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	<description>La tua finestra sulle scienze</description>
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		<title>Everest, la Death Zone, dove il corpo umano inizia lentamente a spegnersi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Cutano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 11:17:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È l&#8217;alba sul versante sud dell&#8217;Everest. Il termometro segna -30 °C, il vento supera i 50 km/h e ogni passo richiede uno sforzo immenso. Intorno a te, gli alpinisti si muovono lentamente come fantasmi. Ti trovi oltre gli 8.000 metri di quota, nella cosiddetta Death Zone, la &#8220;zona della morte&#8221;, al di sopra del Campo [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">È l&#8217;alba sul versante sud dell&#8217;Everest. <strong>Il termometro segna -30 °C, il vento supera i 50 km/h </strong>e ogni passo richiede uno sforzo immenso. Intorno a te, gli alpinisti si muovono lentamente come fantasmi. Ti trovi oltre gli 8.000 metri di quota, nella cosiddetta Death Zone, la &#8220;zona della morte&#8221;, al di sopra del Campo IV. Qui il corpo umano non può sopravvivere a lungo: non si adatta, non si acclimata, ma inizia progressivamente a morire.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Con il termine Death Zone si indica quella quota oltre la quale il corpo umano non riesce più ad adattarsi ed <strong>entra in un lento, ma inevitabile declino fisiologico</strong>. Questo termine fu coniato dal medico e alpinista svizzero Édouard Wyss-Dunant, membro della spedizione Svizzera sull&#8217; Everest del 1952. Durante l&#8217;ascesa osservò che, oltre gli 8.000 metri sul livello del mare, nessun essere umano è in grado di acclimatarsi completamente. A quella quota, la pressione atmosferica è inferiore ad un terzo di quella presente al livello del mare. Sebbene l&#8217;aria continui a contenere circa il 21% di ossigeno, ogni inspirazione introduce nei polmoni <strong>molte meno molecole di ossigeno</strong> rispetto a quanto avviene a quote inferiori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">L&#8217;ossigeno è fondamentale per tutte le attività del nostro organismo. <strong>Senza ossigeno non esiste vita. </strong>Eppure il concetto può sembrare controintuitivo: in alta quota non c&#8217;è meno ossigeno in termini percentuali, ma manca la pressione necessaria affinché esso possa entrare efficacemente nel sangue.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per comprendere meglio il fenomeno, possiamo immaginare le molecole di ossigeno come delle palline sospese nell&#8217;aria. <strong>A livello del mare, dove la pressione atmosferica è di circa 1013 mbar</strong>, queste palline sono molto vicine tra loro. Quando inspiriamo, un gran numero di molecole raggiunge gli alveoli polmonari e si diffonde facilmente nel sangue.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Sulla cima dell&#8217;Everest, invece, la pressione atmosferica è circa un terzo rispetto a quella del livello del mare. Le stesse palline sono molto più distanziate tra loro ed ogni respiro ne ingloba di meno. Il corpo reagisce aumentando la frequenza e la profondità del respiro, ma ogni inspirazione trasporta comunque una quantità molto inferiore di ossigeno disponibile per i tessuti. Il risultato è che ogni respiro diventa biologicamente meno efficace, fino al punto in cui il corpo consuma ossigeno più velocemente di quanto riesca ad assorbirne.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per compensare questa carenza, <strong>il cuore lavora senza sosta</strong>: aumenta la frequenza cardiaca e cresce il consumo energetico. <strong>Anche stando fermi si consumano enormi quantità di energia</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px"><strong>Il primo organo a soffrire è il cervello.</strong> Quest’ultimo consuma circa il 20% dell&#8217;ossigeno disponibile. Quando l&#8217;apporto di ossigeno diminuisce, si riducono la capacità di giudizio e l&#8217;attenzione, aumentano gli errori decisionali e possono comparire <strong>confusione mentale e allucinazioni. </strong>Molti alpinisti hanno raccontato di aver percepito presenze inesistenti o di aver preso decisioni apparentemente incomprensibili durante la salita.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Anche il sistema digestivo rallenta drasticamente ed il sonno diventa quasi impossibile. Dal punto di vista biologico, la Death Zone può essere descritta come una quota oltre la quale il deterioramento dell&#8217;organismo procede più rapidamente della sua capacità di ripararsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">È per questo motivo che gli alpinisti cercano di trascorrere il minor tempo possibile in questa fascia di quota.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Oltre alla difficoltà di ossigenazione, anche le temperature estreme contribuiscono al deterioramento dell&#8217;organismo. <strong>La vasocostrizione periferica riduce l&#8217;afflusso di sangue alle estremità per preservare gli organi vitali.</strong> Di conseguenza, dita, naso e orecchie diventano particolarmente vulnerabili a congelamenti e necrosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Fino a circa 8.000 metri, il corpo è impegnato in un continuo processo di adattamento alle condizioni ambientali. È per questo che gli alpinisti effettuano lunghe fasi di acclimatazione durante la salita. Tuttavia, una volta superata questa soglia, il corpo umano non riesce più a raggiungere un nuovo equilibrio fisiologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px"><strong>Ogni minuto trascorso nella Death Zone aumenta il danno biologico</strong>. Gli alpinisti non vivono realmente in questo ambiente, stanno semplicemente sperimentando un processo di deterioramento inevitabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Un dato particolarmente impressionante è che la vetta dell&#8217;Everest si trova a circa 8.849 metri di altitudine, quasi 850 metri al di sopra dell&#8217;inizio della Death Zone. Questo significa che gli alpinisti trascorrono molte ore in un ambiente per il quale il corpo umano non è stato progettato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non sono soltanto cervello e cuore ad essere compromessi. Anche i muscoli iniziano a perdere massa e forza, <strong>il sangue diventa più viscoso </strong>a causa dell&#8217;aumento dei globuli rossi e il sistema immunitario risulta indebolito. Sopra gli 8.000 metri il bilancio biologico diventa negativo per praticamente tutti gli organi. Con il passare delle ore, il consumo energetico, il danno cellulare e il deficit di ossigeno superano progressivamente la capacità di recupero dell&#8217;organismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">A 8.000 metri, <strong>la natura smette di concedere al corpo umano la possibilità di adattarsi</strong>. È proprio lì, lungo la salita verso il tetto del mondo, che ogni respiro diventa prezioso. Tutta l&#8217;energia dell&#8217;organismo viene impiegata per sopravvivere al minuto successivo. Da quel momento in poi, il tempo diventa il nemico principale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px"><strong>Dedicato a tutti gli alpinisti che hanno contribuito a farci comprendere i limiti del corpo umano, sfidandoli per inseguire un sogno: raggiungere la montagna più alta del mondo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:14px"><em>Hackett PH, Roach RC. High-Altitude Illness. New England Journal of Medicine. 2001;345(2):107-114. DOI: 10.1056/NEJM200107123450206</em></p>
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		<title>Martina Favaretto e l&#8217;oro mondiale: &#8220;Ho imparato a vincere prima nella mente&#8221;</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/08/04/martina-favaretto-oro-mondiale-intervista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Abram]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 09:14:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo la conquista del titolo mondiale di fioretto, Martina Favaretto si racconta in un'intervista esclusiva a GeoMagazine.it. La campionessa italiana ripercorre il cammino che l'ha portata all'oro, tra sacrifici, lavoro mentale, ansie, rinunce e la forza di non arrendersi mai. Un dialogo che va oltre il risultato sportivo e mette al centro la crescita personale, il valore della resilienza e il desiderio di diventare un esempio per le nuove generazioni di schermitrici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/08/04/martina-favaretto-oro-mondiale-intervista/">Martina Favaretto e l&#8217;oro mondiale: &#8220;Ho imparato a vincere prima nella mente&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading" style="font-size:18px"><em>Ha conquistato il titolo mondiale, entrando definitivamente nell&#8217;élite della scherma internazionale. Ma dietro l&#8217;oro c&#8217;è molto più di una vittoria: ci sono la paura, il sacrificio, il lavoro mentale e la capacità di non arrendersi mai. GeoMagazine.it ha incontrato Martina Favaretto per raccontare non solo l&#8217;atleta, ma la persona che ha imparato a trasformare i propri sogni in obiettivi.</em></h3>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ci sono vittorie che si misurano in una medaglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E poi ce ne sono altre, molto più silenziose, che nessuno vede.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Sono quelle combattute quando il pubblico non c&#8217;è, quando le luci della pedana si spengono e rimangono soltanto la fatica, i dubbi e quella domanda che ogni atleta, almeno una volta, finisce per rivolgere a sé stesso:&nbsp;<em>&#8220;Ne vale davvero la pena?&#8221;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Martina Favaretto è oggi una delle protagoniste assolute della scherma mondiale. La recente conquista del titolo iridato non rappresenta soltanto il punto più alto della sua carriera, ma il risultato di un lungo percorso costruito sulla crescita personale, sulla resilienza e su un lavoro mentale che spesso rimane invisibile agli occhi del pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">In un periodo in cui la scherma italiana continua a essere protagonista sulla scena internazionale, abbiamo voluto andare oltre il risultato sportivo per conoscere la donna dietro la campionessa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Oro-Olimpico-dii-Martina-Favareetto-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-16980" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Oro-Olimpico-dii-Martina-Favareetto-1024x683.jpeg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Oro-Olimpico-dii-Martina-Favareetto-270x180.jpeg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Oro-Olimpico-dii-Martina-Favareetto-768x512.jpeg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Oro-Olimpico-dii-Martina-Favareetto-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Oro-Olimpico-dii-Martina-Favareetto-220x146.jpeg 220w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Oro-Olimpico-dii-Martina-Favareetto.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Oro Olimpico di Martina Favaretto &#8211; credit by Bizzi team</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:18px"><strong>Dopo aver conquistato il titolo mondiale, che cosa è cambiato dentro Martina Favaretto?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Io sono sempre la stessa, sicuramente con più consapevolezza di me stessa e delle mie capacità. Però alla fine sono sempre la stessa ragazza con gli stessi sogni, che poi con il tempo e con i risultati si sono trasformati in veri e propri obiettivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Sicuramente la medaglia d&#8217;oro mondiale era uno dei più grandi obiettivi della mia carriera ed essere riuscita a raggiungerlo rappresenta il coronamento di anni di lavoro fisico e mentale, combattendo spesso con la paura di non farcela.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Sono certa che questa vittoria potrà darmi qualcosa in più: quella sicurezza e quell&#8217;autostima che cercavo da tanto tempo.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:18px"><strong>Ogni campione attraversa momenti in cui la tentazione di mollare sembra più forte della voglia di continuare. Che cosa ti ha permesso di andare avanti?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Di momenti difficili ce ne sono stati spesso e non soltanto in passato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Nei periodi di maggiore tensione, quando l&#8217;ansia prende il sopravvento, mi viene spontaneo domandarmi:&nbsp;<em>&#8220;Chi me lo ha fatto fare?&#8221;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Poi però mi guardo indietro e penso ai miei sogni, a tutto il lavoro fatto e a tutte quelle volte in cui sembrava davvero che fosse finita e invece è arrivata una svolta.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Una frase di mio fratello mi ha aiutata tantissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Mi disse che mollare è la scelta più semplice, soprattutto nei momenti difficili, perché appena smetti di lottare smetti anche di soffrire. Ma proprio in quel momento perdi tutto quello per cui hai lavorato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Combattere, invece, è molto più difficile.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Bisogna rimanere dentro quella sofferenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ma è proprio lì che si costruiscono i risultati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Credo profondamente che il lavoro, alla fine, ripaghi sempre.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="823" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Argento-olimpico-a-squadre-Parigi2024-1024x823.jpeg" alt="" class="wp-image-16978" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Argento-olimpico-a-squadre-Parigi2024-1024x823.jpeg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Argento-olimpico-a-squadre-Parigi2024-270x217.jpeg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Argento-olimpico-a-squadre-Parigi2024-768x617.jpeg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Argento-olimpico-a-squadre-Parigi2024-1536x1234.jpeg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Argento-olimpico-a-squadre-Parigi2024-55x45.jpeg 55w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Argento-olimpico-a-squadre-Parigi2024.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Argento olimpico a squadre Parigi2024 &#8211; credit by Bizzi team</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:18px"><strong>Dietro una medaglia ci sono rinunce che spesso il pubblico non immagina. Quanto costa vivere da atleta di altissimo livello?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La vita di uno sportivo è fatta di sacrifici e difficoltà, ma come accade per qualsiasi lavoro, quando c&#8217;è passione tutto pesa un po&#8217; meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La scherma occupa completamente le mie giornate.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">È il mio lavoro e cerco di dedicarle tutta me stessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non è sempre facile rinunciare a una parte della vita che una ragazza di venticinque anni normalmente vivrebbe: le uscite, i concerti, i viaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">A volte penso che questi anni non torneranno più.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Poi però guardo tutto quello che questo sport mi sta regalando e capisco che ogni scelta ha un senso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">L&#8217;importante è trovare il giusto equilibrio tra il concedersi qualche momento per vivere la propria quotidianità e dare tutto sé stessi quando si torna in pedana.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:18px"><strong>All&#8217;esterno trasmetti un&#8217;immagine di grande sicurezza. Quanto conta invece il lavoro sulla fragilità emotiva?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Quella sicurezza è solo un&#8217;apparenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">In realtà sono una persona molto emotiva, sia in pedana sia nella vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per molto tempo questa è stata una delle mie debolezze.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Negli ultimi anni, e soprattutto nell&#8217;ultimo mese, ho lavorato tantissimo con il mio psicologo dello sport, Bruno Demichelis, che mi ha aiutata a trovare strumenti concreti per gestire l&#8217;ansia e trasformarla in qualcosa di positivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">È un percorso lungo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Molto più lento rispetto all&#8217;allenamento fisico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ma probabilmente anche più difficile.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per tanto tempo mi sono chiesta se proprio la mia emotività mi avrebbe impedito di raggiungere quello che desideravo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Oggi posso dire che il lavoro mentale ha ripagato tutti gli sforzi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="667" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Vittoria-al-mondiale-a-squadre-Hong-Kong-2026-1024x667.jpeg" alt="" class="wp-image-16977" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Vittoria-al-mondiale-a-squadre-Hong-Kong-2026-1024x667.jpeg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Vittoria-al-mondiale-a-squadre-Hong-Kong-2026-270x176.jpeg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Vittoria-al-mondiale-a-squadre-Hong-Kong-2026-768x500.jpeg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Vittoria-al-mondiale-a-squadre-Hong-Kong-2026-1536x1001.jpeg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Vittoria-al-mondiale-a-squadre-Hong-Kong-2026.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Vittoria al mondiale a squadre Hong Kong 2026 &#8211; credit by Bizzi team</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:18px"><strong>Qual è stata l&#8217;emozione più intensa che ti ha lasciato questa vittoria mondiale?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Vincere il Mondiale è stata un&#8217;emozione unica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non soltanto per la medaglia, ma per tutto il significato che aveva per me.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Mi ha colpito tantissimo l&#8217;affetto delle persone che mi sono sempre state vicino e che hanno creduto in me anche quando le cose non andavano come speravo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Inoltre ho ricevuto i complimenti e la stima di alcuni tra i più grandi campioni della scherma italiana e internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Sono momenti che porterò sempre con me.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:18px"><strong>Se potessi parlare alla Martina di qualche anno fa, oppure a una giovane atleta che oggi sogna di arrivare dove sei tu, che cosa le diresti?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Le direi di crederci sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Di non mollare mai.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Di continuare a lavorare sui propri sogni anche quando sembrano lontanissimi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Perché nulla è davvero impossibile se ci si crede e si è disposti a lavorare duramente.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:18px"><strong>Oggi sei un punto di riferimento per tante giovani schermitrici. Che responsabilità senti nei loro confronti?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per me è un grande onore poter rappresentare un esempio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Spero di riuscire a trasmettere soprattutto la passione per questo sport.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Vorrei che capissero che non bisogna mai accontentarsi, ma continuare sempre a lottare per ciò in cui si crede.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Vale nello sport.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ma vale ancora di più nella vita.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Martina-Favaretto-in-pedana-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-16979" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Martina-Favaretto-in-pedana-1024x683.jpeg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Martina-Favaretto-in-pedana-270x180.jpeg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Martina-Favaretto-in-pedana-768x512.jpeg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Martina-Favaretto-in-pedana-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Martina-Favaretto-in-pedana-220x146.jpeg 220w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Martina-Favaretto-in-pedana.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Martina Favaretto in pedana &#8211; credit by Bizzi team</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:18px"><strong>Quando fra dieci o quindici anni guarderai indietro, come vorresti ricordare Martina Favaretto?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La scherma rappresenta un capitolo importantissimo della mia vita e oggi voglio dedicarle tutta me stessa, cercando di raggiungere tutti gli obiettivi che mi sono prefissata.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ma vorrei che rimanesse proprio questo: un capitolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Quando la mia carriera finirà mi piacerebbe cambiare completamente vita e dedicarmi ad altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Spero che fra dieci o quindici anni queste medaglie rappresentino la prova concreta che tutto è possibile quando si crede davvero nei propri sogni.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E che continuino a ricordarmi quanto sia importante impegnarsi e lottare, in qualsiasi ambito della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Le medaglie raccontano il risultato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Le persone raccontano il viaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Martina Favaretto appartiene a quella rara categoria di campioni che non parlano soltanto di vittorie, ma di crescita. Dietro ogni stoccata c&#8217;è il lavoro invisibile della mente, la capacità di convivere con la paura e la scelta quotidiana di non arrendersi quando sarebbe più semplice farlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">In un tempo in cui lo sport rischia spesso di essere ridotto ai numeri, ai podi e alle classifiche, la sua storia ricorda che il successo nasce molto prima della gara: nasce nel coraggio di restare fedeli ai propri sogni anche quando nessuno può ancora vedere il traguardo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>ASMR e cervello: perché ci piace ascoltarli?</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/08/03/asmr-e-cervello-perche-ci-piace-ascoltarli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Cutano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 06:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina & Salute]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[asmr]]></category>
		<category><![CDATA[biologia]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[dopanima]]></category>
		<category><![CDATA[neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[relax]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni gli ASMR (Autonomous Sensory Meridian Response) hanno spopolato sui social: Instagram, Spotify, TikTok, non c&#8217;è piattaforma dove non si trovino video o suoni che conquistano migliaia di like e click. Sussurri, tocchi delicati, sfregamenti o semplicemente gesti lenti riescono a indurre negli ascoltatori una sensazione di profondo rilassamento. Allora, cosa c&#8217;è di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Negli ultimi anni <strong>gli ASMR</strong> (Autonomous Sensory Meridian Response) hanno spopolato sui social: Instagram, Spotify, TikTok, non c&#8217;è piattaforma dove non si trovino video o suoni che conquistano migliaia di like e click. Sussurri, tocchi delicati, sfregamenti o semplicemente gesti lenti riescono a indurre negli ascoltatori <strong>una sensazione di profondo rilassamento</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Allora, cosa c&#8217;è di così interessante negli <strong>ASMR che conquista i nostri cervelli</strong>?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Recentemente le neuroscienze hanno iniziato a fornire alcune risposte ad un fenomeno che si è sviluppato negli ultimi dieci anni, spiegando che l&#8217;ASMR coinvolge circuiti cerebrali associati alla ricompensa, all&#8217;attenzione, all&#8217;elaborazione emotiva e alla regolazione dello stress.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">ASMR è l&#8217;acronimo di Autonomous Sensory Meridian Response e indica quella <strong>piacevole sensazione di rilassamento</strong> che alcune persone provano ascoltando determinati suoni od osservando specifici gesti. Per molti si manifesta come un leggero formicolio che percorre la testa e il collo; per altri semplicemente come una sensazione di calma e benessere. Negli ultimi anni gli ASMR sono diventati un vero fenomeno del web, conquistando milioni di persone alla ricerca di relax, concentrazione o di un aiuto per addormentarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">L&#8217;ASMR è una risposta sensoriale ed emotiva evocata da specifici stimoli audiovisivi. Quello che ci stimola di più include sussurri, suoni morbidi e ripetitivi, picchiettamenti, movimenti lenti delle mani, suoni di spazzole, carta o oggetti manipolati delicatamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Questo elenco però è molto limitato, perché non c&#8217;è praticamente limite agli ASMR e soprattutto nella popolazione ci sarà sempre qualcuno che si rilassa con uno specifico suono o video. Quando un ASMR piace, le persone descrivono frequentemente un piacevole formicolio, una sensazione di calma, una riduzione dell&#8217;ansia, un miglioramento del sonno e soprattutto un conforto emotivo. Infatti uno degli aspetti più interessanti degli <strong>ASMR è che attivano il sistema della ricompensa e del piacere.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Studi di risonanza magnetica funzionale hanno mostrato che durante l&#8217;esposizione a contenuti ASMR si attivano regioni del cervello note per il loro coinvolgimento nel circuito della <strong>dopamina e quindi della ricompensa</strong>. Queste regioni sono le stesse che si attivano durante esperienze piacevoli quali ascoltare musica, ricevere un complimento o mangiare un alimento gradito.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Altri studi hanno dimostrato che l&#8217;esperienza ASMR promuove una diminuzione della frequenza cardiaca che porta a un rilassamento fisiologico e a un&#8217;attivazione emotiva positiva. Questo potrebbe spiegare perché alcune persone<strong> usano gli ASMR per addormentarsi o per ridurre l&#8217;ansia.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Le neuroscienze hanno inoltre dimostrato che le persone particolarmente sensibili all&#8217;ASMR presentano differenze nell&#8217;organizzazione funzionale di alcune reti cerebrali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Secondo alcuni autori, il cervello delle persone che sperimentano ASMR mostrerebbe una maggiore integrazione tra sistemi sensoriali ed emotivi, facilitando la trasformazione di semplici stimoli sonori in sensazioni piacevoli e corporee.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">In conclusione, l&#8217;ASMR non è soltanto una moda di Internet. Le evidenze neuroscientifiche suggeriscono che esso rappresenti <strong>una reale esperienza neurofisiologica </strong>che coinvolge i circuiti della ricompensa, dell&#8217;attenzione e delle emozioni. Durante l&#8217;ascolto di contenuti ASMR il cervello entra in uno stato particolare caratterizzato da rilassamento, coinvolgimento emotivo e sensazione di benessere.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Sebbene siano ancora necessari ulteriori studi per comprendere pienamente il fenomeno, le ricerche disponibili indicano che l&#8217;ASMR può costituire uno strumento interessante per la gestione dello stress, dell&#8217;ansia lieve e dei disturbi del sonno. <strong>Ciò che percepiamo come un semplice sussurro potrebbe, in realtà, attivare sofisticati meccanismi cerebrali sviluppati nel corso dell&#8217;evoluzione per favorire sicurezza, conforto e connessione sociale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:16px"><em>Barratt EL, Davis NJ. Autonomous Sensory Meridian Response (ASMR): a flow-like mental state. PeerJ. 2015</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:16px"><em>Poerio GL, Blakey E, Hostler TJ, Veltri T. More than a feeling: ASMR is characterized by reliable changes in affect and physiology. PLoS One. 2018</em>.</p>
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		<title>Dall&#8217;Uomo Nero al Lupo: l&#8217;eterno bisogno di inventarsi un nemico</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/08/02/dalluomo-nero-al-lupo-leterno-bisogno-di-inventarsi-un-nemico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Cutano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 11:12:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[lupo]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[sociologia]]></category>
		<category><![CDATA[uomo nero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Capita ancora oggi di sentire metodi educativi discutibili che, per far stare tranquilli i bambini, ricorrono a frasi come: &#8220;Attenzione che arriva l&#8217;uomo nero!&#8221;. C&#8217;è pure una famosa filastrocca che recita: &#8220;Ninna nanna, ninna oh&#8230; lo daremo all&#8217;uomo nero che lo tiene un anno intero&#8221;. Ma chi è l&#8217;uomo nero? È la personificazione del buio, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Capita ancora oggi di sentire <strong>metodi educativi discutibili</strong> che, per far stare tranquilli i bambini, ricorrono a frasi come: <em>&#8220;Attenzione che arriva l&#8217;uomo nero!&#8221;</em>. C&#8217;è pure una famosa filastrocca che recita: <em>&#8220;Ninna nanna, ninna oh&#8230; lo daremo all&#8217;uomo nero che lo tiene un anno intero&#8221;</em>. Ma chi è l&#8217;uomo nero? È <strong>la personificazione del buio, del mistero</strong>, di ciò che non vediamo e non conosciamo. Da sempre l&#8217;essere umano combatte con l&#8217;ignoto e con le proprie paure (tema di cui abbiamo già parlato in un <a href="https://www.geomagazine.it/2026/07/26/io-non-ho-paura/">altro articolo</a>). I bambini spesso non provano timore finché la cultura che li circonda non infonde loro paure più o meno reali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Un altro elemento associato quasi da sempre <strong>alla paura è il lupo</strong>. In epoca medievale era considerato il responsabile delle razzie ai danni della povera gente, che viveva di sussistenza grazie agli animali da allevamento. Le fiabe del &#8220;lupo cattivo&#8221; si sprecano dalla notte dei tempi. In realtà, la lupa è stata <strong>la fonte di salvezza di Roma</strong>: la leggenda vuole che Romolo e Remo siano stati allattati e cresciuti proprio da una lupa, diventata poi il simbolo della Città Eterna. Dunque, una simbologia legata non al terrore, ma alla protezione e alla sicurezza. Usiamo anche dire <em>&#8220;in bocca al lupo&#8221;</em>, a cui si suole rispondere <em>&#8220;crepi!&#8221;</em>, quando in realtà la lupa prende in bocca i suoi piccoli per difenderli, non di certo per mangiarli.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Nella società di oggi <strong>dovremmo esserci lasciati alle spalle certe paure</strong>, spesso ereditate da epoche buie del passato in cui la conoscenza era poco diffusa e <strong>l&#8217;ignoranza veniva cavalcata per governare le masse.</strong> L&#8217;Illuminismo doveva ancora venire. Oggi abbiamo tutti gli strumenti per comprendere l&#8217;ignoto grazie alla scienza e alla scolarizzazione; ciò nonostante, queste paure &#8220;medievali&#8221; stanno tornando a galla.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Negli anni &#8217;70 il lupo era stato quasi sterminato in Italia: ne sopravvivevano appena un centinaio di esemplari, isolati tra Abruzzo e Calabria. <strong>Oggi, secondo il monitoraggio nazionale condotto dall&#8217;ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), la popolazione è risalita a circa 3.300 esemplari</strong>, distribuiti tra l&#8217;arco alpino e la fascia appenninica. Certo, essendosi diffuso molto, è tornato a &#8220;intralciare&#8221; la vita quotidiana in alcuni settori della zootecnia. Ma il lupo in Italia è sempre esistito ed è persino l&#8217;animale simbolo del nostro Paese (molti forse non lo sanno). Ovviamente la sua presenza va gestita con strumenti di prevenzione adeguati (dai cani da guardia alle recinzioni elettrificate), ma in regioni come l&#8217;Abruzzo, dove la pastorizia ricopre ancora un ruolo importante, non è mai scomparso. Le soluzioni si possono trovare, senza bisogno di cercare un capro espiatorio su cui sfogare le proprie ansie o farne tema di scontro politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Lo stesso discorso vale per l&#8217;uomo nero, che oggi prende le sembianze dell&#8217;immigrato: chi ha una cultura o un colore della pelle diverso viene visto come portatore di incertezza. In questo senso, stiamo assistendo a una recrudescenza della xenofobia, spesso alimentata da una vera e propria <strong>&#8220;distorsione percettiva&#8221;</strong> (<em>perception gap</em>). Gli studi sociologici dimostrano infatti che la percezione della presenza straniera e del pericolo percepito nella popolazione è spesso <strong>doppia o tripla rispetto ai dati reali</strong>, dimostrando quanto l&#8217;inquietudine risponda a sollecitazioni emotive anziché a dati di fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La mancata integrazione e la ghettizzazione spingono alcune componenti della società ai margini, costringendole talvolta a vivere di espedienti. Per fortuna i casi di integrazione riuscita sono tanti, ma, nonostante ciò, nel profondo del nostro animo ciò che è diverso o &#8220;fuori dagli schemi&#8221; <strong>continua a farci paura.</strong> E ieri come oggi, queste fragilità vengono strumentalizzate per mantenere il potere, sfruttando un sentimento antico come il mondo e radicato nella nostra biologia, <strong>un istinto che spesso ci ha permesso di sopravvivere, ma che oggi viene troppo spesso manipolato ad arte.</strong></p>
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		<title>Tra il cielo e la terra: mostra personale di Mattia Abram</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/08/02/a-cogne-la-mostra-di-mattia-abram-invita-a-riflettere-sul-rapporto-tra-uomo-e-natura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Geomagazine.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 08:44:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News Locali]]></category>
		<category><![CDATA[cogne]]></category>
		<category><![CDATA[mattia abram]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[pittura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 1° agosto fino alla chiusura stagionale del Museo Etnografico Maison Gérard Dayné di Cogne, la mostra pittorica personale di Mattia Abram propone un percorso artistico dedicato al cambiamento climatico, al rispetto della natura e alla riscoperta delle relazioni umane. Attraverso paesaggi alpini e visioni evocative, l'esposizione invita il visitatore a rallentare, ascoltare il territorio e riflettere sul ruolo della montagna come maestra di equilibrio, comunità e memoria. Un appuntamento culturale che unisce arte contemporanea e identità alpina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/08/02/a-cogne-la-mostra-di-mattia-abram-invita-a-riflettere-sul-rapporto-tra-uomo-e-natura/">Tra il cielo e la terra: mostra personale di Mattia Abram</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px"><em>Dal 1° agosto fino alla chiusura stagionale del Museo Etnografico Maison Gérard Dayné, un percorso artistico che trasforma il paesaggio alpino in una riflessione sul cambiamento climatico, sulla solitudine contemporanea e sul bisogno di ricostruire una comunità.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ci sono mostre che si visitano.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E poi ci sono mostre che si attraversano.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non perché i quadri raccontino una storia, ma perché finiscono per raccontare qualcosa di noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">È con questo spirito che, dal&nbsp;<strong>1° agosto fino alla chiusura stagionale del Museo Etnografico Maison Gérard Dayné di Cogne</strong>, apre al pubblico la&nbsp;<strong>mostra pittorica personale di Mattia Abram</strong>, un&#8217;esposizione che nasce nel cuore delle Alpi ma parla a chiunque abbia, almeno una volta nella vita, sentito il bisogno di fermarsi davanti a una montagna e lasciarsi interrogare dal suo silenzio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non è una semplice raccolta di paesaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">È un invito.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Un invito a rallentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ad osservare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ad ascoltare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="704" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2026-08-01-10-46-04-1024x704.jpg" alt="" class="wp-image-16958" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2026-08-01-10-46-04-1024x704.jpg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2026-08-01-10-46-04-270x186.jpg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2026-08-01-10-46-04-768x528.jpg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2026-08-01-10-46-04-1536x1056.jpg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2026-08-01-10-46-04.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit by Samuel Abram</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:18px">La montagna come specchio della nostra epoca</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Le montagne non sono immobili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Cambiano ogni giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Cambiano i ghiacciai, cambiano i boschi, cambiano i corsi dell&#8217;acqua e cambia persino il modo in cui noi le abitiamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Negli ultimi anni il cambiamento climatico ha trasformato fenomeni che un tempo sembravano eccezionali in eventi sempre più frequenti. Ma accanto ai mutamenti della natura esiste un&#8217;altra trasformazione, forse meno evidente e altrettanto profonda: quella delle relazioni umane.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Viviamo sempre più connessi e, allo stesso tempo, sempre più soli.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Comunichiamo continuamente, ma spesso fatichiamo ad ascoltarci davvero.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ed è proprio qui che la natura torna a insegnare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Un bosco non vive grazie a un solo albero.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Una montagna non esiste senza il dialogo continuo tra roccia, acqua, vento, neve, animali e tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ogni elemento sostiene l&#8217;altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ogni equilibrio nasce da una relazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Forse è questa la lezione più preziosa che il paesaggio alpino continua a offrirci.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Le opere di Mattia Abram non cercano il virtuosismo tecnico fine a sé stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Cercano una domanda.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ogni tela invita il visitatore a riflettere sul rapporto tra essere umano e ambiente, sul valore della semplicità e sulla necessità di recuperare un dialogo autentico con ciò che ci circonda.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La montagna diventa così molto più di un soggetto pittorico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Diventa memoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Diventa responsabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Diventa casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">In un&#8217;epoca in cui tutto sembra misurarsi in velocità, produttività e risultati immediati, questa esposizione propone un gesto quasi rivoluzionario: fermarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per osservare un dettaglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per ascoltare un silenzio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per ritrovare, attraverso l&#8217;arte, quella sensibilità che la frenesia quotidiana rischia di soffocare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non è casuale la scelta del&nbsp;<strong>Museo Etnografico Maison Gérard Dayné</strong>&nbsp;come sede della mostra.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Luogo simbolo della memoria di Cogne, il museo custodisce la cultura materiale della comunità alpina, raccontando il rapporto profondo tra l&#8217;uomo e la montagna.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Inserire un percorso artistico contemporaneo all&#8217;interno di questo spazio significa creare un ponte tra passato e futuro, tra tradizione e nuove sfide ambientali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La riflessione non riguarda soltanto il paesaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Riguarda il nostro modo di abitarlo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2026-08-01-10-41-23-copia-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-16959" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2026-08-01-10-41-23-copia-1024x768.jpg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2026-08-01-10-41-23-copia-270x203.jpg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2026-08-01-10-41-23-copia-768x576.jpg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2026-08-01-10-41-23-copia-1536x1152.jpg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/PHOTO-2026-08-01-10-41-23-copia.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit by Samuel Abram</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:18px">Un invito aperto a tutti</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Questa mostra si rivolge agli abitanti della Valle d&#8217;Aosta, ma anche a chi arriva dal Piemonte, dalla Lombardia e da tutte quelle regioni che hanno imparato ad amare le Alpi come luogo dell&#8217;anima prima ancora che destinazione turistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">È un&#8217;occasione per vivere Cogne con uno sguardo diverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per entrare in un museo e uscirne con una domanda in più.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per ricordare che la natura non è soltanto ciò che osserviamo durante un&#8217;escursione, ma una presenza con cui costruiamo ogni giorno il nostro equilibrio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Forse oggi, più che mai, abbiamo bisogno di tornare a guardare una montagna non per conquistarla, ma per comprenderla.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Informazioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px"><strong>Mostra pittorica personale di Mattia Abram</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4cd.png" alt="📍" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />&nbsp;<strong>Museo Etnografico Maison Gérard Dayné</strong>&nbsp;– Cogne (AO)</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f5d3.png" alt="🗓" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />&nbsp;<strong>Dal 1° agosto fino alla chiusura stagionale del museo (metà settembre)</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading" style="font-size:18px">L&#8217;ingresso è GRATUITO ed è un invito a fermarsi</h3>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non per assistere semplicemente a una mostra.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ma per concedersi il tempo di osservare ciò che la natura continua a raccontare, spesso in silenzio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Perché forse il cambiamento che attendiamo dal mondo comincia proprio dal modo in cui scegliamo di guardarlo.</p>
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		<title>Ceuta e la Spagna in Africa</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/07/31/ceuta-e-la-spagna-in-africa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Vicentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 10:21:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geologia & Geografia]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[ceuta]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[geografia]]></category>
		<category><![CDATA[melilla]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La crisi di Ceuta ha riportato in evidenza alcune bizzarrie geografiche nell&#8217;area del Mediterraneo. Se la Spagna da un lato rivendica il possesso di Gibilterra, territorio d&#8217;oltremare dipendente dal Regno Unito, il Paese iberico dall&#8217;altro lato ha in Ceuta un possedimento che, formalmente città autonoma, è a tutti gli effetti una colonia in territorio africano. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px"><strong>La crisi di Ceuta</strong> ha riportato in evidenza alcune bizzarrie geografiche nell&#8217;area del Mediterraneo. Se la Spagna da un lato rivendica il possesso di Gibilterra, territorio d&#8217;oltremare dipendente dal Regno Unito, il Paese iberico dall&#8217;altro lato ha in Ceuta un possedimento che, formalmente città autonoma, è a tutti gli effetti una colonia in territorio africano. Non si è utilizzato a caso la locuzione &#8220;da un lato e dall&#8217;altro&#8221; perchè Ceuta e Gibilterra sono <strong>le antiche colonne d&#8217;Ercole</strong>, il &#8220;non plus ultra&#8221; che ha caratterizzato per secoli le porte verso l&#8217;ignoto, alimentando paure e fantasie collettive.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Dunque Spagna e Regno Unito si sono in qualche modo scambiate influenze e vere e proprie dipendenze territoriali in una sorta di chiasmo geografico che si spiega con vicende coloniali molto articolate. La Spagna ha una presenza non marginale sul continente africano, anche se storicamente è sempre stata molto più ridotta rispetto al Portogallo in virtù di quanto stabilito dal trattato di Tordesillas del 1506. Papa Giulio II, infatti, diede mano libera alla Spagna nelle Americhe, ad eccezione di una parte dell&#8217;attuale Brasile, mentre il Portogallo potè espandere la propria area di influenza, con coline e commerci, ad Oriente. Per motivi di prossimità e di influenza culturale, in ogni caso, la Spagna e lo spagnolo sono presenze importanti in Africa tanto che lo spagnolo è una delle lingue ufficiali dell&#8217;Unione Africana (ne abbiamo già parlato <a href="https://www.geomagazine.it/2026/04/23/le-lingue-ufficiali-dellunione-africana" data-type="link" data-id="https://www.geomagazine.it/2026/04/23/le-lingue-ufficiali-dellunione-africana">in un articolo </a>dello scorso aprile).</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Oltre a Ceuta, la Spagna ha il controllo di <strong>Melilla e delle Canarie.</strong> Ceuta e Melilla sono due &#8220;exclave&#8221; cioè due possedimenti che configurano, di fatto, un confine terrestre tra Europa ed Africa, o meglio tra Spagna e Marocco. E&#8217; questo il confine più morbido dell&#8217;Unione Europea? Si tratta di un&#8217;area da attenzionare particolarmente?</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="776" height="443" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Ceuta-melilla.png" alt="" class="wp-image-16953" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Ceuta-melilla.png 776w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Ceuta-melilla-270x154.png 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Ceuta-melilla-768x438.png 768w" sizes="auto, (max-width: 776px) 100vw, 776px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Ceuta, Melilla, Gibilterra: credit Wikicommons (Arkangel)</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ceuta e Melilla sono davvero l&#8217;unico confine terrestre tra Unione Europea ed Africa. Soprattutto Ceuta, porto franco e città che si sviluppa su un lembo di terra a pochi chilometri dal vecchio continente, rappresenta già dagli anni &#8217;90 del secolo scorso <strong>una testa di ponte per l&#8217;immigrazione</strong>, per lo più irregolare, che ha la rotta più Occidentale verso l&#8217;UE e quella che numericamente ha evidenziato nelle ultime ore uno choc comunicativo e, per le persone con un minimo di spirito analitico, anche emotivo. La geopolitica e i media possono orientare o influenzare la percezione di questi eventi, ma nella pratica sono spesso le condizioni meteo e la bella stagione a dettare i ritmi degli arrivi. &#8220;Sono tutti giovani uomini&#8221;, si nota talvolta nei commenti distaccati di chi osserva il fenomeno da lontano. In verità, si tratta di persone in grado di affrontare la traversata a nuoto o di scavalcare barriere e fili spinati; persone che hanno la forza di fuggire o semplicemente l&#8217;aspirazione a una vita migliore. Ed è significativo che puntino all&#8217;Europa, un continente che spesso critichiamo per le sue rigidità, ma che continua a offrire opportunità e tutela inarrivabili altrove.</p>
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		<title>Le isole minori e l&#8217;approvvigionamento energetico: Pantelleria</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/07/28/le-isole-minori-e-lapprovvigionamento-energetico-pantelleria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Vicentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 19:25:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia & Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[isole]]></category>
		<category><![CDATA[pantelleria]]></category>
		<category><![CDATA[piano energetico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Significativa la visita di oggi del Presidente Mattarella a Pantelleria, e molto importante la tutela, la valorizzazione ed il senso di appartenenza delle popolazioni isolane. Le isole minori vanno sostenute e ne vanno colte le potenzialità, anche come laboratori culturali e tecnologici. Da questo punto di vista si contano diverse occasioni perse per la trentina [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Significativa la visita di oggi del Presidente Mattarella a Pantelleria, e molto importante la tutela, la valorizzazione ed il senso di appartenenza delle popolazioni isolane. Le <strong>isole minori </strong>vanno sostenute e ne vanno colte le potenzialità, anche come <strong>laboratori culturali e tecnologici.</strong> Da questo punto di vista si contano diverse occasioni perse per la trentina di isole marittime abitate che, in Italia, non hanno un collegamento stabile con la terraferma. Si parla di una trentina di isole, con circa 200 mila residenti complessivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non è facile vivere su una piccola isola, per servizi come istruzione e sanità, ma anche per rimanere collegati al mondo in termini di mezzi di comunicazione di massa, trasporti e costi della vita per beni anche essenziali. Un tema a me caro anch&#8217;esso molto complicato è <strong>l&#8217;approvvigionamento energetico.</strong> Ebbene Pantelleria, come praticamente tutte le isole minori italiane, è alimentata da una <strong>centrale a gasolio</strong>. Questa informazione si può desumere facilmente dal <a href="http://(https://www.smedepantelleria.it/azienda/)">sito dell&#8217;azienda elettrica</a> locale dove è citato un piano (3.1 Isole Verdi) che avrebbe l&#8217;obiettivo di accrescere l&#8217;energia prodotta da fonti rinnovabili sulle isole. Le isole sono ricche di sole e vento ma è comprensibile che, in relazione alle oscillazioni della popolazione dovuta al turismo stagionale, ed alle tutele ambientali e architettoniche a cui dei veri e propri paradisi terrestri sono giustamente soggetti, i vincoli siano notevoli. Tuttavia sono troppi anni che, su questa fetta del territorio italiano, si continua ad accedere ai fondi perequativi facendo pagare alla collettività la produzione costosissima di centrali elettriche giurassiche, senza una progettualità convincente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="688" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/New-Media-European-NEws-1024x688.webp" alt="" class="wp-image-16938" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/New-Media-European-NEws-1024x688.webp 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/New-Media-European-NEws-270x181.webp 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/New-Media-European-NEws-768x516.webp 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/New-Media-European-NEws-1536x1032.webp 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/New-Media-European-NEws.webp 1607w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Il Presidente Mattarella in visita a Pantelleria (ndr 28/07/2026) &#8211; Credit New Media Press European</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Noi di GeoMagazine.it proveremo a <strong>presentare i piani energetici ambientali</strong> delle principali piccoli isole italiane, con l&#8217;obiettivo di avere un quadro dello status quo ed in divenire e stimare i benefici che ne possono derivare. La stessa mobilità, su isole così piccole, dovrebbe essere leggera e sostenibile e l&#8217;obiettivo del 2035 dovrebbe essere non tanto quello di non vendere più auto endotermiche, quanto di non avere più stazioni di servizio tradizionali sul territorio delle isole. E&#8217; possibile? Seguiteci!</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Io non ho paura</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/07/26/io-non-ho-paura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Cutano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina & Salute]]></category>
		<category><![CDATA[adulti]]></category>
		<category><![CDATA[coraggio]]></category>
		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Io non ho paura è il titolo di un noto libro che è poi diventato anche un film pluripremiato. Racconta la storia di un bambino che non ha paura. Da adulti spesso ci ritroviamo circondati da paure che non riusciamo a capire da dove arrivino e perché ci fanno cosi tanto stare male. I bambini [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px"><em>Io non ho paura</em> è il titolo di un noto libro che è poi diventato anche un film pluripremiato. Racconta la storia di un bambino che non ha paura. Da adulti spesso ci ritroviamo circondati da paure che non riusciamo a capire da dove arrivino e perché ci fanno cosi tanto stare male. <strong>I bambini spesso sono impavidi rispetto agli adulti</strong>, sembrano proprio come se non avessero paura di nulla. Da qui la domanda: ma i bambini nascono già con alcune paure? Oppure la paura è un sentimento che si acquisisce crescendo?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Quando un neonato viene al mondo, <strong>non conosce il significato del pericolo</strong>. Non ha paura del buio, dei ragni o dei mostri sotto il letto. Eppure, crescendo, svilupperà alcune di queste paure che per mesi o anni non ha mai avuto. Da dove nasce quindi la paura e perché si sviluppa?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Le ricerche sullo sviluppo infantile mostrano che <strong>la maggior parte delle paure viene appresa attraverso le esperienze vissute e le reazioni delle persone che circondano il bambino.</strong> Quando nasciamo, presentiamo alcune risposte automatiche a stimoli improvvisi, come un forte rumore o la sensazione di cadere. Si tratta di reazioni programmate dal sistema nervoso per favorire la sopravvivenza. Tuttavia, queste sono risposte biologiche: la paura non è solo questo, ma richiede anche la capacità di interpretare uno stimolo come minaccioso. Questa capacità, che è alla base della paura, si costruisce nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Negli esseri umani, uno dei principali meccanismi attraverso cui si sviluppa la paura è l&#8217;apprendimento sociale. Per i bambini molto piccoli saranno i genitori o le persone che si prendono cura di loro<strong> ad avere una grande responsabilità nello sviluppo di alcune paure</strong>. I bambini osservano continuamente gli adulti e le loro reazioni emotive diventano una bussola per interpretare il mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Se un bambino sente un tuono e il genitore accanto a lui rimane rilassato, imparerà che non c&#8217;è alcun pericolo. Se invece l&#8217;adulto si irrigidisce o mostra preoccupazione, il bambino assocerà quell&#8217;evento a una situazione di rischio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Alcune paure nascono invece da esperienze dirette. Un bambino che cade dalla bicicletta potrebbe diventare un po&#8217; più prudente prima di risalirci. Questa esperienza verrà registrata dal cervello e utilizzata per evitare rischi futuri.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Altre paure vengono trasmesse tramite racconti, cultura e media. Dire a un bambino &#8220;non andare lì, è pericoloso&#8221; oppure <strong>esporlo ripetutamente a notizie allarmistiche può contribuire all&#8217;insorgere di timori che non avrebbe sviluppato spontaneamente.</strong> Il modo in cui comunichiamo con i bambini può quindi influenzare profondamente la loro percezione del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Questo non significa nascondere loro i pericoli reali. La vera sfida educativa consiste nell&#8217;insegnare ai bambini a distinguere i pericoli reali da quelli immaginari e a utilizzare la paura come uno strumento, non come un limite.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ma se la paura si impara, allora forse si può anche disimparare? È una delle scoperte più incoraggianti delle neuroscienze moderne: il cervello che ha costruito una paura è spesso lo stesso cervello che può liberarsene.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Possiamo imparare a vivere con la paura fino a non esserne più dominati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px"><strong>La paura è un&#8217;emozione normale e utile</strong>. Non dobbiamo &#8220;guarire&#8221; dalla paura in sé, perché ci protegge dai pericoli. Quello da cui possiamo guarire sono le paure eccessive, irrazionali o invalidanti, come le fobie, l&#8217;ansia o i traumi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Dal punto di vista neuroscientifico, il cervello è plastico: può apprendere una paura, ma può anche disimpararla o modificarla. Quando una persona affronta gradualmente ciò che teme in un ambiente sicuro, il cervello crea nuove associazioni: <em>&#8220;Questo stimolo non è così pericoloso come pensavo.&#8221;</em> Con il tempo, la risposta di paura diminuisce.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per questo motivo molti psicologi preferiscono parlare di elaborazione della paura o di apprendimento della sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Una delle idee più affascinanti è che la paura si impara, <strong>ma si può anche reimparare il coraggio</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">In fondo, le paure più grandi della nostra vita spesso non sono quelle con cui veniamo al mondo, ma quelle che il mondo ci insegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:16px"><em><strong>LoBue V., Adolph K.E. (2019).</strong> Fear in Infancy: Lessons From Snakes, Spiders, Heights, and Strangers. Developmental Psychology, 55(9), 1889-1907.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Quando l&#8217;uomo dimentica gli alberi</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/07/26/quando-luomo-dimentica-gli-alberi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Abram]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 16:58:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia & Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[alluvione]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[disastri ambientali]]></category>
		<category><![CDATA[pakistan]]></category>
		<category><![CDATA[politiche ambientali]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Mancuso]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.geomagazine.it/?p=16901</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dall'incontro con Stefano Mancuso nasce una riflessione sul rapporto tra uomo e natura, sul valore insostituibile del suolo e sul ruolo fondamentale degli alberi per il futuro del pianeta. Attraverso esempi concreti, come le alluvioni che hanno colpito il Pakistan nel 2022, l'articolo invita a ripensare il nostro modello di sviluppo e a prendere coscienza delle conseguenze del cambiamento climatico e delle emissioni di combustibili fossili. Un invito a guardare oltre l'emergenza, interrogandosi su quale mondo lasceremo alle future generazioni e sul ruolo che ciascuno di noi può avere nel proteggerlo.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">C&#8217;è una domanda che da ieri sera continua a ronzarmi nella mente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px"><strong>E se fossimo noi la specie più fragile del pianeta?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Siamo abituati a considerarci il vertice dell&#8217;evoluzione. Abbiamo costruito città, ponti, satelliti, intelligenze artificiali. Abbiamo imparato a piegare i fiumi, scavare montagne, perforare gli oceani e modificare il paesaggio con una facilità che nessun&#8217;altra specie possiede.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Eppure c&#8217;è qualcosa che non sappiamo fare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px"><strong>Non sappiamo creare un suolo vivo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Può sembrare una frase banale, ma racchiude una delle più grandi lezioni che la natura possa impartirci.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Durante una serata organizzata dal Comune di Pellizzano (TN), in collaborazione con il Comune di Ossana (TN) e il Parco Nazionale dello Stelvio, il botanico e divulgatore&nbsp;<strong>Stefano Mancuso</strong>&nbsp;ha ricordato come il terreno naturale rappresenti una delle risorse più preziose del nostro pianeta. Un suolo ricco di vita non nasce in pochi anni: è il risultato di processi biologici e geologici lentissimi. Quando viene compromesso o sigillato dall&#8217;urbanizzazione, la sua ricostituzione può richiedere tempi lunghissimi, anche nell&#8217;ordine di molti decenni o più, a seconda delle condizioni ambientali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">È una riflessione che dovrebbe inquietarci.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Perché continuiamo a parlare di sviluppo come se ogni metro quadrato di terra fosse sostituibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non lo è.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Quando osserviamo un prato vediamo il verde.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Quando osserviamo un bosco vediamo gli alberi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Quando osserviamo una montagna vediamo la roccia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Quello che non vediamo è la parte più importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Sotto i nostri piedi esiste un universo fatto di batteri, funghi, radici, insetti, minerali e microrganismi che lavorano incessantemente.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="360" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/forest-2.jpg" alt="" class="wp-image-16917" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/forest-2.jpg 640w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/forest-2-270x152.jpg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/forest-2-384x217.jpg 384w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit by pixabay</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ogni cucchiaio di terreno fertile contiene miliardi di organismi viventi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">È un mondo che sostiene il nostro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Noi costruiamo sopra quel suolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Loro costruiscono la vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Eppure continuiamo a consumarlo come se fosse infinito.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per troppo tempo abbiamo considerato gli alberi come un elemento decorativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Sono molto di più.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Sono climatizzatori naturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Filtrano l&#8217;aria.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Assorbono anidride carbonica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Producono ossigeno.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Regolano il ciclo dell&#8217;acqua.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Proteggono il terreno dall&#8217;erosione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Mitigano le temperature.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Custodiscono biodiversità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Sono, in fondo, una delle più sofisticate infrastrutture naturali che esistano.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E hanno una caratteristica straordinaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non chiedono nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Lavorano ogni giorno per noi senza presentare il conto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Esiste una frase che sentiamo ripetere spesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">&#8220;La natura si sta vendicando.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non è vero.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La natura non conosce la vendetta.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Conosce gli equilibri.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Siamo noi ad averli alterati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Quando impermeabilizziamo il terreno, l&#8217;acqua non riesce più a infiltrarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Quando riduciamo i boschi, diminuisce la capacità del territorio di trattenere l&#8217;umidità e stabilizzare i versanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Quando aumentano le concentrazioni di gas serra, cresce l&#8217;energia disponibile nell&#8217;atmosfera, rendendo più probabili eventi meteorologici estremi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La natura non punisce.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Risponde.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="480" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/alluvion.jpg" alt="" class="wp-image-16916" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/alluvion.jpg 640w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/alluvion-270x203.jpg 270w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit by pixabay</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Chi vive la montagna sa che essa non è immobile.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Lo abbiamo visto anche in Pakistan.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Le devastanti alluvioni del 2022 hanno mostrato con estrema chiarezza quanto un equilibrio possa cambiare nel giro di poche settimane.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Interi villaggi sommersi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Milioni di persone costrette a lasciare la propria casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Campi agricoli cancellati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Un paesaggio trasformato.Torrenti che modificano il proprio corso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ponti compromessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Strade interrotte.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Versanti instabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La montagna continua a vivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Siamo noi che spesso dimentichiamo di ascoltarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ogni evento estremo dovrebbe rappresentare non soltanto un&#8217;emergenza da affrontare, ma anche un&#8217;occasione per ripensare il nostro rapporto con il territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Negli ultimi anni immagini provenienti da ogni parte del pianeta ci hanno mostrato incendi sempre più estesi, alluvioni improvvise, lunghi periodi di siccità e precipitazioni eccezionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Anche eventi geologici come i terremoti ricordano quanto la Terra sia un sistema dinamico, governato soprattutto dalla tettonica delle placche e da processi naturali che non dipendono dal cambiamento climatico. È importante distinguere fenomeni con cause diverse per comprendere correttamente ciò che accade.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Il cambiamento climatico, invece, influenza soprattutto il ciclo dell&#8217;acqua, le temperature e la frequenza o l&#8217;intensità di molti eventi meteorologici estremi. Ogni crisi ambientale mette in evidenza la vulnerabilità delle comunità e la necessità di adattare territori e infrastrutture.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La geografia del pianeta non cambia soltanto sulle carte.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Cambia nella vita delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Stefano Mancuso ha richiamato una stima discussa da numerosi studi internazionali: nei prossimi decenni centinaia di milioni, e secondo alcune proiezioni fino a un miliardo di persone, potrebbero essere costrette a spostarsi anche a causa degli effetti del cambiamento climatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">È un numero che colpisce.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ma ancora più della cifra, colpisce la domanda.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="427" height="640" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/uomo.jpg" alt="" class="wp-image-16918" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/uomo.jpg 427w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/uomo-180x270.jpg 180w" sizes="auto, (max-width: 427px) 100vw, 427px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit by pixabay</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px"><strong>Dove andranno?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Quali città potranno accoglierle?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Quali Stati saranno pronti?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Quali risorse saranno sufficienti?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Parliamo spesso di immigrazione come se fosse soltanto una questione politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Rischia di diventare, sempre di più, una questione climatica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E il clima non conosce confini.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Forse continuiamo a discutere di ambiente come se fosse un tema tra i tanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non lo è.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">È il contenitore dentro il quale esistono tutti gli altri temi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Economia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Agricoltura.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Salute.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Energia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Pace.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Persino la demografia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non esiste prosperità su un pianeta degradato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Forse non dovremmo chiederci soltanto quale mondo lasceremo ai nostri figli.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Dovremmo domandarci anche&nbsp;quali figli sapranno ancora riconoscere un bosco come una casa e non come un semplice spazio vuoto da occupare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Gli alberi continueranno a crescere, quando potranno.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La natura continuerà a cercare un nuovo equilibrio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La vera incognita non è se il pianeta sopravvivrà.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La Terra lo ha già fatto per miliardi di anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La domanda è un&#8217;altra.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Saremo capaci di cambiare abbastanza in fretta da continuare a chiamarlo casa?</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>L&#8217;Aurelia senza &#8220;Sorpasso&#8221;: l&#8217;Italia bloccata tra buche e propaganda</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/07/25/laurelia-senza-sorpasso-litalia-bloccata-tra-buche-e-propaganda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Cutano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 18:53:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[aurelia]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[ponte sullo stretto]]></category>
		<category><![CDATA[propaganda]]></category>
		<category><![CDATA[strade]]></category>
		<category><![CDATA[strade statali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi risulta difficile capire come il &#8220;sentiment&#8221; popolare sia rivolto principalmente alla sicurezza, mentre non trovi quasi voce il degrado di alcune infrastrutture italiane: un problema che i cittadini toccano con mano ogni giorno, ma che resta relegato allo stress familiare o alle lamentele da bar, senza riuscire a fare breccia nell&#8217;agenda pubblica e sui [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Mi risulta difficile capire come il &#8220;sentiment&#8221; popolare sia rivolto principalmente alla <a href="https://www.geomagazine.it/2026/05/25/italia-da-paese-piu-violento-deuropa-al-piu-sicuro/">sicurezza</a>, mentre <strong>non trovi quasi voce il degrado di alcune infrastrutture italiane</strong>: un problema che i cittadini toccano con mano ogni giorno, ma che resta relegato allo stress familiare o alle lamentele da bar, senza riuscire a fare breccia nell&#8217;agenda pubblica e sui social.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">È vero che sono in corso importanti lavori sulla rete ferroviaria (spesso finanziati dal PNRR), ma <strong>oggi è diventato davvero difficile trovare un treno a lunga percorrenza o ad alta velocità che rispetti i tempi previsti.</strong> I pendolari e i viaggiatori lo sanno bene: fino a qualche anno fa, la situazione era decisamente più rosea e le criticità meno sistemiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Si parla continuamente del Ponte sullo Stretto, ne abbiamo parlato tante volte anche <a href="https://www.geomagazine.it/2023/12/26/il-mito-di-scilla-e-il-ponte-sullo-stretto-non-compatibile/">qui</a>, per la cui realizzazione si sta spingendo sull&#8217;acceleratore <strong>a colpi di decreti e deroghe normative</strong>, anche a livello europeo. Un&#8217;opera sicuramente imponente, ma che appare meno prioritaria rispetto alle emergenze quotidiane e non inserita in una pianificazione organica. Si è scelto a suo tempo di tutelare <strong>lo Stretto di Messina definendolo area protetta</strong> (sito ZPS/SIC secondo le direttive UE), eppure oggi si rischia di stravolgere il territorio. Non a caso, anche la Corte dei Conti e diversi organi di controllo hanno sollevato rilievi sui costi, sui rischi di contenzioso e sulle coperture finanziarie. Certo, forzando la mano, pur restando nei limiti formali della legalità, un esecutivo può fare molto per blindare un progetto che da anni è un&#8217;insegna di propaganda politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Basterebbe scendere dalle auto blu o scendere dagli aerei di Stato per capire cosa vivono i cittadini quotidianamente. Anziché concentrare risorse ed energia unicamente sullo Stretto, ci si dovrebbe ricordare delle<strong> grandi incompiute d&#8217;Italia.</strong> Una su tutte: <strong>il completamento dell&#8217;asse tirrenico e il celebre &#8220;buco&#8221; autostradale tra Rosignano, in Toscana, e Tarquinia, nel Lazio</strong>. Lì l&#8217;autostrada si interrompe e cede il passo alla <strong>Strada Statale 1 &#8220;Aurelia&#8221;</strong>. Proprio quell&#8217;Aurelia che nell&#8217;immaginario collettivo era il simbolo della spensieratezza e del boom economico nel film <em>Il sorpasso</em>, oggi è ridotta a una strada non degna della sua storia. Un&#8217;arteria storica che in diversi tratti si riduce a sole due corsie totali e <strong>presenta incroci a raso e buche</strong>, quando dovrebbe essere una cartolina per i tanti turisti e un&#8217;alternativa strategica alla A1. Chilometri di asfalto ammalorato che rendono la strada scarsamente sicura, un paradosso per la prima strada statale d&#8217;Italia, erede della celebre via consolare romana.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Nonostante tutto questo, le prime pagine e i talk show non toccano quasi mai questi temi. Si preferisce dare spazio alla &#8220;famiglia nel bosco&#8221;, a Garlasco, al caso Roggero e ad altri fatti di cronaca nera che appassionano il pubblico, ma non risolvono le criticità strutturali del Paese. La politica lo ha capito perfettamente e cavalca queste narrazioni emotive <strong>per distogliere l&#8217;attenzione dai reali problemi dell&#8217;Italia. </strong></p>
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