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	<title>Mauro Ginelli</title>
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	<description>Son tutti SEO con il sito degli altri</description>
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		<title>Da SEO a GEO</title>
		<link>https://www.ginelli.it/blog/2026/02/13/da-seo-a-geo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Ginelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 19:06:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SEO e GEO]]></category>
		<category><![CDATA[GEO]]></category>
		<category><![CDATA[LLM]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La rivoluzione della ricerca online con l&#8217;intelligenza artificiale Per oltre 20 anni la SEO Ã¨ stata sinonimo di una gara a posizionarsi in prima pagina sui motori di ricerca. E, guardando al mondo occidentale e all&#8217;Italia in particolare, questo ha significato concentrarsi sui primi posti su Google. Bing, Yahoo, DuckDuckGo e tutti gli altri? SÃ¬, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ginelli.it/blog/2026/02/13/da-seo-a-geo/">Da SEO a GEO</a> proviene da <a href="https://www.ginelli.it">Mauro Ginelli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">La rivoluzione della ricerca online con l&#8217;intelligenza artificiale</h2>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/seo-geo.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/seo-geo.jpg" alt="" class="wp-image-999" srcset="https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/seo-geo.jpg 1024w, https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/seo-geo-300x300.jpg 300w, https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/seo-geo-150x150.jpg 150w, https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/seo-geo-768x768.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Per oltre 20 anni la SEO Ã¨ stata sinonimo di una gara a posizionarsi in prima pagina sui motori di ricerca. E, guardando al mondo occidentale e all&#8217;Italia in particolare, questo ha significato concentrarsi sui primi posti su Google. Bing, Yahoo, DuckDuckGo e tutti gli altri? SÃ¬, ma senza badarci troppo&#8230;</p>



<p>Ho deciso di riprendere a scrivere e (provare ad) aggiornare questo blog perchÃ© oggi il gioco Ã¨ cambiato davvero, in modo sostanziale e sotto gli occhi di tutti.</p>





<p>Lâ€<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />avvento della <strong>ricerca generativa</strong> supportata dall&#8217;AI sta ridisegnando le regole: per chi ha un contenuto online, <strong>non si tratta piÃ¹ solo di farsi trovare</strong>, ma di <strong>diventare parte integrante della risposta</strong>.</p>



<p>Google Search Generative Experience (SGE) con AI Overview (<a href="https://blog.google/intl/it-it/prodotti/arriva-ai-overview-anche-in-italia/">in Italia da fine marzo 2025</a>), ma soprattutto i Modelli Linguistici di Grandi Dimensioni (Large Language Model, meglio conosciuti con l&#8217;acronimo LLM) come <a href="https://chatgpt.com/">ChatGPT</a>, <a href="https://www.perplexity.ai/">Perplexity</a>, <a href="https://copilot.microsoft.com/">Copilot</a>, <a href="https://claude.ai/">Claude</a> e gli altri sistemi di AI stanno stanno ridefinendo il modo in cui le informazioni vengono cercate e consumate, portando al centro lâ€<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><strong>esperienza conversazionale e sintetica</strong>.</p>



<p>In questo nuovo scenario, <strong>il primo posto organico nelle SERP di Google non basta piÃ¹</strong> e le aziende di ogni settore e dimensione devono far fronte a questo cambiamento epocale, destinato a rivoluzionare le strategie di <strong>gestione della visibilitÃ </strong> nei luoghi virtuali dove gli utenti cercano risposte ai propri bisogni informativi.</p>



<p>La SEO Ã¨ morta? No, non credo proprio, nemmeno stavolta. Al contrario, stiamo assistendo ad un cambio di paradigma che costringe a rimettersi in gioco per l&#8217;ennesima volta.<br />Questo cambio di paradigma ha implicazioni significative per i professionisti del marketing digitale e per i decisori aziendali, che devono adattare le proprie strategie per rimanere competitivi in uno scenario in rapidissima evoluzione.</p>



<p>L&#8217;integrazione dei diversi LLM nel tessuto della ricerca online sta avvenendo a una velocitÃ  sorprendente, indicando una nuova preferenza di alcuni utenti per le piattaforme basate su IA per ottenere risposte rapide e contestualmente ricche.</p>



<p>Giusto due numeri aiutano a comprendere come, nell&#8217;arco di pochi mesi dalla loro comparsa, gli strumenti di AI si siano affermati con decisione.</p>



<p><a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20251216-3">Il 32,7% degli adulti nell&#8217;UE (16-74 anni) ha usato strumenti di AI generativa nel 2025</a> per uso personale o lavorativo secondo Eurostat. </p>



<p><a href="https://www.microsoft.com/en-us/corporate-responsibility/topics/ai-economy-institute/reports/global-ai-adoption-2025/">A livello mondiale, il 16,3% della popolazione ha usato AI generativa nella seconda metÃ  del 2025</a> secondo un report di Microsoft AI Economy Institute.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosâ€<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />Ã¨ la ricerca generativa (e perchÃ© Ã¨ diversa)</h2>



<p>La ricerca generativa utilizza lâ€<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />intelligenza artificiale per <strong>sintetizzare</strong> contenuti da diverse fonti e generare <strong>una risposta unificata</strong>, spesso arricchita da elementi visivi, link e prodotti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Esempio di AI overview:</h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La query â€œcome risparmiare sull&#8217;assicurazione autoâ€ oggi puÃ² restituire su Google, <strong>per gli utenti loggati</strong>, una sintesi AI che combina consigli, citazioni da articoli, link, videoâ€¦ il tutto <strong>prima</strong> dei risultati organici e senza necessitÃ  di visitare alcun sito esterno.</p>
</blockquote>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/come-risparmiare-assicurazione-ai-overview.png"><img decoding="async" width="864" height="790" src="https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/come-risparmiare-assicurazione-ai-overview.png" alt="" class="wp-image-961" srcset="https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/come-risparmiare-assicurazione-ai-overview.png 864w, https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/come-risparmiare-assicurazione-ai-overview-300x274.png 300w, https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/come-risparmiare-assicurazione-ai-overview-768x702.png 768w" sizes="(max-width: 864px) 100vw, 864px" /></a></figure>



<p>In altre parole, la ricerca generativa non restituisce <em>dove trovare</em> lâ€<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />informazione, ma ti <em>dÃ  direttamente la risposta</em>, e lo fa <strong>citando</strong> chi reputa autorevole per rispondere alla richiesta dell&#8217;utente. Ogni informazione viene infatti arricchita con il rimando (v. icona del collegamento) alla fonte selezionata per comporre la risposta. </p>



<p>In questo senso, possiamo vedere l&#8217;evoluzione di Google che da <em>motore di ricerca</em> diventa &#8220;<em>motore di risposta</em>&#8220;, ben oltre i <em>featured snippet</em> (o <em>risultati zero</em>) a cui eravamo ormai abituati.</p>



<p>Secondo SEO.com, <a href="https://www.seo.com/ai/ai-seo-statistics/">AI Overviews appaiono in circa il 47% delle ricerche Google</a>.</p>



<p>Gli LLM stanno modificando in modo radicale la modalitÃ  con cui gli utenti interagiscono con la ricerca online. <br />Una delle modifiche piÃ¹ evidenti Ã¨ la capacitÃ  dei vari LLM di fornire <strong>risposte dirette e riassuntive</strong>, riducendo la necessitÃ  per gli utenti di visitare i siti web citati o linkati.<br />I risultati della ricerca generata da una AI vengono infatti presentati in modo diverso rispetto ai tradizionali motori di ricerca, spesso fornendo risposte concise all&#8217;interno di un&#8217;interfaccia conversazionale. <br />Inoltre, i (o gli?) LLM sono in grado di comprendere query complesse che vanno oltre le semplici parole chiave digitate o pronunciate vocalmente, permettendo agli utenti di esprimere le proprie esigenze informative in modo piÃ¹ naturale e dettagliato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Google e agentic commerce: UCP e WebMCP</h2>



<p>In questo scenario di evoluzione continua, stiamo assistendo ad ulteriori evoluzioni che saranno destinate a trasformare sempre di piÃ¹ la nostra esperienza online.</p>



<p>Google ha lanciato <strong><a href="https://blog.google/products/ads-commerce/agentic-commerce-ai-tools-protocol-retailers-platforms/">Universal Commerce Protocol</a></strong>, uno standard aperto progettato per abilitare agenti AI a compiere <strong>l&#8217;intero processo di acquisto</strong> (dalla scoperta al checkout e post-vendita) senza che l&#8217;utente debba uscire dal contesto conversazionale.</p>



<p>Questo include: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>interoperabilitÃ  tra piattaforme, sistemi di pagamento e agenti AI</li>



<li>possibilitÃ  di checkout diretto in AI Mode / Gemini Search</li>



<li>supporto per attributi di prodotto strutturati leggibili dagli agenti.</li>
</ul>



<p>E giusto l&#8217;altro giorno, sempre da Google arriva la novitÃ  di <strong><a href="https://developer.chrome.com/blog/webmcp-epp?hl=it">WebMCP</a></strong>, il nuovo protocollo di Google per le AI sul web, pensato per rendere i siti <em>comprensibili e interagibili in maniera strutturata</em> dagli agenti AI, esponendo strumenti e funzionalitÃ  in modo diretto e dichiarativo.</p>



<p>In pratica, WebMCP definisce <strong>API strutturate</strong> che consentono agli agenti AI (es. quelli integrati in un browser o in interfacce agentiche) di eseguire azioni sul sito per conto dell&#8217;utente: compilazione di form, gestione di prenotazioni, navigazioni in flussi di checkout&#8230;</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Che impatto ha la GEO sulla SEO &#8220;tradizionale&#8221;</h2>



<p>Vista dall&#8217;altro lato della barricata, cioÃ¨ da chi ha prodotto i contenuti originali che adesso le AI rielaborano, significa rischiare di assistere ad una diminuzione del traffico generato verso i siti citati o linkati, a fronte della necessitÃ  di concentrare gli sforzi per essere scelti tra le fonti citate.</p>



<p><a href="https://eightohtwo.com/2026-ai-search-behavior-study/">Il 37% dei clienti ora inizia le proprie ricerche con strumenti di intelligenza artificiale</a> anzichÃ© con Google, rimodellando il primo momento di scoperta (&#8220;first moment of discovery&#8221;).</p>



<h3 class="wp-block-heading">1. <strong>Riduzione del click-through</strong></h3>



<p>Il primo effetto Ã¨ piuttosto lampante. Le stime parlano di una <strong>diminuzione tra il 18% e il 64%</strong> dei clic organici per le query interessate da AI overview e AI Mode su Google.<br />Ad esempio, Ahrefs riporta una <a href="https://ahrefs.com/blog/ai-overviews-reduce-clicks/">riduzione del 34,5% del CTR</a> per le pagine che occupano i primi posti delle SERP di Google in cui oggi compaiono le AI Overview.</p>



<p>E questo avviene in un contesto in cui <strong>giÃ  dal 2024 il 60% delle ricerche su Google &#8220;tradizionale&#8221; terminava senza alcun clic</strong>, come stimato da <a href="https://sparktoro.com/blog/2024-zero-click-search-study-for-every-1000-us-google-searches-only-374-clicks-go-to-the-open-web-in-the-eu-its-360/">SparkToro e Datos</a>. </p>



<p>Lâ€<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />utente trova le risposte <strong>nella pagina stessa</strong> dei risultati offerti dal motore di ricerca o dall&#8217;LLM: ciÃ² che una volta era il click su un link, oggi Ã¨ unâ€<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />informazione preconfezionata, senza necessitÃ  di andare a visitare il sito citato.</p>



<p>Per chi crea contenuti, offre servizi o vende prodotti, questo significa un calo del traffico osservato (meno utenti al sito).</p>



<h3 class="wp-block-heading">2. <strong>VisibilitÃ  GEO</strong>: trust e non ranking</h3>



<p>I contenuti di valore prodotti da editori e siti di diverso genere vengono <em>rielaborati</em> dallâ€<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />AI, che li sintetizza e li riorganizza senza garantire traffico diretto.</p>



<p>Con la generative search le ricerche diventano <strong>conversazionali</strong>: lâ€<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />utente fa domande piÃ¹ complesse, in sequenza e rimane all&#8217;interno dell&#8217;interfaccia dell&#8217;AI.</p>



<p>Aumenta il <strong>trust nella risposta sintetica</strong>, che Ã¨ percepita come neutra e completa e l&#8217;AI diventa essa stessa la <strong>fonte autorevole</strong>.</p>



<p><a href="https://eightohtwo.com/2026-ai-search-behavior-study/">Il 40% degli utenti Ã¨ stanco di cliccare su piÃ¹ link e il 37% Ã¨ sopraffatto da pubblicitÃ  e confusione</a>.</p>



<p>Per le aziende che hanno prodotto i contenuti originali, questo significa <strong>perdere interazioni visibili</strong>, ma non necessariamente <strong>perdere impatto</strong>, soprattutto quando il brand o il prodotto viene citato esplicitamente.</p>



<p>Sempre piÃ¹ spesso vengono citate fonti (es. â€œsecondo Wiredâ€, â€œfonte: Wikipediaâ€) senza collegamento ipertestuale. <strong>Lâ€<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />autorevolezza vince sul posizionamento</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa devono fare oggi le aziende</h2>



<p>Non Ã¨ il momento di rincorrere lâ€<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />ennesimo trucco SEO, tipo produrre tonnellate di contenuti generati automaticamente. Ãˆ il momento di <strong>ripensare la strategia digitale alla radice</strong>.</p>



<p>Ci sono almeno quattro ambiti su cui agire, tutti di uguale importanza e rilevanza nell&#8217;affrontare le nuove sfide.</p>



<h3 class="wp-block-heading">1. <strong>Progettare per la leggibilita delle AI: ottimizzazione tecnica</strong></h3>



<p>SembrerÃ  strano, ma la cara e vecchia &#8220;SEO tecnica&#8221; continua ad avere un impatto fondamentale.</p>



<p>Da una parte Ã¨ necessario curare gli aspetti di <strong>performance</strong> <strong>tecniche</strong> e favorire la scansione da parte degli LLM: i nuovi crawler, ad oggi, non sono evoluti come quelli di Google; molti modelli non eseguono JavaScript o non interagiscono con contenuti dinamici nello stesso modo di Googlebot.</p>



<p>Dall&#8217;altra Ã¨ necessario aiutare le intelligenze artificiali a &#8220;comprendere&#8221; il contenuto di una pagina, adottando in modo evoluto e consapevole il markup evoluto e i <strong>microformati</strong> (schema.org, Json-LD).</p>



<p>Dall&#8217;altra parte, proprio come visto in questi giorni, l&#8217;avvento di <strong>nuovi protocolli e standard</strong> (v. Google MCP) richiede di rimanere sempre aggiornati sulle evoluzioni tecnologiche.</p>



<h3 class="wp-block-heading">2. <strong>Produrre contenuti AI-friendly</strong></h3>



<p>Augurandomi che non ci sia piÃ¹ nessuno convinto di dover ricorrere a <strong>keyword stuffing</strong> per <em>scalare le SERP</em>, oggi diventa cruciale produrre contenuti che siano facilmente comprensibili dai motori generativi, che siano citabili o sintetizzabili correttamente, in modo da mantenere il loro valore anche quando il clic non avviene.</p>



<p>Non si tratta di scrivere per i bot, ma di scrivere per utenti che troveranno quei contenuti attraverso sistemi che leggono, sintetizzano e ricombinano informazioni.</p>



<p>I modelli generativi funzionano meglio quando la struttura di un contenuto Ã¨ piÃ¹ netta (definizioni chiare, strutture gerarchiche, uso ti titoli e sottotitoli espliciti tipo &#8220;differenze tra&#8230;&#8221;, &#8220;come fare per&#8230;&#8221;) rispetto a un testo discorsivo senza punti di ancoraggio (tipo questo post: per la serie &#8220;il calzolaio con le scarpe rotte&#8230;&#8221;).</p>



<p>Per capirci, Ã¨ meglio ragionare per offrire <em>micro-risposte</em>: paragrafi che rispondono a domande specifiche in modo autonomo e auto-contenuto.</p>



<p>Vale la pena poi ragionare sulla distinzione tra contenuti <strong>informativi</strong> e <strong>transazionali</strong>.</p>



<p>I <strong>contenuti informativi</strong> dovranno essere ottimizzati per le risposte sintetiche: definizioni chiare, liste di risposte, paragrafi auto-conclusivi.</p>



<p>I <strong>contenuti transazionali</strong> dovranno essere ottimizzati per agentic commerce o completamento di flussi (es. Google WebMCP o protocolli come UCP). Diventa fondamentale avere dati di prodotto strutturati, microformati, segnali di azione chiari.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">In sintesi: la nuova metrica Ã¨ â€œessere citatiâ€</h2>



<p>La SEO non Ã¨ morta. Ma sta cambiando <strong>radicalmente</strong> e a una velocitÃ  mai sperimentata in precedenza.</p>



<p>Nel nuovo scenario non vince chi ha ottenuto piÃ¹ link da altri siti, ma chi Ã¨ <strong>riconosciuto come autorevole</strong> da utenti, AI e motori.</p>



<p>Lâ€<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />obiettivo non Ã¨ piÃ¹ solo &#8220;essere trovati&#8221;, ma <strong>essere inclusi nelle risposte</strong>.</p>



<p>I modelli generativi non si basano solo sul contenuto della pagina: segnali esterni come <strong>mention</strong>, <strong>link da fonti autorevoli</strong>, <strong>citazioni editoriali</strong>, <strong>discussioni in forum</strong> (Reddit dice qualcosa?) aumentano le probabilitÃ  che il contenuto sia considerato rilevante e citabile dalle AI.</p>



<p>Questo collega contenuti (brand) ed ecosistema di segnali (autorevolezza).</p>



<p>Ãˆ una sfida, certo. Ma anche unâ€<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />opportunitÃ  per chi sa <strong>riposizionarsi come fonte</strong> in un ecosistema dove lâ€<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />AI Ã¨ il nuovo interlocutore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ginelli.it/blog/2026/02/13/da-seo-a-geo/">Da SEO a GEO</a> proviene da <a href="https://www.ginelli.it">Mauro Ginelli</a>.</p>
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		<title>L&#8217;anno prossimo sarÃ  l&#8217;anno del mobile. Ma anche no.</title>
		<link>https://www.ginelli.it/blog/2013/06/05/anno-del-mobile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Ginelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jun 2013 16:27:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mobile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non se ne puÃ² piÃ¹. Da qualche anno, ad ogni evento digital, sentiamo ripetere la stessa frase: L&#8217;anno prossimo sarÃ  l&#8217;anno del mobile. L&#8217;ho sentita talmente tante volte da essermi convinto che, davvero, prima o poi ci sarebbe stato questoÂ anno-del-mobailÂ (mi si perdoni, ma va pronunciato all&#8217;inglese, con l&#8217;accento sulla &#8220;a&#8221;:Â mobÃ il). GiÃ , ma quando arriva questo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ginelli.it/blog/2013/06/05/anno-del-mobile/">L&#8217;anno prossimo sarÃ  l&#8217;anno del mobile. Ma anche no.</a> proviene da <a href="https://www.ginelli.it">Mauro Ginelli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non se ne puÃ² piÃ¹. Da qualche anno, ad ogni evento <em>digital</em>, sentiamo ripetere la stessa frase:</p>
<blockquote><p>L&#8217;anno prossimo sarÃ  l&#8217;anno del mobile.</p></blockquote>
<div>L&#8217;ho sentita talmente tante volte da essermi convinto che, davvero, prima o poi ci sarebbe stato questoÂ <em>anno-del-mobailÂ </em>(mi si perdoni, ma va pronunciato all&#8217;inglese, con l&#8217;accento sulla &#8220;a&#8221;:Â <em>mobÃ il</em>).</div>
<p>GiÃ , ma quando arriva questo anno? Non Ã¨ che Ã¨ giÃ  passato e noi tutti eravamo distratti e non ce ne siamo accorti?</p>
<p>Per trovare LA risposta definitiva a questo quesito apparentemente irrisolto, vi propongo una ricerca condotta personalmente, forte di un metodo scientifico inattaccabile (&#8230;), che sfrutta la ricerca su Google.<br />
Grazie all&#8217;<a href="https://support.google.com/websearch/answer/136861?hl=it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">utilizzo delle virgolette</a>, che consentono di cercare una sequenza di paroleÂ <em>in esatto</em>, ho setacciato gli indici di Google alla ricerca di una prova tangibile dell&#8217;avvento dell&#8217;anno del mobile.</p>
<p>Non vi svelo il segreto in questo post, ma vi riporto la ricerca pubblicata su SlideShare:<br />
[slideshare id=28930058&amp;doc=anno-del-mobile-131205102154-phpapp01]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ps: se volete leggere una ricerca vera, vi consiglio di dare un&#8217;occhiata a &#8220;<a href="http://www.slideshare.net/MRNavarre/i-like-the-conversion-resolution-media-iab-forum-2013" target="_blank" rel="noopener noreferrer">I like the conversion</a>&#8220;Â che ho avuto il piacere di presentare allo scorso <a href="http://www.iabforum.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">IAB Forum</a>Â a Milano con <a href="http://www.gennaropalma.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Gennaro Palma</a>Â e <a href="http://it.linkedin.com/in/stefaniascopelliti" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Stefania Scopelliti</a>.</p>
<p>Per saperne di piÃ¹, vi rimando al <a href="http://www.omgitaly.it/index.php?id=252" target="_blank" rel="noopener noreferrer">post</a> sul sito di OMGcloud.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ginelli.it/blog/2013/06/05/anno-del-mobile/">L&#8217;anno prossimo sarÃ  l&#8217;anno del mobile. Ma anche no.</a> proviene da <a href="https://www.ginelli.it">Mauro Ginelli</a>.</p>
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		<title>SEO nel 2012: cosa cambia?</title>
		<link>https://www.ginelli.it/blog/2012/02/17/seo-2012/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Ginelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 20:51:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SEO e GEO]]></category>
		<category><![CDATA[Bing]]></category>
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		<category><![CDATA[Google Search plus Your World]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da un po&#8217; di settimane cercavo di vincere la pigrizia e ricominciare a far risorgere scrivere su questo blog, provando a mettere per iscritto qualche pensiero su un tema particolare. Forse ce l&#8217;ho fatta. Tema: alla luce degli ultimi cambiamenti negli algoritmi di Google e concorrenti, ha ancora senso parlare di SEO nel 2012? Risposta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ginelli.it/blog/2012/02/17/seo-2012/">SEO nel 2012: cosa cambia?</a> proviene da <a href="https://www.ginelli.it">Mauro Ginelli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft  wp-image-639" title="La SEO nel 2012 Ã¨ morta?" src="http://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/seo-2012.jpg" alt="La SEO (Search Engine Optimization) Ã¨ davvero morta nel 2012?" width="170" height="254" />Da un po&#8217; di settimane cercavo di vincere la pigrizia e ricominciare a <del datetime="2012-02-17T16:34:28+00:00">far risorgere</del> scrivere su questo blog, provando a mettere per iscritto qualche pensiero su un tema particolare. Forse ce l&#8217;ho fatta.</p>
<p>Tema: alla luce degli ultimi cambiamenti negli algoritmi di Google e concorrenti, ha ancora senso parlare di <acronym title="Search Engine Optimization">SEO</acronym> nel 2012? Risposta breve: sÃ¬.</p>
<p>Per la risposta articolata, cominciamo con una considerazione.</p>
<p>Tutte le attivitÃ  che si possono ricondurre sotto la definizione di SEO sono da sempre in costante evoluzione; non potrebbe essere altrimenti, perchÃ© le sfide che i SEO si trovano ad affrontare ogni giorno riguardano i navigatori da una parte e i motori di ricerca dall&#8217;altra.</p>
<h3>Le sfide SEO: i navigatori</h3>
<p>Abbiamo visto come <strong>il comportamento degli utenti dei motori di ricerca</strong> si sia evoluto e modificato di anno in anno: i navigatori non cercano solo siti web, ma anche foto e immagini, indicazioni stradali, recensioni di ristoranti e alberghi, informazioni meteo, e ancora profili di persone sui social network, orari dei voli, programmazione nei cinema ecc. ecc.</p>
<p>Fare SEO, quindi, vuol dire lavorare per ottimizzare laÂ <em>risorsa</em> (non solo <em>il sito</em>) che risponda meglio alle domande specifiche degli utenti.<br />
Ad esempio, per una query tipo [albergo Roma] non basta piÃ¹ ottimizzare il sito dell&#8217;albergo: bisogna assicuarsi che siano ottimizzate anche la scheda dell&#8217;albergo nei risultati locali o che siano curate anche le recensioni degli utenti.</p>
<h3>Le sfide SEO: i motori di ricerca</h3>
<p>Dall&#8217;altra parte ci sono <strong>Google, Bing e gli altri motori di ricerca</strong>. Qui la sfida Ã¨ duplice: bisogna innanzitutto considerare l&#8217;attivitÃ  piÃ¹ o meno aggressiva dei nostri <em>competitor</em>, che ci contendono la visibilitÃ  nei primi dieci posti delle ricerche di nostro interesse; inoltre, i motori stessi sono in costante evoluzione: nuovi algoritmi, nuove funzionalitÃ , nuovi modi di presentare i risultati.</p>
<p>Basta osservare l&#8217;<a title="The Evolution of Google Search" href="http://www.google.com/insidesearch/index.html#timeline" target="_blank">evoluzione di Google</a>, con tutti i cambiamenti introdotti negli anni, per rendersene conto. Solo nell&#8217;ambito dell&#8217;integrazione del servizio di ricerca con gli elementi <em>social</em>, sono arrivati (provo a sintetizzarli nell&#8217;immagine seguente) la Social Search con i contenuti pubblicati/condivisi dai propri contatti in fondo alle SERP, le modifiche alla Dashboard e ai profili personali, l&#8217;inserimento dei risultati in tempo reale (Realtime Search), i bottoni &#8220;+1&#8221;, fino al rilascio di Google+ e alla recente innovazione con &#8220;Google Search plus Your World&#8221; (non ancora arrivata in Italia).<br />
<img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-649" title="The Evolution of Google" src="http://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/google-timeline.png" alt="The Evolution of Google" width="520" height="260" srcset="https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/google-timeline.png 520w, https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/google-timeline-300x150.png 300w" sizes="auto, (max-width: 520px) 100vw, 520px" /></p>
<p>A livello di innovazioni &#8220;tecnologiche&#8221;, tra le tante, abbiamo visto a luglio 2011 la nascita del progetto <a href="http://schema.org/" target="_blank">Schema.org</a>, supportato da Google, Bing e Yahoo, come giÃ  successo per le <a href="http://www.sitemaps.org/" target="_blank">Sitemap XML</a>.</p>
<p>L&#8217;adozione dei <em>microformati</em> diventa sempre piÃ¹ importante: ricette, eventi, recensioni, fino alla visualizzazione delle <a title="leggi la guida di Google sull'Authorship Markup" href="http://support.google.com/webmasters/bin/answer.py?hl=it&amp;answer=1408986" target="_blank">informazioni sugli autori nei risultati di ricerca</a>. Lo screenshot seguente riporta una ricerca effettuata su Google.com in data 11 gennaio 2012 (v. <a href="http://www.google.com/doodles/nicolas-stenos-374th-birthday" target="_blank">Google Doodle su Nicolas Steno</a>): anche per questo sito, poco frequentato, e per una query a basso traffico, Ã¨ possibile arricchire la visualizzazione nei risultati su Google, grazie ai microformati.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone  wp-image-647" title="Microformati - Authorship Markup" src="http://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/author-microformats.png" alt="Microformati - Authorship Markup" width="520" height="334" /></p>
<h3>Conclusione: la vecchia SEO Ã¨ morta (un&#8217;altra volta), lunga vita alla nuova SEO</h3>
<p>Insomma, prevedo che ancora per un po&#8217; sentiremo parlare di SEO: magari non parleremo piÃ¹ di <em>keyword density</em> e <em>doorway page</em> (c&#8217;Ã¨ ancora qualcuno che ne parla, dopo il 2003?), ma non mancheranno di certo piccoli e grandi cambiamenti.</p>
<p>Di certo, l&#8217;interesse verso la SEO Ã¨ ancora in crescita: ne abbiamo le evidenze da uno strumento come Google Insights for Search. Cresceranno ancora le ricerche per [SEO] in Italia? Io dico di sÃ¬. E voi?</p>
<p><script type="text/javascript" src="http://www.gmodules.com/ig/ifr?url=http%3A%2F%2Fwww.google.com%2Fig%2Fmodules%2Fgoogle_insightsforsearch_interestovertime_searchterms.xml&amp;up__property=empty&amp;up__search_terms=seo&amp;up__location=IT&amp;up__category=0&amp;up__time_range=empty&amp;up__compare_to_category=false&amp;synd=open&amp;w=520&amp;h=350&amp;lang=it&amp;title=Google+Statistiche+di+ricerca&amp;border=%23ffffff%7C3px%2C1px+solid+%23999999&amp;output=js"></script></p>
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		<title>10 suggerimenti SEO</title>
		<link>https://www.ginelli.it/blog/2011/06/04/10-suggerimenti-seo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Ginelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 16:55:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SEO e GEO]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[tips]]></category>
		<category><![CDATA[web analytics]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per la serie &#8220;ho visto cose che voi umani&#8230;&#8220;, per il primo post dell&#8217;anno mi sono impegnato a raccogliere dieci suggerimenti SEO (e web analytics), tratti dall&#8217;esperienza quotidiana con siti piccoli e grandi. Senza dilungarmi oltre, ecco di seguito la presentazione.Disclaimer: nessun sito Ã¨ stato maltrattato nella realizzazione della presentazione. 10-orrori-seo-6447103from Mauro Ginelli Commenti, critiche [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per la serie &#8220;<em>ho visto cose che voi umani&#8230;</em>&#8220;, per il primo post dell&#8217;anno mi sono impegnato a raccogliere dieci suggerimenti SEO (e web analytics), tratti dall&#8217;esperienza quotidiana con siti piccoli e grandi.</p>



<p>Senza dilungarmi oltre, ecco di seguito la presentazione.<br /><em>Disclaimer: nessun sito Ã¨ stato maltrattato nella realizzazione della presentazione.</em></p>



<iframe loading="lazy" src="https://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/key/pTzIMDXYxE0sAa" width="510" height="420"frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"style="border: var(--border-1) solid #CCC; border-width:1px; margin-bottom:5px; max-width:100%;"allowfullscreen></iframe><div style="margin-bottom:5px"><strong><a href="https://www.slideshare.net/slideshow/10-orrori-seo-6447103/6447103" title="10-orrori-seo-6447103" target="_blank">10-orrori-seo-6447103</a></strong>from <strong><a href="https://www.slideshare.net/lodigiano" target="_blank">Mauro Ginelli</a></strong></div>



<p>Commenti, critiche e suggerimenti sono ovviamente ben accetti!</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ginelli.it/blog/2011/06/04/10-suggerimenti-seo/">10 suggerimenti SEO</a> proviene da <a href="https://www.ginelli.it">Mauro Ginelli</a>.</p>
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		<title>Omniture Certified Professional Implementation</title>
		<link>https://www.ginelli.it/blog/2010/07/13/omniture-certified-professional-implementation/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Ginelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 06:32:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Analytics]]></category>
		<category><![CDATA[Certified]]></category>
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		<category><![CDATA[Implementation]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ãˆ da un po&#8217; che non aggiorno questo blog, anche se negli ultimi due mesi di cose da scrivere ce ne sarebbero state di certo. Le novitÃ  non sono mancate, con nuovi prodotti/servizi/feature su cui magari tornerÃ² in una prossima occasione. Mi limito a fare un po&#8217; di auto-promozione (perdonatemi, ma a magari qualcuno dei [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-426 alignleft" title="Omniture Certified Professional Implementation" src="http://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/ocp_implementation.gif" alt="Omniture Certified Professional Implementation" width="95" height="90" />Ãˆ da un po&#8217; che non aggiorno questo blog, anche se negli ultimi due mesi di cose da scrivere ce ne sarebbero state di certo. Le novitÃ  non sono mancate, con nuovi prodotti/servizi/feature su cui magari tornerÃ² in una prossima occasione.</p>
<p>Mi limito a fare un po&#8217; di auto-promozione (perdonatemi, ma a magari qualcuno dei quattro fidati lettori non l&#8217;ho ancora comunicato ufficialmente <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> ): a maggio ho aggiunto la qualifica di <a href="http://www.omniture.com/en/education/certification/ocsd">Omniture Certified Professional: Implementation</a> a quella di Google Analytics (<a href="http://www.ginelli.it/blog/2009/04/24/google-analytics-individual-qualfication-iq-ci-sono-anchio/">Google Analytics Individual Qualification</a>).Â La certificazione Ã¨ arrivata dopo aver frequentato un corso di tre giorni a Londra nella sede Adobe/Omniture con i miei colleghi di <a href="http://www.groupm.com/">GroupM</a> e dopo un bell&#8217;esame tosto tenuto a Milano.</p>
<p>Magari qualcuno dei quattro lettori del blog non conosce bene Omniture e SiteCatalyst e quindi un paio di informazioni in piÃ¹ possono aiutare.Â <a href="http://www.omniture.com/">Omniture</a> Ã¨ l&#8217;azienda statunitense che offre una suite completa di prodotti per l&#8217;analisi dei dati web, <a title="leggi il post sul blog ufficiale di Adobe" href="http://www.adobe.com/aboutadobe/invrelations/adobeandomniture.html">acquisita</a> lo scorso autunno da <a href="http://www.adobe.com/">Adobe</a>.Â Tra i vari prodotti in catalogo, forse il piÃ¹ conosciuto Ã¨ appunto <a href="http://www.omniture.com/en/products/online_analytics/sitecatalyst">SiteCatalyst</a>, la soluzione piÃ¹ &#8220;classica&#8221; di web analytics, destinata alla fascia alta del mercato.</p>
<p>Se Google Analytics Ã¨ ormai stabilmente al primo posto in termini di diffusione, soprattutto grazie alle migliaia di installazioni su siti di medio-piccole dimensioni e alla apparente semplicitÃ  di installazione (senza dimenticare che Ã¨ gratis), Omniture SiteCatalyst segue al secondo posto, con una diffusione perÃ² concentrata in realtÃ  piÃ¹ strutturate, in grado di affrontare &#8211; e far fruttare &#8211; l&#8217;investimento nella piattaforma di web analytics, da SiteCatalyst a Test&amp;Target, da Discover a SearchCenter ecc.</p>
<p>Stando alle <a title="guarda le statistiche sulle principali soluzioni di Web Analytics" href="http://trends.builtwith.com/analytics">statistiche</a> elaborate da BuiltWith, al 6 luglio 2010, Google Analytics e Omniture SiteCatalyst sono le due soluzioni di Web Analytics attualmente piÃ¹ diffuse, essendo presenti rispettivamente nel 54,2 e nel 13,45% dei siti analizzati.</p>
<p>Insomma, concedetemi un minuto di esagerazione, ma potrei sostenere di essere certificato per oltre 2/3 delle soluzioni di web analytics sul mercato! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ginelli.it/blog/2010/07/13/omniture-certified-professional-implementation/">Omniture Certified Professional Implementation</a> proviene da <a href="https://www.ginelli.it">Mauro Ginelli</a>.</p>
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		<title>Google Instant Previews</title>
		<link>https://www.ginelli.it/blog/2010/06/29/google-instant-previews/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Ginelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 07:11:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SEO e GEO]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[instant previews]]></category>
		<category><![CDATA[previews]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[web analytics]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A partire dallo scorso 9 novembre, Google ha rilasciato una nuova funzionalitÃ , battezzataÂ Google Instant Previews, che permette di visualizzare un&#8217;anteprima grafica dei siti semplicemente cliccando sulla lente di ingrandimento che ora compare di fianco ad ogni risultato &#8220;naturale&#8221; (non a pagamento). La novitÃ  ha subito attirato le attenzioni di utenti e lavoratori del web (webmaster, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ginelli.it/blog/2010/06/29/google-instant-previews/">Google Instant Previews</a> proviene da <a href="https://www.ginelli.it">Mauro Ginelli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dallo scorso 9 novembre, Google ha rilasciato una nuova funzionalitÃ , battezzataÂ <a title="post sul blog di Google Webmaster Central (in inglese)" href="http://googlewebmastercentral.blogspot.com/2010/11/instant-previews.html">Google Instant Previews</a>, che permette di visualizzare un&#8217;anteprima grafica dei siti semplicemente cliccando sulla lente di ingrandimento che ora compare di fianco ad ogni risultato &#8220;naturale&#8221; (non a pagamento).</p>
<p><a href="http://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/google-instant-previews-ginelli.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-516" title="Google Instant Previews - SERP" src="http://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/google-instant-previews-ginelli-300x167.png" alt="Google Instant Previews - un esempio" width="300" height="167" srcset="https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/google-instant-previews-ginelli-300x167.png 300w, https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/google-instant-previews-ginelli-1024x572.png 1024w, https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/google-instant-previews-ginelli.png 1072w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>La novitÃ  ha subito attirato le attenzioni di utenti e lavoratori del web (webmaster, SEO, web designer, analisti web, ecc). Vorrei provare a fare un riepilogo di quanto avvenuto e ipotizzare cosa aspettarsi nel prossimo futuro, con qualche considerazione sugli aspetti legati all&#8217;ottimizzazione dei siti (<em>Search Engine Optimization</em>) e quelli relativi alla lettura dei dati di <em>web analytics</em>.</p>
<p><span id="more-494"></span></p>
<h3>Come vengono generate le anteprime di Google Instant Previews</h3>
<p>Stando alle informazioni ufficiali, gli screenshot dei siti sono generati automaticamente, durante le comuni attivitÃ  di scansione che gli spider di Google seguono regolarmente.</p>
<p>Nei casi in cui Google non disponga giÃ  di un&#8217;immagine di anteprima, tuttavia, gli screenshot vengono generati &#8220;al volo&#8221; nel momento in cui l&#8217;utente clicca sulla lente di ingrandimento nei risultati. In questa situazione, gli spider di Google fanno un&#8217;istantanea del sito richiesto dall&#8217;utente. L&#8217;<strong>user-agent</strong> utilizzato dagli spider, in questo caso, Ã¨ &#8220;<strong>Google Web Preview</strong>&#8220;. Per la precisione, la traccia lasciata nei file di log Ã¨ simile alla seguente:</p>
<pre>"Mozilla/5.0 (en-us) AppleWebKit/525.13</pre>
<pre>(KHTML, like Gecko; Google Web Preview)</pre>
<pre>Version/3.1 Safari/525.13"</pre>
<p>Da alcuni test condotti personalmente, Â ho rilevato come lo spider con user-agent &#8220;Google Web Preview&#8221; corra subito a generare <strong>tutte</strong> le <strong>anteprime</strong> mancanti nella SERP (pagina dei risultati).<br />
In altre parole, l&#8217;anteprima viene generata anche senza che l&#8217;utente effettivamente clicchi su un risultato specifico: Google, per offrire una migliore esperienza di navigazione, genera tutte le anteprime mancanti, anche se non verranno poi richieste effettivamente dall&#8217;utente.</p>
<h3>Google Instant Previews e SEO</h3>
<p>Nel post di presentazione sul blog di Google Webmaster Center, Ã¨ scritto che la nuova funzionalitÃ  non incide sul posizionamento nei risultati (<em>ranking</em>):</p>
<blockquote><p>Instant Previews does not change our search algorithm or ranking in any way. It&#8217;s the same results, in the same order. There is also no change to how clicks are tracked. If a user clicks on the title of a result and visits your site, it will count as a normal click, regardless of whether the result was previewed. Previewing a result, however, doesn&#8217;t count as a click by itself.</p></blockquote>
<p>Per evitare la generazione e visualizzazione dell&#8217;anteprima nei risultati di ricerca, l&#8217;indicazione a Google puÃ² essere data tramite il <strong>metatag Googlebot</strong> che giÃ  consente di non generare il cosiddetto <em>snippet</em> (le righe riportate sotto il link nei risultati). Il valore da utilizzare Ã¨ il seguente:</p>
<pre>&lt;meta name="googlebot" content="nosnippet"&gt;</pre>
<h3>Google Instant Previews e Flash</h3>
<p>L&#8217;anteprima viene generata per mezzo di uno spider che, come giÃ  visto sopra nei log files, &#8220;naviga&#8221; con un browser Safari (o Chrome).</p>
<p>Una sbirciata ai report di Google Analytics consente di risalire alla risoluzione (1024&#215;1024), ma soprattutto di avere conferma che, almeno per adesso, Google Web Preview <strong>non &#8220;legge&#8221; Flash</strong>.</p>
<p>Da Google assicurano che nei prossimi sviluppi dovrebbe essere colmata anche questa mancanza.<br />
Nell&#8217;attesa, vale la pena forse sapere che dai test si rileva facilmente che Google Web Preview <strong>interpreta correttamente il tag &lt;noscript&gt;</strong>, che puÃ²Â essere quindi utilizzato per offrire un <strong>contenuto alternativo</strong>, cosÃ¬ che venga incluso nell&#8217;anteprima al posto della tessera del puzzle o del quadrato grigio-nero che compare adesso.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-520" title="google-instant-previews-flash" src="http://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/google-instant-previews-flash-300x144.png" alt="Google Instant Previews e Flash" width="300" height="144" srcset="https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/google-instant-previews-flash-300x144.png 300w, https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/google-instant-previews-flash-1024x494.png 1024w, https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/google-instant-previews-flash.png 1089w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Si tratta, tutto sommato, di un intervento che andrebbe comunque previsto per tutti gli utenti &#8211; non solo gli spider &#8211; che navigano sul web senza il plugin Flash e che andrebbe inquadrato nei normali interventi per migliorare l&#8217;<strong>accessibilitÃ </strong> di un sito.</p>
<p>Per le altre tecniche e tecnologie varie, le <a title="FAQ (in inglese)" href="https://sites.google.com/site/webmasterhelpforum/en/faq-instant-previews#08">FAQ</a> indicano che Google Web Preview interpreta JavaScript, AJAX e i CSS3, ma non Silverlight e le applet Java:</p>
<blockquote><p>The preview generator renders JavaScript, AJAX, CSS3, frames, and iframes in the same way that a Safari / Webkit-based browser would. It currently does not support Flash, Silverlight, or Java applets. Flash-based content may be shown as a &#8220;puzzle piece&#8221; in the preview image. Font-replacement techniques that use Flash are currently not supported.</p></blockquote>
<h3>Google Instant Previews e Web Analytics</h3>
<p>Dalla data di lancio di Google Instant Previews (9 novembre 2010), tra forum, blog e social network si Ã¨ subito sparsa la voce che le visite di Google Web Preview erano rintracciabili nei report di <strong>Google Analytics</strong>, semplicemente cercando le visite provenienti dalla cittÃ  &#8220;Mountain View&#8221; e/o dal fornitore di servizi &#8220;Google Inc&#8221; (v. screenshot seguente).</p>
<p><a href="http://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/Google-Instant-Previews.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-513" title="Visite da Google Inc" src="http://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/Google-Instant-Previews-300x77.png" alt="Visite da Google Inc" width="300" height="77" srcset="https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/Google-Instant-Previews-300x77.png 300w, https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/Google-Instant-Previews.png 971w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Questa situazione ha generato alcune domande e qualche dubbio. Innanzitutto Ã¨ risultata evidente la necessitÃ  di valutare l&#8217;impatto di queste &#8220;visite&#8221; sui dati di web analytics. Devono essere ricomprese nel conteggio complessivo delle pagine viste e delle visite o sono solo dati che &#8220;inquinano&#8221; i report? Quanto incidono queste visite (quasi sempre riconosciute come &#8220;Nuovi visitatori&#8221;, con tassi di rimbalzo &#8211; <em>bounce rate</em> &#8211; pari al 100%) sull&#8217;andamento generale del sito?</p>
<p>A scanso di equivoci, Google ha giÃ  risolto questa situazione, semplicemente correggendo questa sorta di &#8220;bug&#8221;: nei report di Google Analytics dal 22 novembre in poi, le visite da &#8220;Google Web Preview&#8221; sono praticamente tornate a zero.</p>
<p>Stando a quanto rilevato nei test, eviterei di considerare il numero di visite/pagine viste da Google Web Preview come un indicatore delle visualizzazioni dell&#8217;anteprima del sito nelle SERP. Come visto sopra, l&#8217;anteprima puÃ² essere generata da Google durante la scansione &#8220;tradizionale&#8221; del sito e, anche se creata &#8220;su richiesta&#8221; dell&#8217;utente, viene poi tenuta per un certo periodo &#8220;in cache&#8221;, senza bisogno di ripassare sul sito per proporla ad altri utenti. In sintesi, il conteggio delle visite imputabili a Google Instant Previews per il periodo tra il 9 e il 22/11 non Ã¨ un indicatore di quanti utenti hanno cliccato sulle anteprime, perchÃ© di fatto Ã¨ una sottostima.</p>
<p>Per i curiosi, lo screenshot sopra Ã¨ preso da un account in cui risultano circa 2.400 visite da &#8220;Google Inc&#8221; nel periodo 7-25/11. Ma si tratta di un sito che, nello stesso periodo, ha totalizzato oltre 1,5 milioni di visite. La percentuale di visite imputabili ad Instant Previews Ã¨ quindi attorno ad un trascurabile 0,15%.</p>
<h3>In sintesi (con qualche ipotesi)</h3>
<ol>
<li>Da un punto di vista <strong>SEO</strong>, Google sembra rassicurare sul fatto che la funzionalitÃ  <strong>non incide sul ranking</strong> delle pagine. Ma sarÃ  da valutare l&#8217;impatto, in termini di <em>Click-Through Rate (CTR)</em>, che puÃ² comportare il fatto di avere un layout gradevole &#8211; e completo &#8211; anche nell&#8217;anteprima dei risultati. Molto probabilmente, non basterÃ  piÃ¹ avere title e meta description ottimizzati.</li>
<li>Mentre il &#8220;bug&#8221; dei dati in Google Analytics Ã¨ giÃ  stato risolto, sarebbe interessante sapere se e quando i dati relativi all&#8217;uso delle immagini di anteprima verrÃ  messo a disposizione nei <strong>Google Webmasters Tools</strong>, dove giÃ  si trovano i report relativi ad <em>Impression</em> e <em>CTR</em> nelle pagine dei risultati.</li>
<li>In attesa che i contenuti <strong>Flash</strong> vengano mostrati nelle preview, converrÃ  lavorare sui siti con un occhio di riguardo ai temi legati all&#8217;<strong>accessibilitÃ </strong>.</li>
</ol>
<p>E voi, che ne pensate?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ginelli.it/blog/2010/06/29/google-instant-previews/">Google Instant Previews</a> proviene da <a href="https://www.ginelli.it">Mauro Ginelli</a>.</p>
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		<title>Quanti risultati restituisce Google?</title>
		<link>https://www.ginelli.it/blog/2010/06/18/quanti-risultati-restituisce-google/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Ginelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 23:08:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SEO e GEO]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[parametri]]></category>
		<category><![CDATA[serp]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni volta che si effettua una ricerca su Google, tra il box di ricerca e i primi risultati restituiti dal motore di ricerca, viene mostrato il numero di documenti che Google ha indicizzato e che ritiene interessanti per le parole chiave digitate (con quelli ritenuti piÃ¹ pertinenti in testa e quelli che gli algoritmi ritengono [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni volta che si effettua una ricerca su Google, tra il box di ricerca e i primi risultati restituiti dal motore di ricerca, viene mostrato il numero di documenti che Google ha indicizzato e che ritiene interessanti per le parole chiave digitate (con quelli ritenuti piÃ¹ pertinenti in testa e quelli che gli algoritmi ritengono meno interessanti a seguire), come nell&#8217;esempio seguente:</p>
<blockquote><p>Circa 1.980.000.000 risultatiÂ (0,08 secondi)</p></blockquote>
<p><a href="http://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/risultati-ricerca-google.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-541 size-full" title="risultati-ricerca-google" src="https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/risultati-ricerca-google.png" alt="Numero risultati ricerca su Google" width="425" height="85" srcset="https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/risultati-ricerca-google.png 425w, https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/risultati-ricerca-google-300x60.png 300w" sizes="auto, (max-width: 425px) 100vw, 425px" /></a></p>
<p>Tuttavia, forse non tutti sanno che, indipendentemente dal numero di risultati indicato da Google, non Ã¨ possibile andare oltre i primi 1.000 risultati.</p>
<p>Per rendersene conto, Ã¨ sufficiente aggiungere o modificare un parametro nell&#8217;indirizzo della SERP (Search Engine Results Page, cioÃ¨ Pagina dei Risultati del Motore di Ricerca). Il parametro <strong>start=NNN</strong> (dove NNN Ã¨ un numero) indica che la pagina mostra i risultati a partire dal numero <em>NNN+1</em>.</p>
<p>Ad esempio, se i risultati mostrati iniziano dal numero 11 (per capirci, dopo i primi 10 risultati mostrati di default), il parametro <em>start</em> avrÃ  il valore 10 (start=10); per i risultati tra 21 e 30, si avrÃ  <em>start=20</em>; ecc.</p>
<p>Provando ad inserire il valore 1000 (o un numero superiore) per il parametro start, si scopre facilmente il messaggio di Google:</p>
<blockquote><p>Spiacenti, Google non restituisce piÃ¹ di 1000 risultati per qualsiasi query. (Hai chiesto i risultati a partire da 1000.)</p></blockquote>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/messaggio-fine-risultati-google.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-535 aligncenter" title="messaggio-fine-risultati-google" src="http://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/messaggio-fine-risultati-google-300x100.png" alt="Spiacenti, Google non restituisce piÃ¹ di 1000 risultati per qualsiasi query. (Hai chiesto i risultati a partire da 1000.)" width="300" height="100" srcset="https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/messaggio-fine-risultati-google-300x100.png 300w, https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/messaggio-fine-risultati-google.png 927w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Ed ecco un esempio pratico:</p>
<ul>
<li>ricerca &#8220;standard&#8221;:Â <a title="quanti risultati restituisce Google?" href="http://www.google.it/webhp?hl=it#hl=it&amp;q=una+ricerca" target="_blank" rel="noopener noreferrer">http://www.google.it/webhp?hl=it#hl=it&amp;q=una+ricerca</a></li>
<li>ricerca con &#8220;start=1000&#8221;:Â <a title="vuoi controllare su Google? :)" href="http://www.google.it/webhp?hl=it#hl=it&amp;q=una+ricerca&amp;start=1000" target="_blank" rel="noopener noreferrer">http://www.google.it/webhp?hl=it#hl=it&amp;q=una+ricerca&amp;start=1000</a></li>
</ul>
<p>E gli altri parametri, li conoscete o puÃ² essere utile un post di ripasso generale? <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
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		<title>NovitÃ  da Google per l&#8217;analisi delle keyword</title>
		<link>https://www.ginelli.it/blog/2010/05/11/novita-da-google-per-lanalisi-delle-keyword/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Ginelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 May 2010 07:23:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digital Analytics]]></category>
		<category><![CDATA[SEO e GEO]]></category>
		<category><![CDATA[adwords]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[google adwords]]></category>
		<category><![CDATA[Google Webmaster Tools]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[Web Analytics]]></category>
		<category><![CDATA[web analytics]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel corso dell&#8217;ultimo mese, da Google sono arrivate alcune novitÃ  davvero &#8220;ghiotte&#8221; per chi si occupa di analisi dei dati di accesso ai propri siti e in particolare per l&#8217;analisi delle parole chiave che portano traffico (e conversioni). Da una parte, Ã¨ ora possibile gettare uno sguardo piÃ¹ attento a quanto avviene &#8220;prima&#8221; e &#8220;al [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso dell&#8217;ultimo mese, da Google sono arrivate alcune novitÃ  davvero &#8220;ghiotte&#8221; per chi si occupa di analisi dei dati di accesso ai propri siti e in particolare per l&#8217;analisi delle parole chiave che portano traffico (e conversioni).</p>
<p>Da una parte, Ã¨ ora possibile gettare uno sguardo piÃ¹ attento a quanto avviene &#8220;prima&#8221; e &#8220;al di fuori&#8221; del sito, e piÃ¹ precisamente tra i risultati &#8220;naturali&#8221; (non a pagamento) su Google.<br />
Dall&#8217;altra, Google ha annunciato che nelle prossime settimane nuovi dati e nuovi report di Google Analytics saranno disponibili per analizzare piÃ¹ a fondo gli investimenti in annunci a pagamento con Google AdWords.</p>
<p><span id="more-417"></span>Circa un mese fa, a metÃ  aprile, sono state introdotte alcune nuove funzionalitÃ  legate alle <a title="leggi il post sul blog ufficiale (in inglese)" href="http://googlewebmastercentral.blogspot.com/2010/04/more-data-and-charts-in-top-search.html">query di ricerca</a> disponibili negli Strumenti per i Webmaster (<a title="vai a Google Strumenti per i Webmaster" href="http://www.google.com/webmasters/tools">Google Webmasters Tools</a>): in un&#8217;unica tabella, Ã¨ possibile analizzare le <em>impression</em> (il numero di volte per cui le pagine di un sito sono state visualizzate nei risultati di ricerca) e leÂ <em>percentuali di clickthrough</em> (<acronym title="ClickThrough Rate">CTR</acronym>, le percentuali di impression che hanno portato a un clic per accedere al sito) tra i risultati <em>naturali</em> (per distinguerli dagli annunci a pagamento, v. AdWords).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone" title="Google Webmasters Tools - query di ricerca" src="http://3.bp.blogspot.com/_pHpYpU4sgSI/S8YQY-s3sqI/AAAAAAAAAYE/zmjiWKPlZzs/s400/query-data-expanded-ds.png" alt="Google Webmasters Tools - query di ricerca" width="400" height="204" /></p>
<p>Nemmeno un mese e arrivano <a title="leggi il post (in inglese) sul blog ufficiale" href="http://googlewebmastercentral.blogspot.com/2010/05/top-search-queries-is-now-search.html">altre novitÃ </a> ancora su questo fronte: balzano all&#8217;occhio, a parte il restyling grafico, la Â nuova colonna per la &#8220;posizione media&#8221; raggiunta per ogni keyword nell&#8217;arco del periodo temporale selezionato e il grafico in &#8220;stile Google Analytics&#8221;.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone" title="Google Webmasters Tools - query di ricerca (nuove)" src="http://1.bp.blogspot.com/_pHpYpU4sgSI/S-MbjjsBTAI/AAAAAAAAAZE/amjlBR3fOD0/s400/sq-avg-position.png" alt="Google Webmasters Tools - query di ricerca (nuove)" width="400" height="258" /></p>
<p>Grazie a queste novitÃ , Ã¨ ora possibile analizzare (ed esportare) con maggiori dettagli le posizioni raggiunte tra i risultati organici e tenere sott&#8217;occhio miglioramenti e peggioramenti nel corso del tempo, con la possibilitÃ  di &#8220;marcare&#8221; con una stella le query ritenute piÃ¹ interessanti. Ãˆ una piccola grande svolta, che consente di apprezzare l&#8217;impatto di piccoli miglioramenti/peggioramenti nel posizionamento delle singole keyword, potendo confrontare i <acronym title="ClickThrough Rate">CTR</acronym> per ogni posizione nelle <acronym title="Search Engine Results Page">SERP</acronym>.</p>
<p>Sull&#8217;altro fronte, le novitÃ  annunciate per Google Analytics riguardano i nuovi report che saranno presto disponibili per analizzare i rendimenti delle campagne di keyword advertising gestite con Google AdWords. Tra le altre novitÃ , sarÃ  finalmente possibile confrontare e analizzare la query effettivamente cercata dall&#8217;utente insieme a quella pagata dall&#8217;inserzionista per la pubblicazione degli annunci.<br />
Rimando al video qui sotto per vedere un&#8217;anteprima dei nuovi report.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Hip0_I2K2z8&amp;rel=0&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xd0d0d0&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ginelli.it/blog/2010/05/11/novita-da-google-per-lanalisi-delle-keyword/">NovitÃ  da Google per l&#8217;analisi delle keyword</a> proviene da <a href="https://www.ginelli.it">Mauro Ginelli</a>.</p>
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		<title>Google Rich Snippets: microformats e RDFa nelle SERP</title>
		<link>https://www.ginelli.it/blog/2010/02/02/google-rich-snippets-microformats-e-rdfa-nelle-serp/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Ginelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 12:30:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dentro il Web]]></category>
		<category><![CDATA[SEO e GEO]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[microformats]]></category>
		<category><![CDATA[rdfa]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[yahoo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da pochi giorni Google ha ampliato il supporto dei microformat, annunciando sul Webmaster Central Blog che anche i contenuti marcati con il microformato hCalendar potranno essere incorporati all&#8217;interno dei Rich Snippets, come nell&#8217;esempio seguente. PuÃ² essere utile allora fare qualche passo indietro per capire meglio le potenzialitÃ  dei microformat all&#8217;interno delle SERP (le pagine dei [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ginelli.it/blog/2010/02/02/google-rich-snippets-microformats-e-rdfa-nelle-serp/">Google Rich Snippets: microformats e RDFa nelle SERP</a> proviene da <a href="https://www.ginelli.it">Mauro Ginelli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da pochi giorni Google ha ampliato il supporto dei <em>microformat</em>, <a title="leggi l'annuncio sul blog (in inglese)" href="http://googlewebmastercentral.blogspot.com/2010/01/introducing-new-rich-snippets-format.html">annunciando sul Webmaster Central Blog</a> che anche i contenuti marcati con il microformato <em>hCalendar</em> potranno essere incorporati all&#8217;interno dei <em>Rich Snippets</em>, come nell&#8217;esempio seguente.</p>
<p><figure style="width: 400px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" title="Rich snippets per gli eventi" src="http://1.bp.blogspot.com/_o5Na_9269nA/S1nnV8U-pYI/AAAAAAAADX0/FkIocIhR7Ig/s400/events-rich-snippets.png" alt="Rich snippets per gli eventi" width="400" height="119" /><figcaption class="wp-caption-text">Rich snippets per gli eventi</figcaption></figure></p>
<p>PuÃ² essere utile allora fare qualche passo indietro per capire meglio le potenzialitÃ  dei microformat all&#8217;interno delle <acronym title="Search Engine Results Pages">SERP</acronym> (le pagine dei risultati dei motori di ricerca).<br />
<span id="more-396"></span></p>
<h3>Cosa sono i microformat</h3>
<p>Un microformat, in pratica, consiste in un&#8217;aggiunta di mark up grazie alla quale Ã¨ possibile Â fornire informazioni &#8220;semantiche&#8221; in una pagina web. Aggiungendo il markup del microformat, i contenuti di una pagina web vengono arricchiti con informazioni che possono essere estratte da software in grado di interpretarli, oppure dagli spider dei motori di ricerca (come Googlebot e Yahoo! Slurp).<br />
Per il navigatore l&#8217;aspetto di una pagina con i microformat rimane di fatto invariato (sempre che il webmaster non abbia deciso diversamente, con l&#8217;applicazione di dichiarazioni specifiche nei <acronym title="Cascading Style Sheets">CSS</acronym>), nÃ© si rischiano rallentamenti nel caricamento della pagina stessa.</p>
<p>Per approfondire il discorso, oltre alla voce su <a title="leggi la voce Microformat su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Microformat">Wikipedia</a>, si puÃ² consultare il sito <a title="vai al sito sui Microformats" href="http://microformats.org/">Microformats.org</a> (in inglese), mentre su <a title="vai al sito A List Apart (in inglese)" href="http://alistapart.com/">A List Apart</a> Ã¨ presente l&#8217;articolo <a title="leggi l'articolo (in inglese)" href="http://www.alistapart.com/articles/introduction-to-rdfa/">Introduction to RDFa</a>, con spiegazioni ed esempi esaurienti.</p>
<h3>I microformats nei motori di ricerca</h3>
<p>Sebbene Yahoo! giÃ  nel 2006 annunciasse sul proprio blog il supporto dei microformats in Yahoo! Local (&#8220;<a title="leggi il post (in inglese)" href="http://www.ysearchblog.com/2006/06/21/we-now-support-microformats/">We now support microformats</a>&#8220;), importanti novitÃ  sono arrivate nel corso del 2009, con l&#8217;annuncio di Google a maggio (<a title="leggi il post (in inglese)" href="http://googlewebmastercentral.blogspot.com/2009/05/introducing-rich-snippets.html">Introducing Rich Snippets</a>) seguÃ¬to ad agosto da quello di Yahoo! (<a title="leggi il post (in inglese)" href="http://www.ysearchblog.com/2009/08/28/see-more-searchmonkey/">See More SearchMonkey in Your Search Results</a>).</p>
<p>Con queste novitÃ , i due motori hanno deciso di puntare sulle informazioni semantiche per arricchire le pagine dei risultati, con l&#8217;obiettivo di migliorare l&#8217;esperienza degli utenti grazie ad informazioni utili legate ai termini ricercati: recensioni di prodotti, informazioni di contatto per le persone e per le aziende, ed ora appunto le informazioni sugli eventi.</p>
<p><figure style="width: 560px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" title="esempio di Rich Snippet" src="http://4.bp.blogspot.com/_o5Na_9269nA/SgmVpW6X6zI/AAAAAAAACpk/gEuArlK2M04/s1600/09-5-10+drooling+dog+snippet+metadata+circled.png" alt="esempio di Rich Snippet" width="560" height="87" /><figcaption class="wp-caption-text">esempio di Rich Snippet</figcaption></figure></p>
<h3>Google Rich Snippets Testing Tool</h3>
<p>Per testare la corretta implementazione dei microformat, Google ha messo a disposizione un semplice tool di controllo (<a title="prova il tool di Google" href="http://www.google.com/webmasters/tools/richsnippets">Rich Snippets Testing Tool</a>) e predisposto alcune pagine di <a title="leggi le FAQ" href="http://www.google.com/support/webmasters/bin/topic.py?hl=en&amp;topic=21997">domande e risposte</a> sul supporto dei microformat nel suo indice.</p>
<p>Occorre ricordare perÃ² che, per il momento, non vi Ã¨ garanzia di vedere i Rich Snippets per il proprio sito, soprattutto per i siti in lingua italiana: Google li incorporerÃ  gradualmente, utilizzando i propri algoritmi per scegliere quando inserirli tra i risultati e quando ignorarli.</p>
<p>I webmaster possono comunque segnalare il proprio interesse a far comparire i Rich Snippets per i propri siti compilando il <a title="compila il modulo 'Interested in Rich Snippets?'" href="http://www.google.com/support/webmasters/bin/request.py?contact_type=rich_snippets_feedback">modulo</a> apposito.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ginelli.it/blog/2010/02/02/google-rich-snippets-microformats-e-rdfa-nelle-serp/">Google Rich Snippets: microformats e RDFa nelle SERP</a> proviene da <a href="https://www.ginelli.it">Mauro Ginelli</a>.</p>
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		<title>Google introduce le cartelle pubbliche per Google Apps</title>
		<link>https://www.ginelli.it/blog/2009/10/13/google-introduce-le-cartelle-pubbliche-per-google-apps/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Ginelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 17:20:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Exchange]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa mattina, in treno, stavo spulciando come al solito il mio feed reader, per leggere le ultime novitÃ  pubblicate sui blog che seguo. Mi Ã¨ balzato subito all&#8217;occhio il titolo di un post pubblicato sul blog ufficiale di Google Docs: Shared folders and more in Google Docs. Ho voluto leggere subito il post, per verificare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ginelli.it/blog/2009/10/13/google-introduce-le-cartelle-pubbliche-per-google-apps/">Google introduce le cartelle pubbliche per Google Apps</a> proviene da <a href="https://www.ginelli.it">Mauro Ginelli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa mattina, in treno, stavo spulciando come al solito il mio feed reader, per leggere le ultime novitÃ  pubblicate sui blog che seguo.</p>
<p>Mi Ã¨ balzato subito all&#8217;occhio il titolo di un post pubblicato sul blog ufficiale di Google Docs: <a title="leggi il post (in inglese)" href="http://googledocs.blogspot.com/2009/10/shared-folders-and-more-in-google-docs.html">Shared folders and more in Google Docs</a>. Ho voluto leggere subito il post, per verificare che si trattasse proprio di quello che un po&#8217; tutti chiedevano da tempo: le cartelle pubbliche per condividere agevolmente i documenti tra colleghi/collaboratori/utenti di un dominio con Google Apps, proprio come succede da tempo con le cartelle pubbliche con Microsoft Exchange e Outlook. E, con un po&#8217; di sorpresa, la risposta Ã¨: sÃ¬, finalmente ci sono le cartelle pubbliche in Google Apps!</p>
<p><figure id="attachment_366" aria-describedby="caption-attachment-366" style="width: 400px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-366 " title="Google Docs Shared Folders" src="http://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/shared-folders.png" alt="Google Docs Shared Folders" width="400" height="103" srcset="https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/shared-folders.png 400w, https://www.ginelli.it/wordpress/wp-content/shared-folders-300x77.png 300w" sizes="auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px" /><figcaption id="caption-attachment-366" class="wp-caption-text">Google Docs Shared Folders</figcaption></figure></p>
<p>In occasione dell&#8217;introduzione di altre funzionalitÃ  mi sono soffermato sugli aspetti tecnici, del tipo &#8220;come fare a condividere i documenti nelle cartelle pubbliche con Google Apps&#8221;, ma stavolta approfitterei per qualche considerazione. Se poi dovessi notare un aumento delle visite in ingresso per le chiavi associate a &#8220;cartelle condivise&#8221; e dintorni, potrei pensare ad integrare questo post.</p>
<p><span id="more-365"></span>Nell&#8217;esperienza quotidiana, discutendone e confrontandomi con <a href="http://www.piccoloimprenditore.com/">Marco</a> e gli altri amici di <a href="http://www.epicentro.cc/">Epicentro</a>, ci siamo resi conto che uno dei principali ostacoli all&#8217;adozione di Google Apps (o di altre soluzioni di <em>cloud computing</em>) nelle aziende sta nella difficoltÃ  di abbandonare funzionalitÃ Â  di uso quotidiano, soprattutto nelle organizzazioni piÃ¹ grandi.</p>
<p>Tra le funzionalitÃ  che mancavano a Google Apps per arrivare a competere con la soluzione di Microsoft, Exchange, c&#8217;erano appunto le cartelle pubbliche (o cartelle condivise: <em>shared folders</em>).</p>
<p>A parte le costanti migliorie alle componenti della suite (Gmail, Google Docs, Google Sites, Google Calendar), negli ultimi mesi alcune funzionalitÃ  sono state aggiunte per fronteggiare il colosso (Exchange) con il chiaro intento di offrire un&#8217;esperienza d&#8217;uso del tutto simile. In particolare, ricordo: l&#8217;accesso alla posta da parte di altri utenti autorizzati (la c.d. <a href="http://googleappsupdates.blogspot.com/2009/08/mail-delegation-in-gmail.html">mail delegation</a>; caso tipico: la segretaria che controlla e gestisce la posta per conto del proprio responsabile); il tool per la sincronizzazione di posta e calendario in Outlook (<a href="http://www.google.com/apps/intl/en/business/outlook_sync.html">Google Apps Outlook Sync</a>); e ora, per l&#8217;appunto, le cartelle pubbliche.</p>
<p>Ho avuto la fortuna di discutere di questi temi anche con il giornalista Juan Carlos Perez di IDG News Service, in uno scambio di email che Ã¨ stato poi riassunto ed inserito nel suo articoloÂ <a title="leggi l'articolo (in inglese)" href="http://www.pcworld.com/businesscenter/article/168248/outlook_separation_anxiety_holds_back_google_apps.html">Outlook Separation Anxiety Holds Back Google Apps</a> lo scorso mese di luglio, proprio in occasione del rilascio del tool per usare Google Apps con Outlook.</p>
<p>Il luogo comune delle aziende che non sono aperte all&#8217;innovazione andrebbe un po&#8217; rivisto, a mio parere.<br />
Ãˆ vero che ci sono tante organizzazioni restie al cambiamento. Ma ci sono anche molte realtÃ  che seguono con interesse le novitÃ  in ambito tecnologico.</p>
<p>La resistenza al cambiamento, a volte, Ã¨ il risultato di un&#8217;analisi costi-benefici, in cui in misura piÃ¹ o meno consapevole vengono considerati anche i costi del cambiamento (&#8220;<em>switching costs</em>&#8220;), tali da convincere i responsabili IT a bocciare l&#8217;introduzione di nuove tecnologie.</p>
<p>Tornando al caso di Google Apps vs. Microsoft Exchange, Ã¨ indubbio che tante aziende che si sono mosse come innovatori della prima ora, accettando la sfida di adottare al proprio interno una soluzione <em>Web 2.0</em> (o forse sarebbe meglio etichettarla come SaaS &#8211; <em>Software as a Service</em>).</p>
<p>Altre aziende, invece, pur comprendendo la portata dell&#8217;innovazione (minori costi di infrastruttura e manutenzione, accesso ai servizi ovunque e in qualunque momento grazie all&#8217;interfaccia web, ecc), si sono limitate a seguirne gli sviluppi per adottare le soluzioni di <em>cloud computing</em> quando i benefici sull&#8217;organizzazione supereranno i costi totali.</p>
<p>Sarei curioso di sapere se altri hanno avuto le mie stesse impressioni su questi temi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ginelli.it/blog/2009/10/13/google-introduce-le-cartelle-pubbliche-per-google-apps/">Google introduce le cartelle pubbliche per Google Apps</a> proviene da <a href="https://www.ginelli.it">Mauro Ginelli</a>.</p>
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