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	<title>Freddy Nietzsche</title>
	
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	<description>Il blog che abbraccia i cavalli</description>
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		<title>Nemico pubblico (di SECIT e Michael Mann)</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 22:05:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il bacio della pantera]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-baciopost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Il bacio della pantera" /><br/>Sono andato a vedere il nuovo film di Michael Mann, e ci sono andato pensando che poi avrei potuto scrivere una recensione qui, con tutte le sue belle valutazioni. E invece non posso. Non posso perché in Italia ci sono una manciata di famiglie e di piccole società che gestiscono quell&#8217;attività che si chiama doppiaggio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-baciopost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Il bacio della pantera" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2009/11/cagney.jpg"><img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2009/11/cagney.jpg" alt="cagney" title="cagney" width="331" height="450" class="alignleft size-full wp-image-4799" /></a>Sono andato a vedere il nuovo film di Michael Mann, e ci sono andato pensando che poi avrei potuto scrivere una recensione qui, con tutte le sue belle valutazioni. E invece non posso. Non posso perché in Italia ci sono una manciata di famiglie e di piccole società che gestiscono quell&#8217;attività che si chiama doppiaggio, ormai da tempo marginale in altri paesi, ancora molto diffusa da noi per diverse ragioni.<br />
<em>Nemico pubblico</em> è un film di gangster, ma è un film di gangster girato in digitale, con una fotografia molto digitale, più digitale di quella degli altri film girati in digitale che avete visto. E questo non è poco. <span id="more-4798"></span>Nel senso che vedi i macchinoni enormi dei gangster e quel mondo da bianco e nero, e i tuoi occhi ti dicono di no, che non può essere, che quello non è nemmeno un film, ma il filmino delle vacanze degli amici. Altrimenti, argomenta il tuo cervello, come mai vicino a tutte le luci dei fari e dei lampioni c&#8217;è il classico alone viola dei filmini delle vacanze? E il tuo cervello ha ragione. Ma non solo quello. È anche un film senza sceneggiatura, con personaggi che non si sviluppano, scene cortissime, nemmeno un monologone, una frase storica, un niente di niente, se non quando lui va da lei che fa la guardarobiera, la porta via, lei gli chiede perché, e lui risponde «Perché adesso stai con me.» Bella forza. Due ore di roba: ci sarà almeno una battuta decente, no? Sì, infatti c&#8217;è. Ma c&#8217;è quella e poco altro.<br />
Il resto è tutto forma. E questo fa del film un argomento perfetto per le pippe del formalisti. E se uno ha studiato un po&#8217; di cinema all&#8217;università, i formalisti li riconosce, li evita e non li caga.<br />
Penso, e ripeto penso, che questo non sia un film riuscito. Penso che sia un esercizio di stile, con qualche scena d&#8217;azione notevole, cui sfugge l&#8217;insieme. Penso anche che l&#8217;idea di Mann di raccontare una storia di crimine togliendo tutta la mitologia legata a quel genere sia suggestiva; ma ho anche l&#8217;impressione che a quel punto il soggetto perda interesse, e l&#8217;impianto generale del film ne risulti sì coerente, ma parecchio inaridito.<br />
Ma questo giudizio di un film parecchio formale non può essere così sicuro di sé. E volete sapere perché?<br />
Perché l&#8217;intervento della SECIT è tale per cui alla fine del film, dopo che uno li ha maledetti per due ore, PRIMA del cartello finale che racconta l&#8217;epilogo dei personaggi, ripeto PRIMA che una scritta informi lo spettatore di cosa ne sia stato dei personaggi dopo gli eventi narrati, appare l&#8217;elenco dei doppiatori della SECIT. Poi, dopo i doppiatori, c&#8217;è scritto come è finita la storia. E questo piccolo dettaglio — fosse anche un errore di chi ha montato il film prima di metterlo nel proiettore di quel cinema — descrive perfettamente quello che fanno certi doppiaggi al film.<br />
Non solo io pago per vedere gli attori recitare, e gli attori sanno usare bene la voce; ma pago anche per sentire e vedere una coerenza nel film, per cui se non è il regista a deciderlo, io pretendo che nel 2009 si sentano i rumori di ambiente, che siano credibili, che in un film che sembra un documentario artigianale il suono e le immagini siano coerenti con quell&#8217;idea, e non con i limiti tecnici della SECIT. Perché altrimenti il film non funziona più. Diventa una schifezza monca. Diventa come una litografia di Warhol stampata storta. E non va bene. Quindi non posso essere sicuro del mio giudizio sul film.<br />
Ma sono certo che tra qualche anno quelli della SECIT saranno meno e lavoreranno meno. Almeno lo spero. Tutto sta nel numero di figli che fanno. “Perché ’sti ragazzi so&#8217; cresciuti nella sala di doppiaggio, allattavo Mighèle tra un turno e l&#8217;altro, si può dire che Mattia ha cominciato a doppiare prima di nascere, dentro la pancia di mamma, Marco lo portavo con me che aveva tre anni.” Ecco. Poi tutti questi figli e parenti e amici che lo fanno da anni, certe volte guarda caso non suonano come Giannini, ma suonano come dei principianti negati, che per qualche strano motivo finiscono a dare la voce a Christian Bale e Johnny Depp, e io mi ritrovo Warhol stampato storto. Un’opera che, ne converrete, non ho potuto apprezzare e non ho i mezzi per giudicare. ’Nculo.</p>
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		<title>Come fosse un gattino</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 19:38:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>Questa mattina stavo vedendo Rai1. Sì, lo so, cosa ci faccio sabato mattina davanti non tanto al televisore, ma a RAI1? Ci faccio che scanalavo appena sveglio per vedere, un po&#8217; così. Su RAI1 c&#8217;era Daniela Rosati. Ho pensato che fosse la trasmissione A sua immagine, quella che parla solo di preti a madonne, quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2009/11/69-Horse-Holding-A-Cat.jpg"><img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2009/11/69-Horse-Holding-A-Cat-240x154.jpg" alt="69 Horse Holding A Cat" title="69 Horse Holding A Cat" width="240" height="154" class="alignleft size-medium wp-image-4778" /></a>Questa mattina stavo vedendo Rai1. Sì, lo so, cosa ci faccio sabato mattina davanti non tanto al televisore, ma a RAI1? Ci faccio che scanalavo appena sveglio per vedere, un po&#8217; così. Su RAI1 c&#8217;era Daniela Rosati. Ho pensato che fosse la trasmissione <a href="http://www.asuaimmagine.rai.it/R2_HPprogramma/0,,241,00.html">A sua immagine</a>, quella che parla solo di preti a madonne, quella un tempo condotta da Lorena Bianchetti. Ma poi mi sono ricordato che, giustamente, quella va in onda la domenica. E poi da qualche tempo è condotta da uno che ha delle mandibole talmente sviluppate che le hanno anche studiate degli esperti. Insomma, Rosati e A sua immagine non c&#8217;entrano. Infatti il programma era un altro: era <a href="http://www.tuttobenessere.rai.it/category/0,,1067031-1069030,00.html">Tutto benessere</a>, che Rosati scrive, gestisce e conduce da parecchio tempo. Prima Daniela Rosati era a Mediaset, e adesso sta alla RAI, ma da tanti anni, anche se non me ne ero accorto. E più tardi avrei scoperto, dalla sua <a href="http://www.tuttobenessere.rai.it/category/0,,1067031-1076791,00.html">biografia sobria e concisa</a>, che Daniela è una super esperta di questo e quello, tra cui anche Aida. <span id="more-4777"></span>Ma il motivo per cui vi parlo di Rosati è che questa mattina è stata protagonista di un momento notevole in sé e nella mia percezione: una cosa che probabilmente ricorderò per qualche anno.<br />
In una trasmissione che si occupa di salute e benessere, io accendo e vedo che Daniela Rosati è seduta e ha una cosa in grembo. Non si capisce bene cosa sia, perché davanti c&#8217;è la cartelletta, ma è chiaro che Daniela sta dicendo qualcosa di particolari, mica le solite verruche, non le sciatiche di sempre. E infatti sento che parla di quando lei era atea, di una fase delle sua vita in cui non era credente, prima dell&#8217;illuminazione; dice che anche in quel momento, anche quando non ne voleva sapere, non è mai stata infastidita dal crocefisso, anzi. Anche allora, dice Daniela con trasporto, ha sempre pensato che quello della croce fosse un simbolo di umanità universale, di condivisione, di fratellanza, che guai se non ci fosse più.<br />
Ed è in quel momento che capisco cosa c&#8217;è dietro alla cartelletta, cosa tiene in grambo Daniela Rosati: un grosso crocefisso di legno. Daniela infatti spiega che è un crocefisso legato a una santa, cui lei è particolarmente devota perché convertitasi proprio in virtù del suo influsso, e annuncia che lo terrà lì, in braccio, per tutto il programma. «Per testimoniare,» dice Daniela Rosati col crocefisso in braccio.<br />
Ecco cosa è successo. Allora, mentre vedevo Daniela col suo bel crocifisso persiano che faceva le fusa, mentre partiva il programma e lei intervistava un prete e un neurologo a proposito di non so quale patologia (notare il prete, notare l&#8217;ordine), ho pensato a quanto siano peggio i realisti rispetto al re, a come sia messa la RAI, a come il paese tutto vada protetto il più possibile da sé stesso. Poi mi sono rincuorato.<br />
Perché fino a un po&#8217; di anni fa c&#8217;era la supremazia; e la supremazia è elegante. Adesso ci sono le mani che stringono i braccioli della poltrona, le nocche bianche di pressione, e non è un bel vedere. Adesso per far vedere che sei una cattolica fervente interna RAI devi accarezzare un crocifisso in diretta. Prima non era così. Proprio per niente. E prima tu a dire no passavi per sgarbato; adesso se non lo facessi non riusciresti più a dormire la notte.</p>
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		<title>A revolution without dancing is a revolution not worth having</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 15:33:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>Scusate il giorno di ritardo. E remember remember the fifth of november (ricordate, ricordate, le vittime delle cinque giornate).
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/rQ4qoX7GWME&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/rQ4qoX7GWME&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object>Scusate il giorno di ritardo. E remember remember the fifth of november (ricordate, ricordate, le vittime delle cinque giornate).</p>
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		<title>Karma police</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 02:19:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>Tante cose si potrebbero pensare, se si fosse noiosissimi moralisti tristi, del tuo stile, del tuo modo, del tuo passare da Bim Bum Bam a Sanremo, delle gag urlate, di Laurenti e i fratelli De Rege, degli ascoltatori al telefono trattati come la mandria di bestie mitomani che sono, tante critiche col ditino puntato potrebbero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2009/11/samuel-jackson-425.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4763" title="samuel-jackson-425" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2009/11/samuel-jackson-425-240x169.jpg" alt="samuel-jackson-425" width="240" height="169" /></a>Tante cose si potrebbero pensare, se si fosse noiosissimi moralisti tristi, del tuo stile, del tuo modo, del tuo passare da Bim Bum Bam a Sanremo, delle gag urlate, di Laurenti e i fratelli De Rege, degli ascoltatori al telefono trattati come la mandria di bestie mitomani che sono, tante critiche col ditino puntato potrebbero essere scagliate al tuo indirizzo, Paolo Bonolis, re della condizione televisiva popolare, unico vero mélange di fette di altri catodici, chimera fatta di Funari, Baudo, Corrado, Maurizio, Mike e anche un po&#8217; te stesso e De Curtis, maestro nell&#8217;esibizione di latinismi, di versi presi dai libretti di Verdi e Puccini, di Tucidide, Orazio e Voltaire, insomma cultura alta schioppettata un po&#8217; ovunque, ma sempre molto più forte quando ti trovi a presentare il Festival Nazionale della Merda del Gatto di Cadegliano Viconago, <span id="more-4762"></span>perché è lì che si vede a cosa serve aver fatto il classico, quando si sta in mezzo ai bifolchi con le ghette d&#8217;oro, tu conduttore col manager pistolero, conduttore di cui si parla per un&#8217;estate intera e ti gira tutta la politica intorno, ago della bilancia, macchina da soldi capace di prendere quel disastro di Sanremo per le corna e farlo funzionare una volta per tutte, in barba a quelli che la tradizione, quelli che il rinnovamento, Paolone nazionale e basta, nonostante la RAI, dicevo insomma se si fosse di quelli che ce l&#8217;hanno con chiunque abbia successo ci si scaglierebbe con il benedetto ditino puntato contro Paolo Bonolis, e si spenderebbero parole di fuoco all&#8217;indirizzo del conto in banca, del successo, della visibilità eccetera, se si fosse, ma, insomma, si sarà capito, non si è, e allora qualcuno potrà chiedersi per cosa si scriva una così vibrante lettera che si occupa di un personaggio pubblico, e la domanda, va detto, è lecita e sensata senza alcun dubbio, tanto che la motivazione c&#8217;è eccome, ed è legata al contributo che tu in prima persona, Paolo Bonolis, hai dato all&#8217;organigramma delle personalità televisive italiane, una categoria questa che è più ricca e vibrante di quella di qualsiasi altro paese, visto che siamo uno dei pochi luoghi al mondo in cui questa formula non sia intesa a posteriori ma a priori, per cui esistono effettivamente persone che hanno una carriera da personaggio televisivo, senza fare mai televisione davvero, solo spostandocisi dentro, come sui sedili di un tram affollato, e diventando parte, per quanto minuscola, delle frequentazioni quotidiane degli italiani tutti, anche quelli che leggono solo i quotidiani e nemmeno sfogliano Chi, insomma dicevo è per questo che ho pensato di scriverti, Paolo Bonolis, perché ho appena visto una puntata di Porta a porta che vedeva tra i convenuti una tua creatura, una persona che hai scoperto tu, come Costanzo scoprì Villaggio, uno di cui ti sei vantato anche parecchio, esibendo questa passione naïf per l&#8217;espressione spontanea di qualsiasi opinione, quel fraintendimento tra popolare e popolano, tra sincero e stupido, tra spontaneo e pirla che è il tuo difetto più grave, Paolo Bonolis, un difetto che, quando si manifesta apertamente, ti rende immediatamente perfetto per stare in coppia con Mara Venier, e, per quanto ti possa spiacere, terribilmente inadeguato a una come Franca Valeri, ecco, dicevo quindi che questo tuo sottoprodotto era in televisione, nel salotto di Bruno Vespa, e parlo del salotto di Bruno Vespa con tutto quello che l&#8217;espressione comporta, c&#8217;era per come ospite parlante Povia, il cantante Povia, il giovane Povia, il padre Povia, Povia il novello Adriano Celentano, il luddista l&#8217;hippy il religioso, il jezael di questa minchia, la giacchetta di pelle e i capelli lunghi, i cartelli sui gay che vorrebbero scimmiottare Silvestri che rende omaggio a Bob Dylan, ma sul palco di Sanremo sembrano solo striscioni da curva fascista contro i froci, proprio lui, insomma Povia parlava della sua preoccupazione per il futuro, per internet, per i modelli culturali, per questa società senza valori, per i pedofili, per quelli che offrono la pornografia ai bambini fuori dalle scuole, forse mentre non sentivo ha anche detto qualcosa sul crocifisso nelle scuole, Povia, ma non posso garantire perché non l&#8217;ho sentito, e poi però dopo il dibattito, proprio sopra al sottopancia che scorre coi nomi della &#8220;miglior squadra su piazza&#8221; di Bruno Vespa, ha anche cantato, quel Povia, sì sì, ha cantato un pezzo contro il consumismo, lo giuro, è stato proprio Povia, il cantante di Sanremo, quello perfetto per la televisione, quello che ha presentato un brano di beneficenza e poi si è tenuto i soldi, quello che ha vinto un festival con una canzone su un piccione, che ha raccontato l&#8217;omosessualità a un paese che ha già amato Noschese e le Sorelle Bandiera e Zero e Spadolini e milioni di altri, senza aver mai nemmeno visto un gay in vita sua, e ha un po&#8217; convinto quel paese che nessuno ne avesse mai visti, nessuno ne conoscesse nella propria vita, con la capacità inarrivabile degli stupidi inconsapevoli di far succedere le cose, dicevamo che c&#8217;era quindi proprio quel Povia lì che tu scopristi ai tempi dei bambini che fanno ooh, il quale Povia poi hai continuato a utilizzare per attirare polemiche e attenzioni, per polarizzare, a costo di qualsiasi cosa, ecco, insomma, io lo so che quella cosa ti è servita molto, Paolo Bonolis, e so anche che nel fare scouting c&#8217;è un piacere da Geppetto, quello di chi ha scolpito così bene che la creatura è piaciuta a tutti e ha preso vita, mi rendo conto di tutto, però devo dire che c&#8217;è un limite, Paolo Bonolis, davanti al quale la sua ebbrezza faustiana si sarebbe dovuta fermare e non l&#8217;ha fatto, e quel limite era proprio lo sdoganamento totale di Povia, il suo trasloco dall&#8217;universo delle meteore funzionali a quello delle costanti, non dico il primo anno, ma dopo, ecco, la seconda e la terza volta, il modo in cui in tre mosse me l&#8217;hai piazzato sul divano accanto a Meluzzi e Morelli e Simona Izzo, come se Meluzzi e Morelli e Simona Izzo non fossero sufficienti sia come solisti che in trio, non fossero abbastanza votati al male della banalità, senza bisogno di una spalla di tua invenzione che si chiama Povia, e per questo, Paolo Bonolis, io ti dovrei scatenare contro una selva di insulti, di maledizioni, di anatemi sgolati, ma non farebbero che farmi sfogare e fa girare te dall&#8217;altra parte, come se io fossi livoroso, e invece noi vogliamo sostanza qui, mica fuffa, non è una roba di quanto odio quello, no no, è questione di responsabilità e vita pubblica, e allora faccio una cosa diversa, ti faccio un augurio, ti auguro di accorgertene nel profondo della tua coscienza, di saperlo, di capire la portata dell&#8217;errore, quanto sia dannoso dare un ulteriore eroe all&#8217;esercito di chi non sa niente, non ha mai studiato, non ha mai pensato, non capisce il mondo e le persone, eppure ha un mondo di verità e certezze da difendere con tutta la forza brutta di cui è capace, esibendo tutto un malinteso (da te Paolo) malinteso (da lui Pier Paolo) orgoglio campestre pasoliniano, dicevo ti auguro di non riuscire ad assolverti, di vederlo sempre per quello che è, e un giorno di trovarti a dover fare una scelta morale di qualsiasi tipo, possibilmente la più lieve e lieta e serena della vita moderna, dico sul serio, e sentire il tuo protetto Povia insultare in televisione la tua linea, prendere per il culo la tua scelta, fare da ariete a un plotone di mostri ignoranti assetati di rilevanza e indignazione, questo ti auguro, di poter sentire anche tu veramente, dal profondo del cuore, senza le balle che ti sei raccontato con Ricci per anni su quanto sia popolare e umano e di sinistra il tuo mestiere, lo schifo per le idee scadenti delle persone che non sono in grado di formularne di migliori, e che tu senta la vergogna, e ti dia dell&#8217;imbecille, ti dia i pugni da solo, scuota la testa, urli al televisore, ti auguro che tu un giorno capisca che quell&#8217;uomo è pericoloso se parla sul divano di casa, al bar, alla Conad, altro che televisione, e te ne vergogni e penta parecchio, rendendoti conto anche che a causa di quell&#8217;errore tu per tutta la vita sarai tutto quello che sei e quello che fai, proprio come tutti noi, ma sarai per sempre anche lo scopritore, anzi l&#8217;inventore, del cantante e opinionista Povia, alfiere del buon gusto, difensore del buon senso, padrino della morale, testimone di nostrosignoregesuhristo, soprattutto strenuo sostenitore dell&#8217;importanza della saggezza paesana, senza tanti infingimenti, le cose semplici e vere sporche di terra, insomma quello che diceva sempre mio nonno, cioè che il frutto non cade mai lontano dalla pianta.</p>
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		<title>Manca solo un altro il pianeta, e poi è fatta</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 18:36:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>Oggi è uscito questo articolo sul Wall Street Journal. Il Wall Street Journal non è mica il bollettino del Leoncavallo, è evidente. Sia nel senso che è il quotidiano economico più importante del mondo occidentale, sia nel senso che quelli che si occupano di soldi sono generalmente di destra. È perché sono di destra che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2009/11/Il-petroliere-01.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-4756" title="Il petroliere - 01" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2009/11/Il-petroliere-01-240x160.jpg" alt="Il petroliere - 01" width="240" height="160" /></a>Oggi è uscito <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704107204574470700973579402.html">questo articolo</a> sul Wall Street Journal. Il Wall Street Journal non è mica il bollettino del Leoncavallo, è evidente. Sia nel senso che è il quotidiano economico più importante del mondo occidentale, sia nel senso che quelli che si occupano di soldi sono generalmente di destra. È perché sono di destra che se ne fottono di altre istanze diverse dal numeretto in fondo? È perché se ne fottono delle altre istanze diverse dal numeretto in fondo che sono di destra? Non lo so. È il gatto che si morde il gatto.</p>
<p>Fatto sta che in tutto l&#8217;articolo, che si occupa delle riserve petrolifere dell&#8217;universo mondo, non si parla della questione ambientale. A scrivere il pezzo è uno dei massimi esperti di petrolio al mondo, un italiano che lavora per l&#8217;ENI e per l&#8217;MIT di Boston. Insomma, mica paglia.</p>
<p>Allora mi è tornato in mente quello che mi ha raccontato qualcuno qualche tempo fa a proposito delle barriere architettoniche. Per gli architetti italiani, mi diceva, sono una scocciatura; non sono un elemento indiscutibile, come i fili della corrente o i cessi. Ecco. Per quelli che si occupano di energia, l&#8217;ambiente non è ancora un tema imprescindibile quando si parla di energia e futuro. Siccome lo sta diventando per il resto del mondo, forse è il caso che siamo felici. Quando i fenomeni sembrano vecchi, è un buon segno. Vuol dire che tra poco sembreranno meno fenomeni. Vuole dire che i prossimi si renderanno contro che il “costo” degli idrocarburi non è quello che paghi per averne un litro.</p>
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		<title>Ieri sera al TweetG1</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 12:14:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>Sì sì, che è facile criticare. Uno sta a casa e guarda la televisione sul divano e critica che questo e quello non vanno bene, che così non si fa, che si deve lavorare meglio. C&#8217;è sempre uno che dice “E allora fallo tu!” No, fallo tu non vale, ciccio, se no ognuno romperebbe solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><a rel="attachment wp-att-4735" href="http://www.freddynietzsche.com/2009/11/04/ieri-sera-al-tweetg1/nightingale/"><img class="alignleft size-full wp-image-4735" title="nightingale" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2009/11/nightingale.JPG" alt="nightingale" width="230" height="309" /></a>Sì sì, che è facile criticare. Uno sta a casa e guarda la televisione sul divano e critica che questo e quello non vanno bene, che così non si fa, che si deve lavorare meglio. C&#8217;è sempre uno che dice “E allora fallo tu!” No, fallo tu non vale, ciccio, se no ognuno romperebbe solo le palle sulla propria competenza specifica. E allora il mio amico Gabriel Al Kashaghi cosa dovrebbe fare, che ne sa a manetta di manoscritti alchemici arabi ed ebraici dell&#8217;anno mille? Quando mai gli capiterà di trovare uno che parla di manoscritti alchemici arabi ed ebraici dell&#8217;anno mille, e lo fa coi piedi? Quando mai gli capita di potersi lamentare davanti a un lavoro malfatto?<br />
Richiedere si può. Esigere anche. Si osserva e ci si lamenta. E più i requisiti minimi sono a portata di tutti, più sono roba di buon senso, più è difficile sostenere che uno stia facendo il figo che vuole la BBC, vuole la CNN, vuole chissà cosa per il gusto di dirsi migliore.<span id="more-4734"></span><span style="background-color: #ffffff;">Per esempio, se muore l&#8217;antropologo Claude Levi Strauss, secondo voi il principale telegiornale italiano, il TG1 dell&#8217;ora di cena, dopo aver parlato della veggente calabrese Natuzza, dopo aver raccontato da Londra di un uomo che ha l&#8217;allergia alle creme per la pelle e non può toccare  la moglie, dopo una serie di altre cose che vi risparmio, può trattare l&#8217;argomento così?<br />
<a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2009/11/Tg1lstrauss2.mp3"></a></span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;"><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2009/11/Tg1lstrauss2.mp3">Tg1lstrauss</a><br />
</span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;">E come avrebbero dovuto trattare un argomento così alto, così stretto, così impossibile da raccontare alla gente? Come, eh? Vuoi fare lo snob? Vuoi il telegiornale per i laureati? Vuoi far sentire stupido il pubblico?Vuoi la CNN? Vuoi la BBC? Che cazzo vuoi, che critichi sempre, eh?<br />
Mi basta pochino: mi basta quello che ha fatto il TG2.</span></p>
<p><a href="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2009/11/TG2lstrauss.mp3">TG2lstrauss</a></p>
<p>Si parla sempre di Minzolini, di Minzolini e di Minzolini. Ma se tutta la redazione, tutto il TG1, oltre ad essere più a destra o a sinistra, più governo o indipendenza, fosse anche solo un filino più seria e operosa, ecco, a me non dispiacerebbe proprio. Sinceramente.</p>
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		<title>A very very very fine House</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 19:02:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>Al telegiornale di questa sera si racconta della visita di Angela Merkel negli Stati Uniti. Si parla molto del fatto che il primo ministro tedesco abbia parlato “al Congresso e al Senato”. Ma Congresso sta per Parlamento, cioè l&#8217;insieme della Camera alta e di quella bassa. Il posto dove ha parlato la Merkel, quello che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><a href="http://www.freddynietzsche.com/2009/11/03/a-very-very-very-fine-house/pa_gw_casa_mill_1/" rel="attachment wp-att-4712"><img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2009/11/pa_gw_casa_mill_1-240x210.jpg" alt="pa_gw_casa_mill_1" title="pa_gw_casa_mill_1" width="240" height="210" class="alignleft size-medium wp-image-4712" /></a>Al telegiornale di questa sera si racconta della visita di Angela Merkel negli Stati Uniti. Si parla molto del fatto che il primo ministro tedesco abbia parlato “al Congresso e al Senato”. Ma Congresso sta per Parlamento, cioè l&#8217;insieme della Camera alta e di quella bassa. Il posto dove ha parlato la Merkel, quello che insieme al Senato costituisce il Congresso USA, è la camera bassa, quella che si chiama House of Representatives, e in genere chiamano House.<br />
Proviamo a tradurre?<span id="more-4713"></span><br />
Casa dei rappresentanti. Mah. Non suona bene. In italiano il luogo in cui si riuniscono dei delegati del popolo si chiama camera, così come in inglese non si dice mai <em>room</em>, tanto che quelle britanniche sono la House of Commons e la House of Lords. Allora possiamo aggiornare la traduzione: Camera dei rappresentanti.<br />
Già meglio. Ma cosa sono questi rappresentanti? Un <em>representative</em> è, secondo l&#8217;Oxford Dictionary,<em> a person chosen or elected to speak and act on behalf of others in a legislative assembly or deliberative body.</em> Un deputato, quindi! Insomma, diamo un’altra limatina.<br />
Camera dei deputati. Suona benino, no? In sostanza il Congresso americano è fatto di Camera e Senato, come il nostro Parlamento. Ma allora, scusate, perché non dicono così, perché non scr&#8230;Aaaah, è vero! Capisco.<br />
Camera e Senato non è esotico. Camera e Senato non è provinciale. Come non detto.</p>
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		<title>Secondo me il berlusconismo finirà così</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 11:26:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/hqC2URQstz4&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/hqC2URQstz4&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Un senso a questo sbuffo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 11:20:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Royale Politique]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/>Cominciamo dalla foto, per una volta. Che ho deciso di metterla perché mi dava quella sensazione lì, l&#8217;intervista a Bersani: mi ricordava le interviste a Marco Ferreri, che erano sempre un po&#8217; storte, come se lui, alla fine, le facesse più per gentilezza che non per reale desiderio di comunicare niente a nessuno. Ma magari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/logo-royalepost.gif" width="88" height="88" alt="" title="Royale Politique" /><br/><p><a rel="attachment wp-att-4674" href="http://www.freddynietzsche.com/2009/11/02/un-senso-a-questo-sbuffo/ferreri/"><img class="alignleft size-medium wp-image-4674" title="ferreri" src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/2009/11/ferreri-240x330.jpg" alt="ferreri" width="240" height="330" /></a>Cominciamo dalla foto, per una volta. Che ho deciso di metterla perché mi dava quella sensazione lì, l&#8217;intervista a Bersani: mi ricordava le interviste a Marco Ferreri, che erano sempre un po&#8217; storte, come se lui, alla fine, le facesse più per gentilezza che non per reale desiderio di comunicare niente a nessuno. Ma magari è solo perché mi piaceva la foto. E perché Ferreri si toccava la barba, e Bersani sbuffa.</p>
<p>Bersani non è Barack Obama. Ripeto. Pierluigi Bersani NON È Barack Obama. Tutti i politici influenti dei prossimi mesi NON SONO Barack Obama. Capito? Speriamo. Perché ora, nella totale perdita del limite fra quello che piace a me e quello che piace al mondo, gli impallinati della rete e delle notizie e delle puttanate sui vestiti della first lady pensano che quello sia il punto di riferimento assoluto, e tutto vada bene o male a seconda che funzioni o meno da Letterman, pure se da Letterman non ci andrà mai. <span id="more-4673"></span><br />
Quindi quelli che dicono che Bersani è deludente in televisione devono pensare a chi c&#8217;era prima di Obama, e prima ancora, da questa e dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano. Nessuno ha quella calata da fratello sul pulpito; nessuno segna da tre, così, in camicia, pantaloni e scarpe coi buchini; nessuno è in grado di andare a braccio e andarci così bene, andare scritto e avere cose così belle scritte per sé; nessuno ha perfino le doti di normalità di Obama. Veltroni ci provava, aveva contatti con la ragazzina, il bimbo, la signora. Ma il problema è che in Veltroni c&#8217;era qualcosa di artificioso, di romanzesco (nel senso dei suoi, di romanzi), e allora ogni persona comune con cui interagiva poi diventava materiale, diventava protagonista di un successivo discorso su questo e quel problema della ragazzina, dell&#8217;asilo del bimbo, della sciatica della signora. I conti tornavano sempre, e le sventure personali della gente comune ammorbavano platee intere. Non si poteva andare avanti. Faccciamo una colletta, andiamo noi a fare fuori gli elefanti e ti portiamo le zanne da lavorare. Meglio se ti chiudi in una torre d&#8217;avorio, Walter, se devi stare sempre in mezzo alle balle a portare sfiga.<br />
Quella di Barack Obama non è la regola né la rivoluzione copernicana da seguire di qui in poi. I politici non saranno tutti così carismatici e cool in futuro, e non c&#8217;è niente di male. Torniamo al punto di partenza. Pierluigi Bersani non è Barack Obama: Pierluigi Bersani è Pierluigi Bersani.</p>
<p>Bersani, intervistato da Fazio, mi è sembrato per prima cosa tranquillo come uno che sa nuotare ed è in mare, mentre mi cominciano a stufare quelli che in TV fanno le triglie di scoglio, che vivono di dimestichezza e trucchetti del mestiere. Poi mi è piaciuta la calma, che mi sembra paghi contro questi conservatori. Altri, i conservatoroni liberali e cattolici di altri paesi, necessitano di una certa verve per spazzare via le loro apparecchiature; i nostri fanno il poliziotto cattivo che si scompone, ed è meglio che l&#8217;opposizione sia quello buono che ragiona.<br />
Poi nei modi di Bersani ho visto, come avevo visto già, un narcisismo quasi inesistente. E siccome il narcisismo è sempre un segno di debolezza, a me quelli lì che non si pongono troppo il problema danno molta fiducia.<br />
Le cose che ha detto, attenzione, a volte erano difficili. Difficili. &#8220;Viva la figa, vavavuma!&#8221; non è roba che ci compete. Come non è mai stata nemmeno roba di Tony Blair. E nemmeno quella specie di abbecedario ecumenico che Veltroni sciorinava a ogni intervista funziona. Di’ quello che devi dire. Se non hai niente da dire, taci. Se gli spettatori americanizzati terranno conto delle tue risposte come fossero tanti Rino Tommasi col personalissimo cartellino, cazzi loro. Ora serve sostanza, e la sostanza fa a pugni coi coriandoli d&#8217;argento.<br />
Un dettaglio: Bersani ha dietro congresso e primarie del PD. Non rompiamo le palle.<br />
E poi sbuffa. Gli viene, e sbuffa. E succede quando la gente non capisce bene le cose che lui invece ha capito, e con calma deve prendere gli argomenti, metterli in fila, e spiegarli agli altri. Anche se magari sono cose che ha detto Maurizio Gasparri. Sbuffa. Dategli torto. Noi bestemmieremmo.<br />
Perluigi Bersani, insomma, somiglia un po&#8217; di più a mio papà, e un po&#8217; meno al battutaro dello spogliatoio di ginnastica del liceo. E questa per me è una buona notizia.</p>
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		<title>Mtvmusic.com vs un terribile lunedì grigio di pioggia battente</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 09:33:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Bordone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/>
The Smiths &#124;MTV Music
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			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.freddynietzsche.com/wp-content/uploads/icons/pixel.png" width="1" height="1" alt="" title="Senza categoria" /><br/><p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="512" height="319" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="dist=http://www.mtvmusic.com&amp;configParams=vl%3Den" /><param name="src" value="http://media.mtvnservices.com/mgid:uma:video:mtvmusic.com:360471" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="512" height="319" src="http://media.mtvnservices.com/mgid:uma:video:mtvmusic.com:360471" allowfullscreen="true" flashvars="dist=http://www.mtvmusic.com&amp;configParams=vl%3Den"></embed></object></p>
<div style="margin: 0; text-align: center; width: 512px; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 10px;"><a style="color:#000000;" href="http://www.mtvmusic.com/artist/smiths">The Smiths</a> |<a style="color:#000000;" href="http://www.mtvmusic.com">MTV Music</a></div>
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