. Dopo giorni di indagini, il 24 agosto 1980, quegli stessi poliziotti che si erano infiltrati nell'hotel, a volto scoperto, fecero un blitz in una villa di Trabia (PA), sede di una raffineria, per arrestarli tutti, e con grande sorpresa trovarono anche un latitante boss mafioso che in quegli anni era molto temuto: Gerlando Alberti senior (detto "u paccarè"). Fu proprio il boss, dopo soli 3 giorni, a dare, dal carcere, il mandato di uccidere Carmelo Jannì. Era un caldo pomeriggio di agosto, erano le 15.30, due ragazzi entrarono nell'hotel, videro nella hall l'albergatore e gli spararono dei colpi di pistola al cuore e alla testa; Carmelo jannì cadde in terra e morì. Lasciò la moglie e tre figlie, di 11, 16 e 18 anni". (fonte: http://www.familiarivittimedimafia.com)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io ho "conosciuto" Monica, sua figlia, grazie a quel meraviglioso e stramaledetto strumento che è Facebook. Molto presto mi raccontò la sua storia, la storia di suo padre.&lt;br /&gt;Mi aprì gli occhi su una realtà che molti italiani, persino noi siciliani, ignoriamo. Facciamo la fila a commemorare gli "eroi" morti ammazzati dalla mafia. Ma la storia della nostra Terra è bagnata dalle lacrime di sangue di tutti quei piccoli "grandi" eroi che ogni giorno sacrificano la loro vita per degli ideali che a molti di noi appaiono assurdi, inconcepibili. Tanto più riteniamo la nostra vita preziosa, tanto meno siamo disposti a rischiarla per un futuro migliore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carmelo Iannì è un piccolo "GRANDE" eroe che abbiamo il dovere di non dimenticare. Non bastano i magistrati coraggiosi, i politici non corrotti e gli imprenditori puliti a salvare la Sicilia e l'Italia tutta. Ci vogliono "UOMINI". E quando, per coerenza ai loro principi, sacrificano la loro vita, tocca ad altri UOMINI non dimenticarli.&lt;br /&gt;Io oggi dedico "il mio giorno" a lui. Magari starà festeggiando là, in quel posto che non c'è, dinanzi ad una bella cassata siciliana, senza candeline perchè tanto gli anni lì non si contano più. E magari farà le foto ricordo con accanto tutti gli altri EROI che non smettono di tifare per noi, che ancora oggi vogliamo una Terra libera, una Terra migliore. Da oggi, il mio compleanno sarà il suo. Merita molte più feste di quante ne facciano a me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ci sono scelte comandate solo dall'anima, incomprensibili ai più. Esempi che sanno di bagaglio collettivo o che tale dovrebbe essere. Immagino un paese, il nostro, in cui storie come la sua si impongano nella quotidianità delle scuole a farsi modello perchè nessuno sia chiamato a doversi fare eroe, perchè la normalita sia riconoscersi in un senso civico di condivisione. Grazie anche lei signor Jannì, oggi sa di un altro tassello di eredità temuta, perduta. Federica Menciotti".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-8137461574811433651?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zO_5h6Jf2SKvB1yLY52O4RZEAYA/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zO_5h6Jf2SKvB1yLY52O4RZEAYA/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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Appena arrivati in prossimità della città del dolce vino, riconosci l’odore. Anche se è la prima volta che si giunge a Marsala. L’aria profuma di acqua salata, di Sicilia, di Africa. E di storia. Marsala fu parte integrante della prima civiltà del mondo e il suo passato ed il suo divenire sono legati a quelli più vasti della Sicilia, che ha onorato in ogni tempo, dell’Italia, dell’Europa. Ponte naturale tra l’Italia e l’Africa, la sua storia è una serie cronologica d’invasioni, guerre, tumulti, intrighi e congiure per il dominio nel Mediterraneo. Per la nefandezza degli uomini le mura della città crollarono; ma i secoli ci hanno tramandato pochi avanzi che ricordano e ricorderanno, se gli uomini non li copriranno col cemento armato, la grandezza di questa città. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Tanto splende il sole su queste coste occidentali della Sicilia che tutto appare chiaro, quasi trasparente. Le stesse acque che accarezzano l’antica Lilybeo, baciate dai caldi raggi, riflettono colori argentati come se l’Eterno avesse donato a questa terra due cieli: uno di nuvole e l’altro di mare. E dal lungomare stesso, affacciato su Capo Boeo, si può scorgere Porta Garibaldi. Attraversarla è come fare un passo lungo centocinquanta anni. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;La violenza dell’uomo, con il bombardamento anglo-americano del 1943, e la sua altrettanto preponderante stupidità, con la cementificazione selvaggia, hanno ridotto e di molto il ricordo che migliaia di anni avevano impresso a fuoco sul promontorio marsalese. Ed è per questo che oggi, Marsala, è anche la città di Cristina, che vorrebbe di più dalla vita ma non l’ottiene; che vorrebbe far di più nella vita ma non ci riesce; che per non pensare al futuro, ha cancellato il passato. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Marsala, quasi, non ricorda Lilybeo e si dimena nella mediocrità dei nostri giorni ripulendo la coscienza con una passata di vernice fresca sugli abusi perpetrati per decenni. L’orgoglio, primaria caratteristica del popolo lilibetano e andato perduto nei secoli, rivive ai giorni nostri al ricordo dell’11 maggio 1860, quando Garibaldi sbarcò sulle rive della città con i suoi mille uomini. Questa è oggi Marsala, un luogo capace di emozionarsi per un evento che in realtà l’ha condannata definitivamente al suo oblio. E se a metà del XIX secolo si poteva giustificare la stanca rassegnazione di una gente che per più di un millennio era scivolata inesorabilmente nella tristezza della sottomissione, non riesco davvero a capire come oggi il popolo erede di coloro che abitarono la gloriosa Lilybeo non reclamino, con i fatti e non solo a parole, il ruolo che la storia gli ha da sempre attribuito: la porta sul Mediterraneo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;I vari Musei presenti in città (quello Baglio Anselmi custodisce i resti di una nave punica del III secolo a.C.) e soprattutto la riscoperta di quell’inestimabile tesoro che è Mothya, sembrano voler dimostrare come, forse, un nuovo seme sta germogliando nell’estremo occidente dell’isola. E così non può che essere. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Un gentile signore, ben coperto per difendersi dal forte vento che soffia costantemente sulle coste dello Stagnone, mi fa accomodare sul battello attraccato al molo storico di Marsala, il cosiddetto Imbarcadero. E da lì ci muoviamo, cullati dalle serene acque della Riserva, verso Mothya. I fondali non superano mai il metro e mezzo, e proprio questo fu uno dei segreti che permise prima ai Fenici e poi ai Punici di difendersi dai Romani. Si racconta persino che Annibale Rodio, un ardito cartaginese, superato il blocco delle navi romani e giunto fuori dal porto, quasi a voler provocare i nemici li aspettava coi remi alzati, per dar loro tempo di inseguirlo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Uno stretto viadotto, lastricato di pietre e protetto dal ricco fiorire di arbusti, dà il benvenuto sull’isolotto. Nel museo Whitaker, la prima apparizione al termine della breve salita, si trovano custoditi reperti archeologici datati più di duemila anni. Al solo pensiero corrono brividi. Ma è solo passeggiando nella storia, per le viuzze dell’isoletta, che ci si rende conto di quale meraviglioso viaggio nel tempo ti regali Mothya. Protetti su tutti e quattro i lati da un bassissimo mare e da sottili strisce di terra, l’antichissima florida colonia fenicia è un susseguirsi di mosaici, verdi piante e stupefacenti panorami. E’ come se ci si affacciasse da un balcone dal quale poter vedere, a seconda della posizione scelta, tutto il mare del mondo. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Tornato nel 2010, ho lasciato Marsala con il suo profumo addosso, con la pace respirata nella sua bellissima biblioteca prima e ad un passo dalle sue calme acque dopo, con la sensazione di aver toccato con mano un mondo sconosciuto all’uomo moderno, così stressato e perso nei suoi inutili passatempi da aver cancellato il suo passato.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Nel lungo tragitto per casa, però, ho avuto come la sensazione di non aver lasciato Marsala, ma di averla, in realtà, trovata per sempre. E con la speranza che come la Fenice, il favoloso uccello simbolo dell’immortalità perché rinasceva sempre dalla sue stessi ceneri, anche Marsala possa ripetere i miracoli di Mothya prima e Lilybeo dopo. Rinascere sempre. Per sempre.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;!--EndFragment--&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-6239610343061510835?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/9spyvx50U5drArvCX9M5zK-9B9Y/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/9spyvx50U5drArvCX9M5zK-9B9Y/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ForteEChiaro/~4/wFwByWBhOu4" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://tonycirni.blogspot.com/feeds/6239610343061510835/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://tonycirni.blogspot.com/2010/01/passeggio-nella-storia-marsala.html#comment-form" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/6239610343061510835?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/6239610343061510835?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ForteEChiaro/~3/wFwByWBhOu4/passeggio-nella-storia-marsala.html" title="A passeggio nella storia: Marsala" /><author><name>Tony Cirnigliaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03824658918992046087</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="21" src="http://3.bp.blogspot.com/-FXIdLQzxIz0/TrEEWcpu6bI/AAAAAAAAAUQ/UXqRud5YwRM/s220/Corso%2BCisl%2B8.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/S2QtbR8FI1I/AAAAAAAAANc/8JLIRxKjPs0/s72-c/variee+082.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://tonycirni.blogspot.com/2010/01/passeggio-nella-storia-marsala.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUMFQ3w6eCp7ImA9WxBXE0s.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-7376318735335243628.post-6307068429737452571</id><published>2010-01-24T15:56:00.004+01:00</published><updated>2010-01-24T21:03:32.210+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-01-24T21:03:32.210+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Castello Lombardia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Enna" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Torre Federico" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Storia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Sicilia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Castrogiovanni" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Rocca" /><title>Ventiquattro ore ad Enna</title><content type="html">Apro lo sportello dell'auto e scendo: freddo pungente. Questo è il benvenuto che il capoluogo di provincia più alto d'Italia ti regala persino alle quattro del pomeriggio. &lt;div&gt;Controllata l'istintiva reazione di rientrare di corsa nel veicolo, comincio a guardarmi intorno. Sembra tutto così alto. Si sentono proprio addosso i quasi mille metri che in altezza mi separano dal mare. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il primo luogo che visito è paradossalmente il più estremo, la "Rocca". Ho la sensazione di ritrovarmi di fronte uno scoglio, solo che invece di essere circondato dalle acque, ci si ritrova sospesi nel cielo. Provo a spingermi fin dove - almeno così mi suggerisce Giuliana - le menti più deboli raccolgono tutto il loro coraggio e chiudono i conti con il mondo lanciandosi per un volo, senza ali, di circa 500 metri.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La prudenza - in verità le vertigini - mi consiglia presto di ritornare verso il centro della "Rocca" e armato di fotocamera tento, inutilmente, di celare alla compagnia il disagio per il mio brusco approccio con Enna.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Pochi disagevoli scaloni e altrettanto pochi metri più in là si trova il Castello Lombardia, probabilmente il più imponente e antico castello della Sicilia. Gli giro attorno e basta davvero poco per respirare l'aria della storia: mura spesse e logorate dai venti che per due millenni hanno solleticato la sua anima, un panorama da mozzare il fiato, un freddo glaciale che ti confonde il pensiero. Sono passate le cinque, il sole è ormai basso dietro i promontori lontani ad occidente ma i suoi raggi urlano gli ultimi schizzi rossastri, sufficienti a farmi apprezzare il "Belvedere", appena una decina di metri più giù rispetto al Castello.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Intento a respirare i paesaggi che i miei occhi tentano di immaginare, mi ritrovo ad osservare il "Ratto di Proserpina", con sottofondo le parole di Giuliana, la mia personalissima accompagnatrice (turistica) - a proposito, grazie Facebook - che prova a spiegarmi quanto Enna sia dentro persino la mitologia greca. Mi basteranno meno di 24 ore per riuscire a non sentirla parlare, cosa che peraltro a lei è riuscita in molto meno tempo.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Sopravvissuto alla "copia" del Bernini, mi imbatto nell'interessantissimo Borremans che, a quanto pare, non aveva nulla di meglio da fare che realizzare tele per il Duomo di Enna. E per non far torto ai padroni di casa, mi son dovuto inventare la formazione dell'Ajax per evitare di dimenticare questo notissimo nome: l'ho schierato all'ala destra. Due giorni dopo riesco ancora a non scordarlo.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ho affrontato il resto della gelida serata con un telo sugli occhi: proiettava ininterrottamente le diapositive di quelle poche ore trascorse per le vie dell'antica Castrogiovanni.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Poche ore dopo aver chiuso gli occhi, la mattina seguente mi ha dato il buongiorno con un ingannevole sole freddo. Chissà perché le diapositive adesso raccontavano dei sorrisi di Ilaria e Claudia, delle smorfie ironiche di Gaetano, dei mugugni di Paolo e della faccia disgustata di Sandra nel tentativo di mandar giù del formaggio bagnato nel miele.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ogni luogo, sopra il mare o sotto il cielo, parla delle persone che ci vivono. Ed è così che un panorama acquista significato, è così che il cuore accende la mente. E' così che uscendo dal Castello Lombardia tutto ha preso senso. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Appena attraversata l'ormai stanca cancellata che apre la strada alle mura interne, come un puzzle impazzito tutto ha cominciato ad andare al suo posto. Ho visto migliaia di anni passarmi davanti: folle di genti indaffarate animare le vie in terra battuta disegnate nel piazzale che divide l'enorme portone d'ingresso alla fortezza dalla parte più autorevole del Castello, la dimora dei Signori. Numerosi arcieri posti sui corridori delle alte mura controllavano che il disordine non celasse alcun pericolo; cavalieri al galoppo si facevano strada indifferenti alle imprecazioni di coloro che venivano spinti nel fango dall'irruenza dei loro cavalli; dalla torre più alta, poi, gli uomini di fiducia del Signore scrutavano il mondo.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Son tornato nel 2010 perché l'antivirus alla voce di Giuliana di tanto in tanto faceva cilecca. E allora mi son ritrovato in cima alla Torre: quota mille. Per un attimo - giusto il tempo che le vertigini mi gelassero il sangue - ho davvero pensato di poter toccare la mano all'Eterno. Il resto del mondo era ai nostri piedi. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Mi restavano da fare due cose: la prima era raggiungere un'altra famosa Torre di Enna, quella eretta da Federico per controllare quell'altra parte di mondo nascosta agli occhi della Fortezza. Ma soprattutto il desiderio vero era quello di toccare il centro della Sicilia. Poco dopo l'ho fatto. Non prima, però, di esser passato a salutare la bisnonna di Giuliana. Se ho capito bene, fa parte ormai del giro turistico che la sua cooperativa propone ai turisti. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Alle quattro del pomeriggio avevo già lasciato Enna. In ventiquattro ore ho scoperto una terra lunga più di venti secoli, un luogo che del tutto indifferente all'indifferenza della gente che la abita continua il suo cammino nella storia, lottando ad armi impari contro il degrado, contro lo stupro dell'uomo moderno, contro la mancanza di rispetto per ciò che siamo stati.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Mi consola aver capito che nonostante tutto esistono persone, ragazzi, determinati a conservare la propria identità aprendosi al resto del mondo, lottando controcorrente, donando il proprio tempo con gioia e passione a chi sa farne buon uso.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La pagina dei ringraziamenti si arricchisce di nuovi nomi, i ragazzi della cooperativa di turismo di Enna. E soprattutto grazie a te, Giuliana.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-6307068429737452571?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;"Ennesimo sbarco di disperati sulle coste della Sicilia... e mi ritornano in mente le parole di parecchi mesi fa... nulla cambia, il mondo resta sempre lo stesso, gli uomini diventiamo sempre peggio..."&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 10"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 10"&gt;&lt;link rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5Cpe005705%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} @page Section1 	{size:595.3pt 841.9pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:35.4pt; 	mso-footer-margin:35.4pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman";} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size:15.5pt;"&gt;Le acque del mare, del nostro Mediterraneo, non sono più blu né, quando il sole picchia forte sulle infinite spiagge meridionali della Sicilia, verdi. Sono &lt;b&gt;rosse&lt;/b&gt;. Sangue. Quello di migliaia di essere &lt;i&gt;umani&lt;/i&gt; – così almeno loro credevano – sprofondati nell’abisso che separa il Continente nero dal mondo moderno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;
&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:15.5pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size:15.5pt;"&gt;L’omicidio misterioso di una ragazza diviene la notizia del secolo per anni e anni, la morte di centinaia di disperati al massimo lo è per cinque minuti. Questo è il &lt;b&gt;nostro&lt;/b&gt; mondo moderno. Da cui io vorrei scappare, mentre loro sacrificano tutto quello che hanno – la loro vita – per raggiungerlo.
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;
&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:15.5pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size:15.5pt;"&gt;Tempo fa ascoltai un reporter che raccontava la sua esperienza in Africa. Ci andò perché volle capire come funzionava la migrazione di queste genti verso il nord. Le sue parole le ricordo come se le avessi ascoltate cinque minuti fa. Onde di &lt;i&gt;sfiduciati&lt;/i&gt; che fuggono dalle loro terre e si ammassano ai confini dei paesi africani che si affacciano nel Mediterraneo. &lt;i&gt;Intermediari&lt;/i&gt; senza scrupoli, figli del male di questo mondo, che li raccolgono e, ovviamente in accordo (con il denaro compri anche l’anima degli uomini) con le &lt;i&gt;autorità locali&lt;/i&gt;, li guidano verso le coste. E da qui, la fuga diventa impresa. E per molti, &lt;b&gt;morte&lt;/b&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;
&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:15.5pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size:15.5pt;"&gt;Mi sento, ci sentiamo, impotenti. E allora diveniamo &lt;i&gt;sordi&lt;/i&gt;. Alle loro urla disperate che il vento ci porta fin dentro le nostre case, ai pianti inconsolabili dei bimbi che mai diverranno adulti. Poi li incroci per strada – quelli che uno su mille ce la fa – e senti che sono diversi, pericolosi, sporchi. Siamo riusciti a deformare anche le nostre percezioni. E’ così. Perché in realtà sono molto più &lt;b&gt;uguali&lt;/b&gt; a noi di quello che vogliamo credere. Provate ad immaginarli con dei bambini in braccio o che gli corrono intorno. Sono come noi, &lt;b&gt;&lt;i&gt;meglio&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; di noi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;
&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:15.5pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size:15.5pt;"&gt;L’Italia ha deciso di abbandonarli, per paura di non sopravvivere a se stessa. Vuole alzare un muro, cosicché tutto quello che succede al di là di questo confine nulla ci riguarderebbe. Ma è come voler arginare una infiltrazione senza preoccuparsi di come e dove nasce questo problema. Vogliamo chiudere gli occhi dinanzi una &lt;i&gt;tragedia&lt;/i&gt; immane. L’Africa è un continente violentato, stuprato dalla malvagità dell’uomo; è un continente derubato della sua dignità. Il &lt;b&gt;nostro&lt;/b&gt; pianeta, dinanzi ad uno specchio, vedrebbe riflessa l’immagine dell’Africa. Terra ricca, forte, povera e debole.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;
&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:15.5pt;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=";font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:15.5pt;"&gt;Proverò a nascondere alla mia bimba le lacrime che il cuore sgorgherà quando, con l’innocenza dei suoi tre anni, si emozionerà dinanzi al mare, così immenso, così blu. Come proverò a non dirle che il cielo piange il suo dolore e riversa proprio nel mare le sue rosse lacrime. Come proverò a non spiegarle che lì in fondo, dove proprio mare e cielo sembrano toccarsi, degli uomini come me, delle donne come la sua mamma, dei bimbi come lei, ammassati come bestie fuggono disperati verso la loro morte.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style=";font-family:times new roman;" &gt;
&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:15.5pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size:15.5pt;"&gt;Cristo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size:15.5pt;"&gt; si è fermato ad Eboli, &lt;i&gt;Dio&lt;/i&gt; non so più neanche dov’è.&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-7113872226971388696?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/EvWHGgV1k8drNcvx5jiQrXgFaN8/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/EvWHGgV1k8drNcvx5jiQrXgFaN8/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/EvWHGgV1k8drNcvx5jiQrXgFaN8/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/EvWHGgV1k8drNcvx5jiQrXgFaN8/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ForteEChiaro/~4/Vv0GNA1GMRU" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://tonycirni.blogspot.com/feeds/7113872226971388696/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://tonycirni.blogspot.com/2009/10/rewind-rosso-mediterraneo.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/7113872226971388696?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/7113872226971388696?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ForteEChiaro/~3/Vv0GNA1GMRU/rewind-rosso-mediterraneo.html" title="Rewind - Rosso Mediterraneo" /><author><name>Tony Cirnigliaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03824658918992046087</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="21" src="http://3.bp.blogspot.com/-FXIdLQzxIz0/TrEEWcpu6bI/AAAAAAAAAUQ/UXqRud5YwRM/s220/Corso%2BCisl%2B8.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/Sua3-o8MJMI/AAAAAAAAAMk/XVanRNXUd4Q/s72-c/VOLTI_b.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tonycirni.blogspot.com/2009/10/rewind-rosso-mediterraneo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEQDRX4zcCp7ImA9WxNRFUU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-7376318735335243628.post-1360739725808909171</id><published>2009-09-10T13:30:00.001+02:00</published><updated>2009-09-10T13:32:54.088+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-09-10T13:32:54.088+02:00</app:edited><title>Lettera ad un padre ed una madre</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/SqjjsNc_L3I/AAAAAAAAALk/o2c7EK6XyXI/s1600-h/falcone_borsellino.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 188px; height: 130px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/SqjjsNc_L3I/AAAAAAAAALk/o2c7EK6XyXI/s320/falcone_borsellino.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5379800103559049074" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Carissimi genitori,&lt;br /&gt;mesi fa ho scoperto quanto sia bello e divertente parlare ai ragazzini. Non che prima non lo facessi, solo che intendo “parlare di cose serie” ma con il loro linguaggio. Tutto è nato da Luigi Garlando, un giornalista della Gazzetta dello Sport che, tra le altre cose, ha scritto “Per questo mi chiamo Giovanni”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bravissimo Luigi ha avuto il coraggio di parlare di mafia usando il linguaggio dei più piccoli: è partito dalla quotidianità della scuola e, passando dalle tante cose che i ragazzini fanno tutti i giorni, è arrivato al sacrificio di Giovanni Falcone per la sua terra.&lt;br /&gt;Io non ho fatto altro che riportare ai più giovani l’esperienza raccontata in questo libro. E l’ho fatto usando un carciofo per rendere bene l’idea di cosa sia Cosa Nostra, l’ho fatto sciogliendo un’aspirina in un bicchiere d’acqua per far capire cosa successe al piccolo Giuseppe Di Matteo, l’ho fatto dimostrando quanto i “mafiosi” sono così vicini a noi.&lt;br /&gt;La loro prima reazione è stata quella di andarsi a leggere il libro. Il problema arriva dopo. La vostra reazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carissimi genitori, la nostra società oggi è stereotipata: televisione, giornali e radio pensano per noi; i videogiochi ci permettono persino di non pensare; la messa la domenica mattina ci apre le porte del paradiso. Un ragazzino può ricevere un impulso positivo, ma la realtà che lo circonda ben presto lo trascina via nell’abulia generale. Allora dovremmo essere noi genitori ad alimentare quegli impulsi.&lt;br /&gt;In particolare, in questo momento, vorrei rivolgermi a tutti quei papà e quelle mamme ideologicamente schierate nel partito di Berlusconi o comunque vicine al suo pensiero.&lt;br /&gt;Non discuto per nulla le motivazioni che vi hanno spinto a ritenere quelle le forze migliori per guidare un Paese, non è questo il problema, almeno in questo caso. Quello che invece vorrei – io e migliaia di persone in Italia – è che spiegaste ai vostri ragazzi che, nonostante tutto, non condividete le parole del Premier.&lt;br /&gt;“&lt;span style="font-style: italic;"&gt;So che ci sono fermenti nelle procure di Palermo e Milano che ricominciano a guardare a fatti del '92, '93 e '94. E' follia pura. Quello che mi fa male e' che gente così, con i soldi di tutti noi, faccia cose cospirando contro di noi che lavoriamo per il bene comune del Paese&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carissimi genitori, i primi anni ’90 la mafia si mobilitò per annientare coloro che, dopo anni di sacrificio e duro lavoro, stavano smantellando la struttura mafiosa. Tutti – o quasi – conoscono la parola “fine” che Cosa Nostra si era illusa di scrivere sulle storie di Falcone e Borsellino. Con quelle bombe, con quel tritolo, si tentò di azzittire un popolo, non due magistrati. Ma, loro malgrado, l’effetto fu quello di alimentare il seme della legalità, soprattutto tra i più giovani.&lt;br /&gt;Per anni si è discusso su quali fossero gli intrecci tra l’organizzazione criminale e lo Stato, si vocifera da anni di trattative segrete. A quanto pare, qualcuno si è deciso a parlare e nuovi coraggiosi “eroi” stanno tentando di ricostruire la vera storia di quegli anni.&lt;br /&gt;Spiegate, allora, ai vostri figli che nessuna procura vuole cospirare contro nessuno, in particolare, per quale motivo il presidente del Consiglio si debba ritenere perseguitato dalla riapertura di fascicoli che non lo riguardano. A meno che… a meno che lui sappia cose a noi sconosciute.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quei soldi, quelli che Berlusconi ritiene sprecati, migliaia di italiani siamo disposti a metterceli di tasca nostra pur di vedere la giustizia fare “giustizia”, in primis per Falcone e Borsellino e tutti coloro che sono caduti in questa guerra. I soldi davvero sprecati sono quelli per le auto blu di lor signori, sono quelli per le scorte a gente come Sgarbi, sono quelli per consulenze miliardarie affidate ai miliardari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carissimi genitori, io ho scoperto quant’è bello parlare ai ragazzini di cose serie e continuerò a farlo. Ma quando loro torneranno a casa, accenderanno la tv e ascolteranno Berlusconi sparare sulle procure, quando ascolteranno Napolitano chiedere equilibrio al Csm nel rispondere al presidente del Consiglio che delegittima l’antimafia, quando sentiranno associare i nomi di Brusca e Riina e Provenzano a quelli di Falcone e Borsellino… quando succederà tutto questo, togliete il volume e parlate loro col cuore. Ditegli che Brusca giocava a carte con un bambino che dopo 2 anni ha sciolto nell’acido, spiegategli che Riina era il capo dei capi di un pugno di assassini, raccontategli che Falcone non ha potuto provare la nostra stessa gioia di essere genitori perché non voleva un figlio nato già orfano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carissimi genitori,&lt;br /&gt;i vostri figli sono il nostro futuro e la nostra memoria. Non dimenticate di parlargli, di cose serie, ma con il loro linguaggio.  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-1360739725808909171?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/OBry7s2L2xZfjgOCU7yuQbxSD48/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/OBry7s2L2xZfjgOCU7yuQbxSD48/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/OBry7s2L2xZfjgOCU7yuQbxSD48/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/OBry7s2L2xZfjgOCU7yuQbxSD48/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ForteEChiaro/~4/8YQHSILcz7o" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://tonycirni.blogspot.com/feeds/1360739725808909171/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://tonycirni.blogspot.com/2009/09/lettera-ad-un-padre-ed-una-madre.html#comment-form" title="10 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/1360739725808909171?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/1360739725808909171?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ForteEChiaro/~3/8YQHSILcz7o/lettera-ad-un-padre-ed-una-madre.html" title="Lettera ad un padre ed una madre" /><author><name>Tony Cirnigliaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03824658918992046087</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="21" src="http://3.bp.blogspot.com/-FXIdLQzxIz0/TrEEWcpu6bI/AAAAAAAAAUQ/UXqRud5YwRM/s220/Corso%2BCisl%2B8.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/SqjjsNc_L3I/AAAAAAAAALk/o2c7EK6XyXI/s72-c/falcone_borsellino.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>10</thr:total><feedburner:origLink>http://tonycirni.blogspot.com/2009/09/lettera-ad-un-padre-ed-una-madre.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkACRn09eCp7ImA9WxJbGEw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-7376318735335243628.post-7354292371764637115</id><published>2009-07-28T22:21:00.005+02:00</published><updated>2009-07-28T22:59:27.360+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-07-28T22:59:27.360+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="raccolta differenziata" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Ciacci" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="rifiuti" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Archè" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="assessore" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Capannori" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Sicilia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Grillo" /><title>Un'ora di vacanza a Capannori</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/Sm9mUpzwiTI/AAAAAAAAAKk/Uoj3k_6hWBU/s1600-h/Immagine+174.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 266px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/Sm9mUpzwiTI/AAAAAAAAAKk/Uoj3k_6hWBU/s320/Immagine+174.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5363618186227910962" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Conosco l’azione nel campo della gestione dei rifiuti del comune di Capannori da circa tre anni. Tra i molti temi che affronta quotidianamente Beppe Grillo sul suo blog vi fu, infatti, anche quello dei rifiuti e tutto iniziò proprio citando il caso di Capannori che, primo in Italia, sposò la raccolta differenziata “porta a porta”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pochi giorni fa mi son chiesto: “Ma essendo in vacanza a pochi chilometri dal comune lucchese, perché non verificare di persona l’esperienza di Capannori?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Neanche il tempo di mettere a fuoco il pensiero che mia moglie, perennemente direttrice di Archè, mi affida immediatamente il compito di realizzare un’intervista per il mensile all’assessore Ciacci. E così fu. Oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Entrare nell’edificio che ospita gli uffici comunali di Capannori, per chi viene dalla bistrattata Sicilia, non può non colpire. Superato l’ingresso, un immenso stanzone delimitato da pareti a vetro ti si para dinanzi. Al suo interno, perfettamente visibili agli ospiti, i dipendenti comunali sono impegnati nelle loro attività. Sorridono. Magari non sarà il più divertente e spassoso lavoro del mondo, ma di certo non è il più pesante, né il peggio pagato. Hanno ben motivo di sorridere.&lt;br /&gt;Sulla sinistra, una gentilissima signora che – probabilmente – ama i tortelli e la fiorentina, si mette subito a disposizione. E da lei apprendo che l’assessore ci aspetta nel suo ufficio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Neanche il tempo di inoltrarci all’interno dell’edificio che il telefonino squilla. Siamo dieci minuti in ritardo – grazie al mitico Tom Tom – e Alessio Ciacci mi sta telefonando per avere nostre notizie. Questa forse è la cosa più clamorosa di tutta la giornata. Un politico non ci farà aspettare, addirittura è lui che sta aspettando noi.&lt;br /&gt;Poi si apre la porta dell’ufficio ed un giovanissimo uomo dall’aspetto informale ci dà il benvenuto. Ho provato a sbirciare dentro la stanza, poi mi son voltato per cercare di capire se ci fosse qualcun altro. Nulla. Eravamo solo noi. Quello era davvero l’assessore. Dopo un po’ ho avuto il coraggio di chiedergli l’età: 29 anni! E non è il più giovane assessore di Capannori. Io, che dentro mi sento un eterno Peter Pan, per un attimo ho creduto di esser finito dentro “L’isola che non c’è”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ stata una bella chiacchierata. Molte cose le conoscevo già. Ma ho avuto modo di apprezzare soprattutto l’aspetto più umano della questione della gestione dei rifiuti: il coinvolgimento e la partecipazione della cittadinanza, superare la questione politica, crederci davvero anche quando ti vien voglia di non crederci più. Tutte cose che vanno al di là della preparazione specifica, della conoscenza più o meno approfondita della materia.&lt;br /&gt;Parlare con quel giovane assessore, incorniciato da una bandiera della pace posta alle sue spalle, è stata un’iniezione di fiducia. Magari ci vorrà tempo, probabilmente troppo, ma le cose possono cambiare. Anche nella distratta Sicilia. Che per inerzia, per disinteresse o per le tante scorciatoie che a volte la vita sembra offrirti, si lasciano amministrare sempre dagli stessi individui. Vecchi nel corpo e nel cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stasera, ripensando alle parole di Alessio, non so se la scelta di mettermi a disposizione dell’amministrazione di Rosolini per la gestione della raccolta differenziata sia ancora quella migliore. Per ben riuscire, ci vuole conoscenza ed io ce l’ho; ci vuole determinazione ed io ce l’ho; ci vuole passione ed io ce l’ho. Ma ciò che conta ancor di più, è che ci vuole la conoscenza, la determinazione e la passione politica e della politica per ben riuscire. Su questo, onestamente, ho dei serissimi dubbi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’intervista la realizzerò. Parlerò dei quasi cinquantamila cittadini che differenziano il 75% dei rifiuti. E allo stesso tempo realizzerò il pezzo sulla disastrosa situazione della differenziata nel sud della Sicilia. Magari riuscirò pure ad organizzare una conferenza con ospite l’assessore Ciacci.  &lt;br /&gt;Ma solo tra queste righe si potrà capire cosa sia stata l’esperienza di stamattina.&lt;br /&gt;Abbiamo lasciato Capannori dopo circa un’oretta, portandoci dietro innumerevole materiale, un piccolo oggetto di cartapesta (ovviamente riciclato) con su riportata l’annotazione di “Capannori primo comune in Italia ad aderire a Strategia rifiuti zero” e due bellissimi libri rilegati sulla storia del comune. Probabilmente, però, ciò che più resisterà al tempo sarà il ricordo di un giovane assessore che crede a ciò che dice e che soprattutto sa ciò a cui crede. Sarà di certo un bel ricordo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-7354292371764637115?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/NjaXp5qESV-Xm3IIxHALfcfSXvg/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/NjaXp5qESV-Xm3IIxHALfcfSXvg/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/NjaXp5qESV-Xm3IIxHALfcfSXvg/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/NjaXp5qESV-Xm3IIxHALfcfSXvg/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ForteEChiaro/~4/rqA4MNgf9l0" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://tonycirni.blogspot.com/feeds/7354292371764637115/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://tonycirni.blogspot.com/2009/07/unora-di-vacanza-capannori.html#comment-form" title="2 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/7354292371764637115?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/7354292371764637115?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ForteEChiaro/~3/rqA4MNgf9l0/unora-di-vacanza-capannori.html" title="Un'ora di vacanza a Capannori" /><author><name>Tony Cirnigliaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03824658918992046087</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="21" src="http://3.bp.blogspot.com/-FXIdLQzxIz0/TrEEWcpu6bI/AAAAAAAAAUQ/UXqRud5YwRM/s220/Corso%2BCisl%2B8.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/Sm9mUpzwiTI/AAAAAAAAAKk/Uoj3k_6hWBU/s72-c/Immagine+174.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>2</thr:total><feedburner:origLink>http://tonycirni.blogspot.com/2009/07/unora-di-vacanza-capannori.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0YMQ3c6fip7ImA9WxJXEEQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-7376318735335243628.post-1583720243860592587</id><published>2009-06-04T07:42:00.006+02:00</published><updated>2009-06-04T07:59:42.916+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-06-04T07:59:42.916+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="giovanni falcone" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="chiesa" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mafia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="garlando" /><title>La Mafia, il carciofo e un altare</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/SidiE6mPPdI/AAAAAAAAAHk/RYrhCZ4UiZA/s1600-h/1702447_0.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 130px; height: 199px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/SidiE6mPPdI/AAAAAAAAAHk/RYrhCZ4UiZA/s200/1702447_0.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5343347319487020498" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;br /&gt;&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 10"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 10"&gt;&lt;link rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5Cpe005705%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;o:smarttagtype namespaceuri="urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" name="PersonName"&gt;&lt;/o:smarttagtype&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if !mso]&gt;&lt;object classid="clsid:38481807-CA0E-42D2-BF39-B33AF135CC4D" id="ieooui"&gt;&lt;/object&gt; &lt;style&gt; st1\:*{behavior:url(#ieooui) } &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} @page Section1 	{size:612.0pt 792.0pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:36.0pt; 	mso-footer-margin:36.0pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman";} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;Sono andato da una coppia di amici e ho comprato un carciofo. Poi, per non passare del tutto per “pazzo”, ho preso su anche mezzo kilo di ciliegie. Ma a me interessava il carciofo.&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;L’indomani, con quello stesso carciofo in mano, sono salito su un altare e, con al mio fianco don Stefano, ho cominciato a leggere dei nomi. Quasi nessuno ha capito. Almeno sino a quando non ho pronunciato quelli di don Puglisi, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;Da quel momento, i visi perplessi del pubblico sono divenuti attenti e gli occhi di molti di loro si son concentrati su quel carciofo che tenevo in una mano.
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;Ormai avevo rotto il ghiaccio e sarei voluto star lì a parlare per ore. Perché dentro provo tanta rabbia, ma anche determinazione. Forse anche troppa. Ma mi sento soffocare dal “mostro”, lo sento vicino, anche a Rosolini. &lt;/p&gt;  &lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;Per decenni è stato il lavoro la merce di scambio. Adesso bastano pochi spiccioli. E come spiega il papà a Giovanni e Bum, nel racconto “Per questo mi chiamo Giovanni” – scritto da Luigi Garlando - «tra cent’anni questo non ti sembrerà più un’ingiustizia, ma una cosa normale. Pensaci. Abituato a farlo ogni giorno, ti sembrerebbe una cosa giusta. Non ricorderai più che la richiesta era nata come una prepotenza. A forza di accettare l’ingiustizia, non vedrai più l’ingiustizia. Non vedrai più due leggi diverse: quella dello Stato, giusta, e quella della Mafia, ingiusta. No, ne vedrai una sola: quella dello Stato e della Mafia. E ubbidirai allo stesso modo. Anzi, siccome &lt;st1:personname productid="la Mafia"&gt;la Mafia&lt;/st1:personname&gt; usa la violenza e lo Stato no, ubbidirai alla legge della Mafia anche a costo di andare contro la legge dello Stato. E quello che è successo nella nostra Sicilia».&lt;/p&gt;&lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;Molti ragazzi non sanno neanche chi siano Falcone e Borsellino. L’ho ripetuto forte in Chiesa. Non lo possiamo accettare. E allora ho spiegato come sia riuscito Luigi Garlando nel suo libro a chiarire realisticamente cosa sia in verità &lt;st1:personname productid="la Mafia."&gt;la Mafia.&lt;/st1:personname&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;Lo ha fatto scegliendo come protagonisti un padre, suo figlio e il peluche Bum. Basterebbe leggere “Per questo mi chiamo Giovanni” ogni sera prima di andare a letto. O nelle scuole insieme a Dante. O nelle Chiese durante le omelie.&lt;/p&gt;&lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;«…Mafia è una parola parecchio antica. Per la prima volta, pare che apparve in un vocabolario nel 1868, con due significati: “miseria” e “prepotente”. L’autore del vocabolario spiega che la mafia è la “miseria” di chi crede che vale solo la legge del “prepotente”. E aggiunge: quell’uomo si crede tanto importante grazie alla sua forza e invece è una bestia, perchè solo tra le bestie la ragione sta dalla parte del più forte. Si sente un uomo rispettato, un “uomo d’onore”, e invece è come un animale…»&lt;/p&gt;&lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;«… Quando ti dico che Giovanni dovrà combattere un mostro senza volto, voglio dire anche questo: un mafioso non è un indiano in assetto da guerra che riconosci subito dalla faccia dipinta. Un mafioso può essere vestito da salumiere, da imbianchino o magari da carabiniere… Sono in mezzo a noi come dei mostri travestiti…»&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;«…Tirò fuori dallo zaino un carciofo… Sai come si chiama la corona di foglie del carciofo? Cosca. Ma è una parola che non si usa quasi più, adesso. Ha un altro significato: gruppo di mafiosi. Cosca o anche famiglia. Palermo era come questo carciofo: ogni quartiere, una cosca di mafiosi…»&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;«… I capi più importanti formano la cupola. Lì si prendono le decisioni più importanti. Il capo della cupola è il grande capo della mafia. Il numero uno. Quello che ha in mano tutto il carciofo…»&lt;/p&gt;&lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;«… Papà strappo la bustina, tirò fuori il dischetto d’aspirina, versò un po’ d’acqua nel bicchiere e ci buttò dentro l’aspirina che cominciò a frizzare. &lt;/p&gt;  &lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;Cosa significa? &lt;/p&gt;  &lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;Papà non mi rispose. Restò a fissare il bicchiere, serio, finché il dischetto bianco non si sciolse del tutto e l’acqua tornò limpida. Restai a guardare anch’io in silenzio.&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;Hanno messo il corpo di Giuseppe in un bidone pieno di acido, un liquido capace di sciogliere qualsiasi cosa. E alla fine di Giuseppe non è rimasto più nulla…»&lt;/p&gt;&lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;«… E infatti Giovanni una volta lo disse chiaro, con tanta amarezza: Noi che combattiamo per la giustizia siamo i peggiori nemici della Sicilia…»&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;«… Sono le 17:56 di sabato 23 maggio 1992. Non puoi neppure immaginartelo, l’inferno che ha provocato l’esplosione di quei cinque quintali di tritolo. L’auto di Giovanni è corazzata, ma sembra carta stagnola. Muoiono Giovanni, Francesca ed i tre ragazzi della scorta che stanno sull’auto marrone, quella davanti: Antonio, Rocco e Vito… La sera stessa il maiale e gli altri picciotti festeggiano l’attentatuni a casa di Totò con una bottiglia di champagne…»&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-weight: bold;" class="MsoNormal"&gt;Ho letto due volte “Per questo mi chiamo Giovanni”. Starei ore intere a leggerlo al mondo. Per non dimenticare Giovanni, Paolo e tutti quelli che per noi si sono immolati, che per noi hanno rievocato il sacrificio di Cristo. La Mafia ci osserva, ci legge, ci controlla. Ma noi non cederemo loro un solo metro. Per questo, tutti noi, ci chiamiamo GIOVANNI.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-1583720243860592587?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/lEo4kn-dsON2S3tgAA-LTP6TzRs/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/lEo4kn-dsON2S3tgAA-LTP6TzRs/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/lEo4kn-dsON2S3tgAA-LTP6TzRs/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/lEo4kn-dsON2S3tgAA-LTP6TzRs/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ForteEChiaro/~4/vdDuAFO50QI" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://tonycirni.blogspot.com/feeds/1583720243860592587/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://tonycirni.blogspot.com/2009/06/la-mafia-il-carciofo-e-un-altare.html#comment-form" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/1583720243860592587?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/1583720243860592587?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ForteEChiaro/~3/vdDuAFO50QI/la-mafia-il-carciofo-e-un-altare.html" title="La Mafia, il carciofo e un altare" /><author><name>Tony Cirnigliaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03824658918992046087</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="21" src="http://3.bp.blogspot.com/-FXIdLQzxIz0/TrEEWcpu6bI/AAAAAAAAAUQ/UXqRud5YwRM/s220/Corso%2BCisl%2B8.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/SidiE6mPPdI/AAAAAAAAAHk/RYrhCZ4UiZA/s72-c/1702447_0.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://tonycirni.blogspot.com/2009/06/la-mafia-il-carciofo-e-un-altare.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkMDQ38yfip7ImA9WxJQFEw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-7376318735335243628.post-7465813761087506132</id><published>2009-05-27T11:47:00.007+02:00</published><updated>2009-05-27T12:01:12.196+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-05-27T12:01:12.196+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="morti" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="sicurezza" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="lavoro" /><title>Le morti sul lavoro hanno nomi e cognomi</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/Sh0Oa371FdI/AAAAAAAAAHM/jrPrRqg0NjQ/s1600-h/Copertina+N.+2+Gennaio+2009.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 159px; height: 221px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/Sh0Oa371FdI/AAAAAAAAAHM/jrPrRqg0NjQ/s200/Copertina+N.+2+Gennaio+2009.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5340440587985556946" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Pubblicato sul n.° 2 di Archè (Gennaio 2009)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 10"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 10"&gt;&lt;link rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5Cpe005705%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Font Definitions */  @font-face 	{font-family:Calibri; 	mso-font-alt:"Century Gothic"; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:swiss; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:-1610611985 1073750139 0 0 159 0;}  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin-top:0cm; 	margin-right:0cm; 	margin-bottom:10.0pt; 	margin-left:3.7pt; 	text-align:justify; 	line-height:150%; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:11.0pt; 	font-family:Calibri; 	mso-fareast-font-family:Calibri; 	mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-language:EN-US;} @page Section1 	{size:612.0pt 792.0pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:36.0pt; 	mso-footer-margin:36.0pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman";} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;span style=";font-family:times new roman;font-size:100%;"  &gt;&lt;span style="line-height: 150%; font-style: italic;font-size:130%;" &gt;L’Italia “è una Repubblica fondata sul lavoro”. Che ogni anno uccide più di mille persone.&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 10"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 10"&gt;&lt;link style="font-family: times new roman;" rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5Cpe005705%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;span style=";font-family:times new roman;font-size:100%;"  &gt;&lt;o:smarttagtype namespaceuri="urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" name="metricconverter"&gt;&lt;/o:smarttagtype&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if !mso]&gt;&lt;object classid="clsid:38481807-CA0E-42D2-BF39-B33AF135CC4D" id="ieooui"&gt;&lt;/object&gt; &lt;style&gt; st1\:*{behavior:url(#ieooui) } &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Font Definitions */  @font-face 	{font-family:Calibri; 	mso-font-alt:"Century Gothic"; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:swiss; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:-1610611985 1073750139 0 0 159 0;}  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin-top:0cm; 	margin-right:0cm; 	margin-bottom:10.0pt; 	margin-left:3.7pt; 	text-align:justify; 	line-height:150%; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:11.0pt; 	font-family:Calibri; 	mso-fareast-font-family:Calibri; 	mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-language:EN-US;} p.MsoFootnoteText, li.MsoFootnoteText, div.MsoFootnoteText 	{mso-style-noshow:yes; 	margin-top:0cm; 	margin-right:0cm; 	margin-bottom:10.0pt; 	margin-left:3.7pt; 	text-align:justify; 	line-height:150%; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:Calibri; 	mso-fareast-font-family:Calibri; 	mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-language:EN-US;} span.MsoFootnoteReference 	{mso-style-noshow:yes; 	vertical-align:super;} a:link, span.MsoHyperlink 	{color:blue; 	text-decoration:underline; 	text-underline:single;} a:visited, span.MsoHyperlinkFollowed 	{color:purple; 	text-decoration:underline; 	text-underline:single;} @page Section1 	{size:612.0pt 792.0pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:36.0pt; 	mso-footer-margin:36.0pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman";} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; line-height: normal; font-weight: bold;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Le chiamano morti “bianche”. E chissà poi perché. Quella sul posto di lavoro è solo una morte sporca. Che lascia segni indelebili, macchie incancellabili, impresse a fuoco sulla pelle di chi, così, perde un affetto. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Chi ha incontrato le famiglie delle vittime – mogli, mariti, madri, figli – capisce che una sola di quelle morti è una morte di troppo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; line-height: normal; font-weight: bold;font-family:times new roman;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; line-height: normal; font-weight: bold;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nel mondo ogni anno muoiono per incidenti e malattie professionali 2 milioni di persone.
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; line-height: normal; font-weight: bold;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ogni 15 secondi muore un lavoratore: 6.000 morti ogni giorno&lt;a style="" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=7376318735335243628#_ftn1" name="_ftnref1" title=""&gt;&lt;span class="MsoFootnoteReference"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportFootnotes]--&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;. Il lavoro uccide più delle guerre.
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; line-height: normal; font-weight: bold;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; line-height: normal; font-weight: bold;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il progresso economico conquistato negli anni dagli uomini si rivela solo un miraggio se il mercato ancora oggi è infarcito di disoccupazione, precariato e lavoratori low cost. Tutte condizioni che, in maniera diretta o meno, sono solidamente legate ad una minore sicurezza e serenità sul posto di lavoro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; line-height: normal; font-weight: bold;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Risulta quindi necessario promuovere una globalizzazione solidale e forme condivise di cooperazione allo sviluppo, sinergie realizzabili tra imprese, organizzazioni sindacali, istituzioni locali e gli altri attori del territorio. Partendo inevitabilmente da una considerazione: non si può più tollerare silenziosamente questa “strage degli innocenti”.
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; line-height: normal; font-weight: bold;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; line-height: normal; font-weight: bold;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;E’ paradossale come l’agenda politica, negli ultimi anni, riporti in cima alla lista il problema della sicurezza dei cittadini nonostante gli omicidi, in Italia, sono in calo costante: da 1.542 nel &lt;st1:metricconverter productid="1995 a"&gt;1995  a&lt;/st1:metricconverter&gt; 818 nel 2000 fino ai 663 del 2006. Sono molti di più in Francia (879), Germania (727) e Regno Unito (901). Viceversa, nel 2007, gli incidenti mortali sul lavoro, esclusi quelli in itinere (cioè nel percorso casa-lavoro), sono &lt;st1:metricconverter productid="918 in"&gt;918  in&lt;/st1:metricconverter&gt; Italia, &lt;st1:metricconverter productid="678 in"&gt;678 in&lt;/st1:metricconverter&gt; Germania, &lt;st1:metricconverter productid="662 in"&gt;662  in&lt;/st1:metricconverter&gt; Spagna, &lt;st1:metricconverter productid="593 in"&gt;593 in&lt;/st1:metricconverter&gt; Francia. La concezione, prettamente italiana, di suddividere in classi ciascuna categoria, cade di fronte ad una verità innegabile: a perdere la vita non è solo un agricoltore o un operaio, ma innanzitutto un cittadino che come tale deve essere tutelato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; line-height: normal; font-weight: bold;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 10"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 10"&gt;&lt;link style="font-family: times new roman; font-weight: bold;" rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5Cpe005705%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Font Definitions */  @font-face 	{font-family:Calibri; 	mso-font-alt:"Century Gothic"; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:swiss; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:-1610611985 1073750139 0 0 159 0;}  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin-top:0cm; 	margin-right:0cm; 	margin-bottom:10.0pt; 	margin-left:3.7pt; 	text-align:justify; 	line-height:150%; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:11.0pt; 	font-family:Calibri; 	mso-fareast-font-family:Calibri; 	mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-language:EN-US;} @page Section1 	{size:612.0pt 792.0pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:36.0pt; 	mso-footer-margin:36.0pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman";} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; line-height: normal; font-weight: bold;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il Presidente nazionale dell’Inail, Marco Fabio Sartori ha affermato: «Il numero degli incidenti sul lavoro in Italia è decrescente, ormai dal 2001: dai 1.546 del 2001 siamo passati ai 1.207 del 2007, e ancor di meno saranno nel 2008. Quella che è aumentata è la sensibilità sulle morti: oggi una vittima sul lavoro “conta” molto di più di quanto non accadesse in passato, perché è cresciuta la sensibilità dell’opinione pubblica». &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; line-height: normal; font-weight: bold;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;In realtà, morire sul lavoro è sempre “contato”, e non si può essere soddisfatti di dati che parlano di più di 1000 morti all’anno. Questa è una strage, continua. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; line-height: normal; font-weight: bold;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Dietro i numeri ci sono le persone e ogni singola morte, ogni lesione all’integrità psicofisica di un lavoratore pesa non poco sulla coscienza sociale comune.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; line-height: normal; font-weight: bold;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 102, 0);"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 10"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 10"&gt;&lt;link style="font-family: times new roman; font-weight: bold;" rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5Cpe005705%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Font Definitions */  @font-face 	{font-family:Calibri; 	mso-font-alt:"Century Gothic"; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:swiss; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:-1610611985 1073750139 0 0 159 0;}  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin-top:0cm; 	margin-right:0cm; 	margin-bottom:10.0pt; 	margin-left:3.7pt; 	text-align:justify; 	line-height:150%; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:11.0pt; 	font-family:Calibri; 	mso-fareast-font-family:Calibri; 	mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-language:EN-US;} @page Section1 	{size:612.0pt 792.0pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:36.0pt; 	mso-footer-margin:36.0pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman";} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; line-height: normal; font-weight: bold;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nessun cambiamento può assumere proporzioni determinanti se non si fa della sicurezza un fattore competitivo del sistema produttivo nazionale e regionale, nell’ambito della primaria funzione morale di garantire ai lavoratori il diritto di lavorare in piena sicurezza per la propria salute. Occorre, in definitiva, passare da una concezione della sicurezza “come costo” a una concezione della sicurezza “come investimento” e quindi fattore di competitività per l’impresa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; line-height: normal; font-weight: bold;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; line-height: normal; font-weight: bold;font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ritornano così alla mente le parole del vecchio Tolstoj: «Il diavolo del perfezionamento tecnico ha convinto gli uomini che più oggetti fabbricheremo e più rapidamente e meglio sarà per tutti. E così gli uomini perdono la vita per fabbricare un numero di oggetti perfettamente inutili sia per coloro che li hanno prodotti, sia per coloro che si sono indebitati per averli». E anche oggi, ancora oggi, come dargli torto?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;span style="font-weight: bold;font-family:times new roman;font-size:100%;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:times new roman;font-size:100%;"  &gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-7465813761087506132?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/BW9y91Tjtx9RwgUUX2QvQdBh2Hk/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/BW9y91Tjtx9RwgUUX2QvQdBh2Hk/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/BW9y91Tjtx9RwgUUX2QvQdBh2Hk/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/BW9y91Tjtx9RwgUUX2QvQdBh2Hk/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ForteEChiaro/~4/u1mTk10xRxg" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://tonycirni.blogspot.com/feeds/7465813761087506132/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://tonycirni.blogspot.com/2009/05/le-morti-sul-lavoro-hanno-nomi-e.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/7465813761087506132?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/7465813761087506132?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ForteEChiaro/~3/u1mTk10xRxg/le-morti-sul-lavoro-hanno-nomi-e.html" title="Le morti sul lavoro hanno nomi e cognomi" /><author><name>Tony Cirnigliaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03824658918992046087</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="21" src="http://3.bp.blogspot.com/-FXIdLQzxIz0/TrEEWcpu6bI/AAAAAAAAAUQ/UXqRud5YwRM/s220/Corso%2BCisl%2B8.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/Sh0Oa371FdI/AAAAAAAAAHM/jrPrRqg0NjQ/s72-c/Copertina+N.+2+Gennaio+2009.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tonycirni.blogspot.com/2009/05/le-morti-sul-lavoro-hanno-nomi-e.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;Ck4HRH86cCp7ImA9WxJQE08.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-7376318735335243628.post-3840035063691727711</id><published>2009-05-25T22:47:00.004+02:00</published><updated>2009-05-26T08:55:35.118+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-05-26T08:55:35.118+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="immigrazione" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Mediterraneo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="extracomunitario" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="U stisso sangu" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Libia" /><title>Lettera ad un somalo</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/ShsNNgyVY9I/AAAAAAAAAG8/Afdth8q3dt0/s1600-h/images.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 117px; height: 94px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/ShsNNgyVY9I/AAAAAAAAAG8/Afdth8q3dt0/s320/images.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5339876308968367058" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Avrei voluto &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;scrivere &lt;/span&gt;un post su &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Giovanni Falcone&lt;/span&gt;, la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mafia&lt;/span&gt; ed il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;carciofo&lt;/span&gt;. Ma ho appena finito di vedere, in assoluta anteprima, "&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;U stisso sangu&lt;/span&gt;", il docufilm realizzato da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sebastiano Adernò&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Francesco Di Martino&lt;/span&gt;. E le emozioni vissute in quegli intensi 50 minuti hanno preso il sopravvento su tutto il resto.&lt;br /&gt;Allora, ho voglia di scrivere un'altra lettera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lettera ad un &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;somalo&lt;/span&gt;:&lt;br /&gt;"Caro &lt;span style="font-style: italic;"&gt;fratello&lt;/span&gt;,&lt;br /&gt;ti scrivo perchè così, tra le altre tante cose che qui in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Italia &lt;/span&gt;ti diremo, potrò rinfacciarti anche &lt;&lt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;io te l'avevo detto&lt;/span&gt;&gt;&gt;.&lt;br /&gt;Devi sapere che fuggire dal tuo Paese in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;guerra &lt;/span&gt;per noi non è una buona ragione, ci sa tanto di &lt;&lt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;frase fatta&lt;/span&gt;&gt;&gt;, quindi, per cortesia, studia un'altra scusa.&lt;br /&gt;E poi basta con questo melodramma del viaggio verso le coste della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Libia&lt;/span&gt;, attraverso il pericolosissimo deserto, superando i posti di blocco corrotti e scortati sino alle coste. Nel Paese di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gheddafi &lt;/span&gt;avete i centri &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ONU &lt;/span&gt;per la richiesta di asilo politico. Presentatevi lì con la marca da bollo e tre fototessere e smettetela di affollare le acque del &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Mediterraneo&lt;/span&gt;. I suoi pesci hanno già di che saziarsi.&lt;br /&gt;Caro fratello somalo, che senso ha poi desiderare tanto l'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Europa &lt;/span&gt;se il massimo comfort che possiamo donarti è l'&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;hotel "Ulivo"&lt;/span&gt;, peraltro già abbondantemente sovraffollato.&lt;br /&gt;Ti toccherebbe cibarti di quel che la terra può offrirti; al massimo, nei festivi, potrai godere di cibi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;scaduti &lt;/span&gt;da cucinare su di un prato e da consumare con le nude mani.&lt;br /&gt;Vogliam parlare, peraltro, del miracolo tutto italiano secondo il quale non &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;esisti &lt;/span&gt;ma &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;produci&lt;/span&gt;? Beh, sì... per almeno vent'anni sarai, nei giorni dispari, un &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;clandestino&lt;/span&gt;... nei giorni pari, invece, potrai goderti l'aria di campagna, piegato in due a raccogliere patate, mentre il resto del mondo, indifferente alla vita, scorre veloce sulla statale ad appena dieci metri da te.&lt;br /&gt;Caro fratello somalo, devi sapere anche che appena approdato nel &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Nuovo Eden&lt;/span&gt; verrai subito etichettato &lt;&lt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;extracomunitario&lt;/span&gt;&gt;&gt;, una bella parolina che si son inventati per legalizzare qualcosa di più dispregiativo. Perchè sai, teoricamente un americano, un canadese, un australiano sarebbero anch'essi extracomunitari. Ma loro son belli, biondi e profumati. Quindi li chiamiamo per nome, è più &lt;span style="font-style: italic;"&gt;fashion&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Caro fratello somalo, può capitare persino che ti sentirai in diritto di lavarti. E che, preso dalla rabbia dell'indifferenza generale, disperato per l'esasperazione, decidi di tuffarti dentro una fontana. Non si fa. Ovvio che mi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;arrabbierei &lt;/span&gt;se accompagnando la mia figliola dalle "paperette", in realtà, vedessi sbucare te da sott'acqua affamato di un tozzo di pane. Come le potrei spiegare il fatto che invece di un animale, ci troviam di fronte "&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Obama&lt;/span&gt;"?&lt;br /&gt;Caro fratello somalo, la cosa più incredibile è che addirittura un idiota perbenista ti possa scrivere una lettera da un blog. Qui in Italia siamo fatti così. Ci emozioniamo facilmente, siamo passionali. Ma abbiamo la &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;memoria maledettamente corta&lt;/span&gt;. A volte bastano pochi minuti per dimenticare.&lt;br /&gt;E non mi venire a dire, poi, che io &lt;&lt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;non te l'avevo detto&lt;/span&gt;&gt;&gt;. L'ho visto scritto persino in un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;BLOG&lt;/span&gt;".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-3840035063691727711?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/yyrY88Hgg2Anlrc1QqOChHC1x3A/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/yyrY88Hgg2Anlrc1QqOChHC1x3A/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/yyrY88Hgg2Anlrc1QqOChHC1x3A/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/yyrY88Hgg2Anlrc1QqOChHC1x3A/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ForteEChiaro/~4/UQ7ERjMiVXc" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://tonycirni.blogspot.com/feeds/3840035063691727711/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://tonycirni.blogspot.com/2009/05/lettera-ad-un-somalo.html#comment-form" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/3840035063691727711?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/3840035063691727711?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ForteEChiaro/~3/UQ7ERjMiVXc/lettera-ad-un-somalo.html" title="Lettera ad un somalo" /><author><name>Tony Cirnigliaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03824658918992046087</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="21" src="http://3.bp.blogspot.com/-FXIdLQzxIz0/TrEEWcpu6bI/AAAAAAAAAUQ/UXqRud5YwRM/s220/Corso%2BCisl%2B8.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/ShsNNgyVY9I/AAAAAAAAAG8/Afdth8q3dt0/s72-c/images.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://tonycirni.blogspot.com/2009/05/lettera-ad-un-somalo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEQAQ348fCp7ImA9WxJRGEQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-7376318735335243628.post-2330577602840331490</id><published>2009-05-21T09:42:00.005+02:00</published><updated>2009-05-21T09:52:22.074+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-05-21T09:52:22.074+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="sisma" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Nuova Acropoli" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Archè" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="L'Aquila" /><title>L'Aquila, città chiusa per sisma</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/ShUHrDzHFaI/AAAAAAAAAGs/EkShM1MTqEk/s1600-h/Foto+1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 240px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/ShUHrDzHFaI/AAAAAAAAAGs/EkShM1MTqEk/s320/Foto+1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5338181369653040546" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Articolo pubblicato sul n.° 6 di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;Archè&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;, mensile di attualità e cultura&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 10"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 10"&gt;&lt;link rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5Cpe005705%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;o:smarttagtype namespaceuri="urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" name="PersonName"&gt;&lt;/o:smarttagtype&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if !mso]&gt;&lt;object classid="clsid:38481807-CA0E-42D2-BF39-B33AF135CC4D" id="ieooui"&gt;&lt;/object&gt; &lt;style&gt; st1\:*{behavior:url(#ieooui) } &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} @page Section1 	{size:612.0pt 792.0pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:36.0pt; 	mso-footer-margin:36.0pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman";} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Appena entrato in Abruzzo, i cartelli autostradali ti ricordano che i nomi dei posti ascoltati ripetutamente in tv, quelli devastati dal sisma del 6 aprile – Tornimparte, Scoppito, Pianola - esistono davvero. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma è appena superato il casello che vivi le conseguenze che il terremoto ha lasciato, per ora e chissà per quanto. Il blu delle tende diventa fitto e dove prima vi era un prato verde adesso vi è un quartiere di “sfollati”.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L’Aquila è una città chiusa per sisma&lt;/span&gt;. Le mura degli appartamenti che danno il benvenuto nel capoluogo abruzzese piangono ancora le ferite che la violenza della natura e l’incoscienza dell’uomo hanno inferto al cuore dell’Italia.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Emanuele, volontario siracusano di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Nuova Acropoli&lt;/span&gt;, ci accoglie dinanzi quel che resta della stazione ferroviaria e dopo i saluti di rito ci scorta sino al campo “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Alenia&lt;/span&gt;”, gestito dall’associazione che proprio a L’Aquila, trent’anni fa, nacque per poi diffondersi in tutta Italia.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Tre lunghe file di tende, disposte l’una accanto all’altra, disegnano lo spazio che queste genti occuperanno per chissà quanto tempo. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;A riceverci nella segreteria allestita nel campo, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Alba Bafile&lt;/span&gt;, presidente della filiale de L’Aquila di Nuova Acropoli, nonché agente della forestale in servizio e, come tanti altri, rimasta senza casa e priva di parecchi affetti.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;La notte tra il 5 e il 6 aprile quei maledettissimi trenta secondi, iniziati con un fortissimo boato e chiusi da nubi di polvere, le hanno portato via entrambi i genitori, oltre che il cognato e la nipote. Del palazzo presso cui vivevano, nel centro storico della città, è rimasto solo polvere e detriti.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Alba comincia il suo racconto dal lunedì precedente al giorno del “disastro”, quando una forte scossa di terremoto e il boato che lo accompagnò cominciarono ad incrinare la fiducia degli aquilani nel futuro. Nessuno però presagiva quello che da lì ad una settimana sarebbe successo. Quasi nessuno. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Infatti, in seguito a quel forte sisma, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sandro Spagnoli&lt;/span&gt;,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;responsabile a livello internazionale&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;dei gruppi di volontariato in protezione civile ed ecologia, residente proprio a L’Aquila, aveva ritenuto opportuno affidare una ricetrasmittente a ciascun responsabile di zona di Nuova Acropoli, nel caso che, in conseguenza di una forte scossa, tutte le linee telefoniche fossero saltate.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;A non poterla usare, quella radio, fu proprio Sandro, che insieme alla figlia ventenne ed ai suoceri, rimase sepolto sotto le macerie. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Sandro era il cognato di Alba.
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="background: lime none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"&gt;&lt;/span&gt;Non lo so se un mese può mai essere sufficiente ad assorbire un tale trauma o forse è davvero il coraggio di questa gente a credere nel domani a rendere tutto, apparentemente, più semplice. Fatto sta che Alba dispensa un sorriso a tutti, il suo sostegno non lo nega a nessuno, lei che – in una vita normale – dovrebbe ancora smettere di piangere i suoi cari. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma in questo spazio, delimitato dal fiume Aterno, la vita normale non esiste più.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cosimo Santilli&lt;/span&gt;, di Nuova Acropoli di Roma, coordina le azioni a sostegno del campo da parte di tutti i volontari dislocati sul territorio nazionale. Lo fa come se organizzare la vita nel campo sia del tutto normale, come se questa non fosse una situazione di emergenza, come se il futuro si sia fermato il 6 aprile. E ti accorgi che così tutto acquisisce quotidianità, persino immaginare di svegliarsi la mattina seguente all’interno di una tenda, circondato da altre decine di tende, sia un modo come un altro di vivere la propria vita.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Non si sa quando gli “sfollati” potranno riavere una casa, non si sa se il mutuo da pagare per una costruzione che non esiste più ritorni – dal prossimo gennaio – ad assillare le loro menti, non si sa se le promesse che oggi piovono su L’Aquila vengano mai rispettate. Non si sa quasi nulla del “domani”, ma sembra che a porsi questi interrogativi siano solo i “forestieri” in visita.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;I bambini che animano le stradine tra le colonne di tende non smettono di giocare e un paio di ore al giorno frequentano pure una sorta di scuola allestita al meglio nel campo vicino. Qui le lezioni si sono ufficialmente chiuse il primo sabato di aprile. E se tutto va bene se ne riparlerà a settembre.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Nel frattempo, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Roberto&lt;/span&gt;, un ragazzo di Siracusa che studia a Macerata e che ama i ragazzini, fa la spola da un campo all’altro per riempire le ore vuote di chi non ha più un tetto né una palla per giocare. Ha una forza inesauribile, un coraggio impagabile, una voglia di vivere contagiosa. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;L’Italia che la mattina del 6 aprile si è svegliata con il desiderio di aiutare questa gente è l’Italia di Roberto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Negli altri campi allestiti in provincia, purtroppo, si riscontrano problemi di ordine sociale. Non esistono più quartieri, la convivenza diviene a volte insostenibile. La mancanza del lavoro, poi, complica tutto. Le giornate, se non fosse per l’impegno dei volontari, si susseguono l’una uguale all’altra.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;L’Aquila è una città chiusa per sisma. Gli aquilani hanno la forza per riaprirla. Partendo da un campo allestito di tutta fretta sulle rive del fiume Aterno. Grazie, anche e soprattutto, al cuore dei volontari di Nuova Acropoli. La loro sede, acquistata ed inaugurata nel 2002, non è sopravvissuta al terremoto, ma nonostante il mutuo contratto per realizzare il loro sogno, Alba e i suoi ragazzi, nei ritagli di tempo, son già lì che studiano e realizzano progetti per la nuova sede. Perché nel capoluogo abruzzese,&lt;st1:personname productid="la Nuova Acropoli"&gt;&lt;st1:personname productid="la Nuova"&gt; Nuova&lt;/st1:personname&gt; Acropoli&lt;/st1:personname&gt; è più di un’associazione. E’ il cuore di una città che non vuol smettere di battere. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;E’ la forza di un popolo che non si rassegna a trenta maledettissimi secondi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Tony Cirnigliaro
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-2330577602840331490?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/6QEZrEdBNbyfJsELIAL6IaDc9rA/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/6QEZrEdBNbyfJsELIAL6IaDc9rA/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/6QEZrEdBNbyfJsELIAL6IaDc9rA/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/6QEZrEdBNbyfJsELIAL6IaDc9rA/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ForteEChiaro/~4/2M7wyWovjf0" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://tonycirni.blogspot.com/feeds/2330577602840331490/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://tonycirni.blogspot.com/2009/05/laquila-citta-chiusa-per-sisma.html#comment-form" title="3 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/2330577602840331490?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/2330577602840331490?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ForteEChiaro/~3/2M7wyWovjf0/laquila-citta-chiusa-per-sisma.html" title="L'Aquila, città chiusa per sisma" /><author><name>Tony Cirnigliaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03824658918992046087</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="21" src="http://3.bp.blogspot.com/-FXIdLQzxIz0/TrEEWcpu6bI/AAAAAAAAAUQ/UXqRud5YwRM/s220/Corso%2BCisl%2B8.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/ShUHrDzHFaI/AAAAAAAAAGs/EkShM1MTqEk/s72-c/Foto+1.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>3</thr:total><feedburner:origLink>http://tonycirni.blogspot.com/2009/05/laquila-citta-chiusa-per-sisma.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEIGQnc9fSp7ImA9WxJSEks.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-7376318735335243628.post-3667039406216765400</id><published>2009-05-02T12:33:00.006+02:00</published><updated>2009-05-02T13:08:43.965+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-05-02T13:08:43.965+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mensa" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="campo" /><title>Diario di viaggio - 3</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/Sfwpj0POn1I/AAAAAAAAAFk/hXAu5SA7iVo/s1600-h/Cucina+005.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 320px; height: 214px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/Sfwpj0POn1I/AAAAAAAAAFk/hXAu5SA7iVo/s320/Cucina+005.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5331181754194501458" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Abbiam visto quel poco che resta dei luoghi che circondano L'Aquila. La sensazione è che qui ci sia stata una guerra. Devastatrice.&lt;br /&gt;Tutto porta i segni del sisma del 6 aprile. Solo gli occhi delle genti riescono a velare la notte che alberga nei loro cuori. Sorridono, sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mensa del campo sembra uno stand delle feste di paese. Tavoli giallo scuro (che tanto piacerebbero a mia figlia) si susseguono sino a disegnare due grandi braccia che ti accolgono benevolmente. Ogni quattro sedie una piantina di fiori colorati adorna l'atmosfera di serenità che si respira sempre, che ci sia il sole o - come spesso accade - il cielo scuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pranzo scorre allegro, tra i sorrisi dei volontari e i canti delle persone ospitate. Il dubbio, poi, è su chi ospita e chi è l'ospitato.&lt;br /&gt;Da ieri il campo ha anche denominato ufficialmente le vie che separano le file di tende. Via della Concordia e via dell'Acropoli. Tutto sembra aspirare alla normalità. Tutto sembra aver voglia di ricominciare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi stiamo per ripartire. Il viaggio continua. E non finirà in Sicilia. Il nostro ponte non lo lasceremo costruire a nessuna Impregilo, saranno le nostre mani a stringersi forti per mille e più kilometri.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-3667039406216765400?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/AF7XAd6hDUY8TkneNIDLYMrBIh0/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/AF7XAd6hDUY8TkneNIDLYMrBIh0/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/AF7XAd6hDUY8TkneNIDLYMrBIh0/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/AF7XAd6hDUY8TkneNIDLYMrBIh0/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ForteEChiaro/~4/960rADrLxb4" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://tonycirni.blogspot.com/feeds/3667039406216765400/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://tonycirni.blogspot.com/2009/05/diario-di-viaggio-3.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/3667039406216765400?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/3667039406216765400?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ForteEChiaro/~3/960rADrLxb4/diario-di-viaggio-3.html" title="Diario di viaggio - 3" /><author><name>Tony Cirnigliaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03824658918992046087</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="21" src="http://3.bp.blogspot.com/-FXIdLQzxIz0/TrEEWcpu6bI/AAAAAAAAAUQ/UXqRud5YwRM/s220/Corso%2BCisl%2B8.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/Sfwpj0POn1I/AAAAAAAAAFk/hXAu5SA7iVo/s72-c/Cucina+005.JPG" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tonycirni.blogspot.com/2009/05/diario-di-viaggio-3.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;Ck8BQ3c5fCp7ImA9WxJSEkw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-7376318735335243628.post-3699519406383867649</id><published>2009-05-01T22:09:00.007+02:00</published><updated>2009-05-01T22:47:32.924+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-05-01T22:47:32.924+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="sisma" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="coraggio" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="L'Aquila" /><title>Diario di viaggio - 2</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/SftfQZiLTBI/AAAAAAAAAFc/DCOK9LYZhlk/s1600-h/images.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 136px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/SftfQZiLTBI/AAAAAAAAAFc/DCOK9LYZhlk/s320/images.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5330959319259892754" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Se tu accendi la tv e osservi le immagini che trasmettono dall'Abruzzo, ti sforzi di capire cosa voglia dire essere uno "sfollato". Ma con tutta la buona volontà, al massimo se non ti sei ancora assefuatto e assimili tutto come normale, arrivi a provare pena per delle persone che senza colpe si ritrovano senza un tetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi spegni la tv, accendi la tua auto e dopo numerose ore ti ritrovi dentro un sacco a pelo, con vicine altre cinque persone, dentro una tenda.&lt;br /&gt;E allora non hai bisogno di alcun sforzo. Il dramma lo vivi di presenza, le macerie le vedi attraverso i tuoi occhi, il coraggio lo senti a pelle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sento un vigliacco. Perchè domani io me ne ritorno tra le calorose braccia della mia famiglia, al riparo delle mura della mia casa.&lt;br /&gt;E il sacrificio di trascorrere 48 ore tra gli "sfollati" è ipocrisia. Anche se capisci cosa voglia dire farsi una doccia in queste condizioni, anche se provi l'ebrezza di usare un bagno chimico, anche se quello che potrebbe essere tuo figlio si sforza di divertirsi a far sempre le stesse cose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un tizio dallo sguardo stanco poco fa mi diceva: "Abbiamo tutto, ma nulla di quello che ci serve". Eppure non mollano un metro. Sorridono, ballano, cantano, lavorano. E poi progettano, immaginano e ancora lavorano.&lt;br /&gt;Hanno perso tutto quello che gli dava sicurezza, c'è chi ha perso madre e padre, fratello e sorella, figlio e nipote. C'è chi ha visto il proprio papà estratto a "pezzi" dalle macerie della propria casa ed oggi è cieco, perchè nulla più i suoi occhi hanno il coraggio di guardare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non mollano un metro. Adesso è buio. La speranza si fa flebile. Ma basteranno le prime luci dell'alba per ritornare a vedere i loro sorrisi che ti ringraziano.&lt;br /&gt;Mi sento un vigliacco ed un ipocrita. Ma ho conosciuto il loro coraggio vincere la disperazione. Ho conosciuto la loro determinazione vincere la miseria. Ho conosciuto loro e questo è tutto.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-3699519406383867649?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/EricRfo2TML1Km4y-B3lXvy0uc8/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/EricRfo2TML1Km4y-B3lXvy0uc8/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/EricRfo2TML1Km4y-B3lXvy0uc8/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/EricRfo2TML1Km4y-B3lXvy0uc8/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ForteEChiaro/~4/O2v-vLqic40" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://tonycirni.blogspot.com/feeds/3699519406383867649/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://tonycirni.blogspot.com/2009/05/diario-di-viaggio-2.html#comment-form" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/3699519406383867649?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/3699519406383867649?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ForteEChiaro/~3/O2v-vLqic40/diario-di-viaggio-2.html" title="Diario di viaggio - 2" /><author><name>Tony Cirnigliaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03824658918992046087</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="21" src="http://3.bp.blogspot.com/-FXIdLQzxIz0/TrEEWcpu6bI/AAAAAAAAAUQ/UXqRud5YwRM/s220/Corso%2BCisl%2B8.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/SftfQZiLTBI/AAAAAAAAAFc/DCOK9LYZhlk/s72-c/images.jpeg" height="72" width="72" /><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://tonycirni.blogspot.com/2009/05/diario-di-viaggio-2.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0cMSHY7fSp7ImA9WxJSEUo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-7376318735335243628.post-6520500908278845464</id><published>2009-05-01T13:53:00.003+02:00</published><updated>2009-05-01T13:58:09.805+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-05-01T13:58:09.805+02:00</app:edited><title>Diario di viaggio - 1</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/SfrjXCczCEI/AAAAAAAAAFU/9_rpUv858OE/s1600-h/images.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 127px; height: 127px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/SfrjXCczCEI/AAAAAAAAAFU/9_rpUv858OE/s320/images.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5330823093880555586" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;br /&gt;&lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt;&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 11"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 11"&gt;&lt;link rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CSANTYG%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:alwaysshowplaceholdertext&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;    &lt;w:dontgrowautofit/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;w:browserlevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:latentstyles deflockedstate="false" latentstylecount="156"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} @page Section1 	{size:595.3pt 841.9pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:35.4pt; 	mso-footer-margin:35.4pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-ansi-language:#0400; 	mso-fareast-language:#0400; 	mso-bidi-language:#0400;} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;L’Aquila è ormai a meno di un’ora. Quando decidi di partire dal profondo sud della &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sicilia&lt;/span&gt;, immagini che il viaggio sarà lungo e tormentato. Ma ogni volta, la realtà &lt;span style="font-style: italic;"&gt;supera &lt;/span&gt;l’immaginazione.
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ho il forte dubbio che sulla &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Salerno-Reggio Calabria&lt;/span&gt; durante la notte buttino giù un tratto di asfalto e il giorno dopo lavorino per ricostruirlo, con il risultato che – ovviamente – ciò che si distrugge supera sempre di gran lunga quel che viene ricostruito. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sempre peggio&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Non sono mai stato a L’Aquila, posso solo immaginare ciò che era e farmene un’idea raffrontandola con quella che è. Sensazione strana.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Adesso siamo in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Abruzzo&lt;/span&gt;. Tutto è così verde. Ma il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;viaggio &lt;/span&gt;non è ancora finito, e chissà quando lo sarà.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-6520500908278845464?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/tUOT6JLM06vizF6aK0L59PhKkE4/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/tUOT6JLM06vizF6aK0L59PhKkE4/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/tUOT6JLM06vizF6aK0L59PhKkE4/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/tUOT6JLM06vizF6aK0L59PhKkE4/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ForteEChiaro/~4/PV4pgO8kcBY" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://tonycirni.blogspot.com/feeds/6520500908278845464/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://tonycirni.blogspot.com/2009/05/diario-di-viaggio-1.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/6520500908278845464?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/6520500908278845464?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ForteEChiaro/~3/PV4pgO8kcBY/diario-di-viaggio-1.html" title="Diario di viaggio - 1" /><author><name>Tony Cirnigliaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03824658918992046087</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="21" src="http://3.bp.blogspot.com/-FXIdLQzxIz0/TrEEWcpu6bI/AAAAAAAAAUQ/UXqRud5YwRM/s220/Corso%2BCisl%2B8.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/SfrjXCczCEI/AAAAAAAAAFU/9_rpUv858OE/s72-c/images.jpeg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tonycirni.blogspot.com/2009/05/diario-di-viaggio-1.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUYCRH86eCp7ImA9WxJTEEo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-7376318735335243628.post-1625497334444059179</id><published>2009-04-18T18:37:00.007+02:00</published><updated>2009-04-18T18:46:05.110+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-18T18:46:05.110+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Milano" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Sole 24Ore" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="informazione" /><title>Color salmone</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/SeoCYfXa5mI/AAAAAAAAADg/9Fw1WaU6yik/s1600-h/images.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 236px; height: 217px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/SeoCYfXa5mI/AAAAAAAAADg/9Fw1WaU6yik/s320/images.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5326072129078879842" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:130%;"  &gt;Enormi rotoli color &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;salmone&lt;/span&gt;. Questo il primo impatto con quello che, poche ore dopo, sarà il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sole 24Or&lt;/span&gt;e. E poi una serie infinita di aggeggi elettronici, macchine tecnologicamente all'avanguardia e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;uomini&lt;/span&gt;. Un sali e scendi continuo tra binari sospesi all'interno di enormi capannoni che, quando pensi  svaniscano nel nulla di una feritoia ricavata nelle maestose mura circostanti, misteriosamente riappaiono alla vista appena giunti in cima ad una scala.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'improvviso un lento &lt;span style="font-style: italic;"&gt;rumore&lt;/span&gt; rompe lo &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;stupore&lt;/span&gt;. Un lunghissimo tappeto color salmone comincia a prender vita, come il lento andare di un serpente che sinuoso s'infila tra le bocche appena socchiuse dei macchinari.&lt;br /&gt;Tutto prende vita. Il ritmo si fa incalzante. I quattro colori delle &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;lastre &lt;/span&gt;si miscelano fino a regalare immagini perfette. Migliaia di apparentemente insignificanti testi si prendono per mano e donano il mistero della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;stampa&lt;/span&gt;: pochi metri dopo, una pinza appesa ad uno dei binari trattiene a sé una copia del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sole 24Ore&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Neanche pochi minuti dopo che quel rumore aveva iniziato a fendere l’aria, tutto diviene &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;assordante&lt;/span&gt;. Ciò che appariva un lento scorrere, adesso è un tutt’uno indistinguibile. Non serve più la vista, le &lt;span style="font-style: italic;"&gt;emozioni &lt;/span&gt;corrono su altre vie.&lt;br /&gt;La curiosità ti spinge a chiederti dove finiscono i binari che, con le loro pinze, sequestrano le copie del quotidiano. E allora, come un bimbo dinanzi alle tracce di un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mistero&lt;/span&gt;, ti muovi discreto sino all’apertura di una tenda in plastica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritorna a dominare la &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;vista&lt;/span&gt;. Una serie sconcertante di rotaie si intrecciano come in una danza improvvisata da uno stormo di rondini. Sembra di esser stati proiettati dentro una pellicola della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Disney&lt;/span&gt;. Di tanto in tanto le pagine color salmone, perfettamente imbrattate dall’inchiostro, si lasciano cadere e terminano la loro corsa, nell’indifferenza della vita che le circonda, su di un pavimento affollato. Solo allora ti accorgi di avere i piedi ben appoggiati in &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;terra&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;meraviglia &lt;/span&gt;per ciò che l’uomo è capace di realizzare ti segue fin fuori le mura. E finisce dentro uno sciocco &lt;span style="font-style: italic;"&gt;post&lt;/span&gt;. Ma il miracolo, tutte le sere, ritorna a prendere &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;vita&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;“Questa è la stampa, bellezza. E tu non puoi farci niente!”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-1625497334444059179?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/vG-4YcGy-KSTJJffTvW4qRtjoqU/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/vG-4YcGy-KSTJJffTvW4qRtjoqU/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/vG-4YcGy-KSTJJffTvW4qRtjoqU/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/vG-4YcGy-KSTJJffTvW4qRtjoqU/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ForteEChiaro/~4/i0ZDBiyfVOU" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://tonycirni.blogspot.com/feeds/1625497334444059179/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://tonycirni.blogspot.com/2009/04/color-salmone.html#comment-form" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/1625497334444059179?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/1625497334444059179?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ForteEChiaro/~3/i0ZDBiyfVOU/color-salmone.html" title="Color salmone" /><author><name>Tony Cirnigliaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03824658918992046087</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="21" src="http://3.bp.blogspot.com/-FXIdLQzxIz0/TrEEWcpu6bI/AAAAAAAAAUQ/UXqRud5YwRM/s220/Corso%2BCisl%2B8.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/SeoCYfXa5mI/AAAAAAAAADg/9Fw1WaU6yik/s72-c/images.jpeg" height="72" width="72" /><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://tonycirni.blogspot.com/2009/04/color-salmone.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkUAQHY9eCp7ImA9WxJTEEk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-7376318735335243628.post-3653273516943842199</id><published>2009-04-08T12:42:00.007+02:00</published><updated>2009-04-18T10:44:01.860+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-18T10:44:01.860+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Nuova Acropoli" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Abruzzo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="terremoto" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="solidarietà" /><title>Dall'Abruzzo</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/Sdx_-RzY_SI/AAAAAAAAACw/WMnS-rj55Ps/s1600-h/images.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5322269567552650530" style="FLOAT: left; MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt; WIDTH: 130px; CURSOR: pointer; HEIGHT: 126px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/Sdx_-RzY_SI/AAAAAAAAACw/WMnS-rj55Ps/s320/images.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;br /&gt;&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" equiv="Content-Type"&gt;&lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 10" name="Generator"&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 10" name="Originator"&gt;&lt;link href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5Cpe005705%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml" rel="File-List"&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} @page Section1 	{size:595.3pt 841.9pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:35.4pt; 	mso-footer-margin:35.4pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;
&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;“Ciao Tony,&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;sono stanco, sì, e ti dico la verità, ho anche &lt;b&gt;paura&lt;/b&gt;. Ma non c’è scelta, siamo qui per dare &lt;i&gt;coraggio&lt;/i&gt; e anche se sempre più spesso avrei voglia di piangere, di gridare – anche di mollare – il mio compito, il nostro, è quello di &lt;i&gt;aiutare&lt;/i&gt; i nostri amici.
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;E’ un &lt;b&gt;disastro&lt;/b&gt;, ti guardi in giro e ti chiedi se tutto questo sta davvero accadendo. Quello che i miei occhi stanno registrando mi ricorda le immagini che di tanto in tanto trasmettono le televisioni quando si rivivono gli avvenimenti della seconda guerra mondiale. Macerie, veri e propri relitti, spesso anche di vite umane.
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Non puoi capire, ti giuro. I tuoi occhi osservano da lontano, ti sconvolgi, ma non puoi sentire i rumori assordanti che la morte urla, l’odore nauseante dell’aria polverosa, il contatto delle mani fredde dei bimbi smarriti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Lo so che avete tutti voglia di &lt;b&gt;piangere&lt;/b&gt;, che non trovate le risposte alle vostre mille domande. Per noi qui è un po’ più facile. Non abbiamo tempo; neanche per dormire. E la partecipazione al dolore degli altri è durata poco. Questo è ormai il nostro &lt;i&gt;dolore&lt;/i&gt;. Senti la loro disperazione come fosse la nostra, piangi le loro perdite come se fossero le nostre.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;E’ due giorni che scaviamo a mani &lt;i&gt;nude&lt;/i&gt;, non facciamo più neanche caso alle ferite che pian piano ricoprono il nostro corpo. E’ una &lt;b&gt;via&lt;/b&gt; &lt;b&gt;crucis&lt;/b&gt; infinita. Le lacrime che spontanee nascono alla vista di un corpo inerme rapidamente concludono il loro viaggio tra le rovine che nervosamente ci circondano. Persa la &lt;i&gt;speranza&lt;/i&gt; su una vita, infatti, bisogna alimentarne subito un’altra per chi ancora risulta disperso. Anche quando, estratti tra i sassi, ti ritrovi nelle mani le vite spezzate del tuo coordinatore nazionale e di sua figlia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;In piena notte, quando ormai le forze non ti sorreggono, torniamo nel campo appena allestito. Nella via di ritorno, numerosi vetri appannati segnalano le &lt;b&gt;vite&lt;/b&gt;, quante vite, rinchiuse nelle automobili scansate al disastro. Siamo in tanti, ma ancora troppo pochi.
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;La notte è fredda e l’aria gelida ti appanna la vista. La città è come se non esistesse più. &lt;b&gt;L’Aquila&lt;/b&gt; è un fantasma torturato dagli scheletri di costruzioni ripiegate su sé stesse, sventrate dalla furia della &lt;i&gt;natura&lt;/i&gt; e dall’incuria dell’&lt;i&gt;uomo&lt;/i&gt;.
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Tutto è buio. Il campo, ancora in allestimento, sanguina le ferite di gente perduta, demoralizzata, impaurita. Due &lt;b&gt;&lt;i&gt;fratellini&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; si tengono la mano e con gli occhi spenti restano inchiodati alla via che costeggia il parco. Aspettano che da un momento all’altro appaiano il loro papà e la loro mamma. Non sanno ancora che la notte del 5 aprile se li è portati via, per &lt;b&gt;sempre&lt;/b&gt;.
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;So che stai piangendo, Tony. Ma ti prego, dai significato alle tue lacrime. Inonda l’arida terra che l’uomo trascura e semina, seminate, la speranza per le migliaia di genti che qui hanno perso pure quella.
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Domani è un altro giorno, ma qui non sappiamo più neanche cos’è il &lt;b&gt;domani&lt;/b&gt;”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ciao Andrea, non ho detto una parola stamattina al telefono. Semplicemente perché non ce n’è. Le nostre vite vanno avanti, lo si deve prima di tutto ai nostri &lt;i&gt;figli&lt;/i&gt;. Ma il tempo è come se si fosse fermato la notte del 5 aprile.
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ci facciamo &lt;b&gt;coraggio&lt;/b&gt;, forse è per questo che l’italiano insegue la solidarietà così prepotentemente. Ma abbiamo &lt;i&gt;paura&lt;/i&gt;. Per loro e per noi.
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nel nostro piccolo, faremo il possibile. Il personale della Polimeri Europa si impegnerà a sostenere l’associazione “&lt;b&gt;Nuova Acropoli&lt;/b&gt;”, di cui Andrea fa parte. Prima di Pasqua partirà un mezzo, noi contribuiremo a riempirlo. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left;font-family:times new roman;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;I nostri abbracci, le nostre carezze, già da giorni son partiti. Che &lt;b&gt;Dio&lt;/b&gt; li protegga.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-3653273516943842199?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/_djIPOe01JEoWYDhKAO2boF9ct4/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/_djIPOe01JEoWYDhKAO2boF9ct4/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/_djIPOe01JEoWYDhKAO2boF9ct4/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/_djIPOe01JEoWYDhKAO2boF9ct4/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ForteEChiaro/~4/HmN_i5sbRpc" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://tonycirni.blogspot.com/feeds/3653273516943842199/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://tonycirni.blogspot.com/2009/04/dallabruzzo.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/3653273516943842199?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/3653273516943842199?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ForteEChiaro/~3/HmN_i5sbRpc/dallabruzzo.html" title="Dall'Abruzzo" /><author><name>Tony Cirnigliaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03824658918992046087</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="21" src="http://3.bp.blogspot.com/-FXIdLQzxIz0/TrEEWcpu6bI/AAAAAAAAAUQ/UXqRud5YwRM/s220/Corso%2BCisl%2B8.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/Sdx_-RzY_SI/AAAAAAAAACw/WMnS-rj55Ps/s72-c/images.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tonycirni.blogspot.com/2009/04/dallabruzzo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkADQ3k-fCp7ImA9WxJTEEk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-7376318735335243628.post-6645794807529691829</id><published>2009-04-06T13:33:00.005+02:00</published><updated>2009-04-18T10:52:52.754+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-18T10:52:52.754+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Abruzzo" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="terremoto" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="solidarietà" /><title>Sisma Abruzzo - SOS Aiuti</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/Sdnoyzk02iI/AAAAAAAAACg/ydwKjxPK4mM/s1600-h/inf01yqtX_20090406.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5321540394250721826" style="FLOAT: left; MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt; WIDTH: 320px; CURSOR: pointer; HEIGHT: 214px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/Sdnoyzk02iI/AAAAAAAAACg/ydwKjxPK4mM/s320/inf01yqtX_20090406.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;"&gt;Tra le mille difficoltà che al momento stanno affrontando in Abruzzo, vi è anche quella del cibo. Sono migliaia gli sfollati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per chi vive lontano, non c'è altra soluzione che affidarsi alla rete Banco Alimentare Abruzzo. Attraverso la Direzione Generale (con sede a Milano) sono riuscito ad avere il cellulare del Direttore della Rete in Abruzzo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi ha lasciato due numeri di conto corrente, postale e bancario. Di seguito li riporto. E' fondamentale aiutarli, la situazione è drammatica. E state certi che i soldi non andranno persi. L'associazione è una cosa seria ed è presente su tutto il territorio nazionale. Potete visitare anche il sito: &lt;a onmousedown="'return" href="http://abruzzo.bancoalimentare.it/wp/index.php" target="_blank" rel="nofollow"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;http://abruzzo.bancoalimen&lt;/span&gt;&lt;wbr&gt;tare.it/wp/index.php&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi i numeri di conto corrente:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;- postale 34849851 intestare a: Banco Alimentare Abruzzo causale: Sisma Abruzzo&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;- bancario IT26A0605015402CC056001071&lt;/span&gt;&lt;wbr&gt;5 intestare a: Banco Alimentare Abruzzo causale: Sisma Abruzzo &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per tutti quelli che esprimono solidarietà, adesso c'è bisogno di aiuti concreti oltre ai sentimenti. Gli italiani siam tanti, ma l'Italia è una.&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/Sdn7Z7m7oEI/AAAAAAAAACo/xcJ3Tipxfbg/s1600-h/Scansione0001.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5321560857631236162" style="FLOAT: right; MARGIN: 0pt 0pt 10px 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: pointer; HEIGHT: 133px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/Sdn7Z7m7oEI/AAAAAAAAACo/xcJ3Tipxfbg/s200/Scansione0001.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7376318735335243628-6645794807529691829?l=tonycirni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/I_2A8r9IBgecQbBg5k9D6zG6QxQ/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/I_2A8r9IBgecQbBg5k9D6zG6QxQ/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/I_2A8r9IBgecQbBg5k9D6zG6QxQ/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/I_2A8r9IBgecQbBg5k9D6zG6QxQ/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ForteEChiaro/~4/Hbk8AQrtoC4" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://tonycirni.blogspot.com/feeds/6645794807529691829/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://tonycirni.blogspot.com/2009/04/sisma-abruzzo-sos-aiuti.html#comment-form" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/6645794807529691829?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/7376318735335243628/posts/default/6645794807529691829?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/ForteEChiaro/~3/Hbk8AQrtoC4/sisma-abruzzo-sos-aiuti.html" title="Sisma Abruzzo - SOS Aiuti" /><author><name>Tony Cirnigliaro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03824658918992046087</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="21" src="http://3.bp.blogspot.com/-FXIdLQzxIz0/TrEEWcpu6bI/AAAAAAAAAUQ/UXqRud5YwRM/s220/Corso%2BCisl%2B8.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_-A4PbPnjTfk/Sdnoyzk02iI/AAAAAAAAACg/ydwKjxPK4mM/s72-c/inf01yqtX_20090406.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://tonycirni.blogspot.com/2009/04/sisma-abruzzo-sos-aiuti.html</feedburner:origLink></entry></feed>

