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	<title>I grandi Fotografi della Storia Archivi - Fotografare in Digitale</title>
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	<description>Il corso di fotografia alla portata di tutti</description>
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	<title>I grandi Fotografi della Storia Archivi - Fotografare in Digitale</title>
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		<title>La storia di Magnum Photos</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2021 09:46:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I grandi Fotografi della Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Magnum Photos è un&#8217;agenzia fotografica cooperativa dedicata all&#8217;indipendenza artistica ed editoriale di tutti i suoi soci. Fondata nel 1947 da Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger e David Seymour, Magnum è diventata la più importante agenzia fotografica internazionale al mondo, rappresentando fotografi di tutto il mondo e di tutti i punti dello spettro fotogiornalistico. Molti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://www.magnumphotos.com/">Magnum</a> Photos è un&#8217;agenzia fotografica cooperativa dedicata all&#8217;indipendenza artistica ed editoriale di tutti i suoi soci. Fondata nel 1947 da <a href="https://www.fotografareindigitale.com/robert-capa-hun-1913-1954/3647">Robert Capa</a>, <a href="https://www.fotografareindigitale.com/henri-cartier-bresson/3646">Henri Cartier-Bresson</a>, George Rodger e <a href="https://www.fotografareindigitale.com/david-seymour-pol-1911-1956/5005">David Seymour</a>, Magnum è diventata la più importante agenzia fotografica internazionale al mondo, rappresentando fotografi di tutto il mondo e di tutti i punti dello spettro fotogiornalistico.</strong></p>
<p>Molti dei primi membri della Magnum Photos avevano costruito la loro reputazione sulla fotografia di guerra e che condividevano un comune legame di opinioni politiche. L’agenzia, in ogni caso, piuttosto che proporre agende politiche, sensibilità estetiche o obiettivi personali, si sforzò di raggiungere l&#8217;idealismo nei suoi membri, che condividevano una dedizione senza pari al potere della fotografia e all&#8217;indipendenza del singolo fotografo.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-27074" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2020/12/magnum_sharing-overlay-600x315.jpg" alt="magnum photos" width="600" height="315" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2020/12/magnum_sharing-overlay-600x315.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2020/12/magnum_sharing-overlay-300x158.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2020/12/magnum_sharing-overlay-768x403.jpg 768w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2020/12/magnum_sharing-overlay-750x394.jpg 750w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2020/12/magnum_sharing-overlay-1140x599.jpg 1140w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2020/12/magnum_sharing-overlay.jpg 1200w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Magnum Photos nacque da un&#8217;idea di Robert Capa (al secolo Endre Friedmann), un esule ungherese trasferitosi a Parigi dalla Germania nel 1933. Divenne noto come il più grande fotografo di guerra del mondo, documentando in particolare la guerra civile spagnola. A Parigi feceamicizia con molti altri fotografi, artisti e attivisti politici. Durante questo periodo, il Fronte Popolare stava guadagnando una forza enorme e i suoi sostenitori iniziarono a sfruttare il potere propagandistico della fotografia per raccogliere ulteriore sostegno per la loro causa. Nel frattempo, la crescente popolarità dei giornali e delle riviste illustrate in Europa e negli Stati Uniti creò una domanda infinita di grafici fotografici per documentare l&#8217;attualità.</p>
<p>Mentre il fotogiornalismo diventava una carriera sempre più popolare, in particolare tra gli attivisti politici di sinistra in Europa, sorgevano nuove questioni riguardanti la governance e la proprietà delle loro foto. La maggior parte delle riviste e dei giornali assunsero giornalisti fotografici per lavorare su incarichi individuali.  Le fotografie originali, i negativi e i diritti di copia di tutto il materiale prodotto nel corso dell&#8217;incarico appartenevano di solito alla rivista o al giornale che aveva commissionato il lavoro.</p>
<p>Questo sistema permetteva ai fotografi di avere uno scarso controllo sull&#8217;uso che veniva fatto delle loro opere: ritagliare le immagini o isolarle dal loro contesto originale poteva alterare significativamente il significato della fotografia o la sua composizione originale, e l&#8217;immagine originale poteva essere utilizzata in modo diverso da quella originale. Inoltre, i fotografi potevano ricevere un compenso da ogni fotografia solo una volta, indipendentemente dal modo in cui l&#8217;immagine veniva riprodotta. I fotografi non avevano altra scelta se non quella di continuare a lavorare con questo sistema a causa dei costi elevati associati ai viaggi in località remote.</p>
<p>Poiché gli amanti del fotogiornale si affidavano alle agenzie di stampa per coprire i costi finanziari iniziali di ogni progetto, lavorare su progetti senza supporto editoriale era estremamente difficile. Durante gli anni &#8217;40, molti fotografi cominciarono a chiedere un maggiore controllo sul loro lavoro. Nel 1943, Robert Capa concepì una cooperativa di fotografi che avrebbe rafforzato i diritti dei singoli membri attraverso l&#8217;unificazione. Anche se Capa discusse la sua visione con diversi amici fotografi, ottenendo il sostegno di George Rodger e David Seymour, tra gli altri, ci vollero diversi anni prima che i suoi piani si realizzassero. Nel frattempo, Capa si è unito alla <em>American Society of Magazine Photographers</em>, dove ha sostenuto i diritti dei fotogiornalisti di avere un maggiore controllo sui loro incarichi, i negativi, fotografie e diritti d&#8217;autore.</p>
<p>Nella primavera del 1947, Capa organizzò finalmente un incontro con varie personalità di spicco, tra cui Bill Vandivert, fotografo di Life, sua moglie Rita e Maria Eisner, che aveva fondato Alliance Photos a Parigi negli anni Trenta. Durante il pranzo al Museo d&#8217;Arte Moderna di New York, fondarono la Magnum Photos, Inc.</p>
<p>Henri Cartier-Bresson, David Seymour e George Rodger, che non erano presenti (e infatti non avevano idea che si stesse svolgendo un tale incontro), furono comunque nominati vice-presidenti dell&#8217;organizzazione. Questo gruppo di sette membri divenne l&#8217;azionista originario della Magnum. Avevano in programma uffici a New York e a Parigi, che sarebbero stati gestiti rispettivamente dalla loro nuova presidente, Rita Vandivert, e da Maria Eisner, segretario e tesoriere. Il gruppo ha assegnato a ciascun fotografo una regione di specializzazione: Bill Vandivert avrebbe coperto gli Stati Uniti, Seymour l&#8217;Europa; Cartier-Bresson, l&#8217;Asia e Rodger il Medio Oriente e l&#8217;Africa. Capa avrebbe attraversato tutte le regioni a seconda delle necessità. Sebbene il personale dell&#8217;ufficio gestisse le operazioni quotidiane dell&#8217;agenzia, compresa la promozione di Magnum, il coordinamento degli incarichi e la gestione dei diritti d&#8217;autore, i fotografi stessi avrebbero preso tutte le decisioni sulla cooperativa. I servizi di Magnum venivano pagati attraverso una percentuale dei guadagni di ciascun fotografo: Magnum avrebbe ricevuto il 40% dei compensi pagati per gli incarichi ricevuti attraverso l&#8217;agenzia, il 30% per gli incarichi effettuati direttamente dal fotografo e il 50% delle ristampe di ogni fotografo. Gli eventuali utili verrebbero ripartiti tra gli azionisti per compensare i compensi dell&#8217;anno.</p>
<p>Dopo il primo anno, Bill e Rita Vandivert lasciarono Magnum Photos. Maria Eisner assunse la presidenza, ma con ora solo quattro fotografi il gruppo aveva bisogno di altri membri. Capa, Seymour, Cartier-Bresson e Rodger concordarono sul fatto che i membri non solo devono essere fotografi di prim&#8217;ordine, ma devono anche essere in sintonia con gli ideali del gruppo. Werner Bischof, il primo invitato della Magnum, si era recentemente fatto un nome fotografando le devastazioni in Europa dopo la seconda guerra mondiale. Entrò a far parte del gruppo nel 1949. Ernst Haas, il successivo adepto della Magnum, ricevette l&#8217;invito simultaneo a unirsi alla Magnum e alla Life. In una lettera in rifiutava l&#8217;offerta di Life, spiegava: &#8220;<em>Quello che voglio è rimanere libero, in modo da poter realizzare le mie idee&#8230; Non credo che ci siano molti editori che potrebbero darmi gli incarichi che io stesso mi do</em>&#8220;.</p>
<p>Magnum Photos continuò a selezionare uno ad uno i possibili nuovi membri come Dennis Stock, il vincitore di un concorso Life per giovani fotografi. Ammise anche nuovi fotografi con abbastanza fegato (o fortuna) da portare un portfolio, come Eve Arnold ed Erich Hartmann.</p>
<p>Nei primi anni, Magnum era più un club amichevole che un&#8217;agenzia d&#8217;elite. Grazie a questo spirito di cameratismo, molti dei fotografi più esperti, tra cui Capa e Cartier-Bresson, consigliavano i giovani soci nell&#8217;editing o nei viaggi in territori sconosciuti. Occasionalmente le nuove reclute lavoravano con i membri anziani come assistenti e ricercatori, anche se non esistevano accordi formali di questo tipo.</p>
<p>Dopo aver chiesto a Maria Eisner di andarsene quando rimase incinta, Capa assunse la presidenza della Magnum nel 1951. Trovò la posizione noiosa e passò la responsabilità a Rodger dopo meno di un anno. Anche a Rodger non piacque l&#8217;incarico. All&#8217;inizio della Magnum Photos, Rodger aveva suggerito di assumere due uomini d&#8217;affari come direttori dell&#8217;agenzia, per lasciare ai fotografi la libertà di scattare fotografie. La sua idea fu poi respinta, poiché gli altri membri non volevano cedere il controllo ai non fotografi. In qualità di presidente, Rodger nuovamente suggerì di istituire un consiglio di amministrazione per supervisionare l&#8217;amministrazione dell&#8217;agenzia. Questa volta, i membri concordarono che Capa sarebbe tornato alla carica di presidente, ma per ridurre le sue responsabilità, avrebbero formato un consiglio di amministrazione composto dai fondatori originali della Magnum e avrebbero assunto un direttore editoriale per gestire l&#8217;amministrazione aziendale. Assunsero John Morris, allora redattore fotografico del Ladies&#8217; Home Journal, che era uno dei migliori clienti di Magnum. Quasi subito, Morris e Capa cominciarono a discutere se espandere l&#8217;agenzia. Morris non vedeva la fattibilità finanziaria senza crescita e Capa non credeva che la cooperativa potesse sostenere più di una dozzina di fotografi.</p>
<p>La fiducia di Magnum nei confronti dei propri fotografi per la governance aveva lo scopo di aiutare a garantire l&#8217;integrità artistica dell&#8217;organizzazione e, in una certa misura, di sostenerla contro le pressioni per sottomettersi contro le richieste commerciali. La conseguenza dell&#8217;essere gestita dai suoi membri è stata che, come fotografi, avevano solo un interesse secondario nell&#8217;attività di gestione dell&#8217;azienda. Questa mancanza di sviluppo del business ha causato enormi difficoltà all&#8217;organizzazione, che &#8211; nonostante il suo successo &#8211; sembrava sull&#8217;orlo del collasso finanziario fin dall&#8217;inizio.</p>
<p>Le precarie finanze della Magnum causarono molti conflitti all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione. L&#8217;attenzione al libero dominio artistico o giornalistico di ogni fotografo sulla sua responsabilità finanziaria nei confronti dell&#8217;organizzazione ha fatto sì che alcuni membri avessero la sensazione di portare la maggior parte del peso finanziario dell&#8217;agenzia. Gli incarichi commerciali sono di solito i più redditizi, anche per i migliori fotografi ei fotografi disposti a lavorare su questi progetti sono la linfa vitale di Magnum &#8211; non potrebbe vivere solo dei progetti personali dei fotografi. D&#8217;altra parte, molti membri ritennero che lavorare a progetti commerciali avrebbe compromesso l&#8217;integrità artistica della loro agenzia. In pratica, la tensione tra i fotografi che si considerano artisti e quelli che si identificano come giornalisti esiste fin dall&#8217;inizio della Magnum: l’agenzia colmò questa linea nebulosa sostenendo ogni fotografo nei suoi obiettivi personali.</p>
<p>Nella sua politica e filosofia, Magnum Photos ha sempre premiato l&#8217;indipendenza del fotografo al di sopra di ogni cosa. Un ex capo dell&#8217;ufficio Magnum una volta ha detto: &#8220;<em>Magnum non è una democrazia &#8211; è l&#8217;anarchia nel vero senso della parola, perché il principio guida non è il più grande bene per il maggior numero di persone, ma il diritto dell&#8217;individuo di fare quello che vuole</em>&#8220;.</p>
<p>Poiché abbraccia l&#8217;indipendenza individuale, i fotografi Magnum non si adattano a nessun vero profilo fotografico anche se vi sono alcune tendenze peculiari come l&#8217;uso della pellicola in bianco e nero piuttosto che a colori, una forte componente editoriale anche nelle fotografie documentarie, una costante capacità di catturare l&#8217;essenza delle emozioni umane. L&#8217;unico legame comune a tutti i membri della Magnum è la completa dedizione alla fotografia e l&#8217;indipendenza del fotografo.</p>
<p>Il 1954 fu un anno terribile per la Magnum Photos: quell’anno Capa, mentre era in Indocina nel 1954 a fotografare la sua quinta guerra, fu ucciso da una mina. Lo stesso giorno Werner Bischof morì in un incidente in Perù. Alla morte di Capa, Seymour si fece avanti per prendere il suo posto come presidente, ma anche lui venne ucciso due anni dopo durante i combattimenti vicino al canale di Suez.</p>
<p>Magnum, detto in parole povere, era stata creata intorno a Capa e a questo punto l’organizzazione fu ad un passo dalla fine, se non che suo fratello, Cornell Capa, si dimise dalla sua posizione a Life per unirsi alla Magnum. Il coinvolgimento di Cornell fece crescere enormemente il morale: divenne un leader nell&#8217;organizzazione e prese il ruolo di presente. In ogni caso, la “vecchia” Magnum quella voluta dai soci fondatori, non esisteva più, e per questo fu deciso un meccanismo estremamente selettivo per l’approvazione di nuovi soci: per essere considerato, un fotografo deve presentare un ampio portfolio. Se approvato dalla maggioranza dei soci, il fotografo diventava candidato. Quale candidato, il fotografo poteva rivendicare l&#8217;associazione con Magnum, ma senza diritto di voto nell&#8217;organizzazione. Dopo due anni da candidato, il fotografo poteva presentare un portfolio più ampio per la revisione. Dopo l&#8217;approvazione della maggioranza, il candidato <em>finalmente</em> poteva diventare un membro associato di Magnum, ma ancora senza i diritti di voto. Con l&#8217;iscrizione a pieno titolo, concessa solo dopo una terza revisione del portfolio, il fotografo finalmente riceveva i pieni diritti di voto e diventava comproprietario dell&#8217;agenzia. E questa modalità è quella tutt’ora attiva per chi voglia entrare in Magnum.</p>
<p>Con l’arrivo della televisione nel 1960 e la corrispondente rivoluzione nell’ambito delle informazioni pronte all’uso istantaneamente (in particolare per le notizie di attualità, temi sociali e stile di vita) la Magnum cercò di ritagliarsi una fetta del business per compensare la forte riduzione nell’ambito fotografico: per questo motivo creò nel 1964 la Magnum Films che però rimase operativa fino al 1970. Da notare che l’avvento della televisione mandò profondamente in crisi il settore, tanto da far chiudere la nota rivista Life nel 1970 (riaprì nel 1972).</p>
<p>Nonostante una ridotta richiesta relativa al fotogiornalismo, la Magnum continuò a crescere fino a diventare un&#8217;organizzazione con un numero di iscritti limitato a 50. Nel 1987, Magnum aprì il suo terzo ufficio, a Londra, a cui seguì nel 1990 quello in Tokyo.</p>
<p>Di seguito trovare l’elenco di tutti i fotografi che hanno fatto parte di Magnum Photos nel corso degli anni:</p>
<ul>
<li>1947: Membri fondatori: Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger, Maria Eisner, William Vandivert, Rita Vandivert</li>
<li>1949: Werner Bischof, Ernst Haas</li>
<li>1951: Dennis Stock, Herbert List (contributor)</li>
<li>1954: Cornell Capa, Elliott Erwitt, Burt Glinn, Erich Hartmann</li>
<li>1955: Erich Lessing, Inge Morath, Marc Riboud</li>
<li>1957: Eve Arnold, William Eugene Smith</li>
<li>1958: Wayne Miller</li>
<li>1959: René Burri, Bruce Davidson, Ernst Haas</li>
<li>1960: Hiroshi Hamaya</li>
<li>1961: Sergio Larrain</li>
<li>1965: Constantine Manos</li>
<li>1967: Ian Berry, David Hurn, Marilyn Silverstone</li>
<li>1968: Bruno Barbey</li>
<li>1971: Philip Jones Griffiths</li>
<li>1972: Leonard Freed</li>
<li>1974: Paul Fusco, Josef Koudelka, Gilles Peress</li>
<li>1977: Richard Kalvar, Guy Le Querrec</li>
<li>1979: Raymond Depardon, Alex Webb</li>
<li>1980: Susan Meiselas</li>
<li>1982: Eugene Richards</li>
<li>1983: Martine Franck, Chris Steele-Perkins</li>
<li>1985: Abbas</li>
<li>1986: Jean Gaumy, Harry Gruyaert, Peter Marlow, James Nachtwey (membro fino al 2001, anno in cui ha fondato l&#8217;agenzia VII), Steve McCurry</li>
<li>1988: Eli Reed</li>
<li>1989: Thomas Hoepker, Hiroji Kubota, Ferdinando Scianna, (inizio 1982[7])</li>
<li>1990: Stuart Franklin, Patrick Zachmann</li>
<li>1993: Larry Towell</li>
<li>1994: Carl De Keyzer, Nikos Economopoulos, Martin Parr, Gueorgui Pinkhassov</li>
<li>1997: David Alan Harvey, John Vink, Donovan Wylie</li>
<li>2001: Chien-Chi Chang, Alex Majoli, Lise Sarfati</li>
<li>2002: Bruce Gilden</li>
<li>2004: Thomas Dworzak, Jonas Bendiksen[8]</li>
<li>2005: Paolo Pellegrin</li>
<li>2007: Alessandra Sanguinetti</li>
<li>2011: Bieke Depoorter</li>
<li>2015: Matt Black, Carolyn Drake, Richard Mosse, Newsha Tavakolian, Max Pinckers[9]</li>
<li>2018: Sim Chi Yin, Gregory Halpern, Rafal Milach, Lua Ribeira, Lindokuhle Sobekwa, Sohrab Hura ,Lorenzo Meloni</li>
<li>2019: Nanna Heitmann, Zied Ben Romdhane</li>
<li>2020: Sabiha Cimen, Hanna Price, Khalik Allah, Colby Deal, Yael Martinez</li>
<li></li>
</ul>
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		<title> Henry Peach Robinson: un pioniere della fotografia</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jan 2019 07:47:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Henry Peach Robinson è probabimente uno dei nomi della fotografia meno noti, eppure ha contribuito in modo fondamentale alla diffussione e all&#8217;evoluzione della fotografia stessa, lavorando sul &#8220;fotomontaggio&#8221;: gli si deve l&#8217;avero portato nella fotografia quella che era una prerogativa della stampa, ovvero la soprapposizione di differenti negativi al fine di ottenere un unico sviluppo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Henry Peach Robinson è probabimente uno dei nomi della fotografia meno noti, eppure ha contribuito in modo fondamentale alla diffussione e all&#8217;evoluzione della fotografia stessa, lavorando sul &#8220;fotomontaggio&#8221;: gli si deve l&#8217;avero portato nella fotografia quella che era una prerogativa della stampa, ovvero la soprapposizione di differenti negativi al fine di ottenere un unico sviluppo, ovvero una foto &#8220;combinata&#8221;. Sebbene non tutti accettassero questo metodo, perché molti si sentivano presi in giro e non riconoscevano le foto create dal maestro, le stesse foto non infrangevano lo spirito di un giovane talentuoso. Stava sviluppando e migliorando le sue capacità di fotografia con il duro lavoro e aveva inventato, con decenni di anticipo, il foto ritocco. Molti anni più tardi, è stata assegnata una borsa di studio dall&#8217;onorevole Photographic Society of Great Britain, per rendere omaggio ai successi di Henry Peach Robinson nel campo della fotografia.</p>
<h2>Biografia</h2>
<p>Henry Peach Robinsonè cresciuto in una grande famiglia in una città britannica di Ludlow (Shropshire). All&#8217;età di 13 anni ha iniziato a studiare pittura e disegno, non raggiungendo però mai una dimensione professionale. Henry, tuttavia, continuò a disegnare immagini per hobby, e nel 1852 il suo lavoro divenne parte della mostra alla Royal Academy of Arts. Questo momento si rivelò un punto di svolta per lui: avendo iniziato a fotografare in quel periodo, gestì l&#8217;apertura del proprio studio fotografico a Leamington 5 anni dopo.</p>
<p>Come molti fotografi dell&#8217;epoca, Robinson soffriva di cattiva salute a causa dell&#8217;esposizione a sostanze chimiche tossiche utilizzate quando si lavorava con i film. Ma ciò non gli impedì di essere attivo nell&#8217;aprire nuovi studi e nello scrivere opere teoriche molto importanti e utili sugli effetti compositivi e sull&#8217;uso di luci e ombre.</p>
<h2>Lo stile unico e la creatività eccezionale</h2>
<p>Le opere di Henry Peach Robinson non possono essere definite semplicemente belle o semplicemente mediocri. Fu instancabilmente sorpreso dagli osservatori con il suo approccio innovativo. Molti sono in disaccordo con la sua visione dell&#8217;arte e hanno perfino condannare il giovane fotografo. Abituati alla nozione classica di immagini come riflesso della realtà, le università hanno impiegato del tempo per imparare o ripetere la procedura di stampa combinata. La natura contraddittoria del successo ha comunque svolto il suo lavoro tanto che nel XXI secolo, Henry fu riconosciuto come fotografo di talento e un rappresentante <em>classico</em> della fotografia britannica.</p>
<p>Henry Peach Robinson non è mai stato d&#8217;accordo con l&#8217;idea che l&#8217;immagine fosse solo una fissazione, la cattura immutabile di immagini di tutti i giorni, apparsa davanti ai suoi occhi. Robinson cercava nuovi modi senza temere di uscire dal contesto convenzionale. Ispirato dai pittori medievali, stava certamente lavorando con una trama polisillabica e molti dettagli. Come artista, poteva incarnare le sue fantasie sulla carta con un colpo di pennello, ma come fotografo nel XIX secolo teoricamente non aveva la possibilità di cambiare la composizione dopo aver scattato. Ma in pratica, Henry ha ricreato gli ABC del digital editing (che, come l&#8217;arte, era pienamente riconosciuto solo 140 anni dopo) con l&#8217;aiuto degli strumenti disponibili e dell&#8217;irresistibile entusiasmo.</p>
<p><a href="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2018/09/Henry-Peach-Robinson.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-15097" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2018/09/Henry-Peach-Robinson-600x382.jpg" alt=" Henry Peach Robinson" width="600" height="382" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2018/09/Henry-Peach-Robinson-600x382.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2018/09/Henry-Peach-Robinson-300x191.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2018/09/Henry-Peach-Robinson-768x489.jpg 768w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2018/09/Henry-Peach-Robinson-696x443.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2018/09/Henry-Peach-Robinson-659x420.jpg 659w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2018/09/Henry-Peach-Robinson.jpg 799w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>L&#8217;artista, va ricorodato, era uno dei padri del Pittorialismo (stile internazionale e movimento estetico nell&#8217;arte fotografica, quali dettagli di miglioramento), cosa che di sicuro ha influito sulla sua visione della fotografia e nel modo di trattarla. Henry Peach Robinson ha impilato diverse immagini (o meglio i loro negativi) in collage con un lavoro certosino per ottenere un&#8217;immagine completamente nuova. Un esempio potrebbe essere la fotografia, ispirata ai dipinti di John Everett Milles &#8220;The Lady of Shalott&#8221;.</p>
<p>Il fotografo era troppo incline ai dettagli. Ha prestato grande attenzione alla composizione dell&#8217;immagine e allo studio preliminare di ogni dettaglio. Spesso creava schizzi di opere future sulla carta, raffigurava la posizione degli oggetti e delle persone, ecc. Poi acquistò la giusta posizione della luce e dei modelli.</p>
<h2>Patrimonio teorico</h2>
<p>Come artista attivo, Henry Peach Robinson condusse conferenze, presentò articoli e promosse attivamente le sue opinioni in ambienti affini.</p>
<p>Il fotografo ha lasciato dietro di sé un gran numero di opere teoriche per le generazioni future degli stessi artisti coraggiosi e talentuosi come lui. Manuale per principianti e professionisti, Effetto pittorico nella fotografia: In particolare <em>Suggerimenti sulla composizione e Chiaroscuro per i fotografi</em> è considerato un pezzo di letteratura canonica sul pittorialismo in tutto il mondo. Racconta l&#8217;estetica della fotografia e i metodi pratici per trasferirlo all&#8217;immagine. Oltre a questo lavoro, Robinson ha scritto molti altri libri sull&#8217;effetto elettorale nelle foto, nella pittura leggera, nell&#8217;arte della fotografia, nella fotografia paesaggistica, ecc.</p>
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		<title>William James Harris UK (1868 &#8211; 1940)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Dec 2018 08:56:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I grandi Fotografi della Storia]]></category>
		<category><![CDATA[William James Harris]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>William James Harris (1868-1940) nacque il 12 ottobre 1868 nell&#8217;Herefordshire, in Inghilterra. La sua famiglia emigrò in America nel 1870, stabilendosi nella Wilkes Barre, area PA. Conosciuto in gioventù come entrambi &#8221; Volere &#8221; e &#8221; Willie &#8220;, all&#8217;età di 20 anni apprendista con un fotografo locale, nel giro di un anno ha potuto iniziare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i>William James Harris</i> (1868-1940) nacque il 12 ottobre 1868 nell&#8217;Herefordshire, in Inghilterra. La sua famiglia emigrò in America nel 1870, stabilendosi nella Wilkes Barre, area PA. Conosciuto in gioventù come entrambi &#8221; <i>Volere</i> &#8221; e &#8221; <i>Willie</i> &#8220;, all&#8217;età di 20 anni apprendista con un fotografo locale, nel giro di un anno ha potuto iniziare la sua prima attività di fotografia mentre viveva con i suoi genitori e gestiva il suo primo studio nella loro casa.</p>
<p>Nel 1890, il 22enne Harris si trasferì con la sua famiglia a W. Pittston, in Pennsylvania, dove, sebbene continuasse a dirigere uno studio nella casa dei suoi genitori, implorò anche la sua carriera di fotografo itinerante. Durante i primi anni del 1890, trascorse un periodo di tempo attento a fotografare minatori di carbone e operazioni minerarie nelle regioni carbonifere della Pennsylvania orientale. Poco dopo iniziò a utilizzare le ferrovie per trasportare lui e la sua attrezzatura fotografica, verso le montagne, i laghi, le città e ovunque decidesse di prendere la sua macchina fotografica. Le fotografie del gabinetto vendute da Harris in quel periodo elencavano il suo indirizzo come West Pittston, PA; Tunkhannock, PA; Pittston, PA; Penn Yan, NY; Binghamton, NY; e Keuka, NY</p>
<p>Nel 1893 Harris viaggiò alla Columbia Exposition del mondo a Chicago. Lì iniziò la prima di molte imprese promozionali secondarie. Uno dei punti focali della Columbia Exposition del 1893 fu la prima introduzione di George Ferris <i>Ruota panoramica</i>, ed è stato Harris a essere il primo a fotografarlo: immaginava che salendo su un tetto all&#8217;incirca all&#8217;altezza dell&#8217;albero centrale della ruota panoramica, sarebbe stato in grado di produrre una visuale mentre le curve del la ruota non era distorta verticalmente dalla prospettiva. Questa fotografia era così impressionante che Harris donò 2000 di questi alla Ferris Wheel Company, ognuno dei quali includeva il suo nome e il suo indirizzo, il che contribuì a far girare il nome del giovane fotografo.</p>
<p>Nel 1895 sposò Maude Dunn, un matrimonio di breve durata perché la moglie morì improvvisamente e inaspettatamente nel 1897.</p>
<p>Poco dopo la morte di Maude, Harris e alcuni amici aprirono un&#8217;attività turistica nelle Pocono Mountains della Pennsylvania, vendendo fotografie di Buck Hill Falls, del Delaware Water Gap e di altre attrazioni locali a turisti e residenti locali. Durante questa attività, operava nel mondo della fotografia tramite la <em>Gallery Harris. </em>I suoi servizi includevano anche carte e fotografie in stagno, un&#8217;attività che era anche era un&#8217;eccellente prodezza promozionale perché gli permetteva di pubblicizzare la sua attività e di elaborare il suo lavoro fotografico, ovunque andasse.</p>
<p>Intorno al 1901, Harris si sposò una seconda volta con Marion E. Briant. Insieme hanno avuto due figli, una figlia (Ruth) e un figlio (Carver). Questo matrimonio è durato fino al 1920 circa. Dopo il divorzio, Marion Harris è tornata da Dover, NJ, a casa di Ruth, lasciando Carver con suo padre.</p>
<p>Poco dopo, Harris sposò Ella Anderson, il suo terzo e ultimo matrimonio.</p>
<p><a href="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2018/08/colorata-a-mano.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-13365" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2018/08/colorata-a-mano-600x450.jpg" alt="colorata a mano" width="600" height="450" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2018/08/colorata-a-mano-600x450.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2018/08/colorata-a-mano-300x225.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2018/08/colorata-a-mano-768x576.jpg 768w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2018/08/colorata-a-mano-80x60.jpg 80w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2018/08/colorata-a-mano-265x198.jpg 265w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2018/08/colorata-a-mano-696x522.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2018/08/colorata-a-mano-1068x801.jpg 1068w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2018/08/colorata-a-mano-560x420.jpg 560w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2018/08/colorata-a-mano.jpg 1200w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p><i><u>Lago Hopatcong</u></i> : Fu nel 1898 che Harris si trasferì in un luogo che avrebbe avuto un ruolo vitale nella sua vita:  Lake Hopatcong. Situato nel nord del New Jersey, ha 9 miglia di costa e insenature che lo rendono il più grande lago del New Jersey e, all&#8217;inizio del secolo, il lago Hopatcong era diventato una mecca estiva per i ricchi e famosi. Situato in posizione strategica nella vicina città di New York, il Lago Hopatcong ha offerto un facile rifugio estivo dalla calura della città e molte estati &#8221; <i>cottage</i> &#8220;, che in molti casi erano più simili a palazzi, iniziò a spuntare attorno al lago e Harris riconobbe rapidamente la necessità dei suoi servizi fotografici qui durante i mesi estivi.</p>
<p>Gli splendidi tramonti realizzati su questo lago  sono diventati il ​​marchio Harris. Ed essendo il grande promotore che era, Harris iniziò a pubblicizzare il suo studio come se offrisse le migliori fotografie al tramonto sul lago. Presto i turisti iniziarono ad affluire nel suo studio per le loro fotografie personali e di famiglia sul lago Hopatcong.</p>
<p>In un&#8217;altra mossa di genio nelle pubbliche relazioni, Harris ha creato il suo personale &#8220;<i>Studio galleggiante</i> &#8220;nell&#8217;estate del 1899. Sostituendo il suo studio terrestre, questo studio galleggiante era in realtà una casa galleggiante appositamente attrezzata come studio fotografico. <i>Harris Photo Float</i>&#8221; è stato in grado di viaggiare intorno al lago e persino di avere un portico speciale per le sue famose foto al tramonto, anche se altri fotografi stavano lavorando al lago, lo studio galleggiante Harris e il suo dono per l&#8217;effetto promozionale gli diede un vantaggio competitivo sugli altri fotografi e controllò una porzione considerevole del settore fotografico del lago. Sfortunatamente, nel 1903 lo studio galleggiante di Harris affondò, portando con esso gran parte delle attrezzature fotografiche Harris.</p>
<p>Ma si riprese rapidamente da questo disastro e continuò una relazione di quasi 40 anni con il lago Hopatcong. Harris continuò le sue visite estive al lago fino al 1939, quando aveva 60 anni e la sua carriera fotografica cominciava a rilassarsi.</p>
<p><i><u>St.</u></i> <i><u>Augustine, in Florida</u></i> : Nel 1898 Harris si trasferì a St. Louis. Augustine, in Florida, dove ha aperto il &#8220;<i>Acme View Company&#8221;.</i> I servizi fotografici di Harris in Florida comprendevano la vendita di macchine fotografiche e attrezzature, istruzioni fotografiche gratuite ai fotografi amatoriali, l&#8217;uso della sua camera oscura, oltre a servizi fotografici professionali per residenti locali o turisti in visita. fotografare le bellezze di St. Louis, Augustine e la campagna circostante della Florida.</p>
<p>Harris si innamorò subito di St. Augustine e, in misura maggiore, quasi tutta la Florida. Tra il 1898 e il 1940 Harris iniziò una carriera fotografica che la maggior parte di noi aspirerebbe a raggiungere oggi: estati lungo le sponde del bellissimo Lago Hopatconge gli inverni nella calda e soleggiata San Pietroburgo. Augustine, FL.</p>
<p>Sant&#8217;Agostino offrì una varietà di soggetti fotografici che apparvero al crescente commercio turistico della Florida, tra cui il <i>Fontana della giovinezza, la più antica casa in America, Ft.</i> <i>Marion, City Gates</i> , e <i>Il vecchio mercato degli schiavi</i> , tra gli altri.</p>
<p>Nel 1912 Harris iniziò una lunga e talvolta controversa relazione con la Società Storica Agostiniana di St. Louis. Essendo il suo manager aziendale e capo curatore, Harris è stato determinante sia nel reclutamento di nuovi membri della Società storica, sia nella promozione della storia e del patrimonio di Sant&#8217;Agostino. L&#8217;associazione di Harris con la St. Louis Augustine Historical Society è durata fino alla sua morte nel 1940 e per tutto il tempo.</p>
<p><i><u>Cartoline Harris</u></i> : Fu nel 1893 mentre visitava la Columbia Exposition che Harris vide un assaggio della prossima tendenza in arrivo le <i>cartoline</i> . Nel 1898 il Congresso approvò una legge che autorizzava la fabbricazione e l&#8217;uso di &#8221; <i>Carte di invio private</i> &#8221; e quello che era iniziato come un rivolo presto esplose in un enorme business. E Harris era in una posizione perfetta per guadagnare la sua parte del business. Il telefono non era ancora all&#8217;ordine del giorno e le cartoline diventarono presto un mezzo primario di comunicazione casuale. Vendere un gruppo di 30 panorami di Lake Hopatcong che potevano essere inseriti in una lettera, quindi convertirli in cartoline era un compito semplice e affidabile: convertendo rapidamente gran parte del suo magazzino esistente in cartoline e aggiungendo nuove viste ogni anno, Harris presto aveva letteralmente centinaia di viste da cartolina del Lago Hopatcong e divenne noto attorno al lago Hopatcong come &#8221; <i>Harris, l&#8217;uomo delle cartoline</i>&#8220;. Chiunque volesse inviare un messaggio personale sul proprio viaggio speciale o vacanza sul lago Hopatcong lo faceva solitamente con una cartolina di Harris: solo nel 1909 Harris dichiarò di aver venduto oltre 200.000 cartoline di Lake Hopatcong.</p>
<p>Mentre la sua attività &#8220;da cartolina&#8221; cresceva, si espanse nel campo del souvenir e della novità, vendendo fermacarte, tazze, porta oggetti e altre novità assortite in legno e corteccia di betulla, tutte con il nome &#8220;<i>Lago Hopatcong</i> &#8220;Anche se un simile affare di souvenir era comune  in altri luoghi, Harris è stato uno dei primi a iniziare un&#8217;attività del genere a Lake Hopatcong.</p>
<p>Mentre la mania delle cartoline iniziava a scomparire intorno al 1915, Harris aveva osservato a distanza il successo di <strong>Wallace Nutting</strong> in Massachusetts e presto decise di entrare nel campo della fotografia a mano. Con il suo background, era naturale.</p>
<p><i><u>Fotografie colorate a mano</u></i>: Il primo tentativo di Harris con le fotografie a colori risale al periodo in cui creava  cartoline di Lake Hopatcong. Dopo aver lavorato in bianco e nero per molti anni, a partire dal 1905 Harris ipotizzò che il colore aggiunto avrebbe potuto incrementare le vendite. Ma presto apprese anche che la spesa aggiuntiva per dipingere a mano le sue cartoline avrebbe portato a un prezzo unitario molto più alto, tale da abbassare le vendite. Alla fine Harris ha seguito la strada di tanti altri fotografi da cartolina che hanno prodotto le proprie cartoline a colori su macchine da stampa a colori di grandi dimensioni.</p>
<p>Come parte dei suoi cicli invernali ed estivi in ​​Florida nel New Jersey, Harris ha iniziato a scattare nuove fotografie con l&#8217;intenzione di dipingerle a mano per la rivendita. Le sue foto più vendute arrivarono presto dalla New York Adirondack Region (in particolare <i>Abisso possibile</i> ) e in Florida (soprattutto <i>La torre cantante</i> ).</p>
<p>In poco tempo, le immagini hanno sostituto le cartoline come sua principale fonte di reddito, rendendolo un uomo decisamente ricco.</p>
<p>Come le immagini di Wallace Nutting, le immagini di Harris erano di solito fotografie a colori, montate su una struttura di lino e firmate con il nome &#8220;Harris&#8221; in basso a destra, e il titolo in basso a sinistra.</p>
<p>Molte immagini di Harris sono &#8221; <i>fotoincisioni</i> &#8221; piuttosto che fotografie colorate a mano, anche se le sue prime scene sono state prodotte su carta fotografica, alcune delle sue visualizzazioni più recenti e più vendute sono state riprodotte in grandi quantità in bianco e nero usando il metodo di stampa fotografica, e poi individualmente colorate a mano. ha avuto quasi 100 coloristi al suo apice, un numero impressionante.</p>
<p>Inaspettatamente, Harris era di solito il suo miglior venditore e anche le sue spedizioni fotografiche diventavano viaggi di vendita. Ogni volta che andava in campagna per scattare nuove foto, di solito si fermava in vari negozi di arte e regali lungo la strada per ottenere nuovi ordini all&#8217;ingrosso e al dettaglio per la sua attività. È stato stimato che oltre 70 negozi su entrambe le coste della Florida hanno venduto le fotografie a colori di Harris. Molti alberghi hanno usato immagini di Harris sulle loro pareti per promuovere la bellezza del primo Novecento. Si stima che Harris in genere avrebbe bisogno di più di 25.000 foto a stagione solo per soddisfare la domanda dei suoi punti vendita in Florida.</p>
<p><i><u>Gli ultimi anni</u></i> : William James Harris morì il 2 agosto 1940 dopo aver sofferto per una lunga malattia e fu sepolto nella sua città adottiva di St. Paul. Agostin. Sebbene non sia noto come Wallace Nutting o alcuni degli altri contemporanei di Nutting, Harris ha raggiunto un livello significativo di fama. Ha goduto di un ragionevole successo finanziario nel suo campo fotografico scelto, ha goduto il viaggio e il lavoro tra il nord-est nei mesi estivi e ha avuto una vita familiare diversificata, ha sviluppato un forte legame con la sua città adottiva di St. Augustine, Florida, e le sue opere fotografiche hanno certamente contribuito a rendere popolare la Florida più di ogni altro fotografo del suo tempo.</p>
<p>E ora più che mai, i collezionisti di fotografie colorate a mano cercano attivamente le bellissime fotografie a mano del fotografo</p>
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		<title>Lewis Wickes Hine (USA 1874 – 1940)</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2015 08:34:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I grandi Fotografi della Storia]]></category>
		<category><![CDATA[grandi fotografi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lewis Wickes Hine viene ricordato come uno dei più grandi fotografi del sociale della storia. Lewis Wickes Hine, meticoloso, discreto e attento, con il suo lavoro di fotografo e con le sue opere documentarie ha contribuito in maniera sostanziale a produrre uno dei più grandi cambiamenti della legislazione lavorativa americana, riversando le sue conoscenze di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lewis Wickes Hine viene ricordato come uno dei più grandi fotografi del sociale della storia.</p>
<p>Lewis Wickes Hine, meticoloso, discreto e attento, con il suo lavoro di fotografo e con le sue opere documentarie ha contribuito in maniera sostanziale a produrre uno dei più grandi cambiamenti della legislazione lavorativa americana, riversando le sue conoscenze di sociologo nella fotografia. Il fotografo americano, infatti, fu autore di uno dei più massicci e soprattutto controversi reportage sul lavoro minorile e sullo sfruttamento nel lavoro. Proprio i crimini legati allo sfruttamento sono il fulcro dell&#8217;opera di Hine, il cui fine è stato sempre quello di promuovere le riforme sociali a favore delle classi più deboli e sfruttate.</p>
<figure id="attachment_8493" aria-describedby="caption-attachment-8493" style="width: 282px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8493 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-0-1.jpg" alt="Lewis Wickes Hine" width="282" height="359" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-0-1.jpg 282w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-0-1-236x300.jpg 236w" sizes="(max-width: 282px) 100vw, 282px" /><figcaption id="caption-attachment-8493" class="wp-caption-text">Copyright Lewis Wickes Hine</figcaption></figure>
<p>Fondendo arte, maestria e conoscenza dell&#8217;animo umano, Hine ritrasse alcune grandi opere dell&#8217;uomo come l&#8217;Empire State Building, ma anche il risvolto della medaglia: non solo insomma bellezza e grandiosità ma anche sofferenza, pena, paura.  Ne scaturirono immagini forti, autentiche, in grado di suscitare sdegno e desolazione.</p>
<figure id="attachment_8490" aria-describedby="caption-attachment-8490" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8490 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-1-600x471.jpg" alt="Lewis Wickes Hine" width="600" height="471" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-1-600x471.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-1-300x236.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-1-696x546.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-1-535x420.jpg 535w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-1.jpg 1019w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-8490" class="wp-caption-text">Copyright Lewis Wickes Hine &#8211; NYPL Digital Gallery (https://goo.gl/T8FISg)</figcaption></figure>
<p>Con la sua incredibile dedizione, le inchieste, le raccolte dei dati e l&#8217;agilità con cui s&#8217;intrufolava in ambienti in cui non era chiaramente desiderato, Lewis Wickes Hine mostrò al mondo una realtà che sconvolse gli USA: i momenti difficili della Grande Depressione, uomini costretti a lavorare in condizioni precarie e pericolose, bambini di dieci anni costretti a lavorare in condizioni proibitive ed in orari disumani per guadagnare poco o niente, nel tentativo di aiutare le proprie famiglie e per soddisfare la sempre crescente necessità di forza lavoro.</p>
<p>Lewis Wickes Hine non è ricordato esclusivamente per i suoi scatti ma anche per le annotazioni del fotografo stesso aggiunte dietro le immagini: date, nomi e frammenti di storie. Lewis Wickes Hine volle raccontare quanto più dettagliatamente possibile le storie umane celate dietro le condizioni di schiavismo a cui sono costretti adulti e bambini.</p>
<figure id="attachment_8491" aria-describedby="caption-attachment-8491" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8491 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-2-600x485.jpg" alt="Lewis Wickes Hine" width="600" height="485" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-2-600x485.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-2-300x242.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-2-696x562.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-2-520x420.jpg 520w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-2.jpg 760w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-8491" class="wp-caption-text">Copyright Lewis Wickes Hine &#8211; NYPL Digital Gallery (https://goo.gl/F321Ar)</figcaption></figure>
<p>Per Hine la fotografia assunse valenza di strumento per denunciare, per restituire dignità, per difendere i diritti umani. Ed è grazie al suo lavoro che negli Stati Uniti vennero riviste e riscritte le leggi sul lavoro minorile.</p>
<p>Lewis Wickes Hine nacque nel 1874 a Oshkosh (Wisconsin). Iniziò ad interessarsi alla fotografia fin da giovane. A causa di alcuni problemi economici a seguito della perdita del padre, Hine iniziò a cercare lavoro per aiutare la famiglia e permettersi gli studi al college. Frequentò con profitto la University of Chicago, dove si laureò in sociologia, quindi la Columbia e la New York University. Rimane nella Grande Mela per insegnare alla Ethical Culture School. Con il passare del tempo e grazie l&#8217;esperienza maturata anche durante i suoi anni di lavoro minorile, Hine si accorse come la fotografia sia un valido strumento di denuncia sociale, un mezzo con cui mostrare aspetti della realtà che molto spesso vengono omessi, nonché per attirare l&#8217;attenzione della gente, di tanta gente, su di essi. Hine sviluppò una certa sensibilità verso le classi sociali più povere ed iniziò il suo lavoro di denuncia sociale nel 1904, fotografando lo sbarco degli immigrati ad Elllis Island.</p>
<figure id="attachment_8492" aria-describedby="caption-attachment-8492" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8492 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-3-600x484.jpg" alt="Lewis Wickes Hine" width="600" height="484" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-3-600x484.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-3-300x242.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-3-696x561.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-3-521x420.jpg 521w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-3.jpg 760w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-8492" class="wp-caption-text">Copyright Lewis Wickes Hine &#8211; NYPL Digital Gallery(https://goo.gl/bsFDbE)</figcaption></figure>
<p>Due anni dopo si trovò a lavorare per la National Child Labor Committee, per cui scattò fotografie di minori sfruttati. Attività che continuò fino 1918. Nel mentre, Hine si recò anche a Pittsburgh dove fotografò operai al lavoro in una zona industriale siderurgica (1908). Un anno dopo uscì il suo lavoro <em>Women and the trades</em> (1909) e successivamente <em>The steel workers</em> (1911). La prima guerra mondiale segnò un cambio di soggetto per il fotografo statunitense, che si concentrò sull&#8217;opera della Croce Rossa in Europa. Nel 1920 uscì un lavoro connesso a quest&#8217;attività fotografica: <em>The human cost of war</em>.</p>
<p>Uno dei più grandi lavori per cui viene tutt&#8217;ora ricordato è quello contenente gli scatti realizzati durante la costruzione dell&#8217;Empire State Building (1930): immagini che mostrano gli operai lavorare in condizioni di lavoro disumane, molto pericolose e senza alcuna misura di sicurezza. Gli scatti vennero poi raccolti nel libro “<em>Men at work</em>” (1932).</p>
<figure id="attachment_8494" aria-describedby="caption-attachment-8494" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8494 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-4-600x396.jpg" alt="Lewis Wickes Hine" width="600" height="396" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-4-600x396.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-4-300x198.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2015/01/Lewis-Wickes-Hine-4.jpg 633w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-8494" class="wp-caption-text">Copyright Lewis Wickes Hine</figcaption></figure>
<p>Negli anni della Grande Depressione, Hine fu in prima fila per testimoniare con le sue foto il duro lavoro della Croce Rossa, lavorando contemporaneamente per il Tennessee Valley Authority. Venne successivamente eletto nel consiglio di facoltà della Ethical Culture Fieldston School.</p>
<p>Un altro importante progetto di cui  Lewis Wickes Hine fu autore nacque nel 1936, quando il fotografo venne convocato per il  Progetto Nazionale di Ricerca delle Opere Progetti Amministrazione. Lavoro che rimase purtroppo incompiuto a causa della sua scomparsa.</p>
<p>Gli ultimi anni della sua vita furono particolarmente difficili, fra le lotte professionali e l&#8217;interesse circa il suo lavoro sempre più fievole. Hine si spense a New York (1940) dopo aver subito un intervento chirurgico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fotografareindigitale.com/lewis-wickes-hine-usa-1874-1940/7738">Lewis Wickes Hine (USA 1874 – 1940)</a> proviene da <a href="https://www.fotografareindigitale.com">Fotografare in Digitale</a>.</p>
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		<title>Gordon Parks (USA 1912 &#8211; 2006)</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2014 08:05:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I grandi Fotografi della Storia]]></category>
		<category><![CDATA[grandi fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[parks]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gordon Parks non è stato solo un&#8217;artista, un fotografo dal talento quasi unico di trovarsi sempre nel posto giusto e nel momento giusto, ma è anche stato uno dei più importanti ed autorevoli testimoni di importanti cambiamenti storici, tutti narrati in modo eccezionale attraverso la sua fotografia e le sue immagini. Immagini tanto vivide e ricche [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fotografareindigitale.com/gordon-parks-usa-1912-2006/7832">Gordon Parks (USA 1912 &#8211; 2006)</a> proviene da <a href="https://www.fotografareindigitale.com">Fotografare in Digitale</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gordon Parks non è stato solo un&#8217;artista, un fotografo dal talento quasi unico di trovarsi sempre nel posto giusto e nel momento giusto, ma è anche stato uno dei più importanti ed autorevoli testimoni di importanti cambiamenti storici, tutti narrati in modo eccezionale attraverso la sua fotografia e le sue immagini. Immagini tanto vivide e ricche da fargli guadagnare l&#8217;appellativo de il “narratore d&#8217;America”. Gordon Parks, attraverso la sua fotografia, ha saputo raccontare l&#8217;America del novecento con i suoi disagi, le contraddizioni ed i grandi personaggi che l&#8217;hanno segnata indelebilmente.</p>
<figure id="attachment_8317" aria-describedby="caption-attachment-8317" style="width: 308px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8317" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks.jpg" alt="Gordon Parks" width="308" height="396" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks.jpg 308w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks-233x300.jpg 233w" sizes="(max-width: 308px) 100vw, 308px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8317" class="wp-caption-text">&#8220;Gordon Parks&#8221; by Original uploader was Ayapota at en.wikipedia &#8211; Transferred from en.wikipedia. Licensed under Public domain via Wikimedia Commons &#8211; https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Gordon_Parks.jpg#mediaviewer/File:Gordon_Parks.jpg</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>La fotografia di Gordon Parks si discosta da quella dei suoi contemporanei in quanto il fotografo le reinterpreta: non si tratta solo di arte, estetica. Non si tratta solo di catturare il tempo e fermarlo in una sorta di &#8220;bolla temporale&#8221; e non è solo catturare un istante magico che non si ripeterà mai più. La fotografia è invece il mezzo per comprendere e permeare la società, i suoi meccanismi, le sue leggi non scritte e le sue varie e variopinte realtà.</p>
<p>Il tema principale degli scatti di Gordon Parks è la disuguaglianza fra bianchi e neri e sulla difficoltà di questi ultimi nell&#8217;inserirsi nella società di quel tempo. Parks riesce a dare una connotazione particolare alle sue fotografie focalizzandosi su immagini di personalità famose contrapposte a persone comuni, quasi a chiedersi come sia possibile che alcune persone riescano ad emergere al contrario di tante altre.</p>
<figure id="attachment_8181" aria-describedby="caption-attachment-8181" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8181 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks-1-600x600.jpg" alt="gordon parks" width="600" height="600" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks-1-600x600.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks-1-300x300.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks-1-100x100.jpg 100w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks-1-150x150.jpg 150w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks-1-696x696.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks-1-420x420.jpg 420w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks-1.jpg 1024w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-8181" class="wp-caption-text">Copyright Gordon Parks</figcaption></figure>
<p>Il suo stile classico, un po&#8217; evocativo, quasi cinematografico rimarca il messaggio che il fotografo s affida alle immagini, ovvero l&#8217;amore per la verità e la testimonianza della realtà, sottolineando i sentimenti ed il disagio delle persone che ritrae nelle sue fotografie.</p>
<p>Gordon Parks ha saputo immortalare i personaggi più importanti del XX secolo senza però mai dimenticarsi degli ultimi, di tutti coloro che hanno lottato, spesso perdendo la vita, per affermare i propri diritti. E lo stesso Parks, ricordiamolo, era in prima linea in questa battaglia, riuscendo a divenire non solo il primo fotografo ma anche il primo scrittore afroamericano di Life, dimostrando come la razza non è un fattore incisivo nella realizzazione di una persona.</p>
<figure id="attachment_8182" aria-describedby="caption-attachment-8182" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8182 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks2-600x284.jpg" alt="gordon parks" width="600" height="284" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks2-600x284.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks2-300x142.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks2-696x329.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks2-1068x506.jpg 1068w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks2-887x420.jpg 887w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks2.jpg 1240w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-8182" class="wp-caption-text">Copyright Gordon Parks</figcaption></figure>
<p>Gordon Parks nacque a Fort Scott nel 1912 in una famiglia di quindici fratelli. La madre morì precocemente e Gordon si trasferì vivere, per un breve periodo di tempo, dalla zia in Minnesota. Per ignoti motivi si allontanò da quest&#8217;ultima, preferendo dormire in un autobus ed arrabattandosi con diversi mestieri: cameriere, pianista in un bordello e lavorando in un negozio di abbigliamento.</p>
<p>Nel 1937 avvenne la svolta nella vita e soprattutto nella carriera di Parks. Entrò infatti in un banco dei pegni ed acquistò la sua prima macchina fotografica, iniziando al contempo a studiare il mestiere di fotografo da autodidatta (unica via percorribile per l&#8217;artista, dato il colore della pelle). Grazie alla pratica &#8220;sul campo&#8221;, Gordon Parks venne notato dalla moglie del pugile Joe Luis che lo convinse a trasferirsi a Chicago dove iniziò a fotografare le donne dell&#8217;alta società ed a occuparsi di moda. Contemporaneamente documentò il degrado del quartiere di South Side.</p>
<figure id="attachment_8183" aria-describedby="caption-attachment-8183" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks-3.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-8183" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks-3-600x393.jpeg" alt="gordon parks" width="600" height="393" /></a><figcaption id="caption-attachment-8183" class="wp-caption-text">Ritratto di Glenn Gloud &#8211; Gordon Parks</figcaption></figure>
<p>Gli anni &#8217;40 furono un momento indimenticabile per Parks: nel 1941 vinse una borsa di studio e organizzò la sua prima mostra fotografica. L&#8217;anno successivo, nel 1942, entrò a far parte della FSA, un ente governativo voluto da Roosevelt per documentare l&#8217;economia agricola in trasformazione durante la Grande Depressione.</p>
<figure id="attachment_8184" aria-describedby="caption-attachment-8184" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8184 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks4-600x388.jpg" alt="gordon parks" width="600" height="388" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks4-600x388.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks4-300x194.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks4-696x450.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks4-1068x690.jpg 1068w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks4-650x420.jpg 650w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks4.jpg 1240w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-8184" class="wp-caption-text">Copyright Gordon Parks</figcaption></figure>
<p>Sempre nel 1942 venne pubblicata una delle sue foto più famose: una donna delle pulizie afroamericana in posa con scopa e spazzolone in una parodia dell&#8217;opera American Gothic di G. Wood (una chiara denuncia contro il razzismo). Nel 1944 Gordon Parks entrò a far parte della redazione di Vogue e successivamente, nel 1948, di Life (dove rimase fino al 1972) in qualità di fotografo free lance. In particolare su Life pubblicò una serie interminabile di lavori che documentarono la vita nel ghetto, mostrarono le manifestazioni per l&#8217;uguaglianza, senza dimenticare i ritratti e le immagini di personalità celebri come Muhammed Alì, Malcolm X, Adam Clayton Powell Jr. e Stokely Carmichael. Nel 1947 pubblicò il suo primo libro <em>“Flash Photography”</em>, seguitoe l&#8217;anno successivo da <em>Camera Portraits: Techniques and Principles of Documentary Portraiture</em>.</p>
<figure id="attachment_8185" aria-describedby="caption-attachment-8185" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks-muhammad-ali.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-8185" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks-muhammad-ali-600x600.jpg" alt="gordon parks" width="600" height="600" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks-muhammad-ali-600x600.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks-muhammad-ali-300x300.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks-muhammad-ali-100x100.jpg 100w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks-muhammad-ali-150x150.jpg 150w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks-muhammad-ali-696x696.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks-muhammad-ali-420x420.jpg 420w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/gordon-parks-muhammad-ali.jpg 1024w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8185" class="wp-caption-text">Muhammad Ali &#8211; Gordon Parks</figcaption></figure>
<p>Essendo un uomo ecclettico ed un&#8217;artista versatile, Parks non si accontentò solo della fotografia ma si cimentò anche con la musica,  la scrittura di romanzi e con il cinema, tentando di affermarsi come primo regista afroamericano della storia. A tal proposito possiamo ricordare, del 1969, il film “The learning tree” e  “Shaft il detective” (1971), seguito da  “Shaft colpisce ancora” e “Shaft ed i mercanti di schiavi”. Nel 1974 diresse anche “The super Cops” , “Ledbelly” nel 1976 ed infine “Solomon Northup&#8217;s Odyssey”.</p>
<p>Nel 1981 lavorò al suo romanzo <em>Shannon</em> nonché alla realizzazione di diverse poesie e racconti, fondando anche la rivista <em>Essence</em>. Nel 1990 vinse anche l&#8217;Infinity Awards.</p>
<p>Gordon Parks morì nel 2006, a 93 anni, per via di un tumore.</p>
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		<title>Oliviero Toscani (ITA 1942 &#8211; )</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Nov 2014 08:05:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I grandi Fotografi della Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oliviero Toscani è probabilmente il fotografo italiano contemporaneo più noto nel mondo. Nato nel 1942 a Milano dal primo foto-giornalista italiano (in forza presso Il corriere della Sera), è anche considerato uno dei fotografi pubblicitari più provocatori del XX secolo. Fotografo di razza, Oliviero Toscani ha ereditato dal padre l’amore per la fotografia. A sei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oliviero Toscani è probabilmente il fotografo italiano contemporaneo più noto nel mondo. Nato nel 1942 a Milano dal primo foto-giornalista italiano (in forza presso Il corriere della Sera), è anche considerato uno dei fotografi pubblicitari più provocatori del XX secolo.</p>
<p>Fotografo di razza, Oliviero Toscani ha ereditato dal padre l’amore per la fotografia. A sei anni ricevette la sua prima Rondine, una fotocamera semplice che gli ha permesso di capire come le fotografie sono realizzate con il cervello, con l&#8217;occhio interiore piuttosto che un dispositivo. Oliviero Toscani pubblicò la sua prima foto a quattordici anni quando, accompagnando il padre durante un reportage, ebbe modo di immortalare Rachele Mussolini.</p>
<figure id="attachment_8308" aria-describedby="caption-attachment-8308" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/oliviero-toscani.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-8308" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/oliviero-toscani-600x399.jpg" alt="oliviero toscani" width="600" height="399" /></a><figcaption id="caption-attachment-8308" class="wp-caption-text">&#8220;Oliviero Toscani&#8221; di Eirik Solheim &#8211; originally posted to Flickr as Oliviero Toscani. Con licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 tramite Wikimedia Commons &#8211; https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Oliviero_Toscani.jpg#mediaviewer/File:Oliviero_Toscani.jpg</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 1962 fu ammesso alla Scuola di Arti Applicate di Zurigo (dove si laureò nel 1965), dove capì che la sensibilizzazione sociale era un tema particolarmente importante ed al contempo forte al quale dedicarsi.<br />
Dopo aver lavorato diversi anni nel mondo delle pubblicazioni rock e pop (dove ha avuto modo di sperimentare in assoluta libertà la rappresentazione della forma), fu notato da alcune riviste di moda che apprezzarono particolarmente il suo lavoro provocatorio, colorato, scanzonato. E nel 1965 cominciò a lavorare per riviste quali Donna, Vogue, Elle Moda e Paris.</p>
<figure id="attachment_8170" aria-describedby="caption-attachment-8170" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-8170" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-2-600x423.jpg" alt="Oliviero Toscani" width="600" height="423" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-2-600x423.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-2-300x212.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-2-100x70.jpg 100w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-2-696x491.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-2.jpg 822w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-2-595x420.jpg 595w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8170" class="wp-caption-text">Oliviero Toscani. United Colors of Benetton, 1994.</figcaption></figure>
<p>Nel 1968, mentre l&#8217;Italia (come il resto del mondo) la rivoluzione sociale faceva da padrona, Oliviero Toscano cominciò  muovere i suoi primi passi realmente importanti nel mondo della fotografia. Il fotografo divenne in pochissimo tempo sinonimo di ritratti originali delle tendenze sociali contemporanee e dei movimenti.</p>
<p>In questo periodo ne negli anni successivi è stato un crescendo di collaborazioni, progetti e campagne pubblicitarie. Oliviero Toscani ha infatti firmato campagne per Esprit, Chanel, Robe di Kappa, Fiorucci, Valentino, Prenatal, Jesus, Inter, Snai, Toyota, Ministero del Lavoro, ministero della Salute, Artemide, Woolworth e tanti altri. Senza dimenticare inoltre le collaborazioni con il Ministero dell’Ambiente e della Salute, con la Regione Calabria, con la Fondazione Umberto Veronesi, e le innumerevoli campagne d’impegno sociale dedicate alla sicurezza stradale, all&#8217;anoressia, alla violenza contro le donne e contro il randagismo.</p>
<figure id="attachment_8171" aria-describedby="caption-attachment-8171" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-8171" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-1-600x429.jpg" alt="Oliviero Toscani" width="600" height="429" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-1-600x429.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-1-300x215.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-1-696x498.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-1-587x420.jpg 587w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-1.jpg 800w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8171" class="wp-caption-text">Oliviero Toscani, Razza Umana, 2009</figcaption></figure>
<p>La data probabilmente più importante nella carriera di Oliviero Toscani fu il 1983 quando fu chiamato dalla famiglia Benetton per la creazione dell’immagine dell’omonima azienda. Per oltre 17 anni (fino al 2000) ha praticamente contribuito in maniera fondamentale a trasformare la ditta italiana in uno dei nomi e dei marchi più famosi al mondo, con le sue pubblicità, spesso inquietanti e controversi, esposte in ogni angolo del globo.</p>
<p>Il ritratto del lato posteriore del top model Donna Jordan in un paio di Jeans Jesus hot pants, accompagnata dalla frase biblica &#8220;Chi mi ama mi segua&#8221;, fu una delle primissime campagne dissacranti firmate dal fotografo, oltre ad essere il vero punto di rottura dalla classica fotografia pubblicitaria.</p>
<figure id="attachment_8175" aria-describedby="caption-attachment-8175" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/oliviero-toscani-7.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-8175" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/oliviero-toscani-7-600x806.jpg" alt="oliviero toscani " width="600" height="806" /></a><figcaption id="caption-attachment-8175" class="wp-caption-text">Oliviero Toscani &#8211; United colors of Benetton</figcaption></figure>
<p>A partire dagli inizi degli anni 90, le immagini e le pubblicità firmate da Toscani cambiarono genere, divenendo ancora più controverse e discusse. Nelle campagne pubblicitarie fecero la comparsa temi fino al momento tabù per il mondo patinato della pubblicità, come l’antirazzismo o l’anti-stereotipi: scelta che ha suscitato non poche reazioni e dibattiti sia a livello politico che morale ma che alla fine hanno permesso a lui come al brand di riferimento fama e notorietà. La particolarità delle immagini era tale da creare, nel pubblico, una specie di attesa per vedere cosa Toscani fosse stato capace di presentare, al pari dell’attesa che può generare il sequel di un libro o di un film.</p>
<figure id="attachment_8172" aria-describedby="caption-attachment-8172" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-6.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-8172" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-6-600x423.jpg" alt="Oliviero Toscani" width="600" height="423" /></a><figcaption id="caption-attachment-8172" class="wp-caption-text">Oliviero Toscani &#8211; United Colors of Benetton</figcaption></figure>
<p>Alla fine degli anni novanta, in parallelo alla sua attività pubblicitaria, Oliviero Toscani ideò e diresse <strong>Colors</strong> (di proprietà della famiglia Benetton, rivista che fondò insieme a Tibor Kalman), il primo giornale globale al mondo. Nel 1993 fu la volta di un’altra sua invenzione, <strong>Fabrica</strong> (sempre sotto la supervisione della famiglia Benetton), un vero e proprio centro di ricerca per la creatività nella comunicazione moderna.</p>
<p>Nel 2000 pubblicò probabilmente la sua campagna più controversa con Benetton: una campagna pubblicitaria incentrata sulla pena di morte, con una serie di fotografie di persone ospitate nel braccio della morte. Una campagna, come detto, molto controversa ma che al contempo ebbe un successo planetario. Questa campagna segnò comunque non solo il successo di Oliviero Toscani ma anche la fine della sua collaborazione con la famiglia Benetton.</p>
<figure id="attachment_8173" aria-describedby="caption-attachment-8173" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-4.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-8173" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-4-600x450.jpg" alt="Oliviero Toscani" width="600" height="450" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-4-600x450.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-4-300x225.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-4-80x60.jpg 80w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-4-265x198.jpg 265w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-4-696x522.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-4-560x420.jpg 560w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-4.jpg 1024w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8173" class="wp-caption-text">2000- Sentenced to Death &#8211; Oliviero Toscani</figcaption></figure>
<p>A partire dal 2000, Toscani si dedicò quindi ad altri progetti, senza mai comunque variare il suo stile, sempre dissacrante, anticonformista e soprattutto fortemente di sfida. Ricordiamo ad esempio la campagna pubblicitaria “Non Uccidere” (2004) per la Polizia di Stato, nonché la campagna di promozione turistica (2003) per la regione Calabria. Un’altra campagna di fortissimo impatto fu firmata dal Oliviero Toscani nel 2007: la campagna choc contro l’anoressia nervosa. Il soggetto di Toscani fu la modella Isabelle Caro, fortemente colpita dalla malattia (di cui ne morì praticamente 3 anni dopo), il cui corpo nudo (devastato dalla malattia) fu pubblicato su delle gigantografie installate in giro per le città.</p>
<figure id="attachment_8174" aria-describedby="caption-attachment-8174" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-5.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-8174" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-5-600x427.jpg" alt="Oliviero Toscani" width="600" height="427" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-5-600x427.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-5-300x214.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-5-100x70.jpg 100w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-5-696x496.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-5-1068x761.jpg 1068w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-5-590x420.jpg 590w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/Oliviero-Toscani-5.jpg 1240w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8174" class="wp-caption-text">Oliviero Toscani</figcaption></figure>
<p>In parallelo (1999-2000) Oliviero Toscani coprì la carica di direttore creativo di un mensile di New YorK (Talk Miramax) fondò un centro di ricerca sulla comunicazione moderna dal nome La Sterpaia (2003), fu tra i fondatori dell’accademia di Architettura di Mendrisio ed ha insegnato Comunicazione Visiva presso l’università di Mendrisio stessa (più svariate collaborazioni con altri atenei italiani e non).</p>
<p>Toscani, nel 2007, fece partire uno dei suoi progetti più grandi, ovvero Razza umana: un insieme di immagini raffiguranti tutte le razze, espressioni, stati sociali, culturali, provenienti da tutto il mondo. In parallelo, lo stesso fotografo si impegnò sulla realizzazione di Nuovo Paesaggio Italiano: una raccolta di immagini di denuncia circa il degrado dell’Italia. Nuovo Paesaggio Italiano è stato esposto alla Viennale di Venezia, alla Triennale di Milano, a San Paolo in Brasile nonché in tantissimi musei d’arte moderna in giro per il mondo.<br />
Oliviero Toscani ha collezionato tantissimi premi tra i quali possiamo ricordare ben quattro Leoni d’Oro, Gran premio dell’UNESCO, due Gran Premio d’Affichage.</p>
<p>Inoltre Toscani è membro onorario del Comitato Leonardo, è Accademico d’Onore dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, è socio onorario della European Academy of Sciences and Arts.</p>
<p><a href="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/oliviero-toscani-81.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-8177" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/oliviero-toscani-81-600x400.jpg" alt="oliviero toscani " width="600" height="400" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/oliviero-toscani-81-600x400.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/oliviero-toscani-81-300x200.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/oliviero-toscani-81-696x464.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/oliviero-toscani-81-630x420.jpg 630w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/11/oliviero-toscani-81.jpg 768w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>Un&#8217;intervista molto interessante al fotografo italiano può essere letta <a title="intervista ad oliviero toscani" href="https://web.archive.org/web/20190725190453/https://www.klatmagazine.com/interviews/oliviero-toscani-interview-back-to-the-future-06/8124" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fotografareindigitale.com/oliviero-toscani-ita-1942/8165">Oliviero Toscani (ITA 1942 &#8211; )</a> proviene da <a href="https://www.fotografareindigitale.com">Fotografare in Digitale</a>.</p>
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		<title>Francesc Català Roca (SPA 1922 – 1998)</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Oct 2014 08:38:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I grandi Fotografi della Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Bresson]]></category>
		<category><![CDATA[i grandi fotografi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Francesc Català Roca è passato alla storia per essere stato uno dei fotoreporter neorealisti più famosi del XX secolo, nonché rivoluzionario dell&#8217;espressione della fotografia spagnola. Paragonato a Cartier-Bresson, Català Roca ha il merito di aver portato il rinnovamento all&#8217;interno della fotografia, in particolare di aver proposto un nuovo punto di vista nella fotografia documentarista. Català [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fotografareindigitale.com/francesc-catala-roca-spa-1922-1998/7809">Francesc Català Roca (SPA 1922 – 1998)</a> proviene da <a href="https://www.fotografareindigitale.com">Fotografare in Digitale</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Francesc Català Roca è passato alla storia per essere stato uno dei fotoreporter neorealisti più famosi del XX secolo, nonché rivoluzionario dell&#8217;espressione della fotografia spagnola.</p>
<p>Paragonato a <a title="Henri Cartier-Bresson (FRA 1908 – 2004)" href="https://www.fotografareindigitale.com/2013/05/henri-cartier-bresson/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cartier-Bresson</a>, Català Roca ha il merito di aver portato il rinnovamento all&#8217;interno della fotografia, in particolare di aver proposto un nuovo punto di vista nella fotografia documentarista.</p>
<figure id="attachment_7868" aria-describedby="caption-attachment-7868" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7868 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-0.jpg" alt="Catala Roca" width="600" height="812" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-0.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-0-222x300.jpg 222w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-0-310x420.jpg 310w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7868" class="wp-caption-text">Copyright Francesc Català Roca</figcaption></figure>
<p>Català Roca con la sua abilità, la sua attenzione per i dettagli e la straordinaria capacità di cogliere il momento irripetibile, ha saputo documentare i cambiamenti della sua nazione, la Spagna, delle sue guerre civili ma anche la situazione dei paesi e delle cittadine povere in cui, nonostante tutto, le persone non perdono mai la speranza. La macchina fotografica, nelle sue mani, diventa lo strumento per dipanare e mostrare la complessità dell&#8217;animo umano.</p>
<figure id="attachment_7869" aria-describedby="caption-attachment-7869" style="width: 500px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7869 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-1.jpg" alt="Catala Roca" width="500" height="608" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-1.jpg 500w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-1-247x300.jpg 247w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-1-345x420.jpg 345w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption id="caption-attachment-7869" class="wp-caption-text">Copyright Francesc Català Roca</figcaption></figure>
<p>Le fotografie di Francesc Català Roca sono sempre chiare, di forte impatto emotivo, semplici e simboliche al tempo stesso, animate dalla fusione fra verità e bellezza. Quello che colpisce particolarmente nei suoi scatti è la totale assenza di giudizio, qualunque sia il soggetto ritratto. Al contrario è sempre possibile riscontrare un profondo senso del rispetto e della dignità.</p>
<figure id="attachment_7870" aria-describedby="caption-attachment-7870" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7870 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-2-600x506.jpeg" alt="Catala Roca" width="600" height="506" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-2-600x506.jpeg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-2-300x253.jpeg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-2-498x420.jpeg 498w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-2.jpeg 640w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7870" class="wp-caption-text">Copyright Francesc Català Roca</figcaption></figure>
<p>Català Roca ha sempre preferito immortalare le persone nel loro quotidiano ma anche gli artisti e gli intellettuali, come il suo grande amico <a title="Mirò" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Joan_Mir%C3%B3" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mirò</a>, non certo propenso a farsi fotografare. E&#8217; stato un amante del bianco e nero ma fra gli anni &#8217;60 e gli anni &#8217;70 scoprì la bellezza del colore, decidendo di entrare anche nel mondo della pubblicità e di dedicarsi alla fotografia turistica.</p>
<p>Come tutti i fotografi, Roca ha un obiettivo: catturare la realtà e mostrarla, senza manipolarla, trasformandola in un opera d&#8217;arte discreta in cui emergono i lati invisibili di ciò che si sta guardando.</p>
<figure id="attachment_7871" aria-describedby="caption-attachment-7871" style="width: 540px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7871 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-3.jpg" alt="Catala Roca" width="540" height="524" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-3.jpg 540w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-3-300x291.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-3-433x420.jpg 433w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /><figcaption id="caption-attachment-7871" class="wp-caption-text">Copyright Francesc Català Roca</figcaption></figure>
<p>Francesc Català Roca nacque a Valls nel 1922. Mosse i suoi primi passi nel mondo della fotografia studiando i libri del padre e lavorando con lui nello studio fotografico che aveva in gestione. Padre e figlio, però, si sono sempre trovati in disaccordo sia sul metodo che sull&#8217;estetica del fare le fotografie: Francesc figlio era un amante delle fotografie semplici, non manipolate, al contrario del padre. Questo disaccordo portò alla rottura professionale tra i due, tanto da aprire, nel 1948, uno studio fotografico indipendente.</p>
<figure id="attachment_7872" aria-describedby="caption-attachment-7872" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7872 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-5-600x600.jpg" alt="Catala Roca" width="600" height="600" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-5-600x600.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-5-300x300.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-5-100x100.jpg 100w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-5-150x150.jpg 150w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-5-420x420.jpg 420w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-5.jpg 640w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7872" class="wp-caption-text">Copyright Francesc Català Roca</figcaption></figure>
<p>La popolarità arrivò in breve tempo e già nel 1952 Català Roca pubblicò il suo primo libro in cui ritrasse la Sagrada Familia, uno dei più importanti e magnifici monumenti della Spagna. Il libro fu anche la base per la realizzazione di un documentario. Gli anni &#8217;50 furono costellati da numerosi successi per Roca: tenne una prima mostra individuale a Barcellona dove collezionò anche il suo primo premio di peso, nonché nella galleria Nebli Madrid.</p>
<p>Gli anni &#8217;60 si dimostrarono più prolifici per quanto riguarda il lavoro di fotografo, con soprattutto la sperimentazione del colore al posto del bianco e nero fino ad allora utilizzato.</p>
<figure id="attachment_7873" aria-describedby="caption-attachment-7873" style="width: 490px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7873 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-6.jpg" alt="Catala Roca" width="490" height="348" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-6.jpg 490w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-6-300x213.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-6-100x70.jpg 100w" sizes="(max-width: 490px) 100vw, 490px" /><figcaption id="caption-attachment-7873" class="wp-caption-text">Copyright Francesc Català Roca</figcaption></figure>
<p>Il successo per Roca si concretizzò ulteriormente con le collaborazioni per varie pubblicazioni (Destiny, La Vanguardia ed Illustrated Gazette). pubblicò lui stesso una sessantina di libri, e ricevetta diversi premi tra i quali il Premio Nazionale Articoncessa, il Premio Nazionale di Arti Plastiche, diverse medaglie di merito artistico), oltre che partecipare numerose esposizioni (USA, Asia, Europa e Spagna).</p>
<figure id="attachment_7874" aria-describedby="caption-attachment-7874" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7874 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-8-600x596.jpg" alt="Catala Roca" width="600" height="596" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-8-600x596.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-8-100x100.jpg 100w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-8-150x150.jpg 150w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-8-300x298.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-8-696x692.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-8-422x420.jpg 422w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-8.jpg 1024w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7874" class="wp-caption-text">Copyright Francesc Català Roca</figcaption></figure>
<p>Fra le pubblicazioni di Francesc Català Roca ricordiamo: Costa Brava (1958), Mallorca, Menorca e Ibiza (1962), Guida Nuova Castiglia (1964), I Pirenei (1970), Guida alla Catalogna (1971) e Murcia Guida (1971). Girò anche vari documentari come la Ciudad Condal in autunno (1950) e Living Stones (1952) e sui suoi amici come Chillida e Mirò.</p>
<p>Francesc Català Roca si spense a Barcellona nel 1998 a causa di un attacco di cuore. Molti dei suoi lavori possono essere ammirati, via internet, collegandosi al suo <a title="catala roca archivio fotografico" href="https://web.archive.org/web/20171125171332/http://www.catala-roca.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">archivio fotografico</a>.</p>
<figure id="attachment_7875" aria-describedby="caption-attachment-7875" style="width: 433px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7875 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-4.jpg" alt="Catala Roca" width="433" height="438" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-4.jpg 433w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-4-100x100.jpg 100w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-4-297x300.jpg 297w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Catala-Roca-4-415x420.jpg 415w" sizes="(max-width: 433px) 100vw, 433px" /><figcaption id="caption-attachment-7875" class="wp-caption-text">Copyright Francesc Català Roca</figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.fotografareindigitale.com/francesc-catala-roca-spa-1922-1998/7809">Francesc Català Roca (SPA 1922 – 1998)</a> proviene da <a href="https://www.fotografareindigitale.com">Fotografare in Digitale</a>.</p>
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		<title>Frank Horvat (ITA 1928 &#8211; )</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Oct 2014 09:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I grandi Fotografi della Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Henri Cartier-Bresson]]></category>
		<category><![CDATA[i grandi fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[magnum]]></category>
		<category><![CDATA[robert capa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Frank Horvat, uomo sensibile rapito dall&#8217;arte in tutte le sue forme, è uno dei fotografi viventi più famoso, noto soprattutto per le sue foto patinate ma anche per le immagini in cui ritrae gli aspetti più tristi e meno luccicanti della realtà. E&#8217; altresì noto  per essere un innovatore: è il primo ad utilizzare Photoshop e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fotografareindigitale.com/frank-horvat-ita-1928/7807">Frank Horvat (ITA 1928 &#8211; )</a> proviene da <a href="https://www.fotografareindigitale.com">Fotografare in Digitale</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Frank Horvat, uomo sensibile rapito dall&#8217;arte in tutte le sue forme, è uno dei fotografi viventi più famoso, noto soprattutto per le sue foto patinate ma anche per le immagini in cui ritrae gli aspetti più tristi e meno luccicanti della realtà. E&#8217; altresì noto  per essere un innovatore: è il primo ad utilizzare <a href="https://www.fotografareindigitale.com/adobe-photoshop-gratis-come-scaricarlo-ed-usarlo/30526">Photoshop</a> e a non vedere il digitale come un ostacolo ma come un&#8217;opportunità.</p>
<figure id="attachment_8320" aria-describedby="caption-attachment-8320" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8320 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/frank-horvat-600x892.jpg" alt="frank horvat" width="600" height="892" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/frank-horvat-600x892.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/frank-horvat-202x300.jpg 202w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/frank-horvat-283x420.jpg 283w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/frank-horvat.jpg 689w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-8320" class="wp-caption-text">Copyright Frank Horvat</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sin dall&#8217;inizio della sua carriera, Frank Horvat si è sempre appassionato ai reportage, ai paesaggi ma anche alla scultura. Tuttavia Horvat divenne famoso soprattutto per le foto di moda pubblicate fra gli anni &#8217;50 e &#8217;80.</p>
<p>Uno dei temi maggiormente ricorrenti nella fotografia di Horvat è la condizione umana: egli fotografa la miseria ovunque, nel mondo, senza però nutrire la sua arte di sofferenza, senza mai sentirsi in colpa in quanto non esprime giudizi con e nei suoi scatti. La fotografia di Frank Horvat non è una morbosa curiosità ma piuttosto vuole  solo poter evidenziare un problema che molto spesso la società moderna tende a trascurare, dimenticare, accantonare.</p>
<figure id="attachment_7856" aria-describedby="caption-attachment-7856" style="width: 550px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7856 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-1.jpg" alt="Frank Horvat" width="550" height="368" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-1.jpg 550w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-1-300x201.jpg 300w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /><figcaption id="caption-attachment-7856" class="wp-caption-text">Copyright Frank Horvat</figcaption></figure>
<p>Colpisce particolarmente il modo in cui Horvat riesce a catturare queste immagini: è abile, discreto, si mimetizza ed utilizza apparecchi discreti, non tentenna e non si scoraggia. Da tutto ciò nasce la naturalezza delle sue foto. Non a caso <a title="Henri Cartier-Bresson (FRA 1908 – 2004)" href="https://www.fotografareindigitale.com/2013/05/henri-cartier-bresson/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Bresson</a> lo rinomina “il fotografo invisibile”. Ad un certo punto però questo aspetto cambia: Frank Horvat scopre che le pose non conferiscono artificiosità alla foto ma al contrario la fanno sembrare ancor più reale.</p>
<figure id="attachment_7857" aria-describedby="caption-attachment-7857" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7857 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-2-600x395.jpg" alt="Frank Horvat" width="600" height="395" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-2-600x395.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-2-300x198.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-2-696x459.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-2-741x486.jpg 741w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-2-637x420.jpg 637w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-2.jpg 947w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7857" class="wp-caption-text">Copyright Frank Horvat</figcaption></figure>
<p>Un altro degli obiettivi che si pone Frank Horvat con la sua fotografia, oltre quello di ritrarre la condizione umana, è quello di fermare il tempo. Questo aspetto è uno di quelli che maggiormente colpiscono nella fotografia di Horvat, insieme al modo in cui il fotografo gestisce ed utilizza la luce: Horvat infatti si ispira ai dipindi di  Caravaggio ed al Rembrandt, riproducendo nelle sue immagini la stessa luce disegnata dai due artisti, un&#8217;illuminazione capace di far risaltare il soggetto sullo sfondo e di far concentrare l&#8217;attenzione sul soggetto stesso.</p>
<figure id="attachment_7858" aria-describedby="caption-attachment-7858" style="width: 567px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7858 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-3.jpg" alt="Frank Horvat" width="567" height="391" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-3.jpg 567w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-3-300x207.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-3-100x70.jpg 100w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-3-218x150.jpg 218w" sizes="(max-width: 567px) 100vw, 567px" /><figcaption id="caption-attachment-7858" class="wp-caption-text">Copyright Frank Horvat</figcaption></figure>
<p>Un terzo elemento caratterizzante la fotografia di Frank Horvat è &#8220;la cosa&#8221;, ovvero gli oggetti: Horvat preferisce in realtà i soggetti in movimento (che rappresentano per lui una sfida), ma riconosce come anche gli oggetti inanimati e fermi hanno degli aspetti interessanti come ad esempio il modo in cui vengono colpiti dalla luce o la possibilità di utilizzarli come metafore o come simboli.</p>
<figure id="attachment_7859" aria-describedby="caption-attachment-7859" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7859 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-4-600x402.jpg" alt="Frank Horvat" width="600" height="402" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-4-600x402.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-4-300x201.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-4-696x466.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-4-628x420.jpg 628w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-4.jpg 780w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7859" class="wp-caption-text">Copyright Frank Horvat</figcaption></figure>
<p>Frank Horvat nacque ad Abbazia (all&#8217;epoca parte dell&#8217;Italia, oggi Opatija, Croazia) nel 1928 da una famiglia di medici ebrei. Dal 1939 al 1945 visse in Svizzera ed in particolare a Lugano, dove studiò ed iniziò ad interessarsi alla fotografia, scambiandola sua raccolta di francobolli con una macchina fotografica.</p>
<p>All&#8217;inizio degli anni &#8217;50 si trasferì a Milano dove studiò all&#8217;Accademia di Brera e dove lavorò come agente pubblicitario. Acquistò nella città meneghina un nuovo apparecchio fotografico, una Rolleicord, diventando un fotografo free-lance. Hovart intraprese parecchi viaggi in giro per il mondo ed in particolare in Pakistan ed in India (tra il 1952 ed il 1953), per poi trasferirsi nella città di Parigi (1955) dove ebbe modo di entrare il contatto con giganti del calibro di <a title="Robert Capa (HUN 1913 – 1954)" href="https://www.fotografareindigitale.com/2013/05/robert-capa-hun-1913-1954/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Robert Capa</a> e <a title="Henri Cartier-Bresson (FRA 1908 – 2004)" href="https://www.fotografareindigitale.com/2013/05/henri-cartier-bresson/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Bresson</a>.  Fu proprio quest&#8217;ultimo che lo convinse ad abbandonare la sua Rolleicord per una Leica, macchina fotografica che lo ha accompagnato in tantissimi viaggi e avventure.</p>
<figure id="attachment_7860" aria-describedby="caption-attachment-7860" style="width: 457px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7860 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-5.jpg" alt="Frank Horvat" width="457" height="678" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-5.jpg 457w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-5-202x300.jpg 202w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-5-283x420.jpg 283w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /><figcaption id="caption-attachment-7860" class="wp-caption-text">Copyright Frank Horvat</figcaption></figure>
<p>I primi successi fotografici, grazie ai suoi scatti in bianco e nero, risalgono a questo periodo e furono esposti al MOMA di New York, in un&#8217;esposizione dal nome <em>The Family of Man</em>.</p>
<p>Successivamente, cominciarono per Frank Horvat importanti collaborazioni con Life, Black Star, Jardin del Modes, Elle, Glamour, Vogue Italia ed altri. Lavorò in particolare con le riviste di moda dal 1956 al 1988 e fu parte dell&#8217;agenzia <strong>Magnum</strong> per tre anni, dal 1959 al 1961.</p>
<figure id="attachment_7861" aria-describedby="caption-attachment-7861" style="width: 399px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7861 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-6.jpg" alt="Frank Horvat" width="399" height="600" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-6.jpg 399w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-6-200x300.jpg 200w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-6-279x420.jpg 279w" sizes="(max-width: 399px) 100vw, 399px" /><figcaption id="caption-attachment-7861" class="wp-caption-text">Copyright Frank Horvat</figcaption></figure>
<p>Agli inizi degli anni &#8217;60, Horvat portò avanti un nuovo progetto con la rivista tedesca Revue, ovvero una raccolta di foto sulle grandi città extra europee, ovvero dodici città che visitò nell&#8217;arco di otto mesi. L&#8217;obiettivo era quello di realizzare un documentario che mostrasse un certo grado d&#8217;espressione. Il lavoro venneterminato nel 1963 ma accadde un fatto clamoroso: il nuovo direttore della rivista non era a conoscenza del progetto, costringendo Horvat a cercarsi un altro editore. Questa svista fu un vero colpo di fortuna per Frank Horvat che realizzò un libro pubblicato in parecchi paesi e dall&#8217;indubbio successo.</p>
<figure id="attachment_7862" aria-describedby="caption-attachment-7862" style="width: 596px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7862 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-7.jpg" alt="Frank Horvat" width="596" height="413" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-7.jpg 596w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-7-300x208.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-7-100x70.jpg 100w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-7-218x150.jpg 218w" sizes="(max-width: 596px) 100vw, 596px" /><figcaption id="caption-attachment-7862" class="wp-caption-text">Copyright Frank Horvat</figcaption></figure>
<p>Nel corso degli anni &#8217;80, a causa di un problema alla vista, Horvat scelse di dedicarsi per un periodo alle interviste degli artisti famosi piuttosto che alla fotografia pura e da qui nacque il libro “<em>Entre Vues</em>” uscito nel 1988. Tornò abbastanza presto alla fotografia, realizzando svariate pubblicazioni, tra le quali possiamo ricordare &#8220;Goethe in Sicilia&#8221; – 1982; &#8220;Le sculture di Degas&#8221; – 1991; &#8220;Verosimiglianze&#8221; – 1999; &#8220;Time Machine&#8221; &#8211; 2004 e &#8220;il labirinto Horvar&#8221; del 2006. Uno fra i progetti più importanti del fotografo è “1999 giornale fotografico” una raccolta di una foto al giorno per un anno.</p>
<figure id="attachment_7863" aria-describedby="caption-attachment-7863" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7863 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-8-600x389.jpg" alt="Frank Horvat" width="600" height="389" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-8-600x389.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-8-300x195.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-8-696x451.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-8-1068x692.jpg 1068w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-8-648x420.jpg 648w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-8.jpg 1092w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7863" class="wp-caption-text">Copyright Frank Horvat</figcaption></figure>
<p>Fra i lavori più recenti citiamo: “15 chiavi”, “Yao the cat”, “Bestiary” , “Ovid’s Metamorphoses” e “La Veronique”.</p>
<p>Gli anni &#8217;90 furono anche gli anni della svolta in chiave moderna di Horvat: il fotografo è infatti uno dei pochissimi del suo tempo ad abbracciare con entusiasmo l&#8217;avvento del digitale utilizzando non solo le macchina fotografiche, appunto, digitali, ma avvicinandosi anche al mondo del post processing e del più blasonato dei software: Photoshop. Frank Hovat ha cominciato, con il digitale, una nuova avventura incentrata sulla ricerca del bello del quotidiano, ben lontano dai fasti, dalla bellezza fasulla tanto in voga tra i suoi colleghi.</p>
<figure id="attachment_7864" aria-describedby="caption-attachment-7864" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7864 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-9-600x401.jpg" alt="Frank Horvat" width="600" height="401" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-9-600x401.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-9-300x200.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-9-629x420.jpg 629w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Frank-Horvat-9.jpg 632w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7864" class="wp-caption-text">Copyright Frank Horvat</figcaption></figure>
<p>Attualmente il fotografo vive in Francia, continuando la sua attività fotografica. Molte delle sue opere possono essere visionate sul <a title="Horvat" href="https://web.archive.org/web/20190523014531/http://www.horvatland.com:80/WEB/main.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">suo sito web</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fotografareindigitale.com/frank-horvat-ita-1928/7807">Frank Horvat (ITA 1928 &#8211; )</a> proviene da <a href="https://www.fotografareindigitale.com">Fotografare in Digitale</a>.</p>
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		<title>Tina Modotti (ITA 1896 – 1942)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Oct 2014 08:38:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I grandi Fotografi della Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Dorothea Lange]]></category>
		<category><![CDATA[edward weston]]></category>
		<category><![CDATA[i grandi fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[tina modotti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Assunta Adelaide Luigia Modotti Mondini è una fotografa italiana nota nel mondo della fotografia e del cinema come Tina Modotti. Donna dall&#8217;animo inquieto, sfuggente, dalla bellezza malinconica e dalle travolgenti passioni,  ha sempre fatto parlar di sé e non tanto per i suoi lavori quanto per gli intrighi amorosi e politici di cui è stata al centro. La vita [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Assunta Adelaide Luigia Modotti Mondini è una fotografa italiana nota nel mondo della fotografia e del cinema come Tina Modotti. Donna dall&#8217;animo inquieto, sfuggente, dalla bellezza malinconica e dalle travolgenti passioni,  ha sempre fatto parlar di sé e non tanto per i suoi lavori quanto per gli intrighi amorosi e politici di cui è stata al centro.</p>
<figure id="attachment_7844" aria-describedby="caption-attachment-7844" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7844 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-0-600x793.jpg" alt="Tina Modotti" width="600" height="793" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-0-600x793.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-0-227x300.jpg 227w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-0-696x920.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-0-318x420.jpg 318w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-0.jpg 768w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7844" class="wp-caption-text">Copyright Tina Modotti</figcaption></figure>
<p>La vita piena di amore, di tormento, di contraddizioni, di fascino, di arte, di avventura e di tragedie, ha reso Tina Modotti un personaggio sopra le righe, sempre in discussione e su cui discutere. Una vita che ha molto spesso messo in ombra il suo talento per il cinema e la fotografia, nonostante sia stata un artista di spessore internazionale e particolarmente dotata.</p>
<p>Tina Modotti non è stata solo scandali, intrighi e politica: è stata una giovane migrante friulana alla scoperta del sogno americano, è stata una ragazza povera che ha lavorato duramente per aiutare la propria famiglia, è stata un animo creativo che con la sua empatia è riuscita a cogliere le profondità dell&#8217;animo umano. E&#8217; stata una donna innamorata del Messico e molto sfortunata con gli uomini.</p>
<figure id="attachment_7845" aria-describedby="caption-attachment-7845" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7845 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-1-600x670.jpg" alt="Tina Modotti" width="600" height="670" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-1-600x670.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-1-269x300.jpg 269w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-1-696x777.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-1-376x420.jpg 376w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-1.jpg 768w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7845" class="wp-caption-text">Copyright Tina Modotti</figcaption></figure>
<p>La  fotografia di Tina Modotti rispecchia la sua anima poetica ed elegante, la sua tecnica è ricercata, e nelle sue opere su può ammirare l&#8217;armonia della composizione ma anche la leggera teatralità. La perfezione tecnica è per l&#8217;artista quasi un&#8217;ossessione, il fine della sua fotografia è quello di dare un tocco di vitalità ed un senso ad un mondo disordinato, sregolato, violento e decadente. L&#8217;obiettivo della Modotti, in ogni caso, non è quello di produrre un capolavoro artistico ma di dare una fedele testimonianza della realtà.</p>
<p>Una delle sue più grandi fonti di ispirazioni fu il fotografo <a title="Robert Capa (HUN 1913 – 1954)" href="https://www.fotografareindigitale.com/2013/05/robert-capa-hun-1913-1954/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Robert Capa</a>, grazie al quale decise di dedicarsi al reportage politico ed all&#8217;impegno umanitario.</p>
<figure id="attachment_7846" aria-describedby="caption-attachment-7846" style="width: 578px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7846 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-2.jpg" alt="Tina Modotti" width="578" height="727" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-2.jpg 578w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-2-239x300.jpg 239w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-2-334x420.jpg 334w" sizes="(max-width: 578px) 100vw, 578px" /><figcaption id="caption-attachment-7846" class="wp-caption-text">Copyright Tina Modotti</figcaption></figure>
<p>Tina Modotti è in tutti i suoi lavori, sia quelli in cui è lei stessa il soggetto, sia in quelli in cui non lo è. Le fotografie di Tina sono esattamente come lei: libere dalle convenzioni, magnetiche ed affascinanti. In ogni suo lavoro i due aspetti della sua vita, quello personale e quello artistico, sono destinati a scontrarsi, a fondersi ed a completarsi.</p>
<p>La figura di Tina Modotti, per quanto eclettica, passionale e controversa, rimane particolarmente enigmatica: va davvero considerata come una rivoluzionaria affascinante oppure è una semplice vittima di una serie di sfortunati eventi?</p>
<figure id="attachment_7847" aria-describedby="caption-attachment-7847" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7847 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-3-600x519.jpg" alt="Tina Modotti" width="600" height="519" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-3-600x519.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-3-300x259.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-3-534x462.jpg 534w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-3-696x602.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-3-486x420.jpg 486w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-3.jpg 888w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7847" class="wp-caption-text">Copyright Tina Modotti</figcaption></figure>
<p>Tina Modotti nacque a Udine nel 1896. Ancora bambina si trasferì in Austria con la famiglia per rientrare, dodicenne nel 1905, ad Udine. Qui lavorò in una filanda e grazie ad uno zio scoprì, nel tempo libero, il mondo della fotografia di cui ebbe modo di studiare tecniche e segreti.</p>
<p>Nel 1913 partì alla volta di San Francisco per raggiungere il padre, è nella città americana venne assunta da una fabbrica tessile. Nonostante il lavoro assorbisse gran parte del suo tempo, riuscì comunque a dedicarsi al teatro amatoriale. E fu proprio l&#8217;esperienza teatrale, dove poté confrontarsi con la vita d&#8217;oltreoceano, a mettere in evidenza come Tina Modotti era una persona molto differente dall&#8217;idea della donna americana, molto meno libera ed emancipata.</p>
<figure id="attachment_7848" aria-describedby="caption-attachment-7848" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7848 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-4-600x451.jpg" alt="Tina Modotti" width="600" height="451" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-4-600x451.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-4-300x225.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-4-80x60.jpg 80w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-4-265x198.jpg 265w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-4-696x523.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-4-1068x803.jpg 1068w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-4-559x420.jpg 559w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-4.jpg 1240w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7848" class="wp-caption-text">Copyright Tina Modotti</figcaption></figure>
<p>Nel 1918, all&#8217;Esposizione Internazionale Panama-Pacific, conobbe il poeta e pittore Roublaix, che la introdusse nei salotti artistici. Per il poeta lasciò San Francisco, trasferendosi a Los Angeles, dove lo sposò nel 1917. Los Angeles fu anche il set della sua esperienza, per la cronaca breve, cinematografica. Ad Hollywood prese parte a tre film ovvero (solo nel primo ebbe una parte principale): <em>The tiger&#8217;s coat</em> (1920), <em>Riding with Death</em> e <em>I can explain. </em>L&#8217;esperienza cinematografica terminò per decisione dell&#8217;artista: troppo commerciale, troppo finto, troppo artificioso per la sua indole.</p>
<figure id="attachment_7849" aria-describedby="caption-attachment-7849" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7849 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-5-600x799.jpg" alt="Tina Modotti" width="600" height="799" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-5-600x799.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-5-225x300.jpg 225w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-5-315x420.jpg 315w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-5.jpg 620w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7849" class="wp-caption-text">Copyright Tina Modotti</figcaption></figure>
<p>L&#8217;anno successivo segnò la svolta nella vita sentimentale di Tina: conobbe infatti il fotografo <a title="Edward Weston (USA 1886 – 1958)" href="https://www.fotografareindigitale.com/2013/06/edward-weston-usa-1886-1958/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Edward Weston</a> di cui si innamorò, cosa che spinse il marito a trasferisi in Messico. E fu proprio in Messico che Roublaix contrasse il vaiolo, malattia che lo uccise nel 1922.  Andando al suo funerale, Tina scoprì il Messico e se ne innamorò. Vi si trasferì con il nuovo compagno,  Weston appunto,  nel 1923. In Messico i due fotografi esplorarono il mondo della ritrattistica, lavorarono per il libro di Anita Brenner ( <i>Idols Behind Altars, </i>1925-1926) ed esposero in una mostra fotografica organizzata dai gruppi rivoluzionari messicani.</p>
<figure id="attachment_7850" aria-describedby="caption-attachment-7850" style="width: 500px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7850 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-6.jpg" alt="Tina Modotti" width="500" height="646" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-6.jpg 500w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-6-232x300.jpg 232w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-6-325x420.jpg 325w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption id="caption-attachment-7850" class="wp-caption-text">Copyright Tina Modotti</figcaption></figure>
<p>Fra il 1925 e il 1926, i due fotografi tornarono sporadicamente nella città di San Francisco dove Tina Modotti entrò in contatto con la fotografa <a title="Dorothea Lange (USA 1895 – 1965)" href="https://www.fotografareindigitale.com/2013/06/dorothea-lange-usa-1895-1965/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Dorothea Lange</a>. Intanto, il rapporto con Weston si deteriorò, tanto che verso la fine del 1926 il fotografo tornò definitivamente in America. Tina, dal suo canto,  si unì al partito comunista locale e divenne l&#8217;amante del pittore militare Xavier Guerrero, quindi di Vittorio Vidali. In questo periodo intrattenne collaborazioni con diverse riviste: Folkways, Forma, El Machete e New Masses.</p>
<figure id="attachment_7853" aria-describedby="caption-attachment-7853" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7853 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-9-600x469.jpg" alt="Tina Modotti" width="600" height="469" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-9-600x469.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-9-300x234.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-9-696x544.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-9-537x420.jpg 537w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-9.jpg 980w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7853" class="wp-caption-text">Copyright Tina Modotti</figcaption></figure>
<p>Nel 1929 iniziò una breve relazione con Antonio Mella, successivamente ucciso dai sicari del dittatore di Cuba Gerardo Machado. Tina decise di ribellarsi (rifiutò l&#8217;incarico di fotografa ufficiale per il Museo nazionale Messicano), di parlare, o meglio di usare la sua fotografia quale mezzo di denuncia. Ma il clima politico messicano era oramai ad una svolta, con le organizzazioni comuniste che vennero messe fuori legge. Tina, personaggio decisamente scomodo, fu accusata di esser coinvolta nell&#8217;attentato contro il nuovo capo dello Stato Pasqual Ortiz Rubio, quindi arrestata ed espulsa dal Messico.</p>
<figure id="attachment_7851" aria-describedby="caption-attachment-7851" style="width: 500px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7851 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-7.jpg" alt="Tina Modotti" width="500" height="733" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-7.jpg 500w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-7-205x300.jpg 205w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-7-286x420.jpg 286w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption id="caption-attachment-7851" class="wp-caption-text">Copyright Tina Modotti</figcaption></figure>
<p>La partenza dal Messico sancisce anche la pausa dalla fotografia, pausa che durò all&#8217;incirca dodici anni. Dal Messico partì alla volta dell&#8217;Europa per giungere infine a Mosca dove svolse diverse missioni per la polizia segreta sovietica. Ottenne la cittadinanza, si unì al partito comunista ed alle Brigate internazionali. Negli anni successivi, si divise tra Mosca, Vienna, Varsavia, Madrid e Parigi aiutando i perseguitati politici.</p>
<p>Abbandonò definitivamente Mosca nel 1939 per la Spagna, sentendosi tradita ed illusa dalla politica di Stalin. Qui scoppiò la guerra civile spagnola, e Tina e Vidali cominciarono a lavorare negli ospedali e nel Soccorso Rosso internazionale svolgendo reportage e servizi.</p>
<figure id="attachment_7852" aria-describedby="caption-attachment-7852" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7852 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-8.jpg" alt="Tina Modotti" width="600" height="793" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-8.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-8-227x300.jpg 227w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Tina-Modotti-8-318x420.jpg 318w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7852" class="wp-caption-text">Copyright Tina Modotti</figcaption></figure>
<p>Gli anni successivi furono un enorme calvario per Tina, che aveva cambiato il nome in Maria, a causa del suo credo politico. Si spostò a Parigi e tentò di tornare in Italia, nonostante fosse ricercata dalla polizia fascista. Successivamente, insieme a tantissimi altri esuli, rientrò in Messico (il nuovo presidente annullò la precedente espulsione) dove, insieme a Vidali, visse una vita di stenti, arrabattandosi con traduzioni e collaborazioni con agenzie umanitarie.</p>
<p>Tina Modotti muorì misteriosamente a Città del Messico nel 1942, di ritorno da una cena con amici. La causa ufficiale fu infarto ma la stampa scandalistica messicana ipotizzò un avvelenamento da parte dell&#8217;amante Vidali, che avrebbe pianificato l&#8217;omicidio a causa dei numerosi segreti condivisi con l&#8217;artista.</p>
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		<title>Rodney Smith (USA 1947 &#8211; )</title>
		<link>https://www.fotografareindigitale.com/rodney-smith-usa-1947/7808</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2014 07:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I grandi Fotografi della Storia]]></category>
		<category><![CDATA[i grandi fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[rodney smith]]></category>
		<category><![CDATA[Walker Evans]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rodney Smith è un celebre fotografo statunitense, dotato di uno stupefacente talento artistico impiegato per creare dei lavori onirici, suggestivi e senza tempo. Non a caso è uno dei maestri del surrealismo fotografico. La straordinarietà dell&#8217;arte di Rodney Smith è tutta nel ricreare la realtà, nell&#8217;utilizzare la fantasia, nel plasmarla trasformandola in un sogno, in una [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Rodney Smith è un celebre fotografo statunitense, dotato di uno stupefacente talento artistico impiegato per creare dei lavori onirici, suggestivi e senza tempo. Non a caso è uno dei maestri del <strong>surrealismo</strong> <strong>fotografico</strong>.</p>
<p>La straordinarietà dell&#8217;arte di Rodney Smith è tutta nel ricreare la realtà, nell&#8217;utilizzare la fantasia, nel plasmarla trasformandola in un sogno, in una metafora o in una visione.</p>
<figure id="attachment_8323" aria-describedby="caption-attachment-8323" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8323 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/rodney-smith-1-600x432.jpg" alt="Rodney Smith" width="600" height="432" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/rodney-smith-1-600x432.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/rodney-smith-1-300x216.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/rodney-smith-1-696x501.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/rodney-smith-1-583x420.jpg 583w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/rodney-smith-1.jpg 764w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-8323" class="wp-caption-text">Copyright Rodney Smith</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;idea di creare una realtà onirica attraverso la macchina fotografica gli arriva da Breton, che a sua volta si ispirò a Freud: alla base di questo surrealismo fotografico vi è la volontà di indagare l&#8217;inconscio umano e di cercare la dimensione del sogno nell&#8217;epoca moderna. Osservandole meglio, inoltre, si nota come buona parte delle immagini di Rodney Smith è guidata da un altro ispiratore: Magritte.</p>
<p>Le opere di Rodney Smith hanno inoltre ispirato il movimento surreale nato in quel periodo, che nelle immagini di Smith hanno trovato un punto di partenza.</p>
<p>Il metodo di Rodney Smith è semplice, essenziale come la sua fotografia: luce naturale, solo l&#8217;attrezzatura indispensabile, l&#8217;equilibrio fra natura e uomo nonostante gli insoliti accostamenti, il bianco e nero visto come essenza e come struttura basilare della foto. La fotografia è per Rodney Smith il mezzo con cui andare contro la decadenza, imprimere la bellezza in modo indelebile, esplorare gli oscuri territori dell&#8217;inconscio e liberarsi dagli schemi.</p>
<figure id="attachment_7817" aria-describedby="caption-attachment-7817" style="width: 500px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7817 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-2.jpg" alt="Rodney Smith" width="500" height="497" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-2.jpg 500w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-2-100x100.jpg 100w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-2-150x150.jpg 150w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-2-300x298.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-2-423x420.jpg 423w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption id="caption-attachment-7817" class="wp-caption-text">Copyright Rodney Smith</figcaption></figure>
<p>L&#8217;eleganza, la ricercatezza, la spontaneità, la precisione tecnica e la naturalezza sono i tratti distintivi della fotografia di Rodney Smith che, con questi elementi, crea una perfetta armonia fra reale e surreale.</p>
<p>La bellezza è un altro elemento caratterizzante del fotografo: Rodney la brama, l&#8217;insegue, vuole catturarla con il suo obiettivo e renderla immortale. Ma soprattutto vuole usare la <strong>bellezza</strong> come antidoto allo squallore, alla banalità della società moderna. Gli altri tre elementi costanti della fotografia di Smith sono lo <strong>spazio</strong>, il <strong>tempo</strong> e la <strong>psicologia:</strong> il tempo che prende forma nei soggetti, soggetti che a loro volta galleggiano immobili in uno spazio, uno spazio a sua volta catturato in una prospettiva sovente desueta e destabilizzante. Tutto ciò è espressione dell&#8217;inconscio: nonostante ciò la fotografia di Rodney Smith sfugge al tempo, sospesa fra un passato nostalgico ed un futuro romantico, capace di richiamare alla nostra mente un qualcosa di familiare eppure non vissuto allo stesso tempo.</p>
<figure id="attachment_7818" aria-describedby="caption-attachment-7818" style="width: 500px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7818 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-3.jpg" alt="Rodney Smith" width="500" height="500" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-3.jpg 500w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-3-300x300.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-3-100x100.jpg 100w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-3-150x150.jpg 150w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-3-420x420.jpg 420w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption id="caption-attachment-7818" class="wp-caption-text">Copyright Rodney Smith</figcaption></figure>
<p>Rodney Smith nacque a Long Island, New York, nel 1947. La vita della sua famiglia ruotò interamente attorno alla moda, in quanto il padre di Rodney fondò l&#8217;azienda <em>Anne Klein. </em>Il giovane Smith, però, non fu mai attirato da questo mondo patinato, preferendo gli sudi, in particolare psicologici. Rodney Smith si dedicò, quindi, principalmente allo studio, con l&#8217;intento di scoprire i meandri reconditi della realtà, intraprendendo gli studi teologici in Virginia.</p>
<figure id="attachment_7819" aria-describedby="caption-attachment-7819" style="width: 500px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7819 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-4.jpeg" alt="Rodney Smith" width="500" height="498" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-4.jpeg 500w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-4-300x300.jpeg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-4-100x100.jpeg 100w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-4-150x150.jpeg 150w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-4-422x420.jpeg 422w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption id="caption-attachment-7819" class="wp-caption-text">Copyright Rodney Smith</figcaption></figure>
<p>Agli inizi degli anni 70 si laureò e successivamente studiò fotografia a Yale, dove ebbe come insegnante uno dei più grandi fotografi contemporanei, <a title="Walker Evans (USA 1903-1975)" href="https://www.fotografareindigitale.com/2014/05/walker-evans-1903-1975/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Evans</a>, un fotografo che lo instradò nel mondo dell&#8217;arte e soprattutto nella fotografia in bianco e nero, ovviamente sempre e soltanto su pellicola fotografica (tutt&#8217;ora il fotografo ne fa uso).</p>
<p>Nel 1975 la Fondazione Gerusalemme gli assegnò un fondo per condurre una ricerca in Israele, dove Rodney soggiornò per tre mesi. Il risultato fu il libro “In the Land of Light” che venne pubblicato nel 1983. Terminato questo progetto iniziò la sua carriera di insegnante a Yale.</p>
<figure id="attachment_7820" aria-describedby="caption-attachment-7820" style="width: 500px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7820 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-5.jpeg" alt="Rodney Smith" width="500" height="500" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-5.jpeg 500w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-5-300x300.jpeg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-5-100x100.jpeg 100w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-5-150x150.jpeg 150w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-5-420x420.jpeg 420w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption id="caption-attachment-7820" class="wp-caption-text">Copyright Rodney Smith</figcaption></figure>
<p>Fra le altre pubblicazioni del fotografo possiamo ricordare “Il libro di Hat” del 1993, “Il libro dei libri” nel 2005 e “The End” del 2008.</p>
<p>Durante gli anni della sua fulgida carriera, il brillante fotografo ha esposto in Francia, a Singapore, in Svezia e in varie località degli USA. Ha ricevuto anche diversi premi (ben oltre cinquanta) fra cui possiamo ricordare: International Photography Awards (IPA), Communication Arts e Photo District News (PDN). Ha inoltre lavorato per: American Express, BMW, Starbucks, Merrill Lynch, Morgan Stanley e Visa. Ha collaborato con diverse riviste come il The New York Times Magazine, Vanity Fair , Esquire e marchi della moda come Ralph Lauren.</p>
<figure id="attachment_7821" aria-describedby="caption-attachment-7821" style="width: 500px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7821 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-6.jpeg" alt="Rodney Smith" width="500" height="500" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-6.jpeg 500w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-6-300x300.jpeg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-6-100x100.jpeg 100w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-6-150x150.jpeg 150w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/Rodney-Smith-6-420x420.jpeg 420w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption id="caption-attachment-7821" class="wp-caption-text">Copyright Rodney Smith</figcaption></figure>
<p>Attualmente Rodney Smith vive a New York con la sua famiglia, ha fondato con la moglie una società di graphic design ed spesso si sposta per tenere dei convegni a Santa Fe e per insegnare fotografia presso la locale univeristà. Molti dei suoi lavori possono essere visualizzati sul suo <a title="portfolio Rodney Smith" href="https://web.archive.org/web/20181127174646/http://www.rodneysmith.com:80/portfolio" target="_blank" rel="noopener noreferrer">portfolio </a>online.</p>
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		<title>Martin Parr (ENG 1952 &#8211; )</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2014 08:40:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I grandi Fotografi della Storia]]></category>
		<category><![CDATA[i grandi fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[magnum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Martin Parr è un fotografo inglese molto noto per aver mostrato al mondo il lato kitsch della classe media inglese, specialmente in vacanza. Parr è diventato, con i suoi scatti, l&#8217;emblema della fotografia contemporanea che immortala i vizi e le virtù della società moderna. Irriverente, umoristico, mai sciatto né irrispettoso, Parr ritrae da trent&#8217;anni le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fotografareindigitale.com/martin-parr-eng-1952/7739">Martin Parr (ENG 1952 &#8211; )</a> proviene da <a href="https://www.fotografareindigitale.com">Fotografare in Digitale</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Martin Parr è un fotografo inglese molto noto per aver mostrato al mondo il lato kitsch della classe media inglese, specialmente in vacanza. Parr è diventato, con i suoi scatti, l&#8217;emblema della fotografia contemporanea che immortala i vizi e le virtù della società moderna.</p>
<figure id="attachment_7797" aria-describedby="caption-attachment-7797" style="width: 220px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-9.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7797 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-9.jpg" alt="martin parr" width="220" height="337" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-9.jpg 220w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-9-196x300.jpg 196w" sizes="(max-width: 220px) 100vw, 220px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7797" class="wp-caption-text">&#8220;Martin-Parr rennes2010&#8221; di Luziadell &#8211; Opera propria. Con licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0-2.5-2.0-1.0 tramite Wikimedia Commons &#8211; https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Martin-Parr_rennes2010.jpg#mediaviewer/File:Martin-Parr_rennes2010.jpg</figcaption></figure>
<p>Irriverente, umoristico, mai sciatto né irrispettoso, Parr ritrae da trent&#8217;anni le contraddizioni della società brittannica, da lui molto amata, della quale però non condivide il pensiero bigotto in contrasto con l&#8217;atteggiamento consumista, degradante ed uniformato.</p>
<p>Martin Parr, nelle sue opere, non vuole ridicolizzare o cambiare la società ma solo mostrarne il lato realistico e forse un attimo deprimente. Per farlo si avvale dell&#8217;uso del colore: un mezzo fondamentale per accentuare l&#8217;umorismo di fondo delle sue fotografie. Parr, nelle sue immagini, ritrae le persone in pose o momenti molto naturali ma in location particolari, come ad esempio le vacanze al mare o i pellegrinaggi. Il perché di tale scelta è da ricercarsi nel fatto che Parr vuole mostrare per l&#8217;appunto la semplice quotidianità, nelle sue sfumature più assurde e mettere a nudo il fatto che la società moderna sia sempre più vuota e banale.</p>
<figure id="attachment_7798" aria-describedby="caption-attachment-7798" style="width: 990px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7798 size-full" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-2.jpg" alt="martin parr" width="990" height="660" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-2.jpg 990w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-2-600x400.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-2-300x200.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-2-696x464.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-2-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 990px) 100vw, 990px" /><figcaption id="caption-attachment-7798" class="wp-caption-text">Copyright Martin Parr</figcaption></figure>
<p>Il consumismo, la cultura pop, la cultura dell&#8217;usa e getta sono per Parr le spie d&#8217;allarme di una società che perde sempre di più il senso della morale e del buon gusto. Il talento di questo fotografo è insito nel mostrare tutto questo senza moralismo, né tristezza né alcun tipo di giudizio.</p>
<p>Martin Parr nacque a Epsom, a sud di Londra, nel 1952. Si appassionò alla fotografia sin da giovane, grazie al nonno George, fotografo, che lo guidò nella scoperta di quest&#8217;arte.</p>
<figure id="attachment_7799" aria-describedby="caption-attachment-7799" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7799 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-3-600x488.jpg" alt="martin parr" width="600" height="488" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-3-600x488.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-3-300x244.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-3-696x566.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-3-1068x868.jpg 1068w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-3-517x420.jpg 517w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-3.jpg 1240w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7799" class="wp-caption-text">Copyright Martin Parr</figcaption></figure>
<p>Dal 1970 al 1973, il giovane Parr studiò fotografia al Politecnico di Manchester dove ebbe modo di conoscere le opere di William Eggleston, Stephen Shore e Joel Meyerowitz, tre autori che furno ben più di una semplice fonte d&#8217;ispirazione per il fotografo, così come lo furono anche la sua collezione di cartoline degli anni cinquanta e sessanta.</p>
<p>Verso la metà degli anni settanta Martin Parr insegnò fotografia a Manchester, all’Oldham College of Art, a Dublino e a Newport.</p>
<figure id="attachment_7804" aria-describedby="caption-attachment-7804" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7804 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-600x403.jpg" alt="martin parr" width="600" height="403" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-600x403.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-300x201.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-696x467.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-1068x717.jpg 1068w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-626x420.jpg 626w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr.jpg 1240w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7804" class="wp-caption-text">Copyright Martin Parr</figcaption></figure>
<p>All&#8217;inizio degli anni 80 Parr decise d&#8217;incentrare il suo interesse fotografico sullo stile di vita dell&#8217;inglese medio. Un po&#8217; ingenuamente, però,  non tenne conto delle ripercussioni sociali del suo lavoro e le sue foto scatenarono una serie di dubbi e dibattiti, anche molto feroci. Con il suo humour delicato e la semplicità dei suoi scatti, Parr ha voluto sempre far sorridere l&#8217;osservatore dei propri scatti, ma anche farlo riflettere. Obiettivo che Parr centrò in pieno, diventando suo malgrado il protagonista di un&#8217;involontaria denuncia del degrado moderno. Inizialmente optò per il bianco e nero ma nel 1984 scoprì come il colore fosse in grado di aggiungere un tocco d&#8217;effetto alle sue opere. La prima raccolta di immagini a colori, realizzata presso un luogo di villeggiatura (New Brighton) venne esposta nel 1986 per la prima volta alla Serpentine Gallery di Londra, con il titolo di “The Last Resort”.</p>
<figure id="attachment_7800" aria-describedby="caption-attachment-7800" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7800 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-4-600x405.jpg" alt="martin parr" width="600" height="405" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-4-600x405.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-4-300x202.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-4-696x470.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-4-622x420.jpg 622w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-4.jpg 1024w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7800" class="wp-caption-text">Copyright Martin Parr</figcaption></figure>
<p>Il più grande dibattito circa le capacità di Martin Parr, avvenne però alla Magnum Photos, nel 1994, quando i membri discussero dell&#8217;ingresso di Parr nell&#8217;agenzia. Nonostante le accese discussioni, Parr ricevette una notevole quantità di voti che sancirono il suo ingresso alla <strong>Magnum</strong>.</p>
<p>L&#8217;anno successivo Martin Parr realizzò un altro lavoro fotografico dal titolo “Common Sense”, nel quale ritrasse oggetti della cultura del consumismo. Un lavoro destinato ad entrare nel Guiness dei primati vista la grande fama che riscosse (venne esposto contemporaneamente in 40 sedi di 17 diversi Paesi).</p>
<figure id="attachment_7801" aria-describedby="caption-attachment-7801" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7801 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-5-600x396.jpg" alt="martin parr" width="600" height="396" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-5-600x396.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-5-300x198.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-5-696x459.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-5-636x420.jpg 636w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-5.jpg 1024w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7801" class="wp-caption-text">Copyright Martin Parr</figcaption></figure>
<p>Negli anni 90, Parr iniziò ad interessarsi al mondo del cinema: scattò foto del film &#8220;Segni dei Tempi&#8221; in collaborazione con Nick Barker e dal 1997 iniziò a produrre documentari televisivi con Mosaico Film. Il suo obiettivo fotografico, intanto, si spostò dall&#8217;Inghilterra al resto dell&#8217;Europa, immortalando la cultura consumista di Parigi, per poi giungere fino in Giappone.</p>
<figure id="attachment_7802" aria-describedby="caption-attachment-7802" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7802 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-6-600x411.jpg" alt="martin parr" width="600" height="411" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-6-600x411.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-6-300x205.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-6-100x70.jpg 100w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-6-218x150.jpg 218w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-6-696x477.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-6-613x420.jpg 613w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-6.jpg 730w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7802" class="wp-caption-text">Copyright Martin Parr</figcaption></figure>
<p>A partire dal 2004 non mancaronoriconoscimenti, esposizioni e premi. Venne nominato professore di fotografia presso l&#8217;Università del Galles; ricevette il premio Erich Salomon ed il premio PhotoEspaña Baume et Mercier; esposea Parigi, a Londra, a Bradfort, a Copenaghen, ad Amburgo e in parecchie altre città del pianeta.</p>
<p>In totale Martin Parr ha pubblicato cinquanta libri fotografici. Una delle opere recenti l&#8217;ha realizzata in Cambogia, nel sito archeologico di Angkor Vat per <em>Reporter senza frontiere</em>, una società che si batte per la libertà di stampa nel mondo, che aiuta i giornalisti perseguitati e che raccoglie fondi dalla vendita di album fotografici di artisti famosi come <a title="Henri Cartier-Bresson (FRA 1908 – 2004)" href="https://www.fotografareindigitale.com/2013/05/henri-cartier-bresson/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Henri Cartier-Bresson</a>, <a title="Helmut Newton (GER 1920 – 2004)" href="https://www.fotografareindigitale.com/2013/06/helmut-newton-ger-1920-2004/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Helmut Newton</a> e per l&#8217;appunto Martin Parr stesso.</p>
<figure id="attachment_7803" aria-describedby="caption-attachment-7803" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7803 size-large" src="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-7-600x491.jpg" alt="martin parr" width="600" height="491" srcset="https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-7-600x491.jpg 600w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-7-300x245.jpg 300w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-7-696x569.jpg 696w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-7-514x420.jpg 514w, https://www.fotografareindigitale.com/wp-content/uploads/2014/10/martin-parr-7.jpg 861w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7803" class="wp-caption-text">Copyright Martin Parr</figcaption></figure>
<p>Attualmente Martin Parr rimane uno dei fotoreporter più famosi della fotografia contemporanea, sia in ambito documentaristico che nell&#8217;ambito della pubblicità e della moda e vive, continuando a fotografare, in Inghilterra. Moltissimi dei suoi lavori possono essere ammirati sul sito di <a title="magnum photo martin parr" href="https://www.magnumphotos.com/C.aspx?VP3=SearchResult&amp;ALID=29YL53G7RT3" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Magnum Photo</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fotografareindigitale.com/martin-parr-eng-1952/7739">Martin Parr (ENG 1952 &#8211; )</a> proviene da <a href="https://www.fotografareindigitale.com">Fotografare in Digitale</a>.</p>
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