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		<title>Il Colore dei Libri</title>
		<description>Il Colore dei Libri di Martina Finelli. Recensioni,  news letterarie ed elaborazioni grafiche</description>
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		<lastBuildDate>Sat, 09 Nov 2013 22:14:09 +0000</lastBuildDate>
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			<title>La casa delle belle addormentate, Yasunari Kawabata</title>
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			<description><![CDATA[<div class="K2FeedIntroText"><p><span style="font-size: medium;"><strong>"</strong></span><span style="font-size: medium;"><strong>Poiché la ragazza non apriva mai gli occhi, i vecchi non avvertivano nessun complesso di inferiorità per il proprio decadimento [...]. Forse per questo non rimpiangevano di pagare più che per una donna sveglia.</strong><strong>"</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/sleepingbeauty.jpg" class="jcepopup" title="© Martina Finelli (Original Image ©`hakanphotography) "><img style="vertical-align: middle;" alt="© Martina Finelli (Original Image ©`hakanphotography)" title="© Martina Finelli" src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/sleepingbeauty.jpg" height="400" width="600" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
</div><div class="K2FeedFullText">
<p>Invecchiare è un po' come allontanarsi dalla superficie della vita, affondare, e tutto quello che il vecchio Eguchi - il protagonista del racconto di Kawabata - tenta di fare, visitando la casa delle belle addormentate, è tornare su, riaffiorare, e stringere la vita tra le mani. Starsene accanto a una vergine che dorme di un sonno artificiale conferisce a Eguchi un potere indescrivibile, gli offre la supremazia.</p>
<p>In quella camera rivestita di tendaggi rossi i ruoli si invertono ed Eguchi, sveglio e cosciente, anche se vecchio e debole, può accarezzare i capelli dell'addormentata e provare il brivido di decidere della vita altrui: Eguchi potrebbe ucciderla o stuprarla e la consapevolezza di un potere tale, anche se soltanto potenziale, gli dà la spinta necessaria per tornare a galla e rivivere i momenti del passato, ritrovando le donne della sua vita: la figlia, la moglie, le amanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non c’ho trovato niente di scandaloso o di disgustoso nell'immagine di un vecchio che paga per godere della presenza di giovani donne incoscienti. Le ragazze non esistono in quanto tali, sono soltanto uno strumento, la pietra di paragone, il simbolo della vita che freme, che sta per tracimare, con la pelle liscia e le labbra rosse. Quelle donne, così lontane dalla decadenza fisica e dalla morte, sembrano esseri invulnerabili che, con spavalderia, si abbandonano ad un sonno innaturale senza alcun timore di perdere l’appiglio e di non svegliarsi più. Ma la vita è crudele e Kawabata ce lo ricorda deliziandoci con un pizzico di inaspettato sadismo nel finale del racconto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando si parla di letteratura giapponese si pensa sempre alla grazia insita in ogni aspetto della società nipponica, ma Kawabata riesce ad essere profondo, nonostante le sue parole sembrino sfiorarci appena mentre le leggiamo: quei petali leggeri e delicati sono in realtà lame affilatissime.</p>
<p>Se quello che volete è appassionarvi alle vicende del protagonista, tipiche della narrativa occidentale, meglio lasciar perdere racconti come questo, che rischiano di scivolar via leggeri, senza significato apparente.</p>
<p>Gli altri due racconti contenuti in questo volume, <em>Gli uccelli</em> e <em>Il braccio</em>, mi sono sembrati ancora più crudeli e surreali, e ancora una volta li ho visti come rappresentazioni della supremazia del maschio e al tempo stesso della sua fragilità, della sua continua ricerca di conferme nel mondo esterno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium;"><strong>Voto: 4/5</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/belle addormentate.jpg" style="float: left; margin: 0px 10px 0px 0pt; border: 0pt none;" border="0" height="214" width="135" />La casa delle belle addormentate</p>
<p>Yasunari Kawabata</p>
<p>Traduzione di Mario Teti</p>
<p>Mondadori, Oscar Classici Moderni</p>
<p>203 pagine</p>
<p>9,00€</p></div>]]></description>
			<category>Letture</category>
			<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 09:32:14 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>I guardiani del destino, Philip K. Dick</title>
			<link>http://www.ilcoloredeilibri.it/index.php/letture/item/62-i-guardiani-del-destino-philip-k-dick</link>
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			<description><![CDATA[<div class="K2FeedIntroText"><p><span style="font-size: medium;"><strong>"Le leggi non proteggevano più il singolo, ma la proprietà e l'industria".</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con <strong>Philip Dick</strong> non si può mai stare tranquilli, perché ognuno di questi suoi racconti è una bomba che sta per esplodere.<br /> All’inizio il ticchettio sembra soltanto un’innocua suggestione, un rumore di fondo proveniente da quel mondo freddo e metallico in cui ci teletrasporta ognuna delle sue storie, ma poi, andando avanti con le pagine, ci si ritrova con la fronte imperlata di sudore e le mani tremanti, col timore che tutto quello che consideriamo parte integrante della nostra vita sia soltanto un guscio vuoto, una copertura per le macchinazioni che governano il nostro destino.</p>
</div><div class="K2FeedFullText">
<p style="text-align: center;"><img class="jcetooltip" alt="landscape pkd2" src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/landscape_pkd2.jpg" title="© Martina Finelli" style="margin: 10px 0px; border: 0px none; vertical-align: bottom;" height="382" width="634" /></p>
<p>In un’era ipertecnologica, la solitudine è lo stato di default dell’uomo, ed è per questo che i protagonisti di Dick possono contare soltanto su se stessi. In un mondo in cui i robot possono prendere il posto degli esseri umani e la realtà assume confini sempre meno definiti, come possiamo fidarci gli uni degli altri?</p>
<p>Non possiamo, è questo che ci dice Dick.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La collettività impone regole precise ed è pronta ad annientare chiunque si avventuri fuori dal recinto o minacci l’equilibrio generale. È un mondo disumano quello che Dick costruisce con frasi brevi, che scorrono veloci. Un mondo in cui l’individuo non vale niente e la tecnologia prende il sopravvento in ogni aspetto dell’esistenza per garantire la supremazia delle istituzioni, dei burattinai nascosti dietro le quinte, sulle persone. Gli schemi, i computer, i robot, i falsi ricordi: è tutto così impersonale, così tecnico e funzionale; un insieme di meccanismi ben avviati in cui i sentimenti sono stati archiviati da tempo o sono soltanto il pallido riflesso delle passioni di una volta.</p>
<p>Ogni racconto è un ordigno ticchettante che tentiamo invano di disinnescare, con Dick che ci porta fuori strada indicandoci il filo sbagliato e, prima di rendercene conto, è già tutto in pezzi, anche se non sappiamo bene come sia successo. Dick è un maestro nell’arte del rovesciamento: ci tiene sulle spine fino all’ultima parola e rende ogni finale imprevedibile, privo di appigli sicuri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In occasione dell’uscita del film <strong>I guardiani del destino</strong>, che poco ha a che vedere con l’omonimo racconto, Fanucci propone un’antologia che raccoglie sette dei racconti di Philip Dick, tra cui Rapporto di Minoranza <em>(Minority Report)</em> e Modello due <em>(Screamers)</em>, da cui sono stati tratti film più o meno riusciti. Una selezione che offre una panoramica dei temi più cari all’autore, ideale per un primo approccio all’opera di Philip Dick.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium;"><strong>Voto: 4/5</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/dick-i-guardiani-del-destino-e-altri-racconti.jpg" style="float: left; margin: 0px 10px 0px 0pt; border: 0pt none;" border="0" height="208" width="135" />I guardiani del destino</p>
<p>Philip K. Dick</p>
<p>Traduzione di Maurizio Nati, Sandro Pergameno e Paolo Prezzavento</p>
<p>Fanucci</p>
<p>274 pagine</p>
<p>14,00€</p></div>]]></description>
			<category>Letture</category>
			<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 13:12:15 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Il libro dei bambini, Antonia S. Byatt</title>
			<link>http://www.ilcoloredeilibri.it/index.php/letture/item/61-il-libro-dei-bambini-antonia-s-byatt</link>
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			<description><![CDATA[<div class="K2FeedIntroText"><p><span style="font-size: medium;"><strong>"Troverai la sistemazione un po’ sacrificata, ma abbiamo cortili, scalinate e armadi segreti che fanno sognare".</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="jcetooltip" alt="Antonia S. Byatt" src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/byatt_portrait.jpg" title="Antonia S. Byatt" style="margin: 5px 10px 0px 0px; border: 0px none; float: left;" height="342" width="242" /></p>
<p>Con AS Byatt non c’è da scherzare. Se cercate una lettura da spiaggia (a meno che voi non siate il tipo che legge i classici russi sotto l’ombrellone), frivola e scorrevole, lasciate a casa questo libro e agguantate lo svedesone del momento. Chi ha letto <strong>Possessione </strong>sa di cosa è capace questa signora tanto distinta: la Byatt non fa complimenti, ti afferra per le caviglie e ti trascina verso il mondo che ha (ri)costruito con una cura e una precisione da orafo.</p>
<p>Ci si sente fortunati ad essere i destinatari di un’opera tanto monumentale, un romanzo in cui la finzione si fonde con la storia del Regno Unito, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, con tutti i fermenti politici, sociali e artistici che caratterizzano il periodo.</p>
<p>Con l’età Vittoriana ormai alle spalle, gli abiti diventano morbidi e fluttuanti e la voglia di sperimentare, di dare un taglio alla rigidità, si estende a tutti i campi dell’esistenza, dall’economia all’arte, dal teatro allo stile di vita.</p>
</div><div class="K2FeedFullText">
<p>Protagonista del libro dei bambini è una famiglia progressista, quella dei Wellwood, dominata dalla figura di Olive, affascinante scrittrice di storie fantastiche, frammentata dai tumulti politici e sociali ma unita dal fermento artistico. La Byatt non si lascia pregare quando si tratta di entrare nel particolare e ci delizia con la descrizione minuziosa di oggetti di ogni tipo, dagli arredi e tessuti di William Morris ai meravigliosi vasi di Benjamin Fludd e Philip Warren, modellati a partire da forme e corpi esistenti; dalle meraviglie presentate all’Esposizione Universale di Parigi del 1900 agli spettacoli grotteschi e inquietanti della marionette di Anselm Stern. È così che la Byatt interseca la Storia con la Fantasia e costruisce un mondo nuovo, di cui non riusciamo mai a scorgere i confini, restituendoci un romanzo sontuoso in cui ogni dettaglio, dai decori delle stoffe alle volute di ceramica, si incastra alla perfezione con la vita dei personaggi, ognuno con la sua personalità e con un destino che si delinea all’orizzonte, per quanto tragico e inspiegabile.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/_byatt2.jpg" title="© Martina Finelli" style="vertical-align: bottom; margin: 10px 0px; border: 0pt none;" border="0" height="291" width="600" /></p>
<p>Uno dei temi principali della narrazione è costituito dalle fiabe di Olive Wellwood, scrittrice di successo in un periodo in cui la letteratura per l'infanzia era considerata la migliore sulla piazza. Le storie, che la Byatt ci regala (perché quando fa una cosa, lei la fa al meglio), come quella di <strong>Tom Underground</strong>, sono meravigliose e ci consentono di entrare in un mondo fatato, popolato da esseri straordinari e sconosciuti.</p>
<p>Le invenzioni fantastiche di Olive, piene di fascino e di mistero, si intrecciano alla vita quotidiana dei suoi bambini e aprono varchi invisibili che conducono a regni magici, piccole porte disegnate negli angoli più bui di Todefright, la dimora di famiglia, costantemente in bilico tra realtà e fantasia.</p>
<p>In un'intervista, la scrittrice ha dichiarato di essere rimasta colpita dal fatto che la maggior parte dei bambini, a cui i grandi scrittori dell’epoca hanno dedicato le loro opere, ha avuto una fine tragica, apparentemente ineluttabile; da questo particolare nasce l'interesse ad indagare il rapporto tra la madre-scrittrice e il figlio, un rapporto a tratti morboso, esclusivo, che distorce la percezione della realtà del bambino, allontanandolo per sempre dal mondo degli adulti. La Byatt approfondisce così la contrapposizione tra vita e scrittura, immaginazione e realtà, e ci lascia intendere che a volte, nonostante le migliori intenzioni, non è possibile controllare l'influenza dell'una sull'altra, nè calcolarne le conseguenze.</p>
<p>Avevo grandi aspettative quando ho cominciato a leggere questo libro e non posso far altro che inchinarmi davanti alla maestria di Antonia Susan Byatt. Chapeau!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium;"><strong>Voto: 5/5</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/328359_o.jpg" style="float: left; margin: 0px 10px 0px 0pt; border: 0pt none;" border="0" height="203" width="135" />Il libro dei bambini</p>
<p>Antonia S. Byatt</p>
<p>Traduzione di Anna Nadotti e Fausto Galuzzi</p>
<p>Einaudi</p>
<p>699 pagine</p>
<p>25,00€</p></div>]]></description>
			<category>Letture</category>
			<pubDate>Fri, 22 Jul 2011 08:56:17 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Edoardo Nesi, vincitore del Premio Strega 2011</title>
			<link>http://www.ilcoloredeilibri.it/index.php/news/item/60-edoardo-nesi-vincitore-del-premio-strega-2011</link>
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			<description><![CDATA[<div class="K2FeedIntroText"><p><img src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/nesi.jpg" border="0" title="Edoardo Nesi" width="439" height="231" style="float: left; margin: 5px 10px 0px 0pt; border: 0pt none;" />Già finalista nel 2005 con <em>L'età dell'oro</em>, Edoardo Nesi conquista il Premio Strega 2011 con il romanzo<strong> Storia della mia gente </strong>(Bompiani), che ha ricevuto 138 voti, quasi il doppio della seconda classificata Mariapia Veladiano [Errata Corrige: avevo invertito il secondo con il terzo classificato, Bruno Arpaia].</p>
<p>Nesi, nato a Prato, è scrittore e regista ed è famoso tra i lettori anche per la traduzione del capolavoro-fiume di David Foster Wallace, Infinite Jest.</p>
</div><div class="K2FeedFullText">
<p> </p>
<p>«Sono onorato anche perché questo premio  vale per tutte le persone che  hanno perso il lavoro. Dedico questo premio a Prato che è una città  meravigliosa».</p>
<p> </p>
<p><strong>Storia della mia gente</strong> è un romanzo autobiografico, in cui Nesi ripercorre la storia dell'azienda tessile di famiglia, raccontando così tutta la gente di Prato, il suo lavoro e le sue speranze.</p>
<p>Tra gli anni '60 e '70 Il distretto del tessile, con il suo indotto non trascurabile, dava lavoro alla maggior parte delle famiglie della zona. Era un settore redditizio, in cui si faticava, ma si veniva anche ricompesati.</p>
<p>Peccato, però, che con la globalizzazione e l'arrivo dei cinesi, fautori di una concorrenza imbattibile, il microcosmo lavorativo, divenuto ormai parte integrante della vita della gente del posto, sia andato in pezzi, disfandosi giorno dopo giorno.</p>
<p>«Questa è la storia della mia gente - dice Nesi - non solo degli stracciaroli di Prato, ma di una provincia felice e intelligente, sacrificata alla globalizzazione».</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/storia-della-mia-gente-edoardo-nesi3.jpg" border="0" title="Storia della mia gente, Edoardo Nesi" width="295" height="358" style="border: 0pt none; margin: 5px 0px 5px 0pt;;" /></p>
<p>La cinquina dei finalisti includeva il succitato Bruno Arpaia con L'energia del vuoto (Guanda), Mario Desiati con Ternitti (Mondadori), Mariapia Veladiano con La vita accanto (Einaudi), Luciana Castellina con La scoperta del mondo (Nottetempo).</p>
<p> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/strega_fin.jpg" border="0" title="Finalisti Strega 2011" width="414" height="152" style="margin: 10px 0px 0px 0pt; border: 0pt none;" /></p></div>]]></description>
			<category>News</category>
			<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 13:58:32 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Con gli occhi del nemico, David Grossman</title>
			<link>http://www.ilcoloredeilibri.it/index.php/letture/item/59-con-gli-occhi-del-nemico-david-grossman</link>
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			<description><![CDATA[<div class="K2FeedIntroText"><p><span style="font-size: medium;"><strong>"</strong></span><strong><span style="font-size: medium;"><span id="content_8">In una situazione di immobilità e di  ostilità, come quella attuale, la semplice compassione umana possiede la  forza di un cataclisma naturale</span></span></strong><span style="font-size: medium;"><strong>".</strong></span></p>
<p> </p>
<p><img src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/grossman.jpg" border="0" alt="© Whistling in the Dark, Flickr" width="259" height="364" style="float: left; margin: 5px 10px 5px 0pt; border: 0pt none;" />Non ho ancora letto nessuno dei romanzi di David Grossman, anche se continuo a comprarli. Probabilmente possiedo l'opera omnia (o quasi) dell'autore, ma ancora non trovo il modo di entrarci, di varcarne i confini. Il fatto è che, mettendo da parte i meriti letterari, io credo che Grossman sia proprio una bella persona. Fino a un po' di tempo fa non sapevo neanche che faccia avesse, ma poi una sera, mentre facevo zapping, mi sono imbattuta in quest'uomo con gli occhiali, intervistato da Fabio Fazio. Ho dovuto aspettare che uscisse il nome in sovraimpressione per identificarlo, ma sono rimasta colpita dall'energia che animava la sua voce e dal suo sguardo luminoso. Dopo questa improvvisa folgorazione a livello umano, qualche mese fa ho deciso di andare a sentirlo dal vivo, in occasione del festival Libri Come a Roma.</p>
<p>Si iniziava alle 21.00, dato che i fans sarebbero stati numerosi, così mi sono avviata ad occupare il mio posto solitario in galleria, a diversi metri dal palco. Il caso, però, ha voluto che</p>
</div><div class="K2FeedFullText">
<p>alcuni posti in platea restassero vuoti, in modo da permettermi di sgattaiolare con agilità in prima fila, proprio sotto al palco. Che soddisfazione!</p>
<p> </p>
<p>Avevo preso anche l'aggeggio per ascoltare la traduzione simultanea, ma dopo pochi minuti mi sono resa conto che non serviva: Grossman si esprimeva in un inglese all'apparenza ingenuo, con quel suo accento così insolito per le mie orecchie, e parlava come lo avevo visto fare in tv, col cuore in mano. Ho anche preso appunti quella sera, perché non sono certo il tipo che se ne sta lì ad ascoltare buona buona. Peccato però che non li trovo più, quei simpatici foglietti volanti su cui avevo annotato più o meno ogni concetto espresso dall'autore.</p>
<p>Il bello è che ognuno di quei concetti è possibile ritrovarlo in questo libretto, che raccoglie quattro discorsi tenuti dall'autore in diverse occasioni.</p>
<p> </p>
<p>Grossman ci racconta il modo in cui vive la sua scrittura e lo fa con lo slancio tipico di chi ha voglia di condividere qualcosa che l’appassiona. Ci si sente messi a nudo, scoperti, a leggere le sue riflessioni sulla natura  umana, sul modo che abbiamo di proteggerci dagli altri, anche da chi amiamo, rendendoci accessibili soltanto in parte: un meccanismo di difesa che ci impedisce di accostarci all’altro senza pregiudizi, senza il timore di inciampare in qualcosa che non vogliamo conoscere fino in fondo. Il romanziere, invece, deve essere disposto ad immergersi nell’altro totalmente, senza compromessi, per poter <em>“essere riscritto”</em> dai suoi personaggi.</p>
<p> </p>
<p>Grossman non dimentica il suo paese e parla della necessità per Israele e per i suoi abitanti di scegliere la pace, di non abbandonarsi al conflitto perenne. La sua critica alla politica israeliana è semplice e diretta: <em>“Crudele è anche  la delusione per il fatto che proprio noi, gli ebrei, che abbiamo sempre  guardato con diffidenza e circospezione all'uso della forza, ce ne  siamo ubriacati appena l'abbiamo avuta fra le mani”</em>.</p>
<p>Mi è rimasto impresso il fatto che un israeliano, un ebreo quindi, criticasse un certo modo di crogiolarsi all’ombra della  Shoah e dei suoi orrori per giustificare l’atteggiamento di Israele e di  molti dei suoi abitanti. Non dimenticare quello che è stato è  importante, non c’è dubbio, ma ciò non può e non deve giustificare un  modo di agire vittimista o vendicativo.</p>
<p> </p>
<p>In guerra, il dovere di chi scrive è quello di ricordare alla gente che quello non è l’unico orizzonte possibile.</p>
<p><em>“Volevo scrivere di altre cose, non meno importanti e per le quali è difficile trovare tempo: di sentimenti e della capacità di prestare veramente ascolto quando tutt'intorno romba una guerra quasi perpetua.”</em></p>
<p>Grossman ci rivela anche la forza che la scrittura restituisce a chi vi si avventura: <em>“Noi scriviamo, siamo molto fortunati. Il mondo non ci si chiude intorno, non diventa più angusto." </em></p>
<p>La letteratura può scalfire le asperità del presente, donare speranza e, soprattutto, rendere il mondo meno angusto.... chi ha detto che leggere è solo un passatempo?</p>
<p> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium;"><strong>Voto: 4/5</strong></span></p>
<p> </p>
<p><img src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/grossman-con-gli-occhi-del-nemico1.jpg" border="0" width="133" height="198" style="float: left; margin: 0px 10px 0px 0pt; border: 0pt none;" />Con gli occhi del nemico</p>
<p>David Grossman</p>
<p>Traduzioni di Alessandra Shomroni e Elena Loewenthal</p>
<p>Mondadori</p>
<p>95 pagine</p>
<p>9,00€</p></div>]]></description>
			<category>Letture</category>
			<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 12:26:57 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Brooklyn senza madre, Jonathan Lethem</title>
			<link>http://www.ilcoloredeilibri.it/index.php/letture/item/58-brooklyn-senza-madre-jonathan-lethem</link>
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			<description><![CDATA[<div class="K2FeedIntroText"><p><span style="font-size: medium;"><strong>"La realtà consensuale è allo stesso tempo fragile ed elastica, e si ricompone come la pelle di una bolla di sapone".</strong></span></p>
<p> </p>
<p>Dopo l'incanto vissuto con La fortezza della solitudine, sono tornata a leggere Lethem. <br />Se penso a quello che ho provato durante la lettura di Testatipazzo, ormai ripubblicato con il titolo Brooklyn senza madre, dall'originale <em>Motherless Brooklyn</em>, sento di nuovo quell'espressione beata, un po' stupida, che mi si srotola sulla faccia. Forse dipende dal fatto che quando incontro un autore così, uno con cui ho una tale affinità che mi viene voglia di comprargli i fumetti e portarmelo al mare, quello che racconta passa in secondo piano, perché quello che conta veramente è la sua voce: il modo che ha di trasfigurare il paesaggio con le sue parole, di mettersi in bocca il mondo, plasmarlo e colorarlo, per poi risputarlo sulla pagina. <br />La sua Brooklyn me la immagino con i palazzi costruiti con le sillabe ammassate una sull'altra: strutture semantiche, imponenti come sculture di parole, in cui si può entrare attraverso i buchi delle O o di altre lettere forate. Ho passato qualche giorno a vagare per la città di Lethem, per le stanze innalzate dalle sue parole e per le strade che ha tracciato con le dita, e non avevo nessuna voglia di tornarmene a casa!</p>
</div><div class="K2FeedFullText">
<p style="text-align: center;"><img src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/newyorkskyline_plastanka_mod.jpg" border="0" title="© PlastAnka, Flickr, modifiche di Martina Finelli" style="vertical-align: bottom; margin: 10px 0px; border: 0pt none;" /></p>
<p><em>"La parola è tutto"</em>.</p>
<p>Comincia così la storia raccontata da Lionel Essrog, il Testadipazzo del titolo affetto dalla sindrome di Tourette: un narratore costretto a sfamare la sua malattia prima di poter passare al resto. Tutti i suoi rituali ossessivo-compulsivi diventano familiari nel giro di poche pagine, dai tocchi sulla spalla dell'interlocutore alla sua mania di mangiare cinque o sei panini, a seconda del numero su cui è fisso il suo cervello. <br />Lethem parte in quarta, come fa anche nella <em>Fortezza</em>, e scaraventa subito il lettore nel vivo dell'azione: le parole si susseguono a ritmo sincopato, trascinando chi legge da un appostamento a un inseguimento, in compagnia degli Uomini di Minna. Dopo un primo capitolo adrenalinico, il battito rallenta e l'autore ci offre la ricostruzione della vita del suo protagonista, dall'orfanotrofio fino alle dipendenze di Frank Minna: l'uomo con più agganci di tutta Brooklyn, almeno agli occhi del giovane e malleabile Essrog.<br />L'entrata nel mondo di Minna significa per Lionel l'acquisizione di un nuovo linguaggio: un cambiamento che sottolinea un diverso punto di vista, un'altra prospettiva. Essrog, infatti,  conosce il mondo attraverso un linguaggio tutto suo che spesso si sovrappone a quello convenzionale, rimodellandolo di volta in volta.</p>
<p><em>"Pur collezionando un sacco di parole, le custodivo come un rapitore sadico custodisce la sua preda, piegandole, amalgamandole, smussandone gli angoli, ordinandole in alte pile pericolanti, e invece di pronunciarle le traducevo in spettacolo fisico, in coreografia maniacale".</em></p>
<p> </p>
<p><em>"Un Tourette può anche essere l'Uomo Invisibile"</em> ci rivela quel Testadipazzo di Essrog: un'affermazione che fa il paio con quel suo sentirsi affine ai personaggi strampalati di un fumetto surreale.</p>
<p>Lionel è fatto così, ha un braccio di carne e uno disegnato a china e nella mente gli ribollono parole mutanti, ma in fondo è solo un uomo che cerca di costruirsi una storia, qualcuno o qualcosa a cui appartenere. Ecco perché si butta a capofitto nella risoluzione del caso più importante della sua vita e finisce per inciampare nelle più rocambolesche delle situazioni, suscitando empatia e risatine nella giusta quantità, senza mai strafare.</p>
<p>Testadipazzo è un personaggio molto umano, ma pieno di spigoli e di sovrastrutture generate dai suoi innumerevoli tic, qualcuno che probabilmente non riusciremmo nè a conoscere nè tantomeno a capire nella vita di tutti i giorni, ma a cui ci affezioniamo nelle pagine di Lethem.</p>
<p>Anche questa è la magia della letteratura!</p>
<p> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium;"><strong>Voto: 4/5</strong></span></p>
<p> </p>
<p><img src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/lethem.png" border="0" width="133" height="198" style="float: left; margin: 0px 10px 0px 0pt; border: 0pt none;" />Brooklyn senza madre</p>
<p>Jonathan Lethem</p>
<p>Traduzione di Laura Grimaldi</p>
<p>Il Saggiatore Tascabili</p>
<p>316 pagine</p>
<p>9,80€</p></div>]]></description>
			<category>Letture</category>
			<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 15:16:19 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Fast Food Nation, Eric Schlosser</title>
			<link>http://www.ilcoloredeilibri.it/index.php/letture/item/57-fast-food-nation-eric-schlosser</link>
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			<description><![CDATA[<div class="K2FeedIntroText"><p style="text-align: center;"><img src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/fastfoodnation---copia.jpg" border="0" title="© Martina Finelli" width="615" height="368" style="vertical-align: bottom; border: 0pt none;" /></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>Quelli di McDonald's sono dei geni del male.</strong></span></p>
<p>È questa la tesi che Eric Schlosser porta avanti per tutto il libro, argomentandola così bene da renderla inconfutabile agli occhi del lettore.</p>
</div><div class="K2FeedFullText">
<p>In fondo, noi consumatori l'abbiamo sempre saputo che quelle patatine dorate e croccanti nascondevano qualcosa di losco, ma abbiamo continuato a farci abbindolare dal profumo di fritto e carne grigliata e dal fatto che avremmo speso poco per gustarci quelle dubbie prelibatezze.</p>
<p>Dopo aver letto Fast Food Nation, però, continuare a fingere è impossibile. Ci si ritrova talmente carichi di informazioni e di ottimi motivi per cui faremmo meglio a starcene a casa o a mangiare in un qualsiasi altro posto che boicottare McDonald's diventa un comportamento naturale, non premeditato.</p>
<p>Quando sai che dietro alla facciata di divise e sorrisi forzati e alle foto che ritraggono panini tanto appetitosi quanto calorici, c'è una multinazionale senza scrupoli che sfrutta i dipendenti e la manodopera indispensabile per rifornire i suoi ristoranti, non puoi restare indifferente!</p>
<p> </p>
<p>Schlosser apre la sua inchiesta con una riflessione sulla diffusione capillare di McDonald's, che riesce a far arrivare i suoi menu anche in posti apparentemente irraggiungibili, come la base militare all'interno del monte Cheyenne, nel bel mezzo del nulla di un paesaggio del Colorado.</p>
<p>Gli archi dorati di McDonald's si estendono in ogni dove, come tentacoli fritti e luccicanti, con il solo ed unico scopo di fidelizzare chiunque gli si pari davanti, anche e soprattutto i più piccoli. Da questa bella trovata nasce la collaborazione tra McDonald's e Walt Disney: due colossi si mettono insieme per far breccia nel cuore dei "clientini" che, stimolati a dovere, costringeranno mamma e papà a dargli quello che vogliono. Ancora oggi, ogni volta che esce un film Disney, i bambini possono trovare i pupazzetti dei protagonisti nel loro imperituro Happy Meal: un'operazione di marketing a dir poco disgustosa, ma efficace.</p>
<p>Associare il cibo di McDonald's ai momenti più belli dell’infanzia di ciascuno è l'obiettivo ultimo di questi signori: una strategia che gli assicura che quei bambini resteranno fedeli al brand anche da adulti.</p>
<p>Geni del male, come dicevo all'inizio.</p>
<p> </p>
<p>McDonald's non è sempre stata una multinazionale, ovviamente, e Schlosser ci racconta le sue origini e la nascita di una concezione di consumare il cibo in modo rapido e standardizzato: un servizio supportato da un laboratorio più simile ad una catena di montaggio che a una cucina! Un sistema innovativo che ha permesso di assumere manodopera inesperta che non necessitava neanche di essere istruita, dato che non doveva fare altro che mettere insieme i pezzi dati.</p>
<p> </p>
<p>La parte più affascinante dell'indagine di Schlosser, che riesce sempre a tener desta l'attenzione del lettore, è senza dubbio la sua visita all'industria degli aromi. Una capatina nel regno proibito dell'olfatto, come se l'autore avesse trovato un biglietto dorato nella sua confezione di patatine! Deve essere un'esperienza estraniante entrare in una stanza e sentire il profumo della carne che sfrigola sulla griglia quando in realtà non c'è nient'altro che una fialetta aperta.</p>
<p><em>"Tutti gli aromi sono fatti con lo stesso procedimento di base: la manipolazione di sostanze chimiche volatili allo scopo di creare un odore particolare. La scienza di base che sta dietro la fragranza della vostra crema da barba è la stessa che determina il sapore del pasto pronto che consumate davanti alla tv."</em></p>
<p>Una volta le patatine di McDonald's venivano fritte nel sego bovino, che conferiva loro quel gustoso sapore di carne; oggi, invece, si usa l'olio vegetale, che rende impossibile replicare il sapore di una volta.</p>
<p>Il problema non si pone proprio, visto che basta addizionare le patatine con aroma di manzo per dar loro il gusto dei bei tempi andati!</p>
<p> </p>
<p>Da questa piccola parentesi riguardo le patatine, si evince che il cibo di McDonald's è tutt'altro che sano, ma anche questo lo sapevamo già. I McMenu sono concepiti per essere gustosi e rassicuranti: lo stesso identico sapore in ogni parte del mondo! Ecco cosa offre McDonald's: un comodo rifugio per chi non vuole assaggiare pietanze sconosciute e un ambiente che vuole essere il più familiare possibile.</p>
<p> </p>
<p>L'aspetto più agghiacciante dell'inchiesta di Schlosser è quello relativo al mondo dei macelli. Si tratta di posti orribili, in cui la puzza rivoltante e i pezzi di carcasse sparsi ovunque sono la normalità e i dipendenti sono costretti col ricatto a tacere gli infortuni più gravi e a lavorare a ritmi estenuanti che aumentano le possibilità di ferirsi. A lavorare in questi stabilimenti dell’orrore sono spesso i clandestini o i senzatetto, perché le aziende che hanno il monopolio della lavorazione della carne, come la IBP, vogliono lavoratori vulnerabili, che spesso non conoscono e non fanno valere i propri diritti, lavoratori non sindacalizzabili, da licenziare e assumere a proprio piacimento, in modo da risparmiare il più possibile.</p>
<p> </p>
<p>Schlosser fa il quadro della situazione: il fast food, che non significa soltanto McDonald’s ma anche tutte le altre catene del genere, è soltanto la punta dell’iceberg. Sotto la superficie di packaging accattivanti e profumi invitanti, si nascondono soprusi di ogni genere, spesso perpetrati con l’ausilio e la connivenza di chi governa e di chi dovrebbe fare l’interesse dei più deboli ma, come ben sappiamo, spesso fa soltanto i propri di interessi!</p>
<p>Un saggio ben strutturato che permette al lettore di saperne di più su tutto ciò che gravita intorno all’universo fast food: un’approfondimento che si fonde con l’intrattenimento, dato che Schlosser scrive bene e riesce ad essere sempre accattivante e a non annoiare mai.</p>
<p> </p>
<p><em><span style="font-size: small;">"Spalancate  le porte a vetri, sentite il soffio dell’aria condizionata,  entrate,  mettetevi in fila e guardatevi intorno, guardate i ragazzini  che  lavorano in cucina, i clienti seduti ai tavoli, le pubblicità   dell’ultimo giocattolo, studiate le fotografie illuminate lassù, dietro   il bancone, pensate da dove arriva il cibo, a come e dove è stato  fatto,  a cosa viene messo in moto da ogni singolo acquisto di  fast-food, e a  come l’effetto si propaga, vicino e lontano; pensateci.  Voi ordinate.  Oppure fate dietro-front e uscite. Non è troppo tardi.  Persino in questa  nazione fast food, potete ancora fare come vi pare."</span></em></p>
<p> </p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>Voto: 4/5</strong></span></p>
<p> </p>
<p><img src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/fastfoodnation_cover.png" border="0" width="133" height="193" style="float: left; margin: 0px 10px 0px 0pt;" />Fast Food Nation</p>
<p>Eric Schlosser</p>
<p>Traduzione di Maria Grazia Gini</p>
<p>Il Saggiatore Tascabili</p>
<p>382 pagine</p>
<p>9,80€</p></div>]]></description>
			<category>Letture</category>
			<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 10:00:38 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Colum McCann, vincitore dell'Impac Dublin Prize 2011</title>
			<link>http://www.ilcoloredeilibri.it/index.php/news/item/56-colum-mccann-vincitore-dellimpac-dublin-prize-2011</link>
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			<description><![CDATA[<div class="K2FeedIntroText"><p><img src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/dublin-author-colum-mccan-007.jpg" border="0" title="© Niall Carson/PA" width="460" height="276" style="float: left; margin: 5px 10px 5px 0pt; border: 0pt none;" />McCann si porta a casa il premio letterario più ricco del mondo, pari a €100,000, con il suo romanzo <a href="http://www.colummccann.com/" target="_blank"><strong>Let the great world spin</strong></a>, già vincitore del National Book Award 2009, pubblicato in Italia da Rizzoli con il titolo <em>Questo bacio vada al mondo intero</em>.</p>
<p>Il romanzo di McCann è ambientato a New York nel 1974 mentre Philippe Petit, funambolo e mio eroe personale, cammina su un cavo d'acciaio teso tra le Torri Gemelle del World Trade Center; personalmente non credo si possa pensare ad un'immagine più bella ed evocativa per iniziare a raccontare le vite che si intrecciano al di sotto della folle impresa di Petit, quella di un atleta/artista che sfida le leggi dell'uomo e della natura per tentare l'impossibile.</p>
</div><div class="K2FeedFullText">
<p> </p>
<p>McCann è nato e cresciuto a Dublino e, anche se ha vissuto a Manhattan per più di 10 anni, questo rende l'assegnazione del premio ancora più speciale, dato che l'<a href="http://www.impacdublinaward.ie/" target="_blank"><strong>Impac Dublin Award</strong></a> è un'iniziativa promossa dalla capitale irlandese, riconosciuta dall'UNESCO come una delle città della letteratura.</p>
<p>Per la nomina dei candidati al premio, l'organizzazione del premio si affida ad un sistema formato da più di cento biblioteche pubbliche, sparse nelle capitali e nelle grandi città di tutto il mondo; ogni biblioteca può nominare fino a tre romanzi: spetta poi ai giudici l’arduo compito di selezionare i dieci finalisti dalla lista dei titoli proposti.</p>
<p> </p>
<p>“Nelle prime pagine di <em>Questo bacio vada al mondo intero</em>, la gente di New York è immobile, senza fiato, sopraffatta dal grande artista che li incanta in un modo che fino a quel momento sembrava impossibile; Colum McCann fa la stessa cosa in questo romanzo, lasciando il lettore frastornato, commosso e riconoscente, proprio come quei newyorkesi” è stata la dichiarazione di uno dei giudici.</p>
<p>Oltre ad essere apprezzato dagli esperti del settore, il romanzo di McCann ha ricevuto il maggior numero di nominations, quindi il suo è stato un successo unanime, sia di pubblico che di critica.</p>
<p> </p>
<p>Una curiosità.</p>
<p>Il titolo originale “Let the great world spin” è la citazione di un verso della poesia <a href="http://theotherpages.org/poems/tenny02.html" target="_blank"><strong>Locksley Hall</strong></a>, scritta nel 1835 da Alfred Lord Tennyson. Locksley Hall è il luogo in cui l’anonimo protagonista, un soldato allontanatosi dalla sua unità, ha trascorso l’infanzia e si ferma a ricordare quei momenti felici, ormai persi per sempre.</p>
<p>Il titolo italiano “Questo bacio vada al mondo intero”, invece, è la traduzione del tedesco <em>Diesen Kuß der ganzen Welt</em>, un verso dell’Inno alla gioia scritto da Friedrich Schiller e musicato da Beethoven.</p>
<p>Il titolo dell’edizione tedesca è semplicemente "Die grosse Welt", Il grande mondo, e quello francese è “Et que le vaste monde poursuive sa course folle”, E che il grande mondo prosegua la sua folle corsa, una libera interpretazione del verso di Tennyson.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/petite_galaxyfm.jpg" border="0" title="© Galaxy fm, Flickr" width="569" height="348" style="margin: 10px 0px 0px 0pt; border: 0pt none;" /></p></div>]]></description>
			<category>News</category>
			<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 13:41:44 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Fiori per Algernon, Daniel Keyes</title>
			<link>http://www.ilcoloredeilibri.it/index.php/letture/item/55-fiori-per-algernon-daniel-keyes</link>
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			<description><![CDATA[<div class="K2FeedIntroText"><p><strong><span style="font-size: medium;">"</span><span style="font-size: medium;">Più diventerai intelligente e più problemi avrai, Charlie</span></strong><strong><span style="font-size: medium;">"</span></strong></p>
<p> </p>
<p><img src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/algernon_alittletune2.jpg" border="0" title="© a little tune, Flickr" width="420" height="280" style="float: left; margin: 5px 5px 0px 0px; border: 0pt none;" />E se prendessimo un ritardato, ingenuo e gentile, e lo dotassimo del QI di un genio?</p>
<p><strong>Fiori per Algernon</strong> è la storia di Charlie Gordon: è lui a dirci tutto, a raccontarsi attraverso il diario dei suoi progressi. Pagina dopo pagina, assistiamo alla trasformazione delle sue parole incerte e zoppicanti in un flusso liscio, senza sbavature, e alla crescita dei suoi pensieri, inizialmente espressi con frasi brevi e sgrammaticate, in dissertazioni sempre più complesse e articolate, spesso incentrate su argomenti specifici, riservati agli addetti ai lavori.</p>
<p>Prima Charlie è scemo e dopo Charlie è un genio, proprio come Algernon: il topo che ha subìto il suo stesso intervento per l'aumento del QI. Algernon e Charlie: due animali molto diversi uniti dalla stessa sorte.</p>
</div><div class="K2FeedFullText">
<p> </p>
<p>Charlie si illudeva che, una volta diventato intelligente, avrebbe avuto tanti amici, ma non è affatto così che vanno le cose; anzi, questo nuovo QI porta con sé una diversa consapevolezza e Charlie capisce che quand'era ritardato quelli che considerava amici lo volevano intorno solo per prenderlo in giro e adesso, invece, si sentono in soggezione di fronte alla sua intelligenza e non vogliono trovarselo tra i piedi.<br />Perché Charlie desiderava così tanto diventare intelligente? Forse perché era quello che avrebbe voluto sua madre: un bambino come tutti gli altri. Sua madre si vergognava di lui e lo faceva soffrire, ma lui voleva comunque renderla orgogliosa ed essere finalmente amato: è l'innocente bisogno d'amore di un bambino che spinge Charlie verso una scelta tanto drastica.<br />Dopo l'operazione, i ricordi dell'infanzia sembrano tornare a galla come messaggi in bottiglia gettati in mare tempo fa: il disgusto della madre, l'impotenza del padre e la crudeltà della sorella, mossa da quella cattiveria tipica dei bambini.<br />C'è una frattura tra il Charlie di prima, quello sciocco e gentile, e il nuovo Charlie, cinico e geniale: sono due persone completamente diverse l'una dall'altra; il vecchio Charlie continua ad essere quel ragazzino incorniciato da una finestra che guarda il mondo da una prospettiva estranea, mentre il nuovo Charlie cerca senza successo di andare avanti, nonostante il rimorso e il senso di colpa nei confronti di chi era prima.<br />La mente di Charlie è nuova, appena scartata, e lui non fa altro che metterla alla prova, studiando materie diverse e apprendendo qualsiasi cosa a una velocità impressionante, ma il suo cuore, così come il suo corpo, sono ancora quelli di un ragazzino ritardato continuamente scansato e rifiutato: due giocattoli ancora chiusi nella confezione, roba che nessuno ha mai toccato. <br />Il nuovo Charlie, con tutta la sua conoscenza, non sa proprio come superare le barriere che lo separano dagli altri esseri umani in termini affettivi: la sua intelligenza sembra allontanare le persone più della stupidità e il risultato non cambia: Charlie è di nuovo solo. Lui è sempre all'estremo, sia prima che dopo, mai nel mezzo, insieme a tutti gli altri. La sua è una solitudine permanente che lo costringe a guardare il mondo attraverso una finestra a cui nessun altro può affacciarsi.</p>
<p> </p>
<p>La fantascienza colpisce ancora nel segno con questo struggente romanzo di Daniel Keyes, una storia che si lascia dietro mille interrogativi, più o meno dolorosi. A fine lettura, ero piena di perché conficcati da tutte le parti, ma ero certa che per essere felice l'intelligenza non fosse abbastanza: sarebbe un controsenso rinunciare all'affetto e al calore umano o alla loro presunta esistenza nella nostra vita in nome dell'aspirazione ad essere migliori, come macchine più efficenti.</p>
<p>Keyes ci mette davanti alle conseguenze del desiderio di omologazione e della tendenza ad emarginare il diverso, due fenomeni tipici della società occidentale, e lo fa regalandoci una storia meravigliosa e toccante. In fondo credo sia proprio questo il compito della fantascienza: farci sognare l'impossibile per poi farcelo esplodere in faccia.</p>
<p> </p>
<p>Fiori per Algernon è stato pubblicato nel 1966, ma conserva una scrittura fresca e veloce, accurata e precisa, che mi ha fatto sentire molto vicina a Charlie, il protagnosita di una storia senza tempo.</p>
<p>Il romanzo ha vinto il premio Nebula nel 1967 ed è stato tradotto in più di 30 paesi, peccato che in Italia sia fuori catalogo dal 2005!</p>
<p> </p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>Voto: 4/5</strong></span></p></div>]]></description>
			<category>Letture</category>
			<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 13:24:37 +0000</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>Téa Obreht, vincitrice dell'Orange Prize 2011</title>
			<link>http://www.ilcoloredeilibri.it/index.php/news/item/54-téa-obreht-vincitrice-dellorange-prize-2011</link>
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			<description><![CDATA[<div class="K2FeedIntroText"><p><img src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/tea-007.jpg" border="0" title="© Alexi Zentner" width="381" height="245" style="float: left; margin: 5px 10px 5px 0pt; border: 0pt none;" />L'Orange Prize for Fiction celebra l'eccellenza, l'originalità e l'accessibilità della scrittura femminile in tutto il mondo e, per celebrarle come si deve, si accompagna ad un assegno di ben £30,000! <br />La scrittrice che quest'anno si è portata a casa l'ambito riconoscimento è <strong>Téa Obreht</strong> che, con i suoi 25 anni, è l'autrice più giovane ad aver mai ricevuto questo premio.</p>
</div><div class="K2FeedFullText">
<p><br />Ma chi è Téa Obreht? <br />Téa Obreht è nata a Belgrado nell'ex Jugoslavia e ha trascorso l'infanzia tra Cipro e l'Egitto prima di trasferisi con la famiglia negli Stati Uniti, all'età di 12 anni.</p>
<p> </p>
<p>Il suo era uno dei tanti nomi sulla lista dei <a href="http://www.newyorker.com/fiction/20-under-40/writers-q-and-a" target="_blank"><strong>20 under 40</strong></a>, i migliori 20 scrittori di narrativa al di sotto dei 40 anni, stilata dal New Yorker nel 2010.</p>
<p>Accanto a lei sulla lista c'erano anche <strong>Jonathan Safran Foer</strong> (Se niente importa, Guanda), sua moglie <strong>Nicole Krauss</strong> (La grande casa, Guanda), <strong>Joshua Ferris</strong> (Non conosco il tuo nome, Neri Pozza), <strong>Yiyun Li</strong> (I girovaghi, Einaudi), <strong>Gary Shteyngart</strong> (Storia d'amore vera e supertriste, Guanda) e <strong>Salvatore Scibona</strong> (La fine, 66thand2nd). Si tratta di 20 nomi che, uno dopo l'altro, si stanno facendo strada nel panorama letterario d'oltreoceano per approdare fino a noi.</p>
<p> </p>
<p>Fino a poco tempo fa Téa Obreht aveva pubblicato qualche racconto per antologie più o meno di successo e scritti di vario genere per The New Yorker, The Guardian e The New York Times.</p>
<p>Quest'anno, invece, è arrivato in libreria il suo romanzo d'esordio <strong>The tiger's wife</strong>, La moglie della tigre, che parla del legame tra una giovane donna e suo nonno e che le è valso il premio in questione. <br />Natalia, la dottoressa protagonista del libro, tornata nei Balcani come volontaria per fare del suo meglio in un paese martoriato da anni di conflitti, dovrà sciogliere il mistero che avvolge la scomparsa del nonno e scoprirà che la chiave di tutto sta proprio in quella copia sgualcita del <em>Libro della giungla</em> di Kipling che il nonno le leggeva sempre quando la portava allo zoo.<br />Gli ingredienti del libro sembrano essere vincenti: l'affetto tra una giovane donna e suo nonno, un argomento legato a doppio filo alla biografia dell'autrice; un'ambientazione che non tutti conoscono, l'ex Jugoslavia all'indomani della guerra, anche questa legata ai natali della Obreht; e la meravigliosa commistione tra realtà e finzione, tra storia e favola, tra i libri e la nostra vita: quella che tutti noi lettori, in un modo o nell'altro, ci portiamo dentro.</p>
<p> </p>
<p>Tra le candidate alla vittoria dell'Orange Prize c'erano l'autrice irlandese Emma Donoghue con il suo bestseller <strong>Room</strong>, pubblicato da Mondadori con il titolo Stanza, letto, armadio, specchio, e la succitata Nicole Krauss in lizza con il suo terzo romanzo <strong>Great House</strong>, pubblicato da Guanda come La grande casa.</p>
<p> </p>
<p>Il romanzo della Obreht arriverà nelle librerie italiane in autunno, edito da Rizzoli.</p>
<p> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://www.ilcoloredeilibri.it/images/stories/the-tigers-wife-007.jpg" border="0" title="Dettaglio Copertina" width="460" height="276" style="border: 0pt none;" /></p></div>]]></description>
			<category>News</category>
			<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 14:36:02 +0000</pubDate>
		</item>
	</channel>
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