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	<title>Giornalettismo</title>
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	<description>Informazione, attivismo e responsabilità digitale</description>
	<lastBuildDate>Tue, 21 Apr 2026 11:36:08 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Giornalettismo</title>
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	<item>
		<title>Eco Circular Design, la startup che trasforma la sostenibilità in dati: “Il Passaporto Digitale non è un&#8217;etichetta, è una nuova grammatica del valore”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Basili]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 11:32:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Choose]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un&#8217;eco-designer e un bioeconomista, un ingegnere e un game designer, una comunicatrice e un accademico. Eco Circular Design nasce nel 2024 da un incontro improbabile sulla carta, inevitabile nei fatti: quello tra chi progetta la forma delle cose e chi misura il loro impatto sul mondo. Il risultato è Eco Circular Design, una piattaforma che costruisce Passaporti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span data-contrast="auto">Un&#8217;eco-designer e un bioeconomista, un ingegnere e un game designer, una comunicatrice e un accademico. Eco Circular Design nasce nel 2024 da un incontro improbabile sulla carta, inevitabile nei fatti: quello tra chi progetta la forma delle cose e chi misura il loro impatto sul mondo. Il risultato è <b><i>Eco Circular Design</i></b>, una piattaforma che costruisce Passaporti Digitali di Prodotto — strumenti che integrano blockchain, intelligenza artificiale e interfacce multilingua per rendere leggibile, tracciabile e verificabile tutto quello che c&#8217;è dietro un prodotto: la sua filiera, i suoi materiali, le sue emissioni, la sua storia. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Incubata presso lo Spazio Attivo Rieti di Lazio Innova, la startup lavora all&#8217;incrocio tra normativa europea, transizione industriale e comunicazione d&#8217;impresa — in un momento in cui la direttiva Ecodesign sta per rendere il Passaporto Digitale un obbligo per interi settori produttivi. Abbiamo parlato con il team di cosa significa, concretamente, creare materia invece di aggiungersi al rumore.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto"> </span><b><i><span data-contrast="auto">Eco Circular Design nasce nel 2024 dall&#8217;incontro tra una eco-designer e un bioeconomista — come vi siete trovati, e come è nata l&#8217;idea di unire questi due mondi in una startup? E &#8220;Creators of Matter&#8221; è il vostro payoff: cosa significa concretamente creare materia, e non solo prodotti o servizi?</span></i></b><br />
<span data-contrast="auto">Eco Circular Design nasce dall’incontro tra due sguardi diversi ma complementari. Da una parte il design, che guarda alla materia, alla forma, all’uso e al fine vita dei prodotti; dall’altra la bioeconomia, che ragiona su filiere, impatti, misurazione e nuovi modelli di sviluppo. Ci siamo trovati su un punto essenziale: oggi la sostenibilità non può più essere solo raccontata, deve essere progettata, dimostrata e resa leggibile.</span><br />
<span data-contrast="auto">La Piattaforma Choose nasce proprio lì, nel punto in cui questi due mondi smettono di essere separati.</span><br />
<span data-contrast="auto">“Creators of Matter” per noi significa questo: non creare solo servizi immateriali, ma aiutare le imprese a dare valore e voce alla materia di cui sono fatti i loro prodotti, alla loro storia, ai loro impatti, alla loro trasformazione. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto"> Sostenibilità e tecnologia sono spesso raccontate come sfide separate. Voi le avete messe insieme fin dal primo giorno: è stata una scelta coraggiosa o è sembrata la cosa più naturale del mondo?</span></i></b><br />
<span data-contrast="auto">Per noi è sembrata la cosa più naturale del mondo, anzi, oggi ci sembrerebbe quasi innaturale separarle.</span><br />
<span data-contrast="auto">La sostenibilità senza tecnologia rischia di restare uno slogan. La tecnologia senza una direzione ambientale e sociale rischia di essere solo prestazione. Noi abbiamo provato a metterle insieme fin dall’inizio perché il mercato, le normative europee e anche i consumatori stanno andando proprio in quella direzione: chiedono trasparenza, tracciabilità, dati affidabili e strumenti semplici per leggerli.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto"> </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto"> Il vostro team è volutamente multidisciplinare: un ingegnere, un game designer, una comunicatrice, un accademico. Come si lavora ogni giorno con persone che parlano linguaggi così diversi?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">A volte traducendo, a volte litigando bene, quasi sempre imparando qualcosa.</span><br />
<span data-contrast="auto">La verità è che un progetto come Choose non potrebbe nascere da un linguaggio solo. Se resta solo tecnico, non arriva alle imprese. Se resta solo creativo, non regge sul piano industriale. Se resta solo teorico, non diventa mai prodotto.</span><br />
<span data-contrast="auto">La multidisciplinarità è faticosa, ma è il nostro vantaggio: ci costringe ogni giorno a rendere semplice qualcosa che semplice non è.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto"> </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Sabrina, da eco-designer: come influenza il tuo sguardo estetico un prodotto come il Passaporto Digitale, che per sua natura è invisibile al tatto? Gian Matteo, da bioeconomista: quando hai capito che la strada giusta era costruire qualcosa di tuo, invece di lavorare all&#8217;interno di un sistema già esistente?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sabrina: Anche un prodotto digitale ha una sua materia, solo che non è fatta di peso e volume: è fatta di esperienza, leggibilità, fiducia. Lo sguardo del design serve a trasformare dati complessi in un’interfaccia che accompagna, non che respinge.</span><br />
<span data-contrast="auto">Gian Matteo: Dal mio punto di vista, ho capito che era il momento di costruire qualcosa di nostro quando mi sono reso conto che molte imprese avevano bisogno non solo di analisi o di indirizzi strategici, ma di strumenti concreti. Choose nasce anche da questo: dalla volontà di non limitarsi a osservare la transizione, ma di darle una forma operativa.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Siete incubati presso Spazio Attivo Rieti di Lazio Innova — quanto conta per una startup come la vostra avere un luogo fisico dove crescere e una comunità intorno?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Conta molto, soprattutto in una fase iniziale. Un luogo fisico non è solo uno spazio di lavoro: è un acceleratore di incontri, confronti e contaminazioni. Per una startup che lavora tra innovazione, sostenibilità e trasformazione industriale, avere intorno una comunità aiuta a testare meglio il linguaggio, a verificare la proposta di valore e a non chiudersi in una dimensione autoreferenziale.</span><br />
<span data-contrast="auto">Nel nostro caso, il percorso di Boost e l’ambiente di Lazio Innova ci stanno aiutando anche a rendere più nitido il posizionamento industriale e commerciale di Choose.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Il Passaporto Digitale del Prodotto integra blockchain, Vision AI e un avatar multilingua: quando lo presentate per la prima volta a un&#8217;azienda tradizionale, qual è la reazione più comune?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">All’inizio spesso vediamo due reazioni insieme: interesse e diffidenza. Interesse perché si capisce subito che c’è qualcosa di nuovo; diffidenza perché parole come blockchain o AI, per molte imprese, sembrano ancora lontane dalla quotidianità produttiva.</span><br />
<span data-contrast="auto">Prima di affrontare il discorso con noi, molte aziende pensavano al Passaporto Digitale come a un futuro obbligo normativo, quindi come a qualcosa da subire. Quando però capiscono che può diventare anche uno strumento per generare valore, qualificando meglio il prodotto, comunicando trasparenza e rafforzando il posizionamento competitivo, cambia la prospettiva.</span><br />
<span data-contrast="auto">Il PDP non serve solo a “dire” che un prodotto è sostenibile ma serve per sollecitare l’impresa a mettere a terra i fattori che compongono davvero la sostenibilità, a misurarli, organizzarli e renderli leggibili e accessibili a tutti i soggetti della filiera.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto"> Sicurezza informatica: un sistema che centralizza dati di prodotto su blockchain e AI è un bersaglio potenzialmente attraente. Come proteggete le informazioni dei vostri clienti?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Proteggiamo le informazioni e tutti i dati introdotti attraverso un sistema di Cyber security fornito dal nostro partner di sviluppo “Mare Group SPA”, una tra le migliori Società di Ingegneria Digitale italiane quotata in borsa.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">La vostra architettura com’è oggi reggerebbe il passaggio da dieci aziende a diecimila?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">È pensata per crescere, sì. Ma siamo anche convinti che la scalabilità vera non si annunci, si conquista.</span><br />
<span data-contrast="auto">La piattaforma che nasce con una logica modulare e la collaborazione con Partner Industriali quale Mare Group, possono aiutare a reggere un aumento importante di aziende, prodotti e passaporti. Il vero salto, però, non è solo tecnico: è nella capacità di standardizzare alcune funzioni senza perdere flessibilità.</span><br />
<span data-contrast="auto">Scalare, in questo caso, significa fare una cosa difficile: restare utili a filiere molto diverse senza diventare generici.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">State lavorando con imprese, istituzioni e territori: tre tipologie di cliente molto diverse. Come si scala un modello così eterogeneo senza perdere profondità nel rapporto con ciascuno?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Noi distinguiamo molto tra piattaforma e accompagnamento. La piattaforma può essere la stessa base tecnologica; il modo in cui la si applica deve invece cambiare.</span><br />
<span data-contrast="auto">Un’impresa vuole competitività, un’istituzione cerca affidabilità e impatto sistemico, un territorio ragiona in termini di filiera e sviluppo locale. Il nostro lavoro è tenere insieme questi piani senza confonderli.</span><br />
<span data-contrast="auto">È una sfida, ma anche uno dei motivi per cui Choose ha un’identità precisa.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Come gestite la contabilità quotidiana e quanto tempo vi sottrae la parte amministrativa rispetto a quella creativa e tecnica?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Come tutte le startup: cercando di non farci sommergere e facendoci aiutare da esperti del settore .</span><br />
<span data-contrast="auto">La parte amministrativa è molto meno invisibile di quanto sembri e, soprattutto all’inizio, toglie tempo e concentrazione. Per questo stiamo strutturando supporti esterni e processi più efficienti.</span><br />
<span data-contrast="auto">La creatività è fondamentale, ma senza una base amministrativa solida una startup resta fragile, anche se ha un’idea forte.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Quanto può cambiare le sorti di Choose un partner industriale, un grande gruppo della moda, del food, o dell&#8217;artigianato italiano?</span></i></b><span data-contrast="auto"> </span><b><i><span data-contrast="auto">Vedete il crowdfunding come uno strumento di raccolta, di validazione del mercato, o non entra nel vostro modello?</span></i></b><br />
<span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Un partner industriale può cambiare moltissimo, perché accelera tutto: test, credibilità, accesso al mercato, casi concreti. Per una startup come la nostra significa anche uscire più velocemente dalla fase in cui devi spiegare ogni volta da zero perché quello che fai è rilevante. Per questi motivi siamo in trattativa con due potenziali ed importanti Partner Industriali.</span><br />
<span data-contrast="auto">Sul crowdfunding abbiamo una visione molto pragmatica: può essere utile se non è solo raccolta di capitale, ma anche validazione. Se porta comunità, attenzione, mercato e fiducia, allora ha senso. Se fosse solo finanza, da solo non basterebbe.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Come comunicate Choose al di fuori degli ambienti istituzionali e degli addetti ai lavori?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Comunicare Choose e l’emissione del PDP al di fuori degli ambienti istituzionali e degli addetti ai lavori, in questa prima fase non è semplice ed è per questo che noi lo raccontiamo attraverso l’organizzazione di eventi dedicati come fiere (partecipazione ad ECOMONDO 2025) e workshop con Associazioni di settore, in particolare quelli che per primi dovranno adeguarsi al regolamento UE “Eco Design” passaportando i propri Prodotti come il settore Tessile. </span><br />
<span data-contrast="auto">Quando si esce dai contesti tecnici, bisogna cambiare linguaggio senza perdere sostanza. Noi proviamo a farlo parlando di materia, filiera, trasparenza, qualità, fiducia. In fondo, Choose traduce un tema complesso in qualcosa di molto umano: il bisogno di sapere che cosa c’è davvero dietro un prodotto.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Avete una community di riferimento, designer, aziende sostenibili, policy maker? Come si crea engagement intorno a un prodotto come il Passaporto Digitale, che per molti è ancora astratto?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sì, la nostra community è fatta proprio di mondi che normalmente non si parlano abbastanza: imprese, designer, innovatori, soggetti istituzionali, università, territori.</span><br />
<span data-contrast="auto">L’engagement nasce quando il Passaporto Digitale smette di sembrare un concetto astratto o burocratico e diventa uno specchio del prodotto reale. Quando un’impresa capisce che non sta solo caricando dati, ma sta costruendo una nuova forma di credibilità, allora il coinvolgimento cresce.</span><br />
<span data-contrast="auto">Il punto è far capire che il PDP non è un’etichetta digitale: è una nuova grammatica del valore.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">C&#8217;è un settore produttivo italiano — moda, food, artigianato — in cui vorreste entrare e che ancora non avete toccato? Tra cinque anni, cosa vorreste che un&#8217;azienda dicesse di voi: non in termini di fatturato, ma di impatto reale?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La moda è sicuramente uno dei settori in cui vogliamo entrare con più forza, anche perché sarà tra quelli più investiti dai nuovi obblighi europei. Ma ci interessa molto anche l’artigianato italiano di qualità, dove il passaporto digitale potrebbe diventare uno strumento straordinario di racconto e valorizzazione.</span><br />
<span data-contrast="auto">Tra cinque anni ci piacerebbe che un’azienda dicesse di noi: “Ci hanno aiutato a capire meglio il valore di quello che facciamo, a misurarlo davvero e a renderlo riconoscibile fuori e a trasformarlo in valore aggiunto”.</span><br />
<span data-contrast="auto">Per noi l’impatto reale è questo: non aggiungere solo tecnologia, ma aumentare consapevolezza, credibilità e qualità della transizione.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto"> Il Passaporto Digitale sembra un obbligo, ma in realtà diventa lo strumento che obbliga positivamente l’impresa a trasformare la sostenibilità in dati, processi e trasparenza.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>YP Trainer: lo studio fitness che si prenota come un coworking</title>
		<link>https://www.giornalettismo.com/yp-trainer-lo-studio-fitness-che-si-prenota-come-un-coworking/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Basili]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 11:29:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[yptrainer]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spazi autonomi, accesso via app, valuta virtuale interna e un modello in franchising che ha già convinto CDP e Lazio Innova. YP Trainer non è una palestra — è un&#8217;infrastruttura per i professionisti del fitness che vogliono lavorare senza dipendere da nessuno. I founder raccontano come il lockdown ha cambiato tutto, cosa significa davvero &#8220;phygital&#8221; [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Spazi autonomi, accesso via app, valuta virtuale interna e un modello in franchising che ha già convinto CDP e Lazio Innova. YP Trainer non è una palestra — è un&#8217;infrastruttura per i professionisti del fitness che vogliono lavorare senza dipendere da nessuno. I founder raccontano come il lockdown ha cambiato tutto, cosa significa davvero &#8220;phygital&#8221; e perché la prossima apertura è già fissata a Ginevra.</p>
<p><b><span data-contrast="auto">Da dove nasce l&#8217;idea di YP Trainer — cosa vi mancava nel mondo del fitness tradizionale? E il concetto di &#8220;ecosistema phygital&#8221; è ancora poco conosciuto: come lo spieghereste a qualcuno che non ha mai sentito questo termine?</span></b></p>
<p><span data-contrast="auto">L&#8217;idea nasce da una doppia spinta personale. Da un lato la mia passione per il benessere e l&#8217;attività fisica, e la consapevolezza di quanto lo stile di vita influenzi la salute a 360°. Dall&#8217;altro, la voglia di portare la logica della sharing economy e del coworking — che già funzionava benissimo nel mondo del lavoro — al servizio dei professionisti del fitness. Inoltre, nasce da un’esperienza diretta nel settore. Ho visto personal trainer senza spazi adeguati dove lavorare. Durante la pandemia questo è diventato ancora più evidente: molti trainer hanno capito che potevano lavorare come liberi professionisti, ma mancava completamente l’infrastruttura adatta per farlo. Da lì abbiamo costruito YP Trainer.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Quando parliamo di “phygital”, intendiamo un ecosistema che unisce sia lo spazio fisico che quello digitale. Nel nostro caso si tratta di studi fitness che vengono gestiti e supportati dal digitale: prenotazione, accesso, pagamento, matching con il trainer.</span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Dite di conoscere &#8220;da anni&#8221; le esigenze del mondo del fitness — quali esperienze personali o professionali hanno davvero cambiato il vostro punto di vista?</span></b></p>
<p><span data-contrast="auto">Ho lavorato nel mondo del fitness come responsabile marketing per un franchising che ho visto crescere da due a oltre novanta centri. Ho visto da vicino cosa significa scalare un modello fitness e quali sono i suoi limiti. Anche il resto dei founder ha un background molto forte tra fitness, franchising e sviluppo di business.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il momento che ha cambiato tutto è stato il lockdown. Abbiamo avuto il tempo di osservare i trend: le persone volevano continuare ad allenarsi ma con più flessibilità, più privacy, meno vincoli. I personal trainer cercavano soluzioni per non perdere i loro clienti e spazi dove svolgere il proprio lavoro che non fosse la classica palestra.</span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">La domotica, l&#8217;accesso autonomo tramite app e il sistema dei COIN sono elementi centrali del vostro servizio — come funzionano insieme,</span></b><b><span data-contrast="auto">e perché avete scelto una valuta virtuale interna invece di pagamenti standard?</span></b></p>
<p><span data-contrast="auto">Il sistema è pensato per essere completamente integrato. L’utente o il PT prenota tramite app, paga e accede allo studio automaticamente.</span><br />
<span data-contrast="auto">La domotica gestisce tutto il resto: apertura porta, luci, temperatura, in base alla prenotazione.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">I COIN servono a semplificare l’esperienza: eliminano le micro-transazioni ripetute, rendono le prenotazioni più veloci e ci permettono di costruire logiche di utilizzo più fluide e scalabili.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><b></b><b><span data-contrast="auto">Uno studio a cui si accede in autonomia, senza personale fisso, è un sistema che regge interamente su tecnologia. Come proteggete gli accessi, i dati personali degli utenti e i pagamenti?</span></b></p>
<p><span data-contrast="auto">Essendo un modello full-tech, la sicurezza è fondamentale. Gli accessi sono tracciati e legati a prenotazioni attive: non esiste apertura senza una prenotazione verificata e associata ad un account. I pagamenti sono gestiti tramite provider certificati, come Stripe, e tutta l’infrastruttura è progettata per garantire protezione dei dati. </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">La vostra infrastruttura è pensata per gestire decine di studi contemporaneamente — prenotazioni, accessi, COIN, domotica. Dove sta il vero collo di bottiglia quando la rete cresce?</span></b></p>
<p><span data-contrast="auto">Per noi il collo di bottiglia non è tecnologico ma legato all&#8217;apertura degli studi ed ai capitali per questo abbiamo deciso di vendere il nostro format anche in franchising, per poter scalare più velocemente la nostra rete fisica di studi fitness. </span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><b></b><b><span data-contrast="auto">Avete ottenuto l&#8217;appoggio di CDP e Lazio Innova — come si è svolto quel percorso? Cosa cercavano in voi gli investitori, e cosa avete imparato su voi stessi in quella fase?</span></b></p>
<p><span data-contrast="auto">È stato un percorso lungo, iniziato con l’accelerazione in Wesportup – acceleratore della rete CDP verticale in ambito sport tech – durata 4 mesi dove abbiamo costruito tantissimo e lavorato direttamente dal foro italico, dopo il percorso CDP ha deciso di investire in noi se avessimo trovato altri investors con cui fare match. Abbiamo ricevuto tantissimi “no” prima di riuscirci e chiudere il round seed da 723.000 euro a cui alla fine ha partecipato anche Lazio Innova. Quello che gli investitori hanno visto in noi è stato un team appassionato, con esperienza concreta e network nel settore ed un modello di business con una validazione reale sul mercato.</span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Come vi differenziate dalle grandi catene di palestre low-cost che stanno crescendo molto in Italia? Puntate all&#8217;espansione in franchising: che profilo cercate in chi vuole aprire uno YP Studio?</span></b></p>
<p><span data-contrast="auto">Le palestre low-cost puntano sul volume. Noi lavoriamo sulla qualità dell’esperienza dei clienti e dei professionisti. Offriamo flessibilità, privacy e personalizzazione oltre ad una formula flessibile come il pay per use.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Per il franchising cerchiamo persone con mentalità imprenditoriale, che non vogliono aprire una semplice palestra ma entrare in un modello innovativo con gestione da remoto, oppure professionisti che vogliono aprire la loro realtà ma all’interno di un ecosistema più ampio come il nostro.</span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Quanto pesa la parte amministrativa sul tempodel team?</span></b></p>
<p><span data-contrast="auto">Essendo una startup che unisce digitale, fisico e franchising, la complessità è alta. Proprio per questo stiamo investendo nell’automazione e negli strumenti, con l’obiettivo di ridurre sempre di più il tempo dedicato a queste attività.</span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Quanto può valere per YP Trainer un partner industriale — un produttore di attrezzature, una piattaforma di wellness, un operatore immobiliare con spazi da riconvertire? E il crowdfunding: lo vedete come uno strumento di raccolta, di validazione, o come un modo per costruire una base di utenti fedeli fin dall&#8217;inizio?</span></b></p>
<p><span data-contrast="auto">YP Trainer è ormai diventata sostenibile e proprio per questo il nostro nuovo round non sarà per raccogliere meri capitali ma per trovare </span><i><span data-contrast="auto">smart money</span></i><span data-contrast="auto"> potrebbe essere un partner industriale verticale nel settore fitness (produttori, catene, piattaforme etc) ma anche verticale sul mondo del franchising o dell’immobiliare. Vediamo tantissime sinergie con questi ultimi due in particolare.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><b></b><b><span data-contrast="auto">Come si mantiene la qualità dell&#8217;esperienza — e del rapporto trainer-cliente — quando la rete si allarga rapidamente?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La qualità si mantiene attraverso processi ben definiti, linee guida e best practice. Non è sempre facile ma è anche vero che noi spesso mettiamo solo in connessione professionisti, spazi e clienti: siamo più un abilitatore.</span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">La comunicazione è il vostro vero campo di battaglia: il fitness phygital è un concetto che va spiegato, non solo mostrato. Qual è il canale che ha funzionato meglio finora — social, passaparola, PR — e cosa invece non ha reso quanto speravate?</span></b></p>
<p><span data-contrast="auto">I social sono stati il canale che più ci ha aiutato nella comunicazione: ci permettono di raggiungere sia i professionisti che i potenziali clienti finali. Ma anche il passaparola è stato fondamentale: chi prova uno YP Studio lo racconta, porta un amico, coinvolge il proprio trainer: questa per noi è la prova più concreta che l&#8217;esperienza funziona e che è davvero rivoluzionaria.</span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Se doveste fare una campagna pubblicitaria oggi, cosa raccontereste e a chi? E chi è davvero il vostro cliente ideale — quello che ancora non avete convinto?</span></b></p>
<p><span data-contrast="auto">Ci piacerebbe affacciarci al B2b, portare il nostro format nelle aziende (magari quelle con sedi remote dove non è facile offrire strumenti di wellbeing), nel turismo ad esempio con gli hotel – che spesso non sfruttano affatto gli spazi fitness al meglio &#8211;  ma anche realtà fuori città con la nostra formula prefabbricata del Fitness POD </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">La community è un tema delicato nel fitness: c&#8217;è chi entra da solo e vuole privacy totale, e chi invece ha bisogno di un gruppo per restare costante. Come bilanciate questi due bisogni opposti — e state costruendo attivamente una community intorno a YP Trainer, o è ancora prematuro?</span></b></p>
<p><span data-contrast="auto">Il nostro modello permette entrambe le cose: allenamento privato per chi cerca privacy e personalizzazione massima e gli small group per chi ha bisogno di condivisione e quell’ambiente più sociale. La nostra piattaforma permette anche ai professionisti esterni di lanciare corsi nelle nostre strutture e la community si sta sempre più allargando.</span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">La relazione tra trainer e cliente è intima e fiduciaria — come fa una piattaforma digitale a non &#8220;freddare&#8221; questo rapporto?</span></b></p>
<p><span data-contrast="auto">Il nostro obiettivo non è sostituire la relazione ma renderla più semplice e valorizzarla. Quando un trainer non deve preoccuparsi di trovare uno spazio, gestire i pagamenti e le prenotazioni a mano, inseguire i clienti su WhatsApp ha più energia e tempo per concentrarsi proprio su di loro, sulla qualità dell’allenamento e sulla relazione.</span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Dove sarà YP Trainer tra cinque anni — pensate a un&#8217;espansione fuori dall&#8217;Italia? E c&#8217;è qualcosa che il mercato non ha ancora capito di voi e che vorreste comunicare meglio?</span></b></p>
<p><span data-contrast="auto">In realtà ci stiamo già lavorando! A maggio apriremo la nostra prima sede fuori dai confini nazionali: in Svizzera a Ginevra. Per noi sarà una prova importante per validare il mercato ed il nostro format anche all’estero. </span><br />
<span data-contrast="auto">Siamo fiduciosi che tra 5 anni avremo sedi in diversi paesi Europei assolutamente.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240,&quot;335559740&quot;:276}"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>YP Trainer parte da un&#8217;intuizione semplice — i personal trainer hanno bisogno di spazi come i freelance hanno bisogno di coworking — e ci costruisce sopra un sistema completo: tecnologia, domotica, franchising, community. Il round seed da 723.000 euro, la Svizzera alle porte e la partnership con CDP sono segnali che il mercato ha iniziato a capire. Resta da convincere chi ancora non sa che la palestra del futuro potrebbe non avere reception, non avere orari fissi e non avere nemmeno un gestore in loco — solo uno spazio, un professionista e un&#8217;app che fa funzionare tutto il resto.</p>
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		<title>TIA, la startup che vuole cambiare il modo in cui l&#8217;Italia parla di lavoro: &#8220;Non siamo una job board, siamo una media company&#8221;</title>
		<link>https://www.giornalettismo.com/tia-la-startup-che-vuole-cambiare-il-modo-in-cui-litalia-parla-di-lavoro-non-siamo-una-job-board-siamo-una-media-company/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Basili]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 11:26:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[thereisanalternative]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si chiama TIA — There Is An Alternative — e il nome non è casuale. È un capovolgimento deliberato del celebre «There is no alternative» di Margaret Thatcher, la frase con cui la Iron Lady chiudeva ogni discussione sul sistema economico. Fabrizio e Marco, i fondatori, quella rassegnazione l&#8217;hanno presa e l&#8217;hanno ribaltata: un&#8217;alternativa esiste, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Si chiama TIA — There Is An Alternative — e il nome non è casuale. È un capovolgimento deliberato del celebre «There is no alternative» di Margaret Thatcher, la frase con cui la Iron Lady chiudeva ogni discussione sul sistema economico. Fabrizio e Marco, i fondatori, quella rassegnazione l&#8217;hanno presa e l&#8217;hanno ribaltata: un&#8217;alternativa esiste, anche nel modo in cui si racconta il lavoro.</em><br />
<em>TIA nasce come piattaforma di recruiting, ma fin dall&#8217;inizio sceglie una strada diversa da quella delle classiche job board: prima i contenuti, poi le candidature. Video, interviste, articoli, racconto del lavoro dall&#8217;interno delle aziende. Oggi conta oltre 2 milioni di visualizzazioni, più di 150 interviste prodotte e una community in crescita su più canali — tutto costruito senza un euro di advertising e senza investitori esterni. Li abbiamo intervistati su modello di business, indipendenza editoriale, crescita e futuro.</em></p>
<p><em><strong>Il vostro è un marketplace a due lati: le aziende pagano, i candidati accedono gratis. Come si tiene in equilibrio un modello in cui i ricavi vengono tutti da un lato, mentre l&#8217;asset vero — i talenti — sta dall&#8217;altro?</strong></em></p>
<p><strong>Fabrizio:</strong> È una tensione reale e non la nascondiamo. Il modello funziona solo se la community di candidati cresce, ed è per questo che la nostra priorità non è mai stata vendere un servizio alle aziende, ma costruire qualcosa che le persone volessero davvero seguire: una voce dedicata al lavoro che mettesse le persone al centro del racconto. Da qui la scelta di investire prima nella componente media — video, contenuti editoriali, racconto del lavoro dall&#8217;interno. Oggi abbiamo oltre 2 milioni di visualizzazioni totali, più di 150 interviste prodotte, 6.000 follower sui nostri canali. Non sono numeri di una job board: sono numeri di una piccola media company.<br />
Il candidato non viene su TIA perché ha bisogno di trovare lavoro domani mattina. Viene perché vuole informarsi, orientarsi, capire come sta cambiando il mondo del lavoro e cosa c&#8217;è davvero dietro le aziende. Questo è l&#8217;asset. E le aziende pagano per essere parte di quel contesto, non solo per pubblicare un annuncio.</p>
<p><em><strong>Avete una componente editoriale attiva — articoli, interviste, contenuti sul lavoro. Non la monetizzate direttamente: come giustificate quell&#8217;investimento internamente?</strong></em></p>
<p><strong>Marco:</strong> È una scelta deliberata. Vogliamo costruire un rapporto di fiducia con chi ci segue, e per farlo dobbiamo essere completamente indipendenti: nella scelta delle persone da intervistare, dei temi da trattare, del modo in cui trattarli. Barattare questa indipendenza significherebbe cambiare il rapporto con la nostra audience, e non siamo disposti a farlo. La giustificazione interna è semplice: i contenuti e la nostra linea editoriale sono l&#8217;anima del progetto, ma sono anche — e dovrebbero essere — il motivo per cui le aziende vogliono entrare in un contesto con una forte connotazione valoriale.</p>
<p><em><strong>Le aziende che raccontate su TIA — da Satispay a Banca Etica — sono anche i vostri clienti. Come gestite la tensione tra trasparenza autentica verso i candidati e rapporto commerciale con chi paga per essere lì?</strong></em></p>
<p><strong>Marco:</strong> Partiamo da una distinzione che per noi è fondamentale. Il racconto editoriale è libero, e su quello non accettiamo condizionamenti. Quando parliamo di lavoro lo facciamo con un punto di vista preciso e dichiarato: DEI, benessere psicologico nei contesti lavorativi, riconversione professionale, responsabilità sociale delle aziende, etica. Non sono argomenti neutri e non vogliamo trattarli in modo neutro.<br />
Sul lato business, invece, aiutiamo le aziende a raccontare chi sono — ma con format nostri, uguali per tutti, che non negoziamo. Stesse domande, stessa struttura, stesso approccio narrativo per ogni azienda presente sulla piattaforma. Non è solo una scelta estetica: è una garanzia. Se il racconto segue sempre gli stessi format, le persone possono confrontare, valutare, capire davvero le differenze. È la stessa distinzione che esiste in qualsiasi media serio tra redazione e pubblicità: c&#8217;è, è dichiarata, e la rispettiamo.</p>
<p><em><strong>A che punto avrebbe senso stringere un accordo con un grande partner — un&#8217;agenzia per il lavoro, una piattaforma HR, un media di settore? E come evitereste che un partner così strutturato finisca per condizionare la vostra indipendenza editoriale?</strong></em></p>
<p><strong>Fabrizio:</strong> Per un progetto nato da zero e completamente indipendente, la possibilità di accelerare grazie a una realtà più grande sarebbe un&#8217;occasione concreta. Se questa accelerazione non comporta snaturare quello che siamo, è qualcosa che potremmo valutare. Ma TIA è nata con un obiettivo preciso: parlare di lavoro mettendo le persone al centro, costruendo una dialettica nuova su un mondo che cambia continuamente e che merita di essere raccontato in modo diverso. Su questo non siamo disposti a derogare. Non per rigidità, ma perché si tratta dell&#8217;anima stessa del progetto. Senza quella, non staremmo accelerando TIA: staremmo costruendo qualcos&#8217;altro.</p>
<p><em><strong>La vostra audience — lavoratori, giovani professionisti, persone in cerca di un cambiamento — è esattamente il profilo che partecipa alle campagne di equity crowdfunding. L&#8217;avete mai valutato come strumento?</strong></em></p>
<p><strong>Fabrizio:</strong> Sì, è una delle opzioni sul tavolo. Oggi siamo in bootstrapping puro: nessun investitore esterno, tutto costruito con le nostre risorse — non tanto economiche, quanto con il nostro lavoro. C&#8217;è qualcosa di bello in questo, ma anche un limite evidente in termini di velocità. Il crowdfunding ci piace come idea perché è coerente con quello che siamo: un progetto spinto dal basso e sentito. Le persone che ci seguono credono che il lavoro possa essere raccontato meglio, e avere alcune di loro come azionisti avrebbe un senso simbolico oltre che pratico. È una possibilità che non escludiamo.</p>
<p><strong><em>Vi definite una &#8220;media company&#8221;. Non più career media, non più job board. È solo un riposizionamento di comunicazione o cambia qualcosa nella gerarchia delle decisioni interne?</em></strong></p>
<p><strong>Marco:</strong> Cambia la gerarchia, ed è questo il punto. I contenuti vengono prima, la piattaforma è il luogo in cui si accumula il valore che i contenuti generano. È attraverso i contenuti che costruiamo reputazione, identità riconoscibile, rapporto di fiducia. E quella credibilità la portiamo nel modo in cui raccontiamo le aziende presenti su TIA, con gli stessi standard qualitativi e gli stessi format.<br />
Perché se vogliamo davvero cambiare il modo in cui si parla di lavoro, non possiamo farlo solo raccontandolo dall&#8217;esterno. Dobbiamo coinvolgere anche le aziende e aiutarle a raccontarsi in modo diverso: più qualitativo, più onesto, più coinvolgente.</p>
<p><em><strong>Il nome — There Is An Alternative — è una dichiarazione di valori prima ancora che un brand. Quanto pesa nella comunicazione quotidiana, e come evitate che diventi uno slogan vuoto man mano che crescete?</strong></em></p>
<p><strong>Fabrizio:</strong> Il nome nasce dal capovolgimento del «There is no alternative» di Thatcher, la frase con cui chiudeva qualsiasi discussione sul sistema economico. Per noi quella frase rappresenta il problema: la rassegnazione, l&#8217;idea che le cose non possano essere diverse da come sono. TIA nasce per affermare il contrario. Per dimostrare che un&#8217;alternativa esiste: al modo in cui si lavora, al modo in cui le aziende si raccontano, e soprattutto al modo in cui si parla di lavoro. In Italia se ne parla ancora troppo poco, e quando lo si fa è in modo burocratico, superficiale, distante — spesso inutile per chi deve davvero prendere una decisione professionale.<br />
Siamo consapevoli che quel nome è una responsabilità. È una dichiarazione d&#8217;intenti pubblica, e come tale cerchiamo di onorarla ogni giorno: nei contenuti che pubblichiamo, nelle aziende che scegliamo di raccontare, nei temi che decidiamo di affrontare.</p>
<p><em><strong>Quanto investite in advertising a pagamento? E nel vostro mercato, dove la fiducia è tutto, quale canale porta gli utenti più qualificati?</strong></em></p>
<p><strong>Fabrizio:</strong> Ad oggi abbiamo investito zero in advertising. I 2 milioni di visualizzazioni, i 6.000 follower sulle diverse piattaforme, i clienti paganti: tutto è frutto di attività organica. Questo ci dice una cosa preziosa — l&#8217;idea funziona e piace, alle persone ma anche alle aziende in target. Ora stiamo iniziando a testare i canali paid, ma con un approccio ancora misurato, anche per via delle limitate possibilità di investimento.</p>
<p><em><strong>Avete una community attiva attorno a TIA o il rapporto con l&#8217;utente è ancora prevalentemente transazionale?</strong></em></p>
<p><strong>Marco:</strong> Siamo onesti: siamo ancora in una fase ibrida. Abbiamo persone che ci seguono, guardano i video, interagiscono — e questo non è transazionale. Ma non abbiamo ancora costruito uno spazio in cui queste persone possano confrontarsi tra loro e riconoscersi come parte di qualcosa.<br />
C&#8217;è però una cosa che abbiamo scoperto strada facendo e che ci ha sorpreso. Chi appare in un video, chi viene intervistato, chi si riconosce in un contenuto, ricondivide, ne parla, diventa in modo naturale un ambasciatore del progetto. È una forma di viralità che non abbiamo costruito a tavolino, ma che è emersa da subito e che oggi sfruttiamo ancora poco. Costruire una community più strutturata attorno a questo è nella nostra roadmap. L&#8217;obiettivo non è un rapporto opportunistico — vado su TIA per trovare annunci — ma di fiducia: far sì che i Millennials e la Gen Z percepiscano TIA come punto di riferimento ogni volta che pensano al lavoro.</p>
<p><strong><em>Gestite dati sensibili su entrambi i lati del marketplace. Come presidiate la sicurezza di queste informazioni?</em></strong></p>
<p><strong>Fabrizio:</strong> Siamo attentissimi al tema, anche se oggi i dati che raccogliamo sono davvero pochi, soprattutto lato candidati. È una scelta strutturale: TIA si integra con gli ATS delle aziende clienti e funziona principalmente da bacheca. La candidatura vera e propria avviene sulle pagine delle aziende, il che significa che CV e informazioni sensibili non passano da noi. Non è solo una questione di compliance GDPR, ma un approccio che limita il rischio alla radice.</p>
<p><em><strong>Siete un prodotto italiano. Ma il tema della trasparenza aziendale è universale. Quando — e come — pensate di scalare geograficamente?</strong></em></p>
<p><strong>Marco:</strong> La domanda ci è già stata fatta più volte, e per essere completamente onesto: non è la nostra priorità attuale. Non per mancanza di ambizione, ma perché prima di scalare geograficamente devi avere qualcosa che funziona in modo replicabile nel paese di riferimento. E questa è l&#8217;unica vera priorità oggi: validare e scalare il modello in Italia.<br />
È vero che il tema della trasparenza aziendale è universale — realtà come Welcome to the Jungle lo hanno dimostrato in Europa e oltre oceano. Ma ogni mercato ha normative del lavoro diverse, culture organizzative diverse, aspettative diverse dei candidati. Entrare in Germania o in Spagna vorrebbe dire capire nel profondo come si parla di lavoro in quei contesti. Quando, e se, saremo pronti, lo faremo con questa consapevolezza.</p>
<p><em><strong>Cosa succede se la massa critica di candidati non cresce abbastanza in fretta? Esiste un punto di equilibrio sotto il quale la piattaforma non regge?</strong></em></p>
<p><strong>Fabrizio:</strong> Il problema della massa critica esiste se il tuo modello è quello classico delle job board — fondato sui volumi, con la promessa, spesso non mantenuta, di trovare il candidato giusto tra migliaia di profili. Noi quella promessa, per scelta, non la facciamo.<br />
Quello che offriamo alle aziende è diverso: la capacità di raccontare quello che sono davvero, in modo autentico e riconoscibile, a persone che cercano esattamente quel tipo di contesto lavorativo. È un valore che esiste indipendentemente dal volume di candidature. Detto questo, le metriche contano anche per noi e lavoriamo ogni giorno per farle crescere. Chi sceglie di essere su TIA oggi sta partecipando a qualcosa che va oltre il numero di CV ricevuti questo mese: sta costruendo una presenza in un contesto editoriale che cresce, che ha una direzione precisa e che vuole diventare il punto di riferimento nel racconto del lavoro in Italia.</p>
<p><strong><em>Avete partecipato a Boost Your Ideas di Lazio Innova. Quanto conta il supporto istituzionale per una startup come la vostra rispetto al capitale privato?</em></strong></p>
<p><strong>Fabrizio:</strong> L&#8217;esperienza con Lazio Innova è stata davvero utile: confrontarsi con coach e mentor con decenni di esperienza nel mondo startup ti costringe a mettere a fuoco cose che dall&#8217;interno fai fatica a vedere. Per una realtà come la nostra, che fino ad oggi è andata avanti in modo completamente autonomo, il supporto istituzionale è una risorsa concreta — non solo dal punto di vista economico. Il capitale privato, soprattutto quello che porta con sé competenze e network oltre alle risorse finanziarie, resta un&#8217;opportunità che potremmo considerare in futuro.</p>
<p>TIA è ancora una startup giovane, in bootstrapping puro, con tutto da dimostrare sul piano della scala. Ma ha già fatto una cosa rara: costruire un&#8217;identità riconoscibile in un settore — quello del recruiting — che di identità ne ha pochissima. La scommessa è che le persone non cerchino solo un lavoro, ma un contesto in cui riconoscersi. E che le aziende, prima o poi, capiscano che raccontarsi bene vale più di mille annunci.</p>
<p>Se quella scommessa regge, TIA non sarà ricordata come un&#8217;altra piattaforma HR nata e morta nel giro di qualche anno, ma come la voce che ha cambiato il modo in cui in Italia si parla di lavoro. Un&#8217;intervista dopo l&#8217;altra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giornalettismo.com/tia-la-startup-che-vuole-cambiare-il-modo-in-cui-litalia-parla-di-lavoro-non-siamo-una-job-board-siamo-una-media-company/">TIA, la startup che vuole cambiare il modo in cui l&#8217;Italia parla di lavoro: &#8220;Non siamo una job board, siamo una media company&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.giornalettismo.com">Giornalettismo</a>.</p>
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		<title>Gloria Abagnale: &#8220;Non mi interessa crescere nei numeri. Mi interessa crescere nella direzione&#8221;</title>
		<link>https://www.giornalettismo.com/gloria-abagnale-non-mi-interessa-crescere-nei-numeri-mi-interessa-crescere-nella-direzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Basili]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 07:07:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[gloria abagnale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornalettismo.com/?p=2925102</guid>

					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è un tipo di creator che non insegue il trend del momento e non costruisce un personaggio per compiacere l&#8217;algoritmo. Gloria Abagnale appartiene a questa categoria: un universo tematico preciso — benessere, cura di sé, lettura, casa — tenuto insieme non da una strategia editoriale rigida, ma da un filo conduttore più profondo. L&#8217;abbiamo incontrata [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giornalettismo.com/gloria-abagnale-non-mi-interessa-crescere-nei-numeri-mi-interessa-crescere-nella-direzione/">Gloria Abagnale: &#8220;Non mi interessa crescere nei numeri. Mi interessa crescere nella direzione&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.giornalettismo.com">Giornalettismo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span data-contrast="none">C&#8217;è un tipo di creator che non insegue il trend del momento e non costruisce un personaggio per compiacere l&#8217;algoritmo. Gloria Abagnale appartiene a questa categoria: un universo tematico preciso — benessere, cura di sé, lettura, casa — tenuto insieme non da una strategia editoriale rigida, ma da un filo conduttore più profondo.</span></p>
<p>L&#8217;abbiamo incontrata per approfondire il suo punto di vista.</p>
<p><strong><em>C&#8217;è un momento in cui hai capito che questo sarebbe diventato il tuo lavoro — o è successo gradualmente, quasi senza accorgertene?  </em></strong></p>
<p><span data-contrast="none">Cerco il punto di svolta, se esiste: una collaborazione, un contenuto, una mattina in cui qualcosa è cambiato. </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span><span data-contrast="none">Ho capito che questo sarebbe diventato il mio lavoro quando le richieste hanno iniziato ad arrivare con costanza: collaborazioni, proposte, persone e brand interessati a quello che stavo creando. È stato lì che ho realizzato che qualcosa stava cambiando davvero. Perché sì, le richieste contano, ma ancora di più conta il fatto che, tra tantissime voci, qualcuno si fermi proprio sulla tua. E oggi, nell’era digitale, non è affatto scontato. Allo stesso tempo però, per me non è mai stato “solo” lavoro. È sempre stato uno spazio di espressione. Vengo da un background di formazione artistica e ho trovato nella creazione di contenuti una naturale estensione della mia creatività: uno spazio in cui raccontarmi, sperimentare, trasformare idee ed emozioni in qualcosa di condivisibile.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><em><strong> </strong></em><span data-contrast="none"><em><strong>La Gloria che appare online e quella fuori dallo schermo quanto si somigliano?</strong></em> </span></p>
<p><span data-contrast="none">La soglia tra persona e personaggio è uno dei temi più onesti su cui ragionare oggi, per chi fa questo mestiere. </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span><span data-contrast="none">Cerco sempre di portare me stessa al 100% in quello che condivido, senza costruire un personaggio. Allo stesso tempo credo sia fondamentale avere dei confini: proteggo la mia vita privata e soprattutto le persone a me care che non fanno parte di questo mondo.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span><span data-contrast="none">Per me il punto non è “mostrare tutto”, ma essere autentica in ciò che scelgo di mostrare. Nei miei contenuti cerco spesso di essere una fonte di ispirazione e incoraggiamento, anche nei momenti in cui magari ne avrei bisogno io per prima. A volte mi rendo conto che sto parlando agli altri esattamente come parlerei a me stessa: ed è proprio lì che sento che il messaggio è vero.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none">Non mi interessa fare divulgazione su temi che non conosco o su cui non ho una reale competenza. Preferisco condividere la mia esperienza personale, perché è l’unico spazio in cui posso essere davvero credibile e utile.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span><em><strong>Il tuo universo tematico — benessere, casa, lettura, cura di sé — è un territorio preciso, non generico. Come lo tieni coerente senza renderlo ripetitivo?  </strong></em></p>
<p><em><strong> </strong></em><span data-contrast="none">Il mio carattere incide tantissimo: ho sempre bisogno di stimoli nuovi, ma allo stesso tempo sento la necessità di mantenere un equilibrio tra ciò che faccio e ciò di cui corpo e mente hanno davvero bisogno. È proprio questa tensione tra movimento e stabilità che tiene il mio universo coerente senza farlo diventare ripetitivo.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none">Ho un approccio molto olistico alla vita e credo profondamente che tutto sia connesso: da ciò che mangiamo ogni giorno a ciò che ascoltiamo, leggiamo e sentiamo. Per questo i miei contenuti non nascono da categorie rigide, ma da un filo conduttore più profondo, che è il benessere a 360°.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none">Mi piace restare curiosa, informarmi, sperimentare e poi condividere in modo autentico quello che sto vivendo: un libro, un allenamento, una routine di skincare, un audiolibro. Non seguo uno schema fisso, seguo ciò che mi fa stare bene. E se qualcosa funziona per me, mi piace pensare che possa diventare uno spunto o un piccolo strumento di benessere anche per chi mi segue.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><em><strong> C&#8217;è qualcosa che ancora non hai portato nei tuoi contenuti — un tema, un formato, un territorio — che aspetta il momento giusto per uscire?  </strong></em></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:346,&quot;335559731&quot;:0,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span><span data-contrast="none">Sì, c’è un tema che sento di voler portare, ma che richiede il momento giusto: l’amenorrea. È qualcosa che ho vissuto in prima persona e che è profondamente legato al mondo femminile, eppure se ne parla ancora troppo poco. Nel mio caso è stata la conseguenza di un rapporto con il corpo influenzato da canoni estetici molto presenti e purtroppo ancora oggi diffusi. Raccontarlo per me significa aprire uno spazio di consapevolezza, non solo fisica ma anche emotiva e psicologica. Perché è una condizione che va ben oltre il corpo e tocca aspetti profondi dell’identità e del benessere. Quando ne parlerò, lo farò come sempre partendo dalla mia esperienza, con delicatezza e responsabilità, condividendo ciò che mi ha aiutata e gli aspetti che credo sia importante considerare per affrontare e superare un percorso del genere. </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none">Ho tante idee e formati che vorrei esplorare: alcuni più profondi, altri più leggeri. Credo molto nell’equilibrio anche nei contenuti perché è proprio lì che le persone riescono davvero a riconoscersi.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><strong><em>Se guardi a un anno o due da adesso, che forma ha il tuo lavoro — non in termini di numeri, ma di ruolo, di progetti, di come vuoi essere percepita?  </em></strong></p>
<p><span data-contrast="none">Se guardo a uno o due anni da adesso, immagino un’evoluzione che segue la mia crescita personale. Per me le due cose sono profondamente intrecciate: ciò che vivo, imparo e trasformo si riflette inevitabilmente anche nel mio lavoro e nei contenuti che condivido.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none">In passato forse avrei cercato di adattarmi di più ai trend, seguendo una comunicazione principalmente estetica. Oggi sento di essere in una fase diversa: più consapevole, più selettiva. Non mi interessa inseguire ciò che funziona nel breve termine, ma costruire qualcosa che abbia un valore più profondo e duraturo.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none">Per questo mi vedo sempre più come una persona capace di creare contenuti che vadano oltre l’immagine: voglio essere percepita come qualcuno che condivide esperienze reali, strumenti concreti e spunti per il benessere interiore.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none">Più che crescere nei numeri, mi interessa crescere nella direzione. E diventare un punto di riferimento credibile per chi cerca qualcosa in cui riconoscersi.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><em><strong>Le collaborazioni nascono da incontri o da visioni? Ti è mai capitato di arrivare a un brand non in risposta a una proposta, ma partendo da un&#8217;idea tua — un concept, un&#8217;atmosfera, una storia — e costruirci intorno tutto il resto?  </strong></em></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:716,&quot;335559731&quot;:0,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span><span data-contrast="none">Mi è capitato sia di essere contattata che di fare io il primo passo. Quando parto da un’idea mia, cerco sempre di costruire qualcosa che abbia un senso, che vada oltre la semplice collaborazione e diventi un progetto coerente, in cui entrambe le parti si riconoscono. Non sempre funziona, ed è parte del processo: ci sono proposte che si allineano perfettamente e altre che non trovano la giusta sintonia. </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><em><strong>Preferisci lavorare su un progetto definito o costruire un rapporto nel tempo? E quando qualcosa funziona, hai già in testa come portarlo più lontano — o lasci che sia il risultato a suggerire il passo successivo?  </strong></em></p>
<p><span data-contrast="none">Se il brand è affine alla mia visione, cerco di costruire un rapporto nel tempo. Il rapporto a lungo termine oltre alla condivisione dei valor è ad oggi condizionata anche dai risultati.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:21,&quot;335559740&quot;:279,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none">Credo che siano proprio i tentativi riusciti e non a definire nel tempo una direzione più chiara.</span><span data-contrast="none"> Ho interrotto una collaborazione perché non la sentivo più allineata con me. Mi veniva richiesta una condivisione forzata di concetti che non mi rappresentavano davvero, e mi sono ritrovata paradossalmente a dover chiedere il permesso per esprimermi all’interno di uno spazio che dovrebbe essere mio.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:21,&quot;335559740&quot;:279,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none">È stato un momento molto chiaro: mi sono sentita vincolata, quasi obbligata, e ho capito che non era la direzione in cui volevo andare. Ho scelto di fermarmi, anche se questo ha significato rinunciare a un ritorno economico.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none">Oggi so che per me è fondamentale che esecuzione e visione convivano. Mi trovo a mio agio quando posso interpretare, dare uno sguardo personale, costruire qualcosa che sia coerente sia per il brand che per me. </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><em><strong>C&#8217;è mai stato un brand che ti ha chiesto qualcosa di più dei contenuti — una visione, un posizionamento, uno sguardo su come raccontarsi? </strong></em></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span><span data-contrast="none">Sì, mi è capitato di essere coinvolta anche oltre il contenuto, in consulenze su tematiche coerenti con la narrativa del brand o del personal brand. Quando c’è fiducia, riesco a dare il meglio, mi piace interpretare ma anche contribuire con una visione. È una dimensione che mi interessa, perché mi permette di portare non solo la mia creatività, ma anche uno sguardo sul modo in cui un messaggio viene costruito e percepito.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:21,&quot;335559740&quot;:279,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><em><strong>Il tuo ragionamento quando lavori a una campagna si ferma al contenuto, o tende ad allargarsi — distribuzione, tempistiche, impatto?  </strong></em></p>
<p><span data-contrast="none">Quando lavoro a una campagna tendo sempre ad avere una visione più ampia: considero il messaggio e il modo in cui quel contenuto si inserisce nel mio racconto e anche come può performare e arrivare davvero alle persone.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none">Ad oggi credo sia fondamentale avere consapevolezza anche della parte negoziale, dai compensi ai contratti, per riuscire anche a percepire il valore reale del proprio lavoro.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:27,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><em><strong>Hai mai coinvolto altri creator in un progetto o ti piacerebbe farlo?  </strong></em></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:716,&quot;335559731&quot;:0,&quot;335559739&quot;:2,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span><span data-contrast="none">Sì, mi è già capitato di collaborare con altri creator e credo sia un aspetto molto prezioso di questo lavoro. La collaborazione, quando è autentica, permette di unire visioni diverse e creare qualcosa che da soli non sarebbe lo stesso.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:2,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none">Ti piace la parte di negoziazione o preferisci delegarla? </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:2,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:346,&quot;335559731&quot;:0,&quot;335559739&quot;:2,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span><span data-contrast="none">Voglio restare connessa alla parte creativa, che è il cuore di tutto, ma senza perdere lucidità su ciò che rende questo lavoro sostenibile e rispettoso del mio valore che è la parte economica.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:2,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><strong><em> Come immagini l’evoluzione del tuo lavoro nei prossimi 1-2 anni?  </em></strong></p>
<p><span data-contrast="none">Mi immagino con un personal brand sempre più affermato e riconoscibile, costruito nel tempo con coerenza e autenticità. Mi piacerebbe crescere al punto da avere anche un team che mi supporti, così da poter dedicare ancora più energia alla parte creativa e strategica.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:2,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none">Allo stesso tempo, mi vedo ancora a lavorare con e per i brand, ma in modo sempre più consapevole e selettivo: scegliendo progetti che siano davvero in linea con me e con il messaggio che voglio portare.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:2,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none">L’obiettivo è continuare a evolvermi senza perdere la mia identità, trasformando quello che oggi è il mio lavoro in qualcosa di sempre più strutturato, ma sempre autentico.</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:2,&quot;335559740&quot;:270,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:716,&quot;335559731&quot;:0,&quot;335559739&quot;:0,&quot;335559740&quot;:259,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none">G</span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:264,&quot;335559740&quot;:259,&quot;335559991&quot;:370}">loria sa distinguere tra ciò che funziona e ciò che le appartiene — e quando le due cose non coincidono, sceglie. È forse questa la competenza più rara nel mondo dei creator: non la capacità di adattarsi, ma quella di riconoscere quando fermarsi.</span></p>
<p><span data-contrast="none"> </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:264,&quot;335559740&quot;:259,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none"> </span><span data-ccp-props="{&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559685&quot;:731,&quot;335559739&quot;:0,&quot;335559740&quot;:259,&quot;335559991&quot;:370}"> </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giornalettismo.com/gloria-abagnale-non-mi-interessa-crescere-nei-numeri-mi-interessa-crescere-nella-direzione/">Gloria Abagnale: &#8220;Non mi interessa crescere nei numeri. Mi interessa crescere nella direzione&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.giornalettismo.com">Giornalettismo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Eleutha, viaggio come libertà: &#8220;Il mio sogno? Raccontare il mondo in tv&#8221;</title>
		<link>https://www.giornalettismo.com/eleutha-viaggio-come-liberta-il-mio-sogno-raccontare-il-mondo-in-tv/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Basili]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 11:10:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[eleutha]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornalettismo.com/?p=2925099</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si chiama come la parola greca per &#8220;libertà&#8221; e non è un caso. Eleutha è il progetto di Guendalina Stabile, partito nel 2018 come blog personale e diventato oggi un business a tutto tondo: contenuti, consulenze di marketing, UGC e viaggi di gruppo in destinazioni scelte e vissute in prima persona. Laureata in Economia e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giornalettismo.com/eleutha-viaggio-come-liberta-il-mio-sogno-raccontare-il-mondo-in-tv/">Eleutha, viaggio come libertà: &#8220;Il mio sogno? Raccontare il mondo in tv&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.giornalettismo.com">Giornalettismo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama come la parola greca per &#8220;libertà&#8221; e non è un caso. Eleutha è il progetto di Guendalina Stabile, partito nel 2018 come blog personale e diventato oggi un business a tutto tondo: contenuti, consulenze di marketing, UGC e viaggi di gruppo in destinazioni scelte e vissute in prima persona. Laureata in Economia e Marketing, con una specializzazione nel comportamento del consumatore, Guendalina è una delle voci più autentiche del panorama travel italiano. L&#8217;abbiamo incontrata per parlare di come il settore è cambiato, di algoritmi, di autenticità e di un sogno che guarda alla televisione.</p>
<p><span data-contrast="auto"><em><strong>Il nome&#8221;Eleutha&#8221; viene dal greco eleutheria, libertà. Quanto c&#8217;è di autobiografico in questa scelta? Era già chiaro da subito che il progetto avrebbe ruotato attorno a questo valore?</strong></em> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Si, il nome è stato scelto da subito per rappresentare qualcosa che rispecchiasse la mia essenza. Il progetto Eleutha è nato proprio come esigenza di fare finalmente qualcosa di mio, che riuscisse a far esprimere le mie idee, passioni e creatività e quindi la scelta è ricaduta inevitabilmente su un nome che fosse legato alla mia parola preferita e modo di essere ma anche alla mia concezione di viaggio come libertà di conoscenza e scoperta. </span></p>
<p><span data-contrast="auto"><strong>Ha i lanciato Eleutha nel 2018: com&#8217;era il panorama dei travelblogger in quel momento, e cosa ti ha convinta che ci fosse spazio anche per la tua voce?</strong> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Nel 2018 era tutto diverso, i blog avevano ancora un “peso” importante rispetto ai soli canali social, su Instagram si postavano solo foto e Tiktok non esisteva. Il mondo è cambiato ed io ho dovuto imparare a cambiare con lui. Quando ho aperto il blog all’inizio in realtà non mi sono domandata se ci fosse qualcuno interessato a sentire le mie storie di viaggio, non è stata una scelta calcolata, bensì una scelta legata all’esigenza di esprimermi ed incanalare le forze in qualcosa che mi desse entusiasmo e fare progetti mi ha sempre riempito mente e cuore. </span></p>
<p><span data-contrast="auto"><strong><em> In questi anni Eleutha si è trasformata da blog di viaggio a qualcosa di più articolato: content creation, UGC, consulenze di marketing.</em></strong> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Come è avvenuta questa evoluzione? È stata una strategia pianificata o ti sei adattata alle opportunità che arrivavano? E’ stato un percorso. Come accennavo prima il mondo è cambiato ed io con lui, sia per scelta che per necessità di adattarsi al mercato. Eleutha è nato come un progetto personale, un modo che mi permettesse di esprimere la mia passione per i viaggi e la scrittura, ma piano piano si è trasformato in business ed è diventato a tutti gli effetti un lavoro. La parte delle consulenze di marketing è sempre andata di pari passo in quanto è il bagaglio che mi porto dietro dai miei studi e dalla mia esperienza lavorativa precedente. Sono laureata in Economia e Marketing e poi specializzata in Marketing e Comportamento del Consumatore. Il marketing è qualcosa che mi ha sempre affascinato ed ho amato e non ho mai voluto abbandonarlo, fa parte di me. Quelle che all’inizio mi sembravano due strade inconciliabili hanno poi cominciato a camminare fianco a fianco. Mi piacerebbe in futuro farle incontrare ancora di più e magari lavorare nel marketing di qualche destinazione turistica, chissà! </span></p>
<p><span data-contrast="auto"><strong><em>Fare la freelance significa gestire più anime del progetto contemporaneamente — creatrice, consulente, brand ambassador. Come tieni insieme tutto senza perdere l&#8217;identità originale del progetto?</em></strong> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">E’ onestamente la parte più difficile di tutte, avere il controllo su tutto e gestire tutte le sfaccettature del business da sola è la vera sfida, sia in termini di competenze che di tempo. La mia formazione universitaria e la mia esperienza lavorativa nel marketing sicuramente sono state di grande aiuto nella parte di amministrazione e gestione di partnership e contratti ma nel suo complesso questo è un lavoro che non ti insegna nessuno, va imparato ogni giorno ed ogni giorno è necessario imparare una cosa nuova. Credo di riuscire a mantenere “l’anima originale” del progetto, sebbene dovendolo integrare nel business, in quanto sono sempre rimasta fedele a me stessa. Condivido ciò che amo e che mi convince davvero e sono sempre attenta a chiudere collaborazioni con realtà che rispecchiano ciò che apprezzo e di cui condivido la visione e che chiaramente ritengo possano davvero interessare a chi mi segue.</span></p>
<p><span data-contrast="auto"><em><strong> Il blog esiste accanto ai social: in un&#8217;epoca in cui Instagram e TikTok dominano, che ruolo ha ancora un sito web per una content creator?</strong></em></span></p>
<p><span data-contrast="auto"> Il web, nel mio caso il blog, è “casa mia”. E’ inutile negare che purtroppo ormai abbia un ruolo marginale nel business per il quale devo dare priorità ai contenuti social ma le piattaforme social non sono “mie”, il blog è il luogo giusto per approfondire argomenti e dare dettagli e dove tornare qualora le piattaforme cambino a loro volta. </span></p>
<p><em><strong> Hai appena lanciato i Viaggi di Gruppo, con il primo appuntamento in Brasile ad agosto 2026. Come è nata questa idea?</strong> </em></p>
<p><span data-contrast="auto">È stata una richiesta della community o un tuo desiderio che aspettava il momento giusto? Era da un po’ di anni che coordinavo viaggi di gruppo per altri, quindi mi sono detta “provo a farlo per me stessa”! Mi piace l’idea di condividere luoghi ed esperienze con altri viaggiatori e creare ricordi insieme. Mi piace l’idea di “portarli” nei posti che ho amato e far sì che possano diventare “luoghi del cuore” anche per loro. Vedremo come andrà! </span></p>
<p><span data-contrast="auto"><strong><em> Organizzare un viaggio di gruppo è molto diverso dal raccontare un viaggio in solitaria: come cambia il tuo ruolo quando passi da creator a &#8220;guida&#8221; di un gruppo di persone?</em> </strong></span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sono sempre me stessa, quindi non cambio a livello personale. Cambia chiaramente la parte organizzativa ed il mio “ruolo” ma la voglia di vedere e scoprire è sempre la stessa. Ovviamente quando sono sola e voglio raccontare una destinazione molta parte del viaggio ruota attorno ai contenuti, cosa che in viaggio di gruppo non avviene ma nel tempo sono riuscita a trovare un giusto equilibrio. </span></p>
<p><span data-contrast="auto"><strong><em>Gli itinerari che proponi sono luoghi che hai già vissuto in prima persona. Quanto è importante per te questa autenticità, e come la tuteli ora che il progetto diventa anche un&#8217;offerta commerciale?</em></strong> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sui social non parlo mai di posti che non ho visto e sperimentato di persona. Tengo tantissimo alla fiducia che i viaggiatori hanno in me e ne sono molto grata. La parte commerciale è solo un veicolo per poter continuare a fare questo lavoro. </span></p>
<p><span data-contrast="auto"><strong><em> Hai già in mente le prossime destinazioni per i Viaggi di Gruppo? C&#8217;è un posto che sogni di portare la tua community e che ancora non hai esplorato abbastanza?</em> </strong></span></p>
<p><span data-contrast="auto">Ho ufficialmente lanciato il viaggio di gruppo per il Dia de los Muertos in Messico! Ne sono molto orgogliosa perché è stato uno dei viaggi più emozionanti mai fatti e quindi far in modo che altre persone lo possano vivere per me è meraviglioso. Ho tenuto a creare un itinerario ricamato, inserendo tutte quelle esperienze che fanno la differenza per vivere davvero questo viaggio così speciale. </span></p>
<p><span data-contrast="auto"><strong><em>Dopo anni di lavoro online, come descriveresti la tua community? Chi ti segue davvero, e cosa si aspetta da te?</em></strong> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Credo ormai di consocere i miei viaggiatori, persone che penso siano affini a me nel modo di vedere il mondo ed approcciarsi alla vita sempre con curiosità ed entusiasmo. Ritengo che da me si aspettino questo: autenticità, positività e tanti preziosi consigli di viaggio! </span></p>
<p><span data-contrast="auto"><strong><em> Il settore del travel content è sempre più saturo e l&#8217;algoritmo cambia di continuo. Qual è la tua strategia per restare rilevante senza snaturare il progetto? </em></strong></span></p>
<p><span data-contrast="auto">Questa è una vera sfida, e non nego che spesso ho l’impressione di lottare con le piattaforme per far sì che i miei contenuti, che reputo di valore, siano visti ed apprezzati. Credo comunque che online ci sia spazio per tutti, la chiave ritengo sia rimanere fedeli a se stessi perché chi è come me mi troverà. Lo stesso discorso vale per i brand con cui collaboro, spero apprezzino la qualità ed il valore che mi sforzo sempre di portare alla mia audience. Purtroppo non sempre sono premiati a fronte di numeri diversi ma mi piace pensare che nel lungo periodo il mio approccio porti i suoi frutti. </span></p>
<p><em><strong>Se dovessi indicare la prossima grande svolta di Eleutha, qualcosa che non esiste ancora ma che hai in testa — cosa sarebbe?</strong> </em></p>
<p><span data-contrast="auto">Il mio grande sogno sarebbe approdare in tv, per curare il racconto delle destinazioni di viaggio tra documentari e divulgazione. Al momento rimane un sogno ma in questa vita tutto può succedere!</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><strong>Eleutha è la storia di un progetto costruito lentamente, mattone dopo mattone, senza inseguire le mode ma restando fedele a una visione precisa del viaggio, come scoperta, come libertà, come racconto. </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giornalettismo.com/eleutha-viaggio-come-liberta-il-mio-sogno-raccontare-il-mondo-in-tv/">Eleutha, viaggio come libertà: &#8220;Il mio sogno? Raccontare il mondo in tv&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.giornalettismo.com">Giornalettismo</a>.</p>
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		<title>L&#8217;AI che non resta in laboratorio: come GRID+ trasforma la ricerca in soluzioni che funzionano davvero</title>
		<link>https://www.giornalettismo.com/lai-che-non-resta-in-laboratorio-come-grid-trasforma-la-ricerca-in-soluzioni-che-funzionano-davvero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Basili]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 10:54:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Choose]]></category>
		<category><![CDATA[GRID+]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è un momento preciso in cui una startup smette di essere un esperimento e comincia a essere un&#8217;azienda. Per GRID+, startup romana di intelligenza artificiale applicata fondata da un team con radici accademiche profonde, quel momento è arrivato quando i progetti hanno iniziato a misurarsi non solo sulla qualità dei modelli, ma sui margini, sui flussi di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giornalettismo.com/lai-che-non-resta-in-laboratorio-come-grid-trasforma-la-ricerca-in-soluzioni-che-funzionano-davvero/">L&#8217;AI che non resta in laboratorio: come GRID+ trasforma la ricerca in soluzioni che funzionano davvero</a> proviene da <a href="https://www.giornalettismo.com">Giornalettismo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span data-contrast="auto">C&#8217;è un momento preciso in cui una startup smette di essere un esperimento e comincia a essere un&#8217;azienda. Per GRID+, startup romana di intelligenza artificiale applicata fondata da un team con radici accademiche profonde, quel momento è arrivato quando i progetti hanno iniziato a misurarsi non solo sulla qualità dei modelli, ma sui margini, sui flussi di cassa e sulla fiducia dei clienti. Oggi GRID+ opera in oltre dieci mercati — dalla sanità alla logistica, dall&#8217;energia all&#8217;e-commerce — con prodotti proprietari, più di quindici partner tecnologici e un patrimonio di oltre 150 pubblicazioni scientifiche che non resta nei cassetti, ma entra nella progettazione delle soluzioni. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">GRID+ nasce da un team con una forte base accademica. Come avete gestito il passaggio dalla logica della ricerca a quella di un&#8217;azienda con costi reali, margini e flussi di cassa? A che punto avete sentito il bisogno di una figura dedicata alla finanza? </span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">GRID+ nasce da un team con una forte matrice accademica, quindi il primo passaggio è stato imparare a leggere i progetti non solo per il loro valore tecnico o scientifico, ma anche in termini di costi, sostenibilità e capacità di generare margini. Questo cambiamento è avvenuto progressivamente, soprattutto nel confronto con clienti reali, dove diventano centrali la gestione dei tempi, il controllo dei flussi e la priorità degli investimenti. Fin dall’inizio abbiamo avuto un presidio economico-finanziario interno, seguito da Federico Succetti come co-founder e CFO, mentre la componente commerciale è stata rafforzata in una fase successiva attraverso figure esterne, tra cui profili coinvolti in logica work for equity e consulenti sales. Per noi è stato un passaggio importante: capire che innovazione, finanza e crescita commerciale non possono viaggiare separate, ma devono essere governate insieme.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Quali strumenti usate oggi per pianificare le finanze e monitorare la liquidità? E c&#8217;è qualcosa che, paradossalmente, voi che fate AI non riuscite ancora ad automatizzare nella vostra gestione interna?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Lavorare su settori diversi richiede prima di tutto un modello organizzativo chiaro. In GRID+ non operiamo su un’unica linea di attività, ma su più asset complementari: consulenza avanzata, prodotti proprietari, formazione e partecipazione a progetti di ricerca nazionali e internazionali. Ciò ci consente di distribuire meglio rischio, investimenti e ritorni, evitando di far dipendere la sostenibilità dell’azienda da una sola tipologia di commessa. Per quanto riguarda i progetti su misura, la chiave è distinguere sempre tra ciò che è davvero custom e ciò che può essere costruito a partire da componenti, workflow e moduli già sviluppati internamente. Prima di avviare un’iniziativa facciamo sempre una fase di assessment, che serve a capire complessità, disponibilità dei dati, obiettivi, effort richiesto e possibilità di riuso tecnologico. In questo modo riusciamo a stimare meglio tempi, costi e marginalità. La formazione e i progetti di ricerca, inoltre, non sono attività separate dal resto: spesso rafforzano competenze, relazioni e asset che poi tornano utili anche sul piano commerciale e di prodotto. Il punto, quindi, non è solo controllare la redditività del singolo progetto, ma costruire un equilibrio complessivo tra attività più custom, asset più scalabili e investimenti che generano valore anche nel medio periodo.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Avete già all&#8217;attivo collaborazioni con aziende come Piazza Copernico e il quotidiano L&#8217;Identità. Quanto pesa, nella trattativa con un nuovo cliente, poter mostrare casi concreti già realizzati? E come scegliete con chi collaborare per non diluire il focus?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Conta molto, perché nei nostri ambiti i clienti non comprano solo una promessa tecnologica: vogliono capire se sei già riuscito a portare l’AI dentro processi reali, con vincoli veri, dati reali e risultati utilizzabili. Poter mostrare casi concreti rende la trattativa molto più credibile, perché sposta il confronto da un piano teorico a uno operativo. Inoltre, ci permette di far vedere che non lavoriamo con soluzioni rigide, ma con modelli e architetture adattati ai need del cliente, anche dal punto di vista del deployment: in alcuni casi in cloud, in altri on premise, in funzione di privacy, sicurezza, integrazione e requisiti di governance. Allo stesso tempo, però, non scegliamo le collaborazioni in modo indiscriminato. Cerchiamo progetti in cui ci siano un problema chiaro, un bisogno reale di innovazione e una buona coerenza con le nostre competenze distintive. Per noi è importante che ogni collaborazione non generi solo valore per il cliente, ma contribuisca anche a rafforzare asset, know-how e soluzioni riutilizzabili nel tempo. È questo equilibrio che ci aiuta a non disperdere il focus, pur lavorando in settori diversi.”</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Con 15+ partner tecnologici dichiarati, la rete di relazioni è chiaramente centrale nel vostro modello. Come strutturate questi accordi in termini pratici — chi possiede cosa, come si dividono i ricavi, e come si governa un progetto quando ci sono più soggetti coinvolti?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La rete di relazioni per noi è importante, ma non significa che tutti i rapporti abbiano la stessa natura. Ci sono partnership tecnologiche, collaborazioni commerciali, accordi progettuali e relazioni legate alla ricerca e all’innovazione. In pratica, ogni collaborazione viene strutturata in modo diverso a seconda dell’obiettivo: integrazione tecnologica, co-sviluppo, accesso al mercato, delivery congiunta o supporto alla validazione. Sul piano operativo, cerchiamo sempre di chiarire fin dall’inizio tre aspetti: proprietà intellettuale, perimetro delle responsabilità e modello economico. In generale, gli asset proprietari preesistenti restano in capo a chi li ha sviluppati, mentre sugli sviluppi specifici fatti per un cliente o per un progetto condiviso si definiscono in anticipo diritti d’uso, titolarità ed eventuali vincoli di sfruttamento. Anche la ripartizione dei ricavi non segue una formula unica: dipende dal ruolo effettivo dei soggetti coinvolti, dal contributo tecnico, commerciale o progettuale e dal tipo di accordo costruito. Quando un progetto coinvolge più attori, la governance diventa fondamentale. In questi casi lavoriamo con un perimetro ben definito di attività, referenti chiari e una suddivisione esplicita delle responsabilità, in modo da evitare sovrapposizioni e ambiguità. Il punto per noi è semplice: la partnership funziona quando non è solo una somma di nomi, ma una struttura in cui ciascuno sa cosa porta, cosa riceve e quale parte del risultato governa.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">A che punto conviene a una startup AI come la vostra cercare attivamente un grande partner industriale o corporate, rispetto a crescere progetto per progetto in autonomia? E come ci si protegge dal rischio che il partner finisca per assorbire la tecnologia senza riconoscerne il valore?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">È importante che una startup come la nostra cerchi attivamente un partner industriale quando arriva al tavolo con qualcosa di già riconoscibile: una tecnologia che funziona, casi d’uso credibili e un perimetro di valore chiaro. È anche per questo che collaborazioni come quelle con Italferr o con Red Hat hanno un significato importante giacché rappresentano esempi concreti di come una realtà innovativa possa confrontarsi con attori strutturati mantenendo una propria identità tecnologica. Se ci si muove troppo presto, il rischio è entrare in relazioni sbilanciate, in cui la startup porta innovazione ma il partner concentra forza commerciale, distribuzione e controllo della relazione. Crescere progetto per progetto, almeno in una prima fase, è utile proprio per questo: permette di capire dove si genera davvero valore, quali componenti sono riutilizzabili e quale parte dell’offerta può diventare più scalabile. La protezione, però, non è solo giuridica. Servono accordi chiari su proprietà intellettuale, diritti d’uso, riservatezza e perimetro dello sviluppo condiviso, ma serve anche una protezione strategica: mantenere il controllo sugli asset core e non cedere troppo presto gli elementi distintivi della tecnologia. Il partner giusto accelera; quello sbagliato rischia di assorbire valore. La differenza sta molto nella maturità con cui si costruisce la relazione.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">GRID+ si rivolge principalmente ad aziende, con soluzioni personalizzate e cicli di vendita non brevissimi. In questo contesto, il crowdfunding ha senso come strumento per raccogliere capitali, o serve soprattutto per aumentare la visibilità e costruire credibilità sul mercato? L&#8217;avete mai valutato?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Nel nostro caso, il crowdfunding avrebbe più senso come leva di visibilità, posizionamento e credibilità che come strumento principale di raccolta. GRID+ lavora soprattutto in ambito B2B, con soluzioni AI che spesso richiedono tempi di adozione più lunghi, interlocutori multipli e un forte elemento di fiducia tecnica. In un contesto di questo tipo, il crowdfunding non è sempre il canale più naturale per finanziare la crescita, mentre può diventare interessante se aiuta a rendere più leggibile la visione dell’azienda e il valore delle soluzioni che stiamo sviluppando. Lo abbiamo considerato come possibilità, ma con cautela. In questa fase stiamo lavorando molto sul rafforzamento del posizionamento di GRID+, anche con il supporto di un’agenzia specializzata che ci accompagna nelle attività di comunicazione e marketing e nella costruzione di una community intorno all’azienda e ai suoi prodotti. Per una realtà come la nostra, infatti, prima ancora della raccolta conta la capacità di costruire attenzione qualificata, fiducia e riconoscibilità. Per questo vediamo il crowdfunding più come una leva complementare, utile se inserita in un percorso già strutturato di crescita, credibilità e consolidamento del brand.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Se doveste spiegare GRID+ a un investitore non tecnico attraverso una campagna di equity crowdfunding, quale sarebbe il messaggio centrale? Riduzione dei costi del 70%, tasso di soddisfazione al 100% — bastano questi numeri, o serve qualcos&#8217;altro per convincere chi non conosce l&#8217;AI?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il messaggio centrale è che, attraverso i servizi offerti da GRID+, vogliamo puntare a rendere l’intelligenza artificiale concreta, affidabile e utile per organizzazioni che vogliono innovare processi reali senza dover costruire internamente competenze o infrastrutture complesse. Indicatori come riduzione dei costi, aumento di efficienza o soddisfazione dei clienti sono rilevanti, ma acquistano valore solo se inseriti in una narrazione più ampia, fatta di casi applicativi, risultati tangibili, proprietà intellettuale, partnership e capacità di esecuzione. Per un investitore non tecnico, l’elemento decisivo non è tanto comprendere il funzionamento di un modello AI, ma piuttosto capire perché GRID+ sia in grado di trasformare ricerca avanzata in soluzioni adottabili dal mercato. Il punto distintivo è proprio questo: unire una base scientifica solida a una capacità concreta di delivery, attraverso consulenza avanzata, prodotti proprietari e un percorso di crescita orientato alla costruzione di asset sempre più scalabili. In questa prospettiva, il valore di GRID+ non risiede soltanto nella tecnologia, ma nella capacità di portarla in produzione, adattarla a contesti diversi e generare impatto misurabile per clienti e partner.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">La vostra presenza pubblica è prevalentemente su LinkedIn. È una scelta deliberata per restare nel perimetro B2B, o state valutando di aprirvi ad altri canali per intercettare un pubblico più ampio — anche in ottica di recruiting o awareness?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La presenza su LinkedIn riflette certamente il nostro posizionamento B2B, ma non esaurisce la nostra presenza pubblica. Oggi presidiamo anche altri canali, tra cui Instagram, con logiche e obiettivi differenti. LinkedIn resta il contesto più naturale per dialogare con aziende, partner, stakeholder dell’innovazione e interlocutori professionali coerenti con il tipo di soluzioni che sviluppiamo. Instagram, invece, ci consente di lavorare maggiormente su visibilità, riconoscibilità del brand e costruzione di una relazione più ampia con l’ecosistema che ruota attorno a GRID+. In questa fase stiamo rafforzando in modo più strutturato proprio la comunicazione multicanale, con l’obiettivo di aumentare awareness, consolidare il posizionamento e costruire nel tempo una community intorno all’azienda e ai suoi prodotti. Non ci interessa essere presenti ovunque in modo indistinto: vogliamo presidiare i contesti in cui possiamo raccontare bene il valore delle nostre soluzioni, rendere più accessibili temi tecnologici complessi e creare relazioni continuative con pubblici diversi, inclusi giovani talenti, sviluppatori, partner e potenziali clienti. Per questo LinkedIn resta un asse importante, ma si inserisce in una strategia più ampia, che include anche altri canali e che punta a sostenere non solo il business development, ma anche reputazione, recruiting e visibilità di lungo periodo.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Quanto investite in pubblicità a pagamento rispetto a PR, eventi, pubblicazioni scientifiche e relazioni dirette? Nel vostro mercato, dove la fiducia conta moltissimo, quale canale ha il ritorno più alto?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Nel nostro mercato la fiducia si costruisce molto più attraverso credibilità, relazioni e casi concreti che non con la sola pubblicità a pagamento. Per questo l’investimento non si concentra in modo prevalente sull’ADV, ma si distribuisce su un mix più articolato: presenza digitale strutturata, relazioni dirette, partecipazione a eventi, attività di networking, contenuti specialistici e valorizzazione del patrimonio scientifico e progettuale maturato da GRID+. La pubblicità a pagamento è già parte delle attività che stiamo sviluppando e rappresenta per noi una leva utile per aumentare visibilità, intercettare pubblici mirati e sostenere in modo più rapido alcune campagne di comunicazione. Il suo ruolo, però, non è isolato: si inserisce in una strategia più ampia in cui l’obiettivo non è soltanto generare attenzione, ma costruire nel tempo una presenza riconoscibile e una community intorno a GRID+ e ai suoi prodotti. Per questo prevediamo di rafforzarla progressivamente, in coerenza con la crescita del brand e con l’evoluzione della nostra presenza pubblica. Detto questo, il ritorno più alto continua ad arrivare dai canali in cui competenza e affidabilità risultano più evidenti: relazioni dirette, referral, partnership, casi d’uso concreti, contesti accademici e confronto con interlocutori qualificati. In altre parole, l’ADV può aumentare la portata del messaggio, ma la fiducia si consolida quando il mercato riconosce competenze reali, capacità di delivery e un’esperienza già maturata su problemi concreti.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Avete 150+ pubblicazioni scientifiche alle spalle. Questo patrimonio di credibilità accademica è sfruttato attivamente nella comunicazione verso i clienti, o rimane più un asset interno? Come lo trasformate in un vantaggio competitivo percepibile anche da chi non è del settore?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il patrimonio scientifico non rimane un asset interno, ma nemmeno viene comunicato in modo autoreferenziale. Da solo, un numero elevato di pubblicazioni non basta a convincere un cliente. Diventa davvero utile quando si traduce in capacità di leggere problemi complessi, progettare soluzioni robuste e portarle in contesti applicativi reali. Il valore competitivo sta proprio qui: la base accademica di GRID+ consente di affrontare l’AI con maggiore profondità metodologica, più attenzione alla qualità dei dati, alla validazione dei risultati e alla scelta delle architetture più adatte al problema. Ciò si riflette poi nella delivery, nella capacità di personalizzare le soluzioni e nel dialogo con clienti che hanno esigenze tecniche, organizzative o regolatorie non banali. Allo stesso tempo, questo patrimonio continua a crescere anche attraverso la partecipazione a progetti di ricerca nazionali, europei e internazionali, che permettono di sviluppare nuove competenze, produrre risultati scientifici e rafforzare la visibilità di GRID+ in contesti altamente qualificati. Per il mercato, però, tutto questo va reso leggibile: chi non è del settore non percepisce il valore di una pubblicazione in sé, ma percepisce molto bene affidabilità, rigore, casi concreti e capacità di esecuzione. Per questo la credibilità accademica diventa un vantaggio competitivo quando viene trasformata in linguaggio chiaro, progetti applicati, proprietà intellettuale, collaborazioni qualificate e risultati tangibili.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">State costruendo una community attorno a GRID+ — sviluppatori, ricercatori, aziende interessate all&#8217;AI — o la comunicazione è ancora principalmente outbound e orientata alla chiusura di contratti? C&#8217;è spazio, nel vostro modello, per un approccio più inbound?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Certamente c’è spazio, e soprattutto c’è una direzione molto chiara su cui GRID+ sta investendo. Finora la comunicazione ha avuto naturalmente una componente outbound importante, anche perché in una fase iniziale era necessario costruire relazioni, aprire tavoli, validare casi d’uso e chiudere i primi progetti. Oggi però l’approccio inbound è diventato sempre più rilevante, perché consente di rendere più visibile il valore dell’azienda, dei prodotti e delle competenze che abbiamo costruito. Per questo stiamo lavorando in modo più strutturato sia sul fronte della comunicazione sia su quello commerciale, anche con il supporto di consulenti specializzati in sales consulting e marketing. L’obiettivo non è solo aumentare la visibilità, ma creare nel tempo una community intorno a GRID+, ai suoi prodotti e ai temi su cui lavoriamo, coinvolgendo sviluppatori, ricercatori, aziende e partner interessati all’AI applicata. Nel nostro modello l’inbound non è un’attività accessoria, ma una leva importante di posizionamento, credibilità e crescita. Serve a costruire fiducia, a rendere più leggibile il valore che portiamo e a rendere più naturale, nel tempo, anche l’accesso a nuovi clienti, collaborazioni e opportunità</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Una piattaforma AIaaS che elabora dati aziendali sensibili — in sanità, energia, logistica — è un bersaglio interessante. Come garantite ai clienti che i loro dati non vengano esposti, usati per addestrare modelli altrui o compromessi? E quanto questa rassicurazione pesa nella fase di vendita?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Per GRID+ questo tema non è accessorio, ma strutturale. Lavorando spesso con dati aziendali sensibili, la scelta progettuale riguarda in particolare l’architettura di deployment: in funzione dei need del cliente, dei vincoli di privacy, delle policy interne e del livello di criticità del dato, realizziamo soluzioni on premise, in private cloud oppure in cloud, sempre con un’impostazione orientata al controllo del dato e alla minimizzazione dell’esposizione. L’obiettivo è semplice: i dati del cliente devono restare sotto governance del cliente. Ciò implica progettare soluzioni in cui siano chiari perimetro di accesso, modalità di trattamento, responsabilità, livelli di protezione e, quando necessario, utilizzo di modelli e componenti che evitino il trasferimento di informazioni verso ecosistemi esterni o l’uso dei dati per l’addestramento di modelli di terzi. In contesti più sensibili, come sanità, energia o infrastrutture critiche, questo tipo di configurazione non è un dettaglio tecnico: è una condizione abilitante per l’adozione stessa della soluzione. Dal punto di vista commerciale, questa rassicurazione pesa moltissimo. In molti casi la qualità del modello non basta, se prima non viene chiarito come vengono gestiti sicurezza, riservatezza, compliance e controllo operativo. Per questo una parte importante del lavoro non consiste solo nello sviluppare la soluzione AI, ma nel costruire un impianto tecnologico e contrattuale che renda il cliente sicuro del fatto che i suoi dati restino protetti, governabili e coerenti con i suoi requisiti interni.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Con l&#8217;entrata in vigore dell&#8217;AI Act europeo, le responsabilità sui sistemi AI ad alto rischio diventano molto più stringenti. Come vi state attrezzando sul fronte della compliance, e quanto questo sta già influenzando il modo in cui progettate le vostre soluzioni?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">L’evoluzione del quadro normativo europeo sta già influenzando in modo concreto il modo in cui progettiamo le soluzioni. Per GRID+ la compliance non entra a valle, come controllo finale, ma a monte, come criterio di progettazione, quindi ragionare fin dall’inizio su governance del dato, livelli di rischio, tracciabilità, modalità di deployment, perimetro di accesso e adeguatezza dell’architettura rispetto al contesto del cliente. Su questo fronte siamo molto attivi. Proprio in questa direzione stiamo lanciando anche OBSCURA, una soluzione dedicata all’anonimizzazione di documenti complessi, pensata per ambienti regolati e progettata con una logica di compliance by design. Il fatto che sia disponibile sia in cloud sia on premise riflette esattamente questo approccio: non esiste una configurazione unica valida per tutti, ma una progettazione che tiene conto di privacy, sicurezza, requisiti organizzativi e controllo del dato. L’AI Act, insieme a GDPR e NIS2, rende ancora più evidente che non basta avere modelli performanti: bisogna costruire soluzioni affidabili, controllabili e difendibili anche dal punto di vista normativo.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Oggi operate in 10+ mercati con 25+ clienti. Come si scala un modello basato su soluzioni personalizzate senza perdere qualità o margini? A un certo punto dovrete standardizzare l&#8217;offerta, e come pensate di farlo senza tradire il posizionamento su misura?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Scalare un modello come il nostro richiede una distinzione molto chiara tra ciò che resta personalizzazione ad alto valore e ciò che invece deve diventare piattaforma, metodo o componente riutilizzabile. La crescita non passa dal replicare all’infinito progetti completamente diversi tra loro, ma dal trasformare l’esperienza maturata nei progetti custom in asset più stabili: moduli proprietari, workflow, template, librerie di componenti, metodologie di delivery e prodotti come OMNIA, MARS, ULISSE, TAVOLOON o OBSCURA. La presenza di asset tecnologici riutilizzabili rende possibile operare in mercati diversi — turismo, sanità, energia, HR, legal, e-learning, media e altri contesti enterprise — mantenendo continuità strategica e coerenza industriale. La standardizzazione, infatti, non significa rinunciare al posizionamento su misura. Significa standardizzare ciò che è ripetibile e lasciare personalizzata la parte che crea davvero valore per il cliente: integrazione nei processi, configurazione, vincoli di dominio, deployment, governance del dato e adattamento della soluzione al contesto operativo. In pratica, la base tecnologica diventa sempre più solida e riusabile, mentre la customizzazione si concentra dove serve davvero. In questo modo si proteggono i margini, si riducono i tempi di delivery e si mantiene una qualità elevata anche con l’aumento del numero di clienti. La crescita non richiede di scegliere tra prodotto e consulenza, ma di governare in modo intelligente il rapporto tra i due: la consulenza aiuta a intercettare nuovi use case e a leggere problemi complessi, mentre il prodotto consolida gli elementi più solidi e li rende progressivamente più scalabili.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Sul piano tecnologico, i modelli AI evolvono rapidamente e i vostri clienti potrebbero chiedervi di aggiornarli continuamente. Come gestite questa tensione tra stabilità delle soluzioni già consegnate e aggiornamento continuo delle tecnologie sottostanti?</span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La gestione di questa tensione è centrale, perché per un cliente la priorità non è avere ogni settimana il modello più nuovo, ma una soluzione affidabile, governabile e coerente con il proprio contesto operativo. Per questo distinguiamo sempre tra livello di servizio e livello di sperimentazione: ciò che entra in produzione deve garantire stabilità, continuità e controllo, mentre l’aggiornamento tecnologico viene gestito in modo progressivo, valutando benefici reali, impatti sull’infrastruttura, costi, rischi e compatibilità con i requisiti del cliente. Ogni aggiornamento va verificato rispetto a parametri concreti: miglioramento delle performance, qualità dell’output, robustezza, explainability, sostenibilità economica e implicazioni su privacy, sicurezza e compliance. In molti casi la scelta migliore non coincide con il modello più recente, ma con quello più adatto a un determinato scenario di utilizzo. La stabilità delle soluzioni già consegnate viene protetta attraverso architetture modulari, configurazioni controllate e una separazione chiara tra il core della soluzione e i componenti tecnologici che possono evolvere nel tempo. Una struttura di questo tipo consente di aggiornare parti del sistema senza compromettere l’affidabilità complessiva.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Fate parte del percorso Boost Your Ideas di Lazio Innova. Cosa ha significato concretamente passare attraverso un programma di accelerazione istituzionale? Ha cambiato qualcosa nel prodotto, nella strategia o nel modo in cui vi presentate agli investitori?  </span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sì, ha avuto un impatto concreto. Per GRID+ non è stato solo un percorso di visibilità, ma soprattutto un’occasione per rendere più solida e leggibile la dimensione imprenditoriale di ciò che stavamo costruendo. Il valore principale è stato il lavoro di messa a fuoco: attraverso lezioni, confronto con coach e mentor, e attività strutturate di accompagnamento, abbiamo rafforzato la capacità di definire meglio il posizionamento, il modello di business e il modo in cui presentiamo i nostri prodotti e la traiettoria di crescita dell’azienda. In particolare, il percorso è stato utile per lavorare in modo più rigoroso su strumenti che per una startup fanno davvero la differenza: strategic assessment, business model canvas, business plan, executive summary, pitch e materiali per interlocutori diversi, dagli investitori ai partner industriali. Non si è trattato solo di “scrivere documenti”, ma di chiarire meglio le priorità, i segmenti di mercato, la proposta di valore e la logica di sviluppo dei prodotti.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Anche sul piano del prodotto e della strategia il beneficio è stato reale, perché il programma ci ha aiutato a rendere più esplicito il collegamento tra innovazione tecnologica, sostenibilità economica e capacità di scale-up. In questo senso, Boost Your Ideas ha contribuito a far evolvere non solo il modo in cui raccontiamo GRID+, ma anche il modo in cui strutturiamo il percorso di crescita e dialoghiamo con investitori e stakeholder in modo più maturo e consapevole.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">La sfida, ora, è scalare senza perdere quella profondità. Difficile, ma è esattamente lì che si gioca la differenza tra una startup che cresce e una che si dissolve nella media.</span></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
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		<title>Il Natale come stato d&#8217;animo: Lory Labellarte ha trasformato una passione in un progetto</title>
		<link>https://www.giornalettismo.com/il-natale-come-stato-danimo-lory-labellarte-che-ha-trasformato-una-passione-in-un-progetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Basili]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 09:18:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[lorylabellarte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è chi costruisce un brand a tavolino e chi, invece, lo trova già dentro di sé — e si limita a dargli forma. È quello che è successo a lei, Lory Labellarte: educatrice professionale di giorno, creator lifestyle per vocazione, fondatrice di LLChristmasCollection quasi per inerzia naturale. Una collezione di oggetti natalizi che porta il suo nome non come [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span data-contrast="auto">C&#8217;è chi costruisce un brand a tavolino e chi, invece, lo trova già dentro di sé — e si limita a dargli forma. È quello che è successo a lei, Lory Labellarte: educatrice professionale di giorno, creator lifestyle per vocazione, fondatrice di LLChristmasCollection quasi per inerzia naturale. Una collezione di oggetti natalizi che porta il suo nome non come strategia di personal branding, ma perché non avrebbe potuto chiamarsi altrimenti — è la storia di una persona che ha imparato a non separare ciò che è da ciò che fa. Le abbiamo chiesto come si tiene insieme tutto questo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Fare la creator e allo stesso tempo portare avanti un lavoro fuori dal digitale: come convivono queste due versioni di te? C&#8217;è una che alimenta l&#8217;altra, o le tieni separate?</span></i></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Nella vita sono un’educatrice professionale e ho scelto questo come percorso di laurea perché sentivo il bisogno di svolgere un lavoro di aiuto, a contatto con le persone. Allo stesso tempo, ho sempre portato avanti il mio canale social come uno spazio personale in cui raccontare la mia quotidianità, i miei viaggi e ciò che mi piace: è sempre stato un profilo lifestyle, semplice e spontaneo. La fotografia è una passione che mi accompagna da anni e che mi ha permesso di unire queste due realtà in modo naturale. Non le ho mai vissute come separate: anche se sono ambiti diversi, credo che si influenzino a vicenda, perché entrambe nascono dal mio modo di osservare, ascoltare e raccontare ciò che vivo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Hai trasformato una passione in un brand: hai uno shop di prodotti natalizi per la casa. Come è nata l&#8217;idea — è stata una progressione naturale del tuo percorso da creator, o un salto che hai deciso di fare a un certo punto?</span></i></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il Natale è da sempre una parte importantissima della mia vita, quasi un filo conduttore. Non l’ho mai vissuto come un semplice periodo dell’anno, ma come qualcosa di bello a cui pensare, prepararsi e affezionarsi durante tutto l’anno. Fin da piccola ho amato collezionare oggetti natalizi, conservarli, sceglierli con cura: ogni cosa aveva un significato. Con il tempo ho iniziato a condividere questa parte di me sui social, e mi sono accorta che tante persone si riconoscevano in questo stesso modo di vivere il Natale. La mia collezione è nata così, in modo naturale, quasi spontaneo. Porta il mio nome perché racconta esattamente quello che sono, ma soprattutto perché è il punto di incontro con una community che sente il Natale proprio come lo sento io. Non è stato un salto, ma una crescita, qualcosa che è arrivato nel momento giusto.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto"> Lo shop oggi è un capitolo a sé o senti che fa parte di qualcosa di più grande che stai costruendo? Hai in testa una direzione precisa per i prossimi uno o due anni — non in termini di numeri, ma di forma, di cosa vuoi che diventi questo progetto?</span></i></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Non lo vivo come un capitolo a sé, ma come una parte di qualcosa di più grande che sto costruendo nel tempo. Lo shop è nato da una passione molto forte, ma oggi per me è anche un modo concreto per darle forma e condividerla con gli altri. Non è solo un progetto legato al Natale in sé, ma a tutto quello che rappresenta: cura, casa, tradizione, emozioni. Per i prossimi anni non ho in mente numeri o obiettivi rigidi, ma una direzione sì: vorrei che questo progetto crescesse in modo coerente, restando autentico, e diventasse sempre di più un punto di riferimento per chi sente queste cose come le sento io. L’idea è che non sia solo qualcosa che si acquista, ma qualcosa che entra nelle case e nelle abitudini delle persone, accompagnandole nei momenti che contano davvero.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Il Natale è un territorio stagionale per definizione. Come ci si costruisce sopra qualcosa che dura tutto l&#8217;anno — e ti interessa farlo, o la stagionalità è parte del fascino?</span></i></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">È vero che il Natale è considerato qualcosa di stagionale, ma per me non lo è mai stato davvero. È più uno stato d’animo, un modo di vivere e di guardare le cose che mi accompagna tutto l’anno. Proprio per questo non ho mai sentito il limite della stagionalità come un ostacolo. Anzi, in parte è anche il suo fascino: l’attesa, la preparazione, quel tempo che sembra sospeso. Però tutto quello che c’è intorno, la cura della casa, i dettagli, le tradizioni, il creare atmosfera, sono cose che esistono sempre, non solo a dicembre. Quello che cerco di fare è proprio questo: portare quel tipo di emozione anche fuori dal periodo “classico”, senza forzarlo. Non mi interessa trasformarlo in qualcosa di continuo a tutti i costi, ma far sì che rimanga qualcosa di autentico, che ritorna, ma che in qualche modo non se ne va mai davvero.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Instagram è il tuo punto di partenza, ma un brand di prodotti ha bisogno di una presenza più strutturata. Stai pensando a come evolvere digitalmente — un sito, una newsletter, un canale più editoriale — o per ora la piattaforma basta?</span></i></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Instagram è stato il punto di partenza e resta ancora oggi il luogo più naturale per me, quello in cui tutto nasce e prende forma in modo spontaneo. È il mio modo più diretto per raccontarmi e per restare in contatto con la mia community. In realtà, un primo passo verso qualcosa di più strutturato c’è già stato: a novembre scorso ho avviato il mio sito llchristmascollection.it, in occasione dell’uscita dell’ultima collezione natalizia, ed è stato un modo per dare al progetto uno spazio più definito. Sento comunque che è un percorso in evoluzione. L’idea è quella di continuare a costruire, con calma, una presenza sempre più completa, che resti coerente con il mio modo di comunicare. Senza forzare, ma lasciando che cresca in modo naturale insieme a tutto il resto</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Lo shop online è già un asset digitale autonomo, ma quanto lavora da solo e quanto dipende ancora da te come creator per portare traffico e fiducia? Hai in mente di renderlo più indipendente nel tempo?</span></i></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Ad oggi c’è ancora un legame molto forte tra me e lo shop, ed è qualcosa di naturale. Nasce tutto da quello che condivido ogni giorno, quindi è inevitabile che il traffico e la fiducia passino anche attraverso la mia presenza come creator. Allo stesso tempo, però, mi piace pensare che piano piano stia diventando qualcosa che cammina anche con le sue gambe. Non tanto in modo distaccato da me, ma come un’estensione sempre più riconoscibile, con una sua identità. Sicuramente nel tempo mi piacerebbe che diventasse più autonomo, ma senza perdere quella componente personale che, secondo me, è proprio ciò che lo rende speciale. Più che separarlo da me, l’obiettivo è farlo crescere mantenendo quel legame, ma rendendolo sempre più solido e riconoscibile anche da solo</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Le collaborazioni le aspetti o le vai a cercare? Ti è mai capitato di arrivare a un brand con un&#8217;idea già pronta — un concept, un&#8217;atmosfera, una storia — e costruirci intorno la proposta, invece di rispondere a una loro richiesta?</span></i></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Non mi capita di andare a cercare attivamente le collaborazioni. Ho sempre preferito lasciare che arrivassero in modo naturale, proprio come è successo per tutto il resto del mio percorso. Quando collaboro con un brand, per me è importante che ci sia già un’affinità di fondo, qualcosa che sento vicino al mio modo di raccontare. Per questo, più che costruire proposte a tavolino, mi viene spontaneo immaginare atmosfere, idee e storie solo quando c’è una connessione reale. Sono molto felice, ad esempio, di far parte del programma Ambassador di Westwing, perché lo sento davvero affine al mio modo di vedere e raccontare la casa. Come altre opportunità, è arrivata in modo spontaneo, ed è proprio questo che la rende ancora più speciale per me. È capitato che da queste connessioni nascessero anche concept più strutturati, ma sempre in modo molto naturale, senza forzature. Per me è fondamentale che tutto resti coerente con quello che sono e con ciò che condivido ogni giorno.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Preferisci lavorare su un progetto definito o costruire un rapporto nel tempo con un brand? E quando una collaborazione funziona bene, ti viene naturale pensare a come portarla più lontano — o lavori un passo alla volta?</span></i></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Dipende, mi capita sia di costruire collaborazioni più durature nel tempo sia di lavorare su progetti più singoli e definiti. Sono due modalità diverse, ma entrambe possono funzionare se c’è coerenza e affinità. Sicuramente, quando si crea una sintonia con un brand, trovo che la continuità permetta un racconto più autentico e naturale. Allo stesso tempo, anche i progetti più isolati possono essere molto belli se sono pensati bene e rispecchiano davvero il mio modo di comunicare. Tendo comunque a vivere tutto un passo alla volta: se una collaborazione funziona, è naturale immaginare come farla crescere, ma senza forzature. Per me è importante che ogni progetto, lungo o breve, mantenga sempre la stessa cura e lo stesso significato.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">C&#8217;è mai stato un brand che ti ha chiesto qualcosa di più dei contenuti — un punto di vista, un posizionamento, uno sguardo su come raccontarsi nel mondo del home decor? E quando lavori a una campagna, il tuo ragionamento si ferma al contenuto o tendi a pensare anche a tutto il resto — tempistiche, distribuzione, impatto?</span></i></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Nella maggior parte dei casi sono io a creare gli script e a costruire il modo in cui raccontare il contenuto. Di solito l’azienda mi dà un concept, una linea guida che serve a spiegare cosa si aspetta dalla campagna, ma poi ho libertà nel tradurlo nel mio modo di comunicare. È una cosa a cui tengo molto, perché mi permette di mantenere autenticità e coerenza con quello che condivido ogni giorno. Quando lavoro a una campagna parto sempre dal contenuto, ma non mi fermo solo a quello: mi viene naturale pensare anche a 10. 11. 12. come verrà percepito, al contesto in cui si inserisce e all’atmosfera generale. Più che un ragionamento tecnico, è qualcosa di istintivo, che riguarda l’insieme</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">La parte più operativa del lavoro — trattative, contratti, condizioni — è una competenza che hai fatto tua nel tempo, o preferisci tenerla separata da quello che fai creativamente?</span></i></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">È una parte che ho imparato a gestire nel tempo. All’inizio era tutto molto nuovo, ma con l’esperienza ho acquisito più consapevolezza anche su questo aspetto del lavoro. Detto questo, sento comunque il bisogno di mantenere una distinzione: la parte creativa resta quella in cui mi esprimo di più e in cui mi sento più naturale. La parte più operativa la affronto con attenzione, ma cercando di non farle togliere spazio a ciò che per me è davvero centrale. Con il tempo ho trovato un equilibrio tra le due cose, che mi permette di gestire il lavoro in modo più completo, senza perdere il lato creativo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Hai mai coinvolto altri creator in un progetto o ti piacerebbe farlo?</span></i></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Al momento non mi è ancora capitato di coinvolgere altri creator in modo diretto, ma è una cosa che non escludo per il futuro, soprattutto legata alla mia collezione. Mi piacerebbe farlo se ci fosse una sintonia reale, sia a livello estetico che di sensibilità, perché credo che collaborazioni di questo tipo funzionino davvero solo quando c’è qualcosa di autentico alla base. Non è qualcosa che forzerei, ma sicuramente è un’idea che mi incuriosisce e che vedo possibile nel percorso che sto costruendo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Come immagini l’evoluzione del tuo lavoro nei prossimi 1-2 anni?</span></i></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Instagram per me è sempre stato uno spazio naturale, qualcosa che è nato senza grandi aspettative, in modo spontaneo. Proprio per questo, all’inizio non avevo un’idea precisa di dove potesse portarmi. Negli ultimi tempi, però, sento che sta diventando qualcosa di sempre più concreto, che sta prendendo forma in modo più definito. È un’evoluzione che mi sorprende, ma che allo stesso tempo mi motiva a dare sempre più struttura a quello che sto costruendo. Non so esattamente dove potrà arrivare in futuro — sono una persona che tende a tenere i piedi per terra — ma allo stesso tempo mi piace sognare in grande e lasciare spazio alle possibilità. Mi piacerebbe continuare a far crescere questo progetto in modo sempre più consapevole, costruendo qualcosa di solido, riconoscibile e duraturo, senza perdere ciò che lo ha fatto nascere.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Niente annunci, niente roadmap, nessun obiettivo da centrare entro dicembre. </span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Solo una direzione definita e la certezza che, finché resta coerente con sé stessa, il resto arriverà nel momento giusto. Come è sempre stato, del resto.</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giornalettismo.com/il-natale-come-stato-danimo-lory-labellarte-che-ha-trasformato-una-passione-in-un-progetto/">Il Natale come stato d&#8217;animo: Lory Labellarte ha trasformato una passione in un progetto</a> proviene da <a href="https://www.giornalettismo.com">Giornalettismo</a>.</p>
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		<title>L&#8217;alchimia del tessile digitale: ALKYMAI trasforma gli archivi in creatività</title>
		<link>https://www.giornalettismo.com/lalchimia-del-tessile-digitale-alkymai-trasforma-gli-archivi-in-creativita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Basili]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 07:54:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[alkymai]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornalettismo.com/?p=2925081</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mosaico è una realtà attiva nel panorama della comunicazione e dell&#8217;innovazione, partner di Lazio Innova per progetti legati alla valorizzazione e allo sviluppo imprenditoriale e culturale del territorio. Giornalettismo, testata online di informazione e approfondimento appartenente al gruppo Mosai.co, si distingue per un approccio multimediale e orientato all&#8217;analisi affrontando temi legati all&#8217;economia digitale, all&#8217;impresa e all&#8217;innovazione. In [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giornalettismo.com/lalchimia-del-tessile-digitale-alkymai-trasforma-gli-archivi-in-creativita/">L&#8217;alchimia del tessile digitale: ALKYMAI trasforma gli archivi in creatività</a> proviene da <a href="https://www.giornalettismo.com">Giornalettismo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span data-contrast="none">Mosaico è una realtà attiva nel panorama della comunicazione e dell&#8217;innovazione, partner di Lazio Innova per progetti legati alla valorizzazione e allo sviluppo imprenditoriale e culturale del territorio. Giornalettismo, testata online di informazione e approfondimento appartenente al gruppo Mosai.co, si distingue per un approccio multimediale e orientato all&#8217;analisi affrontando temi legati all&#8217;economia digitale, all&#8217;impresa e all&#8217;innovazione. In questo contesto nasce la collaborazione con il programma Boost Your Ideas di Lazio Innova: una serie di interviste alle startup innovative selezionate dal programma, per dare voce a chi sta costruendo il futuro imprenditoriale del territorio. Boost Your Ideas è il programma della Regione Lazio, gestito da Lazio Innova, che accompagna la nascita e la crescita di startup innovative: un percorso di accelerazione che seleziona idee con il potenziale di trasformarsi in imprese. ALKYMAI è tra le realtà scelte in questa edizione. Per chi volesse candidarsi, le call sono aperte dal 6 maggio al 15 giugno.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">L&#8217;intelligenza artificiale entra nei laboratori creativi della moda spesso con la stessa delicatezza di un elefante in una sartoria. Promette rivoluzione, genera diffidenza, raramente capisce davvero di cosa ha bisogno chi disegna una texture o seleziona un colore sotto la luce giusta. ALKYMAI è nata esattamente da quella consapevolezza: che la tecnologia, nel tessile, non può permettersi di essere generica. Deve conoscere il mestiere. Deve saper leggere un archivio come lo legge un designer di esperienza. Deve, in una parola, essere utile. Il fondatore Stefano Novati racconta come un&#8217;idea nata dall&#8217;interno del settore stia diventando uno strumento concreto — e premiato — per chi lavora con i materiali ogni giorno.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Come nasce l&#8217;idea di ALKYMAI?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Nasce dall&#8217;interno, da anni di lavoro quotidiano accanto ad aziende del tessile e ai loro uffici stile. Quello che vedevo ogni giorno era un paradosso: la parte più creativa del processo produttivo era anche la più lenta, la più frammentata, spesso la più frustrante. Archivi enormi e difficili da consultare, idee che si perdevano tra cartelle e versioni, tempo sprecato a rifare lavori già esistenti che nessuno riusciva a ritrovare.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Da quella frustrazione è nata una domanda: e se l&#8217;intelligenza artificiale potesse liberare la creatività invece di ostacolarla? Non sostituire il designer, ma togliergli di mano tutto il lavoro che lo tiene lontano dal disegnare.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il nome richiama l&#8217;alchimia perché è esattamente quello che facciamo: prendiamo materia grezza — dati, immagini, archivi storici — e la trasformiamo in qualcosa di nuovo e di valore. Non è magia, è tecnologia applicata con sensibilità al settore.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Qual è stata la sfida più difficile da affrontare nello sviluppo?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Costruire modelli di intelligenza artificiale è complesso, ma non è stato quello il problema principale. La sfida vera è stata un&#8217;altra: rendere qualcosa di tecnicamente molto sofisticato abbastanza semplice da usare senza bisogno di un manuale, senza competenze di Photoshop, senza un reparto IT alle spalle.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Un designer deve poter aprire lo strumento e iniziare a lavorare. Punto. Se c&#8217;è attrito, se richiede formazione lunga o una curva di apprendimento ripida, fallisce — non perché la tecnologia sia sbagliata, ma perché non è stata progettata per le persone giuste. Abbiamo investito moltissimo sull&#8217;interfaccia e sull&#8217;esperienza d&#8217;uso, perché l&#8217;usabilità non è un dettaglio: è la metà del prodotto.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Cosa fa concretamente la piattaforma?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">ALKYMAI permette a un&#8217;azienda di interrogare i propri archivi di immagini e pattern usando il linguaggio naturale — come se stessi descrivendo a un collega quello che stai cercando. Da lì, si possono generare nuove varianti creative, modificare tessuti, colori, strutture, e simulare il risultato finale direttamente sul prodotto.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il valore concreto è uno: accorcia drasticamente il tempo tra l&#8217;idea e il risultato. Quello che prima richiedeva giorni di ricerca interna, campionature fisiche e cicli di approvazione, oggi può diventare una bozza esplorabile nel giro di ore.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Il tessile è un settore particolarmente difficile da digitalizzare. Perché?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Perché non è solo visivo: è materiale. Un tessuto si tocca, ha comportamento, cade in un certo modo, reagisce alla luce in modo diverso dal rendering. Addestrare un&#8217;AI su questi elementi significa lavorare su dettagli finissimi, su texture reali, su caratteristiche che non si catturano con una fotografia standard.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Ed è proprio qui che sta il valore più profondo di quello che facciamo. Ridurre i prototipi fisici, eliminare campionature inutili, tagliare i cicli di test che si moltiplicano quando la comunicazione tra ufficio stile e produzione non funziona: tutto questo si traduce in meno spreco di materiali, meno energia consumata, meno CO₂ prodotta. L&#8217;impatto ambientale non è un argomento di facciata — è una conseguenza diretta di lavorare meglio.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Come gestite la sicurezza dei dati? Per un&#8217;azienda di moda, l&#8217;archivio è il patrimonio.</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">È la prima cosa di cui parliamo con i clienti, perché è la prima cosa a cui pensano — giustamente. Nel settore moda i dati non sono semplici file: sono ricerca, identità, patrimonio aziendale costruito in anni. Cederli a una piattaforma esterna, o scoprire che vengono usati per addestrare modelli condivisi, è un rischio inaccettabile.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Per questo abbiamo scelto fin dall&#8217;inizio un approccio diverso: infrastrutture di livello enterprise, controllo totale da parte dell&#8217;azienda sui propri contenuti, e un principio che non tradiamo — i dati dei clienti non vengono mai usati per addestrare modelli condivisi. Ogni realtà lavora nel proprio ecosistema chiuso.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">L&#8217;AI toglierà lavoro ai designer?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">No, e la storia ci dà ragione. Photoshop non ha sostituito i creativi — li ha resi più veloci, ha spostato il loro tempo dalla tecnica alla visione. Lo stesso vale qui. Chi impara a usare questi strumenti diventa più produttivo, più libero di sperimentare, più competitivo. Chi li rifiuta per principio rischia di restare indietro — non per colpa dell&#8217;AI, ma per una scelta.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il momento in cui capisci davvero che stai facendo la cosa giusta è quando un designer usa lo strumento per la prima volta e dice: </span><i><span data-contrast="auto">&#8220;questa cosa da solo non l&#8217;avrei mai fatta.&#8221;</span></i><span data-contrast="auto"> Non perché non fosse capace — ma perché non aveva il tempo, gli strumenti o la possibilità di esplorare così in profondità.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Avete avuto dubbi etici lungo la strada?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sì, e li abbiamo ancora. Credo che chiunque lavori seriamente con tecnologie così impattanti debba averli. La domanda che ci siamo posti fin dall&#8217;inizio — e che continuiamo a porci — è sempre la stessa: stiamo creando valore reale o stiamo solo creando velocità?</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Per noi &#8220;etico&#8221; non è uno slogan da mettere sul sito. È un principio operativo che si traduce in scelte concrete: architettura dei dati, gestione della proprietà intellettuale, rispetto del lavoro creativo. L&#8217;AI non deve appropriarsi di ciò che esiste — deve valorizzarlo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Il John McCarthy Award è stato un riconoscimento importante. Cosa ha significato?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">È stato un momento molto forte, sinceramente inaspettato nella sua intensità. Ricevere un riconoscimento del genere insieme a realtà come Barilla e Intesa Sanpaolo — con una startup nata da un&#8217;idea e tanta determinazione — è uno di quei momenti in cui ti fermi un attimo e pensi: </span><i><span data-contrast="auto">ok, siamo sulla strada giusta.</span></i><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Ma più che un punto di arrivo, l&#8217;ho vissuto come un incremento di responsabilità. Quando il mondo esterno riconosce quello che stai costruendo, non puoi permetterti di rallentare. Devi continuare a sviluppare tecnologia che abbia un impatto reale — non solo dimostrabile in un pitch, ma misurabile nel lavoro quotidiano delle persone.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">Dove sarà ALKYMAI tra tre anni?</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Resteremo nel fashion, ma non solo. Tutto ciò che è creativo, visivo e materico può beneficiare di questo approccio: design di prodotto, automotive, arredamento, manifattura di qualità. I principi sono gli stessi — archivi complessi, processi creativi lenti, distanza tra idea e prototipo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Ma più che un&#8217;espansione di mercato, quello che vogliamo costruire è un modo diverso di lavorare. Più veloce, più consapevole, più sostenibile. Non una piattaforma AI tra le tante, ma un cambio di mentalità su come l&#8217;industria creativa può relazionarsi con la tecnologia senza perdersi.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">ALKYMAI dimostra che l&#8217;intelligenza artificiale può entrare nei settori più artigianali e complessi senza snaturarli — anzi, restituendo tempo e spazio a chi li abita. Il tessile non ha bisogno di essere disrupted: ha bisogno di strumenti che ne capiscano la complessità. </span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
<p><b><span data-contrast="auto">È una distinzione sottile, ma è tutto.</span></b><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335551550&quot;:0,&quot;335551620&quot;:0,&quot;335559738&quot;:240,&quot;335559739&quot;:240}"> </span></p>
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		<title>The Brunette Macaron: «Racconto la Toscana a chi ci vive, e quella è la sfida più grande»</title>
		<link>https://www.giornalettismo.com/2925075-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Basili]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 08:41:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[gloria nanni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si chiama come un dolce francese, ma le radici affondano in Toscana. Dietro The Brunette Macaron c&#8217;è Gloria Nanni, una creatrice di contenuti di viaggio che ha trasformato un&#8217;ossessione per i dettagli — una luce, un profumo, una strada fuori mappa — in un progetto editoriale costruito attorno a una parola sola: emozione. Non itinerari da spuntare, ma luoghi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span data-contrast="auto">Si chiama come un dolce francese, ma le radici affondano in Toscana. Dietro </span><b><span data-contrast="auto">The Brunette Macaron</span></b><span data-contrast="auto"> c&#8217;è Gloria Nanni, una creatrice di contenuti di viaggio che ha trasformato un&#8217;ossessione per i dettagli — una luce, un profumo, una strada fuori mappa — in un progetto editoriale costruito attorno a una parola sola: emozione. Non itinerari da spuntare, ma luoghi da abitare per qualche ora, da sentire prima ancora di fotografare. L&#8217;abbiamo incontrata per capire come si racconta un territorio quando lo si conosce davvero dall&#8217;interno, e cosa succede quando una toscana ti scrive per dirti che hai appena scoperto qualcosa che aveva sempre avuto sotto gli occhi.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Il nome &#8220;The Brunette Macaron&#8221; è un mix di estetica francese e identità personale. Com&#8217;è nato, e cosa racconta di te?</span></i></b><span data-contrast="auto"> </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Per raccontarti come è nato dobbiamo partire da molto lontano, dalle scuole medie, quando il francese è entrato nella mia vita e mi ha completamente affascinata. Ad insegnarmelo lei, italiana ma dall’animo francese, si faceva chiamare “Madame” e con i suoi modi garbati, le sue parole sapeva come far innamorare della Francia anche il più arido dei cuori. Poi è arrivato il mio primo viaggio on the road all’estero, fuori dai confini italiani. Un viaggio durato 11 giorni che da Lione ci ha portati fino alle coste più settentrionali della Francia, la Bretagna. Un mix di emozioni, il susseguirsi di città, di paesaggi caratteristici e la voglia di scoperta che in me cresceva ogni volta. È stato lì che ho capito quanto per me fosse fondamentale scoprire nuovi orizzonti. Ed infine i macarons, arrivati come un piccolo regalo a me stessa dopo il mio primo esame universitario, in una vetrina pastello che colorava la strada, ad incorniciarla una targa con su scritto “Ladurée”. Ma non sono stati in Francia, bensì in Italia, via della Vigna Nuova, Firenze. Come avrete capito la Francia per me è stata spesso al centro delle mie prime volte, così dai suoni rilassanti, dai dolci ricordi, dalle emozioni di un on the road nasce il mio nome. Dentro questo nome c’è davvero tanto di me. Racchiude la mia parte più sognatrice, il mio legame con l’estetica francese, e il mio essere più autentico, semplice, ironico, ma delicato. Ed è così che è nato Thebrunettemacaron! </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Come hai deciso di iniziare a fare contenuti di viaggio? C&#8217;è stato un viaggio o un momento preciso che ti ha convinta?</span></i></b><span data-contrast="auto"> H</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">o deciso di iniziare a fare contenuti di viaggio perché, ho sentito il bisogno di dare una forma a tutto quello che vivevo e provavo intensamente. Ho sempre amato viaggiare, vedere ed innamorarmi di nuovi orizzonti, di nuove visioni, di nuove persone. E tutto questo lo devo ai miei genitori, che ringrazierò sempre con tutta me stessa, per tutte le esperienze emozionanti che mi hanno fatto vivere. Il periodo dell’anno che aspettavo con trepidazione, fin da quando ero piccola, era senza dubbio l’estate, perché per me significava viaggiare, mettere sulla realtà tutto quello che avevo scritto nella mente. Partivamo di solito con i tour organizzati in agenzia, con un gruppo di persone che fin dalle ore precedenti alla nostra partenza erano totalmente sconosciuti, ma che dal momento che salivamo sull’autobus diventavano un po’ come la nostra famiglia, in questi giorni a girovagare per l’Europa. Il primo tour è stato quello della Francia, poi gli anni successivi alla volta della Germania, Polonia, Ungheria, poi dei Paesi Bassi e fino ancora al sud soleggiato della Spagna, l’Andalusia, raggiungendo il punto più stretto che separa la Spagna dal Marocco, lo Stretto di Gibilterra. Ogni viaggio apriva in un me una nuova porta, e aggiungeva un nuovo frammento, e dentro di me cresceva il desiderio di catturare e fermare quei momenti, di non lasciarli scorrere via. Se ci penso non c’è stato un momento preciso, bensì una consapevolezza che è arrivata, quella di voler trasformare quei ricordi in qualcosa di condiviso. Così ho iniziato a raccontarli, come un diario di viaggio, poi sempre più come uno spazio di connessione per chi, come me, sente quel richiamo verso altrove. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">La Toscana è il tuo territorio d&#8217;elezione: ci sei nata, ci vivi, o è una scelta consapevole che hai fatto nel tempo? </span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">In Toscana ci sono nata e ogni anno che passa, mi rendo conto di quanto io sia fortunata a viverla davvero. Con occhi innamorati della mia terra vado a scovare e raccontare quell’essenza e quella bellezza nascosta che non si mostra. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Fare itinerari in Toscana per chi viene da fuori è una cosa, ma raccontarla a chi ci vive — o a chi la conosce già — è molto più difficile. Come riesci a trovare sempre un angolo nuovo da mostrare?</span></i></b><span data-contrast="auto"> </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">E’ vero, raccontarla a chi ci vive o la conosce già è senza alcun dubbio la sfida più grande. Chi vive in Toscana come me, è circondato dalla bellezza; quindi, riuscire a sorprendere non è semplice. Quello che faccio è raccontare quegli angoli, anche nei luoghi più conosciuti, attraverso il mio sguardo e quelle sensazioni ed emozioni che mi hanno stregata fin dal primo istante. Mi piace raccontare luoghi fuori dai circuiti turistici, ma anche posti che molti danno per scontati, o che con il tempo si sono un po&#8217; dimenticati, e farli riscoprire alle nuove generazioni, ma anche a chi li ha sempre avuti sotto gli occhi senza fermarsi davvero a guardarli o anche a chi si è solo dimenticato. Cerco di raccontarli secondo la mia visione, cercandone di carpire l’essenza e di farla arrivare come un racconto da scoprire. C’è anche tanta ricerca dietro, il desiderio di far conoscere anche luoghi meno noti, ma che hanno tanto da raccontare. Mi perdo, salvo punti sulla mappa, mi lascio guidare. La mia curiosità e l’amore viscerale per la mia terra fanno il resto. E la soddisfazione più grande arriva quando mi scrivono: “Sono toscana, e grazie a te ho scoperto questo posto”. In quel momento capisco che sto andando nella giusta direzione. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Quando costruisci un itinerario, qual è il tuo processo? Parti dai luoghi, dalle stagioni, dalle esperienze sensoriali&#8230; come si struttura il tutto? </span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il più delle volte parto dai luoghi, e da quello che mi suscitano. Ci sono posti che mi chiamano, ancora prima di essere organizzati. Altri ancora li scelgo per l’atmosfera che trasmettono, per l’emozione che mi danno appena li immagino o li attraverso. Da lì tutto prende forma. A volte è una stagione, la luce che sfiora in quel preciso istante un determinato punto, un colore, un dettaglio. Altre volte è una strada, un profumo o un suono che diventa il filo conduttore, attorno al quale costruisco un racconto, creando un equilibrio tra luoghi ed esperienze. Mi piace che un itinerario non sia solo da vedere, ma da vivere, da assaporare in tutta la sua essenza. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">I tuoi contenuti europei coprono destinazioni molto diverse tra loro. C&#8217;è un filo conduttore nel modo in cui scegli dove andare e cosa raccontare? </span></i></b><span data-contrast="auto">Sì, il filo conduttore è sempre lei: l’emozione. Non scelgo mai una destinazione solo per vederla, ma per quello che può farmi sentire. Amo i luoghi naturalistici, ma anche quelli più nascosti e più particolari nelle capitali europee. Quando scelgo una destinazione, cerco sempre qualcosa che mi lasci una sensazione. E quando la racconto, provo a trasmettere esattamente quello, ciò che quel posto mi ha fatto vivere. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto"> Il tuo progetto oggi è solo Instagram, o stai costruendo qualcosa di più strutturato — un blog, una newsletter, una community? </span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Instagram oggi è il mio punto di partenza, ma il mio desiderio è costruire qualcosa di più ampio. Un progetto che possa evolversi e crescere insieme a me, dove raccontare, guidare e creare una connessione sempre più profonda con chi mi segue. Mi piacerebbe portare Thebrunettemacaron dall’online all’offline, trasformarlo in esperienze reali, momenti da vivere e condividere. È un’idea che sto coltivando e su cui sto lavorando, quindi fingers crossed! </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Hai in mente di espandere la tua presenza su altri canali, come TikTok o YouTube? O preferisci approfondire quello che già hai?</span></i></b><span data-contrast="auto"> Sì, ci penso spesso. TikTok è un canale che ho già iniziato ad esplorare e chissà che in futuro, anche Youtube, possa diventare un’estensione naturale di quello che faccio. Al momento, però, sento il mio spazio più naturale su Instagram. È lì che il mio progetto è nato e dove riesco a esprimermi in modo completo, ma non mi precludo anche altre strade, purché rispecchino il mio modo di essere e di raccontare. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Collabori già con brand o strutture ricettive? Come gestisci il confine tra contenuto autentico e contenuto sponsorizzato?</span></i></b><b><span data-contrast="auto"> </span></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sì, collaboro con brand e strutture ricettive, in modo molto selettivo. Per me è fondamentale lavorare e collaborare con realtà che sento davvero affini al mio modo di essere, di raccontare e di quello che voglio portare sul mio profilo. Se non riesco a riconoscermi in ciò, declino. L’autenticità è la base di tutto, chi mi segue lo sa. È su questo che si costruisce la fiducia e per me è qualcosa di imprescindibile, su cui non si scende a compromessi. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">C&#8217;è un formato che vorresti sperimentare e che ancora non hai fatto — un progetto, un tipo di contenuto, un&#8217;idea che ti gira in testa? </span></i></b><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sì, in realtà tante cose! Ogni giorno mi sveglio con un’idea sempre nuova che vorrei realizzare, e alle volte faccio fatica a stare dietro ai miei stessi pensieri. La cosa che le accomuna tutte è il desiderio di creare qualcosa di ancora più immersivo, che vada oltre lo schermo, che siano guide digitali, esperienze, o anche qualcosa di più fisico, e che permetta alle persone di vivere davvero i luoghi che racconto. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Chi ti segue? Hai l&#8217;impressione di parlare più a viaggiatori italiani o a un pubblico internazionale?</span></i></b><span data-contrast="auto"> </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Mi seguono principalmente viaggiatori italiani, ma quello che sento davvero è una fortissima affinità nel modo di scoprire e di vivere il viaggio. Chi mi segue non cerca solo luoghi da vedere, ma atmosfere da vivere, emozioni da portare con sé. Parlo a chi si riconosce in questo modo di viaggiare, ovunque sia. 1</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><b><i><span data-contrast="auto">Tra cinque anni, come vorresti che fosse il tuo progetto?</span></i></b><span data-contrast="auto"> È</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto"> una domanda difficile, ma quello che è certo è che vorrei arrivare a sempre più persone che amano il viaggio, la scoperta, la Toscana e non solo. Mi piacerebbe che diventasse un punto di riferimento per chi cerca un’ispirazione autentica e fatta di emozioni reali. E soprattutto, vorrei continuare a raccontare esattamente come faccio ora, con la stessa intensità, con gli occhi pieni di stupore e bellezza e con quell’emozione viscerale che provo sempre, alla volta di una nuova scoperta, vicino o lontano che sia.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il prossimo capitolo, tra esperienze offline e nuovi canali, è ancora in costruzione. Ma la direzione, come dice lei, è già chiara.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
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		<title>Pedalare contro corrente: Ilaria Fiorillo e l&#8217;arte di raccontare la bicicletta senza perdere la voce</title>
		<link>https://www.giornalettismo.com/pedalare-contro-corrente-ilaria-fiorillo-e-larte-di-raccontare-la-bicicletta-senza-perdere-la-voce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Basili]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 09:55:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[ilariafiorillo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla &#8220;Sindaca delle biciclette di Milano&#8221; a quasi 180 numeri di newsletter, passando per libri, consulenze e un sogno documentaristico: come si costruisce un&#8217;autorevolezza digitale restando autentici  C&#8217;è un momento preciso in cui un hobby diventa una professione, e un profilo Instagram diventa un ecosistema. Per Ilaria Fiorillo quel momento non è arrivato con un&#8217;illuminazione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span data-contrast="auto">Dalla &#8220;Sindaca delle biciclette di Milano&#8221; a quasi 180 numeri di newsletter, passando per libri, consulenze e un sogno documentaristico: come si costruisce un&#8217;autorevolezza digitale restando autentici</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">C&#8217;è un momento preciso in cui un hobby diventa una professione, e un profilo Instagram diventa un ecosistema. Per Ilaria Fiorillo quel momento non è arrivato con un&#8217;illuminazione improvvisa, ma con la consapevolezza lenta di chi capisce che quello che sta costruendo merita di essere trattato con serietà. @milano_in_bicicletta, la newsletter &#8220;Cose di bici&#8221;, i libri, le consulenze, il riconoscimento internazionale di bycs come &#8220;Sindaca delle biciclette di Milano&#8221;: tutto racconta una traiettoria coerente, costruita attorno a un oggetto semplice, la bicicletta, e a una convinzione più profonda, che riguarda il modo in cui abitiamo le città e i territori. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><i><span data-contrast="auto">Essere eletta &#8220;Sindaca delle biciclette di Milano&#8221; da bycs è un riconoscimento  simbolico ma anche una responsabilità. Cosa hai fatto concretamente in questo  ruolo? </span></i><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La mia vita da attivista non è cambiata, dopo essere diventata “Sindaca”, ho continuato a promuovere la mobilità sostenibile e l’utilizzo della bicicletta in città e fuori. Ciò che davvero ha fatto la differenza è stato avere la possibilità di entrare in un network di persone che fanno advocacy in tutto il mondo, dall’India agli States, e scambiarci buone pratiche e consigli. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><i><span data-contrast="auto">Milano è davvero una città sempre più ciclabile, o c&#8217;è ancora una distanza tra la narrazione e la realtà delle strade?</span></i><span data-contrast="auto"> </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Credo che al momento la narrazione e la realtà vadano di pari passo. Nessuno definisce Milano una città ciclabile, ma è sotto gli occhi di tutti che si stanno facendo dei passi avanti in termini di ciclabilità e ridistribuzione dello spazio. Basta vedere il modo in cui il progetto delle strade scolastiche sta cambiando l’aspetto e la vivibilità di certe zone della città. Ci sono ancora tante, troppe automobili, quello è un problema da risolvere, per il bene della città e delle persone che la abitano.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><i><span data-contrast="auto">Instagram e Substack sono due strumenti molto diversi: uno immediato e visivo,  l&#8217;altro lento e testuale. Qual è il ruolo strategico di ciascuno nel tuo lavoro di  comunicazione, e si parlano tra loro?</span></i><span data-contrast="auto"> </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Per me sono complementari. Su instagram riesco a raggiungere velocemente un pubblico ampio ed eterogeneo, riuscendo ad incuriosire anche chi la bicicletta ancora non la utilizza. Substack è lo spazio in cui posso trattare in maniera più approfondita certi temi, uno spazio in cui non devo stare alle regole dell’algoritmo, e questo mi lascia una libertà di espressione diversa.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><i><span data-contrast="auto">La newsletter Cose di bici è settimanale da diverso tempo. Come mantieni costanza e qualità senza che diventi un obbligo logorante?</span></i><span data-contrast="auto"> </span><i><span data-contrast="auto">Hai mai pensato di fermarti?</span></i><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto"> </span><span data-contrast="auto">Siamo quasi all’edizione 180 della newsletter e non c’è progetto di cui vado più fiera. Scrivere una newsletter settimanale è faticoso, sapere che le persone aspettano il lunedì mattina per leggerla è la gratificazione più grande.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><i><span data-contrast="auto">Hai costruito una community attorno a @milano_in_bicicletta: quali sono i  contenuti che performano meglio e quali ti hanno sorpreso per come sono stati  accolti? </span></i><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Al momento funzionano molto bene le interviste, un nuovo format di cui sono molto felice. Mi permette di dare un volto alle migliaia di persone che usano la bici a Milano (e non solo), tutte diverse tra loro, con motivazioni e storie diversissime. Funzionano perché le persone si sentono rappresentate, trovano l’ispirazione e si sentono parte di una comunità. I contenuti che più mi piace fare e che performano molto bene sono i caroselli in cui racconto i miei weekend e viaggi in bicicletta. Alle persone piacciono perché riesco a fornire tutte le informazioni utili per replicare il mio viaggio.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><i><span data-contrast="auto">Il cicloturismo è un tema di nicchia o sta diventando mainstream sui social? Noti  un cambiamento nel profilo del pubblico che ti segue negli ultimi anni</span></i><span data-contrast="auto">? </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sta diventando mainstream anche sulle strade, finalmente! Complice una spinta dal mondo dei social e l’aumento delle Ciclovie nel nostro Paese, da Nord a Sud, il numero di persone che viaggia in bicicletta sta crescendo esponenzialmente.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><i><span data-contrast="auto">Quanto conta l&#8217;autenticità rispetto alla &#8220;perfezione estetica&#8221; nei tuoi contenuti?  C&#8217;è stata un&#8217;evoluzione consapevole nel tuo stile visivo e narrativo? </span></i><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Da quando ho aperto Milano_in_bicicletta 5 anni fa, ho cambiato decine di volte il mio stile narrativo e grafico. C’è stata la fase “reel” e adesso quella dei caroselli. Cerco di seguire il mio istinto, ciò che funziona meglio sui social e ciò che, in quella fase, mi piace creare. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><i><span data-contrast="auto">Hai mai sentito la pressione degli algoritmi spingerti a modificare i contenuti o il  calendario editoriale? Come gestisci questo rapporto senza perdere la tua voce? </span></i><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Ho sempre dato più importanza al contenuto rispetto alla forma, anche andando contro le logiche della piattaforma e alle persone qiesto arriva, quindi decidono di restare.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><i><span data-contrast="auto">Substack sta diventando sempre più un ecosistema con note, raccomandazioni,  chat. Usi queste funzionalità, o per te la newsletter rimane uno strumento  &#8220;vecchio stile&#8221; di relazione diretta con i lettori?</span></i><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto"> Io non utilizzo tutte le features di substack, la utilizzo come newsletter vecchio stile e per adesso va benissimo così.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><i><span data-contrast="auto">Il modello della creator economy punta sempre più sulla monetizzazione diretta  — abbonamenti, contenuti premium, collaborazioni. Come stai costruendo la  tua sostenibilità economica nel digitale? </span></i><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Negli ultimi anni ho lavorato con l’obiettivo di non far dipendere i miei guadagni direttamente dai social, non è un modello che trovo sostenibile. Mi sono costruita un’autorevolezza nel settore grazie ai social, e oggi lavoro come consulente nel mondo bici e cicloturismo, scrivo libri, e collaboro con enti del turismo, destinazioni e aziende per raccontare prodotti, luoghi, eventi e servizi, ma lo faccio solo per clienti selezionati. Le collaborazioni (adv) che faccio sul mio canale instagram sono pochissime e super scelte, così come gli spazi pubblicitari che concedo in newsletter.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><i><span data-contrast="auto">Hai mai sperimentato formati video più lunghi — YouTube, Reels estesi,  documentari digitali — oppure il testo e la fotografia restano il tuo linguaggio  principale?</span></i><span data-contrast="auto"> </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Per adesso non mi sono ancora spinta in quella direzione, ma chissà.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><i><span data-contrast="auto"> Come scegli i brand o le realtà con cui collaborare online? C&#8217;è stato un momento in cui hai detto no a qualcosa che non ti rappresentava? </span></i><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Si, non subito, ma dopo qualche anno di lavoro ho capito che la selezione attenta delle collaborazioni era fondamentale per costruire un rapporto sincero e onesto con la mia community. Non è facile dire di no, ma a lungo andare ripaga.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><i><span data-contrast="auto">L&#8217;intelligenza artificiale sta cambiando il lavoro dei content creator. La usi? La temi? La consideri uno strumento neutro o un rischio per l&#8217;autenticità della comunicazione? </span></i><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Non la temo. Mi torna utile in alcune attività di pianificazione. Non la uso sui miei canali (social e newsletter) perché li ritengo uno spazio in cui allenare la mia creatività.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><i><span data-contrast="auto">Hai una strategia di crescita consapevole per i tuoi canali, oppure hai lasciato che le cose si sviluppassero in modo organico? Cosa hai imparato da questa scelta? </span></i><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">All’inizio ho cavalcato l’onda, senza troppa strategia, poi ho iniziato a considerare i miei canali come un ecosistema e pian piano a trattare quello che era nato come un gioco, come un lavoro, con serietà e consapevolezza.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><i><span data-contrast="auto">Hai in mente un terzo libro? C&#8217;è un territorio, un formato o un tema che ancora  non hai raccontato e che ti sta chiamando?</span></i><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il terzo libro sarà tra pochi mesi nelle librerie, non posso fare spoiler ma posso dire che è nato dalle richieste della mia community.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><i><span data-contrast="auto">Stai lavorando a qualcosa di nuovo sul fronte digitale — un podcast, un corso online, una community a pagamento? C&#8217;è qualcosa che puoi anticiparci?</span></i><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Sogno un podcast di interviste, ma al momento è ancora un’idea.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><i><span data-contrast="auto">Il tuo lavoro si muove tra divulgazione, scrittura, social e consulenza. C&#8217;è una direzione in cui vorresti espanderti nei prossimi due o tre anni, magari a livello europeo? </span></i><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Mi piacerebbe riuscire a raccontare meglio e ad un pubblico più ampio, come potrebbero essere le nostre città (e quindi la nostra vita) se investissimo, come Paese, di più su trasporto pubblico e ciclabilità. E poi vorrei raccontare il nostro Paese attraverso le sue ciclovie. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><i><span data-contrast="auto">Il cicloturismo italiano ha bisogno di più infrastrutture fisiche o di più narrazione e cultura? Cosa puoi fare tu — con i tuoi strumenti — per spostare l&#8217;ago della bilancia?</span></i><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto"> Sicuramente ispirare e dare gli strumenti per iniziare. Nel libro Ciclovie d’Italia, scritto con Monica Nanetti per Terre di Mezzo Editore, abbiamo mappato le ciclovie italiane indicando con un bollino quelle adatte ai principianti, proprio con l’obiettivo di portare più persone in bicicletta. In Italia c’è una rete di strade a basso traffico, provinciali in disuso, argini e strade campestri che si prestano benissimo al cicloturismo, quello che manca è un ente che si prenda in carico la gestione dell’ecosistema cicloturismo, a livello nazionale. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><i><span data-contrast="auto">Se potessi costruire un progetto da zero, senza vincoli di budget o tempo, cosa  faresti?</span></i><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Bella domanda, mi piacerebbe viaggiare, per l’Italia prima e poi all’estero, accompagnata da una piccola troupe, per girare un documentario e raccontare come si pedala in Europa e poi chissà, anche nel mondo.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Ilaria Fiorillo ha dimostrato che si può costruire un&#8217;autorevolezza digitale solida partendo da un tema di nicchia  e che quella nicchia, se raccontata con costanza e onestà, smette presto di essere piccola. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La bicicletta, in fondo, è sempre stata un mezzo: per spostarsi, certo, ma anche per guardare le città con occhi diversi, per immaginare spazi restituiti alle persone, per rallentare in un ecosistema digitale che premia la velocità. </span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Forse è proprio questo il segreto: Ilaria pedala contro corrente, ma sa benissimo dove sta andando.</span><span data-ccp-props="{}"> </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giornalettismo.com/pedalare-contro-corrente-ilaria-fiorillo-e-larte-di-raccontare-la-bicicletta-senza-perdere-la-voce/">Pedalare contro corrente: Ilaria Fiorillo e l&#8217;arte di raccontare la bicicletta senza perdere la voce</a> proviene da <a href="https://www.giornalettismo.com">Giornalettismo</a>.</p>
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