Home › Blog

Aggiornamenti, eventi e news di Fondazione CMT

Abbronzatura? Una questione di geni

Abbronzatura? Una questione di geni
Vi siete mai chiesti perché alcune persone si abbronzano con grande facilità mentre altre proprio faticano a raggiungere una carnagione dorata? Secondo una ricerca eseguita dagli italiani Mario Falchi e Alessia Visconti presso il King's College di Londra si tratterebbe di una questione genetica. Lo studio, ad oggi, il più importante pubblicato in questo settore, aiuta a capire perché le persone con uno stesso tono di pelle possono manifestare reazioni molto differenti in seguito all’esposizione solare. La ricerca – I geni dell’abbronzaturaI ricercatori del King’s College hanno scoperto che esistono alcuni geni in grado di spiegare perché diventiamo rossi o ci scottiamo e di determinare come ci abbronzeremo. Questo risultato è stato ottenuto grazie all’analisi del DNA di quasi 180.000 persone di discendenza europea tra Paesi Bassi, Stati Uniti, Australia e Gran Bretagna. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi in base alle risposte che avevano dato ad un questionario; nel primo gruppo sono stati inseriti i soggetti che sostenevano di non riuscire ad abbronzarsi o che addirittura tendevano a scottarsi; il secondo gruppo era invece composto dai soggetti che riportavano di potersi abbronzare senza fatica e senza scottature.L’analisi del genoma dei partecipanti ha permesso ai ricercatori di individuare 14 nuove aree genetiche correlate alla propensione ad abbronzarsi (prima erano note solo 6 aree con tale caratteristica). Di queste 20 aree, 8 potrebbero essere associate ad un maggior rischio di sviluppare tumori della pelle, il tipo di cancro più diffuso nel nostro continente. Come ha spiegato Mario Falchi, co-autore della ricerca, sono state trovate prove “che suggeriscono che il gene coinvolto nel rischio di melanoma agisce attraverso l'aumento della suscettibilità alle scottature solari". La ricerca – perché è importante?Sicuramente saranno necessari ulteriori approfondimenti; come hanno dichiarato i ricercatori, infatti, "è necessario esplorare questi geni in modo più dettagliato per capire il meccanismo con cui contribuiscono alla propensione a bruciare". I risultati ottenuti sono tuttavia già molto importanti: in futuro la ricerca potrebbe aiutare a identificare le persone a rischio di cancro della pelle attraverso test genetici.Già da ora invece, questa ulteriore conferma del legame genetico tra l’abbronzatura e il cancro dovrebbe spingere tutti noi a rispettare le regole della corretta esposizione al sole (le trovi qui). Regole che peraltro sono particolarmente importanti per i bambini: scottarsi molto durante l’infanzia, infatti, aumenta il rischio di cancro alla pelle in età adulta.

Sorbetto alle fragole

Sorbetto alle fragole
Piacciono a tutti, sono di colore rosso e hanno un aspetto davvero invitante. Di cosa stiamo parlando? Delle fragole!Dolci, gustose e ricche di antiossidanti, le fragole sono frutti che crescono nei mesi di maggio, giugno e luglio, dotati di un buon apporto calorico e ottimi come fonte di vitamina C, vitamina B, calcio, magnesio, potassio e ferro. Oltre ai numerosi benefici che generano nell’organismo, le fragole hanno anche poteri antitumorali, in quanto ricchi di vitamine, acido folico, e flavonoidi che favoriscono la difesa immunitaria contrastando così la crescita di un tumore. Assumere giornalmente questo frutto potrà aiutare a ridurre la presenza di metastasi delle cellule tumorali maligne e agire preventivamente di fronte alla malattia. Per questo mese vi proponiamo una ricetta semplice da realizzare, apprezzata da tutti e ottima per rinfrescare le calde giornate estive. Di cosa si tratta? La ricetta antitumorale di giugno è il sorbetto alle fragole! Ingredienti per 4 / 5 persone:500 g di fragole80 g di zucchero250 ml di acqua2 cucchiai di succo di limone (facoltativo) Preparazione:1- Mescolare in un tegame l’acqua e lo zucchero e mettere sul fuoco finché lo zucchero non si scioglie completamente2- Togliere il composto dal fuoco e lasciare raffreddare (se si desidera, riporlo qualche minuto in frigorifero)3- Lavare accuratamente le fragole eliminando i piccioli e tagliarle a cubetti4- Trasferire le fragole e il succo di limone in un mixer e frullare per circa un minuto, così da ottenere una purea omogenea5- Aggiungere al composto l’acqua e lo zucchero precedentemente sciolti e frullare ancora per qualche secondo6- Per chi lo desiderasse, in questa fase è possibile rimuovere i semini filtrando il composto Per chi dispone della gelatiera:7- avviare la gelatiera e versare il composto al suo interno lasciando in funzione per circa 25 minuti, finché il sorbetto non raggiungerà la giusta consistenza Per chi non dispone della gelatiera:7- versare il composto in una vaschetta, meglio se di acciaio, coprirla e lasciarla riposare in freezer per mezzora8- togliere dal freezer, mescolare accuratamente e riposizionare la purea in freezer, ripetendo l’operazione altre 5-6 volte a distanza di mezz’ora l’una dall’altra. Consigli: per mescolare efficacemente il composto realizzato senza gelatiera, può essere utilizzato un mixer, così da facilitare l’operazione. Il sorbetto alle fragole è quindi pronto per essere servito come dessert in seguito ad un pasto elaborato o come merenda a metà pomeriggio! Il nostro appuntamento torna il mese prossimo con una nuova ricetta antitumorale semplice da realizzare e soprattutto ricca di benefici per il nostro organismo!

9 Utili consigli per riposare bene

9 Utili consigli per riposare bene
Dormire bene, rilassando mente e corpo, è fondamentale per il benessere del nostro organismo, oltre che essere un importante aiuto per affrontare la giornata al meglio, con energia e positività. Seppur spesso sottovalutata, una notte insonne influenza negativamente tutte le attività che ci aspettano durante il giorno, in quanto a corto di energie, il nostro fisico fatica a sostenere gli impegni con efficacia. Come intervenire per poter migliorare la qualità di sonno e godere così dei benefici che genera? Di seguito vi riportiamo 9 consigli di Christabel Majendie, esperta del sonno e membro della British Sleep Society con sede a Lichfield, nel Regno Unito. Cosa fare durante il giorno: 1. Esercizio fisico Fare movimento fa bene alla salute, aiuta a mantenere la linea ed è essenziale per dormire bene:permette di scaricare l’energia in eccesso e promuove la produzione di endorfine, che generano nell’organismo emozioni positive. 2. Prendere un po’ di sole Esporsi alla luce solare aiuta molto a conciliare il sonno: il sole infatti sintetizza la vitamina D, ottima alleata per un sonno profondo, e stimola la produzione di melatonina, l’ormone essenziale per un perfetto ritmo sonno-veglia 3. Evitare di dormire durante il giorno Dormire dopo pranzo o nel pomeriggio è sicuramente molto piacevole, ma va a interferire con il sonno notturno. Generalmente sono consigliati non più di 20 minuti utili per recuperare le energie 4. Non visitare spesso la camera da letto di giorno È importante non stare in camera da letto se non per dormire, in quanto è utile che il cervello associ questa stanza solo al sonno notturno 5. Seguire una dieta bilanciata Seguire una dieta salutare rispettando gli orari più adatti, aiuta il nostro organismo ad avere il tempo di assimilare il cibo, senza problemi di indigestione. Esistono inoltre alimenti in grado di conciliare il sonno, come semi di zucca, pollo, formaggio, noci, lenticchie, avena, fagioli e uova 6. Bere il caffè dopo cena Generalmente viene consigliatodi bere l’ultimo caffè della giornata 5/6 ore prima di andare a letto, in quanto la caffeina è un eccitante naturale che può causare gravi problemi di insonnia   Cosa fare prima di andare a letto: 7. Evitare gli spuntini notturni È sconsigliato mangiare 3 ore prima di andare a letto e soprattutto mangiare durante la notte: il corpo dovrà consumare energia rilassandosi non digerendo il cibo. Altrettanto importante è non andare mai a dormire affamati in quanto la fame contrasta il sonno 8. Scegliere un libro piuttosto che lo smartphone Gli schermi stimolano e svegliano, interrompendo il naturale rilassamento pre-sonno. Piuttosto che giocare o navigare con dispositivi elettronici, è consigliato dedicarsi alla lettura di un libro 9. Alcool e nicotina Così come per il caffè, è sconsigliato fumare o bere alcool 4/5 ore prima di andare a letto, in quanto, a causa delle sostanze eccitanti che contengono sigarette e bevande alcoliche, si rischierebbe di ostacolare il naturale sonno notturno. È importante mantenere un ritmo regolare e costante di sonno e veglia, cercando di andare a dormire sempre alla stessa ora, così da poter affrontare tutti gli impegni della giornata con forze ed energia sufficienti!

Dieta, normopeso e salute

Dieta, normopeso e salute
Mantenersi in forma è un desiderio comune a moltissime persone in quanto avere un bel fisico aiuta a sentirsi sicuri con se stessi e con il prossimo. Il normopeso però non è soltanto una questione di aspetto estetico: alimentarsi in modo sano, fare movimento e non eccedere con le calorie sono abitudini fondamentali per la salute dell'organismo. L'importanza di mantenere il normopesoMantenere un peso corporeo equilibrato, in armonia con la propria statura e con il personale stile di vita, scongiura il rischio di contrarre malattie e patologie specifiche e allunga la vita. A confermarlo è anche una ricerca statunitense pubblicata recentemente sul Journal of American Medical Association in cui si afferma che un'alimentazione corretta e un po' di movimento giornaliero allontanano l'insorgere di malattie cardiache, di danni alle ossa e alle articolazioni e di patologie specifiche come il diabete. Un eccesso di tessuto adiposo ad esempio può provocare il diabete di tipo 2, in quanto la massa grassa tende ad abbassare i livelli di insulina nel sangue. Inoltre il sovrappeso mette sotto sforzo sia il cuore che le articolazioni in quanto una massa corporea notevole richiede un maggior apporto di sangue e ossigeno nelle cellule e un carico maggiore sulle ginocchia. È facile accorgersene quando si salgono le scale: i chili di troppo impediscono di muoversi agevolmente, inducono difficoltà respiratorie e senso di affaticamento. Mantenere il peso ideale è molto importante anche per la fertilità femminile. Il tessuto adiposo infatti aumenta il livello degli estrogeni, ormoni che solitamente la donna attiva in gravidanza. Questo incremento anomalo manda segnali errati all'organismo con conseguente irregolarità o blocco dell'ovulazione. Avere un fisico agile e snello inoltre migliora l'autostima, aumenta la fiducia in se stessi e favorisce le relazioni sociali. Dieta: come calcolare le calorie necessarieIl fabbisogno energetico giornaliero consiste nella quantità di calorie necessarie all'individuo per poter svolgere le normali attività quotidiane come provvedere ai bisogni primari, lavorare, coltivare rapporti sociali, svolgere esercizio fisico. Ovviamente il numero di calorie varia da persona a persona in base al proprio metabolismo basale (energia che l'organismo utilizza per svolgere le sue funzioni vitali, ad esempio respirare o dormire) e al proprio stile di vita, dinamico oppure sedentario. Generalmente si stima che un uomo di media altezza e peso debba consumare circa 2500 calorie al giorno mentre una donna di media corporatura e di normale altezza abbia bisogno di spendere circa 2000 calorie giornaliere. Per valori più precisi riguardo il fabbisogno energetico individuale si possono consultare i Larn della Società Italiana di Nutrizione Umana, ossia tabelle con i livelli di nutrienti necessari in base a peso altezza ed età. Tuttavia, non esiste un metodo universalmente valido per calcolare le calorie e solo un esperto nutrizionista può dare consigli utili per un regime alimentare equilibrato e finalizzato a raggiungere gli obiettivi prefissati (dimagrire, mantenere il peso, ingrassare). L'esercizio fisico migliora la salute e fa bene a qualsiasi etàIn base a quanto detto in precedenza per mantenersi in salute e in forma bastano poche semplici regole: un'alimentazione sana e variegata e un po' di sana attività fisica giornaliera. Il movimento irrobustisce i muscoli, ossigena le nostre cellule e attiva ormoni benefici come dopamina e serotonina: bastano piccole sane abitudini come praticare sport un giorno alla settimana e camminare per circa un'ora al giorno. In base all'età, tempi e modalità di esercizio possono variare, ma le statistiche dicono che fino ai 18 anni basta un'ora al giorno, dai 19 ai 65 anni circa mezz'ora al giorno e gli anziani possono praticare una bella passeggiata per tre volte alla settimana.

Papillomavirus (HPV) e vaccino: il caso australiano

Papillomavirus (HPV) e vaccino: il caso australiano
Il Papilloma virus Umano, o HPV, è un virus patogeno solo per l’essere umano e responsabile di infezioni trasmesse principalmente per via sessuale. È particolarmente temuto, soprattutto nella popolazione femminile, in quanto alcuni ceppi possono causare tumore del collo dell’utero e della cervice uterina. Nella maggior parte dei casi il virus è transitorio e benigno, a volte invece può lasciare delle lesioni che interessano le mucose del cavo orale e soprattutto le mucose dei genitali, sia femminili che maschili. Esistono circa 130 ceppi differenti del virus, chiamati sierotipi, dei quali la maggior parte è innocua. Si manifestano come piccole escrescenze o verruche nel cavo orale o negli organi genitali esterni maschili, e per le donne sia nei genitali esterni sia sul collo dell’utero. Sono stati identificati 12 ceppi più pericolosi degli altri, di cui due in particolare HPV 16 e 18, che, come abbiamo detto, hanno una stretta connessione con il tumore del collo dell’utero e della cervice uterina. Per diagnosticare precocemente la presenza dell’HPV è necessario il Pap-Test, che viene consigliato a tutte le donne a partire dai 25 anni d’età o comunque dopo l’inizio dell’attività sessuale. Attraverso il pap-test si può individuare la presenza del virus, dopo di che si va ad intervenire bruciando le verruche esterne, e quelle interne sul collo dell’utero che vengono individuate da un ulteriore analisi chiamata Colposcopia che permette attraverso un liquido di contrasto di individuare eventuali lesioni. Il pap-test riduce del 70% la possibilità di sviluppare il tumore alla cervice. Un’ulteriore diagnosi è quella data dalla ricerca nel Dna del Papillomavirus. Rispetto al pap-test questo esame è considerato più sensibile ed è in grado di rilevare un maggior numero di positivi (anche falsi positivi). Il rischio però è quello di spaventare inutilmente giovani donne: le infezioni da HPV sono molto diffuse, ma in genere regrediscono in modo spontaneo e senza complicazioni. Questo test è quindi generalmente consigliato solo dopo i 30-35 anni d’età.   Il vaccino Come detto, esistono oltre 130 tipi di virus HPV; i tipi 16 e 18 sono responsabili di oltre il 70% di tutti i tumori del collo dell’utero e i tipi 6 e 11 sono responsabili di oltre il 90% dei condilomi genitali. I vaccini disponibili, che in Italia sono 3, sono formulati contro questi ceppi:• vaccino bivalente, contro i tipi 16 e 18, somministrato solo alle femmine;• vaccino tetravalente, contro i tipi 16, 18, 6 e 11, somministrato sia ai maschi che alle femmine;• vaccinononavalente, di più ampio spettro: è contro i tipi 6, 11, 16, 18, 31, 33, 45, 52 e 58 ed è somministrato sia ai maschi che alle femmine.Il vaccino contro il papillomavirus è preventivo: per essere efficace deve essere effettuato prima dell’esposizione al virus e preferibilmente prima dell’inizio dell’attività sessuale. Non sostituisce lo screening standard del collo dell’utero, pertanto tutte le donne, comprese quelle vaccinate, dovrebbero eseguire il pap test con regolarità.   Il caso australiano La International Papillomavirus Society, dopo aver analizzato i dati sull’efficacia del vaccino contro l’HPV, ha dichiarato l’Australia il Paese in cui si sta per debellare definitivamente il tumore alla cervice, il cui responsabile principale è proprio l’infezione da HPV. Nella terra dei canguri, il vaccino è stato reso gratuito nelle scuole prima a tutte le bambine dai 7 ai 13 anni e poi anche ai maschi. Tra il 2005 e il 2015 la percentuale di donne colpite dal virus si è ridotta dal 24% all’1 e si stima che quest’anno in Australia dovrebbero verificarsi solo 1000 casi di infezione. di cui “solamente” 4 mortali.

I progressi della ricerca e di Fondazione CMT

I progressi della ricerca e di Fondazione CMT
I ricercatori del Garvan Institute of Medical Research in Australia hanno recentemente individuato per la prima volta in una cellula umana una struttura di DNA prima d’ora osservata solo in laboratorio: gli i-motif, nodi intrecciati che si formano e disfano continuamente all’interno del nucleo cellulare e composti da quattro filamenti. La scoperta è particolarmente importante in quanto gli i-motif potrebbero svolgere un ruolo chiave nella lettura del codice genetico e nella attivazione dei geni. Si tratta di una scoperta che deve essere ancora approfondita, ma se confermata potrebbe rappresentare il punto di partenza per ulteriori studi volti a combattere malattie ad oggi incurabili. Anche Fondazione CMT è impegnata in diversi progetti improntati sullo studio del DNA per la cura dei tumori; tra questi il più importante ha l’obiettivo di elaborare una “Nuova classificazione del carcinoma epatocellulare”. A livello internazionale esistono almeno 12 classificazioni del Carcinoma Epatocellulare che, basandosi su 3 criteri (grandezza tumore, numero noduli e funzionalità epatica residua) hanno lo scopo di ipotizzare l'evoluzione del tumore. Nessuna tra queste classificazioni è però in grado di prevedere l’evoluzione di una neoplasia e quindi di stabilire la terapia più adatta già al momento della diagnosi. Ad oggi, i ricercatori di CMT sono riusciti a identificare quattro modelli di crescita, che devono essere analizzati per capire se presentano profili di espressione genetica diversi in base alla tipologia di tumore.Si sta inoltre effettuando un'analisi degli esoni (ovvero della parte attiva del DNA) all'interno di noduli tumorali per capire se questi presentano, in base ai quattro modelli di crescita, delle variazioni. Clicca qui per approfondire Si trattadi un progetto molto costoso,in via di sviluppo,che per proseguire ha bisogno del contributo di tutti voi. Se anche tu credi nell’importanza della ricerca e di queste scoperte, aiutaci donando il tuo 5xMille a Fondazione CMT, per consentire agli studi di avanzare e contribuire alle scoperte che i ricercatori potranno effettuare. Scopri come donare cliccando questo link.

Crema di fave con dragoncello e menta

Crema di fave con dragoncello e menta
Le fave sono i frutti di una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle leguminose; si riconoscono per il loro baccello verde che racchiude grossi semi piattie si trovano generalmentenei mesi di aprile, maggio, giugno e luglio.Ricche di vitamina B, vitamina C, fibre, ferro e proteine, pare che le fave siano, tra i legumi, le meno caloriche in assoluto. Si tratta infatti di uno di quegli ingredienti che non dovrebbero mai mancare in tavola, utile per mantenersi in forma e prevenire malattie: tra i numerosi benefici delle fave, infatti, è possibile riscontrare anche proprietà anticancro, nello specifico cancro della vescica, dello stomaco, del fegato, del colon e leucemia promielocitica acuta. Alla base dell'effetto antitumorale c'è l'azione dei composti fenolici, sostanze chimiche che regolano la colorazione dei vegetali, in grado di diminuire la percentuale di replicazione delle cellule tumorali. Sono numerosi i piatti che si possono preparare utilizzando le fave, questo mese noi vi proponiamo una crema con dragoncello e menta, per un pranzo o una cena fresca,colorata e salutare. Ingredienti (per due persone):• 400g di fave sgusciate• 1 patata• 1 cipolla• 30g di dragoncello• Qualche fogliolina di menta• 50g di pecorino grattugiato• 30g di latte o panna (opzionale)• Crostini di pane• Olio EVO e sale q.b. Preparazione:1. Tagliare la patata a tocchetti e trasferirla in acqua bollente2. Trascorsi 10 minuti, aggiungere le fave e lasciar cuocere per 5 minuti3. Scolare le verdure conservando l’acqua di cottura in un pentolino e rimuovere la buccia esterna di ciascun legume4. Scaldare un filo d’olio in una padella e aggiungere la cipolla finemente tritata lasciandola rosolare5. Aggiungere le fave e le patate nella padella insieme alla cipolla e mescolare per 2 minuti6. Aggiungere un po’ di acqua di cottura e cuocere con il coperchio per circa 10 minuti, finchè gli ingredienti non si sfaldano (in alternativa utilizzare un frullatore a immersione)7. Durante l’attesa tritare il dragoncello, grattugiare il pecorino e pulire le foglie di menta8. Trascorsi 10 minuti, aggiungere alla crema gli ingredienti precedentemente preparati e aggiustare il sapore con un po’ di sale. Se si desidera, unire il latte o la panna e cuocere a fiamma bassa per altri 5 minuti.9. Togliere dal fuoco e utilizzare un frullatore a immersione per amalgamare tutti gli ingredienti Servire la crema di fave utilizzando un piatto fondo e decorando con qualche fogliolina di menta, un filo d’olio, una spolverata di pecorino e, naturalmente, i crostini. Il nostro appuntamento torna il mese prossimo, con una nuova sfiziosa e colorata ricetta antitumorale! Scopri le altre ricette di Fondazione CMT cliccando qui.

Alimentazione ipocalorica e invecchiamento

Alimentazione ipocalorica e invecchiamento
Mangiare è certamente uno dei maggiori piaceri condiviso da molti, al quale non ci si può sottrarre. È quindi fondamentale scegliere di consumare cibi di qualità, nelle giuste quantità, seguendo una dieta sana, varia ed equilibrata. La giusta nutrizione deve infatti perseguire due obiettivi fondamentali:- fornire il corretto apporto di nutrienti all'organismo affinchè questo si mantenga sano;- mettere a disposizione del corpo l'energia indispensabile per il suo funzionamento. È inoltre importante non trascurare l'attività fisica, per mantenere il proprio corpo in forma e poter godere di un benessere psico-fisico. Negli ultimi anni sono stati condotti diversi studi volti a indagare il legame tra un'alimentazione contenuta, l'aumento della durata della vita e il miglioramento delle condizioni di salute nel corso della terza età. Pare infatti che una restrizione calorica (riduzione del 15-20% dell’introito calorico), favorisca il prolungamento della vita di diversi organismi e specie animali come lieviti, moscerini, cani e scimmie.A stimarne gli effetti sono stati i National Institutes of Health americani, i quali hanno condotto una ricerca scientifica nota come CALERIE (Comprehensive Assessment of Long term Effects of Reducing Intake of Energy).Dopo aver selezionato un campione costituito da 200 persone adulte sane e non obese, hanno sottoposto per due anni una dieta ferrea a 100 dei soggetti prescelti, permettendo agli individui restanti di mantenere le proprie abitudini alimentari. Al termine dell'indagine, gli scienziati hanno effettuato uno screening completo di tutti i parametri biologici dei soggetti e tra questi:- il test per il consumo energetico;- la valutazione del ritmo metabolico.Dai risultati è emerso che gli individui sottoposti alla dieta prescritta, hanno sfruttato l'energia a loro disposizione in modo più proficuo (in particolare durante le ore di sonno) e riscontrato un metabolismo maggiormente contenuto. I benefici riscontrati sono riassumibili in:- una diminuzione del rischio vascolare e immunologico;- una minore probabilità di sviluppare neoplasie di origine maligna;- una produzione contenuta di radicali liberi, grazie al ridotto metabolismo. Indagini analoghe, condotte da Valter Longo, ricercatore presso la University of Southern California a Los Angeles e l'IFOM di Milano, hanno portato alla luce risultati simili: alternare giorni di digiuno con periodi di normale alimentazione, pare aiuti a migliorare la prospettiva di vita. Occorrono ancora diversi studi prima di poter confermare il legame tra una restrizione calorica e l’invecchiamento, al vaglio vi è la possibilità di accede tramite farmaci o altro, a tutti quei meccanismi biologici che permettono al corpo umano di rimanere giovane più a lungo. Ad oggi, quello che è certo, è che condurre una vita sana praticando sport e seguendo una dieta bilanciata, sia la chiave per la longevità.

Lipofilling: l'autotrapianto di grasso per ricostruire il seno dopo un tumore

Lipofilling: l'autotrapianto di grasso per ricostruire il seno dopo un tumore
Ripristinare l’integrità corporea dopo un tumore al seno è per molte donne un’esigenza prioritaria. Non si tratta semplicemente di un vezzo estetico, ma di un passo fondamentale verso la guarigione e l’accettazione del proprio corpo. Anche in questo campo la ricerca ha fatto e sta facendo importanti passi avanti. Un esempio concreto è rappresentato dalla tecnica del lipofilling, che prevede il prelievo di tessuto adiposo in fianchi, cosce o addome e il successivo impianto nella mammella. In questo articolo cercheremo di capire meglio come e quando questa tecnica è consigliata.   Tumore al seno e chirurgiaIl tumore al seno è la neoplasia più frequente nella popolazione femminile; solo in Italia, nel 2017 si sono ammalate circa 50.500 donne. Anche se, fortunatamente, prevenzione e diagnosi precoce hanno raddoppiato i tassi di guarigione negli ultimi 20 anni, affrontare questa patologia resta un’esperienza traumatica per tutte le pazienti che la vivono, soprattutto quando le terapie includono una modifica del proprio corpo.Dopo una diagnosi di tumore al seno il chirurgo deve infatti valutare se procedere con un intervento di tipo conservativo o demolitivo. Nel primo caso viene asportato solo il tumore e il tessuto circostante (intervento di quadrantectomia); nel secondo caso si procede invece con l’asportazione totale della mammella (intervento di mastectomia).La scelta tra un intervento e l’altro dipende da una serie di fattori: generalmente si procede con la mastectomia quando il seno è molto piccolo e l’intervento conservativo lo renderebbe comunque deformato, quando il tumore è grande o multicentrico e quando la paziente presenta casi di familiarità che potrebbero celare una predisposizione genetica.Indipendentemente dal motivo per cui la mammella viene asportata, riuscire a ricostruirla in modo soddisfacente è diventato oggi parte integrante del percorso di cura.   Lipofilling: come avviene l’intervento?Oltre al tradizionale ricorso alla protesi in silicone, da qualche anno è possibile ricostruire il seno grazie al lipofilling, che consiste nel trapianto di cellule adipose prelevate direttamente dalla paziente (solitamente da glutei, cosce o addome).Il trapianto avviene per mezzo di ago-cannule molto sottili che vengono inserite sotto la pelle attraverso incisioni millimetriche; dopo l’estrazione il tessuto adiposo viene centrifugato e depurato dai componenti non necessari (come siero e globuli rossi) prima di essere infiltrato nel seno.Il lipofilling è una tecnica molto sicura, in quanto non prevede l’utilizzo di prodotti sintetici responsabili (anche se molto raramente) di potenziali reazioni avverse dell’organismo. L’intervento può essere effettuato in anestesia locale, in sedazione o in anestesia generale; generalmente il tipo di anestesia viene stabilito dal quantitativo di grasso da aspirare. Le pazienti possono riprendere in breve tempo le attività quotidiane senza particolari limitazioni e il dolore post operatorio viene controllato facilmente grazie a leggeri analgesici.   Lipofilling: quando si può usare? La tecnica del lipofilling viene utilizzata come unico metodo ricostruttivo solo in pazienti con mammelle di piccole dimensioni e con sufficiente tessuto adiposo da prelevare. È inoltre molto utile per: correggere piccoli difetti dopo quadrantectomia o mastectomia; aumentare la morbidezza nel seno ricostruito con protesi; combattere gli effetti della radioterapia (senso di durezza e contrattura).   L’autotrapianto di grasso viene impiegato anche in altri ambiti della chirurgia estetica: per migliorare alcune aree del volto (aumento zigomi o labbra, correzione dei solchi naso-genieni, ringiovanimento della palpebra inferiore), per appianare solchi e depressioni cutanee del corpo, per rimodellare i glutei o in alcuni casi per correggere esiti chirurgici.

Carciofi alla Romana: la ricetta antitumorale di aprile

Carciofi alla Romana: la ricetta antitumorale di aprile
Anche questo mese vi proponiamo una ricetta semplice, gustosa e, soprattutto, salutare.Protagonista è il carciofo: una verdura appartenente alla famiglia delle Asteraceae, coltivabile in autunno e in primavera, dalle numerose proprietà benefiche. Si tratta infatti di un ortaggio ricco di fibre utili per la regolarità intestinale e un’ottima fonte di potassio. Diversi studi hanno evidenziato come il carciofo possa essere annoverato tra i cibi antitumorali in quanto, nelle sue foglie, è contenuto un principio attivo dal gusto amaro: la cinaropicrina. Oltre a favorire la diuresi e la secrezione biliare, pare che questa sostanza induca la morte per apoptosi delle cellule del tumore al fegato e del carcinoma mammario.   Sono numerose le ricette che comprendono il carciofo, oggi noi ve ne proponiamo una molto semplice e allo stesso tempo sfiziosa: i carciofi alla romana! Ingredienti: 4 carciofi50 g di prezzemolo5 foglie di mentuccia3 filetti di acciuga sott’olioPangrattatoGrana grattugiatoAglioVino biancoOlio ExtravergineSalePepePreparazione: Tritare il prezzemolo e la mentuccia con uno spicchio d’aglio e i filetti di acciuga sott’olio. Aggiungere 2 cucchiai di pangrattato, uno di grana grattugiato, sale e pepe q. b.Allargare molto bene i carciofi mondati lasciando 4-5 cm di gambo e farcirli con il ripieno precedentemente preparato, premendo nel cuore e tra una brattea a l’altra.Disporre i carciofi imbottiti in una casseruola con il gambo rivolto verso l’alto, aggiungere 5-6 cucchiai di olio, un mestolo di acqua, 2-3 cucchiai di vino bianco e a piacere uno spicchio di aglio con la buccia.Portare sul fuoco e attendere che il liquido cominci a bollire, quindi cuocere con il coperchio per circa 20 minuti, finché il fondo di cottura si addensa.Per soddisfare il palato dei vostri ospiti potrete accompagnare questo piatto ad un antipasto composto da piccole bruschette con pomodori spezzati e conditi e un piatto di pecorino tagliato a cubetti con un filo di miele sopra.Servite il carciofo cucinato sbizzarrendovi con la fantasia, decorandolo con foglie di mentuccia o una spolverata di pepe!Una ricetta semplice e gustosa per valorizzare una verdura sana e adatta ad ogni piatto!Scoprite le altre ricette di Fondazione CMT cliccando qui.Il nostro appuntamento tornerà a Maggio, con una nuova ricetta antitumorale!
Visualizzati 10 articoli su 156 - da 1 a 10

Co-opera con noi

IL POCO DI TANTI PUÒ FARE TANTO: per la ricerca, per la cura, per sconfiggere il tumore.

REGALARE LA RICERCA È UN GESTO D'AMORE

CODICE FISCALE 96060410188

btnDonazione

DESTINA IL TUO 5XMILLE ALLA RICERCA

CODICE FISCALE 96060410188

btnDonazione

FAI UNA DONAZIONE

per i bonifici il codice iban è IT03I0569611300000020545X12

btnDonazione