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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" xmlns:creativeCommons="http://backend.userland.com/creativeCommonsRssModule" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869</atom:id><lastBuildDate>Thu, 29 Dec 2011 17:19:18 +0000</lastBuildDate><category>In Sala</category><category>Pagelle</category><category>Anteprime</category><category>Home Video</category><category>In TV</category><category>CineCult</category><category>Monografie</category><category>Import</category><category>SerialTV</category><category>Recensioni</category><category>Eastern memories</category><category>Box Office</category><category>Speciale</category><title>I Soliti Ignoti</title><description>Critica fuori dal coro su un cinema in continuo mutamento</description><link>http://solitignoti.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (Nosf)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>129</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/ISolitiIgnoti" /><feedburner:info uri="isolitiignoti" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><creativeCommons:license>http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/</creativeCommons:license><image><link>http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/</link><url>http://creativecommons.org/images/public/somerights20.gif</url><title>Some Rights Reserved</title></image><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-7743737649994916379</guid><pubDate>Wed, 27 Aug 2008 11:00:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-08-28T11:59:32.351+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Recensioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Import</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Eastern memories</category><title>Import: Invisible Waves</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SLU2cNOt2jI/AAAAAAAAAv0/kcl3sGkQLx8/s1600-h/a.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SLU2cNOt2jI/AAAAAAAAAv0/kcl3sGkQLx8/s400/a.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5239153599731063346" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;Regia:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt; Pen-Ek Ratanaruang&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;Sceneggiatura:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt; Prabda Yoon&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;Cast:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt; Tadanobu Asano, Hye-jeong Kang, Eric Tsang, Ken Mitsuishi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Già grande autore col precedente &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;Last Life in the Universe&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;, il regista Pen-Ek Ratanaruang si riconferma ora come uno fra i cineasti tailandesi più interessanti di sempre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" id="fullpost"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ancora una volta il trittico formato da tre grandi artisti quali Ratanaruang alla regia, Doyle alla fotografia e Asano nei panni del protagonista si dimostra vincente. Questo non significa che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Invisible Waves&lt;/span&gt; si possa considerare una film fotocopia del precedente. Tutt'altro. Se &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Last Life in the Universe&lt;/span&gt; era un prodotto certamente innovativo ma ben definibile e ascrivibile in determinati standard (nonostante continui sprazzi di surreale genialità), &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Invisible Waves&lt;/span&gt; è un lungometraggio, se possibile, ancora più autoriale, ricercato, ma proprio per questo meno adatto al grande pubblico.&lt;br /&gt;E' evidente che la fotografia di Chris Doyle ha avuto un ruolo fondamentale nel dar vita alle cupe atmosfere che, forse, sono il pezzo forte del film, ma è altrettanto indubbio che il modo in cui il regista ha saputo dar movimento alle immagini, senza invadenza e con uno sguardo che sembra scavare dentro l'anima, si può a ben ragione considerare la carta vincente del lungometraggio. Così come non si può che applaudire all'interpretazione di un Asano immerso in un ruolo che gli calza davvero a pennello e che riesce a trasmettere alla perfezione un senso di disagio più che tangibile. Di grande impatto anche il resto del cast (internazionale) di cui si avvale Ratanaruang, composto dalla coreana Hye-jeong Kang  (che molti ricorderanno in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;OldBoy&lt;/span&gt;), dal giapponese Mitsuishi Ken (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Audition&lt;/span&gt;), dal cinese Eric Tsang (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Infernal Affairs&lt;/span&gt;).&lt;br /&gt;A una storia tutto sommato semplice si contrappone un sottotesto emotivo di forte intensità. Kyoji è un cuoco che pur avendo una relazione con la moglie del proprio&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SLU2gls8aEI/AAAAAAAAAv8/RXRnMsPwcUo/s1600-h/b.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SLU2gls8aEI/AAAAAAAAAv8/RXRnMsPwcUo/s400/b.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5239153675019774018" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; capo accetta di assassinarla per conto del marito (forse perchè in realtà anche lui vuole sbarazzarsene). Sopraffatto dai sensi di colpa cerca di lasciarsi alle spalle la vita precedente cercando nuove motivazioni in un paese straniero grazie al sostegno del proprio mandante. Fra ambienti ostili e presenze inizialmente invisibili che sembrano seguirlo ovunque vada, quasi come se fossero un incarnazione del suo tormento, arriverà a prendere piena coscienza della situazione in cui si trova, tanto da un punto di vista materiale quanto da quello prettamente morale/psicologico. Mentre in partenza sembra di assistere a un thriller, già dopo pochi minuti l'impostazione filmica si sposta su altri lidi (poco battuti) concentrandosi sull'interiorità del protagonista, rappresentata nel caso specifico da situazioni al limite del paradossale e da una messa in scena estremamente inquietante che ricorda per molti versi il cinema di Lynch. Importante la musica, sempre presente e sussurrata, fatta di suoni raggelanti che contribuiscono a rendere stranianti anche le situazioni più comuni.&lt;br /&gt;Se è vero che quello del senso di colpa e del rimorso è un tema già affrontato innumerevoli volte nel mondo del cinema, bisogna pur ammettere che è raro trovarsi di fronte ad un opera così priva di retorica come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Invisible Waves&lt;/span&gt;. Anche e soprattutto nel finale, le intenzioni sono quelle di non abbandonarsi a classici meccanismi atti a suscitare le solite emozioni negli spettatori, non si va mai nella direzione del melò, non ci si sente mai vittime della pateticità.&lt;br /&gt;Ma è in realtà nell'impostazione generale che, come già si accennava, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Invisible Waves&lt;/span&gt; trova la propria forza e la propria ragion d'essere. Non è facile ne scontato addentrarsi in una psiche tormentata, non è immediato per lo spettatore provare empatia per un assassino e, quindi, lasciarsi coinvolgere da una pellicola che vuole mantenersi seria (nonostante l'ironia non sia del tutto assente). Pure i colpi di scena, quando presenti, non vengono -volutamente- sfruttati, perchè non rientrano negli obbiettivi del regista. Pertanto si dimostra saggia la decisione di proiettare ogni astrazione verso l'esterno, ed ecco che l'ambiente (vero protagonista del film) diventa trasfigurazione dell'inconscio, materializzazione delle sensazioni. Solo con questo concetto in mente è possibile apprezzare l'importante lavoro svolto, anche in fase&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SLU2sD8XjLI/AAAAAAAAAwE/UzRtzAHEBvs/s1600-h/c.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SLU2sD8XjLI/AAAAAAAAAwE/UzRtzAHEBvs/s400/c.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5239153872116092082" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; di sceneggiatura, la cui semplicità non dovrebbe essere vista come un difetto ma come una scelta ben motivata dal successivo lavoro svolto in fase di regia.&lt;br /&gt;Quanto detto in precedenza non dovrebbe mettere in secondo piano un'altro importante tassello che determina la riuscita di questo prodotto: i dialoghi. Potrebbe sembrare strano, perchè in un opera marcatamente surreale come questa ci si potrebbe convincere che le parole debbano lasciare il posto alle immagini. Ma non è così. Molte frasi (le più preziose) sono studiate e pensate per aprire la strada alle immagini stesse.&lt;br /&gt;Del resto, anche il titolo acquista significato in alcune delle battute più belle dell'intero film: quando Kyoji si trova in viaggio sulla nave e fa la conoscenza del barman, quest'ultimo, parlando del proprio lavoro e del mare, afferma di odiare il primo ma di amare il secondo, “il mare non ha pregiudizi nei miei confronti, lo guardo e lui guarda me” dice. Ma Kyoji non può essere d'accordo, “strano, io ho l'impressione che il mare mi giudichi” risponde. Perchè la visione delle cose cambia in relazione al nostro stato interiore. Mentre chi è in pace con se stesso vede nel mare un riflesso della propria innocenza, il protagonista non può far altro che scorgervi delle onde invisibili, quelle della propria (sub)coscienza. Una coscienza macchiata e sporcata irrimediabilmente, turbata e irrequieta, come un mare apparentemente calmo in superficie ma mosso in profondità da un flusso che non può cambiare direzione, e che accompagnerà per mano Kyoji (e lo spettatore assieme) verso l'amaro e toccante finale che conclude degnamente un opera di elevato livello artistico.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div  style="text-align: right;font-family:arial;"&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:85%;"&gt;Recensione a cura di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Nosf&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-7743737649994916379?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/Hwk0PYcMMus/recensione-invisible-waves.html</link><author>noreply@blogger.com (Nosf)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SLU2cNOt2jI/AAAAAAAAAv0/kcl3sGkQLx8/s72-c/a.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>2</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/08/recensione-invisible-waves.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-7857529505473622953</guid><pubDate>Thu, 21 Aug 2008 13:00:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-08-28T11:59:53.972+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Recensioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">In Sala</category><title>X-Files: Voglio Crederci</title><description>&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_uZzmoM31Slc/SK00Eq9LNwI/AAAAAAAAAAQ/ai_CKZ4pg7s/s1600-h/xfiles.jpg"&gt;&lt;strong&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5236899196556752642" style="margin: 0px 10px 10px 0px; float: left;" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_uZzmoM31Slc/SK00Eq9LNwI/AAAAAAAAAAQ/ai_CKZ4pg7s/s320/xfiles.jpg" border="0" /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;Regia:&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt; Chris Carter&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;Sceneggiatura:&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt; Frank Spotnitz, Chris Carter&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;Cast:&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt; Gillian Anderson, David Duchovny, Amanda Peet, Bill Connolly, Xbzit&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A dieci anni dalla prima iterazione cinematografica di una delle più importanti serie televisive di tutti i tempi, tornano al cinema gli agenti Mulder e Scully.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" id="fullpost"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quanto può aver senso rispolverare una serie ormai conclusasi da 6 anni con interrogativi importanti, senza riprendere quel discorso lasciato in sospeso ? Che neanche la Fox puntasse molto sul progetto lo dicono i 30 milioni di dollari (quasi un film “low-budget”) messi a disposizione di Chris Carter per riportare in auge il mito dei due agenti dell’FBI Fox Mulder e Dana Scully; il responso del botteghino statunitense è stato impietoso: a quattro settimane dall’uscita nei cinema a stelle e strisce la pellicola ha incassato circa 20 milioni di dollari, vanificando qualsiasi velleità “trilogistiche” che gli autori si fossero preposti (la casa di produzione aveva annunciato la volontà di realizzare 3 film).&lt;br /&gt;E la scusa dell’uscita nelle sale troppo prossima al “mattatore” dell’industria cinematografica di quest’estate 2008, quel “The Dark Knight” che sta frantumando record su record, non regge: il terzo episodio de “La Mummia” ha guadagnato quanto avevano guadagnato i due predecessori. Inoltre, come sottolineato dal “collega” ColinMckenzie di BadTaste.it, un calo degli incassi al secondo weekend del 60 % significa che il film è stato poco apprezzato e che le sue sorti economiche sono state funestate da un passaparola negativo.&lt;br /&gt;Leggittimo, X-Files: Voglio Crederci è un film pessimo.&lt;br /&gt;Rispondendo al quesito in apertura di recensione, sembra già assurdo di per sè inimicarsi una buona fetta degli aficionados del serial TV optando per una trama da “filler” (puntate slegate o legate debolmente alla trama principale), figuriamoci costruire una pellicola su un plot buono tuttal’più per un porno-omosex, senza neanche l’ombra di un solido elemento paranormale che non siano le visioni di un prete pedofilo castrato.&lt;br /&gt;I Want to Believe vorrebbe prima di tutto essere un buon thriller, ma non ci riesce; in primis, la volontà dell’autore di porsi come demiurgo onniscente risulta essere nociva alla suspense e alla capacità di suscitare interesse nello spettatore; del resto chi vuole sorbirsi 2 ore di film su un’indagine di cui si conosce il colpevole&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_uZzmoM31Slc/SK02lZDMlPI/AAAAAAAAAAg/tufS_eRNLqA/s1600-h/files100_.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5236901957709108466" style="margin: 0px 0px 10px 10px; float: right;" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_uZzmoM31Slc/SK02lZDMlPI/AAAAAAAAAAg/tufS_eRNLqA/s200/files100_.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; sin dal primo quarto d’ora ?&lt;br /&gt;Se poi lo script è pieno di buchi di sceneggiatura, incoerenze e banalità assortite - con occasionali risvolti comici che ci si aspetterebbe dai siparietti della Gialappa’s - la soglia dell’attenzione cala paurosamente.&lt;br /&gt;Il rapporto “odi et amo” tra Mulder e Scully viene esplicato tramite scambi di battute lunghi e noiosi del quale spesso e volentieri si ignorano le finalità narrative; stupisce la superficialità con il quale l’FBI indaga sulla scomparsa dei due agenti, dando fiducia e ampie risorse a un perfetto sconosciuto farneticante, salvo poi tacciarlo di inattendibilità quando questi dimostra di non essere un lestofante; addirittura viene lasciato libero di delinquere quando è ormai chiaro che il soggetto in questione abbia un legame non indifferente con gli indiziati. Impossibile glissare sulla ridicola (e mal esplicata) escamotage con il quale viene sbrogliata l’indagine: perché mai un funzionario della sanità in servizio (incensurato peraltro), addetto al trasporto d’organi espiantati, dovrebbe essere fermato dalle forze dell’ordine ?&lt;br /&gt;Strapperanno più di un sorriso – si ride per non piangere, intendiamoci - le banalissime allegorie religiose e di stampo complottistico; neanche gli autori di Scary Movie erano stati capaci di inquadrare la foto del presidente Bush con il sottofondo musicale dell’inquietante tema principale di X-Files. Va da sè che il modo in cui vengono affrontate tematiche delicate come religione e violenze su minori, e ancor di più la rozzezza di alcuni dialoghi ad esse relativi, lascia interdetti.&lt;br /&gt;Se il compito della caratterizzazione dei due protagonisti viene lasciata alle 9 stagioni del serial TV, con sommo smarrimento di chi il telefilm neanche l’ha adocchiato distrattamente (ma si sa, Voglio Crederci è un prodotto prima di tutto destinato agli aficionados di X-Files), i personaggi di contorno sono di un piattume avvilente, specie gli agenti interpretati dal rapper Xbzit, capace di ostentare un’unica espressione facciale “corrucciata” per l’intera durata del film, e da Amanda Peet: fuori luogo e stranianti le attenzioni neanche troppo velate che il personaggio da lei interpretato rivolge a quello di David Duchovny, assurda (e girata neanche fosse un filmaccio horror splatter di serie z) la sua dipartita. Si sente la mancanza di un villain carismatico e con moventi solidi: quelli dell’allegra brigata di chirurghi e infermieri russi francamente sono buoni per trame da libricino Harmony-per-gay rilette in chiave frankensteiniana; la storia dell’omosessuale, che ha subito violenze durante l’infanzia, al quale vengono trapiantati arti e organi umani per trasformarlo in una vera donna potrebbe anche sortire l’effetto opposto alle intenzioni degli autori.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_uZzmoM31Slc/SK03G9C-TDI/AAAAAAAAAAo/C_228WQ3uSw/s1600-h/x-files-i-want-sp.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5236902534307531826" style="margin: 0px 10px 10px 0px; float: left;" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_uZzmoM31Slc/SK03G9C-TDI/AAAAAAAAAAo/C_228WQ3uSw/s200/x-files-i-want-sp.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La messa in scena è da filmettino horror-splatter dozzinale, con movimenti di camera “Final-Destination style” dal gusto sado-gore, in netta contrapposizione con quello che X-files è stato per anni e anni. La narrazione ne risulta macchinosa e artificiosa e il raffazzonato finale lascia un tremendo senso di incompiutezza: non una parola sulla sorte delle persone coinvolte nel misfatto, di nuovo un prolisso dialogo al tramonto con sottofondo musicale che rievoca atmosfere da filmetto romantico e una scena dopo i titoli di coda che vi spingerà a chiedere indietro i soldi del biglietto.&lt;br /&gt;Sulla sceneggiatura era stato mantenuto il massimo riserbo, con speculazioni e rumor che si susseguivano a ritmi vertiginosi, fino all’uscita americana; una mossa commerciale che per certi versi ricorda quegli embarghi e divieti che vengono imposti ai giornalisti che vedono in anteprima il film, spesso per timore che la pellicola venga stroncata prima dell’uscita nelle sale, con conseguente ingente perdita di guadagno. A ragione i produttori di X-Files: Voglio Crederci hanno ben pensato di impedire che qualcuno potesse intuire la mediocrità di un prodotto così scadente; un thriller brutto che infastidirà gli appassionati di lunga data e che cancellerà dai “profani” ogni minima volontà di riscoprire un telefilm che ha segnato la storia della televisione e l’immaginario collettivo di una generazione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" id="fullpost"  &gt;Recensione a cura di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/profile/06737218906265217900"&gt;Calcifer&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-7857529505473622953?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/uvgM7FRNcMU/recensione-x-files-voglio-crederci.html</link><author>noreply@blogger.com (Navarrosh)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_uZzmoM31Slc/SK00Eq9LNwI/AAAAAAAAAAQ/ai_CKZ4pg7s/s72-c/xfiles.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/08/recensione-x-files-voglio-crederci.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-8843998726627971084</guid><pubDate>Thu, 24 Jul 2008 21:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-10T16:14:54.385+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Recensioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">In Sala</category><title>Il Cavaliere Oscuro</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SIj7Jp1pqRI/AAAAAAAAAvc/zcLgNc7Zks8/s1600-h/1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SIj7Jp1pqRI/AAAAAAAAAvc/zcLgNc7Zks8/s400/1.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5226703510831737106" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Regia:&lt;/span&gt; Christopher Nolan&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sceneggiatura:&lt;/span&gt; Christopher Nolan, David S. Goyer&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Cast:&lt;/span&gt; Christian Bale, Michael Caine, Heath Ledger, Gary Oldman, Aaron Eckhart, Maggie Gyllenhaal, Morgan Freeman&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dati parlano chiaro: The Dark Knight era il film più atteso della stagione cinematografica. E finalmente è arrivato. Anche in Italia.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ed è da uno dei timori più sentiti da parte dei fans italiani che vogliamo introdurre questa recensione: il doppiaggio. La paura c'era, soprattutto in relazione al Joker, che il pasticcio venisse fatto. E invece tutti sono rimasti a bocca (mezza) aperta, perchè Giannini si è cimentato in un impresa a dir poco proibitiva ed è riuscito a non deludere. Non che il suo lavoro renda alla perfezione la performance del compianto Ledger, beninteso (ma diciamocelo in tutta franchezza, chi ci sarebbe riuscito?), tuttavia il Joker terrorizza, inquieta, diverte. Anche in italiano. Quello che lascia realmente delusi è il calo qualitativo nel lavoro di Santamaria, il doppiatore di Bruce Wayne/Batman, che pure si era comportato discretamente nel bellissimo prequel, ma che in questa occasione non riesce a regalarci un doppiaggio quantomeno accettabile. Peccato. E peccato anche per qualche svarione come quello della ballerina russa dalla voce che ha fatto ridere migliaia di persone nel primo giorno di proiezioni. Per il resto siamo nella norma e tutto sommato non possiamo dichiararci delusi da questo adattamento in lingua italiana, che non è perfetto, ma nemmeno disastroso.&lt;br /&gt;Detto questo passiamo all'analisi vera e propria del film che, lo diciamo subito a scanso di equivoci, è quanto di più diverso ci si potesse aspettare rispetto a Batman Begins (ogni paragone risulterebbe quindi fuorviante in fase di recensione).&lt;br /&gt;Se già il contesto del prequel era estremamente realistico, in questo caso ci troviamo di fronte ad un prodotto talmente vicino a quelle che sono le dinamiche del genere poliziesco da farne un esemplare totalmente estraneo alle caratteristiche tipiche dei comic movie tanto diffusi negli ultimi anni. Potremmo anzi dire che il modo in cui viene resa la lotta al crimine è quanto di più realisticamente drammatico ci si potesse attendere. Anche la struttura filmica lo rende decisamente&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SIj7OD19HWI/AAAAAAAAAvk/0e9gNaNP574/s1600-h/2.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SIj7OD19HWI/AAAAAAAAAvk/0e9gNaNP574/s400/2.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5226703586531810658" /&gt;&lt;/a&gt; atipico, in particolare il montaggio frenetico, quasi convulso, che ci vede saltare da una situazione all'altra, da un luogo all'altro, da un personaggio all'altro, come a voler preannunciare quel caos equo che diventerà, nell'incedere della trama, una delle tematiche portanti del film (e conoscendo la coerenza di Nolan non abbiamo dubbi che la cosa si voluta).&lt;br /&gt;In funzione di ciò la dualità è quindi il perno attorno al quale gira questa giostra complessa messa in piedi dal regista, una giostra che afferra gli spettatori e li fa girare vorticosamente permettendo loro di vedere di volta in volta una diversa facciata di quel grande luna park degli orrori che è Gotham. Ed è così che passiamo dalle crisi morali di Wayne/Batman (che è esso stesso un esempio di quella dualità) alla corruzione dilagante negli agenti di polizia, dalla lotta intelligente di Dent alle macchinazioni della mafia, da un criminale che inaspettatamente si rivela più umano della gente comune alla follia lucida e spietata di Joker.&lt;br /&gt;Ed è di lui che vogliamo parlare. Perchè se già tutti sembravano saperlo, questa è la pronta conferma che il vero protagonista non è nessun altro. E' lui il marionettista che tende I fili della baracca, è lui la star, è lui quello che ti entra dentro. Lui è il cattivo per eccellenza e siamo sicuri di non esagerare nel dire che il cinema ha visto raramente, ma davvero raramente, un villain così carismatico e così ben caratterizzato ed interpretato. Già il modo in cui il personaggio viene fatto apparire lo rende particolarmente attraente, Joker compare e scompare, si prende gioco di tutti, buoni e cattivi, poliziotti e mafiosi. E a dirla tutta si prende gioco anche degli spettatori, ma diciamocelo, quanto è bello lasciarsi prendere in giro in tal modo... I colpi di scene migliori, quelli più eclatanti, sono organizzati da lui, anche quando tutto sembra andare per il meglio ci si rende conto che le cose stavano semplicemente andando come lui voleva. La sensazione è fin da subito quella di trovarsi di fronte a qualcosa di superiore, qualcosa che va al di la di tutto quello che abbiamo visto fino ad ora.&lt;br /&gt;Dal punto di vista registico Nolan non delude, sebbene vi siano pochi combattimenti essi sono ben orchestrati e non se ne sente la carenza in virtù della natura del prodotto che, lo ripetiamo, ha poco a che spartire con gli altri esponenti del genere supereroistico. Un notevole contributo alla sensazione di sopraffazione che pervade l'opera, dall'inizio alla fine, è dato dalle buone musiche. Sempre presenti,&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SIj7ViPFsCI/AAAAAAAAAvs/TGxoG9vmC9U/s1600-h/3.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SIj7ViPFsCI/AAAAAAAAAvs/TGxoG9vmC9U/s400/3.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5226703714949378082" /&gt;&lt;/a&gt; incalzanti, infarcite della giusta dose di drammaticità che del resto caratterizza questa pellicola. Anche quando, nella parte finale, la sceneggiatura si divide, seguendo da una parte il Joker e dall'altra la sua creatura, non si rimane spaesati ma si assiste per l'ennesima volta a uno sdoppiamento, a una divisione che ben rappresenta il personaggio venutosi a creare e che è l'incarnazione di questo concetto. La fotografia è buona e si eleva a tratti in sprazzi di pura spettacolarità (basti pensare alle scene girate ad Hong Kong).&lt;br /&gt;Per quanto riguarda le performance recitative del cast abbiamo già parlato della straordinaria prova di Ledger (l'unico rammarico è che non vedremo mai più un Joker così). Il solo che sembra soffrire di questa predominanza è proprio il Cavaliere Oscuro, ma questa sembra più una conseguenza di scelte in fase di sceneggiatura che un effettiva mancanza di Bale. Il resto degli attori si attesta su livelli medio alti, con una Gyllenhaal decisamente più decorosa della sostituita Holmes e con un Aaron Eckhart sorprendentemente performante nel doppio ruolo di Dent/Due Facce.&lt;br /&gt;Possiamo concludere dicendo che tutti hanno fatto egregiamente la propria parte in un prodotto per il cinema che forse non sarà perfetto (si potrebbe comunque accusare la scelta di lasciare in secondo piano il personaggio che da il titolo al film, oppure qualcuno potrebbe storcere il naso di fronte all'unica scena leggermente perbenista -che tuttavia si presta ad interessanti approfondimenti-) ma che senz'altro rimarrà per sempre nella storia della cinematografia, per svariati motivi.&lt;br /&gt;Il principale dei quali è che, alla fine, quando si esce dalla sala, quando si torna alle proprie case, il suo sorriso e la sua folle malvagità sono ancora li di fronte a te, sembrano non volersene andare mai più, ti restano nel cuore e nella mente. E ci si rende conto che nonostante tutto, su tutto e su tutti il vero vincitore è sempre e soltanto lui: Joker. Heath.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Recensione a cura di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nosf&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-8843998726627971084?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/vQTyW11d28w/recensione-il-cavaliere-oscuro.html</link><author>noreply@blogger.com (Nosf)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SIj7Jp1pqRI/AAAAAAAAAvc/zcLgNc7Zks8/s72-c/1.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/07/recensione-il-cavaliere-oscuro.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-3851340989223791365</guid><pubDate>Tue, 08 Jul 2008 15:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-10T16:14:55.290+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Speciale</category><title>Top e flop nei primi sei mesi del 2008 (Parte II)</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SHJLkvZIOKI/AAAAAAAAAuk/SxEVXbUkIQQ/s1600-h/Cinema.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SHJLkvZIOKI/AAAAAAAAAuk/SxEVXbUkIQQ/s400/Cinema.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5220318012645062818" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;La seconda e ultima parte dedicata al meglio e al peggio di quanto visto in sala in questi primi sei mesi dell’anno.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Riprendiamo da dove avevamo lasciato ieri, per l’ultima parte della classifica.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;APRILE:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Mese segnato dal visionario Wes Anderson, che dopo il criticato “Le avventure acquatiche di Steve Zissou” (ma il sottoscritto è tra coloro che, al contrario, hanno apprezzato non poco la pellicola)&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SHOO73FCyOI/AAAAAAAAAvE/TBMACMPaBHk/s1600-h/1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SHOO73FCyOI/AAAAAAAAAvE/TBMACMPaBHk/s400/1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5220673552101066978" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; omaggia l’India (e ancora una volta la famiglia) nel ‘train movie” “&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/05/recensione-il-treno-per-il-darjeeling.html"&gt;Il treno per il Darjeeling&lt;/a&gt;”, incentrato su un trittico fraterno alquanto eterogeneo che spazia dall’Owen Wilson, sempre presente nei film del regista, suicida recidivo all’occhialuto Adrien Brody, passando per il giovane Jason Schwartzman, latin lover dal cuore infranto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Una pellicola ricca di significati e caratterizzata, al solito, da innumerevoli tocchi di classe, per uno stile, quello di Anderson, ormai inconfondibile.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Tuttavia il mese di Aprile ha segnato anche il ritorno in cabina di regia per George Clooney, che con il romantico “&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/04/recensione-in-amore-niente-regole.html"&gt;In amore niente regole&lt;/a&gt;” ha regalato una piacevole commedia dal gusto retrò.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Sul fronte opposto non si contano gli sfaceli, ma ad uscirne vincitore è il bruttissimo “&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/04/recensione-3ciento-chi-lha-durola-vince.html"&gt;3ciento - Chi l’ha duro...la vince&lt;/a&gt;”, imbarazzante produzione dagli autori di “American pie”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;A seguire c’è comunque “&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/04/recensione-next.html"&gt;Next&lt;/a&gt;”, il cui unico elemento di spicco è l’orrenda capigliatura di Nicolas Cage (il fatto che sia incapace di rendersi espressivo lo diamo per assodato).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;MAGGIO:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Il mese che ha segnato la “riscossa” del cinema italiano a livello internazionale (merito soprattutto delle proiezioni sulla Croisette) rimane altresì maggiormente impresso per l’opera (prima di una trilogia) del russo Sergei Bodrov, “&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/05/recensione-mongol.html"&gt;Mongol&lt;/a&gt;”, vita del conquistatore Mongolo &lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SHOPBkEZdTI/AAAAAAAAAvM/5PBeSmshYQ4/s1600-h/2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SHOPBkEZdTI/AAAAAAAAAvM/5PBeSmshYQ4/s400/2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5220673650077300018" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Temudjin, meglio noto come Gengis Khan, a cui da volto il bravissimo Tadanobu Asano, calatosi abilmente nella parte.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;E sempre in tema di trasformismi, un altro notevole esempio di trasformazione lo riscontriamo con il poliedrico Toni Servillo, immagine del nuovo cinema nostrano, che si trasforma &lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/05/recensione-gomorra.html"&gt;per Matteo Garrone in un uomo senza scrupoli al servizio della camorra&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/05/recensione-il-divo-straordinaria-vita.html"&gt;per Sorrentino nel senatore a vita Giulio Andreotti&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;D’altro canto non mancano comunque le classiche operazioni commerciali, come nel caso di “&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/05/recensione-superhero-il-pi-dotato-fra-i.html"&gt;Superhero - Il più dotato dei supereroi&lt;/a&gt;” o di “&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/05/recensione-rise-la-setta-delle-tenebre.html"&gt;Rise - La setta delle tenebre&lt;/a&gt;” (la Ghost House Pictures ha bissato questo mese con “&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/07/boogeyman-2-il-ritorno-delluomo-nero.html"&gt;Boogeyman 2&lt;/a&gt;”), che giocano le carte del demenziale o si rifanno ai classici film di genere, non riuscendo né a far ridere (nel caso del film prodotto da Zucker) né a risultare interessanti (come nel caso del film con Lucy Liu protagonista).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;GIUGNO:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;E veniamo all’ultimo mese preso in esame.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Per quel che mi riguarda il film del mese è il brasiliano “&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/06/recensione-tropa-de-elite-gli-squadroni.html"&gt;Tropa de elite - Gli squadroni della morte&lt;/a&gt;”, del carioca José Padilha.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Storia vera ambientata nelle odierne &lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SHOPKoUFU1I/AAAAAAAAAvU/A6AjqyeAlI8/s1600-h/3.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SHOPKoUFU1I/AAAAAAAAAvU/A6AjqyeAlI8/s400/3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5220673805835653970" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;favelas di Rio de Janeiro, dove il BOPE (Battaglione per le operazioni speciali) opera quotidianamente nel tentativo di arginare il fenomeno della criminalità, in costante crescita.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Un “City of god” privo della stessa carica emotiva, ma al contempo ugualmente vero.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Notevole anche il ritorno in sala del gigante di giada, che dopo le delusioni patite dai fan per l’adattamento firmato da Ang Lee nel 2003, hanno finalmente visto realizzati i loro “sogni”, in un cinefumetto che mantiene gran parte delle promesse, merito anche dei due protagonisti, l’esile Edward Norton e lo spietato Tim Roth (già autore di una bella performance nell’ultimo di Coppola, “&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/03/recensione-unaltra-giovinezza.html"&gt;Un’altra giovinezza&lt;/a&gt;”), ossessionato dal mostro che si cela dentro Bruce Banner.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Il titolo di delusione del mese spetta invece al catastrofico “&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/06/recensione-e-venne-il-giorno_13.html"&gt;E venne il giorno&lt;/a&gt;” di M. Night Shyamalan.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Pellicola priva di mordente e incapace di trasmettere alcuna emozione, una fredda sequela di immagini senza senso.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Ma non dimentichiamoci del pessimo “&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/06/recensione-chiamata-senza-risposta.html"&gt;Chiamata senza risposta&lt;/a&gt;”, ennesimo remake di un film orientale (“The call” di Miike Takashi) ed ennesimo film inutile.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: right; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;A cura di &lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Svengali&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-3851340989223791365?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/MUURCoVKY08/top-e-flop-nei-primi-sei-mesi-del-2008_08.html</link><author>noreply@blogger.com (Svengali)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SHJLkvZIOKI/AAAAAAAAAuk/SxEVXbUkIQQ/s72-c/Cinema.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/07/top-e-flop-nei-primi-sei-mesi-del-2008_08.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-3415358841898116823</guid><pubDate>Mon, 07 Jul 2008 17:05:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-10T16:14:55.932+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Speciale</category><title>Top e flop nei primi sei mesi del 2008 (Parte I)</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SHJLkvZIOKI/AAAAAAAAAuk/SxEVXbUkIQQ/s1600-h/Cinema.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SHJLkvZIOKI/AAAAAAAAAuk/SxEVXbUkIQQ/s400/Cinema.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5220318012645062818" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;font-size:100%;"&gt;La prima parte di uno speciale dedicato alle uscite in sala di questi primi sei mesi del 2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Con la speranza di farvi cosa gradita, stiliamo una piccola classifica del meglio e del peggio di questi primi sei mesi del 2008, anno ricco di uscite importanti che ha visto, finora, confermate le attese e ha presentato anche alcune gradite sorprese.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;GENNAIO:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il primo mese dell’anno è segnato, irrimediabilmente, dal piccolo gioiello firmato Sean Penn, “&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/02/recensione-into-wild-nelle-terre.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Into the wild&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;” (con il quale abbiamo tra l’altro “inaugurato” il progetto Soliti Ignoti).&lt;br /&gt;Punto di forza l’esperienza reale vissuta dal giovane Chris McCandless (interpretato&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SHJLz-f3UnI/AAAAAAAAAus/ZX_hd3WQBRU/s1600-h/1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SHJLz-f3UnI/AAAAAAAAAus/ZX_hd3WQBRU/s400/1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5220318274397885042" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; magistralmente da un camaleontico Emile Hirsch), divenuto nel corso del suo viaggio Alexander Supertramp.&lt;br /&gt;Il tutto sottolineato dalle magnifiche musiche di Eddie Vedder e dal tocco di Sean Penn.&lt;br /&gt;Altro titolo interessante, passato un po’ in sordina qui in Italia, è “&lt;/span&gt;&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/04/recensione-lars-e-una-ragazza-tutta-sua.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Lars e una ragazza tutta sua&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;” (candidato all’oscar per la miglior sceneggiatura durante l’ultima edizione).&lt;br /&gt;Ryan Gosling interpreta Lars Lindstromm, giovane affetto da turbe psichiche, che troverà il vero amore in una bambola di silicone.&lt;br /&gt;In una storia che sa commuovere e che avrebbe meritato sicuramente qualcosa di più.&lt;br /&gt;Lo scettro di flop del mese spetta all’orripilante (non per meriti suoi) “&lt;/span&gt;&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/05/recensione-home-video-aliens-vs.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Aliens vs Predator &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;2” dei fratelli Strause, un concentrato di roba già vista e scialbi effetti speciali per una storia che non coinvolge minimamente, merito anche di un cast particolarmente “ispirato”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;FEBBRAIO:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A farla da padrona è il già cult “&lt;/span&gt;&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/02/recensione-non-un-paese-per-vecchi.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Non è un paese per vecchi&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;” dei fratelli Coen, che tornano alla ribalta dopo il deludente “Ladykillers” del 2004.&lt;br /&gt;Sangue freddo e tensione alle stelle in un thriller atipico, interpretato da Javier&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SHJMJ1wBzjI/AAAAAAAAAu0/6r4iaF0xFFk/s1600-h/2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SHJMJ1wBzjI/AAAAAAAAAu0/6r4iaF0xFFk/s400/2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5220318650006883890" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; Bardem (oscar per il ruolo più che meritato), Tommy Lee Jones e Josh Brolin.&lt;br /&gt;Adattato dall’omonimo libro di Cormac McCarthy.&lt;br /&gt;Ma non bisogna dimenticarsi de “&lt;/span&gt;&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/02/recensione-lo-scafandro-e-la-farfalla.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Lo scafandro e la farfalla&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;” di Julian Schnabel, un raro esempio di poesia trasposta su pellicola, nonostante il tema trattato non fosse dei più convenzionali.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda il flop del mese si contendono la palma il vetusto “&lt;/span&gt;&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/02/recensione-john-rambo.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;John Rambo&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;” firmato Sylvester Stallone e il goticheggiante “&lt;/span&gt;&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/02/recensione-sweeney-todd-il-diabolico.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Sweeney Todd&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;” di Tim Burton, colui che è riuscito a rifare sé stesso una quantità considerevole di volte.&lt;br /&gt;Ad uscirne “vincitore” è tuttavia il veterano del Vietnam, protagonista di un film ai limiti del ridicolo e che non sfigurerebbe affatto in una delle tante produzioni parodistiche in voga negli ultimi tempi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;MARZO:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scandito dalle dolenti note del dramma familiare diretto da Sydney Lumet.&lt;br /&gt;“&lt;/span&gt;&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/03/recensione-onora-il-padre-e-la-madre.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Onora il padre e la madre&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;” (ma il titolo originale è “Before the devil knows you are dead”) è la perfetta rappresentazione dei vizi della moderna società, a cui i due protagonisti Philip Seymour Hoffman e Ethan Hawke danno un corpo e un animo &lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SHJMSeEPiWI/AAAAAAAAAu8/Apj1y0_efSw/s1600-h/3.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SHJMSeEPiWI/AAAAAAAAAu8/Apj1y0_efSw/s400/3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5220318798268041570" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;(nero).&lt;br /&gt;Poco spazio è stato invece lasciato al tenero “&lt;/span&gt;&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/03/recensione-la-volpe-e-la-bambina_27.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;La volpe e la bambina&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;”.&lt;br /&gt;Documentario e film si intrecciano nell’opera del francese Luc Jacquet (oscar per “La marcia dei pinguini”) in una storia d’altri tempi che fa della semplicità il suo cavallo di battaglia.&lt;br /&gt;Oltre alla bravura degli interpreti (le volpi e la giovane Bertille Noël-Bruneau).&lt;br /&gt;Flop del mese il pachidermico “&lt;/span&gt;&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/03/recensione-10000-ac.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;10,000 a.C.&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;” di Roland Emmerich, favoletta per bambini trasferita in digitale, con tanti luoghi comuni a farla da padrone, insieme ad un persistente senso di noia e disinteresse.&lt;br /&gt;Sul gradino più basso del singolare podio si piazza invece la pellicola di Marc Foster, “&lt;/span&gt;&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/03/regia-marc-forster-sceneggiatura-david.html"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il cacciatore di aquiloni&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;”, pessima trasposizione dell’opera cartacea di Khaled Hosseini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A domani con la seconda e ultima parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;A cura di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Svengali&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-3415358841898116823?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/DtIeV5oMjI4/top-e-flop-nei-primi-sei-mesi-del-2008_07.html</link><author>noreply@blogger.com (Nosf)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SHJLkvZIOKI/AAAAAAAAAuk/SxEVXbUkIQQ/s72-c/Cinema.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/07/top-e-flop-nei-primi-sei-mesi-del-2008_07.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-2319978475886214098</guid><pubDate>Fri, 04 Jul 2008 16:59:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-10T16:14:56.202+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Recensioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">In Sala</category><title>Boogeyman 2 - Il ritorno dell'uomo nero</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img28.picoodle.com/img/img28/4/7/4/f_BooLOCm_29e043b.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 229px; height: 320px;" src="http://img28.picoodle.com/img/img28/4/7/4/f_BooLOCm_29e043b.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Regia:&lt;/span&gt; Jeff Betancourt&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sceneggiatura:&lt;/span&gt; Brian Sieve&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cast:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt; Danielle Savre, Matthew Cohen, David Gallagher, Mae Withman, Tobin Bell&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt; &lt;/div&gt; &lt;span style="font-family:arial;"&gt;A pochi anni di distanza dal suo precedente capitolo, torna sul grande schermo la nemesi di tutti i nictofobici, ma sarebbe stato meglio se fosse rimasto nell’ombra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-family:arial;"&gt;Sono trascorsi dieci anni dagli eventi narrati nel primo film, ma Laura Potter e suo fratello Henry continuano a essere perseguitati dalle loro paure: il buio e il Boogeyman (l’uomo nero, ma va?!). &lt;/span&gt; &lt;span id="fullpost"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Mentre Laura sceglie di negare la sua paura, Henry inizia a frequentare un programma di cura presso una clinica specializzata per individui affetti da fobie “estreme”. &lt;/span&gt; &lt;span id="fullpost"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Quando esce dalla clinica, Henry rivela che intende lasciare la sua città per voltare pagina e dimenticare il suo doloroso passato trasferendosi a San Francisco.&lt;/span&gt; &lt;span id="fullpost"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Prima di abbandonarla al suo destino, Henry la incoraggia a seguire il suo esempio e a confrontarsi con il terribile ricordo dell’omicidio dei genitori, suggerendole di &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SG5eimVKxlI/AAAAAAAAAuU/9LASQ1QkmBI/s1600-h/boogeyman01small.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SG5eimVKxlI/AAAAAAAAAuU/9LASQ1QkmBI/s400/boogeyman01small.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5219212966666880594" /&gt;&lt;/a&gt;seguire anche lei una terapia, convinto che questa cura sia l’unico mezzo con cui Laura potrà superare i fantasmi del passato e cambiare vita. &lt;/span&gt; &lt;span id="fullpost"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia una serie di strane coincidenze e fatalità porta alla morte tutti i pazienti della clinica, ognuno ucciso in maniera macabra.&lt;/span&gt; &lt;span id="fullpost"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Boogeyman è tornato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-family:arial;"&gt;Più che il ritorno dell’uomo nero, una tra le creature da "incubo" più ridicole degli ultimi anni, sarebbe da prendere in considerazione il ritorno della Ghost House Pictures che torna a mietere vittime (i poveri spettatori paganti, al solito bistrattati) a poco più di un mese di distanza dall’ultimo aborto prodotto (“Rise - La setta delle tenebre”, con protagonista una scialba Lucy Liu).&lt;/span&gt; &lt;span id="fullpost"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Una storia che non decolla, ma prima ancora non convince e non coinvolge, colpa soprattutto di una serie di risvolti narrativi ricchi di cliché e di un cast monoespressivo e costantemente affranto (paghe al minimo sindacale in agguato).&lt;/span&gt; &lt;span id="fullpost"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Per non parlare del ridicolo pretesto con cui ogni volta l’uomo nero [Sussulto] riesce a mietere le inermi vittime, che casualmente si trovano sempre nella condizione di essere uccise, dall’inetto padre ucciso mentre scende da una scala a&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SG5euf2B14I/AAAAAAAAAuc/hcvNBns6uro/s1600-h/boogeyman02small.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SG5euf2B14I/AAAAAAAAAuc/hcvNBns6uro/s400/boogeyman02small.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5219213171084089218" /&gt;&lt;/a&gt; pioli dopo aver sostituito una lampadina che si rivela essere invece fulminata alla masochista trovata legata al letto [Casualità] e immediatamente seviziata.&lt;/span&gt; &lt;span id="fullpost"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Tutta una serie di ridicole trovate che anziché tenere viva l’attenzione dello spettatore lo invitano ad una rilassante seduta sul proprio letto, riuscendo altresì a strappare un sorriso (obiettivo primario delle moderne produzioni horror).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-family:arial;"&gt;In conclusione (perché onestamente, nonostante il film duri circa 90 minuti, ho esaurito qualsiasi argomento e anche il solo sparlarne, alla lunga, porta noia) l’ennesimo disastro prodotto da Raimi e soci, esportato qui nel bel paese in un periodo in cui difficilmente, negli altri anni, c’era qualcosa di interessante, ma tra “Hellboy: The golden army”, “Il cavaliere oscuro” e “Agente Smart” per quest’anno la situazione pare differente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-family:arial;"&gt;E se la uniche due note di rilievo della pellicola sono un Tobin Bell (“Saw - L’enigmista”) inversione inedita con barba canuta e l’omonimia del cognome del regista con quello di Ingrid Betancourt la dice lunga sulla qualità della pellicola.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-family:arial;"&gt;Un inno al risparmio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-family:arial;"&gt;E il 18 attendiamo anche “Le morti di Ian Stone” dell’italianissimo Dario Piana.&lt;/span&gt;   &lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pazienza nel vedere questo scempio a carico di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Svengali&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-2319978475886214098?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/6mqcUws0_1w/boogeyman-2-il-ritorno-delluomo-nero.html</link><author>noreply@blogger.com (Svengali)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SG5eimVKxlI/AAAAAAAAAuU/9LASQ1QkmBI/s72-c/boogeyman01small.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/07/boogeyman-2-il-ritorno-delluomo-nero.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-2348589663546549534</guid><pubDate>Wed, 02 Jul 2008 21:45:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-10T16:14:56.619+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Recensioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">In Sala</category><title>Wanted - Scegli il tuo destino</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img32.picoodle.com/img/img32/4/7/2/f_WanLOCm_c519b5a.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 232px; height: 359px;" src="http://img32.picoodle.com/img/img32/4/7/2/f_WanLOCm_c519b5a.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Regia:&lt;/span&gt; Timur Bekmambetov&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Sceneggiatura:&lt;/span&gt; Chris Morgan, Derek Haas, Michael Brandt&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Cast:&lt;/span&gt; James McAvoy, Angelina Jolie, Morgan Freeman, Thomas Kretschmann&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un’opera di Mark Millar arriva sul grande schermo l’ennesimo cinefumetto, lontano anni luce dall’opera originale e privo di una propria identità.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Wesley Gibson (McAvoy) è l’impiegato medio, anzi è qualcosa in meno, è un individuo anonimo, frustrato per la patetica esistenza che è costretto a vivere, divisa tra un lavoro logorante e per nulla gratificante e una donna che lo tradisce quotidianamente con il suo migliore amico.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Questo fino al giorno in cui incontra Fox (Jolie) e S&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;loan (Freeman), membri della confraternita del fato che da mille anni garantisce l’ordine nel mondo, che lo addestrano ad essere una macchina letale capace di compiere azioni al limite delle umane possibilità, col fine ultimo di uccidere il reietto Cross (Kretschmann) che ha tradito la confraternita.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Adattando alla bene e meglio la serie culto dello statunitense Mark Miller (edita qui da noi dalla Panini Comics), Timur Bekmambetov, che già aveva mostrato una certa predilezione per i temi fuori dall’ordinario nei suoi due precedenti lavori (“I guardiani della notte” e seguito, con terzo capitolo in uscita), realizza un adrenalinico film non esente da difetti, capace in ogni caso di mantenere viva l’attenzione dello spettatore p&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;er l’intera durata.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;O quasi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Perno del film il giovane James McAvoy, che continua a sorprendere dopo le due belle prove in “Espiazione” e “Starter for 10” (da noi inedito) e che nonostante non faccia dell’espressività il suo punto di forza (patetica la sua prova ne “L’ultimo re di Scozia”) riesce comunque a rendere vivo il personaggio di Wesley &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SG5dzardXoI/AAAAAAAAAuE/OJTfwLIp0j0/s1600-h/wanted19th.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SG5dzardXoI/AAAAAAAAAuE/OJTfwLIp0j0/s400/wanted19th.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5219212156085296770" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Gibson.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Lo affiancano un’avvenente Angelina Jolie, la belloccia di turno che ha il solo scopo di attrarre in sala il pubblico di sesso maschile, Morgan Freeman, che recita in 36 film l’anno per i canonici dieci minuti, ricoprendo molto spesso ruoli affini e caratterizzandoli sempre con la medesima, imbronciata, espressione, e Thomas Kretschmann, villain atipico e altra sorpresa della pellicola, nonostante le fugaci apparizioni, tra un barattolo di burro d’arachidi e una finestra socchiusa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Si, perché l’algido sassone (che gradiremmo vedere più spesso in ruoli di maggior rilievo) si rivela personaggio ostico quanto evanes&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;cente, risultando paralizzato da una sceneggiatura che lo inquadra come “cattivo” di turno senza che gli sia mai dedicato il giusto spazio, ma riuscendo nonostante tutto a risultare incisivo e convincente.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Purtroppo, e qui arrivano le dolenti note, la sceneggiatura è il vero tallone d’Achille della produzione, mai incisiva né tanto meno innovativa (ma realizzare un buon prodotto senza che lo fosse sarebbe stato ugualmente possibile, oltre che plausibile) e soprattutto lontana anni luce dal concept originale di Millar e Jones.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;La svolta intrapresa da Morgan, Haas e Brandt annulla completamente ogni metafora presente nell’originale e tralasciando completamente le critiche rivolte alla moderna società (oltre che cambiando i nomi di alcuni dei personaggi principali) vira verso una più facile e di sicuro impatto impronta action, strizzando l’occhio al recente “Shoot’em’up - Spara o muori” (fiasco ai botteghini immeritato) e agli exploitation movie che tanto successo riscossero negli anni settanta del secolo scorso (e dimenticate il finto citazionismo Tarantiniano con “A prova di morte”).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Ma anche confrontandolo con la pellicola diretta da &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SG5d4fBUpDI/AAAAAAAAAuM/7x5pa-ASoD0/s1600-h/wanted21.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SG5d4fBUpDI/AAAAAAAAAuM/7x5pa-ASoD0/s400/wanted21.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5219212243150087218" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Michael Davis, l’esordio hollywoodiano del russo Bekmambetov ne esce sconfitto, peccando di manie di grandezza e stremanti sessioni di allenamento per niente interessanti e ricche altresì di cliché, precludendogli quindi un qualsivoglia raffronto con il primo John Woo (quello dei due “A better tomorrow” e “Bullet in the head” tanto per intenderci) o con gli action “canonici”, che hanno fatto la storia (e la fortuna) del genere.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Un’esagerazione lunga 110 minuti che esalta il lato meramente visivo, messo in risalto ancor di più dalla bella fotografia di Mitchell Amundsen, che già con “Transformers” di Michael Bay aveva ottenuto risultati soddisfacenti, rallegra gli occhi con le grazie della Jolie in bella mostra e conferma il talento di McAvoy (e ce n’era bisogno), ma che nulla aggiunge al vasto panorama del genere.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Una volta tanto non basta scollegare il cervello e godersi una sana iniezione di testosterone, soprattutto quando il punto di partenza è un’opera di culto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Rimandato (nonostante l’enorme successo riscosso in sala) con probabile seguito.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Piccola parte per Konstantin Khabensky, protagonista per il regista kazaco, de “I guardiani della notte” e “I guardiani del giorno”, mal sfruttato invece il poliedrico Terence Stamp che ricopre un piccolo ruolo in cui si limita a scimmiottare il classico pezzo mancante per la risoluzione di un enigma fin troppo prevedibile.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Recensione a cura di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Svengali&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-2348589663546549534?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/ZwscLL3Pssc/wanted-scegli-il-tuo-destino_5076.html</link><author>noreply@blogger.com (Svengali)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SG5dzardXoI/AAAAAAAAAuE/OJTfwLIp0j0/s72-c/wanted19th.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/07/wanted-scegli-il-tuo-destino_5076.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-7643245636125566231</guid><pubDate>Tue, 17 Jun 2008 15:35:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-10T16:14:57.238+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Recensioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Import</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">CineCult</category><title>Import: Dead man's shoes</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SFgzd5nsS3I/AAAAAAAAAtY/aTuCUob0Evg/s1600-h/poster1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SFgzd5nsS3I/AAAAAAAAAtY/aTuCUob0Evg/s320/poster1.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212973157457873778" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;Regia:&lt;/b&gt; Shane Meadows&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;Sceneggiatura:&lt;/b&gt; Shane Meadows, Paddy Considine&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;Cast:&lt;/b&gt; Paddy Considine, Gary Stretch, Toby Kebell&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;Secondo film di Shane Meadows, autore inglese semi sconosciuto nel nostro paese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;Ingiustamente trascurato dalle leggi del marketing.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;Richard, dopo anni trascorsi a servire l’esercito di sua maestà, torna a casa e scopre che il fratello è stato violentato da un branco di uomini senza scrupoli, privi di dignità.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;Inizia allora la sua vendetta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;Un autore non molto prolifico Shane Meadows, ma ogni qualvolta si imbarca in un nuovo progetto riesce sempre a colpire nel segno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;Ogni sua opera si rivela come un pugno nello stomaco, evita infatti giri di parole e elucubrazioni varie, presentando la -triste- realtà ai nostri occhi di inermi spettatori, che non possiamo fare altro che limitarci ad osservare (e riflettere).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;E’ il caso anche di “Dead man’s shoes”, storia di una torbida vendetta il cui compimento non lascerà alcun sapore dolce al povero Richard.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;Meadows affronta il tema sopra citato utilizzando un soggetto poco convenzionale (basato su un numero esiguo di pagine, sono molte le improvvisazioni da parte degli attori) messo tuttavia in scena in maniera perfetta, alternando &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SFgzj3EM90I/AAAAAAAAAtg/GiI3G1fhfTw/s1600-h/2.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SFgzj3EM90I/AAAAAAAAAtg/GiI3G1fhfTw/s320/2.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212973259851364162" /&gt;&lt;/a&gt;differenze cromatiche per le sequenze ambientate nel passato e quelle nel presente (il film è tutto girato in 16 mm), al punto tale da riuscire a far scorrere il tutto in maniera fluida e senza intoppi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;La peculiarità della pellicola è riscontrabile anche nella perfetta commistione di generi che la rendono differente dal classico revenge movie, largamente abusato e ricco di cliché, alternando sapientemente scene cruente, forti, ad altre di una dolcezza infinita.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;Un po’ Rambo, tuttavia meno caciarone e più "umano" del suo predecessore d'oltreoceano, e un po’ angelo vendicatore, bestia senza scrupoli che non si ferma davanti a nulla, l'(anti)eroe è interpretato magistralmente da Paddy Considine (che con un altro film di Meadows, “A room for Romeo Brass”, aveva esordito), a cui bastano pochissime parole (ma moltissimi sguardi) per dare animo ad un personaggio grigio, costretto dai sensi di colpa per aver abbandonato il fratello alla mercé di una vita difficile, ancor più quando si è afflitti da un qualche handicap.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;Non ci sono vie di mezzo, si passa da un'emozione a quella opposta in un breve lasso di tempo. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;L'istinto, l'irruenza e la caparbietà fanno da traino (e ne sono contemporaneamente il fulcro) per l’intera storia. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;Una vendetta servita fredda, lenta, un conto alla rovescia che porta ciascuno degli &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SFgzy-t6t6I/AAAAAAAAAto/_EJlPqUiDyA/s1600-h/3.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SFgzy-t6t6I/AAAAAAAAAto/_EJlPqUiDyA/s320/3.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212973519603414946" /&gt;&lt;/a&gt;aguzzini a rivivere le sevizie fatte sul povero Anthony prima di perire per mano di Richard, un po’ come succedeva alla vedova nera di Truffaut (“La sposa in nero”), con l’auspicio che tutto ciò possa alleviare i suoi sensi di colpa, alternando i suoi due lati, quello umano e quello sadico, violento (e le sequenza con la maschera anti-gas sono già di culto).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;Il cancro che si porta dentro lo spinge ad uccidere, ma non è un palliativo per il raggiungimento di un senso di pace che tarda ad arrivare e che probabilmente mai arriverà, se non compiendo gesti estremi, quanto meno lo aiuta a tenere a bada il dolore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;Punta il dito contro lo squallido perbenismo e l’indifferenza della periferia inglese Shane Meadows (le Midlands sono lo sfondo di una sua ipotetica trilogia, iniziata con “A room for Romeo Brass”, proseguita con “Once upon a time in the Midlands” e conclusasi proprio con questa pellicola), dove tutto è ancor più lecito che altrove, dallo spaccio di droga alle violenze sui disabili, e dove l’unica speranza è la rassegnazione (o la fuga).&lt;br /&gt;A fare da contorno al tutto troviamo le belle musiche country-alternative e una splendida campagna inglese che avvolgono in un'aura magica la tragica vicenda, oltre alla fotografia di Daniel Cohen.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;Presentato a Venezia ed inedito in Italia, sarebbe un bene riscoprire questo piccolo cult, che probabilmente mai vedremo qui da noi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: right; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;Recensione a cura di &lt;b&gt;Svengali&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-7643245636125566231?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/ymCh-jbTkeE/recensione-import-dead-mans-shoes.html</link><author>noreply@blogger.com (Svengali)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SFgzd5nsS3I/AAAAAAAAAtY/aTuCUob0Evg/s72-c/poster1.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/06/recensione-import-dead-mans-shoes.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-1795985310944178224</guid><pubDate>Mon, 16 Jun 2008 16:30:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-10T16:14:57.596+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">In TV</category><title>Il film di oggi: Match Point (Canale 5 - 21.00)</title><description>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;a style="font-family: arial;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SFaJiP6H5RI/AAAAAAAAAtI/LPaNO5MDaaw/s1600-h/f_Tvm_18a8b49.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SFaJiP6H5RI/AAAAAAAAAtI/LPaNO5MDaaw/s320/f_Tvm_18a8b49.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212504840206804242" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;La nuova rubrica che vi informa su cosa non dovete perdere in Tv.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"   style="font-family:arial;font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SFaJnFpJZGI/AAAAAAAAAtQ/D1e1VLr54EI/s1600-h/2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SFaJnFpJZGI/AAAAAAAAAtQ/D1e1VLr54EI/s320/2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212504923350590562" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Regia:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; Woody Allen&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Cast:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; Scarlett Johansson, Johanthan Rhys-Meyers&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Durata:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; 124 minuti&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Genere:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; Thriller&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Lui (Chris) è un giovane maestro di tennis residente a Londra, lei (Chloe) è la sorella di un uomo molto ricco (Tom), fra i due si metterà la fidanzata del fratello (Nola). Il tennista sposerà la sorella, ma sarà la (ex)fidanzata rimanere incinta. Come risolvere il problema? Su queste premesse si basa il primo dei tre film di Woody Allen ambientati a Londra, un film che richiama per molti versi il bellissimo Crimini e misfatti. Un film molto complesso e articolato, quindi. Da non perdere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="  white-space: pre; font-family:'Lucida Grande';"&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/S0qvoWaMQiU&amp;amp;hl=it"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/S0qvoWaMQiU&amp;amp;hl=it" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;Ma non dimentichiamoci di:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0104797/"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Malcolm X&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; (La 7 - 21.10)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;E' la biografia di Malcolm X, l'eroe nero di una generazione che in nome dei diritti della razza nera, dovette subire numerose umiliazioni sino ad essere ucciso dalla CIA, in quanto diventato un personaggio troppo scomodo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0119592/"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Mad City&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; (Rete 4 - 23.20)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Dopo essere stato licenziato dal museo dove lavorava come guardiano, Sam, si presenta dalla direttrice con un fucile. La situazione precipita e Sam rimane chiuso nel museo con una scolaresca in ostaggio. A questo punto un giornalista gli propone un'intervista per far valere le sue ragioni, Sam accetta però..&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-1795985310944178224?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/_rfOvzJIlc4/il-film-di-oggi-match-point-canale-5_16.html</link><author>noreply@blogger.com (Nosf)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SFaJiP6H5RI/AAAAAAAAAtI/LPaNO5MDaaw/s72-c/f_Tvm_18a8b49.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/06/il-film-di-oggi-match-point-canale-5_16.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-6689023661746712640</guid><pubDate>Fri, 13 Jun 2008 16:20:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-10T16:14:58.101+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Recensioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">In Sala</category><title>Recensione: E venne il giorno</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img28.picoodle.com/img/img28/4/6/13/f_HapLOCm_c7ceb69.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 215px; height: 303px;" src="http://img28.picoodle.com/img/img28/4/6/13/f_HapLOCm_c7ceb69.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Regia:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; M. Night Shyamalan&lt;/span&gt; &lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sceneggiatura:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; M. Night Shyamalan&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Cast:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; Mark Wahlberg, John Leguizamo, Zooey Deschanel, Betty Buckley, Ashlyn Sanchez&lt;/span&gt;  &lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tanto atteso ritorno di M.Night Shyamalan, dopo il piacevole “Lady in the water”, si rivela un buco nell’acqua.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Una misteriosa tossina spinge le persone al suicidio, l’America è nel caos più totale, quello che all’apparenza sembrerebbe un attacco terroristico si rivela invece essere una “presa di posizione” da parte della natura.&lt;br /&gt;Elliot Moore (Walhberg) e sua moglie Alma (Deschanel) cercano una via di fuga, nella speranza di poter ricostruire anche una vita coniugale ormai allo sbando.&lt;br /&gt;La nuova pellicola del regista indiano, ormai trapiantato ad Hollywood, Shyamalan si rivela, a conti fatti, una grandissima delusione, sono parecchi infatti i fattori che ne hanno minato la qualità e ben pochi (quasi assenti) gli elementi degni di nota.&lt;br /&gt;Innanzitutto la sceneggiatura, punto cardine delle sue precedenti produzioni, è un grossolano miscuglio di situazioni e personaggi già visti, che vanamente prova a puntare sull’originalità, ma a conti fatti nulla di trascendentale se si pensa che già nel 1963 Hitchcock e Hunter avevano trattato il medesimo argomento (ribellione delle “forze della natura” sostituendo alle piante, al centro dell’odierna pellicola, gli uccelli dell’omonimo titolo), o ancora Emmerich, un paio di anni fa, ci aveva propinato l'ennesimo film catastrofico a sfondo ambientalista (lì almeno era sano &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SFKn_7F8qVI/AAAAAAAAAs4/XgqfBpxry7I/s1600-h/1.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SFKn_7F8qVI/AAAAAAAAAs4/XgqfBpxry7I/s320/1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5211412435457321298" /&gt;&lt;/a&gt;intrattenimento condito da effetti speciali all'avanguardia), ma in questo caso il tutto non riesce mai a coinvolgere pienamente lo spettatore.&lt;br /&gt;Ad aggravare il tutto contribuiscono delle scelte narrative decisamente poco azzeccate e/o inspiegabili (la moglie turbata da qualcosa di sconosciuto  appare costantemente con gli occhi sgranati e incapace di trasmettere emozioni, forse per giustificare la palese inespressività della Deschanel) e attori poco adatti ai loro ruoli (ridicolo il militare, inutile la nipote della coppia, messa lì tanto per fare numero).&lt;br /&gt;Stranamente sorprende invece Mark Wahlberg, dopo la delusione dell’ultimo “Shooter” offre in questo caso una prova convincente, insieme a John Leguizamo (messo da parte dopo venti minuti), ma tanto non basta perché il film raggiunga quanto meno la sufficienza.&lt;br /&gt;Ad un primo tempo pressoché ridicolo ne segue un secondo in cui si  intravedono tutti gli elementi tipici del modo di far cinema di Shyamalan, dalle situazioni volutamente ironiche nei momenti meno attesi (anche se alcune sarebbero state meglio in un b-movie tanto sono tristi e squallide) al colpo di scena (in un certo senso meno telefonato che nelle precedenti produzioni, merito anche della colonna sonora, mediocre opera di James Newton Howard), ma è la deriva splatter a far storcere il naso.&lt;br /&gt;Sinceramente è alquanto inutile mostrare gli inermi sventurati finire triturati da un tagliaerba o schiantati al suolo dopo un volo di trenta metri, alla pellicola non &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SFKoJ9qoFYI/AAAAAAAAAtA/8hkuwe5plbw/s1600-h/2.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SFKoJ9qoFYI/AAAAAAAAAtA/8hkuwe5plbw/s320/2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5211412607946724738" /&gt;&lt;/a&gt;aggiungono nulla, non risultano convincenti e molto spesso annoiano (intorno a metà film è partito il toto scommesse su chi sarebbe stato il prossimo, nel raggio di tre metri da Mark Walhberg, a fare una pessima fine).&lt;br /&gt;“E venne il giorno”, lungamente atteso, segna il punto più basso della sua filmografia, tocca parecchi argomenti senza riuscire ad approfondirne neanche uno, rimanendo sempre in bilico tra la storia d’amore (con rigoroso lieto fine) e il film di denuncia (ambientalista, che va tanto di moda ultimamente nella mecca del cinema), personaggi dai caratteri solamente abbozzati, una sceneggiatura per niente ispirata e delle musiche non eccelse sono gli elementi che affondano completamente la pellicola e la pongono di “diritto” tra le peggiori del 2008.&lt;br /&gt;Degni di nota i venti minuti che precedono lo scialbo finale, registicamente e narrativamente perfetti (tanto da sembrare di vedere un altro film), ma non bastano per “salvarlo”.&lt;br /&gt;Bocciato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Recensione a cura di  &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Svengali&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-6689023661746712640?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/hOzQOTX5EDU/recensione-e-venne-il-giorno_13.html</link><author>noreply@blogger.com (Svengali)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SFKn_7F8qVI/AAAAAAAAAs4/XgqfBpxry7I/s72-c/1.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/06/recensione-e-venne-il-giorno_13.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-2042922487028979576</guid><pubDate>Tue, 10 Jun 2008 16:09:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-10T16:14:58.632+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Anteprime</category><title>Anteprima: Hellboy II - The Golden Army</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SE7FbJ9XuuI/AAAAAAAAAsg/smiMeOCu9XU/s1600-h/a.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SE7FbJ9XuuI/AAAAAAAAAsg/smiMeOCu9XU/s320/a.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210318889234709218" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Regia:&lt;/span&gt; Guillermo Del Toro&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Sceneggiatura:&lt;/span&gt; Guillermo Del Toro&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Cast:&lt;/span&gt; Ron Perlman, Doug Jones, Selma Blair, Luke Goss, James Dodd&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Al cinema dal:&lt;/span&gt; 16 Luglio&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Sito ufficiale:&lt;/span&gt; &lt;a href="http://www.hellboymovie.com/"&gt;QUI&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nuovo, scoppiettante capitolo cinematografico sul demone senza corna, scopritene di più in questa anteprima.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Guillermo Del Toro, messicano, classe 1964, è uno di quei registi a cui l’inventiva e lo spirito d’intraprendenza non mancano affatto, sin dall’esordio nel non tanto lontano 1985 con il corto “Doña Lupe”, ha mostrato un innato talento visionario e una spiccata predilezione per i temi ‘dark’ e surreali, confermandosi poi nel 1993 con “Cronos”, folle storia di un vampiro per dannazione più che per vocazione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Occasione anche per la prima collaborazione con Ron Perlman (con cui lavorerà poi in “Blade II”) e col quale finirà per legare indissolubilmente il suo nome dando vita alla figura del demone rosso, Hellboy, creato nel 1993 dallo statunitense Mike Mignola.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Connubio che finora ha portato alla luce ben due pellicole, la prima nel 2004 e la seconda che arriverà in sala nel prossimo, torrido, mese di Luglio (precisamente il 16), sperando, ottimisticamente, in una distribuzione capillare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;E nel mezzo 3 oscar portati a casa nel 2006 con il poetico “Il labirinto del fauno”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;“Hellboy” si rivelò, in un certo senso, una novità per i film di genere supereroistico, sia per via dello spiccato senso dello humour e i demoni (interni) che caratterizzavano il protagonista costretto a compiere costantemente scelte più grandi di lui, a cui Perlman diede tutto sé stesso alla ‘veneranda’ età di cinquantaquattro anni (è a tutt’oggi l’attore più vecchio ad aver interpretato un &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SE7FhfyKeSI/AAAAAAAAAso/QGWdDwhN4_4/s1600-h/b.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SE7FhfyKeSI/AAAAAAAAAso/QGWdDwhN4_4/s320/b.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210318998172498210" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;supereroe), che per quell’atmosfera a metà strada tra un b-movie e un racconto di Howard Philip Lovecraft, infarcita di citazioni, rimandi e pregna dei temi cari al regista, dalle ossessioni per la morte agli eventi straordinari che possono caratterizzare situazioni all’apparenza normale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;La storia, ispirata al primo album disegnato da Mignola, “Il seme della distruzione”, servì più che altro ad introdurre il personaggio e il suo mondo, diviso tra l’occulto e il ‘demenziale’, ma peccava nella caratterizzazione del villain (il monaco Grigori Rasputin, invece che l’immortale Giurescu), una scialba macchietta incapace di suscitare emozione alcuna e costantemente messa in ombra da tutti gli altri personaggi, elemento che segnò non poco le sorti della pellicola, costretta a reggersi sulle spalle di un personaggio fino ad allora sconosciuto al grande pubblico.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Ciò nonostante la pellicola si è comportata in maniera discreta al box office, racimolando oltre cento milioni di dollari.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Cifra che, tuttavia, alla Sony Pictures non è bastata, insieme ai riscontri positivi della critica e del pubblico pagante, per finanziare una nuova pellicola.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Quella di prossima uscita è infatti prodotta dalla Universal e l’intero girato è stato realizzato sotto la supervisione dello stesso Mignola (come è stato per il precedente).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Al centro dell’azione ancora una volta Hellboy (Ron Perlman), Abe Sapien (Doug Jones) e Liz Sherman (Selma Blair), già autori di una convincente prova nel precedente film, affiancati dalla new entry Johann Kraus (interpretato dal giovane James Dodd e in &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SE7FvWNfkLI/AAAAAAAAAsw/XWi2MHPvX_0/s1600-h/c.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SE7FvWNfkLI/AAAAAAAAAsw/XWi2MHPvX_0/s320/c.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210319236120940722" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;originale doppiato da Seth McFarlane), etereo spirito trattenuto all’interno di una tuta di contenimento.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Insieme dovranno ostacolare il folle piano del principe Nuada (Luke Goss, altra vecchia conoscenza di Del Toro, recitò già in “Blade II”), sanguinario e folle come pochi, intenzionato a scatenare l'inferno sulla terra, infrangendo l’antico armistizio siglato tra la razza umana e il mondo surreale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Al suo fianco un’armata apparentemente invincibile e destata da un sonno millenario.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;E il Centro per la Ricerca e lo Sviluppo del Paranormale sarà costretto ad una nuova rischiosa missione, questa volta obbligato a viaggiare tra due mondi paralleli, dove le creature più fantastiche prenderanno vita e l’eroe “di” due mondi si troverà ancora una volta costretto a compiere scelte che influenzeranno non solo il suo destino ma quello di tutti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Oltre a Del Toro ritorna anche Guillermo Navarro, storico collaboratore del regista, nelle vesti di direttore della fotografia (nel 2006 si è portato a casa un Oscar proprio con “Il labirinto del fauno”) mentre la colonna sonora è stata composta per l’occasione da Danny Elfman e non più da Marco Beltrami.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Le premesse per un film ad alto tasso di intrattenimento ci sono tutte, anche in virtù delle scelte registiche (e narrative) compiute dal Michael Moore messicano (ndS: per sua stessa ammissione capita lo confondano con l’americano palma d’oro a Cannes), in virtù anche di una maggiore apertura agli elementi fantascientifici oltre che ai soli fantastici.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Appuntamento al mese prossimo con la nostra recensione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;embed src="http://www.spike.com/efp" quality="high" bgcolor="000000" name="efp" type="application/x-shockwave-flash" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" flashvars="flvbaseclip=2968393&amp;amp;" allowfullscreen="true" align="middle" height="325" width="408"&gt;&lt;/embed&gt;  &lt;a href="http://www.spike.com/video/hellboy-ii-golden/2968393"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Anteprima a cura di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Svengali&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-2042922487028979576?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/aXoCYuN95WM/anteprima-hellboy-ii-golden-army.html</link><author>noreply@blogger.com (Svengali)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SE7FbJ9XuuI/AAAAAAAAAsg/smiMeOCu9XU/s72-c/a.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/06/anteprima-hellboy-ii-golden-army.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-2313461439681586276</guid><pubDate>Mon, 09 Jun 2008 07:00:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-10T16:14:58.994+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Recensioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Import</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Eastern memories</category><title>Import: Ritual</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEx1tPg-pNI/AAAAAAAAAsI/pyKW1GKWPc8/s1600-h/Ritual+1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEx1tPg-pNI/AAAAAAAAAsI/pyKW1GKWPc8/s320/Ritual+1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5209668289080239314" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;Regia:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt; Hideaki Anno&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;Sceneggiatura:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt; Ayako Fujitani, Hideaki Anno&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;Cast:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt; Shunji Iwai,  Ayako Fujitani&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Film sperimentale e letteralmente stracolmo di simbolismi, Ritual è la seconda prova con attori in carne ed ossa per Hideaki Anno, il famoso creatore dell'anime cult Neon Genesis Evangelion.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" id="fullpost"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un prodotto di difficile collocazione, complesso da assimilare e da metabolizzare a motivo della costante (quasi ossessiva) ricerca da parte del cineasta di un linguaggio prettamente simbolico e metaforico che fa della struttura della regia e della messa in scena il suo punto di forza.&lt;br /&gt;Un regista (i personaggi sono tutti senza nome) ritorna al suo paese d'origine, un cupo agglomerato industriale fatto di ciminiere e tralicci dell'alta tensione. Appena arrivato incontra una ragazza stesa sui binari della ferrovia. La ragazza è strana, molto. Forse per questo il regista, che ne è potentemente affascinato, prova ad entrare nel suo mondo, un mondo creato ad hoc dalla mente della giovane donna il cui obbiettivo è erigere una barriera, o meglio un rifugio  dentro il quale nascondersi, dentro il quale proteggersi da tutto ciò che può potenzialmente ferire emotivamente. La ragazza vive in un universo irreale e atemporale (ogni giorno è quello precedente al suo compleanno, ad esempio) scandito da ossessioni e rituali che trovano un parallelismo e significato rispettivamente nel passato e nel presente (ma non nel futuro che viene ripetutamente e (in)volontariamente annullato) della protagonista. Il suo passato emergerà poco a poco durante la visione e assumerà le forme di un cupo e intimo dramma familiare, un dramma che giustificherà il comportamento, spesso &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEx2Dy-fI0I/AAAAAAAAAsQ/r1Bksn-Touk/s1600-h/Ritual+2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEx2Dy-fI0I/AAAAAAAAAsQ/r1Bksn-Touk/s320/Ritual+2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5209668676556366658" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;imprevedibile, della giovane donna di fronte all'elemento nuovo e destabilizzante costituito dal regista che diventa lentamente e inevitabilmente (nonostante un continuo, cieco ma infine inutile rifiuto) uno strumento di introspezione che la costringerà a fare i conti col proprio passato e a colmare quel vuoto siderale creatosi nel suo animo. Questa è senz'altro la prima (ma non unica), palese chiave di lettura che traspare dalla visione.&lt;br /&gt;L'attrice che impersona questo complesso e affascinante personaggio è la figlia di Steven Segal (si, avete capito bene) Ayako Fujitani, autrice anche del romanzo dal quale è tratto il film, che si cimenta in un interpretazione, forse inaspettatamente, di altissimo livello. Ma non è certamente da meno il protagonista maschile, il regista che viene interpretato da un reale professionista della cinematografia nipponica moderna nella sua prima e fino ad ora unica (ma speriamo non ultima) prova da attore, Shunji Iwai (Love Letter, All About Lily Chou-Chou).&lt;br /&gt;Ed è proprio affrontando la visione dal punto di vista del personaggio maschile che si evince un ulteriore (e a parere di chi scrive ancor più interessante) chiave di lettura contenuta in questa articolata opera cinematografica.&lt;br /&gt;E' davvero difficile pensare che la scelta di un vero regista per questo ruolo sia frutto del semplice caso, sicuramente diventa impossibile pensarlo nel momento in cui il personaggio sullo schermo impugna una videocamera e inizia a filmare, e le immagini diventano magicamente quelle che lui stesso inizia a riprendere. Dal momento in cui questo avviene il regista (quello vero) si lancia in una riflessione &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEx2Sg7bzRI/AAAAAAAAAsY/OlKHegMjANg/s1600-h/Ritual+3.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEx2Sg7bzRI/AAAAAAAAAsY/OlKHegMjANg/s320/Ritual+3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5209668929409764626" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;filosofica sul significato del cinema stesso, sul suo rapporto con la realtà. Ed ecco che la presenza di Iwai sul set assume un significato nuovo e imprescindibile, essendo evidente che il personaggio da lui interpretato non ha nome perchè non ha bisogno di essere identificato in nessun altro che non sia Iwai stesso (e chiaramente Hideaki Anno che si rispecchia fin troppo bene nel suo connazionale).&lt;br /&gt;La struttura filmica è decisamente particolare e viene scandita da un conto alla rovescia in cui i giorni di un intero mese passano fino al fatidico momento in cui il simbolico guscio della ragazza si frantumerà e la realtà entrerà prepotentemente a far parte della sua vita con tutto il dolore che ne deriva, ma anche con la speranza di un futuro più sereno. Durante la visione due voci fuori campo (una maschile e una femminile) esternano riflessioni di notevole profondità che danno maggior spessore all'intero film. La regia è molto ricercata ed efficace e si avvale in certe sequenze di un modesto utilizzo della CG che dona, in questo caso, un aspetto quasi surreale alle suddette immagini. Le musiche struggenti contribuiscono enormemente nel toccare le corde più intime dello spettatore, e il pezzo finale di Cocco che accompagna una bellissima ripresa su un cielo blu (in aperto contrasto con la cupezza generale dell'opera) chiude degnamente un prodotto cinematografico complesso e fascinoso, intenso e, sebbene non adatto a chiunque, di indubbio spessore e valore artistico.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div  style="text-align: right;font-family:arial;"&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:85%;"&gt;Recensione a cura di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Nosf&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-2313461439681586276?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/C1pxKER9RV4/recensione-ritual.html</link><author>noreply@blogger.com (Nosf)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEx1tPg-pNI/AAAAAAAAAsI/pyKW1GKWPc8/s72-c/Ritual+1.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/06/recensione-ritual.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-6081767246226390197</guid><pubDate>Sun, 08 Jun 2008 20:41:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-10T16:14:59.533+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Recensioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">CineCult</category><title>Recensione Cinecult: La Via Lattea</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SExG_mpoVHI/AAAAAAAAArw/L8jHlDPVD8M/s1600-h/f_ViaLOCm_d89c4c8.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SExG_mpoVHI/AAAAAAAAArw/L8jHlDPVD8M/s320/f_ViaLOCm_d89c4c8.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5209616927481681010" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Regia:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; Luis Bunuel&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Sceneggiatura:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; Jean-Claude Carrière, Luis Bunuel&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Cast:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; Paul Frankeur, Laurent Terzieff, Bernard Varley, Michel Piccoli, Jean Claude Carrière,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Anno di Produzione:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; 1966&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Titolo originale:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; La voie lactée&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Bunuel imbastisce una paradossale carrellata di personaggi per parlare di Dio, della religione e del messaggio di Cristo secondo il suo inconfondibile stile surreale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il cammino di Santiago, una strada percorsa da migliaia di pellegrini ogni anno, dal medioevo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Una strada sacra, antica, che conduce al monastero di San Giacomo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Santiago de “compostella”, questo il nome del luogo dove riposano i resti del santo: campo di stelle, secondo la leggenda.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Campo di stelle, come una galassia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Da qui, il titolo, “la via lattea”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;La via lattea, la nostra galassia, si, ma anche e soprattutto, una via, appunto, che conduce attraverso il sacro ed il profano, una rotta confusa, misteriosa e dotta, occulta ed eretica.Questo è “La via Lattea” film del maestro Luis Bunuel. Un pellegrinaggio, in realtà un pretesto per parlare di Dio, della fede, della mistica. Del cristianesimo, di Cristo, del dogma, dell’eresia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Due mendicanti sono sul cammino di Santiago, si chiamano Pierre (Pietro) e Jean (Giovanni). Percorreranno la via sacra, compiranno il loro pellegrinaggio sotto una strana stella.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Un uomo, distinto ma come d’altri tempi, con un mantello ed un cappello a cilindro nero ed altissimo consegnerà loro una moneta d’oro e si congederà con una profezia: i due incontreranno una prostituta e da lei avranno due figli: “Tu non sei il mio Popolo” e “non più Misericordia” i nomi che a questi dovranno dare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;La via per Santiago sarà un viaggio surreale, spesso onirico, &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SExHEV3fVgI/AAAAAAAAAr4/41QiNlpBwsQ/s1600-h/f_Via1m_555ff28.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SExHEV3fVgI/AAAAAAAAAr4/41QiNlpBwsQ/s320/f_Via1m_555ff28.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5209617008875755010" /&gt;&lt;/a&gt;una carrellata intrigante e sorprendente su una serie di figure ambigue, spesso insani, improbabili, sempre seducenti, interessanti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Dal prete da manicomio che discute della transustanseazione, al capo cameriere che disserta con i suoi sottoposti delle nature del Cristo; dal Vescovo Priscilliano di Avila ad un Gesù mai così umano, passando per visioni, teofanie, duelli dogmatici e fanatismi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Un carnascialesco scorrere di eventi, apparentemente non legati tra di loro, girato con gusto e sapienza, mai stancante, mai noioso, verboso o lezioso. È delicato, Bunuel, intelligente, colto, e il film ha un ritmo fantastico, riesce nei suoi intenti stranianti ed un po’ paideutici a colpire lo spettatore ad interrogarlo; a far luce sulle contraddizioni della dottrina cristiana, sulle sue esasperazioni, sulle sue eresie.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Bunuel vuole parlare di Cristo. Vuole parlare del suo messaggio, della sua umanità. È un cristo, quello che il maestro ci mostra, che ha fratelli, che ride, che mangia e beve, che sente quasi il peso di essere “figlio di Dio”. I suoi miracoli sono speranze, illusioni, sogni forse.E la chiesa ha travisato il suo messaggio, l’ha pervertito. E la perversione ha portato i fanatismi e le perversioni più grandi: come quella di Priscilliano, vescovo di Avila (probabilmente sono suoi i resti del presunto San Giacomo, riesumati dopo secoli di segregazione e per caso, verso la fine dell’800) che officiava orge di purificazione, poiché l’uomo, ovvero la sua anima, reclusa dal corpo doveva essere liberata offendendo quest’ultimo oltre ogni misura, attraverso il peccato della carne.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il sesso come via per la purificazione dell’anima attraverso la mortificazione del corpo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;O fanatismi, come quello della suora che volendo seguire il cristo nel dolore della carne e dello spirito, si fa crocefiggere in chiesa. E anche su questo, magari Bunuel scherza, sadicamente, essendo chiaramente a conoscenza delle voci che vogliono Gesù sfuggito alla crocefissione, sostituito proprio da quel San Giacomo, suo fratello di sangue.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;O ancora, questa perversione porta al rifiuto, alla negazione di Cristo e di Dio. Come per il marchese de Sade che, irato, digrignando sibila: “Ah se Dio esistesse, quanto lo odierei!”O forse, alla pazzia più vera, clinica, come il&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SExHPKuCJ2I/AAAAAAAAAsA/8Xiza134-78/s1600-h/f_Via2m_7aaeb82.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SExHPKuCJ2I/AAAAAAAAAsA/8Xiza134-78/s320/f_Via2m_7aaeb82.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5209617194861864802" /&gt;&lt;/a&gt; prete che, contraddetto, dà di matto e viene riportato in manicomio dall’ambulanza.Ma “la via lattea” non è solo questo. È anche una profonda riflessione sul potere, incarnato dal demonio, “operaio mai in sciopero” probabile riferimento al regime Franchista. Una riflessione sull’uomo sulla sua umanità tradita, ferita, perversa da un credo pervertito e stanco. La storia dei due studenti, Rodolfo e Francesco, segnata prima dalla visione della Madonna e poi dalla presenza costante ed invadente di un dotto prete che spiegherà loro fatti riguardo il matrimonio, la fede e le eresie sulla madre del cristo è forse a vessillo di questo tema.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il film, inoltre, è strettamente segnato da un’ottica alchemica; lo stesso “compostella” è il titolo di un volume del secolo XIII attribuito a Bonaventura da Iseo e la stessa cittadina di Santiago fu meta di pellegrinaggio di illustri alchimisti come Raimondo Lullo e Nicolas Flamel, probabilmente attirati lì dal sincretismo religioso che vi albergava ed alla pesante influenza della tradizione sapienziale ermetica.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Come ermetici sono i riferimenti al dualismo umano, alle eresie di priscilliano, alla teosi.Anche l’immagine del cristo è cara ad una interpretazione eminentemente apocrifa, gnostica per lo più, influenzata dai ritrovamenti papiracei di Qumran e Nag Hammadi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E Pierre e Jean? Che fine avranno fatto?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Pierre e jean rappresentano forse proprio Pietro e Giovanni. L’uno, continuatore (e deturpatore) del messaggio di Cristo dimentico di quella misericordia professata da “colui che verrà a portare la spada” (Mt 10, 34); l’altro prosecutore del credo messianico tipico della cultura giudaico cristiana che quel messia “eretico”, uomo, che Bunuel vuole tratteggiare, ha cercato di recidere definitivamente con quella spada, che è venuta a portare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Forse è questo il messaggio più importante de “la via lattea”, magari quello meno nascosto, il meno “ermetico”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ma certamente non l’unico.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Non ego haereticus sum, sed ille qui Papae titulum sibi assumpsit.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Recensione a cura di  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Assurbanipal&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-6081767246226390197?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/j27btW1PbcU/recensione-cinecult-la-via-lattea_5822.html</link><author>noreply@blogger.com (Svengali)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SExG_mpoVHI/AAAAAAAAArw/L8jHlDPVD8M/s72-c/f_ViaLOCm_d89c4c8.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/06/recensione-cinecult-la-via-lattea_5822.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-2186441854360988471</guid><pubDate>Sun, 08 Jun 2008 13:40:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-10T16:15:04.811+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Recensioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">In Sala</category><title>Recensione: Tropa de elite - Gli squadroni della morte</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img34.picoodle.com/img/img34/4/6/8/f_TroLOCm_196d7c2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 215px; height: 306px;" src="http://img34.picoodle.com/img/img34/4/6/8/f_TroLOCm_196d7c2.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Regia:&lt;/span&gt; José Padilha&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sceneggiatura:&lt;/span&gt; Bràulio Mantovani, José Padilha, Rodrigo Pimental&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Cast:&lt;/span&gt; Wagner Moura, Caio Junqueira, André Ramiro, Fernanda Machado&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Da un libro verità la sconvolgente vita nelle favelas brasiliane vista attraverso gli occhi dei membri del BOPE.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;  &lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Pochi mesi prima della visita &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;di Papa Giovanni Paolo II in Brasile, nel 1997, la Polizia Militare e il BOPE operano per garantire al &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;pontefice sogni tranquilli.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Le vite di tre uomini, Nascimento (Moura), Neto (Junqueira) e Matias (Ramiro), si incroceranno irrimediabilmente tra le intricate vie delle favelas, in cui il sangue scorre più dell’acqua.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;La pellicola di Padilha (già regista del documentario “Bus 174” sul sequestro del 2002), vincitrice dell’Orso d’oro all’ultimo festival di Berlino, è la perfetta antitesi al film di Fernando Mereilles che nel 2002 aveva narrato in maniera sapiente la genesi della criminalità organizzata nelle favelas di Rio de Janeiro (“City of god”).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Al centro della sceneggiatura (Mantovani è coinvolto in entrambe i progetti), tratta dall'omonimo libro scritto da un ex membro delle forze speciali, i membri del BOPE (Batalhão de Operações Policias Es&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;peciais), ristrettissima cerchia di uomini addestrati a gestire le situazioni più intricate e modello per le forze speciali del mondo intero, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;un manipolo di uomini (sono circa un centinaio) capaci di affrontare grazie ad una ferrea preparazione gli eserciti che pullulano le baraccopoli di tutto il Brasile.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Un prodotto dal forte impatto visivo, in cui i momenti di tensione non mancano (quasi) mai e l’attenzione dello spettatore è sempre catalizzata da sequenze crude, girate molto spesso con telecamera a spalla per star dietro agli uomini col teschio, e dialoghi serrati, che poco spazio lasciano all’immaginazione, il tutto agevolato &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEvp2v0FprI/AAAAAAAAArA/ed806-kqn4Q/s1600-h/a.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEvp2v0FprI/AAAAAAAAArA/ed806-kqn4Q/s320/a.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5209514520741258930" /&gt;&lt;/a&gt;dalla fotografia di Lula Carvalho (“City of god”) dal forte impatto visivo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;L’intera vicenda si snoda intorno alle vite di tre uomini, un capitano del BOPE, Nascimento (un bravo e freddo Wagner Moura), completamente assorbito dal suo lavoro al punto da trascurare la sua famiglia anche nel giorno in cui viene al mondo suo figlio, Neto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;, assetato di azione e desideroso di portare la legge nelle favelas, e André Matias, diviso tra l’amore per una donna e la BOPE.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Capita di identificarsi con i protagonisti (soprattutto quando si ritrovano a mostrare il loro lato umano, fatto di sensi di colpa e dolori lancinanti) nonostante la loro caratterizzazione sia molto superficiale e la sceneggiatura in alcuni frangenti risulti alquanto lacunosa (tutta la parte centrale della pellicola è al limite del soporifero, si salva solo la parte dell’addestramento), e probabilmente era l’obiettivo primario della produzione quello di garantire un forte senso di immedesimazione (parafrasando, nella mezz’ora centrale il colpo di sonno non viene solamente a Matias).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il maggior preg&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;io di “Tropa de elite” è quello di non voler lanciare messaggio alcuno, senza alcun falso moralismo, presenta esattamente le cose come stanno: la polizia è corrotta, nelle favelas l’ordine è mantenuto dal Comando e la BOPE è una sorta di setta che più che amministrare &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEvp9sdqO3I/AAAAAAAAArI/PDWv39iIBlY/s1600-h/b.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEvp9sdqO3I/AAAAAAAAArI/PDWv39iIBlY/s320/b.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5209514640100965234" /&gt;&lt;/a&gt;giustizia, o meglio oltre ad amministrare la giustizia, decide chi debba vivere e chi no, utilizzando molto spesso metodi brutali e poco ortodossi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Mancano le emozioni di Buscapé, i sorrisi di Bené o la follia di Zé Pequeno (Baiano, colui che “amministra” la favela di  è solo una povera macchietta senza né arte né parte, ad uso e consumo del volere delle divise nere), ma quello era un altro film.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Con ottimi attori e ben girato, racconta senza giri di parole la violenza efferata, la corruzione dei poliziotti (e del sistema tutto) e l'ipocrisia dell'elite carioca che da un lato protesta contro la violenza, mentre dall'altro chiude gli occhi e svuota le sue tasche pur di  metter le mani sulle stesse droghe che la provocano.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;L’eterno dilemma (“Il fine giustifica i mezzi”) trova pratica applicazione nella pellicola, dove pare lecito (per non dire obbligatorio) utilizzare metodi non convenzionali per situazioni al di fuori dell’ordinaria routine.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Si lascia guardare con la premessa di scendere a patti con la sceneggiatura e non attendersi nulla di diverso da un crudo spaccato di vita quotidiana che ha poco da raccontare ma molto da mettere in mostra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Recensione a cura di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Svengali&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-2186441854360988471?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/N8-rR0TktOs/recensione-tropa-de-elite-gli-squadroni.html</link><author>noreply@blogger.com (Svengali)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEvp2v0FprI/AAAAAAAAArA/ed806-kqn4Q/s72-c/a.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/06/recensione-tropa-de-elite-gli-squadroni.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-4136664861327344545</guid><pubDate>Fri, 06 Jun 2008 13:02:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-10T16:15:05.594+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Recensioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">In Sala</category><title>Recensione: Chiamata senza risposta</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SElwtNj9K8I/AAAAAAAAAqo/RZ302bhffQ8/s1600-h/2.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SElwtNj9K8I/AAAAAAAAAqo/RZ302bhffQ8/s320/2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208818366067583938" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Regia:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; Eric Valette&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Sceneggiatura:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; Andrew Klavan&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Cast:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; Shannyn Sossamon, Edward Burns, Ray Wise, Rhoda Griffis, Raegan Lamb&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Remake (e si, un altro) a stelle e strisce del j-horror targato Takashi Miike.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=";font-family:arial;font-size:13;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;Quando alcuni suoi amici muoiono in circostanze misteriose dopo aver ricevuto sul cellulare un messaggio che gli annunciava l’ora esatta della loro morte, la giovane Beth Raymond (Sossamon) si rivolge alla polizia nella speranza di riuscire a far luce sulla questione e salvare le vite di altri suoi amici, ma nessuno è però disposto a credere quanto racconta, tranne il detective Andrews (Burns). Beth e Andrews cercheranno assieme di venire a capo del mistero. Ma la catena di messaggi mortali non sembra essere stata interrotta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;La fiera del qualunquismo e dei luoghi comuni.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;Altre espressioni per descrivere “Chiamata senza risposta” non esistono.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;Libero adattamento dall’originale giapponese firmato Takashi Miike (ma la produzione ha ben pensato di &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SElwyNPG1BI/AAAAAAAAAqw/4KJndPnSp7M/s1600-h/c1.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SElwyNPG1BI/AAAAAAAAAqw/4KJndPnSp7M/s320/c1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208818451879482386" /&gt;&lt;/a&gt;citare solo il racconto di Yasushi Akimoto, “Chakushin ari”, salvo poi contraddirsi nei titoli di coda citando l’omonimo film), la pellicola di Eric Valette (che in “Maléfique” del 2002 aveva svolto un lavoro quanto meno sufficiente) è un’accozzaglia di tutti gli stereotipi possibili e immaginabili riscontrabili nei film di genere, dalla bambina indemoniata, alla liaison giusto accennata tra il solito poliziotto che non ha nulla da perdere, Edward Burns (vederlo recitare è come pretendere che ogni giorno piovano rane dal cielo), e la giovane e sventurata ragazza, Shannyn Sossamon (abbonata agli horror scadenti, ci aveva già deliziato col pessimo “Catacombs”), da una sceneggiatura imbarazzante (per non dire banale) ad una serie di comprimari che non ha nulla da invidiare al cast di “AvP2” (e probabilmente non è un caso che Johnny Lewis reciti in entrambe le pellicole).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;Dell’originale datato 2003 conserva solo alcuni elementi, quali l’inesorabile incedere verso una morte preannunciata e a cui è impossibile porre rimedio e la sequela di morti accidentalmente troppo forzate.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;Se già il film di Miike &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SElw_D3HjkI/AAAAAAAAAq4/oIvO12u57Kw/s1600-h/c2.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SElw_D3HjkI/AAAAAAAAAq4/oIvO12u57Kw/s320/c2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208818672701247042" /&gt;&lt;/a&gt;risultava una commistione di tematiche poco riuscite (gli stessi elementi, per sommi capi, li si può riscontrare anche in “Phone”, “Ringu”, “Ju-On”, oltre che nell’occidentale “Final destination”), ancor di più in questo remake (al solo scopo, per stessa ammissione del suo sceneggiatore, di avvicinare il pubblico occidentale a tematiche prettamente orientali) non si trova una ragion d’essere se non la “commerciabilità” fine a sé stessa (non è un caso che sia uscito a ridosso delle festività natalizie, qui da noi nel periodo caldo dove la gente non va’ al cinema o se lo fa non bada a quel che vede).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;Molto spesso “Chiamata senza risposta” si trova a fare il verso ai cari b-movie (la scena ambientata nella chiesa raggiunge, e probabilmente supera, vette di comicità inattese), risultando privo di momenti di tensione (l’unico brivido possibile è quello che si prova pensando al tempo e ai soldi spesi per vedere il film) e arricchito da pessimi effetti digitali.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;Di fronte ad orrori (badate bene, non horror) come questo parlarne male è fin troppo semplice, ma fare altrimenti sarebbe stato impossibile.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;L’unico elemento degno di nota è la suoneria che segna il destino dei poveri sfortunati, il che la dice lunga.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;Cameo non accreditato per la lynchiana Laura Harring (è la madre di Beth).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;Da dimenticare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: right; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Recensione a cura di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Svengali&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-4136664861327344545?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/hVWeVXmVa04/recensione-chiamata-senza-risposta.html</link><author>noreply@blogger.com (Svengali)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SElwtNj9K8I/AAAAAAAAAqo/RZ302bhffQ8/s72-c/2.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/06/recensione-chiamata-senza-risposta.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-5049373781066875004</guid><pubDate>Fri, 06 Jun 2008 13:00:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-10T16:15:06.923+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">In Sala</category><title>Week-end in sala (6 - 8 Giugno)</title><description>&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEltA06BwEI/AAAAAAAAApY/THWGJvsAOlo/s1600-h/base.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEltA06BwEI/AAAAAAAAApY/THWGJvsAOlo/s320/base.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208814305000144962" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; font-family: arial;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:100%;" &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Il consueto appuntamento con la rubrica settimanale che vi tiene informati sulle uscite in sala.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:85%;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" id="fullpost"  &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Magro week-end quello che inizia oggi per gli amanti del cinema, sono solo cinque infatti i film in uscita e nessuno pare avere il potenziale per attrarre ingenti quantità di pubblico.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px; font-family: Helvetica; font-size: 12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px; font-size: 12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px; font-size: 12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px; font-size: 12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px; font-size: 12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px; font-size: 12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px; font-size: 12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px; font-size: 12px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEltFAJYhAI/AAAAAAAAApg/ehZJow4CDPA/s1600-h/1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEltFAJYhAI/AAAAAAAAApg/ehZJow4CDPA/s320/1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208814376736818178" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Bratz:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; Dalle omonime bambole con le labbra al silicone, l’adattamento cinematografico firmato Sean McNamara.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Quattro adolescenti frequentano la stessa scuola, provenienti da estrazioni sociali differenti hanno in comune una insana passione per la moda.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Sulla loro strada si piazza la preside della scuola, contraria al loro andare costantemente controcorrente.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px; font-size: 12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px; font-size: 12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px; font-size: 12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px; font-size: 12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px; font-size: 12px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px; font-size: 12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px; font-family: Helvetica; font-size: 12px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEluQSAK7sI/AAAAAAAAAqI/4qMMXcY_8OQ/s1600-h/c.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEluQSAK7sI/AAAAAAAAAqI/4qMMXcY_8OQ/s320/c.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208815670020206274" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Chiamata senza risposta:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; Remake del j-horror realizzato da Takashi Miike (“Ichi the killer”) nel 2003.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Una maledizione sembra colpire un gruppo di ragazzi che ricevono un messaggio vocale che l’informa dell’ora esatta in cui moriranno.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;La giovane Beth indaga insieme al detective Andrews, toccato dalla perdita della sorella per via delle stesse ragioni.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Dirige l’Eric Valette di “Maléfique”, nel cast Shannyn Sossamon e Edward Burns.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px; font-family: Helvetica; font-size: 12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px; font-family: Helvetica; font-size: 12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px; font-family: Helvetica; font-size: 12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SElta9KC1aI/AAAAAAAAApw/0Soug2L8zK0/s1600-h/3.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SElta9KC1aI/AAAAAAAAApw/0Soug2L8zK0/s320/3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208814753891407266" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Tropa de elite - Gli squadroni della morte:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; La dura vita dei membri del BOPE, le forze speciali della polizia brasiliana, ogni giorno a rischio della propria vita e molto spesso costretti all’uso delle armi da fuoco.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Da un libro-verità il film di José Padilha, presente già a Berlino 2008.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p face="Helvetica" size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p face="Helvetica" size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p face="Helvetica" size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p face="Helvetica" size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p face="Helvetica" size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p face="Helvetica" size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p face="Helvetica" size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p face="Helvetica" size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEltpfg20vI/AAAAAAAAAp4/eLNg9xqGgc8/s1600-h/4.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEltpfg20vI/AAAAAAAAAp4/eLNg9xqGgc8/s320/4.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208815003632063218" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; Siamo nel 1970, Mauro ha un sogno nel cassetto, quello di vedere il Brasile alzare nuovamente al cielo la coppa del mondo, ma è costretto anche a fare i conti con la partenza improvvisa dei suoi genitori, noti attivisti politici, che lo lasciano a casa del nonno, senza essere a conoscenza della sua dipartita.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Mauro sarà così costretto ad affrontare una situazione più grande di lui.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Anche questo a Berlino, però nel 2007.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p face="Helvetica" size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p face="Helvetica" size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p face="Helvetica" size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p face="Helvetica" size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p face="Helvetica" size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p face="Helvetica" size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SElt4QqjDHI/AAAAAAAAAqA/PCIEVY0cpys/s1600-h/5.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SElt4QqjDHI/AAAAAAAAAqA/PCIEVY0cpys/s320/5.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208815257344216178" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Quando tutto cambia:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; Helen Hunt dirige e interpreta questa romantica commedia al fianco di Colin Firth.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;La vita di April, placida insegnante di Philadelphia, è sconvolta da una serie di tragici eventi, dall’abbandono del marito alla morte della madre, per poi scoprire che la stessa era in realtà la madre adottiva, la ricomparsa della vera madre che dopo anni di silenzio prova a rimediare agli errori commessi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p face="Helvetica" size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p face="Helvetica" size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p face="Helvetica" size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p face="Helvetica" size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p face="Helvetica" size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p face="Helvetica" size="12px" style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Anche per questa settimana è tutto, non rimane altro da fare che augurarvi buona visione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Appuntamento al prossimo Venerdì.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-5049373781066875004?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/P_o2dfA_nxk/week-end-in-sala-6-8-giugno.html</link><author>noreply@blogger.com (Svengali)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEltA06BwEI/AAAAAAAAApY/THWGJvsAOlo/s72-c/base.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/06/week-end-in-sala-6-8-giugno.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-946628692494562996</guid><pubDate>Thu, 05 Jun 2008 14:36:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-06-05T16:53:57.573+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Recensioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Eastern memories</category><title>Recensione: Una tomba per le lucciole</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img34.picoodle.com/img/img34/4/6/5/f_LucLOCm_54c2997.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 216px; height: 304px;" src="http://img34.picoodle.com/img/img34/4/6/5/f_LucLOCm_54c2997.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;&lt;b&gt;Regia:&lt;/b&gt; Isao Takahata&lt;/span&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;&lt;b&gt;Sceneggiatura:&lt;/b&gt; Isao Takahata&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;&lt;b&gt;Cast (Voci):&lt;/b&gt; Corrado Conforti, Perla Liberatori, Beatrice Margiotti&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;&lt;b&gt;Anno di produzione:&lt;/b&gt; 1988&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;&lt;b&gt;Titolo originale:&lt;/b&gt; Hotaru no haka&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;Il capolavoro di Isao Takahata, spesso criticato e messo in ombra per le forti tematiche trattate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;L'orrore della guerra colpisce non solo i militari di stanza al fronte, ma anche gli inermi civili, proprio come Seita, che si vede costretto a scappare al rifugio antiaereo insieme al resto della popolazione del suo villaggio prendendosi in carico sua sorella Setsuko. Costretto a separarsi dalla madre la ritroverà solo in seguito, agonizzante in un letto per via delle profonde ferite riportate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;La vedrà morire sot&lt;/span&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;to i suoi occhi, ma farà di tutto per far si che la sorella non venga a conoscenza del triste evento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;Dopo un periodo di convivenza presso alcuni parenti decidono quindi di stabilirsi in una grotta, ma la malnutrizione e l’am&lt;/span&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;biente poco salubre spegneranno anche la vita della giovane Setsuko.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;Seita, costretto ad una vita di stenti e di solitudine, si lascerà morire lentamente, tra l’indifferenza dei passanti.&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img28.picoodle.com/img/img28/4/6/5/f_Luc2m_3ae0b76.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 233px; height: 175px;" src="http://img28.picoodle.com/img/img28/4/6/5/f_Luc2m_3ae0b76.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;Era il 1988 quando usciva “Tonari no Totoro” (per i nostrani “Il mio vicino Totoro”), quello che sarebbe poi diventato il simbolo del noto studio Ghibli, ma era anche l’anno in cui usciva, un po’ in sordina per via del lavoro di Miyazaki, “Hotaru no haka”, scritto e diretto da Isao Takahata basandosi su un racconto dell’autore nipponico Akiyuki Nosaka.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;Senza preamboli, senza rosee descrizioni e senza alcuna remora allo spettatore viene pr&lt;/span&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;esentata la cruda realtà.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;La guerra, la seconda guerra mondiale, ha segnato duramente anche gli uomini comuni, Seita e Setsuko erano uomini comuni, così come lo erano tutti gli uomini costretti a vivere l’orrore della guerra sulla loro pelle.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;Attraverso lo spirito del giovane Seita ripercorriamo la triste vicenda che lo ha portato a perdere l’intera famiglia e la certezza in ideali e valori, come il possente impero Nipponico, che riteneva inossidabili.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;Takahata trasforma in anime l’ossessione tipica dei cineasti del periodo, realizzando “Una tomba per le lucciole”, cupissimo e straziante, con momenti di rara poesia e di insostenibile crudezza per un cartone animato, da sempre simbolo di spensieratezza e serenità (ma è proprio grazie allo studio Ghibli se tale immagine è stata ampiamente sdoganata).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;Il tratto stilistico non differisce molto da quello delle produzioni di Miyazaki, tuttavia è nei conten&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img26.picoodle.com/img/img26/4/6/5/f_Luc1m_166a657.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 188px; height: 215px;" src="http://img26.picoodle.com/img/img26/4/6/5/f_Luc1m_166a657.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;uti che Takahata percorre un percorso radicalmente opposto, se il primo è infatti alla costante ricerca di situazioni oniriche, immaginifiche, che prendano le distanze dalla realtà (pur trattando la realtà), il secondo (e ne aveva già dato prova durante la realizzazione di diverse serie televisive, dalla giovane Heidi alla fulva Anna) è maggiormente legato al “mondo terreno” e preferisce alle immagini suggestive immagini vere e forti, prova ne è l’ottima ricostruzione, non solo storica (la produzione si è avvalsa infatti della collaborazione dello storico Hideaki Anno) quando anche delle situazioni e del clima tipico del periodo, dai modi di fare della goffa Setsuko che lentamente sfila gli abiti per fare il bagno nel mare alla triste usanza di vendere gli oggetti cari e gli abiti dei defunti per ottenere una manciata di riso in più.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;Takahata non lascia spazio alcuno all’immaginazione, se non nella breve apparizione delle lucciole, faro nella notte e motivo di compiacimento per la piccola Setsuko, limitandosi a seguire l’inevitabile incedere dei due fratellini verso un abisso di dolore e disperazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;Il finale è un momento di rara poesia, esaltato anche da un’espressività perfetta dei volti e dalle evocative note di Michio Mamiya, e nonostante l’amarezza e il dispiacere provati, lascia comunque un senso di pace.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;Imperdibile capolavoro dell’animazione giapponese, ovunque al cinema da noi direttamente in home video.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: right; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Arial;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;Recensione a cura di &lt;b&gt;Svengali&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;font-family:Arial;font-size:12;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-946628692494562996?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/lRfhozkec68/recensione-una-tomba-per-le-lucciole.html</link><author>noreply@blogger.com (Svengali)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/06/recensione-una-tomba-per-le-lucciole.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-8622593073270265738</guid><pubDate>Mon, 02 Jun 2008 18:14:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-06-02T20:24:16.488+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Recensioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Import</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">CineCult</category><title>Recensione CineCult: Eraserhead - La mente che cancella</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img29.picoodle.com/img/img29/4/6/2/f_ErLOCm_a569267.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 221px; height: 286px;" src="http://img29.picoodle.com/img/img29/4/6/2/f_ErLOCm_a569267.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;font-size:85%;" &gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Regia:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; David Lynch&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Sceneggiatura:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; David Lynch&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Cast:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; Jack Nance, Charlotte Stewart, Laurel Near, Jack Fisk&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Anno di produzione:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; 1977&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Il primo lungometraggio di un maestro del cinema americano: un film onirico, visionario, inquietante e diabolicamente attraente.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Straniamento, disgusto, disagio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Eraserhead, primo lungometraggio del maestro americano David Lynch, lascia così lo spettatore: spaesato, turbato, confuso.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;È la storia di Henry, un uomo( probabilmente autistico) impegnato in un matrimonio con una giovane donna( proba&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;bilmente epilettica). Cenerà con i genitori di lei. Avrà un figlio, creatura mostruosa, che dovrà accudire. Una vicina sarà oggetto del suo desiderio sessu&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;ale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Un film dalla difficile gestazione, girato con poco, pochissimo, in 5 lunghi anni; il regista, spesso, passava la notte sul set. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Eraserhead è, dunque, un’opera di ardua interpretazione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Descritto dallo stesso regista come “un sogno di avvenimenti oscuri e pericolosi” non può avere, per sua natura, un vero e proprio plot.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;La narrazione è infatti totalmente destrutturata, visionaria, onirica, priva di una logica evidente.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Le scene si raccontano da sole, minuto per minuto, si seguono l’une alle altre per allusione, raramente secondo ordini cronologici, semantici o narrativi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Il film è girato interamente in bianco e nero, descrivendo spazi claustrofobici e oscuri.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;A volte, invece, si porta in ampie panoramiche di luoghi aperti e completamente desolati, con il solo Henry ad attraversarli, minuscolo, sovrastato dal paesaggio: enormi edifici abbandonati, rumorosi complessi industriali, senza vita.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;David Lynch non ha mai, in effetti, spiegato quale fosse il senso ultimo dei suoi film.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img228.imageshack.us/img228/4075/eraserhead4wa7.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 250px; height: 175px;" src="http://img228.imageshack.us/img228/4075/eraserhead4wa7.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;L’intento del regista è rappresentare un incubo. Far vivere, l’incubo. E non c’è logica nel mondo dei sogni, solo allegorie, allusioni, perversioni, simbo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;li. Poche parole, inquietudine, tensione dell’ignoto. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Grazie ad una colonna sonora peculiare, che propone suoni più melodie, Lynch costruisce scene inquietanti, sospese tra due mondi, quello della vita e quello del sogno, che, sovente, si confondono, si accavallano, si sostituiscono.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Ci sono poi alcune immagini, gesti, scene che richiamano sfere semantiche specifiche come quella sessuale; la cena, in particolare, collega il piacere di un pasto all’estasi sessuale. Oppure la ripetuta visione della vicina di casa, conturbante presenza a cui Henry cederà (nel senso più letterale possibile).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Altre, invece, si riferiscono alla fecondazione, altre ancora al mondo della schizofrenia, dell’epilessia, dell’allucinazione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Un film sul terrore della paternità, incarnata dal bambino deforme, con la testa di una capra scuoiata, avvolto completamente in fasce dalla base del lungo collo in giù che emette latrati insopportabili, esasperazioni iperboliche del pianto d’un neonato.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Sull’uomo che e&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img34.picoodle.com/img/img34/4/6/2/f_Er1m_8c591f9.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 245px; height: 177px;" src="http://img34.picoodle.com/img/img34/4/6/2/f_Er1m_8c591f9.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;vade dall’incubo della vita fuggendo nel sogno, piombando nell’incubo della mente.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; Il protagonista, esausto, si getta sul letto, osserva il termosifone: lì un teatrino, una donna dalle gote rigonfie e nodose; lui stesso, nel teatrino&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; con il palco a scacchi, la sua testa che si stacca, cade, sprofonda in strada; raccolta da un bimbo che porta il macabro ritrovato in una fabbrica di gomme per matite.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Un film sulle monotonie del matrimonio, sulla difficile relazione di coppia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Sulla ragione che si perde, si contamina, si sfascia; l’uomo delle leve, il demiurgo dell’agire di Henry, non può nulla contro il potere dissolvente del sogno, meta della fuga del terrorizzato, dell’inquieto, dell’uomo vittima della sua stessa umanità.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Un film difficile da raccontare, difficile da recensire.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Sospeso tra surrealismo, espressionismo, onirismo è un film metafisico, una finestra sul mondo dei sogni, degli incubi. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Mondo dove solo le nostre paure, i nostri desideri profondi, inconsci, le nostre inquietudini, trovano spazio, assumono forme, sostanza.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;      “in heaven, everything is fine, you’ve got your good things, and I’ve got mine”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;                                                                                                                      &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;                           &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: right; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;                                                                                                                            &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p   style="margin: 0px; text-align: right; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Recensione a cura di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; &lt;a href="http://www.blogger.com/profile/05175783258457092603"&gt;Assurbanipal&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-8622593073270265738?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/NjwE3Jir6Zk/recensione-cinecult-eraserhead-la-mente_8287.html</link><author>noreply@blogger.com (Svengali)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/06/recensione-cinecult-eraserhead-la-mente_8287.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-5516864364416160413</guid><pubDate>Sun, 01 Jun 2008 16:45:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-10T16:15:07.823+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Recensioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">In Sala</category><title>Recensione: Sex and the City</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img32.picoodle.com/img/img32/4/6/2/f_SecLOCm_8d4fe43.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 217px; height: 321px;" src="http://img32.picoodle.com/img/img32/4/6/2/f_SecLOCm_8d4fe43.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;Regia:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt; Michael Patrick King&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;Sceneggiatura:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt; Michael Patrick King&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;Cast:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt; Sarah Jessica Parker, Kim Cattrall, Kristin Davis, Cynthia Nixon, Chris Noth&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono voluti diversi anni per convincere le quattro protagoniste di una delle serie di maggior&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:arial;"&gt;successo degli ultimi ann&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;i a tornare nei panni dei personaggi che le hanno rese celebri.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="fullpost" style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;La più diffidente era Kim Katrall che non credeva di poter essere ancora credibile nei panni della disinibita Samantha ad oltre 50 anni. Alla fine un'equa divisione dei compensi ha messo tutte d'accordo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost" style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;A scrivere e girare il film è stato chiamato Michael Patrick King, considerato il miglior sceneggiatore e regista della serie, che sotto la guida di Darren Star si è imbarcato nel difficile compito di adatt&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost" style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;are questa "settima stagione" al grande schermo.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" id="fullpost"  &gt;Si, perchè il film comincia proprio da dove e&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" id="fullpost"  &gt;ra terminata la sesta, bellissima, stagione e poco importa che siano passati quattro anni: dopo un romantico "salvataggio", Carrie e Big sono tornati (per l'ennesima volta) insieme; Charlotte è felicemente sposata, con figlia adottiva cinese a carico; Miranda idem ma con  figlio "naturale" e vive a Brooklin (la nuova Manhattan [cit.]) e Samantha si è trasferita  a Hollywood con il su&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" id="fullpost"  &gt;o ragazzo, giovane divo &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEPMExRiH3I/AAAAAAAAApI/j3j1kXcR6HE/s1600-h/f_Sec1m_acf2638.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEPMExRiH3I/AAAAAAAAApI/j3j1kXcR6HE/s320/f_Sec1m_acf2638.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5207229976488845170" /&gt;&lt;/a&gt;della TV.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" id="fullpost"  &gt;Il film è appunto strutturato come se fosse una normale stagione televisiva, e così troveremo l'abituale divisione in stagioni (letteralmente), con l'autunn&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" id="fullpost"  &gt;o che segna la rottura degli equilibri delle coppie e la primavera che costituisce il rtitorno della tranquillità (ma il lieto fine non sarà riservato a tutti...).&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" id="fullpost"  &gt;Questa estrema schematicità costituisce sia il punto di forza che quello debole del film.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" id="fullpost"  &gt;Se da un lato, infatti, il feeling del serial viene ricreato alla perfezione, con la&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" id="fullpost"  &gt; quasi incessante voce fuoricampo di Carrie, l'attenzione che si sposta regolarmente da una protagonista all'altra (dando comunque molto più spazio a quest'ultima) e le ambientazioni classiche della serie&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" id="fullpost"  &gt; (sfilate di moda, alberghi lussuosi e soprattutto l'ormai celebre appartamento della protagonista), dall'altro, i 140 minuti di durata sono davvero eccessivi per una commedia e il meccanismo rischia di stancare, risultando inevitabilmente ripetitivo e annacquato.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" id="fullpost"  &gt;Per fortuna il talento di King è rimasto invariato e sebbene la sua penna si sia notevolmente ammorbidita, riesce ancora a sorprendere lo spettatore con situazioni riuscitissime, spesso esilaranti e altre volte più drammatiche e intense, grazie anche alla bravura (e al coraggio) delle interpreti.&lt;br /&gt;Per cercare di aggiungere qualche nuovo ingrediente all'impasto collaud&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" id="fullpost"  &gt;ato della seire, viene introdotto un nuovo personaggio: l'assistente di Carrie (Jennifer Hudson, oscar per &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEPMOn5QEXI/AAAAAAAAApQ/8EdegbYD5MQ/s1600-h/f_Sec2m_101e100.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEPMOn5QEXI/AAAAAAAAApQ/8EdegbYD5MQ/s320/f_Sec2m_101e100.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5207230145769771378" /&gt;&lt;/a&gt;Dreamgirls e cantante di successo), che si trasferisce a New York per trovare l'amore. Purtroppo il personaggio non viene sfruttato adeguatamente e difficilmente allo spettatore importerà se riuscirà a raggiungere il suo intento.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" id="fullpost"  &gt;Viene da chiedersi se ci fosse davvero bisogno di un'operazione (commerciale, diranno i più) del genere.&lt;br /&gt;La risposta, personalmente, è sì: se da un lato il film non aggiunge assolutamente niente(le riflessione sull'età che avanza, i problemi di coppia, l'impossibilità di costruire un legame duraturo erano stati già amiamente trattati nella serie), dall'altro va considerato che nel desolante panorama che ci viene offerto dalla (defunta) commedia americana da diversi anni a questa parte, fatto di trame banali, personaggi stereotipati e totale mancanza di coraggio e inventiva (salvando alcune produzioni "indipendenti"), Sex and the City è una boccata di ossigeno per un genere che ormai ha trovato rifugio sul piccolo schermo (con gioielli come Desperate Housewives, My name is Earl, Arrested development e lo stesso Sex and the City).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" id="fullpost"  &gt;Recensione a cura di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ferdi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-5516864364416160413?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/jk4nJHDC4vQ/recensione-sex-and-city.html</link><author>noreply@blogger.com (ferdi)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SEPMExRiH3I/AAAAAAAAApI/j3j1kXcR6HE/s72-c/f_Sec1m_acf2638.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/06/recensione-sex-and-city.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-872172765252767182</guid><pubDate>Sat, 31 May 2008 14:23:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-05-31T16:36:08.918+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Recensioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">In Sala</category><title>Recensione: In Bruges - La coscienza dell'assassino</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img31.picoodle.com/img/img31/4/5/31/f_BR1m_7669e58.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 212px; height: 314px;" src="http://img31.picoodle.com/img/img31/4/5/31/f_BR1m_7669e58.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;Regia:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt; Martin McDonagh   &lt;span class="Apple-style-span"  style=" ;font-family:Georgia;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;Sceneggiatura:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt; Martin McDonagh&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;Cast:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt; Colin Farrell, Brendan Gleeson, Ralph Fiennes, Jordan Prentice, Clémence Poésy&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;A metà tra strada tra un noir ed una black commedy, convince abbondantemente il primo lungometraggio del premio oscar per il corto “Six Shooter”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span id="fullpost"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Dopo aver commesso un tragico errore due killer, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Ray e Ken, vengono inviati dal loro capo, Harry, in vacanza forzata a Bruges, in Belgio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Inizialmente contrari al soggiorno in un luogo così freddo e isolato, finiranno per rinsaldare il loro rapporto, ammirare le bellezze della città e trovare il vero amore.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Tutto questo fino a quando Ken non riceve da Harry l’ordine di uccidere Ray.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Bruges è talmente bella che sembra uscita da &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;una favola, tutte quelle cattedrali gotiche, i canali, la nebbia ghiacciata che la rende onirica, irreale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Insomma tutte quelle cose che a Ray non vanno per niente a genio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Primo film di Martin McDonagh (oscar 2006 per il miglior cortometraggio in live action), che sceneggia e dirige un noir solido, a metà strada tra il cinismo di “Non è un paese per vecchi” e le derive splatter&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;-trash care a Quentin Tarantino, ma non manca lo humour da black comedy tipico delle produzioni inglesi recenti (“Lock &amp;amp; Stock” e “Snatch” su tutte) seppure i ritmi di montaggio sono completamente agli antipodi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Il successo del film è da riscontrare oltre che nella sceneggiatura anche nei due interpreti, affiatati e pienamente calati nella parte, da un&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img27.picoodle.com/img/img27/4/5/31/f_BR2m_dd6dc16.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 258px; height: 143px;" src="http://img27.picoodle.com/img/img27/4/5/31/f_BR2m_dd6dc16.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; lato il giovane Farrell (che non brilla certo per espressività e capacità recitative, ma che in questo frangente, mistero de&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;lla fede, risulta più che convincente), un disincantato Ray, che si perde nelle uniche grazie che Bruges riesce ad offrirgli, quelle femminili, dall’altro il navigato Brendan Gleeson (uno che al successo è arrivato in ritardo e che riesce sempre a dare quel tocco personale al film), un Ken kitsch e al contempo serioso, che apprezza la cultura artistica più della cultura degli omicidi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Oltre al duo trovano posto anche un nano (Jordan Prentice), preso in prestito a David Lynch, capace di intavolare discorsi razzisti su future guerre tra bianchi e neri (e tra nani bianchi e nani neri) e costantemente sotto l’effetto di chetamina e acidi, e una ladra-spacciatrice (Clémence Poésy), che finisce per innamorarsi di Ray (e farlo innamorare di lei) e che ha un ex ragazzo che gira con pistole caricate a salve, si finge skinhead ma è solo una “femminuccia”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;S&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img31.picoodle.com/img/img31/4/5/31/f_BR3m_3a1e229.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 163px; height: 245px;" src="http://img31.picoodle.com/img/img31/4/5/31/f_BR3m_3a1e229.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;enza dimenticarsi ovviamente del nevrotico Harry (Ralph Fiennes), capo dei due killer, affetto probabilmente da coprolalia e ispirato fino all’ultimo da rigidi principi morali.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Lo humour nero, di cui la pellicola è satura, non risulta mai fastidioso, anzi è un piacevole diversivo fra i momenti di riflessione del duo, persi tra un quadro di Hieronymus Bosch e un giro in barca tra i canali, che finiscono per incanalare i loro discorsi sempre -inaspettatamente-  sul rispetto della vita, su come sia possibile conciliare il proprio lavoro (in fin dei conti sono assassini) con il quieto vivere e il rispetto per la altrui persona, riflettendo sull’aldilà e sui concetti di peccato e di perdono, sul destino.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Le musiche, bellissime, sono di Carter Burwell, colui che ha curato la colonna sonora anche di “Non è un paese per vecchi” e di “Onora il padre e la madre”, note struggenti, cariche di tensione, che accompagnano alla perfezione l’intera pellicola.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;L’unica nota stonata della pellicola (altrimenti pressoché perfetta) è Ralph Fiennes, poco convincente, appare stanco e fuori forma, perso nella stessa nebbia che il suo personaggio decanta incessantemente nelle chiacchierate telefoniche con Ken.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Si sarebbe potuto concludere nel più classico dei modi, con il programmatico scontro finale tra il “buono” Ray e il “cattivo” Harry, ma fino all’ultimo il beffardo destino gioca un brutto scherzo e la storia, storia di principi e ideali, sembra ripetersi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Una piacevole sorpresa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: justify; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Da tenere d’occhio Martin McDonagh.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; min-height: 14px;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p   style="margin: 0px; text-align: right; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;font-family:Helvetica;font-size:12px;"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Recensione a cura di &lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Svengali&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-872172765252767182?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/zrxXgWTp778/recensione-in-bruges-la-coscienza.html</link><author>noreply@blogger.com (Svengali)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/05/recensione-in-bruges-la-coscienza.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-8906824637134808913</guid><pubDate>Thu, 29 May 2008 20:30:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-10T16:15:09.396+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">In Sala</category><title>Week-end in sala (30 Maggio - 1 Giugno)</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8jN9nve8I/AAAAAAAAAng/IGsYykBfSpU/s1600-h/base.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8jN9nve8I/AAAAAAAAAng/IGsYykBfSpU/s320/base.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205918417050106818" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;Il consueto appuntamento settimanale con la rubrica che vi tiene informati sulle uscite in sala.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;Sono ben sette i film in uscita in questo week-end:&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;b&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8jb9nve9I/AAAAAAAAAno/uabOG94cZGY/s1600-h/1.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8jb9nve9I/AAAAAAAAAno/uabOG94cZGY/s320/1.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205918657568275410" /&gt;&lt;/a&gt;Il divo - Straordinaria vita di Giulio Andreotti: &lt;/b&gt;Già il titolo dice tutto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;La vita di Giulio Andreotti, dal 13 Aprile 1991, giorno in cui inizia il suo settimo mandato come presidente del consiglio, al 26 Settembre 1995, giorno in cui inizia il processo a suo carico per associazione mafiosa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;Nel mezzo i riferimenti a tutta la sua politica e ad un cinquantennio di storia italiana.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;Nel cast Toni Servillo, Giorgio Colangeli, Piera Degli Espositi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;Dirige Paolo Sorrentino.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="text-decoration: underline ; letter-spacing: 0.0px color:#000099;"&gt;&lt;a href="http://solitignoti.blogspot.com/2008/05/recensione-il-divo-straordinaria-vita.html"&gt;QUI&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt; la nostra recensione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;b&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8j-Nnve-I/AAAAAAAAAnw/DpQNIvIiMjo/s1600-h/2.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8j-Nnve-I/AAAAAAAAAnw/DpQNIvIiMjo/s320/2.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205919245978794978" /&gt;&lt;/a&gt;Maradona by Kusturica:&lt;/b&gt; Un ritratto dell’indimenticato calciatore del Napoli e della nazionale Argentina, Diego Armando Maradona.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;Emir Kusturica tratteggia l’intera carriera dello sportivo, sul campo, ma anche fuori, attraverso le sue dichiarazioni e il suo pensiero.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;b&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8kP9nve_I/AAAAAAAAAn4/i-IkZGLudCI/s1600-h/3.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8kP9nve_I/AAAAAAAAAn4/i-IkZGLudCI/s320/3.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205919550921473010" /&gt;&lt;/a&gt;Alexandra:&lt;/b&gt; Il punto di vista di Aleksandr Sokurov (“Il sole”) sulla guerra tra Russia e Cecenia, attraverso gli occhi di Alexandra, anziana donna che si reca a far visita a suo nipote al fronte e scoprirà che le differenze tra i due popoli non sono poi così accentuate e una guerra si sarebbe, forse, potuta evitare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;Presentato a Cannes 2007.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;Galina Vishnevskaya è Alexandra.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;b&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8kldnvfAI/AAAAAAAAAoA/_w7RzLh8Wno/s1600-h/4.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8kldnvfAI/AAAAAAAAAoA/_w7RzLh8Wno/s320/4.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205919920288660482" /&gt;&lt;/a&gt;Charlie Bartlett: &lt;/b&gt;Espulso da una prestigiosa scuola privata, Charlie Bartlett, è costretto a trasferirsi in una scuola pubblica dove, superato l’iniziale momento di smarrimento e solitudine, incomincerà a dispensare a chiunque consigli, alla stregua di uno psicologo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;Usando il bagno della scuola...come ufficio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;Nel cast Anton Yelchin, Robert Downey Jr., Hope Davis.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;Alla regia invece Jon Poll.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;A fondo pagina per il trailer.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;b&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8lTNnvfBI/AAAAAAAAAoI/rV3XbLfhft0/s1600-h/5.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8lTNnvfBI/AAAAAAAAAoI/rV3XbLfhft0/s320/5.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205920706267675666" /&gt;&lt;/a&gt;The hitcher:&lt;/b&gt; Remake del classico (con seguito) firmato Robert Harmon, con Rutger Hauer.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;Grace e Jim partono per le vacanze, progettando un lungo viaggio in automobile.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;Durante il tragitto incontrano un autostoppista, John Ryder, folle omicida, che li perseguiterà e trasformerà la loro vacanza in un incubo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;Sean Bean interpreta il ruolo che fu di Hauer, mentre i due giovani sono interpretati da Sophia Bush e Zachary Knighton.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;Dirige il Dave Meyers già regista di tanti videoclip.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;In fondo alla pagina trovate il trailer&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;b&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8lfNnvfCI/AAAAAAAAAoQ/LoZS14K3ebw/s1600-h/6.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8lfNnvfCI/AAAAAAAAAoQ/LoZS14K3ebw/s320/6.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205920912426105890" /&gt;&lt;/a&gt;Once:&lt;/b&gt; Un musicista irlandese incontra una ragazza trasferitasi in città dalla Repubblica Ceca, anche lei musicista.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;Insieme decidono di realizzare un cd promo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;Tra i due nascerà anche l’amore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;Premiato agli Oscar per la miglior canzone originale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;Dirie John Carney, i protagonisti sono Glen Hansard e Markéta Irglová.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;b&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8lvtnvfDI/AAAAAAAAAoY/krS0CcxxuLE/s1600-h/7.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8lvtnvfDI/AAAAAAAAAoY/krS0CcxxuLE/s320/7.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205921195893947442" /&gt;&lt;/a&gt;Sex and the city:&lt;/b&gt; A quattro anni di distanza dalla serie tv (conclusasi dopo 6 stagioni) arrivano sul grande schermo Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda, alle prese con crisi di nervi e i vari problemi che la vita di tutti i giorni presenta loro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;A dirigere Michael Patrick King, sceneggiatore, regista e produttore della serie tv.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;A fondo pagina per il trailer.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;Anche per questa settimana è tutto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica"&gt;&lt;span style="letter-spacing: 0.0px"&gt;Vi auguriamo buona visione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-8906824637134808913?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/ug9u8GiyqOE/week-end-in-sala-30-maggio-1-giugno_29.html</link><author>noreply@blogger.com (Svengali)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8jN9nve8I/AAAAAAAAAng/IGsYykBfSpU/s72-c/base.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/05/week-end-in-sala-30-maggio-1-giugno_29.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-9083178959209944</guid><pubDate>Thu, 29 May 2008 09:38:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-10T16:15:10.137+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Recensioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">In Sala</category><title>Recensione: Il divo - Straordinaria vita di Giulio Andreotti</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img30.picoodle.com/img/img30/4/5/29/f_DivoLOCm_ee09ec1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 217px; height: 313px;" src="http://img30.picoodle.com/img/img30/4/5/29/f_DivoLOCm_ee09ec1.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Regia:&lt;/span&gt; Paolo Sorrentino&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Sceneggiatura:&lt;/span&gt; Paolo Sorrentino&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Cast:&lt;/span&gt; Toni Servillo, Anna Bonaiuto, Flavio Bucci, Carlo Buccirosso, Massimo Popolizio, Piera Degli Espositi, Giorgio Colangeli&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;La vita di Giulio Andreotti nel periodo che va dal 13 Aprile 1991 al 26 Settembre 1995.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Era il 1991.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Un uomo solo si aggira per le strade di una Roma deserta, dormiente, sono le quattro del mattino, è Giulio Andreotti, all’alba del suo settimo mandato come presidente del consiglio, costretto ancora una volta a confrontarsi con tutta una serie di individui e &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;situazioni (non ultimo l’incontro con Totò Riina) che lo porteranno prima ad aspirare ad un posto, al posto, al Qurinale, poi a difendersi dall’accusa di associazione mafiosa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Era il 1995.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Scommessa difficile quella di Paolo Sorrentino, portare su schermo e condensare in soli 110 minuti le “gesta” di un uomo che nel bene e nel male ha rappresentato l’Italia per quasi cinquant’anni, prima di uscire di scena (perché è meglio tirare a campare che tirare le cuoia), che ha lasciato un indelebile solco nella storia del (nostro) paese oltre che nella politica nazionale e internazionale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Avvalendosi di un cast di prim’ordine, dal Servillo già visto nel magnifico “Le conseguenze dell’amore, ai vari&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt; Giorgio Colangeli, Flavio Bucci, Carlo Buccirosso, Massimo Popolizio e  Piera Degli Espositi, solo per citarne alcuni, tutti presi in prestito per dare vita ad un ritratto (im)parziale del divo Giulio, a metà tra il grottesco e il sublime, rischiando spesso i toni caricaturali (le esagerazioni alla Moretti ne “Il caimano”, per intenderci, non si vedono nemmeno col cannocchiale), senza tuttavia mai ricadervici.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Centro delle attenzioni è il periodo che va’ dal 13 Aprile 1991, inizio del VII governo di Andreotti, al 26 Settembre 1995, giorno in cui inizia il processo a suo carico, accusato di associazione mafiosa (il resto è, come del resto lo è in parte il film, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;storia moderna).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Un uomo accusato di tutto (a parte che delle guerre puniche), giusto tra i giusti, sa tutto di tutti, ma di quei tutti non ne frequenta neanche uno, ne conserva un personale ricordo in un suo archivio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;E gli basta nominarlo, quell’archivio, per mettere a tacere chi ha deciso di parlare più del dovuto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il sottotitolo recita: “La straordinaria vita di Giulio Andreotti”, ma di straordinario,&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8ps9nvfEI/AAAAAAAAAog/j71iMp0MXiA/s1600-h/a.JPG"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8ps9nvfEI/AAAAAAAAAog/j71iMp0MXiA/s320/a.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205925546695818306" /&gt;&lt;/a&gt; come lui stesso si trova a dire più volte, la sua vita no&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;n ha proprio nulla, anzi, delle oltre trecentomila persone conosciute nel corso della sua esistenza nessuna di quelle lo ha fatto sentire in compagnia, è sempre solo, o meglio, a fargli compagnia c’è la sua costante emicrania (alleviata con l’aspirina assunta in doppia dose) e una segretaria, Vincenza Enea Gambogi (Piera Degli Espositi) che costantemente lo sgrida affinché stia diritto (ma lui sta così comodo in quella posizione, naturale).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Gira per le stanze della sua casa, un pelli&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;cceria riadattata (“Craxi diceva sempre: Andreotti è una vecchia volpe, un giorno finirà in pellicceria. E in pellicceria ci sono finito, m&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;a da vivo”), quasi completamente al buio, avanti e indietro, indietro e avanti, si esercita sulla cyclette (fare sport non è il caso, tutti i suoi amici che facevano sport sono morti, lui non ha intenzione di cascare nella stessa “trappola”) meditando sul perché lo “squalo” Vittorio Sbardella (un convincente Vittorio Popolizio) gli dia contro (ma quando è il momento del tracollo, della massima delusione, quando Scalfaro viene eletto presidente, è lui a citare: “Guarda Andreotti, guardalo bene, e impara come si sta al mondo), sul perché non sia necessario dare credito al caso quando esiste solamente il volere di Dio (lui che ogni mattina alle quattro esce di casa per andare a pregare in chiesa e parlare coi preti, non con &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Dio come faceva De Gasperi, perché i preti votano, Dio no), sul perché sia costretto a sopportare l’ennesima uscita incongrua di Franco ‘Limone’ Evangelisti (Flavio Bucci, magnifico, insieme all’altro grande della pellicola, Giorgio Colangeli) e soprattutto sul perché continui a vedere Aldo Moro (interpretato per l’occasione da Paolo Graziosi, “Nessuna qualità agli eroi”) ovunque e a sentire la sua voce in ogni momento, nonostante fosse l’unico (ma la storia da un’altra versione) durante quei 55 giorni a preoccuparsi ed a rattristarsi per la sua sorte, che lo dipinge come uomo grigio, segnato da una grigia e anonima esistenza.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Ribattezzato con infiniti soprannomi, da immortale a gatto nero, a onnipresente, a divo, titolo anche della pellicola, per parafrasare il divo Cesare e la sua sacralità in ambito politico.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;A dargli un volto e una voce è il maestoso Toni Servillo (che più spesso di quanto non succeda ultimamente vorremo vedere al cinema), alla quarta collaborazione con Sorrentino, che si prende anche il “lusso”, in un immaginario monologo sul finale, di scandire con voce possente ideali, idee, passioni, delusioni, sottigliezze, mezze verità, tra citazioni reali e immaginarie, dal male minore per ottenere il bene maggiore, con il solito cinismo e distacco della sua controparte “reale” (e dell’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;ironia Andreottiana il film ne è pregno fino al midollo).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8qGNnvfFI/AAAAAAAAAoo/In0iOt-xQ3M/s1600-h/b.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8qGNnvfFI/AAAAAAAAAoo/In0iOt-xQ3M/s320/b.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205925980487515218" /&gt;&lt;/a&gt;Si riaccendono le flebili luci del suo appartamento e ancora una volta si intravede quella figura curva e grigia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il lavoro sulla fisionomia degli attori è straordinario, tutti identici ai personaggi interpretati, al punto che le didascalie per “riconoscerli” risultano superflue (e un po’ fuori luogo).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Paolo Sorrentino dirige con mano ferma, riprendendo a piè pari il suo classico stile alternato tra i piani sequenza, le lunghe inquadrature e il montaggio frenetico, ossessivo, accompagnato dalle musiche di Theo Teardo (che già con Sorrentino aveva collaborato ne “L’amico di famiglia”), a cui si accostano brani di Sibelius, Vivaldi, Ricchi e Poveri, Renato Zero, Saint Sens e Bruno Martino, e sottolineato dalla fotografia fredda di Luca Bigazzi (altro storico collaboratore del regista/autore).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Tra simbolismi e metafore (l’incontro-scontro con il gatto dagli occhi eterocromici, lo ska&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;te-board che vola per i corridoi di Montecitorio, le grottesche danze a cui Paolo Cirino Pomicino si abbandona) realizza un film potente, significativo e significante, alla pari dell’altro italiano in concorso a Cannes (“Gomorra”), da cui prende le distanze per il registro usato nella narrazione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;E proprio come “Gomorra”, di Matteo Garrone, si apre sciorinando una serie di omicidi, in questo caso eccellenti (il generale Dalla Chiesa, il giornalista Pecorelli, Sindona) e si conclude lasciando in sospeso, senza un giudizio, perché non esiste una verità assoluta, un’unica certezza, ma tutta una serie di verità, di realtà, poste davanti ai nostri occhi e che lasciano adito ad una personale interpretazione (entrambi non si lanciano in giudizi personali, politicizzanti e parziali).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Ed ahimè, proprio come “Gomorra” non è esente da difetti, ad un primo tempo stilisticamente e narrativamente perfetto ne segue un secondo più macchinoso e lento, in cui Sorrentino ripropone artifici già visti, per riuscire a mandare avanti la baracca, anche per via delle situazioni che la trama propone, e che vanno ad inficiare sul giudizio complessivo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Bello e imperfetto, un po’ dispiace.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;Dissacrante la scelta di “Da Da Da” dei Trio per i titoli di coda.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Recensione a cura di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Svengali&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-9083178959209944?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/ycmEZV_AXGw/recensione-il-divo-straordinaria-vita.html</link><author>noreply@blogger.com (Svengali)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_0JkOo_Jy_Mg/SD8ps9nvfEI/AAAAAAAAAog/j71iMp0MXiA/s72-c/a.JPG" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/05/recensione-il-divo-straordinaria-vita.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-6906309340815303040</guid><pubDate>Tue, 27 May 2008 21:55:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-05-28T00:14:26.608+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Recensioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">CineCult</category><title>Recensione CineCult: La sposa in nero</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img27.picoodle.com/img/img27/4/5/27/f_SS1m_e13cce5.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 225px; height: 337px;" src="http://img27.picoodle.com/img/img27/4/5/27/f_SS1m_e13cce5.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Regia:&lt;/span&gt; François Truffaut&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Sceneggiatura:&lt;/span&gt; François Truffaut, Jean-Louis Richard&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Cast:&lt;/span&gt; Jeanne Moreau, Michael Lonsdale, Michel Bouquet, Jean-Claude Brialy, Charles Denner, Daniel Boulanger&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Anno di produzione:&lt;/span&gt; 1967&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Titolo originale:&lt;/span&gt; La Mariée était en noir&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vendetta è un piatto che va servito freddo&lt;br /&gt;(Antico proverbio Klingon)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div  style="text-align: justify; font-family: arial;font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=";font-size:85%;" &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Un giorno, per puro divertimento, cinque uomini si &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=";font-size:85%;" &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;ritrovano a giocare e a scherzare intorno ad un tavolo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;div  style="text-align: justify;font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:85%;"&gt;Uno di loro, ebbro, uccide involontariamente con un colpo di fucile un giovane sposo al momento della sua uscita dalla chiesa.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;div  style="text-align: justify;font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;La moglie Julie mette allora in atto un abile piano che la porterà a vendicarsi di tutti e cinque gli sprovveduti assassini.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="text-align: justify;font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;L’ottavo film di François Truffaut è, ancora una volta, un noir.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="text-align: justify;font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Un intenso dramma, nero come l’odio, caratterizzato da una narrazione non lineare che ad un primo impatto potrebbe scoraggiare lo spettatore più disat&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;tento (il primo tempo è un andirivieni di citazioni, rimandi e flashback), ma che trova, tuttavia, in un secondo tempo magistrale la sua acme, quando convergon&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img31.picoodle.com/img/img31/4/5/27/f_SS3m_d761e1c.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 258px; height: 171px;" src="http://img31.picoodle.com/img/img31/4/5/27/f_SS3m_d761e1c.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;o tutti i vari fili tessuti dalla triste sposa, satura di dolore e mai di vendetta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="text-align: justify;font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Jeanne Moreau (da riscoprire in veste di regista), a distanza di sei anni dallo struggente “Jules et Jim”, torna a collaborare con il suo pigmalione esprimendo in scena una performance perfetta che già da sola basterebbe a rendere il film indimenticabile.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="text-align: justify;font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Contesa tra la mitologica Diana (a cui Truffaut si rifà esplicitamente in una lunga sequenza), come lei vergine e abile nella ricerca (parafrasando la caccia) e i sogni interrotti di una bambina mai cresciuta, Julie Kohler, sposa nata vedova, attua un perfetto meccanismo mortale, freddo e impeccabile.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="text-align: justify;font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E proprio come i fanciulli, non conosce mezze misure, a chi le ha tolto l’amore e la possibilità &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di una vita felice, lo ripaga con la stessa moneta, togliendogli la vita, alternando il bianco e il nero della vita nei suoi abiti (bianco per sedurre, nero per uccidere), trasformandosi di volta in volta a seconda delle situazioni e portando a compimento la sua vendetta nei confronti di ognuno dei cinque uomini, utilizzando ogni volta mezzi differenti per raggiungere il suo scopo e non mostrando mai compassione (solo con il più “tenero” Fergous, interpretato da Charles Denner, mostrerà qualche ravvedimento, ma il partecipare al suo funerale si rivelerà poi essere solo un mezzo per rag&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img33.picoodle.com/img/img33/4/5/27/f_SS2m_e1a8027.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 262px; height: 173px;" src="http://img33.picoodle.com/img/img33/4/5/27/f_SS2m_e1a8027.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;giungere i suoi scopi altri).&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="text-align: justify;font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;La citazione dall’incipit &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;del ta&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;rantiniano “Kill Bill” (e prima ancora da “Star Trek II - L’ira di Khan”) non è un caso, checché ne dica il suo autore (dichiaratosi altresì “fan” di Godard), i  due film partono dalle stesse basi (sposa vedova il giorno del suo matrimonio) per arrivare alle medesime conclusioni (t&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;ogliere la vita a chi l’ha fatta soffrire), senza dimenticare che le persone a cui la sposa Thurman da’ la caccia sono in numero uguale a quelle ricercate dalla sposa Moreau, tuttavia “La sposa in nero” ha anche dei debiti nei confronti della cinematografia hitchcockiana, sia nella genesi dell’opera, tratta da un romanzo di quel Cornel Woolrich che diede ad Hitchcock le basi per realizzare “La finestra sul cortile” (il romanzo è dal titolo omonimo), sia per quanto riguarda le musiche composte da Bernard Herrmann, storico collaboratore del maestro del brivido.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="text-align: justify;font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Fuor di dubbio un ottimo film, inspiegabilmente rifiutato dal suo autore.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="text-align: justify;font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;La “Marcia nuziale” composta da Wagner non richiamerà più le stesse sensazioni.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="text-align: justify;font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:13;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="text-align: justify;font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:13;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Recensione a cura di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;Svengali&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-6906309340815303040?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/JU0omNgQg70/recensione-cinecult-la-sposa-in-nero.html</link><author>noreply@blogger.com (Svengali)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/05/recensione-cinecult-la-sposa-in-nero.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-1450507057293081475</guid><pubDate>Mon, 26 May 2008 01:04:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-05-26T05:46:53.816+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Recensioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">In Sala</category><title>Recensione: Rise - La setta delle tenebre</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img34.picoodle.com/img/img34/4/5/25/f_R1m_07fa8a0.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 231px; height: 331px;" src="http://img34.picoodle.com/img/img34/4/5/25/f_R1m_07fa8a0.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="font-family:arial;font-size:85%;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Regia:&lt;/span&gt; Sebastian Gutierrez&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Sceneggiatura:&lt;/span&gt; Sebastian Gutierrez&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Cast:&lt;/span&gt; Lucy Liu, James D’Arcy, Mike Chicklis, Carla Gugino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la serie “il polpettone della settimana”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=";font-size:85%;" &gt;Sadie (Liu), giornalista legata all’ambiente unde&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=";font-size:85%;" &gt;rground della città, scopre l’esistenza di una &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=";font-size:85%;" &gt;setta segreta divenuta fenomeno di culto fra i giovani dell’intera Los Angeles e quando iniziano a fare la loro comparsa i primi cadaveri decide di indagare.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:85%;" class="Apple-style-span"  &gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Rapita e seviziata, viene trasformata in un vampiro e la sete di sangue diventa per lei un’ossessione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Decisa a vendicarsi di coloro che l’hanno trasformata in questa aberrazione, incontra sulla sua strada il detective Rawlins (Chiklis), che ha perso la figlia per colpa della stessa setta.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Insieme indagano fianco a fianco per fermare il massacro dei tanti innocenti oramai in atto da troppo tempo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’ennesimo film horror che la Ghost House Pictures di Sam Raimi ci propina risulta essere senza né capo né coda.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dallo squallido inizio fino al deprimente epilogo non c’è un solo buon motivo per valutare positivamente questo “tentativo di fare un film”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sebastian Gutierrez (già sceneggiatore di “Gothika”, “Snakes on a plane” e “The eye”, oltre che di questo scempio) dietro la macchina da presa e John Toll (che inc&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:85%;" class="Apple-style-span"  &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:85%;" class="Apple-style-span"  &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:85%;" class="Apple-style-span"  &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img26.picoodle.com/img/img26/4/5/25/f_R2m_0088167.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 250px; height: 163px;" src="http://img26.picoodle.com/img/img26/4/5/25/f_R2m_0088167.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;redibilmente ha curato anche la fotografia di “Gone baby gone”, “Vanilla sky” e “Vento di passioni”) alla fotografia si divertono a giocare con filtri grafici e mezzucci da z-movie, tra rimandi, cliché e scopiazzature da questo e quel film.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lucy Liu è tra i vampiri (mai pronunciato questo nome nel corso dei 94 minuti, a meno che non sia stato fatto durante una delle mie forzate riflessioni in fase REM) meno credibili che la storia del cinema ricordi, per non parlare dei ridicoli villain, un James D’arcy (“L’esorcista - La genesi”, altro film indimenticabile per gli appassionati del genere) in stato di (dis)grazia e una Carla Gugino che ricalca la Lucille di “Sin City”, film, in quanto a spessore (e credo non sia necessario aggiungere altro).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’unico personaggio ai limiti della decenza è il detective Clye Rawlins, a cui il pragmatico Mike Chiklis, per l’occasione ribattezzato “volto di roccia” per via della totale inespressività (anche se il problema pare affliggere l’intero cast in questo caso), dona una fisicità che non guasta a quella che è, &lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:85%;" class="Apple-style-span"  &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:85%;" class="Apple-style-span"  &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:85%;" class="Apple-style-span"  &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:85%;" class="Apple-style-span"  &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img34.picoodle.com/img/img34/4/5/25/f_R3m_e651096.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 247px; height: 161px;" src="http://img34.picoodle.com/img/img34/4/5/25/f_R3m_e651096.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;a tutti gli effetti, una pessima operazione commerciale (il mercato home video sarebbe stato il giusto target, ma ci ostiniamo qui in Italia a farci del male mese dopo mese con simili porcherie).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le scene senza senso si susseguono e l’unico elemento che porta avanti il film è la sfrenata e morbosa ricerca dei corpi nudi di questa o quella attrice (dalla Gugino, moglie del regista, alla Liu, passando per la Cameron Richardson del brutto “Alla deriva”), che si alternano per tutta la durata, nell’attesa del classico e scontato scontro finale, che nulla lascia, se non senso di amarezza per il tempo sprecato.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cameo per il “rocker” Marilyn Manson, è il barista.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sempre della Ghost House Pictures potete inoltre fare a meno delle seguenti “perle”: “The grudge”, “The grudge 2”, “Boogeyman”, “The messengers” e “30 giorni di buio”, a quanto pare di idee che anche il genere trash rifiuterebbe a mani basse ne hanno realizzate un bel po’.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Brutto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Brutto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Recensione a cura di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold; font-family: arial;font-size:85%;" &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Svengali&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-1450507057293081475?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/Hu45baZjO34/recensione-rise-la-setta-delle-tenebre.html</link><author>noreply@blogger.com (Svengali)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/05/recensione-rise-la-setta-delle-tenebre.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-320533899559020869.post-465906610011932970</guid><pubDate>Sun, 25 May 2008 15:50:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-05-26T05:53:31.193+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Recensioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">In Sala</category><title>Recensione: Reservation road</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img28.picoodle.com/img/img28/4/5/25/f_RR1m_6a92733.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 229px; height: 339px;" src="http://img28.picoodle.com/img/img28/4/5/25/f_RR1m_6a92733.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Regia:&lt;/span&gt; Terry George&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Sceneggiatura:&lt;/span&gt; Terry George, John Burnham Schwartz&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Cast:&lt;/span&gt; Joaquin Phoenix, Mark Ruffalo, Jennifer Connelly, Mira Sorvino, Eddie Alderson, Sean Curley&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dramma della perdita di un figlio nel nuovo film del regista di “Hotel Rwanda”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;div  style="text-align: justify;font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-size:85%;" class="Apple-style-span" &gt;Ethan Learner (Phoenix) sta tornando a casa con sua moglie Grace (Connelly) e i suoi due figli, Emma (Fanning) e Josh (Curley), lungo la Reservation &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-size:85%;" class="Apple-style-span" &gt;road si fermano ad una stazione di servizio, un istante dopo il corpo del figlio giace riverso a terra, un auto l’ha travolto in pieno ed è poi fuggita.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" class="Apple-style-span"  &gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Dwight Arno (Ruffalo) sta riportando il figlio Lucas (Alderson) dalla ex moglie Ruth (Sorvino), dopo una giornata trascorsa insieme.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per evitare una macchina che ha invaso la sua corsia, sbanda e travolge un ragazzo che sostava sul ciglio della strada, atterrito fugge via.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ethan è l’unico testimone della vicenda e stanco di attendere che la polizia faccia qualcosa, decide di ottenere giustizia da solo, non pensando però alle conseguenze del gesto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo la vera storia di Paul Rusesabagina raccontata in “Hotel Rwanda”, Terry George trasporta su schermo la verosimile storia di Ethan Learner e Dwight Arno, tratta dall’omonimo romanzo&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" class="Apple-style-span"  &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" class="Apple-style-span"  &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" class="Apple-style-span"  &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" class="Apple-style-span"  &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" class="Apple-style-span"  &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" class="Apple-style-span"  &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img30.picoodle.com/img/img30/4/5/25/f_RR2m_b0519de.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 232px; height: 178px;" src="http://img30.picoodle.com/img/img30/4/5/25/f_RR2m_b0519de.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; di John Burnham Schwartz (che con George ha collaborato alla stesura della sceneggiatura), con risultati buoni, ma meno soddisfacenti di quelli ottenuti con la precedente pellicola.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da una lato una sceneggiatura troppo carica di intensità drammatica al punto da risultare fin troppo fredda e cinica, dall’altro due attori protagonisti bravissimi, ma solo uno per tempo, nella prima parte convince maggiormente Phoenix, nella seconda, al contrario, è Mark Ruffalo a rubargli la scena, fino al crescendo finale, in cui tra la mimica e la voce roca (ovviamente da ascoltare in originale) da forte credibilità al personaggio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sicuramente è interessante l’idea di imprimere su pellicola un tema molto spesso destinato alla narrazione cartacea o ai drammi teatrali, ossia raccontare i due lati di una stessa medaglia, l’amaro dramma di chi è costretto a vivere col rimorso per il male commesso e chi invece è affranto dal dolore per la perdita subita e, in un modo o nell’altro, vuole che sia fatta giustizia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Recentemente anche Lumet si era confrontato con gli stessi temi in “Onora il padre e la madre” e guardando un po’ più indietro, anche Inarritu in “Babel” (il dolore condiviso è al centro dell’intera opera “corale”) e Todd Field in “In the bedroom” hanno portato sullo schermo tragedie d’ampio respiro, convergenti nel dolore e nella sete di vendetta a tutti i costi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ciò che differenzia, in parte, “Reservation road” dai precedenti del genere è l’essere ambientato in un&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" class="Apple-style-span"  &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;" class="Apple-style-span"  &gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://img26.picoodle.com/img/img26/4/5/25/f_RR3m_4adc4b7.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 236px; height: 177px;" src="http://img26.picoodle.com/img/img26/4/5/25/f_RR3m_4adc4b7.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;a modesta comunità, in cui tutti sanno tutto di tutti (o quasi) e in cui è impossibile non conoscere il proprio vicino, soprattutto quando questo è l’uomo che ti ha portato via tuo figlio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lentamente i pezzi del torbido puzzle vanno al loro posto e il finale, cupo e mesto, non lascia adito ad alcuna libera interpretazione, tutto va esattamente come dovrebbe andare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come detto in precedenza nella prima parte l’interpretazione affranta di Phoenix è più congeniale alla sceneggiatura, mentre nella seconda sono il calore e la passione trasposta nella figura di Dwight a catalizzare sul bravo Ruffalo le attenzioni, il resto del cast, dall’inespressiva Connelly (persa ancora una volta nei ricordi della Marion Silver di “Requiem for a dream”) al duo Elle Fanning (sorella minore della più famosa Dakota) e Mira Sorvino (“The final cut”), non fa testo, viene adombrato dal dolore dei due padri/protagonisti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Terry George (che ricordiamo è anche sceneggiatore dell’ottimo “Nel nome del padre” di Jim Sheridan) realizza un valido film, forse al di sotto delle aspettative (il peso delle stesse a volte è insostenibile), ma comunque degno di attenzioni.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;Recensione a cura di &lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Svengali&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/320533899559020869-465906610011932970?l=solitignoti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/ISolitiIgnoti/~3/gX0x33JCFCU/recensione-reservation-road.html</link><author>noreply@blogger.com (Svengali)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://solitignoti.blogspot.com/2008/05/recensione-reservation-road.html</feedburner:origLink></item></channel></rss>

