<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:blogger='http://schemas.google.com/blogger/2008' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608</id><updated>2024-10-05T06:07:04.829+02:00</updated><title type='text'>Giusva Branca</title><subtitle type='html'>&quot;Perchè la mente corra &#xa;più veloce della lingua&quot;</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://giusvabranca.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>73</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-3381430319091329938</id><published>2010-06-30T09:33:00.000+02:00</published><updated>2010-06-30T09:34:49.375+02:00</updated><title type='text'>Il grande imbroglio di Reggio</title><content type='html'>da www.strill.it - Mettere il dito nella piaga può essere esercizio stupido ed autolesionista se si ha percezione completa e viva dell’esistenza della piaga medesima, operazione dolorosa ma necessaria se,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; invece, per superficialità, comodità o vigliaccheria si mente a sé stessi ed agli altri dicendo che la piaga non c’è.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed allora, visto che ci hanno insegnato da piccoli che le cose o si fanno bene o non si fanno, la piaga del “grande imbroglio”, quello relativo all’economia “drogata” di Reggio va attenzionata ancora ed approfondita nelle sue sfaccettature più nascoste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non pare validamente controvertibile l’assunto indicato nell’editoriale “Reggio: il grande imbroglio” secondo il quale l’impalcatura che sorregge da anni il benessere reale reggino (e spesso calabrese), spinto ai livelli delle massime espressioni sociali occidentali è in buona parte figlia di un’operazione che l’ha drogata: la continua immissione nel circuito di capitali sporchi, frutto di attività illecite, cosa che genera una situazione, appunto, “drogata” sotto un duplice angolo di visuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Quello diretto, costituito dalle numerose attività direttamente o indirettamente riconducibili alle cosche e quello indiretto, rappresentato dalla spropositata quantità di denaro(sporco) a disposizione di una moltitudine di persone e che, in un sistema economico chiuso come il nostro, finisce per restare all’interno del circuito creando benessere del quale si giovano le numerosissime attività d’impresa e di commercio, perfettamente pulite, presenti sul territorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, l’aggressione (fin qui appena accennata) della magistratura ai gangli dell’economia schiude, ove, come ci auguriamo dovesse trovare in futuro applicazione compiuta, scenari nuovi e dalle conseguenze rivoluzionarie per gli assetti e gli equilibri socio-economici cittadini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E, stavolta lo diciamo a chiare lettere, potrebbe essere osteggiata da una parte dell’imprenditoria e della borghesia che, sia pure senza aver nulla a che vedere con la ‘ndrangheta, nella situazione da questa creata ci sguazza per motivi per lo più di positive conseguenze economiche generali, ma non solo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ ben noto, infatti che se da un lato la criminalità strangola un certo tipo di imprese, dall’altro, con l’immissione di soldi che alimentano un certo tipo di consumi nel sistema, rende  floride altre attività perfettamente lecite e, tutto sommato, i risultati in termini di consumi collettivi sono ogni giorno sotto gli occhi di tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’aggressione sistematica e continua alla disponibilità di capitali da immettere nel sistema, unita ad un’analoga azione nei confronti delle realtà commerciali (si badi bene, quasi mai produttive) controllate dalle cosche attraverso una miriade di insospettati più che insospettabili porterebbe l’economia cittadina (e non solo) all’anno zero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E qui siamo al nocciolo della questione: siccome la città, da sempre, è bravissima a chiudersi, a far muro rispetto agli interessi, riproducendo in piccolo quanto accade nelle alleanze di ‘ndrangheta, con nemici giurati da tempo pronti ad abbracci improvvisi pur di salvaguardare gli interessi di portafoglio, l’interpretazione di questa (ancora ipotetica situazione) rappresenta le colonne d’Ercole sulle quali rischia di infrangersi ogni sogno di gloria di chi spera ancora in un futuro di resurrezione e in qualche modo di redenzione della città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne siamo certi: questi nostri pezzi saranno presi ad esempio, stravolgendone più che strumentalizzandone il senso, proprio da chi da queste colonne noi vogliamo additare al pubblico ludibrio. Se la Procura di Reggio proseguirà sulla strada intrapresa qualche mente “nobile”, qualche cavaliere senza macchia e senza peccato dirà che è ora di finirla, che anche Strill.it aveva scritto che Pignatone e compagni stanno mettendo in ginocchio l’economia cittadina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo diciamo noi, da queste colonne (non soli ma in compagnia di un numero di compagni tale da non poterci fare nemmeno una partita di basket): è ora di finirla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ ora di finirla di raccontarsi frottole, è ora di finirla con una città che nel suo complesso vive al di sopra delle proprie possibilità (pulite) da decenni. E sapete come si vive al di sopra delle proprie possibilità? In due modi, o facendo debiti o, appunto, sfruttando i capitali sporchi immessi nel sistema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In entrambi i casi la ‘ndrangheta brinda a champagne, visto che la prima situazione porta dritti i debitori nella tana del lupo a chiedere loro aiuto (soldi), cosa che in breve si tramuterà nel controllo dell’attività da parte delle cosche, e la seconda, come detto, è generata proprio dalla liquidità prodotta dalle attività illecite e che, vuoi per ignoranza di gente che pare direttamente uscita da una novella di Verga, vuoi per necessità di spendere, finisce, come detto, nel sistema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo ripetiamo: è ora che si scoperchi il pentolone di una città finta, drogata,a  costo di dover ripartire da uno scenario quasi post-bellico. Meglio pane e cipolla vero che caviale e champagne figlio di una ricchezza fasulla in una città che, tra l’altro, non producendo nulla, da qualche tempo si è inventata il boom delle società di servizi, cosa che, in un sistema chiuso, può rappresentare una parte importante, ma a condizione che i capitali necessari per generare la crescente domanda di servizi medesimi provengano dalla produzione e dalla commercializzazione su un mercato esterno di qualcosa. In caso contrario, e torniamo al punto di partenza come in un perverso Monopoli, solo i soldi sporchi di partenza e puliti in arrivo immessi nel sistema possono sostenerlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma siamo così certi che tutta la parte buona della città sia disponibile ad accettare l’estremo sacrificio? Siamo così certi che tutti i genitori della media ed alta borghesia abbiano la voglia e la capacità di spiegare ai figli diciottenni che è meglio camminare in autobus piuttosto che in auto da 25.000 euro ma vivere in un contesto migliore, più pulito, eticamente più apprezzabile e che dia contestualmente chances anche a chi, invece, non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su questo snodo si aggredisce la vera anima, il problema di fondo dell’intera società moderna che, però, in questa fase storica del Paese e, in modo ancora più evidente, della Calabria pare stia raggiungendo la sublimazione. La nostra società, la nostra città, nelle sue parti più influenti pare che abbia da tempo sciolto il dilemma di Erich Fromm scegliendo senza indugio l’avere sull’essere, a qualunque costo, senza curarsi dell’imbarbarimento conseguente per il nucleo sociale ed anche per i singoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quanti, sempre più giovanissimi, non hanno nemmeno lontanamente tra i propri obiettivi di vita quelli legati alla crescita personale, etica, culturale, alla scalata sociale sotto forma di spessore della persona e solo dopo la ricerca – atteso che i livelli minimi di dignitosa vita sociale sono abbondantemente garantiti – anche legittima se perseguita in modo onesto, di miglioramenti sul piano della disponibilità economica?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanta gente senza né arte né parte conosciamo? Quanti sono coloro i quali non hanno alcuna collocazione nella scala sociale, sono del tutto privi di basi di conoscenza prima e di cultura poi tali da ritagliarsi uno spazio in società a prescindere dalla cilindrata dall’auto dalla quale scendono e però, nonostante tutto, hanno quest’ambizione sfrenata di essere qualcuno, di apparire, cosa che possono ottenere solo con la tecnica di Mazzarò, accumulando, a qualunque costo, roba su roba?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo gli ‘ndranghetisti? Suvvia, non diciamoci ancora un’altra bugia, viviamo uno dei momenti più bui del nostro tempo post-moderno, l’avere ha di gran lunga travolto l’essere in una lotta forse impari ma che per qualcuno, Strill.it è tra questi, vale ancora la pena di combattere gioiosamente, come tutte le battaglie perse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E chi è senza né arte né parte, chi non è nessuno per la società eppure ambisce ad essere qualcuno quale sistema ha, oltre alla roba, per stare in cima? Ovviamente il potere, ed ecco che allora, anche qui, i personaggi in cerca d’autore, i fenomeni da baraccone della politica (locale e non solo) proliferano giorno per giorno e, naturalmente, non avendo alcuna collocazione sociale, sono pronti a vendere l’anima al diavolo pur di restare a cavallo, altro che 15 assunzioni “vendute” qua  o là…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ci siamo mai chiesti in quanti, tra politici ed amministratori, se scendessero dalla giostra, sarebbero dei signor nessuno in città o, peggio, avrebbero il serio problema di trovarsi un lavoro, visto che alle soglie degli “anta” non ne hanno mai fatto uno né, ovviamente, hanno i titoli di studio (in molti casi diplomi comprati a quattro soldi) e le conoscenze per averne uno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E secondo voi, lettori di Strill.it, tutta questa gente, questa nuova borghesia cittadina, fatta di roba e di potere (spesso da basso impero, quasi da pollaio) come accoglierebbe un’azione della magistratura tesa a scardinare il sistema e, in un colpo, ad azzerare il sistema-roba ed il sistema-potere?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, siamo arrivati a fine corsa, alle conclusioni del ragionamento e, speriamo, all’innesco di un dibattito dal quale non si può sottrarre un’intellighenzia cittadina ancora esistente, ma afasica, forse in coma e che però viene meno ai propri doveri rendendosi in qualche modo complice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi preferiamo pane e cipolla, preferiamo l’essere, allo champagne, all’avere purchessia. Il coraggio di Pignatone e soci nell’aggredire l’inaggredibile fanno venire a noi di Strill.it, i più giovani, i più inesperti, gli ultimi arrivati nel circuito mediatico regionale, la faccia tosta di urlare che il re è nudo, mentre altri nostri colleghi si spendono nel medesimo tentativo, altri continuano a strombazzare che il re è perfettamente vestito ed altri ancora, mentre passa il re, invece di guardare lui, invitano tutti quanti a girarsi dall’altro lato a guardare il mare…</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3381430319091329938'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3381430319091329938'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2010/06/il-grande-imbroglio-di-reggio.html' title='Il grande imbroglio di Reggio'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-1165510528964756219</id><published>2010-06-16T10:45:00.001+02:00</published><updated>2010-06-16T10:47:38.086+02:00</updated><title type='text'>Bigotti, falsi, immorali, travolti da cazzate, l&#39;apoteosi dei vizi privati e delle pubbliche virtù. Ma cosa siamo diventati?</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi24G7OWITSmEcQMT4boi1pKiCxREpg7BRKMK8zOo0BblZCdE2lDMgEZYk_fG6OVE3EUt0kOTWuBHWS9YsD2M8q_jpX2huKAvEjd8NnFG3OG6q1EoU3_vXDDfYPTrq4X5U6kkRQhe_CG_Y/s1600/tabularasa-pp.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 290px; height: 160px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi24G7OWITSmEcQMT4boi1pKiCxREpg7BRKMK8zOo0BblZCdE2lDMgEZYk_fG6OVE3EUt0kOTWuBHWS9YsD2M8q_jpX2huKAvEjd8NnFG3OG6q1EoU3_vXDDfYPTrq4X5U6kkRQhe_CG_Y/s320/tabularasa-pp.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot;id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5483290405855311138&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;da www.strill.it - Mia figlia ha poco più di due anni e mezzo e conosce perfettamente la differenza che passa tra il cavallo ed il disegno del cavallo. Ha&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;definitivamente acquisito il concetto per il quale  l’immagine evoca il soggetto ed è, in qualche modo “finta” rispetto all’essenza dell’animale. Sa anche che il disegno può essere molto utile per “fare finta”, per evocare situazioni che, altrimenti – vivaddio – non potrebbero essere realizzate senza danni irreparabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo Paese qualcuno degli otto-omini-otto che decidono del bene e del male su Facebook ha deciso che la foto che vedete e che anima, identifica e simboleggia la rassegna di Urba/Strill.it, “Tabula rasa” fosse troppo forte ed ha ritenuto ciò sufficiente per cancellare definitivamente ben tre account della manifestazione che in 48 ore avevano raccolto oltre 1500 adesioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, il problema – ahinoi – va ben oltre Facebook, del quale, alla fine, pur non disconoscendo la sua straordinaria portata, si può anche fare a meno . Il problema vero siamo noi: ma cosa siamo diventati? Cosa è diventato questo Paese? Cosa ci è successo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un Paese di ipocriti di false moralità e bigottismo spinto, il trionfo dei vizi privati e delle pubbliche virtù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Tabularasa” nasce da un’idea e da ferrea volontà di Raffaele Mortelliti e del sottoscritto e nasce, evidentemente, spinta da un’esigenza ormai ineludibile che è la medesima simboleggiata in quel meraviglioso scatto. L’esigenza è quella di provare a respirare, di provare ad aprire un varco in questa chiusura totale che la nostra società ci regala quotidianamente imbottendoci a colazione-pranzo-merenda-cena di culi-calciatori-veline-gossip-cantanti-vacanze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’altra sera ero in automobile intorno alle 20 ed ascoltavo Radio 24 che a quell’ora ripropone i titoli dei telegiornali appena cominciati. Ebbene, su dieci titoli complessivi di Tg1 e Tg5 ben otto erano dedicati alle tematiche sopra indicate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E localmente la situazione non è tanto migliore, pur se qualcuno ci prova ogni giorno a scuotere il sistema. Ma non basta, ogni santo giorno siamo travolti da valanghe di cazzate, di cose inutili, di finte tematiche che portano la massima parte della discussione su argomenti assai simili a quello che troviamo nei palinsesti televisivi ad ogni ora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fatti privati (e di alcun interesse) elevati a sistema ed a show. Ore intere del tempo di ciascuno di coloro che li guarda (e non sono pochi) trascorse per cercare di capire chi sull’isola dei famosi si è trombato chi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, vi prego, ditemi che sto sognando. Ho solo 43 anni e mi accorgo di parlare come un vecchio…ai miei tempi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà, ma io sono cresciuto – negli anni ’70-’80, mica nel settecento – con i Tg che erano una cosa seria, con le trasmissioni elettorali forse noiose e però maledettamente serie, espressione di una liturgia, quella del voto, che rappresentava qualcosa di sacro perché rappresentava, a sua volta, qualcosa di ancora più sacro, l’unità del Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono cresciuto con Guccini e De Gregori, con gli ultimi splendori della carriera di Frank Sinatra e con De Niro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con Sordi e Mastroianni, ma anche con Troisi e Verdone, i miei giorni sono stati scanditi da uomini come Spadolini; certo, anche da Andreotti, ma né l’uno né l’altro si sarebbero mai sognati di dare del “coglione” all’elettorato antagonista. Sono cresciuto in un Paese che mai, nemmeno nei momenti più difficili, si è lasciato trasportare dall’isteria collettiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, allora il “bavaglio” su alcune tematiche esisteva non per legge ma per prassi diffusa (anche se, sotto questo aspetto, gli anni ’70 hanno rappresentato il massimo della creatività), e però almeno il fronte, la linea dell’argine era unica, non ondivaga, come oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quindi, con queste premesse, nel Paese dei culi e dei Ministri che sfoggiano magliette contro altre culture giiustificandosi, poi, che trattavasi solo di un gioco (ma ve lo immaginate Cesare Merzagora con una maglietta di quel genere?), non possiamo più accettare inerti e silenti tutto quello che accade e che, soprattutto, non accade.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nostra rassegna “Tabularasa” vedrà, dal 19 al 22 luglio esibirsi al Circolo del tennis di Reggio Calabria oltre 20 uomini che, a vario titolo, contribuiscono ogni giorno a regalare squarci di verità in un Paese che si chiude sempre di più e che, dopo il ’68 (devastante nelle conseguenze per la comoda esasperazione di alcuni concetti che hanno alimentato una deresponsabilizzazione generalizzata ma assolutamente irrinunciabile per alcune conquiste che i ventenni di oggi reputano scontate) credeva di avere messo in cassaforte alcuni princìpi, ma che si accorge, ogni giorno di più, che in cassaforte, ormai, ci stanno i prìncipi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza peli sulla lingua, prendendo atto che gli spazi sui giornali per i giornalisti veri sono sempre di meno, queste persone con due palle quadre hanno scelto l’editoria (che solo in rarissimi casi porta soddisfazioni economiche), per parlare, denunciare, in qualche caso urlare, giovandosi anche di editori esemplari e coraggiosi, come, ad esempio, Chiarelettere di Lorenzo Fazio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così a Reggio saranno di scena Gherardo Colombo e Rosario Priore, Sandro Provvisionato e Attilio Bolzoni, Umberto Ambrosoli e Nicola Biondo, Ferdinando Imposimato e Piergiorgio Morosini, Giovanni Fasanella e Marco Lillo, Giuseppe Salvaggiulo ed Antonio Massari, Umberto Ambrosoli e Letizia Battaglia, ciascuno per raccontare un pezzo di storia del Paese irraccontabile e, quella si, da censurare, ma nell’essenza del cavallo, non certo nella sua rappresentazione, come mia figlia ben sa. Ci sarà anche Massimo Ciancimino, perché l’esigenza di verità viene prima di ogni altra cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo in Calabria, per volontà di una semplice associazione, per  fare vedere (e le 1500 adesioni raccolte prima che il signor Facebook facesse scattare la mannaia della censura perché la foto poteva turbare qualcuno e continuando, invece, a lasciare attivi decine di profili e gruppi che incitano all’odio razziale, ad uccidere i bimbi down, alla violenza sulle donne, all’antisemitismo, etc.) quale sia l’altra faccia di Reggio, quella che in tanti accusano i media di voler deliberatamente oscurare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed allora, come media (e lasciatemelo dire in uno slancio di autoreferenzialismo, che viva sempre strill.it), come parte di quello straordinario mondo dell’associazionismo reggino, come operatori culturali, come appassionati della verità e della storia, come semplici cittadini, lo facciamo noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“A Reggio Calabria tutto ciò?” ha strabuzzato più di qualche ospite o autorevole rappresentante dei media nazionali leggendo il programma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sissignore, a Reggio Calabria, per volontà ed impegno di due persone (la strana coppia Branca-Mortelliti) e di un manipolo di ragazzi impagabili e che hanno la scritta strill.it a caratteri di fuoco dentro l’anima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, soprattutto, perché sono tanti, tantissimi i reggini, i calabresi (e, probabilmente, gli italiani in genere) che chiedono questo tipo di iniziative, ma non hanno voce, perfettamente rappresentati dalla foto dello scandalo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed allora la voce la diamo noi, con la manifestazione (alla quale ha aderito in modo entusiasta e convinto il Circolo del tennis di Reggio, immediatamente disponibile a rendere per 4 giorni meno leggero il programma dei suoi appuntamenti  estivi) ed attraverso Strill.it che raggiunge ogni giorno 30.000 utenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lungo la strada stiamo imbarcando, entusiasti, tanti altri rappresentanti di quello spontaneismo etico-culturale che sul territorio sono assai più antichi e meritori di noi ed anche alcuni dei più convinti difensori di quel baluardo concettuale che dovrebbe essere la stampa vecchia maniera; insomma sta nascendo qualcosa di importante che andrà ben al di là della kermesse di luglio, solo primo passo per una stabilizzazione ed una “calabresizzazione” dell’idea, del progetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se qualcuno pensa che tutto questo possa essere in qualche modo condizionato dalla valutazione di una foto, più o meno “sgarbata”, allora, ancora una volta, ha preferito, come ha scritto Raffaele Mortelliti, mandare in mille pezzi contro il muro il termometro piuttosto che chiedersi quali siano le motivazioni, i pericoli  ed i possibili rimedi per una febbre che sale ogni giorno di più al punto da far credere al malato che lo stato delle cose sia normale e che tutti gli uomini del mondo vi convivano…</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/1165510528964756219'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/1165510528964756219'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2010/06/bigotti-falsi-immorali-travolti-da.html' title='Bigotti, falsi, immorali, travolti da cazzate, l&#39;apoteosi dei vizi privati e delle pubbliche virtù. Ma cosa siamo diventati?'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi24G7OWITSmEcQMT4boi1pKiCxREpg7BRKMK8zOo0BblZCdE2lDMgEZYk_fG6OVE3EUt0kOTWuBHWS9YsD2M8q_jpX2huKAvEjd8NnFG3OG6q1EoU3_vXDDfYPTrq4X5U6kkRQhe_CG_Y/s72-c/tabularasa-pp.jpg" height="72" width="72"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-8294734630640021753</id><published>2010-05-24T19:17:00.006+02:00</published><updated>2010-05-24T19:27:16.171+02:00</updated><title type='text'>Che anni, quegli anni</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhC3Mif5b5QGY2PCS6hQVKh4kqi-iwkZCdixMMKQ8POCAEZ7sHuouaKE9_D472NzxytAMzN0xm-2y738UV5tELxNy_YQ4rRsdx80CU2ssX_7fbqK1yTDS2QssPwbrPRNSQ29MgZ7uXV9zg/s1600/chenniqueglianniok2.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 187px; height: 320px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhC3Mif5b5QGY2PCS6hQVKh4kqi-iwkZCdixMMKQ8POCAEZ7sHuouaKE9_D472NzxytAMzN0xm-2y738UV5tELxNy_YQ4rRsdx80CU2ssX_7fbqK1yTDS2QssPwbrPRNSQ29MgZ7uXV9zg/s320/chenniqueglianniok2.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot;id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5474889244447700098&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E&#39; con grandissimo orgoglio che segnalo l&#39;uscita del libro &quot;Che anni quegli anni&quot;, la storia completa della Viola basket, l&#39;epopea della squadra che rimise assieme una città.&lt;br /&gt;Il mio orgoglio - probabilmente piccino ma mi sia concessa questa debolezza - crea una retta che, come tutte, passa da due soli punti: la soddisfazione per aver messo su carta le mie emozioni di bimbo, ragazzo ed uomo, coagulatesi attorno alle casacche neroarancio (e che so per certo coincidere con quelle di tanti) e quella relativa alla mia prima pubblicazione con la neonata casa editrice &quot;urbabooks&quot;, un altro prodotto della &quot;grande famiglia urba/strill.it&quot;.&lt;br /&gt;Il volume lo si trova, a Reggio Calabria, presso l&#39;edicola Cogliandro di piazza Castello e, in buona sostanza, la sua sintesi è rimessa a questo slogan: &quot;A chi c&#39;era perchè non dimentichi, a chi non c&#39;era perchè sappia&quot;.&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://urbabooks.wordpress.com/2010/05/11/hello-world/#more-1&quot;&gt;A questo link la scheda completa del volume&lt;/a&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/8294734630640021753'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/8294734630640021753'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2010/05/e-con-grandissimo-orgoglio-che-segnalo.html' title='Che anni, quegli anni'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhC3Mif5b5QGY2PCS6hQVKh4kqi-iwkZCdixMMKQ8POCAEZ7sHuouaKE9_D472NzxytAMzN0xm-2y738UV5tELxNy_YQ4rRsdx80CU2ssX_7fbqK1yTDS2QssPwbrPRNSQ29MgZ7uXV9zg/s72-c/chenniqueglianniok2.jpg" height="72" width="72"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-190345662709667996</id><published>2010-04-29T17:57:00.000+02:00</published><updated>2010-04-29T17:58:40.375+02:00</updated><title type='text'>Se la sfida dello Stato diventa sfida allo Stato</title><content type='html'>da www.strill.it - Reggio, da almeno 40 anni, è abituata a convivere con la ‘ndrangheta e con la paura. Paura della ‘ndrangheta, certo, ma anche – per quanto paradossale possa apparire – paura di apparire, agli occhi del Paese (anche a causa di facili&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;generalizzazioni) come città di ‘ndrangheta nella sua anima, catalizzando su di sé le caratteristiche del boia e dell’assassino.&lt;br /&gt;Le vicende relative all’arresto di Tegano vanno lette con lucidità ed estrema attenzione, facendo uno sforzo di serietà di analisi e rigorosità di metodo.&lt;br /&gt;Partiamo dal dato più evidente: la “caciara” di parenti ed amici del boss fuori dalla Questura. Qui, in fretta, si è smarrito il senso del discorso: nel mirino non ci va – almeno direttamente - la città, rispetto alla quale, dopo le parole, di pancia, del Questore Casabona ha provveduto il Procuratore Pignatone a rimettere le cose a posto dichiarando che “è fatta per lo più da gente per bene”.&lt;br /&gt;Nel mirino  ci finisce e ci deve finire una parte minima della città per ciò che ha dimostrato essere capace di fare ma anche – indirettamente - l’intera città, dormiente e silenziosa nella sua parte migliore per decenni, per ciò che ha fatto involontariamente comprendere a questa gente rispetto a ciò che potesse fare (tutto) o non potesse fare (praticamente nulla).&lt;br /&gt;Quella parte di Reggio che “se ne fotte dello Stato”, per dirla con Attilio Bolzoni, su Repubblica, lo ha sbandierato per oltre un’ora davanti alla Questura, con parenti, amici, donne e bambini in braccio in una sorta di muso a muso, occhi negli occhi con la Polizia. Un pesantissimo minuetto gestuale fatto di sguardi, di atteggiamenti, qualche volta anche di parole e minacce, assai più grave di qualche applauso familistico all’uscita del boss. Un’arroganza dichiarata e sbandierata al mondo intero davanti alle telecamere che assume la valenza di una vera e propria dichiarazione di guerra. Ancora stamattina altissimi funzionari e dirigenti della Questura erano basiti di fronte alla sfrontatezza di questi atteggiamenti tenuti non nel quartiere periferico, ma attorno alla Questura, come accadeva solo ad Africo decenni addietro.&lt;br /&gt;E poi ci sono i ragazzi delle volanti, quelli che alla fine,  a telecamere spente, vanno nei territori nemici. Quelli non parlano mai, ma sono turbati da quanto accaduto davanti alla loro casa, alla presenza di autorità e centinaia di poliziotti. Da oggi tocca a loro tornare ad Archi, nella notte, a bordo delle volanti.&lt;br /&gt;La città non era quella davanti alla Questura ieri, certo, si trattava di una parte minima ma non insignificante, dato che, comunque, parliamo dell’ambiente vicino a Giovanni Tegano. Un ambiente che con tutti gli effettivi ha dimostrato allo Stato che, pur toccato pesantemente con arresti e sequestri di beni a raffica, non indietreggia di un millimetro, anzi è lì, nella tana del lupo, con gli occhi della tigre a fissare il nemico.&lt;br /&gt;Abbiamo visto poliziotti, molti dei quali in servizio chissà da quante ore, abbassare lo sguardo per non incrociare quello di chi stava dall’altra parte, ne abbiamo visti altri essere in forte imbarazzo nell’allontanare chi aveva attraversato la strada ed era vicinissimo al punto dove sarebbero passati gli arrestati. Tutto questo davanti al massimo presidio provinciale dell’Ordine pubblico. Tutto questo non è bello, tutto questo schiude le porte, come ogni manifestazione di forza, anche a forti sospetti di debolezza ormai incontrollabile negli effetti da parte di un potere criminale al quale, insieme agli affetti, viene giorno dopo giorno portata via la cosa alla quale tiene di più: la roba.&lt;br /&gt;E però resta la gravità inaudita di quanto accaduto ieri, se è vero, come è vero che il crimine e la lotta al crimine si nutrono entrambi di una forte simbologia. Forte simbologia da parte dei fans di Tegano che, poteva essere tranquillamente stoppata prima.&lt;br /&gt;L’uscita, comprensibile nello spirito ed esagerata nei modi quanto devastante sul piano delle conseguenze d’immagine per la città da parte del Questore (alla quale ha immediatamente messo una pezza Pignatone) è stata dettata probabilmente dalla rabbia nel vedere i suoi uomini impotenti  ( a quel punto per ragioni di opportunità e buon senso) di fronte alle provocazioni, ma – diciamolo francamente – l’intera situazione poteva essere gestita meglio.&lt;br /&gt;Vista la caratura del personaggio ed anche il fatto che fin dalla tarda serata precedente decine di personaggi stazionavano davanti alla Questura sarebbe stato opportuno isolare l’intera zona non consentendo a nessuno di accedere all’intero isolato della Questura. Se si pensa che per il Consiglio dei Ministri è stata creata un’area rossa circa dieci volte più grande per mezza giornata il paragone non regge.&lt;br /&gt;L’analisi lucida, infine, non può non soffermarsi sulla frase urlata da una donna (probabilmente la cognata): “Avete arrestato un uomo di pace”.&lt;br /&gt;Cosa vuol dire? Si è trattato di una frase alla quale non attribuire particolari significati, da collocare in un contesto di grandissimo turbamento emotivo generale oppure c’è dell’altro, del vero dietro?&lt;br /&gt;L’ultimo dei grandi boss latitanti poteva, in qualche modo, essere garante di equilibri frantumati dallo sbriciolamento assoluto degli assetti di decine di cosche sul territorio provinciale? E, quindi, cosa bisogna attendersi ora?&lt;br /&gt;In quattro parole chi comanda a Reggio?</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/190345662709667996'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/190345662709667996'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2010/04/se-la-sfida-dello-stato-diventa-sfida.html' title='Se la sfida dello Stato diventa sfida allo Stato'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-2364099472609892243</id><published>2010-02-23T16:58:00.003+01:00</published><updated>2010-02-23T17:13:30.105+01:00</updated><title type='text'>Asini, zebre e passeggiatori</title><content type='html'>Ma che tristezza!&lt;br /&gt;Le nostre giornate, il nostro tempo a disposizione nella clessidra dell&#39;esistenza, scivola via sempre più unto da schifezze etico-morali di ogni genere.&lt;br /&gt;Negli ultimi giorni mi è toccato sentire esponenti della politica calabrese che si tirano addosso manciate di fango richiamandosi - udite udite - ad una sorta di disfida culturale rispetto alla quale non posseggono nemmeno la patente per poter parteciparvi da spettatori, figurarsi da protagonisti.&lt;br /&gt;Trovo che per interloquire di certe cose, per occupare alcune posizioni di evidenza (e delicatezza) pubblica un bel pò di sano snobismo culturale non ci farebbe male, anzi.&lt;br /&gt;Io - per parte mia - ho già deciso di adottarlo: di certi argomenti, mi dispiace, non sono disponibile ad interloquire con chiunque. Chiedo quale requisito minimo che la controparte abbia la mia medesima percezione dei baluardi etico-morali e che le conoscenze storiche, sociali, normative, etc. di chi mi sta di fronte siano almeno pari alle mie (e vi assicuro che non sarebbe particolarmente difficile).&lt;br /&gt;Certo, tanti, troppi miei coetanei o giù di lì, mentre il sottoscritto da ragazzo si impegnava in un banale, normalissimo ciclo di studi prima e di esperienze lavorative dopo, si dibattevano nell&#39;eterno dilemma tra il passeggiare al mattino, sì da essere liberi al pomeriggio o viceversa.&lt;br /&gt;Oggi molti di loro occupano posizioni di un certo prestigio sociale (ma non è questo che mi interessa, buon per loro e male per chi li accredita) ma, soprattutto, posti di responsabilità, dove è (anzi sarebbe) richiesta conoscenza diffusa, metodo acquisito, capacità di confronto e - vivaddio - un livello culturale minimo.&lt;br /&gt;Il guaio è che in una cittadina come Reggio Calabria ci si conosce tutti e - all&#39;interno della medesima fascia generazionale - ciascuno conosce il percorso di uomo e formativo dell&#39;altro.&lt;br /&gt;E questo, come detto, è un guaio, perchè ti consente di distinguere gli asini dalle zebre.&lt;br /&gt;Tempo fa allo zoo di Gaza morirono le uniche due zebre ed i responsabili della struttura, per evitare che i bimbi in visita ci restassero male, idearono di dipingere a strisce bianche e nere due asinelli. La trovata fu geniale e riuscì anche, visto che, a distanza, nessun bimbo si accorse dello stratagemma messo in atto.&lt;br /&gt;Il guaio, però, è in agguato e consiste nella matematica certezza che, a lungo andare, gli asini si convincano veramente di essere delle zebre.&lt;br /&gt;E dalle nostre parti, anche la vernice comincia a scarseggiare...</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2364099472609892243'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2364099472609892243'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2010/02/asini-zebre-e-passeggiatori.html' title='Asini, zebre e passeggiatori'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-651744743693709982</id><published>2010-02-05T09:13:00.002+01:00</published><updated>2010-02-05T09:37:50.230+01:00</updated><title type='text'>Lettera ad Antonino</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjY8mqUurwLIAZ_M6U-fgcVTH6-VFc7qIHGkrJHrWM_SkodsvQDDHEhE-5FPqLxwBLeiWbn6AuWZQNe179fUq81yNqyW0yDk1lACvVVtLB3sYd6oWpSO4jMkeg_dBjxe_qyhB7_yrd9W7k/s1600-h/nino.bmp&quot;&gt;&lt;img style=&quot;MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5434675784316787474&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjY8mqUurwLIAZ_M6U-fgcVTH6-VFc7qIHGkrJHrWM_SkodsvQDDHEhE-5FPqLxwBLeiWbn6AuWZQNe179fUq81yNqyW0yDk1lACvVVtLB3sYd6oWpSO4jMkeg_dBjxe_qyhB7_yrd9W7k/s320/nino.bmp&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Caro Antonino,&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;stanotte sei stato vittima di una tipica vigliaccata mafiosa. Ti hanno incendiato l&#39;auto, i canoni dell&#39;avvertimento sono stati rigorosamente rispettati.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Hai scelto, da tempo, di vivere fino in fondo la professione, a Reggio, nell&#39;unico modo che conosci e - ti dico con orgoglio - hai preso alla lettera, ma migliorandone i canoni di applicazione, i primi rudimenti che personalmente ed attraverso Strill.it (tua prima &quot;casa&quot; che, in quanto tale, resta e resterà sempre tua) ti offrii ormai 4 anni fa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Chi ci legge deve sapere che le più feroci discussioni su tematiche inerenti la nostra professione le abbiamo fatte tu ed io. Così distanti, così vicini nei nostri modi di essere, di pensare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Lo sfregio fatto a te, stanotte, è fatto a tutti noi di Strill.it, ma è fatto a tutta la comunità per bene di questa città.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ora, caro Antonino, su quanti siano - effettivamente - i reggini per bene mi interrogo silenziosamente da tempo, ma tu sei certamente non solo uno di questi, ma anche uno dei pochi che si batte per l&#39;affermazione piena di uno status che, altrimenti, rischia di restare solo una sommessa dichiarazione di principio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Molte cose di te le ammiro, altre te le rimprovero, qualcuna te la invidio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tra queste ultime ci sono certamente la capacità straordinaria di affondare, concettualmente prima e per iscritto poi, il coltello nella piaga, di isolare il bubbone con precisione chirurgica e di portarlo a galla vestito anche di una godibilissima ironia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Potrei dirti e ti dico un banale &quot;Non mollare&quot;, caro Antonino; come persone, nei nostri singoli blog e - assieme al nostro manipolo di giovani amici e colleghi con &quot;due palle così&quot; - su Strill.it, siamo uniti da in invisibile filo. Lo sai, molte cose le vediamo nel medesimo modo se si parla di obiettivi di fondo, spesso in maniera diametralmente opposta rispetto alle modalità del loro perseguimento.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non pensare che siamo diversi in maniera inconciliabile; è solo una questione di età: 18 anni di differenza, alle nostre età, si sentono, ma va bene così, credimi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Vorrei anche dirti pubblicamente: non sentirti solo e non isolarti. Vai, vieni, torna, riparti, stai a Reggio, a Roma, a Milano, a Palermo, dove ti pare, ma ricorda sempre, come uno dei migliori figli, che la tua casa, il tuo rifugio sicuro, il posto dove litigare ferocemente con &quot;papà, mamma, fratelli e sorelle&quot; è Strill.it, vera sacca di libertà espressiva reale che la città abbia espresso e che tu hai contribuito a far crescere fin dalla prima ora.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Con stima pari all&#39;affetto ti abbraccio caramente.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il tuo direttore&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/651744743693709982'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/651744743693709982'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2010/02/lettera-ad-antonino.html' title='Lettera ad Antonino'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjY8mqUurwLIAZ_M6U-fgcVTH6-VFc7qIHGkrJHrWM_SkodsvQDDHEhE-5FPqLxwBLeiWbn6AuWZQNe179fUq81yNqyW0yDk1lACvVVtLB3sYd6oWpSO4jMkeg_dBjxe_qyhB7_yrd9W7k/s72-c/nino.bmp" height="72" width="72"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-4543555911894629083</id><published>2010-01-15T10:51:00.002+01:00</published><updated>2010-01-15T10:56:30.462+01:00</updated><title type='text'>Chi vive (e chi muore) in calabria. Ma il cielo non è più sempre più blu</title><content type='html'>da www. strill.it - “Chi vive in Calabria” era solo una strofa di quel capolavoro scritto 30 anni fa da Rino Gaetano.&lt;br /&gt;Già, chi vive in Calabria. Viverci in Calabria, viverci e spesso anche morirci. Qualche volta fisicamente, spesso dentro. Questa è la Calabria del terzo millennio.&lt;br /&gt;Nel secondo dopoguerra, come ad inizio del novecento e a fine ottocento la Calabria era una terra povera; povera di risorse, povera di prospettive, figlia diretta dei baronati, del latifondo e di una società che arricchiva pochi ricchi ed affamava tanti poveri, ma con una sua identità.&lt;br /&gt;Il brigantaggio, per carità, esisteva già eppure, soprattutto negli anni ’50 e ’60, la Calabria aveva un proprio profilo che si alimentava di speranze di cambiamento.&lt;br /&gt;Oggi, nel secondo decennio del terzo millennio, tutto pare perduto. Gli eserciti delle persone normali, semplici, per bene, sono sconfitti. Sconfitti negli ideali di vivere in una società normale a sua volta, con una sacca di malaffare congenita e da combattere, certo, ma pur sempre sacca.&lt;br /&gt;Chi è cresciuto negli anni ’80-90 sa bene che la Calabria e Reggio in particolare hanno accettato in quegli anni in via inconsciamente definitiva il destino di chi la partita l’ha persa e prova solo a limitare il passivo. La pervasività della ‘ndrangheta è attorno a noi da sempre, ha il volto di quei compagni di scuola che abbiamo frequentato – e a modo nostro, per come si può farlo, con tutta l’anima da ragazzi amato – e che oggi si sono rivelati altra cosa da ciò che siamo noi, diversissimi da ciò che avremmo voluto fossero.&lt;br /&gt;Noi abbiamo sempre avuto il coraggio di resistere (per chi non è stato costretto ad andare via), di accettare giorno dopo giorno soprusi, privazioni di legittime aspirazioni, castrazioni di opportunità, ma non quello di dare – tutti insieme – una svolta alla mentalità, al modo di pensare, all’acqua dove sguazzano i pesci della criminalità, che, prima di essere organizzata, è sociale, quasi antropologica.&lt;br /&gt;In tanti, tantissimi che ogni giorno sbarcano il lunario con onestà – intellettuale e di comportamenti, a costo di sacrifici grossi – si sentiranno offesi da questa affermazione, ma la storia lo ha dimostrato e lo ribadisce ogni giorno: la rassegnazione quotidiana rispetto a qualunque nefandezza che aggredisca la polis fa il paio solo con l’individualità tipica delle popolazioni arabe dalle quali abbiamo ereditato l’indifferenza, quasi atarassia, rispetto alle cose più terribili che possano accaderci.&lt;br /&gt;Abbiamo la sensazione, qualunque cosa accada, che – comunque – avrebbe potuto andarci peggio e mai, nemmeno per una volta, pensiamo a quanto meglio avremmo diritto a pretendere, invece, che le cose girino.&lt;br /&gt;La ‘ndrangheta, nei decenni, col nostro spaventato eppure involontariamente complice silenzio, si è mangiata tutto. Si è mangiata serenità, soldi, ordine pubblico, sviluppo economico, corretto funzionamento della Pubblica Amministrazione, crescita sociale, percezione delle tematiche più delicate e, soprattutto, capacità di indignazione.&lt;br /&gt;A forza di efferatezze ogni cosa ci pare normale. Ci pare assolutamente normale che ogni santa notte siano tre, quattro o cinque le bombe o gli incendi che solo nella città di Reggio caratterizzano lo scandire delle ore; ci pare assolutamente normale che le dinamiche elettorali siano spessissimo caratterizzate da voto di scambio; ci pare assolutamente normale che l’iniziativa economica, la libera impresa, sulla quale si fonda ogni stato liberale, ogni economia di libero scambio, sia non condizionata, ma totalmente comandata, in ogni suo respiro, dai voleri delle cosche e – ormai da due paia di decenni - dai loro referenti diretti che siedono nelle stanze dei bottoni.&lt;br /&gt;Da troppo tempo la storia di questa città è stata scritta in pochi salotti da una ristretta oligarchia di potenti, di quella classe dirigente che, senza esclusione alcuna, si è fatta portavoce di interessi inconfessabili e di scopi turpi in nome di qualche dollaro in più.&lt;br /&gt;Gente che per decenni si è venduta anima e territorio al diavolo senza comprendere – ma la presunzione e l’ignoranza rendono più ciechi di una benda – che il timone che si illudevano di tenere in pugno era ben saldo nelle mani proprio di quel diavolo che un bel giorno avrebbe fatto di loro, proprio di quei signori che gli avevano consentito - per interposta persona - l’accesso nei salotti, solo dei burattini.&lt;br /&gt;E’ troppo tardi ora, dopo una “semplice” bomba dimostrativa davanti ad un portone chiedersi cosa ci facciano tutti questi mercanti nel tempio; sarebbe più facile, invece, chiedersi a chi appartenga il tempio, potremmo amaramente scoprire che i mercanti sono solo a casa loro e gli abusivi siamo noi, certamente i più numerosi, ma spesso i più silenziosi, i più inermi e non per questo esenti da colpe di fondo per avere consentito l’assedio del tempio quando, forse, ancora si poteva intervenire.&lt;br /&gt;Certo, nessuno può chiedere alle persone normali di diventare eroi; uno Stato civile non deve mettersi in queste condizioni, ma – vivaddio – il peso dell’indignazione, del pubblico ludibrio, del disprezzo collettivo, quello dovrebbe ancora essere pressocchè obbligatorio e diffuso.&lt;br /&gt;E non si creda che non servirebbe a nulla: anche in questo caso la storia ci ha insegnato che le cosche sono ben attente a non suscitare indignazione popolare; la criminalità ha sempre cercato, con comportamenti dei propri esponenti più portati – diciamo così – per le pubbliche relazioni, di farsi fare l’occhiolino dalla gente. Il percorso delle cosche cittadine più in vista degli ultimi decenni lo dice chiaramente: alla massa, tutto sommato, così antipatici certi personaggi non stanno.&lt;br /&gt;Scomode queste verità? Può darsi, al pari del fatto che – ovviamente – pur essendo diffuse non possono considerarsi assolute. Però Reggio era riuscita a fare il callo anche ad una guerra durata sei anni (più del secondo conflitto mondiale) e che portò per le vie del capoluogo quasi mille morti. Per le strade, nei bar, ai semafori, con fucili, bazooka, autobomba. Erano gli anni 1985-1991, non un secolo fa. Eppure la città, ancora una volta, si chiuse in un lugubre silenzio, subendo i colpi, respirando a pieni polmoni l’aria della barbarie imposta da chi, entrando dal salotto, si era già preso il tempio.&lt;br /&gt;E però perché le masse in qualche modo reagiscano, da sempre serve qualcuno o qualcosa che le trascini, che le stimoli e, ad onor del vero, per decenni la magistratura, le Forze dell’Ordine di questa città non hanno brillato per prontezza di riflessi e risultati operativi. Bisognerà attendere il 1991, con l’operazione “Santabarbara”, il 1993 con “Tirreno” e poi il 1995 con “Olimpia” ed il 1996 con “Valanidi” perché qualcosa si muova, fino ad arrivare agli ultimi anni in cui l’aria nei confronti dei mercanti che si sono presi il tempio è radicalmente mutata. Ora lo scontro, frontale, pare vicino. Non più la partita a scacchi (in qualche caso anche truccata) del passato, ma un face-to-face che potrebbe anche essere cruento.&lt;br /&gt;D’altra parte mai nessuno sbarco dei liberatori in territori occupati è stato caratterizzato da rose e fiori né è stato totalmente scevro dalle operazioni di sabotaggio di qualcuno avvezzo al doppio gioco. La gente, a sua volta, prima di esporsi, ha bisogno di capire realmente che stavolta si può vincere; esporsi anche stavolta e perdere ancora potrebbe, poi, costare carissimo.&lt;br /&gt;Eppure arriva un momento in cui tutti, anche coloro ai quali non si può chiedere di essere eroi, qualcosa devono rischiare nello schierarsi, anche solo per fare il tifo.&lt;br /&gt;Quel momento coincide esattamente con la piena percezione del rischio che – poco per volta – i mercanti si siano presi tutto, anche i pensieri, i sogni e le speranze.&lt;br /&gt;Quel momento arriva quando, per chi vive (e muore) in Calabria, anche la semplice quotidianità non è più la stessa, anche i gesti più banali e pregnati di dignità umana diventano difficili.&lt;br /&gt;Quel momento arriva quando ti accorgi all’improvviso che non è vero che, qualunque cosa accada si va avanti come prima purchè non ti tocchi direttamente, non è vero che qualunque cosa accada il cielo è sempre più blu.&lt;br /&gt;E quando arriva quel giorno è tempo di pensare a fare la strada per chi verrà dopo di noi, ammesso che avrà scelto, con azzardo e come cantava Rino Gaetano, di vivere in Calabria.</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4543555911894629083'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4543555911894629083'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2010/01/chi-vive-e-chi-muore-in-calabria-ma-il.html' title='Chi vive (e chi muore) in calabria. Ma il cielo non è più sempre più blu'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-4997834761346817763</id><published>2009-12-23T14:36:00.004+01:00</published><updated>2009-12-23T14:49:39.331+01:00</updated><title type='text'>Caro Babbo Natale...</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjerumG4AoPyL-PXs4IjLuDk7OXqmmbUBvudRzdXSDBFLv4-Hr7GV8Vt-Upz0aVMK5pfxXnLPEe70X6WmJxIhmQAxOTRfF89NPnDyb1gM8TC5HTLX_Bnq-somsVYLzoOwAz9SfUYP9sUrw/s1600-h/babbonatale.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5418425147452768050&quot; style=&quot;FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 178px; CURSOR: hand; HEIGHT: 196px&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjerumG4AoPyL-PXs4IjLuDk7OXqmmbUBvudRzdXSDBFLv4-Hr7GV8Vt-Upz0aVMK5pfxXnLPEe70X6WmJxIhmQAxOTRfF89NPnDyb1gM8TC5HTLX_Bnq-somsVYLzoOwAz9SfUYP9sUrw/s320/babbonatale.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href=&quot;http://www.strill.it/&quot;&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Caro Babbo Natale,&lt;br /&gt;solitamente noi di strill.it abbiamo il compito di smistare le istanze della gente e&lt;br /&gt;trasferirtele sotto forma di richieste, più o meno esaudibili.&lt;br /&gt;Stavolta, però, la letterina te la scriviamo noi; è una letterina “sui generis”, il regalo che ti chiediamo è di farci cambiare.&lt;br /&gt;Sissignori: caro Babbo Natale, se è possibile regalaci un momento di rinsavimento, di resipiscenza.&lt;br /&gt;Per Natale vorremmo ritrovare la nostra coscienza collettiva, l’anima della cose, lo spirito di una comunità, il senso della polis, dello Stato.&lt;br /&gt;Non sappiamo bene dove lo abbiamo lasciato, se qualcuno ce lo ha rubato poco a poco o se questo uomo nero che ci amministra, che gestisce i nostri sogni e la nostra vita quotidiana, in realtà lo abbiamo creato noi, esattamente – forse senza accorgercene – per come abbiamo voluto che fosse.&lt;br /&gt;Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha chiesto a gran voce, quasi implorato, alla gente di non votare per chi offre qualcosa in cambio.&lt;br /&gt;Caro Babbo Natale, ecco, per questo Natale vorremmo – invece - che tu regalassi al Paese, alle popolazioni del Sud più che a quelle del Nord (perché c’è più bisogno) la forza di non chiedere a prescindere, la forza di non mercificare il proprio voto, la propria disponibilità al sostegno, elettorale, politico o amministrativo che sia.&lt;br /&gt;E’ vero, caro Babbo Natale, che per essere liberi è necessario affrancarsi dal bisogno, ma il giochetto è banale ed un po’ meschino. Anno dopo anno la percezione del bisogno è salita sempre più inglobando nella sfera del necessario anche l’utile e spesso il superfluo.&lt;br /&gt;Ed allora si può vivere bene e con la schiena dritta anche con un tenore di vita che non preveda automobili, telefoni cellulari, televisori lcd in nome dei quali, in nome di qualche centinaia di euro in più, troppo spesso la richiesta di favore, il clientelismo più basso e – quindi – più diffuso trova diritto di cittadinanza.&lt;br /&gt;Caro Babbo Natale, per questo Natale, se puoi, restituiscici la voglia – prima ancora che la forza - di dire “no”, senza “se” e senza “ma”, la forza di indignarci, il coraggio – etico e morale – di mettere al bando comportamenti che la prassi tenta sempre più di assimilare ad una paranormalità ma che sono spesso illeciti, immorali e vietati dalla legge.&lt;br /&gt;Ecco, un’altra cosa, caro Babbo Natale: per questo Natale, per favore, ridacci la lucidità e l’onestà intellettuale per chiamare le cose con il loro nome.&lt;br /&gt;I ladri sono ladri in quanto rubano ed un extracomunitario è ladro quanto un politico, anzi moralmente lo è di meno, la “dazione ambientale”, terminologia inventata (e perseguita) dai magistrati di mani pulite negli anni ’90, non esiste. Erano (e sono) semplicemente dei meschini, volgari ladri.&lt;br /&gt;Ladri di soldi (spesso), ma sempre ladri di opportunità, di speranze.&lt;br /&gt;Caro Babbo Natale, per questo Natale facci tornare la forza per chiamare “ladro” o “delinquente” l’amministratore che i fatti e la magistratura abbiano definito tale, dacci la forza per combattere per il sovvertimento civile di bande di masnadieri che stanno troppo spesso a tenere il timone delle nostre vite, dacci la forza di resistere alla spinta, forse congenita nel nostro dna, di tentare in qualche modo di salire a bordo di questa sciagurata nave, piuttosto che tentare di affondarla.&lt;br /&gt;Caro Babbo Natale, per questo Natale vorremmo regalata anche la capacità – morale e culturale – di tornare a distinguere il senso della legalità dal senso politico, come don Milani predicava quando l’Italia era giovane, piena di problemi, ma cercava una via, condivisa prima ancora che produttiva.&lt;br /&gt;Il senso della legalità inteso come rispetto sacrale e senza distinzioni delle regole, siano esse statuali o etiche, il senso politico letto come spendita di ciascuno di noi per cambiarle queste regole quando non siano adeguate o, comunque, rispondenti al sentire popolare.&lt;br /&gt;Ma finchè ci sono, finchè le regole sono vigenti, dacci la forza di fare prevalere, di sbandierare il trionfo del senso della legalità, estremo, inteso in senso asburgico come valore del dovere ed anche – perché no – della gerarchia costituita.&lt;br /&gt;Solo dopo che ci avrai regalato tutte queste cose, caro Babbo Natale, potremo chiederti di regalarci delle cose che altri facciano per noi; ma solo dopo che ci avrai restituito un modo di essere che non ci appartiene più.&lt;br /&gt;Caro Babbo Natale, noi non ti chiediamo indietro, come faceva Roberto Vecchioni – pentendosene immediatamente – “la mia 600, i miei vent’anni e una ragazza che tu sai…”, in quanto essi evocano semplicità e genuinità di valori, ma erano solo il frutto - oggi un po’ malinconico nel suo ricordo – di un modo di essere, non la sua genesi.&lt;br /&gt;Buon Natale anche a te, Babbo; non preoccuparti…stavo solo scherzando…luci a San Siro non ne accenderanno più…&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4997834761346817763'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4997834761346817763'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/12/da-httpwww.html' title='Caro Babbo Natale...'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjerumG4AoPyL-PXs4IjLuDk7OXqmmbUBvudRzdXSDBFLv4-Hr7GV8Vt-Upz0aVMK5pfxXnLPEe70X6WmJxIhmQAxOTRfF89NPnDyb1gM8TC5HTLX_Bnq-somsVYLzoOwAz9SfUYP9sUrw/s72-c/babbonatale.jpg" height="72" width="72"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-5293280793520783562</id><published>2009-12-08T18:27:00.001+01:00</published><updated>2009-12-08T18:29:51.829+01:00</updated><title type='text'>Chi ha dilapidato la lezione di Italo? Imputati, alzatevi!</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgw-vKd-hCI3f7SYPdDNehjF5pdEjm7-i7dNUB8K_SMnmB43oqHKIfflU0hUwjLC80Fie4KD0kUO-GlqW8I_cbYL5umjxuf0g9MV6JvloXIkMVY37wYVs_PbwgkFquXr3lmME9JXHO0deM/s1600-h/falcomataitalo.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5412918733329663954&quot; style=&quot;FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 216px; CURSOR: hand; HEIGHT: 173px&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgw-vKd-hCI3f7SYPdDNehjF5pdEjm7-i7dNUB8K_SMnmB43oqHKIfflU0hUwjLC80Fie4KD0kUO-GlqW8I_cbYL5umjxuf0g9MV6JvloXIkMVY37wYVs_PbwgkFquXr3lmME9JXHO0deM/s320/falcomataitalo.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;da &lt;a href=&quot;http://www.strill.it/&quot;&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; - A dicembre la notte arriva presto e, spesso, a Reggio, giunge accompagnata da quell&#39;aria pungente che non può definirsi fredda ma che, alle nostre latitudini, incarna l&#39;inverno, esattamente quella porzione temporale che anticipa il Natale, quasi lo chiama. Il freddo, quella settimana in cui anche il profondo Sud fa i conti con l&#39;inverno, sarebbe arrivato – come sempre – a Gennaio.&lt;br /&gt;Quella sera di dicembre, in piazza Duomo c&#39;era tutta la città e chi non c&#39;era era come se ci fosse; aveva mandato qualcuno, un familiare, un parente oppure era lì col pensiero.&lt;br /&gt;Di quei giorni, di quando morì Italo Falcomatà, ricordo principalmente lo smarrimento della comunità reggina e, soprattutto, il silenzio, surreale, inverosimile, che regnava nelle strade.&lt;br /&gt;Che il Sindaco dal sorriso triste fosse malato era cosa nota da tempo; era stato lui stesso, mesi prima, a comunicarlo alla sua gente con una lettera pubblica tanto struggente quanto carica di dignità, di contenuti.&lt;br /&gt;Come sempre in questi casi le voci sul suo stato di salute si alternavano rincorrendosi e nelle ore che precedettero l&#39;11 dicembre del 2001 i “rumors” dei maledettamente bene informati non lasciavano trapelare alcuna forma di ottimismo.&lt;br /&gt;Eppure quando, quel pomeriggio, la notizia ferale si diffuse in città con un tam tam impressionante per velocità ed effetti, fu lo sgomento a prevalere.&lt;br /&gt;Reggio si ritrovò come Cenerentola allo scoccare della mezzanotte: vestita nuovamente degli stracci delle proprie insicurezze ed a bordo di una zucca che aveva in un attimo sostituito la carrozza dei sogni che Italo aveva negli otto anni precedenti insegnato a costruire alla città.&lt;br /&gt;Io non so se – come dicono in tanti – Italo sarebbe stato destinato ad una brillante carriera a livello nazionale (anche se il deserto morale e politico che ci circonda mi spinge a crederlo), ma una cosa è certa: Italo, oggi, sarebbe l&#39;uomo giusto per una Calabria che non trova una via che sia una.&lt;br /&gt;Il giudizio sull&#39;amministratore lo lascio a ciascun cittadino reggino che abbia vissuto i periodi storici della città negli ultimi 40 anni, ma da quello sull&#39;uomo politico non posso esimermi.&lt;br /&gt;Italo Falcomatà, il professore, è stato “il” politico per eccellenza nella storia del secondo dopoguerra reggino. Se esistesse un “nobel” per la politica, nel senso più lato e puro del termine, solo lui avrebbe diritto a ritirarlo.&lt;br /&gt;Italo mostrò a tutti il valore della mediazione – sociale prima ancora che politica - e, con essa, l&#39;importanza della capacità di ascoltare prima e comprendere poi le istanze che provengono dal basso, passo necessario per intercettare i bisogni della collettività e poterli, poi, contemperare rispetto a scelte, spesso dolorose, che comunque un buon politico deve fare.&lt;br /&gt;Italo mostrò a tutti il valore della caparbietà e della forza, dirompente, delle idee e lo fece restando in sella quando la gente non capiva cosa stesse accadendo, mentre andava banalmente in scena la commedia vecchia quanto il mondo, quella dell&#39;invidia, con i suoi antagonisti politici a rispettarlo, pur da avversari, ed i suoi sodali di colore politico pronti con l&#39;arco e le frecce a tirare giù quel piccolo uomo che pensava in grande, per sé e per la sua gente, quasi come se si fosse messo in testa chissà cosa...&lt;br /&gt;La caparbietà di Italo resistette anche alle centinaia di mosche che possono uccidere un cavallo, come da lui stesso evocato, forte del consenso della gente, quella gente che magari credeva ancora nelle tessere di partito, ma senza che queste avessero mai il sopravvento sulla stima, sulla fiducia verso l&#39;uomo.&lt;br /&gt;Italo mostrò a tutti il valore del sogno. Quel sogno che, all&#39;inizio degli anni &#39;90 somigliava più ad un delirio che ad una smisurata ambizione; perchè in quegli anni, con la città devastata nel corpo e nello spirito, pronta a vendere gli immobili più prestigiosi per far fronte ad una spaventosa crisi economica, Italo potè offrire solo quel meraviglioso sorriso espresso dagli occhi prima ancora che dal volto e di cui ora la genetica ha regalato il testimone ai suoi figli, Valeria e Giuseppe.&lt;br /&gt;La città – poco per volta – cominciò a fidarsi del professore e ricominciò ad avare fiducia in sé stessa, nei propri mezzi. Reggio, dopo decenni di isolamento, comprese che per rialzarsi poteva e doveva contare solo su sé stessa. E però, in questo percorso quotidiano lungo e faticoso Italo ci fu sempre, in ogni gesto rivolto alla gente semplice (che per lui non fu mai “povera”), tutte le volte in cui trovò il tempo per andare in una scuola piuttosto che su un cantiere.&lt;br /&gt;Italo, però, insieme alla sua disponibilità, a straordinarie doti di arguzia ed ironia, mostrò a tutti anche il valore della fermezza, costi quel che costi.&lt;br /&gt;Fu così quando – unico nella storia dei sindaci reggini da metà anni settanta in poi – sbattè le carte in faccia ed i pugni sul tavolo a Roma davanti al padrone delle ferriere, leggasi FFSS, per pretendere ed ottenere la risistemazione del lungomare devastato da quasi un quarto di secolo.&lt;br /&gt;Fu così anche quando – sfidando tanti benpensanti e consigliori che reputavano la cosa impossibile – decise e realizzò dalla sera alla mattina lo sgombero di piazza del popolo, da decenni occupata stabilmente ed abusivamente dalle bancarelle del mercato.&lt;br /&gt;Fu così anche quando, conscio della valenza sociale dell&#39;evento - serie A, firmò domenica dopo domenica sotto la propria personale responsabilità il nulla osta per l&#39;utilizzo del “Granillo” ancora privo dei certificati di agibilità.&lt;br /&gt;La summa di questi fattori, unita ad una strordinaria capacità di conoscere, riconoscere ed interpretare ogni sfumatura dell&#39;animo umano, fece di Italo Falcomatà “il” politico per eccellenza della Calabria ultima.&lt;br /&gt;Roba della quale, dappertutto, si è persa ogni traccia; Italo non avrebbe mai permesso che la politica venisse travolta dall&#39;arroganza, dalla totale chiusura verso le posizioni minoritarie, da un autoreferenzialismo talmente diffuso da non sapere più riconoscere quale potrebbe essere un altro tipo di accreditamento.&lt;br /&gt;Cercare di comprendere cosa sia rimasto dell&#39;insegnamento o anche solo degli spunti di riflessione offerti da Italo potrebbe essere esercizio arduo e, soprattutto, assai pericoloso nelle conclusioni.&lt;br /&gt;Certo è che, come una rondine non fa Primavera, non basta un maestro solo, per di più per un periodo che il Cielo ha circoscritto, a formare degni allievi.&lt;br /&gt;Che però, a distanza di nemmeno due lustri, nessuno si ponga più il problema e la “primavera di Reggio” sia stata ridotta da modo di essere, di pensare, a mero slogan elettorale mette tanta, tanta tristezza.&lt;br /&gt;Quasi quanto quella sera di dicembre, quando l&#39;aria pungente ed una pioggerellina insistente rimettevano nelle ossa dei reggini le loro ataviche insicurezze e rassegnazioni.&lt;br /&gt;Era l&#39;anno del Signore 2001, il mese di dicembre, il giorno 11, sembra un secolo fa.&lt;br /&gt;Passano gli anni, ma otto son lunghi... &lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5293280793520783562'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5293280793520783562'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/12/chi-ha-dilapidato-la-lezione-di-italo.html' title='Chi ha dilapidato la lezione di Italo? Imputati, alzatevi!'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgw-vKd-hCI3f7SYPdDNehjF5pdEjm7-i7dNUB8K_SMnmB43oqHKIfflU0hUwjLC80Fie4KD0kUO-GlqW8I_cbYL5umjxuf0g9MV6JvloXIkMVY37wYVs_PbwgkFquXr3lmME9JXHO0deM/s72-c/falcomataitalo.jpg" height="72" width="72"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-270589988854431204</id><published>2009-09-15T19:41:00.002+02:00</published><updated>2009-09-15T19:48:37.657+02:00</updated><title type='text'>Comunicazione di servizio...o forse no...</title><content type='html'>Alla luce dell&#39;incessante chiacchiericcio che caratterizza una città di provincia come Reggio Calabria, io sottoscritto, sotto la mia personale responsabilità comunico che:&lt;br /&gt;1)Non sono nè sarò il direttore di Reggio Tv&lt;br /&gt;2)Non sono nè sarò il telecronista di Sky per la Reggina&lt;br /&gt;3)Non sono nè sarò il responsabile della redazione reggina di CalabriaOra&lt;br /&gt;4)Non sono nè sarò il responsabile della comunicazione della Reggina Calcio&lt;br /&gt;5)Non sono nè sarò il portavoce o il capo ufficio stampa di qualsivoglia Ente pubblico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di converso sono e sarò il comproprietario e direttore responsabile di &lt;a href=&quot;http://www.strill.it/&quot;&gt;www.strill.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si valutano proposte serie di massimo livello dirigenziale da La 7, Sky, Repubblica, Corriere della Sera, Inter, Juventus, Milan, Palazzo Chigi, Quirinale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;...oh, si fa per scherzare, ma non se ne può più....ah, se la gente pensasse un pò più agli affari propri....</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/270589988854431204'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/270589988854431204'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/09/comunicazione-di-servizioo-forse-no.html' title='Comunicazione di servizio...o forse no...'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-2642820734990885175</id><published>2009-07-07T10:52:00.002+02:00</published><updated>2009-07-07T10:53:37.000+02:00</updated><title type='text'>Pinocchio ha 128 anni. Ma quanti ce ne sono?</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiQX5WlpvoQ7YJVp5kZxwNo-yJh0MHXO0rEowzPiUgiGlI00TlpavPWRzSVmWhkeotIa5y_FmbSzeLpnsZrh4PjbDhbPZAtWKzxEMf6RZKcIGf4JyL1XG_1yfvXWLQLAWYg7q_it6jOE9Q/s1600-h/pinocchio.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5355638638001268882&quot; style=&quot;FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 220px; CURSOR: hand; HEIGHT: 154px&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiQX5WlpvoQ7YJVp5kZxwNo-yJh0MHXO0rEowzPiUgiGlI00TlpavPWRzSVmWhkeotIa5y_FmbSzeLpnsZrh4PjbDhbPZAtWKzxEMf6RZKcIGf4JyL1XG_1yfvXWLQLAWYg7q_it6jOE9Q/s320/pinocchio.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;di &lt;a href=&quot;http://www.strill.it/&quot;&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; - E&#39; umano, normale e fisiologico che ciascuno cerchi di portare acqua al mulino di propria competenza, tuttavia da osservatori della società postmoderna che si staattorcigliando in un paradosso ineludibile qualche valutazione e, annesso, qualche dubbio lo pongo.Il dopoguerra ci ha insegnato in fretta che l&#39;accumulazione della &quot;roba&quot; è, in realtà, la vera ossessione di chi frequenta le stanze dei bottoni, unitamente, però, all&#39;esercizio del potere in quanto tale.&lt;br /&gt;Non so se veramente comandare sia meglio che fottere, ma - Berlusconi docet - temo che le due cose coincidano, in senso figurato e tecnico.&lt;br /&gt;Ma, fin qui, tutto sommato, nulla di nuovo sotto il sole. Il fatto sconcertante, però, è che ciascun occupante di posti rispetto ai quali debba dar conto pubblico del proprio operato, tende sempre e comunque a preservare l&#39;immagine personale e nulla più.&lt;br /&gt;E così se attacchi - ad esempio - un reparto di un ospedale che non funziona il primario ti risponderà sbattendoti in faccia il suo curriculum fatto di prestigiosissimi titoli acquisiti all&#39;estero (che tristezza, di quelli italiani se ne vergognano...). Si, certo, sarà vero, ma i guai per la gente che frequenta il reparto restano.&lt;br /&gt;Se accusi un politico di essere parte, più o meno responsabile, di un sistema che non assolve più alle sue funzioni primarie ed ai bisogni di base dei cittadini, ti sentirai rispondere, indignato che &quot;io ho studiato qui, ho ricoperto questo e quell&#39;altro incarico, bla bla bla...&quot;. Sarà vero anche questo, ma i problemi permangono e, anzi, visti i risultati, io non mi vanterei di essere in pista da decenni, a vario titolo, ed avere, quindi, contribuito allo sfascio.&lt;br /&gt;E via così, in tutti i settori, abbracciando trasversalmente l&#39;intero arco della classe dirigente del Paese e di questo Sud che, ormai, è solo la parodia di uno Stato di diritto che, in fondo in fondo, nessuno vuole si eserciti compiutamente, con annessa eliminazione di tutte le sacche di piccoli poteri.&lt;br /&gt;Insomma, coloro i quali sono responsabili di qualcosa, nel momento in cui (e di questi tempi non è difficile) terminano nel tritacarne mediatico per accuse di inattività o mala-attività, non risponderanno mai &quot;io ho fatto, io sto facendo&quot;, ma &quot;io sono, io ho ricoperto questo incarico...&quot;.&lt;br /&gt;E via così, amcora, in un continuo scivolamento di responsabilità, fino a sbattere (anche qui tecnicamente) la porta in faccia al giornalista di turno e comportandosi esattamente come Bennato, trent&#39;anni fa, aveva scritto in &quot;Sono solo canzonette&quot;: così è, &quot;se vi conviene bene, io più di tanto non posso fare...&quot;&lt;br /&gt;In fin dei conti confondere le acque, ciurlare nel manico per dirla con Gianni Brera, è arte sopraffina che da sempre serve a mantenere quei privilegi di pochi che impediscono il compimento dei diritti dei più.&lt;br /&gt;In questo modo, ogni giorno, soprattutto al Sud dove il caldo ti spacca in quattro per tre mesi all&#39;anno ed anestestizza cervelli e sensi, indignazione ed anche un pò di dignità, si alimenta una dciotomia sempre più evidente, una forbice tra competenze dei singoli e prodotto pubblico dell&#39;operato dei singoli stessi.&lt;br /&gt;Qualcosa non quadra, qualcosa alimenta ogni giorno di più questa gigantesca bolla che tiene in ostaggio qualità e rigore morale.&lt;br /&gt;Una bolla che, oltre ai curricula imutili nei fatti, si giova anche di curricula falsi o inesistenti, di gente inadeguata, inadatta o talvolta indegna di occupare posti di responsabilità e scelta.&lt;br /&gt;Serve capacità e non basta.Servono gli studi e non bastano. Serve esperienza e non basta. Serve buon senso e non basta. Serve tensione etico-morale e non basta.&lt;br /&gt;La grande finzione, in scena ogni giorno, è diventata, ormai in maniera stabile e riconosciuta, la Grande Bugia e ad essa, ogni giorno, il sistema si piega e si prostra, nella terra di Pinocchio.&lt;br /&gt;Quel Pinocchio che, esattamente 128 anni fa, il 7 lulgio del 1881, faceva la sua prima apparizione nel panorama nazionale.&lt;br /&gt;Non sarebbe mai più andato via... &lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2642820734990885175'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2642820734990885175'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/07/pinocchio-ha-128-anni-ma-quanti-ce-ne.html' title='Pinocchio ha 128 anni. Ma quanti ce ne sono?'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiQX5WlpvoQ7YJVp5kZxwNo-yJh0MHXO0rEowzPiUgiGlI00TlpavPWRzSVmWhkeotIa5y_FmbSzeLpnsZrh4PjbDhbPZAtWKzxEMf6RZKcIGf4JyL1XG_1yfvXWLQLAWYg7q_it6jOE9Q/s72-c/pinocchio.jpg" height="72" width="72"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-7704852655137196546</id><published>2009-05-12T12:36:00.002+02:00</published><updated>2009-05-12T12:38:51.713+02:00</updated><title type='text'>Dal referendum a Giorgiana Masi</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh1cWJmXLy6FziTp_bDs4NnEhe6liKWN43QDdGGQ_z_F4mMtTyYLq71SDEfknITbRGENcn7MpaxUA5drnAaXCjVzvr4yfzjzZFb_iFV_qbXLx0NlXMcu1Yx4Shv3s1ALkmF8t9wF1pQJqs/s1600-h/giorgianamasi.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5334885075482151442&quot; style=&quot;FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 191px; CURSOR: hand; HEIGHT: 203px&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh1cWJmXLy6FziTp_bDs4NnEhe6liKWN43QDdGGQ_z_F4mMtTyYLq71SDEfknITbRGENcn7MpaxUA5drnAaXCjVzvr4yfzjzZFb_iFV_qbXLx0NlXMcu1Yx4Shv3s1ALkmF8t9wF1pQJqs/s320/giorgianamasi.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href=&quot;http://www.strill.it/&quot;&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; - La Calabria – come sempre – era lontanissima dai fermenti del resto del Paese; le immagini di un&#39;Italia fatta di piombo e sangue, di una comunità che faceva fatica a professare lo slogan “nè con lo Stato nè con le BR” sventolato da “Lotta&lt;br /&gt;Continua” soprattutto se inteso come presa di distanza contemporanea da un certo modo di amministrare lo Stato e la sovversione – attraverso la violenza – dei valori costituzionalmente sanciti e garantiti giungevano in Calabria attraverso la televisione.&lt;br /&gt;Quei valori che il 12 maggio del 1974 conoscevano uno dei momenti più alti con l&#39;esito del referendum sul divorzio che rigettava la proposta di abrogazione della norma che lo aveva introdotto nel dicembre del 1970.&lt;br /&gt;Sono passati esattamente 35 anni da quel giorno, era un&#39;altra Italia, un&#39;altra società.&lt;br /&gt;La Lazio di Chinaglia e Re Cecconi – quella mirabilmente e non casualmente passata alla storia anche attraverso uno stupendo saggio di Guy Chiappaventi – come la Lazio di “pistole e palloni” proprio quel giorno vinceva il suo primo, storico, scudetto e l&#39;Italia, andando alle urne, dimostrava di esserci, di volerci essere.&lt;br /&gt;35 anni fa per quel referendum andarono al voto oltre l&#39;87% degli aventi diritto.&lt;br /&gt;Il 59,3% dissero “no” alla proposta di abrogazione della legge istitutiva del divorzio.&lt;br /&gt;Tre anni dopo, il 12 maggio del 1977, 32 anni da oggi, per le strade di Roma lasciava in terra con i suoi ultimi respiri sogni e speranze, ideali e passioni la diciannovenne Giorgiana Masi.&lt;br /&gt;Stava manifestando insieme ad altre migliaia di giovani per celebrare proprio il terzo anniversario di quel referendum.&lt;br /&gt;L&#39;Italia, però, era ancora cambiata, in peggio.&lt;br /&gt;Era un&#39;Italia che viveva, che respirava – insieme – violenza e fermenti in una sorta di esplosione incontrollata.&lt;br /&gt;Giorgiana manifestava pacificamente e basta, ma – come detto – in quegli anni il controllo della situazione sfuggiva facilmente ed i morti si contavano quasi quotidianamente, di qua e di là, tra Forze dell&#39;ordine e manifestanti, spesso drammaticamente coetanei, trovatisi a giocare con la vita e la morte in una situazione più grande di loro.&lt;br /&gt;La Calabria, come detto, era lontana da queste dinamiche, viveva altri drammi, i suoi personali, alle prese con sottosviluppo, un grande futuro dietro le spalle e – a Reggio – la prima guerra di &#39;ndrangheta.&lt;br /&gt;Ma, senza saperlo, il 12 maggio - del &#39;74 e del &#39;77 - cambiava il volto del futuro del nostro Paese, Calabria compresa&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7704852655137196546'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7704852655137196546'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/05/dal-referendum-giorgiana-masi.html' title='Dal referendum a Giorgiana Masi'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh1cWJmXLy6FziTp_bDs4NnEhe6liKWN43QDdGGQ_z_F4mMtTyYLq71SDEfknITbRGENcn7MpaxUA5drnAaXCjVzvr4yfzjzZFb_iFV_qbXLx0NlXMcu1Yx4Shv3s1ALkmF8t9wF1pQJqs/s72-c/giorgianamasi.jpg" height="72" width="72"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-4490570959388379409</id><published>2009-05-04T12:37:00.001+02:00</published><updated>2009-05-04T12:39:21.988+02:00</updated><title type='text'>Sugheri d&#39;acciaio che si mangiano la Calabria</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjh78JDkylcGrEMq3Pm2H6Gl4FI1oS8-vXX3w3LRc47lF3F2FCb_tqL3VCRTMhBhyvn2vMdA_wV6isjzg7BtqJ3FG6KQi30PlqhExz1MXNU61CP8NsdoGUEFIPw7SIL7fEZ2CiBTfs-Vig/s1600-h/reggio.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5331916462861487986&quot; style=&quot;FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 250px; CURSOR: hand; HEIGHT: 188px&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjh78JDkylcGrEMq3Pm2H6Gl4FI1oS8-vXX3w3LRc47lF3F2FCb_tqL3VCRTMhBhyvn2vMdA_wV6isjzg7BtqJ3FG6KQi30PlqhExz1MXNU61CP8NsdoGUEFIPw7SIL7fEZ2CiBTfs-Vig/s320/reggio.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href=&quot;http://www.strill.it/&quot;&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; - Ogni tanto (non sempre, per carità, con la salute non si scherza...) presenziare per intero ai lavori del Consiglio regionale è cosa buona e giusta.&lt;br /&gt;Orbene (quanto mi piacciono gli avverbi...)&lt;br /&gt;se hai la serenità e la lucidità per porti su uno scranno leggermente più in alto dei protagonisti – e questo il giornalista dovrebbe fare sempre – spunti di valutazione ne cogli a iosa.&lt;br /&gt;Tra i mille guai che affliggono la Calabria la madre di tutti sta in una classe dirigente inadeguata e, ormai vecchia.&lt;br /&gt;Mesi fa scrissi un fondo dal titolo &lt;a class=&quot;jce_file&quot; title=&quot;“Chi si è mangiato la Calabria”.&quot; href=&quot;http://www.strill.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=19897:chi-si-e-mangiato-la-calabria&amp;amp;catid=26:storie&amp;amp;Itemid=100&quot; included=&quot;null&quot;&gt;“Chi si è mangiato la Calabria”.&lt;/a&gt; Era una ricostruzione appassionata della genesi di questa situazione di quasi non ritorno in cui ci siamo cacciati. Condivisibile o meno, certo non campata in aria.&lt;br /&gt;Mal me ne colse, al mio ritiro in riva allo Jonio giunsero eco di non gradimento del pezzo.&lt;br /&gt;E si lagnarono i vecchi e i giovani, i locali e i regionali.&lt;br /&gt;Bene: una vecchia regola non scritta del giornalismo sottolinea che ciò testimonia la riuscita del pezzo.&lt;br /&gt;Durante l&#39;ultima seduta dell&#39;Assemblea regionale – quella dedicata al piano di rientro dai 2 miliardi e rotti di deficit sanità – su un punto si sono trovati – a mezza lingua – tutti d&#39;accordo: i dirigenti della sanità calabrese, ma il concetto potrebbe tranquillamente essere esteso, sono diventati una specie di ristrettissimo ordine sacerdotale dal quale non si esce.&lt;br /&gt;Meravigliosa l&#39;immagine che ci ha regalato Sandro Principe: sono come sugheri d&#39;acciaio, leggeri come il sughero che galleggia sempre, ma, al tempo stesso, forti come l&#39;acciaio inossidabile che consente loro di stare nell&#39;acqua per decenni senza marcire.&lt;br /&gt;Un Loiero in forma smagliante, al massimo delle sue capacità scenico- interpretative (leggendario il passaggio in cui ha detto “qualcuno dice che io sono un furbo, ma non è così...”), ad un certo punto, ben compreso che a fronte di un disastro di portata epocale avrebbe potuto solo assecondare gli strali, ha seguito Principe nel suo ragionamento, ma subito dopo si è lasciato andare ad un&#39;ammissione che è scivolata via, ma la cui portata è gravissima.&lt;br /&gt;In buona sostanza Loiero ha ammesso che alle spalle di questi “sacerdoti”, sulle qualità dei quali lui giura ad occhi chiusi, comunque c&#39;è il nulla.&lt;br /&gt;I guru da fuori in Calabria non ci vogliono venire ed all&#39;interno della nostra terra c&#39;è poco.&lt;br /&gt;Delle due l&#39;una: o non si trovano giovani manager capaci perchè, probabilmente, c&#39;è un codicillo scritto piccolo piccolo, forse nemmeno scritto, che tra i requisiti aggiunge ai termini “giovani” e “capaci” anche quello “asserviti al sistema”, oppure il guaio è ancora più serio.&lt;br /&gt;Il guaio più serio è rappresentato da una politica affarista ed acchiappatutto che nei decenni ha non solo depredato la Calabria, ma, soprattutto, ha azzerato la crescita di una classe dirigente, vera, seria e di ricambio.&lt;br /&gt;Se, ad esempio, nelle strutture speciali dei consiglieri regionali, nate per garantire il necessario supporto tecnico-giuridico-amministrativo ai politici, quasi sempre troviamo gente senza né arte né parte che alla voce “studio” identifica solo una stanza della casa (dall&#39;imprecisata destinazione d&#39;uso), gente messa lì quasi sempre esclusivamente per soddisfare compromessi ed obbligazioni assunte in campagna elettorale, è lecito meravigliarsi più di tanto se, poi, al momento di fare le cose, di redigere i provvedimenti, le persone capaci, coloro che “masticano” diritto, principi economici ed amministrazione della cosa pubblica sono sempre meno?&lt;br /&gt;E mentre i sugheri d&#39;acciaio galleggiano la Calabria affonda...&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4490570959388379409'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4490570959388379409'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/05/sugheri-dacciaio-che-si-mangiano-la.html' title='Sugheri d&#39;acciaio che si mangiano la Calabria'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjh78JDkylcGrEMq3Pm2H6Gl4FI1oS8-vXX3w3LRc47lF3F2FCb_tqL3VCRTMhBhyvn2vMdA_wV6isjzg7BtqJ3FG6KQi30PlqhExz1MXNU61CP8NsdoGUEFIPw7SIL7fEZ2CiBTfs-Vig/s72-c/reggio.jpg" height="72" width="72"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-3485012563589397441</id><published>2009-05-04T11:49:00.002+02:00</published><updated>2009-05-04T12:40:19.390+02:00</updated><title type='text'>15 anni e il motorino</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhJY7OsoabaYUC5TM-EjQEs_ztilORzPRhCpXyGt3ClqE63akT9WsnMhGxK92153SMTBD-i50h9M80wITtQo8XvEEo7g0NzoIuo3sSpXZIi99uagJ8jT9Gv-FAmXNqn2WCRewFg1kwoQno/s1600-h/viagennaromusella.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5331904512478575362&quot; style=&quot;FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 250px; CURSOR: hand; HEIGHT: 188px&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhJY7OsoabaYUC5TM-EjQEs_ztilORzPRhCpXyGt3ClqE63akT9WsnMhGxK92153SMTBD-i50h9M80wITtQo8XvEEo7g0NzoIuo3sSpXZIi99uagJ8jT9Gv-FAmXNqn2WCRewFg1kwoQno/s320/viagennaromusella.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;da &lt;a href=&quot;http://www.strill.it/&quot;&gt;www.strill.it&lt;/a&gt; - &lt;br /&gt;&lt;div&gt;Avevo 15 anni, andavo a scuola, stavo per terminare il terzo liceo.&lt;br /&gt;Il liceo era quello scientifico, il &quot;Vinci&quot; di Reggio Calabria, dunque relativamente vicino a via Apollo.&lt;br /&gt;Via Apollo, per me non esisteva, nel senso che da pochi mesi (da quando avevo ottenuto dai miei il motorino) mi capitava di passarci, ma non ne avevo imparato il nome.&lt;br /&gt;D&#39;altra parte è una via piccolina, corta, stretta tra il castello e la via che – appunto – porta al Liceo scientifico.&lt;br /&gt;I telefoni cellulari non esistevano, ad internet nemmeno la fantasia più sfrenata di Spazio 1999 era giunta, dunque le notizie ancora seguivano, almeno nella loro più immediata forma di divulgazione, la tradizione orale.&lt;br /&gt;Ma, come cantava De Andrè, “una notizia un po&#39; originale non ha bisogno di alcun giornale, come una freccia dall&#39;arco scocca, vola veloce di bocca in bocca”.&lt;br /&gt;Il musicista genovese, in realtà si riferiva a ben altro tenore di notizia, ma il concetto vale ugualmente e, francamente, quella mattina l&#39;originalità – tragica – della notizia non era in discussione.&lt;br /&gt;Era l&#39;anno dei mondiali, quelli dell&#39;82, che sarebbero andati in scena a distanza di poco più di un mese da quel 3 maggio.&lt;br /&gt;Poco dopo le 8, quella mattina, in via Apollo saltò per aria con la sua automobile l&#39;imprenditore Gennaro Musella.&lt;br /&gt;Il boato scosse i muri, forse non a sufficienza le anime.&lt;br /&gt;Per mesi, passando da quella via era possibile, alzando la testa, notare schizzi di sangue sui balconi (anche ai piani alti) del palazzo di fronte.&lt;br /&gt;Reggio – che pure non era nuova ad attività feroci della criminalità organizzata – quella mattina saltò il fosso.&lt;br /&gt;Nulla era più off-limits, tutto era concesso alla ferocia criminale.&lt;br /&gt;E vennero le bombe, e vennero i morti ammazzati per le strade, e vennero i bazooka, e vennero ancora autobomba in pieno centro, davanti agli ospedali.&lt;br /&gt;Io non ho mai dimenticato quella mattina di quindicenne che correva incontro all&#39;estate, vuoi per una innata passione per gli eventi contemporanei che fanno storia, vuoi per la conseguente emotività con la quale vissi l&#39;episodio; negli anni, in questi 27 lunghi anni, mentre altrove – giustamente – fanno delle ricorrenze simili un triste rosario di appuntamenti annuali, mi chiesi spesso perchè mai quella morte interessasse solo ad Adriana Musella, perchè mai sulla fine in stile libanese di Gennaro Musella, un imprenditore, non un boss o un magistrato scomodo (personaggi comunque “in guerra”) fosse sceso l&#39;oblio.&lt;br /&gt;La risposta forse è tutta nella piega differente che hanno preso gli eventi della storia criminale in Sicilia piuttosto che in Calabria.&lt;br /&gt;La risposta è tutta nella folla che attende fuori dalla Questura di Palermo per insultare l&#39;ultimo boss latitante catturato mentre a Reggio piovono applausi e fiori.&lt;br /&gt;Non ho più 15 anni, non ho più il mio motorino, la sorte ha portato il mio lavoro quotidiano a 20 metri da via Apollo.&lt;br /&gt;Che da oggi ho imparato a chiamare via Gennaro Musella&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3485012563589397441'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3485012563589397441'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/05/15-anni-e-il-motorino.html' title='15 anni e il motorino'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhJY7OsoabaYUC5TM-EjQEs_ztilORzPRhCpXyGt3ClqE63akT9WsnMhGxK92153SMTBD-i50h9M80wITtQo8XvEEo7g0NzoIuo3sSpXZIi99uagJ8jT9Gv-FAmXNqn2WCRewFg1kwoQno/s72-c/viagennaromusella.jpg" height="72" width="72"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-6960028513985042939</id><published>2009-03-31T12:12:00.001+02:00</published><updated>2009-03-31T12:14:03.569+02:00</updated><title type='text'>Giustizia dopo 40 anni. Ma ne vale la pena?</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh6qlmBaj16QtEaGGc1Iygx1H6w6Wh5PfyZbojmtQ7B8jE8EI494ZnIqqp3jigyU4bzEmYikWB33X0kRnG7hmA6T0pbcZjWsNKmTmJnsM-3ryzrRSP6Opu3OAb1G-8i_zjcL_xizbzlJDE/s1600-h/stragedivialelazio.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5319293013824132674&quot; style=&quot;FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 250px; CURSOR: hand; HEIGHT: 172px&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh6qlmBaj16QtEaGGc1Iygx1H6w6Wh5PfyZbojmtQ7B8jE8EI494ZnIqqp3jigyU4bzEmYikWB33X0kRnG7hmA6T0pbcZjWsNKmTmJnsM-3ryzrRSP6Opu3OAb1G-8i_zjcL_xizbzlJDE/s320/stragedivialelazio.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href=&quot;http://www.strill.it/&quot;&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; - Uno Stato vive anche di simbologia, di segnali forti, d autorevolezza nel cnfronti dei propri cittadini. E più autorevole è meno autoritario sarà obbligato a diventare.Uno Stato tutela e garantisce l&#39;ordine, soprattutto l&#39;ordine costituito. La forza di uno Stato passa anche per la capacità di dimostrare ad altre forme organizzate ma contrapposte - appunto - all&#39;ordine costituito che, proprio come scandiva un triste (perchè in bocca ai terroristi) slogan degli anni di piombo &quot;nulla resterà impunito&quot;.E per tutte le occasioni nelle quali lo Stato non riuscirà a mettere ordine nella ricostruzione dei fatti, ad assegnare responsabilità e sanzioni per questi, un altro ordine - nella fattispecie quello mafioso - avrà vinto-E la mafia sa bene, da sempre, che i cittadini hanno bisogno di riferimenti, di ordine ed in quel clamoroso deficit di offerta che, sul tema, proviene dall&#39;organizzazione statuale ci si infila e sguazza a meraviglia.Uno Stato che in 40 anni non riesce ad avere &quot;soddisfazione&quot; per la strage di piazza Fontana ha perso in partenza.Ed ha perso anche sul piano del segnale che si manda anche alle organizzazioni criminali.Oggi, 40 anni dopo, a Palermo, verrà pronunciata la sentenza relativa alla strage di viale Lazio. Alla sbarra Salvatore Riina e Bernardo Provenzano.&lt;br /&gt;Pioveva, quel giorno, su Palermo, quando entrò in azione “la nazionale dei killers”, capitanata sul campo da “Binnu u tratturi”ed in regia da “Totò u curtu”.&lt;br /&gt;L&#39;obiettivo era Michele Cavataio, che restò a terra, unitamente ad altre quattro persone, tra cui il cognato “in pectore” di Riina, Calogero Bagarella.&lt;br /&gt;Era il punto esclamativo (il primo di una lunga serie) sull&#39;ascesa dei corleonesi al potere criminale dell&#39;intera Sicilia.&lt;br /&gt;Due giorni dopo esplodeva la bomba di piazza Fontana.&lt;br /&gt;Dopo 40 anni lo Stato...vince...&lt;br /&gt;E mette sotto processo due ultrasettantenni pluriergastolani per mettere la ceralacca giudiziaria su una ricostruzione storica pacificamente accertata ed accettata da anni.&lt;br /&gt;Ma ne vale la pena?&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/6960028513985042939'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/6960028513985042939'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/03/giustizia-dopo-40-anni-ma-ne-vale-la.html' title='Giustizia dopo 40 anni. Ma ne vale la pena?'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh6qlmBaj16QtEaGGc1Iygx1H6w6Wh5PfyZbojmtQ7B8jE8EI494ZnIqqp3jigyU4bzEmYikWB33X0kRnG7hmA6T0pbcZjWsNKmTmJnsM-3ryzrRSP6Opu3OAb1G-8i_zjcL_xizbzlJDE/s72-c/stragedivialelazio.jpg" height="72" width="72"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-3634624356384666981</id><published>2009-02-03T10:13:00.002+01:00</published><updated>2009-02-03T10:14:09.412+01:00</updated><title type='text'>No more ace to play. Siamo ciò che abbiamo voluto</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg1QALnQ38pGNqc0UAYjTamjedftwvEe3eP9qDfBo-4GBJCg1__K_p59o7KcINpuCltqIwGJuFxX3B3MIjZVuU7A8eRzWDJKI1ZHDoyUP7Dr8UjW6-4RXfoGr6rTd55NR_yhK61QL5tJM4/s1600-h/reggiopanoramica.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5298496821525528514&quot; style=&quot;FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 216px; CURSOR: hand; HEIGHT: 173px&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg1QALnQ38pGNqc0UAYjTamjedftwvEe3eP9qDfBo-4GBJCg1__K_p59o7KcINpuCltqIwGJuFxX3B3MIjZVuU7A8eRzWDJKI1ZHDoyUP7Dr8UjW6-4RXfoGr6rTd55NR_yhK61QL5tJM4/s320/reggiopanoramica.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href=&quot;http://www.strill.it/&quot;&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; - La Calabria ha giocato tutte le sue carte; nulla più da dire, niente più assi da calare.&lt;br /&gt;Il testo – tradotto – appartiene ad una leggendaria canzone degli Abba - “the winner takes it all” che sottolinea come, quasi sempre, il vincitore prenda tutto.&lt;br /&gt;In Calabria ha vinto il “vecchio”, ha vinto una visione arcaica della società che ha sgretolato poco a poco, dalle fondamenta, uno Stato di diritto che, tutto sommato, non ci appartiene per cultura, per tradizioni.&lt;br /&gt;Chiariamo subito: alla fine – più o meno inconsapevolmente – è esattamente ciò che abbiamo voluto.&lt;br /&gt;La nostra storia è scandita da episodi che sottolineano ad ogni piè sospinto il carattere feudale del nostro modo di essere, la baronia elevata a sistema, i piccoli-grandi soprusi quotidiani di una ristretta oligarchia a dettare i tempi; il diritto continuamente scambiato con il favore.&lt;br /&gt;Senza lavoro, con prospettive di sviluppo inesistenti, con i servizi essenziali sempre più spesso ridotti ad una chimera, travolta dal malaffare e dagli sprechi, per la Calabria è giunta l&#39;ora di dirsi, allo specchio, le cose come stanno.&lt;br /&gt;“No more ace to play” - cantavano gli Abba – e, realmente, gli assi per la Calabria si sono esauriti.&lt;br /&gt;Un serio, approfondito, doloroso esame di coscienza è necessario e, probabilmente non sufficiente.&lt;br /&gt;Siamo proprio così sicuri che questa Calabria non sia esattamente la risultante di ciò che abbiamo voluto?&lt;br /&gt;Probabilmente non esattamente ciò che avremmo voluto, ma la conseguenza di uno o più modi di essere, di concepire il rapporto di forze tra i vari pezzi del territorio.&lt;br /&gt;In pochi, troppo pochi, hanno seriamente combattuto le oligarchie che trasversalmente si sono divisi, spartiti e mangiati la Calabria.&lt;br /&gt;Il potente, il signorotto di cinquecentesca memoria da noi ha perfettamente titolo ad esistere, con la sua corte, i suoi bravi ed i suoi quotidiani soprusi.&lt;br /&gt;Mai, seriamente, i vessati hanno pensato, nemmeno per un attimo, a sovvertire questo stato di cose e porre fine alle vessazioni; la massima aspirazione dei vessati è sempre stata quella di saltare la barricata, di essere accolti a corte.&lt;br /&gt;In Calabria i”Promessi sposi” sono attualissimi, in tutte le loro sfaccettature.&lt;br /&gt;In pochi antepongono con scienza e coscienza lo Stato di diritto al piccolo tornaconto personale; la bassa macelleria ha sempre il sopravvento e, soprattutto, ciò avviene senza alcun sussulto nelle coscienze collettive, quelle che formano la spina dorsale di una comunità.&lt;br /&gt;Roberto Scarpinato ne “Il ritorno del principe” sottolinea – estendendo il concetto all&#39;intero Paese – che la Costituzione repubblicana, con i suoi principi liberali, sia stata più subita a causa degli eventi che non maturata dal Paese.&lt;br /&gt;Immaginarsi quanto questi principi siano passati realmente, in maniera consapevole in una terra, la Calabria, dove negli anni 70 ed 80 ancora il boss della zona pretendeva ed otteneva nel silenzio generale i favori sessuali delle donne del paese da lui scelte è esercizio semplice.&lt;br /&gt;Ci siamo sempre convinti di essere più furbi degli altri, abbiamo sempre ritenuto che le leggi, le norme – statuali o dell&#39;etica – fossero inutili protocolli da aggirare con facili scorciatoie che fanno regolarmente apparire il furbastro come il migliore.&lt;br /&gt;Da noi non passa più da tempo il concetto di disvalore, solo quello – deviato - di valore, inteso come forza, potenza, potere. E poco importa come questi si siano generati e si mantengano.&lt;br /&gt;L&#39;apologia di Machiavelli ci accompagna ad ogni piè sospinto, unitamente al nostro innato vittimismo che ci regala una straordinaria capacità di trovare valide giustificazioni per ogni nostro comportamento, anche il più inqualificabile.&lt;br /&gt;“Se uno ammazza un altro non gli chiedere perchè” recita un vecchio adagio popolare delle nostre parti; c&#39;è sempre un perchè, un motivo valido. Lo Stato costituito, i valori dell&#39;etica non contano più, probabilmente perchè sono annacquati. Abbiamo un codice tutto nostro che fa a sportellate con i principi dello Stato di diritto e con questi, il più delle volte, trova tristissimi accomodamenti.&lt;br /&gt;In questo disastro etico-socio-morale anche i tanti che capiscono il dramma fanno fatica ad alzare la voce; è come negli incubi, quando provi ad urlare ed il fiato non viene fuori.&lt;br /&gt;Il contesto non vuole, non capisce la ribellione nei confronti del padrone “interno”. Il contesto è pronto a ribellarsi all&#39;ordine costituito “esterno”, nel momento in cui questo viene a turbare equilibri accettati e consolidati nei secoli.&lt;br /&gt;Al signorotto locale, sia esso un politico, un mafioso, un notabile o chiunque venga fuori da questo perverso abbraccio che da sempre crea una melassa gestionale trasversale che rappresenta la classe dirigente il Calabrese non dirà mai di no.&lt;br /&gt;Borbotterà quando non lo ascolta nessuno, ma non avrà mai il coraggio di fargli percepire lo sdegno di massa, il pubblico ludibrio. Sarà pronto ad ossequiarlo e riverirlo, allo stadio come al bar e continuerà ad accettare tutto nella speranza, un giorno, di essere ammesso a corte.&lt;br /&gt;Ed intanto, generazione dopo generazione ci si assuefa ad ogni cosa.&lt;br /&gt;Atarassia ed afasia prendono il sopravvento. Non si ha contezza diffusa dei diritti di ciascuno e, conseguentemente, non si ha cogniozione dei doveri, il che crea una diabolica scala sociale nella quale chi sta sopra utilizza la violenza (verbale, fisica, morale, economica) nei confronti di chi sta sotto. Ogni giorno, sempre e comunque.&lt;br /&gt;Nulla facciamo per pretendere i servizi essenziali (strade, autostrade, sanità) e, contemporaneamente, siamo pronti ad appropriarci di larghe fette di suolo pubblico per uso privato.&lt;br /&gt;Non c&#39;è tensione morale.&lt;br /&gt;E dove non c&#39;è tensione morale non ci sono regole.&lt;br /&gt;Senza regole non c&#39;è futuro.&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3634624356384666981'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3634624356384666981'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/02/no-more-ace-to-play-siamo-cio-che.html' title='No more ace to play. Siamo ciò che abbiamo voluto'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg1QALnQ38pGNqc0UAYjTamjedftwvEe3eP9qDfBo-4GBJCg1__K_p59o7KcINpuCltqIwGJuFxX3B3MIjZVuU7A8eRzWDJKI1ZHDoyUP7Dr8UjW6-4RXfoGr6rTd55NR_yhK61QL5tJM4/s72-c/reggiopanoramica.jpg" height="72" width="72"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-5338733011943358557</id><published>2009-01-19T23:13:00.001+01:00</published><updated>2009-01-19T23:14:44.822+01:00</updated><title type='text'>A caddara avi a bugghiri pi tutti...</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhDDERWkXBowx5mYRlSSN9z8PIhrD6UAkNne3dm4-zWLJBTDzIxPdZLGLBWS7o_gK7jPuol9NtN0yXisLXNLkYy7cJgbnMwNosu4p5Mhf769_jdaItLtpIopEwuS6f5lbPJl3TKlKYTyI8/s1600-h/csmbis.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5293131736240747650&quot; style=&quot;FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 280px; CURSOR: hand; HEIGHT: 187px&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhDDERWkXBowx5mYRlSSN9z8PIhrD6UAkNne3dm4-zWLJBTDzIxPdZLGLBWS7o_gK7jPuol9NtN0yXisLXNLkYy7cJgbnMwNosu4p5Mhf769_jdaItLtpIopEwuS6f5lbPJl3TKlKYTyI8/s320/csmbis.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href=&quot;http://www.strill.it/&quot;&gt;www.strill.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;“A caddara avi a bugghiri pi tutti”.&lt;br /&gt;Dietro questo apparente principio di uguaglianza rischia di celarsi la madre di tutti gli equilibrismi che è funzionale a tutto tranne che a ciò per cui, in teoria, l’uguaglianza dovrebbe andare a braccetto: la giustizia.&lt;br /&gt;Il Csm, da anni principale responsabile della notte buia in cui è precipitato il potere giudiziario in Italia, per sistema fa finta di non vedere , non sentire e non capire.&lt;br /&gt;In nome di scelte a metà tra la difesa della casta ed il cerchiobottismo suggerito dalle correnti che lo animano (o lo mortificano?) il Consiglio Superiore della Magistratura ha chiuso gli occhi cento e cento volte.&lt;br /&gt;Dovendo essere obbligato a dare ragione ad un uomo con la toga e necessariamente torto ad un altro, l’organo di autogoverno dei giudici di questa patetica Repubblica non ha mai fatto pendere da un lato il piatto di quella bilancia che proprio i magistrati sono chiamati ad attivare.&lt;br /&gt;Attenzione, ad attivare, non a tenere in equilibrio.&lt;br /&gt;Un equilibrio ricercato, spesso, a forza di spinte e controspinte, come un arbitro incerto e nel pallone compensa gli errori da un’area di rigore all’altra.&lt;br /&gt;“A caddara avi a bugghiri pi tutti” ha – in buona sostanza – sentenziato il Csm ogni qual volta ha deciso di non decidere su decine di fascicoli che certificavano veleni e porcherie varie negli uffici giudiziari di mezza Italia, con Calabria e Reggio in testa.&lt;br /&gt;Non sono poche le iniziative giudiziarie che hanno trovato l’unica conclusione all’interno di fascicoli disciplinari che giacciono da anni al Csm. Stanno lì a prender polvere in attesa che qualcuno si decida ad analizzarli ed a sancire le ragioni di uno ed il torto dell’altro quando si tratta – spesso – di magistrati l’un contro l’altro o se comportamenti fuori dalle righe sono ascrivibili a togati indipendentemente dall’attrito con colleghi.&lt;br /&gt;Nessuno muove, in una sorta di immobile bilancia, protesa in ogni suo respiro ad evitare sbalzi. Un equilibrio garantito proprio da quelle correnti che sanno perfettamente che “oggi evitiamo il sacrificio di uno dei miei e domani di uno dei tuoi”, così a “caddara continua a bugghiri pi tutti”.&lt;br /&gt;Magistrati da trasferire immobilizzati nelle medesime sedi da decenni, altri da sanzionare – bene che vada – sul piano disciplinare ignorati; tutto fermo, liscio, uguale, uniforme proprio come il bordo della caddara che, per un attimo, qualcuno ha pensato che potesse essere rovesciata dal caso De Magistris.&lt;br /&gt;La clamorosa ribalta mediatica della vicenda, una lite da pollaio goffamente camuffata – con sprezzo del ridicolo - da diatriba tecnico-giuridica ha reso impossibile porre in essere l’attività che meglio riesce al Csm: l’immobilismo più assoluto, in una sorta di tragico un-due-tre stella.&lt;br /&gt;Dovendo necessariamente intervenire e, quindi, dovendo gioco forza attribuire delle responsabilità a qualcuno, il Consiglio Superiore della Magistratura si è letteralmente superato: a Palazzo dei Marescialli hanno rapidamente compreso che, partendo da quel presupposto, l’equilibrio poteva essere garantito solo dando torto – e quindi ragione – ad entrambi i contendenti.&lt;br /&gt;Bacchettate a Salerno e bacchettate a Catanzaro (ma un po’ di più a Salerno, meglio mandare un segnale a chi non si è fatto gli affari propri e ci ha messo in questa odiosa situazione, avranno pensato al Csm), come l’arbitro che non ci ha capito niente di una rissa o – peggio – non vuole scontentare nessuno e sventola il cartellino rosso sotto il naso di entrambi i contendenti.&lt;br /&gt;Sono bravi, a Roma; c’è poco da aggiungere, solo applausi. Come riescono a fare “bugghiri a caddara per tutti” loro non ci riesce nessuno.&lt;br /&gt;Intanto l’Anm, per bocca del suo massimo rappresentante Palamara, festeggia con un grottesco comunicato che segnala come “il sistema abbia dimostrato di avere gli anticorpi”.&lt;br /&gt;Un fatto è certo: con questa decisione – di fatto – il Csm non ha spiegato al Paese (e nemmeno lontanamente aveva intenzione di farlo) se De Magistris sia impazzito – e con lui la Procura di Salerno – o se la gestione degli uffici giudiziari di Catanzaro fosse stata improntata a guarentigie, privilegi e violazioni di legge inaccettabili in qualunque paese civile post-medievale.&lt;br /&gt;Non ce lo hanno detto.&lt;br /&gt;Anche stavolta “a caddara avi a bugghiri pi tutti”.&lt;br /&gt;In maniera perfettamente uguale e antidiscriminatoria.&lt;br /&gt;Con buona pace anche di Salvo Lima che – almeno – su quella frase potrebbe vantare, se fosse in vita, i diritti d’autore… &lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5338733011943358557'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5338733011943358557'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/01/caddara-avi-bugghiri-pi-tutti.html' title='A caddara avi a bugghiri pi tutti...'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhDDERWkXBowx5mYRlSSN9z8PIhrD6UAkNne3dm4-zWLJBTDzIxPdZLGLBWS7o_gK7jPuol9NtN0yXisLXNLkYy7cJgbnMwNosu4p5Mhf769_jdaItLtpIopEwuS6f5lbPJl3TKlKYTyI8/s72-c/csmbis.jpg" height="72" width="72"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-3090857537041665893</id><published>2009-01-04T12:42:00.001+01:00</published><updated>2009-01-04T12:44:08.061+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEifvgDpvFz_r6PcV4YszjDGTR2Jji_E-BuesNJflpbNlxgAwJgs2i8MxJEbqNg_bDPz31UMEh_SY6gj-FNOthx75BobdsrF8mLWwdBji1k7oca7tDneLkV-eWuyfL_q-x_cUu3azzxouxc/s1600-h/bottigliachampagne%5B1%5D.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5287402942590304834&quot; style=&quot;FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 260px; CURSOR: hand; HEIGHT: 250px&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEifvgDpvFz_r6PcV4YszjDGTR2Jji_E-BuesNJflpbNlxgAwJgs2i8MxJEbqNg_bDPz31UMEh_SY6gj-FNOthx75BobdsrF8mLWwdBji1k7oca7tDneLkV-eWuyfL_q-x_cUu3azzxouxc/s320/bottigliachampagne%5B1%5D.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href=&quot;http://www.strill.it/&quot;&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; - Se vi aspettate un editoriale colmo di speranze e di slanci di ottimismo in nome della classica svolta di fine anno sospendete qui la lettura; non è nostra intenzione guastare il San Silvestro a nessuno.&lt;br /&gt;E’ nostra intenzione, però – oltre che costume consolidato da quasi tre anni – chiamare le cose col loro nome, e, soprattutto, guardare in faccia la realtà, sempre e comunque.&lt;br /&gt;E più brutto è il viso della realtà sotto la maschera, più strill.it ogni giorno lavora per tirarla via, quella maschera.&lt;br /&gt;Il 2008 che la Calabria e l’area dello Stretto si lasciano alle spalle va in archivio come uno dei più neri della storia, ma il 2009 che arriva manda segnali ancora più inquietanti.&lt;br /&gt;No, non sarà un anno facile, il 2009; sarà – probabilmente – il nodo di esplosione dei conflitti sociali irrisolti, anzi alimentati da decenni.&lt;br /&gt;E però se il nostro territorio vuole ancora avere una speranza questa passa necessariamente attraverso la presa di coscienza di tutti, nessuno escluso.&lt;br /&gt;La gente, quella comune, le vittime dello stato di cose, per intenderci, non possono chiamarsi fuori dal gioco.&lt;br /&gt;Quando la posta in palio si alza, pericolosamente visto che è a rischio l’abc del vivere civile, la massa ha non solo diritti, ma anche doveri morali da esercitare. Anche mettendo a rischio – ulteriore – sé stessi; la massa ha il dovere di farsi sentire, di sottolineare che, come diceva Totò, “ogni limite ha una pazienza”.&lt;br /&gt;Ed invece, a fronte di una classe dirigente incapace quando non gaglioffa, quella “stragrande maggioranza di Calabresi onesti” è informe più che inerme, ormai assuefatta a tutto, incapace di indignarsi di fronte a sprechi e ruberie, ad incapacità conclamate e privilegi crescenti, senza capire che, ad esempio, proprio dove finiscono i privilegi cominciano i diritti e se i primi aumentano a dismisura i secondi finiscono per scomparire inesorabilmente.&lt;br /&gt;E chi assiste passivo all’elisione continua dei propri diritti fondamentali probabilmente non ha – poi – gran titolo per lamentarsi, perché ha ciò che si merita.&lt;br /&gt;Così come la classe dirigente calabrese – intesa in senso più lato possibile – è esattamente ciò che i Calabresi si sono meritati, e soprattutto hanno scelto, anno dopo anno, lustro dopo lustro. La tragedia, però, sta nella considerazione per la quale alle spalle dei vecchi timonieri si affacciano altri il cui spessore etico-cultural-morale pare addirittura inferiore.&lt;br /&gt;Troppo spesso abbiamo assistito in silenzio ad imprenditori che odorano di malavita, a politici che fanno gli affaristi, a magistrati che fanno politica, a giornalisti che oscillano tra il voler fare i giudici ed assecondare la straordinaria attitudine a vestirsi da cane di compagnia dei potenti, scodinzolante e tenero sul tappeto davanti al camino.&lt;br /&gt;In questa sorta di apocalisse civile, culturale, socio-economica, i Calabresi hanno da sempre pensato che, piuttosto che alzare la voce, fosse molto meglio (certamente più facile) guadagnare a gomitate la scia della nave in attesa dei resti del banchetto lanciati dal ponte ed accreditandosi, nel frattempo, per essere le prime riserve, nel caso in cui – non si sa mai – si liberasse un posto a bordo del Titanic, anche nella stiva, tanto poi Dio provvede…&lt;br /&gt;E così i pretoriani dei predoni aumentano, giorno dopo giorno, ed hanno da tempo abbattuto il loro già scarso spirito critico.&lt;br /&gt;Troppi Calabresi vivono all’ombra dello pseudo potente protempore e per loro calzano a pennello i versi di Edoardo Bennato a proposito dei seguaci di capitan Uncino: “...ai suoi discorsi son sempre presente, ma non so bene cos’abbia in mente e non mi faccio più troppe domande. E non m’importa dov’è il potere, finchè continua a darmi da bere non lo tradisco e fino all’inferno lo seguirò…”&lt;br /&gt;Come ha visto chi ha scelto di arrivare alla fine di questo fondo di fine anno ce n’è abbastanza per avvelenarsi il 31 dicembre e l&#39;1 gennaio, ma anche abbastanza per smettere di dirsi le bugie raccontando (prima a noi e poi al Paese) che si, la Calabria ce la farà, sta ripartendo.&lt;br /&gt;No, signori, la Calabria non ce la farà se chi sta nella stiva a remare e basta non pretenderà che i timonieri sbarchino al più presto e che al loro posto – in tutti i settori – ne arrivino altri che posseggano i necessari requisiti culturali, tecnici, etici e morali. Ma questi – ahinoi – non si possono comprare; questi stanno solo sui libri.&lt;br /&gt;Ma, parafrasando ciò che disse un noto personaggio dello sport reggino ad un altro, altrettanto conosciuto: “tra me e te ci sono montagne di libri contro montagne di soldi…”&lt;br /&gt;Felice anno nuovo, signori.&lt;a href=&quot;http://www.strill.it/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=29781&quot; included=&quot;null&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3090857537041665893'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3090857537041665893'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/01/da-httpwww.html' title=''/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEifvgDpvFz_r6PcV4YszjDGTR2Jji_E-BuesNJflpbNlxgAwJgs2i8MxJEbqNg_bDPz31UMEh_SY6gj-FNOthx75BobdsrF8mLWwdBji1k7oca7tDneLkV-eWuyfL_q-x_cUu3azzxouxc/s72-c/bottigliachampagne%5B1%5D.jpg" height="72" width="72"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-2663133087434693728</id><published>2008-12-09T11:29:00.001+01:00</published><updated>2008-12-09T11:30:59.422+01:00</updated><title type='text'>C&#39;è una Viola che vive su facebook!</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj-zJ-SSmnEuQUZ4-TPUFGS-0S5FMXdxKRtlQrbvfQEepxStsn5JTkDw7RHovCgpDmfyapZWTCQREWQxjSldpH4Fiu0F4oxAMQnYxTiGEuCk0CLtP63QexY_l71IATvUfto786Gr3Ugp7A/s1600-h/campanaromark.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5277735871390042706&quot; style=&quot;FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 300px; CURSOR: hand; HEIGHT: 197px&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj-zJ-SSmnEuQUZ4-TPUFGS-0S5FMXdxKRtlQrbvfQEepxStsn5JTkDw7RHovCgpDmfyapZWTCQREWQxjSldpH4Fiu0F4oxAMQnYxTiGEuCk0CLtP63QexY_l71IATvUfto786Gr3Ugp7A/s320/campanaromark.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href=&quot;http://www.strill.it/&quot;&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;di Giusva Branca - nella foto Mark Campanaro - Ce lo hanno spiegato in tutte le salse, anche se, presuntuosamente, noi di strill.it non ne avevamo bisogno: non si può più prescindere dalla rete. Non solo per veicolare notizie, informazioni, ma anche - o soprattutto - per capire i pensieri, gli umori, i desideri della gente.D&#39;altra parte se Obama è il primo Presidente Usa targato, in qualche modo, facebook, il medesimo social network qualcosa vorrà dire in alcuni suoi dati.Su facebook,appunto, in pochi giorni il gruppo &quot;nostalgici della Viola&quot; ha raggiunto quasi 700 iscritti, continuamente in aumento. Anche nomi storici come Santoro, Rifatti, Tolotti, Bullara, Blanchard ne sono coinvolti, per un cuore, quello neroarancio che - incredibilmente - batte ancora.Reggio è una città strana, si riscalda a fatica, salvo poi incendiarsi all&#39;improvviso e, soprattutto, vive maledettamente di nostalgie.Inutile negarlo, pur nel silenzio generale - e colpevole - un pilastro della storia cittadina (non solo sportiva, anzi prima sociale e poi sportiva) di oltre 30 anni manca a tutti.La Viola basket, però, non è stata una squadra; piuttosto è stata un&#39;idea, un modo di vivere, di essere, un sistema per sentirsi comunità quando ogni cosa intorno a noi di Reggio faceva in modo che questo sentimento di comunità venisse disgregato, frantumato, sbriciolato ogni giorno.Viola è stato per decenni, per tanti, un modo per poter dire - per una volta non a bassa voce - &quot;sono di Reggio Calabria&quot;.Pochino per una comunità che pretenda di dirsi civile?Può darsi, ma era l&#39;unica cosa. Facile oggi, per chi non c&#39;era sugli spalti ma non c&#39;era nemmeno per le strade con i morti ammazzati, dire che era solo una squadra di basket.No, la Viola non è mai stata una squadra di basket; la Viola ha rappresentato la via di fuga, con i pensieri, quello scoglio al di là della burrasca - interminabile - al quale appigliarsi; la Viola è stata - a detta dello stesso Lillo Foti - l&#39;esempio di conduzione di management sportivo al quale poi si ispirò la giovanissima Reggina Calcio; la Viola è stato lo straordinario testimonial sociologico che &quot;anche a Reggio si poteva&quot;. Si poteva sfidare Milano e Bologna, Roma e Treviso, senza paura, uscendone spesso felici e vincenti; e sul piano della convinzione, negli anni, questo ha contribuito non poco a riannodare i fili del corto circuito storico generato dal post-rivolta e dagli anni tragici settanta-ottanta.Alla Reggio delle persone per bene e semplici a lungo non è rimasto altro; questa Reggio per decenni ha vissuto di Viola, sette giorni, nei cuori e nelle passioni di migliaia di persone che magari non hanno mai messo piede in uno dei tre campi (Scatolone, Botteghelle e Pentimele, se non è un record anche questo...), ma che restavano incollatie alla radiolina senza nemmeno respirare.Per generazioni di giovanissimi reggini che praticavano basket l&#39;ambizione massima era vestire, anche solo per una volta, la canotta delle giovanili nero-arancio.A nessuno in città erano ignoti i nomi di Santoro e Bullara, Bianchi e Rossi, Avenia e Tolotti, Porto e Bryant, Laganà e Kupec, Campanaro, Hughes, Sconochini, Ginobili, Rifatti, Garrett, Young, Zorzi e Gebbia, Recalcati, Benvenuti, Lardo.E questa Viola - anno dopo anno grazie a personaggi come Viola e Tuccio, De Carlo e Scambia e poi Versace, Silipo, Abenavoli - creò, trainandolo, un intero cosmo di pallacanestro &quot;minore&quot; (che brutto termine per una cosa nobilissima). Una Viola che, per anni, si mantenne in piedi grazie alla passione di gente reggina, umile e capace, laboriosa e passionale.Favano, Messineo, Raineri, Morabito, Placanica, Falcomatà sono solo alcuni di questi e la loro attività per la città è meritoria altamente, al pari, in maniera parallela, ad esempio, di quella della famiglia Sant&#39;Ambrogio, Ileano e Enza in testa, Franco, Sergio, Cesare e Carlo subito a seguire. Una Viola che produsse anche un&#39;intera generazione di giovani tecnici. Nomi come Iracà, Benedetto, Bianchi, Tripodi, Romeo dicono ancora tanto nel panorama cestistico regionale e non solo (Bianchi e Benedetto, ad esempio, guidano Imola e Latina, in Legadue e A dilettanti)La Viola è morta, sul piano tecnico-agonistico. La Viola è ben viva nei cuori, perchè i valori non muoiono ed allora, in questo senso, aveva ragione il capitano storico della Viola, Sandro Santoro, capitano di quella Viola che passava da una tempesta all&#39;altra, quando diceva che &quot;qui non si muore mai...&quot;Una Viola che, come una maledizione, come un perfido sortilegio, ha legato la sua storia anche a morti incomprensibili che si sono portate via De Carlo e Fulco, Mazzetto e Rappoccio e, da ultimo, Condello. Giocatori, dirigenti e tifosi, tutti tristemente livellati anzitempo.La foto ritrae un Mark Campanaro in perfetta forma, a 25 anni esatti dallo storico esordio in A2, dove proprio Campanaro quella Viola ce la portò di peso.Non sembri un&#39;eresia: l&#39;anima della Viola, anche lei, è in forma smagliante.E se... &lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2663133087434693728'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2663133087434693728'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/12/c-una-viola-che-vive-su-facebook.html' title='C&#39;è una Viola che vive su facebook!'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj-zJ-SSmnEuQUZ4-TPUFGS-0S5FMXdxKRtlQrbvfQEepxStsn5JTkDw7RHovCgpDmfyapZWTCQREWQxjSldpH4Fiu0F4oxAMQnYxTiGEuCk0CLtP63QexY_l71IATvUfto786Gr3Ugp7A/s72-c/campanaromark.jpg" height="72" width="72"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-1301023852316181570</id><published>2008-12-06T18:40:00.003+01:00</published><updated>2008-12-06T18:41:34.493+01:00</updated><title type='text'>Il re è nudo affacciannose ar palazzo...</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjYBG3Reuy62fahwMt4tWt3mFRVs4z-NsCOw3F4C2dgrbe9htiWZtX6poiHzC3hVHCRFjP2tR0GVAU6tafEwT2M8Od3EYrz9LyeXL4OOG02e83FplApwOqc4agZtdmoOIqroeBiqrZgpfo/s1600-h/tribunalecatanzaro.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5276733628229260786&quot; style=&quot;FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 262px; CURSOR: hand; HEIGHT: 156px&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjYBG3Reuy62fahwMt4tWt3mFRVs4z-NsCOw3F4C2dgrbe9htiWZtX6poiHzC3hVHCRFjP2tR0GVAU6tafEwT2M8Od3EYrz9LyeXL4OOG02e83FplApwOqc4agZtdmoOIqroeBiqrZgpfo/s320/tribunalecatanzaro.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href=&quot;http://www.strill.it/&quot;&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; - &quot;Ufficio vilipeso dalle perquisizioni&quot;, addirittura &quot;pm denudati per essere perquisiti&quot;.Questa - secondo quanto si apprende da &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/&quot; included=&quot;null&quot;&gt;http://www.repubblica.it/&lt;/a&gt; - la sintesi delle rimostranze portate a Roma, al Csm, dai vertici della Procura di Catanzaro con riferimento alla clamorosa iniziativa di indagine realizzata nei loro confronti dai colleghi della Procura di Salerno.Sarà che l&#39;aria in Calabria - anche sul fronte-giustizia - è irrespirabile da anni; sarà che da troppo tempo (a mezza lingua, come si faceva in epoche medievali quando si parlava del signorotto proprietario di terre e, soprattutto, dei destini degli uomini) i normali cittadini calabresi convivono con l&#39;amara sensazione - come fosse un retrogusto - di amministrazione della giustizia con crescente autoritarismo e decrecente autorevolezza; sarà quel che sarà, ma in maniera latente si avverte un senso di fastidio.Un senso di fastidio rispetto alla reazione scomposta dei magistrati di Catanzaro; nel merito deciderà (???) chi di competenza, ma ciò che infastidisce sono i metodi. Una sorta di conseguenza della lesa maestà alla quale, pur senza mai dirlo apertamente, i magistrati catanzaresi fanno riferimento.Parlare di ufficio vilipeso e addirittura di perquisizioni corporali con quei toni, automaticamente delegittima - questo si - da oggi in poi tutti gli altri provvedimenti di sequestro e perquisizione, anche corporale, che ogni giorno sono ordinati dalle Procure del Paese, con in testa proprio quella di Catanzaro.A meno che - e torniamo alla lesa maestà - non si chieda, ormai sempre meno a bassa voce, di sancire il reato, appunto, di lesa maestà e di specificare che ciò che conta non è più la legittimità dell&#39;atto posto in essere, ma il destinatario e, con la sua individuazione, anche le modalità dell&#39;atto medesimo.Ci hanno spiegato, sui libri e nelle sentenze, che il ricorso a tali mezzi di acquisizione delle fonti di prova nel nosto ordinamento di diritto è, certamente, una compressione della sfera personale e privata; compressione, tuttavia, necessaria per la tutela del bene collettivo che è sempre primario.Ci hanno detto che tale valutazione permane esclusivamente in capo ai titolari dell&#39;azione penale ed ai giudici che, di volta in volta, autorizzano gli atti posti in essere.Ci hanno sottolineato che, rispetto all&#39;accertamento dei fatti, nulla deve frapporsi sul cammino dell&#39;acquisizione degli elementi che diventeranno fonti di prova.E proprio in ossequio a questo principio ogni giorno, in quel che resta di questa Repubblica, un certo numero di persone vengono tirate giù dal letto all&#39;alba, viene rovistato nei loro cassetti sotto gli occhi attoniti dei familiari in pigiama; persone che vengono, se del caso, anche fatte denudare.E capita a tanti: sbandati e borghesi, delinquenti abituali e professionisti.Senza sconti per nessuno rispetto all&#39;esigenza primaria di ricerca della verità.Tutti si sentono profondamente feriti nell&#39;intimo, ma nessuno si è mai sognato di gridare al mondo di sentirsi vilipeso.Ma nessuna di queste persone - evidentemente - si è mai sentita come un re.Quel sovrano che ora è nudo ma che, in Calabria, con parole, atteggiamenti, opere ed omissioni, troppe, troppe volte ha urlato in faccia a tutti &quot;affacciannose ar palazzo: io sò io e voi nun siete un cazzo...&quot; &lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/1301023852316181570'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/1301023852316181570'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/12/il-re-nudo-affacciannose-ar-palazzo.html' title='Il re è nudo affacciannose ar palazzo...'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjYBG3Reuy62fahwMt4tWt3mFRVs4z-NsCOw3F4C2dgrbe9htiWZtX6poiHzC3hVHCRFjP2tR0GVAU6tafEwT2M8Od3EYrz9LyeXL4OOG02e83FplApwOqc4agZtdmoOIqroeBiqrZgpfo/s72-c/tribunalecatanzaro.jpg" height="72" width="72"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-532234910287405690</id><published>2008-12-05T09:41:00.001+01:00</published><updated>2008-12-05T09:42:34.387+01:00</updated><title type='text'>In nome del popolo italiano?</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiIZdPZz_ooszCnjREVhj9r-873XG10CseQceSvyYxN62wbTTiqlqoeFYGqMq92dfFkckOvE4KDnOY_w7jl0UrbGGEyNpMtp9NWSZ-0u42YzMOjeehv12Mv48rCT_iG7YYO_n1_fNAzsI8/s1600-h/innomedelpopolo.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5276223600813368866&quot; style=&quot;FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 282px; CURSOR: hand; HEIGHT: 305px&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiIZdPZz_ooszCnjREVhj9r-873XG10CseQceSvyYxN62wbTTiqlqoeFYGqMq92dfFkckOvE4KDnOY_w7jl0UrbGGEyNpMtp9NWSZ-0u42YzMOjeehv12Mv48rCT_iG7YYO_n1_fNAzsI8/s320/innomedelpopolo.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href=&quot;http://www.strill.it/&quot;&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Troppo tardi. Fuori tempo massimo. L’uscita dell’Anm che, rispetto al “pasticciaccio brutto” tra le Procure di Salerno e Catanzaro tuona, al pari del Capo dello Stato, ricordando che “ne va della credibilità della funzione giudiziaria”.&lt;br /&gt;E se, per bocca di Luca Palamara, l’Anm si definisce “sgomenta per ciò che sta accadendo” in tanti, tutti coloro che conoscono uomini e cose calabresi e, soprattutto, della storia della magistratura calabrese degli ultimi decenni non sorridono, ma ridono di gusto. A crepapelle.&lt;br /&gt;Eh si, perché con i termini “caso-Reggio”, “caso-Calabria”, “Procure dei veleni” i cittadini calabresi hanno fatto l’abitudine da oltre un ventennio, al pari dell’assordante silenzio di Csm e Anm, di Capi di Stato e Ministri.&lt;br /&gt;Il Ministro della Giustizia di fine 2008, Alfano, parla di “onta per l’intero sistema giudiziario”.&lt;br /&gt;Oggi, improvvisamente, l’Anm si ricorda che c’è una credibilità da tutelare, il Presidente della Repubblica si accorge che si tratta di una situazione senza precedenti.&lt;br /&gt;Già, ma in tutti questi anni, nei mesi scorsi, tra corvi e microspie, tra veleni ed avocazioni strane, in questo tragico balletto tra i palazzi di Reggio e Catanzaro di precedenti se ne sono visti tanti, troppi per non credere che la credibilità della giustizia calabrese sia andata in frantumi lustro dopo lustro nei silenzi – incoscienti nella migliore delle ipotesi – di Csm e Anm, di Capi di Stato e Ministri.&lt;br /&gt;Gli stessi, inaccettabili, silenzi che hanno fatto da cornice nelle scorse settimane alle devastanti dichiarazioni di Luigi De Magistris che, fino a prova del contrario, resta comunque un magistrato di questa sgangheratissima Repubblica.&lt;br /&gt;“Una parte della magistratura calabrese non è estranea al sistema criminale”, disse De Magistris ai microfoni di Sky.&lt;br /&gt;“Minchia!” avrebbe detto qualunque Ministro, Presidente di Anm, Csm, semplice magistrato inquirente di un Paese normale. Da noi, invece, non c’era nessuno e se c’erano dormivano.&lt;br /&gt;Meglio così, meglio che lo sgomento arrivi ora, tutto insieme.&lt;br /&gt;Un po’ come il Natale, quando arriva arriva…&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/532234910287405690'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/532234910287405690'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/12/in-nome-del-popolo-italiano.html' title='In nome del popolo italiano?'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiIZdPZz_ooszCnjREVhj9r-873XG10CseQceSvyYxN62wbTTiqlqoeFYGqMq92dfFkckOvE4KDnOY_w7jl0UrbGGEyNpMtp9NWSZ-0u42YzMOjeehv12Mv48rCT_iG7YYO_n1_fNAzsI8/s72-c/innomedelpopolo.jpg" height="72" width="72"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-1572431816594924570</id><published>2008-11-27T10:58:00.003+01:00</published><updated>2008-11-27T11:09:59.706+01:00</updated><title type='text'>E se i giovani boss sono bamboccioni il gioco vale ancora la candela?</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEipEIIzNTQo9fjZVZ3hGsx4JJTAUiT68F9O_SWdW55PIey3E3Mf1F0ATZB3h35sdqlYMeUH_maF7OdE25IBYP-xO6eKvzcCQnv6rzh-Dr8ztRl14mCgY9GJJAKZmSN0DVQN66PzL3WXc_c/s1600-h/corteserenato13ott.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5273275007662791730&quot; style=&quot;FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 280px; CURSOR: hand; HEIGHT: 193px&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEipEIIzNTQo9fjZVZ3hGsx4JJTAUiT68F9O_SWdW55PIey3E3Mf1F0ATZB3h35sdqlYMeUH_maF7OdE25IBYP-xO6eKvzcCQnv6rzh-Dr8ztRl14mCgY9GJJAKZmSN0DVQN66PzL3WXc_c/s320/corteserenato13ott.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href=&quot;http://www.strill.it/&quot;&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; - Renato Cortese ha solo 44 anni. Oggi dirige la Squadra Mobile di Reggio Calabria, dopo avere lavorato dal 1991 a Palermo. Sedici anni all&#39;ombra del Monte Pellegrino, prima sulle volanti, poi a dirigere la &quot;catturandi&quot;. Un posto dove la noia non era certo di casa; Brusca, Aglieri, Vitale, Greco, Grigola sono solo alcuni dei latitanti finiti nella rete tessuta dagli uomini di Cortese prima del &quot;colpo dei colpi&quot;, prima del &quot;bingo&quot; targato Bernardo Provenzano, l&#39;11 aprile 2006.Gli occhi sono veloci e profondi, scrutatori eppure aperti, ti concedono fiducia.Della Calabria, della quale è originario - è nato a Santa Severina, in provincia di Crotone - conserva &quot;l&#39;amore per questa terra, violentata dagli uomini e poco altro, visto che la mia formazione, professionale e di uomo, è targata Roma e Palermo&quot;.&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Un sondaggio di &lt;/strong&gt;&lt;a href=&quot;http://www.strill.it/undefined&quot; included=&quot;null&quot;&gt;&lt;strong&gt;http://www.strill.it/undefined&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt; ha indicato che la gente ha paura più della &quot;mafiosità dei gesti quotidiani che della mafia&quot;. Che significa?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Questo sondaggio ha ben fotografato il clima che ci circonda; mafiosità può indicare tutto e niente. La mafiosità può stare anche nei comportamenti della gente che non prende posizione o, addirittura, se la prende, in qualche modo solidarizza con la mafia. Certamente, però, in alcuni ambienti la mafiosità è alimentata da clamorose inefficienze della Pubblica Amministrazione che originano pericolose corsie privilegiate...&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Ma c&#39;è ancora spazio per la speranza vera, quella non di facciata, obbligata dai ruoli?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Noi facciamo il massimo, ma saremmo degli stupidi se non avessimo anche obiettivi mediati che superino quelli immediati. Noi riteniamo che si possa cambiare, realmente. Se pensassi, anche solo per un attimo, che non c&#39;è speranza farei altro, mi creda. Sono convinto che sia del tutto prevalente la gente che vuole, pretende che prevalga il bene. Ma questa gente attende da noi dei segnali forti, continui e coerenti. Arrestare i latitanti, condannarli, assicurarsi che restino effettivamente in galera per gli anni che sono stati loro comminati e procedere al sequestro dei beni accumulati in maniera illecita.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;I beni, la &quot;roba&quot; di verghiana memoria quanto entrano in questo discorso?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Entrano tanto, ma non sono l&#39;unica cosa: tante volte l&#39;esercizio del potere mafioso è di per sè bastevole a giustificare le scelte di vita dei criminali. Il potere mafioso fine a sè stesso, intendo dire, anche se questa concezione in Calabria è meno diffusa che in Sicilia.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Ecco, la Calabria e la Sicilia, due mondi così vicini e così lontani, anche dal punto di vista criminale&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Certo, sono due realtà assai diverse; paradossalmente la mafia è più facile da decapitare in funzione della sua strutturazione verticistica. Lo sviluppo orizzontale della &#39;ndrangheta rende assai più complicato sgominarla, al pari della connotazione familistica delle cosche che consente loro di cambiare pelle velocemente. Prevedere le mosse di una cosca di &#39;ndrangheta è veramente difficile ed anche le alleanze tra consorterie criminali vanno riverificate di volta in volta. Non è possibile dare nulla per scontato. Certo, una notevole disattenzione dello Stato verso la Calabria, nel momento di massimo sforzo contro la mafia siciliana, ha agevolato lo sviluppo della &#39;ndrangheta&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;C&#39;è anche una notevole differenza nell&#39;abbraccio con la politica?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Beh, si; fin qui in Calabria non sono stati dimostrati legami stabili e duraturi, veri e propri assi. Piuttosto emergono sinergie temporali, rispetto a fatti specifici. La storia ha dimostrato che diverso è stato in Sicilia ed anche questo dipende dal fatto che nell&#39;isola la commissione, il vertice, ha sempre deciso tutto e per tutti. Da questa parte dello Stretto non è così.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;In quali settori, nello specifico, l&#39;attenzione dello Stato va concentrata?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Torno sull&#39;aspetto dei beni: la ricchezza sviluppata dalla &#39;ndrangheta è qualcosa di inimmaginabile, di spropositato, eppure sul territorio resta poco o nulla.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;E allora?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Allora da qualche parte saranno queste ricchezze, in Italia o, come ormai dimostrato, in mezzo mondo...&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Ed il territorio calabrese come vive con la &#39;ndrangheta? O forse sarebbe meglio dire convive...?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Lo ripeto: credo che ci sia tanta, tanta gente che chiede di vivere tra diritti e doveri, nel rispetto delle libertà costituzionali. Ed a Reggio, mi creda, molte libertà, basilari in qualunque Stato di diritto, non sono garantite. Fin quando chi aprirà un bar saprà che prima o dopo arriverà qualcuno che gli dirà: &quot;Bene, da oggi siamo soci&quot;, i diritti basilari non saranno garantiti. Ci pensi bene. Qui non siamo più di fronte alla semplice estorsione periodica; qui ci sono interi comparti dell&#39;attività commerciale locale totalmente nelle mani della &#39;ndrangheta&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Eppure questa cappa soffocante che pressa sulla città non si traduce in reazioni evidenti, come avvenuto, invece, in Sicilia&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Esattamente questo è il nodo del discorso; in questo momento storico la potenza espressa dalla &#39;ndrangheta è fornita in maniera inequivocabile dai numeri, quelli relativi alla finanza ma anche quelli dei latitanti. Lei pensi, solo a mò di esempio, che tra i 30 latitanti ritenuti più pericolosi del Paese ce ne sono ben otto di Reggio! &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Ma la città dov&#39;è?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Alla gente, come ho detto prima, bisogna dare segnali di continuità nella discontinuità col passato. Oggi ad ogni arresto eccellente intorno alla Questura di Reggio registriamo il deserto. A Palermo era la stessa cosa; quando arrestammo Brusca, nel 1996, di quelle immagini ricorderete solo i miei uomini che festeggiavano. Esattamente dieci anni dopo era cambiato tutto; fuori dalla Questura di Palermo c&#39;era mezza città. Volevano far festa e sbeffeggiare il boss arrestato. Ma a quel momento si arrivava dopo un lungo percorso fatto di arresti, di sequestri di beni; un cammino attraverso il quale la massa aveva capito che si poteva alzare la testa, che era possibile veramente un riscatto. Uno ad uno erano caduti tutti i falsi miti criminali fino a giungere alla cattura del boss.&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Quel boss era Bernardo ProvenzanoProvenzano, &quot;iddu&quot;. Inseguito per otto anni fino alla creazione di una squadra speciale solo per lui. Quando un obiettivo, il più importante, diventa l&#39;obiettivo in qualche modo ti cambia la vita&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Se per otto anni, tutti i giorni, vivi con un unico pensiero, vai a letto con quello, ti svegli solo con quello, in qualche modo diventa parte della tua vita. Una specie di fantasma, del quale non si avevano tracce nè foto dal 1963. Quella mattina, in quel casolare, in un attimo ho rivisto anni di lavoro di un gruppo di 30 uomini che hanno condiviso idee, tracce ma anche emozioni, speranze, sacrifici e, come dico sempre ai miei uomini, la rabbia. La rabbia, quella giusta, canalizzata e gestita verso il massimo rendimento è necessaria per poter fare questo mestiere; un mestiere che ha il sapore della sfida e del sacrificio, della pazienza e dell&#39;intuizione. Uno dei mestieri più belli del mondo perchè ti consente di ragionare, di verificare giorno per giorno &quot;incastri&quot;, legami, coincidenze apparenti. Tutto ciò, vedendomi di fronte Provenzano - e non ho dubitato nemmeno per un secondo che fosse lui - ha avuto un senso e si ripete ogni volta che chiudiamo un cerchio, che assicuriamo alla giustizia qualcuno che ne vuole sfuggire.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Ed il futuro della lotta alla criminalità organizzata per cosa passa?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Certamente per la piena comprensione da parte del tessuto sano della società che l&#39;indifferenza rispetto al fenomeno è, oltre che a vantaggio del fenomeno stesso, anche impossibile perchè, prima o poi, in qualche modo ti tocca, anche se sei lontano anni-luce sul piano culturale, sociale.Quando a Palermo iniziarono a saltare per aria pezzi di strada più di qualchuno fin lì indifferente cominciò a chiedersi: &quot;Beh, che sta succedendo qui? Lì poteva esserci mio figlio, mia figlia...&quot;. E&#39; da lì che cominciarono a cambiare le cose, ma lo ripeto, subito dopo attraverso le risposte secche, nette, congrue e continue dello Stato. Anche in Calabria sarà necessario arrivare a questo&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Ma sul piano culturale in Calabria le eredità familiari delle cosche, sotto forma di mentalità, di mafiosità pura, rischiano di essere invincibili&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;C&#39;è un dato nuovo, strettamente culturale, direi sociologico: il mondo è cambiato. Oggi non credo che le giovani leve possano accettare con tranquillità di passare una vita in galera o di vivere per 40 anni in un casolare a pane e formaggio come Provenzano accontentandosi del potere per il potere. Oggi l&#39;aspetto consumistico incide pesantemente anche sui giovani criminali che sono abituati alla bella vita fatta spesso di lussi. Non penso che siano in condizione di accettare l&#39;idea di rinunciare a tutto questo. Però il segnale che arriva dallo Stato deve essere inequivocabile: gli arrestati ed i condannati dovranno scontare la loro pena in galera, col carcere duro e la dovranno scontare tutta, senza sconti. Se passerà questo messaggio vedremo molti giovani leve, anche in posizione di comando, che comprenderanno che il gioco non vale la candela. Esporsi ad una vita fuori dalle regole senza nemmeno poter godere delle ricchezze prodotte non sarà accettato. Nella società moderna il concetto che dicevamo prima del potere fine a sè stesso non basta. Nel nostro piccolo io ed i miei uomini lavoriamo per questo&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Già, i suoi uomini, quelli che difende sempre e comunque, più di sè stesso&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Ma non a priori, solo dopo averne verificato le capacità professionali e morali. In quel caso metterò sempre la mia faccia, il mio corpo davanti a loro.&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Quegli uomini ai quali, ad ogni compleanno di ciascuno non manca di far trovare sulla scrivania un biglietto personale di auguri firmato Renato Cortese&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&quot;Ma queste sono cose interne nostre&quot;,&lt;/em&gt; sorride un pò imbarazzato ed un pò sorpreso del fatto che, per una volta, l&#39;interlocutore si è dimostrato buon investigatore...&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/1572431816594924570'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/1572431816594924570'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/11/e-se-i-giovani-boss-sono-bamboccioni-il.html' title='E se i giovani boss sono bamboccioni il gioco vale ancora la candela?'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEipEIIzNTQo9fjZVZ3hGsx4JJTAUiT68F9O_SWdW55PIey3E3Mf1F0ATZB3h35sdqlYMeUH_maF7OdE25IBYP-xO6eKvzcCQnv6rzh-Dr8ztRl14mCgY9GJJAKZmSN0DVQN66PzL3WXc_c/s72-c/corteserenato13ott.jpg" height="72" width="72"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-578427607628260349</id><published>2008-11-27T10:55:00.001+01:00</published><updated>2008-11-27T10:57:35.177+01:00</updated><title type='text'>In galera? Ma io li manderei a scuola!</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjGKQ89mp48GDgBMGxT10wRXji3L4bNpm_gogC_3blXrKhmY9tnrBmK5HBU9laUed5MnwtYKb3W_m4Sd-WSFC76Thb5-113P2Ulq-alPbE-tAc2-3wZ7CBo4oya5tmSD7dcKi7-bHgZ6pg/s1600-h/aereo.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5273274213289237826&quot; style=&quot;FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 127px; CURSOR: hand; HEIGHT: 83px&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjGKQ89mp48GDgBMGxT10wRXji3L4bNpm_gogC_3blXrKhmY9tnrBmK5HBU9laUed5MnwtYKb3W_m4Sd-WSFC76Thb5-113P2Ulq-alPbE-tAc2-3wZ7CBo4oya5tmSD7dcKi7-bHgZ6pg/s320/aereo.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href=&quot;http://www.strill.it/&quot;&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; - Che tristezza dire &quot;lo avevamo detto&quot;. Che meschine soddisfazioni ci regala il clima di questo territorio, miseramente sprofondato agli inferi a causa di cialtronerie ed omissioni crepuscolari, per colpa di giochi di pseudo-potere da basso impero. Tutti sulla pelle della gente. Tutti, regolarmente, posti in essere confondendo ad arte il fine (il benessere collettivo) con lo strumento (approntare rimedi, fare scelte funzionali all&#39;obiettivo).Lo avevamo detto pochi giorni addietro: il &quot;Tito Minniti&quot;, minato alle fondamenta da scelte miopi e di cortissimo respiro, tirato giù dalle sabbie mobili di una politica che non ha più senso di esistere, almeno secondo la sua accezione classica, riceve il colpo di grazia da Alitalia-Cai che, con la benedizione di una crisi epocale, è &quot;obbligata&quot; a fare scelte che comportino lacrime, sudore e sangue.Il fatto è che, però, le scelte le fanno loro, mentre lacrime, sudore e sangue sono tutti per la gente normale, quella che vorrebbe solo, nel 2008, potersi spostare dal cul de sac in cui la natura ha sistemato questa disgraziata terra.Come preannunciato - ancora - i voli da e per Reggio, già scarsi, sono stati tagliati in maniera consistente. Con la compagnia di bandiera (chiamatela come volete) non si vola più la mattina presto per Roma (primo volo ore 11) e non si vola più in assoluto per Milano. Per fortuna resistono i vettori - peraltro non portati a Reggio da Sogas, ma dall’Amministrazione comunale - Myair (su Bergamo) e Airmalta (su Fiumicino). Ma fino a quando?Stando così le cose, nel Paese e nel mondo, adesso, in questa fase storica si potrà fare ben poco per uno scalo depauperato di risorse, ambizioni e potenzialità nei decenni da quella politica fatta, prima che da inetti, da incapaci, guidati da cupidigia pari solo all&#39;ignoranza più crassa che anima ogni loro respiro.E, come diceva Stevenson, a proposito dell&#39;inettitudine etico-politico-morale degli amministratori pubblici, &quot;io non vorrei vederli in galera, vorrei mandarli a scuola!&quot;Il che, per molti di loro, rappresenterebbe una sofferenza molto meno accettabile della gabbia.&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/578427607628260349'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/578427607628260349'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/11/in-galera-ma-io-li-manderei-scuola.html' title='In galera? Ma io li manderei a scuola!'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjGKQ89mp48GDgBMGxT10wRXji3L4bNpm_gogC_3blXrKhmY9tnrBmK5HBU9laUed5MnwtYKb3W_m4Sd-WSFC76Thb5-113P2Ulq-alPbE-tAc2-3wZ7CBo4oya5tmSD7dcKi7-bHgZ6pg/s72-c/aereo.jpg" height="72" width="72"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-5168290410595099158</id><published>2008-09-10T19:32:00.002+02:00</published><updated>2008-09-10T19:33:27.213+02:00</updated><title type='text'>Lo sprezzo del ridicolo</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj0T9RDb1GuI1oZhg0lQVLaF_oFQMiNhbZ0jDErK4q6YrI26Bhh2gYhbGsmJ9Fdtvi1e8_ZVZ-22IIq6HpB6pENQVSzkqhrWw0i_qNS5NIpZx6S4mlBB_wjqIH393J_DMtRb7HM4LJM33I/s1600-h/colombo.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5244447046289316594&quot; style=&quot;FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj0T9RDb1GuI1oZhg0lQVLaF_oFQMiNhbZ0jDErK4q6YrI26Bhh2gYhbGsmJ9Fdtvi1e8_ZVZ-22IIq6HpB6pENQVSzkqhrWw0i_qNS5NIpZx6S4mlBB_wjqIH393J_DMtRb7HM4LJM33I/s320/colombo.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt; da &lt;a href=&quot;http://www.strill.it/&quot;&gt;www.strill.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Fino a che punto è lecito ed eticamente corretto passar sopra a dichiarazioni di uomini vicinissimi ai 90 anni e, soprattutto, distanti quasi 40 anni dai fatti di cui parlano?&lt;br /&gt;Non lo sappiamo, ma quanto dichiarato al “Sole 24 Ore” di oggi dal Senatore della Repubblica Emilio Colombo, collega giornalista e già Presidente del Consiglio dei Ministri al tempo della rivolta di Reggio non può scivolare via inosservato.&lt;br /&gt;Nel pezzo pubblicato a pagina 5 dell’inserto “Sud”, Colombo torna sulla rivolta e sulle scelte del suo Governo, quello dal quale, storicamente, la città di Reggio si sentì tradita e sbeffeggiata.&lt;br /&gt;Le sue dichiarazioni rappresentano un misto di accusa di ingratitudine rivolta ai reggini e di patetico tentativo di minimizzare le scelte del Governo di allora, lasciandosi andare ad un pericoloso esercizio di deresponsabilizzazione portato avanti con evidente sprezzo del ridicolo.&lt;br /&gt;“Volli il quinto centro siderurgico a Gioia Tauro” – dichiara Colombo.&lt;br /&gt;Peccato che il Presidente del Consiglio dell’epoca fosse perfettamente a conoscenza del fatto che il comparto-siderurgia fosse già in crisi.&lt;br /&gt;E questo è un fatto, anche perché il buon Piero Battaglia si starà rivoltando nella tomba, dopo avere, però – per fortuna – messo nero su bianco nel volume “Io e la rivolta” di Enzo Laganà, edito da Falzea Editore nel 2001.&lt;br /&gt;E da questo volume lo stesso Colombo non esce benissimo, e nemmeno bene e neanche così così.&lt;br /&gt;Ne esce a pezzi. Troppo facile rispondere quando la controparte è passata a miglior vita.&lt;br /&gt;Ma c’è di più: nell’intervista rilasciata al “Sole”, Colombo rincara la dose e parla anche della “Liquichimica” di Saline (in realtà lo spunto dell’inchiesta del quotidiano è proprio questo).&lt;br /&gt;“L’impianto di bioproteine avrebbe portato molto lavoro” – dice Colombo.&lt;br /&gt;Peccato che la fabbrica non andò in produzione un solo giorno per il veto di Comunità Europea e Ministero della Sanità (questi sconosciuti, vero Colombo?)&lt;br /&gt;“Non si può parlare di beffa o di progetto per imbrogliare la gente” tuona il senatore.&lt;br /&gt;Insomma, se gli unici due progetti presentati dal suo Governo a risarcimento (parziale) dello scippo del capoluogo fallirono miseramente, bocciati – subito e non dopo 20 anni – dal mercato e dagli organi di controllo, la colpa, evidentemente, è del destino, notoriamente cinico e baro.&lt;br /&gt;Ma, a proposito di rivoltamenti nella tomba, Colombo la ciliegina la lascia per il finale: “Se i reggini oggi camminano sul lungomare” – dice il senatore a vita - “lo devono a me. Grazie a quel pacchetto furono ricoperti i binari della ferrovia che tagliava il bellissimo molo (!!!??? è evidente che gli anni pesano…quale molo?) di Reggio.&lt;br /&gt;A rivoltarsi nella tomba stavolta è Italo Falcomatà.&lt;br /&gt;A ben pensarci, però, un lato positivo c’è: finalmente abbiamo trovato il responsabile di 25 anni di scempio della via Marina reggina… &lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5168290410595099158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5168290410595099158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/09/lo-sprezzo-del-ridicolo.html' title='Lo sprezzo del ridicolo'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj0T9RDb1GuI1oZhg0lQVLaF_oFQMiNhbZ0jDErK4q6YrI26Bhh2gYhbGsmJ9Fdtvi1e8_ZVZ-22IIq6HpB6pENQVSzkqhrWw0i_qNS5NIpZx6S4mlBB_wjqIH393J_DMtRb7HM4LJM33I/s72-c/colombo.jpg" height="72" width="72"/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-2099411022858432680</id><published>2008-09-07T18:16:00.002+02:00</published><updated>2008-09-07T18:36:03.823+02:00</updated><title type='text'>Qualcuno ci guarda...</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjfYalnozV1nrMf5HFCH_l5vqjPRTAuni8MUJN0d0izhBuBOWxS6i4jniq3GX6xYL4giMqFl_mByNdcmLtoyG0fpkYODwwklu4EIWRBbBedPJ5UL9snd5gvX9h3PwTfuocC58b8cfXKBIs/s1600-h/latorre.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5243318921835479362&quot; style=&quot;FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjfYalnozV1nrMf5HFCH_l5vqjPRTAuni8MUJN0d0izhBuBOWxS6i4jniq3GX6xYL4giMqFl_mByNdcmLtoyG0fpkYODwwklu4EIWRBbBedPJ5UL9snd5gvX9h3PwTfuocC58b8cfXKBIs/s320/latorre.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il Sindaco di Comiso decide di revocare l&#39;intestazione dell&#39;aeroporto ad una delle tante vittime di mafia, Pio La Torre.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Rimuovere il passato, il ricordo, provare ogni giorno, con costanza, a rimuovere il sangue, le vergogne del Paese.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma ricordiamoci tutti che ci guardano tutti dall&#39;alto, da lassù.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tutti i morti ammazzati per difendere lo Stato, le Istituzioni, i pilastri su cui poggia la civile convivenza ci guardano.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sempre&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2099411022858432680'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2099411022858432680'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/09/qualcuno-ci-guarda.html' title='Qualcuno ci guarda...'/><author><name>Unknown</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjfYalnozV1nrMf5HFCH_l5vqjPRTAuni8MUJN0d0izhBuBOWxS6i4jniq3GX6xYL4giMqFl_mByNdcmLtoyG0fpkYODwwklu4EIWRBbBedPJ5UL9snd5gvX9h3PwTfuocC58b8cfXKBIs/s72-c/latorre.jpg" height="72" width="72"/></entry></feed>