<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Giornale del cibo</title>
	<atom:link href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ilgiornaledelcibo.it/</link>
	<description>Conoscere, Scoprire, Gustare.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 25 Jun 2026 08:20:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>

<image>
	<url>https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2024/01/Favicon_GDC-120x120.webp</url>
	<title>Giornale del cibo</title>
	<link>https://www.ilgiornaledelcibo.it/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Monasteri e abbazie del vino: luoghi dove spiritualità e viticoltura si incontrano</title>
		<link>https://www.ilgiornaledelcibo.it/enoturismo-nei-monasteri/</link>
					<comments>https://www.ilgiornaledelcibo.it/enoturismo-nei-monasteri/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 05:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari del Gusto]]></category>
		<category><![CDATA[viticoltura]]></category>
		<category><![CDATA[abbazie del vino]]></category>
		<category><![CDATA[cantine antiche]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilgiornaledelcibo.it/?p=153833</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/grappoli-.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/grappoli-.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/grappoli--300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/grappoli--1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/grappoli--768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/grappoli--1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Tra abbazie, monasteri e vigneti storici, un viaggio tra spiritualità, vino ed enoturismo alla scoperta di luoghi ricchi di storia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/enoturismo-nei-monasteri/">Monasteri e abbazie del vino: luoghi dove spiritualità e viticoltura si incontrano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/grappoli-.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/grappoli-.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/grappoli--300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/grappoli--1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/grappoli--768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/grappoli--1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci sono viaggi che si misurano in chilometri… e altri che si misurano in secoli. Visitare </span><b>un’abbazia che produce vino</b><span style="font-weight: 400;"> significa spesso fare entrambe le cose: attraversare territori vocati alla </span><b>viticoltura</b><span style="font-weight: 400;"> e, allo stesso tempo, entrare in luoghi che custodiscono una storia millenaria fatta di lavoro, spiritualità e cura del paesaggio. Ancora oggi, molte di queste realtà continuano la loro produzione, mentre altre hanno lasciato un’eredità che vive nelle cantine sorte accanto ai complessi monastici. Per chi ama l’</span><b>enoturismo</b><span style="font-weight: 400;">, alcuni monasteri e abbazie sono mete particolarmente interessanti, perché permettono di unire degustazioni, patrimonio storico e scoperta del territorio. Ne parliamo qui!</span></p>
<h2><b>Custodi del paesaggio vitivinicolo: il ruolo dei monaci</b></h2>
<figure id="attachment_153834" aria-describedby="caption-attachment-153834" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-153834" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/vigna-monastero.jpg" alt="vigna nel monastero" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153834" class="wp-caption-text">trabantos/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Il legame tra </span><b>monasteri</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>vino</b><span style="font-weight: 400;"> è antico. Nel </span><b>Medioevo</b><span style="font-weight: 400;">, le comunità monastiche furono tra le principali protagoniste dello </span><b>sviluppo agricolo europeo</b><span style="font-weight: 400;">. Il vino aveva certamente un ruolo centrale nella liturgia cristiana, ma rappresentava anche </span><b>una risorsa essenziale per il sostentamento delle abbazie e delle comunità</b><span style="font-weight: 400;"> che gravitavano intorno a esse.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un aspetto interessante è che queste strutture, in molti casi, sorgono in luoghi che almeno all&#8217;apparenza sembrano poco adatti all’agricoltura. Eppure proprio qui i monaci hanno spesso dato vita a forme di </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/vigneti-eroici-e-storici/" target="_blank" rel="noopener"><b>viticoltura definita oggi “eroica”</b></a><span style="font-weight: 400;">, trasformando </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/crisi-climatica-agricoltura-in-pendenza/" target="_blank" rel="noopener"><b>pendii scoscesi</b></a><span style="font-weight: 400;">, terreni sassosi e aree marginali in paesaggi produttivi. I</span><b>l lavoro nei campi era considerato parte integrante della vita spirituale</b><span style="font-weight: 400;"> e seguiva il principio benedettino dell’</span><i><span style="font-weight: 400;">ora et labora</span></i><span style="font-weight: 400;">, che univa preghiera e attività manuale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Grazie a una presenza stabile sul territorio e alla possibilità di tramandare conoscenze da una generazione all’altra, gli ordini religiosi hanno contribuito a </span><b>migliorare le tecniche di potatura, vinificazione e conservazione del vino</b><span style="font-weight: 400;">. In alcune regioni europee, come la Borgogna o la valle del Reno, sono stati proprio i monaci a individuare e valorizzare particolari appezzamenti di terreno, anticipando quella che oggi chiamiamo attenzione al </span><i><span style="font-weight: 400;">terroir</span></i><span style="font-weight: 400;">. Molti paesaggi vitivinicoli storici devono quindi la loro forma attuale proprio al lavoro paziente delle comunità monastiche.</span></p>
<h2><b>Italia: tra chiostri, vigne e paesaggi coltivati dal tempo</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Abbiamo visto come abbazie, monasteri e conventi sono spesso custodi di veri e propri tesori gastronomici, come nel caso della </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/birra-trappista/" target="_blank" rel="noopener"><b>birra trappista</b></a><b> dei monaci cistercensi </b><span style="font-weight: 400;">o dei </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/biscotti-ricci/" target="_blank" rel="noopener"><b>biscotti ricci delle monache di clausura</b></a><span style="font-weight: 400;">. Tra questi prodotti, il </span><b>vino</b><span style="font-weight: 400;"> occupa un posto particolare: non solo per il suo valore simbolico nella tradizione cristiana, ma anche perché racconta in modo diretto il rapporto tra le comunità monastiche e il territorio che le ospita.</span></p>
<h2><b>L’avamposto del Nord: l’Abbazia di Novacella (Alto Adige)</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Fondata nel </span><b>1142</b><span style="font-weight: 400;"> dai </span><b>Canonici Agostiniani</b><span style="font-weight: 400;">, l’</span><b>Abbazia di Novacella</b><span style="font-weight: 400;"> non è solo un monumento spirituale, ma </span><b>una delle cantine attive più antiche del mondo</b><span style="font-weight: 400;">. Situata nella </span><b>Valle Isarco</b><span style="font-weight: 400;">, nei pressi di </span><b>Bressanone</b><span style="font-weight: 400;">, rappresenta il punto più a nord della viticoltura italiana, dove le viti sfidano i limiti climatici ai piedi delle Alpi. Qui, la gestione della terra riflette una profonda responsabilità verso il “creato”, traducendosi in una </span><b>viticoltura sostenibile</b><span style="font-weight: 400;"> che guarda alle generazioni future. L’unicità di Novacella risiede nella diversificazione del terroir: nella fresca conca valliva di Bressanone si producono bianchi di grande eleganza e spiccata acidità come </span><b>Sylvaner, Kerner, Müller-Thurgau e Riesling</b><span style="font-weight: 400;">, mentre nei bacini più caldi di Cornaiano e Bolzano nascono rossi prestigiosi come il </span><b>Lagrein</b><span style="font-weight: 400;"> e il </span><b>Pinot Nero</b><span style="font-weight: 400;">. Oltre alla cantina, il visitatore può immergersi in un sistema culturale completo, che include </span><b>una biblioteca storica</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>un museo</b><span style="font-weight: 400;">, testimoniando un legame millenario tra fede e cultura del vino.</span></p>
<figure id="attachment_139741" aria-describedby="caption-attachment-139741" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-139741" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2024/05/Uva-in-vigneto.webp" alt="Uva nera in vigneto" width="850" height="510" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2024/05/Uva-in-vigneto.webp 850w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2024/05/Uva-in-vigneto-300x180.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2024/05/Uva-in-vigneto-768x461.webp 768w" sizes="(max-width: 850px) 100vw, 850px" /><figcaption id="caption-attachment-139741" class="wp-caption-text">Angyalosi Beata/shutterstock</figcaption></figure>
<h2><b>Il segreto del Monte Orfano: Convento della Santissima Annunciata (Franciacorta)</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel cuore della </span><b>Franciacorta</b><span style="font-weight: 400;">, il </span><b>Convento della Santissima Annunciata</b><span style="font-weight: 400;"> domina dall’alto il Monte Orfano, rilievo che si distingue dal resto del paesaggio collinare della zona per caratteristiche geologiche e climatiche particolari. Fondato nel XV secolo dall’</span><b>Ordine dei Servi di Maria</b><span style="font-weight: 400;">, il complesso conserva ancora oggi il fascino raccolto dei luoghi pensati per la contemplazione. La presenza della vite fa parte della storia del convento da secoli e continua anche oggi grazie alla collaborazione con la cantina Bellavista, che dagli </span><b>anni ‘80</b><span style="font-weight: 400;"> cura il </span><b>vigneto storico</b><span style="font-weight: 400;"> situato attorno al complesso. Qui il vino diventa soprattutto uno strumento per raccontare il territorio: da una parte la tradizione vitivinicola della Franciacorta, con la </span><b>valorizzazione dei “Cru”</b><span style="font-weight: 400;">, dall’altra la storia di un luogo che ha attraversato i secoli mantenendo un forte legame con il paesaggio circostante. </span></p>
<h2><b>Un’oasi in laguna: San Francesco della Vigna (Venezia)</b></h2>
<p><b>Venezia</b><span style="font-weight: 400;"> nasconde tra le sue pietre un tesoro rurale inaspettato: nel </span><b>sestiere di Castello</b><span style="font-weight: 400;">, il complesso di </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/il-piu-antico-vigneto-di-venezia/" target="_blank" rel="noopener"><b>San Francesco della Vigna</b></a><span style="font-weight: 400;"> ospita </span><b>il </b><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/vigne-urbane-urban-vineyards-association/" target="_blank" rel="noopener"><b>vigneto urbano</b></a> <b>più antico della città</b><span style="font-weight: 400;">. Il nome stesso del luogo deriva dall’estensione dei vigneti che, sin dal Medioevo, erano i più fecondi della laguna. Qui la spiritualità dei Frati Minori si intreccia con l’architettura rinascimentale di maestri come Palladio e Sansovino. Oggi, grazie alla collaborazione con il gruppo Santa Margherita,</span><b> il vigneto è stato recuperato e valorizzato</b><span style="font-weight: 400;">: la vendemmia avviene ancora interamente a mano, seguendo antiche tradizioni e procedure sostenibili. Oltre alle vigne, i chiostri del convento custodiscono </span><b>un orto di erbe aromatiche</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>una delle biblioteche più ricche d’Italia</b><span style="font-weight: 400;">, offrendo un frammento di paesaggio storico dove il tempo sembra essersi fermato.</span></p>
<h2><b>Il vino delle monache: il Monastero delle Trappiste di Vitorchiano (Lazio)</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando si parla di vino monastico si pensa spesso a monasteri maschili e grandi abbazie medievali: il </span><b>Monastero delle Trappiste di Vitorchiano</b><span style="font-weight: 400;"> offre invece una prospettiva diversa, al femminile. Fondato nel 1875 e stabilitosi definitivamente nella </span><b>Tuscia</b><span style="font-weight: 400;"> nel 1957, ospita una comunità di monache cistercensi che ancora oggi vive alternando la preghiera al lavoro quotidiano. In questo senso, l’agricoltura occupa un ruolo centrale nella vita del monastero: le religiose coltivano </span><b>orti, frutteti, oliveti e una vigna condotta con metodi biologici</b><span style="font-weight: 400;">, dalla quale ricavano il vino destinato sia al sostentamento della comunità sia alla vendita. Negli ultimi anni, il monastero è diventato noto anche nel mondo del vino grazie al </span><b><i>Coenobium</i></b><span style="font-weight: 400;">, un bianco ottenuto da vitigni tradizionali dell’Italia centrale come Trebbiano, Malvasia, Verdicchio e Grechetto, la cui vinificazione segue un approccio essenziale, in sintonia con la filosofia del monastero.</span></p>
<h2><b>Il respiro dei Colli Euganei: Abbazia di Praglia (Veneto)</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Ai piedi dei </span><b>Colli Euganei</b><span style="font-weight: 400;">, l’</span><b>Abbazia di Praglia</b><span style="font-weight: 400;"> è un esempio vivente della regola benedettina </span><i><span style="font-weight: 400;">ora et labora</span></i><span style="font-weight: 400;">. Sorto tra l’XI e il XII secolo, questo complesso ha plasmato il paesaggio circostante </span><b>introducendo la coltura della vite su terreni di origine vulcanica</b><span style="font-weight: 400;">. Nonostante le soppressioni ottocentesche abbiano ridotto il patrimonio fondiario, i monaci curano ancora circa 10 ettari di vigneti situati entro le antiche mura di cinta o nelle immediate vicinanze.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La filosofia produttiva di Praglia si fonda sulla </span><b>micro-vinificazione artigianale</b><span style="font-weight: 400;"> e sulla </span><b>sostenibilità</b><span style="font-weight: 400;">, limitando l’uso di chimica per preservare l’equilibrio naturale della pianta. I vitigni coltivati sono quelli storici del territorio: </span><b>Garganega</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Moscato Giallo</b><span style="font-weight: 400;"> per i bianchi, </span><b>Merlot</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>Raboso</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Friularo</b><span style="font-weight: 400;"> per i rossi. La cantina quattrocentesca, dove le tecnologie moderne convivono con eleganti volte e colonne antiche, è il luogo in cui nasce il </span><i><span style="font-weight: 400;">bonum vinum purum </span></i><span style="font-weight: 400;">citato nelle antiche carte pragliesi. </span></p>
<h2><b>Europa: il vino dei monasteri tra storia e rinascita contemporanea</b></h2>
<figure id="attachment_153835" aria-describedby="caption-attachment-153835" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-153835" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/abbazia-con-vigna.jpg" alt="abbazia con vigna" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153835" class="wp-caption-text">trabantos/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Se l’Italia conserva alcuni esempi particolarmente affascinanti di viticoltura monastica, il fenomeno è in realtà diffuso in molte parti d’Europa. In alcuni casi la produzione non si è mai interrotta, mentre in altri, dopo periodi di crisi o abbandono, è stata recuperata e valorizzata come parte integrante del patrimonio culturale locale. Vediamo qualche esempio!</span></p>
<h3><b>Abbazia di Eberbach (Germania)</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel cuore del Rheingau, l’</span><b>Abbazia di Eberbach</b><span style="font-weight: 400;"> rappresenta l’apice dell’ingegneria agricola cistercense ed è considerata una vera e propria </span><b>“Cattedrale del </b><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/riesling-vino/" target="_blank" rel="noopener"><b>Riesling</b></a><b>”</b><span style="font-weight: 400;">. Fondata nel </span><b>XII secolo</b><span style="font-weight: 400;">, i suoi monaci furono pionieri della viticoltura eroica, bonificando ripidi pendii per creare lo </span><b>Steinberg</b><span style="font-weight: 400;">, oggi uno dei </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/vigne-vecchie-cosa-sono/" target="_blank" rel="noopener"><b>vigneti più antichi</b></a><span style="font-weight: 400;"> e celebri della Germania. Eberbach non era solo un luogo di preghiera, ma un centro logistico d’avanguardia: nel Medioevo l’abbazia gestiva una propria flotta di chiatte sul Reno per trasportare migliaia di galloni di vino verso i mercati di Colonia. Oggi, oltre a essere famosa come set del film </span><i><span style="font-weight: 400;">Il nome della rosa</span></i><span style="font-weight: 400;">, ospita </span><b>una delle cantine più tecnologiche d’Europa</b><span style="font-weight: 400;">, producendo Riesling e Pinot Nero di rara eleganza.</span></p>
<figure id="attachment_153342" aria-describedby="caption-attachment-153342" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153342" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cantina.jpg" alt="bottiglie di vino e calici in un'enoteca" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153342" class="wp-caption-text">il21/shutterstock</figcaption></figure>
<h3><b>Abbaye de Lérins (Francia)</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Sull’isola di Saint-Honorat, l’Abbaye de Lérins custodisce da oltre sedici secoli un segreto enologico circondato dal Mediterraneo. Qui i </span><b>monaci benedettini</b><span style="font-weight: 400;"> coltivano </span><b>otto ettari </b><span style="font-weight: 400;">suddivisi in micro-terroir d’eccellenza: la particolarità di Lérins, infatti, risiede nella </span><b>vinificazione per parcelle</b><span style="font-weight: 400;">, che permette di esaltare l’influenza marina su vitigni come Syrah e Mourvèdre per i rossi, e Chardonnay o Viognier per i bianchi. È un luogo dove l’isolamento geografico diventa un valore aggiunto, producendo vini con una qualità riconosciuta a livello internazionale.</span></p>
<h3><b>Pannonhalma Archabbey (Ungheria)</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Fondata nel 996, l’Arciabbazia di Pannonhalma è </span><b>il monumento più antico dell’Ungheria e un sito protetto dall’UNESCO</b><span style="font-weight: 400;">, dominando la collina di San Martino. Sebbene i monaci siano stati i primi a produrre vino nel Paese, la tradizione ha vissuto una vera rinascita nel </span><b>2001</b><span style="font-weight: 400;">, dopo la fine del periodo comunista. Oggi l’abbazia dispone di una modernissima </span><b>cantina ipogea di 50 ettari</b><span style="font-weight: 400;">, dove il silenzio monastico incontra le più recenti innovazioni enologiche. I loro vini sono celebrati per la profondità e l’eleganza, frutti di una terra che ha saputo riconnettersi alle proprie radici millenarie. L’interesse di questo luogo non è solo enologico, ma anche culturale: la produzione del vino si inserisce in un progetto più ampio di valorizzazione del paesaggio e delle attività agricole dell’abbazia.</span></p>
<h3><b>Abbazia di Klosterneuburg (Austria)</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">A pochi passi da Vienna, </span><b>Klosterneuburg</b><span style="font-weight: 400;"> è </span><b>la cantina più antica dell’Austria ancora in attività</b><span style="font-weight: 400;">, fondata nel XII secolo dall’ordine dei Canonici Agostiniani. La sua importanza va oltre la semplice produzione: nel </span><b>1860</b><span style="font-weight: 400;">, proprio qui nacque </span><b>la prima scuola di viticoltura ed enologia</b><span style="font-weight: 400;">, segnando il passaggio dalla tradizione empirica dei monaci alla ricerca scientifica moderna. Con circa 55 ettari distribuiti in quattro diverse regioni, l’abbazia coltiva ogni vitigno (dal Grüner Veltliner al Pinot Nero) nel suo terroir ideale, utilizzando </span><b>cantine barocche sotterranee </b><span style="font-weight: 400;">trasformate oggi in centri di vinificazione pionieristici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se un tempo erano i pellegrini a raggiungere monasteri e abbazie, oggi sono gli appassionati di vino e di turismo culturale a mettersi in viaggio. Non solo: eventi come </span><b>Vini d’Abbazia</b><span style="font-weight: 400;">, ospitato nell’</span><b>Abbazia di Fossanova</b><span style="font-weight: 400;">, offrono l’occasione di incontrare molte di queste realtà in un unico luogo, scoprendo come una tradizione nata secoli fa continui ancora oggi a raccontare il rapporto tra comunità, territorio e cultura del vino.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza di: Galina Gershman/shutterstock</em></p>
<div class='read-this'><h4 class='read-this__title'>Leggi anche</h4><div class='read-this__list-wrapper'><span class='read-this__category'>Attualità</span><ul class='read-this__list'><li><a href='https://www.ilgiornaledelcibo.it/il-piu-antico-vigneto-di-venezia/'>San Francesco della Vigna: i segreti del più antico vigneto urbano di Venezia</a></li></ul></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/enoturismo-nei-monasteri/">Monasteri e abbazie del vino: luoghi dove spiritualità e viticoltura si incontrano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilgiornaledelcibo.it/enoturismo-nei-monasteri/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Treni storici tra Langhe e Monferrato: il turismo enogastronomico sale a bordo</title>
		<link>https://www.ilgiornaledelcibo.it/treni-storici-langhe-monferrato/</link>
					<comments>https://www.ilgiornaledelcibo.it/treni-storici-langhe-monferrato/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angela Caporale]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 05:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari del Gusto]]></category>
		<category><![CDATA[turismo enogastronomico]]></category>
		<category><![CDATA[esperienze enogastronomiche]]></category>
		<category><![CDATA[destinazioni enogastronomiche]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilgiornaledelcibo.it/?p=153826</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="850" height="510" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/vino-e-tartufo.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="tartufi e vino con Castello di Grinzane Cavour sullo sfondo" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/vino-e-tartufo.jpg.webp 850w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/vino-e-tartufo-300x180.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/vino-e-tartufo-768x461.jpg.webp 768w" sizes="(max-width: 850px) 100vw, 850px" /></div>
<p>Tra Langhe, Monferrato e Alba, i treni storici diventano un modo originale per scoprire vino, tartufo e paesaggi del Piemonte.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/treni-storici-langhe-monferrato/">Treni storici tra Langhe e Monferrato: il turismo enogastronomico sale a bordo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="850" height="510" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/vino-e-tartufo.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="tartufi e vino con Castello di Grinzane Cavour sullo sfondo" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/vino-e-tartufo.jpg.webp 850w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/vino-e-tartufo-300x180.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/vino-e-tartufo-768x461.jpg.webp 768w" sizes="(max-width: 850px) 100vw, 850px" /></div>
<p><b>Degustazioni, visite guidate, itinerari alla scoperta del gusto</b><span style="font-weight: 400;">. Sempre più spesso il territorio si racconta attraverso il cibo e </span><b>il </b><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/turismo-enogastronomico-italia-ricerca/" target="_blank" rel="noopener"><b>turismo enogastronomico </b></a><span style="font-weight: 400;">ha progressivamente superato i confini della nicchia, diventando una </span><b>componente sempre più importante dell&#8217;esperienza di viaggio,</b><span style="font-weight: 400;"> sia quando ci muoviamo vicino a casa, sia quando esploriamo mete lontane. Si tratta di un settore in fermento e in continua evoluzione che, ogni anno, propone soluzioni ed esperienze nuove per </span><b>conoscere i territori in modo più lento e consapevole</b><span style="font-weight: 400;">. In molti casi, infatti, il viaggio non rappresenta più soltanto un mezzo per raggiungere una destinazione, ma diventa parte integrante dell&#8217;esperienza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È in questo contesto che si inseriscono</span><b> i nuovi itinerari turistici promossi da Fondazione FS Italiane e FS Treni Turistici Italiani.</b><span style="font-weight: 400;"> Tra le proposte in programma ci sono anche alcuni percorsi che attraversano il </span><b>Piemonte</b><span style="font-weight: 400;"> e collegano luoghi simbolo dell&#8217;enogastronomia italiana, </span><b>dalle Langhe al Monferrato, fino ad Alba</b><span style="font-weight: 400;">, città conosciuta in tutto il mondo per il tartufo bianco. Un&#8217;iniziativa che punta a valorizzare il territorio attraverso il viaggio lento, combinando il fascino dei treni storici con la scoperta delle eccellenze locali.</span></p>
<h2><b>Quando il viaggio diventa parte dell&#8217;esperienza enogastronomica</b></h2>
<figure id="attachment_153831" aria-describedby="caption-attachment-153831" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153831" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/langhe.jpg" alt="langhe" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153831" class="wp-caption-text">Claudio Giovanni Colombo/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni il turismo enogastronomico ha ampliato i propri confini. Se un tempo l&#8217;attenzione era rivolta soprattutto alla meta finale, una cantina, un ristorante o un produttore locale, oggi cresce l&#8217;interesse per </span><b>esperienze che permettono di entrare in contatto con il territorio già durante il percorso</b><span style="font-weight: 400;">. È in questo contesto che si inserisce il successo di forme di turismo lento, dai cammini agli itinerari ferroviari, che propongono un modo diverso di conoscere luoghi e comunità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il </span><b>viaggio in treno</b><span style="font-weight: 400;"> si presta particolarmente a questo approccio. Attraversare campagne, colline e piccoli centri abitati consente infatti di </span><b>osservare da vicino quei paesaggi agricoli </b><span style="font-weight: 400;">che spesso sono </span><b>all&#8217;origine delle specialità gastronomiche</b><span style="font-weight: 400;"> di una determinata area. Il percorso smette così di essere un semplice trasferimento e diventa un&#8217;occasione per comprendere meglio il legame tra produzioni alimentari e territorio. Viaggiare lentamente, infatti, significa anche dedicare più tempo alla scoperta dei luoghi, favorendo una forma di turismo che può contribuire a</span><b> distribuire i flussi al di fuori delle destinazioni più frequentate</b><span style="font-weight: 400;"> e a valorizzare aree rurali che custodiscono una forte identità produttiva.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa evoluzione è </span><b>particolarmente evidente nei territori del </b><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/turismo-del-vino-italia/" target="_blank" rel="noopener"><b>turismo del vino</b></a><span style="font-weight: 400;">, dove l&#8217;esperienza di visita va ben oltre la degustazione e coinvolge il paesaggio, le comunità locali e le produzioni agricole. Lo stesso approccio caratterizza molte iniziative che mettono in relazione il viaggio con la scoperta del territorio, come le tante iniziative di </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wine-trekking-escursioni-tra-i-vigneti/" target="_blank" rel="noopener"><b>wine trekking</b></a><span style="font-weight: 400;"> o il progetto </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/vini-e-cammini/" target="_blank" rel="noopener"><b>Vini e Cammini</b></a><b>,</b><span style="font-weight: 400;"> che invitano a esplorare alcune delle principali aree vitivinicole italiane attraverso</span><b> percorsi da compiere a piedi.</b></p>
<h2><b>Tra Langhe, Roero e Monferrato a bordo dei treni storici</b></h2>
<figure id="attachment_153828" aria-describedby="caption-attachment-153828" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153828" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/treno.jpg" alt="treno" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153828" class="wp-caption-text">Matteo Rovatti/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo contesto, il treno rappresenta un&#8217;ulteriore opportunità per chi desidera esplorare un territorio in modo lento e sostenibile, anche riscoprendo destinazioni vicine e facilmente raggiungibili. I </span><b>nuovi itinerari ferroviari promossi da Fondazione FS Italiane e FS Treni Turistici Italiani</b><span style="font-weight: 400;"> propongono infatti un modo diverso di r</span><b>aggiungere alcune delle destinazioni enogastronomiche più conosciute del Piemonte</b><span style="font-weight: 400;">, trasformando il tragitto in parte integrante dell&#8217;esperienza di viaggio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra le proposte che interessano ci sono diversi percorsi che </span><b>attraversano le Langhe, il Roero e il Monferrato</b><span style="font-weight: 400;">, aree riconosciute dall&#8217;UNESCO per i loro paesaggi vitivinicoli e da anni al centro dello sviluppo dell&#8217;enoturismo italiano. Uno degli itinerari più interessanti </span><b>collega Torino a Canelli lungo la storica ferrovia</b><span style="font-weight: 400;"> che attraversa colline, vigneti e piccoli centri legati alla produzione vinicola. Il viaggio viene effettuato a bordo delle </span><b>carrozze storiche &#8220;Centoporte&#8221;</b><span style="font-weight: 400;">, costruite tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, e in alcune occasioni trainate da locomotive d&#8217;epoca. </span></p>
<figure id="attachment_153829" aria-describedby="caption-attachment-153829" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153829" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/linguine-al-tartufo.jpg" alt="linguine al tartufo" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153829" class="wp-caption-text">Ana del Castillo/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Un secondo itinerario </span><b>collega invece Milano ad </b><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/dove-mangiare-tartufo-ad-alba/" target="_blank" rel="noopener"><b>Alba</b></a><span style="font-weight: 400;">, una delle</span><b> capitali italiane del turismo enogastronomico</b><span style="font-weight: 400;">. La città piemontese è conosciuta soprattutto per la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco, ma rappresenta anche una porta d&#8217;accesso privilegiata alle Langhe. Per questo percorso sono previste </span><b>carrozze Gran Confort degli anni Settanta </b><span style="font-weight: 400;">e</span> <span style="font-weight: 400;">servizi dedicati alla valorizzazione delle eccellenze locali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra le proposte più suggestive c’è infine la </span><b>Ferrovia delle Meraviglie</b><span style="font-weight: 400;">, che </span><b>collega il Piemonte alla Liguria attraversando la Val Roya fino a Ventimiglia.</b><span style="font-weight: 400;"> Il percorso tocca località come Cuneo, Limone Piemonte e Tenda, attraversando paesaggi alpini e aree rurali che raccontano la storia agricola di questi territori. In alcune date sono previste anche </span><b>degustazioni a bordo dedicate a vini italiani e francesi</b><span style="font-weight: 400;">, proposte che trasformano il viaggio in un&#8217;occasione per conoscere produzioni che appartengono a due tradizioni vitivinicole strettamente legate dal punto di vista geografico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I percorsi sono programmati in diverse date nel corso dell&#8217;estate e comprendono sia viaggi giornalieri sia iniziative legate a eventi e manifestazioni del territorio. Il calendario completo, con le date aggiornate, le modalità di prenotazione e i dettagli sui singoli itinerari, è disponibile sul sito di FS Treni Turistici Italiani e della Fondazione FS Italiane. </span></p>
<h2><b>Il Piemonte del vino e del tartufo come destinazione del gusto</b></h2>
<figure id="attachment_153830" aria-describedby="caption-attachment-153830" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153830" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/vino-e-tartufo-1.jpg" alt="vino e tartufo " width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153830" class="wp-caption-text">Framarzo/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">La scelta di puntare su Langhe, Roero, Monferrato e Alba non è casuale. Negli ultimi anni questi territori sono diventati uno dei </span><b>principali punti di riferimento del turismo enogastronomico italiano </b><span style="font-weight: 400;">grazie a una combinazione di fattori tra cui la qualità delle produzioni locali, la presenza di paesaggi agricoli riconosciuti dall&#8217;UNESCO e una rete di operatori capace di trasformare il patrimonio gastronomico in un&#8217;esperienza di visita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In particolare, le </span><b>colline vitivinicole di </b><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/ristoranti-nelle-langhe-dove-mangiare/" target="_blank" rel="noopener"><b>Langhe</b></a><b>-Roero e Monferrato</b><span style="font-weight: 400;"> rappresentano uno degli esempi più significativi di come il vino possa diventare uno strumento di valorizzazione territoriale. Il successo del turismo del vino ha infatti contribuito a far conoscere queste aree ben oltre i confini regionali, attirando visitatori interessati non soltanto alle degustazioni, ma anche alla storia agricola e culturale che caratterizza il paesaggio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Accanto al vino, un ruolo importante è svolto da alcune </span><b>produzioni che hanno costruito l&#8217;identità gastronomica del territorio</b><span style="font-weight: 400;">. È il caso del </span><b>tartufo bianco di Alba</b><span style="font-weight: 400;">, protagonista ogni anno di una manifestazione, la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco, capace di richiamare visitatori dall&#8217;Italia e dall&#8217;estero, ma anche di numerose specialità che raccontano il legame tra agricoltura, tradizioni locali e cucina piemontese.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il successo di queste destinazioni conferma una tendenza che interessa molte aree rurali italiane: il </span><b>cibo</b><span style="font-weight: 400;"> non rappresenta più soltanto un elemento dell&#8217;offerta turistica, ma diventa </span><b>una chiave di lettura del territorio</b><span style="font-weight: 400;">. Un approccio che caratterizza anche molte delle </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/le-strade-del-vino-in-italia/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">Strade del Vino</span></a><span style="font-weight: 400;"> presenti in Italia, nate per accompagnare i visitatori alla scoperta delle produzioni locali attraverso percorsi che attraversano paesaggi e piccoli borghi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I nuovi itinerari ferroviari dedicati alle Langhe, al Monferrato e ad Alba mostrano come il turismo enogastronomico possa essere vissuto anche attraverso </span><b>modalità di spostamento diverse da quelle più consuete</b><span style="font-weight: 400;">. In un&#8217;epoca in cui spesso si tende a raggiungere una destinazione nel minor tempo possibile, i</span><b> treni storici invitano invece a rallentare e a riscoprire il piacere del percorso. </b><span style="font-weight: 400;">È una proposta che guarda al passato, ma che intercetta una sensibilità molto attuale: quella di chi desidera conoscere un territorio con maggiore attenzione, magari partendo da casa per una gita di giornata o per un fine settimana. Perché a volte non è necessario andare lontano per fare un&#8217;esperienza di turismo enogastronomico: può bastare salire su un treno, attraversare un paesaggio agricolo e lasciarsi guidare dalla curiosità. Ti piacerebbe scoprire un territorio attraverso un itinerario ferroviario storico? </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza di: Maurizio Milanesio/shutterstock</em></p>
<div class='read-this'><h4 class='read-this__title'>Leggi anche</h4><div class='read-this__list-wrapper'><span class='read-this__category'>Attualità</span><ul class='read-this__list'><li><a href='https://www.ilgiornaledelcibo.it/wine-trekking-escursioni-tra-i-vigneti/'>Wine Trekking: escursioni tra i vigneti e degustazioni, il nuovo trend dell’enoturismo</a></li></ul></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/treni-storici-langhe-monferrato/">Treni storici tra Langhe e Monferrato: il turismo enogastronomico sale a bordo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilgiornaledelcibo.it/treni-storici-langhe-monferrato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nuove alternative agli alcolici: fermentati, simbiotici ed energy drink</title>
		<link>https://www.ilgiornaledelcibo.it/alternative-alcolici-fermentati-simbiotici-energy-drink/</link>
					<comments>https://www.ilgiornaledelcibo.it/alternative-alcolici-fermentati-simbiotici-energy-drink/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Garuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 05:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[bevande fermentate]]></category>
		<category><![CDATA[alternative agli alcolici]]></category>
		<category><![CDATA[kombucha]]></category>
		<category><![CDATA[energy drink]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilgiornaledelcibo.it/?p=153820</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/alcohol-free.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="alcohol free" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/alcohol-free.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/alcohol-free-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/alcohol-free-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/alcohol-free-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/alcohol-free-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Sempre più consumatori scelgono drink senza alcol: ecco le nuove tendenze tra kombucha, bevande funzionali ed energy drink evoluti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/alternative-alcolici-fermentati-simbiotici-energy-drink/">Nuove alternative agli alcolici: fermentati, simbiotici ed energy drink</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/alcohol-free.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="alcohol free" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/alcohol-free.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/alcohol-free-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/alcohol-free-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/alcohol-free-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/alcohol-free-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p><span style="font-weight: 400;">Il settore delle bevande sta attraversando una </span><b>trasformazione profonda</b><span style="font-weight: 400;">, sempre più slegata dall’alcol. Se per decenni il mercato è stato dominato dalla tradizionale distinzione tra alcolici e soft drink, oggi stanno emergendo nuove categorie di prodotti che puntano su benessere, funzionalità e innovazione nutrizionale. La crescente attenzione verso </span><b>salute, forma fisica e qualità degli ingredienti</b><span style="font-weight: 400;"> sta modificando le abitudini di consumo, soprattutto tra le </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/calo-degli-alcolici/" target="_blank" rel="noopener"><b>generazioni più giovani</b></a><span style="font-weight: 400;">. Ma cosa caratterizza questa fase e quali bevande stanno attirando l’attenzione di consumatori e aziende? Approfondiamo l’argomento e facciamo il punto, partendo da ricerche e dati.</span></p>
<h2><b>Alternative agli alcolici: il mercato drink cambia</b></h2>
<figure id="attachment_153822" aria-describedby="caption-attachment-153822" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153822" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/famiglia.jpg" alt="famiglia a un pic nic" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153822" class="wp-caption-text">Prostock-studio/shuttertock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel panorama dei consumi alimentari, una delle trasformazioni più significative degli ultimi anni riguarda probabilmente il mondo delle bevande, dove la rinuncia all’alcol si sta progressivamente diffondendo. Oggi il comparto dei drink funzionali rappresenta </span><b>uno dei segmenti più dinamici</b><span style="font-weight: 400;"> dell&#8217;industria alimentare globale, sostenuto dalla domanda di prodotti che offrano </span><b>benefici aggiuntivi</b><span style="font-weight: 400;"> rispetto alla semplice idratazione. In questo contesto, stanno guadagnando spazio </span><b>fermentati analcolici, bevande simbiotiche</b><span style="font-weight: 400;">, prodotti a base di ingredienti botanici e una </span><b>nuova generazione di </b><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/effetti-energy-drink/" target="_blank" rel="noopener"><b>energy drink</b></a><span style="font-weight: 400;">, formulati per intercettare le esigenze di consumatori sempre più </span><b>attenti alla salute</b><span style="font-weight: 400;">. Uno dei fenomeni che meglio descrive questa trasformazione è il movimento internazionale definito </span><b><i>sober curious</i></b><span style="font-weight: 400;">, letteralmente “curioso della sobrietà”. Sempre più persone, infatti, scelgono di ridurre il consumo di alcol </span><b>senza necessariamente rinunciare alla convivialità</b><span style="font-weight: 400;"> e alle occasioni sociali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In termini di salute, si tratta di una tendenza che trova un importante supporto nelle evidenze scientifiche. Nel 2023 l&#8217;</span><b>Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)</b> <a href="https://www.who.int/europe/news/item/04-01-2023-no-level-of-alcohol-consumption-is-safe-for-our-health" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">ha ribadito</span></a><span style="font-weight: 400;"> che non esiste un livello di consumo di alcol completamente privo di rischi per la salute, sottolineando che il rischio di sviluppare alcune patologie aumenta già a partire da consumi moderati. Anche in Italia questo dibattito ha diviso medici, esperti e l’opinione pubblica. Al di là delle diverse posizioni, il messaggio dell’OMS ha contribuito ad accelerare la crescita di un mercato che vuole offrire alternative capaci di </span><b>mantenere l&#8217;esperienza sensoriale e sociale</b><span style="font-weight: 400;"> delle bevande tradizionali, riducendo o eliminando completamente il contenuto alcolico.</span></p>
<h2><b>Il boom dei fermentati: dal kombucha ai prodotti botanici</b></h2>
<figure id="attachment_147454" aria-describedby="caption-attachment-147454" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-147454" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2025/03/kombucha.jpg" alt="" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-147454" class="wp-caption-text">zarzamora/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">All’interno di questo filone, tra le categorie più interessanti spiccano le bevande fermentate, e tra queste la più conosciuta è il </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/kombucha-come-si-prepara/" target="_blank" rel="noopener"><b>kombucha</b></a><span style="font-weight: 400;">, ottenuto attraverso la fermentazione del tè mediante una coltura simbiotica di lieviti e batteri. In poco tempo, questo prodotto è uscito dalla sua nicchia per trasformarsi in un trend globale, conquistando un pubblico sempre più ampio. Secondo </span><a href="https://www.grandviewresearch.com/industry-analysis/kombucha-market" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">le stime</span></a><span style="font-weight: 400;"> di Grand View Research, il mercato mondiale del kombucha potrebbe superare diversi miliardi di dollari entro il prossimo decennio, sostenuto dalla crescente attenzione verso la </span><b>salute intestinale</b><span style="font-weight: 400;"> e gli alimenti fermentati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche l&#8217;interesse scientifico nei suoi confronti è significativo. Diverse ricerche e pubblicazioni, tra le quali una </span><a href="https://www.mdpi.com/2072-6643/14/19/4031" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">revisione</span></a><span style="font-weight: 400;"> pubblicata sulla rivista </span><i><span style="font-weight: 400;">Nutrients</span></i><span style="font-weight: 400;">, hanno evidenziato che il kombucha contiene </span><b>polifenoli, acidi organici e microrganismi</b><span style="font-weight: 400;"> derivanti dalla fermentazione, potenzialmente utili al benessere dell&#8217;organismo. Gli autori sottolineano la necessità di ulteriori studi clinici sull&#8217;uomo per confermare molti dei benefici spesso attribuiti alla bevanda. Seguendo un solco già tracciato, stanno crescendo anche kefir d&#8217;acqua, fermentati a base di cereali e nuove bevande ottenute dalla fermentazione di frutta ed estratti vegetali, categorie per le quali è plausibile attendersi un ulteriore incremento delle vendite nel prossimo futuro.</span></p>
<h2><b>Bevande simbiotiche e salute intestinale</b></h2>
<figure id="attachment_149626" aria-describedby="caption-attachment-149626" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-149626" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2025/07/kefir-bevanda.jpg" alt="kefir bevanda" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-149626" class="wp-caption-text">NataliaPopova/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Un&#8217;altra categoria in forte crescita è quella delle bevande simbiotiche, formulate per combinare probiotici e prebiotici. Secondo la definizione elaborata dall&#8217;International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics (ISAPP), i </span><b>probiotici</b><span style="font-weight: 400;"> sono microrganismi vivi che, se assunti in quantità adeguate, apportano benefici alla salute dell&#8217;ospite, mentre i </span><b>prebiotici</b><span style="font-weight: 400;"> sono sostanze che favoriscono selettivamente la crescita di microrganismi benefici presenti nell&#8217;intestino. L&#8217;idea delle bevande simbiotiche consiste nel </span><b>combinare entrambe le componenti</b><span style="font-weight: 400;">, per sostenere l&#8217;equilibrio del </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/microbiota-intestinale-ricerca-obesita/" target="_blank" rel="noopener"><b>microbiota intestinale</b></a><span style="font-weight: 400;">.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">L&#8217;interesse verso questo tema è cresciuto enormemente negli ultimi anni, e tra i tanti uno </span><a href="https://www.nature.com/articles/s41575-022-00634-6" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">studio</span></a><span style="font-weight: 400;"> pubblicato su </span><i><span style="font-weight: 400;">Nature Reviews Gastroenterology &amp; Hepatology</span></i><span style="font-weight: 400;"> ha mostrato come il microbiota sia coinvolto in numerosi processi biologici, dalla digestione alla regolazione immunitaria, fino ad aspetti legati al metabolismo energetico. Sebbene molte applicazioni commerciali richiedano ancora ulteriori conferme scientifiche, il focus sul </span><b>microbioma</b><span style="font-weight: 400;"> rappresenta oggi </span><b>uno dei principali motori dell&#8217;innovazione</b><span style="font-weight: 400;"> nel settore alimentare, dove a spiccare è proprio il mondo dei drink.</span></p>
<h3><b>Le nuove bevande funzionali puntano su energia e concentrazione</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">In parallelo, si sta sviluppando il mercato delle bevande funzionali formulate con </span><b>ingredienti botanici</b><span style="font-weight: 400;"> e sostanze associate al supporto delle </span><b>performance cognitive</b><span style="font-weight: 400;">. Tra gli ingredienti più utilizzati possiamo citare </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/te-verde-proprieta/" target="_blank" rel="noopener"><b>tè verde</b></a><span style="font-weight: 400;">, guaranà, ginseng, ashwagandha e alcuni funghi funzionali, come il reishi. Molti di questi derivano da tradizioni fitoterapiche consolidate e sono oggi oggetto di crescente attenzione scientifica. Nell’ambito del marketing, i claim legati a energia mentale, concentrazione, benessere emotivo e gestione dello stress non a caso rappresentano alcune delle principali tendenze emergenti nel settore beverage a livello globale. I produttori stanno cercando di rispondere a una domanda che, oltre all’attenzione per il gusto, richiede anche il </span><b>supporto alle attività quotidiane e alle prestazioni cognitive</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<h2><b>Energy drink: una nuova generazione di prodotti</b></h2>
<figure id="attachment_153823" aria-describedby="caption-attachment-153823" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153823" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/energy-drink.jpg" alt="energy drink" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153823" class="wp-caption-text">Oksana Mizina/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche il comparto degli energy drink &#8211; tra le più consolidate alternative agli alcolici, soprattutto tra la </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/generazione-z-alimentazione-abitudini-e-dati/" target="_blank" rel="noopener"><b>Generazione Z</b></a><span style="font-weight: 400;"> e i consumatori più giovani &#8211; sta vivendo una fase di evoluzione. Le formulazioni più recenti puntano spesso a </span><b>ridurre il contenuto di zuccheri</b><span style="font-weight: 400;"> e ad ampliare il </span><b>profilo funzionale</b><span style="font-weight: 400;"> del prodotto, superando l’immagine poco naturale che questi prodotti in genere hanno. In questo senso, una sponda &#8211; almeno in parte &#8211; l’ha fornita anche l&#8217;Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA). Gli effetti sulla salute di </span><b>dosi moderate di </b><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/caffeina-effetti/" target="_blank" rel="noopener"><b>caffeina</b></a><span style="font-weight: 400;">, uno degli ingredienti chiave di questi prodotti, già da alcuni anni </span><a href="https://efsa.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.2903/j.efsa.2015.4102" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">è stato valutato</span></a><span style="font-weight: 400;"> utile per contribuire al miglioramento dell&#8217;attenzione e della vigilanza, pur evidenziando la necessità di </span><b>evitare consumi eccessivi</b><span style="font-weight: 400;">, soprattutto tra adolescenti e soggetti particolarmente sensibili. Per questo motivo, molti produttori stanno sviluppando bevande che associano caffeina a vitamine del gruppo B, elettroliti, aminoacidi e ingredienti botanici, cercando di offrire un profilo più articolato e </span><b>orientato alla salute</b><span style="font-weight: 400;"> rispetto agli energy drink tradizionali.</span></p>
<h3><b>La fermentazione di precisione apre ulteriori prospettive</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Oltre ai prodotti già citati, una delle innovazioni più promettenti arriva dal settore della </span><b>fermentazione di precisione</b><span style="font-weight: 400;">, tecnologia che utilizza microrganismi selezionati per produrre ingredienti specifici attraverso processi altamente controllati. Secondo le previsioni, questa tecnologia potrebbe rivoluzionare numerosi comparti dell&#8217;industria alimentare, grazie alla possibilità di ottenere aromi, vitamine, proteine e altri ingredienti funzionali, con elevata efficienza e ridotto impatto ambientale. Le prime applicazioni stanno già trovando spazio proprio nel settore beverage e potrebbero contribuire alla nascita di nuove categorie di prodotti nei prossimi anni.</span></p>
<h2><b>Tra innovazione e marketing: una cultura del bere in evoluzione</b></h2>
<figure id="attachment_153824" aria-describedby="caption-attachment-153824" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153824" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/divieto-di-alcohol.jpg" alt="divieto di alcohol" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153824" class="wp-caption-text">StunningArt/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">La rapida crescita di queste bevande ha inevitabilmente alimentato anche un utilizzo intenso, e talvolta eccessivo, di messaggi promozionali legati a salute e benessere. In Europa, tuttavia, le indicazioni salutistiche utilizzabili sugli alimenti sono disciplinate dal </span><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32006R1924" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">Regolamento (CE) n. 1924/2006</span></a><span style="font-weight: 400;">, che richiede solide evidenze scientifiche a supporto degli </span><i><span style="font-weight: 400;">health claims</span></i><span style="font-weight: 400;"> dichiarati dai produttori. Pertanto, è sempre importante distinguere tra benefici scientificamente dimostrati e semplici strategie di marketing, ricordando che nessuna bevanda può sostituire una </span><b>dieta equilibrata e uno stile di vita sano</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ad ogni modo, più che una semplice tendenza, l&#8217;affermazione di fermentati, simbiotici ed energy drink di nuova generazione sembra riflettere un </span><b>cambiamento culturale</b><span style="font-weight: 400;"> più ampio. Le nuove generazioni mostrano una crescente attenzione verso il benessere fisico, la salute mentale, la sostenibilità e la qualità degli ingredienti. Se i fermentati intercettano l&#8217;interesse per il microbiota e gli alimenti tradizionali e le bevande simbiotiche si inseriscono nel filone della nutrizione personalizzata, gli energy drink evolvono verso formulazioni più sofisticate e meno legate esclusivamente all&#8217;effetto stimolante della caffeina.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il risultato è un </span><b>mercato in rapida trasformazione</b><span style="font-weight: 400;">, dove innovazione tecnologica, ricerca scientifica e nuove abitudini di consumo stanno contribuendo a ridefinire il concetto stesso di </span><b>bevanda funzionale</b><span style="font-weight: 400;">. In un contesto in cui sempre più consumatori cercano alternative agli alcolici, queste nuove categorie sembrano destinate a svolgere un ruolo sempre più importante nel panorama agroalimentare dei prossimi anni.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Immagine in evidenza di: Dorde Krstic/shutterstock</p>
<div class='read-this'><h4 class='read-this__title'>Leggi anche</h4><div class='read-this__list-wrapper'><span class='read-this__category'>Attualità</span><ul class='read-this__list'><li><a href='https://www.ilgiornaledelcibo.it/calo-degli-alcolici/'>Calo degli alcolici: i cambiamenti nei consumi ridisegnano il settore</a></li></ul></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/alternative-alcolici-fermentati-simbiotici-energy-drink/">Nuove alternative agli alcolici: fermentati, simbiotici ed energy drink</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilgiornaledelcibo.it/alternative-alcolici-fermentati-simbiotici-energy-drink/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Food inflation: perché fare la spesa costa sempre di più?</title>
		<link>https://www.ilgiornaledelcibo.it/food-inflation-spesa-costa-sempre-di-piu/</link>
					<comments>https://www.ilgiornaledelcibo.it/food-inflation-spesa-costa-sempre-di-piu/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angela Osti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 05:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[food inflation]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilgiornaledelcibo.it/?p=153785</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/food-inflation.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="food inflation" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/food-inflation.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/food-inflation-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/food-inflation-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/food-inflation-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/food-inflation-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>L’inflazione alimentare continua a incidere sui bilanci familiari. Ecco le cause dei rincari e come stanno cambiando i consumi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/food-inflation-spesa-costa-sempre-di-piu/">Food inflation: perché fare la spesa costa sempre di più?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/food-inflation.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="food inflation" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/food-inflation.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/food-inflation-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/food-inflation-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/food-inflation-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/food-inflation-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p><span style="font-weight: 400;">È un pomeriggio di metà giugno e tu vorresti già essere al mare. Rilassato, con il profumo di salsedine nell’aria e il rumore delle onde in sottofondo a rallentare i pensieri. Invece apri il frigorifero del tuo appartamento in città e ti accorgi che è vuoto. Non ti resta che correre a fare la spesa, per evitare di sopravvivere per tutta la settimana a base di </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/cibi-ultra-processati-perche-non-riusciamo-a-smettere-di-mangiare/" target="_blank" rel="noopener"><b>cibi confezionati e ultra-processati.</b></a><span style="font-weight: 400;"> “Che barba, che noia!”, avrebbe detto la mitica Sandra Mondaini. Non tutti, però, reagiscono allo stesso modo: il consumatore più attento non si annoia davanti agli scaffali del supermercato. Ha imparato ad adattarsi ai ritmi &#8211; e soprattutto ai costi &#8211; dettati dalla </span><i><span style="font-weight: 400;">food inflation</span></i><span style="font-weight: 400;">. Con questo termine, letteralmente traducibile come </span><b>“inflazione alimentare”</b><span style="font-weight: 400;">, si indica un fenomeno che va ben oltre il semplice aumento dei prezzi sugli scaffali e che negli ultimi anni ha riacceso il dibattito economico e sociale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;ultimo campanello d&#8217;allarme arriva dal </span><b>Regno Unito</b><span style="font-weight: 400;">. Secondo le stime della </span><i><span style="font-weight: 400;">Food and Drink Federation</span></i><span style="font-weight: 400;"> riportate dal </span><i><span style="font-weight: 400;">Guardian</span></i><span style="font-weight: 400;">, </span><b>l&#8217;inflazione alimentare potrebbe raggiungere il 9% entro la fine del 2026</b><span style="font-weight: 400;">, spinta soprattutto dai rincari energetici e dalle tensioni internazionali &#8211; compresa la chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi del traffico energetico globale &#8211; che stanno mettendo a dura prova l&#8217;intera filiera agroalimentare. “Una situazione senza precedenti e difficile da prevedere &#8211;  come precisa l’economista Liliana Danila &#8211; in cui anche gli sforzi delle aziende per contenere i prezzi potrebbero non essere sufficienti a evitare ulteriori rialzi nei prossimi mesi”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si apre così uno scenario in cui </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/cosa-deve-contenere-un-piatto-bilanciato/" target="_blank" rel="noopener"><b>mangiare in modo equilibrato e salutare</b></a><span style="font-weight: 400;"> rischia di diventare progressivamente più costoso, fino a configurarsi come un lusso accessibile a sempre meno persone. Cerchiamo di fare chiarezza. </span></p>
<h2><b>Quando il cibo riflette l&#8217;andamento dell’economia</b></h2>
<figure id="attachment_153787" aria-describedby="caption-attachment-153787" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153787" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/inflazione.jpg" alt="inflazione" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153787" class="wp-caption-text">Denys Kurbatov/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Il </span><b>prezzo degli alimenti</b><span style="font-weight: 400;"> è uno degli indicatori più immediati dello </span><b>stato di salute di un Paese</b><span style="font-weight: 400;">. Dietro un pacco di pasta, una confezione di pomodori o una </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/olio-doliva-a-olio-capitale-novita/" target="_blank" rel="noopener"><b>bottiglia di olio</b></a><span style="font-weight: 400;"> si nasconde una rete complessa fatta di energia, trasporti, materie prime, clima e soprattutto geopolitica. A differenza di altri beni, il cibo entra ogni giorno nelle nostre case e ogni variazione viene percepita nell’istante stesso in cui leggiamo il totale del nostro scontrino. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni abbiamo imparato quanto il sistema alimentare globale sia delicato e interconnesso: una guerra può influenzare il costo dei fertilizzanti, un&#8217;ondata di calore può compromettere un raccolto, un aumento del prezzo del gas può rendere più costosa la coltivazione in serra. Tutto è strettamente collegato. E il risultato finale di questa lunga </span><b>catena di fattori imprevedibili si riflette inevitabilmente sul consumatore</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<h3><b>Perché il sistema alimentare è diventato così vulnerabile</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Per comprendere la </span><i><span style="font-weight: 400;">food inflation</span></i><span style="font-weight: 400;"> bisogna </span><b>uscire dalla logica del singolo prezzo</b><span style="font-weight: 400;"> e osservare la struttura della filiera. Il sistema alimentare europeo è altamente interdipendente e fortemente esposto a shock esterni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il modello “just in time” in vigore in Europa, che per anni ha garantito efficienza e riduzione degli sprechi, oggi mette in mostra alcune debolezze: </span><b>scorte ridotte e tempi di approvvigionamento rapidi rendono il sistema poco resiliente.</b><span style="font-weight: 400;"> Basta un aumento del prezzo dell’energia o un’interruzione parziale delle rotte commerciali per generare ripercussioni immediate sui prezzi dei prodotti freschi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo le analisi del settore agricolo britannico, una parte degli aumenti viene assorbita dai produttori e dalla grande distribuzione, ma una quota strutturale si trasferisce inevitabilmente al consumatore. </span></p>
<figure id="attachment_153788" aria-describedby="caption-attachment-153788" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153788" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/scontrino.jpg" alt="donna che legge scontrino" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153788" class="wp-caption-text">Hryshchyshen Serhii/shutterstock</figcaption></figure>
<h3><b>L’effetto invisibile della food inflation</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Uno degli aspetti meno discussi della food inflation è la sua natura selettiva. Non tutti i prodotti seguono la stessa traiettoria di prezzo. I beni trasformati industrialmente possono beneficiare di economie di scala e contratti di fornitura più stabili, mentre i prodotti freschi e locali, come ortaggi da serra, latte, derivati animali freschi e frutta fuori stagione sono più esposti alla volatilità dei costi energetici e climatici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo genera un effetto paradossale. In molti casi,</span><b> il divario tra “cibo economico” e “cibo di qualità”</b><span style="font-weight: 400;"> tende ad ampliarsi, non perché il cibo industriale diventa necessariamente più conveniente, ma perché il costo del cibo fresco cresce più rapidamente. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando i prezzi aumentano,</span><b> il concetto di “mangiare bene” inevitabilmente si frammenta</b><span style="font-weight: 400;">: per alcune fasce della popolazione significa ancora avere accesso a filiere corte, prodotti freschi e varietà stagionale; per altre si traduce in una razionalizzazione della dieta verso prodotti più economici, più conservabili e spesso più calorici, con implicazioni indirette anche sul piano nutrizionale.</span></p>
<h2><b>L&#8217;Italia è davvero al riparo dal caro-spesa?</b></h2>
<figure id="attachment_153789" aria-describedby="caption-attachment-153789" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153789" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/scontrini.jpg" alt="persona che legge diversi scontrini" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153789" class="wp-caption-text">Denys Kurbatov/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel nostro Paese la situazione appare meno allarmante rispetto ad altri contesti europei. I livelli di inflazione alimentare si sono infatti allontanati dai picchi registrati tra il 2022 e il 2023. Eppure, nonostante il raffreddamento dei numeri, la percezione di una spesa sempre più onerosa resta diffusa nelle famiglie italiane.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando la crescita dei redditi procede a rilento, come accade da tempo in Italia, anche un aumento dei prezzi relativamente contenuto finisce per incidere in modo significativo sui bilanci domestici. È qui che si innesta un cambiamento più profondo e l’attenzione dei consumatori finisce sul “come si spende”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sempre più persone non riducono necessariamente gli acquisti, ma ne modificano la natura. Cambiano le priorità, cresce l’attenzione alla stagionalità, si riscoprono i prodotti locali e si osservano con maggiore consapevolezza le filiere corte. Cedere all’impulso di </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/fragole-crescono-caffe-zucchero-calo-abitudini-alimentari/" target="_blank" rel="noopener"><b>acquistare fragole</b></a><span style="font-weight: 400;"> a dicembre o pomodori fuori stagione non è più un’opzione, e ogni scelta viene effettuata con maggiore attenzione. Un atteggiamento non necessariamente guidato da motivazioni etiche o ambientali, bensì da una necessità prettamente economica. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo scenario ritrova spazio anche un’abitudine che sembrava essersi indebolita: la </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/come-organizzare-la-cena/" target="_blank" rel="noopener"><b>pianificazione dei pasti</b></a><span style="font-weight: 400;">. Le famiglie tornano a fare i conti con la dispensa, a valorizzare ciò che è già disponibile in casa, a ridurre gli sprechi e a organizzare con più attenzione la spesa settimanale. Un cambio di passo silenzioso, ma significativo, che racconta un nuovo equilibrio tra necessità economiche e consapevolezza quotidiana.</span></p>
<h2><b>Mangiare bene diventerà presto un lusso? </b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">La trasformazione più profonda indotta dalla </span><i><span style="font-weight: 400;">food inflation</span></i><span style="font-weight: 400;"> è probabilmente culturale. Il concetto di “mangiare bene” si sposta da un modello basato su abbondanza, varietà e disponibilità continua a un modello basato sull’equilibrio tra costo, densità nutrizionale e sostenibilità domestica del budget.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attraverso piccoli aggiustamenti quotidiani si cambia marca, si riducono alcune frequenze di consumo, si sostituiscono ingredienti freschi con alternative più economiche. Il rischio, però, è una progressiva segmentazione sociale dell’accesso al cibo. Da un lato una fascia di consumatori fidelizzati a prodotti premium, biologici e provenienti da filiere corte; dall’altro una platea sempre più ampia che riorganizza la propria dieta attorno a criteri di convenienza, conservabilità e praticità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Micro-cambiamenti quotidiani che, nel tempo, potrebbero ridefinire il modo in cui facciamo la spesa e costruiamo la nostra dieta.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza di: Pla2na/shutterstock</em></p>
<div class='read-this'><h4 class='read-this__title'>Leggi anche</h4><div class='read-this__list-wrapper'><span class='read-this__category'>Attualità</span><ul class='read-this__list'><li><a href='https://www.ilgiornaledelcibo.it/cibi-ultra-processati-perche-non-riusciamo-a-smettere-di-mangiare/'>Perché non riusciamo a smettere di mangiare il cibo-spazzatura? La risposta è nell’ingegneria alimentare</a></li></ul></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/food-inflation-spesa-costa-sempre-di-piu/">Food inflation: perché fare la spesa costa sempre di più?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilgiornaledelcibo.it/food-inflation-spesa-costa-sempre-di-piu/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Light, proteico, integrale, biologico: cosa ci raccontano davvero le etichette?</title>
		<link>https://www.ilgiornaledelcibo.it/etichette-alimentari-light-proteico-integrale-biologico/</link>
					<comments>https://www.ilgiornaledelcibo.it/etichette-alimentari-light-proteico-integrale-biologico/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Portuese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 06:30:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mangiare sano]]></category>
		<category><![CDATA[come leggere le etichette]]></category>
		<category><![CDATA[cibi proteici]]></category>
		<category><![CDATA[etichette cibo]]></category>
		<category><![CDATA[cibi integrali]]></category>
		<category><![CDATA[cibi light]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilgiornaledelcibo.it/?p=153768</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/etichette-cibo-.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="etichette cibo" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/etichette-cibo-.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/etichette-cibo--300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/etichette-cibo--1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/etichette-cibo--768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/etichette-cibo--1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Le diciture sulle confezioni possono trarre in inganno. Scopri come leggere ingredienti ed etichette oltre il marketing alimentare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/etichette-alimentari-light-proteico-integrale-biologico/">Light, proteico, integrale, biologico: cosa ci raccontano davvero le etichette?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/etichette-cibo-.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="etichette cibo" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/etichette-cibo-.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/etichette-cibo--300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/etichette-cibo--1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/etichette-cibo--768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/etichette-cibo--1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p><span style="font-weight: 400;">Passeggiando tra gli scaffali del supermercato capita sempre più spesso di imbattersi in confezioni che attirano immediatamente l’attenzione. </span><b>Light, proteico, integrale, biologico, gluten-free</b><span style="font-weight: 400;">: parole che sembrano rassicurarci e che, quasi automaticamente, associamo a un prodotto più sano, più nutriente o addirittura più adatto a mantenerci in forma.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma siamo sicuri che basti una singola dicitura sulla confezione per definire un alimento salutare? Cerchiamo di fare chiarezza.</span></p>
<h2><b>Benessere: tra percezione e realtà</b></h2>
<figure id="attachment_153770" aria-describedby="caption-attachment-153770" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153770" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/etichette-food.jpg" alt="donna che legge l'etichetta di un barattolo di legumi" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153770" class="wp-caption-text">Alive Color Stock/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni il marketing alimentare ha imparato a parlare il linguaggio del benessere. Alcuni termini, pur essendo corretti dal punto di vista normativo, possono infatti indurre il consumatore a percepire un alimento come migliore rispetto a quanto realmente sia. Questo fenomeno prende il nome di </span><b><i>health halo effect</i></b><span style="font-weight: 400;">, ovvero “effetto alone salutistico”: un singolo elemento positivo ci porta a giudicare l’intero prodotto come sano o dietetico, finendo per sottovalutare altri aspetti, come le calorie complessive, la qualità degli ingredienti e l’equilibrio nutrizionale del prodotto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vediamo alcuni esempi.</span></p>
<h2><b>Light: meno non significa sempre meglio</b></h2>
<figure id="attachment_153772" aria-describedby="caption-attachment-153772" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153772" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/yogurt-light.jpg" alt="yogurt light" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153772" class="wp-caption-text">Hryshchyshen Serhii/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">La parola </span><b><i>light</i></b><span style="font-weight: 400;"> suggerisce immediatamente leggerezza e ridotto apporto calorico: sembrerebbe quindi perfetto per un regime alimentare dietetico. In realtà, secondo la normativa europea, un alimento può essere definito tale se presenta </span><b>una riduzione di almeno il 30% </b><span style="font-weight: 400;">di un determinato componente o delle calorie rispetto al prodotto tradizionale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tuttavia, è importante chiedersi: meno cosa?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un biscotto light può contenere meno zuccheri ma più grassi; uno yogurt light può avere meno grassi ma una quantità maggiore di zuccheri aggiunti per compensare la perdita di gusto; una maionese light può essere meno calorica ma contenere addensanti o ingredienti aggiuntivi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il termine light, dunque, non identifica automaticamente un alimento salutare: indica semplicemente una riduzione percentuale di alcuni nutrienti rispetto alla versione originale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche la dicitura </span><b><i>senza zuccheri aggiunti</i></b><span style="font-weight: 400;"> può far pensare a un alimento privo di zuccheri, ma non sempre è così. Questa indicazione significa semplicemente che durante la produzione non sono stati aggiunti zuccheri tradizionali, come il saccarosio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’alimento </span><b>può comunque contenere zuccheri</b><span style="font-weight: 400;"> naturalmente presenti negli ingredienti utilizzati oppure, in alcuni casi, </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/eritritolo-dolcificante-naturale/" target="_blank" rel="noopener"><b>dolcificanti</b></a><span style="font-weight: 400;"> impiegati per mantenere il gusto dolce del prodotto. In altri casi ancora possono essere utilizzati ingredienti naturalmente dolci, come </span><b>puree o concentrati di frutta</b><span style="font-weight: 400;">. Per questo motivo l’assenza di zuccheri aggiunti non rende automaticamente un alimento meno calorico o nutrizionalmente più equilibrato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La differenza la fanno sempre la composizione complessiva e la qualità nutrizionale degli ingredienti.</span></p>
<h2><b>Proteico: la nuova tendenza</b></h2>
<figure id="attachment_153771" aria-describedby="caption-attachment-153771" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153771" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/barretta-proteica.jpg" alt="barretta proteica" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153771" class="wp-caption-text">Pheelings media/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni il termine </span><b><i>proteico</i></b> <span style="font-weight: 400;">sembra essere comparso ovunque: yogurt, biscotti, cereali, budini, gelati, barrette e persino pane e pasta. Ma come mai questi prodotti sono diventati così popolari? La crescente attenzione verso il fitness e la composizione corporea, insieme alla diffusione di </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/troppe-proteine-fanno-male/" target="_blank" rel="noopener"><b>modelli alimentari ad alto contenuto proteico</b></a><span style="font-weight: 400;">, ha contribuito a rendere le proteine protagoniste del momento. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sempre più spesso, quindi, vengono associate a dimagrimento e miglior tono muscolare, facendo nascere la percezione che “più proteine” significhi automaticamente “più salutare”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le proteine sono nutrienti fondamentali: contribuiscono al mantenimento della massa muscolare, partecipano a numerose funzioni dell’organismo e favoriscono il senso di sazietà. Ma questo non significa che qualsiasi alimento arricchito con proteine diventi automaticamente una scelta migliore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Uno snack proteico, ad esempio, può contenere contemporaneamente elevate quantità di zuccheri, grassi saturi o ingredienti ultra-processati e non è mai una valida alternativa a un </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/cosa-deve-contenere-un-piatto-bilanciato/" target="_blank" rel="noopener"><b>pasto bilanciato</b></a><span style="font-weight: 400;">. Inoltre, nella maggior parte dei casi non si tratta delle proteine naturalmente presenti nell’alimento, ma di ingredienti utilizzati per aumentarne il contenuto proteico complessivo.</span> <span style="font-weight: 400;">Le più utilizzate sono le </span><b>proteine del latte</b><span style="font-weight: 400;">, come caseine e proteine del siero del latte, oppure quelle derivate dall’uovo e, ancora, </span><b>proteine vegetali</b><span style="font-weight: 400;"> ottenute da soia, piselli, frumento o altri legumi. Pur essendo ingredienti sicuri e ampiamente impiegati dall’industria alimentare è utile sapere che uno yogurt o un biscotto “proteico” non contiene più proteine perché preparato con ingredienti naturalmente più ricchi, ma perché è stato formulato con l’aggiunta di concentrati o isolati proteici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La maggior parte delle persone che segue </span><b>un’alimentazione equilibrata soddisfa il proprio fabbisogno proteico giornaliero</b><span style="font-weight: 400;"> senza difficoltà attraverso alimenti comuni come pesce, legumi, uova, latticini, carne e cereali e </span><b>non necessita di ulteriori integrazioni</b><span style="font-weight: 400;">, se non sotto il parere di un medico o nutrizionista.</span></p>
<h2><b>Integrale: davvero tutto ciò che è marrone lo è?</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra le diciture che suscitano maggiore fiducia troviamo </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/mangiare-integrale/" target="_blank" rel="noopener"><b><i>integrale</i></b></a><span style="font-weight: 400;">. Molti consumatori associano automaticamente il colore scuro di pane, biscotti o crackers alla presenza di farine integrali. Eppure, non sempre è così. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per ottenere un prodotto realmente integrale dovrebbe essere utilizzata farina “integra”, cioè una </span><b>farina che conserva tutte le componenti originarie del chicco</b><span style="font-weight: 400;"> — crusca, germe ed endosperma — mantenendo naturalmente fibre, vitamine e sali minerali, associati a numerosi benefici per la salute.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alcuni prodotti, però, possono essere realizzati con farine raffinate a cui vengono successivamente aggiunte </span><b>crusca</b><span style="font-weight: 400;"> o altri ingredienti, come </span><b>fibre vegetali e malto d’orzo</b><span style="font-weight: 400;">, che ne modificano colore e consistenza, dando un aspetto più “rustico” all’alimento e inducendo il consumatore a percepire il prodotto come integrale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per orientarsi bisogna osservare attentamente la lista degli ingredienti: la dicitura farina integrale dovrebbe comparire ai primi posti dell’elenco. Se, invece, in cima alla lista troviamo diciture come </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/differenza-tra-farine-0-e-00/" target="_blank" rel="noopener"><b>farina di frumento tipo 0, farina tipo 00 o farina di grano tenero</b></a><span style="font-weight: 400;"> seguite solo successivamente da crusca o fibre aggiunte, probabilmente non ci troviamo di fronte a un prodotto realmente integrale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche in questo caso non basta una scritta in evidenza sulla confezione per garantirne la qualità, occorre sempre verificarne la composizione.</span></p>
<h2><b>Biologico: naturale non significa automaticamente più nutriente</b></h2>
<figure id="attachment_153773" aria-describedby="caption-attachment-153773" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153773" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/cibo-bio-1.jpg" alt="limoni bio" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153773" class="wp-caption-text">NGte/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">La parola </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/agricoltura-sostenibile-lotta-integrata/" target="_blank" rel="noopener"><b>biologico</b></a><span style="font-weight: 400;"> viene spesso associata a un’idea di genuinità, naturalità e maggiore sicurezza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’agricoltura biologica segue specifici criteri produttivi che limitano l’uso di pesticidi di sintesi, fertilizzanti chimici e determinati trattamenti industriali. Questo rappresenta una scelta importante dal punto di vista ambientale e produttivo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tuttavia, dal punto di vista nutrizionale, </span><b>un prodotto biologico non è necessariamente più sano</b><span style="font-weight: 400;">. Un biscotto biologico resta un biscotto. Se contiene elevate quantità di zuccheri o grassi, il fatto che sia biologico non modifica significativamente il suo profilo nutrizionale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Allo stesso tempo vale la pena ricordare anche il contrario: il fatto che un alimento non sia biologico non significa automaticamente che sia meno sano o di qualità inferiore. Non bisogna perdere di vista altri aspetti importanti come, ad esempio, </span><b>la stagionalità e la provenienza degli alimenti</b><span style="font-weight: 400;">. Scegliere prodotti locali e di stagione significa consumare frutta, verdura, legumi e cereali raccolti nel loro naturale periodo di maturazione, con vantaggi in termini di gusto, varietà e sostenibilità, anche se ottenuti attraverso tecniche di agricoltura convenzionale.</span></p>
<h2><b>Senza glutine: è davvero necessario?</b></h2>
<figure id="attachment_153774" aria-describedby="caption-attachment-153774" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153774" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/etichetta-gluten-free.jpg" alt="etichetta di pane confezionato gluten free" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153774" class="wp-caption-text">AS project/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni i prodotti con la dicitura </span><b>senza glutine</b><span style="font-weight: 400;"> hanno conquistato uno spazio sempre più ampio sugli scaffali dei supermercati. Pane, pasta, biscotti, snack e persino alimenti che naturalmente non contengono glutine riportano spesso questa indicazione ben visibile sulla confezione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La crescente diffusione di questi prodotti è legata non solo alle esigenze delle persone affette da celiachia o con sensibilità al glutine, ma anche alla percezione, sempre più diffusa, che eliminare il glutine possa rappresentare una scelta automaticamente più sana o utile per il controllo del peso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per chi soffre di celiachia o presenta specifiche condizioni cliniche, seguire una dieta priva di glutine è una necessità terapeutica. In generale, invece, eliminare il glutine in assenza di indicazioni specifiche </span><b>non comporta automaticamente benefici</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Inoltre, un alimento senza glutine non è necessariamente migliore dal punto di vista nutrizionale. Spesso per mantenere consistenza, sapore e struttura, alcuni prodotti industriali possono contenere maggiori quantità di amidi e farine raffinate, come amido di mais, amido di riso o fecola di patate, oltre zuccheri o grassi aggiunti. In alcuni casi, tali ingredienti possono determinare un contenuto inferiore di fibre e </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/indice-glicemico-degli-alimenti/" target="_blank" rel="noopener"><b>un impatto glicemico maggiore</b></a><span style="font-weight: 400;"> rispetto ad alimenti preparati con cereali integrali oppure alimenti che sono naturalmente privi di glutine come legumi, riso integrale, grano saraceno e quinoa. Anche per questo motivo leggere la lista degli ingredienti e fare scelte consapevoli rimane fondamentale, soprattutto quando una dieta senza glutine non risponde a una specifica esigenza clinica.</span></p>
<h2><b>Come difendersi dalle etichette fuorvianti?</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Sappiamo ormai che le scritte presenti sulla parte anteriore della confezione servono a catturare l’attenzione, ma sono le informazioni riportate sul retro a raccontare la vera identità dell’alimento. Light, proteico, integrale, biologico, senza glutine, senza zuccheri aggiunti: nessuna di queste diciture, da sola, è una garanzia assoluta di qualità o di equilibrio nutrizionale. La strategia migliore consiste nell’</span><b>imparare</b> <b>a leggere attentamente le etichette</b><span style="font-weight: 400;">, individuando:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">la lista degli ingredienti, per riconoscerne la qualità; </span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">l’ordine con cui gli ingredienti sono riportati, per definirne la quantità;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">la tabella nutrizionale, per stimarne il contenuto energetico;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">la quantità di zuccheri, grassi e fibre, che deve essere equilibrata;</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">L’</span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/educazione-alimentare/" target="_blank" rel="noopener"><b>educazione alimentare</b></a><span style="font-weight: 400;"> passa anche da qui: imparare a conoscere gli ingredienti, a comprendere la composizione degli alimenti e a contestualizzare le scelte nella propria alimentazione quotidiana, andando oltre ciò che leggiamo in grande sulla confezione.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza di: Alive Color Stock/shutterstock</em></p>
<div class='read-this'><h4 class='read-this__title'>Leggi anche</h4><div class='read-this__list-wrapper'><span class='read-this__category'>Attualità</span><ul class='read-this__list'><li><a href='https://www.ilgiornaledelcibo.it/cosa-deve-contenere-un-piatto-bilanciato/'>Come comporre un pasto sano: linee guida per il piatto della salute</a></li></ul></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/etichette-alimentari-light-proteico-integrale-biologico/">Light, proteico, integrale, biologico: cosa ci raccontano davvero le etichette?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilgiornaledelcibo.it/etichette-alimentari-light-proteico-integrale-biologico/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La frutta realistica è il trend dell&#8217;estate: ma perché ci piace così tanto?</title>
		<link>https://www.ilgiornaledelcibo.it/frutta-realistica-perche-piace-cosi-tanto/</link>
					<comments>https://www.ilgiornaledelcibo.it/frutta-realistica-perche-piace-cosi-tanto/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angela Caporale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 06:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cibo e Curiosità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilgiornaledelcibo.it/?p=153754</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/frutta-realistica.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="frutta realistica" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/frutta-realistica.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/frutta-realistica-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/frutta-realistica-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/frutta-realistica-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/frutta-realistica-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Pesche e limoni che sembrano veri ma nascondono mousse e creme: scopri perché la frutta realistica è il trend del momento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/frutta-realistica-perche-piace-cosi-tanto/">La frutta realistica è il trend dell&#8217;estate: ma perché ci piace così tanto?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/frutta-realistica.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="frutta realistica" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/frutta-realistica.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/frutta-realistica-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/frutta-realistica-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/frutta-realistica-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/frutta-realistica-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p><span style="font-weight: 400;">Una </span><b>pesca</b><span style="font-weight: 400;"> dall&#8217;aspetto perfetto, con la buccia vellutata e le sfumature rosate tipiche del frutto appena raccolto. Poi il coltello affonda nella polpa e qualcosa non torna: all&#8217;interno non ci sono succo e nocciolo, ma </span><b>mousse, gelée e creme stratificate.</b><span style="font-weight: 400;"> È questo il meccanismo che si nasconde dietro la cosiddetta</span><b> frutta realistica</b><span style="font-weight: 400;">, uno dei fenomeni gastronomici più fotografati e condivisi degli ultimi mesi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nata nell&#8217;</span><b>alta pasticceria</b><span style="font-weight: 400;"> e diventata </span><b>virale sui social network</b><span style="font-weight: 400;"> grazie a video che contano milioni di visualizzazioni, questa tecnica consiste nel realizzare </span><b>dolci che riproducono in modo estremamente fedele l&#8217;aspetto di frutti </b><span style="font-weight: 400;">come pesche, limoni, ciliegie o albicocche. Il risultato è un </span><b>piccolo </b><b><i>trompe-l&#8217;œil</i></b><b> gastronomico </b><span style="font-weight: 400;">che sorprende chi osserva ancora prima di essere assaggiato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma perché questi dolci ci affascinano così tanto? La risposta non riguarda soltanto la loro complessità tecnica o il successo ottenuto su Instagram e TikTok. Dietro la popolarità della frutta realistica si intrecciano infatti</span><b> storia della gastronomia, percezione visiva e alcuni meccanismi psicologici</b><span style="font-weight: 400;"> che influenzano il nostro rapporto con il cibo. Un fenomeno che racconta qualcosa anche del modo in cui oggi scegliamo, e condividiamo, ciò che mangiamo.</span></p>
<h2><b>Che cos&#8217;è la frutta realistica (e perché tutti ne parlano)</b></h2>
<figure id="attachment_153758" aria-describedby="caption-attachment-153758" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153758" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/realistic-fruit.jpg" alt="realistic fruit" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153758" class="wp-caption-text">Ozankursat/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">La frutta realistica è una particolare </span><b>espressione dell&#8217;alta pasticceria contemporanea</b><span style="font-weight: 400;"> che punta a </span><b>riprodurre in modo estremamente fedele l&#8217;aspetto della frutta fresca. </b><span style="font-weight: 400;">Grazie a stampi, glasse e tecniche di decorazione sempre più sofisticate, questi dolci riescono a imitare colori e forme di pesche, limoni, mele, albicocche e altri frutti, tanto da risultare quasi indistinguibili dagli originali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A contribuire alla diffusione del fenomeno è stato soprattutto il </span><b>pastry chef francese Cédric Grolet</b><span style="font-weight: 400;">, che negli ultimi anni ha trasformato le sue creazioni in un fenomeno internazionale grazie ai social network. I video in cui i suoi dessert vengono tagliati e rivelano un interno composto da mousse, creme e inserti di frutta </span><b>hanno raccolto milioni di visualizzazion</b><span style="font-weight: 400;">i, contribuendo a rendere la frutta realistica uno dei linguaggi più riconoscibili della pasticceria contemporanea.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il successo di questi dolci si inserisce però in una tendenza più ampia. Tra i </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/food-trend-2026/" target="_blank" rel="noopener"><strong>f</strong><b>ood trend del 2026</b></a><span style="font-weight: 400;">, infatti, abbiamo raccontato come il cibo stia assumendo sempre più spesso una dimensione esperienziale e visiva, tant’è che si parla di</span><b> “Kitchen couture”</b><span style="font-weight: 400;">, per porre l’accento sulla cura, quasi sartoriale, messa nella costruzione di ogni piatto dalla scelta dell’ingrediente all’impiattamento. In questo contesto,</span><b> l&#8217;aspetto estetico è parte integrante dell&#8217;esperienza gastronomica.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La frutta realistica risponde perfettamente a questa logica. Prima ancora dell&#8217;assaggio, questi dessert invitano a </span><b>osservare e sorprendersi.</b><span style="font-weight: 400;"> Il loro successo, del resto, non dipende soltanto dalla qualità tecnica della preparazione, ma anche dalla </span><b>capacità di generare curiosità.</b><span style="font-weight: 400;"> In fondo, ciò che rende così coinvolgente una pesca che non è una pesca è proprio il contrasto tra ciò che crediamo di vedere e ciò che scopriamo nel momento in cui il dolce viene tagliato.</span></p>
<h2><b>Il </b><b><i>trompe-l&#8217;œil</i></b><b> in cucina non nasce sui social</b></h2>
<figure id="attachment_150945" aria-describedby="caption-attachment-150945" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-150945" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2025/10/frutta-martorana-lucida.jpg" alt="frutta martorana" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-150945" class="wp-caption-text">IriGri/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Per quanto possa sembrare una </span><b>creazione perfettamente adattata all&#8217;epoca di Instagram e TikTok</b><span style="font-weight: 400;">, la frutta realistica affonda le proprie radici in una tradizione molto più antica. L&#8217;idea di </span><b>stupire attraverso il cibo</b><span style="font-weight: 400;">, creando un contrasto tra ciò che vediamo e ciò che realmente stiamo per mangiare, accompagna infatti la storia della gastronomia da secoli. Questa tecnica prende il nome di </span><b><i>trompe-l&#8217;œil</i></b><span style="font-weight: 400;">, espressione francese che </span><b>significa letteralmente &#8220;inganna l&#8217;occhio&#8221;</b><span style="font-weight: 400;">. In arte viene utilizzata per creare immagini capaci di sembrare reali, mentre in cucina consiste nel t</span><b>rasformare ingredienti e preparazioni in qualcosa di diverso da ciò che sono.</b><span style="font-weight: 400;"> L&#8217;obiettivo non è soltanto dimostrare abilità tecnica, ma suscitare sorpresa e curiosità nel commensale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche la tradizione gastronomica italiana è ricca di esempi di questo approccio. Basti pensare alla </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/frutta-martorana-ricetta/" target="_blank" rel="noopener"><b>frutta Martorana</b></a><span style="font-weight: 400;">, specialità tipica della Sicilia realizzata con </span><b>pasta di mandorle modellata e decorata</b><span style="font-weight: 400;"> fino a riprodurre fedelmente agrumi, fichi, pesche e altri frutti. Una preparazione che da secoli gioca sullo</span><b> stesso meccanismo che oggi rende virali i dessert della frutta realistica</b><span style="font-weight: 400;">: l&#8217;illusione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel tempo il </span><i><span style="font-weight: 400;">trompe-l&#8217;œil </span></i><span style="font-weight: 400;">è stato reinterpretato dall&#8217;alta cucina e dalla pasticceria contemporanea, diventando uno strumento per sorprendere il pubblico e </span><b>trasformare il momento dell&#8217;assaggio in un’esperienza. </b><span style="font-weight: 400;">Cambiano le tecniche e gli strumenti, ma il principio resta lo stesso: creare uno scarto tra aspettativa e realtà. È probabilmente questo uno dei motivi per cui la frutta realistica esercita un fascino così forte. Dietro l&#8217;apparente novità del fenomeno si nasconde infatti un meccanismo che accompagna la storia del cibo da molto tempo: </span><b>il piacere di lasciarsi sorprendere</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<h2><b>Perché ci piace essere ingannati?</b></h2>
<figure id="attachment_153759" aria-describedby="caption-attachment-153759" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153759" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/limone-realistico.jpg" alt="limone realistico" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153759" class="wp-caption-text">Bratu Laurentiu/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">A prima vista potrebbe sembrare che il successo della frutta realistica dipenda soltanto dall&#8217;abilità dei pasticceri. In realtà, </span><b>una parte del suo fascino è legata al modo in cui il nostro cervello percepisce il cibo</b><span style="font-weight: 400;">. Prima ancora di assaggiare un alimento, infatti, costruiamo aspettative sulla sua consistenza, sul suo sapore e perfino sul piacere che proveremo mangiandolo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La vista svolge un ruolo fondamentale in questo processo. Come spiega Charles Spence, professore di psicologia sperimentale all&#8217;Università di Oxford, nel saggio </span><a href="https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0092867415002603" target="_blank" rel="noopener"><i><span style="font-weight: 400;">Multisensory Flavor Perception</span></i></a><span style="font-weight: 400;"> pubblicato nel 2015 sulla rivista scientifica </span><i><span style="font-weight: 400;">Cell</span></i><span style="font-weight: 400;">, </span><b>l&#8217;esperienza del gusto</b><span style="font-weight: 400;"> non dipende esclusivamente da ciò che accade sul palato, ma </span><b>nasce dall&#8217;interazione tra diversi sensi. </b><span style="font-weight: 400;">Ciò che vediamo contribuisce quindi a preparare il cervello all&#8217;assaggio e a costruire una serie di aspettative sul cibo che abbiamo davanti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La frutta realistica gioca proprio con queste aspettative. Osservando una pesca, il nostro cervello si prepara a incontrare una determinata consistenza e un determinato sapore. Quando scopriamo che si tratta invece di un dessert, </span><b>si crea uno scarto tra ciò che ci aspettavamo e ciò che troviamo realmente.</b><span style="font-weight: 400;"> È in questo momento che entra in gioco la sorpresa, uno degli elementi che più facilmente catturano la nostra attenzione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo stesso Spence, insieme ai ricercatori Kohei Okajima, Adrian David Cheok e altri studiosi, ha approfondito </span><b>il rapporto tra immagini e desiderio di cibo</b><span style="font-weight: 400;"> nell&#8217;articolo </span><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0278262615300178?via%3Dihub" target="_blank" rel="noopener"><i><span style="font-weight: 400;">Eating with our eyes: from visual hunger to digital satiation</span></i></a><span style="font-weight: 400;">, pubblicato nel 2016 sulla rivista </span><i><span style="font-weight: 400;">Brain and Cognition</span></i><span style="font-weight: 400;">. Gli autori descrivono il fenomeno della cosiddetta </span><b>&#8220;visual hunger&#8221;</b><span style="font-weight: 400;">, una sorta di </span><b>attrazione naturale verso le immagini alimentari,</b><span style="font-weight: 400;"> particolarmente rilevante in un contesto in cui il cibo viene osservato e condiviso continuamente attraverso gli schermi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Forse è anche per questo che i video della frutta realistica risultano così coinvolgenti. Non mostrano soltanto un dolce ben realizzato, ma mettono in scena un </span><b>piccolo spettacolo</b><span style="font-weight: 400;">, una piccola sorpresa visiva che ci spinge a guardare fino alla fine. E in un&#8217;epoca in cui una parte dell&#8217;esperienza gastronomica passa anche dalle immagini, questo meccanismo sembra funzionare particolarmente bene.</span></p>
<h2><b>Quando il cibo diventa un’esperienza da guardare</b></h2>
<figure id="attachment_153760" aria-describedby="caption-attachment-153760" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153760" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/frutta-realistica-.jpg" alt="frutta realistica" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153760" class="wp-caption-text">aynurland/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Il successo della frutta realistica non si spiega soltanto con la sua bellezza estetica. Se il formato dominante fosse ancora la fotografia, probabilmente questi dessert sarebbero percepiti come dolci scenografici, perfetti da osservare in vetrina o da condividere su Instagram. Il</span><b> loro vero punto di forza, però, emerge nel movimento</b><span style="font-weight: 400;">: nel momento in cui il coltello incide la superficie e rivela ciò che si nasconde all’interno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È qui che entra in gioco l’</span><b>evoluzione dei social media</b><span style="font-weight: 400;">. Con TikTok, Reels e i video brevi, il cibo non deve più essere soltanto fotogenico, ma deve riuscire a trattenere l’attenzione per qualche secondo e offrire una piccola ricompensa visiva.</span><b> La frutta realistica funziona perché ha una struttura narrativa semplice</b><span style="font-weight: 400;">: prima mostra un oggetto familiare, poi lo mette in dubbio, infine svela la sua vera natura. In questo senso, il fenomeno segna un passaggio rispetto ai </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/cibi-piu-instagrammati/" target="_blank" rel="noopener"><b>cibi più instagrammati</b></a><b>,</b><span style="font-weight: 400;"> il cui successo era spesso legato a colori, forme e composizioni pensate per essere fotografate. Qui, invece, l’immagine statica non basta. </span><b>A rendere virale il contenuto è il gesto:</b><span style="font-weight: 400;"> il taglio, la rottura dell’illusione, la scoperta dell’interno, l’assaggio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dietro questa trasformazione si intravede anche un cambiamento più profondo nel nostro rapporto con il cibo. Come emerge dallo studio sui </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/valori-cibo-studio-engageminds-hub/" target="_blank" rel="noopener"><b>valori che attribuiamo al cibo</b></a><span style="font-weight: 400;">, mangiare non significa soltanto nutrirsi, ma anche </span><b>costruire esperienze condivise o esprimere idee attraverso ciò che scegliamo.</b><span style="font-weight: 400;"> La frutta realistica si inserisce perfettamente in questa direzione: è un dolce, ma è anche una piccola scena da guardare fino alla fine. E tu, assaggeresti una pesca che in realtà è un dessert?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza di: Selma I/shutterstock</em></p>
<div class='read-this'><h4 class='read-this__title'>Leggi anche</h4><div class='read-this__list-wrapper'><span class='read-this__category'>Attualità</span><ul class='read-this__list'><li><a href='https://www.ilgiornaledelcibo.it/food-trend-2026/'>Dai cibi fermentati ai dolci consapevoli: i food trend da tenere d’occhio nel 2026</a></li></ul></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/frutta-realistica-perche-piace-cosi-tanto/">La frutta realistica è il trend dell&#8217;estate: ma perché ci piace così tanto?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilgiornaledelcibo.it/frutta-realistica-perche-piace-cosi-tanto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Crudité: come scegliere il pesce da mangiare crudo</title>
		<link>https://www.ilgiornaledelcibo.it/crudite-come-scegliere-il-pesce/</link>
					<comments>https://www.ilgiornaledelcibo.it/crudite-come-scegliere-il-pesce/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 05:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cibo e Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[pesce crudo]]></category>
		<category><![CDATA[crudité]]></category>
		<category><![CDATA[tarate di pesce]]></category>
		<category><![CDATA[carpaccio di pesce]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilgiornaledelcibo.it/?p=24666</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2021/08/pesce-crudo-1.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2021/08/pesce-crudo-1.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2021/08/pesce-crudo-1-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2021/08/pesce-crudo-1-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2021/08/pesce-crudo-1-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2021/08/pesce-crudo-1-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Come scegliere il pesce crudo da consumare in sicurezza: qualità, provenienza e accorgimenti per gustare crudité, carpacci e tartare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/crudite-come-scegliere-il-pesce/">Crudité: come scegliere il pesce da mangiare crudo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2021/08/pesce-crudo-1.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2021/08/pesce-crudo-1.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2021/08/pesce-crudo-1-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2021/08/pesce-crudo-1-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2021/08/pesce-crudo-1-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2021/08/pesce-crudo-1-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Quando si sente parlare di <strong>pesce crudo</strong>, la prima cosa che viene in mente è sicuramente il <strong>sushi</strong>. Negli ultimi anni, però, il consumo di <strong>crudité</strong> è andato ben oltre la cucina giapponese. <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/carpaccio-di-pesce/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Carpacci</strong></a>, <strong>tartare</strong>, <strong>crudi di mare</strong> e preparazioni ispirate alle tradizioni regionali italiane sono ormai protagonisti di ristoranti, pescherie gastronomiche e aperitivi in tutta Italia.</p>
<p>Le specie ittiche utilizzate sono numerose, dai molluschi ai crostacei, passando per salmone, tonno, ricciola e pesce spada. Soprattutto durante la stagione estiva aumenta la richiesta di queste preparazioni, apprezzate per la loro <strong>freschezza</strong> e <strong>leggerezza</strong>. Trattandosi però di alimenti consumati senza cottura, è fondamentale prestare particolare attenzione alla qualità della materia prima, alla sua provenienza e al rispetto delle corrette procedure di lavorazione.</p>
<p>Vediamo quindi come scegliere il pesce da mangiare crudo e quali sono gli accorgimenti da seguire per gustarlo in sicurezza.</p>
<h2><strong>Pesce crudo: un modo per preservarne le proprietà nutrizionali</strong></h2>
<figure id="attachment_153762" aria-describedby="caption-attachment-153762" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153762" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2021/08/carpaccio-branzino.jpg" alt="carpaccio branzino" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153762" class="wp-caption-text">zepp1969/shutterstock</figcaption></figure>
<p>Il pesce è uno degli alimenti cardine della <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/dieta-mediterranea-2/" target="_blank" rel="noopener"><strong>dieta mediterranea</strong></a>, apprezzato sia per la delicatezza delle sue carni sia per il suo profilo nutrizionale.</p>
<p>È infatti una preziosa fonte di:</p>
<ul>
<li>proteine ad alto valore biologico;</li>
<li>acidi grassi Omega-3;</li>
<li>vitamine;</li>
<li>sali minerali.</li>
</ul>
<p>Tra le motivazioni che spingono molte persone a consumare il pesce crudo c&#8217;è proprio il desiderio di preservarne il più possibile le caratteristiche nutrizionali. La cottura, infatti, pur contribuendo alla sicurezza alimentare, può modificare parte delle vitamine più sensibili al calore e alterare alcuni nutrienti.</p>
<p>Consumato correttamente e nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, il pesce crudo consente di apprezzare appieno <strong>consistenza</strong>, <strong>sapore</strong> e <strong>proprietà nutrizionali</strong> della materia prima.</p>
<p>Naturalmente non tutti amano il pesce crudo, c&#8217;è chi non gradisce la consistenza e chi nutre qualche preoccupazione legata alla sicurezza alimentare. Tuttavia, seguendo le corrette procedure, una buona crudité può trasformarsi in <strong>un&#8217;esperienza gastronomica di grande valore</strong>.</p>
<h2><strong>Crudité di pesce: quali sono le specie ittiche più utilizzate?</strong></h2>
<figure id="attachment_153763" aria-describedby="caption-attachment-153763" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153763" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2021/08/sashimi.jpg" alt="sashimi" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153763" class="wp-caption-text">Peeradontax/shutterstock</figcaption></figure>
<p>Quando si parla di crudité, <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/differenza-tra-sushi-e-sashimi-curiosita/" target="_blank" rel="noopener"><strong>sushi</strong> e <strong>sashimi</strong></a> sono probabilmente le preparazioni più conosciute. In realtà il panorama è molto più ampio.</p>
<p>Nei <strong>ristoranti</strong> e nei locali specializzati è possibile trovare:</p>
<ul>
<li>carpacci;</li>
<li>tartare;</li>
<li>molluschi e crostacei serviti al naturale;</li>
<li>alici marinate;</li>
<li>aringhe in salamoia;</li>
<li>pokè e altre preparazioni internazionali.</li>
</ul>
<p>Tra le <strong>specie</strong> più utilizzate troviamo sicuramente:</p>
<ul>
<li>tonno;</li>
<li>salmone;</li>
<li>pesce spada.</li>
</ul>
<p>Ma le possibilità non si fermano qui. Sempre più spesso vengono valorizzate anche specie meno richieste ma molto interessanti dal punto di vista gastronomico e della sostenibilità, come:</p>
<ul>
<li>tombarello;</li>
<li>palamita;</li>
<li>ricciola;</li>
<li>orata;</li>
<li>dentice;</li>
<li>spigola;</li>
<li>cernia;</li>
<li>acciughe.</li>
</ul>
<p>Tra <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/pesce-il-trattamento-del-pesce/" target="_blank" rel="noopener"><strong>molluschi</strong></a> e <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/crostacei-come-pulirli-e-cucinarli/" target="_blank" rel="noopener"><strong>crostacei</strong></a> sono molto apprezzati:</p>
<ul>
<li>gamberi rossi;</li>
<li>scampi;</li>
<li>capesante;</li>
<li>seppie;</li>
<li>ostriche;</li>
<li>fasolari.</li>
</ul>
<h3><strong>Il pesce crudo nella tradizione italiana</strong></h3>
<figure id="attachment_153764" aria-describedby="caption-attachment-153764" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153764" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2021/08/pesce-crudo-.jpg" alt="pesce crudo" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153764" class="wp-caption-text">Asya Nurullina/shutterstock</figcaption></figure>
<p>Quando si parla di pesce crudo si tende spesso a pensare a una moda arrivata dall&#8217;estero. In realtà anche l&#8217;Italia vanta una lunga tradizione di consumo di prodotti ittici crudi o poco lavorati.</p>
<p>In <strong>Puglia</strong>, ad esempio, il cosiddetto <strong>crudo di mare</strong> è una vera istituzione. Nei <strong>mercati</strong> e nelle <strong>pescherie</strong> è comune trovare ostriche, cozze, fasolari, cannolicchi, ricci di mare e gamberi serviti semplicemente con <strong>qualche goccia di limone</strong> o consumati al naturale.</p>
<p>In <strong>Sicilia</strong>, soprattutto lungo le coste occidentali, il protagonista è spesso il <strong>gambero rosso di Mazara del Vallo</strong>, utilizzato per <strong>tartare</strong> e <strong>carpacci</strong> che ne esaltano la naturale dolcezza.</p>
<p>Anche in <strong>Sardegna</strong> trovano spazio preparazioni a base di tonno, ricciola e crostacei locali, mentre nelle regioni del Nord Adriatico non mancano tradizioni legate a <strong>pesci marinati</strong> o leggermente lavorati.</p>
<p>Negli ultimi anni queste tradizioni si sono evolute grazie alla creatività degli chef, che hanno dato vita a nuove interpretazioni di carpacci, tartare e crudité utilizzando prodotti locali e tecniche moderne.</p>
<h3><strong>Crudité sì, ma in sicurezza: come scegliere il pesce da mangiare crudo</strong></h3>
<figure id="attachment_153766" aria-describedby="caption-attachment-153766" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153766" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2021/08/capesante.jpg" alt="capesante" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153766" class="wp-caption-text">timsimages.uk/shutterstock</figcaption></figure>
<p>La scelta della materia prima è fondamentale per la riuscita di un buon piatto, ma ancora più importante è la sua freschezza.</p>
<p>Quando si parla di pesce crudo, infatti, la sicurezza alimentare viene prima di tutto.</p>
<p>Uno dei principali rischi associati al consumo di pesce crudo è la possibile presenza di parassiti, tra cui il più noto è l&#8217;<strong>Anisakis</strong>. Per eliminare questo rischio, la normativa prevede specifiche procedure di bonifica preventiva tramite congelamento.</p>
<p>Per questo motivo, nei ristoranti il pesce servito crudo deve essere stato preventivamente sottoposto ad abbattimento termico secondo quanto previsto dalla legge.</p>
<p>Chi desidera preparare crudité in casa dovrebbe seguire <strong>alcune semplici regole</strong>:</p>
<ul>
<li>eviscerare il pesce il prima possibile, soprattutto nel caso di specie di piccola taglia come alici, triglie e sardine;</li>
<li>verificare attentamente lo stato del prodotto;</li>
<li>acquistare pesce proveniente da rivenditori affidabili;</li>
<li>controllare che la carne sia soda e compatta, che la pelle sia lucente e che gli occhi risultino brillanti e non infossati;</li>
<li>congelare il prodotto per almeno 96 ore a -18°C prima del consumo, come previsto dalle indicazioni sanitarie.</li>
</ul>
<p>La freschezza resta infatti il primo elemento da valutare quando si sceglie il pesce destinato al consumo a crudo.</p>
<h2><strong>Come preparare una crudité di pesce</strong></h2>
<figure id="attachment_153765" aria-describedby="caption-attachment-153765" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153765" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2021/08/carpaccio-di-tonno.jpg" alt="carpaccio di tonno" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153765" class="wp-caption-text">RESTOCK images/shutterstock</figcaption></figure>
<p>Una volta verificata la qualità e la sicurezza della materia prima, preparare una crudité è relativamente semplice.</p>
<p>A differenza del sushi, che richiede tecniche specifiche e una certa manualità, carpacci e tartare sono preparazioni più immediate.</p>
<p>Le tartare vengono generalmente ottenute tritando il pesce al coltello, mentre per i carpacci il prodotto viene tagliato in fette molto sottili.</p>
<p>Per esaltare il sapore del pesce senza coprirlo, i <strong>condimenti</strong> più utilizzati sono:</p>
<ul>
<li>olio extravergine d&#8217;oliva;</li>
<li>agrumi;</li>
<li>erbe aromatiche;</li>
<li>pepe;</li>
<li>spezie delicate.</li>
</ul>
<p>L&#8217;obiettivo è valorizzare la qualità del pescato lasciando che sia il prodotto a parlare.</p>
<p>Che si tratti di sushi, sashimi, tartare, carpaccio o crudo di mare, il vero segreto resta sempre lo stesso: partire da una materia prima eccellente e rispettare tutte le procedure necessarie per consumarla in sicurezza.</p>
<p>Solo così è possibile apprezzare al meglio il gusto autentico del pesce e vivere un&#8217;esperienza gastronomica che unisce freschezza, tradizione e attenzione alla qualità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Articolo scritto con il contributo di Francesca Bono.</em></strong></p>
<p>Immagine in evidenza di:</p>
<div class='read-this'><h4 class='read-this__title'>Leggi anche</h4><div class='read-this__list-wrapper'><span class='read-this__category'>Attualità</span><ul class='read-this__list'><li><a href='https://www.ilgiornaledelcibo.it/come-scegliere-la-carne-le-regole/'>Come scegliere la carne? La guida per un acquisto consapevole</a></li></ul></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/crudite-come-scegliere-il-pesce/">Crudité: come scegliere il pesce da mangiare crudo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilgiornaledelcibo.it/crudite-come-scegliere-il-pesce/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cetrangolo: l&#8217;agrume semi sconosciuto che cresce in Abruzzo da oltre 400 anni</title>
		<link>https://www.ilgiornaledelcibo.it/cetrangolo-abruzzese/</link>
					<comments>https://www.ilgiornaledelcibo.it/cetrangolo-abruzzese/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Pastore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 06:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cibo e Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[cetrangolo]]></category>
		<category><![CDATA[cetrangolo abruzzese]]></category>
		<category><![CDATA[cetrangolo agrume]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilgiornaledelcibo.it/?p=153664</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/cetrangolo.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="cetrangolo" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/cetrangolo.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/cetrangolo-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/cetrangolo-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/cetrangolo-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/cetrangolo-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Il cetrangolo è un antico agrume della Costa dei Trabocchi. Scopri storia, caratteristiche e utilizzi del frutto simbolo dell'Abruzzo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/cetrangolo-abruzzese/">Cetrangolo: l&#8217;agrume semi sconosciuto che cresce in Abruzzo da oltre 400 anni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/cetrangolo.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="cetrangolo" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/cetrangolo.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/cetrangolo-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/cetrangolo-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/cetrangolo-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/cetrangolo-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p class="isSelectedEnd">Quando si parla di <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/agrumi-proprieta-benefici/" target="_blank" rel="noopener"><strong>agrumi</strong></a> italiani, il pensiero corre immediatamente ai <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/limone-di-amalfi/" target="_blank" rel="noopener"><strong>limoni</strong> <strong>della Costiera Amalfitana</strong></a>, alle <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/arancia-rossa-di-sicilia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>arance rosse siciliane</strong></a> o ai <strong>cedri calabresi</strong>. Eppure, lungo un piccolo tratto della <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/ristoranti-costa-abruzzese-dove-mangiare/" target="_blank" rel="noopener"><strong>costa abruzzese</strong></a> sopravvive da secoli un frutto quasi sconosciuto al grande pubblico, capace di raccontare una storia fatta di tradizione, biodiversità e identità territoriale.</p>
<p class="isSelectedEnd">Si chiama <strong>cetrangolo</strong> ed è uno degli agrumi più particolari d&#8217;Italia. Coltivato da oltre quattro secoli lungo la Costa dei Trabocchi, tra Ortona e Fossacesia, questo frutto è rimasto per lungo tempo confinato agli orti familiari e alle produzioni locali, lontano dai circuiti commerciali che hanno premiato varietà più dolci e facilmente vendibili. Oggi, però, il cetrangolo sta vivendo una nuova stagione di interesse grazie al lavoro di associazioni, produttori e chef che ne stanno riscoprendo il valore gastronomico e culturale.</p>
<h2>Cos&#8217;è il cetrangolo?</h2>
<figure id="attachment_153666" aria-describedby="caption-attachment-153666" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153666" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/cetrangoli.jpg" alt="" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153666" class="wp-caption-text">Kuttelvaserova Stuchelova/shutterstock</figcaption></figure>
<p class="isSelectedEnd">A prima vista potrebbe essere scambiato per un&#8217;arancia, ma basta assaggiarlo per capire che ci troviamo di fronte a qualcosa di molto diverso. Il cetrangolo <strong>è una particolare varietà di arancio amaro</strong>, caratterizzata da un sapore intenso e pungente, una grande quantità di semi e una buccia particolarmente aromatica. A renderlo riconoscibile contribuiscono anche alcune peculiarità botaniche: il picciolo alato, le foglie profumate e soprattutto le lunghe spine presenti sui rami della pianta.</p>
<p class="isSelectedEnd">In Abruzzo viene spesso chiamato &#8220;<strong>melaragn</strong>&#8221; o &#8220;<strong>melarancia</strong>&#8221; nel dialetto locale, un nome che richiama l&#8217;antica tradizione agricola della zona. Non è un frutto pensato per essere consumato come un&#8217;arancia da tavola: la polpa è aspra, il succo poco adatto alla spremitura e il gusto decisamente più intenso rispetto agli agrumi comuni. È proprio questa sua natura &#8220;selvatica&#8221; ad averne limitato per decenni la diffusione commerciale.</p>
<h2>Un agrume che cresce tra mare e colline</h2>
<p class="isSelectedEnd">Uno degli aspetti più affascinanti del cetrangolo riguarda il luogo in cui viene coltivato. La sua patria è la <strong>Costa dei Trabocchi</strong>, uno dei tratti più suggestivi del litorale adriatico, caratterizzato dalla presenza delle antiche macchine da pesca in legno che danno il nome alla zona. Qui esiste un microclima particolarmente favorevole alla coltivazione degli agrumi, nonostante ci si trovi molto più a nord rispetto alle tradizionali aree agrumicole italiane.</p>
<p class="isSelectedEnd">Tra Ortona, Rocca San Giovanni e Fossacesia, gli <strong>agrumeti si affacciano sul mare Adriatico</strong> beneficiando dell&#8217;azione mitigatrice delle correnti marine e della protezione delle colline retrostanti. In questo stretto lembo di terra, lungo circa undici chilometri, prosperano da secoli arance, limoni, mandarini, cedri e naturalmente il cetrangolo.</p>
<p class="isSelectedEnd">Si tratta di un paesaggio agricolo unico nel suo genere, dove gli agrumi convivono con uliveti, vigneti e piccoli borghi marinari creando uno scenario che sorprende chi associa l&#8217;Abruzzo esclusivamente alla montagna o alla pastorizia.</p>
<figure id="attachment_153667" aria-describedby="caption-attachment-153667" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153667" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/costa-dei-trabocchi.jpg" alt="costa dei trabocchi" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153667" class="wp-caption-text">PhotoCG70/shutterstock</figcaption></figure>
<h2>Le origini: tra storia e leggenda</h2>
<p class="isSelectedEnd">Le origini esatte del cetrangolo restano in parte avvolte nel mistero. Secondo alcune ricostruzioni storiche, gli agrumi arrivarono lungo la costa abruzzese <strong>nel XVII secolo</strong> grazie ai commerci marittimi che collegavano l&#8217;Adriatico alle principali rotte mediterranee. Un&#8217;altra ipotesi lega la diffusione delle prime piante alla presenza di<strong> comunità sefardite</strong> che si stabilirono lungo questo tratto di costa dopo le espulsioni <strong>dalla Penisola Iberica</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">Ciò che appare certo è che il cetrangolo è presente in Abruzzo da almeno quattro secoli e che nel tempo si è perfettamente adattato alle condizioni ambientali della Costa dei Trabocchi. A differenza di molte altre varietà agrumicole moderne, selezionate per privilegiare dolcezza e resa commerciale, questo frutto ha conservato le proprie caratteristiche originarie, mantenendo un&#8217;identità unica.</p>
<h2>Perché rischiava di scomparire</h2>
<p class="isSelectedEnd">Per gran parte del Novecento il cetrangolo è stato considerato un agrume &#8220;minore&#8221;. La sua <strong>elevata acidità</strong>, la presenza di<strong> numerosi semi</strong> e la difficoltà di consumarlo fresco lo rendevano poco competitivo rispetto alle arance provenienti dal Sud Italia, più dolci e facilmente commerciabili. Dopo la Seconda guerra mondiale molte coltivazioni vennero progressivamente abbandonate e il rischio di perdere questa varietà diventò concreto.</p>
<p class="isSelectedEnd">Come accaduto per numerose cultivar locali italiane, la modernizzazione dell&#8217;agricoltura favorì poche varietà standardizzate, relegando il cetrangolo a una presenza marginale negli orti familiari e nelle campagne della costa chietina.</p>
<h2>La riscoperta del cetrangolo</h2>
<p class="isSelectedEnd">Negli ultimi anni la situazione è cambiata. Grazie al lavoro di associazioni territoriali e produttori locali, il cetrangolo<strong> è stato progressivamente recuperato e valorizzato</strong>. L&#8217;attenzione crescente verso la biodiversità agricola e i prodotti identitari ha contribuito a riportare alla luce questo agrume, oggi inserito tra le eccellenze agroalimentari del territorio e legato alle iniziative di tutela degli agrumi della Costa dei Trabocchi.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il recupero non riguarda soltanto la coltivazione, ma anche la costruzione di una narrazione culturale che lega il frutto alla storia delle comunità locali e al paesaggio costiero abruzzese.</p>
<h2>Come viene utilizzato in cucina</h2>
<figure id="attachment_153668" aria-describedby="caption-attachment-153668" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153668" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/canditi.jpg" alt="cetrangolo candito al cioccolato" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153668" class="wp-caption-text">Anna_Pustynnikova/shutterstock</figcaption></figure>
<p class="isSelectedEnd">Se consumato fresco il cetrangolo può risultare troppo aspro per molti palati. È nella trasformazione che esprime al meglio le proprie qualità. La <strong>scorza</strong>, particolarmente profumata e <strong>ricca di oli essenziali</strong>, è utilizzata per la produzione di <strong>marmellate</strong>, <strong>confetture</strong> e <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/come-fare-i-canditi/" target="_blank" rel="noopener"><strong>canditi</strong></a>. Sempre più aziende la impiegano inoltre nella preparazione di <strong>liquori</strong>, <strong>gin artigianali</strong> e <strong>distillati</strong> che valorizzano le note aromatiche dell&#8217;agrume.</p>
<p class="isSelectedEnd"><strong>In passato</strong> la sua buccia veniva impiegata anche <strong>per aromatizzare alcuni salumi</strong> tipici abruzzesi, in particolare le <strong>salsicce di fegato</strong> e altre preparazioni della tradizione norcina locale. Un utilizzo che testimonia il forte legame tra agricoltura e gastronomia nella cultura della Costa dei Trabocchi.</p>
<p class="isSelectedEnd"><strong>Oggi</strong> diversi chef stanno sperimentando il cetrangolo <strong>in dessert</strong>, <strong>gelati</strong>, <strong>sorbetti</strong> e piatti di <strong>pesce</strong>, sfruttandone l&#8217;intensità aromatica per creare ricette capaci di raccontare il territorio.</p>
<h2>Un simbolo della biodiversità abruzzese</h2>
<p class="isSelectedEnd">La storia del cetrangolo va oltre il semplice interesse gastronomico. In un&#8217;epoca in cui l&#8217;agricoltura tende spesso all&#8217;omologazione, questo piccolo agrume<strong> rappresenta un esempio concreto di biodiversità coltivata</strong>. La sua sopravvivenza dimostra quanto sia importante preservare varietà locali che rischiano di scomparire sotto la pressione delle produzioni industriali.</p>
<p class="isSelectedEnd">Ogni frutto custodisce infatti una parte della storia di un territorio, delle sue comunità e delle conoscenze tramandate nel corso delle generazioni. Nel caso del cetrangolo, questa storia parla di mare, di agrumeti affacciati sull&#8217;Adriatico e di una costa che continua a custodire tradizioni agricole uniche in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isSelectedEnd">Per molti il cetrangolo resta ancora un nome sconosciuto. Eppure questo antico agrume della Costa dei Trabocchi rappresenta una delle espressioni più autentiche della biodiversità abruzzese. Aspro, profumato e lontano dagli standard commerciali, ha saputo resistere per oltre quattro secoli conservando intatta la propria identità. Oggi, grazie al lavoro di recupero portato avanti da produttori e associazioni locali, il cetrangolo sta tornando protagonista. Non come semplice curiosità botanica, ma come simbolo di un territorio che continua a valorizzare le proprie radici attraverso il cibo, l&#8217;agricoltura e la memoria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza: zcebeci/shutterstock</em></p>
<div class='read-this'><h4 class='read-this__title'>Leggi anche</h4><div class='read-this__list-wrapper'><span class='read-this__category'>Attualità</span><ul class='read-this__list'><li><a href='https://www.ilgiornaledelcibo.it/agrumi-proprieta-benefici/'>Agrumi, perché sono i migliori alleati della nostra salute?</a></li></ul></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/cetrangolo-abruzzese/">Cetrangolo: l&#8217;agrume semi sconosciuto che cresce in Abruzzo da oltre 400 anni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilgiornaledelcibo.it/cetrangolo-abruzzese/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Meno botteghe, più tavoli apparecchiati: così il commercio ridisegna le città italiane</title>
		<link>https://www.ilgiornaledelcibo.it/meno-botteghe-piu-tavoli-apparecchiati-cosi-il-commercio-ridisegna-le-citta-italiane/</link>
					<comments>https://www.ilgiornaledelcibo.it/meno-botteghe-piu-tavoli-apparecchiati-cosi-il-commercio-ridisegna-le-citta-italiane/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Pirani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 06:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[ristorazione in crescita]]></category>
		<category><![CDATA[botteghe alimentari]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilgiornaledelcibo.it/?p=153718</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/ristorante-parigi.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="ristorante parigi" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/ristorante-parigi.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/ristorante-parigi-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/ristorante-parigi-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/ristorante-parigi-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/ristorante-parigi-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Chiudono le botteghe e crescono ristoranti e bar: come il commercio sta trasformando le città italiane e la socialità urbana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/meno-botteghe-piu-tavoli-apparecchiati-cosi-il-commercio-ridisegna-le-citta-italiane/">Meno botteghe, più tavoli apparecchiati: così il commercio ridisegna le città italiane</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/ristorante-parigi.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="ristorante parigi" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/ristorante-parigi.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/ristorante-parigi-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/ristorante-parigi-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/ristorante-parigi-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/ristorante-parigi-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p><span style="font-weight: 400;">C’è un aspetto curioso che balza all’occhio passeggiando per le città italiane: alcune saracinesche si abbassano (ahimè, per sempre), altre si trasformano in insegne luminose con menu invitanti e tavoli occupati fino a tardi. </span><b>Diminuiscono le botteghe e i negozi commerciali</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>aumentano le trattorie e i dehors</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non è solo un cambio di destinazione d’uso. È una </span><b>radicale trasformazione della scenografia urbana</b><span style="font-weight: 400;"> che ha ricadute sulle nostre abitudini, sulla socialità dei territori e non ultimo sulla ristorazione, come vedremo in questo articolo.</span></p>
<h2><b>In dieci anni, chiusi 86.000 negozi di vicinato</b></h2>
<figure id="attachment_153720" aria-describedby="caption-attachment-153720" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153720" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/fruttivendolo.jpg" alt="fruttivendolo" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153720" class="wp-caption-text">Juan Pablo Olaya Celis/Shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Non è un’impressione: lo certifica l’</span><b>Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale di Nomisma</b><span style="font-weight: 400;">, secondo il quale negli ultimi dieci anni l’Italia ha perso oltre 86.000 negozi di vicinato. Eppure – ed è qui che la storia si fa interessante – gli addetti nel commercio crescono del +21,2% in tutta Italia. Com’è possibile? Semplice (ma non troppo): il commercio non sparisce, si sposta. E soprattutto cambia forma e… location.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le </span><b>botteghe classiche perdono terreno</b><span style="font-weight: 400;">, soprattutto nei settori della cultura e dello svago (-28%) e del tessile-abbigliamento (-21,4%). Resistono a fatica i negozi tradizionali legati ai beni quotidiani, schiacciati tra e-commerce e nuovi stili di consumo. Attenzione, però: il </span><b>declino del commercio locale</b><span style="font-weight: 400;"> non riguarda solo l’economia, ma nel lungo periodo può deteriorare la qualità della vita urbana e la coesione sociale, nel momento in cui la comunità smarrisce i tradizionali punti di riferimento e vede “svuotarsi” le piazze e le vie di negozi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma mentre alcune insegne storiche si eclissano, altre spuntano un po’ ovunque e in modo quasi esuberante. E quasi sempre hanno a che fare con il cibo… </span></p>
<h2><b>Cresce la ristorazione</b></h2>
<figure id="attachment_153721" aria-describedby="caption-attachment-153721" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153721" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/ristoranti.jpg" alt="ristoranti in aumento nelle città" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153721" class="wp-caption-text">saiko3p/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Se c’è un settore che negli ultimi dieci anni sembra non conoscere crisi, è la </span><b>ristorazione</b><span style="font-weight: 400;">. Le </span><b>unità locali crescono del +26,2%</b><span style="font-weight: 400;"> (+ 55.000 esercizi nel periodo di osservazione!), mentre gli addetti balzano a +69,4%. Tradotto: sempre più locali, sempre più lavoro, sempre più persone coinvolte. È il comparto più dinamico del commercio locale. E, in un certo senso, il più “urbano” di tutti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché il ristorante oggi non è più solo un posto dove si mangia. È diventato un intreccio tra funzioni e relazioni: pausa pranzo, socialità, turismo, lavoro, intrattenimento. Una specie di </span><b>infrastruttura quotidiana della città contemporanea</b><span style="font-weight: 400;">. E non è un’impressione: anche i ricavi confermano la trasformazione, con la </span><b>ristorazione che registra un +54,6%</b><span style="font-weight: 400;"> nel periodo 2015-2024, seguita dal segmento dei </span><b>bar (+51,2%)</b><span style="font-weight: 400;"> e dagli </span><b>alimentari e bevande (+ 44,4%)</b><span style="font-weight: 400;">. Più soldi, più flussi, più centralità di un ecosistema “patrimonio” del nostro Paese.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel frattempo, la città si adatta, cambia pelle. Dove prima c’erano negozi di quartiere, oggi troviamo sempre più spesso bar, ristoranti, osterie, gastronomie, bistrot, format ibridi. È come se il commercio avesse trovato nel food la sua nuova lingua madre. Universale e, si spera, inclusiva. </span></p>
<h2><b>Una geografia urbana che cambia profumi, colori e orari</b></h2>
<figure id="attachment_153722" aria-describedby="caption-attachment-153722" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153722" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/centro-di-londra.jpg" alt="centro di londra pieno di bar e ristorantini" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153722" class="wp-caption-text">IR Stone/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Il quadro nazionale racconta una trasformazione del tessuto commerciale tutt’altro che uniforme. Il </span><b>Mezzogiorno</b><span style="font-weight: 400;">, per esempio, mostra una tenuta migliore rispetto ad altre aree del Paese, con alcune città &#8211; Trapani, Crotone, Napoli, Brindisi e Taranto &#8211; che registrano addirittura una sensibile crescita delle unità locali. Al contrario, la contrazione più marcata riguarda le province di Ancona, Pesaro-Urbino, Mantova, Macerata, Rovigo e Belluno, accomunate da una flessione significativa. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma </span><b>nelle metropoli la dinamica è chiara</b><span style="font-weight: 400;">: il commercio tradizionale arretra, mentre il food avanza, supportato anche dal boom turistico. Bari, Roma, Torino, Bologna, Genova, Palermo e Milano: tutte dentro lo stesso movimento, con intensità diverse, ma direzione simile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E così cambiano anche l’esperienza urbana quotidiana e il modo stesso di visitare una località, per lavoro o per vacanza (ma occhio al rischio </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/foodification-e-overtourism-in-italia/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">foodification</span></a><span style="font-weight: 400;">). Le città non sono più punteggiate solo di negozi e servizi, ma sempre più di </span><b>luoghi dove si consuma cibo</b><span style="font-weight: 400;">, a tutte le ore, dalla prima colazione alla cena, e anche oltre. Velocemente, lentamente, in piedi, seduti, in compagnia o persino </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/mangiare-da-soli-ricerca/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">da soli</span></a><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<h2><b>Il lato nascosto: lavoro, accesso al cibo e nuovi equilibri</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Dietro questa espansione del mondo del cibo, però, si aprono anche altre domande. Per esempio: chi lavora in questi nuovi spazi? E a quali condizioni? Il settore della ristorazione cresce, ma </span><b>fatica sempre di più a trovare manodopera</b><span style="font-weight: 400;">, secondo le </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/poca-manodopera-nel-food/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">preoccupazioni espresse da Confartigianato</span></a><span style="font-weight: 400;">. Un tema ormai strutturale, che riguarda tutto il comparto food&amp;beverage e che si intreccia con le trasformazioni demografiche e sociali del lavoro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Allo stesso tempo, la </span><b>riduzione del commercio di prossimità</b><span style="font-weight: 400;"> solleva un’altra questione delicata: quella dei cosiddetti </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/deserti-alimentari/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">deserti alimentari</span></a><span style="font-weight: 400;">, territori dove l’accesso a cibo fresco e servizi essenziali diventa più difficile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E poi c’è il rapporto in continua evoluzione tra </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/future-horeca-giovani-e-ristorazione/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">giovani e ristorazione</span></a><span style="font-weight: 400;">: un settore attrattivo, dinamico, ma anche instabile, dove il lavoro è tanto, </span><span style="font-weight: 400;">ma al tempo stesso</span><span style="font-weight: 400;"> fragile e sfilacciato. Ecco perché è quanto mai necessaria una riflessione sul modo in cui le professioni dell’Horeca vengono raccontate e valorizzate.</span></p>
<h2><b>Una città da ripensare con il cibo al centro?</b></h2>
<figure id="attachment_153723" aria-describedby="caption-attachment-153723" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153723" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/06/ristoranti-madrid.jpg" alt="ristoranti nel centro di madrid" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153723" class="wp-caption-text">Boris-B/Shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Alla fine, quello che emerge dai numeri dell’Osservatorio non è solo una crisi forse irrisolvibile del commercio tradizionale. È una </span><b>trasformazione epocale del modo in cui viviamo le città</b><span style="font-weight: 400;">. Compriamo meno nei negozi di quartiere, ma viviamo di più negli spazi del cibo. Il commercio si concentra, si specializza, si riorganizza attorno a nuove funzioni urbane.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E tra queste, la </span><b>ristorazione è diventata la più visibile</b><span style="font-weight: 400;">, la più pervasiva e forse anche la più rappresentativa del nostro tempo. Perché oggi, più che passeggiare tra negozi, sembra che le città ci invitino continuamente a sederci a tavola, per assaggiare un piatto tipico o </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/ci-vediamo-per-laperitivo-che-ruolo-ha-oggi-il-rito-piu-amato-dagli-italiani/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">sorseggiare un aperitivo</span></a><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ed è proprio qui che si apre una domanda più ampia: se </span><b>il cibo è diventato uno dei luoghi chiave della socialità</b><span style="font-weight: 400;">, allora la città può essere ripensata anche a partire da esso. Non solo come consumo mordi e fuggi, ma come </span><b>patrimonio culturale e spazio di relazione</b><span style="font-weight: 400;">, capace di ricucire legami di prossimità, restituire vitalità ai quartieri e generare nuove forme di aggregazione.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza di: EricBery/shutterstock</em></p>
<div class='read-this'><h4 class='read-this__title'>Leggi anche</h4><div class='read-this__list-wrapper'><span class='read-this__category'>Attualità</span><ul class='read-this__list'><li><a href='https://www.ilgiornaledelcibo.it/future-horeca-giovani-e-ristorazione/'>Giovani e Horeca, molto più di un lavoro</a></li></ul></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/meno-botteghe-piu-tavoli-apparecchiati-cosi-il-commercio-ridisegna-le-citta-italiane/">Meno botteghe, più tavoli apparecchiati: così il commercio ridisegna le città italiane</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilgiornaledelcibo.it/meno-botteghe-piu-tavoli-apparecchiati-cosi-il-commercio-ridisegna-le-citta-italiane/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
