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	<description>La tua finestra sulle scienze</description>
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	<title>GeoMagazine.it</title>
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		<title>Elettrico: l&#8217;Europa cincischia e la Cina si avvicina</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/05/23/elettrico-leuropa-cincischia-e-la-cina-si-avvicina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Cutano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 08:24:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia & Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre in Europa ci si interroga sull&#8217;opportunità del Green Deal e sullo stop ai motori termici fissato per il 2035, un dibattito particolarmente acceso in Italia, di cui avevamo già accennato in un precedente articolo, la Cina prosegue dritta sulla strada dell&#8217;elettrificazione. Oggi è evidente come Pechino sia sbarcata nel mercato europeo con veicoli elettrici [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/05/23/elettrico-leuropa-cincischia-e-la-cina-si-avvicina/">Elettrico: l&#8217;Europa cincischia e la Cina si avvicina</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Mentre in Europa ci si interroga sull&#8217;opportunità del Green Deal e sullo stop ai motori termici fissato per il 2035, un dibattito particolarmente acceso in Italia, di cui avevamo già accennato in un precedente <a href="https://www.geomagazine.it/2026/05/10/chi-di-green-deal-ferisce-di-green-deal-perisce/">articolo</a>, <strong>la Cina prosegue dritta sulla strada dell&#8217;elettrificazione.</strong> Oggi è evidente come Pechino sia sbarcata nel mercato europeo con veicoli elettrici di qualità e a prezzi competitivi. Basta guardare gli spot televisivi per accorgersi di marchi ormai noti come BYD, che ha superato Tesla nelle vendite globali di veicoli elettrici, segnando l&#8217;inizio di una nuova era sulle nostre strade.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Nonostante le rigide normative e i dazi doganali che rendono complesso l&#8217;accesso al mercato europeo, i costruttori orientali si stanno muovendo rapidamente con prodotti competitivi, mentre i produttori europei cercano ancora di delineare la strategia migliore. Fino a poco tempo fa le metropoli cinesi erano <strong>percepite come fortemente inquinate</strong> e l&#8217;industria automobilistica locale era considerata in ritardo; in pochissimi anni, invece, si è compiuto un miracolo ecologico nei grandi centri urbani. La qualità dell&#8217;aria a Pechino è drasticamente migliorata grazie a una massiccia elettrificazione, come documentato anche da un recente e interessante reportage del programma Presa Diretta andato in onda sulla Rai. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">In Europa, a tenere alta la bandiera della transizione è rimasta la <strong>Norvegia</strong> che, pur vivendo la <a href="https://www.geomagazine.it/2021/02/16/norvegia-petrolio-ambiente-e-lupi-il-paese-dei-contrasti-intervista/">contraddizione </a>di essere un grande esportatore di petrolio, <strong>immatricola ormai quasi esclusivamente auto elettriche</strong>, tanto che nei primi mesi del 2026 le nuove vetture a benzina si sono ridotte a poche decine di unità. Le tensioni geopolitiche e i conflitti continui mantengono instabili i prezzi del greggio, uno scenario che si potrebbe evitare puntando sulle energie rinnovabili prodotte internamente, settore in cui la Cina ha compiuto un&#8217;ulteriore svolta investendo massicciamente nel fotovoltaico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Le reticenze europee vengono spesso giustificate con la volontà di proteggere l&#8217;industria automobilistica locale, ma la realtà dei fatti mostra come in Italia l<strong>a produzione si sia drasticamente ridotta dopo il progressivo disimpegno di Fiat.</strong> Continuare a difendere il passato in nome di una filiera che nei fatti sta già smantellando le sue radici non fermerà il progresso, ma rischia di consegnare definitivamente le chiavi del mercato del futuro nelle mani di Pechino. Mentre l&#8217;Europa si divide su scadenze e rinvii normativi, la vera partita economica e geopolitica si sta già giocando altrove: restare aggrappati a vecchi paradigmi non proteggerà le nostre fabbriche, ma isolerà il nostro sistema produttivo dai flussi della nuova economia globale. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">In questo scenario, <strong>il Vecchio Continente rischia di rimanere schiacciato</strong> tra il primato tecnologico dell&#8217;Oriente e le proprie indecisioni interne, trasformando quella che doveva essere una grande o<strong>pportunità di transizione nell&#8217;ennesima, imperdonabile occasione mancata.</strong> La crisi del COVID-19 avrebbe dovuto insegnarci la resilienza e la capacità di adattarci rapidamente ai mutamenti globali, ma l&#8217;attuale immobilismo suggerisce che, forse, quella lezione è andata perduta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Fonti: Rai, OFV (Norwegian Road Information Authority), Global EV Outlook</em></p>
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		<title>Andrea Fogli: contro il rumore del mondo</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/05/23/andrea-fogli-contro-il-rumore-del-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Abram]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 06:06:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Archeologia e Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[7 atlanti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Fogli]]></category>
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		<category><![CDATA[saggezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un tempo dominato dalla velocità e dall’immagine immediata, Andrea Fogli riflette sul senso profondo dell’arte, della fragilità e della resistenza umana contro il rumore del contemporaneo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Esistono artisti che cercano di occupare lo spazio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E poi ce ne sono altri che tentano, ostinatamente, di liberarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Andrea Fogli&nbsp;appartiene a questa seconda categoria. La sua ricerca non nasce dalla volontà di imporsi, ma da quella — assai più rara — di sottrarsi al frastuono contemporaneo. Nei suoi lavori il gesto artistico torna a essere ascolto, lentezza, attraversamento. Carta, polvere di grafite, argilla, carboncino: materiali fragili e imperfetti diventano strumenti per interrogare il presente, la memoria e il destino stesso dell’umano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Effemeridi-del-Giardino-2019-part-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-16735" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Effemeridi-del-Giardino-2019-part-1024x683.jpg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Effemeridi-del-Giardino-2019-part-270x180.jpg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Effemeridi-del-Giardino-2019-part-768x512.jpg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Effemeridi-del-Giardino-2019-part-1536x1024.jpg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Effemeridi-del-Giardino-2019-part-2048x1366.jpg 2048w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Effemeridi-del-Giardino-2019-part-220x146.jpg 220w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Effemeridi del Giardino</em>, 2019, argilla cruda ed elementi polimaterici, particolare installazione nella mostra 7 ATLANTI, Mattatoio, Roma 2024</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">In un tempo dominato dall’immagine istantanea e dalla spettacolarizzazione permanente, Fogli continua a scegliere la via opposta: quella dell’attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Le tracce dell’intervista qui raccolte (impossibile trascrivere tutto: l’artista quando parla è fiume in piena) non sono soltanto una riflessione sull’arte. Sono anche una presa di posizione sul nostro tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">1 &#8211; <em>Nei </em>“<em>7 Atlanti” il gesto artistico sembra nascere spesso da azioni minime, ripetute, quasi quotidiane. In un</em>’<em>epoca che chiede velocità, visibilità e risultato immediato, che valore può avere per i giovani un</em>’<em>arte che sceglie lentezza, attenzione e continuità?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Tutto dipende da cosa e chi dovrebbe seguire l’artista, o lo stesso singolo essere umano”, risponde Fogli. E subito affonda il colpo contro quella che definisce “la corsa alla visibilità”, alimentata dalla ricerca continua di una posizione “elevata” e redditizia, ma anche “dall’abuso narcisistico dei social”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Piccolo-popolo-2019-2020-part-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-16736" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Piccolo-popolo-2019-2020-part-1024x683.jpg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Piccolo-popolo-2019-2020-part-270x180.jpg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Piccolo-popolo-2019-2020-part-768x512.jpg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Piccolo-popolo-2019-2020-part-1536x1024.jpg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Piccolo-popolo-2019-2020-part-2048x1365.jpg 2048w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Piccolo-popolo-2019-2020-part-220x146.jpg 220w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Piccolo Popolo</em>, 2019/2020, terracotta policroma, particolare installazione nella mostra 7 ATLANTI, Mattatoio, Roma 2024</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per l’artista, quelle azioni minime e quotidiane presenti raccolte nella mostra e nel libro “7 Atlanti” nascono proprio in opposizione a questa deriva: sono “riscoperta dell’attenzione e della cura”, un modo per tornare in sintonia con il proprio tempo interiore e disconnettersi dal “flusso conformistico e alienante” che attraversa la società contemporanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E poi arriva un’immagine fortissima: “scendere dal piedistallo”.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Un gesto che Fogli considera difficile soprattutto “per chi vuol essere artista”. Racconta infatti di aver praticato questa scelta già ventenne, quando realizzava soltanto minuscoli “Disegni neri” a inchiostro su carta umida, rimanendo volutamente distante dalla spettacolarizzazione artistica del ritorno alla pittura degli anni Ottanta.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Nulla vieta che oggi un giovane possa decidere di andare per la sua strada”, afferma. “Per me è già premiato se compie questa difficile scelta.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">2 &#8211; <em>I </em>“<em>Vedenti” convocano figure del passato che hanno saputo opporsi al proprio tempo con uno sguardo scomodo, profondo, talvolta solitario. Secondo lei, oggi esistono ancora </em>“<em>sguardi resistenti” capaci di incidere nella società, o il rumore dell</em>’<em>attualità li rende invisibili?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Nel ciclo dei “Vedenti” (2002/2024) sono colti gli sguardi di personalità ben note, da Pasolini&nbsp; a Hannah Arendt, da Franco Basaglia a Maria Montessori, da Martin Luther King a Rosa Luxemburg, ma ho aggiunto alla fine anche una persona pressoché sconosciuta che mi ha indicato mio figlio, Berta Caceres, l’ambientalista uccisa pochi anni fa in Sud America.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ed è proprio da qui che parte la sua riflessione: oggi gli “sguardi resistenti” andrebbero cercati soprattutto tra le persone comuni, non nei grandi libri di storia o di cultura. Tra artisti e intellettuali è molto più difficile incontrarli”, ammette. Eppure, quando questi sguardi si incontrano, “si riconoscono”. Non attraverso appartenenze estetiche o biografiche, ma tramite una comune tensione verso l’essenziale e la verità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per Fogli, uno “sguardo resistente” può appartenere anche semplicemente a chi disegna o deposita nell’argilla “presenze irradianti, luminose o oscure, vive”, libero dalle convenzioni dell’arte del proprio tempo: “una volta c’erano gli accademici <em>Pompiers</em>&nbsp; dei Salons francesi dell’800 che facevano muro contro la rivoluzione dell’Impressionismo; non diversamente le avanguardie e le neoavanguardie hanno instaurato una sorta di ortodossia e Accademia che ha fatto muro contro chi la pensava diversamente …”&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">3 &#8211; <em>Lei ha spesso sottratto i suoi cicli al mercato dichiarandoli indivisibili. È anche una presa di posizione etica?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Sì”, risponde senza esitazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Cita i 365 disegni del “Diario delle ombre” e&nbsp; i 111 dei “Vedenti”, le 59 terracotte del “Fantasma della storia” e le 141 del “Piccolo Popolo”: opere volutamente lasciate integre, in aperta disobbedienza ai meccanismi commerciali dell’arte contemporanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Fogli parla di “arte borghese” degli ultimi due secoli e contrappone a questa visione quella degli antichi, a volte anonimi artigiani, capaci di creare cicli unitari destinati a una fruizione collettiva e umana. Ho pensato soprattutto alla possibile futura fruizione da parte di anonimi esseri umani”, spiega.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E qui emerge uno dei nuclei più radicali del suo pensiero: secondo Fogli l’arte contemporanea continua troppo spesso a specchiarsi nei grandi committenti e collezionisti ( e nei “loro” mega musei e gallerie) , dimenticando invece “lo sguardo e l’animo più profondo degli esseri umani”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Non c’è niente da fare, la democrazia non attrae, il riferimento sembra ancora essere un Papa o un Monarca”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/IL-FANTASMA-DELLA-STORIA-2013-2014-part-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-16737" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/IL-FANTASMA-DELLA-STORIA-2013-2014-part-1024x683.jpg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/IL-FANTASMA-DELLA-STORIA-2013-2014-part-270x180.jpg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/IL-FANTASMA-DELLA-STORIA-2013-2014-part-768x512.jpg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/IL-FANTASMA-DELLA-STORIA-2013-2014-part-1536x1024.jpg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/IL-FANTASMA-DELLA-STORIA-2013-2014-part-2048x1366.jpg 2048w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/IL-FANTASMA-DELLA-STORIA-2013-2014-part-220x146.jpg 220w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Il Fantasma della Storia</em>, 2013/2014, terracotta policroma, particolare installazione nella mostra 7 ATLANTI, Mattatoio, Roma 2024</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">4 &#8211; <em>Nei suoi lavori materia, numero e ritualità sembrano costruire una forma di sostenibilità non solo ecologica, ma esistenziale e culturale. Pensa che l</em>’<em>arte oggi debba ripensare il rapporto tra umanità, natura e tempo?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La risposta di Fogli è durissima verso certa contemporaneità artistica. Parla di forme d’arte ancora figlie dei futuristi che elogiavano la guerra e delle neoavanguardie che guardavano alla natura come a “una faccenda ottusa”, quando oggi per le nuove generazioni la guerra è solo morte e distruzione e la natura e la Terra una madre che va rispettata e protetta .&nbsp; Poi denuncia anche quello che definisce “Art Washing”: una recita estetica e ideologica che maschera superficialmente temi politici, ambientali o sociali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Cita Guy Debord e la “Società dello Spettacolo” che profetizzò alla fine degli anni ’60 e oggi si è definitivamente realizzata. “Se non si prova estraneità e disgusto verso questo meccanismo”, afferma, “non si è pronti a farsi carico di un mutamento personale e collettivo.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">5 &#8211; <em>Il disegno, la polvere, l</em>’<em>argilla cruda: materiali fragili, reversibili, non monumentali. È una scelta poetica o anche una risposta consapevole alla retorica della permanenza?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Le scelte veramente poetiche sono sempre anche risposte alle retoriche dominanti.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Fogli parla dell’argilla, della grafite e del carboncino come di materiali che custodiscono una fragilità necessaria. Una fragilità che considera persino terapeutica. “La carta, l’argilla, l’impermanenza dei segni possono diventare un antidoto”, spiega, “contro tutto ciò che vuole ridurre l’umano a qualcosa di inferiore e antiquato rispetto a un futuro roboticamente intelligente.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La sua riflessione si allarga allora verso il tema del postumano e dell’intelligenza artificiale, interrogando il rischio di un mondo sempre più fittizio e distante dalla sensibilità reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">6 &#8211; <em>Guardando al suo percorso, sente di aver attraversato una trasformazione dello sguardo o piuttosto un suo affinamento?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Ci si trova, ci si perde.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La risposta di Fogli è quasi narrativa. Racconta di aver trovato molto presto una propria direzione con i “Disegni neri”, per poi attraversare anni di deviazioni e sperimentazioni. “Normalmente dopo dieci o&nbsp; quindici anni il cammino si fa più personale”, spiega, “ma non bisogna mai chiudersi in una formula”.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E qui torna il suo sguardo critico sul sistema dell’arte contemporanea, descritto come un supermercato dove le opere vengono “fabbricate per stare lì”, sugli scaffali. Qui, improvvisamente, arriva una delle immagini più belle dell’intervista: “L’arte è forse quel surplus che separa un sugo fatto con i pomodori del proprio orto da una qualsiasi scatoletta di pelati.”</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/VEDENTI-2002-2024-particolare-installazione-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-16738" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/VEDENTI-2002-2024-particolare-installazione-1024x683.jpg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/VEDENTI-2002-2024-particolare-installazione-270x180.jpg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/VEDENTI-2002-2024-particolare-installazione-768x512.jpg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/VEDENTI-2002-2024-particolare-installazione-1536x1024.jpg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/VEDENTI-2002-2024-particolare-installazione-2048x1365.jpg 2048w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/VEDENTI-2002-2024-particolare-installazione-220x146.jpg 220w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Vedenti</em>, 2002/2024, matita su carta, particolare installazione nella mostra 7 ATLANTI, Mattatoio, Roma 2024</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Una frase semplice, ma capace di dire moltissimo sul senso autentico della creazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">7 &#8211; <em>Se dovesse indicare ai giovani non una strada da seguire, ma una postura da assumere davanti all</em>’<em>arte e alla vita, quale sarebbe?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Fogli non parla di successo, tecnica o carriera. Parla di postura.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Partirei da una posizione orizzontale, onirica, introspettiva”, dice. Poi invita ad alzarsi e diventare viandanti dei luoghi concreti, non dei mondi digitali. E infine parla della danza: del sollevarsi da terra per sfuggire a chi vorrebbe catturarci.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Per avanzare dritti e forti non serve avere postura militaresca o presupponenza accademica”, conclude. Serve piuttosto “il radicamento armonico nella flessibilità e fragilità del vivente”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/dalla-serie-DISEGNI-NERI-1982-1983--768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-16739" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/dalla-serie-DISEGNI-NERI-1982-1983--768x1024.jpg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/dalla-serie-DISEGNI-NERI-1982-1983--203x270.jpg 203w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/dalla-serie-DISEGNI-NERI-1982-1983--1152x1536.jpg 1152w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/dalla-serie-DISEGNI-NERI-1982-1983--1536x2048.jpg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/dalla-serie-DISEGNI-NERI-1982-1983--scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Disegni neri</em>, 1982/83, inchiostro su carta </figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Con&nbsp;Andrea Fogli&nbsp;non si esce da un’intervista con delle certezze rassicuranti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Si esce, piuttosto, con una sensazione di resistenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La sensazione che, anche dentro un tempo dominato dal rumore, dalla velocità e dalla superficialità, esista ancora la possibilità di un gesto lento, fragile, profondamente umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Un gesto che non cerca di conquistare il mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ma semplicemente di restare vivo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Federica Mingolla: la libertà verticale</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/05/21/federica-mingolla-intervista-arrampicata-liberta-maternita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Abram]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 06:04:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Medicina & Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[alpinismo]]></category>
		<category><![CDATA[arrampicata femminile]]></category>
		<category><![CDATA[donne nello sport]]></category>
		<category><![CDATA[Federica Mingolla]]></category>
		<category><![CDATA[outdoor lifestyle]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.geomagazine.it/?p=16724</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra arrampicata, maternità, libertà e rapporto con la natura, Federica Mingolla si racconta in un’intervista intensa e autentica sul significato profondo dello sport e della vita.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ci sono persone che parlano della montagna.<br>E poi ce ne sono altre che sembrano parlarne da dentro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Federica Mingolla appartiene a questa seconda categoria. La sua voce non ha il tono della conquista, ma quello della relazione. Nelle sue parole l’arrampicata smette di essere soltanto gesto atletico e torna a essere qualcosa di più profondo: ascolto, istinto, trasformazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Parlare con lei dà quasi la sensazione di sedersi accanto a un fuoco dopo una lunga salita. Non c’è distanza. Non c’è costruzione. C’è soltanto il fluire sincero di una persona che ha imparato a conoscersi attraverso la roccia, il corpo e il silenzio delle pareti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="682" height="1024" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/federico-ravassard-682x1024.jpg" alt="" class="wp-image-16727" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/federico-ravassard-682x1024.jpg 682w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/federico-ravassard-180x270.jpg 180w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/federico-ravassard-768x1153.jpg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/federico-ravassard-1023x1536.jpg 1023w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/federico-ravassard.jpg 1066w" sizes="auto, (max-width: 682px) 100vw, 682px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit Federico Ravassard</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E forse è proprio questo che rende speciale questa conversazione: il fatto che non parli solamente di sport.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Parla di libertà.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Esiste un momento preciso, racconta Federica, in cui l’arrampicata smette di essere tecnica e diventa presenza assoluta.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Succede nel momento in cui i piedi lasciano il terreno.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Quando stacco i piedi da terra, la mia mente diventa leggera”, racconta. “È il mio corpo a guidarmi in ogni passaggio, al pari di se conoscesse già cosa fare senza il comando della testa. Istinto puro.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ed è bellissimo il modo in cui descrive questa trasformazione: non come controllo, ma come abbandono. Al pari di un animale che ritrova improvvisamente la propria natura più autentica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per Federica, l’arrampicata non è mai soltanto prestazione. È uno stato mentale. Una forma di presenza totale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Oggi moltissimi giovani si avvicinano all’arrampicata attraverso le palestre indoor, attratti dall’aspetto spettacolare, competitivo o persino estetico di questo sport.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Federica non demonizza questo mondo, anzi. Lo considera fondamentale per l’allenamento. Ma sente il bisogno di ricordare qualcosa che rischia di perdersi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Bisogna conoscere le origini dell’arrampicata”, dice. “E soprattutto entrare in contatto con l’ambiente in cui è nata: l’outdoor.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La natura, nelle sue parole, non è un semplice sfondo. È parte integrante dell’esperienza. È ciò che dà senso al gesto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Il contatto con la natura è la cosa che rende questa disciplina così speciale.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E allora il discorso si allarga quasi senza accorgersene. Perché ciò che Federica difende non è soltanto un modo di scalare, ma un modo di stare al mondo: più lento, più consapevole, più autentico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">C’è un passaggio dell’intervista che colpisce più di altri per sincerità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Quando parla di ciò che l’arrampicata ha cambiato dentro di lei, Federica abbandona completamente il linguaggio sportivo e si apre in modo profondamente umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Prima ero molto insicura”, racconta. “Non mi piaceva il mio aspetto fisico.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Poi qualcosa cambia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/578a247b-d3b3-4827-bd00-de64537913d0-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-16728" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/578a247b-d3b3-4827-bd00-de64537913d0-1024x682.jpg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/578a247b-d3b3-4827-bd00-de64537913d0-270x180.jpg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/578a247b-d3b3-4827-bd00-de64537913d0-768x512.jpg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/578a247b-d3b3-4827-bd00-de64537913d0-1536x1023.jpg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/578a247b-d3b3-4827-bd00-de64537913d0-220x146.jpg 220w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/578a247b-d3b3-4827-bd00-de64537913d0.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit Federico Ravassard</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La montagna, il movimento, il rapporto con la natura iniziano lentamente a trasformare lo sguardo che aveva su se stessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non parla di vittorie.<br>Non parla di risultati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Parla di equilibrio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E forse è proprio qui che l’arrampicata diventa davvero una forma di educazione emotiva: nel momento in cui insegna ad abitare il proprio corpo senza combatterlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Negli ultimi anni la presenza femminile nell’arrampicata e nell’alpinismo è cresciuta enormemente. Ma Federica guarda questo cambiamento da una prospettiva molto personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Secondo lei non si tratta di una conquista “contro” qualcuno, quanto piuttosto della naturale evoluzione di una società in cui le donne oggi possono scegliere più liberamente chi essere.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E quando le si chiede se abbia mai sentito il peso di un ambiente storicamente maschile, la sua risposta arriva limpida.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“No, non mi sono mai sentita parte di una categoria discriminata. Mi sono sempre sentita forte per quello che realizzavo. Mi sono sempre sentita Federica.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">C’è una forza enorme dentro questa semplicità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non c’è rivendicazione.<br>Non c’è rabbia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Solo la convinzione profonda che la libertà inizi nel momento in cui smettiamo di definirci attraverso gli sguardi degli altri.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/image3-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-16729" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/image3-768x1024.jpg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/image3-203x270.jpg 203w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/image3-1152x1536.jpg 1152w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/image3.jpg 1512w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit archivio Federica Mingolla</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Federica parla dell’arrampicata al pari di un ritorno a qualcosa di primordiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Quando siamo in posti selvaggi e in situazioni di stress fisico e mentale, ci trasformiamo in animali”, racconta.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ed è forse uno dei passaggi più affascinanti dell’intervista.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per lei l’istinto non è l’opposto della tecnica. È una forma più profonda di intelligenza. Una sinergia perfetta tra corpo e mente che emerge quando il pensiero razionale smette di controllare tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Il mio corpo e la mia mente agiscono secondo schemi che nemmeno io conosco.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">È una fiducia assoluta nel gesto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Una fiducia rara.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Quando il discorso arriva alla gravidanza, qualcosa cambia ancora.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La voce di Federica diventa più morbida, quasi stupita.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Racconta di aver avuto paura, all’inizio, di come avrebbe vissuto la trasformazione del proprio corpo, soprattutto dopo aver attraversato in passato disturbi alimentari.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E invece è accaduto il contrario.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Mi sono innamorata del mio nuovo corpo”, confessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La crescita lenta e consapevole della gravidanza le ha permesso di guardarsi con occhi nuovi. Non ha mai smesso di muoversi, di arrampicare, di ascoltare il proprio corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“La gravidanza non è una malattia”, dice con naturalezza. “È un momento di estremo cambiamento e bisogna imparare ad ascoltarsi.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Poi arriva forse la frase più bella.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Finché c’è movimento, c’è vita.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ed è impossibile non sentire quanto, dietro quelle parole, ci sia molto più dello sport.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Quando le si chiede cosa non dovrebbe mai andare perso nell’arrampicata del futuro, Federica non parla di tecnica né di evoluzione sportiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Parla di libertà.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La libertà di scegliere il proprio modo di vivere una via. Di prendersi il tempo necessario. Di scalare per amore e non per visibilità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/panciafede_evigarbolinophotographer-75-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-16730" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/panciafede_evigarbolinophotographer-75-1024x683.jpg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/panciafede_evigarbolinophotographer-75-270x180.jpg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/panciafede_evigarbolinophotographer-75-768x512.jpg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/panciafede_evigarbolinophotographer-75-1536x1025.jpg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/panciafede_evigarbolinophotographer-75-2048x1366.jpg 2048w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/panciafede_evigarbolinophotographer-75-220x146.jpg 220w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit Evi Garbolino</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ma soprattutto la libertà di non trasformare il proprio corpo in uno strumento da sacrificare per la performance.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Finché c’è amore in quello che si fa”, dice, “c’è speranza che questo sport non diventi soltanto ego e visibilità.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E forse è proprio qui che si nasconde il cuore di tutta questa conversazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Nell’idea che la montagna non serva a diventare più forti degli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ma semplicemente più veri con se stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Con Federica Mingolla non si ha mai la sensazione di ascoltare un’atleta che racconta i propri successi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Si ha piuttosto l’impressione di incontrare una persona che, salendo, ha imparato lentamente a togliersi di dosso il rumore del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E allora la roccia smette di essere parete.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Diventa uno spazio interiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Un luogo dove il corpo, l’istinto e la libertà tornano finalmente a parlare la stessa lingua.</p>
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		<title>Lo Yukon: il grande fiume del silenzio</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/05/18/bonatti-yukon-river-canoa-canadese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Abram]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 06:22:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi & Paesaggi]]></category>
		<category><![CDATA[avventura estrema]]></category>
		<category><![CDATA[Esplorazione wilderness]]></category>
		<category><![CDATA[Grande Nord]]></category>
		<category><![CDATA[popoli indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Bonatti]]></category>
		<category><![CDATA[yukon]]></category>
		<category><![CDATA[Yukon river]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.geomagazine.it/?p=16710</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dalle popolazioni native alla corsa all’oro, fino alla straordinaria spedizione di Walter Bonatti in canoa canadese: viaggio narrativo lungo lo Yukon, il grande fiume selvaggio del Nord America.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ci sono fiumi che attraversano territori.<br>E poi ce ne sono altri che attraversano l’immaginazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Lo&nbsp;Yukon River&nbsp;appartiene a questa seconda categoria. Non è soltanto uno dei corsi d’acqua più lunghi e selvaggi del Nord America: è una linea narrativa, una memoria liquida che scorre tra ghiaccio, foreste boreali e villaggi sospesi nel silenzio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per migliaia di chilometri lo Yukon attraversa territori remoti tra&nbsp;Alaska&nbsp;e&nbsp;Canada, insinuandosi in una delle ultime grandi geografie ancora capaci di mettere l’uomo di fronte alla propria misura reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Lì, il tempo non ha mai avuto la stessa velocità del resto del mondo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="397" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/yukon-1.jpg" alt="" class="wp-image-16712" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/yukon-1.jpg 640w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/yukon-1-270x167.jpg 270w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">Yukon Bay &#8211; credit by pixabay</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Prima ancora che arrivassero esploratori, cercatori d’oro o avventurieri europei, lo Yukon era già un universo umano complesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per le popolazioni native — Gwich’in, Hän, Koyukon, Yup’ik e molte altre — il fiume rappresentava una strada, una fonte di cibo, una memoria collettiva e persino una dimensione spirituale. Le canoe scivolavano lungo l’acqua trasportando pelli, utensili, racconti e famiglie intere, mentre i salmoni scandivano il ritmo delle stagioni. L’inverno imponeva immobilità e resistenza; l’estate, invece, apriva brevi parentesi di luce quasi infinita.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Lo Yukon non veniva considerato qualcosa da dominare, ma un organismo vivente con cui convivere. Ancora oggi, nei piccoli villaggi disseminati lungo le sue rive, sopravvive una cultura costruita più sull’ascolto del paesaggio che sul suo sfruttamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Tutto cambiò nel 1896.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La scoperta dell’oro nel Klondike trasformò improvvisamente lo Yukon in una terra di ossessione. Migliaia di uomini partirono verso il Nord inseguendo ricchezza, fortuna e una sorta di redenzione personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Nacque così una delle epopee più dure e leggendarie della storia moderna.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">I cercatori affrontavano valichi ghiacciati, fame, valanghe, temperature estreme e un isolamento quasi assoluto. Molti non arrivarono mai. Eppure il mito del Nord continuò a crescere. Le città di frontiera, come Dawson City, esplosero nel giro di pochi mesi, diventando luoghi febbrili e caotici in mezzo al nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Lo Yukon entrò così definitivamente nell’immaginario occidentale: il fiume delle possibilità estreme.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Chiunque abbia attraversato davvero lo Yukon racconta la stessa cosa: dopo qualche giorno, il paesaggio smette di essere sfondo e diventa presenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Le immense foreste di abeti neri, le nebbie basse del mattino, il passaggio silenzioso dei caribù, il volo improvviso delle aquile e i grizzly lungo le rive contribuiscono a creare una sensazione sempre più rara nel mondo contemporaneo: la percezione autentica della natura incontaminata.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Lì l’uomo torna piccolo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="427" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/yukon-2.jpg" alt="" class="wp-image-16713" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/yukon-2.jpg 640w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/yukon-2-270x180.jpg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/yukon-2-220x146.jpg 220w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit  by pixabay</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ed è forse proprio questo il motivo per cui tanti esploratori, scrittori e alpinisti ne sono rimasti attratti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Tra questi, uno in particolare:&nbsp;Walter Bonatti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Quando si pensa a&nbsp;Walter Bonatti, vengono subito in mente le grandi pareti alpine, il K2, il Cervino, le sue solitudini verticali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ma a partire dagli anni Sessanta Bonatti iniziò un’altra esplorazione: quella del pianeta selvaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non più la conquista della montagna, ma l’immersione totale nella natura.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Fu così che arrivò anche nello Yukon.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La sua spedizione lungo il grande fiume avvenne in canoa canadese, attraversando territori isolati e difficili, in una dimensione lontanissima dall’avventura turistica contemporanea. Bonatti cercava qualcosa di più profondo: un contatto primordiale con il mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Nei suoi racconti emerge continuamente il fascino quasi metafisico del Nord: il silenzio assoluto, la luce interminabile delle giornate artiche, la fatica fisica costante e quel senso di vulnerabilità che soltanto la natura estrema riesce a generare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La canoa diventava una sorta di estensione del corpo. Ogni gesto doveva essere preciso, ogni errore poteva trasformarsi in pericolo reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Bonatti descrisse il viaggio nello Yukon non come una semplice impresa sportiva, ma come una trasformazione interiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Nel Nord, scriveva, si perde ogni illusione di controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ed è forse proprio lì che nasce la libertà.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Attraversare lo Yukon in canoa significa entrare in una tradizione antichissima.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="427" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/yukon-3.jpg" alt="" class="wp-image-16714" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/yukon-3.jpg 640w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/yukon-3-270x180.jpg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/yukon-3-220x146.jpg 220w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit by pixabay</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Le canoe dei popoli nordamericani erano progettate per essere leggere, resistenti e capaci di affrontare lunghissime distanze. In origine costruite con corteccia di betulla e strutture lignee flessibili, rappresentavano uno dei mezzi più sofisticati mai creati per vivere i grandi fiumi del Nord.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Bonatti scelse esattamente questo approccio: niente motori, niente velocità artificiale. Soltanto acqua, corrente e resistenza umana.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ed è probabilmente questo uno degli aspetti più moderni della sua impresa: la rinuncia volontaria alla comodità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Oggi il fiume continua a essere una delle grandi frontiere del viaggio naturalistico mondiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Molte comunità indigene cercano ancora di preservare le proprie tradizioni mentre il cambiamento climatico modifica rapidamente gli ecosistemi del Nord. I ghiacci si ritirano, le stagioni cambiano ritmo e alcuni villaggi rischiano lentamente di scomparire.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Eppure lo Yukon conserva qualcosa che il mondo contemporaneo sembra aver dimenticato: la capacità di obbligare chi lo attraversa a rallentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Forse il fascino dello Yukon nasce proprio da questo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non offre scorci rapidi da consumare.<br>Non concede superficialità.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">È un luogo che richiede presenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per questo uomini come&nbsp;Walter Bonatti&nbsp;ne sono rimasti segnati profondamente. Perché in certi territori estremi non si viaggia soltanto nello spazio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Si viaggia dentro se stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E allora il grande fiume del Nord smette di essere geografia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Diventa una domanda.</p>
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		<title>La trappola di Tucidide</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/05/15/la-trappola-di-tucidide/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Vicentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 12:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[tucidide]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi giorni la geopolitica tiene banco con un bilaterale tra le due maggiori potenze mondiali: Cina e Stati Uniti. Pare che Xi abbia citato, durante i colloqui, la &#8220;trappola di Tucidide&#8221;. Non si è capito, in effetti, in quale contesto sia stata fatta questa dotta citazione, ma la cosa mi ha ispirato un piccolo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">In questi giorni la geopolitica tiene banco con un bilaterale tra le due maggiori potenze mondiali: Cina e Stati Uniti. Pare che Xi abbia citato, durante i colloqui, la &#8220;trappola di Tucidide&#8221;. Non si è capito, in effetti, in quale contesto sia stata fatta questa dotta citazione, ma la cosa mi ha ispirato un piccolo approfondimento.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="275" height="183" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/images.jpg" alt="" class="wp-image-16718" style="aspect-ratio:1.5082802547770702;width:328px;height:auto" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/images.jpg 275w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/images-270x180.jpg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/images-220x146.jpg 220w" sizes="auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>In questi giorni il bilaterale Cina-USA</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ieri sera qualche giornalista ironizzava sul fatto che Trump potesse sapere chi è, o anche aver solamente sentito nominare Tucidide, facendo evidentemente riferimento alle basi culturali del presidente degli Stati Uniti che non sembra aver mai fatto dello studio una propria prerogativa. In effetti Tucidide si studia, almeno in Italia, solamente al liceo classico ed è lo storiografo di riferimento per la Guerra del Peloponneso che vide fronteggiarsi per buona parte del V sec. a.C. Sparta ed Atene. Di lui si sanno poche cose a livello biografico, ed è affascinante l&#8217;ipotesi di Canfora che l&#8217;opera dello storico sia stata ripresa e conclusa da Senofonte, a cui l&#8217;insigne grecista attribuisce una parte dell&#8217;opera tucididea. Al di là della cosiddetta &#8220;questione tucididea&#8221;, squisitamente filologica,  dall&#8217;opera dell&#8217;ateniese emerge una grande consapevolezza del rapporto tra lo storico ed il suo pubblico, prendendo atto che la fruizione del suo testo non poteva che riguardare un uditorio selezionato e colto. Questo pubblico poteva &#8220;perdonare&#8221; all&#8217;autore un testo che non indugiava in narrazioni accattivanti. Il rigore scientifico dello storico consisteva nell&#8217;esposizione delle &#8220;pragmata&#8221;, dei fatti, e barattava il successo di un&#8217;effimera performance con la perenne validità di un&#8217;opera fattuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ma in cosa consiste la trappola di Tucidide? E&#8217; bene chiarire che nella sua opera Tucidide non parla di nessuna trappola. La locuzione fu introdotta molto recentemente, nel 2012, da un giornalista del Financial Times. Bisogna risalire, in questo caso, alle cause dello scoppio della guerra del Peloponneso. E, come sempre, se c&#8217;è un causa scatenante sussistono certamente dei motivi più profondi alla base di un conflitto. Sono andato a rileggermi il passo in cui Tucidide illustra, a suo modo di vedere, le vere cause dell&#8217;evento bellico tra Sparta ed Atene, fermo restando che la causa scatenante fu l&#8217;intervento di Atene a favore di Corfù in una contesa con la città fondatrice Corinto. Sono andato a rileggere alcuni passi delle storie di Tucidide, in modo da verificare le vere &#8220;aitiai&#8221;, le cause profonde del conflitto stesso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="126" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/testo-a-fronte-1024x126.png" alt="" class="wp-image-16708" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/testo-a-fronte-1024x126.png 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/testo-a-fronte-270x33.png 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/testo-a-fronte-768x94.png 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/testo-a-fronte.png 1027w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Le storie di Tucidide, I, 23.6 con traduzione a fronte</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La potenza ateniese è in rapida ascesa, forse quella lacedemone è vista come crepuscolare, o comunque certamente affermata. Per questo Tucidide vede come inevitabile un conflitto tra due società con modelli profondamente diversi ma anche parabole affatto diverse. Eccola la trappola di Tucidide: una dinamica in cui due potenze entrano naturalmente in conflitto, soprattutto quando si prende atto dell&#8217;inarrestabile ascesa della potenza più giovane. Per questo il politologo del Financial Times (che, me lo sono andato a vedere, si chiama Graham Allison) aveva proposto un ardito accostamento tra la Sparta americana e la cinese Atene, in un chiasmo di penna e forse non d&#8217;intenti. La guerra, infatti e per la cronaca, fu vinta da Sparta, mentre tutti noi speriamo che questo parallelismo si fermi e che magari il biondo presidente, che potrebbe impersonificare Pericle in queste improbabili vite parallele, faccia presto qualche passo indietro.</p>
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		<title>I confini dell&#8217;Europa</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/05/13/i-confini-delleuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Vicentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 08:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geologia & Geografia]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[confini]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[geografia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Europa è una ninfa, l&#8217;Europa è un&#8217;idea, l&#8217;Europa è un continente. Rapita da Zeus e portata Creta, la figlia di Oceano ebbe con lui 3 figli, tra cui Minosse. Minosse è in effetti il capostipite della prima civiltà europea, quella cretese, ed è proprio a Nord di Creta che le terre iniziano ad essere caratterizzate [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="756" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe-1024x756.jpeg" alt="" class="wp-image-16659" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe-1024x756.jpeg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe-270x199.jpeg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe-768x567.jpeg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe-1536x1134.jpeg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe.jpeg 1918w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Europa Politica, Atlante De Agostini &#8211; Foto dell&#8217;editore</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Europa è una ninfa, l&#8217;Europa è un&#8217;idea, l&#8217;Europa è un continente. Rapita da Zeus e portata Creta, la figlia di Oceano ebbe con lui 3 figli, tra cui Minosse. Minosse è in effetti il capostipite della prima civiltà europea, quella cretese, ed è proprio a Nord di Creta che le terre iniziano ad essere caratterizzate da quell&#8217;etichetta. Dunque l&#8217;Europa è un concetto culturale o geografico?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">L&#8217;etimologia della parola è incerta, ma mi piace pensare che che ci sia di mezzo il prefisso eu- che riporta ad un soggetto benevolo, o ancora ad un&#8217;entità di ampio sguardo (εὐρύς, ὤψ). L&#8217;Europa non è però un continente in senso stretto, fisico, ma è sempre stata intesa come tale, essendo fortemente connotata all&#8217;interno del Mondo Antico, nell&#8217;ambito un grande continente che comprende Europa, Asia ed Africa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="735" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Rocci-1024x735.jpeg" alt="" class="wp-image-16688" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Rocci-1024x735.jpeg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Rocci-270x194.jpeg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Rocci-768x551.jpeg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Rocci-1536x1102.jpeg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Rocci.jpeg 1785w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Dal vocabolario Greco-Italiano L.Rocci: lemma riferito all&#8217;Europa</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Durante il Medio Evo alcune rappresentazioni del Mondo compivano una tranciante suddivisione detta a T con zero. L&#8217;Orbe ha la parte superiore rivolta verso Est e l&#8217;Europa è assegnata ad uno dei tre figli di Noè, ovvero Jafet, ed è separata dall&#8217;Africa dal Mediterraneo, e dall&#8217;Asia. Quest&#8217;ultima aveva una posizione predominante anche in prospettiva del posizionamento ad Oriente del cosiddetto Paradiso terrestre, ed il centro della T si collocava a Gerusalemme. In una tradizione così fortemente simbolica le cesure introdotte dalla T erano il Mar Mediterraneo, il Nilo ed il fiume Don (o Tanais), elementi geografici d&#8217;acqua che suddividevano i tre continenti. Dunque quali sono i confini dell&#8217;Europa? Quali sono i confini della geografia fisica e della geografia culturale, quali quelli dettati dalle convenzioni?</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="500" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/T_and_O.webp" alt="" class="wp-image-16670" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/T_and_O.webp 500w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/T_and_O-270x270.webp 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/T_and_O-150x150.webp 150w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/T_and_O-50x50.webp 50w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Mappa orbis terrae, Guntherus 1472</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Appare evidente che i confini europei non seguono le demarcazioni politiche degli Stati moderni. In fondo, l&#8217;Europa è una penisola ed il problema del limite terrestre si pone quasi solamente ad Est: I confini sono tracciati nella tradizione, o meglio nella convenzione, da Urali e Caucaso, passando per il Bosforo. La linea di demarcazione convenzionalmente utilizzata fu demarcata dal geografo svedese von Strahlenberg, ed è stata poi oggetto di alcune modifiche non di grande portata. Il geografo che visse a cavallo tra il diciassettesimo e diciottesimo secolo ha una storia personale molto interessante. Egli si arruolò come soldato nell&#8217;esercito svedese e fu fatto prigioniero dai russi durante la grande guerra del Nord. Deportato in Siberia gli fu concesso di viaggiare per raccogliere materiale geografico, etnografico e cartografico. Evidentemente von Strahlenberg aveva dimostrato conoscenze e capacità non comuni e ricevette da un governatore russo, ovvero proprio dal suo carceriere, il compito di tracciare il confine tra Europa ed Asia sul fronte Orientale dell&#8217;Europa. Il confine seguiva lo spartiacque degli Urali e poi il fiume Ural, che come il Volga sfocia nel mar Caspio, seguendo poi la depressione ponto-caspica fino al Mar Nero, &#8220;tagliando&#8221; in due in mar d&#8217;Azov attraverso lo stretto di Kerç. Una modifica più recente, proposta dal National Geographic, porta il confine europeo dalla depressione ponto-caspica allo spartiacque del Caucaso, includendo in Europa piccole porzioni di Georgia ed Azerbaigian. Le entità politiche che sono tradizionalmente incluse nel continente europeo, almeno da queste convenzioni cartografiche, sono ovviamente la Russia, oltre a Kazakistan e Turchia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="812" height="1024" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe_vintage-812x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-16690" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe_vintage-812x1024.jpeg 812w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe_vintage-214x270.jpeg 214w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe_vintage-768x969.jpeg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe_vintage-1217x1536.jpeg 1217w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Europe_vintage.jpeg 1464w" sizes="auto, (max-width: 812px) 100vw, 812px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La genesi ed il tracciamento di un confine costituisce un atto formale, internazionalmente riconosciuto o a volte disputato, e rappresenta il limite tra entità distinte per trascorsi storici o fattori diversi. La posizione di un confine è un gesto fondante: &#8221; A partition that originates an actual political space&#8221; (cit. Minca e Vaughan-William, 2012). Lo studio ed il tracciamento di un confine continentale, in questo caso, potrebbe essere interpretato come limite più funzionale che politico, anche se fu proprio la Zarina Anna ad adottare la convenzione di von Strahlenberg, poi &#8220;ratificata&#8221; dalla Società Geografica Russa. Il senso di tracciare un confine, pertanto, è anche nel caso continentale fonte di controversie o discussioni? Certamente, soprattutto in un periodo di frizioni geopolitiche, dove faglie e confini si collocano tra aree di influenza piuttosto che rappresentare speculazioni scientifiche frutto di approfondimenti etnografici e geografici. Non è un caso che il confine passi proprio a fianco della Crimea, a mio avviso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="978" height="1024" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Moneta-1-978x1024.webp" alt="" class="wp-image-16692" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Moneta-1-978x1024.webp 978w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Moneta-1-258x270.webp 258w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Moneta-1-768x804.webp 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Moneta-1.webp 1001w" sizes="auto, (max-width: 978px) 100vw, 978px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>La moneta da due Euro di conio greco, rappresentante la ninfa rapita da Zeus in sembianza di toro</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Da un punto di vista tassonomico, scevro da qualsiasi moto che tenda ad escludere, l&#8217;Europa è composta da 43 Stati sovrani che ne fanno completamente parte, oltre al Kosovo. Ci sono poi Stati transcontinentali, come la Russia, il Kazakistan, la Turchia, la Georgia e l&#8217;Azerbaigian ricompresi parzialmente in Europa dai diversi confini convenzionali già illustrati. Rimangono le nazioni di Cipro ed Armenia, peraltro esempi di sovranità piuttosto sofferta (con cause ascrivibili alle logiche illustrate, non trovate?), che pur essendo a tutti gli effetti asiatici hanno legami culturali profondi con il continente europeo. Questi 50 Stati si sono organizzati in diverse entità transnazionali, la più importante delle quali è senz&#8217;altro l&#8217;Unione Europea. Essa accoglie 27 Stati, con ulteriori accordi monetari con le nazioni più piccole e diversi candidati all&#8217;ingresso nell&#8217;Unione stessa. Dal punto di vista della promozione della democrazia, dei diritti umani e del progresso sociale è certamente il Consiglio d&#8217;Europa l&#8217;organizzazione di riferimento. Questo consesso ha certamente meno potere politico dell&#8217;UE, ma promuove valori importanti come l&#8217;identità europea e raccoglie ben 46 Paesi; solamente la Bielorussia e la Russia, in pratica, non ne fanno parte essendo la Russia uscita dopo l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina. Lo spirito di unità e di cooperazione è dunque grande in Europa, con qualche eccezione purtroppo dirompente e con dei distinguo creati sul campo più dalle scelte politiche che dai confini tratteggiati per motivi forse non divisivi, certamente non esclusivi o preclusivi nelle intenzioni di chi ne studiò il tracciato. </p>
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		<title>Greta Laurent: oltre il podio</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/05/12/greta-laurent-intervista-vita-famiglia-federico-pellegrino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Abram]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 06:45:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[#DonneNelloSport]]></category>
		<category><![CDATA[federico pellegrino]]></category>
		<category><![CDATA[Greta Laurent]]></category>
		<category><![CDATA[olimpiadi invernali]]></category>
		<category><![CDATA[sci nordico]]></category>
		<category><![CDATA[sport invernali]]></category>
		<category><![CDATA[valle d'aosta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.geomagazine.it/?p=16677</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra maternità, sport e vita accanto a un campione, Greta Laurent racconta la parte più invisibile delle Olimpiadi: quella fatta di scelte, rinunce e amore.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ci sono storie che si raccontano dai podi.<br>E poi ce ne sono altre, più silenziose, che scorrono accanto.<br>Non meno intense.<br>Non meno decisive.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Greta Laurent&nbsp;appartiene a questa seconda dimensione. Ex atleta di sci di fondo, oggi madre e compagna di uno dei nomi più importanti dello sci nordico italiano,&nbsp;Federico Pellegrino, Greta incarna un equilibrio raro: quello tra ambizione e quotidianità, tra sport vissuto in prima persona e sport osservato da vicino, nella sua forma più esigente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La sua è una voce preziosa, perché attraversa il confine tra performance e vita reale. E lo fa con lucidità, sensibilità e una forza che non ha bisogno di essere esibita.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-1-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-16680" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-1-1024x683.jpeg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-1-270x180.jpeg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-1-768x512.jpeg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-1-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-1-2048x1365.jpeg 2048w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-1-220x146.jpeg 220w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Credit by Greta Laurent</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Quando si pensa alla vita accanto a un atleta olimpico, si immaginano medaglie, trasferte e riflettori. Più raramente si pensa alle rinunce condivise, alla distanza, alla capacità di continuare a scegliersi anche quando il tempo insieme è pochissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“L’unione e l’essere d’accordo in ogni scelta è fondamentale”, racconta Greta. “Quando io ho smesso nel 2022, abbiamo deciso insieme che Federico avrebbe continuato questa vita al cento per cento, anche con l’arrivo del nostro primo bambino.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Una decisione che significava accettare una realtà precisa: vivere insieme poco più di cento giorni all’anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Eppure nelle sue parole non c’è sacrificio esibito. C’è qualcosa di più maturo: la consapevolezza che certe strade si percorrono soltanto se si guarda nella stessa direzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Essere stata atleta le permette di comprendere aspetti che, da fuori, sembrerebbero quasi impossibili da accettare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-3-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-16681" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-3-1024x683.jpeg 1024w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-3-270x180.jpeg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-3-768x512.jpeg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-3-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-3-2048x1365.jpeg 2048w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/greta-3-220x146.jpeg 220w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Credit by Greta Laurent</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Tantissimo”, dice senza esitazione quando le si chiede quanto il suo passato sportivo la aiuti oggi a sostenere Chicco. “Una persona che non ha vissuto questo mondo farebbe fatica a capire cosa significhi stare tanto tempo lontano da casa, oppure che, anche quando sei a casa, allenamento, riposo e alimentazione restano priorità.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Poi arriva il ricordo più forte.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Dopo sei giorni dalla nascita del nostro primo figlio, Federico è partito per il Tour de Ski per due settimane.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ed è lì che si comprende davvero cosa significhi amare uno sportivo di altissimo livello: capire che certe assenze non sono distacco, ma parte stessa della loro esistenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Le medaglie olimpiche non trasformano soltanto una carriera. Cambiano gli equilibri interiori di una famiglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Greta racconta le Olimpiadi di Pechino con emozione ancora viva. “Federico desiderava tantissimo quella medaglia di squadra. L’ho vissuta in modo fortissimo.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ma dietro la gioia si nascondeva anche un altro sentimento: la sensazione che si stesse chiudendo un lungo capitolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Quelle medaglie significavano anche che avremmo avuto di più il nostro papà.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Una frase semplice, che però racconta più di molte celebrazioni sportive.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/GF-4-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-16682" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/GF-4-768x1024.jpeg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/GF-4-203x270.jpeg 203w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/GF-4.jpeg 960w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Chicco e Greta &#8211; credit by Greta Laurent</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Quando parla dei figli, il tono cambia ancora. Diventa più caldo, più essenziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per Greta lo sport non deve essere soltanto disciplina. Deve essere libertà, amicizia, scoperta.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“La passione arriverà col tempo, saranno loro a scegliere”, spiega. “Io voglio trasmettere l’idea che lo sport insegni il rispetto, l’autonomia, l’organizzazione, ma che debba restare anche divertimento.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E in fondo, racconta, è stato così anche per lei e Federico. Nessuno dei due aveva iniziato pensando alle Olimpiadi. Si cercavano gli amici, la neve, il gioco.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Il resto è arrivato da sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">&#8220;Esiste ancora uno spazio per Greta e Federico?&#8221; chiedo con grande rispetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La risposta arriva immediata.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Assolutamente sì.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Anche nei periodi più intensi, la loro casa è sempre rimasta uno spazio separato dal mondo agonistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Quando chiudevamo la porta di casa, i pensieri diventavano altri.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Negli ultimi anni, poi, sono stati i figli a riportare Federico dentro una dimensione ancora più concreta e quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ed è forse questo che salva molti grandi atleti: avere un luogo in cui non serva essere campioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Per ogni atleta esiste un momento difficile: smettere.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Greta non lo nasconde.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Non è stato un passaggio semplice”, ammette. “Fai questa vita per quindici anni o più e poi, all’improvviso, tutto finisce.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La maternità le ha dato immediatamente una nuova direzione. I figli hanno riempito il vuoto lasciato dallo sport e le hanno permesso di vivere intensamente ogni fase della loro crescita.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ma oggi sente nascere qualcosa di nuovo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Non vedo l’ora di ricreare la Greta che non sia solo mamma.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Una frase delicata, ma profondamente potente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Tra i sogni realizzati, Greta ne sceglie uno soltanto: aver trasformato la propria passione in un lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Sono stati anni pieni di emozioni che porterò sempre con me.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ma guardandosi indietro, qualcosa cambierebbe.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Avrei pensato di più a me stessa e a ciò che mi avrebbe aiutato a rendere meglio.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non è rimpianto.<br>È maturità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/GF-5-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-16683" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/GF-5-768x1024.jpeg 768w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/GF-5-203x270.jpeg 203w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/GF-5-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/GF-5.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Chicco e Greta &#8211; Credit by Greta Laurent</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Alla fine, ciò che lo sport le ha lasciato va molto oltre i risultati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Ho imparato a farmi le spalle larghe”, racconta. “Lo sport ti insegna a essere determinata, a superare le critiche, ad uscire dai momenti difficili ancora più forte.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ma soprattutto le ha insegnato una cosa fondamentale: scegliere chi tenere vicino.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">“Ho imparato a circondarmi di persone che mi vogliono davvero bene e a lasciare fuori tutto ciò che non mi fa stare bene.”</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Con&nbsp;Greta Laurent&nbsp;non si parla soltanto di sport.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Si parla di identità, trasformazione, equilibrio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Della capacità di restare se stessi anche quando la vita cambia continuamente forma.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E forse è proprio questa la vittoria più difficile da conquistare.</p>
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		<title>Chi di Green Deal ferisce, di Green Deal perisce</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/05/10/chi-di-green-deal-ferisce-di-green-deal-perisce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Cutano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 10:41:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia & Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[2035]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[bollette]]></category>
		<category><![CDATA[confindustria]]></category>
		<category><![CDATA[decarbonizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[green deal]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[zero emissioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Green Deal varato dall&#8217;UE nel 2019 ha la grande ambizione di far diventare l&#8217;Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050, un obiettivo oggi legalmente vincolante grazie alla Legge europea sul clima. Il piano prevede un investimento record di 1.000 miliardi di euro nel prossimo decennio, sostenuto dal bilancio UE e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Il Green Deal varato dall&#8217;UE nel 2019 ha la grande ambizione di far diventare l&#8217;Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050, un obiettivo oggi legalmente vincolante grazie alla <strong>Legge europea sul clima</strong>. Il piano prevede un investimento record di <strong>1.000 miliardi di euro</strong> nel prossimo decennio, sostenuto dal bilancio UE e dal dispositivo <strong>NextGenerationEU</strong>. I principali investimenti sono destinati alla decarbonizzazione, allo sviluppo delle energie rinnovabili e alla sostenibilità del sistema alimentare attraverso la strategia <strong>Farm to Fork</strong>. Difficile dire che non sia un piano interessante e importante per la nostra salute e per il pianeta, eppure in Italia c&#8217;è chi ha costruito intere <strong>campagne elettorali</strong> additando questi provvedimenti come il male assoluto da sospendere. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Fra le tante azioni, quella che ha destato più polemiche è lo stop alla vendita di nuovi motori termici dal <strong>2035</strong>, pilastro del pacchetto legislativo <strong>Fit for 55</strong>. Una certa parte politica sostiene che questo provvedimento uccida l&#8217;industria automobilistica italiana, ma siamo sicuri che non sia già in crisi profonda da tempo? Torino ha perso da decenni quell&#8217;allure di capitale dell&#8217;auto e i dati sulla produzione nazionale (scesa sotto le <strong>500.000 unità</strong> annue, ben lontano dai picchi degli anni &#8217;90) lo confermano. Ma cosa è stato fatto concretamente per salvare questa industria? Anche recentemente, ben poco di strutturale. La fusione in <strong>Stellantis</strong> di FCA nel 2021 è proseguita senza che la politica battesse ciglio, tra il sostanziale silenzio di governo e opposizione, salvo rare e deboli proteste. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Quindi, in questi anni non si è perseguita la strada maestra fissata dall&#8217;UE che promuoveva mobilità sostenibile ed energie rinnovabili; anzi, tali misure sono state propagandisticamente marchiate come &#8220;radical chic&#8221; o azioni da salotto. Intanto, ora cosa diciamo mentre il gasolio e la benzina sfiorano o superano i <strong>2 euro al litro</strong> a causa delle tensioni in <strong>Medio Oriente</strong> e del perdurante conflitto in <strong>Ucraina</strong>?  Persino <strong>Confindustria</strong>, in un inaspettato risveglio proprio in questi giorni, ha virato verso una richiesta di accelerazione decisa sulle rinnovabili  puntando all&#8217;installazione di <strong>60 GW</strong> di nuovi impianti in tre anni e riconoscendo finalmente che l&#8217;energia pulita è l&#8217;unica via per tagliare bollette industriali che, a causa della nostra dipendenza, restano strutturalmente più alte rispetto a quelle di Francia e Spagna. Chissà: se avessimo accelerato prima su rinnovabili e mobilità elettrica, forse questa ennesima crisi legata ai combustibili fossili sarebbe pesata meno sulle tasche degli italiani, considerando che la nostra dipendenza energetica dall&#8217;estero resta tra le più alte d&#8217;Europa. Meditate gente, meditate.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>La carta delle montagne</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/05/08/la-storia-della-carta-nelle-alpi-come-nasceva-e-perche-cambio-la-cultura-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Abram]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 08:38:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[alpi]]></category>
		<category><![CDATA[carta]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[foglio]]></category>
		<category><![CDATA[medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[rinascimento]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[vallate alpine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle antiche cartiere mosse dall’acqua dei torrenti alpini fino alla produzione moderna: la storia della carta nelle Alpi tra artigianato, cultura e memoria.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ci sono oggetti così presenti nella nostra vita da diventare invisibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La carta è uno di questi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La tocchiamo ogni giorno, la pieghiamo, la scriviamo, la gettiamo via senza quasi pensarci. Eppure, dietro quel materiale leggero e fragile, si nasconde una delle rivoluzioni più profonde della civiltà umana. Una rivoluzione che, lentamente, ha attraversato anche le Alpi, cambiando economie, mestieri, conoscenza e memoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Perché prima della carta, le parole pesavano.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Erano scolpite nella pietra, tracciate sulla pergamena, custodite in materiali costosi e difficili da produrre. La carta, invece, rese possibile qualcosa di nuovo: la diffusione del sapere.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E nelle vallate alpine, questa trasformazione assunse forme sorprendenti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="427" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-1.jpg" alt="" class="wp-image-16666" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-1.jpg 640w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-1-270x180.jpg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-1-220x146.jpg 220w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit by pixabay</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La storia della carta nasce lontano dalle Alpi. Le prime forme di lavorazione vengono attribuite alla Cina del II secolo d.C., quando fibre vegetali macerate vennero trasformate in fogli sottili e resistenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Da lì, attraverso il mondo arabo e le rotte commerciali del Mediterraneo, questa tecnica arrivò lentamente in Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Fu però tra il Medioevo e il Rinascimento che le regioni alpine iniziarono a diventare territori ideali per la produzione cartaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Il motivo era semplice, ma fondamentale: l’acqua.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Produrre carta richiedeva grandi quantità di acqua pulita e corrente. Servivano torrenti costanti, energia idraulica e abbondanza di legname o stracci vegetali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Le vallate alpine offrivano tutto questo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Tra Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino, Svizzera e Savoia iniziarono così a comparire piccoli opifici cartari, spesso costruiti vicino a ruscelli e mulini.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La carta alpina nasceva dal paesaggio stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">L’acqua muoveva i magli in legno che pestavano stracci di lino, canapa o cotone fino a trasformarli in una pasta morbida e filamentosa. Quella poltiglia veniva poi raccolta con telai a maglia sottile, pressata, asciugata e infine levigata.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ogni foglio era diverso.<br>Ogni foglio portava dentro il gesto umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Prima della cellulosa industriale, la carta si faceva soprattutto con gli stracci.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Vecchi abiti consumati, tessuti logori, fibre di lino o canapa venivano raccolti, selezionati e lavorati. Per questo, nelle città alpine e nei villaggi, esistevano figure incaricate esclusivamente della raccolta dei tessuti usati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Era un’economia circolare ante litteram.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Nulla veniva sprecato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E proprio grazie a questa composizione, molte carte antiche risultano oggi incredibilmente resistenti, spesso più durevoli della carta moderna.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Nelle Alpi la carta non fu solo un materiale produttivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Divenne uno strumento di trasformazione culturale.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="427" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-2.jpg" alt="" class="wp-image-16667" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-2.jpg 640w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-2-270x180.jpg 270w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-2-220x146.jpg 220w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit by pixabay</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Con la diffusione delle cartiere aumentarono i registri amministrativi, si diffusero testi religiosi e scolastici, crebbero commerci e corrispondenze e nacquero archivi locali e memorie comunitarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Le montagne, spesso considerate isolate, iniziarono così a entrare in relazione più diretta con il resto d’Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La carta accorciò le distanze.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Tra Sei e Settecento, numerose aree alpine svilupparono produzioni cartarie riconosciute.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">In Piemonte e Lombardia sorsero manifatture legate alle grandi famiglie mercantili. In Svizzera le cartiere contribuirono alla crescita di centri urbani e tipografici. In Trentino e nel Veneto alpino, la presenza di corsi d’acqua favorì piccoli poli produttivi specializzati.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Anche nelle vallate più remote comparvero laboratori artigianali capaci di produrre carta destinata ai monasteri, agli uffici notarili e alle tipografie emergenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La carta diventò così parte della vita alpina.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Tutto cambiò nell’Ottocento.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Con la rivoluzione industriale, la richiesta di carta esplose. Libri, giornali, manifesti, documenti: servivano quantità enormi di materiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Gli stracci non bastavano più.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Si iniziò allora a utilizzare il legno, trasformato in cellulosa tramite processi chimici e meccanici. Le Alpi, ricche di foreste, divennero ancora una volta territori strategici.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ma qualcosa si perse.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La carta industriale era più veloce da produrre, più economica, più uniforme. Tuttavia smarriva quella dimensione artigianale che aveva caratterizzato per secoli la produzione alpina.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Il foglio smise di essere unico e diventò prodotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Oggi viviamo un paradosso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Da un lato, il digitale sembra aver ridotto il ruolo della carta. Dall’altro, proprio nelle montagne si sta riscoprendo il valore della produzione artigianale.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="359" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-3.jpg" alt="" class="wp-image-16668" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-3.jpg 640w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/carta-3-270x151.jpg 270w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit by pixabay</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Piccole cartiere storiche, laboratori manuali e artisti stanno tornando a lavorare la carta secondo metodi antichi usando fibre naturali, recuperando tecniche tradizionali e creando fogli unici e sostenibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">In un mondo dominato dalla velocità, la carta artigianale alpina rappresenta quasi un gesto di resistenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Forse il punto più affascinante è proprio questo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La carta non è soltanto un supporto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">È memoria materializzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ogni foglio custodisce pochi ma essenziali elementi: fibre, acqua, lavoro e tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E nelle Alpi, più che altrove, questa memoria conserva ancora il rumore dei torrenti, il movimento dei mulini, le mani degli artigiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">In fondo, la storia della carta nelle montagne racconta qualcosa di molto umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La trasformazione della materia fragile in qualcosa capace di durare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Un gesto semplice, apparentemente umile, che però ha cambiato il mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Perché ogni civiltà lascia tracce.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E per secoli, le Alpi le hanno affidate alla carta.</p>
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		<title>Michael: il ritorno</title>
		<link>https://www.geomagazine.it/2026/05/01/michael-jackson-film-successo-critiche-e-polemiche-sul-biopic-piu-discusso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Abram]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 06:23:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[america]]></category>
		<category><![CDATA[caduta]]></category>
		<category><![CDATA[fama]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[gloria]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Jackson]]></category>
		<category><![CDATA[olimpo]]></category>
		<category><![CDATA[successo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.geomagazine.it/?p=16639</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il film Michael conquista il pubblico ma divide la critica: tra celebrazione del mito e omissioni, un racconto potente ma incompleto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.geomagazine.it/2026/05/01/michael-jackson-film-successo-critiche-e-polemiche-sul-biopic-piu-discusso/">Michael: il ritorno</a> proviene da <a href="https://www.geomagazine.it">GeoMagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">C’è qualcosa di inevitabile, quasi scritto, nel destino di un film dedicato a&nbsp;Michael Jackson.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non può essere solo cinema.<br>Non può essere solo racconto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Deve essere, per forza, una presa di posizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Il primo dato che emerge, netto, quasi brutale nella sua evidenza, è il successo. Il film&nbsp;<em>Michael</em>&nbsp;ha debuttato con numeri che raramente si vedono per un biopic, superando ogni aspettativa e imponendosi immediatamente come un fenomeno globale. Le sale sono piene, il pubblico risponde, e ciò che colpisce maggiormente è la presenza di spettatori molto giovani, segno che l’eredità di Jackson non appartiene soltanto al passato, ma continua a rinnovarsi.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="360" height="640" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/michael-jackson-4904882_640.jpg" alt="" class="wp-image-16643" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/michael-jackson-4904882_640.jpg 360w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/michael-jackson-4904882_640-152x270.jpg 152w" sizes="auto, (max-width: 360px) 100vw, 360px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit pixabay</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ed è proprio qui che si inserisce il primo paradosso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Mentre il pubblico applaude, la critica resta sospesa. Non tanto per ciò che il film mostra, quanto per ciò che sceglie di non mostrare.&nbsp;<em>Michael</em>&nbsp;è un’opera potente, visivamente coinvolgente, costruita per restituire l’ascesa di un artista irripetibile. Eppure, nella sua costruzione, si avverte una linea precisa: il racconto si ferma prima delle fratture, prima delle ombre, prima di tutto ciò che ha reso la figura di Jackson così complessa e controversa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non è una dimenticanza.<br>È una scelta.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E come ogni scelta, porta con sé conseguenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">La produzione, sostenuta dall’eredità e da una parte della famiglia, ha privilegiato una narrazione che guarda al mito, alla musica, al corpo in movimento. Il risultato è un film che funziona emotivamente, che restituisce energia e grandezza, ma che lascia inevitabilmente aperto un vuoto. Un vuoto che non tutti sono disposti ad accettare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Alcuni lo leggono come un atto necessario, quasi un tentativo di restituire a Jackson ciò che il tempo e le polemiche hanno offuscato. Altri, invece, lo interpretano come una rimozione, una narrazione parziale che evita di confrontarsi con le zone più difficili della sua storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">È in questa tensione che il film trova la sua vera natura.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non una biografia.<br>Ma un campo di forze.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Anche all’interno della famiglia Jackson non emerge una posizione univoca. Accanto a chi ha sostenuto apertamente il progetto, si sono affacciate voci più critiche, più caute, segno che la figura di Michael, anche per chi gli è stato più vicino, resta qualcosa di complesso, difficile da contenere in un unico racconto.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="559" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/michael-jackson-2997510_640.jpg" alt="" class="wp-image-16644" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/michael-jackson-2997510_640.jpg 640w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/michael-jackson-2997510_640-270x236.jpg 270w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit pixabay</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E forse è proprio questa complessità a rendere il film così delicato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Se però c’è un punto su cui quasi tutti convergono, è la prova di&nbsp;Jaafar Jackson. La sua interpretazione non si limita a imitare, ma riesce a evocare qualcosa di più profondo, restituendo gesti, ritmo e presenza con una precisione sorprendente. In alcuni momenti, la sensazione non è quella di assistere a una rappresentazione, ma di trovarsi di fronte a un’eco autentica, a una memoria che prende forma.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ed è forse questo il vero motivo del successo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Non la ricostruzione.<br>Ma la sensazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">C’è, in tutto questo, qualcosa di profondamente umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Il film viene criticato per ciò che non affronta, e allo stesso tempo viene amato per ciò che riesce a restituire. È come se il pubblico non cercasse una verità completa, ma un’esperienza emotiva, un contatto, anche solo momentaneo, con ciò che Michael Jackson ha rappresentato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E in questo senso,&nbsp;<em>Michael</em>&nbsp;centra il suo obiettivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Resta però una domanda sospesa, difficile da ignorare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Se questo è il racconto della luce, cosa accadrà quando — e se — si deciderà di affrontare anche l’ombra?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Il successo del film ha già aperto la possibilità di un seguito, ma proprio lì si concentrano le difficoltà maggiori. Le parti più controverse della vita di Jackson non sono soltanto complesse dal punto di vista narrativo, ma anche delicatissime sul piano legale e morale. Raccontarle significa esporsi. Evitarle significa limitarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Forse, alla fine, il senso profondo di questo film non sta tanto in ciò che racconta.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Ma in ciò che rivela.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">Che i miti non scompaiono mai davvero.<br>Si trasformano, si riscrivono, si difendono.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="427" height="640" src="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/michael-jackson-738410_640.jpg" alt="" class="wp-image-16645" srcset="https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/michael-jackson-738410_640.jpg 427w, https://www.geomagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/michael-jackson-738410_640-180x270.jpg 180w" sizes="auto, (max-width: 427px) 100vw, 427px" /><figcaption class="wp-element-caption">credit pixabay</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">E ogni tentativo di raccontarli è, inevitabilmente, incompleto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px"><em>Michael</em>&nbsp;non è il film definitivo su Michael Jackson.<br>Non potrebbe esserlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">È qualcosa di più fragile e, proprio per questo, più interessante.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">È uno specchio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:18px">In cui ciascuno, guardando, ritrova ciò che è disposto a ricordare.</p>
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