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	<title>il Blog di Fuoriluogo.it</title>
	
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	<description>Droghe e Diritti</description>
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		<title>Italia nella Top Five del consumo di cocaina</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 15:13:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dalle agenzie di oggi i dati e le dichiarazioni rilasciate durante la presentazione del rapporto 2009 dell&#8217;Emccda a Bruxelles. Scarica il rapporto (in formato pdf) da fuoriluogo.it. Qui trovate invece la rilettura dei dati italiani a cura di Giovanardi e Serpelloni.
Oltre 13 milioni di europei adulti hanno provato cocaina nella loro vita. Di questi, 7,5 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle agenzie di oggi <a href="http://www.fuoriluogo.it/home/mappamondo/europa/unione_europea/rassegna_stampa/droga_13_milioni_di_europei_hanno">i dati e le dichiarazioni</a> rilasciate durante la presentazione del rapporto 2009 dell&#8217;Emccda a Bruxelles. <a href="http://www.fuoriluogo.it/home/mappamondo/europa/unione_europea/rapporti_emccda/EMCDDA_AR2009_IT.pdf">Scarica il rapporto</a> (in formato pdf) da fuoriluogo.it. <a href="http://www.fuoriluogo.it/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/la_situazione_italiana_riletta_da">Qui trovate invece la rilettura dei dati italiani</a> a cura di Giovanardi e Serpelloni.</p>
<p>Oltre 13 milioni di europei adulti hanno provato cocaina nella loro vita. Di questi, 7,5 milioni sono giovani (15-34 anni), tre milioni dei quali l&#8217;hanno usata negli ultimi 12 mesi. La «neve» si conferma perciò, secondo il Rapporto 2009 dell&#8217;Osservatorio europeo sulle droghe presentato oggi a Bruxelles, la sostanza stimolante illegale più popolare nel vecchio Continente, e il suo uso è in costante aumento. Il consumo di cocaina resta concentrato nei Paesi occidentali, mentre rimane basso in altre parti d&#8217;Europa. E l&#8217;Italia si conferma uno dei Paesi a più alta prevalenza, insieme a Danimarca, Spagna, Irlanda e Regno Unito. In questa cinquina, avverte l&#8217;Oedt, nell&#8217;ultimo anno l&#8217;uso tra i giovani si è attestato tra il 3,1% e il 5,5%, mentre nella maggior parte degli altri Paesi europei si registra una tendenza alla stabilizzazione o all&#8217;aumento del consumo nella fascia d&#8217;età 15-34 anni. In aumento anche il numero di sequestri di cocaina (92 mila nel 2007 contro 84 mila nel 2006), benchè il quantitativo complessivo recuperato si sia ridotto a 77 tonnellate (121 nel 2006). Tra i pazienti che entrano per la prima volta in terapia per disintossicarsi, il 22% ha indicato la cocaina come sostanza primaria. Nel 2007 sono stati segnalati circa 500 decessi associati al consumo di questo potente stimolante. Se la cocaina, insieme all&#8217;amfetamina, primeggia come stimolante nell&#8217;Europa occidentale, la metamfetamina si appresta però, secondo l&#8217;Oedt, a prendere piede in misura significativa in questo ricco mercato, grazie anche alla facilità con cui può essere prodotta. Storicamente, l&#8217;uso di questa sostanza si concentra nella Repubblica ceca, dove sono stati individuati quasi 400 piccoli laboratori di metamfetamina. Ma nell&#8217;ultimo anno la disponibilità di questo stimolante sta aumentando in alcune zone dell&#8217;Europa del Nord, come Svezia e Norvegia.</p>
<p>Sono circa 74 milioni gli europei, uno su cinque degli adulti, che hanno provato hashish o marijuana nella loro vita, 22,5 milioni (6,8%) ne hanno fatto uso nell&#8217;ultimo anno e 12 milioni (3,6%) nell&#8217;ultimo mese. La cannabis resta dunque la sostanza illecita più comunemente usata in Europa, ma dopo gli aumenti vertiginosi degli anni &#8216;90 e inizio del 2000, i nuovi dati segnalano un calo di popolarità dello spinello una tantum, in particolare tra i giovani. Non nell&#8217;uso quotidiano, però, che coinvolge circa 4 milioni di europei. Il dato emerge dal Rapporto annuale 2009 sull&#8217;evoluzione del fenomeno della droga in Europa, presentato stamani a Bruxelles dall&#8217;Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Oedt) e che fa riferimento all&#8217;anno 2007. La cannabis è la droga preferita dai più giovani, e infatti le percentuali si alzano se si considera la fascia di età 15-24 anni: il 15,9% l&#8217;ha usata nell&#8217;ultimo anno, l&#8217;8,3% nell&#8217;ultimo mese. Ma se raffrontati con i primi anni del 2000, sono in diminuzione, e soprattutto in quei Paesi, come il Regno Unito, dove a metà degli anni &#8216;90 si registravano le più alte stime sulla prevalenza di Europa. Nei Paesi per i quali è stata analizzata la tendenza nel periodo 2002-2007, alcuni hanno riferito cali almeno del 15% e altri hanno registrato una situazione stabile. La tendenza si conferma anche per gli studenti (15-16 anni): in sette Paesi, soprattutto dell&#8217;Europa settentrionale e meridionale, il consumo una tantum di cannabis è rimasto stabile e basso, mentre la maggior parte dei Paesi dell&#8217;Europa occidentale che avevano consumi elevati o in crescita fino al 2003, hanno registrato un calo o una stabilizzazione nel 2007. Dei 4 milioni di europei che fuma ogni giorno a quasi (l&#8217;1% della popolazione adulta), circa 3 milioni ha un&#8217;età compresa fra 15 e 34 anni (2,5%). E l&#8217;Italia si colloca tra i Paesi dove il consumo è più alto: al primo o secondo posto tra gli adulti che l&#8217;hanno usata una tantum, nell&#8217;ultimo anno o nell&#8217;ultimo mese, lo stesso tra i giovani (15-34 anni) ed è tra i Paesi a più alta prevalenza anche nella fascia 15-24.</p>
<p>Internet è un mercato sempre più importante per la vendita di sostanze psicoattive che rappresentano un&#8217;alternativa legale allo &#8217;sballò. Una piazza virtuale che consente ai rivenditori di offrire a un vasto pubblico sostanze alternative e aggirare i controlli. Lo evidenza la relazione annuale 2009 sull&#8217;evoluzione del fenomeno della droga in Europa, presentata dall&#8217;Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Oedt) oggi a Roma e a Bruxelles. Dai dati emerge che il controllo di Internet rappresenta anche per i ricercatori un «elemento sempre più importante per individuare le nuove tendenze delle droghe». Nel 2009 l&#8217;Osservatorio ha condotto un&#8217;indagine su 115 negozi online in 17 Paesi dell&#8217;Ue. La maggior parte dei venditori individuati si trovava nel Regno Unito (37%), in Germania (15%), nei Paesi Bassi (14%) e in Romania (7%). L&#8217;ampia varietà di sostanze messe in vendita va dalle droghe tradizionali usate in alcune parti del mondo, a sostanze di sintesi ottenute in laboratorio e non testate sull&#8217;uomo. Tra i nuovi prodotti messi in vendita quest&#8217;anno vi sono le cosiddette &#8216;party-pills&#8217; (droghe ricreative), contenenti alternative legali alla sostanza di recente individuazione benzilpiperazina.<br />
Tra le altre novità di mercato, i marchi differenti e le confezioni attraenti. Un esempio tipico è il prodotto a marchio &#8217;spices&#8217;, spesso venduto come incenso. Le informazioni riportate sulla confezione sostengono che si tratta di una miscela di erbe o piante «fino a 14 ingredienti», ma i test hanno dimostrato che spesso contengono cannabinoidi sintetici. Prodotti che hanno allarmato diversi Paesi, che hanno deciso di bandire o intraprendere azioni legali anti-spices. «I tentativi di eludere i controlli sulle droghe commercializzando sostanze sostitutive &#8211; spiega il direttore dell&#8217;Osservatorio, Wolfgang Gotz &#8211; non sono nuovi. Ciò che è nuovo è l&#8217;ampia gamma delle sostanze attualmente individuate, la commercializzazione aggressiva di prodotti con etichettature errate, l&#8217;utilizzo crescente di Internet e la velocità con cui il mercato reagisce alle misure di controllo».</p>
<p>La situazione dei consumi di sostanze stupefacenti in Europa, almeno per quanto riguarda le droghe tradizionali, sembra essersi stabilizzata ma è su livelli troppo elevati: lo ha detto Wolfgang Goetz, direttore dell&#8217;Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, presentando stamani nella sede del Parlamento Ue la Relazione annuale 2009 dell&#8217;Oedt. «Non si assiste nel complesso &#8211; ha spiegato &#8211; ad aumenti significativi dei consumi di sostanze» come cocaina, eroina o cannabis (per la quale si registra una tendenza al calo, ha detto), ma «il fenomeno della droga &#8211; ha aggiunto &#8211; è in costante evoluzione e sono tante le nuove sfide che abbiamo davanti». A cominciare, ha spiegato, dalle droghe sintetiche, dove il mercato cambia in continuazione per sfuggire ai controlli. Goetz ha sottolineato l&#8217;importanza degli interventi di riduzione del danno e del trattamento delle tossicodipendenze, che in Europa, ha detto, «sono sempre più collegati e spesso vengono erogati dallo stesso servizio».</p>
<p>L&#8217;uso combinato di diverse sostanze stupefacenti rappresenta uno dei nuovi trend nel consumo di droghe, ma anche un serio motivo di allarme. È quanto emerge dal rapporto 2009 dell&#8217;Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Oedt), presentato oggi a Roma e a Bruxelles. I dati evidenziano che nel Vecchio continente la cosiddetta «poliassunzione» con l&#8217;uso combinato di diverse sostanze causa o complica i già difficili problemi da affrontare sul fronte della lotta alla droga e della tutela della salute. Nella relazione di quest&#8217;anno al problema della poliassunzione è dedicato un documento specifico, che offre una panoramica di questo comportamento tra giovani studenti di 15-16 anni, ma anche tra giovani adulti 15-34enni e consumatori problematici di stupefacenti. Fra gli studenti più giovani interpellati in 22 Paesi, il 20% ha riferito un consumo di alcol e sigarette nell&#8217;ultimo mese; il 6% di cannabis con alcol e/o sigarette; l&#8217;1% di cannabis con alcol e/o sigarette più un&#8217;altra sostanza, dall&#8217;ecstasy all&#8217;eroina. La ricerca indica che tra gli studenti la poliassunzione può aumentare il rischio di effetti tossici e problemi cronici di salute negli anni a venire. Tra i giovani adulti (15-34 anni) la poliassunzione è un sintomo di abitudini più radicate di consumo di sostanze e comporta rischi maggiori. I &#8216;fortì consumatori di alcol hanno una probabilità da 2 a 6 volte superiore di aver fumato cannabis nell&#8217;ultimo anno rispetto ai coetanei, e da 2 a 9 volte maggiore di aver usato cocaina. (segue) (Ram/Col/Adnkronos) 05-NOV-09 12:05 NNN</p>
<p>Le persone che consumano droga non limitano quasi mai il loro consumo a un&#8217;unica sostanza: oggi, in Europa, il consumo combinato è responsabile della maggior parte dei problemi legati alle sostanze stupefacenti. E l&#8217;alcol è la sostanza «principe» che lega con tutte le altre. La conferma viene dall&#8217;Osservatorio europeo sul fenomeno delle droghe, che in occasione della presentazione oggi a Bruxelles della sua Relazione annuale sulle droghe ha reso noto un focus speciale sulla poliassunzione. L&#8217;allarme dell&#8217;Osservatorio riguarda soprattutto i giovani: tra gli studenti europei, dati recenti mostrano una forte associazione tra il cosiddetto &#8216;binge drinking&#8217; (un numero elevato di drink alcolici nella stessa serata) e consumo di droga, soprattutto in ambienti ricreativi. I dati tratti da uno studio condotto recentemente dall&#8217;Oedt rivelano che poco più del 20% degli studenti dai 15 ai 16 anni aveva usato alcol e sigarette durante il mese precedente, un altro 6% aveva consumato cannabis e alcol e l&#8217;1% aveva usato questo gruppo di sostanze in aggiunta a un&#8217;altra droga (ecstasy, cocaina, amfetamine, Lsd o eroina). Complessivamente, una media di circa il 30% degli studenti di questa età avevano consumato due o più sostanze nel mese precedente, con 91 combinazioni differenti.</p>
<p>Nella lotta alla diffusione di consumo di droga, «c&#8217;è una dimensione nazionale che è completamente superata: non ci sono più frontiere e la lotta contro la droga non deve e non può conoscere più frontiere nè frammentazione»: è questo il messaggio che la Commissione Ue, per bocca del portavoce Michele Cercone, invia agli Stati membri nel giorno in cui l&#8217;Osservatorio europeo sul fenomeno delle droghe ha presentato la sua Relazione annuale. Il portavoce ha ricordato che con la ratifica del Trattato di Lisbona, «si potrà andare avanti in modo più coordinato in questa lotta contro un fenomeno che è veramente drammatico in Europa».</p>
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		<title>Cucchi, la lunga tradizione di ordinaria tortura</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 14:39:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggi l&#8217;articolo di Giorgio Bignami sul Caso Cucchi per la rubrica settimanale di Fuoriluogo sul Manifesto del 5 novembre 2009.
Ragionando sui casi di Stefano Cucchi, di Federico Aldrovandi e dei molti altri morti di botte, sui massacrati della macelleria di Genova, non molti sanno che questo modo di trattare i cittadini scomodi è uno &#8220;stile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Leggi l&#8217;articolo di Giorgio Bignami sul Caso Cucchi per la rubrica settimanale di Fuoriluogo sul Manifesto del 5 novembre 2009.</p></blockquote>
<p>Ragionando sui casi di Stefano Cucchi, di Federico Aldrovandi e dei molti altri morti di botte, sui massacrati della macelleria di Genova, non molti sanno che questo modo di trattare i cittadini scomodi è uno &#8220;stile di lavoro&#8221; al quale la nostra forza pubblica è stata e rimane nei secoli fedele. Qui non parliamo delle violenze del regime fascista; né delle cariche selvagge dei celerini di Scelba; né di poche mele marce o schegge impazzite, ma della &#8220;ordinaria amministrazione&#8221; di una lunga serie di governi democratici, dalla nascita dello Stato unitario a oggi.</p>
<p>Risalendo al secondo dopoguerra, troviamo testimonianze come quella di E.A. nei Racconti siciliani di Danilo Dolci. In base a vaghi sospetti, molti poveracci del tutto estranei a qualsiasi reato venivano regolarmente &#8220;interrogati&#8221; con metodi Abu Ghraib (o peggio) per poter poi esibire un colpevole al colto e all&#8217;inclita, a qualsiasi costo. Ancora più indietro, nei primi anni del &#8216;900, una relazione di ben 80 fitte pagine pubblicata sulla  Rivista Sperimentale di Freniatria (Vol. XXX, Fasc. I-III, 1904), intitolata &#8220;Il caso D’Angelo (Morte dopo brevissima detenzione nel carcere – Sospetto di violenze – Delirio acuto – Concorrenza letifera)&#8221;, firmata dai periti dell&#8217;accusa, analizza un caso di morte violenta a Regina Coeli il 5 maggio 1903.</p>
<p>Giacomo D&#8217;Angelo è un giovane marinaio con uno stato di servizio di buon livello prima nella Regia Marina, poi nella marina mercantile. Molti testimoniano del suo &#8220;carattere docile&#8221;, della sua &#8220;assoluta mancanza di scaltrezza che lo rendeva facile zimbello dei suoi amici e dei suoi compagni di lavoro&#8221; (un discreto accenno, forse, a un lieve ritardo mentale). Forse gli piace  un pò troppo il vino; e a un  certo punto, sulla goletta dove è imbarcato, comincia a reagire un pò bruscamente ai compagni di lavoro e al comandante, il quale decide di licenziarlo in tronco e di sbarcarlo allo scalo romano di Ripa Grande. D&#8217;Angelo protesta, si dichiara vittima di una ingiustizia. Interviene la Benemerita e il nostro si ritrova a Regina Coeli. Durante il passaggio in Questura, a causa di una omonimia, viene anche accusato ingiustamente di furto, il che non può che esacerbare il suo stato d&#8217;animo e rendere più clamorose le sue reazioni.</p>
<p>Dopo un  periodo di detenzione relativamente tranquilla, incomincia a dare i numeri. Viene allora sbattuto in isolamento e poco dopo, a seguito di un atto di ribellione, immobilizzato su di una branda con &#8220;camicia di forza rimontante sino all&#8217;alto del collo con mani conserte al seno mediante fissazione posteriore; ampia fascia passante sull&#8217;alto del petto, annodata posteriormente al tronco e legata alla testata della branda; vincoli periascellari; fissazione dei ginocchi; immobilizzazione delle estremità inferiori&#8221;: cioè mezzi di contenzione che i periti definiscono brutali, di grave impedimento alla respirazione, addirittura &#8220;rifiuto dei vecchi manicomi&#8221;. D&#8217;Angelo si divincola furiosamente senza sosta, grida a squarciagola &#8220;oh Dio, m&#8217;ammazzate&#8221;, &#8220;superiore, scioglietemi, che qua io muojo, non ci posso più resistere!&#8221;. Passano e ripassano secondini e medico del carcere, i quali giudicano la situazione normale o almeno non preoccupante. Dopo 48 ore di contenzione, D&#8217;Angelo smette di divincolarsi e di urlare; dopo altre due o tre ore viene portato in infermeria; dopo altri 45 minuti muore.</p>
<p>L&#8217;autopsia viene eseguita solo dopo riesumazione a molti giorni di distanza, quindi i periti non possono accertare se a monte della sintomatologia neuro-psichica iniziale vi fosse o meno qualche fatto patologico. Ma con chiarezza e durezza si pronunciano sul ruolo, almeno come concause, della contenzione dura e prolungata, delle disastrose condizioni igieniche (il detenuto nelle sue deiezioni, la cella calda e senz&#8217;aria), dell&#8217;incuria assistenziale, ecc. ecc.. Su questo aspramente si scontrano durante il processo con i periti della difesa, in primis il neurologo Giovanni Mingazzini, il quale sostiene a spada tratta la tesi della morte naturale: sì, proprio lo stesso Mingazzini che qualche anno dopo sarà uno dei primi a indossare la camicia nera e a incalzare i suoi colleghi per una applicazione dura e pura della riforma Gentile nella facoltà medica romana.</p>
<p>Insomma, plus ça change, plus c&#8217;est la même chose. Revisionisti, alla carica!</p>
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		<title>L’omicidio bianco di Diana Blefari</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 14:34:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da Micciacorta.it, di Sergio Segio e Susanna Ronconi &#8211; 2 novembre 2009
Prima di tutto, stanno i nomi delle cose. È qui che si crea il discrimine, spesso assai sottile, sempre controverso, tra verità e menzogna.
Il nome appropriato per definire la morte di Diana Blefari è: omicidio bianco. Una morte annunciata sino a rendere rauca la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Da Micciacorta.it, di Sergio Segio e Susanna Ronconi &#8211; 2 novembre 2009</p></blockquote>
<p>Prima di tutto, stanno i nomi delle cose. È qui che si crea il discrimine, spesso assai sottile, sempre controverso, tra verità e menzogna.</p>
<p>Il nome appropriato per definire la morte di Diana Blefari è: omicidio bianco. Una morte annunciata sino a rendere rauca la voce, hanno detto i suoi avvocati. Inutilmente, dato che, nelle carceri italiane, pietà l’è morta, come ci mostrano le cronache quotidiane.</p>
<p>Ma pietà l’è morta anche sulle pagine di piombo di certi media e certi blog. Basti un titolo di oggi: «Possiamo dire che non ce ne frega un cazzo del suicidio di un’assassina?».</p>
<p>Del resto, lo ricorda persino il famigliare di una vittima delle Br sulla Stampa odierna, il commento che facilmente capita di sentire è: «Uno di meno».</p>
<p>Commenti e titoli che non scandalizzano nessuno, tanto avanti è andato il processo di incarognimento di questo paese, sapientemente costruito e abilmente indirizzato verso i marginali o, come in questo caso, verso gli sconfitti.</p>
<p>La costruzione quotidiana dell’odio procede, nella massima indifferenza. Dunque, con la massima ed estesa complicità.</p>
<p>L’odio, purtroppo, è seme altamente riproduttivo. Quando viene sparso con tanta distratta abbondanza è destinato a crescere, ad avvelenare. Di nuovo.</p>
<p>Nella semina di trent’anni fa, almeno vi era una regia: quella degli strateghi della tensione, di quelli che hanno avuto tutto da guadagnare – avendo molto da perdere e da nascondere – dagli “opposti estremismi”, dal destabilizzare per stabilizzare. Allora ci avevano avvelenato i cuori, offuscato la vista e armato le mani e noi, ciechi e sordi, infuriati e addolorati, ci siamo cascati.</p>
<p>Ora, c’è solo la maramaldaggine e l’inchiostro velenoso di chi, senza più doversene vergognare, ben rappresenta la diffusa attitudine di mostrarsi servile con i potenti e arrogante con i deboli.</p>
<p>È proprio vero che, come diceva il vecchio di Treviri, la storia si ripete sempre due volte, prima in forma di tragedia e poi di farsa. Ma anche dalle farse possono ricominciare le tragedie.</p>
<p>Noi, invece, speriamo che dalla tragedia della morte, di chiunque e dunque anche di Diana Blefari, possa spuntare il fiore della pietas. Un fiore che è il vero, duraturo e necessario, antidoto all’odio.</p>
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		<title>Intervista alla sorella di Stefano Cucchi</title>
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		<comments>http://www.fuoriluogo.it/blog/2009/11/03/intervista-alla-sorella-di-stefano-cucchi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 19:36:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fiore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal blog di Beppe Grillo l&#8217;intervista alla sorella di Stefano Cucchi (via blogbabel).

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal blog di <a href="http://www.beppegrillo.it/2009/10/stefano_cucchi.html">Beppe Grillo</a> l&#8217;intervista alla sorella di Stefano Cucchi (via <a href="http://it.blogbabel.com/content/video/105191/">blogbabel</a>).<br />
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		<title>Ecco le Canapa nights</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 10:18:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fiore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[canapa eventi]]></category>
		<category><![CDATA[punkreas]]></category>
		<category><![CDATA[sick tamburo]]></category>

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		<description><![CDATA[PARTY INAUGURAZIONE  CANAPA NIGHTS CON  SICK TAMBURO
VENERDI’ 06-11-09 &#124; CIRCOLONE – LEGNANO (MI)
LA POTENTE BAND NATA DALLE CENERI DEI PROZAC + INAUGURA LA NUOVA STAGIONE CON I CONCERTI DI CANAPA EVENTI
Il concerto dei Sick Tamburo(ex-Prozac+) al Circolone di Legnano è la prima ‘Canapa Nights’ targata Canapa Eventi, agenzia di produzione e promozione di eventi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>PARTY INAUGURAZIONE  CANAPA NIGHTS CON  SICK TAMBURO<br />
VENERDI’ 06-11-09 | CIRCOLONE – LEGNANO (MI)</strong></p>
<p><strong>LA POTENTE BAND NATA DALLE CENERI DEI PROZAC + INAUGURA LA NUOVA STAGIONE CON I CONCERTI DI CANAPA EVENTI</strong></p>
<p>Il concerto dei Sick Tamburo(ex-Prozac+) al Circolone di Legnano è la prima ‘Canapa Nights’ targata Canapa Eventi, agenzia di produzione e promozione di eventi musicali/culturali che nasce come costola della Canapa Dischi, l’etichetta discografica dei Punkreas.</p>
<p>SICK TAMBURO Il primo disco della band, dal titolo “Sick Tamburo” risale ad aprile 2009. Il debutto è firmato da La Tempesta Dischi e può essere considerato una sorta di spin off dei Prozac+, la band che, dalla metà degli anni ’90, ha introdotto il suono punk nel pop italiano, sull’onda di successi come “Pastiglie”, “Acida” e “Luca”. La formazione dei Sick Tamburo vede alla voce Boom Girl, al secolo Elisabetta Imelio, bassista dei Prozac+ e, alla chitarra, Mr. Man, alias Gian Maria Accusani, leader dei Prozac+. Al loro fianco, Doc Eye alla batteria e String Face al basso. La cifra stilistica della band è un mix di rock ed elettronica, segnato da accenti “analogici” come l’uso quasi sistematico del delay, su cui poggiano cantati minimalisti e ipnotici che rendono il tutto molto caratteristico e riconoscibile. La potenza del progetto Sick Tamburo è testata nei concerti dal vivo, un vero e proprio evento di musica ad alto livello: sul palco, i Sick Tamburo si presentano con la classica formazione &#8211; voce, basso, chitarra e batteria – rinforzata dall&#8217;utilizzo di campioni e loop e da un forte impatto scenico.</p>
<p>SVETLANAS In apertura di serata gli Svetlanas: una punk band misteriosa e dal sapore “antico” (nel senso punk ’77).</p>
<p>PARTY di Inaugurazione La prima serata del nuovo corso di Canapa Eventi si chiuderà con i dj set dal sapore indie elettro trash di Japi &amp; Emi (COOL KIDS CAN’T DIE) e di Andrea Rock, una delle voci di Virgin Radio, che suonerà i migliori brani della storia del rock.</p>
<p>SPECIALE ROCK MY BABY<br />
Attenzione: Durante questa serata sarà allestita – ai piani superiori &#8211; anche una sala dedicata ai bambini, per farli giocare in uno spazio protetto e sorvegliato e permettere ai genitori di vedere il concerto lasciando i loro piccoli in mani fidate e competenti. Il servizio è riservato ai bambini dai 3 ai 10 anni e sarà garantito fino al termine del concerto. Per poter usufruire dell’iniziativa è necessario prenotarsi entro martedì 3 novembre scrivendo una mail a info@canapaeventi.it, segnalando il numero e l’età dei bimbi partecipanti e attendendo mail di conferma da Canapa Eventi.<br />
Il servizio è gratuito e sarà attivato al raggiungimento di un numero adeguato di partecipanti.</p>
<p>Di seguito i prossimi appuntamenti con Canapa Eventi:<br />
GBH + IMPOSSIBILI + WET DOGS<br />
19-11-09 | Circolo Magnolia &#8211; Segrate (MI) __ in collaborazione con Hard Staff<br />
WATERTOWER + TOXIC TUNA<br />
27-11-09 | Spazio Acropolis &#8211; Vimercate (MI)<br />
GIORGIO CANALI &amp; ROSSOFUOCO + HIKOBUSHA (a seguire Ruvido Kaos Gang e Davide Facchini dj set)<br />
04-12-09 | Circolone &#8211; Legnano<br />
CRUMMY STUFF + RAPPRESAGLIA + LINEA<br />
17-12-09 |  Circolo Magnolia &#8211; Segrate (MI) __ in collaborazione con Hard Staff<br />
HATE SECOND + GORAN D SANCHEZ (band emergenti dal roster di Canapa)<br />
19-12-09 | Spazio Acropolis &#8211; Vimercate (MI)</p>
<p>Circolone: via San Bernardino 12 &#8211; LEGNANO (MI)<br />
Ingresso 7 € &#8211; inizio ore 22:30</p>
<p>Info al pubblico:<br />
<a href="http://www.canapaeventi.it">www.canapaeventi.it</a><br />
<a href="http://www.myspace.com/canapaeventi">www.myspace.com/canapaeventi</a><br />
<a href="http://www.facebook.com/canapaeventi">www.facebook.com/canapaeventi</a><br />
<a href="http://www.twitter.com/canapaeventi ">www.twitter.com/canapaeventi </a></p>
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		<title>Il caso Cucchi</title>
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		<comments>http://www.fuoriluogo.it/blog/2009/10/29/il-caso-cucchi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 16:20:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fiore</dc:creator>
				<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[war on drugs]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[stefano cucchi]]></category>

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		<description><![CDATA[
«Lo Stato mi deve spiegare come è morto mio fratello. E come è potuto accadere che né io né i miei genitori siamo riusciti a vederlo per sei giorni. E soprattutto perché ci è stato impedito di sapere per quale motivo era stato portato in ospedale. Quando l´ho visto era irriconoscibile».
Morire per pochi grammi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<div class="wp-caption right" style="width: 210px"><a href="http://fiore.iworks.it/blog/wp-content/uploads/Immagine-3.png"><img title="Stefano Cucchi" src="http://fiore.iworks.it/blog/wp-content/uploads/Immagine-3.png" alt="Una delle foto rese pubbliche dalla famiglia" width="200" align="right" /></a><p class="wp-caption-text">Una delle foto rese pubbliche dalla famiglia</p></div>
<p>«Lo Stato mi deve spiegare come è morto mio fratello. E come è potuto accadere che né io né i miei genitori siamo riusciti a vederlo per sei giorni. E soprattutto perché ci è stato impedito di sapere per quale motivo era stato portato in ospedale. Quando l´ho visto era irriconoscibile».</p></blockquote>
<p>Morire per pochi grammi di fumo e cocaina. E&#8217; successo a Roma pochi giorni fa, e troppe sono le similitudini con i casi di Federico Aldrovandi e Aldo Bianzino.</p>
<p>Ecco gli articoli di Cinzia Gubbini sul Manifesto, mentre qualcuno, anche grazie ai <a href="http://metilparaben.blogspot.com/2009/10/arrestato-interrogato-morto.html">blog</a>, comincia a far <a href="http://www.fuoriluogo.it/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/morte_in_carcere_interrogazione_in">domande</a>:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.fuoriluogo.it/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/morto_a_31_anni_dopo_larresto_la"><strong>Morto a 31 anni dopo l&#8217;arresto. La famiglia: «Aveva il volto sfigurato»</strong></a><br />
Da Il Manifesto, di Cinzia Gubbini &#8211; 28 ottobre 2009<br />
Fermato per alcuni grammi di stupefacente Stefano Cucchi è deceduto senza aver mai potuto incontrare i suoi genitori.</li>
<li><a href="http://www.fuoriluogo.it/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/ragazzo_morto_in_cella_giallo_sul_no_al"><strong>Ragazzo morto in cella: giallo sul no al ricovero</strong></a><br />
Da Il Manifesto, di Cinzia Gubbini &#8211; 28 ottobre 2009</li>
</ul>
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		<item>
		<title>Carcere e droga, apriamo le porte delle comunità</title>
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		<comments>http://www.fuoriluogo.it/blog/2009/10/29/carcere-e-droga-apriamo-le-porte-delle-comunita/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 06:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fiore</dc:creator>
				<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[riduzione del danno]]></category>
		<category><![CDATA[cecco bellosi]]></category>
		<category><![CDATA[comunità terapeutiche]]></category>
		<category><![CDATA[detenuti]]></category>
		<category><![CDATA[tossicodipendenti]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;articolo di Cecco Bellosi, Coordinatore delle comunità dell’Associazione Comunità Il Gabbiano onlus, sull’appello “Potenziamo le misure alternative, liberiamo i tossicodipendenti” che trovate su www.fuoriluogo.it.

In tema di giustizia e carcere, a sinistra si usa spesso contrapporre un potere politico “cattivo” ad una magistratura “buona”. Non è così. Non c’è solo la legge Cirielli, voluta dal centro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>L&#8217;articolo di Cecco Bellosi, Coordinatore delle comunità dell’Associazione Comunità Il Gabbiano onlus, sull’appello <a href="../appelli/le-carceri-scoppiano/">“Potenziamo le misure alternative, liberiamo i tossicodipendenti”</a> che trovate su www.fuoriluogo.it.</p>
</blockquote>
<p>In tema di giustizia e carcere, a sinistra si usa spesso contrapporre un potere politico “cattivo” ad una magistratura “buona”. Non è così. Non c’è solo la legge Cirielli, voluta dal centro destra, che riempie le carceri di “poveracci”; vi sono alcuni magistrati di sorveglianza che affermano di non credere nel valore rieducativo della pena, negando nei fatti la possibilità di accedere alle misure alternative a molti detenuti che ne avrebbero diritto.<br />
Ciò avviene anche per i detenuti tossicodipendenti. Nel nostro piccolo di associazione, armati dei nostri secchielli (di quattro comunità per persone con problemi di dipendenza), cerchiamo invece di svuotare il mare.<br />
Nel 2006, le comunità del Gabbiano onlus hanno ospitato 193 persone: di queste, 76 erano in misura alternativa (63 in affidamento terapeutico e 13 in affidamento provvisorio). Nel 2008, sono state accolte 57 persone in misura alternativa (40 in affidamento terapeutico, 17 in affidamento provvisorio) e 5 agli arresti domiciliari. Complessivamente, 62 persone sono entrate in comunità provenendo dal carcere. Inoltre, nella casa alloggio per malati di Aids, sono ospitate due persone in libertà vigilata dimesse dall’Ospedale Psichiatrico Giudiziario: una di queste è tornata completamente libera da vincoli giudiziari solo dopo otto anni, quasi un ergastolo bianco.<br />
Si conoscono le obiezioni, alcune scontate altre più incisive, all’accoglimento di detenuti in comunità.<br />
Molti detenuti vogliono entrare in comunità solo per “scavallarsi” il carcere, si dice. A me sembra una buona e sana motivazione. Che può evolvere verso lo svolgimento di un programma comunitario efficace: con risultati migliori rispetto a quelli di chi sostiene di voler entrare in comunità con queruli piagnistei sulla consapevolezza degli errori commessi e sulla volontà di cambiare vita.<br />
Ho citato i dati 2006, l’anno dell’indulto: su 46 persone in misura alternativa presenti al momento dell’approvazione del provvedimento, solo dieci, una volta liberi, hanno scelto di lasciare le comunità. E’ una quota del 22%, del tutto in linea con la percentuale fisiologica di abbandoni spontanei nel corso di un anno da parte di chi entra nelle nostre comunità senza vincoli giudiziari.<br />
Un’altra obiezione è quella del possibile trasferimento in comunità della mentalità coatta: occorre in questi casi mettere in campo strumenti educativi di contrasto e di mediazione culturale. In ogni équipe delle nostre comunità è presente un ex detenuto di lungo corso per facilitare la comunicazione, la traduzione dei linguaggi, la sottolineatura delle differenze di contesto.<br />
Una terza obiezione riguarda i limiti che la presenza di vincoli giudiziari pone alle attività comunitarie: in questi casi è necessario costruire programmi condivisi con gli assistenti sociali dell’Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna e porsi come soggetti attivi nei confronti della magistratura di sorveglianza: le prescrizioni possono anche essere cambiate.<br />
Non vorrei però che dietro queste obiezioni ci fosse il timore di doversi confrontare sui diritti delle persone. Su alcune questioni, come i colloqui con i familiari, la censura sulla posta, l’organizzazione subita dei tempi quotidiani, il carcere rispetta la persona più di molte comunità.<br />
Un problema concreto è invece rappresentato da un effetto collaterale dell’innalzamento da quattro a sei anni di pena o residuo pena per accedere all’affidamento terapeutico, voluto dalla Fini- Giovanardi: può capitare che i programmi comunitari siano portati a termine non solo prima del fine pena, ma anche prima della possibilità di ottenere altre misure alternative. Per evitare la beffa del rientro in carcere, bisognerebbe applicare tempestivamente la norma sulla sospensione condizionale della pena prevista dalla legge antidroga (art.90).<br />
Accogliere i detenuti in comunità non solo può avere un esito positivo, può anche accompagnare queste persone al reinserimento sociale e, in molti casi, ad un inserimento ex novo. Con il nostro piccolo secchiello, svuotiamo il carcere di 60-70 persone all’anno: se lo facessero con questa intensità altre 50 comunità, si potrebbero accogliere 3000 persone all’anno; se lo facessero cento comunità, si arriverebbe alla rispettabile cifra di 6.000-7.000 persone. Uomini e donne sottratti all’accanimento reclusorio di questi tempi.</p>
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		<title>Il fratello di Karzai e la CIA</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 16:24:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fiore</dc:creator>
				<category><![CDATA[oppio]]></category>
		<category><![CDATA[war on drugs]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal Corriere della Sera vi segnaliamo questo interessante articolo sull&#8217;imbarazzo americano derivante dalle rivelazioni sulla collaborazione del fratello di Karzai con la CIA e sulla disponibilità  del &#8220;comando Usa sia disposto a chiudere un occhio in certe aree sul racket della droga&#8221;&#8230;
Un&#8217;ulteriore grana per la Casa Bianca, che deve decidere la strategia in Afghanistan
«Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal <a href="http://www.corriere.it/esteri/09_ottobre_28/afghanistan-nytimes-fratello-karzai-collabora-cia_07043ee8-c393-11de-a7c3-00144f02aabc.shtml">Corriere della Sera</a> vi segnaliamo questo interessante articolo sull&#8217;imbarazzo americano derivante dalle rivelazioni sulla collaborazione del fratello di Karzai con la CIA e sulla disponibilità  del &#8220;comando Usa sia disposto a chiudere un occhio in certe aree sul racket della droga&#8221;&#8230;</p>
<blockquote><p>Un&#8217;ulteriore grana per la Casa Bianca, che deve decidere la strategia in Afghanistan<br />
<strong>«Il fratello di Karzai collabora con la Cia»</strong><br />
Le rivelazioni del New York Times sollevano il caso. Funzionari divisi: «Personaggio non cristallino»</p>
<p>WASHINGTON – Ahmed Wali, fratello del presidente afghano Karzai, sarebbe da otto anni sul libro paga della Cia. Un personaggio scomodo, coinvolto nel traffico di droga, ma utile alle missioni dell’intelligence. Ahmed Wali avrebbe, infatti, messo in piedi un apparato para-militare, la Kandahar Strike Force, che ha aiutato la Cia nella caccia ai terroristi e agli insorti. Inoltre il fratello del presidente ha avuto un ruolo, in questi anni, come canale di contatto con esponenti talebani.</p>
<p>MALUMORI NELLA CIA &#8211; A rivelare i particolari è il New York Times, imbeccato da funzionari ai quali non piace la collaborazione con Wali. I critici muovono quattro accuse: 1) Si mantengono rapporti con un personaggio non cristallino indebolendo il progetto di imporre delle regole. 2) Invece di rafforzare le autorità statali si preferisce appoggiare una sorta di signore della guerra. 3) E’ un colpo alla strategia anti-droga. 4) Si conferma l’immagine del clan Karzai quale «burattino» nelle mani di Washington.</p>
<p>LE RAGIONI DI CHI DICE SI&#8217; &#8211; Chi difende la scelta ribatte, invece, che nella situazione attuale gli americani non hanno troppa scelta. E Ahmed Wali può essere utile per «comprare» alcuni leader talebani, un progetto che il Pentagono vuole perseguire per spezzare il fronte nemico. Inoltre si afferma che non vi sono prove del suo coinvolgimento nel narcotraffico. L’impressione è che, nonostante i proclami, il comando Usa sia disposto a chiudere un occhio in certe aree sul racket della droga. Per il semplice motivo che l’oppio è l’unica risorsa per molte persone: se gli togli anche quello è probabile che si uniscano alla ribellione. Un gioco comunque pericoloso poiché i talebani si finanziano anche con il mercato degli stupefacenti.</p>
<p>LA STRATEGIA DELLA CASA BIANCA &#8211; Il caso Karzai arriva, poi, in un momento delicato in quanto la Casa Bianca sta per decidere la strategia da adottare in Afghanistan. L’ultima ipotesi è che Barack Obama approvi l’invio di rinforzi con un obiettivo ridotto: la difesa di una serie di centri abitati, a cominciare da quello di Kandahar. Dunque le truppe dovrebbero proteggere la popolazione limitando al minimo le azioni nelle regioni extraurbane. In queste ultime aree l’intervento passerebbe ad unità speciali e velivoli senza pilota armati di missili. Un approccio giudicato rischioso da alcuni esperti in quanto c’è il pericolo che i talebani estendano la loro presenza nelle campagne e possano avere maggiore libertà d’azione. Inoltre gli insorti hanno dimostrato che possono infiltrarsi nelle città – Kabul compresa – dove hanno messo a segno gravi attentati. Una tattica usata con effetti devastanti anche nel vicino Pakistan, dove agiscono organizzazioni gemelle, composte da militanti locali e estremisti di ispirazione qaedista.</p></blockquote>
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		<item>
		<title>Quasi metà degli americani favorevole alla legalizzazione della marijuana</title>
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		<comments>http://www.fuoriluogo.it/blog/2009/10/21/quasi-meta-degli-americani-favorevole-alla-legalizzazione-della-marijuana/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 15:05:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fiore</dc:creator>
				<category><![CDATA[canapa]]></category>
		<category><![CDATA[war on drugs]]></category>
		<category><![CDATA[legalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[marijuana]]></category>
		<category><![CDATA[proibizionismo]]></category>
		<category><![CDATA[sondaggi]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal Notiziario Aduc riporta l&#8217;ultima ricerca Gallup sulla legalizzazione della Marijuana.


20 ottobre 2009 14:37
Un sondaggio Gallup pubblicato questo ottobre rileva che il 44% degli americani è favorevole alla legalizzazione della marijuana e il 54% è contrario. Il sostegno alla legalizzazione della marijuana era rimasto fermo al 25% dalla fine degli anni 70 alla metà degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Dal Notiziario Aduc riporta l&#8217;ultima ricerca Gallup sulla legalizzazione della Marijuana.</p></blockquote>
<div style="padding: 0px 4px; float: right;"><a href="http://droghe.aduc.it/stampa/?id=113227&amp;settore=403"><img title="Scarica e stampa il PDF" src="http://droghe.aduc.it/generale/img/pdf.png" border="0" alt="Scarica e stampa il PDF" /></a></div>
<div style="float: left;"></div>
<div style="float: right;">20 ottobre 2009 14:37</div>
<p>Un <a href="http://www.gallup.com/poll/123728/U.S.-Support-Legalizing-Marijuana-Reaches-New-High.aspx" target="_blank">sondaggio Gallup pubblicato questo ottobre</a> rileva che il 44% degli americani è favorevole alla legalizzazione della marijuana e il 54% è contrario. Il sostegno alla legalizzazione della marijuana era rimasto fermo al 25% dalla fine degli anni 70 alla metà degli anni 90, per poi balzare al 31% nel 2000. Dopodiché non ha mai cessato di crescere, fino ad arrivare al record attuale.<br />
Maggiormente favorevoli alla legalizzazione sono i cosiddetti &#8220;liberals&#8221;, con il 78%. Al contrario, il 72% dei conservatori si dichiara contrario. I moderati sono equamente divis, anche se prevalgono i contrari (51% contro 46%).<br />
Il sondaggio ha anche svelato un conflitto generazionale: il 50% di coloro che hanno sotto i 50 anni e il 45% di coloro che hanno fra i 50 e i 64 anni sono favorevoli alla legalizzazione, percentuale che scende al 28% fra gli ultrasessantacinquenni.<br />
Se il sostegno dovesse continuare a crescere a un tasso dall&#8217;1% al 2% l&#8217;anno, come nell&#8217;ultimo decennio, fra quattro anni la maggioranza degli americani potrebbe essere schierata a favore della legalizzazione.<br />
Queste percentuali non cambiano neanche quando la domanda inquadra la legalizzazione come strumento per accrescere le entrate dei governi statali. Indipendentemente da come viene posta la domanda, il 53% degli americani che vive sulla costa orientale -che comprende la California, dove la questione potrebbe apparire sulla scheda elettorale nel 2010– sostiene la legalizzazione.</p>
<p><a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/wp-content/upload/gallup.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-660" title="gallup" src="http://www.fuoriluogo.it/blog/wp-content/upload/gallup-300x175.gif" alt="gallup" width="300" height="175" /></a></p>
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		<title>Le carceri scoppiano? Ricominciamo a pensare</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 10:56:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fiore</dc:creator>
				<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[war on drugs]]></category>
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		<description><![CDATA[Livio Pepino scrive della situazione dei tossicodipendenti nelle carceri italiane nella rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 14 ottobre 2009.
L’appello &#8220;Potenziamo le misure alternative, liberiamo i tossicodipendenti&#8221; è on line su www.fuoriluogo.it.
Ha ragione Stefano Anastasia (Il Manifesto, 30 settembre): «Bisognerebbe liberarsi dalla ingenuità (o dalla malafede) di chi pensa che le incarcerazioni e il tasso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Livio Pepino scrive della situazione dei tossicodipendenti nelle carceri italiane nella rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 14 ottobre 2009.<br />
L’appello <a href="../appelli/le-carceri-scoppiano/">&#8220;Potenziamo le misure alternative, liberiamo i tossicodipendenti&#8221;</a> è on line su www.fuoriluogo.it.</p></blockquote>
<p>Ha ragione Stefano Anastasia (Il Manifesto, 30 settembre): «Bisognerebbe liberarsi dalla ingenuità (o dalla malafede) di chi pensa che le incarcerazioni e il tasso di detenzione siano il frutto di congiunzioni astrali alle quali non possiamo sottrarci: e chi lo ha deciso (&#8230;) che il possesso di sostanze stupefacenti è causa di procedimento penale e incarcerazione? e chi lo ha deciso che il carcere dovesse tornare a essere l&#8217;unica forma di pena per migliaia di detenuti ». Il problema sta esattamente qui. Se non rimuoviamo il pensiero dominante (ormai quasi unico anche a sinistra) sulla pena, sul carcere e sulla loro ineluttabilità i detenuti continueranno a crescere a dismisura e insieme – il paradosso è solo apparente – aumenteranno i cori contro il lassismo dei giudici e il senso di insicurezza dei cittadini. Salvo poi – per tacitare una coscienza che qualche volta fa capolino – commuoversi e protestare (non più di una volta su dieci&#8230;) per il suicidio in carcere di un ragazzo condannato per il possesso di una dose eccessiva di hashish, di un migrante fuggito dalla fame o – più probabilmente – di un colletto bianco finito in carcere per qualche brutto scherzo del destino. I numeri sono eloquenti. Negli ultimi vent&#8217;anni i detenuti sono lievitati dai 25.804 del 31 dicembre 1990 ai 63.993 del 1° settembre 2009. Di questi ultimi, 23.704 (pari al 37%) sono stranieri e 17.270 (27%) tossicodipendenti (così definiti nelle statistiche ministeriali: più verosimilmente assuntori di sostanze). Se poi si guarda ai titoli di detenzione, il 15,2% è detenuto per violazione della legge sugli stupefacenti e il 29,5% per reati contro il patrimonio, mentre solo il 16,5% è in carcere per delitti contro la persona e il 2,6% per associazione di stampo mafioso. Triste necessità – si potrebbe dire – ma non scelta, siccome conseguente all&#8217;aumento dei reati e alle caratteristiche dei loro autori (determinate anche dalle condizioni sociali, ma non esorcizzabili). Non è così. Il picco dei delitti si è avuto, infatti, nel nostro Paese – secondo i dati del ministero dell&#8217;interno – nel 1991; la curva dei reati, almeno di quelli contro la persona, non è in crescita, e mostra talora una parabola discendente; i delitti connessi con l&#8217;uso degli stupefacenti e con l&#8217;immigrazione irregolare (o determinati da tali fenomeni) sono, in gran parte, artificiali, cioè provocati da una normativa improntata al più radicale e ottuso proibizionismo, il cui carattere criminogeno è ampiamente provato dalla storia; il sistema penale prevede, di fatto, processi più rapidi e meno garantiti per la criminalità di strada che per quella dei colletti bianchi e forme di fuoruscita dal penale per i reati di quest&#8217;ultima categoria e non per gli altri. Ciò che accade è, dunque, il proporsi in maniera sempre più netta del carcere come contenitore di marginalità (in parte significativa a prescindere dalla gravità del reato commesso). Il fatto è che, mentre l&#8217;emarginazione cresce, la guerra alla povertà – che ha caratterizzato lo Stato sociale – lascia il posto alla guerra ai poveri, destinati a essere spinti altrove: in un lontano invisibile o, se ciò non è possibile, in carcere.<br />
Non è sempre stato così. Persino un sistema penale di stampo autoritario come quello del codice Rocco (rimasto in vigore, sul punto, fino alla legge n. 1041 del 1954), prevedeva per gli stupefacenti una disciplina penale simile a quella delle bevande alcoliche e del tabacco, punendo come contravvenzioni solo «l’essere colto, in luogo pubblico, o aperto al pubblico, o in circoli privati, in stato di grave alterazione psichica per abuso di sostanze stupefacenti» e «la consegna da parte di farmacisti (o assimilati) di sostanze velenose o stupefacenti, anche su prescrizione medica, a persona minore degli anni sedici». E ancora cinque anni fa, nel 2004, le misure alternative al carcere erano 50.228 a fronte delle 10.737 di quest&#8217;anno. E non si stava peggio! «Liberarsi della necessità del carcere» – per usare un dimenticato slogan di molti anni fa – è possibile. Ma occorre, prima di tutto, ricominciare a pensare.</p>
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