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	<title>il piccolo economista</title>
	
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	<description>blog indipendente di politica, economia e finanza</description>
	<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 13:21:09 +0000</pubDate>
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		<title>Brunetta e i lavoratori in nero del Vaticano</title>
		<link>http://www.ilpiccoloeconomista.com/2008/12/29/brunetta-e-i-lavoratori-in-nero-del-vaticano/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 13:21:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo l&#8217;appello di Benedetto XVI contro il precariato nel lavoro, il ministro Brunetta ha commentato: &#8220;
&#8220;Benedetto XVI ha fatto bene a denunciare che il precariato toglie dignità al lavoro. Io purtroppo posso testimoniarlo in prima persona. Adesso, però, mi aspetto che il Santo Padre dia personalmente il buon esempio assumendo tutti quelli che lavorano in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo l&#8217;appello di Benedetto XVI contro il precariato nel lavoro, il ministro Brunetta ha <a href="http://www.ilriformista.it/stories/apcom/40790/">commentato</a>: &#8220;</p>
<h4>&#8220;Benedetto XVI ha fatto bene a denunciare che il precariato toglie dignità al lavoro. Io purtroppo posso testimoniarlo in prima persona. Adesso, però, mi aspetto che il Santo Padre dia personalmente il buon esempio assumendo tutti quelli che lavorano in nero per il Vaticano&#8221;</h4>
<p>Se le cose stanno così, ha ragione Brunetta.</p>
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		<title>Mastella e Di Pietro: due pesi e due misure?</title>
		<link>http://www.ilpiccoloeconomista.com/2008/12/27/mastella-e-di-pietro-due-pesi-e-due-misure/</link>
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		<pubDate>Sat, 27 Dec 2008 15:44:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carletto</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Due pesi e due misure: questa l&#8217;accusa lanciata da Clemente Mastella nella sua intervista pubblicata dal Corriere della Sera, dove si dice certo dell&#8217;esistenza di un complotto ordito per far fuori lui e il suo partito dalla politicia italiana. Senza entrare nell&#8217;aspetto della rilevanza penale dei casi Mastella e Di Pietro jr.,  compito questo della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due pesi e due misure: questa l&#8217;accusa lanciata da Clemente Mastella nella sua intervista pubblicata dal <em>Corriere della Sera</em>, dove si dice certo dell&#8217;esistenza di un complotto ordito per far fuori lui e il suo partito dalla politicia italiana. Senza entrare nell&#8217;aspetto della rilevanza penale dei casi Mastella e Di Pietro jr.,  compito questo della Magistratura, ritengo interessante invece riflettere sugli aspetti strettamente politici delle due vicende. Di seguito l&#8217;intervista di Mastella:</p>
<blockquote>
<h1><a href="http://www.corriere.it/politica/08_dicembre_27/mastella_cazzullo_77542fe4-d3f4-11dd-8f30-00144f02aabc.shtml">Mastella: «Io al posto di Di Pietro jr?<br />
Chissà cosa m&#8217;avrebbero fatto&#8230;» </a></h1>
<h1><a href="http://www.corriere.it/politica/08_dicembre_27/mastella_cazzullo_77542fe4-d3f4-11dd-8f30-00144f02aabc.shtml">- www.corriere.it -</a></h1>
<h2>L&#8217;ex ministro: c&#8217;è doppiopesismo giudiziario, io cornuto e mazziato. Mai preso tangenti in vita mia.</h2>
<p><strong>ROMA</strong> — «Se avessi fatto io quel che ha fatto il figlio di Di Pietro? Non oso pensare cosa sarebbe successo. Invece per molto meno mia moglie Sandra è stata arrestata, e io ho dovuto lasciare il ministero della Giustizia, il partito, la carriera politica. Le nostre &#8220;non raccomandazioni&#8221;, per altro presuntive, molto presuntive, non sono mai andate a buon fine. Dalle mie parti si direbbe: cornuto e mazziato. Invece quelle di Di Pietro junior erano raccomandazioni reali, vere, e realizzate. E&#8217; difficile, per il provveditore alle opere pubbliche, dire no al figlio del proprio ministro. Ha letto le intercettazioni? &#8220;Siccome è amico tuo, gli diamo il 10% invece del 7&#8230;&#8221;. Eppure il padre è ancora al suo posto, e il figlio pure. Mica voglio l&#8217;arresto per Cristiano Di Pietro, per carità. Sono perdonista con tutti. I figli so&#8217; piezzi &#8216;e core. Ma sia chiaro: tutti i figli, non solo i figli di. Siamo davanti a un vero e proprio doppiopesismo giudiziario. Mia moglie, e tanti miei amici, sono stati arrestati forse perché non erano figli di papà&#8230;».</p>
<p><strong>Da quando è esploso il caso giudiziario </strong>in Campania, Clemente Mastella ha taciuto. Almeno finora. «Io non mi permetto di fare valutazioni su Bassolino e Iervolino. Ma mi pare evidente che a volte si confonda il malaffare con la normale dialettica politica. E&#8217; il mio caso. Il meccanismo per cui io sarei il concussore di Bassolino, che si dichiara non concusso. I tempi sono talmente grigi che ci si deve difendere pure dall&#8217;accusa di aver conosciuto delle persone; così a un uomo perbene come Nicola Mancino viene contestato se avesse conosciuto o meno Saladino. Anche qui, il doppiopesismo. Quando a maggio dissi, ripetendo quanto aveva scritto un quotidiano, che Di Pietro conosceva bene Saladino, lui negò. Poi venne fuori che era vero. Ora, è consentito al leader della morale che più morale non si può dire bugie? E&#8217; consentito a un politico mentire impunemente? In America Gary Hart si giocò la Casa Bianca. In Italia a Di Pietro pare che tutto sia concesso. Sembra quasi che molti ne abbiano paura. Vedendo quel che mi è capitato, hanno anche un po&#8217; ragione».</p>
<p><strong>«La realtà è che io ero e resto una persona perbene, </strong>e non ho mai preso una tangente in vita mia. Eppure sono l&#8217;unico leader di partito cui in questi quindici anni si è applicato il vecchio teorema per cui non potevo non sapere. Sono stato l&#8217;unico ministro della Giustizia al mondo intercettato in contemporanea, a Santa Maria Capua a Vetere come a Catanzaro, e forse anche in altre procure. Spiato, come hanno verificato i Ros dei carabinieri, anche irregolarmente. Leggo che Di Pietro, incredibile medium giudiziario, presentì un anno prima che &#8220;c&#8217;erano problemi con Mautone&#8221;; leggo che un uccellino parlava con lui come gli uccellini parlavano con san Francesco; leggo che riuscì, come gli antichi aruspici, a cogliere lo stormir di foglie. Se tutto questo fosse accaduto anche a me, avrei interrotto qualsiasi comunicazione, sarei divenuto più ermetico di un filosofo presocratico, sarei — mi consenta, per dirla con il Cavaliere — ancora al mio posto. Ma io non sono stato avvertito, anzi nel mio caso ci sono state manine che hanno messo e tolto, suggeritori occulti che sono andati al di là di ogni confine, morale e giuridico. Come si spiega altrimenti la presenza di un fotografo all&#8217;aeroporto militare, per riprendere me e mio figlio mentre saliamo a bordo di quel benedetto volo? Altro che complotto: mi hanno massacrato per eliminarmi. Ormai ne sono pienamente consapevole, e farò di tutto per dimostrarlo, in qualsiasi sede. In fondo mi battevo per far convivere magistratura e politica nelle loro autonomie; invece ha vinto chi vuole la guerra».</p>
<p><strong>Mastella è il precursore dei guai </strong>che sta passando il centrosinistra al Sud, dalla Campania a Catanzaro, dove De Magistris aprì l&#8217;indagine su di lui e su Prodi. «A dir la verità, De Magistris disse a una persona di fiducia — e quando verrà il tempo dirò chi è e la chiamerò a testimoniare — che mi riteneva pulito, estraneo ai giochi sporchi. Da questo giro di soldi tra Bruxelles e il Sud Prodi era fuori, e io ero fuorissimo. Prodi è l&#8217;altra vittima di tutte queste vicende politiche e giudiziarie. Basta con questa storia che io sarei l&#8217;artefice della caduta. Altri hanno usato le mie disgrazie, umane, familiari, politiche, per togliermi il ministero e alla fine far fuori il governo ».</p>
<p><strong>Chi? Berlusconi? O i capi della sinistra </strong>che non volevano più Prodi? «Non lo so. Credo che Berlusconi in questa vicenda non c&#8217;entri, anche se ne ha beneficiato, eccome se ne ha beneficiato. Il mio patto di fedeltà a Prodi è durato fino a quando non si è chiuso il complotto, che è stato scientifico. Ho scoperto proprio in questo periodo che in giro, durante le indagini — e non parlo di magistrati inquirenti — si chiedeva: &#8220;Ma lei perché sta in un piccolo partito? E&#8217; mai possibile che un piccolo partito debba decidere le sorti dell&#8217;Italia?&#8221;. Intanto, proprio in questi giorni, il mio consigliere provinciale a Caserta, Giacomo Caterino, da cui è partita tutta la vicenda delle intercettazioni, uno che si è fatto venti giorni di galera e tre mesi ai domiciliari, è stato prosciolto dal gup. Lui stesso ha detto a un quotidiano locale: &#8220;Se non fossi stato amico di Mastella non avrei avuto questi problemi, è Mastella che volevano fregare&#8221;. Il gip che si dichiarò incompetente ma determinò l&#8217;arresto di mia moglie nei giorni del conflitto tra me e De Magistris chiedeva all&#8217;Anm di convocare assemblee di solidarietà a Catanzaro, e mandava ai colleghi mail contro di me firmate &#8220;il Giudice condannato&#8221; o anche &#8220;The Condamned&#8221;. Nelle intercettazioni io dicevo &#8220;fatti autorizzare a votare per me&#8221;, ma ad Annozero trasmettevano solo il &#8220;fatti autorizzare&#8221;, sottintendendo chissà quale malefatta&#8230;».</p>
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<p><strong>«Doppiopesismo tra me e Di Pietro, </strong>e doppiopesismo pure tra me e le giunte Bassolino e Iervolino. Ora dai vertici si chiedono dimissioni sia in Regione sia in Comune, con la motivazione che il consenso e l&#8217;azione di governo sarebbero viziati dall&#8217;illegalità, dall&#8217;immoralità. Un anno fa — quando io fui trattato come il capo di un&#8217;associazione a delinquere, il Provenzano di Campania, e il mio partito come una banda di criminali, come neppure la Dc di Tangentopoli —, i miei alleati se mi consideravano onesto avrebbero dovuto difendermi, montarmi la guardia, costruire una garitta davanti alla casa di Ceppaloni. Viceversa, non avendomi difeso, avrebbero dovuto chiedere le mie dimissioni e lo scioglimento del Parlamento. Eppure per me la gente si mobilitò, come si è mobilitata per il sindaco di Pescara. E la gente non va in piazza per i delinquenti. Non a caso, il sindaco è stato scarcerato con tante scuse; e solo adesso il Pd lo difende, in un primo tempo l&#8217;aveva abbandonato. Dopo tutto quello che è accaduto, sia chiaro che non posso essere l&#8217;attaccapanni cui appendere tutti i panni sporchi. Si arriva al punto che, per sputtanare Villari, dicono che è amico di Mastella; dimenticando che è stato amico di Buttiglione, di Rutelli, di De Mita, di Veltroni. Basta. Il male che mi è stato fatto è troppo grande. Nel 2009 si cerchino un altro capro espiatorio».</p></blockquote>
<p>Dal suo <a href="http://www.antoniodipietro.com/2008/12/magistrati_avanti_tutta.html#comments">blog</a>, Antonio Di Pietro ribadisce di non aver nulla da temere e incita i magistrati con il suo <em>Magistrati avanti tutta!</em></p>
<p>Da <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=317123&amp;START=0&amp;2col=">ilgiornale.it</a> arrivano invece accuse riguardanti il caso Mautone, rimosso sì dall&#8217;incarico di provveditore alle Opere Pubbliche della Campania ma spostato al ministero delle Infrastrutture come direttore generale per l’edilizia statale e gli interventi speciali, certo non una grande punizione per un uomo che lo stesso Di Pietro definisce <em>discusso</em> già ai tempi del suo ministero. Inoltre sempre <em>ilgiornale.it </em>fa notare che Cosimo Silvestro pare risulti ancora essere capogruppo Idv alla Regione Campania nonostante le sue dimissioni in seguito alla scoperta fatta dal <a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/"><em>Corriere del Mezzogiorno</em></a> che la sua auto blu era abitualmente usata da un personaggio secondo <em>ilgiornale.it</em> &#8220;noto alle cronache locali e ai carabinieri perché fermato più volte in compagnia di pregiudicati vicini ai clan camorristici&#8221;.</p>
<p>Fatti del genere sono spesso penalmente non rilevanti, ma politicamente possono avere un peso non trascurabile, specie per chi come Di Pietro ha usato argomenti simili per attaccare gli avversari politici.</p>
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		<title>Bernanke, i tassi USA e il dollaro</title>
		<link>http://www.ilpiccoloeconomista.com/2008/12/26/bernanke-i-tassi-usa-e-il-dollaro/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Dec 2008 10:25:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carletto</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Di seguito un interessante articolo di M. Margiocco su Il Sole 24 Ore. Il denaro in regalo è la stessa ricetta, con l&#8217;estremo del tasso zero, applicata da Greenspan per affrontare la crisi economica del 2001, i risultati: una crescita economica ma anche bolle varie: immobiliare, del petrolio, materie prime e alimentari. Soprattutto le bolle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di seguito un interessante articolo di M. Margiocco su <em>Il Sole 24 Ore</em>. Il denaro <em>in regalo</em> è la stessa ricetta, con l&#8217;estremo del <em>tasso zero</em>, applicata da Greenspan per affrontare la crisi economica del 2001, i risultati: una crescita economica ma anche bolle varie: immobiliare, del petrolio, materie prime e alimentari. Soprattutto le bolle sono state vicine tra loro se non concomitanti. Il debito privato americano vicino al 100% del PIL è un segnale più che chiaro che gli attuali consumi americani sono sostenibili solo ricorrendo al credito, che deve essere a tassi bassi per funzionare. Bernanke sta cercando di creare proprio un sistema di credito a basso costo nel medio-lungo periodo. Il tutto sarà probabilmente pagato con inflazione e svalutazione del dollaro.</p>
<blockquote><p><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/12/paradosso-bernanke.shtml">Il paradosso di Bernanke - Il Sole 24 Ore -</a> Nessun sistema economico del mondo industriale ha mai finora accumulato un debito totale interno pari a oltre 3,50 dollari per ogni dollaro di prodotto interno lordo. È con questa realtà che si scontra, negli Stati Uniti, la Federal Reserve guidata da Ben Bernanke. Tutta la politica monetaria americana e globale è chiamata a farvi fronte.<br />
Costretta a contrastare gli effetti di un indebitamento senza precedenti, la Banca centrale degli Stati Uniti sembra avere gettato a mare tutti i testi sacri per procedere con un&#8217;unica bussola, quella formulata dallo stesso Bernanke nel suo ormai famoso discorso del 2002 sulla deflazione. Da quel discorso deriva l&#8217;appellativo di helicopter Ben, pronto a fornire liquidità, paracadutandola se necessario.<br />
«Se cadiamo in una deflazione - diceva allora Bernanke sottoscrivendo in pieno la teoria di Milton Friedman sulla causa strettamente monetaria di deflazione e inflazione - possiamo trarre speranza dal fatto che la logica della tipografia si imporrà e che una quantità sufficiente di cartamoneta alla fine riuscirà sempre a invertire la spirale deflazionistica».<br />
Le mosse della Federal Reserve rispecchiano chiaramente questa filosofia. E da scuole prestigiose gli appelli ad accettare una certa inflazione, utile per ridurre il peso del debito, si moltiplicano. Ma si moltiplicano anche i timori sulla capacità americana, a mesi, di finanziare un debito pubblico crescente a remunerazione bassissima e in una valuta su cui grava l&#8217;ipoteca inflazionistica. Lo spartiacque è ormai chiaro: a un certo punto l&#8217;uso dei tassi zero e della tipografia necessario per combattere la deflazione e rilanciare l&#8217;economia indebolirà il dollaro e renderà ancor meno appetibili i titoli del Tesoro. A quel punto, rilanciare l&#8217;economia, o il dollaro? E i cinesi che sono i primi detentori di dollari, avranno resistito fino a quel momento senza vendere?<br />
«La Fed si è lanciata in questa vicenda con tutte le armi in batteria così come i neocon sono andati in Iraq pensando che fosse una grande idea sbarazzarsi di Saddam e senza pianificare una via d&#8217;uscita. Non appena ci sarà il primo segnale di inflazione - dice Marc Ostwald della casa di brokeraggio londinese Monument Security - i mercati cambieranno e diranno che si avvera quanto temuto. E allora?».<br />
Oggi Washington pensa ad aiutare l&#8217;economia a far fronte a un debito senza precedenti. La deflazione lo rende più gravoso ancora. Gli ultimi dati trimestrali della Fed sull&#8217;indebitamento del sistema America lo indicano a 52mila miliardi di dollari, pari al 364% per cento del Pil. Quest&#8217;ultimo, la ricchezza prodotta in un anno, sfiora i 14mila miliardi di dollari. Secondo altri calcoli, ufficiosi, siamo già vicini al 377% del Pil.<br />
Il debito pubblico è indicato ufficialmente al 41% del Pil ma questo perché i dati americani considerano solo i titoli del Tesoro posseduti dal pubblico, interno ed estero, e non quelli in carico al sistema pensionistico federale (Social security) e ad altri sottoscrittori pubblici (intragovernmental holdings), che detengono circa 4.300 dei 10.025 miliardi di debito federale, pari quindi in realtà al 72,5% del Pil. Questo inoltre non tiene conto delle ultime voci di spesa decise per far fronte alla crisi, e che hanno portato il tetto consentito al Tesoro a 11.300 miliardi, pari a un debito pubblico dell&#8217;81% del Pil.<br />
Il debito finanziario (tutto il settore del credito) è un terzo del totale cioè il 121% del Pil con una proporzione quasi doppia rispetto a 20 anni fa; quello delle imprese è al 77 per cento; quello delle famiglie al 98% del Pil e quello pubblico, come si è visto, viaggia veloce verso l&#8217;81% e oltre.<br />
Il debito privato è in calo ma quello pubblico è in forte espansione. Nel 2009 il Tesoro americano dovrà emettere titoli per non meno di 1.500-2.000 miliardi di dollari arrivando a un debito federale non lontano dal 100% del Pil.<br />
La Federal reserve è diventata il più grosso hedge fund mondiale, finanziato dal Tesoro, cioè dal contribuente americano. Il bilancio della Fed, impegnata a rastrellare titoli di dubbio valore, ad acquistare mutui cartolarizzati e altro, è passato dagli 800 miliardi di prima della crisi ai 2.200 attuali e i 3.000 miliardi di dollari non sono lontani. La monetizzazione del debito è ormai pratica corrente. Il costo del denaro è stato portato a zero la settimana scorsa. E due idee del tutto eterodosse da decenni nel mondo delle banche centrali, l&#8217;emissione di titoli in proprio e la sottoscrizione forzosa di titoli del Tesoro come avvenne in economia di guerra dal 1942 al 1951, sono state avanzate dallo stesso Bernanke. Per ora tutto è calmo. I futures indicano 3-5 anni di deflazione. Il rendimento dei T bond a 10 anni è dimezzato rispetto agli inizi di novembre. E i tassi sono scesi in tutto il mondo.<br />
L&#8217;idea che una moderate inflation sia benefica - un concetto che Paul Volcker ha sempre rifiutato poiché nessuno può garantire di riuscire a governarla mantenendola moderata - sta comunque emergendo con forza negli Stati Uniti. L&#8217;inflazione, come noto, riduce il debito reale. Gregory Mankiw e Kenneth Rogoff di Harvard, ex capo dei consiglieri economici di George Bush il primo, ed ex capo economista del Fondo monetario il secondo, auspicano una moderate inflation che alleggerirebbe il debito. E la chiedono anche Casey Mulligan della University of Chicago e David Henderson della Hoover institution. I dati di ottobre delle sottoscrizioni estere di titoli del Tesoro e titoli americani in genere, resi noti la settimana scorsa, hanno confermato che la Cina continua a investire in dollari. La costanza dell&#8217;azionista cinese sembra confortare il grande hedge fund guidato da Ben Bernanke e deciso a bilanciare l&#8217;attuale scarsità di credito privato con l&#8217;abbondante offerta di credito pubblico. «Non solo pilotando i tassi a breve, come da sempre fanno le banche centrali, ma anche quelli a lungo» osserva Axel Merk dei Merk mutual funds di Palo Alto. L&#8217;obiettivo è assicurare credito a costo basso. Ma se la Fed riesce a far sì che i mercati non tengano conto del rischio inflazione nel prezzo dei titoli, deve esserci una valvola di sfogo. E questa sarà il dollaro. «E un dollaro sensibilmente più basso - conclude Merk, che ha ingaggiato recentemente come consulente William Poole, il rispettato ex presidente della Fed di St. Louis - può essere esattamente quello che Bernanke ha in mente». Negli anni Trenta, un&#8217;altra epoca, si chiamavano svalutazioni competitive.</p></blockquote>
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		<title>Capitalismo buono o cattivo?</title>
		<link>http://www.ilpiccoloeconomista.com/2008/12/14/capitalismo-buono-o-cattivo/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 23:30:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carletto</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Tutto iniziò con un commento, quello che lasciai a margine di un post di Michela Murgia. Mi piacque come era scritto ma non condividevo molto del contenuto, scrissi più o meno quello. Michela rispose con un articolato post, peraltro sempre ben scritto, in cui ribadì la sua visione nera del capitalismo cosi espressa:
&#8220;Non sono un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto iniziò con un commento, quello che lasciai a margine di un post di <a href="http://michelamurgia.altervista.org/content/view/187/2/" target="_blank">Michela Murgia</a>. Mi piacque come era scritto ma non condividevo molto del contenuto, scrissi più o meno quello. Michela rispose con un articolato <a href="http://michelamurgia.altervista.org/content/view/190/2/" target="_blank">post</a>, peraltro sempre ben scritto, in cui ribadì la sua visione <em>nera</em> del capitalismo cosi espressa:</p>
<p><em>&#8220;Non sono un economista, ma non serve esserlo per capire che un sistema di sviluppo che si basa sul consumo esponenzialmente crescente di risorse limitate non può fare altro che implodere. Quando dico che una crescita verso l&#8217;infinito non può reggersi su cose finite, non mi riferisco solo alle fonti di energia, alle risorse naturali, allo spazio e al tempo, ma soprattutto <strong>mi riferisco all&#8217;uomo</strong>.&#8221;</em></p>
<p>oppure:</p>
<p><em><strong>&#8220;Aumenta la produttività, ma non aumenta il benessere: cosa non ha funzionato?</strong> Non serve un master in economia per capire che una società che lega la dignità alla produttività genera l&#8217;emarginazione del più debole e la negazione dei suoi pari diritti. E non è solo egoista, ma anche illusorio pensare che in questo meccanismo distruttivo il più debole non sarò mai io. Per questo <strong>non esiste un capitalismo buono</strong> e nemmeno un capitalismo migliorabile: è il suo assunto di partenza che è sbagliato, perchè si basa sul consumo e sull&#8217;accumulo, e non sulla condivisione equa, generando un sistema malato in cui il massimo della solidarietà concepibile è la filantropia.&#8221;<br />
</em></p>
<p>La soluzione proposta da Michela era il modello dell&#8217;economia di comunione di Chiara Lubich.  Premesso che tale modello altro non è che una variante in chiave cattolica del <em>no profit, </em>per carità lodevole ma non certo rivoluzionario, occorre precisare che tale modello esiste, ed è stato possibile farlo nascere, in un contesto di <em>economia di mercato </em>così tanto detestato da Michela. Le imprese che aderiscono a questo tipo di gestione hanno comunque come obiettivo l&#8217;<em>utile</em> come tutte le aziende normali, solo che tale guadagno viene poi in parte reinvestito, in altra parte impiegato a scopi culturali e solidali.</p>
<p>Il <em>no profit, </em>in tutte le sue varianti, è parte integrante dell&#8217;attuale sistema economico, ha acquisito nel tempo maggiore spazio e avrà, a mio parere, sempre più importanza nel futuro. Tutto ciò non ha però nulla a che vedere con la <strong>demonizzazione </strong>del capitalismo e degli Stati Uniti che ne sono la massima espressione.</p>
<p>Queste le considerazioni che feci allora (alcuni mesi fa) e che non pubblicai. Mi parvero troppo radicate e ideologiche le posizioni di Michela, eccessivamente proiettate verso la distruzione di un sistema reo di tutte le ingiustizie del mondo e al quale non era riconosciuto alcun merito. Pensai fosse meglio chiudere lì una discussione troppo astratta.</p>
<p>Mi sbagliavo. Non nel merito, sia chiaro. Mi sbagliavo nel non continuare un ragionamento, su un tema, certo difficile e a tratti filosofico, ma dannatamente importante e legato alla vita di tutti i giorni più di quanto si possa pensare.</p>
<p>I mesi successivi, con l&#8217;acuirsi della crisi finanziaria, il fallimento della Lehman Brothers, il contagio della crisi all&#8217;economia reale, la recessione mondiale, i giganti americani (e non solo) dell&#8217;auto in bilico tra la salvezza (grazie agli aiuti pubblici) e la disfatta, l&#8217;incertezza sul futuro imminente, hanno confermato quanto sia attuale questo argomento e quanto sia - culturale - il problema del capitalismo e dell&#8217;economia mondiale.</p>
<p>Cara Michela, è troppo facile dire che ci vorrebbe un sistema basato sulla condivisione equa delle risorse invece che sul consumo (delle stesse) e sull&#8217;accumulo (dei capitali). E&#8217; troppo astratto. E&#8217; che come dire che tutti dovremmo nascere alti, belli, in ottima salute, intelligenti, buoni e altruisti. Chi non lo vorrebbe? Forse se ci pensiamo un pò è la stessa Natura ad essere <em>ingiusta</em>, con le differenze genetiche e la legge di Darwin, noi come essere umani siamo <em>ingiusti</em> nelle nostre vite con noi stessi e con le persone che ci stanno vicine, ma poi all&#8217;improvviso vorremmo che tutto il mondo fosse <em>giusto</em>, corretto, vorremmo vivere in un <strong>sistema ideale senza brutti nè cattivi.</strong></p>
<p>Tu dirai che è un ideale e che sono gli ideali a guidare gli uomini, in questo hai ragione. Ma dietro un ideale devono esserci azioni concrete e dietro a queste, idee concrete per migliorare le cose, partento da ciò che abbiamo, buttare via tutto senza riconoscere i meriti dell&#8217;attuale modello economico e sociale è sbagliato tanto quanto far finta di nulla e mettere la testa sotto la terra.</p>
<p>Esistono diversi modi di vivere il capitalismo, quello europeo non è uguale a quello americano, in Europa quello scandinavo e molto diverso da quello britannico. La sensibilità verso l&#8217;ambiente è diversa in Europa rispetto a Stati Uniti e Paesi in via di sviluppo. Nei Paesi scandinavi i costi della politica sono bassi, gli stipendi medi alti e soprattutto sono più bassi quelli dei supermanager, non dico che questo sia il migliore dei capitalismi possibili ma è certamente diverso da quello aggressivo americano, c&#8217;è una maggiore tutela delle fasce deboli, delle madri che lavorano. Purtroppo in questi Paesi, il tasso di suicidi è il più alto di tutta l&#8217;Europa, segno che la tua ipotesi di correlazione tra capitalismo selvaggio e suicidi forse non è proprio corretta. Forse, anzi sicuramente, ci sono altre motivazioni, per le insoddisfazioni umane, che esulano dal denaro.</p>
<p>Alla base della nostra economia vi sono: <strong>la proprietà privata, il diritto di successione e la libertà d&#8217;impresa</strong>. Vogliamo distruggere questi diritti? Ci hanno già provato con scarsi risultati. Accentrare tutto in mano allo Stato genera solo un livello enorme di corruzione e ingiustizia. Non sono questi diritti ad essere sbagliati, è il sistema che li regola che è debole, corrotto e talvolta ottuso. E&#8217; l&#8217;ingordigia di un certo tipo di capitalismo ad essere sbagliata, mettere la finanza al primo posto è fuorviante e pericoloso, è il remunerare sempre più il capitale a danno del lavoro che sta uccidendo la <em>medium class </em>nel mondo occidentale.</p>
<p>Altrettanto sbagliato sarebbe, però, negare le differenze tra individui, tra talento e mediocrità, tra rischio e sicurezza, tra impegno e passività, bisogna chiedere il riconoscimento del <strong>merito</strong> e non l&#8217;appiattimento, il <strong>merito</strong> e non l&#8217;appartenenza a una qualsiasi delle tante caste. Occorrono buone (e poche) leggi e regole e soprattutto, il rispetto delle stesse. Il mercato va regolato ma non troppo.</p>
<p>Sono tanti i problemi del sistema economico mondiale, ma non sarà <strong>sparando a zero</strong> su tutto che si risolveranno. Voglio ribadire che il problema è culturale, occorre parlare di un capitalismo sostenibile, da tutti i punti di vista, e lavorare per raggiungerlo, forse alla fine sarà molto diverso da quello attuale, non importa: <strong>sarà come deve essere!</strong></p>
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		<title>Le ultime su Alitalia</title>
		<link>http://www.ilpiccoloeconomista.com/2008/03/25/le-ultime-su-alitalia/</link>
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		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 00:12:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carletto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Oltre all&#8217;intervista di Prodi a Sky Tg24 (non più disponibile), si possono leggere su Corriere.it le dichiarazioni di vari politici e sindacalisti. Qualche commento:
1. Tutti (o quasi) sono ora pronti a dire (in modi diversi ovviamente) che una cordata italiana sarebbe la benvenuta.
2. Molti sostengono che la vendita deve essere fatta dal prossimo governo.
3. La scadenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre all&#8217;intervista di Prodi a Sky Tg24 (non più disponibile), si possono leggere su <a target="_blank" href="http://www.corriere.it/politica/08_marzo_24/prodi_alitalia_cordata_c8def5ee-f9a0-11dc-88d1-0003ba99c667.shtml">Corriere.it </a>le dichiarazioni di vari politici e sindacalisti. Qualche commento:<span id="more-37"></span></p>
<p>1. Tutti (o quasi) sono ora pronti a dire (in modi diversi ovviamente) che una cordata italiana sarebbe la benvenuta.</p>
<p>2. Molti sostengono che la vendita deve essere fatta dal prossimo governo.</p>
<p>3. La scadenza del 31 marzo è naturalmente una bufala, tanto che Spinetta ha fatto sapere che Air France continuerà la trattativa anche oltre e che è disposta a ridiscutere il piano.</p>
<p>4. I sindacati dicono che se Air France migliora il piano l&#8217;accordo si può trovare.</p>
<p>L&#8217;ho già scritto nel mio precedente <a target="_blank" href="http://www.ilpiccoloeconomista.com/2008/03/22/la-sorte-di-alitalia-si-complica/">post</a>: l&#8217;errore principale l&#8217;ha fatto Spinetta che ha reso il piano inaccettabile rispetto a quello iniziale, ritenendo scontato il si del Governo italiano. Ora Air France deve rilanciare.</p>
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		<title>La sorte di Alitalia si complica</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 11:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carletto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[All&#8217;inizio dell&#8217;anno ero tra i sostenitori dell&#8217;ipotesi Air France, ritenendo quel piano migliore dal punto di vista industriale rispetto a quello di Air One e Intesa-San Paolo. Oggi continuerei ad esserlo se non fosse cambiato il quadro generale. Cosa è cambiato da allora? Il Governo ha permesso ad Air France di guardare dentro i conti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>All&#8217;inizio dell&#8217;anno ero tra i <a target="_blank" href="http://www.ilpiccoloeconomista.com/2008/01/08/alitalia-meglio-con-air-france/">sostenitori</a> dell&#8217;ipotesi Air France, ritenendo quel piano migliore dal punto di vista industriale rispetto a quello di Air One e Intesa-San Paolo. Oggi continuerei ad esserlo se non fosse cambiato il quadro generale. Cosa è cambiato da allora? Il Governo ha permesso ad Air France di guardare dentro i conti di Alitalia, così Air France ha modificato il piano, rendendolo più duro e a tratti umiliante per Alitalia, forte della convinzione di essere l&#8217;unico pretendente in gara, che Alitalia ha disponibilità di cassa sufficiente solo per qualche settimana, che il Governo in carica è fortemente favorevole all&#8217;operazione.<span id="more-36"></span></p>
<p>Qui sta l&#8217;errore di Air France. Spinetta, presidente di Air France, da buon francese dovrebbe sapere, infatti lo sa bene, che in Italia come in Francia, la politica è sempre in mezzo agli affari (purtroppo dico io&#8230;), ma in questo caso è inevitabile, essendo il Tesoro l&#8217;azionista di controllo di Alitalia. Spinetta avrebbe dovuto anche considerare che il Governo in carica è dimissionario, e che le elezioni potrebbero portare al governo l&#8217;attuale opposizione (così dicono i sondaggi). Penso che a Parigi abbiano commesso un errore di presunzione (capita spesso ai francesi), ritenendo l&#8217;affare già chiuso hanno voluto calcare la mano. Il troppo storpia.</p>
<p>Le proteste, direi moderate, di qualche mese fa, sono diventate molto dure e in campagna elettorale <em>politicamente rilevanti. </em>Così Berlusconi ha deciso di <a target="_blank" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/03/Alitalia-scontro-Berlusconi-Veltroni.shtml?uuid=7bd9774c-f7f2-11dc-97c7-00000e25108c&amp;DocRulesView=Libero">intervenire</a>, dicendosi sicuro dell&#8217;esistenza di una cordata italiana disponibile a salvare Alitalia. Non so se è vero, qualora lo fosse, per giudicare occorre vedere il piano di salvataggio.</p>
<p>L&#8217;unica cosa ad oggi molto probabile è che non ci sarà una vendita ad Air France. Spinetta ha già dichiarato che ci sta ripensando, si è accorto dell&#8217;errore fatto. Difficilmente cambierà il piano proposto, molto più probabilmente abbandonerà la partita. Cosa sarà di Alitalia? Spero che la cordata esista e abbia un piano serio. Altrimenti non rimane che il fallimento pilotato secondo la legge Marzano, metodo già usato per Cirio e Parmalat.</p>
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		<title>&gt;</title>
		<link>http://www.ilpiccoloeconomista.com/2008/03/20/33/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Mar 2008 21:02:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carletto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo ha detto il nostro Presidente della Repubblica da Santiago del Cile. Non amo il qualunquismo e ho il massimo rispetto per la più alta carica dello Stato, tuttavia qualche commento appare necessario:
1. Avidi lo sono sicuramente, considerata la generosa retribuzione di cui godono a cui vanno sommati i privilegi. Anche perchè, ad oggi, nessuna azione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo ha detto il nostro Presidente della Repubblica da <a target="_blank" href="http://www.corriere.it/politica/08_marzo_20/napolitano_parlamento_no_fannulloni_6c5a1118-f64f-11dc-a713-0003ba99c667.shtml">Santiago del Cile</a>. Non amo il qualunquismo e ho il massimo rispetto per la più alta carica dello Stato, tuttavia qualche commento appare necessario:<span id="more-33"></span></p>
<p>1. Avidi lo sono sicuramente, considerata la generosa retribuzione di cui godono a cui vanno sommati i privilegi. Anche perchè, ad oggi, nessuna azione seria è stata intrapresa per sanare una questione <strong>immorale,</strong> viste le condizioni di vita dell&#8217;italiano medio.</p>
<p>2. Certamente non tutti sono fannulloni, ma alcuni pare che siano un pò <strong>assenteisti&#8230; </strong>Ma soprattutto molti sono esclusivamente interessati all&#8217;esercizio del potere che deriva dal far politica piuttosto che al bene del nostro Paese.</p>
<p>E&#8217; vero, ha ragione Giorgio Napolitano, occorre reagire al qualunquismo. Che inizino i politici, dimostrando sobrietà, competenza, rettitudine, buon senso e dedizione.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L’euro a 1,6 sul dollaro e le borse in picchiata</title>
		<link>http://www.ilpiccoloeconomista.com/2008/03/18/leuro-a-16-sul-dollaro-e-le-borse-in-picchiata/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Mar 2008 23:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carletto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Gran brutto lunedì. Bernanke decide un taglio anticipato del tasso di sconto (-25 punti base), le borse asiatiche crollano e si tirano appresso quelle europee. Il taglio dei tassi non basta più, o almeno così sembra. La spirale di pessimismo e incertezza si è ormai attivata e ogni taglio della Fed è visto come un ulteriore segnale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gran brutto lunedì. Bernanke decide un taglio anticipato del tasso di sconto (-25 punti base), le borse asiatiche crollano e si tirano appresso quelle europee. Il taglio dei tassi non basta più, o almeno così sembra. La spirale di pessimismo e incertezza si è ormai attivata e ogni taglio della Fed è visto come un ulteriore segnale di preoccupazione, gli investitori non si fidano delle banche, e se la Fed continua a tagliare significa (cosi pensano molti investitori) che ci saranno altri casi <em>Bear Stearns, </em>la banca d&#8217;affari americana salvata proprio ieri da Jp Morgan. Come uscirne?<span id="more-32"></span></p>
<p>Difficile dirlo. La situazione è seria, ma l&#8217;economia americana non è certamente a pezzi, anzi il <em>mini-dollaro</em> sta rilanciando l&#8217;export, per quanto riguarda i mutui non andranno tutti in sofferenza, grazie anche al calo deciso dei tassi. Certo i consumi sono in flessione così come i posti di lavoro, ma ciò accade in ogni recessione ed oggi l&#8217;America è in recessione, inutile negarlo. La Fed si è mossa subito e anche il piano governativo dovrebbe, a breve, iniziare ad avere qualche effetto positivo, serve un minimo di fiducia che faccia tornare a ragionare gli investitori, magari dopo che tutte le banche avranno fatto pulizia e svalutato ciò che è necessario svalutare, sperando che non sia una tragedia.</p>
<p>Il vero rischio è il contagio globale della crisi, in parte sta già avvenendo, ricordiamo che gli americani sono i primi consumatori di prodotti cinesi. In Europa la BCE sta a guardare, ripetendo fino alla noia che il mandato dell&#8217;Istituto di Francoforte è il contenimento dell&#8217;inflazione. Non sono certo tra coloro che vorrebbero la BCE perfettamente allineata alla Fed (la bolla immobiliare è stata certamente creata dal mare di liquidità iniettato da Greenspan negli anni, dopo l&#8217;11 Settembre, bolla arrivata anche in Europa&#8230;) ma una minore ortodossia sarebbe auspicabile. Alcuni Paesi già annaspano (Italia, Portogallo) e con l&#8217;Euro a 1,6 sul dollaro (<a target="_blank" href="http://www.ilpiccoloeconomista.com/2007/11/20/il-dollaro-sempre-piu-giu-e-il-petrolio-vicino-a-100/">come previsto 4 mesi fa</a>) anche gli altri stanno rallentando. L&#8217;inflazione non è forse così pericolosa, la crescita è quasi del tutto dovuta a energia e alimentari, che aumentano non solo per l&#8217;incremento della domanda da parte dei Paesi in via di sviluppo, ma anche per la speculazione al rialzo che dovrebbe avere ormai vita breve. Staremo a vedere.</p>
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		<title>Piccole consolazioni</title>
		<link>http://www.ilpiccoloeconomista.com/2008/03/15/piccole-consolazioni/</link>
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		<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 18:45:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carletto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Sole 24 Ore ha fatto due conti e ha trovato che il PIL dell&#8217;Unione Europea, grazie al SuperEURO, ha superato quello degli Stati Uniti.

Meglio non farsi prendere da strane idee però, certo l&#8217;America ha i suoi problemi (e grossi di questi tempi&#8230;) ma il dollaro debole sta aiutando le sue esportazioni e riducendo lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Sole 24 Ore ha fatto <a target="_blank" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/03/pil-europa-sorpassa-america.shtml?uuid=fa0a1750-f29f-11dc-94ff-00000e25108c&amp;DocRulesView=Libero">due conti </a>e ha trovato che il PIL dell&#8217;Unione Europea, grazie al SuperEURO, ha superato quello degli Stati Uniti.</p>
<p><img src="http://www.ilpiccoloeconomista.com/wp-content/uploads/2008/03/pil-2007.jpg" alt="pil-2007.jpg" /></p>
<p>Meglio non farsi prendere da <em>strane idee</em> però<span id="more-30"></span>, certo l&#8217;America ha i suoi problemi (e grossi di questi tempi&#8230;) ma il dollaro debole sta aiutando le sue esportazioni e riducendo lo squilibrio della bilancia commerciale. Tanto che la Cina ha visto crollare il suo <em>surplus</em> commerciale negli ultimi mesi. Il sistema americano è veloce nelle reazioni e flessibile strutturalmente, alla fine qualche banca non ce la farà ma la locomotiva riprenderà il suo cammino.</p>
<p>Qui in Europa siamo invece lenti, <em>troppo</em> lenti&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Bernabè e la Telecom dei tanti errori</title>
		<link>http://www.ilpiccoloeconomista.com/2008/03/08/bernabe-e-la-telecom-dei-tanti-errori/</link>
		<comments>http://www.ilpiccoloeconomista.com/2008/03/08/bernabe-e-la-telecom-dei-tanti-errori/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 08 Mar 2008 15:58:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carletto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il giorno dopo la presentazione del piano industriale di Telecom Italia, i commenti sui media sono quasi tutti concentrati sul crollo in borsa e la conseguente perdita di capitalizzazione di circa 2 miliardi di euro. Certo non è poca cosa, ma occorre dire che il titolo Telecom soffre da parecchio tempo, ieri è solo arrivato un altro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il giorno dopo la presentazione del <a target="_blank" href="http://www.corriere.it/economia/08_marzo_07/telecom_piano_e066624c-ec17-11dc-a76d-0003ba99c667.shtml">piano industriale di Telecom Italia</a>, i commenti sui media sono quasi tutti concentrati sul crollo in borsa e la conseguente perdita di capitalizzazione di circa 2 miliardi di euro. Certo non è poca cosa, ma occorre dire che il titolo Telecom soffre da parecchio tempo, ieri è solo arrivato un altro duro colpo, peraltro in una giornata dove hanno sofferto tutti con l&#8217;indice S&amp;P/MIB in calo di quasi il 2%. Molti gli attacchi diretti verso il nuovo a.d. Bernabè, ma anche qualche <a target="_blank" href="http://www.alfonsofuggetta.org/wordpress/wp-trackback.php?p=2734">difesa</a>.<span id="more-28"></span></p>
<p>A mio parere, Bernabè è insieme a Profumo, Marchionne, Passera, Montezemolo, Pistorio e qualcun altro, uno dei migliori manager italiani. Lo ha dimostrato, quando ancora quarantenne, arrivò alla poltrona di amministratore delegato dell&#8217;ENI, trasformando un&#8217;azienda pubblica colpita da tangentopoli in una compagnia petrolifera internazionale quotata in borsa e con utili di alcuni miliardi di euro all&#8217;anno, di cui beneficia ancor oggi il nostro Governo, azionista per circa il 30% della società.</p>
<p>Tornando a Telecom, troppi errori sono stati fatti nel passato:<br />
1. La privatizzazione col nocciolo duro guidato dagli Agnelli. Un vecchio e caro (al capitalismo italiano) metodo per controllare una società che vale decine di miliardi di euro con pochi spiccioli.</p>
<p>2. La successiva OPA di Colaninno &amp; co. che ha riempito di debiti la società, OPA avallata anche da importanti esponenti politici italiani.</p>
<p>3. L&#8217;acquisto da parte di Tronchetti Provera, che ha pagato per ogni azione molto di più del suo valore di borsa, seguendo il vecchio adagio di Cuccia che diceva che <em>le azioni non si contano ma si pesano.</em> In quella sede sarebbe stato opportuno <strong>pesare anche il debito. </strong>La gestione ha avuto i suoi limiti ma la strategia forse ancora di più.</p>
<p>Oggi accusare Bernabè di aver presentato un piano industriale grigio appare davvero bizzarro, cosa poteva fare con 30 miliardi di debiti e la situazione attuale delle telecomunicazioni?</p>
<p>Il dividendo è troppo basso?</p>
<p>Non credo. Ricordiamo che l&#8217;indebitamento netto è parente del fatturato totale e più di tre volte il margine lordo. I numeri sono numeri.</p>
<p>Il titolo in borsa?</p>
<p>Dallo scoppio della crisi finanziaria dovuti ai mutui <em>subprime </em>americani, le borse sono degli ottovolanti e stanno soffrendo aziende con i conti decisamente migliori di quelli di Telecom. In un periodo di smarrimento dei mercati come questo, non è facile trovare investitori di lungo periodo, che sono quelli necessari a Telecom. Se si lavorerà bene prima o poi arriveranno.</p>
<p>Si poteva fare di più?</p>
<p>Per carità, si può sempre far meglio, nella vita e nel business, ma non molto di più in questo caso, se si è persone serie. Se poi si cercano venditori di fumo, basta girare lo sguardo alla campagna elettorale&#8230;</p>
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