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	<title>Giornalettismo</title>
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	<description>Informazione, attivismo e responsabilità digitale</description>
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		<title>Ines El Gataa: «I miei genitori hanno fatto il passo zero. Io sto provando a fare il passo uno»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Basili]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 08:47:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[ines el gata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venticinque anni, figlia di genitori arrivati in Italia molti anni fa, Ines El Gataa è matematica e lavora sull&#8217;intelligenza artificiale tra ricerca, progettazione e divulgazione. Si occupa di bias algoritmici, fairness e AI causale: di come i sistemi che oggi decidono chi viene assunto, curato o controllato possano trasformare la disuguaglianza in previsione. È CTO [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giornalettismo.com/ines-el-gataa-i-miei-genitori-hanno-fatto-il-passo-zero-io-sto-provando-a-fare-il-passo-uno/">Ines El Gataa: «I miei genitori hanno fatto il passo zero. Io sto provando a fare il passo uno»</a> proviene da <a href="https://www.giornalettismo.com">Giornalettismo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span data-contrast="auto">Venticinque anni, figlia di genitori arrivati in Italia molti anni fa, Ines El Gataa è matematica e lavora sull&#8217;intelligenza artificiale tra ricerca, progettazione e divulgazione. Si occupa di bias algoritmici, fairness e AI causale: di come i sistemi che oggi decidono chi viene assunto, curato o controllato possano trasformare la disuguaglianza in previsione. È CTO di PiazzaTi, una piattaforma che fa incontrare persone e aziende a partire dalle competenze, è stata speaker TEDx e visiting lecturer al Politecnico di Milano ed è tra le voci del podcast </span><i><span data-contrast="auto">Italiane della Scienza</span></i><span data-contrast="auto">.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Porta il velo, per scelta. E proprio per questo, qualunque cosa spieghi nei suoi video, che sia un modello statistico o un caso di discriminazione algoritmica, prima o poi i commenti tornano lì: come può una donna di scienza essere anche credente?</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Se dovessi presentarti a chi non ti conosce, senza usare il tuo titolo di studio, come ti descriveresti?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sono una ragazza musulmana che vive in Italia. Crescendo ho visto un Paese che non mi rappresentava, che raccontava persone come me sempre dall&#8217;esterno, e poi, entrando nel mondo della tecnologia, ho ritrovato gli stessi meccanismi anche lì. A un certo punto non sono riuscita a stare zitta. Detta così sembra una vocazione, ma in realtà io starei benissimo nell&#8217;ombra: tengo molto alla mia privacy e la visibilità non è mai stata un obiettivo. Parlo perché mi sembrava più scomodo tacere. Per il resto sono una persona piuttosto semplice. Mi piace informarmi sulle mie origini, sulla mia cultura, quella italiana e quella che mi porto dietro, sulla mia religione. Leggo tantissimo, curo le mie piante, e quasi per caso mi sono ritrovata ad avere a che fare con un sacco di numeri e di persone. In realtà vorrei isolarmi su una montagna.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">I tuoi genitori sono arrivati in Italia molti anni fa. Che cosa ti hanno trasmesso del loro viaggio e del loro modo di stare al mondo?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Da mia madre ho imparato cosa vuol dire essere una donna che lascia tutto, davvero tutto, e arriva da sola in un posto di cui non conosce la lingua, dove deve costruirsi da zero in un ambiente che spesso non ha </span><i><span data-contrast="auto">rahma</span></i><span data-contrast="auto">, quella che in arabo chiamiamo la misericordia verso l&#8217;altro. Cosa vuol dire spaccarsi la schiena per una ricchezza che non vedrai mai, ma che costruisci per i tuoi figli. E cosa vuol dire guardare da lontano il proprio Paese bruciare, senza poter tornare e senza poter portare via nessuno. Nei suoi occhi ho visto la diaspora: le ore rubate al sonno, gli anni di lavoro senza una rete, il tempo passato lontana dai suoi genitori, le nostalgie che una terra non sa riconoscere. Mio padre, invece, mi ha mostrato cosa vuol dire essere visibilmente straniero: lasciare l&#8217;università a metà perché bisognava lavorare, essere considerato sempre l&#8217;ultimo, e andare avanti senza aspettarsi niente, mentre qualcuno a volte ti insulta pure. Insieme mi hanno lasciato la cosa più difficile da spiegare: portarsi un&#8217;altra terra dentro, essere legata alle mie radici e all&#8217;Islam, ed essere allo stesso tempo italiana. Oggi so cosa significa davvero camminare sulle spalle dei giganti. Giganti che hanno taciuto, sofferto e resistito per permettere a noi di fare il passo uno, perché la loro vita è stata tutta per il passo zero.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Hai raccontato che, tra le tue identità, essere musulmana in Italia è quella che ti crea più problemi. Che cosa succede, concretamente, nella vita di tutti i giorni?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Porto il velo, quindi sono visibilmente musulmana, e questo cambia il modo in cui le persone si avvicinano a me: partono quasi sempre da un pregiudizio. Basta guardare i commenti sotto i miei video. Posso parlare di argomenti tecnicissimi o di questioni sociali, ma il giudizio sul velo torna sempre: la gente dà per scontato come ho vissuto, chi sono, cosa penso. Eppure le donne musulmane sono tantissime e diversissime tra loro. Non ci aspettiamo che tutte le persone bianche abbiano la stessa storia, ma per le persone musulmane sì, quasi come se avessimo tutti gli stessi genitori. Ci sono state anche discriminazioni più pesanti, a volte mentre ero con mia nonna, che il velo lo porta anche lei. È una discriminazione che funziona a imbuto: in Italia chi non è </span><i><span data-contrast="auto">white passing</span></i><span data-contrast="auto"> ha problemi, e se sembri arabo o nordafricano diventi automaticamente &#8220;il musulmano&#8221; o &#8220;il marocchino&#8221;, anche se magari sei un egiziano copto. Ma quando la religione è visibile, si aggiunge un pacchetto di stereotipi in più: sei oppressa, la tua famiglia ti obbliga a fare cose che non vuoi. Nel mio caso è quasi ironico, perché mia madre il velo non lo porta e io sì: è stata una mia scelta. Poi c&#8217;è il cortocircuito di una donna di scienza che è anche religiosa e praticante: anche quando sei la prova vivente del contrario, vince la narrativa dello stereotipo. Sono nata qui: l&#8217;idea che io sia straniera la scardini appena sentono che parlo perfettamente italiano. Quella della musulmana col lavaggio del cervello, invece, non va mai via.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Da bambina che cosa volevi fare da grande? C&#8217;entrava qualcosa con i numeri?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Volevo fare trecentomila cose, e cambiavano di continuo. Alle elementari volevo fare la paracadutista, poi la modella, poi qualsiasi cosa mi capitasse sotto gli occhi: bastava che qualcosa mi colpisse e diventava il mio futuro, almeno fino alla settimana dopo. Più avanti è arrivato il mio periodo sportivo. Facevo marcia, mi allenavo tanto, e per un po&#8217; ho pensato seriamente di andare avanti con quella. Diciamo che è sempre stato un bel caos. I numeri, in realtà, non c&#8217;entravano, anche se in casa nostra la scienza era quasi una cosa di famiglia: mio padre aveva iniziato ingegneria, mia madre biotecnologie, anche se nessuno dei due ha potuto finire. A scuola andavo bene, ma era più una cosa che mi riusciva che una passione, qualcosa che davo quasi per scontato. Crescendo, se c&#8217;era qualcosa che desideravo davvero, era la filosofia. Un&#8217;idea precisa di cosa volessi fare da grande, però, non l&#8217;ho mai avuta, e se devo essere sincera, oggi che ho 25 anni, non ce l&#8217;ho ancora del tutto.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Ti sei innamorata della matematica all&#8217;università, non prima. Che cosa è scattato?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In realtà non è scattato niente, almeno non all&#8217;improvviso. Mi sono avvicinata alla matematica tra la quarta e la quinta superiore, e la scelta è andata di pari passo con una rinuncia. Io volevo fare filosofia, e avevo paura. Non venendo da una famiglia agiata, sapevo di non potermi permettere una carriera che rischiava di non rendere. In Italia il mondo umanistico offre molte meno opportunità di lavoro rispetto a quello STEM, e il lusso di scegliere un percorso solo perché lo ami, senza preoccuparti di come ti manterrai, non ce l&#8217;hanno tutti. Così ho scelto matematica applicata: era la cosa in cui ero sempre andata bene, e mi piaceva. La passione vera è arrivata dopo, piano piano, e da dove non me l&#8217;aspettavo. Durante il corso di demografia, studiando come l&#8217;Istat raccoglie e classifica i dati, mi sono accorta che certe categorie in cui venivano inseriti i figli di immigrati non mi tornavano. Ho pensato: è così che vengono raccolti i dati, e la mia storia finisce esattamente lì, dentro una casella che non mi somiglia. Da quel momento ho voluto capire di più. Verso la fine della triennale mi sono spostata verso l&#8217;intelligenza artificiale, e lì ho ritrovato le stesse discriminazioni, proprio mentre l&#8217;AI diventava sempre più centrale nelle nostre vite. Su quella strada ho continuato con la magistrale e il master. E col tempo ho capito che non avevo tradito la filosofia: la matematica è astrazione, è pensiero allo stato puro, e per altre strade alla filosofia sono tornata comunque.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">C&#8217;è stata una persona, un professore o un incontro, che ti ha cambiato la traiettoria?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Non una sola persona, ma tanti piccoli incontri. Uno lo ricordo benissimo. Ero in prima o seconda superiore, e in classe era partito un discorso sull&#8217;immigrazione che era diventato apertamente razzista, non da parte di tutti ma quasi. Quel giorno ero l&#8217;unica con un background straniero in aula, ed era la prima volta che mi trovavo dentro un confronto così acceso: alle medie certe cose le percepivo, ma non così. Ci ero rimasta malissimo. La mia professoressa di italiano, una donna brillante e spigliata, se ne accorse e mi chiese cosa fosse successo. Poi dedicò un&#8217;intera lezione a come venivano trattati gli italiani emigrati negli Stati Uniti, considerati non bianchi e discriminati per questo, e al razzismo come fenomeno storico. Lì ho capito due cose: quanto sia importante studiare la storia, la filosofia, la società, e cosa significhi avere un alleato al momento giusto. Anni dopo, in triennale, una professoressa di statistica sociale mi ha cambiato il modo di stare all&#8217;università. In un sistema come quello italiano, dove il voto conta ancora tantissimo, lei guardava al metodo, a quello che capivi davvero, a quello che ti portavi a casa, non al voto. Ma ho imparato tanto anche dagli incontri negativi, compreso il razzismo di alcune mie professoresse delle medie. Non sono stati momenti piacevoli, però è lì che ho imparato a essere me stessa e a portare avanti la mia identità, anche quando costava.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Dici spesso che l&#8217;AI è uno specchio della nostra società. Che cosa riflette di noi che non vogliamo vedere?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Che la discriminazione non è un incidente, è una struttura. L&#8217;intelligenza artificiale impara dai dati, e i dati non sono neutri: sono la fotografia di come abbiamo assunto, curato, punito e raccontato le persone fino a oggi. Quando un modello discrimina, quasi sempre non sta inventando niente: sta imparando molto bene da noi. Gli esempi sono tanti. Amazon ha dovuto abbandonare un sistema di selezione dei curriculum che penalizzava le candidate donne, perché era stato addestrato su dieci anni di assunzioni in un settore dominato dagli uomini. Negli Stati Uniti un algoritmo usato negli ospedali sottostimava i bisogni dei pazienti neri, perché misurava quanto una persona fosse malata attraverso quanto si era speso per curarla, e su chi ha sempre avuto meno accesso alle cure si spende meno. E quando alcuni ricercatori hanno chiesto a GPT-3 di completare la frase &#8220;Due musulmani entrano in&#8230;&#8221;, nella maggior parte dei casi il modello ha risposto con scene di violenza. Da donna musulmana, quel risultato non mi ha sorpreso: era il riassunto di anni di titoli di giornale.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Quello che non vogliamo vedere è che spesso non serve nessuna cattiva intenzione. Basta che il modello trovi una correlazione, il quartiere, il cognome, la scuola, e la usi come scorciatoia al posto della causa. È per questo che lavoro sull&#8217;AI causale: un sistema che confonde correlazione e causalità trasforma la disuguaglianza in previsione, e la previsione in destino. Poi c&#8217;è l&#8217;alibi. &#8220;Lo ha deciso l&#8217;algoritmo&#8221; suona molto più oggettivo di &#8220;l&#8217;ho deciso io&#8221;, e così la responsabilità sparisce. E lo specchio non si limita a riflettere, amplifica: se un sistema manda più polizia in un quartiere, troverà più reati proprio lì, e userà quei dati per mandarne ancora di più.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Come avevo intuito già con i dati demografici, il problema nasce molto prima del modello: in cosa decidiamo di misurare, in chi lo decide, in quali caselle mettiamo le persone. Rompere lo specchio non cambia la faccia che riflette. L&#8217;AI ci sta mostrando chi siamo: possiamo usarla per guardarci meglio, oppure per continuare a non guardarci.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Hai parlato di un&#8217;AI costruita da una prospettiva occidentale. Chi resta fuori da questo racconto, e che cosa si perde?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Resta fuori quasi tutto il mondo. Partiamo dalle lingue: la grande maggioranza dei dati su cui vengono addestrati i modelli è in inglese, e lingue parlate da centinaia di milioni di persone, come l&#8217;arabo, l&#8217;hindi o lo swahili, sono rappresentate molto meno. Un modello che ti capisce peggio, ti serve peggio. Poi ci sono le persone che l&#8217;AI la costruiscono senza mai comparire: chi etichetta i dati, spesso nel Sud globale, per pochi dollari l&#8217;ora, guardando contenuti violenti perché noi non dobbiamo vederli. E ci sono i valori. Le linee guida sull&#8217;etica dell&#8217;AI arrivano in gran parte da Stati Uniti ed Europa, e quello che è nato in un contesto preciso viene presentato come universale: un&#8217;idea di individuo, di privacy, di equità, di cosa sia una decisione giusta.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Quello che si perde è un modo diverso di pensare. Ho iniziato una triennale in legge islamica, una disciplina molto più vicina alla filosofia di quanto si immagini, e lì ho trovato strumenti che nel dibattito sull&#8217;AI non vedo quasi mai. La tradizione islamica ragiona per esempio sui </span><i><span data-contrast="auto">maqāṣid</span></i><span data-contrast="auto">, gli scopi che una norma deve servire: proteggere la vita, l&#8217;intelletto, la famiglia, i beni. O sull&#8217;</span><i><span data-contrast="auto">amāna</span></i><span data-contrast="auto">, la responsabilità intesa come qualcosa che ti viene affidato e di cui devi rendere conto. Non sono concetti esotici da aggiungere per fare diversità: sono quadri di pensiero completi, con secoli di elaborazione alle spalle, e hanno molto da dire su come progettare sistemi che prendono decisioni sulle persone, soprattutto se messi in dialogo con i sistemi di pensiero occidentali.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">E il punto è proprio la scala. L&#8217;intelligenza artificiale non è un prodotto qualsiasi: entra nella sanità, nel lavoro, nella scuola, nell&#8217;informazione di miliardi di persone. Quando una tecnologia così grande viene pensata da un&#8217;unica prospettiva, quella prospettiva smette di essere un punto di vista e diventa la norma, imposta a tutti gli altri. E a perdere non sono solo gli esclusi: perdiamo tutti, perché ci priviamo di domande che da soli non sapremmo farci.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Qual è la domanda che ti fanno più spesso nei commenti? E quella che ti ha sorpreso di più?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La più frequente riguarda il velo. Non parlo solo delle critiche dirette, ma delle domande in generale: perché lo porto, se me lo impone qualcuno, se un giorno lo toglierò. Qualunque cosa io stia spiegando, un modello causale o un caso di bias, prima o poi la conversazione torna lì. L&#8217;altra, in mille forme diverse, è: come può una donna intelligente, una donna di scienza, essere anche musulmana e credente?</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Più che sorprendermi, questa domanda mi incuriosisce, perché dice molto di chi la fa. Presuppone che fede e ragione siano in guerra, e questa è una storia precisa, quella europea: lo scontro tra Chiesa e scienza, l&#8217;Illuminismo che si definisce in opposizione alla religione. È una storia vera, ma è una storia, non una legge universale. Nella tradizione islamica la conoscenza è sempre stata un dovere: la prima parola rivelata del Corano è </span><i><span data-contrast="auto">iqra&#8217;</span></i><span data-contrast="auto">, &#8220;leggi&#8221;. Per secoli studiare il mondo è stato un modo per avvicinarsi a Dio, e molti dei grandi studiosi di quel tempo erano insieme persone di fede e di scienza. Non per caso: la pratica religiosa stessa chiedeva astronomia. Per sapere quando pregare bisognava seguire il sole, per orientarsi verso la Mecca serviva la geometria della sfera, per stabilire l&#8217;inizio del Ramadan bisognava osservare la luna. Ibn al-Shatir, uno dei più grandi astronomi del Trecento, era il </span><i><span data-contrast="auto">muwaqqit</span></i><span data-contrast="auto"> della moschea degli Omayyadi di Damasco, il responsabile del calcolo degli orari della preghiera. E nel X secolo, ad Aleppo, Maryam al-Asturlabi costruiva astrolabi, gli strumenti con cui si misurava la posizione degli astri: una donna, musulmana e di scienza, mille anni prima che qualcuno mi chiedesse come faccio a essere tutte e tre le cose. La scienza non era un&#8217;alternativa alla fede, era uno dei modi di viverla.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">E c&#8217;è un&#8217;altra cosa che, da matematica, trovo affascinante. Anche il secolarismo poggia su credenze che nessuno ha dimostrato: che la ragione sia neutrale, che l&#8217;individuo possa essere separato dalla sua comunità, che il progresso vada sempre in una direzione, che la fede debba restare un fatto privato. Sono assunzioni, come gli assiomi in matematica: le accetti e da lì costruisci tutto il resto. Non c&#8217;è niente di male, ma chi mi chiede come faccio a credere spesso non si accorge di credere anche lui, solo in qualcos&#8217;altro. Non voglio buttare via l&#8217;Illuminismo, a cui dobbiamo moltissimo. Vorrei solo che smettesse di essere l&#8217;unico metro per decidere chi è razionale e chi no.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Partecipi al podcast </span></b><b><i><span data-contrast="auto">Italiane della Scienza</span></i></b><b><span data-contrast="auto">. Quanto conta, per una ragazza, vedere una scienziata che le somiglia?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sono stata troppo spesso l&#8217;unica musulmana e l&#8217;unica araba nella stanza, a volte proprio in stanze dove si parlava di noi. Forse per questo i messaggi che ricevo mi colpiscono tanto. Molte ragazze mi scrivono che le ho aiutate a non avere paura di portare il velo, per strada o sul lavoro, dove il pregiudizio pesa ancora moltissimo. È una paura che conosco, perché la vivo anch&#8217;io, e per portarlo servono due spalle larghe. Altre mi dicono che quando parlo, parlo per tutte.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La rappresentazione conta, e c&#8217;è un&#8217;immagine che lo spiega meglio di qualsiasi statistica. La studiosa americana Rudine Sims Bishop scriveva che i libri, per chi cresce, possono essere finestre, da cui guardare vite diverse dalla propria, oppure specchi, in cui riconoscersi. Per molte ragazze musulmane in Italia la scienza è sempre stata solo una finestra, un mondo da osservare da fuori. Vedersi riflesse dentro cambia la domanda da &#8220;posso?&#8221; a &#8220;come?&#8221;.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Ma essere &#8220;l&#8217;unica&#8221; ha un prezzo, e non è solo personale. Già negli anni Settanta la sociologa Rosabeth Moss Kanter mostrava che quando in un gruppo sei una minoranza molto piccola smetti di essere una persona e diventi un simbolo: ipervisibile, giudicata a nome di tutta la tua categoria, sotto esame a ogni errore. Quel &#8220;parli per tutte&#8221; nasce da lì, ed è un peso strano, soprattutto per chi come me l&#8217;esposizione non la cerca. Nessuna persona può rappresentare un&#8217;intera comunità. Il movimento per i diritti delle persone con disabilità lo ha detto con una formula che vale per tutti: niente su di noi senza di noi. Non basta che ci sia una di noi nella stanza, dobbiamo esserci quando si decide.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Ed è qui che la rappresentazione mostra il suo limite. Vedere una scienziata col velo può darti il coraggio di iscriverti a matematica, ma non cambia i colloqui in cui vieni scartata per come ti vesti, né i dati che ti mettono nella casella sbagliata. Una ragazza ispirata che poi trova le stesse porte chiuse non è una vittoria. La rappresentazione apre la strada, ma la strada va costruita da chi assume, da chi finanzia, da chi scrive le regole. Altrimenti resta una vetrina: bella da guardare, e tutto uguale a prima appena ti giri.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">C&#8217;è un progetto, di ricerca o di divulgazione, che sogni di realizzare nei prossimi anni?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Uno lo sto già costruendo. Sono CTO di PiazzaTi, una piattaforma che fa incontrare persone e aziende partendo dalle competenze, non dal nome sul curriculum o dalla provenienza, facendo attenzione alle variabili proxy. Usiamo modelli per leggere davvero cosa una persona sa fare e confrontarlo con quello che un&#8217;azienda cerca, e lo facciamo su server europei, senza che i dati escano dall&#8217;Unione. Dopo anni passati a studiare come gli algoritmi discriminano, per me è un modo di passare dalla critica alla costruzione: provare a fare una tecnologia che non rimetta le persone nella casella sbagliata.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Poi c&#8217;è la divulgazione. Vorrei portarci uno sguardo sempre più decoloniale e plurale, nei miei contenuti e in un progetto nuovo: un podcast in cui intervisto in inglese, per un pubblico italiano, scienziate e scienziati musulmani, arabi e di tutte quelle provenienze che in Occidente non si vedono mai. </span><i><span data-contrast="auto">Inshallah</span></i><span data-contrast="auto">, se Dio vuole.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Perché sono stanca di un&#8217;Italia che non sa guardare fuori, mentre la partita dell&#8217;intelligenza artificiale si gioca letteralmente altrove. Negli Emirati sta nascendo uno dei più grandi campus di data center al mondo, l&#8217;Arabia Saudita ha creato una società nazionale per l&#8217;AI che stringe accordi con Nvidia e Qualcomm, il Qatar ha annunciato decine di miliardi di investimenti in infrastrutture, e gli Stati Uniti stanno costruendo con il Golfo alleanze tecnologiche che ridisegnano la geopolitica dell&#8217;AI. E lo stesso succede in molti altri luoghi. Noi, nel frattempo, continuiamo a raccontarci quella parte di mondo con gli stessi stereotipi di trent&#8217;anni fa. Se non ce ne rendiamo conto, resteremo indietro.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">E c&#8217;è un paradosso che vedo continuamente. Fuori dall&#8217;Italia, una persona italiana di origine straniera viene vista per quello che è: qualcuno che parla più lingue, che si muove tra più culture, che ha un modo di ragionare più ampio. Qui troppo spesso viene vista come un problema da gestire. Il resto del mondo non ha nessuna difficoltà ad assumerci. Il rischio è che l&#8217;Italia se ne accorga solo quando ce ne saremo andati, non solo come persone con background migratorio, ma proprio come giovani formati.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Che Italia vorresti vedere, per te e per chi verrà dopo?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Un&#8217;Italia che sappia guardare fuori, ma prima ancora che sappia guardarsi dentro. Perché il pluralismo non è qualcosa che deve arrivare: c&#8217;è già. Siamo tantissimi, italiani con radici in altri Paesi, che parlano italiano e arabo, cinese, wolof, albanese, che hanno famiglia su due continenti. E questo Paese è sempre stato plurale: basta camminare per Palermo per vedere quanto della sua storia sia araba e normanna insieme.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Essere italiana, per me, non vuol dire rinunciare alle mie origini. Vuol dire portarle entrambe. Amin Maalouf, scrittore libanese che vive in Francia, apre </span><i><span data-contrast="auto">L&#8217;identità</span></i><span data-contrast="auto"> raccontando quante volte gli abbiano chiesto se si sentisse più francese o più libanese, e la sua risposta era sempre la stessa: tutte e due, perché è proprio questo a renderlo chi è. Stuart Hall, uno dei grandi pensatori delle diaspore, scriveva che l&#8217;identità non è solo qualcosa che si è, ma qualcosa che si diventa. E qui in Italia scrittrici come Igiaba Scego raccontano da anni cosa vuol dire essere italiane con una storia che arriva anche da altrove.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Vorrei un&#8217;Italia che smetta di chiederci di scegliere. Che non tratti la nostra doppia appartenenza come un sospetto da sciogliere, ma come una ricchezza da usare. Che riconosca come italiani i bambini che nascono e crescono qui, senza farli aspettare. Che quando parla di noi, lo faccia con noi nella stanza.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">I miei genitori hanno fatto il passo zero. Io sto provando a fare il passo uno. Vorrei un&#8217;Italia in cui chi viene dopo di me possa fare il passo due senza dover prima dimostrare di avere il diritto di camminare.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
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		<title>Daniela Baldassarra: «La risata disinnesca le dinamiche pericolose»</title>
		<link>https://www.giornalettismo.com/daniela-baldassarra-la-risata-disinnesca-le-dinamiche-pericolose/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Basili]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 08:12:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Daniela Baldassarra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scrittrice e monologhista pugliese, considerata l&#8217;erede di Franca Rame, porta in tour &#8220;Penelope e le malafemmine&#8221;, l&#8217;Odissea raccontata dalle sue donne. Il debutto è il 28 ottobre a Bologna.  Ha conquistato il pubblico dei social con video lunghi minuti, in controtendenza rispetto ai formati da pochi secondi. Ora Daniela Baldassarra sale sui palchi di tutta [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i><span data-contrast="auto">Scrittrice e monologhista pugliese, considerata l&#8217;erede di Franca Rame, porta in tour &#8220;Penelope e le malafemmine&#8221;, l&#8217;Odissea raccontata dalle sue donne. Il debutto è il 28 ottobre a Bologna.</span></i><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Ha conquistato il pubblico dei social con video lunghi minuti, in controtendenza rispetto ai formati da pochi secondi. Ora Daniela Baldassarra sale sui palchi di tutta Italia con il suo primo tour nazionale. Dopo la Divina Commedia e la Bibbia, nel suo one-woman show tocca all&#8217;Odissea: al centro non c&#8217;è Ulisse, ma Penelope, Elena, Circe, Calipso e le Sirene. Con lei abbiamo parlato di comicità come atto civile, di solitudine e di un femminismo che non deve diventare guerra tra i sessi.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Sei nata e cresciuta in Puglia e ti sei formata a Parigi sui temi di genere. In che momento hai capito che il tuo modo di parlare di questi temi sarebbe passato dalla risata?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Per formazione vengo dal teatro drammatico. Volendo trattare tematiche di genere, a un certo punto mi sono chiesta come portare in teatro non solo le donne già sensibili a questi argomenti, ma anche e soprattutto gli uomini, ahinoi di solito disinteressati alle tematiche femminili e femministe. Ho deciso di cambiare la forma, non la sostanza, e sono passata dal linguaggio drammatico a quello comico. Ha funzionato.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">La critica ti considera l&#8217;erede di Franca Rame. È un paragone che ti pesa o che ti spinge avanti? Chi altro ti ha insegnato qualcosa, sul palco o sulla pagina?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il paragone mi onora. Il mio maestro è stato Jean-Jacques Varoujean: ho imparato tutto da lui. Mi ha insegnato il senso del teatro e dell&#8217;atto teatrale, che deve essere prima di tutto un atto civile, nel senso più nobile e profondo del termine. È stato l&#8217;incontro che mi ha cambiato la vita.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Dal 2004 hai ricevuto più di 50 riconoscimenti letterari, dal Premio Pasolini al Premio Camilleri. Nasce prima la scrittrice o la monologhista? E come convivono oggi?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Nasce prima la scrittrice. Mai avrei immaginato di salire su un palcoscenico. Il mio sogno era chiudermi in una torretta altissima, vicina alle nuvole, e scrivere. Scrivere per altri, sapendo che le mie parole sarebbero andate in giro per conto loro, senza di me. Poi, nel passaggio dal drammatico al comico, per vari motivi mi sono ritrovata a interpretare io stessa il mio primo monologo comico. Era il 2014, e da allora non sono più scesa dal palco. Per inciso, Varoujean l&#8217;aveva previsto dieci anni prima. Purtroppo non ha fatto in tempo a vedermi.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Nell&#8217;epoca dei video da 15 secondi, i tuoi durano diversi minuti e fanno centinaia di migliaia di visualizzazioni. Perché hai scommesso sulla durata, e che cosa ti hanno insegnato i social sul tuo pubblico?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il ritmo dei social mi atterriva, perché la mia comicità è lenta, molto teatrale: non ho i tempi tipici del cabaret. Ho bisogno di tempo, un tempo lungo, per esprimermi e farmi capire, in teatro come nella vita. La durata dei miei video, circa due minuti e quaranta, mi costa fatica, perché per me è pochissimo. Però mi diverte e diverte gli altri, quindi va bene così. Se il pubblico si diverte io sono felice e continuo, perché regalare un sorriso è quello che ho scelto di fare per gli altri.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Lavori da anni con i centri antiviolenza e la Fondazione Petruzzelli ti ha commissionato un&#8217;opera sulla violenza di genere. Come si tengono insieme l&#8217;ironia e un tema così doloroso, senza che una tradisca l&#8217;altro?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Con l&#8217;ironia si possono raccontare i conflitti tra i sessi, l&#8217;incomunicabilità, gli stereotipi: tutto ciò che sta alla base degli episodi di violenza. La risata ci permette di guardare allo specchio i nostri limiti e le nostre gabbie senza alzare muri di difesa. Così la catarsi è facilitata dalla nostra stessa clemenza. E poi la risata è un mezzo di aggregazione potentissimo: imparare a ridere di noi stessi disinnesca moltissime dinamiche pericolose.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Hai ideato la Giornata contro le solitudini. Da dove nasce e perché proprio la solitudine?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La solitudine è un tabù sociale, e a me piace portare alla luce gli argomenti di cui si tace. È un tabù perché difficilmente ammettiamo di essere o di sentirci soli, in una società piena di pressioni legate alla socialità, alla movida, al divertimento a tutti i costi. Dovremmo invece imparare a privilegiare la verità e non le apparenze, e a raccontare con sincerità le nostre vite e le nostre fragilità.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Sei arrivata al G7 delle Pari Opportunità di Matera e al Campidoglio. Che effetto fa portare la tua voce nei luoghi istituzionali? Lì la comicità entra o resta fuori dalla porta?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Nei luoghi istituzionali la comicità è una bomba a orologeria che non fa male, ma quando esplode fa saltare per aria l&#8217;ipocrisia, il perbenismo e la stucchevole seriosità che di solito li abitano. Dopo lo sconcerto iniziale tutto prende una dimensione più umana, amichevole e complice. Le distanze si accorciano, le tensioni si allentano e le conversazioni diventano più fluide e fruttuose.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Dopo la Divina Commedia e la Bibbia, adesso l&#8217;Odissea raccontata da Penelope, Elena, Circe, Calipso e le Sirene. Perché proprio loro? E chi sono le «malafemmine» di oggi?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La parola &#8220;malafemmine&#8221; è una provocazione. Nello spettacolo le malafemmine sono le donne che hanno sedotto Ulisse incuranti della moglie, Penelope, che lo aspettava a casa. Ho giocato sul luogo comune, purtroppo ancora attuale, secondo cui l&#8217;adulterio &#8220;è sempre colpa dell&#8217;altra donna, mai del povero uomo ingenuamente sedotto&#8221;. Tutte le donne dell&#8217;Odissea, tranne Penelope, sono sempre state giudicate male da uno sguardo maschile (o maschilista?). Io le riabilito tutte, perché dobbiamo imparare a rispettare le diversità.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Nel mirino c&#8217;è il patriarcato, ma anche «un certo femminismo trasformato in guerra tra i sessi». Non temi di scontentare anche una parte del tuo pubblico?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">E perché mai? Le donne che mi seguono sono molto autoironiche, non potrebbe essere altrimenti, e sapranno mettersi in discussione. Questo monologo è una feroce condanna del patriarcato, ma anche una feroce critica a quei movimenti femministi radicali che perdono di vista gli obiettivi in un inutile sentimento di aggressività e rivalsa verso l&#8217;universo maschile. Le cose sbagliate ce le dobbiamo dire.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Torino e Milano sono sold out prima ancora del debutto. Come vivi questo primo tour nazionale, tra entusiasmo e paura?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Con tanto entusiasmo e la giusta paura. Torino, Bologna, Milano e Roma sono andate subito sold out e sono piena di gratitudine verso il pubblico. Soprattutto, ci stiamo già organizzando per nuove repliche.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Se Penelope potesse lasciare un messaggio alle ragazze, e ai ragazzi, che ti seguono sui social, che cosa direbbe?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Direbbe: indipendenza. Imparate subito l&#8217;indipendenza: di pensiero, d&#8217;azione ed economica. Nessuno è libero senza la propria indipendenza.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
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		<title>In viaggio con All&#8217;Arremviaggio: Germania, fiabe e famiglie in movimento</title>
		<link>https://www.giornalettismo.com/in-viaggio-con-allarremviaggio-germania-fiabe-e-famiglie-in-movimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Basili]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 08:05:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[traveltag]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Eliana e Fabio sono la coppia dietro All&#8217;Arremviaggio, il blog e progetto di viaggio che raccontano insieme ai figli Manuele e Davide. Si definiscono una famiglia on the road, sempre in movimento e decisa a scoprire ogni sfumatura che il mondo ha da offrire. Sono cresciuti insieme e, da quando si sono scoperti innamorati, non [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Eliana e Fabio sono la coppia dietro All&#8217;Arremviaggio, il blog e progetto di viaggio che raccontano insieme ai figli Manuele e Davide. Si definiscono una famiglia on the road, sempre in movimento e decisa a scoprire ogni sfumatura che il mondo ha da offrire. Sono cresciuti insieme e, da quando si sono scoperti innamorati, non si sono più lasciati e non si sono più fermati.</p>
<p>Il loro modo di viaggiare ha un tratto riconoscibile: sono sognatori alla ricerca di itinerari in luoghi insoliti e ricchi di leggende, capaci di incantare adulti e bambini. Dalla Calabria alla Puglia, da Santorini a Cracovia, raccontano con ironia e sincerità tutto quello che significa partire in famiglia: le scoperte e la meraviglia, ma anche gli imprevisti e la valigia sempre troppo piena. Nei loro racconti Eliana è la mamma che ama l&#8217;on the road senza rinunciare alle comodità e riesce a far entrare tutta la casa in valigia, mentre Fabio è il papà tuttofare che organizza viaggi e spostamenti e cerca di convincerla che la valigia non è la borsa di Mary Poppins.</p>
<p>Oggi portano questa esperienza in TravelTag, progettando viaggi per altre famiglie. Li abbiamo intervistati di ritorno dalla Germania</p>
<p><strong>Quali sono le sfide e le gioie del viaggiare con bambini e preadolescenti?</strong></p>
<p>Viaggiare attraverso gli occhi dei bambini è una delle esperienze più belle che si possano fare. Si stupiscono per cose che noi adulti diamo per scontate, fanno domande che ti costringono a guardare un luogo da un&#8217;altra prospettiva e trasformano anche una semplice passeggiata in un&#8217;avventura. Certo, non è sempre facile: c&#8217;è sempre qualcuno che ti chiede di andare in bagno un attimo dopo che hai lasciato l&#8217;autogrill. Ma fa parte del gioco, e con il tempo si impara ad affrontare tutto con leggerezza.</p>
<p>Con i preadolescenti è un&#8217;altra storia. Hanno gusti precisi, iniziano ad avere opinioni forti e il rischio di sentirsi dire &#8220;che noia&#8221; è sempre dietro l&#8217;angolo. Per questo bisogna coinvolgerli e includere nell&#8217;itinerario tappe pensate per loro: per esempio visitare gli stadi di calcio delle grandi città europee, che per un ragazzo appassionato valgono quanto un museo. Un altro ottimo stratagemma è farli viaggiare insieme a dei coetanei: in compagnia cambia tutto, e anche la visita più classica diventa un&#8217;esperienza da condividere.</p>
<p><strong>La Germania è una meta da vivere in diverse stagioni?</strong></p>
<p>Assolutamente sì. La Germania è bellissima in estate, quando le giornate sono lunghe e si può stare all&#8217;aria aperta tra parchi, laghi e centri storici. Ma ha un fascino tutto suo anche in inverno, soprattutto nel periodo di Natale, quando le città si riempiono di mercatini, luci e profumi che fanno sognare grandi e piccoli. E poi c&#8217;è l&#8217;autunno, con l&#8217;Oktoberfest e i colori dei boschi. Ogni stagione regala un volto diverso dello stesso Paese, ed è proprio questo il bello: puoi tornarci più volte e scoprirlo ogni volta da capo.</p>
<p><strong>Cosa vi ha sorpreso di più durante il viaggio?</strong></p>
<p>Ci ha colpito l&#8217;atmosfera rilassata che si respira. Nessuna frenesia, ritmi tranquilli, persone accoglienti e spazi pensati anche per chi viaggia con i bambini. E poi il clima: mentre da noi faceva un caldo davvero difficile da sopportare, lì abbiamo trovato temperature miti e piacevoli, perfette per passare le giornate in giro senza fatica. È stata una sorpresa decisamente positiva, che ha reso il viaggio ancora più godibile per tutta la famiglia.</p>
<p><strong>Perché la Germania è una meta perfetta per le famiglie?</strong></p>
<p>Perché è un Paese pieno di fiabe, magia, storie e leggende. È la terra dei fratelli Grimm, dei castelli che sembrano usciti da un libro illustrato, dei borghi con le case a graticcio e dei boschi dove sembra di poter incontrare da un momento all&#8217;altro Cappuccetto Rosso o Hänsel e Gretel. Per i bambini è come entrare dentro le storie che hanno ascoltato prima di dormire, e anche noi adulti finiamo per lasciarci incantare. È difficile trovare una meta che sappia parlare così bene a tutte le età.</p>
<p><strong>C&#8217;è un luogo che vi è rimasto nel cuore?</strong></p>
<p>Sicuramente Memmingen. Ci ha conquistato per la sua atmosfera rilassata, per le sue incredibili leggende e per le tantissime attività da fare con bambini e ragazzi. È una città a misura di famiglia, dove ci si muove con facilità e si respira un&#8217;aria autentica, lontana dal turismo di massa. Ogni angolo ha una storia da raccontare e i ragazzi non si annoiano mai. È uno di quei posti che lasciano il segno e in cui speriamo di tornare presto.</p>
<p><strong>Cosa vi ha avvicinato al progetto TravelTag?</strong></p>
<p>TravelTag è un progetto molto interessante e molto vicino al nostro modo di raccontare e vivere il viaggio. Niente pacchetti standard tutti uguali, ma itinerari ideati in prima persona da chi quei luoghi li ha vissuti davvero. Noi in particolare ci dedichiamo ai viaggi per le famiglie: il nostro obiettivo è far vivere agli altri le stesse emozioni che abbiamo provato noi, con la stessa cura e la stessa attenzione ai dettagli che mettiamo quando partiamo con i nostri figli.</p>
<p><strong>Com&#8217;è viaggiare insieme ad altre famiglie?</strong></p>
<p>A noi piace moltissimo. Quando si viaggia in gruppo con altre famiglie si crea un&#8217;atmosfera speciale. I genitori si liberano da tanti pensieri, perché l&#8217;organizzazione è già pensata e ci si può finalmente godere il viaggio. I ragazzi, invece, vivono un&#8217;avventura unica in compagnia di nuovi amici, condividono scoperte e momenti di gioco, e spesso tornano a casa con legami che durano nel tempo. È un&#8217;esperienza che arricchisce tutti, grandi e piccini.</p>
<p><strong>Perché una famiglia dovrebbe partire adesso con TravelTag?</strong></p>
<p>Perché i viaggi pensati da TravelTag sono unici, creati da esperti che amano esplorare il mondo e che conoscono davvero le destinazioni che propongono. Il nostro consiglio è semplice: non rimandate mai un viaggio. I bambini sono piccoli adesso, e il tempo che si vive insieme è prezioso e non torna indietro. Ogni viaggio diventa un ricordo che resterà per sempre, a loro e a voi. Come si dice a Napoli, ogni lasciata è persa: ogni occasione che lasci andare è un&#8217;occasione persa.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Maria Beatrice Alonzi: «La paura sa travestirsi da scelta»</title>
		<link>https://www.giornalettismo.com/maria-beatrice-alonzi-la-paura-sa-travestirsi-da-scelta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Basili]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 11:39:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[maria beatrice alonzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il perfezionismo che diventa «il mio modo di lavorare», il sì detto per non perdere un legame, il numero di like scambiato per una misura del proprio valore. Sono alcune delle forme che la paura prende quando smette di proteggerci e comincia a decidere al posto nostro.  È il cuore di Hai ancora paura. Ciò [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span data-contrast="auto">Il perfezionismo che diventa «il mio modo di lavorare», il sì detto per non perdere un legame, il numero di like scambiato per una misura del proprio valore. Sono alcune delle forme che la paura prende quando smette di proteggerci e comincia a decidere al posto nostro.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">È il cuore di Hai ancora paura. Ciò che ti ha salvato ora ti sta fermando (Sperling &amp; Kupfer), il nuovo libro di Maria Beatrice Alonzi, scrittrice, sceneggiatrice ed esperta di reputazione ed etica degli spazi digitali, già autrice di Non voglio più piacere a tutti e Tu non sei i tuoi genitori.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">L’abbiamo incontrata.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Hai ancora paura è diviso in cinque atti, come un’opera teatrale. Quanto del tuo lavoro in teatro c’è in questo libro?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Tantissimo. Il teatro, nel mio modo di lavorare, è una forma di pensiero: quando costruisci uno spettacolo devi chiederti continuamente che cosa debba sapere il pubblico, quando debba saperlo e che cosa invece debba soltanto intuire. Lavori sul ritmo, sull’attesa, sui silenzi.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In Hai ancora paura volevo mostrare meccanismi che spesso diventano visibili soltanto quando smettono di funzionare bene. Una risposta nata per proteggerci può restare attiva per anni ed essere scambiata per carattere: il controllo diventa «io sono fatta così», il perfezionismo diventa il proprio modo di lavorare. Volevo che questa cosa si vedesse mentre accadeva.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Per questo il libro comincia con una scena: una stanza bianca, una lampada, uno specchio, un registratore. Poi arriva la frase che apre tutto: non sei sotto accusa, stai indagando. Da lì i cinque atti, dalla Stanza dell’Interrogatorio alla Serratura, diventano un percorso. Il teatro mi ha insegnato che una storia funziona davvero quando chi guarda smette di osservarla da fuori. Spiegare una paura è una cosa. Far sì che, mentre leggi, tu riconosca la tua è tutta un’altra storia.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Il sottotitolo del libro è «Ciò che ti ha salvato ora ti sta fermando». Qual è, secondo te, la strategia di sopravvivenza più difficile da lasciare andare?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Direi il controllo. Anche se «lasciare andare» mi convince fino a un certo punto: una strategia che ci ha protetto davvero non si stacca con una decisione. Va riconosciuta, capita e resa di nuovo facoltativa.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il controllo ha tantissime forme: prepararsi, prevedere, arrivare prima dei problemi, essere estremamente efficienti. Può essere anche una qualità straordinaria: se reagisci alla paura diventando precisa e affidabile, il mondo ti premia. La parte problematica comincia quando non puoi più scegliere se utilizzarla.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Dal punto di vista del cervello è comprensibile: l’incertezza ha un costo. Se controllare abbassa l’angoscia, il cervello registra quell’azione come efficace, e ogni volta che ti senti meglio, anche solo per un momento, quell’associazione si rinforza. Così una soluzione diventa una regola. Il controllo promette una cosa meravigliosa: se fai tutto abbastanza bene, forse riuscirai a non soffrire. È una promessa falsa e seducente, perché resta sempre una parte della vita sulla quale non avrai giurisdizione. Essere preparati ti rende preparati, non onnipotenti.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Dici che la paura non è un nemico ma una mappa evolutiva. Quando smette di proteggerci e comincia a decidere al posto nostro?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La paura nasce per proteggerci. È un sistema antichissimo: prima ancora che tu riesca a dire che cosa sta succedendo, il cervello ha già cominciato a valutare se ciò che hai davanti sia sicuro, ambiguo o pericoloso. Comincia a occupare troppo spazio quando continua a usare una mappa costruita in un altro momento della vita per orientarsi nel presente. Una paura appresa, infatti, non si cancella solo perché oggi sappiamo di essere al sicuro: le vecchie associazioni possono restare disponibili e riemergere soprattutto sotto stress.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Decide al posto nostro quando scegliamo per impedire che si ripresenti una minaccia antica. Dici sì quando vuoi dire no, perché il no è stato associato alla possibilità di perdere l’amore. Taci quando vorresti parlare, perché esprimerti è stato associato al conflitto. Resti in una relazione infelice perché il dolore conosciuto è comunque più prevedibile dell’assenza dell’altro. A quel punto la paura ha fatto qualcosa di molto sofisticato: si è travestita da scelta. Raramente diciamo «ho paura». Diciamo «sono prudente», «sono fatta così», «non è il momento».</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il confine sta nella flessibilità. Se scappi davanti a un pericolo reale, la paura fa magnificamente il suo lavoro; se scappi ogni volta che qualcosa gli somiglia vagamente, ha smesso di informarti e ha cominciato a governarti. Trattarla come un difetto da eliminare sarebbe assurdo: il lavoro consiste nell’aggiornare la mappa. La domanda utile è: questa paura mi parla di adesso, oppure sta cercando di impedire che accada di nuovo qualcosa che conosco già?</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Perché continuiamo a fare scelte che non vogliamo fare, pur sapendolo?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Perché sapere una cosa e riuscire a viverla appartengono a livelli diversi della nostra esperienza. Raccontiamo le scelte come se avvenissero tutte nello stesso luogo: penso, valuto, decido. In realtà ci portiamo dietro apprendimenti emotivi, memorie implicite, modi di proteggerci nati molto prima che sapessimo spiegarli.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Per questo puoi sapere perfettamente che una relazione ti fa male e restare. Se per molto tempo dire sì ha significato mantenere un legame, il no può essere vissuto come una minaccia prima ancora che tu riesca a ragionarci. Da fuori appare incoerenza, da dentro può avere una logica precisissima. È la logica della ripetizione: torniamo verso configurazioni conosciute anche quando ci fanno soffrire, perché il conosciuto possiede almeno una mappa.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La frase «ma se lo so, perché continuo a farlo?» contiene già parte della risposta: saperlo non basta ancora. Serve capire che cosa quella scelta continua a proteggere, quale perdita teme. Il cambiamento comincia quando la consapevolezza diventa la possibilità di tollerare ciò che sembrava intollerabile: il conflitto, il dispiacere dell’altro, perfino la colpa di aver scelto se stessi. È lì che una scelta può tornare davvero a essere una scelta.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Se «l’antidoto alla paura è il desiderio», che cosa succede in una generazione alla quale viene detto continuamente che cosa desiderare?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il desiderio non elimina la paura, che ha una funzione biologica indispensabile. Può però competere con l’evitamento: posso avere paura e volere qualcosa abbastanza da muovermi comunque.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il problema è che il desiderio ha bisogno di uno spazio vuoto per formarsi, mentre viviamo dentro una gigantesca macchina di produzione anticipata dei desideri. Per desiderare davvero devo poter incontrare una mancanza, aspettare, perfino annoiarmi. Oggi pubblicità, piattaforme, creator e algoritmi ci mostrano senza sosta che cosa sarebbe desiderabile, e lo fanno in modo personalizzato: ciò che ha catturato la nostra attenzione ieri contribuisce a costruire ciò che ci verrà proposto domani. Per un adolescente, nella fase nella quale identità, appartenenza e desiderio stanno ancora prendendo forma, questo ha un peso particolare.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il rischio è avere moltissimi desideri e pochissimo accesso al proprio desiderio. Posso volere il successo perché amo profondamente ciò che faccio oppure perché ho imparato che essere visibile significa esistere. Per le nuove generazioni sarà decisivo proteggere il diritto alla formazione del desiderio, anche di quello strano, poco redditizio, poco fotografabile. Altrimenti possiamo passare una vita intera a trovare il coraggio di raggiungere qualcosa che non avevamo mai desiderato.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Il libro è scritto al femminile ma si rivolge a tutti. Gli uomini hanno più difficoltà ad ammettere di avere paura?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Più che una maggiore difficoltà a provarla, agli uomini è stato concesso un vocabolario molto più povero per raccontarla. La paura è una risposta umana; quello che cambia è ciò che una cultura permette di farne.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La maschilità occidentale si è costruita anche sulla distanza dalla vulnerabilità. Il bambino spaventato sente ancora «non piangere», «sii forte», «comportati da uomo». Nessuna di queste frasi gli insegna a non avere paura: gli insegna a nasconderla o a tradurla in altro (rabbia, controllo, chiusura, ricerca del rischio, silenzio). Questo non significa che ogni rabbia maschile nasconda paura; significa che le norme di genere influenzano quali emozioni impariamo a riconoscere. I dati mostrano questa frattura: in molti contesti gli uomini ricorrono meno ai servizi e chiedono aiuto più tardi, mentre le morti per suicidio sono nettamente più frequenti tra loro. Parlare meno del proprio dolore non significa provarne meno.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il libro è scritto al femminile perché il percorso tocca continuamente il materno, inteso come funzione psichica di cura, contenimento e protezione, che non appartiene solo alle donne. Agli uomini non chiedo di identificarsi con una donna, ma di attraversare una parte di sé che la maschilità ha chiesto loro di tenere a distanza. Forse la domanda giusta è: quante altre emozioni avete dovuto chiamare con un altro nome, pur di restare uomini nel modo nel quale vi avevano insegnato a esserlo?</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Ti occupi di reputazione ed etica degli spazi digitali. I social amplificano le nostre paure o le rendono solo più visibili?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Fanno entrambe le cose: hanno preso paure antichissime e hanno dato loro un’infrastruttura tecnica. La paura di essere esclusi o giudicati esiste da molto prima di Instagram, ma oggi i segnali di approvazione e rifiuto sono continui, pubblici e misurabili. Prima potevi chiederti se fossi piaciuto alle dieci persone in una stanza; oggi in pochi minuti ricevi numeri su quanto sembri valere rispetto agli altri. Domande complesse come «ho un posto?» o «sono abbastanza?» finiscono dentro un tabellone aggiornato di continuo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Alcune paure sono cambiate qualitativamente. Una sciocchezza detta a cena probabilmente spariva il giorno dopo; oggi può essere registrata, estratta dal contesto e arrivare a un pubblico diverso, senza tono né storia. Anche il confronto ha cambiato scala: per secoli il termine di paragone erano famiglia, amici e vicini, oggi sono migliaia di persone selezionate da sistemi progettati per trattenere l’attenzione.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Per questo evito la conclusione del «telefono fa male». Il telefono è un oggetto; le piattaforme sono ambienti progettati, con incentivi economici e metriche, e noi ci entriamo con bisogni, ferite e paure. Possono anche fare qualcosa di straordinario: trasformare la vergogna privata in riconoscimento collettivo. La soglia critica arriva quando cominciano a suggerirci chi dovremmo diventare per meritare attenzione. L’etica digitale, quindi, riguarda la salute pubblica, non solo l’educazione degli utenti.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Confronto continuo, FOMO, algoritmi: sono cause del disagio o solo acceleratori di qualcosa che c’era già?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Separerei tre piani. Il confronto e la paura dell’esclusione sono antichi; la FOMO è il nome contemporaneo di quella sensibilità; gli algoritmi possono trasformare la vulnerabilità in un circuito ripetuto. La novità è che oggi possiamo sapere che cosa fanno gli altri quasi senza interruzione: il viaggio che non stai facendo, la festa alla quale non sei stato invitato, il corpo che vorresti e poi altri cento esempi che non hai cercato.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il circuito è questo: la vulnerabilità orienta l’attenzione, l’attenzione produce dati, i dati orientano una parte di ciò che vedremo dopo, e ciò che vediamo può alimentare di nuovo la vulnerabilità. Sarebbe però scorretto dire che gli algoritmi fabbricano dal nulla l’insicurezza: gli effetti dipendono dalla persona, dall’età, dal contesto e dall’uso concreto. Il nodo sta nella relazione tra vulnerabilità umana e architettura tecnologica.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il problema è che manca un punto di sazietà: puoi sempre guardare ancora, confrontarti, controllare. La mente invece ha bisogno di interruzioni, di non sapere, di annoiarsi. Oltre a chiederci quanto tempo passiamo sui social, dovremmo chiederci che cosa cerchiamo ogni volta che li riapriamo. Se cerchiamo la prova di essere abbastanza, quella prova potrà arrivare cento volte. E potremmo averne bisogno per la centounesima.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Hai costruito buona parte della tua voce online. Come si fa a stare sui social senza farsi governare da quello che il pubblico si aspetta da te?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Quando comunichi a lungo davanti a un pubblico, quel pubblico si costruisce un’idea di te, e dopo un po’ quell’idea prova a diventare una richiesta. Il pubblico va ascoltato e i dati vanno letti: la soglia da sorvegliare è il momento nel quale l’ascolto diventa obbedienza.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Le piattaforme producono condizionamento: ricevi attenzione, ripeti ciò che funziona. Quando dalla visibilità dipendono lavoro e denaro, il rischio è smettere di chiederti che cosa hai da dire e cominciare a chiederti che cosa il pubblico vuole sentirsi dire. La prima domanda richiede identità, la seconda previsione. E prevedere il pubblico può diventare una forma sofisticata di compiacenza, soprattutto quando la chiamiamo strategia.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Tengo separati tre livelli: ciò che penso, come lo comunico, la risposta che ricevo. Il secondo deve adattarsi, il terzo va studiato, il primo deve restare uno spazio nel quale il pubblico non ha diritto di voto. Altrimenti la comunità diventa proprietaria della tua voce e cominci a censurarti prima ancora che qualcuno ti critichi. Una persona viva cambia, e stare sui social senza farsene governare significa tollerare anche una quota di delusione reciproca. La domanda da farsi è: se domani i numeri sparissero, continuerei a dire questa cosa nello stesso modo? Se la risposta è sì, sto ancora usando i social. Se è no, forse sono i social ad aver cominciato a usare me.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Nel 2021 hai scritto Non voglio più piacere a tutti. Oggi, tra metriche e algoritmi, piacere a tutti è ancora un desiderio o è diventato un obbligo professionale?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Oggi può sembrare un obbligo professionale, ed è questo a renderlo insidioso: il bisogno di approvazione si presenta con un lessico rispettabile (engagement, crescita, conversione). Le piattaforme hanno trasformato una parte dell’approvazione in dati continui e confrontabili, con conseguenze economiche reali.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il rischio vero è confondere un indicatore di performance con un indicatore di valore personale. Se un contenuto raggiunge poche persone, il dato ti dice qualcosa sull’hook, sul tema, sul formato. Quando lo traduci in «non sono abbastanza interessante», la metrica smette di descrivere il contenuto e comincia a giudicare la persona.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">E piacere a tutti sarebbe comunque una pessima strategia: una voce riconoscibile seleziona, un posizionamento vero produce adesione e distanza. Per me il conflitto professionale vero è tra ciò che performa e ciò che merita di essere detto. Io vivo di strategia: i dati servono a consegnare meglio un pensiero e non dovrebbero decidere che cosa abbiamo il diritto di pensare. Altrimenti la reputazione diventa dipendenza dall’approvazione, soltanto con una dashboard molto elegante. Oggi dire «non voglio più piacere a tutti» significa anche accettare che una parte del pubblico se ne vada, senza trasformare ogni perdita di consenso in una correzione identitaria. Una professione può chiederti risultati, ma non di diventare la media delle aspettative di chi ti guarda.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Intelligenza artificiale: che cosa ti preoccupa di più e che cosa ti fa sperare, quando pensi al modo nel quale comunichiamo?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Mi preoccupa che deleghiamo all’intelligenza artificiale qualcosa di più importante della scrittura: il pensiero che prende forma mentre scriviamo. Il linguaggio non è solo il contenitore di un pensiero già pronto: cercando le parole lo precisiamo, scopriamo contraddizioni, cambiamo posizione. Se automatizziamo sempre quel passaggio, rischiamo di allenare meno la capacità di capire che cosa pensiamo davvero.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">C’è poi il rischio di omogeneizzazione: i modelli tendono a proporre formulazioni ad alta probabilità, mentre una lingua viva è fatta anche di anomalie, della frase strana che dici solo tu, dell’errore diventato stile. E c’è la fiducia: con i deepfake non basta più chiedersi se una persona dica la verità, bisogna chiedersi se esista, se quella voce sia sua. Se tutto può essere fabbricato, anche la realtà diventa più facile da contestare. Mi preoccupa anche l’idea che una risposta ben formulata debba essere vera: il nostro cervello tende a trovare più credibile ciò che si legge facilmente e viene detto con sicurezza.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Accanto ai rischi vedo possibilità enormi: abbattere barriere linguistiche e cognitive, sostenere chi ha difficoltà nella scrittura o nella lettura. Può essere un interlocutore utilissimo, purché resti uno strumento e non un’autorità. La domanda è quali capacità vogliamo delegare e quali continuare ad allenare. Vorrei che delegassimo sempre di più quello che ci fa perdere inutilmente tempo e sempre meno le capacità che ci permettono di pensare, scegliere, avere una voce propria.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">«Chiedere aiuto deve essere normale». In Italia a che punto siamo? Che cosa manca ancora, culturalmente e concretamente?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Siamo molto più avanti nel linguaggio, molto meno nell’accesso reale. Parole come psicoterapia, ansia, trauma circolano molto di più, ed è un valore enorme: nominare un’esperienza è già una forma di riconoscimento. Parlarne con più libertà, però, non significa aver costruito un sistema nel quale chiedere aiuto sia semplice e tempestivo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Nel 2024 i servizi specialistici di salute mentale hanno assistito 845.516 persone, 258.999 delle quali sono entrate in contatto con questi servizi per la prima volta nella vita. Sono numeri importanti, ma descrivono l’attività dei servizi per adulti, non l’intero bisogno della popolazione, e l’accesso precoce alla psicoterapia pubblica resta molto più difficile di quanto servirebbe. Il Bonus Psicologo è un segnale importante, ma limitato da soglie ISEE e risorse: non può sostituire una rete pubblica.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Culturalmente, ci manca smettere di vedere la richiesta di aiuto come l’ultimo gradino prima del crollo. Sul corpo nessuno direbbe «aspetta che peggiori, poi vai dal medico»; sulla salute mentale lo facciamo ancora. Esiste anche il rischio opposto, quello di patologizzare ogni sofferenza: essere tristi dopo una perdita appartiene alla vita. Serve saper riconoscere quando la sofferenza diventa persistente, invalidante o restringe la libertà della persona. E serve alfabetizzazione: psicologo, psicoterapeuta e psichiatra non sono intercambiabili. Quando chiedere aiuto non sarà più raccontato come un gesto eccezionalmente coraggioso, staremo davvero parlando di normalità.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Con UNICEF hai lavorato anche sull’eco-ansia, a partire dalle testimonianze di ragazze e ragazzi. Che cosa emerge dalle loro parole?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Premetto che nel progetto con UNICEF non ho incontrato ragazzi nelle scuole: ho lavorato sulle testimonianze anonime di giovani che raccontavano il proprio rapporto con la crisi climatica.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Emerge soprattutto che molti adulti interpretano questa paura come un eccesso emotivo, mentre i ragazzi reagiscono a una minaccia reale e documentata. L’eco-ansia non è una diagnosi clinica autonoma: descrive preoccupazione, impotenza, rabbia e angoscia legate alla crisi ecologica. Colpisce la combinazione tra paura e impotenza: ricevono messaggi enormi (il pianeta è in pericolo, il futuro è compromesso) e hanno pochissimo potere sulle decisioni che contano. Poi arriva il senso di colpa, con il rischio di caricare sul singolo ragazzo una responsabilità che appartiene anche a governi e imprese. Un adolescente non può portarsi sulle spalle la salvezza del pianeta.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La risposta adulta peggiore è minimizzare: così aggiungiamo solitudine alla paura. Serve ascoltare, distinguere il realistico dal catastrofico e trasformare l’impotenza in possibilità di azione, perché sentire di poter incidere insieme agli altri riduce il senso di impotenza che alimenta l’angoscia. Forse dovremmo chiederci che futuro abbiamo consegnato loro, prima di giudicare il modo nel quale reagiscono.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">In Tu non sei i tuoi genitori parli di traumi che si tramandano tra generazioni. Quale paura stiamo lasciando in eredità ai più giovani?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Farei una precisazione: i traumi non passano intatti da una generazione all’altra come oggetti. Possono passare modalità di relazione, silenzi, aspettative, modi di interpretare il pericolo. Esiste anche una ricerca sull’epigenetica dello stress intergenerazionale, ma nell’essere umano i risultati richiedono molta cautela.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Detto questo, credo che una delle paure più pesanti che lasciamo ai giovani sia quella di non essere abbastanza: abbastanza bravi, veloci, produttivi, pronti e soprattutto abbastanza avanti. La presentiamo come motivazione, mentre consegniamo loro un mondo con lavoro più precario, case più difficili da raggiungere e un confronto disponibile ventiquattr’ore su ventiquattro. Se un ragazzo sente di valere soprattutto quando riesce, ogni errore diventa una minaccia identitaria.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Trasmettiamo anche paura dell’incertezza: diciamo loro di essere flessibili, poi reagiamo con ansia a ogni deviazione. Così insegniamo la libertà a parole e la paura nelle reazioni. Se dovessi sceglierne una, direi la paura che il proprio valore dipenda continuamente dalla capacità di dimostrare qualcosa. È una paura capace di produrre persone bravissime e profondamente esauste. La responsabilità adulta è restituire loro la possibilità di sbagliare, cambiare strada, non sapere ancora. Perché crescere significa anche poter diventare qualcuno che i propri genitori non avevano previsto.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Qual è una paura che hai ancora oggi?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Le paure legate al mio passato oggi le riconosco. Da un po’ ne ho una nuova, molto concreta: perdere i miei genitori. Riguarda la morte e insieme l’identità: finché i tuoi genitori ci sono, continui a essere figlio, e resta quel posto originario nel quale qualcuno, almeno simbolicamente, poteva prenderti in braccio.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Su questa paura non costruirei una retorica del superamento. Alcune paure si possono aggiornare perché appartengono a un pericolo passato; altre riguardano qualcosa di reale, inevitabile e umano. Posso provare a impedirle di rubarmi il tempo che ho ancora con loro: se occupa troppo spazio, sottrae presenza proprio mentre quella persona è qui.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Se chi legge potesse portarsi via una sola domanda dal libro, quale vorresti che fosse?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">«Sto scegliendo per paura?»</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Dentro questa domanda c’è tutto il libro. La paura può presentarsi come prudenza, senso del dovere, perfezionismo, disponibilità verso gli altri, persino come amore. Così possiamo passare anni a prendere decisioni coerenti con ciò che abbiamo imparato per proteggerci, convinti che coincidano con ciò che desideriamo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Chiederselo crea una piccola distanza tra ciò che sentiamo e ciò che facciamo. La paura non scompare e una scelta fatta mentre abbiamo paura non è automaticamente sbagliata, ma possiamo capire chi sta guidando: la situazione presente oppure una regola costruita altrove, magari molti anni prima.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Per me questa è la libertà possibile: riconoscere la paura abbastanza presto da non consegnarle automaticamente tutta la scelta.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Puoi avere ancora paura… E scegliere comunque.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:200,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giornalettismo.com/maria-beatrice-alonzi-la-paura-sa-travestirsi-da-scelta/">Maria Beatrice Alonzi: «La paura sa travestirsi da scelta»</a> proviene da <a href="https://www.giornalettismo.com">Giornalettismo</a>.</p>
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		<title>Irene Facheris: «Online parliamo tanto di femminismo, ma ancora male»</title>
		<link>https://www.giornalettismo.com/irene-facheris-online-parliamo-tanto-di-femminismo-ma-ancora-male/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Basili]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 15:10:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[irene facheris]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per molti è  «colei che ha parlato male di 50 sfumature di grigio». In realtà Irene Facheris, formatrice ed esperta di studi di genere, fa divulgazione da più di quindici anni: prima su YouTube, poi con libri, podcast e incontri dal vivo.   Dal 2014 ha guidato Bossy, l&#8217;associazione che ha fondato e poi chiuso [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giornalettismo.com/irene-facheris-online-parliamo-tanto-di-femminismo-ma-ancora-male/">Irene Facheris: «Online parliamo tanto di femminismo, ma ancora male»</a> proviene da <a href="https://www.giornalettismo.com">Giornalettismo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span data-contrast="auto">Per molti è  «colei che ha parlato male di </span><i><span data-contrast="auto">50 sfumature di grigio</span></i><span data-contrast="auto">». In realtà Irene Facheris, formatrice ed esperta di studi di genere, fa divulgazione da più di quindici anni: prima su YouTube, poi con libri, podcast e incontri dal vivo. </span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Dal 2014 ha guidato Bossy, l&#8217;associazione che ha fondato e poi chiuso dopo dieci anni. Il suo ultimo libro, </span><i><span data-contrast="auto">Tutti gli uomini (possono cambiare le cose)</span></i><span data-contrast="auto"> (Tlon), raccoglie le storie e i dubbi di diciotto uomini alle prese con la propria maschilità.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">L’abbiamo incontrata.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:1,&quot;335551620&quot;:1,&quot;335559685&quot;:0,&quot;335559737&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240,&quot;335559740&quot;:279}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Sei diventata &#8220;quella che ha parlato male di </span></b><b><i><span data-contrast="auto">50 sfumature di grigio</span></i></b><b><span data-contrast="auto"> su internet&#8221; prima di essere riconosciuta come formatrice ed esperta di gender studies. Che rapporto hai con l&#8217;immagine pubblica che si è costruita di te, e quanto assomiglia alla Irene privata?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sono arrivata sui social molto presto: avevo vent&#8217;anni, e questo significa che per un periodo ho condiviso molto più del mio privato di quanto farei oggi. All&#8217;epoca non credo avessimo neanche davvero gli strumenti per capire quanto potesse essere permanente tutto quello che mettevamo online, o quanto facilmente la percezione pubblica di una persona potesse costruirsi a partire da frammenti della sua vita.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Se tornassi indietro, probabilmente metterei dei confini molto prima. Crescendo, però, quei confini li ho costruiti e oggi la mia immagine pubblica racconta solo quello che scelgo consapevolmente di rendere pubblico.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Questo non significa che la Irene che si vede online sia finta o costruita: anzi, quello che condivido mi somiglia completamente, perché per me è importante che sia autentico. Semplicemente, non è tutto. Ci sono molte parti di me, anche importanti, che non finiscono sui social e che non sento alcun bisogno di trasformare in contenuto.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Forse l&#8217;unica cosa che mi piacerebbe passasse un po&#8217; di più è che non sono sempre così seria come posso sembrare quando parlo di lavoro. Rido parecchio più di quanto i miei contenuti su internet lascino intendere.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">C&#8217;è una convinzione sul femminismo o sull&#8217;attivismo che avevi a trent&#8217;anni e che oggi non difenderesti più con la stessa sicurezza?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sì, una cosa è cambiata: a trent&#8217;anni avevo più fiducia nella capacità del movimento femminista di mettere da parte i personalismi per diventare davvero una collettività.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:1,&quot;335551620&quot;:1,&quot;335559685&quot;:0,&quot;335559737&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240,&quot;335559740&quot;:279}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Questa cosa succede ancora, per fortuna, e quando succede è potentissima. Però credo sia diventata più difficile in un&#8217;epoca in cui i social ti allenano esattamente al contrario: a parlare di te, a costruire il tuo personaggio, il tuo spazio, il tuo pubblico, la tua riconoscibilità. E inevitabilmente questo entra anche nell&#8217;attivismo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Forse oggi ho meno fiducia nell&#8217;idea che basti condividere una battaglia comune per riuscire automaticamente a costruire un &#8220;noi&#8221;. Il &#8220;noi&#8221; va coltivato, richiede rinunce, mediazione e a volte anche la capacità di fare un passo indietro. E non è proprio la skill che i social premiano di più.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Lavori da anni su rabbia, ascolto ed empatia degli altri. Con la tua, di rabbia, che rapporto hai?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Cerco prima di tutto di ascoltarla, perché per me la rabbia è quasi sempre una spia: mi sta dicendo che qualcosa non va, che c&#8217;è stata un&#8217;ingiustizia, che è stato superato un confine o che sto facendo finta di stare bene in una situazione in cui in realtà non sto bene per niente.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Poi dipende dal contesto. Pubblicamente provo a incanalarla, a trasformarla in qualcosa di utile, comprensibile, magari persino generativo. Se devo parlare a tante persone, non posso semplicemente rovesciare loro addosso quello che sento e aspettarmi che da lì nasca qualcosa di buono.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Ma per fortuna ho anche degli spazi sicuri, privati e soprattutto offline, in cui non devo rendere la mia rabbia educativa, interessante o socialmente accettabile. Posso semplicemente vomitarla, lamentarmi, essere ingiusta per cinque minuti, dire cose che non pubblicherei mai. E credo sia fondamentale avere luoghi in cui non devi trasformare ogni emozione in contenuto.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Fare divulgazione su questi temi significa anche esporsi a odio e attacchi costanti. Cosa fai, concretamente, per non farti logorare? E c&#8217;è stato un momento in cui hai pensato di mollare?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Ci sono stati diversi momenti in cui ho pensato di mollare e, in realtà, questo è proprio uno di quei momenti in cui ho mollato davvero. Non sono sui social da giugno e conto di non tornarci ancora per un bel po&#8217;.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Essere una donna che parla di femminismo online significa molto spesso girare con un bersaglio sul petto: qualunque cosa dici può diventare il pretesto per ricevere insulti, minacce, paternalismo, aggressività o semplicemente una quantità di ostilità che, sommata giorno dopo giorno, ti consuma.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Negli anni ho provato a proteggermi in molti modi: moderando i commenti, bloccando utenti, limitando l&#8217;accesso ai miei spazi, imparando a non leggere tutto. Ma evidentemente non è bastato, perché a un certo punto è arrivata comunque una diagnosi di depressione e ho dovuto iniziare anche una terapia farmacologica.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Quindi oggi non ho una risposta particolarmente edificante. Non posso dire &#8220;ho trovato il modo giusto per non farmi toccare&#8221;, perché non è vero. A volte ti tocca eccome. E, se devo essere sincera, oggi mi sto anche chiedendo se ne valga sempre la pena. Per ora la risposta che mi sono data è stata fermarmi.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Qual è una cosa che ti piace di te stessa che non c&#8217;entra niente con il lavoro che fai?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Amo moltissimo la musica e mi piace cantare. È una cosa che faccio senza un obiettivo, senza doverla trasformare in un progetto, senza dover essere brava per forza.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Mi piace proprio per questo: mi porta altrove e mi permette di usare una parte di me che con il lavoro c&#8217;entra pochissimo. E poi cantare è una di quelle attività che, quando ci sei dentro davvero, ti impedisce per qualche minuto di pensare a qualunque altra cosa. Che non è poco.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Nel 2024 hai lasciato la presidenza di Bossy dopo dieci anni. Che cosa ha significato quel passaggio, e cosa hai imparato sul lasciar andare una cosa che hai creato?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In realtà non ho semplicemente lasciato la presidenza: ho chiuso l&#8217;associazione. E quindi credo che sul lasciare andare io abbia imparato qualcosa, ma forse non esattamente quello che mi sarebbe servito imparare.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Lasciare la presidenza mi avrebbe costretta a fare una cosa che mi viene ancora piuttosto male: delegare. Avrei dovuto accettare che una cosa che avevo creato potesse andare avanti senza di me, magari anche in modi diversi da quelli che avrei scelto io.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Chiudere è stato un gesto diverso e molto più netto. È stato riconoscere che una cosa può essere stata importantissima, aver avuto senso per dieci anni e aver comunque concluso il proprio ciclo. Questo non cancella quello che è stata, ma ti obbliga a smettere di tenerla in vita solo perché fa parte della tua identità.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sulla delega, invece, sono ancora decisamente in fase di apprendimento.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Hai scelto formati molto diversi: YouTube, libri, podcast, incontri dal vivo. Qual è quello in cui ti senti davvero te stessa, e quale invece ti costa di più?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Credo che gli incontri dal vivo siano il formato in cui riesco a essere più completa. Avere davanti le persone mi permette di capire immediatamente se quello che sto dicendo è chiaro, se c&#8217;è una resistenza, se serve fermarsi su un punto o approfondirne un altro.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">E soprattutto dal vivo si possono fare davvero delle discussioni. Online spesso una conversazione complessa viene spezzettata, polarizzata o ridotta a una battuta; dal vivo invece c&#8217;è il tempo per stare anche nelle contraddizioni, fare domande, cambiare idea, precisare. E questa cosa mi diverte moltissimo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il podcast mi piace per un motivo diverso: sono una fanatica della progettazione della comunicazione e lavorare a un progetto fatto soltanto di voce mi scatena la creatività. Devi pensare al ritmo, ai silenzi, alla struttura, al modo in cui accompagni chi ascolta senza poter usare nessun appiglio visivo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">E poi posso farlo struccata e in pigiama. Che è un vantaggio enorme. Qualcuno potrebbe obiettare che posso fare struccata e in pigiama anche molte altre cose, e io risponderei: sì, ma a che prezzo?</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">YouTube invece resta il primo amore. Monto i miei video da sempre e continua a divertirmi molto. Purtroppo esiste la sezione commenti, che secondo me è stata progettata per ricordarci periodicamente che l&#8217;umanità ha ancora parecchio lavoro da fare.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Cosa risponde una divulgatrice quando le si dice che ormai &#8220;di questi temi si parla troppo&#8221;?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Che parlarne tanto e parlarne bene sono due cose completamente diverse.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Di questi temi oggi si parla moltissimo, è vero, ma una parte enorme di quel discorso è superficiale, imprecisa, strumentale o costruita solo per generare indignazione. Il fatto che un argomento sia molto presente non significa che sia stato compreso.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Quindi sì, forse se ne parla tanto. Ma purtroppo se ne parla ancora molto male. E finché sarà così, toccherà continuare a parlarne bene.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Con </span></b><b><i><span data-contrast="auto">Tutti gli uomini</span></i></b><b><span data-contrast="auto"> sei entrata nelle storie e nei dubbi di diciotto uomini. Cosa ti ha spinta, da attivista femminista, a spostare lo sguardo proprio sulla maschilità?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La convinzione che, se non affrontiamo seriamente il tema della responsabilità maschile, non riusciremo a fare grandi passi avanti.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Per molto tempo il lavoro sui temi di genere è stato pensato quasi esclusivamente come qualcosa che riguardava le donne: le donne dovevano riconoscere la violenza, emanciparsi, imparare a difendersi, prendere parola, acquisire consapevolezza. Tutto giusto, ma a un certo punto viene spontaneo chiedersi: e gli uomini?</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Perché se continuiamo a lavorare soltanto su chi subisce le conseguenze di un sistema e molto meno su chi viene educato a riprodurlo, quel sistema continuerà tranquillamente a rigenerarsi.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In più credo che alcuni concetti, ad alcuni uomini, riescano ad arrivare più facilmente attraverso altri uomini. Non perché la parola di una donna valga meno, ma perché esistono meccanismi di identificazione e di riconoscimento che non possiamo ignorare.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Quindi sì: tocca portarli a bordo. Anche perché senza di loro questa trasformazione non può essere davvero collettiva.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Cosa ti ha sorpresa di più in quelle conversazioni? Qualcosa che non ti aspettavi di trovare negli uomini con cui hai parlato?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Quanto bisogno avessero di parlarne.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Mi aspettavo resistenze, difficoltà, magari anche un po&#8217; di imbarazzo. Non mi aspettavo invece di trovare così tanta necessità di avere finalmente uno spazio in cui poter smettere di performare.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Per una volta potevano non dover dimostrare di essere sicuri, competenti, forti, risolti. Potevano semplicemente essere persone con dubbi, ignoranza, paure, contraddizioni, il timore di non essere abbastanza, di non sapere come comportarsi o di sbagliare.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Mi ha colpita moltissimo vedere quanto fosse liberatorio per alcuni di loro riuscire prima a dirselo e poi a dirlo agli altri. In fondo credo che una parte del problema della maschilità stia proprio lì: quanto poco spazio viene concesso agli uomini per nominare quello che sentono senza trasformarlo subito in prestazione.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">C&#8217;è un progetto che hai lasciato nel cassetto perché &#8220;non era il momento&#8221; e che vorresti riprendere?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sì, ma c&#8217;è un piccolo colpo di scena: ho scoperto che nel frattempo lo ha fatto un&#8217;altra attivista femminista che conosco molto bene, Jennifer Guerra.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Non posso dire di più perché il progetto non è ancora uscito, ma la cosa divertente è che non ne avevamo mai parlato. Abbiamo avuto la stessa idea in maniera completamente indipendente.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">E, cosa forse ancora più strana, non sono per niente infastidita dal fatto che sia arrivata prima lei. Anzi, sono felicissima. Sono certa che il suo lavoro sarà molto migliore di quello che avrei potuto fare io e trovo bellissimo vedere quell&#8217;idea prendere vita attraverso il suo sguardo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In un ambiente in cui spesso siamo abituate a pensare ai progetti anche in termini di territorio, primogenitura o competizione, mi piace molto poter dire semplicemente: meno male che lo ha fatto lei. Sono davvero galvanizzata all&#8217;idea di vederlo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Qual è oggi la battaglia più fraintesa del femminismo italiano, quella su cui anche chi è &#8220;dalla parte giusta&#8221; fa più confusione?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Forse più che una singola battaglia, direi il tema del potere. Mi sembra che a volte persino chi si considera perfettamente &#8220;dalla parte giusta&#8221; ami un femminismo molto volentieri finché resta sul piano dei valori: rispetto, uguaglianza, libertà, inclusione. Su queste parole siamo quasi tutti d&#8217;accordo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La faccenda si complica quando quei valori chiedono una redistribuzione concreta del potere, perché a quel punto qualcuno deve anche rinunciare a qualcosa: spazio, centralità, vantaggi, automatismi, abitudini.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Credo che ci sia ancora molta confusione tra il sostenere il femminismo come insieme di principi condivisibili e accettarne davvero le conseguenze politiche e materiali.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">E secondo me è lì che iniziano le conversazioni più interessanti: quando non basta più dire &#8220;sono d&#8217;accordo&#8221;, ma bisogna chiedersi &#8220;io, concretamente, cosa sono disposto a cambiare?&#8221;.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Cosa ti auguri di poter smettere di spiegare, un giorno, perché sarà finalmente diventato ovvio per tutti?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Tutto.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Mi accontenterei anche semplicemente di arrivare, a un certo punto della mia vita, a dover spiegare cose nuove. Invece ormai ho il sospetto che morirò spiegando sempre le stesse tre o quattro cose a generazioni diverse di persone.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Ogni tanto penso: &#8220;Questa ormai possiamo darla per acquisita&#8221;. E puntualmente scopro che no, non possiamo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Quindi credo di aver accettato che questo sia il mio destino. Spero almeno che tra vent&#8217;anni le stesse domande abbiano fatto qualche piccolo passo avanti.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b data-olk-copy-source="MessageBody">C&#8217;è una versione di Irene Facheris che non sei ancora diventata ma che ti piacerebbe essere?</b></p>
<p>Voglio sperare di sì.</p>
<p>E in realtà mi piace molto il fatto di non riuscire neanche a immaginarla. Se sapessi già esattamente chi voglio essere tra dieci o vent’anni, probabilmente significherebbe che mi sto concedendo pochissimo spazio per cambiare.</p>
<p>Mi auguro che ci siano versioni di me che oggi non sarei nemmeno in grado di prevedere, perché nel frattempo avrò imparato cose, cambiato idea, lasciato andare pezzi e scoperto desideri che adesso non conosco ancora.</p>
<p>L’idea mi sembra molto più interessante di avere già un progetto preciso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giornalettismo.com/irene-facheris-online-parliamo-tanto-di-femminismo-ma-ancora-male/">Irene Facheris: «Online parliamo tanto di femminismo, ma ancora male»</a> proviene da <a href="https://www.giornalettismo.com">Giornalettismo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>«Avevo ragione ad avere paura, torto a fermarmi» Andrea Petroni si racconta</title>
		<link>https://www.giornalettismo.com/avevo-ragione-ad-avere-paura-torto-a-fermarmi-andrea-petroni-si-racconta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Basili]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 07:19:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[andrea petroni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da economista con il posto fisso in banca a travel content creator tra i più seguiti d&#8217;Italia. Andrea Petroni, il fondatore di VoloGratis si racconta.  C&#8217;è una versione della sua storia che sembra un film: uno molla tutto di colpo e comincia a vivere di viaggi. Non è la sua. Quella di Andrea Petroni è la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giornalettismo.com/avevo-ragione-ad-avere-paura-torto-a-fermarmi-andrea-petroni-si-racconta/">«Avevo ragione ad avere paura, torto a fermarmi» Andrea Petroni si racconta</a> proviene da <a href="https://www.giornalettismo.com">Giornalettismo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p aria-level="4"><i><span data-contrast="auto">Da economista con il posto fisso in banca a travel content creator tra i più seguiti d&#8217;Italia. Andrea Petroni, il fondatore di VoloGratis si racconta.</span></i><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;134245418&quot;:true,&quot;134245529&quot;:true,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:1,&quot;335551620&quot;:1,&quot;335559685&quot;:0,&quot;335559737&quot;:0,&quot;335559738&quot;:319,&quot;335559739&quot;:319,&quot;335559740&quot;:279}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">C&#8217;è una versione della sua storia che sembra un film: uno molla tutto di colpo e comincia a vivere di viaggi. Non è la sua. Quella di Andrea Petroni è la storia molto più vera di un sognatore prudente, cresciuto quando &#8220;prendere un aereo era un lusso&#8221; e sognare non era contemplato prima lo studio, poi il posto fisso, il mutuo, la casa. </span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il sogno, Andrea, l&#8217;ha rimesso nel cassetto per anni, mentre VoloGratis diventava uno dei blog di viaggio più letti del Paese e le radio e i giornali cominciavano a cercarlo. Poi il destino ha aperto la porta che lui, da solo, non aveva il coraggio di spingere. Oggi è un travel content creator affermato, autore di libri e con TravelTag imprenditore del viaggio. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare tutto.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:1,&quot;335551620&quot;:1,&quot;335559685&quot;:0,&quot;335559737&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240,&quot;335559740&quot;:279}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Chi era Andrea Petroni prima di VoloGratis, e cosa cercava che il posto fisso non gli dava?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sono sempre stato un sognatore, fin da bambino. Mentre i miei amici passavano le giornate con un pallone tra i piedi, sognando di diventare calciatori, io sognavo un palco, una chitarra e il coraggio di vincere una timidezza che mi portavo dietro — e che, alla fine, grazie al blog ho vinto. Ma erano gli anni in cui non c&#8217;era molto spazio per sognare: bisognava studiare, trovare il posto fisso, accendere un mutuo, comprare casa. Così quel sogno l&#8217;ho messo in un cassetto per rincorrere qualcosa di più concreto. Mi sono laureato in economia, ho trovato il posto fisso, ho comprato casa con il mutuo. Eppure sentivo che mancava qualcosa: la libertà di essere davvero me stesso, un modo per raccontare quella parte di me che una vita così ordinata non sapeva contenere. Quella libertà l&#8217;ho trovata viaggiando.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">La caccia ai voli Ryanair a 0,01 euro: cosa diceva di te, oltre al risparmio?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Non vengo da una famiglia ricca. Sono nato alla fine degli anni Settanta e sono cresciuto tra gli Ottanta e i Novanta, quando prendere un aereo era un lusso riservato a pochi. Quella caccia ai voli a un centesimo non era solo il modo di viaggiare spendendo poco: era la mia rivincita personale, la possibilità concreta di conoscere quell&#8217;Europa che fino ad allora avevo solo immaginato sui libri e in tv. E soprattutto era il modo per dare un taglio netto a una routine in cui non mi riconoscevo affatto.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Quando hai capito che quella &#8220;scocciatura&#8221; poteva diventare la cosa più importante della tua vita?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">L&#8217;ho capito quasi subito, e mi ha sorpreso. Il blog era nato per aiutare amici e parenti a scovare l&#8217;offerta giusta e a rifare i viaggi che avevo vissuto con Valentina, con guide dettagliate delle mie esperienze. Ebbe un boom di visitatori fin dai primi mesi. Arrivarono le prime chiamate dalle radio nazionali, le interviste sui quotidiani, i messaggi di persone che mi ringraziavano e aspettavano ogni settimana i miei post. Eppure, nonostante tutto questo, non trovavo ancora il coraggio di lasciare il posto fisso per inseguire quello che stava diventando un sogno vero.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Nel 2012 radio, tv e giornali iniziano a cercarti. Perché non hai avuto il coraggio di mollare tutto, e quanto ti pesa oggi quella prudenza?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">I motivi erano tanti e si intrecciavano tra loro. C&#8217;era l&#8217;incertezza di inseguire un mestiere che all&#8217;epoca semplicemente non esisteva ancora. E c&#8217;era la paura di deludere la mia famiglia, che aveva sempre creduto nella sicurezza del posto fisso come base su cui costruire una vita. Oggi quella prudenza mi pesa fino a un certo punto, perché guardando indietro penso che il cambiamento sia arrivato proprio nel momento in cui ero pronto a viverlo davvero.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Cos&#8217;è servito per fare davvero il salto? Un fatto preciso o una maturazione lenta?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Ci è voluto un licenziamento. La mia non è una di quelle storie da film, in cui uno molla tutto di punto in bianco e comincia a vivere di viaggi. L&#8217;azienda in cui lavoravo ha chiuso, e nella seconda tornata di licenziamenti sono rientrato anch&#8217;io — proprio mentre tornavo da un viaggio in Irlanda del Nord. È stato il destino a spingermi oltre quella porta che da solo non avevo il coraggio di aprire. E, soprattutto, è stata la lungimiranza di mia moglie, che ha sempre creduto in me e in questo progetto.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">VoloGratis è &#8220;Andrea e Vale&#8221;: come si tiene insieme un matrimonio quando il partner è anche socio, collega e compagno di viaggio ventiquattro ore su ventiquattro?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Tutto è cominciato con Valentina, e viaggiamo insieme ormai da vent&#8217;anni. Se dovessi dire chi tra noi due parte più volentieri, direi lei senza esitare: e questo racconta già molto del nostro equilibrio. Valentina, però, ha anche una vita professionale ben distinta: è biologa nutrizionista, ha un suo studio e si divide con naturalezza tra i pazienti e le valigie.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Blogger, autore, voce radiofonica, content creator: in quale ti sei sentito più te stesso, e quale ti stava stretta?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In radio sono stato per circa dieci anni, con piccoli spazi settimanali su m2o, Radio Capital e Rai Radio 2: un&#8217;esperienza che mi ha fatto conoscere anche da chi non mi seguiva online. Ma è nei panni di blogger e content creator che mi sono sempre riconosciuto davvero. La parte che invece mi ha pesato di più, pur rendendomi orgoglioso, è stata la scrittura dei libri: tre titoli, di cui uno — il primo manuale italiano per diventare travel content creator — arrivato a tre edizioni. Di fatto ho scritto cinque libri, portando avanti in parallelo tutto il lavoro quotidiano da creator. È stata una delle esperienze più faticose della mia carriera.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Ti definisci &#8220;un semplice viaggiatore che ama raccontare i propri viaggi&#8221;: vera modestia o anche una difesa, in un settore di autoproclamati influencer ed esperti?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Non mi sento affatto un influencer, e a dirla tutta è una parola che non mi è mai piaciuta. Io non voglio influenzare nessuno. Voglio semplicemente essere utile a chi viaggia come me, esattamente come provo a fare fin dal 2009, il giorno in cui ho aperto il mio blog.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Qual è la cosa più difficile del restare rilevante per così tanti anni senza snaturarti?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Restare sempre te stesso. Detto così può sembrare scontato, eppure è tutto qui. I social cambiano, i formati cambiano, il modo di comunicare cambia di continuo; ma se riesci a rimanere fedele a chi sei, adattandoti ai nuovi linguaggi senza tradire la tua voce, allora resti a galla e continui a dire la tua, anno dopo anno.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">C&#8217;è stato un momento in cui il viaggio è diventato più dovere che piacere? Come ne sei uscito?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Non ho mai pensato che questo lavoro avesse smesso di divertirmi. Ma ho attraversato un periodo molto difficile durante la malattia di mia mamma: quattro anni in cui, ogni volta che mi allontanavo da casa, stavo malissimo. Quel peso me lo sono portato addosso a lungo, più di quanto avrei voluto ammettere.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Da dove nasce il bisogno di non fermarti al racconto, ma di portare fisicamente le persone in viaggio?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Dopo tanti anni vissuti dietro uno schermo, ho sentito il bisogno di trasformare il virtuale in reale, di portare fuori da un display quel legame che si era creato online in tutti questi anni. Anche se lavoro sul web da diciassette anni, sono sempre stato convinto che gli incontri reali abbiano un valore che nessuna piattaforma può replicare: uno sguardo e un sorriso, semplicemente, dietro a uno schermo non si vedono.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Cosa cambia quando è chi racconta i luoghi a costruire il viaggio, e cosa rende TravelTag diverso da un&#8217;agenzia tradizionale o dai soliti &#8220;viaggi con l&#8217;influencer&#8221;?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Cambia tutto, perché il viaggio non nasce da un catalogo ma da un racconto vissuto e verificato con i propri occhi. Con TravelTag non sono io da solo a guidare le esperienze: al progetto partecipano anche altri content creator, ognuno con la propria voce e la propria sensibilità, ed è proprio questo il cuore della nostra mission editoriale. Raccontiamo il viaggio che abbiamo fatto e che ci è piaciuto, e poi lo riviviamo insieme a chi ci segue sui social, trasformando il racconto virtuale in un&#8217;esperienza reale da vivere insieme. Le tappe, i tempi, i luoghi meno scontati nascono dalla stessa cura con cui ciascuno di noi sceglie cosa raccontare ai propri follower. E non è un &#8220;viaggio con l&#8217;influencer&#8221; nel senso classico: chi accompagna il gruppo non è lì per fare da testimonial a un prodotto confezionato da altri, ma perché quel viaggio lo ha pensato, vissuto e ora lo condivide con il gruppo, con la stessa curiosità con cui lo racconterebbe a un amico prima di partire.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Se potessi parlare con l&#8217;Andrea del 2012, quello che non ebbe il coraggio di lasciare la banca: cosa gli diresti oggi, guardando TravelTag e tutto il percorso fatto?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Gli direi che aveva ragione ad avere paura, ma torto a pensare che quella paura fosse un buon motivo per fermarsi. Gli direi che quella prudenza non è stata tempo perso, ma la strada più lenta: quella che, però, gli ha permesso di costruire le fondamenta giuste per arrivare fin qui — con TravelTag e con tutto il resto.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giornalettismo.com/avevo-ragione-ad-avere-paura-torto-a-fermarmi-andrea-petroni-si-racconta/">«Avevo ragione ad avere paura, torto a fermarmi» Andrea Petroni si racconta</a> proviene da <a href="https://www.giornalettismo.com">Giornalettismo</a>.</p>
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		<title>Alex Bellini, vent&#8217;anni dopo l&#8217;oceano: «Il mio iceberg è una stella polare»</title>
		<link>https://www.giornalettismo.com/https-www-giornalettismo-com-alexbellini-esplorazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Basili]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 09:15:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[alex bellini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alex Bellini, tra gli esploratori e divulgatori ambientali più noti in Italia, torna in libreria con la nuova edizione del suo racconto oceanico. Vent&#8217;anni dopo la traversata atlantica, riflette su solitudine, paura, limiti e sul sogno che da dodici anni lo guida: vivere su un iceberg.  Sono trascorsi più di vent&#8217;anni da quando ha attraversato [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p aria-level="4"><i><span data-contrast="none">Alex Bellini, tra gli esploratori e divulgatori ambientali più noti in Italia, torna in libreria con la nuova edizione del suo racconto oceanico. Vent&#8217;anni dopo la traversata atlantica, riflette su solitudine, paura, limiti e sul sogno che da dodici anni lo guida: vivere su un iceberg.</span></i><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;134245418&quot;:true,&quot;134245529&quot;:true,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:319,&quot;335559739&quot;:319}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sono trascorsi più di vent&#8217;anni da quando ha attraversato Alex Bellini da  alcuni dei territori più estremi del pianeta. Ha remato in solitaria attraverso l&#8217;Atlantico e il Pacifico, ha camminato sui grandi ghiacciai, ha navigato i fiumi più inquinati della Terra su zattere costruite con materiali di recupero. </span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:1,&quot;335551620&quot;:1,&quot;335559685&quot;:0,&quot;335559737&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240,&quot;335559740&quot;:279}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Leggendo le sue parole si evince però che l&#8217;esplorazione non è mai una questione di record: è uno strumento di conoscenza prima di sé e poi del mondo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:1,&quot;335551620&quot;:1,&quot;335559685&quot;:0,&quot;335559737&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240,&quot;335559740&quot;:279}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Con l&#8217;uscita per Sonzogno della nuova edizione del suo racconto autobiografico, </span><i><span data-contrast="auto">Pensa se non ci avessi provato</span></i><span data-contrast="auto">, lo abbiamo incontrato per ripercorrere una vita spesa a spostare confini quelli delle mappe e quelli, ben più insidiosi, che abitano dentro di noi.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">All&#8217;inizio degli anni Duemila la tua vita cambia direzione e scegli l&#8217;esplorazione estrema. Da cosa stavi scappando, o verso cosa stavi andando?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Tutto è cominciato con un lutto, che ha aperto un varco in una situazione già fragile. Nel 1999, a vent&#8217;anni, ho perso mia madre. È stato un dolore enorme, ma mi ha costretto a interrogarmi sulla vita che stavo vivendo e, soprattutto, su quella che volevo vivere. Attraversavo una crisi d&#8217;identità che solo più tardi avrei scoperto essere piuttosto comune a quell&#8217;età: non sapevo bene chi fossi, né quale direzione prendere. Sentivo però che la vita, così come la stavo immaginando, mi stava stretta, e avevo bisogno di misurarmi con orizzonti lontani. Da un lato cercavo qualcosa che restituisse alla mia esistenza un significato più grande; dall&#8217;altro avevo dentro un&#8217;energia enorme, difficile da comprendere, a cui volevo dare una direzione. Se mi chiedi se stessi scappando o andando incontro a qualcosa, ti rispondo: probabilmente entrambe le cose. Mi stavo allontanando da una vita in cui non mi riconoscevo più, ma soprattutto stavo andando incontro a una persona che ancora non conoscevo: me stesso.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Dici che l&#8217;esplorazione non è un lusso ma un bisogno dello spirito umano. Perché per te deve passare attraverso la fatica e il rischio fisico?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Credo che il bisogno di misurarsi con l&#8217;ignoto sia profondamente umano: esploriamo da sempre, per necessità, per curiosità, per capire meglio il mondo e noi stessi. E non penso serva attraversare un oceano o raggiungere un luogo remoto: esplorare ha più a che fare con il </span><i><span data-contrast="auto">come</span></i><span data-contrast="auto"> che con il </span><i><span data-contrast="auto">cosa</span></i><span data-contrast="auto">. Per me, però, la dimensione fisica conta in modo particolare. La fatica e il rischio mi costringono a confrontarmi con la realtà senza spazio per le finzioni. Posso raccontarmi di essere paziente, coraggioso, capace di adattarmi; ma quando sono esausto, quando ho paura, quando le cose non vanno come previsto, quelle convinzioni vengono messe alla prova. È lì che scopro qualcosa di me. Non significa che dobbiamo soffrire o metterci in pericolo per crescere: significa che, nel mio caso, la fatica è stata uno degli strumenti con cui ho imparato a conoscermi. E poi c&#8217;è un&#8217;altra cosa: nella vita non possiamo eliminare la fatica, il rischio o l&#8217;incertezza, ma possiamo imparare a scegliere per che cosa siamo disposti ad affrontarli.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Hai passato mesi da solo, in mezzo all&#8217;oceano o sui ghiacci. Cosa hai scoperto della solitudine che chi non l&#8217;ha mai vissuta a quei livelli non può capire?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Che di solitudine non si muore — è una provocazione, naturalmente. La solitudine può diventare dolorosissima, soprattutto quando è subita, ma ho scoperto che può anche essere uno spazio straordinario in cui crescere. All&#8217;inizio, quando sei solo, senti soprattutto l&#8217;assenza degli altri: ti mancano le persone, le conversazioni, le cose di tutti i giorni. Poi, lentamente, cominci a fare i conti con la tua stessa presenza. Nella vita quotidiana abbiamo mille modi per distrarci da ciò che proviamo; in mezzo all&#8217;oceano molte di quelle vie di fuga semplicemente non esistono, perché sei costretto a essere presente a te stesso. È un esercizio spirituale. Se hai paura, devi stare con quella paura. Se sei triste, devi attraversare quella tristezza. Se un pensiero continua a tornare, non puoi sperare di zittirlo cambiando stanza. Questo non mi ha insegnato che non ho bisogno degli altri, anzi: mi ha aiutato a distinguere due cose molto diverse, saper stare da solo e pensare di poter fare tutto da solo. La prima è una capacità che ho cercato di coltivare; la seconda è un&#8217;illusione da cui ho impiegato molto tempo a liberarmi.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Parli della paura come di qualcosa di fondamentale, da non eliminare. Che rapporto hai costruito con lei in questi vent&#8217;anni, ed è cambiato con l&#8217;età?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">C&#8217;è davvero qualcuno che pensa di poter eliminare la paura dalla propria vita? Se esiste, mi piacerebbe conoscerlo. Con gli anni ho costruito con la paura un rapporto che definirei di fiducia: quando arriva, cerco di accoglierla. Non perché sia piacevole, ma perché so che ha qualcosa da comunicarmi. A volte mi segnala un pericolo reale; altre volte mi dice che mi sto avvicinando a qualcosa di importante, rispetto a cui mi sento vulnerabile o impreparato. Il problema nasce quando pretendiamo che sia la paura a prendere tutte le decisioni al posto nostro, oppure quando facciamo l&#8217;esatto contrario e la ignoriamo per dimostrarci coraggiosi. Con l&#8217;età il rapporto è cambiato: da giovane ero molto più disposto a considerare il rischio come qualcosa che riguardava solo me. Oggi so che le conseguenze delle mie decisioni possono ricadere anche sulle persone che amo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Quanto conta oggi, per te, la parola limite?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sembrerà paradossale, ma è centrale nella mia vita: senza limiti, probabilmente, il mio lavoro non avrebbe nemmeno senso. Un esploratore, in fondo, vive di limiti. C&#8217;è quello di una mappa, quello imposto da un oceano, dal freddo, dalla distanza. C&#8217;è il limite del corpo, delle nostre capacità. E poi ce n&#8217;è uno molto più difficile da individuare: il limite di ciò che pensiamo di essere capaci di fare. Col tempo sono arrivato alla conclusione che non conta tanto incontrare un limite, quanto decidere che cosa farne. Perché alcuni vanno rispettati, altri accettati, altri ancora possono essere spostati; e ce ne sono alcuni che esistono soprattutto nella nostra testa, e che vale la pena mettere alla prova.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">All&#8217;inizio le tue imprese erano sfide sportive e personali; poi diventano testimonianza e divulgazione ambientale. Qual è stato il punto di svolta?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">È arrivato quando mi sono accorto che affrontare una nuova spedizione solo per misurarmi con me stesso non produceva più la stessa energia di un tempo. Per molti anni l&#8217;esplorazione era stata soprattutto uno strumento di conoscenza personale: partivo per capire chi fossi, per scoprire come avrei reagito alla fatica, alla paura, all&#8217;incertezza. A un certo punto, però, ho avuto la sensazione di aver esaurito almeno una parte delle domande che mi avevano spinto a partire. Così ho cominciato a spostare lo sguardo: anziché guardare solo dentro di me, ho iniziato a osservare con più attenzione ciò che avevo intorno. Ho capito che l&#8217;esplorazione poteva diventare anche testimonianza, che potevo usare il viaggio, le immagini e le storie raccolte lungo il percorso per avvicinare le persone a questioni ambientali che spesso percepiamo come lontane o astratte. È stato un cambiamento importante, perché ha modificato la domanda con cui progettavo le spedizioni: prima mi chiedevo che cosa avrei scoperto di me attraverso quel viaggio, poi che cosa avrei potuto raccontare agli altri.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Con </span></b><b><i><span data-contrast="auto">10 Rivers 1 Ocean</span></i></b><b><span data-contrast="auto"> hai navigato i dieci fiumi più inquinati del mondo su zattere di materiali di recupero. C&#8217;è un&#8217;immagine di quel viaggio che non riesci a toglierti dalla testa?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Ricordo un incontro in Pakistan, lungo il fiume Indo. Avevo davanti una famiglia che cercava di pescare qualcosa per cena, poco a valle di una grande diga. A monte il fiume era gonfio d&#8217;acqua; a valle, invece, l&#8217;acqua arrivava appena alle caviglie, tra fango e pochissima vita. Quella famiglia cercava di ricavare il proprio sostentamento da ciò che restava del fiume. È un&#8217;immagine che mi è rimasta impressa perché mi ha costretto ad allargare lo sguardo. Quel progetto voleva documentare l&#8217;inquinamento da plastica nei grandi fiumi del pianeta, ma davanti a quella famiglia ho capito che la plastica era solo una parte della storia. Lungo l&#8217;Indo, come lungo tutti gli altri fiumi che ho navigato, le dighe, i prelievi e la gestione delle risorse idriche modificano profondamente il corso e la quantità d&#8217;acqua disponibile a valle. E le conseguenze non riguardano solo gli ecosistemi: riguardano persone che da quell&#8217;acqua dipendono per vivere. Quell&#8217;incontro mi ha insegnato che, quando parti per raccontare un problema, devi essere disposto a scoprire che è più grande di come lo avevi immaginato.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Sei anche mental coach e parli di &#8220;psicologia della fatica&#8221;. Cosa hai imparato sulla mente umana, remando per mesi o sciando nel gelo, che poi porti alle persone che alleni?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Una delle cose più importanti riguarda la relazione tra fatica e significato. Quando attribuiamo un grande valore a ciò che stiamo cercando di raggiungere, siamo spesso disposti a tollerare livelli di fatica che in altre circostanze ci sembrerebbero insopportabili. Al contrario, quando quel significato si indebolisce, anche uno sforzo modesto può diventare difficile da sostenere. Non è una legge matematica, sia chiaro: il corpo ha dei limiti, la motivazione oscilla, e ci sono momenti in cui fermarsi è la scelta più sensata. Ma nelle mie spedizioni ho sperimentato più volte quanto il senso attribuito a un obiettivo possa cambiare il modo in cui viviamo la fatica. È un concetto che porto anche nel lavoro con gli atleti: spesso siamo concentratissimi sul </span><i><span data-contrast="auto">come</span></i><span data-contrast="auto"> — come allenarci, come migliorare, come resistere — e dedichiamo molto meno tempo al </span><i><span data-contrast="auto">perché</span></i><span data-contrast="auto">. Perché questa sfida è importante per me? Che cosa rappresenta? Sono domande fondamentali, perché la motivazione non può dipendere solo dall&#8217;entusiasmo del momento.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">È tornato in libreria, per Sonzogno, il racconto della traversata oceanica nella nuova edizione </span></b><b><i><span data-contrast="auto">Pensa se non ci avessi provato</span></i></b><b><span data-contrast="auto">. Riguardando oggi il te stesso di vent&#8217;anni fa, cosa gli diresti?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Gli direi una cosa che, allora, faceva molta fatica ad accettare: le grandi sfide non si vincono mai da soli. Quando ripenso alla traversata dell&#8217;Atlantico, vedo ancora me stesso su quella piccola barca, in mezzo all&#8217;oceano. Sono io che remo, che affronto le tempeste, che devo trovare il modo di andare avanti quando sono esausto. Guardando solo quell&#8217;immagine è facile convincersi che sia stata un&#8217;impresa individuale. Ma quel viaggio è stato possibile perché attorno e dietro di me c&#8217;erano persone che mi avevano aiutato a prepararlo, che mi avevano sostenuto e messo nelle condizioni di partire. E forse gli direi anche di godersi un po&#8217; di più il viaggio, perché per molto tempo sono stato talmente concentrato sull&#8217;arrivare dall&#8217;altra parte da dimenticare, ogni tanto, che stavo già vivendo qualcosa di straordinario mentre lo attraversavo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">C&#8217;è un&#8217;età in cui il corpo non permette più certe imprese. Come immagini l&#8217;esploratore Alex Bellini fra dieci anni, e cosa vorresti lasciare a chi verrà dopo?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Tra dieci anni spero di poter continuare a compiere viaggi interessanti. Non cerco la sfida sempre più estrema: non sento il bisogno che ogni spedizione sia più lunga, più difficile o più pericolosa della precedente. Forse viaggerò in modo diverso, sceglierò progetti meno impegnativi fisicamente e più ricchi di incontri, di osservazione, di racconto. Non lo so, e questa incertezza mi piace. Quanto a ciò che vorrei lasciare, mi viene in mente un pensiero spesso attribuito a Proust: il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuovi paesaggi, ma nell&#8217;avere occhi nuovi per guardare quelli di sempre. Mi piacerebbe che chi ascolta le mie storie non sentisse il bisogno di attraversare un oceano, ma tornasse a guardare con più curiosità ciò che ha davanti. Perché possiamo trascorrere una vita intera nello stesso luogo e continuare a scoprirlo, oppure attraversare il pianeta senza imparare a vedere nulla di nuovo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Hai confidato di sognare, da sempre, di vivere su un iceberg. Cosa rappresenta per te quel sogno, e pensi che un giorno proverai davvero a realizzarlo?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sono passati circa dodici anni da quando ho cominciato a immaginare quel viaggio. Più volte mi sono trovato vicino a realizzarlo, ma per ragioni diverse non è ancora successo. Non ho smesso di credere che un giorno possa diventare realtà; è cambiato, semmai, il rapporto che ho con questo sogno. Fino a qualche tempo fa l&#8217;idea di non riuscirci mi provocava dispiacere, quasi un senso di incompiutezza. Oggi non la penso più così. In questi dodici anni il progetto ha funzionato come una stella polare: mi ha indicato una direzione e mi ha aiutato a scegliere quali esperienze fare, quali competenze sviluppare, quali storie raccontare. L&#8217;idea è vivere su un iceberg e documentarne gli ultimi momenti di vita, osservando da vicino il processo di fusione. Ma l&#8217;iceberg è anche un modo per raccontare qualcosa che ci riguarda tutti: il cambiamento di un ambiente che abbiamo a lungo considerato stabile e la necessità, per noi esseri umani, di imparare ad adattarci a condizioni nuove. Per questo oggi non lo considero più solo una spedizione da portare a termine, ma un progetto che orienta molte delle cose che faccio, anche quando sono lontano dall&#8217;Artico. Se riuscirò a realizzarlo, ne sarò felicissimo. Se non dovessi riuscirci, non significherà che questi dodici anni siano stati inutili.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giornalettismo.com/https-www-giornalettismo-com-alexbellini-esplorazione/">Alex Bellini, vent&#8217;anni dopo l&#8217;oceano: «Il mio iceberg è una stella polare»</a> proviene da <a href="https://www.giornalettismo.com">Giornalettismo</a>.</p>
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		<title>Yasmina Pani: «Non racconto favole consolatorie»</title>
		<link>https://www.giornalettismo.com/linguaggio-yasminapani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Basili]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 15:55:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[yasmina pani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Yasmina Pani è una linguista, insegnante e divulgatrice di materie linguistiche e letterarie. Dopo alcuni anni nella scuola superiore, dal 2020 ha portato la sua divulgazione su YouTube e Instagram, dove è diventata una delle voci più riconoscibili  e divisive del dibattito culturale italiano. Si è fatta conoscere per il lavoro di «sbufalamento» in ambito [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giornalettismo.com/linguaggio-yasminapani/">Yasmina Pani: «Non racconto favole consolatorie»</a> proviene da <a href="https://www.giornalettismo.com">Giornalettismo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span data-contrast="auto">Yasmina Pani è una linguista, insegnante e divulgatrice di materie linguistiche e letterarie. Dopo alcuni anni nella scuola superiore, dal 2020 ha portato la sua divulgazione su YouTube e Instagram, dove è diventata una delle voci più riconoscibili  e divisive del dibattito culturale italiano. Si è fatta conoscere per il lavoro di «sbufalamento» in ambito linguistico e letterario e per il saggio </span><i><span data-contrast="auto">Schwa: una soluzione senza problema</span></i><span data-contrast="auto"> (2022), a cui affianca un progetto di informazione antisessista sulla parità di genere e i diritti maschili.</span><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Con </span><i><span data-contrast="auto">Veneri deformi</span></i><span data-contrast="auto"> (Neo Edizioni, 2026), primo titolo della collana Diversioni, cambia registro e si mette a nudo: un memoir crudo e senza consolazioni sul disturbo alimentare e sul rapporto con il corpo. L&#8217;abbiamo intervistata partendo dal suo mestiere e dalle sue battaglie sulla lingua, per arrivare fino alla parte più intima del suo lavoro.</span><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Il mestiere e la lingua</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134245418&quot;:true,&quot;134245529&quot;:true,&quot;335559738&quot;:299,&quot;335559739&quot;:299}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Sei insegnante, divulgatrice, editorialista, autrice. Qual è il mestiere che senti davvero tuo e quali sono invece &#8220;conseguenze&#8221; della visibilità?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Se non sento mia un&#8217;attività tendo a non svolgerla; uno dei motivi per cui ho scelto di lavorare in proprio è esattamente questo: non vivo bene il violarmi costringendomi a fare cose che non sono in linea con la mia persona. Il ruolo in cui mi riconosco di più attualmente è quello della divulgatrice; credo che tutte le altre attività ne siano un corollario.</span><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Lavori molto sullo &#8220;sbufalamento&#8221; linguistico. Qual è la bufala sulla lingua italiana che fai più fatica a estirpare?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In generale l&#8217;idea che la lingua sia sessista perché prodotto della società patriarcale. Viene ripetuta in lungo e in largo dappertutto, quando non ci sono studi che la dimostrino.</span><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">A distanza di quattro anni da </span></b><b><i><span data-contrast="auto">Schwa: una soluzione senza problema</span></i></b><b><span data-contrast="auto">, il dibattito sul linguaggio inclusivo è cambiato o si è solo spostato altrove?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Direi che è come un relitto che ogni tanto qualcuno riscopre: una discussione stantia che rimane ancora in certi ambienti ma ha per lo più stancato. In pochissimi ormai usano lo schwa e l&#8217;asterisco: era solo una moda, e i linguisti lo hanno sempre detto.</span><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">La tua tesi è che la lingua sia uno strumento, non un dispositivo che modella la realtà. Non c&#8217;è nessun caso in cui, secondo te, le parole abbiano davvero cambiato qualcosa?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Dipende da cosa intendiamo con «cambiare»: la comunicazione ha ovviamente un effetto sulle persone, e le parole hanno un significato e veicolano impressioni, suggestioni e così via. Questo non va confuso con la capacità del sistema linguistico di costruire il modo di pensare di un parlante: il fatto che noi abbiamo il genere grammaticale, o certi modi verbali, non fa sì che vediamo le persone o le azioni in modo diverso da chi usa un sistema linguistico con altre caratteristiche. Quello che influenza le persone è ciò che si dice e come, non la lingua in sé.</span><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Genere, diritti e confronto pubblico</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134245418&quot;:true,&quot;134245529&quot;:true,&quot;335559738&quot;:299,&quot;335559739&quot;:299}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Parli di &#8220;antisessismo egualitario&#8221; e di diritti maschili: perché secondo te questo terreno genera reazioni così violente, anche da chi si dice progressista?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Credo che sia perché il femminismo è diventato un simbolo su cui i progressisti e le persone di sinistra si arroccano, come se fosse l&#8217;unico elemento di identità che li tiene assieme. È diventato un dogma su cui si è costruita un&#8217;impalcatura gigantesca: tutti gli italiani sono indotti a pensare che l&#8217;unica visione giusta sia quella del maschio privilegiato e della femmina oppressa. Non si è disposti ad accettare una visione diversa, perché significherebbe mettere in crisi quell&#8217;identità: dopo un decennio passato ad affermare che c&#8217;è una misoginia sistemica, come fai ad ammettere che anche gli uomini vengono discriminati in alcuni ambiti?</span><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Il video rimosso da Feltrinelli e Dis-Pari cancellato al Monk: cosa ti hanno insegnato quelle due vicende sui limiti reali del confronto pubblico in Italia?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sono stati due episodi molto difficili, soprattutto la cancellazione dell&#8217;evento. Non mi hanno stupito troppo, a dire il vero, ma di certo mi hanno messo davanti alla realtà: questi argomenti sono intoccabili. La sanzione sociale (e lavorativa) che pesa su chi se ne occupa è un fatto. Fortunatamente non basta certo questo a fermarci.</span><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">C&#8217;è una posizione che hai preso in passato e che oggi riformuleresti diversamente?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Le mie posizioni sono più o meno le stesse, ma ora che ho combattuto a lungo sui diritti maschili sto cercando di occuparmi di più anche di quelli femminili e di avere una visione più equilibrata. Non cambierei niente, perché penso che le mie scelte comunicative siano state efficaci per il momento in cui mi trovavo; ora spero che si possa passare a una comunicazione più aperta, e sto cercando di farlo.</span><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p aria-level="2"><b><i><span data-contrast="none">Veneri deformi</span></i></b><span data-ccp-props="{&quot;134245418&quot;:true,&quot;134245529&quot;:true,&quot;335559738&quot;:299,&quot;335559739&quot;:299}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Veneri deformi inaugura la collana Diversioni. Hai scelto di non offrire nessun messaggio di speranza o &#8220;rinascita&#8221;, contro quasi tutta la tradizione dei libri sul tema. Perché quella scelta radicale?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Non è stata neanche una scelta: è la realtà del mio vivere il disturbo. Non ho davvero nulla da consegnare al lettore se non la verità di ciò che ho vissuto e vivo. Non è una verità consolante, ma non sono tipa da raccontarsi (e raccontare) favole consolatorie. Non credo neanche che faccia bene, almeno per come sono fatta io, che ho Leopardi come modello filosofico.</span><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Sei una persona che vive di parola pubblica e controllo del discorso: cosa ha voluto dire consegnare al lettore proprio la parte di te meno controllata?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">L&#8217;ho fatto senza riflettere davvero sulle conseguenze. Può essere difficile da credere ma — anche a causa della mia situazione di salute mentale — spesso prendo decisioni anche grosse senza aver valutato l&#8217;intera situazione. Quando mi sono confrontata con il pubblico e mi sono trovata a parlare delle mie debolezze davanti a decine di persone, ho capito cosa avevo fatto. Inizialmente mi sono preoccupata e imbarazzata, ma credo che la mia natura franca e senza fronzoli mi abbia quasi subito riportato alla tranquillità.</span><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Temevi che raccontare il disturbo alimentare avrebbe ridotto la tua figura pubblica a quella esperienza? È successo?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">No, non lo temevo, perché sapevo che il libro non avrebbe avuto un&#8217;enorme risonanza rispetto al resto del mio lavoro: è normale, certi libri non attirano poi tanto, e molte persone mi seguono per ragioni diverse dalla mia capacità di scrivere. Inoltre non lo avrei permesso, semplicemente.</span><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p aria-level="2"><b><span data-contrast="none">Parole, metodo e futuro</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134245418&quot;:true,&quot;134245529&quot;:true,&quot;335559738&quot;:299,&quot;335559739&quot;:299}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Da bambina preferivi un libro a un cartone animato. C&#8217;è stato un momento preciso in cui hai capito che le parole sarebbero state il tuo mestiere?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">L&#8217;ho capito definitivamente all&#8217;inizio delle superiori, ma non ho mai amato nient&#8217;altro con la stessa intensità, quindi era un po&#8217; prevedibile! Sognavo di fare la scrittrice o di imparare tantissime lingue, e quando ho iniziato in modo serio lo studio della letteratura e delle lingue classiche tutto è stato chiarissimo.</span><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Cosa ti fa cambiare idea? Ti è capitato di recente?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">I dati incontrovertibili, la logica, insomma quello che è dimostrabile. Ho cambiato idea sugli OGM e sul nucleare quando mi è stato spiegato cosa sono davvero. Rientra in questo, ovviamente, anche l&#8217;acquisire informazioni che prima non avevo, se sono convincenti. Non sono molto elastica, ho un carattere rigido e una profonda convinzione in quello in cui credo; a volte votarsi alla razionalità è molto scomodo, è seccante doversi ricredere.</span><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Cosa ti piacerebbe che cambiasse, nei prossimi anni, nel modo in cui si discute in Italia di lingua e di genere?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Mi piacerebbe che di lingua si discutesse solo nell&#8217;ottica di preservarla e di usarla come lo strumento per cui è nata: comunicare e far evolvere il pensiero. Se ne dovrebbe parlare in termini didattici e culturali, non certo in termini sociali o di diritti civili. La vera emergenza linguistica è il fatto che non leggiamo e non padroneggiamo l&#8217;italiano. Per quanto riguarda il genere, spero che un domani l&#8217;approccio antisessista sarà quello più diffuso e potremo lavorare parallelamente sui problemi femminili e su quelli maschili; soprattutto spero che si ponga fine alla guerra tra i sessi.</span><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Se potessi ottenere una sola cosa dal tuo lavoro di divulgazione, quale sarebbe?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Diffondere la lettura, specie la lettura critica: da questo derivano infinite capacità e possibilità.</span><span data-ccp-props="{&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
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		<title>«Nessuno spazio è troppo piccolo»: Alessandro Vitale, il rivoluzionario gentile dell&#8217;orto urbano</title>
		<link>https://www.giornalettismo.com/nessuno-spazio-e-troppo-piccolo-alessandro-vitale-il-rivoluzionario-gentile-dellorto-urbano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Basili]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 10:11:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro vitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da artigiano di scarpe a Spicy Moustache, il creator seguito da milioni di persone che ha trasformato balconi e fazzoletti di terra in orti. Dopo i libri Rebel Gardening e Low Waste Kitchen, Alessandro racconta sostenibilità, radici familiari e il piacere fisico di creare con le mani  senza mai far sentire nessuno in colpa.  Lo conoscono in tantissimi come Spicy Moustache: chef mancato, ex [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i><span data-contrast="auto">Da artigiano di scarpe a Spicy Moustache, il creator seguito da milioni di persone che ha trasformato balconi e fazzoletti di terra in orti. Dopo i libri</span></i><span data-contrast="auto"> Rebel Gardening </span><i><span data-contrast="auto">e</span></i><span data-contrast="auto"> Low Waste Kitchen, Alessandro racconta sostenibilità, radici familiari e il piacere fisico di creare con le mani  senza mai far sentire nessuno in colpa.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Lo conoscono in tantissimi come Spicy Moustache: chef mancato, ex artigiano, oggi tra i volti più riconoscibili del gardening sui social. Alessandro Vitale ha costruito un progetto che parla di coltivazione, spreco alimentare e vita in connessione con la natura, portandolo dai balconi di Londra alla campagna mediterranea. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare da dove arriva tutto questo e dove sta andando.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Il soprannome nasce dal peperoncino rimasto nei baffi. Quanto di quell&#8217;ironia iniziale è rimasto in un progetto che oggi è un vero brand?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In realtà non è nato proprio da un pezzo di peperoncino rimasto nei baffi. Ho sempre mangiato tantissimo piccante — salse, peperoncini, qualsiasi cosa — e avendo i baffi spesso ne rimaneva un po&#8217; lì. Il problema è che la mia ragazza non sopporta assolutamente il piccante: ogni volta che mi dava un bacio finiva per sentirselo sulle labbra. I miei baffi erano sempre &#8220;spicy&#8221;, e da lì è nato Spicy Moustache.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Quell&#8217;ironia penso sia ancora una parte molto importante del progetto. Oggi è diventato un brand, un lavoro, qualcosa di molto più grande di quello che avrei mai immaginato, ma non voglio perdere quella spontaneità. Parliamo di temi seri come sostenibilità, coltivazione e spreco alimentare, però cerco sempre di farlo senza prendere tutto troppo sul serio e, soprattutto, senza far sentire le persone in colpa. Preferisco mostrare che fare qualcosa di positivo può anche essere divertente.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Prima di Londra facevi un mestiere artigianale in Italia. Cosa ti sei portato dietro di quel modo di lavorare con le mani, e cosa hai dovuto lasciare andare?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Prima di trasferirmi a Londra facevo scarpe a mano. Era un lavoro completamente artigianale e penso mi abbia lasciato tantissimo: la pazienza, l&#8217;attenzione ai dettagli e soprattutto il piacere di creare qualcosa fisicamente. Probabilmente è anche il motivo per cui ancora oggi mi piace così tanto costruire, coltivare, cucinare, fare compost, riparare le cose. Ho bisogno di un rapporto fisico con quello che faccio.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">E c&#8217;è qualcosa di molto simile tra fare una scarpa a mano e coltivare una pianta: non puoi accelerare. Ci sono processi, devi imparare a conoscerli e devi avere pazienza. Quello che invece ho imparato a lasciare andare è l&#8217;ossessione che tutto debba essere perfetto prima di essere mostrato. Online devi essere disposto a sperimentare, a sbagliare davanti alle persone e a imparare mentre fai.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Quanto pesa, nella tua storia, l&#8217;eredità della tua famiglia e delle tue tradizioni? C&#8217;è un gesto o una frase che ti torna in mente mentre lavori la terra?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Tantissimo, e non solo dai miei nonni. Da mio padre penso di aver preso una forza di volontà enorme: quando decido di raggiungere qualcosa, mollare è davvero l&#8217;ultima opzione. Quella disciplina e quella determinazione vengono in gran parte da lui. Da mia madre ho preso una cosa diversa ma altrettanto importante: l&#8217;amore per le persone, il modo di relazionarsi con gli altri, dare energia positiva, trattare bene la gente. Ho sempre pensato che quello che metti nel mondo, prima o poi, in qualche forma ti ritorni.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">E poi ci sono i miei nonni, il rapporto che avevano con la terra e con il cibo. Mio nonno in particolare ha avuto un&#8217;influenza enorme sul modo in cui oggi vedo quello che faccio. Per questo penso che Spicy Moustache, anche se sembra un progetto modernissimo nato sui social, abbia in realtà radici profonde nella mia famiglia.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Coltivi in 8×5 metri e ripeti che nessuno spazio è troppo piccolo. È una convinzione sincera o anche una scelta comunicativa per non spaventare chi ti guarda dal balcone di città?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Gli 8×5 metri appartengono alla nostra vita a Londra, ma proprio quegli anni mi hanno convinto che nessuno spazio sia davvero troppo piccolo. In una delle case avevamo uno spazio davanti all&#8217;ingresso di circa due metri per quattro o cinque: praticamente niente. Eppure ci abbiamo coltivato mais, zucche, meloni e tante altre cose. Abbiamo coltivato su balconi, terrazzi, piccoli giardini dietro casa.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In cinque o sei anni a Londra abbiamo cambiato diverse case, e ogni volta avremmo potuto viverla come un &#8220;dobbiamo ricominciare da zero&#8221;. Invece l&#8217;abbiamo sempre vista come un esperimento nuovo: prendevamo quello che avevamo imparato nel giardino precedente, errori compresi, e cercavamo di fare il successivo un po&#8217; meglio. Quindi quando dico che puoi iniziare quasi ovunque non è uno slogan: lo abbiamo fatto davvero, in spazi completamente diversi. Ovviamente un balcone non ti renderà autosufficiente, e non voglio raccontarlo così. Però può bastare per iniziare a coltivare qualcosa, e quello può cambiare completamente il rapporto che hai con il cibo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Rebel Gardening </span><b><span data-contrast="auto">era una guida per principianti. Il tuo pubblico ti chiede da tempo un ricettario: a che punto sei, e sarà un libro diverso da come lo immaginiamo?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In realtà il ricettario esiste già. L&#8217;anno scorso è uscito Low Waste Kitchen, per ora in inglese: è proprio il libro che per molto tempo le persone mi chiedevano. È una raccolta di cento ricette a basso spreco, ma soprattutto cerca di insegnare un modo diverso di guardare gli ingredienti.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Una delle cose che faccio da anni è mostrare che le parti di frutta e verdura che siamo abituati a considerare automaticamente scarto spesso possono ancora essere usate. Foglie, gambi, bucce, semi: molte volte il limite non è l&#8217;ingrediente, è solo che nessuno ci ha mai mostrato cosa farne. Nel libro ci sono ricette, tecniche di conservazione e tanti modi per ridurre gli sprechi nella vita quotidiana. Per adesso è disponibile solo in inglese, ma ci piacerebbe molto tradurlo in altre lingue, se ci sarà la possibilità.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Il progetto sul lotto comunale — dimostrare quanto cibo si può produrre in un anno su pochi metri quadri — dove sta andando?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Quel progetto apparteneva a un momento completamente diverso della nostra vita: ormai abbiamo lasciato Londra da circa due anni. A un certo punto io e Iasmina abbiamo sentito il bisogno di cambiare ambiente. Volevamo cambiare clima, ma soprattutto vivere in modo più coerente con quello che raccontavamo ogni giorno nei contenuti. Così siamo passati dalla città a una piccola farm qui a Ibiza, nella campagna mediterranea ma vicinissimi al mare.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La vita è cambiata completamente: di giorno uno dei rumori più forti sono le cicale, la sera hai una specie di ninna nanna fatta dai grilli. Era esattamente quello che cercavamo. Certo, significa anche ricominciare a imparare — clima diverso, terreno diverso, estati molto più calde, disponibilità d&#8217;acqua differente — e non posso applicare tutto ciò che funzionava a Londra. Ma è proprio questa la parte che trovo interessante. Stiamo imparando di nuovo e allo stesso tempo possiamo coltivare frutti e ortaggi che a Londra sarebbe stato quasi impossibile produrre. In un certo senso il progetto non è più solo dimostrare quanto cibo puoi coltivare in pochi metri: ora voglio capire fino a che punto possiamo costruire una vita intorno alla terra e diventare sempre più autosufficienti, continuando a documentare quello che impariamo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">C&#8217;è una direzione che ti tenta e ti spaventa allo stesso tempo, la TV, la formazione dal vivo, un&#8217;attività fisica oltre l&#8217;online?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La televisione mi incuriosisce. Mi piacerebbe, un giorno, avere un programma mio, ma soltanto se riuscissi a mantenere la mia identità e il mio modo di comunicare. Non mi interessa fare TV solo per dire di esserci: vorrei usarla come un altro mezzo per parlare di natura, coltivazione, cibo, sostenibilità e di come possiamo vivere più in connessione con ciò che ci circonda. Potrebbe essere un programma di viaggio, di coltivazione, di cucina, o qualcosa che unisce tutto questo — non so ancora quale sarebbe il formato. La condizione, per me, è poter continuare a essere me stesso.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Più in generale, mi piacerebbe che negli anni Spicy Moustache diventasse qualcosa che non esiste solo online. Corsi e formazione sono già un passo in quella direzione, ma in futuro vorrei creare anche esperienze e luoghi fisici dove le persone possano venire a coltivare, cucinare e imparare direttamente dalla natura.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giornalettismo.com/nessuno-spazio-e-troppo-piccolo-alessandro-vitale-il-rivoluzionario-gentile-dellorto-urbano/">«Nessuno spazio è troppo piccolo»: Alessandro Vitale, il rivoluzionario gentile dell&#8217;orto urbano</a> proviene da <a href="https://www.giornalettismo.com">Giornalettismo</a>.</p>
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		<title>Stefano Tiozzo, il fotografo che insegue la luce: «Sotto l&#8217;aurora boreale ho immaginato un&#8217;altra vita»</title>
		<link>https://www.giornalettismo.com/stefano-tiozzo-il-fotografo-che-insegue-la-luce-sotto-laurora-boreale-ho-immaginato-unaltra-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Basili]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 09:49:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[stefano tiozzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fotografo paesaggista tra i più seguiti d&#8217;Italia, oggi anche autore di un libro sulla spiritualità vedica. Dalle spedizioni nel Nord Europa alla vita in Russia, passando per la paternità e la guerra: il racconto di una vocazione.  Stefano Tiozzo è un fotografo paesaggista e documentarista di viaggio: le sue spedizioni nel Nord Europa e i suoi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giornalettismo.com/stefano-tiozzo-il-fotografo-che-insegue-la-luce-sotto-laurora-boreale-ho-immaginato-unaltra-vita/">Stefano Tiozzo, il fotografo che insegue la luce: «Sotto l&#8217;aurora boreale ho immaginato un&#8217;altra vita»</a> proviene da <a href="https://www.giornalettismo.com">Giornalettismo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i><span data-contrast="auto">Fotografo paesaggista tra i più seguiti d&#8217;Italia, oggi anche autore di un libro sulla spiritualità vedica. Dalle spedizioni nel Nord Europa alla vita in Russia, passando per la paternità e la guerra: il racconto di una vocazione.</span></i><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Stefano Tiozzo è un fotografo paesaggista e documentarista di viaggio: le sue spedizioni nel Nord Europa e i suoi scatti dell&#8217;aurora boreale lo hanno reso uno dei narratori per immagini più seguiti d&#8217;Italia. Prima dell&#8217;obiettivo, però, c&#8217;era il camice: laurea in odontoiatria con lode e nove anni di professione, lasciati per dedicarsi interamente alla fotografia e al racconto del mondo. </span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Lo abbiamo incontrato per parlare di rotture, luce, guerra e del viaggio più difficile: quello dentro di sé.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">La tua è una storia di rottura netta: nove anni di odontoiatria, poi tutto lasciato. Come si decide di smettere di fare il medico per fotografare paesaggi?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Naturalmente non è una decisione che si prende dalla sera alla mattina. È un processo lungo, spesso doloroso, a cui si giunge dopo aver maturato una serie di priorità personali. Nel mio caso specifico, la motivazione principale fu l&#8217;aver compreso che, tramite la fotografia e i viaggi, ero in grado di fare molto più bene a molte più persone rispetto a quello che facevo nello studio dentistico. Il lavoro da dentista mi piaceva e lo facevo con passione, al meglio delle mie possibilità. Tuttavia, avendo capito che lo scopo principale della nostra vita è servire gli altri e fare in modo che il nostro operato porti più gioia possibile a chi ci circonda, questa cosa la vedevo accadere soprattutto in tutto ciò che ruotava attorno ai viaggi.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">C&#8217;è stato un momento preciso — un viaggio, un&#8217;immagine — in cui hai capito che non potevi più tornare indietro?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il punto di non ritorno fu senza dubbio il momento in cui decisi di sposare mia moglie e, contestualmente, di andare a vivere in un altro Paese. Lì non avevo alternative se non dedicarmi pienamente a una professione che al tempo non esisteva nemmeno e che, di fatto, mi sono praticamente inventato da solo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Quando hai lasciato la medicina, c&#8217;è stato qualcuno  famiglia, amici, colleghi, che ti ha detto che stavi sbagliando? Come hai gestito quella pressione?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sarebbe più facile dire che c&#8217;è stato qualcuno che mi ha detto che facevo bene. Devo ammettere che, nonostante un generico clima di sconsiglio, le persone a me più vicine credevano nelle mie possibilità e nel fatto che ce l&#8217;avrei fatta. Questo per me è stato un valore inestimabile, che ha alleggerito in modo decisivo ogni forma di pressione psicologica.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Il tuo canale YouTube è tra i più seguiti in Italia sui viaggi. Ma YouTube nel 2025 è un mestiere completamente diverso da quello di dieci anni fa: algoritmi, shorts, competizione globale. Com&#8217;è cambiato il tuo lavoro dietro la telecamera?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Nella mia esperienza personale trovo due grandi differenze rispetto agli inizi. La prima: la piattaforma è molto più satura di contenuti, anche lunghi. Di conseguenza è molto più difficile produrre video da centinaia di migliaia di visualizzazioni, come invece capitava in maniera abbastanza prevedibile tanti anni fa. L&#8217;arrivo dell&#8217;AI, inoltre, sta trasformando la produzione di contenuti in un lavoro meccanizzato alla portata di tutti.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La seconda ha a che fare con la difficile condizione in cui versa il mondo: a partire dalla pandemia, e poi con tutte le guerre che lo attraversano, buona parte dell&#8217;attenzione delle persone è rivolta a queste vicende o, in generale, a temi che potremmo riassumere come &#8220;negativi&#8221;. I creatori di contenuti di viaggio, che per definizione producono contenuti ispirazionali e positivi, fanno molta più fatica a farsi notare rispetto a un tempo. Credo dipenda dal fatto che le persone hanno un po&#8217; perso la speranza, o comunque quello stato d&#8217;animo positivo che caratterizzava gli anni prima del 2020. Basti pensare che, nonostante tutti i grandi documentari di viaggio che ho prodotto, gli unici miei video finiti nelle tendenze di YouTube avevano come tema la guerra tra Russia e Ucraina.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Quanto di quello che fai è ancora puramente creativo e quanto è gestione di una macchina editoriale, pianificazione, SEO, analytics?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Da questo punto di vista sono un dinosauro. Non pianifico quasi nulla, non guardo nessuna metrica, faccio semplicemente ciò che mi ispira. Non dico che sia la scelta più brillante, ma è quella in cui mi riconosco di più. Per questo spesso mi definisco «un pessimo youtuber con moltissimi iscritti».</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Hai una community che ti segue da anni e si fida di te. Senti il peso di questa responsabilità? Ti è mai capitato di autocensurarti o di non pubblicare qualcosa per non deludere chi ti segue?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il problema non deriva in alcun modo dalle persone che mi seguono da anni e che si fidano di me: quelle mi conoscono, e con loro ho un rapporto paragonabile a quello che si ha con gli amici. Lo noto benissimo ogni volta che le incontro ai miei eventi dal vivo o quando vengo fermato per strada.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il problema vero nasce dai grandi numeri, che attirano anche persone che non conoscono affatto quello che faccio e che tendono a giudicare il tuo lavoro da una singola parola. Potrei scrivere un libro con tutte le idiozie che ho letto nei commenti ai miei video. Ma rispondendo alla domanda: sì, indubbiamente. Oggi so perfettamente che certe cose che dieci anni fa potevo dire tranquillamente in un video è meglio non dirle.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">I creator italiani di viaggi tendono a scegliere tutti le stesse mete, gli stessi format. Tu come provi a differenziarti?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Non credo che siano la destinazione o il format a determinare il successo di un canale di viaggi, quanto il modo in cui racconti qualcosa. Le persone più affezionate al mio lavoro spesso mi scrivono, ironizzando, che da me si farebbero raccontare persino il bugiardino della tachipirina: è uno dei complimenti più belli che ricevo, e mi fa un piacere enorme. Significa che, anche se andassi in una destinazione inflazionata, il mio pubblico sarebbe comunque contento di vederla raccontata da me piuttosto che da altri. Detto questo, ho la fortuna di viaggiare — non sempre, ma spesso — in luoghi difficilmente raggiungibili da altri, e questo mi permette ogni tanto di creare contenuti unici, che hanno sicuramente più valore di quelli girati in mete più battute.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Sei noto soprattutto per le spedizioni fotografiche nel Nord Europa e per l&#8217;aurora boreale. Cosa c&#8217;è in questo fenomeno che continua ad attrarti dopo anni?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sia per la mia notorietà sia per il mio legame personale con questo fenomeno, la risposta è semplice: è il primo amore. Fu sotto l&#8217;aurora boreale che, per la prima volta, ebbi l&#8217;immaginazione — o, se vogliamo, una vera e propria visione — di un futuro diverso, di quella che poteva essere una vocazione. È come se ci fosse un grande legame di gratitudine verso quel fenomeno, che mi spinge a onorarlo con regolarità. E poi, oggettivamente, è la cosa più bella a cui si possa assistere in natura. Su questo non ci piove.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Chi partecipa ai tuoi workshop? Che tipo di persone si mette in viaggio per fotografare le aurore?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Premesso che, di tutti i viaggi che propongo nel corso di un anno, solo una piccolissima percentuale è dedicata all&#8217;aurora boreale, ai miei viaggi partecipano persone che condividono con me un certo approccio al viaggio, prima ancora che la passione per la fotografia. Un viaggio fatto di ricerca costante del bello, senza correre, senza fretta, in cui il tempo dedicato a immergersi in un luogo ha un valore inestimabile. È l&#8217;approccio che ho sempre adottato, e dopo undici anni di viaggi di gruppo mi fa piacere vedere che è riconosciuto dalla maggior parte delle persone che viaggiano con me.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">C&#8217;è qualcosa che non hai ancora fotografato e che senti come un&#8217;incompiutezza?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">I paesaggi della Nuova Zelanda e della Groenlandia sarebbero sicuramente i primi in una lista del genere, ma non gli unici. Il mondo è talmente pieno di bellezza che non basterebbero cento vite per raccoglierla tutta in una macchina fotografica.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Il tuo ultimo libro, </span></b><b><i><span data-contrast="auto">Dalla mente al cuore</span></i></b><b><span data-contrast="auto"> (Sperling &amp; Kupfer, 2025), parla di Bhakti Yoga, di Paramahamsa Vishwananda, di un percorso spirituale radicato nella tradizione vedica. È un salto grande rispetto ai libri di viaggio precedenti. Perché hai sentito il bisogno di scriverlo adesso?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Proprio per i motivi che dicevo prima: da sei anni a questa parte c&#8217;è un enorme aumento della negatività nel pensiero delle persone e nel loro sguardo sul mondo. A partire dalla pandemia, una larghissima fetta della popolazione è entrata in quella che potremmo definire un&#8217;età oscura della mente, dove nichilismo e pessimismo fanno da padroni. Oggi più che mai c&#8217;è un disperato bisogno di ritrovare la propria radice spirituale e di coltivare la propria interiorità per riprendere possesso delle nostre vite, letteralmente. Questo libro racchiude tutto ciò che di più prezioso ho imparato in dieci anni di percorso spirituale all&#8217;interno della tradizione vedica, sotto la guida del mio Maestro, il cui incontro ha cambiato la mia vita e ha reso possibili tutte le cose più belle che mi sono capitate, a partire dal lavoro di cui stiamo parlando. So perfettamente che è un tema di nicchia e che a molti risulta ancora respingente, perché nella nostra cultura tendiamo a screditare il ruolo della spiritualità nella vita quotidiana. Eppure, come ho spesso detto durante il tour di presentazione, se anche una sola persona che leggerà questo libro troverà una via verso una felicità autentica e inossidabile alle vicissitudini del mondo, allora sarà senza dubbio il libro migliore che io abbia mai scritto.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Come si concilia uno stile di vita fondato sulla presenza digitale, sulla visibilità, sul contenuto costante, con un percorso spirituale che invita a rallentare e a guardarsi dentro?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Spesso viviamo con lo sbagliatissimo pregiudizio che spiritualità debba fare rima con monachesimo, o con il ritirarsi in una caverna fuori dal mondo. La realtà non potrebbe essere più lontana da queste immagini: la vera spiritualità è trasformare ogni singola azione in un atto spirituale e la propria intera vita in un atto di servizio al prossimo. Gesù nel Vangelo diceva: «Siate nel mondo, ma non del mondo». Krishna nella Bhagavad Gita dice: «Prendi ogni tua azione e rendila un&#8217;offerta a Me». Un approccio spirituale alla vita non riguarda in nessun modo </span><i><span data-contrast="auto">che cosa</span></i><span data-contrast="auto"> si fa, ma </span><i><span data-contrast="auto">come</span></i><span data-contrast="auto"> lo si fa. È lì che si gioca tutta la differenza.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Girare il mondo, fotografarne la bellezza e poi scoprire che il viaggio più importante è quello interiore. Sembra quasi una contraddizione. Come la vivi?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Anche qui l&#8217;errore sta in dove poniamo l&#8217;attenzione. Il poeta latino Orazio diceva che i viaggiatori cambiano il cielo sopra di sé, ma non l&#8217;animo dentro di sé. Leggendo queste parole mi viene in mente un certo modo superficiale di viaggiare, o di fare i turisti al giorno d&#8217;oggi: limitarsi a ciò che abbiamo all&#8217;esterno, senza permettere che questo cambi in qualche modo ciò che siamo dentro. Io, fin dall&#8217;inizio, ho cercato di raccontare nei miei video esattamente l&#8217;opposto: che il viaggio è utile perché è uno strumento per cambiare chi siamo, per renderci migliori, e poi tornare a casa e fare meglio il nostro dovere, migliorando un po&#8217; la vita di chi ci sta intorno grazie a ciò che abbiamo imparato.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Tua moglie Sati Kazanova è una cantante russa con un pubblico enorme in Russia. Avete una figlia nata nell&#8217;ottobre 2024. Quanto ha cambiato la paternità il modo in cui guardi il mondo e il modo in cui lo racconti?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La nascita della nostra meravigliosa figlia ha cambiato moltissime cose, ma non il modo in cui viaggio o racconto il mondo. In questo senso l&#8217;unica cosa cambiata è che, mentre sono in viaggio, un tempo ero felice al cento per cento di essere in giro per il mondo, mentre adesso inevitabilmente una parte di me soffre per la distanza da mia figlia. Scherzando con gli amici, mi è capitato di dire: «Una volta facevo il lavoro più bello del mondo, oggi faccio il lavoro peggiore del mondo», proprio per questo aspetto.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Hai vissuto a lungo in Russia, hai scritto </span></b><b><i><span data-contrast="auto">L&#8217;altra faccia della Russia</span></i></b><b><span data-contrast="auto">, hai un legame profondo con quel Paese anche attraverso tua moglie. Dal 2022 in poi il mondo ha smesso di voler vedere la Russia. Come stai vivendo questa situazione, personalmente e professionalmente?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In realtà vivo ancora in Russia, ormai da nove anni, ed è superfluo dire che questa situazione è un&#8217;enorme tragedia da ogni punto di vista, personale e professionale. Sul piano personale, alcuni amici sono morti al fronte; le restrizioni russe all&#8217;uso dei social complicano molto il mio lavoro e le sanzioni rendono la vita mia e di tutti quelli che, come me, si spostano da una parte all&#8217;altra del &#8220;muro&#8221; una faticosissima corsa a ostacoli. Sul piano professionale, ciò che fino a quattro anni fa era un mio grande punto di forza e di successo — raccontare la Russia dall&#8217;interno, un Paese che incuriosiva tantissimi e che in pochi raccontavano — è diventato uno stigma. Non passa giorno senza che, per il solo fatto di vivere qui, io venga accusato di essere un propagandista del Cremlino o altre idiozie del genere. Soprattutto perché, nei primi anni di guerra, ho avuto la cattiva idea di voler continuare a raccontare questo Paese dall&#8217;interno proprio in una fase così drammatica, con l&#8217;illusione di poter dare un contributo alla conoscenza pubblica grazie al mio punto di vista privilegiato. Dopo quattro anni, devo ammettere con dispiacere che mi sbagliavo: viviamo in un momento in cui alle persone non interessa una reale comprensione di ciò che accade nel mondo. Interessa soprattutto avere conferme dalla bolla informativa in cui si sono inserite e da cui non vogliono uscire per nessun motivo. E questo vale per entrambi gli schieramenti.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">C&#8217;è ancora qualcosa della Russia che vorresti raccontare e che nessuno sembra voler ascoltare? E hai già un&#8217;idea per il prossimo libro: resti nel solco spirituale o torni al viaggio, o le due cose si fondono?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Ci sono moltissime zone meravigliose della Russia dove non ho ancora avuto la fortuna di viaggiare e che meriterebbero di essere raccontate. Penso soprattutto alle regioni dell&#8217;Estremo Oriente, con i paesaggi della costa est, le isole Curili, oppure ad alcune isole della Russia occidentale con i loro splendidi monasteri storici, e ancora alle tante regioni e culture con le loro tradizioni sparse nel Paese più grande del mondo. Continuerò a raccontarle ogni volta che ne avrò la possibilità.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Per il prossimo libro ho diversi progetti. Uno è un romanzo a tema spirituale, in cui mi piacerebbe cimentarmi restando nella sfera del viaggio. Mi piacerebbe anche scrivere un libro sui Paesi dell&#8217;Asia Centrale, che in questi anni ho viaggiato in lungo e in largo e che sono uno dei tesori meglio custoditi al mondo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Guardando avanti: il creator di viaggi ha ancora un futuro a lungo termine nell&#8217;era dell&#8217;AI, dei video generati, dei tour virtuali? O il valore del testimone umano diventa ancora più raro e prezioso?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Probabilmente pecco di ingenuità, ma sono convinto che, al netto di qualche anno di euforia legata alle possibilità offerte dall&#8217;intelligenza artificiale, arriverà un momento in cui la virtualità creerà un tale senso di vuoto che le persone cercheranno, con ancora più disperazione, esperienze autentiche. Da questo punto di vista non credo che i veri creatori di viaggio cesseranno di esistere.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Se dovessi smettere domani di pubblicare contenuti  niente YouTube, niente social  cosa faresti?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Fare lo scrittore a tempo pieno è una cosa che mi attirerebbe parecchio. Se però consideriamo anche i libri come contenuto, allora devo dire che sono estremamente attratto dai lavori semplici e manuali, il più possibile a contatto con la natura. Ogni tanto mi capita di accarezzare l&#8217;idea di aprire una baita in un bosco e fare il pane per la gente di un villaggio vicino. Vedremo cosa ci riserverà il futuro.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giornalettismo.com/stefano-tiozzo-il-fotografo-che-insegue-la-luce-sotto-laurora-boreale-ho-immaginato-unaltra-vita/">Stefano Tiozzo, il fotografo che insegue la luce: «Sotto l&#8217;aurora boreale ho immaginato un&#8217;altra vita»</a> proviene da <a href="https://www.giornalettismo.com">Giornalettismo</a>.</p>
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