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	<title>Infundibolo</title>
	
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		<title>Design Thinking – un metodo per il progetto</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2009 17:40:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tra qualche giorno 4P1B dovrà presentare il proprio lavoro all&#8217;interno dell&#8217;iniziativa Vitamina D alla Design Library. Per questa serata abbiamo scelto di fare una presentazione che non contenga solamente immagini di progetti realizzati ma che parli della metodologia progettuale che lo studio segue.
Come è scritto sul sito di 4P1B la parola design non dovrebbe servire [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra qualche giorno <a href="http://www.4p1b.com">4P1B</a> dovrà presentare il proprio lavoro all&#8217;interno dell&#8217;iniziativa Vitamina D alla Design Library. Per questa serata abbiamo scelto di fare una presentazione che non contenga solamente immagini di progetti realizzati ma che parli della metodologia progettuale che lo studio segue.<br />
Come è scritto sul sito di 4P1B la parola design non dovrebbe servire per indicare un prodotto ma per descrivere un processo e quindi dal momento che dobbiamo parlare del nostro modo di fare design non possiamo non parlare del processo.</p>
<p>Questa introduzione mi è servita semplicemente per dire che mi sono ritrovato in questi ultimi giorni a cercare di preparare un spiegazione sintetica e chiara di cosa sia il Design Thinking e del perchè all&#8217;interno di 4P1B abbiamo deciso di adottare questo modo di lavorare.</p>
<p>Per spiegare perchè si è deciso di adottare un metodo di lavoro particolare forse la prima cosa da fare è capire perchè c&#8217;è bisogno di un metodo.<br />
<span id="more-142"></span><br />
Quello che uno studio di design fa è sostanzialmente cercare di produrre nuove idee per risolvere problemi.<br />
Dal momento che l&#8217;unica cosa che uno studio &#8220;produce&#8221; sono delle idee è comprensibile che si cerchino delle strade per far si che questa &#8220;produzione&#8221; divenga più efficiente sia dal punto di vista<br />
quantitativo che qualitativo.(<strong>1</strong>)<br />
Molti studi, soprattutto in Italia hanno ancora una struttura con una gerarchia molto forte ed evidente. Spesso è una singola persona, il capo, quella che decide cosa fare e come farlo. I sottoposti sono certamente invitati a fare proposte ma è sempre il capo che decide.<br />
Il lavoro creativo che coinvolge più persone può essere gestito in questo modo.</p>
<p>Il difetto in questo sistema è che il processo creativo è lasciato all&#8217;impulso del singolo e che, come tutti i processi non formalizzati, sia difficilmente replicabile. Inoltre il fatto che una singola persona abbia il compito di decidere della bontà delle proposte fa si che l&#8217;obiettivo si sposti fino a diventare il compiacere il capo che dovrà decidere così da ottenere un qualche riconoscimento.  La produzione di nuove idee è per così dire affidata all&#8217;avere l&#8217;<em>ispirazione</em>. Ma come ricorda Edison il genio è per il novanta per cento <em>traspirazione</em>.</p>
<p>Battute a parte nessuno vuole dire che il processo creativo debba essere imbrigliato e trasformato in una sorta di rutine, anzi questo sarebbe il modo migliore per renderlo sterile. L&#8217;utilizzo però di alcune procedure e metodologie può aiutare a stimolare la creatività e può servire ad un gruppo di lavoro per gestire l&#8217;enorme complessità di alcuni problemi.</p>
<p>Nel corso del tempo in molti hanno studiato come funziona la creatività e quali stimoli possono favorirla.</p>
<p>Questo articolo è nato perchè ho bisogno di chiarirmi le idee io per primo e perchè solo quando cerchi di spiegare una cosa in modo semplice ti rendi conto se veramente l&#8217;hai compresa, mi piacerebbe fare un percorso e vedere dove ci porta, quello che vorrei ora è cercare di capire è come si può cercare di favorire la creatività e cosa il design thinking propone concretamente.</p>
<p> Proprio qualche settimana fa mi è capitato di leggere il divertente libro di <a href="http://bobsutton.typepad.com/">Robert Sutton</a> <em>&#8220;Idee<br />
strampalate che funzionano. Come promuovere la creatività e l&#8217;innovazione nell&#8217;ambiente di lavoro&#8221;</em> sul quale spero a breve di scrivere un articolo specifico, Sutton all&#8217;inizio del libro da una definizione di creatività che ovviamente non pretende di essere conclusiva della questione (<strong>2</strong>) ma che mi sembra fondamentalmente giusta:</p>
<blockquote><p>
<em>&#8220;I prodotti, i servizi e i concetti innovativi non nascono dal nulla. La creatività è il risultato dell&#8217;utilizzo di idee vecchie in nuovi contesti, in nuove combinazioni e secondo nuovi metodi.&#8221;</em>
</p></blockquote>
<p>Dopo questa definizione Sutton individua tre macro procedure che possono favorire la creatività: l<strong>a varianza, il Vu ja de e il rompere con il passato.</strong> </p>
<p>Per <strong>varianza</strong> si intende l&#8217;importanza che ha nel processo creativo la diversità. Quando si tenta di produrre innovazione non si fa altro che cercare un modo diverso di fare una cosa.(<strong>3</strong>)  Quindi se si hanno a disposizione persone che hanno modi di pensare diversi l&#8217;uno dall&#8217;altro, se si posseggono conoscenze in differenti ambiti e se si può accedere a conoscenze esterne,  la capacità creativa ne risulterà migliorata.<br />
Il <strong>Vu ja de</strong> non è altro che il contrario del deja vu e indica il &#8220;comportarsi come se un&#8217;esperienza fosse nuova pur avendola vissuta centinaia di volte&#8221;.(<strong>4</strong>) Questa mentalità può essere molto utile quando si cerca di trovare soluzioni creative ad un problema e in più mantiene alto l&#8217;entusiasmo per un nuovo progetto anche se l&#8217;argomento è stato trattato già innumerevoli volte.<br />
Come la varianza anche il Vu ja de non è una dote innata di cui si provvisti oppure no, ma è un modo di pensare che può essere imparato. Dal momento che non esistono protocolli rigidi da applicare il modo migliore per imparare a usare il vu ja de è fare dei tentativi attraverso dei giochi che ci obblighino a cambiare prospettiva.(<strong>5</strong>)<br />
Per <strong>rompere con il passato</strong> si intende la necessità di non guardare come le cose sono state fatte fin ora altrimenti il rischio è quello di continuare a farle nello stesso modo.</p>
<p>Esistono quindi dei principi guida che se adottati possono favorire il processo creativo all&#8217;interno di un gruppo. Quali metodi utilizzare per adottare questi principi è un altro discorso e magari in un<br />
successivo articolo potremmo cercare di trovare qualche proposta interessante. </p>
<p>Il Design Thinking non è altro che una strategia per rendere più efficiente il processo che porta alla formulazione di nuove idee quindi per aiutare la creatività. Sostanzialmente si potrebbe che dire chè è un modo per aumentare la varianza all&#8217;interno di un gruppo di lavoro, per facilitare il processo di vu ja de e per aiutare a rompere con il passato.<br />
<a href="http://designthinking.ideo.com/">Tim Brown</a> descrivendo il Design Thinking definisce quattro principi che dovrebbero starne<br />
alla base e sono: <strong>definire il problema</strong> ovvero trasformare il problema in un progetto, <strong>prendere in considerazione tutto il mondo del problema</strong> ovvero adottare una prospettiva allargata che consenta di tenere in considerazione aspetti di un problema dei quali normalmente non viene tenuto conto, <strong>rendere le proprie idee tangibili</strong> ovvero realizzare prototipi e testarli e infine <strong>narrare le proprie idee</strong> ovvero raccontarle agli altri, descriverle e cercare di far innamorare gli altri delle proprie idee.<br />
Questi principi come è evidente non sono delle fasi, il design thinking infatti non può essere considerato come un metodo lineare analitico ma è più simile ad un nuovo modo di pensare, ad una nuova cultura del progetto.<br />
Le somiglianze con il pensiero laterale o con il pensiero divergente sono evidenti, sono infatti tutte metodologie per affrontare un problema da una prospettiva differente ponendosi come obiettivo non<br />
il produrre una soluzione ma il produrre molte possibili strade per risolvere il problema avvalendosi di conoscenze diversificate.</p>
<p>Anche in questo caso esistono infiniti strumenti che possono venir applicati per favorire l&#8217;instaurazione di un vero Design Thinking, solo per fare alcuni esempi il brainstorming, le mappe mentali e molti altri.<br />
Ognuno di questi strumenti meriterebbe di essere approfondito a parte e magari piano piano potremmo provare a farlo, quello che però vorrei ancora aggiungere prima di concludere è che ci sono alcuni assiomi fondamentali di cui tener sempre conto per realizzare il design thinking e per inventarsi nuovi metodi per metterlo in pratica e sono <strong>il lavoro di gruppo, l&#8217;assenza di una gerarchia e il costruire sulle idee degli altri</strong>.(<strong>6</strong>)</p>
<p>Spero che questo articolo risulti comprensibile, a me è sicuramente servito scriverlo per chiarirmi un po&#8217; le idee e per capire fondamentalmente che: la creazione di nuove idee non deve necessariamente essere il risultato impulsivo di una singola persona e che se si vuole favorire la generazione di nuove idee all&#8217;interno di un gruppo si possono adottare delle strategie. Il design thinking è una di queste possibili strategie, un modo diverso di pensare il progetto.</p>
<blockquote><p>
1. non è molto bello il verbo produrre legato alle idee e non vorrei parlare delle idee come una merce ma sta di fatto che è questa la cosa che uno studio di design deve creare e in più il verbo produrre toglie un po&#8217; di quell&#8217;alone di magia che sempre sta intorno al processo creativo che in questo momento non servirebbe a rendere più chiaro il problema.</p>
<p>2. ammesso che si possa pensare di trovare una definizione che estingua il dibattito in merito.</p>
<p>3. mi viene in mente una bella frase di Bruno Munari in cui diceva che lui guardava una cosa e poi si domandava &#8220;si può fare diversamente?&#8221;</p>
<p>4. Robert I. Sutton <em>“Idee strampalate che funzionano, Come promuovere la creatività e l&#8217;innovazione nell&#8217;ambiente di lavoro”</em>, Elliot, Roma 2008</p>
<p>5. qui potrebbe essere divertente insieme cercare dei nuovi modi di stimolare il cambio di prospettiva. Per esempio un modo molto usato è fare i brainstorming al contrario, ovvero cercando come non dovrebbe essere un oggetto; un altro metodo che mi è capitato di usare è quello di vietare l&#8217;utilizzo del &#8220;no&#8221; e del &#8220;non&#8221; così che se uno non sia daccordo con una cosa debba trovare nuovi modi di dirlo; oppure fare delle ipotesi caricaturali dell&#8217;oggetto, con Daneel riempivamo pagine di oggetti fumettosi come passeggini lancia razzi o sedie che incorporano ghigliottine; insomma i metodi possono essere infiniti e sta al singolo gruppo sperimentare e trovare la propria strada.</p>
<p>6. questi tre principi sono poi modi per garantirsi una varianza elevata e per favorire l&#8217;adozione di prospettive nuove diverse da quelle passate.
</p></blockquote>


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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 08:25:12 +0000</pubDate>
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Questa mattina in metropolitana vicino a me c&#8217;era una mamma con due bambini. Il più grande ad un certo punto prende il suo sacchettino pieno di Gormiti e lo mostra ad una signora che che si trovava lì vicino.
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<p>Questa mattina in metropolitana vicino a me c&#8217;era una mamma con due bambini. Il più grande ad un certo punto prende il suo sacchettino pieno di Gormiti e lo mostra ad una signora che che si trovava lì vicino.</p>
<p>Ne estrae uno, poi un&#8217;altro, e mentre li mostra riscuote lo stupore e le domande ammirate della sua interlocutrice. Il secondo estratto era simile (non sono sicuro se esattamente quello) a quello nell&#8217;immagine in alto&#8230;</p>
<p>&lt;&lt; <em>E questo come si chiama? &#8220;Senzatesta&#8221; ? Non ha la testa&#8230; </em>&gt;&gt; fa notare la signora.</p>
<p>Il bambino non pronuncia nessuna parola ma lo sguardo un po&#8217; perplesso e un po&#8217; pensieroso va sul modellino del Gormita e sembra dirsi:</p>
<p>&#8220;<em>Accidenti!, non me n&#8217;ero mai accorto! &#8230;e adesso come faccio? cosa le dico&#8230;</em> &#8221;</p>
<p>.</p>
<p>A parte il fatto che forse il Gormita aveva un volto molto vagamente antropomorfo, comunque molto mitetizzato nella struttura del tronco, questa scena mi ha fatto riflettere per un attimo su come una persona adulta vede una mancanza perché confronta l&#8217;oggetto con un archetipo di riferimento che si è costruito attraverso l&#8217;esperienza. Mentre il bambino accetta come normale e &#8220;giusta così&#8221; la forma che non ha (o ha in modo minore) riferimenti pregressi.</p>
<p>Non sono esperto di scienze dell&#8217;apprendimento, e non voglio addentrarmi in considerazioni che potrebbero essere troppo imprecise. Tuttavia mi stupisce sempre un po&#8217; come i bambini siano in grado di percepire con occhi nuovi e slegati da condizionamenti. Il mio desiderio è quello di preservare questa preziosa dote ( <a href="http://www.infundibolo.org/2004/12/30/creativita-cose/">utilissima</a> per un designer ) che il tempo tende ad opacizzare e a condizionare silenziosamente.</p>


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		<description><![CDATA[Qualche sera fa, precisamente il 23 Marzo, insieme con Antonietta e Diego siamo stati alla mediateca di Santa Teresa a Milano per ascoltare Lawrence Lessig ospite dell&#8217;iniziativa Meet the Media Guru.
Non voglio qui ripercorrere la presentazione fatta da Lessig (si può rivedere qui), anche perchè non riuscirei a esprimere con la stessa semplicità e immediatezza [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche sera fa, precisamente il 23 Marzo, insieme con Antonietta e Diego siamo stati alla mediateca di Santa Teresa a Milano per ascoltare <a href="http://www.lessig.org/">Lawrence Lessig</a> ospite dell&#8217;iniziativa <a href="http://www.meetthemediaguru.org/guru/">Meet the Media Guru</a>.<br />
Non voglio qui ripercorrere la presentazione fatta da Lessig (<a href="http://lessig.blip.tv/#1949528">si può rivedere qui</a>), anche perchè non riuscirei a esprimere con la stessa semplicità e immediatezza tutti i concetti trattati, vorrei provare però a raccontare i temi trattati e fare alcune riflessioni.<br />
L&#8217;argomento al centro dell&#8217;indagine di Lessig è la <strong>fiducia</strong>.<br />
La fiducia che proviamo nei confronti di una persona o di una marca dipende da molti fattori ma in generale potremmo dire che dipende dalla capacità che ha questa persona o marca di essere giusta.<br />
Certo in questo modo in realtà introduciamo un ulteriore elemento di discussione perchè il concetto di giusto non è così facile da delineare e probabilmente non è neppure il più corretto in questo contesto.<br />
Possiamo dire che la fiducia è strettamente legata alla credibilità e la credibilità dipende dall&#8217;autonomia. Cioè dalla capacità di fare delle scelte, dare dei giudizi e dei consigli in modo libero da costrizioni o pressioni di qualsiasi tipo.<br />
L&#8217;autonomia non garantisce affatto che un giudizio sia giusto ma assicura che, anche se sbagliato, sia dato in buona fede.<br />
Quando però l&#8217;autonomia viene meno si ha una perdita di fiducia, una sfiducia e la perdita di autonomia si ha quando entrano nella partita i soldi.<br />
Il discorso non è che i soldi sono il diavolo ma che i soldi nel contesto sbagliato non generano necessariamente falsità ma quasi certamente produrranno sfiducia.<br />
La differenza tra falsità e sfiducia può sembrare ovvia ma è fondamentale quindi vale la pena approfondirla leggermente,<span id="more-128"></span> facciamo un esempio: se un politico prende soldi da un&#8217;azienda e poi lo stesso politico vota una legge che in qualche modo favorisce quell&#8217;azienda (o magari più in generale il mercato dentro al quale opera quell&#8217;azienda) si genera nei confronti di quel politico una forma di sfiducia(forse l&#8217;Italia è un caso a parte) indipendentemente dalla buona fede del suo gesto.<br />
La fiducia ha un valore inestimabile che spesso fa dimenticare anche mancanze reali, un piccolo esempio citato da Lessig stesso è Wikipedia, sono numerosi gli errori che vi si possono trovare all&#8217;interno ma la sua completa indipendenza, la mancanza di sponsor e quindi di denaro fanno si che nessuno possa dire &#8220;Non credo in Wikipedia perchè è fondamentalmente tutta questione di pubblicità&#8221;.<br />
La lezione tenuta da Lessig proseguiva mostrando come, nonostante molti sostengano che il denaro non cambi i risultati ai quali la politica o la scienza giungono vi sia più di un caso in cui difronte a problemi apparentemente limpidi si è scelto di non vedere, facendo scelte chiaramente sbagliate perchè le persone chiamate a prendere le decisioni erano dipendenti da qualcuno che le aveva indirizzate verso una soluzione.<br />
<strong>La dipendenza erode la fiducia e corrompe i risultati.</strong><br />
L&#8217;obiettivo è quindi quello di ripristinare la fiducia rimuovendo le dipendenze, per fare questo c&#8217;è bisogno di una dichiarazione per l&#8217;indipendenza così che le istituzioni mantengano la loro autonomia e così da rompere l&#8217;idea che per ottenere risultati bastino i soldi.<br />
Anche perchè se si accetta che i risultati dipendano esclusivamente da i soldi che uno è in grado di usare automaticamente si accetta che la qualità di una persona e del lavoro che svolge non ha importanza o comunque ha un&#8217;importanza marginale.</p>
<p>Fino a qualche tempo fa la capacità che avevano le persone di entrare in posseso delle informazioni era molto bassa, le grandi scelte, le regole del gioco venivano redatte a nostra<br />
insaputa. Quando molte persone delegano poche persone perchè queste prendano le scelte migliori per la collettività non è detto che quei pochi continuino a cercare di ottenere la miglior cosa per tutti e soprattutto il loro potere può essere in qualche modo comprato, indirizzato.<br />
Oggi, che i problemi del sistema sono evidenti a chiunque, esiste per le persone un nuovo modo di aggregarsi, una nuova dimensione di coscienza sociale. Una nuova capacità di scambiarsi informazioni e di entrare in contatto gli uni con gli altri.<br />
Ma in che modo una persona può attivamente fare qualcosa per eliminare questa situazione?<br />
Il nostro compito è quello di iniziare una rivoluzione culturale così da minare alla radice questo sistema corrotto basato sulla dipendenza. Ma come realizzare questa rivoluzione?<br />
Lessig prosegue citando Aldous Huxley: <em>&#8220;Nei giorni prima della meccanizzazione, gli uomimni e le donne che volevano divertirsi erano costretti, anche in modo umile, a diventare artisti. Ora stanno immobili e consentono a dei professionisti di intrattenerli con l&#8217;aiuto delle macchine. E&#8217; difficile credere che una cultura artistica possa fiorire in questa atmosfera di passività&#8221;</em>.<br />
Una delle risposte è proprio la partecipazione, la creazione di contenuti, artistici e politici, il ribaltamento di questa condizione di passività.<br />
Non molto tempo fa gli strumenti a disposizione per chi volveva raggiungere un grande numero di persone con le proprie idee erano molto costosi e la selezione per accedervi era molto forte.<br />
La tecnologia che oggi abbiamo a portata di mano quotidianamente ci permette di trasformarci in creatori di cultura, la rete ci consente di non essere semplici lettori ma lettori/scrittori (proprio come sto facendo io in questo momento) e questo è alla portata di tutti. Le potenzialità che abbiamo a disposizione oggi ci permettono di creare una una nuova forma di cultura libera, indipendente, a disposizione di tutti ma soprattutto fatta da tutti. Dal lettore, al lettore/scrittore fino al lettore/scrittore partecipante. In quest&#8217;ultima distinzione sta un&#8217;altro punto fondamentale, non basta produrre cultura ma bisogna condividerla e far si che gli altri possano costruire su di essa idee nuove.</p>
<p>Un ultima riflessione la voglio fare riguardo al mondo del product design visto che è di questo che mi occupo, gli oggetti sono un&#8217;espressione della nostra cultura quindi chi li progetta è un creatore di cultura o almeno dovrebbe esserlo. Progettare significa prendersi delle responsabilità, un oggetto fatto senza la consapevolezza delle proprie possibilità e dei propri obiettivi forse non ucciderà il suo utilizzatore finale ma è in un certo senso un&#8217;occasione sprecata. Nel mondo del product certi argomenti, che nell&#8217;universo del web sono tema di dabattito quotidiano fanno fatica ad essere assorbiti ma è forse nostro compito aprire il dibattito.</p>


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		<title>Progetta come se te ne fregasse davvero qualcosa!</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 23:03:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daneel Olivaw</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Manifacturing &#8211; il design del futuro

[fonte immagine]
Sabato scorso in compagnia di Alice e Luca ho avuto il piacere di essere al Piemonte Share Festival.
I ragazzi di Todo hanno presentato i loro lavori e Massimo Banzi ha illustrato le potenzialità di Arduino (di cui magari vi parlerò in un articolo dedicato). Infine è giunta l&#8217;ora del [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<h6>Manifacturing &#8211; il design del futuro</h6>
<p><img src="http://www.infundibolo.org/wp-content/uploads/2008/03/manifacturing.jpg" alt="manifacturing" /></p>
<p><small>[<a href="http://www.flickr.com/photos/john-yoko/267126912/" target="_blank">fonte immagine</a>]</small></p>
<p>Sabato scorso in compagnia di <a href="http://www.linkedin.com/in/alicegarbocci" target="_blank">Alice</a> e <a href="http://www.lucamascaro.info/blog/" target="_blank">Luca</a> ho avuto il piacere di essere al <a href="http://www.toshare.it/ita/" target="_blank">Piemonte Share Festival</a>.</p>
<p>I ragazzi di <a href="http://www.todo.to.it/" target="_blank">Todo</a> hanno presentato i loro lavori e Massimo Banzi ha illustrato le potenzialità di <a href="http://www.arduino.cc/" target="_blank">Arduino</a> (di cui magari vi parlerò in un articolo dedicato). Infine è giunta l&#8217;ora del quartetto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Donald_Norman" target="_blank">Norman</a>-<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bruce_Sterling">Sterling</a>-<a href="http://blog.debiase.com/2008/03/15.html" target="_blank">De Biase</a>-Bistagnino.</p>
<p>Donald Norman, in tour in italia per presentare <a href="http://www.anobii.com/books/Il_design_del_futuro/9788850326341/01c44f0008fb8fc9f8/" target="_blank">il suo nuovo libro</a>, si è confrontato con gli altri tre colleghi e con il pubblico riguardo alle nuove &#8220;macchine intelligenti&#8221; e alle responsabilità dei progettisti.</p>
<p>Premesso che la parola <em>design</em> qui ha un significato molto vicino a <em>progetto</em> e più lontano da <em>stile</em> ed <em>estetica</em>, la discussione si è svolta nella direzione di una progettazione centrata sull&#8217;utente (e non sulle funzioni, <a href="http://www.sketchin.ch/it/blog/2008/02/01/marketing-driven-design/" target="_blank">sul marketing</a> o sul designer).</p>
<blockquote><p>&#8230; utensili da cucina immancabili in ogni lista di nozze che si rispetti (come soprammobili, poi vai alla Coop e ti prendi un cavatappi, uno spremiagrumi, uno schiaccianoci che funzioni) . [<a href="http://businessunusual.wordpress.com/2008/03/13/il-design-del-futuro-introduzione-il-design-si-progetta-non-si-disegna-v-20/" target="_blank">fonte</a>]</p></blockquote>
<p>Poi arrivano gli oggetti del futuro, quelli che sono automatici, che sono &#8220;intelligenti&#8221; che pensano a tutto, salvo poi avere qualche problema di comunicazione con gli umani. Forse perchè, come per i computer, non si può parlare di intelligenza, ne tantomeno di stupidità: solo di spietata logica! uomini e macchine appartengono a due mondi diversi (<a href="http://www.infundibolo.org/2004/09/12/analogico-e-digitale-vecchio-e-nuovo/" target="_blank">analogico e digitale</a>) che possono essere complementari solo quando si viene a creare un dialogo proficuo fra i due, e non quando uno cerca di comandare l&#8217;altro.<br />
Questo è un tema che percorre tutto il libro di Norman.<span id="more-119"></span></p>
<p>Ecco che quindi il dibattito si è articolato partendo dalla ricerca del responsabile (di solito di un malfunzionamento). Se qualcosa non funziona è colpa dell&#8217;utente che non sa fare, dell&#8217;oggetto che non si fa capire, o del progettista che ha progettato  un sacco di belle funzioni ma non ha pensato a chi le doveva usare?</p>
<p>Finchè un oggetto svolge le funzioni in modo automatico e totalmente autonomo di solito non dà molti problemi, ma quando richiede l&#8217;interazione con l&#8217;utente possono nascere errori ed incomprensioni. In questo momento l&#8217;intelligenza della macchina corrisponde in realtà all&#8217;intelligenza del designer che l&#8217;ha progettata.</p>
<p>Ecco quindi un richiamo alla responsabilità del progettista, a non fidarsi solo del genio, ma saper anche ascoltare per capire cosa si può migliorare.</p>
<p>Da alcune considerazioni su Word e sui difetti dei word processor il botta e risposta tra Sterling e Norman is è acceso. Il primo sosteneva il proprio diritto ad essere spietatamente critico nei confronti di un oggetto non adatto ai propri bisogni, il secondo rimarcava la necessità di un&#8217;azione concreta, di fronte ad un difetto, per cercare di eliminarlo.<br />
L&#8217;insoddisfazione è dovuta al fatto che i software (o oggetti) che vogliono andare bene per tutti non saranno esattamente quello che serve a ciascuno, un prodotto generico non soddisferà al meglio le esigenze specifiche di ogni nicchia.<br />
La semplificazione è positiva solo se è ragionata ed è ben equilibrata rispetto alla complessità di un progetto. La complessità va affrontata e non negata con una semplificazione forzata.</p>
<p>.</p>
<p><em>edit: aggiungo il ink ai video degli interventi sopra citati:</em></p>
<p><em><a href="http://www.toshare.it/ita/video/manufacturing-digital-art" target="_blank">manifacturing digital art</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.toshare.it/ita/video/manufacturing-future-designs" target="_blank">manufacturing future designs</a></em></p>
<p>.</p>
<p><small>(Probabilmente i pensieri qua sopra sono un po&#8217; sparsi e scollegati, erano in partenza spunti della conferenza a cui si sono aggiunte e mischiate delle riflessioni mie. Naturalmente il tuo punto di vista è sempre gradito ;)</small></p>
<p><small>nota: il titolo è un famoso slogan dell&#8217;architetto <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cameron_Sinclair" target="_blank">Cameron Sinclair</a>, citato nell&#8217;introduzione de &#8220;Il design del futuro&#8221;</small></p>


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		<title>La percezione di ciò che non si può percepire</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 11:39:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daneel Olivaw</dc:creator>
				<category><![CDATA[riferimenti esterni]]></category>
		<category><![CDATA[douglas adams]]></category>
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		<description><![CDATA[
[fonte foto]
 &#8212; Guarda la pioggia&#8230; &#8212; disse l&#8217;uccello Guida.
&#8211; La sto guardando! che altro c&#8217;è da guardare?
&#8211; Cosa vedi?
&#8211; Come sarebbe a dire, stupido uccello? Vedo solo un mucchio di pioggia. E&#8217; solo acqua che cade.
&#8211; Che forme distingui nella pioggia?
&#8211; Forme? Non c&#8217;è nessuna forma. E&#8217; solo, solo&#8230;
&#8211; Solo un gran casino &#8212; [...]


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<p><small>[<a href="http://www.flickr.com/photos/ezu/61548084/" target="_blank">fonte foto</a>]</small></p>
<blockquote><p> &#8212; Guarda la pioggia&#8230; &#8212; disse l&#8217;uccello Guida.<br />
&#8211; La sto guardando! che altro c&#8217;è da guardare?</p>
<p>&#8211; Cosa vedi?</p>
<p>&#8211; Come sarebbe a dire, stupido uccello? Vedo solo un mucchio di pioggia. E&#8217; solo acqua che cade.</p>
<p>&#8211; Che forme distingui nella pioggia?</p>
<p>&#8211; Forme? Non c&#8217;è nessuna forma. E&#8217; solo, solo&#8230;</p>
<p>&#8211; Solo un gran casino &#8212; disse l&#8217;uccello Guida.</p>
<p>[...]</p>
<p>&#8211; Dimmi cosa vedi!</p>
<p>&#8211; Solo un effetto laser, stupido uccello.</p>
<p>&#8211; Lì non c&#8217;è niente che non ci fosse prima. Sto solo usando la luce perchè tu guardi come sono certe gocce in certi momenti. Ora cosa vedi?</p>
<p>La luce si spense.</p>
<p>&#8211; Niente.</p>
<p>&#8211; Sto facendo esattamente la stessa cosa, ma con la luce ultravioletta. Non riesci a scorgerla.</p>
<p>&#8211; Ma che senso ha mostrarmi una cosa che non posso vedere?</p>
<p>&#8211; <strong>Vorrei farti capire che il semplice fatto di vedere una cosa non significa che quella cosa si trovi lì. E se non vedi una cosa non significa che essa non sia lì: tu vedi solo ciò che i tuoi sensi ti fanno percepire</strong>.</p>
<p>[<a href="http://www.anobii.com/books/Praticamente_innocuo/9788804572114/0127cc937f783e9dcd/" title="su anobii" target="_blank"><em>Douglas Adams, Praticamente innocuo</em></a>]</p></blockquote>
<p>Ecco una secondo breve estratto da &#8220;Praticamente innocuo&#8221;.<br />
Questa volta si tratta  di un dialogo  fra la bambina Casualità (è il suo nome) e l&#8217;uccello Guida. L&#8217;uccello effettua una serie di prove per sintonizzare il suo modo di esprimersi e comunicare con quello della bambina.</p>
<p>Alla fine si giunge all&#8217;interessante riflessione sul fatto che non sempre quello che percepiamo corrisponde esattamente a cio che esiste nel mondo fisico. A volte (seppure raramente) possiamo percepire delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Illusione_ottica" title="illusioni ottiche" target="_blank">immagini illusorie</a> oppure, più spesso, non percepiamo cose che invece esistono ma sono al di fuori delle nostre capacità sensoriali o cognitive.</p>
<p>Interessante quindi esplorare il funzionamento della percezione umana e i suoi limiti, in funzione della quale possono derivare delle scelte progettuali.<br />
Affascinante e forse  un po&#8217; inquietante non essere perfettamente sicuri di ciò che vediamo, e di ciò che non possiamo vedere.<br />
E tutto questo moltiplicato per 5, perchè sebbene spesso si faccia riferimento alla vista, lo stesso vale per gli altri sensi. Senza contare che a volte essi creano ponti fra di loro (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sinestesia_%28psicologia%29" title="sinestesia" target="_blank">sinestesie</a>).</p>


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		<title>Design Job: il forum</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 09:59:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daneel Olivaw</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Design Job è un nuovo punto di incontro per industrial designer in cerca di lavoro e per aziende alla ricerca di professionisti e designer.
Design Job è nato dalla volontà di Stefano Nolletti, un architetto con la passione del design che “dopo l’ennesima frustrante ricerca di lavoro su internet” ha deciso di ideare questo forum dedicato [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.infundibolo.org/wp-content/uploads/2008/03/d-job.jpg" alt="designjob" /></p>
<p>Design Job è un nuovo punto di incontro per industrial designer in cerca di lavoro e per aziende alla ricerca di professionisti e designer.</p>
<p>Design Job è nato dalla volontà di <a href="http://www.nolletti.it/" title="sito personale di stefano nolletti" target="_blank">Stefano Nolletti</a>, un architetto con la passione del design che “<em>dopo l’ennesima frustrante ricerca di lavoro su internet”</em> ha deciso di ideare questo forum dedicato alla ricerca di lavoro per neolaureati e giovani designer. Il forum è stato da poco inaugurato e ha già un buon numero di iscritti.<br />
Ci si può presentare per cercare un impiego o pubblicare una ricerca di personale. Sono inoltre presenti offerte di lavoro riportate da altri siti, in modo da diventare anche un punto di informazione e raccolta di occasioni esterne al forum.</p>
<p>Oltre al mercato del lavoro è comunque possibile confrontarsi e discutere su problematiche inerenti la professione del designer e condividere le risorse conosciute.</p>
<p>Siete invitati a partecipare ;)<br />
Il forum si trova qui: <a href="http://designjob.forumup.it" title="designjob" target="_blank">http://designjob.forumup.it</a></p>


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		<title>Le cose che non si possono in alcun modo rompere</title>
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		<comments>http://www.infundibolo.org/2008/02/23/le-cose-che-non-si-possono-in-alcun-modo-rompere/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 Feb 2008 21:15:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daneel Olivaw</dc:creator>
				<category><![CDATA[progettazione]]></category>
		<category><![CDATA[riferimenti esterni]]></category>
		<category><![CDATA[disassemblaggio]]></category>
		<category><![CDATA[guasto]]></category>
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		<description><![CDATA[




[fonte foto]
&#8230;varie persone che andavano a lavorare nei palazzi destinati ad accogliere il condizionamento automatico, parlarono con i tecnici addetti al Respir-Intell, e il dialogo si svolse circa così.
 &#8212; Ma, se vogliamo aprire le finestre?
 &#8212; Non avrete bisogno di aprire le finestre con il nuovo Respir-Intell.
 &#8212; Sì, ma supponiamo che volessimo solo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_122" class="wp-caption alignnone" style="width: 390px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.flickr.com/photos/kenstein/19959807/"><img class="size-full wp-image-122" title="out-of-order" src="http://www.infundibolo.org/wp-content/uploads/2008/11/out-of-order.jpg" alt="emercency out of order" width="380" height="100" /></a></dt>
</dl>
</div>
<p><small>[<a href="http://www.flickr.com/photos/kenstein/19959807/" target="_blank">fonte foto</a>]</small></p>
<blockquote><p>&#8230;varie persone che andavano a lavorare nei palazzi destinati ad accogliere il condizionamento automatico, parlarono con i tecnici addetti al Respir-Intell, e il dialogo si svolse circa così.</p>
<p><em> &#8212; Ma, se vogliamo aprire le finestre?</em></p>
<p><em> &#8212; Non avrete bisogno di aprire le finestre con il nuovo Respir-Intell.</em></p>
<p><em> &#8212; Sì, ma supponiamo che volessimo solo aprirle per un po&#8217;?</em></p>
<p><em> &#8212; Non avrete bisogno di aprirle nemmeno per un po&#8217;. A tutto provvederà il nuovo sistema Respir-Intell.</em></p>
<p><em> &#8212; Uhm.</em></p>
<p><em> &#8212; Godetevi il Respir-Intell!</em></p>
<p><em> &#8212; Va bene, e se il Respir-Intell si rompesse, funzionasse male o cose del genere?</em></p>
<p><em> &#8212; Ah! Una delle caratteristiche più intelligenti del Respir-Intell è che non può in alcun modo rompersi. Proprio così. Di questo non dovete assolutamente preoccuparvi. Godetevi i vostri respiri, adesso, e buona giornata.</em></p>
<p>(Fu naturalmente a causa dei Grandi Tumulti per la Ventilazione e il Telefono di SrDt 3454, che ora tutti i congegni meccanici, elettrici, quanto meccanici, idraulici e anche a energia eolica, a vapore o a pistoni devono per legge recare una certa scritta. Per quanto piccolo sia l&#8217;oggetto, i suoi progettisti sono costretti a infilare da qualche parte la scritta, perché essa è in fondo destinata a richiamare più la loro attenzione che quella dell&#8217;utente.</p>
<p>La scritta dice:<br />
&#8220;<strong>La principale differenza tra una cosa che potrebbe rompersi e una cosa che non può in alcun modo rompersi è che quando una cosa che non può in alcun modo rompere si rompe, di solito risulta impossibile da riparare</strong>.&#8221;)</p>
<p>[<a title="su anobii" href="http://www.anobii.com/books/Praticamente_innocuo/9788804572114/0127cc937f783e9dcd/" target="_blank"><em>Douglas Adams, Praticamente innocuo</em></a>]</p></blockquote>
<p>Questa citazione tratta da Adams mi ha fatto sorridere, e mentre sorridevo mi sono accorto che portava con se degli argomenti importanti per un progettista. La riporto qui per condividerla con tutti, e con il proposito di presentarne altre in futuro.</p>
<p>L&#8217;osservazione finale è tanto spiritosa quanto vera! strizza l&#8217;occhio alla <a title="legge di murphy su wikipedia" href="http://it.wikiquote.org/wiki/Legge_di_Murphy" target="_blank">legge di Murphy</a> e predice catastrofici guasti per contrappasso a chi tenta di produrre l&#8217;oggetto perfetto (<em>&#8220;che non si può in alcun modo rompere&#8221;</em>).</p>
<p>Gli insegnamenti per il progettista quindi sono (in ordine sparso):</p>
<ul>
<li>tentare di progettare un oggetto perfetto va bene, ma non illudersi di esserci riusciti; qualcuno o qualcosa troverà prima o poi il modo di provocare un guasto</li>
<li>prevedere che le cose si possono guastare; e di conseguenza prevedere un modo per ripararle facilmente</li>
<li>se non è conveniente riparare prevedere una facile sostituzione, e di conseguenza un facile smaltimento (vedi <a title="design for disassembling" href="http://www.matrec.it/strumenti/ecodesign/introd_eco-des.htm" target="_blank">disassemblabilità</a>, oggetti monomaterici, ecc)</li>
<li>meno componenti ci sono e meno sono i componenti che potranno guastare: la semplicità (ragionata) paga anche sotto questo aspetto.</li>
</ul>
<p><span id="more-112"></span><br />
vi viene in mente qualcos&#8217;altro?</p>


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		<item>
		<title>Modu, cellurare o un po’ di più?</title>
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		<comments>http://www.infundibolo.org/2008/02/08/modu-cellurare-o-un-po-di-piu/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 14:14:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daneel Olivaw</dc:creator>
				<category><![CDATA[oggetti]]></category>
		<category><![CDATA[progettazione]]></category>
		<category><![CDATA[cellulare]]></category>
		<category><![CDATA[connesso]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
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		<category><![CDATA[modulare]]></category>
		<category><![CDATA[telefono]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dopo essermi imbattuto in diversi articoli su Modu visionati superficialmente, oggi con un attimo più di attenzione mi sembra di aver visto qualcosa di più&#8230;
C&#8217;è chi lo ha presentato come un &#8220;cellulare lego&#8220;, chi come un &#8220;cellulare ad incastro&#8220;. Il sito ufficiale, ad oggi, è molto scarno, solo un bel video presenta più che il [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.infundibolo.org/wp-content/uploads/2008/02/modu.jpg" alt="modu mobile fone" /></p>
<p>Dopo essermi imbattuto in diversi articoli su Modu visionati superficialmente, oggi con un attimo più di attenzione mi sembra di aver visto qualcosa di più&#8230;</p>
<p>C&#8217;è chi lo ha presentato come un &#8220;<a href="http://www.visionpost.it/index.asp?C=3&amp;I=2910" target="_blank">cellulare lego</a>&#8220;, chi come un &#8220;<a href="http://www.pitelefonia.it/p.aspx?i=2183532" target="_blank">cellulare ad incastro</a>&#8220;. Il sito ufficiale, ad oggi, è molto scarno, solo un bel video presenta più che il prodotto uno scenario d&#8217;uso. In realtà è una collezione di frammenti che lasciano intravedere qualcosa di vago e non molto di più, anche l&#8217;immagine del prodotto compare solo qualche frazione di secondo.</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/8Fx4WUutlJY&#038;fs=1" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed src="http://www.youtube.com/v/8Fx4WUutlJY&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Nel video si vede il Modu infilato in un tostapane, in un telefono fisso, in un portatile, in auto, in un GPS &#8230;</p>
<p>Tecnicamente si tratta di un oggetto leggermente più sottile dell&#8217;attuale generazione di iPod Nano e che pesa poco più di 42 grammi. È dotato di un piccolo schermo a colori e di una tastiera essenziale, che gli permettono di funzionare da cellulare rudimentale. Incorpora l&#8217;antenna e tutta la circuiteria necessaria per ricevere e inviare informazioni sulle reti cellulari, in uno spazio ridotto e appositamente predisposto per l&#8217;inserimento nelle suddette custodie.</p>
<p>Anche se tecnicamente si tratta di un aggeggio basato su un modulo di comunicazione <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/GPRS" target="_blank">gprs</a>, mi sembra un oggetto più simile ad un contenitore della propria identità personale (contatti, gusti, preferenze, impostazioni) che di volta in volta può essere inserita nel dispositivo che stiamo utilizzando per renderlo uno strumento immediatamente personalizzato e pronto per la sua funzione specifica.</p>
<p>Quest&#8217;idea mi elettrizza e allo stesso tempo mi pone qualche interrogativo (e se lo perdo?). Comunque credo che chiamare Modu cellulare a questo punto sia molto riduttivo.</p>
<p>Resta da vedere come questo scenario che coinvolge molti prodotti e necessita di un ecosistema di oggetti si possa concretizzare nel mercato.</p>
<p>[sito del produttore: <a href="http://www.modumobile.com/" target="_blank"><font size="-1"><span class="a">www.modumobile.com</span></font></a> ; fonti: <a href="http://www.pitelefonia.it/p.aspx?i=2183532" target="_blank">Punto Informatico</a>, <a href="http://www.visionpost.it/index.asp?C=3&amp;I=2910" target="_blank">Visionpost</a>]</p>


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		<item>
		<title>appunti di viaggio: il finestrino del treno</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Infundibolo/~3/V0c2sKgdAow/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2008 14:26:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daneel Olivaw</dc:creator>
				<category><![CDATA[progettazione]]></category>
		<category><![CDATA[analogico]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[oggetti]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[treno]]></category>

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		<description><![CDATA[
Viaggiavo qualche giorno fa su un Cisalpino Milano-Lugano.
In un gruppo di sedili del lato opposto al mio una signora di media età desiderava abbassare la tendina per togliersi il sole dagli occhi.
Afferra il bordo della tendina e tira verso il basso. La tendina non si muove. Tira più forte, poi comincia a lamentarsi per il [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.infundibolo.org/wp-content/uploads/2008/01/senza-titolo-1.jpg" alt="treno" /></p>
<p>Viaggiavo qualche giorno fa su un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/ETR_470" title="ETR 470" target="_blank">Cisalpino</a> Milano-Lugano.</p>
<p>In un gruppo di sedili del lato opposto al mio una signora di media età desiderava abbassare la tendina per togliersi il sole dagli occhi.</p>
<p>Afferra il bordo della tendina e tira verso il basso. La tendina non si muove. Tira più forte, poi comincia a lamentarsi per il materiale non funzionante delle ferrovie. Vengono in suo soccorso le persone che stavano nei sedili adiacenti, chi provando ad aggrapparsi alla tenda per farla scendere (senza risultato), chi sostenendo l&#8217;invettiva contro i treni sempre rotti.</p>
<p>Ora svelerò alla signora (e a voi) l&#8217;arcano motivo che impediva alla sua tendina di funzionare:<span id="more-107"></span></p>
<p><img src="http://www.infundibolo.org/wp-content/uploads/2008/01/cisalpino.jpg" alt="interno cisalpino" /></p>
<p>Si signori! le tendine del Pendolino sono elettriche!<br />
Come si può vedere dall&#8217;immagine, nell&#8217;angolo, vicino al finestrino c&#8217;è un doppio pulsante che comanda la tenda.</p>
<p>E allora come ha potuto la signora essere così ottusa da non accorgersene? E soprattutto chi è venuto in suo soccorso è risultato essere altrettanto inabile!</p>
<p>Forse è il caso di sottolineare che <strong>qualcosa non funziona nell&#8217;oggetto, e non nell&#8217;utente</strong>. C&#8217;è stato qualche errore o della superficialità nella progettazione.</p>
<ul>
<li>sul pulsante non c&#8217;è nessun tipo di indicazione, non un&#8217;icona, non una parola (forse che si sia cancellato col tempo), niente che rimandi alla sua funzione</li>
<li>il comando non si trova nel punto in cui un utente normale rivolge l&#8217;attenzione quando vuole regolare la tenda</li>
<li>il bordo della tendina è perfettamente prensile e potrebbe invitare a tirare come consuetudine nei finestrini dei treni</li>
<li>sul bordo della tendina è presente un messaggio di avvertimento, ma è scritto in un piccolo riquadro con un carattere minuscolo, forse perchè ci doveva stare l&#8217;avviso in tre lingue diverse&#8230;<br />
in ogni caso un avviso testuale non è sufficiente a reinviare l&#8217;attenzione dell&#8217;utente dal punto naturale in cui si posa al punto in cui si trova l&#8217;interruttore.</li>
</ul>
<p>Bene, abbiamo trovato l&#8217;errore! la prossima volta (che si progetta l&#8217;interno di un treno) ci vorrà un po più di attenzione ;)</p>
<p>Per non fare la maestrina acida che rimarca solo gli errori degli altri mi sono chiesto <em>come avrei fatto io?</em>&#8230;<br />
Forse avrei posizionato l&#8217;interruttore direttamente nella parte prensile della tendina.<br />
O forse ancora meglio, avrei lasciato un tendina tradizionale senza comando elettrico che se ben costruita credo non risulti difficile da comprendere e meneggiare a nessuno, nemmeno alla signora nostra compagna di viaggio.</p>
<p>Cosa ne pensate? Avreste corretto in un altro modo questo problema?</p>


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		<title>Cos’è il colore</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/Infundibolo/~3/aRQpcvX2mHk/</link>
		<comments>http://www.infundibolo.org/2007/10/31/cose-il-colore/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 31 Oct 2007 17:39:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daneel Olivaw</dc:creator>
				<category><![CDATA[riferimenti esterni]]></category>
		<category><![CDATA[teoria]]></category>
		<category><![CDATA[colore]]></category>
		<category><![CDATA[luce]]></category>
		<category><![CDATA[percezione]]></category>

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		<description><![CDATA[
Vorrei proporre questo brano che mi è capitato di incontrare oggi quasi per caso navigando.
Si parla di colore, o meglio di cosa è il colore.. ma non voglio aggiungere altro per lasciarvi subito gustare la lettura di questa perla.
Il colore è un fenomeno. E&#8217; un prodotto della nostra attività cerebrale. Fuori di noi non c&#8217;è [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.infundibolo.org/wp-content/uploads/2007/10/colore.jpg" alt="colore.jpg" /></p>
<p>Vorrei proporre questo brano che mi è capitato di incontrare oggi quasi per caso navigando.<br />
Si parla di colore, o meglio di cosa è il colore.. ma non voglio aggiungere altro per lasciarvi subito gustare la lettura di questa perla.</p>
<blockquote><p>Il colore è un fenomeno. E&#8217; un prodotto della nostra attività cerebrale. Fuori di noi non c&#8217;è nessun colore, ma solo delle radiazioni elettromagnetiche che, interagendo con la materia, sono da noi trasformate in valutazioni cromatiche. Mi colpisce il fatto che noi giudichiamo il mondo, dal punto di vista visivo, non conoscendo il mondo, ma il suo contrario&#8230;<br />
E dunque quando nessuno li guarda i colori non esistono. Il colore entra nel mondo al mattino ed esce alla sera. il nostro sguardo è fecondatore. Possiamo anche dire così: il colore nasconde la tragedia o la catastraofe dei bordi delle cose&#8230;<br />
Il colore arricchisce notevolmente la varietà fenomenica. Ci sono culture che lo rifiutano proprio per questo, preferendogli la forma, per la sua costante oggettualità, mentre il colore è variabile, inafferrabile. Il colore è una proprietà della luce, e la luce si è sempre identificata con la vita&#8230;</p></blockquote>
<p>[ Narciso Silvestrini, <em>"I nodi del colore"</em><br />
in <span style="font-style: italic">Nodi</span> a cura di Marco Belpoliti e Jean-Michel Kantor, Marcos y Marcos, 1996, Milano ]</p>
<p><small>[ foto <a href="http://www.flickr.com/photos/muckster/64816787/in/pool-catchy/" target="_blank">http://www.flickr.com/photos/muckster/64816787/in/pool-catchy/</a> ]</small></p>


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