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	<title>Francesco Costa | Il Post</title>
	
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		<title>Jurgen Klopp, ovvero del perché tiferò Borussia</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 15:25:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescocosta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Jurgen Klopp è sicuramente il personaggio più interessante del calcio internazionale, in questo momento. È l&#8217;allenatore del Borussia Dortmund, ha 45 anni. La squadra che allena è fortissima e divertentissima, è stata costruita con pazienza e pochi soldi nel giro di diversi anni e sabato giocherà la finale di Champions League contro il Bayern Monaco. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Jurgen Klopp è sicuramente il personaggio più interessante del calcio internazionale, in questo momento. È l&#8217;allenatore del Borussia Dortmund, ha 45 anni. La squadra che allena è fortissima e divertentissima, è stata costruita con pazienza e pochi soldi nel giro di diversi anni e sabato giocherà la finale di Champions League contro il Bayern Monaco. Klopp è un gran personaggio: carismatico quanto Mourinho ma senza un briciolo dell&#8217;arroganza spaccona di Mourinho, e anzi molto auto-ironico, umile e anche un po&#8217; cazzone. Naturalmente è anche un vero secchione, un maniaco di calcio e tattica, come sono tutti i grandissimi.</p>
<p>Un buon modo per iniziare a capire che tipo è Klopp può essere rivedere l&#8217;intervista che diede dopo l&#8217;incredibile vittoria del Borussia Dortmund contro il Malaga, poche settimane fa, ottenuta con due gol segnati a tempo scaduto.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/V12sVJNDe2I" height="338" width="600" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Ma oggi sul Guardian c&#8217;è una <a href="http://www.guardian.co.uk/football/2013/may/21/jurgen-klopp-borussia-dortmund-champions-league">formidabile intervista</a> che contiene davvero un sacco di cose: alcune le racconto di seguito, io vi consiglio di leggerla tutta.</p>
<p>Klopp racconta com&#8217;è allenare il Borussia Dortmund in un paese in cui il calcio è dominato dalla forza economica e politica del Bayern Monaco, che lui in passato ha paragonato a una &#8220;superpotenza spietata&#8221; come la Cina. E com&#8217;è perdere i migliori calciatori stagione dopo stagione, per esempio Kagawa, comprato l&#8217;estate scorsa dal Manchester United.</p>
<blockquote><p>Klopp si colpisce la testa con la mano. «Shinji Kagawa è uno dei migliori giocatori al mondo e ora gioca venti minuti a partita al Manchester United &#8211; e sulla fascia sinistra! Mi spezza il cuore. Davvero, mi viene da piangere. Il miglior ruolo di Shinji è centrocampista centrale. Lui è un centrocampista offensivo con un fiuto del gol come pochissimi altri. Ma per molti giapponesi è più importante giocare per il Manchester United che per il Dortmund. Abbiamo pianto per 20 minuti, abbracciati, quando se n&#8217;è andato. Un anno prima Nuri Sahin è andato al Real Madrid perché era la più grande squadra del mondo [ora è tornato al Dortmund dopo appena quattro presenze al Real Madrid e una insoddisfacente stagione in prestito al Liverpool]. Se i calciatori sono pazienti, possiamo costruire qui una delle squadre più forti del mondo».</p></blockquote>
<p>Un simile dramma è raccontato riguardo la cessione di Götze, che gioca al Borussia da quando era bambino e la prossima stagione andrà a giocare &#8211; dove? &#8211; al Bayern Monaco. Poi Klopp parla dell&#8217;importanza di Arrigo Sacchi per la sua formazione &#8211; «prima di studiarlo pensavamo che se gli altri erano più forti, allora avremmo perso: <a href="http://www.francescocosta.net/2013/05/20/otto-pensierini-sulla-roma/">poi abbiamo capito che con la tattica puoi battere chiunque</a>» &#8211; e soprattutto della volta che portò in ritiro il Mainz dopo la promozione in Bundesliga, prima di giocare nel massimo campionato tedesco. Bisognava compattare i calciatori e dare loro sicurezza e fiducia, visto che avrebbero passato gran parte della stagione seguente a giocare contro squadre più forti della loro.</p>
<blockquote><p>«Portammo la squadra su un lago in Svezia, dove non c&#8217;era energia elettrica. Andammo lì per cinque giorni, senza cibo. Dovevamo pescarcelo. Gli altri preparatori dicevano: &#8220;ma non sarebbe meglio allenarci a giocare a calcio?&#8221;. No. Volevo che la squadra sentisse di poter sopravvivere a qualsiasi cosa. Il mio vice pensava che fossi un idiota. Mi chiese se potevamo allenarci. No. Se potevamo correre. No. Ma potevamo nuotare e pescare! Quando oggi mi capita di incontrare uno di quei calciatori, uno delle &#8220;forze speciali&#8221;, mi accorgo che di quei giorni sono in grado di raccontare tutto, dal primo all&#8217;ultimo minuto. Ogni notte in una cazzo di tenda, con le radici sotto la schiena mentre dormi: sono cose che non dimentichi. Ci spostavamo di isola in isola. Il primo che arrivava doveva accendere un fuoco e mettere a bollire dell&#8217;acqua. Pioveva tutto il tempo. Smise di piovere solo per cinque ore e&#8230; [si dà uno schiaffo sulla guancia] una zanzara! Ma come diavolo vivono in Svezia? Per una volta c&#8217;è il sole e [si dà un altro schiaffo sulla guancia] arrivano le zanzare! Ma è stato fantastico. Eravamo come Braveheart. Arrivammo in Bundesliga e tutti trovavano incredibile quanto fossimo forti».</p></blockquote>
<p style="text-align: left;">Il Mainz quell&#8217;anno arrivò undicesimo, l&#8217;anno successivo si qualificò in Coppa UEFA.</p>
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		<title>Otto pensierini sulla Roma</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 10:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescocosta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[1. Finito il campionato di Serie A. La Roma ha perso cinque punti col Bologna, cinque con la Sampdoria, tre col Parma, addirittura sei col Chievo, tre col Cagliari, tre col Palermo, due col Pescara. Tutti insieme fanno ventisette: a vincerle tutte si arrivava primi, ma bastava perdere la metà di quei punti per arrivare [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>1. Finito il campionato di Serie A. La Roma ha perso cinque punti col Bologna, cinque con la Sampdoria, tre col Parma, addirittura sei col Chievo, tre col Cagliari, tre col Palermo, due col Pescara. Tutti insieme fanno ventisette: a vincerle tutte si arrivava primi, ma bastava perdere la metà di quei punti <a href="http://www.ilpost.it/2013/05/20/classifica-finale-serie-a-2012-2013/">per arrivare tranquillamente terzi</a>. Dati alla mano, la stagione è stata una schifezza.</p>
<p>2. Non solo: dati alla mano, non solo questi, ne viene fuori che in un campionato equilibrato l&#8217;organizzazione di gioco conta spesso più della qualità dei giocatori. Ho detto &#8220;spesso&#8221;, non &#8220;sempre&#8221;. Ho detto &#8220;in un campionato equilibrato&#8221;. E ci sono e ci saranno sempre eccezioni. Ma diciamo che se sei molto organizzato e tecnicamente inferiore spesso vinci, mentre se non sei organizzato spesso perdi anche se sei tecnicamente superiore. Ovviamente le grandi squadre sono quelle che hanno entrambe le cose: sono molto organizzate e hanno giocatori molto forti.</p>
<p>3. Ora, se la stagione è stata una schifezza a causa dei punti persi contro squadre molto più scarse &#8211; non ho contato i punti persi contro il Catania, per dire, o contro l&#8217;Inter &#8211; il primo problema a cui guardare non dovrebbe essere l&#8217;organico. Infatti la squadra della Roma, per quanto imperfetta, è già molto buona. Fate questo gioco. Prendete la formazione titolare della Roma e confrontate i calciatori, uno per uno, con quelli delle squadre che la precedono. Quanti scambi fareste? Secondo me pochi, soprattutto in difesa, magari uno a centrocampo. Stop. Ma qui già c&#8217;è un indizio: qual era la formazione titolare della Roma di quest&#8217;anno?</p>
<p><span id="more-10687"></span>4. Che poi il giochino è già di per sé ingannevole, a volte: la Juventus un anno fa ha vinto lo Scudetto da imbattuta con De Ceglie ed Estigarribia a spartirsi la fascia sinistra. E Barzagli veniva da tre anni di fallimenti prima di diventare uno dei migliori difensori italiani. E il Napoli due anni fa arrivò in Champions League con Aronica titolare in difesa. Si possono fare decine di esempi così, e vogliono dire una cosa fondamentale: che Piris, Tachtstidis e Dodò possono anche essere scarsi, ma questo non basterebbe da solo a spiegare una partita persa, figuriamoci una stagione buttata.</p>
<p>5. La differenza la fa &#8211; se è in grado &#8211; l&#8217;allenatore. Quest&#8217;anno non l&#8217;hanno fatta né Zeman né Andreazzoli, ma il secondo è andato sensibilmente meglio: ha fatto più punti (Zeman ha una media di 1,4 punti a partita, vittoria a tavolino di Cagliari esclusa, Andreazzoli arriva a 1,86) nonostante avesse preso la squadra a stagione in corso, <a href="http://www.ilpost.it/2013/02/02/meglio-senza-zeman/">e ha evitato che la situazione precipitasse</a>. Ma è stato anche lui un fallimento sul fronte di cui sopra: molti punti persi con squadre piccole, nessuna organizzazione di gioco. Alla Roma serve un allenatore. Che allenatore?</p>
<p>6. A guardare qualità e difetti della Roma, si direbbe uno con due caratteristiche: che sia bravo a lavorare con i calciatori giovani e che sia un motivatore feroce, uno col carattere di un Capello, di un Conte, di un Mourinho. Però questa è tutta gente fuori mercato, così come Klopp o Ancelotti o Hiddink o Van Gaal. E cosa c&#8217;è sul mercato? Poco. I nomi che circolano sono soprattutto due, Allegri e Mazzarri. Allegri ha rocambolescamente salvato una stagione complicata portando in Champions League una squadra il cui organico è molto inferiore a quello della Roma. Lavora bene con i calciatori giovani, ne sa, non è un invasato. Ma la partita del Milan contro il Siena già retrocesso, domenica sera, è una partita che la Roma ha giocato mille volte: poi la Roma quelle partite non le ribalta, ma il punto è che quello è proprio il genere di cose che non devono accadere più. Poi c&#8217;è Mazzarri, che caratterialmente non è Conte o Capello ma è molto più vicino di Allegri a quel modello. Fa giocare molto bene le sue squadre. Ha parecchie difficoltà a lavorare con calciatori giovani. Pare che sia la prima scelta della Roma e pare che vada all&#8217;Inter o al Paris Saint Germain. Amen.</p>
<p>7. Poi c&#8217;è il worst case scenario. Allegri rimane al Milan e Mazzarri va altrove. Alla Roma resta poco, i nomi che circolano &#8211; Guidolin, Mancini &#8211; non mi sembrano fattibili. A me piacciono Simeone e Montella ma anche questi sono poco praticabili. Si rischia di tornare a nomi tipo Pioli, Di Francesco o Maran, ma a quel punto siamo daccapo: scommesse.</p>
<p>8. A quelli che &#8220;prima dell&#8217;allenatore serve una società&#8221;, che sono molti e per molte ragioni. Non mi risulta che la Roma sia in vendita. La società c&#8217;è, imperfetta, migliorabile, ha fatto i suoi errori, peraltro come tante altre società: qualcosa cambierà, qualcuno andrà via, qualcuno arriverà, altri impareranno dagli errori che hanno fatto, vedremo. L&#8217;allenatore proprio non c&#8217;è, invece. Ed è quello lo snodo: la società dell&#8217;Inter del triplete è la stessa di questa stagione catastrofica, la società della Fiorentina di Montella è la stessa della quasi retrocessione di un anno fa, la società della Juventus imbattibile di Conte è la stessa della Juventus colabrodo di Del Neri. Società e calciatori sono condizioni necessarie per costruire una squadra che funzioni bene: ho detto necessarie. Ma non sufficienti: a quello serve un allenatore. Secondo me.</p>
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		<title>La vita sulla nuvola</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 13:47:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sabato mattina mi si è rotto il portatile. Lo avevo usato per lavorare fino alla sera prima, ci stavo ancora lavorando &#8211; dovevo parlare a Mantova poche ore dopo &#8211; ma a un certo punto si è piantato, si è spento e non si è più svegliato, se non per pochi secondi e senza vedere [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato mattina mi si è rotto il portatile. Lo avevo usato per lavorare fino alla sera prima, ci stavo ancora lavorando &#8211; <a href="http://www.francescocosta.net/2013/04/30/sabato-a-mantova/">dovevo parlare a Mantova poche ore dopo</a> &#8211; ma a un certo punto si è piantato, si è spento e non si è più svegliato, se non per pochi secondi e senza vedere il sistema operativo. Fatti cento tentativi, nessun risultato: lunedì ho scoperto che era in garanzia ancora per cinque giorni e che si tratta con ogni probabilità dell&#8217;hard disk andato a farsi benedire. Questa cosa sarà certamente capitata a moltissimi di voi &#8211; &#8220;il mondo si divide tra chi ha perso i dati e chi li perderà&#8221;, <a href="https://twitter.com/andreacolangelo/status/330688295589801984">mi hanno scritto su Twitter</a> &#8211; e anche a me era successa altre volte, e fu un dramma: dati persi, documenti persi, posta persa, musica persa, eccetera. Stavolta, invece, quando i tecnici mi hanno chiesto se sull&#8217;hard disk ci fossero dati che mi interessava provare a recuperare, mi sono trovato a rispondergli non tanto che non c&#8217;erano dati che mi interessavano, ma proprio che non c&#8217;era niente. La posta ce l&#8217;ho da molti anni tutta su Gmail. La musica è tutta su <a href="http://www.ilpost.it/2012/05/01/come-funziona-itunes-match/">iTunes Match</a>. Le foto le tengo su un hard disk di rete che fa frequenti backup, autonomamente. Testi, pdf e altri file più piccoli sono su Google Drive. Sull&#8217;hard disk bruciato non c&#8217;erano dati: solo software. Mi rendo conto che anche questa soluzione presenta dei rischi, per quanto sia enormemente più facile che si bruci un mio hard disk piuttosto che i server di Google o Apple, e mi rendo conto anche del fatto che ci sono professioni e professioni, e non tutti potrebbero fare la stessa cosa con i loro dati. Però a me sabato si è bruciato l&#8217;hard disk e non è stato un dramma: rispetto a pochi anni fa mi sembra un bel passo avanti. E il giorno che dovrò comprare un nuovo computer, mi chiederò: che me ne faccio di un hard disk da 500 gigabyte?</p>
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		<title>Da Perugia a Des Moines a Perugia (e così via)</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 16:14:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[andrea marinelli]]></category>
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		<description><![CDATA[La chiacchierata con Serena Danna e Andrea Marinelli che abbiamo fatto al Festival del Giornalismo di Perugia si può rivedere qui. Si parla di &#8220;giornalismo individuale&#8221;, di ruolo degli inviati all&#8217;estero ai tempi della crisi dei giornali, di modi per cominciare a fare questo mestiere diversi dall&#8217;inondare le redazioni di curriculum, di crowdfunding e di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La chiacchierata con Serena Danna e Andrea Marinelli che abbiamo fatto al Festival del Giornalismo di Perugia si può rivedere qui. Si parla di &#8220;giornalismo individuale&#8221;, di ruolo degli inviati all&#8217;estero ai tempi della crisi dei giornali, di modi per cominciare a fare questo mestiere diversi dall&#8217;inondare le redazioni di curriculum, di crowdfunding e di selfpublishing (eh?) &#8211; e in mezzo c&#8217;è anche un po&#8217; di politica americana. Però l&#8217;anno prossimo veniteci, a Perugia, ché ne vale la pena.</p>
<p>P.S.: Intanto Andrea Marinelli sta per partire di nuovo, <a href="http://www.kapipal.com/omosessualitainamerica">ed è vicinissimo a raccogliere la cifra che gli serve</a>.</p>
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		<title>Sabato a Mantova</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 18:24:17 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[barack obama]]></category>
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		<description><![CDATA[Sabato 4 maggio alle 18, al Cinema del Carbone, a Mantova, racconto la notizia del mese. A rigor di logica, vista da qui, la notizia del mese sarebbe dovuta essere la storica rielezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica e la nascita del governo Letta. Ma ci ho pensato un po&#8217;, e ho concluso [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 4 maggio alle 18, al Cinema del Carbone, a Mantova, <a href="http://ilcinemadelcarbone.it/eventi/lamerica-che-spara-da-newtown-a-boston">racconto la notizia del mese</a>. A rigor di logica, vista da qui, la notizia del mese sarebbe dovuta essere la storica rielezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica e la nascita del governo Letta. Ma ci ho pensato un po&#8217;, e ho concluso che è una notizia che conosciamo tutti a memoria, e sulla quale è possibile esprimere solo opinioni: sarà sicuramente un gran racconto letterario, ma tra quindici anni. Allora ho deciso di prendere un&#8217;altra strada, e tentare di raccontare un pezzo non indifferente di storia e cultura degli Stati Uniti a partire da quanto accaduto nei pochi giorni tra il 15 e 19 aprile: il terrificante attentato di Boston, il Senato che affossa la già moderatissima riforma delle leggi sulle armi, il più infuriato discorso di Obama che io ricordi, la caccia ai due responsabili delle bombe alla maratona, la sparatoria di Watertown e l&#8217;inseguimento per tutta la città di Boston, deserta come in un film apocalittico. In mezzo a questi racconti, un po&#8217; di storie, informazioni e cose da vedere per capire meglio quello di cui si parla e osservare come tutte queste cose &#8211; comprese alcune altre, anche molto diverse e lontane tra loro &#8211; si riguardano a vicenda, si toccano. E parleremo un po&#8217; anche di gerarchia delle notizie, a proposito di quanto ho scritto all&#8217;inizio. Ci vediamo lì.</p>
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		<title>Perché non abbiamo parlamentari in grado di fare discorsi</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 08:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescocosta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il primo giorno di vera discussione di questa legislatura &#8211; il dibattito di ieri alla Camera sulla fiducia al governo Letta &#8211; ha confermato la mediocrità oratoria vista negli ultimi cinque anni in Parlamento. Salvo poche eccezioni, i parlamentari italiani riescono solo a leggere con tono monocorde discorsi colmi di cliché linguistici, senza mai scollare gli [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo giorno di vera discussione di questa legislatura &#8211; il dibattito di ieri alla Camera sulla fiducia al governo Letta &#8211; ha confermato la mediocrità oratoria vista negli ultimi cinque anni in Parlamento. Salvo poche eccezioni, i parlamentari italiani riescono solo a leggere con tono monocorde discorsi colmi di cliché linguistici, senza mai scollare gli occhi dai foglietti, spesso senza capire quello che dicono, sbagliando le pause, gli accenti, la pronuncia delle parole straniere, tutto. I parlamentari del M5S, che erano una possibile e potenziale sorpresa anche su questo fronte, si collocano persino al di sotto della mediocre media del resto del Parlamento: fiumi di retorica e politichese, nessuno parla a braccio, tutti leggono rapidissimamente, nessuno capisce niente. Questa mattina in un&#8217;ora e mezza di lavori nessun senatore del M5S &#8211; nessuno &#8211; è riuscito a concludere il suo intervento: tutti sono stati silenziati allo scadere del tempo previsto, ed erano tutti preparati in anticipo.</p>
<p>Qualche mese fa avevo scritto <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-08-28/sono-discorsi-160554.shtml">un articolo</a> su IL per spiegare perché la questione dei discorsi non è una cosa per fissati, ma uno dei sintomi più gravi e vistosi del decadimento qualitativo della politica italiana. Credo c&#8217;entri molto anche il fatto che da sette anni i parlamentari italiani vengono eletti senza che sia necessario fare campagna elettorale.</p>
<blockquote><p>Di norma la classe dirigente italiana preferisce occasioni meno solenni e impegnative per rivolgersi agli elettori, meglio se mediate dai giornalisti: interviste, conferenze stampa, ospitate in tv, convegni con più ospiti. Nelle occasioni potenzialmente solenni – una manifestazione di piazza, un congresso di partito – i politici italiani si limitano al compitino: un lunghissimo sermone dall&#8217;invariabile struttura circolare (si parte sempre dalla situazione internazionale, fateci caso, anche per parlare dello sciopero dei tram), qualche slogan, attenzione maniacale a toccare tutti i temi possibili per non deludere nessuno. Persino nelle occasioni obbligatoriamente solenni, come in Parlamento, il politico italiano medio semplicemente non è all&#8217;altezza: legge male discorsi fatti per lo più di banalità retoriche e battute da due soldi, spesso pieni di errori grammaticali.</p>
<p>Esiste poi, soprattutto a sinistra, una qualche resistenza rispetto all&#8217;idea di farsi aiutare da professionisti. Che non vuol dire farsi scrivere un discorso da un&#8217;agenzia pubblicitaria sulla base dei risultati dei sondaggi ma ricorrere all&#8217;aiuto di persone competenti per mettere per iscritto i concetti nel modo più efficace possibile, trovando le metafore giuste, le pause giuste, le parole giuste. Siamo arrivati quindi a quello che forse, in fondo, è l&#8217;ostacolo fondamentale, il punto ineludibile, banale come sono solo certe cose vere: per essere in grado di fare un bel discorso, uno di quelli che passano alla Storia, bisogna avere qualcosa di importante da dire.</p></blockquote>
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		<title>Accelerare a tavoletta</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 07:36:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescocosta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vita politica di questo governo sarà breve. Un anno al massimo, più probabilmente sei mesi. Potrebbe restare in carica anche di più, ovviamente, ma a quel punto avrà comunque esaurito spinta propulsiva, forza contrattuale in Parlamento e indulgenza popolare, se mai ce ne sarà. Senza contare che intanto ci saranno le elezioni amministrative, che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La vita politica di questo governo sarà breve. Un anno al massimo, più probabilmente sei mesi. Potrebbe restare in carica anche di più, ovviamente, ma a quel punto avrà comunque esaurito spinta propulsiva, forza contrattuale in Parlamento e indulgenza popolare, se mai ce ne sarà. Senza contare che intanto ci saranno le elezioni amministrative, che arriveranno nuove sentenze su Berlusconi, che ci sarà il congresso del Partito Democratico. E che la maggioranza che lo sostiene è estremamente eterogenea e in parte inaffidabile e <a href="http://www.ilpost.it/2013/03/25/pdl-impresentabile/">oggettivamente impresentabile</a>. Insomma, Enrico Letta ha davanti una finestra molto circoscritta. Oltre quella finestra il suo governo si impantanerà oppure cadrà, anche senza motivo, anche solo con un pretesto, come è successo col governo Monti. Quindi Letta dovrebbe usare tutto il potere contrattuale che ha, finché ce l&#8217;ha, senza fare lo sbaglio del governo Monti: dovrebbe chiedere molto, puntare in alto, senza pensare che tenersi buoni oggi il PD e &#8211; soprattutto &#8211; il PdL gli faciliti l&#8217;attività di governo poi. Senza pensare di poter andare avanti facendo sul serio più di sei mesi o al massimo un anno. Tiri dritto. Meglio fare innervosire qualcuno adesso che sbagliare la nomina di un ministro o appannare la prima riforma. Faranno la voce grossa e non potranno fare altro. Il governo Letta avrà in ogni caso la fiducia di PD e PdL. In ogni caso. La situazione eccezionale e straordinaria gli permetterà per sei mesi, se lo vorrà, di fare qualsiasi cosa, coperto anche da Napolitano. Sei mesi. L&#8217;unico modo per dare senso a questa operazione è accelerare a tavoletta.</p>
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		<title>Un po’ di cose che penso di questo guaio</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 14:59:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chi legge questo blog conosce la mia enorme stima e considerazione verso Giorgio Napolitano, e conosce anche quanto sia lontano anni luce dal cosiddetto anti-berlusconismo, che rifiuta personalmente Berlusconi ma ne replica i metodi dimostrandosi in realtà molto berlusconiano: quelli che se Berlusconi eleggesse da solo il presidente della Repubblica, forzando, allora dovremmo farlo anche [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Chi legge questo blog conosce la mia enorme stima e considerazione verso Giorgio Napolitano, e conosce anche quanto sia lontano anni luce dal cosiddetto anti-berlusconismo, che rifiuta personalmente Berlusconi ma ne replica i metodi dimostrandosi <a href="http://www.francescocosta.net/2011/03/16/viva-lantiberlusconismo/">in realtà molto berlusconiano</a>: quelli che se Berlusconi eleggesse da solo il presidente della Repubblica, forzando, allora dovremmo farlo anche noi; quelli che se Berlusconi le spara grosse o fa il demagogo per accaparrarsi dei voti, allora dovremmo farlo anche noi. Premetto tutto questo perché non vorrei essere accomunato a certe <a href="http://www.ilpost.it/2013/04/21/dario-franceschini-e-i-grillini-a-cena/">posizioni da trogloditi</a> nel dire che avrei preferito che PD, PdL, Lega e Scelta Civica non avessero chiesto a Napolitano la disponibilità a un secondo mandato, e che lui non avesse accettato.</p>
<p>Credo che ci sarebbero stati i margini per arrivare a una proposta del genere se ci fossimo trovati, chessò, al diciottesimo scrutinio: non al quinto. Credo che almeno tre persone affidabili ed eleggibili &#8211; Cancellieri, Severino, Bonino, <a href="http://orfini.wordpress.com/2013/04/21/parliamone/">non Rodotà</a> &#8211; avrebbero potuto, rischiando grosso, tentare di ottenere il consenso del Parlamento. Ma il punto era che i partiti, e il centrosinistra su tutti, non erano più in grado di decidere nulla. Su nessun nome il centrosinistra avrebbe potuto garantire i voti: altri 15 scrutini sarebbero state altre 15 potenziali e dolorose umiliazioni riservate a 15 persone che non le avrebbero meritate, e intanto si sarebbero riaperte le borse, eccetera. L&#8217;unico nome possibile era quindi quello provvisto di una forza grande e personale, l&#8217;unico che potesse essere blindato in Parlamento anche senza le indicazioni dei partiti: e quindi quello di Giorgio Napolitano e nessun altro.</p>
<p>Era ovvio che Napolitano accettasse. Un uomo di straordinaria lucidità e responsabilità, probabilmente anche molto sconfortato, ha passato sette anni a chiedere, e chiedere, e chiedere, di cambiare la legge elettorale e fare le riforme istituzionali, e pensa probabilmente che sia inutile continuare a votare, e votare, e votare, ottenendo ogni volta governi deboli o instabili a causa di un sistema che produce problemi politici, invece che contribuire a scioglierli. Ora, davanti a una situazione di storico stallo, mentre il partito e la coalizione di maggioranza si sbriciolano, Napolitano con la sua rielezione ha ottenuto &#8211; non importa se espressamente o no, è evidente comunque &#8211; l&#8217;impegno a far partire un governo, e così sarà.</p>
<p><span id="more-10645"></span>Io temo che questa cosa vada a finire molto male: che la rielezione di Napolitano fotografi, oltre a Napolitano stesso, anche tutto l&#8217;esistente, perpetuandolo. Il centrosinistra è uscito sbriciolato dall&#8217;ultima settimana, stretto dalla violenta resa dei conti tra i dirigenti e l&#8217;emotività isterica e immatura di parte del suo elettorato, che la stessa dirigenza ha cavalcato a lungo per tenersi in sella. Il centrodestra invece è resuscitato &#8211; pensate a com&#8217;erano messi PdL e Lega durante il governo Monti &#8211; e ha soprattutto il potere di far ingoiare qualsiasi cosa al suo elettorato: 20 giorni fa Berlusconi ha detto a reti unificate di essere pronto a sostenere un governo monocolore PD con Bersani presidente, e nessuno ha fatto una piega. Pensate se fosse accaduto il contrario. Credo però che anche gli argomenti di Napolitano siano fondati &#8211; andiamo a votare, e poi? se finisce uguale? &#8211; e credo anche che a questo punto sia il caso di superare il dibattito sull&#8217;eventualità di fare il governo di scopo o di andare a votare: il governo di scopo, giusto o sbagliato, che piaccia o no, si farà. Punto. Sia chi vorrà starci sia chi non vorrà rischierà di essere travolto definitivamente da Grillo: i primi per ragioni immediatamente evidenti, i secondi perché la storia recente mostra come non esistano le condizioni per creare aggregazioni significative alla sinistra del PD o al centro tra PD e PdL.</p>
<p>È molto più utile oggi mettersi a discutere del come farlo, &#8216;sto governo. Il miglior argomento contro il futuro governo è l&#8217;elenco delle cose non fatte o fatte male dal governo Monti: perché questa volta dovrebbe andare diversamente? In realtà di cose diverse ce n&#8217;è almeno una, piccola, forse due. La prima è che il governo Monti era vincolato al voto di fiducia di uno dei peggiori parlamenti della storia della Repubblica, quello del voto su Ruby e Mubarak, quello dei Responsabili, mentre questo dovrà ottenere la fiducia di un Parlamento in cui il centrosinistra &#8211; o meglio: quel che resta del centrosinistra &#8211; ha la maggioranza assoluta alla Camera e quella relativa al Senato. La seconda cosa si verificherà solo se i partiti decideranno di impegnarsi personalmente in questo governo. Per quanto si tratterebbe forse di uno spettacolo politicamente sgradevole &#8211; il ministro Carfagna e il ministro Orlando? il ministro Lupi e il ministro Delrio? &#8211; credo sia l&#8217;unica condizione per vincolare un minimo i partiti ai risultati del governo e per permettergli di prendere l&#8217;iniziativa sulla legge elettorale e sulle riforme istituzionali. Altrimenti avremo un altro illustre professore universitario a fare il ministro del Lavoro, buono per essere insultato e scaricato dai partiti in ogni momento senza pagare alcun prezzo, e un governo di tecnici che &#8211; come quello di Monti &#8211; non potrà che lasciare al Parlamento l&#8217;iniziativa sulle riforme.</p>
<p>Nessuno sa quanto durerà questo governo, facciamo che &#8211; realisticamente &#8211; duri un anno. Un anno per chi farà il governo, per fare almeno pochissime cose importanti e necessarie: ci credo pochissimo, ma d&#8217;altra parte oggi alternative non ce ne sono. Un anno per il centrodestra per costruire, se lo vorrà, una successione credibile a Berlusconi (anche se la recente resurrezione, complimenti a chi ne è stato artefice, ha reso la cosa molto improbabile). Un anno per il centrosinistra per ricostruirsi da zero, attraverso un congresso del PD e delle primarie per la presidenza del Consiglio. Io vedo una sola strada di salvezza possibile: un patto tra Giovani Turchi e renziani &#8211; cioè quelli nuovi e con delle cose da dire &#8211; per prendersi il partito. Non un accordo: guai se presentassero la stessa mozione al congresso. Ma un patto per sbarazzarsi di <em>tutto</em> il pre-esistente, invece che cercarne il sostegno e l&#8217;appoggio, per fare la destra e la sinistra del futuro PD, sfidandosi civilmente e democraticamente volta per volta per avere il controllo del partito. Un patto di legittimazione reciproca: ci si potrà criticare duramente ma nessuno dovrà più accusare l&#8217;altro di essere alieno al partito. Le cose che hanno detto ultimamente sia Renzi che Orfini in questo senso mi sembrano incoraggianti.</p>
<p>Un&#8217;ultima cosa, doverosa. Ho <a href="http://www.francescocosta.net/2013/03/26/labbiamo-visto-da-lontanissimo-il-muro/">già accennato</a> qualche volta alla questione, ma gli ultimi tre giorni l&#8217;hanno resa incredibilmente evidente. Chi nel 2009 partecipò in qualsiasi forma al congresso del PD &#8211; iscritto, militante, dirigente, osservatore, giornalista &#8211; si ricorda benissimo cosa dicevano della mozione Bersani i suoi avversari: dicevano che era un&#8217;aggregazione eterogenea e confusa riunita attorno all&#8217;idea di un partito simile ai vecchi partiti della sinistra, dicevano che ne sarebbe venuto fuori un PD più piccolo, più debole, identitario, affascinante solo per pochi nostalgici, subalterno ad alleati piccolissimi, che avrebbe perso pezzi a destra e a sinistra, che non avrebbe guadagnato voti ma anzi ne avrebbe persi ancora. In politica si dice che le elezioni le vincano sempre tutti e non le perda nessuno, ma stavolta siamo davanti a un raro caso in cui è evidente chi aveva ragione e chi aveva torto. Chi aveva ragione ha sbagliato solo nelle dimensioni del disastro, che nessuno poteva immaginare così vaste. Dopo le elezioni già vinte che si sono perse, dopo la tragica e dilettantesca gestione del dopo elezioni e del Quirinale, nel finesettimana si è distrutta anche l&#8217;alleanza con SEL e con Tabacci, a fronte della pomposa Carta d&#8217;Intenti firmata lo scorso ottobre: anche allora qualcuno diceva che era carta straccia, qualcun altro no. Qualcuno aveva ragione, qualcun altro no.</p>
<p>Sarà il caso di tenerne conto nel ricostruire il partito. Sarà il caso di non rifare gli stessi errori per l&#8217;ennesima volta. Su questo <a href="http://www.ciwati.it/2013/04/22/il-paradosso-dei-paradossi/">ha ragione Civati</a>, che sintetizza così gli argomenti di certi dirigenti del PD: &#8220;dopo che abbiamo ridotto il centrosinistra così, non vorrete mica andare a votare? Affidate le cose a noi, sappiamo come si fa&#8221;. Ecco, no. Abbiamo visto abbastanza, grazie: vi togliete di mezzo subito. Già nel fare il governo, direi. E speriamo che gli elettori del centrosinistra si ricordino bene e a lungo il disastro di questi giorni, quali idee hanno avuto alla base e chi ne è responsabile.</p>
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		<title>29</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Apr 2013 06:59:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questo post non ha a che fare con gli anni bisestili. (ormai è un rito irrinunciabile)]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questo post non ha a che fare con gli anni bisestili.</p>
<p><small>
<p style="text-align: right;">(<a href="http://www.francescocosta.net/2008/04/21/24/">ormai</a> <a href="http://www.francescocosta.net/2009/04/21/25-3/">è</a> <a href="http://www.francescocosta.net/2010/04/21/26/">un</a> <a href="http://www.francescocosta.net/2011/04/21/27/">rito</a> <a href="http://www.francescocosta.net/2012/04/21/28/">irrinunciabile</a>)</p>
<p></small></p>
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		<title>Cercasi Gary Neville</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 12:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescocosta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[calcio]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel libro &#8220;Io sono il calciatore misterioso&#8221;, uscito poche settimane fa per ISBN, si raccontano molte cose lucide e interessanti sul calcio di questi tempi: malgrado la gran storia dell&#8217;autore, è più un libro di racconto e analisi che di retroscena e morbosità, e questo per me è il suo bello. Non è un libro [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel libro <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8876384227/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8876384227&amp;linkCode=as2&amp;tag=franccosta-21">&#8220;Io sono il calciatore misterioso&#8221;</a>, uscito poche settimane fa per ISBN, si raccontano molte cose lucide e interessanti sul calcio di questi tempi: malgrado <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Secret_Footballer">la gran storia</a> dell&#8217;autore, è più un libro di racconto e analisi che di retroscena e morbosità, e questo per me è il suo bello. Non è un libro di gossip e segreti su questo e quello, bensì un libro che racconta cose di calcio in modo credibile e competente. Figure come queste non sono facili da trovare, nel giornalismo sportivo internazionale e italiano in generale, e a un certo punto questo tema viene fuori nel libro con un esempio ben preciso.</p>
<blockquote><p>Il calcio ai massimi livelli è così complesso che è difficile sviscerare una partita in diretta tv due minuti dopo la sua fine. Per questo motivo «l’analisi» di un match si riduce spesso a gol e prestazioni individuali, ma il fatto che molti esperti non provino neanche ad andare oltre la superficie, nonostante sappiano bene cosa richieda vincere una partita a questi livelli, mi infastidisce. È una banalizzazione del nostro mestiere da parte di gente che fino a poco fa ancora giocava e, soprattutto, priva i telespettatori di dettagli interessanti che, io credo, renderebbero più godibile lo spettacolo.</p>
<p>Tutti sanno destreggiarsi su un gigantesco iPad, scorrendo con le dita i volti di calciatori famosi, mentre declamano espressioni come «terzo uomo in appoggio» e altre boiate del genere. Quello che vuole davvero il telespettatore è uno come Gary Neville, che ha portato una boccata d’aria fresca su Sky. Neville, ritiratosi solo di recente, offre sulle partite osservazioni perspicaci, genuine e pertinenti, spiegando come e perché accadono certe cose, piuttosto che raccontare semplicemente cosa accade. È dogmatico senza risultare arrogante o sminuire il telespettatore.</p></blockquote>
<p>Gary Neville è un ex giocatore, si è ritirato nel 2011 dopo essere stato per vent&#8217;anni il terzino destro del leggendario Manchester United di Alex Ferguson e della nazionale inglese. Da quando si è ritirato fa l&#8217;opinionista di calcio per Sky in Inghilterra, lo fa benissimo ed è ormai <a href="http://www.guardian.co.uk/football/blog/2013/feb/24/football-numbers-game-gary-neville">celebrato</a> dalla stampa come modello dell&#8217;esperto televisivo che non c&#8217;è: conosce bene il calcio, studia tantissimo, è originale, non ripete frasi fatte, non ha particolari riguardi o antipatie nei confronti di nessuno (o meglio: certamente ce le ha, come tutti, ma sembra non farsene influenzare e di certo non le fa vedere).</p>
<p>In Italia le migliori analisi io le ho sentite da Fabio Capello e Carlo Ancelotti, rispettivamente sulla RAI e su Sky. Mi sembra che oggi Sky abbia in generale un buon gruppo di commentatori e analisti, alcuni meglio e alcuni peggio, senza nessuno che raggiunga il livello di Neville, mentre alla RAI il panorama sia desolante. La cosa viene fuori ogni volta che la RAI gestisce un grande evento &#8211; su tutti i mondiali o gli europei di calcio, ostaggio di Bagni e D&#8217;Amico &#8211; e continuerà a venir fuori in futuro perché, come <a href="http://www.guardian.co.uk/football/blog/2012/nov/27/gary-neville-punditry-sky-bbc">ha spiegato</a> qualche tempo fa Michael Cox &#8211; <a href="http://www.zonalmarking.net/">altro analista coi fiocchi</a> &#8211; sul Guardian, le qualità di Gary Neville dovrebbero essere lo standard della categoria: grande competenza, grande originalità, grande imparzialità.</p>
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