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	<title>Giornale del cibo</title>
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		<title>“Il pomodoro per la ricerca”: il 18-19 aprile in 500 piazze italiane l’iniziativa di Fondazione Veronesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Pirani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 06:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[fondazione veronesi]]></category>
		<category><![CDATA[pomodoro per la ricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pomodoro-cuore.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="pomodoro a forma di cuore" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pomodoro-cuore.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pomodoro-cuore-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pomodoro-cuore-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pomodoro-cuore-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pomodoro-cuore-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Con una donazione minima, il 18-19 aprile puoi sostenere la ricerca sui tumori pediatrici grazie all’iniziativa solidale di Fondazione Veronesi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/il-pomodoro-per-la-ricerca/">“Il pomodoro per la ricerca”: il 18-19 aprile in 500 piazze italiane l’iniziativa di Fondazione Veronesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pomodoro-cuore.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="pomodoro a forma di cuore" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pomodoro-cuore.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pomodoro-cuore-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pomodoro-cuore-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pomodoro-cuore-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pomodoro-cuore-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p><span style="font-weight: 400;">Torna anche nel 2026 uno degli appuntamenti solidali che unisce alimentazione consapevole, solidarietà e sostegno alla ricerca scientifica. </span><b>Sabato 18 e domenica 19 aprile</b><span style="font-weight: 400;">, nelle piazze italiane e online, sarà infatti possibile partecipare a “Il Pomodoro per la Ricerca”, l’iniziativa promossa da Fondazione Veronesi per </span><b>finanziare progetti dedicati ai tumori pediatrici</b><span style="font-weight: 400;">. A fronte di una donazione minima, i volontari distribuiranno una confezione con tre barattoli di pomodoro, simbolo concreto di un impegno che guarda al futuro dei più giovani. Scopriamo come funziona e perché è importante partecipare.</span></p>
<h2><b>“Il Pomodoro per la Ricerca”: un gesto semplice a sostegno della scienza</b></h2>
<figure id="attachment_153199" aria-describedby="caption-attachment-153199" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-153199" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pomodoro-in-lattina.jpg" alt="polpa di pomodoro in latta" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153199" class="wp-caption-text">Brent Hofacker/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Giunta alla sua nona edizione, l’iniziativa coinvolgerà </span><b>oltre 500 punti di incontro in tutta Italia</b><span style="font-weight: 400;">, grazie al lavoro dei volontari impegnati nella distribuzione dei kit solidali. Ogni confezione contiene tre varietà di pomodoro – pelati, polpa e pomodorini – e può essere ritirata a fronte di una donazione minima di 12 euro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il ricavato, al netto dei costi, sarà destinato a </span><b>sostenere la ricerca scientifica</b><span style="font-weight: 400;"> sui tumori che colpiscono bambini e adolescenti. In particolare, i fondi contribuiranno allo sviluppo di terapie innovative, alla definizione di protocolli di cura sempre più efficaci e al finanziamento di borse di ricerca per medici e scienziati specializzati in oncologia pediatrica. L’obiettivo è duplice: </span><b>migliorare le possibilità di guarigione</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>garantire ai piccoli pazienti l’accesso a trattamenti all’avanguardia</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<h2><b>Dalla ricerca ai piccoli pazienti: progetti e obiettivi</b></h2>
<figure id="attachment_153198" aria-describedby="caption-attachment-153198" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-153198" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/bambina-pomodoro.jpg" alt="bambina con un pomodoro in mano" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153198" class="wp-caption-text">Mariana Serdynska/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra le priorità sostenute dall’iniziativa c’è la creazione di una </span><b>piattaforma integrata di ricerca e cura</b><span style="font-weight: 400;">, pensata per mettere in rete competenze e strutture d’eccellenza nel campo della leucemia mieloide acuta e del neuroblastoma ad alto rischio. Si tratta di patologie complesse, per le quali è fondamentale sviluppare nuove metodologie diagnostiche e terapeutiche in grado di avere un impatto concreto e rapido sulla vita dei pazienti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Accanto a questo, i fondi raccolti serviranno anche ad avviare e gestire </span><b>protocolli clinici condivisi</b><span style="font-weight: 400;">, strumenti essenziali per garantire standard di cura elevati e uniformi, offrendo a ogni paziente le migliori possibilità di trattamento.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una parte importante delle risorse sarà inoltre destinata </span><b>al finanziamento di progetti di ricerca e cura nell’ambito dei tumori pediatrici</b><span style="font-weight: 400;">, insieme </span><b>al sostegno di borse di ricerca </b><span style="font-weight: 400;">per ricercatori e ricercatrici specializzati in oncologia pediatrica, attivi su tutto il territorio nazionale. Un investimento fondamentale per far crescere nuove competenze e rafforzare il sistema della ricerca in Italia.</span></p>
<h2><b>Perché proprio il pomodoro? Un alleato di salute e sostenibilità</b></h2>
<figure id="attachment_153200" aria-describedby="caption-attachment-153200" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-153200" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/famiglia.jpg" alt="nonni e nipote che mangiano pomodori" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153200" class="wp-caption-text">PintoArt/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Non è casuale la scelta del </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/proprieta-pomodoro-valori-nutrizionali/" target="_blank" rel="noopener"><b>pomodoro</b></a><span style="font-weight: 400;"> come simbolo dell’iniziativa. Questo alimento cardine della </span><b>dieta mediterranea</b><span style="font-weight: 400;"> è infatti ricco di proprietà benefiche: contiene vitamine e carotenoidi, tra cui il licopene (che conferisce al frutto maturo il tipico colore rosso), noto per la sua </span><b>azione antiossidante</b><span style="font-weight: 400;">. Alcuni studi suggeriscono inoltre che queste sostanze possano contribuire a </span><b>rafforzare il sistema immunitario</b><span style="font-weight: 400;"> e avere un ruolo nella prevenzione di diverse patologie. Dal punto di vista nutrizionale, il pomodoro ha un ulteriore vantaggio: i suoi composti benefici restano generalmente disponibili anche dopo la cottura, rendendolo un ingrediente versatile e prezioso in cucina. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche il </span><b>packaging</b><span style="font-weight: 400;"> riflette l’attenzione alla sostenibilità. I barattoli in acciaio, infatti, garantiscono una conservazione sicura e naturale del prodotto, proteggendolo da luce e contaminazioni. Inoltre, l’acciaio è riciclabile all’infinito, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non ultimo, le conserve distribuite durante l’iniziativa sono donate da ANICAV (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali) e provengono da </span><b>pomodoro coltivato e lavorato in Italia</b><span style="font-weight: 400;">, a garanzia della qualità della filiera. Per Fondazione Veronesi </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/podcast-post/gli-italiani-sono-piu-attenti-a-salute-e-sostenibilita-secondo-fondazione-veronesi/" target="_blank" rel="noopener"><b>salute e sostenibilità</b></a><span style="font-weight: 400;"> vanno dunque a braccetto, e sono pilastri fondanti dell’</span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/educazione-alimentare/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">educazione alimentare</span></a><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<h2><b>Come partecipare all’iniziativa</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Partecipare a “Il pomodoro per la ricerca” è semplice: il 18 e 19 aprile sarà possibile trovare i banchetti nelle piazze italiane (</span><a href="https://www.pomodoroperlaricerca.it/dove-trovarci/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">qui l’elenco</span></a><span style="font-weight: 400;">, in continuo aggiornamento), e contribuire con una donazione minima. Per chi non potesse recarsi di persona, è prevista anche la </span><b>possibilità di aderire </b><a href="https://fondazioneveronesi.shop/products/il-pomodoro-per-la-ricerca?utm_source=minisito&amp;utm_medium=button&amp;utm_campaign=pomodoro-2026" target="_blank" rel="noopener"><b>online</b></a><span style="font-weight: 400;">, ordinando un kit solidale da due confezioni con una donazione minima di 24 euro (spese di spedizione escluse).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un piccolo gesto che può fare la differenza: sostenere la ricerca significa investire nella salute di domani, partendo anche da ciò che portiamo ogni giorno sulle nostre tavole.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza di: Stsvirkun/shutterstock</em></p>
<div class='read-this'><h4 class='read-this__title'>Leggi anche</h4><div class='read-this__list-wrapper'><span class='read-this__category'>Attualità</span><ul class='read-this__list'><li><a href='https://www.ilgiornaledelcibo.it/proprieta-pomodoro-valori-nutrizionali/'>Antiossidanti e ricchi di vitamina C: ecco le proprietà dei pomodori</a></li></ul></div></div>
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		<title>Pesca sostenibile: le barriere coralline sono decisive per preservare gli stock ittici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Garuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 06:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[pesca sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[barriera corallina]]></category>
		<category><![CDATA[barriere coralline]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/barriera-corallina.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="barriera corallina" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/barriera-corallina.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/barriera-corallina-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/barriera-corallina-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/barriera-corallina-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/barriera-corallina-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Le barriere coralline sono fondamentali per la pesca sostenibile: proteggono gli stock ittici e garantiscono cibo e biodiversità a livello globale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/barriera-corallina.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="barriera corallina" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/barriera-corallina.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/barriera-corallina-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/barriera-corallina-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/barriera-corallina-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/barriera-corallina-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p><span style="font-weight: 400;">Le condizioni e la pescosità dei mari dipendono anche dallo stato delle </span><b>barriere coralline</b><span style="font-weight: 400;">. Tuttavia, proprio questi ambienti sono oggi tra i più minacciati del pianeta, con conseguenze dirette non solo sulla </span><b>biodiversità</b><span style="font-weight: 400;">, ma anche sulla </span><b>disponibilità di cibo</b><span style="font-weight: 400;"> a livello globale.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Ci siamo occupati di </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/pesce-sostenibile-caratteristiche/" target="_blank" rel="noopener"><b>pesca sostenibile</b></a><span style="font-weight: 400;">, un tema centrale nel dibattito sulla protezione degli ambienti marini e sulla sicurezza alimentare. In questo scenario, le </span><b>barriere coralline</b><span style="font-weight: 400;"> sono tra gli ecosistemi chiave per il futuro, perché pur occupando meno dello </span><b>0,1% dei fondali oceanici</b><span style="font-weight: 400;"> ospitano oltre </span><b>un quarto di tutte le specie marine</b><span style="font-weight: 400;">, molte delle quali fondamentali per l’alimentazione umana. Ecco cosa ci dicono gli studi più recenti sulla loro funzione a favore del mantenimento degli stock ittici e cosa è opportuno fare per proteggerle.</span></p>
<h2><b>Barriere coralline: ecosistemi fragili dal potenziale nascosto per la sicurezza alimentare globale</b></h2>
<figure id="attachment_153168" aria-describedby="caption-attachment-153168" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153168" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/barriera-corallina-1.jpg" alt="barriera corallina" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153168" class="wp-caption-text">Mike Workman/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">La crescente pressione sugli oceani, dovuta alla </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/riduzione-della-pesca-intervista/" target="_blank" rel="noopener"><b>pesca eccessiva</b></a><span style="font-weight: 400;">, al cambiamento climatico e all’inquinamento, ha portato a un </span><b>progressivo impoverimento della popolazione ittica</b><span style="font-weight: 400;">, un fenomeno di lungo periodo analizzato in diversi aspetti dal mondo scientifico. Finora, però, l’importanza delle barriere coralline non è stata compresa a dovere. Questi ambienti, infatti, sostengono direttamente la nutrizione di circa </span><b>3 miliardi di persone</b><span style="font-weight: 400;">, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, dove il pesce rappresenta una delle principali fonti di proteine animali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha fornito </span><b>evidenze sempre più solide</b><span style="font-weight: 400;"> sul ruolo strategico delle barriere coralline nella produzione alimentare globale. Un recente </span><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41401002/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">studio</span></a><span style="font-weight: 400;"> pubblicato su </span><i><span style="font-weight: 400;">Proceedings of the National Academy of Sciences</span></i><span style="font-weight: 400;"> ha dimostrato che molte popolazioni ittiche associate ai </span><i><span style="font-weight: 400;">reef</span></i><span style="font-weight: 400;"> sono oggi al di sotto del loro potenziale biologico, e che il loro recupero potrebbe </span><b>aumentare la produzione sostenibile</b><span style="font-weight: 400;"> di pesce fino a circa il 50%. Questo incremento potrebbe tradursi in </span><b>milioni di porzioni alimentari</b><span style="font-weight: 400;"> aggiuntive ogni anno, con effetti rilevanti sulla sicurezza alimentare globale.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">A queste conclusioni si affiancano i risultati di un’altra </span><a href="https://www.nature.com/articles/s41467-023-41040-z" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">ricerca</span></a><span style="font-weight: 400;"> apparsa su </span><i><span style="font-weight: 400;">Nature Communications</span></i><span style="font-weight: 400;">, che evidenzia come la gestione sostenibile delle barriere coralline sia fondamentale per </span><b>mantenere la produttività nel lungo periodo</b><span style="font-weight: 400;"> e garantire la stabilità degli ecosistemi marini. Molte di queste risorse sono attualmente sovrasfruttate o gestite in modo inadeguato, ma interventi mirati, come la regolamentazione della pesca e la protezione degli habitat, possono </span><b>migliorare significativamente la resilienza degli ecosistemi</b><span style="font-weight: 400;">. Nel loro insieme, quindi, queste ricerche indicano che le barriere coralline non sono solo ecosistemi da proteggere, ma rappresentano una </span><b>risorsa concreta</b><span style="font-weight: 400;"> da utilizzare con criterio per affrontare le sfide alimentari globali.</span></p>
<h3><b>Il legame tra barriere coralline e pesca sostenibile</b></h3>
<figure id="attachment_153169" aria-describedby="caption-attachment-153169" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153169" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/sub.jpg" alt="sub" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153169" class="wp-caption-text">Tunatura/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella quotidianità della vita marina, le barriere coralline adempiono a una serie di funzioni fondamentali per le popolazioni ittiche, in quanto rappresentano </span><b>habitat, aree di riproduzione e zone di crescita per numerose specie</b><span style="font-weight: 400;">. In condizioni di buona salute, questi ecosistemi possono produrre quantità significative di biomassa, con stime che indicano fino a </span><b>35 tonnellate di pesce per chilometro quadrato all’anno</b><span style="font-weight: 400;">.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Se però le barriere vengono degradate &#8211; a causa di pesca intensiva, sbiancamento dei coralli o inquinamento &#8211; la loro capacità produttiva si riduce drasticamente. Questo si traduce in una diminuzione degli stock ittici e in una maggiore pressione sulle risorse marine già sfruttate. La pesca sostenibile, di conseguenza, non può essere mai separata dalla </span><b>protezione e dal ripristino degli ecosistemi marini</b><span style="font-weight: 400;">, e in particolare delle barriere coralline.</span></p>
<h2><b>Barriere coralline e lotta alla fame globale</b></h2>
<figure id="attachment_153170" aria-describedby="caption-attachment-153170" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153170" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/branco-di-pesci.jpg" alt="branco di pesci" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153170" class="wp-caption-text">theeasylife789/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Una delle evidenze più interessanti emerse recentemente riguarda il potenziale di recupero delle popolazioni ittiche nelle barriere coralline. Se questo patrimonio venisse lasciato rigenerarsi, le barriere coralline potrebbero aumentare la produzione sostenibile di pesce fino a </span><b>quasi il 50%</b><span style="font-weight: 400;">. Si tratta di un incremento non solo teorico, perché il recupero degli stock potrebbe tradursi in </span><b>decine di milioni di porzioni di pesce aggiuntive ogni anno</b><span style="font-weight: 400;">, contribuendo a soddisfare il fabbisogno nutrizionale di milioni di persone. In particolare, gli effetti più significativi si registrerebbero in regioni in via di sviluppo o vulnerabili, come il </span><b>Sud-Est asiatico</b><span style="font-weight: 400;">, l’</span><b>Africa</b><span style="font-weight: 400;"> e alcune aree dell’</span><b>America Latina</b><span style="font-weight: 400;">, dove la sicurezza alimentare è già fragile e fortemente dipendente dalle risorse marine.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il legame tra pesca sostenibile e sicurezza alimentare merita quindi di essere approfondito, proprio per il valore strategico di queste risorse. Il ripristino degli ecosistemi marini e delle popolazioni di pesci associati potrebbe infatti contribuire in modo concreto a migliorare l’accesso a </span><b>proteine di alta qualità, micronutrienti e acidi grassi essenziali</b><span style="font-weight: 400;">. Come evidenziato dalla ricerca pubblicata su </span><i><span style="font-weight: 400;">Proceedings of the National Academy of Sciences</span></i><span style="font-weight: 400;">, esiste una correlazione tra il potenziale recupero delle risorse ittiche e gli indicatori globali di fame, e interventi mirati sugli ecosistemi marini possono avere effetti diretti sulla nutrizione umana. Attualmente vivono in condizioni di </span><b>insicurezza alimentare moderata o grave</b><span style="font-weight: 400;"> circa </span><b>2,3 miliardi di persone</b><span style="font-weight: 400;"> nel mondo, un numero in crescita negli ultimi anni.</span></p>
<h2><b>Cambiamento climatico, pesca e inquinamento</b></h2>
<figure id="attachment_153171" aria-describedby="caption-attachment-153171" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153171" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pesca-intensiva.jpg" alt="pesca intensiva" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153171" class="wp-caption-text">LouieLea/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Nonostante il loro potenziale, le barriere coralline sono oggi sottoposte a una pressione senza precedenti. I </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/pesca-cambiamenti-climatici/" target="_blank" rel="noopener"><b>cambiamenti climatici</b></a><span style="font-weight: 400;">, già responsabili della presenza di </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/pesci-esotici-nel-mediterraneo/" target="_blank" rel="noopener"><b>pesci esotici</b></a><span style="font-weight: 400;"> provenienti da mari tropicali, rappresentano una delle minacce principali, che causa lo </span><b>sbiancamento dei coralli</b><span style="font-weight: 400;"> legato all’aumento delle temperature delle acque. A questo si aggiungono:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">la </span><b>sovrapesca</b><span style="font-weight: 400;">, che impoverisce le popolazioni ittiche;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">l’</span><b>inquinamento</b><span style="font-weight: 400;">, e particolarmente dannoso è quello da plastica;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">il danneggiamento degli </span><b>habitat costieri</b><span style="font-weight: 400;">.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">La presenza di </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/rifiuti-in-mare-microplastiche/" target="_blank" rel="noopener"><b>microplastiche</b></a><b> nei pesci</b><span style="font-weight: 400;"> è stata rilevata in misura allarmante anche in aree remote dell’Oceano Pacifico. Questo fenomeno rappresenta non solo un problema ambientale, ma anche una potenziale minaccia per la sicurezza alimentare. Anche la diffusione di </span><b>tossine marine</b><span style="font-weight: 400;">, come le ciguatossine legate al degrado degli ecosistemi corallini, sta emergendo come un rischio crescente per la salute umana.</span></p>
<h3><b>Tempi e strategie per il recupero degli ecosistemi</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Proteggere le barriere coralline è fondamentale, anche perché il loro recupero e il ripopolamento degli stock ittici non sono immediati. Secondo gli studi, i tempi di rigenerazione possono variare da </span><b>6 a 50 anni</b><span style="font-weight: 400;">, a seconda del livello di degrado e della pressione della pesca. Tuttavia, esistono strategie efficaci per favorire questo processo:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">creazione di </span><b>aree marine protette</b><span style="font-weight: 400;"> e loro ampliamento;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">regolamentazione della </span><b>pesca</b><span style="font-weight: 400;">;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">ripristino degli </span><b>habitat corallini</b><span style="font-weight: 400;">;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">riduzione dell’</span><b>inquinamento costiero</b><span style="font-weight: 400;">, che abbiamo trattato occupandoci della </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/legge-salvamare/" target="_blank" rel="noopener"><b>legge salvamare</b></a><span style="font-weight: 400;">;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>gestione sostenibile</b><span style="font-weight: 400;"> delle risorse ittiche, anche avvalendosi di nuove tecnologie nel segno dello </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/smartfishing-pesca/" target="_blank" rel="noopener"><b>smartfishing</b></a><span style="font-weight: 400;">.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Questi interventi, se applicati in modo coordinato, possono migliorare la resilienza degli ecosistemi marini e favorire il recupero delle popolazioni di pesci.</span></p>
<h2><b>Il futuro della pesca sostenibile passa dalle barriere coralline</b></h2>
<figure id="attachment_153172" aria-describedby="caption-attachment-153172" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153172" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pranzo-pesce.jpg" alt="persone che pranzano con piatti a base di pesce" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153172" class="wp-caption-text">Soloviova Liudmyla/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">La sfida della pesca sostenibile consiste nel trovare un equilibrio tra la necessità di sfruttare le risorse marine e quella di conservarle nel lungo periodo. In questo scenario, le barriere coralline rappresentano un esempio emblematico di questo equilibrio, fatto di </span><b>ecosistemi estremamente produttivi ma anche estremamente fragili</b><span style="font-weight: 400;">. La ricerca scientifica mostra chiaramente che proteggere gli ambienti marini </span><b>non significa ridurre la disponibilità di cibo</b><span style="font-weight: 400;">, ma al contrario </span><b>può aumentarla nel medio e lungo periodo</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella realtà che viviamo, gravata da crescita demografica, cambiamenti climatici e pressione sulle risorse naturali, la gestione sostenibile degli oceani diventa una priorità strategica. Le barriere coralline, spesso percepite solo come ambienti di straordinaria bellezza naturale, si rivelano in realtà </span><b>infrastrutture biologiche</b><span style="font-weight: 400;"> fondamentali per la sicurezza alimentare globale. Pertanto, il recupero delle popolazioni di pesci che le abitano rappresenta una delle leve più efficaci per migliorare la disponibilità di cibo, proteggere la biodiversità e sostenere le economie locali. In questo senso, la pesca sostenibile non è solo una questione ambientale, ma </span><b>anche economica e sociale</b><span style="font-weight: 400;">. Investire nella tutela delle barriere coralline significa investire nel futuro dell’alimentazione globale, in un equilibrio delicato tra natura e attività umane che sarà sempre più centrale nei prossimi decenni.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza di: Tunatura/shutterstock</em></p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/pesca-sostenibile-e-barriere-coralline/">Pesca sostenibile: le barriere coralline sono decisive per preservare gli stock ittici</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
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		<title>Quando una pizza cambia lo sguardo: da Pit’sa l’inclusione diventa impresa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 06:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[pizzeria inclusiva]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[pit'sa]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo-.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="pizzaiolo" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo-.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo--300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo--1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo--768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo--1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Pit’sa è una pizzeria che unisce impresa, inclusione e sostenibilità, diventando un modello che valorizza il lavoro delle persone con disabilità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/pitsa-linclusione-diventa-impresa/">Quando una pizza cambia lo sguardo: da Pit’sa l’inclusione diventa impresa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo-.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="pizzaiolo" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo-.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo--300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo--1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo--768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo--1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando lo vedi scritto la prima volta, quel nome sembra un refuso: c’è un apostrofo fuori posto, qualcosa che non torna. E invece, nessun errore. Perché </span><b>Pit’sa</b><span style="font-weight: 400;">, letto ad alta voce, diventa semplicemente “pizza”. Questa pizzeria, nata a </span><b>Bergamo</b><span style="font-weight: 400;"> nel 2023 e oggi presente anche a Milano, è diventata negli ultimi anni uno dei casi più interessanti di </span><b>ristorazione inclusiva in Italia</b><span style="font-weight: 400;">, capace di tenere insieme qualità gastronomica e inserimento lavorativo di </span><b>persone con sindrome di Down</b><span style="font-weight: 400;">. “Abbiamo scelto un nome che, a prima vista, sembra strano da leggere e pronunciare, proprio perché ciascuno di noi giudica subito con gli occhi senza conoscere le persone. Ma quando lo si va a leggere, invece non cambia niente. Per noi, era un modo per dire che siamo tutti uguali” spiega </span><b>Giovanni Nicolussi</b><span style="font-weight: 400;">, fondatore insieme alla moglie </span><b>Valentina Giacomin</b><span style="font-weight: 400;"> di Pit’sa, che è tra le 7 startup vincitrici della prima edizione di “7 idee per cambiare l’Italia”, premio promosso da L’Espresso in collaborazione con Q8 Italia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dentro questo piccolo cortocircuito visivo c’è già il senso di tutto il progetto, ossia quello di spostare lo sguardo, costringendolo a fermarsi, a riconsiderare, a capire meglio. Perché si tratta di una pizzeria, sì, ma anche di un modello che prova a rimettere al centro il lavoro come spazio reale di inclusione. Ne parliamo insieme a Giovanni Nicolussi, che ci apre le porte della sua pizzeria!</span></p>
<h2><b>Da una storia personale a un modello replicabile: come nasce Pit’sa</b></h2>
<figure id="attachment_153149" aria-describedby="caption-attachment-153149" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153149" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-19.jpg" alt="staff di pit'sa " width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153149" class="wp-caption-text">PH Pit&#8217;sa</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Da anni raccontiamo realtà che fanno dell’inclusione uno dei pilastri del proprio modello, come il bar </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/bar-formativo-tribe-up-down/" target="_blank" rel="noopener"><b>Tribe Up &amp; Down</b></a><span style="font-weight: 400;">, l’osteria </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/lanterna-di-diogene/" target="_blank" rel="noopener"><b>La Lanterna di Diogene</b></a><span style="font-weight: 400;"> o ancora </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/sbrisolaut-inclusione-sociale/" target="_blank" rel="noopener"><b>Sbisolaut</b></a><span style="font-weight: 400;">. Anche Pit’sa si inserisce in questo filone, e come spesso accade la nascita del progetto affonda le radici in una dimensione intima e familiare. “Lo zio di mia moglie, che purtroppo è venuto a mancare, aveva la sindrome di Down. E anche mio fratello è disabile. Insieme a Valentina, quindi, abbiamo creato un’azienda che potesse rendere i ragazzi con disabilità veramente autentici all’interno del lavoro”. È da qui che Nicolussi e sua moglie decidono di </span><b>costruire qualcosa che non sia un’esperienza assistenziale ma un’impresa vera</b><span style="font-weight: 400;">. Anzi, una startup innovativa che ha un obiettivo preciso: </span><b>portare le persone con disabilità dentro il lavoro reale, quello visibile, quello che conta</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Volevamo rendere queste persone partecipi, farle essere presenti in sala e in cucina come veri camerieri o veri cuochi” continua. Una scelta che nasce anche da una critica implicita a molte realtà esistenti: “Tante realtà che lavorano nella ristorazione e assumono persone con disabilità finiscono poi per metterle in un angolo, magari a spolverare i vassoi, vantandosi poi del fatto che stanno le facendo lavorare”.</span></p>
<h3><b>L’inclusione non basta volerla, bisogna progettarla</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Se c’è un punto che emerge con forza, è che </span><b>l’inclusione non nasce spontanea</b><span style="font-weight: 400;">. Va costruita, con decisione e costanza, giorno dopo giorno. “Siamo partiti dal giorno zero standardizzando e creando procedure molto semplici e precise, affinché tutti potessero lavorare bene e in modo lineare” racconta Nicolussi. Dietro l’apparente semplicità del servizio, c’è un lavoro enorme che richiede una grande organizzazione e struttura. Ed è proprio questo “dietro le quinte” a fare la differenza: “</span><b>Abbiamo lavorato molto sulla standardizzazione e sulla replicabilità dei processi</b><span style="font-weight: 400;">, ottenendo anche un brevetto. E questo ha aiutato e semplificato il servizio, dove i nostri ragazzi possono dare il 100%”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il risultato è concreto: </span><b>oggi Pit’sa impiega nove ragazzi con sindrome di Down a Bergamo e cinque a Milano</b><span style="font-weight: 400;">, integrandoli pienamente nelle attività quotidiane. Ma soprattutto ribalta una prospettiva purtroppo ancora molto diffusa: </span><b>non sono le persone a doversi adattare al lavoro, ma è il lavoro che deve essere progettato per accogliere le persone</b><span style="font-weight: 400;">. Nel racconto di Nicolussi c’è anche una posizione chiara – e non scontata – sul tema dell’obbligo di assunzione: “Ad esempio, io sono contro l’obbligo di assunzione di ragazzi o ragazze con disabilità: </span><b>devono essere assunti perché l’azienda è pronta ad assumerli</b><span style="font-weight: 400;">, e non perché vi sia obbligata. Se siamo obbligati, rischiamo di far del male a quella persona”. </span><b>Senza organizzazione e preparazione, l’inclusione rischia di diventare solo un gesto formale</b><span style="font-weight: 400;">. Lo dimostra un episodio concreto: “Da noi è venuta una ragazza che ci ha raccontato come, nel precedente lavoro, durante l’orario lavorativo più stressante, la mettevano in un angolo ad asciugare i bicchieri e basta. Da Pit’sa invece serve ai tavoli, apparecchia, sparecchia. Questo accade perché, grazie a una buona formazione e organizzazione, riusciamo a renderla un’autentica partecipante. Questa per noi è vera inclusione”.</span></p>
<h2><b>La pizza come atto di cura (verso il nostro corpo e gli altri)</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Accanto al modello organizzativo, c’è ovviamente il prodotto. Perché, lo sappiamo bene, </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/consumo-pizza-in-italia/" target="_blank" rel="noopener"><b>la pizza in Italia è una cosa serissima</b></a><span style="font-weight: 400;">. E anche qui la dimensione personale torna con forza. “Abbiamo voluto inserire </span><b>un menu molto molto digeribile dedicato a mia madre</b><span style="font-weight: 400;">, che ha avuto un brutto cancro” racconta Nicolussi. Fin da subito la scelta è precisa: puntare su </span><b>materie prime freschissime, semplici e genuine, lavorate internamente e senza conservanti</b><span style="font-weight: 400;">. Ogni giorno il team seleziona ingredienti di qualità, acquistati da produttori del territorio, per poi trasformarli e porzionarli in tutte le fasi di lavorazione. “Ogni materia prima è fatta da noi, dalle patate alle zucchine, dalle melanzane ai funghi” continua. Un approccio che si riflette anche nell’esperienza del cliente: “I nostri clienti riconoscono alla nostra pizza un grandissimo gusto, ma non solo. Alla notte dormono tranquilli perché riescono a digerire quello che hanno mangiato”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come racconta, l’obiettivo è creare un prodotto che vuole stupire a livello di gusto, di crunch, di morso, ma anche a livello di digeribilità. </span><b>Perché da Pit’sa emerge chiaramente una cosa: il cibo va oltre il semplice gusto</b><span style="font-weight: 400;">. Anche una pizza può diventare un simbolo di memoria, attenzione, responsabilità e, in qualche modo, cura verso di noi e gli altri. Basta dare uno sguardo al menu per capirlo. L’offerta resta fortemente orientata al vegetale, con una ricerca continua su ingredienti e alternative – dalla mozzarella alla salsiccia – e con fritti e dolci interamente vegani. Le pizze sono realizzate con farina Antiqua Bongiovanni tipo 1 e arricchite da materie prime selezionate, come i porcini arrostiti delle montagne di Asiago o i formaggi di realtà come il “quadro del Ferdy” e la Malga Telvagola. Non mancano poi dettagli che raccontano una certa idea di esperienza: </span><b>ogni pizza viene servita con una ciotolina di sugo di pomodoro per accompagnare il cornicione</b><span style="font-weight: 400;">, mentre per ogni proposta è suggerito un abbinamento con </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/birra-biova/" target="_blank" rel="noopener"><b>Birra Biova</b></a><span style="font-weight: 400;">, una birra realizzata recuperando pane invenduto, che rafforza ulteriormente l’attenzione alla sostenibilità.</span></p>
<h3><b>Inclusione significa anche non escludere nessuno, anche a tavola</b></h3>
<figure id="attachment_153150" aria-describedby="caption-attachment-153150" style="width: 476px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153150" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-20-e1775722033318.jpg" alt="team di pit'sa" width="476" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153150" class="wp-caption-text">PH Pit&#8217;sa</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo senso, Pit’sa si distingue anche per un posizionamento ancora raro nel panorama italiano: </span><b>un menu così fortemente e consapevolmente costruito attorno al vegetale</b><span style="font-weight: 400;">, capace di rispondere alle aspettative di un pubblico che spesso fatica a trovare alternative davvero soddisfacenti. Eppure, negli ultimi mesi qualcosa è cambiato. O forse, più che un cambiamento, è stato un ulteriore </span><b>spostamento di sguardo</b><span style="font-weight: 400;">: accanto alle proposte vegetariane e vegane, da circa cinque mesi sono state introdotte anche alcune </span><b>pizze classiche</b><span style="font-weight: 400;">, con ingredienti di origine animale, sempre selezionati con grande attenzione alla qualità. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Ad oggi il 98% del mercato italiano comunque è onnivoro. </span><b>Non abbiamo fatto un passo indietro, ma siamo diventati inclusivi per chi non vuole rinunciare a una pizza classica</b><span style="font-weight: 400;">. Abbiamo visto che, se una persona su dieci è vegetariana o vegana, è proprio quella persona che deve rinunciare a venire da Pit’sa, perché poi il gruppo preferisce scegliere un’altra pizzeria”. Non è solo una decisione commerciale, ma </span><b>una riflessione sul significato stesso di inclusione</b><span style="font-weight: 400;">: aprire il menu significa, in questo caso, </span><b>allargare lo spazio di accesso</b><span style="font-weight: 400;">. E i risultati arrivano: “Abbiamo fatto un incremento del 37%, vendendo tra l’altro più pizze vegetali”. Ma il dato più interessante riguarda ciò che succede nel tempo, nelle scelte delle persone, come racconta Nicolussi. “Capita che tante persone non vegetariane e vegane, quando entrano da noi, scelgono una pizza ‘comfort’, ma dopo due o tre visite vediamo che iniziano a</span><b> scegliere le nostre proposte speciali vegetali</b><span style="font-weight: 400;"> proprio perché l’offerta è ampia e gustosa”. Insomma, l’obiettivo è chiaro: </span><b>intercettare un pubblico più ampio, senza perdere identità, e accompagnarlo passo dopo passo verso una scoperta diversa</b><span style="font-weight: 400;">. Un percorso che parte dal comfort e arriva alla sperimentazione, dove anche chi inizialmente non sceglierebbe un’alternativa vegetale finisce per provarla, e spesso per tornarci.</span></p>
<h3><b>Sostenibilità economica e spreco zero</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">L’attenzione alla qualità della materia prima e agli ingredienti vegetali non è un caso. Perché, accanto a queste scelte, ne arriva un’altra: quella per la </span><b>sostenibilità</b><span style="font-weight: 400;">. Come racconta Nicolussi, la standardizzazione che Pit’sa ha sviluppato per rendere il lavoro accessibile ai ragazzi con disabilità ha prodotto un effetto collaterale virtuoso:</span> <span style="font-weight: 400;">l’efficienza operativa. “</span><b>Il nostro brevetto ci permette di avere un</b><b><i> food waste</i></b><b> praticamente pari a zero</b><span style="font-weight: 400;">, quando ci sono aziende che arrivano anche al 10% di alimenti sprecati. L’attenzione ai turni, alla standardizzazione, ai processi… tutto questo lo abbiamo fatto pensando all’inserimento dei ragazzi con disabilità, ma ci è tornato indietro come un boomerang positivo, ottimizzando i numeri che un ristorante deve avere anche dal punto di vista degli sprechi alimentari”.</span></p>
<h2><b>Un messaggio per il futuro nostro… e dei nostri figli</b></h2>
<p><b>Pit’sa è una realtà for-profit</b><span style="font-weight: 400;">, e questo è fondamentale sottolinearlo. Perché, come spiega Nicolussi, </span><b>le tre P della sostenibilità sono </b><b><i>People, Profit e Planet</i></b><span style="font-weight: 400;">: senza una solidità economica, nessun modello può durare, anche quello più virtuoso. E questo aspetto ritorna con forza anche quando lo sguardo si sposta sul futuro: “La cosa più importante è che questo progetto è interessante sia a livello inclusivo ma anche a livello imprenditoriale. Ed è questo che vorremmo lasciare a nostra figlia di sei anni, che si chiama Allegra”. L’obiettivo non è quello di lasciare una catena di pizzerie ma un messaggio: “</span><b>Io e mia moglie ci siamo chiesti: tra trent’anni, cosa vogliamo lasciare a nostra figlia?</b><span style="font-weight: 400;"> La risposta è stata: che papà e la mamma hanno tentato – e speriamo di esserci riusciti – di </span><b>lasciare un mondo migliore, dando una mano a chi non trova opportunità</b><span style="font-weight: 400;">”. Un messaggio che guarda anche oltre Pit’sa, e chiama in causa l’intero sistema. “Con la ristorazione abbiamo bisogno di imprenditori importanti in Italia che ci possano dare una mano, perché il mercato italiano è molto competitivo e per lavorare bene c’è bisogno di tutti”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È forse qui che il progetto trova il suo significato più ampio, andando al di là dell’esperienza singola e diventando invece un modello che può essere condiviso, adattato e, soprattutto, replicato. “Speriamo che questo progetto diventi </span><b>un simbolo per tutte le famiglie che hanno un figlio con disabilità, e che possano guardarlo come un posto di lavoro dignitoso</b><span style="font-weight: 400;">”. Perché ora più che mai c’è bisogno di imprese che, come Pit’sa ma anche </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/pizzaut/" target="_blank" rel="noopener"><b>PizzAut</b></a><span style="font-weight: 400;">, dimostrino che il lavoro può essere uno spazio di dignità – e non solo di produzione – e che l’inclusione, quando è progettata davvero, può diventare parte integrante del modo in cui immaginiamo il futuro.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Immagine in evidenza di:</p>
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		<title>Come sopravvivere al trekking: cosa mangiare durante i cammini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angela Osti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 06:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cibo e Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[trekking]]></category>
		<category><![CDATA[cosa mangiare quando si fa trekking]]></category>
		<category><![CDATA[pasti per il trekking]]></category>
		<category><![CDATA[cibo per trekking]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/frutta-secca-trekking.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="frutta secca da mangiare come spuntino in un trekking" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/frutta-secca-trekking.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/frutta-secca-trekking-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/frutta-secca-trekking-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/frutta-secca-trekking-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/frutta-secca-trekking-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Trekking e alimentazione: cosa mangiare e bere durante i cammini per mantenere energia, resistenza e benessere lungo tutto il percorso.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/frutta-secca-trekking.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="frutta secca da mangiare come spuntino in un trekking" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/frutta-secca-trekking.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/frutta-secca-trekking-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/frutta-secca-trekking-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/frutta-secca-trekking-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/frutta-secca-trekking-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p><span style="font-weight: 400;">La rivincita di luoghi meravigliosi che rischiavano di essere dimenticati: potrebbe essere questo il messaggio che accompagna l’evoluzione del </span><b>trekking</b><span style="font-weight: 400;"> e dei </span><b>cammini </b><span style="font-weight: 400;">che negli ultimi anni hanno ridisegnato la mappa del turismo italiano. Sempre più persone scelgono di </span><b>attraversare territori a piedi</b><span style="font-weight: 400;">, riscoprendo borghi, aree interne, parchi e sentieri lontani dai circuiti più congestionati. Il nostro Paese infatti offre una fitta e suggestiva rete di sentieri che attraversano l’intera penisola, da nord a sud. La</span><b> via Francigena</b><span style="font-weight: 400;"> e la </span><b>via degli Dei</b><span style="font-weight: 400;">, solo per citare alcuni tra i cammini più famosi. Una sana tendenza che sta contribuendo a distribuire i flussi turistici oltre le città d’arte come Firenze e Venezia, che si trovano sommerse dall’overtourism.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il </span><a href="https://www.terre.it/cammini-percorsi/i-dati-dei-cammini/italia-paese-di-cammini-il-dossier-di-terre-di-mezzo-tutti-i-numeri-del-2025/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">dossier 2025</span></a><span style="font-weight: 400;"> di </span><b>Terre di mezzo</b><span style="font-weight: 400;"> fotografa un’Italia sempre più “Paese di cammini”. I numeri sono in crescita e la proposta oggi non è più orientata solo ai percorsi spirituali o storici.  Anche trekking naturalistici e cammini tematici intercettano un pubblico trasversale per età e preparazione fisica. In questo scenario, l’alimentazione diventa un fattore chiave. Camminare per ore, spesso con dislivelli importanti e zaini che possono superare gli 8-10 chili, comporta un dispendio energetico significativo. Sapere </span><b>cosa mangiare</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>cosa portare</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>cosa bere</b><span style="font-weight: 400;"> non è un dettaglio, ma una condizione essenziale per mantenere performance, concentrazione e benessere, allo scopo di godersi il viaggio. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per snocciolare questa appassionante tematica ci siamo rivolti al parere della nostra esperta nutrizionista </span><b>Federica Portuese</b><span style="font-weight: 400;">, affiancando al suo contributo alcune testimonianze di intrepidi camminatori che hanno condiviso con Il Giornale del Cibo i propri “trucchi del mestiere”.</span></p>
<h2><b>Cosa mangiare durante un cammino: i consigli della nutrizionista Federica Portuese</b></h2>
<figure id="attachment_153137" aria-describedby="caption-attachment-153137" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153137" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/frutta-secca-hiking.jpg" alt="frutta secca " width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153137" class="wp-caption-text">we.bond.creations/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando si parla di trekking e alimentazione, la parola chiave è equilibrio. “Nello zaino non dovrebbero mai mancare alimenti capaci di </span><b>garantire un rilascio energetico costante</b><span style="font-weight: 400;"> senza appesantire la digestione &#8211; afferma la nutrizionista Federica Portuese &#8211; Semi e frutta secca grazie all’elevata presenza di </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/grassi-buoni-quali-sono/" target="_blank" rel="noopener"><b>grassi ‘buoni’</b></a><span style="font-weight: 400;"> assicurano una riserva a lungo termine, ideale per le camminate più impegnative. Per un apporto più rapido, invece, vanno benissimo </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/frutta-di-stagione-ad-aprile/" target="_blank" rel="noopener"><b>frutta fresca</b></a><span style="font-weight: 400;"> resistente come mele, pere, banane poco mature e agrumi, oppure frutta disidratata come uvetta, datteri e albicocche, preziosa per reintegrare zuccheri semplici”. </span><b>Anche il cioccolato fondente oltre il 70% può essere un alleato</b><span style="font-weight: 400;">, “purché le temperature non siano troppo elevate”, precisa l’esperta. </span><b>Più cautela invece sulle </b><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/barrette-energetiche-fatte-in-casa/" target="_blank" rel="noopener"><b>barrette energetiche</b></a><span style="font-weight: 400;">: spesso troppo ricche di zuccheri, rischiano di provocare picchi glicemici, con conseguenti cali energetici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo l’esperta, durante un cammino è fondamentale mantenere un </span><b>corretto bilanciamento tra macronutrienti</b><span style="font-weight: 400;">: i carboidrati devono rappresentare il 50-60% del pasto, come principale fonte di carburante; i grassi il 25-30%, per un rilascio graduale; le proteine il 10-15%, a supporto della muscolatura. </span><b>Via libera a primi piatti con condimenti leggeri</b><span style="font-weight: 400;"> a base di verdure o </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/legumi-in-scatola/" target="_blank" rel="noopener"><b>legumi</b></a><span style="font-weight: 400;">, </span><b>secondi semplici </b><span style="font-weight: 400;">come pesce, carne, uova o formaggi, </span><b>accompagnati da verdure, crude o cotte, e frutta</b><span style="font-weight: 400;">. Gli errori più comuni? “Pasti troppo abbondanti, salumi, insaccati e cibi ricchi di zuccheri semplici. Meglio optare per </span><b>spuntini equilibrati distribuiti lungo la giornata</b><span style="font-weight: 400;">, calibrati sull’intensità e sulla durata del percorso per reintegrare zuccheri, vitamine e sali minerali, senza saltare i pasti principali, che devono essere completi ma non complessi.</span></p>
<h3><b>L’importanza dell’idratazione </b></h3>
<figure id="attachment_153136" aria-describedby="caption-attachment-153136" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153136" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/spuntino-trekking.jpg" alt="spuntino durante il trekking" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153136" class="wp-caption-text">Sheeyla/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel trekking cosa bere è tanto importante quanto cosa mangiare. “L’idratazione non deve mai scendere sotto </span><b>1,5-2 litri d’acqua al giorno</b><span style="font-weight: 400;"> &#8211; sottolinea Portuese &#8211; quantità che aumenta in base alla durata dell’escursione e alle temperature. Ma l’acqua da sola non basta: è </span><b>necessario reintegrare anche i sali minerali </b><span style="font-weight: 400;">persi con la sudorazione”. Per farlo, l’esperta consiglia di consumare regolarmente verdure e frutta fresca, oltre a soluzioni naturali come acqua con limone, miele e un pizzico di sale, che aiutano a ristabilire l’equilibrio elettrolitico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E c’è un ultimo consiglio pratico che vale per tutti: </span><b>evitare di aspettare lo stimolo della sete</b><span style="font-weight: 400;">. “Un’idratazione costante, preventiva e distribuita lungo il percorso è parte integrante della strategia nutrizionale di ogni trekker. Portare con sé una borraccia facilmente accessibile e </span><b>sorseggiare a intervalli regolari</b><span style="font-weight: 400;"> aiuta a mantenere lucidità, resistenza fisica e benessere generale lungo tutto il percorso”, conclude.</span></p>
<h2><b>Kit alimentare a prova di trekking: parola agli esperti</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono le 6.30 del mattino quando </span><b>Mario, 48 anni, trekker da oltre cinque anni</b><span style="font-weight: 400;">, allaccia gli scarponi e controlla per l’ultima volta lo zaino. La giornata tipo inizia presto, con una colazione abbondante, spesso salata: uova strapazzate, formaggio, pane. “Cerco di coprire almeno tre quarti della tappa entro il primo pomeriggio”, ci racconta. Il pranzo è essenziale, quasi sempre al sacco: un panino, acqua e, se capita, una bevanda zuccherata per un apporto rapido di energia. Nel suo zaino</span><b> non ci sono barrette energetiche</b><span style="font-weight: 400;">. “Le vedo spesso tra i meno esperti, ma l’apporto è limitato. </span><b>Trenta grammi di mandorle o due quadretti di cioccolato fondente sono molto più efficaci</b><span style="font-weight: 400;">”, spiega. Frutta secca per l’energia costante, frutta fresca per idratarsi, oltre ai sali minerali nella prima acqua della giornata per favorire il recupero. “La sera, invece, devo reintegrare completamente le calorie perse: mangio primo, secondo, contorno e… dolce!”, aggiunge soddisfatto. E poi precisa: “Nei trekking di più giorni, la differenza la fanno gli spuntini. I pasti restano colazione, pranzo e cena, ma è fondamentale spezzare la fame”.</span></p>
<figure id="attachment_153141" aria-describedby="caption-attachment-153141" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153141" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/frutta-fresca-hiking.jpg" alt="frutta fresca come spuntino durante il trekking" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153141" class="wp-caption-text">e_v_g_e_n_y/shutterstock</figcaption></figure>
<p><b>Laura, 30 anni, cammina da circa tre,</b><span style="font-weight: 400;"> si definisce “una trekker mediamente basica”.  Eppure la sua organizzazione è tutt’altro che improvvisata. La raggiungiamo mentre è in cammino con il compagno Francesco. “È fondamentale portarsi dietro il pranzo, perché questo ti permette di </span><b>essere indipendente dalle zone di sosta</b><span style="font-weight: 400;">, che non sempre ci sono o sono ben segnalate”, consiglia subito. Nel suo zaino quindi non possono mancare panini con formaggio spalmabile o affettato, oppure tonno e un po’ di insalata, “senza salse e senza cose pesanti&#8221;. Il pranzo &#8211; spiega &#8211; deve garantire soprattutto l’apporto di carboidrati, mentre gli snack possono offrire una quota di grassi e proteine”. Tra le sue scelte preferite ci sono </span><b>frutta secca, cioccolato con nocciole o riso soffiato ricoperto di cioccolato.</b><span style="font-weight: 400;"> “Preferisco alimenti semplici, non barrette o prodotti preconfezionati, cibi normali che so che mi daranno sostegno durante la camminata”, chiarisce. Grande attenzione anche alla frutta: banane e mele sono le sue alleate. “La banana dà energia, mentre la mela idrata e aiuta a reintegrare a fine percorso”. Quanto all’acqua, la regola è chiara: “Almeno un litro e mezzo a testa, meglio due. Volendo si possono aggiungere sali minerali perché durante </span><b>i trekking più lunghi la sensazione che aumenta davvero è la sete</b><span style="font-weight: 400;"> &#8211; racconta Laura &#8211; Il corpo affaticato tende a richiedere liquidi più che grandi quantità di cibo”. </span></p>
<figure id="attachment_153138" aria-describedby="caption-attachment-153138" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153138" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/donna-mela.jpg" alt="donna che mangia la mela" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153138" class="wp-caption-text">Maridav/shutterstock</figcaption></figure>
<p><b>Maria Francesca e Massimo, 32 anni</b><span style="font-weight: 400;">, camminano insieme da più di otto anni. “Ci piace tanto camminare, e spesso organizziamo dei viaggi assieme ad amici e familiari”, raccontano <em>entusiasti.</em> Per loro</span><b> fare trekking </b><span style="font-weight: 400;">non è solo una questione di esercizio fisico, perché lo concepiscono proprio come </span><b>un viaggio culturale</b><span style="font-weight: 400;">. Ogni itinerario diventa un’occasione per esplorare territori e tradizioni locali. “Molti dei percorsi che scegliamo attraversano </span><b>Toscana, Emilia Romagna e Umbria</b><span style="font-weight: 400;">. Quando possiamo, ci piace fermarci a gustare la cucina tipica. Ciascun cammino infatti ha le sue specialità e permette di conoscere le eccellenze gastronomiche del posto, vale la pena non perderle”. Lungo la strada poi si intrecciano anche incontri e scambi culturali, un valore aggiunto particolarmente apprezzato dalla giovane coppia: “Spesso incontriamo pellegrini stranieri e </span><b>capita di ritrovarsi a conversare in inglese più che in italiano</b><span style="font-weight: 400;">. È un modo spontaneo per aprirsi al mondo e arricchire ancora di più l’esperienza di viaggio”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche la loro giornata inizia presto, verso le 7.30, con una colazione abbondante e nutriente: </span><b>carboidrati complessi, proteine come uova o </b><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/yogurt-greco-benefici/" target="_blank" rel="noopener"><b>yogurt greco</b></a><b> e un po’ di frutta secca.</b><span style="font-weight: 400;"> “Questo ci dà la carica per affrontare l’intera mattinata, poi a pranzo, invece, scegliamo pasti leggeri, di solito un panino, mentre la cena è il momento ideale da dedicare alla scoperta delle specialità dei ristoranti locali”, spiegano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nello zaino non mancano snack pratici e funzionali: barrette di frutta secca, cracker, qualche quadratino di cioccolato per una carica veloce. Durante i trekking lunghi, la sete è il segnale più evidente, soprattutto in salita, mentre la fame resta relativamente stabile. Perciò per l’idratazione, la loro scelta è strategica: “Borraccia sempre piena e </span><b>attenzione ai punti di rifornimento lungo il percorso</b><span style="font-weight: 400;">. Beviamo solo acqua, niente bevande energetiche o succhi, così lo zaino resta leggero”. Riguardo agli errori alimentari degli altri camminatori, Francesca e Massimo non giudicano: “</span><b>Ognuno ha un modo personale di affrontare il cammino</b><span style="font-weight: 400;">, e questo si riversa anche nelle scelte alimentari. L’importante è divertirsi, riscoprendo un po’ com’era la vita nell’antichità, quando si sfruttavano appieno le ore di luce per spostarsi da un posto all’altro; una pratica utile per disintossicarsi dalle troppe ore che oggi ci ritroviamo a passare seduti davanti al nostro pc”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ora che abbiamo tutti gli elementi necessari per affrontare una giornata di trekking con consapevolezza, anche noi della redazione de Il Giornale del Cibo abbiamo preparato il nostro zaino e siamo pronti per partire all’avventura! E tu? Quale sarà la tua prossima destinazione lenta?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza di: Anastasiia Akh/shutterstock</em></p>
<div class='read-this'><h4 class='read-this__title'>Leggi anche</h4><div class='read-this__list-wrapper'><span class='read-this__category'>Attualità</span><ul class='read-this__list'><li><a href='https://www.ilgiornaledelcibo.it/grassi-buoni-quali-sono/'>Esistono grassi &#8220;buoni&#8221;? Risponde la nutrizionista</a></li></ul></div></div>
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		<title>Dal cartone usa e getta al riuso: la pizza d’asporto può davvero cambiare contenitore?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angela Caporale]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[packaging pizza]]></category>
		<category><![CDATA[packaging]]></category>
		<category><![CDATA[cartone della pizza]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cartone-della-pizza.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="cartone della pizza" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cartone-della-pizza.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cartone-della-pizza-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cartone-della-pizza-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cartone-della-pizza-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cartone-della-pizza-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Dalla pizza d’asporto al riciclo: il cartone è davvero ecologico? Dati e innovazioni raccontano il futuro sostenibile del packaging pizza.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cartone-della-pizza.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="cartone della pizza" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cartone-della-pizza.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cartone-della-pizza-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cartone-della-pizza-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cartone-della-pizza-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cartone-della-pizza-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p><span style="font-weight: 400;">In Italia si producono </span><b>ogni anno circa 2,7 miliardi di pizze</b><span style="font-weight: 400;">, all’interno di un comparto che vale oltre 15 miliardi di euro, con </span><b>più di 50 mila pizzerie </b><span style="font-weight: 400;">e una produzione quotidiana che supera gli 8 milioni di pizze. Numeri che aiutano a comprendere non solo quanto è amata la regina dei piatti tipici italiani, ma anche la struttura di un sistema produttivo e di consumo profondamente radicato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dentro questa scala e questo </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/consumo-pizza-in-italia/" target="_blank" rel="noopener"><b>ordine di consumi</b></a><span style="font-weight: 400;">, si inserisce anche il tema del </span><b>packaging</b><span style="font-weight: 400;">. Infatti, la pizza viene spesso consumata direttamente a casa, tramite l’asporto o il delivery, quindi ha bisogno di un contenitore che sia sicuro per il trasporto. È il classico cartone per la pizza, spesso brandizzato dal locale, talvolta in cartone riciclato, in alcuni casi talmente iconico da essere stato ripreso come packaging di t-shirt e oggetti. Ma </span><b>il packaging della pizza è ecologico</b><span style="font-weight: 400;">? O forse siamo talmente abituati a pensarlo come un supporto usa e getta da non interrogarci su quale sia la soluzione a minor impatto ambientale possibile? Diverse aziende e realtà si stanno interrogando su questo tema proponendo soluzioni innovative che stimolano una riflessione anche culturale.</span></p>
<h2><b>Il packaging monouso per la pizza è un automatismo?</b></h2>
<figure id="attachment_153124" aria-describedby="caption-attachment-153124" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153124" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cartone-pizza-sporco.jpg" alt="cartone della pizza sporco" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153124" class="wp-caption-text">Mikhailov Studio/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Ogni pizza da asporto è accompagnata da un contenitore, nella maggior parte dei casi monouso, che </span><b>entra nelle nostre abitudini senza essere realmente oggetto di attenzione. </b><span style="font-weight: 400;">La gestualità della pizza a casa è talmente consolidata da risultare quasi automatica: si apre il cartone, si consuma la pizza e poi si smaltisce il contenitore, spesso senza interrogarsi sul suo destino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Eppure, il cartone della pizza presenta caratteristiche che lo rendono un caso interessante. È </span><b>realizzato in cartone ondulato</b><span style="font-weight: 400;">, uno dei </span><b>materiali più riciclati </b><span style="font-weight: 400;">in Europa, con percentuali che in Italia superano il 90%. Allo stesso tempo, però, il suo fine vita è influenzato da elementi molto concreti, come la presenza di residui di cibo o di grassi e le modalità di raccolta differenziata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo le indicazioni per la </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/come-fare-raccolta-differenziata-in-cucina/" target="_blank" rel="noopener"><b>corretta raccolta differenziata</b></a><span style="font-weight: 400;"> di Comieco, il Consorzio Nazionale per il Recupero e il Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, il cartone </span><b>può essere conferito nella raccolta della carta anche quando è leggermente unto</b><span style="font-weight: 400;">, a condizione che non contenga avanzi alimentari. Le parti più sporche, invece, dovrebbero essere separate. Una distinzione che, nella pratica quotidiana, non sempre viene rispettata o conosciuta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ne deriva una situazione in cui </span><b>un materiale riciclabile,</b><span style="font-weight: 400;"> in teoria, </span><b>non sempre viene gestito correttamente</b><span style="font-weight: 400;">. Non tanto per limiti tecnici, quanto per la difficoltà di tradurre le regole in comportamenti coerenti.</span></p>
<h2><b>Il riuso del cartone della pizza: più che un’alternativa, un cambio di paradigma</b></h2>
<figure id="attachment_153127" aria-describedby="caption-attachment-153127" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153127" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cartone-della-pizza-1.jpg" alt="cartone della pizza " width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153127" class="wp-caption-text">Evgenyrychko/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">È proprio in questo scarto tra possibilità e pratica che si inseriscono le </span><b>soluzioni riutilizzabili,</b><span style="font-weight: 400;"> che non si limitano a sostituire un materiale con un altro, ma cercano di intervenire sul modo in cui il consumo è organizzato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra queste, un esempio interessante è PALCOSCENICO, soluzione riutilizzabile sviluppata in Italia e presentata nei primi mesi del 2026: un contenitore rigido, pensato come un unico elemento che funge allo stesso tempo da</span><b> supporto per il trasporto, piatto per il consumo e strumento di servizio.</b><span style="font-weight: 400;"> Realizzato in un </span><b>materiale termoindurente</b><span style="font-weight: 400;"> idoneo al contatto alimentare, simile per resistenza e consistenza alla ceramica ma più leggero, è progettato per essere</span><b> impilato, riutilizzato e lavato nel tempo</b><span style="font-weight: 400;">, mantenendo forma e caratteristiche. La superficie consente anche il taglio diretto della pizza con rotella o posate tradizionali, evitando il trasferimento su altri piatti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli ideatori, l’azienda Eco Pack Ideas, descrive il potenziale impatto attraverso alcune stime: secondo Friend of the Earth e l’azienda, una conversione anche parziale, pari al 10% dell’asporto, potrebbe </span><b>evitare oltre 40.000 tonnellate di cartone all’anno</b><span style="font-weight: 400;">, con una riduzione compresa tra 20.000 e 48.000 tonnellate di CO₂. Si tratta di dati previsionali, che contribuiscono a delineare l’ordine di grandezza del fenomeno. In un contesto così ampio, anche variazioni relativamente contenute possono avere</span><b> effetti rilevanti.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il nodo centrale resta però legato alle </span><b>abitudini</b><span style="font-weight: 400;">. Il riuso implica un coinvolgimento diretto del consumatore, che deve portare con sé il contenitore e inserirlo nella propria routine.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo senso, l’idea </span><b>non rappresenta una rottura totale con il passato</b><span style="font-weight: 400;">. Prima della diffusione del cartone, la pizza da asporto veniva trasportata in contenitori riutilizzabili, come </span><b>le “stufe” metalliche della tradizione napoletana</b><span style="font-weight: 400;">, un ulteriore elemento che arricchisce quella tradizione già </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/la-cucina-italiana-patrimonio-unesco/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">tutelata dall’UNESCO.</span></a><span style="font-weight: 400;"> Il monouso si è affermato soprattutto per ragioni di praticità, e oggi viene messo in discussione proprio su quel terreno.</span></p>
<h2><b>Certificazioni ambientali: strumenti utili, ma non risolutivi</b></h2>
<figure id="attachment_153125" aria-describedby="caption-attachment-153125" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153125" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizza-nel-cartone.jpg" alt="pizza diavola nel cartone" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153125" class="wp-caption-text">PhotoFed 009/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">In un contesto in cui le dichiarazioni ambientali sono sempre più diffuse, </span><b>le certificazioni cercano di offrire un riferimento più strutturato</b><span style="font-weight: 400;">. PALCOSCENICO, per esempio, ha ottenuto la </span><b>certificazione “Imballaggio Sostenibile”</b><span style="font-weight: 400;"> di Friend of the Earth, che fa capo alla World Sustainability Organization.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo quanto dichiarato dallo standard, la valutazione prende in considerazione diversi aspetti, tra cui l’origine delle materie prime, la gestione delle risorse, la recuperabilità degli imballaggi e alcuni elementi legati alla responsabilità sociale, con verifiche periodiche. Questi strumenti rispondono a un’esigenza concreta, quella di </span><b>distinguere tra affermazioni generiche e criteri verificabili.</b><span style="font-weight: 400;"> Allo stesso tempo, però, non descrivono integralmente la complessità del tema.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sostenibilità di un sistema di packaging </span><b>non si esaurisce infatti nella certificazione</b><span style="font-weight: 400;">, ma dipende anche da come quel </span><b>sistema viene prodotto, utilizzato e gestito nel tempo.</b><span style="font-weight: 400;"> In un settore dove anche il cartone può essere percepito come una soluzione “green”, il rischio è quello di semplificare eccessivamente una questione articolata. Le certificazioni contribuiscono a orientare le scelte, ma non sostituiscono una valutazione più ampia, che tenga conto dell’intero ciclo di vita.</span></p>
<h2><b>Tra monouso e riuso, la differenza la fanno i comportamenti</b></h2>
<figure id="attachment_153126" aria-describedby="caption-attachment-153126" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153126" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cartoni-della-pizza.jpg" alt="cartoni della pizza" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153126" class="wp-caption-text">Cineberg/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Il confronto tra imballaggi monouso e riutilizzabili è oggi oggetto di analisi sempre più approfondite, anche a livello europeo. I risultati, però, non indicano una soluzione univoca.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Uno studio del </span><a href="https://joint-research-centre.ec.europa.eu/jrc-highlights-report-2024_en" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">Joint Research Centre</span></a><span style="font-weight: 400;"> della Commissione europea del 2024 evidenzia come </span><b>l’impatto ambientale dei sistemi takeaway dipenda da diversi fattori</b><span style="font-weight: 400;">: il numero effettivo di riutilizzi, le modalità di lavaggio, i trasporti e il comportamento dei consumatori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In alcuni scenari, il packaging monouso in cartoncino presenta un impatto climatico inferiore rispetto alle alternative riutilizzabili. In altri casi, queste ultime mostrano performance migliori rispetto ad altri indicatori, come l’uso delle risorse. L’esito complessivo varia quindi</span><b> in funzione del contesto e delle modalità di utilizzo.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo elemento introduce una distinzione importante. Il riuso non è automaticamente più sostenibile, ma lo diventa quando il sistema nel suo insieme riesce a funzionare in modo efficace, mantenendo un numero elevato di cicli di utilizzo e una gestione efficiente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Più che una questione di singolo prodotto, si tratta quindi di una </span><b>questione di organizzazione complessiva.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il nuovo </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/regolamento-europeo-imballaggi-ppwr/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR)</span></a><span style="font-weight: 400;">, che entrerà progressivamente in vigore dal 2026, si muove proprio nella direzione di una </span><b>riduzione degli imballaggi non necessari e di una maggiore diffusione del riuso. </b><span style="font-weight: 400;">Tra le misure previste rientra anche la possibilità, per i consumatori, di utilizzare contenitori propri e l’introduzione di soluzioni riutilizzabili nel takeaway.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il passaggio dalle norme alla pratica, però, non è immediato. </span><b>Nel quotidiano entrano in gioco elementi molto concreti</b><span style="font-weight: 400;">: la comodità, l’abitudine, la gestione degli spazi, il lavaggio, l’organizzazione dei locali e i costi. Anche caratteristiche tecniche come l’impilabilità o la presenza di un unico elemento possono influire sull’adozione di una soluzione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il caso del cartone pizza lo dimostra in modo evidente. Pur essendo riciclabile, non sempre viene gestito correttamente. Allo stesso modo, </span><b>un contenitore riutilizzabile produce benefici ambientali solo se viene effettivamente impiegato</b><span style="font-weight: 400;"> nel tempo e non abbandonato dopo pochi usi. </span><span style="font-weight: 400;">Il passaggio dal monouso al riuso implica una trasformazione più ampia che coinvolge produttori, esercenti e consumatori. In questo senso, i</span><b>l packaging della pizza diventa un esempio concreto di una dinamica più generale</b><span style="font-weight: 400;">, in cui la sostenibilità non dipende solo dalle soluzioni disponibili, ma anche dalla capacità di integrarle nella vita quotidiana. Sareste disponibili a sostituire il cartone della pizza e cambiare così delle piccole abitudini?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine di copertina di: hanohiki/shutterstock</em></p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/cartone-della-pizza-riciclo/">Dal cartone usa e getta al riuso: la pizza d’asporto può davvero cambiare contenitore?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
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		<title>Olio d’oliva: a Olio Capitale 2026 qualità, innovazione e nuovi scenari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Garuti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 06:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi e sagre]]></category>
		<category><![CDATA[olio]]></category>
		<category><![CDATA[olio evo]]></category>
		<category><![CDATA[Olio Capitale Expo]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-13.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="olio a crudo su piatto di pasta" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-13.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-13-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-13-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-13-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-13-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Olio Capitale 2026 racconta un settore in evoluzione: qualità, innovazione e nuovi trend guidano l’olio EVO verso nutraceutica e nuovi mercati.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-13.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="olio a crudo su piatto di pasta" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-13.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-13-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-13-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-13-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-13-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p><span style="font-weight: 400;">Nei giorni scorsi abbiamo visitato la diciottesima edizione di </span><b>Olio Capitale </b><span style="font-weight: 400;">a Trieste, il salone internazionale dedicato agli </span><b>oli extravergini tipici e di qualità</b><span style="font-weight: 400;">, uno dei principali osservatori sul presente e sul futuro dell’olivicoltura mediterranea. Offrendo la possibilità di conoscere direttamente le aziende e i loro prodotti, ma anche di assistere a conferenze tematiche, l’evento ha superato la dimensione espositiva, proponendosi come un laboratorio dove si sono intrecciati </span><b>innovazione tecnica, analisi della campagna olearia e nuovi trend di consumo</b><span style="font-weight: 400;">. Dopo aver approfondito le novità di </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/slow-wine-e-sana-2026/"><b>Slow Wine e Sana 2026</b></a><span style="font-weight: 400;">, ecco come il mondo dell’olio d’oliva sta vivendo un cambio di paradigma e un’espansione del mercato, che guarda sempre più alla </span><b>nutraceutica</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<h2><b>Olio d’oliva: un settore in trasformazione tra tecnologia, qualità e tracciabilità</b></h2>
<figure id="attachment_153113" aria-describedby="caption-attachment-153113" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153113" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-14.jpg" alt="Ingresso di Olio Capitale Expo a Trieste" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153113" class="wp-caption-text">PH Olio Capitale Expo</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Olio Capitale, nella sua edizione 2026, si è consolidato come </span><b>punto di riferimento per il panorama oleario italiano</b><span style="font-weight: 400;">. I numeri hanno certificato la portata dell’evento: più di 15.000 visitatori, oltre 230 espositori da 14 regioni italiane e dalla Croazia, buyer da 13 Paesi di tutto il mondo, oltre a 25 ristoranti e 10 bar coinvolti nella città di Trieste.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Oltre alla solidità della manifestazione e alla sua vocazione internazionale, a emergere è stata l’accelerazione verso una </span><b>olivicoltura sempre più tecnica e scientificamente orientata</b><span style="font-weight: 400;">. L’innovazione non riguarda soltanto il frantoio, ma tutta la filiera, dalla gestione agronomica &#8211; con un crescente utilizzo dei </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/droni-in-viticoltura/" target="_blank" rel="noopener"><b>droni</b></a><span style="font-weight: 400;"> &#8211; alla trasformazione, fino alla comunicazione del prodotto.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">In questo settore, sul piano operativo grande attenzione è dedicata alle </span><b>tecniche di estrazione e conservazione</b><span style="font-weight: 400;">, con un focus sui processi che permettono di preservare al massimo il </span><b>patrimonio fenolico e aromatico</b><span style="font-weight: 400;"> dell’olio. L’esposizione di strumentazione tecnica e l’attenzione per questi passaggi della lavorazione ha confermato che la qualità si gioca su </span><b>parametri sempre più precisi e scientifici</b><span style="font-weight: 400;">, come il contenuto in polifenoli, la stabilità ossidativa, a beneficio di un profilo sensoriale controllato. Produrre un olio buono, quindi, significa offrire un prodotto </span><b>misurabile e certificabile</b><span style="font-weight: 400;">, aspetti da valorizzare anche ai fini del marketing.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo contesto, si è inserito il </span><b>Concorso Olio Capitale</b><span style="font-weight: 400;">, uno dei primi contest a integrare criteri oggettivi e standardizzati, affiancando alle valutazioni sensoriali </span><b>strumenti analitici avanzati</b><span style="font-weight: 400;">. Una direzione che riflette la tendenza globale che mira a rendere l’olio extravergine sempre più </span><b>leggibile e riconoscibile</b><span style="font-weight: 400;"> per il consumatore finale, a vantaggio di un settore che nel recente passato è stato danneggiato da </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/olio-contraffatto/" target="_blank" rel="noopener"><b>contraffazioni</b></a><span style="font-weight: 400;"> di vario tipo.</span></p>
<h3><b>Qualità elevata, ma produzione sotto pressione</b></h3>
<figure id="attachment_153114" aria-describedby="caption-attachment-153114" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153114" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-15.jpg" alt="Olio Capitale Expo" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153114" class="wp-caption-text">PH Olio Capitale Expo</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Dai confronti tecnici emersi durante la manifestazione, il quadro dell’ultima campagna olearia appare ancora complesso, e non distante da quanto abbiamo già raccontato negli ultimi anni. Da un lato, si registra una </span><b>qualità media elevata</b><span style="font-weight: 400;">, con oli caratterizzati da profili aromatici puliti, grande intensità e buona concentrazione di composti salutistici. Dall’altro, permangono criticità legate alla produzione, nel senso della quantità, come è stato discusso nel workshop intitolato “La difesa dell&#8217;olivo tra cambiamenti climatici e soluzioni innovative per la gestione agronomica”. Questo problema, seppure in modo diversificato dal punto di vista territoriale, continua a incidere in modo significativo, con eventi estremi, stress idrico e variazioni termiche, influendo sulle rese e sulla regolarità delle annate. Questo ha spinto molti produttori a </span><b>ripensare le pratiche agronomiche</b><span style="font-weight: 400;">, introducendo sistemi più resilienti, come la gestione ottimizzata dell’irrigazione, la selezione varietale e tecniche di raccolta più tempestive. Il risultato è una filiera dove la quantità pesa di meno, ma maggiore l’importanza della qualità e del valore aggiunto. Si tratta di una trasformazione che richiede competenze tecniche elevate e investimenti, ma che apre anche</span><b> nuove opportunità di posizionamento</b><span style="font-weight: 400;"> sul mercato.</span></p>
<h2><b>Novità dal mondo dell’olio: mixology, oleoturismo, salute e nuove forme di promozione</b></h2>
<figure id="attachment_153115" aria-describedby="caption-attachment-153115" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153115" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-16.jpg" alt="olio nei cocktail" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153115" class="wp-caption-text">PH Olio Capitale Expo</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Una delle tendenze più evidenti emerse a Olio Capitale 2026 riguarda la trasformazione dell’olio extravergine da prodotto alimentare quotidiano a </span><b>elemento culturale distintivo</b><span style="font-weight: 400;">, nonché a </span><b>risorsa per la salute</b><span style="font-weight: 400;">, aspetti che vanno ad aggiungersi al valore gastronomico. Il consumatore contemporaneo attento a questo settore non cerca solo un condimento, ma </span><b>un’esperienza</b><span style="font-weight: 400;">, un cambiamento nella percezione che nel mondo del vino è già pienamente matura, ma più recente per l’olio. Di conseguenza, si vogliono conoscere e apprezzare origine, cultivar, tecniche produttive, abbinamenti gastronomici e proprietà salutistiche.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">In questa direzione si sono inserite le numerose attività di degustazione guidata, laboratori e incontri con produttori e assaggiatori professionisti organizzati durante l’evento di Trieste, pensati per educare il pubblico a </span><b>riconoscere le differenze</b><span style="font-weight: 400;"> tra oli e a comprenderne le caratteristiche sensoriali. In parallelo, a crescere è anche l’importanza del </span><b>packaging e della comunicazione</b><span style="font-weight: 400;">, con etichette dettagliate e strumenti digitali capaci di raccontare la filiera. L’olio extravergine entra così in una </span><b>dimensione narrativa</b><span style="font-weight: 400;"> simile a quella già consolidata nel panorama enologico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra le novità più interessanti promosse dall’edizione 2026 spicca l’apertura a nuovi ambiti di utilizzo e valorizzazione dell’olio.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Da un lato, cresce l’interesse per l’ingresso nel mondo della </span><b>mixology</b><span style="font-weight: 400;">, con esperienze come i “CocktOIL”, in cui si sperimenta con buoni risultati l’impiego dell’extravergine nella miscelazione. Dall’altro, il rafforzamento dell’</span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/oleoturismo-in-italia/" target="_blank" rel="noopener"><b>oleoturismo</b></a><span style="font-weight: 400;">, sempre più centrale nella strategia di molte aziende, come si è avuto modo di approfondire nel dibattito “Al Passo con le radici: l&#8217;oleoturismo come chiave per il futuro del turismo rurale”.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">L’olio diventa quindi elemento di un ecosistema più ampio, che comprende </span><b>ristorazione, turismo esperienziale e promozione territoriale</b><span style="font-weight: 400;">. Non è un caso che l’evento abbia coinvolto anche ristoranti e bar cittadini, contribuendo a diffondere una cultura dell’olio che esce dai confini della fiera e si radica nel territorio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Rispetto al recente passato, però, a spiccare è il crescente interesse per il </span><b>benessere e la salute</b><span style="font-weight: 400;">. L’olio extravergine &#8211; soprattutto nei principali mercati di esportazione, dagli Stati Uniti al Giappone &#8211; viene sempre più percepito come </span><b>alimento funzionale</b><span style="font-weight: 400;">, grazie ai suoi effetti positivi documentati sul piano nutrizionale. Questo rafforza il legame tra qualità e valore percepito, orientando le scelte dei consumatori ed elevando le potenzialità di utilizzo della materia prima.</span></p>
<h3><b>Giovani, internazionalizzazione e futuro del settore</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Un segnale particolarmente significativo emerso da Olio Capitale 2026 è la presenza di </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/giovani-e-agricoltura/" target="_blank" rel="noopener"><b>giovani</b></a><b> imprenditori</b><span style="font-weight: 400;">, protagonisti di un ricambio generazionale più che mai evidente per chi ha visitato gli stand dell’evento. Molto spesso sono proprio loro a farsi </span><b>portatori di innovazione</b><span style="font-weight: 400;">, apertura ai mercati esteri e nuove competenze digitali. Allo stesso tempo, la manifestazione ha confermato la propria dimensione internazionale, con buyer provenienti da numerosi Paesi e una partecipazione estera di rilievo. L’olio extravergine italiano continua a rappresentare un punto di riferimento globale, ma deve confrontarsi con una </span><b>concorrenza sempre più strutturata</b><span style="font-weight: 400;"> dai competitor dell’areale mediterraneo.</span></p>
<h2><b>Olio evo, un settore che evolve: meno quantità, più valore e nuovi modelli di consumo</b></h2>
<figure id="attachment_153116" aria-describedby="caption-attachment-153116" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153116" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-17.jpg" alt="bicchiere di olio evo" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153116" class="wp-caption-text">PH Olio Capitale Expo</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Il bilancio complessivo che emerge da Olio Capitale 2026 è quello di un settore in evoluzione, chiamato a rispondere a sfide complesse ma anche ricco di opportunità. L’olio extravergine si sta progressivamente allontanando dalla logica della produzione di massa per affermarsi come </span><b>prodotto ad alto valore aggiunto</b><span style="font-weight: 400;">, dove contano competenze tecniche, sostenibilità ambientale e capacità di racconto. In questo scenario, l’evento di Trieste si conferma un punto di osservazione e luogo di sintesi tra tradizione e innovazione, che anticipa le traiettorie future dell’olivicoltura mediterranea. In questo senso, al di là delle quantità prodotte, il futuro dell’olio sarà determinato dalla </span><b>qualità tecnica, culturale e narrativa</b><span style="font-weight: 400;"> che il settore saprà esprimere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Guardando al prossimo futuro, il settore dell’olio extravergine di oliva con ogni probabilità si troverà sempre più a operare in uno scenario caratterizzato da </span><b>forte volatilità produttiva e cambiamenti nel mercato</b><span style="font-weight: 400;">. Nei Paesi mediterranei, il cambiamento climatico continuerà a incidere sulla regolarità delle campagne olearie, alternando annate più abbondanti a stagioni difficili, con inevitabili ripercussioni sui prezzi e sulla disponibilità del prodotto. La conseguenza principale potrebbe essere una progressiva ridefinizione degli equilibri tra le aree di produzione &#8211; che sono in movimento, come avviene per la viticoltura &#8211; e una maggiore attenzione verso </span><b>modelli agronomici resilienti</b><span style="font-weight: 400;">, capaci di garantire continuità qualitativa anche in condizioni climatiche instabili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sul piano del mercato, si sta consolidando una </span><b>divaricazione</b><span style="font-weight: 400;">. Da una parte oli di fascia alta, tracciabili e identitari, destinati a consumatori consapevoli disposti a riconoscere valore economico alla qualità, come quelli presentati a Olio Capitale. Dall’altra, prodotti più standardizzati che continueranno a competere sul prezzo, anche nei mercati internazionali emergenti. In questo contesto, l’olio extravergine italiano, per la sua reputazione e per la biodiversità varietale, potrà mantenere un ruolo di riferimento, ma dovrà investire ulteriormente in </span><b>comunicazione, certificazione e presenza nei canali esteri</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<h2><b>L’olio d’oliva può guadagnare spazio rispetto al vino</b></h2>
<figure id="attachment_153117" aria-describedby="caption-attachment-153117" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153117" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-18.jpg" alt="olio" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153117" class="wp-caption-text">PH Olio Capitale Expo</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Un ulteriore elemento di prospettiva riguarda il possibile </span><b>riequilibrio tra olio e vino nei consumi</b><span style="font-weight: 400;">, soprattutto nei mercati più maturi come gli Stati Uniti. Negli ultimi anni, infatti, si sta osservando un progressivo </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/calo-degli-alcolici/" target="_blank" rel="noopener"><b>calo del consumo di bevande alcoliche</b></a><span style="font-weight: 400;">, legato a cambiamenti culturali, maggiore attenzione alla salute e diffusione di stili di vita “low” o “no alcohol”, in particolare tra le generazioni più giovani, come abbiamo visto. In questo scenario, l’olio di oliva &#8211; riconosciuto per le sue proprietà nutraceutiche &#8211; si colloca in una posizione favorevole. L’extravergine viene sempre più percepito come </span><b>prodotto salutistico</b><span style="font-weight: 400;">, ricco di polifenoli e componenti bioattivi associati alla prevenzione di patologie cardiovascolari e infiammatorie. Questo cambio di percezione apre spazi interessanti anche sul piano commerciale: così come il vino ha costruito nel tempo un racconto legato a territorio, cultura e degustazione, l’olio potrebbe consolidare un proprio </span><b>posizionamento distintivo</b><span style="font-weight: 400;">, fondato sul benessere e sulla qualità della vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In sostanza, potrebbe verificarsi una </span><b>ridefinizione delle gerarchie di consumo</b><span style="font-weight: 400;"> in contesti in cui l’alcol perde centralità. Un prodotto come l’olio extravergine può acquisire maggiore rilevanza, anche grazie a nuovi format di fruizione, quali degustazioni, abbinamenti gastronomici, utilizzi creativi in cucina e mixology. Una dinamica che, se accompagnata da adeguate </span><b>strategie di promozione e valorizzazione</b><span style="font-weight: 400;">, potrebbe contribuire ad ampliare il mercato dell’olio ben oltre i suoi confini tradizionali.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza di: Olio Capitale Expo</em></p>
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		<title>Quanto pesa il carrello la domenica? I dati di YouGov 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angela Osti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 06:30:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spesa Consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[spesa domenicale]]></category>
		<category><![CDATA[fare la spesa di domenica]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/carrello-supermercato.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="donna che fa la spesa al supermercato" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/carrello-supermercato.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/carrello-supermercato-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/carrello-supermercato-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/carrello-supermercato-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/carrello-supermercato-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Fare la spesa di domenica è sempre più comune: tra abitudine e necessità, i dati YouGov mostrano carrelli più pieni e scontrini più alti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/spesa-domenicale-al-supermercato/">Quanto pesa il carrello la domenica? I dati di YouGov 2025</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/carrello-supermercato.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="donna che fa la spesa al supermercato" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/carrello-supermercato.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/carrello-supermercato-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/carrello-supermercato-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/carrello-supermercato-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/carrello-supermercato-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p><span style="font-weight: 400;">Fare la </span><b>spesa di domenica</b><span style="font-weight: 400;"> ha qualcosa di paradossale. È il giorno consacrato al riposo, al </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/curiosita-sul-caffe-notizie/" target="_blank" rel="noopener"><b>caffè</b></a><span style="font-weight: 400;"> bevuto lentamente in pigiama, al </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/ragu-alla-bolognese-ricetta-originale/" target="_blank" rel="noopener"><b>ragù</b></a><span style="font-weight: 400;"> che sobbolle mentre la casa si riempie di voci. E invece eccoci lì, sotto le luci al neon, affannati &#8211; e assonnati &#8211; a spingere un carrello che stride tra le corsie e pesa più di noi. Dite la verità: quante volte avete giurato “mai più la domenica”, salvo poi ripresentarvi in fila alla cassa in rigoroso silenzio? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Succede sempre così. Ti accorgi di aver finito il latte per la colazione del mattino seguente, che l’olio è evaporato esattamente il giorno in cui avevi promesso patatine fritte fatte in casa (croccanti e dorate come da manuale), e poi l’emergenza delle emergenze domestiche: aver finito le scorte di carta igienica! Così fai un salto al supermercato, entri per “due cose veloci” e ne esci con uno scontrino che racconta una storia diversa. Nel tuo carrello, compaiono anche </span><b>cose che non rientravano nella lista delle emergenze</b><span style="font-weight: 400;">: il dolce improvvisato per il pranzo in famiglia, quel formaggio che “era in offerta”, la bottiglia di vino che tanto “prima o poi serve”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Stando al recente </span><b>report &#8220;Chiusura domenicale&#8221; </b><span style="font-weight: 400;">diffuso da </span><b>YouGov</b><span style="font-weight: 400;">, che monitora in modo continuativo abitudini e comportamenti d’acquisto nel largo consumo, negli ultimi anni </span><b>la domenica ha assunto un peso crescente per la grande distribuzione</b><span style="font-weight: 400;">. Nel 2025 gli acquisti domenicali hanno raggiunto </span><b>il 92% delle famiglie</b><span style="font-weight: 400;"> e l’incidenza a valore si è attestata attorno al 10%, sebbene ancora sotto il 14% medio dei giorni feriali e il 19% del sabato. Lo </span><b>scontrino medio domenicale</b><span style="font-weight: 400;">, pari a 19,71 euro, </span><b>ha superato del 6% quello settimanale</b><span style="font-weight: 400;"> (18,52 euro). Un dato evidente che dimostra come chi fa la spesa di domenica tende a riempire maggiormente il carrello. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C’è da chiedersi, però, se fare la spesa di domenica sia una tortura che il consumismo vuole infliggerci o una cosa di cui ormai non possiamo più fare a meno. Cerchiamo di capirlo in questo articolo.</span></p>
<h3><b>Chi sono gli abituali acquirenti della domenica</b></h3>
<figure id="attachment_153103" aria-describedby="caption-attachment-153103" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153103" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/carrello-spesa.jpg" alt="coppia che fa la spesa" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153103" class="wp-caption-text">Drazen Zigic/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi </span><b>il 21% delle famiglie</b><span style="font-weight: 400;"> indica il settimo giorno della settimana come uno dei preferiti per riempire il carrello, quota che sale al 31% tra i 35 e i 44 anni. &#8220;</span><b>Le aperture domenicali sono diventate ormai un’abitudine per molte famiglie Italiane</b><span style="font-weight: 400;"> &#8211; ha dichiarato </span><b>Marco Pellizzoni, direttore commerciale di YouGov</b><span style="font-weight: 400;"> &#8211; e hanno mostrato negli ultimi anni un peso crescente con aumento di penetrazione e incidenza in termini di atti di acquisto:</span><b> solo l’8% delle famiglie Italiane non è mai andato a fare la spesa di domenica nell’arco del 2025</b><span style="font-weight: 400;"> e alcune insegne &#8211; tra cui Esselunga, Il Gigante, Bennet e Iperal &#8211; mostrano incidenze della spesa domenicale molto al di sopra della media del canale moderno”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E la motivazione è semplice: la domenica si ha più tempo a disposizione. Un intervistato su due dichiara di approfittare della maggiore libertà rispetto ai ritmi serrati infrasettimanali, per poter scegliere con cura i prodotti da acquistare, mentre per </span><b>il 40% degli shopper domenicali l’appuntamento al supermercato è ormai una routine consolidata</b><span style="font-weight: 400;">. “Il nostro Shopper Panel YouGov individua</span><b> 4.9 milioni di famiglie</b><span style="font-weight: 400;"> che fanno la spesa mediamente</span><b> 40 volte l’anno in questo giorno della settimana</b><span style="font-weight: 400;"> &#8211; ha precisato Pellizzoni &#8211; Se è vero che non è trascurabile il numero di famiglie che hanno una frequentazione domenicale più occasionale dei punti vendita e che anzi dichiarano che in caso di chiusura non subirebbero grandi impatti, </span><b>appare difficile nella realtà dei fatti pensare di poter tornare indietro sulle aperture domenicali </b><span style="font-weight: 400;">senza scontentare una parte rilevante delle famiglie e senza impatti reali sulla spesa&#8221;. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli habitué della domenica </span><b>superano i mille euro di </b><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/ia-in-cucina-ricette-e-consigli/" target="_blank" rel="noopener"><b>spesa</b></a><b> annuale</b><span style="font-weight: 400;">, con uno scontrino medio di 25,20 euro, quasi il 28% in più rispetto alla media della giornata, </span><b>generando da soli il 56% del valore complessivo delle vendite domenicali</b><span style="font-weight: 400;">. Vengono definiti </span><i><span style="font-weight: 400;">heavy buyers</span></i><span style="font-weight: 400;"> e presentano un identikit ben preciso: sono nuclei di famiglie a basso reddito, con una presenza più marcata nel sud Italia, spesso single o con responsabili d’acquisto molto giovani o, all’opposto, sono over 65. A crescere la domenica è anche la presenza di</span><b> bambini sotto i 15 anni</b><span style="font-weight: 400;">, superiore del 63% rispetto agli altri giorni, segno che l’uscire tutti assieme a fare la spesa per le famiglie diventa anche un momento di condivisione.  </span></p>
<h2><b>Quali sono le categorie di prodotto più acquistate?</b></h2>
<figure id="attachment_153104" aria-describedby="caption-attachment-153104" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153104" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/spesa-con-bevande.jpg" alt="carrello della spesa con bevande" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153104" class="wp-caption-text">Stokkete_/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche il modo di acquistare cambia. La spesa domenicale è meno frettolosa e più esplorativa: si visitano in media 1,9 canali distributivi, contro l’1,7 degli altri giorni. </span><b>A beneficiarne sono soprattutto supermercati e ipermercati.</b><span style="font-weight: 400;"> I primi rafforzano la propria quota a valore, che arriva al 53%, mentre gli ipermercati registrano un balzo significativo (+19%), fino al 10,2%. Perdono terreno, invece, libero servizio, specialisti casa e toilette e discount.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sul piano delle categorie emergono scelte diverse rispetto alla spesa infrasettimanale. Crescono le </span><b>bevande</b><span style="font-weight: 400;"> (+9%) e i prodotti per la </span><b>cura della persona</b><span style="font-weight: 400;"> (+3%), comparti più legati anche ad acquisti meno programmati e alla presenza dei più piccoli. Al contrario, ortofrutta (-10%) e prodotti freschi (-3%) risultano penalizzati, perché generalmente associati a una spesa più funzionale e pianificata. Rimangono sostanzialmente stabili </span><b>drogheria alimentare, cura casa, surgelati e pet care</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<h3><b>La nuova frontiera della spesa domenicale</b></h3>
<figure id="attachment_153105" aria-describedby="caption-attachment-153105" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153105" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/spesa-alla-cassa.jpg" alt="ragazza che paga alla cassa" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153105" class="wp-caption-text">Drazen Zigic/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Questi dati confermano come, negli ultimi anni, la domenica abbia assunto un ruolo sempre più centrale per la grande distribuzione. Nonostante resti inferiore al valore medio dei giorni feriali e del sabato, </span><b>è l’unico giorno della settimana ad aver registrato una crescita costante e progressiva</b><span style="font-weight: 400;">, con penetrazione e importo medio in aumento: nel 2023 si attestava al 90%, nel 2024 al 91%. E non solo. Anche la percentuale di atti di acquisto è cresciuta, raggiungendo il 10% del totale, in controtendenza rispetto agli altri giorni, che hanno vissuto un assestamento, quando non un calo. Uno scenario che mostra come i consumatori approfittino del giorno festivo per fare acquisti più ponderati, ma anche più sostanziosi e variegati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco che in un mercato dove lo shopping è sempre più flessibile e orientato alle esigenze personali, la domenica si presenta come una</span><b> giornata strategica,</b> <b>capace di influenzare concretamente i numeri del settore</b><span style="font-weight: 400;"> e di guidare le scelte degli operatori della grande distribuzione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Accanto a questi numeri, però, non si può trascurare il punto di vista di chi in quei supermercati ci lavora. Il sindacato </span><b>Filcams Cgil</b><span style="font-weight: 400;"> continua a sottolineare che </span><b>regolamentare le aperture domenicali e festive</b><span style="font-weight: 400;"> non significa limitare i consumatori, ma </span><b>migliorare sensibilmente la vita di migliaia di dipendenti</b><span style="font-weight: 400;">. Avere la possibilità di giorni di riposo garantiti e di un equilibrio reale tra lavoro e vita privata non dev’essere un privilegio. In un contesto in cui prevalgono logiche di profitto e competitività, </span><b>riconoscere il diritto a condizioni di lavoro dignitose diventa fondamentale.</b><span style="font-weight: 400;"> La spesa domenicale, pur rilevante per una bella fetta di clienti, non è un servizio essenziale. Per chi al supermercato la domenica non va a fare la spesa ma ci va per lavorare, la differenza invece è sostanziale.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza di: ViDI Studio/shutterstock</em></p>
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		<title>Lavare frutta e verdura con acqua è sufficiente?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 05:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spesa Consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione sana]]></category>
		<category><![CDATA[bicarbonato in cucina]]></category>
		<category><![CDATA[bicarbonato di sodio]]></category>
		<category><![CDATA[lavare verdura]]></category>
		<category><![CDATA[lavare frutta]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2020/02/lavare-verdura.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="lavare verdura" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2020/02/lavare-verdura.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2020/02/lavare-verdura-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2020/02/lavare-verdura-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2020/02/lavare-verdura-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2020/02/lavare-verdura-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Lavare frutta e verdura con acqua o bicarbonato non basta: scopri come eliminare davvero batteri e rischi, soprattutto in gravidanza.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2020/02/lavare-verdura.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="lavare verdura" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2020/02/lavare-verdura.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2020/02/lavare-verdura-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2020/02/lavare-verdura-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2020/02/lavare-verdura-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2020/02/lavare-verdura-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p data-start="525" data-end="826">Uno studio inglese sostiene che consumare fino a <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/10-porzioni-di-frutta-e-verdura/" target="_blank" rel="noopener">10 porzioni di frutta e verdura al giorno</a> possa contribuire a prevenire l’insorgenza di numerose patologie. Verdura e frutta sono infatti alla base di un’alimentazione sana ed equilibrata, essendo un’ottima fonte di <strong data-start="790" data-end="825">fibre, vitamine e antiossidanti</strong>.</p>
<p data-start="828" data-end="1064">Per un consumo sicuro, però, il lavaggio di questi prodotti – sia che provengano dal tuo orto sia che vengano acquistati – è un passaggio fondamentale. Lavare frutta e verdura permette infatti di eliminare impurità come terra e polvere.</p>
<p data-start="1066" data-end="1232">Ma per rimuovere <strong data-start="1083" data-end="1125">residui di fitofarmaci e microrganismi</strong>, l’utilizzo della sola acqua corrente è sufficiente? E soprattutto: <strong data-start="1194" data-end="1232">il bicarbonato è davvero efficace?</strong></p>
<h2 data-section-id="3kp3e2" data-start="1239" data-end="1304"><span role="text"><strong data-start="1243" data-end="1304">Perché si usa il bicarbonato per lavare frutta e verdura?</strong></span></h2>
<figure id="attachment_153084" aria-describedby="caption-attachment-153084" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153084" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2020/02/bicarbonato.jpg" alt="bicarbonato" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153084" class="wp-caption-text">Zigres/shutterstock</figcaption></figure>
<p data-start="1306" data-end="1498">Prima di arrivare sulle nostre tavole, frutta e verdura subiscono diversi passaggi e manipolazioni. Per questo motivo, una delle principali regole igieniche è lavarle sempre prima del consumo.</p>
<p data-start="1500" data-end="1719">Durante la coltivazione possono essere utilizzati i <strong data-start="1552" data-end="1567">fitofarmaci</strong>, sostanze impiegate per proteggere le piante da parassiti e malattie. Il loro uso è regolamentato e soggetto a tempi di sicurezza prima della raccolta.</p>
<p data-start="1721" data-end="1873">Alcuni studi hanno evidenziato che il <strong data-start="1759" data-end="1840">bicarbonato di sodio può contribuire a ridurre parte dei residui di pesticidi</strong> sulla superficie degli alimenti.</p>
<p data-start="1875" data-end="1981">Tuttavia, <strong data-start="1916" data-end="1980">questo non significa che abbia un reale potere disinfettante</strong>.</p>
<p data-start="1983" data-end="2061">Come evidenziato anche da approfondimenti scientifici recenti, il bicarbonato:</p>
<ul data-start="2062" data-end="2209">
<li data-section-id="1ixuw65" data-start="2062" data-end="2115"><strong data-start="2064" data-end="2115">non elimina in modo efficace batteri e patogeni</strong></li>
<li data-section-id="1g2i3kv" data-start="2116" data-end="2157">non garantisce sicurezza microbiologica</li>
<li data-section-id="hk9o13" data-start="2158" data-end="2209">agisce più come detergente che come disinfettante</li>
</ul>
<h2 data-section-id="mxnieu" data-start="2216" data-end="2284"><span role="text"><strong data-start="2220" data-end="2284">Lavare frutta e verdura in gravidanza: il bicarbonato basta?</strong></span></h2>
<figure id="attachment_153085" aria-describedby="caption-attachment-153085" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153085" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2020/02/lavare-verdura-a-foglie.jpg" alt="lavare verdura a foglie" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153085" class="wp-caption-text">Tualek Photographer/shutterstock</figcaption></figure>
<p data-start="2286" data-end="2355">In gravidanza, la sicurezza alimentare diventa ancora più importante.</p>
<p data-start="2357" data-end="2480">I principali rischi legati all’alimentazione sono infatti di natura microbiologica. Tra i patogeni più pericolosi troviamo:</p>
<ul data-start="2481" data-end="2566">
<li data-section-id="1np03wm" data-start="2481" data-end="2497"><strong data-start="2483" data-end="2497">Toxoplasma</strong></li>
<li data-section-id="1mal1bh" data-start="2498" data-end="2526"><strong data-start="2500" data-end="2526">Listeria monocytogenes</strong></li>
<li data-section-id="r6qsji" data-start="2527" data-end="2543"><strong data-start="2529" data-end="2543">Salmonella</strong></li>
<li data-section-id="3m0fep" data-start="2544" data-end="2566"><strong data-start="2546" data-end="2566">Escherichia coli</strong></li>
</ul>
<p data-start="2568" data-end="2698">Il consumo di frutta e verdura crude e lavate in modo non adeguato può aumentare il rischio di esposizione a questi microrganismi.</p>
<p data-start="2700" data-end="2804">Alla luce delle evidenze, <strong data-start="2729" data-end="2803">il solo bicarbonato non è sufficiente a rendere sicuri questi alimenti</strong>.</p>
<p data-start="2806" data-end="2824">Per questo motivo:</p>
<ul data-start="2825" data-end="3083">
<li data-section-id="1jbw1vp" data-start="2825" data-end="2921">è <strong data-start="2829" data-end="2880">sconsigliato consumare verdure crude fuori casa</strong>, dove non puoi controllare il lavaggio</li>
<li data-section-id="mn0ya8" data-start="2922" data-end="2994">la frutta va <strong data-start="2937" data-end="2992">lavata accuratamente e, quando possibile, sbucciata</strong></li>
<li data-section-id="1eunqnb" data-start="2995" data-end="3083">sono da preferire <strong data-start="3015" data-end="3061">disinfettanti idonei (es. a base di cloro)</strong> oppure la <strong data-start="3072" data-end="3083">cottura</strong></li>
</ul>
<p data-start="3085" data-end="3226">Le indicazioni degli enti sanitari sottolineano infatti che il bicarbonato <strong data-start="3160" data-end="3225">non sostituisce i metodi realmente efficaci contro i patogeni</strong>.</p>
<h2 data-section-id="1rwmb4m" data-start="3233" data-end="3283"><span role="text"><strong data-start="3237" data-end="3283">Come lavare correttamente frutta e verdura</strong></span></h2>
<figure id="attachment_153086" aria-describedby="caption-attachment-153086" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153086" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2020/02/verdura-e-frutta.jpg" alt="verdura e frutta" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153086" class="wp-caption-text">Julia Kostiuchenko/shutterstock</figcaption></figure>
<p data-start="3285" data-end="3450">Come abbiamo visto, il bicarbonato può aiutare nella rimozione dello sporco e di parte dei residui superficiali, ma <strong data-start="3401" data-end="3449">non deve essere considerato un disinfettante</strong>.</p>
<p data-start="3452" data-end="3486">Per una corretta igiene domestica:</p>
<ul data-start="3488" data-end="3764">
<li data-section-id="1tzb9ii" data-start="3488" data-end="3543">lava sempre frutta e verdura sotto <strong data-start="3525" data-end="3543">acqua corrente</strong></li>
<li data-section-id="ob6ojv" data-start="3544" data-end="3592">elimina residui visibili di terra e impurità</li>
<li data-section-id="1kq9xxy" data-start="3593" data-end="3681">se necessario, utilizza <strong data-start="3619" data-end="3655">prodotti disinfettanti specifici</strong> seguendo le indicazioni</li>
<li data-section-id="7ykd5o" data-start="3682" data-end="3764">in condizioni di rischio (come gravidanza), <strong data-start="3728" data-end="3764">preferisci cottura o sbucciatura</strong></li>
</ul>
<p data-start="3766" data-end="3886">L’ammollo con bicarbonato può essere usato come passaggio aggiuntivo, ma <strong data-start="3842" data-end="3885">non garantisce sicurezza microbiologica</strong>.</p>
<h2 data-section-id="1rnzetq" data-start="3893" data-end="3938"><span role="text"><strong data-start="3897" data-end="3938">Le tue abitudini sono davvero sicure?</strong></span></h2>
<p data-start="3940" data-end="3993">E tu, come lavi frutta e verdura prima di consumarla?</p>
<p data-start="3995" data-end="4215">Usare solo acqua può essere sufficiente per lo sporco visibile, ma non sempre per i microrganismi. Allo stesso modo, il bicarbonato è spesso considerato una soluzione “naturale”, ma <strong data-start="4177" data-end="4214">non è efficace come disinfettante</strong>.</p>
<p data-start="4217" data-end="4363">Per ridurre davvero i rischi, è importante adottare <strong data-start="4269" data-end="4309">comportamenti corretti e consapevoli</strong> in cucina, soprattutto nelle situazioni più delicate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza di: Joyseulay/shutterstock</em></p>
<div class='read-this'><h4 class='read-this__title'>Leggi anche</h4><div class='read-this__list-wrapper'><span class='read-this__category'>Attualità</span><ul class='read-this__list'><li><a href='https://www.ilgiornaledelcibo.it/lavare-carne-pollo/'>Lavare la carne di pollo prima di cuocerla? Sì o No?</a></li></ul></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Conservare in frigo: per quanti giorni gli alimenti si mantengono in buono stato?</title>
		<link>https://www.ilgiornaledelcibo.it/quanto-durano-gli-alimenti-in-frigo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 05:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spesa Consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[conservazione carni e salumi]]></category>
		<category><![CDATA[conservare i cibi in frigo]]></category>
		<category><![CDATA[conservazione latte in frigo]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2019/07/cibo-in-frigo.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="cibo in frigo" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2019/07/cibo-in-frigo.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2019/07/cibo-in-frigo-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2019/07/cibo-in-frigo-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2019/07/cibo-in-frigo-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2019/07/cibo-in-frigo-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Quanto durano davvero gli alimenti in frigo? Scopri tempi di conservazione, differenze tra scadenza e TMC e come conservarli correttamente.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2019/07/cibo-in-frigo.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="cibo in frigo" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2019/07/cibo-in-frigo.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2019/07/cibo-in-frigo-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2019/07/cibo-in-frigo-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2019/07/cibo-in-frigo-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2019/07/cibo-in-frigo-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p data-start="518" data-end="599">Sapevi quanto tempo può restare in frigo il cibo che porti in tavola ogni giorno?</p>
<p data-start="601" data-end="1095">Il tempo di conservazione di un alimento in frigo dipende da molti fattori, basti pensare già all’enorme varietà di prodotti presenti sul mercato, che si differenziano per origine della materia prima (vegetale o animale), metodologia di trasformazione, deperibilità e tanto altro. Seguendo delle semplici indicazioni, l’adeguato tempo di permanenza dei vari alimenti in frigo permette di consumare prodotti che mantengono inalterato il proprio gusto e le proprie caratteristiche organolettiche.</p>
<h2 data-section-id="1t254yu" data-start="1102" data-end="1155">Da cosa dipende il deterioramento degli alimenti?</h2>
<figure id="attachment_73010" aria-describedby="caption-attachment-73010" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-73010" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2019/07/alimenti-in-frigo.jpg" alt="alimenti in frigo" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-73010" class="wp-caption-text">Africa Studio/shutterstock</figcaption></figure>
<p data-start="1157" data-end="1467">Il deterioramento degli alimenti è dovuto soprattutto allo sviluppo di microrganismi, all’ossidazione dei grassi presenti, alla denaturazione delle proteine. La velocità e le modalità con cui un alimento va incontro a una alterazione delle sue caratteristiche sensoriali e qualitative è influenzata inoltre da:</p>
<ul data-start="1469" data-end="1775">
<li data-section-id="1xy4hpx" data-start="1469" data-end="1618">fattori intrinseci, come la composizione dell’alimento stesso, la presenza di nutrienti che si modificano velocemente, l’azione dell’acqua, del pH;</li>
<li data-section-id="5bkbob" data-start="1619" data-end="1775">fattori estrinseci, dovuti principalmente all’ambiente in cui viene conservato l’alimento, come per esempio la temperatura e le modalità di conservazione.</li>
</ul>
<p data-start="1777" data-end="1885">In base alla facilità con cui i prodotti vanno incontro alla fase di deterioramento possono essere definiti:</p>
<ul data-start="1886" data-end="2125">
<li data-section-id="9khvna" data-start="1886" data-end="1977">deperibili (carne, pesce, pollame, uova, latte, la maggior parte della frutta e verdura);</li>
<li data-section-id="1sxz2rz" data-start="1978" data-end="2065">semi deperibili (patate, ortaggi in generale e la maggior parte della frutta fresca);</li>
<li data-section-id="1bntuqw" data-start="2066" data-end="2125">non deperibili (zucchero, farina, legumi e frutta secca).</li>
</ul>
<p data-start="2127" data-end="2529">Quando conservi un alimento, è importante anche distinguere tra <strong data-start="2191" data-end="2211">data di scadenza</strong> e <strong data-start="2214" data-end="2255">termine minimo di conservazione (TMC)</strong>: la data di scadenza indica entro quando il prodotto può essere consumato in sicurezza, mentre il TMC segnala il periodo entro cui l’alimento mantiene le sue proprietà organolettiche. Superato il TMC, il prodotto può essere ancora consumato, ma potrebbe aver perso qualità.</p>
<h2 data-section-id="mhx4ck" data-start="2536" data-end="2615">Tempi di conservazione degli alimenti in frigo: il ruolo dei microrganismi</h2>
<figure id="attachment_84031" aria-describedby="caption-attachment-84031" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-84031" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2020/04/frigo-alimenti.jpg" alt="frigo alimenti" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-84031" class="wp-caption-text">Andrey_Popov/shutterstock</figcaption></figure>
<p data-start="2617" data-end="3097">I microrganismi sono una delle cause principali per cui i prodotti alimentari perdono le loro caratteristiche di freschezza, con modifiche al gusto, agli aspetti sensoriali e nutrizionali. In alcuni processi di trasformazione, tuttavia, il loro impiego è necessario ed essi possono essere definiti “virtuosi” o “utili”: si tratta, cioè, di tutti quei microrganismi che si sviluppano nel prodotto alimentare e che influiscono sugli aspetti chimici e fisici rendendolo commestibile.</p>
<p data-start="3099" data-end="3135">Per fare un esempio, si può pensare:</p>
<ul data-start="3136" data-end="3397">
<li data-section-id="6el571" data-start="3136" data-end="3229">ai batteri lattici usati nella produzione dello yogurt e dei formaggi, ed anche nei salumi;</li>
<li data-section-id="q5b20a" data-start="3230" data-end="3312">ai lieviti usati nella produzione dei prodotti da forno, della birra e del vino;</li>
<li data-section-id="s25fzm" data-start="3313" data-end="3397">alle muffe usate per la produzione di formaggi erborinati (gorgonzola, roquefort).</li>
</ul>
<p data-start="3399" data-end="3745">Tutti questi microrganismi vengono selezionati e utilizzati durante la trasformazione della materia prima per ottenere i prodotti presenti sulle nostre tavole. Ve ne sono altri, però, che quando si sviluppano possono causare l’alterazione del prodotto, rendendolo non più gradevole per essere consumato o causando intossicazioni più o meno gravi.</p>
<p data-start="3747" data-end="3874">La corretta conservazione dell’alimento e la gestione del suo tempo di permanenza in frigo permettono di consumare cibi sicuri.</p>
<h3>Tempi di conservazione di formaggi e prodotti lattiero-caseari</h3>
<figure id="attachment_153076" aria-describedby="caption-attachment-153076" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153076" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2019/07/formaggio-in-frigo.jpg" alt="formaggio in frigo" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153076" class="wp-caption-text">New Africa/shutterstock</figcaption></figure>
<p data-start="3949" data-end="4032">Esistono diversi tipi di formaggi che si differenziano per diverse caratteristiche:</p>
<ul data-start="4033" data-end="4306">
<li data-section-id="1pbbdyw" data-start="4033" data-end="4076">trattamento termico che il latte subisce;</li>
<li data-section-id="3dqmh8" data-start="4077" data-end="4143">consistenza della pasta: formaggi a pasta molle, semidura, dura;</li>
<li data-section-id="3g96p9" data-start="4144" data-end="4235">temperatura della pasta durante la lavorazione: formaggi a pasta cruda, semicotta, cotta;</li>
<li data-section-id="13lrm3e" data-start="4236" data-end="4306">tempo di stagionatura: formaggi freschi, media stagionatura o lunga.</li>
</ul>
<p data-start="4308" data-end="4482">Tanti altri fattori, come i metodi di lavorazione, influenzano le caratteristiche e i tempi di scadenza dei formaggi, facendo variare quindi il tempo di permanenza nel frigo:</p>
<ul data-start="4484" data-end="4867">
<li data-section-id="tucn7m" data-start="4484" data-end="4606">i formaggi a pasta dura possiedono una maggiore stabilità ed è possibile conservarli per 3-4 mesi anche dopo l’apertura;</li>
<li data-section-id="1san534" data-start="4607" data-end="4719">i formaggi a pasta molle, se non aperti, si possono conservare per 2-3 settimane; se aperti, da 1-2 settimane;</li>
<li data-section-id="ey0374" data-start="4720" data-end="4778">i formaggi freschi si possono conservare per 3-4 giorni;</li>
<li data-section-id="i0aoat" data-start="4779" data-end="4867">i formaggi a pasta filata per 1-2 settimane se non aperti, dopo l’apertura 2-4 giorni.</li>
</ul>
<p data-start="4869" data-end="5287">La ricotta, pur essendo un prodotto caseario, per legge non è considerata un formaggio, ma viene classificata come latticino: non viene ottenuta attraverso la coagulazione della caseina, ma dalle proteine del siero di latte. La ricotta ottenuta da latte crudo va consumata preferibilmente entro 48 ore dall’apertura, mentre quella ottenuta con latte pastorizzato può essere conservata anche per una settimana in frigo.</p>
<h3 data-section-id="gp5ey5" data-start="5294" data-end="5330">Tempi di conservazione del latte</h3>
<p data-start="5332" data-end="5534">Per poter essere venduto al consumatore finale, il latte subisce trattamenti termici sanitizzanti per ridurre o eliminare la flora microbica, che differiscono per tempo e temperatura. Si ottengono così:</p>
<ul data-start="5536" data-end="5815">
<li data-section-id="jfjkga" data-start="5536" data-end="5639">latte pastorizzato fresco di alta qualità, che può rimanere in frigo entro le 48 ore dopo l’apertura;</li>
<li data-section-id="1jf8m2m" data-start="5640" data-end="5723">latte pastorizzato ad alte temperature, da conservare in frigo fino a 5-6 giorni;</li>
<li data-section-id="1xw48py" data-start="5724" data-end="5815">latte sterilizzato dopo l’apertura, che può essere conservato in frigo per una settimana.</li>
</ul>
<h3 data-section-id="1ukq1vw" data-start="5822" data-end="5884">Tempi di conservazione di carne, salumi, affettati e pesce</h3>
<figure id="attachment_153077" aria-describedby="caption-attachment-153077" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153077" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2019/07/salumi-in-frigo.jpg" alt="salumi in frigo" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153077" class="wp-caption-text">New Africa/shutterstock</figcaption></figure>
<p data-start="5886" data-end="6046">La carne bovina conservata correttamente può essere tenuta in frigo per 4 giorni se si tratta di tagli sottili e fino a 7 giorni se si tratta di tagli grandi.</p>
<p data-start="6048" data-end="6243">Le carni suine hanno tempi leggermente inferiori. Un pollo intero può stare in frigorifero per una settimana e, se è a pezzi, per 4 giorni; le stesse indicazioni valgono per la carne di coniglio.</p>
<p data-start="6245" data-end="6407">I salumi e gli affettati sono da conservare in frigo per 4-5 giorni, mentre il pesce fresco si mantiene in buone condizioni per un tempo che va dai 4 ai 7 giorni.</p>
<h3 data-section-id="am971w" data-start="6414" data-end="6453">Conservare in frigo i piatti pronti</h3>
<p data-start="6455" data-end="6702">Per tutti i piatti pronti, che hanno già subito una lavorazione e cottura, il tempo di conservazione è di 3-4 giorni. È importante non riporli in frigo quando sono ancora troppo caldi e non sistemarli vicino agli alimenti già presenti sui ripiani.</p>
<h3 data-section-id="1wjv15i" data-start="6709" data-end="6740">Conservare in frigo le uova</h3>
<figure id="attachment_153078" aria-describedby="caption-attachment-153078" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153078" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2019/07/uova-in-frigorifero.jpg" alt="uova in frigorifero" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153078" class="wp-caption-text">Yanya/shutterstock</figcaption></figure>
<p data-start="6742" data-end="7050">Molti si chiedono come mai le uova si acquistano al supermercato fuori dal frigorifero e invece a casa è consigliato conservarle in frigo. Il motivo è legato agli sbalzi termici: se al supermercato fossero refrigerate, durante il trasporto si formerebbe condensa sul guscio, favorendo l’ingresso dei batteri.</p>
<p data-start="7052" data-end="7155">Per lo stesso motivo non andrebbero lavate prima della conservazione, ma solo al momento dell’utilizzo.</p>
<p data-start="7157" data-end="7331">Le uova integre possono restare in frigo per circa un mese. Se invece l’uovo è stato trasformato in semilavorato o preparato per dolci, il tempo si riduce a meno di 4 giorni.</p>
<p data-start="7333" data-end="7502">Per tutti i prodotti è comunque importante fare riferimento alle indicazioni riportate in etichetta, riguardo alla data di scadenza o al termine minimo di conservazione.</p>
<h3 data-section-id="wy8b1y" data-start="7509" data-end="7550">Conservare in frigo frutta e ortaggi</h3>
<p data-start="7552" data-end="7779">La frutta e gli ortaggi possono essere conservati da 1 a 3 settimane a temperature di refrigerazione, ma per gustarne al meglio il sapore è consigliabile acquistarli in quantità adeguate e consumarli freschi entro pochi giorni.</p>
<p data-start="7786" data-end="8002">Rispettare queste indicazioni per la conservazione degli alimenti è importante, ma ricorda che puoi fare affidamento anche sui tuoi sensi: se l’aspetto o l’odore di un cibo non ti convincono, è meglio non consumarlo.</p>
<p data-start="8004" data-end="8532">Un ultimo aspetto fondamentale riguarda la <strong data-start="8047" data-end="8102">corretta disposizione degli alimenti in frigorifero</strong>, come indicato anche dal Ministero della Salute: i ripiani più alti sono adatti ai cibi pronti, quelli centrali ai latticini, mentre nei ripiani inferiori vanno conservati carne e pesce crudi, ben separati. Frutta e verdura trovano posto nei cassetti, mentre lo sportello è destinato agli alimenti meno deperibili. Una corretta organizzazione aiuta a preservare la qualità degli alimenti e a ridurre il rischio di contaminazioni.</p>
<p data-start="8004" data-end="8532"><em>Immagine in evidenza di: Dragon Images/shutterstock</em></p>
<div class='read-this'><h4 class='read-this__title'>Leggi anche</h4><div class='read-this__list-wrapper'><span class='read-this__category'>Attualità</span><ul class='read-this__list'><li><a href='https://www.ilgiornaledelcibo.it/come-sono-fatti-i-wurstel/'>Wurstel: come vengono prodotti?</a></li></ul></div></div>
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