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	<title>Giornale del cibo</title>
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		<title>Clima e agricoltura: perché senza foreste il futuro del cibo è a rischio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angela Caporale]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 06:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[clima e agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[foreste e agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto fao]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto fao 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-senza-titolo-84.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="suolo agricolo" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-senza-titolo-84.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-senza-titolo-84-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-senza-titolo-84-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-senza-titolo-84-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-senza-titolo-84-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Clima e agricoltura sono sempre più legati: per la FAO, senza foreste sane anche il futuro del cibo e dei raccolti è a rischio.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-senza-titolo-84.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="suolo agricolo" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-senza-titolo-84.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-senza-titolo-84-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-senza-titolo-84-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-senza-titolo-84-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-senza-titolo-84-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni, l’</span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/cambiamento-climatico-agricoltura-e-alimentazione/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">agricoltura</span></a><span style="font-weight: 400;"> si trova sempre più spesso a fare i conti con un clima imprevedibile: periodi di siccità prolungata, piogge intense e fuori stagione, temperature estreme che mettono a rischio raccolti e rese. Un quadro che riguarda da vicino anche </span><b>l’Europa e il Mediterraneo</b><span style="font-weight: 400;">, dove la stabilità delle produzioni è sempre più fragile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo contesto, il dibattito si concentra spesso su </span><b>tecnologie, sistemi di irrigazione o nuove varietà più resistenti. </b><span style="font-weight: 400;">Ma c’è un elemento fondamentale che rimane in secondo piano e che, secondo la </span><b>FAO</b><span style="font-weight: 400;">, potrebbe fare la differenza: </span><b>la presenza di alberi e foreste. </b><span style="font-weight: 400;">Un recente rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura mette infatti in evidenza un aspetto ancora poco considerato: </span><b>senza ecosistemi sani, anche l’agricoltura perde equilibrio. </b><span style="font-weight: 400;">E tra questi, le foreste giocano un ruolo chiave.</span></p>
<h2><b>Foreste e agricoltura: un legame da ripensare</b></h2>
<figure id="attachment_153396" aria-describedby="caption-attachment-153396" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-153396" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-senza-titolo-85.jpg" alt="foresta e agricoltura" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153396" class="wp-caption-text">NatalliaSys/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Per molto tempo,</span><b> foreste e agricoltura sono state considerate realtà in contrapposizione</b><span style="font-weight: 400;">: da una parte gli spazi naturali da preservare, dall’altra le aree da coltivare per produrre cibo. Un equilibrio spesso risolto a favore dell’espansione agricola, con la progressiva riduzione delle superfici forestali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi, però, questo approccio mostra tutti i suoi limiti. Il rapporto FAO </span><a href="https://openknowledge.fao.org/handle/20.500.14283/cd7599en" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">“Climate and ecosystem service benefits of forests and trees for agriculture”</span></a><span style="font-weight: 400;"> invita a superare questa visione, sottolineando come </span><b>alberi e foreste non siano un ostacolo alla produzione</b><span style="font-weight: 400;">, ma una risorsa fondamentale per sostenerla nel tempo. Le foreste, infatti, contribuiscono a </span><b>regolare il clima locale, proteggere il suolo e mantenere il ciclo dell’acqua</b><span style="font-weight: 400;">: elementi essenziali per la crescita delle colture. Sono, di fatto, parte di una vera e propria infrastruttura naturale da cui dipende la produttività agricola.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ripensare il rapporto tra campi coltivati e aree forestali significa, quindi, non solo preservare l’ambiente, ma anche </span><b>costruire un’agricoltura più resiliente</b><span style="font-weight: 400;">, capace di adattarsi alle sfide climatiche dei prossimi anni.</span></p>
<h2><b>Che cosa fanno gli alberi per l’agricoltura</b></h2>
<figure id="attachment_153397" aria-describedby="caption-attachment-153397" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-153397" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-senza-titolo-85-1.jpg" alt="alberi" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153397" class="wp-caption-text">Dietrich Leppert/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Il rapporto FAO insiste su un punto: gli alberi non sono soltanto una presenza “verde” attorno ai campi, ma </span><b>una componente attiva dei sistemi agricoli</b><span style="font-weight: 400;">. Regolano temperatura, acqua, fertilità del suolo, impollinazione e controllo naturale dei parassiti: tutti elementi che incidono sulla produttività e sulla resilienza delle colture. Vediamo più nel dettaglio come questa interazione avviene e perché influenza, in modo concreto, ciò che arriva sulle nostre tavole. </span></p>
<h3><b>Abbassano le temperature e proteggono colture e lavoratori</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Uno degli effetti più immediati riguarda il microclima. Foreste e alberi contribuiscono a </span><b>moderare le temperature,</b><span style="font-weight: 400;"> aumentando le aree di ombra e riducendo lo stress da calore. È un aspetto sempre più rilevante in un’agricoltura esposta a ondate di caldo più frequenti e intense.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo il rapporto, la perdita di foreste produce conseguenze misurabili: in </span><b>Brasile</b><span style="font-weight: 400;">, la </span><b>conversione di foreste tropicali in terreni agricoli ha ridotto l’evapotraspirazione </b><span style="font-weight: 400;">(ovvero la quantità totale di acqua che passa, da suolo e piante, all’atmosfera)</span><b> fino al 30%, </b><span style="font-weight: 400;">con effetti sull’aumento delle temperature e sull’alterazione delle piogge.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il tema non riguarda solo le piante, ma anche chi lavora nei campi. La FAO segnala che l’aumento delle temperature nelle aree deforestate </span><b>ha ridotto le ore di lavoro sicure per milioni di lavoratori all’aperto</b><span style="font-weight: 400;">, mentre le foreste rimaste in piedi contribuiscono a contenere lo stress termico.</span></p>
<h3><b>Aiutano a regolare il ciclo dell’acqua</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli alberi svolgono anche una funzione decisiva nel ciclo dell’acqua. Attraverso l’evapotraspirazione,</span><b> contribuiscono alla formazione delle piogge e al mantenimento dell’umidità atmosferica.</b><span style="font-weight: 400;"> Per questo, la loro presenza non è importante solo a livello locale, ma può influenzare anche territori molto distanti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un dato particolarmente significativo citato dalla FAO riguarda </span><b>la dipendenza dell’agricoltura dalle foreste oltre i confini nazionali:</b><span style="font-weight: 400;"> in 155 Paesi, </span><b>fino al 40% delle precipitazioni annuali utili all’agricoltura può dipendere da foreste transfrontaliere</b><span style="font-weight: 400;">. Questo significa che la tutela forestale non è soltanto una questione interna ai singoli Stati, ma un tema di sicurezza alimentare globale.</span></p>
<figure id="attachment_153398" aria-describedby="caption-attachment-153398" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-153398" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-senza-titolo-86.jpg" alt="alberi" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153398" class="wp-caption-text">fotograziar/shutterstock</figcaption></figure>
<h3><b>Proteggono il suolo dall’erosione</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Un altro servizio fondamentale riguarda la </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/salute-del-suolo-start-up-abit/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">salute del suolo</span></a><span style="font-weight: 400;">. Le radici degli alberi contribuiscono a stabilizzarlo, riducendo il rischio di erosione causata da piogge intense, vento e ruscellamento. Allo stesso tempo la copertura vegetale aiuta a trattenere sostanza organica e umidità, migliorando le condizioni in cui crescono le colture.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il rapporto richiama esplicitamente il ruolo di foreste e alberi nel </span><b>controllo dell’erosione e nel ciclo dei nutrienti,</b><span style="font-weight: 400;"> due fattori essenziali per </span><b>mantenere nel tempo la fertilità dei terreni agricoli.</b><span style="font-weight: 400;"> In altre parole, proteggere gli alberi significa anche difendere la base fisica della produzione alimentare: il suolo.</span></p>
<h3><b>Favoriscono impollinazione e controllo naturale dei parassiti</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">La presenza di alberi, siepi, fasce riparie e piccoli frammenti forestali nei paesaggi agricoli crea </span><b>habitat</b><span style="font-weight: 400;"> per insetti impollinatori, uccelli e altri organismi utili. È un aspetto spesso meno visibile rispetto alla siccità o al caldo, ma decisivo per molte colture e cruciale per conservare e </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/specie-selvatiche-rischio-biodiversita/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">proteggere la biodiversità</span></a><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La FAO include tra i servizi ecosistemici forniti da foreste e alberi anche l’impollinazione e il </span><b>controllo biologico dei parassiti.</b><span style="font-weight: 400;"> In pratica, un paesaggio agricolo più diversificato può ridurre la fragilità dei sistemi produttivi, sostenendo funzioni naturali che l’agricoltura intensiva tende spesso a semplificare o indebolire.</span></p>
<h3><b>Funzionano come barriere naturali nei campi</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Il rapporto cita anche alcune </span><b>soluzioni concrete</b><span style="font-weight: 400;">: fasce frangivento, buffer ripariali lungo corsi d’acqua e piccoli nuclei forestali inseriti nei paesaggi agricoli. Non si tratta necessariamente di “restituire tutto alla foresta”, ma di i</span><b>ntegrare alberi e coltivazioni in modo strategico.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questi elementi possono proteggere le colture dal vento, ridurre l’erosione, migliorare la gestione dell’acqua e aumentare la resilienza alla variabilità climatica. È qui che il discorso si sposta dalla </span><b>conservazione alla progettazione agricola</b><span style="font-weight: 400;">: gli alberi diventano infrastrutture naturali, da pianificare come parte integrante del sistema produttivo.</span></p>
<h2><b>Riforestare aiuta anche a stabilizzare il clima agricolo</b></h2>
<figure id="attachment_153399" aria-describedby="caption-attachment-153399" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153399" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-senza-titolo-87.jpg" alt="riforestazione" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153399" class="wp-caption-text">Miriam Doerr Martin Frommherz/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Se il ruolo degli alberi nei singoli campi è ormai chiaro, il rapporto FAO spinge l’analisi su una scala più ampia, mostrando</span><b> come le foreste influenzino interi sistemi climatici da cui dipende l’agricoltura</b><span style="font-weight: 400;">. Uno dei punti più rilevanti riguarda proprio</span><b> la relazione tra copertura forestale e temperatura globale.</b><span style="font-weight: 400;"> Secondo il report, il ripristino delle foreste, in particolare nelle aree tropicali, potrebbe contribuire in modo significativo alla </span><b>riduzione delle temperature superficiali e al riequilibrio dei cicli dell’acqua</b><span style="font-weight: 400;">. L’impatto sarebbe sull’assorbimento di CO₂, e su un insieme di processi che incidono direttamente su piogge, umidità e stabilità climatica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per l’agricoltura, questo significa una cosa molto concreta: </span><b>più foreste significano condizioni climatiche più stabili e prevedibili,</b><span style="font-weight: 400;"> un fattore decisivo in un contesto segnato da eventi estremi sempre più frequenti. Il rapporto sottolinea infatti </span><b>come la perdita di copertura forestale contribuisca ad aumentare la vulnerabilità dei sistemi agricoli</b><span style="font-weight: 400;">, accentuando la variabilità delle precipitazioni e intensificando fenomeni come siccità e ondate di calore. Al contrario, il ripristino degli ecosistemi forestali può rafforzare la resilienza dei territori agricoli, riducendo i rischi legati al clima. In questo senso, la riforestazione è strategia di adattamento anche per l’agricoltura.</span></p>
<h2><b>Un cambio di paradigma: integrare foreste e agricoltura</b></h2>
<figure id="attachment_153400" aria-describedby="caption-attachment-153400" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153400" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-senza-titolo-88.jpg" alt="riforestazione" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153400" class="wp-caption-text">Robert Kneschke/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Il messaggio che emerge dal rapporto è chiaro: </span><b>non basta proteggere le foreste o aumentare la produzione agricola separatamente. </b><span style="font-weight: 400;">Serve un approccio integrato, capace di considerare il paesaggio nel suo insieme. La FAO invita esplicitamente a </span><b>superare la divisione tra politiche agricole, forestali, climatiche e idriche,</b><span style="font-weight: 400;"> promuovendo una gestione coordinata dei territori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra le soluzioni citate ci sono</span><b> i sistemi agroforestali, le siepi, le fasce tampone</b><span style="font-weight: 400;"> lungo i corsi d’acqua e la conservazione di aree forestali all’interno o in prossimità dei terreni agricoli. Interventi che non riducono la produttività, ma possono al contrario migliorarla nel medio-lungo periodo. Questo approccio segna</span><b> un cambiamento importante anche dal punto di vista culturale</b><span style="font-weight: 400;">: non si tratta più di scegliere tra produzione e tutela ambientale, ma di riconoscere che le due dimensioni sono strettamente interdipendenti.</span></p>
<h3><b>Perché riguarda anche ciò che arriva nel piatto</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Il legame tra foreste e agricoltura non è solo una questione tecnica o ambientale: riguarda </span><b>direttamente la disponibilità e la qualità del cibo.</b><span style="font-weight: 400;"> Colture più esposte a stress climatico, suoli degradati e perdita di biodiversità si traducono infatti in produzioni meno stabili, con possibili ripercussioni su prezzi e accessibilità. Al contrario, sistemi agricoli più resilienti possono contribuire a garantire una maggiore sicurezza alimentare nel tempo. Per questo, il rapporto FAO invita a </span><b>considerare le foreste come parte integrante delle strategie per il futuro del cibo. </b><span style="font-weight: 400;">Non un elemento esterno, ma una componente essenziale da cui dipende la capacità stessa di produrre.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In un’epoca in cui l’agricoltura è chiamata a produrre di più in condizioni sempre più difficili, il </span><b>rapporto tra alberi e colture torna al centro del dibattito</b><span style="font-weight: 400;">, come base su cui costruire sistemi alimentari più stabili e sostenibili. Proteggere e ripristinare le foreste significa, sempre di più, proteggere il futuro dell’agricoltura. E, di conseguenza, anche quello del cibo che arriva sulle nostre tavole.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza di: maxbelchenko/shutterstock</em></p>
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		<title>Books for Cooks: la libreria di Londra dove le ricette si assaggiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angela Caporale]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 06:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/cucinare-ricette.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="cucinare ricette dei libri" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/cucinare-ricette.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/cucinare-ricette-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/cucinare-ricette-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/cucinare-ricette-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/cucinare-ricette-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>A Notting Hill, Books for Cooks unisce libreria e cucina: ogni giorno ricette dai libri diventano piatti da assaggiare, tra lettura ed esperienza.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/cucinare-ricette.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="cucinare ricette dei libri" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/cucinare-ricette.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/cucinare-ricette-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/cucinare-ricette-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/cucinare-ricette-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/cucinare-ricette-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi non ha mai sfogliato un libro di cucina immaginando il profumo dei piatti, o chiedendosi se quella ricetta avrebbe davvero funzionato? A </span><b>Londra</b><span style="font-weight: 400;">, però, c’è un posto dove questa curiosità trova una risposta immediata. Si chiama </span><b>Books for Cooks</b><span style="font-weight: 400;"> e, nel quartiere di Notting Hill, è una</span><b> libreria molto speciale</b><span style="font-weight: 400;">: qui le ricette non restano sulla carta, ma vengono cucinate ogni giorno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fondata nel 1983, è diventata nel tempo </span><b>un punto di riferimento per appassionati e professionisti.</b><span style="font-weight: 400;"> Sugli scaffali ci sono </span><b>migliaia di titoli dedicati al cib</b><span style="font-weight: 400;">o, provenienti da tutto il mondo. Ma il vero cuore del progetto si trova</span><b> sul retro</b><span style="font-weight: 400;">: una piccola cucina dove ogni giorno vengono preparati piatti tratti proprio dai libri in vendita, poi serviti ai visitatori all’ora di pranzo.</span></p>
<h2><b>Books for Cooks, dove le ricette escono dalle pagine</b></h2>
<figure id="attachment_153391" aria-describedby="caption-attachment-153391" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153391" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/libri-di-cucina.jpg" alt="libri di cucina" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153391" class="wp-caption-text">nadtochiy/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Il meccanismo è semplice ma efficace:</span><b> ogni giorno si sceglie un libro dagli scaffal</b><span style="font-weight: 400;">i, si selezionano alcune ricette e </span><b>si prepara un menù unico</b><span style="font-weight: 400;">, servito a pranzo fino a esaurimento. Può essere una zuppa speziata, un piatto della tradizione mediterranea o una preparazione internazionale meno conosciuta: </span><b>non c’è una carta da consultare</b><span style="font-weight: 400;">, ma una proposta da scoprire, spesso indicata come “la ricetta del giorno”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La cucina, piccola e a vista, è il cuore pulsante della libreria. Si mangia seduti a tavoli condivisi, in un’</span><b>atmosfera informale e raccolta</b><span style="font-weight: 400;">, più simile a quella di una casa che a quella di un ristorante. Non è un luogo costruito per il turismo veloce, ma una piccola scoperta per chi ama perdersi tra le vie di Notting Hill e inciampare in indirizzi fuori dai circuiti più battuti. Qui è facile ritrovarsi a </span><b>commentare un piatto</b><span style="font-weight: 400;">, chiedere</span><b> informazioni su un libro</b><span style="font-weight: 400;"> o semplicemente osservare il lavoro ai fornelli a pochi passi dagli scaffali. Un modo diretto per </span><b>“leggere” un ricettario</b><span style="font-weight: 400;">, che diventa esperienza conviviale e gustosa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In fondo, è lo stesso desiderio che spinge</span><b> molti appassionati a replicare a casa i piatti visti sullo schermo o letti tra le pagine di una storia</b><span style="font-weight: 400;">. Non è un caso che negli ultimi anni si siano diffusi sempre più volumi capaci di trasformare l’immaginario in cucina, come abbiamo raccontato parlando dei </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/ricettari-serie-tv-e-film/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">ricettari ispirati a serie tv e film.</span></a></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Books for Cooks aggiunge però un elemento in più: qui non serve mettersi ai fornelli, perché è la libreria stessa a fare da tramite tra pagina e piatto, accorciando la distanza tra leggere e assaggiare, e trasformando una semplice visita in </span><b>un’esperienza da ricordare.</b></p>
<h3><b>Una storia nata controcorrente</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Entrare oggi da Books for Cooks e sentirne i profumi può sembrare naturale, quasi inevitabile. Eppure, </span><b>quando la libreria aprì nel 1983, l’idea era tutt’altro che scontata</b><span style="font-weight: 400;">. La fondatrice, </span><b>Heidi Lascelles, non era né una cuoca professionista né una libraia</b><span style="font-weight: 400;">: aveva lavorato come infermiera, maturando </span><b>la convinzione che il cibo fosse parte essenziale del benessere</b><span style="font-weight: 400;">, e aveva notato quanto poco spazio fosse dedicato ai ricettari nelle librerie londinesi, spesso relegati in angoli polverosi e poco curati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Decise così di aprire un </span><b>negozio interamente dedicato ai libri di cucina</b><span style="font-weight: 400;">, in un momento in cui la gastronomia britannica non godeva certo della reputazione internazionale di oggi. L’obiettivo era ambizioso: raccogliere il maggior numero possibile di titoli da tutto il mondo e rendere la libreria un punto di riferimento per appassionati e professionisti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La </span><b>svolta </b><span style="font-weight: 400;">arrivò con il trasferimento in uno spazio più grande e </span><b>l’introduzione della cucina sul retro</b><span style="font-weight: 400;">: una “test kitchen” pensata per mettere alla prova le ricette e dare vita ai libri sugli scaffali. Un’intuizione che ancora oggi rappresenta il cuore del progetto. Non a caso, come raccontano gli </span><b>attuali proprietari, Rosie Kindersley ed Eric Treuille</b><span style="font-weight: 400;">, è proprio qui che </span><b>la libreria trova la sua identità:</b><span style="font-weight: 400;"> non solo un luogo dove sfogliare libri, ma uno spazio dove il cibo viene cucinato e assaggiato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel tempo, attorno a quei fornelli si è costruita una</span><b> piccola comunità di appassionati e professionisti.</b><span style="font-weight: 400;"> Tra i primi cuochi della test kitchen c’è stata Annie Bell, oggi affermata autrice di libri di cucina, mentre tra i frequentatori più assidui si ricorda Clarissa Dickson Wright, figura che ha contributo a rendere la libreria un punto di riferimento internazionale. Oggi, a distanza di oltre quarant’anni, Books for Cooks continua a portare avanti la stessa idea:</span><b> trasformare i libri di cucina in esperienze reali,</b><span style="font-weight: 400;"> mantenendo intatto quello spirito curioso e, in fondo, controcorrente con cui tutto è iniziato.</span></p>
<figure id="attachment_153392" aria-describedby="caption-attachment-153392" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153392" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/05/books-for-cook.jpg" alt="books for cook" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153392" class="wp-caption-text">QinJin/shutterstock</figcaption></figure>
<h2><b>Libri di cucina: molto più che manuali</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Sfogliando gli scaffali di Books for Cooks, è facile rendersi conto di </span><b>quanto il mondo dei libri di cucina sia ampio e variegato</b><span style="font-weight: 400;">: si va dai manuali tecnici ai saggi, dai memoir ai ricettari tematici. E sempre più spesso questi volumi raccontano storie, oltre a insegnare ricette. Non sorprende, quindi, che</span><b> i </b><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/libri-sul-cibo/" target="_blank" rel="noopener"><b>libri sul cibo</b></a><b> continuino ad affascinare un pubblico trasversale</b><span style="font-weight: 400;">, proprio perché capaci di unire pratica e narrazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo senso, l’esperienza della libreria londinese rende evidente qualcosa che spesso diamo per scontato: </span><b>ogni ricetta è anche un racconto. </b><span style="font-weight: 400;">Parla di territori, abitudini, migrazioni, identità. E quando viene cucinata, quel racconto prende forma in modo immediato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si tratta di un meccanismo che, in modo diverso, ritroviamo anche nella </span><b>letteratura e nel </b><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/ricette-film/" target="_blank" rel="noopener"><b>cinema</b></a><span style="font-weight: 400;">, dove il cibo diventa elemento narrativo potentissimo, capace di costruire immaginari e suggestioni.</span></p>
<h2><b>Londra, città da leggere (e da mangiare)</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Non è un caso che un progetto del genere sia nato proprio a Londra. La capitale britannica è da tempo </span><b>uno dei luoghi più dinamici in Europa dal punto di vista gastronomico</b><span style="font-weight: 400;">, un crocevia di culture che si riflette anche a tavola. Dai piatti tipici alle contaminazioni internazionali, fino alle nuove tendenze urbane, </span><b>la città offre infinite possibilità per chi vuole esplorarla attraverso il cibo</b><span style="font-weight: 400;">. Per chi è in visita, ad esempio, può essere interessante partire da una guida su </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/cosa-mangiare-a-londra/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">cosa mangiare a Londra</span></a><span style="font-weight: 400;">, per orientarsi tra tradizione e nuove influenze.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Allo stesso tempo, Londra è anche </span><b>la città dei mercat</b><span style="font-weight: 400;">i, diventati negli anni veri e propri spazi di aggregazione e sperimentazione gastronomica. Non solo luoghi dove mangiare, ma contesti culturali in cui scoprire storie e prodotti, come raccontiamo nell’approfondimento su </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/dove-mangiare-a-londra-market/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">dove mangiare nei mercati di Londra</span></a><span style="font-weight: 400;">. In questo scenario, Books for Cooks si inserisce perfettamente: </span><b>un luogo ibrido</b><span style="font-weight: 400;">, dove il cibo diventa conoscenza e la lettura si trasforma in esperienza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In un’epoca in cui le ricette scorrono veloci sugli schermi degli smartphone e </span><b>la cucina si trasforma sempre più spesso in contenuto rapido da consumare</b><span style="font-weight: 400;">, esperienze come quella di Notting Hill riportano l’attenzione su un </span><b>approccio più lento e consapevole</b><span style="font-weight: 400;">. Sedersi, assaggiare un piatto nato da un libro, magari sfogliarlo subito dopo: è un gesto semplice, ma significativo. Restituisce al cibo la sua dimensione culturale e al ricettario il suo valore originario.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché, in fondo, cucinare e leggere hanno qualcosa in comune: </span><b>entrambi richiedono tempo, curiosità e attenzione.</b><span style="font-weight: 400;"> E, soprattutto, entrambi diventano davvero </span><b>interessanti quando si condividono</b><span style="font-weight: 400;">. Tu cosa ne pensi?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza di: Pixel-Shot/shutterstock</em></p>
<div class='read-this'><h4 class='read-this__title'>Leggi anche</h4><div class='read-this__list-wrapper'><span class='read-this__category'>Attualità</span><ul class='read-this__list'><li><a href='https://www.ilgiornaledelcibo.it/ricettari-serie-tv-e-film/'>Le ricette dei film e delle serie tv “fatte in casa”: tutti i libri di cucina</a></li></ul></div></div>
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		<title>Cortisolo alto: quando lo stress incide sul metabolismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Portuese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mangiare sano]]></category>
		<category><![CDATA[cortisolo]]></category>
		<category><![CDATA[cortisolo alto]]></category>
		<category><![CDATA[ormone dello stress]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cortisol-food.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="cibi che fanno bene alla regolazione del cortisolo" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cortisol-food.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cortisol-food-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cortisol-food-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cortisol-food-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cortisol-food-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Dallo stress cronico ai segnali del corpo: come il cortisolo influisce su peso, sonno e appetito e quali abitudini aiutano a ritrovare equilibrio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/cortisolo-alto-e-stress/">Cortisolo alto: quando lo stress incide sul metabolismo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cortisol-food.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="cibi che fanno bene alla regolazione del cortisolo" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cortisol-food.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cortisol-food-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cortisol-food-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cortisol-food-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cortisol-food-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni il </span><b>cortisolo</b><span style="font-weight: 400;"> è diventato uno dei principali “imputati” quando si parla di aumento di peso e disturbi legati allo stress. Sempre più spesso viene chiamato in causa per spiegare difficoltà nel dimagrimento, accumulo di grasso addominale o una sensazione costante di stanchezza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma cosa significa davvero avere il cortisolo alto? E soprattutto: l’alimentazione può aiutarci a riequilibrarlo? Scopriamolo insieme.</span></p>
<h2><b>Cortisolo: l’ormone dello stress (ma non solo)</b></h2>
<figure id="attachment_153366" aria-describedby="caption-attachment-153366" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153366" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cortisolo-alto.jpg" alt="cortisolo alto, ormone dello stress" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153366" class="wp-caption-text">Vladi108/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Il cortisolo è un ormone prodotto dalle </span><b>ghiandole surrenali</b><span style="font-weight: 400;">, fondamentale per la nostra sopravvivenza. Entra in gioco in risposta a uno stimolo ben preciso: lo stress. Aumenta la disponibilità di energia, migliora la prontezza mentale: in sintesi, aiuta l’organismo a reagire. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Definirlo “l’ormone dello stress” è, però, riduttivo. Il cortisolo, infatti, è coinvolto in numerosi processi essenziali per il corretto funzionamento dell’organismo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra le sue funzioni principali:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">regola il metabolismo di zuccheri, grassi e proteine </span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">contribuisce controllo della pressione arteriosa </span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">modula la risposta infiammatoria </span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">aiuta l’organismo a reagire e ad adattarsi agli stimoli esterni </span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">In condizioni fisiologiche, il cortisolo segue un </span><b>ritmo circadiano</b><span style="font-weight: 400;">: è più alto al mattino, per favorire il risveglio, e diminuisce gradualmente durante la giornata, fino a raggiungere i livelli più bassi durante la notte, conciliando il sonno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il problema, quindi, non è il cortisolo in sé, ma la sua </span><b>attivazione continua e prolungata</b><span style="font-weight: 400;">. Infatti, quando lo stress diventa cronico a causa di lavoro, ritmi frenetici, preoccupazioni, ma anche diete troppo restrittive, il cortisolo resta elevato più a lungo del necessario e il corpo entra in uno stato di “allerta permanente”, con ripercussioni su energia, appetito, sonno e peso corporeo.</span></p>
<h2><b>Cortisolo alto: come riconoscere i sintomi</b></h2>
<figure id="attachment_153367" aria-describedby="caption-attachment-153367" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153367" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/donna-assonnata.jpg" alt="donna assonnata con cortisolo alto" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153367" class="wp-caption-text">Nicoleta Ionescu/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Il </span><b>cortisolo alto</b><span style="font-weight: 400;"> stimola la produzione di glucosio e può favorire insulino-resistenza, creando un terreno fertile per squilibri metabolici. Quando i livelli di cortisolo rimangono elevati nel tempo, possono comparire diversi segnali, spesso sottovalutati. Tra i sintomi più comuni:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">difficoltà a perdere peso e aumento del grasso addominale </span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">aumento della fame e desiderio di zuccheri </span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">stanchezza persistente, soprattutto al risveglio </span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">disturbi del sonno, come difficoltà ad addormentarsi e risvegli notturni</span></li>
</ul>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">irritabilità e difficoltà di concentrazione</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel lungo periodo, livelli elevati di cortisolo possono influenzare negativamente non solo il metabolismo, ma anche il sistema immunitario e le condizioni di salute generale. </span></p>
<h2><b>Alimentazione e cortisolo: un equilibrio possibile</b></h2>
<figure id="attachment_153368" aria-describedby="caption-attachment-153368" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153368" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cibo-per-il-cortisolo.jpg" alt="cibi che regolano il cortisolo" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153368" class="wp-caption-text">Danijela Maksimovic/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">L’alimentazione gioca un ruolo chiave nella regolazione del cortisolo, sia in modo diretto sia indiretto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Abitudini come saltare i pasti, seguire diete troppo restrittive o consumare frequentemente zuccheri semplici possono contribuire ad aumentare lo stress metabolico e, di conseguenza, il cortisolo. Al contrario, un’alimentazione equilibrata aiuta a stabilizzare la glicemia e a ridurre gli stimoli che mantengono attivo l’asse dello stress. Anche se </span><b>non esiste una dieta per abbassare il cortisolo</b><span style="font-weight: 400;"> alcune abitudini alimentari possono aiutare a modulare la risposta allo stress e a sostenere l’equilibrio dell’organismo.</span></p>
<h3><b>Regolarità prima di tutto</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Saltare i pasti, in particolare la colazione, è uno degli errori più comuni. Il corpo interpreta il </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/dieta-e-digiuno/" target="_blank" rel="noopener"><b>digiuno prolungato</b></a><span style="font-weight: 400;"> come una condizione di stress, e questo può contribuire a mantenere elevati i livelli di cortisolo.</span><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È quindi fondamentale </span><span style="font-weight: 400;">mantenere una routine alimentare regolare distribuendo i tre pasti principali nell’arco della giornata e, se necessario, uno spuntino. I digiuni prolungati andrebbero evitati se non sotto la guida di un professionista.</span></p>
<h3><b>Attenzione agli zuccheri semplici</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Dolci, snack confezionati, bevande zuccherate provocano rapidi picchi glicemici seguiti da cali improvvisi. Questi sbalzi continui generano uno stress metabolico che può contribuire a mantenere alto il cortisolo. Meglio prediligere carboidrati complessi come cereali integrali e legumi, sempre associati a proteine e grassi buoni, aiuta a </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/dieta-glicemia/" target="_blank" rel="noopener"><b>mantenere stabile la glicemia</b></a><span style="font-weight: 400;"> e quindi anche i livelli di energia durante la giornata.</span></p>
<h3><b>Caffè: sì, ma con moderazione</b></h3>
<figure id="attachment_153364" aria-describedby="caption-attachment-153364" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153364" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/caffe.jpg" alt="donna che beve caffè" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153364" class="wp-caption-text">KaterynaUKR/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Il caffè è spesso il primo alleato nelle giornate intense, ma un consumo eccessivo, soprattutto a stomaco vuoto, può stimolare ulteriormente la produzione di cortisolo. Può essere utile limitarne l’assunzione , soprattutto nel pomeriggio, valutando alternative come tè verde o </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/tisane-rilassanti-benefici-e-ricette/" target="_blank" rel="noopener"><b>tisane</b></a><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><b>Alleati del sistema nervoso</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alcuni micronutrienti supportano il sistema nervoso e la risposta allo stress:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>magnesio</b><span style="font-weight: 400;">, nella frutta secca, cacao amaro, verdure a foglia verde; </span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>vitamine del gruppo B</b><span style="font-weight: 400;">, contenute in cereali integrali, legumi, uova; </span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>omega-3</b><span style="font-weight: 400;">, tra i </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/grassi-buoni-quali-sono/" target="_blank" rel="noopener"><b>grassi buoni</b></a><span style="font-weight: 400;">  presenti nel pesce azzurro, nei semi di lino e nelle noci;</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Una dieta varia ed equilibrata è generalmente sufficiente a garantire un apporto adeguato di questi nutrienti, senza necessità di integrazione.</span></p>
<figure id="attachment_153365" aria-describedby="caption-attachment-153365" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153365" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/salmone.jpg" alt="salmone, ricco di omega3" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153365" class="wp-caption-text">Foodgraphy39/shutterstock</figcaption></figure>
<h2><b>Cortisolo alto e stile di vita</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">L’alimentazione, da sola, non basta: non è solo questione di cosa portiamo a tavola, ma anche di </span><b>come mangiamo</b><span style="font-weight: 400;">. Consumare i pasti velocemente, magari davanti a uno schermo, può interferire con i segnali di fame e sazietà. Quello che dovrebbe essere un momento di ristoro, rischia di trasformarsi in una ulteriore fonte di stress, Concedersi una pausa, sedersi  a tavola e masticare con calma significa inviare al corpo un segnale di rilassamento, contribuendo a ridurre il cortisolo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’alimentazione, però, è solo uno dei fattori coinvolti. Anche altri aspetti della vita quotidiana possono incidere sui livelli di cortisolo:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>sonno</b><span style="font-weight: 400;">: dormire poco o male può aumentarne i livelli </span></li>
</ul>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>attività fisica</b><span style="font-weight: 400;">: utile, ma se eccessiva o se svolta nelle ore serali può diventare un ulteriore stress </span></li>
</ul>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>ritmi quotidiani</b><span style="font-weight: 400;">: l’assenza di pause e momenti di recupero incide sull’equilibrio ormonale </span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo senso, anche una dieta ottimale può essere inefficace se inserita in una routine complessivamente stressante. </span></p>
<h2><b>Cortisolo: un segnale da non sottovalutare </b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Il cortisolo non è un nemico da eliminare, ma un indicatore da ascoltare. Livelli elevati nel tempo segnalano la necessità di riequilibrare abitudini e stile di vita. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’alimentazione può diventare uno strumento prezioso, non per “abbassarlo” in modo diretto, ma per </span><b>garantire all’organismo stabilità</b><span style="font-weight: 400;"> glicemica, energetica e anche emotiva. In questo senso, una dieta regolare varia e bilanciata, insieme a una maggiore attenzione alla qualità del tempo che dedichiamo ai pasti e al recupero psicofisico, può rappresentare un valido supporto per favorire il benessere generale e una migliore gestione dello stress.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza di: Danijela Maksimovic/shutterstock</em></p>
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		<title>Vino: crescono i mercati, cambiano i consumi (e le sfide)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angela Caporale]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 06:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[vino a tavola]]></category>
		<category><![CDATA[mercato dei vini]]></category>
		<category><![CDATA[vino e salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="850" height="510" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/vini-.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="vini" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/vini-.jpg.webp 850w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/vini--300x180.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/vini--768x461.jpg.webp 768w" sizes="(max-width: 850px) 100vw, 850px" /></div>
<p>Mercati emergenti, consumi che cambiano e nuove sfide salutistiche: il vino cerca equilibrio tra export, ristorazione, turismo e sostenibilità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="850" height="510" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/vini-.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="vini" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/vini-.jpg.webp 850w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/vini--300x180.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/vini--768x461.jpg.webp 768w" sizes="(max-width: 850px) 100vw, 850px" /></div>
<p><span style="font-weight: 400;">Da una parte nuovi e sorprendenti mercati, ricavi alti e consumatori sempre più specializzati. Dall’altra, però, timori per gli sviluppi futuri, sensibilità diverse sul tema della salute e un dato, quello legato alla ristorazione,  in flessione. Il</span><b> settore del vino</b><span style="font-weight: 400;"> attraversa quindi una fase di </span><b>incertezza</b><span style="font-weight: 400;">, segnata da cambiamenti profondi e dalla necessità di individuare traiettorie di sviluppo solide. Un comparto</span><b> cruciale per l’economia italiana</b><span style="font-weight: 400;"> che racconta un’intera filiera: dalla vigna all’esportazione, dall’imbottigliamento fino al calice servito al ristorante. Proprio dall’ultimo Vinitaly di Verona arrivano però segnali che meritano attenzione.</span></p>
<h2><b>Meno compratori, più timori: come cambia il rapporto con il vino?</b></h2>
<figure id="attachment_153341" aria-describedby="caption-attachment-153341" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153341" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/spumante-.jpg" alt="spumante" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153341" class="wp-caption-text">barmalini/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">L’ultima edizione di Vinitaly, la cinquantottesima, ha registrato </span><b>quattromila aziende presenti e novantamila visitatori complessivi,</b><span style="font-weight: 400;"> di cui oltre un quarto dall’estero. Un dato leggermente in calo rispetto alle edizioni passate, soprattutto per quanto riguarda i buyer internazionali. Come ha sottolineato Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, “il risultato raggiunto assume un valore significativo in un contesto internazionale complesso, segnato da </span><b>dinamiche geopolitiche </b><span style="font-weight: 400;">che incidono sulla mobilità degli operatori”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo scenario,</span><b> il rallentamento di mercati come quello degli Emirati Arabi</b><span style="font-weight: 400;">, spesso legati a una domanda di fascia alta, contribuisce a ridefinire gli equilibri. Allo stesso tempo, </span><b>emergono segnali</b><span style="font-weight: 400;"> interessanti da aree in crescita ma meno centrali nel panorama tradizionale: Tanzania, Nigeria, Angola, ma anche Giappone e Vietnam, oltre a Brasile, Corea del Sud, Repubbliche Baltiche e Singapore. Restano comunque punti di riferimento i mercati consolidati, come Germania, Nord America e Nord Europa.</span></p>
<h2><b>Vino a tavola, un must (in difficoltà)</b></h2>
<figure id="attachment_153342" aria-describedby="caption-attachment-153342" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153342" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cantina.jpg" alt="bottiglie di vino e calici in un'enoteca" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153342" class="wp-caption-text">il21/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Da Vinitaly è emerso anche un altro elemento rilevante, questa volta legato al consumo a tavola. Durante la manifestazione, infatti, è stata presentata </span><b>l’indagine dell’Osservatorio Fipe-Uiv “Vino e Ristorazione”</b><span style="font-weight: 400;">, la prima dedicata a questo binomio. Il valore dei consumi di vino nei ristoranti, trattorie, pizzerie e wine bar, l’intera galassia della ristorazione, raggiunge i </span><b>dodici miliardi di euro</b><span style="font-weight: 400;">, pari a circa un quinto del settore, stimato in sessanta miliardi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un dato che conferma la centralità del vino sulle tavole degli italiani, ma che, letto più in profondità, restituisce anche un quadro in evoluzione: mentre </span><b>bianchi e spumanti mantengono una buona tenuta</b><span style="font-weight: 400;">, i rossi e le tipologie più strutturate registrano una contrazione. Un segnale che sembra riflettere</span><b> cambiamenti nelle abitudini di consumo</b><span style="font-weight: 400;">, sempre più orientate verso scelte leggere e consapevoli.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dall’indagine emerge inoltre un altro aspetto significativo: in oltre la metà dei casi, la</span><b> carta dei vini</b><span style="font-weight: 400;">, quando presente, viene </span><b>aggiornata meno di una volta all’anno.</b><span style="font-weight: 400;"> A questo si aggiunge una f</span><b>ormazione del personale spesso limitat</b><span style="font-weight: 400;">a: in circa un terzo dei locali non si registra alcuna attività formativa, mentre chi si aggiorna lo fa prevalentemente attraverso agenti o distributori. In un contesto in cui il consumatore è sempre più informato e curioso, la qualità dell’informazione diventa un elemento decisivo.</span></p>
<h2><b>Vino e salute, la lente d’ingrandimento</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Un tema che richiede attenzione è anche quello della comunicazione, soprattutto quando rischia di semplificare eccessivamente questioni complesse. È il caso del </span><b>rapporto tra vino e salute</b><span style="font-weight: 400;">, sempre più al centro del dibattito pubblico, spesso sovrapposto a quello, più ampio,  sul consumo di alcol.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni si è fatta strada con maggiore chiarezza la distinzione tra abuso e consumo moderato, ribadita anche in sede internazionale. Una differenza non solo terminologica, ma sostanziale, che richiama la</span><b> necessità di un approccio più consapevole</b><span style="font-weight: 400;">. Il confronto si è esteso fino alle istituzioni europee: nel 2025 anche</span><b> l’ONU ha introdotto esplicitamente il riferimento al “consumo moderato”,</b><span style="font-weight: 400;"> mentre a livello comunitario si discute di etichettatura e avvertenze sanitarie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo una prima bozza normativa, le etichette del vino potrebbero includere indicazioni più incisive, lasciando agli Stati membri la possibilità di intervenire. “Colpisce che si torni a mettere in discussione un equilibrio già raggiunto a livello europeo”, ha osservato il presidente dell’Unione Italiana Vini Lamberto Frescobaldi, “ignorando il voto del Parlamento europeo e le indicazioni delle Nazioni Unite”. Un dibattito che resta aperto e che chiama in causa non solo il settore produttivo, ma anche il modo in cui si costruisce l’informazione.</span></p>
<h2><b>Quali opportunità per il futuro? Consumo consapevole ed enoturismo</b></h2>
<figure id="attachment_153343" aria-describedby="caption-attachment-153343" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153343" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/strade-del-vino.jpg" alt="strade del vino" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153343" class="wp-caption-text">aBSicht/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra instabilità internazionale, nuove sensibilità legate alla salute e cambiamento climatico, il settore vitivinicolo si confronta con </span><b>sfide complesse</b><span style="font-weight: 400;">. Eppure, accanto alle criticità, emergono anche possibili direzioni di sviluppo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una delle più rilevanti è il </span><b>legame con il turismo</b><span style="font-weight: 400;">. Secondo l’Associazione Consorzi del vino della Lombardia, </span><b>cresce il numero di italiani che scelgono di visitare i produttori durante i propri viaggi: </b><span style="font-weight: 400;">un fenomeno che, più in generale, coinvolge il 77% di chi svolge attività turistiche nel corso dell’anno. Non si tratta solo di esperienze in cantina, ma anche della possibilità di acquistare vini direttamente dal produttore, spesso in contesti di piccole realtà a conduzione familiare. In questa prospettiva si inserisce anche il progetto delle</span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/le-strade-del-vino-in-italia/" target="_blank" rel="noopener"> <b>Strade del Vino in Italia</b></a><span style="font-weight: 400;">, che intreccia turismo slow ed enogastronomia, valorizzando territori e produzioni locali. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Accanto al turismo, un’altra leva è rappresentata dalla </span><b>ricerca e dalla specializzazione:</b><span style="font-weight: 400;"> la transizione agroecologica e </span><b>l’attenzione crescente verso </b><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/slow-wine-e-sana-2026/" target="_blank" rel="noopener"><b>vini biologici e naturali</b></a><span style="font-weight: 400;">, contribuiscono a orientare il mercato verso modelli più sostenibili e consapevoli.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una direzione che il settore sta già iniziando a esplorare, tra nuove geografie del consumo e rinnovate modalità di racconto del vino.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Immagine in evidenza di: barmalini/shutterstock</em></strong></p>
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		<title>Congelare e scongelare senza rischi: guida pratica per evitare contaminazioni da microplastiche</title>
		<link>https://www.ilgiornaledelcibo.it/dove-congelare-e-scongelare-gli-alimenti-evitando-le-microplastiche/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Angela Osti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 06:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mangiare sano]]></category>
		<category><![CDATA[come scongelare i cibi]]></category>
		<category><![CDATA[come congelare i cibi]]></category>
		<category><![CDATA[congelare in modo sicuro]]></category>
		<category><![CDATA[scongelare in modo sicuro]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/verdure-congelate.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="minestrone congelato in un contenitore di vetro" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/verdure-congelate.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/verdure-congelate-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/verdure-congelate-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/verdure-congelate-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/verdure-congelate-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Freezer e microonde senza rischi: guida pratica per congelare cibi cotti, scongelarli correttamente ed evitare contaminazioni da microplastiche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/dove-congelare-e-scongelare-gli-alimenti-evitando-le-microplastiche/">Congelare e scongelare senza rischi: guida pratica per evitare contaminazioni da microplastiche</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/verdure-congelate.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="minestrone congelato in un contenitore di vetro" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/verdure-congelate.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/verdure-congelate-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/verdure-congelate-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/verdure-congelate-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/verdure-congelate-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p><span style="font-weight: 400;">Congelare alimenti già cotti è una delle strategie più intelligenti per ridurre gli sprechi, organizzare meglio i pasti settimanali e avere sempre una soluzione pronta in cucina. Soprattutto oggi, quando il tempo per pensare a cosa preparare la sera spesso scarseggia e si rientra a casa stanchi dal lavoro. Ecco che </span><b>conservare correttamente i cibi nel freezer</b><span style="font-weight: 400;"> e</span><b> scongelarli nel modo giusto</b><span style="font-weight: 400;"> diventa il nostro alleato più importante quando ci mettiamo ai fornelli, fondamentale non solo per la sicurezza alimentare ma anche per limitare l’esposizione alle microplastiche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il passaggio freezer-microonde può diventare critico se si scelgono contenitori sbagliati o se si adottano abitudini scorrette. In questo articolo vedremo passo dopo passo come e dove congelare &#8211; e successivamente scongelare &#8211; gli alimenti già cotti in modo sicuro preservando gusto, consistenza e valori nutrizionali.</span></p>
<h2><b>I materiali migliori per congelare in modo sicuro </b></h2>
<figure id="attachment_153351" aria-describedby="caption-attachment-153351" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153351" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/contenitori-di-vetro.jpg" alt="contenitori di vetro" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153351" class="wp-caption-text">New Africa/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Le </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/microplastiche-nei-vegetali/" target="_blank" rel="noopener"><b>microplastiche</b></a><span style="font-weight: 400;"> sono particelle microscopiche che possono derivare dalla degradazione di contenitori, pellicole o imballaggi non adatti alle alte o basse temperature. Quando un contenitore in plastica non certificato passa dal freezer al microonde, gli sbalzi termici possono favorire il</span><b> rilascio di sostanze indesiderate negli alimenti</b><span style="font-weight: 400;">. Per questo motivo, la scelta del materiale è il primo vero gesto di prevenzione. Il cibo deve essere protetto dall’aria, dall’umidità e dalle cosiddette “scottature da freddo”, che compromettono consistenza e sapore. Ma quali sono i materiali più consigliati per la conservazione degli alimenti? Vediamoli qui di seguito:</span></p>
<ol>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Vetro temperato o borosilicato.</b><span style="font-weight: 400;"> È una delle soluzioni migliori perché non assorbe odori, non rilascia sostanze e resiste bene agli sbalzi termici. Perfetto per zuppe, legumi, sughi e piatti umidi. </span><b>Fate attenzione però che il vetro sia temperato.</b><span style="font-weight: 400;"> Il vetro comune infatti può rompersi facilmente a basse temperature.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Acciaio inox.</b><span style="font-weight: 400;"> Robusto, durevole e completamente privo di plastica, è ideale per carni cotte, lasagne e porzioni abbondanti.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Sacchetti gelo certificati</b><span style="font-weight: 400;"> (HDPE o polietilene). Sono pratici e occupano poco spazio. Devono però essere specifici per congelamento e privi di BPA.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Vaschette in alluminio.</b><span style="font-weight: 400;"> Utili per alimenti già cotti da consumare in tempi brevi, ma meno adatte per cibi molto acidi o particolarmente salati.</span></li>
</ol>
<p><span style="font-weight: 400;">Da evitare invece:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">contenitori monouso riutilizzati;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">bicchieri di plastica;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">carta oleata e cartone;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">vetro non temperato;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/i-taglieri-di-plastica-fanno-male/" target="_blank" rel="noopener"><b>plastica non certificata</b></a><span style="font-weight: 400;"> per freezer e microonde;</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Un dettaglio importante da non sottovalutare: i liquidi aumentano di volume di circa il 10% durante il congelamento, quindi bisogna sempre lasciare un piccolo spazio libero nel contenitore.</span></p>
<h2><b>Come congelare correttamente gli alimenti già cotti</b></h2>
<figure id="attachment_153352" aria-describedby="caption-attachment-153352" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153352" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cibo-riscaldato.jpg" alt="cibo riscaldato in microonde" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153352" class="wp-caption-text">New Africa/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Per congelare in sicurezza, il freezer domestico deve mantenere una temperatura costante compresa tra </span><b>-18°C</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>-20°C</b><span style="font-weight: 400;">. Questo intervallo consente una conservazione efficace e limita il deterioramento degli alimenti. Prima di riporre il cibo in freezer è importante:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">lasciarlo raffreddare completamente;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">dividerlo in piccole porzioni;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">utilizzare contenitori adatti e perfettamente chiusi;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">etichettare sempre con data e contenuto;</span></li>
</ul>
<p><b>Congelare in porzioni aiuta a scongelare solo ciò che serve davvero</b><span style="font-weight: 400;">, </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/app-spreco-alimentare/" target="_blank" rel="noopener"><b>evitando sprechi</b></a><span style="font-weight: 400;"> e soprattutto il ricongelamento di un alimento già scongelato, pratica fortemente sconsigliata. Per zuppe, sughi, minestre e stufati, anche piccoli contenitori o stampi monoporzione possono essere una soluzione molto pratica.</span></p>
<p><b>Anche la </b><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/conservare-gli-alimenti-in-freezer/" target="_blank" rel="noopener"><b>posizione nel freezer</b></a><b> conta. </b><span style="font-weight: 400;">I ripiani centrali sono generalmente i più adatti perché garantiscono una temperatura più stabile rispetto allo sportello, dove le aperture frequenti causano sbalzi termici. Una buona organizzazione prevede:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">alimenti più recenti dietro;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">quelli da consumare prima davanti;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">etichette ben leggibili e resistenti al freddo.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">In media, i cibi già cotti andrebbero consumati entro 2-3 mesi per mantenere una qualità ottimale.</span></p>
<h2><b>Come scongelare il cibo evitando le microplastiche</b></h2>
<figure id="attachment_153353" aria-describedby="caption-attachment-153353" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153353" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/carne-scongelata.jpg" alt="bistecca scongelata al microonde" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153353" class="wp-caption-text">Ju Jae-young/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Il metodo più sicuro resta sempre lo </span><b>scongelamento in frigorifero</b><span style="font-weight: 400;">. Bisogna trasferire il cibo </span><b>dal freezer al frigorifero circa 24 ore prima del consumo</b><span style="font-weight: 400;">, preferibilmente nel ripiano più basso, mantenendo una temperatura sotto i 4-5°C. Questo rallenta la proliferazione batterica e protegge la sicurezza igienica. Per carne e pesce è importante evitare che il liquido di scongelamento entri in contatto con altri alimenti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando si ha poco tempo, </span><b>il microonde è un’ottima alternativa</b><span style="font-weight: 400;">, purché venga usato correttamente. La regola principale è </span><b>mai scongelare o riscaldare alimenti in plastica non certificata.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le opzioni migliori sono:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">contenitori in vetro;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">piatti in ceramica;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">coperchi in silicone alimentare certificato;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">carta forno al posto della pellicola;</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Bisogna </span><b>utilizzare sempre la funzione “defrost”</b><span style="font-weight: 400;">, che lavora a bassa potenza e permette uno scongelamento più uniforme, senza cuocere superficialmente il cibo e senza alterarne la struttura. Una volta scongelato nel microonde, </span><b>il cibo va cotto o consumato immediatamente</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<h2><b>Dal freezer al microonde senza rischi</b></h2>
<figure id="attachment_153354" aria-describedby="caption-attachment-153354" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153354" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/scongelare-patate.jpg" alt="scongelare direttamente nel microonde" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153354" class="wp-caption-text">Elena Uve/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Proprio nel passaggio dal freezer al microonde si nasconde un aspetto spesso sottovalutato: </span><b>la scelta del contenitore</b><span style="font-weight: 400;">. Se l’obiettivo è congelare alimenti già cotti e poi scongelarli direttamente in microonde, evitando il trasferimento del cibo da un contenitore all’altro e il rilascio di microplastiche durante lo scongelamento, il materiale migliore resta senza dubbio il </span><b>vetro temperato</b><span style="font-weight: 400;"> o </span><b>borosilicato</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo tipo di vetro è progettato per resistere agli sbalzi termici, non assorbe odori, non si macchia e soprattutto </span><b>non rilascia particelle o sostanze indesiderate durante il riscaldamento</b><span style="font-weight: 400;">. A differenza di molti contenitori in plastica &#8211; anche se certificati per uso alimentare &#8211; il vetro non subisce degradazioni legate al tempo, ai graffi o alle alte temperature del microonde.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per chi ha poco tempo a disposizione, utilizzare contenitori in vetro con coperchio ermetico permette di preparare porzioni pronte all’uso: si cucina, si lascia raffreddare, si conserva direttamente in freezer e, al momento del bisogno, si passa il contenitore in microonde utilizzando la funzione “defrost” o un riscaldamento graduale.</span><b> È importante però togliere sempre il coperchio se contiene parti plastiche non adatte al microonde</b><span style="font-weight: 400;">, oppure sostituirlo con un coperchio in silicone alimentare certificato o con un semplice piatto in ceramica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche il vetro richiede una piccola attenzione: </span><b>prima di inserirlo nel microonde, è consigliabile lasciarlo riposare a temperatura ambiente</b><span style="font-weight: 400;">, semplicemente sul piano della cucina, per circa una decina di minuti dopo averlo tolto dal freezer. </span><b>Questo breve passaggio aiuta a ridurre lo shock termico</b><span style="font-weight: 400;">, evitando possibili crepe o rotture causate dal passaggio troppo brusco dal freddo intenso al calore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non si tratta di scongelare il cibo a temperatura ambiente, ma solo di permettere al contenitore di adattarsi gradualmente alla temperatura esterna. Dopo questo breve riposo, si può procedere con la funzione “defrost” del microonde in modo più sicuro ed efficace.</span></p>
<h2><b>Cosa non fare mai: prendi nota!</b></h2>
<figure id="attachment_153355" aria-describedby="caption-attachment-153355" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153355" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/carne-scongelata-1.jpg" alt="carne scongelata sul piano di lavoro in cucina" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153355" class="wp-caption-text">Andrii Zastrozhnov/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Non aprite quella porta (del freezer)! Sì, questa è una delle regole da non fare durante i blackout perché ogni apertura fa entrare aria calda e accelera l’aumento della temperatura interna. Questo può compromettere la catena del freddo, favorendo il parziale scongelamento degli alimenti e la proliferazione batterica, soprattutto nei cibi già cotti, nella carne e nel pesce. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un’altra cosa</span><b> da evitare è lasciare il cibo sul piano cucina a scongelare a temperatura ambiente</b><span style="font-weight: 400;">: è uno degli errori più comuni e più pericolosi. Anche scongelare con acqua calda diretta o nel forno tradizionale è sconsigliato: il rischio è cuocere solo la superficie, favorendo la perdita di micronutrienti e una gestione poco sicura del prodotto. L’ultima: </span><b>non ricongelare un alimento scongelato senza prima cuocerlo</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Congelare e scongelare correttamente è una scelta concreta di salute quotidiana, oltre che una questione di praticità. Ridurre l’esposizione alle microplastiche passa anche dai piccoli gesti quotidiani: scegliere il contenitore giusto, evitare la plastica sbagliata, rispettare i tempi di scongelamento. sAccortezze semplici che in cucina fanno la differenza, per il nostro benessere e quello di tutta la famiglia.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza di: yanishevska/shutterstock</em></p>
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		<title>Dai numeri alle persone: così la ristorazione collettiva nutre il Paese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Pirani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 06:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[educazione alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[ristorazione collettiva]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-57.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="bambini che mangiano pasti preparati da CIRFOOD" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-57.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-57-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-57-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-57-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-57-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Ogni giorno milioni di italiani mangiano in mense e strutture pubbliche: un settore strategico che garantisce salute, inclusione e benessere.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-57.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="bambini che mangiano pasti preparati da CIRFOOD" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-57.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-57-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-57-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-57-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-57-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p><span style="font-weight: 400;">C’è un momento topico della giornata in cui l’Italia si siede a tavola senza farci troppo caso. Un gesto quasi scontato, che scandisce la quotidianità. Succede a scuola, in ospedale, al lavoro, nelle comunità. Ogni giorno, milioni di persone condividono un pasto che non hanno scelto da un menu, ma che è pensato per loro: equilibrato, sicuro, inclusivo. È la </span><b>ristorazione collettiva</b><span style="font-weight: 400;">, una presenza discreta e capillare che nutre il Paese e, allo stesso tempo, ne riflette i cambiamenti più profondi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I numeri aiutano a comprendere la portata di un fenomeno le cui dinamiche sono forse poco conosciute dall’opinione pubblica. In Italia il settore vale oltre 4,5 miliardi di euro e serve </span><b>ogni anno circa 783 milioni di pasti</b><span style="font-weight: 400;">, grazie al lavoro di </span><b>oltre 100.000 addetti</b><span style="font-weight: 400;">, in larga parte donne. Una rete capillare e strutturata, un pilastro per la società, un termometro del cambiamento. Con un occhio di riguardo per le categorie più vulnerabili, come i bambini e le bambine, gli anziani e i malati. “La ristorazione collettiva è un </span><b>presidio quotidiano imprescindibile per milioni di persone</b><span style="font-weight: 400;"> e rappresenta un settore strategico per il Sistema Paese. Ogni giorno siamo presenti nelle scuole, negli ospedali, nelle strutture sociosanitarie e nelle aziende, garantendo nutrizione, salute, educazione alimentare e benessere e incidendo in modo diretto sulla qualità della vita delle persone”, racconta Chiara Nasi, presidente CIRFOOD, Società Cooperativa Italiana di Ristorazione.</span></p>
<h2><b>Dove il cibo diventa educazione, cura e comunità</b></h2>
<figure id="attachment_153325" aria-describedby="caption-attachment-153325" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-153325 size-full" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-58.jpg" alt="CIRFOOD nel sociosanitario" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153325" class="wp-caption-text">PH CIRFOOD</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Per comprendere il valore della ristorazione collettiva bisogna osservare i luoghi in cui ogni giorno prende forma. Nelle </span><b>scuole</b><span style="font-weight: 400;">, prima di tutto, dove la mensa rappresenta il primo, fondamentale spazio di </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/educazione-alimentare/"><span style="font-weight: 400;">educazione alimentare</span></a><span style="font-weight: 400;"> e di democrazia del gusto: è qui che si costruiscono abitudini destinate a durare nel tempo, si scoprono nuovi alimenti, si impara a stare a tavola insieme, si gettano le basi delle relazioni e si allena l’empatia. Nelle </span><b>strutture sanitarie e sociosanitarie</b><span style="font-weight: 400;">, dove il cibo diventa parte integrante del percorso di cura, contribuendo al benessere e alla qualità della vita delle persone più fragili. E infine nei </span><b>luoghi di lavoro</b><span style="font-weight: 400;"> e nelle </span><b>comunità (istituti religiosi, penitenziari</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>caserme</b><span style="font-weight: 400;">), dove il pasto è occasione di socialità e attenzione alla salute.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dietro questo “organismo” c’è il lavoro quotidiano di </span><b>migliaia di professionisti e professioniste</b><span style="font-weight: 400;">: cuochi, dietisti, addetti alla preparazione e alla distribuzione dei pasti. Un comparto che si distingue per </span><b>l’eccellenza</b> <b>dell’occupazione</b><span style="font-weight: 400;">, con una forte presenza femminile (oltre l’80%) e un’elevata stabilità contrattuale (9 lavoratori e lavoratrici su 10 hanno un contratto a tempo indeterminato). Un lavoro spesso invisibile, ma essenziale per garantire standard </span><b>elevati di qualità nutrizionale e sicurezza</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La ristorazione collettiva è anche uno </span><b>specchio dei cambiamenti della società</b><span style="font-weight: 400;">; fiuta l’aria, intercetta i segnali, comprende le criticità, anticipa le soluzioni. L’invecchiamento della popolazione, la diminuzione degli studenti iscritti alle scuole dell’infanzia e primaria, l’aumento della diversità culturale e delle esigenze alimentari stanno trasformando la domanda. </span><b>Cresce la necessità di menu inclusivi e personalizzati</b><span style="font-weight: 400;">, capaci di rispondere a bisogni nutrizionali specifici, allergie, intolleranze e scelte etico-religiose. Allo stesso tempo, cambiano le abitudini di consumo, tra maggiore attenzione alla salute e nuove modalità di lavoro che incidono anche sull’organizzazione dei servizi di somministrazione dei pasti.</span></p>
<h2><strong>Un sistema complesso tra qualità, regole e sostenibilità</strong></h2>
<figure id="attachment_153326" aria-describedby="caption-attachment-153326" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-153326 size-full" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-59.jpg" alt="sede di CIRFOOD" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153326" class="wp-caption-text">PH CIRFOOD</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">A rendere ancora più articolato il quadro è il delicato contesto macroeconomico e normativo. La ristorazione collettiva risente delle tensioni geopolitiche internazionali, che ricadono sui costi e sugli approvvigionamenti e, al tempo stesso, opera all’interno di </span><b>regole stringenti</b><span style="font-weight: 400;">, che definiscono standard nutrizionali, sicurezza alimentare e criteri ambientali. Un sistema che garantisce qualità e tutela, ma che richiede un’elevata capacità organizzativa e gestionale. Non si tratta semplicemente di “preparare pasti”, ma di gestire un servizio pubblico articolato, rivolto a comunità ampie e diversificate. E di farlo con professionalità, continuità e puntualità. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo scenario, il </span><b>valore della ristorazione collettiva emerge con forza</b><span style="font-weight: 400;">, a partire dall’ambito scolastico. In Italia, una parte significativa dei bambini vive in condizioni di fragilità alimentare o presenta problemi legati a sovrappeso e obesità. </span><b>Per una quota non trascurabile di minori, il pranzo servito a scuola è l’unico sano e completo della giornata</b><span style="font-weight: 400;">. La mensa è dunque un presidio fondamentale, offrendo ogni giorno un pasto equilibrato e contribuendo all’educazione alimentare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non è solo una questione nutrizionale. Le famiglie riconoscono sempre più chiaramente il </span><b>valore della mensa come spazio educativo e sociale</b><span style="font-weight: 400;">: favorisce la socializzazione tra i bambini (93%), rappresenta un’occasione di apprendimento culturale (71%) e contribuisce ad azzerare le differenze economiche (87%). È qui che il pasto diventa esperienza condivisa, costruzione di relazioni e strumento concreto di inclusione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Ogni nostro pasto </span><b>unisce nutrizione, cura e inclusione</b><span style="font-weight: 400;">, soprattutto per le persone in condizioni di maggiore fragilità, come bambini e anziani. CIRFOOD opera in contesti diversi – dalle scuole agli ospedali, dalle strutture socio sanitarie alle aziende – ciascuno con bisogni specifici, a cui rispondiamo con competenza e responsabilità. Nella refezione scolastica, ad esempio, </span><b>lavoriamo con nutrizionisti e dietisti per offrire menu equilibrati</b><span style="font-weight: 400;">, costruiti secondo i LARN e le Linee Guida per una Sana Alimentazione del Ministero della Salute, accompagnando i più piccoli nella crescita e promuovendo scelte alimentari consapevoli. Nelle strutture ospedaliere e socio sanitarie, per CIRFOOD il cibo è </span><b>parte integrante del percorso di cura</b><span style="font-weight: 400;"> e deve rispondere alle esigenze nutrizionali dei degenti. Per questo, la ristorazione rivolta alle persone più fragili è per noi un vero gioco di squadra, che coinvolge imprese, enti committenti e tutte le istituzioni preposte a garantire una sana e corretta alimentazione”, spiega la Presidente (sotto, nella foto).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Eppure, questo </span><b>fragile equilibrio</b><span style="font-weight: 400;"> è oggi messo alla prova, come illustrato in occasione del </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/summit-ristorazione-collettiva-cirfood/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">Terzo Summit della Ristorazione Collettiva</span></a><span style="font-weight: 400;"> (novembre 2025), tenutosi al CIRFOOD DISTRICT. All’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia non corrisponde la necessaria revisione dei prezzi. Questo, insieme alla </span><b>rigidità dei meccanismi di gara</b><span style="font-weight: 400;">, rende sempre più complessa la gestione del servizio. Il prezzo medio di un pasto resta contenuto, a fronte di standard qualitativi e normativi elevati, evidenziando una tensione crescente tra sostenibilità economica e qualità &#8211; indispensabile &#8211; del servizio. </span></p>
<figure id="attachment_153327" aria-describedby="caption-attachment-153327" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-153327 size-full" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/Progetto-senza-titolo-60.jpg" alt="Chiara Nasi" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153327" class="wp-caption-text">PH CIRFOOD</figcaption></figure>
<h2><strong>Il nodo degli appalti pubblici</strong></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Una delle sfide più complesse si gioca sul terreno delle </span><b>gare pubbliche</b><span style="font-weight: 400;">, da cui dipende circa la metà dei ricavi del settore, soprattutto per i servizi scolastici, ospedalieri e comunitari. Il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa dovrebbe garantire un equilibrio tra qualità e prezzo, ma nella pratica la componente economica continua spesso a pesare in modo determinante, comprimendo i margini delle imprese. Si crea così una tensione strutturale: mentre </span><b>crescono le richieste in termini di sicurezza, sostenibilità e qualità delle materie prime</b><span style="font-weight: 400;">, le aziende si trovano a operare con </span><b>corrispettivi rigidi, difficili da adeguare all’aumento dei costi</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni, infatti, secondo i dati diffusi da Nomisma per ORICON, il settore ha registrato una </span><b>forte contrazione della redditività</b><span style="font-weight: 400;"> (–69% tra il 2018 e il 2023), a fronte dell’incremento dei prezzi delle materie prime alimentari (+19%) e dell’energia (+36% gas naturale, +28% petrolio). Tenere insieme qualità del servizio, sostenibilità economica e stabilità occupazionale diventa quindi cruciale per garantire continuità a un sistema che ogni giorno serve milioni di pasti.</span></p>
<h2><strong>Un diritto quotidiano da tutelare</strong></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">È proprio qui che si gioca la partita decisiva. “Garantire sostenibilità ambientale, sociale e soprattutto economica della ristorazione collettiva significa tutelare </span><b>un diritto fondamentale per milioni di cittadine e cittadini</b><span style="font-weight: 400;">. Parliamo di un servizio pubblico essenziale che incide direttamente sulla salute, sul benessere e sull’inclusione sociale delle persone, oltre a generare valore in termini di occupazione e sviluppo del Paese. Per questo è necessario che le istituzioni riconoscano pienamente il contributo che il nostro settore assicura ogni giorno, attraverso politiche pubbliche adeguate, strumenti normativi coerenti e condizioni contrattuali sostenibili. Servono clausole di revisione prezzi efficaci, linee guida chiare e un quadro regolatorio che tenga conto della complessità e delle specificità della ristorazione collettiva, </span><b>un comparto che non può interrompersi</b><span style="font-weight: 400;"> e che ogni giorno eroga pasti a milioni di persone grazie alla professionalità di oltre 100.000 addetti in Italia. Solo così sarà possibile continuare a garantire un servizio strategico per il Paese, nel rispetto dell’equilibrio ambientale, economico e sociale”, conclude Chiara Nasi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dai numeri alle persone. È in questo snodo che si coglie l’essenza della ristorazione collettiva. Non solo milioni di pasti, ma </span><b>milioni di vite che ogni giorno si incontrano a tavola</b><span style="font-weight: 400;">: bambini che imparano, pazienti che si curano, lavoratori che si fermano. È qui che il welfare smette di essere percepito come una promessa e diventa concreto, quotidiano, condiviso.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Fonti</span></i></p>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400;">Osservatorio ORICON Nomisma</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;">White Paper “Evoluzione Demografica. Il futuro della società, dei servizi e della ristorazione collettiva”, </span><span style="font-weight: 400;">Osservatorio CIRFOOD District </span></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza di: CIRFOOD </em></p>
<div class='read-this'><h4 class='read-this__title'>Leggi anche</h4><div class='read-this__list-wrapper'><span class='read-this__category'>Attualità</span><ul class='read-this__list'><li><a href='https://www.ilgiornaledelcibo.it/educazione-alimentare/'>Educazione alimentare: salute, cultura e consapevolezza a tavola</a></li></ul></div></div>
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		<title>Quali sono i tempi di cottura al vapore di verdure, carne e pesce?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 05:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scuola di cucina]]></category>
		<category><![CDATA[cottura a vapore]]></category>
		<category><![CDATA[metodo di cottura a vapore]]></category>
		<category><![CDATA[tempi di cottura al vapore]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2018/02/cucina-al-vapore.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="cibo al vapore" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2018/02/cucina-al-vapore.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2018/02/cucina-al-vapore-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2018/02/cucina-al-vapore-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2018/02/cucina-al-vapore-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2018/02/cucina-al-vapore-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Tempi di cottura al vapore per verdure, carne e pesce: tabella pratica, consigli utili, errori da evitare e guida completa per cuocere bene.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/tempi-di-cottura-a-vapore/">Quali sono i tempi di cottura al vapore di verdure, carne e pesce?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2018/02/cucina-al-vapore.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="cibo al vapore" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2018/02/cucina-al-vapore.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2018/02/cucina-al-vapore-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2018/02/cucina-al-vapore-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2018/02/cucina-al-vapore-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2018/02/cucina-al-vapore-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div><p>La <strong>cottura al vapore</strong> è uno dei metodi più semplici e intelligenti per cucinare in modo leggero senza rinunciare al gusto. Ti permette di preparare verdure, pesce, carne bianca e molti altri alimenti mantenendo una buona consistenza e, in molti casi, valorizzando meglio il sapore naturale degli ingredienti.</p>
<p>Negli ultimi anni è entrata sempre più spesso nelle cucine di casa grazie a vaporiera, cestelli in acciaio, cestini di bambù e pentole multifunzione. Ma la domanda resta sempre la stessa: <strong>quanto tempo serve per cuocere al vapore?</strong></p>
<p>In questa guida trovi tempi indicativi, consigli pratici e tutto quello che ti serve per non sbagliare.</p>
<h3><strong>Come funziona la cottura al vapore</strong></h3>
<figure id="attachment_153331" aria-describedby="caption-attachment-153331" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153331" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2018/02/vaporiera.jpg" alt="vaporiera" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153331" class="wp-caption-text">Pixel-Shot/shutterstock</figcaption></figure>
<p>Il principio è semplice: l’acqua portata a ebollizione genera vapore caldo che cuoce il cibo senza immergerlo direttamente nel liquido.</p>
<p>Il cibo viene quindi cotto dal calore del vapore e non dall’acqua stessa. Questo aiuta a:</p>
<ul>
<li>usare meno grassi aggiunti</li>
<li>evitare dispersioni eccessive di sapore</li>
<li>mantenere una consistenza più piacevole</li>
<li>cuocere in modo delicato</li>
</ul>
<p>Per farla in casa ti basta una pentola con poca acqua sul fondo e un cestello forato sopra il livello dell’acqua.</p>
<h3><strong>Tabella tempi di cottura delle verdure</strong></h3>
<figure id="attachment_153332" aria-describedby="caption-attachment-153332" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153332" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2018/02/verdure-al-vapore-1.jpg" alt="verdure al vapore" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153332" class="wp-caption-text">Pixel-Shot/shutterstock</figcaption></figure>
<ul>
<li>Spinaci e rucola: <strong>3 minuti</strong></li>
<li>Piselli: <strong>4 minuti</strong></li>
<li>Broccoli: <strong>5-7 minuti</strong></li>
<li>Cavolfiore e cavolo: <strong>5-7 minuti</strong></li>
<li>Zucchine a fette: <strong>5-8 minuti</strong></li>
<li>Fagiolini: <strong>6-10 minuti</strong></li>
<li>Patate a cubetti: <strong>7 minuti</strong></li>
<li>Carote a rondelle: <strong>7 minuti</strong></li>
<li>Finocchi a fette: <strong>8-10 minuti</strong></li>
<li>Asparagi interi: <strong>7-13 minuti</strong></li>
</ul>
<p><strong>Consiglio pratico: </strong>taglia i pezzi in modo uniforme: cuoceranno tutti nello stesso tempo.</p>
<h3><strong>Tempi di cottura al vapore della carne</strong></h3>
<p>La cottura al vapore è più adatta a carni bianche o tagli magri e sottili. Meno indicati i tagli grandi, molto grassi o con osso.</p>
<p><strong>Tempi indicativi (circa 300 g)</strong></p>
<ul>
<li>Petto di pollo: <strong>10 minuti</strong></li>
<li>Petto di tacchino: <strong>10 minuti</strong></li>
<li>Filetto di maiale: <strong>16 minuti</strong></li>
</ul>
<p><strong>Consiglio pratico: </strong>se i pezzi sono più spessi, aumenta il tempo e verifica sempre la cottura interna.</p>
<h3><strong>Tempi di cottura al vapore del pesce</strong></h3>
<figure id="attachment_153333" aria-describedby="caption-attachment-153333" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153333" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2018/02/salmone-al-vapore.jpg" alt="salmone al vapore" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153333" class="wp-caption-text">Nata Bene/shutterstock</figcaption></figure>
<p>Il pesce è perfetto per il vapore perché resta morbido e delicato.</p>
<p><strong>Tempi indicativi</strong></p>
<ul>
<li>Filetto di pesce: <strong>10 minuti</strong></li>
<li>Pesce intero da 500 g: <strong>25 minuti</strong></li>
<li>Cozze: <strong>15 minuti</strong></li>
<li>Gamberetti sgusciati: <strong>5 minuti</strong></li>
<li>Gamberi con guscio: <strong>10 minuti</strong></li>
</ul>
<p><strong>Consiglio pratico:</strong> aggiungi limone, erbe aromatiche o spezie per profumare il vapore.</p>
<h3><strong>Vantaggi della cottura al vapore</strong></h3>
<figure id="attachment_153334" aria-describedby="caption-attachment-153334" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153334" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2018/02/carne-al-vapore.jpg" alt="spezzatino di carne al vapore" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153334" class="wp-caption-text">Firaz Andi Ammar/shutterstock</figcaption></figure>
<p>Molti la scelgono per leggerezza, ma i vantaggi non finiscono lì.</p>
<ol>
<li><strong>Meno grassi: </strong>puoi cucinare senza olio o burro durante la cottura.</li>
<li><strong>Gusto più pulito: </strong>il sapore dell’alimento resta protagonista.</li>
<li><strong>Consistenza migliore: </strong>verdure e pesce, se cotti bene, rimangono piacevoli e non sfatti.</li>
<li><strong>Cottura versatile: </strong>puoi usarla per ortaggi, ravioli, pesce, pollo e molto altro.</li>
</ol>
<h3><strong>Quali sono gli errori da evitare?</strong></h3>
<p>Ecco quattro errori che devi assolutamente evitare:</p>
<ol>
<li><strong>Acqua troppo alta</strong>: non deve toccare il cibo.</li>
<li><strong>Coperchio aperto spesso: </strong>ogni volta che apri disperdi calore e allunghi i tempi.</li>
<li><strong>Pezzi irregolari: </strong>cuoceranno male e in modo non uniforme.</li>
<li><strong>Tempi eccessivi: </strong>il rischio è ottenere verdure molli o pesce asciutto.</li>
</ol>
<h3><strong>Cottura al vapore in pentola a pressione</strong></h3>
<figure id="attachment_153335" aria-describedby="caption-attachment-153335" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153335" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2018/02/ravioli-al-vapore.jpg" alt="ravioli al vapore" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153335" class="wp-caption-text">Narcissa_kiu/shutterstock</figcaption></figure>
<p>Con la <strong>pentola a pressione</strong> i tempi si riducono molto rispetto al vapore tradizionale. In molti casi puoi risparmiare anche il <strong>60-70% del tempo</strong>.</p>
<p>È una soluzione utile quando hai poco tempo, ma richiede più attenzione per evitare cotture eccessive.</p>
<p><strong>Come rendere il vapore più saporito</strong></p>
<p>Se temi un risultato “triste”, il problema spesso non è il metodo ma il condimento finale.</p>
<p>Prova a usare:</p>
<ul>
<li>scorza di limone</li>
<li>zenzero</li>
<li>alloro</li>
<li>rosmarino</li>
<li>timo</li>
<li>pepe in grani</li>
<li>vino bianco nell’acqua (poco)</li>
<li>salsa yogurt o olio evo a crudo dopo la cottura</li>
</ul>
<h3><strong>Quali sono le domande più frequenti su questo tipo di cottura?</strong></h3>
<p>Ecco le tre domande più ricercate, con le nostre risposte.</p>
<p><strong>La cottura al vapore è salutare?</strong></p>
<p>È considerata una tecnica leggera perché richiede pochi grassi aggiunti e cuoce in modo delicato.</p>
<p><strong>Si può cuocere la pasta al vapore?</strong></p>
<p>Non la pasta secca tradizionale, ma ravioli, bao, dumpling e alcune paste ripiene sì.</p>
<p><strong>Come capisco se è pronto?</strong></p>
<p>Controlla consistenza, colore e, per carne e pesce, la cottura interna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La cottura al vapore non è solo “cucina light”: è un metodo pratico, versatile e spesso sottovalutato. Basta conoscere i tempi giusti e qualche accorgimento per ottenere piatti semplici ma fatti bene.</p>
<p>Spesso non serve aggiungere di più: basta cuocere meglio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza di: Pixel-Shot/shutterstock</em></p>
<div class='read-this'><h4 class='read-this__title'>Leggi anche</h4><div class='read-this__list-wrapper'><span class='read-this__category'>Attualità</span><ul class='read-this__list'><li><a href='https://www.ilgiornaledelcibo.it/cottura-al-vapore-come-si-fa-strumenti-consigli/'>Come fare una perfetta cottura al vapore</a></li></ul></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Solo dining: quando stare a tavola da soli diventa una scelta</title>
		<link>https://www.ilgiornaledelcibo.it/solo-dining-cose/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 06:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[solo dining]]></category>
		<category><![CDATA[il piacere di mangiare da soli]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/solo-dining.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="solo dining" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/solo-dining.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/solo-dining-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/solo-dining-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/solo-dining-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/solo-dining-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Un tavolo per uno non è più sinonimo di solitudine: il solo dining cresce e diventa simbolo di libertà, benessere e nuove abitudini sociali.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/solo-dining.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="solo dining" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/solo-dining.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/solo-dining-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/solo-dining-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/solo-dining-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/solo-dining-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p><span style="font-weight: 400;">Un tavolo per uno, magari vicino alla finestra. Il cameriere che esita un secondo prima di chiedere: “Aspetta qualcuno?”. E poi, la risposta: “No, sono da solo”. Una scena che il cinema ha raccontato più volte, spesso giocando sull’imbarazzo che ne consegue, come nel film </span><i><span style="font-weight: 400;">The Lonely Guy,</span></i><span style="font-weight: 400;"> dove il mangiare da soli diventa quasi uno spettacolo sotto gli occhi degli altri, con tanto di riflettore puntato su di sé.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per anni, infatti, </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/mangiare-da-soli-ricerca/" target="_blank" rel="noopener"><b>mangiare da soli</b></a> <b>fuori casa</b><span style="font-weight: 400;"> è stato percepito come una mancanza, una soluzione di ripiego durante le trasferte di lavoro o, peggio ancora, qualcosa da giustificare sottovoce. Eppure oggi, sempre più spesso, questa situazione non ha nulla di eccezionale: le nuove tendenze mostrano che ritrovarsi da soli in un locale può, al contrario, essere </span><b>una scelta consapevole</b><span style="font-weight: 400;">. E, in alcuni casi, persino un piccolo lusso quotidiano. Il cosiddetto </span><b><i>solo dining</i></b><span style="font-weight: 400;"> – cioè il </span><b>mangiare da soli al ristorante</b><span style="font-weight: 400;"> – non è più un tabù o una stranezza, ma una pratica in crescita che racconta un cambiamento profondo nel nostro modo di vivere il cibo, il tempo e la socialità. Approfondiamo insieme questo fenomeno complesso per capire cosa ci dice di noi e perché vale la pena parlarne.</span></p>
<h2><b>Un fenomeno in crescita (e sempre meno stigmatizzato)</b></h2>
<figure id="attachment_153314" aria-describedby="caption-attachment-153314" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153314" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/solo-dining-uomo.jpg" alt="solo dining uomo" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153314" class="wp-caption-text">we.bond.creations/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Passano i decenni, cambia lo stile di vita e cambiano, di conseguenza, anche le abitudini alimentari di milioni di persone: tra queste, rientra anche il </span><i><span style="font-weight: 400;">solo dining</span></i><span style="font-weight: 400;">. Negli ultimi anni, diversi osservatori del settore hanno segnalato </span><b>un aumento delle prenotazioni per una sola persona</b><span style="font-weight: 400;">. </span><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0278431925001495" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">Una revisione sistematica</span></a><span style="font-weight: 400;"> sul tema, pubblicata nel 2025 su </span><i><span style="font-weight: 400;">International Journal of Hospitality Management</span></i><span style="font-weight: 400;"> e che analizza 80 studi, mostra come il </span><i><span style="font-weight: 400;">solo dining</span></i><span style="font-weight: 400;"> abbia registrato una crescita significativa soprattutto dopo la pandemia. Negli Stati Uniti, già nel 2023, </span><b>l’81% delle persone dichiarava di aver mangiato fuori da solo almeno una volta</b><span style="font-weight: 400;">, e che questi clienti tendono a spendere anche di più rispetto alla media.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo la </span><a href="https://www.opentable.com/restaurant-solutions/resources/solo-dining-trends-and-tips/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">ricerca</span></a><span style="font-weight: 400;"> condotta da OpenTable (una delle principali piattaforme di prenotazione online) e Kayak, </span><b>il 68% della Gen Z e dei Millennials ha cenato da solo in un ristorante tradizionale nell’ultimo anno</b><span style="font-weight: 400;"> (riferendosi al periodo precedente a giugno 2024, periodo in cui sono stati raccolti i dati). Cifre che evidenziano quanto si tratti di una scelta sempre più consapevole e strutturata, che va oltre la semplice occasionalità o contingenza. Questi dati si inseriscono insomma in un panorama di crescita globale del fenomeno, che ha visto </span><b>le ricerche su Google per il termine “solo dining” aumentare del 370% negli ultimi dieci anni (2014-2024)</b><span style="font-weight: 400;">, passando da un indice di 20 nel 2014 a 74 nel 2024, con un’accelerazione evidente dopo la pandemia.</span></p>
<p><b>Anche in Italia si parla sempre di più di questo fenomeno</b><span style="font-weight: 400;">, riconoscibile nei comportamenti quotidiani di tantissimi italiani – pranzi in pausa lavoro, cene improvvisate, momenti individuali che trovano spazio anche nei luoghi della convivialità – ma mancano ancora dati sistematici e su larga scala che ne misurino con precisione la diffusione. Il dato più interessante che emerge, comunque, non è tanto quantitativo quanto culturale: mangiare da soli sta perdendo progressivamente quella </span><b>connotazione negativa</b><span style="font-weight: 400;"> che lo legava all’idea di isolamento o esclusione.</span></p>
<h2><b>Perché scegliamo di mangiare da soli?</b></h2>
<figure id="attachment_153315" aria-describedby="caption-attachment-153315" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153315" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/solo-dining-imprenditrice.jpg" alt="solo dining imprenditrice" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153315" class="wp-caption-text">Ilona Kozhevnikova/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Ammettiamolo: chi non ha esitato, almeno una volta, all’idea di ritrovarsi da soli a tavola in un ristorante? </span><b>Mangiare da soli in pubblico ci espone allo sguardo degli altri</b><span style="font-weight: 400;"> – e spesso al nostro stesso giudizio – in modo diverso rispetto a quanto accade a casa. Eppure qualcosa sta cambiando, e dietro questa trasformazione non c’è una sola spiegazione, ma una combinazione di più fattori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il primo è essenzialmente pratico: </span><b>mangiare da soli è più semplice</b><span style="font-weight: 400;">. Non richiede organizzazione, incastri di agenda, mediazioni o compromessi. Mettere d’accordo un gruppo – tra chi ha diverse esigenze alimentari, chi vuole spendere poco e chi invece pensa che “già che usciamo” – può trasformarsi in un esercizio complicato. E non sempre il risultato soddisfa davvero tutte e tutti. Ad esempio, quante volte ci è capitato di finire in un posto che non avremmo scelto, spendendo più del previsto per un’esperienza poco convincente? In questo senso, il pasto in solitaria elimina alla radice il problema: si entra, si ordina ciò che si vuole davvero, si paga solo quello che si consuma, e stop. In un contesto in cui il tempo è sempre più frammentato e il potere di spesa è ridotto, </span><b>questa flessibilità sembra diventare una promessa allettante</b><span style="font-weight: 400;">. Non a caso, tra le ragioni principali che emergono dai sondaggi di OpenTable, la </span><b>comodità</b><span style="font-weight: 400;"> – incluso il non dover cucinare né pulire dopo – figura stabilmente ai primi posti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma fermarsi qui sarebbe riduttivo: molte persone scelgono il solo dining anche per ragioni più profonde. Mangiare da soli significa </span><b>potersi concentrare su ciò che si sta vivendo in quel momento</b><span style="font-weight: 400;">: sul cibo, sull’ambiente attorno, su se stessi. È un’esperienza che può diventare quasi “meditativa”, lontana dalle dinamiche sociali che spesso accompagnano i pasti condivisi. In </span><a href="https://theoxfordblue.co.uk/risk-appetite-on-eating-alone/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">un articolo pubblicato su </span><i><span style="font-weight: 400;">The Oxford Blue</span></i></a><span style="font-weight: 400;">, il giornale indipendente dell’Università di Oxford, l’autrice argomenta che il </span><i><span style="font-weight: 400;">solo dining</span></i><span style="font-weight: 400;"> rappresenta </span><b>un privilegio per le persone introverse</b><span style="font-weight: 400;"> e un modo per connettersi con sé stessi: mangiare da soli permetterebbe di </span><b>assaporare meglio il cibo senza l’ansia di dover interagire in modo “socialmente accettabile”</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C’è poi un’importante </span><b>dimensione di esplorazione e curiosità</b><span style="font-weight: 400;">: andare da soli in un ristorante rende più facile provare un posto nuovo, senza negoziare gusti o preferenze con nessuno. In questo caso sono complici anche i </span><b>social media</b><span style="font-weight: 400;">, che permettono di scoprire con grande facilità sempre nuovi locali. E in </span><a href="https://www.forbes.com/councils/forbesbusinesscouncil/2024/10/29/table-for-one-please-why-the-restaurant-industry-should-embrace-the-solo-dining-trend/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">un articolo pubblicato su Forbes</span></a><span style="font-weight: 400;"> che analizza il fenomeno, si insiste su un punto: mangiare da soli, come viaggiare da soli, è</span><b> un modo per riappropriarsi del proprio tempo</b><span style="font-weight: 400;">. Un’occasione per imparare a godersi la propria compagnia e una scelta legata sia alla “self-care” (cura di sé) sia al desiderio di “me time” (tempo per se stessi), più che a una mancanza di opzioni sociali.</span></p>
<h2><b>Tra piacere e solitudine: il punto di vista psicologico</b></h2>
<figure id="attachment_153316" aria-describedby="caption-attachment-153316" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153316" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/solo-dining-uomo-felice.jpg" alt="uomo sorridente che pranza da solo " width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153316" class="wp-caption-text">LightField Studios/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Se il fenomeno cresce, resta però una distinzione fondamentale: quella tra </span><b>solitudine scelta</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>solitudine subita</b><span style="font-weight: 400;">. La letteratura sul comportamento alimentare suggerisce che mangiare da soli non abbia un significato univoco. Quando è una scelta consapevole, può effettivamente essere associato a una maggiore autonomia e a un’esperienza più centrata sul proprio ritmo, con accezioni positive; al contrario,</span><b> quando è legato a condizioni di isolamento o mancanza di relazioni, può accentuare sensazioni di esclusione</b><span style="font-weight: 400;">, con possibili ripercussioni mentali e fisiche sul proprio stato di salute. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ad esempio, </span><a href="https://www.stateofmind.it/2024/05/food-craving-solitudine/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">un approfondimento interessante su StateofMind</span></a><span style="font-weight: 400;"> mostra come ci sia </span><b>una connessione tra isolamento sociale e</b><b><i> food craving</i></b><span style="font-weight: 400;">, ovvero il desiderio irrefrenabile di consumare determinati alimenti. A seguito della pandemia da Covid-19, si è osservato </span><b>un incremento dei disturbi alimentari</b><span style="font-weight: 400;"> associato a pattern disfunzionali legati alla </span><b>percezione di solitudine</b><span style="font-weight: 400;">: la tendenza ad abbuffarsi quando ci si sente soli non sarebbe una semplice “mancanza di forza di volontà”, ma una risposta fisiologica in cui i cibi ipercalorici fungono da </span><b>“ricompensa” per gestire il disagio emotivo</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La revisione citata in precedenza sottolinea inoltre una specificità importante: </span><b>mangiare da soli al ristorante non è equivalente a farlo a casa</b><span style="font-weight: 400;">. Il contesto pubblico introduce una dimensione di esposizione allo sguardo degli altri che può influenzare la percezione dell’esperienza, in positivo o in negativo, a seconda della persona e del momento.</span></p>
<h2><b>Come cambia l’ospitalità: ristoranti sempre più “solo-friendly”</b></h2>
<figure id="attachment_153318" aria-describedby="caption-attachment-153318" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153318" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/donna-vino.jpg" alt="cameriere che versa un calice di vino a una donna" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153318" class="wp-caption-text">El Nariz/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Capiamo dunque come si tratti di un fenomeno complesso, in cui entrano in campo tantissimi fattori diversi. Ma una cosa è certa: il </span><i><span style="font-weight: 400;">solo dining</span></i><span style="font-weight: 400;"> non sta trasformando solo i comportamenti individuali, ma anche </span><b>il modo in cui i ristoranti progettano l’esperienza</b><span style="font-weight: 400;">. Sempre più locali stanno introducendo soluzioni pensate per chi mangia da solo, come banconi conviviali, tavoli singoli curati e ben posizionati (non relegati vicino alla cassa o alla porta dei bagni!), formule di servizio più flessibili. Alcuni hanno aggiunto posti a sedere al bancone, altri hanno sostituito tavoli comuni, pensati per accogliere meglio chi entra da solo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dal punto di vista strategico, questo adattamento risponde a una logica precisa. </span><a href="https://edition.cnn.com/2024/08/31/business/solo-dining-restaurants-reservations" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">Come osserva nel 2024 alla CNN Stephen Zagor</span></a><span style="font-weight: 400;">, consulente di ristorazione e docente alla Columbia Business School, </span><b>i ristoranti vendono posti a sedere, non tavoli</b><span style="font-weight: 400;">: il </span><i><span style="font-weight: 400;">solo diner</span></i><span style="font-weight: 400;"> è un’opportunità concreta per ottimizzare la sala e intercettare un segmento in crescita, spesso più autonomo nelle decisioni e, come mostrano i dati, tendenzialmente disposto a spendere di più. Progettare esperienze “solo-friendly” significa quindi intercettare un pubblico in crescita, ma anche </span><b>migliorare la qualità complessiva dell’accoglienza</b><span style="font-weight: 400;"> e, magari, a </span><b>contribuire ad abbattere definitivamente questo tabù</b><span style="font-weight: 400;">, facendo sentire meno a disagio le persone. </span></p>
<h3><b>Un nuovo modo di vivere il cibo?</b></h3>
<figure id="attachment_153317" aria-describedby="caption-attachment-153317" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-153317" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/cameriera-sorridente.jpg" alt="cameriera sorridente" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-153317" class="wp-caption-text">NDAB Creativity/shutterstock</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Mangiare insieme resta uno dei gesti più profondi della nostra cultura alimentare. La </span><b>convivialità</b><span style="font-weight: 400;">, soprattutto in Italia, è un valore radicato, e lo sappiamo bene: più volte abbiamo raccontato </span><b>la tavola come luogo di incontro, racconto, appartenenza</b><span style="font-weight: 400;">. Eppure, accanto a questa dimensione, se ne sta affermando un’altra, forse più silenziosa e individuale ma non per questo meno significativa. E soprattutto, che fotografa un cambiamento più ampio, complesso e attuale: ad esempio, l’</span><b>aumento delle famiglie unipersonali </b><span style="font-weight: 400;">che proprio in Italia è una realtà sempre più evidente; il </span><b>bisogno di spazi personali</b><span style="font-weight: 400;"> anche all’interno della vita sociale; la </span><b>ricerca di un rapporto più diretto con il cibo</b><span style="font-weight: 400;">; la </span><b>possibilità di scegliere quando condividere e quando no</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il </span><i><span style="font-weight: 400;">solo dining</span></i><span style="font-weight: 400;"> sembra dunque destinato a restare e probabilmente a crescere, accompagnando un cambiamento più ampio nel nostro rapporto con il cibo e con il tempo, anche in Italia. E in questo scenario, un tavolo per uno può diventare una forma diversa di presenza – intenzionale, personale, scelta – e non più soltanto il segno di un’assenza.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza di: we.bond.creations/shutterstock</em></p>
<div class='read-this'><h4 class='read-this__title'>Leggi anche</h4><div class='read-this__list-wrapper'><span class='read-this__category'>Attualità</span><ul class='read-this__list'><li><a href='https://www.ilgiornaledelcibo.it/mangiare-da-soli-ricerca/'>Mangiare da soli: abitudine o tabù?</a></li></ul></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/solo-dining-cose/">Solo dining: quando stare a tavola da soli diventa una scelta</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
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		<title>Quando l’inclusione delle persone con autismo passa dalla cucina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angela Caporale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 06:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[cibo come inclusione]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo-1.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="mani che impastano" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo-1.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo-1-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo-1-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo-1-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo-1-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p>Dalla cucina all’inclusione: bar e ristoranti diventano spazi di lavoro e autonomia per persone nello spettro autistico in tutta Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/autismo-inclusione-ristorazione/">Quando l’inclusione delle persone con autismo passa dalla cucina</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="1920" height="1280" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo-1.jpg.webp" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="mani che impastano" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo-1.jpg.webp 1920w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo-1-300x200.jpg.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo-1-1200x800.jpg.webp 1200w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo-1-768x512.jpg.webp 768w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2026/04/pizzaiolo-1-1536x1024.jpg.webp 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></div>
<p><b>Bar, pizzerie, bistrot, ristoranti, osterie, trattorie.</b><span style="font-weight: 400;"> Un lungo elenco di luoghi della nostra quotidianità, che possono ospitare storie e ricordi di ognuno di noi. Aneddoti che si intrecciano tra i tavoli, in ambienti normalmente ricchi di caos controllato, di rumori, di suoni, di musica e di parole. Spazi incredibilmente stimolanti, tra i pochi in cui tutti e cinque i sensi vengono stimolati e sollecitati contemporaneamente. Ambienti che, però, possono diventare estremamente complessi da gestire per una persona che soffra di ipersensibilità sensoriale, o abbia la necessità di strutture lineari e chiare, anche ripetitive o quantomeno prevedibili, o ancora abbia difficoltà comunicative. Ecco perché il processo di </span><b>inclusione nello staff di ristoranti, bar e locali </b><span style="font-weight: 400;">in genere di </span><b>persone affette da disturbi dello spettro autistico</b><span style="font-weight: 400;"> è particolarmente complesso. Ed è altrettanto significativo che,  in diverse parti d&#8217;Italia, nascano </span><b>progetti virtuosi</b><span style="font-weight: 400;"> che mettono l’inclusione al centro per costruire spazi davvero aperti a tutte e a tutti.</span></p>
<h2><b>La ristorazione come laboratorio sociale</b></h2>
<figure id="attachment_144660" aria-describedby="caption-attachment-144660" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-144660" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2024/10/birra-spillata.webp" alt="Birra alla spina di Birracca" width="850" height="510" srcset="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2024/10/birra-spillata.webp 850w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2024/10/birra-spillata-300x180.webp 300w, https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2024/10/birra-spillata-768x461.webp 768w" sizes="(max-width: 850px) 100vw, 850px" /><figcaption id="caption-attachment-144660" class="wp-caption-text">PH Birracca</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">Partiamo svelando qualcosa che non tutti sanno: il </span><b>settore della ristorazione</b><span style="font-weight: 400;"> risulta particolarmente adatto </span><b>all&#8217;inserimento nel mondo del lavoro di persone con disabilità </b><span style="font-weight: 400;">in genere, ma in particolare per l&#8217;autismo. È una situazione che sembra controintuitiva, ma in realtà si concentra tutto in un solo concetto: </span><b>organizzazione.</b><span style="font-weight: 400;"> Un ambiente di lavoro ben organizzato, fatto di compiti chiari, routine ripetibili e sequenze operative definite, può essere un ottimo ambiente lavorativo in cui inserire le persone nello spettro autistico. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le difficoltà più comuni, infatti, sono proprio quelle legate all&#8217;adattamento a situazioni estemporanee o inaspettate, che possono mettere in difficoltà queste persone più di altre. Per questo negli ambienti di lavoro che includono persone con autismo, molto spesso, si è operata una </span><b>intera rivalutazione del lavoro stesso</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<h2><b>L’inclusione delle persone con autismo nella filiera del food</b></h2>
<figure id="attachment_151391" aria-describedby="caption-attachment-151391" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-151391" src="https://www.ilgiornaledelcibo.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-2025-11-24T094630.074.jpg" alt="ragazzi che preparano la sbrisolona" width="850" height="510" /><figcaption id="caption-attachment-151391" class="wp-caption-text">PH Sbrisolaut</figcaption></figure>
<p><span style="font-weight: 400;">I primi passi mossi nell&#8217;inclusione lavorativa legato al food sono stati quelli nella </span><b>filiera produttiva</b><span style="font-weight: 400;">: del resto lo abbiamo detto, uno degli ostacoli più importanti è quello legato all&#8217;imprevisto, mentre la gestione del pubblico comporta, per sua stessa natura, una quota costante di imprevisti. Ecco quindi che i casi di attività produttive alimentari che integrano persone nello spettro autistico sono diversi in tutta Italia. Ci sono storie che abbiamo già raccontato anche tra le pagine del Giornale del Cibo, come quella di </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/sbrisolaut-inclusione-sociale/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">Sbrisolaut</span></a><span style="font-weight: 400;">, impresa di Mantova che produce la famosa e gustosa torta sbrisolona, o </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/birracca-progetto-inclusione-sociale/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">Birracca</span></a><span style="font-weight: 400;">, un birrificio artigianale sociale di Civitanova Marche, in provincia di Macerata. Il passo successivo è quello di </span><b>impiegare le persone con autismo nel rapporto con il pubblico e con la clientela</b><span style="font-weight: 400;">, e in questo il caso più famoso in Italia, che sta facendo scuola anche fuori dai confini nazionali, è quello di </span><a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/pizzaut/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">PizzAut</span></a><span style="font-weight: 400;">, un’avventura partita quasi dieci anni fa che oggi, per fortuna, non è più un caso isolato.  </span></p>
<h3><b>PizzAut: il modello di un percorso condiviso</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">È importante ricordare come PizzAut, progetto nato nel 2017 con l&#8217;obiettivo di creare opportunità lavorative specifiche per persone con autismo, abbia gettato le basi per molti  dei percorsi oggi attivi in Italia. Uno degli elementi di svolta è stata la volontà e caparbietà di costruire autonomia per i ragazzi e le ragazzi con autismo attraverso la </span><b>gestione diretta di ristoranti e pizzerie</b><span style="font-weight: 400;">, accompagnata da un percorso estremamente virtuoso di assunzioni stabili e di creazione di autonomia per i lavoratori. Ma esistono altre realtà, anche più piccole, che si occupano di integrazione di persone con autismo nel mondo del lavoro. È il caso del</span><b> Baraonda Caffè</b><span style="font-weight: 400;">, nella città metropolitana di Napoli, gestito dalla cooperativa TAM, che insieme a persone nello spettro autistico, </span><b>porta nel mondo del lavoro giovani neurodivergenti e con disabilità psichiche</b><span style="font-weight: 400;">. Le opportunità non riguardano solo il bancone o il servizio ai tavoli, ma anche la grafica del locale e la gestione delle pagine social e digitali. C’è poi la </span><b>Fondazione Aut Aut di La Spezia</b><span style="font-weight: 400;">, che gestisce una residenza turistica chiamata Luna Blu e che impiega i ragazzi autistici anche nel </span><b>pastificio</b><span style="font-weight: 400;"> interno alla struttura. O ancora la </span><b>Cascina Bellaria del Parco di Trenno,</b><span style="font-weight: 400;"> una vera e propria </span><b>trattoria solidale</b><span style="font-weight: 400;">. E, un caso recentissimo nell&#8217;estremo Nord Est, è quello di Go Autstanding, a Monfalcone.</span></p>
<h2><b>Go Autstanding, la sosta inclusiva</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Ristorante, pizzeria, bar, caffetteria, pasticceria e gelateria. </span><b>Go Autstanding è interamente gestito da otto ragazzi con autismo</b><span style="font-weight: 400;">, affiancati da </span><b>due educatori e formati da personale qualificato nella somministrazione alimentare.</b><span style="font-weight: 400;"> A dare il via al progetto è stata la Fondazione Go Out ETS, insieme a La Melagrana Cooperativa Sociale, e segue le orme dell’omonima attività nata sulle colline di Prosecco, alle spalle di Trieste. I due fondatori, </span><b>Lucia Bevilacqua e Salvatore “Uccio” Pilato</b><span style="font-weight: 400;">, sono stati insigniti del titolo di </span><b>Ufficiali al Merito della Repubblica Italiana</b><span style="font-weight: 400;"> dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, proprio per il loro impegno sociale. “Per il loro impegno” si legge nella motivazione “volto ad offrire opportunità di lavoro e di inclusione sociale a persone diversamente abili”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una realtà, quella di Autstanding, che si inserisce nella fitta rete di associazioni che si occupano di disabilità e autismo, con il duplice obiettivo di </span><b>formare persone e ragazzi al mondo del lavoro e quello di assumerli direttamente, a tempo indeterminato</b><span style="font-weight: 400;">, per far crescere sempre di più l&#8217;attività e aumentare l&#8217;offerta al pubblico. Un circuito virtuoso fatto di solidarietà, ma anche di rispetto e di una scelta forte, condivisa da tutti gli esempi che abbiamo citato e anche quelli che non abbiamo citato: la garanzia del diritto al lavoro, sancito dalla Costituzione e che va garantito, proprio a tutti e a tutte.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Conoscevi già questa realtà? Vuoi raccontarci e segnalarci altri progetti virtuosi che coniugano l’inclusione e il cibo? Scrivici nei commenti!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine in evidenza di: Lomb/shutterstock</em></p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it/autismo-inclusione-ristorazione/">Quando l’inclusione delle persone con autismo passa dalla cucina</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ilgiornaledelcibo.it">Giornale del cibo</a>.</p>
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