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Solo per citare alcuni esempi di questo atteggiamento, basta ricordare che quando scomparve una ragazza ad Avetrana, in Puglia, la prima cosa che fecero gli inquirenti (non certo delle persone superficiali) fu quella di controllare i contatti Facebook della ragazza. Se c'era un mostro, andava cercato su Internet.&lt;br /&gt;
Poco dopo, abbiamo dovuto scoprire che il lupo non era nascosto nel bosco, ma molto, molto vicino a casa.&lt;br /&gt;
E' tanto vero che ogni tanto si è portati a pensare che per molti italiani (per molti italiani influenti, i cosiddetti "opinion maker"), la rete si chiami "InFernet", non più "Internet".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questi ultimi tempi però ci sono segnali di segno molto diverso da parte di un mondo di solito non avvezzo a facili entusiasmi giovanili... Stiamo parlando della Chiesa cattolica, fino alle sue massime gerarchie.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mettiamo insieme alcuni piccoli indizi:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1) l'ultima notizia è che la rivista dei Gesuiti, &lt;a href="http://www.laciviltacattolica.it/it/quaderni/articolo/2546/etica-%C2%ABhacker%C2%BB-e-visione-cristiana/"&gt;Civiltà cattolica&lt;/a&gt;, esprime una appassionata rilettura dell'etica hacker. Per chiunque conosca l'espressione "&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Etica_hacker#L.27etica_hacker"&gt;etica hacker&lt;/a&gt;" non c'è nulla di strano. &lt;br /&gt;
Per l'italiano che si informasse solo attraverso i giornali principali e i TG sarebbe una notizia sconvolgente: infatti, in genere gli hacker vengono confusi con i cracker e quindi sembrerebbe che i Gesuiti facciano l'elogio di pericolosi "pirati informatici".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ai più avveduti non sfuggirà che, però, si sa, i Gesuiti sono sempre stati originali! Troppo intellettuali, troppo sottili!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2) Il discorso è diverso se viene fuori che Benedetto XVI, il Papa Ratzinger, simbolo di conservazione... &lt;a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/01/24/news/papa_giovani_social_network-11586692/"&gt;"apre"&lt;/a&gt; a Facebook. E, colmo dei colmi, nello stesso giorno, la pagina personale del Presidente della Repubblica francese, Nikolas Sarkozy (giovane, dinamico, spregiudicato) viene attaccata da un hacker, che, non senza un sottile senso dell'ironia, &lt;a href="http://www.ilgiornale.it/esteri/non_mi_ricandido_hackerato_profilo_fb_sarko/cronaca-sarkozy-facebook-hacker-pirati-profilo/24-01-2011/articolo-id=501537-page=0-comments=1"&gt;annuncia &lt;/a&gt;la rinuncia a presentarsi per un nuovo mandato presidenziale.&lt;br /&gt;
Sarkozy, il giovane, non è stato colpito per caso: alcune normative decise dalla sua presidenza sono viste come veri e propri attacchi alla &lt;a href="http://punto-informatico.it/3125692/PI/News/francia-alla-sbarra-data-retention.aspx"&gt;libertà &lt;/a&gt;di espressione sulla rete.&lt;br /&gt;
Ratzinger, il vecchio, nonostante tutti i &lt;i&gt;caveat &lt;/i&gt;possibili, si dice a favore delle relazioni, anche se virtuali, permesse dalla rete.&lt;br /&gt;
Sarkozy, ma con lui quasi tutti i governanti del mondo, vedono in Internet un pericolo. E non distinguono neanche tra rischio e pericolo!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3) Qualche anno fa, il molto amato e molto stimato Arcivescovo di Milano, Cardinale Carlo Maria Martini, stupì il mondo con una difesa della televisione che rappresentava quasi il contraltare della visione "apocalittica" di un intellettuale laico, Karl Popper, che denunciava il pericolo della televisione "cattiva maestra".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Insomma, è come se ogni tanto, di fronte alla frenesia del non pensiero contemporaneo, figlio della fretta, le ovattate e placide stanze curiali divenissero un luogo più adatto a esprimere giudizi meno superficiali della chiacchiera massmediologica attuale.&lt;br /&gt;
Non tutti nella Chiesa la pensano così, è vero, ma stupisce davvero la superficialità della classe dirigente mondiale che vede in Internet solo un rischio: e se i despoti mediorientali o asiatici hanno qualche ragione di temere per il loro potere, non si capiscono gli uguali freni posti alla libertà da parte dei governi democratici... &lt;br /&gt;
Democratici fino alla soglia della rete?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-5831885677397549448?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2011/04/inferno-e-paradiso-della-rete.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-2949982792905080653</guid><pubDate>Thu, 24 Feb 2011 09:50:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-02-24T10:14:43.740Z</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">italia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">giovani</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">vita quotidiana</category><title>Crisi dei valori, giovani e handicap</title><description>La &lt;a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2011/02/23/news/catanzaro_gita_vietata_studente_down_compagni_si_ribellano-12814271/?ref=HREC1-12"&gt;notizia &lt;/a&gt;è bellissima e tremenda allo stesso tempo: una dirigente scolastica che rifiuta a un giovane alunno con sindrome di Down di svolgere una gita, la classe che si ribella e rinuncia in massa in segno di solidarietà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scuola è forse l'unico ambito della società italiana in cui grazie all'iniziativa istituzionale (le norme vigenti) l'integrazione delle diversità è avvenuta. In nessun altro contesto sociale italiano, si può venire a contatto di coetanei portatori di qualche disabilità (ma anche con stranieri) come a scuola. &lt;br /&gt;La stessa normativa, infatti, non ha avuto gli stessi risultati sui luoghi di lavoro: la pubblica amministrazione non riesce a rispettare la legge, figuriamoci il privato.&lt;br /&gt;Eppure è risaputo che l'integrazione passa anche (soprattutto?) per il lavoro, come luogo di espressione della propria identità sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo le cose non sono più così facili neppure a scuola, la "riforma" ha tagliato, già da tempo, gli indispensabili insegnati di sostegno (con una ricaduta anche in termini occupazionali sugli operatori specializzati provenienti per es. dalla cooperazione sociale).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il fatto di cronaca risultasse vero (e non se ne deve dubitare perché la fonte è il responsabile delle politiche di integrazione a livello regionale), però ci sono molte altre cose da dire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni tanto ancora, troppo spesso, si sente parlare di "crisi di valori" in riferimento alle giovani generazioni. Non si può dimenticare il video di youtube con i compagni di classe che maltrattano un compagno disabile.&lt;br /&gt;C'è però una piccola grande differenza: che dei giovani siano immaturi (o decisamente stupidi) fa parte delle regole del gioco (il gioco e la sfida dell'educazione). &lt;br /&gt;E' diverso però quando un responsabile istituzionale forza le norme vigenti (sia che la violazione abbia rilievo legale o meno) per attuare un comportamento che i giovani (si tratta di scuole media inferiori) valutano come discriminatorio, tanto da rinunciare a un proprio piacere (la gita d'istruzione è una grande avventura e un grande gioco, per i ragazzi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dove sta la crisi dei valori? Chi è che ha perso la bussola (morale)? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Possiamo consolarci pensando alle riflessioni (post)weberiane sulla burocrazia, ma non basta. In mezzo c'è stato un secolo, il Novecento, che in nome della burocrazia ha commesso orrori senza fine. Neanche questa è una spiegazione accettabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I valori, sociologicamente, possono essere definiti come "ciò che viene ritenuto giusto/sbagliato da una collettività". In questo caso, la crisi dei valori può essere definita come una perdita totale della scala delle priorità: per insensibilità, per stupidità, per codardia? Non si sa, certo è che la lezione, anche oggi, viene dai tanto deprecati giovani...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-2949982792905080653?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2011/02/crisi-dei-valori-giovani-e-handicap.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-3191037086473214706</guid><pubDate>Tue, 22 Feb 2011 16:08:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-02-22T16:35:23.658Z</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Religione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Islam</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">globalizzazione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Conflitto sociale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">televisione</category><title>Occidente tramontato: la differenza tra CNN e Al Jazeera</title><description>Qualche settimana fa, a un &lt;a href="http://www.social-one.org/"&gt;convegno&lt;/a&gt; tra sociologi di mezzo mondo, un collega brasiliano fece un intervento critico verso gli europei (gli italiani in particolare), andando quasi in escandescenze: "Siete vecchi! Legati a un'idea vecchia di ricerca". Questa la sua accusa, in estrema sintesi. Forse un po' ingenerosa, ma a molti ha fatto aprire gli occhi: questo è il modo in cui ci guarda il mondo emergente. Emergente in senso proprio: Brasile, Russia, India, Cina  (il cosiddetto &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/BRIC"&gt;BRIC&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che accade in questi giorni in Medio Oriente e in Nord Africa però fa pensare anche ad altro. Se si vogliono avere informazioni attendibili, bisogna seguire le versioni in lingua inglese di &lt;a href="http://english.aljazeera.net/"&gt;Al Jazeera&lt;/a&gt; o &lt;a href="http://www.alarabiya.net/en_default.html"&gt;Al Arabiya&lt;/a&gt;, non certo i network occidentali.&lt;br /&gt;Era già successo, con la prima guerra del Golfo e soprattutto con la seconda, nel 2003: se si voleva sapere che cosa succedeva in Iraq si doveva seguire quelle TV. Quelle occidentali, infatti, troppo compromesse (anzi "embedded" come dicevano quasi fosse un vanto!), avevano una visione molto unilaterale.&lt;br /&gt;E' tanto vero, che i regimi autoritari deposti in questi giorni stanno oscurando proprio queste televisioni, oltre a Internet.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma è successo qualcosa di incredibile: il prestigio delle democrazie occidentali è stato costruito negli anni della "cortina di ferro", quando i mass media di questi paesi davano le informazioni che i regimi dell'Est Europa censuravano.&lt;br /&gt;Oggi le cose sono molto cambiate, ma non nel senso multipolare, come alcuni avevano ipotizzato all'inizio dell'era della globalizzazione. Sembra di poter dire che il problema risieda nel nostro punto di vista: ancora &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;etnocentrico&lt;/span&gt;. Il problema non è solo che in Italia si parli di altro di fronte a eventi epocali, ma che tutto il mondo ricco sembra preoccuparsi soprattutto per il prezzo del petrolio o per i flussi di immigrati e rifugiati.&lt;br /&gt;Questa cosa si potrebbe chiamare "crisi di valori", ma in un senso molto diverso da quello usuale.&lt;br /&gt;Tutta la democrazia esportata sui fusti di cannone sta ora tornando indietro, sotto forma di &lt;a href="http://english.aljazeera.net/indepth/opinion/2011/02/2011219122242386295.html"&gt;lotte popolari&lt;/a&gt; democratiche e pacifiche contro dittatori sostenuti dall'Occidente. Una contraddizione che rende la TV di un emirato, più affidabile di quelle del "mondo libero".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-3191037086473214706?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2011/02/occidente-tramontato-la-differenza-tra.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-4822417362747343900</guid><pubDate>Fri, 11 Feb 2011 13:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-02-11T14:20:24.607Z</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">italia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">consumi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">televisione</category><title>Il segreto di Mentana</title><description>&lt;h4&gt;Cosa c'è dietro il successo del TG de La7?&lt;/h4&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ormai il dato è consolidato: il nuovo telegiornale di Mentana su La7 è un grande successo di pubblico, raggiungendo &lt;a href="http://it.notizie.yahoo.com/7/20110209/ten-tv-ascolti-la7-per-il-tg-di-mentana-0fecfd5.html"&gt;livelli di ascolto&lt;/a&gt; prima inimmaginabili per quella piccola rete. Non solo, ma il suo successo ha trascinato anche tutti gli atri programmi di La7.&lt;br /&gt;Quali i motivi? Sembra di poter dire che da un certo punto di vista questo risultato distrugga tutti i comodi cliché sulla televisione.&lt;br /&gt;Infatti, sono indubbi i meriti di Mentana (e la sua storia di brillante direttore di TG a un certo punto cacciato e quindi passato dalla parte delle vittime del potere); Mentana sa fare bene la TV, oltre che il TG; è un bravo giornalista, ecc. ecc. Inoltre rispetto ad altri TG "controcorrente" (come il TG3) non è certo identificabile con una parte politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma forse esiste anche un'altra spiegazione, che pone maggiore fiducia negli spettatori (nei cittadini italiani!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella teoria classica sui mass media, essi vengono intesi sempre come oggetto di "persuasione occulta". Per quanto questo elemento non sia del tutto assente, questa teoria della comunicazione sembra veicolare l'idea di un pubblico passivo e vittima di un potere invincibile.&lt;br /&gt;Ad essa si oppone la teoria dell'interattività che immagina un ruolo più attivo del pubblico. Credo che questo spieghi meglio il successo di Mentana. Infatti il vero ingrediente "&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;segreto&lt;/span&gt;" del suo TG sono le &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;notizie&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;Il direttore e i suoi giornalisti per circa 30 minuti, in diretta, danno notizie. Questo è un gesto rivoluzionario, in una panorama informativo avvilente che in genere segue uno schema fisso: poche notizie (10-15 minuti, di cui 5 di "pastone" politico più o meno pluralista), e un sacco di "costume e società": cuccioli di animale in difficoltà, la moda della stagione, le emergenze meteorologiche (è inverno: emergenza freddo! è estate: emergenza caldo!), ecc. ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo Mentana lo sa bene: il 7 gennaio 2011 ha aperto il TG dicendo che se si cercavano notizie sulla Befana o sull'esodo dei vacanzieri, si doveva cambiare canale. Schietto e chiaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo fatto però non investe solo l'informazione: oggi in TV per pigrizia o piaggeria, per paura o mancanza di fantasia, si continuano a produrre spettacoli di bassissimo livello culturale dicendo che questa è "la dura legge dell'audience"; si dice che si vorrebbe fare "la TV d'autore", ma che per colpa del pubblico non si può fare: "nessuno la guaderebbe", si argomenta.&lt;br /&gt;Gli ascolti stratosferici di Mentana dicono il contrario. Il pubblico non è completamente fesso. E' vero che guarda delle cose orrende, ma è anche vero che non ha molta scelta. E quelle poche volte che ne ha la possibilità sceglie la qualità&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-4822417362747343900?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2011/02/il-segreto-di-mentana.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-6033572076839883648</guid><pubDate>Sun, 19 Dec 2010 12:32:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-12-19T12:57:47.918Z</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">italia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">rischio</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">tendenze</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Salute</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">vita quotidiana</category><title>Ma siamo matti?</title><description>L'iniziativa natalizia è &lt;a href="http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/12/17/foto/milano_il_tram_della_salute_mentale-10328645/1/"&gt;bella &lt;/a&gt;e giusta. Venerdì 17 (!) dicembre 2010 Milano è stata attraversata da un tram (il mezzo di trasporto pubblico più caratteristico) carico di matti. &lt;br /&gt;Lo slogan era: "&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Attaccati al tram&lt;/span&gt;", che a Milano significa più o meno... vai a quel paese. L'invito era rivolto al pregiudizio e all'ostilità di cui soffrono i "matti", coloro che sono in qualche misura colpiti dal disagio psichico. Ma anche alla malattia stessa, che si attacchi al tram un po' anche lei! &lt;br /&gt;Per certi versi un'iniziativa geniale: perché fatta sotto Natale, e perché fatta a Milano, una città diventata più grigia di quanto non lo sia mai stata.&lt;br /&gt;Eppure Milano è anche il luogo di sperimentazioni virtuose proprio nel campo della salute mentale: basta pensare a &lt;a href="http://www.olinda.org/"&gt;che cosa è divenuto&lt;/a&gt; l'ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini: un laboratorio al servizio di tutta la città.&lt;br /&gt;Poi però si deve anche pensare a un dato: a Milano almeno il 20% della popolazione (anche se le cifre parlano di circa 300 mila persone, cioè quasi un quarto della popolazione, il 25%) soffre di una qualche forma di disagio psichico.&lt;br /&gt;Ci sarebbe molto da dire per commentare questa notizia. O pochissimo, forse il silenzio sarebbe indice di una riflessione.&lt;br /&gt;Certo è che di questo si dovrebbe parlare, e non di altro, proprio oggi che è iniziata la campagna elettorale per il Comune: proviamo a porre qualche domanda.&lt;br /&gt;1) Esistono servizi adeguati per tutte queste persone?&lt;br /&gt;Ovviamente (ovviamente?) la risposta è negativa: il disagio psichico è un pessimo business e quindi ci deve pensare solo il servizio pubblico... e non ce la fa. Gli operatori lo sanno benissimo.&lt;br /&gt;2) La  città è consapevole di questo problema? Quanto investiamo per affrontarlo, come comunità?&lt;br /&gt;3) Non è che forse sarebbe ora di fare autocritica? Di mettere in discussione questo modello di vita?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E infine una provocazione ispirata da un'osservazione di Gino Mazzoli su Reggio Emilia: diceva &lt;a href="http://www.gexo.im./news/fattoappostaaquartooggiaro"&gt;ieri &lt;/a&gt; che a Reggio, negli anni Novanta si rivolgevano ai servizi territoriali, circa 500 persone; oggi circa 6000. Eppure Reggio è sempre in alto nella classifica delle città per qualità della vita (tipo quelle del Sole 24 Ore).&lt;br /&gt;E allora proviamo a fare una domanda: perché non inserire questo dato (quello relativo alla salute mentale) tra gli indicatori per misurare la qualità di vita delle città? Forse non cambierebbe nulla (se Atene piange Sparta non ride), ma forse inizieremmo a mettere in discussione uno stolido modello di sviluppo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-6033572076839883648?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2010/12/ma-siamo-matti.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-2801762960115078644</guid><pubDate>Fri, 01 Oct 2010 12:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-10-01T14:56:28.930+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">economia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">copyleft</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">consumi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">giovani</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">tendenze</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ricerca</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">famiglia</category><title>La fine del libro di scuola</title><description>La notizia è arrivata anche sui telegiornali e sulla &lt;a href="http://www.repubblica.it/scuola/2010/09/30/news/manuali_fai_da_te-7567962/"&gt;stampa&lt;/a&gt;: ormai sono molte le scuole che anche in Italia si mettono a produrre libri (che sembrano più che altro "dispense") per i propri studenti. La spiegazione del fenomeno è semplice ed è di carattere economico: in questo modo si risparmia dal 90 al 100% della spesa per i libri di scuola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché si è arrivati a tanto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) perché c'è la crisi economica e la scuola è uno dei settori più colpiti, con le famiglie costrette a comprare la carta igienica e i gessetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) perché le case editrici non hanno mai risposto al problema dei costi lamentato dalle famiglie e dalle associazioni dei consumatori. E' la stessa cosa che succede con la benzina: ci sono gli aumenti (sia che il prezzo al barile salga o scenda) e non si può fare nulla, se non pagare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro fai-da-te è una soluzione? Difficile che lo sia. Il valore dei libri di scuola risiede nella qualità: in quella dei testi e delle immagini e di tutti gli altri apparati multimediali di cui ormai si dispone. Però il problema resta ed è di due tipi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) Il mondo dell'editoria non riesce a stare dietro alle innovazioni tecnologiche che in gran parte lo rendono obsoleto: succede con i libri, ma anche con la musica, con i film... &lt;br /&gt;Qual è l'unica risposta? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a) L'aumento delle tasse (per es. quella preventiva sulla pirateria, o quella sulle fotocopie) che poi colpisce sempre i consumatori, erodendo la loro capacità di spesa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;b) E poi le campagne contro la "pirateria". Il cui risultato in genere è quello di aiutare i regimi autoritari come dimostra il caso &lt;a href="http://punto-informatico.it/2989623/PI/News/russia-microsoft-porge-scuse-licenze.aspx"&gt;Microsoft-Russia&lt;/a&gt;: anche Bill Gates si è accorto che le leggi sul copyright sono uno strumento per politiche di controllo sociale. Anche se spesso non si calcola un altro effetto perverso: le grandi major della musica e del cinema si mettono in guerra contro i propri clienti, generando disaffezione se non risentimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) Un'altra ragione legata alla prima è la totale incapacità di capire che cosa significhi stare nell'era dell'informazione e della conoscenza. Di certo significa mettere in discussione le situazioni consolidate dell'editoria della carta stampata (o della musica o del cinema). Ma significa anche la possibilità di nuove forme di produzione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se una delle aziende più importanti è diventata un "motore di ricerca" su Internet significa che le cose sono cambiate. E questo non significa affatto che chi tratta i contenuti (come un editore) non deve più esistere. Anzi chi possiede più conoscenza, mantiene una posizione di vantaggio rispetto agli altri. Questa è la vera ricchezza, almeno sul piano strategico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, non si è ancora "trovata la quadra", l'uovo di Colombo, la killer application... l'idea che farà fare il salto di qualità: ma allora si tratta di investire in ricerca, di discutere e approfondire. Questo è il destino della vecchia Europa. L'alternativa è ridursi all'irrilevanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basterebbe leggere Asimov (l'Impero!), mica Wu Ming, per sapere che la conoscenza è una risorsa...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-2801762960115078644?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2010/10/la-fine-del-libro-di-scuola.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-2947923998685750610</guid><pubDate>Mon, 19 Jul 2010 10:40:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-19T11:42:00.489+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">italia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">rischio</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ambiente</category><title>Non chiamarmi terremoto</title><description>&lt;object style="background-image:url(http://i4.ytimg.com/vi/70A4KlBVuVw/hqdefault.jpg)"  width="480" height="295"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/70A4KlBVuVw&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/70A4KlBVuVw&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1" width="480" height="295" allowScriptAccess="never" allowFullScreen="true" wmode="transparent" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-2947923998685750610?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2010/07/non-chiamarmi-terremoto.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-3939327205373257036</guid><pubDate>Fri, 09 Jul 2010 11:01:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-09T12:30:02.499+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">italia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Religione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Islam</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">globalizzazione</category><title>Gli estremisti e i moderati</title><description>Il più importante telegiornale italiano, la principale fonte di informazione per i cittadini italiani, pochi giorni fa, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;en passant&lt;/span&gt;, ha definito il &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;sufismo &lt;/span&gt;come la "corrente moderata" dell'Islam.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di un punto di vista davvero curioso: il sufismo, per quel che ci consta, non è esattamente definibile come una &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;corrente&lt;/span&gt;. Le correnti (oltre a quelle marine e aeree) sono quelle politiche, per esempio, dei partiti. Se poi la "corrente" mistica di una religione, qualsiasi religione, possa essere considerata "moderata", è tutto da discutere. Potremmo mai definire "moderata" una comunità monastica?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora forse le parole tendono a dire altro, a nascondere un contenuto inconscio.&lt;br /&gt;In primo luogo, se definisco il sufismo come "corrente moderata dell'Islam" significa che considero questa religione da un punto di vista politico, anzi geopolitico, come una nazione o l'insieme di più nazioni che condividono uno stesso progetto politico. Ma è davvero così? Iran e Libia, Malesia e Tunisia hanno un unico disegno politico? O piuttosto interessi nazionali che talvolta entrano in conflitto tra loro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In secondo luogo, l'espressione "moderata" si riferisce a un presunto "estremismo": chi sono gli estremisti, in questo caso? I "fondamentalisti" islamici, ovvio. I quali sarebbero estremisti perché politicamente ostili all'Occidente (nel suo insieme).&lt;br /&gt;Davvero è questo l'immagine che vogliamo veicolare dell'&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;altro&lt;/span&gt;? Davvero vogliamo far finta che l'Islam si divida in buoni e cattivi in base all'atteggiamento (presunto) verso di noi?&lt;br /&gt;Non è forse vero che anche in altri contesti religiosi i cosiddetti "fondamentalisti" assumono spesso posizioni più articolate e, per così dire, "moderate" dal punto di vista politico (pensiamo a certi ambienti ortodossi di Israele)?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La semplificazione è una pistola puntata contro la libertà di pensiero. E' una malattia tanto più micidiale quanto più è obliata, velata, nascosta.&lt;br /&gt;"Le parole sono pietre" o se si preferisce: "Trend negativo? Ma come parla? Le parole sono importanti!".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-3939327205373257036?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2010/07/gli-estremisti-e-i-moderati.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-8747846931543745407</guid><pubDate>Fri, 11 Jun 2010 16:32:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-06-11T17:59:24.529+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">italia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">economia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Conflitto sociale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">classe politica</category><title>Crisi, manovre e democrazia</title><description>La manovra finanziaria del governo italiano pare che costringa le Regioni a tagliare sui trasporti locali (quelli dei pendolari). E gli enti locali taglieranno forse anche altro (molte Regioni hanno dei bilanci in rosso per la sanità). Questi &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;tagli &lt;/span&gt;arrivano comunque due anni dopo una stagione di altri tagli (quelli all'istruzione per es.).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto ci siano dure &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;proteste&lt;/span&gt;, tutti sembrano concordare sulla &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;necessità &lt;/span&gt;di manovre correttive dei conti pubblici. Sta succedendo in tutta Europa, soprattutto nell'area &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;mediterranea &lt;/span&gt;e non è difficile prevedere che accadrà lo stesso nelle zone dell'Est Europa.&lt;br /&gt;Come se non bastasse questo arriva alla fine di un trentennio che ha visto la progressiva "razionalizzazione" dei &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;servizi pubblici&lt;/span&gt;, con la loro privatizzazione o con l'introduzione di meccanismi e regole dell'organizzazione aziendale e del &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;mercato&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo processo, condotto negli anni 80 con fervore &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;ideologico &lt;/span&gt;dalla destra liberale, è stato però continuato con &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;pragmatismo &lt;/span&gt;(non sempre, basta pensare a Blair) dalla sinistra laburista o socialdemocratica negli anni 90 e nei primi del 2000.&lt;br /&gt;Insomma, sono tutti concordi: bisogna tagliare la spesa sociale. Poi magari si discute di quali siano le misura più o meno eque, ma la sostanza non cambia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto però una riflessione si impone.&lt;br /&gt;Perché in Europa esisteva un tale sistema di protezione sociale? Perché lo Stato si occupava tanto dei suoi cittadini?&lt;br /&gt;La risposta neoliberale a questa domanda potrebbe suonare più o meno così: il sistema è frutto del "buonismo", della dabbenaggine, dell'incapacità dei governi socialdemocratici.&lt;br /&gt;Da parte loro i socialdemocratici o i laburisti sostengono, invece, che quale che siano le ragioni, oggi bisogna comunque tagliare i servizi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuno sembra prestare attenzione ai principi: cioè al legame tra godimento dei diritti di cittadinanza e democrazia. Non si sta sostenendo qui che se taglio i servizi allora c'è la rivolta sociale (in qualche caso, come in &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Grecia&lt;/span&gt;, c'è anche quella). Si sta solo dicendo che diminuire la protezione sociale significa aumentare l'insicurezza, non tanto in termini psicologici, quanto materiali.&lt;br /&gt;Significa incidere sulle condizioni di vita della popolazione, in maniera &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;peggiorativa&lt;/span&gt;. E questo non può non avere conseguenze sulla &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;qualità &lt;/span&gt;della democrazia dei sistemi politici. Non garantire istruzione, salute e dignità della vecchiaia, significa modificare profondamente il panorama politico europeo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra però che la politica non si interessi affatto di tutto questo e lasci che siano gli economisti (alcuni economisti!) a decidere quale sia il profilo sociale dell'Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I sistemi di sicurezza sociale in Europa sono stati costruiti per diversi motivi: per la responsabilità della classe dirigente; per i timori della distruzione del sistema democratico, sotto la spinta delle forze socialiste e comuniste; per senso di umanità e carità verso le classi sociali più sofferenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora che le spinta al cambiamento politico non esiste più, le classi dirigenti non temono di vedere messo in discussione lo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;status quo&lt;/span&gt; e quindi si lanciano in "riforme" che invariabilmente hanno il senso della riduzione dei diritti.&lt;br /&gt;Per chi proprio non ce la fa, c'è sempre la carità cristiana. Sempre più necessaria e sempre più parte del sistema pubblico di aiuto alle povertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma siamo sicuri che si possa andare avanti così, senza mettere in discussione il sistema democratico nel suo insieme?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-8747846931543745407?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2010/06/crisi-manovre-e-democrazia.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-7637183623477345874</guid><pubDate>Mon, 08 Feb 2010 18:17:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-08T18:47:31.717Z</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">italia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">rischio</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Conflitto sociale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">tendenze</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Salute</category><title>Chiusura dei manicomi, apertura delle carceri</title><description>Le due notizie sono solo apparentemente lontane.&lt;br /&gt;1) A 30 dalla morte di Franco Basaglia, il grande riformatore della psichiatria italiana e non solo, la RAI trasmette una &lt;a href="http://www.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-5acb81fc-de6b-4ddf-8dde-85f3919fdd54.html"&gt;fiction&lt;/a&gt; molto interessante, in cui pur non mancando passi critici, si ricorda l'importanza della sua esperienza e della fine dell'internamento, delle violenze e delle umiliazioni della persona che spesso avvenivano nei manicomi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) Ci sono un sacco di valanghe in Italia, soprattutto il week end e spesso è colpa di avventati escursionisti che &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/cronaca/maltempo-2/cronaca-27dic/cronaca-27dic.html"&gt;in qualche caso&lt;/a&gt; causano anche la morte dei soccorritori. &lt;a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/07/news/valanga_baldo-2216828/"&gt;Oggi &lt;/a&gt;qualcuno propone come soluzione il carcere per chi provoca valanghe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che nesso c'è tra le due cose? &lt;br /&gt;Basaglia, e non solo lui, si batteva contro l'idea che i problemi sociali si risolvono togliendo dall'orizzonte comune le persone problematiche: internare le persone per non risolvere i problemi, per far finta che il problema non esista e tacitare le coscienze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo trent'anni in Italia per ogni problema sociale si propone la via della punizione (in senso retributivo) e dell'internamento: la valanghe sono solo l'ultimo dei &lt;a href="http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/09_luglio_25/ruba_filone_pane-1601602359232.shtml"&gt;motivi&lt;/a&gt;, in generale comunque si pensa di &lt;a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Carceri-via-libera-dal-Cdm-al-piano-Alfano-stato-demergenza-fino-al-31-dicembre_4193832898.html"&gt;aumentare&lt;/a&gt; i posti in carcere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il problema rimane, anche se si realizzasse il "grande internamento" non funzionerebbe comunque. Buttare la polvere sotto il tappeto non ha mai risolto alcun problema e il carcere di oggi, a parte alcune importanti eccezioni non è un luogo da cui si esce cittadini migliori di come si era entrati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La "grande opera" di cui forse avremmo bisogno è l'integrazione. La segregazione non ha mai funzionato, oltre a essere contraria ai principi cui si ispirano i nostri decantati &lt;span style="font-style:italic;"&gt;valori&lt;/span&gt;...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-7637183623477345874?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2010/02/chiusura-dei-manicomi-apertura-delle.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-6247226128561588162</guid><pubDate>Fri, 15 Jan 2010 11:07:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-15T11:31:38.615Z</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">globalizzazione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">rischio</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">consumi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Magia sociale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Salute</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">vita quotidiana</category><title>Dopo il flop dell'influenza A/H1N1, meglio Nanni Moretti o Topo Gigio?</title><description>Dunque anche l'Italia infine &lt;a href="http://www.corriere.it/salute/10_gennaio_15/stop_vaccino_32cf94ea-01b0-11df-866a-00144f02aabe.shtml"&gt;ha sospeso&lt;/a&gt; l'acquisto di vaccini per l'influenza A/H1N1. Speriamo solo che non faccia come altri paesi "ricchi" che li hanno &lt;a href="http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=86298&amp;sez=MONDO"&gt;rivenduti &lt;/a&gt;ai pavesi poveri...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che cosa rimane dopo la paranoia mediatica?&lt;br /&gt;1) Topo Gigio è immortale: ma quanti anni ha, e soprattutto come si cura?&lt;br /&gt;2) di tutti gli allarmi moltiplicati dai mass media bulimici di emergenze, rimane un fatto importante: è bene &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;lavarsi le mani&lt;/span&gt; più volte al giorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La memoria va allora a una &lt;span style="font-style:italic;"&gt;narrazione di malattia&lt;/span&gt; molto particolare, l'ultimo episodio del film "&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Caro_diario"&gt;Caro Diario&lt;/a&gt;" di Nanni Moretti. In "Medici", episodio dedicato alla sua malattia, felicemente superata, il regista spiega di aver capito una grande lezione:&lt;br /&gt;3) diffidare dei luminari della medicina che prendono per allergia un tumore;&lt;br /&gt;4) tutte le mattine, prima di fare colazione, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;bere un bel bicchiere d'acqua&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa fa sorridere, ma è evidente che la crisi della medicina contemporanea sta tutta in queste esperienze: grandissime innovazioni, grandissima professionalità, troppi interessi commerciali e mancanza di qualsiasi educazione sanitaria degna di questo nome.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lavarsi le mani, bere un bel bicchiere d'acqua... ci manca solo "una mela al giorno"!&lt;br /&gt;Ma tant'è, ci voleva Topo Gigio...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-6247226128561588162?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2010/01/dopo-il-flop-dellinfluenza-ah1n1-meglio.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-2856657481144259817</guid><pubDate>Wed, 23 Dec 2009 10:51:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-15T11:06:52.334Z</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">italia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Non standard</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">consumi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">vita quotidiana</category><title>Qualità vs quantità (in televisione!)</title><description>Si parla da anni di "qualità", come rimedio alla religione dell'Auditel, il flagello quantitativo che ha ucciso la televisione italiana.&lt;br /&gt;Finalmente la RAI ha fatto &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/politica/rai-6/oscar-tv-report/oscar-tv-report.html"&gt;qualcosa&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Il massimo, ora, sarebbe avere a disposizione i dati. Per ora si può dire che RAITRE è il canale migliore dal punto vista qualitativo: ci voleva una ricerca, per capirlo?&lt;br /&gt;Però il passo è storico: nel senso che la RAI aveva già questo servizio, negli anni Sessanta e Settanta, si chiamava "indice di gradimento". Ma con gli splendidi anni Ottanta si decise di abolirlo: era molto meglio la quantità: "se fai tanto ascolto, sei bravo", qualsiasi cosa vada in onda. Qualsiasi: dal plastico di Cogne, in avanti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-2856657481144259817?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2009/12/si-parla-da-anni-di-qualita-come.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-2746035019002354726</guid><pubDate>Wed, 16 Dec 2009 11:10:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-18T09:49:28.215Z</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">italia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">precariato</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Conflitto sociale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">lavoro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">vita quotidiana</category><title>La lotteria del posto di lavoro</title><description>Insomma, il conflitto tra capitale e lavoro è finito. Ma forse questo è un po' troppo. &lt;br /&gt;Non si pretende di evocare il lavoro come forma di realizzazione dell'individuo (pare eccessivo). Ma la dignità del lavoratore dove è finita?&lt;br /&gt;La &lt;a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/lotteria-del-lavoro-180-mila-tagliandi-per-un-posto-al-supermarket/1805656"&gt;storia&lt;/a&gt; della lotteria per il posto di lavoro ha già fatto il giro del mondo. &lt;br /&gt;I media stranieri trovano la cosa curiosa e divertente, con lo stesso spirito con cui i TG italiani parlano dei reali d'Inghilterra ("gente davvero &lt;span style="font-style:italic;"&gt;originale&lt;/span&gt;!").&lt;br /&gt;Dal fordismo siamo passati direttamente al pallottoliere. Ah, ecco adesso ci vorrebbe un bello studio sulle modalità innovative delle aziende italiane per reclutare "i propri collaboratori", come vengono definiti i dipendenti, con un'espressione degna del mega direttore galattico di Fantozzi.&lt;br /&gt;Oltre il lavoro come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;variabile dipendente&lt;/span&gt; del capitale, è la fine della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;dignità &lt;/span&gt;della persona.&lt;br /&gt;Ah, ecco... Buon Natale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-2746035019002354726?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2009/12/la-lotteria-del-posto-di-lavoro.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-7186603994120952548</guid><pubDate>Mon, 30 Nov 2009 14:47:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-30T14:54:20.824Z</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">italia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">classe politica</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">tendenze</category><title>Sociologia, cioè il nulla</title><description>"Spesso il reato di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;concorso esterno in associazione mafiosa&lt;/span&gt; si dimostra più di carattere sociologico che penale".&lt;br /&gt;La citazione è quasi letterale. Le parole sono state pronunciate oggi al TG da un uomo politico molto importante nell'attuale maggioranza di governo in Italia. L'Italia, il paese che ha inventato ed esportato la mafia.&lt;br /&gt;Ma questo reato (fatto apposta per perseguire politici e altri uomini di potere che appoggiano le azioni della malavita organizzata) è... "sociologia", cioè non esiste.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-7186603994120952548?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2009/11/sociologia-cioe-il-nulla.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-894444930902538425</guid><pubDate>Wed, 14 Oct 2009 09:21:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-14T10:30:16.795+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">italia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">rischio</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">precariato</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">lavoro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">vita quotidiana</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">modernità</category><title>Orari novecenteschi</title><description>Gli operai del cantiere iniziano a lavorare alle 8,00 (vorrebbero anche prima, ma ci sono i regolamenti, d'altra parte loro vengono giù dalla valle entro le 7: "Per evitare il traffico...").&lt;br /&gt;Alle 12,00 precise, scatta la pausa pranzo: non si sgarra, è il momento della calma, per chi non ama il dolce suono del martello pneumatico.&lt;br /&gt;Alle 13,00 si riparte, alle 17,00 si stacca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti i santi giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lavoro duro, durissimo in certi casi; pericoloso spesso (non "rischioso").&lt;br /&gt;Però un lavoro con gli orari, cioè le certezze. Si inizia a una certa ora, si finisce ad un'altra. Sabato e domenica non si lavora. La separazione tra vita professionale e vita privata esiste (esiste ancora).&lt;br /&gt;E' anche possibile santificare le feste: domenica non si lavora (non c'è la "consegna"... e non si può dire "sono in ritardo, lavoro oggi e magari anche 'stanotte").&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sempre funziona così, ma è consolante pensare che esiste una categoria che, di norma, vive ancora nel Novecento. Con le certezze, se non contrattuali e di sicurezza, almeno di orario.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-894444930902538425?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2009/10/orari-novecenteschi.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-4626007071694531687</guid><pubDate>Fri, 09 Oct 2009 09:42:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-09T10:50:22.566+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">italia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">rischio</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">economia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">vita quotidiana</category><title>Questione di bilancio</title><description>Dunque, la circolare del Ministero dice che per ridurre la diffusione della &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;pandemia&lt;/span&gt; è importante: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;lavarsi le mani&lt;/span&gt;, di frequente. Non solo, è anche importante usare il sapone liquido e gli asciugamani di carta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene, bravi, al Ministero pensano proprio a tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però quest'anno alla scuola (basta prenderne una a caso) mancano 5 mila euro netti netti. E quindi la scuola può scegliere: comprare il sapone? Comprare gli asciugamani di carta? Lasciare che la pandemia faccia il suo corso? Chiedere al Ministero di decidersi: o la grana o l'influenza?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La soluzione sarà la &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;solita&lt;/span&gt;: oltre alla carta igienica, oltre ai gessetti, oltre a tutto il resto... pagheranno le famiglie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come direbbe l'Abantantuono di Marrakech: "&lt;span style="font-style:italic;"&gt;... s'è paradossal!&lt;/span&gt;".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-4626007071694531687?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2009/10/questione-di-bilancio.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-6861833170549764440</guid><pubDate>Fri, 02 Oct 2009 08:20:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-02T09:27:33.396+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">italia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">rischio</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">consumi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">giovani</category><title>"Dagli al giovane"</title><description>Ce lo ricordano i sindaci italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/ordinanze-giovani/ordinanze-giovani/ordinanze-giovani.html"&gt;LaRepubblica.it&lt;/a&gt;: "Comuni, basta prostitute e sicurezza. Ora i sindaci se la prendono con i giovani"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c'era bisogno di questo studio per capire che aria tira: individui lasciati in balia delle sirene del mercato e poi puniti quando sgarrano.&lt;br /&gt;Un esempio? Mai vista la pubblicità delle bevande alcoliche esplicitamente ai giovani? In tv in prima serata?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-6861833170549764440?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2009/10/dagli-al-giovane.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-524358206963205161</guid><pubDate>Thu, 04 Jun 2009 08:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-06-04T09:59:19.130+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">italia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Salute</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">famiglia</category><title>"Una gabbia di matti"</title><description>L'anniversario della Legge Basaglia, non poteva essere ricordato in modo peggiore: una gabbia di ferro per "tenere d'occhio" i pazienti psichiatrici che fumano.&lt;br /&gt;La &lt;a href="http://genova.repubblica.it/dettaglio/san-martino-una-gabbia-per-i-malati-di-mente/1645184"&gt;gabbia&lt;/a&gt; di Genova non è certo il caso peggiore e non è isolato, anzi.&lt;br /&gt;Due riflessioni: la sensibilità del personale che lavora con i sofferenti psichici (in questo caso infermieri) e il problema delle famiglie: si sentono abbandonate anche dal volontariato. Questo forse l'elemento più originale per una riflessione.&lt;br /&gt;(da &lt;a href="http://genova.repubblica.it/dettaglio/lassociazione:-scandalizzati-non-sorpresi/1645195"&gt;Repubblica&lt;/a&gt;, pagine di Genova).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-524358206963205161?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2009/06/una-gabbia-di-matti.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-3444721172875962235</guid><pubDate>Thu, 09 Apr 2009 10:32:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-04-09T11:38:44.868+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Islam</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">moschea di magenta</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Immigrazione</category><title>I problemi dell'immigrazione: la moschea di Magenta</title><description>Siamo felici di comunicare che la nostra ricerca sulla cosiddetta moschea di Magenta, presentata a Urbino nel 2007 e presso l'Università Cattolica di Milano nel 2008, è stata pubblicata nel volume "Persone e migrazioni. Integrazione locale e sentieri di co-sviluppo", curato da Maurizio Ambrosini e Fabio Berti e edito da Franco Angeli.&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Presentazione del volume: &lt;span class="Apple-style-span"   style="color: rgb(51, 51, 51);   font-family:'trebuchet ms';font-size:13px;"&gt;&lt;a href="http://www.francoangeli.it/ricerca/Scheda_Libro.asp?ID=17081&amp;amp;Tipo=Libro"&gt;http://www.francoangeli.it/ricerca/Scheda_Libro.asp?ID=17081&amp;amp;Tipo=Libro&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-3444721172875962235?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2009/04/i-problemi-dellimmigrazione-la-moschea.html</link><author>noreply@blogger.com (Marco Pedroni)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-2863033426455432652</guid><pubDate>Thu, 09 Apr 2009 09:51:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-04-09T10:56:56.723+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">italia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">giovani</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">modernità</category><title>Il terremoto e la "crisi dei valori"</title><description>Allora, detta in termini molto semplici: i giovani studenti universitari vogliono andare ad aiutare in Abruzzo (spinti dall'emotività? Sì, certo... e allora?).&lt;br /&gt;Molti professori pongono ostacoli di natura burocratica: senza scomodare Weber o la Harendt, non erano i giovani a "non avere più i valori"?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli scout italiani, intanto, muovono una &lt;a href="http://www.cngei.it/vediMacro.phtml?IDMacro=4662"&gt;prece&lt;/a&gt; ai Rettori.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-2863033426455432652?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2009/04/il-terremoto-e-la-crisi-dei-valori.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-8765150090058048984</guid><pubDate>Thu, 19 Mar 2009 15:28:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-19T15:42:32.237Z</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">copyleft</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">consumi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">giovani</category><title>Cultura libera: segnalazione</title><description>I Creatives Commons sono l'invenzione che ha permesso la libera diffusione e condivisione delle opere dell'ingegno. Lontane culturalmente e commercialmente dalle interpretazioni ristrette del copyright, permettono la diffusione di sapere.&lt;br /&gt;Nel contesto del DFD, Document Freedom Day, 2009 che si svolge il 25 marzo a Opera, in provincia di Milano, si segnala &lt;a href="http://www.fsugitalia.org/dfd/doku.php?id=dfd09:ccc#tavola_rotonda_-_workshop"&gt;la tavola rotonda&lt;/a&gt; sul tema della musica in Internet e del copyleft.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-8765150090058048984?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2009/03/cultura-libera-segnalazione.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-4607261966255628990</guid><pubDate>Fri, 06 Mar 2009 17:59:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-06T18:12:08.591Z</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">USA</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">economia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Conflitto sociale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">tendenze</category><title>Sono finiti gli anni Ottanta</title><description>Qualunque cosa si pensi di Obama, il presidente USA, non si potrà dire che manca di audacia (l'audacia della speranza, secondo la retorica corrente).&lt;br /&gt;Qualunque cosa si pensi dei Duran Duran e di Margaret Tatcher, non si può negare che gli anni Ottanta siano stati l'inizio di uno sconvolgimento dei valori (delle cose che riteniamo importanti e giuste).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo circa un trentennio, gli anni Ottanta sono finiti: iniziati con l'elezione di Ronald Reagan a presidente degli USA (1981) o prima ancora con quella della Tatcher (1979), sono finiti nel mese di febbraio 2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi giorni il presidente Obama ha sancito la fine di una ideologia, violenta e senza pietà, che vedeva nei poveri non delle vittime, ma dei colpevoli; nei deboli non delle persone da sostenere, ma degli svogliati da strigliare.&lt;br /&gt;La sua &lt;a href="http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/italia_e_mondo/2009/02/26/1202115088225-obama-tasse-ricchi-dare-sanita-poveri.shtml"&gt;proposta &lt;/a&gt;di tassare i cittadini super-ricchi per finanziare il diritto alla salute della vastissima platea americana che ne è priva, è ben più di una semplice riforma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisogna vedere se mai ce la farà (una cosa molto meno complessa costò il posto a Hillary Clinton, e poi i presidenti troppo moderni in USA vivono poco...).&lt;br /&gt;Però, basta l'idea, basta il fatto di aver avuto il coraggio di proporre una cosa tutto sommato ragionevole, per tornare ad avere fiducia nella democrazia, cioè in quel patto tra le classi sociali che solo può evitare il conflitto permanente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La guerra civile al ceto medio, la distruzione delle classi subalterne, la lotta di classe contro gli ultimi, hanno subito una prima grande inversione di rotta. In genere, la storia dice che poi in Europa ci adeguiamo. Staremo a vedere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-4607261966255628990?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2009/03/sono-finiti-gli-anni-ottanta.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-4547903134177104922</guid><pubDate>Tue, 27 Jan 2009 09:44:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-01-27T10:29:59.884Z</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">italia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Immigrazione</category><title>Mixofobia in cucina</title><description>La notizia più recente è quella di Lucca: niente locali di "&lt;a href="http://www.corriere.it/cronache/09_gennaio_27/lucca_kebab_alberti_7cc435fa-ec4a-11dd-be73-00144f02aabc.shtml"&gt;etnie diverse&lt;/a&gt;" in centro città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma vi era già stato un caso analogo: in occasione dell'ennesimo allarme dei media per il cibo proveniente dalla Cina (il caso del latte alla melamina). Il caso si è &lt;span style="font-style:italic;"&gt;risolto bene&lt;/span&gt; (due &lt;a href="http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsID=102131"&gt;condanne a morte&lt;/a&gt; e un ergastolo ai titolari delle aziende colpevoli dell'avvelenamento), ma in quell'occasione, il ministro dell'Agricoltura &lt;a href="http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_24/zaia_latte_ristoranti_cinesi_5b16e792-8a41-11dd-9c4a-00144f02aabc.shtml"&gt;Luca Zaia&lt;/a&gt;, intervistato chiosava sorridente: "Se non andrò più al ristorante cinese? Non ci sono mai andato e continuerò a non andarci!".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel corso del 2008, avevo assistito a un seminario sull'immigrazione in cui un grande esperto, Maurizio Ambrosini, parlava dell'integrazione all'interno delle città. Uno degli indicatori che rivelavano la capacità di integrazione era secondo lui la presenza di locali etnici. In quell'occasione mi sembrò un'esagerazione: di per sé il fatto che esista un venditore di kebab, non mi sembrava un grande indicatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando si sbaglia bisogna ammetterlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un paio di riflessioni conclusive:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) la paura di mescolarsi all'altro (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;mixofobia&lt;/span&gt;) potrebbe privare delle delizie del sushi i poveri cittadini di Lucca (cioè i concittadini di quell'ex-presidente del Senato che definisce l'Europa di oggi "meticcia"...);&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) quando si è cercato di spiegare una delle più grandi tragedie del Novecento, il massacro di hutu e tutsi in Ruanda e Burundi del 1994, alcuni hanno raccontato che, per anni, fin dai tempi delle scuole, i bambini venivano educati a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;odiare &lt;/span&gt;gli altri. Dall'odio al machete il passo fu breve. In Italia non corriamo questo pericolo ma, forse, una riflessione su quale paese stiamo costruendo andrebbe fatta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buona giornata della Memoria a tutti: &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_della_Memoria"&gt;uno&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.deportati.it/news/270109_index.html"&gt;due&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.ucei.it/giornodellamemoria/index.htm"&gt;tre&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-4547903134177104922?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2009/01/mixofobia-in-cucina.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-8524056295866040432</guid><pubDate>Fri, 05 Dec 2008 20:31:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-05T20:33:39.889Z</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">giovani</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Immigrazione</category><title>Un progetto di lingua italiana per giovani stranieri</title><description>&lt;embed id="VideoPlayback" src="http://video.google.com/googleplayer.swf?docid=-3510433823928070871&amp;hl=it&amp;fs=true" style="width:400px;height:326px" allowFullScreen="true" allowScriptAccess="always" type="application/x-shockwave-flash"&gt; &lt;/embed&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-8524056295866040432?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2008/12/un-progetto-di-lingua-italiana-per.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8761070150828277865.post-3573204390700178293</guid><pubDate>Sun, 02 Nov 2008 17:04:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-02T17:37:30.098Z</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">globalizzazione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">giovani</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Immigrazione</category><title>Ancora sulle "classi ponte" per bambini immigrati</title><description>Perché l'idea delle "classi ponte" per bambini immigrati non è una buona idea?&lt;br /&gt;Non è facile dirlo, occorre quantomeno disporre di qualche informazione.&lt;br /&gt;In teoria l'idea è sacrosanta: la lingua italiana è un ostacolo iniziale per i giovani stranieri; ancora oggi, non esistono soluzioni univoche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure.&lt;br /&gt;Eppure, alcune cose bisogna saperle.&lt;br /&gt;1) la scuola italiana si è posta il problema da molti anni. E ha trovato molte soluzioni. Si tratta forse di soluzioni locali, ma hanno avuto spesso ottimi risultati.&lt;br /&gt;La loro caratteristica è stata quella di non dividere mai l'unità della classe, usando quindi il "gruppo classe" come strumento educativo e formativo.&lt;br /&gt;E' difficile dire quanti siano gli esperimenti, ma in base alla nostra esperienza possiamo dire che almeno in Lombardia esistono negli ultimi tempi migliaia di progetti di integrazione interculturale (migliaia). Una parte rilevante è stata censita e analizzata dall'&lt;a href="http://www.ismu.org/index.php?page=245"&gt;ISMU&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) queste soluzioni sono state sufficienti? Non sempre. Anche perché spesso il problema è quello del finanziamento di questi progetti (in genere innovativi): in alcuni casi infatti bisogna aspettare i fondi degli enti locali e può accadere che problemi di natura organizzativa facciano partire i corsi solo nel mese di marzo. Come a Milano, la &lt;a href="http://s2ew.caritasitaliana.it/pls/caritasitaliana/v3_s2ew_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=1090"&gt;capitale&lt;/a&gt; italiana degli stranieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) a livello più generale: ci sembra di poter dire che classi con ragazzi di ogni origine (etnica o sociale), ma anche con giovani portatori di handicap (sempre che gli altri siano definibili semplicemente "normodotati"), siano luoghi che prefigurano una società più ricca, non solo più problematica. Avere cura della persona, significa rispettare ogni persona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) vogliamo davvero fare una barriera d'ingresso alle classi "normali"? Siamo davvero sicuri? Facciamo un'ipotesi: esame di lingua italiana per tutti gli alunni. Siamo sicuri che siano gli stranieri, solo gli stranieri a rimanere fuori? Non potrebbe capitare che rimangano fuori anche coloro che in casa parlano un dialetto come prima lingua?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5) c'è poi un problema che riguarda il presupposto di questa iniziativa. Siamo sicuri che gli stranieri siano solo un fastidio nelle classi italiane? Che siano loro a rallentare l'apprendimento degli altri? Le ricerche dicono cose un po' diverse. Ma anche l'esperienza di molti insegnanti che, per fare un esempio, preferiscono, in alcuni momenti, avere in classe studenti stranieri che italiani (perché più rispettosi dell'autorità). Ma soprattutto chi è che si annoia di più in classe per il livello dei compagni? Si è mai provato a riflettere su quanto deve essere penoso per un cinese o per un est-europeo (bulgaro per esempio) stare in classe con compagni che non sono in grado di capire nulla di matematica o scienze?&lt;br /&gt;Il caso (postato qui sotto) del rumeno arrivato primo ai test di ingresso al Politecnico di Milano è solo uno dei tanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse qualche informazione in più sarebbe utile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8761070150828277865-3573204390700178293?l=globotomia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://globotomia.blogspot.com/2008/11/ancora-sulle-classi-ponte-per-bambini.html</link><author>noreply@blogger.com (Michele Marzulli)</author><thr:total>0</thr:total></item></channel></rss>

