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	<title>Giovanni Covini</title>
	
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		<title>Ni avec toi, ni sans toi.</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 07:47:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[1932. Come mio padre. Circostanze della vita cui non riesco a non dare significati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2012/02/gg99hh.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1909" title="Francois Truffaut" src="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2012/02/gg99hh-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a></p>
<p>1932. Come mio padre. Circostanze della vita cui non riesco a non dare significati.</p>
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		<title>Lo spunto di oggi – Che tu lo voglia o no</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 12:13:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non mi capita spesso di poterlo fare e se capita sono felice. Seguire Samuele che studia o che deve fare un compito particolare. Occasione ghiotta: compito di scrittura creativa. Ero sinceramente curioso di capire che compiti si dessero alle scuole medie per insegnare a scrivere ai ragazzi. Si trattava di uno sviluppo progressivo da una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2012/02/iii99990ok.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1896" title="iii99990ok" src="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2012/02/iii99990ok-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Non mi capita spesso di poterlo fare e se capita sono felice. Seguire Samuele che studia o che deve fare un compito particolare. Occasione ghiotta: compito di scrittura creativa. Ero sinceramente curioso di capire che compiti si dessero alle scuole medie per insegnare a scrivere ai ragazzi. Si trattava di uno sviluppo progressivo da una parola a dieci righe attraverso più fasi. Una parola, due righe che la sviluppano, quattro righe che sviluppano le prime due, otto righe che sviluppano le quattro, dieci righe che compiono le otto precedenti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Non mi sembrava male anche se forse i ragazzi andavano aiutati di più nella connessione dei passaggi. Samuele ha deciso di parlare di una foto ricordo. Un Carnevale di quando faceva l&#8217;asilo. La sua memoria è molto evocativa: l&#8217;odore del vestito che indossava, le sue compagne travestite da principesse, il suo modo di vivere quel Carnevale in quel preciso momento della sua vita.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Poi c&#8217;è un passaggio che gli consiglio di raccontare in un certo modo, ma la sua risposta è ferma e convinta: non è così che sono andate le cose. Aveva ragione, naturalmente. Ma a mio avviso dis-ordinando la verità dei fatti sarebbe andato più vicino al racconto dell&#8217;emozione che aveva vissuto. E provo a buttarla lì: <em>dire la verità in una storia non è riferire i fatti, è riferire quello che hai vissuto dei fatti.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Giustamente su questo punto non c&#8217;è stato contatto. Fieramente e con lo stile che gli è proprio, Samuele ha raccontato le cose senza <em>scorrettezze</em>. Un testo freschissimo nel quale le persone i rumori e tutte le percezioni brillano con la trasparenza e con l&#8217;energia che può avere un ragazzino della sua età. Ha avuto ragione lui. Questo era davvero il miglior testo che potesse scrivere e credo che chi scrive abbia essenzialmente questa responsabilità: scrivere il miglior testo che può scrivere nel momento in cui lo sta scrivendo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Il migliore non significa quello definitivo, non significa l&#8217;unico sensato o l&#8217;unico possibile. Non significa l&#8217;unico vero. Gli ho fatto molti complimenti, un po&#8217; commosso un po&#8217; stupito un po&#8217; invidioso della sua capacità di usare le parole. E&#8217; come se la vita gli entrasse dagli occhi, rimbalzasse nel suo stomaco e tornasse fuori parola. In questi pochissimi anni che ho passato ad insegnare ho identificato un mio modo per definire il talento. Il talento secondo me è una porta aperta dentro di noi. E&#8217; quello che ci viene senza sforzo perché siamo fatti per quello. E&#8217; la vita che non viene interrotta dalla nostra paura e passa da noi senza rallentare e senza indebolirsi. Il talento è una qualità della morbidezza, è un flusso per il quale siamo<em> nati giusti</em>. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Sì, senza paura di un po&#8217; di orgoglio paterno, ho visto qualcosa del genere nelle righe di Samuele. Un&#8217;età che non ha, già implicita in quella che ha. La vita scrive attraverso di lui perché trova strada e gli passa dentro senza sforzo. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Per il resto ci sarà tempo. Ci sarà tempo perché Samuele incontri profondamente il proprio punto di vista sulle cose, perché scopra che non è un&#8217;opzione. Che i fatti che racconta non sono comunque quelli che sono accaduti ma solo quelli che lui ha visto. Il punto di vista c&#8217;è, che tu lo voglia o no e questo non è un limite ma un tesoro, quello dell&#8217;assegnazione dei significati e dei valori. C&#8217;è più verità nella nostra esperienza delle cose che nelle cose. Meglio cambiare un fatto che un punto d&#8217;esperienza interiore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Ma fu una scoperta anche per me. E credo di aver fatto un passo di troppo provando ad accennare alla cosa. E&#8217; giusto che in un&#8217;età così fresca uno possa pensare che è vero quel che vede e che la verità sia nei fatti che vede. C&#8217;è tempo per tutto se la vita ce lo concede. Per scoprire di avere un punto di vista e per riuscire a vederlo da fuori, per amarlo e per sapersene separare. Nel suo breve testo Samuele dice che quel Carnevale è immortale dentro di lui, eppure è passato. La distinzione tra esperienza e dato di realtà mi sembra già chiara, più di quanto lui stesso immagini. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Ora sono qui, per la prima volta dopo tanti anni curioso di sapere se sia piaciuto alla prof. Come dire: quale sarà il suo punto di vista?</span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Lo spunto di oggi – Fortuna a parte</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 03:19:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ormai ci abbiamo fatto l&#8217;abitudine. Durante le trasmissioni sportive, nelle pubblicità, nei discorsi correnti: quote, scommessse, puntate. Vincite. Intanto di scommesse parlano anche le cronache giudiziarie. Giocatori che truccano partite, accordi clandestini. E così è nata come una doppia percezione riguardo alle scommesse: legali o illegali. Quelle legali sono sponsor fiorenti di una marea di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2012/01/w88ee9sjj3.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1883" title="w88ee9sjj3" src="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2012/01/w88ee9sjj3-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ormai ci abbiamo fatto l&#8217;abitudine. Durante le trasmissioni sportive, nelle pubblicità, nei discorsi correnti: quote, scommessse, puntate. Vincite. Intanto di scommesse parlano anche le cronache giudiziarie. Giocatori che truccano partite, accordi clandestini. E così è nata come una doppia percezione riguardo alle scommesse: legali o illegali. Quelle legali sono sponsor fiorenti di una marea di iniziative, di squadre di calcio, di trasmissioni. Se vogliamo è una situazione un po&#8217; paradossale: più ricche sono le sponsorizzazioni più significa che le aziende che le promuovono sono floride. La cosa non dovrebbe rassicurare molto gli scommettitori, ma evidentemente la riflessione non viene immediata.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è una cosa che mi colpisce in tutto questo. La cura con cui vengono scelte, ritoccate e composte le immagini sportive nelle pubblicità di queste agenzie di scommesse. Sono immagini evocative, bellissime, ti fanno sentire nel mezzo del gioco, nel centro della competizione e in pieno agonismo. Ecco cos&#8217;è. Che ti fanno sentire nel gioco. Anche se tu non sei parte di quel gioco. Anche se per quell&#8217;azione o per quello sprint in realtà non puoi nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il gioco a vincere puoi farlo. Azzeccare la tua previsione. E portare a casa dei soldi. Soldi veri, che poi dovrebbero influire nel tuo bilancio personale o familiare al di fuori della dimensione ludica. Ecco forse è questo piano misto di gioco e realtà che mi inquieta. Perché a pensarci, a credere che un gioco possa cambiare davvero il piano della realtà sono i bambini. <em>Facciamo che eravamo</em>, chi di noi non è entrato nei mille ultramondi dell&#8217;infanzia attraverso questo incantesimo? E davvero tutto diventava altro da quel che era: letto, comodino e scrivania diventavano paesaggi lunari, abissali, bellici o misteriosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto sano, credo. Ma molto sana era la voce della mamma che imponeva la fine del gioco e il riordino della camera. Una brusca uscita dall&#8217;ultramondo e un solido rientro nel mondo. <em>Rimettere a posto</em> alla fine del gioco significa in un certo senso riassegnare alle cose il valore che hanno e sollevarle da quello simbolico. Far sì che un tavolo torni tavolo e un letto torni letto. Il gioco simbolizza, crea, è un laboratorio di vita nel quale &#8211; parafrasando Wittgenstein &#8211; <em>possiamo lasciar morire le nostre ipotesi al posto nostro</em>. Ma un laboratorio non sostituisce la vita. Secondo me la scommessa patologica è proprio l&#8217;incapacità di rimettere in ordine la stanza e i significati.</p>
<p style="text-align: justify;">A rinforzare questa sensazione di poco chiaro c&#8217;è la componente subdola della complicità. In quasi tutti gli spot compare qualcosa tipo: &#8220;gioca il giusto&#8221;. Paternalismo e complicità. Come dire: <em>mi raccomando</em> e come dire: <em>noi sappiamo che cos&#8217;è il giusto, vero? </em>Sommate le due cose c&#8217;è un bello scarico di responsabilità da parte dell&#8217;agenzia. Un po&#8217; come <em>Il fumo uccide</em> sui pacchetti di sigarette. Un misto di <em>dai prendimi</em> e di <em>te l&#8217;avevo detto che poteva farti male</em>. Un finto gioco da genitore a figlio, Lucignolo e Geppetto insieme che provano a solleticare la tua voglia di rischio, di impresa, il tuo ardire e al tempo stesso ti raccomandano di essere responsabile. In tutti i modi si assicurano di non aver responsabilità in eventuali tracolli. Giornalisti e opinionisti sportivi, giacca cravatta e riflettori, modi ripuliti e leggeri. Sorrisi e velocità. Dici che pareggiano? Dici che segnano per primi? Un teatro infido e sottile cui i media si stanno asservendo e di fronte al quale unico vaccino sarebbe il risveglio del telespettatore. Ma qui, a conto di magie, solo Harry Potter potrebbe qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse è questo il nodo: la scommessa connette in maniera aberrante il mondo del gioco alla vita. Ha qualcosa di subdolo e di regressivo, l&#8217; idea infantile che possiamo uscire dalle nostre difficoltà reali, soprattutto se economiche e drammatiche, con un gioco. Cioè scappando dalla realtà così come è. Più cose di tutto questo mi fanno pensare al nostro neorealismo. La povertà, il bisogno estremo, la disperazione che &#8211; inutile negarlo &#8211; sono ingredienti fondamentali dell&#8217;attuale successo delle scommesse. Se penso a quei film sento che c&#8217;è una grande bellezza nel saper stare con entrambi i piedi nel momento che ci è dato. Senza scappare, senza prospettive magiche. E siccome, nella fila di personaggi, spuntano tra i miei neuroni <em>I soliti ignoti</em>, mi domando &#8211; senza sapermi rispondere &#8211; se nel rubare per disperazione non vi sia più dignità che nel giocare per disperazione. Per quanto negativo, non è un comportamento che mostra un più maturo senso della realtà?</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Making of…</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 03:10:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un piccolo aggiornamento per tutti quelli che ci stanno aiutando con il film. E&#8217; soprattutto una lista di ringraziamenti. Abbiamo fruito dell&#8217;aiuto di una serie di amici e approfittato della loro bravura. Qui nella foto, Marco Troiano ci presta mezzi e talento per realizzare la voce fuori campo di Francesco Migliaccio, protagonista del film. Alcune [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2012/01/marco-troiano-francesco-migliaccio.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1875" title="marco troiano francesco migliaccio" src="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2012/01/marco-troiano-francesco-migliaccio-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un piccolo aggiornamento per tutti quelli che ci stanno aiutando con il film. E&#8217; soprattutto una lista di ringraziamenti. Abbiamo fruito dell&#8217;aiuto di una serie di amici e approfittato della loro bravura. Qui nella foto, Marco Troiano ci presta mezzi e talento per realizzare la voce fuori campo di Francesco Migliaccio, protagonista del film. Alcune delle location sono state trovate. Grazie all&#8217;amico Mauro Montermini abbiamo individuato una cascina poco fuori Milano, location che ci dava parecchi problemi. Abbiamo ottenuto il permesso &#8211; e abbiamo anche già girato &#8211; di riprendere gli squali al vivaio di via Ripamonti a Milano. La prima scena del film è stata girata grazie alla location che ci ha gentilmente concesso Franco Chieraschi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ringraziamo gli amici di Villapizzone e Silvano Fausti in particolare per la collaborazione con la quale hanno aiutato, arricchito di cose e parole la scena che precede il finale del film. Abbiamo potuto usare la doppia camera e i microfoni che la On-Production di Roberto Tronconi ci ha messo a disposizione. Un appoggio importante &#8211; che speriamo possa diventare importantissimo &#8211; ci è arrivato da Giulio Tosini dell&#8217;Area Pergolesi di Milano, uno spazio meraviglioso per chiunque abbia bisogno di girare e di trovare un luogo amico. Presto dovremmo girare una scena importante nello studio che l&#8217;Avvocato Katja Besseghini ci mette a disposizione, mentre ringraziamo la palestra di via Cadolini e il maestro Laura Elia per i permessi concessi di girare le scene di kung fu.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi ci sono tutti gli altri, che ci hanno offerto una disponibilità di cui non abbiamo ancora approfittato. Lo faremo presto e se scompariamo per un periodo è solo perché stiamo cercando cose che dobbiamo fare prima. Grazie anche a chi sta aiutando nell&#8217;ombra e a chi sostiene il nostro morale da lontano: Vernicefresca è un serbatoio che dà benzina anche da Avellino.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo al 2% del film e ci rendiamo conto che una marea di persone ci è venuta incontro. Sarà lunghissima ma sembra evidente che anche se in giro non ci sono soldi la disponibilità è rimasta viva ed è molto più facile da trovare. Da ultimo un aggiornamento sul fabbisogno: ancora non siamo riusciti a trovare una corsia d&#8217;ospedale e sembra molto dura per la scuola guida. Se per caso&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lo spunto di oggi – Ringraziamento, di Wislawa Szymborska</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 03:49:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Tra i commenti all&#8217;edit precedente ce n&#8217;è uno di un mio ex allievo, Jacopo Bedussi. E&#8217; una poesia di Wislawa Szymborska, talmente bella che oggi mi sono perso nella ricerca delle sue altre che non conoscevo. Spesso gli allievi sono delle occasioni d&#8217;oro. Quando ho una classe di 25 persone come allo IED o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2012/01/rr99rrr5.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1862" title="rr99rrr5" src="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2012/01/rr99rrr5.jpg" alt="" width="291" height="201" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Tra i commenti all&#8217;edit precedente ce n&#8217;è uno di un mio ex allievo, Jacopo Bedussi. E&#8217; una poesia di Wislawa Szymborska, talmente bella che oggi mi sono perso nella ricerca delle sue altre che non conoscevo. Spesso gli allievi sono delle occasioni d&#8217;oro. Quando ho una classe di 25 persone come allo IED o di 130 come alla scuola del cinema, mi sento davanti a un numero spropositato di possibilità meravigliose. Questa è una. Cercando fra le poesie della Szymborska mi sono imbattuto in: <em><strong>Ringraziamento</strong></em>. Mi ha colpito forse anche di più dell&#8217;altra. Perché è sottile, forte, sovversiva e tranquilla, disillusa e non amareggiata. Perché contiene l&#8217;esperienza di tutta una vita e non puoi non sentirci la tua. Allora, sono certo che molti la conosceranno già. Ma per quelli che come me la scoprissero adesso, condivido la mia preda.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Ringraziamento</strong></p>
<p style="text-align: center;">Devo molto<br />
a quelli che non amo.<br />
Il sollievo con cui accetto<br />
che siano più vicini a un altro.</p>
<p style="text-align: center;">La gioia di non essere io<br />
il lupo dei loro agnelli.</p>
<p style="text-align: center;">Mi sento in pace con loro<br />
e in libertà con loro,<br />
e questo l&#8217;amore non può darlo,<br />
né riesce a toglierlo.</p>
<p style="text-align: center;">Non li aspetto<br />
dalla porta alla finestra.<br />
Paziente<br />
quasi come un orologio solare,<br />
capisco<br />
ciò che l&#8217;amore non capisce,<br />
perdono<br />
ciò che l&#8217;amore non perdonerebbe mai.</p>
<p style="text-align: center;">Da un incontro a una lettera<br />
passa non un&#8217;eternità,<br />
ma solo qualche giorno o settimana.</p>
<p style="text-align: center;">I viaggi con loro vanno sempre bene,<br />
i concerti sono ascoltati fino in fondo,<br />
le cattedrali visitate,<br />
i paesaggi nitidi.</p>
<p style="text-align: center;">E quando ci separano<br />
sette monti e fiumi,<br />
sono monti e fiumi<br />
che si trovano in ogni atlante.</p>
<p style="text-align: center;">E&#8217; merito loro<br />
se vivo in tre dimensioni,<br />
in uno spazio non lirico e non retorico,<br />
con un orizzonte vero, perchè mobile.</p>
<p style="text-align: center;">Loro stessi non sanno<br />
quanto portano nelle mani vuote.</p>
<p style="text-align: center;">&#8220;Non devo loro nulla&#8221; -<br />
direbbe l&#8217;amore<br />
su questa questione aperta.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Lo spunto di oggi – La parte di noi</title>
		<link>http://www.giovannicovini.it/2012/01/16/lo-spunto-di-oggi-la-parte-di-noi/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 21:33:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[La parte di noi che sogna traguardi e viaggi e quella che si sveglia. La parte di noi che si sente affondare. La parte di noi che si salva. La parte di noi sommersa e quella che si vede. La parte di noi che è diventata scoglio e produce squarci senza saperlo. La parte di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2012/01/u8u8u8u8e.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1853" title="u8u8u8u8e" src="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2012/01/u8u8u8u8e-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La parte di noi che sogna traguardi e viaggi e quella che si sveglia.</p>
<p style="text-align: justify;">La parte di noi che si sente affondare. La parte di noi che si salva.</p>
<p style="text-align: justify;">La parte di noi sommersa e quella che si vede.</p>
<p style="text-align: justify;">La parte di noi che è diventata scoglio e produce squarci senza saperlo. La parte di noi che mente e scappa abbandonando i passeggeri della sua vita. La parte di noi che giudica questa parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo tutto, in questo naufragio. Sulle mappe lo scoglio non era segnato, pare. Ma si sa che la mappa non è il territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">La parte di noi che si fida delle mappe e si fa forte della loro chiarezza e quella che sonda il mare con cautela e attenzione. Più guardo questa nave andare giù più penso che siamo tutto, in questo naufragio.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Radiografie – J. Edgar, di Clint Eastwood</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 03:53:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Radiografie]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono alcune mine che non bisogna pestare quando ci si incammina sul sentiero della biografia o del film che racconta una storia vera. Una delle tante è che non tutte le storie vere sono verosimili e che quindi proprio ciò che ti attira nel raccontarle è ciò che le danneggia a film finito. Un&#8217;altra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2012/01/uuugg9998e.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1845" title="uuugg9998e" src="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2012/01/uuugg9998e-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono alcune mine che non bisogna pestare quando ci si incammina sul sentiero della biografia o del film che racconta una storia vera. Una delle tante è che non tutte le storie vere sono verosimili e che quindi proprio ciò che ti attira nel raccontarle è ciò che le danneggia a film finito. Un&#8217;altra è quella della fedeltà ai fatti. Perché i fatti non sono niente e sono sempre polarizzati da chi li guarda, per cui sei su un pericoloso bilico: o sei parziale o sei asettico. Terza mina è quella della ricostruzione degli anni che furono. Fedeltà al tempo della storia vera, insomma. Perché <em>i tempi </em>che c&#8217;erano a quel tempo &#8211; intendo tempi di dialogo, tempi di ascolto &#8211; non possono coincidere con i tempi narrativi di oggi. Quindi o sei noioso o sei infedele. Ennesima mina è quella ideologica. Il passato è spesso un passato rivisitato per fini politici. Ogni storia porta con sé un aspetto simile, ma quando la storia è parte della Storia diventiamo di colpo più sensibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Clint Eastwood non ha pestato nessuna di queste mine. E&#8217; riuscito in quest&#8217;impresa grazie a una tecnica ormai diventata finissima e grazie ad un immenso amore. Ha trattato la storia di J. Edgar Hoover con un&#8217;umanità silenziosa e toccante. Senza la falsa preoccupazione di essere esaustivo &#8211; altra mina letale per chi fa un film biografico &#8211; ha piuttosto lavorato su una ferita profonda e dolorosa: quella della vergogna. Ha raccontato con un gruppo di attori formidabili la lotta massacrante di un uomo con i propri fantasmi. Una madre giudice e tetragona di fronte alla quale Edgar non avrà mai il coraggio di dichiarare la propria omosessualità. Un dolore e una vergogna, un&#8217;incapacità di accettare se stessi che lo perseguiteranno per tutta la vita. Che influenzeranno molte delle sue azioni pubbliche.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film di Eastwood è controllatissimo, come il protagonista. Severo, quasi trattenuto, con toni lividi e sommessi. Ed è proprio in questa estrema sorveglianza formale che la dolcezza di quest&#8217;amore omosessuale si fa strada inarrestabile. Il film si muove come il cuore di Edgar e alla fine come il nostro, mentre la presenza di Clyde &#8211; il secondo di Hoover, interpretato da Armie Hammer &#8211; pensa a squarciarlo portando l&#8217;amore con un viso aperto, sorridente e solare, che devasta con la sua naturalezza e la sua trasparenza la fitta rete di schermi, di argini, di contenitori ideologici che nel film diventano formali.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; la struggente parabola di un uomo dilaniato tra il senso di giustizia e il senso di colpa. L&#8217;esercizio della giustizia è di per sé un esercizio di contenimento del male: se il male non ci fosse non avrebbe senso parlare di giustizia. Il punto è che quando arriva un amore vero, forte, intenso e capace di durare nel tempo vieni chiamato in causa tu stesso. E i confini del bene e del male diventano sempre meno facili da distinguere. Senza trascurare l&#8217;altro polo drammatico, la segretaria di Hoover, Helen, interpretata da Naomi Watts con una debordante passione asciugata da un estremo rigore.</p>
<p style="text-align: justify;">Liberato il campo narrativo da ogni sensualità già vista o &#8211; peggio &#8211; da ogni romanticismo, Eastwood ci mostra parti dei nostri amori, quelle che vorremmo, quelle che non vorremmo e quelle che abbiamo. Grazie alla sobrietà e alla sottrazione di tutte le cose facili da raccontare e da immaginare, i nostri occhi si aprono in una sistematica e crescente scoperta: di quante altre cose è fatto l&#8217;amore? Per esempio di amicizia. Questo è un film che può interrogarci in modo abbastanza preciso su noi stessi e sull&#8217;amore che stiamo vivendo: quanta amicizia c&#8217;è nella nostra relazione? Dove per amicizia non si intende come al solito complicità &#8211; e ai danni di chi poi? &#8211; ma per esempio discrezione e rispetto. Capacità di distanza, di riconoscere all&#8217;altro il suo proprio spazio di riservatezza, di diversità di opinione, di gusto. Amarsi può anche non essere difficile, per volersi bene ci vuole un grande coraggio. Per amicizia si intende &#8211; in questa storia omosessuale &#8211; la capacità di restare accanto dissentendo, di discutere non cercando di cambiare l&#8217;altro, di permettere alle sue parole di farsi strada dentro di noi  anche se ci fanno male.</p>
<p style="text-align: justify;">La forbice tra l&#8217;umanità di Hoover e la sua aberrazione personale, il suo ego che brucia nel tentativo di compensazione della sua ferita di vergogna così clamoroso e iperbolico, non muovono in noi altro che compassione, perché sentiamo il suo dolore. E&#8217; che la legge garantisce dal male ma non garantisce la libertà interiore. Con questa comprensione generosa e matura, Eastwood ci racconta con amore un uomo per molti versi discutibile. Leonardo di Caprio, Naomi Watts e Armie Hammer sono fenomenali nella recitazione di due età molto lontane della vita che nel film continuano a giocare a ping pong. E diventano così due parti di noi, quella che lotta per affermarsi e quella che sta già perdonando e lasciando. La Storia è fatta di storie, di persone, di noi. Se riusciste a vederlo non doppiato potrebbe essere un&#8217;esperienza meravigliosa.</p>
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		<title>Lo spunto di oggi – …questo invece è il discorso.</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 22:09:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Sono stato molti anni in un guado professionale che non auguro a nessuno. Quello che si è spalancato quando ho capito che non aveva più senso fare un corto e non c&#8217;erano le forze per un lungo. Sei in una terra di nessuno, senza movimento e senza prospettive. Tutte le cose che vedi fare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2012/01/ONDE-SU-SABBIA-ALBA-MIGLIORE.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1842" title="ONDE SU SABBIA ALBA MIGLIORE" src="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2012/01/ONDE-SU-SABBIA-ALBA-MIGLIORE-300x168.png" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sono stato molti anni in un guado professionale che non auguro a nessuno. Quello che si è spalancato quando ho capito che non aveva più senso fare un corto e non c&#8217;erano le forze per un lungo. Sei in una terra di nessuno, senza movimento e senza prospettive. Tutte le cose che vedi fare agli altri ti sembrano carine, qualcuna anche bella. Ma non sono quello che hai in mente tu. Poi ho fatto due conti. Te li fa fare la stanchezza. C&#8217;è una storia che amo. Voglio raccontarla. Ma non fa ridere e non fa nemmeno piangere. Raccontare questa storia sta significando per me capire perché la racconto. E&#8217; sempre stato così. Ecco, presentare un progetto con queste parole a un produttore significa ucciderlo, perché le troppe risate a volte tirano brutti scherzi cardiorespiratori. Ho passato gli anni dei produttori, dei fondi, dei viaggi, degli incontri, delle telefonate. E sono finiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Di colpo mi è diventato chiaro che tutti questi tentativi erano figli della paura. Se un produttore non ti produce una storia, la giri senza produttore. Se costa troppo la trasformi. Devi farlo, l&#8217;alternativa è la morte di quello che sei veramente, cioè uno che racconta storie. Certe volte il no dei produttori è un alibi per non vedere che la tua storia non funziona veramente. Allora, come Lorenzo Bechi con <em>Il talento del bianco</em>, giri da solo. Ti togli dalla testa le aspettative, ti liberi dall&#8217;ossessione della sala a tutti i costi. Magari saranno festival magari neanche quelli ma non si può raccontare con l&#8217;angoscia di quello che succederà al film, bisogna amarlo e basta. Andare contro questo amore, disattendere questo amore è comunque avere fallito.</p>
<p style="text-align: justify;">Attorno a questa convinzione si sono catalizzate alcune &#8211; poche &#8211; persone che insieme a me stanno percorrendo questa avventura. Sono il mio aiuto Marilena Mondati, l&#8217;operatore Antonio Morra e il giovanissimo producer Ivan Casagrande Conti. Poi ci sono amici attori e amici non attori che ci stanno accompagnando ognuno per un frammento di storia. Ci concedono il loro tempo, il loro talento, i loro spazi, il loro sapere e i loro volti. E questo film, di cui potete vedere un frame qui sopra, è cominciato. Naturalmente abbiamo bisogno di tantissimo, ma come per magia man mano che cerchiamo troviamo. Ci mancano ancora dei pezzi e altri ne scopriremo più avanti. Ma voglio mettere qui una lista di cose che magari a qualcuno che legge possono venire facili e che per noi sono difficili. Se qualcuno avesse voglia di percorrere con noi un piccolo tratto di strada&#8230; può mandare una mail, telefonare, scrivere qui sotto. So che bisognerebbe raccontare almeno qualcosa di questo film, ma in questo momento ci è necessario il silenzio. Non un silenzio di segretezza ma un&#8217;attenzione a proteggere ancora per un po&#8217;. Grazie di cuore a tutti e a tutti buon anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Location che cerchiamo:</p>
<p style="text-align: justify;">- Cascina o casa vicino a Milano (ma se è lontana e idonea ci andiamo lo stesso) semi-abbandonata o temporaneamente disabitata.</p>
<p style="text-align: justify;">- Appartamento a Milano, con una cucina aperta sul soggiorno.</p>
<p style="text-align: justify;">- Appartamento piccolo di media borghesia, papabile per una giovane donna che lavora e vive sola.</p>
<p style="text-align: justify;">- Una scuola guida.</p>
<p style="text-align: justify;">- Un bar in cui poter girare all&#8217;interno.</p>
<p style="text-align: justify;">- Una palestra non scolastica e con ampia sala &#8211; tipo sala danza.</p>
<p style="text-align: justify;">- Appartamenti su piani alti o altissimi preferibilmente in centro a Milano &#8211; ma vanno bene anche decentrati &#8211; dai cui balconi o finestre poter girare riprese della città.</p>
<p style="text-align: justify;">- Un ospedale disponibile per un&#8217;inquadratura di una corsia.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Lo spunto di oggi – Questa è solo la premessa…</title>
		<link>http://www.giovannicovini.it/2012/01/03/lo-spunto-di-oggi-questa-e-solo-la-premessa/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 12:45:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggete qui se volete. Buon anno a tutti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggete <a href="http://www.ilpost.it/francescodisa/2012/01/03/recensione-di-un-film-che-non-potete-ancora-vedere/">qui</a> se volete. Buon anno a tutti.</p>
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		<title>Buon Natale…</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 07:40:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Buon Natale a tutti. Un piccolo regalo per la nostra mente, il nostro cuore, le nostre speranze di un paese diverso. Qui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Buon Natale a tutti. Un piccolo regalo per la nostra mente, il nostro cuore, le nostre speranze di un paese diverso. <a href="http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/12/19/news/cinepanettone_incassi-26858519/">Qui</a>.</p>
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