<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" version="2.0"><channel><title>I Film di K-Factor</title><description></description><managingEditor>noreply@blogger.com (Anonymous)</managingEditor><pubDate>Fri, 25 Oct 2024 10:26:03 +0200</pubDate><generator>Blogger http://www.blogger.com</generator><openSearch:totalResults xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">89</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">25</openSearch:itemsPerPage><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/</link><language>en-us</language><itunes:explicit>no</itunes:explicit><itunes:subtitle/><itunes:owner><itunes:email>noreply@blogger.com</itunes:email></itunes:owner><item><title>Justice League</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2017/11/justice-league.html</link><category>aquaman</category><category>Batman</category><category>Ben Affleck</category><category>cyborg</category><category>DC</category><category>Erza Miller</category><category>flash</category><category>Gal Gadot</category><category>Henry Cavill</category><category>Jesse Eisenberg</category><category>Joss Whedon</category><category>Justice League</category><category>Superman</category><category>wonder woman</category><category>Zack Snyder</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Mon, 20 Nov 2017 14:44:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-743975037445590840</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
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&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
Si raccoglie ciò che si semina. O, almeno, spesso è così. E
lo è nel caso di Justice League, ultimo arrivo in casa DC e prima risposta
ufficiale agli Avengers marvelliani. Il neo gruppo di super eroi raggruppati da
Bruce Wayne, arriva dopo gli eventi tragici di Batman Vs Superman, con la morte
del kriptoniano e il senso di colpa che non abbandona la mente del
multimiliardario di Gotham. Una squadra, quindi, fondata sul debito nei
confronti del sacrificio di Kal-El e sulla promessa fatta davanti al suo
feretro. La genesi del team, benchè presenti i normali iniziali dinieghi che
avvengono tra personalità così forti e monocentriche, non attraversa la
classica e prevedibile fase di scontro che prelude alla definitiva fiducia nel
proprio compagno, come avviene nei due capitoli degli Avengers. Ci sono
divergenze e discussioni, ma l’iter di formazione e lavoro di squadra è subito
presente. C’è un giovane Flash, ancora titubante delle sue qualità che cresce con
la consapevolezza del suo potenziale nel gruppo, ci sono Batman e Wonder Woman
che devono lottare con il peso del loro passato e delle scelte fatte che considerano
errori. C’è un misterioso Aquaman, che sicuramene troverà maggiore spazio per
il suo background nella pellicola a lui dedicata, ma che rivela già una
ribellione interna nei confronti delle imposizioni e delle responsabilità del
suo ruolo sotto i mari.&amp;nbsp; C’è poi un
Cyborg, forse il più inaspettato tra i super presenti, che non riesce a trovare
un senso al suo esistere, alla sua non vita, fino a che la sua strada non s’incrocerà
con il gruppo. Sullo sfondo, ruotano quei personaggi a margine del mondo DC ma
che risultano perfetti grazie alle caratterizzazioni dei loto alter ego attori:
dal perfetto Jeremy Irons/Alfred, padre, amico, fratello, collega di un Bruce
Wayne sempre più afflitto; Amy Adams/Lois Lane distrutta e incapace di rialzarsi
dopo la scomparsa dell’amato Kent; J.K.Simmons/Gordon che, nonostante la poca
presenza in scena, già ci presenta come sarà il futuro commissario di Gotham. C’è
tempo anche per un Lex Luthor rinato e dall’inconfondibile look, nel quale l’istrionico
Jesse Eisenberg si cala ormai con naturale immedesimazione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjT3haTeJ38SWjeuvCUR-J3EBrOWqYQZeXSzFDrGIvWh-SYyp7h3mv-LJ-OKRR5p_r6NNcEy3TLEFza66XnVxpHsbo7nFyKoAyY7Fqjvwh-wHeXG_4KUHrEeDbQoL2tPOWEVnGLwA/s1600/Justice-League-Ben-Affleck-Batman-Gal-Gadot-Wonder-Woman-F.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="449" data-original-width="800" height="179" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjT3haTeJ38SWjeuvCUR-J3EBrOWqYQZeXSzFDrGIvWh-SYyp7h3mv-LJ-OKRR5p_r6NNcEy3TLEFza66XnVxpHsbo7nFyKoAyY7Fqjvwh-wHeXG_4KUHrEeDbQoL2tPOWEVnGLwA/s320/Justice-League-Ben-Affleck-Batman-Gal-Gadot-Wonder-Woman-F.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
Ma ciò che colpisce
veramente di questo Justice League è che c’è una storia e non un pretesto per
unire i super eroi in questione e farli crescere, evolvere nella continuity iniziata
con i film precedenti. Vi è un’idea precisa su come proseguire e incastrare
tutti gli eventi in modo da dare respiro alla saga intera del mondo DC, a prescindere
dal solito cattivone mangia-mondi. E il collante di tutto questo è Superman,
presente o meno che sia. La sua figura, ciò che rappresenta e ciò che smuove
diventa il fulcro del film. A differenza dei coloratissimi film Marvel dove il
team up è un modo per mettere in vetrina tutti gli eroi “del catalogo” (vedi su
tutti Captain America: Civil War), qui si prova a creare un mondo con un’anima.
Senza rinunciare alle risate, grazie al Flash di Ezra Miller, perfetto con e
senza maschera, e nemmeno alla serietà e al dolore presenti nello sguardo
laconico di Wayne (continuo ad essere un forte sostenitore del Batman di Ben Affleck).
La doppia gestazione del film, dapprima affidata a Zack Snyder e
successivamente, a causa di un problema personale del regista, completata da
Joss Whedon, non ha intaccato il lavoro complessivo del film, aggiungendo,
forse, una maggiore attenzione ai dettagli, vista l’esperienza di entrambi con
i film del genere supereroistico. Ottimo anche il lavoro di Danny Elfman alle
musiche che offre un perfetto mix dei famosi motivi legati ad ogni personaggio
nel momento in ognuno di loro è in scena.&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhf5Pig-ARVmUuYux7KICrIJYmkq7ghlRpmIU_2Cs94mTm021CRRVGzK9_1NJaENkphOHyWO8plaqhBVO_ecU0V3YPOKXgETqHWv4KGqhrYmvrMF0-j_SJsHddAsj8r3KDEbpq0wQ/s1600/justice-league-foto-ufficiali-del-film-dc-42.jpeg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="437" data-original-width="655" height="213" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhf5Pig-ARVmUuYux7KICrIJYmkq7ghlRpmIU_2Cs94mTm021CRRVGzK9_1NJaENkphOHyWO8plaqhBVO_ecU0V3YPOKXgETqHWv4KGqhrYmvrMF0-j_SJsHddAsj8r3KDEbpq0wQ/s320/justice-league-foto-ufficiali-del-film-dc-42.jpeg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;


&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
Justice League si rivela una gradita sorpresa nell’infinito
mondo dei super eroi in pellicola, regalando un film ben strutturato e meno
prevedibile dei suoi cugini di casa Marvel, senza perdere l’occasione di
mostrarsi chiassoso e imponente nei momenti giusti, ma ricordandosi di offrire
il giusto spazio alla storia che lega tutto il mondo DC.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhRW5va-EOltqs2SJ4RcZXuY7LPkBr115s7Ws8bYu3YQV55h3XCi9ubXdBDBQTkKfalplO8DazF1AFIC4MYtPKiX1mBpkewyrjS5vUUbt8kepKba2zWRQ-0rnd4gEhIm4RRS_NYng/s72-c/justice-league_notizia.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Thor: Ragnarok</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2017/11/thor-ragnarok.html</link><category>Cate Blanchett</category><category>Chris Hemsworth</category><category>hulk</category><category>Ragnarok</category><category>Taika Waititi</category><category>thor</category><category>Tom Hiddleston</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Thu, 16 Nov 2017 17:53:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-8494000544226864152</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiIXpZonJs_Rj2rKL7A5FtWdgABo87efZj3pqNJs_nyUJl30nuohK9vnZ364pfCeGWqz38OqPvrsqgvyLkXo5L3bSS2-yUuI1Pl5zDToSyV1m2Cpkd_Akyn1UsfCwfnmM_XWBITgw/s1600/thor.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="600" data-original-width="420" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiIXpZonJs_Rj2rKL7A5FtWdgABo87efZj3pqNJs_nyUJl30nuohK9vnZ364pfCeGWqz38OqPvrsqgvyLkXo5L3bSS2-yUuI1Pl5zDToSyV1m2Cpkd_Akyn1UsfCwfnmM_XWBITgw/s320/thor.jpg" width="224" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
Per chiudere la trilogia legata al dio del tuono, prima dell’avvento
delle guerre dell’infinito che sconvolgeranno (o almeno così promettono) l’universo
Marvel, Disney e Marvel Studios decidono di lanciarsi senza freni sulla strada
dell’action comico in stile anni 90. Ogni aspetto del mondo asgardiano e
supereroistico viene portato all’esagerazione, canzonato e contemporaneamente
esaltato dalle immagini frenetiche dirette da Taika Waititi. Fin dalle prime
battute capiamo che di fronte ci troveremo un Thor/Chris Hemsworth dalla battuta pronta e con
un sense of humor più vicino a quello di un mortale che a quello di un dio. Ma
d’altra parte l’universo di carta della casa delle idee è più legato ad un’atmosfera
di questo tipo che alla tetra visione di Nolan e del suo cavaliere oscuro. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhSUd3ZpsBey8Lh6kjTYX8YJ-RAZ_5fdLimMUXICddOyvTp1q_HUus5odk4XKa-1Km2NWHJM_wiWlCe3aIsf58ZsOEFnaLFnKIThxszNkXtwtHzjtY47N5KB9mgCArGzTcVp-aAjg/s1600/Thor2.jpeg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="354" data-original-width="630" height="179" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhSUd3ZpsBey8Lh6kjTYX8YJ-RAZ_5fdLimMUXICddOyvTp1q_HUus5odk4XKa-1Km2NWHJM_wiWlCe3aIsf58ZsOEFnaLFnKIThxszNkXtwtHzjtY47N5KB9mgCArGzTcVp-aAjg/s320/Thor2.jpeg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
E
quindi bando alle ciance, alle implicazioni morali, ai disagi dell’eroe e
spazio alla risata, ai doppi sensi, a “Immigrant song” sparata a tuono (per l’appunto)
durante gli epici scontri in cui ruotare un martello non è più una necessità. In
questo mix colorato e chiassoso, il figlio di Odino viene rivoltato non solo
nell’animo ma anche nell’outfit: via il potente martello, taglio netto ai
capelli e mantello rosso stracciato e non fieramente svolazzante. Perché la
forza è interiore e non esteriore? Perché il martello è solo un mezzo e non il
fulcro del potere? Sì, forse, ma in verità non siamo qui a mostrarvi due ore di
scontri con pretesti metaforici, bensì per intrattenervi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiovU3jGVcjqxR1Grd1nu6-gNimE1Je8Cb4pb9eSeQge3KUSkH4pqZ6DafydCHWqih6zWUQXI8bDakPPkTPmpJ3XzzOMBTzhZoAiF_pcy98u1wN7mEfDISn4WehY25QJx4I85xVSg/s1600/thor_ragnarok_cc_71.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="390" data-original-width="650" height="192" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiovU3jGVcjqxR1Grd1nu6-gNimE1Je8Cb4pb9eSeQge3KUSkH4pqZ6DafydCHWqih6zWUQXI8bDakPPkTPmpJ3XzzOMBTzhZoAiF_pcy98u1wN7mEfDISn4WehY25QJx4I85xVSg/s320/thor_ragnarok_cc_71.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
Il disagio di Bruce
Banner quando scopre di aver passato due anni all’interno di Hulk è solo un
pretesto per potergli ritagliare il ruolo di spalla comica al fianco del biondo
asgardiano. Alchimia che, nonostante alcune forzature, funziona egregiamente sia in versione umana che non dello scienziato. Anche perchè lo scontro
tra il gigante verde e il dio del tuono è l’unica cosa che conta ai fino dello
show. "Thor:Ragnarok" è tutto qui, un grande lungo e sgangherato show. Ma è
proprio questo il suo bello. Trascinare gli spettatori in due ore di divertimento
dove i momenti in cui riflettere sono pochi e servono solo per traghettarci
alla sequenza delirante successiva. Con buona pace di molti non sense o domande
che possiamo porci nei confronti dei personaggi e delle loro scelte. C’è poco
tempo per pensare. Anche Cate Blanchett, nei panni di Hela, emerge più per la
sua parte di cinica comicità che per la (retorica) cattiveria espressa. &lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjg9zPPEDumUXY3cYBQjn9x-OdR17lUvHu04CPyyQs7O4bE2DYua5-ftNazJxuRgkWvjt2VkxByLQgGre5piDtItU9yijd3AtE2QlUN9_-Zk9VljX85yIXuIY7lIA1AJ7moMKXuJw/s1600/thor3.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="350" data-original-width="635" height="176" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjg9zPPEDumUXY3cYBQjn9x-OdR17lUvHu04CPyyQs7O4bE2DYua5-ftNazJxuRgkWvjt2VkxByLQgGre5piDtItU9yijd3AtE2QlUN9_-Zk9VljX85yIXuIY7lIA1AJ7moMKXuJw/s320/thor3.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
Per non
parlare della bella Valchiria SR-142, che entra in scena ubriaca e barcollante
e del sempre più indispensabile Loki di Tom Hiddleston, ingannevole ma orgoglioso
fratellastro del Re di Asgard. Ma il premio miglior gigioneggio va di certo a
Jeff Goldblum nei panni del Gran Maestro!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;


&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
Tiaka Waititi confeziona un fumettone in pellicola, nello
stile di quegli albi con team up da diverse testate, che si leggono tutto d’un fiato sotto ma che spesso, pur divertendoci, non lasciano molto nella nostra esperienza di
lettori/spettatori.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiIXpZonJs_Rj2rKL7A5FtWdgABo87efZj3pqNJs_nyUJl30nuohK9vnZ364pfCeGWqz38OqPvrsqgvyLkXo5L3bSS2-yUuI1Pl5zDToSyV1m2Cpkd_Akyn1UsfCwfnmM_XWBITgw/s72-c/thor.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>IT</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2017/10/it.html</link><category>Andrés Muschetti</category><category>Bill Skarsgård</category><category>Derry</category><category>IT</category><category>Sophia Lillis</category><category>Stephen king</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Thu, 26 Oct 2017 09:37:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-1858872843680375753</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiNMn_7v1tt767UjjEe3N2eCy24p69tNmSRQ1zWyJyHuBUOzyyHPepJif_NJnlVDoUK119IPNcDtkLBb4odRYRtIWFsNkAZJ2z1o-rF2fn_07euVTBEDkn7bs61zqkuV-O0I2mbpg/s1600/it.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1123" data-original-width="711" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiNMn_7v1tt767UjjEe3N2eCy24p69tNmSRQ1zWyJyHuBUOzyyHPepJif_NJnlVDoUK119IPNcDtkLBb4odRYRtIWFsNkAZJ2z1o-rF2fn_07euVTBEDkn7bs61zqkuV-O0I2mbpg/s400/it.png" width="252" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
It, il romanzo di Stephen King, è stato per me il cosiddetto
romanzo di formazione. Non Salinger, non Kerouac e nemmeno il Signore degli
Anelli. E del suo autore, di cui ho divorato quasi ogni cosa scritta, è stata l’opera
che ho riletto più volte. Ecco perché è difficile essere imparziale nello
scrivere la recensione del suo adattamento cinematografico. Soprattutto perché Andrés
Muschetti è stato molto furbo. E bravo. Furbo perché ha scelto di portare in
sala solo la parte ambientata nella Derry degli anni 80, senza menzionare le
vicende future. Questo gli permette di sfruttare tutta la vena aurifera della
nostalgia, portata al suo apice dal recente Stranger Things, del quale ne
arruola anche un componente. Furbo perché sa che i più esigenti spettatori con
cui dovrà confrontarsi saranno gli amanti del libro, delusi dalla versione anni
90 con il bravissimo Tim Curry, che ancora attendono una degna pellicola dell’opera
del re. &lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg1PhPJuQU7Ll6yzoHIC4JufU5TdYzf6LhcWzMIl920Sp1VMqVkWZ-L1tOGjTCI0p_HdExqfXai6vnTYZ0IjI7XQ6XE2Zca_Bulzgk0MsyYQG24JyLBJlvyG7uI5MEjdqZ28B4hdA/s1600/it2.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="312" data-original-width="768" height="130" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg1PhPJuQU7Ll6yzoHIC4JufU5TdYzf6LhcWzMIl920Sp1VMqVkWZ-L1tOGjTCI0p_HdExqfXai6vnTYZ0IjI7XQ6XE2Zca_Bulzgk0MsyYQG24JyLBJlvyG7uI5MEjdqZ28B4hdA/s320/it2.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
Quindi decide di ammiccare con quei colpi sicuri che certamente non li
lascerà indifferenti, come la bicicletta Silver di Bill e il suo urlo “Vai
Silver!” o la poesia di Ben per Beverly. Ma è anche bravo, molto bravo.
Ricostruisce una Derry che porta lo spettatore direttamente tra le pagine di
King. Ne ricrea la perfetta atmosfera malsana, disturbante. Di una città marcia
nelle sue fondamenta, dove gli adulti sono parte integrante del male e dell’indifferenza.
E’ bravo perché il gruppo dei perdenti è ben assortito, affiatato come ci si
aspetta. Purtroppo non ne approfondisce le divergenze, su tutte quella fra Bill
e Stan, vera controparte logica del capo gruppo. Ne accenna la titubanza, ma
interpretandola più come paura che come incapacità di credere in IT. Tuttavia,
una delle peculiarità del Re è proprio quella di sprofondare il lettore nella
testa dei suoi personaggi, guidarli nei meandri delle loro passioni e dei loro
sentimenti. Farlo al cinema, in quasi due ore di pellicola, è praticamente
impossibile. Qualcosa per strada si perdere per forza. Muschetti decide che
quel “qualcosa” dev’essere tutta la forte simbologia che si cela dietro le
pagine del romanzo, a fronte di un film che scivola velocemente alla sua
conclusione, senza intoppi e forzature. &lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhWLDiOCL7zt14__ZPItUpIQ4t7URETbW2wQ5GiXhPwfQX7oui5wBKgn0RRZvL3Nq2293C_p6jiWpeoCnoZq-CccHqrt3qX1fZkP7HLn21guJM8TWX761mCBTppnM0hK3H6bVPkww/s1600/it3.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="511" data-original-width="768" height="212" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhWLDiOCL7zt14__ZPItUpIQ4t7URETbW2wQ5GiXhPwfQX7oui5wBKgn0RRZvL3Nq2293C_p6jiWpeoCnoZq-CccHqrt3qX1fZkP7HLn21guJM8TWX761mCBTppnM0hK3H6bVPkww/s320/it3.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
Riesce a cogliere quel momento del
passaggio dall’adolescenza all’età adulta che permea l’opera da cui è tratto: i
perdenti si liberano, o almeno credono di farlo, delle loro paure per poter
combattere il malefico clown e, così facendo, abbandonano l’innocenza per
entrare nel mondo adulto. Ma, come detto prima, la scelta è quella di accennare
questi temi favorendo l’impianto scenico e di pura azione. Furbo e bravo. Perché
“IT”, alla fine dei conti, è un bel film, realizzato con cura nonostante il
budget non fosse altissimo. E’ un horror per famiglie, dove il livello di
sangue e spavento resta sempre sotto la media del genere. Vi sono ottimi
attori: Sophia Lillis bravissima, una Beverly Marsh semplicemente perfetta, Bill
Skarsgård di mestiere e inquietante al punto giusto. Si passano due ore
a Derry, Maine, città presente solo nella mente dell’unico Re letterario.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;


&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
Nell’anno mirabilis per Stephen King, durante il quale
stiamo vivendo una produzione seriale e cinematografica delle sue opere come
mai prima d’ora, IT si ritaglia di sicuro uno spazio nel cuore degli amanti
dell’opera originale, nonostante quella sensazione d’incompletezza che
galleggia nell’aria come un palloncino rosso sangue.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiNMn_7v1tt767UjjEe3N2eCy24p69tNmSRQ1zWyJyHuBUOzyyHPepJif_NJnlVDoUK119IPNcDtkLBb4odRYRtIWFsNkAZJ2z1o-rF2fn_07euVTBEDkn7bs61zqkuV-O0I2mbpg/s72-c/it.png" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Barry Seal</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2017/09/barry-seal.html</link><category>barry seal</category><category>Domhnall Gleeson</category><category>Doug Liman</category><category>sogno americano</category><category>tom cruise</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Thu, 28 Sep 2017 11:37:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-7484826598030845308</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjEUvLSMoMh9WiCRqrAxROpYtVOKEXogaac3iJ5hSvZIytd6KNXwK93MYWEWOaqzQCcnzE3937mrDbAhYUY80YRK-ZxAzHHtYk9zRdgeiUVlpqbhYgofv1TCUdDWF4tXr7VjSD4Tg/s1600/barry1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1200" data-original-width="810" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjEUvLSMoMh9WiCRqrAxROpYtVOKEXogaac3iJ5hSvZIytd6KNXwK93MYWEWOaqzQCcnzE3937mrDbAhYUY80YRK-ZxAzHHtYk9zRdgeiUVlpqbhYgofv1TCUdDWF4tXr7VjSD4Tg/s400/barry1.jpg" width="270" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
Il sogno americano è stato spesso al centro della materia
cinematografica. Rappresentato tramite lo sport, il lavoro, l’amore o la
politica, significava la strada da percorrere con orgoglio e coraggio perché era
possibile. L’America era metafora del sogno realizzato. Con il passare degli
anni e con il mondo del cinema che cambiava pelle, diventando sempre più audace
cercando di mostrare ciò che in verità c’era dietro a quel sogno, tale metafora
è diventata una facciata per nascondere la cruda realtà. Capolavori come “Un
uomo da marcipiede”, “Taxi Driver”, il primo “Rambo” o l’ironico “Mash” tramite
diverse strade narrative ci portano ad una visione disincantata di quel mondo
tutto successo che sembravano essere gli USA.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiGmWLzhB1igKWeBqzOxHgZh2VbrBrdwXn5I9hPNCFK8iDoYHrlFLDKvcTDAsYck5HoTQUKxvfLKD98Mpewa0O2CrOo7o_NYloEE6uPEsPXeYreMAtvL7C_1zEwCc876e30AF8K8A/s1600/barry-seal.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="300" data-original-width="600" height="160" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiGmWLzhB1igKWeBqzOxHgZh2VbrBrdwXn5I9hPNCFK8iDoYHrlFLDKvcTDAsYck5HoTQUKxvfLKD98Mpewa0O2CrOo7o_NYloEE6uPEsPXeYreMAtvL7C_1zEwCc876e30AF8K8A/s320/barry-seal.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
Barry Seal narra la storia di un geniale pilota di linea
che, sfruttando le opportunità che la vita gli pone dinnanzi e un certo sprezzo
del pericolo, cavalca l’onda del sogno americano (“Ditemi se non è il miglior
paese al mondo!”) ma dal lato illegale, venendo a contatto con criminali
spietati, forze dell’ordine corrotte, politici e agenti CIA dalla dubbia
moralità. E’ talmente sporco, quel sogno, che i ruoli spesso si confondono, si
scambiano. I “buoni” e i “cattivi” si ritrovano sullo stesso piano e a quel
punto il protagonista, un incallito truffatore, non è altro che un uomo capace
di cogliere frutti da entrambi gli alberi del peccato. Ogni azione di Barry
Seal è figlia di una spinta da parte di qualche potere più forte che ne vuole
sfruttare le innate capacità. La sua è una vera e propria carriera nel mondo
dell’illegalità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgL0lsr7Y0ozDcIDRCFfpINjcu8jOsl1oj5k7SDz3prbMn2I3VTeZNVLoYFUPpngwV7szZwYCvpinKVBIQCKa-vHAfv7ubDgRE5taHKk7y2K1YmVLwcgoR8HA2iejrhx8PWZV28gg/s1600/barry2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="720" data-original-width="1280" height="180" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgL0lsr7Y0ozDcIDRCFfpINjcu8jOsl1oj5k7SDz3prbMn2I3VTeZNVLoYFUPpngwV7szZwYCvpinKVBIQCKa-vHAfv7ubDgRE5taHKk7y2K1YmVLwcgoR8HA2iejrhx8PWZV28gg/s320/barry2.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
La narrazione è, infatti, suddivisa in capitoli che sembrano
quasi un curriculum vitae del protagonista, raccontati in prima persona come ad
un colloquio di lavoro. Doug Liman ci stordisce con il dinamismo visivo delle
peripezie di Barry, al quale affida il faccione piacione di Tom Cruise,
perfetto per ruoli di questo tipo, che sembrano cuciti su misura per lui.
Capace di non far odiare un truffatore e, alla fine, di farci tifare per lui,
in mezzo a tutte quelle figure posticce e false con cui si trova a contatto. Ottima
scelta anche del resto del cast, su cui spicca Domhnall Gleeson, ormai faccia
nota e splendido caratterista moderno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
Un film divertente, vivace, che lascia lo spettatore attento
senza annoiarlo. Forse Gary Spinelli e Liman avrebbero potuto osare di più sul
finale, aumentando il lato drammatico della vicenda o spingendo di più sui
problemi (molto attuali) di una popolazione statunitense che si ciba di belle
immagini, falso perbenismo senza riuscire a vedere lo sporco che gli passa
davanti agli occhi ogni giorno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
Ma non è forse il miglior paese del mondo? &amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjEUvLSMoMh9WiCRqrAxROpYtVOKEXogaac3iJ5hSvZIytd6KNXwK93MYWEWOaqzQCcnzE3937mrDbAhYUY80YRK-ZxAzHHtYk9zRdgeiUVlpqbhYgofv1TCUdDWF4tXr7VjSD4Tg/s72-c/barry1.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Dunkirk</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2017/09/dunkirk.html</link><category>70mm</category><category>arcadia</category><category>cillian murphy</category><category>cinema</category><category>Dunkirk</category><category>hans zimmer</category><category>kennet branagh</category><category>kubrick</category><category>melzo</category><category>Nolan</category><category>tom hardy</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Fri, 8 Sep 2017 16:22:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-6171094697178090473</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiCCkkGPaGtez97sLLVsQPIT36x4IJpo-IBCpRhdxo-06HZ9hL8_NgxIccNhf9ZPMER4A7tAIdy45fD3viyoJA96eW9MDlUJgY7Urw5VqcxPg2x9v9q7x7wFeG8vR_uFhuGHe6hiA/s1600/dunkirk8.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="736" data-original-width="1600" height="183" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiCCkkGPaGtez97sLLVsQPIT36x4IJpo-IBCpRhdxo-06HZ9hL8_NgxIccNhf9ZPMER4A7tAIdy45fD3viyoJA96eW9MDlUJgY7Urw5VqcxPg2x9v9q7x7wFeG8vR_uFhuGHe6hiA/s400/dunkirk8.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
Togliamo subito ogni dubbio, Dunkirk è il miglior film di
Nolan e, molto probabilmente, sarà il miglior film della stagione
cinematografica in arrivo. Sembra un azzardo, ma non lo è. Dunkirk è un respiro
liberatorio dopo essere stati sott’acqua per tanto tempo. Dunkirk è quella luce
che vedi alla fine di un lunghissimo tunnel, è il momento in cui la raggiungi.
Questo film è speranza per il cinema. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
La strenua lotta alla sopravvivenza dei 400 mila soldati
stipati sulla spiaggia francese, con quella costante ripetizione, avanti e
indietro, che sembra volerli relegare lì per sempre, è la difficile risalita di
un uomo verso la sua sopravvivenza. E’ Batman che deve risanare il suo corpo e
scalare la parete invalicabile della sua prigione nel terzo capitolo della
trilogia di Nolan. E’ un respiro angosciato dei polmoni, il su e giù del
diaframma che cerca aria per riempirli. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEis_C9-hcoCSapHWeW0o0zDJIYq1-a2vxOU4MF7Eo_EVqQnEZKxuG1BAG3yAXMug7Y9Vr3i0l117CCDpWScz-79Q152FJo_Q7y6iheHrocp4S2ej-RVqQeSw25RZPdOjwvws2NItA/s1600/Dunkirk2017.png" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="502" data-original-width="1200" height="166" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEis_C9-hcoCSapHWeW0o0zDJIYq1-a2vxOU4MF7Eo_EVqQnEZKxuG1BAG3yAXMug7Y9Vr3i0l117CCDpWScz-79Q152FJo_Q7y6iheHrocp4S2ej-RVqQeSw25RZPdOjwvws2NItA/s400/Dunkirk2017.png" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
Costretti a ripetere la fuga da un
luogo che li tiene ancorati al triste destino. Ma invece del demone Caronte, a
prenderli, a salvarli, saranno, come in un sogno (Inception?), gli stessi
inglesi rimasti sulle sponde amiche (“E’ Dover?” “no, ma è comunque casa”) che
al contrario di ciò che si aspettano gli ignari soldati, li tratteranno da eroi
(“Grazie!” “E per cosa, siamo solo sopravvissuti” “E ti sembra poco?”). Nessuna
vittoria, solo una sconfitta limitata. Come sempre accade nel cinema di Nolan. Non
serve glorificare la guerra e i suoi soldati, l’uomo è al centro del messaggio,
l’uomo è quello che riporta le ferite e quello che deve convivere con le sue
scelte. Nessun eroe, ma devozione e responsabilità per la causa comune, dal
comandante della marina che resta sul molo all’aviatore senza carburante. Cupi
e grigi come lo era il suo Batman. &lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
Il ritmico ticchettio di Hans Zimmer, con una magistrale
colonna sonora, la tensione negli occhi di Tom Hardy, ancora una volta per
Nolan con indosso una maschera per tutto il film dimostrando che il suo sguardo
basta e avanza per reputarlo uno fra i migliori attori in circolazione, lo
stoico Kenneth &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEia6Pfi_uqtMzkJrAenR1gSMprc3fSOeuKjHj5d3kATeSZ8J9xpcODHAuBGW4ziZb_mr06WiAqc4KPcUj7Ht6_k8ck_OAIBSP_WKcrMSLj5cPeNeGb-LPSx1ithobPjyYLbHo-ZNg/s1600/Dunkirk-Movie-Tv-Spot-Tom-Hardy-Aerial-Dogfight.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="316" data-original-width="600" height="168" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEia6Pfi_uqtMzkJrAenR1gSMprc3fSOeuKjHj5d3kATeSZ8J9xpcODHAuBGW4ziZb_mr06WiAqc4KPcUj7Ht6_k8ck_OAIBSP_WKcrMSLj5cPeNeGb-LPSx1ithobPjyYLbHo-ZNg/s320/Dunkirk-Movie-Tv-Spot-Tom-Hardy-Aerial-Dogfight.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
Branagh e il doloroso Cillian Murphy, tutti ingranaggi di un
meccanismo perfetto e senza sbavature. La scelta della ripresa in 65mm, per chi
ha potuto vederlo su pellicola in large format 70mm (in Italia solo presso
Arcadia Melzo), offre un’esperienza visiva unica e coinvolgente, portando lo
spettatore ad immergersi negli ambienti grazie a quell’effetto “reale” che solo
questo formato riesce ad offrire.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
Tutto questo Nolan lo mette in scena con una perfezione
maniacale, dall’epica visiva ai costumi, dai suoni così reali alle intricate
tempistiche cronologiche delle scene. Il regista inglese nuota ormai sicuro nel
mare del tempo narrativo, tra una linea temporale e l’altra. E’ il burattinaio esperto
che ci guida tra le sue storie intrecciate, fino a mostrarci, con nostro stupore,
il momento catartico in cui s’incontrano, chiudendo un cerchio perfetto. Il talento
dimostrato in Dunkirk è il nuovo punto di arrivo e di partenza del cinema
mondiale. Si è alzata l’asticella dell’eccellenza come non succedeva da anni.
Siamo decisamente dalle parti di Kubrick, laddove la settima arte coniuga il
miglior intrattenimento con la perfezione stilistica, tecnica e di profonda
analisi umana. Nolan è ufficialmente nell’olimpo. Nolan è cinema.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiCCkkGPaGtez97sLLVsQPIT36x4IJpo-IBCpRhdxo-06HZ9hL8_NgxIccNhf9ZPMER4A7tAIdy45fD3viyoJA96eW9MDlUJgY7Urw5VqcxPg2x9v9q7x7wFeG8vR_uFhuGHe6hiA/s72-c/dunkirk8.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Atomica Bionda</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2017/08/atomica-bionda.html</link><category>Atomica Bionda</category><category>Charlize Theron</category><category>David Leitch</category><category>Deadpool 2</category><category>James McAvoy</category><category>John Goodman</category><category>Keanu Reeves</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Thu, 24 Aug 2017 11:23:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-7681070378205330651</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgnwCQ9mYCR4VT54G5MAn18BI2sw-htwDKNNwusOvaPTnv9DQD-JhonzdcrSilY-aH-mDUG4gWMHxQYyw4A_MN86lfeg0cA5vSJZGi9k-dQIdupcSO8Fj5KIIcxrDXbL3omhrLznQ/s1600/atomica1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="632" data-original-width="420" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgnwCQ9mYCR4VT54G5MAn18BI2sw-htwDKNNwusOvaPTnv9DQD-JhonzdcrSilY-aH-mDUG4gWMHxQYyw4A_MN86lfeg0cA5vSJZGi9k-dQIdupcSO8Fj5KIIcxrDXbL3omhrLznQ/s320/atomica1.jpg" width="212" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
Un bravo regista è colui che riesce ad inchiodarti alla
poltrona del cinema fin dalle prime immagini, creando un mix perfetto tra musica,
scenografia e personaggi accattivanti. Un bravo regista è colui che, scelto un
genere, ne diventa un massimo esperto, capace di spingersi in scelte artistiche
che non lo snaturino ma, al contrario, ne amplifichino la potenza visiva. Un
bravo regista è colui che cresce di film con film, riuscendo a non ripetersi,
creando sempre qualcosa che abbia il suo stile, ma offrendo un’opera sostanzialmente
diversa. David Leitch è un bravo regista. E Atomica Bionda è un bel film.&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
Charlize Theron, al completo servizio di sua maestà e del
suo regista, si cala in una Berlino a due passi dalla caduta del muro ma ancora
zeppo di spie e sotterfugi, inganni e “persone che ti sparano alle spalle”. Al
suo fianco, ma solo per modo di dire, un enigmatico James McAvoy, agente
inglese di stanza nella capitale tedesca. Tutto è, come nelle migliori spy
story, confuso e ingarbugliato fino alle ultime battute finali. Di contorno un’ambientazione
curatissima, dai frequenti cambi di look della protagonista, alle strade
berlinesi fredde e anonime che nascondono locali anticonformisti simili a dei
mini rave party. Le zone di confine tra est e ovest, capaci di ricreare quella
sensazione di guerra fredda tipica di un cinema europeo anni 90, figlio di un’assurda
storia cittadina, come quella vissuta da Berlino.&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEheOCmqJJAMDIrIJ7Su1UDPBM4A2yHWgi5tAv1E6KKIwQ7QTiqHdC93BV19TlJg8bEc3tFk2fOTf4NI0j0UWEo14v2ha-66xCiyRJr2HoZLpLVMLacqTkBzB_t9DF2yb3zV1N-Auw/s1600/atomica-bionda-1.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="528" data-original-width="1180" height="143" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEheOCmqJJAMDIrIJ7Su1UDPBM4A2yHWgi5tAv1E6KKIwQ7QTiqHdC93BV19TlJg8bEc3tFk2fOTf4NI0j0UWEo14v2ha-66xCiyRJr2HoZLpLVMLacqTkBzB_t9DF2yb3zV1N-Auw/s320/atomica-bionda-1.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;Tutto gira perfettamente, le musiche (colonna sonora da
urlo), gli attori, le sequenze d’azione. Leitch aveva già dimostrato di saper
gestire al meglio quest’ultime, con “V per Vendetta” prima e con “John Wick”
dopo, ma qui si supera con scelte di regia estremamente funzionali al momento
action: dai lunghi piano sequenza durante le “botte da orbi” sulle scale dell’albergo
nella Berlino Est, alla camera interna all’auto durante l’inseguimento/fuga di
Lorraine e l’agente stasi pentito.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
Cherlize Theron si dimostra ancora una volta
un’attrice formidabile, credibile sia nel fisico che nelle movenze come spia
infallibile e coriacea. Le ore e i giorni di allenamento con otto trainer
diversi, la scelta di non avere controfigure e le sessioni di combattimento con
l’amico e collega Keanu Reeves le permettono di mettere in scena un personaggio
reale, fatto di carne e sangue, come la storia che racconta lo richiede. Spesso
si premiamo le performance di attori grazie alla loro mimica, alla capacità di
esprimere emozioni, in questo caso l’attrice merita un lungo applauso per la
dedizione con cui ha sacrificato corpo e spirito nell’interpretare questo
personaggio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiBVioHCHU4lf3FGRZWDxbasiSCiYYAhpH06fukUs7gEIu5M0la-XcwZbNb9l_525Zv-Vzwrp2wxLFC1I3fUuuSSj2aMf0YnZWdEntZ5xXutrXZ5Btz3fz-yoNWxJMXRw_9foDIVQ/s1600/atomic-blonde-2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="400" data-original-width="800" height="160" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiBVioHCHU4lf3FGRZWDxbasiSCiYYAhpH06fukUs7gEIu5M0la-XcwZbNb9l_525Zv-Vzwrp2wxLFC1I3fUuuSSj2aMf0YnZWdEntZ5xXutrXZ5Btz3fz-yoNWxJMXRw_9foDIVQ/s320/atomic-blonde-2.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
A completare questo lavoro, James McAvoy, spalla perfetta e, se
ancora ce ne fosse bisogno, capace di dimostrarsi versatile ad ogni ruolo e in
ogni contesto visivo lo si metta. Un “infiltrato” filmico ineccepibile. Il
resto del notevole cast, ci offre, tra gli altri, John Goodman e Tobey Jones
entrambi caratteristi eccezionali, ai quali basta poco spazio per delineare un
carattere o per ingannarci alla luce del sole.&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
Un film, quindi, di notevole impatto visivo e d’intrattenimento
assicurato, ma dallo sviluppo mai banale e molto curato registicamente. Ed ora
attendiamo il Deadpool 2 di Leitch con molta speranza.&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgnwCQ9mYCR4VT54G5MAn18BI2sw-htwDKNNwusOvaPTnv9DQD-JhonzdcrSilY-aH-mDUG4gWMHxQYyw4A_MN86lfeg0cA5vSJZGi9k-dQIdupcSO8Fj5KIIcxrDXbL3omhrLznQ/s72-c/atomica1.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>The War - Il pianeta delle scimmie</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2017/07/the-war-il-pianeta-delle-scimmie.html</link><category>Andy Serkis</category><category>Cesare</category><category>Matt Reeves</category><category>planet of the apes</category><category>Rupert Wyatt</category><category>The war</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Thu, 27 Jul 2017 16:26:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-5986552180273664986</guid><description>&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEimEHhFHcdkddXM-XHJkYUM4PO1QWIexA9JHsdn2lVgF8nxMLODl5lcfMLkAkVuMJz9-5YerxB3DZLunmbujTcvNmGQTEi7PH2UL2T8XUiEHDFnjKs0QFCyWFK180TnaS8fwVFX3w/s1600/war_for_the_planet_of_the_apes_ver3_xlg.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1500" data-original-width="1012" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEimEHhFHcdkddXM-XHJkYUM4PO1QWIexA9JHsdn2lVgF8nxMLODl5lcfMLkAkVuMJz9-5YerxB3DZLunmbujTcvNmGQTEi7PH2UL2T8XUiEHDFnjKs0QFCyWFK180TnaS8fwVFX3w/s400/war_for_the_planet_of_the_apes_ver3_xlg.jpg" width="268" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm;"&gt;
&lt;span style="background: white; color: #222222; font-family: &amp;quot;inherit&amp;quot; , serif; font-size: 13.5pt;"&gt;“Voi uomini l'avete
distrutta! Maledetti, maledetti per l'eternità, tutti!” urlava al termine de
“Il pianeta delle scimmie”, davanti ai resti della statua della Libertà, un
disperato Charlton Heston, scoprendo che il pianeta alieno su cui era
precipitato in realtà era la sua amata Terra. Con la conclusione della trilogia
iniziata nel 2011 con “L’alba del pianeta delle scimmie” ora sappia anche come
l’umanità l’ha distrutta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm;"&gt;
&lt;span style="background: white; color: #222222; font-family: &amp;quot;inherit&amp;quot; , serif; font-size: 13.5pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm;"&gt;
&lt;span style="background: white; color: #222222; font-family: &amp;quot;inherit&amp;quot; , serif; font-size: 13.5pt;"&gt;In verità, nel primo film del ’68, s’ipotizzava un
disastro nucleare che avesse estinto la razza umana e favorito l’evoluzione dei
primati. Nelle origini narrate dal film iniziale di Rupert Wyatt, un potente
farmaco per la lotta all’alzheimer, sfuggito al controllo umano, è la miccia
che fa scatenare la rivolta delle scimmie, guidate da Cesare. Ma la follia e la
cattiveria umana, restano la causa principale della sua autodistruzione. In
“The War – il pianeta delle scimmie”, assistiamo al definitivo passaggio di
testimone del raziocinio e di tutte quelle emozioni che ci rendono umani. Se
nei film precedenti l’uomo e la scimmia erano in egual misura divisa fra “buoni
e cattivi”, con il secondo capitolo a fare da completo parallelismo, in quello
conclusivo siamo di fronte alla perdita totale di umanità da parte dell’uomo a
favore della crescita emotiva e sociale delle scimmie. La privazione della
parola, dovuta al virus che affligge gli umani tanto da farli impazzire, è la
metafora della sconfitta umana dinnanzi alla natura che, nel finale, chiude
definitivamente ogni discorso di sopravvivenza. Solo una labile speranza per
l’uomo è rappresentata dalla purezza e l’innocenza negli occhi della piccola
“Nova”, immagine di quel poco che resta da salvare di quei “Maledetti uomini”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhqEvsFfnxt1RcTMJ3w9c8Byt2fp_eDri2eRyzCKtLX4oIV7FaGVc5D2J89fdoRCzWIR7N1OHNrK4nHzy_ljX9eGeDHSpmXwfYbYXPPkFRXinGBEe-njKBHAW6ug0yQs2bZ9r8jSQ/s1600/the-war-il-pianeta-delle-scimmie-1.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="421" data-original-width="600" height="224" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhqEvsFfnxt1RcTMJ3w9c8Byt2fp_eDri2eRyzCKtLX4oIV7FaGVc5D2J89fdoRCzWIR7N1OHNrK4nHzy_ljX9eGeDHSpmXwfYbYXPPkFRXinGBEe-njKBHAW6ug0yQs2bZ9r8jSQ/s320/the-war-il-pianeta-delle-scimmie-1.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm;"&gt;
&lt;span style="background: white; color: #222222; font-family: &amp;quot;inherit&amp;quot; , serif; font-size: 13.5pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm;"&gt;
&lt;span style="background: white; color: #222222; font-family: &amp;quot;inherit&amp;quot; , serif; font-size: 13.5pt;"&gt;Il
film di Matt Reeves è un lungo percorso al fianco del carismatico Cesare,
durante il quale il protagonista accecato dalla rabbia e dalla sete di
vendetta, comprende i suoi errori e come un novello Mosè dovrà liberare il suo
popolo dalla schiavitù per condurlo alla terra promessa. Un luogo dove poter
ricominciare a vivere in pace. Il regista riesce a non annoiare lo spettatore
nonostante le quasi due ore e mezza di proiezione, creando un giusto equilibrio
fra i momenti d’azione e quelli di coinvolgimento emotivo. Non cerca di
distrarci con facili ed abusati arzigogoli scenici, ma regala emozioni forti
tramite le relazioni e gli sguardi dei suoi personaggi.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgc32m6JGrIgf_eY-pO7-f06JvliqcdS6dqSKsPMWEgy1C3rT5tfx_HphZK35Q6Wf7BLLoJ9GS8_LhFGAHxBHiqmnrYNbBF38UzUD7bI6Hja0Vf03x-xaD7Mat-xmBNPOx10HjD-Q/s1600/War_for_the_Planet_of_the_Apes.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="379" data-original-width="916" height="132" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgc32m6JGrIgf_eY-pO7-f06JvliqcdS6dqSKsPMWEgy1C3rT5tfx_HphZK35Q6Wf7BLLoJ9GS8_LhFGAHxBHiqmnrYNbBF38UzUD7bI6Hja0Vf03x-xaD7Mat-xmBNPOx10HjD-Q/s320/War_for_the_Planet_of_the_Apes.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm;"&gt;
&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm;"&gt;
&lt;span style="background: white; color: #222222; font-family: &amp;quot;inherit&amp;quot;,serif; font-size: 13.5pt;"&gt;Difficilmente una
trilogia è riuscita a regalare un’iperbole crescente di questa portata,
regalandoci un trittico di film durante i quali è stato sviluppato un concetto
narrativo coerente e in linea con il seme piantato nel primo capitolo. La
trasformazione di Cesare, del suo gruppo e della razza umana segue un percorso
sociologico portato all’ affermazione dei primati sull’ uomo come una naturale
evoluzione della specie, un darwinismo al contrario o, meglio, un ciclo che si
ripete all’ opposto. Come se gli umani avessero sprecato la loro occasione per
migliorarsi e la natura avesse deciso di riaffermare come specie suprema le
scimmie.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm;"&gt;
&lt;span style="background: white; color: #222222; font-family: &amp;quot;inherit&amp;quot;,serif; font-size: 13.5pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm;"&gt;
&lt;span style="background: white; color: #222222; font-family: &amp;quot;inherit&amp;quot;,serif; font-size: 13.5pt;"&gt;Maledetti, tutti, per l'eternità!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span style="background: white; color: #222222; line-height: 107%;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;arial&amp;quot; , &amp;quot;helvetica&amp;quot; , sans-serif; font-size: xx-small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEimEHhFHcdkddXM-XHJkYUM4PO1QWIexA9JHsdn2lVgF8nxMLODl5lcfMLkAkVuMJz9-5YerxB3DZLunmbujTcvNmGQTEi7PH2UL2T8XUiEHDFnjKs0QFCyWFK180TnaS8fwVFX3w/s72-c/war_for_the_planet_of_the_apes_ver3_xlg.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>I consigli del giovedì</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2016/04/i-consigli-del-giovedi.html</link><category>Daniel Radcliffe</category><category>Grimsby</category><category>James McAvoy</category><category>Mark Strong</category><category>Matteo Rovere</category><category>Mister Chocolat</category><category>Omar Sy</category><category>Paul McGuigan</category><category>Sacha Baron Cohen</category><category>Stefano Accorsi</category><category>Veloce come il vento</category><category>Victor Frankenstein</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Thu, 7 Apr 2016 17:12:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-5695336769249024063</guid><description>&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Scusandomi per l’assenza
delle settimane precedenti, torno caricato a pallettoni e nos con I consigli
del giovedi&amp;nbsp;!!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Victor: La storia
segreta del Dottor Frankenstein&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Dopo poche
settimane dall’uscita del Frankenstein di Bernard Rose, esce l’ennesima
versione del mostro collage, anche se questa volta, il punto di vista è
lasciato al fido Igor. Guidato dalla sete di conoscenza e dalle scoperte sempre
più importanti in campo scientifico, un giovane dottor Frankenstein, si
addentrerà in un campo che divide gli uomini e Dio. Solo l’amicizia e la
caparbietà del suo assistente lo potranno salvare dalla cieca ambizione e dalle
conseguenze delle sue azioni. Inedita coppia d’attori, James McAvoy e Daniel
Radcliffe, diretti da Paul McGuigan, in un film dal sapore action e (finto)
horror, che cerca di dare smalto ad una storia (ab)usata più volte da sembrare
quasi una serie TV. La speranza è che vi riescano. Per chi ha ancora non si è
stancato del buon vecchio Frankenstein e dei vari “pezzi” che lo compongono!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/mmItcGKAjCo/0.jpg" src="https://www.youtube.com/embed/mmItcGKAjCo?feature=player_embedded" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Veloce come il
vento&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Tratto da una
storia vera, quella della giovane pilota Giulia De Martino e di suo fratello
Loris. Una storia di motori, droghe e famiglia a tutta velocità, portata sul grande
schermo da Matteo Rovere. Voci di chi l’ha visto in anteprima parlano di un
grande Stefano Accorsi, tornato ai fasti che lo lanciarono come grande attore,
dal Jack Frusciante o al Freccia tossico filosofo di Ligabue. Di sicuro il
trailer invoglia molto la visione e segue un filone che sotto sotto si sta
facendo finalmente strada: un nuovo cinema italiano, fatto di regie coraggiose,
grintose e capaci di mostrare buone storie e belle pellicole. Siamo forse
difronte ad un nuovo movimento che può rilanciare un cinema spesso troppo
bistrattato o legato a ghetti culturali che non ne permettono l’ascesa che
merita. Staremo a vedere. Di sicuro troverete presto la recensione su questo
blog. Consigliato a tutti, nella speranza che possa davvero essere un film che…corre!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/gBye1KgIblk/0.jpg" src="https://www.youtube.com/embed/gBye1KgIblk?feature=player_embedded" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Mister Chocolat&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Rafael Padilla,
alias Chocolat, è stato il primo artista nero della Francia a calcare un palco
come prim’attore. La sua storia, incredibile e favolosa, viene narrata nel
nuovo film di Roschdy Zem, con l’aiuto e il fisico di Omar Sy, indimenticabile
protagonista di &amp;nbsp;“Quasi Amici”. La sua
presenza nel film è già una piccola garanzia, basta guardare il trailer qui
sotto per capire il perché. La storia di Padilla aspettava solo di essere
raccontata, sembra quasi inventata. Ci troviamo di nuovo davanti a dissidi
razziali, rabbie represse e ignoranza di massa. Film come questi devono
meritare più spazio nelle sale anche solo per il messaggio che cercano di
tramandare. E perché nella giornata di tutti noi, in qualsiasi modo sia andata,
un sorriso coinvolgente come quello di Sy è quasi necessario. Per coloro che
hanno voglia di ridere e commuoversi contemporaneamente, guardando un bel film.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/OPonT3UkXr0/0.jpg" src="https://www.youtube.com/embed/OPonT3UkXr0?feature=player_embedded" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Grimsby – Attenti
a quell’altro&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Due fratelli,
separati alla nascita, uno è una spia/killer dell’ MI6, l’altro..beh l’altro è
Sacha Baron Cohen. Torna l’irriverente padre di Borat con l’ennesima commedia
fuori dagli schemi, volgare e, questa volta, molto pirotecnica. La comicità
dell’attore, regista e sceneggiatore inglese è spesso capace di dividere i
giudizi degli spettatori e dei critici. Questa volta lo affianca un duro fatto
e finito come Mark Strong, che verrà messo a dura prova dal folle fratello. Non
mancheranno i momenti imbarazzanti. Dietro la macchina da presa, Luis
Leterrier, regista di Now You Can See Me e il non proprio indimenticabile,
Scontro fra titani. Speriamo che l’esagitato Sacha Baron Cohen non ecceda
troppo nella banalità comica, perché l’accoppiata con Strong può essere capace
di creare una buona alchimia. Per una serata di puro svago senza dover per
forza pensare…alla trama!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/dewL4yurSJk/0.jpg" src="https://www.youtube.com/embed/dewL4yurSJk?feature=player_embedded" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/mmItcGKAjCo/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Heidi</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2016/04/heidi.html</link><category>Alain Gsponer</category><category>Anuk Steffen</category><category>Bruno Ganz</category><category>Heidi</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Thu, 7 Apr 2016 16:28:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-5560092242688913602</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhUKG9a5k5IKMCS0wSxbhyphenhyphen5RJOB5S_jlBHxd0fFhEXq9VPa0kj-AJBvN5AksQ2fDCV-pqtSL5RqRBuwHFARVEn8Y_ei4KH2Ee9slSwfXiYIuaq79CiDpuvzSk3CiJ266IlIP9eSUg/s1600/heidi.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhUKG9a5k5IKMCS0wSxbhyphenhyphen5RJOB5S_jlBHxd0fFhEXq9VPa0kj-AJBvN5AksQ2fDCV-pqtSL5RqRBuwHFARVEn8Y_ei4KH2Ee9slSwfXiYIuaq79CiDpuvzSk3CiJ266IlIP9eSUg/s320/heidi.jpg" width="222" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Heidi è,
probabilmente, una tra le vicende più conosciute di sempre, capace di
appassionare diverse generazioni. Di sicuro questa longevità è data dai temi
sempre attuali che ne percorrono il sotto testo narrativo: la natura che vince
sull’industrializzazione e il progresso della città, l’amicizia oltre ogni
differenza sociale e la capacità di affrontare con semplice positività la vita
e le sue difficoltà. Il cartone animato degli anni 80, che annoverava Miyazaki
tra i suoi disegnatori, veleggiava su tali basi, costruendo una storia molto
simile al romanzo originale di Johanna Spyri, attenuandone però i toni cupi e
dando più spazio a diversi personaggi, come l’amico Peter. Il film di Alain
Gsponer sceglie di seguire la strada intrapresa dalla serie animata,
lasciandosi alle spalle qualsiasi possibile legame con eventi tragici, le
perdite dei genitori da parte della piccola Heidi o le tragedie sofferte dal
dottor Classen sono solamente accennate se non totalmente eliminate. Lo scopo è
quello di narrare ne più ne meno la vicenda della piccola svizzera, capace di
sciogliere i cuori più gelidi, come quello del ruvido e solitario nonno, con un
semplice sorriso. E in questo, la scelta della giovane Anuk Steffen è perfetta:
ragazzina dal viso vivace e con un sorriso coinvolgente, riesce a dare al
personaggio di Heidi quella naturale affinità che evita di far pesare un film
non propriamente dinamico e, spesso, un po’ prevedibile. Certo, la storia è
nota ed arcinota, ma il vero errore del regista è quello di creare un riassunto
di quella storia, concentrato in meno di due ore, senza personali varianti alla
linearità del plot originale. Una gioia per chi è stato amante della serie e
non aspettava altro che una versione cinematografica, ma sicuramente un limite
per chi cerca qualcosa di più. Peccato per il poco tempo concesso a Bruno Ganz
che interpreta i panni del nonno di Heidi, sempre un piacere vederlo in
qualsiasi parte, con qualsiasi vestito e con qualsiasi barba possibile.
Stupendi i paesaggi svizzeri, cornice ideale delle lunghe camminate al pascolo
di Heidi e Peter, che non hanno bisogno di effetti speciali per darci l’idea
che lì, così in alto, tutto sia più buono e salutare. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Un film, quindi,
per una serata senza pensieri ne grandi aspettative, da godersi così come lo
scorrere placido di un ruscello di montagna, sotto il sole caldo dell’estate.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhUKG9a5k5IKMCS0wSxbhyphenhyphen5RJOB5S_jlBHxd0fFhEXq9VPa0kj-AJBvN5AksQ2fDCV-pqtSL5RqRBuwHFARVEn8Y_ei4KH2Ee9slSwfXiYIuaq79CiDpuvzSk3CiJ266IlIP9eSUg/s72-c/heidi.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Batman v Superman: Dawn of Justice</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2016/03/batman-v-superman-dawn-of-justice.html</link><category>Batman</category><category>Batman v Superman: Dawn of Justice</category><category>Ben Affleck</category><category>DC</category><category>Henry Cavill</category><category>Jesse Eisenberg</category><category>Superman</category><category>Zack Snyder</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Fri, 25 Mar 2016 11:13:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-3233048751640645039</guid><description>&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjg9bdz-YNabSN0PXeBwFLTtMDd9uYQrqnhrw2vG8-fIxEADjnyii69eqZBKWq609tb-6qVEYjcM8dt9s5BT5mk3oMwy-OMJjMo1MsbQ8IPaSfH109fBDHHkVDIaLfNLinhU8RBUA/s1600/batman-v-superman-dawn-justice-post1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="265" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjg9bdz-YNabSN0PXeBwFLTtMDd9uYQrqnhrw2vG8-fIxEADjnyii69eqZBKWq609tb-6qVEYjcM8dt9s5BT5mk3oMwy-OMJjMo1MsbQ8IPaSfH109fBDHHkVDIaLfNLinhU8RBUA/s400/batman-v-superman-dawn-justice-post1.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Diciamolo subito,
non è il film de «&amp;nbsp;Il ritorno del cavaliere oscuro&amp;nbsp;» di Miller. E
nemmeno il Doomsday de “La morte di Superman”, ci troverete. Quindi se vi
aspettate questo, evitate di continuare a leggere e di entrare in sala per
questa pellicola. Se invece volete vedervi un bel film, fate entrambe le cose.
Snyder firma, forse, il suo miglior lavoro e lo fa presentandoci un duello dal
sentore mitologico, classico. Dove degli dei o semi tali, si scontrano,
entrambi caparbi nelle loro ragioni, entrambi mossi da ideali inconfutabili, ma
giostrati e manipolati dal male che solo una mente totalmente umana può
concepire. Laddove gli uomini fattisi Dio si sfidano per un bene supremo, il
cancro dell’umanità si rivela la cattiveria e l’arroganza pura del nostro
popolo terreno. Superman, luce e faro di chi ha perso ogni speranza,
raffigurato come mai nei film precedenti simile ad un cristo che cammina tra
noi mortali, dimostra che la sua mente non è priva di dubbi e il corpo d’acciaio
viene contrapposto alla caducità dell’anima. Batman, vecchio e stanco, che si
prepara a quella che potrà essere la sua ultima impresa, un novello Ettore
pronto a sfidare l’imbattibile Achille. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Zack Snyder torna
alle origini del mito fumettistico, ma con un sapore moderno dettato da quella
capacità di sbagliare che anche questi super-uomini scoprono di avere. Di
sanguinare, di cadere, di scendere in un baratro difficile da risalire. Il
regista di Watchman sa benissimo come mostrarci le loro fragilità, lo aiutano
una fotografia ed un montaggio semplicemente perfetti uniti ad una colonna
sonora sorprendente. Ma la chicca del film sta nel riuscire a piantare le basi
del futuro prossimo della DC comics in pellicola, inserendo non solo Wonder
Woman, ma i primi germogli della futura Justice League con eleganza e senza
dover aspettare la fine dei titoli di coda, in pieno Marvel style. Ben Affleck,
criticatissimo nel web senza nessun apparente motivo se non quello del
pregiudizio, ci offre un Batman cupo e distrutto come forse nessuno mai prima
di lui. Vince la sua personale sfida a tutto e tutti, portando sullo schermo un
Bruce&amp;nbsp; Wayne più reale di quelli visti in
precedenza, dandogli quel tocco di malinconia che ben si addice al clima
decadente di Gotham e di tutto il film. Henry Cavill mantiene il personaggio
visto in “L’uomo d’acciaio”, un Kyptoniano che vive il suo ruolo di semidio con
dolore ma capace di sovrapporre le sue responsabilità verso il suo mondo alle più
normali necessità del cuore, perché capisce che quel “suo mondo” è il suo
cuore. Infine un nuovo Lex Luthor, interpretato da Jesse Eisenberg, forse un po’
troppo sopra le righe, come recitazione, creando un misto tra il folle
miliardario criminale, dalla parlantina colta e sagace, con un joker senza
trucco. Alla fine il risultato è piacevole e non stona nel comparto globale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Nei titoli di
coda si legge un ringraziamento a Frank Miller e altri grandi autori passati
tra le pagine DC. Snyder omaggia il “maestro” con alcune battute prese paro
paro dalle sue pagine ed un paio di inquadrature/citazione. Ma è tutto qui il
suo legame con il volume sopracitato. Ed è giusto così. Perché questo è un
altro mondo, questo è il SUO mondo. L’universo DC ha sferrato un colpo molto
forte nella battaglia al botteghino con la casa di Stan Lee, la Marvel. Siamo
usciti dalla trilogia libera di Nolan, indipendente visione di un regista che
aveva altro in mente e meno responsabilità di continuity. Snyder centra l’obiettivo
e lo fa con un film bello e coinvolgente. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Nella guerra fra
Titani, vince il piccolo uomo dietro la macchina da presa.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjg9bdz-YNabSN0PXeBwFLTtMDd9uYQrqnhrw2vG8-fIxEADjnyii69eqZBKWq609tb-6qVEYjcM8dt9s5BT5mk3oMwy-OMJjMo1MsbQ8IPaSfH109fBDHHkVDIaLfNLinhU8RBUA/s72-c/batman-v-superman-dawn-justice-post1.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>I consigli del giovedì…al venerdì !</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2016/03/i-consigli-del-giovedial-venerdi.html</link><category>Brooklyn</category><category>frankenstein</category><category>la corte</category><category>nick horby</category><category>robert redford</category><category>truth</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Fri, 18 Mar 2016 18:26:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-3601105953223454107</guid><description>&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Con un giorno di
ritardo, ecco i consigli del blog per il we!Senza perdere altro tempo…partiamo!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;Brooklyn&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Divisa tra
Irlanda e America, la storia di Eilis scritta da Nick Horby, autore di
capolavori letterari come Febbre a 90 o Alta Fedeltà. Da un paesino dell’isola
verde al caos di Brooklyn, tra amori e doveri famigliari, la giovane esule
dovrà fare una scelta che deciderà il corso della sua vita. Dopo aver commosso
i festival di Torino, New York e Toronto, sbarca (è proprio il caso di dirlo)
nelle nostre sale il film candidato a tre premi oscar, uno dei quali vede
coinvolta la giovane protagonista Saoirse Ronan, ammirata nel bellissimo “Amabili
resti” e in “Gran Budapest Hotel”. Melò sulla carta, ma con Horby alla
scrittura ci si può aspettare di tutto. Dirige John Crowley. Per chi cerca una
storia dal sapore classico, dove non sempre l’amore sia scontato che vinca.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;iframe allowfullscreen="" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/RDKVCyL-knU/0.jpg" frameborder="0" height="266" src="https://www.youtube.com/embed/RDKVCyL-knU?feature=player_embedded" width="320"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;Truth&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;Sulla scia del
successo de “Il caso Spotlight”, un altro film di stampo giornalistico e tratto
da una storia realmente accaduta. Si parla di Bush e del caso creato dal
servizio di 60 Minutes in cui s’indagava sull’allora presidente americano e di
un episodio di trascuratezza quando era pilota della guardia nazionale dell’aeronautica
del Texas. Caso che a poche ore si capovolse contro i giornalisti e l’emittente.
Robert Redford, che ormai vanta diversi ruoli da giornalista navigato, insieme
a Cate Balnchett, danno volto ai protagonisti di questo thiller, spalleggiati
da Topher Grace e Dennis Quaid. Diretti all’esordio da James Vanderbilt,
apprezzato sceneggiatore di Zodiac. Quello che ci si aspetta è di vedere un
buon film che racconti quanto sia caro, in America e non solo, il prezzo della
verità per chi svolge uno dei lavori più scomodi del mondo. A chi ama le storie
di lotta al potere con la forza delle notizie. E chi accetta che spesso si
perdano queste impari battaglie.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
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&lt;iframe allowfullscreen="" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/a7MsiLxfR6Q/0.jpg" frameborder="0" height="266" src="https://www.youtube.com/embed/a7MsiLxfR6Q?feature=player_embedded" width="320"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;La corte&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Dalla Francia,
arriva questo film d’amore travagliato e non corrisposto. Xavier, giudice
inflessibile e anche un po’ bastardo, si ritrova davanti, nella giuria popolare
presente ad una sua udienza, la donna per cui aveva perso la testa anni prima e
l’unica che abbia mai amato. Ma non sempre l’amore trova un doppio senso di
marcia. Fabrice Luchini e Sidse Babett Knudsen ci conducono in questo ballo tra
giustizia e amore, equilibrio e passione, attraverso una pellicola vincitrice
del premio come miglior sceneggiatura e quello per miglior attore al 72esimo
Festival di Venezia. Quasi tutto ambientato in un aula di tribunale, tra
processi umani e legali intricati, ma narrati con leggerezza da Christian
Vincent. Sicuramente la chicca della settimana, perché spesso il cosiddetto “cinema
d’autore” meriterebbe maggiore spazio tra le programmazioni nei nostri cinema.
Consigliato a tutti! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/szmlsrGD1ug/0.jpg" src="https://www.youtube.com/embed/szmlsrGD1ug?feature=player_embedded" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;Frankenstein&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Si chiude con un
classicone rimodernato: Frankenstein. Ambientato ai giorni nostri, nella città
degli angeli e tutto dal punto di vista del “mostro”, interpretato da Xavier
Samuel. Inutile qui scrivere la trama, che da Mery Shelley prende tutto o
quasi. Nel cast anche il Danny Huston strepitoso Walter di Fringe e la sempre
bella Carrie-Anne Moss (nei cuori di tutti ancora Trinity). Cosa ci si potrebbe
aspettare da questa ennesima versione del mostro risorto dall’arcinoto
scienziato visionario? Di sicuro che la scelta registica permetterà di vedere
come tale creatura vede il mondo che lo circonda e se la nuova società sarà un
posto migliore dove potersi integrare, tra reietti ed emarginati come lui. Le
speranze che questo film di Bernard Rose possa lasciare un segno rispetto ai
suoi molti fallimentari predecessori è fievole, ma il bello del cinema risiede
anche in queste ipotetiche sorprese. Per coloro che hanno voglia di una serata
più leggera rispetto ai precedenti titoli citati e che credono che la presenza
di Huston giustifichi il prezzo del biglietto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Buona visione da
K-Factor!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/RDKVCyL-knU/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>I consigli del giovedì</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2016/03/i-consigli-del-giovedi_10.html</link><category>Andrew Haigh</category><category>Ave</category><category>Cesare!</category><category>Channing Tatum</category><category>Chris New</category><category>Ethan Coen</category><category>George Clooney</category><category>Joel Coen</category><category>Josh Brolin</category><category>Ralph Finnes</category><category>Scarlett Johansson</category><category>The Divergent Series: Allegiant</category><category>Tom Cullen</category><category>Weekend</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Thu, 10 Mar 2016 18:54:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-2844183471093742265</guid><description>&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Nuova settimana e
nuove uscite&amp;nbsp;!Ecco i preziosi consigli di visione per le vostre serata al
cinema. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Ave, Cesare!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;A tre anni dal
loro bellissimo “A proposito di Davis”, tornano i fratelli Coen, con una
commedia corale in piena linea con il loro stile ammirato ai tempi de “Il Grande
Lebowsky”. Cast ricco per narrare la storia di Eddie Mannix, factotum dello
studio Capitol Pictures alle prese con divi egocentrici, perfidi produttori e
il rapimento di una delle star di punta dell’imminente film in produzione.
Epopea meta-cinematografica, incastri tra realtà e finzione conditi dalla
comicità tipica dei due fratelli registi e sceneggiatori. Josh Brolin, Ralph
Finnes, George Clooney, Channing Tatum, Scarlett Johansson tra i tanti nomi
presenti nella pellicola. E’ dal 2008, dai tempi di “Burn After Reading” che
Joel ed Ethan non producono una commedia pura, quindi l’attesa per questo film
è sicuramente alta. Personalmente non sono mai rimasto deluso dai loro lavori,
sempre capaci di approfondire le sfaccettature dell’animo umano, mascherando
questa ricerca con sagacia e satira all’apparenza superficiale, ma in realtà
mai banale. Per chiunque abbia voglia di una serata divertente di grande cinema
e scrittura.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/LWb0JYHCtVs/0.jpg" src="https://www.youtube.com/embed/LWb0JYHCtVs?feature=player_embedded" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;The Divergent
Series: Allegiant&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Terzo capitolo
della saga “The Divergent”, terza avventura per Tris, Quattro, Christina,
Peter, Tori e Caleb. Si allarga il mondo dei protagonisti che escono dalle mura
di Chicago, ormai in piena guerra civile. Al di là della recinzione dovranno
sopravvivere al deserto tossico Fringe, fuggendo dai loro inseguitori. S’imbatteranno
nel Dipartimento di Sanità Genetica, ma non tutto, ovviamente, sarà come
sembra. Ennesima saga cinematografica tratta da un best seller prettamente per
un pubblico teen, distante dalla pacchianeria e dalla banalità di Twilight,
ma inferiore al più adulto Hunger Games, Divergent mixa discretamente l’azione
e l’impegno politico/sociale con le emozioni adolescenziali dei suoi
protagonisti. I precedenti film si lasciavano guardare senza infamia ne lode,
probabilmente Robert Schwentke manterrà la linea iniziata con “Insurgent” ,
svolgendo il compito affidatogli per portare a conclusione, nel 2017, la saga.
Shailene Woodley e Theo James i protagonisti assoluti di questo young adult
distopico, affiancati ancora da Naomi Watts ma senza Kate Winslet, algida
villain dei precedenti capitoli. Agli amanti della saga e per chi la sta
seguendo senza aspettarsi nulla di più di quello già visto fare a Katniss
Everdeen.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/iqJqy8D8zK0/0.jpg" src="https://www.youtube.com/embed/iqJqy8D8zK0?feature=player_embedded" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Weekend&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Un locale come
tanti, un incontro casuale e una notte di passione. Russell e Glen si
risvegliano uno accanto all’altro la mattina dopo e quella che sembrava un’avventura
singola, diventa un week end di confronti, rivelazioni, confidenze tra i due. E
qualcosa di diverso nasce fra di loro. Andrew Haigh, dopo il sorprendente “45
anni”, affronta una storia completamente diversa, per età e contesto. Questo “Weekend”
non racconta, però, un amore omosessuale con fini sociali o politici,
semplicemente narra di una storia d’amore, nata per caso e cresciuta con forza.
Tom Cullen e Chris New a dare volto e anima ai due protagonisti. Delicato, dal
richiamo classico, questo film girato con budget bassissimo porterà sicure
lacrime in sala da parte dei più sensibili. Dedicato a chi ama il cinema
sentimentale, coinvolgente e passionale, con un tocco di stile barocco.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/zn2dDHPK17E/0.jpg" src="https://www.youtube.com/embed/zn2dDHPK17E?feature=player_embedded" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Spero vi siano
stati utili i consigli del giovedi e come sempre, buona visione!&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/LWb0JYHCtVs/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Pellicole con la gonna</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2016/03/pellicole-con-la-gonna.html</link><category>Jane Campion</category><category>Kathryn Bigelow</category><category>Lina Wertmuller</category><category>Shrin Neshat</category><category>Sofia Coppola</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Tue, 8 Mar 2016 19:40:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-8549704697607492306</guid><description>&lt;div class="MsoNormal"&gt;
Cercando di
rendere omaggio al mondo femminile, sperando non ci si ricordi di farlo solo l’8
marzo, ecco un piccolo elenco di cinque registe dallo sguardo differente, ma
capaci di una forza visiva dotata di profondità e analisi, che molti colleghi uomini possono solo ammirare. Nonostante le difficoltà di uno star system maschilista, le loro
carriere dimostrano che il gentil sesso non esiste..&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiNXO3whWa9JWZXLVuGAO1Y7Y_25M4ZLBxrtG89f5OYouVigtLoGOang5Unhqn0gSFE0KgHsVeL4iKUY9oFYAsVNhhuYXgorkwGnVuevcG5Ad_52L8WGLX7ypXZwtMySoAaLdX-MQ/s1600/lina.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiNXO3whWa9JWZXLVuGAO1Y7Y_25M4ZLBxrtG89f5OYouVigtLoGOang5Unhqn0gSFE0KgHsVeL4iKUY9oFYAsVNhhuYXgorkwGnVuevcG5Ad_52L8WGLX7ypXZwtMySoAaLdX-MQ/s1600/lina.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;Lina Wertmuller&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Geniale,
meravigliosa, cinica, anarchica. Lina Wertmuller rappresenta uno dei punti più
alti del cinema italiano. Con le sue commedie amare, fotografie spietate di una
società povera destinata alla mediocrità imposta dal potere, ha dimostrato un
impegno sociale e politico come pochi autori del bel paese. Romana di nascita e
apprendista con Fellini, la Wertmuller è stata la prima donna ad essere
candidata all’oscar per la miglior regia, nel 1977, con “Pasqualino settebellezze”.
Insieme a Giancarlo Giannini firma un sodalizio che resterà indelebile nella storia
del cinema nostrano, inanellando capolavori che andrebbero proiettati nelle
scuole di sceneggiatura. Indimenticabile la coppia Giannini-Melato e il film “Travolti
da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, dove la lotta tra le classi
sociali inverte i suoi fattori più volte, ottenendo sempre lo stesso, triste, risultato
finale. Sintesi di un cinema impegnato e capace di una satira che, negli anni,
è andata svilendosi in cinepanettoni con vacanze esotiche dalle fiacche battute
senza contenuto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhgiGOT3kOfSQuz4iLJ85OpJ2-S0ZP9v0-8PJJr5lV2Nq2qZONfGwZQwnUVzzQpK8IWYPH_R81L9huDZwD1x-LmPgb-8ktxPxFWiEbpKmzOxFLy_mLnpRmmjrey4UT8TVF1BUNrXg/s1600/Kathryn-Bigelow-kathryn-bigelow-19479373-994-1029.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhgiGOT3kOfSQuz4iLJ85OpJ2-S0ZP9v0-8PJJr5lV2Nq2qZONfGwZQwnUVzzQpK8IWYPH_R81L9huDZwD1x-LmPgb-8ktxPxFWiEbpKmzOxFLy_mLnpRmmjrey4UT8TVF1BUNrXg/s200/Kathryn-Bigelow-kathryn-bigelow-19479373-994-1029.jpg" width="193" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;Kathryn Bigelow&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Nel 2010, durante
la notte degli Oscar, Barbara Streisand consegna l’oscar per la miglior regia
alla prima ed unica donna a riceverlo: Kathryn Bigelow. La regista statunitense
rappresenta il caso estremo dell’indifferenza di hollywood nei confronti del
girl power. Vince con un film che narra le vicende degli artificieri dell’esercito
americano in Iraq e della loro difficile condizione. Ma in verità aveva già
vinto moralmente nei confronti dell’academy anni prima con quel capolavoro di
azione e testosterone che era Point Break. Viene definita una regista “con le
palle”, per la sua linea action e per i personaggi dal forte carattere, sempre
immersi in vicende più grandi di loro. Probabilmente avrebbe bissato il succeso anche con
Zero Dark Thirty nel 2013, se non fosse stato troppo progressista premiarla due volte. Tra
la sua filmografia, segnalo il forse meno noto K-19, con Harrison Ford e Liam
Neeson. Film di onore e carattere, girato in un mondo dove in tanti han
fallito, soffocati dalla claustrofobia degli abissi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhE2ENPELVRLlFe5k6pSxLywW_v7iDT0o2pbP4T0o3GiT2SY7cIFojofSPsQiu5BFE6OJKQ-Nb2GNIG1CmXdMTtJbAlwC5c3q6bEqkqp7XcqV7xKKzX0ER2ZUNQlvif2gdJ1jI92w/s1600/p63-sofia-coppola-vogue-mario-sorrenti_b.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhE2ENPELVRLlFe5k6pSxLywW_v7iDT0o2pbP4T0o3GiT2SY7cIFojofSPsQiu5BFE6OJKQ-Nb2GNIG1CmXdMTtJbAlwC5c3q6bEqkqp7XcqV7xKKzX0ER2ZUNQlvif2gdJ1jI92w/s320/p63-sofia-coppola-vogue-mario-sorrenti_b.jpg" width="213" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;Sofia Coppola&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Il film che mi ha
completamente sconvolto, tanto da dovermelo vedere diverse volte di seguito, è
stato Lost in traslation. Figlia di cotanto padre, Sofia sceglie però una
strada diversa, fatta di tempi dilatati come i dilemmi dei suoi personaggi,
spesso molto silenziosi e schivi nei confronti del prossimo. Ovviamente con l’unica
eccezione per Marie Antoinette, dove mescola pop e vintage in un quadro in
continuo movimento. In bacheca ha già potuto mettere in bella mostra un oscar,
un golden globe e un leone d’oro. Anche lei, come molte colleghe, nonostante il
nome, ha dovuto farsi strada tra le stanze dorate delle produzioni che contano,
anche se la critica l’accolse molto bene fin dal primo lungometraggio, Il
giardino delle vergini suicide. I suoi personaggi femminili, sono figure
trascinanti, filmocentriche, ma che nascondono una profonda malinconia. Forse,
più di molte altre registe, è Sofia Coppola quella che riesce ad esprimere
meglio la condizione della donna nella società odierna e lo fa con eleganza,
con diretta dolcezza. Ha curato anche la regia del recente A very Murray
Christmas filmtv/show televisivo, primo esperimento di Netflix.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg0StIV1v8YR87LpiVPd0l2H3xyCSWFsK5W65AiuEbQ9w-55pJ-n6pZjBaXm31wclsLA7nyyR79ZjS5VSJvmwA_LNfvZDqApeNI_7fSNlt4kQZKBGabVtSEuUNAHp0237Qi56PL4g/s1600/jane.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="249" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg0StIV1v8YR87LpiVPd0l2H3xyCSWFsK5W65AiuEbQ9w-55pJ-n6pZjBaXm31wclsLA7nyyR79ZjS5VSJvmwA_LNfvZDqApeNI_7fSNlt4kQZKBGabVtSEuUNAHp0237Qi56PL4g/s320/jane.png" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;Jane Campion&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Quentin Tarantino
scrisse una lettera a Jane Campion per ringraziarla e complimentarsi con lei
per “Bright Star”, definendolo il suo film migliore e la storia d’amore più
reale presentata su schermo. Se si trattasse di un esordiente avremmo di sicuro
la frase del folle regista presente sui cartelloni del film in questione, ma la
Campion non è certo di primo pelo e tra gli altri premi, può annoverare un oscar per la sceneggiatura e una palma d’oro.
Nonostante la lunga attività, nella sua filmografia non vi sono tantissimi
titoli in elenco, ma ciò non diminuisce la sua genialità. Tagliente e lucida nel
mettere in scena sia storie contemporanee che in costume. Dallo stile molto
personale e che si avvicina tanto ai maestri del cinema europeo, ma mantenendo
quella maestosità che solo le grandi produzioni d’oltre oceano riescono ad
ottenere. Spesso bistrattata dalla critica maschile, Jane Campion ci offre
donne spigolose, misteriose e non sempre piacevoli alle menti più puritane o
incapaci di andare nel profondo dell’anima. Ma è anche capace di mostrarci
momento di totale e completo abbandono alla tenerezza e ai gesti più semplici.
Oltre al già citato Bright Star, si consiglia assolutamente Lezioni di Piano e
Ritratto di Signora. Da riscoprire sicuramente per chi non la conosce.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-iiNEdBY_IqozMTra6pFBfi_2lFUFdSofLyyz1VQ3V2Hx3DULkZ0oA3tauU93E3fG5O8aVw7uhz3Zm7ZtaHjciD8Z0A3JIz1SInzt3W5CRFqqQyYqquWf4aEWLEi-zDvK00hZeQ/s1600/ShirinNeshat_0.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-iiNEdBY_IqozMTra6pFBfi_2lFUFdSofLyyz1VQ3V2Hx3DULkZ0oA3tauU93E3fG5O8aVw7uhz3Zm7ZtaHjciD8Z0A3JIz1SInzt3W5CRFqqQyYqquWf4aEWLEi-zDvK00hZeQ/s320/ShirinNeshat_0.jpg" width="258" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Shrin Neshat&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Più fotografa e
video-artista che regista, Shrin Neshat ha varcato la soglia del mondo del
cinema con un film, Donne senza uomini, vincitore nel 2009 del leone d’argento
alla mostra del cinema di Venezia. Da sempre impegnata nella ricerca dell’evoluzione
sociale della cultura islamica, con un’attenzione alla difficile condizione
della donna, non con fini politici o di critica, ma mantenendo uno sguardo di
rispetto per ogni tipo di tradizione. Nei suoi lavori come fotografa ha sempre
mostrato la condizione di sottomissione di coloro che subiscono la violenza e
il terrorismo. Entra nella playlist per l’impegno artistico, sociale e
culturale che dovrebbe emergere meglio agli occhi del grande pubblico, per poter insegnare che i punti di vista
sono tanti e che, prima di criticarli o demonizzarli, i popoli van compresi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;
"Per tutte le violenze consumate su di Lei,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="font-stretch: normal; text-align: center;"&gt;
per tutte le umiliazioni che ha subìto,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="font-stretch: normal; text-align: center;"&gt;
per il suo corpo che avete sfruttato,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="font-stretch: normal; text-align: center;"&gt;
per la sua intelligenza che avete calpestato,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="font-stretch: normal; text-align: center;"&gt;
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="font-stretch: normal; text-align: center;"&gt;
per la libertà che le avete negato,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="font-stretch: normal; text-align: center;"&gt;
per la bocca che le avete tappato,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="font-stretch: normal; text-align: center;"&gt;
per le ali che le avete tagliato,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="font-stretch: normal; text-align: center;"&gt;
per tutto questo:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="font-stretch: normal; text-align: center;"&gt;
in piedi Signori,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="font-stretch: normal; text-align: center;"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;davanti a una Donna!"&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="font-stretch: normal; text-align: center;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="font-stretch: normal; text-align: center;"&gt;
William Shakespeare&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiNXO3whWa9JWZXLVuGAO1Y7Y_25M4ZLBxrtG89f5OYouVigtLoGOang5Unhqn0gSFE0KgHsVeL4iKUY9oFYAsVNhhuYXgorkwGnVuevcG5Ad_52L8WGLX7ypXZwtMySoAaLdX-MQ/s72-c/lina.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Non si sevizia un..film originale!</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2016/03/non-si-sevizia-unfilm-originale.html</link><category>Beetlejuice</category><category>bill murray</category><category>Blade Runner</category><category>Bruce Willis</category><category>Denis Villeneuve</category><category>Die Hard</category><category>Ghostbusters</category><category>Harrison Ford</category><category>John Mc Tiernan</category><category>Len Wiseman</category><category>Predator</category><category>Ridely Scott</category><category>Shane Black</category><category>Tim Burton</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Sat, 5 Mar 2016 13:19:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-2591776398948470641</guid><description>&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Con l’uscita del
trailer del nuovo Ghostbusters, che ha scatenato ridde di commenti online,
vorrei provare a fare una lista con possibili aspettative, dei prossimi film in
uscita o solo annunciati, classificabili nelle temutissime definizione di
reboot, sequel e prequel.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Ghostbusters 2015&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Ebbene partiamo
proprio dal più imminente. E’ forse necessario citare gli originali? Direi di
sì’, perché ciò che sfugge ai più, è che queste operazioni commerciali hanno in
primis lo scopo di creare una nuova generazione di fans, sulle orme di chi li
ha preceduti e per anni ha raccontato loro le emozioni provate con i film
originali visti al cinema che han creato veri e propri miti. Ghostbusters I e
II, narrano le avventure di quattro improbabili acchiappafantasmi, scienziati
prima di tutto, dapprima etichettati come ciarlatani, ma che pian piano
conquisteranno il loro riscatto mediatico. I film, uno del 1984 e l’altro
dell’89, entrambi diretti da Ivan Reitman, avevano come protagonisti
principali: Bill Murray, Dan Aykroyd, Harold Ramis e Ernie Hudson. Si trattava
di uno dei tanti figli cinematografici di quella fucina di talenti che era il
Saturday Night Live. Se non avete mai visto nessuno dei due film, andate
subito, tipo ora, a recuperarli per evitare di perdervi uno dei momenti
migliori della commedia americana. Uscirà quest’anno il remake/reboot tutto al
femminile, temutissimo, chiacchierato, criticato da tutti o quasi gli amanti
dell’originale. Credo di potermi annoverare fra di loro, ma benchè abbia i miei
dubbi sull’operazione, credo che il trailer (che vi metto qui sotto) uscito il
3 marzo per la prima volta, non sia affatto male e che sia veramente presto per
denigrarlo. La scelta di un cast tutto al femminile non è affatto errata, dato
che era praticamente impossibile sostituire il quartetto originale nei cuori
degli appassionati. Solo Bill Murray vale una dozzina di attuali attori comici.
Quindi invertire l’ordine delle cose non è male, come punto di partenza,
incrociare i flussi sì. Attendiamo fiduciosi, per ora l’alchimia delle
protagoniste sembra ben combinata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/w3ugHP-yZXw/0.jpg" src="https://www.youtube.com/embed/w3ugHP-yZXw?feature=player_embedded" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Blade Runner 2&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Ebbene, se non
bastasse l’azzardo tentato da Ridley Scott nel rimettere mano al capolavoro
Alien, con il discutibile Prometheus e i suoi futuri seguiti, ora è
ufficialmente iniziata la produzione per il sequel di Blade Runner. Vera e
propria icona della fantascienza in pellicola, l’originale risale all’anno
1982. Rick Deckard, poliziotto fuori servizio, accetta l’incarico di dare la
caccia ad un gruppo di replicanti che, dopo una fuga, si nascondono a Los
Angeles, capitanati da Roy Batty. Anche qui evito di approfondire la trama dato
che credo esistano forse tre o quattro persone al mondo a non averlo mai visto.
Basta citare…Ho visto cose che voi umani potete solo immaginare..Se parliamo di
mito e di fans, qui siamo ai livelli di uno stadio pieno durante la partita
della propria nazionale. Harrison Ford confermato nel cast al fianco del
giovane Ryan Gosling. Basterà a fare di questo sequel una nuova pietra miliare
del cinema di genere? Dietro la macchina da presa ci sarà il bravo Denis
Villeneuve. Scopriremo se odiarli tutti in blocco il 18 gennaio 2018. Il futuro
è qui.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/tKMiaj4ndj4/0.jpg" src="https://www.youtube.com/embed/tKMiaj4ndj4?feature=player_embedded" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Predator&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;“Ma sei un mostro
schifoso!” con questa semplice frase Arnold Schwarzenegger&amp;nbsp; definiva l’alieno
cacciatore vedendolo senza maschera, nell’ormai mitica pellicola dell’87. Un
action movie horror/fantascientifico, dove l’adrenalina e il testosterone la
facevano da padrone. A nessuno importava chi o cosa fosse la minaccia, da dove
venisse o perché fosse così presa dalla caccia all’uomo. John Mc Tiernan
costruì un film che si calava perfettamente nel genere caro agli spettatori
degli anni 80/90, dove l’azione e la presenza di personaggi tutto muscoli e
battuta pronta non necessitavano di trame elaborate o esistenzialiste. Diversi
i seguiti e una specie di reboot nel 2010 con Adrien Brody, ma che non ebbe il
successo sperato. Ora al timone verrà messo Shane Black, autore tra gli altri
di Arma Letale, Iron Man 3 e L’ultimo dei boyscout, ma soprattutto interprete
di Hawkins nel primo film. Cronologicamente sarebbe il sesto film della saga,
contando anche i vs Alien, ma molti in rete già lo incensano come il vero
sequel di Predator. Anche in questo caso il carico di responsabilità è alto e
le aspettative alle stelle. Speriamo che il regista non si faccia “inghiottire”
dalla foresta come lo storico mercenario che interpretava.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgoj6RxfjS46QI-7E2o2xpvn7UERBs1mc8jpqczvQLUukbYGshTHhZTRHElHULlvJBI-gJHK00oC_05vUahE6bab2GeFjj1lLuGLQ65dmWYei03ywvxwQuYkvZE9qWLLrW5KrZqcQ/s1600/predator_poster.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgoj6RxfjS46QI-7E2o2xpvn7UERBs1mc8jpqczvQLUukbYGshTHhZTRHElHULlvJBI-gJHK00oC_05vUahE6bab2GeFjj1lLuGLQ65dmWYei03ywvxwQuYkvZE9qWLLrW5KrZqcQ/s320/predator_poster.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Beetlejuice 2&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Da diversi anni,
Tim Burton, sta inanellando lavori di mediocre qualità, perdendo molto lo
smalto di un tempo. Beetlejuice, film dell’88, è di sicuro tra i suoi parti
migliori, nato in un periodo prolifico e creativamente elevato. Lo spiritello
porcello, evocabile pronunciandone tre volte il nome, interpretato dall’allora
attore feticcio di Burton, Michael Keaton, era un concentrato di volgarità e
comicità che lasciò il segno nella mente di molti spettatori. Le voci di un
seguito circolano da diverso tempo e lo scorso anno, sia Keaton che Winona
Ryder, hanno lanciato diversi indizi sulla veridicità di quelle voci. Il primo,
dicendo che gli piacerebbe girare un seguito ma solo se il regista restasse
Burton, la seconda, ad agosto scorso, intervistata in un talk show, ammise che
sarebbe tornata a lavorare in una pellicola con il seguito di Beetlejuice. Per
ora Tim Burton è occupato con la post produzione de “La casa per bambini
speciali di Miss Peregrine”, che vedremo verso la fine di settembre. Tutti noi
ci si augura che prenda in mano il seguito dello spiritello irriverente
confermando al mondo di essere ancora il regista geniale di un tempo e
sfruttando anche la voglia di un cast che ha amato molto il suo film originale.
Quindi per aiutarlo non dobbiamo far altro che dire..Beetlejuice Beetlejuice
Beetlejui..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/AQXVHITd1N4/0.jpg" src="https://www.youtube.com/embed/AQXVHITd1N4?feature=player_embedded" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Die Hard Year One&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Arrivato un po’
spompato al quinto capitolo in terra russa, l’agente John McClane necessita di
un restyling non indifferente. Dal primo episodio della saga, risalente al
1988, di anni ne son passati e benchè il buon Bruce Willis sia ancora una
faccia da cazzotti e canottiera sporca di sangue dopo cinque minuti di film,
ringiovanire la serie è una necessità commerciale non indifferente. Sembra
però, che Len Wiseman, a capo del progetto, abbia in testa qualcosa di diverso
dal solito reboot. A confermarlo anche le parole dell’attore che da anni presta
il volto al franchising. L’idea principale è quella di presentare un giovane
McClane, quindi non ancora famoso per le prodezze al Nakatomi Plaza, ma
incrociando il racconto nel passato con una vicenda odierna che vedrà ancora lo
stesso Willis nella parte dell’agente indistruttibile. Quindi una sorta di
reboot/sequel in modo da poter coinvolgere i fans storici e crearne di nuovi.
Probabilmente l’operazione tentata con Die Hard – un buon giorno per morire,
non ha portato i suoi frutti, il figlio di John a fianco del padre è poca cosa
e non crea il giusto appeal. Attendiamo buone nuove. Hippie ya ye!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;iframe width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/TIw72QzJp2Q/0.jpg" src="https://www.youtube.com/embed/TIw72QzJp2Q?feature=player_embedded" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/w3ugHP-yZXw/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Deadpool</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2016/03/deadpool.html</link><category>deadpool</category><category>marvel</category><category>ryan reynolds</category><category>wade wilson</category><category>X-men</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Thu, 3 Mar 2016 23:53:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-6513901302526361625</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEicfYYj28-pZ53jXXy7C7_B2EKWu-7PMVgKtjbaM4rwAsbvyg4-FMIkp2FOaW6bLqpIiIr62dVpk6CcomjWYgtaX-UAPBlEdB_iOoqzdW5dPLLoPLBDFeQsbXCSevhKNmhqMChB4g/s1600/deadpool.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEicfYYj28-pZ53jXXy7C7_B2EKWu-7PMVgKtjbaM4rwAsbvyg4-FMIkp2FOaW6bLqpIiIr62dVpk6CcomjWYgtaX-UAPBlEdB_iOoqzdW5dPLLoPLBDFeQsbXCSevhKNmhqMChB4g/s320/deadpool.jpg" width="219" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Per ogni
compagnia che si rispetti, tra i giochi dei ruoli, non può mancare quello del
buffone. Quell’amico che ha sempre la battuta pronta e la faccia sorridente.
Magari un po’ scurrile, volgare e bruttino. Di solito sublima le sue
frustrazioni e la sua rabbia attraverso l’imbecillità e lo spirito. Bene, ora
prendetelo, dategli un po’ di cose super, forza, rigenerazione, agilità, alta
soglia del dolore e abilità nell’uccidere, sfiguratelo, shakerate e buttatelo nel
mondo Marvel. Il risultato? Deadpool! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;L’antieroe
logorroico di rosso vestito, all’anagrafe Wade Wilson, ex militare cacciato con
disonore dall’esercito, approda finalmente al cinema e lo fa con un film che
rompe letteralmente ogni regola. Grazie al Cavaliere oscuro di carta firmato
Frank Miller o dalle rivisitazioni degli eroi più classici ad opera di Alan
Moore, il mondo fatato dei supereroi ha iniziato ad affrontare le vere
tematiche di una vita vissuta al limite, della legge e della salute mentale.
Sul grande schermo Nolan ha proseguito questo percorso, preceduto anche dagli
X-men di Singer, dando il via ad una serie di film in cui i patemi dell’anima
degli alter ego non incappucciati o mascherati, avevano il sopravvento sull’azione,
diventando il centro dell’indagine registica nei meandri della mente più che
nelle scazzottate contro il villain di turno. Regole, paletti, politically
correct in ogni pellicola ormai essenziali per la stesura di un plot degno di
essere prodotto. Deadpool li prende e li infila nelle carni delle sue vittime
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEimh1Y4lxc1ZwOjymGa2V7eZzVBMAcZgOCY-QEojUhMxdtoYEIeO5EfXl807aj2zy_Lhnw1radtizo7CRYyGWdGdJ-XKvH2JwI3RZzZVS_AdY4i30OMlSVUS2vtRF22XExhFXzIog/s1600/deadpool3.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="134" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEimh1Y4lxc1ZwOjymGa2V7eZzVBMAcZgOCY-QEojUhMxdtoYEIeO5EfXl807aj2zy_Lhnw1radtizo7CRYyGWdGdJ-XKvH2JwI3RZzZVS_AdY4i30OMlSVUS2vtRF22XExhFXzIog/s320/deadpool3.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
sproloquiando delle loro madri o insultandoli con battute di certo non
ripetibili nella stanza d’addestramento del dottor X. Si ride, sempre, per
tutta la durata del film. E con quel “tutta” intendo proprio dai titoli
iniziali alle ormai classiche scene post finale. Ogni qual volta sembri
arrivare il momento commozione o moralmente importante, il caro Wade
prontamente la interrompe inquinandola con parolacce e gestacci dal chiaro
significato. Ed è uno spasso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Qualsiasi analisi
profonda o di significati nascosti sarebbe inutile in questa recensione.
Deadpool va visto perché è puro divertimento, un gioco al quale siamo invitati
a partecipare senza tentennamenti, ricami o perbenismi. E’ la parte nascosta
che vorremmo emergesse durante ogni film Marvel o DC, quell’irriverenza che
chiediamo a qualsiasi super eroe ma che non abbiamo il coraggio di dire ad alta
voce. Non cerca di essere il migliore in quello che fa, cerca di essere l’unico
in quello che fa. E ci riesce.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEigfxwXr-f6UT5bCA6Xt4ilyAdtGtL3znOxNFsXb7zY5wmFBmp981iFykbyq6rWywGshy0pVGKXUFQ6N4A6nGcDDnKKo6_sGv-KaBS4om3SBqUfSE8cpwHGxiQpZ6n9CeTHn8ulUw/s1600/deadpool2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="213" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEigfxwXr-f6UT5bCA6Xt4ilyAdtGtL3znOxNFsXb7zY5wmFBmp981iFykbyq6rWywGshy0pVGKXUFQ6N4A6nGcDDnKKo6_sGv-KaBS4om3SBqUfSE8cpwHGxiQpZ6n9CeTHn8ulUw/s320/deadpool2.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
E’ evidente il divertimento che si cela dietro i
protagonisti e il resto della troupe nel girare un film libero di uscire da
ogni schema conosciuto e di creare nuovi possibili scenari per il futuro dei
comics su pellicola. Mentre scrivo ho già voglia di rivederlo!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Ho amato la
trilogia di Batman di Nolan, non fraintendetemi, ma è bello potersi sedere in
sala e godersi quasi due ore d’ignoranza senza freni. &amp;nbsp;E poi c’è l’unicorno bianco.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Cica, cica!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEicfYYj28-pZ53jXXy7C7_B2EKWu-7PMVgKtjbaM4rwAsbvyg4-FMIkp2FOaW6bLqpIiIr62dVpk6CcomjWYgtaX-UAPBlEdB_iOoqzdW5dPLLoPLBDFeQsbXCSevhKNmhqMChB4g/s72-c/deadpool.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>I consigli del giovedì</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2016/03/i-consigli-del-giovedi.html</link><category>Brian Helgeland</category><category>Brie Larson</category><category>Carey Mulligan</category><category>Emily Browning</category><category>Helena Bonham Carter</category><category>jason Bateman</category><category>Joel Edgerton</category><category>legend</category><category>Lenny Abrahamson</category><category>Meryl Streep</category><category>Rebecca Hall</category><category>room</category><category>Suffragette</category><category>the gift</category><category>tom hardy</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Thu, 3 Mar 2016 00:32:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-3870620481228170725</guid><description>&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Puntuale come la
pioggia quando dite «&amp;nbsp;facciamo una bella passeggiata&amp;nbsp;», ecco il
piccolo gruppetto di film consigliati per questo week end in arrivo!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Legend&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Brian Helgeland,
sceneggiatore premio oscar per “L.A. Confidential”, ci porta nelle strade
londinesi per raccontare la storia dei gemelli Kray, gangster in ascesa nella
malavita della città inglese negli anni ’60. Lotte di potere, omicidi e una
bella donna saranno gli ostacoli lungo la loro strada per la conquista del
territorio. La vera attesa, per questo film, è la doppia interpretazione di Tom
Hardy, chiamato a dar vita ad entrambi i protagonisti, diversi nell’aspetto e
nel carattere. Il trailer mostra già un lavoro attoriale notevole e la speranza
è che possa essere sorretto da un film all’altezza. Nel cast, fiore in mezzo a
tante spine, Emily Browning, ammirata in Sucker Punch e Shangri-la Suite.
Consigliato a chi ama Tom Hardy, che è sempre un buon motivo per entrare in
sale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/sF7VLubOURk/0.jpg" frameborder="0" height="266" src="https://www.youtube.com/embed/sF7VLubOURk?feature=player_embedded" width="320"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Regali da uno
sconosciuto – The Gift&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Tralasciando l’inutile
ed errato titolo italiano, The Gift potrebbe essere la sorpresa nascosta di
questa settimana. A seguito di un incontro casuale, Simon e Robyn, entrano in
un vortice di tensione generato da Gordo, inizialmente cordiale e amichevole,
che si rivelerà avere ben altre intenzioni. Ma qualcosa si nasconde nel passato
dei protagonisti. Jason Bateman, Rebecca Hall e Joel Edgerton sono gli
interpreti di una storia dal sapore hitchcockiano, dove niente è come sembra e
nessuno è in realtà come appare. Dietro la macchina da presa, all’esordio, lo
stesso Edgerton. Regia che gli è già valsa la candidatura della Directors Guild of America come miglior regista
esordiente. Critica e pubblico lo hanno amato oltre oceano. Vedremo come
reagiranno gli spettatori italiani. Per coloro che amano la tensione ammantata
di mistero.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/qkR-NuRtNfE/0.jpg" frameborder="0" height="266" src="https://www.youtube.com/embed/qkR-NuRtNfE?feature=player_embedded" width="320"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Room&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Pensate di vivere in un buco di tre metri per tre, senza possibilità d’uscita,
un letto un lavandino e una cucina a farvi da mondo. Insieme a voi vostro
figlio di 5 anni che non ha mai visto ciò che sta all’esterno e non sa nemmeno
che esiste. Questo il presupposto di Room, drammatico film di Lenny Abrahamson,
presentato alla Festa del cinema dello scorso anno a Roma e candidato a 4 premi
oscar. Uno di questi lo ha stretto fra le proprie mani la bravissima
protagonista, Brie Larson, interprete di Ma’, madre amorevole e disperata, che
cerca di creare una vita al figlio, laddove sembra un’impresa impossibile. Film
sicuramente dal peso specifico notevole e che non mancherà di commuovere. Per
chiunque abbia voglia di cinema che resta nei pensieri anche dopo l’uscita
dalla sala.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/ajLb0CFNuF0/0.jpg" frameborder="0" height="266" src="https://www.youtube.com/embed/ajLb0CFNuF0?feature=player_embedded" width="320"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Suffragette&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Arriva ufficialmente nelle sale il film che ha aperto il festival di
Torino e che racconta la genesi per il diritto di voto inseguito dal primo
movimento femminista della storia. Clandestine, lavoratrici e madri, donne
della medio borghesia, capiscono ben presto che la protesta pacifica non
porterà a nulla ed adotteranno vie più dirette per combattere uno stato che non
vuole ascoltarle. Retto da interpreti solide come Carey Mulligan, Helena Bonham
Carter e Meryl Streep, il film di Sarah Gravon mira a raccontare una storia di
riscatto femminista ma con mezzi e temi dal sapore maschile. Per chi voglia
approfondire un periodo storico fondamentale sia per l’emancipazione femminile
che per la crescita sociale di ogni stato che possa pensare a dei diritti
civili uguali per tutti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/7NtN24ARDbQ/0.jpg" frameborder="0" height="266" src="https://www.youtube.com/embed/7NtN24ARDbQ?feature=player_embedded" width="320"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Anche per questa settimana è tutto! Buona visione!&lt;/span&gt;&lt;span lang="IT"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/sF7VLubOURk/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Piccolo Grande uomo Leo</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2016/03/piccolo-grande-uomo-leo.html</link><category>inarritu</category><category>Kate Winslet</category><category>Leonardo DiCaprio</category><category>oscar</category><category>Scorsese</category><category>Spielberg</category><category>The Revenant</category><category>Titanic</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Tue, 1 Mar 2016 18:48:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-824374074822643924</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgI2PZ-F-uUqfPHj_R1ncob2bY4fN5Qqoo2BaWJ3RKVGC8f4qX06Mb7KzEGBxbzxQdX2zGI1Xn67jHANSUZA9ox-JEg9wqTtKtpZl1L8RYdldMHaPmjvundQ0g0KP2f2DDCmiYdQA/s1600/leo1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="225" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgI2PZ-F-uUqfPHj_R1ncob2bY4fN5Qqoo2BaWJ3RKVGC8f4qX06Mb7KzEGBxbzxQdX2zGI1Xn67jHANSUZA9ox-JEg9wqTtKtpZl1L8RYdldMHaPmjvundQ0g0KP2f2DDCmiYdQA/s400/leo1.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Ammettiamolo,
dopo mesi passati a condividere gif e immagini strafottenti nei confronti del
mancato oscar a Leonardo DiCaprio, lunedì mattina, dopo aver scoperto che
finalmente l’academy si era accorta di lui, abbiamo tutti un po’ sorriso compiaciuti,
quasi orgogliosi, manco si trattasse di un nostro conoscente. Certo la rete non
si è sprecata in cattiverie, ma nel contempo è stata anche quella che ha
restituito all’attore statunitense un grande riconoscimento mediatico,
attraverso tweet e post di congratulazioni. Al di là della consueta psicosi da
social, dove in molti si sentono in dovere di citare frasi decontestualizzate
dello scrittore o dell’attore scomparso per dimostrare una falsa cultura da
bacio perugina, credo che il caso del buon Leo sia da ricondurre ad un
analisi più sociologica. E’ innegabile che la sua carriera abbia ormai
attraversato tre diverse generazioni e, a differenza di molte meteore dello
star system, sia la personificazione dell’affermazione “lo abbiamo visto crescere”.
Dallo storico Titanic, dove un giovane ragazzino semi sconosciuto al mondo iniziava
il suo infinito percorso cinematografico, quel suo “crescere” non è stato solo
un concetto anagrafico, ma legato ad una qualità di recitazione sempre più
curata e migliorata. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjO7CgyXx0f-7HwYfOhBfLeQyp1887QzCs9fmb9YSYiHky8KdVOKqvWt_JjSpY_LKWK6eYlrGZw0QVhNo2geCuRKXT8-GjBt2nU4IUIh4ug_w1AfVCHIyEbkgtS3Njf0icEYlJruw/s1600/leo2.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjO7CgyXx0f-7HwYfOhBfLeQyp1887QzCs9fmb9YSYiHky8KdVOKqvWt_JjSpY_LKWK6eYlrGZw0QVhNo2geCuRKXT8-GjBt2nU4IUIh4ug_w1AfVCHIyEbkgtS3Njf0icEYlJruw/s320/leo2.jpg" width="228" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
Già allora, grazie al film di Cameron, che diede il via
all’apprezzamento mediatico del giovane attore adolescente che aveva tappezzato la propria cameretta con i poster del Jack
irlandese presente nella pellicola, le videoteche e le emittenti tv (allora
tutte o quasi in chiaro) iniziarono a distribuire e trasmettere i
precedenti film della sua acerba carriera, permettendo a molti di stimarne le interpretazioni che andavano al di là della sola “bella presenza”. Se si
pensa che in quel periodo avesse all’attivo già ben 9 film con una candidatura
all’oscar per “Buon compleanno Mr Grape”, diverse apparizioni in serie tv e 23
episodi di Genitori in blue jeans, non si poteva certo considerarlo una nuova
scoperta. Perciò quel ragazzino la gavetta se l’era già fatta e Titanic non è
stato altro che il grande salto mediatico. Anche il bellissimo Romeo+Giulietta
di Baz Luhrmann, venne rivalutato dal grande pubblico grazie alla risonanza del
film di James Cameron, per tornare in molte sale lo stesso anno sfruttando la
presenza di DiCaprio nel cast. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Quindi Leo, come
dicevamo, stava crescendo a vista d’occhio, attraverso ruoli non sempre associati
a grandi film, ma che gli permisero di scrollarsi di dosso l’idea del bello
prima che bravo, aprendo gli occhi anche ai più scettici. La definitiva
consacrazione nel 2002, con due film simbolo della sua carriera, diretti da due
mostri sacri di Hollywood: Martin Scorsese e Steven Spielberg. Il primo, con
“Gangs of New York”, inizia un sodalizio artisticamente proficuo e sceglie DiCaprio come nuovo alter ego sullo schermo, erede non dichiarato di quel Robert
De Niro con cui ha creato pagine essenziali della storia del cinema; con il Re
Mida hollywoodiano, invece, un ruolo destinato a restare negli annali in “Prova
a prendermi”, dove la sfida tra il giovane truffatore Abbagnale e l’agente
dell’FBI che lo insegue, si traduce in una sfida attoriale tra Leonardo e Tom
Hanks, senza un reale vincitore. Due film diversi, due interpretazioni agli
opposti e DiCaprio che entra nei cuori di tutti gli amanti del cinema.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhNJonnsYaPFWLrZwdMSvCVmwyW2niNChaUyb_imUScf_kC8EmmeWFcna_OxAXUqZHVW9mAq5Rd7nAV4Zz4bPtFVzFoXOkZtD6ji9DkjJo6gsM92lRsEq6gFsMbivjg-0oTVNuUVQ/s1600/leo3.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="216" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhNJonnsYaPFWLrZwdMSvCVmwyW2niNChaUyb_imUScf_kC8EmmeWFcna_OxAXUqZHVW9mAq5Rd7nAV4Zz4bPtFVzFoXOkZtD6ji9DkjJo6gsM92lRsEq6gFsMbivjg-0oTVNuUVQ/s320/leo3.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;A 5 anni circa da quel Titanic, il pubblico
aveva imparato ad amarlo e a rispettarne il talento. Ma l’oscar ancora
latitava. Nel frattempo l’attore, tra una modella e l’altra, si butta a
capofitto nella salvaguardia ambientale, cercando di sfruttare la sua immagine
per sensibilizzare l’opinione pubblica. Anche questo impegno, vissuto
sinceramente dal divo, aiuta a migliorarne l’immagine riuscendo a dare molta
più risonanza delle conquiste femminili che spesso tendono a creare più
interesse sui vari tabloid. Negli ultimi anni, le collaborazioni con grandi
registi aumentano e oltre al già citato Scorsese, si aggiungono Ridley Scott,
Sam Mendes, Nolan, Eastwood e Tarantino. Tutte interpretazioni magistrali,
tutti ruoli papabili per l’oscar. Per citarne uno in particolare, il perfido
latifondista Calvin Candie di Django. Maschera di pura cattiveria, cinismo e
crudeltà razziale che meritava sicuramente un riconoscimento, anche solo per la
distanza dai ruoli decisamente più positivi nei quali siamo abituati a vederlo. Ma anche il Jordan Belfort di "The Wolf of Wall Street", che sembrava potesse essere la sua carta vincente, due anni fa, per salire sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="EN-US"&gt;And the
winner is Leonardo DiCaprio. &lt;/span&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Chissà quante volte ha sognato di sentirlo dire nella notte più ambita,
nella serata dal maggior riconoscimento per un attore americano. E domenica è
successo, finalmente, grazie anche ad un grande regista (sì, sono tra i
sostenitori di Inarritu nonostante il suo chiaro autocompiacimento, resta un
regista immenso, ma questa è un’altra storia), capace di proporgli una parte
fisica come poche nella sua carriera. Come se, figurativamente, quell’oscar
dovesse guadagnarselo con lacrime e sangue.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;In sala, con lui come su quella
nave che gli ha portato il successo mondiale, Kate Winslet, amica che i più
vorrebbero amante, con la quale ha la non-relazione di Hollywood più bella di
sempre. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjmlUt2I1t_t7Yjejrw6bSCaUeLtlb1ru0XK22XzqCfCt0SbUPLugjxKfws9N2CJ4VpsjlN1eQs47QGMWApAkMuynF8mkDsvw45spexbzccJm3X-zFdUPgFCeaBdOH0ikjhIhROfA/s1600/leo4.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="224" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjmlUt2I1t_t7Yjejrw6bSCaUeLtlb1ru0XK22XzqCfCt0SbUPLugjxKfws9N2CJ4VpsjlN1eQs47QGMWApAkMuynF8mkDsvw45spexbzccJm3X-zFdUPgFCeaBdOH0ikjhIhROfA/s320/leo4.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
Tra le sue lacrime, una liberazione che, insieme a lei, i fan o i semplici amanti del cinema hanno provato. Perché DiCaprio è cresciuto con
molti di noi e con molti di noi invecchierà. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Ti fidi di me? Si
Leo e continueremo a farlo.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgI2PZ-F-uUqfPHj_R1ncob2bY4fN5Qqoo2BaWJ3RKVGC8f4qX06Mb7KzEGBxbzxQdX2zGI1Xn67jHANSUZA9ox-JEg9wqTtKtpZl1L8RYdldMHaPmjvundQ0g0KP2f2DDCmiYdQA/s72-c/leo1.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total></item><item><title>Lo chiamavano Jeeg Robot</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2016/02/lo-chiamavano-jeeg-robot.html</link><category>claudio minetti</category><category>Claudio Santamaria</category><category>Hiroshi Shiba</category><category>jeeg Robot</category><category>Lo chiamavano jeeg robot</category><category>luca marinelli</category><category>Nicola Guaglianone</category><category>Roma</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Fri, 26 Feb 2016 16:16:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-5077061264365472571</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhca3VoUHWnDQDg1OWleDxXmEl-X6DH28QfrETXtl92R-QL9VL51Opun17dQjVcwbP9VzclQhBOhqu1pjC2xHhlqdoqnpSwDEoYOpl7UBlYFuGAohxPRnkgEY3dRCSAyv8YQ9pD3A/s1600/download.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhca3VoUHWnDQDg1OWleDxXmEl-X6DH28QfrETXtl92R-QL9VL51Opun17dQjVcwbP9VzclQhBOhqu1pjC2xHhlqdoqnpSwDEoYOpl7UBlYFuGAohxPRnkgEY3dRCSAyv8YQ9pD3A/s320/download.jpg" width="224" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Capita spesso di
entrare in sala per vedersi un film dalle aspettative molto alte, fomentato dai
commenti che leggi in rete o da campagne pubblicitarie sempre più efficaci, ma
poi di uscirne deluso e con un senso di fregatura nel cuore. Raramente l’esito
è quello atteso, ancora meno succede che quelle aspettative vengano superate.
Fortunatamente, “Lo chiamavano Jeeg Robot”, fa parte di quest’ultima categoria.
Come avevo scritto qui ieri, l’opera prima di Gabriele Mainetti, era stata
preceduta da una positiva accoglienza alla Festa del Cinema di Roma e sui
social si potevano già leggerne le lodi di molti addetti ai lavori e non solo:
come per “il ragazzo invisibile”, la commistione tra fumetto e cinema si è
ripetuta e da questa settimana era possibile acquistare in edicola il fumetto
tratto dal film, con addirittura 4 cover create da altrettanti autori molto
amati nel mondo dei comics tricolore (Zerocalcare, Giacomo Bevilacqua, Roberto
Recchioni e Leo Ortolani). Sedendomi sulla poltrona del piccolo cinema in cui
sono andato a vederlo, mi chiedevo se tutta questa premessa mediatica mi
potesse condizionare negativamente, aumentando un senso critico negativo. Non
so dirvi se è stato così perché dopo pochi minuti mi ero già scordato di tutto
e correvo insieme a Claudio Santamaria per le vie di Roma. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Il film è un raro
gioiello. Da proteggere e mostrare al mondo. E’ l’esempio che il nostro cinema
può e deve credere in progetti rischiosi, in azzardi, per dare il meglio. E’
una storia con personaggi veri, di quella Roma periferica, fatta di case
popolari e di stenti. Composta da signor nessuno che ogni giorno devono trovare
il modo per sopravvivere, non sempre legalmente. Siamo lontani dalla patinata
vita del centro e dalle atmosfere de “La grande bellezza”. Ci troviamo in
appartamenti fatiscenti dentro palazzi dove nessuno vuole sapere cosa succede
al vicino. Dove il coraggio, spesso, non basta. Ma fortunatamente Mainetti quel
coraggio lo ha avuto e insieme alla sceneggiatura di Nicola Guaglianone, lo mette
in una pellicola capace di commuovere, divertire e stupire con picchi di
crudeltà degni del miglior Tarantino. Mai un momento di calo nelle quasi due
ore di proiezione. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjXUeQPelOHS4oZ_AyPWiiBNnL54isQtsqzWD3n3R2iNZKbP4X5NX-cqZzIhfS4yWSuJ1N22tPx-GvfBTox_5kOCv3CM-xAeOr7mBSQIbZQch-ij66UbkW-iar9ThLWhXDptctPUg/s1600/download+%25281%2529.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="219" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjXUeQPelOHS4oZ_AyPWiiBNnL54isQtsqzWD3n3R2iNZKbP4X5NX-cqZzIhfS4yWSuJ1N22tPx-GvfBTox_5kOCv3CM-xAeOr7mBSQIbZQch-ij66UbkW-iar9ThLWhXDptctPUg/s320/download+%25281%2529.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Il duello a distanza tra gli antagonisti si avvicina al
culmine attraverso due interpretazioni totalmente opposte, da una parte lo
schivo e scorbutico Enzo/Claudio Santamaria, ingrassato di oltre 20 chili per
il ruolo, appassionato di film porno e divoratore seriale di budini, che non
vuole rapporti con nessuno e odia tutti ; dall’altra il joker nostrano di Luca
Marinelli, lo Zingaro, che canta Anna Oxa e la Bertè, immenso nel dar vita ad
un personaggio difficile, borderline, animato da un’insana follia, spinto dalla
bramosia di apparire.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;&amp;nbsp;Il bisogno di essere qualcuno, vissuto
diversamente dai due protagonisti, è la chiave della loro differenza. L’eroe
non eroe, che diventa famoso in rete per un furto dai metodi sovrannaturali,
cerca l’anonimato, non la luce della ribalta e non si rende nemmeno conto del
mito che sta diventando tra la gente. Il delinquente, il “cattivo”, che vuole
svoltare, andarsene “da stobbuco de merda” e farsi rispettare da tutti tramite
la paura; impazzisce letteralmente nel vedere il rivale crescere in popolarità
e, non appena ne ha l’occasione, si mette in cerca di notorietà attraverso la
violenza pubblicata sul web. Tra di loro, Alessia, interpretata dalla
bravissima Ilenia Pastorelli, vittima di una vita bastarda che trova nel
cartone animato di Jeeg Robot d’acciaio una via di fuga, una scappatoia per la
salvezza. La sua storia con Enzo è quella di due bambini nel corpo di adulti,
impacciati, goffi. Ma è anche fatta di concreta tenerezza, diversa dalle
tipiche relazioni da fumetto, sicuramente più vera. Ed è anche questa la forza
del film, essere vero. Perché non siamo ad hollywood, ma a Roma, anzi a Tor
Bella Monaca, dove si corre, tanto, per scappare dalle “guardie” e da sé stessi.
Luoghi che grazie alla fotografia di Michele D’Attanasio, assomigliano ai
protagonisti che li vivono, anonimi, freddi e difficili da vivere. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span lang="IT" style="line-height: 115%;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;Corri ragazzo laggiù, corri tra lampi di blu, corri in
aiuto di tutta la gente e dell’umanità. E come Hiroshi Shiba, all’inizio
titubante nei confronti delle proprie capacità e schivo alle responsabilità,
anche Enzo inizierà a&amp;nbsp; correre ed essere l’eroe di cui il cinema italiano ha tanto bisogno.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhca3VoUHWnDQDg1OWleDxXmEl-X6DH28QfrETXtl92R-QL9VL51Opun17dQjVcwbP9VzclQhBOhqu1pjC2xHhlqdoqnpSwDEoYOpl7UBlYFuGAohxPRnkgEY3dRCSAyv8YQ9pD3A/s72-c/download.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>I consigli del giovedì</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2016/02/i-consigli-del-giovedi_25.html</link><category>andrew niccol</category><category>anomalisa</category><category>claudio minetti</category><category>Claudio Santamaria</category><category>ethan hawke</category><category>good kill</category><category>jeeg Robot</category><category>jennifer jeson leigh</category><category>kaufman</category><category>Lo chiamavano jeeg robot</category><category>luca marinelli</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Thu, 25 Feb 2016 23:42:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-8041654104631550987</guid><description>&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Titoli dalla
difficile scelta, questo week end, che «&amp;nbsp;costringeranno&amp;nbsp;» molti di
noi a dover andare in sala per diverse sere. Beh, di certo non sarà un
sacrificio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
Lo chiamavano
Jeeg Robot&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Dopo tanta
attesa, preceduto da un passaggio trionfale alla Festa del Cinema di Roma, il
super eroe proveniente dalla capitale approda nelle sale ufficialmente e lo fa
con un seguito di commenti e recensioni che lo incensano a salvatore della
patria. Opera prima di Gabriele Mainetti, ci narra le vicissitudini di un
signor nessuno che si ritrova capace di guarire dai fori di proiettile,
sfondare muri a pugni e piegare caloriferi senza sforzi. La svolta arriverà dal
rapporto con la problematica Alessia, invaghita del robottone giapponese Jeeg,
che vede nell’uomo l’eroe che lui nega di essere. Claudio Santamaria, Luca
Marinelli e Ilenia Pastorelli sono i protagonisti di questo film italiano che potrebbe
continuare e migliorare il percorso iniziato da Gabriele Salvatores con “il
Ragazzo invisibile”. Le speranze sono tante e le aspettative molto alte. Per
chi ama i super eroi ma anche il grande cinema italiano, spesso troppo poco
considerato nei paragoni con quello oltreoceano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/y8nHHmSiKzM/0.jpg" src="https://www.youtube.com/embed/y8nHHmSiKzM?feature=player_embedded" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Good Kill&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Torna la coppia
regista/attore di “Gattaca”, Andrew Niccol ed Ethan Hawke. Basterebbe questo
per stimolare la visione di “Good Kill”, film che si basa sulla storia di un
giovane padre di famiglia, pilota aereo per la marina, che si ritrova a
governare droni impiegati in Iraq. I dubbi morali si faranno strada molto
velocemente nella testa del maggiore Tommy Egan, combattuto tra la fedeltà per
il proprio paese e la scintilla di umanità che ancora è presente in lui. Visto
il tema trattato , molte sono state le polemiche dopo la visione a Venezia e,
soprattutto, negli Stati Uniti, falcidiandone la distribuzione. Speriamo
vivamente che non avvenga anche in terra nostrana, dato l’interesse che suscita
ogni lavoro del regista sceneggiatore americano, mai banale e capace di portare
il suo cinema ad alti livelli. Per chi lo ha apprezzato per film come il già citato Gattaca,
Lord of War, S1mone e The Truman Show.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;iframe width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/mV26uzaArk8/0.jpg" src="https://www.youtube.com/embed/mV26uzaArk8?feature=player_embedded" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;Anomalisa&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;Forse il nome di
Charlie Kaufman a molti può non voler dire nulla. Ma se iniziamo a citare “Essere
John Malkovich”, “Il ladro di orchidee” e soprattutto “Se mi lasci ti cancello”
(ogni volta che scrivo o solamente penso al titolo italiano provo un brivido di
disprezzo..) sicuramente qualcosa di più vi torna in mente. Candidato all’oscar
come miglior film d’animazione, forse categoria un po’ riduttiva per quest’opera
decisamente diversa dai rispettivi avversari per la statuetta dorata, Anomalisa
ci racconta la vita di Michael Stone, ordinaria e metodica, sconvolta dall’incontro
con Lisa che mette in dubbio tutte le sue certezze di padre e marito,
portandolo a cogliere un nuovo senso della vita. L’ennesimo viaggio di Kaufman
nei labirinti della mente, questa volta è in stop motion, azzardo geniale del
folle regista che ha voluto con sé le voci di Jennifer Jason Leigh e David
Thewlis per dare vita ad un film che sicuramente lascerà il segno. Per chi
pensa che non esista solo la Pixar e per chi ha amato Eternal Sunshine of a
Spotless Mind.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;iframe width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/aS6cJk1jAec/0.jpg" src="https://www.youtube.com/embed/aS6cJk1jAec?feature=player_embedded" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;br /&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;Tre grandi film
per tre grandi serate di cinema. Attendo vostri commenti e..buona visione!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/y8nHHmSiKzM/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>I consigli del giovedì </title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2016/02/i-consigli-del-giovedi_18.html</link><category>deadpool</category><category>disney</category><category>eddie redmayne</category><category>il caso spotlight</category><category>mark ruffalo</category><category>marvel</category><category>michael keaton</category><category>oscar</category><category>ryan reynolds</category><category>stanley tucci</category><category>the danish girl</category><category>tim miller</category><category>wade wilson</category><category>zootropolis</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Thu, 18 Feb 2016 23:04:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-1788705064263459577</guid><description>&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Questo nuovo week
end di cinema si annuncia ricco di succulente novità e di film molto
attesi!Ecco alcuni consigli per le vostre scelte!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;DEADPOOL&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;Si parte con il
botto, si parte con il logorroico e sboccato eroe di casa Marvel, Deadpool.
Preceduto da una campagna a dir poco geniale e da diversi “trucchi” mediatici
studiati a tavolino direttamente dal suo interprete, Ryan Reynolds, aiutato dal
regista Tim Miller, finalmente eccolo nelle nostre sale. La storia è quella di Wade Wilson, trasformato suo malgrado
in un essere dotato di un fattore rigenerante di wolveriana memoria, capace di
acrobazie che lo rendono un killer molto richiesto. Ma il senso dell’umorismo
cinico e volgare, è la sua qualità naturale e la più apprezzata. Un antieroe come, forse, non s’è
mai visto nel panorama dei comics, che dovrà dare la caccia alla sua peggior
nemesi. Ovviamente di mezzo c’è anche una donna per rendere tutto più
appetibile. E’ di sicuro uno dei blockbuster più attesi e promette di non
deludere le aspettative che ha creato in questi mesi. Consigliato a chiunque
abbia voglia di divertirsi senza chiedersi se da grandi poteri derivino per forza
grandi responsabilità!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;iframe allowfullscreen="" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/U7H7HmzSQqc/0.jpg" frameborder="0" height="266" src="https://www.youtube.com/embed/U7H7HmzSQqc?feature=player_embedded" width="320"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;Il caso Spotlight&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;Newsweek lo
definisce “di gran lunga il miglior film della stagione”. Candidato a 6 premi
oscar, il film narra le vicende dietro alle indagini giornalistiche svolte dal
Boston Globe per svelare le coperture sistematiche della chiesa nei confronti dei
sacerdoti della città, colpevoli di abusi sessuali nei confronti di minori. L'inchiesta valse un premio Pulitzer agli stessi giornalisti. Di sicuro un
film dal forte impatto, sociale e morale, che nei suoi trailer ricorda molto
quel capolavoro che fu “Tutti gli uomini del presidente”. Solo il cast merita
il prezzo del biglietto: &lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none;"&gt;Rachel
McAdams&lt;/span&gt;,&amp;nbsp;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none;"&gt;Mark Ruffalo&lt;/span&gt;,&lt;span style="box-sizing: border-box; color: windowtext; cursor: pointer; text-decoration: none;"&gt;Michael
Keaton&lt;/span&gt;&lt;span style="box-sizing: border-box; cursor: pointer;"&gt;,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none;"&gt;Stanley Tucci&lt;/span&gt;,&amp;nbsp;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none;"&gt;Liev
Schreiber&lt;/span&gt; e &lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none;"&gt;Billy Crudup&lt;/span&gt;
solo per citarne qualcuno. A dirigerli Thomas McCarty, che forse i più
ricorderanno per “L’ospite inatteso” e “Mosse vincenti” (che vi consiglio di
recuperare se in questo momento vi state chiedendo, ma che film sono?). A chi
consigliarlo? A chiunque abbia voglia di un cinema capace di emozionare e
coinvolgere, porre domande e provare a dare risposte.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;iframe allowfullscreen="" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/fF5e35u_LNc/0.jpg" frameborder="0" height="266" src="https://www.youtube.com/embed/fF5e35u_LNc?feature=player_embedded" width="320"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;Tha Danish Girl&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;L’artista Gerda
Wegener dipinge un quadro del marito Einar in abiti femminili. Da quel momento
l’animo dell’uomo muta e prende coscienza del proprio desiderio di continuare a
mantenere quei panni, fino a diventare un’icona femminista e a tentare il primo
intervento per cambio di sesso. Arriva anche in Italia il film che ha commosso
il lido di Venezia e candidato a 4 premi oscar. E, quasi fosse un segno del
destino, arriva proprio quando il belpaese è acceso da discussioni quotidiane
su unioni civili e stepchild. Certo, la questione è ben diversa, ma forse non
troppo. Sicuramente avrà una risonanza maggiore e date le intense
interpretazioni di Eddie Redmayne e Alicia Vikander, non sarà un male. La
speranza è che il bravissimo attore londinese possa trovare un'opera migliore
del precedente “La teoria del tutto” per dimostraci le sue doti da grande
attore. Film dalla lacrima facile, quindi, ma anche carico di forti emozioni a
sfondo sociale. Per chi pensa che ognuno abbia il diritto di vivere la vita nei
panni che più desidera.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/UpcjiDPrumE/0.jpg" frameborder="0" height="266" src="https://www.youtube.com/embed/UpcjiDPrumE?feature=player_embedded" width="320"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;Zootropolis&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Chiunque di voi
abbia visto il trailer che da un po’ gira in rete (e che trovate anche in
questo articolo), non potrà fare a meno di sorridere pensando allo sketch dei
bradipi. Ed è probabilmente quello il mood del nuovo film d’animazione Disney,
dove la società è composta da ogni tipo di animale presente nel globo, ma con
abitudini e stili di vita da umani. Il giochetto non è nuovo, certo, ma la
speranza è che un film del genere, uscito di certo in un periodo inaspettato,
lontano da festività che potessero aiutarlo a riempire le sale di piccoli
spettatori, riesca a coinvolgere “grandi e piccini” con la storia di una
volenterosa ma minuta coniglietta poliziotta, spinta a risolvere un caso per
riscattare la sua immagine con i colleghi. Il cast, in questo caso, è solo “vocale”
e per l’edizione italiana troviamo in lista Paolo Ruffini, Frank Matano, Teresa
Mannino, Lopez, Gullotta e Abatantuono. Per una serata in famiglia ma anche tra
amici amanti di film Disney dal sicuro appeal e dalla morale facile.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/0HtQbNpgq7Y/0.jpg" frameborder="0" height="266" src="https://www.youtube.com/embed/0HtQbNpgq7Y?feature=player_embedded" width="320"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Spero di avervi
dato qualche utile dritta per la scelta dei posti in sale e, come sempre, buona
visione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/U7H7HmzSQqc/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>I consigli del giovedì</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2016/02/i-consigli-del-giovedi.html</link><category>benstiller</category><category>bryancranston</category><category>cinema</category><category>dalton trumbo</category><category>jason segel</category><category>owen wilson</category><category>penelope cruz</category><category>the end of the tour</category><category>will farrell</category><category>zoolander2</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Thu, 11 Feb 2016 17:05:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-7212331086525336335</guid><description>&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Come ogni
settimana, il giovedì è giorno di uscite cinematografiche. Non sempre queste si
rivelano all’altezza delle aspettative e molto spesso si rischia di perdere
qualche buon film a causa di una scarsa informazione mediatica o di pessime
scelte di traduzione dei titoli, che non permettono di riconoscere un’opera di
cui si era sentito parlare magari&amp;nbsp; in
qualche video di presentazione alla première &amp;nbsp;fuori dai confini italici, ma con tutt’altro
nome. Proverò, quindi, d’ora in poi, a fornire qualche consiglio di visione
settimanale prima del week end in arrivo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 14.15pt; margin-bottom: 6.0pt; mso-outline-level: 1;"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L'ultima parola:
La vera storia di Dalton Trumbo&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 14.15pt; margin-bottom: 6.0pt; mso-outline-level: 1;"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;La vera storia di
Dalton Trumbo, geniale sceneggiatore nell’America degli anni 40, che deve
lottare contro false accuse di filo comunismo, arrivando a nascondere il
proprio nome e a scrivere per opere a basso costo per non attirare l’attenzione
della stampa e del governo. Un film atteso sia per la performance di Bryan
Cranston&lt;/span&gt;, il Walter White di Breaking Bad, candidato al Golden Globe e &amp;nbsp;agli oscar 2016 per questo ruolo, sia per l’importanza
del momento storico/artistico in cui è ambientata la vicenda, una macchia nera
nella storia di Hollywood e, a maggior ragione, dell’accademy. Una storia di
denuncia e di libertà artistica che forse, ora più che mai, rischia di essere
dimenticata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/DV-lwzTeVzs/0.jpg" frameborder="0" height="266" src="https://www.youtube.com/embed/DV-lwzTeVzs?feature=player_embedded" width="320"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;h1 style="background: white; line-height: 14.15pt; margin-bottom: 6.0pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm;"&gt;
&lt;span lang="IT" style="font-family: &amp;quot;calibri&amp;quot; , sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;The End of the Tour&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; font-weight: normal;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span lang="IT" style="font-family: &amp;quot;calibri&amp;quot; , sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Altro biopic, in
questo caso basato sullo scrittore americano David Foster Wallace&lt;/span&gt;,
autore travagliato e straordinario. Il film è la storia dei 5 giorni passati
con il giornalista David Lipsky durante un reading tour del suo romanzo. Quello
che ci aspetta è un’opera di profonda analisi sullo stato umano, attraverso il
confronto di due personaggi diversi fra loro e alla ricerca di risposte che,
forse, non troveranno. Non certo un film leggero ma sicuramente intenso e coraggioso,
a partire dalla scelta dell’attore che interpreta DFW, quel Jason Segel di “How
Meet your mother” e di molte altre commedie, al primo vero ruolo drammatico
della sua carriera. Consigliato a tutti coloro che hanno amato Salinger,
Kerouac e quella letteratura americana che merita un posto nella libreria di
ognuno di noi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/SgORFV8vMig/0.jpg" frameborder="0" height="266" src="https://www.youtube.com/embed/SgORFV8vMig?feature=player_embedded" width="320"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;Zoolander 2&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Chiudiamo con
qualcosa di più leggero ma di certo dal grande impatto mediatico. Tornano Derek
ed Hansel in una nuova avventura di pura ignoranza contro il fantastico Mugatu/Farrell,
questa volta aiutati dalla splendida Penélope Cruz. Servono forse altri
dettagli? Inutile dare altri stralci di un plot che sicuramente non sarà il punto
forte del film, ma come resistere alla magnum più famosa del mondo? Preceduto
da una campagna virale nata sulle passerelle più famose del mondo, sono sicuro
che il film incasserà in ogni dove al botteghino. Ovviamente chi scrive non
vorrà perdersi l’ennesima performance di Ben Stiller, attore/autore che in
questo ruolo ha già regalato tantissime risate.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;iframe allowfullscreen="" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/uQsG2Elg7EQ/0.jpg" frameborder="0" height="266" src="https://www.youtube.com/embed/uQsG2Elg7EQ?feature=player_embedded" width="320"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
Che altro aggiungere se non..Buona visione!&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/DV-lwzTeVzs/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>The Hateful Eight</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2016/02/the-hateful-eight.html</link><category>70mm</category><category>alessandro gualandris</category><category>arcadia</category><category>ennio morricone</category><category>kfactor</category><category>tarantino</category><category>the hateful eight</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Tue, 2 Feb 2016 16:38:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-8475734936752944176</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgk0pg50_67EDHSUDVImhXNwqTPreU5GR9Hg7agHVRlPsAL-8r1VRKIydmAh4FNR2Fa5Fkpm7MIW54Nf50mjidY24_FDFVz5C4sBhQ8xtMVjI0j9DbGDR_AdeLCXHRfLxGkzyeOxg/s1600/1200x627_The-Hateful-Eight.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="209" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgk0pg50_67EDHSUDVImhXNwqTPreU5GR9Hg7agHVRlPsAL-8r1VRKIydmAh4FNR2Fa5Fkpm7MIW54Nf50mjidY24_FDFVz5C4sBhQ8xtMVjI0j9DbGDR_AdeLCXHRfLxGkzyeOxg/s400/1200x627_The-Hateful-Eight.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Nel 1992, un
giovane cineasta americano, presentò il suo primo lungometraggio al Sundance
Film Festival, lasciando tutti sbigottiti e scioccati dalla sua potenza
dialettica e narrativa contornata da una cruda violenza visiva. Il film si
chiamava “Le Iene” e quel giovane regista era, ovviamente, Quentin Tarantino.
Oggi, nel 2016, esce il suo ottavo film, il secondo dichiaratamente western (i
precedenti lo erano negli intenti e non nelle ambientazioni) e di cose ne sono
cambiate nel suo cinema. O forse, semplicemente cresciute.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;The Hateful Eight rappresenta l’evoluzione massima di quella capacità di scrittura che rende
questo regista uno tra i migliori ancora in attività. Forse IL migliore. La
sceneggiatura alla base del suo ennesimo capolavoro, è una mirabile costruzione
di un dramma abitato da personaggi delineati con maestria attraverso dialoghi
ricchi di quei particolari che sembrano fini a se stessi, ma che lentamente
donano i contorni precisi dei loro caratteri, delle loro storie, del loro
essere. Nessuno, come il prolifico artista del Tennessee, è capace di tenerti
incollato allo schermo per così tanto tempo solo con dei monologhi o dei
battibecchi infarciti d’insulti razziali e imprecazioni in puro stile texano. A
differenza dei film precedenti, in questo THE, Tarantino dimostra la sua
maturità cinematografica, creando un’atmosfera quasi da teatro, racchiudendo i
propri “piccoli indiani” (Agatha Christie avrebbe sicuramente apprezzato la
prima parte del film) in un emporio/palcoscenico dove, nonostante il freddo
della tempesta esterna, potessero cuocersi a puntino, fino all’esplosione
finale. Questa crescita, la si nota nella capacità di mantenere la pazienza narrativa
per poter disporre tutti i pezzi del suo personale domino con calma, farli
apprezzare allo spettatore e goderne lui stesso, prima di far cadere il primo
che, a ripetizione, trascinerà con sé tutti gli altri. Questa sceneggiatura
meravigliosa, viene poi accompagnata da una scelta stilistica di regia
improntata sul tanto dichiarato 70mm, che permette a Tarantino di giocare con i
contrasti e le ombre, mettendole al servizio della sua scrittura e dei suoi
personaggi. La luce che a volte illumina i volti di un dialogo faccia a faccia,
che ricorda l’occhio di bue di un teatro, oppure le tenebre che nascondono le
espressioni silenziose dei personaggi più enigmatici, seguono il volere del
loro creatore lasciando nei nostri occhi e nei nostri pensieri dubbi sul loro
ruolo all’interno della vicenda, fino alla spiegazione finale. Ed è in quel
momento, quando la pazienza richiesta per questa partita a scacchi con la
tensione ha avuto il suo tempo, che tutta la violenza tarantiniana emerge in un
sol colpo, arrivando a toccare momenti da horror gore ma sempre con la capacità
artistica che contraddistingue ogni spruzzo di sangue presente nel suo cinema.
Compreso quel gioco citazionistico al quale sfida lo spettatore, complice come
lui di amare tutti i generi del cinema. A chiudere un quadro perfetto, la cornice musicale di Ennio Morricone, tornato al cinema western dopo quasi 40 anni e che non solo non delude le aspettative, ma dimostra che l'età non conta nulla quando ami ciò che fai e sei costantemente ispirato dalla passione artistica.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;E’ dunque il film
migliore di Quentin Tarantino? Non lo so, non m’interessa saperlo, perché ormai
la bellezza del suo cinema è talmente elevata che inutili paragoni la
andrebbero a banalizzare. Di sicuro l’anno cinematografico (per quanto riguarda
le uscite in casa nostra) si apre con il botto e nonostante i grandi titoli in
uscita, sarà difficile fare qualcosa di meglio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Perché la porta
del cinema è sempre da aprire a calci e chiudere per bene, altrimenti non sai
cosa possa entrare. Perché la porta del cinema è una gran troia!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;p.s. un ringraziamento speciale va alla Sala Energia del cinema Arcadia di Melzo, che da ormai moltissimi anni permette ad un bambino cresciuto a pane e cinema di godersi ogni film nel formato e nella totalità artistica voluta dal suo regista. Grazie!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgk0pg50_67EDHSUDVImhXNwqTPreU5GR9Hg7agHVRlPsAL-8r1VRKIydmAh4FNR2Fa5Fkpm7MIW54Nf50mjidY24_FDFVz5C4sBhQ8xtMVjI0j9DbGDR_AdeLCXHRfLxGkzyeOxg/s72-c/1200x627_The-Hateful-Eight.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Point Break</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2016/01/point-break.html</link><category>alessandrogualandris</category><category>kfactor</category><category>pointbreak</category><category>sportextreme</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Thu, 28 Jan 2016 12:15:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-3796762055374682478</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhnqNnWEd6R8IzR1c-KTAe6Ds4yIhRomGUJzyiAca0KxBaOarKK7fiSSw52Ssl-ihnzplfWg-oa1K64GDlHRSqbvgoWvGIBtp_HrnbLcqtVK3RaJ5gt79IUfpqpSvzOwGK_Wz_iLA/s1600/Point-Break-german-poster.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhnqNnWEd6R8IzR1c-KTAe6Ds4yIhRomGUJzyiAca0KxBaOarKK7fiSSw52Ssl-ihnzplfWg-oa1K64GDlHRSqbvgoWvGIBtp_HrnbLcqtVK3RaJ5gt79IUfpqpSvzOwGK_Wz_iLA/s320/Point-Break-german-poster.jpg" width="225" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Nel 2015, il
nuovo segreto del cinema di successo mainstream è stato quello del
remake/reboot/sequel con astuzia&amp;nbsp;: giocare con le nuove generazioni, sfornando
film che conservino lo spirito dell’originale, infarcendolo di richiami per gli
aficionados e creando qualcosa di nuovo per gli spettatori più giovani. Da Mad
Max a Star Wars, passando per Jurassic World e Terminator, finendo con Creed,
il percorso è stato più o meno lo stesso. E il successo di critica e pubblico
ne ha confermato la giusta scelta stilistica e registica. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Point Break si
scontrava con un altro mostro sacro del passato, un film quasi perfetto di
Kathryn Bigalow che lanciava definitivamente nello star system il compianto
Patrick Swayze e Keanu Reeves, fatto di machismo, senso di fratellanza e
confronto fra opposti che arrivano al loro punto di rottura dato dalla barriera
della legge. Nessuno poteva credere che la versione 2016 potesse raggiungere
l’apice del suo originale, ma la speranza di divertirsi al cinema nell’era in
cui tutto è possibile visivamente rappresentava la vera forza motrice che
poteva spingere la gente in sala. Purtroppo la realtà è un’altra. Il film di
Ericson Core è scialbo, banale, basato su una trama alla quale manca il senso
di molte scene e il collante di tutte le altre. Ha l’aspirazione di essere un
modello new age di filosofica visione, ma si rivela un’accozzaglia di frasi
sconnesse che sembrano prese a caso da un libro di Fabio Volo, la smemoranda
del liceo e i baci perugina. Cade spesso nel ridicolo e nell’autoironia
involontaria (“Un’idea può essere forte” “Mai quanto una baleninera norvegese”
parlando del guru ecoterrorista a cui s’ispirano i neo criminali, ucciso mentre
cercava di difendere delle balene). Vuol citare il senso di famiglia alla Fast
&amp;amp; Furious ma non ha un grammo del significato di “gruppo” che si trova
nella saga del buon Vin. Beh, ma come scrivevi all’inizio, lo sei andato a
vedere per godere delle scene d’azione. Ah sì, giusto, quelle. Il primo momento
di adrenalina l’ho provato verso l’ultimo quarto d’ora quando, non sapendo
ancora quanto potesse durare quel travaglio visivo che chiamano film, iniziavo
a sentire un bisogno sempre più urgente di andare in bagno, arrovellandomi se
uscire prima della fine rischiando di perdermi forse l’unica vera chicca del
film. Non è arrivata nemmeno quella e la mia vescica ha poi chiesto il suo
pegno. In un mondo che vive di youtube, facebook e milioni di altri social dov’è
facile gustarsi imprese sportive estreme, il lavoro che regista e co. potevano
fare nel realizzare meglio quella parte fondamentale del loro film di certo
doveva essere più curato. La vera pecca è il montaggio che uccide le gesta dei
protagonisti e, soprattutto, degli stunt coinvolti per realizzarle. Mai un
momento di suspance. Mai un’incertezza sull’esito del volo con la tuta alare,
dell’arrampicata estrema o della discesa in snowboard dalla cima di una
montagna. Nulla!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Recuperate “Don’t
crack under pressure”, il bellissimo docu film di Thierry Donard, per capire
cosa intendo e per gustarvi una sequenza infinita di spettacolari e incredibili
sfide alla natura, compiute da amanti degli sport estremi, tanto esaltati in questo
inutile Point Break ma poi, alla fine dei conti, il vero rischio lo corre lo
spettatore in sala, annoiandosi a morte.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhnqNnWEd6R8IzR1c-KTAe6Ds4yIhRomGUJzyiAca0KxBaOarKK7fiSSw52Ssl-ihnzplfWg-oa1K64GDlHRSqbvgoWvGIBtp_HrnbLcqtVK3RaJ5gt79IUfpqpSvzOwGK_Wz_iLA/s72-c/Point-Break-german-poster.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>The Revenant</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2016/01/the-revenant.html</link><category>alessandrogualandris</category><category>dicaprio</category><category>inarritu</category><category>kfactor</category><category>redivivo</category><category>therevenant</category><category>tomhardy</category><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Tue, 19 Jan 2016 17:03:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-685296229807521887</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiWgDiPhv7-ZHgevXNTP33ci-nw_KsKHajeVKYY5xZbWPXBtI2CurDvwNJh4-zj5BxWSM2jJ0M8j20tYFT-1gkckQJqgPoWdLD6KgbPgzfl399G7v-iN-oAiSyK2Dmb3I7uL-JM2w/s1600/REVENANT-1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiWgDiPhv7-ZHgevXNTP33ci-nw_KsKHajeVKYY5xZbWPXBtI2CurDvwNJh4-zj5BxWSM2jJ0M8j20tYFT-1gkckQJqgPoWdLD6KgbPgzfl399G7v-iN-oAiSyK2Dmb3I7uL-JM2w/s320/REVENANT-1.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Avevamo lasciato
Inarritu nelle stanze strette e complesse del teatro mente del bellissimo
Birdman, lo ritroviamo nelle maestose e infinite distese d’America, immerso in
luoghi inospitali e freddi, circondato dalla natura più terribile e ostica. Natura,
qui in maiuscolo perché è lei la vera protagonista di questo Revenant.
Selvaggia e forte, che non teme nessuno, abbatte chiunque le si pari dinnanzi.
In mezzo, animali, a 2 o a 4 zampe non conta, sempre animali. Capaci di parlare
lingue diverse o solamente grugniti e urla di dolore. Non fa differenza. Il
regista la pone fin da subito al di sopra di tutto e di tutti, al di sopra
degli sguardi folli e carichi di avidità di Tom Hardy (magnifico interprete),
al di sopra del dolore straziante di DiCaprio, dolore per le ferite ma
soprattutto dolore per la perdita di un figlio unico vero motivo di vita. Ma
forse nemmeno questo è vero, dato che la vendetta, insulsa e inutile, come gli
ricorda il suo detestato nemico, lo tiene più in vita di quanto possa fare
qualsiasi altra cosa. Un viaggio verso una prevedibile conclusione, ma anche
qui la natura sopra la trama, la storia più che lineare, strumento utilizzato
da Inarritu per mostrarci la forza di tutto ciò che non possiamo controllare,
lo scorrere inevitabile delle acque fredde di un fiume o l’inverno che rende
tutto bianco ed uniforme. Sempre animali, si diceva, che si scontrano per sopravvivere,
si aiutano per non restare soli, si uccidono senza motivi. Per quasi tutto il
film il personaggio di Glass/DiCaprio, dal passato tormentato e in cerca di
una sorta di redenzione, non ha dialoghi, battute ridotte a cenni, visioni
oniriche. Rinasce dalla terra, quasi fosse un parto della madre terra stessa,
si trascina prima di camminare, come un neonato incapace di mettere un piede
dopo l’altro. Metafora, forse un po’ troppo esplicita, ma di sicuro impatto
visivo/narrativo di una ricerca primordiale dell’essere umano, che solo dopo
aver pagato i debiti con la vita precedente, attraverso la morte, ha il
permesso della Natura di compiere il suo cammino. Ma sarà un cammino dall’esito
puramente istintivo, dettato da una sete di vendetta non più umana e simile
alla furia di quell’orso che lo ha attaccato per difendere i propri cuccioli.
Un cerchio che si chiude, ancora, sulla legge del territorio, su quella
superiorità di ciò che ci circonda a dispetto di tutto ciò che pensiamo,
arrogantemente, di sapere e di credere di essere. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;Per quante volte
si riesca (si rischia) a vivere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span lang="IT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiWgDiPhv7-ZHgevXNTP33ci-nw_KsKHajeVKYY5xZbWPXBtI2CurDvwNJh4-zj5BxWSM2jJ0M8j20tYFT-1gkckQJqgPoWdLD6KgbPgzfl399G7v-iN-oAiSyK2Dmb3I7uL-JM2w/s72-c/REVENANT-1.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Interstellar</title><link>http://ifilmdik-factor.blogspot.com/2014/11/interstellar.html</link><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Wed, 12 Nov 2014 19:51:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-27464494.post-196103513156700468</guid><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjhahqv8YpsqrXRhqZN7BlqShRyRTz0ADCrgNOQZls-KbEYAB-0JGE9jWgfiQgBciKWDldDb7uTBs1rd1aWpKeQAvZFVKkbJwNFV4vfMAzcA83MBIvTn9PCvcIJjzKvQqGqP_N5xw/s1600/interstellar.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="147" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjhahqv8YpsqrXRhqZN7BlqShRyRTz0ADCrgNOQZls-KbEYAB-0JGE9jWgfiQgBciKWDldDb7uTBs1rd1aWpKeQAvZFVKkbJwNFV4vfMAzcA83MBIvTn9PCvcIJjzKvQqGqP_N5xw/s320/interstellar.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT" style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT" style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT;"&gt;Michael Caine, in The
Prestige, ci avvisava “Ora state cercando il segreto ma non lo troverete,
perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi
volete essere ingannati&amp;nbsp;» E che cos’è il cinema se non una speranza di
essere nuovamente ingannati, o meglio, ammaliati per tutto il tempo in cui si
resta in sala&amp;nbsp;? Se scopri il trucco di un mago, il trucco stesso perde il
suo fascino. Con Nolan, il gioco tra regista e spettatore per capire chi prima scopre
o inganna l’altro, ha sempre caratterizzato la narrazione dei suoi film,
diventando il meccanismo cardine per portarci al termine di ogni pellicola con
il fiato sospeso. Con Interstellar, non è necessario. O meglio, non è ciò che
conta. Qui il trucco c’è, si vede e poco importa. Perché è solo il modo per
distrarci, per farci viaggiare, il pretesto per portarci all’unica cosa che conta
al regista: l’amore, come atto di fede, come unica scintilla della speranza
umana, come l’inizio e la fine di ogni cosa, di ogni cammino. E allora qui, il
prestigio, diventa un viaggio che parte dalle terre agricole dell’America del
sud, in un imprecisato futuro, dove è morta prima la tenacia dell’uomo a fronte
di una rassegnazione totale, poi la terra stessa. Un mondo dove a scuola le
imprese spaziali passate diventano uno spauracchio, perché non “servono più
ingegneri, ma agricoltori”. La tecnologia è accantonata, illusione di un futuro
che non è arrivato. E non stupisce che non appena la si ritrovi, sia amica e
mai ostacolo al percorso (i robot con il sense of humor impostabile, ma che hanno
di default la diffidenza e al tempo stesso l’obbedienza verso l’uomo). &amp;nbsp;Un viaggio, dicevamo, che prosegue su due
linee temporali, su mondi in cui un’ora di tempo equivale a sette anni sulla
Terra, sempre più un luogo inospitale, dove si sopravvive ma non si vive. Ma
alla fine si torna sempre li, al campetto da baseball, alla stanza della figlia
dolorosamente abbandonata seguendo una percorso circolare, come la rotazione
della navicella usata o come la sfera del warmhole. Nolan entra senza paure nel
campo della fantascienza di Kubrick e non gira un nuovo 2001 (inarrivabile), ma
ne coglie il senso, il genere e crea un film che non si limita alle citazioni,
ma ne adotta il linguaggio, i tempi e i suoni. Potrei soffermarmi su molti
altri aspetti, dalla recitazione di tutto il cast (permettetemi un piccolo
godimento nel vedere insieme John Lithgow e Michael Caine anche se per pochi
minuti) agli splendidi colori e alla purezza di una visione in 70mm. Ma quello
che conta è che Interstellar è un film che senza “svelarsi” ti resta dentro
prima ancora che tu te ne accorga, nonostante le quasi 3 ore di proiezione (ma
di cui non si sente il peso nemmeno per un minuto). Il prestigio è compiuto&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT" style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span lang="IT" style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9.0pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT;"&gt;Perché voi volete essere
ingannati.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjhahqv8YpsqrXRhqZN7BlqShRyRTz0ADCrgNOQZls-KbEYAB-0JGE9jWgfiQgBciKWDldDb7uTBs1rd1aWpKeQAvZFVKkbJwNFV4vfMAzcA83MBIvTn9PCvcIJjzKvQqGqP_N5xw/s72-c/interstellar.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total></item></channel></rss>