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	<title>Frasivolanti</title>
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	<description>di Laura Ressa - Narratrice con il cuore nella penna</description>
	<lastBuildDate>Sat, 15 Aug 2026 09:58:01 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Volontariato, Croce Rossa e attivismo in &#8220;Legal Aid Diritti in Movimento&#8221; &#8211; Intervista a Simone Papa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Ressa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 18:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cose belle]]></category>
		<category><![CDATA[dinamiche sociali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il valore numero 1 per Simone Papa è l’accoglienza, a partire dalla quotidianità delle relazioni umane e dalla fiducia nel potenziale di tutte le persone e &#8211; quando serve &#8211; dall’incoraggiamento. Così si descrive lui stesso e aggiunge le parole qui di seguito. &#8220;Il 32enne Simone si ritrova negli occhi del Simone di 6 anni &#8230; </p>
<p>L'articolo <a href="https://lauraressa.com/2026/08/02/volontariato-attivismo-in-legal-aid-diritti-in-movimento-intervista-simone-papa/">Volontariato, Croce Rossa e attivismo in &#8220;Legal Aid Diritti in Movimento&#8221; &#8211; Intervista a Simone Papa</a> proviene da <a href="https://lauraressa.com">Frasivolanti</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il valore numero 1 per Simone Papa è l’accoglienza, a partire dalla quotidianità delle relazioni umane e dalla fiducia nel potenziale di tutte le persone e &#8211; quando serve &#8211; dall’incoraggiamento. Così si descrive lui stesso e aggiunge le parole qui di seguito.</p>



<span id="more-34150"></span>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Il 32enne Simone si ritrova negli occhi del Simone di 6 anni in quella foto scattata nel cortile della scuola elementare. Immaginava già cosa sarebbe stato, era già tutto in quel pomeriggio di consapevole gioia. Gli è davvero bastata quella sincerità per farsi strada, a volte al costo di un po&#8217; di sofferenza attraversata sempre con determinazione.<br />Il desiderio di scoperta e confronto gli ha fatto fare tanto volontariato fin da piccolo, gli ha fatto scoprire il teatro e la musica, gli fa trovare il primo amore lontano da casa. E quel viaggio lo ha portato a studiare in due paesi diversi: un po&#8217; di scienze politiche, un po&#8217; di filosofia, un po&#8217; di psicologia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sente di avere le spalle coperte, una famiglia bella e calorosa che si è dovuto guadagnare lottando per tenere uniti, per sostenere, per affrontare insieme profonde sofferenze. Obiettivo: raggiungere la felicità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pratica buddista, le parole e le azioni per la pace lo accompagnano da sempre.<br />Ha un sogno nel cassetto ma per ora rimane lì perché ci sono ancora tante altre cose da fare prima di realizzarlo. Sta facendo i conti con la rabbia che nasce dal senso di ingiustizia e si chiede se potrebbe fare di più per contenere il male che dilaga. Però ha deciso di lasciare da parte il senso di inadeguatezza e di accettare la sfida e di dare sempre valore alla sacralità della vita.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Simone Papa lavora per la Croce Rossa, dove si occupa di Servizio Civile.<br />Fa attivismo per la libertà di movimento e per garantire il diritto d&#8217;asilo con l&#8217;associazione romana &#8220;Legal Aid &#8211; Diritti in Movimento&#8221;.<br />Nel corso del tempo ne ha viste diverse, ma mai nessuna cosa chiaramente come questa: saper nutrire relazioni umane è la chiave di tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 1° agosto 2026 in diretta streaming sui canali Frasivolanti, Simone Papa ha raccontato con passione ed energia alcuni pezzi del suo percorso e il significato che assume oggi lavorare e fare attivismo per i diritti delle persone.<br />Abbiamo dialogato di libertà di movimento e di diritto d&#8217;asilo, cercando di comprendere quali valori e quali azioni possiamo mettere in pratica in questo mondo che ci spinge verso il peggio, il male, la rabbia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Le persone migranti esprimono il diritto al movimento e il valore della cittadinanza globale, obiettivo delle Nazioni Unite. Li esprimono per necessità, non per vizio. Quei diritti per noi sono in gran parte dei privilegi acquisiti, che esercitiamo spesso ignari delle disuguaglianze che ci separano da chi nasce altrove e ha, se lo ha, un passaporto debole. Privilegi acquisiti con la forza coloniale, come accumulazione ante-diritto, e preservati nel ‘sistema di diritto’ a discapito dei diritti fondamentali, che dovrebbero in quanto tali essere assoluti e universali.<br />Eppure il sistema di uguaglianza politica e sociale di cui godiamo per ora tutti noi ‘cittadini regolarmente soggiornanti’ si fonda proprio su di essi. Posta la condizione universale di povertà e soggiogamento dei Paesi più deboli al potere dei più forti, per chi abita nei primi il diritto al movimento e il diritto d’asilo diventano un ricatto.<br />Ricatto per una vita migliore, ove diventa necessario rischiare di perderla, la vita, in viaggio, pagando somme improbe ai trafficanti di esseri umani perché ti portino a destinazione, in un Paese più prospero e libero del tuo, senza ucciderti e possibilmente senza farti del male – perché non c’è un modo alternativo di viaggiare.<br />Ricatto per l’ottenimento di un permesso di soggiorno, vincolato a un lavoro povero, a un’accoglienza degradante, svilente, minima e costringente, e a una residenza, anch’essa privilegio di pochi in un mercato immobiliare votato al profitto e quasi definitivamente privo di funzione sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella realtà di tutti i giorni dello sportello legale ci occupiamo di questo, incontriamo persone oggetto di violazioni dei diritti ancora ascritti alle popolazioni migranti, in tema di accoglienza, rilascio, rinnovo, conversione dei permessi di soggiorno, che si qualificano come manifeste inadempienze dell’amministrazione pubblica, in special modo quella di polizia, sotto la cui egida, nostro malgrado, si colloca la gestione della migrazione.&#8221;<br />(fonte:&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2024/11/legal-aid-diritti-in-movimento-a-roma-unassemblea-di-sportelli-e-associazioni/" target="_blank" rel="noopener">https://www.pressenza.com/it/2024/11/legal-aid-diritti-in-movimento-a-roma-unassemblea-di-sportelli-e-associazioni/</a>&nbsp;)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per approfondire:<br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=LU9WMyg_bDQ&amp;t=1584s" target="_blank" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=LU9WMyg_bDQ&amp;t=1584s</a>&nbsp;(video dell&#8217;incontro del 17 giugno 2025 al Sottoscala9 di Latina per la presentazione del viaggio di Marco Cavallo nei CPR italiani)&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.facebook.com/p/STOP-CPR-ROMA-61556543494607" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.facebook.com/p/STOP-CPR-ROMA-61556543494607</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.instagram.com/legalaid.dirittiinmovimento" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.instagram.com/legalaid.dirittiinmovimento</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://drive.google.com/file/d/1EJEEG_giZ3ANze1LjwtXrJcs32U6Xm4r/view" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://drive.google.com/file/d/1EJEEG_giZ3ANze1LjwtXrJcs32U6Xm4r/view</a></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sguardo di Simone Papa e il suo asse centrale d&#8217;azione sembrano voler tenere insieme accoglienza, disciplina interiore, esperienza concreta nei servizi agli altri e pensiero politico inteso come scelta etica e non come mera appartenenza partitica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Come si forma una postura etica, cosa significa sostenerla senza cedere al cinismo soprattutto quando si lavora in sistemi che producono sofferenza?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo aperto questa bella intervista parlando di ciò che sta avvenendo in questi giorni a Roma presso lo SpinTime. Le parole di Simone Papa su ciò che sta accadendo mi emozionano sempre, anche nel risentirle. Queste parole in apertura mi hanno travolto e spero che chiunque si lasci travolgere dalla limpida bellezza di una lotta fatta insieme agli altri e per gli altri.<br>Sono giorni intensi questi vissuti dalla cittadinanza romana alle porte di SpinTime, nella convinta e strenua lotta per il diritto all&#8217;abitare. Giornate condivise e notti passate in tenda in cui ogni persona porta se stessa e la propria storia, e dove ogni conversazione termina con la frase &#8220;Per favore, abbi cura di te!&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per fornire un quadro di contesto, Simone ha ripercorso alcuni degli eventi che hanno caratterizzato la vicenda di SpinTime culminata adesso con lo sgombero e il sequestro dello stabile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Riporto di seguito qualche passaggio di un articolo di Annalisa Camilli pubblicato su Internazionale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;[&#8230;] Tutto è cominciato il 29 luglio, quando un incendio è scoppiato intorno alle 22. Luis Rodriguez López, un muratore originario della Colombia, che ha due figli e vive allo Spin Time da tredici anni, era a casa sua, trenta metri quadrati al sesto piano dell’edificio di via Santa Croce in Gerusalemme. Era tranquillo finché qualcuno non ha bussato alla porta. “Esci, presto, stiamo andando a fuoco”, ha detto il vicino. <br>All’inizio Rodriguez López non riusciva a capire, non era la prima volta che nel palazzo c’erano allarmi di questo tipo. Sul pianerottolo non c’era ancora fumo. Poi dalla scala centrale ha visto una colonna nera salire rapidamente. Ha chiuso la porta di casa ed è sceso per andare ad aiutare. Nel cortile c’erano quattro ragazzi che stavano cercando di spegnere il fuoco con dei secchi d’acqua. Si è messo a portare acqua anche lui. Uno dei ragazzi si è ricordato che al primo piano c’era anche un idrante. <br>“Abbiamo tirato fuori il tubo e con l’acqua siamo riusciti a spegnerlo”, racconta. “Con la tenacia, con la forza siamo riusciti a spegnerlo”, aggiunge. Quando sono arrivati i vigili del fuoco, l’incendio era già sotto controllo. Erano tutti convinti che il peggio fosse passato, invece quello era solo l’inizio. <br>I vigili li hanno fatti uscire dal palazzo per controllare l’impianto elettrico e capire la causa del rogo. Gli è stato detto che avrebbero dovuto aspettare un’ora, forse un’ora e mezza in strada. Ma poi è successo qualcosa d’inaspettato: la polizia è entrata nel palazzo e agli abitanti non è stato più consentito di rientrare. Lo stabile è stato messo sotto sequestro dall’autorità giudiziaria. Un’evacuazione temporanea è diventata uno sgombero permanente. Sono rimasti per strada, attoniti, senza avere portato niente con sé. <br>“[&#8230;] La prima notte 150 bambini hanno dormito per terra, sui cartoni”, racconta Rodriguez López. [&#8230;]&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte: <a href="https://www.internazionale.it/reportage/annalisa-camilli/2026/08/07/spin-time-sgombero-roma" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.internazionale.it/reportage/annalisa-camilli/2026/08/07/spin-time-sgombero-roma</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;intervista Simone ha parlato anche dei Centri di permanenza per i rimpatri (CPR), luoghi di orrore e segregazione dove le persone rinchiuse hanno solo il proprio corpo come unico elemento possibile di lotta.<br>Queste persone sono un esempio fulgido di ribellione, un esempio di quel senso di rivolta che dovrebbe guidare ognuno di noi di fronte ai tantissimi orrori di questo mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlando di come vengono trattate le persone migranti, Simone ha raccontato cosa avviene ad esempio all&#8217;esterno dell&#8217;Ufficio Immigrazione della Questura di Roma (situato in Via Patini &#8211; zona Tor Sapienza).<br>Fuori da quegli uffici, quando le persone restano in attesa del proprio turno per poter richiedere i documenti ma poi i ticket disponibili per la giornata terminano, si può osservare tutta l&#8217;assurdità della mancanza di protocolli, la brutalità con cui vengono trattate persone che hanno perso tutto, che sono state prese in giro e sfruttate dai trafficanti di esseri umani e che si ritrovano in Italia o in Europa a perdere di nuovo e ancora una volta il rispetto e la dignità di esseri umani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel nostro paese il sistema di diritto è al collasso, come ribadisce giustamente Simone, e dobbiamo prendere atto del fatto che il cosiddetto &#8220;diritto&#8221; si sta sgretolando perché ha perso il suo significato originario, oppresso dal peso di meccanismi disumani e disumanizzanti.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Simone Papa; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il video dell&#8217;intervista (<a href="https://youtu.be/pQC5lVvqHoA?si=cCmmSiyjI0w2IV4e" target="_blank" rel="noreferrer noopener">link</a>)</strong></p>



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</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il podcast (<a href="https://www.spreaker.com/episode/volontariato-croce-rossa-e-attivismo-in-legal-aid-diritti-in-movimento-intervista-a-simone-papa--73325670" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Spreaker</a>)</strong></p>



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<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;La cosa più difficile da fare è volere davvero la felicità anche del proprio carnefice&#8221;. Con queste parole Simone ricorda uno dei principi del pensiero buddista e pone al centro il potere della relazione umana, l&#8217;abbraccio vigoroso da rivolgere anche a coloro che decidono di stare dall&#8217;altro lato della barricata per fare del male agli altri e che, inevitabilmente, finiscono col fare del male anche a se stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di concetti difficili da far propri, soprattutto in un mondo come il nostro caratterizzato da prevaricazione e potere a tutti i costi, in cui anche lottare per i propri diritti basilari è letto &#8211; da chi è abituato a prevaricare &#8211; come un attacco al potere anziché come una richiesta legittima di rispetto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure alla base della cittadinanza globale ci dovrebbe essere proprio il concetto secondo cui le persone non vanno etichettate in base al rango del proprio documento di identità.<br>Parole semplici quelle di Simone, allo stesso tempo potenti e in grado di sottolineare il valore della vita, dei diritti e della dignità umana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa lettura e consapevolezza del mondo deriva anche dalla sua esperienza di lotta e di attivismo vissuta oltre i confini italiani che lo ha portato a unirsi alle proteste in Regno Unito contro il genocidio palestinese.<br>Durante la chiacchierata ci siamo interrogati sulle differenze tra l&#8217;estero e l&#8217;Italia in tema di proteste pubbliche e di azioni che possano risultare incisive ma che, in alcuni casi, divengono facile bersaglio di repressione violenta e spregiudicata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto al volontariato e all&#8217;impegno si mettono in conto anche altri aspetti che incidono sulla propria vita, come ad esempio la privazione di sonno. Mettersi al servizio di qualcosa di più grande di noi come individui, vuol dire anche fare i conti con momenti di difficoltà che ci mettono alla prova dal punto di vista fisico e mentale.<br>Ma Simone Papa racconta tutto questo con gioia e con la consapevolezza di aver fatto l&#8217;unica scelta che avrebbe mai potuto compiere nella sua vita: una scelta per la quale &#8211; guardando indietro &#8211; ringrazia il Simone di qualche anno fa. Prestare servizio da volontario h15 presso un dormitorio è stata una delle esperienze che lo hanno maggiormente avvicinato ai temi migrazioni e libertà di movimento, che sono poi i temi per i quali opera e si batte ancora oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che ci può dare le energie giuste per affrontare ogni cosa che accade, sta in alcune azioni concrete che possiamo compiere, come ad esempio: creare armonia nella propria famiglia e nella propria cerchia di persone care e amici, riuscire a costruire relazioni sane e genuine con le persone che incontriamo. Tutto questo può fornirci la speranza e l&#8217;impegno necessari a proseguire, ma anche quella leggerezza imprescindibile capace di farci apprezzare ogni piccolo aspetto della quotidianità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le parole di Simone Papa risuonano come una melodia nella quale mi riconosco e sono certa che la nostra conversazione sia destinata a restare, a crescere in nuove occasioni di scambio e confronto condivise. Magari in una piazza, magari in un gruppo di persone che si ritrovano insieme e lottano unite per i diritti di tutti: per il diritto alla casa e alla dignità di esseri umani, per il diritto alla vita e alla libertà di movimento, per il diritto alla cittadinanza globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalle parole di Simone emerge tutta la gratitudine e la soddisfazione per il suo percorso. Nelle sue parole possiamo sentirci tutti davvero a casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma come possiamo nutrire ogni giorno relazioni sane?<br>Osservando attentamente anche il nostro comportamento in relazione all&#8217;altra persona, comprendendo insieme e vicendevolmente le dinamiche che si instaurano, evitando di cercare capri espiatori.<br>E poi &#8211; cosa fondamentale &#8211; imparando a slegarsi dal giudizio: sia quello che noi formuliamo sul prossimo, sia quello che gli altri formulano su di noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ringrazio Simone con immenso affetto! Per il tempo dedicato a questa intervista (nonostante avesse poche ore di sonno), per la cura e per questa luce di amicizia e condivisione che mi ha donato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo racconto può davvero illuminare una strada che rischiamo di riempire ogni giorno di rabbia e che invece deve riempirci il cuore del coraggio necessario a proseguire. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Laura Ressa </p>



<p class="wp-block-paragraph">Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista</p>

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		<title>Tra rituali e utensili, raccontare il quotidiano con i cucchiaini &#8211; Intervista a Clara Rosso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Ressa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 06:00:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Clara Rosso è una creativa laureata presso l&#8217;Accademia di Belle Arti (indirizzo Nuove Tecnologie dell&#8217;arte).Il suo percorso artistico si è focalizzato principalmente sull&#8217;animazione digitale e stop-motion. Tuttavia, nel corso della triennale e della magistrale, ha sperimentato più ambiti: dal ricamo al disegno, dalla creazione di miniature alla fotografia del quotidiano. Lo sguardo verso le piccole &#8230; </p>
<p>L'articolo <a href="https://lauraressa.com/2026/07/16/rituali-e-utensili-raccontare-con-i-cucchiaini-intervista-clara-rosso/">Tra rituali e utensili, raccontare il quotidiano con i cucchiaini &#8211; Intervista a Clara Rosso</a> proviene da <a href="https://lauraressa.com">Frasivolanti</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Clara Rosso è una creativa laureata presso l&#8217;Accademia di Belle Arti (indirizzo Nuove Tecnologie dell&#8217;arte).<br />Il suo percorso artistico si è focalizzato principalmente sull&#8217;animazione digitale e stop-motion. Tuttavia, nel corso della triennale e della magistrale, ha sperimentato più ambiti: dal ricamo al disegno, dalla creazione di miniature alla fotografia del quotidiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sguardo verso le piccole cose l&#8217;ha spinta a fotografare oggetti di tutti i giorni e dal 2018 si è soffermata in particolare sui cucchiaini, aprendo la pagina Instagram &#8220;solocucchiaini&#8221;.</p>



<span id="more-34144"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto fotografico consiste nell’immortalare la posata dall’alto, collocata su uno sfondo sfavillante e descrivendola nei suoi particolari. Con il passare del tempo le didascalie sono diventate un pretesto per raccontare storie personali o di attualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Questo piccolo utensile ci accompagna da quando siamo piccoli in tanti brevi attimi di quotidianità. Spesso siamo distratti ed è anche per questo che li fotografo. Celebro l’ordinario della vita su cui non abbiamo più tempo per soffermarci&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A giugno 2026 Clara ha pubblicato il suo primo libro d&#8217;artista autoprodotto intitolato &#8220;Galateo punk dei cucchiaini&#8221;.<br />Il volume è un invito a giocare, a osservare le forme, ad attivare la fantasia e a ribellarsi al bon ton della tavola. I cucchiaini presenti nel volume non sono più strumenti per nutrire perchè il loro utilizzo viene reinterpretato attraverso le forme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 2022 Clara Rosso è inoltre la curatrice di Profili Seriali, un collettivo artistico che cataloga e racconta progetti fotografici che si concentrano nell&#8217;immortalare un unico dettaglio attraverso una precisa composizione fotografica.<br />Per il collettivo è anche speaker dell&#8217;omonimo podcast &#8220;profili seriali&#8221; e si occupa dell&#8217;identità visiva e sonora del progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono entusiasta di aver intervistato Clara Rosso il 15 luglio 2026 in diretta streaming sui canali Frasivolanti. I cucchiaini hanno un significato particolare anche per me ed è vero che gli oggetti sanno raccontare tanto delle nostre vite e della nostra routine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pagina Instagram:&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/solocucchiaini/" target="_blank" rel="noopener">https://www.instagram.com/solocucchiaini/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Libro &#8220;Galateo punk dei cucchiaini&#8221;:&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/p/DYzEQCfgHuV/" target="_blank" rel="noopener">https://www.instagram.com/p/DYzEQCfgHuV/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Podcast &#8220;Profili Seriali&#8221;:&nbsp;<a href="https://open.spotify.com/show/45kYgoSMkvfsXW7lBfyVjL" target="_blank" rel="noopener">https://open.spotify.com/show/45kYgoSMkvfsXW7lBfyVjL</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Video animazioni:&nbsp;<a href="https://www.youtube.com/@cloroperlavita/videos" target="_blank" rel="noopener">https://www.youtube.com/@cloroperlavita/videos</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Interviste precedenti:<br /><a href="https://www.elledecor.com/it/design/a38044805/account-instagram-solocucchiani-cucchiaini-da-caffe/" target="_blank" rel="noopener">https://www.elledecor.com/it/design/a38044805/account-instagram-solocucchiani-cucchiaini-da-caffe/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://fostermag.com/collezione-instagram-profili-seriali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://fostermag.com/collezione-instagram-profili-seriali/</a></p>



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<p class="wp-block-paragraph">Da dove nasce l&#8217;idea di fotografare i cucchiaini? Siamo partite da qui con Clara Rosso per esplorare il suo progetto seriale &#8220;solocucchiaini&#8221;, la passione e l&#8217;amore per le miniature e per l&#8217;osservazione delle piccole cose del quotidiano. Una curiosità nata per gioco durante gli anni in Accademia di Belle Arti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Riporto di seguito parte del testo di un&#8217;intervista rilasciata da Clara Rosso </strong>qualche tempo fa per ELLE Decor: <a href="https://www.elledecor.com/it/design/a38044805/account-instagram-solocucchiani-cucchiaini-da-caffe/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.elledecor.com/it/design/a38044805/account-instagram-solocucchiani-cucchiaini-da-caffe/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>C&#8217;è questa poesia molto bella di T.S. Eliot dal titolo “Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock” in cui il protagonista si lamenta della vita mondana che conduce, stanco di trascinarsi da un ricevimento all&#8217;altro o a feste tutte uguali, e per dirlo usa questa frase “Ho misurato la mia vita con cucchiaini da caffè”. Eliot usa la metafora del cucchiaino da caffè come dosaggio della vita, giorno dopo giorno, ricevimento dopo ricevimento, fino a ritrovarsi in una situazione di intorpidimento e indifferenza, in cui non c’è più niente di nuovo (“Conosco le voci che muoiono con un morente declino / Sotto la musica giunta da una stanza più lontana”). <br />Ma fuori dalla metafora di Eliot, il cucchiaino da caffè resta un simbolo affascinante che si presta a diventare oggetto di passione, collezionismo e ossessione. [&#8230;] <br />“È una passione che ho fin dai tempi delle medie: ho quindi iniziato tanti anni fa fotografando i cucchiaini nei bar e facendo delle stories sulla mia pagina personale. Poi ho capito che la parte fondante era soprattutto la descrizione, quindi ho deciso di creare una pagina dedicata”. <br />In questo caso ciò che affascina è la piccola dimensione che fa risaltare i dettagli, dalla costruzione del manico alla forma della paletta e che la gestrice della pagina raccoglie e racconta molto bene, anche con inserimenti narrativi o autobiografici. <br />“Mi arrivano molte foto, anche se io preferisco l&#8217;aggiunta di video che mi permettono di capire meglio le dimensioni e le proporzioni. Preferisco sempre comunque vederli e toccarli perché il peso e la dimensione tattile è fondamentale. Comunque le foto archivio tutte e mi faccio ispirare da loro” aggiunge Clara. <br />Nei primi tempi la pagina era più recensione di cucchiaini (c&#8217;era anche un voto), oggi invece la descrizione dei cucchiaini è più il pretesto per raccontare storie del quotidiano o brevi favole. Nelle stories raccolte c&#8217;è anche una sorta di tutorial per fare le foto ai cucchiaini e una rassegna di immagini cinematografiche in cui il cucchiaino è protagonista. <br />“Mi piacerebbe che in futuro la pagina diventasse un libro, ma il mio sogno sarebbe qualcosa di più interattivo, come ad esempio una visita collettiva a qualche museo del cucchiaino. Ma questo, probabilmente, è solo un sogno”.</em>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni forma di espressione e ogni linguaggio ha un valore irrinunciabile per Clara. La sua creatività si esprime infatti in molte forme e scegliere una sola cosa in cui specializzarsi significherebbe inevitabilmente rinunciare a tutto il resto.<br>Come ammette lei stessa, si sente un pot-pourri di cose e, non a caso, il significato di questo termine descrive letteralmente una &#8220;miscela di petali di fiori secchi, erbe e spezie, solitamente arricchita con oli essenziali e posizionata in ciotole o sacchetti per profumare gli ambienti&#8221;.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Clara Rosso; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il video dell&#8217;intervista (<a href="https://youtu.be/jCSU67m4-cA?si=uKkoSEXZaWkVt45C" target="_blank" rel="noreferrer noopener">link</a>)</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il podcast (<a href="https://www.spreaker.com/episode/tra-rituali-e-utensili-raccontare-il-quotidiano-con-i-cucchiaini-intervista-a-clara-rosso--73032115" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Spreaker</a>)</strong> </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-spotify wp-block-embed-spotify wp-embed-aspect-21-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Spotify Embed: Tra rituali e utensili, raccontare il quotidiano con i cucchiaini - Intervista a Clara Rosso" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/2BEHw6IeflPOEEoNGKB4si?utm_source=oembed"></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Il sogno di Clara alla fine è diventato realtà e oggi quel sogno è anche fra le mie mani, perché penso sia importante sostenere la passione, l&#8217;impegno e la ricerca dietro progetti di questo tipo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La possibilità concreta di vivere e toccare qualcosa che hai realizzato: è così che Clara ha definito l&#8217;emozione di avere tra le mani il &#8220;Galateo punk dei cucchiaini&#8221;, un libro fotografico indipendente e autoprodotto che racconta storie e utilizzi alternativi dei cucchiaini. Una ricerca estetica e creativa che non racconta solo attraverso le fotografie, ma anche con le parole.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="790" height="790" data-attachment-id="34283" data-permalink="https://lauraressa.com/2026/07/16/rituali-e-utensili-raccontare-con-i-cucchiaini-intervista-clara-rosso/20260718_1134461697294871718429760/" data-orig-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260718_1134461697294871718429760.jpg?fit=3456%2C3456&amp;ssl=1" data-orig-size="3456,3456" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;SM-A325F&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1784374486&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;4.6&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;64&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.02&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="20260718_1134461697294871718429760" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260718_1134461697294871718429760.jpg?fit=790%2C790&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260718_1134461697294871718429760.jpg?resize=790%2C790&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-34283" srcset="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260718_1134461697294871718429760.jpg?resize=1024%2C1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260718_1134461697294871718429760.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260718_1134461697294871718429760.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260718_1134461697294871718429760.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260718_1134461697294871718429760.jpg?resize=1536%2C1536&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260718_1134461697294871718429760.jpg?resize=2048%2C2048&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260718_1134461697294871718429760.jpg?resize=60%2C60&amp;ssl=1 60w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260718_1134461697294871718429760.jpg?w=2370&amp;ssl=1 2370w" sizes="(max-width: 790px) 100vw, 790px" /></figure>
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<div class="wp-block-image">
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</div>


<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando Clara ha cominciato a fotografare cucchiaini, la sua curiosità ha riguardato anche un approfondimento sulla storia di questo oggetto quotidiano.<br>Durante l&#8217;intervista le ho chiesto infatti cosa abbia attirato maggiormente la sua attenzione in questo approfondimento e la risposta mi ha fatto riflettere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Da essere nato come un oggetto dotato di una propria specifica identità e significato, il cucchiaino in seguito ha cominciato ad essere fabbricato in serie partendo da una forma unica standard. La produzione su vasta scala ha fatto perdere l&#8217;unicità di ogni pezzo e ha reso il cucchiaino un oggetto di scarsa importanza nel quotidiano e, in alcuni casi, un souvenir privo di unicità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;A me è rimasto impresso il capitalismo&#8221;: la frase pronunciata da Clara sottolinea quanto il consumismo e la necessità di trasformare tutto in profitto abbia reso sterili anche oggetti che un tempo avevano un significato importante e riconosciuto.<br>Aggiungo inoltre che la smania di trasformare tutto in qualcosa di usa e getta e di replicabile con lo stesso stampo, ha reso il nostro sguardo meno attento a ciò che utilizziamo ogni giorno, sempre più incapace di osservare le forme e le caratteristiche, incapace di immaginare altri utilizzi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante Clara sia una creativa in grado di spaziare tra vari linguaggi artistici ed espressivi, è riuscita a mantenere la serialità del profilo &#8220;solocucchiaini&#8221; rispettando regole precise relative alla tecnica, all&#8217;inquadratura, alla cadenza di pubblicazione, all&#8217;aspetto visivo che il feed del profilo Instagram deve avere.<br>Riuscire a mantenere le regole della &#8220;serialità&#8221; deriva proprio dal fatto che Clara coltiva tanti linguaggi espressivi e che, al di là delle fotografie di cucchiaini, il suo estro creativo si esprime su più fronti.<br>Inoltre poter decidere come comporre ogni volta uno sfondo diverso su cui fotografare, ha reso gli scatti dei cucchiaini espressione unica di una ricerca artistica mai uguale a se stessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fotografia, come forma di espressione, ha vissuto prima il passaggio dal cartaceo al digitale e poi il passaggio inverso. Nel tempo ci siamo disabituati a stampare le immagini che fotografiamo e, a tal proposito, parlando del passaggio dal profilo Instagram al libro e delle differenze tra i due mezzi, Clara ha fatto riferimento ai concetti di cura e di selezione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lasciandomi ispirare, pure io ho preso il cucchiaino sbeccato che uso ogni giorno e l&#8217;ho fotografato cercando di giocare con altri oggetti e con gli effetti di sfondo. Nella foto che ho realizzato (qui sotto) compaiono, accanto al cucchiaino, un peluche e la mia tazzina da caffè preferita (sì, ha il manico rotto), il tutto su uno sfondo modificato con uno strumento di editing.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="790" height="790" data-attachment-id="34285" data-permalink="https://lauraressa.com/2026/07/16/rituali-e-utensili-raccontare-con-i-cucchiaini-intervista-clara-rosso/picsart_26-07-22_20-53-06-7103787046759875580123/" data-orig-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/picsart_26-07-22_20-53-06-7103787046759875580123.jpg?fit=2000%2C2000&amp;ssl=1" data-orig-size="2000,2000" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.7&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;222527102016102&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;SM-A750FN&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;{\&quot;remix_data\&quot;:[],\&quot;remix_entry_point\&quot;:\&quot;challenges\&quot;,\&quot;source_tags\&quot;:[\&quot;picsart\&quot;],\&quot;origin\&quot;:\&quot;unknown\&quot;,\&quot;total_draw_time\&quot;:0,\&quot;total_draw_actions\&quot;:0,\&quot;layers_used\&quot;:0,\&quot;brushes_used\&quot;:0,\&quot;photos_added\&quot;:0,\&quot;total_editor_actions\&quot;:{},\&quot;tools_used\&quot;:{},\&quot;is_sticker\&quot;:false,\&quot;edited_since_last_sticker_save\&quot;:false,\&quot;containsFTESticker\&quot;:false}&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;3.93&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;40&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.006&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="picsart_26-07-22_20-53-06-7103787046759875580123" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;{&amp;#8220;remix_data&amp;#8221;:[],&amp;#8221;remix_entry_point&amp;#8221;:&amp;#8221;challenges&amp;#8221;,&amp;#8221;source_tags&amp;#8221;:[&amp;#8220;picsart&amp;#8221;],&amp;#8221;origin&amp;#8221;:&amp;#8221;unknown&amp;#8221;,&amp;#8221;total_draw_time&amp;#8221;:0,&amp;#8221;total_draw_actions&amp;#8221;:0,&amp;#8221;layers_used&amp;#8221;:0,&amp;#8221;brushes_used&amp;#8221;:0,&amp;#8221;photos_added&amp;#8221;:0,&amp;#8221;total_editor_actions&amp;#8221;:{},&amp;#8221;tools_used&amp;#8221;:{},&amp;#8221;is_sticker&amp;#8221;:false,&amp;#8221;edited_since_last_sticker_save&amp;#8221;:false,&amp;#8221;containsFTESticker&amp;#8221;:false}&lt;/p&gt;
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</div>


<p class="wp-block-paragraph">Clara Rosso è una creativa multiforme che utilizza vari strumenti per esprimere la propria arte. Ogni racconto e ogni strumento scelto è trasposizione del suo parlato, della sua voce e del suo modo di vedere il mondo. Tutto è legato da un filo conduttore, tutto ha un senso preciso: sono stata felice di conoscere il suo mondo, la sua arte e le sue passioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso dell&#8217;intervista abbiamo mostrato anche alcune immagini tratte dall&#8217;animazione &#8220;Mirtillo&#8221; che Clara ha realizzato a partire dai disegni di sua sorella (successivamente digitalizzati e animati) e per il quale si è occupata anche della parte audio in veste di rumorista: ciò a dimostrazione del fatto che ci si può esprimere attraverso le più svariate tecniche raccontando a proprio modo una storia e abbracciando tutte le forme espressive di cui siamo capaci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi fosse interessato al libro &#8220;Galateo punk dei cucchiaini&#8221;, può scrivere a Clara un messaggio in direct dal suo profilo Instagram.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto chi vuole cominciare a farsi contagiare dalla sua prospettiva sugli oggetti e sui dettagli, può curiosare online tra le sue creazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Laura Ressa</p>



<p class="wp-block-paragraph">Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista</p>

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<p>L'articolo <a href="https://lauraressa.com/2026/07/16/rituali-e-utensili-raccontare-con-i-cucchiaini-intervista-clara-rosso/">Tra rituali e utensili, raccontare il quotidiano con i cucchiaini &#8211; Intervista a Clara Rosso</a> proviene da <a href="https://lauraressa.com">Frasivolanti</a>.</p>
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		<title>Scatola di Latta, Daìmon, Spaesario Salentino e la poesia dei luoghi &#8211; Intervista a Gianluca Palma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Ressa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 18:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cose belle]]></category>
		<category><![CDATA[dinamiche sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gianluca Palma, poeta e saggista errante, ha fatto del sud della Puglia il punto di partenza per una contro-narrazione concreta e generativa. I suoi progetti (La Scatola di Latta, Daìmon, Spaesario Salentino) sono il frutto di anni di ascolto dei territori, incontri fuori dai radar e cammini nei paesaggi interiori e reali del sud.Laureato in &#8230; </p>
<p>L'articolo <a href="https://lauraressa.com/2026/07/10/scatola-di-latta-daimon-spaesario-salentino-intervista-gianluca-palma/">Scatola di Latta, Daìmon, Spaesario Salentino e la poesia dei luoghi &#8211; Intervista a Gianluca Palma</a> proviene da <a href="https://lauraressa.com">Frasivolanti</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Gianluca Palma, poeta e saggista errante, ha fatto del sud della Puglia il punto di partenza per una contro-narrazione concreta e generativa. I suoi progetti (La Scatola di Latta, Daìmon, Spaesario Salentino) sono il frutto di anni di ascolto dei territori, incontri fuori dai radar e cammini nei paesaggi interiori e reali del sud.<br />Laureato in Scienze dello sviluppo e con un Master in Management e Governance del Territorio, Gianluca è Gestalt counselor in cammino, appassionato alle tematiche dello sviluppo in particolar modo del Mezzogiorno d’Italia.<br />Da quindici anni si occupa di formazione e politiche attive per il lavoro.</p>



<span id="more-34138"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Gianluca si definisce un &#8220;artigiano dell&#8217;immaginario e sarto di comunità&#8221;, ma è anche un affamato cronico di sapere che predilige il cammino e l’ascolto.<br />Si diletta a scrivere poesie, articoli e saggi di natura sociale, culturale ed economica e dal 2010 collabora con giornali e webzine.<br />Ha ottenuto riconoscimenti in concorsi internazionali e nazionali di poesia e di saggistica economica e ha organizzato presentazioni letterarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;8 luglio 2026 in diretta streaming sui canali Frasivolanti, Gianluca Palma ha raccontato i progetti realizzati in questi anni e quelli in corso d&#8217;opera, il senso e la motivazione da cui essi nascono, cosa significa davvero il termine sempre più utilizzato &#8220;comunità&#8221;, quanto conta saper ascoltare l&#8217;altro e che ricadute può avere nelle nostre vite e nei nostri luoghi la condivisione di visioni, saperi, prospettive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Scatola di Latta è un gruppo informale che, da oltre dieci anni, promuove iniziative civico-culturali in tutta Italia, con un cuore che batte nel Salento e uno sguardo aperto sul mondo.<br />La filosofia del gruppo si riassume in tre parole: Luoghi / Storie / Persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il gruppo organizza passeggiate civico-culturali nei paesi e nei paesaggi del sud Italia, attraversando territori con passo lento, ascolto attento e spirito comunitario. Non si tratta di itinerari turistici ma di esperienze di esplorazione collettiva dove il cammino diventa occasione di conoscenza e relazione.<br />Si coltivano legami, si custodiscono memorie, si dà voce alla poesia nascosta dei luoghi, si sostengono forme di educazione diffusa, poesia civile, artigianato del possibile e narrazioni che emergono dal basso. Queste sono storie spesso invisibili, ma necessarie, capaci di illuminare ciò che resta ai margini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla Scuola per Abitare a LibrInScatola, da CineScatola ai Suoni in Scatola, da Le Tesi del Salento alle Passeggiate senza obiettivi, ogni progetto nasce come un invito a fare comunità attraverso la cultura, l’incontro e l’immaginazione condivisa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La forza sta nel camminare insieme, nella bellezza di chi si prende cura dei luoghi, delle relazioni e dei desideri collettivi.<br />Non sono solo i paesi o le città a dover essere “salvati”. Siamo noi a dover imparare ad abitare il mondo con rispetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per approfondire:<br /><a href="https://www.scatoladilatta.it/" target="_blank" rel="noopener">https://www.scatoladilatta.it/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.scatoladilatta.it/eravamo-quattro-amici-al-bar/dal-6-al-12-luglio-2026-prima-rassegna-itinerante-nei-bar-ditalia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.scatoladilatta.it/eravamo-quattro-amici-al-bar/dal-6-al-12-luglio-2026-prima-rassegna-itinerante-nei-bar-ditalia/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://orticalab.it/Fare-Sud-l-atlante-umano-contro-la-retorica-del-niente-salento-gianluca-palma-scatola-di-latta-a-scuola-per-restare-esperienze-rigenerazione-territori" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://orticalab.it/Fare-Sud-l-atlante-umano-contro-la-retorica-del-niente-salento-gianluca-palma-scatola-di-latta-a-scuola-per-restare-esperienze-rigenerazione-territori</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://orticalab.it/Fare-Sud-un-atlante-vivo-di-storie-gianluca-palma-scrivere-poesia-cultura" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://orticalab.it/Fare-Sud-un-atlante-vivo-di-storie-gianluca-palma-scrivere-poesia-cultura</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=l0B8MAqQP70" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=l0B8MAqQP70</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.instagram.com/spaesariosalentino" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.instagram.com/spaesariosalentino</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.instagram.com/ascuolaperabitare" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.instagram.com/ascuolaperabitare</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.facebook.com/apslascatoladilatta" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.facebook.com/apslascatoladilatta</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.facebook.com/ascuolaperabitare" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.facebook.com/ascuolaperabitare</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.facebook.com/spaesariosalentino" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.facebook.com/spaesariosalentino</a></p>



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<p class="wp-block-paragraph">Gianluca Palma ama definirsi sarto di comunità e artigiano dell&#8217;immaginario. Il suo impegno nasce dall&#8217;esigenza di ritrovarsi nell&#8217;incontro con l&#8217;altro, di recepire il senso dell&#8217;ascolto e della scoperta di noi stessi e dei territori che abitiamo.<br />Durante l&#8217;intervista ha raccontato, tra l&#8217;altro, cosa sono le &#8220;passeggiate senza obiettivi&#8221; e perché è utile imparare a vivere i luoghi ritornando a perdersi, a sorprendersi, a guardare in alto e a osservare la terra su cui poggiamo i nostri piedi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna imparare ad accontentarsi di avere in tasca soltanto un paio di mani.<br>Gianluca Palma ricorda Franco Cassano e il suo libro &#8220;Pensiero meridiano&#8221; per sottolineare quanto sia vitale, sempre di più in tempi bui come questo, dare il giusto valore alle nostre vite, a ciò che abbiamo soprattutto di intangibile.<br>Da figlia di questo tempo, io stessa mi rendo sempre più conto di una deriva dilagante e ampiamente accettata: misuriamo tutto con il denaro, con il potere che possiamo esercitare sul prossimo, con il possesso di beni che vanno oltre le necessità primarie.<br>Che lo si voglia ammettere o no, questa è la peggiore delle derive: non è evoluzione, non è progresso, non è miglioramento delle proprie condizioni di vita. Si tratta di puro e becero consumismo che non risolleva le nostre vite e non le rende affatto migliori.<br>Il fatto che si scambi tutto questo per qualcosa di desiderabile, ci pone al livello più basso dell&#8217;evoluzione della specie umana. Una totale involuzione, in pratica. </p>



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<p class="wp-block-paragraph">Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Gianluca Palma; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il video dell&#8217;intervista (<a href="https://youtu.be/t7cZo_uNZyE?si=ystD4Ruao0dwSbhv" target="_blank" rel="noreferrer noopener">link</a>)</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il podcast (<a href="https://www.spreaker.com/episode/scatola-di-latta-daimon-spaesario-salentino-e-la-poesia-dei-luoghi-intervista-a-gianluca-palma--72875896" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Spreaker</a>)</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-spotify wp-block-embed-spotify wp-embed-aspect-21-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Spotify Embed: Scatola di Latta, Daìmon, Spaesario Salentino e la poesia dei luoghi - Intervista a Gianluca Palma" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/0UmxKvdnULOOARCyfZWcgi?utm_source=oembed"></iframe>
</div></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">In questa chiacchierata Gianluca ha spiegato cosa significhi per lui &#8220;comunità&#8221;: una parola tornata così presente nella narrazione di progetti nati per i piccoli territori, per il sud e, in generale, quando si vuole puntare al sentimento di collaborazione umana che dovrebbe sempre guidarci e che oggi rischia di essere vissuto solo come un trend di storytelling più che come un&#8217;azione da allenare quotidianamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stare insieme agli altri, ascoltarsi l&#8217;un l&#8217;altro davvero attivamente, condividere il qui e ora con altre persone. Quanto di tutto ciò è andato scomparendo nel corso del tempo e quanto siamo disposti a ripristinare un certo modo di vivere? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Gianluca ha anche ricordato la sociologa Noreena Hertz, che nel 2021 ha pubblicato il libro &#8220;Il secolo della solitudine &#8211; L&#8217;importanza della comunità nell&#8217;economia e nella vita di tutti i giorni&#8221;. Riporto di seguito una sua citazione:</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Il XXI secolo è il secolo della solitudine. Noreena Hertz lo sperimenta in prima persona: a un colloquio di lavoro viene valutata da un algoritmo; un pomeriggio fa shopping con un’«amica del cuore» affittata tramite un servizio online; di sera si trova a sfiorare la pelle artificiale di un robot progettato per essere il suo animale da compagnia. La solitudine che Noreena Hertz racconta non si limita alla frustrazione del desiderio di avere qualcuno vicino; è un male sottile che si è insinuato dentro di noi e ha permeato ogni aspetto della nostra società. È la solitudine strutturale creata dal sistema capitalistico, che ci spinge a pensare solo a noi stessi e a vedere gli altri come concorrenti o nemici. È l’isolamento provato dalle persone che si sentono trascurate e tradite dai propri rappresentanti e dalle istituzioni, al punto di lasciarsi sedurre dal richiamo del populismo e degli estremismi politici. [&#8230;]&#8221;<br />(<a href="https://www.ilsaggiatore.com/libro/il-secolo-della-solitudine" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.ilsaggiatore.com/libro/il-secolo-della-solitudine</a>)</p>



<p class="wp-block-paragraph">In uno dei momenti dell&#8217;intervista abbiamo mostrato anche alcune foto del pranzo domenicale organizzato presso un centro di memoria contadina a Torrepaduli (una frazione di Ruffano &#8211; comune in provincia di Lecce). La giornata rientrava nelle attività denominate &#8220;Storie Apparecchiate – Banchetti erranti e sinceri&#8221;.<br>Come riporta il sito: &#8220;Si tratta di cene, pranzi o aperitivi itineranti che prendono vita in luoghi diversi: un’osteria di paese, un agriturismo, una locanda, una pizzeria, un bar di quartiere o persino la cucina di una casa che si apre al calore della comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi banchetti sono popolari e accessibili, pensati per mettere al centro le relazioni più che i piatti. Il cibo diventa un pretesto, un linguaggio universale che apre conversazioni, intreccia storie e restituisce il gusto dello stare insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni incontro è errante, perché cambia luogo e ospiti, ma rimane fedele a uno spirito comune: la convivialità sincera. Non solo ospitalità commerciale, ma anche momenti autogestiti in cui ciascuno porta qualcosa, si cucina insieme e si apparecchia una tavola che diventa piazza. Qui si canta, si parla del passato e del futuro, si ascoltano storie e si creano legami. Non servono grandi formalità: basta una tovaglia, un piatto di pane, un bicchiere di vino e la voglia di condividere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Storie Apparecchiate è dunque un invito a riscoprire la bellezza della semplicità, a fermarsi e ritrovarsi attorno a una tavola, trasformando il gesto quotidiano del mangiare in un atto poetico, civile e comunitario.&#8221;<br />(<a href="https://www.scatoladilatta.it/convivi-itineranti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.scatoladilatta.it/convivi-itineranti/</a> )</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti sono protagonisti, nessuno ha la verità o la soluzione in tasca e ci si lascia semplicemente coinvolgere dal momento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Incontrarsi nei luoghi e immaginare il futuro, riscoprire quei paesi dei quali si sente dire spesso &#8220;lì non c&#8217;è niente&#8221;, avere un&#8217;alternativa concreta all&#8217;idea di passare la domenica pomeriggio in un centro commerciale, apprezzare il senso del viaggio dentro noi stessi e al di fuori di noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questi presupposti si basa il progetto &#8220;Imaginaria Civica&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;La storia ci insegna che ogni grande trasformazione nasce dall’immaginazione e dall’azione. È necessario riscoprire il valore dell’azione collettiva e della consapevolezza critica, ripensando l’economia e la società per superare le disuguaglianze sistemiche che limitano il futuro di molti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non possiamo limitarci a discussioni sterili: serve radicalità culturale. Intelligenza e volontà devono unirsi a una speranza attiva, capace di generare nuove visioni. La cultura, l’educazione e la comunità sono strumenti essenziali per costruire nuovi orizzonti. Anche la scienza, l’arte e l’innovazione sociale hanno un ruolo fondamentale: la scienza offre strumenti per comprendere e affrontare le sfide globali, l’arte alimenta la sensibilità e l’immaginazione, mentre l’innovazione sociale sperimenta nuovi modelli per una convivenza più giusta e sostenibile. A questo si affianca il sapere concreto dei contadini, degli artigiani e di chi lavora con le mani, portatori di conoscenze essenziali per radicare il cambiamento nella realtà quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Imaginaria Civica nasce per intrecciare anima, corpo, terra, relazioni e futuri. Attraverso il pensiero collettivo di artigiani dell’immaginario, sarti di comunità, agitatori culturali, agricultori e di ogni essere vivente e non della terra vuole essere un laboratorio di trasformazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come diceva Italo Calvino, “il futuro non è quello che verrà, ma ciò che immaginiamo e costruiamo“. La sfida è coltivare l’immaginazione come strumento politico, la cultura come spazio di incontro e la comunità come orizzonte di senso. Perché il futuro non si attende: si immagina e si costruisce, insieme.&#8221;<br />(<a href="https://www.scatoladilatta.it/imaginaria-civica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.scatoladilatta.it/imaginaria-civica/</a> )</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al termine di questo piacevole racconto, Gianluca Palma ha menzionato la chiamata civica partita circa un anno fa attraversando paesi, comunità e aree interne del Mezzogiorno e che oggi ha trovato la sua mappa in &#8220;Fare Sud&#8221;, pubblicazione curata da Gianluca che raccoglie un mosaico di oltre 200 esperienze dal basso (tra Basilicata, Sicilia, Molise, Campania, Puglia, Calabria e Sardegna).<br>Questo libro è un patrimonio di tutti, il riflesso di un Sud che genera futuro. Un progetto interamente indipendente che non beneficia di finanziamenti e coinvolge una piccola casa editrice locale che ha creduto fin da subito al progetto editoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dentro l&#8217;opera:<br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f539.png" alt="🔹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Oltre 200 realtà civiche raccontate con schede, contatti e riferimenti territoriali<br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f539.png" alt="🔹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Riflessioni istituzionali del prof. Salvatore Rizzello e di Georgia Tramacere<br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f539.png" alt="🔹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Intermezzi poetici dedicati alle regioni del Sud<br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f539.png" alt="🔹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Un viaggio unico tra pratiche di comunità e innovazione sociale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fare Sud è un verbo collettivo!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro esce a settembre 2026 ed è possibile pre-ordinarlo al seguente link: <a href="https://chiocciola.store/products/fare-sud-a-cura-di-gianluca-palma" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://chiocciola.store/products/fare-sud-a-cura-di-gianluca-palma</a></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="726" height="878" data-attachment-id="34287" data-permalink="https://lauraressa.com/2026/07/10/scatola-di-latta-daimon-spaesario-salentino-intervista-gianluca-palma/20260710_1642305576707444373812244/" data-orig-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260710_1642305576707444373812244.png?fit=726%2C878&amp;ssl=1" data-orig-size="726,878" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="20260710_1642305576707444373812244" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260710_1642305576707444373812244.png?fit=726%2C878&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260710_1642305576707444373812244.png?resize=726%2C878&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-34287" srcset="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260710_1642305576707444373812244.png?w=726&amp;ssl=1 726w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260710_1642305576707444373812244.png?resize=248%2C300&amp;ssl=1 248w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260710_1642305576707444373812244.png?resize=50%2C60&amp;ssl=1 50w" sizes="auto, (max-width: 726px) 100vw, 726px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando penso a un &#8220;sarto di comunità&#8221;, una delle prime immagini che mi vengono in mente è quella di una persona davanti a un grande tavolo da lavoro intenta a cucire relazioni, storie, possibilità.<br>Metaforicamente parlando, da un lato del tavolo mi immagino ritagli di stoffa in cui ogni pezzo rappresenta trame e memorie, persone, luoghi. Il sarto di comunità non cerca di rendere tutto uguale ma accosta i vari ritagli valorizzandone e rispettandone le differenze. Ha la capacità reale di ascolto utile per provare anche a rammendare eventuali &#8220;strappi&#8221; sociali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall&#8217;altra parte del tavolo mi immagino invece oggetti come mappe, semi, lanterne, fogli pieni di schizzi. Ed è qui che emerge l&#8217;artigiano dell&#8217;immaginario, colui che opera su ciò che ancora non esiste, dando forma a visioni che possono diventare progetti reali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ago che cuce i ritagli è lo stesso che ricama costellazioni su una mappa. Ogni punto tiene insieme ciò che è reale con ciò che è possibile.<br>Una sorta di bottega rinascimentale mescolata a un laboratorio contemporaneo piena di scaffali, libri, attrezzi artigianali, fotografie, piante. Nel frattempo la comunità attorno vive, facendo tesoro anche nel graduale processo artigiano di incontri e legami.<br><br>Non si tratta di un &#8220;facilitatore&#8221; e nemmeno di un &#8220;visionario&#8221;, ma di qualcuno che agisce sull&#8217;invisibile partendo dal visibile. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="729" height="693" data-attachment-id="34288" data-permalink="https://lauraressa.com/2026/07/10/scatola-di-latta-daimon-spaesario-salentino-intervista-gianluca-palma/20260710_1644094787428778031465743/" data-orig-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260710_1644094787428778031465743.png?fit=729%2C693&amp;ssl=1" data-orig-size="729,693" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="20260710_1644094787428778031465743" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260710_1644094787428778031465743.png?fit=729%2C693&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260710_1644094787428778031465743.png?resize=729%2C693&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-34288" srcset="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260710_1644094787428778031465743.png?w=729&amp;ssl=1 729w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260710_1644094787428778031465743.png?resize=300%2C285&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/20260710_1644094787428778031465743.png?resize=63%2C60&amp;ssl=1 63w" sizes="auto, (max-width: 729px) 100vw, 729px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Laura Ressa </p>



<p class="wp-block-paragraph">Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista</p>

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		<title>Musica e giovani tra &#8217;68 e Gen Z nel saggio di un educatore cantautore &#8211; Intervista a Marco Cignoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Ressa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 18:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cose belle]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Marco Cignoli è educatore professionale, cantautore, autore e conduttore televisivo e radiofonico.Ha pubblicato l’album &#8220;Coccodrillo Bianco&#8221; (2021), accolto positivamente dalla critica, e diversi singoli prodotti da professionisti della scena musicale italiana. In ambito editoriale ha curato il libro &#8220;Francesco Cignoli: all’ombra della quercia&#8221; e pubblicato il saggio &#8220;Musica italiana e disagio giovanile nei linguaggi del &#8230; </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Marco Cignoli è educatore professionale, cantautore, autore e conduttore televisivo e radiofonico.<br />Ha pubblicato l’album &#8220;Coccodrillo Bianco&#8221; (2021), accolto positivamente dalla critica, e diversi singoli prodotti da professionisti della scena musicale italiana. In ambito editoriale ha curato il libro &#8220;Francesco Cignoli: all’ombra della quercia&#8221; e pubblicato il saggio &#8220;Musica italiana e disagio giovanile nei linguaggi del Sessantotto e della Generazione Z&#8221; (2025).<br />Dal 2013 realizza programmi, reportage e interviste per televisioni, radio e web TV, collaborando con artisti e personaggi dello spettacolo. Ha inoltre condotto eventi culturali, musicali e istituzionali in tutta Italia.</p>



<span id="more-34132"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Il 25 giugno 2026 in diretta streaming sui canali Frasivolanti, Marco Cignoli ha raccontato il percorso intrapreso per la scrittura del suo saggio su musica e disagio giovanile. Attraverso il suo sguardo da appassionato di musica, cantautore ed educatore abbiamo dialogato sul modo in cui la musica può riuscire a comunicare anche ciò che sembra impossibile da dire.<br />Abbiamo esplorato cosa accomuna e cosa differenzia le generazioni, non solo in termini di gusti e correnti musicali ma anche in termini di percezione del presente, visioni sul futuro e paure.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per approfondire:&nbsp;<br /><a href="https://marcocignoli.wixsite.com/marcocignoli" target="_blank" rel="noopener">https://marcocignoli.wixsite.com/marcocignoli</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.raccontidarti.it/musica-italiana-e-disagio-giovanile-nei-linguaggi-del-sessantotto-e-della-generazione-z-il-nuovo-saggio-di-marco-cignoli/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.raccontidarti.it/musica-italiana-e-disagio-giovanile-nei-linguaggi-del-sessantotto-e-della-generazione-z-il-nuovo-saggio-di-marco-cignoli/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.exitwell.com/marco-cignoli-dal-palco-di-una-tv-a-quello-della-propria-vita-intervista/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.exitwell.com/marco-cignoli-dal-palco-di-una-tv-a-quello-della-propria-vita-intervista/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.mescalina.it/musica/news/20318/marcocignoli" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.mescalina.it/musica/news/20318/marcocignoli</a></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Marco Cignoli non parla di musica da semplice osservatore. La sua riflessione nasce dall&#8217;incrocio di tre identità: educatore professionale, cantautore e comunicatore televisivo. Il suo saggio sul disagio giovanile sembra infatti collocarsi a metà strada tra ricerca educativa, analisi culturale e testimonianza artistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia nei suoi lavori musicali sia nelle interviste passate emerge una forte attenzione a temi come ansia, solitudine, fragilità emotiva, identità e bisogno di espressione. Nei suoi testi ha raccontato spesso esperienze intime e vulnerabilità personali, dichiarando di aver usato la musica non per nascondersi ma per abbattere &#8220;tabù e paure&#8221;.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Marco Cignoli; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il video dell&#8217;intervista (<a href="https://youtu.be/QsdQRhAoyx8?si=M5LUIdX2uCscjG5P" target="_blank" rel="noreferrer noopener">link</a>)</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="jetpack-video-wrapper"><iframe loading="lazy" class="youtube-player" width="790" height="445" src="https://www.youtube.com/embed/QsdQRhAoyx8?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></div>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il podcast (<a href="https://www.spreaker.com/episode/musica-e-giovani-tra-68-e-gen-z-nel-saggio-di-un-educatore-cantautore-intervista-a-marco-cignoli--72686868" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Spreaker</a>)</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-spotify wp-block-embed-spotify wp-embed-aspect-21-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Spotify Embed: Musica e giovani tra &amp;apos;68 e Gen Z nel saggio di un educatore cantautore - Intervista a Marco Cignoli" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/0rvAepg9AWzodwqFivJBon?utm_source=oembed"></iframe>
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<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;incontro e la condivisione tra generazioni diverse, il superamento del pregiudizio e la forza del processo creativo: siamo partiti da qui Marco ed io per addentrarci in un racconto che attraversa prospettive generazionali differenti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli esempi che, tra gli altri, racconta bene il dialogo tra generazioni è la collaborazione musicale tra Marco e Christian. Nonostante i 23 anni di distanza anagrafica che li separano, la scoperta che si può creare qualcosa insieme ha vinto ogni eventuale pregiudizio reciproco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qual è una delle differenze più emblematiche tra sessantottini e generazione Z?<br>Durante l&#8217;intervista Marco Cignoli si è soffermato in particolare sulla dicotomia tra ciò che è collettivo e ciò che è individuale.<br>Nella sua analisi musicale su queste due generazioni, ha rilevato nei sessantottini uno spiccato spirito comunitario che quindi portava anche i cantautori ad esprimersi in modo collettivo.<br>La generazione Z invece sembra voler presentare il proprio racconto, anche quello musicale, in chiave individuale. La gen Z cioè non sembra riconoscersi come un movimento collettivo e chi scrive canzoni in questo momento storico, racconta il proprio vissuto in una dimensione più intima e personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La musica può essere una grande alleata per i giovani: essa permette di conoscere, condividere con gli altri la propria storia, comprendere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante l&#8217;intervista, Marco ha ricordato il periodo in cui conduceva un programma radiofonico ospitando artisti emergenti e, curiosamente, ciò che emergeva delle loro storie era già tutto contenuto nella musica che facevano, poiché essa rappresentava un linguaggio naturale. Per fare in modo che questi giovani artisti riuscissero a raccontare in radio quello che con la musica gli veniva naturale dire, era però necessario avere la pazienza di creare il clima adeguato e tirare poco a poco fuori quelle storie e quei pensieri che con la musica trovavano la strada per emergere con maggiore naturalezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i vari progetti, Marco Cignoli ha partecipato al documentario sul manicomio di Voghera intitolato &#8220;Storie oltre il cancello&#8221;, frutto del lavoro di ricerca e di narrazione condotto da Novella Limite sulle storie dell&#8217;ospedale psichiatrico.<br>Queste storie sono anche al centro del libro &#8220;Il sentiero della vergogna&#8221; scritto appunto da Novella Limite e pubblicato da Primula Editore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il documentario &#8220;Storie oltre il cancello&#8221; è su YouTube al seguente link: <a href="https://youtu.be/LqbxrTEl9Rg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://youtu.be/LqbxrTEl9Rg</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;approccio genuino di Marco alla riflessione condivisa ci ha permesso di esplorare con naturalezza risvolti specifici sia del lavoro di analisi che ha condotto per scrivere il suo saggio sia dei suoi progetti in campo musicale, con uno sguardo al mondo dell&#8217;educazione. Marco infatti svolge la professione di educatore ed è costantemente a contatto con una fascia di persone giovani: questo mestiere gli permette di osservare le nuove generazioni da una angolazione particolare e privilegiata, sempre con la convinzione che fare l&#8217;educatore non significhi porre regole rigide ma piuttosto ascoltare davvero i giovani e porre le basi per poter essere da supporto per alcuni aspetti del loro percorso di crescita. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Laura Ressa </p>



<p class="wp-block-paragraph">Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista</p>

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		<title>Associazione Perseo: sguardi clinici-umani alla violenza oltre il genere &#8211; Intervista a Fulvia Siano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Ressa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 18:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dinamiche sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[violenza oltre il genere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La dott.ssa Fulvia Siano è Psicologa clinica e giuridica e Presidente del Centro Antiviolenza Perseo. Laureata in Psicologia Clinica, con una tesi sperimentale su conflittualità della coppia e su relazione genitoriale, ha lavorato come educatrice per il recupero e l’integrazione sociale di persone con disagi fisici e psichici, affinando le competenze attraverso il Master in &#8230; </p>
<p>L'articolo <a href="https://lauraressa.com/2026/06/24/associazione-perseo-violenza-oltre-il-genere-intervista-fulvia-siano/">Associazione Perseo: sguardi clinici-umani alla violenza oltre il genere &#8211; Intervista a Fulvia Siano</a> proviene da <a href="https://lauraressa.com">Frasivolanti</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La dott.ssa Fulvia Siano è Psicologa clinica e giuridica e Presidente del Centro Antiviolenza Perseo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Laureata in Psicologia Clinica, con una tesi sperimentale su conflittualità della coppia e su relazione genitoriale, ha lavorato come educatrice per il recupero e l’integrazione sociale di persone con disagi fisici e psichici, affinando le competenze attraverso il Master in Psicologia Giuridica.<br />Ha proseguito l’iter formativo con corsi e seminari su tematiche cliniche rivolte alla vittimologia, alla psicologia forense e criminologica.<br />Ha conseguito un Master in Psicodiagnostica e offre consulenze tecniche in ambito civile e penale. Ha conseguito anche il diploma di Parent Coach, strumento per dare la possibilità al genitore di migliorare le proprie competenze genitoriali sia in ambito privato che in percorsi giudiziali e in fase di separazione conflittuale.</p>



<span id="more-34126"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Il 23 giugno 2026, in diretta streaming sui canali Frasivolanti, abbiamo dialogato con la dott.ssa Siano attorno al tema della violenza oltre il genere, delle storture del dibattito mainstream, di cosa si possa fare per comprendere ogni fenomeno di violenza e di quanto si rischia di ridurre argomenti seri come questo ad una questione di &#8220;tifoserie&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’associazione Perseo nasce per offrire una possibilità di ascolto a tutte le persone che si trovano a vivere una situazione di maltrattamento o che necessitano di percorsi di riabilitazione e recupero per la gestione della rabbia.<br />Perseo è un centro di ascolto dedicato agli uomini vittime di violenza in ogni fase della vita: dai ragazzi che subiscono bullismo, ai padri in difficoltà durante le separazioni, dai lavoratori vittime di mobbing fino agli anziani maltrattati dai caregivers.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’equipe multidisciplinare dell&#8217;Associazione Perseo è formata da Psicologi Clinici, Giuridici, Psicoterapeuti, Psicopedagogista (con formazione nella violenza oltre il genere) e da Avvocati civilisti e penalisti.<br />Inoltre, in equipe c&#8217;è anche il supporto di figure traversali quali Sociologi, Criminologi e Mediatori linguistici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante segnalare che l’Associazione si rivolge a tutte quelle persone che non hanno accesso nei Centri Antiviolenza femminili: uomini vittime da parte di donne o di altri uomini, donne vittime di altre donne (ad esempio ragazze vittime da parte di madri violente), lesbiche, omosessuali, trans e tutta la comunità LGBTQ+, anziani, disabili e chiunque abbia bisogno di aiuto senza alcuna distinzione di genere, di cultura e di età.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli uomini molto spesso sono ignorati dai servizi di tutela, in quanto la narrazione odierna si concentra esclusivamente sulle vittime femminili, lasciando sole le persone di sesso maschile (vedi padri separati, anziani, disabili, persone della comunità LGBTQ+ e in alcuni casi anche donne vittime di altre donne).<br />Gli uomini sono sottoposti a varie forme di violenza, moltissimi sono vittime di stalking, maltrattamenti fisici e psicologici, di allontanamento dalla prole, ricatti economici ed emotivi e condotte alienanti. Ma nessuno ne parla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fulvia Siano ha di recente pubblicato il libro &#8220;La violenza invisibile. Sguardi clinici e umani alla violenza oltre il genere&#8221;, un percorso attraverso la complessità del fenomeno della violenza, che dall’analisi emerge non come un fatto di genere ma come un linguaggio umano, relazionale, che attraversa uomini, donne e minori, assumendo forme psicologiche, fisiche, economiche e giuridiche spesso difficili da riconoscere.<br />L’autrice restituisce dignità e voce a tutte le vittime ― anche a quelle dimenticate dal discorso pubblico ― e affronta i nodi più controversi della violenza contemporanea. Il libro propone una lettura nuova e coraggiosa: superare gli stereotipi, riconoscere la violenza laddove è più difficile vederla e riportarla alla sua natura più autentica: quella di una ferita umana, non di una categoria ideologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per approfondire:<br /><a href="https://associazioneperseo.it/" target="_blank" rel="noopener">https://associazioneperseo.it/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.passionepsicologia.it/blog/una-nuova-intervista-su-passione-psicologia-fulvia-siano-la-violenza-oltre-il-genere" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.passionepsicologia.it/blog/una-nuova-intervista-su-passione-psicologia-fulvia-siano-la-violenza-oltre-il-genere</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://mowmag.com/attualita/l-esperta-fulvia-siano-smonta-il-video-della-fondazione-giulia-cecchettin-sulla-violenza-maschile-contro-le-donne-la-prevenzione-non-puo-poggiare-su-una-caricatura" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://mowmag.com/attualita/l-esperta-fulvia-siano-smonta-il-video-della-fondazione-giulia-cecchettin-sulla-violenza-maschile-contro-le-donne-la-prevenzione-non-puo-poggiare-su-una-caricatura</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.buonenotizie.it/attualita/2026/06/05/confilitti-familiari-centri-antiviolenza-genere-e-pregiudizi-fulvia-siano-associazione-perseo/fabrizio-scardovi" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.buonenotizie.it/attualita/2026/06/05/confilitti-familiari-centri-antiviolenza-genere-e-pregiudizi-fulvia-siano-associazione-perseo/fabrizio-scardovi</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=V2mN5srhUj8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=V2mN5srhUj8</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=cLOKUaMEe18" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=cLOKUaMEe18</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=-gMuQ8Bo2fs" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=-gMuQ8Bo2fs</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=7iioGQ-aOvY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=7iioGQ-aOvY</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.facebook.com/dr.ssaFulviaSiano" target="_blank" rel="noopener">https://www.facebook.com/dr.ssaFulviaSiano</a></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Emerge un filo conduttore molto chiaro: Fulvia Siano non nega l’esistenza della violenza maschile contro le donne, ma contesta una lettura esclusivamente ideologica e monocausale del fenomeno. La sua posizione insiste sulla complessità clinica e relazionale della violenza, sulla necessità di dare voce alle vittime invisibili e sul rischio che la comunicazione pubblica trasformi un problema umano in uno scontro identitario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quali sono le tensioni culturali, cliniche e mediatiche che rendono questo tema così divisivo? </p>



<p class="wp-block-paragraph">I fattori che possono portare una persona a commettere azioni violente sono molteplici. Esistono purtroppo persone che vengono considerate vittime di serie A e altre persone che sono considerate vittime di serie B.<br />Le vittime di genere maschile e le donne vittime di altre donne, ad esempio, non trovano sostegno e non possono accedere a servizi dedicati.<br />Ed è un problema sistemico perché a tutte le persone dovrebbe essere garantita la possibilità di tutelare la propria incolumità: non si tratta di togliere servizi ad altri ma di rendere questi servizi davvero accessibili a tutte le vittime di violenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I doppi standard sulla percezione della violenza emergono in modo plateale a seconda del genere di appartenenza della vittima.<br>La tendenza a semplificare la narrazione e la percezione di un fatto di cronaca, distorce il senso di realtà. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre tutti si sentono in grado (o in dovere) di esprimere un giudizio e di stabilire una diagnosi della persona che è vittima e di quella che è carnefice. Ma dobbiamo ricordarci che la violenza è trasversale e può essere commessa da tutti indistintamente.<br>Nel suo racconto, la dott.ssa Siano ha riportato casi reali sia in riferimento alla sua esperienza lavorativa nelle case famiglia sia in riferimento all&#8217;impegno profuso negli anni per il Centro antiviolenza Perseo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di vittime invisibili, spesso si fa fatica a capire cosa vivano davvero queste persone, ecco perché una parte dell&#8217;intervista alla dott.ssa Fulvia Siano è stata dedicata al racconto di alcuni casi concreti di violenza e maltrattamenti subiti da queste vittime invisibili.<br>L&#8217;Associazione Perseo, di cui Fulvia Siano è presidente, si è occupata di moltissimi casi concreti di persone completamente abbandonate dalle istituzioni nonostante le gravi situazioni di pericolo in cui vivevano. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È stata menzionata ad esempio la storia di un uomo sessantacinquenne che ha subito per anni maltrattamenti dalla moglie e che è andato al pronto soccorso molte volte con profonde ferite alla testa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In merito a questo caso di violenza, la dott.ssa Siano ha fornito ulteriori informazioni specificando che solo dopo 5 anni di battaglia in tribunale è stato ottenuto il rinvio a giudizio della donna che ha perpetrato le violenze. Nel frattempo il marito ha dovuto abbandonare la sua casa di proprietà e vivere in un ostello.<br>Se l&#8217;Associazione Perseo avesse avuto i fondi pubblici necessari, si sarebbe riusciti probabilmente ad ospitare l&#8217;uomo in una struttura protetta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre al caso dell&#8217;uomo di 65 anni, la Siano ha citato anche un altro dei tanti casi di vittime invisibili di violenza.<br>Si tratta di un giovane omosessuale di 20 anni stuprato da un altro uomo. In ospedale venne refertato lo stupro ma non partì il codice rosso, che dovrebbe invece partire in tutti i casi di violenza.<br>Il fatto è avvenuto in Veneto e al giovane è mancata completamente la rete di supporto che le associazioni e le istituzioni dovrebbero garantire a tutti in questi casi.<br>Le ricadute di questo fatto tragico sulla vita del giovane sono state nefaste. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È chiaro dunque che la violenza può essere agita da tutte le persone e può colpire tutte le persone, a prescindere dal loro genere di appartenenza. In tal senso dobbiamo scardinare alcuni dogmi propagandistici, dobbiamo cominciare a cambiare la narrazione, ad opporci al racconto mainstream di una &#8220;strage&#8221; unidirezionale che contempla solo una tipologia di vittime.<br>Lo dobbiamo fare prima di tutto nel rispetto di tutte le persone che subiscono violenza, e anche nel rispetto del dovere di cronaca e della realtà che i dati descrivono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La psicologia viene stuprata quotidianamente perché purtroppo chiunque pensa di poter fare diagnosi senza sapere, senza le basi di studio necessarie, senza conoscere davvero le storie specifiche e le persone coinvolte.<br>Questa è una delle grosse derive a cui siamo giunti: la semplificazione della mente umana e della psicologia, fino alla distorsione completa del disagio psichico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">La comunicazione sulla violenza tende spesso a semplificare e polarizzare e nel dibattito pubblico facciamo così fatica a pensare che una persona possa essere vittima indipendentemente dal sesso biologico. Eppure dovrebbe tenere bene a mente che la violenza è prima di tutto un linguaggio relazionale e umano ed esistono dinamiche psicologiche comuni tra uomini e donne che esercitano controllo, manipolazione o abuso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre è fondamentale chiederci: perché per molti uomini è ancora difficile dichiararsi vittime? Quali stereotipi culturali impediscono loro di chiedere aiuto?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qual è la differenza tra sensibilizzazione e propaganda? </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Fulvia Siano; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il video dell&#8217;intervista (<a href="https://youtu.be/qzBeSb14OKg?si=uNariKpRbw-HAuuK" target="_blank" rel="noreferrer noopener">link</a>) </strong></p>



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</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il podcast (<a href="https://www.spreaker.com/episode/associazione-perseo-sguardi-clinici-umani-alla-violenza-oltre-il-genere-intervista-a-fulvia-siano--72648299" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Spreaker</a>)</strong></p>



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<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Il termine &#8220;femminicidio&#8221; rischia di dare subito una motivazione astratta e solo concettuale sul movente di un omicidio, precludendo così la possibilità di riflettere su fattori sui quali si potrebbe intervenire concretamente per ridurre il fenomeno (ad esempio: abuso di sostanze stupefacenti, condizioni economiche, disagio psichico, possesso di armi da fuoco, appartenenza alla malavita organizzata, ecc.). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Faccio un esempio concreto per rendere l&#8217;idea: cosa sarebbe accaduto se per l&#8217;omicidio di Ilaria Alpi ci si fosse accontentati di definirlo femminicidio lasciando completamente in ombra i moventi politico-economici (traffici internazionali di armi) che hanno condotto alla sua esecuzione in virtù delle inchieste che stava svolgendo? </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi capita purtroppo spesso di ascoltare conclusioni azzardate sul comportamento di persone con disturbi psichici e si tratta sempre di conclusioni prive di basi scientifiche, dettate esclusivamente dal parere personale di chi non ha studiato questi temi, non li ha mai affrontati in termini professionali e non possiede le basi tecniche per discuterne. Siamo immersi in una società che, da qualsiasi angolazione la si guardi, spinge verso l&#8217;estrema semplificazione del pensiero. Questo porta all&#8217;assenza totale di razionalità e alla totale incapacità di osservare la realtà sforzandosi di capire che essa è sempre estremamente complessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La psicologia deve operare senza pregiudizi, senza stereotipi e senza ideologie.<br>Questo è un altro dei messaggi importantissimi lanciati dalla dott.ssa Fulvia Siano. Un messaggio che sottoscrivo pienamente perché narrare la realtà in modo estremo &#8211; così come in troppi oggi fanno &#8211; non porta ad evolverci, non ci porta a comprendere i meccanismi che regolano le relazioni umane e ci conduce solo verso la sfiducia totale, verso una sempre maggiore incapacità di dialogare e confrontarci anche con chi la pensa diversamente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ringrazio infinitamente Fulvia Siano per questo tempo condiviso, per la sua testimonianza, per il suo lavoro e per la tenacia con cui porta avanti il suo mestiere senza pregiudizi né ideologie.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Laura Ressa </p>



<p class="wp-block-paragraph">Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista</p>

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		<title>Tra mediazione culturale e scrittura fino a &#8220;Insania fest&#8221; &#8211; Intervista a Carlo Miccio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Ressa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 18:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cose belle]]></category>
		<category><![CDATA[dinamiche sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scrittore, attivista, educatore e mediatore culturale con profughi e richiedenti asilo politico, Carlo Miccio è nato a Firenze ma da sempre risiede a Latina, ad eccezione di una lunga parentesi londinese durata otto anni.Ha pubblicato racconti per la collana Toilet (80144edizioni, di cui è stato uno dei fondatori), e nel 2017 è uscito il suo &#8230; </p>
<p>L'articolo <a href="https://lauraressa.com/2026/06/20/mediazione-culturale-e-scrittura-fino-a-insania-fest-intervista-carlo-miccio/">Tra mediazione culturale e scrittura fino a &#8220;Insania fest&#8221; &#8211; Intervista a Carlo Miccio</a> proviene da <a href="https://lauraressa.com">Frasivolanti</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Scrittore, attivista, educatore e mediatore culturale con profughi e richiedenti asilo politico, Carlo Miccio è nato a Firenze ma da sempre risiede a Latina, ad eccezione di una lunga parentesi londinese durata otto anni.<br />Ha pubblicato racconti per la collana Toilet (80144edizioni, di cui è stato uno dei fondatori), e nel 2017 è uscito il suo primo romanzo &#8220;La Trappola del Fuorigioco&#8221;, per la Collana 180 dell&#8217;Alphabeta Verlag edizioni, in cui parla dell&#8217;esperienza di caregiver e di disagio psichico.<br />Nel 2022 ha pubblicato &#8220;Copula Mundi&#8221;, romanzo ambientato in un CAS (Centro Accoglienza Stranieri) e nel 2025 il volume &#8220;Il Sutra del Pallone di Cuoio&#8221; per le edizioni Rogas, un libro sugli aspetti più politici, filosofici e sentimentali del calcio.<br />Da sempre appassionato di comunicazione, Carlo è autore di opere di graphic art che lo hanno portato, a partire dal 2006, a esporre a Latina, Roma, Torino, Londra, Narni all&#8217;interno di mostre sia personali che collettive. Nel 2014 è stato incluso nell&#8217;antologia &#8220;Illustration 5&#8221; delle edizioni Taschen, tra i 150 più interessanti illustratori al mondo.<br />I suoi lavori sono pubblicati anche su Graphic Style Lab (Rockport, USA), testo adottato dall&#8217;università di Harvard per i corsi di comunicazione creativa, e sono visibili sul sito&nbsp;<a href="https://www.microcolica.it/" target="_blank" rel="noopener">www.microcolica.it</a></p>



<span id="more-34120"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Fa parte del &#8220;Collettivo Primo Contatto&#8221; nato per iniziativa di un gruppo di persone che riconosce tra i valori fondativi l&#8217;umanizzazione e che interpreta le diversità come risorsa. Lo scopo del Collettivo è creare momenti di confronto con le varie componenti sociali presenti sul territorio circa le tematiche dell&#8217;equità sociale, della giustizia e dell&#8217;inclusione con l&#8217;obiettivo di sollecitare un cambiamento di paradigma interpretativo sul contesto sociale e culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le iniziative del Collettivo – in collaborazione con l&#8217;associazione Polygonal &#8211; negli ultimi anni c&#8217;è anche InSania Fest, festival culturale sulla salute mentale e sulle contronarrazioni della follia, che si svolge ogni anno a Cori e dintorni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 19 giugno 2026 in diretta streaming sui canali Frasivolanti, Carlo Miccio ed io abbiamo dialogato dei suoi progetti e di quale significato assuma oggi l&#8217;attivismo.<br />Di Carlo mi colpisce l&#8217;approccio mai arreso a quel che accade, la voglia di fare per la propria comunità, di costruire qualcosa che abbia risonanza per le persone. Mi colpisce anche il suo mettersi in dubbio, la consapevolezza di &#8220;non essere nessuno&#8221; (come mi ha scritto lui stesso) e il suo non voler stare al centro dell&#8217;attenzione tanto da porsi la domanda se fosse opportuno che il suo nome in locandina fosse così in alto e così grande.<br />Sono pensieri che fanno intravedere uno spiraglio di luce in un mondo di individualismi sempre più estremi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per me è importante raccogliere le storie di chi racconta in modo costruttivo la propria esperienza di vita e cerca di fare qualcosa di bello, concreto e interessante per la propria comunità.<br />Questo è il caso di Carlo Miccio: il suo percorso e la sua storia possono far germogliare in noi messaggi non scontati in questo tempo pieno di gente che vuol salire in cattedra a tutti i costi pur dicendo cose sterili.<br />Mi piace cercare voci libere e profonde, concrete ma allo stesso tempo sognatrici, che sanno dire chiaramente come stanno le cose senza avere bavagli sulla bocca e sul cuore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per approfondire:<br /><a href="https://www.facebook.com/insania.fest" target="_blank" rel="noopener">https://www.facebook.com/insania.fest</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://collettivoprimocontatto.org/chi-siamo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://collettivoprimocontatto.org/chi-siamo/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.vita.it/miccio-da-bambino-caregiver-a-scrittore-raccontare-e-stata-una-cura/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.vita.it/miccio-da-bambino-caregiver-a-scrittore-raccontare-e-stata-una-cura/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://romeartweek.com/it/artisti/?code=NSGAXE" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://romeartweek.com/it/artisti/?code=NSGAXE</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://youtu.be/nPzJB7xC3BY?si=3-AaW3n9-qLAuiH4" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://youtu.be/nPzJB7xC3BY?si=3-AaW3n9-qLAuiH4</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://youtu.be/GUmHEgORmfw?si=FDnfOYSGIX1fx2fN" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://youtu.be/GUmHEgORmfw?si=FDnfOYSGIX1fx2fN</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://youtu.be/aU7ufVw_IrE?si=yczOaZgr_PNI5YIM" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://youtu.be/aU7ufVw_IrE?si=yczOaZgr_PNI5YIM</a></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Carlo Miccio non è semplicemente uno scrittore o un attivista. Il filo che attraversa tutta la sua esperienza è il rapporto tra fragilità e responsabilità. La fragilità vissuta in prima persona (il padre con disturbo psichiatrico, l&#8217;esperienza di caregiver, la solitudine), quella incontrata nel lavoro con migranti e richiedenti asilo, quella osservata nella salute mentale, e persino quella nascosta dentro il calcio, che nel suo ultimo libro diventa una lente per leggere la società. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché la società in cui viviamo è così ansiogena e come mai il disagio psichico è così diffuso?<br>Carlo Miccio entra nel tema della salute mentale ribadendo che ci sono molte cause sociali alla base dell&#8217;ansia diffusa: ad esempio il fatto di essere precari fino ad un&#8217;età avanzata in un mondo del lavoro a sua volta estremamente precario; il modello neoliberale legato ai cicli economici; la competizione costante su ogni fronte del nostro vivere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Caporalato, prepotenza, abuso: si tratta di prassi tristemente consolidate ancora oggi in Italia.<br>A due anni dalla sua scomparsa, Carlo Miccio ha ricordato Satnam Singh, il lavoratore agricolo abbandonato sul ciglio della strada a Latina con un braccio amputato a seguito di un incidente con un macchinario.<br>La sua storia fa orrore per moltissime ragioni, anche per il fatto che il sistema in cui siamo tutti dentro sfrutta e uccide le persone ai margini senza che questo appaia come una anomalia da risolvere e senza che questo modifichi il nostro atteggiamento quotidiano nei confronti di chi è in difficoltà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosiddetta &#8220;emergenza&#8221; dei migranti viene raccontata in questi termini ma in realtà è un fenomeno che in Italia esiste da 30 anni e per il quale i governi avrebbero potuto e dovuto trovare delle soluzioni strutturali che garantissero alle persone che arrivano nel nostro paese di essere trattate come esseri umani.<br>Le vite di queste persone sono costellate di tragedie, perdite, rischi e sofferenza. E dunque è ancora più vergognoso il modo in cui vengono tuttora trattate: persone rinchiuse in centri di fasulla &#8220;accoglienza&#8221; in attesa di un timbro, di un foglio che sembra non arrivare mai.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per molti anni Carlo Miccio ha lavorato come mediatore culturale per persone rifugiate e richiedenti asilo, conosce quindi da vicino queste dinamiche e ne è stato diretto testimone. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2022 Carlo ha pubblicato &#8220;Copula Mundi&#8221;, romanzo ambientato in un CAS (Centro Accoglienza Stranieri) e ispirato agli sbarchi del 2016.<br>In quel periodo, per via del suo lavoro di mediatore culturale, Carlo ha incontrato tante persone costrette a restare ai margini all&#8217;interno del CAS in attesa di un documento, in attesa di un timbro, mentre i loro parenti erano in un altro paese, magari in Germania o in Svezia, e ciò che più desideravano era ricongiungersi a loro e provare a ricostruire la propria vita. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In quei casi era molto difficile convincere queste persone &#8211; spesso giovani &#8211; a non fuggire, a non farsi prendere dalla disperazione e ad aspettare ancora un po&#8217; per un foglio o un documento che non arrivava.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scrittura torna spesso nella vita di Carlo, che ha pubblicato anche il libro &#8220;La trappola del fuorigioco&#8221;, un romanzo all’interno delle dinamiche di un ambiente familiare in cui si annida ed esplode il disagio mentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Giugno 1975: la travolgente avanzata elettorale del PCI di Berlinguer minaccia di sconvolgere l’ordine politico e sociale dell’intero paese. Per Sebastiano La Rosa, 40 anni e una diagnosi di Depressione Bipolare Schizoaffettiva, si profila il peggiore degli incubi: un paese in mano a barbari che bruciano chiese e sequestrano case. Una paura capace di spingerlo nel baratro psicotico sotto gli occhi di suo figlio Marcello, dieci anni, che la realtà la decifra solo attraverso il gioco del calcio. E che al significato della parola comunismo, e al senso vero delle paure di suo padre, ci arriverà scoprendo le meraviglie del calcio totale: un modulo perfetto praticato dalla nazionale olandese sotto la guida del suo rivoluzionario condottiero, il compagno Johan Cruyff.<br>Inizia sul campo di calcio un cammino di trasformazione che porterà negli anni quel ragazzino a trovare la maniera per gestire l’ingombrante presenza della malattia paterna e le sue stesse reazioni emotive davanti alla paura e al pericolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anni dopo, quando chiesi a mia madre di quella notte, lei raccontò che mio padre aveva iniziato a urlare che c’era il demonio nascosto in casa da qualche parte, e andava scovato e cacciato, come aveva fatto San Michele Arcangelo con la sua stramaledetta spada di fuoco.<br />Io avevo quattro anni, lei era incinta di mia sorella e, fino a quel momento, della malattia di mio padre non ne aveva mai avuto sentore. E forse neanche lui. In genere, a sentire i medici queste patologie insorgono entro i trent’anni. Lui ne aveva ventinove, quella sera. La sera che per la prima volta ebbi paura di lui. Pensavo che volesse farmi del male. […]&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.edizionialphabeta.it/it/book/la-trappola-del-fuorigioco/978-88-7223-279-8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.edizionialphabeta.it/it/book/la-trappola-del-fuorigioco/978-88-7223-279-8</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;accoglienza viene spesso discussa in termini burocratici o ideologici. Carlo Miccio invece ha lavorato dentro le relazioni concrete e gli ho chiesto quindi cosa lo abbia sorpreso di più nell&#8217;incontro con l&#8217;altro, quale sia la distanza più grande tra il modo in cui la società racconta le persone migranti e ciò che ha imparato lui conoscendole da vicino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti autori usano la scrittura per costruire una versione di sé. Nel suo caso ho l&#8217;impressione che la scrittura serva a smontare le narrazioni rassicuranti, forse per mantenere uno sguardo critico sulla propria storia personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Carlo ha raccontato spesso che la malattia psichiatrica di suo padre è stata una ferita profonda e nei suoi racconti ritorna il tema della solitudine. Ci siamo dunque interrogati sulla differenza tra la solitudine imposta dalle circostanze e quella che si sceglie per conoscersi meglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella vita di Carlo Miccio c&#8217;è poi anche InSania Fest che parla di &#8220;contronarrazioni della follia&#8221;. Questa espressione colpisce molto perché sembra suggerire che il problema non sia solo la sofferenza mentale, ma il modo in cui la raccontiamo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle cose che più mi colpisce di Carlo è una certa diffidenza verso il protagonismo. Mi ha scritto di sentirsi &#8220;nessuno&#8221; e persino di essere a disagio nel vedere il suo nome troppo in evidenza nella locandina di questa intervista. Credo che, in un&#8217;epoca costruita sull&#8217;autopromozione, questa postura meriti di essere sviscerata. Ed è ciò che abbiamo provato a fare in questa chiacchierata. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dedicandosi al racconto di chi viene lasciato ai margini (persone con disagio psichico, migranti, esclusi), ci siamo chiesti anche come si possa restare umani dentro le ferite, senza trasformarle né in vittimismo né in eroismo.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Carlo Miccio; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il video dell&#8217;intervista (<a href="https://youtu.be/FM-Ul353--I?si=MCoM8kvPJKATJ5uQ" target="_blank" rel="noreferrer noopener">link</a>)</strong></p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il podcast (<a href="https://www.spreaker.com/episode/tra-mediazione-culturale-e-scrittura-fino-a-insania-fest-intervista-a-carlo-miccio--72604301" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Spreaker</a>)</strong></p>



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<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">La chiacchierata con Carlo è stata l&#8217;occasione per esplorare vari temi a noi cari. Speriamo che queste piccole gocce nel mare possano servire a chi si domanda cosa non funzioni nella propria esistenza e potrebbe cominciare invece a cambiare la domanda e a chiedersi se la società in cui vive rispetti davvero il diritto delle persone a esistere (e non solo a sopravvivere annaspando tra trappole e aspettative).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbe auspicabile una presenza più forte della società intesa come rete e comunità che si smuove per il benessere e la salute di tutti.<br>Fino a qualche decennio fa era impensabile ignorare, ad esempio, una persona che dormiva per strada o stava male sotto casa nostra. Nel tempo queste scene sono diventate quasi la normalità e non si sente come realmente pressante la spinta a chiedere a quella persona cosa succede e se ha bisogno del nostro aiuto, anche solo per chiamare qualcuno che possa fornire adeguata assistenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non siamo eroi e non possiamo diventarlo, ma possiamo fare quel che riusciamo. E se tutti facessimo quel pezzo che è in nostro potere, molto probabilmente il senso di comunità ci aiuterebbe ad esigere i diritti che ci spettano, a non accettare supinamente di star male per mantenere le apparenze, a rispettare le storie degli altri come qualcosa che non potremo mai comprendere, a prenderci cura dell&#8217;altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ringrazio Carlo Miccio per questo dialogo fatto di parole scelte con attenzione, di quelle parole che hanno il potere di cambiare le cose un pezzettino alla volta al di là di ogni cinismo, indifferenza o tentativo di resa. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Laura Ressa </p>



<p class="wp-block-paragraph">Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista</p>

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<p>L'articolo <a href="https://lauraressa.com/2026/06/20/mediazione-culturale-e-scrittura-fino-a-insania-fest-intervista-carlo-miccio/">Tra mediazione culturale e scrittura fino a &#8220;Insania fest&#8221; &#8211; Intervista a Carlo Miccio</a> proviene da <a href="https://lauraressa.com">Frasivolanti</a>.</p>
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		<title>Reportage tra Palestina, Libano, Siria, Afghanistan narrando il mondo &#8211; Intervista a Angelo Calianno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Ressa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cose belle]]></category>
		<category><![CDATA[dinamiche sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Angelo Calianno è nato a Cisternino, in provincia di Brindisi, il 6 novembre 1979 e svolge l&#8217;attività di fotoreporter freelance da 17 anni.Dopo aver terminato gli studi in storia antica si trasferisce all&#8217;estero vivendo prima in Inghilterra e poi in Centro-Sud America, luoghi dove comincia a muovere i primi passi come reporter e fotoreporter. In &#8230; </p>
<p>L'articolo <a href="https://lauraressa.com/2026/06/16/reportage-tra-palestina-libano-siria-afghanistan-intervista-angelo-calianno/">Reportage tra Palestina, Libano, Siria, Afghanistan narrando il mondo &#8211; Intervista a Angelo Calianno</a> proviene da <a href="https://lauraressa.com">Frasivolanti</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Angelo Calianno è nato a Cisternino, in provincia di Brindisi, il 6 novembre 1979 e svolge l&#8217;attività di fotoreporter freelance da 17 anni.<br />Dopo aver terminato gli studi in storia antica si trasferisce all&#8217;estero vivendo prima in Inghilterra e poi in Centro-Sud America, luoghi dove comincia a muovere i primi passi come reporter e fotoreporter. In seguito si trasferisce in Medioriente muovendosi tra Siria, Palestina e Iraq, specializzandosi ulteriormente nello studio delle varie correnti dell&#8217;Islam e dell&#8217;origine dei gruppi terroristici presenti sul territorio. Negli ultimi anni ha scritto e fotografato raccontando storie dai<br />maggiori luoghi di conflitto in Palestina, Libano, Siria, Rojava e Afghanistan. </p>



<span id="more-34111"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre a scrivere e fotografare, negli ultimi due anni collabora con la casa di Produzione tedesca Quintos, per la realizzazione di documentari in zone di conflitto.<br />Angelo Calianno collabora anche come consulente e ricercatore per l&#8217;ITSS (The International Team for the Study of Security Verona). Ha scritto e scrive da Palestina, Israele, Afghanistan, Siria, Kurdistan, Iran, Turchia, Artsakh, Armenia, Libano, Somalia, Chad, Sudan, Sierra Leone, Mali, Colombia, El Salvador, Nepal, Pakistan.<br />Ha collaborato e collabora con: Missioni Consolata, Middle East Eye, Byline Times, ITSS, Mondopoli, Treccani, TPI, Terra Santa, Voci Globali, TgCom zone di Crisi, Global Voices int, LSD magazine, Popoli, Peacereporter, Rivist@, Kabel Eins.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parallelamente agli articoli e reportage, le sue foto vengono esposte in gallerie e musei in Italia ed Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha esposto presso:<br />&#8211; European Court of Auditors, Lussemburgo<br />&#8211; MUST Museo D&#8217;Arte Contemporanea, Lecce<br />&#8211; Parco Archeologico San Nicola, Cisternino<br />&#8211; Contemporary art and Media gallery, Yerevan<br />&#8211; Caffè Cittadino, Dimora Storica, Lecce<br />&#8211; Galleria D’ Arte Donato Rizzi, Matera</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro e la testimonianza di Angelo Calianno sono stati al centro dell&#8217;intervista del 15 giugno 2026 in diretta streaming sui canali Frasivolanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi ha colpito molto &#8211; e quindi la riporto di seguito &#8211; una citazione inserita da Angelo nella homepage del suo sito:<br />&#8220;Volevo il movimento, non un&#8217;esistenza quieta. Volevo l&#8217;emozione, il pericolo, la possibilità di sacrificare qualcosa al mio amore.<br />Avvertivo dentro di me una sovrabbondanza di energia che non trovava sfogo in una vita tranquilla.&#8221; (Lev Tolstoj)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco alcuni link di approfondimento:<br /><a href="https://www.senzacodice.com/" target="_blank" rel="noopener">https://www.senzacodice.com/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://vociglobali.it/author/angelocalianno" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://vociglobali.it/author/angelocalianno</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://drinkfromlife.it/in-viaggio-con-angelo-bonnot-calianno/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://drinkfromlife.it/in-viaggio-con-angelo-bonnot-calianno/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://youtu.be/CSY8srULrjk?feature=shared" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://youtu.be/CSY8srULrjk?feature=shared</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://wp.me/p2ou5O-1eB" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://wp.me/p2ou5O-1eB</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://bylinetimes.com/author/angelocalianno" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://bylinetimes.com/author/angelocalianno</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.middleeasteye.net/users/angelo-calliano" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.middleeasteye.net/users/angelo-calliano</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.salentowebnews.it/palestina-e-non-solo-incontro-con-il-fotoreporterangelo-calianno" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.salentowebnews.it/palestina-e-non-solo-incontro-con-il-fotoreporterangelo-calianno</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.barinedita.it/storie-e-interviste/n184-angelo-calianno--la-vita-coraggiosa-di-un-reporter-di-guerra" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.barinedita.it/storie-e-interviste/n184-angelo-calianno&#8211;la-vita-coraggiosa-di-un-reporter-di-guerra</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.inesplorazione.it/2011/01/angelo-calianno-luomo-bianco-che.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.inesplorazione.it/2011/01/angelo-calianno-luomo-bianco-che.html</a></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Ha scritto Angelo Calianno: </p>



<p class="wp-block-paragraph">​&#8221;Non posso ritenermi un fotografo, i fotografi inseguono immagini perfette aspettando per ore luci a loro favorevoli.<br />Io sono un testimone che cerca di raccontare le storie che ho avuto la fortuna di conoscere, le racconto scrivendo ma qui ho voluto racchiuderle in uno scatto, in un momento. Possa essere ogni foto un pretesto per imparare, cercare e interessarci a nuove realtà. Senza artifici, ritocchi o foto montaggi, quello che vedrete è esattamente così come i miei occhi lo hanno catturato&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Qual è la motivazione e la spinta da cui parte la scelta di intraprendere il mestiere di reporter e la decisione di raggiungere e raccontare anche luoghi lontani e in apparenza inaccessibili?<br>Lo ha spiegato Angelo Calianno durante l&#8217;intervista ed è stato questo il punto di partenza di una chiacchierata che ci ha condotti fino a toccare risvolti della vita di un giornalista strettamente connessi non solo alla professionalità di questo mestiere ma anche con l&#8217;aspetto umano intrinseco di una scelta che riguarda la vita in toto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come racconteresti il Medioriente a qualcuno che non ne sa nulla? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Angelo ha risposto a questa domanda invitando ad abbandonare ogni immagine già vista e a scoprire questi luoghi in prima persona, abbracciando l&#8217;idea che ogni aspetto di quella cultura è all&#8217;origine della nostra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro del reporter si sta &#8220;americanizzando&#8221;: diventa sempre più superficiale, mainstream ed estremamente legato alla velocità con cui si mettono su dei reportage. E questo aspetto Angelo lo ha raccontato sottolineando anche come è cambiato nel tempo il suo mestiere, cosa predilige raccontare e quanto tempo ci vuole per raccontare un territorio, una storia, una famiglia, un contesto di guerra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono sempre di meno le testate disposte a pagare un giornalista per un reportage poiché il mondo dell&#8217;informazione paga il prezzo altissimo del marketing dello scrolling. Soprattutto sulle piattaforme social ormai i contenuti si accavallano all&#8217;infinito e le persone diventano assuefatte all&#8217;orrore per la facilità con cui il cervello è sottoposto nello stesso momento a immagini di guerra accanto a immagini di prodotti in vendita.<br>Ad Angelo Calianno va il merito di aver raccontato anche la difficoltà di fare il mestiere del reporter oggi e la deriva dell&#8217;informazione e l&#8217;assuefazione delle nostre menti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A proposito della gestione della paura, Angelo ha inoltre affermato che essa può farci da alleata nei momenti in cui ci aiuta ad essere cauti e a ponderare le azioni da compiere. E infatti parla anche del peso che ci si porta dentro quando chi fa il mestiere del giornalista incontra la sofferenza degli altri. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando poi gli ho chiesto quale sia il fraintendimento più comune sul mondo islamico e qual è la più grande menzogna che l&#8217;Occidente racconta a proposito della guerra, Angelo ha illustrato come possiamo comprendere in che modo si muove la narrazione semplicistica del mondo e come potremmo allenarci invece a osservare davvero quel che accade.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quale confine ci si deve porre nel raffigurare le vite altrui e dove è necessario tracciare un limite su ciò che può essere fotografato?<br>La spiegazione che Angelo ha fornito su questo aspetto, pone in luce in che misura conti l&#8217;esperienza professionale e quanto sia affidato invece al momento e alla propria coscienza. Questa domanda è stata l&#8217;occasione per riflettere insieme anche sulla dimensione temporale che il racconto di ciascuna persona incontrata richiede, su quanto conti aver passato giorni e settimane in quei luoghi con quelle persone. Una fotografia racconta molto più di quello che pensiamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fiducia delle persone che si raccontano e aprono il proprio cuore è l&#8217;obiettivo più alto del lavoro di un giornalista. Non lo sono i premi né la copertura mediatica, ma lo sguardo di una persona che decide di raccontarti gli abusi subiti e l&#8217;orrore vissuto scegliendo di affidare nelle tue mani il racconto del suo dolore. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel dialogo con Angelo, abbiamo portato a galla una serie di temi al centro del suo lavoro. Siamo partiti proprio dalla frase che appare nella homepage del suo sito (la citazione di Tolstoj) che parla di movimento ed energia che non trova spazio in una vita tranquilla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver studiato storia antica, Angelo ha scelto di partire vivendo tra continenti diversi e dedicando gran parte della sua vita a raccontare la sofferenza. Mi sono chiesta se abbia mai avuto il timore che il dolore degli altri diventasse, con il tempo, qualcosa di &#8220;normalizzato&#8221; o, al contrario, che potesse assorbirlo tanto da fare quel dolore completamente suo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lungo la strada che si sceglie di percorrere, soprattutto quando si fa il reporter in territori di guerra, si può perdere molto. Ma ci sono anche tanti bei risvolti che questa scelta porta con sè: e del resto, come lo stesso Angelo afferma, non ci sarebbe potuta essere strada di vita alternativa per lui se non quella votata al racconto di questi luoghi e di queste tragedie. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver osservato il mondo e le sue lacerazioni, si può credere ancora nel progresso dell&#8217;umanità?</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Angelo Calianno; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il video dell&#8217;intervista (<a href="https://youtu.be/6YrqpuaWmy4?si=dOVA9yehfSmi-PbF" target="_blank" rel="noreferrer noopener">link</a>)</strong></p>



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</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il podcast (<a href="https://www.spreaker.com/episode/reportage-tra-palestina-libano-siria-afghanistan-narrando-il-mondo-intervista-a-angelo-calianno--72568560" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Spreaker</a>)</strong> </p>



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<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Le parole Angelo Calianno ci pongono di fronte alla questione del tempo, della velocità eccessiva, dell&#8217;ignoranza e della pigrizia dilagante quando si tratta di cercare le fonti.<br />Così come è vero che raccontando le persone si possono sempre raccontare anche le ideologie e gli stati, è altrettanto vero che le ideologie non saranno sempre in grado di raccontare le storie delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei concludere con delle immagini, perchè le immagini sanno essere più potenti di alcune parole. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui sotto alcune foto scattate da Angelo Calianno durante i suoi reportage e da lui gentilmente fornite per la divulgazione.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="790" height="526" data-attachment-id="34267" data-permalink="https://lauraressa.com/2026/06/16/reportage-tra-palestina-libano-siria-afghanistan-intervista-angelo-calianno/wp-image6289631702722027465/" data-orig-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/wp-image6289631702722027465.jpg?fit=2000%2C1333&amp;ssl=1" data-orig-size="2000,1333" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;1.4&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;X-T5&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1733079942&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;23&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;400&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.001953125&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="wp-image6289631702722027465" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/wp-image6289631702722027465.jpg?fit=790%2C526&amp;ssl=1" data-id="34267" src="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/wp-image6289631702722027465.jpg?resize=790%2C526&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-34267" srcset="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/wp-image6289631702722027465.jpg?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/wp-image6289631702722027465.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/wp-image6289631702722027465.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/wp-image6289631702722027465.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/wp-image6289631702722027465.jpg?resize=90%2C60&amp;ssl=1 90w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/wp-image6289631702722027465.jpg?resize=374%2C249&amp;ssl=1 374w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/08/wp-image6289631702722027465.jpg?w=2000&amp;ssl=1 2000w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Laura Ressa </p>



<p class="wp-block-paragraph">Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista</p>

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<p>L'articolo <a href="https://lauraressa.com/2026/06/16/reportage-tra-palestina-libano-siria-afghanistan-intervista-angelo-calianno/">Reportage tra Palestina, Libano, Siria, Afghanistan narrando il mondo &#8211; Intervista a Angelo Calianno</a> proviene da <a href="https://lauraressa.com">Frasivolanti</a>.</p>
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		<title>Antropologia, musica e natura alla costante ricerca del senso &#8211; Intervista a Michelangelo Ciminale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Ressa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cose belle]]></category>
		<category><![CDATA[dinamiche sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Michelangelo Ciminale è nato nel 1988 a Bologna e cresciuto a Roma. Nella capitale si laurea in antropologia con la tesi &#8220;Chissà che succederà ora. Diari di bambini e adolescenti italiani durante la Seconda Guerra Mondiale&#8221;, poi pubblicata da Qudulibri.A 23 anni inizia a lavorare in campo sociale in progetti finanziati dalla Regione Lazio negli &#8230; </p>
<p>L'articolo <a href="https://lauraressa.com/2026/06/07/antropologia-musica-natura-alla-ricerca-del-senso-intervista-michelangelo-ciminale/">Antropologia, musica e natura alla costante ricerca del senso &#8211; Intervista a Michelangelo Ciminale</a> proviene da <a href="https://lauraressa.com">Frasivolanti</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Michelangelo Ciminale è nato nel 1988 a Bologna e cresciuto a Roma. Nella capitale si laurea in antropologia con la tesi &#8220;Chissà che succederà ora. Diari di bambini e adolescenti italiani durante la Seconda Guerra Mondiale&#8221;, poi pubblicata da Qudulibri.<br>A 23 anni inizia a lavorare in campo sociale in progetti finanziati dalla Regione Lazio negli ambiti della riduzione del danno, tratta e accoglienza.<br>Parallelamente studia produzione musicale e composizione per video, collabora in alcuni documentari e spot e insegna musica elettronica nella scuola Musikè.<br>I viaggi, ma anche le esplorazioni più vicine, sono alla base di una passione per la natura che lo porta ad approfondire sempre più il mondo animale e vegetale.<br>Oggi vive a Berlino, dove lavora nel Giardino Botanico. Sogna una casa in campagna con delle galline.</p>



<span id="more-33883"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso di Michelangelo Ciminale è stato argomento dell&#8217;intervista del 28 maggio 2026 in diretta streaming sui canali Frasivolanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La curiosità di intercettarlo è nata scovando in rete progetti che avessero un senso sul piano sociale e artistico; è insolito poter esplorare il racconto di chi ha attraversato nella propria vita professionale tante sfaccettature diverse. Michelangelo ha sperimentato molto ed è una persona curiosa, desiderosa di imparare, in grado di abbracciare il cambiamento come una scoperta. Sensibile ai temi sociali, rispettoso dei tempi della natura e della nostra vita, consapevole di ciò che vuole e con un senso di giustizia sociale, ambientale, professionale e umana di cui sarà bello chiacchierare insieme.<br>Non ultimo, di Michelangelo mi ha colpito anche il suo desiderio di ascoltarmi e conoscermi sentendoci al telefono prima dell&#8217;intervista: un vero e proprio gesto di cura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i progetti musicali recenti realizzati da Michelangelo, anche la colonna sonora di &#8220;Chuño y Mote&#8221; di Isabella Mancioli: un progetto multimediale che racconta i contrasti della Bolivia contemporanea attraverso il corpo, la memoria e uno sguardo molteplice. Un viaggio tra i ring delle cholitas luchadoras e le strade di La Paz, tra forza e dolcezza, riti e rivoluzioni silenziose.<br>Il titolo evoca un doppio: il chuño, patata andina essiccata, simbolo di resistenza e durezza; il mote, chicco di mais bollito, morbido e nutriente. Questo dualismo attraversa l’intero video, dove le immagini dei luchadores e delle luchadoras si alternano a riprese sospese della città, spazi pubblici e privati, momenti lenti e gesti intensi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.fratellimancioli.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.fratellimancioli.com/</a><br></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.isabellamancioli.com/portfolio/chuno-y-mote-fratelli-mancioli/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.isabellamancioli.com/portfolio/chuno-y-mote-fratelli-mancioli/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Canale YouTube Michelangelo Ciminale:</strong> <a href="https://www.youtube.com/@sea_son_music" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/@sea_son_music</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Soundcloud:</strong> <a href="https://soundcloud.com/sea_son_music" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://soundcloud.com/sea_son_music</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Instagram:</strong> <a href="https://www.instagram.com/michelangelo_ciminale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.instagram.com/michelangelo_ciminale/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Chissà che succederà ora. Diari di bambini e adolescenti italiani durante la seconda guerra mondiale&#8221;:</strong> <a href="https://books.google.it/books/about/Chiss%C3%A0_che_succeder%C3%A0_ora_Diari_di_bamb.html?id=LezuwQEACAAJ&amp;source=kp_book_description&amp;redir_esc=y" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://books.google.it/books/about/Chiss%C3%A0_che_succeder%C3%A0_ora_Diari_di_bamb.html?id=LezuwQEACAAJ&amp;source=kp_book_description&amp;redir_esc=y</a> </p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="790" height="527" data-attachment-id="33909" data-permalink="https://lauraressa.com/2026/06/07/antropologia-musica-natura-alla-ricerca-del-senso-intervista-michelangelo-ciminale/file_000000004208720a83f67d1caa831a4b7999381726298340437/" data-orig-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/file_000000004208720a83f67d1caa831a4b7999381726298340437.png?fit=1536%2C1024&amp;ssl=1" data-orig-size="1536,1024" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="file_000000004208720a83f67d1caa831a4b7999381726298340437" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/file_000000004208720a83f67d1caa831a4b7999381726298340437.png?fit=790%2C527&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/file_000000004208720a83f67d1caa831a4b7999381726298340437.png?resize=790%2C527&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-33909" srcset="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/file_000000004208720a83f67d1caa831a4b7999381726298340437.png?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/file_000000004208720a83f67d1caa831a4b7999381726298340437.png?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/file_000000004208720a83f67d1caa831a4b7999381726298340437.png?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/file_000000004208720a83f67d1caa831a4b7999381726298340437.png?resize=90%2C60&amp;ssl=1 90w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/file_000000004208720a83f67d1caa831a4b7999381726298340437.png?resize=374%2C249&amp;ssl=1 374w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/file_000000004208720a83f67d1caa831a4b7999381726298340437.png?w=1536&amp;ssl=1 1536w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che colpisce del percorso di Michelangelo non è soltanto la quantità e la varietà di cose che ha fatto, ma anche il modo in cui le ha attraversate.<br>In un tempo che ci chiede ossessivamente di definirci, specializzarci, produrre una narrazione lineare di noi stessi, Michelangelo sembra aver preferito la strada della curiosità e della trasformazione.<br>Ha studiato antropologia svolgendo uno studio sulle parole dei bambini durante la guerra, ha lavorato nel sociale nei territori di marginalità, ha insegnato musica elettronica, composto colonne sonore, collaborato con il cinema, attraversato paesi, paesaggi e modi di vivere diversi.<br>Oggi lavora presso il Giardino Botanico di Berlino, e questo cambio culturale e geografico si collega anche al suo concetto di cura.<br>Cura delle persone, di se stessi, della natura, della memoria, del tempo. Cura di ciò che cresce lentamente.<br>Gli incontri con le persone non sono contenuti da consumare ma spazi da abitare e torna spesso nelle sue riflessioni l’idea che il lavoro non debba essere soltanto produttività o sopravvivenza, ma un modo per stare al mondo insieme agli altri senza tradire ciò che si è.<br>In un tempo di velocità, prestazione e rigidità identitaria, la storia di Michelangelo riconduce al valore della ricerca, del cambiamento, del dubbio.<br>La riflessione telefonica fatta assieme qualche giorno fa ci ha visti concordi su vari punti di vista, fra questi c&#8217;è la convinzione che scegliere di svolgere lavori che per noi abbiano senso non significa accettare lo sfruttamento. La dignità passa anche dal diritto a essere riconosciuti, pagati il giusto, rispettati nel proprio tempo umano.<br>Il percorso di Michelangelo colpisce perchè non racconta di accumulo ma di costruzione graduale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Michelangelo Ciminale; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il video dell&#8217;intervista (<a href="https://youtu.be/N0A3vNLR2x0?si=2olqLhT1gz_pIJvA" target="_blank" rel="noreferrer noopener">link</a>)</strong> </p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il podcast (<a href="https://www.spreaker.com/episode/antropologia-musica-e-natura-alla-costante-ricerca-del-senso-intervista-a-michelangelo-ciminale--72225852" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Spreaker</a>)</strong> </p>



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<iframe title="Spotify Embed: Antropologia, musica e natura alla costante ricerca del senso - Intervista a Michelangelo Ciminale" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/4bFi54d9RMskCse3FIX5xy?utm_source=oembed"></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



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<p class="wp-block-paragraph">&lt;&lt; Oggi sono stato molto attento, a pranzo, di rompere il guscio delle noci per metà per farne delle belle navi.  Finito di mangiare sono andato nel bagno, e, mentre la vasca si riempiva d’acqua, io ho messo per bene le vele ai gusci di noci e le corazzate a vela di Curchill erano pronte. Poi è venuta la volta delle corazzate italiane costruite con gran stile bellico. Riempita mezza vasca di acqua ho chiuso il rubinetto ed ho varato tutte le navi; però le inglesi da una parte, e dal lato opposto quelle italiane. Le vedette hanno già dato l’allarme ai marinai di bordo. Le corazzate italiane hanno anche gli aereoplani catapultabili. Due di essi vengono lanciati per andare a bombardare il nemico. Le loro bombe sono alcuni piombini, di quelli per piombare i pacchi. Eccoli sono sulle corazzate inglesi! Una di esse colpita da tre bombe sbanda paurosamente. Gli aereoplani hanno ancora una sola bomba, e quella, indovinate dove è cascata! Sul mio naso, proprio sul mio naso, perché io mi ero fatto troppo sotto per vedere gli aereoplani che gettavano il loro carico micidiale. >></p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Nel 1940 Diego Squarcialupi ha dieci anni e vive a Venezia. Suo padre è un ufficiale dell&#8217;esercito e Diego nutre una grande passione per i giochi di strategia bellica, che descrive dettagliatamente nel suo diario con tono scanzonato e buffonesco.<br>Quella di Diego è una testimonianza di come il conflitto circostante possa entrare a far parte del linguaggio e dei giochi dei ragazzi.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Testo tratto da &#8220;Chissà che succederà ora. Diari di bambini e adolescenti italiani durante la Seconda Guerra Mondiale&#8221; (<a href="https://www.ibs.it/chissache-succedera-ora-diari-di-libro-michelangelo-ciminale/e/9788899007584" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.ibs.it/chissache-succedera-ora-diari-di-libro-michelangelo-ciminale/e/9788899007584</a> )</p>



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<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="790" height="790" data-attachment-id="33934" data-permalink="https://lauraressa.com/2026/06/07/antropologia-musica-natura-alla-ricerca-del-senso-intervista-michelangelo-ciminale/adenium-moung-vn/" data-orig-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/Adenium-Moung-VN.jpg?fit=1200%2C1200&amp;ssl=1" data-orig-size="1200,1200" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="Adenium-Moung-VN" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/Adenium-Moung-VN.jpg?fit=790%2C790&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/Adenium-Moung-VN.jpg?resize=790%2C790&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-33934" srcset="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/Adenium-Moung-VN.jpg?resize=1024%2C1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/Adenium-Moung-VN.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/Adenium-Moung-VN.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/Adenium-Moung-VN.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/Adenium-Moung-VN.jpg?resize=800%2C800&amp;ssl=1 800w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/Adenium-Moung-VN.jpg?resize=600%2C600&amp;ssl=1 600w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/Adenium-Moung-VN.jpg?resize=400%2C400&amp;ssl=1 400w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/Adenium-Moung-VN.jpg?resize=200%2C200&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/Adenium-Moung-VN.jpg?resize=60%2C60&amp;ssl=1 60w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/Adenium-Moung-VN.jpg?w=1200&amp;ssl=1 1200w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /><figcaption class="wp-element-caption">Desert Rose (Adenium) Moung VN (Vietnam Purple) &#8211; fonte: <a href="https://toptropicals.com/store/item/7137.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://toptropicals.com/store/item/7137.htm</a></figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="790" height="593" data-attachment-id="33937" data-permalink="https://lauraressa.com/2026/06/07/antropologia-musica-natura-alla-ricerca-del-senso-intervista-michelangelo-ciminale/chloris-monguilloti2c-gung-rc3a92c-di-linh2c-lc3a2m-c490e1bb93ng2c-vietnam-01/" data-orig-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/chloris-monguilloti2c-gung-rc3a92c-di-linh2c-lc3a2m-c490e1bb93ng2c-vietnam-01.webp?fit=1200%2C900&amp;ssl=1" data-orig-size="1200,900" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="chloris-monguilloti2c-gung-rc3a92c-di-linh2c-lc3a2m-c490e1bb93ng2c-vietnam-01" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/chloris-monguilloti2c-gung-rc3a92c-di-linh2c-lc3a2m-c490e1bb93ng2c-vietnam-01.webp?fit=790%2C593&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/chloris-monguilloti2c-gung-rc3a92c-di-linh2c-lc3a2m-c490e1bb93ng2c-vietnam-01.webp?resize=790%2C593&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-33937" srcset="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/chloris-monguilloti2c-gung-rc3a92c-di-linh2c-lc3a2m-c490e1bb93ng2c-vietnam-01.webp?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/chloris-monguilloti2c-gung-rc3a92c-di-linh2c-lc3a2m-c490e1bb93ng2c-vietnam-01.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/chloris-monguilloti2c-gung-rc3a92c-di-linh2c-lc3a2m-c490e1bb93ng2c-vietnam-01.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/chloris-monguilloti2c-gung-rc3a92c-di-linh2c-lc3a2m-c490e1bb93ng2c-vietnam-01.webp?resize=800%2C600&amp;ssl=1 800w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/chloris-monguilloti2c-gung-rc3a92c-di-linh2c-lc3a2m-c490e1bb93ng2c-vietnam-01.webp?resize=600%2C450&amp;ssl=1 600w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/chloris-monguilloti2c-gung-rc3a92c-di-linh2c-lc3a2m-c490e1bb93ng2c-vietnam-01.webp?resize=400%2C300&amp;ssl=1 400w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/chloris-monguilloti2c-gung-rc3a92c-di-linh2c-lc3a2m-c490e1bb93ng2c-vietnam-01.webp?resize=200%2C150&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/chloris-monguilloti2c-gung-rc3a92c-di-linh2c-lc3a2m-c490e1bb93ng2c-vietnam-01.webp?resize=80%2C60&amp;ssl=1 80w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/chloris-monguilloti2c-gung-rc3a92c-di-linh2c-lc3a2m-c490e1bb93ng2c-vietnam-01.webp?w=1200&amp;ssl=1 1200w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /><figcaption class="wp-element-caption">Verdone del Vietnam &#8211; fonte: <a href="https://animalia.bio/it/vietnamese-greenfinch" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://animalia.bio/it/vietnamese-greenfinch</a></figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="790" height="527" data-attachment-id="33940" data-permalink="https://lauraressa.com/2026/06/07/antropologia-musica-natura-alla-ricerca-del-senso-intervista-michelangelo-ciminale/grivet-monkey-eating-on-a-rock/" data-orig-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/grivet-monkey-eating-on-a-rock.webp?fit=1600%2C1067&amp;ssl=1" data-orig-size="1600,1067" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="grivet-monkey-eating-on-a-rock" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/grivet-monkey-eating-on-a-rock.webp?fit=790%2C527&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/grivet-monkey-eating-on-a-rock.webp?resize=790%2C527&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-33940" srcset="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/grivet-monkey-eating-on-a-rock.webp?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/grivet-monkey-eating-on-a-rock.webp?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/grivet-monkey-eating-on-a-rock.webp?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/grivet-monkey-eating-on-a-rock.webp?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/grivet-monkey-eating-on-a-rock.webp?resize=1200%2C800&amp;ssl=1 1200w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/grivet-monkey-eating-on-a-rock.webp?resize=90%2C60&amp;ssl=1 90w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/grivet-monkey-eating-on-a-rock.webp?resize=374%2C249&amp;ssl=1 374w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/grivet-monkey-eating-on-a-rock.webp?w=1600&amp;ssl=1 1600w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cercopiteco grigioverde &#8211; fonte: <a href="https://animalia.bio/it/grivet" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://animalia.bio/it/grivet</a></figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="790" height="598" data-attachment-id="33943" data-permalink="https://lauraressa.com/2026/06/07/antropologia-musica-natura-alla-ricerca-del-senso-intervista-michelangelo-ciminale/september_victoria_regia_amazonas_botanischer_garten_berlin_-_master_botany_photography_1989_-_panoramio/" data-orig-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/September_Victoria_Regia_Amazonas_Botanischer_Garten_Berlin_-_Master_Botany_Photography_1989_-_panoramio.jpg?fit=1349%2C1021&amp;ssl=1" data-orig-size="1349,1021" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="September_Victoria_Regia_Amazonas_Botanischer_Garten_Berlin_-_Master_Botany_Photography_1989_-_panoramio" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/September_Victoria_Regia_Amazonas_Botanischer_Garten_Berlin_-_Master_Botany_Photography_1989_-_panoramio.jpg?fit=790%2C598&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/September_Victoria_Regia_Amazonas_Botanischer_Garten_Berlin_-_Master_Botany_Photography_1989_-_panoramio.jpg?resize=790%2C598&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-33943" srcset="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/September_Victoria_Regia_Amazonas_Botanischer_Garten_Berlin_-_Master_Botany_Photography_1989_-_panoramio.jpg?resize=1024%2C775&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/September_Victoria_Regia_Amazonas_Botanischer_Garten_Berlin_-_Master_Botany_Photography_1989_-_panoramio.jpg?resize=300%2C227&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/September_Victoria_Regia_Amazonas_Botanischer_Garten_Berlin_-_Master_Botany_Photography_1989_-_panoramio.jpg?resize=768%2C581&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/September_Victoria_Regia_Amazonas_Botanischer_Garten_Berlin_-_Master_Botany_Photography_1989_-_panoramio.jpg?resize=200%2C150&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/September_Victoria_Regia_Amazonas_Botanischer_Garten_Berlin_-_Master_Botany_Photography_1989_-_panoramio.jpg?resize=1200%2C908&amp;ssl=1 1200w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/September_Victoria_Regia_Amazonas_Botanischer_Garten_Berlin_-_Master_Botany_Photography_1989_-_panoramio.jpg?resize=79%2C60&amp;ssl=1 79w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/September_Victoria_Regia_Amazonas_Botanischer_Garten_Berlin_-_Master_Botany_Photography_1989_-_panoramio.jpg?w=1349&amp;ssl=1 1349w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /><figcaption class="wp-element-caption">September Victoria Regia Amazonas Botanischer Garten Berlin &#8211; Master Botany Photography 1989 &#8211; fonte: <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:September_Victoria_Regia_Amazonas_Botanischer_Garten_Berlin_-Master_Botany_Photography_1989-_panoramio.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://commons.wikimedia.org/wiki/File:September_Victoria_Regia_Amazonas_Botanischer_Garten_Berlin_-<em>Master_Botany_Photography_1989</em>-_panoramio.jpg</a></figcaption></figure>
</div>


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<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="790" height="593" data-attachment-id="33947" data-permalink="https://lauraressa.com/2026/06/07/antropologia-musica-natura-alla-ricerca-del-senso-intervista-michelangelo-ciminale/giardino-botanico-berlino/" data-orig-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/giardino-botanico-berlino.jpg?fit=1024%2C768&amp;ssl=1" data-orig-size="1024,768" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="giardino-botanico-berlino" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/giardino-botanico-berlino.jpg?fit=790%2C593&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/giardino-botanico-berlino.jpg?resize=790%2C593&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-33947" srcset="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/giardino-botanico-berlino.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/giardino-botanico-berlino.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/giardino-botanico-berlino.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/giardino-botanico-berlino.jpg?resize=800%2C600&amp;ssl=1 800w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/giardino-botanico-berlino.jpg?resize=600%2C450&amp;ssl=1 600w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/giardino-botanico-berlino.jpg?resize=400%2C300&amp;ssl=1 400w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/giardino-botanico-berlino.jpg?resize=200%2C150&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/giardino-botanico-berlino.jpg?resize=80%2C60&amp;ssl=1 80w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /><figcaption class="wp-element-caption">Aechmea Weilbachii &#8211; Botanischer Garten Berlin-Dahlem &#8211; fonte: <a href="https://www.flickr.com/photos/46774986@N02/29326692867/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.flickr.com/photos/46774986@N02/29326692867/</a></figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di ridare spazio alle parole, ho voluto lasciare ampio spazio qui sopra ad una selezione di immagini tratte dal web e che in qualche modo evocano alcuni dei luoghi visitati da Michelangelo. Eppure non sono solo i territori geografici a fare la differenza in queste immagini ma la vegetazione, gli animali e tutti gli esseri viventi che a occhio nudo non si riescono a vedere ma che compongono l&#8217;immenso ecosistema che si staglia in queste porzioni di mondo apparentemente piccole. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Colori, piante e animali sono i primi elementi che possiamo di certo associare a Michelangelo Ciminale e alla sua passione smodata per la terra, intesa sia come pianeta più ampio che ci ospita sia come parte di territorio in cui viviamo di volta in volta nelle varie tappe della nostra vita. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto ciò mi fa pensare ai viaggi, certo, ma anche ad un amore innato per la natura: un amore che sento fortissimo anche in me, nonostante siano ancora pochi i luoghi del mondo che ho visitato sinora. Ma questo amore non ha regole e non conosce confini: è nella gioia di osservare un gabbiano volare sul pelo dell&#8217;acqua, nel fragore che riecheggia in noi quando riusciamo ad ascoltare il canto degli uccellini anche in mezzo ai molesti rumori di fondo del traffico. Questo amore è anche nel dolore quando guardiamo un fiore strappato, un albero abbattuto, una foresta bruciata, i cerchi nel tronco di un essere che avrebbe potuto vivere ancora, il pianto di un animale abbandonato o ferito o che ha perso i suoi cuccioli. <br><strong>Credo che esplorare il mondo sia come leggere libri: farlo non ti rende automaticamente una persona migliore, ma se sai quanto sia importante e che senso ha per te sei a metà di un cammino che sai già non terminerà mai. La scoperta infatti non è un timbro da apporre sulla scheda delle esperienze fatte ma è piuttosto un modo di vivere che non ti abbandona mai e che, ad ogni nuova scoperta, ti fa sentire la voglia di sapere di più, di andare oltre, di immergerti completamente, di capire cos&#8217;altro c&#8217;è anche in te, cosa puoi fare per meritare questo tempo e questo luogo. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La visione individualista che permea la società ci tira costantemente verso un cupo senso di indifferenza, ci vuole indurre a reputare importanti cose che non lo sono affatto. E tutto questo in nome della frenesia, del profitto, della produttività, della circolazione di denaro, dell&#8217;economia che arricchisce i pochi e distrugge ecosistemi ed esseri viventi. In questa distruzione ci siamo dentro tutti noi umani, sia nel ruolo di esseri che distruggono sia nel ruolo di esseri in grado di remare dritti verso l&#8217;autodistruzione e l&#8217;estinzione della propria specie. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;essenza del percorso di Michelangelo mi ha ricordato però anche quanto sia importante l&#8217;incontro con l&#8217;altro, con l&#8217;umano, e non solo con la natura. Ci sono persone che inseguono una carriera, uno status e un&#8217;identità etichettata e poi c&#8217;è chi continua a porsi domande: Michelangelo Ciminale di certo appartiene a questa seconda categoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Antropologo, operatore sociale, musicista, esploratore e amante della natura: nel suo cammino è alla costante ricerca di ciò che è vivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vive il lavoro come uno spazio di significato, si è dedicato alle persone lavorando in progetti di accoglienza e inclusione sociale, ha studiato le parole dei bambini durante la guerra cercando nei loro diari le emozioni, le paure, le speranze e i piccoli gesti che la attraversano. La stessa attenzione che Michelangelo riserva alla natura la si ritrova, quindi, nel suo rapporto con le persone. <strong>Le piante, gli ecosistemi, i ritmi della terra non rappresentano per lui una fuga dalla società ma un&#8217;altra forma di ascolto, un modo di comprendere le relazioni che tengono insieme il vivente. Nel mondo vegetale, come nelle comunità umane, tutto esiste grazie a un equilibrio fatto di interdipendenze, adattamenti e cura reciproca.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Michelangelo osserva, si prende cura, ascolta e impara con curiosità e con il rispetto di chi sa che nessuna forma di vita esiste da sola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fatica che ogni giorno sentiamo &#8211; o almeno che alcuni di noi sentono &#8211; è proprio dettata da due forze opposte: da un lato l&#8217;istinto di sopravvivenza che ci vorrebbe più attenti alla cura del luogo che ci ospita e del nostro benessere psico-fisico, dall&#8217;altro lato la spinta ad essere ingranaggi del sistema capitalistico, privi di amor proprio e servi di un progetto che distrugge e annienta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa bella chiacchierata abbiamo attraversato vari temi e ciò che emerge, tra le altre cose, è la necessità di dire, di affermare che vorremmo una vita migliore e al nostro ritmo, che vorremmo un lavoro che non fosse schiavitù e rinuncia alla dignità, che vorremmo restituire al mondo tutta la bellezza che abbiamo sottratto nei secoli, che vorremmo esistere in armonia con il resto, che vorremmo costruire e non distruggere, e che vorremmo poter dire liberamente tutto questo in qualsiasi consesso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se mancano i luoghi e le occasioni per farlo, penso sia giunto il momento di strappare questi luoghi e queste occasioni a tutto il tempo di cui siamo stati derubati. Se ci manca la voce per dire, credo sia giunto il tempo di togliere quella voce da tutte le frasi che non ci definiscono, che non ci appartengono e con le quali ci hanno imboccato. Forse così riavremo le energie, la voce e le occasioni per parlare: per sconfiggere la fatica di dover vivere una vita che non è vita. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali desideri nascono da noi e quali derivano dalle aspettative che la società costruisce attorno alle nostre vite?  <br>Lavorare senza un vero scopo, produrre, accumulare, competere, raggiungere traguardi prestabiliti: e se invece si potesse stare al mondo senza misurare il successo da ciò che si possiede ma dal modo in cui si abita la propria esistenza?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Esiste una libertà che nasce quando smettiamo di accondiscendere a ciò che ci viene imposto e iniziamo ad ascoltare ciò che ci mette in vera relazione con il resto del mondo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Laura Ressa </p>



<p class="wp-block-paragraph">Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>

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<p>L'articolo <a href="https://lauraressa.com/2026/06/07/antropologia-musica-natura-alla-ricerca-del-senso-intervista-michelangelo-ciminale/">Antropologia, musica e natura alla costante ricerca del senso &#8211; Intervista a Michelangelo Ciminale</a> proviene da <a href="https://lauraressa.com">Frasivolanti</a>.</p>
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		<title>Tra filosofia del diritto, bioetica e &#8220;Critica della ragione bellica&#8221; &#8211; Intervista a Tommaso Greco</title>
		<link>https://lauraressa.com/2026/05/30/filosofia-del-diritto-bioetica-critica-ragione-bellica-intervista-tommaso-greco/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=filosofia-del-diritto-bioetica-critica-ragione-bellica-intervista-tommaso-greco</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Ressa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cose belle]]></category>
		<category><![CDATA[dinamiche sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[pacifismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tommaso Greco è professore di Filosofia del diritto presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pisa, dove è anche direttore del Centro Interdipartimentale di Bioetica.Dirige la collana &#8220;Bobbiana&#8221; dell’editore Giappichelli e la rivista di storia della filosofia del diritto &#8220;Diacronìa&#8221;. Ha pubblicato &#8220;Norberto Bobbio. Un itinerario intellettuale tra filosofia e politica&#8221; (Donzelli, 2000), &#8220;La bilancia &#8230; </p>
<p>L'articolo <a href="https://lauraressa.com/2026/05/30/filosofia-del-diritto-bioetica-critica-ragione-bellica-intervista-tommaso-greco/">Tra filosofia del diritto, bioetica e &#8220;Critica della ragione bellica&#8221; &#8211; Intervista a Tommaso Greco</a> proviene da <a href="https://lauraressa.com">Frasivolanti</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Tommaso Greco è professore di Filosofia del diritto presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pisa, dove è anche direttore del Centro Interdipartimentale di Bioetica.<br>Dirige la collana &#8220;Bobbiana&#8221; dell’editore Giappichelli e la rivista di storia della filosofia del diritto &#8220;Diacronìa&#8221;. Ha pubblicato &#8220;Norberto Bobbio. Un itinerario intellettuale tra filosofia e politica&#8221; (Donzelli, 2000), &#8220;La bilancia e la croce. Diritto e giustizia in Simone Weil&#8221; (Giappichelli, 2006), &#8220;Diritto e legame sociale&#8221; (Giappichelli, 2012), &#8220;L’orizzonte del giurista. Saggi per una filosofia del diritto ‘aperta’&#8221; (Giappichelli, 2023).<br>Per Laterza è autore di &#8220;La legge della fiducia. Alle radici del diritto&#8221; (2021, Premio Nazionale Letterario Pisa 2022 per la saggistica), &#8220;Curare il mondo con Simone Weil&#8221; (2023) e &#8220;Critica della ragione bellica&#8221; (2025).<br>Nel 2024 gli è stato assegnato il Premio Bartolo da Sassoferrato per le scienze giuridiche e politico-sociali, sezione &#8220;Pensare la pace&#8221;.</p>



<span id="more-33870"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Il 25 maggio 2026 il professor Tommaso Greco è stato protagonista dell&#8217;intervista in diretta streaming sui canali Frasivolanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho scoperto il pensiero e gli scritti del prof. Greco grazie al suo ultimo libro &#8220;Critica della ragione bellica&#8221; ed è stato un onore ospitarlo in questo spazio poiché condivido con lui l&#8217;urgenza di parlare di pace in questi tempi bui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Questo libro è una modesta difesa del pacifismo giuridico, così lo definisce l’autore, ovvero di quella forma di pacifismo che punta a valorizzare il ruolo del diritto e delle istituzioni. Ripensare le relazioni giuridiche tra gli stati può offrire le maggiori possibilità di azione in vista del ristabilimento e mantenimento della pace. Il pacifismo giuridico è un’alternativa reale e concreta, non c’è nulla di utopistico. L’idea da ribaltare, sostiene Tommaso Greco, è pensare che il diritto sia solo regolamentazione dell’uso della forza. Il diritto è relazione. E la proposta dell’autore è quella di cambiare prospettiva e di pensare la pace partendo dalla pace e non dalla guerra. La pace come principio dunque per costruirla e custodirla.&#8221;<br>(Fonte: <a href="https://open.spotify.com/episode/6imIlF1iqwpRZzYRrvvDmy" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://open.spotify.com/episode/6imIlF1iqwpRZzYRrvvDmy</a> )</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Serve un ribaltamento che realizzi […] una ‘rivoluzione dello sguardo – scrive – e che ci porti a mettere in discussione alcune delle più irriducibili convinzioni sulle quali basiamo le nostre opinioni e le nostre azioni politiche. […] Dovremmo capire, ad esempio, che per custodire relazioni pacifiche tra gli Stati non dovremmo dare per scontate alcune presunte verità, da sempre considerate indiscutibili, come quella in base alla quale qualunque governo, qualunque titolare della sovranità, debba difendere l’interesse del proprio paese senza riguardo per gli interessi generali dell’umanità e talora addirittura senza nessun riguardo per il senso stesso di umanità […]. Perché accettiamo come se fosse la cosa più naturale che gli interessi di uno Stato debbano essere posti sempre in contrapposizione agli interessi degli altri Stati, degli altri popoli? […]</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo proposito rammenta il pensiero di Giuseppe Mazzini che &#8220;non si stancava di ripetere che l’interesse di un popolo non può andare contro gli interessi degli altri popoli e che lo spirito di associazione che costituisce la natura di ciascun popolo non può non estendersi oltre i confini, guardando a quella umanità che tutti ci accomuna”. […] &#8220;è proprio la sovranità, intesa come principio assoluto, ad aver causato le grandi tragedie della storia&#8221; e ci invita a &#8220;fare esattamente come fece quel gruppo di intellettuali che, già prima della fine della Prima guerra mondiale e poi soprattutto dopo la Seconda, hanno messo in discussione il principio di sovranità degli Stati, auspicando la costituzione di istituzioni sovranazionali&#8221;.<br>(Fonte: <a href="https://www.theblackcoffee.eu/critica-della-ragione-bellica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.theblackcoffee.eu/critica-della-ragione-bellica/</a> )</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Il diritto, in questa visione, non è soltanto un insieme di regole per contenere la forza, ma uno spazio di relazione e di riconoscimento reciproco. È ciò che permette di mantenere la fiducia tra le persone e tra gli Stati, impedendo che la paura o la sfiducia conducano al conflitto. Custodire la pace significa allora rafforzare le istituzioni che la rendono possibile, dalla cooperazione internazionale alla cultura del dialogo e della responsabilità.&#8221;<br>(Fonte: <a href="https://www.unipi.it/news/la-guerra-non-e-la-condizione-naturale-delluomo-lultimo-libro-di-tommaso-greco/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.unipi.it/news/la-guerra-non-e-la-condizione-naturale-delluomo-lultimo-libro-di-tommaso-greco/</a> )</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Di seguito alcuni link di approfondimento: </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://ilmanifesto.it/quel-pacifismo-che-ci-rende-umani-ed-esercita-alla-fiducia" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ilmanifesto.it/quel-pacifismo-che-ci-rende-umani-ed-esercita-alla-fiducia</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/quando-la-filosofia-smonta-il-mito-delluomo-naturalmente-violento_102345" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/quando-la-filosofia-smonta-il-mito-delluomo-naturalmente-violento_102345</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.polobibliotecariopotenza.it/videoteca/critica-della-ragione-bellica" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.polobibliotecariopotenza.it/videoteca/critica-della-ragione-bellica</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://left.it/2025/09/04/per-una-critica-della-ragione-bellica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://left.it/2025/09/04/per-una-critica-della-ragione-bellica/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.articolo21.org/2025/11/la-pace-come-dovere-prime-note-in-calce-alla-critica-della-ragione-bellica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.articolo21.org/2025/11/la-pace-come-dovere-prime-note-in-calce-alla-critica-della-ragione-bellica/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="790" height="389" data-attachment-id="33925" data-permalink="https://lauraressa.com/2026/05/30/filosofia-del-diritto-bioetica-critica-ragione-bellica-intervista-tommaso-greco/pace-guerra/" data-orig-file="https://i0.wp.com/lauraressa.com/wp-content/uploads/2026/06/pace-guerra.jpg?fit=800%2C394&amp;ssl=1" data-orig-size="800,394" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;rawpixel.com&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;This acrylic painting was created on two 24x24 inch canvases to depict war and peace. The artist created the piece to further his abilities with acrylic paint. (U.S. Air Force art by Staff Sgt. Jamal D. Sutter/Released)\n\nMore:\n\n Original public domain image from &lt;a href=\&quot;https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Fine_Art,_War_and_peace_(Honorable_Mention)_141202-F-PO994-001.jpg\&quot; target=\&quot;_blank\&quot; rel=\&quot;noopener noreferrer nofollow\&quot;&gt;Wikimedia Commons&lt;/a&gt;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="pace-guerra" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;This acrylic painting was created on two 24&amp;#215;24 inch canvases to depict war and peace. The artist created the piece to further his abilities with acrylic paint. (U.S. Air Force art by Staff Sgt. Jamal D. Sutter/Released)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;More:&lt;/p&gt;
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</div>


<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal suo libro emergono alcuni nuclei molto forti del pensiero di Tommaso Greco: la critica dell&#8217;antropologia pessimistica di matrice hobbesiana, il &#8220;pacifismo giuridico&#8221;, l&#8217;idea del diritto come relazione e fiducia, il superamento della sovranità assoluta e soprattutto il tentativo di compiere una vera &#8220;rivoluzione dello sguardo&#8221;: non pensare la pace come parentesi della guerra ma la guerra come interruzione della pace.<br>Il suo non è un pacifismo sentimentale ma una proposta politica e giuridica praticabile.<br><br>Un filo collega inoltre &#8220;La legge della fiducia&#8221; a &#8220;Critica della ragione bellica&#8221;: il tema della relazione umana come fondamento del diritto e della convivenza. <br><br>Greco scrive che serve una &#8220;rivoluzione dello sguardo&#8221; cioè dobbiamo imparare a pensare la pace a partire dalla pace e non dalla guerra. <br>In questa intervista ci siamo chiesti quando e perché, nella cultura occidentale, abbiamo smesso di considerare la pace come condizione originaria e abbiamo iniziato a considerare la guerra come il nostro destino naturale.<br><br>Una delle tesi del libro è la critica all&#8217;idea dell&#8217;essere umano come naturalmente aggressivo, una convinzione così radicata da sembrare quasi una verità antropologica indiscutibile (<em>homo homini lupus</em>). Ma Tommaso Greco sostiene che questa visione è parziale e politicamente pericolosa ed in effetti è pericoloso quando le istituzioni partono da questa premessa. <br><br><strong>Negli ultimi anni il lessico bellico è tornato ovunque: è consueto sentire o leggere frasi come &#8220;dobbiamo difenderci&#8221;, &#8220;riarmo&#8221;, &#8220;spirito di guerra&#8221;, &#8220;nemici dell&#8217;Occidente&#8221;. Il linguaggio descrive la realtà ma spesso finisce per costruirla e c&#8217;è il rischio che, parlando continuamente la lingua della guerra, si finisca per crederla inevitabile. Oggi il paradosso è che chi parla di pace viene accusato di ingenuità, neutralismo o perfino complicità. </strong><br>Il professor Greco invece difende il &#8220;pacifismo giuridico&#8221; sostenendo che non ci sia nulla di utopistico in esso e una delle idee più affascinanti del suo pensiero è che il diritto non sia da considerarsi semplicemente come un sistema di norme o un argine alla violenza, ma come uno spazio di relazione e riconoscimento reciproco. È una definizione molto diversa da quella a cui un certo tipo di racconto vuole abituarci e farci credere.<br><br>Nel libro precedente Greco sosteneva che la fiducia non sia una fragile virtù privata ma una struttura fondamentale della vita sociale e oggi siamo invece immersi in una cultura della sfiducia verso gli altri, verso le istituzioni, verso i popoli. <br><br>Esiste poi un altro tema interessante e ricorrente negli scritti di Tommaso Greco ed è il concetto di &#8220;cura&#8221;, parola che appare lontanissima dal lessico geopolitico contemporaneo e che tuttavia è proprio alla base della pace. <br><br>In &#8220;Critica della ragione bellica&#8221; viene messo in discussione il principio della sovranità assoluta e Greco richiama quei pensatori che, dopo le grandi guerre, hanno immaginato istituzioni sovranazionali. Oggi però accade il contrario: ritornano nazionalismi, muri e interessi identitari. Durante l&#8217;intervista ci siamo quindi interrogati su questo ritorno alla sovranità.<br><br><strong>Abbiamo smarrito l’idea di umanità comune? In cosa si sostanzia una coscienza autenticamente universale?</strong><br><br>Nel pensiero di Tommaso Greco non c&#8217;è negazione del conflitto perché il conflitto esiste, il vero problema è il modo in cui lo trasformiamo. Dovremmo chiederci come possiamo abitare i conflitti anziché trasformarli in guerra.<br><br>Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l&#8217;intervista a Tommaso Greco; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il video dell&#8217;intervista (<a href="https://youtu.be/oQKzbdIFYUg?si=c3KawIHTiXP-TXyk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">link</a>)</strong> </p>



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</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il podcast (<a href="https://www.spreaker.com/episode/tra-filosofia-del-diritto-bioetica-e-critica-della-ragione-bellica-intervista-a-tommaso-greco--72166836" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Spreaker</a>)</strong> </p>



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</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Uno dei più grandi successi della cultura della guerra è stato convincerci che la guerra sia realistica e la pace no. È questa, forse, la convinzione più profonda che Tommaso Greco cerca di mettere in discussione nel libro &#8220;Critica della ragione bellica&#8221;.</strong> Non si tratta semplicemente di un&#8217;opera contro la guerra né di un appello morale alla nonviolenza. Greco compie un&#8217;operazione più radicale e ci invita a sospettare che ciò che consideriamo &#8220;realismo&#8221; sia in realtà una costruzione culturale, filosofica e politica sedimentata nei secoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ragione bellica si fonda infatti su alcune idee che abbiamo imparato a considerare ovvie: l&#8217;idea che l&#8217;essere umano sia naturalmente aggressivo, che i conflitti siano inevitabili, che gli Stati debbano perseguire esclusivamente il proprio interesse, che la sicurezza dipenda dall&#8217;equilibrio delle forze, che la pace sia una tregua temporanea tra una guerra e l&#8217;altra. Cosa accadrebbe se queste convinzioni non fossero considerate come verità assolute ma come interpretazioni storiche?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tommaso Greco ci invita a guardare la realtà da una prospettiva diversa: non partire dalla guerra per pensare la pace, ma dalla pace per comprendere la guerra, non considerare il conflitto armato come il destino naturale dell&#8217;umanità ma come una frattura di relazioni che normalmente tendono invece alla cooperazione. In questo senso il suo pensiero si colloca all&#8217;interno di una tradizione filosofica e politica che ha cercato di smontare il mito secondo cui la guerra è una legge della natura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Già Erasmo da Rotterdam, nel Rinascimento, osservava che nulla è più innaturale della guerra tra esseri umani. Se gli animali combattono per necessità, l&#8217;uomo è l&#8217;unico essere capace di organizzare scientificamente la distruzione dei propri simili: per Erasmo la guerra non era il prodotto della natura ma della cattiva politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualche secolo più tardi Immanuel Kant avrebbe sviluppato una delle più importanti teorie della pace moderna poiché nel progetto della &#8220;pace perpetua&#8221; non immaginava un&#8217;utopia irrealizzabile, bensì la costruzione graduale di istituzioni giuridiche capaci di limitare la sovranità assoluta degli Stati. Un&#8217;intuizione questa che risuona forte anche nelle pagine di Greco: il pacifismo giuridico non chiede agli uomini di diventare santi, chiede alle istituzioni di diventare più razionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ed ecco uno degli aspetti più originali di questa riflessione e cioè che la pace non vada affidata alla bontà individuale o a generici sentimenti di fratellanza ma va organizzata. Essa deve poter disporre di strumenti, regole, procedure, organismi di garanzia e deve anche possedere una struttura giuridica.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui emerge il dialogo con Norberto Bobbio, il quale sosteneva che il problema della pace non fosse principalmente morale ma istituzionale. L&#8217;umanità possiede già le risorse etiche necessarie per rifiutare la guerra, ciò che manca sono istituzioni sufficientemente forti per impedirla e per tale motivo egli vedeva nel rafforzamento del diritto internazionale l&#8217;unica alternativa concreta alla logica della forza. La stessa intuizione attraversa il pensiero di Hans Kelsen, che considerava il diritto internazionale una delle più importanti conquiste della civiltà moderna. Se all&#8217;interno degli Stati abbiamo progressivamente sostituito la vendetta privata con il diritto, perché non dovremmo fare lo stesso nei rapporti tra gli Stati?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il punto nodale della proposta di Tommaso Greco consiste nell&#8217;estendere la logica del diritto oltre i confini nazionali. Per riuscirci è necessario mettere in discussione un altro dogma della modernità: la sovranità assoluta.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In &#8220;Critica della ragione bellica&#8221; ritorna spesso la figura di Giuseppe Mazzini, che vedeva i popoli come membri di una comunità umana più ampia. Nessuna nazione può realizzare pienamente il proprio destino contro le altre nazioni perché la libertà di ciascun popolo dipende dalla libertà di tutti gli altri. Un principio questo che appare oggi attualissimo in un mondo attraversato da crisi climatiche, economiche e geopolitiche che ignorano qualsiasi confine.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La pace poi è strettamente connessa alla fiducia, il diritto non nasce dalla sfiducia ma dalla cooperazione. Nessuna società può funzionare esclusivamente attraverso il controllo e la coercizione e ogni giorno milioni di relazioni umane si reggono su aspettative reciproche di affidabilità. La stessa logica vale per la pace. </strong><br>Se partiamo dall&#8217;idea che gli altri siano inevitabilmente nemici, costruiremo istituzioni fondate sulla paura. Se invece riconosciamo che la cooperazione è una componente essenziale dell&#8217;esperienza umana, il diritto può diventare strumento per custodire e rafforzare quella fiducia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui il pensiero di Greco incontra quello di Simone Weil, a cui ha dedicato vari studi. Weil sosteneva che la forza tende sempre a trasformare gli esseri umani in cose e la guerra rappresenta il trionfo di questa logica. La pace, al contrario, nasce dal riconoscimento dell&#8217;altro come persona e non come strumento o ostacolo. <br>Anche Hannah Arendt aveva individuato che il potere autentico nasce dall&#8217;agire insieme, mentre la violenza compare quando il potere si indebolisce e difatti una società che ricorre continuamente alla forza non dimostra forza ma fragilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Da prospettive differenti, tutti questi autori convergono sul fatto che la pace non è l&#8217;assenza della politica, bensì la sua forma più alta. Ecco perché il pacifismo giuridico auspicato da Tommaso Greco non può essere liquidato come una posizione ingenua o sentimentale poiché rappresenta invece una forma di realismo che tiene conto del fatto che l&#8217;umanità ha già costruito strumenti per limitare la violenza: il diritto, le costituzioni, le organizzazioni internazionali, la cooperazione tra i popoli.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera utopia, come suggerisce Greco, potrebbe essere continuare a credere che la sicurezza possa nascere dall&#8217;accumulo indefinito di armi, che la pace possa essere preparata attraverso la guerra e che l&#8217;equilibrio del terrore possa garantire il futuro dell&#8217;umanità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In fondo il pacifismo giuridico parte da una constatazione semplice e rivoluzionaria: se la guerra è un prodotto della storia, anche la pace può esserlo. Se gli uomini hanno saputo costruire istituzioni per limitare la violenza all&#8217;interno delle società, possono costruirne di più efficaci anche tra gli Stati.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La domanda decisiva non è se la pace sia realistica, ma se sia davvero realistico continuare a considerare la guerra come inevitabile.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vorrei concludere riallacciando il discorso alla filosofia del diritto, una materia che mi affascina molto per il suo nome ma che non ho mai approfondito. Tra le domande poste a Tommaso Greco durante la nostra chiacchierata, ce n&#8217;è stata una proprio sulla sua materia d&#8217;insegnamento accademico.</strong> La questione della pace non riguarda soltanto la politica internazionale o l&#8217;etica, ma tocca anche la filosofia del diritto. <br>Potremmo forse affermare che se il diritto nasce per sostituire la forza con la regola, la guerra rappresenta un fallimento del diritto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E cos&#8217;è davvero il diritto? <br>Se è solo uno strumento attraverso cui i più forti organizzano il proprio potere, allora la guerra non è che la prosecuzione della politica con altri mezzi e la pace sarà solo un equilibrio provvisorio tra forze contrapposte. <br><strong>Se invece il diritto, come ci ricorda Tommaso Greco, è relazione, riconoscimento reciproco e costruzione di fiducia, la pace non appare più come un&#8217;utopia morale ma come il pieno compimento della vocazione giuridica. La guerra diventa il luogo in cui il diritto abdica a se stesso e la pace è il terreno sul quale il diritto realizza pienamente la propria funzione.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questo punto di vista, il pacifismo giuridico non consiste nel negare il conflitto ma nel credere che esso possa essere sottratto alla logica della violenza e ricondotto alla logica delle istituzioni. Ma siamo disposti a prendere sul serio l&#8217;idea di diritto?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io credo che il grado di civiltà di una comunità si misuri dalla sua capacità di affidare il proprio futuro non all&#8217;utilizzo delle armi e della violenza, ma al buon funzionamento delle istituzioni. Ammesso che queste istituzioni mantengano fede alla ragione per la quale sono nate. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Laura Ressa </p>



<p class="wp-block-paragraph">Copertina: locandina creata con Canva in occasione dell’intervista</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>

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<p>L'articolo <a href="https://lauraressa.com/2026/05/30/filosofia-del-diritto-bioetica-critica-ragione-bellica-intervista-tommaso-greco/">Tra filosofia del diritto, bioetica e &#8220;Critica della ragione bellica&#8221; &#8211; Intervista a Tommaso Greco</a> proviene da <a href="https://lauraressa.com">Frasivolanti</a>.</p>
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		<title>Protezione dei diritti umani e diritto dell&#8217;immigrazione &#8211; Intervista all&#8217;avvocato Gennaro Santoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Ressa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 19:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cose belle]]></category>
		<category><![CDATA[dinamiche sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[detenzione]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://lauraressa.com/2026/05/16/protezione-diritti-umani-diritto-dellimmigrazione-intervista-avvocato-gennaro-santoro/">Protezione dei diritti umani e diritto dell&#8217;immigrazione &#8211; Intervista all&#8217;avvocato Gennaro Santoro</a> proviene da <a href="https://lauraressa.com">Frasivolanti</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;avvocato Gennaro Santoro esercita la professione dal 2006. Specializzato in protezione dei diritti umani, accesso civico generalizzato (FOIA), diritto dell&#8217;immigrazione e diritto penale. Membro del direttivo dell&#8217;Associazione Antigone, è anche cultore in sociologia del Diritto presso l&#8217;Università degli Studi RomaTre.<br />Solleva spesso questioni di costituzionalità e mette in discussione l&#8217;architettura giuridica della detenzione amministrativa e delle politiche migratorie. Il suo lavoro in Antigone e la produzione recente, ruotano soprattutto attorno alla tutela sostanziale dei diritti e alla centralità della salute e della persona nei CPR. </p>



<span id="more-33841"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo chiesto all&#8217;avvocato Santoro se il diritto possa essere uno strumento di trasformazione sociale e in che modo il ruolo di cultore di sociologia del diritto cambia il modo in cui si guarda una norma. Ci siamo addentrati nella critica alla detenzione amministrativa nei CPR, cercando di comprendere perché il linguaggio amministrativo parli di &#8220;trattenuti&#8221; anziché porre attenzione alla centralità della persona.<br />Le sentenze che l&#8217;avvocato Santoro ha seguito sembrano sottolineare che la vulnerabilità psichica non può essere considerata un mero dettaglio burocratico, eppure continua a essere trattata come tale. Ci siamo quindi chiesti in che modo i casi delle persone possano modificare il proprio modo di leggere il sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gennaro Santoro ha contribuito a portare questioni sui CPR davanti alla Corte costituzionale e nel suo lavoro sul decreto flussi è emersa una critica alla gestione impersonale delle procedure. Molte delle sue cause inoltre raccontano il conflitto tra tempo amministrativo e tempo umano: ricongiungimenti che ritardano, visti che arrivano tardi, famiglie separate. Gli abbiamo chiesto se il diritto riesca davvero a comprendere il valore del tempo.<br />Dopo tanti anni di professione forense, può risultare difficile mantenere il confine tra coinvolgimento umano e distanza professionale: abbiamo quindi provato a esplorare che tipo di coinvolgimento un avvocato può avere e in che modo si possa svolgere questo mestiere pur tra mille storture del sistema. Le politiche migratorie contemporanee vengono spesso giustificate con la parola &#8220;sicurezza&#8221;, che sembra al tempo stesso una categoria giuridica e una categoria politica. Ci siamo chiesti anche se una sentenza possa condurre anche a un cambiamento culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questa intervista è stata realizzata a maggio 2026 in collaborazione con gli amici di Radio32 (Ipse Lab) che ringrazio: Daniele Lauri e Sasha Iizuka.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Di seguito alcuni link di approfondimento:</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.meltingpot.org/2026/02/revoca-del-nullaosta-e-decreto-flussi-il-tar-lazio-conferma-una-tutela-sostanziale-e-personalistica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.meltingpot.org/2026/02/revoca-del-nullaosta-e-decreto-flussi-il-tar-lazio-conferma-una-tutela-sostanziale-e-personalistica/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.meltingpot.org/2026/01/il-ritardo-amministrativo-nel-ricongiungimento-familiare-tra-tutela-effettiva-e-negazione-del-risarcimento-del-danno" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.meltingpot.org/2026/01/il-ritardo-amministrativo-nel-ricongiungimento-familiare-tra-tutela-effettiva-e-negazione-del-risarcimento-del-danno</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.meltingpot.org/2025/11/illegittimita-del-trattenimento-in-cpr-per-assenza-di-un-adeguato-certificato-medico-attestante-lassenza-di-vulnerabilita-psichiatrica" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.meltingpot.org/2025/11/illegittimita-del-trattenimento-in-cpr-per-assenza-di-un-adeguato-certificato-medico-attestante-lassenza-di-vulnerabilita-psichiatrica</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.meltingpot.org/2025/08/trattenuto-nel-cpr-senza-valutazione-psichiatrica-unaltra-decisione-svela-la-prassi-illegittima-e-ne-ordina-la-liberazione" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.meltingpot.org/2025/08/trattenuto-nel-cpr-senza-valutazione-psichiatrica-unaltra-decisione-svela-la-prassi-illegittima-e-ne-ordina-la-liberazione</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.meltingpot.org/2025/07/la-corte-costituzionale-apre-a-nuove-battaglie-contro-la-detenzione-amministrativa" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.meltingpot.org/2025/07/la-corte-costituzionale-apre-a-nuove-battaglie-contro-la-detenzione-amministrativa</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.meltingpot.org/2025/06/ordinato-il-rilascio-del-visto-a-moglie-e-figlio-neonato-in-via-durgenza-ma-respinta-la-domanda-di-risarcimento-del-danno" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.meltingpot.org/2025/06/ordinato-il-rilascio-del-visto-a-moglie-e-figlio-neonato-in-via-durgenza-ma-respinta-la-domanda-di-risarcimento-del-danno</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.questionegiustizia.it/articolo/la-vittoriosa-azione-popolare-per-la-chiusura-del-centro-di-detenzione-per-stranieri-di-bari-un-precedente-dirompente" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.questionegiustizia.it/articolo/la-vittoriosa-azione-popolare-per-la-chiusura-del-centro-di-detenzione-per-stranieri-di-bari-un-precedente-dirompente</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.questionegiustizia.it/articolo/cds-cpr" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.questionegiustizia.it/articolo/cds-cpr</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.questionegiustizia.it/articolo/alla-corte-costituzionale-la-questione-di-legittimita-sui-cpr" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.questionegiustizia.it/articolo/alla-corte-costituzionale-la-questione-di-legittimita-sui-cpr</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://ilmanifesto.it/gjader-una-sentenza-storica-contro-larbitrio-dei-trasferimenti" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ilmanifesto.it/gjader-una-sentenza-storica-contro-larbitrio-dei-trasferimenti</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prima di ascoltare l&#8217;intervista, penso possa essere interessante riportare un recente articolo scritto da Gennaro Santoro assieme a Raffaele Biondo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo riporto di seguito.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La vittoriosa azione popolare per la chiusura del centro di detenzione per stranieri di Bari: un precedente dirompente</strong><br />(di Gennaro Santoro, Raffaele Biondo)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte: <a href="https://www.questionegiustizia.it/articolo/la-vittoriosa-azione-popolare-per-la-chiusura-del-centro-di-detenzione-per-stranieri-di-bari-un-precedente-dirompente" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.questionegiustizia.it/articolo/la-vittoriosa-azione-popolare-per-la-chiusura-del-centro-di-detenzione-per-stranieri-di-bari-un-precedente-dirompente</a><br /><br />&#8220;1. <strong>Il lungo cammino di una sentenza: dal CIE (ora CPR) di Bari-Palese alla Cassazione e ritorno</strong><br /><br />Con la sentenza n. 1609/2025, pubblicata il 10 novembre 2025, la Corte d’Appello di Bari, sezione I civile, ha scritto l’epilogo di una vicenda giudiziaria che ha attraversato oltre un decennio di storia della città, intrecciando temi di estrema rilevanza e attualità: la dignità dei migranti, l’identità delle comunità locali, i limiti della detenzione amministrativa e, non da ultimo, i confini della prova del danno non patrimoniale.<br /><br />La decisione giunge a valle di un iter processuale complesso, avviato nel 2012 da due cittadini baresi, Luigi Paccione e Alessio Carlucci, che hanno promosso un’azione popolare denunciando le condizioni inumane e degradanti in cui versavano gli stranieri trattenuti nel Centro di Identificazione e Espulsione (CIE) di Bari. [&#8230;]<br /><br />2. <strong>Il diritto all’identità cittadina: un’acquisizione irreversibile</strong><br /><br />Occorre sottolineare un passaggio di grande rilievo sistematico compiuto dalla sentenza in commento, rappresentato dalla conferma dell’esistenza e della risarcibilità del diritto all’identità cittadina.<br /><br />Come già aveva riconosciuto la stessa Corte d’Appello nel 2020 tale diritto &#8211; diverso dal diritto all’immagine &#8211; si sostanzia nel “senso di essere qualcosa di specifico, quel qualcosa che consente di cambiare rimanendo sé stessi”. Si tratta di un diritto che trova fondamento costituzionale nell’art. 114 Cost. e che si declina, per gli enti territoriali, nella proiezione sociale dei valori che caratterizzano storicamente, culturalmente, politicamente e socialmente una comunità.<br /><br />Nel caso di Bari, tali valori sono solennemente proclamati nello Statuto comunale, che definisce la città come “comunità aperta” (art. 1), vocata a “legare civiltà, religioni e culture diverse, in particolare quelle del Levante e quelle Europee” e impegnata a sostenere “l’affermazione dei diritti umani, la cultura della pace, della cooperazione internazionale e dell’integrazione etnico-culturale” (art. 3, comma 2), nonché a tutelare e valorizzare “le diverse realtà etniche, linguistiche, culturali, religiose e politiche presenti nella città, rifacendosi ai valori della solidarietà e dell’accoglienza” (art. 3, comma 8).<br /><br />La Corte ribadisce, richiamando la giurisprudenza delle Sezioni Unite, che lo Statuto comunale non è un mero documento programmatico o retorico, ma costituisce “atto normativo atipico, di rango paraprimario o subprimario”, la cui conoscenza appartiene “alla scienza ufficiale del giudice” (principio del iura novit curia). I valori ivi contenuti, dunque, hanno valore giuridico e costituiscono “un criterio sia di interpretazione di atti e condotte che di individuazione dell&#8217;identità di un ente”.<br /><br />3. <strong>La legittimità processuale dell’azione popolare</strong><br /><br />Il punto relativo all’individuazione dell’identità dell’ente ci consente di compiere una breve analisi su una questione da non sottovalutare,&nbsp; e precisamente quella relativa alle condizioni di ammissibilità di un’azione popolare in sostituzione dell’Ente territoriale. <br /><br />Come chiarito dalle SS.UU. della Cassazione (ord. n. 15601/2023), l’azione popolare ex art. 9, comma 1, del d.lgs. 267/2000 ha “carattere sostitutivo e non correttivo: non è utilizzabile al fine di rimuovere errori o irregolarità commessi in danno dell’interesse di cui l’ente è portatore, può essere esperita contro un soggetto terzo e non contro il Comune per far valere l’illegittimità di atti riferibili a detto ente, e risulta quindi ammissibile solo in caso di inerzia dell’ente locale e non qualora esso abbia provveduto”. Nel caso barese, il presupposto dell’inerzia era pienamente sussistente. [&#8230;]<br /><br />4. <strong>Il nodo della prova: danno-evento e danno-conseguenza</strong><br /><br />Il cuore della controversia &#8211; e il motivo della decisione della Suprema Corte di cassare con rinvio la sentenza impugnata &#8211; sta nella distinzione tra danno-evento e danno-conseguenza, che la Corte d’Appello affronta con grande rigore metodologico.<br /><br />Infatti, la Cassazione aveva rimproverato ai giudici baresi di essersi “arrestati” all’accertamento della lesione dei valori statutari (danno-evento), senza indagare le “concrete ripercussioni sul sentimento e sull’agire dell’intera comunità cittadina”, ossia il danno-conseguenza. Nel giudizio di rinvio, la Corte d’Appello illustra in modo accurato i singoli elementi probatori di tale danno. <br /><br />A parere della Corte rilevano le interrogazioni parlamentari promosse da deputati baresi (Ginefra, Zazzera e Bernardini) che denunciarono pubblicamente le “disumane e degradanti condizioni” del CIE, definito “inferno”, “prigione disumana”, luogo “non degno di un Paese civile”; parimenti influenti sono considerati gli articoli di stampa nazionale e locale (tra cui La Repubblica, Corriere del Mezzogiorno, Gazzetta del Mezzogiorno, Sky TG24 e L’Unità) che diedero ampia visibilità alle violazioni dei diritti umani all’interno del Centro; ancora, quali elementi probatori emergono i rapporti di organizzazioni umanitarie[6] che bollarono il CIE di Bari come struttura “celata a occhi esterni” e con “condizioni di vita inferiori agli standard minimi” e “rispetto dei diritti estremamente limitato”.<br /><br />Di rilievo ai fini della prova del danno-conseguenza sono state anche le visite istituzionali di esponenti politici locali &#8211; tra cui assessori e consiglieri regionali e comunali &#8211; che denunciarono anch’essi situazioni “al limite della vivibilità e della dignità umana”, un “degrado insopportabile”, trattamenti “come detenuti” o “come animali”. Da ultimo, non per importanza, la stessa Amministrazione comunale, attraverso la Delibera del Consiglio Comunale n. 149 del 15 novembre 2004, aveva espresso la “totale contrarietà” alla presenza del CIE nel territorio di propria competenza e lamentava il mancato coinvolgimento dell’Ente da parte delle Amministrazioni statali competenti nella procedura decisionale.<br /><br />5. <strong>La prova presuntiva del danno: un approccio costituzionalmente orientato</strong><br /><br />La Corte d’Appello, in sede di rinvio, applica con rigore i principi affermati dalla giurisprudenza di legittimità in tema di prova del danno non patrimoniale. Infatti, la stessa Cassazione ha chiarito che “il danno non patrimoniale, costituendo anch’esso pur sempre un danno-conseguenza, deve essere specificatamente allegato e provato ai fini risarcitori, anche mediante presunzioni, mai potendo considerarsi in re ipsa”. Tuttavia, sul più specifico tema delle presunzioni, viene precisato come “i requisiti della gravità, della precisione e della concordanza [&#8230;] devono essere ricavati in relazione al complesso degli indizi, soggetti ad una valutazione globale”. <br />Gli elementi acquisiti agli atti &#8211; valutati “non atomisticamente bensì complessivamente alla luce dei principi di coerenza logica, compatibilità inferenziale e concordanza” &#8211; dimostrano con sufficiente certezza presuntiva che la lesione dei valori statutari abbia effettivamente inciso sulla comunità cittadina.<br /><br />La Corte argomenta in modo convincente come i plurimi interventi posti in essere dal Consiglio comunale, dagli esponenti locali della società civile e delle istituzioni, con ampio risalto dato dagli organi di informazione locali e nazionali, “comprovano univocamente” che la violazione dei valori umanitari e solidaristici riconducibili all’identità di Bari “aveva inciso negativamente sulla collettività barese, producendo concrete ripercussioni sul sentimento e sull’agire di quest’ultima improntati a predetti valori”.<br /><br />In altri termini, quando una città statutariamente “aperta” e “accogliente” si trova suo malgrado ad ospitare un centro di detenzione amministrativa nel quale si consumano sistematiche violazioni della dignità umana, e quando la comunità locale reagisce con indignazione attraverso i propri rappresentanti istituzionali, i propri organi di stampa e le proprie organizzazioni civiche, è ragionevole presumere &#8211; sulla base di elementi gravi, precisi e concordanti &#8211; che tale situazione abbia leso l’identità collettiva di quella stessa comunità.<br /><br />6.<strong> Un precedente dirompente e l’azione popolare per la chiusura del CPR di Roma Ponte Galeria</strong><br /><br />La sentenza in commento merita di essere accolta con favore.<br /><br />In primo luogo, tale sentenza dà piena attuazione al principio di diritto enunciato dalla Cassazione, dimostrando &#8211; con argomenti stringenti e documentazione inoppugnabile &#8211; che il danno-conseguenza non solo era allegato, ma era anche ampiamente provato per presunzioni.<br /><br />In secondo luogo, consolida definitivamente l’acquisizione giurisprudenziale relativa al diritto all’identità cittadina, dimostrando che tale diritto non consiste in un’astratta categoria dottrinale, ma rappresenta uno strumento concreto di tutela delle comunità locali quando i valori che le caratterizzano vengono calpestati.<br /><br />In terzo luogo &#8211; e questo è forse il punto più significativo &#8211; riafferma con forza come i diritti fondamentali delle persone, a cominciare dalla dignità umana, non possono essere sacrificati sull’altare delle esigenze di sicurezza e di controllo dei flussi migratori.<br /><br />La Corte, pur non entrando nel merito della natura giuridica dei CIE (in quanto tale questione era coperta da giudicato), ricorda implicitamente &#8211; e attraverso le testimonianze documentali acquisite &#8211; che quei luoghi erano, nei fatti, “non luoghi” dove “persone che non sono accusate né tanto meno condannate per un reato” erano sottoposte a “trattamento inumano e degradante”, in violazione delle più elementari garanzie costituzionali e convenzionali.<br /><br />Come la Corte d’Appello barese già efficacemente aveva osservato nella sentenza del 2020, richiamando l’antropologo Marc Augé, si trattava &#8211; e con i CPR continua a trattarsi &#8211; di strutture nelle quali “lo Stato deve fare di tutto non solo per limitare la permanenza nei Centri allo stretto indispensabile, ma anche renderla comprensibile e umanamente tollerabile. Ciò che, all’evidenza, non è avvenuto nel caso in esame”.<br /><br />Ma la sentenza della Corte d’Appello di Bari non è solo l’epilogo di una vicenda giudiziaria ultradecennale. Rappresenta anche &#8211; e soprattutto &#8211; un precedente giurisprudenziale di fondamentale importanza, destinato a produrre effetti ben al di là del caso specifico.<br /><br />E infatti, proprio mentre questa sentenza veniva redatta ed infine pubblicata, a marzo 2025 un gruppo di sedici professori universitari &#8211; tra cui alcuni dei più autorevoli studiosi italiani di diritto costituzionale, diritto internazionale, diritto penale e diritti umani &#8211; depositava un atto di citazione dinanzi al Tribunale civile di Roma con il quale, in qualità di attori popolari ex art. 9, comma 1, del d.lgs. 267/2000, chiedevano, in sostituzione del Comune di Roma, la condanna del Ministero dell’Interno alla chiusura del Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR) di Roma &#8211; Ponte Galeria e al risarcimento del danno all’identità cittadina subito dalla Capitale.<br /><br />L’atto di citazione ricalca lo schema argomentativo ormai consolidato dalla vicenda barese: si richiama lo Statuto della Città di Roma, che all’art. 1 definisce Roma Capitale come “comunità di donne e uomini che vivono nel suo territorio” impegnata a “tutelare i diritti individuali delle persone così come sanciti dalla Costituzione italiana”, che “impronta l’esercizio delle sue funzioni [&#8230;] al divieto di qualsiasi forma di discriminazione” e che, “consapevole delle responsabilità che gli derivano dalle straordinarie tradizioni e peculiarità storico-politiche e culturali della città &#8211; Capitale d’Italia, centro della cristianità, punto d’incontro tra culture, religioni ed etnie diverse &#8211; si impegna a tutelarne e valorizzarne il patrimonio artistico, storico, monumentale e ambientale”. Viene documentata analiticamente &#8211; attraverso rapporti del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, del Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT), delle associazioni, articoli di stampa, interrogazioni parlamentari, visite istituzionali &#8211; la sistematica e gravissima violazione dei diritti fondamentali degli stranieri trattenuti nel CPR di Ponte Galeria.<br /><br />Viene provato mediante elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti, che tale violazione ha inciso negativamente sull’identità della comunità romana, come dimostrato dalla mozione approvata all’unanimità dall’Assemblea Capitolina l’8 febbraio 2024 con cui si chiedeva al Sindaco e alla Giunta “di denunciare le gravi violazioni dei diritti umani subite dalle persone trattenute nei CPR e procedere con la chiusura del centro di permanenza per i rimpatri di Ponte Galeria”, dalle dichiarazioni del Vescovo di Porto-Santa Rufina, dalle manifestazioni pubbliche e dai convegni organizzati dalla società civile romana per denunciare e combattere tale situazione.<br /><br />Ma ciò che più colpisce, leggendo l’atto di citazione relativo al CPR di Roma, è la drammatica constatazione che le violazioni denunciate sono sostanzialmente identiche – se non peggiori – rispetto a quelle accertate per il CIE di Bari. L’atto introduttivo documenta: letti insufficienti rispetto al numero dei trattenuti, molti dei quali costretti a dormire in corridoio o all’aperto; materassi infestati da cimici; assenza di porte nei bagni; luce gestita esclusivamente dagli operatori e accesa solo dalle 18 alle 23, anche d’inverno; distribuzione insufficiente di acqua e prodotti per l’igiene; casi diffusi di scabbia; persone con arti rotti prive di stampelle; totale assenza di dispositivi salvavita e di un sistema per chiamare il personale in caso di emergenza; abuso massiccio di psicofarmaci (il 90% dei trattenuti risulta in cura con psichiatrici). E, soprattutto, la tragica morte per suicidio di Ousmane Sylla, ragazzo di 22 anni, avvenuta il 4 febbraio 2024, i cui compagni di stanza, nel tentativo disperato di salvarlo, «non avendo mezzi per chiamare i soccorsi, hanno incominciato a sbracciarsi davanti alle videocamere per chiedere aiuto».<br /><br />La preziosa e fondamentale lotta di principio contro le condizioni &#8211; e l’esistenza&nbsp; stessa &#8211; di questi centri in cui emerge in modo evidente la lesione del diritto alla dignità umana si sposta nuovamente nelle aule giudiziarie<br /><br />Mentre accogliamo con soddisfazione la conclusione di un lunghissimo procedimento che ha finalmente riconosciuto le richieste della comunità barese, la testa non può che andare all’attuale CPR di Bari (dove di recente è deceduto un trattenuto) e alle altre città dove vi sono CPR dove si continuano a consumare gravissime violazioni dei diritti umani. Dunque, in tali città lo strumento dell’azione popolare può essere utilizzato. La storia di Bari, dunque, ha lasciato una traccia: il concetto di identità può essere inteso in modo diverso da quello in cui lo intende chi vuole erigere muri fisici, sociali, economici, chi lo usa per distinguere “noi” da “loro”. L’identità di cui parlano i giudici baresi &#8211; e quella che i professori romani rivendicano per la Capitale &#8211; è quella che l’art. 2 della nostra Costituzione gli attribuisce quando riconosce la personalità umana nelle formazioni sociali in cui si svolge: la famiglia, il quartiere, la città, la comunità. E se la nostra è veramente una comunità fondata sulla libertà e sulla dignità di ogni essere umano, come lo era l’Europa del Manifesto di Ventotene, è un dovere collettivo &#8211; per preservare la nostra identità &#8211; salvaguardare quelle che Bobbio chiamava “pre-regole”, le regole senza le quali non si potrebbe parlare di democrazia: la libertà civile, il pluralismo, la persuasione contro la violenza. E quando queste regole vengono violate, è dovere della comunità reagire e combattere con ogni mezzo per il loro rispetto. Allora a Roma, come a Bari e in tutta Italia, non si tratterà solo di risarcire i danni o di chiudere i centri. Si tratterà di decidere che tipo di comunità vogliamo essere e di avere il coraggio di difenderlo dentro e fuori le aule di un Tribunale.&#8221;</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Lo spazio per le domande e i commenti resta sempre aperto. Di seguito l’intervista a Gennaro Santoro; ci vediamo più giù per alcune considerazioni finali.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il video dell&#8217;intervista (<a href="https://youtu.be/4gWSZgKyD80?si=rkd5AAQeVNsay8cy" target="_blank" rel="noreferrer noopener">link</a>)</strong> </p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il podcast (<a href="https://www.spreaker.com/episode/protezione-dei-diritti-umani-e-diritto-dell-immigrazione-intervista-all-avvocato-gennaro-santoro--72046719" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Spreaker</a>)</strong> </p>



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<p class="wp-block-paragraph">Dialogare con Gennaro Santoro ha aperto squarci su questioni aperte riguardanti il tema della detenzione amministrativa nei CPR e le condizioni di salute delle persone che vengono portate in questi &#8220;non luoghi&#8221;. Ciò che emerge, fra tante informazioni e riflessioni, è certamente l&#8217;idea che la professione forense possa ancora slegarsi da un sistema non funzionante. Ma spesso questa possibilità è ostacolata dalle condizioni stesse in cui si è costretti a lavorare nonché dalle leggi che non mettono mai in primo piano la vita umana. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ammiro molto tutti quegli avvocati, quegli operatori di giustizia e quelle persone impegnate in ruoli di utilità sociale che si trovano ogni giorno a fare tutto il possibile per operare nell&#8217;interesse degli ultimi, di chi non ha le risorse per difendersi, di chi gode di meno diritti. È difficile restare fedeli agli ideali della propria professione in un mondo che spinge verso l&#8217;individualismo, il profitto e il tornaconto personale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Come afferma l&#8217;avvocato Gennaro Santoro, è necessario sviluppare un approccio olistico alla salute e alle condizioni di vita, ragionare sull&#8217;insieme degli elementi, progettare in termini di vivere comune perché solo costruire in funzione di una comunità in cui il bene collettivo è più grande dei singoli ci può permettere di esistere nel miglior modo possibile, di avere maggiori diritti e tutele. </p>



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<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, ecco qualche altro stralcio di articolo a firma di Gennaro Santoro per approfondire. </p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Illegittimità del trattenimento in CPR per assenza di un adeguato certificato medico attestante l’assenza di vulnerabilità psichiatrica</strong><br />Corte di Appello di Roma, decreto del 12 novembre 2025<br />Avv. Gennaro Santoro (Roma, 18 novembre 2025) </p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte: <a href="https://www.meltingpot.org/2025/11/illegittimita-del-trattenimento-in-cpr-per-assenza-di-un-adeguato-certificato-medico-attestante-lassenza-di-vulnerabilita-psichiatrica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.meltingpot.org/2025/11/illegittimita-del-trattenimento-in-cpr-per-assenza-di-un-adeguato-certificato-medico-attestante-lassenza-di-vulnerabilita-psichiatrica/</a><br /><br />&#8220;Con decreto del 12 novembre 2025, la Corte di Appello di Roma ha disposto la liberazione di un richiedente asilo trattenuto presso il CPR di Roma ”stante la presumibile sussistenza di una condizione di vulnerabilità del richiedente asilo incompatibile con il suo trattenimento presso il Centro di permanenza per i rimpatri” e l’assenza di “un adeguato certificato medico attestante detta compatibilità ai sensi dell’art. 3 del DM 19 maggio 2022”.<br /><br />La decisione si inserisce nel filone giurisprudenziale secondo il quale l’incompatibilità sanitaria al trattenimento in CPR non si limita alle patologie acute o in fase di scompenso, ma si estende anche a condizioni potenziali o pregresse che necessitino di monitoraggio specialistico continuativo. (cfr., tra le altre, Corte di Appello di Roma, decreto del 21 marzo 2025). <br /><br />Nel caso di specie, un cittadino marocchino, dopo la convalida del trattenimento del Giudice di Pace di Roma del 4 novembre 2025, ha manifestato la volontà di chiedere la protezione internazionale. Il successivo 12 novembre si è quindi celebrata l’udienza di convalida innanzi alla competente Corte di Appello di Roma. <br /><br />La difesa, con una memoria di udienza e relativa documentazione, ha evidenziato che il richiedente asilo era consumatore abituale di sostanze stupefacenti e assuntore del farmaco antipsicotico Seroquel, la cui sospensione avrebbe potuto comportare gravi rischi anche dal punto di vista suicidario. Per questi motivi la difesa ha sin da subito richiesto la cartella clinica dello straniero, ha prontamente informato il medico dell’ente gestore e l’Asl Roma 3 del possibile stato di tossicodipendenza dell’interessato e della verosimile patologia psichiatrica, sollecitando una nuova visita di idoneità alla vita ristretta, come disposto dall’art. 4, comma 3 del D.M. 19 maggio 2022 (c.d. “Decreto Lamorgese”).<br /><br />Nonostante tale richiesta, nessuna risposta è pervenuta dalla Asl Roma 3, mentre l’ente gestore si è solo riservato di effettuare una eventuale nuova visita dopo l’esame della documentazione sanitaria. Tuttavia, alla data dell’udienza non sono stati comunicati gli eventuali ulteriori accertamenti sanitari effettuati.<br /><br />Ancora, è stata contestata l’inidoneità del primo certificato di idoneità alla vita ristretta limitato al solo accertamento dell’assenza di malattie infettive. Sul punto si osserva che di recente il Consiglio di Stato, con la sentenza del 7 ottobre 2025, nel dichiarare la parziale illegittimità dello schema di capitolato di appalto CPR, per carenze relative alla tutela del diritto alla salute e alla prevenzione del rischio suicidario, ha così stigmatizzato la prassi&nbsp; – documentata anche nel caso di cui si occupa – relativa alla visita di idoneità per il trattenimento in CPR: “Le verifiche sanitarie all’ingresso sono sovente limitate all’accertamento dell’assenza di malattie infettive, senza considerare disturbi psichiatrici o patologie croniche degenerative che non possono ricevere un trattamento adeguato nelle strutture detentive. È stata rilevata una considerevole presenza di problemi di tossicodipendenza e psicologici tra i migranti trattenuti, il che renderebbe necessario un forte coinvolgimento dei servizi sanitari locali a supporto dei medici dell’ente gestore, per la fornitura di servizi specialistici. Tuttavia, persiste una scarsa coordinazione tra le strutture sanitarie interne ai CPR e il Servizio Sanitario Nazionale, con gravi criticità nella gestione della salute mentale e nella somministrazione dei farmaci specialistici. In alcuni CPR, le prescrizioni di farmaci specialistici vengono formalmente emesse da medici esterni che non conoscono la persona, su richiesta dei medici del centro, una pratica che solleva serie preoccupazioni, specialmente per i farmaci psicotropi e la continuità delle terapie”.<br /><br />D’altronde, l’assenza di approfondimenti sanitari era provata anche dalla cartella clinica dell’ente gestore, costituita esclusivamente dalla scheda di primo ingresso,&nbsp; che non riportava l’assunzione dell’antipsicotico Seroquel e non conteneva informazioni essenziali per una reale presa in carico dello straniero.<br /><br />E’ stata quindi eccepita l’omessa attuazione dell’art. 3, comma 4 del Decreto Lamorgese nella parte in cui prevede la necessità di una nuova visita sulla idoneità alla vita ristretta, così come sollecitata, anche alla luce delle carenze organizzative e materiali del CPR di Roma Ponte Galeria. [&#8230;]<br /><br />La Corte di Appello, aderendo alla tesi difensiva, ha sancito che “la richiesta di convalida del trattenimento non può trovare accoglimento stante la presumibile sussistenza di una condizione di vulnerabilità del richiedente asilo incompatibile con il suo trattenimento presso il Centro di permanenza per i rimpatri […] allo stato vi sono elementi sintomatici e gravi che inducono a ritenere che il richiedente possa essere persona vulnerabile ai sensi dell’art. 17, comma 1 del D.lgs. n. 142/2015, in quanto affetto da gravi disturbi psichici, incompatibili con il trattenimento […] Sul punto, non può dunque assumere rilevanza decisiva la certificazione medica di compatibilità delle condizioni di salute del cittadino richiedente asilo con il trattenimento presso il CPR, là dove non sono state specificamente considerate le patologie di cui lo stesso soffre, nè sono state effettuate apposite visite specialistiche in tal senso, nonostante dette problematiche di salute siano state tempestivamente segnalate dalla difesa del trattenuto sia al medico dell’ente gestore sia alla ASL RM 3, con la conseguenza che non risulta in atti un adeguato certificato medico attestante detta compatibilità ai sensi dell’art. 3 del DM 19 maggio 2022. […]<br /><br />Non vi è dubbio che l’Autorità giudiziaria stia sempre più valorizzando il contenuto precettivo dell’art. 3 del Decreto Lamorgese, soprattutto con riferimento alla inderogabile necessità di una visita olistica ed esaustiva di primo ingresso dello straniero trattenuto. Viene tuttavia da domandarsi come sia possibile verificare le ipotesi di incompatibilità per vulnerabilità psichiatrica se sistematicamente le prime visite sull’idoneità sono effettuate in assenza di uno psichiatra.<br /><br />Accanto a questa sistematica violazione della norma rilevante – oltre che dell’art. 32 della Costituzione -, si riscontra, nella prassi, la mancata attivazione della nuova visita sulla idoneità del trattenimento allorquando sopravvengano fatti nuovi (come nel caso di tentativi di suicidio o di gesti anticonservativi e autolesionistici). Su questo aspetto, appare opportuno ricordare come sempre la sentenza del Consiglio di Stato del 7 ottobre 2025&nbsp; ha dichiarato la parziale illegittimità dello schema di capitolato di appalto CPR, per carenze relative alla tutela del diritto alla salute e alla prevenzione del rischio suicidario. In particolare, il Collegio, parimenti a quanto denunciato in vari report dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, “concorda con la necessità che il capitolato impugnato sia reso più conforme alle seguenti disposizioni della direttiva ministeriale del 2022:- art. 3, comma 4, con riferimento alla necessità di una nuova valutazione della ASL, in caso emergano elementi che possano determinare l’incompatibilità con la vita in comunità ristretta e alla possibilità che gli stranieri vengano alloggiati in stanze di osservazione su disposizione del medico”. Ad oggi lo schema di capitolato non è ancora stato emesso: ciò nonostante, sempre la stessa sentenza citata rammenta che, nelle more della nuova attuazione, deve essere attuato quanto prescritto, in via diretta, dalla disposizione per ultimo citata, aggiungendo anche (fine punto 5.1. in diritto) che “Resta fermo, peraltro, che i gestori dei Centri devono rispettare quanto previsto dalla direttiva ministeriale, anche qualora le relative disposizioni non siano esplicitamente richiamate nel capitolato di gara”. <br /><br />Dunque, anche in attesa del nuovo schema di capitolato, la disposizione da ultimo richiamata è da ritenersi cogente e, nell’esperienza quotidiana dei CPR viene frequentemente disattesa. <br /><br />Soffermando l’attenzione al solo Centro di Roma Ponte Galeria, basti considerare che a seguito di accesso parlamentare dello scorso 27 maggio, dalla consultazione del registro eventi critici risultavano “66 eventi critici registrati in appena tre mesi, di cui 44 atti anticonservativi come tentativi di impiccagione, ingestione di oggetti e autolesionismo. Nonostante questo, «non sono previsti protocolli di prevenzione del rischio suicidario» e in diversi casi non è stato disposto il ricovero in Pronto soccorso”. <br /><br />Pur in assenza di dati ufficiali con riferimento alle nuove visite sull’idoneità che dovevano conseguire ai 44 gesti anticonservativi trascritti nel registro eventi critici, può affermarsi che nella stragrande maggioranza dei casi le stesse non hanno avuto luogo, come del resto accertato anche dalla magistratura ordinaria A titolo esemplificativo, la Corte di Appello di Roma, con decreto del 7 luglio 2025, ha disposto l’immediata liberazione di un trattenuto rilevando dubbi in relazione alla sua vulnerabilità, avendo manifestato segni di disagio psichico anche prima dell’ingresso nel CPR, posto che la visita psichiatrica era stata fissata successivamente alla convalida, nonostante lo stesso avesse già commesso atti autolesivi prima ancora dell’ingresso nel CPR. Tale pronuncia – non isolata – viene richiamata in quanto evidenzia con chiarezza come l’assistenza sanitaria e psicologica all’interno del Centro di Roma Ponte Galeria sia del tutto insufficiente e come, di fatto, il trattenimento avviene anche nei confronti di persone inidonee alla vita ristretta. Senza la possibilità, neanche nel corso del trattenimento, che vi sia, in via sistematica e tempestiva, una nuova visita sull’idoneità. Sembra dunque possibile sostenere senza possibilità di essere smentiti che il divieto di trattenere persone con vulnerabilità psichiatrica nel Cpr di Roma Ponte Galeria è quasi sempre assicurato solo a seguito di intervento dell’Autorità giudiziaria e non è invece garantito, in via ordinaria, sistematica e tempestiva, dall’Autorità sanitaria.&#8221;</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Consiglio di Stato annulla parzialmente lo schema capitolato CPR per carenze relative alla tutela della salute e della prevenzione del rischio suicidario</strong><br />(di Gennaro Santoro) </p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte: <a href="https://www.questionegiustizia.it/articolo/cds-cpr" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.questionegiustizia.it/articolo/cds-cpr</a><br><br>&#8220;Con una causa strategica promossa da Asgi e Cittadinanzattiva (con interventi adesivi delle associazioni A buon Diritto, ActionAid, Arci, Be Free, CILD, Giuristi Democratici, Psichiatria Democratica e Spazi Circolari) nel mese di maggio del 2024 era stato impugnato il Decreto del Ministero dell’Interno con il quale è stato approvato lo schema di capitolato di gara di appalto per la fornitura di beni e servizi relativi alla gestione e al funzionamento, tra l’altro, dei Centri di permanenza per i Rimpatri (d’ora in avanti, per brevità, CPR). Il ricorso è stato rigettato in primo grado dal Tar Lazio, ma di recente il Consiglio di Stato, con la sentenza del 7 ottobre 2025, n. 7839 ha infine dato ragione alle associazioni, annullando parzialmente lo schema di capitolato d’appalto nella parte in cui non garantisce livelli minimi di tutela del diritto alla salute e di prevenzione del rischio suicidario per le persone trattenute.<br><br>L’effetto immediato dell’annullamento del Decreto ministeriale è la perdita di efficacia della base legale su cui si fondano gli affidamenti della gestione dei CPR a favore dei soggetti privati per quel che riguarda i servizi relativi all’assistenza sanitaria: la decisione – che si pone tra l’altro nel solco della recente giurisprudenza costituzionale, in particolare la n. 96/2025 &#8211; implica che i bandi redatti sulla base di questo capitolato sono illegittimi, e di conseguenza, le persone trattenute nei CPR risultano essere non adeguatamente garantite sul versante dei propri diritti sanitari e, più in generale, alla salute.<br><br><strong>La sentenza in commento merita particolare attenzione non solo perché attesta, finalmente, la sussistenza di una carenza strutturale dell’assistenza sanitaria all’interno dei centri ove si realizza la detenzione amministrativa degli stranieri, ma anche per ulteriori e rilevanti profili tecnici. </strong><br><br>In primo luogo, il Consiglio di Stato, nel rigettare l’eccezione preliminare relativa al difetto di legittimazione ad agire delle Associazioni appellanti, richiamando il precedente dell’Adunanza Plenaria n. 6/2020 in tema di tutela degli interessi diffusi, ha affermato che, con riferimento al diritto alla salute, «è lo stesso articolo 32 della Costituzione a definire la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività» (punto 1.1. parte in diritto, CdS sent. del 07.10.25), con la conseguenza che la protezione di tale bene assume, intrinsecamente, la natura di interesse diffuso. Inoltre, il Consiglio di Stato riconosce che «gli atti impugnati possano incidere, in specifici casi, sulle situazioni soggettive di singole persone trattenute nei Centri e, tuttavia, ciò non toglie che vi sia un interesse generalizzato a che l’ordinario funzionamento dei servizi sanitari in discorso sia rispondente a quanto imposto dall’ordinamento giuridico» (punto 1.1. parte in diritto, CdS sent. del 07.10.25), chiarendo in modo definitivo la possibile coesistenza tra interessi individuali e interessi diffusi.<br><br>Il secondo aspetto di rilievo della sentenza concerne il richiamo a due fonti giuridiche qualificate: il rapporto del CPT del Consiglio d’Europa (CPT/Inf (2024) 34), che certifica &#8211; tra le altre cose – una somministrazione diffusa di psicofarmaci non prescritti, carenza di assistenza psicologica e psichiatrica, assenza di protocolli strutturati per la prevenzione dell’autolesionismo e del suicidio all’interno dei Centri di trattenimento italiani, ed il rapporto del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (pubblicato il 26 aprile 2023), dove si rileva che le visite mediche all’ingresso dei CPR sono spesso limitate all’accertamento dell’assenza di malattie infettive, senza considerare disturbi psichiatrici o patologie croniche degenerative. A ciò si aggiunga poi che manca un adeguato coordinamento con il Servizio Sanitario Nazionale e che la somministrazione dei farmaci – inclusi psicofarmaci – avviene talvolta senza controllo effettivo da parte di medici responsabili del trattamento. (punto 3.1. parte in diritto, CdS sent. del 07.10.25)<br><br>Il Consiglio di Stato, quindi, prima ancora di analizzare le carenze giuridiche formali dello schema di capitolato d’appalto, ha voluto accendere un faro sulla tragica ed illegale condizione in cui sono relegati i trattenuti nei CPR, facendo propria la raccomandazione del Garante sulla necessità di «protocolli o interventi di prevenzione del rischio suicidario», affermando che la prevenzione del suicidio rientra pienamente nella difesa della salute e della vita degli stranieri trattenuti e che il Ministero avrebbe dovuto garantire «piani di prevenzione del rischio di autolesionismo e suicidio, in collaborazione con i servizi territoriali competenti». I Giudici di Palazzo Spada ritengono anche che lo schema di capitolato è difforme dalla direttiva ministeriale del 19.05.2022 («Direttiva recante criteri per l’organizzazione dei centri di permanenza per i rimpatri previsti dall’articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e successive modificazioni», cd. Direttiva Lamorgese) in diversi ulteriori punti. In particolare, il Supremo Collegio ritiene che lo schema di capitolato debba essere reso «[…] più conforme alle seguenti disposizioni della direttiva ministeriale del 2022: &#8211; art. 3, comma 4, con riferimento alla necessità di una nuova valutazione della ASL, in caso emergano elementi che possano determinare l’incompatibilità con la vita in comunità ristretta e alla possibilità che gli stranieri vengano alloggiati in stanze di osservazione su disposizione del medico». (punto 5.1. parte in diritto, CdS sent. del 07.10.25)<br><br>Accanto a tali carenze oggettive, il Consiglio di Stato ha accertato altresì un grave difetto di istruttoria da parte del Ministero dell’interno, con riferimento alla redazione dello schema di capitolato, poiché «in un contesto delicato come quello della gestione dei CPR, è essenziale non solo che l’Amministrazione procedente abbia una conoscenza profonda della realtà nella quale va ad incidere l’azione amministrativa, ma anche che la stessa si avvalga del supporto di tutte le Amministrazioni che dispongono di competenze relative alla materia affrontata».  (punto 6, parte in diritto, CdS sent. del 07.10.25)<br><br>Il Ministero della Salute ed il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale sono ritenuti dal Consiglio di Stato «soggetti istituzionalmente deputati alla tutela della salute e, in generale, alla tutela dei soggetti in condizione di detenzione»; la loro estromissione ha comportato la violazione dell’art. 12 del D.lgs. n.142/2015 che impone la consultazione del Tavolo di coordinamento nazionale, organo interministeriale che avrebbe dovuto esprimersi sullo schema di capitolato e che, invece, non è stato né convocato, né in alcun modo considerato in sede procedimentale. Il Consiglio di Stato ha poi aggiunto che tale mancanza è tanto più grave perché la Corte costituzionale, con la sentenza n. 96/2025, ha accertato una «lacuna legislativa» nella disciplina dei CPR, riconoscendo che il legislatore è venuto meno all’obbligo di disciplinare con legge i modi e le garanzie del trattenimento amministrativo. In questo quadro, l’Amministrazione avrebbe dovuto compensare tale vuoto normativo con una particolare attenzione istruttoria e consultiva, invece del «vulnus» riscontrato.<br><br>Si tratta, come è facile comprendere anche soltanto da questi sintetici passaggi qui considerati, di una sentenza che può, senza cadere nella retorica, considerarsi storica e che dà ragione a quella parte della dottrina giuridica[1], oltre che della società civile, da oltre un ventennio sostengono che nei CPR non sono garantiti i diritti fondamentali della persona, a partire dal diritto alla salute, neppure con riferimento al loro contenuto essenziale e alla loro portata minima. L’annullamento parziale del Decreto ministeriale implica poi che tutti gli appalti in essere o in proroga basati sullo schema di capitolato risultano oggi parzialmente privi di base normativa, per l’appunto nella parte censurata e dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato: per questo motivo, le Prefetture dovranno ora riformulare i bandi di gara e, verosimilmente, sospendere o adeguare i contratti in corso. <br><br>Ciò potrebbe comportare, in futuro, che nei singoli giudizi di convalida, proroga o riesame del trattenimento, gli stranieri possano e debbano essere immediatamente liberati perché sia la Corte costituzionale che il Consiglio di Stato hanno oramai certificato in maniera univoca che non esistono norme e schemi di capitolato relativi ai servizi minimi che assicurino il diritto alla salute. Sul piano giudiziario, dunque, la decisione potrà essere utilizzata nei procedimenti di cui sopra per eccepire che le condizioni (ontologicamente disumane) di detenzione nei CPR sono strutturalmente inadeguate e dunque non conformi ai principi di legalità, dignità personale e tutela della salute. <br><br>In termini più generali e sistemici, infine, appare ormai necessario un ripensamento normativo della materia da parte del legislatore, non soltanto sul versante delle garanzie connesse alle modalità del trattenimento, ma anche e soprattutto con riferimento all’istituto della detenzione amministrativa tout court. Tuttavia, anche al fine di non apparire delle anime belle e attenendosi ad un principio di realtà, appare ragionevole ritenere che alla luce della sentenza n. 96/2025 della Corte costituzionale e ancor di più a seguito di questa importante sentenza del Consiglio di Stato, sia comunque necessario ristabilire il principio di legalità in questa materia, quanto meno in via pretoria, a partire dal rispetto del principio di proporzionalità, in attesa per l’appunto che il legislatore torni finalmente sul dato normativo in vigore e quanto meno riduca il termine massimo di trattenimento a soli 30 giorni, più che sufficienti per consentire all’Amministrazione per organizzare il rimpatrio coatto dello straniero trattenuto. Se anche si ritornasse, per così dire, alle origini del Testo Unico sull’immigrazione, e fermo restando che i giudici non possono certo sostituirsi al legislatore, rimane agli atti comunque il monito del Consiglio di Stato, il quale afferma in maniera univoca come «nelle more dell’indispensabile intervento del legislatore, le Amministrazioni competenti sono chiamate ad un attento esame della situazione fattuale nei Centri, affinché la riformulazione del capitolato possa tener conto di ogni elemento rilevante, nella prospettiva di garantire livelli di assistenza socio-sanitaria in linea con le previsioni costituzionali e sovranazionali» (punto 6.1, parte in diritto, CdS sent. del 07.10.25).<br><br>In altre parole, <strong>quanto previsto in ambito carcerario in materia di tutela della salute e di prevenzione del rischio suicidario può rappresentare quanto meno un parametro minimo di riferimento anche per quanto accade nei CPR</strong>. La sentenza in commento ha dunque il merito di aver chiarito che sebbene l’applicazione della legge sull’ordinamento penitenziario sia stata esplicitamente esclusa dalla Corte costituzionale &#8211; nella recentissima sentenza n.96/2025 &#8211; al fine di evitare l’attribuzione di connotazioni sanzionatorie alla permanenza nei CPR; ciò però non significa che vi sia un qualche impedimento all’adozione di soluzioni migliorative nei CPR rispetto a quelle vigenti. <br><br><strong>Per concludere: in attesa di tempi migliori e del superamento della detenzione senza reato (o, quanto meno, la sua riconduzione al rispetto del principio di proporzionalità e di legalità), dunque, devono essere immediatamente ricondotti al rispetto dei diritti costituzionali (a partire dal diritto alla salute) questi luoghi di custodia. Fin quando ciò non avviene ogni giorno di ulteriore trattenimento deve essere qualificato come ingiusta detenzione.</strong>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Laura Ressa</p>



<p class="wp-block-paragraph">Copertina: immagine tratta dal video dell’intervista</p>

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