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È passato molto tempo dall’ultima volta che ho scritto in questo Blog. 
Non perché mancassero le idee, ma forse perché ogni parola ha bisogno di un tempo 
interiore per maturare.   Far decantare  ciò che sedimenta dentro è forse il modo 
mgliore per comprendere cosa è veramente importante.    In questo tempo ho 
continuato a leggere, a riflettere, a raccogliere pensieri.      Ho cercato, senza 
forzature, di ascoltare, cercando di capire perchè è cosi difficile porsi le domande 
giuste, quelle che aprono il cuore e spingono lo sguardo oltre l’immediato.Quelle che 
mettono ordine e definiscono armonia tra la vita spicciola e il sentire dell&#39;anima.
Oggi torno a scrivere con una riflessione che nasce da una lontana malinconia silenziosa: 
quella trasferitami da Robert Musil con il suo capolavoro &quot;L’uomo senza qualità&quot;. 
Un romanzo fiume, incompiuto, ma ricco di intuizioni brucianti. 
Accanto a lui, ho sentito risuonare altre tre voci: Franz Kafka, Fernando Pessoa e 
Zygmunt Bauman. Diversi per stile e linguaggio, ma uniti da un’unica tensione: capire 
che cosa resta dell’individuo in un mondo che cambia troppo in fretta. 
Ed è così che, tornando a &quot;L’uomo senza qualità&quot; di Robert Musil, ho sentito di 
non essere solo. C’era lì, tra quelle pagine, una figura che somiglia a molti di noi: 
Ulrich, l’uomo che sa troppo per credere e troppo poco per agire.Del resto credenze e 
azione, sono fondamento di vita e di sopravvivenza in ogni individuo.
Un esempio di uomo che ha voluto fortemente sostituire le mappe con la bussola, ma allo
stesso tempo non sa più dove sta andando. Un uomo disorientato, affetto da mal di vivere. 
Accanto a lui, nella mia mente, si sono seduti  altri  cari compagni bravi ricercatori di 
silenzio e di chiaroscuro: Kafka, Pessoa, Bauman. Anime diverse, ma sorelle, unite da uno
stesso battito: quello dell’uomo che cerca senso in un mondo incomprensibile. 

Il volto spezzato dell’identità: 

Ulrich non è un personaggio, è una condizione. 
È la voce dell’identità che si spezza sotto il peso delle possibilità. Non si
nega, ma non si afferma. Resta in bilico, come chi sa che ogni definizione è già
una menzogna. Così anche Bernardo Soares, in Il libro dell’inquietudine, scrive:
“Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso volere essere niente. A parte
questo, ho in me tutti i sogni del mondo.”
C&#39;è un dolore sottile in queste parole, ma anche una verità: l’io moderno non è 
più un centro, è un campo di forze. Non è una voce, ma un coro dissonante. 
E forse la coscienza – oggi – non è più sapere chi si è,  ma restare fedeli al 
mistero che si è. 

L’assurdo del potere:
Musil racconta un mondo che gira a vuoto. Politiche, comitati, discorsi,
dichiarazioni: tutto è azione, ma nulla è reale. È &quot;l’Azione Parallela”: una
danza elegante nel vuoto. Kafka, con la sua prosa secca e visionaria, ci porta
nel cuore di quell’assurdo come denuncia dell&#39;alienazione e della disumanizzazione 
della società moderna.. Josef K. viene arrestato senza sapere perché.
Nessuna colpa, nessun processo comprensibile, solo il freddo meccanismo che si
muove. “Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché, senza che avesse fatto
nulla di male, una mattina venne arrestato.” Anche oggi sentiamo il peso di
istituzioni che non funzionano, dove il più delle volte sono programmate per girare
a vuoto.Di spiegazioni irrazionali che rasentano il paradosso. 
Di poteri pronti a tutto per raggiungere i loro fini. La realtà
assomiglia a una falsa: si recita ancora, ma l&#39;individuo ha smesso di
credere. 

La liquefazione dell’essere: 
E poi arriva Bauman, con la sua voce lenta e lucidissima. Parla di modernità 
liquida, e non possiamo non riconoscerci. Ogni cosa scorre, niente si fissa. 
Amori, lavori, convinzioni, legami: tutto è provvisorio. “L’uomo moderno non 
ha più una mappa: ha una bussola. Ma non sadove andare.” 
È l’uomo che può scegliere tutto, e per questo si paralizza. 
È l’uomo libero, ma senza direzione ne meta. L’uomo che scivola tra infinite
identità, ma non ne abita davvero nessuna. E in questo scivolamento continuo, si
perde il senso del radicamento. La profondità viene scambiata per lentezza, la
coerenza per rigidità. Essere liquidi, oggi, è obbligatorio. Ma a quale prezzo?

Il bisogno di una “seconda realtà: 
Ulrich cerca qualcosa che non ha nome. Una“seconda realtà”, dove pensiero e 
intuizione possano respirare insieme. Una realtà che non sia solo numerabile, 
analizzabile, ottimizzabile. 
Pessoa scrive:“La letteratura è il modo più piacevole di ignorare la vita.
”E ancora: “Non so chi sono, né cosa penso, né cosa desidero. Sono separato 
da me stesso.”
C&#39;è una frattura, profonda, tra la vita che viviamo e quella che vorremmo. Tra
l’intelligenza che ci analizza e l’anima che ci sfugge. In questa frattura,
cresce un vuoto. Bauman lo riconosce, con chiarezza: Viviamo in un’epoca dove
tutto è veloce, tutto è misurabile, tutto è connesso. Ma l’essenziale resta
fuori: la domanda, il silenzio, il senso. “La società moderna ha rotto il patto
con il tempo. Nulla è fatto per durare.” 
La nostalgia dell’irrealizzato: 
Forse la ferita più segreta di Ulrich è questa: la nostalgia di ciò che non è 
stato.
Pessoa ce lo dice con la sua solita dolce crudeltà: “Ah, è la nostalgia di ciò
che non sono stato che mi tormenta!” C&#39;è qualcosa di profondamente umano in
questo rimpianto per l’irrealizzato. Non per l’errore, ma per l’occasione mai
colta. Per la vita che si è fermata prima di diventare. Ulrich è l’uomo delle
possibilità non incarnate. È il sogno che non si è fatto carne. E quanti, oggi,
si sentono così: pieni di potenziale, ma vuoti di realtà. 
Sapere tutto, capire niente: 
Nel mondo di Musil, i saperi non comunicano. La scienza parla da una torre, la 
filosofia da un’altra. E l’arte, l’etica, la politica: ciascuna nella propria 
stanza chiusa.      Anche oggi, pur avendo accesso a ogni contenuto, ci manca
spesso una visione d’insieme.     “Ancor più di ieri, oggi sappiamo tanto, ma
capiamo poco.” 
“L’intelligenza artificiale ci dà risposte. Ma chi ci aiuterà a formulare le 
domande giuste?” 
Ulrich, Josef K., Soares, l’“uomo liquido” di Bauman:   sono tutti variazioni 
dello stesso volto. Un volto moderno, fragile, pensante ma incapace di orientarsi, 
di stabilirsi dentro A valori strutturati; di agire e costruire in base ad essi.
Un volto che non trova pace nelle risposte facili, ma non smette di cercare
domande vere. L’uomo senza qualità non è solo un romanzo: è una rivelazione. 
È lo specchio di un’epoca che assomiglia alla nostra: disillusa, informata,
affannata, ma ancora viva nel profondo. Perché anche quando non sa dove andare,
l’uomo che si interroga è ancora in cammino. Musil, Kafka, Pessoa e Bauman ci
offrono parole, immagini, visioni, prospettive. Ma soprattutto ci lasciano un 
invito: abitare la crisi non come condanna, ma come condizione delle possibilità. 
Calarsi nel dubbio. Ascoltare la voce interiore. Ricercare nuove certezze e 
accogliere la fatica del domandare. Perché, come scriveva Rilke: 
“ Non cercate ora risposte che non possono venirvi date perchè non le potreste 
vivere. 
E di questo si tratta, di vivere tutto. Vivete ora le domande. Forse v&#39;insinuate 
così a poco a poco, senz&#39;avvertirlo, a vivere un giorno lontano la risposta.&quot;

Gaetano Amenta






















































































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Sono i desideri sinceri che convincono il nostro essere a comportarsi in un determinato modo e a costituire l&#39;atteggiamento che è alla base di tutti i nostri comportamenti. Mi è sempre piaciuto pensare in modo semplice alle soluzioni  di complesse questioni che da sempre hanno umiliano, e continuano ad umiliare,  gli uomini in tutte le parti del mondo. Quella intuita consapevolezza che diviene idea, dolce da accarezzare, anche se nel dire comune possa esserci rappresentata come banale: metti ad esempio il convincersi che la meta dell&#39;intera umanità fosse quella di costruire una memoria collettiva che ami la pace come unica e irrinunciabile condizione da adottare. Lasciarsi accarezzare , come non lo si è fatto prima, dalla convinzione che l&#39;uomo esprima il suo massimo potere con la forza del desiderio sincero e non con la potenza delle sue azioni. Le idee del resto si insinuano e si radicano nelle nostre menti come fossero le più potenti tra le specie di virus, e producono in maniera sconvolgente creazioni meravigliose e strabilianti o mostruosità disumane . Nessuna specie animale o vegetale è, oramai ad oggi, in grado di minacciare la specie umana, si rileva al contrario che sia l&#39;uomo a minacciare tutto ciò che abita il pianeta, mettendo a grave rischio l&#39;intero ecosistema. Ma volendo tralasciare, almeno per adesso, in questo nostro disquisire, il rapporto tra l&#39;uomo ed il resto, e concentrandoci soltanto sul rapporto tra l&#39;uomo ed i suoi simili, ci appare in modo immediato quanto le miserie umane rappresentino la maggiore parte del suo agire. E come queste miserie siano rappresentate da una fitta e complessa rete di interessi volti solamente alla sopraffazione , all&#39;oppressione e allo sfruttamento.  E qui che ritorno a fare affidamento alla semplicità del ragionare per costruire soluzioni facili da adottare, la &quot;Non Violenza&quot; , tanto quella delle armi e delle percosse che quella verbale. Diveniamo raccoglitori di idee che idealizzano la pace e il rispetto reciproco come atteggiamento propizio ai nostri comportamenti, e allo stesso tempo diverremo seminatori degli stessi semi per poter avere un raccolto abbondante e amorevole.


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Sono i desideri sinceri che convincono il nostro essere a comportarsi in un determinato modo e a costituire l&#39;atteggiamento che è alla base di tutti i nostri comportamenti. Mi è sempre piaciuto pensare in modo semplice alle soluzioni &amp;nbsp;di complesse questioni che da sempre hanno umiliano, e continuano ad umiliare, &amp;nbsp;gli uomini in tutte le parti del mondo. Quella intuita consapevolezza che diviene idea, dolce da accarezzare, anche se nel dire comune possa esserci rappresentata come banale: metti ad esempio il convincersi che la meta dell&#39;intera umanità fosse quella di costruire una memoria collettiva che ami la pace come unica e irrinunciabile condizione da adottare. Lasciarsi accarezzare , come non lo si è fatto prima, dalla convinzione che l&#39;uomo esprima il suo massimo potere con la forza del desiderio sincero e non con la potenza delle sue azioni. Le idee del resto si insinuano e si radicano nelle nostre menti come fossero le più potenti tra le specie di virus, e producono in maniera sconvolgente creazioni meravigliose e strabilianti o mostruosità disumane . Nessuna specie animale o vegetale è, oramai ad oggi, in grado di minacciare la specie umana, si rileva al contrario che sia l&#39;uomo a minacciare tutto ciò che abita il pianeta, mettendo a grave rischio l&#39;intero ecosistema. Ma volendo tralasciare, almeno per adesso, in questo nostro disquisire, il rapporto tra l&#39;uomo ed il resto, e concentrandoci soltanto sul rapporto tra l&#39;uomo ed i suoi simili, ci appare in modo immediato quanto le miserie umane rappresentino la maggiore parte del suo agire. E come queste miserie siano rappresentate da una fitta e complessa rete di interessi volti solamente alla sopraffazione , all&#39;oppressione e allo sfruttamento. &amp;nbsp;E qui che ritorno a fare affidamento alla semplicità del ragionare per costruire soluzioni facili da adottare, la &quot;Non Violenza&quot; , tanto quella delle armi e delle percosse che quella verbale. Diveniamo raccoglitori di idee che idealizzano la pace e il rispetto reciproco come atteggiamento propizio ai nostri comportamenti, e allo stesso tempo diverremo seminatori degli stessi semi per poter avere un raccolto abbondante e amorevole.&lt;/div&gt;
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E..... che nella vita ci vuole un sogno per poterla veramente sentire fluire; ci vuole amore e...... un pizzico di lealtà .......&lt;/div&gt;
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&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;br /&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gaetanoamenta.blogspot.com/feeds/4020350769079114405/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gaetanoamenta.blogspot.com/2017/06/una-parola-per-un-sogno_81.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7702954839579022009/posts/default/4020350769079114405'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7702954839579022009/posts/default/4020350769079114405'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gaetanoamenta.blogspot.com/2017/06/una-parola-per-un-sogno_81.html' title='Una parola per un sogno.'/><author><name>Il Blog di Gaetano Amenta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07910501222577478889</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/4L_wi6ORDqY/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7702954839579022009.post-963512960829089276</id><published>2017-06-27T05:25:00.000-07:00</published><updated>2017-06-27T05:25:00.324-07:00</updated><title type='text'>Tutti contro tutti : di Gianfranco Carpeoro</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
Ascoltare i punti di vista altrui da sicuramente la possibilità di confrontarli con i propri. Le difficoltà strutturali del sistema socio-economico mondiale .&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;br /&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gaetanoamenta.blogspot.com/feeds/963512960829089276/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gaetanoamenta.blogspot.com/2017/06/tutti-contro-tutti-di-gianfranco.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7702954839579022009/posts/default/963512960829089276'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7702954839579022009/posts/default/963512960829089276'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gaetanoamenta.blogspot.com/2017/06/tutti-contro-tutti-di-gianfranco.html' title='Tutti contro tutti : di Gianfranco Carpeoro'/><author><name>Il Blog di Gaetano Amenta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07910501222577478889</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://img.youtube.com/vi/b_OmgZZyDRE/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7702954839579022009.post-1898649971130650531</id><published>2017-06-22T02:14:00.000-07:00</published><updated>2017-06-22T02:37:19.232-07:00</updated><title type='text'>La bellezza dell&#39;adolescenza</title><content type='html'>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgWlkpBiDK2LybzP2-xDwSjWmqMW8oJFhnfMtdYSjcW0LQLccuoX5AG_jYz35Dq5uV3MzhgZZQA7rP4I6XO8QYR1TCapoLKGUvYtL-O4g-0QWKEsKftLXYTb7rasaGJLDSkMPTTdubmDwYp/s1600/mano-adolescenza1.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; data-original-height=&quot;400&quot; data-original-width=&quot;600&quot; height=&quot;133&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgWlkpBiDK2LybzP2-xDwSjWmqMW8oJFhnfMtdYSjcW0LQLccuoX5AG_jYz35Dq5uV3MzhgZZQA7rP4I6XO8QYR1TCapoLKGUvYtL-O4g-0QWKEsKftLXYTb7rasaGJLDSkMPTTdubmDwYp/s200/mano-adolescenza1.jpg&quot; width=&quot;200&quot; /&gt;&lt;/a&gt;E&#39; sempre più forte in me la convinzione che bisogna dare maggiore importanza agli adolescenti,  riconoscere  il valore profondo che questo periodo della vita sa infondere se trascorso con consapevolezza. Sono sempre stato attratto dalla forza imponente di questa fase della vita, tanto per l&#39;individuo quanto per la società . Non si attribuisce a questa delicata fase dell&#39;esistenza l&#39;aspetto cruciale che essa esprime, dove la crisalide lotta per divenire farfalla. Il più delle volte lo si identifica come una sorte di medioevo, con lo stesso errore interpretativo, dove il soggetto diventa l&#39;attesa, il superamento di quella fase di crisi , e non ciò che arde sotto le ceneri, gravida di sorprese stupefacenti. Eppure è questo il periodo più delicato ed incisivo della vita di un essere umano, quello che più ne forgia la personalità. I dolori , le lotte , le delusioni , le  vittorie, la voglia matta di andare contro ogni regola, e il tutto dato da una condizione sospesa come nel vuoto, tra l&#39;abbandono dell&#39;inconsapevolezza del bambino e l&#39;estrema ricerca di una sorta di fiducia nella vita, il non sapere chi si è e il non riuscire ad essere ciò che si sogna di essere;  ancora lontani dalla gabbia delle esperienze dell&#39;adulto. E&#39; questa fase , queste esperienze che alla fine forgiano, plasmano e formano quello che si sarà divenendo adulti. Per questo è necessario dare più spazio , più dignità , più rispetto e più valore agli adolescenti. Uno degli errori della società moderna è proprio l&#39;aver dimenticato che le novità e le migliorie alla stessa, potranno avvenire solo da una capacità disinteressata di infrangere le vecchie regole e spiegarne il perché , ponendosi da tutt&#39;altro punto di vista.  E questo può accadere solo incidendo efficacemente  nel popolo degli adolescenti. Le novità i cambiamenti fanno paura, e quelli portati da questa nuova era lo fanno con ancor  più vigore, per questo necessita maggiore coraggio che nel passato. L&#39;adolescente è il solo fulcro per fare leva ad un vero cambiamento della nostra società, il punto di rottura per eccellenza, lo snodo che possa chiarire il grande paradosso che si nasconde nel procedere del nostro sistema sociale , rappresentato dalla competizione feroce che  consapevolmente o inconsapevolmente i padri muovono nei confronti dei loro figli ,dove celandosi dietro la falsa pretesa di fare il loro bene ne stanno invece ipotecando il futuro, e non solo il loro, ma anche quello dei nipoti e dei pronipoti. Nell&#39;era dove è stato messo in disuso il ruolo dei saggi, la quale missione era l&#39;istruire e l&#39;affascinare gli adolescenti alle virtù della vita, una grande minaccia incombe , gravida di ansie, nevrosi e cattivi presagi. L&#39;adolescenza che ha rappresentato da prima dei tempi, il mare infinito dei sogni e delle grandi passioni , l&#39;irruenza del vento e la potenza delle maree, la spensieratezza dell&#39;infinito e la paura del non essere, la materia da ardere per mantenerne sempre alto il fuoco che brucerà dentro per il durare di un&#39;intera esistenza  , vive oggi lo stesso dramma dell&#39;addomesticamento fascista dell&#39;umanità. Non voglio immaginare per nessuna ragione un mondo senza farfalle, che più di ogni altra cosa hanno saputo rappresentare e continuano a rappresentare in sé la bellezza e la potenza in un bozzolo di complessa semplicità. Non vi è universo più grande, meraviglioso e forgiante di quello adolescenziale, per affilare gli strumenti che serviranno tutta una vita al marinaio che da solo dovrà solcare i mari ora placidi, ora mossi , ora in tempesta dell&#39;oceano più vasto dell&#39;universo che è la vita.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&amp;nbsp;Gaetano Amenta</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gaetanoamenta.blogspot.com/feeds/1898649971130650531/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gaetanoamenta.blogspot.com/2017/06/la-bellezza-delladolescenza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7702954839579022009/posts/default/1898649971130650531'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7702954839579022009/posts/default/1898649971130650531'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gaetanoamenta.blogspot.com/2017/06/la-bellezza-delladolescenza.html' title='La bellezza dell&#39;adolescenza'/><author><name>Il Blog di Gaetano Amenta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07910501222577478889</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgWlkpBiDK2LybzP2-xDwSjWmqMW8oJFhnfMtdYSjcW0LQLccuoX5AG_jYz35Dq5uV3MzhgZZQA7rP4I6XO8QYR1TCapoLKGUvYtL-O4g-0QWKEsKftLXYTb7rasaGJLDSkMPTTdubmDwYp/s72-c/mano-adolescenza1.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7702954839579022009.post-4964637149673540189</id><published>2017-05-15T14:49:00.005-07:00</published><updated>2017-05-15T14:49:54.186-07:00</updated><title type='text'>Riflessione per provare a ringraziarvi come meritate .</title><content type='html'>&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgzsQBXHQDHU_krzpn3ic7dyughJYaLu425CA4KIjR6YHy-z-KERsbILQSxaxDn1u8FBt2Q0AX1hkvGo1Q6sS0pH7hnCXGeQWHR89Mr10qqBzCr0mMR1ist_efmq-NCDxnDZebPjzaqC4au/s1600/Foto+Gaetano.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;200&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgzsQBXHQDHU_krzpn3ic7dyughJYaLu425CA4KIjR6YHy-z-KERsbILQSxaxDn1u8FBt2Q0AX1hkvGo1Q6sS0pH7hnCXGeQWHR89Mr10qqBzCr0mMR1ist_efmq-NCDxnDZebPjzaqC4au/s200/Foto+Gaetano.jpg&quot; width=&quot;150&quot; /&gt;&lt;/a&gt;A pensarci bene quello raggiunto è un
traguardo importante . Uno di quei traguardi per così dire
intermedi, che racchiudono in se un significato profondo e di grande
rilevanza. Se la vita è un viaggio alla scoperta di esperienze
sempre nuove , io posso affermare di averne percorsa di strada. Zaino
in spalla, sempre pronto a raccogliere scrupolosamente ogni minuscola
possibilità di sperimentare la vita;  con l&#39;avidità e la passione
del ricercatore che non abbandona mai la speranza di trovare ciò che
cerca. Forse posso anche affermare che sono stato , come tutti coloro
i quali hanno avuto la possibilità di vivere questi tempi,
fortunato, perché vissuto in un periodo di grandissime
trasformazioni.  Gli strumenti a disposizione di ogni singolo
individuo esprimono una potenza che non ha pari nella storia
dell&#39;umanità, di ciò bisogna però stare molto attenti, le sfide
del prossimo futuro non sono semplici, anzi, oserei dire che sono
pieni  di insidie, proprio in riferimento alla complessità nella
quale si sono spinte le diverse strutture sociali. A me pare che la
tecnologia sia corsa rapidissima, lasciando indietro la capacità dei
singoli di poterla destreggiare, e che i decenni che ci appartengono,
abbiano trascurato molto la crescita esperienziale degli individui
come esseri spirituali . La corsa si è concentrata più sulla
costruzione di cose da consumare a scapito di anime da arricchire di
essenza pura, di energia vitale. Questo mio traguardo mi ha spinto
verso la considerazione che più che oggetti abbiamo necessità di
progetti e prospettive di vita . Che la parte esteriore delle cose ,
su cui ci siamo soffermati, ci distragga da quella profondità  che
esprime l&#39;essenza stessa della vita. Questo potentissimo strumento
che è facebook è riuscito a farmi ripercorrere le miriade di
esperienze e di emozioni che ho vissuto nell&#39;arco di tutta una vita.
In pochissime ore,  in questa immensa piazza virtuale, ho rincontrato
una ad una, le persone che hanno condiviso sin dalla mia prima
infanzia , luoghi, esperienze ed emozioni che hanno segnato ogni mio
singolo atomo. Ed è proprio in questa mia considerazione che si
svela l&#39;arcano , perché lo strumento diventa potenza se riesce a
nutrirsi di essenza, e l&#39;essenza in questo caso è dato dall&#39;energia
che le esperienze vissute con ognuna di queste singole persone è
capace di ridonarmi come prova di appartenere a qualcosa di grande,
di immenso, che abita le parti più profonde della nostra esistenza. 
Ho sempre riscontrato nel mio procedere una costante, che la felicità
risiede in tutti quei momenti di vita dove siamo capaci di
condividere entusiasmo, ricerca e creazione. E il dato più elevato
di questa condizione è quando si è semplicemente felici perché
tutto ciò che ti sta intorno lo è. 
&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;
&lt;span style=&quot;font-size: 16pt;&quot;&gt;Grazie
di cuore&lt;/span&gt; a tutti coloro i quali, in un modo o in un altro , in
questo mezzo secolo , con la loro unicità mi hanno dato
l&#39;opportunità di condividere quello che posso definire con certezza:
 sperimentare la felicità.&lt;/div&gt;
</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gaetanoamenta.blogspot.com/feeds/4964637149673540189/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gaetanoamenta.blogspot.com/2017/05/riflessione-per-provare-ringraziarvi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7702954839579022009/posts/default/4964637149673540189'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7702954839579022009/posts/default/4964637149673540189'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gaetanoamenta.blogspot.com/2017/05/riflessione-per-provare-ringraziarvi.html' title='Riflessione per provare a ringraziarvi come meritate .'/><author><name>Il Blog di Gaetano Amenta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07910501222577478889</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgzsQBXHQDHU_krzpn3ic7dyughJYaLu425CA4KIjR6YHy-z-KERsbILQSxaxDn1u8FBt2Q0AX1hkvGo1Q6sS0pH7hnCXGeQWHR89Mr10qqBzCr0mMR1ist_efmq-NCDxnDZebPjzaqC4au/s72-c/Foto+Gaetano.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7702954839579022009.post-4753888304491580119</id><published>2016-12-26T06:00:00.000-08:00</published><updated>2016-12-26T08:28:20.504-08:00</updated><title type='text'>&quot;Per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire.&quot; Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti di Italo Calvino </title><content type='html'>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjOn4jJzp3hBk199auCAubR1doA-KERBwlP5KIurTh7KNJwUHnaXb1vPF_3Rtip1ui0fduYveqiVAUs4I_4fZ6FZOlvVX_DIEvAH-lPAgXxrEfOcRnw8xAbkwwOFOEGMV2fVviSsVyQxHsZ/s1600/Italo+Calvino.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjOn4jJzp3hBk199auCAubR1doA-KERBwlP5KIurTh7KNJwUHnaXb1vPF_3Rtip1ui0fduYveqiVAUs4I_4fZ6FZOlvVX_DIEvAH-lPAgXxrEfOcRnw8xAbkwwOFOEGMV2fVviSsVyQxHsZ/s1600/Italo+Calvino.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema
politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo
sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari
smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più
capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente
cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio
di favori in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui
ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia.
Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa,
perché per la propria morale interna ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito; anzi,
benemerito: in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità
formale quindi non escludeva una superiore legalità sostanziale. Vero è che in ogni transizione
illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano di singoli
individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e
mediazione: quindi l’illecito che per la morale interna del gruppo era lecito, portava con se una
frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene il privato che si trovava a
intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro d’aver fatto agire il
proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva senza ipocrisia
convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita.
Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale alimentato dalle
imposte su ogni attività lecita, e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o
illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Perché in quel paese nessuno era disposto non
diciamo a fare bancarotta ma neppure a rimetterci di suo ( e non si vede in nome di che cosa
si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse) la finanza pubblica serviva a
integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in nome
del bene comune s’erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse che in altre epoche
e civiltà poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza
d’atto di forza ( così come in certe località all’esazione da parte dello stato s’aggiungeva quella
d’organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per
evitare guai maggiori pur provando anziché il sollievo della coscienza a posto la sensazione
sgradevole d’una complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il
privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.
Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva d’applicare le leggi,
provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che
avevano avuto fino a allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento
dominante, anziché la soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si
trattasse d’un regolamento di conti d’un centro di potere contro un altro centro di potere.
Cosicché era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e
strategiche nelle battaglie intestine tra interessi illeciti, oppure se i tribunali per legittimare i
loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e
d’interessi illeciti come tutti gli altri.
Naturalmente una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo
tradizionale che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche ( e tante altre attività più
modeste fino allo scippo in motoretta) s’inserivano come un elemento d’imprevedibilità nella
giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi
certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita.
In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che, usando
quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge, e con un ben dosato stillicidio 
d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini, illustri e oscuri, si proponevano
come l’unica alternativa globale al sistema. Ma il loro vero effetto sul sistema era quello di
rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile, confermandone la convinzione d’essere il
migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla.
Così tutte le forme d’illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci si saldavano in un
sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone
potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la
coscienza a posto. Avrebbero potuto dunque dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quel
paese, non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva
quale ruolo attribuire: gli onesti.
Erano costoro onesti non per qualche speciale ragione ( non potevano richiamarsi a grandi
principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso), erano onesti per
abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci
niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in
denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il
guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione d’altre
persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto loro erano i soli
a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano
che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovano troppo
facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in malafede. Il potere non lo trovavano
abbastanza interessante per sognarlo per sé (almeno quel potere che interessava agli altri);
non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute
più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre
più probabile.
Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in
margine a tutte le società durante millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di
tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna
pretesa di diventare la società , ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e
affermare il proprio modo d’esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato
di sé ( almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e vitale, così la controsocietà
degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume
corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità , di sentirsi dissimile da tutto il
resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti,
per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato
ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Italo Calvino&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tratto da Romanzi e racconti – volume 3°, Racconti e apologhi sparsi, i Meridiani, Arnoldo
Mondadori editore. Uscito su la Repubblica, 15 marzo 1980, col titolo “Apologo sull’onestà nel
paese dei corrotti&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
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