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	<title>Fulmicotone</title>
	
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		<title>Un amore ovale: il rugby si tinge di rosa</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 11:31:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabrina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8230; e non a causa di magliette o braghette color confetto e neppure in onore di tutte le splendide, bellissime, fortissime donne che praticano questo sport; anzi, colgo l&#8217;occasione per inchinarmi dinanzi alla loro dedizione e bravura. Ho buttato il rugby in un romanzo prettamente femminile, ne ho fatto l&#8217;ambientazione di una storia puramente romantica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">&#8230; e non a causa di magliette o braghette color confetto e neppure in onore di tutte le splendide, bellissime, fortissime donne che praticano questo sport; anzi, colgo l&#8217;occasione per inchinarmi dinanzi alla loro dedizione e bravura. Ho <em>buttato</em> il rugby in <strong>un romanzo prettamente femminile</strong>, ne ho fatto l&#8217;ambientazione di una <strong>storia puramente romantica</strong> perchè ormai lo sport fa parte del nostro quotidiano e dato che adoro il Rugby ho voluto che fosse lo sfondo del mio romanzo.</p>
<p style="text-align: center"><img class="aligncenter  wp-image-2572" src="http://www.fulmicotone.com/files/2012/05/un-amore-ovale-testata.jpg" alt="" width="581" height="277" /></p>
<div class="mceTemp mceIEcenter"></div>
<p style="text-align: justify">E&#8217; risaputo che <strong>leggere è terapeutico</strong> perchè estraniandoci dalla realtà, immedesimandoci nelle vicende più o meno sofferte dei protagonisti, <strong>possiamo guardare noi stessi da un&#8217;angolazione diversa</strong>, più distaccata e poter di conseguenza sezionare i nostri problemi e magari trovarne la soluzione. Se poi leggere un libro ci regala qualche ora di <strong>spensieratezza</strong>, beh, ben venga. Uno dei miei intenti era appunto <strong>divertire ed emozionare</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Ebbi l&#8217;idea due anni fa guardando in TV una partita di <strong>TOP 14, </strong>ricordo che giocava il <a title="Biarritz Olimpique" href="http://www.bo-pb.com/" target="_blank"><strong>Biarritz</strong> <strong>Olimpique</strong></a> e lo<a title="Stade Toulousain" href="http://www.stadetoulousain.fr/" target="_blank"> <strong>Stade Toulousain</strong></a>. Lo so, potrebbe sembrare curioso, eppure mentre seguivo il match<strong> la mia mente fantasticava</strong>: desideravo fortissimamente creare una storia romantica, una storia che avesse come <strong>protagonista maschile un rugbista</strong> ed una <strong>donna comune </strong>completamente digiuna di rugby.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="alignright  wp-image-2573" src="http://www.fulmicotone.com/files/2012/05/sabrina-225x300.jpg" alt="" width="180" height="240" />Da lì le idee si sono acavallate una dietro l&#8217;altra, a cascata. <em>Un amore ovale</em> è il mio personalissimo <strong>omaggio al Rugby</strong> ed al mondo che circonda questo sport per fortuna ancora abbastanza incontaminato. Uno sport duro, che non perdona, ma per niente violento, nonostante le apparenze. Uno sport dove lo spirito di squadra, il rispetto per l’avversario, la dedizione, la correttezza sono <strong>valori</strong> fondamentali. <em>Un amore ovale</em> è un omaggio a questi <strong>splendidi atleti</strong>: per la stragrate maggioranza uomini comuni che non si atteggiano a star, uomini che hanno vite semplici, che non si innamorano delle veline, che vivono il loro momento di gloria nella quotidianità di una vita normale.</p>
<p style="text-align: justify">Volevo descrivere il Mondo Ovale attraverso<strong> il punto di vista di lei</strong>, a volte <strong>irriverente e spesso comico</strong>; volevo una storia semplice, attuale, senza tante complicazioni, romantica, passionale, con momenti piccanti e con momenti esilaranti.<strong> Fosca</strong> e <strong>Leif</strong>, i due protagonisti, sono nati così, poi si sono evoluti, hanno preso vita, hanno creato quasi da soli tutti i momenti della loro storia che si svolge in<strong> Galles</strong>. Perchè il Galles? <em>Beh</em>, perchè lì il <strong>Rugby è quasi una religione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">In breve, la storia. Dopo un lungo matrimonio, Fosca si separa dall’affermato e ricco avvocato Leonard Kenneth che ha sposato giovanissima: dieci lunghi anni in una gabbia dorata ed ora, finalmente libera, riprende le fila della sua vita per ricominciare tutto d’accapo. Lascia, così, la sua città natale, Londra, e si trasferisce a Newbridge (nome di fantasia) dove vivono i suoi amici di sempre, Anna e Matt.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Fosca </strong>è una trentenne goffa, la cui sfrenata propensione alle brutte figure la catapulta spesso in situazioni di una comicità imbarazzante. Suo malgrado e quasi a forza si ritroverà proiettata nel mondo del rugby dove c’è <strong>Leif </strong>ad attenderla: un giocatore professionista dalla personalità decisa e diretta &#8211; un semidio agli occhi di Fosca &#8211; che si innamorerà irrimediabilmente di lei.</p>
<p style="text-align: justify">Questa è la loro storia fatta di momenti comici, di situazioni esilaranti, ma anche di un’intensa passione. Lungo il cammino non mancheranno gli ostacoli, perché Fosca<strong> non è perfetta</strong>, tutt’altro; è una donna come tante <strong>con paure e dubbi</strong>, ben lontana quindi dal classico modello di eroina da romanzo e forse per questo così vicina a noi che a volte ci comportiamo da Wonder Woman, ma dentro siamo ancora fragili ed insicure. Fosca vuole comunque una seconda occasione, vuole questo amore meraviglioso e Leif non si lascerà sfuggire la<strong> “la sua piccola donna”</strong>: andrà avanti a testa bassa pronto a placcare la vita proprio come se fosse su un campo da rugby.</p>
<p style="text-align: justify"><em>«Vedi di spiegarmi qualcosa mentre giocano perché io non ne so assolutamente nulla» si raccomandò.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Osservò i rugbysti. Era abituata ad avere sotto gli occhi Matthew tutti i giorni, ma vederne trenta così ben piazzati in una sola volta era decisamente un bel colpo d’occhio! Con quelle magliette attillate e quei pantaloncini corti erano decisamente notevoli! Per lei era un “panorama” insolito. Si agitò sul sedile, a disagio. Colpa della sua lunga reclusione monacale, pensò, per cui ora si ritrovava a sbavare come un bulldog per qualche muscolo in più; si stava comportando come una vecchia zitella illibata.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Notò gomiti, braccia, polsi o cosce già fasciati  da bende bianche come se fossero reduci  da un precedente infortunio, particolare che rendeva il loro aspetto più rude e selvaggio. Che si fossero già pestati nello spogliatoio? Si chiese, ed inoltre quel cipiglio da antichi guerrieri non aiutava in alcun modo il suo self control.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>«Dov’è il vostro amico… quel… come si chiama, Leif Owens?»</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Pur sforzandosi non ne scorgeva uno particolarmente orrendo come si era immaginata.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>«È là » Anna glielo indicò «quello con il caschetto.»</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>L’atleta che le aveva indicato era lontano rispetto a loro, ma anche da quella distanza notò che era molto alto ed aveva un fisico muscoloso e perfetto.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Senza accorgersene Fosca rimase con la bocca a forma di “O” maiuscola.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>«Un metro e novantotto per centodieci chili» precisò Matthew.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>A quel punto le cadde la mandibola.</em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Mi sono divertita tantissimo a scrivere questo romanzo</strong> e nel mio cuore covavo il grande desiderio che altri potessero divertirsi in eguale misura a leggerla. Quasi non ci speravo, era un sogno, il sogno di una vita. Poi un giorno ho comprato <a title="Rugby Love" href="http://www.facebook.com/pages/RUGBY-LOVE/217071091314" target="_blank"><strong>Rugby Love</strong></a> di Marco Turchetto, ho inviato il manoscritto alla stessa Casa Editrice di questo delizioso libro&#8230; poi ho sperato. Nel sito della <a title="A.Car Edizioni" href="http://www.edizioniacar.it/" target="_blank"><strong>A.Car Edizioni</strong></a> c&#8217;è scritto che &#8220;<strong><em>la pubblicazione di un libro è la realizzazione di un sogno</em></strong>&#8221; ed è vero; hanno reso tangibile il mio sogno. Grazie per questa splendida opportunità. <strong>Ora Fosca e Leif sono vivi.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<div id="attachment_2559" class="wp-caption aligncenter" style="width: 212px"><img class=" wp-image-2559 " src="http://www.fulmicotone.com/files/2012/05/un-amore-ovale-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" /><p class="wp-caption-text">Un amore ovale</p></div>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/kjOoXKAdzvf_d1atAEUlyDPvpR4/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/kjOoXKAdzvf_d1atAEUlyDPvpR4/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/kjOoXKAdzvf_d1atAEUlyDPvpR4/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/kjOoXKAdzvf_d1atAEUlyDPvpR4/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Scegli tu il calciatore migliore e vai a premiarlo con Tim</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 13:59:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avete presente quando il luned&#236; ci si fionda in edicola a comprare il giornale per leggere le pagelle delle partite della Serie A sul proprio quotidiano di riferimento (per me, che sono interista, &#232; ancora la Gazzetta, per altri &#232; Tuttosport o il Corriere dello Sport&#8230;)? Vi siete mai ritrovati a pensare che il giornalista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img src="http://stat.ebuzzing.com/stats/46527_5386_632515_19020_12768_1.jpg" border="0" style="width:0px;height:0px" /></div>
<p style="text-align: justify">
	Avete presente quando il luned&igrave; ci si fionda in edicola a comprare il giornale per leggere le <strong>pagelle delle partite della Serie A</strong> sul proprio quotidiano di riferimento (per me, che sono interista, &egrave; ancora la <em>Gazzetta</em>, per altri &egrave; <em>Tuttosport</em> o il <em>Corriere dello Sport</em>&#8230;)? Vi siete mai ritrovati a pensare che il giornalista non c&#039;ha capito nulla? Che i <strong>voti</strong> erano messi un po&#039; cos&igrave;, diciamo, con i piedi?</p>
<p style="text-align: justify">
	A me purtroppo succede spesso. Un esempio (uno solo, ma ce ne sarebbero tanti): quando <strong>Milito</strong> (ve l&#039;ho detto che sono interista) segn&ograve; quattro gol al Palermo sotto la neve, a febbraio, uno di destro, uno di sinistro, uno su rigore e uno dribblando il portiere, e un giornale diede mezzo voto in pi&ugrave; a <strong>Miccoli</strong>&#8230; non la presi benissimo (s&igrave; vabb&egrave;, anche Miccoli non aveva giocato male).</p>
<p style="text-align: justify">
	<img alt="" class="alignright  wp-image-2540" src="http://www.fulmicotone.com/files/2012/04/tim_1-200x300.png" style="width: 144px;height: 216px;float: right" />Ora, io non posso scrivere i voti per la <em>Gazzetta</em> n&eacute; per nessun altro quotidiano. Per&ograve; ho trovato un modo per, diciamo cos&igrave;, sfogarmi: partecipare all&#039;iniziativa di Telecom Italia <strong><a rel="nofollow" href="http://www.ebuzzing.it/rd/46527_5386_632515_19020_12768_80177/https://www.facebook.com/TimOfficialPage?sk=app_197986166957220" target="_blank">&quot;Premia il Migliore</a>&quot;</strong>, che permette di scegliere ogni settimana il miglior calciatore del turno di campionato, ruolo per ruolo, e il gol pi&ugrave; bello. La scelta &egrave; ristretta a<strong> tre giocatori</strong>, proposti in base all&#039;indice di valutazione Panini, e a tre gol. Inoltre, si pu&ograve; votare il miglior giocatore del mese, sempre scegliendo tra tre.</p>
<p style="text-align: justify">
	Per votare bisogna andare sulla <a rel="nofollow" href="http://www.ebuzzing.it/rd/46527_5386_632515_19020_12768_80177/https://www.facebook.com/TimOfficialPage?sk=app_197986166957220" target="_blank"><strong>Tim Official Page</strong></a> di Facebook, diventare fan, registrarsi e votare il prescelto. Tim organizza ogni settimana delle <strong>estrazioni</strong> tra chi partecipa, con in palio <strong>biglietti in tribuna</strong>, <strong>palloni ufficiali</strong> della <a rel="nofollow" href="http://www.ebuzzing.it/rd/46527_5386_632515_19020_12768_80177/https://www.facebook.com/TimOfficialPage?sk=app_197986166957220" target="_blank">Serie A TIM</a> e <strong>magliette</strong> di un club a scelta.</p>
<p style="text-align: justify">
	<img alt="" class="alignleft  wp-image-2539" src="http://www.fulmicotone.com/files/2012/04/Ibra-300x225.jpg" style="width: 162px;height: 122px;float: left" />C&#039;&egrave; di pi&ugrave;: chi, oltre a partecipare, ha anche una tariffa telefonica<br />
	<a rel="nofollow" href="http://www.ebuzzing.it/rd/46527_5386_632515_19020_12768_80177/https://www.facebook.com/TimOfficialPage?sk=app_197986166957220" target="_blank"> TIM Young</a> pu&ograve; essere estratto per andare personalmente a <strong>consegnare il premio</strong> al miglior calciatore e al miglior allenatore della Serie A.</p>
<p style="text-align: justify">
	<img alt="" class="alignright  wp-image-2541" src="http://www.fulmicotone.com/files/2012/04/di-natale-300x225.jpg" style="width: 162px;height: 122px;float: right" />Giusto per farvi un&#039;idea, vi dico <strong>cosa ho votato io alla 31ma giornata</strong>. Miglior gol: Mauri (questa era facile!). Miglior portiere: Gillet. Miglior difensore: Lucarelli. Miglior centrocampista: Asamoah. Miglior attaccante: Destro. Miglior giocatore del mese: Pirlo. Miglior allenatore del mese: Montella.</p>
<p style="text-align: justify">
	<strong>Che dite siete d&#039;accordo?</strong> Del resto, &egrave; gi&agrave; tempo di votare di nuovo&#8230;</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	<a rel="nofollow" href="http://www.ebuzzing.it/rd/46527_5386_632515_19020_12768_80177/https://www.facebook.com/TimOfficialPage?sk=app_197986166957220" target="_blank"> </a><br />
	&nbsp;</p>
<p><iframe width="435" height="245" src="http://www.youtube.com/embed/DvOKIMoo7Ok?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<div class="ebuzzing_box">
</div>
<p>
	<a rel="nofollow" href="http://www.ebuzzing.it" target="_blank"><i>Articolo sponsorizzato</i></a></p>
<p><a href="http://www.ebuzzing.it" rel="nofollow" class="wikio-widget-ebmini">Viral video by ebuzzing</a>                                </p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/CVr7ndN-n2dpN5lllDEipCbNdPM/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/CVr7ndN-n2dpN5lllDEipCbNdPM/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/CVr7ndN-n2dpN5lllDEipCbNdPM/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/CVr7ndN-n2dpN5lllDEipCbNdPM/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Super 15: la fiera dell’eccesso</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 10:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabrina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutti matti per il Super 15, letteralmente. Il più bel campionato di rugby al mondo: adrenalinico, divertente, sorprendente. Ci fa strabuzzare gli occhi, ci tiene attaccati ad un filo, ci fa mancare il fiato, ci fa sentire come  la pallina sbatacchiata qui e là dentro un flipper. Esilarante. Sì, il Super Rugby è anche questo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Tutti matti per il <strong><a title="Leggi &quot;Matti per il Super 15&quot; su IlGrilloTalpa.com" href="http://ilgrillotalpa.com/2012/02/17/matti-per-il-super-rugby-uno-spazio-tutto-down-under-per-la-nba-ovale/" target="_blank">Super 15</a></strong>, letteralmente. <strong>Il</strong> <strong>più bel campionato di rugby al mondo</strong>: adrenalinico, divertente, sorprendente. Ci fa strabuzzare gli occhi, ci tiene attaccati ad un filo, ci fa mancare il fiato, ci fa sentire come  la pallina sbatacchiata qui e là dentro un flipper.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Esilarante</strong>. Sì, il Super Rugby è anche questo, grazie alla bravura ed alla simpatia di <em>speakers</em> del calibro di <strong>Antonio Raimondi</strong> e <strong>Vittorio Munari</strong> che spesso e volentieri ci fanno sganasciare dalle risate con i loro commenti.</p>
<p style="text-align: justify">Non si può fare altrimenti e non è colpa loro se <strong>ci scappa la risata</strong> nel bel mezzo di un’impegnativa serie di raggruppamenti o durante un <em>off load</em> o persino durante l’esecuzione di un calcio piazzato. I nostri amati beniamini <strong>trovano un terreno parecchio fertile</strong> ed un’infinità di spunti. Il Super 15 non possiede la grazia affettata che trasuda dallo <strong>Stade Français</strong>, è più <strong>grezzo</strong> e sì, diciamolo, un po’ più <strong>tamarro</strong> ed è per questo che ci diverte.</p>
<p style="text-align: justify">Se siamo rimasti scioccati davanti al rosa confetto delle divise della squadra parigina, beh, non sapevamo ancora cosa ci avrebbero propinato i <strong>Reds</strong> australiani. La <strong>nuova maglietta</strong> creata per un’iniziativa benefica – <a title="&quot;Reds for Africa&quot;" href="http://www.redsrugby.com.au/Reds/RedsForAfrica.aspx" target="_blank">“Reds for Africa”</a>– vorrebbe essere un <strong>maculato</strong> che si adatta ai colori della squadra, il rosso appunto. Alzi la mano chi non ha pensato invece a <strong>tante boccucce rosse</strong> sparpagliate fittamente sul petto e sulla schiena del giocatore; ogni volta che la vedo mi pare di sentire l’eco di un’infinità di <em>“pciù pciù”</em> propinati da tante labbrucce cosparse da una generosa dose di rossetto cremisi. Come si fa a non ridere, dico io?</p>
<div id="attachment_2519" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><img class="size-full wp-image-2519" src="http://www.fulmicotone.com/files/2012/04/super15_2012_4_pre-anteprima-600x399-5997121.jpg" alt="" width="600" height="399" /><p class="wp-caption-text">Quaid e la maglietta con le boccucce</p></div>
<p style="text-align: justify">Per non parlare dei <strong>piedini misura 50</strong> di <strong>Morne Steyn</strong> fasciati da <strong>vezzose scarpette chiodate rosa</strong>. Il re della potente pedata, come dice Munari, le deve aver <strong>rubate ad un elefantino rosa</strong>; così nel bel mezzo di un calcio piazzato che meriterebbe un religioso silenzio ci scappa la risata divertita, se non addirittura sguaiata.</p>
<div id="attachment_2518" class="wp-caption aligncenter" style="width: 604px"><img class="size-full wp-image-2518" src="http://www.fulmicotone.com/files/2012/04/Morne-Steyn.jpg" alt="" width="594" height="431" /><p class="wp-caption-text">Morne Steyn e le sue scarpette rosa</p></div>
<p style="text-align: justify">Il Super 15 è anche la <strong>“Sagra del muscolo”</strong>, dove <em>muscolo</em> <strong>non sta a cozza</strong> bensì a quei <strong>rigonfiamenti anatomici</strong> che straripano dalle magliette e dai pantaloncini tanto da farci dubitare che la maggior parte di ciò che vediamo non sia ancora stata catalogata nel testi di anatomia umana. Sarà l’aria? Sarà l’alimentazione? Boh! Secondo me il <strong>vincitore del trofeo di “Mister Muscolo”</strong> va <strong>Pierre Spies</strong> e tengo a precisare che per Mr. Muscolo non intendo il liquido stura tubature dei lavandini, anche se a guardarlo l’effetto è più o meno lo stesso poiché il tubo catodico che collega l’occhio al cervello si stura immediatamente facendoci acquistare le diottrie mancanti.</p>
<div id="attachment_2520" class="wp-caption aligncenter" style="width: 406px"><img class="size-full wp-image-2520" src="http://www.fulmicotone.com/files/2012/04/pIERRE-sPIES.jpg" alt="" width="396" height="594" /><p class="wp-caption-text">Spies durante una scampagnata in compagnia dei suoi pesetti</p></div>
<p style="text-align: justify">Ragazzi, la <strong>circonferenza dei suoi bicipiti</strong> è a dir poco <strong>inquietante</strong>! Mi chiedo se faccia più fatica a sollevare pesi  o a portarsi dietro le braccia. Una cosa è certa: Vittorio Munari dice che <strong>le camicie di Spies sono sempre sotto tensione</strong> e che la trama in zona bicipiti vive nel costante terrore di essere strappata. <em>Ah, ah! Parole sante!</em> Ecco svelato un metodo per rendere stuzzicante la noiosa esistenza di un banale camicia.</p>
<p style="text-align: justify">In questo avvincente campionato ce n’è per i Santi ed i Beati e <strong>pure i maschietti possono “rifarsi gli occhi”</strong> perché <strong>le cheerleader offrono un notevole spettacolo, </strong>specialmente quelle degli<strong> Sharks</strong>. Guardare per credere ed attenti alle coronarie.</p>
<div id="attachment_2521" class="wp-caption aligncenter" style="width: 330px"><img class="size-full wp-image-2521" src="http://www.fulmicotone.com/files/2012/04/CHEERLEADERS.jpg" alt="" width="320" height="214" /><p class="wp-caption-text">Cheerleaders degli Sharks</p></div>
<p style="text-align: justify">E se queste, sempre <strong>a detta del grande Vittorio</strong>, “si fanno un balletto prima di un calcio piazzato” il cui esito è ancora incerto, <em><strong>“cosa faranno se realizzano una meta?”</strong></em> Non oso pensarlo, o meglio, tutti sperano di vederlo.</p>
<p style="text-align: justify">Allora, vai con il Super Rugby! <strong>Vai con gli autoscontri!</strong></p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/wfxR-mdYsdxZutKiwj_4wnQr0tI/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/wfxR-mdYsdxZutKiwj_4wnQr0tI/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
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		<title>Una spinta per Kathrine Switzer, la prima donna a correre la Boston Marathon</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 17:26:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabrina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
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		<description><![CDATA[La storia di Kathrine Switzer la maratoneta che, come Dorando Pietri, divenne famosa per una spinta. Una spinta per andare avanti Spinta nel senso di raccomandazione? No. Qui di si tratta di “spinta” in senso puramente fisico, in poche parole un bello spintone. Una spinta che ottenne ben altri risultati perché andò ad alimentare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>La storia di Kathrine Switzer la maratoneta che, come <a title="Dorando Pietri" href="http://www.fulmicotone.com/altri-sport/atletica/dorando-pietri-il-pasticciere-entrato-nella-storia-delle-olimpiadi/">Dorando Pietri</a>, divenne famosa per una spinta.</em></p>
</blockquote>
<h2 style="text-align: justify;">Una spinta per andare avanti</h2>
<p style="text-align: justify;">Spinta nel senso di raccomandazione? No. Qui di si tratta di<strong> “spinta” in senso puramente fisico</strong>, in poche parole <strong>un bello spintone</strong>. Una spinta che ottenne ben altri risultati perché andò ad alimentare il desiderio interiore di andare avanti, di <strong>superare limiti</strong> ed ostacoli creati dalle <strong>convenzioni sociali</strong>, da un pensiero radicato che voleva <strong>le donne escluse dalla maratona</strong> perché ritenute <strong>non idonee</strong> a conseguire risultati che, così si credeva, solo gli uomini potevano ottenere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bersaglio della famosa spinta fu <a title="Kathrine Switzer" href="http://www.kathrineswitzer.com/index.shtml" target="_blank">Kathrine Switzer</a> (5 gennaio 1947) la <strong>prima donn</strong>a che corse, nel <strong>1967</strong>, la <a title="Boston Marathon" href="http://www.baa.org/" target="_blank">Boston Marathon</a> in <strong>4 ore e 20</strong> minuti.</p>
<div id="attachment_2501" class="wp-caption aligncenter" style="width: 277px"><img class="size-medium wp-image-2501" src="http://www.fulmicotone.com/files/2012/03/KathrineSwitzer-267x300.jpg" alt="" width="267" height="300" /><p class="wp-caption-text">Kathrine Switzer</p></div>
<p style="text-align: justify;">La Boston Marathon si disputa tutti gli anni<strong> dal 19 aprile 1897</strong>, ed esattamente <strong>il terzo lunedì di aprile</strong> durante il <em>Patriot’s Day</em>, la tradizionale festività del Massachusetts che celebra l’inizio della rivoluzione americana. Negli anni <strong>‘60 le donne non erano ammesse</strong> a questo evento sportivo <strong>perché giudicate inadatte a correre lunghe distanze</strong>, quindi – anche se può sembrare assurdo – non era permesso loro di iscriversi. <strong>Kathrine Switzer non la pensava così</strong>. La sua partecipazione scatenò un <strong>autentico putiferio</strong>: una <strong>battaglia di spintoni</strong>. Fatti che sono passati alla storia perché <strong>rovesciarono la tradizione maschilista</strong> di questo evento e del mondo sportivo in generale.</p>
<p>Questa è la sua storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Sin da giovanissima <strong>Kathrine ricevette “spinte” appropriate</strong>. A dodici anni, come tante adolescenti americane, voleva fare la cheerleader; era un modo per farsi notare e magari rimediare, con un po’ di fortuna, nientepopodimeno che un appuntamento con il capitano della squadra di football della scuola. Quando espresse il proprio intento ai genitori essi <strong>reagirono in modo veramente inconsueto</strong> per l’epoca; il padre le fece notate che <strong>nella vita bisogna essere attori</strong> e non semplici spettatori, quindi <strong>era molto meglio praticare uno sport</strong> ed avere qualcuno che facesse il tifo per lei. Incoraggiata da entrambi i genitori a <strong>sottrarsi al ruolo tradizionalmente assegnato ad una donna</strong>, Kathrine cominciò a giocare ad <strong>hockey su prato</strong> e poiché <strong>amava correre</strong>, scelse questo tipo di allenamento per poter essere in forma per lo sport che aveva scelto di praticare. Nel <strong>1959</strong> nessuna ragazza andava a correre per strada, <strong>nessuna ragazza correva 3 miglia al giorno</strong>! Ma lei sì.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si iscrisse al <strong>Lynchburg Colleg</strong>e, in Virginia, continuò a giocare ad hockey su prato, ma<strong> l’atteggiamento delle sue compagne di squadra la indispettiva</strong>: a loro non interessava lo sport e vincere o perdere non aveva alcuna importanza, Kathrine invece prendeva tutto molto sul serio. A quei tempi, ancora giovanissima, oltre il consueto allenamento di hockey <strong>andava a correre ogni giorno</strong>. Questa sua abitudine fu notata dal coach della squadra maschile di corsa il quale le chiese se era disposta ad allenarsi con il suo team avevano bisogno di un altro elemento per poter partecipare ad una gara importante e lei faceva esattamente al caso loro. La giovane Kathrine <strong>non se lo fece dire due volte. </strong>Quando si venne a sapere che <strong>una ragazza avrebbe fatto parte della squadra maschile</strong>, nel College – roccaforte del pensiero cattolico &#8211; <strong>si scatenò l’inferno</strong>. Una donna osava correre con gli uomini! <strong>Era un autentico scandalo</strong>. Kathrine stava sfidando le convenzioni sociali, si spingeva al di là di limiti ben precisi, apertamente, per cui <strong>si guadagnò persino qualche non proprio velata minaccia scritta</strong>. Ricevette alcune lettere in cui si diceva che <strong>Dio l’avrebbe fulminata per aver osato tanto!</strong> Sembra un episodio da caccia alle streghe, ma negli anni ’60 anche negli Stati Uniti era impensabile per una donna intraprendere la carriera sportiva in discipline che erano indiscusso territorio maschile.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo questo episodio, con grande rammarico, Kathrine Switzer si rese conto che dopo il College <strong>l’unica strada in ambito sportivo che poteva intraprendere era quella del giornalismo</strong>. Scrivere era un’altra sua passione, così <strong>si iscrisse all’Università di Syracuse</strong> decisa a realizzare il suo sogno: se non poteva diventare un’atleta, <strong>sarebbe diventata una giornalista sportiva</strong>. <strong>Correre era il suo primo amore, il momento magico delle sue giornate, la sua arma segreta.</strong> E così, anche all’università continuò con il suo personale allenamento giornaliero, anzi una volta a Syracuse <strong>chiese di essere ammessa agli allenamenti del team maschile</strong>… almeno sino a quando non ci fosse stata una squadra femminile, cosa che lei sperava un giorno potesse accadere. Kathrine racconta che il coach la fissò interdetto per alcuni secondi, quindi esordì: <em>“E’ da 30 anni che faccio l’allenatore e mai prima d’ora una studentessa mi aveva rivolto una simile richiesta. Non posso farti partecipare alle gare perché è contro il regolamento, ma sei la benvenuta.” </em>Fortuna? Forse. Molto più probabilmente la determinazione di Kathrine incontrò la sensibilità di qualcuno che non dava alla parola “sport” un genere femminile o maschile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 1966</strong> Kathrine incontrò <strong>una persona che fu determinante</strong> per il suo futuro: <strong>Arnie Briggs</strong>, il postino dell’Università, un maratoneta che aveva già partecipato a ben <strong>15 edizioni</strong> della Boston Marathon. Apprezzandone la determinazione e le capacità l’uomo non esitò a porre Kathrine sotto la sua ala protettrice e <strong>ne divenne il mentore</strong>. A soli <strong>19 anni</strong> la Switzer era una ragazza determinata e coraggiosa. <strong>In inverno</strong>, quando i ragazzi si allenavano al chiuso, poiché a lei non era concesso stare con loro, <strong>correva per 6 o 10 miglia ogni sera</strong>, <strong>indipendentemente dalle condizioni atmosferiche</strong>. Fu durante una di queste corse serali, una sera particolarmente fredda e nevosa, che espresse ad Arnie Briggs il <strong>desiderio di partecipare alla Maratona di Boston</strong>: se riusciva a correre per 10 miglia poteva correrne tranquillamente 26. Inizialmente l’uomo non prese sul serio l’intenzione della ragazza: la Boston Marathon era preclusa alle donne, la sua era una richiesta a dir poco inconsueta. Ma davanti alla determinazione di Kathrine si arrese: <strong>se c’era una donna in grado di correre la maratona, beh, era lei</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo passo era fatto: <strong>Kathrine aveva un coach ed un traguardo ben preciso da raggiungere</strong>. Lavorò duramente, faticò, fu difficile, ma infine <strong>riuscì a coprire la distanza di 26,2 miglia</strong>. Non soddisfatta e poiché voleva essere assolutamente sicura, <strong>aggiunse altre 5 miglia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando venne il momento di iscriversi la Switzer pensava di farlo<strong> in forma anonima</strong> come aveva fatto un anno prima <a title="Bobbi Gibb" href="http://www.bobbigibb.com/" target="_blank">Bobbi Gibb</a>, ma <strong>Arnie contestò la sua scelta</strong>: quella era una gara seria e lei era un’atleta seria, quindi <strong>avrebbe fatto una regolare iscrizione</strong>. Così fu.<strong> Si registrò come “K.V. Switzer”</strong> perché aveva sempre firmato così; sin da bambina voleva diventare una scrittrice e firmarsi con le sole iniziali del nome come facevano autori conosciuti le era sempre sembrato molto stravagante. Quella era semplicemente la sua firma e <strong>la cosa passò totalmente inosservata.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una sera, pochi giorni prima della gara, disse al suo ragazzo, Tom Miller, che si era iscritta alla Boston Marathon; <strong>la notizia suscitò l’ilarità del ragazzo</strong>: se lei riusciva a correre per oltre 26 miglia, beh, <strong>l’avrebbe fatto anche lui</strong>, non gli mancava certo il fisico considerati i suoi <strong>106 chili</strong>. Era o non era un lanciatore di martello? Aveva forza da vendere. Per dimostrarglielo <strong>corse, quella sera stessa, per ben 9 miglia</strong> dichiarando subito dopo che a quel punto anche lui era pronto. Fu così che <strong>Kathrine, Arnie e Tom Miller partirono per Boston</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La Swtizer ricorda che<strong> il giorno della gara il tempo era pessimo</strong>: nevischiava, tirava vento e faceva freddo. Quando indossò la pettorina con il numero <strong>molti corridori intorno a lei notarono che era una donna e si congratularono</strong>, ciò fu estremamente eccitante e <strong>lei ne fu felice</strong>: stava facendo la cosa giusta. Kathrine, Arnie, Tom Miller e John Leonard, un compagno di università, formavano un piccolo gruppo: il loro piano era di rimanere uniti, ma se qualcuno voleva staccarsi dai compagni si sarebbero rivisti al traguardo. Un pullman di giornalisti seguiva i concorrenti e <strong>a bordo vi era il direttore di gara Jock Semple</strong>, a tutti noto per il suo <strong>temperamento rissoso</strong>. I concorrenti avevano percorso quattro miglia quando <strong>i fotografi si accorsero che una donna stava correndo in mezzo ad una moltitudine di uomini</strong> e cominciarono a gridare: <em>“C’è una ragazza!”</em>, quindi si precipitarono di fronte al gruppo e <strong>cominciarono a scattare foto</strong>. Kathrine era così orgogliosa di se stessa con la capigliatura svolazzante e quel velo di rossetto che per fortuna non aveva dimenticato di mettere!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Jock Semple</strong>, indignato, <strong>balzò giù dal pullman</strong> e, furioso, le corse dietro. L’afferrò per le spalle e <strong>la spinse con il chiaro intento di gettarla da parte</strong>, urlando: <em>“Vattene dalla mia gara e dammi la pettorina!</em>”. Kathrine si spaventò a morte e cercò di sottrarsi a quell’assalto, ma<strong> lui la tratteneva per la maglia</strong>. <strong>Era un incubo</strong>.</p>
<div id="attachment_2503" class="wp-caption aligncenter" style="width: 415px"><img class=" wp-image-2503" src="http://www.fulmicotone.com/files/2012/03/rag-spinge-via-il-giudice-300x130.jpg" alt="" width="405" height="167" /><p class="wp-caption-text">Kathrine spintonata da J.Semple - Arnie e Tom intervengono</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_2511" class="wp-caption aligncenter" style="width: 590px"><img class="size-full wp-image-2511   " title="maratona-kathrine-switzer" src="http://www.fulmicotone.com/files/2012/03/maratona-kathrine-switzer.jpg" alt="" width="580" height="389" /><p class="wp-caption-text">Kathrine Switzer viene spinta da Jock Semple, Arnie Briggs cerca di allontanarlo</p></div>
<div id="attachment_2502" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-2502 " src="http://www.fulmicotone.com/files/2012/03/Switzer_Boston-300x294.jpg" alt="" width="300" height="294" /><p class="wp-caption-text">Kathrine viene difesa anche dal Tom</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Arnie Briggs cercò di spingerlo</strong> via, ma fallì, allora <strong>Tom</strong>, il suo ragazzo di 106 chili &#8211; il lanciatore di martello &#8211; <strong>lo placcò, letteralmente, facendolo finire a gambe all’aria</strong>. Avere un fidanzato forzuto è veramente un&#8217;ottima cosa!</p>
<p style="text-align: justify;">In un primo momento <strong>Kathrine pensò che lo avesse ucciso</strong>, era scioccata e non sapeva cosa fare, ma Arnie le urlò: <em>“Run like hell!”</em> e <strong>lei lo fece</strong>. Il resto è storia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La sua partecipazione</strong> alla maratona del 1967 <strong>passò come non ufficiale</strong> nonostante la Switzer avesse ottenuto un tempo di <strong>4:20:0</strong>0, ma <strong>la vicenda fece comunque il giro del mondo</strong>. Per Kathrine Switzer quello <strong>fu un autentico trampolino di lancio</strong>: quella spinta brutale e la delusione di non essere stata riconosciuta ufficialmente come partecipante alla maratona <strong>le diedero l’input di andare avanti</strong> per <strong>abbattere tutte le barriere</strong> che si frapponevano fra lei e la realizzazione del suo sogno. <strong>Usò la propria esperienza</strong> per fare in modo che le donne che volevano partecipare a quel tipo di competizioni non incontrassero gli ostacoli che aveva incontrato lei. La prima cosa che fece fu creare all’Università il <strong>Syracuse Track Club</strong> ed incoraggiare le altre <strong>ragazze a farne parte</strong>: voleva fare in modo che le donne fossero <strong>completamente accettate ed ammesse nel mondo dello sport</strong>. Partecipò altre otto volte alla <strong>Boston Marathon</strong>, poi, finalmente, arrivò la vittoria: <strong>nel 1974 vinse la competizione con un tempo di 2:51</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Kathrine Switzer divenne <strong>giornalista sportiva</strong>, tutt’ora è <strong>commentatrice televisiva, esperta di fitness e scrittrice</strong>, nella sua carriera ha creato programmi in <strong>27 Paesi</strong> che hanno portato all<strong>’inserimento delle donne nella maratona delle Olimpiadi</strong>, cambiando per sempre il mondo dello sport. <strong>Il suo riscatto personale è il riscatto di milioni di donne</strong>. Se oggi le donne possono giocare a <strong>calcio</strong>, a <strong>basket</strong> e persino a <strong>rugby</strong> lo devono anche a lei; quella spinta brutale si è moltiplicata in infinite spinte che ci hanno fatto balzare in avanti <strong>aprendoci le porte di sport che erano roccaforti maschili</strong>, dandoci la <strong>possibilità di misurarci con noi stesse</strong>, dandoci l’opportunità <strong>di dimostrare un aspetto sconosciuto della nostra femminilità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Nella vita ho avuto fortuna. I miei genitori ed Arnie mi hanno sempre detto che potevo fare qualsiasi cosa. Come donna non mi sono mai accontentata di giocare con le bambole o fare solo la cheerleader. Sì, mi piaceva giocare con le bambole od indossare bei vestiti, ma mi divertivo anche ad arrampicarmi sugli alberi e a fare sport. Dopo la mia esperienza a Boston, capii che vi erano milioni di donne al mondo che erano cresciute senza credere di poter superare i limiti a loro imposti. Volevo fare qualcosa per migliorare le loro vite. Ciò di cui abbiamo bisogno è il coraggio di credere in noi stesse ed andare avanti passo dopo passo.”</em></p>
<p>E’ vero, nulla è impossibile.</p>
<p>&nbsp;</p>

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<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/l2bTwTIk9wFwZbzfYw_mLOagiL0/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/l2bTwTIk9wFwZbzfYw_mLOagiL0/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Merito, sport e solidarietà: il progetto Donna Sport</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 10:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul nostro blog parliamo spesso di grandi sport di squadra. Tanto rugby, che &#232; la nostra passione, poi calcio, motori, tennis, ciclismo e atletica. Dovendo analizzare lo spazio &#34;di genere&#34; che assegniamo ai nostri pezzi, effettivamente, la percentuale rosa non &#232; molto alta. E questo &#232; un gran peccato, perch&#233; gli sport al femminile possono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img src="http://stat.ebuzzing.com/stats/41380_4943_590004_19020_12768_1.jpg" border="0" style="width:0px;height:0px" /></div>
<p style="text-align: justify">
	Sul nostro blog parliamo spesso di <strong>grandi sport di squadra</strong>. Tanto <strong>rugby</strong>, che &egrave; la nostra passione, poi calcio, motori, tennis, ciclismo e atletica. Dovendo analizzare lo spazio &quot;di genere&quot; che assegniamo ai nostri pezzi, effettivamente, la <strong>percentuale rosa </strong>non &egrave; molto alta. E questo &egrave; un gran peccato, perch&eacute; gli <strong>sport al femminile</strong> possono regalare grandi emozioni.</p>
<p style="text-align: center">
	<img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-2491" height="426" src="http://www.fulmicotone.com/files/2012/02/bracco2.jpg" width="500" /></p>
<p style="text-align: justify">
	In squadra o in solitaria, la donna atleta deve faticare molto pi&ugrave; dei colleghi uomini per<strong> vedersi riconosciuti i propri meriti</strong>. Ma dedizione, determinazione, lealt&agrave; e passione sono <strong>valori condivisi</strong>, che stanno alla base della cultura dello sport. Nel tentativo di <strong>superare il gap di attenzione mediatica</strong> che divide il mondo maschile da quello femminile, il Gruppo Bracco ha lanciato il progetto <strong><a rel="nofollow" href="http://www.ebuzzing.it/rd/41380_4943_590004_19020_12768_75027/www.donnasport.it" target="_blank">Donna Sport</a></strong>.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">
	Il <strong>gruppo <a rel="nofollow" href="http://www.ebuzzing.it/rd/41380_4943_590004_19020_12768_75027/www.donnasport.it" target="_blank">Bracco</a></strong> non &egrave; nuovo a iniziative di questo genere. Da anni <strong>incentiva lo sport femminile </strong>sostenendo alcuni club di pallavolo femminile (Pro Patria Volley Milano e Arca Pallavolo Cesano), di atletica (Camelot) e di pallacanestro (Geas). Questa bella iniziativa vuole <strong>favorire merito, sport in rosa e solidariet&agrave;</strong>. L&#039;attenzione &egrave; tutta puntata sul <strong>fattore &quot;D&quot;</strong>: quel <em>quid</em> delle donne che d&agrave; loro la forza di affrontare sfide, emergere e raggiungere grandi obiettivi, come individui e in squadra.</p>
<p style="text-align: justify">
	Quale migliore periodo della vita per stimolare la spinta propulsiva femminile se non l&#039;<strong>adolescenza</strong>? Le giovani atlete incarnano infatti questi valori nella loro forma pi&ugrave; pura, dove lo sport &egrave; divertimento e passione trascinante, che non deve per&ograve; essere in conflitto con gli affetti e l&#039;istruzione. Donna Sport, vuole&nbsp;<strong>valorizzare la figura della donna a 360&deg;</strong>: tenendo conto sia i risultati nelle discipline sportive che quelli in ambito scolastico.</p>
<p style="text-align: justify">
	<img alt="" class="alignleft size-full wp-image-2490" src="http://www.fulmicotone.com/files/2012/02/bracco1.jpg" style="width: 250px;height: 355px;float: left" /></p>
<p style="text-align: justify">
	Il progetto prevede un <strong><a rel="nofollow" href="http://www.ebuzzing.it/rd/41380_4943_590004_19020_12768_75027/www.donnasport.it" target="_blank">concorso</a></strong> per premiare le giovani atlete che sanno meglio conciliare studio e sport. L&#039;agonismo sportivo ha un <strong>forte valore educativo</strong>, che deve essere un motore per puntare sulle nuove generazioni.&nbsp;<strong>&ldquo;Donna Sport &#8211; L&rsquo;atleta pi&ugrave; brava a scuola&rdquo; </strong>offre alle <strong>tre candidate pi&ugrave; meritevoli</strong> importanti premi di grande valore formativo. La ragazza pi&ugrave; brava potr&agrave; partecipare a&nbsp;un<strong> viaggio studio in Inghilterra</strong> (nel corso delle Olimpiadi 2012), ma sono in palio anche un<strong> tablet pc </strong>e un <strong>buono acquisto di 200 euro</strong>, da spendere in libri, cd o dvd.</p>
<p style="text-align: justify">
	Le candidate hanno<strong> tra i 16 e i 20 anni</strong> e devono essere impegnate nello studio e in&nbsp;una qualsiasi disciplina sportiva federale a livello agonistico. Per partecipare, &egrave; sufficiente preparare un curriculum sportivo e scolastico, collegarsi al sito <a rel="nofollow" href="http://www.ebuzzing.it/rd/41380_4943_590004_19020_12768_75027/www.donnasport.it"><strong>www.donnasport.it</strong></a> e compilare il form del concorso <strong>entro il 13 aprile 2012</strong>. Per leggere il regolamento e tutti gli aggiornamenti su Donna Sport, visita il sito dedicato al progetto.</p>
<p style="text-align: justify">
	<strong>Passaparola:</strong> aiuta le giovani atlete che potrebbero partecipare a venire a conoscenza di questa bella opportunit&agrave;. Io avrei gi&agrave; in mente alcune <strong>possibili candidate</strong>&#8230; Sicuramente mia nipote, che da anni si impegna con la squadra di pallacanestro: &egrave; al quarto anno di liceo scientifico ed &egrave; bravissima in matematica, fisica e latino, non scende mai sotto l&#039;8. Probabilmente &egrave; grazie a questa sua <strong>intelligenza &quot;analitica&quot;</strong> che riesce a essere un <strong>ottimo <em>playmaker</em></strong>: ha sempre lo schema del gioco ben presente. Sarei proprio contenta se lei e qualche sua compagna di squadra partecipassero.</p>
<p style="text-align: justify">
	Per promuovere l&#039;iniziativa, il gruppo Bracco ha organizzato un <strong>tour nazionale</strong>, che tocca tutti i principali palazzetti dello sport d&#039;Italia. Il <a rel="nofollow" href="http://www.ebuzzing.it/rd/41380_4943_590004_19020_12768_75027/www.donnasport.it" target="_blank">tour</a> seguir&agrave; infatti le tappe principali del campionato di Basket serie A1 2011-12, con corner multimediali, che informeranno pubblico e squadre dei valori che animano il progetto Donna Sport. La prossima tappa sar&agrave; l&#039;<strong>11 marzo a Lucca</strong>, per la partita di A1&nbsp;Le Mura Lucca &ndash; Bracco Geas Sesto San Giovanni.</p>
<p style="text-align: justify">
	Le tappe del tour vogliono essere anche un momento di <strong>solidariet&agrave;</strong>. E&#039; stata infatti organizzata una raccolta fondi per la <strong>Fondazione Francesca Rava &ndash; NPH Italia Onlus</strong>, per sostenere il reparto di Maternit&agrave; e Neonatologia dell&rsquo;Ospedale pediatrico NPH Saint Damien ad Haiti. In un Paese dove il tasso di mortalit&agrave; materno e infantile &egrave; tra i pi&ugrave; alti al mondo, questa struttura ogni anno assiste 5mila mamme e i loro bambini.</p>
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