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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/atom10full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" gd:etag="W/&quot;Ck8FQ344eyp7ImA9WxBRFkk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594</id><updated>2010-01-04T22:33:32.033+01:00</updated><title>Fuori Margine</title><subtitle type="html">Appunti da lontano e scorribande nella vita politico-culturale</subtitle><link rel="http://schemas.google.com/g/2005#feed" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/posts/default" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://fuorimargine.blogspot.com/" /><link rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><link rel="next" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;redirect=false&amp;v=2" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version="7.00" uri="http://www.blogger.com">Blogger</generator><openSearch:totalResults>79</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/atom+xml" href="http://feeds.feedburner.com/FuoriMargine" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com" /><entry gd:etag="W/&quot;DUAFQnw6eyp7ImA9WxBSFUg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-4056310433833007211</id><published>2009-12-22T19:11:00.013+01:00</published><updated>2009-12-23T09:41:53.213+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-12-23T09:41:53.213+01:00</app:edited><title>Riforme: perché sì al dialogo</title><content type="html">&lt;div face="georgia" style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;   &lt;style type="text/css"&gt;  &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;&lt;/style&gt;       &lt;style type="text/css"&gt;  &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;  &lt;/style&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;A siglare un patto col diavolo si perde l’innocenza. Ma non vedo il motivo di ignorare i benefici che se ne ricavano, visto che per convincerci a cedergli l’anima il diavolo dovrà pur dimostrarsi in grado di soddisfare il desiderio a cui maggiormente teniamo. Altrimenti il patto non si fa o decade. Certo, saranno benefici provvisori e controversi. E, tuttavia, c’è qualcosa in politica che non sia provvisorio e controverso? Insomma, non riesco  proprio a capire la levata di scudi da parte degli irredentisti contro l’apertura al dialogo sulle riforme. Tanto più che a sinistra abbiamo una lunga tradizione favorevole al compromesso, avviata da Togliatti e proseguita con Berlinguer.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm; text-align: justify;"&gt;Si obietterà: ma non è un dialogo alla pari! Vero. Ma non lo era neppure quando il dialogo era con la DC. Oppure si potrà osservare: ma gli italiani non capirebbero, sono altri i problemi che devono affrontare quotidianamente, le questioni istituzionali che si vogliono riformare si collocano oltre il loro orizzonte, addirittura su un pianeta remoto, incomprensibile e difficile da sondare, perché richiede competenze altamente specialistiche che solo una minoranza degli stessi parlamentari possiede. Anche questo è vero, ma non è un’obiezione pertinente, perché proprio una “macchina” un &lt;i&gt;po’&lt;/i&gt; meglio funzionante e oleata consentirebbe di affrontare con una certa efficacia quei problemi su cui si concentrano le preoccupazioni degli italiani e che ora rimangono fuori della nostra portata.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm; text-align: justify;"&gt;Si potrà anche dire: ma noi sappiamo cosa, dietro la facciata delle riforme, ci chiede Berlusconi (restituire linfa a una legislatura esangue, garantendogli la momentanea immunità dai processi in corso contro di lui), non sappiamo cosa vuole invece il PD e cioè che cosa pone sul tavolo delle trattative, cosa intende guadagnare dal dialogo. È l’obiezione “riformista” mossa da Stefano Menichini su «Europa», molto diversa da quella “irredentista” del partito di «Repubblica». Ed è l’unica obiezione fatta sinora che vale la pena di prendere sul serio.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm; text-align: justify;"&gt;Non tocca a me dare una risposta. Tocca al PD, tocca a Bersani. Io mi limito a due osservazioni. Primo: se il prezzo che ci chiede Berlusconi è l’immunità, non c’è ragione di tirarsi indietro, lo si può pagare chiedendo in cambio una “merce” che valga quel prezzo. Molto peggio lasciare che, per difendersi, il Cavaliere dia un colpo mortale al sistema giudiziario, come avverrebbe qualora fosse approvato il cosiddetto “processo breve”, che è in realtà una prescrizione anticipata.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm; text-align: justify;"&gt;Secondo: Menichini sa bene che sulle cosiddette riforme c’è un confronto aperto da tempo e che su molte questioni (funzioni e poteri dell’esecutivo, elezione diretta del premier o sistema parlamentare, separazione delle carriere sì o no, proporzionale o maggioritario, ecc.) ci sono posizioni trasversali, non omogenee a questo o quell’altro fronte. Se non apriamo il dialogo su questi temi, su quali dovremmo farlo? &lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-4056310433833007211?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/4056310433833007211/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=4056310433833007211&amp;isPopup=true" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/4056310433833007211?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/4056310433833007211?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/KkeQjD8bN7k/riforme-perche-si-al-dialogo.html" title="Riforme: perché sì al dialogo" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/12/riforme-perche-si-al-dialogo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;A04DR3g4fCp7ImA9WxNbFEs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-2622299322386348727</id><published>2009-11-17T14:27:00.006+01:00</published><updated>2009-11-17T15:59:36.634+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-11-17T15:59:36.634+01:00</app:edited><title>Il conservatorismo non abita più a destra</title><content type="html">&lt;div face="georgia" style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;   &lt;style type="text/css"&gt;  &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;&lt;/style&gt;       &lt;style type="text/css"&gt;  &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;  &lt;/style&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nel secondo libro della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Politica&lt;/span&gt;, Aristotele affronta una questione che oggi suonerebbe ingenua a molte orecchie di destra e di sinistra. In sostanza, si chiede il filosofo stagirita: «È dannoso o giovevole agli stati mutare le leggi tradizionali, quando ce ne siano altre migliori?» La risposta sembrerebbe scontata: certamente è giovevole. Tanto più che, come riconosce lo stesso autore, «tutti cercano non quel che è tradizionale, ma quel che è bene». Ma, subito dopo, Aristotele osserva che «per chi esamina la cosa da un altro punto di vista, il cambiamento sembra richiedere molta cautela».&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;font-family:georgia;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Perché? Perché «è male abituare gli uomini ad abrogare le leggi alla leggera». Perciò, «quando l’utile è minimo […], è chiaro che bisogna tollerare qualche sbaglio e dei legislatori e dei magistrati, perché l’utile apportato dal mutamento non pareggerà il danno recato dall’abitudine di disubbidire ai magistrati». Di più. «La legge non ha altra forma per farsi obbedire che il costume e questo non si realizza se non in un lungo lasso di tempo, sicché passare con leggerezza dalle leggi vigenti ad altre nuove leggi significa indebolire la forza della legge.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;font-family:georgia;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Su queste parole è opportuno tornare a riflettere senza pregiudizi, perché le leggi tradizionali di cui parla Aristotele sono quelle costitutive, che contraddistinguono l’organizzazione fondamentale di uno Stato e fanno sì che esso sia un tipo di Stato piuttosto che un altro. Sono proprio quelle leggi che dal 1994 in poi l’Italia ritiene che vadano &lt;span style="font-style: italic;"&gt;improrogabilmente&lt;/span&gt; aggiornate: sono per esempio quelle che riguardano il sistema elettorale, la giustizia, i poteri del presidente del Consiglio e dell’esecutivo, la funzione e la composizione dei due rami del Parlamento, ecc.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;font-family:georgia;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Naturalmente, ciascuno di questi ambiti andrebbe esaminato a sé (perché è certo, per esempio, che il bicameralismo perfetto è d’impaccio al buon funzionamento della politica in Italia o che la lunghezza estenuante dei processi è di danno ai cittadini che ne sono coinvolti). Ma qui ci poniamo un problema di carattere più ampio: diciamo così, di fenomenologia culturale. Insomma, tutti i segnali lasciano credere che per la nostra classe politica le riforme godano di un’attrattiva largamente superiore a quella del «tradizionalismo», cioè la conservazione dello stato vigente delle cose. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;font-family:georgia;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;È una novità. Per tutta la prima Repubblica (così come per tutto l’Ottocento), infatti, a risultare predominante era stato il punto di vista artistotelico, condiviso non solo dalla DC e dal ceto imprenditoriale, ma in gran misura pure dallo stesso PCI, sempre molto cauto di fronte alle riforme radicali che minacciavano di accrescere le tensioni sociali o istituzionali (una di queste riforme fu la legge 898 che introdusse nel nostro Paese l’istituto del divorzio, fortemente voluta non a caso non da un comunista, bensì da un socialista e da un liberale – Loris Fortuna e Antonio  Baslini).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;font-family:georgia;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;In un sistema iperburocratizzato quale quello italiano, la difesa tradizionalistica della stabilità ha avuto, ovviamente, tanti effetti negativi, contribuendo ad allontanare dal nostro Paese quella rivoluzione liberale (vuoi nella forma violenta francese, vuoi in quella riformistica britannica) che non abbiamo mai avuto e di cui continuiamo ad aver bisogno. Ma, oggi, siamo passati da un difetto a quello opposto: una instabilità incancrenita alimentata dalla perpetua messa in discussione delle «leggi tradizionali», le regole del gioco che, da una parte ma anche dall’altra, si vuole cambiare appunto «alla leggera».&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;font-family:georgia;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;L’effetto per l’armonia sociale è devastante. Perché a venire minato alle fondamenta è il «governo della legge», senza il quale non può esservi nessuna fiducia nella politica e nelle istituzioni. Governo della legge vuol dire che la legge è superiore allo stesso legislatore, che non può modificare l’assetto legislativo a suo piacimento ma solo nel rispetto delle regole stesse. Ma, appunto, è l’opposto dello spettacolo che danno i governi Berlusconi dal 1994 in poi, i quali sembrano fare di tutto per dare a credere che la legge, quando non si può semplicemente aggirare, può essere lecitamente modificata, a seconda delle necessità di un gruppo ristretto di persone.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;font-family:georgia;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Perché il paradosso è che è proprio la parte dominante della destra ad aver voltato le spalle ai principi tradizionali del conservatorismo, facendo propri i proclami di un riformismo senza riforme (come si potrebbe dire parafrasando un vecchio e sempre attuale libro di Napoleone Colajanni): insomma, un riformismo &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;senza i vantaggi del &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;liberalismo, un’instabilità &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;senza i vantaggi della &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; rivoluzione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-2622299322386348727?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/2622299322386348727/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=2622299322386348727&amp;isPopup=true" title="5 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/2622299322386348727?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/2622299322386348727?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/WzW1L6Ei0Iw/il-conservatorismo-non-abita-piu-destra.html" title="Il conservatorismo non abita più a destra" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">5</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/11/il-conservatorismo-non-abita-piu-destra.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0MCRnszeyp7ImA9WxNUFEk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-1963056990272164239</id><published>2009-11-05T20:27:00.001+01:00</published><updated>2009-11-05T20:31:07.583+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-11-05T20:31:07.583+01:00</app:edited><title>I pezzi del PD</title><content type="html">&lt;div face="georgia" style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;   &lt;style type="text/css"&gt;  &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;&lt;/style&gt;       &lt;style type="text/css"&gt;  &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;  &lt;/style&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il Pd perde un altro pezzo. Dopo la vittoria di Bersani alle primarie, anche Massimo Calearo – capolista nella circoscrizione Veneto 1 alle scorse politiche per volere di Veltroni – annuncia infatti il suo addio. E si giustifica: «Io di sinistra non lo sono mai stato.» Ma sbaglia oggi il PD a guardare a sinistra, come ritengono pure Cacciari e Rutelli, o ha sbagliato prima imbarcando outsider della politica che poco o nulla avevano da spartire con i suoi presupposti?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm; font-family: georgia;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il sospetto che la risposta giusta sia la seconda è più che giustificato. Non a caso l’ex sindaco di Padova Giustina Destro ha commentato: «In passato mi era sembrato che Calearo fosse più leghista che del Pd. Ora mi auguro che possa entrare nel Pdl.» Forse, se il Pd scegliesse con più coerenza i suoi parlamentari, avrebbe meno defezioni. O no?  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm; font-family: georgia;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;D’altra parte, una cosa va pur detta: in tutti i parlamenti esistono una destra e una sinistra, mentre non sempre c’è un centro. La questione di fondo allora sarà chiarire cosa significa quella categoria – sinistra –, a cui giustamente Bersani ha voluto restituire dignità.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-1963056990272164239?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/1963056990272164239/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=1963056990272164239&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/1963056990272164239?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/1963056990272164239?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/tvDtmxjq9F0/i-pezzi-del-pd.html" title="I pezzi del PD" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/11/i-pezzi-del-pd.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEINQnkzfip7ImA9WxNVGE0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-2798018882714642536</id><published>2009-10-28T20:31:00.014+01:00</published><updated>2009-10-29T08:49:53.786+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-29T08:49:53.786+01:00</app:edited><title>Nuvoletti: il PCI in vacanza</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_9MmwHx6_hSY/SuifS4Y4oJI/AAAAAAAAAGA/vRMxvVgnjDE/s1600-h/Nuvoletti.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 132px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_9MmwHx6_hSY/SuifS4Y4oJI/AAAAAAAAAGA/vRMxvVgnjDE/s200/Nuvoletti.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5397739300126761106" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;  &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;Alla fine degli anni Settanta, Capalbio è già «un posto pieno di comunisti», che vi trascorrono le vacanze assieme a «mezza aristocrazia milanese che possiede tutta la costa». Tuttavia questo «delizioso accidenti di paesino medievale» a sud della Toscana non è ancora stato preso di mira né dai vip né dai flash dei fotoreporter né dalle folle di turisti che vi si sarebbero riversati negli anni a venire. Conservava anzi un suo aspetto selvatico, «molto folk», punteggiato dalla presenza dei cinghiali: «una pizza mortale» per una ragazza dell’età di Libera, protagonista di &lt;i&gt;L’era del cinghiale rosso &lt;/i&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;di Giovanna Nuvoletti (Fazi Editore, pp. 278, euro 18,50). &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div face="georgia" style="text-align: justify;"&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Quando arriva a Capalbio per la prima volta nel ’77, Libera ha appena tredici anni e non trova «niente di che» nel «passare le serate al ristorante a mangiar salsicce di cinghiale coi comunisti» o nell’andare a vedere un Roberto Benigni ancora pressoché ignoto che gira &lt;i&gt;Il comizio&lt;/i&gt;: anzi, fa spallucce, risale sul motorino, e se ne va per la sua strada. Ha ben altro per la testa: ha voglia di consacrarsi alla sua vitalità giovanile, desiderosa di nutrirsi di musica, amori, balli, svaghi. Proprio tale vitalità è all’origine di una diffidenza critica verso il clericalismo comunista che, con l’età della ragione, acquisterà un diverso spessore, traducendosi in un anticonformismo liberale o meglio libertario, a volte scanzonato e a volte crudelmente &lt;i&gt;tranchant&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;L’era del cinghiale rosso&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal;font-size:100%;" &gt; è un originale romanzo storico che racconta le vicende della sinistra italiana e del nostro Paese secondo un punto di vista programmaticamente defilato e parziale: quello di una figura femminile caratterizzata da un misto di istintualità e problematismo critico che, a dispetto delle difficoltà economiche, ha il privilegio di conoscere da vicino alcuni dei massimi protagonisti della cultura e della politica italiana tra prima e seconda Repubblica: Alberto Asor Rosa, Giacomo Marramao, Carlo Muscetta, Philippe Daverio, Aldo Tortorella, Achille Occhetto, Claudio Petruccioli, Enrico Manca, Giorgio La Malfa, Claudio Martelli, Chicco Testa, Francesco Rutelli, e tanti, tantissimi altri.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Sotto questo profilo, &lt;i&gt;L’era del cinghiale rosso&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal;font-size:100%;" &gt; forma col precedente &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;i&gt;Dove i gamberi d’acqua dolce non nuotano più &lt;/i&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;una sorta di dittico letteriario&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;i&gt;. &lt;/i&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;Gli elementi di consonanza tematica e compositiva sono infatti più che evidenti: il mare, le vacanze, i vip, il taglio degli episodi, la tensione antiromanzesca... &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;Nondimeno, se i &lt;i&gt;Gamberi&lt;/i&gt; si distinguono per la maggiore complessità espressiva e strutturale (al tema storico si intreccia qui quello privato-esistenziale, legato al suicidio materno), &lt;i&gt;L’era del cinghiale rosso&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal;font-size:100%;" &gt; si presenta come un romanzo più compatto, linguisticamente sciolto e divertito, ricco di autoironia: Libera si prende difatti la liceità di ritrarre la stessa Nuvoletti, senza peraltro farle troppi sconti, anzi! &lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-style: normal;font-size:100%;" &gt;Ma cosa rimprovera la protagonista-narratrice ai comunisti?&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; Sostanzialmente, di essere comunisti o – il che è lo stesso – di non essere liberali. La contrapposizione è spesso netta: «L’attività principale di buona parte degli intellettuali era prendersela con la centrale nucleare di Montalto, che mai nacque», mentre lei, Libera, al nucleare è «sempre stata favorevole». E quando a Capalbio fa capolino Toni Negri «per abbracciare Alberto Asor Rosa», la ragazza non ha mezzi termini: pur avendo «sempre nutrito un certo affetto» per i radicali, lei il professore di Padova non lo avrebbe mai candidato. Ma soprattutto, quando Pietro Ingrao in TV afferma che l’invasione della Cecoslovacchia fu un errore, sbotta: «Un errore? Arrossii e gridai: “Quale errore? Un crimine!”» E, molto più avanti, alla presentazione di un libro contro i sindacati, ammette candidamente: «Io gongolo: li odio» [i sindacati].&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Tuttavia il giudizio poco alla volta si fa più sfaccettato. Come tanti liberali e non comunisti italiani, anche Libera comincia ad «afferrare il concetto di diritti, di uguaglianza». La precisazione è d’obbligo: «Non i paroloni vuoti della retorica marxista. Un’altra cosa, diversa. La vita delle persone. Noi liberali abbiamo grande rispetto dell’individuo.» Ma il passo è compiuto. D’altra parte, è proprio il «rispetto dell’individuo» a portarla progressivamente a spostare la sua &lt;i&gt;verve&lt;/i&gt; polemica contro altri obiettivi: i giornali che raccontano il falso su Capalbio e il turismo di massa che va trasformando il volto di questa cittadina medievale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ed è difficile resistere alla tentazione di dare a queste pagine un valore metonimico. Come dire: se il giornalismo nell’era della democrazia mediatica restituisce un’immagine interessata degli eventi mondani della piccola Atene perché dovrebbe fare diversamente quando racconta i più importanti eventi politici della nazione? Alla fine del romanzo quella che rimane è un’impressione di sconfitta, che sembra accomunare tanto la tradizione comunista quanto quella liberale: entrambe soccombono infatti di fronte al medesimo destino, entrambe si dimostrano inadeguate a difendere le ragione dell’umanesimo di fronte all’avanzare della spersonalizzazione propria della contemporanea società dei consumi e dell’apparire.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-2798018882714642536?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/2798018882714642536/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=2798018882714642536&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/2798018882714642536?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/2798018882714642536?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/R6PUr302LS8/nuvoletti-il-pci-in-vacanza.html" title="Nuvoletti: il PCI in vacanza" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_9MmwHx6_hSY/SuifS4Y4oJI/AAAAAAAAAGA/vRMxvVgnjDE/s72-c/Nuvoletti.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/10/nuvoletti-il-pci-in-vacanza.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEcBSXg-eCp7ImA9WxNVEk4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-5002357116175521994</id><published>2009-10-22T20:19:00.005+02:00</published><updated>2009-10-22T20:27:38.650+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-22T20:27:38.650+02:00</app:edited><title>Perché voto Bersani</title><content type="html">&lt;div face="georgia" style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;   &lt;style type="text/css"&gt;  &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;&lt;/style&gt;       &lt;style type="text/css"&gt;  &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;  &lt;/style&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Domenica 25 ottobre, mi recherò ai seggi per le primarie del PD, e voterò Pierluigi Bersani. Lo farò sebbene, in questi primi due anni di vita del partito, non sia mai stato molto tenero nei suoi confronti. Anzi! Ho severamente criticato la confusione che è alla sua origine, la contraddittoria e spesso incomprensibile politica veltroniana, la colpevole accondiscendenza al forcaiolismo di Di Pietro, l’eccessivo asservimento di Franceschini ai dettami di Largo Fochetti e l’inattività di questi ultimi mesi a cui il PD è stato condannato da un iter congressuale più che perverso che lo ha costretto a star ripiegato sul proprio ombelico impedendogli anche soltanto di prender atto della trasformazione  dell’equilibrio delle forze politiche che intanto avveniva sotto i suoi sonnolenti occhi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Perché allora vado a votare, e perché voto Bersani? Per due ragioni. La prima è che una democrazia liberale ha bisogno di una dialettica fra maggioranza e opposizione, e quando questa non c’è o si indebolisce abbiamo l’obbligo di preoccuparci e di correre ai ripari. Ne va della stabilità della politica e degli stessi fondamenti della democrazia liberale. La seconda ragione è che Bersani mostra di aver compreso i motivi che sono alla base delle difficoltà del suo partito (che in quattordici mesi ha perso quattro milioni di elettori!), e prova ad abbozzare un piano di rilancio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;I suoi meriti mi sono chiari: è un uomo che sa ragionare, non parla per slogan, non ha tentazioni giustizialistiche, non concede nulla a quella retorica del nuovo tanto gradita ai suoi colleghi che a me pare invece un indice di scarsa padronanza della storia recente e remota. E, soprattutto, è un uomo che sa raccogliere quanto di valido ci ha lasciato in eredità la migliore tradizione della sinistra europea, quella liberale e quella socialista.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ce la farà a restituire vigore e credibilità al PD? Non lo so. Non coltivo molte illusioni. Quello che Bersani si trova a guidare è un partito litigioso, soffocato per giunta da una struttura al contempo indisciplinata e iperburocratizzata: un ircocervo. Tuttavia mi pare che, a differenza di altri, tenga lo sguardo dritto verso l’orizzonte. Pensa a un’Italia postberlusconiana e post-antiberlusconiana: una Terza Repubblica che per il momento possiamo intravedere solo nebulosamente, ma di cui pure abbiamo un’urgenza sempre più pressante. Pena, il declassamento politico ed economico del nostro Paese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-5002357116175521994?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/5002357116175521994/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=5002357116175521994&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/5002357116175521994?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/5002357116175521994?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/xuorz_jrVgs/perche-voto-bersani.html" title="Perché voto Bersani" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/10/perche-voto-bersani.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEYGRns-fyp7ImA9WxNWFE4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-5303192115881475445</id><published>2009-10-11T15:48:00.010+02:00</published><updated>2009-10-13T13:08:47.557+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-13T13:08:47.557+02:00</app:edited><title>Congresso PD. E se fosse utile fare un passo indietro?</title><content type="html">&lt;div face="georgia" style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;   &lt;style type="text/css"&gt;  &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;&lt;/style&gt;       &lt;style type="text/css"&gt;  &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;  &lt;/style&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nel discorso alla convenzione nazionale del PD all’Hotel Marriott di Roma, Dario Franceschini è tornato a ripetere il suo mantra: «Indietro non si torna.» E perché no? È una legge controproducente. Quando ci si accorge di essere finiti in un vicolo cieco, non resta altro da fare. Tuttavia meglio intendersi. Non si innesca la retromarcia per tornare &lt;i&gt;a casa&lt;/i&gt;, bensì per ritornare all’ultimo incrocio e imboccare la strada giusta che ci porti a destinazione. Anche in montagna si fa così: per conquistare una vetta, tocca a volte dover scendere di qualche metro. Piuttosto, dal momento che procediamo a passo d’uomo, avrebbe potuto esser saggio fermarci un istante a chiederci qual è la destinazione che vogliamo raggiungere, giacché tanto gli iscritti quanto gli elettori ci fanno sapere che le nostre intenzioni non le hanno mica ben capite. (Il congresso sarebbe stato più utile. Invece Fassino ci ha spiegato che serviva solo per selezionare chi passava alle primarie!)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ma accontentiamoci del tema all’ordine del giorno. &lt;/span&gt;  &lt;style type="text/css"&gt;  &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;&lt;/style&gt;Dunque, secondo Franceschini, &lt;i&gt;da cosa&lt;/i&gt; non dovremmo tornare indietro, e &lt;i&gt;verso cosa&lt;/i&gt; non si dovrebbe tornare? Gli oggetti del contendere sono sostanzialmente due, ma ve n’è un terzo nascosto, ancor più importante. 1) Non si torna indietro &lt;i&gt;dalla&lt;/i&gt; semplificazione dei partiti, e quindi non si torna &lt;i&gt;all&lt;/i&gt;’Ulivo. 2) Non si torna indietro &lt;i&gt;dal&lt;/i&gt; bipolarismo, e quindi non si torna &lt;i&gt;al&lt;/i&gt; sistema pluricentrico della prima Repubblica.  &lt;/p&gt; &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;In pillole, questo è ciò che dice Franceschini. Entrambe le coppie di affermazioni godono oggi di un grosso &lt;i&gt;appeal&lt;/i&gt;, peraltro bipartisan. Ma entrambe tradiscono una buona dose di astrattismo. Proviamo a sintetizzare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;1) Sì, la semplificazione dei partiti è stato un buono &lt;i&gt;scopo&lt;/i&gt;, finora però non ha dato buoni &lt;i&gt;risultati&lt;/i&gt;: il sistema politico italiano è avvelenato quanto lo era prima. Anzi, la conflittualità tra i due fronti e all’interno di ciascun fronte, anziché diminuire, è persino cresciuta. È vero, questo non vuol dire che la semplificazione fosse sbagliata, vuol dire però che quanto meno è avvenuta nel &lt;i&gt;modo&lt;/i&gt; sbagliato. Sarebbe utile allora che il PD riflettesse su come si possano correggere gli effetti negativi non desiderati che la semplificazione ha avuto sulla battaglia politica in Italia. (Per esempio, cosa intende fare il PD con l'Italia dei Valori?)  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;2) A differenza di Franceschini e dei suoi, non sarei così severo nel giudizio sull’Ulivo. Certo, il suo scopo – riunire la sinistra attorno a una piattaforma programmatica che costringesse anche le forze movimentiste a uniformarsi a una politica di governo – è fallito, perché non è riuscito ad avere i numeri sufficienti in Parlamento (se nel 2006 avessimo avuto una dozzina di seggi in più al senato, avremmo potuto facilmente spuntare le armi dei nanetti che difendono una rendita di posizione). Però non si può ignorare che la fine dell’Ulivo ha portato all’irrobustimento di una forza radicale e giustizialista come quella di Di Pietro ben più preoccupante del radicalismo di origine comunista che un uomo come Bertinotti riusciva bene o male a mitigare. Ne terrei conto nella valutazione dei fatti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;3) Il bipolarismo in sé non è né una cosa buona né una cosa cattiva. Dipende dai contenuti. Perché dovremmo difenderlo a priori? Non si capisce. D’altra parte, la costituzione di un Centro (grande o piccolo) che aspira a fare da ago dalla bilancia non dipende da noi. Inutile sostenere che non dovremmo favorirlo. Le sue fortune o sfortune dipendono solo dalla volontà degli elettori.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;4) Ma, soprattutto, siamo così sicuri che la seconda Repubblica sia tanto meglio della prima. Personalmente, sono convinto dell’opposto. Ed è proprio il clima avvelenato che respiriamo dal 1994 che mi preoccupa. Ora, quello che dobbiamo domandarci è questo: il clima politico in Italia è avvelenato per colpa di Berlusconi che con la sua condotta rende vani i vantaggi del bipolarismo oppure è avvelenato a causa di un bipolarismo astratto che costringe i &lt;i&gt;competitors&lt;/i&gt;&lt;/span&gt; a comportarsi come se fossimo perennemente in campagna elettorale? Nel primo caso, una Terza Repubblica ventura potrà essere felicemente bipolare. Nel secondo caso, c’è da augurarsi che Casini e Montezemolo realizzino in fretta quello che hanno promesso.&lt;/p&gt; &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nelle affermazioni di Franceschini c’è però anche una questione nascosta che il PD non lascia affiorare volentieri. È la questione del presidenzialismo. In effetti, la struttura che il PD si è dato sinora avrebbe senso unicamente in un sistema presidenziale che favorisca un rapporto diretto (o almeno poco mediato) fra eletto ed elettore. La stessa idea di forma del partito che Franceschini ha in mente (e che condivide con Veltroni, seppure con qualche aggiustamento) va appunto in questa direzione, anche se ciò non viene detto in modo esplicito.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Naturalmente, è un presidenzialismo all’israeliana (già affiorato alla fine degli anni Novanta). In sostanza, quello verso cui muove nei fatti il PD di Franceschini è un sistema che preveda l’elezione diretta del presidente del Consiglio (anche le primarie per la scelta del segretario hanno senso soltanto in questo contesto). Lo stesso obiettivo di Berlusconi, il quale anche oggi ha ripetuto di essere legittimato a governare perché eletto dal popolo (il che è falso, finché siamo in un sistema parlamentare).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;È lecita una svolta in senso presidenziale? Certo, purché prima la si discuta e sia approvata. È anche utile? Ne dubito. Anzi, a me sembra che l’elezione diretta del leader (di partito o di governo) finisca in Italia col nutrire i germi degenerativi della democrazia, e cioè con l’incoraggiare una conflittualità demagogica ad alto tasso di personalismo che taglia fuori il dibattito sulle idee e sulle reali proposte politiche alternative.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.3cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il logorante iter che il PD ha scelto per eleggere il proprio segretario è un esempio di questo rischio di deriva demagogico-burocratica. Almeno su questo punto, io tornerei indietro senza esitazioni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-5303192115881475445?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/5303192115881475445/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=5303192115881475445&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/5303192115881475445?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/5303192115881475445?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/Vp6dmtVjixg/congresso-pd-e-se-fosse-utile-tornare.html" title="Congresso PD. E se fosse utile fare un passo indietro?" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/10/congresso-pd-e-se-fosse-utile-tornare.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0YMSHo8cSp7ImA9WxNXEUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-1902233243944996979</id><published>2009-09-28T19:56:00.008+02:00</published><updated>2009-09-28T20:06:29.479+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-09-28T20:06:29.479+02:00</app:edited><title>Bersani: vince il realismo</title><content type="html">&lt;style type="text/css"&gt;  &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;  &lt;/style&gt;  &lt;p  style="margin-bottom: 0.6cm;font-family:georgia;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;I congressi dei circoli del PD si avviano a conclusione senza troppe sorprese. E si può forse abbozzare un primo bilancio, sia pure molto provvisorio. Andando in giro per il sud-ovest di Milano a presentare la mozione di Pierluigi Bersani, ho riscontrato una passione condivisa, resistente alla sconfitta, alle delusioni e allo scetticismo. (Quando dico condivisa intendo dire indipendentemente dalle preferenze manifestate per questo o quell’altro candidato.)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.6cm;font-family:georgia;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Intendiamoci. È la passione disincantata di chi è conscio dei limiti che hanno frenato l’operato del partito nei suoi primi due anni di vita, ed è per questo restio ad abbandonarsi alle facili illusioni che avevano accompagnato invece le primarie veltroniane del 2007. Ma è una passione informata (dagli interventi affiorava una lettura attenta delle mozioni) che lascia ben sperare. Perché indica un attaccamento al progetto del PD e una perdurante disponibilità a sacrificare il proprio tempo libero per il progresso del Paese.  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.6cm;font-family:georgia;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;D’altra parte, il disincanto è un positivissimo segno di realismo. E, appunto, interpreterei il consenso accordato a Bersani anzitutto come invito a tornare a una sana politica realistica, senza la quale non potremmo aspirare a tornare al governo. A scanso di equivoci, voglio precisare che non ho percepito alcuna tentazione di restaurazione ideologica o nostalgia per il passato diessino o comunista. La richiesta era più specifica: è stata una buona idea riunire i riformismi, però ora diamoci un’organizzazione, coordiniamo meglio i nostri sforzi e, soprattutto, definiamo con maggiore chiarezza le nostre priorità così da correggere quella confusione che ha disorientato i nostri elettori. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Questo era il messaggio. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.6cm;font-family:georgia;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Se l’interpretazione è corretta, a risultare sconfitta è la versione presidenziale (americana) del partito, sostenuta da Veltroni e condivisa da Franceschini con pochi distinguo. Il partito liquido, leggero, che ostenta la sua apertura alla società civile ma in realtà si chiude in un burocratismo castale che ai simpatizzanti riconosce solo la partecipazione passiva degli spettatori. Lo confermano le candidature per le politiche e le europee, nonché le stesse primarie concepite come strumento di propaganda o sistema di ratifica delle decisioni già prese ai vertici, secondo i classici schemi della diplomazia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.6cm;font-family:georgia;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Rimane un difetto di fondo: l’estenuante lunghezza di un iter congressuale ai limiti dell’irrazionalità che da mesi rallenta l’iniziativa del PD, impedendogli di contrastare efficacemente l’azione del governo, in un periodo peraltro di fortissima fibrillazione.  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-1902233243944996979?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/1902233243944996979/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=1902233243944996979&amp;isPopup=true" title="5 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/1902233243944996979?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/1902233243944996979?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/WtfvzwwkbyM/bersani-vince-il-realismo.html" title="Bersani: vince il realismo" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">5</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/09/bersani-vince-il-realismo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUQGSX0ycCp7ImA9WxNSFEo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-5248497028474812812</id><published>2009-08-27T14:28:00.004+02:00</published><updated>2009-08-28T17:28:48.398+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-08-28T17:28:48.398+02:00</app:edited><title>I comunisti di Gaber e gli elettori del PD</title><content type="html">&lt;p class="MsoNormal" face="georgia" style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;In uno dei suoi più celebri testi fra monologo teatrale e canzone d’autore, Giorgio Gaber elenca gli eterogenei motivi per cui tanti italiani furono comunisti senza essere ideologicamente comunisti. L’elenco, naturalmente aperto, spazia fra ragioni accidentali («qualcuno era comunista perché era nato in Emilia»), ragioni emotive («si sentiva solo»), ragioni sociali («non ne poteva più di fare l’operaio»), ragioni politiche («non ne poteva più di quarant’anni di governi viscidi e ruffiani»), ragioni ribellistiche («per fare rabbia a suo padre»), ragioni etiche («pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri»).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.6cm; text-align: justify;font-family:georgia;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Nella sua amara ironia, Gaber non nasconde le distorsioni del totalitarismo comunista : «Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin.» Oppure: «Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio». Fu appunto quella vocazione totalitaria all’origine dei silenzi del PCI sui fatti d’Ungheria del 1956 o sull’invasione sovietica di Praga nel 1968.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.6cm; text-align: justify;font-family:georgia;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Tuttavia, a dispetto della sua vocazione totalitaria, il PCI riuscì a raccogliere attorno a sé masse di elettori che non avevano nulla da spartire con gli ottusi e trinariciuti figuri meritatamente sbeffeggiati da Giovannino Guareschi. Quelle masse erano costituite appunto dai comunisti di Gaber. Ed è a loro che il PCI fu debitore della sua forza (una forza che gli permise di sopravvivere alla precoce quanto salutare irrilevanza degli altri partiti comunisti dell’Occidente). Perché i comunisti-comunisti – gli ortodossi – erano un gruppetto minoritario anche da noi. Da soli potevano bensì conquistare il comune di Brescello. Ma persino la rossa Emilia se la sarebbero sognata.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.6cm; text-align: justify;font-family:georgia;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ma perché quelle masse di elettori riponevano le proprie speranze nel PCI anziché nelle forze che più coerentemente discendevano dalla tradizione liberale e democratica dell’Occidente? Che cosa trovavano in quel partito che non trovavano altrove? E perché il PD non riesce a esercitare un campo magnetico dai confini altrettanto ampi? Cosa gli manca?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.6cm; text-align: justify;font-family:georgia;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;a name="main"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;a name="search"&gt;&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Anch’io sono stato comunista. Senza essere ideologicamente comunista. Lo divenni tardi, all’università, dopo che la mia formazione politica si era già conclusa: una formazione libresca, fondata anzitutto sui testi di Norberto Bobbio e di Friedrich &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Nietzsche, quanto di più lontano vi potesse essere dalla tradizione comunista. Né, forse, mi sarei iscritto al partito comunista se Bobbio non avesse scelto proprio il PCI come suo interlocutore privilegiato. E loro, i comunisti-comunisti, gli rispondevano (bisogna dire che possedevano anche le doti intellettuali per rispondergli). E nel momento in cui un partito comunista accetta il dialogo, il suo totalitarismo si è già bello che incrinato. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p  style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.6cm; text-align: justify;font-family:georgia;"&gt;&lt;span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Intendiamoci. Non ho nessuna nostalgia del PCI. Proprio nessuna. Ho brindato al suo funerale. Mi manca però quello che il PCI ha rappresentato. Se mi è permesso dirlo un po' grossolanamente, erano quattro le qualità che vi trovavo e che non ritrovo nel PD.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p face="georgia" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.6cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;1) Un’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;organizzazione&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;, e cioè una capacità di armonizzare i mezzi in vista degli scopi. Certo, lo scopo ultimo era la società senza classi. Ma quello che interessava a noi, i comunisti di Gaber, era lo scopo intermedio: il miglioramento delle condizioni sociali per tutti, qui, ora, nella democrazia borghese, utilizzando gli spazi della democrazia borghese. Questo ci bastava, perché per chi è stato comunista senza essere comunista non esiste scopo a questo superiore.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p face="georgia" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.6cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;2) Un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;partito di massa&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;, e cioè un partito interclassista che si sforzava di conciliare gli interessi di ceti sociali difformi, e per ciò era costretto a darsi una politica nazionale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p face="georgia" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.6cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;3) Un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;senso della storia&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;, che per la prima volta rendeva milioni di italiani partecipi del destino del Paese, proiettandoli in un divenire, e cioè in una trascendenza, in un superamento del presente e di se stessi. Questo è qualcosa di difficile da comprendere oggi, nell’era della democrazia mediatica, dove  tutti possono salire sul palcoscenico e avere il loro quarto d’ora di (mistificante) gloria. Ma quello che sto affermando qui non ha niente a che vedere con le melensaggini da rotocalco del &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Noi &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;veltroniano. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p face="georgia" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.6cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;4) Un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;orgoglio&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;di essere&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;. L’ho provato anch’io l’orgoglio comunista. L’ho provato anche se, avendo la facoltà di viaggiare nello spazio-tempo, sarei tornato senza pensarci due volte a Livorno nel gennaio 1921 e avrei cancellato con un colpo di spugna il congresso che divise il partito socialista dando vita al Partito Comunista d’Italia. L’ho provato anch’io, perché quell’orgoglio comunista, al di là di tutto, era alimentato da una straordinaria vivacità culturale e politica. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ma non vi è alcun ragionevole motivo per provare orgoglio di stare nel PD. Io conservo l’orgoglio della mia cultura, della mia identità: sono un liberalsocialista che, come un tempo ha scelto il PCI, oggi ha scelto come strumento questo nuovo partito. Ma non sono orgoglioso del PD.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p face="georgia" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.6cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Bersani è stato un coraggioso ministro. Sarà anche un bravo segretario? Non lo sappiamo. Vedremo. Ha il merito di aver formulato la prima proposta seria venuta da un esponente piddino: una &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;no tax area&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; per incoraggiare gli investimenti. È una proposta liberale, va nella direzione giusta. Ma Bersani non eredita un partito, eredita un mucchietto di ceneri. Non tanto per i numeri (il 26% dei consensi è un patrimonio che nessuno può snobbare). Bensì per il vuoto organizzativo-culturale che lo attornia: il PD è nato dalla disperazione, non da un atto di creatività.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p face="georgia" style="text-indent: 0.5cm; margin-bottom: 0.6cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ma, se Bersani ci permette, gli offriamo un suggerimento: la riascolti ogni tanto, quella canzone di Giorgio Gaber. È meno accattivante dei suoni del suo corregionale Vasco Rossi, costruita com’è sull’&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;understatement&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;. Forse però può contribuire a ispirargli la strada giusta da percorrere per costruire un partito di massa in grado di riallacciare i rapporti con larghe fasce di elettorato: i figli dei comunisti di Gaber. E pure i loro padri. Perché noi siamo ancora qui. Siamo vivi e votiamo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-5248497028474812812?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/5248497028474812812/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=5248497028474812812&amp;isPopup=true" title="9 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/5248497028474812812?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/5248497028474812812?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/Nk4hJaTygzA/i-comunisti-di-gaber-e-gli-elettori-del.html" title="I comunisti di Gaber e gli elettori del PD" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">9</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/08/i-comunisti-di-gaber-e-gli-elettori-del.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUQFQHw7eCp7ImA9WxNSFEo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-3161621997500150937</id><published>2009-08-25T16:23:00.008+02:00</published><updated>2009-08-28T17:28:31.200+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-08-28T17:28:31.200+02:00</app:edited><title>PD: impariamo da Arrigo Sacchi</title><content type="html">&lt;p class="MsoPlainText" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Se quello del PD fosse un congresso «vero» come sostiene Rosy Bindi («L’Unità», 24 agosto), avremmo dovuto vederne gli effetti già da tempo. E cioè avremmo visto i tre candidati alla segreteria – o almeno i due che contano – suonarsele di santa ragione, polemizzare anche sul piano personale (qualche colpo sotto la cinta scappa quando si è animati dalla passione), ma poi fare a gara per lanciare proposte e produrre idee.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoPlainText" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Non è questo lo spettacolo a cui stiamo assistendo. Il pallone lo hanno sempre &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;loro&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;: noi subiamo, facciamo catenaccio, ci arrocchiamo in difesa. Tutt’al più protestiamo verso le tribune. Ma neppure ci sogniamo di provare a prendere l’avversario in contropiede o a impadronirci del gioco. La figurina di Arrigo Sacchi nel nostro album di famiglia non c’è.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoPlainText" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Per tutto agosto, &lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid="la Lega" st="on"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;la Lega&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; ha tenuto banco, venendosene fuori un giorno sì e l’altro no con una nuova trovata, pittoresca e strumentale quanto si vuole, però utile ad assicurare al partito di Bossi almeno tre risultati positivi: conquistare le prime pagine dei quotidiani, recapitare un messaggio al parente-serpente del PDL notificandogli che &lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid="la Lega" st="on"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;la Lega&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; ce l’ha «duro» come alle origini e alle regionali intende monetizzare il successo conseguito a giugno, infine riscaldare il rapporto con il suo elettorato (che non è proprio una cosa di secondaria importanza in politica). &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoPlainText" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Sulle pagine dell’«Unità», Roberto Cotroneo ha sudato sette camicie per tener botta ai trinariciuti padani, riscoprendo quell’animosità giovanile che lo aveva fatto apprezzare sotto le mentite spoglie di Mamurio Lancillotto. Non uno della direzione piddina invece che abbia accennato un tentativo di togliere il microfono a Bossi &amp;amp; Co e spostare l’attenzione sul nostro terreno. Non uno!&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoPlainText" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Semifinite le ferie, sono stati i radicali a denunciare l’inopportunità della visita del presidente del Consiglio in Libia con seguito di Frecce Tricolore. Noi, di nuovo, silenzio. Intanto della polemica si è appropriato lo stesso centrodestra, e oggi i due giornali governativi sono usciti con un paio di editoriali di opposto indirizzo: Vittorio Feltri sul «Giornale» patrocina la scelta di Berlusconi appellandosi a ragioni di&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; Realpolitik&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; («chiunque capisce che la collaborazione con il Colonnello, piaccia o no, è indispensabile; quindi non ci è consentito assumere atteggiamenti ostili verso di lui»), Maurizio Belpietro su «Libero» suggerisce al contrario di rinunciarvi propugnando la superiorità dei principi ideali sulla convenienza politico-economica («anche se c’è una ragion politica che spinge ad imbarcarsi per quel viaggio, c’è una ragion morale che porta da un’altra parte, ovvero lontano dalle tende beduine del capo della Jamayria»).&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoPlainText" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Questa dialettica interna al centrodestra non stupisce. Meglio, non ci stupisce più. Perché ogni giorno che passa ce ne viene data testimonianza. Senza attribuire ai due neodirettori intenti che non hanno espresso (a nessuno dei due si addicono i panni del frondista), nondimeno dobbiamo riconoscere che, ahinoi, è dal centrodestra che spesso sorgono gli spunti critici più interessanti verso il presidente del Consiglio. Anzi, diciamola tutta: il centrodestra si sta preparando alla Terza Repubblica (prossima o remota che sia), e cioè a un’Italia post-berlusconiana e post-antiberlusconiana, di gran lunga meglio di noi. E di questo non ci rallegriamo affatto.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoPlainText" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;All’iniziativa a corrente alternata del PDL e della Lega, noi reagiamo con appelli alla più generica e innocua retorica resistenzialistica: «Il Pd ha il dovere di alzare la voce contro il rischio di un nuovo autoritarismo», ha dichiarato Dario Franceschini, uscendo provvisoriamente dalla naftalina. Una parola sulla Libia, però, si è ben guardato dal pronunciarla. Si accontenta della petizione di principio, lui. &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoPlainText" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;In alternativa, ce ne veniamo fuori con proposte &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;off topic&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;. «Proponiamo una regola semplice e concreta», leggiamo ancora sul quotidiano fondato da Antonio Gramsci, «che si può applicare ad ogni elezione nazionale, locale ed europea: il 2+3. Ogni lista elettorale del PD dovrà avere una donna ogni secondo posto e un giovane (inteso come under 40) ogni terzo. Per evitare che donne e giovani finiscano, com’è tipico, in fondo alle liste, uomini e donne si dovranno alternare e ogni terzo posto dovrà essere occupato da un/a candidato/a under 40.» Proposta &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;semplice e concreta&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;? A me pare cervellotica e pensata apposta per burocratizzare ulteriormente un partito già iperburocratizzato. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoPlainText" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ma, va bene, si può parlare anche di regolamenti elettorali. Almeno però facciamolo a tempo debito. Intanto vogliamo prendere in mano l’ordine del giorno e provare a fare qualche controproposta sui «grandi» temi? È su quelli che ci giochiamo il nostro già alquanto incerto destino. L&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;’idea di creare una &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;no tax area&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; per favorire nuovi investimenti è la prima cosa buona che abbiamo sentito. Cavalchiamola, traduciamola in volgare.&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoPlainText" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;In un intelligente articolo apparso sul «Riformista», Enrico Morando si è chiesto: &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il Pd sa perché gli italiani non lo votano?&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; Ma la domanda andrebbe rivoltata: il PD sa dire agli italiani per quale ragione votarlo? Io sinceramente no. Non ricordo neppure più perché ho aderito a questo partito. Forse per via delle amicizie, forse per disperazione, forse perché mi illudevo che potesse essere quantomeno uno strumento. Non uno scopo (i miei scopi non li ho cambiati, non ho motivo di cambiarli: sono quelli di un liberalismo socialista). Uno strumento. Se tuttavia non riesce a essere neppure questo…&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-3161621997500150937?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/3161621997500150937/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=3161621997500150937&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/3161621997500150937?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/3161621997500150937?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/u9aly6x7TTQ/pd-impariamo-da-arrigo-sacchi.html" title="PD: impariamo da Arrigo Sacchi" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/08/pd-impariamo-da-arrigo-sacchi.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUUMQXcyfSp7ImA9WxNSFEo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-412729126477247038</id><published>2009-08-09T11:50:00.013+02:00</published><updated>2009-08-28T17:28:00.995+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-08-28T17:28:00.995+02:00</app:edited><title>Fini: barra al centro</title><content type="html">&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-family:&amp;quot;;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Gianfra&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;nco Fini ci ha dato già tante prove di indipendenza intellettuale e politica. Non sorprendono dunque le due dichiarazioni rilasciate&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;ieri in Belgio: sull’immigrazione clandestina («Il lavoratore va rispettato anche se non ha &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;les papiers&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;, i documenti») e sulla richiesta che il Parlamento &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:&amp;quot;;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;si occupi della Ru 486, la pillola abortiva («Trovo originale pretendere che il Parlamento si debba pronunciare sull’efficacia di un farmaco. Ognuno ha le sue opinioni, anche io ho la mia, ma non è oggetto di dibattito politico. Poi ci sono le linee guida del governo, si è pronunciata l’Agenzia del farmaco, non vedo cosa c’entri il Parlamento»). &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span style="font-family:&amp;quot;;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Sono dichiarazioni in sintonia con un’evoluzione di lunga data. La seconda è anche una onorevole manifestazione di laicismo. Il presidente della Camera non specifica infatti se è favorevole o contrario alla pillola, precisa di avere la sua opinione ma non dice quale, perché la ritiene cosa ininfluente. Questa materia «non è oggetto di dibattito politico». Chapeau.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span style="font-family:&amp;quot;;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il senso di equilibrio che affiora dalle dichiarazioni finiane risalta ancor più dopo la conferenza stampa di due giorni fa di Berlusconi improntata a un populismo autoritario e di fronte alla sguaiata reazione di Bossi che alle osservazioni dell’ex leader di AN sull’immigrazione italiana ha replicato: «Noi andavamo a lavorare non ad ammazzare la gente». Una frase doppiamente deprecabile. Primo perché la contrapposizione lascia intendere che invece &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;questi&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; (gli immigrati in Italia) verrebbero apposta per delinquere. Secondo perché il &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;senat&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family:&amp;quot;;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;ú&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family:&amp;quot;;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;r&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family:&amp;quot;;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; nasconde una verità spiacevole: se soltanto leggesse un po’ o andasse al cinema saprebbe che noi siamo stati generosi esportatori del crimine negli States oltre che efficaci contrabbandieri nel Vecchio Continente. A meno che per Bossi quel «noi» non voglia dire noi italiani, bensì noi della mia provincia, del mio campanile, del mio condominio. L’uomo brilla per ristrettezza di vedute.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span style="font-family:&amp;quot;;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ma, appunto, le polemiche del weekend innescate dalle affermazioni di Fini confermano un dato di fatto che spesso sfugge agli osservatori, soprattutto di sinistra: il centrodestra è tutt’altro che un fronte monolitico. Al suo interno, vi è anche una variegata area autenticamente riformista (rappresentata non solo da Fini), che sia pure in minoranza non esita a intervenire a difesa dei principi cardine della convivenza umana. Può darsi che sia vero quello che sostiene Tremonti, e cioè che l’Italia è un paese «sostanzialmente di destra». Ma c’è destra e destra. E ne abbiamo prova ogni giorno.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span style="font-family:&amp;quot;;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;La domanda da porsi è piuttosto quanto sia vasta questa area riformista della destra italiana. In sostanza: qual è il consenso elettorale di Fini? Quanta forza possiede? In un futuro postberlusconiano (arrivi prima o dopo la scadenza naturale della legislatura), sarebbe in grado di tenere unito il PDL? Quanti ex colonnelli di AN e quanti fedeli servitori del Sultano sarebbero disposti a seguirlo? E che rapporti sarebbe in grado di intrattenere con l’attuale alleato di governo, &lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid="la Lega" st="on"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;la Lega&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;? &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span style="font-family:&amp;quot;;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Domande premature per un osservatore esterno (chi scrive queste note appartiene a un’altra tradizione, quella liberalsocialista), cui per ora non è possibile dare risposta. Ma è impensabile che il presidente della Camera non se le ponga. E ciò perché, comunque le si valuti, le sue non sono uscite estemporanee. Sono mosse che sottendono un disegno visionario, di prospettiva (come si diceva un tempo), che probabilmente va chiarendosi poco alla volta nella sua testa, un disegno non ancora compiutamente definito.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span style="font-family:&amp;quot;;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;È lecito pure chiedersi, come è stato fatto (seriamente o no), se Fini sia ancora di destra o non sia diventato qualcosa d’altro. L’impressione è che il cammino intrapreso lo abbia fatto approdare su posizioni liberaldemocratiche più consone al centro, punto di convergenza di tutte le esperienze postideologiche. Al di là dei differenti accenti, nella sostanza infatti  sono liberaldemocratici tanto Sarkozy quanto Zapatero o il New Labour, e in Italia tanto l’Udc quanto il PD.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span style="font-family:&amp;quot;;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il rischio, per quanto riguarda il nostro Paese, è che ci sia un eccessivo affollamento in questo centro politico ma &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:&amp;quot;;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;anche sociale. Destinatari elettivi del messaggio finiano sono difatti le fasce moderate dei ceti medi, le stesse a cui si indirizzano Casini e i tre candidati alla segreteria piddina. C’è quasi un’ossessione da parte degli interpreti più intelligenti dell’era postideologica a prendere le distanze dalle rispettive ali dello spettro politico (la destra-destra e la sinistra-sinistra) e, sul piano sociale, dai ceti popolari. Proprio l’elettorato in cui affondano le radici il berlusconismo e &lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid="la Lega. E" st="on"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;la Lega. E&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;, chissà, forse il segreto del loro successo (deleterio per l’Italia) è proprio questo.&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;     &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-412729126477247038?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/412729126477247038/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=412729126477247038&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/412729126477247038?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/412729126477247038?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/Ttk3WE7_2AM/fini-barra-al-centro.html" title="Fini: barra al centro" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/08/fini-barra-al-centro.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D04MQ3g_eCp7ImA9WxJaGUw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-8411333322368760157</id><published>2009-08-08T10:58:00.013+02:00</published><updated>2009-08-10T16:53:02.640+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-08-10T16:53:02.640+02:00</app:edited><title>Berlusconi e il caso Rai: l'assedio dell'assediato</title><content type="html">&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#1A1A1A;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#1A1A1A;"&gt;&lt;p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;text-indent:14.2pt"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;p class="MsoPlainText" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Alla conferenza stampa di ieri a Palazzo Chigi sul consuntivo dei primi quattordici mesi di attività del governo, Silvio Berlusconi avrebbe potuto limitarsi a fare il suo &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;one man show&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, come altre volte ha fatto nel salotto amico di Vespa. E scansare le domande dei giornalisti, rispondendo in modo vago senza perdere il controllo di sé (erano del resto domande prevedibili, che sicuramente il presidente del Consiglio si aspettava). Giuseppe D’Avanzo su “Repubblica” non gli avrebbe risparmiato il suo editoriale, perché molte delle cose pronunciate in conferenza stampa sono platealmente false: non c’è nessuna pace sociale, le contestazioni da parte delle vittime del terrorismo in Abruzzo sono quotidiane, il prestigio dell’Italia nel mondo non è mai stato così basso e nessuno a livello internazionale riconosce al nostro premier il ruolo decisivo che si arroga.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoPlainText" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Ma tant’è. La propaganda avrebbe funzionato: il TG1 e gli &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;house organ&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; di famiglia avrebbero riferito i contenuti dello show dedicandogli ampio spazio e facendo ben attenzione a evitare ogni spirito critico. Come sempre. Invece il Cavaliere dimezzato dagli scandali come il visconte calviniano non ha resistito, e ha dato fondo a un’aggressività ancor più ingiustificata dopo le nomine RAI dei giorni scorsi e l’annuncio dei complementari balletti nelle proprietà di famiglia. La conseguenza è che si è messo da solo dietro il banco degli imputati, e la notizia del giorno è: Berlusconi attacca la libertà di stampa. Un formidabile regalo a un centrosinistra quanto mai sonnacchioso e distratto dalle sue stanche beghe interne. Un regalo che ha restituito un po’ di linfa persino a un ectoplasma come Franceschini, non  ancora rassegnato a finire sotto naftalina, come meriterebbe per aver negato la sconfitta elettorale di giugno con una faccia tosta pari a quella del suo avversario.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoPlainText" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Perché lo ha fatto? Perché un uomo come il Cavaliere sempre attento ai meccanismi della comunicazione è caduto in un errore apparentemente così dilettantesco? Certo, non è la prima volta che gli capita di aggredire, ed è pur vero che qualche volta l’aggressione paga, nel suo caso ha pagato. Ma non è questo il momento per mostrare i muscoli. Se vuole risalire la china (nonostante i finti sondaggi, Berlusconi sa bene che qualcosa si è rotto nel suo rapporto con l’opinione pubblica, sa bene che persino una cospicua fetta del mondo cattolico gli è contro), il Cavaliere deve essere anzitutto rassicurante, mostrare il volto buono, stendere una mano pacificatrice. Proprio quello che non è stato e non ha fatto ieri a Palazzo Chigi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoPlainText" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Dunque perché? Perché tanta aggressività? Effetto di un egocentrismo smisurato che non tollera dissensi, come lascia intendere D’Avanzo? Può darsi. È possibile anche che giochi un ruolo il nervosismo che attanaglia vistosamente il premier dall’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;affaire Noemi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; in poi: un premier incapace di togliersi dallo stato di assedio in cui lo ha ficcato la sua esuberanza sessuale, un premier per giunta lasciato solo dai collaboratori più vicini, nessuno dei quali è intervenutio in suo soccorso, fatta eccezione per i soliti yesmen che sapranno senz’altro confortare il suo poderoso narcisismo ma che gli sono poco utili alla bisogna. E, anzi, con le gaffe che scaturiscono sempre dall’eccessiva prodigalità servilistica hanno rischiato di causargli più danni che altro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoPlainText" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Ma, considerata l’astuzia comunicativa del Cavaliere (il quale, com’è arcinoto, non lascia nulla al caso), non si può escludere che quell’aggressione sia almeno in parte ispirata anche da una sorta di calcolo tattico. Per dirla in modo molto spiccio: Berlusconi attacca perché ha interesse a essere attaccato. Se infatti l’antiberlusconismo ha bisogno del Cavaliere per rimanere unito e sopravvivere, il Cavaliere ha un maledetto bisogno dell’antiberlusconismo per rimanere saldamente in sella al suo fronte, la cui unità fin dal 1994 è sempre stata messa a repentaglio da potenti fenomeni sismici.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoPlainText" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;È un’esigenza divenuta ancor più prioritaria dopo giugno, con una Lega scalpitante che giorno dopo giorno conquista sempre più la scena mediatica con le sue spettacolari baggianate che possono far ridere i lettori ingenui ma impensieriscono gli stranavigati alleati, che sanno intravedere dietro quelle uscite strumentali lo scopo reale: far cassa, incamerare i frutti del recente doppio successo elettorale, strappare quote di potere al partito di maggioranza. Per questo, Berlusconi ha bisogno di un centrosinistra che sia debole ma non così tanto debole. Ha bisogno che i «comunisti» facciano ancora paura («non voglio immaginare che cosa sarebbe successo se ci fossero stati loro al posto mio», ha detto non a caso in conferenza stampa). Ha bisogno insomma di una rinnovata forma di consociativismo che consenta a lui di mettere a tacere gli amici-nemici interni e al PD di fronteggiare le derive movimentiste della sinistra allo sbando. L’uomo, ancorché dimezzato, è diabolicamente astuto (non sarebbe arrivato dov’è, se non lo fosse). Meglio non dimenticarlo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;span style="mso-bookmark:DDE_LINK"&gt;&lt;/span&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span style="Times New Roman&amp;quot;font-family:&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-8411333322368760157?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/8411333322368760157/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=8411333322368760157&amp;isPopup=true" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/8411333322368760157?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/8411333322368760157?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/RhKCGudsfzA/berlusconi-e-il-caso-rai-lassedio.html" title="Berlusconi e il caso Rai: l'assedio dell'assediato" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/08/berlusconi-e-il-caso-rai-lassedio.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkIERns6fyp7ImA9WxJaFUk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-3955111324883596372</id><published>2009-07-22T17:05:00.016+02:00</published><updated>2009-08-06T09:41:47.517+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-08-06T09:41:47.517+02:00</app:edited><title>Tiziano Scarpa: il mondo salvato dalle parole</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_9MmwHx6_hSY/SmcsZ9_QahI/AAAAAAAAAFw/CqU95naNEBo/s1600-h/copj13.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 126px; float: left; height: 200px;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361302706056096274" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_9MmwHx6_hSY/SmcsZ9_QahI/AAAAAAAAAFw/CqU95naNEBo/s200/copj13.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;p align="justify"&gt;La sedicenne Cecilia, protagonista di &lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style=""&gt;Stabat Mater&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; di Tiziano Scarpa, è stata allevata nella musica. Abbandonata ancora in fasce dalla madre davanti all’Ospitale della Pietà di Venezia, ha appreso qui a suonare il violino, dimostrando un talento naturale che sarà prontamente colto dal suo nuovo istruttore, don Antonio Vivaldi: «Io sono sempre immersa nella musica» confida nelle lettere che scrive di notte all’ignota madre. «Nella mia mente la musica non smette mai di risuonare.»&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin-bottom: 6pt;" class="MsoNormal"&gt;Proprio sotto la guida del grande compositore Cecilia imparerà a sondare per mezzo della musica l’ignoto che alberga dentro di lei e a prendere familiarità con ciò che la trascende, &lt;st1:personname st="on" productid="la Natura"&gt;la Natura&lt;/st1:personname&gt;: «Sono stata tutto questo, burrasca, tempesta, tuoni, lampi, ho pianto nel sentirmi diventare tanta furia, oltrepassando me stessa. Mi sono commossa di potermi trasformare in così tanto.» &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin-bottom: 6pt;" class="MsoNormal"&gt;Si capisce che l’esperienza estetico-taumaturgica sia ancor più dirompente per un’adolescente come lei assuefatta a vivere in un microcosmo soffocato tra le mura dell’orfanotrofio, senza la possibilità di alcun reale rapporto con l’ambiente urbano circostante che non sia quello fugace delle esibizioni nelle case della nobiltà veneziana, peraltro rigorosamente a volto coperto.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin-bottom: 6pt;" class="MsoNormal"&gt;Eppure a Cecilia la musica non basta, la ragazza ha bisogno d’altro: ha bisogno delle parole. La simbologia è chiara: in mancanza di fogli bianchi, la giovane orfana raccatta quelli utilizzati per la copiatura delle parti delle strumentiste e delle cantanti, riempiendo di parole i righi, gli «interstizi», gli «spazi bianchi». La scrittura, insomma, come mezzo per colmare il vuoto lasciato dalla musica. &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin-bottom: 6pt;" class="MsoNormal"&gt;Ma perché a Cecilia il talento musicale non basta? Perché solo le parole sono in grado di aiutarla a fronteggiare l’angoscia («una bestia che conosco bene») e a «non soccombere» sotto il suo peso. Certo, la musica è in grado di farle fare «il giro del mondo e del tempo», la può trasformare in ciò che non è (farla diventare «la gentilezza e la furia»). In sintesi, può mitigare le pene della sua misera esistenza. Non ha però il potere di cambiarla. Non è in grado di liberare la ragazza dalle grate, dalle «barriere traforate», e di restituire la vita al suo giovane corpo anonimo cui è negata ogni epifania: la libertà di mostrarsi allo sguardo degli uomini.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin-bottom: 6pt;" class="MsoNormal"&gt;«Noi siamo sepolte vive in una delicata bara di musica» sentenzia in modo emblematico la narratrice. E, per quanto addolcita dalla presenza delle note, una bara rimane pur sempre un simbolo di morte. Ci vogliono le parole, ci vuole la scrittura per spezzare le sbarre della prigione e illuminare la notte dell’anima.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin-bottom: 6pt;" class="MsoNormal"&gt;Bisogna porsi tuttavia un’altra domanda: qual è la causa dell’angoscia che opprime Cecilia al punto da indurla ad alzarsi di notte per scrivere di nascosto a costo di soffrire il freddo e di andare incontro a una sicura punizione nel caso venisse scoperta? L’abbandono, l’assenza, l’orfanità? Sì, certo, è tutto questo. Ma cosa significa? Cosa vuol dire per Cecilia essere orfana? La risposta la suggerisce lei stessa: «Io sono venuta al mondo dal vuoto… Questo mi è stato dato in sorte, essere figlia del niente.» &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin-bottom: 6pt;" class="MsoNormal"&gt;Ecco il motivo profondo del dramma, la ragione dell’angoscia. Nella coscienza della ragazza, l’orfanità (l’essere venuta al mondo dal vuoto) equivale a una negazione dell’essere: i figli del niente sono a loro volta niente, impossibilitati ad avere una storia, ad affermarsi nel mondo, a essere riconosciuti per i propri caratteri distintivi di unicità irripetibile. &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin-bottom: 6pt;" class="MsoNormal"&gt;Siamo lontani dal sentimentalismo acquoso di tanta narrativa romanticheggiante, consolatoria per definizione. Quella che Tiziano Scarpa propone in &lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style=""&gt;Stabat Mater&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; nei modi di un racconto sapienziale (come direbbe Harold Bloom) è piuttosto una riflessione sulla condizione umana che lo avvicina ai grandi scrittori-filosofi della letteratura moderna e contemporanea. &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin-bottom: 6pt;" class="MsoNormal"&gt;La piccola Cecilia non è certo priva di emozioni, patisce senz’altro anche una carenza affettiva. Ma non è delle carezze o del semplice affetto materno che va anzitutto in cerca. È piuttosto un’origine quella che insegue. Perché solo laddove c’è un’origine, una volontà procreatrice, può sussistere una storia individuale. Un «mondo senza madri» è un mondo senza un &lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style=""&gt;prima&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;, senza un destino, un passato che ci lega a ciò che ci trascende (ciò che &lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style=""&gt;non&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; siamo noi) ma che proprio per questo ci offre una possibilità di individualizzazione, e cioè di differenziarci, di essere altro dagli altri. &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin-bottom: 6pt;" class="MsoNormal"&gt;Questo è il punto. E Cecilia lo dice molto bene a modo suo: «Loro [le suore dell’Ospitale della Pietà] mi hanno sfamato e vestito, mi hanno dato un’istruzione, mi hanno insegnato un mestiere, un’arte… Loro mi hanno donato qualcosa di più grande di una mamma, mi hanno dato il Signore Dio e la musica… Loro stanno facendo di me una persona e io preferisco essere una figlia.» &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin-bottom: 6pt;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style=""&gt;Preferisco essere una figlia&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;. Il vocabolo, riproposto qui in posizione assoluta senza espansioni, va interpretato in senso pieno, &lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style=""&gt;forte&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;. Vale la pena di ricordare che il latino “filiam” ha la stessa radice indoeuropea di &lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style=""&gt;foeminam&lt;/i&gt;&lt;/em&gt; e &lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style=""&gt;fecundam&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;, il cui significato è “generare”, “nutrire”. Come dire: si può essere fecondi, nel senso letterale del termine e in quello traslato (fecondi dal punto di vista intellettuale, emotivo, artistico…), solo in quanto figli, solo in quanto venuti al mondo da un ventre a sua volta fecondo. La contrapposizione non potrebbe essere più radicale. Da una parte, c’è quel «ventre di morte» che è l’Ospitale, popolato di «donne sterili» (le suore) che «hanno scelto di tenere dentro la pancia la loro paura di morire». Dall’altra, c’è la volontà di Cecilia di essere figlia, e cioè (come direbbe Nietzsche) di &lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style=""&gt;diventare&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; se stessa: donna fertile e autonoma. &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin-bottom: 6pt;" class="MsoNormal"&gt;Apparentemente, la sua volontà si esprime in un’insistenza ossessiva a porre l’accento sopra se stessa in contrasto con l’indifferenziazione cui sono condannate le ragazze, vestite tutte uguali: «&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style=""&gt;Io&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; non sono questo sfacelo, &lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style=""&gt;io&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; ce la posso ancora fare, &lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style=""&gt;io&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; sono forte, &lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style=""&gt;io&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; non voglio lasciarmi sciogliere dentro questo veleno nero, &lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style=""&gt;io&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; non sono tutta questa morte che vedo, &lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style=""&gt;io&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; non voglio inghiottire questo mare, &lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style=""&gt;io&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; non lascerò che tutto questo buio entri dentro di me e mi cancelli» [corsivo mio]. &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin-bottom: 6pt;" class="MsoNormal"&gt;Siamo sul piano di un volontarismo tanto ostinato quanto infruttuoso che si spiega con l’impazienza adolescenziale di un personaggio che non tollera più la condizione di dipendenza in cui le è toccato in sorte di vivere e che ancora non intravede una diversa modalità di esistenza, più corrispondente ai suoi desideri. &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin-bottom: 6pt;" class="MsoNormal"&gt;Nondimeno è un altro lo strumento cui Cecilia ricorre per conquistare la propria individualità, uno strumento che si rivela ben più proficuo: il dialogo epistolare. La parola indirizzata a un lettore. Il verbo. Perché è indirizzandosi a qualcuno, e cioè riconoscendo i caratteri di alterità dell’interlocutore rispetto a noi, che a nostra volta affermiamo il nostro carattere di alterità rispetto all’ambiente che ci circonda. &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin-bottom: 6pt;" class="MsoNormal"&gt;Cecilia non aspira a ricongiungersi alla madre per fondersi nel suo ventre in un moto di romantica follia narcisistica, aspira a ricongiungersi a lei in quanto sua origine per differenziarsene, per accedere a una salutare età adulta. Certo, il suo tentativo di dialogo è destinato a rimanere muto. E di questo Cecilia è pienamente cosciente: «Signora Madre, io vi invoco ma voi non rispondete. Voi siete soltanto nella mia testa, io guardo i miei pensieri che escono dalla punta della penna, li getto fuori dalla mia testa senza mai riuscire a liberarmi di voi.» &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin-bottom: 6pt;" class="MsoNormal"&gt;Ma le lettere della ragazza non sono vergate invano, troveranno comunque un lettore, anzi una lettrice: suor Teresa. E avranno il loro effetto, imprevedibile persino alla stessa mittente: commuoveranno la suora inducendola non solo ad astenersi dal punire la ragazza ma addirittura a premiarla offrendole le poche informazioni di cui dispone sulla sua nascita e, in tal modo, a infrangere a sua volta le regole dell’Ospitale.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin-bottom: 6pt;" class="MsoNormal"&gt;Scrittura e lettura affratellano le due donne nel segno della trasgressione, ricucendo quella frattura genetica cui abbiamo accennato sopra. Anche qui la simbologia è fondamentale. La trasgressione è qualcosa di necessario (non è il mero frutto di uno spirito ribellistico), è ciò che proietta un individuo «non ancora nato» (esistenzialmente non ancora nato) nel divenire: cioè nella Storia, nella società. Se la musica prolifera in un rapporto privilegiato con &lt;st1:personname st="on" productid="la Natura"&gt;la Natura&lt;/st1:personname&gt;, la scrittura non può prescindere dal rapporto con &lt;st1:personname st="on" productid="la Storia. Per"&gt;&lt;st1:personname st="on" productid="la Storia."&gt;la Storia (ogni parola la porta dentro di sé, nel proprio grembo, la storia: una peculiarità che note e suoni non posseggono e non possono possedere).&lt;/st1:personname&gt; Per&lt;/st1:personname&gt; questo, la prima unisce, la seconda separa, distingue.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin-bottom: 6pt;" class="MsoNormal"&gt;Prima di conquistare l’indipendenza (la libertà di risalire al goethiano regno delle madri), Cecilia dovrà fare tuttavia una duplice esperienza della morte, questa volta fisica, non metaforica: prima assiste al trapasso di un uomo, quindi è indotta dal suo maestro (don Antonio) a sgozzare un agnello. Un atto, quest’ultimo, di inequivocabile valore rituale. Ma è solo la parola ormai acquisita che permette a Cecilia di immedesimarsi nell’oggetto sacrificale e, quindi, immedesimandosi, di riconoscersi distinta da esso (bisogna appunto essere altro per potersi immedesimare in qualcosa). &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin-bottom: 6pt;" class="MsoNormal"&gt;Naturalmente, Cecilia è figlia del nostro tempo (un personaggio postniciano, a dispetto dell’ambientazione settecentesca), e quella a cui accede è una libertà incerta, che peraltro la costringe a rinunciare alla consolazione della musica: una libertà ancora tutta da scrivere e raccontare. Ma è questa incertezza ad assicurarle per la prima volta la facoltà di scegliere e a consentirle di correre verso il proprio destino: «Sto facendo una cosa che non avevo mai provato in vita mia. Mi sono tappata le orecchie, fisso le stelle, con il viso all’insù. Non ascolto, non guardo. Non c’è più nessun soffitto sopra la mia testa. Nel registro ho sostituito il mio segnale con un’immagine della Madre di Dio. Non è tagliata né strappata. L’altra metà del segnale non esiste, perché non è un segnale di carta, sono io in carne e ossa, tutta intera, che mi sono riconosciuta in me stessa, sono io che adesso vado incontro al mio destino.»&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify; text-indent: 14.2pt; margin-bottom: 6pt;" class="MsoNormal"&gt;Anche qui le parole sono importanti. Cecilia corre verso sud-est, nella direzione dove ritiene si trovi sua madre (che poi è anche il luogo dell’origine della parola dell’Occidente: la Grecia). Ma non dice: “vado incontro a mia madre.” Dice: «vado incontro al mio destino.» &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-3955111324883596372?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/3955111324883596372/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=3955111324883596372&amp;isPopup=true" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/3955111324883596372?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/3955111324883596372?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/81d2rrSyHK8/tiziano-scarpa-il-mondo-salvato-dalle.html" title="Tiziano Scarpa: il mondo salvato dalle parole" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_9MmwHx6_hSY/SmcsZ9_QahI/AAAAAAAAAFw/CqU95naNEBo/s72-c/copj13.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/07/tiziano-scarpa-il-mondo-salvato-dalle.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CE4DRnw_fyp7ImA9WxJVEE8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-3100033789200258623</id><published>2009-06-24T20:50:00.003+02:00</published><updated>2009-06-26T15:29:37.247+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-06-26T15:29:37.247+02:00</app:edited><title>PD: interrogativi sul congresso e le primarie</title><content type="html">&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Dunque. Se ho capito bene, al congresso si discute, ma il segretario lo si elegge dopo, per mezzo delle primarie (al cui voto, sempre se ho capito bene, sono ammessi tutti, iscritti e no).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Supponiamo che il congresso sia un vero congresso. E cioè un luogo in cui ci si confronta non dico su documenti, tesi e mozioni (abbiamo capito che al PD piace cambiare il nome alle cose), ma comunque su progetti, linee, programmi. Domanda: questi progetti, linee e programmi o come si chiameranno vengono messi ai voti al congresso?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1) Se sì, ci sarà una linea prevalente, approvata dai delegati che, immagino, saranno stati a loro volta votati dai congressi di sezione, dei comuni, delle regioni. In questo caso, i delegati indicherebbero con il loro voto che cosa dev’essere e deve fare il PD, però non chi deve esserne segretario.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Cosa curiosa. Perché a questo punto o le primarie sono una pura formalità propagandistica che ratifica le scelte del congresso scegliendo il candidato già vincente (come nel 2007) oppure sono primarie vere, libere di assicurare la maggioranza dei voti all’outsider che sostiene una linea diversa da quella uscita maggioritaria al congresso.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Nel primo caso ci si chiede perché dovremmo sprecare tempo con le primarie, nel secondo perché dovremmo sprecare tempo con il congresso.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2) Poniamo invece che al congresso si discuta soltanto, e non si pongano ai voti né tesi né mozioni né progetti né programmi né altro. In questo caso, il congresso sarebbe una vetrina in cui i candidati alle primarie espongono, chiariscono e divulgano la propria linea e idea del PD.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Ma allora mi domando: serve proprio fare il congresso? In questo caso, non sarebbe più conveniente svolgere solo le primarie ma autentiche, più o meno all’americana? E cioè spedire i candidati in giro per le regioni, con il loro bel documento in tasca, lasciare che si azzuffino per un ragionevole numero di mesi, che si trovino i finanziatori, si sbattano, ci raccontino quello che vogliono fare, ci convincano, e infine scegliere il sopravvissuto? (Perché queste sono le primarie: una battaglia in stile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Highlander&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;, che metta alla prova intelligenza e tempra dei candidati.)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;PS. Non è quest’ultima l’ipotesi che preferisco. Sono un reazionario: potendo scegliere, sceglierei un congresso in bianco e nero, fatto di documenti, tesi e mozioni, senza primarie, senza eufemismi e senza retorica del nuovo o ingenui appelli alla democrazia diretta. Ma l’ipotesi delle primarie autentiche (made in USA) la preferirei senz’altro al pasticcio che per ora sembra profilarsi.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-3100033789200258623?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/3100033789200258623/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=3100033789200258623&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/3100033789200258623?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/3100033789200258623?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/p0M-a09Ky4g/pd-interrogativi-sul-congresso-e-le.html" title="PD: interrogativi sul congresso e le primarie" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/06/pd-interrogativi-sul-congresso-e-le.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0cMSHc8cSp7ImA9WxJWF0g.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-1835835968248205004</id><published>2009-06-23T12:56:00.005+02:00</published><updated>2009-06-23T13:04:49.979+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-06-23T13:04:49.979+02:00</app:edited><title>Berlusconi, i moralisti e i castigamoralisti</title><content type="html">&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Sul&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt; “&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Riformista” di ieri, Ubaldo Casotto ha pubblicato una &lt;i&gt;Lettera aperta sul nuovo moralismo&lt;/i&gt;, in cui denuncia quella che ai suoi occhi appare come un’insanabile contraddizione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;La lettera è rivolta esplicitamente ai «colleghi scandalistici» e ai «lettori scandalizzati della sinistra progressista», e in sostanza dice: ma come, quando vi fa comodo ostentate un’etica anticlericale, difendete la liceità dei costumi, siete per la legalizzazione della prostituzione, consigliate a preti, suore e monaci di «emanciparsi... insomma scopare», e poi quando «trovate uno che (pare) attua tutto quello che ci avete predicato... voi che fate? Citate con faccia triste le preoccupazioni di qualche tonaca vescovile (le stesse che irridete negli altri 364 giorni dell’anno) e lo impiccate alla corda del vostro moralismo.»&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;E conclude in modo colorito: «Ma andate a farvi fottere!»&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Qui però c’è un gigantesco equivoco, che certo forse qualche collega contribuisce ad alimentare, ma equivoco rimane. Rispondo per parte mia (senza pretendere di voler interpretare il sentire altrui), perché mi sento chiamato in causa: sono progressista, continuo a dirmi di sinistra (liberale e socialista), suggerisco senz’altro di dedicare una parte ragionevole del tempo libero al sesso, considero la «castità» un peccato contro natura (sebbene non la sconsigli a chi la pratica), eccetera, eccetera, eccetera.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Nondimeno, io non mi sognerei mai di rimproverare a Berlusconi la sua licenziosità. Nell’alcova faccia quel che gli pare nei modi che giudica più opportuni. Chi se ne importa? Lo porto alla barra per altre colpe, che però la sua vicenda privata aggrava. E questo, checché ne pensi Casotto, mi sento autorizzato a farlo. Oh sì, se mi sento autorizzato.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;1)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;La doppia morale&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;. Berlusconi si comporti a suo piacimento, ma non pretenda di ergersi a paladino della famiglia e dell’etica. Intendiamoci. Questo non lo consento a nessun politico (di destra, di centro o di sinistra), ma men che meno lo riconosco a uno che predica bene e razzola male. Anzi, in questo caso, mi sento libero di dar sfogo alle mie pulsioni sadiche e di ridicolizzarlo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;2)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;L’allegria e la realtà&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;. Berlusconi faccia pure il divorziato allegro. Scajola ha detto al Corriere che Silvio «è praticamente single da parecchi anni, e ha il diritto di gestire come ritiene la propria vita». Non so se sia una saggia linea di difesa. Ma anche questo non mi interessa. Più semplicemente io pretendo che Silvio non «gestisca» la nostra vita con la medesima «allegria» con cui gestisce la sua. Insomma, ci risparmi l’appello all’ottimismo, e affronti le questioni aperte: la crisi economica, la ricostruzione in Abruzzo, ecc. Gli appelli all’ottimismo sono sempre insopportabili, perché sono indice di un volontarismo inconcludente, ma risultano ancora più insopportabili da parte di una persona frivola e leggera, perché a me viene il sospetto che sia frivolo e leggero anche quando prende decisioni di interesse collettivo.&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;3)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Le ricompense&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;. Berlusconi si circondi delle persone che gli tornano utili (nel senso tecnico illustratoci da Ghedini e in quello consueto a noi comuni mortali). Ma eviti di ricompensarle con un posto in parlamento o in un’istituzione pubblica. Paolo Guzzanti è andato giù più duro. Ha parlato (testuale) di «mignottocrazia». Ha ragione. Il neologismo va inteso però in senso molto ampio, non può essere riferito solo a vallette ed escort. Devo fare nomi? Credo che non ce ne sia bisogno.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-1835835968248205004?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/1835835968248205004/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=1835835968248205004&amp;isPopup=true" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/1835835968248205004?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/1835835968248205004?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/bXYHMY2YDiA/berlusconi-i-moralisti-e-i.html" title="Berlusconi, i moralisti e i castigamoralisti" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/06/berlusconi-i-moralisti-e-i.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0YARn04cCp7ImA9WxJWE04.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-3557907399802469179</id><published>2009-06-18T15:38:00.022+02:00</published><updated>2009-06-18T16:25:47.338+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-06-18T16:25:47.338+02:00</app:edited><title>Chi gongola per le sventure di Berlusconi?</title><content type="html">&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;C’erano già tante buone ragioni politiche per essere scontenti del governo Berlusconi, e metterne in discussione la leadership: dalla sottovalutazione della crisi economica allo sfruttamento mediatico della tragedia abruzzese, dall’aggressione alle libertà individuali (il testamento biologico) alla legge sulle intercettazioni che intralcia la sicurezza in Italia...&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;In questi giorni, tali temi sono passati in secondo piano, oscurati dalle vicende private del premier e dal «salto di qualità» che il caso D’Addario potrebbe imprimere al «velina-gate» (sono espressioni di Antonio Polito). Ma ciò non vuol dire che quei temi siano irrilevanti. Al contrario, i reali motivi del crescente malumore di quei settori del fronte berlusconiano che sognano una destra alla Merkel o alla Sarkozy vanno rintracciati anzitutto in quei temi, oltre che in una molto più antica, radicata e preconcetta diffidenza verso il tycoon, con cui Fini &amp;amp; Co. sono scesi a patti con l’intento mai celato di servirsene finché fosse necessario per scaricarlo al momento opportuno.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt;mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"&gt;Per dirla senza mezzi termini: l’idea di un cambio di leadership covava da tempo in tanti circoli, segmenti e fondazioni del centrodestra. Già nella precedente legislatura berlusconiana se ne erano ampiamente visti i segnali. Ma finora per il centrodestra quella di liberarsi di una figura scomoda come Berlusconi era una prospettiva remota: certo un’eventualità da preparare e in vista della quale lavorare, ma senza irrealistici balzi in avanti. La scadenza non era all’orizzonte, le condizioni per un passaggio di testimone non c’erano, l’opinione pubblica non era preparata. &lt;span style=" MS Shell Dlg&amp;quot;font-family:&amp;quot;;font-size:8.5pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Oggi, le cose potrebbero essere cambiate. Non solo perché l’immagine del Cavaliere, comunque ne venga fuori, appare danneggiata (almeno a livello istituzionale e internazionale: lo confermano gli imbarazzanti aneddoti riferiti da Chirac e dalla moglie di Blair, che la parziale positività dell’incontro con Obama non può cancellare). Ma soprattutto perché la vittoria del PDL alle recenti elezioni amministrative, unita alla sconfitta personale di Berlusconi alle europee, potrebbe legittimamente indurre qualcuno a pensare che i tempi per una svolta sono maturi. Esiste una parte del centrodestra che da tempo si sente ormai adulta e ritiene di non aver più bisogno di un padre-sovrano per rimanere unita e vincere. Tanto più che si trova di fronte un centrosinistra indebolito e acefalo (o, se si preferisce, disorientato da troppi cefali: il risultato non cambia), che difficilmente potrebbe avvantaggiarsi da un’uscita di scena del Cavaliere.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Né è utile fare gli ingenui. Luigi Crespi ha perfettamente ragione a ricordare che «&lt;span class="apple-style-span"&gt;i complotti hanno accompagnato la storia del nostro Paese&lt;/span&gt;». Questo non sarebbe né il primo né l’ultimo. Noi non abbiamo in mano le informazioni che ha lui, non sappiamo se dietro alla fuga di notizie (o brandelli di notizie) riguardo alla vivace vita privata del Cavaliere ci sia o no una «regia». Quel che è certo è che più che la sinistra, alle prese con i suoi logoranti problemi interni, a gongolare delle sventure e degli errori di Berlusconi è una parte del suo stesso entourage (non solo i finiani).&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Non a caso i colonnelli del PDL se ne stanno alla finestra a guardare: non intervengono né per garantire la loro solidarietà al capo né per smarcarsene. Lasciano ai comunicati stampa e all’avvocato Ghedini l’incombenza di difenderlo (peraltro male, molto male: la metafora dell’«utilizzatore finale» è quanto meno infelice). Solo Bossi si è speso per l’amico di Arcore. Lo ha fatto probabilmente per sincera amicizia (le cene del lunedì sono una consuetudine esclusiva, mai allargata agli altri leader del centrodestra) e per riconoscenza (la Lega sarebbe una forza isolata e impotente senza Berlusconi). Ma di sicuro lo ha fatto anche per calcolo politico. Il &lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;senatúr&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; sa infatti che non è detto che i “golpisti” avranno la meglio. E gli conviene rischiare un po’, per chiedere poi il conto e mettere a frutto il recente successo elettorale (a cominciare per esempio da qualche poltrona in RAI).&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-3557907399802469179?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/3557907399802469179/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=3557907399802469179&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/3557907399802469179?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/3557907399802469179?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/66BDAmLtXOo/chi-gongola-per-le-sventure-di.html" title="Chi gongola per le sventure di Berlusconi?" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/06/chi-gongola-per-le-sventure-di.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DUMARXo6fCp7ImA9WxJXFUg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-7612224537090881431</id><published>2009-06-08T10:29:00.019+02:00</published><updated>2009-06-09T16:24:04.414+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-06-09T16:24:04.414+02:00</app:edited><title>Elezioni: rischio instabilità</title><content type="html">&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify"&gt;Successo e insuccesso sono concetti relativi, condizionati in gran misura dallo scarto fra attese e risultati. E, dunque, quando mancano meno di quattrocento sezioni da scrutinare, di fronte al 35,2% del PDL è legittimo parlare di batosta. Non lo è in termini assoluti. Lo è perché il raccolto si dimostra molto inferiore alle speranze, e cioè ben al di sotto di quella soglia del 40% sbandierata in campagna elettorale da Berlusconi e dai suoi fedeli (nell’ultima ospitata nel salotto di Vespa, il Cavaliere si era incautamente spinto a citare un sondaggio che lo dava addirittura al 45%).&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Questo avrà inevitabilmente un effetto sugli equilibri di governo e della coalizione. È vero che, a urne aperte, Bossi aveva dichiarato che, comunque fosse andata, niente sarebbe cambiato nei rapporti con l’alleato. Ma lo aveva detto prima di conoscere l’esito elettorale. A urne chiuse cambia tutto. Di fronte a un PDL indebolito e a una Lega rafforzata è difficile che, nonostante la sua lealtà verso l’amico di Arcore, il &lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;senatúr&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; si astenga dall’alzare la voce sui temi più cari al Nord. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Non solo. Sarà ancor più difficile per il Cavaliere tenere a bada lo scalpitante Gianfranco Fini che sin dalla seconda legislatura berlusconiana non ha perso mai un’occasione per differenziarsi e accreditarsi come leader alternativo della destra. Il PDL non è Forza Italia: se la seconda era una monarchia personalistica ma non priva di momenti illuminati, la prima è una repubblica irrequieta, in cui convivono correnti autenticamente riformistiche (Brunetta, Frattini, Della Vedova...) e correnti regressive, di tipo clerical-nazionalistico. Berlusconi sarà costretto a prenderne atto a sue spese.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;C’è da rallegrarsi di questo terremoto? Secondo me, no. Per niente. Potremmo rallegrarcene se da quest’altra parte ci fosse un centrosinistra forte, coerente e unitario, in grado di candidarsi a governare le contraddizioni del presente con maggiore persuasività. Ma questa sinistra non c’è: dal voto non esce. Per questo, il rischio è che dobbiamo attenderci un periodo di forte instabilità politica, alimentato da un’infinita, cronica conflittualità interna ai due fronti.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;È inevitabile infatti che l’Italia dei Valori sia galvanizzata dal raddoppio del consenso elettorale, e si senta autorizzata a proseguire sulla strada di un radicalismo intransigente e muscolare. È quanto lasciano trasparire le prime gongolanti dichiarazioni di Di Pietro, rilasciate a caldo questa notte.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;D’altra parte, in termini assoluti il PD prende una batosta ben più dolorosa di quella del PDL. Ma, ugualmente, potrebbe essere tentato di accontentarsi del 26,2% racimolato, giudicandolo comunque un passo avanti rispetto al 22-24% a cui il partito era dato nelle ultime settimane della gestione veltroniana. In sostanza, potrebbe imputare il calo a ragioni accidentali, dovute ai difetti di conduzione (anche di Franceschini, il quale ha fatto un’infelice campagna elettorale battendo su un unico tasto che magari avrà contribuito a ridimensionare l’avversario ma ha portato poca acqua al proprio mulino), e non a difetti del codice genetico che il PD si ostina a non voler vedere e a non affrontare seriamente come dovrebbe.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Insomma, anche se non può avere la botte piena e la moglie ubriaca, il PD potrebbe essere tentato di cercare di avere la botte mezza piena e la moglie mezza ubriaca. Un grosso errore. Perché, sulla distanza, finirebbe con l’indebolirlo ancor di più e con il rafforzare per contrasto il radicalismo galoppante oggi in Italia e altrove, a sinistra come a destra.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Questa eventualità potrebbe essere scongiurata, se il PD trovasse una nuova leadership, intellettualmente coraggiosa e che non abbia paura di mettere il dito nella piaga per ripulirla di quel pus che è la reale causa dei suoi mali. Ma, per il momento, all’orizzonte questa nuova leadership purtroppo non si intravede, né fra i vecchi né fra i giovani.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Poscritto&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;i&gt;Mi sembra che i risultati definitivi delle europee e quelli ancora parziali delle amministrative corroborino le preoccupazioni qui espresse. Per quanto riguarda il centrodestra, nel weekend del 6-7 giugno si è registrata una sconfitta personale di Berlusconi, unita a una vittoria della Lega e del PDL che, nonostante le diplomatiche assicurazioni di fedeltà, avrà un’inevitabile conseguenza sui rapporti di forza interni (ne ha già dato prova la cena di Arcore) spingendo la coalizione verso posizioni più regressive. &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;i&gt;Nel centrosinistra, abbiamo ascoltato tante dichiarazioni di autoconforto (comprensibili a caldo). Ma non sono mancati gli appelli ad analizzare senza pregiudizi le reali ragioni della sconfitta e ad avviare una nuova fase di discussione: per «fare un tagliando serissimo al nostro progetto», ha detto Giovanna Melandri. Sono appelli a cui ci uniamo senz’altro, sia pure non senza una ragionevole dose di scetticismo desideroso di essere smentito.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style=" color: rgb(51, 51, 51);  font-family:'lucida grande';font-size:11px;"&gt;&lt;h3 class="UIIntentionalStory_Message" style="font-size: 13px; color: rgb(51, 51, 51); margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; font-weight: normal; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden; "&gt;&lt;br /&gt;&lt;/h3&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-7612224537090881431?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/7612224537090881431/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=7612224537090881431&amp;isPopup=true" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/7612224537090881431?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/7612224537090881431?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/iQkhSPbGNyE/elezioni-rischio-instabilita.html" title="Elezioni: rischio instabilità" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/06/elezioni-rischio-instabilita.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0MHRXY6cCp7ImA9WxJXEkQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-7401733878953328971</id><published>2009-06-06T13:50:00.011+02:00</published><updated>2009-06-06T15:37:14.818+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-06-06T15:37:14.818+02:00</app:edited><title>Scalfari e il colore degli “analfabeti”</title><content type="html">&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Sulla &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Repubblica&lt;/i&gt; di oggi, 6 giugno, Eugenio Scalfari scrive: &lt;/span&gt;«&lt;span class="apple-style-span"&gt;L’analfabetismo politico degli italiani è molto diffuso tra quelli che parteggiano per la destra ma non risparmia la sinistra. &lt;/span&gt;[...] &lt;span class="apple-style-span"&gt;Uno degli effetti più vistosi di questo fenomeno consiste nella ricerca di un partito da votare che corrisponda il più esattamente possibile alle proprie idee, convinzioni, gusti, simpatie. Ricerca vana poiché ciascuno di noi è un individuo, una mente, un deposito di pulsioni emotive non ripetibili. Le persone politicamente mature sanno che in un sistema democratico occorre raccogliere i consensi attorno alla forza politica che rappresenti il meno peggio nel panorama dei partiti in campo.&lt;/span&gt; [...] &lt;span class="apple-style-span"&gt;Non si tratta d’invocare il voto utile ma più semplicemente di predisporre un’alternativa efficace per sostituire il dominio dei propri avversari politici.&lt;/span&gt;»&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Il ragionamento di Scalfari ha certamente una buona dose di verità. Il «frazionamento» (come lo chiama lui) o il settarismo (come si potrebbe dire con maggiore franchezza) è un male profondo, ben radicato nella sinistra e non solo in essa. Ugualmente, c’è qualcosa di stonato in questa riflessione. Stonato anzitutto rispetto alle premesse del suo discorso. Perché Scalfari aveva iniziato l’articolo con una precisazione: «&lt;span class="apple-style-span"&gt;Non è del colore del voto che voglio parlare. I miei lettori sanno come la penso e come voterò perché l’ho scritto in varie e recenti occasioni. Non desidero dunque convincere nessuno ad imitare la mia scelta.&lt;/span&gt;»&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Ma non è vero. Il seguito chiarisce senza equivoci che il suo è proprio un articolo militante, che evoca il rischio di «polverizzazione del voto» per scongiurarlo e per convogliarlo verso il PD. In questo non c’è niente di male. Solo che Scalfari finisce con il confondere la conseguenza con la causa (offrendo una curiosa giustificazione preventiva a un ridimensionamento elettorale del PD ancora da verificare ma che egli paventa).&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Nell’aprile del 2008 gli elettori italiani hanno ridotto al minimo storico la polverizzazione del voto, schierandosi senza esitazioni a favore di una semplificazione del sistema parlamentare italiano. Se nelle elezioni europee di questo weekend dovessero invertire la tendenza, prima di prendersela con il presunto «analfabetismo politico» degli elettori (e in particolare dei «&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:#222222;"&gt;sedicenti intellettuali che sono forse i più analfabeti di tutt&lt;/span&gt;i&lt;/span&gt;»), sarà il caso di chiedersi senza pregiudizi che cosa non ha funzionato nella campagna elettorale del PD e nel suo operato di questi ultimi quattordici mesi. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Perché può darsi che nel supermercato della politica sia il prodotto a essere difettoso (e quindi da correggere, senza per questo toglierlo dalla distribuzione), e non il comportamento dei consumatori che, cercando sugli scaffali l’etichetta riformismo, sono costretti ad accontentarsi di un succedaneo&lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-family:'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-family:Georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;. &lt;/span&gt;È questo il punto. Naturalmente, Scalfari ne è ben cosciente. Però si astiene dal dirlo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-7401733878953328971?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/7401733878953328971/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=7401733878953328971&amp;isPopup=true" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/7401733878953328971?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/7401733878953328971?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/-pNAO4kLiIQ/scalfari-e-il-colore-degli-analfabeti.html" title="Scalfari e il colore degli “analfabeti”" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/06/scalfari-e-il-colore-degli-analfabeti.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DU4GRHozfSp7ImA9WxJQEEw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-5393092225429227645</id><published>2009-05-20T10:19:00.004+02:00</published><updated>2009-05-22T20:45:25.485+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-05-22T20:45:25.485+02:00</app:edited><title>Mills, il consenso di Berlusconi e l’orologio della sinistra</title><content type="html">&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Perché al di là di trascurabili flessioni il consenso di Berlusconi e del PDL non cala? Non è una domanda retorica. In realtà, il consenso &lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;dovrebbe&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; cadere. &lt;span style="text-transform:uppercase"&gt;è&lt;/span&gt; quanto è legittimo aspettarsi considerando una casistica di fatti registratisi dall’inizio dell’anno in poi. Naturalmente, l’ultimo è la condanna per corruzione in atti giudiziari dell’avvocato &lt;span class="apple-style-span"&gt;David Mills, che avrebbe testimoniato il falso &lt;/span&gt;«&lt;span class="apple-style-span"&gt;per consentire a Berlusconi e alla Fininvest l’impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati&lt;/span&gt;».&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span style="text-transform:uppercase"&gt;è&lt;/span&gt; troppo presto per almanaccare su quale impatto avrà o non avrà la sentenza del Tribunale di Milano sull’elettorato del PDL. Ma i fatti precedenti? Ricordiamone qualcuno alla rinfusa: il declassamento di Malpensa (che ha conseguenze pesanti sulle aziende del Nord e quindi sull’occupazione), il naufragio dell’EXPO e le polemiche a esso collegate (il costo della sede, l’astronomico stipendio dell’ad Lucio Stanca), la vicenda delle veline (stigmatizzata dallo stesso presidente della Camera Gianfranco Fini e dalla sua Fondazione), i mancati fondi per la ricostruzione in Abruzzo (per tacere dello sfruttamento spettacolare del terremoto e della dubbia decisione di trasferirvi il G8 con le conseguenti proteste della Sardegna), l’insistente tentativo di sminuire la gravità della crisi economica affiancato all’ingenua assicurazione che l’Italia è più attrezzata d’altri a fronteggiarla (quando l’FMI calcola che nel 2009 il nostro PIL potrebbe subire una diminuzione del 4,6%, superiore cioè alle medie UE), l’illiberale disegno di legge sul testamento biologico, devastante non in sé (è chiaro che le persone danneggiate sarebbero una minoranza), bensì in quanto impone agli individui la volontà di un ringalluzzito Stato etico (e cioè attacca un principio universale quale la libertà di decidere della propria sorte)...&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt;mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"&gt;Certo, Gasparri, Bondi e l’eterea Ravetto hanno tutto il diritto di ribattere che non capiamo perché interpretiamo i fatti in modo ideologico, al contrario degli italiani che invece hanno perfettamente capito che il Cavaliere è capace di intercettare i loro sentimenti e bisogni, e vi corrisponde con cristallina coerenza. Può darsi. Ma molti dei fatti sopra menzionati vanno obiettivamente &lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;contro&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt; &lt;/i&gt;gli interessi dell’elettorato di centrodestra. E tutti – qualcuno di più, qualcuno di meno – hanno suscitato molti mal di pancia tra le frotte dei parlamentari e degli &lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;spin doctors&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; del PDL. Perché allora, stando ai concordi risultati dei sondaggi dei più autorevoli istituti di ricerca, non influiscono né sulla fiducia di cui gode il Cavaliere né sul consenso elettorale del suo partito? &lt;span style="text-transform:uppercase"&gt;è&lt;/span&gt; anormale.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Disinformazione? Certo che no. Anzi sì. L’informazione viene data puntualmente, con spreco di particolari. Ma scivola via come l’acqua piovana. Il motivo? Disillusione? Apatia? Assuefazione? Sarà snobismo, ma non vedo motivo di escludere a priori questa ipotesi. &lt;span style="text-transform:uppercase"&gt;è&lt;/span&gt; un fenomeno capitato altre volte nel passato remoto e nel passato prossimo della storia europea. E l’assuefazione ha sempre finito col premiare il &lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;dictator&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;, e cioè il demagogismo, nell’illusione che un rapporto diretto fra governante e sudditi faccia risparmiare tempo, sia più efficace ed economico, e aggiri burocratismo e decadimento istituzionale. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Ma, se così fosse, le responsabilità di tale assuefazione non possono essere cercate soltanto nella narcotizzante spettacolarizzazione della politica che pure il Cavaliere ha contribuito ad acclimatare da noi. E lo ha fatto in modo ben più pesante e corrivo di quanto avvenga negli Stati Uniti, che certo hanno prodotto il virus, resistendo tuttavia alla tentazione di gettare nell’oceano i farmaci idonei a contrastarlo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;La responsabilità andrà cercata anche (forse soprattutto) nei ritardi della sinistra riformista che, dopo l’89, quando per la prima volta ha avuto la possibilità di governare l’Italia, si è fatta trovare impreparata all’appuntamento, perdendo la sua grande occasione storica. Non c’è dubbio infatti che l’attuale debolezza (progettuale, programmatica, pratica) del nostro riformismo costituisce un argine al collasso del consenso berlusconiano. Eppure tale consenso potrebbe sgretolarsi da un momento all’altro se il riformismo aggiustasse il suo orologio ed esistesse un’alternativa credibile, in grado di parlare alla nazione: e cioè di armonizzare gli interessi dei diversi segmenti sociali ed elettorali, in sintonia con quell’interclassismo che è la migliore eredità lasciataci dalla sinistra italiana.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Lo so, lo so, la diagnosi qui abbozzata agli occhi del centrodestra non fa che ripetere «la solita solfa». Ma non è detto che le interpretazioni ripetute siano per questo meno vere.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-5393092225429227645?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/5393092225429227645/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=5393092225429227645&amp;isPopup=true" title="10 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/5393092225429227645?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/5393092225429227645?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/kXw_HiwXXiM/mills-il-consenso-di-berlusconi-e.html" title="Mills, il consenso di Berlusconi e l’orologio della sinistra" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">10</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/05/mills-il-consenso-di-berlusconi-e.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0QDRHg5cSp7ImA9WxJbEkU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-658983402330945432</id><published>2009-05-13T14:49:00.008+02:00</published><updated>2009-07-22T18:49:35.629+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-07-22T18:49:35.629+02:00</app:edited><title>Il paradiso secondo Romeo Castellucci</title><content type="html">&lt;div align="right"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_-ttVKfXfVOU/SgrE-AddK3I/AAAAAAAAABs/0Hlb0vOYNpA/s1600-h/paradiso.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_-ttVKfXfVOU/SgrE-AddK3I/AAAAAAAAABs/0Hlb0vOYNpA/s1600-h/paradiso.jpg"&gt;&lt;/a&gt;di Susanna Janina Baumgartner&lt;br /&gt; &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;L’installazione &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Paradiso&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt; di Romeo Castellucci (Soc&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;ì&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;etas Raffaello Sanzio), presentata al Teatro Versace di Milano nel corso della rassegna Uovo Performing Arts Festival, mi richiama subito alla memoria un lavoro di Anish Kapoor per il buco nero alla parete bianca che appare come una soglia invitante e terrificante al tempo stesso. Una soglia che si può varcare solo con il pensiero quella di Kapoor, mentre qui si ha la possibilità di andare al di là, immergersi nell’oscurità. Non è una soglia silenziosa, si sente scrosciare dell’acqua e bisogna superare la paura di questa ignota parete di acqua che potrebbe violentemente accoglierci al di là del buio avvolgente. Il passato della nostra anima è un’acqua profonda e tumultuosa? La metafora della profondità fra buio e acqua sembra scontata e fa sorridere l’idea di varcare una soglia che ci appare già conosciuta, già presente ai nostri occhi.&lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;Ma Romeo Castellucci avverte con uno scritto che cerca una completa presenza, mai una lettura o un commento al pre-esistente. Bisogna essere Dante, assumere il suo atteggiamento come all’inizio di un viaggio nell’ignoto, assumersi questa responsabilità, questa totale esposizione al ridicolo. Quindi provare a perdersi in questa oscurità e fare un’opera?&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Perché no? Vero che essere spettatori tutto il giorno è già una condanna infernale, allora immergiamoci nell’oscurità senza la pretesa di vedere, senza paura e pregiudizi. Un po’ di fiducia, anche in noi stessi e di riposo da ogni giudizio, è già un paradiso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Si entra con cautela in quel buio saturo di umidità (e l’odore di umido non invita e non lascia spazio all’immagine di profumi celestiali o all’idea di una purezza dell’aria che posso fantasticare per un paradiso). Mentre mi abituo all’oscurità, cercando di individuare la fonte dello scroscio d’acqua, del muro d’acqua che richiama l’immagine di una cascata e mi spinge a guardare in alto per la potenza della sua caduta verso il basso (non resisto alla tentazione di pensare che la cascata, pur durando, non è mai la medesima), inizio a intravedere un balugin&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-size:12;"&gt;ì&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;o, una tenue luce indefinibile. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Aspetto di vedere meglio, se possibile, e intanto il pensiero torna al parallelepipedo luminoso posto all’entrata, lungo il percorso verso la stanza del buco nero. Perché si trovava e trova lungo la mia strada? Immagine dell’eternità con la luce della saggezza, la perfezione delle relazioni fra cielo e terra, chissà. Però l’occhio si perde, lungo il tragitto, verso uno schermo che potrebbe far parte dell’opera e che non proietta nessuna immagine. Nel frattempo ecco riapparire qualcosa di luminoso in alto, impossibile non pensare un po’ a un video di Bill Viola mentre mi chiedo l’origine dell’immagine. Com’è difficile non far correre il pensiero verso il già conosciuto e immergersi nell’immagine.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Sembra un’immagine creata dal vapore acqueo e da una luce che emana da un altrove; all’inizio quasi impercettibile, si intensifica a poco a poco. Prima si ha il dubbio che la luce sia un’illusione ottica, poi si pensa a un effetto ottico creato da una fonte di luce nascosta, poi a un video e a questo punto arriva chiaro, ma come lontano, un suono. Questo suono di una voce umana e una sensazione di calore, come un sesto senso, rendono “evidente” una indefinibile presenza. Un attimo di smarrimento, e finalmente tutto è chiaro, si tratta proprio di un corpo quello che finalmente vedo. Lo stupore della rivelazione è il corpo dell’altro che ignoravo e che si fa quasi impercettibile presenza al di là del suo essere visto solo con l’occhio della mia mente. Il Paradiso è lo stupore del corpo dell’altro che imparo a vedere e sentire nell’oscurità? Vedo perché ho saputo e potuto restare nel buio ad ascoltare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Una rivelazione, proprio come in un viaggio iniziatico. E i tre minuti del mio poter restare e contemplare, mi ricordano i tre giorni richiesti nei misteri antichi per poter rinascere a una nuova vita. Nel mio mondo, nella contemporaneità, bastano tre minuti per vedere? Volendo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Siamo nel campo di una istallazione che gioca sul disorientamento rivelatore per un passaggio da uno stato a un altro, per l’apoteosi dei sensi come esperienza della catastrofe e della gloria divina.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;… Per ch’io dentro all’error contrario corsi&lt;br /&gt;a quel ch’accese amor tra l’omo e ’l fonte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Subito sí com’io di lor m’accorsi,&lt;br /&gt;quelle stimando specchiati sembianti,&lt;br /&gt;per veder di cui fosser, li occhi torsi;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e nulla vidi, e ritorsili avanti&lt;br /&gt;dritti nel lume della dolce guida,&lt;br /&gt;che sorridendo ardea nelli occhi santi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Non ti maravigliar perch’io sorrida»&lt;br /&gt;mi disse «appresso il tuo pueril coto,&lt;br /&gt;poi sopra ’l vero ancor lo piè non fida,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ma te rivolve, come suole, a vòto:&lt;br /&gt;vere sustanze son ciò che tu vedi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Dante Alighieri, &lt;em&gt;Paradiso&lt;/em&gt;, III 17-33 )&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-658983402330945432?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/658983402330945432/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=658983402330945432&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/658983402330945432?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/658983402330945432?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/ZpQBtBZnO28/il-paradiso-secondo-romeo-castellucci.html" title="Il paradiso secondo Romeo Castellucci" /><author><name>Susanna Janina Baumgartner</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13983396762938079900</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="09187563781202363098" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/05/il-paradiso-secondo-romeo-castellucci.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CE8DRHw6eSp7ImA9WxJREEk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-170734467178461612</id><published>2009-05-10T18:21:00.004+02:00</published><updated>2009-05-11T13:54:35.211+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-05-11T13:54:35.211+02:00</app:edited><title>La Spoon River britannica</title><content type="html">&lt;p align="justify"&gt;Un’irriverente riflessione teatrale sull’altruismo, il sacrificio di sé, la morte. Si può definire così &lt;em&gt;Daniel Hit by a Train&lt;/em&gt;, l’originale performance presentata al Teatro Out Off di Milano nel corso della rassegna Uovo Performing Arts Festival 2009. Come l’&lt;em&gt;Antologia di Spoon River&lt;/em&gt;, lo spettacolo prende spunto da una serie di targhe funebri, esposte al Watts Memorial of Heroic Deeds di Postman’s Park nel centro di Londra.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Ma qui al lirismo di Edgar Lee Masters si sostituisce una carica trasgressiva ispirata al miglior humour nero britannico, che ci pone di fronte a una verità sconvolgente: l’infruttuosità dell’altruismo per chi lo compie. In sostanza, a venirci raccontati in cinquantatré frammenti sono storie di uomini e donne che hanno perso la vita nel tentativo di salvarla a qualcun altro e si ritrovano in un paradiso senza gioia.&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_9MmwHx6_hSY/Sgcry0VDJBI/AAAAAAAAAFg/Qe1OP8G0sB4/s1600-h/02042009185500.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 218px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_9MmwHx6_hSY/Sgcry0VDJBI/AAAAAAAAAFg/Qe1OP8G0sB4/s400/02042009185500.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5334280435684025362" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;Amelia Kennedy muore provando a salvare la sorella nell’incendio della loro casa, il dottor Samuel Rabbeth muore mentre cerca di rimuovere un’ostruzione alla gola di una paziente di quattro anni malata di difterite, Edward Morris nel tentativo di salvare il compagno che stava affogando nel fiume e il mimo Sarah Smith mentre cerca di salvare un collega da un incendio divampato sul palco.&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Scandita da un curioso &lt;em&gt;countdown&lt;/em&gt;, la narrazione procede mescolando liberamente i più svariati codici: teatro classico, teatro dell’assurdo, vaudeville, pantomima, musical, farsa, melodramma... Un mix che esige da parte dei cinque attori (Antoine Fraval, Guy Dartnell, Molly Haslund, Nina Teckenburg, Paul Gazzola) un’esibizione di abilità fisica, musicale e teatrale. Ma forse le qualità di maggior interesse e carica innovativa vanno cercate proprio nella recitazione, che da una parte sembra rievocare le consuetudini della più illustre tradizione britannica e dall’altra le infrange di continuo con nichilistica allegria.&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;L’allegria, appunto. In questo spettacolo, sembra che non si salvi nulla: nessun valore, nessuna ideologia, se non un cinico quanto provocatorio invito all’attaccamento alla vita. «Stay alive» ripete di continuo agli spettatori l’insolito banditore che con i suoi interventi s’incarica di cucire i frammenti narrativi. «Stay alive», restate vivi. Ossia: non fate come noi. Eppure... Eppure il riso finisce col rivelarsi un imprevedibile strumento di comunicazione fra Terra e Cielo. &lt;span style="text-transform:uppercase"&gt;è&lt;/span&gt; proprio per mezzo del riso infatti che questi generosi ancorché comici personaggi conservano anche post-mortem le loro caratteristiche umane. Ed è per mezzo del riso che finiamo col provare simpatia per loro. E cioè col partecipare alla loro sorte, al loro destino.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Daniel Hit By A Train&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Lone Twin Theatre (GB)&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di e con:&lt;/em&gt; Antoine Fraval, Guy Dartnell, Molly Haslund, Nina Teckenburg, Paul Gazzola ● &lt;em&gt;direzione artistica:&lt;/em&gt; Gary Winters &amp;amp; Gregg Whelan ● &lt;em&gt;drammaturgia:&lt;/em&gt; David Williams ● &lt;em&gt;direttore esecutivo:&lt;/em&gt; Kate Houlden ● &lt;em&gt;Luci:&lt;/em&gt; Sarah-Jane Grimshaw ● &lt;em&gt;Produzione:&lt;/em&gt; Catherine Baxendale &amp;amp; Sadie Cook ● &lt;em&gt;Durata:&lt;/em&gt; 75 minuti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;INFO: &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Uovo Performing Arts Festival 2009: &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.uovoproject.it/"&gt;www.uovoproject.it&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Teatro Out Off: &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.teatrooutoff.it/"&gt;www.teatrooutoff.it&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-170734467178461612?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/170734467178461612/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=170734467178461612&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/170734467178461612?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/170734467178461612?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/1QDJEgYZhJk/la-spoon-river-britannica_10.html" title="La Spoon River britannica" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_9MmwHx6_hSY/Sgcry0VDJBI/AAAAAAAAAFg/Qe1OP8G0sB4/s72-c/02042009185500.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/05/la-spoon-river-britannica_10.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C04GQ3k6eCp7ImA9WxJSFUk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-7417779850434444505</id><published>2009-05-04T21:13:00.007+02:00</published><updated>2009-05-05T18:45:22.710+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-05-05T18:45:22.710+02:00</app:edited><title>Dove sono finiti gli intellettuali di sinistra?</title><content type="html">&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify"&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Se lo chiede con un punta di sorniona ironia Michele Brambilla sul &lt;/span&gt;«Giornale» di domenica 3 maggio&lt;span class="apple-style-span"&gt;. Nelle liste per le europee del PCI gli intellettuali non mancavano mai. In quelle di quest’anno del PD non ce n’è neppure uno. &lt;span style="color:black;"&gt;«Coloro che in qualche modo hanno il diritto di fregiarsi del titolo di uomini di cultura» commenta il vicedirettore del quotidiano della famiglia Berlusconi «hanno scelto l’Aventino, oppure sono finiti con Di Pietro. Nell’Italia dei Valori sono ufficialmente candidati Gianni Vattimo, Nicola Tranfaglia, Giorgio Pressburger.» Perché? Quali motivi sono all’origine di questo divorzio?&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Brambilla è schierato sul fronte opposto. Ma è un giornalista serio e onesto. D’altra parte, quando un articolo coglie un aspetto della realtà (sia pure secondario: la politica può fare tranquillamente a meno degli intellettuali), non importa sulle pagine di quale testata è uscito. Proviamo dunque ad abbozzare una risposta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;1) Gli intellettuali classici, di formazione umanistica (quelli a cui fa riferimento Brambilla), anche quando non erano comunisti, si erano avvicinati al PCI perché vi vedevano un esempio di organizzazione efficiente e vitale. Era un’occasione per uscire dal proprio isolamento pensoso e sentirsi utili nel perseguimento di scopi collettivi. Il PD, nella sua caoticità conflittuale, non è in grado di offrire un esempio analogo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Prima postilla&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;. Questa dinamica è ben documentata anche romanzescamente. Ma non è una prerogativa dell’intellighenzia di sinistra. Tutt’altro. In precedenza, molte delle migliori menti della cultura europea avevano aderito al partito fascista o a quello nazista spinti da un’analoga motivazione: fra gli altri, Giovanni Gentile e Luigi Pirandello in Italia, e Martin Heidegger in Germania.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;2) Gli intellettuali (classici e di formazione umanistica) si erano avvicinati al PCI anche perché vi vedevano un tramite per entrare in contatto con i ceti popolari in cui scoprivano risorse morali e pratiche socialmente all’avanguardia. Impossibile comprendere questo “matrimonio” ignorando il carattere castale che ci aveva lasciato in retaggio la nostra tradizione letteraria: un moderno intellettuale, aveva detto Gramsci solo pochi anni prima, si sente più vicino ad Annibal Caro o a Ippolito Pindemonte che non a un contadino o a un operaio della sua epoca. Il PCI sembrava dare una spallata a questa plurisecolare tradizione, avvicinando per la prima volta gli intellettuali alla nazione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Il PD non solo non può fare altrettanto, ha addirittura perso il consenso dei ceti popolari. Secondo un sondaggio realizzato da Ipsos e dal &lt;/span&gt;«Sole 24 ore», il 43,4% degli operai vota per il Popolo della Libertà e solo il &lt;span class="textexposedshow"&gt;26,2% (la metà!) per il Partito Democratico. Del resto, sapevamo anche prima che la maggioranza del suo consenso elettorale il PD lo trova anzitutto nei ceti medi. Si capisce che non scatti la fascinazione: sono ceti che gli intellettuali già ben conoscono, dal momento che essi stessi vi appartengono. Nella politica, ancor più che nella vita di tutti i giorni, ci si innamora solo di chi è in grado di colmare una nostra mancanza, cioè di chi ci spalanca davanti agli occhi un mondo nuovo e sconosciuto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Seconda postilla&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;. Il PCI aveva tanti difetti. Ma aveva anche una robusta visione interclassista della politica, che gli consentiva di dialogare con fasce eterogenee della popolazione e di assolvere quindi una funzione eminentemente nazionale (cioè unificante).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;3) Il PCI era una Chiesa, sorretta da un credo che correva di continuo il rischio di sconfinare nel totalitarismo. Può darsi che anche questo abbia agevolato il rapporto con gli intellettuali, su un piano più torbido, sollecitandone le tentazioni più ambigue e lesive (da sempre gli intellettuali sono ben propensi a vestire i panni del chierico). Ma è pur vero che, per altri versi, l’ideologia marxista si collocava a pieno titolo nella tradizione del miglior umanesimo di cui intendeva proseguire l’opera demistificante ponendosi come scopo la liberazione dell’uomo dalle molteplici forme di alienazione: sociale, psichica, culturale, filosofica... &lt;span style="text-transform:uppercase"&gt;è&lt;/span&gt; su questo piano che molti intellettuali di differente provenienza (liberale, positivistica, fenomenologica, esistenzialistica, freudiana, francofortese, ecc.) si avvicinarono al partito comunista. Al PD questa ambizione umanistica manca.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Terza postilla&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;. Chi scrive queste note non è mai stato marxista. Ma, ugualmente, a suo tempo ha apprezzato i tre meriti del PCI qui elencati. E non se la sente ora di sconfessarli. Anzi è convinto che il PD farebbe bene ad appropriarsene reinterpretandoli in un’ottica aggiornata all’interno di un sistema di riferimento più esplicitamente liberale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;Infine. Perché un buon numero di intellettuali (&lt;/span&gt;«dal &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;milieu di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;MicroMega&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color:black;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;a quello di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span style="color:black;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:black;"&gt;Annozero&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;», come dice sarcasticamente Brambilla) preferisce l’Italia dei Valori al PD? Eppure il partito di Di Pietro neanche lontanamente potrebbe presentarsi come erede di quello di Togliatti e Berlinguer. Anzi! Per molti aspetti, il sanguigno Tonino si dimostra un uomo schiettamente di destra più che di sinistra. Tuttavia, bisogna pur riconoscere che è l’unico a dar voce a un movimentismo di opposizione radicale che intercetta fasce di elettorato (di sinistra) altrimenti non rappresentate. Certo, lo fa in genere con insolente rusticità. Ma questo non è mai stato un limite invalicabile per gli intellettuali, che anzi hanno sempre dimostrato di apprezzare un vitalismo anche strapaesano purché energizzante. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Come Brambilla, vogliamo però concludere anche noi con una punta di maligno sarcasmo: &lt;span class="apple-style-span"&gt;nel Settecento, gli intellettuali ritenevano fiduciosamente di poter consigliare principi e sovrani ispirarandone l’operato, meraviglia così tanto che, altrettanto fiduciosamente, pensino oggi di poter suggerire l’agenda politica a un potente molto meno coriaceo come l’ex magistrato di&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;Montenero di Bisaccia? Il pedagogismo è un vizio che difficilmente gli intellettuali riescono a estirpare da sé.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-7417779850434444505?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/7417779850434444505/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=7417779850434444505&amp;isPopup=true" title="5 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/7417779850434444505?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/7417779850434444505?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/jG0kdEiz0qQ/dove-sono-finiti-gli-intellettuali-di.html" title="Dove sono finiti gli intellettuali di sinistra?" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">5</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/05/dove-sono-finiti-gli-intellettuali-di.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkENQ308fyp7ImA9WxJbEkU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-6449642527720268463</id><published>2009-03-31T09:33:00.006+02:00</published><updated>2009-07-22T18:38:12.377+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-07-22T18:38:12.377+02:00</app:edited><title>La morte nell’epoca della vita tecnologica</title><content type="html">&lt;p align="justify"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoBodyText"&gt;&lt;span style="mso-bidi-: ;font-size:12;color:navy;"  &gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="right"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_-ttVKfXfVOU/SgrE-AddK3I/AAAAAAAAABs/0Hlb0vOYNpA/s1600-h/paradiso.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;di Susanna Janina Baumgartner &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;La morte si innalza a simbolo della negatività nella società moderna e il momento della morte non è più senza controllo, perché si può disporre della più recente tecnologia medica per mantenere in vita un uomo con respirazione, circolazione e nutrizione mantenute artificialmente. Questo possibile controllo sulla morte rende la società responsabile della fine o durata di un uomo o del suo corpo.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoBodyText2"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Werner Fuchs, in &lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Le immagini della morte nella società moderna&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, scrive che nella moderna società industriale alla morte si è tolto il suo ruolo di motivo centrale della vita e che nella contrapposizione fra immagini della morte magico-arcaiche e moderne-razionali, assume speciale importanza il concetto di morte naturale.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Ancora oggi la morte rappresenta la natura nella sua forma più cruda e solo la morte che interviene in seguito a indebolimento senile dovrebbe essere indicata come conclusione della vita conforme alla natura. La morte non appare più come demone o divinità, come forza dell’aldilà, ma come legge naturale. Francesco Bacone considerava l’atto del morire non meno naturale del nascere.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Il sezionamento dei cadaveri allo scopo della ricerca e dell’insegnamento scientifico presuppone la possibilità di usare un corpo non più in vita come se si trattasse di una cosa.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Se da un lato il concetto di morte per cause naturali permette l’uso del cadavere come materiale di ricerca, consente anche la protesta nei confronti del momento in cui la morte si verifica, la protesta contro la brevità della vita. Il dominio sulla natura, intimamente legato alla storia della medicina, acquista il carattere di prevenzione della morte e si impone la morte naturale come regola; a ogni essere umano deve essere possibile spegnersi alla fine delle proprie forze, godere fino in fondo delle proprie potenzialità biologiche, senza violenza o malattia o morte precoce. Sigmund Freud ci ha fatto notare la nostra aspirazione a ridurre la morte da necessità a casualità, rivelandoci l’utopia di una morte che sia realmente naturale. La morte ci appare infatti più spesso causata dall’insufficienza delle istituzioni mediche che non da una legge naturale.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Quale può essere quindi un morire socialmente accettato che sia in grado di rispettare l’individuo e la sua morte? La morte è una delle condizioni naturali che mette in maggior evidenza il carattere di estrema individualità e nello stesso tempo la sua costituzione sociale. Il rapporto dell’individuo con la morte è un mistero e insieme un comportamento socialmente mediato, come ci ricorda Christian von Ferber. Mantiene la tensione tra individuo e società, riesce a stabilire distanza tra ruoli sociali e portatori di essi, relativizza le pretese della società che tende al totalitarismo.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Anche Eugen Gürster evoca la morte come garante contro la perdita di individualità, perché non solo annienta gli individui, ma li libera anche dall’intreccio delle costrizioni sociali, garantisce la liberazione. E la costanza della morte relativizza il progresso, rende manifesta l’impotenza umana.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;La morte (Jacques Derrida, &lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Il tempo degli addii&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;) è l’evento che un vivente sempre &lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;vede venire&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;senza mai vederlo venire, senza prevederlo, &lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;senza mai sapere e potere&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; su esso, in un luogo che resta quello dell’impotere e dell’impossibile. L’evento che non si vede venire, non arriva necessariamente da dietro o dall’alto, ma dal dentro, da un dentro del dentro che mai si convertirebbe in un fuori. Bisognerebbe allora emancipare ciò che arriva, il concetto stesso di evento, da ogni legame con l’avvenire.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;«Può mai, un soggetto in quanto tale, decidere di checchessia? Come tutto ciò che gli accade, la sua “propria” decisione non deve colpirlo dall’Altro, come la decisione, sempre, e sempre esplosiva, dell’altro in lui? &lt;/span&gt;&lt;span style="TEXT-TRANSFORM: uppercase"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;è&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; una follia, lei dirà, quest’esperienza di una passività, in rapporto alla propria decisione, una decisione di cui rivendico o assumo liberamente la responsabilità. A meno che questo non sia l’impossibile? Ma cos’è che può &lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;arrivare&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; d’altro ad un soggetto?» &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;«D’altra parte, il carattere tragico della solitudine deriva forse dal nulla, o dalla privazione di altri (altrui) che la morte sottolinea?» (Emmanuel Lévinas, &lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Il Tempo e l’Altro&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;). Nel fenomeno della morte la solitudine si trova sul limitare di un mistero, in relazione con l’altro e il tempo. Gli esseri, scrive Lévinas, possono scambiarsi tutto reciprocamente, fuorché l’esistere. Se qualcosa è incomunicabile, lo è perché è radicato nel mio essere ed è quanto di più privato c’è in me. &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Nella sofferenza c’è l’impossibilità di distaccarsi da essa, di fuggire, c’è il fatto di essere direttamente esposti all’essere, è l’impossibilità del nulla. Ma c’è nella sofferenza anche la prossimità della morte, l’ignoto che caratterizza la morte e che non si dà come nulla, ma è invece correlativo ad un’esperienza dell’impossibilità del nulla.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Questo modo caratteristico della morte di annunciarsi nella sofferenza, è un’esperienza della passività del soggetto che fino ad allora era stato attivo. La morte annuncia un evento che il soggetto non è in grado di dominare, un evento in rapporto al quale il soggetto non è più soggetto.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Un evento ci accade senza che noi possiamo disporre assolutamente di nulla; la morte è l’impossibilità di avere un progetto, un avvenire. E l’avvenire è l’altro. L’esistenza si fa pluralistica all’interno dell’atto di esistere. «Ma la morte delineata in termini di alterità, come alienazione della mia esistenza, potrà ancora essere la mia morte?»&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Se il soggetto può, nella passività dell’evento della morte, porsi comunque di fronte all’evento, lo può fare in un faccia a faccia con altri (altrui) che può entrare in relazione con il presente; e lo sconfinamento del presente nell’avvenire non fa parte di un soggetto solo, ma è la relazione intersoggettiva. Vincere la morte significa avere con l’alterità dell’evento una relazione che deve essere ancora personale, una relazione con altri. L’altro è colui che chiama e la morte è la scomparsa, negli esseri, di quei movimenti espressivi che li facevano apparire come viventi, movimenti che sono sempre delle &lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;risposte&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;. La morte è il &lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;senza risposta&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; che intacca autonomia o espressività di movimenti e che oscura il volto.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Ma è proprio l’alterità della morte che fa esplodere la presenza. L’altro non è mai presente, disponibile, comprensibile. Come prendere o dare congedo? Il congedo che si prende o si dà, è la possibilità, se non addirittura il permesso di passare, di andare.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 14.2pt; MARGIN-BOTTOM: 6pt" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;«Non c’è avvenire senza congedo. Dunque senza questa separazione alla partenza che chiamiamo addio» (Jacques Derrida, &lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Il tempo degli addii&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;).&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-6449642527720268463?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/6449642527720268463/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=6449642527720268463&amp;isPopup=true" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/6449642527720268463?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/6449642527720268463?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/b43c7UX-yxI/la-morte-nellepoca-della-vita.html" title="La morte nell’epoca della vita tecnologica" /><author><name>Susanna Janina Baumgartner</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13983396762938079900</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="09187563781202363098" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/03/la-morte-nellepoca-della-vita.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEYBQ3w7eCp7ImA9WxJaGE4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-3184208899779449956</id><published>2009-03-14T09:08:00.013+01:00</published><updated>2009-08-09T17:35:52.200+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-08-09T17:35:52.200+02:00</app:edited><title>Coscienza e memoria</title><content type="html">&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic; "&gt;di Susanna Janina Baumgartner&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="mso-bidi-;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;«Chi dice spirito dice coscienza» scrive Henri Bergson in &lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;L’energia spirituale&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; (Raffaello Cortina Editore), e la coscienza significa innanzitutto memoria. Sta fra ciò che è stato e ciò che sarà, anticipando il futuro. Quello che percepiamo è una durata che si compone del nostro passato immediato e del nostro futuro imminente. Il futuro imminente è l’idea di un’azione futura e ogni azione è uno sconfinamento nel futuro. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;margin-bottom: 6pt; text-indent: 14.2pt; "&gt;&lt;span style="mso-bidi-;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Non esistono nella coscienza degli stati di semplice constatazione, vi sono sempre movimenti e gesti che li accompagnano. L’attenzione determinata dalla coscienza è un’attesa e non c’è coscienza senza una certa attenzione alla vita. Tutti gli esseri viventi sono esseri coscienti? &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;margin-bottom: 6pt; text-indent: 14.2pt; "&gt;&lt;span style="mso-bidi-;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Coscienza significa scelta e se il ruolo della coscienza è quello di decidere, la coscienza è in organismi che si muovono spontaneamente. Per Bergson è verosimile che la coscienza, in origine immanente a tutto ciò che vive, si addormenti laddove non c’è più movimento spontaneo e si esalti quando la vita si fonda sull’attività libera. Con la vita, appare il movimento imprevedibile e libero, perché il ruolo dell’essere vivente è quello di creare, potendo scegliere. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;margin-bottom: 6pt; text-indent: 14.2pt; "&gt;&lt;span style="mso-bidi-;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;La coscienza è coestensiva alla vita. La materia è necessità, la coscienza è libertà che si inserisce nella necessità e la volge a suo profitto.Attraverso un’azione, innumerevoli istanti del mondo materiale possono riunirsi in un unico istante della vita cosciente. Si libera un’energia e nello stesso tempo si contrae in un unico istante l’incalcolabile quantità di piccoli eventi che la materia compie. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;margin-bottom: 6pt; text-indent: 14.2pt; "&gt;&lt;span style="mso-bidi-;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Un’immensa corrente di coscienza ha attraversato la materia per portarla all’organicità e la materia l’ha piegata al suo automatismo; ma il cervello dell’uomo oppone a ogni abitudine contratta un’altra abitudine. Il cervello è l’organo dell’attenzione alla vita e fra le necessità, si riafferma la libertà attraverso la forza dell’amore e dell’ambizione. La forza spirituale, se esiste, cerca di liberarsi dai suoi freni. Lo sforzo è faticoso, ma grazie a esso ricaviamo da noi stessi più di quanto non vi fosse, ci eleviamo al di sopra di noi stessi. Questo sforzo, non sarebbe possibile senza la materia che è contemporaneamente l’ostacolo e lo strumento, mettendo alla prova la nostra forza. Chi è sicuro di aver prodotto un’opera vitale e durevole è creatore, lo sa, e la gioia che prova è divina. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;margin-bottom: 6pt; text-indent: 14.2pt; "&gt;&lt;span style="mso-bidi-;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;«Se dunque, in ogni campo, il trionfo della vita consiste nella creazione, non dobbiamo forse supporre che la vita umana trovi la sua ragion d’essere in una creazione che può, a differenza di quella dell’artista e dello scienziato, realizzarsi in ogni momento in tutti gli uomini: la creazione di sé da parte di se stessi, lo sviluppo della personalità grazie a uno sforzo che trae molto da poco, qualcosa da nulla, e aggiunge senza posa alla ricchezza che vi era nel mondo?» &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;margin-bottom: 6pt; text-indent: 14.2pt; "&gt;&lt;span style="mso-bidi-;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;La coscienza è legata a un cervello, ma da questo non deriva che la coscienza sia una funzione del cervello. Si può solo affermare l’esistenza di una certa relazione tra il cervello e la coscienza. La relazione del cervello con il pensiero è complessa e sottile e il cervello è un organo di pantomima. Il suo ruolo è quello di mimare la vita dello spirito, di mimare le situazioni esterne a cui lo spirito deve adattarsi. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;margin-bottom: 6pt; text-indent: 14.2pt; "&gt;&lt;span style="mso-bidi-;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Bergson anticipa con questa sua intuizione, legata all’esperienza e all’osservazione, la scoperta dei neuroni-specchio che ha messo chiaramente in luce come la reciprocità che ci lega all’altro sia una nostra condizione naturale. Quando un nostro simile compie un’azione, si attivano nel nostro cervello le stesse cellule che entrano in funzione quando siamo noi stessi a compiere quel gesto. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;margin-bottom: 6pt; text-indent: 14.2pt; "&gt;&lt;span style="mso-bidi-;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Il nostro cervello “risuona” insieme a quello della persona che stiamo osservando. L’animale umano scopre se stesso, come sosteneva Merleau-Ponty, solo attraverso la relazione con l’altro. La soggettività animale e umana in particolare è in realtà una intersoggettività originaria. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;margin-bottom: 6pt; text-indent: 14.2pt; "&gt;&lt;span style="mso-bidi-;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Il nostro ambiente sociale appare popolato da soggetti che intrattengono relazioni intenzionali con il mondo, in una sorta di “consonanza intenzionale” con le relazioni intenzionali altrui. La scoperta dei neuroni-specchio mette in luce l’importanza del corpo nella co-costruzione del nostro rapporto con l’altro, avvicinandosi alle riflessioni di Husserl e Merleau-Ponty. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;margin-bottom: 6pt; text-indent: 14.2pt; "&gt;&lt;span style="mso-bidi-;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Perché ci sia libertà, bisogna non essere obbligati nemmeno dai propri neuroni a imitare i propri simili. Nell’atto creativo vi è una complessità nel modo di esprimersi e comunicare che non può più definirsi imitazione. Il cervello serve a richiamare il ricordo che ogni atto creativo richiede, ma dove si conserva il ricordo? Nello spirito dove è la coscienza stessa. Creando, il tempo diventa l’attimo spaziale della memoria che si può immaginare come una geografia interna proiettata nello spazio attraverso un’azione (ricordando il pensiero di Foucault). &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;margin-bottom: 6pt; text-indent: 14.2pt; "&gt;&lt;span style="mso-bidi-;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;In una soggettività che si oggettivizza si gioca la nostra libertà, la nostra possibilità di creare e di cercare la vita della memoria. La facoltà che trasforma in oggetti precisi e determinati le vaghe impressioni giunte dall’occhio, dall’orecchio, da tutta la superficie e da tutto l’interno del corpo, è il ricordo. I ricordi conservati dalla mia memoria nelle sue profondità più oscure, vi si trovano come fantasmi invisibili che eseguono, nella notte dell’inconscio, un’immensa danza macabra. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;margin-bottom: 6pt; text-indent: 14.2pt; "&gt;&lt;span style="mso-bidi-;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;La sensazione è calda, colorata, vibrante e quasi vivente, ma indeterminata. Il ricordo può essere chiaro e preciso, ma senza vita e quando il ricordo-fantasma si materializza nella sensazione che gli dà sangue e carne, diventa un essere che vive una propria vita. La conoscenza che abbiamo di un oggetto nello stato di veglia, implica un’operazione analoga a quella che si compie in sogno. Delle cose noi vediamo solo un abbozzo che richiama il ricordo della cosa completa. Il ricordo che diventa cosciente è quello che si inserisce nelle impressioni reali ricevute dagli organi di senso. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;margin-bottom: 6pt; text-indent: 14.2pt; "&gt;&lt;span style="mso-bidi-;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Qual è allora la differenza tra il sogno e la veglia? Tanto nella veglia quanto nel sogno si esercitano le stesse facoltà, nel primo caso tese e nel secondo rilassate. «Il sogno è la vita mentale tutta intera meno lo sforzo di concentrazione.» La vita psicologica normale è lottare, è volere, e il sogno è lo stato in cui ti trovi naturalmente non appena ti abbandoni. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;margin-bottom: 6pt; text-indent: 14.2pt; "&gt;&lt;span style="mso-bidi-;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Il sogno procede come la memoria, perché può raccogliere in pochi secondi ciò che si svolgerebbe nel corso di diversi giorni di veglia. Il ritmo della memoria non deve più adottare il ritmo della realtà. Vegliare significa volere e cessare di volere, distaccarsi dalla vita, sognare. Passare dall’io della veglia all’io del sogno è passare a un mondo meno teso, ma più esteso. Il ricordo va e viene dal conscio all’inconscio e la formazione del ricordo è contemporanea a quella della percezione. Man mano che la percezione si crea, il suo ricordo si profila a lato come l’ombra al lato del corpo. Ma la coscienza di solito non lo percepisce. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;margin-bottom: 6pt; text-indent: 14.2pt; "&gt;&lt;span style="mso-bidi-;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Il ricordo è come se replicasse la percezione in ogni momento. Il ricordo sta alla percezione come l’immagine percepita allo specchio sta all’oggetto posto davanti a esso. L’oggetto si può toccare, è attuale, l’immagine è virtuale. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;margin-bottom: 6pt; text-indent: 14.2pt; "&gt;&lt;span style="mso-bidi-;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;La nostra esistenza attuale, man mano che si svolge nel tempo, viene così replicata da un’esistenza virtuale, da un’immagine speculare. Ogni momento della nostra vita presenta percezione e ricordo, ogni momento della nostra vita presenta questa scissione. Se si prendesse coscienza di questo sdoppiamento, la totalità del nostro presente ci apparirebbe a un tempo come percezione e come ricordo. Chi prendesse coscienza dello sdoppiamento, sarebbe come un attore che recita il suo ruolo ascoltandosi e guardandosi recitare. Questo sdoppiamento è piuttosto un’oscillazione della persona fra due punti di vista su se stessa che comporta il sentimento abituale che abbiamo della nostra libertà e che si inserisce in modo del tutto naturale nel mondo reale. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;margin-bottom: 6pt; text-indent: 14.2pt; "&gt;&lt;span style="mso-bidi-;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Uno sdoppiamento vissuto come tale, ci trasporterebbe in un mondo teatrale e di sogno. Quando lasciamo vagare liberamente la nostra memoria, le immagini si succedono su uno stesso piano di coscienza con un movimento orizzontale, mentre se ci sforziamo nel ricordare, sviluppiamo uno schema in un movimento verticale che ci fa passare da un piano all’altro. Nel primo caso c’è un movimento in estensione e in superficie, nell’altro in intensità e in profondità. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;margin-bottom: 6pt; text-indent: 14.2pt; "&gt;&lt;span style="mso-bidi-;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Un atto di memoria contiene di solito una parte di sforzo e una parte di automatismo e dovrebbe ri-creare un’immagine, pronta a essere un’altra immagine, in una prospettiva dinamica e quindi legata alla vita. Solo così la memoria può legarsi alla vita, diventando un prezioso arricchimento e attraverso la coscienza, trovare la via per una giusta azione. &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;margin-bottom: 6pt; text-indent: 14.2pt; "&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: justify;margin-bottom: 6pt; text-indent: 14.2pt; "&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-small;"&gt;Henri Bergson&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color: rgb(0, 0, 128);  font-style: normal; font-family:'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color: rgb(0, 0, 0);  font-style: italic; font-family:Georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=""&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-small;"&gt;L’energia spirituale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color: rgb(0, 0, 128);  font-style: normal; font-family:'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color: rgb(0, 0, 0);  font-family:Georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-small;"&gt;Raffaello Cortina Editore&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color: rgb(0, 0, 128);  font-family:'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color: rgb(0, 0, 0);  font-family:Georgia;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-small;"&gt;pp. 166,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-small;"&gt;€ 18,50&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-3184208899779449956?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/3184208899779449956/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=3184208899779449956&amp;isPopup=true" title="3 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/3184208899779449956?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/3184208899779449956?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/j-ofBXhLk8w/coscienza-e-memoria.html" title="Coscienza e memoria" /><author><name>Susanna Janina Baumgartner</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13983396762938079900</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="09187563781202363098" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">3</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/03/coscienza-e-memoria.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DUANSXkzeCp7ImA9WxVWEEg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-4407761987163567514</id><published>2009-02-19T15:23:00.009+01:00</published><updated>2009-02-19T16:36:38.780+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-02-19T16:36:38.780+01:00</app:edited><title>Storia balneare d’Italia: i “Gamberi” di Giovanna Nuvoletti</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_9MmwHx6_hSY/SZ1uUickiyI/AAAAAAAAAFQ/bQXCxHXcmPI/s1600-h/Nuvola.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 133px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_9MmwHx6_hSY/SZ1uUickiyI/AAAAAAAAAFQ/bQXCxHXcmPI/s200/Nuvola.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5304517235235392290" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;p align="justify"&gt;Nel panorama della narrativa di qualità,&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt; &lt;/i&gt;&lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Dove i gamberi d’acqua dolce non nuotano più&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; di Giovanna Nuvoletti è senz’altro uno degli esordi più interessanti e letterariamente complessi. Il libro può essere letto come una riflessione narrativa sulla storia d’Italia, ripercorsa secondo un originale quanto straniante punto di vista: quello dei più o meno blasonati frequentatori della Capannina, il famosissimo locale di Forte dei Marmi, inaugurato nel 1929 da Achille Franceschi.&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;I grandi avvenimenti della storia collettiva (il fascismo, la guerra, la ricostruzione, il boom economico, la contestazione giovanile...) e le trasformazioni sociali che a essi hanno fatto seguito sono rivissuti appunto attraverso le conversazioni e i comportamenti di questo microcosmo privilegiato, che l’autrice – fotografa di razza e figlia di un maestro d’eleganza quale il “conte” Giovanni Nuvoletti Perdomini – conosce bene ma nel quale pure non si riconosce e che anzi dipinge con tratti di forte distorsione espressionistica.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Va subito aggiunto tuttavia che alla tematica storico-sociale se ne affianca un’altra di carattere privato: il trauma che la narratrice ha subito in età adulta per la morte della madre, esempio precorritore di femminilità spregiudicata e indipendente. Questa commistione tematica non deve stupire. Ha un precedente eccelso: Carlo Emilio Gadda. Ma, mentre l’autore della &lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Cognizione del dolore&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; non esita a dare espressione ai propri furori per la felicità sottrattagli, al contrario la Nuvoletti preferisce dissimulare narrativamente il proprio dramma, che solo l’ambigua dedica collocata alla fine del libro lascia trasparire: «Ad Adriana, quella vera. Che io non ho perdonato mai.» Sembra quasi che per lei la scrittura abbia assolto &lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;fra l’altro&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; una tardiva funzione terapeutica che la sua morale aristocratica le impone di non esternare troppo.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Per contro, mentre l’inquietudine privata e lo sdegno per il tradimento morale della borghesia meneghina in Gadda trovano parziale conforto nella contemplazione del vitalismo elementare dei ceti popolari, nel suo libro la Nuvoletti non accondiscende ad alcuna forma di risarcimento. Anche la scarna e quanto mai essenziale descrizione paesaggistica non concede nulla all’intenerimento lirico, astenendosi programmaticamente dal registrare le meraviglie naturali delle Alpi Apuane e della porzione meridionale del mar Ligure. La narratrice si limita a offrire le informazioni ambientali necessarie a inquadrare la scena con un pressoché costante ricorso alla frase nominale: «Luna coperta a tratti da nuvole in corsa, mare che sbatte sonoro sulla riva» (p. 19); «Luce d’inizio estate, limpida e lattea. Il mare è spettinato da qualche folata di vento» (p. 65); «Notte. Tempo di guerra. Intorno alla Capannina buio e silenzio. Al parcheggio, niente automobili, solo biciclette. Dentro, niente orchestre né balli» (p. 71).&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;D’altra parte, ad avvicinare la narrativa della Nuvoletti allo sperimentalismo lombardo (Dossi, Bontempelli, Gadda, Arbasino, Umberto Simonetta) intervengono altri due motivi di consonanza poetica: la condivisione di un umanesimo critico sorretto da una pensosa visione morale del divenire storico che respinge ogni facile illusione nelle «&lt;em&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;font-style:normal"&gt;magnifiche sorti&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;e&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt; &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-weight: bold;font-style:normal"&gt;progressive&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;» propria tanto del realismo socialista quanto di quello borghese ottocentesco; e il conseguente disinteresse per l’intreccio ad ampie volute popolato di personaggi tratteggiati in modo corposo, a cui qui viene preferita una narratività antiromanzesca, in cui s’avvicendano figure quasi bidimensionali o ectoplasmiche, appena accennate.&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Il soggetto del resto – raccontare la storia d’Italia attraverso le vacanze di un gruppo di nobili, finti nobili e ricchi borghesi – impone una strutturazione esasperatamente ellittica dei materiali narrativi, disposti in brevi capitoli ciascuno dei quali focalizzato su un mese balneare: “Agosto 1929”, “Agosto 1930”, “Luglio 1931”... La scelta risulta ancora più marcata se si considera che su molte annate il racconto sorvola del tutto, con una frequenza crescente man mano che ci avviciniamo ai nostri giorni (1982-83, ’86-87, ’88, ’91, ’93-96, ’98-2003, 2004-2005).&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Alla parzialità della scansione cronologica si sovrappone la parzialità del punto di vista dei personaggi cui spesso la narratrice addirittura nega una qualsiasi forma di individualità riconoscibile. L’uso degli indefiniti, dell’impersonale e dell’astratto al posto del concreto è insistente: «Qualcuno disse... Alcuni risero» (p. 41); «Una delle signore chiede... Un’altra risponde» (p. 25); «Si sorride. Si alzano bicchieri per brindare. Stancamente, si intreccia qualche pettegolezzo» (p. 66), «All’improvviso si alza una voce dall’accento milanese» (p. 16)...&lt;span style="color:navy;"&gt; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Anche il ricorso al tricolon, depurato della morbida sensualità dannunziana, è volto a denunciare il carattere mistificante di una drammatica commedia mondana: «Sentiva arrivare le voci, eleganti, annoiate, disinvolte» (p. 11: dove l’aggettivo intermedio, &lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;annoiate&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;, corregge in funzione antifrastica gli altri due). Non solo. Ad accrescere la distanza dai personaggi dell’io narrante contribuisce la saggezza postera di quest’ultima. «Nessuno ci separerà mai» promette la piccola Gemma al compagno di avventure della sua infanzia. «Furono separati» commenta con ironia la narratrice, che sa molto più delle sue creature, non perché s’arroghi una onnisciente superiorità ottocentesca, ma semplicemente perché conosce il seguito degli eventi e può valutare i fatti col senno di poi.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Col senno di poi&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;, appunto, la storia d’Italia raccontata dalla Nuvoletti appare una successione di eventi scollegati fra loro, privi di un senso, di una direzione, di una logica unificante: insomma, una non storia. Si capisce che in questo contesto anche le forze idealmente portatrici di un messaggio di rinnovamento storico siano dipinte con sospetto: come in Gadda e in Arbasino, la borghesia imprenditoriale del Nord sembra più preoccupata di scimmiottare i modelli di comportamento della nobiltà che ha sostituito piuttosto che di garantire al Paese un governo all’altezza delle sfide della modernità.&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;Anche la contestazione giovanile e l’avanzata elettorale del movimento comunista negli anni Settanta passano senza lasciare il segno. Suscitano il temporaneo entusiasmo della giovane e ribelle Flora, alter ego molto mediato della narratrice. Non si dimostrano tuttavia in grado di produrre il cambiamento auspicato. A emergere dai &lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Gamberi&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; è insomma una diagnosi storica di aspra severità (forse troppo aspra per suscitare il consenso del pubblico di massa), frutto di una disillusione che non riconosce tuttavia diritto di cittadinanza alla nostalgia per il passato elitario.&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;I &lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Gamberi&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; sono il racconto di una scrittrice che ha avvertito un profondo senso di estraneità rispetto al &lt;em&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;milieu&lt;/i&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; storico-sociale in cui l’è toccato in sorte di vivere e ha tentato sinceramente di emanciparsene cercando altri modelli di organizzazione della vita consociata e individuale che tuttavia non hanno mantenuto le promesse. Alla Nuvoletti non resta dunque che esaminare senza compiacimenti e senza mistificazioni un destino bloccato, in cui non si va né avanti né indietro.&lt;span class="Apple-style-span"  style=" font-weight: bold; font-family:'Times New Roman';"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6.0pt;text-align:justify;text-indent: 14.2pt"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" font-weight: bold;font-family:'Times New Roman';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-family:'Times New Roman';"&gt;Giovanna Nuvoletti &lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 128); font-weight: normal; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0); font-style: italic; font-weight: bold; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 128); font-style: normal; font-weight: normal; "&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 0); font-style: italic; font-weight: bold; "&gt;Dove i gamberi d’acqua dolce non nuotano più&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 128); font-style: normal; font-weight: normal; "&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;FAZI&lt;/span&gt;&lt;span style="color:navy;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;pp. 298, &lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="mso-bidi-font-weight:bold"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;€ 16,00&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-4407761987163567514?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/4407761987163567514/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=4407761987163567514&amp;isPopup=true" title="2 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/4407761987163567514?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/4407761987163567514?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/TDtsYr_Hr-E/storia-balneare-ditalia-i-gamberi-di.html" title="Storia balneare d’Italia: &lt;br&gt;i “Gamberi” di Giovanna Nuvoletti" /><author><name>Giuseppe Gallo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16996438088668349612</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="15678217040282744541" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_9MmwHx6_hSY/SZ1uUickiyI/AAAAAAAAAFQ/bQXCxHXcmPI/s72-c/Nuvola.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/02/storia-balneare-ditalia-i-gamberi-di.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0QGSHg_eSp7ImA9WxJbEkU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-4595126127614596594.post-7851013255175995051</id><published>2009-02-08T10:34:00.004+01:00</published><updated>2009-07-22T18:48:49.641+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-07-22T18:48:49.641+02:00</app:edited><title>Che cos’è l’arte contemporanea?</title><content type="html">&lt;p align="right"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_-ttVKfXfVOU/SgrE-AddK3I/AAAAAAAAABs/0Hlb0vOYNpA/s1600-h/paradiso.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;di Susanna Janina Baumgartner&lt;br /&gt; &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Un ciclo di incontri sull’arte contemporanea, dal titolo &lt;em&gt;Che cos’è l’arte contemporanea&lt;/em&gt;, ha portato un vasto pubblico al PAC grazie alla collaborazione fra Assessorato alla Cultura di Milano e ACACIA – Associazione Amici Arte Contemporanea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I quattro appuntamenti (il prossimo e ultimo si terrà il 17 febbraio) hanno avuto inizio il 13 gennaio con l’attesissimo critico e storico dell’arte Germano Celant che ha dato una possibile visione “apocalittica” di un’arte senza scampo. Un’arte che vede nel mantenimento del soggettivo e di un’estrema individualità la possibilità di un’offerta e quindi di un progetto che possa essere anche veicolo di positività nel creare relazioni, ma che si trova poi a essere promozione turistica e coloniale di mondi vergini, come ad esempio i deserti arabi, diventando quindi un mezzo per esaltare nuovi centri di potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si creano quindi musei grandiosi che diventano luoghi di attrazione, consumo e seduzione, mentre le opere diventano cartoline rappresentative del prestigio di una città per un’arte che sia funzionale come la moda. Persino il Vaticano, conscio del potere propagandistico dell’arte, ha deciso di proporre, per la biennale del 2011, opere di Anish Kapoor e Bill Viola; così come gli sceicchi che coniugano anche per l’arte fede e potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi è un procedere omogeneo da nord a sud e da est a ovest. La preoccupazione di Celant, rispetto alle istituzioni che desiderano occuparsi dell’arte, è che vi siano operazioni commerciali di cattiva qualità. La scelta delle opere andrebbe sempre fatta con specialisti qualificati e con la preziosa collaborazione di galleristi e collezionisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se prima vi era, come ha detto Maurizio Cattelan in un’intervista a Francesca Bonazzoli apparsa sul «Corriere della Sera» di martedì 3 febbraio (in occasione dell’apertura a Palazzo Reale della mostra &lt;em&gt;Futurismo 1909-2009. Velocità + Arte + Azione&lt;/em&gt;), il tempio del mercato, ora che è crollato, vi saranno finalmente artisti più coraggiosi. E dopo il protagonismo delle case d’asta e dei curatori è arrivato il momento giusto per gli artisti di prendere posizione: «Da troppo tempo gli artisti producono e non dicono.» Quello che bisogna evitare è che l’arte ideologica diventi didascalica, quindi, come ha osservato anche Celant, bisogna evitare che le opere diventino propaganda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carolyn Christov-Bakargiev, direttore artistico della XIII edizione di Documenta a Kassel (2012) ha sottolineato quanto oggi sia necessario imparare ad orientarsi fra differenze e complessità senza perdere la possibilità di agire, sapendo però allontanarsi da una circolarità del mondo dell’arte che può diventare, e per forza di cose diventa se non sa e non può allargare i propri orizzonti, passività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’esperienza dell’arte è e deve essere attiva e le opere devono essere autonome. Si va verso quello che non si capisce. Il già capito è passato o si è già trasformato in altro. Anche per Carolyn entra in campo la parola coraggio che si sposa con la parola arte e artista, perché non si deve avere paura di collegare la cosiddetta cultura alta con la cultura bassa, in un momento in cui, per effetto della globalizzazione, l’arte è ovunque. Non si deve sentire tanto la necessità di uno spirito del tempo (&lt;em&gt;Zeitgeist&lt;/em&gt;), ma piuttosto la necessità di un atteggiamento cosciente e responsabile, perché tutto non sia solo intrattenimento. Attraverso un’emancipazione personale, bisogna giungere a considerare l’aspetto sociale. Come Joseph Beuys, bisogna credere negli uomini e nell’energia creativa: «L’unica forza rivoluzionaria è la forza della creatività umana.»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che più mi colpisce è che proprio nell’era della simultaneità, più che della velocità, si rischi paradossalmente un arresto e una visione stereotipata di un’immagine costruita a priori per esigenze ideologiche o di mercato. Non tutto è relativo, esistono valori ai quali si sta ritornando e che rappresentano i nuovi punti di riferimento; qualunque cosa creativa verrà da dove ci sono motivazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come scrive Giorgio Agamben in &lt;em&gt;Che cos’è il contemporaneo?&lt;/em&gt;: «Ma che cosa vede chi vede il suo tempo, il sorriso demente del suo secolo? … Contemporaneo è colui che tiene fisso lo sguardo nel suo tempo, per percepirne non le luci, ma il buio. Tutti i tempi sono, per chi ne esperisce la contemporaneità, oscuri. Contemporaneo è, appunto, colui che sa vedere questa oscurità, che è in grado di scrivere intingendo la penna nella tenebra del presente.»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma bisogna prima comprendere che cosa significa «vedere una tenebra», «percepire il buio». Non è una forma di inerzia o di passività, ma implica un’attività e un’abilità particolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’astrofisica contemporanea da una spiegazione del buio; quel che percepiamo come il buio è in realtà luce che viaggia velocissima verso di noi e che tuttavia non può raggiungerci, perché le galassie da cui proviene si allontanano a una velocità superiore a quella della luce. Anche per Agamben essere contemporanei è, innanzitutto, una questione di coraggio; il coraggio di percepire nel buio del presente questa luce che cerca di raggiungerci e non può farlo.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4595126127614596594-7851013255175995051?l=fuorimargine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://fuorimargine.blogspot.com/feeds/7851013255175995051/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4595126127614596594&amp;postID=7851013255175995051&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/7851013255175995051?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/4595126127614596594/posts/default/7851013255175995051?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/FuoriMargine/~3/Zrv6prVsYdI/che-cose-larte-contemporanea.html" title="Che cos’è l’arte contemporanea?" /><author><name>Susanna Janina Baumgartner</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13983396762938079900</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="09187563781202363098" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://fuorimargine.blogspot.com/2009/02/che-cose-larte-contemporanea.html</feedburner:origLink></entry></feed>
