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	<title>Giovanni Di Giuseppe</title>
	
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	<description>Giornalista, fotografo, marketing specialist, Giovanni in questo quaderno di appunti cerca di annotare le meravigliose sfumature della comunicazione.</description>
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		<title>Chi sono</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 14:18:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giornalista, web marketing specialist, scacchista, fotografo, videomaker e cinefilo convinto, accanito lettore&#8230; ovvero come anteporre etichette, categorie, definizioni, per eludere la più classica delle domande. Chi sono? I TRASCORSI Sono nato e ho vissuto l&#8217;infanzia a Palermo. Ho passato gli anni del liceo a Milano e quelli dell&#8217;università a Bologna. Migrare di città in città è stato ogni volta ricominciare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Giornalista, web marketing specialist, scacchista, fotografo, videomaker e cinefilo convinto, accanito lettore&#8230; ovvero come anteporre etichette, categorie, definizioni, per eludere la più classica delle domande. Chi sono?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">I TRASCORSI<br />
Sono nato e ho vissuto l&#8217;infanzia a Palermo. Ho passato gli anni del liceo a Milano e quelli dell&#8217;università a Bologna. Migrare di città in città è stato ogni volta ricominciare un&#8217;altra vita: confrontarmi con persone, amicizie, situazioni, case, quartieri, abitudini, sempre inediti e letteralmente da reinventare. Ho imparato sulla mia pelle a non temere i cambiamenti.<br />
Compagno inseparabile dei miei spostamenti è stato il computer: da che mi ricordi ne ho sempre posseduto uno, fin dalle scuole elementari. Allora smanettavo con un Olivetti 80-86, cui nel tempo si sono avvicendati i vari 286, 486 ecc. fino all&#8217;attuale e fidatissimo iMac.<br />
Coltivo e ho sempre coltivato la passione per le reti; intorno ai miei dodici anni si chiamavano Fidonet ed Euronet, accessibili via BBS. Reti che ho bazzicato più o meno fino al 1995, quando mi sono definitivamente convertito a internet.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">GLI STUDI<br />
Mi sono laureato in Scienze della Comunicazione in quella che fu la facoltà di Umberto Eco, dibattuto tra la semiotica e il giornalismo. Mantenere un punto di vista esclusivo sul mondo non è mai stata una delle mie prerogative forti, così contemporaneamente a una bella esperienza nel settore della fotografia professionale, ho portato avanti l&#8217;attività giornalistica collaborando con diverse redazioni, soprattutto locali.<br />
Dopo due anni di fotografia, uno di videomaking digitale, e quattro anni di lavoro di redazione, ho scelto di abbandonare un lavoro affascinante ma in un settore asfittico, frustrato a più livelli dalla gerontocrazia e dai miseri interessi di bottega.<br />
Nel 2010 mi sono iscritto a un Master in Marketing e Comunicazione, presso Alma Graduate School, business school dell&#8217;Università di Bologna. E&#8217; stato un anno di lavoro intenso e molto gratificante che, unito alle mie esperienze sul campo, mi ha schiuso orizzonti nuovi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">OGGI<br />
La specializzazione in marketing e, di nuovo, la predilezione per i new media mi hanno spinto ad accettare un incarico in <a href="http://www.groupm.com/" target="_blank">GroupM</a> (WPP). Qui mi occupo essenzialmente di Search Engine Marketing, a supporto delle agenzie di comunicazione che fanno capo alla holding.</p>
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		<title>Articoli</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 14:15:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In queste pagine ripropongo una ristretta selezione dei miei articoli. Non si tratta necessariamente dei migliori, piuttosto essendo ogni scelta soggettiva ho preferito rispettare il criterio della pregnanza. Molti articoli, infatti, hanno una data di scadenza: esaurito l&#8217;arco di vita cessa di conseguenza il loro valore. Altri scritti invece si giovano del trascorrere del tempo, arricchendosi con la maggiore età.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>In queste pagine ripropongo una ristretta selezione dei miei articoli. Non si tratta necessariamente dei migliori, piuttosto essendo ogni scelta soggettiva ho preferito rispettare il criterio della pregnanza. Molti articoli, infatti, hanno una data di scadenza: esaurito l&#8217;arco di vita cessa di conseguenza il loro valore. Altri scritti invece si giovano del trascorrere del tempo, arricchendosi con la maggiore età.</em><br />
<em>Qualche volta in un racconto si può cristallizzare l&#8217;istantanea di un incontro fortunato o di un momento felice; altre volte, più semplicemente, nelle parole scritte si ferma un pensiero, in grado di restare inalterato a dispetto dei giorni. Quindi ho provato a raccogliere gli articoli in cui ho intravisto questa caratteristica pregnante.</em><br />
<em> Purtroppo il web esige velocità, ragione che mi ha fatto desistere dal pubblicare testi più corposi di quelli che propongo qui. In ogni caso, mi piace ringraziare fin da ora chi avrà la pazienza e il desiderio di leggermi.</em><br />
<em>Naturalmente, è gradito ogni feedback.</em></p>
<p><strong><br />
Vai agli <a title="articoli" href="http://www.giovannidigiuseppe.it/category/articoli/">articoli</a>.</strong></p>
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		<title>Wikipedia raccoglie fondi</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 09:55:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Wikipedia ha lanciato una nuova campagna di raccolta fondi e penso sia importante condividerla e donare. Ma è anche una buona scusa per riprendere un bel TED Talk di due anni fa, durante il quale Jimmy Wales fornendo alcuni insights sull&#8217;organizzazione di Wikipedia sintetizzò in maniera perfetta il successo di uno dei progetti più profondi e condivisibili presenti su internet.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Wikipedia ha lanciato una nuova campagna di raccolta fondi e penso sia importante condividerla e donare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è anche una buona scusa per riprendere un bel TED Talk di due anni fa, durante il quale Jimmy Wales fornendo alcuni <em>insights</em> sull&#8217;organizzazione di Wikipedia sintetizzò in maniera perfetta il successo di uno dei progetti più profondi e condivisibili presenti su internet.<br />
Durante il discorso Wales pronunciò questa frase: &#8220;Wikipedia è sempre aperta ai cambiamenti&#8221;. Un pensiero che potrebbe suonare banale e trito e ritrito, ma che nella fattispecie non lo è.</p>
<p style="text-align: justify;">In fondo cosa significa <em>essere aperti ai cambiamenti</em>? Tantissime aziende che operano su internet, perfino i colossi, per quanto abbiano alle spalle storie lunghe e riscontri da capogiro sia in termini di business che di numero di utenti, sanno di doversi continuamente rinnovare per esistere. Google e Facebook, giusto per fare due esempi, sono aziende di prim&#8217;ordine che vantano una eredità enorme in termine di capitali e di numero di utenti e che per questo potrebbero fermarsi e restare sulla cresta dell&#8217;onda ancora per diversi anni, eppure devono continuamente votarsi al cambiamento. La frase di Wales e l&#8217;esempio di Wikipedia però restano unici, a dispetto di Google o Facebook, perché Wikipedia è una realtà aperta ai cambiamenti in modo unico.</p>
<p style="text-align: justify;">Per avere soltanto un assaggio di quest&#8217;apertura suggerisco la visione di questo TED Talk (specialmente nella seconda parte). Ma soprattutto aggiungo una cosa. Non mi viene in mente nessun altro esempio, di successo o meno, in cui le regole siano fatte dai volontari e dalla comunità e non, al contrario, regolate da un software, da un algoritmo o da un principio meccanico legato a revenue, interessi, tassi, indici. Sancire regole e farle applicare ai software è una tentazione enorme, ma trascura profondamente il lato umano che regola le intereazioni e la conoscenza condivisa e condivisibile, rischiando alla lunga di disperdere il capitale della comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, esistono svariati talks che parlano di gruppi di persone e di community, di quali siano i princìpi fondanti, di come si gestisca una comunità e tutto il resto. Tant&#8217;è che il <em>community management</em> è diventato un mestiere diffuso in seno alle aziende che abbiano aperto una qualche vetrina sul web. Qui Wales però ci fornisce un altro punto di vista. Il punto di vista di una Fondazione, non guidata dal profitto e che per questo può lasciare che l&#8217;utilità collettiva si regoli da sola, senza una teoria o una tesi che stia necessariamente a monte. Tale criterio vale perché non esiste una mano invisibile che debba ricondurre il tutto verso un interesse privato, non esistono competitors, e trattandosi di una comunità potenzialmente infinita la cabina di pilotaggio ammette un criterio di guida naturale, a più teste.<br />
Dice Wales: <em>una enciclopedia per ogni persona</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><object width="398" height="374" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="bgColor" value="#ffffff" /><param name="flashvars" value="vu=http://video.ted.com/talk/stream/2005G/Blank/JimmyWales_2005G-320k.mp4&amp;su=http://images.ted.com/images/ted/tedindex/embed-posters/JimmyWales-2005G.embed_thumbnail.jpg&amp;vw=384&amp;vh=288&amp;ap=0&amp;ti=37&amp;lang=it&amp;introDuration=15330&amp;adDuration=4000&amp;postAdDuration=830&amp;adKeys=talk=jimmy_wales_on_the_birth_of_wikipedia;year=2005;theme=what_s_next_in_tech;theme=tales_of_invention;theme=not_business_as_usual;theme=the_rise_of_collaboration;event=TEDGlobal+2005;tag=Business;tag=Culture;tag=Technology;tag=collaboration;tag=invention;tag=media;tag=open-source;tag=wikipedia;&amp;preAdTag=tconf.ted/embed;tile=1;sz=512x288;" /><param name="src" value="http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf" /><param name="pluginspace" value="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed width="398" height="374" type="application/x-shockwave-flash" src="http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf" allowFullScreen="true" allowScriptAccess="always" wmode="transparent" bgColor="#ffffff" flashvars="vu=http://video.ted.com/talk/stream/2005G/Blank/JimmyWales_2005G-320k.mp4&amp;su=http://images.ted.com/images/ted/tedindex/embed-posters/JimmyWales-2005G.embed_thumbnail.jpg&amp;vw=384&amp;vh=288&amp;ap=0&amp;ti=37&amp;lang=it&amp;introDuration=15330&amp;adDuration=4000&amp;postAdDuration=830&amp;adKeys=talk=jimmy_wales_on_the_birth_of_wikipedia;year=2005;theme=what_s_next_in_tech;theme=tales_of_invention;theme=not_business_as_usual;theme=the_rise_of_collaboration;event=TEDGlobal+2005;tag=Business;tag=Culture;tag=Technology;tag=collaboration;tag=invention;tag=media;tag=open-source;tag=wikipedia;&amp;preAdTag=tconf.ted/embed;tile=1;sz=512x288;" pluginspace="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" /></object></p>
<p style="text-align: justify;">Allora non può ritenersi un caso che domandando a dieci persone qualunque, quali sono i primi lati positivi che vengono in mente parlando di internet, costoro associeranno il web a valori come la libertà, la gratuità, l&#8217;utilità e all&#8217;aspetto della condivisione. Esattamente i tratti principali che hanno ispirato e favorito la diffusione di Wikipedia.</p>
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		<title>Project works</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 12:16:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questa sezione trovano spazio alcuni progetti che ho realizzato in passato e altri che sto portando avanti. Si tratta perlopiù di iniziative editoriali, come il vecchio Mobydick e l&#8217;ultimo Buzzeting. Prossimamente pubblicherò i project works veri e propri: lavori di ricerca applicata sui temi del marketing e della comunicazione. &#160; Sbircia tra i Project Works. &#160; &#160; &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>In questa sezione trovano spazio alcuni progetti che ho realizzato in passato e altri che sto portando avanti. Si tratta perlopiù di iniziative editoriali, come il vecchio Mobydick e l&#8217;ultimo Buzzeting.<br />
Prossimamente pubblicherò i project works veri e propri: lavori di ricerca applicata sui temi del marketing e della comunicazione.<br />
</em></p>
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<p><strong>Sbircia tra i <a title="project works" href="http://www.giovannidigiuseppe.it/category/project-works/">Project Works</a>.</strong></p>
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		<title>Blog</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 14:22:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi piacerebbe usare questo blog come un grande patchwork. Mettere insieme frammenti e accostare notizie e ispirazioni è una pratica che ho sempre trovato gratificante, qualunque fossero gli esiti. &#160; &#160; Leggi il mio blog. &#160; &#160; &#160; &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Mi piacerebbe usare questo blog come un grande patchwork. Mettere insieme frammenti e accostare notizie e ispirazioni è una pratica che ho sempre trovato gratificante, qualunque fossero gli esiti.</em></p>
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<p><strong>Leggi il mio <a title="blog" href="http://www.giovannidigiuseppe.it/category/blog/">blog</a>.</strong></p>
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		<title>Il discorso di Baricco per MrGwyn</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 10:46:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra due giorni uscirà nelle librerie il nuovo romanzo scritto da Alessandro Baricco. Si intitolerà Mr Gwyn e ha un bel sito teaser, ospitato da Feltrinelli. Tuttavia il fondatore della Scuola Holden è riuscito, in questi due giorni che precedono l&#8217;uscita del libro, a catalizzare l&#8217;attenzione con due esibizioni pubbliche. La prima alla stazione Leopolda, per il nuovo movimento di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tra due giorni uscirà nelle librerie il nuovo romanzo scritto da Alessandro Baricco. Si intitolerà <em>Mr Gwyn</em> e ha un bel <a title="sito teaser baricco" href="http://www.mrgwyn.feltrinelli.it/" target="_blank">sito teaser</a>, ospitato da Feltrinelli. Tuttavia il fondatore della Scuola Holden è riuscito, in questi due giorni che precedono l&#8217;uscita del libro, a catalizzare l&#8217;attenzione con due esibizioni pubbliche.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima alla stazione Leopolda, per il nuovo movimento di Matteo Renzi, il quale ha dichiarato guerra al PD in vista delle prossime elezioni.<br />
La seconda è andata in onda nello studio di Fabio Fazio, dove Baricco con un lungo monologo ha cercato di spiegare il motivo per cui si scrive, il perché lui scrive.</p>
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<p>IL DISCORSO PRO BIG-BANG, ALLA STAZIONE LEOPOLDA</p>
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<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/4GxH7LsmVJM#t=10m26s" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
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<p>IL MONOLOGO SULLA RAGIONE CHE SPINGE A SCRIVERE</p>
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<p><object width="560" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/H78BuFJ7fB8?version=3&amp;hl=it_IT&amp;start=626&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/H78BuFJ7fB8?version=3&amp;hl=it_IT&amp;start=626&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Buzzeting, un web magazine da leggere</title>
		<link>http://www.giovannidigiuseppe.it/2011/09/buzzeting/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 23:32:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Buzzeting è il progetto editoriale a cui ho lavorato negli ultimi mesi. Ha visto la luce nel luglio 2011 e ora è online, attivo e raggiungibile. L&#8217;idea era di creare un canale di informazione che si occupasse dei temi del web marketing e della cultura digitale. Pian piano, il progetto di un sitarello senza pretese si è convertito in un]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a title="web marketing magazine" href="http://www.buzzeting.com" target="_blank">Buzzeting</a> <em>è il progetto editoriale a cui ho lavorato negli ultimi mesi. Ha visto la luce nel luglio 2011 e ora è online, attivo e raggiungibile.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L&#8217;idea era di creare un canale di informazione che si occupasse dei temi del web marketing e della cultura digitale. Pian piano, il progetto di un sitarello senza pretese si è convertito in un blog magazine alla cui realizzazione oggi partecipano insieme a me altre otto persone. E&#8217; ancora un primo passo, ma l&#8217;ambizione è di far crescere Buzzeting, facendogli acquisire autorevolezza sia per le notizie presentate, sia per la profondità (si spera) adottata nelle analisi pubblicate.<br />
Tutte le volte che mi sono trovato a spiegarlo, in primis alle persone che vi collaborano, esordivo dicendo che l&#8217;obiettivo sarebbe stato creare un magazine piacevole da leggere. Evitate di scrivere articoli, se per voi non sono piacevoli da leggere, o su argomenti per i quali comunque non mostrate alcun interesse.<br />
Penso che sia un po&#8217; il difetto degli attuali canali di informazione su internet: sovente sono infarciti di articoli scritti frettolosamente, sui quali il redattore non si è soffermato più di tanto e così, puntualmente, giungo a domandarmi: come si può scrivere questa roba? Perché mai il redattore non si è fermato a indagare lui stesso e a capire, per davvero, prima di mettere mano alla tastiera per divulgare la notizia? E ogni volta, credo, la riposta sia più o meno la stessa: forse lui per primo non riteneva interessante approfondire il tema. Forse ha dovuto scrivere il pezzo, gli è stato ordinato di farlo, oppure riteneva quel pezzo un <em>must have</em> ma inteso assai più come obbligo &#8211; averlo per averlo &#8211; che come pezzo interessante al punto di sottoporlo all&#8217;attenzione di un pubblico.<br />
Ecco questo è un altro obiettivo: superare la tirannia del pezzo <em>da avere</em>. Superare la via più facile: questo pezzo è facile, lo scriviamo e ne abbiamo uno in più. Senz&#8217;altro non sarà banale superare questa fase, specie per un magazine emergente, ancora tutto da farsi. Come direbbero i latini: <em>facilis dictu, difficilis factu</em>. Ci stiamo provando.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte le volte che mi sono trovato a spiegare Buzzeting, l&#8217;ho sempre descritto come uno spazio aperto. Per questo, sono stato felice che l&#8217;interesse mostrato per il progetto provenisse anche da amici estranei alla questione del web marketing e, di contro, specializzati in altri campi e sintonizzati su altri interessi. Tutti hanno raccolto una sfida: accettare la linea editoriale, cercando di proporre pezzi coerenti con il tema del magazine e, contemporaneamente, usando il proprio metro di giudizio e la deformazione professionale di altri ambiti del sapere, onde riapplicarla sulle tematiche della cultura digitale.<br />
Senza questo elemento di ibridazione, che concede spazio ad autori bravi che hanno voglia e capacità di uscire dalla classica visione delle cose, non sussisterebbe ragione di iniziare un blog magazine. Davvero, ce ne sono già tanti di siti superspecializzati e che si copiano le idee uno con l&#8217;altro, Buzzeting sarebbe stato di troppo. Il nostro ingrediente segreto consiste in quest&#8217;ibridazione, in un allargamento della prospettiva che include linguaggi e visioni presi a prestito da altre discipline<em></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">E, infine, a coloro che mi chiedevano e mi chiederanno il significato del titolo, rispondo: è una contrazione di due termini inglesi, <em>buzz</em> e <em>marketing</em>. Il progetto, per esteso, lo abbiamo ribattezzato <em>Buzz Marketing Project</em>.</p>
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		<title>Mobydick, il fossile</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 23:25:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mobydick è un progetto che avevo concepito insieme a un amico, durante gli anni del liceo. Nel 2001 il nostro istituto inaugurava il suo sito ufficiale e, allo scopo, aveva chiesto agli studenti più volenterosi (o che avessero più tempo da perdere&#8230;), un contributo in forma di pagine html. Così realizzammo Mobydick che, pur essendo ormai un fossile, quest&#8217;anno ha]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a title="Mobydick" href="http://www.digiu.it/mobydick/" target="_blank">Mobydick</a> <em>è un progetto che avevo concepito insieme a un amico, durante gli anni del liceo. Nel 2001 il nostro istituto inaugurava il suo sito ufficiale e, allo scopo, aveva chiesto agli studenti più volenterosi (o che avessero più tempo da perdere&#8230;), un contributo in forma di pagine html. Così realizzammo </em>Mobydick<em> che, pur essendo ormai un fossile, quest&#8217;anno ha spento 10 candeline.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nel 1994, dopo la discesa in campo di Berlusconi, tutto stava cambiando. Era ancora un&#8217;Italia piena di sogni e di voglia di fare, tant&#8217;è che nel 1996 la vittoria dell&#8217;Ulivo alle nazionali presagiva prospettive di miglioramento, a prescindere dalle idee politiche.<br />
Ad animarci allora era una forza vivace, immune dalla rassegnazione subentrata invece in questo lustro post-crisi finanziaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu così che in una cantina, io e Benjamin fummo ispirati per un progetto culturale concepito per la rete. Mentre altri dai garage davano alla luce progetti milionari, noi sapevamo benissimo che il nostro non avrebbe prodotto nulla. L&#8217;idea era antieconomica fin dal principio, di quelle che soltanto possono albergare nelle menti di due quindicenni di un liceo classico milanese. In embrione c&#8217;era il proposito di riunire testi teatrali e letterari, coniugandoli in un forum libero che potesse ospitare confronti e opinioni, quand&#8217;ancora il social networking era cosa ignota e phpBB era una piccola entità lontana dall&#8217;Italia.<br />
Ne scaturì un sito molto artigianale, con evidenti limiti grafici e profondamente 1.0, ma che serviva sufficientemente allo scopo. Anzitutto, rispecchiava l&#8217;energia e l&#8217;illusione di poter dire qualcosa che non fosse retorico. E tanto bastava, sicché su quest&#8217;onda di entusiasmo preparammo il primo numero.</p>
<p style="text-align: justify;">Emersero però due fatti, di cui presto ci rammaricammo.<br />
Uno: il primo numero finì per usare la letteratura, purtroppo insieme a un mix troppo abbondante di articoli giornalistici. Insomma volava basso. Come ho detto poc&#8217;anzi, erano anni in cui il nostro premier aveva già palesato una natura che professandosi liberal, metteva in atto provvedimenti tutt&#8217;altro che libertari. Fatto che condizionò, all&#8217;eccesso, i contenuti del primo Mobydick; d&#8217;altro canto, pur adottando un taglio culturale, sentivamo di non poter ignorare il clima dell&#8217;Italia di allora e, benché rifuggissimo la politica in senso stretto, ci tenevamo a dire qualcosa sull&#8217;attualità.<br />
Il secondo fatto che ci rammaricò perfino di più, fu che il primo numero restò l&#8217;unico. Non ne seguirono altri e Mobydick rimase cristallizzato per anni, con questa <em>Pietra sopra</em> a fare da monito.<br />
Oggi compie il decimo compleanno, dunque nell&#8217;era di internet questo farebbe di lui un fossile.</p>
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		<title>Kindle, il feticcio a forma di libro</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 23:11:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono approdato al Kindle relativamente tardi. Per tutta una vita ho amato l&#8217;odore fresco della stampa, il piacere tattile del libro rilegato, la comodità di un supporto che puoi mettere in borsa senza paura, scarabocchiare e sottolineare senza fatica, sfogliare più e più volte per capire con esattezza e a colpo d&#8217;occhio quante pagine ti separino dalla fine. Questi piaceri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sono approdato al Kindle relativamente tardi. Per tutta una vita ho amato l&#8217;odore fresco della stampa, il piacere tattile del libro rilegato, la comodità di un supporto che puoi mettere in borsa senza paura, scarabocchiare e sottolineare senza fatica, sfogliare più e più volte per capire con esattezza e a colpo d&#8217;occhio quante pagine ti separino dalla fine.</em><br />
<em> Questi piaceri per i gesti semplici, ovviamente, non li ho smessi quando ho comperato Kindle.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da qualche anno ormai, il confronto tra editoria tradizionale ed elettronica sta sfoderando tutti i luoghi comuni del caso, per stabilire nella pubblica piazza quale traiettoria sia giusto seguire, onde trainare le vendite e traghettare lontano dalla stagnazione il mercato dei libri. Edizioni di pregio con copertina rigida, o formati digitali agili e condivisi? Tomi spessi e rassicuranti, o testi brevi, adatti per lo schermo? Gli effetti del dibattito, fino a oggi, sono stati a dir poco grotteschi.<br />
Di fatto, che lo si voglia o meno, il dibattito sugli ebook è un dibattito nato zoppo, in quanto la maggior parte delle persone che parte prevenuta sul lettore elettronico non ha mai posseduto un Kindle, o non l&#8217;ha mai provato per un mese intero o per leggere un intero libro. Inoltre, l&#8217;oggetto della disputa è sterile, perché come per ogni diatriba epocale, si finisce con il semplificare le posizioni e farne un discorso di squadre: o stai di qua, o sei di là; e soprattutto, si vanno a corroborare equazioni pelose. La prima che mi viene in mente, cavalcata recentemente anche dai giornali più influenti, è che i lettori <em>veri</em> siano quelli che ancora amano il cartaceo, mentre gli altri sono tutt&#8217;al più dei <em>ggiovani</em> vogliosi soltanto di sfogliare i testi, zompando allegramente da uno all&#8217;altro, come sono già abituati a fare con la musica, quando saltano la traccia mp3 che non gradiscono, pur di non ascoltare l&#8217;intero disco nell&#8217;esatta sequenza concepita dall&#8217;artista. La seconda, subito dietro, è che gli ebook stiano cannibalizzando il mercato, come il vecchio Napster e gli mp3, in un primo momento, hanno fatto con l&#8217;industria musicale.<br />
Ebbene, al cospetto di certi discorsi, una presunzione ce l&#8217;ho: ho imparato che, quando il tenore delle discussioni è al di sotto della soglia di guardia, conviene lasciar perdere e impiegare meglio il proprio tempo. Sicché, a ragion veduta, entrare nella <em>querelle</em> per dire la mia sugli ebook, sinceramente, non m&#8217;interessa.<br />
Piuttosto, con questa breve riflessione, vorrei limitarmi a raccogliere qualche evidenza sul futuro dell&#8217;editoria, avendo maturato la certezza di non volermi più separare da un buon e-reader, sia esso Kindle, o qualcos&#8217;altro.<br />
Precisamente, le evidenze che vorrei rimarcare sono appena tre.</p>
<p>La prima trae spunto da una <a title="Ricerca &quot;ABC of e-reading&quot; by WSJ" href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703846604575448093175758872.html?mod=WSJEUROPE_hpp_MIDDLEThirdNews" target="_blank">ricerca</a>, condotta circa un anno fa, presentata dal <em>Wall Street Journal</em>. Dove è emerso che i possessori di lettori di libri elettronici, in media, consumano più libri. Mi piace citare questa ricerca, perché ho potuto appurare sulla mia pelle, anche indagando fra amici, che di solito va in questo modo: quando si comincia ad avere poco tempo libero e oberati dal lavoro si finisce per mettere in secondo piano il piacere di un buon libro, un dispositivo comprato a caro prezzo, da tenere sempre con sé, contribuisce a fornirci nuove occasioni e nuove opportunità per leggere. La questione però non va ridotta al piacere per il feticcio tecnologico. Il punto semmai consiste nella velocità di fruizione. Sovente a mancare non è il tempo per la lettura, ma tutto il tempo che sta intorno al libro: la sua scelta, la voglia e la possibilità di acquistare un titolo che fosse quello voluto e prescelto entro un lungo catalogo di opzioni, o ancora consigliato mesi addietro da un amico. E&#8217; vero: oggi in rete si acquista agevolmente, il libro viene imballato e recapitato a casa, senza notevoli aggravi di spesa.<br />
Con ciò, va detto che la disponibilità elettronica è un&#8217;altra cosa. L&#8217;acquisto avviene in pochi istanti e a prezzi sensibilmente inferiori. Senza considerare che tale disponibilità è pressoché infinita. Inoltre non presenta barriere, specie per coloro che non potendosi permettere di comperare l&#8217;ultimo romanzo di Umberto Eco a 22 euro a copia, preferiscono &#8211; diciamo così &#8211; farsene prestare una versione digitale, da un conoscente.</p>
<p>Il secondo rilievo concerne invece l&#8217;esperienza. Chi possiede oggi un Kindle, possiede forse il meglio che offre il mercato, ma di fatto utilizza una tecnologia vecchia. Uno piccolo schermo da sei pollici a 12 tonalità di grigio e senza retroilluminazione. All&#8217;inizio non sembra neppure così intuitivo usarlo per delle sottolineature o per estrapolare delle citazioni. Insomma, basterebbe questa evidenza per sgomberare il campo sulla possibilità che si tratti dell&#8217;ennesimo feticcio o del più classico giocattolino, eletto a status symbol da esibire a ogni angolo di strada: l&#8217;oggetto in sé non è un artificio di raffinata tecnologia e non ha innovazione. Assolve soltanto un compito: cercare di restituire quanto più fedelmente l&#8217;esperienza di lettura di un libro, di fatto però inaugurandone un&#8217;altra, perché leggere su Kindle è qualcosa di diverso. Implica dei benefici, ma comporta anche delle perdite sul piano sensoriale: udito e tatto sono i primi sensi a uscirne penalizzati. Eppure, nonostante la tecnologia vecchia e la scarsa diffusione degli ebook, Kindle &#8211; per chi l&#8217;abbia usato &#8211; è diventato un compagno insostituibile per varie ragioni e tutte di ordine pratico. Il punto è che chi ama i libri fa fatica a separarsene. E quanti come me traslocano con frequenza, presto o tardi corrono il rischio di trovarsi parti consistenti della biblioteca personale esiliate in garage. A ciò si aggiunge la facilità con cui è possibile mettere in relazione passaggi e ricerche di testi, o all&#8217;interno del testo, favorendo quelli che sono appunto i rimandi e le citazioni da un testo a un altro. Di fatto &#8211; se come insegna la semiotica &#8211; una delle condizioni costitutive di un testo è l&#8217;intertestualità, il supporto digitale di certo amplifica le opportunità connesse a questo aspetto, sovente trascurato, nei libri.</p>
<p>Da ultimo, la terza considerazione s&#8217;incardina sull&#8217;annosa questione del copyleft, della duplicazione illecita, del collasso che potrebbe innescare la distribuzione digitale su larga scala. A questo proposito mi sembra interessante citare l&#8217;esperienza di Wu Ming. Wu Ming è un collettivo di autori che fin dall&#8217;inizio oltre a distribuire le proprie opere in libreria, le ha rese disponibili per il download, gratuitamente, su internet; il collettivo, ritenuto un&#8217;avanguardia letteraria assai attiva in rete, da sempre lascia liberi i propri lettori di comperare i testi oppure di scaricarli, eventualmente donando un contributo all&#8217;omonima fondazione. L&#8217;11 luglio 2011 Wu Ming ha lanciato in rete <em>Il sentiero degli dei</em>, un&#8217;opera letteraria inedita. Il giorno successivo, il testo aveva ricevuto 2569 download e, contestualmente, ben quattro donazioni per un totale di 16 euro. Rendendo pubblici questi numeri, in un <a title="Tweet lancio de Il sentiero degli dei" href="http://twitter.com/#!/Wu_Ming_Foundt/status/90691810288087040" target="_blank">tweet del giorno successivo</a> si faceva presente che se per ogni download Wu Ming avesse ricevuto due euro, in un solo giorno avrebbe guadagnato più di quanto ricava dalle royalties di un anno di libreria.<br />
Questa riflessione dice due cose. Uno: che l&#8217;attuale mercato editoriale garantisce agli scrittori, pure affermati, compensi ancora inadeguati (7-10% lordo del prezzo di copertina). E, due, che il mercato degli ebook va regolamentato al più presto. Le spese di distribuzione finora hanno impattato in maniera sproporzionata sulla filiera editoriale, condizionando in qualche caso perfino la pubblicazione. Internet e le economie della coda lunga, invece, ci insegnano che questo tempo è ormai finito: la disponibilità digitale porterà con sé più lettori e meno intermediari e un sistema di distribuzione più meritocratico e meno centralizzato. Tradotto in altri termini, significa molti più benefici soprattutto per i due estremi della filiera: gli autori e i lettori. Infine, quando i possessori di <em>ebook readers</em> non saranno più, come sono ora, degli <em>early adopters</em>, ma il mercato sarà entrato in una fase più matura, allora la regolamentazione e le <em>fees</em> più contenute favoriranno il meccanismo duplice che Wu Ming auspica: guadagni adeguati per gli autori e prezzi ragionevoli imposti ai consumatori di libri. Niente di diverso dalla rivoluzione che l&#8217;iTunes Store di Apple ha imposto all&#8217;editoria discografica.</p>
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		<title>Social media e modernità liquida</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 23:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Social è il concetto che sta alla base delle reti: le persone si ritrovano in un luogo virtuale, che ormai &#8211; nella percezione comune &#8211; tanto virtuale non è più, dove pubblicano foto, pensieri, messaggi, e li condividono. A ben vedere è stata forse la trasformazione più ovvia, subita dalla rete. Il vero spartiacque tra un prima e un dopo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Social è il concetto che sta alla base delle reti: le persone si ritrovano in un luogo virtuale, che ormai &#8211; nella percezione comune &#8211; tanto virtuale non è più, dove pubblicano foto, pensieri, messaggi, e li condividono.<br />
A ben vedere è stata forse la trasformazione più ovvia, subita dalla rete. Il vero spartiacque tra un prima e un dopo. La fase prima è iniziata alla fine degli anni Novanta, quando comunicare in diretta su internet era possibile grazie alle chat sui canali IRC, o grazie a ICQ, ma condividere era ancora una parola semisconosciuta; uno stadio ancora immaturo della rete, durante il quale aggregarsi, nel senso di creare eventi e appuntamenti in rete, o riunioni e videoconferenze, era cosa fuori portata. La fase seconda, dieci anni dopo, ha coinciso con la diffusione dei social network, oggetti ingombranti certo, ma che lentamente hanno saputo impadronirsi della rete, catalizzando interessi e traffico, con l’obiettivo neppure troppo velato di inglobare il maggior flusso di dati (che naturalmente transitano su internet) direttamente all’interno del proprio frame: la piattaforma social in questione, sia essa Facebook o Google+, o la prossima che vorrà affacciarsi in questo mercato.</p>
<p>Il punto raggiunto è uno stato in cui il social media oggi è la particella elementare del concetto di rete. Le ultime statistiche mostrano dati inaspettati, almeno per chi osserva e concepisce la rete come un insieme poliedrico di attività e di opportunità entro le quali scegliere.<br />
Nielsen ci fa sapere che più dell’80% del tempo trascorso in rete viene impiegato su Facebook o su Twitter; mentre la restante quota inferiore al 20% viene ripartita su tutte le altre attività <em>non social</em>, come cercare su Google, navigare sui siti, scambiarsi files.<br />
Dinanzi a questi dati, viene in mente che se per assurdo oggi deprivassimo la rete dei social network essa non perderebbe neppure il 5% delle sue funzionalità, ma senz’altro evaporerebbe buona parte del suo appeal e, dunque, molto del potenziale d’investimento che proviene dal segmento business. Un segmento disposto a investire denaro essenzialmente per intercettare le persone.<br />
Ergo, è inutile negarlo: i grandi numeri appartengono a Facebook, Twitter, LinkedIn, senza queste piazze di aggregazione centralizzata, si sciamerebbe di nuovo verso i vecchi forum, i newsgroup e le chat, piccole monadi dove occorre scrivere moltissimo e dove il clic non è azione sufficiente per condividere qualcosa con tutti gli altri.<br />
E l&#8217;equazione che ne consegue sembra piuttosto semplice: se facessero a meno dei social network gli attuali consumatori di internet &#8211; e di banda larga &#8211; ipoteticamente potrebbero riallocare il loro tempo in maniera differente, destinando alla rete una ridotta percentuale del tempo che vi trascorrono oggi. Ciò varrebbe in particolare per la maggior parte degli utenti, i grandi numeri, in quanto per i nativi digitali, i <em>geek</em> smanettoni e i <em>web addicted</em>, non esistono barriere di sorta e il legame con la rete è ben più profondo e saldo che per il resto degli utenti.</p>
<p>Ma cosa è cambiato con la possibilità di socializzare su internet e soprattutto come può intervenire questo fattore nel nostro quotidiano? E’ pressoché impossibile tentare una sintesi, ma provando a ridurre la complessità in un concetto potrebbe valere su tutto la fortunata espressione del sociologo polacco Zygmunt Bauman: la liquidità. Società liquida, vita liquida, modernità liquida. Tre espressioni per indicare la possibilità di un nuovo spazio, stavolta delocalizzato che via via potrebbe per molti aspetti sostituirsi allo spazio fisico. Non solo: l’abolizione delle distanze e la convergenza verso spazi pubblici virtuali ha di fatto abbreviato i tempi di connessione tra le persone.</p>
<p>Scrive Bauman: &#8220;In un contesto simile è l&#8217;istantaneità, e non più la durata, a orientare le nostre esperienze, fiaccando progressivamente la nostra <em>presa sul presente</em>&#8220;. Un concetto, questo, ben rappresentato dalla metafora di una sostanza liquida, senza forma, capace di scivolare sulla superficie, adattandosi di volta in volta al contenitore, ma allo stesso tempo incapace di modellare, essa stessa, uno spazio. Bauman formula questa teoria facendo emergere gli aspetti deteriori della mutazione in atto.<br />
Personalmente, però, pur sposando l’ammaliante metafora della liquidità che mi pare descrivere magnificamente lo spirito moderno, prediligo un’altra chiave di lettura. Abbracciando l’esistenzialismo filosofico, ritengo infatti che il cambiamento in atto non possa essere giudicato, né positivo né tantomeno negativo. Del resto, assumendo la felicità come uno stato mentale, del tutto individualizzato, si può comprendere più facilmente come anche soltanto la potenzialità di nuove connessioni e brevi condivisioni possa determinare momenti felici. Allora, si accusa la rete e si accusa il social networking di peccare di eccessiva virtualità, o liquidità &#8211; per dirla con Bauman &#8211; ma si trascura di osservare l&#8217;insieme, dove finanche la mente e il pensiero sono di per sé spazi virtuali, immaginari, ipotetici e trans-oggettivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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