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	<title>Guido Mura</title>
	
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		<title>Il professore – Parte 3</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 06:17:29 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://guidomura.files.wordpress.com/2012/05/agguato-copia.jpg"><img src="http://guidomura.files.wordpress.com/2012/05/agguato-copia.jpg?w=640" alt="" title="agguato"   class="aligncenter size-full wp-image-507" /></a></p>
<p>Mi  ero appostato e, per la prima volta nella mia vita, notavo cose sulle quali il mio sguardo non aveva mai avuto occasione di soffermarsi o, se l’aveva fatto,  non ne era derivata una visione cosciente e consapevole. Vedevo la vita che s’infiltrava dappertutto, che sbocciava nei punti più impensabili, attraverso un foro nel catrame o una fessura nel cemento. Osservavo con curiosità quella stessa vita che invece io volevo recidere in un essere umano, che si frapponeva  fra me e l’obiettivo da raggiungere.<br />
Improvvisamente qualcosa di nero si mise a zampettare tra gli alberi. Era o pareva essere un merlo: lo riconobbi dal becco color arancio. Poi spiccò il volo, con un veloce frullio di ali. Non avevo mai notato quanto fosse veloce quel movimento, né quanta armonia vi fosse nell&#8217;agire di quell&#8217;animaletto nero e pennuto. Bella e piacevole la natura, ma anche crudele e spietata, nel perenne lottare degli individui e delle specie. E io non potevo non pensare in quel momento che la mia azione, quella che avevo compiutamente e minutamente organizzato, non era altro che seguire una legge di natura, quella che spinge i competitori, nell&#8217;ambito di una specie animale, a una lotta senza esclusione di colpi, per il predominio, per il possesso delle femmine e dello spazio vitale.<br />
All&#8217;ora dell&#8217;appuntamento Bruno però ancora non si vedeva e mi venne paura che avesse avuto qualche contrattempo. Non mi avrebbe potuto avvisare in nessun modo. In quegli anni ancora non si disponeva di un cellulare e pertanto non era possibile comunicare una volta che ci si fosse mossi da casa. Avrebbe potuto parlare con qualcuno (e con la stessa Nicoletta) del suo appuntamento con me, ma anche se fosse risultato che eravamo andati a caccia insieme, avrei ammesso serenamente la cosa e dichiarato che poi il giovanotto era rientrato in buona salute con la sua macchina.<br />
Quando ormai stavo perdendo le speranze, l&#8217;auto della mia vittima entrò nel piazzale e si fermò, proprio a destra, sul lato del bosco. Sembrava che Bruno volesse facilitarmi il compito, per essersi collocato a pochi metri da dove io lo stavo attendendo, con il fucile carico. Per rendere ancora più facile la mia azione, il giovane scese dalla macchina e venne a cercarmi, pensando giustamente che magari mi fossi addentrato nel bosco con il mio mezzo. Lo inquadravo perfettamente e non potevo mancarlo; mirai alla testa e feci fuoco. Il rumore dello sparo  fu attutito dalla nebbia e sembrava quasi che non fosse successo nulla. Solo che la figura snella del giovane non si muoveva più tra i cespugli, ma era distesa per terra, tra le foglie cadute e il terriccio umido, con la testa trafitta da una pallottola.<br />
Dovevo fare in fretta, prima che qualcuno potesse passare per caso. Prima controllai se l&#8217;auto del giovanotto avesse o meno le chiavi sul cruscotto.  Non c&#8217;erano, ma le trovai immediatamente nel suo giaccone. Pensai di sfilarlo dal corpo, ma poi vidi che si era macchiato di sangue e perciò lo lasciai dov&#8217;era. Raccolsi tutto quello che poteva rivelare l&#8217;avvenuto omicidio e i documenti di Bruno, patente e carta d&#8217;identità, e infilai il materiale in una doppia busta di plastica, che avevo portato con me, già pronta per l&#8217;operazione; un&#8217;altra duplice busta la utilizzai per infilarci la testa dell&#8217;uomo e la legai sotto il collo, in modo che non perdesse materiale organico. Poi mi caricai il cadavere sulle spalle e mi avviai verso il punto in cui avevo deciso di farlo sparire.<br />
Conoscevo bene quel territorio e ne avevo studiato le caratteristiche. Poco lontano dal luogo dell&#8217;incontro, un sentiero scosceso portava a una specie di frattura del terreno. Tra due lame di roccia si era formato un crepaccio di cui non s&#8217;intravedeva il fondo. Avevo fatto tante prove, lasciando cadere nel crepaccio sassi o pezzi di legno, ma non si capiva nemmeno quale ne fosse la profondità. Dall&#8217;ampiezza dell&#8217;apertura ero certo che il corpo di un uomo sarebbe entrato nella fessura comodamente e sarebbe precipitato per molte decine di metri, in una fossa in cui nessuno si sarebbe potuto facilmente introdurre per fare la ricerca di un cadavere. L&#8217;unico rischio reale che correvo era che qualche cacciatore stesse percorrendo il bosco o si fosse appostato lì vicino, ma fortunatamente in quel momento non c&#8217;era nessuno: non si vedevano né cani né uomini. Mi infilai veloce nel sentiero, cercando di stare al riparo fino a che non mi trovai sull&#8217;orlo della voragine. Qui deposi su uno spuntone di roccia il corpo che aveva appesantito il mio camminare fino a quel momento e poi lo lasciai scivolare nel vuoto.<br />
Ormai ero libero, ma dovevo compiere ancora una serie di azioni indispensabili per rendere credibile la ricostruzione dell&#8217;allontanamento volontario della mia vittima e vivevo un momento di forte eccitazione. Prima di tutto dovevo riportare in città la macchina di Bruno e lasciarla lì, nella nebbia, in una strada periferica, non troppo distante dalla casa del suo proprietario. Ebbi fortuna anche in questa parte della rappresentazione, perché scesi velocemente la stradina che dalla Bisaccia conduceva in città e riuscii a trovare parcheggio, senza farmi notare, a pochi isolati dalla casa di Bruno. Ora iniziava la parte più faticosa dell&#8217;operazione. Dovevo risalire a piedi velocemente, prima che il giorno fosse troppo inoltrato, fino al punto del bosco in cui avevo lasciato la mia auto e portarla via dal luogo del delitto. Grazie al mio ottimo senso dell&#8217;orientamento arrivai al piazzale in meno di venti minuti, tagliando per il bosco e ritrovai subito la macchina. Non avevo perso la mia lucidità ed ero veramente fiero della mia abilità nel gestire una faccenda così complessa. Riportai la macchina a casa, sempre percorrendo quella strada deserta, e la infilai in garage, finalmente al sicuro.<br />
Una volta arrivato, cambiai di nuovo le gomme, rimontando quelle nuove, e mettendo da parte quelle vecchie, di cui mi sarei liberato nel pomeriggio. Ero stato velocissimo e con la stessa premura mi preparai per essere presente all&#8217;università per le undici. Dovevo apparire sereno e perfettamente normale e così avvenne. Durante la lezione riuscii a mostrare la mia immagine consueta e a improvvisare uno dei miei più efficaci discorsi, condito con qualcuna delle mie migliori battute, quelle che tanto erano apprezzate dai miei studenti e invidiate dai colleghi.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/guidomura.wordpress.com/506/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/guidomura.wordpress.com/506/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/guidomura.wordpress.com/506/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/guidomura.wordpress.com/506/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/guidomura.wordpress.com/506/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/guidomura.wordpress.com/506/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/guidomura.wordpress.com/506/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/guidomura.wordpress.com/506/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/guidomura.wordpress.com/506/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/guidomura.wordpress.com/506/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/guidomura.wordpress.com/506/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/guidomura.wordpress.com/506/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/guidomura.wordpress.com/506/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/guidomura.wordpress.com/506/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=guidomura.wordpress.com&#038;blog=29386746&#038;post=506&#038;subd=guidomura&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Violenza</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 22:20:40 +0000</pubDate>
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<p>La tentazione della violenza si presenta in ogni momento di crisi o difficoltà, quando la struttura della società appare insopportabilmente oppressiva o ingiusta, quando sembra che ogni altra opzione risulti inutile o inadeguata a modificare l&#8217;esistente e a raddrizzare i torti. In quei momenti il linguaggio si fa sempre più aspro e ingiurioso, si riversa veleno, si sfoga il proprio odio, dall&#8217;uso aggressivo delle parole si giunge spesso all&#8217;azione violenta, dimostrativa e vandalistica, fino a che non si ritiene che neanche questo sia sufficiente e che si debba agire con maggiore incisività e determinazione, fino al ferimento, all&#8217;uccisione di obiettivi singoli o multipli, fino a  progettare ed eseguire azioni che possano iniziare una vera e propria guerra rivoluzionaria.<br />
A queste azioni altre forze, legate al potere socioeconomico o di altra oscura provenienza, possono poi rispondere con altre azioni eversive, gestite da specialisti nell&#8217;uso del terrore, che confondono il quadro, generando sgomento e incertezza nella gente comune.<br />
In nessun caso queste forme di violenza potranno generare spinte di rinnovamento e risposte razionali alla fase di crisi, ma piuttosto spingeranno la maggioranza dei cittadini a ricompattarsi sotto le bandiere dei partiti tradizionali e dei sindacati, a chiedere un intervento efficace dello stato attraverso le forze dell&#8217;ordine e le strutture militari, se occorre. Il pericolo per la propria vita porterà in secondo piano le preoccupazioni per i costi della politica, lo sdegno per l&#8217;incivile divario nelle retribuzioni, il timore per la perdita del proprio status economico o giuridico. Basta un po&#8217; di violenza e una classe dirigente corrotta e incapace può riuscire a garantirsi nuovamente l&#8217;appoggio del popolo, nella lotta comune contro un nemico feroce e sanguinario, anche se quel nemico, magari, nemmeno esiste.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/guidomura.wordpress.com/500/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/guidomura.wordpress.com/500/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/guidomura.wordpress.com/500/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/guidomura.wordpress.com/500/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/guidomura.wordpress.com/500/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/guidomura.wordpress.com/500/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/guidomura.wordpress.com/500/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/guidomura.wordpress.com/500/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/guidomura.wordpress.com/500/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/guidomura.wordpress.com/500/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/guidomura.wordpress.com/500/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/guidomura.wordpress.com/500/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/guidomura.wordpress.com/500/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/guidomura.wordpress.com/500/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=guidomura.wordpress.com&#038;blog=29386746&#038;post=500&#038;subd=guidomura&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il professore – Parte 2</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 13:50:57 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://guidomura.files.wordpress.com/2012/05/bosco.jpg"><img src="http://guidomura.files.wordpress.com/2012/05/bosco.jpg?w=640" alt="" title="bosco"   class="aligncenter size-full wp-image-498" /></a></p>
<p>L’estate, infine, diede il colpo di grazia alle residue resistenze di entrambi. L’abbigliamento di Nicoletta cominciò a lasciare scoperte parti sempre più estese del suo corpicino flessuoso.  Le mie carezze perciò iniziarono a diventare meno discrete, anche perché effettuate sulla pelle nuda e non più sui tessuti che la rivestivano.  Così, finalmente, le mie mani. risalendo sulle sue gambe giunsero fin dove prima non avevano avuto occasione di arrivare, con irrisoria facilità e, messa da parte ogni finzione, iniziarono carezze che lei, ormai profondamente coinvolta e incapace di resistere, non rifiutò. Pochi minuti dopo, la mia bocca sostituì le mani nella ricerca di quell’intimità per tanto tempo rimasta segreta. Lei tratteneva la mia testa con le sue  mani, come per evitare che il mio movimento potesse cessare all’improvviso, mentre si abbandonava all’indietro sullo schienale del divano.<br />
Fu quello l’inizio di una relazione impossibile, ma eccitante, che doveva produrre effetti impensabili. Mentre ero sempre riuscito a tenermi emotivamente distante, per quanto fattibile, dalle  vogliose e opportuniste ragazzette che mi affidavano il loro futuro, con Nicoletta qualcosa di oscuro prese il sopravvento.  Per la prima volta nella mia vita ero geloso e capivo di non avere la situazione sotto controllo. Non potevo sopportare che lei continuasse a coltivare un suo spazio di relazione, amicizie femminili e maschili, frequentazioni e piaceri, che dovevo supporre innocenti, ma dai quali io ero naturalmente escluso. Finivo per sospettare che la mia presenza nella sua vita fosse solamente strumentale, che lei cioè mi usasse per raggiungere i suoi obiettivi, al di là delle soddisfazioni erotiche che la nostra relazione era in grado di offrirle.<br />
Cominciai persino a seguire l’oggetto del mio irrazionale sentire, precipitando in un abisso che mi allontanava sempre più dal mio procedere razionale, e me ne stupivo, nei momenti in cui riprendevo il controllo dei miei pensieri; ma questi momenti divenivano sempre più rari, mentre un fuoco sconosciuto mi divorava, ponendo al sommo delle mie preoccupazioni una sola di queste: il timore di perdere Nicoletta, di non poterla più incontrare e godere con lei di quella morbida e gioiosa naturalezza che era il privilegio del nostro rapporto.<br />
Non potevo nemmeno farle scenate di gelosia, per coerenza con i miei abituali comportamenti e con le mie più profonde convinzioni. Lei non doveva dubitare della mia superiorità intellettuale e della mia capacità di tenere a freno le emozioni, per evitare di cadere in comportamenti meschini e lontanissimi dal dominio degli istinti ancestrali che avrebbe dovuto essere proprio di un filosofo, quale mi pregiavo di essere.<br />
Seguendola, con discrezione ma con pervicacia, mi resi conto che lei, pur assecondando il mio piacere e tenendosi a mia disposizione per il tempo che la prudenza consigliava, non aveva rinunciato a una sua autonoma vita sociale.<br />
Anzi, dopo essere diventata la mia amante, Nicoletta, che prima pareva insensibile alla corte degli altri ragazzi, aveva iniziato a incontrarsi con un suo quasi coetaneo, un ragazzino brillante e fresco di laurea, non brutto, ma nemmeno particolarmente attraente: Il principale suo pregio sembrava però essere uno spirito ironico e dissacratore che lo rendeva divertente agli occhi della ragazza, che con lui si sentiva a suo agio (o almeno così le pareva).<br />
Il giovane, che si chiamava Bruno, era piuttosto mingherlino, poco più alto di lei e aveva un muso puntuto, la bocca stretta e un naso sottile, che gli davano un aspetto arguto e furbesco.<br />
Cercai di convincere Nicoletta a non dare importanza al suo rapporto con quel ragazzo; ma lei se n&#8217;era letteralmente invaghita. Compresi che ero scivolato a un livello inferiore nella scala delle sue priorità sentimentali e lei stessa non fece mistero della sua intenzione di impegnarsi seriamente con quel suo spasimante e addirittura cominciò a parlare di matrimonio.<br />
Sapevo che i due giovani s&#8217;incontravano spesso e avevano certamente rapporti sessuali e la cosa iniziò a disturbarmi, fino a che non la ritenni addirittura insopportabile. Di notte mi accadeva di pensare con disgusto agli incontri della mia graziosa amica con quella specie di furetto e mi pareva quasi che il loro amplesso (quello che mi pareva d&#8217;immaginare) fosse un atto contro natura. Bruno mi appariva ormai come una sorta di animale e immaginavo il coito dei due giovani come quello di un mustelide con una femmina della specie umana. Era necessario troncare quel rapporto, evitare quelle brutture, recuperare l&#8217;ardore appassionato che sempre meno spesso Nicoletta mi dedicava. Bisognava modificare quella vicenda, ma come? Gli avvenimenti stavano precipitando e ben presto la mia Nicoletta sarebbe stata sempre più distante da me e forse esclusa per sempre dalla mia vita. Non potevo ricattare Bruno e costringerlo a staccarsi dalla ragazza, per non fargli capire quanto forte fosse ormai diventato il mio legame affettivo con lei e come anzi si fosse sviluppato sino al punto di farmi perdere la mia preziosa razionalità. Dovevo agire con astuzia e intervenire senza farmi notare, mostrando di accettare un ruolo subordinato, mentre la mia vera funzione era quella di essere motore dei fatti.<br />
Bruno aveva bisogno di me, per la sua carriera, e decisi di parlargli senza testimoni, in istituto, una sera in cui bighellonava per i corridoi, ormai quasi deserti.<br />
Gli dissi chiaramente che avevo una relazione con Nicoletta.<br />
« Lo so » fu la sua risposta. Poi aggiunse che non era geloso  e che se Nicoletta preferiva un rapporto aperto, non sarebbe stato certamente lui a rinunciare a lei per questo motivo. Probabilmente contava sul fatto che, essendo molto più giovane di me, avrebbe finito prima o poi per rimanere padrone del campo.<br />
Feci finta di trovare un accordo con lui. Bruno avrebbe acconsentito a qualche ulteriore scappatella di Nicoletta, in cambio del mio appoggio in ambito accademico. Il suo atteggiamento era pratico e disinvolto, di una totale disinvoltura morale. Sembrava che non si rendesse conto che il suo patto con me equivaleva a una vendita del corpo di Nicoletta. In cambio di quella temporanea cessione quel cinico individuo avrebbe avuto i suoi vantaggi. Non era il solo in quell&#8217;ambiente, a dire il vero, a tentare la fortuna con ogni mezzo e si sa che, alla fine, si ricordano solo i risultati raggiunti e non lo stile e gli stratagemmi utilizzati per ottenerli.<br />
Ben presto il rampante giovanotto iniziò a lavorare all&#8217;università, anche con il mio appoggio, e si mise ad assecondare con passione tutti gli intrallazzi di cui veniva a conoscenza. Questo lo rendeva particolarmente utile nelle occasioni in cui era necessario trovare qualcuno disponibile a dimenticare gli obblighi della giustizia e della legalità, pur di realizzare il bene comune, ma ne faceva anche un temibile testimone, nel caso in cui qualche verità nascosta fosse trapelata.<br />
Ben presto si vide che le sue condizioni economiche erano divenute esageratamente floride e che il suo treno di vita viaggiava su binari privilegiati. Anche Nicoletta fruiva dei vantaggi del successo del suo ragazzo e lo accompagnava spesso nelle sue feste e nelle sue dispendiose follie. La cosa le piaceva e più le piacevano i regali che con ingenuità e civetteria mi mostrava, nei nostri ormai rari incontri segreti.<br />
Bruno non badava a spese e si capiva che le sue quotazioni continuavano a salire nel listino dei titoli di Nicoletta, mentre le mie scendevano inesorabilmente.<br />
Dovevo studiare un modo per allontanarlo per sempre dalla vita della mia preferita.</p>
<p>Dopo molte esitazioni pensai che non avevo alternative. Ovvero le scartai tutte. Spedirlo all&#8217;estero non avrebbe risolto il problema. Anzi, Nicoletta avrebbe scoperto il manovratore occulto   nella decisione di Bruno di lasciare l&#8217;Italia e forse avrebbe addirittura seguito il suo ragazzo, per farmi dispetto.  Convincere Bruno a lasciarla non era nelle mie possibilità: non ero abbastanza ricco per avere quel potere. L&#8217;unica cosa da fare era eliminarlo fisicamente. In fondo, ben pochi delitti hanno come esito una condanna e d&#8217;altra parte il rischio fa parte del gioco. Addirittura il piacere intellettuale della elaborazione di un delitto perfetto costituisce la principale soddisfazione dell&#8217;azione criminosa. La cosa più importante è che i delitti non vengano riconosciuti come tali, il che è abbastanza facile: basta che il corpo non venga trovato e che il movente non appaia troppo trasparente. Quando qualcuno scompare, la prima ipotesi formulata dagli inquirenti è che si tratti di un allontanamento volontario, cosa che nel caso di Bruno, personaggio discutibile e invischiato in tanti loschi affari, poteva essere credibile.</p>
<p>Per mia fortuna (e per sua disgrazia) Bruno era cacciatore. Lo ero anch&#8217;io, di tanto in tanto, e si era appena aperta la stagione della caccia. Convinsi Bruno a unirsi a me per cacciare insieme, in un giorno in cui non avevo lezione all&#8217;Università, ma mi feci  invitare a una battuta di caccia per il giorno precedente, in modo da giustificare l&#8217;eventuale presenza sul mio corpo di polvere da sparo. Ci saremmo dovuti incontrare su uno spiazzo che portava al bosco di Bisaccia, dove di solito si trovava la migliore selvaggina stanziale. Arrivai almeno un&#8217;ora prima di lui e nascosi la macchina un po&#8217; più in là, in modo da non renderla visibile da parte di eventuali altri cacciatori. Avevo cambiato le gomme in garage, mettendo su un paio di gomme vecchie, ma ancora utilizzabili, che avrei buttato successivamente in una discarica. Non volevo che la mia presenza nel bosco fosse rivelata dalle impronte delle mie gomme. Allo stesso modo e per lo stesso motivo mi sarei liberato degli stivali, anche quelli ormai allo stremo, dopo tanti anni di servizio, e di fatto non più usati da tempo. Dio, a quante cose bisogna pensare per eliminare la miserabile vita di uno di questi malvagi animaletti che si definiscono uomini, che la natura e il destino spazzano via a migliaia, ogni giorno, senza preoccuparsene troppo e senza doversi procurare neanche un alibi!</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/guidomura.wordpress.com/497/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/guidomura.wordpress.com/497/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/guidomura.wordpress.com/497/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/guidomura.wordpress.com/497/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/guidomura.wordpress.com/497/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/guidomura.wordpress.com/497/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/guidomura.wordpress.com/497/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/guidomura.wordpress.com/497/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/guidomura.wordpress.com/497/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/guidomura.wordpress.com/497/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/guidomura.wordpress.com/497/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/guidomura.wordpress.com/497/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/guidomura.wordpress.com/497/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/guidomura.wordpress.com/497/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=guidomura.wordpress.com&#038;blog=29386746&#038;post=497&#038;subd=guidomura&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il professore – Parte 1</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 18:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>guido mura</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[confessioni]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono solo, ora. Preparo due hamburger alla piastra e bevo una birra scura, dal nome famoso, che ha pochissimo alcol e sa di caffè amaro: è gelata e mi disseta. So che la mia vita è segnata; posso anche confessare &#8230; <a href="http://guidomura.wordpress.com/2012/05/05/il-professore-parte-1/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=guidomura.wordpress.com&#038;blog=29386746&#038;post=494&#038;subd=guidomura&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://guidomura.files.wordpress.com/2012/05/assassino.jpg"><img src="http://guidomura.files.wordpress.com/2012/05/assassino.jpg?w=640" alt="" title="assassino"   class="aligncenter size-full wp-image-495" /></a></p>
<p>Sono solo, ora. Preparo due hamburger alla piastra e bevo  una birra scura, dal nome famoso, che ha pochissimo alcol e sa di caffè amaro: è gelata e mi disseta.  So che la mia vita è segnata; posso anche confessare senza temerne le conseguenze; tanto tutto finirà presto, troppo presto.<br />
Non c’è nessuno ad ascoltarmi, mentre parlo, cioè non c’è nessun essere umano, ma solo una macchina, con un microfonino piccolo, quasi ridicolo, dal color bianco sporco, una sorta di orecchio che riporta il suono della mia voce e lo conserva sul pc come sequenza di 0 e 1 e lo visualizza in forma di onda, fedele, anche troppo fedele. Qualcuno ascolterà le mie parole quando sarò morto. Bisogna che lo dica prima, a qualcuno, di cercare nei documenti del computer; altrimenti nessuno lo farà. Nessuno si mette a curiosare tra i file di una persona morta: preferiscono formattare il disco. Nessuno andrà mai neanche a recuperare le parole seminate in giro, sul web. Così ogni verità si perde. Ognuno conserva l’immagine ufficiale e positiva che ha sempre presentato in pubblico, la sua faccia perbene, il suo aspetto più conosciuto e rassicurante. Ma il suo doppio cupo e sconcertante, le sue frequentazioni nascoste, le sue meschinità, i suoi vizi e le sue anomalie giacciono da qualche parte, in forma di pensieri, messaggi, azioni sconosciute (ma ben impresse nella mente di qualcun altro), nei file, nei commenti, in un taccuino segreto, in un portentoso tesoro di segnali e di ricordi, che il cercatore non ritroverà mai senza il consenso del proprietario.<br />
Però non era certamente questo che volevo dire: sto girando attorno al mio racconto, come se avessi paura di riaprire un capitolo segreto e tormentato della mia vita; mentre ormai non ho più nulla da temere da questa vita, se non la morte, che è già in cammino e che ormai conosce bene la strada.<br />
È una storia di tanti anni fa, che risale a quando esercitavo le funzioni di docente in una celebre università, di cui però preferisco non fare il nome. Le mie lezioni riscuotevano un notevole successo, forse perché i giovani sentivano uscire dalla mia bocca le parole che volevano sentire, gli slogan che loro stessi urlavano in pubblico e scrivevano sugli striscioni. Ero io ad accarezzare la tigre e a scatenarla contro i miei nemici di sempre, i baroni borghesi, che dominavano il mondo accademico, pavoneggiandosi nel loro ridicolo potere che sapeva di muffa. Ero io a profetizzare l’avvento di una nuova generazione che avrebbe fatto piazza pulita dei luoghi comuni e avrebbe inventato una società nuova e più giusta.<br />
Non so se credevo veramente alla possibilità di un rivolgimento così radicale, ma capivo che tanti ci credevano e che il mio ruolo era quello di recitare la parte dell’annunciatore di un mondo di progresso e di giustizia.<br />
Questo ruolo di protagonista del mondo nuovo, unito alla mia naturale facondia, ad un fisico asciutto e gradevole e a un viso giovanile, che una barba ben curata rendeva interessante, mi aveva fatto diventare il beniamino dei giovani progressisti. Le mie allieve, poi, facevano di tutto per conquistare una delle poche tesi che riuscivo a seguire. Non posso e non voglio nascondere che qualcuna riuscì anche ad avere con me un rapporto privilegiato, che talvolta si trasformò in una breve relazione sentimentale.<br />
Devo dire che non ero mai io a fare il primo passo e a proporre uno scambio indecente di favori. Erano piuttosto le ragazze a condurre il gioco, che solitamente cessava non appena avevano ottenuto il risultato desiderato. Molte di loro hanno poi fatto strada nel mondo giornalistico o nella carriera universitaria, mettendo a frutto le loro indubbie qualità intellettuali e la loro sublime assenza d’inibizione.<br />
La mia vita trascorreva gloriosa e soddisfatta, tra un convegno e una discussione accademica, finché non incontrai una persona speciale.<br />
Nicoletta era una ragazzina bruna, dagli occhi vivaci e ridenti. Non era più bella di altre donne del suo tipo che avevano allietato i miei giorni e le mie notti di scapolo. Ma c’era qualcosa in lei che faceva immaginare incanti e soddisfazioni più grandi di quelli reali;  il suo sguardo e il suo sorriso erano pieni di promesse di misteriosi piaceri, anche se poi quelle promesse, in fondo, non si realizzavano e i piaceri immaginati continuavano a rimanere sepolti nell’oscura profondità della mente.<br />
Nicoletta era, perciò, più che bella, affascinante e la naturale attrazione che la circondava come un’aura coinvolgeva anche i suoi coetanei. Lei, bisogna dire, non li incoraggiava molto e non mostrava di prenderli sul serio. Le sue priorità in quel momento erano diverse: puntava al successo e capì che con me avrebbe avuto una grande occasione. Frequentava le mie lezioni con regolarità, prendendo appunti in un suo quadernone giallo, e incontravo spesso i suoi occhi nocciola dai riflessi dorati che mi guardavano con un interesse che mi pareva non limitarsi ai contenuti delle mie proposizioni.<br />
Poi cominciai a trovarmela davanti nei momenti più impensati, nei caffè che frequentavo, persino al market in cui facevo la maggior parte dei miei acquisti.<br />
Diventammo così familiari che non ebbi problemi ad invitarla a casa mia. Le prime volte mi sforzai di tenere un atteggiamento corretto; leggevo i suoi elaborati e li discutevo, trovando in lei un’interlocutrice intelligente e originale. Ma poi, lentamente, l’attrazione che provavo per lei mi spinse a cercare un rapporto meno professionale. Cominciai ad accarezzarla sulle spalle o sulle gambe inguainate nei jeans celeste chiaro, stretti e morbidi come una seconda pelle. Guardavo con desiderio quella porzione di pelle liscia e bruna che appariva tra i jeans e la maglietta corta, ma non osavo ancora far seguire il tocco della mia mano allo sguardo. Tenerla comunque stretta in un abbraccio paterno e amicale mi procurava un profondo turbamento e capivo che la situazione si sarebbe evoluta attraverso progressivi slittamenti fino a raggiungere il pieno contatto fisico, che solo avrebbe potuto rendere sopportabile quella bizzarra eccitazione, già provata altre volte, ma mai con una tale insostenibile intensità.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/guidomura.wordpress.com/494/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/guidomura.wordpress.com/494/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/guidomura.wordpress.com/494/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/guidomura.wordpress.com/494/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/guidomura.wordpress.com/494/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/guidomura.wordpress.com/494/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/guidomura.wordpress.com/494/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/guidomura.wordpress.com/494/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/guidomura.wordpress.com/494/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/guidomura.wordpress.com/494/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/guidomura.wordpress.com/494/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/guidomura.wordpress.com/494/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/guidomura.wordpress.com/494/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/guidomura.wordpress.com/494/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=guidomura.wordpress.com&#038;blog=29386746&#038;post=494&#038;subd=guidomura&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Specchio</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 11:48:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>guido mura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Uscire virare verso nuove fonti rinascere &#160;&#160;&#160; &#8211; &#160;&#160;&#160; avvizzisco nel viola tormentato un microfono spento &#160;&#160;&#160; &#8211; &#160;&#160;&#160; senza parole senza musica o suono qualcosa giace senza far rumore non riconosco inesistente quasi appena &#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; immagine uno specchio invecchiato &#8230; <a href="http://guidomura.wordpress.com/2012/04/27/specchio/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=guidomura.wordpress.com&#038;blog=29386746&#038;post=489&#038;subd=guidomura&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://guidomura.files.wordpress.com/2012/04/specchio.jpg"><img src="http://guidomura.files.wordpress.com/2012/04/specchio.jpg?w=640" alt="" title="specchio"   class="aligncenter size-full wp-image-490" /></a></p>
<p>Uscire<br />
virare verso nuove fonti<br />
rinascere  &nbsp;&nbsp;&nbsp;  &#8211;  &nbsp;&nbsp;&nbsp;  avvizzisco<br />
nel viola tormentato<br />
un microfono<br />
spento &nbsp;&nbsp;&nbsp; &#8211; &nbsp;&nbsp;&nbsp; senza parole<br />
senza musica o suono<br />
qualcosa giace senza far rumore<br />
non riconosco<br />
inesistente quasi<br />
appena<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; immagine<br />
uno specchio invecchiato<br />
non mi parla &nbsp;&nbsp;&nbsp; &#8211; &nbsp;&nbsp;&nbsp; confonde<br />
residui di pensiero<br />
perché<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; perché<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; perché<br />
non so ancora morire</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/guidomura.wordpress.com/489/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/guidomura.wordpress.com/489/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/guidomura.wordpress.com/489/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/guidomura.wordpress.com/489/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/guidomura.wordpress.com/489/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/guidomura.wordpress.com/489/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/guidomura.wordpress.com/489/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/guidomura.wordpress.com/489/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/guidomura.wordpress.com/489/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/guidomura.wordpress.com/489/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/guidomura.wordpress.com/489/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/guidomura.wordpress.com/489/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/guidomura.wordpress.com/489/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/guidomura.wordpress.com/489/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=guidomura.wordpress.com&#038;blog=29386746&#038;post=489&#038;subd=guidomura&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Il popolo delle tenebre</title>
		<link>http://guidomura.wordpress.com/2012/04/20/il-popolo-delle-tenebre/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 13:56:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>guido mura</dc:creator>
				<category><![CDATA[idee]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[rom]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Rileggendo i vecchi post del mio primo blog, piazzadisogno, ne ho trovato uno del 29 giugno 2008 che traeva spunto dal dibattito relativo alla proposta Maroni sul controllo della presenza rom in Italia. Il post era passato inosservato, anche per &#8230; <a href="http://guidomura.wordpress.com/2012/04/20/il-popolo-delle-tenebre/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=guidomura.wordpress.com&#038;blog=29386746&#038;post=484&#038;subd=guidomura&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://guidomura.files.wordpress.com/2012/04/popolodelletenebre600.jpg"><img src="http://guidomura.files.wordpress.com/2012/04/popolodelletenebre600.jpg?w=640" alt="forme di vita" title="popolodelletenebre600"   class="aligncenter size-full wp-image-485" /></a></p>
<p><font color="#650404">Rileggendo i vecchi post del mio primo blog, piazzadisogno, ne ho trovato uno del 29 giugno 2008 che traeva spunto dal dibattito relativo alla proposta Maroni sul controllo della presenza rom in Italia.<br />
Il post era passato inosservato, anche per la difficoltà di stabilire legami su una piattaforma come blogger-blogspot, in cui avere un paio di commenti su un articolo costituiva già un successo. Mi sembra opportuno riproporlo, anche per unificare su wordpress i vari contributi che ho diffuso su altre piattaforme, visto che alcune considerazioni mi sembrano ancora attuali.</font></p>
<p>Credo che siamo tutti schiavi di preconcetti e pregiudizi, che producono da un lato proposte che potrebbero risultare alla fine inefficaci, se non a fini teatrali, dall’altra demonizzazioni e richiami al passato che non tengono conto di una realtà che ci impone di arginare e regolarizzare in qualche maniera la tragedia dell’immigrazione clandestina, se non vogliamo che il nazismo, quello vero, acquisisca strumenti per tornare prepotentemente alla ribalta. Ricordiamoci che il nazismo, o nazifascismo che dir si voglia, è solo sopito, ma riemergerà sicuramente, se e quando l’attuale maggioranza bianca degli europei si vedrà minacciata nel proprio status sociale e nella propria identità culturale. Ricordiamoci che il nazismo non è solo l’elucubrazione di un gruppo di folli fanatici, ma è un’ideologia complessa, con forti radici etniche e un sostrato esoterico antichissimo, che proviene dalle culture precristiane e che riemerge non appena trova giustificazioni ideologiche nella filosofia “alta” e nelle aspettative dei popoli.<br />
Il problema reale, al momento, non mi sembra quello della presenza dei clandestini a rischio di attività criminosa. Il problema irrisolto è che in Italia non si riesce a far funzionare un sistema macchinoso come quello della giustizia, producendo una sostanziale impunità per tutti coloro che commettono delitti di scarsa entità, nell’opinione di magistrati e poliziotti, che vengono però percepiti come gravissimi e d’importanza vitale da parte dei cittadini indifesi che li subiscono. Cosa provano il pensionato o la madre di famiglia derubata dei soldi con cui deve far quadrare il bilancio familiare o la ragazzina violentata da un immigrato assatanato, che avrà pure un’attenuante nella sua carica ormonale insoddisfatta, ma che deve essere giustamente punito per il suo crimine? Se le istituzioni facessero bene il proprio mestiere, l&#8217;allarme sociale per il dilagare dei Rom e di altri clandestini finirebbe per attenuarsi (Quanto ai Rom, perché mai la nostra democratica e cattolica repubblica non è riuscita a integrare quelli che vivono da anni qui da noi, a differenza di quanto è avvenuto in altri paesi?).<br />
Mi sembra prioritario, anziché prendere di mira una specifica etnia, realizzare nella coscienza delle istituzioni una tolleranza zero verso la violenza e l&#8217;illegalità, in tutte le sue forme, quando se ne rilevi la presenza nella nostra società. I soprusi dei ragazzini nei confronti dei più deboli, degli adulti nei confronti dei bambini, le scazzottate, ritenute a torto sfoghi naturali e innocenti, devono essere cose vietate e punite. La degenerazione violenta delle tifoserie deve essere impedita, anche a costo di svuotare gli stadi, se gli stadi sono palestre di violenza.<br />
Qualsiasi aggressione deve essere considerata poco meno che un tentato omicidio, perché un pugno può uccidere una persona; qualsiasi atto criminale non deve essere tollerato, che sia commesso da italiani o da stranieri.<br />
Né vale prendere a esempio gli americani e la loro normativa.<br />
Gli americani, i liberatori, provenienti da una nazione nata dalla massoneria, una nazione di illuminati, che infatti ha rallegrato con una stupenda luce tecnologica l’oscurantismo nipponico a Hiroshima e Nagasaki, che ha spianato Montecassino e Dresda, noto e pericolosissimo covo nazista, non dovrebbero essere mai considerati un esempio da seguire.<br />
Perché gli americani, che linciavano i nostri immigrati sospettati di aver commesso qualche reato (stesso trattamento riservato spesso ai neri, nei caldi stati del Sud), sono ancora una nazione violenta, come era violenta l’Europa del Novecento.<br />
Gli intellettuali italiani della prima metà dello scorso secolo, che facevano a cazzotti per motivi culturali, in che cosa erano diversi dalle squadracce di ignorantoni in camicia nera, che pensavano di risollevare l’Italia e la loro stessa miseria sociale e culturale a suon di manganellate e olio di ricino?<br />
L’Europa deve trovare regole, comportamenti e strutture condivisi per risolvere un problema comune e di enorme impatto sociale ed emotivo come quello dell’emigrazione, invece di legiferare su argomenti di grande profondità, quali il colore dei taxi o la grandezza dei piselli (ovviamente non in senso anatomico).<br />
Una società europea con le carte in regola, con un sistema giudiziario e carcerario efficiente, potrà risolvere il problema della sua contrapposizione al Sud del mondo senza complessi, riducendo l’allarme sociale e sottraendo linfa alle forze elementari dell’irrazionalismo e della violenza che sono sempre lì in agguato, consentendo di gestire in maniera <em>soft</em> i tempi necessari per l&#8217;integrazione, che sono sempre piuttosto lunghi.</p>
<p><font color="#650404"><br />
Visto che il post è un po&#8217; troppo serioso, proverò ad alleggerirlo, o forse ad appesantirlo, con una poesia che tratta di ascese e cadute di popoli e culture, ma anche dell&#8217;incubo rappresentato da esseri sconosciuti e inquietanti che emergono dalle tenebre per sostituirsi a noi.</p>
<p><strong>Il popolo delle tenebre</strong></p>
<p>Quanti saranno gli esclusi<br />
in quest&#8217;ora felice,<br />
quando esplodono falsi firmamenti<br />
e dolci canti incombono<br />
ammaliando le notti?<br />
Avevate versato<br />
milioni di lampare<br />
sulle buie caverne<br />
per accecare gli iloti con immagini<br />
di festa e sogni;<br />
ma risaliranno i cunicoli<br />
di ogni scura esistenza,<br />
abbandonando il roccioso<br />
procedere dei giorni,<br />
e cresceranno al fuoco<br />
di cieli sotterranei,<br />
amari semi d&#8217;abisso,<br />
senza amori o dolcezza.<br />
Saliranno a ritroso<br />
per non vedere il giorno,<br />
per non morire di sole.<br />
Vi arriveranno alla gola,<br />
inquietanti presenze<br />
dal sapore notturno;<br />
suggeranno la vostra bellezza,<br />
tutto il vostro potere.<br />
E non avrete più occhi<br />
per vederli arrivare,<br />
né olfatto per odiarne<br />
lo sgradevole odore,<br />
né udito per sentirne<br />
l&#8217;acerbo ansimare.<br />
Si abitueranno alla luce,<br />
violeranno le vostre mense e i talami<br />
riempiranno di feci.<br />
E saranno la folla e la bellezza<br />
e il sogno e il pane<br />
e la linfa e il piacere<br />
e dormiranno nel caldo silenzio<br />
delle sabbie d&#8217;estate,<br />
finché il sordo tremare di altri bruti<br />
non risuoni nel vento<br />
di un altro inverno.</font></p>
<p>3.01.1997</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/guidomura.wordpress.com/484/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/guidomura.wordpress.com/484/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/guidomura.wordpress.com/484/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/guidomura.wordpress.com/484/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/guidomura.wordpress.com/484/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/guidomura.wordpress.com/484/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/guidomura.wordpress.com/484/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/guidomura.wordpress.com/484/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/guidomura.wordpress.com/484/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/guidomura.wordpress.com/484/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/guidomura.wordpress.com/484/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/guidomura.wordpress.com/484/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/guidomura.wordpress.com/484/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/guidomura.wordpress.com/484/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=guidomura.wordpress.com&#038;blog=29386746&#038;post=484&#038;subd=guidomura&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La luna</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 18:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>guido mura</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[illusioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Un giorno ho rincorso la luna. Ero in auto, da solo, come quasi sempre avveniva, e ho visto una falce di luna, grandissima, proprio davanti a me. Allora ho incominciato a correrle incontro, spingendo l&#8217;acceleratore quel tanto che si poteva &#8230; <a href="http://guidomura.wordpress.com/2012/04/13/la-luna/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=guidomura.wordpress.com&#038;blog=29386746&#038;post=448&#038;subd=guidomura&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>Un giorno ho rincorso la luna.<br />
Ero in auto, da solo, come quasi sempre avveniva, e ho visto una falce di luna, grandissima, proprio davanti a me. Allora ho incominciato a correrle incontro, spingendo l&#8217;acceleratore quel tanto che si poteva in una strada di città. E il buffo fu che la luna, vedendomi, si mise anche lei a correre verso il basso, finché non trovò rifugio tra i palazzi più alti.<br />
Così ho perso la luna.</p>
<p><font size="2">(Da: La casa dove gli angeli cantano)</font></p>
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		<title>Il nemico invisibile – Parte 7</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 13:02:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>guido mura</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[frattali]]></category>
		<category><![CDATA[irlanda]]></category>
		<category><![CDATA[vampiri]]></category>

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		<description><![CDATA[(Dal diario di Jorg van Hujppel) Quando i poliziotti che avevano partecipato alla spedizione guidata dai due agenti del G2 riferirono l&#8217;esito disastroso della battuta, Gaskell ed io avevamo iniziato a preparare l&#8217;accoglienza a quella specie di demone incarnato che &#8230; <a href="http://guidomura.wordpress.com/2012/04/07/il-nemico-invisibile-parte-7/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=guidomura.wordpress.com&#038;blog=29386746&#038;post=444&#038;subd=guidomura&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://guidomura.files.wordpress.com/2012/04/matasse.jpg"><img src="http://guidomura.files.wordpress.com/2012/04/matasse.jpg?w=640" alt="fili metallici frattali" title="matasse"   class="aligncenter size-full wp-image-445" /></a></p>
<p>(Dal diario di  Jorg van Hujppel)</p>
<p>Quando i poliziotti che avevano partecipato alla spedizione guidata dai due agenti del G2 riferirono l&#8217;esito disastroso della battuta, Gaskell ed io avevamo iniziato a preparare l&#8217;accoglienza a quella specie di demone incarnato che era arrivato nel nostro mondo per succhiare il sangue agli umani, cosa che altri del nostro stesso genere già facevano molto bene, ma solo per via metaforica.<br />
Connolly Square si era trasformata in una specie di accampamento, che doveva presentarsi come un grande deposito di cibo per il nostro predatore.<br />
Non ritenevo che Kennedy e il suo socio sarebbero stati in grado di catturare, ma nemmeno di impensierire, un essere tanto più forte e abile di qualunque combattente umano, e purtroppo la tragica morte dell&#8217;agente speciale lo dimostrava ampiamente.<br />
La prima notte trascorse tranquilla. Evidentemente il predatore aveva ancora energia a sufficienza e non sentiva il bisogno di attaccare per nutrirsi: lo dimostrava il fatto che gli agenti erano stati attaccati fisicamente, ma il loro sangue non era stato risucchiato. Immaginavo però che prima o poi la cosa sarebbe uscita dalla brughiera in cerca di nutrimento e, non trovando esseri umani nelle abitazioni vicine, avrebbe necessariamente percorso la strada che conduceva verso piazza Connolly e da lì si diramava in varie direzioni.<br />
Era una strana sensazione quella di fare da esca e devo dire non troppo piacevole. Sia io che Gaskell  avevamo deciso di rimanere stabilmente nella piazza, dormendo nelle camionette della polizia, mentre gli altri poliziotti e i volontari si davano il cambio. Si era aggregato anche Tom Parnell, che intendeva stendere un accurato resoconto dell&#8217;operazione. Tra i volontari, che avevano accettato di correre il rischio di un incontro ravvicinato con quello che immaginavano come una sorta di pericoloso animale selvatico, c&#8217;erano pompieri e impiegati comunali, ma anche sportivi, pugili e cultori di arti marziali: in genere però persone allenate, che ritenevano di essere in grado di fronteggiare adeguatamente un pericolo. Poiché sia io che l&#8217;ispettore eravamo ben consapevoli dell&#8217;inferiorità di qualunque combattente nei confronti dell&#8217;essere che avrebbe potuto incontrare, avevamo raccomandato a tutti i partecipanti a quella strana caccia di rimanere a grande distanza dal predatore, nel caso in cui avesse tentato di avvicinarsi.<br />
Anche la mattina successiva trascorse senza avvenimenti di rilievo. I volontari cercavano di passare il tempo: scherzavano e ridevano, come se quella fosse un&#8217;attività ricreativa comunitaria, una specie di festa cittadina. Non so se si rendessero veramente conto della gravità della situazione e della necessità di trovare una soluzione al problema di quella presenza impossibile insinuatasi nel nostro mondo, che metteva in discussione la nostra stessa concezione di realtà e le garanzie che ci separavano dai mondi dell&#8217;incubo. In quelle ore di attesa e di inevitabile tensione solo una forse immotivata fiducia nelle nostre capacità razionali e l&#8217;ottimismo dell&#8217;esperienza umana, che produceva una sorta di fede incrollabile nel destino glorioso della nostra specie, facevano presumere che quella nuova guerra si sarebbe conclusa, per qualche straordinario miracolo, con un nostro successo.<br />
Quello era, doveva essere, un semplice scarto dal reale, una difficoltà momentanea che avremmo superato, come tutte le altre, come i diluvi e le pestilenze, le eruzioni e i terremoti.</p>
<p>Si era messo a piovere, col vento che spazzava rabbiosamente la piazza, arrivando a raffiche e  disperdendosi tra gli alberi e le case; poi nel pomeriggio il sole era riapparso e la natura sembrava nuovamente sorridere. Ma io temevo l&#8217;imbrunire, che pareva sollecitare il predatore e spingerlo a tornare verso le abitazioni, in cerca di quello che appariva essere il suo cibo preferito.<br />
Ed ecco che, non appena il sole iniziò a scendere verso il rosso dei tetti e il verde scuro della vegetazione, qualcosa cominciò ad apparire sulla strada che da Nord conduceva alla nostra piazza.<br />
Ben presto ci accorgemmo tutti che una forma apparentemente umana avanzava inesorabile verso di noi. Quando raggiunse la piazza, si vide che era una figura femminile, simile a quella che doveva essere stata la povera Eibhlin, una donna dal viso una volta giovanile e roseo, ora cadaverico. Non era però solamente umana, ma doveva aver conservato alcuni aspetti dell&#8217;essere originario, perché al livello del tronco apparivano estremità simili a tentacoli, due delle quali si concludevano con una specie di becco.   Doveva essere con quegli strumenti che il predatore aveva staccato con un solo colpo la testa del povero Kennedy, mentre gli altri tentacoli dovevano servire per sottrarre il sangue alle vittime.<br />
La cosa si muoveva lentamente, come se veleggiasse sul terreno pietroso, guardava in avanti, con gli occhi sbarrati, ma senza dar segno di vedere e riconoscere nessuno. La lentezza con cui avanzava, se messa a confronto con la velocità dimostrata durante l&#8217;attacco nella brughiera, mi fece supporre che la sua energia fosse ridotta, in quanto aveva già utilizzato tutta la scorta di sangue di cui disponeva, e che ora avesse urgente bisogno di rifornirsi di nuovo fluido vitale.</p>
<p>Quando l&#8217;essere giunse nei pressi della casa di  Joe Carrey, compresi che bisognava porre in atto immediatamente il nostro tentativo.<br />
« Adesso! » dissi, più con i gesti che con le parole, a Gaskell, che teneva le mani sul cancello, ma il poliziotto appariva istupidito. Da parte mia, mi ero precipitato nella cabina telefonica e avevo staccato il ricevitore, lasciando aperta la comunicazione con la centrale. Vidi da lontano che la strana presenza aveva reso il mio amico incapace di decidere e agire. Sapevo che non era un inetto e che non aveva problemi ad affrontare avversari terreni; ma ora quel cadavere ambulante, che sembrava guardare con gli occhi sbarrati proprio verso di lui, lo teneva in scacco; mi sbracciai ancora, poi corsi verso l&#8217;ispettore, che finalmente si decise a intervenire, prima che la cosa fosse ormai troppo vicina. Mosse il cancello, come gli avevo insegnato, e i cardini incominciarono a cigolare, producendo un suono stridulo e solo apparentemente irregolare. Il predatore, che pareva camminare su un invisibile tapis-roulant, si fermò come per incanto, nell’ascoltarlo.<br />
Il suo movimento si disarticolò, come se le parti del corpo volessero andare ognuna per suo conto, e  diede chiari segni di un improvviso e inatteso disagio. Qualcosa agiva come un richiamo e forniva un input contraddittorio rispetto alle motivazioni precedenti, che probabilmente ora non avevano più significato, in quanto l’azione intrapresa non risultava più richiesta dalla necessità di sopravvivere in un mondo da usare e soggiogare.<br />
La crisi aperta dal rumore però doveva trovare una conclusione logica e pensavo che la risposta potesse  derivare dall’inversione del sintagma sonoro, quella che si poteva ottenere con molta semplicità ed efficacia richiudendo il cancello, dopo averlo aperto, sempre sperando che il cigolio si ripetesse esattamente con una sequenza di suoni invertiti. Per questo motivo avevo registrato, di seguito, due sequenze, la prima diretta, la seconda inversa, dell&#8217;insieme dei suoni prodotti dal cigolare dei cardini.<br />
Il cancello era stato aperto al massimo, mantenendo alla creatura una situazione di stasi, alla quale sembrava essersi almeno temporaneamente abbandonata; ma occorreva agire al più presto, per impedire che Lui si liberasse e tornasse all’attacco del nostro sistema biologico. Non c’era tempo da perdere e per questo feci cenno a Gaskell di richiudere il cancello, con regolarità e attenzione, ma senza sostenerlo troppo.<br />
Gaskell fu pronto, questa volta, e il cigolio riprese, col suono invertito, ma qualcosa non mi sembrò che funzionasse a dovere. Il suono, in particolare, sembrò interrompersi, senza svilupparsi con la regolarità necessaria. Il risultato fu che il cadavere, che già sembrava veramente inanimato, si scosse e recuperò la capacità di muoversi e agitarsi minacciosamente, come se fosse stato fortemente irritato per il  nostro maldestro tentativo di controllarlo.<br />
« Gaskell, la registrazione » gridai « faccia partire la seconda sequenza! »<br />
Gaskell ubbidì, senza esitazioni, e immediatamente si udì il suono prodotto dall’apertura, ma espresso in modo speculare, all’indietro, ripetendo esattamente, ma al contrario, ogni nota, se note potevano definirsi quegli sgradevoli stridori.<br />
Il mostro apparve subito impedito nell’azione; i suoi movimenti si ridussero e infine si esaurirono, come se il corpo fosse stato colpito da una radiazione raggelante. Ma qualcosa d&#8217;inatteso avvenne: a mano a mano che il suono del processo di chiusura proseguiva, fu come se la stessa massa corporea diventasse qualcosa di opaco e sfocato, che sembrava perdere progressivamente consistenza. Lo vidi distintamente, e come me lo videro tutti gli agenti e i volontari che partecipavano alla caccia; mentre la luce tentava di illuminare quella massa che perdeva improvvisamente e velocemente il suo aspetto umano. La visione fu inconcepibile e sconvolgente, ma ormai era evidente che quel qualcosa non aveva più un corpo visibile, se non come impronta, nel nostro universo, perché non era più in grado di generare un’ombra, e la forma stessa non era più quella di una giovane donna, ma quella di una sorta di parallelepipedo, o meglio di un poliedro, a causa della lieve irregolarità delle sue facce. Questa forma rimase percepibile per qualche secondo, poi di colpo si dissolse, mentre il cigolio si concludeva. La sua impronta era uscita dalla nostra realtà, portando via con sé quei resti di materia organica che un tempo erano stati quelli di una sana e fiorente ragazza.</p>
<p>Mi avvicinai a Gaskell, che sembrava tornato finalmente sulla terra.<br />
« È finita » fece.<br />
« Non ancora » dissi.<br />
« Come; cosa può succedere ancora? » incalzò Parnell.<br />
« Questo non lo so; volevo dire che c&#8217;è ancora un&#8217;ultima cosa da fare. »<br />
Presi da parte Gaskell e gli feci un&#8217;ultima raccomandazione.<br />
« Sicuro » approvò Gaskell.<br />
« Beh, credo che ci siamo meritati una birra » interloquì Parnell.<br />
La vita poteva ricominciare e il Garvey’s pub cessava di essere il teatro di un delitto per tornare al suo ruolo di spazio di vita, di bevute e di chiacchiere. La piccola città poteva riprendere le sue abitudini e risvegliarsi ogni mattina libera da incubi.<br />
Due ore dopo qualcuno sostituì il cancello.<br />
L&#8217;indomani partii da Ballydubh per Dublino e la sera mi trovavo già ad Amsterdam, a cenare nel mio ristorante indonesiano preferito.<br />
Come speravo, non ho più avuto segnalazioni di strane presenze, né di morti incomprensibili, da quella cittadina che prosperava sotto il mutevole cielo d&#8217;Irlanda.<br />
Ho saputo invece dal mio amico Gaskell che qualche tempo dopo, a ricordo dello strano avvenimento, fu eretta in Connolly Square una statua.  Poiché non era possibile definirne i lineamenti, e non si voleva utilizzare l&#8217;immagine della povera Eibhlin, si scelse una forma simile a quella di un grosso animale alato, senza volto ma con un&#8217;apertura che fungeva da bocca, da cui sporgevano zanne simili a quelle dei leggendari vampiri. Non mancavano neppure i tentacoli, che venivano tenuti avvolti nella parte bassa del corpo, creando un effetto simile a quello delle spire dei serpenti marini del gruppo del Laocoonte. Pareva che lo scultore, lavorando di fantasia, avesse voluto mescolare più tradizioni, cercando di rappresentare qualcosa che era così assurdo da risultare in realtà irrappresentabile.<br />
Nei pressi della casa di Joe Carrey, secondo quel che raccontava l&#8217;ispettore, si verificavano ancora strani fenomeni. In un&#8217;area di alcuni metri quadrati, che comprendevano il luogo in cui si trovava il cancello, poi spostato per maggior sicurezza nella strada laterale, la realtà del nostro universo non sembrava ancora ristabilita nella sua assoluta razionalità. Le bussole, se introdotte in quel virtuale recinto, segnalavano poli magnetici immaginari e mutevoli. Gli animali domestici si rifiutavano di passare su quel pezzo di terra e, se al guinzaglio, cercavano di allontanarsi tirando la corda disperatamente.<br />
Ora anche la cabina telefonica è stata  smantellata e un cartello avvisa i passanti di spegnere il cellulare, a causa di strane interferenze che si potrebbero verificare in quel luogo.</p>
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		<title>Il nemico invisibile – Parti 5 – 6</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 14:35:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>guido mura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[5 Gli agenti speciali del G2 o Defence Forces Directorate of Intelligence, che si chiamavano Kennedy, quello più magro, e McCarthy, quello grosso, avevano preso, a quanto sembrava, il comando delle operazioni; ma devo confessare che non avevo alcuna fiducia &#8230; <a href="http://guidomura.wordpress.com/2012/03/31/il-nemico-invisibile-parti-5-6/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=guidomura.wordpress.com&#038;blog=29386746&#038;post=439&#038;subd=guidomura&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://guidomura.files.wordpress.com/2012/03/brughiera.jpg"><img src="http://guidomura.files.wordpress.com/2012/03/brughiera.jpg?w=640" alt="" title="brughiera"   class="aligncenter size-full wp-image-440" /></a></p>
<p>5</p>
<p>Gli agenti speciali del G2 o Defence Forces Directorate of Intelligence, che si chiamavano Kennedy, quello più magro, e McCarthy, quello grosso, avevano preso, a quanto sembrava, il comando delle operazioni; ma devo confessare che non avevo alcuna fiducia nel loro intervento. In tutti i casi di cui mi ero occupato, le cosiddette forze speciali o servizi, o come diavolo erano definite nelle varie parti del mondo, non avevano mai avuto un ruolo determinante e anzi avevano spesso intralciato il mio lavoro. Dovevamo proseguire la nostra guerra senza preoccuparci troppo di loro, anche se temevo che, fidandosi solo dell&#8217;opzione militare, i servizi avrebbero potuto combinare qualche disastro.<br />
Più tardi trascinai il mio amico al Garvey’s pub, dove speravamo di trovare qualche altra informazione su quanto era avvenuto in Connolly Square in quel primo disgraziato pomeriggio.<br />
Al pub trovammo Tom Parnell, in mezzo a un gruppo di avventori con la faccia scura.<br />
« Ho una notizia per voi » ci disse.<br />
« E certo » scherzò Gaskell « altrimenti che razza di giornalista sareste? »<br />
« Non c&#8217;era solo  Eibhlin&#8230; »<br />
« Certo, c&#8217;era anche Finney, il cugino di Joe Carrey! »<br />
« Ma a quanto sembra c&#8217;era anche Sculley, nella piazza. »<br />
Si girarono tutti verso un vecchio che, sentendosi osservato, lanciò in giro un&#8217;occhiata con l&#8217;unico occhio buono, anche quello coperto da una sorta di velo translucido. Era brillo, ma ancora non abbastanza sbronzo da addormentarsi.<br />
« Cosa stavi facendo, Sculley » chiese Gaskell.<br />
Sculley ridacchiava, ma non rispondeva.<br />
« Perché eri lì, Sculley? »<br />
« Ero nella cabina » confessò alla fine Sculley.<br />
« Sculley è quasi sempre sbronzo » raccontò Parnell « ma prima di sbronzarsi sta spesso al telefono, a fare scherzi. »<br />
« E cos&#8217;hai visto, Sculley? »<br />
« Ho visto un vento, nero, orribile, e la ragazza che correva, ma c&#8217;era qualcosa&#8230; qualcosa; non era sola.» Ora la voce di Sculley tremava e anche l&#8217;occhio sembrava scuotersi e rivedere quel momento di angoscia.</p>
<p>Improvvisamente anch&#8217;io rividi la scena con la mente. Sculley che entrava nella cabina, alzava il telefono, chiamava qualcuno, ma quale numero? Aveva importanza il numero? Il cancello verde da cui usciva tranquillo Finney, la ragazza che improvvisamente veniva aggredita da qualcosa che non poteva vedere ma di cui sentiva addosso il contatto, la sua corsa disperata, il suo precipitarsi tra la gente, forse in cerca d&#8217;aiuto. Ed ecco che improvvisamente mi apparve l&#8217;elemento mancante, quello che aveva costituito l&#8217;innesco, in correlazione con il suono del cancello. In assenza di quel qualcosa il semplice stridore dei cardini non poteva trasformarsi in una chiave per modificare la realtà.<br />
Il telefono, ecco qual era l&#8217;elemento indispensabile: la chiusura di un circuito, il passaggio di corrente nell&#8217;apparecchio, l&#8217;apertura di una comunicazione con la centrale, la formazione di un campo elettromagnetico di frequenza definita ma comunque di tipo ELF, radiazioni non ionizzanti, capaci di superare ostacoli e di essere percepite anche al di là di un corpo solido. Il rumore elettromagnetico era fondamentale nell&#8217;interagire con la materia vivente.<br />
Per qualche motivo l&#8217;azione contemporanea della sequenza sonora e del piccolo campo elettromagnetico avevano attratto una presenza da un&#8217;altra dimensione e le avevano consentito di accedere alla nostra. Che si trattasse di uno sconosciuto effetto non termico dell&#8217;azione dei campi magnetici o di qualche altro strano fenomeno non ero in grado di stabilirlo, ma certamente il fatto, per quanto incredibile, era avvenuto.<br />
Mi venne allora un&#8217;idea, che poteva risolvere la lotta, la nostra lotta per la sopravvivenza. Si potevano svuotare le poche case che si trovavano al confine orientale della cittadina, invitando gli abitanti a trovare riparo per due o tre giorni in un&#8217;altra zona o addirittura nei dintorni, cercare di richiamare l&#8217;essere, dovunque si trovasse, in piazza Connolly, dove avremmo potuto creare un assembramento di persone armate, che il predatore avrebbe considerato una mandria di potenziali vittime. Una volta che fosse giunto, avremmo potuto  tentare di ristabilire la comunicazione con la sua dimensione riaprendo quel canale  che si era dimostrato così efficace. Su come rendere inoffensivo il mostro non avevo nessuna certezza, ma dovevo avere il coraggio di correre qualche rischio, sperimentando una procedura che in teoria poteva avere una sua validità, ma non si sapeva se avrebbe dato risultati anche nell&#8217;applicazione pratica; anche se esempi dello stesso tipo a volte erano stati risolutivi, almeno a quanto si riusciva ad apprendere da casi di magia cerimoniale e di esorcismo.  </p>
<p>6</p>
<p>(Dal verbale dell&#8217;agente speciale John McCarthy)</p>
<p>Questa mattina abbiamo svolto l&#8217;operazione coperta “Freeland”, allo scopo di liberare il territorio di  Ballydubh e Calhoun da una presenza non ancora definibile, ma estremamente pericolosa. Avevamo l&#8217;incarico di catturare la forma di vita segnalata nella regione e di portarla alla base. Se l&#8217;essere non fosse risultato catturabile, per la sua struttura fisica, o se la sua permanenza in vita avesse costituito  un eccessivo pericolo per gli esseri umani, eravamo autorizzati ad abbatterlo.  Alle ore 8.00 abbiamo iniziato a perlustrare il bosco attiguo alla casa di Miss  Lottie Downey.  Si tratta di un terreno di non più di quindici acri e l&#8217;abbiamo controllato in tutta la sua superficie, senza trovare traccia di esseri viventi di specie sconosciuta.<br />
All&#8217;inizio la giornata era brumosa, ma con una visibilità sufficiente per esaminare l&#8217;area del sottobosco in maniera apprezzabile. Poi, appena uscimmo dal bosco, un vento a raffiche incominciò a spazzare la brughiera, creando sull&#8217;erba onde che si succedevano l&#8217;una all&#8217;altra, come se si trattasse del mare o di un lago. Procedendo in quel terreno impervio, incontrammo presto un&#8217;area brulla, dominata da rocce che si ergevano tra cespugli spinosi. Sapevamo che il nostro obiettivo doveva essere nascosto da qualche parte, ma il mio collega Kennedy sosteneva che poteva celarsi anche nell&#8217;acqua delle torbiere e non essere quindi visto. Non eravamo certi infatti che respirasse come gli uomini o gli animali terrestri. In questo caso avremmo corso il rischio di esaminare tutta la brughiera senza incontrarlo. Verso la metà della giornata, dopo aver controllato già i tre quarti del territorio, ci fermammo su uno spiazzo diserbato, per un breve lunch. Eravamo sicuri di non correre troppi rischi, essendo armati in maniera adeguata, anche se l&#8217;avversario non era  il nemico tradizionale che ci si attende di incontrare in un&#8217;azione di guerra. Il rilevatore biometrico, che segnalava la presenza di corpi umani o animali attraverso la registrazione di particolari ritmi biologici o di aumenti termici specifici, non aveva evidenziato nulla di sospetto, tranne qualche animale immediatamente individuato. Sembrava che una grande pace si stendesse sulla brughiera e persino il vento si era quasi spento. Disponevamo di tutto l&#8217;occorrente per catturare il nostro obiettivo e avevamo ben chiare le procedure per la cattura o l&#8217;eliminazione di quello che appariva, in fondo, come una sorta di animale di una specie sconosciuta.<br />
Riprendemmo le ricerche nel pomeriggio, aggirando le torbiere e smuovendo nelle zone umide più estese le acque stagnanti, per disturbare un eventuale ospite indesiderato che vi si fosse insediato, costringendolo a manifestarsi; ma tutto fu inutile. Quella creatura, se pure esisteva davvero, sembrava essersi dissolta nel nulla. La strana calma, quasi innaturale per un clima instabile quale quello della nostra isola, unita all&#8217;inutilità apparente di quella specie di battuta di caccia, era senza dubbio opprimente e  finiva per affievolire il senso di vigilanza della squadra, che procedeva in maniera meccanica. Abbiamo camminato per diverse ore, incontrando soprattutto volatili e piccoli animali. Uno dei corpi segnalati dal sensore biometrico si è rivelato essere un&#8217;innocua civetta, che si nascondeva dalla luce del giorno all&#8217;interno di un tronco cavo.<br />
Kennedy sembrava ancora attento. Il suo fisico asciutto e muscoloso era particolarmente resistente alla fatica, ma soprattutto il suo sistema nervoso reggeva molto bene lo stress psichico. Io, invece mi sentivo affaticato, forse più mentalmente che fisicamente, e vedevo che anche i poliziotti di Ballydubh cominciavano a risentire di quella giornata di ricerca infruttuosa. Non erano allenati per un&#8217;attività faticosa e snervante come quella che avevamo imposto e non potevamo pretendere che si sentissero in piena forma.<br />
Quando il sole stava per calare, qualcosa avvenne all&#8217;improvviso. Capitò così in fretta che non ci fu nemmeno il tempo per reagire in maniera efficace.<br />
Feci appena in tempo a vedere che qualcosa di oscuro si era materializzato dietro il mio collega. Ebbi la visione fuggevole di un&#8217;immagine femminile, ma dal viso completamente stravolto. Fu come un lampo, un gesto, e prima che chiunque potesse intervenire la testa di Kennedy cadde per terra e si mise a rotolare sul terreno. Appena mi resi conto dell&#8217;accaduto iniziai a sparare verso quella forma disumana che guardava senza espressione. Subito dopo, anche gli altri poliziotti che si trovarono l&#8217;essere sulla traiettoria, iniziarono a sparare, seguendo il mio esempio.<br />
Sono sicuro di averlo colpito, di aver colpito quel corpo femminile che era rimasto per un attimo in posizione, ma sembrò che i miei colpi, i nostri colpi, non avessero avuto alcun effetto. Gli corsi incontro, per cercare di colpirlo da una distanza ravvicinata, ma un pugno di una violenza incredibile, che sembrava assestato da quel corpo di ragazza, mi mandò a sbattere contro una roccia distante vari metri. Dovetti perdere i sensi per un attimo. Quando mi svegliai, l&#8217;essere non c&#8217;era più e sembrava che nulla fosse avvenuto, se non fosse per il cadavere di Kennedy, che giaceva per terra, privo della testa.<br />
Recuperai in fretta il controllo della mia mente e compresi che dovevo soprattutto sapere se l&#8217;obiettivo era stato ferito.<br />
« Controllate se ci sono tracce organiche! » gridai.<br />
Alla mia richiesta i poliziotti si misero a esaminare il luogo in cui l&#8217;obiettivo era apparso, ma dichiararono di non aver trovato macchie di sangue, né di altri liquidi organici, oltre a quelle che provenivano dal corpo di Kennedy. Pareva che l&#8217;essere fosse stato attraversato dai proiettili senza subire danni e che si fosse messo in salvo, senza attendere l&#8217;arrivo degli altri agenti della squadra e scomparendo nella brughiera, in cui con il crepuscolo cominciavano a calare le prime nebbie.<br />
Avevo forti dolori alla schiena e probabilmente qualche osso rotto. I poliziotti dovettero predisporre una sorta di barella per trasportarmi fino al centro di polizia. Portarono via anche i resti del mio collega, per non lasciarli in balia del suo uccisore e degli animali selvatici. Poiché le mie fratture sembravano cosa seria e non era possibile tenermi in infermeria, fui trasferito in ambulanza fino all&#8217;ospedale di Cork, dove venni ricoverato d&#8217;urgenza nel reparto di ortopedia, e qui mi trovo tuttora, in attesa di essere traslocato all&#8217;ospedale militare di Dublino.<br />
Da quanto avvenuto durante l&#8217;operazione, sono certo che quella cosa che sembra aver assunto l&#8217;aspetto della sua prima vittima non solo non possa essere catturata, ma che non possa nemmeno essere eliminata con le nostre armi di ordinanza.<br />
Ritengo sia necessario coinvolgere i servizi di altri paesi NATO, se la minaccia dovesse persistere.<br />
L&#8217;ispettore Gaskell, che comanda le forze di polizia di Ballydubh, dispone di un consulente civile, che non è però uno scienziato, ma una specie di giornalista di nazionalità olandese. Sembra che abbia contribuito alla soluzione di casi di attività paranormale, forse anche di origine aliena, in vari paesi del mondo. In attesa di ulteriori ordini, ridotto come sono, non potrò oppormi alle iniziative che l&#8217;olandese vorrà mettere in atto, in accordo con la polizia locale.</p>
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		<title>Il nemico invisibile – Parte 4</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 07:59:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>guido mura</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://guidomura.files.wordpress.com/2012/03/ectoplasma.jpg"><img src="http://guidomura.files.wordpress.com/2012/03/ectoplasma.jpg?w=640" alt="disegno frattale" title="ectoplasma"   class="aligncenter size-full wp-image-435" /></a></p>
<p>L&#8217;agente arrivò di corsa e Gaskell se lo trovò davanti all&#8217;improvviso. Era rosso e accaldato e aveva gli occhi tondi e lucidi.<br />
« La ragazza » disse, parlando a fatica.<br />
« Quale ragazza? »<br />
« Miss  Conroy. »<br />
Che poteva essere successo alla giovane Eibhlin? Ormai era sepolta in terreno consacrato e non avrebbe dovuto più creare nessun problema, e non si sarebbe più mossa di lì, a meno che il giudice non avesse richiesto ulteriori analisi del cadavere.<br />
« È scappata! »<br />
« Ma se l&#8217;abbiamo seppellita da un pezzo! »<br />
« Eppure è così: la fossa era aperta e la bara vuota. »<br />
Quindi Eibhlin, o qualsiasi cosa fosse diventata, ora vagava liberamente per il paese.<br />
Pensavo che se la ragazza (o quel che era rimasto di lei) era emersa dalla tomba, doveva essere animata dal suo assassino invisibile, che però a questo punto nell&#8217;utilizzare il corpo in cui si era incarnato, per motivi che nessuno di noi poteva conoscere, non poteva più passare inosservato nei suoi spostamenti, e questo era per noi un vantaggio sostanziale. Di conseguenza, quell&#8217;essere doveva nascondersi da qualche parte e, a quanto mi pareva di aver visto del territorio, l&#8217;unica zona in qui potesse dissimularsi era l&#8217;area a oriente della cittadina. Qui si trovava un boschetto, che confinava con la brughiera di Calhoun, costituita da vegetazione arbustiva, prato e rocce che spuntavano dal verde. Bisognava pertanto rivolgere le ricerche a est, nello spazio disabitato in cui un corpo poteva facilmente occultarsi, restando acquattato al riparo delle rocce e della vegetazione.<br />
Ormai era necessario ricostruire i fatti, anche alla luce delle novità, che facevano presumere un ulteriore sviluppo del caso. Perciò incominciai a esporre a Gaskell la mia ricostruzione.<br />
« In un pomeriggio  tranquillo, il cugino di Joe, Finney,  apre il cancello cigolante della casa del suo parente e si infila nella piazza che si trova ai margini della parte nuova di  Ballydubh. Nello stesso momento una ragazza,  Eibhlin, si trova a passare, per sua sventura, in quella stessa piazza. Il cigolio attrae un essere invisibile che si ritrova anche lui sulla piazza e individua una preda,  Eibhlin. »<br />
« Ma perché mai il predatore non ha attaccato Finney, al posto della ragazza. »<br />
« E chi lo sa, forse la ragazza era più di suo gusto o forse se l&#8217;è trovata davanti o forse, come sembra, la ragazza andava di fretta  e si sa che una preda che corre attira l&#8217;attenzione di un predatore. »<br />
« Continui. »<br />
« Poi  l&#8217;essere sconosciuto cerca il suo nutrimento, e lo individua nel sangue della ragazza. La aggredisce e lei, terrorizzata perché sente addosso quella presenza, ma non riesce a vederla, fugge, senza riuscire a liberarsene. L&#8217;essere deve avere una serie di tentacoli, con i quali punge il corpo di Eibhlin e le succhia il sangue, tutto il sangue, fino a procurarle la morte.<br />
Tutti pensano che l&#8217;aggressore abbia abbandonato il cadavere. L&#8217;autopsia non può che confermare la morte, ma il medico non si accorge che qualcosa di vivo è rimasto nel cadavere.<br />
Dopo alcuni giorni, il possessore invisibile si risveglia dopo aver utilizzato il sangue della vittima e si serve del nuovo corpo, che è adatto a muoversi nel nostro spazio. »<br />
Nemmeno io ero sicuro che quelli fossero i fatti realmente accaduti; ma non avevo una spiegazione a misura di poliziotto.<br />
« Cosa ne pensa, Gaskell: è un&#8217;ipotesi credibile? »<br />
« Che se racconto in un verbale che un vampiro alieno provvisto di tentacoli terrorizza la tranquilla città di  Ballydubh rimedio sicuramente una visita psichiatrica. »<br />
« Però adesso noi abbiamo qualche possibilità in più di sconfiggerlo: possiamo vederlo. »<br />
Non avevamo ancora stabilito un piano d&#8217;azione, quando una telefonata arrivò al posto di polizia. La signora che seguiva l&#8217;anziana Lottie Downey chiedeva aiuto, raccontando in maniera confusa di un&#8217;aggressione in corso.<br />
« Mio Dio, zia Lottie! » esclamò Gaskell « sta proprio a est, verso Calhoun. »<br />
Prendemmo la macchina di servizio, per fare più in fretta, seguiti da un paio di poliziotti in moto, anche se la zona non era in realtà molto distante, e giungemmo alla villetta in cui abitava la zia di Willy. Era una casa a due piani, con qualche pretesa, e un giardino ben curato, ricco di arbusti e di fiori. Vasi fioriti pendevano ai lati della porta, che era spalancata.<br />
Nel soggiorno si vedevano dei mobili rovesciati, ma non c&#8217;era nessuno, per cui esaminammo le stanze del livello inferiore ad una ad una e finalmente uno dei poliziotti gridò: « È qui. » La voce dell&#8217;agente proveniva da un locale che era una specie di stireria, una stanzetta in cui venivano depositati i vestiti che non trovavano posto negli armadi delle camere superiori. Sul pavimento stava distesa in maniera scomposta una vecchia con gli occhi sbarrati e le mani irrigidite poste all&#8217;altezza degli occhi, come per un&#8217;estrema difesa. Ma non c&#8217;era stato niente da fare: era morta. Il viso pallidissimo faceva presumere che anche quel povero corpo, come quello di Eibhlin, fosse stato privato del suo sangue. Nel frattempo si udirono rumori e grida provenienti dal piano superiore. Quando Gaskell giunse sopra, trovò una donna, che finalmente, accortasi della presenza dei poliziotti, si era decisa ad aprire la porta della sua stanza. Vi si era chiusa, sembra, in preda al terrore, e aveva assistito all&#8217;arrivo in casa dell&#8217;assassino. « C&#8217;era la ragazza »  disse « quella morta, ma aveva una forza incredibile, spostava i mobili con un braccio. » Lei era salita al piano superiore e si era chiusa nella stanza. Da lì aveva chiamato la polizia col cellulare. Poi aveva sentito miss Lottie urlare in un modo, in un modo&#8230; urlava come un maiale portato allo scannatoio. Lei che badava a Miss Lottie, che si occupava dell&#8217;anziana signorina e del suo benessere, non era stata in grado di proteggerla. Cessati i rumori, la donna era rimasta nascosta in camera e aveva deciso di uscire solo quando i poliziotti erano entrati in casa.<br />
Mentre Gaskell interrogava la badante della zia Lottie, fu chiamato il dottor O&#8217; Neill, che arrivò dopo qualche minuto ma non poté che constatare un altro decesso.<br />
Eravamo seriamente preoccupati. Il mostro sembrava disporre di una forza straordinaria e non sapevamo se fosse sensibile o meno all&#8217;azione delle nostre armi. Tutto poi faceva prevedere che, terminata l&#8217;assimilazione del sangue della nuova vittima, sarebbe tornato in città per procurarsi ancora un nuovo quantitativo del prezioso nutrimento. L&#8217;unico aspetto positivo della faccenda era che probabilmente quell&#8217;essere non avrebbe attaccato di nuovo immediatamente e quindi rimaneva del tempo per elaborare una strategia difensiva.<br />
Il mio compito di consulente, inoltre, non sembrava affatto concluso. Io stesso non ero convinto di aver sciolto tutti i nodi della matassa. Continuavo a chiedermi se ci fosse un altro elemento che, in aggiunta al cigolare del cancello, avesse agito nell&#8217;apertura di quella strana porta verso l&#8217;ignoto che sembrava essersi formata in Connolly Square.<br />
Quando tornammo al posto di polizia, trovammo una sorpresa. Anzi, la sorpresa era per l&#8217;ispettore Gaskell.<br />
Appena entrò in ufficio, l&#8217;agente di servizio gli disse: « Ci sono due persone che chiedono di lei » e gli riferì qualcosa all&#8217;orecchio.<br />
« Ah sì? bofonchiò Gaskell. »<br />
Effettivamente s&#8217;intravedevano due grigie figure, vestite in giacca e cravatta.: uno più alto e grosso, l&#8217;altro più sottile e con la faccia volpina. Quello dall&#8217;aspetto volpino teneva una sigaretta accesa in bocca, in barba a tutti i divieti.<br />
« Non si può fumare in ufficio » disse Gaskell seccamente.<br />
« Certo » fece il tizio in grigio, ma non spense la sigaretta.<br />
« Voi non avete giurisdizione qui » continuò Gaskell.<br />
Allora il più alto dei due tirò fuori un altro pezzo di carta. Questo dovette essere più convincente della semplice esibizione dei distintivi e dei documenti, perché Gaskell cambiò atteggiamento.<br />
« Va bene » disse « cosa devo fare? »<br />
« Fornirci il supporto » fece il più piccolo, « e seguire la nostra azione. Voi, nel frattempo, non dovete fare nessun&#8217;altra azione: dovete soltanto lasciarci lavorare. »<br />
« Questo è il mio territorio  » protestò Gaskell « e io ho comunque il dovere di procedere per garantire la sicurezza dei miei concittadini. »<br />
I due si consultarono e il più piccolo disse: « Fate pure come vi pare; ma mi sembra che finora non abbiate assicurato la sicurezza molto bene. » Quello grosso rise.<br />
« E soprattutto » fece il volpino, guardando verso di me, « vi raccomando di tenere lontani i civili dalle nostre operazioni. »<br />
Gaskell era furioso e la sua faccia era diventata più rossa del solito, ma capì che doveva frenare la propria irritazione. Era troppo abile e intelligente per opporsi a  un potere superiore al suo. Poteva obbedire alle ingiunzioni superiori, ma nello stesso tempo non voleva rinunciare a muoversi in modo indipendente.<br />
« Abbiamo bisogno dei vostri uomini » disse il magro, che pareva anche il più loquace dei due.<br />
« Faremo una battuta nel bosco e nella brughiera, pensiamo che il vostro assassino si sia rifugiato lì. »<br />
« Go n&#8217;éirí leat  » fece Gaskell e pensò: &#8220;Non hanno avuto bisogno di farmi domande: sanno già tutto&#8221;.</p>
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