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	<title>Indiscreto</title>
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	<description>Cultura, Sport e Libertà dal 2000</description>
	<lastBuildDate>Thu, 11 Dec 2025 09:15:19 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Ci vediamo su Substack</title>
		<link>https://www.indiscreto.info/ci-vediamo-su-substack/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Olivari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 09:11:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[main]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci siamo. Come più volte, davvero troppe, annunciato Indiscreto in questa versione finisce qui. Rimarrà online fino al 31 dicembre, prima di scomparire e di reincarnarsi nella sua versione Substack che in molti già conoscono. Il link è indiscreto.substack.com e presto punteremo lì anche uno dei nostri domini (indiscreto.net o indiscreto.info) in modo che sia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo. Come più volte, davvero troppe, annunciato Indiscreto in questa versione finisce qui. Rimarrà online fino al 31 dicembre, prima di scomparire e di reincarnarsi nella sua <a href="https://indiscreto.substack.com/"><strong>versione Substack</strong></a> che in molti già conoscono. Il link è <a href="https://indiscreto.substack.com/"><strong>indiscreto.substack.com</strong> </a>e presto punteremo lì anche uno dei nostri domini (indiscreto.net o indiscreto.info) in modo che sia ancora più facile da ricordare. Da mercoledì 7 gennaio 2026 scriveremo quindi soltanto sul nuovo Indiscreto, dove caricheremo anche i migliori, a nostro giudizio, articoli del passato, fra gli oltre 20.000 che in questo momento risultano salvati. Le ragioni di questo grande cambiamento, il quarto in 25 anni di vita, sono diverse e visto il nostro amore per la sintesi facciamo un piccolo elenco.</p>
<p><strong>Soldi</strong>. Lo diciamo onestamente: con qualche decennio di ritardo ci siamo stancati di scrivere gratis, oltretutto su un sito strapieno di pubblicità e marchette che a malapena coprono i costi tecnici. Meglio farlo su un sito pulito, lasciando gratis qualche articolo, e mettendo a pagamento tutto il resto, tipicamente i nostri libri già scritti, quelli in corso d&#8217;opera e le cose che necessitano di più lavoro. Nessuno si abbonerà? Vorrà dire che il nostro lavoro vale zero e che dovremo farcene una ragione: il mitico &#8216;mercato&#8217; vale anche per noi, non soltanto per gli altri. In pochi si abboneranno? Saremo ancora più motivati nello scrivere per quei pochi. In tanti si abboneranno? Scriveremo soltanto su Indiscreto, dodici ore al giorno, e coinvolgeremo persone supercompetenti, pagandole come meritano.</p>
<p><strong>Contenuti</strong>. In un sito basato sulla pubblicità è inevitabile la tentazione di scrivere in base ai trend di Google e non in base a ciò che si conosce: ecco, almeno su Indiscreto non vogliamo farlo più. Meglio scrivere zero righe che scrivere perché &#8216;si deve&#8217;, perché &#8216;tutti lo fanno&#8217;. Meglio analizzare un particolare che ci colpisce che ribadire l&#8217;ovvio in bella copia. Meglio trovare una chiave di lettura sgradevole o disturbante che non proporre chiavi di lettura. Questo non significa che faremo gli intellettuali frustrati, visto che le materie che sentiamo dentro rimarranno sport, economia, scommesse, media, anni Ottanta, Milano. Niente nicchia, quindi.</p>
<p><strong>Concorrenza</strong> &#8211; È evidente a tutti, tranne che a noi fino a qualche mese fa, la stupidità di fare concorrenza a realtà editoriali strutturate e piene di cose interessanti. Stupidità perché questa concorrenza è fatta da un singolo e da alcuni collaboratori. La forma &#8216;sito&#8217; deve avere una logica indistriale, nel bene e nel male, quella blog può invece funzionare benissimo per gli artigiani.</p>
<p><strong>Personalizzazione</strong> &#8211; In una marea di contenuti indistinguibili ci piace scrivere in prima persona di cose che che vediamo con i nostri occhi ma che consideriamo di interesse generale, o comunque meritevoli di una discussione. Su un sito non si può fare, anche se il sito è nostro.</p>
<p><strong>Pubblicità</strong> &#8211; Non siamo contro la pubblicità, ma crediamo che in ogni attività debba essere un di più e non la base di tutto. Se no, a ogni livello, ci si riduce a fare i criceti sulla ruota: la <a href="https://www.youtube.com/watch?v=slHboKF9PIQ&amp;list=RDslHboKF9PIQ&amp;start_radio=1"><strong>citazione di Maria Yaremchuk</strong></a> è doverosa.</p>
<p><strong>Novità</strong>. Ogni tanto sentiamo il bisogno di cambiare qualcosa, a costo di fare una cazzata.</p>
<p>Concludendo, l&#8217;unica cosa che cambierà dal punto di vista di un lettore che non abbia intenzione di abbonarsi sono i Muri, a partire da quello amatissimo del calcio. Su Substack funzionano bene i commenti agli articoli, ma i Muri di commenti come li intendiamo tutti noi non sono il massimo. Li proporremo lo stesso, o magari li metteremo su Facebook, in ogni caso accettiamo suggerimenti. Non ci abbiamo mai guadagnato niente, anzi spesso ci hanno procurato danni, ma sarebbe un dispiacere rinunciare al nostro bar virtuale. In ogni caso abbiamo tante idee, non è detto che riusciremo a metterle in pratica sul nuovo Indiscreto ma di sicuro ci proveremo. Grazie.</p>
<p><em>stefano@indiscreto.net</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Stanco di essere stanco</title>
		<link>https://www.indiscreto.info/stanco-di-essere-stanco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Oscar Eleni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Dec 2025 18:51:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oscar Eleni sulle tracce del procione ubriaco della Virginia aiutato dalla volpe truffaldina che fa impazzire i cassieri al cinema con Zootropolis 2, anche se l’incasso vero lo fanno alla Scala pur senza primo ministro e presidente Mattarella. Confusione che ci porta al saluto sussurrato al figlio da Nicola Pietrangeli prima di andarsene a cercare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oscar Eleni sulle tracce del procione ubriaco della Virginia aiutato dalla volpe truffaldina che fa impazzire i cassieri al cinema con Zootropolis 2, anche se l’incasso vero lo fanno alla Scala pur senza primo ministro e presidente Mattarella. Confusione che ci porta al saluto sussurrato al figlio da Nicola Pietrangeli prima di andarsene a cercare terra rossa, erba o cemento in campi celesti: “Sono stanco di essere stanco”.</p>
<p>Lasciateci almeno ridere mentre salutiamo la pasionaria Mabel Bocchi ricordata su tutti i campi proprio insieme a Pietrangeli, un matrimonio speciale che accompagna sulla nuvola dei “Senza fine” campioni che entrano nella stessa famiglia dove fanno gli onori di casa Ornella Vanoni insieme alla Lea Pericoli che ai tempi del Giornale portava spesso l’amico dal braccio d’oro in redazione regalandoci vera allegria, insegnandoci a danzare nella vita.</p>
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<p>Distrazioni senza capire Infantino, la federazione mondiale del calcio, l’ottimismo del calcio italiano per un Mondiale ancora da conquistare come se davvero avessimo già battuto l’Irlanda del Nord e la nazionale dopo. Lo stesso ottimismo della Ferrari nel giorno di Lando Norris, le rosee previsioni che avevano salutato il ritorno di Spalletti nel grande calcio alla guida di una Juventus senza capo né coda, come direbbero i colleghi di Repubblica messi all’asta sul mercato greco.</p>
<p>Per fortuna la fiaccola olimpica appena accesa e in viaggio verso Milano-Cortina per l’Olimpiade invernale del 2026 ci distrae portandoci in mondi diversi, quelli dove dopo Ceccon ha nuotato anche Sara Curtis, la diciannovenne piemontese con sangue nigeriano che con le sue sette medaglie e i suoi primati agli europei in vasca corta di Lublino ha permesso all’Italia di vincere anche la classifica per nazioni, salutando genitori ed amici prima di tornare nella sua università negli Stai Uniti, in Virginia dove di sicuro ne saprà di più sul procione bevitore. Bellissima davvero questa Italia prima nel medagliere, prima in tante cose ormai da un po’ di tempo, come del resto il tennis beatificato da Errani e Paolini sull’altare di Fazio col naso incerottato e l’orologio mai guardato fino al notturno con il tavolo esagerato.</p>
<p>Cercando di capire i fischi e le sassate di Napoli per l’allenatore che aveva portato lo scudetto prima di Conte, per il pullman dove soltanto il veterano Chiellini non si è spaventato, perché ne aveva viste di peggio nella “civilissima” Italia del balun, applaudendo lo sciatore Alex Vinatzer, in attesa che Goggia e Brignone ritrovino armonia e serenità, eccoci al basket che saluta con il Domenicale campaniano Mabel Bocchi, raccontandoci la carriera di Danilo Gallinari che ha smesso di giocare e probabilmente esplorerà il suo mondo da altre dimensioni, un po’ come ha fatto suo padre Vittorio dopo aver puntellato il muro e la uno tre uno di Dan Peterson che non si perde una partita e un’alba radiosa raccontando la sua vita e tante storie, augurandoti buon giorno se hai il computer aperto.</p>
<p>Basket che ricordando si libera dal peso di dover giudicare davvero quello che succede oggi, magari nel campionato, ubriacandosi con le triple doppie della NBA dove LeBron JAMES ha sbalordito il mondo dei mediocri perché pensando alla squadra e non ai suoi record, ha rinunciato a fare bottino per servire il pallone della vittoria al compagno meglio piazzato. I campioni veri fanno squadra , quelli finti, purtroppo, li vediamo pensare soltanto i loro guadagni, alle feste anche senza famiglia, tanto poi a pagare sono gli allenatori, anche quando non sono soltanto vasi di coccio.</p>
<p>Tempesta sul campionato dei troppi campioni sulla carta che rovinano squadre e carriere, torneo di pallacanestro dove senza penalizzazioni e divorzi al comando con Brescia e Virtus Bologna potrebbe esserci anche Trapani, capace di mettere ai ferri una Treviso ormai disperata nel giorno in cui si è presentata al Palaverde con mezza squadra, senza l’allenatore Repesa, senza Alibegovic, con Petrucelli in panchina per tutta la partita, mentre i tifosi che hanno fatto il viaggio esponevano striscioni chiedendo ad Antonini di vendere. Difficile credere che tutto sia regolare se adesso la Federazione investiga sull’iscrizione della società che intanto faceva tremare i palazzi delle grandi favorite.</p>
<p>Basket dove l’Eurolega si prepara a contrastare gli invasori NBA con la stessa lucidità che stanno mostrando i politici dell’Europa disunita che tende a destra, senza ombrello per ripararsi dagli sputi della potente consorteria statunitense, padrona di tante cose, cominciando dall’intelligenza artificiosa, nei giorni delle paci finte, come dimostrano le fucilate fra thailandesi e cambogiani, come sanno a Gaza e a Kiev.</p>
<p>Mentre in casa Armani cercano una palestra santuario che possa ridare salute ed energia alla squadra più malata del sistema, in attesa della settimana terribile che porterà a Milano prima il Panathinaikos e poi la Virtus campione che due giorni prima misurerà la sua imbattibilità casalinga contro i matamoros dell’Hapoel Tel Aviv, molto più feroci del Maccabi in fondo alla classifica. Giorni della verità per chi era sicuro che il basket col sorriso di Poeta avrebbe riunito squadra e pubblico, quello che non aveva preso bene la stangata di Vitoria dove Galbiati e Spagnolo avevano infilzato una difesa che non sembra più tanto solida, come si è visto anche nella partita in campionato dove Trento poteva davvero fare il grande risultato dentro al Forum che presto sarà regalato al ghiaccio olimpico. Non avendo voglia di capire certi titoli di giornale, qualcuno ha visto persino un’Olimpia di ferro nel 94 a 90 del sollievo, dopo il 0-14 nel terzo tempo da incubo, mentre LeDay, dopo Brooks, salvava una squadra allo sbando, facilmente superabile in difesa, confusionaria nell’attacco un tanto al chilo. Tempi e critica nuova. Meglio così.</p>
<p>Noi, per ristorarci andiamo alle pagelle festeggiando con i tifosi di Messi che, vincendo il titolo statunitense con la squadra di Beckham, si è portato a casa il 48° trofeo di una carriera straordinaria nel calcio dove i piedi buoni sembrano scarseggiare, almeno in Italia:</p>
<p>10 Al sorriso di Achille POLONARA mentre tornava a correre portando la fiaccola olimpica che gli aveva passato il suo amico e corregionale Gimbo Tamberi oro di Tokyo nel salto in alto. Una vita nuova per ACHI il guerriero, per la sua bella famiglia, sicuri che a Sassari lo stiano aspettando.</p>
<p>9 A PETERSON, MENEGHIN, PETRUCCI per come hanno ricordato Mabel BOCCHI, il presidente federale lo ha fatto anche legando la nostra campionessa a Nicola Pietrangeli nel minuto di silenzio su tutti i campi di basket.</p>
<p>8 Alla TRAPANI che sul campo di Treviso ha dato ancora una zampata anche nel momento più buio per la società e per la città.</p>
<p>7 A MAGRO per la signorilità dopo un’espulsione che non ha tolto forza a Napoli anche se nel finale la squadra ha perso lucidità, a VERTEMATI per come la sua Udine, trovando CHRISTON, certo più concreto di qualche viandante preso chissà dove, ha scoperto la gioia della prima vittoria in casa. Bello scontro anche se ci siamo domandati se fosse davvero quella la partita da trasmettere in TV.</p>
<p>6 Un nove rovesciato A MAURIZIO BEZZECCHI che lascerà la Lega basket dopo averla servita fedelmente come responsabile della comunicazione, ruolo che dal prossimo anno verrà occupato da Stefano VALENTI che già ha fatto benissimo come giornalista e per la serie A2.</p>
<p>5 Alla REYER che fa dannare il suo allenatore anche se contro CANTÙ, a difese aperte, si è rifatta almeno della brutta figura in coppa. Certo la doppia fatica costa anche se la classifica dice che dopo le favorite c’è il gruppo di BRUGNARO e CASARIN.</p>
<p>4 Ad ANTONINI, presidente del Trapani basket e della società di calcio se non ci spiegherà perché il suo coraggioso progetto trova tanti ostacoli in città e con la Federbasket. Non capiamo perché dovrebbe essere perseguitato, non possiamo credere che REPESA abbia lasciato senza un motivo la panchina di una squadra che stava andando benissimo.</p>
<p>3 All’EUROLEGA che come risposta all’invasore NBA, sostenuto anche in Italia, propone un allargamento a 24 squadre, magari divise in due gironi, sapendo che in molti sono già in fuga, e i calendari intasati stanno creando più di un problema.</p>
<p>2 A TREVISO dove ROSSI sta vivendo il suo immeritato inferno. Peccato per un giovane tecnico a cui auguravamo tanta fortuna. Certo le speranze di salvezza non sono tante, a meno che qualcuno non aggiunga un giocatore vero alla squadra. La fatina dei canestri ?</p>
<p>1 All’ARMANI se non troveranno un regista vero, magari anche sano, nella speranza che POETA, abile dispensatore di carote e sorrisi, ricordi che pure il bastone può servire con certi giocatori e nel suo prezioso lavoro a Brescia sembrava che lavorasse per la felicità del gruppo, ma dentro certe regole.</p>
<p>0 A Danilo GALLINARI se non protesterà con tutti quei giornali che nel salutare la sua bella carriera di giocatore, di grande anche nella NBA, hanno sempre messo in primo piano i milioni guadagnati come se lui avesse giocato più per i soldi che per la gloria.</p>
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		<title>Il Muro dello Sport 2025</title>
		<link>https://www.indiscreto.info/il-muro-dello-sport-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Indiscreto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2025 10:23:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Forum]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[meride embed=&#8221;Inserire qui Embed Meride&#8221;]Lo spazio per i commenti su sport che non siano calcio, pallacanestro e tennis&#8230;.</p>
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		<title>Il Muro del Calcio 2025-26</title>
		<link>https://www.indiscreto.info/il-muro-del-calcio-2025-26/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Indiscreto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2025 06:53:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Forum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo spazio 2025-26 per i commenti riguardanti lo sport più commentato del pianeta, con la finale del Mondiale 2026 come punto d&#8217;arrivo. Sarà un lungo addio&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo spazio 2025-26 per i commenti riguardanti lo sport più commentato del pianeta, con la finale del Mondiale 2026 come punto d&#8217;arrivo. Sarà un lungo addio&#8230;</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;invenzione del nemico</title>
		<link>https://www.indiscreto.info/linvenzione-del-nemico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Sacco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 15:01:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre scriviamo queste righe, Daniele Capezzone (inutile dirvi chi sia o copincollare la solita Wikipedia) siede già alla scrivania di direttore del quotidiano romano Il Tempo al posto di Tommaso Cerno (passato nel frattempo a Il Giornale). All’incirca una settimana fa, quando ci siamo sentiti e confrontati sul suo nuovo libro dallo sferzante titolo Trumpisti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-pm-slice="1 1 []">Mentre scriviamo queste righe, <strong>Daniele Capezzone</strong> (inutile dirvi chi sia o copincollare <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Daniele_Capezzone" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow"><strong>la solita Wikipedia)</strong></a> siede già alla scrivania di direttore del quotidiano romano <strong>Il Tempo</strong> al posto di <strong>Tommaso Cerno</strong> (passato nel frattempo a <strong>Il Giornale</strong>). All’incirca una settimana fa, quando ci siamo sentiti e confrontati sul suo nuovo libro dallo sferzante titolo <strong><em>Trumpisti o Muskisti, comunque “fascisti” – Sinistra a caccia di nemici</em></strong>, lavorava ancora a Milano (a due passi da uno storico locale rock) ed era il direttore editoriale di <strong>Libero</strong> dove ha sdoganato, negli anni, una “scorrettissima” (l’aggettivo è suo) rassegna-stampa quotidiana visibile dalle sue pagine social.</p>
<p>Capezzone magari è di destra (come Tom Brady, d’altronde), ma la sua vasta prateria ideologica resta quella di un liberismo di stampo elegante, umanista e decisamente british. Adora l’eredità della Thatcher così come le schitarrate di Brian May e gli acuti di Freddie Mercury, viene dagli anni d’oro &#8211; politicamente parlando &#8211; di Forza Italia, ma si è fatto le ossa sotto Pannella, in queste ore drammatiche in cui è impossibile non seguire da vicino la vicenda umana di <strong>Emma Bonino</strong>.</p>
<p style="text-align: left;"><picture><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-84794" src="https://static.nexilia.it/indiscreto/2025/12/Daniele-Capezzone_copertina-libro-200x300.jpg?imwidth=828&imdensity=1" alt="" width="200" height="300" srcset="https://static.nexilia.it/indiscreto/2025/12/Daniele-Capezzone_copertina-libro-200x300.jpg 200w, https://static.nexilia.it/indiscreto/2025/12/Daniele-Capezzone_copertina-libro-367x550.jpg 367w, https://static.nexilia.it/indiscreto/2025/12/Daniele-Capezzone_copertina-libro.jpg 500w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></picture><picture>Nel suo libro, uscito lo scorso settembre e letto da noi nel giro di un paio di sere, si è confrontato con quattro “faccioni” modello Monte Rushmore (la suggestione ce l’ha data la copertina di colore turchese…) mica da ridere dello scacchiere politico/sociale globale: Donald Trump, Benjamin Netanyahu, Javier Milei ed Elon Musk. Roba che scotta, in grado di provocare quantità d’ammirazione così come ulcere perforanti, a seconda di come la pensiate. Noi, come al solito, abbiamo preferito andare oltre la siepe dell’ideologia e chiedere direttamente all’autore. Lo spettacolo del mondo, in ogni caso, deve continuare.</picture></p>
<p><strong>Senza nulla togliere ad Indiscreto, recentemente hai concesso </strong><a href="https://www.corriere.it/cronache/25_novembre_14/daniele-capezzone-intervista-personaggio-910cc645-6520-4226-98f7-b203d0bccxlk.shtml" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow"><strong>una lunga e interessante intervista</strong></a><strong> al primo quotidiano italiano…</strong></p>
<p><em>Già. E ti devo subito dire che mi è sembrata una rarità che Il Corriere della Sera abbia avuto la gentilezza di cercarmi per l’uscita di un mio libro. Sai, senza scadere troppo in lagne, mi ero ormai abituato da tempo al fatto che i miei libri (tra i titoli più recenti di Capezzone segnaliamo ‘E basta con ‘sto fascismo’ del 2023 e ‘Occidente noi e loro’ dell’anno seguente. NdR) non venissero recensiti su certi media; così come le cose che dico giorno per giorno debbano restare, sempre e comunque, dentro un perimetro di “centrodestra”. Quindi sì, si è trattato di una bella sorpresa e sono grato a chi se n’è occupato.</em></p>
<p><strong>Veniamo a <em>Trumpisti o Muskisti, comunque “fascisti”</em> <em>– Sinistra a caccia di nemici.</em> Tu, in queste abbondanti duecento pagine, hai cercato di andare oltre gli stereotipi politici dei vari Donald Trump, Benjamin Netanyahu e Javier Milei. Oltre a non confinare affatto la figura visionaria di Elon Musk nella palude del mero gossip…</strong></p>
<p><em>Guarda, il mio scopo principale era sì di tracciare qualche luce, ma anche delle relative ombre, riguardo ai quattro personaggi che compaiono in copertina e nei vari capitoli del libro. Il che vuol dire che, pure se mi stanno simpatici, questo non significa che mi sfuggano la loro numerose incognite politiche. A partire, ovviamente dalla figura imprevedibile di Donald Trump.</em></p>
<p><strong>Un libro, il tuo, paradossalmente più rivolto agli elettori di sinistra che a quelli di destra (già ampiamente eruditi su questi quattro signori)?</strong></p>
<p><em>Sarebbe bello. Anche perché io ho la certezza assoluta di non aver scritto un’agiografia su Trump e soci, ma un esame a tutto tondo (critiche comprese) senza mai usare la lente del pregiudizio. Lungi da me scadere in polemiche addolorate, ma nel libro ho voluto anche parlare di come la sinistra italiana, europea e mondiale &#8211; quando si trova priva di argomenti convincenti &#8211; ecco che lancia immancabilmente sul tavolo il jolly del “fascista in agguato”. Non distinguendo affatto falchi, colombe, destra sociale, destra liberale, eccetera. Un atteggiamento parecchio infantile, questo. Una tecnica sbagliatissima quella di buttare nello stesso calderone gli avversari più tosti e comunque vincenti a livello di consenso popolare.</em></p>
<p><strong>Il tuo libro è ormai disponibile da qualche mese. Ti è dispiaciuto aver consegnato le bozze a metà luglio perdendoti di conseguenza la possibilità di scrivere del Summit di Ferragosto (in Alaska) tra Trump e Putin o tutta la bagarre settembrina successiva al clamoroso omicidio di Charlie Kirk?</strong></p>
<p><em>È praticamente inevitabile quando scrivi un saggio del genere soffrire della sindrome del “capitolo mancante”. Devo però ammettere che uno shock vero e proprio l’ho provato il 10 settembre scorso quando è stata battuta l’agenzia della morte violenta dello stesso Kirk… (sospira) A pagina 13 di Trumpisti o Muskisti, d’altronde, c’era (e c’è) quella che qualcuno ha già definito la nefasta profezia di Capezzone. Ovvero la parte dove cito, dati alla mano, che il 38% degli americani nel 2025 avrebbe “compreso” – non dico giustificato, ma compreso – l’assassinio politico di Donald Trump. Una percentuale, tra parentesi, che salirebbe tranquillamente sopra il 50% se tra gli interpellati ci fossero esclusivamente degli elettori di area democratica/Dem…</em></p>
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<div><strong>Un punto di non ritorno?</strong></div>
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<p><em>Già. Sembrerebbe proprio che il tabù in America si sia infranto una volta per tutte. Sai cosa ci racconta la terribile vicenda di Charlie Kirk? Che non si tratta di guardare con antipatia chi la pensa diversamente da te o di non supportare in alcun modo la sua libertà di parola, ma di giustificare nettamente l’uso delle armi per debellare l’avversario. Dici cose sbagliate dal mio punto di vista? Ok, non perdo neanche tempo a studiarmi una replica dialettica nei tuoi confronti. Preferisco andare subito a munirmi di fucile e pallottole&#8230;</em></p>
<p><strong>Questo per ciò che riguarda gli USA, una grande nazione dal grilletto facile. Invece l’Italia?</strong></p>
<p><em>In Italia non vedo una situazione così differente. Nonostante qui abbiamo la buona sorte di avere molto meno armi in circolazione per una questione culturale, ma anche per via di leggi che non ce lo consentono. Ecco, magari una fucilata no ma, se la si guarda da sinistra, tutto il resto sì. A partire ovviamente da una bella campagna di demonizzazione, mista a censura, dell’antagonista politico di turno. Oppure mi tocca citarti quell’orrenda giustificazione verbale tra vittime di serie A e serie B che continua ad andare ancora troppo di moda nei circoli della sinistra nostrana (</em><a href="https://www.corriere.it/politica/25_settembre_13/omicidio-di-charlie-kirk-piergiorgio-odifreddi-replica-a-meloni-violenza-chiama-violenza-ecco-cosa-intendevo-dire-in-tv-bb624a53-dccd-457d-9336-c74db7f4bxlk.shtml" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow"><em>il recente caso di Piergiorgio Odifreddi.</em></a><em> NdR)…</em></p>
<p><strong>Cosa ci insegna, secondo te, la figura di Sergio Ramelli nel cinquantesimo anniversario della sua morte e di quell’orribile vicenda di sangue avvenuta a Milano?</strong></p>
<p><em>Be’, come dicevamo prima, fortunatamente lo strumento dell’omicidio politico, qui da noi, si è eclissato rispetto a quei cupi anni Settanta. Una circostanza stra-positiva, non c’è neanche bisogno di aggiungerlo. Eppure a sinistra sono ancora lì a soffiare, da Ramelli a Kirk, su temi pericolosi come odio e delegittimazione morale. Onestamente nell’elettore di destra tutto ciò continuo a non vederlo/percepirlo; mentre la presunzione morale ed intellettuale mi sembra stia sempre dall’altra parte…</em></p>
<p><strong>Come mai?</strong></p>
<p><em>Credo faccia tutto parte di una mastodontica perdita d’identità che affligge da tempo la sinistra italiana. Un’entità politica che ormai esiste solamente perché deve tenere in vita questo mitizzato fantasma del fascismo. Solo che, agendo così, non si entra mai in quelle questioni pratiche che invece servirebbero come il pane all’interno di un contesto liberale e democratico. Niente da fare. Si preferisce impoverire la discussione pubblica non parlando di migliorie e diritti, ma urlando ai quattro venti quanto sono cattivi e “fascisti” Trump, la Meloni, Netanyahu, il presidente argentino Milei. Addirittura si accusa un visionario tecnologico come Musk che normalmente si occupa di satelliti ed auto elettriche, non di complotti neri&#8230;</em></p>
<p><strong>Non è stato sempre così, vero?</strong></p>
<p><em>Per me no. Sai, quando da giovane mi sintonizzavo su Radio Radicale, ero lieto di ascoltare – tramite conferenze e convegni trasmessi integralmente &#8211; tutte le idee presenti nell’emisfero della politica italiana: da quelle più affini alle mie a quelle più distanti e inconciliabili. Radio Radicale, a quei tempi, trasmetteva di tutto e di più. Sarebbe bello tornare a quel metodo attraverso un “argomento del giorno” visto prima da destra e poi da sinistra (o viceversa). Adoperando anche toni fortissimi, ci mancherebbe, ma suggellati sempre da una bella stretta di mano a fine dibattito.</em></p>
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<p><strong>Solo che oggi c’è Donald Trump che divide ogni singola fetta di elettorato esistente. Tu che idea hai del celebre tycoon, 47esimo presidente degli Stati Uniti, simpatizzante dei New York Jets e dei New England Patriots, comparsa di lusso in <em>Mamma, ho riperso l’aereo</em>: mi sono smarrito a New York e, last but not least, capo del mondo occidentale?</strong></p>
<p><em>Be’, nel Trumpismo, come scrivo nel libro, convivono sia spinte di destra sociale che di destra liberale. E tutto ciò nonostante il suo acceso bisticcio via tweet dell’estate scorsa con Elon Musk e il relativo naufragio del progetto Doge (il famoso “Dipartimento dell’Efficienza Governativa” atto a prevenire gli sprechi pubblici e messo originariamente in mano allo stesso Musk. NdR). Ecco, forse nel Trumpismo più genuino, per essere sempre competitivo a partire dalle elezioni di Midterm dell’aprile-novembre 2026, non dovrebbe mai sparire l’elemento liberale.</em></p>
<p><strong>Torniamo alla nostra Italia. Secondo te lo scontro tra destra e sinistra si è così inasprito perché, a differenza di certi mitizzati “inciuci” degli anni Novanta, al giorno d’oggi non esistono più privilegi per tutti in questo benedetto Paese?</strong></p>
<p><em>Questo è un discorso puramente giornalistico. Nel senso che tanti, troppi esponenti dell’informazione comprendono ormai soltanto due schemi mediatici: o la rissa televisiva oppure una direzione più complice o “inciucista”, come dici tu. Quando in realtà una terza via sarebbe sempre la soluzione più apprezzabile. E ti sto parlando di una limpida e reciproca alternativa tra i due maggiori schieramenti di governo. Tu hai vinto le elezioni, io no e di conseguenza devo fare, dai banchi dell’opposizione, delle proposte più valide delle tue. Punto. La destra questa cosa l’ha metabolizzata meglio (basta vedere come si è comportata la Meloni quando stava all’opposizione ed ha costruito proprio da quel versante l’ascesa elettorale di FdI) mentre la sinistra della Schlein sta ancora lì a gridare alla deriva fascista con almeno dieci allarmi al mese strillati a vanvera. Senza mai, e dico mai, applicare la cosiddetta “contrapposizione del merito”.</em></p>
<p><strong>Da dove si può ripartire? Magari dalle nuove generazioni, se non sono già troppo distratte e piegate dall’uso compulsivo dello smartphone?</strong></p>
<p><em>Io ricomincerei dall’arte, dalla poesia, dalle letture importanti, dalla buona musica. Anche perché trovo oltremodo sconvolgente che la nostra scuola pubblica riesca a rendere noioso ciò che in realtà è super attraente…</em></p>
<p><strong>Tipo?</strong></p>
<p><em>Tipo le liriche passionali e psicologiche, decisamente contemporanee, di un genio come Catullo. Oppure la figura di Giacomo Leopardi, di certo non un “gobbo” inacidito dalla sua condizione medica, ma uno dei tre più grandi poeti italiani di sempre. Oltreché uno dei pensatori più rilevanti degli ultimi 250 anni grazie alla sua critica ante litteram nei confronti del Positivismo. In Italia ci vorrebbero degli insegnanti in grado di osare e di saper scegliere le pagine giuste da far leggere ai propri studenti. Dobbiamo riconsegnare la passione ai nostri giovani. Che di certo non la troveranno sentendo per caso i discorsi retorici di qualche parruccone impagliato in quel Bruxelles o Strasburgo&#8230;</em></p>
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<p><strong>Ultima domanda legata al fatto che sei un grande fan dei Queen e citi a sorpresa Freddie Mercury nelle ultime pagine di Trumpisti o Muskisti. Allora, sei in cima ad una torre e in una mano hai il vinile di <em>A Night at the Opera</em> (1975) e nell’altra quello di <em>Innuendo</em> (1991): quale a malincuore butti giù?</strong></p>
<p><em>Guarda, spiacente ma mi tengo Innuendo tutta la vita!</em></p>
<p><strong>Perché lo ascoltavi a diciannove anni?</strong></p>
<p><em>Anche, ma quel disco resta davvero il vertice assoluto dei Queen, la testimonianza più alta di tutta la loro carriera, senonché l’ultima (album postumi a parte. NdR) ad essere stata pubblicata. Prendi la canzone Innuendo: un vero e proprio inno di libertà. Oppure I’m Going Slightly Mad dove Mercury racconta, con leggerezza e profondità, l’esperienza della malattia che all’epoca lo stava consumando. Riguardo a The Show Must Go On, poi, cos’altro vuoi aggiungere? Trattasi di un capolavoro, punto e basta. Queste sono le cose di cui dovremmo appassionarci. Le grandi questioni dell’esistenza trattate attraverso la forza dell’arte e del canto. La politica? Bellissima, per carità; ma non la si può sempre limitare alle tristi e immancabili polemicucce di giornata…</em></p>
<p><strong><em>Intervista realizzata da Simone Sacco e già pubblicata sulla <a href="https://indiscreto.substack.com/p/linvenzione-del-nemico">versione Substack di Indiscreto</a>  (simone.sacco@gmail.com)</em></strong></p>
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		<title>I girasoli di via Dezza</title>
		<link>https://www.indiscreto.info/i-girasoli-di-via-dezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Oscar Eleni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 12:29:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Basket]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oscar Eleni in fuga dal canyon colorato delle antilopi in Arizona per accarezzare la superluna fredda in arrivo il 5 dicembre, godendosela, come quella del castoro, dal campo del girasole in via Dezza a Milano , la strada doveva viveva Mario Borella, maestro per generazioni di cestisti nella città con scarpette rosse, per  il Leone [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Oscar Eleni</strong> in fuga dal canyon colorato delle antilopi in Arizona per accarezzare la superluna fredda in arrivo il 5 dicembre, godendosela, come quella del castoro, dal campo del girasole in via Dezza a Milano , la strada doveva viveva<strong> Mario Borella</strong>, maestro per generazioni di cestisti nella città con scarpette rosse, per  il Leone XIII e la Canottieri. Un&#8217;oasi dove si gioca a basket, un cenacolo, profanato dalla cattiveria di chi ha strappato il girasole lasciato nel ricordo di <strong>Alessandro Meszely</strong>, quindicenne tradito dal suo  cuore. Quel girasole lo aveva  rimesso la madre dandogli voce contro il barbaro che lo aveva buttato via: “<em>Non strapparmi. Non mi sono più rialzato dopo essere caduto in questo campo</em>”.</p>
<p>Ritrovando la musica nel cuore di un tempo Milano, quella che piaceva ad Ornella Vanoni, quella che andava ad applaudire <strong>Pietrangeli</strong> anche amando tanto Gardini, il nostro tennista dal braccio d’oro che se ne è andato e ora starà cercando l’amata <strong>Lea Pericoli</strong> sulla terra rossa del paradiso  dove i grandi dello sport cantano e litigano, si è ribellata. Il piccolo mondo antico del basket ha riempito di girasoli l’arena del dolore e la processione è stata guidata da <strong>Sandro Gamba</strong> che con il signor Borella ha  cominciato il suo viaggio, voce ancora tonante a quasi 94 anni per ricordare tante storie di quel campetto. Con lui il basket grande di ieri, rappresentato da Marzorati  e Menghin, uomini straordinari per tempi meravigliosi, dal Peterson luce infinita nel dopo Rubini, e poi da quello di oggi con in testa il Pessina diventato anche voce televisiva, Poeta che ha preso il posto di Ettore Messina all’Armani. Girasoli dall’Olimpia nel messaggio del capitano<strong> Pippo Ricci</strong>, dall’Urania, dalle società femminili del Geas, del Sanga e delle Stars, dalla Big Crew. Sarà per sempre il campo del girasole quello dove Laura e Giorgio, i genitori di Alessandro, cercheranno di battere almeno il dolore.</p>
<p>Momento per dimenticare i finti tavoli della pace, per non cadere nella trappola che ogni volta manda nei matti i tifosi della Ferrari già in lacrime dopo la prima prova. Cercando di capire se davvero sarà la legionella a distruggere uno dei cerchi della prossima olimpiade invernale se il contagio, come dice qualcuno, comincia proprio negli alberghi, perdendo forza sulle strade mai finite che portano verso Cortina, nei giorni in cui le nostre grandi sciatrici sono alla ricerca di muscoli perduti e di sollievo per ossa fratturate, mentre le ragazze del biathlon e i fondisti provano a svegliarci senza incubi,  ottimisti come la <strong>Battocletti</strong> che anche con un secondo posto ad Alcobendas, in Spagna, dove  ha vinto la giovane dominatrice della Cinque Mulini, vede un cielo limpido per il prossimo cross europeo.</p>
<p>Il bagno nell’ottimismo finisce vedendo la faccia di <strong>Gattuso</strong> sulle tribune delle povere creature del calcio che assomigliano, purtroppo, a quelle del basket anche se la Nazionale di Banchi, dopo l’inferno di Tortona e gli schiaffi dell’Islanda, è tornata ad abbracciarsi mentre la gente di Klaipeda piangeva per la Lituania folle che aveva vinto in Gran Bretagna rimontando 10 punti nei  10 secondi finali con la mano santa di <strong>Sargiunas,</strong> lo stesso che aveva messo dietro per 10 punti la banda di Luca Banchi capace di uscire dalla nebbia rilanciando persino il <strong>Mannion</strong> rimasto in panchina nelle ultime uscire dell’Armani dei troppi lungodegenti.</p>
<p>Con queste povere creature vorremmo trovare un posto ai prossimi mondiali del calcio, fingendo di credere a <strong>Petrucci</strong> quando giura di aver visto tanti nuovi talenti nell’Italia dei canestri. Vero che a queste finestre sul baratro facciamo affacciare soltanto chi non è “spremuto” dall’Eurolega, sapendo che il meglio, almeno fino a ieri, è il <strong>Fontecchio</strong> rimasto però in panchina per la prima volta dopo tanto tempo a Miami, mentre il veterano <strong>Gallinari</strong> resta in Portorico o magari Los Angeles,  anche dopo aver lanciato uno strano messaggio a Milano chiedendo a Poeta di fare il primo passo per riunire la famiglia sotto le insegne  dell’Armani.</p>
<p>Giorni confusi dove allenatori famosi, tipo Messina e Obradovic, hanno lasciato le arene dove hanno vinto tanto, dove sono  sul rogo  uomini di qualità come Kokoskov, appena silurato dall’Efes di calamita Larkin, o magari Herbert, mago per la Germania arrivata  ai massimi livelli in Europa e nel mondiale, con tanti giocatori regalati persino alla NBA, messo ai margini dal Bayern. Una tempesta che ha scatenato  quelli del calcio fermi a pochi esoneri in giorni torbidi  come dicono alla Rimini radiata, come pensano a Trapani se Antonini dovesse lasciare il football prima del basket che adesso viaggia con 5 punti di penalizzazione. Fra le macerie andiamo alle pagelle.</p>
<p><strong>10 Al GIRASOLE</strong>, il campetto che la Milano vera, non soltanto dello sport, ha dedicato ad un quindicenne che su quel cemento sentì fermarsi il cuore. Canestri di via Dezza non distanti dalla casa del maestro Mario BORELLA che meriterebbe anche il suo nome su quel fiore.</p>
<p><strong>9 Al PROCIDA</strong> uscito dalla bolla Real Madrid con le piume arruffate, rinato, ma troppo solo, contro l’Islanda, bravissimo nella rimonta contro i lituani e pronto, speriamo, per non guardare più dalla panchina, o, dalla tribuna, la squadra di Scariolo.</p>
<p><strong>8 A GAMBA, MENEGHIN e MARZORATI</strong> in testa al corteo per portare i fiori  al campo di via Dezza. Un basket che ha dentro qualcosa, come direbbero RICCI o PESSINA, che non ascolta i barbari e non vorrebbe più ascoltare gli agenti incantatori.</p>
<p><strong>7 A MANNION</strong> che forse ha ritrovato a Klaipeda qualcosa , a SUIGO giovane di  2 metri 22 che forse sarà l’unicorno che ci manca.</p>
<p><strong>6 A Luca BANCHI</strong> per la prima vittoria con la Nazionale, nella speranza che dopo aver abbracciato tutti dica anche la verità a questo basket sempre in folle, a colleghi sempre nascosti dietro il mercenario  di turno che ai giovani della nostra scuola organizzano solo viaggi per andare all’estero, a giocare con gli altri.</p>
<p><strong>5 Al geniale BONAGA</strong>, virtussino doc, se dovesse sentirsi solo per aver dato a Messina gli onori che meritava. Chi accusa ETTORRE di aver preso la decisione in ritardo dovrebbe dire che anche molti altri avrebbero dovuto andarsene, in attesa di conoscere le terapie per troppi lungodegenti in pensione ben pagata.</p>
<p><strong>4 Ai giocatori del PARTIZAN</strong> Belgrado che hanno tradito  OBRADOVIC il grande, a quelli dell’EFES che hanno fatto fuori un allenatore di qualità come KOKOSKOV e a quelli del BAYERN che stanno tradendo HERBERT. Stesso voto ai dirigenti che  hanno non li hanno protetti.</p>
<p><strong>3 A PETRUCELLI</strong>, uno dei migliori a Klaipeda, ma pure a Tortona, se alla prossima convocazione non chiederà di essere trattato da vero azzurro e non soltanto come ripiego. Se lo merita.</p>
<p><strong>2 Ai GIOVANI</strong>, di cui parla spesso anche il presidente PETRUCCI, se non faranno di tutto per conquistarsi spazio  anche nei club. Certo che abbiamo qualche buon talento, ma serve lavoro duro in palestra, meglio un terzo tempo della rumba e del gin tonic.</p>
<p><strong>1 Ad Amedeo DELLA VALLE</strong> se riuscirà a spiegare l’orribile settimana dopo la convocazione: se pensava di far  pentire chi non lo ha convocato  prima in Nazionale ha sicuramente fallito e  non poteva certo essere il pubblico di Tortona  a scaldare l’ambiente che lui gelava con poca difesa e attacco senza mira. Speriamo ritrovi subito la strada che al momento tiene BRESCIA in testa alla classifica.</p>
<p><strong>0 AI 92 ragazzi di scuola italiana</strong> che adesso cercano gloria e dollari nelle università americane. Come direbbero gli agenti della serie televisiva sul cinema non saranno certo quelli della NBA a garantirci un futuro migliore, anche se la scuola sarà buona e, forse, la NAZIONALE non avrà più bisogno delle conversioni dei DI VINCENZO per tornare almeno a livelli delle ultime medaglie, era il 2004. I club, con tanti stranieri, ad esempio, sono fuori dai premi ormai da tantissimi anni.</p>
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		<title>Il Muro del Tennis 2025</title>
		<link>https://www.indiscreto.info/il-muro-del-tennis-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Indiscreto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 06:12:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Forum]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Tennis]]></category>
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		<title>Gli al posto di Le</title>
		<link>https://www.indiscreto.info/gli-al-posto-di-le/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Olivari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Nov 2025 11:17:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 70% degli italiani scrive e parla male l&#8217;italiano, secondo una ricerca di Libreriamo che abbiamo scoperto sul sito di Prima Comunicazione: come al solito invitiamo a leggere l&#8217;articolo originale e andiamo direttamente al punto, noi popolo del Qual è (lo scriviamo correttamente, ma dobbiamo sempre pensarci una frazione di secondo: comunque si scrive senza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 70% degli italiani scrive e parla male l&#8217;italiano, secondo una ricerca di Libreriamo che abbiamo scoperto sul sito di Prima Comunicazione: come al solito <a href="https://www.primaonline.it/2025/11/26/458400/sette-italiani-su-10-bocciati-in-grammatica-classifica-degli-strafalcioni-piu-comuni-e-originali/"><strong>invitiamo a leggere l&#8217;articolo originale</strong></a> e andiamo direttamente al punto, noi popolo del <em><strong>Qual è</strong></em> (lo scriviamo correttamente, ma dobbiamo sempre pensarci una frazione di secondo: comunque si scrive senza l&#8217;apostrofo) ma non del terrificante <strong><em>gli</em> </strong>al posto di<em><strong> le</strong></em> o dell&#8217;accento usato al posto dell&#8217;apostrofo, tipicamente per <em><strong>un pò</strong></em> invece del corretto <em><strong>un po&#8217;</strong></em>.</p>
<p>E quindi? Al di là della differenza fra errore ripetuto e refuso da digitazione frettolosa, ci sembrano articoli classisti, gramellinate tirate via per divertire le signore del ceto medio riflessivo, come se una grammatica corretta fosse la stessa cosa della comprensione di un testo, come se al proverbiale idraulico facesse una qualche differenza scrivere la <em><strong>e</strong></em> di <em><strong>perché</strong></em> con l&#8217;accento grave invece del corretto acuto. Sono seghe mentali da ex liceali che sfottono Fedez (personaggio secondo noi spregevole, ma per altri motivi) perché non sa chi sia Strehler: ma quanti ai nostri tempi avrebbero saputo dire il nome di un regista teatrale di quarant&#8217;anni prima?</p>
<p>Non stiamo facendo l&#8217;elogio dell&#8217;ignoranza, che anzi oggi è una colpa molto più di ieri, ma soltanto dicendo che purtroppo o per fortuna tutti interagiamo soltanto con nostri simili: quasi nessuno dei nostri amici dice <em>gli</em> al posto di <em>le</em>, ma in altri contesti uno che dicesse<em> Se io sarei andato</em> non farebbe alcun effetto né procurerebbe danni. Insomma, la rubrica &#8216;E chi se ne frega&#8217; di Cuore andrebbe davvero riproposta. Certo è che stiamo parlando di errori da scuola elementare, aka primaria, fatta male e non certo perché il 70% degli italiani abbia vissuto l&#8217;infanzia nei boschi.</p>
<p><em>stefano@indiscreto.net</em></p>
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		<title>Ecco Stellantis, la Francia doppia l&#8217;Italia</title>
		<link>https://www.indiscreto.info/ecco-stellantis-la-francia-doppia-litalia/</link>
		
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2025 09:07:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;operazione Stellantis è stata ed è una fregatura per gli operai italiani e in generale per l&#8217;Italia che per quasi un secolo ha finanziato in varie forme la FIAT, inutile ricordarle tutte perché bisognerebbe partire dalla Prima Guerra Mondiale (non è una battuta: il primo carro armato italiano fu il FIAT 2000). Lo spunto per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;operazione <strong>Stellantis è</strong> stata ed è una fregatura per gli operai italiani e in generale per l&#8217;Italia che per quasi un secolo ha finanziato in varie forme la FIAT, inutile ricordarle tutte perché bisognerebbe partire dalla Prima Guerra Mondiale (non è una battuta: il primo carro armato italiano fu il FIAT 2000). Lo spunto per questo post ci arriva comunque dalla nuova 500 Hybrid, con le notizie del mercato dell&#8217;auto che confermano sempre di più la prima impressione: la grande fuga degli Agnelli-Elkann dall&#8217;Italia, ben sottolineata anche dagli imminenti cambi di proprietà dei loro giornali, non più funzionali a tenere sotto pressione questo o quel politico.</p>
<p>In sintesi: Stellantis si appresta a chiudere il 2025 con una netta disparità fra le sue due anime. In Francia l&#8217;azienda chiuderà il 2025 con un aumento del 17% della produzione, con un totale di 661.000 veicoli assemblati nei cinque stabilimenti principali: Sochaux, Poissy, Rennes, Hordain e Mulhouse. Questo dato rappresenta un netto recupero rispetto ai 565 mila veicoli del 2024, un risultato trainato soprattutto dal pieno regime della fabbrica di Sochaux, grazie ai nuovi SUV Peugeot 3008 e 5008. Il gruppo ha annunciato 1.400 assunzioni a tempo indeterminato per il 2026, in Francia, garantendo la produzione fino al 2028 senza chiusure di siti. Inoltre, la domanda superiore alle attese per modelli come la Citroën C3 ha portato a un ulteriore aumento della produzione in alcuni stabilimenti.</p>
<p>Al contrario, in Italia la produzione Stellantis si appresta a chiudere il 2025 con poco più di 300 mila veicoli complessivi, un livello mai toccato nella storia recente e lontano dall&#8217;obiettivo governativo di un milione di unità (chi se lo ricorda?). Nei primi nove mesi dell&#8217;anno, sono stati assemblati in Italia solo 265.490 veicoli, con un calo del 31,5% rispetto al 2024: le auto hanno perso il 36,3%, mentre i veicoli commerciali il 23,9%. Quasi la metà degli addetti è sotto ammortizzatori sociali, e le proiezioni indicano una chiusura d&#8217;anno intorno alle 310 mila unità, con le autovetture sotto le 200 mila. Tutti gli stabilimenti italiani registrano flessioni. Mirafiori a -17% con 18.450 unità, Cassino a -28,3% con 14.135, Pomigliano a -35% con 91.920, Melfi a -50% con 26.850, e Atessa a -23,9% con 114.060 veicoli commerciali. Speriamo nella concreta 500 Hybrid, piccola risposta alla follia ideologica del full electric.</p>
<p><em>stefano@indiscreto.net</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Muro della Pallacanestro 2025</title>
		<link>https://www.indiscreto.info/il-muro-della-pallacanestro-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Indiscreto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2025 03:53:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Basket]]></category>
		<category><![CDATA[Forum]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo spazio per commenti e interventi riguardanti lo sport più bello del mondo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo spazio per commenti e interventi riguardanti lo sport più bello del mondo&#8230;</p>
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