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		<title>Da oggi anche lo sciacquone potrebbe alleggerire le nostre bollette</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 10:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>H2OMilano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Segnalatoci dalla nostra amica Francesca Calò vi riportiamo questa interessante notizia di un dispositivo che recupera energia attraverso i flussi d&#8217;acqua domestici. MILANO &#8211; Come trasformare acque che andrebbero perse negli scarichi e nelle fogne in energia elettrica gratuita, per illuminare casa e accendere gli elettrodomestici? Uno studente inglese di design industriale ha inventato un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalatoci dalla nostra amica Francesca Calò vi riportiamo questa interessante notizia di un dispositivo che recupera energia attraverso i flussi d&#8217;acqua domestici.</p>
<p><strong><a href="http://www.h2omilano.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/hydro_power.gif" rel="lightbox[1722]" title="hydro_power"><img class="alignleft size-full wp-image-1724" style="border: 0pt none; margin: 4px; float: left;" title="hydro_power" src="http://www.h2omilano.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/hydro_power.gif" alt="" width="300" height="444" /></a>MILANO</strong> &#8211; Come trasformare acque che andrebbero perse negli  scarichi e nelle fogne in energia elettrica gratuita, per illuminare  casa e accendere gli elettrodomestici? Uno studente inglese di design  industriale ha inventato un sistema che trasforma le acque reflue di  casa (che scendono da doccia, lavandini, e dallo sciacquone del wc) in  watt. Non un affare da poco, visto che metà del mondo utilizza la  toilette e in media lascia scivolare nelle tubature, dopo aver tirato la  catena, 7 mila litri di acqua all’anno. HyDro-Power, questo il nome del  progetto, è un generatore di corrente dedicato ai condomini. Collegato  alle tubature degli scarichi, si occupa di trasformare e creare potenza.  Promettendo costi e soprattutto risparmi interessanti.</p>
<p><strong>IL SISTEMA</strong> &#8211; <a rel="nofollow" href="http://bigthink.com/ideas/21043" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">L’apparecchio</span></a> funziona così: l’acqua che scende dalle tubature del palazzo viene  raccolta e incanalata nella macchina, che con quattro turbine permette  subito di azionare un generatore elettrico e ridistribuire l’energia  creata o nel palazzo stesso, magari per azionare l’ascensore, o le luci  delle scale, o gli impianti di condizionamento condominiali, oppure può  essere rivenduta all’operatore elettrico nazionale, come avviene sempre  più con gli impianti fotovoltaici. È stato calcolato che, se applicato a  un palazzo di sette piani, potrebbe portare a un risparmio medio annuo  di circa 1.500 dollari (circa 1.160 euro).</p>
<p><strong>CONCEPT</strong> &#8211; Per ora Hydro-Power è solo un concept in  attesa di trovare un’azienda che voglia produrlo in larga scala. L’idea  è di uno studente inglese, Tom Broadbent, iscritto al corso di design  industriale dell’università De Montfort nel Leicester, che ha  candidamente dichiarato come l’idea gli sia venuta mentre, in hotel,  osservava come l’acqua scorreva velocemente nel gabinetto dopo aver  tirato la catena.</p>
<p><em>Da Corriere della Sera del 29 luglio 2010</em></p>


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		<title>E se la terra si fermasse?</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 09:06:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E se la Terra smettesse di ruotare su se stessa? Non è uno scenario probabile in tempi vicini a noi a meno che un asteroide non colpisca il pianeta con una forza e un angolo d&#8217;impatto tali da rallentarne la velocità di rotazione fino a fermarla, ma è un&#8217;ipotesi quasi fantascientifica. Tuttavia un gruppo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.h2omilano.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/terra.jpg" rel="lightbox[1718]" title="terra"><img class="alignleft size-full wp-image-1719" style="border: 0pt none; margin: 4px; float: left;" title="terra" src="http://www.h2omilano.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/terra.jpg" alt="" width="300" height="253" /></a>E se la Terra smettesse di ruotare su se stessa? Non è uno scenario  probabile in tempi vicini a noi a meno che un asteroide non colpisca il  pianeta con una forza e un angolo d&#8217;impatto tali da rallentarne la  velocità di rotazione fino a fermarla, ma è un&#8217;ipotesi quasi  fantascientifica. Tuttavia un gruppo di ricercatori dell&#8217;Esri, una  società che elabora software per risolvere problemi di geografia a  livello internazionale, ha voluto comunque verificare cosa potrebbe  succedere se si verificasse lo &#8220;stop&#8221; della rotazione terrestre. E le  sorprese sono tante.</p>
<p>Quella più significativa sta nella nuova  distribuzione dei mari che si verrebbe a creare. Per la maggior parte di  noi la linea di confine tra le terre emerse e gli oceani sembra una  cosa del tutto naturale, ma forse mai ci siamo chiesti perché ad oggi il  livello del mare è quello che osserviamo e non un altro. E poi, chi  controlla il livello del mare? Al di là delle variazioni del livello  marino legato ai mutamenti climatici esso è in equilibrio con la gravità  del pianeta, che attira l&#8217;acqua verso il centro di massa della Terra, e  la forza centrifuga che si produce a causa della rotazione del pianeta e  che la spinge verso l&#8217;esterno.</p>
<p>Dopo centinaia di milioni di  anni di rotazione da che prese forma, la Terra ha assunto una forma a  cocomero, così che il raggio equatoriale è più lungo di quello polare,  con una differenza di 21,4 km. Conseguentemente la forza di gravità che  agisce all&#8217;equatore è <script src="http://www.repubblica.it/javascript/adtags/jx_speciale.js" type="text/javascript"></script><script src="http://oas.repubblica.it/RealMedia/ads/adstream_jx.ads/repubblica.it/nz/scienze/interna/1621631603@Middle"></script> inferiore rispetto a quella in prossimità dei poli. Ma cosa  succederebbe a tutto ciò se la Terra si fermasse pur continuando a  ruotare attorno al Sole con la medesima inclinazione del suo asse, ma  con la durata del giorno uguale a quella di un anno?</p>
<p>In un  simile scenario ci sarebbero innanzi tutto catastrofici mutamenti  climatici e disastrosi aggiustamenti geologici, ma al di là di questo la  mancanza della forza centrifuga porterebbe ad una nuova geografia  planetaria. L&#8217;acqua infatti, che oggi all&#8217;equatore è profonda circa 7  km, si sposterebbe quasi interamente dove la gravità verrebbe ad essere  più intensa, cioè verso i poli. In tal modo molti abissi oceanici oggi  sommersi in prossimità dell&#8217;equatore verrebbero a giorno, mentre molte  terre oggi emerse scomparirebbero sotto i mari. Il risultato finale  sarebbe un enorme continente che farebbe da cintura all&#8217;intero pianeta,  mentre due grandi oceani coprirebbero i poli fino ad una latitudine  prossima a quella dell&#8217;Italia, facendola annegare anch&#8217;essa interamente.</p>
<p>Un&#8217;altra  sorpresa verrebbe dalle cime delle montagne. Il record non sarebbe più  sotto i 9.000 m, ma ben al di sopra dei 10.000 m. La vetta del  Kilimanjaro, per fare solo un esempio, arriverebbe a 12.786 m. E la  nuova fossa delle Marianne? Diventerebbe un punto a sudovest delle isole  Kiribati, nell&#8217;Oceano Pacifico, con una profondità di 2.760 m, sotto il  livello del mare.</p>
<p>Ma arriveremo mai a tanto? Spiega Witold  Fraczek, autore del lavoro: &#8220;In effetti la velocità di rotazione della  Terra sta rallentando. Nel periodo geologico chiamato devoniano, circa  400 milioni di anni fa, la Terra compiva 40 rotazioni su se stessa in  più rispetto ad oggi durante una rivoluzione attorno al Sole. A quel  tempo gli oceani dovevano essere ancor più sviluppati in prossimità  dell&#8217;equatore rispetto ad oggi. Ma per vedere la scomparsa della  rotazione terrestre sarebbero necessari miliardi e miliardi di anni di  là da venire, impossibile perché molto prima di allora il Sole si sarà  spento con conseguenza catastrofiche sui pianeti interni del sistema  solare&#8221;.</p>
<p><em>Da Repubblica.it del 13 luglio 2010</em></p>


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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 12:17:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[AZZATE A giorni ad Azzate arriverà il rabdomante ma intanto il curioso annuncio del sindaco Gianni Dell&#8217;Acqua sta facendo il giro d&#8217;Italia. Martedì, infatti, il primo cittadino aveva preannunciato la volontà di ingaggiare un rabdomante, Luigi Cantonati, un esperto del Trentino per cercare una falda acquifera che facesse rinascere il vecchio lavatoio del paese. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.h2omilano.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/bacchetta.jpg" rel="lightbox[1714]" title="bacchetta da rabdomante"><img class="alignleft size-full wp-image-1715" style="border: 0pt none; margin: 4px; float: left;" title="bacchetta da rabdomante" src="http://www.h2omilano.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/bacchetta.jpg" alt="bacchetta da rabdomante" width="255" height="193" /></a>AZZATE</strong> A giorni ad Azzate arriverà il rabdomante ma intanto il  curioso annuncio del sindaco Gianni Dell&#8217;Acqua sta facendo il giro  d&#8217;Italia. Martedì, infatti, il primo cittadino aveva preannunciato la  volontà di ingaggiare un rabdomante, Luigi Cantonati, un esperto del  Trentino per cercare una falda acquifera che facesse rinascere il  vecchio lavatoio del paese.<br />
La notizia ha suscitato la curiosità di  tante persone che ieri hanno tempestato di telefonate il sindaco di  Azzate. Non sono mancate le richieste di giornali e telegiornali: oltre  all&#8217;Ansa, anche Telelombardia ha, infatti, contattato Dell&#8217;Acqua per  un&#8217;intervista nella quale il primo cittadino spiegherà i motivi che lo  hanno spinto a chiedere l&#8217;intervento di un rabdomante. Sì perché il  sindaco circa trent&#8217;anni fa, per esperienza personale, superò le  perplessità sulla rabdomanzia tanto da voler ripetere l&#8217;esperimento tra  qualche giorno. Il rabdomante Luigi Cantonati, intervistato sul tema  ieri anche dal quotidiano «L&#8217;Adige» di Trento, ha espresso la sua  soddisfazione per la scelta fatta dal sindaco di Azzate: «Mi ha chiamato  &#8211; conferma Cantonati &#8211; per trovare l&#8217;acqua. Lui sì che è una persona  non ottusa, perché crede nelle potenzialità che persone come me hanno.  Non sono un santone, il mio è un dono. C&#8217;è chi mi contatta attraverso il  mio sito internet <a href="http://www.rabdomanzia.it/">www.rabdomanzia.it</a>,  e chi mi conosce perché ho lavorato per privati, magari per chi cerca  l&#8217;acqua per il pozzo del giardino, e per istituzioni, comuni o  cooperative. Lavoro molto bene fuori dal Trentino». Così dal Trentino,  Cantonati scenderà ad Azzate munito dei soliti ferri del mestiere: «A me  &#8211; dice il rabdomante &#8211; va bene sia la verga che il bastoncino fatto di  legno, non interessa se salice o olmo. Se devo preparami la bacchetta  sul posto scelgo i diametri della forcella, ma di solito ho i miei  “ferri del mestiere” con i manici in legno e poi ferro e acciaio».  Cantonati, nella lunga intervista al quotidiano di Trento, ha poi  evidenziato le qualità del vero rabdomante: «Ho scoperto di essere un  rabdomante all&#8217;età di 29-30 anni, ora ne ho 41. Mio fratello, titolare  di azienda agricola, all&#8217;epoca aveva bisogno di acqua. La ditta di  perforazioni sarebbe arrivata solo se una persona avesse indicato loro  in che punto lavorare. Contattati un anziano uomo trentino: lo andai a  prendere e lo portai sul posto. Quest&#8217;uomo aveva iniziato la ricerca con  la bacchetta. All&#8217;inizio non ci credevo. Poi ero passato anch&#8217;io nello  stesso punto: la  bacchetta si muoveva nelle mie mani. Assieme a  quell&#8217;uomo ho fatto ricerche altre quattro-cinque volte, tutte finite  bene».</p>
<p><em>Da La provincia di Varese del 7 luglio 2010</em></p>


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		<title>IL DESERTO DELLE DUE PERLE: LE TEMPESTE DI SABBIA DI GALLIPOLI E OTRANTO</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 13:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leo</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Fino al secolo scorso c’era un grande lago che si chiamava Aral. Il lago d’Aral, uno dei laghi più grandi del mondo ed enorme riserva di pesca che dava sostentamento a milioni di persone, a causa di un dissennato progetto dell’Unione Sovietica di diversione delle acque a scopo irriguo per la produzione di cotone sulle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fino al secolo scorso c’era un grande lago che si chiamava Aral. Il lago d’Aral, uno dei laghi più grandi del mondo ed enorme riserva di pesca che dava sostentamento a milioni di persone, a causa di un dissennato progetto dell’Unione Sovietica di diversione delle acque a scopo irriguo per la produzione di cotone sulle sponde dei fiumi che lo alimentavano, è oggi praticamente scomparso, lasciando il posto a chilometri di steppa desertica che producono tempeste di sabbia, a loro volta causa di cambiamenti climatici.</p>
<p><a href="http://www.h2omilano.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/654px-Aral_Sea_1989-2008.jpg" rel="lightbox[1709]" title="654px-Aral_Sea_1989-2008"><img class=" size-medium  wp-image-1710" title="654px-Aral_Sea_1989-2008" src="http://www.h2omilano.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/654px-Aral_Sea_1989-2008-500x458.jpg" alt="" width="500" height="458" /></a></p>
<p>Fino ad oggi (al settembre 2007) c’è una grande riserva d’acqua che si chiama FALDA DEL SALENTO che permette a Otranto e Gallipoli di vivere in un territorio bello e suggestivo e di far vendere ai suoi abitanti a 4.000 Euro al metro quadrato gli appartamenti ai turisti che vengono da tutto il mondo. Questa area che va da Otranto a Gallipoli coprendo parte del Salento è definita dagli studiosi MOLTO SENSIBILE ALLA DESERTIFICAZIONE .<br />
Il concetto di desertificazione si è progressivamente evoluto nel corso degli anni nel tentativo di definire un processo che, seppur caratterizzato da cause locali, sta sempre più assumendo la connotazione di un problema globale. A questo termine è associata nell’immaginario collettivo il processo di espansione dei deserti sabbiosi.<br />
Quest’immagine non corrisponde alla complessità dei fenomeni di degrado in atto nel nostro territorio.<br />
Un elemento comune che inconfutabilmente associa le aree soggette a desertificazione è costituito dalla progressiva riduzione dello strato superficiale del suolo e della sua capacità produttiva.<br />
In base ad un criterio di produttività biologica, la Conferenza delle Nazioni Unite sulla Desertificazione, tenutasi a Nairobi nel 1977, adottò una definizione di desertificazione (“riduzione o distruzione del potenziale biologico del terreno che può condurre a condizioni desertiche”) che prescindeva dalla collocazione geografica (polari o tropicali) delle aree colpite, dalle loro caratteristiche climatiche, dalle cause (naturali o antropogeniche) e dai processi (salinizzazione, erosione, deforestazione, ecc.) all’origine del degrado del potenziale biologico del suolo.<span id="more-1709"></span><br />
La desertificazione costituisce attualmente uno dei più impellenti e gravi problemi che minacciano l’umanità. La desertificazione minaccia infatti già oggi la sicurezza alimentare e la sopravvivenza di circa un miliardo di persone nelle aree più povere dei cinque continenti.<br />
Ma noi che leggiamo e che viviamo in un paese che è tra gli 8 più ricchi del mondo pensiamo di non avere nulla a che fare.<br />
L’ANSA un anno fa ci ha dato la notizia che presumibilmente per mitigare gli effetti devastanti della desertificazione sono a disposizione della nostra regione più di un miliardo di Euro ovvero duemila miliardi delle vecchie Lire.<br />
In Puglia solo il 7% del territorio regionale non e&#8217; affetto dal rischio deserto, mentre il 93% e&#8217; mediamente sensibile (47,7%) e molto sensibile (45,6%) con le aree dietro il Gargano, molta parte della zona costiera e la fascia che va da Otranto a Gallipoli coprendo parte del Salento. I piani anti-desertificazione delle 7 regioni piu&#8217; a rischio (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) riguardano 5 capitoli di intervento:<br />
1. protezione del suolo;<br />
2. gestione sostenibile delle risorse idriche;<br />
3. riduzione dell&#8217;impatto delle attivita&#8217; produttive;<br />
4. riequilibrio del territorio;<br />
5. misure trasversali.</p>
<p>Dei 6,6 miliardi stanziati, quasi la meta&#8217; riguarda il capitolo risorse idriche. Un miliardo di Euro nella nostra regione è quindi destinato alla gestione sostenibile delle risorse idriche che sarebbero 200 milioni di ero per provincia.<br />
Non è molto ma non è nemmeno poco!<br />
La Provincia di Lecce è ricca d’acqua, grazie alla presenza dell’acquifero calcareo che favorisce l’accumulo nel sottosuolo di ingenti risorse. La ricchezza di acque sotterranee è tuttavia compromessa da un uso dissennato della risorsa stessa, caratterizzato da prelievi eccessivi (IN Provincia Di Lecce sono 70.000 I POZZI AUTORIZZATI E NON SAPPIAMO QUANTI ALTRI CE NE SONO CHE NON HANNO AUTORIZZAZIONE) e non pianificati nonché dall&#8217;inquinamento puntiforme e diffuso di diversa origine (urbana, agricola, industriale).<br />
La conseguenza diretta dell&#8217;eccessivo prelievo di acque sotterranee è l&#8217;abbassamento del livello della falda, che a sua volta può produrre delle modificazioni ambientali: in acquiferi di pianura come il nostro, per esempio, può essere determinato il richiamo di acque superficiali inquinate in acquiferi profondi non contaminati; in prossimità della costa, può essere provocato il richiamo di acque marine, causando la salinizzazione delle falde superficiali.<br />
In ultima analisi, il contributo negativo dello sfruttamento delle risorse idriche al fenomeno di desertificazione è quindi da mettere in relazione più alle modalità di gestione delle risorse che ai suoi aspetti quantitativi.<br />
E’ appunto la modalità di gestione la soluzione che ho trovato agli emungimenti incontrollati dei 70.000 (settantamila) pozzi privati e anche per quelli abusivi della provincia di Lecce ma che è sicuramente estensibile a tutti pozzi della Puglia.<br />
Come facilmente si intuisce, al fine di valutare quanta acqua viene captata dalla falda del Salento c’è bisogno da fare il bilancio idrico.<br />
Per effettuare tale bilancio bisogna prendere in considerazione i seguenti fattori:<br />
a. Afflussi:<br />
• afflusso dalla superficie, inteso come alimentazione proveniente dalle piogge, irrigazioni e perdite dalla rete idrica superficiale naturale e artificiale (al netto dell’evapotraspirazione);<br />
• afflusso da monte, che consiste nel contribuito proveniente dalla falda acquifera presente a monte.<br />
b. Deflussi:<br />
• prelievi da opere di captazione ( i pozzi);<br />
• deflusso della falda verso le aree poste più a valle o verso il mare (le nostre sorgenti);</p>
<p>Per sapere quali siano le effettive disponibilità idriche della Provincia di Lecce è chiaro il ricorso alla formulazione di un bilancio idrologico; tuttavia è altrettanto rigoroso prendere atto che le “varie stesure” di bilancio, formulate dai vari autori, sono affette, notoriamente, da una serie di approssimazioni. Una di queste è appunto quella relativa ai prelievi da opere di captazione e l’altra è quella del deflusso che per quanto riguarda la Provincia di Lecce.<br />
Il problema io l’ho risolto. Ho un metodo per conoscere quanta acqua si capta dalla falda che, come abbiamo appreso dagli studiosi è sottoposta a stress tale da creare il problema dell’intrusione marina e della conseguente desertificazione. Tale metodo, che pubblicherò non appena sarà brevettato, prevede anche la possibilità di monitorare durante la stagione secca.<br />
Certo tale soluzione non avrà necessità del finanziamento della Banca Mondiale, basterebbe una parte del finanziamento dei 200 milioni di ero, ma 200 sono davvero troppi per avere UN SERVIZIO DI IDRODIFESA DEL DEMANIO IDRICO. Con molti più soldi si è realizzato l’affascinante ed efficace progetto della Banca Mondiale di riabilitazione del bacino idrografico del fiume Giallo nell’altopiano Loess, in Cina che ha determinato la riabilitazione di un’area di circa 640.000 kmq, un tempo molto fertile, altamente sfruttata con pratiche di agricoltura non sostenibile che hanno portato al collasso del sistema ecologico. Il progetto, iniziato nel 1994, ha restituito, in dieci anni, alle popolazioni la loro terra, grazie anche alla loro collaborazione ed istruzione a pratiche di agricoltura sostenibile. Il coinvolgimento delle popolazioni e delle comunità di base, per<br />
il successo di questi interventi ed anche per la sensibilizzazione ad un uso sostenibile del suolo e dell’acqua, è fondamentale infatti tra le cause di desertificazione non vi è solo la povertà, intesa come scarsa conoscenza delle pratiche sostenibili, ma anche la ricchezza, che induce ad uno sfruttamento dissennato delle risorse.<br />
L’area che va da Otranto a Gallipoli con le risorse messe a disposizione può essere IMMEDIATAMENTE MESSA IN SICUREZZA DAL RISCHIO DESERTIFICAZIONE.<br />
L’operato delle istituzioni QUALI LA PROVINCIA, L’UNIVERSITA’ DEL SALENTO E QUELLO DEGLI ORDINI PROFESSIONALI DEI DOTTORI AGRONOMI, GEOLOGI, INGEGNERI E I LAUREATI IN SCIENZE AMBIENTALI DELLA PROVINCIA DI LECCE NEL NOSTRO contesto, è di particolare importanza per la presenza che hanno sul territorio e la loro capacità di permeare il tessuto sociale. Tutti insieme potremo effettuare un “restauro delle coscienze”, un lavoro sulla persona, quasi una rivoluzione culturale, affinché vi sia una maggiore consapevolezza da parte di tutti, della necessità di tutelare le risorse naturali come quelle rappresentate da Gallipoli (La Perla dello Jonio) e Otranto (La Perla dell’Adriatico) che soffrono della desertificazione.</p>
<p><strong>Di Antonio Bruno<br />
Dottore Agronomo</strong></p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">
<pre>Fino al secolo scorso c’era un grande lago che si chiamava Aral. Il lago d’Aral, uno dei laghi più grandi del mondo ed enorme riserva di pesca che dava sostentamento a milioni di persone, a causa di un dissennato progetto dell’Unione Sovietica di diversione delle acque a scopo irriguo per la produzione di cotone sulle sponde dei fiumi che lo alimentavano, è oggi praticamente scomparso, lasciando il posto a chilometri di steppa desertica che producono tempeste di sabbia, a loro volta causa di cambiamenti climatici.
Fino ad oggi (al settembre 2007) c’è una grande riserva d’acqua che si chiama FALDA DEL SALENTO che permette a Otranto e Gallipoli di vivere in un territorio bello e suggestivo e di far vendere ai suoi abitanti a 4.000 Euro al metro quadrato gli appartamenti ai turisti che vengono da tutto il mondo. Questa area che va da Otranto a Gallipoli coprendo parte del Salento è definita dagli studiosi MOLTO SENSIBILE ALLA DESERTIFICAZIONE .
Il concetto di desertificazione si è progressivamente evoluto nel corso degli anni nel tentativo di definire un processo che, seppur caratterizzato da cause locali, sta sempre più assumendo la connotazione di un problema globale. A questo termine è associata nell’immaginario collettivo il processo di espansione dei deserti sabbiosi.
Quest’immagine non corrisponde alla complessità dei fenomeni di degrado in atto nel nostro territorio.
Un elemento comune che inconfutabilmente associa le aree soggette a desertificazione è costituito dalla progressiva riduzione dello strato superficiale del suolo e della sua capacità produttiva.
In base ad un criterio di produttività biologica, la Conferenza delle Nazioni Unite sulla Desertificazione, tenutasi a Nairobi nel 1977, adottò una definizione di desertificazione (“riduzione o distruzione del potenziale biologico del terreno che può condurre a condizioni desertiche”) che prescindeva dalla collocazione geografica (polari o tropicali) delle aree colpite, dalle loro caratteristiche climatiche, dalle cause (naturali o antropogeniche) e dai processi (salinizzazione, erosione, deforestazione, ecc.) all’origine del degrado del potenziale biologico del suolo.
La desertificazione costituisce attualmente uno dei più impellenti e gravi problemi che minacciano l’umanità. La desertificazione minaccia infatti già oggi la sicurezza alimentare e la sopravvivenza di circa un miliardo di persone nelle aree più povere dei cinque continenti.
Ma noi che leggiamo e che viviamo in un paese che è tra gli 8 più ricchi del mondo pensiamo di non avere nulla a che fare.
L’ANSA un anno fa ci ha dato la notizia che presumibilmente per mitigare gli effetti devastanti della desertificazione sono a disposizione della nostra regione più di un miliardo di Euro ovvero duemila miliardi delle vecchie Lire.
In Puglia solo il 7% del territorio regionale non e' affetto dal rischio deserto, mentre il 93% e' mediamente sensibile (47,7%) e molto sensibile (45,6%) con le aree dietro il Gargano, molta parte della zona costiera e la fascia che va da Otranto a Gallipoli coprendo parte del Salento. I piani anti-desertificazione delle 7 regioni piu' a rischio (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) riguardano 5 capitoli di intervento:
1. protezione del suolo;
2. gestione sostenibile delle risorse idriche;
3. riduzione dell'impatto delle attivita' produttive;
4. riequilibrio del territorio;
5. misure trasversali. 

Dei 6,6 miliardi stanziati, quasi la meta' riguarda il capitolo risorse idriche. Un miliardo di Euro nella nostra regione è quindi destinato alla gestione sostenibile delle risorse idriche che sarebbero 200 milioni di ero per provincia.
Non è molto ma non è nemmeno poco!
La Provincia di Lecce è ricca d’acqua, grazie alla presenza dell’acquifero calcareo che favorisce l’accumulo nel sottosuolo di ingenti risorse. La ricchezza di acque sotterranee è tuttavia compromessa da un uso dissennato della risorsa stessa, caratterizzato da prelievi eccessivi (IN Provincia Di Lecce sono 70.000 I POZZI AUTORIZZATI E NON SAPPIAMO QUANTI ALTRI CE NE SONO CHE NON HANNO AUTORIZZAZIONE) e non pianificati nonché dall'inquinamento puntiforme e diffuso di diversa origine (urbana, agricola, industriale).
La conseguenza diretta dell'eccessivo prelievo di acque sotterranee è l'abbassamento del livello della falda, che a sua volta può produrre delle modificazioni ambientali: in acquiferi di pianura come il nostro, per esempio, può essere determinato il richiamo di acque superficiali inquinate in acquiferi profondi non contaminati; in prossimità della costa, può essere provocato il richiamo di acque marine, causando la salinizzazione delle falde superficiali.
In ultima analisi, il contributo negativo dello sfruttamento delle risorse idriche al fenomeno di desertificazione è quindi da mettere in relazione più alle modalità di gestione delle risorse che ai suoi aspetti quantitativi.
E’ appunto la modalità di gestione la soluzione che ho trovato agli emungimenti incontrollati dei 70.000 (settantamila) pozzi privati e anche per quelli abusivi della provincia di Lecce ma che è sicuramente estensibile a tutti pozzi della Puglia.
Come facilmente si intuisce, al fine di valutare quanta acqua viene captata dalla falda del Salento c’è bisogno da fare il bilancio idrico.
Per effettuare tale bilancio bisogna prendere in considerazione i seguenti fattori:
a. Afflussi:
• afflusso dalla superficie, inteso come alimentazione proveniente dalle piogge, irrigazioni e perdite dalla rete idrica superficiale naturale e artificiale (al netto dell’evapotraspirazione);
• afflusso da monte, che consiste nel contribuito proveniente dalla falda acquifera presente a monte.
b. Deflussi:
• prelievi da opere di captazione ( i pozzi);
• deflusso della falda verso le aree poste più a valle o verso il mare (le nostre sorgenti);

Per sapere quali siano le effettive disponibilità idriche della Provincia di Lecce è chiaro il ricorso alla formulazione di un bilancio idrologico; tuttavia è altrettanto rigoroso prendere atto che le “varie stesure” di bilancio, formulate dai vari autori, sono affette, notoriamente, da una serie di approssimazioni. Una di queste è appunto quella relativa ai prelievi da opere di captazione e l’altra è quella del deflusso che per quanto riguarda la Provincia di Lecce.
Il problema io l’ho risolto. Ho un metodo per conoscere quanta acqua si capta dalla falda che, come abbiamo appreso dagli studiosi è sottoposta a stress tale da creare il problema dell’intrusione marina e della conseguente desertificazione. Tale metodo, che pubblicherò non appena sarà brevettato, prevede anche la possibilità di monitorare durante la stagione secca.
Certo tale soluzione non avrà necessità del finanziamento della Banca Mondiale, basterebbe una parte del finanziamento dei 200 milioni di ero, ma 200 sono davvero troppi per avere UN SERVIZIO DI IDRODIFESA DEL DEMANIO IDRICO. Con molti più soldi si è realizzato l’affascinante ed efficace progetto della Banca Mondiale di riabilitazione del bacino idrografico del fiume Giallo nell’altopiano Loess, in Cina che ha determinato la riabilitazione di un’area di circa 640.000 kmq, un tempo molto fertile, altamente sfruttata con pratiche di agricoltura non sostenibile che hanno portato al collasso del sistema ecologico. Il progetto, iniziato nel 1994, ha restituito, in dieci anni, alle popolazioni la loro terra, grazie anche alla loro collaborazione ed istruzione a pratiche di agricoltura sostenibile. Il coinvolgimento delle popolazioni e delle comunità di base, per
il successo di questi interventi ed anche per la sensibilizzazione ad un uso sostenibile del suolo e dell’acqua, è fondamentale infatti tra le cause di desertificazione non vi è solo la povertà, intesa come scarsa conoscenza delle pratiche sostenibili, ma anche la ricchezza, che induce ad uno sfruttamento dissennato delle risorse.
L’area che va da Otranto a Gallipoli con le risorse messe a disposizione può essere IMMEDIATAMENTE MESSA IN SICUREZZA DAL RISCHIO DESERTIFICAZIONE.
L’operato delle istituzioni QUALI LA PROVINCIA, L’UNIVERSITA’ DEL SALENTO E QUELLO DEGLI ORDINI PROFESSIONALI DEI DOTTORI AGRONOMI, GEOLOGI, INGEGNERI E I LAUREATI IN SCIENZE AMBIENTALI DELLA PROVINCIA DI LECCE NEL NOSTRO contesto, è di particolare importanza per la presenza che hanno sul territorio e la loro capacità di permeare il tessuto sociale. Tutti insieme potremo effettuare un “restauro delle coscienze”, un lavoro sulla persona, quasi una rivoluzione culturale, affinché vi sia una maggiore consapevolezza da parte di tutti, della necessità di tutelare le risorse naturali come quelle rappresentate da Gallipoli (La Perla dello Jonio) e Otranto (La Perla dell’Adriatico) che soffrono della desertificazione.

*Dottore Agronomo
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		<title>H2O consiglia: Geopolitica dell’acqua</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 09:15:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bibliografia]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica dell'acqua]]></category>
		<category><![CDATA[libri acqua]]></category>

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		<description><![CDATA[Torna la nostra rubrica dedicata ai libri inerenti al mondo dell&#8217;acqua. Titolo: Geopolitica dell&#8217;acqua Autore: Margherita Ciervo Editore: Carocci Editore L&#8217;acqua è alla base della vita del pianeta. È, dunque, un bene comune o un bene economico? L&#8217;acqua è la risorsa più abbondante sul nostro pianeta, eppure è sempre più scarsa. Perché? Qual è la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torna la nostra rubrica dedicata ai libri inerenti al mondo dell&#8217;acqua.</p>
<p><a href="http://www.h2omilano.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/copj13.asp_.jpg" rel="lightbox[1705]" title="geopolitica dell'acqua"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1706" style="border: 0pt none; margin: 4px; float: left;" title="geopolitica dell'acqua" src="http://www.h2omilano.org/blog/wp-content/uploads/2010/07/copj13.asp_-150x228.jpg" alt="" width="150" height="228" /></a><strong>Titolo: Geopolitica dell&#8217;acqua</strong></p>
<p><em>Autore: Margherita Ciervo</em></p>
<p>Editore: Carocci Editore</p>
<p>L&#8217;acqua è alla base della vita del pianeta. È,  dunque, un bene comune o un bene economico? L&#8217;acqua è la risorsa più  abbondante sul nostro pianeta, eppure è sempre più scarsa. Perché? Qual è  la relazione fra scarsità e sistema produttivo e stili di vita? Esiste  una connessione fra la mancanza di accesso all&#8217;acqua potabile di circa  un quarto della popolazione mondiale e il controllo delle fonti e dei  servizi idrici da parte delle multinazionali? Quali sono le ragioni e  gli effetti della privatizzazione? Quali le responsabilità dei governi? È  un caso che i conflitti idrici aumentino in maniera esponenziale e che  il nuovo millennio si sia aperto con la guerra dell&#8217;acqua di Cochabamba?  Nel rispondere a queste domande, il libro si propone di fornire spunti  di riflessione, esplorando anche i luoghi della resistenza alla  mercificazione dell&#8217;acqua.</p>


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		<title>Il presidente delle Maldive: «Ormai siamo a un metro dal mare»</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 09:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leo</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<description><![CDATA[«Le nostre isole sono diventate un campanello d’allarme. Bisogna far pagare le emissioni dannose» Vi ricordate qualche tempo fa vi avevamo informato sulla tragedia che si sta consumando in questo angolo di paradiso. Beh se il paradiso può attendere, le maldive decisamente non se lo possono più permettere. MALÉ &#8211; «Vado a pied i al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>«Le nostre isole sono diventate un campanello d’allarme. Bisogna far  pagare le emissioni dannose»</h2>
<p><a href="http://www.h2omilano.org/blog/wp-content/uploads/2010/06/maldive.jpg" rel="lightbox[1702]" title="maldive"><img class="alignleft size-full wp-image-1703" style="border: 0pt none; margin: 4px; float: left;" title="maldive" src="http://www.h2omilano.org/blog/wp-content/uploads/2010/06/maldive.jpg" alt="le maldive sempre più a fondo" width="210" height="210" /></a></p>
<p>Vi ricordate qualche tempo fa vi avevamo informato sulla <a href="http://www.h2omilano.org/blog/2008/11/le-maldive-comprano-una-nuova-casa/" target="_blank">tragedia che si sta consumando in questo angolo di paradiso</a>. Beh se il paradiso può attendere, le maldive decisamente non se lo possono più permettere.</p>
<p>MALÉ &#8211; «Vado a pied i al lavoro e  lascio a casa la limousine. Pratico lo snorkeling e le immersioni. E  cerco di entrare in contatto con la vita marina». Le doti da sub le  aveva già mostrate guidando alle Maldive il <a href="http://www.corriere.it/esteri/09_ottobre_07/maldive-governo-sotto-acqua-cambiamenti-climatici_d7445012-b33e-11de-b362-00144f02aabc.shtml"><a href="http://www.h2omilano.org/blog/2009/10/meeting-ai-vertici-delle-maldive-sottacqua/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">primo consiglio dei ministri sott’acqua della storia.</span></a><span style="text-decoration: underline;"> </span></a>Mohamed  Nasheed, presidente delle 1.192 isole paradiso dei turisti (ma a  rischio scomparsa), “Eroe dell’ambiente 2009” per Time Magazine,  “Campione della Terra Onu 2010”, è diventato uno dei leader mondiali  nella lotta al riscaldamento globale.<br />
<strong>Otto mesi dal vertice subacqueo per denunciare l’innalzamento dei  mari. Quali i risultati ottenuti?</strong><br />
Le nostre isole sono  diventate un campanello d’allarme: il canarino nella miniera di carbone.  Dico sempre ai leader stranieri: “Ciò che accade a noi oggi, può  succedere a voi domani”. Si pensi a una città come Venezia. In un certo  senso, siamo già tutti maldiviani”.</p>
<p><strong>Al vertice sul clima di Copenaghen si  raggiunse un accordo non vincolante. Nessun progresso al G8 e al G20 in  Canada. Come superare questo stallo?</strong><br />
Copenaghen è stato un  piccolo passo avanti. Ma è deludente che non si affronti più la crisi  ambientale. Sarebbe invece il momento di costruire, occupandoci proprio  di economia. Finora chiunque ha emesso anidride carbonica senza pagare.  Ma è folle che qualcosa da cui tutti dipendiamo – l’atmosfera &#8211; non  abbia valore economico.<br />
<strong>Quale la  strategia alternativa?</strong><br />
Far pagare le emissioni. A un prezzo  così alto da compensare i danni ambientali. Sarebbe più esplosivo della  Rivoluzione industriale: le fonti rinnovabili diventerebbero più  economiche dei combustibili fossili, nascerebbero nuovi posti di lavoro e  i Paesi consumatori di petrolio non trasferirebbero più le loro  ricchezze ai venditori stranieri.<br />
<strong>A  Copenaghen l’Europa apparve schiacciata da Stati Uniti e Cina. Quale  ruolo può giocare nella lotta al cambiamento climatico?</strong><br />
All’Europa  piace vedersi leader della questione ambientale. Io le dico: sii più  audace, il mondo ha bisogno della tua leadership. Noi appoggiamo la  proposta di alcuni Paesi europei di alzare il taglio delle emissioni dal  20 al 30% entro il 2020.<br />
<strong>Appena  insediatosi, nel 2008, disse di voler comprare una nuova terra per il  suo popolo. Fu solo una strategia di comunicazione?</strong><br />
Siamo a un  metro e mezzo sul livello del mare e gli effetti del riscaldamento  globale, come erosione e danni ai coralli, si avvertono già. Se il mondo  consentirà la catastrofe ambientale, non potremo che trasferirci.  Nessuno però lo vuole. E poi, dove finirebbero le farfalle? Dove i  suoni? Dove la nostra cultura?.<br />
<strong>I  cambiamenti climatici e la recessione stanno modificando l’offerta  turistica? </strong><br />
Le nostre spiagge restano tra le migliori al mondo  per le vacanze. Di recente il governo ha creato un sistema di  collegamento tra le isole e alle famiglie locali sarà consentito  allestire alloggi. Così i turisti potranno continuare a sdraiarsi al  sole ma anche esplorare gli atolli.<br />
<strong>Povertà,  legge islamica e trent’anni di regime sotto cui lei stesso fu  arrestato: l’altra faccia delle Maldive. Il Paese è cambiato da quando  lei è il primo presidente democraticamente eletto? </strong><br />
Viviamo  una situazione fluida. Come un bambino che inizia a camminare e  inciampa. Ma i diritti fondamentali sono riconosciuti. Reporters sans  frontières, ad esempio, ci pone due posizioni sotto l’Italia per la  libertà d’informazione.</p>
<p><em>Da Corriere della Sera del 29 giugno 2010</em></p>


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		<title>Il 3 luglio si chiude la raccolta firme per l’acqua</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 09:48:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diffondiamo l'acqua]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[referendum acqua pubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[Per celebrare la chiusura della campagna referendaria promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, il Comitato Provinciale Roma Nord organizza il 3 luglio in Piazza Mazzini a Bracciano un’intera giornata di approfondimento e di divertimento collettivo! Grazie al coinvolgimento di numerose associazioni e di tantissime sensibilità del territorio, e grazie al sostegno di diverse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per celebrare la chiusura della campagna referendaria promossa dal  Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, il Comitato Provinciale Roma  Nord organizza il 3 luglio in Piazza Mazzini a Bracciano un’intera  giornata di approfondimento e di divertimento collettivo!</p>
<p>Grazie al coinvolgimento di numerose associazioni e di tantissime  sensibilità del territorio, e grazie al sostegno di diverse  amministrazioni, abbiamo organizzato un viaggio attraverso l’arte, la  musica, l’informazione e la sostenibilità ambientale, il tutto  all’insegna della condivisione e della spontaneità.</p>
<p>Si parte alle 16, con un laboratorio artistico-ecologico e  un’estemporanea di pittura collettiva, mentre per tutta la piazza e le  vie circostanti si alterneranno giocolieri e percussionisti.</p>
<p>Alle 18:30, momento di informazione e di confronto coordinato dal  Comitato con i rappresentanti delle esperienze di Anguillara, Bracciano,  Canale, Cerveteri e Ladispoli.</p>
<p>Dopo la cena, serata musicale animata da Massimo Fedeli, La Grande  Madre e Anna Maria D’Ubaldo.</p>
<p>E siamo soltanto all’inizio, perchè contiamo di proseguire la  campagna anche nel prossimo autunno.</p>
<p>Abbiamo raccolto 1 milione di firme, ora dobbiamo arrivare a 25  milioni di elettori!!!</p>
<p><em>Da Lagone.it</em></p>


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		<title>Aumentano le energie pulite prodotte con acqua</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 09:46:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consumi]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[acqua energia]]></category>

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		<description><![CDATA[Rinnovare per migliorare l’efficienza energetica e aumentare la quota di energia verde prodotta in Italia. Sono questi i principali obiettivi che hanno ispirato il progetto di ammodernamento del nucleo idroelettrico di Terni di E.ON, uno dei poli di produzione di energia rinnovabile più importanti del Centro Italia, nonché sito di grande valore storico e naturalistico. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rinnovare per migliorare l’efficienza energetica e aumentare la quota di  energia verde prodotta in Italia. Sono questi i principali obiettivi  che hanno ispirato il progetto di ammodernamento del nucleo  idroelettrico di Terni di E.ON, uno dei poli di produzione di energia  rinnovabile più importanti del Centro Italia, nonché sito di grande  valore storico e naturalistico.<br />
Formato da 16 centrali idroelettriche  per 38 gruppi di produzione, il nucleo si estende su un vasto  territorio nelle province di Terni, Perugia, Rieti e Macerata, e ha una  potenza installata complessiva di 681 MW. Mediamente il nucleo produce  circa 1.3 TWh di energia elettrica l’anno, quantità equivalente al  fabbisogno energetico di circa 500mila famiglie italiane. I lavori di  rinnovamento, cominciati nel maggio 2008 per terminare nel 2011,  coinvolgono 26 dei 38 gruppi di produzione, circa il 68% del parco  impianti. Il progetto riguarda in particolare la sostituzione di  macchinari idraulici ed elettrici (turbine e generatori) e il  rinnovamento del sistema centralizzato di controllo della produzione  elettrica di tutte le centrali E.ON in Italia. A oggi sono stati  completati 19 gruppi, altri 5 sono previsti per fine anno, mentre i  lavori per gli ultimi due gruppi si concluderanno nel corso del 2011.<br />
Due  i risultati che saranno raggiunti un volta completati gli interventi di  rinnovamento sugli impianti. In primo luogo sarà raggiunto un  miglioramento dell’efficienza delle centrali nel suo complesso compreso  tra il 2% e il 4 per cento. Tale incremento permetterà di soddisfare i  consumi di ulteriori 10mila famiglie senza bisogno di ricorrere a  maggiori quantità d’acqua.<br />
Vantaggi sono previsti anche per quanto  riguarda la potenza installata che, per i gruppi rinnovati del nucleo  Terni, aumenterà da 637 MW a 657 MW (+3,1%). Il rinnovamento degli  impianti è inoltre in grado di assicurare riflessi positivi sotto il  profilo ambientale: dalla riduzione delle emissioni acustiche alla  diminuzione del rischio di contaminazione delle risorse idriche  utilizzate nel processo di generazione. Il progetto nel suo complesso si  presenta come un importante esempio di sostenibilità ambientale, che  testimonia l’impegno di E.ON per l’efficienza e la salvaguardia  dell’ambiente e del territorio che ospita l’impianto.</p>
<p><em>Da Il Giornale del 28 giugno 2010</em></p>


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		<title>Una tecnologia per produrre energia a impatto zero</title>
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		<comments>http://www.h2omilano.org/blog/2010/06/una-tecnologia-per-produrre-energia-a-impatto-zero/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 09:02:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consumi]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[acqua energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia del vento]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>

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		<description><![CDATA[Per la prima volta, per la produzione di energia ad impatto 0 e bolletta 0 si utilizza la Co-geotermia con la pompa di calore alimentata ad acqua calda a bassa temperatura e non ad altre fonti esterne quali l’energia elettrica, ottenendo così efficienza e rendimento fino ad oggi impensabili. È questa la soluzione brevettata da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per la prima volta, per la produzione di energia ad impatto 0 e bolletta 0 si utilizza la Co-geotermia con la pompa di calore alimentata ad acqua calda a bassa temperatura e non ad altre fonti esterne quali l’energia elettrica, ottenendo così efficienza e rendimento fino ad oggi impensabili. È questa la soluzione brevettata da Eubios S.p.A., società nata nel 2008 con sede a Milano.</p>
<p>Il sistema ha superato la fase sperimentale ed è sempre più utilizzato negli interventi edilizi in Italia. L’innovazione è stata sostituire l’alimentazione di energia elettrica con acqua calda a bassa temperatura. Per alimentare le pompe viene infatti utilizzata come energia primaria l’acqua calda a 60° che può essere ricavata da pannelli solari termici (per il periodo estivo) e, soprattutto, dal cascame termico di processi industriali o dalla cogenerazione. Il brevetto di Eubios prevede due trasformazioni in meno dei sistemi in pompa di calore geotermica tradizionali (da termico a elettrico e da elettrico a meccanico).</p>
<p>“Fino ad ora – ha spiegato il dott. Tarcisio Ghelfi, responsabile del marketing strategico di Eubios – esistevano pompe di calore alimentate dall’energia elettrica. Noi utilizziamo l’acqua calda prodotta in qualunque modo. Il metodo più semplice è recuperare l’energia termica ricavata durante attività che non mirano alla produzione di calore”.</p>
<p>La proposta Eubios raccoglie intorno al SEPE (Sistema Energetico Ponderato Eubios), tutte le altre tecnologie esistenti che utilizzano le fonti di energia rinnovabile (sole, vento, acqua, biocombustibili, geotermia). Le componenti del sistema sono integrate, soppesate e ponderate per ogni singolo sviluppo, sfruttando tutte le tecnologie di energie rinnovabili e le risorse del distretto locale, in un sistema integrato indivisibile. Grazie a questa innovazione, il SEPE consente di rendere gli edifici energeticamente autosufficienti, riscaldandoli e condizionandoli con soluzioni che possono raggiungere l’obiettivo dell’emissione zero di CO2 e del costo della bolletta zero.</p>
<p>“La nostra Società – spiega Sergio Leali Amministratore Delegato di Eubios S.p.A- si propone sul mercato con soluzioni che coagulano intorno ad una tecnologia innovativa e conveniente le diverse forme di energia alternative oggi disponibili, aumentandone l’efficacia e l’efficienza complessiva in un concetto di Sistema Energetico Ponderato versatile e scalabile, adatto per applicazioni residenziali, industriali e per le Smart City”</p>
<p>Il SEPE è costituito da un nucleo centrale, una pompa di calore geotermica a bassa entalpia, che è alimentato da acqua calda a 60° anziché ad energia elettrica. L’acqua calda può essere ottenuta dallo scarto della generazione di energia elettrica prodotta da un generatore di energia combinata (termica ed elettrica). Poiché l’energia elettrica autoprodotta non viene consumata dalla pompa di calore né in inverno né in estate, rimane disponibile per alimentare altri usi nelle strutture, oppure può essere venduta alla rete pubblica per ricavare risorse, così da azzerare i costi di gestione.</p>
<p>Per maggiori informazioni <a href="http://www.eubiosenergia.it" target="_blank">www.eubiosenergia.it</a></p>
<p><em>Da Affaritialiani del 16 giugno 2010</em></p>


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		<title>La NATO scopre l’acqua calda e le guerre per essa</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 08:58:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leo</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[guerre per l'acqua]]></category>
		<category><![CDATA[mappa guerre acqua]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi riportiamo un articolo apparso su Libero News di oggi. Sembra che la NATO si sia svegliata solo oggi e abbia scoperto che le guerre del futuro (che sono già in corso) saranno combattute per assicurarsi l&#8217;accesso all&#8217;acqua. Ecco quindi l&#8217;articolo riportato: Altro che petrolio, oro, diamanti o possedimenti coloniali o il pericolosissimo confronto tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi riportiamo un articolo apparso su Libero News di oggi. Sembra che la NATO si sia svegliata solo oggi e abbia scoperto che le guerre del futuro (che sono <a href="http://www.h2omilano.org/blog/2008/11/una-mappa-dei-pirati-per-le-future-guerre-dacqua/">già in corso</a>) saranno <a href="http://www.h2omilano.org/blog/2009/02/le-crisi-idrogeologiche-accendono-le-micce-delle-guerre/">combattute</a> per assicurarsi l&#8217;accesso all&#8217;acqua.</p>
<p>Ecco quindi l&#8217;articolo riportato:</p>
<p>Altro che petrolio, oro, diamanti o possedimenti coloniali o il pericolosissimo confronto tra regime comunista e i liberali. Come si afferma da ormai diversi anni, le guerre del futuro si combatteranno per l’accesso all’acqua e, in tale contesto, l’Italia sarà pesantemente coinvolta vista la sua vicinanza con l’Africa.</p>
<p>Questo lo scenario delineatosi nel corso del convegno al Senato americano sul clima e la sicurezza svoltosi questa mattina a Washington, durante il quale Alexandrios Papaioannou, rappresentante della Nato, ha espresso le sue preoccupazioni per quanto potrebbe accadere da qui a pochi lustri, non solo nel Continente Nero, ma anche nella già rovente regione mediorientale.<br />
&#8220;Nel Medio Oriente il conflitto fra arabi ed israeliani non sarà per Gerusalemme, ma per l’accesso all’acqua – afferma Papaioannou –. Il lago sotterraneo che fornisce l’acqua a Gaza potrebbe diventare presto un lago salato, a causa dell’innalzamento del Mediterraneo&#8221;.<br />
Stesso discorso può essere fatto per l’Egitto e il corso del Nilo.<br />
&#8220;Decine di milioni di egiziani – prosegue l’emissario della Nato &#8211; vivono grazie alle acque del Nilo. Cosa succederà se Uganda, Etiopia e Sudan cominceranno a prendere più acqua? L’Egitto andrebbe sicuramente in guerra&#8221;. Ed ecco il ruolo dell’Italia, che diventerebbe ancor di più la porta d’ingresso per l’Europa per i molti rifugiati e profughi provocati dai conflitti nel continente africano.</p>
<p>Impreparati – Ma l’aspetto più preoccupante è che, nonostante l’emergenza acqua sia stata delineata ormai da diversi decenni, l’agenda politica e interventista della Nato e dei vari Paesi internazionali non è stata ancora aggiornata, anzi, sembra essere ferma a decenni fa.<br />
“La Nato è ancora organizzata in funzione della minaccia sovietica, che non c’è più ormai dal crollo del blocco e la fine della Guerra Fredda”, prosegue l’emissario greco.<br />
“Al contrario siamo totalmente impreparati per quanto riguarda la capacità di gestire crisi umanitarie e lo testimonia il fatto che il rapporto sul futuro della Nato da qui al 2020 dedichi solo 5 righe ai cambiamenti climatici. Per prevenire i problemi futuri dobbiamo aumentare la nostra capacità di protezione civile”.</p>
<p><em>Da Libero News del 16 giugno 2010</em></p>


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