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	<title>i divagatori scientifici</title>
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	<description>bravi divulgatori si diventa, ma con il dono della divagazione si nasce</description>
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		<title>ma il peccato fu di creder speciale una storia normale</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Dec 2012 11:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[scienza e società]]></category>
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		<description><![CDATA[O di quella volta che la divagatrice, da una storia d&#8217;amore, ha capito qualcosa di più sugli OGM.
Vedete, la divagatrice è una fottuta romantica. Non sembra, lo so. Però poi alla fine è di quelle da baci sotto la pioggia quanto tutto inizia e lacrime sotto la pioggia quando tutto finisce. Ogni volta pensa che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>O di quella volta che la divagatrice, da una storia d&#8217;amore, ha capito qualcosa di più sugli OGM.</em></p>
<p>Vedete, la divagatrice è una fottuta romantica. Non sembra, lo so. Però poi alla fine è di quelle da baci sotto la pioggia quanto tutto inizia e lacrime sotto la pioggia quando tutto finisce. Ogni volta pensa che quella lì è la storia della vita e ogni volta poi ci rimane male nello scoprire che, per bene che vada, di vite ne ha tante e di pioggia nel cielo ce n&#8217;è più di quanta serva per sciogliere le lacrime anche di una divagatrice particolarmente melodrammatica. Però ogni volta ci ricasca e si illude &#8220;è speciale, lo sento, non è come tutti gli altri&#8221;. E dire che Guccini l&#8217;ha ascoltato triliardi di volte. <em>Ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione.</em> Lo sa che l&#8217;errore è proprio quello, perché quando una cosa è speciale deve esserlo sempre, non ci possono essere crepe (che, diosanto, ci sono sempre, anche nella Teoria dell&#8217;evoluzione, figurati in una storia d&#8217;amore) e allora che fai? Le stucchi, cerchi di nascondere i casini sotto al tappeto, tiri avanti, fai finta che vada tutto benissimo e tieni sempre altissimo il livello delle aspettative, delle illusioni e, quindi, anche delle delusioni. E finisce che lo stucco si sgretola, inciampi nel tappeto e tiri giù il muro.</p>
<p>La vita però ti riserva della sorprese e capita quindi che anche le divagatrici si ritrovino all&#8217;improvviso sbattute in una storia che non inizia come le altre, di quelle che sai già che non si va da nessuna parte, di quelle che dici &#8220;Moi? Figurati se mi infilo in una cosa del genere&#8221;, di quelle che hanno una quantità di problemi che non ti basta il tappeto dello Scià di Persia per nasconderli e allora i metti tutti lì e dici &#8220;ti va?&#8221;. Normale. Bello.</p>
<p>Ecco, da lì la divagatrice ha capito che Guccini ha sempre ragione anche quando si parla di OGM.</p>
<p>Si, perché con gli OGM vi ritrovate con quelli che li demonizzano, che fanno le manifestazioni e vanno a bruciare i campi, quelli che fanno vedere le fragole pesce e vi dicono che se li mangiate vi vengono con le peggio malattie e i vostri figli avranno, nella migliore delle ipotesi, due teste. Dall&#8217;altra parte avete gli scienziati che ci lavorano che si sentono attaccati per cose che loro considerano molto meno probabili della presenza della vita su Marte e che partono al contrattacco.</p>
<p>Ecco, io sono una di loro, li capisco. So che quando hai una passione vera la difendi fino alla morte, che cerchi di tirar fuori tutto quel che c&#8217;è di positivo e nascondi sotto al tappetino i problemi perché, in fondo, non son mica poi così gravi. <em>Cric</em>. Sì, potrebbero creare casini agli ecosistemi, ma pensa ai poveri bambini ciechi dell&#8217;Asia che adesso c&#8217;hanno il Golden Rice. <em>Cric</em>. Si, ok, la biodiversità, ma siamo mille miliardi e dobbiamo sfamare tutti. Ci riesci tu senza gli OGM? <em>Cric</em>. Voi la fate tanto grossa, ma guardate che un OGM non è diverso da un organismo normale&#8230; <em>cric</em>.</p>
<p>Li avete sentite anche voi quei rumorini?</p>
<p>A noi la storia degli OGM ci sembra speciale perché ci lavoriamo, perché ci siamo spaccati la testa sui libri per anni e abbiam tirato la cinghia per almeno altrettanti anni per riuscire a farci ricerca sopra, con tutti i limiti imposti dalle scelte scellerate dei nostri governi passati. Ci sembra una storia speciale perché riuscire a modificare con precisione chirurgica, no, di più, con precisione genetica un organismo vivente è una roba che fa sentire immensamente bene. È elettrizzante, da baci sotto la pioggia. Per noi è una storia speciale perché vogliamo che sia speciale e non è che non sappiamo che ci sono i problemi, ma pensiamo che l&#8217;obiettivo finale sia più importante e poi, che diamine, i problemi si risolvono, che sarà mai? Ma tutta questa atmosfera speciale fa paura, insospettisce, fa venir voglia alla gente di scoprire che cosa c&#8217;è sotto a quel tappeto, illude che gli OGM possano essere la soluzione a tutti i problemi del mondo e quando si dimostra che non lo sono, ecco che monta la delusione.</p>
<p>Quando poi esce fuori una magagna, un gene che scappa, una mutazione che passa alle piante selvatiche, una resistenza di troppo, ecco, che il muro vien giù, senza motivo, perché quelli son problemi che c&#8217;erano dall&#8217;inizio, bastava parlarne. E invece no, ci stracciamo le vesti piangendo sotto la pioggia. Ci arrabbiamo, scriviamo lettere di vibrante protesta, ci sentiamo improvvisamente incompresi, traditi, abbandonati. Siamo un po&#8217; troppo melodrammatici noi biotecnologi.</p>
<p>Perché poi, alla fine, quella degli OGM non è mica una storia così speciale. È una delle tante storie, tutte uguali, di una nuova tecnologia, che illude, fa paura, viene guardata con sospetto, usata, sfruttata, a volte serve, a volte fa danni e bisogna controllarla. Si porta dietro, come tutte le tecnologie, dei problemi e parlarne, affrontarli seriamente non è una dimostrazione di debolezza, anzi.</p>
<p>È una storia normale e alla divagatrice è venuta voglia di raccontarla in tutta la sua normalità. Quindi, state sintonizzati, che qui si è ripreso a scrivere.</p>
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		<title>ScienceCamp2012: la rivincita del coffee break</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Sep 2012 16:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bea</dc:creator>
				<category><![CDATA[divulgazione]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[barcamp]]></category>
		<category><![CDATA[noi]]></category>
		<category><![CDATA[scic2012]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto nasce da discussioni su Facebook che son diventate post che hanno generato commenti che a loro volta han prodotto discussioni su Facebook finché a un certo punto ci si è detti che forse era il caso di vedersi di persona e parlarne.
Molti di noi non si sono mai visti in faccia, altri si sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto nasce da discussioni su Facebook che son diventate post che hanno generato commenti che a loro volta han prodotto discussioni su Facebook finché a un certo punto ci si è detti che forse era il caso di vedersi di persona e parlarne.<br />
Molti di noi non si sono mai visti in faccia, altri si sono visti una volta sola, pochi si vedono regolarmente, però siamo una comunità. Che fa un po&#8217; disadattato dirlo, però è vero. Bazzichiamo nello stesso mondo, abbiamo tutti storie diverse, però cozziamo contro gli stessi problemi, incontriamo gli stessi troll e ci scambiamo continuamente opinioni su questo o quell&#8217;argomento. E allora nascono idee, progetti da fare assieme, libri da scrivere, mostre da metter su.</p>
<p>Un giorno ci siamo trovati su Facebook a discutere della partecipazione a un convegno di comunicazione della scienza. Chi diceva che valeva la pena andarci, chi diceva che no, chi diceva che l&#8217;unico motivo per andarci erano le chiacchierate nelle pause tra una sessione e l&#8217;altra. Che poi, pensateci bene, voi che cosa vi ricordate dei convegni? Sì, sì, le grandi Lectio, le proposte innovative o quelle controverse, ma alla fine, quel che rimane sono gli scambi, le interazioni con gli altri, le discussioni alla cena sociale o davanti a un poster.</p>
<p>E allora perché non ribaltare la cosa e rendere protagonista quella pausa, quel momento di cazzeggio che tanto piace a tutti?<br />
Ecco, il <a href="http://barcamp.org/w/page/58259256/ScienceCamp2012">Science Camp</a> è nato così.</p>
<p>È un esperimento. Non sappiamo che cosa ne verrà fuori e non vogliamo nemmeno programmarlo più di tanto. Una volta, ormai più di un anno fa, in un bar di Milano famoso per far panini problematici (nel senso della digestione), mangiando un panino problematico ci siamo detti che forse la chiave era quella di arrivare lì con una lista di problemi e provare assieme a trovare le soluzioni. O almeno discuterne e condividere.</p>
<p>Quindi andremo a <a href="http://www.blogfest.it/">Riva del Garda</a>, ci guarderemo in faccia, srotoleremo<a href="http://barcamp.org/w/page/58259256/ScienceCamp2012"> i nostri problemi</a> lì sul palco della Rocca, ne discuteremo, berremo tanto vino e faremo il tifo per i &#8220;nostri&#8221; candidati al <a href="http://www.macchianera.net/2012/09/03/mia2012-macchianera-italian-awards-2012-2-la-scheda-di-votazione-le-nomination/">Macchianera Blog Award</a>.</p>
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		<title>Hollande, Coen, plagi e complotti</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jul 2012 14:57:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bea</dc:creator>
				<category><![CDATA[divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[auto blu]]></category>
		<category><![CDATA[Hollande]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo Coen]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa da Wired le dicono &#8220;oh, c&#8217;è questa cosa di Hollande che gira in rete. A noi puzza di bufala. Hai voglia di fare un po&#8217; di indagini e scrivere un pezzo entro, diciamo, un paio d&#8217;ore?&#8221;.
La storia è semplice: su Facebook ha iniziato a girare un testo di quelli &#8220;se anche a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Qualche giorno fa da Wired le dicono &#8220;oh, c&#8217;è questa cosa di Hollande che gira in rete. A noi puzza di bufala. Hai voglia di fare un po&#8217; di indagini e scrivere un pezzo entro, diciamo, un paio d&#8217;ore?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">La storia è semplice: su Facebook ha iniziato a girare un testo di quelli &#8220;se anche a te piace, condividi!&#8221; in cui si diceva che Hollande in 56 giorni di governo aveva fatto cose strabilianti, tra le quali abolire il 100% delle auto blu e usare i soldi per costruire asili e centri di ricerca che verranno ultimati entro il 15 di agosto, cioè domani.</p>
<p style="text-align: justify">Comunque, la divagatrice ha iniziato a cercare sui siti dei giornali francesi uno straccio di corrispondenza. Hollande e auto blu, Hollande e auto, Hollande e asili, Hollande e centri di ricerca, Hollande e ricercatori precari, Hollande e riforma, oh, niente. Cioè, molte cose, del tipo che ci sono miliardi di pagine sulla scelta dell&#8217;auto presidenziale, miliardi di pagine sulla crisi dell&#8217;industria delle auto, miliardi di pagine su Hollande in generale, ma nessun riferimento specifico alla vicenda.</p>
<p style="text-align: justify">Allora qui uno può essere complottista oppure no. Se sei complottista pensi &#8220;ce lo vogliono tenere nascosto!&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Se non lo sei pensi &#8220;ma &#8217;sticazzi, uno che è appena stato eletto e che in quanto politico c&#8217;ha la sindrome da apertura precoce della coda del pavone, ma ti pare che fa tutta &#8217;sta roba e non lo dice?&#8221;. Oh, nulla, niente nei comunicati stampa dell&#8217;Eliseo, niente in quelli del partito di Hollande. Niente di niente. Io non sono complottista e quindi ho chiuso la questione: ok, bufala.</p>
<p style="text-align: justify">Esco a mangiare un gelato, rientro e <a href="http://daily.wired.it/news/internet/2012/07/17/hollande-auto-blu-bufala-85271.html">scrivo il pezzo</a>. Nel giro di niente aveva qualche migliaio di condivisioni. Viene fuori che il<a href="http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/07/ce-la-destra-e-ce-la-sinistra-in-italia.html"> paziente zero</a>, quello da cui tutto è partito è un tizio che dice di aver avuto le informazioni dai siti &#8220;indipendenti bretoni, provenzali, baschi, i più liberi dell&#8217;Europa mediterranea&#8221; (no, non è Battiato), che, senza offesa per i baschi, bretoni e provenzali, è un po&#8217; come pensare che sulla Sentinella del Canavese vengano pubblicate informazioni riservate ed esclusive sul Governo italiano.</p>
<p style="text-align: justify">Poi esce pure che Leonardo Coen, sul suo<a href="http://coen.blogautore.repubblica.it/2012/07/15/la-pozione-magica-di-monsieur-hollande/"> blog d&#8217;autore</a> di Repubblica, ha preso il pezzo del tizio dei baschi, bretoni e provenzali e l&#8217;ha copiato paro paro in un suo post senza scrivere che l&#8217;ha copiato. E non so a voi, sarà che avevo tutti questi cantanti in  mente, ma a me ha un po&#8217; ricordato la storia del plagio fra Albano e Michael Jackson.</p>
<p style="text-align: justify">Comunque, le condivisioni del mio pezzo salgono a diecimila e Attivissimo ne <a href="http://attivissimo.blogspot.it/2012/07/i-miracoli-dhollande.html">scrive sul suo blog</a>, dicendo brutte cose di Coen. Si scatena il finimondo, Coen cerca di rimediare correggendo il pezzo, trasformandolo nella sostanza e eliminando le tracce della scopiazzatura.</p>
<p style="text-align: justify">Non l&#8217;avesse mai fatto. Il poveretto è stato coperto di ridicolo da mezza internet. Anche perché, nel suo tentativo di uscirne ha scritto cose come &#8220;l’unica informazione valida sul web è quella che forniscono i siti dei giornali e delle riviste&#8221; e come fai a non ridere di uno che scrive su un giornale attribuendosi un testo preso dalla rete?</p>
<p style="text-align: justify">La cosa non è finita lì. Siamo a 27 mila condivisioni e il buon Coen sta continuando a modificare il suo post e ha anche scritto una <a href="http://pazzoperrepubblica.blogspot.it/2012/07/dovere-di-cronaca-diritto-di-replica.html">lettera</a> a Pazzo per Repubblica nella quale sostanzialmente dice &#8220;molte di quelle cose eran scritte nel programma e alcune le ha anche fatte, eh, solo che noi non lo sappiamo. Perché non c&#8217;è mica tutto in rete. Vedi Assange e Wikileaks&#8221;. Ok, Coen è complottista.</p>
<p style="text-align: justify">Perché, vedete, la tecnica dei complottisti è questa: dicono una roba che non sta né in cielo né in terra del tipo &#8220;siamo stati creati dagli alieni&#8221; o &#8220;Hollande costruisce in un mese 175 centri di ricerca&#8221;, tu gli fai notare che le prove a sostegno di quelle affermazioni non ci sono e loro ti dicono candidi &#8220;certo! e questo dimostra che sono vere!&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Nello specifico, Coen dice che questa è tutta una manovra degli &#8220;scherani di destra&#8221; per screditare Hollande.</p>
<p style="text-align: justify">&#8220;Ecco perché si è scatenata questa cagnara: pigliando per bersaglio Blogtrotter, si vorrebbe colpire Repubblica. Un déja-vu. Come mai questi signori si indignano per questo blog e non per la spudorata intervista di Berlusconi alla Bild Zeitung?&#8221;</p>
<p style="text-align: justify">Quindi, gli scherani di destra hanno scritto il testo. Il tizio dei bretoni, baschi e provenzali l&#8217;ha trovato (o forse è lui stesso uno scherano di destra) e l&#8217;ha messo lì sapendo che Coen ci sarebbe cascato. Coen c&#8217;è cascato come un pollo, nonostante lavori per un giornale con una redazione che si presuppone dovrebbe esser dotata di un grammo di spirito critico, almeno messi tutti assieme. Gli scherani di destra avrebbero pagato qualcuno (me? o forse sono scherana di destra pure io) per sbufalare la storia e finalmente arrivare a screditare Repubblica. Certo, certo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Popolo della rete, ho un appello per voi:  <strong>&#8220;Fate uscire Giulietto Chiesa dal corpo di Coen. Ora, subito, adesso!&#8221;</strong> [se anche a te piace, condividi!]</p>
<p style="text-align: justify"><em>PS: a chi si chiede perché proprio Giulietto Chiesa: beh, è diventato un po&#8217; il re dei complottisti (<a href="http://attivissimo.blogspot.it/search/label/Giulietto%20Chiesa">qui</a> un elenco)</em></p>
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		<title>l&#8217;America negli occhi</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jul 2012 20:55:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[vita da divagatore (precario)]]></category>
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		<description><![CDATA[Per lavoro visita musei. Che è già figo da dire. Che fai di lavoro? Visito musei. E uno pensa che ci si diverta un mondo e che magari ce ne fossero di lavori così. È vero.
La divagatrice adora e divora il suo lavoro e, come sempre le accade quando una cosa la far star bene, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per lavoro visita musei. Che è già figo da dire.<em> Che fai di lavoro? Visito musei. </em>E uno pensa che ci si diverta un mondo e che magari ce ne fossero di lavori così. È vero.</p>
<p>La divagatrice adora e divora il suo lavoro e, come sempre le accade quando una cosa la far star bene, non ne scrive. Perché la scrittura, <a href="http://agora.torinovalley.com/divagatoriscientifici/2011/02/06/lamore-emulsionato/">l&#8217;abbiam già detto</a>, è un atto terapeutico e quando si sta bene non se ne sente il bisogno.<br />
<em> E quindi quando hai aperto il blog non stavi bene? </em>No.<br />
<em> E anche adesso che scrivi qui non stai bene? </em>No, infatti.</p>
<p>Ok, fatto il punto sulla psiche relativamente semplice della divagatrice, veniamo al lavoro, perché anche se la fa star bene, qualche post se lo merita.</p>
<p>Per esempio, la settimana scorsa è andata in America e le piace dirlo così perché arriva dalla campagna.<br />
Aveva un compito ben preciso: andar là e fare il culo agli americani, dove per fare il culo si intende mostrargli che se vogliamo sappiamo essere fighi anche noi.</p>
<p>Sull&#8217;aereo ha fatto training autogeno guardando film di Ben Stiller, appena arrivati in albergo ha mangiato sushi, si è svegliata alle cinque ed è uscita a prendersi un caffè da bere per strada leggendo il New York Times, ha fatto colazione con uova e bacon (che non le piacciono) perché le piace invece immedesimarsi, mentre il boss che mangiava yogurt e mirtilli si faceva aggiornare su tutte le questioni che avrebbero dovuto affrontare.</p>
<p>Sono usciti dall&#8217;albergo e mentre andavano là si sentiva un leone. Roar!</p>
<p>Poi è arrivata e ha visto lui, il museo di storia naturale per eccellenza, quello dei film e di Sex&amp;The City, quello che fa cinque milioni di visitatori all&#8217;anno, quello con le code fuori e i dinosauri nella hall. Le gambe hanno iniziato a tremare. Le hanno appiccicato un adesivo sulla camicia col suo nome, l&#8217;hanno fatta accomodare nella sala riunioni, per terra un tappeto di quelli da americani con le stelle e le aquile, mobili antichi di legno, un tavolinetto con roba da bere e da mangiare e, mentre era lì che buttava giù un caffé nero per cercare di digerire il bacon, capiva che è la scelta dello yogurt con i mirtilli a far di un uomo un boss.</p>
<p>Le hanno dato un foglio con su scritto &#8220;Program of the Day&#8221; dove c&#8217;era il suo nome di fianco a quello del boss su una colonna e una quindicina di nomi sull&#8217;altra. E a ogni ora c&#8217;era indicato il suo nome da una parte e altri due o tre dall&#8217;altra.<br />
Ha capito che le cose si complicavano. &#8220;Ma non era una roba informale?&#8221;. Il boss ha riso. Maledetto bacon.</p>
<p>Poi, alla fine, il culo sembra che glielo abbiamo fatto. E nei due giorni passati lì dentro, ho discusso, preso complimenti, mi sono incazzata, ho capito che quella non è la mia lingua e già faccio fatica a essere brillante nella mia, figurati in un&#8217;altra. Ho pranzato con gente che alla mattina avevo letto sul New York Times, ho visto il dietro, il davanti e il di fianco alle quinte di un coso che qui da noi non esiste e che ha gente assunta stabilmente per costruire angurie quadrate o teschi di zucchero, ho chiacchierato, carpito pettegolezzi, ascoltato lamentele per la mancanza di fondi, capito che gli scazzi interni ce li hanno pure loro, conosciuto i loro limiti e li ho ridimensionati.</p>
<p>Il resto è storia di quell&#8217;America &#8220;sognata, vista in diecimila film&#8221;, di una città che è bellissima con qualsiasi luce e in qualsiasi angolo, con la gente che va sullo skateboard o che mangia un panino in un parco tra il set di un film e quello che lo diventerà il giorno dopo, con gli autobus che servono solo a portare i cartelloni pubblicitari e i tanti, tantissimi, taxi gialli guidati dagli indiani, ma non quelli dei cowboy. Con i palazzi storici con le cisterne d&#8217;acqua sul tetto e le scale di ferro battuto sulla facciata e i grattacieli di vetro e acciaio, che stanno assieme in un modo che quando proviamo a farlo qui da noi vengono delle accozzaglie inguardabili, mentre lì è tutto in un equilibrio che ti chiedi come diavolo abbiano fatto a farli sembrare tutti così dannatamente leggeri. E forse alla fine è quello che ti rimane dentro.</p>
<p>Niente. È stato un bel giro, ho fatto delle foto. Ve le faccio poi vedere.</p>
<p><img src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash3/575446_10151095571461115_83479979_n.jpg" alt="" width="500" height="500" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>martelli e violoncelli</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 21:22:11 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[La struttura della teoria dell'evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[Muro di Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[Rostropovic]]></category>
		<category><![CDATA[Stephen Jay Gould]]></category>
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		<description><![CDATA[La divagatrice quando deve partire studia. Anzi, no. La divagatrice quando deve fare qualsiasi cosa studia. Un libro o un link (ok, molti libri e molti link) sono il suo modo di approcciarsi a un tema nuovo. Motivo per cui non le piace dover lavorare in fretta o partire all&#8217;improvviso, anche se entrambe le cose [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La divagatrice quando deve partire studia. Anzi, no. La divagatrice quando deve fare qualsiasi cosa studia. Un libro o un link (ok, <em>molti</em> libri e <em>molti</em> link) sono il suo modo di approcciarsi a un tema nuovo. Motivo per cui non le piace dover lavorare in fretta o partire all&#8217;improvviso, anche se entrambe le cose hanno un certo fascino (beh, soprattutto la seconda).</p>
<p>Questa premessa per dire che tra qualche giorno la divagatrice va a Berlino ché c&#8217;è il <a href="http://www.worldskeptics.org/">congresso mondiale degli scettici</a>. [<em>A questo punto in genere la gente ride o dice cose tipo  "scettici nel senso dei Pensionati NO Euro?". Vi è concesso, ma sappiate che i vostri hobby non sono meno ridicoli. Ts'</em>]. E, visto che un po&#8217; di tempo c&#8217;è ancora, può dare sfogo alla fase compulsiva e appagante della ricerca di informazioni.</p>
<p>Ieri sera mentre su Youtube girava un documentario dell&#8217;epoca in tedesco sul Muro (e quindi totalmente inutile ai fini dell&#8217;informazione), lì nella colonnina dei video consigliati c&#8217;era Rostropovic che suonava Bach su una sediolina visibilmente tedesca con un centinaio di persone attorno che lo guardavano tra il commosso e lo stupito.</p>
<p>Quel video, girato un po&#8217; alla buona, visto e rivisto un milione di volte, colpisce sempre perché ti dici &#8220;me come cazzo ti viene a te violoncellista di caricarti uno strumento, che è tutto meno che agevole da trasportare, e portarlo lì davanti al muro in mezzo alla gente che scalpella e alle ruspe che abbattono?&#8221;. Cioè, uno si aspetta di vedere la folla che spinge, la festa in piazza, le facce da &#8220;e mo&#8217;?&#8221; dei soldati, l&#8217;inviato della CNN che dice &#8220;crazy!&#8221; ogni tre per due.</p>
<p>Ma Rostropovic che magari un martello a casa neanche ce l&#8217;aveva (sai gli artisti&#8230;) ha preso il violoncello è ha fatto una roba che la vedi e ti commuove. E ogni volta la divagatrice pensa: vorrei essere stata lì.</p>
<p>Tipo che se succedesse oggi, salterei su un aereo e andrei lì a far foto con Instagram e a mandare aggiornamenti su Twitter &#8220;@Rostropovic suona #Bach davanti al #Muro&#8221;. E invece all&#8217;epoca intanto ero piccola e poi, in quel momento lì, ero a Sanremo. In gita con la parrocchia.</p>
<p>Non sono molte le cose che avrei voluto vivere, ma ieri l&#8217;ho pensato ben due volte. L&#8217;altra è quando è arrivata la scatola con le copie di <a href="http://www.codiceedizioni.it/libri/la-struttura-della-teoria-dell-evoluzione/">questo libro qui</a>, ristampato da quei matti dei miei vicini di stanza a Codice (perché per stampare, e ristampare, un libro del genere bisogna essere un po&#8217; matti e meno male che i matti ci sono ancora).</p>
<p><img class="alignleft" title="la struttura" src="http://www.codiceedizioni.it/wp-content/uploads/2010/07/8875780005.jpg" alt="" width="152" height="202" />Dieci anni fa io mi stavo laureando e lui moriva. Che non è come essere a Sanremo con la parrocchia mentre @Rostropovic suona #Bach davanti al #Muro, ma quasi.</p>
<p>Avrei voluto vivere con la testa di adesso il momento d&#8217;oro di Gould e mandargli una mail, di quelle un po&#8217; sfacciate che ogni tanto mando, in cui gli dico qualcosa del tipo: <em>tu divaghi la scienza, io pure, fammi venire a lavorare con te per qualche mese.</em></p>
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		<title>il blog dei divagatori è morto. Viva il blog!</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 18:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[vita da divagatore (precario)]]></category>
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		<category><![CDATA[Linneo]]></category>
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		<description><![CDATA[Qualche sera fa la divagatrice aveva una confusione in testa di quelle che risolve solo scrivendo qua sopra. Non so se capita anche a voi, ma lei quando non sa dove  andare a parare diventa linneana. Piglia i pensieri, li mette in fila per scritto, poi sposta, ramifica, dà nomi, crea gruppi e famiglie. Pubblica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche sera fa la divagatrice aveva una confusione in testa di quelle che risolve solo scrivendo qua sopra. Non so se capita anche a voi, ma lei quando non sa dove  andare a parare diventa linneana. Piglia i pensieri, li mette in fila per scritto, poi sposta, ramifica, dà nomi, crea gruppi e famiglie. Pubblica, ci dorme su e il giorno dopo è tutto più semplice.</p>
<p>Solo che l&#8217;altra sera il blog era morto. Errore 404, di quelli brutti che prendeva tutto il sito non solo il blogghettino dei divagatori.</p>
<p>Lì, da sola sul divano, pensando di averlo perso, come in un triste film, la divagatrice ha capito l&#8217;importanza di questo posto. (Si, lo so che lo trascuro, ma sbaglio) Perché alla fine, in tutto questo marasma di vite e lavori che vanno e vengono, l&#8217;unica costante degli ultimi anni è stata la divagazione. Cambia chi mi paga, cambia chi mi ascolta, ma il mio modo, che è quello nato in quel periodo allucinante di transizione fra il lavoro in università e il mondo là fuori, resta e lo uso quando scrivo, ma anche quando penso a un laboratorio o, adesso, a una mostra.</p>
<p>E quindi il blog da qui lo sposto, perché questo posto qui che era nato per ospitare blog e fare rete, nel frattempo s&#8217;è desertificato e i cespugli rotolanti non è che facciano tutta &#8217;sta compagnia (figurarsi la rete). Lo metto in un posto tutto suo, con un dominio tutto suo e con uno spazio &#8220;illimitato&#8221; per caricarci sopra le cose (l&#8217;ho già comprato, lo stanno attivando). Se lo merita.</p>
<p>Nel frattempo qua succede che si cerca un equilibrio e non è facile tra i lavori nuovi e quelli di sempre, tra Codice che è entrata come un caterpillar nella vita della divagatrice e la voglia (la necessità, forse) di fare anche altro, di scrivere, di tornare a fare il segugio, di inventare nuovi laboratori, di&#8230; ecco, qua servirebbe già un post linneano per capirci qualcosa. Vedete che non lo devo lasciar morire?</p>
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		<title>Montagnier e i riti interrotti</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 14:31:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[scienza e società]]></category>
		<category><![CDATA[GiovedìScienza]]></category>
		<category><![CDATA[Montagnier]]></category>
		<category><![CDATA[omeopatia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Giovedì Scienza è un&#8217;istituzione. Sì, certo, ce lo diciamo sempre che quella è comunicazione 1.0, che è celebrativa, che non presenta la scienza nel suo farsi, che è un modello superato, ma anche per questi motivi qui il Giovedì Scienza è una sicurezza. Tu sai che vai lì e senti dei grandi scienziati che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Il Giovedì Scienza è un&#8217;istituzione. Sì, certo, ce lo diciamo sempre che quella è comunicazione 1.0, che è celebrativa, che non presenta la scienza nel suo farsi, che è un modello superato, ma anche per questi motivi qui il Giovedì Scienza è una sicurezza. Tu sai che vai lì e senti dei grandi scienziati che ti raccontano grandi ricerche. Magari non proprio le frontiere, ma chissenefrega, per le frontiere e i giovani ci sono altri palchi, altri modi e anche altri pubblici. Il Giovedì Scienza è come un sussidiario, come SuperQuark, non prevede che tu stia lì col sopracciglio alzato. Vai al Colosseo, ti prendi un caffè nel bar dei vecchietti lì di fronte, entri, ti danno il pieghevole con la presentazione della conferenza, cerchi un posto, ti siedi, leggi il pieghevole, parte la musica, sempre quella, e intanto i volontari passano a offrire caramelle Leone. Poi Bianucci sale sul palco, si siede nel salottino ogni anno diverso, ma ogni anno uguale e via, due ore di racconti della scienza. È un rito piacevole, come andare al Balòn il sabato mattina.</p>
<p style="text-align: justify">Ma ieri no. <a href="http://www.giovediscienza.it/modules/conferenze/article.php?storyid=94">Ieri</a> il rito s&#8217;è interrotto.</p>
<p style="text-align: justify">Montagnier sono anni che va in giro a raccontare la sua storiella del DNA elettromagnetico che si teletrasporta. Lui s&#8217;è messo in testa che uno dei motivi per cui virus e batteri fanno male è che il loro materiale genetico emette radiazioni elettromagnetiche negative e accelera la produzione di radicali liberi. Quindi, visto che i radicali liberi si contrastano con gli antiossidanti contenuti (anche) negli infusi o negli estratti (tipo) di papaia il suo obiettivo è quello di arrivare a curare le malattie degenerative o l&#8217;aids con gli infusi e la papaia.</p>
<p style="text-align: justify">Ma come fa a capire che il DNA emette onde elettromagnetiche e si teletrasporta? Beh, semplice. Prende il plasma di pazienti con malattie varie, ci estrae il DNA, lo diluisce fino a non trovarne più e poi misura le emissioni elettromagnetiche. Secondo lui, ogni DNA ha uno spettro elettromagnetico di un certo tipo in grado di imprimere la forma all&#8217;acqua circostante; l&#8217;acqua manterrà quella forma anche quando il DNA non ci sarà più. Ma non solo, lui prende quello spettro elettromagnetico lì, lo manda via mail a un altro laboratorio, che lo fa &#8220;sentire&#8221; a un boccetto d&#8217;acqua pulito e che cosa succede? L&#8217;acqua piglia la forma di quella del boccetto iniziale. insomma, la memoria dell&#8217;acqua rivisitata in chiave 2.0.</p>
<p style="text-align: justify">Follia? Sì.</p>
<p style="text-align: justify">Ma al Giovedì Scienza non dovrebbe esserci spazio per le follie. Forse che trovate le follie nei sussidiari? Magari in quelli americani, ma da noi ci si trova la scienza bella consolidata, le leggi della fisica e la teoria dell&#8217;evoluzione (beh, quella l&#8217;han tolta&#8230;), mica la fuffa.</p>
<p style="text-align: justify">Perché farlo parlare di quelle robe lì? Le diapositive le hanno viste prima, sapevano che avrebbe raccontato del DNA che si autoteletrasporta. Non potevano fargli un&#8217;intervista sui bei tempi passati? Un &#8220;professore, ci racconti di quella volta che ha vinto il Nobel&#8221;?</p>
<p style="text-align: justify">E se, come immagino, avrà imposto mille clausole sulle cose da dire e sulle domande, ma perché diavolo lo hanno invitato? Abbiamo davvero bisogno di un premio Nobel che racconti sciocchezze?</p>
<p style="text-align: justify">Amici del Giovedì Scienza, spiegateci.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
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		<title>Ancora una volta&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 13:48:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bea</dc:creator>
				<category><![CDATA[divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cavalli Sforza]]></category>
		<category><![CDATA[Codice]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando abbiamo girato il video promo di Homo sapiens, sono andata lì da lui con la mia copia di Geni, popoli e lingue da autografare, quella che si è fatta tutti i traslochi degli ultimi anni, ha preso l&#8217;acqua, è stata letta e riletta, insomma, un libro di quelli belli consumati.
Lui si siede, tira fuori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Quando abbiamo girato il <a href="http://agora.torinovalley.com/divagatoriscientifici/2011/11/09/il-grande-viaggio/">video promo</a> di <em>Homo sapiens</em>, sono andata lì da lui con la mia copia di <em>Geni, popoli e lingue</em> da autografare, quella che si è fatta tutti i traslochi degli ultimi anni, ha preso l&#8217;acqua, è stata letta e riletta, insomma, un libro di quelli belli consumati.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" title="divagatrice con pigmei (sotto una scala)" src="http://agora.torinovalley.com/divagatoriscientifici/files/2012/01/424158_3129474803963_1477508462_2997878_1391505536_n.jpeg" alt="" width="235" height="346" />Lui si siede, tira fuori la penna dal taschino e quando gli dico come mi chiamo si illumina e mi dice &#8220;ah, Mautino! Come la Capanna Mautino! Ci andavo sempre da ragazzo&#8221;. Ha cominciato a raccontare della gioventù passata a Torino, delle montagne, della licenza liceale presa da privatista perché a scuola si annoiava e dei primi anni da medico. &#8220;Lo sai che una volta ero intelligente?&#8221; E giù a ridere e a passeggiare per via Lagrange, poi su via Carlo Alberto e fino al ristorante, dove l&#8217;ho lasciato. &#8220;Professore, piuttosto, lo sa che con tutte queste cose da raccontare dovrebbe scrivere un autobiografia?&#8221; &#8220;L&#8217;ho scritta!&#8221;</p>
<p style="text-align: justify">Ecco, l&#8217;autobiografia in realtà è <em>Perché la scienza</em>, un libro molto bello che la divagatrice non aveva mai letto per colpa di un titolo sbagliato.</p>
<p style="text-align: justify">Da quel momento di cose ne sono successe anche se sono passati solo tre mesi. La divagatrice s&#8217;è trovata a dover curare una mostra per festeggiare i novant&#8217;anni di quel professore lì che da allora è diventato semplicemente &#8220;Luca&#8221;, per sopravvivenza, per cercare di non pensare che stava facendo una mostra su Cavalli-Sforza.</p>
<p style="text-align: justify"><em><a href="http://www.codicecultura.it/i-viaggi-di-luca-cavalli-sforza-ancora-una-volta-ero-io-il-curioso/">I viaggi di Luca Cavalli-Sforza</a></em> è una mostra fotografica che racconta la vita e il lavoro di Luca usando esclusivamente le sue foto (tranne un paio) e le sue parole, in una sorta di diario, un taccuino, come quelli di Darwin, con gli appunti, le note e anche un po&#8217; di cazzate.</p>
<p style="text-align: justify">Sarà che sono piemontese, sarà che ho un senso del privato ipertrofico, ma entrare nella vita degli altri mi mette a disagio, quindi mi sono limitata a scegliere testi e immagini e cucirli assieme per costruire una storia.</p>
<p style="text-align: justify">Che poi lo so già che ve lo chiedete, perché me lo sono chiesto pure io all&#8217;inizio: perché diavolo fare una mostra fotografica su uno che ha prodotto perlopiù mappe e grafici? Non sarà un po&#8217; un duepalle?</p>
<p style="text-align: justify">Allora, diciamolo, Luca non è un fotografo. Ha girato per il mondo in posti meravigliosi e ha fatto delle foto normali, come quelle che avrei potuto fare io, senza il minimo intento artistico. Erano foto che servivano a documentare un posto, un evento, un atteggiamento, un particolare. Niente a che vedere con le foto del National Geographic. Il livello è più da seminario interno al dipartimento di Biologia Animale che se non ci siete mai stati non potete capire, ma forse è meglio così.</p>
<p style="text-align: justify">Ma quel che gira intorno a quelle foto, a quei posti, a quei pigmei (tanti pigmei, come se piovesse) è una storia meravigliosa, troppo bella per star dentro alle pagine di un libro dal titolo sbagliato.</p>
<p style="text-align: justify">È stato fortunatissimo, c&#8217;è stato un periodo che tutti lo volevano a lavorare assieme; girava l&#8217;angolo e trovava Fisher che lo invitava a Cambridge, usciva dalla porta e c&#8217;era il Nobel Lederberg che gli chiedeva consigli, un suo studente prete gli raccontava di avere accesso ai libri parrocchiali della val Parma e, toh, pochi mesi dopo scoprivano assieme la deriva genetica nell&#8217;uomo. Ma Luca è anche un folle, nel senso più buono che c&#8217;è del termine, è uno di quelli che si mette in testa una cosa e la fa. In val Parma ha capito che la genetica poteva essere usata per capire da dove veniamo, per cercare le nostre origini e non s&#8217;è mica fatto tanti problemi: ha preso ed è partito per l&#8217;Africa, per andare a cavare il sangue ai pigmei con tutte le conseguenze del caso. E all&#8217;epoca non ce n&#8217;era mica di genetisti (ma nemmeno di medici) che partivano per andare a studiare quei popoli lì. Giusto gli etnologi ci andavano.</p>
<p style="text-align: justify">Che poi, finché te ne stai in laboratorio con i tuoi topi o i tuoi moscerini puoi fare circa quel che vuoi. Ma quando molli i topi e passi agli uomini le cose si complicano, perché sei costretto a scendere a compromessi. Devi farti capire, devi ispirare fiducia, devi dimostrare a quella gente che non sei lì per sfruttarli o per danneggiarli, devi essere riconoscente e alla fine, se non sei un automa, ti fai incuriosire dalla loro cultura (anzi, scopri che quella lì, così diversa dalla nostra, è cultura), impari delle cose, vai a caccia con loro e la tua ricerca cambia, si modifica, si adatta e alla fine diventa tutta un&#8217;altra roba.</p>
<p style="text-align: justify">Quella &#8220;roba&#8221; è diventato un metodo di lavoro che ha fatto scuola e che dovrebbe continuare a farla e le foto, messe in questo contesto, diventano subito fighissime.</p>
<p style="text-align: justify">La mostra è piccola, fatta a quattro mani con il marinaio. È venuta bene. A Luca è piaciuta. Andate a vederla.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
]]></content:encoded>
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		<title>riscrivere i classici</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 13:54:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bea</dc:creator>
				<category><![CDATA[vita da divagatore (precario)]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[personale]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

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		<description><![CDATA[Da cinque anni a questa parte non riesco a fare i bilanci di fine anno. Prima era tutto lineare, stabile, casa, lavoro, famiglia, progetti, spesa il sabato, film la domenica, marmellate, conserve. Arrivavo a fine anno e sapevo di aver prodotto un certo numero di risultati che sarebbero serviti a scrivere un paper, tot vasetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Da cinque anni a questa parte non riesco a fare i bilanci di fine anno. Prima era tutto lineare, stabile, casa, lavoro, famiglia, progetti, spesa il sabato, film la domenica, marmellate, conserve. Arrivavo a fine anno e sapevo di aver prodotto un certo numero di risultati che sarebbero serviti a scrivere un paper, tot vasetti di marmellata di fichi, i peperoncini ripieni da regalare a Natale, le bollette dimenticate, i buoni propositi disattesi. Un po&#8217; una noia. Poi bum.</p>
<p style="text-align: justify">Da un giorno all&#8217;altro tutto finito. Che pensi capiti solo nei film un cambio così radicale. Pensi che la vita, quella vera, ti dia tempo di cambiare pian piano, alla Petrini, slow, seguendo le stagioni, dandoti il tempo per adattarti. Pensi che solo i supereroi possano sopravvivere a un salto nel vuoto, perché nella vita vera se ti butti da un grattacielo ti spiaccichi per terra e sei buono per far marmellate. <em>Dipende da dove ti butti</em>, direte voi. Ma con me non funziona. Io non mi butto nemmeno in acqua perché ho le vertigini e quelle mica le inganni con la scusa che tanto c&#8217;è la spinta di Archimede che ti riporta su.</p>
<p style="text-align: justify">E quindi quando mi son ritrovata lì, con tutta la mia vita racchiusa nel bagagliaio di una Punto, ho pensato che sarei morta. E visto che ti dicono che prima di morire ti vedi la vita passare davanti, ho aperto iCal per facilitare l&#8217;operazione e quando l&#8217;ho richiuso, settimane dopo, mi sono ritrovata in un film di Fellini o forse di Ozpetek.</p>
<p style="text-align: justify">Ero a San Salvario in una casa che aveva un gigantesco trompe l&#8217;oil sul muro del salotto che sembrava di essere in uno di quei giardini d&#8217;inverno delle case coloniali inglesi. E intorno a me un circo di persone che arrivavano da mezzo mondo, studentesse albanesi che per pagarsi gli studi facevano sei lavori e mandavano pure qualche soldo a casa, il gay pugliese scappato su al nord dopo che gli han bruciato il negozio di fiori e che per pagare gli arretrati e gli studi faceva la drag queen, la porta sempre aperta, clandestini ospitati, i pianti di gruppo sul balcone, due criceti che sono morti in circostanze mysteriose e due pesci rossi di nome Dolce&amp;Gabbana (ma poi il povero Dolce è morto, molto meno mysteriosamente, divorato da Gabbana). E mentre loro mi salvavano la vita senza che io me ne accorgessi ho deciso che salto nel vuoto per salto nel vuoto tanto valeva lasciare il lavoro per provare a costruirne uno nuovo.</p>
<p style="text-align: justify">Ecco da allora, da quando ho capito che i salti nel vuoto si possono prolungare perché la natura di offre un sacco di appigli a cui aggrapparti, stendini sui quali rimbalzare, aitanti pompieri con i materassi gonfiabili, eccetera eccetera, ecco, non so più fare i bilanci.</p>
<p style="text-align: justify">Per dire, quest&#8217;ultimo è l&#8217;anno dei <a href="http://agora.torinovalley.com/divagatoriscientifici/2010/12/30/auguri-amari-di-bello-anno/">lavori persi</a> e delle <a href="http://agora.torinovalley.com/divagatoriscientifici/2011/02/06/lamore-emulsionato/">emulsioni impazzite</a>, delle incazzature e delle <a href="http://agora.torinovalley.com/divagatoriscientifici/2011/11/02/i-concorsi-pubblici-e-il-paradosso-della-neurogenesi/">ingiustizie</a>, ma è anche l&#8217;anno dei lavori nuovi, delle emulsioni recuperate, delle presentazioni del <a href="http://agora.torinovalley.com/divagatoriscientifici/sulla-scena-del-mistero/">lybro</a>, di <a href="https://picasaweb.google.com/beatrice.mautino/Bisanzio?authuser=0&amp;feat=directlink">Bisanzio</a> e delle passeggiate per le strade di Torino con <a href="http://agora.torinovalley.com/divagatoriscientifici/2011/11/09/il-grande-viaggio/">Cavalli-Sforza</a>.</p>
<p style="text-align: justify">E che bilancio tiro su da una roba del genere? Aveva vita facile Dickens, un passato ben lineare con una vita felice segnata da un evento tragico, un presente triste e lo spettro di un futuro ancora peggiore. Vieni qui da noi Charles (non <a href="http://agora.torinovalley.com/divagatoriscientifici/category/il-viaggio-di-charles/">tu</a>, Charlino, l&#8217;altro) e riscrivilo oggi. Con il passato te la cavi ancora, ma prova ad avere a che fare con un fantasma del Natale presente che attacca a parlare e non la smette più e ti racconta gli alti e i bassi, che poi spesso coincidono.</p>
<p style="text-align: justify">Niente, a questa nostra generazione dalla vita precaria toccherà riscrivere i classici.</p>
<p><img class="aligncenter" title="Buon Natale dalla divagtrice e da Charlino" src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/381446_10150522813491115_547816114_10591594_1824545672_n.jpg" alt="" width="478" height="478" /></p>
<p><em>Buon Natale,</em></p>
<p><em>la divagatrice, Charlino e l&#8217;albero di capsule Petri</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il grande viaggio</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 10:48:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bea</dc:creator>
				<category><![CDATA[consigli di lettura e visione]]></category>
		<category><![CDATA[Cavalli Sforza]]></category>
		<category><![CDATA[HomoSapiens]]></category>

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		<description><![CDATA[E niente, a un certo punto, mentre stavo preparando lo zaino per la Turchia, è arrivata una telefonata. Era il Vico che diceva che a Codice cercavano qualcuno e che aveva fatto il mio nome. MI chiamano, il giorno dopo vado lì da loro, si stupiscono quando dico che li conosco bene e mi fanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">E niente, a un certo punto, mentre stavo preparando lo zaino per la Turchia, è arrivata una telefonata. Era il Vico che diceva che a <a href="http://www.codicecultura.it/">Codice</a> cercavano qualcuno e che aveva fatto il mio nome. MI chiamano, il giorno dopo vado lì da loro, si stupiscono quando dico che li conosco bene e mi fanno una proposta. La mattina dopo, dall&#8217;aeroporto, chiamo e accetto.</p>
<p style="text-align: justify">Da allora sono passati poco più di due mesi e vi sto scrivendo dal treno per Roma perché domani inauguriamo <em><a href="http://www.homosapiens.net">Homo sapiens, la grande storia della diversità umana</a></em>.</p>
<p style="text-align: justify">Io gli ominidi non li ho mai imparati. Fin dalle elementari non ho mai saputo se <em>ergaster</em> è venuto prima di Cro Magnon e ho imparato solo tardi che i Neandertal erano nostri cugini e che siamo tutti africani. Poi mi sono letta, per caso, il <em>Geni, popoli e lingue</em> di Cavalli Sforza e ho capito il potenziale didattico e divulgativo di quella roba lì. Il viaggio dell&#8217;umanità è un racconto avvincente, con passioni, lotte, viaggi, vincitori e vinti e l&#8217;unico modo per raccontarlo è quello di lasciar perdere i singoli orticelli e mettere tutte le discipline assieme.</p>
<p style="text-align: justify">Da lì, quando finalmente la vedrò anche io, vi dirò meglio. Per il momento lo lascio raccontare a lui così come l&#8217;ha raccontato a noi una sera di qualche settimana in un albergo di Torino.</p>
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<p><a href="http://www.homosapiens.net/">Qui</a> le info.</p>
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