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	<title>GraphoMania</title>
	
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	<description>un po' blog... un po' magazine</description>
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		<title>La pagina 69 de “La gatta Arcibalda e altre storie” di Adriana Zarri</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 07:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graphe.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pagina 69 e 99]]></category>
		<category><![CDATA[Adriana Zarri]]></category>
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		<category><![CDATA[la pagina 69 dei libri]]></category>
		<category><![CDATA[libri Adriana Zarri]]></category>

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		<description><![CDATA[Forse – e fortunatamente – è passato il tempo del «de contemptu mundi», del «disprezzo del mondo», dove il mondo e la mondanità ma anche l’innocente terra erano guardate con sospetto: un regno della terra ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Forse – e fortunatamente – è passato il tempo del «<em>de contemptu mundi</em>», del «disprezzo del mondo», dove il mondo e la mondanità ma anche l’innocente terra erano guardate con sospetto: un regno della terra in contrasto con il regno dei cieli. Oggi il papa parla non del sospetto, ma del rispetto del creato; e il rispetto sottintende la stima e l’amore: parla di ecologia, usando o non usando (poco importa) un termine moderno per un rispetto antico (anche se anticamente mescolato a quel <em>contemptu</em> che s’è detto) nei confronti di quella che la «Salve Regina» chiama <em>valle di lacrime</em>. E anche a ragione perché, in questo mondo, si piange, e non poco. Però non si piange soltanto e lo stesso pianto porta con sé un certo conforto. Tant’è che un papa, commentando quel pianto, osservava che si piange bene in questa valle: un pianto spesso disperato ma talora anche consolato e che convive con la consolazione. Perché, in questo mondo, si piange ma anche si ride, si canta, si gioca. Non indulgiamo alla retorica del pianto, della disperazione, della valle di lacrime. E parlare di ecologia significa parlare della gioia del mondo: delle albe e dei tramonti, del sole e delle stelle; di quelle stelle che, come afferma la Bibbia, Dio conosce una per una e, una per una, chiama per nome.<span id="more-8538"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Adriana Zarri<br />
<em><a href="http://www.graphe.it/la-gatta-arcibalda-e-altre-storie" target="_blank">La gatta Arcibalda e altre storie. Riflessioni sugli animali e sulla natura</a></em><br />
prefazione di mons. Luigi Bettazzi<br />
postilla di Natale Fioretto<br />
Graphe.it edizioni, 2011<br />
ISBN 978-88-97010-08-1<br />
pp. 104, euro 8<br />
disponibile anche in eBook</p>
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		<title>Città letterarie: Dublino, Irlanda</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 07:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Russo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poteva mancare nell’elenco delle città più letterarie del mondo proprio quella in cui annualmente si celebra una festa in onore di un personaggio di un romanzo? Ovviamente no! Ed ecco che al secondo posto della ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Poteva mancare nell’<a href="http://www.graphe.it/GM/2012/01/05/le-dieci-citta-piu-letterarie-del-mondo" target="_blank">elenco delle città più letterarie del mondo</a> proprio quella in cui annualmente si celebra una festa in onore di un personaggio di un romanzo? Ovviamente no! Ed ecco che al secondo posto della lista troviamo Dublino, capitale della Repubblica d’Irlanda, che il 16 giugno di ogni anno celebra il <em>Bloomsday</em>, in ricordo di Leopold Bloom, protagonista dell’<em>Ulisse</em> di James Joyce, la cui storia si snoda proprio durante un 16 giugno, ma del 1904.<span id="more-8344"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Un salto nelle taverne che sono servite da ispirazione (oltre che da bevute…) ad autori come James Joyce (1882-1941) o Jonathan Swift (1667-1745) è raccomandabile. Se siete tipi tranquilli, invece, non dimenticate di visitare il locale Museo degli Scrittori in cui viene omaggiata la tradizione letteraria di Dublino, senza tralasciare la poesia irlandese e le leggende celtiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Visita quasi obbligatoria per gli amanti dei libri e della lettura è la biblioteca del <em>Trinity College</em> di Dublino in cui in mostra permanente potrete ammirare il <em>Book of Kells</em> o <em>Grande Evangeliario di san Colombano</em> (o <em>Leabhar Cheanannais</em> in gaelico), manoscritto miniato dai monaci irlandesi intorno all’800 e considerato uno dei più fulgidi esempi dell’arte dell’epoca (una pagina è la foto che accompagna questo post).</p>
<p style="text-align: justify;">Da vedere anche l’Abbey Theatre, fondato nel 1903 da William Butler Yeats (1865-1939), in cui attualmente si alternano rappresentazioni di opere classiche con altre di opere contemporanee.</p>
<p style="text-align: justify;">Una curiosità: l’Irlanda ha quattro Premi Nobel per la letteratura (W.B. Yeats – Nobel 1923, George Bernard Shaw – Nobel 1925, Samuel Beckett – Nobel 1969 e Séamus Heaney – Nobel 1995), quasi uno per ogni milione di abitanti (secondo il <em>Calendario Atlante De Agostini 2012</em> l’Irlanda ha una popolazione stimata in 4.589.002 abitanti).</p>
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		<title>Bianco e Nero di Stefano Pastor: l’ucronia per riflettere su temi sociali</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 07:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graphe.it</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho sempre considerato interessante il genere ucronico: la possibilità di “stravolgere” la Storia Ufficiale rappresenta non un capriccio narrativo, bensì un esercizio mentale necessario. Dormiamo felici, adagiati sul nostro “inevitabile” presente, e non ci accorgiamo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho sempre considerato interessante il genere ucronico: la possibilità di “stravolgere” la Storia Ufficiale rappresenta non un capriccio narrativo, bensì un esercizio mentale necessario. Dormiamo felici, adagiati sul nostro “inevitabile” presente, e non ci accorgiamo che ogni giorno scegliamo strade producendo parallelamente infinite ucronie sulle quali, tranne alcuni scrittori e pensatori trasversali, nessuno indaga.<span id="more-8622"></span></p>
<p style="text-align: justify;">L’ucronia ideata da Stefano Pastor nel racconto <em>Bianco e Nero</em>, pubblicato in eBook dalle edizioni Graphe.it (collana <em>eTales</em> curata da Luigi Milani), nasce dall’ipotesi di una Guerra Civile Americana che vede gli Unionisti nei panni dei perdenti e, contrariamente a come sono andate le cose, i Confederati in quelli dei vincenti. Pastor, utilizzando una narrazione semplice, scremata, senza fronzoli e diretta, immagina un’America in cui lo schiavismo perdura e un’Europa che assiste, dall’alto del suo ipocrita perbenismo cattolicheggiante, a un lento esodo di schiavi fuggiti da un paese posto sotto embargo.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa vuole comunicare a tutti noi l’autore tramite questa storia alternativa? Che non c’è alcuna differenza tra una nazione dichiaratamente schiavista e una nazione che tollera il diverso senza integrarlo. Che possiamo essere schiavi dei nostri pregiudizi pur essendo liberi. Che “integrazione” non significa aver bisogno del lavoro di una persona al punto da non poterne fare a meno, ma lasciare a tutti la libertà di scegliere come vivere… Che spesso viviamo una doppia vita tra falsi valori sbandierati e istinti coltivati nell’orto della nostra insicurezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Stefano Pastor utilizza la sua ucronia per indurci a riflettere su temi sociali che riguardano ormai da decenni anche il nostro Belpaese: impossibile non soffermarsi sulla strampalata politica immigrazionale italiana che oscilla tra ‘respingimenti’ e bisogno di manodopera, sui paradossi legislativi subiti da chi, pur nascendo in Italia, non viene considerato italiano; impossibile non riflettere sul rapporto che ognuno di noi ha quotidianamente con gli immigrati, sulla funzione che svolgono nelle nostre famiglie, nei luoghi di lavoro, nella vita sociale… Pastor ci chiede indirettamente di scegliere: tollerare (e intimamente odiare) o comprendere, capire, avvicinarsi, integrare il “diverso” e perché no… riuscire addirittura ad amarlo.</p>
<p style="text-align: right;"><em>pubblicato in origine da Michele Nigro su</em> <a href="http://michelenigro.wordpress.com/2012/01/30/bianco-e-nero-di-stefano-pastor/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/michelenigro.wordpress.com/2012/01/30/bianco-e-nero-di-stefano-pastor/?referer=');">Nigricante</a></p>
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		<title>Consigli di scrittura: rimuovere tutte le parole non necessarie</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 07:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Susanna Trossero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corso di scrittura]]></category>
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		<category><![CDATA[Haruki Murakami]]></category>
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		<category><![CDATA[scrittura creativa]]></category>

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		<description><![CDATA[Ed eccoci al secondo piccolo grande consiglio del nostro Murakami il quale, tra l’altro, è anche il nipote di un monaco buddista, lo sapevate?

Rimuovere tutte le parole non necessarie: “Nessuna parte era troppo ricca, ma ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ed eccoci al<a href="http://www.mediabistro.com/galleycat/how-to-write-like-haruki-murakami_b39484" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.mediabistro.com/galleycat/how-to-write-like-haruki-murakami_b39484?referer=');"> secondo piccolo grande consiglio</a> del nostro Murakami il quale, tra l’altro, è anche il nipote di un monaco buddista, lo sapevate?</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rimuovere tutte le parole non necessarie</strong>: “Nessuna parte era troppo ricca, ma allo stesso tempo aveva tutto quello che era necessario”.<span id="more-8288"></span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Con questa frase possiamo ricollegarci a quanto detto precedentemente, ovvero la scelta delle parole. A volte ne bastano davvero poche, per esprimere la forza di un rimpianto, la violenza di un dolore, la pacatezza di uno sguardo o l’intensità di una voce. La lunga descrizione di un’emozione tradotta in parole, non necessariamente trasmette ciò che avremmo voluto. Nondimeno, una piccola breve frase, ci riporta quasi violentemente a un ricordo, a una speranza, a un desiderio segreto. La ricchezza non sta nella quantità, dunque, ma nella qualità delle nostre frasi, e ciò si ricollega al discorso sulla profondità di un testo o di un pensiero scritto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lettore, all’inizio di una nuova storia, è spesso molto scettico: “Mi piacerà? Che avrà scritto <em>questo</em>? Ne varrà la pena?” Apriamogli la porta, facciamolo accomodare, curiamogli un ambiente invitante: è venuto a trovarci forse per il titolo, forse per la copertina, forse perché gli ha parlato di noi un amico.</p>
<p style="text-align: justify;">Aprendo un libro che non conosce, entra con circospezione in una nuova casa, facciamo in modo che gli piaccia, che possa sentire qualcosa, catturiamolo e stimoliamo i suoi sensi. Come? Con le parole, naturalmente. Quando usiamo quelle giuste, possiamo addirittura raccontare il silenzio o far parlare gli oggetti, senza che ciò possa necessariamente risultare assurdo o surreale! In questo, lo scrittore diviene un po’ un mago; deve inventare nuovi modi di raccontare cose già raccontate, perché l’originalità spesso non sta tanto nella storia quanto nel modo di scriverla.</p>
<p style="text-align: justify;">Attenzione agli aggettivi, usarne troppi può far risultare il testo addirittura noioso! E attenzione anche alle metafore troppo poetiche: le parole devono ardere nel lettore, non spegnere il fuoco della sua attenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Buon lavoro!</p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/mereteveian/3978770597/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.flickr.com/photos/mereteveian/3978770597/?referer=');">~Merete</a></p>
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		<title>Intervista a Maddalena Curti, veterinario, mamma, donna e amante delle filastrocche</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 07:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graphe.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un autore]]></category>
		<category><![CDATA[cucinare in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[fiabe della buona notte]]></category>
		<category><![CDATA[libri Maddalena Curti]]></category>
		<category><![CDATA[Maddalena Curti]]></category>
		<category><![CDATA[Scende la sera]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi conosciamo Maddalena Curti, veterinario, mamma, donna e tanto altro. Con la passione per rime e filastrocche, dato che il suo libro racconta fiabe in rima la sera, prima di andare a nanna… Ora chiacchieriamo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Oggi conosciamo Maddalena Curti, veterinario, mamma, donna e tanto altro. Con la passione per rime e filastrocche, dato che il suo libro <a href="http://www.graphe.it/scende-la-sera" target="_blank">racconta fiabe in rima la sera</a>, prima di andare a nanna… Ora chiacchieriamo direttamente con lei, con qualche domandina a bruciapelo, per conoscerla meglio.<span id="more-8580"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Maddalena, le tue fiabe in rima sono delicate, divertenti e fanno sognare ad occhi aperti; pensiamo che siano un bellissimo modo per dimostrare cosa significhi, anche, tra le altre cose, l’espressione “essere mamma”. Vuoi spiegare ai nostri lettori come sono nate e quando?</strong><br />
Le fiabe in rima sono nate per una esigenza personale… mia figlia Clementina, alla quale il libro è dedicato, nei suoi primi tre anni di vita non voleva saperne di dormire… la notte passeggiavo con lei in braccio per ore finchè mi sono accorta che la ripettività delle frasi, soprattutto se contenevano una rima, riusciva miracolosamente a farla dormire… da qui l’idea di mettere in rima fiabe scaturite un po’ dalla mia fantasia (come la principessa triste), ma anche da storie che mi erano state raccontate dalla nonna (come la ricottina).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una domanda che facciamo spesso alle scrittrici che sono anche mamme, mogli e tanto altro: leggiamo nella tua biografia che non sei una scrittrice a tempo pieno e che nella vita fai tutt’altro. Come riesci a coniugare lavoro, passioni, famiglia e tutto il resto?</strong><br />
Non mi ritengo assolutamente una scrittrice… è stata solo la felicità della maternità che ha guidato la mia mano nello scrivere queste fiabe, ma è stato solo un breve periodo della mia vita, perciò non ho avuto il problema di coniugare lo scrivere con i miei impegni familiari e professionali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignright size-full wp-image-7476" style="border-image: initial; border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid; margin: 5px;" title="Cucinare in famiglia. Ricette tra rime e fornelli" src="http://www.graphe.it/GM/wp-content/uploads/2011/09/cucinare_in_famiglia.jpg" alt="" width="185" height="300" />Su Zebuk abbiamo appena inaugurato una rubrica che parla di “ricette letterarie”. Anche tu hai scritto anche un libro che parla di cucina ma non solo: “Cucinare in famiglia”. Ce ne vuoi parlare?</strong><br />
Il <a href="http://www.graphe.it/cucinare-in-famiglia" target="_blank">libro di cucina</a> nasce da un’altra esigenza che era quella di voler ricordare mia madre a tutte le persone che l’avevano conosciuta quando teneva qui a Perugia i corsi della scuola <em>Cordon Bleu</em> di cui lei aveva preso il diploma negli anni &#8217;60… è stato pubblicato a un anno dalla sua morte e raccoglie tutte le ricette di quel periodo… c’è effettivamente però anche un po’ di farina del mio sacco in quanto l’ultima parte del libro contiene una raccolta di ricette in rima indirizzate ai bambini per farli avvicinare alla cucina sotto forma di gioco… è piccola cosa rispetto al resto del libro ma sono ricette di facile esecuzione e molto divertenti da leggere</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo staff di Zebuk ama curiosare sui comodini degli altri: quali sono i libri che stai leggendo ultimamente? E quali quelli che ti sono rimasti nel cuore?</strong><br />
In questo momento sul mio comodino c’è un libro di Marcella Serrano, <em>Dieci donne</em>, ma… la scrittrice che amo di più resta Virginia Woolf e il libro di questa autrice che adoro e rileggo sempre con immenso piacere è <em>Flush</em>, la biografia del cane della scrittrice Elizabeth Barret Browning: un delizioso quadretto della Londra dell’800 vista dagli occhi di un cocker</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai in progetto altri libri per il futuro?</strong><br />
Per il futuro ho in progetto di… leggere leggere leggere… come ripeto la mia è stata solo una parentesi che non ha nulla a che vedere con lo scrivere… che è tutta un’altra cosa.</p>
<p style="text-align: right;"><em>polepole su</em> <a href="http://zebuk.it/2012/01/intervista-a-maddalena-curti/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/zebuk.it/2012/01/intervista-a-maddalena-curti/?referer=');">Zebuk</a></p>
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