<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>GeoMagazine.it</title>
	<atom:link href="https://www.geomagazine.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.geomagazine.it/</link>
	<description>La tua finestra sulle scienze</description>
	<lastBuildDate>Sun, 17 May 2026 12:19:45 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2020/08/cropped-profilo-32x32.jpg</url>
	<title>GeoMagazine.it</title>
	<link>https://www.geomagazine.it/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>La trappola di Tucidide</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/05/15/la-trappola-di-tucidide/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Vicentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 12:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[tucidide]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.geomagazine.it/?p=16705</guid>

					<description><![CDATA[<p>In questi giorni la geopolitica tiene banco con un bilaterale tra le due maggiori potenze mondiali: Cina e Stati Uniti. Pare che Xi abbia citato, durante i colloqui, la &#8220;trappola di Tucidide&#8221;. Non si è capito, in effetti, in quale contesto sia stata fatta questa dotta citazione, ma la cosa mi ha ispirato un piccolo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/05/15/la-trappola-di-tucidide/">La trappola di Tucidide</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:18px">In questi giorni la geopolitica tiene banco con un bilaterale tra le due maggiori potenze mondiali: Cina e Stati Uniti. Pare che Xi abbia citato, durante i colloqui, la &#8220;trappola di Tucidide&#8221;. Non si è capito, in effetti, in quale contesto sia stata fatta questa dotta citazione, ma la cosa mi ha ispirato un piccolo approfondimento.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="275" height="183" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/images.jpg" alt="" class="wp-image-16718" style="aspect-ratio:1.5082802547770702;width:328px;height:auto" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/images.jpg 275w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/images-270x180.jpg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/images-220x146.jpg 220w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>In questi giorni il bilaterale Cina-USA</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">Ieri sera qualche giornalista ironizzava sul fatto che Trump potesse sapere chi è, o anche aver solamente sentito nominare Tucidide, facendo evidentemente riferimento alle basi culturali del presidente degli Stati Uniti che non sembra aver mai fatto dello studio una propria prerogativa. In effetti Tucidide si studia, almeno in Italia, solamente al liceo classico ed è lo storiografo di riferimento per la Guerra del Peloponneso che vide fronteggiarsi per buona parte del V sec. a.C. Sparta ed Atene. Di lui si sanno poche cose a livello biografico, ed è affascinante l&#8217;ipotesi di Canfora che l&#8217;opera dello storico sia stata ripresa e conclusa da Senofonte, a cui l&#8217;insigne grecista attribuisce una parte dell&#8217;opera tucididea. Al di là della cosiddetta &#8220;questione tucididea&#8221;, squisitamente filologica,  dall&#8217;opera dell&#8217;ateniese emerge una grande consapevolezza del rapporto tra lo storico ed il suo pubblico, prendendo atto che la fruizione del suo testo non poteva che riguardare un uditorio selezionato e colto. Questo pubblico poteva &#8220;perdonare&#8221; all&#8217;autore un testo che non indugiava in narrazioni accattivanti. Il rigore scientifico dello storico consisteva nell&#8217;esposizione delle &#8220;pragmata&#8221;, dei fatti, e barattava il successo di un&#8217;effimera performance con la perenne validità di un&#8217;opera fattuale.</p>



<p style="font-size:18px">Ma in cosa consiste la trappola di Tucidide? E&#8217; bene chiarire che nella sua opera Tucidide non parla di nessuna trappola. La locuzione fu introdotta molto recentemente, nel 2012, da un giornalista del Financial Times. Bisogna risalire, in questo caso, alle cause dello scoppio della guerra del Peloponneso. E, come sempre, se c&#8217;è un causa scatenante sussistono certamente dei motivi più profondi alla base di un conflitto. Sono andato a rileggermi il passo in cui Tucidide illustra, a suo modo di vedere, le vere cause dell&#8217;evento bellico tra Sparta ed Atene, fermo restando che la causa scatenante fu l&#8217;intervento di Atene a favore di Corfù in una contesa con la città fondatrice Corinto. Sono andato a rileggere alcuni passi delle storie di Tucidide, in modo da verificare le vere &#8220;aitiai&#8221;, le cause profonde del conflitto stesso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="126" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/testo-a-fronte-1024x126.png" alt="" class="wp-image-16708" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/testo-a-fronte-1024x126.png 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/testo-a-fronte-270x33.png 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/testo-a-fronte-768x94.png 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/testo-a-fronte.png 1027w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Le storie di Tucidide, I, 23.6 con traduzione a fronte</figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">La potenza ateniese è in rapida ascesa, forse quella lacedemone è vista come crepuscolare, o comunque certamente affermata. Per questo Tucidide vede come inevitabile un conflitto tra due società con modelli profondamente diversi ma anche parabole affatto diverse. Eccola la trappola di Tucidide: una dinamica in cui due potenze entrano naturalmente in conflitto, soprattutto quando si prende atto dell&#8217;inarrestabile ascesa della potenza più giovane. Per questo il politologo del Financial Times (che, me lo sono andato a vedere, si chiama Graham Allison) aveva proposto un ardito accostamento tra la Sparta americana e la cinese Atene, in un chiasmo di penna e forse non d&#8217;intenti. La guerra, infatti e per la cronaca, fu vinta da Sparta, mentre tutti noi speriamo che questo parallelismo si fermi e che magari il biondo presidente, che potrebbe impersonificare Pericle in queste improbabili vite parallele, faccia presto qualche passo indietro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/05/15/la-trappola-di-tucidide/">La trappola di Tucidide</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I confini dell&#8217;Europa</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/05/13/i-confini-delleuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Vicentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 08:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geologia & Geografia]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[confini]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[geografia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.geomagazine.it/?p=16657</guid>

					<description><![CDATA[<p>Europa è una ninfa, l&#8217;Europa è un&#8217;idea, l&#8217;Europa è un continente. Rapita da Zeus e portata Creta, la figlia di Oceano ebbe con lui 3 figli, tra cui Minosse. Minosse è in effetti il capostipite della prima civiltà europea, quella cretese, ed è proprio a Nord di Creta che le terre iniziano ad essere caratterizzate [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/05/13/i-confini-delleuropa/">I confini dell&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="756" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe-1024x756.jpeg" alt="" class="wp-image-16659" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe-1024x756.jpeg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe-270x199.jpeg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe-768x567.jpeg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe-1536x1134.jpeg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe.jpeg 1918w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Europa Politica, Atlante De Agostini &#8211; Foto dell&#8217;editore</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">Europa è una ninfa, l&#8217;Europa è un&#8217;idea, l&#8217;Europa è un continente. Rapita da Zeus e portata Creta, la figlia di Oceano ebbe con lui 3 figli, tra cui Minosse. Minosse è in effetti il capostipite della prima civiltà europea, quella cretese, ed è proprio a Nord di Creta che le terre iniziano ad essere caratterizzate da quell&#8217;etichetta. Dunque l&#8217;Europa è un concetto culturale o geografico?</p>



<p style="font-size:18px">L&#8217;etimologia della parola è incerta, ma mi piace pensare che che ci sia di mezzo il prefisso eu- che riporta ad un soggetto benevolo, o ancora ad un&#8217;entità di ampio sguardo (εὐρύς, ὤψ). L&#8217;Europa non è però un continente in senso stretto, fisico, ma è sempre stata intesa come tale, essendo fortemente connotata all&#8217;interno del Mondo Antico, nell&#8217;ambito un grande continente che comprende Europa, Asia ed Africa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="735" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Rocci-1024x735.jpeg" alt="" class="wp-image-16688" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Rocci-1024x735.jpeg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Rocci-270x194.jpeg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Rocci-768x551.jpeg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Rocci-1536x1102.jpeg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Rocci.jpeg 1785w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Dal vocabolario Greco-Italiano L.Rocci: lemma riferito all&#8217;Europa</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">Durante il Medio Evo alcune rappresentazioni del Mondo compivano una tranciante suddivisione detta a T con zero. L&#8217;Orbe ha la parte superiore rivolta verso Est e l&#8217;Europa è assegnata ad uno dei tre figli di Noè, ovvero Jafet, ed è separata dall&#8217;Africa dal Mediterraneo, e dall&#8217;Asia. Quest&#8217;ultima aveva una posizione predominante anche in prospettiva del posizionamento ad Oriente del cosiddetto Paradiso terrestre, ed il centro della T si collocava a Gerusalemme. In una tradizione così fortemente simbolica le cesure introdotte dalla T erano il Mar Mediterraneo, il Nilo ed il fiume Don (o Tanais), elementi geografici d&#8217;acqua che suddividevano i tre continenti. Dunque quali sono i confini dell&#8217;Europa? Quali sono i confini della geografia fisica e della geografia culturale, quali quelli dettati dalle convenzioni?</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="500" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/T_and_O.webp" alt="" class="wp-image-16670" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/T_and_O.webp 500w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/T_and_O-270x270.webp 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/T_and_O-150x150.webp 150w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/T_and_O-50x50.webp 50w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Mappa orbis terrae, Guntherus 1472</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">Appare evidente che i confini europei non seguono le demarcazioni politiche degli Stati moderni. In fondo, l&#8217;Europa è una penisola ed il problema del limite terrestre si pone quasi solamente ad Est: I confini sono tracciati nella tradizione, o meglio nella convenzione, da Urali e Caucaso, passando per il Bosforo. La linea di demarcazione convenzionalmente utilizzata fu demarcata dal geografo svedese von Strahlenberg, ed è stata poi oggetto di alcune modifiche non di grande portata. Il geografo che visse a cavallo tra il diciassettesimo e diciottesimo secolo ha una storia personale molto interessante. Egli si arruolò come soldato nell&#8217;esercito svedese e fu fatto prigioniero dai russi durante la grande guerra del Nord. Deportato in Siberia gli fu concesso di viaggiare per raccogliere materiale geografico, etnografico e cartografico. Evidentemente von Strahlenberg aveva dimostrato conoscenze e capacità non comuni e ricevette da un governatore russo, ovvero proprio dal suo carceriere, il compito di tracciare il confine tra Europa ed Asia sul fronte Orientale dell&#8217;Europa. Il confine seguiva lo spartiacque degli Urali e poi il fiume Ural, che come il Volga sfocia nel mar Caspio, seguendo poi la depressione ponto-caspica fino al Mar Nero, &#8220;tagliando&#8221; in due in mar d&#8217;Azov attraverso lo stretto di Kerç. Una modifica più recente, proposta dal National Geographic, porta il confine europeo dalla depressione ponto-caspica allo spartiacque del Caucaso, includendo in Europa piccole porzioni di Georgia ed Azerbaigian. Le entità politiche che sono tradizionalmente incluse nel continente europeo, almeno da queste convenzioni cartografiche, sono ovviamente la Russia, oltre a Kazakistan e Turchia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="812" height="1024" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe_vintage-812x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-16690" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe_vintage-812x1024.jpeg 812w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe_vintage-214x270.jpeg 214w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe_vintage-768x969.jpeg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe_vintage-1217x1536.jpeg 1217w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe_vintage.jpeg 1464w" sizes="auto, (max-width: 812px) 100vw, 812px" /></figure>



<p style="font-size:18px">La genesi ed il tracciamento di un confine costituisce un atto formale, internazionalmente riconosciuto o a volte disputato, e rappresenta il limite tra entità distinte per trascorsi storici o fattori diversi. La posizione di un confine è un gesto fondante: &#8221; A partition that originates an actual political space&#8221; (cit. Minca e Vaughan-William, 2012). Lo studio ed il tracciamento di un confine continentale, in questo caso, potrebbe essere interpretato come limite più funzionale che politico, anche se fu proprio la Zarina Anna ad adottare la convenzione di von Strahlenberg, poi &#8220;ratificata&#8221; dalla Società Geografica Russa. Il senso di tracciare un confine, pertanto, è anche nel caso continentale fonte di controversie o discussioni? Certamente, soprattutto in un periodo di frizioni geopolitiche, dove faglie e confini si collocano tra aree di influenza piuttosto che rappresentare speculazioni scientifiche frutto di approfondimenti etnografici e geografici. Non è un caso che il confine passi proprio a fianco della Crimea, a mio avviso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="978" height="1024" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Moneta-1-978x1024.webp" alt="" class="wp-image-16692" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Moneta-1-978x1024.webp 978w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Moneta-1-258x270.webp 258w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Moneta-1-768x804.webp 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Moneta-1.webp 1001w" sizes="auto, (max-width: 978px) 100vw, 978px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>La moneta da due Euro di conio greco, rappresentante la ninfa rapita da Zeus in sembianza di toro</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">Da un punto di vista tassonomico, scevro da qualsiasi moto che tenda ad escludere, l&#8217;Europa è composta da 43 Stati sovrani che ne fanno completamente parte, oltre al Kosovo. Ci sono poi Stati transcontinentali, come la Russia, il Kazakistan, la Turchia, la Georgia e l&#8217;Azerbaigian ricompresi parzialmente in Europa dai diversi confini convenzionali già illustrati. Rimangono le nazioni di Cipro ed Armenia, peraltro esempi di sovranità piuttosto sofferta (con cause ascrivibili alle logiche illustrate, non trovate?), che pur essendo a tutti gli effetti asiatici hanno legami culturali profondi con il continente europeo. Questi 50 Stati si sono organizzati in diverse entità transnazionali, la più importante delle quali è senz&#8217;altro l&#8217;Unione Europea. Essa accoglie 27 Stati, con ulteriori accordi monetari con le nazioni più piccole e diversi candidati all&#8217;ingresso nell&#8217;Unione stessa. Dal punto di vista della promozione della democrazia, dei diritti umani e del progresso sociale è certamente il Consiglio d&#8217;Europa l&#8217;organizzazione di riferimento. Questo consesso ha certamente meno potere politico dell&#8217;UE, ma promuove valori importanti come l&#8217;identità europea e raccoglie ben 46 Paesi; solamente la Bielorussia e la Russia, in pratica, non ne fanno parte essendo la Russia uscita dopo l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina. Lo spirito di unità e di cooperazione è dunque grande in Europa, con qualche eccezione purtroppo dirompente e con dei distinguo creati sul campo più dalle scelte politiche che dai confini tratteggiati per motivi forse non divisivi, certamente non esclusivi o preclusivi nelle intenzioni di chi ne studiò il tracciato. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/05/13/i-confini-delleuropa/">I confini dell&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Greta Laurent: oltre il podio</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/05/12/greta-laurent-intervista-vita-famiglia-federico-pellegrino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Abram]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 06:45:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[#DonneNelloSport]]></category>
		<category><![CDATA[federico pellegrino]]></category>
		<category><![CDATA[Greta Laurent]]></category>
		<category><![CDATA[olimpiadi invernali]]></category>
		<category><![CDATA[sci nordico]]></category>
		<category><![CDATA[sport invernali]]></category>
		<category><![CDATA[valle d'aosta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.geomagazine.it/?p=16677</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra maternità, sport e vita accanto a un campione, Greta Laurent racconta la parte più invisibile delle Olimpiadi: quella fatta di scelte, rinunce e amore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/05/12/greta-laurent-intervista-vita-famiglia-federico-pellegrino/">Greta Laurent: oltre il podio</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:18px">Ci sono storie che si raccontano dai podi.<br>E poi ce ne sono altre, più silenziose, che scorrono accanto.<br>Non meno intense.<br>Non meno decisive.</p>



<p style="font-size:18px">Greta Laurent&nbsp;appartiene a questa seconda dimensione. Ex atleta di sci di fondo, oggi madre e compagna di uno dei nomi più importanti dello sci nordico italiano,&nbsp;Federico Pellegrino, Greta incarna un equilibrio raro: quello tra ambizione e quotidianità, tra sport vissuto in prima persona e sport osservato da vicino, nella sua forma più esigente.</p>



<p style="font-size:18px">La sua è una voce preziosa, perché attraversa il confine tra performance e vita reale. E lo fa con lucidità, sensibilità e una forza che non ha bisogno di essere esibita.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-1-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-16680" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-1-1024x683.jpeg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-1-270x180.jpeg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-1-768x512.jpeg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-1-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-1-2048x1365.jpeg 2048w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-1-220x146.jpeg 220w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Credit by Greta Laurent</figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">Quando si pensa alla vita accanto a un atleta olimpico, si immaginano medaglie, trasferte e riflettori. Più raramente si pensa alle rinunce condivise, alla distanza, alla capacità di continuare a scegliersi anche quando il tempo insieme è pochissimo.</p>



<p style="font-size:18px">“L’unione e l’essere d’accordo in ogni scelta è fondamentale”, racconta Greta. “Quando io ho smesso nel 2022, abbiamo deciso insieme che Federico avrebbe continuato questa vita al cento per cento, anche con l’arrivo del nostro primo bambino.”</p>



<p style="font-size:18px">Una decisione che significava accettare una realtà precisa: vivere insieme poco più di cento giorni all’anno.</p>



<p style="font-size:18px">Eppure nelle sue parole non c’è sacrificio esibito. C’è qualcosa di più maturo: la consapevolezza che certe strade si percorrono soltanto se si guarda nella stessa direzione.</p>



<p style="font-size:18px">Essere stata atleta le permette di comprendere aspetti che, da fuori, sembrerebbero quasi impossibili da accettare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-3-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-16681" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-3-1024x683.jpeg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-3-270x180.jpeg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-3-768x512.jpeg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-3-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-3-2048x1365.jpeg 2048w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-3-220x146.jpeg 220w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Credit by Greta Laurent</figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">“Tantissimo”, dice senza esitazione quando le si chiede quanto il suo passato sportivo la aiuti oggi a sostenere Chicco. “Una persona che non ha vissuto questo mondo farebbe fatica a capire cosa significhi stare tanto tempo lontano da casa, oppure che, anche quando sei a casa, allenamento, riposo e alimentazione restano priorità.”</p>



<p style="font-size:18px">Poi arriva il ricordo più forte.</p>



<p style="font-size:18px">“Dopo sei giorni dalla nascita del nostro primo figlio, Federico è partito per il Tour de Ski per due settimane.”</p>



<p style="font-size:18px">Ed è lì che si comprende davvero cosa significhi amare uno sportivo di altissimo livello: capire che certe assenze non sono distacco, ma parte stessa della loro esistenza.</p>



<p style="font-size:18px">Le medaglie olimpiche non trasformano soltanto una carriera. Cambiano gli equilibri interiori di una famiglia.</p>



<p style="font-size:18px">Greta racconta le Olimpiadi di Pechino con emozione ancora viva. “Federico desiderava tantissimo quella medaglia di squadra. L’ho vissuta in modo fortissimo.”</p>



<p style="font-size:18px">Ma dietro la gioia si nascondeva anche un altro sentimento: la sensazione che si stesse chiudendo un lungo capitolo.</p>



<p style="font-size:18px">“Quelle medaglie significavano anche che avremmo avuto di più il nostro papà.”</p>



<p style="font-size:18px">Una frase semplice, che però racconta più di molte celebrazioni sportive.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/GF-4-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-16682" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/GF-4-768x1024.jpeg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/GF-4-203x270.jpeg 203w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/GF-4.jpeg 960w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Chicco e Greta &#8211; credit by Greta Laurent</figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">Quando parla dei figli, il tono cambia ancora. Diventa più caldo, più essenziale.</p>



<p style="font-size:18px">Per Greta lo sport non deve essere soltanto disciplina. Deve essere libertà, amicizia, scoperta.</p>



<p style="font-size:18px">“La passione arriverà col tempo, saranno loro a scegliere”, spiega. “Io voglio trasmettere l’idea che lo sport insegni il rispetto, l’autonomia, l’organizzazione, ma che debba restare anche divertimento.”</p>



<p style="font-size:18px">E in fondo, racconta, è stato così anche per lei e Federico. Nessuno dei due aveva iniziato pensando alle Olimpiadi. Si cercavano gli amici, la neve, il gioco.</p>



<p style="font-size:18px">Il resto è arrivato da sé.</p>



<p style="font-size:18px">&#8220;Esiste ancora uno spazio per Greta e Federico?&#8221; chiedo con grande rispetto.</p>



<p style="font-size:18px">La risposta arriva immediata.</p>



<p style="font-size:18px">“Assolutamente sì.”</p>



<p style="font-size:18px">Anche nei periodi più intensi, la loro casa è sempre rimasta uno spazio separato dal mondo agonistico.</p>



<p style="font-size:18px">“Quando chiudevamo la porta di casa, i pensieri diventavano altri.”</p>



<p style="font-size:18px">Negli ultimi anni, poi, sono stati i figli a riportare Federico dentro una dimensione ancora più concreta e quotidiana.</p>



<p style="font-size:18px">Ed è forse questo che salva molti grandi atleti: avere un luogo in cui non serva essere campioni.</p>



<p style="font-size:18px">Per ogni atleta esiste un momento difficile: smettere.</p>



<p style="font-size:18px">Greta non lo nasconde.</p>



<p style="font-size:18px">“Non è stato un passaggio semplice”, ammette. “Fai questa vita per quindici anni o più e poi, all’improvviso, tutto finisce.”</p>



<p style="font-size:18px">La maternità le ha dato immediatamente una nuova direzione. I figli hanno riempito il vuoto lasciato dallo sport e le hanno permesso di vivere intensamente ogni fase della loro crescita.</p>



<p style="font-size:18px">Ma oggi sente nascere qualcosa di nuovo.</p>



<p style="font-size:18px">“Non vedo l’ora di ricreare la Greta che non sia solo mamma.”</p>



<p style="font-size:18px">Una frase delicata, ma profondamente potente.</p>



<p style="font-size:18px">Tra i sogni realizzati, Greta ne sceglie uno soltanto: aver trasformato la propria passione in un lavoro.</p>



<p style="font-size:18px">“Sono stati anni pieni di emozioni che porterò sempre con me.”</p>



<p style="font-size:18px">Ma guardandosi indietro, qualcosa cambierebbe.</p>



<p style="font-size:18px">“Avrei pensato di più a me stessa e a ciò che mi avrebbe aiutato a rendere meglio.”</p>



<p style="font-size:18px">Non è rimpianto.<br>È maturità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/GF-5-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-16683" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/GF-5-768x1024.jpeg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/GF-5-203x270.jpeg 203w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/GF-5-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/GF-5.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Chicco e Greta &#8211; Credit by Greta Laurent</figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">Alla fine, ciò che lo sport le ha lasciato va molto oltre i risultati.</p>



<p style="font-size:18px">“Ho imparato a farmi le spalle larghe”, racconta. “Lo sport ti insegna a essere determinata, a superare le critiche, ad uscire dai momenti difficili ancora più forte.”</p>



<p style="font-size:18px">Ma soprattutto le ha insegnato una cosa fondamentale: scegliere chi tenere vicino.</p>



<p style="font-size:18px">“Ho imparato a circondarmi di persone che mi vogliono davvero bene e a lasciare fuori tutto ciò che non mi fa stare bene.”</p>



<p style="font-size:18px">Con&nbsp;Greta Laurent&nbsp;non si parla soltanto di sport.</p>



<p style="font-size:18px">Si parla di identità, trasformazione, equilibrio.</p>



<p style="font-size:18px">Della capacità di restare se stessi anche quando la vita cambia continuamente forma.</p>



<p style="font-size:18px">E forse è proprio questa la vittoria più difficile da conquistare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/05/12/greta-laurent-intervista-vita-famiglia-federico-pellegrino/">Greta Laurent: oltre il podio</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Chi di Green Deal ferisce, di Green Deal perisce</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/05/10/chi-di-green-deal-ferisce-di-green-deal-perisce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Cutano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 10:41:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia & Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[2035]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[bollette]]></category>
		<category><![CDATA[confindustria]]></category>
		<category><![CDATA[decarbonizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[green deal]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[zero emissioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.geomagazine.it/?p=16654</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Green Deal varato dall&#8217;UE nel 2019 ha la grande ambizione di far diventare l&#8217;Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050, un obiettivo oggi legalmente vincolante grazie alla Legge europea sul clima. Il piano prevede un investimento record di 1.000 miliardi di euro nel prossimo decennio, sostenuto dal bilancio UE e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/05/10/chi-di-green-deal-ferisce-di-green-deal-perisce/">Chi di Green Deal ferisce, di Green Deal perisce</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:18px">Il Green Deal varato dall&#8217;UE nel 2019 ha la grande ambizione di far diventare l&#8217;Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050, un obiettivo oggi legalmente vincolante grazie alla <strong>Legge europea sul clima</strong>. Il piano prevede un investimento record di <strong>1.000 miliardi di euro</strong> nel prossimo decennio, sostenuto dal bilancio UE e dal dispositivo <strong>NextGenerationEU</strong>. I principali investimenti sono destinati alla decarbonizzazione, allo sviluppo delle energie rinnovabili e alla sostenibilità del sistema alimentare attraverso la strategia <strong>Farm to Fork</strong>. Difficile dire che non sia un piano interessante e importante per la nostra salute e per il pianeta, eppure in Italia c&#8217;è chi ha costruito intere <strong>campagne elettorali</strong> additando questi provvedimenti come il male assoluto da sospendere. </p>



<p style="font-size:18px">Fra le tante azioni, quella che ha destato più polemiche è lo stop alla vendita di nuovi motori termici dal <strong>2035</strong>, pilastro del pacchetto legislativo <strong>Fit for 55</strong>. Una certa parte politica sostiene che questo provvedimento uccida l&#8217;industria automobilistica italiana, ma siamo sicuri che non sia già in crisi profonda da tempo? Torino ha perso da decenni quell&#8217;allure di capitale dell&#8217;auto e i dati sulla produzione nazionale (scesa sotto le <strong>500.000 unità</strong> annue, ben lontano dai picchi degli anni &#8217;90) lo confermano. Ma cosa è stato fatto concretamente per salvare questa industria? Anche recentemente, ben poco di strutturale. La fusione in <strong>Stellantis</strong> di FCA nel 2021 è proseguita senza che la politica battesse ciglio, tra il sostanziale silenzio di governo e opposizione, salvo rare e deboli proteste. </p>



<p style="font-size:18px">Quindi, in questi anni non si è perseguita la strada maestra fissata dall&#8217;UE che promuoveva mobilità sostenibile ed energie rinnovabili; anzi, tali misure sono state propagandisticamente marchiate come &#8220;radical chic&#8221; o azioni da salotto. Intanto, ora cosa diciamo mentre il gasolio e la benzina sfiorano o superano i <strong>2 euro al litro</strong> a causa delle tensioni in <strong>Medio Oriente</strong> e del perdurante conflitto in <strong>Ucraina</strong>?  Persino <strong>Confindustria</strong>, in un inaspettato risveglio proprio in questi giorni, ha virato verso una richiesta di accelerazione decisa sulle rinnovabili  puntando all&#8217;installazione di <strong>60 GW</strong> di nuovi impianti in tre anni e riconoscendo finalmente che l&#8217;energia pulita è l&#8217;unica via per tagliare bollette industriali che, a causa della nostra dipendenza, restano strutturalmente più alte rispetto a quelle di Francia e Spagna. Chissà: se avessimo accelerato prima su rinnovabili e mobilità elettrica, forse questa ennesima crisi legata ai combustibili fossili sarebbe pesata meno sulle tasche degli italiani, considerando che la nostra dipendenza energetica dall&#8217;estero resta tra le più alte d&#8217;Europa. Meditate gente, meditate.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/05/10/chi-di-green-deal-ferisce-di-green-deal-perisce/">Chi di Green Deal ferisce, di Green Deal perisce</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La carta delle montagne</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/05/08/la-storia-della-carta-nelle-alpi-come-nasceva-e-perche-cambio-la-cultura-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Abram]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 08:38:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[alpi]]></category>
		<category><![CDATA[carta]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[foglio]]></category>
		<category><![CDATA[medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[rinascimento]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[vallate alpine]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.geomagazine.it/?p=16664</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dalle antiche cartiere mosse dall’acqua dei torrenti alpini fino alla produzione moderna: la storia della carta nelle Alpi tra artigianato, cultura e memoria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/05/08/la-storia-della-carta-nelle-alpi-come-nasceva-e-perche-cambio-la-cultura-europea/">La carta delle montagne</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:18px">Ci sono oggetti così presenti nella nostra vita da diventare invisibili.</p>



<p style="font-size:18px">La carta è uno di questi.</p>



<p style="font-size:18px">La tocchiamo ogni giorno, la pieghiamo, la scriviamo, la gettiamo via senza quasi pensarci. Eppure, dietro quel materiale leggero e fragile, si nasconde una delle rivoluzioni più profonde della civiltà umana. Una rivoluzione che, lentamente, ha attraversato anche le Alpi, cambiando economie, mestieri, conoscenza e memoria.</p>



<p style="font-size:18px">Perché prima della carta, le parole pesavano.</p>



<p style="font-size:18px">Erano scolpite nella pietra, tracciate sulla pergamena, custodite in materiali costosi e difficili da produrre. La carta, invece, rese possibile qualcosa di nuovo: la diffusione del sapere.</p>



<p style="font-size:18px">E nelle vallate alpine, questa trasformazione assunse forme sorprendenti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="427" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-1.jpg" alt="" class="wp-image-16666" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-1.jpg 640w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-1-270x180.jpg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-1-220x146.jpg 220w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit by pixabay</figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">La storia della carta nasce lontano dalle Alpi. Le prime forme di lavorazione vengono attribuite alla Cina del II secolo d.C., quando fibre vegetali macerate vennero trasformate in fogli sottili e resistenti.</p>



<p style="font-size:18px">Da lì, attraverso il mondo arabo e le rotte commerciali del Mediterraneo, questa tecnica arrivò lentamente in Europa.</p>



<p style="font-size:18px">Fu però tra il Medioevo e il Rinascimento che le regioni alpine iniziarono a diventare territori ideali per la produzione cartaria.</p>



<p style="font-size:18px">Il motivo era semplice, ma fondamentale: l’acqua.</p>



<p style="font-size:18px">Produrre carta richiedeva grandi quantità di acqua pulita e corrente. Servivano torrenti costanti, energia idraulica e abbondanza di legname o stracci vegetali.</p>



<p style="font-size:18px">Le vallate alpine offrivano tutto questo.</p>



<p style="font-size:18px">Tra Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino, Svizzera e Savoia iniziarono così a comparire piccoli opifici cartari, spesso costruiti vicino a ruscelli e mulini.</p>



<p style="font-size:18px">La carta alpina nasceva dal paesaggio stesso.</p>



<p style="font-size:18px">L’acqua muoveva i magli in legno che pestavano stracci di lino, canapa o cotone fino a trasformarli in una pasta morbida e filamentosa. Quella poltiglia veniva poi raccolta con telai a maglia sottile, pressata, asciugata e infine levigata.</p>



<p style="font-size:18px">Ogni foglio era diverso.<br>Ogni foglio portava dentro il gesto umano.</p>



<p style="font-size:18px">Prima della cellulosa industriale, la carta si faceva soprattutto con gli stracci.</p>



<p style="font-size:18px">Vecchi abiti consumati, tessuti logori, fibre di lino o canapa venivano raccolti, selezionati e lavorati. Per questo, nelle città alpine e nei villaggi, esistevano figure incaricate esclusivamente della raccolta dei tessuti usati.</p>



<p style="font-size:18px">Era un’economia circolare ante litteram.</p>



<p style="font-size:18px">Nulla veniva sprecato.</p>



<p style="font-size:18px">E proprio grazie a questa composizione, molte carte antiche risultano oggi incredibilmente resistenti, spesso più durevoli della carta moderna.</p>



<p style="font-size:18px">Nelle Alpi la carta non fu solo un materiale produttivo.</p>



<p style="font-size:18px">Divenne uno strumento di trasformazione culturale.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="427" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-2.jpg" alt="" class="wp-image-16667" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-2.jpg 640w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-2-270x180.jpg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-2-220x146.jpg 220w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit by pixabay</figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">Con la diffusione delle cartiere aumentarono i registri amministrativi, si diffusero testi religiosi e scolastici, crebbero commerci e corrispondenze e nacquero archivi locali e memorie comunitarie.</p>



<p style="font-size:18px">Le montagne, spesso considerate isolate, iniziarono così a entrare in relazione più diretta con il resto d’Europa.</p>



<p style="font-size:18px">La carta accorciò le distanze.</p>



<p style="font-size:18px">Tra Sei e Settecento, numerose aree alpine svilupparono produzioni cartarie riconosciute.</p>



<p style="font-size:18px">In Piemonte e Lombardia sorsero manifatture legate alle grandi famiglie mercantili. In Svizzera le cartiere contribuirono alla crescita di centri urbani e tipografici. In Trentino e nel Veneto alpino, la presenza di corsi d’acqua favorì piccoli poli produttivi specializzati.</p>



<p style="font-size:18px">Anche nelle vallate più remote comparvero laboratori artigianali capaci di produrre carta destinata ai monasteri, agli uffici notarili e alle tipografie emergenti.</p>



<p style="font-size:18px">La carta diventò così parte della vita alpina.</p>



<p style="font-size:18px">Tutto cambiò nell’Ottocento.</p>



<p style="font-size:18px">Con la rivoluzione industriale, la richiesta di carta esplose. Libri, giornali, manifesti, documenti: servivano quantità enormi di materiale.</p>



<p style="font-size:18px">Gli stracci non bastavano più.</p>



<p style="font-size:18px">Si iniziò allora a utilizzare il legno, trasformato in cellulosa tramite processi chimici e meccanici. Le Alpi, ricche di foreste, divennero ancora una volta territori strategici.</p>



<p style="font-size:18px">Ma qualcosa si perse.</p>



<p style="font-size:18px">La carta industriale era più veloce da produrre, più economica, più uniforme. Tuttavia smarriva quella dimensione artigianale che aveva caratterizzato per secoli la produzione alpina.</p>



<p style="font-size:18px">Il foglio smise di essere unico e diventò prodotto.</p>



<p style="font-size:18px">Oggi viviamo un paradosso.</p>



<p style="font-size:18px">Da un lato, il digitale sembra aver ridotto il ruolo della carta. Dall’altro, proprio nelle montagne si sta riscoprendo il valore della produzione artigianale.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="359" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-3.jpg" alt="" class="wp-image-16668" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-3.jpg 640w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-3-270x151.jpg 270w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit by pixabay</figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">Piccole cartiere storiche, laboratori manuali e artisti stanno tornando a lavorare la carta secondo metodi antichi usando fibre naturali, recuperando tecniche tradizionali e creando fogli unici e sostenibili.</p>



<p style="font-size:18px">In un mondo dominato dalla velocità, la carta artigianale alpina rappresenta quasi un gesto di resistenza.</p>



<p style="font-size:18px">Forse il punto più affascinante è proprio questo.</p>



<p style="font-size:18px">La carta non è soltanto un supporto.</p>



<p style="font-size:18px">È memoria materializzata.</p>



<p style="font-size:18px">Ogni foglio custodisce pochi ma essenziali elementi: fibre, acqua, lavoro e tempo.</p>



<p style="font-size:18px">E nelle Alpi, più che altrove, questa memoria conserva ancora il rumore dei torrenti, il movimento dei mulini, le mani degli artigiani.</p>



<p style="font-size:18px">In fondo, la storia della carta nelle montagne racconta qualcosa di molto umano.</p>



<p style="font-size:18px">La trasformazione della materia fragile in qualcosa capace di durare.</p>



<p style="font-size:18px">Un gesto semplice, apparentemente umile, che però ha cambiato il mondo.</p>



<p style="font-size:18px">Perché ogni civiltà lascia tracce.</p>



<p style="font-size:18px">E per secoli, le Alpi le hanno affidate alla carta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/05/08/la-storia-della-carta-nelle-alpi-come-nasceva-e-perche-cambio-la-cultura-europea/">La carta delle montagne</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Michael: il ritorno</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/05/01/michael-jackson-film-successo-critiche-e-polemiche-sul-biopic-piu-discusso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Abram]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 06:23:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[america]]></category>
		<category><![CDATA[caduta]]></category>
		<category><![CDATA[fama]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[gloria]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Jackson]]></category>
		<category><![CDATA[olimpo]]></category>
		<category><![CDATA[successo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.geomagazine.it/?p=16639</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il film Michael conquista il pubblico ma divide la critica: tra celebrazione del mito e omissioni, un racconto potente ma incompleto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/05/01/michael-jackson-film-successo-critiche-e-polemiche-sul-biopic-piu-discusso/">Michael: il ritorno</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:18px">C’è qualcosa di inevitabile, quasi scritto, nel destino di un film dedicato a&nbsp;Michael Jackson.</p>



<p style="font-size:18px">Non può essere solo cinema.<br>Non può essere solo racconto.</p>



<p style="font-size:18px">Deve essere, per forza, una presa di posizione.</p>



<p style="font-size:18px">Il primo dato che emerge, netto, quasi brutale nella sua evidenza, è il successo. Il film&nbsp;<em>Michael</em>&nbsp;ha debuttato con numeri che raramente si vedono per un biopic, superando ogni aspettativa e imponendosi immediatamente come un fenomeno globale. Le sale sono piene, il pubblico risponde, e ciò che colpisce maggiormente è la presenza di spettatori molto giovani, segno che l’eredità di Jackson non appartiene soltanto al passato, ma continua a rinnovarsi.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="360" height="640" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/michael-jackson-4904882_640.jpg" alt="" class="wp-image-16643" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/michael-jackson-4904882_640.jpg 360w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/michael-jackson-4904882_640-152x270.jpg 152w" sizes="auto, (max-width: 360px) 100vw, 360px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit pixabay</figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">Ed è proprio qui che si inserisce il primo paradosso.</p>



<p style="font-size:18px">Mentre il pubblico applaude, la critica resta sospesa. Non tanto per ciò che il film mostra, quanto per ciò che sceglie di non mostrare.&nbsp;<em>Michael</em>&nbsp;è un’opera potente, visivamente coinvolgente, costruita per restituire l’ascesa di un artista irripetibile. Eppure, nella sua costruzione, si avverte una linea precisa: il racconto si ferma prima delle fratture, prima delle ombre, prima di tutto ciò che ha reso la figura di Jackson così complessa e controversa.</p>



<p style="font-size:18px">Non è una dimenticanza.<br>È una scelta.</p>



<p style="font-size:18px">E come ogni scelta, porta con sé conseguenze.</p>



<p style="font-size:18px">La produzione, sostenuta dall’eredità e da una parte della famiglia, ha privilegiato una narrazione che guarda al mito, alla musica, al corpo in movimento. Il risultato è un film che funziona emotivamente, che restituisce energia e grandezza, ma che lascia inevitabilmente aperto un vuoto. Un vuoto che non tutti sono disposti ad accettare.</p>



<p style="font-size:18px">Alcuni lo leggono come un atto necessario, quasi un tentativo di restituire a Jackson ciò che il tempo e le polemiche hanno offuscato. Altri, invece, lo interpretano come una rimozione, una narrazione parziale che evita di confrontarsi con le zone più difficili della sua storia.</p>



<p style="font-size:18px">È in questa tensione che il film trova la sua vera natura.</p>



<p style="font-size:18px">Non una biografia.<br>Ma un campo di forze.</p>



<p style="font-size:18px">Anche all’interno della famiglia Jackson non emerge una posizione univoca. Accanto a chi ha sostenuto apertamente il progetto, si sono affacciate voci più critiche, più caute, segno che la figura di Michael, anche per chi gli è stato più vicino, resta qualcosa di complesso, difficile da contenere in un unico racconto.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="559" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/michael-jackson-2997510_640.jpg" alt="" class="wp-image-16644" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/michael-jackson-2997510_640.jpg 640w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/michael-jackson-2997510_640-270x236.jpg 270w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit pixabay</figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">E forse è proprio questa complessità a rendere il film così delicato.</p>



<p style="font-size:18px">Se però c’è un punto su cui quasi tutti convergono, è la prova di&nbsp;Jaafar Jackson. La sua interpretazione non si limita a imitare, ma riesce a evocare qualcosa di più profondo, restituendo gesti, ritmo e presenza con una precisione sorprendente. In alcuni momenti, la sensazione non è quella di assistere a una rappresentazione, ma di trovarsi di fronte a un’eco autentica, a una memoria che prende forma.</p>



<p style="font-size:18px">Ed è forse questo il vero motivo del successo.</p>



<p style="font-size:18px">Non la ricostruzione.<br>Ma la sensazione.</p>



<p style="font-size:18px">C’è, in tutto questo, qualcosa di profondamente umano.</p>



<p style="font-size:18px">Il film viene criticato per ciò che non affronta, e allo stesso tempo viene amato per ciò che riesce a restituire. È come se il pubblico non cercasse una verità completa, ma un’esperienza emotiva, un contatto, anche solo momentaneo, con ciò che Michael Jackson ha rappresentato.</p>



<p style="font-size:18px">E in questo senso,&nbsp;<em>Michael</em>&nbsp;centra il suo obiettivo.</p>



<p style="font-size:18px">Resta però una domanda sospesa, difficile da ignorare.</p>



<p style="font-size:18px">Se questo è il racconto della luce, cosa accadrà quando — e se — si deciderà di affrontare anche l’ombra?</p>



<p style="font-size:18px">Il successo del film ha già aperto la possibilità di un seguito, ma proprio lì si concentrano le difficoltà maggiori. Le parti più controverse della vita di Jackson non sono soltanto complesse dal punto di vista narrativo, ma anche delicatissime sul piano legale e morale. Raccontarle significa esporsi. Evitarle significa limitarsi.</p>



<p style="font-size:18px">Forse, alla fine, il senso profondo di questo film non sta tanto in ciò che racconta.</p>



<p style="font-size:18px">Ma in ciò che rivela.</p>



<p style="font-size:18px">Che i miti non scompaiono mai davvero.<br>Si trasformano, si riscrivono, si difendono.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="427" height="640" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/michael-jackson-738410_640.jpg" alt="" class="wp-image-16645" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/michael-jackson-738410_640.jpg 427w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/michael-jackson-738410_640-180x270.jpg 180w" sizes="auto, (max-width: 427px) 100vw, 427px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit pixabay</figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">E ogni tentativo di raccontarli è, inevitabilmente, incompleto.</p>



<p style="font-size:18px"><em>Michael</em>&nbsp;non è il film definitivo su Michael Jackson.<br>Non potrebbe esserlo.</p>



<p style="font-size:18px">È qualcosa di più fragile e, proprio per questo, più interessante.</p>



<p style="font-size:18px">È uno specchio.</p>



<p style="font-size:18px">In cui ciascuno, guardando, ritrova ciò che è disposto a ricordare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/05/01/michael-jackson-film-successo-critiche-e-polemiche-sul-biopic-piu-discusso/">Michael: il ritorno</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mangiare è vita</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/04/29/alimentazione-equilibrata-metabolismo-corpo-energia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Abram]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 06:21:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Medicina & Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[benessere quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[corpo umano]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[metabolismo]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.geomagazine.it/?p=16632</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un viaggio semplice e chiaro nel funzionamento del corpo: metabolismo, nutrienti ed equilibrio alimentare spiegati per vivere meglio ogni giorno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/04/29/alimentazione-equilibrata-metabolismo-corpo-energia/">Mangiare è vita</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:18px">C’è un gesto che compiamo ogni giorno, più volte al giorno, senza pensarci davvero.</p>



<p style="font-size:18px">Mangiare.</p>



<p style="font-size:18px">Eppure, dietro questo atto apparentemente semplice, si nasconde uno dei sistemi più complessi e affascinanti del nostro corpo. Un equilibrio fatto di energia, chimica, emozioni e scelte.</p>



<p style="font-size:18px">Mangiare non è solo nutrirsi.<br>È dialogare con il proprio organismo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="427" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/stethoscope-840125_640.jpg" alt="" class="wp-image-16635" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/stethoscope-840125_640.jpg 640w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/stethoscope-840125_640-270x180.jpg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/stethoscope-840125_640-220x146.jpg 220w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit by pixabay</figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">Il nostro corpo è in continuo movimento, anche quando siamo fermi. Dentro di noi avvengono migliaia di reazioni invisibili, coordinate da quello che viene chiamato metabolismo.</p>



<p style="font-size:18px">Si tratta di un insieme di processi che trasformano ciò che mangiamo in energia, permettendoci di respirare, pensare, muoverci.&nbsp;</p>



<p style="font-size:18px">Anche a riposo, il corpo consuma energia: è il cosiddetto metabolismo basale, necessario per mantenere in funzione le attività vitali come la circolazione o la respirazione.&nbsp;</p>



<p style="font-size:18px">In altre parole: anche quando non facciamo nulla, il nostro corpo lavora.</p>



<p style="font-size:18px">Le calorie non sono il nemico, come spesso si pensa.</p>



<p style="font-size:18px">Sono semplicemente una misura dell’energia contenuta negli alimenti.&nbsp;</p>



<p style="font-size:18px">Il problema non è “quante calorie”, bensì da dove arrivano, come vengono utilizzate e quanto sono bilanciate rispetto al nostro stile di vita.</p>



<p style="font-size:18px">Un corpo attivo, per esempio, avrà bisogno di più energia rispetto a uno sedentario.</p>



<p style="font-size:18px">Una corretta alimentazione non è fatta di divieti estremi, ma di equilibrio.</p>



<p style="font-size:18px">Secondo i principi nutrizionali circa metà dell&#8217;energia dovrebbe provenire dai carboidrati, una parte dai grassi e una quota dalle proteine.</p>



<p style="font-size:18px">Ma c’è un elemento ancora più importante: la varietà.</p>



<p style="font-size:18px">Una dieta basata su pochi alimenti, anche se “sani”, può portare a carenze.&nbsp;</p>



<p style="font-size:18px">Il corpo ha bisogno di diversità per funzionare bene.</p>



<p style="font-size:18px">C’è un aspetto spesso sottovalutato: il comportamento alimentare.</p>



<p style="font-size:18px">Non scegliamo cosa mangiare solo per fame.<br>Entrano in gioco molti altri fattori: il gusto, l&#8217;odore, il colore, le emozioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="427" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/diet-695723_640.jpg" alt="" class="wp-image-16634" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/diet-695723_640.jpg 640w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/diet-695723_640-270x180.jpg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/diet-695723_640-220x146.jpg 220w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit by pixabay</figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">Tutti questi stimoli vengono elaborati dal cervello, influenzando il desiderio di cibo e il senso di sazietà.&nbsp;</p>



<p style="font-size:18px">E non solo.</p>



<p style="font-size:18px">A volte si mangia per compensare stress, frustrazione e vuoti emotivi.</p>



<p style="font-size:18px">Questo può portare a squilibri importanti, come l’iperalimentazione o disturbi più complessi.&nbsp;</p>



<p style="font-size:18px">Il sovrappeso e l’obesità non dipendono da un solo fattore.</p>



<p style="font-size:18px">Sono il risultato di un intreccio tra la genetica, il comportamento e la psicologia. E le conseguenze possono essere serie:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="font-size:18px">problemi cardiovascolari</li>



<li style="font-size:18px">diabete</li>



<li style="font-size:18px">difficoltà respiratorie </li>
</ul>



<p style="font-size:18px">Anche l’indice di massa corporea (BMI) viene utilizzato come indicatore di rischio per la salute.&nbsp;</p>



<p style="font-size:18px">Oltre ai macronutrienti, il corpo ha bisogno di sostanze in quantità minime ma fondamentali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="font-size:18px">il calcio rafforza ossa e muscoli</li>



<li style="font-size:18px">il ferro trasporta l’ossigeno nel sangue</li>



<li style="font-size:18px">lo zinco supporta il sistema immunitario </li>
</ul>



<p style="font-size:18px">Anche le vitamine svolgono un ruolo essenziale, partecipando a processi vitali come la produzione di energia e la difesa dell’organismo. Una loro carenza può portare a disturbi anche gravi.</p>



<p style="font-size:18px">Ogni alimento ha una funzione diversa.</p>



<p style="font-size:18px">La pasta, ad esempio, è una grande fonte di energia grazie ai carboidrati.&nbsp;<br>La carne fornisce proteine di alta qualità e minerali come ferro e zinco.&nbsp;<br>Il latte e i derivati apportano calcio, fondamentale per le ossa.&nbsp;</p>



<p style="font-size:18px">Ma attenzione perché  anche il modo in cui cuciniamo cambia tutto.<br>Cotture troppo aggressive possono ridurre il valore nutritivo degli alimenti ad esempio.</p>



<p style="font-size:18px">In una società che cerca risultati rapidi, emergono scorciatoie pericolose.</p>



<p style="font-size:18px">Una di queste è il doping nello sport: sostanze utilizzate per migliorare artificialmente le prestazioni, ma con rischi seri per la salute.&nbsp;</p>



<p style="font-size:18px">Allo stesso modo, diete estreme o squilibrate possono fare più danni che benefici.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="480" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/self-care-4899284_640.jpg" alt="" class="wp-image-16636" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/self-care-4899284_640.jpg 640w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/self-care-4899284_640-270x203.jpg 270w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit by pixabay</figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">Mangiare bene è un atto culturale importantissimo. Alla fine, tutto si riduce a una consapevolezza semplice ma profonda: mangiare è una scelta.</p>



<p style="font-size:18px">Una scelta che riguarda ovviamente la salute, il benessere mentale e il rapporto con il proprio corpo.</p>



<p style="font-size:18px">Non esiste una dieta perfetta per tutti.<br>Esiste un equilibrio personale, che cambia nel tempo.</p>



<p style="font-size:18px">Forse il punto non è controllare ogni caloria.<br>Non è inseguire modelli irraggiungibili.</p>



<p style="font-size:18px">È imparare ad ascoltarsi.</p>



<p style="font-size:18px">Perché il corpo, in fondo, parla sempre.<br>Sta a noi decidere se ascoltarlo.</p>



<p style="font-size:18px">E ogni volta che ci sediamo a tavola, abbiamo un’occasione:</p>



<p style="font-size:18px">non solo di nutrirci,<br>ma di prenderci cura di noi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/04/29/alimentazione-equilibrata-metabolismo-corpo-energia/">Mangiare è vita</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Montenegro: si avvicina ad essere il 28° paese UE</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/04/27/montenegro-si-avvicina-ad-essere-il-28-paese-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Cutano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 12:51:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[allargamento]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[crna gora]]></category>
		<category><![CDATA[islanda]]></category>
		<category><![CDATA[montenegro]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.geomagazine.it/?p=16626</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Montenegro, uno degli stati più giovani al mondo, è nato dal referendum del 2006 che ha sancito la definitiva separazione dalla Confederazione di Serbia e Montenegro (entità nata nel 2003 dalle ceneri della ex Jugoslavia). Secondo le ultime comunicazioni ufficiali della Commissione Europea, Podgorica è attualmente il Paese in &#8220;pole position&#8221; per l’allargamento: l’obiettivo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/04/27/montenegro-si-avvicina-ad-essere-il-28-paese-ue/">Montenegro: si avvicina ad essere il 28° paese UE</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:18px">Il Montenegro, uno degli stati più giovani al mondo, è nato dal referendum del 2006 che ha sancito la definitiva separazione dalla Confederazione di Serbia e Montenegro (entità nata nel 2003 dalle ceneri della ex Jugoslavia). Secondo le ultime comunicazioni ufficiali della Commissione Europea, Podgorica è attualmente il Paese in &#8220;pole position&#8221; per l’allargamento: l’obiettivo dell’adesione entro il <strong>2028</strong> è considerato ambizioso, ma realizzabile. Il governo di Podgorica ha lavorato intensamente per allinearsi agli standard comunitari, affrontando i complessi &#8220;capitoli di adesione&#8221; che riguardano lo stato di diritto e la giustizia. </p>



<p style="font-size:18px">L’ingresso del Paese balcanico porterebbe il numero degli Stati membri a <strong>28</strong>, ristabilendo l’equilibrio numerico spezzato dall&#8217;uscita del Regno Unito. Sebbene il Montenegro stia lavorando duramente per chiudere gli ultimi capitoli negoziali (specialmente quelli legati allo stato di diritto), non è più l&#8217;unico osservato speciale. </p>



<p style="font-size:18px">La vera sorpresa del 2026 arriva dal Nord: il <strong>29 agosto</strong> i cittadini islandesi saranno chiamati alle urne per un referendum sulla ripresa dei negoziati con l&#8217;UE (anticipando di un anno la chiamata alle urne). Spinta dalle tensioni geopolitiche internazionali e dal desiderio di una maggiore stabilità economica, l&#8217;Islanda potrebbe riaprire un dossier congelato nel 2015. Data la sua partecipazione allo Spazio Economico Europeo (SEE), in caso di vittoria del &#8220;Sì&#8221;, il percorso di Reykjavík potrebbe essere estremamente rapido.</p>



<p style="font-size:18px">Nel frattempo, negli altri Paesi candidati la situazione rimane dinamica:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="font-size:18px"><strong>Albania e Macedonia del Nord:</strong> Continuano i progressi, con l&#8217;Albania che mostra un&#8217;accelerazione significativa.</li>



<li style="font-size:18px"><strong>Serbia e Bosnia-Erzegovina:</strong> Il cammino resta complesso, condizionato dalla necessità di riforme strutturali profonde.</li>
</ul>



<p style="font-size:18px">In sintesi, tra il consolidamento dei Balcani e l&#8217;improvviso ritorno dell&#8217;Islanda, l&#8217;Unione Europea si prepara a una nuova stagione di allargamento che potrebbe ridisegnare i confini politici del continente entro la fine del decennio.</p>



<p>Fonte: UE</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/04/27/montenegro-si-avvicina-ad-essere-il-28-paese-ue/">Montenegro: si avvicina ad essere il 28° paese UE</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>25 aprile: la libertà come scelta, oggi</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/04/24/25-aprile-significato-liberta-oggi-conflitti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Abram]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 06:36:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[conflitti contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[coscienza collettiva]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[festa della liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.geomagazine.it/?p=16601</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il 25 aprile riletto alla luce dei conflitti contemporanei: una riflessione sul significato profondo della libertà, tra memoria e responsabilità presente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/04/24/25-aprile-significato-liberta-oggi-conflitti/">25 aprile: la libertà come scelta, oggi</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:18px">Ci sono date che non appartengono al passato.<br>Restano sospese, al pari di domande a cui ogni generazione è chiamata a rispondere.</p>



<p style="font-size:18px">Il 25 aprile è una di queste.</p>



<p style="font-size:18px">Non è soltanto un giorno.<br>Non è soltanto una ricorrenza.</p>



<p style="font-size:18px">È una soglia.</p>



<p style="font-size:18px">Nel 1945, mentre l’Italia usciva lentamente dall’ombra della guerra e dell’oppressione, la parola “liberazione” non era un concetto astratto. Era un gesto concreto, spesso tragico, sempre necessario. Significava scegliere, prendere posizione, esporsi.</p>



<p style="font-size:18px">Significava, soprattutto, assumersi una responsabilità.</p>



<p style="font-size:18px">Quella di dire no.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="459" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/cologne-63176_640.jpg" alt="" class="wp-image-16606" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/cologne-63176_640.jpg 640w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/cologne-63176_640-270x194.jpg 270w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit ph pixabay</figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">Oggi, a distanza di decenni, quella parola sembra aver cambiato consistenza.<br>È diventata più leggera, più distante, quasi scolorita.</p>



<p style="font-size:18px">Eppure, basta volgere lo sguardo oltre i nostri confini per accorgersi che la storia non si è mai davvero conclusa.</p>



<p style="font-size:18px">In molte parti del mondo, la libertà continua a essere fragile.<br>Minacciata.<br>Contesa.</p>



<p style="font-size:18px">Non serve nominare i conflitti.<br>Li conosciamo.</p>



<p style="font-size:18px">Sono nei notiziari, nelle immagini che scorrono rapide, nelle parole che si ripetono fino a perdere significato.</p>



<p style="font-size:18px">E forse è proprio questo il rischio più grande:<br>abituarsi.</p>



<p style="font-size:18px">Albert Camus scriveva che il vero problema non è il male, ma l’indifferenza.</p>



<p style="font-size:18px">Non il rumore delle armi, ma il silenzio delle coscienze.</p>



<p style="font-size:18px">E allora il 25 aprile torna a interrogarci, con una semplicità disarmante:</p>



<p style="font-size:18px"><strong>cosa significa oggi essere liberi?</strong></p>



<p style="font-size:18px">Non basta vivere in un Paese libero.</p>



<p style="font-size:18px">La libertà non è una condizione garantita una volta per tutte.<br>È un esercizio quotidiano.</p>



<p style="font-size:18px">È la capacità di scegliere senza cedere alla paura.<br>Di pensare senza uniformarsi.<br>Di restare umani, anche quando il mondo sembra spingere altrove.</p>



<p style="font-size:18px">Nel 1945, la libertà si conquistava nei boschi, nelle città occupate, nei gesti nascosti di chi rischiava tutto per qualcosa di più grande.</p>



<p style="font-size:18px">Oggi si gioca altrove.</p>



<p style="font-size:18px">Nelle parole che usiamo.<br>Nelle posizioni che prendiamo.<br>Nel modo in cui guardiamo l’altro.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="480" height="640" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/vim-ridge-1273156_640.jpg" alt="" class="wp-image-16605" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/vim-ridge-1273156_640.jpg 480w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/vim-ridge-1273156_640-203x270.jpg 203w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit ph pixabay</figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">C’è un filo sottile che lega quei giorni a questi.</p>



<p style="font-size:18px">Non è fatto di eventi, ma di coscienza.</p>



<p style="font-size:18px">Allora, come oggi, la libertà nasce da una scelta interiore:<br>non accettare l’ingiustizia come inevitabile.</p>



<p style="font-size:18px">Non cedere all’idea che il mondo sia immodificabile.</p>



<p style="font-size:18px">Eppure, qualcosa è cambiato.</p>



<p style="font-size:18px">Viviamo in un tempo in cui tutto è visibile e, paradossalmente, tutto rischia di diventare distante. Le guerre ci arrivano attraverso uno schermo. Il dolore si trasforma in immagine. L’urgenza si dissolve nella ripetizione.</p>



<p style="font-size:18px">È qui che il 25 aprile può ancora dirci qualcosa.</p>



<p style="font-size:18px">Non come memoria da celebrare, ma come gesto da rinnovare.</p>



<p style="font-size:18px">Perché la liberazione non è mai definitiva.</p>



<p style="font-size:18px">È un movimento.</p>



<p style="font-size:18px">Un continuo tentativo di sottrarsi a ciò che disumanizza, che riduce, che semplifica.</p>



<p style="font-size:18px">Forse la domanda più difficile non è cosa accadde allora.</p>



<p style="font-size:18px">Ma cosa accade oggi, dentro di noi.</p>



<p style="font-size:18px">Quanto siamo disposti a vedere?<br>Quanto siamo disposti a comprendere?<br>Quanto siamo disposti a non voltare lo sguardo?</p>



<p style="font-size:18px">Ancora Camus parlava di una rivolta silenziosa, che non distrugge ma afferma.<br>Una rivolta che nasce dal rifiuto dell’assurdo e dalla volontà di restare fedeli a un’idea di umanità.</p>



<p style="font-size:18px">In questo senso, il 25 aprile non è una celebrazione del passato.<br>È una chiamata.</p>



<p style="font-size:18px">Non ci chiede eroismo.<br>Ci chiede presenza.</p>



<p style="font-size:18px">Non ci chiede gesti estremi.<br>Ci chiede coerenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="519" height="640" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/child-soldiers-62923_640.jpg" alt="" class="wp-image-16604" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/child-soldiers-62923_640.jpg 519w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/child-soldiers-62923_640-219x270.jpg 219w" sizes="auto, (max-width: 519px) 100vw, 519px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit ph pixabay</figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">E allora forse la speranza, quella vera, non ingenua sta proprio qui.</p>



<p style="font-size:18px">Nel fatto che, nonostante tutto, esiste ancora la possibilità di scegliere.<br>Di non cedere all’indifferenza.<br>Di riconoscere, anche nei tempi più complessi, ciò che è giusto.</p>



<p style="font-size:18px">Il 25 aprile non è finito.</p>



<p style="font-size:18px">Continua ogni volta che qualcuno decide di non restare in silenzio.<br>Ogni volta che la libertà smette di essere una parola e torna a essere un gesto.</p>



<p style="font-size:18px">Silenzioso, forse.<br>Ma necessario.</p>



<p style="font-size:18px">Perché la libertà, in fondo, non è mai stata un punto d’arrivo.</p>



<p style="font-size:18px">È una direzione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/04/24/25-aprile-significato-liberta-oggi-conflitti/">25 aprile: la libertà come scelta, oggi</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“L’opera non è forma, ma enigma” &#8211; Bruno Ceccobelli</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/04/24/bruno-ceccobelli-intervista-arte-enigma-spiritualita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Abram]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 06:28:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Archeologia e Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[arte e materia]]></category>
		<category><![CDATA[bruno ceccobelli]]></category>
		<category><![CDATA[enigma]]></category>
		<category><![CDATA[interviste d'artista]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.geomagazine.it/?p=16487</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un viaggio nel pensiero di Bruno Ceccobelli, dove l’arte diventa ascolto, spiritualità ed enigma. Un’intervista che esplora il rapporto tra materia, vuoto e creazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/04/24/bruno-ceccobelli-intervista-arte-enigma-spiritualita/">“L’opera non è forma, ma enigma” &#8211; Bruno Ceccobelli</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:18px">Nel cuore di Assisi, città che più di ogni altra custodisce il respiro spirituale dell’Occidente, l’opera di&nbsp;Bruno Ceccobellitrova una risonanza naturale, quasi inevitabile. La mostra&nbsp;<em>Cantico nel segno di Francesco</em>, ospitata a Palazzo Bonacquisti e inserita nelle celebrazioni dell’Ottocentenario francescano, non si limita a essere un’esposizione: si configura come un attraversamento, un dialogo aperto tra materia e trascendenza, tra gesto artistico e tensione spirituale.&nbsp;</p>



<p style="font-size:18px">Il riferimento al <em>Cantico delle Creature</em> non è qui un semplice omaggio, ma un dispositivo vivo, capace di riattivare nel presente una visione del mondo fondata su relazione, ascolto e fraternità. Le opere di Ceccobelli, disseminate lungo un percorso che attraversa decenni di ricerca, sembrano farsi eco di questa eredità, traducendola in un linguaggio contemporaneo fatto di materia essenziale, simboli e silenzi; arte come filosofia di vita e povertà come onestà degli umili.</p>



<p style="font-size:18px">È in questo contesto che si inserisce l’intervista che segue.<br>Un tentativo non tanto di spiegare, quanto di avvicinarsi.<br>C’è un punto, nell’arte contemporanea, in cui la materia smette di essere materia e diventa presenza. Non si tratta più di osservare un’opera, ma di entrarci in relazione. È in questo spazio sottile, sospeso tra visibile e invisibile, che si muove la ricerca di&nbsp;Bruno Ceccobelli.</p>



<p style="font-size:18px">La sua non è una pratica artistica nel senso tradizionale del termine. È piuttosto un ascolto. Una tensione. Un attraversamento.</p>



<p style="font-size:18px">Abbiamo provato a porgli alcune domande.<br>Le risposte, più che chiarire, aprono.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-02-13-20-53-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-16497" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-02-13-20-53-683x1024.jpg 683w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-02-13-20-53-180x270.jpg 180w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-02-13-20-53-768x1152.jpg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-02-13-20-53.jpg 905w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">&#8220;Saio Santa Chiara&#8221;, 2013, tecnica gesso, nastro e iuta su tavola, 125&#215;76 cm (uomo è degno) credit Bruno Ceccobelli</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading" style="font-size:18px">Lei ha spesso parlato dell’opera come di una “presenza” più che di un oggetto: c’è mai stato un momento in cui un suo lavoro le è sembrato guardarla indietro?</h3>



<p style="font-size:18px">Più che presenze, sento delle voci. Ma le sento in anticipo rispetto al fare artistico. Il fenomeno per cui le opere guardano è evidente, perché è abbinato al loro significato. Il significato parla quando l’opera si è “sensitizzata” nella sua personalità: allora riesce a dire il suo senso della presenza, della sua apparizione.</p>



<h3 class="wp-block-heading" style="font-size:18px">Nella sua ricerca la materia sembra custodire una memoria invisibile: quando sceglie un materiale, è una decisione estetica o un ascolto quasi spirituale?</h3>



<p style="font-size:18px">Sì, è un ascolto spirituale. Reagisco a segnali che hanno un’eco intima con la mia natura, con il mio canale recettivo. Agisco secondo una sinestesia di fenomeni che inizialmente mi sono sconosciuti, ma che al termine dell’opera diventano chiari e illuminanti.</p>



<h3 class="wp-block-heading" style="font-size:18px">Se dovesse individuare un gesto, uno solo, che per lei rappresenta l’atto artistico nella sua forma più pura, quale sarebbe?</h3>



<p style="font-size:18px">Il gesto è il coraggio.<br>Un coraggio che nasce dalla speranza e dalla fede di cambiare i segni, modificare le indicazioni, trovare strade nuove. La vita è già una scoperta continua di prospettive. Nell’arte questo vale ancora di più: la creatività deve essere un attimo persistente.</p>



<h3 class="wp-block-heading" style="font-size:18px">Le sue opere sembrano nascere in uno spazio sospeso tra silenzio e rivelazione: quanto è importante il vuoto nel suo processo creativo?</h3>



<p style="font-size:18px">Il vuoto, al pari del negativo, è il nulla. Per molti rappresenta insicurezza, ignoranza. Ma per chi è sensibile alla spiritualità è una risorsa. È un’astrazione, spesso sostenuta da filosofie come il Tao, lo Zen o la teologia negativa. Questa astrazione, in arte, ha rappresentato una vera svolta contemporanea.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-02-13-21-49-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-16498" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-02-13-21-49-683x1024.jpg 683w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-02-13-21-49-180x270.jpg 180w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-02-13-21-49-768x1152.jpg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-02-13-21-49-1024x1536.jpg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-02-13-21-49.jpg 1066w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">&#8220;San Michele&#8221;, 2014, tecnica tempere, pastelli ad olio e stoffa su feltro, 185&#215;110 cm (pace) credit Bruno Ceccobelli</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading" style="font-size:18px">C’è qualcosa che evita deliberatamente di esprimere nelle sue opere, qualcosa che preferisce lasciare non detto?</h3>



<p style="font-size:18px">Certamente. Il non detto è il mistero.<br>Io credo profondamente che l’opera non debba essere tecnica né forma, ma enigma. Un enigma che non si può spiegare, al pari della sacralità della vita. Di fronte a questa epifania resta solo un ascolto nudo e silenzioso.</p>



<h3 class="wp-block-heading" style="font-size:18px">Nel corso degli anni, ha mai avuto la sensazione di “disimparare” per poter continuare a creare?</h3>



<p style="font-size:18px">Sì. Ho sempre detto che non so quello che faccio, e che faccio addirittura ciò che non so fare. La costruzione di un’opera sincera è una somma di errori: uno sbaglio dopo l’altro che, insieme, generano una verità. Io diffido delle tecniche che producono stile. Lo stile è un marchio del mercato. L’arte vera deve restare sperimentale.</p>



<h3 class="wp-block-heading" style="font-size:18px">La spiritualità nella sua arte appare come una tensione più che una risposta: è una ricerca che la inquieta o che la pacifica?</h3>



<p style="font-size:18px">L’arte deve essere una sublimazione interiore per convivere meglio con gli altri. Ciò che è facilmente vendibile, ai miei occhi, è spesso un oggetto di speculazione: profano, inutile, decorativo. La spiritualità è invece raffinatezza, umiltà, devozione verso tutto ciò che è altro da noi.</p>



<h3 class="wp-block-heading" style="font-size:18px">Se oggi potesse dialogare con una sua opera del passato, cosa le chiederebbe? E cosa temerebbe di sentirsi rispondere?</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-02-13-21-49-1-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-16499" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-02-13-21-49-1-683x1024.jpg 683w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-02-13-21-49-1-180x270.jpg 180w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-02-13-21-49-1-768x1152.jpg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-02-13-21-49-1-1024x1536.jpg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/PHOTO-2026-04-02-13-21-49-1.jpg 1067w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">&#8220;Signora Cumuli&#8221;, 1996, tecnica pirografia su cornice ex voto del &#8216;700 (vento) credit Bruno Ceccobelli</figcaption></figure>



<p style="font-size:18px">Per rispondere, un’opera deve essere un capolavoro.<br>E il capolavoro sa più di te. Il capolavoro è la nostra vita in questo universo, è la mente senziente in tutte le cose. È quell’illuminazione che ti dà l’informazione. Nel capolavoro non esistono domande né risposte.<br>Esiste la vita, contemporanea all’immortalità.</p>



<p style="font-size:18px">Con&nbsp;Bruno Ceccobelli&nbsp;non si esce da un’intervista con delle certezze.<br>Si esce, semmai, con una sensazione.</p>



<p style="font-size:18px">Che l’arte non sia qualcosa da capire.<br>Ma qualcosa da attraversare.</p>



<p style="font-size:18px">E che, forse, il gesto più autentico non sia creare.<br>Ma ascoltare.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/04/24/bruno-ceccobelli-intervista-arte-enigma-spiritualita/">“L’opera non è forma, ma enigma” &#8211; Bruno Ceccobelli</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
