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	<title>Indie For BUNNIES</title>
	
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	<description>The posted Indie mp3 's are meant to inspire wider listening appreciation. So if you like what you hear, make sure you buy the album or take your friends to a show. If you represent an artist featured on this site and would like a file removed, just let us know. (indieforbunnies[at]gmail.com)</description>
	<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 14:31:54 +0000</pubDate>
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		<title>GRAND ARCHIVES - Live @ La Casa 139 (Milano, 25/01/2010)</title>
		<link>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/09/grand-archives-live-la-casa-139-milano-25012010/</link>
		<comments>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/09/grand-archives-live-la-casa-139-milano-25012010/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 14:31:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Tioli</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[INDIE LIVE]]></category>

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Serata di passione e di dolcezza, quella del 25 gennaio. Per un paio d’ore, le&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgarticolo"><img src="http://www.indieforbunnies.com/indie/grandarchives_live.jpg" /></div>
<p>Serata di passione e di dolcezza, quella del 25 gennaio. Per un paio d’ore, le melodie di <strong>Jenn Ghetto</strong>, con il suo duo femminile <strong>S</strong>, e poi degli americani <strong>Grand Archives </strong>hanno portato negli spazi della Casa 139 di Milano tutto il calore che quest’inverno freddo e particolarmente triste non ci può regalare. Direttamente da Seattle, in un tour europeo  che sembra riservargli molte soddisfazioni, <strong>Matt Brooke </strong>e compagni hanno rinnovato, ancora una volta, la magia che un suono molto tradizionale, come quello etichettabile come “Americana”, riesce a trasmettere e creare.</p>
<p>Di fronte ad un buon pubblico, affezionati amanti di queste sonorità, hanno iniziato la serata le ballate lievi e sussurrate delle<strong> S</strong>, duo femminile con la voce di <strong>Jenn Ghetto</strong>. Compagna di <strong>Matt Brooke </strong>e altri dal 1995 nei <strong>Carissa’s Wierd</strong>, alla dismissione della band nel 2003, <strong>Jenn </strong>sceglie la carriera solista, dietro lo pseudonimo di <strong>S</strong>. Note da spiaggia solitaria d’inverno, melodie cantate con un filo di voce che richiama la prima <strong>Suzanne Vega</strong>, atmosfere da Breeders particolarmente malinconiche e lo-fi, fragili come potrebbe esserlo l’umore in una giornata di pioggia, giocate su semplici accordi e qualche breve impennata di ritmo e di intensità. La voce risulta esile e delicata ma ben si accompagna a delle canzoni che sembrano più bozzetti, veloci ritratti schizzati con tinte pastello, che opere compiute e definite. In un alcuni momenti la magia è sicuramente resa con grande effetto e per me la loro esibizione è sicuramente una piacevolissima scoperta .</p>
<p><strong>Matt Brooke</strong>, una volta sciolti i <strong>Carissa’s Wierd </strong>di cui si diceva, mette in piedi assieme a <strong>Ben Bridwell </strong>un nuovo gruppo, baciato questa volta da un buon successo. I <strong>Band Of Horses</strong> certamente sono conosciuti anche da un pubblico meno attratto dal suono americano folk-rock-alt-country, grazie soprattutto all’inserimento di alcuni loro brani nelle colonne sonore di film e telefilm. Ben venga un po’ di notorietà, allora, ma il nostro è uno spirito inquieto, e un po’ primadonna. E visto che considera i <strong>Band Of Horses </strong>una creatura soprattutto del suo socio, lascia dopo il primo disco, per formare i <strong>Grand Archives</strong>.<br />
Il quintetto si accalca sul piccolo palco del locale, diviso tra chitarre acustiche ed elettriche, un basso, una batteria, una piccola tastiera a fiato e qualche percussione. Il concerto inizia con una versione quasi a cappella del brano di apertura del disco, &#8220;Topsy’s Revenge&#8221;, con la voce di <strong>Matt</strong> a dispensare piaceri e sogni, accompagnato unicamente da un ukulele e dalle voci dei compagni. È solo l’inizio, l’ottima partenza di un bel concerto, lungo il quale i nostri presentano pressoché tutte le tracce del nuovo lavoro, alternando momenti di raccoglimento e introspezione, come in “Torn Blue Foam Couch”, cantata invitando sul palco<strong> Jenn Ghetto</strong>, o l’ottima “Miniature Birds”, primo singolo estratto dal disco, a lampi di energia, improvvise ed intense cavalcate elettriche, dove si inseriscono anche distorsioni e feedback. Il gradimento dei presenti è manifesto, applausi e incoraggiamenti non mancano mai, con punte nei momenti delle ballate più conosciute e trascinanti, come”Silver Among The Gold”, resa dal vivo con abbondanti dosi di energia ed elettricità non presenti nella versione in studio. E nemmeno da parte della band mancano ringraziamenti per il calore e l’affetto dimostrato.</p>
<p>Verso la fine del concerto, l’ossuto cantante sembra accusare un po’ di stanchezza, lui e soprattutto la sua ugola, messa probabilmente a dura prova dal tour. Il bis viene così cantato con un filo di voce, compensato però da enormi dosi di passione.<br />
Certamente accanto a nomi più famosi, e con penne indubbiamente più abili, come i maestri <strong>Wilco </strong>o gli allievi <strong>Fleet Foxes</strong>, i nostri fanno fatica a tenere testa, con una manciata di canzoni che attinge a piene mani in un patrimonio armonico già molto saccheggiato. Ma la loro proposta merita comunque attenzione, per la passione profusa nel presentare ‘the same old story’ e per la serenità che riesce a regalare e trasmettere. Non è poco, in tempi piuttosto grigi e faticosi come questi.</p>
<p><strong>Link:</p>
<ul>
<li><a target="_blank" href="http://www.grandarchives.com/">GRAND ARCHIVES Official Site</a></li>
<li><a target="_blank" href="http://www.myspace.com/grandarchives">GRAND ARCHIVES MySpace</a></li>
<li><a target="_blank" href="http://www.liveinitaly.com">LIVE IN ITALY Official Site</a></li>
<p></strong>
</ul>
<p><strong>GRAND ARCHIVES su IndieForBunnies:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.indieforbunnies.com/2009/10/02/grand-archives-keep-in-mind-frankenstein/">Recensione &#8220;KEEP IN MIND FRANKENSTEIN&#8221;</a></li>
<li><a href="http://www.indieforbunnies.com/2008/03/24/grand-archives-the-grand-archives/">Recensione “THE GRAND ARCHIVES”</a></li>
<p></strong>
</ul>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>MINISTRI - Live @ Covo (Bologna, 12/12/2009)</title>
		<link>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/09/ministri-live-covo-bologna-12122009/</link>
		<comments>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/09/ministri-live-covo-bologna-12122009/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 14:03:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele "Brizz" Brizzante</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[INDIE LIVE]]></category>

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		<description><![CDATA[
Quando ho visto la prima volta questi ragazzi mi trovavo proprio al Covo, solo 9&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgarticolo"><img src="http://www.indieforbunnies.com/indie/ministri_live1.jpg" /></div>
<p>Quando ho visto la prima volta questi ragazzi mi trovavo proprio al Covo, solo 9 mesi fa (Marzo 2009). Era una band molto meno conosciuta, e molto diversa sul palco, sebbene la scaletta non sia cambiata di molto. L&#8217;attitudine sempre molto punk rock nel proporre un genere in realtà difficilmente etichettabile così, li rende una band da godere più in live che su disco, complice una carica notevole che fa da perfetto contraltare alle carenze tecniche in passato denunciate da molti ai concerti. Ma dopo centinaia di date si può parlare tutto fuorché di errori.<br />
Lasciando perdere le esagerazioni di <strong>Federico </strong>alla chitarra e di <strong>Michele </strong>alla batteria, nelle parti improvvisate come i finali dei pezzi o la conclusiva “Abituarsi alla Fine”, che a volte sfiorano il ridicolo, tecnicamente parlando, il gruppo è migliorato davvero tanto. Meno stonature per Divi, meno note fuori tonalità per <strong>Federico</strong>, un distorto più pulito e preciso, un suono più curato. Anche la scaletta di questo “In Mille Pezzi Tour” sembra funzionare molto meglio, costruita con più cura forse per suggellare definitivamente un grandissimo anno per una delle realtà che si sta consolidando più forte, anche se ci si chiede quanti altri fan possano conquistare continuando con questo genere che in Italia quasi nessuno prende in considerazione. Certo, se i fan sono tutti come i ragazzi che li seguono, facendosi centinaia di chilometri neanche fossero gli <strong>U2</strong>, bastano e avanzano per consolidare lo status di band italiana dell&#8217;anno, almeno per quanto riguarda il lunghissimo, estenuante e riuscito tour. </p>
<p>La scaletta, che trovate sotto, abbraccia tutte e tre le uscite discografiche dei <strong>Ministri </strong>(il primo disco, ristampato da poco, il secondo &#8220;Tempi Bui&#8221; e l&#8217;EP &#8220;La Piazza&#8221;), tra i cori del pubblico che sempre al Covo nove mesi fa non conosceva una parola. Anche il pogo è devastante, soprattutto in un locale piccolo come questo (dove peraltro anche l&#8217;acustica non brilla per la sua qualità), nelle canzoni più potenti come “Il Camino de Santiago”, “Diritto al Tetto” (la migliore della serata) e “I Nostri Uomini ti Vedono”, che suona bene spostata ad inizio scaletta. C&#8217;è spazio anche per la nuova versione de “Il Bel Canto”, i singoli dell&#8217;ultimo disco (tutti e quattro, compresa la lenta “E Se Poi si Spegne Tutto”) e tre pezzi su quattro dell&#8217;EP, tra cui la richiestissima “Fari Spenti” in apertura di concerto.<br />
Da notare come il “quarto ministro” F Punto abbia trovato (o gli abbiano fatto trovare&#8230;) una dimensione finalmente personale, suonando la chitarra “per davvero” per tutto il concerto, lasciando stare sintetizzatori e tastierine che servivano, facendo due conti, solo a far partire qualche base.<br />
Tenendo conto della crescita della band e del tempo che ci hanno messo non si possono che esternare i più sentiti complimenti, restando solo attenti a non esagerare con gli apprezzamenti perché si tratta pur sempre di una band nella media sia tecnicamente che a livello compositivo, anche se per chi ascolta questo genere è quasi impossibile non coinvolgersi e non uscire contenti da un concerto di questo tipo. E se volete pogare, ora, potete. Questi sono i <strong>Ministri</strong>, alla fine del millenovecentotrentanove. </p>
<p>Nota finale: ad aprire il set dei Ministri c&#8217;erano i bolognesi Heike has the Giggles, che propongono un rock veloce, ballabile, di stampo British, molto azzeccato. A breve uscirà il debut album e sono sicuro che con le premesse che si sono viste in questo breve ed intenso live, sarà un gran disco. Bravi tutti e tre. </p>
<p><b>Setlist</b><br />
FARI SPENTI<br />
LA FACCIA DI BRIATORE<br />
I NOSTRI UOMINI TI VEDONO<br />
NON MI CONVIENE PUNTARE IN ALTO<br />
BEVO<br />
LE MIE NOTTI SONO MIGLIORI DEI VOSTRI GIORNI<br />
I SOLDI SONO FINITI<br />
IL BEL CANTO<br />
IL CAMINO DE SANTIAGO<br />
TEMPI BUI<br />
E SE POI SI SPEGNE TUTTO<br />
LA MIA GIORNATA CHE TACE<br />
LA PIAZZA<br />
DIRITTO AL TETTO<br />
BERLINO 3<br />
ABITUARSI ALLA FINE</p>
<p><strong>Link:</p>
<ul>
<li><a target="_blank" href="http://www.myspace.com/ministri">MINISTRI MySpace</a></li>
<p></strong>
</ul>
<p><strong>MINISTRI su IndieForBunnies:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.indieforbunnies.com/2009/03/14/ministri-live-circolo-degli-artisti-roma-21022009/">Recensione “MINISTRI Live @ Circolo Degli Artisti (Roma, 21/02/2009)”</a></li>
<p></strong>
</ul>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Torna Jamie Lidell</title>
		<link>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/09/torna-jamie-lidell/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 09:43:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ifb</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Compass&#8221;, nuovo album di Jamie Lidell, uscirà il 17 maggio. Beck, Feist, Grizzly Bear e&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a target="_blank" href="http://www.nme.com/news/jamie-lidell/49638">&#8220;Compass&#8221;, nuovo album di <strong>Jamie Lidell</strong>, uscirà il 17 maggio. <strong>Beck</strong>, <strong>Feist</strong>, <strong>Grizzly Bear</strong> e <strong>Gonzales</strong> tra gli ospiti del ragazzo inglese. </a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Album Leaf a Milano</title>
		<link>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/09/album-leaf-a-milano/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 09:40:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ifb</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Unica data in Italia per Album Leaf il prossimo 3 marzo. Il concerto sarà al&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a target="_blank" href="http://www.autechre.ws">Unica data in Italia per <strong>Album Leaf</strong> il prossimo 3 marzo. Il concerto sarà al Magnolia di Segrate (MI). </a></p>
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		<title>Waiting For Memories - S/T</title>
		<link>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/08/waiting-for-memories-st/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 19:33:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele "Brizz" Brizzante</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[MySpace Generation]]></category>

		<category><![CDATA[RUBRICHE]]></category>

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		<description><![CDATA[
I Waiting for Memories sono tre giovanissimi connazionali di Milano. Strano? La capitale dell&#8217;indie italiano,&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="imgarticolo"><img src="http://www.indieforbunnies.com/img/waiting_for_memories.jpg" /></div>
<p>I <strong>Waiting for Memories </strong>sono tre giovanissimi connazionali di Milano. Strano? La capitale dell&#8217;indie italiano, come la chiamano in molti (anche se più che indie sarebbe preferibile &#8216;underground&#8217;), sforna sempre gruppi emergenti pronti per il decollo, anche se la grande hype brianzola tende a smorzarsi TROPPO in fretta. Sarà il caso anche dei <strong>WfM</strong>?</p>
<p>Con questo self-titled come debutto dimostrano subito una cosa: vogliono spaccare il culo a tutti, senza mezzi termini. Esplode subito “Spider Web”, in apertura del disco, col suo ritornello che ricorda parzialmente (a noi italiani) i <strong>The Fire</strong>, ma con un accompagnamento di derivazioni punk, in senso più moderno (si insomma, <strong>Foo Fighters </strong>et similia). Si osa di più però con “The Promise” e “Crossroads”, con dei momenti in cui fa capolino qualche incursione post-punk, garage, e fortemente alternative, poi ancora in “As Sweet As Honey”, lontani però dagli stereotipi dell&#8217;emo e del punk da classifica che ci vogliono propinare <strong>Finley </strong>e soci/cloni. Riff sempre graffianti, una voce che ben sostiene la pienezza del suono (nonostante il disco non sia assolutamente “overproduced”) con alcuni passaggi più urlati, altri più melodici. “Earth, The Sky” sembra un singolo di quelle band americane più appartenenti al filone screamo o post-hardcore, come gli Underoath, con una vena melodica volutamente integrata da veri e propri balzi distorti, a confermare l&#8217;aggressività del sound evidente praticamente in tutti i pezzi (lo stesso poi in “Red Silence”). L&#8217;album si conclude con una cavalcata dal gusto molto <strong>Thrice</strong>, forse anche <strong>Silverstein </strong>(quando non strillano), “In The Eye of A Storm”, brano corto ma emotivamente molto coinvolgente, con alcuni arpeggi di sicuro effetto.</p>
<p>I <strong>Waiting For Memories </strong>non sono certo la rivelazione dell&#8217;anno, e forse nemmeno pretendono di esserlo. Non è un genere nuovo, ma in Italia si tende ad inflazionare sempre un filone troppo melodico, lasciando da parte dischi come questo, che invece meriterebbero grande attenzione (sarà anche colpa della scelta un po&#8217; esterofila della lingua inglese?). Un album completo, ruvido, quasi grezzo, probabilmente di grande impatto in concerto (che peralto tecnicamente non sembrano per niente male!). Date a questi ragazzi una chance, vi sapranno far divertire. </p>
<div class="cover"><img width="150" alt="Cover Album" src="http://www.indieforbunnies.com/img/img_cover/waitingformemories_cover.jpg">
<ul>
<li><strong><a target="_blank" href="http://www.myspace.com/waitingformemories">MySpace</a></strong></li>
<li><a target="_blank" href="http://www.myspace.com/waitingformemories"><strong>BUY HERE</strong></a></li>
</ul>
</div>
<div class="meta"><strong>Waiting For Memories</strong><br />
[ self-released - 2009 ]<br />
<strong>Similar Artist:</strong> Underoath, Thrice, Foo Fighters<br />
<strong>Rating:<img src="http://www.indieforbunnies.com/indie/3,5.jpg" /></strong>
</div>
<div class="tracklist">1. Spider Web<br />
2. The Promise<br />
3. Crossroads<br />
4. Heart On Fire<br />
5. Winter<br />
6. As Sweet As Honey<br />
7. Earth, The Sky<br />
8. Keep Your Lies<br />
9. Red Silence<br />
10. In The Eye Of A Storm
</div>
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		</item>
		<item>
		<title>ANIMAL COLLECTIVE - CAMPFIRE SONGS [Reissue]</title>
		<link>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/08/animal-collective-campfire-songs-reissue/</link>
		<comments>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/08/animal-collective-campfire-songs-reissue/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 19:08:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Renzi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Focus]]></category>

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		<description><![CDATA[
A distanza di quasi sette anni dalla sua uscita, viene ridato alle stampe “Campfire Songs”,&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgarticolo"><img src="http://www.indieforbunnies.com/img/animal_collective4.jpg" /></div>
<p>A distanza di quasi sette anni dalla sua uscita, viene ridato alle stampe “Campfire Songs”, terza fatica degli <strong>Animal Collective</strong>, registrata però nel 2001. Se qualcuno avesse conosciuto il gruppo solo con l’uscita dei più accessibili e forse anche più riusciti “Strawberry Jam” e il più recente “Merriweather Post Pavilion” (con quel “Feels” che li precede che, a questo punto è relegato al ruolo di disco spartiacque), al primo impatto con questo disco si sentirà come minimo spiazzato. </p>
<p>La vena più pop che caratterizza i sopracitati ultimi due lavori è qui ancora lontana, visti i cinque pezzi che compongono l’opera, in cui sono le componenti folk e le suggestioni più lisergiche e allucinate a dettar legge. Già prestando ascolto ai dieci minuti di “Queen In My Pictures”, dove si incontrano intrecci vocali di ispirazione orientaleggiante alternati a quelli che sembrano dei lamenti, accompagnati da quelle chitarre acustiche che per tutta la durata del brano insistono sui medesimi accordi, siamo sicuri di non esser davanti ad un disco ascoltabile in qualsiasi occasione. C’è quella loro personalissima psichedelia che pian piano, con il susseguirsi delle prove in studio, il collettivo animale smusserà, levigherà, senza mai abbandonarla del tutto, approdando in territori decisamente più beachboysani, caratterizzanti soprattutto “Merriwheather Post Pavillon” uscito l’anno scorso, che li ha consacrati come una delle band più uniche e personali del nuovo millennio.<br />
E’ infatti difficile trovare dei veri e propri termini di paragone da abbinare alla musica del gruppo di <strong>Panda Bear </strong>e <strong>Avey Tare</strong>, che riutilizzano con maestria e originalità canoni della musica folk e &#8216;rock&#8217;, trapiantandovi all’interno inserti elettronici, cosa che, però, avviene pochissimo o quasi per niente nel disco in questione. In pezzi meno ostici come “Doggy” e “Two Corvettes” c’è più vicinanza con la forma canzone più standardizzata, rimanendo sempre nei pressi del folk, con trame acustiche in primo piano. Al contempo, gli <strong>Animal Collective </strong>operano anche una destrutturazione dei canoni tradizionali della popular music, senza voler mai ambire al ruolo di grandi sperimentatori o sedicenti avanguardisti; cosa che si potrebbe dire di loro ascoltando quella “Moo Rah Rah Rain” che tende a sfociare nell’ambient. La conclusiva “De Soto De Son”, se comparata ai precedenti quattro episodi, è forse il momento in cui fa capolino un barlume di melodia lineare, sempre alternata, chiaramente, al folk di natura dilatata e psych che è elemento pregnante di tutto “Campfire Songs”. </p>
<p>Un disco che senza dubbio merita di esser riscoperto (o anche approcciato per la prima volta), soprattutto alla luce dell’attuale evoluzione della band di Baltimora, che con tutta probabilità ha ancora molte carte da giocarsi, aggiungere un tassello alla propria opera e riservare piacevoli sorprese.</p>
<div class="cover"><img width="150" alt="Cover Album" src="http://www.indieforbunnies.com/img/img_cover/animalcollective_campfiresongs_cover.jpg" />
<ul>
<li><strong><a href="http://www.paw-tracks.com/">Band Site</a></strong></li>
<li><strong><a href="http://www.myspace.com/animalcollectivetheband">MySpace</a></strong></li>
<li><strong><a href="http://www.google.it/url?sa=t&#038;source=web&#038;ct=res&#038;cd=1&#038;ved=0CAkQFjAA&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.goodfellas.it%2Fmailorder%2Fmain.asp&#038;rct=j&#038;q=goodfellas+mailorder&#038;ei=ml5wS52nCtmhsQbrpYX8BQ&#038;usg=AFQjCNEfRjBf2BhZ_YFf7yCSnaU6rtMODA&#038;sig2=DO05807DBBr7FdTxXg3gIg">BUY HERE</a></strong></li>
</ul>
</div>
<div class="meta"><strong>Campfire Songs (Reissue)</strong><br />
[ <a href="http://www.paw-tracks.com/">Paw Tracks</a> - 2010 ]<br />
<strong>Original Release: </strong>2003<br />
<strong>Similar Artist:</strong> Beach Boys, Panda Bear<br />
<strong>Rating:<img src="http://www.indieforbunnies.com/indie/3,5.jpg" /></strong></div>
<div class="tracklist">1. Queen In My Pictures<br />
2. Doggy<br />
3. Two Corvettes<br />
4. Moo Rah Rah Rain<br />
5. De Soto De Son
</div>
<p><strong>ANIMAL COLLECTIVE su IndieForBunnies:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.indieforbunnies.com/2009/07/24/animal-collective-tv-on-the-radio-live-piazza-castello-ferrara-sotto-le-stelle-ferrara-21072009/">ANIMAL COLLECTIVE + TV ON THE RADIO  Live @ Piazza Castello - Ferrara Sotto Le Stelle (Ferrara, 21/07/2009) </a></li>
<li><a href="http://www.indieforbunnies.com/2009/01/26/animal-collective-merriweather-post-pavilion/">Recensione &#8220;MERRIWEATHER POST PAVILLION&#8221;</a></li>
<li><a href="http://www.indieforbunnies.com/2007/11/20/animal-collective-strawberry-jam/">Recensione &#8220;STRAWBERRY JAM&#8221;</a></li>
<li><a href="http://www.indieforbunnies.com/2005/07/20/animal-collective-feels/">Recensione &#8220;FEELS&#8221;</a></li>
<li><a href="http://www.indieforbunnies.com/2005/07/20/animal-collective-sung-tongs/">Recensione &#8220;SUNG TONGS&#8221;</a></li>
<p></strong>
</ul>
<p></strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Kasabian: biglietti solo per Bologna</title>
		<link>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/08/kasabian-biglietti-solo-per-bologna/</link>
		<comments>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/08/kasabian-biglietti-solo-per-bologna/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 15:08:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ifb</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.indieforbunnies.com/?p=9075</guid>
		<description><![CDATA[I Kasabian saranno in Italia dal 18 al 20 febbraio. Biglietti disponibili solo per Bologna,&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a target="_blank" href="http://www.indipendente.com">I <strong>Kasabian </strong>saranno in Italia dal 18 al 20 febbraio. Biglietti disponibili solo per Bologna, tutto esaurito per i concerti di Milano e Roncade.</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Gil Scott-Heron - I’m New Here</title>
		<link>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/08/gil-scott-heron-i%e2%80%99m-new-here/</link>
		<comments>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/08/gil-scott-heron-i%e2%80%99m-new-here/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 06:06:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo “Barocciga” Nuzzi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Album della Settimana]]></category>

		<category><![CDATA[INDIE ALBUM]]></category>

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		<description><![CDATA[
Gil Scott-Heron è tornato, me lo sentivo, lo aspettavo al varco. Anelavo a questo momento&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="imgarticolo"><img src="http://www.indieforbunnies.com/img/gil_scott_heron1.jpg" /></div>
<p><strong>Gil Scott-Heron</strong> è tornato, me lo sentivo, lo aspettavo al varco. Anelavo a questo momento da troppo tempo: anche se la vita non è stata troppo indulgente con questo genio maledetto, dalla lingua acuminata e dall’anima grande quanto i Campi Elisi, troppo presto risucchiato nel vortice della sofferenza provocata dalle droghe artificiali e dal buio tagliente come un rasoio di una cella umida e spietata, non poteva finire così, no. Il poeta ha conosciuto l’inferno, ha patito pene inenarrabili, ma poi, alla fine, è rinato dalle sue ceneri come un’Araba Fenice, si è liberato dalle catene del dolore e della commiserazione come un novello Prometeo; solo che il fuoco da lui rubato non è la sapienza degli dèi indifferenti e sprezzanti del genere umano tutto, no: è lo spazio insondabile dei suoi affanni e delle sue miserie, che risiedono nella sua anima martoriata, nelle sue spoglie scheletriche di mortale. Mai come questa volta un disco ha comunicato così tanta vita, così tanto fulgore, così tanta catarsi: “I’m New Here” è tutto questo ed anche più. </p>
<p>E’ il suono dell’anima che si stacca dal corpo e che si libra in alto, possente, come un <strong>Johnny Cash </strong>oscuro, che medita sulla caducità dell’esistenza (l’incredibile rilettura del classico di <strong>Bill Callahan </strong>“I’m New Here”, invero lancinante): un magma ribollente di fregolii di elettronica, di frenetici jive fantascientifici (“New York is Killing Me”), di dub poetry affilata come una lama (“On Coming From a Broken Home”, “Running”), di confessioni a cuore e mente aperti, quasi il resoconto di una seduta psicanalitica (“Your Soul and Mine”, “The Crutch”) al ritmo dei <strong>Portishead </strong>che sembrano aver smarrito la propria identità, alla ricerca di qualcosa che possa riscattare la propria misera esistenza di esseri destinati al supplizio eterno.</p>
<p><strong>Gil Scott-Heron</strong> disvela attraverso la sua voce martoriata al catrame, memorie di un passato pieno di afflizione e patimenti, conscio che una volta ritrovata la propria libertà, ci sia il rischio di ritrovarsi di nuovo dinanzi alle porte dell’Inferno, perché, parafrasando il grandissimo <strong>Sartre</strong>: “L’Inferno sono gli altri” (“Me and the Devil”). Ma non tutto è perduto: l’amore, solo l’amore può riscattare l’uomo martoriato, come dimostra la splendida, abbacinante rilettura del classico “I’ll Take Care of You”, una ballata che si staglia al di sopra del tempo e dello spazio, toccando le corde più profonde dell’anima, come farebbe uno <strong>Scott Walker </strong>rinchiuso in un limbo di solitudine e rimpianto, ma con la speranza nel cuore di riabbracciare la propria amata, promettendole che si prenderà cura di lei, sempre. </p>
<p>“I’m New Here” è un disco clamoroso, da amare senza riserve o da respingere in toto. Dipende solo da voi, se vogliate vivere pienamente o semplicemente sopravvivere, la scelta è solo vostra.</p>
<div class="cover"><img width="150" alt="Cover Album" src="http://www.indieforbunnies.com/img/img_cover/gilscottheron_imnewhere_cover.jpg">
<ul>
<li><strong><a target="_blank" href="http://www.gilscottheron.net/">Band Site</a></strong></li>
<li><strong><a target="_blank" href="http://www.myspace.com/revolutionwillnotbetelevised">MySpace</a></strong></li>
<li><a target="_blank" href="http://www.amazon.com/Im-New-Here-Gil-Scott-Heron/dp/B002ZBT84G"><strong>BUY HERE</strong></a></li>
</ul>
</div>
<div class="meta"><strong>I’m New Here</strong><br />
[ <a target="_blank" href="http://www.xlrecordings.com/">XL</a> - 2010 ]<br />
<strong>Similar Artist:</strong> Last Poets, Stevie Wonder, Isaac Hayes, Tricky, Portishead<br />
<strong>Rating:<img src="http://www.indieforbunnies.com/indie/4,5.jpg" /></strong>
</div>
<div class="tracklist"> 1. On Coming From A Broken Home (Pt. 1)<br />
 2. Me And The Devil<br />
3. I&#8217;m New Here<br />
4. Your Soul And Mine<br />
5. Parents (Interlude)<br />
6. I&#8217;ll Take Care Of You<br />
7. Being Blessed (Interlude)<br />
8. Where Did The Night Go<br />
9. I Was Guided (Interlude)<br />
10. New York Is Killing Me<br />
11. Certain Things (Interlude)<br />
12. Running<br />
13. The Crutch<br />
14. I&#8217;ve Been Me (Interlude)<br />
15. On Coming From A Broken Home (Pt. 2)
</div>
<p><b>GIL SCOTT-HERON su IndieForBunnies:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.indieforbunnies.com/2009/10/05/soul-fever-1-gil-scott-heron-l%e2%80%99ultimo-poeta/">Soul Fever #1: GIL SCOTT HERON. L’ULTIMO POETA</a></li>
<p></b>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/08/gil-scott-heron-i%e2%80%99m-new-here/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Tindersticks - Falling Down A Mountain</title>
		<link>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/08/tindersticks-falling-down-a-mountain/</link>
		<comments>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/08/tindersticks-falling-down-a-mountain/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 06:04:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco "fran_pi_" Piersimoni</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[INDIE ALBUM]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.indieforbunnies.com/?p=9063</guid>
		<description><![CDATA[
Con i piedi intorpiditi dalla neve e le orecchie risvegliate dai Tindersticks, una mattina di&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="imgarticolo"><img src="http://www.indieforbunnies.com/img/tindersticks.jpg" /></div>
<p>Con i piedi intorpiditi dalla neve e le orecchie risvegliate dai <strong>Tindersticks</strong>, una mattina di Gennaio, dopo 3 anni di assenza ingiustificata, trono a far comparsa sull&#8217;uscio di casa. Oggi sono poco più che ospite.<br />
La mano esita sul campanello, ma prima che Axel mi sorprenda all&#8217;ingresso, i tonfi del mio pugno rimbombano decisi sul portone.<br />
Come ogni buon ospite che si rispetti non mi posso certo presentare a mani vuote, ed ecco questa mia, per te che di robba buona c&#8217;hai farcito il lettore.<br />
<strong>Tindersticks </strong>alla mano e lo sguardo sulla copertina, ho infine, 15 anni dopo, qualche dubbio su chi fosse un &#8216;beautiful loser&#8217;, fra il gruppo di <strong>Stuart Staples </strong>e tutto il Brit Pop d&#8217;allora.</p>
<p>La scelta di “Falling Down A Mountain” non è casuale, i <strong>Tindersticks </strong>non sono mai casuali. Ti attraversano le orecchie durante una visita giù al negozio di dischi e non te li togli più. Ti entrano sotto la pelle, quasi ti fanno vergognare di chiedere al commesso di chi si tratta, e &#8220;da grande&#8221; il loro ultimo disco di turno, continuerà a presentarsi puntuale nel tuo stereo.<br />
L&#8217;ottava usicta dei <strong>Tindersticks</strong>, lasciando fuori collaborazioni e ost, sancisce la piena maturità del gruppo. Certo chiunque può dirti che il primo periodo era &#8216;di più&#8217; e che l&#8217;esordio omonimo e  &#8220;II&#8221; sono e rimarranno insuperati, ma credo che alla Constellation Records (4AD qua da noi) non si arrivi per caso. La loro seconda uscita per la label canadese, per me è uno zenith artistico, punto.</p>
<p>”Falling Down A Mountain” è ancora una volta chamber pop orchestrale, altalenante fra malinconia e sprazzi soul leggermente più vivaci (&#8221;Armony Around My Table&#8221;, &#8220;She Rode Me Down&#8221;).<br />
La traccia che apre il disco dovrebbe essere una strumentale, da tradizione, e invece troviamo il jazz da parquet in punta di bacchetta dell&#8217;omonima Falling Down a Mountain. Il virtuosismo solo suonato lo troviamo in fondo ed è Piano Music.<br />
&#8220;Keep Your Beautiful&#8221; ti si staglia davanti come luce lunare a schiarire un paesaggio agreste, ma da qui in avanti il disco resta uniformemente fedele a questo mood.<br />
Passano gli anni, e la voce di<strong> Stuart Staples </strong>è uno dei punti fermi, come il pezzo strumentale o l&#8217;atteso duetto. C&#8217;è chi vi vede l&#8217;ombra di <strong>Nick Cave</strong>, chi la vena romantica di <strong>Choen </strong>io, lo confesso, ripenso ai Lambchop e a quella Nashville tanto sognata e sempre così vicina.<br />
Dei <strong>Tindersticks </strong>ho sempre apprezzato la cura dei dettagli, la classe, ma soprattutto la semplicità.<br />
Quando giocavo (seriamente) a calcio a 5, mi consigliavano di prendere il fruttosio prima della gare. Tranquillo non è una droga!<br />
Il fruttosio è un dolcificante complesso viene assimilato a poco a poco al contrario dello zucchero che entra subito in circolo e ti da una discrta &#8216;botta&#8217; nell&#8217;immediato, per mandarti giù più avanti.<br />
Ora, avrai capito da questa misera storiellina che non sono un medico o chessò, un nutrizionista. Però i <strong>Tindersticks </strong>mi hanno sempre dato l&#8217;impressione dello zucchero.</p>
<p>Ecco vedi, loro sono ‘facili’ da assimilare, la loro musica tanto è bella e affine al bello in sè, che viene facilmente assorbita. La cosa bella è che questa semplicità non coincide mai con la banailtà, anzi.<br />
La grande magia dei <strong>Tindersticks </strong>sta nel mettere in musica la complessità della bellezza. I testi di &#8220;Peanuts&#8221;, ad esempio, di per se parrebbero scritti da Simple Jack (si veda &#8220;Tropic Thunder&#8221; n.d.a.) e invece lo svolgimento in duetto con <strong>Mary Margaret O &#8216;Hara</strong>, su &#8216;quattro&#8217; note di piano, ne fanno uno dei momenti più riusciti del disco. Ho parlato di <strong>Mary Margaret O&#8217;Hara</strong>? Allora è giusto annoverare anche la collaborazione con David Kitt, pluripremiato musicista irlandese accasato alla Rough Trade.<br />
Canzoni ombrose e dense, che 20 anni fa facevano di questo gruppo un&#8217;eccezzione nel mare Brit-Pop che circondava Notthingham, oggi fanno dei <strong>Tindersticks </strong>uno dei gruppi più credibili e &#8220;di spessore&#8221; in circolazione.</p>
<div class="cover"><img width="150" alt="Cover Album" src="http://www.indieforbunnies.com/img/img_cover/tindersticks_fallingdownamountain_cover.jpg">
<ul>
<li><strong><a target="_blank" href="http://www.tindersticks.co.uk/">Band Site</a></strong></li>
<li><strong><a target="_blank" href="http://www.myspace.com/tindersticksofficial">MySpace</a></strong></li>
<li><a target="_blank" href="http://www.google.it/url?url=http://www.4ad.com/releases/falling-down-a-mountain/&#038;rct=j&#038;ei=rERvS5awJcLcsAbjqpn4BQ&#038;sa=X&#038;oi=nshc&#038;resnum=1&#038;ct=result&#038;cd=1&#038;ved=0CAgQzgQoAA&#038;q=tindersticks+4ad&#038;usg=AFQjCNFL9egqU2H9aDcT1oGoBwSrlw4XDw"><strong>BUY HERE</strong></a></li>
</ul>
</div>
<div class="meta"><strong>Falling Down A Mountain</strong><br />
[ <a target="_blank" href="http://www.4ad.com/">4ad</a> - 2010 ]<br />
<strong>Similar Artist:</strong> Lambchop, High Llamas, The National, Calexico<br />
<strong>Rating:<img src="http://www.indieforbunnies.com/indie/3.jpg" /></strong>
</div>
<div class="tracklist">1. Falling Down A Mountain<br />
2. Keep You Beautiful<br />
3. Harmony Around My Table<br />
4. Peanuts<br />
5. She Rode Me Down<br />
6. Hubbard Hills<br />
7. Black Smoke<br />
8. No Place So Alone<br />
9. Factory Girls<br />
10. Piano Music</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Seabear - We Built A Fire</title>
		<link>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/08/seabear-we-built-a-fire/</link>
		<comments>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/08/seabear-we-built-a-fire/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 06:01:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Strino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[INDIE ALBUM]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.indieforbunnies.com/?p=9059</guid>
		<description><![CDATA[
Tutto quello che può essere pensato a priori è sbagliato a priori. Almeno in questo&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="imgarticolo"><img src="http://www.indieforbunnies.com/img/seabear1.jpg" /></div>
<p>Tutto quello che può essere pensato a priori è sbagliato a priori. Almeno in questo caso.<br />
<strong>Seabear </strong>è un progetto che ha radici nella sola mente di <strong>Sindri Már Sigfússon</strong>, musicista indie-folk nordico. Gli stessi presupposti dei <strong>Fanfarlo</strong> (o di un sano <strong>Jens Lekman</strong>. A proposito, ma che fine ha fatto?), ma assolutamente sonorità non accostabili a questi ultimi. Base a Reykjavik, ma non suona proprio alla <strong>Sigùr Ros</strong> (esatto, non tutti i gruppi che usano gli archi assomigliano ai <strong>Sigùr</strong>). I suoi brani sono comparsi in promo della BBC e puntate di Gossip Girl, ma non è ne mainstream ne soffritto melodico per ragazzine. Nell&#8217;ultimo album hanno partecipato alle composizioni i musicisti che lo hanno circondato nei lavori precedenti, ma questo non ha nessuna analogia con &#8220;In A Safe Place&#8221; di <strong>Jimmy LaValle</strong> (<strong>Album Leaf</strong>). Ma allora di che cazzo sa la loro/sua musica?<br />
Di Indie-folk. Ma fatto bene. Ispirato e intelligente. E lo sperimentale sta nel fatto che è interessante.</p>
<p>Questo ragazzo ha la mente di un onesto <strong>Zack Rogue</strong> (<strong>Rogue Wave</strong>). E se non sapessi che tutto il pacchetto viene dall&#8217;Islanda, direi che queste note sono state buttate giù, arrangiate e registrate nel nord della California o giù di lì.<br />
Partiamo dai presupposti: &#8220;The Ghost That Carried Uu Away&#8221;, ovvero: 12 brani che ricalcano strade cantautoriali revival e suadenti passaggi fatti di riverberi leggeri come il primo soffio di vento caldo in primavera, e felici samples rubati alle ou revoir simone mentre dormivano abbracciate a <strong>Devendra Banhart</strong> (e mettiamo anche un alone amarostico alla <strong>Joni Mitchell</strong>). Però attenzione. Io non ho visto furto, ammiccamento, imitazione. Qui vedo un filone che procede di pari passo con la scena globale, se non, sinceramente e azzardatamente, un passo avanti, per il grande intuito.<br />
Ma adesso sono di più: da una one-man band sono diventati un sestetto. E a tal proposito <strong>Sindri</strong>, che a quanto pare la sa lunga, dice che è stato tutto piuttosto naturale. Lui scrive le canzoni e gli altri ci hanno arrangiato sopra. Ma forse è consapevole che la sua impronta è incancellabile da qualsiasi linea strumentale aggiunta. Ed effettivamente si arriva a constatare che ad arrangiare è tanto bravo che si pensa che abbia succhiato il cervello di una ventina di musicisti americani prima di mettersi a scrivere note.</p>
<p>Il ragazzo ha altri side-projects, tra cui uno dovrebbe essere la rielaborazione islandica (si ho scritto islandica) di <strong>Simon &#038; Garfunkel</strong> (<strong>Sindron &#038; Robfunkel</strong>); la cosa non mi stupisce affatto. Questo esperimento di importazione/rielaborazione funziona nelle mani di questo tipetto (figo, ad essere onesti, anche se i fighi mi stanno sui maroni se hanno dai 20 ai 30) con idee lungimiranti espresse in modo sornione nelle interviste.<br />
Ma adesso passiamo al lavoro nuovo di zecca, &#8220;We Built a Fire&#8221;.<br />
Inizio informale, con voce traslucida che si appoggia sul giro di accordi già spedito. &#8220;Lion Face Boy&#8221; ha un motivetto accattivante da scampagnata.<br />
Neanche il tempo di gradirla a fondo e siamo già alla seconda traccia. Partenza degna dei <strong>Mercury Rev</strong>, &#8220;Fire Dies Down&#8221; accelera e frena a tavolino alzando i toni di quella che è una ballata che sa il fatto suo e niente più. Sostenutissima &#8220;I&#8217;ll Build You A Fire&#8221;, procede convinta forte di una ritmica pretestualmente accomodante l&#8217;arpeggio trasversale di chitarra che sembra un campionamento (qui è più evidente la presenza di una sovrastruttura musicale).</p>
<p>&#8220;Cold Summer&#8221; è un velo maestoso e oscuro che si posa sulle considerazioni che si traggono a posteriori. Un protendersi monolitico fa di questo pezzo uno dei migliori della tracklist, e forse il più rappresentativo. Attaccata, quasi accostata, &#8220;Wooden Teeth&#8221; è country intenzionale con cori innestati per rigirare il tutto a musica popolare. Con &#8220;Leafmask&#8221; capisco che le radici concettuali di tutto ciò possono essere localizzate tra <strong>Bob Dylan </strong>e un mood alla <strong>Tim Buckley</strong>.<br />
&#8220;Softship&#8221; non so se è un felice tributo agli <strong>Yo La Tengo</strong> o una strizzatina d&#8217;occhio con verve a quello che si può fare quando sei un gruppo indie e conosci abbastanza accordi da fare revival. In entrambi i casi, riuscitissima.<br />
&#8220;We Fell Off The Roof&#8221; è intima, stile ricordandoilpassatosuunpontile, ma con speranza. Con la speranza che ritorni.<br />
Su &#8220;Warm Blood&#8221; più che spendere le parole inviterei al solo ascolto. Il ponte costruito tra quello che è stato e il presente non sembra artificiale; melodia degna di un prog impegnato &#8216;70, che si trascina sulla malinconia più che su una struttura non convenzionale. Rintocchi di arco rendono l&#8217;epica tragicità.</p>
<p>Verso la fine si va sullo sperimentalismo sopra le righe, perché sotto ci sono decisamente i <strong>Pink Floyd</strong>. E gli ipertesti tra loro e gli <strong>Arcade Fire </strong>che ho letto qua e la qui mi sembrano più plausibili arrivati a questo punto.<br />
Entra &#8220;Wolfboy&#8221; nel finale che si staglia sobrio con una chanson avvincente nei modi e nel protrarsi dell&#8217;atteggiamento, più che esplicativo, delle corde.<br />
Il disco non scende mai di tono, pur cambiando registro. E questa è una gran cosa.<br />
Questo disco è bello davvero. O veramente bello. O bellissimo. Sì, non rivoluzionario, ma bellissimo.</p>
<div class="cover"><img width="150" alt="Cover Album" src="http://www.indieforbunnies.com/img/img_cover/seabear_webuiltfire_cover.jpg">
<ul>
<li><strong><a target="_blank" href="http://www.seabearia.com/">Band Site</a></strong></li>
<li><strong><a target="_blank" href="http://www.myspace.com/seabear">MySpace</a></strong></li>
<li><a target="_blank" href="http://www.morrmusic.com/artist/Seabear/release/127"><strong>BUY HERE</strong></a></li>
</ul>
</div>
<div class="meta"><strong>We Built A Fire</strong><br />
[ <a target="_blank" href="http://www.morrmusic.com/">Morr</a> - 2010 ]<br />
<strong>Similar Artist:</strong> Rogue Wave, Noah And The Whale, Obediah Parker<br />
<strong>Rating:<img src="http://www.indieforbunnies.com/indie/4.jpg" /></strong>
</div>
<div class="tracklist">1. Lion Face Boy<br />
2. Fire Dies Down<br />
3. I´ll Build You A Fire<br />
4. Cold Summer<br />
5. Wooden Teeth<br />
6. Leafmask<br />
7. Softship<br />
8. We Fell Of The Roof<br />
9. Warm Blood<br />
10. In Winters Eyes<br />
11. Wolfboy </div>
<p><b>SEABEAR su IndieForBunnies:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.indieforbunnies.com/2007/11/27/seabear-the-ghost-that-carried-us-away/">Recensione &#8220;THE GHOST THAT CARRIED US AWAY&#8221;</a></li>
<li><a href="http://www.indieforbunnies.com/2007/12/19/mum-seabear-live-trabendo-parigi-07122007/">MUM + SEABEAR Live @ Trabendo (Parigi, 07/12/2007)</a></li>
<p></b>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/08/seabear-we-built-a-fire/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>No Seduction - S.P.U.P.P.A [EP]</title>
		<link>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/08/no-seduction-spuppa-ep/</link>
		<comments>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/08/no-seduction-spuppa-ep/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 06:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele "Brizz" Brizzante</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[INDIE ALBUM]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.indieforbunnies.com/?p=9057</guid>
		<description><![CDATA[
I No Seduction, trio della provincia di Venezia (Chioggia per la precisione), rilascia un EP&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="imgarticolo"><img src="http://www.indieforbunnies.com/img/no_seduction.jpg" /></div>
<p>I No Seduction, trio della provincia di Venezia (Chioggia per la precisione), rilascia un EP dal titolo ironico, “S.P.U.P.P.A”, sparando in faccia al potenziale ascoltatore appena cinque tracce (più cinque remix) di dance-punk come qualche band inglese già ha fatto, ma con un approccio minimale e volutamente &#8217;simpatico&#8217; che stupisce. A chi ha ascoltato i <strong>Klaxons </strong>o i nostri connazionali <strong>Trabant</strong>, un po&#8217; di electro rock come si deve, sempre dal Triveneto.</p>
<p>“C.I.A.”, primo pezzo, è una ballata dal piglio molto commerciale, che difficilmente ci si toglierà dalla testa. Interessante anche nei due remix, anche se la migliore resta l&#8217;originale suonata direttamente dai tre. Si continua con “Spend Money, Stay Cool” che inizia con un ritmo semplice molto synth-pop, per poi prorompere in quell&#8217;electro rock caro ai già citati triestini, suonando in qualche frangente vicini anche ai <strong>Bloc Party</strong>. Paragoni a parte, un pezzo con un tiro pazzesco. Lo stesso potremo dire di “Fried Fish”, con una linea vocale  che si insinua nella memoria in maniera indelebile. Tanto di cappello per “We Won&#8217;t Ever Find A  Job” e “1 2 3 4 5 6 7  8”, dove la definizione di dance-punk all&#8217;inglese non si potrebbe dire più appropriata. Due brani ballabilissimi, complici comparto ritmico e linea vocale eccezionali e un apporto assolutamente azzeccato di sintetizzatori e distorsione. I remix sono un po&#8217; troppo dance, e rischiano di far travisare il senso di un EP come questo, però si riconosce una certa qualità nella rielaborazione dei brani. Solo per fanatici.</p>
<p>I <strong>No Seduction </strong>probabilmente non puntano neanche troppo in alto, ed ecco perché si meritano molta attenzione. Sanno le loro potenzialità e le mettono in gioco, utilizzano gli strumenti della rete per diffondersi, e con la loro simpatia e i loro beat da panico stanno facendo ballare tutti quelli che incontrano. Meglio di così? </p>
<div class="cover"><img width="150" alt="Cover Album" src="http://www.indieforbunnies.com/img/img_cover/noseduction_spuppa_cover.jpg">
<ul>
<li><strong><a target="_blank" href="http://www.myspace.com/noseduction">MySpace</a></strong></li>
<li><a target="_blank" href="http://www.myspace.com/noseduction"><strong>BUY HERE</strong></a></li>
</ul>
</div>
<div class="meta"><strong>S.P.U.P.P.A (EP)</strong><br />
[ self-released - 2009 ]<br />
<strong>Similar Artist:</strong> Klaxons, Trabant, Bloc Party<br />
<strong>Rating:<img src="http://www.indieforbunnies.com/indie/3,5.jpg" /></strong>
</div>
<div class="tracklist"> 1. C.I.A.<br />
2. Spend Money, Stay Cool<br />
3. Fried Fish<br />
4. We Won&#8217;t Ever Find A  Job<br />
5. 1 2 3 4 5 6 7 8<br />
6. C.I.A. (Frost Djsexx Remix)<br />
7. C.I.A. (3 Is A Crowd Rebounce Mix)<br />
8. Spend Money, Stay Cool (HomeAlone remix)<br />
9. Fried Fish (2 Guys in Venice remix)<br />
10. We Won&#8217;t Ever Find a Job (Funkabit Remix)
</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Autechre 3 date live</title>
		<link>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/05/autechre-3-date-live/</link>
		<comments>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/05/autechre-3-date-live/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 09:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ifb</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli Autechre in Italia per 3 date a marzo: Milano (25 @ Magnolia), Torino (26&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a target="_blank" href="http://www.autechre.ws">Gli <strong>Autechre</strong> in Italia per 3 date a marzo: Milano (25 @ Magnolia), Torino (26 @ Hiroshima), Bologna (27 @ Crash).</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>James Mercer attore</title>
		<link>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/05/james-mercer-attore/</link>
		<comments>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/05/james-mercer-attore/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 09:18:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ifb</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[James Mercer, cantante dei The Shins, sarà attore nella pellicola indipendente &#8220;Some Days Are Better&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a target="_blank" href="http://www.somedaysthemovie.com"><strong>James Mercer</strong>, cantante dei <strong>The Shins</strong>, sarà attore nella pellicola indipendente &#8220;Some Days Are Better Than Others&#8221; del regista <strong>Matt McCormick</strong>.</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Novità sul nuovo Flying Lotus</title>
		<link>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/05/novita-sul-nuovo-flying-lotus/</link>
		<comments>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/05/novita-sul-nuovo-flying-lotus/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 09:12:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ifb</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Flying Lotus annuncia tracklist, data di uscita (4 maggio), cover e ospiti del nuovo &#8220;Cosmogramma&#8221;.&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a target="_blank" href="http://pitchfork.com/news/37805-thom-yorke-guests-on-new-flying-lotus-album-icosmogrammai/"><strong>Flying Lotus </strong>annuncia tracklist, data di uscita (4 maggio), cover e ospiti del nuovo &#8220;Cosmogramma&#8221;. Nel disco anche <strong>Thom Yorke</strong>.</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Mumford &amp; Sons in Italia</title>
		<link>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/05/mumford-sons-in-italia/</link>
		<comments>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/05/mumford-sons-in-italia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 08:58:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ifb</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[I quattro londinesi,  saranno in Italia per due imperdibili date: Venerdì 30 Aprile (Bologna -&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a target="_blank" href="http://www.comcerto.it">I quattro londinesi,  saranno in Italia per due imperdibili date: Venerdì 30 Aprile (Bologna - Covo Club), Sabato 1 Maggio (Roma - Circolo).</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Eels - End Times</title>
		<link>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/05/eels-end-times/</link>
		<comments>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/05/eels-end-times/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 06:06:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele "kingatnight" Chiti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[INDIE ALBUM]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.indieforbunnies.com/?p=9032</guid>
		<description><![CDATA[
E Mr E infila di nuovo la palla nel sette.
Le metafore calcistiche, se decidesse&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="imgarticolo"><img src="http://www.indieforbunnies.com/img/eels.jpg" /></div>
<p>E <strong>Mr E </strong>infila di nuovo la palla nel sette.<br />
Le metafore calcistiche, se decidesse il sottoscritto, andrebbero abolite dalla musica e dalla lingua italiana, ma che fare quando questo sport e tutta la sua carica quasi destrutturalizzante sono talmente parte della nostra cultura da meritarsi più attenzione di qualsiasi altra cosa? Allora continuiamo così. Il falso conformismo tanto per rendere più originale una recensione ci sta no?<br />
La carriera di <strong>Mark Oliver Everett </strong>è priva di autoreti, né falli ne sgambetti al suo personaggio, sempre a rincorrere il fantasma dell&#8217;originalità e del &#8217;sapersi rinnovare&#8217; che tanto sfugge alla maggior parte degli artisti che si vogliono fregiare di una lunga permanenza nello star system. Certo, siamo a livelli leggermente più bassi, ma <strong>Everett </strong>nel rock conta davvero. </p>
<p>Ce lo dimostra anche con questo disco, il più cantautorale mai sfornato, che inizia subito con la sofferente e struggente melodia di “The Beginning”, prima di sferrare l&#8217;asso felice “Gone Man”, una ballatina dai toni pop e fortemente votata alle atmosfere danzerecce del rock&#8217;n'roll vecchio stampo, antefatto di un disco interamente consacrato alla tristezza e alla malinconia. I toni più gioiosi, quelli di un <strong>Everett </strong>quasi gaudente con la sua chitarra acustica, arrivano nella <strong>bobdylan</strong>iana “Mansions of Los Feliz” e nella più indie-moderna “Unhinged”, che di certo non portano il buonumore. Dalla traccia di collegamento “High and Lonesome”, fatta di rumori di temporale e passi, allo strazio piano-voce di chiari richiami <strong>beatles</strong>iani “I Need a Mother”, passando per la roboante “On My Feet” e i suoi toni sommessi vagamente <strong>pinkfloyd</strong>iani, sempre per citare grossi nomi, si passano in rassegna tutte le fasi di una tristezza che per l&#8217;appunto si rifà alla morte dell&#8217;artista stesso. Il concetto alla base del disco è infatti questo, e titoli come “Paradise Blues” (il rockettone in stile <strong>Bruce Springsteen </strong>del disco, immancabile) e quello stesso del disco (con anche una title-track da sveno assoluto) non si impegnano più di tanto a nasconderlo. I testi quasi da vecchierello assopito in attesa di un sonno che forse sarà l&#8217;ultimo si ripercuotono sull&#8217;umore dell&#8217;ascoltatore come un uragano di lacrime, i concetti sono quelli della morte, dell&#8217;assenza di movimento e di vita (siamo sempre lì&#8230;), dell&#8217;andarsene via, della fine di tutto. Un disco da NON ascoltare se vi ha appena lasciati la ragazza, se vi è morto il gatto, se avete scoperto di avere una malattia incurabile. Cinismo? No, un semplice consiglio.</p>
<p>Poche battute sul duemiladodici per favore, anche i musicisti ne avranno le scatole piene, come tutti noi. “End Times” è un gran disco, leggemente inferiore a &#8220;Hombre Lobo&#8221; e ad altre perle del buon <strong>Mr E</strong>, ma di certo lascerà il segno in questo già fortunato duemiladieci, intimistico quanto non mai laddove la musica triste segna il passo della crisi, della cassa integrazione, dei licenziamenti di massa. Musica per Termini Imerese. Speriamo non sia terreno fertile per una nuova ondata di falsi emo disgraziati alla ricerca di ragazzine e denaro facile, l&#8217;importante è avere nel cassetto qualche disco di <strong>Mark Everett </strong>da inserire nello stereo quando avete voglia di bella musica.<br />
Fischio finale. </p>
<div class="cover"><img width="150" alt="Cover Album" src="http://www.indieforbunnies.com/img/img_cover/eels_endtimes_cover.jpg">
<ul>
<li><strong><a target="_blank" href="http://www.eelstheband.com/">Band Site</a></strong></li>
<li><strong><a target="_blank" href="http://www.myspace.com/eels">MySpace</a></strong></li>
<li><a target="_blank" href="http://www.google.it/url?sa=t&#038;source=web&#038;ct=res&#038;cd=1&#038;ved=0CAwQFjAA&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.amazon.com%2FEnd-Times-Eels%2Fdp%2FB002ZXMZG2&#038;rct=j&#038;q=eels+end+times+amazon&#038;ei=BFFrS7bcCuGWsQaVwcCJBg&#038;usg=AFQjCNH5QTsdiDsCX7veWiS73Si8VaNLcA&#038;sig2=IcULzfBxPSHJR4RKj4Dp1A"><strong>BUY HERE</strong></a></li>
</ul>
</div>
<div class="meta"><strong>End Times</strong><br />
[ <a target="_blank" href="http://www.vagrant.com/">Vagrant</a> - 2009 ]<br />
<strong>Similar Artist:</strong> Bob Dylan, Bruce Springsteen<br />
<strong>Rating:<img src="http://www.indieforbunnies.com/indie/3,5.jpg" /></strong>
</div>
<div class="tracklist"> 1. The Beginning<br />
2. Gone Man<br />
3. In My Younger Days<br />
4. Mansions of Los Feliz<br />
5. A Line In The Dirt<br />
6. End Times<br />
7. Apple Trees<br />
8. Paradise Blues<br />
9. Nowadays<br />
10. Unhinged<br />
11. High and Lonesome<br />
12. I Need A Mother<br />
13. Little Bird<br />
14. On My Feet</p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/05/eels-end-times/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Rain Machine - S/T</title>
		<link>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/05/rain-machine-st/</link>
		<comments>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/05/rain-machine-st/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 06:03:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicolò "Ghemison" Arpinati</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[INDIE ALBUM]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.indieforbunnies.com/?p=9030</guid>
		<description><![CDATA[
Di quanto sono apprezzabili i Tv On The Radio, dei tantissimi motivi per cui lo&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="imgarticolo"><img src="http://www.indieforbunnies.com/img/rain_machine.jpg" /></div>
<p>Di quanto sono apprezzabili i <strong>Tv On The Radio</strong>, dei tantissimi motivi per cui lo sono, non stiamo neppure a parlare: ogni loro disco è nelle nostre classifiche (e in quelle di molti altri), dal vivo sono una botta di funky irresistibile. Adesso abbiamo anche la prima uscita in solitario di uno dei componenti: <strong>Kyp Malone </strong>è il barbuto e caratteristico chitarrista e secondo cantante della formazione newyorchese, per la sua avventura privata ha scelto l&#8217;alias <strong>Rain Machine </strong>e ha confezionato un lavoro omonimo nel quale sono rintracciabili spore dei <strong>Tv</strong>, ma che preferisce viaggiare per conto proprio.</p>
<p>Quello che subito colpisce sono le armonie vocali, simili a quelle create insieme al collega <strong>Tunde Adebimpe</strong>, ma più introverse: manca la componente più nera e aggressiva, le coordinate dell&#8217;album sono più intime, lambiscono il folk e si tingono appena di soul.<br />
È infatti fuorviante l&#8217;orecchiabile e incalzante rock&#8217;n'roll elettrico di “Give Blood”, che apre il disco dopo una breve introduzione, ed è forse il più lampante accenno al retroterra black del nostro. Altri momenti in cui si alzano i ritmi sono “Hold You Holy” che, pur riecheggiando stilemi propri della band di provenienza, non ne sfiora lo splendore e  quella meraviglia pop intitolata “Free Ride”, tutta coretti ammiccanti ed elettricità trattenuta dopo un inizio bucolico.</p>
<p>Per il resto, come già accennavamo sopra, folk: se ai primi tentativi non convince completamente (l&#8217;incerta “New Last Name”) stupisce con l&#8217;incedere rarefatto di “Smiling Black Faces” e soprattutto le atmosfere psichedeliche e sperimentali di “Driftwood Heart”. Ma è nelle lunghe tracce poste dopo metà album che <strong>Kyp</strong>, lasciando liberi i suoi istinti più vari, affonda i colpi migliori. Nel rancoroso e sofferente flusso di coscienza di “Desperate Bitch”, che poi si alleggerisce e dilata, diventa così etereo che pare voglia innalzarsi in volo. Nell&#8217;intensa e cupa, quasi straziante litania di “Love Won&#8217;t Save You”. Nell&#8217;appropriata gemma conclusiva, “Winter Song”, torrenziale esibizione vocale accompagnata dalla nuda chitarra, tra esili incastri minimalisti e catartico ricordo di navi schiaviste e canti di libertà.</p>
<p>Non fosse per i coretti, quasi sempre presenti (sì, pure nell&#8217;ultima, appena citata, “Winter Song”), sarebbe un album decisamente migliore, ma anche così non è male: fuori dal gruppo <strong>Kyp </strong>pare allontanarsi anche dalla metropoli e dalla modernità, non è però un semplice rievocare il passato, emularlo, il suo cantautorato dai toni lisergici e romantici è personale, a tratti inaspettato e sostenuto  spesso da una solida scrittura.</p>
<div class="cover"><img width="150" alt="Cover Album" src="http://www.indieforbunnies.com/img/img_cover/rainmachine_st_cover.jpg">
<ul>
<li><strong><a target="_blank" href="http://www.myspace.com/rainmachinemusic">MySpace</a></strong></li>
<li><a target="_blank" href="http://www.google.it/url?sa=t&#038;source=web&#038;ct=res&#038;cd=1&#038;ved=0CAwQFjAA&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.amazon.com%2FRain-Machine%2Fdp%2FB002JODUQ6&#038;rct=j&#038;q=rain+machine+amazon&#038;ei=GU9rS4eXG5uqsQb01Y3wBQ&#038;usg=AFQjCNHwNkO8OFGCsxch5rKE3ZYCeDBY5A&#038;sig2=IU55pQkNgjlPWsCdMzXU5A"><strong>BUY HERE</strong></a></li>
</ul>
</div>
<div class="meta"><strong>Rain Machine</strong><br />
[ <a target="_blank" href="http://www.anti.com/">Anti</a> - 2009 ]<br />
<strong>Similar Artist:</strong> Jeff Buckley, Syd Barrett, Why?, Bob Dylan, Arthur Russell<br />
<strong>Rating:<img src="http://www.indieforbunnies.com/indie/3,5.jpg" /></strong>
</div>
<div class="tracklist"> 1. Intro<br />
2. Give Blood<br />
3. New Last Name<br />
4. Smiling Black Faces<br />
5. Driftwood Heart<br />
6. Hold You Holy<br />
7. Desperate Bitch<br />
8. Love Won&#8217;t Save You<br />
9. Free Ride<br />
10. Leave The Lights On<br />
11. Winter Song
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/05/rain-machine-st/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Aa. Vv. - Back To Peru Vol. 2</title>
		<link>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/05/aa-vv-back-to-peru-vol-2/</link>
		<comments>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/05/aa-vv-back-to-peru-vol-2/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 06:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco "Lazzaroblu" Bove</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[INDIE ALBUM]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.indieforbunnies.com/?p=9028</guid>
		<description><![CDATA[
”Back To Peru Vol II” è un&#8217;operazione commerciale discutibile che riflette un periodo musicale peruviano&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="imgarticolo"><img src="http://www.indieforbunnies.com/img/back_to_peru.jpg" /></div>
<p>”Back To Peru Vol II” è un&#8217;operazione commerciale discutibile che riflette un periodo musicale peruviano affatto originale ma chiaramente derivativo dall&#8217;usus scribendi di tanti musicisti americani degli anni &#8216;60 e &#8216;70.</p>
<p>Si parte infatti con “Tercera Piedra en el sol” dei<strong> Los Juniors</strong>, una lettura speciale del tema del <strong>Jimi Hendrix Experience</strong>, completamente strumentale, che però ha poco e nulla della visceralità del tocco compositivo hendrixiano e si prosegue con una miriade di pezzi fotocopia che poco o nulla raccontano del vero Perù. Insomma se da “Back To Peru” vi aspettate di trovare i classici flauti famosi, i ‘pututos’ e quella varietà di strumenti tipici peruviani, dedicatevi ad altre raccolte. In “Back To Peru” sono collezionate una serie di pebbles che vanno dal 1965 al 1975 buoni solo per soddisfare la vostra curiosità.<br />
A differenza della MPB negli anni &#8216;70 che ha partorito autentiche perle aprendo la strada ad una corrente musicale forte, di protesta ma, al tempo stesso, riconoscibile e autentica, in Peru si emulavano incondizionatamente i primi <strong>Led Zeppelin</strong>, gli <strong>Animals</strong>, il suono della chitarra wah-wah e il già citato <strong>Jimi Hendrix</strong>. Non è presente nessun guizzo né un tocco di genialità in queste trentaquattro canzoni ma solo discrete esecuzioni e alcuni pezzi divertenti che, però, si perdono nel magma di una scaletta troppo lunga e dispersiva. </p>
<p>Insomma, ci vuole un bel coraggio ad esportare questa musica che potrà interessare ben poche persone e incuriosire solamente gli esterofili più incalliti dato che il mercato, anche italiano, ha offerto e offre dischi qualitativamente più interessanti.<br />
Resta l&#8217;amaro in bocca per una compilation che poteva riassumere dieci anni in un solo cd ed evitare un ‘prolissismo’ che non aggiunge nulla di nuovo alla vera musica tradizionale peruviana.</p>
<div class="cover"><img width="150" alt="Cover Album" src="http://www.indieforbunnies.com/img/img_cover/backtoperu_st_cover.jpg">
<ul>
<li><a target="_blank" href="http://www.vampisoul.com/detail_cd.asp?referencia=117"><strong>BUY HERE</strong></a></li>
</ul>
</div>
<div class="meta"><strong>Back To Peru Vol. 2</strong><br />
[ <a target="_blank" href="http://www.vampisoul.com">Vampisoul</a> - 2009 ]<br />
<strong>Similar Artist:</strong> Jimi Hendrix, Led Zeppelin, Animals, Beatles<br />
<strong>Rating:<img src="http://www.indieforbunnies.com/indie/2.jpg" /></strong>
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<div class="tracklist">1. Los Juniors - Tercera Piedra En El Sol<br />
2. Los Drag&#8217;s - Dámelo Mi Nena<br />
3. Los Shain&#8217;s - Guau Guau A Go-Go<br />
4. Los Saicos - Intensamente<br />
5. Kela Gates - Loca Por Un Loco<br />
6. Los Holy&#8217;s - Sueño Sicodélico<br />
7. Los Datsun&#8217;s - En El Sol<br />
8. Los Teddy&#8217;s - Efectos<br />
9. Los Far Fen - Camina, No Vueles<br />
10. Beautiful Days - Full Of Fear<br />
11. Los Comandos - Más De Ti<br />
12. The Same People - Soñando Contigo<br />
13. El Opio - Pusher<br />
14. Los Zheros - Cuarto Oscuro<br />
15. Los Jaguar&#8217;s - Tormenta En El Mar De La Tranquilidad<br />
16. Telegraph Ave - Let Me Start<br />
17. The Ringers - Down On My Knees Again<br />
18. We All Together - Rock Of All Ages<br />
19. Monik - Maybe I Know<br />
20. Fe 59 - Estoy Brillando<br />
21. Los Destellos - Onstá La Yerbita<br />
22. Los Siderals - Dongoh<br />
23. Jean Paul &#8220;El Troglodita&#8221; - Everything Is Gonna Change<br />
24. Los York&#8217;s - Ya Bebí Gran Rato<br />
25. Melcochita Y Sus Invitados - Tirando Dedo<br />
26. Pax - Sittin&#8217; On My Head<br />
27. El Álamo - Pusher Men<br />
28. Texao - Pelea Del Gobernador<br />
29. Traffic Sound - The Revolution<br />
30. Zulú - Haces Mal Pobre Chico<br />
31. El Polen - Concordancia<br />
32. Cacique - Cacique<br />
33. Cerro Verde - I Lost A Game<br />
34. Sudamérica - Yo No Sé Señor
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		<title>AVATAR di James Cameron</title>
		<link>http://www.indieforbunnies.com/2010/02/04/cinema-avatar-di-james-cameron/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 11:14:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Di Porto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[CINEMA]]></category>

		<category><![CDATA[Focus]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dovreste vedere le vostre facce…
Chissà davvero come erano le nostre facce, quelle vecchie maschere&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="imgarticolo"><img src="http://www.indieforbunnies.com/img/avatar.jpg" /></div>
<p><em>Dovreste vedere le vostre facce…</em></p>
<p>Chissà davvero come erano le nostre facce, quelle vecchie maschere da spettatori di cinema, antiche come gli esseri umani non ancora toccati dal ‘performance capture’.<br />
Sarebbe stato bello osservarle, proprio quando la pilota Trudy guidava la squadra di scienziati sulle montagne Alleluja e canzonava il loro stupore di novellini: sembrava che ci fosse proprio <strong>Cameron </strong>lì con lei, a studiare compiaciuto l&#8217;effetto sul suo pubblico di un&#8217;ora di incredibili invenzioni e scenografie mai viste, e a domandarsi se fosse proprio la stessa sensazione provata nel primo fumoso cinematografo, quando per le strade di Parigi si diceva che in quel salone ci fosse un treno che sembrava bucare il muro ed entrare nella stanza.</p>
<p>&#8220;Avatar&#8221; è un film di tre ore che finisce con qualcuno che apre gli occhi: è il legame più evidente con &#8220;2001&#8243; di <strong>Stanley Kubrick</strong>, un altro costosissimo esperimento che ha cambiato per sempre il modo di concepire il cinema in termini di spazio e di rappresentazione.<br />
E&#8217; impossibile dire se quelle palpebre che si aprono stiano annunciando un nuovo modo di assaporare un film, o se meno ambiziosamente siano solo il modo per chiudere il cerchio di un lungo percorso di allenamento a cui le nostre percezioni sono state sottoposte.<br />
E&#8217; impossibile persino dire se questo sia o meno il miglior film mai fatto dal regista canadese: è più semplice sostenerlo come un&#8217;altra cosa di <strong>James Cameron</strong>, un&#8217;altra impresa di uno che - sin da quando sedeva al tavolo degli effetti speciali della scalcagnata New World Pictures di <strong>Roger Corman </strong>- aveva in mente di cambiare il modo di fare i film, di vederli, di viverli.<br />
Il suo &#8220;Avatar&#8221; è quindi una nuova educazione allo sguardo.<br />
Lo si capisce quando Jake Sully deve completare il suo tirocinio come Na&#8217;vi, e deve presenziare alla cerimonia con cui si offre al suo popolo: adesso il marine paraplegico ha i suoi nuovi occhi da indigeno, e gli è consentito di vedere Pandora, i suoi abitanti, le infinite connessioni con ogni elemento di quella terra.</p>
<p>L&#8217;iride, la pupilla e il cristallino di una razza che non ha mai detto &#8216;ti amo&#8217; (parola forse inflazionata come un certo tipo di cinema, lo stesso che <strong>Cameron </strong>ha contribuito ad istituire con &#8220;Terminator 2&#8243; e &#8220;Titanic&#8221;) ma che lo ha sempre sostituito con <em>ora ti vedo</em>.<br />
Sono gli occhi che non mentono mai, e il cinema è la verità per ventiquattro volte al secondo.<br />
Non è sbagliato chiamare in causa una delle storiche battaglie dei Cahiers du Cinema sulla vocazione ontologica del cinema, sulla sua perenne ambizione/illusione di ricreare il meccanismo del mondo, e meno che mai lo è in riferimento alla fantascienza, per quanto l’associazione possa sembrare paradossale.<br />
Tanto per citare <strong>Andrè Bazin</strong>: <em>Il fantastico al cinema è consentito solo dal realismo irresistibile dell&#8217;immagine fotografica. E&#8217; essa ad imporci la presenza dell&#8217;inverosimile, a introdurlo nel mondo delle cose visibili (&#8230;) Non è un caso che il primo a comprendere le possibilità artistiche del cinema, <strong>George Meliès</strong>, fosse un prestigiatore</em><br />
Bisognerebbe ringraziare <strong>Cameron </strong>anche solo perchè ha dato una lezione - una lezione che si cambia sempre l&#8217;abito del film di genere, dal più brutale war-movie ai più antichi stratagemmi del melodramma, fino alle classiche influenze panteistiche della sci-fi, con il consumato contrasto tra scienza ed esercito - a tutti quei presunti autori che poggiano la loro considerazione critica sul piacere sadico di sostenere come il cinema sia morto.<br />
Il cinema invece evolve, come <strong>James Cameron </strong>ha dimostrato: bisogna avere coraggio e amore per uccidere il proprio figlio e talento ed idee per farlo rinascere.<br />
Ora è complicato indovinare i contorni di quello che ne sarà dopo che questo ciclone sarà finito e la polvere si sarà posata.</p>
<p>Forse il cinema sarà proprio un ‘avatar’, incapace di essere percepito e vissuto dai nostri semplici occhi senza l&#8217;ausilio delle lenti polarizzate: anzi, qui questo film pazzesco vorrebbe addirittura dichiarare che senza non saremmo capaci nemmeno di piangere o di sanguinare, di provare un briciolo di empatia.<br />
<strong>Cameron </strong>ci dice da sempre come il corpo umano un giorno diverrà inadeguato, e lo fa dai tempi di &#8220;Terminator&#8221;.<br />
Qui ha bisogno di un soldato che ha perso l&#8217;uso delle gambe, o di altri militari che non possono fare a meno di esoscheletri e di estensioni meccaniche, come la <strong>Sigourney Weaver </strong>di &#8220;Aliens&#8221;.<br />
Potrebbe essere lui stesso a dircelo, dopo questa immensa semina da trecento milioni di dollari di budget, e da due miliardi di incasso.<br />
Quando vorrà, ci svelerà un altro segreto: per il momento, ha chiuso un decennio e ne ha aperto un altro.</p>
<div class="cover"><img width="150" alt="Cover Album" src="http://www.indieforbunnies.com/img/img_cover/avatar_locandina.jpg" />
</div>
<div class="meta">
<strong>Regia: </strong>James Cameron<br />
<strong>Sceneggiatura:</strong> James Cameron<br />
<strong>Montaggio:</strong> James Cameron e John Refoua<br />
<strong>Fotografia:</strong> Mauro Fiore<br />
<strong>Interpreti:</strong> Zoe Saldana, Sam Worthington, Signourney Weaver, Giovanni Ribisi, Stephen Lang<br />
<strong>Origine: </strong>USA, 2009<br />
<strong>Durata: </strong>162’</p>
</div>
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		<title>SHERLOCK HOLMES di Guy Ritchie</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 11:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irene Lucia Micelli</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[CINEMA]]></category>

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		<description><![CDATA[
Genio e sregolatezza, così Guy Ritchie dipinge liberamente il celebre detective di Conan Doyle in&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="imgarticolo"><img src="http://www.indieforbunnies.com/img/sherlock_holmes.jpg" /></div>
<p>Genio e sregolatezza, così <strong>Guy Ritchie </strong>dipinge liberamente il celebre detective di <strong>Conan Doyle </strong>in un&#8217;affascinante ambientazione londinese di fine Ottocento, regalandoci un action movie ironico ed entusiasmante. Il ritmo incalzante sia dei dialoghi che degli eventi, una peculiarità della cinematografia di <strong>Richie </strong>che ritroviamo anche in quest&#8217;ultimo film, diverso dai precedenti, invece, per la concentrazione del punto di vista. Qui tutto ruota intorno all&#8217;investigatore interpretato da un eccezionale<strong> Robert Downey Jr</strong>. Qui non vi è quell&#8217;intreccio di punti di vista che ha reso indimenticabili film come &#8220;Lock &#038; Stock&#8221; e &#8220;Snatch&#8221;, ma lo sdoppiamento dello stesso punto di vista di Holmes: prima il ragionamento, poi l&#8217;azione. L&#8217;arte della deduzione, che ha reso così affascinante il personaggio di <strong>Conan Doyle </strong>sulla carta, non è semplice da trasporre visivamente.</p>
<p>Così <strong>Richie </strong>opta per una deduzione-azione, descritta e allo stesso tempo agita al rallentatore, come se l&#8217;azione avvenisse prima nella testa di Holmes, per poi esplodere fulminea in una manciata di secondi, alla <strong>Guy Richie </strong>appunto. E&#8217; sporadica, invece, la più melliflua attività di analisi dei dettagli sulla scena del crimine che costituiva il metodo scientifico adottato da Holmes. Quando <strong>Richie </strong>decide di farvi ricorso, tale attività è comunque frammezzata da concitati avvenimenti, come la sequenza in cui Holmes e Watson (<strong>Jude Law</strong>) entrano in un fatiscente e decadente laboratorio ricolmo di dettagli (animali morti, vivisezionati, tracce di esperimenti) e, mentre analizzano il contesto, vengono assaliti da un energumeno. E chissà perchè alla fine della rissa che ne segue, Holmes e l&#8217;energumeno distruggono un intero cantiere navale! Digressione narrativamente poco utile, quest&#8217;ultima scena si mette in risalto, per l&#8217;esplosiva regia di <strong>Richie</strong>: panoramiche nelle quali esplode l&#8217;azione, accompagnata da dialoghi sempre brillanti. </p>
<p>Il fido Dottor Watson? Interpretato da un impeccabile <strong>Jude Law</strong>, Watson non è mera spalla del detective più famoso della letteratura gialla, ma la sua controfigura, razionale e ordinata. Come due facce dello stesso personaggio, ricordano Dottor Jackyll e Mr. Hyde, Logos e Pathos, ragione e istinto, residenti allo stesso indirizzo: Baker Street, numero 221B. Alla riuscita coppia <strong>Downey Jr.</strong>-<strong>Law </strong>si aggiunge, nel corso del film, Rachel Mc Adams nei panni di Irene Adler, l&#8217;elemento femminile mancante e oggetto del desiderio di Holmes. Ladra, traditrice e mercenaria non incarna certo l&#8217;ideale femminile, così come nel film lo stesso Sherlock Holmes non personifica l&#8217;eroe classico. Sempre sul filo del rasoio, antieroi entrambi e per questo fortemente intriganti, riescono a suscitare molta simpatia negli spettatori. Un personaggio viene lasciato nell&#8217;ombra: il Professor Moriarty, acerrimo nemico di Holmes e intuibile promessa che ci sarà un seguito al film. Tutti i personaggi sembrano muoversi all&#8217;interno di un adrenalitico videogame, con ostacoli da superare, &#8216;mostri&#8217; da abbattere e fanciulle da salvare, per poi passare al livello successivo e a pericoli ancora più grandi. Non mancano, quindi, eclatanti effetti speciali e continui colpi di scena, come morti che resuscitano e impiccagioni alla &#8220;Final Destination&#8221;. E&#8217; l&#8217;occulto, il soprannaturale dai contorni più macabri a colorare di noir il film che non perde mai, però la sua vena sarcastica e infine riconduce il tutto a una visione positivistica della realtà.    </p>
<div class="cover"><img width="150" alt="Cover Album" src="http://www.indieforbunnies.com/img/img_cover/sherlockholmes_locandina.jpg" />
</div>
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<strong>Titolo Originale: </strong>Sherlock Holmes<br />
<strong>Regia: </strong>Guy Ritchie<br />
<strong>Sceneggiatura: </strong>Michael Robert Johnson e Anthony Peckham<br />
<strong>Montaggio:</strong> James Herbert<br />
<strong>Fotografia:</strong> Philipper Rousselot<br />
<strong>Interpreti:</strong> Robert Downey Jr, Jude Law, Rachel McAdams, Mark Strong, Eddie Marsan<br />
<strong>Origine:</strong> USA, 2009<br />
<strong>Durata:</strong> 128’</p>
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