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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/atom10full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" gd:etag="W/&quot;AkAMR3o-fyp7ImA9WhRVEUk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3242039209058960545</id><updated>2012-01-09T14:39:46.457-08:00</updated><title>ilpostodeilibri.it</title><subtitle type="html">è tornato</subtitle><link rel="http://schemas.google.com/g/2005#feed" type="application/atom+xml" href="http://angelascarparo.blogspot.com/feeds/posts/default" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://angelascarparo.blogspot.com/" /><link rel="next" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;redirect=false&amp;v=2" /><author><name>angela scarparo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><generator version="7.00" uri="http://www.blogger.com">Blogger</generator><openSearch:totalResults>33</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/atom+xml" href="http://feeds.feedburner.com/Ilpostodeilibriit" /><feedburner:info uri="ilpostodeilibriit" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><entry gd:etag="W/&quot;AkAFSX85fyp7ImA9WhRVEUk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3242039209058960545.post-6305396546965107588</id><published>2012-01-09T14:38:00.000-08:00</published><updated>2012-01-09T14:38:38.127-08:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-01-09T14:38:38.127-08:00</app:edited><title>Disposofobia</title><content type="html">&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-HE3c_JuN33k/TwtsPr2IDSI/AAAAAAAAAQM/HmDKsxDVSKE/s1600/copj170.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-HE3c_JuN33k/TwtsPr2IDSI/AAAAAAAAAQM/HmDKsxDVSKE/s1600/copj170.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="background-color: white; color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: left;"&gt;Non so se Doctorow sia un autore classico. Probabilmente sì. Ha un'abitudine, tipica degli scrittori che dopo un po' lo diventano, che è a mio parere, questa. Espone una scena, o una conversazione, oppure un episodio. O semplicemente descrive le caratteristiche di una persona, il modo in cui è, come si presenta, ti racconta cosa le è capitato, e poi ne trae una specie di massima. Una cosa a cui, t&lt;/span&gt;&lt;span class="text_exposed_show" style="background-color: white; color: #333333; display: inline; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: left;"&gt;u che leggi, non avevi mai pensato prima. Naturalmente il procedimento può anche essere al contrario, "Tutte le famiglie felici sono felici allo stesso modo, quelle infelici, ognuna a modo suo", dice la frase famosa, in apertura di "Anna Karenina", e subito dopo Tolstoj si affretta a raccontarci chi sono alcuni dei protagonisti del suo romanzo, e che cosa sta succedendo a casa di Oblonskij. Il fatto che una moglie chiamata Darja, un po' cambiata da molte gravidanze, abbia appena scoperto il tradimento del marito Stephan, e così via.&lt;br /&gt;Se è così, se l'autore classico (o l'autrice classica) è colui che riesce a dirti qualcosa di più su storie che già conosci, che hai sentito raccontare tante volte, Doctorow, sicuramente lo è. In questo "Homer e Langley", (realmente vissuti) protagonisti sono i fratelli Collyer. Narrato in prima persona, da Homer che è cieco, racconta di due vite. Se Homer, la cui improvvisa cecità è descritta attraverso l'incapacità graduale (che lo colpisce da ragazzino) di vedere la gente che pattina su un lago ghiacciato, è sereno e distaccato dagli eventi, il fratello Langley è invece polemico e arrabbiato col mondo. E' che in trincea è rimasto colpito da una granata, e questo l'ha reso non perfettamente "sintonico" con la realtà. Homer se ne accorge quando il fratello porta nel salotto di casa una automobile smontata per poi rimontarla e lasciarla lì. Oppure quando aggredisce i poliziotti che gli avevano chiesto una tangente per tacere sui balli che gli era venuto in mente di organizzare, dietro pagamento di un dollaro, nel salotto di casa. Non c'è una trama forte, in questo Homer e Langley. Il che è buffo, se si pensi che i due fratelli Collyer hanno fatto storia nella psichiatria. Il loro nome sta infatti a indicare una forma di ossessione-compulsione chiamata "disposofobia" malattia che si traduce nel rifiuto, a un certo punto della propria vita, di incontrare altri esseri umani. Niente vicende esemplari, però, nella trama. Semplicemente i due fratelli Collyer, si chiudono sempre più, giorno dopo giorno, in casa, fino ad andarsene. E' la storia di due suicidi voluti, in un'epoca di crisi, simile alla nostra. Il tono di Doctorow è leggero, e lo sguardo di Homer sulle vicende proprie e degli altri esseri umani, sincero e distaccato. Doctorow ha in comune coi grandi classici, una capacità di comprendere le storie della vita, e le motivazioni che le legano, che è rara. Ha anche, in comune con essi, una conoscenza dei fatti materiali (come dei fatti storici) dell'epoca che nel suo romanzo racconta. Ma soprattutto è dotato di una carica umana ed emotiva, che gli permette di raffigurare, (come dire, "con distacco"?) i personaggi di cui narra le vicende, anche quando, come in questo caso, siano vicende molto tristi, o che ripeto, in qualche modo ci pare di avere già sentito. Questo romanzo è uscito nel 2009, è stato tradotto in italiano da S. Pareschi, ed è stato pubblicato da Mondadori.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-6305396546965107588?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/YndtcV3LX9QMTr-a3_tIOCyobng/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/YndtcV3LX9QMTr-a3_tIOCyobng/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/YndtcV3LX9QMTr-a3_tIOCyobng/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/YndtcV3LX9QMTr-a3_tIOCyobng/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Ilpostodeilibriit/~4/_GlKlQx8Kzs" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://angelascarparo.blogspot.com/feeds/6305396546965107588/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://angelascarparo.blogspot.com/2012/01/disposofobia_09.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/6305396546965107588?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/6305396546965107588?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/Ilpostodeilibriit/~3/_GlKlQx8Kzs/disposofobia_09.html" title="Disposofobia" /><author><name>angela scarparo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-HE3c_JuN33k/TwtsPr2IDSI/AAAAAAAAAQM/HmDKsxDVSKE/s72-c/copj170.jpeg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://angelascarparo.blogspot.com/2012/01/disposofobia_09.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEEGQ305eCp7ImA9WhRQGEU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3242039209058960545.post-8800935723415531273</id><published>2011-12-14T01:05:00.001-08:00</published><updated>2011-12-14T10:17:02.320-08:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-12-14T10:17:02.320-08:00</app:edited><title>Proprio una bella morte</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Tn7OBADg_fQ/TuiOrLpvNrI/AAAAAAAAAP8/9Y0COBUYMZw/s1600/paolo-di-canio-saluto-romano-curva-nord-fascisti-ignoranti.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-Tn7OBADg_fQ/TuiOrLpvNrI/AAAAAAAAAP8/9Y0COBUYMZw/s1600/paolo-di-canio-saluto-romano-curva-nord-fascisti-ignoranti.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
"Per carità non facciamone un problema di sigle!", dice qualcuno. Mi riferisco al signore fiorentino che prende la pistola dopo un diverbio con l'ambulante sotto casa,&amp;nbsp; uccide due uomini, uno lo ferisce, poi rivolge l'arma verso di sé e si uccide.&lt;br /&gt;
Sono gli esseri umani, bellezza. Non lo insegnava forse già la tragedia greca, che significa esistere e che peso comporti? Non ce lo ricordiamo Achille che scambia le mucche per nemici e si mette a dare mazzate? E' la follia. Che ogni tanto qualcuno prenda la pistola è spari perché si vede come Napoleone e invece a un certo punto della sua vita scopre che pure il venditore ambulante sotto casa se lo scaca di brutto, è uno dei fenomeni legati al fatto di esistere. Così dicono tanti. E un fondamento in questo ragionamento c'è, certo.&lt;br /&gt;
Poi però, a essere seri ti accorgi che è assurdo uccidere per un diverbio, se vivi che in un'epoca in cui un aereo per Malaga o per Madrid costa 32 euro, il prezzo di un pranzo economico. Voglio dire, non è solo il diverbio, qui in ballo. E neanche la follia. C'è qualcosa di più. Vediamo. "Il capitalismo!", dice allora qualche altro. L'alienazione. Certo, il capitalismo si presenta come quella forma produttiva che per sopravvivere deve continuamente inventare nuovi desideri e nuovi bisogni. Cosi che, laddove tu abbia appena comperato una macchina, ci sarà sempre qualcuno che te ne proporrà una migliore della tua. Ci sarà sempre qualcuno che frusterà le tue aspettative e i tuoi bisogni per indurtene altri. L'alienazione. Il fenomeno per cui esiste uno iato fra la tua esperienza quotidiana e la consapevolezza che hai di tale esperienza. Evidentemente il signore che a Firenze ha ucciso due persone senegalesi e ne ha ferita una, di consapevolezza non doveva averne tanta. Così viene da dire. Era un alienato. E ritorniamo quindi a una qualche forma di giustificazione.&lt;br /&gt;
Invece a me pare una cosa. L'alienazione c'è. La follia c'è. Ma in Italia, in questo momento, sull'alienazione delle persone e sulle loro psicosi c'è che ci specula. Sono culture regressive. Culture che non si rassegnano a morire.&amp;nbsp; Culture come il fascismo, che per il fatto di essere negative, di avere cioè come obiettivo l'eliminazione di altri esseri umani, sono state un po' messe al bando dalle culture capitalistiche che, proprio in quanto tali hanno bisogno di avere davanti uomini e donne in carne e ossa. Se no come consumi?&amp;nbsp; Invece, come quei guerrieri che se ne andavano in giro con la testa del nemico impalato, ed erano orgogliosi, i fascisti pensano di aver diritto di esistenza. Ma dove? Ma perché? Ma chi lo dice?&amp;nbsp; Il fascismo. La legge in Italia lo punisce. In Italia ci sono tanti democratici finti che lo difendono.&amp;nbsp; Che cosa è oggi? Roba da reduci. Roba da incazzati. Roba da gente che vuole fare l'originale. Veniamo al punto. Si dice che il signore che ha ucciso i due senegalesi e ferito il terzo fosse un frequentatore di Casa Pound. Cosa è Casa Pound? Un posto dove il fascismo è di casa. Come cultura dico. Dove Junger, Pound, Mussolini, Celine sono considerati personcine di tutto rispetto. Personalmente penso che Celine e Pound, come anche Junger non fossero uomini stupidi, e che proprio per questo ci sia tutta una parte della loro produzione che vada condannata. Perché? Per il motivo che scrivevo all'inizio di questo post. Perché il fascismo, dice Agnes Heller con soprendente efficacia,&amp;nbsp; vuole che una parte dell'umanità vada soppressa. E nei libri di Celine, come in quelli di Pound questa roba la trovi scritta.&amp;nbsp; Qualche mese fa c'era chi per originalità, chi&amp;nbsp;perché ci crede, chi per debolezza, diceva che con quelli di Casa Pound ci si deve dialogare. Io penso di no. Penso che ai signori e alle signore che studiano per fascisti vadano imposti periodici periodi di disintossicazione, da impiegare magari nel giardinaggio. Perché, si può dire quel che si vuole. Si può dire, come dicono i revisionisti, "in Italia ha vinto una parte del popolo, quella Resistente, ma se vinceva l'altra era uguale", che è una fesseria. Si può dire "giovani erano i repubblichini e giovani erano i partigiani!" Ma se oggi siamo vivi e vitali (certo, per dar da mangiare al capitalismo, lo ripeto, ma questa è un'altra cosa) è grazie a chi nella prima metà del novecento ha combattuto ed è morto, per insopportabilità del fascismo. Proprio come i due senegalesi. Che evidentemente hanno trattato alla pari il fascista nel loro diverbio. E gli hanno risposto. Non immaginando evidentemente che quello andasse a casa a prendere la pistola. Un diverbio con un senegalese diventa l'occasione per far vedere come si sia capaci di cercare la &lt;i&gt;bella mort&lt;/i&gt;e. Per un fascista che si suicida (pensando, forse sbagliando, che quelli di Casa Pound poi gli faranno l'applauso, ma il brodo di coltura quello è), o che vive, ci sono sempre due senegalesi (o due Resistenti) morti.&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-8800935723415531273?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-NyuH5dx6yz4/Tt0b8CBbTCI/AAAAAAAAAPs/h3rjVbpwatI/s1600/Simony-300x296.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-NyuH5dx6yz4/Tt0b8CBbTCI/AAAAAAAAAPs/h3rjVbpwatI/s1600/Simony-300x296.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Parliamoci chiaro. Siamo un paese pornografico. Se infatti con 
pornografia si intenda quel fenomeno che attraverso la mimesi di un atto
 e la sua riproduzione seriale, induca lo spettatore a provare 
determinate sensazioni, non possiamo che ritrovarci in pieno nella 
definizione. Certo, cambiano le coordinate, come cambia il set. 
Berlusconi voleva farci ridere.&amp;nbsp; Il set costruito dal Premier era ricco e
 pomposo. La trama prevedeva per il giorno riunioni a Palazzo Grazioli 
con donne ultravestite e ultrapittate, e per la notte, prima il trenino,
 poi il bunga bunga. I bagni in oro erano parte del set. Il popolo, 
volendo, libero dai giudici bacchettoni, era libero di imitare.&amp;nbsp; "Non 
vedete che i ristoranti sono pieni?", "Non vedete che siamo un paese 
pieno di belle donne?", chiedeva il Premier, invitando alla risata. "Se 
non sapete ridere la colpa è vostra!" era il sottotitolo (per non 
udenti) del film.&amp;nbsp; E in molti per un po' hanno riso alle sue 
barzellette. Per ammettere tutti, che la realtà, pornograficamente, 
ricalcava la&amp;nbsp; parodia di quel film con Giancalo Giannini, &lt;i&gt;Sesso Matto &lt;/i&gt;(di
 Dino Risi) abbiamo avuto bisogno di&amp;nbsp; 20 anni. Ora è il contrario. 
Questo governo, ha costruito un set, e addobbato la casa e gli attori in
 modo da indurci al pianto. Il modello di riferimento è diventato 
Matarazzo. E in quesi giorni, si è raggiunto il climax della 
sceneggiatura.&lt;i&gt;&amp;nbsp; Catene&lt;/i&gt;, il film-principe&amp;nbsp; del ciclo è&amp;nbsp; 
diventato il nostro modello di riferimento. "Piangere per esistere", 
deve essere il nostro motto. Matarazzo è un regista famoso per la 
capacità che aveva di indurre alle lacrime gli spettatori. Torniamo alla
 sceneggiatura che è lunga e pomposetta anche se non si direbbe. Monti 
si spoglia dello stipendio, e lo regala allo Stato, cioè a noi, che 
siamo un po' come parte della sua famiglia. E lo fa chiamando i giornali
 a testimoniare e a diffondere il suo gesto.&amp;nbsp; La ministra piange, e si 
asciuga gli occhi col ditino, tutto pensando a noi. Si era incominciato 
coi due sposi vecchi che vanno a messa, e quando la moglie Elsa viene a 
vedere parlare il marito a Montecitorio porta con sé i sobrissimi figli.
 Chiesa, Montecitorio, Casa come Istituzione, Istituzione come Casa. 
Quello è il set.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi c'è linguaggio. Ci sono delle parole che loro usano, e che andrebbero riconsiderate.&lt;br /&gt;
 &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Riservatezza&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;
 : che caspita me ne frega a me dove mette il suo stipendio il Premier? 
Sono fatti suoi. Perché dice ai giornali che lo dà allo stato? Per quanto
 mi riguarda, deve fare una legge, un decreto, un provvedimento dove ci 
sia scritto che non taglia le pensioni.&amp;nbsp; A me nessuno mi sta regalando 
niente. Così come gli chiedo di non tagliare le pensioni, non voglio che
 mi regali &lt;em&gt; i&lt;/em&gt; soldi suoi. Se vuole cedere i soldi suoi allo 
stato, lo faccia. Se sono suoi se li tenga. Ma senza dire che li regala a
 noi. E' così complicato, minchia? &lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Senso della dignità : &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;perché non va in Chiesa quando nessuno lo vede? Che cosa è tutto questo sfruttamento dell'immagine di Dio?.&lt;br /&gt;
D&lt;strong&gt;&lt;em&gt;iritti&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;:
 i nostri, quando si comincerà&amp;nbsp; a capire, lì nel Governo, da noi pagato,
 che non devono essere i giudici a provvedere allo stato sociale? 
Questione casa, per esempio. Non devono essere i giudici, a lasciare le 
persone nelle case quando queste non ce le abbiano in proprietà. Devono 
essere&amp;nbsp; le istituzioni a fare dei piani adeguati, e loro, solo loro 
dovrebbero essere deputate ad assegnarle, le case. Difficile? Minchia!, 
Non mi pare.&lt;br /&gt;
 &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Senso della privacy&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;: cara 
ministra Fornero, Freud è già passato da un pezzo e se è per questo 
anche Foucault, se lei è stressata faccia un salto dall'analista invece 
di piangere davanti alla telecamera, per favore, e non la prenda come 
un'aggressione,&amp;nbsp; lei è vicepresidenta di una grande banca non l'attrice 
di Matarazzo, minchia!).&amp;nbsp; &lt;br /&gt;
Tutte queste parole, quando caspita saranno usate non a sproposito, in questo paese, e soprattutto quando verranno praticate?&lt;br /&gt;
Quando ci sarà qualcuno che governerà dicendo, anzi 
proclamando il principio che ogni persona che nasce in questo paese ha 
diritto a una casa sicura, a un reddito sicuro, non a regali o a tagli, 
di persone col cuore in mano?&amp;nbsp; Senza spettacolini di sorta a condire i 
diritti, per favore.&amp;nbsp; Quando? Quando ci sarà qualcuno che capirà che non
 è fare un torto alla &lt;i&gt;Casa dei Ricchi&lt;/i&gt; sottrargli una parte del patrimonio, quando? Ho detto &lt;i&gt;casa&lt;/i&gt;,
 non casta, la Casa dei Ricchi che pensa e immagina noi terribilmente 
interessati alle sue vicende, e invece non è così. Non ce ne frega un 
cazzo, né di quello che fanno i ricchi e manco del Grande Fratello. Le 
redistribuzioni devono esserci per un principio di equiltà, proclamato 
dalla Costituzione). Quando ci sarà qualcuno che dal Governo griderà e 
praticherà il principio che "Non è un'offesa ai signori Marchionne 
chiedere loro di rispettare le leggi?" Quando, nel Governo ci sarà sarà 
qualcuno che dirà ai ricchi, "Guarda che uno come Olivetti (non Lenin) 
era ricco come te ma credeva alla possibilità di realizzare una società 
più giusta e non la metteva in termini di odio di classe, ma di 
comunità, dignità, e di rispetto per l'altro?".&lt;br /&gt;
In Russia con le 
recenti elezioni, i comunisti hanno preso il 19, 8 per cento. Sono molto
 contenta.&amp;nbsp; Sono contenta perché in discussioni periodiche che faccio 
con cameriere, badanti, donne delle pulizie&amp;nbsp; (magari laureate, ma che 
questi mestieri fanno per sopravvivere) la cosa che mi sento dire più 
spesso è : "Con i comunisti uno aveva una casa, non mancava il cibo, i 
bambini andavano all'asilo, e gli anziani non erano sbattuti di qua e di
 là!". C'era poca libertà? Questo è vero. E questo è il motivo per cui 
queste donne sono venute via da lì. Ma ora che le libertà sono state 
riconquistate dal popolo, ora che si può votare, anzi, ora che il 
mercato ha regalato a ciascuno di noi la sua particolare e propria 
libertà, concediamo al popolo russo la possibilità di tornare ad avere 
quello che anche noi segretamente ma mica tanto, sognamo. Quelli che 
sono diritti di tutti gli uomini e le donne. Un tetto sopra la testa, la
 possibiltà di farsi un'istruzione, la possibilità per ciascuno di noi 
di scegliere da soli e da sole, se stare sul set di un un film 
pornografico, o dentro la trama di un film magari più pacato, ma più 
vicino a quelli che sono i nostri desideri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-4972234932862301140?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-fgXJ3qh5mkI/TsvXISiMc-I/AAAAAAAAAPc/i6cSD4nI6bQ/s1600/Alba_Camilla.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="249" src="http://1.bp.blogspot.com/-fgXJ3qh5mkI/TsvXISiMc-I/AAAAAAAAAPc/i6cSD4nI6bQ/s320/Alba_Camilla.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
E' un po' anche una noia tutto questo discutere di bellezza. Libero 
attacca la Guzzanti dicendo che si è rifatta. Da come parlano certe 
donne&amp;nbsp; pare che essere solo belle e giovani, senza parlare mai sia 
peggio di un delitto, o che la bellezza se la sia inventata quello squallido del Cavalier Berlusconi. Sinceramente mi pare che se una molto bella abbia 
voglia di stare zitta anche per anni, si potrà magari diagnosticare un 
disturbo mentale, ma penso proprio che siano fatti suoi.&amp;nbsp; Così come 
penso che si possa diagnosticare una sorta di disturbo mentale all'uomo 
che ogni quinqennio cambi donna scegliendola via via sempre più giovane,
 ma anche alla signora avanti negli anni che pretenda rispetto e 
ammirazione, anche se antipatica, noiosa, sgarbata e pesantissima. L'ho 
già detto, e lo dirò con più precisione. Se le origini di qualsiasi 
fenomeno sono di tipo sociale, politico, economico, allora di quello 
occupiamoci. Penso che la crisi assieme alla fatica dell'esistenza porti
 con sé molte possibilità di riflessione anche su questi punti. Andando 
in giro mi rendo di quante buone biblioteche ci siano in ogni parte 
d'Italia. E' incomprensibile quindi, come mai tante donne e uomini siano
 così disinteressate alla lettura, alla riflessione, alla conoscenza. E 
così tanto attratte dal miglioramento del loro aspetto fisico. Ridendo 
ogni volta che entro in un paese che non ho mai visto, mi viene da 
osservare che se non c'è una libreria c'è sempre però un negozio per abbellirti le unghie.&amp;nbsp; Ma se vale questo per il singolo cittadino/a, vale
 anche per il quotidiano (tipo La Repubblica, o Il corriere della sera) 
che da una parte fa due palle così sul pezzo della studiosa che invita 
gli uomini a fissarsi su quel che dice una donna bella quando parla, e 
non su altre parti del corpo, e dall'altra contiene pubblicità o pezzi 
alla Citati, o alla Battista nel senso di Pierluigi che forse senza 
accorgersene, il che è peggio, contrastano in modo evidente con ciò che è
 detto negli articoli succitati.&amp;nbsp; Pippardoni inverosimili sulla bellezza
 o sull'arte slegati da qualsiasi altro contesto, o considerazione, e 
cara grazia se ti mettono una data, o un qualsiasi riferimento 
storico-sociale che non sia roba da Bignami.&amp;nbsp; Penso che rifarsi sia una 
solenne stronzata per chi parla di ecologia e robe simili. Perché 
inserirsi in corpo roba potenzialmente dannosa, se poi il risultato è 
peggio di prima? Penso che la schizofrenia di chi si occupa di 
comunicazione anche, non sia una buona cosa. Penso che non ci si possa 
oppore alla bellezza solo perché la tua non bellissima figlia in certi 
momenti dell'adolescenza ti dà qualche pensiero. Penso che la cosa sia 
un tantino più complessa.&amp;nbsp; Così come penso che il mercato sia riuscito a fare oggetto di compravendita come già a suo tempo fece con la ribellione anche di questo. Non si possono contare i libri sulla bellezza (non su come ottenerla, ma sul peso che è, che è stato, che sarà) usciti di recente. Quanti di loro sono da leggere? In quanti di loro ci sono elementi che davvero valga la pena di conoscere? Chi se ne frega se la tale ha avuto l'anoressia, o la tal'altra la bulimia? Davvero di più che il sapere se il Presidente della Repubblica soffra di tabagismo, o suo fratello di tossicomania? Penso anche che la vecchiaia forse non sia 
un'ottima cosa. Ma anche che sia l'epoca in cui&amp;nbsp; più che in tutte le 
altre epoche della tua vita, ammesso che ti sia mai interessato di 
sapere, ti sia possibile conoscere e giocare con quel che hai imparato. 
Penso che essere noiose, rancorose, arrabbiate, da giovani come da 
vecchie non sia una buona cosa, e che una buona vita sia quella che cerca di superare la rabbia e il rancore a dispetto anche del peggio padrone. Penso che spesso queste caratteristiche 
abbiano una origine politica, sociale. E però ho conosciuto 
operaie che sono in cassa integrazione, o che si occupavano di sindacato
 che erano/sono simpatiche e belle, anche se lavorano/avano in 
quell'istituzione totale che è la Fiat.&amp;nbsp; Penso che mi interessi di più 
capire in che rapporto si ponga una bella con la sua bellezza. Piuttosto
 che giudicarla a partire da quella. Penso che invece sulla coerenza si 
possa/debba richiedere di più che sulla bellezza. Alle donne come agli 
uomini. Non mi sono mai piaciute le ministre, o in generale le donne che
 si occupano di politica (soprattutto in settori in cui lo studio e la competenza hanno
 un ruolo chiave) che si siano occupate di spettacolo. Per il motivo 
semplice che le competenze si acquisiscono con il tempo, e non perché 
qualche tuo amico te le le inoculi tipo botulino. Penso d'altronde che 
non ci sia niente di male nel fare un mestiere legato allo spettacolo. E
 che essere un'attrice e una bella donna non significhi necessariamente 
essere una cretina. Anche se va detto che se fai un mestiere in cui il 
corpo ha un suo ruolo centrale, e tu passi sette ore al giorno su Hegel,
 magari finisci per fare solo un certo tipo di cinema. E vale il 
contrario.&amp;nbsp; Penso quindi, che insultare sempre la bellezza, o inseguire 
sempre la bellezza sia da una parte una dannazione. E da un'altra un 
modo di perdere tempo. Per esempio, che ruolo hanno le donne nella 
fabbrica come istituzione totale? Fuori dalla borghesia che posto c'è 
per le donne che non siano belle, in un paese come l'Italia che riduce la
 conoscenza a economia? Scusate, ma se il problema della bellezza, è 
fatto di relazioni, sono queste le risposte che vorrei avere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-7763749971551323628?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-zm-3KxrCbNo/TsaIPe0JHpI/AAAAAAAAAPU/aprzp2LxwzE/s1600/images.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-zm-3KxrCbNo/TsaIPe0JHpI/AAAAAAAAAPU/aprzp2LxwzE/s400/images.jpg" width="280" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Mario Monti&lt;/b&gt; &lt;/i&gt;"cara, ci ispireremo al modello danese" &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Elisa Antonioli&lt;/b&gt; &lt;/i&gt;"caro non facciamo brutte figure. dove li prendi i soldi per pagare cassa integrazione e sussidi per tutti quei poveracci nullafacenti che verranno licenziati un quarto d'ora dopo l'emanazione della legge?"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;M.M&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; "meglio il governo del socializzare le perdite e privatizzare i profitti, vero?"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;E.T&lt;/b&gt; &lt;/i&gt;"ma certo caro, l'hai sempre fatto. anzi, attento a non importare troppo il modello danese. dovessero espatriare molte di quelle. che figura faremmo in parrocchia?"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;M.M&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;: "ma di quelle potremmo sempre dare la colpa al governo precedente!".&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-8408913875474700994?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/sp-usKT5CEnKXNo-KUQl2wjSdQ4/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/sp-usKT5CEnKXNo-KUQl2wjSdQ4/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/sp-usKT5CEnKXNo-KUQl2wjSdQ4/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/sp-usKT5CEnKXNo-KUQl2wjSdQ4/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Ilpostodeilibriit/~4/lebob_B1d9c" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://angelascarparo.blogspot.com/feeds/8408913875474700994/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://angelascarparo.blogspot.com/2011/11/mario-monti-cara-ci-ispireremo-al.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/8408913875474700994?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/8408913875474700994?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/Ilpostodeilibriit/~3/lebob_B1d9c/mario-monti-cara-ci-ispireremo-al.html" title="Caro Mario, cara Elisa" /><author><name>angela scarparo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-zm-3KxrCbNo/TsaIPe0JHpI/AAAAAAAAAPU/aprzp2LxwzE/s72-c/images.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://angelascarparo.blogspot.com/2011/11/mario-monti-cara-ci-ispireremo-al.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0ANQX84eip7ImA9WhRSFkk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3242039209058960545.post-6793811397204999109</id><published>2011-11-16T23:16:00.001-08:00</published><updated>2011-11-18T11:49:50.132-08:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-11-18T11:49:50.132-08:00</app:edited><title>Dai, seriamente. Qualche motivo per criticare questo governo.</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-_gQPoGxrCAo/TsS7irnlPzI/AAAAAAAAAPI/kYxhs9vJMZI/s1600/480_0.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="640" src="http://2.bp.blogspot.com/-_gQPoGxrCAo/TsS7irnlPzI/AAAAAAAAAPI/kYxhs9vJMZI/s640/480_0.jpg" width="404" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;Lasciamo stare quello a cui ci hanno abituato i governi precedenti. I nani, le ballerine, le pompette. Lasciamo stare per un attimo anche il linguaggio a cui ci ha abituato, il governo precedente. 
Di solito la politica serve a ragionare su quello che è il tipo di società in cui viviamo, o il tipo di società che vorremmo. Che tipo di società si può prevedere, sulla base del lavoro, fatto, delle competenze, del curriculum, dal governo appena formato da Monti?
Non mi metterò a fare l'elenco dei ministri, visto che l'hanno fatto in tanti. Ma se il ministro della Cultura è legato ai poteri della finanza, che tipo di scuola viene prefigurata da una loro alleanza? Se tre dei ministri provengono dal mondo cattolico - e non quello del volontariato spicciolo - ma da quello che fa riferimento ai poteri del Vaticano che cosa ci potrebbe far sperare che questo governo cercherà di migliorare le pratiche di convivenza degli esseri umani per ciò che riguarda quella struttura innaturale chiamata "famiglia"? E per ciò che riguarda le biotecnologie, perché all'improvviso la Chiesa attraverso questi suoi rappresentanti dovrebbe dire di sì alla ricerca? E per ciò che riguarda il lavoro, i rapporti strutturali ed economici che legano gli esseri umani, perché i rappresentanti della finanza che protegge il padronato, dovrebbero all'improvviso mettersi a fare non dico gli interessi dei lavoratori, ma almeno qualche cosa che assomigliasse a una ripartizione più equa dei profitti? Perché i rapporti fra gli uomini e le donne, e delle donne fra di loro, dovrebbero essere modificati se a portare avanti un ministero in cui c'è una donna che dice, "Il mio miglior amico è mio marito!"?   
Non sono vaghe osservazioni, o cercare il pelo nell'uomo. Per queste persone persino la socialdemocrazia è un lusso. Sarà grasso che cola se metteranno in circolazione più liquidità in modo da far aumentare i consumi, ma a una società più giusta - cosa che con i livelli di ricchezza e di competenze che una società avviata e matura come quella italiana potrebbe garantire a tutti -  è meglio non pensarci proprio. Faranno forse la patrimoniale, per far dire a Vendola, "Sono contro i ricchi!", e preprarci a un governo prossimo gestito più o meno come quello attuale, forse con qualche cattolico in meno. Ricordiamoci che i cattolici a questo giro hanno preteso tre ministeri poiché hanno contribuito a far cadere Berlusconi. Ma una società più giusta non è solo quella che toglie una volta ogni tanto qualcosa a uno ricco, per accidente. Una società più giusta è quella che fa un piano per migliorare i livelli di vita delle persone, per rendere - almeno sulla carta - la vita più facile a tutti, e che non considera chi ha uno stipendio, un sussidio, una pensione, inferiore strutturalmente, a chi regge i cordoni della borsa. Anche perché da un pezzo non è più così. Grazie alle tecnologie, alla ricchezza di base che circola nelle società occidentali, come dicevo più sopra, la cultura e la conoscenza sono strumenti acquisiti da una grande fascia di persone. Intelligenza padronale vorrebbe che queste capacità e competenze venissero messe al servizio di tutti, non solo per non accendere malumori, critiche negative, ma proprio per un fatto di giustizia.  
Una società più giusta è quella che non solo prevede che i profitti siano ripartiti con maggiore equità, ma che sia capace di prefigurare un modo di vita migliore per tutti. Questi qui, tolta la crisi, che potrebbe procurare qualche pasticcio alle aziende di famiglia, o ai portafogli, vogliono mantenere le stesse condizioni di esistenza dannata, per tanti. Le stesse che ci sono ora.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-6793811397204999109?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-SZ63PSWPt3s/TsPVuUwZbPI/AAAAAAAAAO8/OFJvKb3FpDg/s1600/imgp068394.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="480" src="http://4.bp.blogspot.com/-SZ63PSWPt3s/TsPVuUwZbPI/AAAAAAAAAO8/OFJvKb3FpDg/s640/imgp068394.jpg" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;si care amiche e amici, avete ragione. lo scodinzolio di larepubblica per il nuovo governo e i suoi tecnici e banchieri e commissari, nonché pretonzoli, è cosa che fa letteralmente vomitare. però non fatelo sui divani perché questa è gente che non beve. sarà dura giustificare la macchia arancione a cena col sottosegretariato locale. 
mi raccomando, se dovete organizzare cene con dei sottosegretari, per capire dove ci porteranno, rinnovate i vostri divani leopardati con delle poltrone di finta pelle o finte frau, non cantate durante la serata, non vi ubriacate, se avete tempo mettete degli inginocchiatoi in giro per tutta la casa. e ricordate pure che ai preti è gradito l'incenso dopopranzo.
un'altra cosa.non siate così dementi da sfilargli il portafogli mentre si rimpinzano, come facevamo con gli esponenti dello scorso governo. questi, o ce l'hanno chiuso in cassaforte, o vi mandano in galera, o ce l'hanno in sacrestia. occhio ragazze/i. usate solo parole quali "spread" (non pronunciato sprid, e nemanco spitz, come ha fatto quella scema di sonia alfano, poi dice che ci cacciano dai salotti buoni). non ruttate, e se vi scappa la parola merda, dite che vi scappa da cagare. mi raccomando care/i. se viene fuori la parola, solo la parola "berlusconi", sputate nel piatto. a dopo.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-8788640108990485028?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/7fRle_mOJsSxebFeDWQx4HS0R94/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/7fRle_mOJsSxebFeDWQx4HS0R94/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/7fRle_mOJsSxebFeDWQx4HS0R94/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/7fRle_mOJsSxebFeDWQx4HS0R94/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Ilpostodeilibriit/~4/GAnd5_TJhsg" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/8788640108990485028?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/8788640108990485028?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/Ilpostodeilibriit/~3/GAnd5_TJhsg/istruzioni-giornaliere-per-sopravvivere.html" title="istruzioni giornaliere per sopravvivere al nuovo governo" /><author><name>angela scarparo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-SZ63PSWPt3s/TsPVuUwZbPI/AAAAAAAAAO8/OFJvKb3FpDg/s72-c/imgp068394.jpg" height="72" width="72" /><feedburner:origLink>http://angelascarparo.blogspot.com/2011/11/istruzioni-giornaliere-per-sopravvivere.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUUMSX86fyp7ImA9WhRSEE8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3242039209058960545.post-120167988024775684</id><published>2011-11-11T01:28:00.001-08:00</published><updated>2011-11-11T06:54:48.117-08:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-11-11T06:54:48.117-08:00</app:edited><title>Che fine ha fatto il viaggio in India</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-eI02gozAD1U/Trz1gcZQ6uI/AAAAAAAAANg/9cHU6Q2_JeI/s1600/treno.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="283" width="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-eI02gozAD1U/Trz1gcZQ6uI/AAAAAAAAANg/9cHU6Q2_JeI/s400/treno.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;


Da sempre il viaggio è elemento caratterizzante la storia delle generazioni. Se per generazioni e per classi sociali come quelle cui apparteneva Goethe il &lt;i&gt;viaggio in Italia&lt;/i&gt; era costitutivo della formazione di una personalità, per altre, più sfortunate, il viaggio era legato all'esperienza della guerra, o veniva fatto per motivi legati alla ricerca di un lavoro. Qui però voglio accennare al viaggio come strumento di conoscenza, il viaggio che liberamente si scelga. E con viaggio intendo sia l'esperienza geografica dell'allontanamento da casa, che quello di apprendimento di nuove esperienze senza muoversi da essa. Del viaggio che si fa leggendo, o studiando. E per parlarne vorrei accennare dalla nostra giovinezza, di baby-boomers, donne e uomini nati intorno all'inizio degli anni '60. Fra gli strumenti di autoemancipazione personale, c'è sicuramente da elencare il viaggio in India. Se il tour, era spesso legato alle esperienze dell'uso delle droghe e delle sostanze, assieme a quello c'era la voglia di ripetere i viaggi all'interno di se stessi di Timothy Leary, William Burroughs, e altri che facevano dell'uso delle droghe un vero e proprio strumento di approfondimento della propria psiche. Se si andava in India per ritrovare se stessi, un altro modo di ritrovarsi era quello di leggere e di studiare. Dal '68, movimento che più di altri considera l'elemento dello studio e della conoscenza centrale, per la propria formazione avevamo ereditato il fatto che chi non conosce non è padrone della propria vita. La cosa strana è che adesso il 68 sia smerciato da certi pseudointellettuali come uno dei periodi della storia in cui veniva celebrato l'ozio e l'indifferenza verso l'impegno. Tanti i testi che andavano per la maggiore. Poca la letteratura. Garcia Marquez,  Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta (non a caso un libro che parla di un viaggio) erano quelli che più di altri vedevi spuntare dalle tasche dei giacconi. Molto Marx, molti rilettori di Marx, da Mario Tronti a Raniero Panzieri,  per esigenze legate al momento politico, e poi Marcuse, Horkheimer, tutto ciò che era revisione critica dei principali luoghi sociali (la scuola, la famiglia, l'istituzione carceraria, quella manicomiale).  Simone de Beauvoir, e la sua saga della giovinezza di una giovane donna in Francia, qualche anno prima, più per le donne che per gli uomini, Carla Lonzi e il suo Sputiamo su Hegel. Questo per noi. Salto volutamente almeno un paio di generazioni, per chiedere. I ventenni di oggi che tipo di viaggi compiono? Quanto la paura, la crisi, influenzano le loro scelte? Quanto la mancanza di denaro impedisce loro di viaggiare? La risposta è che in questa generazione, più che in altre, domina una sorta di schizofrenia. Non che sia falso il dato che considera il precariato come costitutivo delle giovani generazioni. Semplicemente però, e per fortuna, come è sempre stato, le giovani generazioni si adattano. Se da un punto di vista dello spostamento geografico, quello che va di più è il viaggio economico (alla Interreil), che mischia l'esperienza culturale con la possibilità di provare nuove droghe in paesi del Nord Europa dove la legislazione è meno retriva della nostra, dal punto di vista della conoscenza è il video, il film, più che il libro, lo strumento che assicura e garantisce una visione del mondo. A rendere tutto ciò che riguarda la visione lo strumento principe di conoscenza dei nostri anni c'è sicuramente il PC, con il suo parente stretto, l'Ipod. Il cambio di passo che lo sviluppo della tecnologia assicura non limita la fruizione del libro, o non limita l'uso della conoscenza come strumento di analisi del mondo, anzi, a mio parere, le alimenta entrambe. Al di là di quello che sulle giovani generazioni vanno dicendo certi profeti dell'ultima ora.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-120167988024775684?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/qrki7YhzuKRUdW16-b9CZYY0mrY/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/qrki7YhzuKRUdW16-b9CZYY0mrY/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/qrki7YhzuKRUdW16-b9CZYY0mrY/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/qrki7YhzuKRUdW16-b9CZYY0mrY/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Ilpostodeilibriit/~4/ENJHmlBGhBI" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://angelascarparo.blogspot.com/feeds/120167988024775684/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://angelascarparo.blogspot.com/2011/11/che-fine-ha-fatto-il-viaggio-in-india.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/120167988024775684?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/120167988024775684?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/Ilpostodeilibriit/~3/ENJHmlBGhBI/che-fine-ha-fatto-il-viaggio-in-india.html" title="Che fine ha fatto il viaggio in India" /><author><name>angela scarparo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-eI02gozAD1U/Trz1gcZQ6uI/AAAAAAAAANg/9cHU6Q2_JeI/s72-c/treno.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://angelascarparo.blogspot.com/2011/11/che-fine-ha-fatto-il-viaggio-in-india.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEEBQn8yeip7ImA9WhRTEUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3242039209058960545.post-6363302045511112435</id><published>2011-11-01T09:45:00.000-07:00</published><updated>2011-11-01T09:57:33.192-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-11-01T09:57:33.192-07:00</app:edited><title>Badilate 'an faccia, altro che sacconi</title><content type="html">Grazie signor Sacconi della considerazione in cui lei tiene le persone che lavorano. E come lei il ministro delle Infrastutture, Matteoli. Siete  veramente persone che lavorano per il bene e l'interesse del proprio paese.  Gentili e di classe.  Due veri gentiluomini. Abbracci affettuosi per quanto consentito dal fango

&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;

&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-fR68cBWOr4Q/TrAhkJHaZUI/AAAAAAAAAMM/ZY2ufUZ8oFM/s1600/315856_195134073894092_100001925010790_425636_719081165_n.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="267" src="http://1.bp.blogspot.com/-fR68cBWOr4Q/TrAhkJHaZUI/AAAAAAAAAMM/ZY2ufUZ8oFM/s400/315856_195134073894092_100001925010790_425636_719081165_n.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;

                                                               

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&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-B-I5Le56jWE/TrAhyQHRkTI/AAAAAAAAAMY/fPuf5PtKAvo/s1600/393719_195133937227439_100001925010790_425632_616506505_n.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="267" width="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-B-I5Le56jWE/TrAhyQHRkTI/AAAAAAAAAMY/fPuf5PtKAvo/s400/393719_195133937227439_100001925010790_425632_616506505_n.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;



&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-gmZSOy6AaPs/TrAiDm4Gv1I/AAAAAAAAAMk/Pb-xo1bFrYs/s1600/377259_195134103894089_100001925010790_425637_228115285_n.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="267" src="http://3.bp.blogspot.com/-gmZSOy6AaPs/TrAiDm4Gv1I/AAAAAAAAAMk/Pb-xo1bFrYs/s400/377259_195134103894089_100001925010790_425637_228115285_n.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-6363302045511112435?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/AEYbzEA4fX3NThHf5sHWvn-MkQA/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/AEYbzEA4fX3NThHf5sHWvn-MkQA/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/AEYbzEA4fX3NThHf5sHWvn-MkQA/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/AEYbzEA4fX3NThHf5sHWvn-MkQA/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Ilpostodeilibriit/~4/dFUGI5nC-SY" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://angelascarparo.blogspot.com/feeds/6363302045511112435/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://angelascarparo.blogspot.com/2011/11/badilate-altro-che-sacconi.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/6363302045511112435?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/6363302045511112435?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/Ilpostodeilibriit/~3/dFUGI5nC-SY/badilate-altro-che-sacconi.html" title="Badilate 'an faccia, altro che sacconi" /><author><name>angela scarparo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-fR68cBWOr4Q/TrAhkJHaZUI/AAAAAAAAAMM/ZY2ufUZ8oFM/s72-c/315856_195134073894092_100001925010790_425636_719081165_n.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://angelascarparo.blogspot.com/2011/11/badilate-altro-che-sacconi.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0YBSH4zcSp7ImA9WhdaGE0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3242039209058960545.post-6353245961097172778</id><published>2011-10-28T06:34:00.000-07:00</published><updated>2011-10-28T06:39:19.089-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-10-28T06:39:19.089-07:00</app:edited><title>Le zampette al posto dei piedi</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-HlQx0QudWoI/Tqqvc__cGzI/AAAAAAAAAMA/ZlkBBcD4oj4/s1600/90.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="279" src="http://4.bp.blogspot.com/-HlQx0QudWoI/Tqqvc__cGzI/AAAAAAAAAMA/ZlkBBcD4oj4/s400/90.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;

"In conclusione però, in fatto di ricordi io di lei non mi fido. Al suo solito si dimentica, o fa finta, (che è ancora peggio), tutte le cose brutte, scadenti, sgualfe e sfortunate, che ci sono capitate quando io ero piccola.
Quando mia madre parla, sembra di stare nelle pubblicità di quando era giovane lei, negli anni cinquanta. Quelle tutte in rosa, celeste e verdino. Sono piccole immagini di donne cerebrolese, vittime di un immaginario maschile scadente, roba buona neanche per la pornografia. Disgraziate coi reggiseni a punta, povere die con le ciabatte piene di piume, signorine sottomesse con in mano piumini con cui si cospargono il corpo di cipria, o che si mettono lo smalto su certi piedi minuscoli su cui non saranno mai davvero libere di camminare.
“Quelle sono zampette, non piedi!”, le dico, quando me le fa vedere.
Se dico che i suoi ricordi sono azzurri come la montatura dei suoi occhiali, non capisce. La guardo.
“Ma non vedi che sono mignotte, quelle, mamma?”
“Ma quali?”
“Quelle spacciate per sinonimi di purezza, dolcezza, ingenuità e bontà!”
Quando mi grida, “Lasciami in pace!”, la smetto. Ascolto le sue storie che danno sul lillà, come la catenella che regge gli occhiali, e sono costellate di gente fasulla. Lo zio Gianni a sentire lei è uno perbene che ci dà una mano, o che se la tiene sul cuore.
“Ma Lucy, che t’inventi? Io non ho mai detto che lo zio Gianni si metteva una mano sul cuore. E poi, come fai a ricordarti, tu?”.
Io mi chiamo Lucia, come lei.
Il soprannome che porto mi è stato dato per non confondermi. Chiamare i figli come i genitori è una cosa che le famiglie cosiddette importanti in meridione, ancora fanno. Noi non siamo mai stati una famiglia importante, ma a mia madre piacciono. Adesso per darle una svegliatina, sono anni che ci provo, ogni tanto le grido: “Mamma! Ti ricordi quella volta che hai litigato con lo zio Gianni, e sei venuta fuori in cortile e, quasi piangevi!”
“Ma non gridare!”
“Quella volta che ti ha detto di non metterti in mezzo!”
“Io non mi ricordo che mi abbia mai trattata così. Gianni, il marito della zia Iris, dici? Non è un cattivo uomo!”
“No! E' un grande!”, grido."



da Volevamo essere giganti, in uscita con Gaffi Editore, 2012&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-6353245961097172778?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-7dvd4QcyRrU/TpxYp4EeD3I/AAAAAAAAAL0/gCrZkXVhHyw/s1600/1264107-donald_duck___paperinik.gif" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="336" width="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-7dvd4QcyRrU/TpxYp4EeD3I/AAAAAAAAAL0/gCrZkXVhHyw/s400/1264107-donald_duck___paperinik.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;

Non è che se ne debba parlare per forza, di sabato. Della bella e pacifica manifestazione che procedeva da Piazza Della Repubblica diretta a San Giovanni e che a un certo punto si è fermata. Era  fatta di gente sorridente e solidale, di persone amiche senza conoscersi. Ed era bello. Si stava bene. Ma non è che se ne debba per forza parlare. Se ne parlo è perché ho pensato una cosa. Una cosa che riguarda la democrazia.  Sabato c'erano quasi 500.000 persone che volevano manifestare contro una politica economica repressiva, che volevano parlare tra di loro, confrontarsi. Camminare per qualche chilometro tutti assieme. Pensando forse, ogni testa, almeno una volta "Non sono sola. Non sono da solo, a pensare che ci sia qualcosa di brutto nel modo in cui viviamo. Non è giusto che ci sia chi ha tanto, e chi non ha niente!" oppure, "Non è giusto che il debito del nostro paese sia pagato solo dai pensionati, e dai disoccupati!". E altre cose così. Tipo, "Non è giusto che un attore da operetta continui a governare il nostro paese!". Poi a un certo punto le macchine hanno cominciato a bruciare. Il fumo saliva lento, come diceva l'indimenticato - ma non lo so se sia un bene - Francesco Guccini in una canzone che riguarda i campi di concentramento. Una canzone di tanti anni fa. E' buffo, ma le fiamme che salgono possono essere solo qualcosa di molto bello, o di molto brutto. Mai una via di mezzo. Solo camini, di gente che sta assieme, al caldo. O gente che brucia in una casa, e muore. Macchine che bruciano, o fuoco attorno a cui ci si raccoglie per parlare, per stare bene, assieme o da soli. 

Dalle macchine che bruciavano il decorso è stato breve, anche se le ore sono state tante. 500 persone hanno deciso per tutti e tutte. Senza consultare nessuno. Trattandoci tutti come dei senza cervello, gente stupida. E così senza quasi rendercene conto, noi che eravamo andate, andati in piazza per ribellarci a un modo di vita in cui sempre altri decidono per te, ci siamo trovati ancora una volta in una situazione in cui altri, altre, decidevano per noi. Ho peraltro notato una cosa. Le donne, le ragazze, forse perché più storicamente abituate a che gli altri decidano per loro, hanno preso con più equilibrio la cosa. Noto meno proclami drammatici. Meno strappamenti di vesti, qualche mia amica scherza anche di altro. Non lo fa perché sia superficiale, anzi. E' giusto così.  E' successa si, una cosa grave, ma si riparte. Si dialoga, e si riparte. Ora, sulla violenza. Condanno fermamente il fatto che quei 500 abbiano bruciato le macchine. Ma penso che non sia giusto dare le loro foto, o indicazio su di loro, alle forze dell'ordine. Non è giusto comunicare con le forze dell'ordine come se non fosse successo niente. Per un motivo preciso. I meccanismi che si mettono in moto in quel caso, sono molto delicati. Chi riceve le foto deve essere in grado di considerare le cose dal giusto punto di vista. Per esempio. Le persone raffigurate nelle foto dovranno fare i conti con la legge. E' giusto. Giustissimo. Ma le camionette di poliziotti che facevano i caroselli - rincorrevano le persone rischiando di metterle sotto - su Piazza San Giovanni, mi fa pensare che dentro, a guidarle non ci fossero persone così equilibrate. Quindi, a me piacerebbe vivere in un mondo in cui ci sono i buoni e i cattivi. Tutto diventa facile. Tu sei la buona. Poi ci sono i cattivi. Quando arrivano hai un'istituzione a cui gridi, "Aiuto! I cattivi!", e quella arriva e acciuffa i cattivi come in un fumetto.  Mi piacerebbe avere un' istituzione che, con equilibrio e ponderatezza, acciuffa i cattivi come in un episodio di Topolinia, e tutti dopo siamo contenti. Ma la vita non è così. La politica non è così. Quindi, non mi sembra saggio mettere in mano a squiibrati - quelli che guidavano le camionette - le foto di persone che hanno agito male, e in modo poco democratico. Penso che le persone delle camionette pesterebbero oltre il dovuto, per esempio, le persone che hanno tirato le bombe carta. E' già successo. E' storia. E tutto si autoalimenterebbe in un meccanismo che ha della palingenesi. Se posso usare una parola grossa.  Voglio usare un'altra parola grossa. La democrazia. Io credo che le scelte vadano prese in modo assembleare. In una famiglia, come in una fabbrica. Se ci sono persone, quelle persone saranno sempre in grado di decidere. Non fosse altro perché quelle persone nella maggior parte dei casi hanno dei figli. E i figli ti costringono a farci i conti, con la democrazia.  Credo nella democrazia diffusa. Fa niente che il nostro Premier da Operetta ne faccia scempio contiunuamente. Io ci credo. La violenza va condannata. E' giusto. Va condannata sempre. Però, dico una cosa. Se sabato, invece di essere 500, le persone che incendiavano le macchine fossero state 500.000 credo che noi, tutti noi avremmo potuto fare poco. La nostra vita sarebbe cambiata. Immaginiamo. Certo, quasi sicuramente in peggio. Ma certo poco avrebbero potuto tanti discorsi. Se condanno i 500 è perché non si sono dati minimamente la pena di capire cosa volessero, cosa chiedessero, perché fossero scese in piazza le altre 500.000 persone. Se le condanno è perché gli altri, per loro, non erano soggetti da consultare. Ma numeri. Non era un problema dei 500 perché noi fossimo lì. Il loro unico problema era fare ciò che desideravano. Esattamente come fa Berlusconi. Quindi, se condanno i 500, non è per una generica forma di violenza. Se il discorso è questo, che dovremmo dire delle migliaia di morti nel Corno d'Africa? Se condanno quelle persone è perché non si sono data la minima pena di capire chi c'era loro di fianco, e cosa desiderava fare. Esattamente come i poliziotti che andavano al massimo, pensando, forse, "Se metto sotto qualcuno, un politico che dirà che se la sono cercata, lo trovo!". Questa non è democrazia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-7302151333837509933?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-s-92f7hMpjA/TpgwSZFeKSI/AAAAAAAAALc/TNxvWs8nVkM/s1600/-24.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="283" width="400" src="http://2.bp.blogspot.com/-s-92f7hMpjA/TpgwSZFeKSI/AAAAAAAAALc/TNxvWs8nVkM/s400/-24.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;


Nel suo saggio &lt;i&gt;Una stanza tutta per sé&lt;/i&gt;, pubblicato per la prima volta nel 1929, e che affronta il tema dell'accessibilità delle donne alla scrittura (ma anche alla lettura) dei romanzi, Virginia Woolf vede nelle difficoltà economiche il primo motivo della distanza che corre fra gli scrittori uomini e le scrittrici donne.
La validità, oltre che la piacevolezza di questo breve e fondamentale scritto, sta nell'espediente retorico che l'autrice sceglie per illustrare i problemi e rispondere alle domande che si pone. La Woolf ci dice subito di averlo scritto in occasione di una conferenza. Ci racconta come, subito dopo aver ricevuto l'invito a discorrere sul tema “Le donne e il romanzo”, invece di mettersi al tavolino si sia messa a passeggiare nei luoghi che frequenta di solito. E' così, con esempi molto efficaci, ci racconta le sue difficoltà a entrare nella biblioteca di Oxford, destinata agli uomini, e anche come le sia proibito passeggiare sui prati della stessa università,
anche questa attività, destinata invece agli studenti e ai professori di sesso maschile.
“Come è possibile”, è la domanda che ne emerge, “che io possa rispondere a questo tema con la stessa prontezza e la stessa competenza di un uomo, se i mezzi che ho a disposizione sono così diversi?” Non è quindi, un saggio fatto di opinioni preconfezionate, o un lamento a priori sul destino disgraziato dell'altra metà del cielo, questo, ma un tentativo di mettere a confronto i veri fatti della storia con le opinioni che gli uomini (e le donne) ebbero su quei fatti. I fatti della storia ci dice Woolf, narrano (quando sia possibile rintracciarli) che le donne fino al settecento erano considerate di proprietà dell'uomo, vivevano quasi solo per fare figli, e vedevano nella cucina e nella stanza di soggiorno il loro regno.
L'autrice dice di riferirsi alle donne della classe media, e che per altre (di classe inferiore), il destino poteva rivelarsi di molto peggiore. Assieme a questi fatti sono illustrate (le idee e) le opinioni, che di questo tipo di donna e del suo talento, ebbero gli intellettuali. E allora la Woolf ce le illustra. Veniamo così a sapere che c'è chi come lo storico Trevelyan, fa ricerca e narra la vita delle donne. In parte a lui si devono le informazioni che l’autrice ci dà. C'è chi - anche se a noi è arrivato come anonimo - sostiene sui giornali che "la migliore delle donne è inferiore al peggiore degli uomini". Veniamo a sapere che ancora nell'ottocento c'era un vescovo che raccontava, “I gatti non vanno in paradiso, anche se hanno un'anima”. Che è come dire, un gatto vive, respira, forse ama, ma il paradiso è un luogo destinato agli esseri umani. Da qui la domanda che il vescovo pare, pose a una ragazza, andata da lui per ottenere informazioni sullo scrivere. “Come potrebbe una donna fare opere all'altezza di quelle di Shakespeare?”, chiese l'uomo.
Come potrebbe, visto che i gatti non vanno in paradiso? Una donna potrà scrivere, raccontare, forse brillare in quel che dice, ma non sarà mai all'altezza del genio di un uomo. Un' altra informazione fondamentale che ci dà la Woolf in questo fondamentale breve testo, è quella che descrive la donna nell'immaginazione degli uomini. Fa effettivamente abbastanza impressione rendersi conto che figure come quella di Antigone o di Madame Bovary, per prendere due esempi molto distanti nella storia, siano frutto dell'immaginazione maschile. Fa impressione perché nella realtà - nella storia di tutti i giorni, contemporanea a quelle storie, è meglio dire - le donne magari erano molto più sagge, o meno coraggiose, o più spiritose, o meno vivaci, ma sicuramente diverse da come vennero descritte dagli autori uomini.
Un'altra cosa che vale la pena di sapere è che le donne, cominciarono nell'Ottocento (anche prima, ma qui si riferisce alle donne nel sistema della scrittura) a scrivere per il pubblico, e anche a guadagnare, ma che lo fecero, usando uno pseudonimo. Un modo come un altro, questo di usare un nome da maschio, per essere prese sul serio.
L'autrice ricorda qui George Sand e George Eliot. Francese la prima, inglese la seconda. Un'altra cosa interessante che l'autrice ci dice è che se una come Jane Austen nei suoi libri ci parla di stanze da pranzo e di soggiorno, non è perché sia una fatua signorina, ma perché quella delle stanze è l'unica realtà, e l'unico mondo, che le sia stato permesso di osservare. Fa effettivamente abbastanza impressione anche il rendersi conto, che nei romanzi di Jane Austen non
ci sia accenno alla Rivoluzione Francese del 1791, visto che alcuni dei suoi romanzi si svolsero in contemporanea a quel famoso e determinante fatto storico. Ma il perché l'ho appena detto.
Un'altra osservazione di Woolf che merita considerazione è quella che riguarda la presenza nello stesso individuo delle due parti, (in cui l'umanità si suppone divisa, e cioè), quella maschile e quella femminile. Secondo la scrittrice, nessun individuo che non cerchi un equilibrio, e anche una forma di complicità, fra queste parti potrà mai dirsi felice. Woolf crede che l'essere umano completo, (così come l'artista) sia androgino. Non lesina critiche alle donne, ritenendole per quanto riguarda determinate circostanze, “colpevoli” proprio dice “come certi uomini”. Una visione della convivenza fra esseri umani mai banale, né mai convenzionale,
questa di Woolf.
Insomma conviene riprendere in mano questo libretto agile, e famoso, perché sono tante le informazioni su le donne e la scrittura che vi si ritrovano. E anche perché (forse molte e molti di noi non se ne accorgono), ci sono ancora molti mestieri legati all'arte in cui l'accesso per le donne è molto difficile. Ci sono poche donne registe. Come ancora, nonostante che la musica sia praticata da secoli, ci sono pochissime donne compositrici. Questa ultima osservazione,
sulle registe e sulle compositrici, è mia. Forse Virginia sperava per noi del 2011, in un destino diverso. Ma 
tant'è.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-2966677973170233710?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-DsJx2rK5mWw/TpXZWwMIgtI/AAAAAAAAALE/gxDzc37qcA8/s1600/testa-pelata-con-riporto.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="330" src="http://3.bp.blogspot.com/-DsJx2rK5mWw/TpXZWwMIgtI/AAAAAAAAALE/gxDzc37qcA8/s400/testa-pelata-con-riporto.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Ora la notizia è una, come una è la domanda. Forse i moderni modi per ottenere consensi, in politica non funzionano. La seduzione per accalappiare elettori se non ha sostanza, alla fin fine almeno per noi a sinistra, non fa più guai che altro? Partiamo da un fatto di cronaca. Stamattina per le strade di Roma campeggiavano degli orrendi manifesti (parlo dal punto di vista grafico). Su un fondo nero, una mela, con un rametto in cima, che pareva una foglia di basilico (The front page), conteneva queste tre parole, SINISTRA ECOLOGIA e LIBERTA'. Un po' più sotto, tristanzuolo più si che no, un riportino, tipo capelli per coprire la pelata, riportava con VENDOLA. E più sotto ancora, in bianco, sempre su fondo nerissimo, Ciao Steve (1955-2011). Molte voci, anzi grida o meglio sarebbe dire risate si sono fatte sentire dal web. La sfottittura a Vendola e a Sel ha occupato l'intera giornata e eco delle risa ancora vanno avanti. Essendo una lavoratrice FB (nel senso che molto del mio tempo assente dal lavoro lo trascorro lì) ho seguito abbastanza da vicino la discussione. A differenza che sui blog su cui la notizia è stata riportata, noi di Fb ci siamo concentrati soprattutto sull'estetica vendoliana. Diciamo così, se nei blog c'è stato tempo per le analisi politiche anche della figura di Jobs, per affermare che comunque la si metta il personaggio è un esponente del mondo capitalistico, su Fb l'invettiva è stata affidata soprattutto alla pacchianeria, nonché alla fasullaggine, del messaggio sinistrecologico. Quando uno come Caprara scrive "Quelli di SEL si sono bevuti il cervello!", non c'è tanto bisogno di spiegare a cosa si riferisca. "Ciao Steve!", ma che minchia di saluto ridicolo è? A me viene da pensare che, nella fretta di accalappiarsi elettori, e soprattutto col fatto che ieri il governo stava quasi per cadere, i comunicatori vendoliani non si siano resi conto che tutto in quel manifesto, sembra la parodia di Un americano a Roma, quel "A'Steve, ciao!". Il fondo nero che induce alla grattata. Quella mela morsa alla ammete me te magno! , è indubbio che ricordi più Alberto Sordi che avventa la pastasciutta dopo aver schifato lo yogurt, che il simbolo della Apple. Ma andiamo. Guardiamoci almeno i film che hanno fatto la storia della nazione se vogliamo fare egemonia. Così come le "scuse" che Vendola, in persona, ha rivolto al popolo (agli elettori, voleva dire?) di Fb non hanno nessun senso. Sarebbe come dire che scrivo un libro, poi se non piace, dico, "Scusate, ma volevo dire un'altra cosa! Se non l'avete capito allora ne scrivo un altro!"?. Caspita. 
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Lkn82e-ODvI/TpXYMETjFKI/AAAAAAAAAKs/KbaVkn7c3pk/s1600/cranach_adameva_1528.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="283" src="http://3.bp.blogspot.com/-Lkn82e-ODvI/TpXYMETjFKI/AAAAAAAAAKs/KbaVkn7c3pk/s400/cranach_adameva_1528.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
Se uno è convinto di quello che ha fatto, spiega il perché. "Mi piaceva la mela! E' un simbolo che mi ricorda la Vespa!". Che minchia ne so. Forse se avesse detto così, Vendola sarebbe risultato più simpatico, che non con quelle scuse in mano e il capo cosparso di cenere. Diciamolo è stata un po' una figura tipo quella dell'arrampichino che regala alla fidanzata nuova - tanto per restare in tema di sentimentalismo -  una borsetta di marca, e quella poi si accorge che era una patacca e allora chiede scusa. La domanda che ti viene spontanea, è :"Ma tu ci sei o ci fai?", e allora ti viene da chiedere, "Ma tu caro Vendola, col fatto che vuoi governare a tutti i costi per ciò che riguarda il lavoro, fai gli interessi dei lavoratori o i capitalisti? E per le università, feste di parate con la &lt;i&gt;base sincera&lt;/i&gt; a parte, stai con il Preside o con gli Studenti? E per quel che riguarda i piani regolatori, con chi vai a cena, coi costruttori o con gli inquilini sfrattati?". Lasciamo pure da parte Don Verzè di cui invece tanti oggi su Fb parlavano. Certo è che la domanda, "Perché ci tieni così tanto ad andare al Governo?", a 'sto punto un suo senso ce l'ha. Si sa, anzi, si racconta da più parti, che il PCI degli anni '50 badava a che ai propri iscritti (e a tutti, e a tutte) fossero assicurate quella libertà, quella giustizia quella uguaglianza che per tanti anni erano mancate, mica a stare al governo. Poi, a vedere come è andata la storia recente, ci sta che a una le vengano pure dei dubbi, ma che se li tenga. Vero è comunque che spesso il PCI dal governo rimaneva fuori. Stai a vedere che banalmente oggi, come partito di sinistra come succede a wall street dobbiamo andare sotto alle finestre dei ricchi a gridare loro che la gente è stufa che solo l'1% della popolazione stia veramente bene. Forse come partiti di sinistra, per essere percepiti tali, dovremmo avere dei funzionari disposti a prendersi le mazzate in faccia come se le è presa una ragazza a Bologna durante gli scontri, per il semplice fatto che non si capisce perché lei sì, e uno che magari è stipendiato anche per andare in piazza, invece no. Non lo so. Non lo so. Certo che le mazzate non le deve prendere nessuno. Ma se c'è solo uno, una che le piglia, forse c'è che anche altri dovrebbero star lì a difendere quell'uno, una. Forse l'egemonia la potremo riconquistare stando fuori dalle fabbriche, se dentro, gli operai della Fiat sono costretti a far di difficoltà virtù, e a rinunciare al caffè per avere quei cinque minuti tranquilli che servono per arrivare dal bagno al posto di lavoro. Potrei elencare un sacco di altra roba, ma credo che la base di Sel sappia di che parlo, e non metto in dubbio che ci siano lì tanti e tante che questa roba la fanno già.  Diciamo però, che la situazione stamattina, si presentava un po' come il contrario di quello che era la cultura del PCI negli anni '50 e '60.

 Se lì il Partito non aveva bisogno di furberie per creare egemonia, ma i militanti, anche senza aderire, avevano fiducia nel fatto che il loro partito fosse spontaneamente per la giustizia, l'uguaglianza, le lotte dei lavoratori, qui, non solo il partito si deve inventare ora per ora qualcosa per accalappiare gli elettori e le elettrici, ma in più stai a vedere che a furia di non rappresentare più i lavoratori, o chiunque richieda giustizia, libertà, democrazia, l'ufficio comunicazione di SEL debba tutti i giorni trovare i modi per sedurre. Un po' come certe signori, o cani che si agghindano (o sono agghindati dai padroni), si fanno il riporto, e certe volte, anche se sono simpatici a vedersi, magari esagerano. E suscitano il riso, e ad andar bene appunto, o un po' di simpatia. Ma non è che li manderesti al governo.

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&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-F4A0YIAJ_SI/Towf8qPYWVI/AAAAAAAAAKY/6zYa97Pif9I/s1600/robin11.gif" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="280" width="256" src="http://1.bp.blogspot.com/-F4A0YIAJ_SI/Towf8qPYWVI/AAAAAAAAAKY/6zYa97Pif9I/s400/robin11.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;


Ieri, discutendo con amici a proposito di animali, è venuto fuori che la ministra Carfagna sta portando avanti una battaglia per vietare il palio di Siena. Sarebbe troppo cruento. "Be', farebbe una cosa giusta e si rivelerebbe una persona intelligente!", ho detto io. "Non è che come Ministro delle Pari Opportunità abbia fatto tanto per gli svantaggiati di qualsiasi tipo!".  Poi è venuto fuori che non era la Carfagna, ma era la Brambilla ad avere intenzione di vietare il palio di Siena. Pazienza. Questo Governo non migliorerà il corso della sua storia proprio negli ultimi mesi della sua esistenza. Parlo della Carfagna perché durante i primi mesi della sua nomina mi succese una cosa che mi addolorò.  Una giornalista della Repubblica, una persona che consideravo mia amica, mi tolse il saluto.  Avevo dedicato (nel mio blog che si chiama ilpostodeilibri, http://angelascarparo.blogspot.com/) uno spazietto alla neo-ministra chiamato ilpostodellafregna, siparietto che secondo la giornalista era offensivo in sè, al di là di quello che avrei potuto dire nei mesi a seguire o che dicevo in quel contesto.  Ora, al di là del nomignolo stupido che avevo potuto dare al siparietto, ci rimasi molto male. Ci rimasi male anche perché l'illusione mia, da sempre è stata quella di poter usare i libri come strumenti di conoscenza, e anche come strumenti di modifica del reale. Mi apostrofò in pubblico e in privato, dicendo che una donna non offende così un'altra donna, che certe espressioni sono offensive (ripeto) in sè e stop. Insomma, si arrabbiò molto, mi tolse il nome del blog dai suoi preferiti, insomma tutto per aver descritto la procedura reale attraverso cui la Carfagna era arrivata al suo posto, e aver previsto (ma non è che ci volesse molto) quello che poi è accaduto. Pazienza. Non ero che una scrittrice fra le tante. Una che anche se gli levi il blog, non pesa sulle decisioni di Confindustria o sul buon esito del tuo stipendio. Ora, ciò che io volevo dire era questo: da situazioni che nascono storte (come è il fatto di arrivare a fare il ministro passando per il letto e poi per qualche studio televisivo)  è difficile potersi aspettare cose dritte. Nel caso specifico, la difesa dei diritti dei cittadini con meno opportunità.  Se lavori in un partito come La Repubblica, e lo fai per soldi è difficile che tu possa tirar fuori un coraggio da leone, a meno che tu non decida all'improvviso di fare a meno dei soldi. Se lavori in partito che non dice di essere un partito, come La Repubblica a tutti gli effetti è, le cose si complicheranno ancora di più. Ora, in generale,  io credo ci sia qualcosa di patologico in chi vede e racconta cose che non esistono, come i fantasmi, o le bugie. Poi, si potrà forse (io non ci credo, qualche altro sì) essere dei grandi scrittori, ma certo non dei sottili analisti del reale. E' una cosa che ci insegnano i romanzi. Se "La vera tragedia comincia quando dici le bugie a te stesso!", racconta Dostoevskij, Cervantes con Don Chisciotte ci fa vedere cosa succeda quando si prendano fischi per fiaschi. Cosa voglio dire? Lo ripeto. Sono passati tre anni, da quando la mia ex amica mi ha accusato di aver offeso un'altra donna, dedicandole nel mio sito uno spazietto con quell'appellativo (che, ora mi ricordo, mi costò anche una citazione lunga e ampollosa su quella meraviglia di ironia che è il Foglio) e che, anche se parlavo a parole di diritti delle donne, nei fatti, con quell'appellativo non ero dalla loro parte. Dopo tre anni, mi chiedo se la Carfagna avrebbe potuto fare peggio di così. Il welfare distrutto e i diritti delle persone con meno opportunità allo sfascio, parlano da soli. Però io ho pensato una cosa su quelli de La repubblica. Anzi, me l'ha fatto notare uno sceneggiatore intelligente, spiritoso e preparato che qui non citerò per non tirar dentro persone che non c'entrano. Insomma, uno del popolo di Fb. L'altra sera, giorno prima della sentenza riguardante Meredith, questo sceneggiatore faceva notare con garbo come fossero oscene le didascalie su la Repubblica delle foto di Amanda. Le riprendeva per intero e assieme commentavamo che sembravano proprio come quelle di Novella 2000, se non peggio. Vi si descrivevano le magliette attillate della bella Amanda. Si indulgeva su particolari del suo corpo. L'occhio del lettore insomma, difficilmente con quelle didascalie avrebbe potuto evitare di soffermarsi su particolari anatomici della sospetta omicida. Questo da una parte. Da un'altra parte sempre sulle pagine o sul sito di La Pepubblica c'era un giornalista che faceva il mazzo a te lettore/ice, dicendo più o meno, che il livello di voyeurismo e di ingordigia di dati riguardanti particolari frizzanti, diciamo così, da parte del lettore certe volte  è veramente insopportabile. Insomma, una sparata conformista (cioè una recita, che questo è il conformismo) in puro stile La Repubblica. Ora, quello che io voglio dire è questo. Per poter dire tutto ciò che si pensa, ed essere veramente liberi (ammesso che nel capitalismo maturo il pensarsi liberi non sia in realtà che una forma di disadattamento), bisogna anche essere coraggiosi. Il coraggio come dire, non è una cosa che si venda al mercato. Nel capitalismo maturo l'editoria specializzata nel miglioramento di sè stessi e delle proprie capacità retoriche, seduttive, liberatorie è l'unica che non presenti mai alti margini di deficit.  La pratica di certe libertà è una cosa che costa. Oggi come ieri. E la tecnologia in tal senso può far poco, come dimostrano i nomignoli dietro cui tanti e tante si nascondono per poter dire quello che pensano. Non sempre, certo. So che a volte, i nomignoli si scelgono per affetto, per amore, per spirito di identificazione, di gruppo, o per mille altre motivi. Compreso quello di sentirsi più liberi.   Se comunque la chiarezza di ammettere che appartieni a una cordata e che fai determinati interessi ce l'hai e se in certi contesti sei  disposto a dire le cose come stanno,  dovesse costarti il lavoro, è un conto. Altrimenti, ha ragione, Balzac, su un certo tipo di giornalismo.  In questo nulla è cambiato da cento, o mille anni a questa parte.  Se non ce l'hai il coraggio, e tieni allo stipendio fisso, tieni al posto che secondo te è di prestigio, è giusto non osare mai. Non tutti devono per forza dire ciò che pensano.  E io, specifico, non la considero una forma di vigliaccheria, o altro. Considero normale, un comportamento così. Il disadattamento sta in chi dice, "Io dirò quello che penso fino alla morte!", questo, voglio specificarlo, perché lo penso.  Quello che adesso chiedo è banalmente, che ci vengano risparmiate le tirate moralistiche tipo quella dell'altra sera. Che ci vengano risparmiate da persone che da una parte dicono una cosa, e dall'altra fanno diversamente da come predicano. Aggiungo un appunto. Questa sorta di schizofrenia che colpisce molte delle persone che difendono dei partiti (perché La Repubblica a tutti gli effetti lo è: è il partito di chi vuole scalzare Berlusconi, e che difende Confindustria, un ente, diciamo così che difende interessi non da poco, possiamo dire così?) non si rendono neanche più conto del male di cui soffrono. A furia di mentire anche a sè stessi, si ritengono in perfetta buona fede.        &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-6438146214599513270?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-mstgLLNNNXc/TobJOultF9I/AAAAAAAAAKI/-tYb6SfxaN4/s1600/maozedeng.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="307" src="http://4.bp.blogspot.com/-mstgLLNNNXc/TobJOultF9I/AAAAAAAAAKI/-tYb6SfxaN4/s400/maozedeng.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;

Erano dei fessi, lo sapevo.   Non è un modo di dire. Già in vacanza avevo sbagliato ad andarci. Ma è che non mi riusciva di stare da sola. O meglio, a quell'epoca se stavo da sola volevo raggiungere altri. Se stavo con altri, non vedevo l'ora di tornarmene a casa, dai miei libri. Che per me erano padre e madre. C'è un film, mi pare di uno dei due De Filippo, in cui a un certo punto compare un bambino, che continua a dire, fino allo sfinimento, “Vicienzo m'è pat' a me!(Vincenzo è mio padre!)”. In realtà se non ricordo male, non è vero. Questo Vincenzo non è per niente il padre del bambino. E se questa frase viene ripetuta dal bambino stesso fino allo stremo, è solo per convincere l'intruso, che mi ricordo c'è - mi pare sia un creditore o un padrone di casa - di una cosa non vera.
E così anche era per me, in quel periodo. Ero come una tabula rasa. Qualsiasi cosa dovessi fare imitavo i personaggi dei libri. Facevo la madre di un figlio di quattro anni, ispirandomi alle donne di libri come La brava terrorista di Doris Lessing, o de Il taccuino d'oro, sempre della stessa autrice. Oppure ero una donna, una donna qualsiasi, ispirandomi alla protagonista di Passato e presente di Ivy Compton Burnett, o anche seguendo le orme della più banale Angelica, l'avventuriera di Anne e Serge Golon.
E' vero che anche nei momenti in cui, venti anni fa ero senza soldi, sola, e senza nessuna prospettiva io non sono mai stata una donna infelice. Ma proprio perché pensavo, esattamente come il bambino del film, di poter ingannare tutti, e me stessa prima di tutto, dicendo “La Lessing m'è mat' a me! (La Lessing è mia madre!)”. Oppure “I Golon me so pate e mat' a me! (I Golon sono mio padre e mia padre!). Nel senso che erano loro, a insegnarmi tutto. E come il bambino però, ero completamente fuori di testa.
Così.
Quella volta, venti anni fa, per evitare di sentirmi troppo combattuta fra lo stare in casa o l'andare, i libri me li sono portati dietro. Si trattava di fare Natale in montagna, a Saint Moritz. Se fosse stato per me, giuro che avevo pensato di farlo da sola, nel mio bilocale di Via Gregorio VII in Roma. Se non che una delle mie ricche, anche se un po' disgraziate amiche, Desireè Semeraro, ha detto, “Ma no, ma perché? Che me ne importa di te? Dai, ti prego accompagnami! Non ho voglia di fare il viaggio da sola!”. Non me lo sono fatto dire due volte. Con la scusa di farlo per lei, sono partita.
Il viaggio è stato piacevole. Lei guidava molto bene. Voleva fare la produttrice cinematografica. Dico voleva perché non ne aveva ancora imbroccato uno, di film validi. Credo stesse preparando un rifacimento di Ben Hur. Rifacimento che credo, non sia mai stato realizzato perché costosissimo. Però è stata la prima donna che conoscevo io, ad avere il cellulare portatile. Che non faceva mai usare a nessuno.
Le sei persone che ci aspettavano, sapevano della mia abitudine di scrivere. Quando siamo entrate, stanche e accaldate, la sera del 24 di dicembre alle 19 e 30, mi hanno accolto con simpatia, e nessuno di loro ha evitato di ricordarmi la mia passione. Anzi. E così, se Davide Biduxi, l'industriale ormai anziano che produceva motori fuoribordo, si è alzato per dirmi, “Oh, ecco qui, la nostra scrittrice!”, la sua nuova moglie, la ex hostess, Adela Hansen, di origine tedesca, mi ha detto, con più simpatia di lui, e baciandomi su entrambe le guance, “Non penzzavo che saresti venuta davvero! Tu così di sinistra! Spero che noi due zi faremo delle belle chiacchierate!”. Dopo di lei, che è rimasta seduta, ho stretto la mano a Piero Galli, uno degli imprenditori agricoli più ricchi del Nord Italia, uno dei maggiori produttori di riso. Lasciato dalla moglie per un'altra donna, lo conoscevo per essere un tipo nervoso. Avevamo avuto qualche dialogo amoroso, una paio di anni prima, ma lui era veramente troppo pesante. Con lui c'era la sua attuale compagna, “Lei è Paola!”, ha detto infatti, presentandomela. Anche lei era rimasta seduta. Poi, sono usciti dalla cucina, nell'ordine, Galeazzo Sensi dall'Onda, sessantenne ex ufficiale di non so che ramo dell'esercito italiano - ma soprattutto ricco anche lui, perché imparentato con i Rotshchild - e la di lui moglie, la famosa attrice, ormai settantenne, Silvana Reccobotti.
“Siamo andati in cucina a controllare che quel babbeo rincoglionito dell' indiano non sali troppo l'arrosto!”, ha detto la Reccobotti, ridendo di gola. Aveva la voce molto rauca come di una che tutta la vita abbia fumato troppo. E poi mi ha stretto la mano, sorridendo in un modo che gli occhi gli si facevano a fessura e tirando indietro il collo, un po' come a dire, “Fatti guardare che io sono una a cui nessuno può mentire! Un'occhiata e te lo dico io, chi sei!”.
Siamo rimaste un attimo ferme in piedi, nel salottino e quando la mia amica Desireè ha finito di dire le solite fesserie a, loro sì, quattro babbei idioti, che almeno l'indiano l'arrosto lo sapeva fare, su come fosse andato il viaggio, siamo finalmente andate di sopra a cambiarci.
Desireè era contenta come se fossimo capitate a una festa di fighi stratosferici. Quella donna è sempre stata estremamente sconnessa. Le cose che pensa non c'entrano niente con la realtà. In questo eravamo identiche. Era il 24 di dicembre, alle 19 e 30 di sera e sotto ci aspettavano sei stronzi totali. Che minchia ci azzeccava che si mettesse così elegante, in abito nero con tanto di piume e perline sugli orli delle braccia a canottiera? A me quando è così, qualcuno le cose me le dovrebbe spiegare. Per non essere da meno anche io, nel non avere senso di realtà, ho pensato bene di mettermi una tuta verde militare tutta intera, con una cerniera davanti. Una cosa che mi copriva dalla punta dei piedi stivalati fino su a sotto il collo, dove si chiudeva a camicia.
Quando Desireè mi ha chiesto, “Ma non hai freddo? E' estiva!”, ho risposto, “Scusa, e tu? Sotto hai solo le calze e la sottana!”. Invece di rispondere sul merito, ha riso, e detto, “Ih ih ih! La sottana! E' un sacco di tempo che non sentivo più questa parola!”
“Ah, no? E tu come la chiami?”
“Non la chiamo. Ma se proprio devo, la chiamo sottoveste!”. E così dicendo si è buttata all'indietro sul letto, ridendo felice, manco ci stessimo vestendo per fare il 24 di Natale a una grande festa da ballo, o a una prima cinematografica, o a un incontro privato con il sostituto di Mao Tse Tung. Nel caso una fosse rispettivamente innamorata della Principessina Sissi, di Robert de Niro, o dell'epopea comunista.
Comunque, mentre mi infilavo gli stivali da gaucho, facendo una fatica cane, con un occhio a Desireè che si metteva l'eyeliner, e secondo me era meno in ritardo di me, abbiamo sentito bussare la porta.
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&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-9tSy26RT1eE/TobLQXyCXnI/AAAAAAAAAKQ/Tuc5SemAldw/s1600/angelica-734132.JPG" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="251" src="http://4.bp.blogspot.com/-9tSy26RT1eE/TobLQXyCXnI/AAAAAAAAAKQ/Tuc5SemAldw/s400/angelica-734132.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;

“Sìì!”, ha urlato Desireè, un occhio truccato e l'altro no.
“Sono Piero! Ti dice qualcosa questo nome?”, ha detto una bella voce, anche se un po' impostatella, da fuori.
“Ma certo, mio caro!”, e così dicendo Desireè è andata ad aprire la porta. Lui, bello, di mezza età, ricco e sorridente è entrato, si è guardato attorno, e ci ha chiesto, “Ma che state facendo, che è pronto? Perché non scendete?”.
“Entra, entra!”, ha detto lei, “Che ti voglio chiedere una cosa!”
“Cosa?”, ha chiesto lui, e così dicendo è entrato, e ha accettato senza obiezioni che Desireè gli chiudesse dietro la porta.
“Dai, entra entra!”, ho detto anche io. E, con quella spiritosaggine che odio di me anche mentre la pratico, ridevo da sola. E' una forma di felice agitazione che mi rende drogata ed euforica, ma che ha origine da un mio male profondo. E' proprio come le cellule tossiche della TBC, che fanno sentire allegro chi ce l'abbia. Quando Piero si è seduto sul letto, Desireè gli ha chiesto, “Ma è tornata allora, questa Paola? Come va?”
“Boh. Va così. Lei torna. Io la riprendo. Va!”, poi guardandomi, mi ha detto, “Ma cosa ti sei messa addosso? Una tuta da pilota dell'aeronautica?”, e così dicendo si è buttato sul letto a ridere. “E gli stivaloni. Ma che devi andare, in guerra! Ohi ohi!”
Non so se per il casino che stavamo facendo, o se perchè eravamo davvero in ritardo con la cena, a un certo punto abbiamo sentito la voce della Reccobotti da sotto che gridava, “Allora? La cena? Ohi, voi di sopra!”, e così siamo scesi di corsa.
Adesso, quello che è successo subito dopo la cena, io non so dire se sia successo come risposta a questo nostro comportamento certo abbastanza ineducato, o se sarebbe successo ugualmente. Comunque. E' successo che la ex hostess Adela Hansen, maritata Biduxi e sin da quando la conoscevo mia grande estimatrice, fra un torsolo di tacchino e una testa di capitone, abbia cominciato a dire, “Angela, hai qvi con te, qualcosa di tvo scritto da farci zentire, per allietare la nostra grande e bella festa?”. Vorrei ricordare che a parte l'indiano poveretto che si scapicollava tra la cucina e il tavolo per servirci, da quando eravamo arrivate tre ore prima circa, non era cambiato niente. Quindi se non fossi stata una mezza scema, avrei dovuto chiedermi si, “Ma dove la vede, una grande e bella festa, questa cretina?”.
Invece niente. Sì, c'era stata durante il pranzo qualche battuta del tipo, “Questo Craxi ha rotto, ma i comunisti fanno più schifo di lui!”, detto dalla Reccobotti con la sua solita voce roca, o anche cose tipo, “Fossi de Michelis, lo sfiderei a duello, il primo che mi dicesse che ho i capelli unti, almeno darei un senso alla mia vita!”, detto dal marito, il Sensi dall'Onda. Tutte cose che in teoria avebbero anche potuto movimentare una serata, ma che a me non facevano poi tanta impressione. Anche quando lo stesso Sensi dall'Onda, l'ex ufficiale di cavalleria, imparentato coi Rotschild, si è messo a raccontare che lui tre anni prima aveva quasi rischiato di ammazzare con la pistola un suo vicino di villa, durante un duello, fatto per il contenzioso sul terreno di fianco alle fogne, non mi è parsa così strana, o grande, come cosa. O meglio mi è sembrata una cosa tipica da gente molto ricca. Sì, forse un po' malinconica, ma tutto sommato ripeto, tipica di quell'ambiente e di quella situazione. Per me non eravamo che otto fessi a una notte di Natale. Otto persone che cercavano di stare bene in uno dei posti al mondo, Saint Moritz che la gente ricca o molto ricca, usa per fare le sue vacanze. Certo eravamo tutti un po' più brilli. La luce era più intensa. La neve fuori era celeste per effetto dell'illuminazione delle belle case. Il rosso della tappezzeria sembrava più acceso, non so se come conseguenza delle luci tutte allampate al massimo, o se per l'effetto del vino sui nostri sensi. Comunque, ho detto “Sì, Adela. Ho con me, un pezzo del romanzo!”, e ho sorriso. L'ho fatto con un'aria più infantile di quel che mi permettessero i miei 30 anni. Allora Adela ha battuto le mani, contenta della mia risposta affermativa, e a quel punto, primi Piero e la sua fidanzata, e gli altri dopo, hanno applaudito tutti per darmi fiducia. Ero felice.
“Vedi che non ho fatto male a uscire di casa? Vedi che ho fatto bene a venire a passare in compagnia la notte di Natale? Vedi che a questo mondo, c'è un sacco di gente carina, simpatica?”
E' che il calore della stanza me li faceva sembrare tutti amici. Intruppicando su per le scale, e nella tuta troppo larga, sono andata di sopra di corsa. Saltabeccando tipo una giumenta di peso medio, ho preso lo scartafaccio dalla borsa, e li ho raggiunti di sotto, sempre di corsa. Il romanzo era una schifezza. La storia di una goffa scrittrice, una mezza scema che io però descrivevo all'epoca e in quella storia come un'eroina. Goffa, appunto, ma pur sempre simpatica. Una che, non riuscendo mai a stare zitta, combina un sacco di guai. Compreso il fatto di far litigare la madre che è una lesbica convinta con la sua amante. E compreso anche il fatto di inimicarsi tutta la società letteraria italiana, per via di una denuncia per molestie sessuali che la deficiente totale fa a carico di uno stimato quanto prestigioso filosofo. Non che avesse torto la scema. Solo che io, non volendo prendere posizione rispetto alla cosa, per non inimicarmi io, tutta la società letteraria italiana, non avevo chiarito neanche a me stessa, che cosa fosse una molestia sessuale e quando e perché si verifichi. Né cosa comporti, e come vada punita. Niente. Diciamo che cercavo di fare ridere con una storia senza capo né coda. Avevo deciso di leggere il pezzo in cui la deficiente totale si trova sola in casa almanaccando il modo di far tornare a sé uno, un suo ex che non la vuole più. Seguivo frasi lunghe e sconnesse per descrivere il percorso emotivo della poveretta in ozio. Mi sembrava molto comico il partciolare di lei, che non sapendo che fare, va a rompere le scatole alla madre e alla sua amante.
Ero in quel punto, cercavo di ridere io. Lo facevo per influenzare l'uditorio. Ogni tanto, in piedi davanti al camino, guardavo loro seduti davanti a me. La carcassa del tacchino sul tavolo, a zampe all'aria era la cosa più tenera che ci fosse nella stanza. “Adesso che mi avete mangiato, giuro che vi resterò sullo stomaco, bastardi!”, sembrava dire. E infatti così deve essere stato. Se no io non me lo spiego quello che è successo. Lo giuro. Insomma, arrivata al pezzo di lei che si intrufola in una discussione fra la madre e l'amante lesbica, alzo gli occhi dalle pagine e vedo la Reccobotti che guarda Paola, la fidanzata di Piero, e gli fa segno, come a dire, “Sì, hai ragione!”. Anche questa Paola, le dice, sempre a segni, “Visto? Te l'avevo detto!”. A quel punto, penso, “O questa cosa me la sto inventando o devo stare attenta a quello che si stanno dicendo queste due! Mi sfottono?”. E allora mentre leggevo, non seguivo più tanto il testo. Cioè, ho precisamente cominciato a pensare di stare facendo una brutta figura. Non capivo bene perché. Se non piacesse il personaggio, se fosse troppo lento il racconto, o se fosse noioso. Guardavo Desireè, cercando di capire dal suo sguardo, se stesse seguendo. Dormiva, o comunque aveva gli occhi chiusi, così che non poteva aiutarmi, la deficiente. Piero seguiva, ma con le sopracciglia strette, come se fosse arrabbiato con se stesso, come al solito, per altre cose. Forse si stava incazzando per la storia delle lesbiche. Sua moglie l'aveva lasciato per una donna. Il Biduxi anche lui dormiva, anzi proprio se la ronfava. Il Sensi dall'Onda sin dall'inizio aveva detto che a lui la letteratura non interessava, e quindi di scusarlo, ma che se ne sarebbe andato fuori a fare una breve quando salutare passeggiata. L'unica che sembrava entusiasta era la ex hostess. Contenta come una bambina, la calorosa tedesca seguiva le mie parole. “Le sue gote imporporate rimandano l'immagine di lei a quella dei suoi avi che, secoli or sono, seguivano, proprio come lei, una storia seduti attorno a un fuoco! Ah, la Germania, grande paese!”. Era questo che pensavo mentre leggevo. E “Non come noi!”, mi dicevo. “Italia, paese di merda!” Ero avvilita ormai. La Reccobotti e quella Paola ormai si erano cambiate di posto. O meglio, era stata la seconda a raggiungere la prima. Parlavano, una di fianco all'altra sul divano. Certo, a bassa voce, ma parlavano.
“Ehi, ehi! Abbassa un attimo la voce!”, mi ha detto a un certo punto la Reccobotti interrompendomi. “Non voglio che qualcuno possa sentire, anche solo se passando! Ascolta!”, e alzando il dito mi invitava ad ascoltare i passi della gente fuori dalla porta. Si sentiva ridere sulla neve. Era la notte di Natale, non faceva tanto freddo. C'erano dei bambini che facevano a palle.
“Ascolto che?”, ho chiesto io, a bassa voce a quel punto.
“Guarda che se ti sente il mio Galezzo, non so mica come può finire!”
“Ma finire che?”, ho detto io, “Che cosa ho detto? Che sto facendo di male?”
E' stata allora che quella Paola, sedendosi meglio e incrociando le dita di una mano con quelle dell'altra ha detto, “Sì, sono quasi sicura che sia lei!”
“Quindi è comunista! Ah!”, ha detto allora la Reccobotti sedendosi più in punta, in modo da starmi così, più vicina. Io davo le spalle al camino, e loro erano tutti schierati chi sul divano, chi sulle poltrone di fianco. Io, in piedi.
“Ma come comunista?”, ho chiesto. E qui, mi sa che devo aver gridato un po', perché sia Biduxi che la mia amica Desireè hanno aperto gli occhi. Desireè, se li è anche strofinati. Biduxi no, ha solo fatto schioccare le labbra dicendo, “Chi è comunista?”.
Quando ho sentito Paola che diceva, “Nessuno. Ho visto lei, una volta, in televisione. Anzi, ho visto una che le somgliava, una volta in televisione. Ma non era lei!”
“Ah! Ah! Ah!” ha riso Biduxi, “Questa qui, in televisione. Ma va! Ed era comunista? Dì, tu ci sei mai andata in televisione?”, mi ha chiesto.
“Guarda c'è Galeazzo che ci spia da fuori! Piero!”, ha detto la Reccobotti, indicando la finestra, dove io, girandomi ho visto effettivamente la sagoma del Sensi dall'Onda. Lei, la ex attrice, così dicendo si è messa a ridere. E anche Adela, forse per farsi perdonare il piacere che aveva provato sentendomi leggere, si è messa a ridere.
Guardandomi, male, Piero si è alzato, ha sospirato, e ha detto, “Sarà meglio che lo chiami dentro, va'!”, e rivolto a me, “E' finita questa comparsata?”.
Io ho fatto si con la testa. Desireè non so se per l'imbarazzo o perché avesse davvero sonno, si era rimessa a dormire. Se a qualcuno interessasse di sapere se fossi io, quella della televisione, la comunista che Paola aveva riconosciuto, lo devo dire. Non sono mai andata in televisione prima dei trentacinque anni, e solo per questioni legate al diritto all'abitare, come si dice. Per difendere i poveracci che avevano il problema dello sfratto, cioè. Allora, in quel periodo, al massimo, a quell'epoca potevo essere immersa in qualche riflessione riguardante i diritti delle donne. Ma, come nelle altre cose che facevo, non ero brava, non ero immediata. Ero sempre troppo fra le righe, non sapevo parlare. Ed ero troppo timida. Figuratevi se, ammesso che ce ne fosse stata l'occasione, avrebbero mandato me, in TV a parlare di comunismo.

 (finito sull'antologia, LA LETTERATURA NON CONTA NIENTE, per grazia di Rossano Astremo, e tutti quelli di Citofonare Interno 7)

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Ecco il testo integrale della telefonata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
T: Belen ha fatto dei balli latino-americani...mamma mia&lt;br /&gt;
B: chi li ha fatti? Belen?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
T: Belen, si'&lt;br /&gt;
B: ma adesso e' libera? con chi sta?&lt;br /&gt;
belen rodriguez marco borriellobelen rodriguez marco borriello&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
T: con nessuno. Glielo ho detto ieri infatti l'ho chiamata tante volte che volevo farle gli auguri perche' a destra mia Belen...a sinistra Claudia e di fronte Manuela.&lt;br /&gt;
B: mamma mia eri messo benissimo&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
T: ho detto: ho fatto una fine dell'anno...migliore non potevo farla&lt;br /&gt;
B: eh ci credo con le tre donne piu' belle d'Italia&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
T: Claudia sta bene, Claudia le vuole bene...parla sempre bene...ci mancherebbe&lt;br /&gt;
B: Belen invece come si esprime?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
T: nooo...forse...poi non ho tanta confidenza, perche' io sono amico di Marco (Borriello, ndr) molto...ma io penso che...&lt;br /&gt;
B: ma lei e' ancora innamorata di Marco?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
T: no...no...non credo&lt;br /&gt;
B: comunque lui non ha la testa giusta per una donna come Belen&lt;br /&gt;
TARANTINITARANTINI&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
T: la ci vuole un uomo serio&lt;br /&gt;
B: e' troppo semplice lui...deve andare con un piu' grosso...con un imprenditore...con uno come te&lt;br /&gt;
001 belen rodriguez marco borriello001 belen rodriguez marco borriello&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
T: no con uno come lei stavo dicendo io&lt;br /&gt;
B: va bene senti io sono qua assediato da quando hanno visto che sono stato dichiarato da Playboy il politico piu' sexy sul libro che e' venuto fuori il trenta...ha riportato questa cosa qui...io non ho scampo con questi qua. Ieri sera avevo la fila fuori dalla porta della camera...erano in undici...io me ne son fatto solo otto perche' non potevo fare di piu'...non si puo' arrivare a tutto. Pero' stamattina mi sento bene sono contento della mia capacita' di resistenza agli assedi della vita...che cosa ci tocca fare la notte del primo dell'anno. Senti io ho qua tutti i letti occupati...non so come fare a dirti venite. Il due viene anche Emilio...queste non vanno via neanche con le cannonate...il prezzo e' buono, il vitto anche. Sai ieri sono state sulle automobile tre ore...hanno fatto le gare non le tiravi piu' giu.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
T: ma quante ragazze ci sono?&lt;br /&gt;
B: quaranta&lt;br /&gt;
belen rodriguez marco borriello lapbelen rodriguez marco borriello lapBorriello e BelenBorriello e Belen&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
T: tutte sono venute&lt;br /&gt;
B: no...tutte no! Erano 67 quelle...intanto ho comprato una casa qui vicino per ampliare i posti...dodici posti in piu'."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-1589237660255457147?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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Se non vi piace che la cina si compri l'italia convincete le 70 famiglie che detengono il 45% della ricchezza del nostro paese a pagare la patrimoniale. Poiché, come narra la letteratura migliore, i ricchi del nostro paese sono in realtà dei pidocchiosi, tenetevi la cina e siate contenti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-2866625102702440222?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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(questo testo è destinato a &lt;a href="http://www.sulatestarivista.it/"&gt;&lt;b&gt;Su la Testa&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, la rivista di &lt;a href="http://web.rifondazione.it/home/"&gt;&lt;b&gt;Rifondazione Comunista&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; che esce tutti i mesi con &lt;a href="http://www.liberazione.it/"&gt;&lt;b&gt;Liberazione&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;
Nel suo saggio&lt;i&gt; Una stanza tutta per sé&lt;/i&gt;, pubblicato per la prima volta nel 1929, e che affronta il tema dell'accessibilità delle donne alla scrittura (ma anche alla lettura) dei romanzi, Virginia Woolf vede nelle difficoltà economiche il primo motivo della distanza che corre fra gli scrittori uomini e le scrittrici donne.&lt;br /&gt;
La validità, oltre che la piacevolezza di questo breve e fondamentale scritto, sta nell'espediente retorico che l'autrice sceglie per illustrare i problemi e rispondere alle domande che si pone. La Woolf ci dice subito di averlo scritto in occasione di una conferenza. Ci racconta come, subito dopo aver ricevuto l'invito a discorrere sul tema “Le donne e il romanzo”, invece di mettersi al tavolino si sia messa a passeggiare nei luoghi che frequenta di solito. E' così, con esempi molto efficaci, ci racconta le sue difficoltà a entrare nella biblioteca di Oxford, destinata agli uomini, e anche come le sia proibito passeggiare sui prati della stessa università, anche questa attività, destinata invece agli studenti e ai professori di sesso maschile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Come è possibile”, è la domanda che ne emerge, “che io possa rispondere a questo tema con la stessa prontezza e la stessa competenza di un uomo, se i mezzi che ho a disposizione sono così diversi?”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-eH6zoDLUZ_I/Tm9hV84dFmI/AAAAAAAAAJ4/3W_RfV_dV3w/s1600/images-1.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="197" width="256" src="http://2.bp.blogspot.com/-eH6zoDLUZ_I/Tm9hV84dFmI/AAAAAAAAAJ4/3W_RfV_dV3w/s400/images-1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;(foto tratta dal dramma "C&lt;b&gt;hi ha paura di Virginia Woolf?&lt;/b&gt;" con Liz Taylor e Richard Burton)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non è quindi, un saggio fatto di opinioni preconfezionate, o un lamento a priori sul destino disgraziato dell'altra metà del cielo, questo, ma un tentativo di mettere a confronto i veri fatti della storia con le opinioni che gli uomini (e le donne) ebbero su quei fatti. I fatti della storia ci dice Woolf, narrano (quando sia possibile rintracciarli) che le donne fino al settecento erano considerate di proprietà dell'uomo, vivevano quasi solo per fare figli, e vedevano nella cucina e nella stanza di soggiorno il loro regno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'autrice dice di riferirsi alle donne della classe media, e che per altre (di classe inferiore), il destino poteva rivelarsi di molto peggiore. Assieme a questi fatti sono illustrate (le idee e) le opinioni, che di questo tipo di donna e del suo talento, ebbero gli intellettuali. E allora la Woolf ce le illustra. Veniamo così a sapere attraverso l'analisi di vari testi (fra cui quello di Trevelyan (1876-1962), noto storico ottocentesco, autore di una ponderosa “Storia d'Inghilterra", che narra fra le altre cose, la vita delle donne nella storia di quel paese) che c'è chi sostiene la migliore delle donne essere inferiore al peggiore degli uomini. Veniamo a sapere che ancora nell'ottocento c'era chi poteva affermare che “I gatti non vanno in paradiso, anche se hanno un'anima”. Che è come dire, un gatto vive, respira, forse ama, ma il paradiso è un luogo destinato agli esseri umani. Da qui la nota domanda pare, posta a una ragazza che – come succede anche oggi – era andata da questo signore, forse un vescovo, per ottenere informazioni sullo scrivere. Ecco la domanda: “Come potrebbe una donna fare opere all'altezza di quelle di Shakespeare?”, chiese l'uomo. Come potrebbe, visto che i gatti non vanno in paradiso? Una donna potrà scrivere, raccontare, forse brillare in quel che dice, ma non sarà mai all'altezza del genio di un uomo.&lt;br /&gt;
Un' altra informazione fondamentale che ci dà la Woolf in questo fondamentale breve testo, è quella che descrive la donna nell'immaginazione degli uomini. Fa effettivamente abbastanza impressione rendersi conto che figure come quella di Antigone o di Madame Bovary, per prendere due esempi molto distanti nella storia, sono frutto dell'immaginazione maschile. Fa impressione perché nella realtà, - nella storia di tutti i giorni, contemporanea a quelle storie, è meglio dire - le donne magari erano molto più sagge, o meno coraggiose, o più spiritose, o meno vivaci, ma sicuramente diverse da come vennero descritte dagli autori uomini. Un'altra cosa che vale la pena di sapere è che le donne, cominciarono nell'Ottocento (anche prima, ma qui si riferisce alle donne nel sistema della scrittura) a scrivere per il pubblico, e anche a guadagnare, ma che lo fecero, usando uno pseudonimo. Un modo come un altro, questo di usare un nome da maschio, per essere prese sul serio. L'autrice ricorda qui George Sand e George Eliot. Francese la prima, inglese la seconda. Un'altra cosa interessante che l'autrice ci dice è che se una come Jane Austen nei suoi libri ci parla di stanze da pranzo e di soggiorno, non è perché sia una fatua signorina, ma perché quella delle stanze è l'unica realtà, e l'unico mondo, che le sia stato permesso di osservare. Fa effettivamente abbastanza impressione anche il rendersi conto, che nei romanzi di Jane Austen non ci sia accenno alla Rivoluzione Francese del 1791, visto che alcuni dei suoi romanzi si svolsero in contemporanea a quel famoso e determinante fatto storico. Ma il perché l'ho appena detto. Insomma conviene riprendere in mano questo libretto agile, e famoso, perché sono tante le informazioni su le donne e la scrittura che vi si ritrovano. E anche perché (forse  molte e molti di noi non se ne accorgono), ci sono ancora molti mestieri legati all'arte in cui l'accesso per le donne è molto difficile. Ci sono poche donne registe. Come ancora, nonostante che la musica sia praticata da secoli,  ci sono pochissime donne compositrici. Questa ultima osservazione, sulle registe e sulle compositrici, è mia. Forse Virginia sperava per noi del 2011, in un destino diverso.  Ma tant'è.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-2070837683578241240?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/h7AlJvg0ouJsy33nrmi7UYX6uxM/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/h7AlJvg0ouJsy33nrmi7UYX6uxM/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/h7AlJvg0ouJsy33nrmi7UYX6uxM/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/h7AlJvg0ouJsy33nrmi7UYX6uxM/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Ilpostodeilibriit/~4/FOPkiIjNUDY" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://angelascarparo.blogspot.com/feeds/2070837683578241240/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://angelascarparo.blogspot.com/2011/09/si-sa-che-i-gatti-non-vanno-in-paradiso.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/2070837683578241240?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/2070837683578241240?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/Ilpostodeilibriit/~3/FOPkiIjNUDY/si-sa-che-i-gatti-non-vanno-in-paradiso.html" title="Si sa che i gatti non vanno in paradiso, nonostante che abbiano un'anima" /><author><name>angela scarparo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-0AVLGR_ws0Y/Tm9gAhQBCXI/AAAAAAAAAJw/9p-mORk6XYg/s72-c/%2524%2528KGrHqV%252C%2521hME1fu%2521iu80BNnMP8Vy-g%257E%257E_35.JPG" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://angelascarparo.blogspot.com/2011/09/si-sa-che-i-gatti-non-vanno-in-paradiso.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkQHSXw9fCp7ImA9WhdWE0U.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3242039209058960545.post-7305927217232935372</id><published>2011-09-06T07:32:00.000-07:00</published><updated>2011-09-07T00:25:38.264-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-09-07T00:25:38.264-07:00</app:edited><title>Ho visto passare la Santanché</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-21Uwty5xYLU/TmYwbzbIIjI/AAAAAAAAAJo/He9e68p64T0/s1600/santanche_statista.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="229" src="http://4.bp.blogspot.com/-21Uwty5xYLU/TmYwbzbIIjI/AAAAAAAAAJo/He9e68p64T0/s400/santanche_statista.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alta, coi pantaloni bianchi, una giacca &lt;i&gt;di gusto&lt;/i&gt; e delle belle scarpe, la Santanché di persona è più bella di come sembra in televisione. Deve essere quella cosa per cui "la Tv ti ruba l'anima", come tutto ciò che riprenda le immagini allora, a farla sembrare diversa? &lt;br /&gt;
In questo caso il furto e la diversità descriverebbero una persona "brutta dentro", e non certo fuori. Perché dico "brutta"? La Santanché sarà un mese che continua sul video, il suo motivo che "la casta vera è quella del sindacato", dice, intervistata, ma anche di sua spontanea volontà. Il che, è cosa che fa abbastanza ridere, perché è come dire, "i preti scalzi beccano le elemosine se vanno a suonare alla porta di uno/a sconosciuto/a, e io se mi presento con tre guardie del corpo, nota come sono, vengo presa a insulti". Ma va?&lt;br /&gt;
Non è qui il caso di parlarne, ma se davvero il sindacato fosse una casta così potente, non si capisce perché non sia riuscita a vincere il pessimo referendum imposto dalla Fiat a tutti i lavoratori. Referendum che è stato usato per introdurre l'art.8 della manovra, e che verrà usato anche per distruggere il 18 dello Statuto dei Lavoratori. La casta dei politici, che è una vera casta è riuscita a eludere anche a questo giro, in questa manovra, il dimezzamento dei parlamentari. Cosa che invece è stata sbandierata da tempo, e in lungo e in largo. Fa niente. Ecco dimostrata cosa è una casta. &lt;br /&gt;
Comunque non era di questo che volevo parlare. Stavo aspettando P.F. fuori da Telelombardia, e poiché sono ritardaria, sono arrivata con dieci minuti di anticipo, sul finire della trasmissione &lt;i&gt;Iceberg  &lt;/i&gt;, che comincia alle 20 e 15, e finisce alle 23. Il tempo per me di farmi un giro per Milano.  &lt;br /&gt;
Entrata a prendere un caffè, ho visto il monitor. Mostrava la Santanché "brutta dentro" che vi ho detto, uno Scalfarotto inadeguato nel (non) difendere il suo partito il PD dall'accusa di prendere tangenti, una Giulia (in collegamento da Roma) scrittrice e giornalista che ha scritto &lt;i&gt;Meglio fottere&lt;/i&gt;, una signora che scrive su &lt;i&gt;Libero&lt;/i&gt; che pareva appena uscita da un manicomio criminale, un imprenditore che sembrava un ciabattino arrichittosi alla corte di Ferdinando di Borbone, poi il sindaco di Varese, che aveva tutta l'aria di un malato di pellagra sottoposto a un recente &lt;i&gt;trattamento-bomba&lt;/i&gt; vitaminico, e appunto P.F.&lt;br /&gt;
Il titolo della trasmissione che veniva reiterato spesso, era, "L'Italia è veramente un paese così di merda?", prendendo a prestito la famosa affermazione del nostro Leader Berluscono Maximo. &lt;br /&gt;
Come spettatori si potevano scrivere mail da casa, o anche partecipare al sondaggio. Vi dico subito che le mail erano di questo tenore, "Perché i politici spendono soldi con le escort e io non ho i soldi per fare la spesa?". Ma tanto nessuno - o quasi - gli rispondeva. Il 76% degli italiani invece secondo il sondaggio confermava che "Sì, l'Italia è veramente un paese di merda", e il 24 pensava mitemente che "No, non abbiamo ancora arggiunto il limite". &lt;br /&gt;
Conflitto principe della serata, mi pareva, per il poco che ho visto, quello fra Scalfarotto e la Santanché. Appena il primo accennava alla parola &lt;i&gt;corruzione&lt;/i&gt;, subito la seconda gridava come in un meccanismo automatico perfettamente oliato, "Senti chi parla! Almeno Berlusconi le escort le paga coi soldi suoi, invece voi le tangenti le prendete sui soldi pubblici, quelli dei contribuenti!". Ragionamento quello della Santanché che, se il patrimonio di Berlusconi non avesse origini così sospette, non sarebbe neanche così assurdo. Comunque non se ne usciva. &lt;br /&gt;
La signorina che ha scritto "Meglio fottere!" diceva invece pacata e un po' fascista a dire il vero, che "le intercettazioni parlano da sole, l'uomo secondo il paese è arrivato alla frutta!". Il che può anche essere vero, ma non si è visto mai in un regime democratico che le persone vadano in galera, o se ne vadano a casa, se non siamo giudicate da un magistrato, nel caso siano sospettate di reato, o punite dagli elettori, nel caso sia venuto a termine il mandato (per qualsiasi motivo, compresoun reato).  Anche se questi ultimi lettori, non abbiano scritto libri dal titolo pomposo. Sulla giornalista di &lt;i&gt;Libero&lt;/i&gt; confesso che mi vorrei soffermare. Non ha gli occhi completamente in squadra. E su questo nulla da dire. Non sto sottolineando un difetto fisico. Sto dicendo che quando parla, non si capisce dove guardi e questo fa confondere il povero telespettatore, laddove lo stesso cerchi di dare un senso alla frase reiterata da lei più volte e che diceva, "Il nostro presidente non è una vittima, ma non è neanche un accusatore!". Non si capisce cosa sia. Un povero vecchietto con la pelle macchiata con cui la natura non sia stata particolarmente generosa? &lt;br /&gt;
Lei era vestita di un blu pesante, aveva addosso molto oro, e muoveva le mani come una persona che abbia un sistema nervoso compromesso dallo stress. Il sindaco di Varese e l'imprenditore non hanno detto niente di più che non stia nella definizione che ne ho dato. Di P.F. non posso dire niente per l'evidente "conflitto di interessi" che mi verrebbe attribuito. Posso solo dire che condivido ciò che ha detto, nell'ultimo passaggio, all'inizio "Voglio rivolgermi ai telespettatori. Siamo nel degrado...". Di più è inutile che dica. Sarebbe ipocrita. Tanto chi lo conosce sa cosa può aver detto. Chi non lo conosce se lo vada a leggere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-7305927217232935372?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/D2hzkkqCiufMji4CuBiD1unimAU/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/D2hzkkqCiufMji4CuBiD1unimAU/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/D2hzkkqCiufMji4CuBiD1unimAU/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/D2hzkkqCiufMji4CuBiD1unimAU/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Ilpostodeilibriit/~4/frU10shXiOo" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://angelascarparo.blogspot.com/feeds/7305927217232935372/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://angelascarparo.blogspot.com/2011/09/ho-visto-passare-la-santanche.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/7305927217232935372?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/7305927217232935372?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/Ilpostodeilibriit/~3/frU10shXiOo/ho-visto-passare-la-santanche.html" title="Ho visto passare la Santanché" /><author><name>angela scarparo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-21Uwty5xYLU/TmYwbzbIIjI/AAAAAAAAAJo/He9e68p64T0/s72-c/santanche_statista.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://angelascarparo.blogspot.com/2011/09/ho-visto-passare-la-santanche.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkYDSH07eyp7ImA9WhZREU0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3242039209058960545.post-125679798629579049</id><published>2011-03-29T05:13:00.000-07:00</published><updated>2011-04-06T09:42:59.303-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-04-06T09:42:59.303-07:00</app:edited><title>Da Thelma e Louise alle Olgettine</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-78xiUhkcQa4/TZyWak7gIRI/AAAAAAAAAI8/Dpoi8eLlIos/s1600/Annex_-_Horton__Edward_Everett__Arsenic_and_Old_Lace__01.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="263" width="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-78xiUhkcQa4/TZyWak7gIRI/AAAAAAAAAI8/Dpoi8eLlIos/s400/Annex_-_Horton__Edward_Everett__Arsenic_and_Old_Lace__01.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.sulatestarivista.it/?p=123"&gt;http://www.sulatestarivista.it/?p=123&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono passati vent’anni da Thelma e Louise di Ridley Scott.&lt;br /&gt;
Il film che ha tanto influenzato l’immaginario femminile in tutto il mondo è uscito infatti nel 1991. Sono moltissimi i video e le narrazioni realizzati in omaggio ad esso. E la vicenda ha così colpito la fantasia delle donne italiane che, pochi mesi dopo il film, un paio di ragazze ha ripetuto l’esperienza della fuga e della rapina. Il finale però era diverso.&lt;br /&gt;
Al film qualche anno fa si sono ispirati gli autori del cartone animato I Simpson, nella puntata in cui Margot prende la macchina e fugge on the road inseguita da Homer. Lady Gaga ancora nel 2010 cita le due eroine in un famoso video che si chiama Telephone. Anche in Italia, come dicevamo, l’opera ha fatto breccia nei cuori e nella testa di molte donne. La cantante pop Giorgia nel 1995 ha inciso un CD intitolato Come Thelma e Louise. Con una delle canzoni del disco ha vinto il Festival di Sanremo. Nel 1999 Radio Tele Montecarlo ha chiamato con lo stesso nome del film un programma di viaggi. Ha avuto molto successo. A condurlo è Justine Mattera, una presentatrice diventata famosa per la sua somiglianza con Marylin Monroe. Fra i romanzi quello che più lo ricorda è Benzina di Elena Stancanelli. Uscito nel 1998, è la base da cui la regista Monica Stambrini trae un film, nel 2002. Alla sceneggiatura collabora la regista femminista Anne Riitta Ciccone.&lt;br /&gt;
Ma forse stiamo parlando di opere che evidentemente – e non per colpa delle autrici – hanno vita effimera.&lt;br /&gt;
Altrimenti non riusciamo a spiegarci come mai, a distanza di così pochi anni altre sono le vite e le storie che sembrano interessare molte giovani donne italiane. Non riusciamo a spiegarci come mai tante ragazze in Italia aspirino a lavorare nel mondo di certo spettacolo, o a farsi strada in certi contesti politici. Sono contesti la cui gestione è affidata quasi esclusivamente all’entourage del presidente del consiglio, o a suoi diretti collaboratori.&lt;br /&gt;
Per capirci qualche cosa di più, su quali siano gli elementi di fascinazione che questi mestieri offrono, abbiamo deciso di studiare meglio non le ragazze dell’Olgettina – cosa che fanno in tanti e che non ci sembra portare la comprensione del fenomeno molto in là – ma il film Thelma e Louise.&lt;br /&gt;
Abbiamo confrontato gli elementi fondamentali che reggono la narrazione di questa famosa, grande storia di libertà, con gli elementi più ricorrrenti in tante intercettazioni, dichiarazioni, massime, affermazioni fatte dalle ragazze che col presidente del consiglio hanno in qualche modo a che fare. Sono tutti testi, copioni, intercettazioni, che possiamo trovare a puntate sui maggiori quotidiani nazionali, o roba che si può facilmente vedere su youtube, sul web, su fb, su internet in generale, e che di questi nostri ultimi anni costituisce un po’ la storia.&lt;br /&gt;
Abbiamo preso dei temi in particolare. Li anticipiamo, sono quelli che, come dicevamo, sorreggono entrambe le narrazioni.&lt;br /&gt;
Il primo. L’altra metà del cielo. Che cosa pensano Thelma e Louise degli uomini? E le ragazze che vivono all’Olgettina, invece? E ancora. Il paeaggio urbano, la folla. Che cosa pensano Thelma e Luoise della strada, della città, del rapporto con le persone che la vivono? E le nostre connazionali? Poi, i soldi. Che rapporto hanno col denaro Thelma e Luoise? E le nostrane, invece? E ancora: la libertà. Per cosa conviene vivere e per cosa morire? Queste e altre cose così, abbiamo deciso di indagare. E se non ce la faremo ad esaurire qui l’argomento, magari ne faremo oggetto di uno studio futuro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Chi è il pollo, chi c’è da spennare?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-W66V2HeD0W0/TZyWvxOfL2I/AAAAAAAAAJE/9Yns0HekUyE/s1600/immagine_arsenico-e-vecchi-merletti_1540.png" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="320" width="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-W66V2HeD0W0/TZyWvxOfL2I/AAAAAAAAAJE/9Yns0HekUyE/s400/immagine_arsenico-e-vecchi-merletti_1540.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E’ una cosa che viene fuori da tutte le intercettazioni. Il Presidente del Consiglio, lungi dall’essere oggetto d’amore è un pollo da spennare. E per far questo non vige però un regime di complicità fra le ragazze. Ognuna bada ai fatto suoi, anche se l’affermazione più ricorrente è: “Fallo pagare!”. Il sentimento che tiene assieme le ragazze dell’Olgettina quindi, non è tale da prefigurare modi di vita alternativi, né il loro stare assieme assume mai tracce costruttive, costitutive di un soggetto. E’ uno stare assieme difensivo, il loro. Devono guardarsi da lui. O a volte, sempre per difendersi, devono guardarsi da qualcuna che assume troppo potere, quella cui magari lui regala una macchina in più, o un gioiello più caro, o troppi soldi. Una cosa è certa. Per conquistare l’obiettivo che è quello di spennare il pollo, bisogna coalizzarsi. A volte sono i fidanzati, altre volte le madri, o i padri, gli amici migliori. Nessuno ha intenzione di buttare giù il Dispensatore. Se è un tiranno, lo è perché tiene in mano i cordoni della borsa. Basta trovare il punto debole. Per questo più teste sono meglio di una. Il contrario in Thelma e Louise. Qui, a ben vedere l’unica ad essere derubata materialmente è Thelma, dal bel ragazzo – un Brad Pitt giovanissimo – con cui durante il viaggio ha una storia di sesso. Lo lascia un attimo da solo in camera e quello le frega i soldi, rovinando lei e l’ amica. In quanto alla complicità che lega Thelma e Louise, niente di più reale, di più forte, di più vero. Louise, sin dall’inizio tiene a Thelma, e vuole portarla in vacanza con sé. Sarà lei a sparare all’uomo che tenta di violentare l’amica. Lo uccide quando lui la insulta. Sente le parole che dice e mira la cuore. Lo ucciderà. Scopriremo poi che anche Louise è stata violentata da ragazza. Le due eroine considerano quasi tutti gli uomini che incontrano, almeno da un certo punto in poi, porci da punire. Nessuna seduzione è più ammessa, da un certo punto in poi. Spareranno al camionista che fa vedere loro la lingua, gli faranno esplodere il camion. Chiuderanno il poliziotto ottuso nel cofano dell’automobile, dove per non fargli mancare niente, un accannato di passaggio con tanto di rasta soffierà dentro un po’ di fumo buono. Anche le altre donne che Thelma e Luoise incontrano lungo la strada, quasi tutte cameriere di motel o di bar, sono loro complici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Fuggire la strada, fuggire la folla?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se nel film sceneggiato dalla brava Collie Khouri la libertà che la strada offre e le emozioni che promette sono motivi su cui la narrazione si regge, non è così per per le ragazze dell’Olgettina. In Thelma e Louise, la sfida alla strada, e agli uomini che la dominano è portante. Thelma fugge dal marito per poter viaggiare, per poter uscire dalla sua casa. Rischia di essere violentata per colpa della sua curiosità, perché vuole entrare nel bar a divertirsi. E quando Louise le dice, “E’ meglio di no”, reagisce con un rimprovero che vale un insulto, “Non sei mica mio marito!”. E’ la voglia di incontrare gente comune, di stare in mezzo alla folla, che frega ancora Thelma. Vuole dare un passaggio al giovane Brad Pitt, che si rivelerà, come abbiamo detto un rapinatore. Anche in Louise c’è la curiosità per la strada e chi la vive, ma in un modo diverso. E’ l’affetto per le persone sedute sulla soglia della loro casa, come a custodirla, a predominare. Regalerà a un vecchio il suo orologio e le poche cose che ha, quando capisce che la sua vita è cambiata. Tutto il contrario delle Olgettine, dicevamo. Per loro, lasciare la folla, non prendere più l’autobus, farsi regalare la macchina – oggetto che serve a separarle dagli altri – sono il vero obiettivo per cui si frequenta un vecchio, che deve essere ricco. Per loro, la vita ha un senso solo quando siano invitate a feste di persone importanti, dove possano avere altre occasioni di incontro importanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Che farne dei soldi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-OFmc3a32pmI/TZyXGV-8KoI/AAAAAAAAAJM/HvYCqqxPQcw/s1600/immagine_arsenico-e-vecchi-merletti_1537.png" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="320" width="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-OFmc3a32pmI/TZyXGV-8KoI/AAAAAAAAAJM/HvYCqqxPQcw/s400/immagine_arsenico-e-vecchi-merletti_1537.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Thelma e Louise usano i soldi per sopravvivere. Il denaro va speso. Se prima della tragedia è al divertimento che si guarda, dopo di essa servirà invece per salvarsi la pelle. Non è così per le ragazze dell’ Olgettina che stando alle intercettazioni, usano il denaro,“ per aprire un bar col fratello, per pagare il mutuo di casa, per mandarli alla sorella al Sud”. La grana serve per sistemarsi. E quello scelto – sfruttare un vecchio – non è peraltro un modo che faccia correre gravi rischi. Forse solo quello di essere intercettate. Di fare magari un po’ una figura di merda. Non è un reato vendersi a un vecchio, e soprattutto quando si è maggiorenni. Tanto più che si lavora al chiuso. Thelma ha coi soldi un rapporto diverso da questo. Per salvare se stessa e l’amica, compie una rapina a mano armata. Solo che il reato verrà ripreso dalle telecamere e così la situazione sua e di Louise, peggiorerà di molto, soprattutto agli occhi dell’ FBI. In realtà anche altri personaggi del film, dimostreranno poco attaccamento ai soldi. Il fidanzato di Louise gliene porta subito dei suoi, appena lei ne chiede, e anzi trasforma la richiesta in un’occasione per poter parlare alla donna e cercare di capire cosa stia succedendo. Ma anche il marito di Thelma non è ai soldi che tiene. Forse la crisi non premeva, nera come adesso, nel 1991? Se il marito la rivuole è perché la moglie è ai suoi occhi, un oggetto di proprietà.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per cosa davvero vale la pena di vivere?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tutti sanno che le due donne, alla fine del film si getteranno nel Gran Canyon. Lo faranno per non farsi prendere vive, premendo il pedale dell’acceleratore e tenendosi stretta la mano. E’ a una vita sbagliata che entrambe rinunciano. Louise, che di lavoro fa la cameriera in un bar, non si era mai accorta di essere stata amata. Thelma che è una casalinga, non si era mai accorta di avere la forza di poter rinunciare al marito. E quando lo scoprono sembra essere tardi. Davanti al Grand Canyon, luogo simbolo fino alla banalità, della vastità e della vacuità delle cose umane, le due scelgono una delle tante forme di libertà concesse agli esseri umani. Quella senza ritorno. Una domanda che riguarda le Olgettine, adesso. E’ libertà la loro, come qualcuno dice? Se sì, è la stessa che il loro patron da anni ci spaccia come tale? La verità è che il capitale ha trasformato elementi di regressione in pratiche trasgressive, li ha capovolti. Restano due domande: come ha fatto? Quanto ne è responsabile la sinistra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-125679798629579049?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/JFagMTsHIiejYS7oN2gBtCqFdKQ/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/JFagMTsHIiejYS7oN2gBtCqFdKQ/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/JFagMTsHIiejYS7oN2gBtCqFdKQ/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/JFagMTsHIiejYS7oN2gBtCqFdKQ/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Ilpostodeilibriit/~4/ppJwwd-f60c" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://angelascarparo.blogspot.com/feeds/125679798629579049/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://angelascarparo.blogspot.com/2011/03/da-thelma-e-louise-alle-olgettine.html#comment-form" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/125679798629579049?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/125679798629579049?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/Ilpostodeilibriit/~3/ppJwwd-f60c/da-thelma-e-louise-alle-olgettine.html" title="Da Thelma e Louise alle Olgettine" /><author><name>angela scarparo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-78xiUhkcQa4/TZyWak7gIRI/AAAAAAAAAI8/Dpoi8eLlIos/s72-c/Annex_-_Horton__Edward_Everett__Arsenic_and_Old_Lace__01.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://angelascarparo.blogspot.com/2011/03/da-thelma-e-louise-alle-olgettine.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUcNQX09fip7ImA9WhZTEks.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3242039209058960545.post-8958392296420021191</id><published>2011-03-16T01:11:00.000-07:00</published><updated>2011-03-16T01:11:30.366-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-03-16T01:11:30.366-07:00</app:edited><title>I postmoderni e le ragazze del Cavaliere</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-jjHcPgX7sak/TYBv1_8nHRI/AAAAAAAAAIk/OPucxeailHQ/s1600/19345_338121678464_267600348464_4712477_1887820_n.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="260" src="http://1.bp.blogspot.com/-jjHcPgX7sak/TYBv1_8nHRI/AAAAAAAAAIk/OPucxeailHQ/s400/19345_338121678464_267600348464_4712477_1887820_n.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Ma dipenderà dalla crisi dell'immaginario o no, se l'Olgettina è piena di tante belle ragazze che volevano sistemarsi? O sono invece le ragazze che vogliono stare all'Olgettina con il loro immaginario fra Farah Diba e la Nanà di Zola - con il Berlusca nel ruolo del direttore Bordenave a dire “Il mio bordello”, invece che “Il mio teatro” -  a rappresentarla in tutta la sua nudità 'sta benedetta crisi? Mi spiego. In La signora delle camelie, Margherita Gautier così  come Nanà nel libro omonimo,  rappresentano un tipo di donna che in quella società è l'eccezione, non la regola. E invece qui da noi, adesso, cosa bisogna fare, se a Piazza San Carlo, a Torino, ai provini per le veline, l'autunno del 2008, lo spiazzo era così pieno di ragazze sculettanti con madri, che non si riusciva ad attraversarla? E come mai solo le ragazze d'Italia fra tutti i i paesi capitalistici tendono ad avere un immaginario così barbino, vecchio, antiquato, ridicolo, scrauso, scadente, muffito, logoro, vetusto, angusto? Roba che le donne con il burqu, e addirittura con il chador  se le metti in un film  finiscono per avere sempre una loro dignità e le nostre  niente dignità zero, manco a inzepparcela con il Bostik?  Chi glielo insegna  a queste ragazze, la stronzata che “senza libri e senza studio, andando al mare sul panfilo la vita si che è  bella”, e come mai sono così tante? Chi e che cosa le induce a confondere “una vita all'insegna dell'arte”, o meglio, un mestiere come quello che in Italia è stato di Anna Magnani, Sofia Loren, ma anche Monica Vitti, Ingrid Bergman e Asja Argento, con “l'arte di sbarcare il lunario”? Sarà colpa della biografie delle suddette, per cui non c'è grande attrice internazionale in Italia che non sia, o non sia  stata almeno per qualche anno moglie , amante, figlia, compagna di un produttore, di un regista? Pare non sia così. Le risposte a un questionario dicono infatti che circa l' 80% di queste ragazze non sappia chi siano Monica Vitti e Ingrid Bergman. Sarà colpa allora del fatto che in Italia si è passati in pochi anni, dall'epoca del consumo aristocratico a quello un tanto al peso, nel campo della cucina come in quello delle attrici? Mi spiego. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-uySMQfMHDzo/TYBwY8JWBeI/AAAAAAAAAIs/sYNxnUZyNwg/s1600/AMELIA.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="297" src="http://4.bp.blogspot.com/-uySMQfMHDzo/TYBwY8JWBeI/AAAAAAAAAIs/sYNxnUZyNwg/s400/AMELIA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se, come raccontava Fellini in Amarcord soltanto uno era il pranzo di Natale e su quello si investivano un sacco di soldi,  come solo una era l'Anitona che veniva scelta per fare la parte dell'Americana che si butta nella Fontana, oggi che invece i posti da  Velina-Letterina-Meteorina sono tanti, proprio come tante sono le pubblicità dei bagnoschiuma, non sarà da stupide non provarci? E come mai, nell'immaginario delle famiglie di provenienza, argomenti e parole come consapevolezza, autocoscienza, senso di  responsabilità, impegno, lotta, capitalismo, sfruttamento, sembrano non essere passate mai? Che cosa facevano questi genitori negli anni sessanta, settanta e ottanta? E, sarà vera, la divisione proposta da un istituto di ricerca secondo il quale in Italia il 50 per cento della popolazione è disposto a farsi sedurre da un libro, e a comprarselo almeno un libro al mese, e l'altra metà non ne vuole assolutamente sapere? Saranno di quella parte dell'Italia là i genitori di questi ragazze? E sono loro allora la vera “crisi” dell'Italia? E come metterla allora con le parole di Pasolini secondo cui sarebbe stato meglio che i poveri rimanessero poveri e senza cultura, perché la cultura borghese è qualcosa che violenta gli esseri umani, in specie quelli terra terra? Non sarebbe stato meglio se queste persone invece di passare da un immaginario da poveri anni '50, direttamente a un 'immaginario da Bellissima 2010 avessero conosciuto una cultura, quale che essa fosse stata? E sarà, però davvero tutta colpa delle madri, e dei padri se, a quanto si apprende dalle intercettazioni, il tentativo quasi di tutte le ragazze è di arraffare il più possibile? Dalle macchine ai soldi, dai gioielli alle case. Per farne cosa, dopo? Queste madri e questi padri pensano davvero pche le proprie figlie possano continuare a vivere araffando per altri sessant'anni, e senza imparare un mestiere che sia uno, visto che nella maggior parte dei casi si tratta di ragazze tra i venti e i venticinque anni? Che faranno nel mezzo secolo che hanno davanti?  Quale è l'immaginario in cui sono immerse queste ragazze, e ancora più interessante, quale è l'immaginario in cui sono immerse le madri di queste ragazze? C'è un vecchio  detto, una scritta sotto l'elefantino dietro Piazza del Pantheon, a Roma, che dice, “Ci vuole una robusta intelligenza per sostenere una vasta sapienza”, che vuol dire: è inutile che una o uno continui a inzepparsi di dati e date, se non è in grado di avere un punto di vista, se non è capace di dare un ordine alle sue idee, se non è capace di avere una Weltanschauung. Ma allora vale anche la cosa contraria, e cioè: “Una intelligenza sveglia ti fa fare guai, e basta, se non c'è un minimo di sapienza a sostenerla”? E anzi, sta a vedere che forse non si chiama neanche più intelligenza, ma si chiama furbizia quella cosa lì, e cioè il modo che ti permette di sopravvivere, vivacchiare, stare al mondo, esserci, girare, fare delle cose, senza mai leggere uno straccio di libro? E ancora, senza avere una tradizione culturale, delle madri seppure putative e istruite ad indicarti  uno straccio di passato che vita di merda si fara mai? Che vita sarà quella in cui non si apre mai un libro, non si guarda mai un film, non si ascolta mai della musica che non sia la sigla del programma con Rita Dalla Chiesa? Non sarà alla fine un immaginario, quello sì, da sfigati e sfigate?   E sempre a proposito di crisi, sarà un segnale il fatto che se ti fai un viaggio in treno Bari- Roma, sono più i lavoratori, ma soprattutto le lavoratrici del general intellect, genericamente inteso, (ricercatrici, professori, assistenti universitarie, assistenti alla regia, lavoratori dello spettacolo)  che quelli con un lavoro tradizionale ? Ma allora la vera crisi starà nel fatto che giustamente tutte e tutti pensino  di aver diritto a fare il lavoro che desiderano, e non ce la fanno a realizzare i loro sogni? &lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-3HAi0tP0TUg/TYBwp0pfDyI/AAAAAAAAAI0/P13hCiwrYeU/s1600/heidi1.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="283" width="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-3HAi0tP0TUg/TYBwp0pfDyI/AAAAAAAAAI0/P13hCiwrYeU/s400/heidi1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
O sta lì sì la crisi, ma anche nell'impossibilità per migliaia e migliaia di ragazze e ragazzi di avere accesso a un qualsiasi reddito senza avere precisi desideri?  Mi spiego. Nel primo caso le persone che pensano di aver diritto a un lavoro  sono disposte a farsi sfruttare in cambio di un' identità che le metta a loro agio. Ci sono molte attrici, assistenti alla regia, scrittori, giornalisti, disposti a farsi sfruttare pur di fare il lavoro che loro piace. Nel secondo caso invece quello che si chiede alla società è la possibilità di sopravvivere. Di questo conflitto, di questi conflitti,  si approfitta il capitale. E allora, non spetterebbe a noi, donne e uomini di sinistra chiedere che immediatamente venga istitutito un reddito garantito in modo da rassicurare chi vuol fare un lavoro che corrisponda ai suoi desideri?  Non sarebbe compito nostro fare una lotta per assicurare, a chi non ha ancora le idee chiare, qualche mese o qualche anno di studio, o di attività non retribuite, o meglio il tutto retribuito attraverso la garanzia di un reddito? Dice, “Ma da dove si prendono i soldi?”. E non si potrebbero per esempio prendere da tassazioni una tantum da grandi patrimoni, visto che abbiamo in Italia almeno tre miliardari di quelli che stanno nella lista dei prima trenta al mondo?   E non si potrebbero prendere tagliando dagli sprechi? Sarebbe compito nostro o no, fare una lotta serrata per il reddito garantito, onde evitare che tante e tanti finiscano per perdersi e sognare l'Olgettina di turno come bene supremo e prima ancora di sapere cosa davvero desiderano? Su una cosa chi scrive sente di poter difendere le ragazze dell'Olgettina e di poter dichiarare che la crisi dell'immaginario in Italia fosse precedente a loro.  In Italia esiste un tipo di intellettuale che si definisce post, (dalla parola postmoderno) il cui livello di insipienza è pari soltanto alla sua capacità di combinare danni. Secondo questa corrente culturale, costituita da uomini che prendono soldi da Berlusconi, e però dicono di non essere di destra, o da donne che  si autodefiniscono femministe e contemporaneamente pensano che un fenomeno come quello del patriarcato sia definitivamente tramontato, il pensiero postomderno è l'unico in grado di tenere testa al capitale.  Ora, un chiarimento. Col termine postomderno, (postmodernismo) si intendono tante cose. Per non fare confusione facciamo riferimento al libro di Lyotard uscito in Italia nel 1981.  Pubblicato da Feltrinelli e tradotto da  Carlo Formenti, si intitola  La condizione postmoderna.  L'autore descrive in esso un tipo di società  caratterizzata dalla scomparsa delle grande narrazioni metafisiche, fra cui anche il marxismo. La società postmoderna è quella in cui non esiste  più ”orizzonte culturale comune” a un gruppo sociale, e in cui smettono quindi di esistere anche le utopie rivoluzionarie.  Detto in modo banale, tocca accettare l'esistente così come ci viene dato. Mentre mi scuso della ipersemplificazione, e rimando ad altro luogo un'analisi seria del postmodernismo in letteratura,   mi limito a dire che il problema dei post nostrani è che confondono la libertà del soggetto con la mancanza di senso della responsabilità, e che ignorano  qualsiasi etica, salvo quella che contribuisca a dare a loro un minimo di visibilità o sostegno economico. Etica che a volte i post stessi,  definiscono “del fare”.  Ora. Se indicazioni come quelle contenute nel libro di Lyotard le fai circolare per trent'anni in un paese come la Francia, dove più o meno il reddito garantito esiste e il diritto all'alloggio è moneta corrente, gli intellettuali che proclamano questo si accontenteranno oggi come ieri, di un po' di passaggi televisivi. Da noi, in cui il welfare che funzioni è un sogno, la chiesa  cattolica un incubo onnipresente e il diritto all'alloggio una chimera, le preposizioni postmoderniste degli intellettuali fanno diventare il diritto della sedicenne di aspirare all'Olgettina, identico, uguale, preciso, al  desiderio di un'altra sedicenne di diventare una studiosa. Essendo dal punto di vista metanarrativo, i due desideri, identici. Ma non bisogna essere dei geni per capire che non è così.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-8958392296420021191?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zA3I0iN7I8uKEvOrsj4o0UBcGu4/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zA3I0iN7I8uKEvOrsj4o0UBcGu4/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zA3I0iN7I8uKEvOrsj4o0UBcGu4/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zA3I0iN7I8uKEvOrsj4o0UBcGu4/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Ilpostodeilibriit/~4/qNMckY03IC0" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://angelascarparo.blogspot.com/feeds/8958392296420021191/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://angelascarparo.blogspot.com/2011/03/i-postmoderni-e-le-ragazze-del.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/8958392296420021191?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/8958392296420021191?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/Ilpostodeilibriit/~3/qNMckY03IC0/i-postmoderni-e-le-ragazze-del.html" title="I postmoderni e le ragazze del Cavaliere" /><author><name>angela scarparo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-jjHcPgX7sak/TYBv1_8nHRI/AAAAAAAAAIk/OPucxeailHQ/s72-c/19345_338121678464_267600348464_4712477_1887820_n.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://angelascarparo.blogspot.com/2011/03/i-postmoderni-e-le-ragazze-del.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEQNSHo8cSp7ImA9WhZTEEQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3242039209058960545.post-3895148448506357768</id><published>2011-03-14T02:46:00.000-07:00</published><updated>2011-03-14T02:53:19.479-07:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-03-14T02:53:19.479-07:00</app:edited><title>E se non è vero che il contenitore tiene?</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-NJW9VvW-YE0/TX3lSDF5RsI/AAAAAAAAAIU/Jfz7kbi2WZU/s1600/astrid.gif" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="368" width="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-NJW9VvW-YE0/TX3lSDF5RsI/AAAAAAAAAIU/Jfz7kbi2WZU/s400/astrid.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
http://crisis.blogosfere.it/2011/03/reattore-nucleare-di-fukushima-ci-sono-buone-probabilita-che-il-melt-down-sia-cominciato.html&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"Pietro Cambi &lt;i&gt;avatar Pietro Cambi&lt;br /&gt;
Geologo, Ingegnere ambientale, membro del comitato scientifico di Aspo Italia, Presidente di Eurozev, si occupa di sostenibilità&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come ho scritto nel precedente post, dovrei essere, ufficiosamente, fermo per protesta. Faccio una eccezione perchè la notizia è davvero troppo grossa ( e triste) per essere taciuta.&lt;br /&gt;
Saprete dai media che lo spaventoso terremoto in Giappone ha coinvolto anche alcune centrali nucelari e in particolare quella di Fukushima. La centrale è stata fermata, ma i sistemi di raffreddamento di back-up  sono andati in crisi perchè i generatori diesel, entrati in funzione per l'ovvia mancanza di corrente elettrica, pare siano stati travolti dallo tsunami ( la centrale è vicina al mare). Qui cominciano i guai SERI. Anche con le barre di controllo giù la reazione va avanti per un certo tempo prima di fermarsi del tutto e con quella la produzione di calore. A questo punto era solo questione di tempo: nonostante i tentativi DISPERATI di far diminuire la pressione, con le pompe ferme il calore ancora prodotto dal nocciolo ha fatto aumentare questa pressione ben oltre i limiti di progetto finchè una immane esplosione ha distrutto tutto l'edificio di contenimento. Si è prontamente decisa una evacuazione degli abitanti (quelli sopravissuti) in un raggio di venti km, circa DUECENTOMILA PERSONE. Il Giappone non è l'UCRAINA, è un paese fittamente abitato, con una densità di popolazione quasi doppia di quella italiana, oltretutto concentrata per la maggior parte nelle zone costiere.&lt;br /&gt;
Le fonti ufficiali, finora, hanno ammesso l'esplosione, minimizzato le fughe radioattive e garantito che l'esplosione avrebbe danneggiato solo l'edificio, l'involucro esterno, mentre il reattore sarebbe ancora intatto con il suo guscio contenitivo. &lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-zFl-EfkYETE/TX3lg8MV5RI/AAAAAAAAAIc/fasY-CnwSoM/s1600/3315274h341mxh800mxw619pd1w461.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="296" width="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-zFl-EfkYETE/TX3lg8MV5RI/AAAAAAAAAIc/fasY-CnwSoM/s400/3315274h341mxh800mxw619pd1w461.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci sono tuttavia NOTEVOLI probabilità che le cose non stiano cosi.&lt;br /&gt;
Premesso che in questi casi la figura da Cassandra d'accatto è sempre dietro l'angolo e premesso che sarei LIETO, anzi: LIETISSIMO di sbagliarmi, ci sono diversi indizi che mi portano a questa conclusione.&lt;br /&gt;
1) le cause dell'esplosione: le autorità hanno detto che è dovuta ad una fuga di idrogeno. ora: l'idrogeno si forma quando il vapore surriscaldato a temperature vicine o oltre i mille gradi si dissocia. Se le cose stanno cosi il nocciolo del reattore ha già raggiunto queste elevatissime temperature e quindi, con ogni ragionevolezza, l'esplosione ha danneggiato anche la struttura di contenimento vera e propria, se non l'ha direttamente coinvolta. A temperature cosi elevate anche l'acciao ed il cemento armato piu robusti diventano assai poco resistenti.&lt;br /&gt;
2) presenza di Cesio radioattivo misurato nell'aria. I vecchietti sentiranno un brivido correre lungo la schiena. Ci ricorda, correttamente, Chernobyl.&lt;br /&gt;
Questo Cesio non ci DOVREBBE ESSERE se la struttura di contenimento fosse davvero intatta. E' infatti un prodotto della reazione nucleare e non è solitamente presente nel vapore o nel circuito di raffreddamento, dove sono invece presenti altri isotopi a breve vita. La sua presenza indica che, con tutta probabilità LE BARRE DI COMBUSTIBILE NUCLEARE SONO STATE O SONO ESPOSTE ALL'ARIA.&lt;br /&gt;
3) Raffreddare con acqua di mare: e' una misura assolutamente disperata che si fa quando è chiaro che la reazione non è più frenata dalle barre di controllo, cosa dle resto provata dall'esplosione stessa.&lt;br /&gt;
In conclusione: la struttura di contenimento è stata progettata, in teoria, per contenere, giustappunto, anche un nocciolo in fusione. A patto, ovviamente, di non essere stata danneggiata. Il pompaggio di acqua di mare su qualcosa che è (era, si spera) abbastanza caldo da dissociare il vapore è una pessima idea o, per meglio dire, una azione assolutamente disperata: si rischia una nuova e definitiva esplosione perchè si sa che, in mancanza, il nocciolo comincerà a fondere.&lt;br /&gt;
E' bene chiarire che questo reattore, pur non essendo recentissimo, è un classico e collaudato reattore a bassa pressione. Un edificio dotato di tutte le sicurezze passive ed attive del caso. Costruito con criteri antisismici severissimi.&lt;br /&gt;
Eppure c'e' una concreta minaccia di una nuova Chernobyl, alla meglio di una nuova Three Miles Island, a poco più di cento km da Tokyo.&lt;br /&gt;
Ci si può fidare delle dichiarazioni (relativamente) tranquillizzanti delle autorità giapponesi?&lt;br /&gt;
Insomma: hanno dei discreti precedenti di cover-ups di piccoli e meno piccoli incidenti.&lt;br /&gt;
Molte delle cose che ho scritte le potrete verificare in questo articolo.&lt;br /&gt;
Per dettagli sulla centrale invece, c'e' santa wiki.&lt;br /&gt;
Teniamo incrociate le dita.&lt;br /&gt;
Update: naturalmente anche Debora ha scritto un articolo, piuttosto simile, su Petrolio. Quello che ho scritto pare tutto confermato, purtroppo. Anche Marco Pagani ha scritto un puntuale articolo in merito.&lt;br /&gt;
19.56 update 2: piena conferma dalla CNN.&lt;br /&gt;
Son guai SERI.&lt;br /&gt;
8o(("&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-3895148448506357768?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/rOWB11g5epP7cv5WINYBT1ldw1g/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/rOWB11g5epP7cv5WINYBT1ldw1g/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/rOWB11g5epP7cv5WINYBT1ldw1g/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/rOWB11g5epP7cv5WINYBT1ldw1g/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Ilpostodeilibriit/~4/2V1JSGvJBHM" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://angelascarparo.blogspot.com/feeds/3895148448506357768/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://angelascarparo.blogspot.com/2011/03/e-se-non-e-vero-che-il-contenitore.html#comment-form" title="2 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/3895148448506357768?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/3895148448506357768?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/Ilpostodeilibriit/~3/2V1JSGvJBHM/e-se-non-e-vero-che-il-contenitore.html" title="E se non è vero che il contenitore tiene?" /><author><name>angela scarparo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-NJW9VvW-YE0/TX3lSDF5RsI/AAAAAAAAAIU/Jfz7kbi2WZU/s72-c/astrid.gif" height="72" width="72" /><thr:total>2</thr:total><feedburner:origLink>http://angelascarparo.blogspot.com/2011/03/e-se-non-e-vero-che-il-contenitore.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DU8FSXkzeCp7ImA9Wx9aGU8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3242039209058960545.post-3504764825886714974</id><published>2011-03-12T03:03:00.000-08:00</published><updated>2011-03-12T03:03:38.780-08:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-03-12T03:03:38.780-08:00</app:edited><title>Parlandovi da un universo concentrazionario</title><content type="html">&lt;a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1486352380#!/note.php?note_id=473488236022"&gt;&lt;br /&gt;
(uscito il 29 settembre ma tocca aggiornarlo)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-mh-Fc3YsTi0/TXtS5wMHw9I/AAAAAAAAAIE/nMTKwqAcXNw/s1600/image1.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="241" width="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-mh-Fc3YsTi0/TXtS5wMHw9I/AAAAAAAAAIE/nMTKwqAcXNw/s400/image1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
  &lt;br /&gt;
Una considerazione generale sulla letteratura italiana del '900. Le storie che la compongono non prevedono, come oggetto narrativo, la vita, la vita normale, ma piuttosto la morte. Non la morte come fenomeno naturale, ma il desiderio di chiudere, sparire, non esserci più, smetterla, di farla finita. Bella da questo punto di vista una considerazione di Arbasino in Certi romanzi del 64, su la letteratura inglese. Gli autori lì, sono contemporanei l'uno all'altro e ognuno di loro cerca di capire la realtà in cui vivono, di descriverla, di analizzarla e di raccontarla.. Shakespeare è seduto allo stesso tavolo di Eliot. E Wilson della Woolf. Non da noi. La letteratura italiana del 900 ha a che fare con il desiderio di finirla, e con gli eccessi che questo desiderio comporta. La realtà è inconoscibile, e la vita, la vita normale, sembra stare da un'altra parte. Con vita normale intendo quella fatta di nascite, amori, separazioni, riconciliazione, morti (non desiderio di morte, ma fenomeno naturale, ripeto), per intenderci. Probabile che questo succeda perché nella scala dei valori, in Italia come indicato da Croce, l'etica viene ultima, dopo l'economia, ma anche molto dopo l'estetica e la logica? E per dare via a una descrizione che riguardi quella che ho chiamato vita normale non c'è niente da fare. E' necessario un atteggiamento che abbia una morale diciamo, certa, una morale cui affidare i passi più importanti della propria vita, quali appunto sarebbero le nascite, le morti, gli amori, gli affetti. O sarà perché l'Italia è da milleesettecento anni paese dominato dalla religione cattolica? L'Inghilterra e la Francia, infatti, i paesi in cui le narrazioni hanno avuto grande peso, e creato tradizioni importanti, sono prevalentemente come si sa, di religioni protestante. Sono questioni troppo grosse e  che non si possono risolvere con una formuletta. Quello che voglio dire. Per tutto il novecento le vicende che hanno fatto la storia della letteratura italiana sono sempre state storie di eccessi. O di mostri. Di matti. Di donne (e della vita, la loro terribile. O di quella che loro rovinano agli altri). Di demoni. O di incubi. Faccio degli esempi, e per esigenze di spazio non temporalizzo. Un eccesso. &lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-r0FbeSMqrsM/TXtTBCd6s1I/AAAAAAAAAIM/te4JNYxC7Ak/s1600/poster.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="295" src="http://4.bp.blogspot.com/-r0FbeSMqrsM/TXtTBCd6s1I/AAAAAAAAAIM/te4JNYxC7Ak/s400/poster.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il fu Mattia Pascal: un uomo viene creduto morto e sparisce, in una città che non è la sua, si rifà una vita, e porta fiori sulla sua tomba. Banale a dirlo, ma pensiamolo rispetto a una vita normale. L' ossessione fisica per il corpo di Angelina in Senilità di Svevo. A proposito di mostri. Pensiamo a Le due zittelle di Landolfi, c'è una scimmia che mangia le ostie consacrate. Pensiamo a Pietro, il padre cattivo fino allo spasimo, nel libro Con gli occhi chiusi di Federico Tozzi. E ancora. Le sorelle Materessi. Pensiamo alla cattiveria infantile, anche se comica, alla voglia di distruggere la vita delle tranquille zitelle, che ha il nipote nel romanzo  Palazzeschi. E ancora, il  losco, perfido ricco, avido Leo ne Gli Indifferenti di Moravia. Pensiamo ancora alla sfera del demoniaco ne Il cardillo addolorato di Anna Maria Ortese. Pensiamo a certi sfatti eroinomani dolenti di Testori, alla Morante e al destino povero delle sue isolate creature. A Pavese. Pensiamo al romanzo Tre donne sole, storia di una donna che da Roma va a Torino, dove è costretta a fare i conti con un universo intero di donne eccessive. Molto più dell'uomo che incontra, e che amerà. A Gadda. Tutto Gadda. A Pasolini. Ai travestiti di Tondelli. Nelle storie che ho detto, nei narratori che ho citato, l'autore osserva la realtà da un punto di vista particolare, il suo. Non ha pretese di oggettività. Nè di conoscenza. E tantomeno di divertire o intrattenere gli altri. E' sempre (quasi sempre)  il punto di vista di un uomo - una donna - malato, o soggetto alla malattia, alla vessazione, al potere dell'altro, degli altri, al caso, al destino, alla politica, alla povertà, quello che racconta.  Quello che ho, fin qui, detto sugli eccessi non riguarda solo il contenuto delle storie, i loro protagonisti. Ma anche la forma, il modo in cui le storie sono raccontate. Pensiamo alla polemica che il Gruppo 63 costruì nei confronti di Bassani e Cassola. Due narratori che raccontano la vita normale, furono definiti due Liale. La loro lingua, il loro parlato era quello della quotidianità. Breve, teso, asciutto narrava di vite minime lontane dagli eccessi. (Anche se non dalla Storia. Pensiamo alla tragedia degli ebrei e a Bassani, alla Resistenza e a Cassola).  Che cosa sono stati gli anni 60 nella nostra narrativa se non quelli degli eccessi (formali e non) di Arbasino, di Sanguineti, di Pagliarani? Il protagonista - la protagonista - nella letteratura italiana del 900, parla sempre da un pezzo di mondo che è simile a un universo concentrazionario. E bene rappresenta quel che voglio dire il libro, Se questo è un uomo, di Levi. Ma non diversa è la situazione per un libro solo all'apparenza banale, come può essere Quaderno proibito di Alba de Cespedes o L'età del malessere di Dacia Maraini. Sono donne che nelle quattro mura di casa conoscono un loro proprio  caratteristico inferno. Sono spesso persone che descrivono quella che potrebbe essere la loro ultima esperienza, quelle di cui i nostri narratori del 900 raccontano. Il loro livello di vita, la loro capacità di soffrire, è tale, che potrebbero, dopo la storia che raccontano, morire per sempre, o sparire. Come sempre quando si vive in stato di eccesso. C'è una bella frase di Dostoevskij, ne I Demoni. Recita così: "Chi vive sempre all'ultimo confine, supera sempre il limite". Ecco, nella letteratura italiana del novecento quello che viene raccontato è sempre l'ultimo confine dell'esperienza. E importa poco che questo confine venga poi superato, come è nel Pasticciaccio, appunto, o no. Queste considerazioni le avevo fatte dopo aver letto il libro di Walter Siti, Scuola di nudo. Le riflessioni del narratore sono ossessive. Il professore vive per guardare i corpi adorati degli uomini, i "corpi gnostici" come lui stesso dice, quelli che gli permettono di "tenere lontane le donne". Lo stesso si può dire de Il farmaco. Il bel romanzo di Gilda Policastro, uscito qualche giorno fa per Fandango. Lì, come universo concentrazionario, si è scelto l'ospedale. Non un luogo metaforico, ma il posto dove si muore. E' in quel luogo, dove si va per morire, che vivono le ossessioni e l'amore di Bardamu, medico decisamente eccessivo nei suoi rapporti con i corpi delle altre. Il difficile in questo tipo di narrazione, sta nel non cadere nel ridicolo. Esporsi agli eccessi significa infatti essere sempre probabile vittima della caricatura. Per esporsi agli eccessi bisogna essere molto coraggiosi o stare molto male. Mi viene in mente anche Lulù Delacroix, di Isabella Santacroce dove la favola diventa un'occasione, attraverso un'esplicita forma di sadomasochismo, per farsi voler bene da chi legge, per farsi finalmente apprezzare.  La bellezza dei romanzi che qui ho citato sta nella capacità che gli autori hanno di camminare sui limiti dell'esperienza. E di farlo con la sfrontatezza di cui danno prova certi adolescenti quando, in un periodo particolare dell'esistenza umana, camminano sui binari di una ferrovia. ﻿&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-3504764825886714974?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zZs8mJeSVA4Sz5fzSZvhLaiSoL4/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zZs8mJeSVA4Sz5fzSZvhLaiSoL4/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zZs8mJeSVA4Sz5fzSZvhLaiSoL4/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zZs8mJeSVA4Sz5fzSZvhLaiSoL4/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Ilpostodeilibriit/~4/Wt_GDNnQ2cY" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://angelascarparo.blogspot.com/feeds/3504764825886714974/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://angelascarparo.blogspot.com/2011/03/parlandovi-da-un-universo.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/3504764825886714974?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/3504764825886714974?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/Ilpostodeilibriit/~3/Wt_GDNnQ2cY/parlandovi-da-un-universo.html" title="Parlandovi da un universo concentrazionario" /><author><name>angela scarparo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-mh-Fc3YsTi0/TXtS5wMHw9I/AAAAAAAAAIE/nMTKwqAcXNw/s72-c/image1.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://angelascarparo.blogspot.com/2011/03/parlandovi-da-un-universo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEEAR3k-eCp7ImA9Wx9aGEo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3242039209058960545.post-7338201972355684037</id><published>2011-03-11T12:50:00.000-08:00</published><updated>2011-03-11T12:50:46.750-08:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-03-11T12:50:46.750-08:00</app:edited><title>Così il Giappone ha vinto la sfida. "Acciaio elastico e cuscinetti antisismici"</title><content type="html">&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-DhsXRq_JoVk/TXqK_pwNiAI/AAAAAAAAAH0/fSIYT95h4TM/s1600/Terremoto_di_Niigata_in_Giappone.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="343" src="http://4.bp.blogspot.com/-DhsXRq_JoVk/TXqK_pwNiAI/AAAAAAAAAH0/fSIYT95h4TM/s400/Terremoto_di_Niigata_in_Giappone.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un terremoto di grado 7, nell’Appennino meridionale provocherebbe tra i 5 e gli 11mila morti, in Giappone 50. Un sisma ancora più violento (intensità 7,5) in Calabria causerebbe tra le 15 e le 32mila vittime, appena 400 in una città densamente popolata come Tokyo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A fare la stima dei possibili danni di un identico sisma in Italia o in Giappone è uno studio di Alessandro Martelli, che insegna “costruzioni in zona sismica” all’università di Ferrara, dirige la sezione “prevenzione rischi naturali” all’Enea ed è presidente dell’Associazione nazionale di ingegneria sismica. “In Giappone un terremoto come quello dell’Aquila non sarebbe neanche finito sul giornale” dice. “E invece da noi l’applicazione della legge che impone criteri antisismici per gli edifici di nuova costruzione viene rimandata in continuazione”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il “segreto” del Giappone (ma anche di California, Messico, Turchia, Nuova Zelanda) sta in tecnologie come i cuscinetti antisismici disposti alla base degli edifici, l’uso di acciai molto più elastici del normale, la fibra di carbonio che avvolge i pilastri e li rende più resistenti alle fratture, apparecchi detti “dissipatori” che assomigliano agli ammortizzatori di un auto e vengono disposti tra un piano e l’altro degli edifici più a rischio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Non esiste terremoto in grado di far crollare un palazzo costruito adottando tutti i dispositivi dell’ingegneria antisismica” sottolinea Rui Pinho, che insegna meccanica strutturale all’università di Pavia ed è responsabile del settore rischio sismico all’European Centre for training and research in earthquake engineering. “Lo provano i casi di California e Giappone, dove sismi molto potenti provocano danni limitati”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-vm6v-eGzduc/TXqLHO_PDuI/AAAAAAAAAH8/iWeR3WAW5_s/s1600/terremoto_giappone5.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="299" width="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-vm6v-eGzduc/TXqLHO_PDuI/AAAAAAAAAH8/iWeR3WAW5_s/s400/terremoto_giappone5.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Italia un censimento degli edifici più o meno resistenti ai sismi esiste, ed è in mano tra gli altri alla Protezione Civile. Viene però classificato tra i “dati sensibili” e non è reso pubblico. “Divulgarlo potrebbe generare paure ingiustificate tra la popolazione” spiega Pinho. Secondo cui a subire i danni maggiori durante un sisma sono soprattutto gli edifici in muratura (“Solo il 10% dei palazzi che crollano sono di cemento armato”) e l’80% delle strutture edilizie italiane è in grado di uscire indenne da un evento come quello abruzzese. “A crollare per una magnitudo 5 o 6 è lo 0,5% degli edifici” dice l’ingegnere di Pavia. “Una percentuale piccola, eppure l’evento è così disastroso da lasciare difficilmente sopravvissuti”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La “vulnerabilità” degli edifici dell’Aquila, in particolare dell’ospedale San Salvatore, non è passata inosservata nemmeno alle Nazioni Unite. Dopo che un sisma classificato come “di intensità moderata” ha distrutto parte dell’Abruzzo, l’agenzia dell’Onu per la prevenzione delle catastrofi ci ha ricordato il dovere di adottare di più i criteri antisismici. “Costruire un edificio nuovo nel rispetto delle norme antisismiche fa lievitare la fattura del 3-5 per cento. Risparmiare una cifra ridicola e non rispettare le norme di sicurezza è un gesto criminale” ha detto lunedì Pascal Peduzzi, consigliere scientifico dell’agenzia Onu basata a Ginevra “International Strategy for Disaster Reduction”. Ieri gli ha fatto eco il direttore dell’Isdr, Salvano Briceno: “Gli ospedali avrebbero dovuto essere rafforzati meglio, riducendo la portata della catastrofe. Si tratta di edifici essenziali, che bisogna rafforzare in modo prioritario”. Il San Salvatore “è stato costruito 15 anni fa, quando già si disponeva delle informazioni tecniche” per difendersi dalla violenza delle onde sismiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“L’Italia – secondo Pinho – ha una normativa e un livello della ricerca che sono all’avanguardia nel mondo. Il vero punto debole è l’applicazione delle leggi”. Per iniziare a costruire le scuole con criteri anti-terremoto, in Italia, c’è voluta la tragedia di San Giuliano. “Quell’istituto, il primo in Italia, ora è stato ricostruito con un isolamento sismico alle fondamenta. Altre 15 scuole attualmente sono in costruzione con la stessa tecnica, di cui sei solo in Toscana” spiega Martelli.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
what dreams may come dvdrip Alle lungaggini della politica, in Italia si sovrappone una storia edilizia lunga e stratificata. “Abbiamo edifici di centinaia o migliaia di anni – sottolinea Giampaolo Cavinato, ricercatore dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr. “A volte si è ricostruito sulle rovine di edifici distrutti, e perfino capire come sono fatte le fondazioni diventa difficile”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.altracitta.org/2009/04/08/cosi-il-giappone-ha-vinto-la-sfida-acciaio-elastico-e-cuscinetti-antisismici/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-7338201972355684037?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ImLemNXG2SY-sfwiZr5eis3_5E8/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ImLemNXG2SY-sfwiZr5eis3_5E8/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ImLemNXG2SY-sfwiZr5eis3_5E8/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ImLemNXG2SY-sfwiZr5eis3_5E8/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Ilpostodeilibriit/~4/eFZSaQKbL98" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://angelascarparo.blogspot.com/feeds/7338201972355684037/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://angelascarparo.blogspot.com/2011/03/cosi-il-giappone-ha-vinto-la-sfida.html#comment-form" title="1 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/7338201972355684037?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3242039209058960545/posts/default/7338201972355684037?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/Ilpostodeilibriit/~3/eFZSaQKbL98/cosi-il-giappone-ha-vinto-la-sfida.html" title="Così il Giappone ha vinto la sfida. &quot;Acciaio elastico e cuscinetti antisismici&quot;" /><author><name>angela scarparo</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="16" height="16" src="http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-DhsXRq_JoVk/TXqK_pwNiAI/AAAAAAAAAH0/fSIYT95h4TM/s72-c/Terremoto_di_Niigata_in_Giappone.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://angelascarparo.blogspot.com/2011/03/cosi-il-giappone-ha-vinto-la-sfida.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkUEQXk7cSp7ImA9Wx9aGEo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3242039209058960545.post-1691219645590700728</id><published>2011-03-11T11:59:00.000-08:00</published><updated>2011-03-11T12:10:00.709-08:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-03-11T12:10:00.709-08:00</app:edited><title>Rete come modello strategico politico</title><content type="html">E’ evidente che i tempi sono maturi. &lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ygkVydSFpj0/TXqAuI3oPTI/AAAAAAAAAHs/8ZhpTn79dik/s1600/22.sharon_stone.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="263" src="http://1.bp.blogspot.com/-ygkVydSFpj0/TXqAuI3oPTI/AAAAAAAAAHs/8ZhpTn79dik/s400/22.sharon_stone.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;In questi giorni, e in contesti differenti, sono stati pubblicati alcuni testi che impongono, per la loro pregnanza, una precisa riflessione. Mi riferisco principalmente alla nota di Franco Berardi,  intitolata &lt;a href="http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150116652655369&amp;id=1085524363"&gt;Cosa insegno quest’anno a Brera&lt;/a&gt; , all’articolo di Valerio Evangelisti pubblicato su Carmilla,  &lt;a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2011/03/003812.html#003812"&gt;Dal Winsconsin al Nordafrica&lt;/a&gt; e all’articolo di Sergio Bologna&lt;a href="http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=12370"&gt; Il lavoro cambia. E allora che si fa&lt;/a&gt;?&lt;br /&gt;
Queste pubblicazioni emergono in un panorama dove le interpretazioni e le analisi sullo stato della conflittualità sociale e sulle sue modalità espressive sono almeno quotidiane. I social network e i blog, ma anche il mondo accademico e il giornalismo più sensibile, i sindacati e le parti sociali, ciò che resta dei partiti e il mondo intellettuale, ovunque ci si interroga, e si cerca di comprendere la densità degli eventi in corso. L’articolo di Evangelisti in particolare costituisce – in un certo senso – i prodromi della nota di Bifo. E’ come se Evangelisti si fosse occupato dell’analisi strategica, e – a seguire – Bifo avesse descritto le conseguenze tattiche. Questa consequenzialità non è così lineare come vorrei farla apparire – mi rendo conto – ma esiste una contiguità, dettata dal comune approccio movimentista. Sospendo momentaneamente la questione delle implicazioni di questo termine, e mi limito a indicare la comune opposizione  alla forma partito sostenuta da chi si riconosce in questa definizione. Evangelisti sostiene esplicitamente la correlazione tra i molteplici movimenti di rivolta in atto, dal Midwest fino al Maghreb e al Medio Oriente, passando per l’intera Europa, sia mediterranea che continentale, e che questo filo rosso unificante sia identificabile con l’appartenenza ad una stessa classe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Nessuno riesce a formulare un’analisi di classe. L’unica che potrebbe tenere insieme, in un medesimo quadro interpretativo, le rivolte [...] Siamo in presenza di un nuovo 1967-68. Una ribellione mondiale contro le imposizioni capitalistiche.”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il concetto è diretto e lascia pochi spazi alle interpretazioni. La teoria esposta da Evangelisti vede nel moderno capitalismo globalizzato e nelle corporation l’espressione politico – militare di una dottrina economica, il monetarismo. Questo sarebbe una forma degenerata, una specie di mutazione genetica del principio keynesiano della centralità del debito pubblico rispetto alla produzione industriale. Conseguenza diretta della omogeneizzazione del capitale su scala mondiale sarebbe un’operazione speculare nella configurazione delle classi sociali, e questo lo porta a sostenere che i lavoratori del pubblico impiego del MidWest, i precari italiani, i ribelli libici o egiziani, rispondono tutti alla stessa logica di opposizione a un nemico unico, e proprio per questo apparterrebbero tutti alla medesima classe sociale, la classe subalterna. Il concetto di Classe nella dottrina marxista ha una sua precisa determinazione storica, e alle classi corrispondono delle modalità della produzione, e un rapporto preciso con la proprietà dei mezzi di produzione stessi. Evangelisti a questo proposito utilizza un concetto – quello di classe subalterna – che non è organico alla composizione sociale, ma è chiaro che il suo obiettivo è di porre un problema di ordine politico, una considerazione di ordine mitologico e narratologico, piuttosto che economica. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-fpAWxvQhTJk/TXp_7wIytOI/AAAAAAAAAHk/JkKcboVp060/s1600/Sharon.Stone.amfAR.Cinema.May.2004.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="272" src="http://2.bp.blogspot.com/-fpAWxvQhTJk/TXp_7wIytOI/AAAAAAAAAHk/JkKcboVp060/s400/Sharon.Stone.amfAR.Cinema.May.2004.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma anche esulando da una lettura tecnica, come può avvenire questo? Ricondurre ogni processo sotto un unico modello interpretativo significa decontestualizzarlo, estrarre i personaggi dalla scena e renderli  astorici. Non vi è più alcun legame con le condizioni specifiche e contingenti della produzione, ma solo un emanazione di stampo teologico. Il capitale e la classe diventano i due poli di un manicheismo, mentre la complessità delle relazioni oggi inerenti alle forme di produzione rimanda ad una rete di connessioni, e a un legame ben più articolato dell’opposizione semplice. Il capitale si realizza nella sua dialettica. Il capitale è oggi indefinito, illimitato e essenzialmente s-terminato, assolutamente trascendente nella sua immanenza assoluta, ovvero sempre ‘altro’ da ciò in cui viene identificato. Il capitale, nel suo essere ossimoro, “[...] rimodella di continuo le classi subalterne, a seconda delle necessità”.  E qui Evangelisti si ferma, riconoscendo che questo processo continuo di reciproca influenza e trasformazione sia dei bisogni che della produzione, pur producendo “plusvalore, diretto o indiretto”, comporta che le classi subalterne “non si riconoscano in un’unica compagine portatrice di rivendicazioni”. Ovvero: la coscienza di classe, il riconoscimento, la ricomposizione del proletariato in un soggetto politico, è impossibile, proprio perché l’azione costantemente smarcante e metamorfica del capitale crea un debordiano spaesamento, uno slittamento del senso e del valore che impedisce l’unificazione dei progetti rivoluzionari. Fine del sogno, l’analisi politica a questo punto è conclusa. Che fare? Berardi riprende il cammino esattamente da questo punto, dove Evangelisti si interrompe. Come si risolve la questione del riconoscimento di classe?  La risposta è molto precisa: non si risolve in se, ma esiste un soggetto che è deputato a svelare ciò che è ancora da portare alla coscienza, ovvero l’intellettuale. Bifo va a Brera a insegnare ai suoi studenti come si organizza un’insurrezione, perché è l’unica cosa di cui – in quanto intellettuale – può parlare. Di cui si deve parlare. Esistono quindi i maestri, ammettendo così implicitamente il senso e la necessità della forma partito, da un lato, e riproponendo il senso di un ruolo, quello dell’intellettuale organico che è depositario di un compito storico, con una importantissima tradizione in Italia, per cui costui deve anche rischiare la vita, e questo compito è “organizzare l’insurrezione”. La storia della sinistra in Italia è la storia di questi quesiti. Il rapporto tra masse e avanguardia, e il rapporto tra intellettuali e organizzazione politica. Oggi il dibattito, rispetto a Gramsci, ad esempio, ha preso ovviamente un taglio differente. Gli intellettuali sono noti come Knowledge workers, e il loro rapporto con la forma lavoro è decisamente variato. Soprattutto perché è nata e si è sviluppata quella che ormai è nota come produzione intellettuale. Oggi esistono le condizioni perché questo organo del corpo sociale assuma coscienza di se e si esprima, anche militarmente, per provocare la caduta della dittatura finanziaria che governa il mondo occidentale. Gli intellettuali hanno il compito storico di riconoscervisi o di prenderne le distanze. Il tempo dell’ignavia è decisamente finito.  Questo in sostanza è ciò che si dice Bifo. Il confronto che il futuro ci propone è quindi essenzialmente militare: siamo completamente usciti dal piano narrativo simbolico in cui ci tratteneva la strategia di Evangelisti. Non si parla di eroi o di mitologia. Ora si parla di scontro, di rischio, di vita e di futuro. Bifo parla di rivolta, e sa di cosa parla, contrariamente alla maggior parte dei suoi uditori, che lo adulano senza comprenderlo. Le sue parole sono le pietre della prossima intifada, quella delle vie di Milano e Parigi. Eppure qualcosa non funziona, ed è evidente. In prima istanza perché non esiste nel mondo accademico nemmeno una parvenza di quella coesione che è indispensabile al pensiero di Bifo, e a seguire perché nonostante i collegamenti mostrati da Evangelisti, le classi lavoratrici non si pongono in alcun modo come antagoniste globali, bensì operano su di un piano estremamente localizzato e specifico. Il territorio non è il mondo, ma la provincia, se non il comune. Quel processo che Sergio Bologna racconta in atto sin dagli anni sessanta, di deframmentazione della classe operaia sul territorio, allo scopo di indebolirla, è da tempo realizzato, e il decentramento produttivo, l’esternalizzazione, e l’accelerazione subita con l’introduzione delle nuove tecnologie, sono realtà quotidiana, ciò che pomposamente è nota come globalizzazione. Insomma, per dirla sempre con Bologna, “il lavoro non crea più identità”. Ma questo accade anche per il lavoro intellettuale? Si, conferma Sergio Bologna, e difatti è proprio tra i colletti bianchi e i Knowledge workers che nascono le prime forme di precariato. E’ la classe culturalmente più avanzata, ovvero quella più pericolosa, ad essere colpita nel modo più duro dalla trasformazione del mondo del lavoro, dal pacchetto Treu e dalla legge 30. &lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-5ani-halIqU/TXp_mRQ94JI/AAAAAAAAAHc/gSy83RYn2rE/s1600/sharon_stone_2.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="400" width="267" src="http://3.bp.blogspot.com/-5ani-halIqU/TXp_mRQ94JI/AAAAAAAAAHc/gSy83RYn2rE/s400/sharon_stone_2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Di conseguenza dovrebbe essere, pare dire Bifo, quella che reagisce nel modo più radicale. Non credo che la trasformazione nel cosiddetto lavoro cognitivo autonomo, proposta da Bologna e Fumagalli, possa rappresentare una soluzione globale delle questioni poste dalla situazione politico economica, ma non credo che nemmeno loro lo pensino. E’ certamente un canale per ridare dignità e potere ad un ambito sociale ridotto ai minimi termini da trent’anni di sconfitte (parto dalla FIAT 1980), ma certo non è un percorso condivisibile con l’intero mondo del lavoro, così profondamente ferito. Aggregazione, autotutela, consapevolezza, creare sinergie, condividere, sono quindi parole d’ordine che percorrono sotterranee questi differenti orizzonti strategici. Eppure la rete, con le decine e decine di siti, blog, pagine, account che solo in questi ultimi anni (diciamo a partire da Genova, ma in particolare nei tempi recentissimi), realizza concretamente e rapidamente (con tutti i suoi limiti, lo sappiamo) proprio queste esigenze. Forse dietro non si trova una strategia politica, e nemmeno una spiegazione filosofica e/o economica. Però funziona. L’aggregazione in rete funziona, e noi di Precarie Menti, ne siamo solo un esempio. Non credo che serva rischiare la vita. La rivoluzione oggi la si fa in ben altri modi. Penso che una costante e puntuale presenza sia una spina nel fianco molto più dolorosa. Lavorare per condividere e coinvolgere, giorno dopo giorno, persona dopo persona, in attivismi concreti e localizzati. Battaglie precise, da vincere. Combattere i simboli e le persone nella loro specificità, per nome e cognome, e proponendo sempre alternative. Controinformazione capillare, presenza sul territorio, rapporti uno a uno. Questo la rete lo consente, chi vuole può farlo, e a maggior ragione dovrebbero farlo i dinosauri della sinistra italiana. La prossima volta, sulle barricate, avremo tutti un mouse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://precariementi.wordpress.com/2011/03/07/circa-il-valore-della-rete-come-modello-strategico-politico/"&gt;http://precariementi.wordpress.com/2011/03/07/circa-il-valore-della-rete-come-modello-strategico-politico/&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3242039209058960545-1691219645590700728?l=angelascarparo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/2cdKJJLfsOWbeG_2M3OPgSTuZh4/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/2cdKJJLfsOWbeG_2M3OPgSTuZh4/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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