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	<title>Insane Economy</title>
	
	<link>http://insaneconomy.blogdo.net</link>
	<description>L'economia da un altro punto di vista</description>
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		<title>Bad Job I</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 07:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ignazio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Good Job, Bad Job...]]></category>
		<category><![CDATA[accountant]]></category>
		<category><![CDATA[bad job]]></category>
		<category><![CDATA[jobfinder]]></category>
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		<description><![CDATA[La contrazione della domanda, la crisi che si è manifestata in diversi mercati, unita ad una sempre maggiore difficoltà  nel cambiare lavoro o nell&#8217;individuare un primo impiego, si traducono in una proliferazione di siti per la ricerca di lavoro e di &#8220;jobfinder&#8221;1 che in alcuni casi mostrano degli annunci che vanno dal discutibile all&#8217;offensivo. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">La contrazione della domanda, la crisi che si è manifestata in diversi mercati, unita ad una sempre maggiore difficoltà  nel cambiare lavoro o nell&#8217;individuare un primo impiego, si traducono in una proliferazione di siti per la ricerca di lavoro e di &#8220;jobfinder&#8221;<sup>1</sup> che in alcuni casi mostrano degli annunci che vanno dal discutibile all&#8217;offensivo. In questa rubrica, che prende spunto da un <a href="http://www.lucasartoni.com/lavoro/qualche-consiglio-per-chi-cerca-lavoro" target="_blank">post di Sartoni</a>, da ora in poi ne avrete degli esempi.</p>
<p style="text-align: justify">Partiamo da <a title="Senior Accountant" href="http://lavoro.corriere.it/Annunci/annuncio_121676176.htm?utm_source=jobagent&amp;utm_medium=email" target="_blank">uno</a>, tratto Trovolaro.it, area dedicata del Corriere della Sera, che ha tutti gli elementi necessari per i nostri scopi.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify">SENIOR ACCOUNTANT (ESPERTO/A CONTABILITA&#8217; &#8211; ANALISI &#8211; BILANCIO)</p>
<p style="text-align: justify">Sede di Lavoro: Agrate Brianza</p>
<p style="text-align: justify">La nostra azienda cliente fornisce solzioni in ambito di test di sicurezza e certificazioni.</p>
<p style="text-align: justify">I loro marchi e servizi agevolano l&#8217;accesso e l&#8217;accettazione dei prodotti su maggiori mercati del mondo.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-324"></span>Per ampliamneto organico siamo alla ricerca di:</p>
<p style="text-align: justify">SENIOR ACCOUNTANT (ESPERTO/A CONTABILITA&#8217; &#8211; ANALISI &#8211; BILANCIO)</p>
<p style="text-align: justify">REQUISITI MINIMI</p>
<p style="text-align: justify">Laurea (Vecchio Ordinamento o Specialistica) in Economica e Commercio;</p>
<p style="text-align: justify">Età 30/40;</p>
<p style="text-align: justify">Residenza in provincia di Milano;</p>
<p style="text-align: justify">Ottimo inglese;</p>
<p style="text-align: justify">Esperienza di minimo 5 anni : Contabilità &#8211; Analisi &#8211; Bilancio (si occuperà anche di consulenza e reporting);</p>
<p style="text-align: justify">Dovrà gestire i processi di chiusura mensile e annuale dei bilanci della società e garantire un accurato reporting;</p>
<p style="text-align: justify">Conoscenza di US GAAP(principi di contabilità americana);</p>
<p style="text-align: justify">Conoscenza Oracle;</p>
<p style="text-align: justify">Provenienza da multinazionale preferibilmente americana;</p>
<p style="text-align: justify">Autonomia, Determinazione , Capacità di Problem Solving e forte capacità di negoziazione;</p>
<p style="text-align: justify">Disponibilità immediata</p>
<p style="text-align: justify">INQUADRAMENTO</p>
<p style="text-align: justify">Contratto a Tempo Indeterminato (RAL € 35,000 &#8211; 40,000)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Ammesso che non sia un fake, la prima considerazione va subito fatta per la denominazione della posizione. Scelta della lingua inglese per la prima parte, che individua effettivamente solo l&#8217;anzianità nel ruolo (senior è infatti una figura professionale con esperienza superiore ai cinque anni), e di seguito la pseudo traduzione in italiano.</p>
<p style="text-align: justify">Subito dopo inizia in maiuscolo un&#8217;area dei requisiti minimi, dalla quale si intravede una figura di responsabile dell&#8217;area contabilità e bilancio o comunque di una risorsa di grande rilievo per l&#8217;azienda che è in cerca, con un bagaglio di competenze ed esperienze considerevoli (vedasi anche la conoscenza di sistemi informativi specifici e doti di &#8220;negoziazione&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify">Certo di avere trovato un bel lavoro e di poterci provare anche io arrivo all&#8217;ultima parte dell&#8217;annuncio, la retribuzione annuale lorda.  Si offrono 35.000-40.000 euro lordi l&#8217;anno che, facendo un rapido calcolo o utilizzando uno dei tanti siti che permettono il calcolo della retribuzione netta, si traducono in 1.800 euro al mese se si è single e in 2.200 se si è sposati con moglie e un figlio a carico<sup>2</sup>. Ora, io non mi permetto di sputare su nessun lavoro, ma l&#8217;offerta economica non vi sembra un po&#8217; bassina data la richiesta di competenze?</p>
<p style="text-align: justify">Chi ricerca personale, infatti, dovrebbe essere esperto nella motivazione e nella selezione dello stesso e dovrebbe essere altrettanto consapevole che chi ha sviluppato  un tale livello di formazione professionale non si sente adeguatamente valorizzato nel leggere un annuncio come questo.</p>
<p style="text-align: justify">Provate solo a immaginare quanta fatica sia necessaria per costruire una esperienza in contabilità in una multinazionale americana, affiancando anche le capacità di problem solving e di consulente. Io stesso ho lavorato, come prima esperienza, presso una multinazionale americana e proprio nel settore contabilità. Guadagnavo circa 1.400 euro netti al mese (straordinari inclusi) e lavoravo più o meno 12 ore al giorno, incluso qualche sabato e domenica. Moltiplicate questi sforzi per almeno cinque anni, continuate a studiare, continuate a coltivare le vostre ambizioni e interessi ed alla fine potrete candidarvi per questa posizione.</p>
<p style="text-align: justify">In tutta sincerità mi sembra un po&#8217; troppo. Non voglio certo farne una questione solo di soldi, ma la cultura e le esperienze devono avere un valore perché di pacche sulle spalle non si campa.</p>
<ol class="footnotes">
<li id="footnote_0_324" class="footnote">Un jobfinder è uno strumento di ricerca che aggrega, raccoglie ed organizza gli annunci di lavoro selezionandoli in ragione degli elementi che sono stati inseriti nel proprio profilo.</li>
<li id="footnote_1_324" class="footnote">Il calcolo prevede un solo reddito nella famiglia</li>
</ol>
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		<title>L’ammortamento</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 07:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ignazio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Finance & accounting]]></category>
		<category><![CDATA[ammortamento]]></category>
		<category><![CDATA[civilistico]]></category>
		<category><![CDATA[fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[IAS 16]]></category>
		<category><![CDATA[IAS 38]]></category>
		<category><![CDATA[immobilizzazioni materiali]]></category>
		<category><![CDATA[immobilizzazioni tecniche]]></category>
		<category><![CDATA[principio contabile n°16]]></category>
		<category><![CDATA[principio contabile n°24]]></category>
		<category><![CDATA[quota ammortamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra le prime definizioni che si incontrano studiando ragioneria quella che ha le maggiori refluenze per la costruzione del bilancio è quella che identifica i costi monetari e i costi non monetari. Tale distinzione permette di scindere in modo chiaro e netto l&#8217;aspetto finanziario, l&#8217;uscita di cassa, dall&#8217;aspetto economico, l&#8217;attribuzione del costo di competenza. L&#8217;ammortamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://insaneconomy.blogdo.net/files/2009/10/ammortamento.png"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://insaneconomy.blogdo.net/files/2009/10/ammortamento.png" alt="ammortamento Lammortamento" width="390" height="160" title="Lammortamento" /></a>Tra le prime definizioni che si incontrano studiando ragioneria quella che ha le maggiori refluenze per la costruzione del bilancio è quella che identifica i costi monetari e i costi non monetari. Tale distinzione permette di scindere in modo chiaro e netto l&#8217;aspetto finanziario, l&#8217;uscita di cassa, dall&#8217;aspetto economico, l&#8217;attribuzione del costo di competenza. L&#8217;ammortamento è la realizzazione pratica dell&#8217;applicazione di questo principio</p>
<p><span id="more-310"></span></p>
<h2 style="text-align: justify">Definizione</h2>
<p style="text-align: justify">Innanzitutto partiamo dalla definizione economica, che definisce l&#8217;ammortamento come quella quota parte del valore di un bene ad utilità pluriennale (macchinario, fabbricato, impianto, serverfarm) che è attribuita ad un esercizio. In termini pratici significa che avendo acquistato un macchinario del valore di € 100.000 che presumibilmente utilizzeremo per i prossimi 8 anni dobbiamo distribuire il costo di acquisto nei prossimi 8 esercizi, individuando quella parte del macchinario che via via verrà &#8220;consumata&#8221; dai processi di produzione. Da questa ripartizione nasce la scissione tra aspetto finanziario e aspetto economico. Da notare che non si è approfondito se il macchinario è stato acquistato pagando in contanti o con un prestito, se è stato pagato oppure ancora no (aspetto finanziario), ma si è sottolineato il ruolo che svolge all&#8217;interno dei processi produttivi dell&#8217;azienda e il suo contributo, cioè il costo di competenza o ammortamento, al compimento delle attività di produzione/trasformazione delle materie prime.</p>
<h2 style="text-align: justify">Diversi tipi di ammortamento</h2>
<p style="text-align: justify">Esistono due tipi di ammortamento, quello civilistico e quello fiscale.  L&#8217;ammortamento civilistico è libero e viene effettuato applicando il criterio della vita utile residua del bene pur mantenendo salvi i principi generali di redazione del bilancio (chiarezza, verità, correttezza). In questo caso posso scegliere di ripartire il costo di due macchinari identici anche in modo diverso in ragione di valutazioni sulla loro usura o sulla loro contribuzione al processo di creazione del valore.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;ammortamento fiscale è determinato in base alle aliquote di ammortamento previste dal fisco, che indicano la quota massima deducibile ai fini della determinazione del reddito d&#8217;impresa fiscalmente imponibile.</p>
<h2 style="text-align: justify">La normativa contabile nazionale ed internazionale</h2>
<p style="text-align: justify">La nostra normativa affronta il problema dell&#8217;ammortamento all&#8217;art. 2424 e 2425 del Codice Civile e lo approfondisce nel principio contabile n°16 per le immobilizzazioni materiali<sup>1</sup> e nel principio n°24 per le immobilizzazioni immateriali<sup>2</sup>. Parliamo di ammortamento, infatti, ogni volta in cui ripartiamo un costo pluriennale derivante dall&#8217;acquisizione o dalla acquisizione in economia di una immobilizzazione sia materiale sia immateriale. Nel bilancio la rilevazione dell&#8217;ammortamento influenza sia l&#8217;attivo dello stato patrimoniale, che vede una riduzione del valore delle immobilizzazioni ricomprese nella voce B I e B II  pari all&#8217;ammortamento del periodo, sia il conto economico che alla voce B10 vede incrementare i costi di competenza in ragione della quota di &#8216;ammortamento calcolata. Deve essere ricordato che la quota di ammortamento si calcola su ogni singolo bene che fa parte del patrimonio dell&#8217;azienda ed è inserito nel registro dei cespiti o beni ammortizzabili e che per le tipologie di beni facenti parte del patrimonio aziendale (attrezzature, fabbricati, impianti, manutenzioni straordinarie, diritti di brevetto,  ecc..) si applicano aliquote, sia per l&#8217;ammortamento civilistico sia per quello fiscale,  diverse per la ripartizione del costo in più esercizi.</p>
<p style="text-align: justify">Per quanto concerne il confronto con i principi contabili internazionali si trova il tema delle immobilizzazioni nello <strong>IAS 16</strong> (immobilizzazioni tecniche) e nello <strong>IAS 38</strong> (attività immateriali). La prima differenza interpretativa che si riscontra dalla lettura dei principi internazionali riguarda propria ciò che può essere considerata una immobilizzazione e quindi ciò che può essere ammortizzato da cui si evince una preferenza per l&#8217;aspetto sostanziale dell&#8217;organizzazione dei fattori produttivi rispetto al mero approccio giuridico. Sono, infatti, accettabili per gli IAS anche quei beni che non sono proprietà (esclusi i leasing), ma che nella sostanza vengono utilizzati per la produzione del reddito.</p>
<h2 style="text-align: justify">Suggerimenti e particolarità</h2>
<p style="text-align: justify">Il tema della gestione degli ammortamenti è particolarmente complesso e riguardando, soprattutto per le società di notevoli dimensioni, una universalità di beni estremamente eterogenea non può prescindere da un sistema informatizzato che gestisca sia la tenuta del registro degli inventari e che si occupi dell&#8217;elaborazione delle quote di ammortamento del singolo bene anno per anno. Al fine di garantire la corretta applicazione dei principi del bilancio è, inoltre, effettuare periodiche ricognizioni e valutazioni dello stato delle immobilizzazioni tecniche al fine di potere realizzare eventuali operazioni di variazione dei coefficienti di ammortamento (civilistici) o eventuali svalutazioni/rivalutazioni del valore delle stesse.</p>
<p style="text-align: justify">Va, infine, ricordato che qualsiasi variazione delle percentuali di ammortamento o del criterio di ammortamento venga effettuata gli amministratori devono provvedere a specificarla e motivarla all&#8217;interno della nota integrativa.</p>
<ol class="footnotes">
<li id="footnote_0_310" class="footnote">e immobilizzazioni materiali sono beni di uso durevole, costituenti parte dell&#8217;organizzazione dei fattori produttivi normalmente impiegati come strumenti di produzione del reddito della gestione tipica o caratteristica. Sono immobilizzazioni materiali i macchinari, gli impianti di produzione, i mezzi di traporto di proprietà ecc..</li>
<li id="footnote_1_310" class="footnote">Le immobilizzazioni immateriali sono caratterizzate dalla mancanza di tangibilità e sono costituite da costi che non esauriscono la loro utilità in un solo periodo, ma manifestano i benefici economici lungo un arco temporale di più esercizi. Esempi di immobilizzazioni immateriali sono i costi di impianto, diritti di brevetto, marchi, ecc..</li>
</ol>
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		<title>La legge è uguale per tutti</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 18:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ignazio</dc:creator>
				<category><![CDATA[My two cents]]></category>
		<category><![CDATA[articolo 3]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://www.governo.it/Governo/Costituzione/CostituzioneRepubblicaItaliana.pdf"><strong>Art. 3</strong></a></p>
<p><a href="http://www.governo.it/Governo/Costituzione/CostituzioneRepubblicaItaliana.pdf">Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.</a></p>
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		<item>
		<title>La contabilità analitica</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 06:44:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ignazio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Controllo di gestione]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi si occupa di controllo di gestione ha bisogno di strumenti e processi che gli permettano di rispondere a domande tipo: &#8220;Quanto costa?&#8221;, &#8220;Posso rendere più efficiente la produzione del prodotto X?&#8221; o anche &#8220;Quante risorse assorbe una specifica funzione aziendale?&#8221;  La contabilità analitica, spesso definita anche contabilità dei costi, è lo strumento che è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://insaneconomy.blogdo.net/files/2009/10/Area-Controllo-di-Gestione.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://insaneconomy.blogdo.net/files/2009/10/Area-Controllo-di-Gestione.jpg" alt="Area Controllo di Gestione" width="200" height="165" title="La contabilità analitica" /></a>Chi si occupa di controllo di gestione ha bisogno di strumenti e processi che gli permettano di rispondere a domande tipo: &#8220;Quanto costa?&#8221;, &#8220;Posso rendere più efficiente la produzione del prodotto X?&#8221; o anche &#8220;Quante risorse assorbe una specifica funzione aziendale?&#8221;  La contabilità analitica, spesso definita anche contabilità dei costi, è lo strumento che è capace di rispondere a tutti questi quesiti. [immagine da <a href="http://www.ecole.it/page.asp?pag=332" target="_blank">Ecole</a>]</p>
<p><span id="more-228"></span></p>
<h2 style="text-align: justify"><strong>Principali caratteristiche</strong></h2>
<p style="text-align: justify">La contabilità analitica è un sistema di rilevazione dei costi che organizza i dati secondo il criterio della destinazione, individuando cioè l&#8217;utilizzatore finale della risorsa e assegnando i costi ai centri o agli oggetti di costo rilevanti. Il principale fornitore di dato di questo sottosistema è la contabilità generale, ma diversamente da quest ultima in cui la rilevazione segue il metodo della partita doppia, in contabilità analitica si utilizza una tecnica di registrazione monofase avendo cura di evidenziare in via primaria l&#8217;aspetto economico della singola voce di costo. La flessibilità di questo sistema trova conferma nella possibilità di attribuire ai singoli centri/oggetti di costo anche quei costi ancora non registrati in contabilità generale, ma solo preventivati. Attraverso l&#8217;utilizzo di apposite procedure di stima è infatti possibile individuare i valori presunti di alcuni costi anche prima della loro effettiva manifestazione (premi produttività, manutenzioni, affitti e altri canoni).</p>
<h2 style="text-align: justify"><strong>I passi fondamentali</strong></h2>
<p style="text-align: justify">La costruzione di un sistema di contabilità analitica è possibile solo dopo una approfondita analisi e studio delle caratteristiche del sistema aziendale per il quale si deve avviare il monitoraggio. La prima fase, di modellazione del sistema, prevede infatti che si comprenda quali sono gli obiettivi dell&#8217;azienda o dell&#8217;organizzazione e nello stesso tempo che si individuino i processi critici per risorse assorbite o per tempo di realizzazione. Il piano dei centri di costo può essere costituito sia dalle unità operative considerate rilevanti sia dall&#8217;insieme dei processi/oggetti che devono essere controllati e gestiti dall&#8217;impresa al fine di raggiungere gli obiettivi individuati nel piano strategico e nei budget operativi<sup>1</sup>. La scelta di un piano dei centri di costo organizzato per business unit o per processo inciderà sulla scelta della procedura di rilevazione e ripartizione dei costi (cost accounting procedure) che nel secondo caso sarà preferibilmente un sistema ABC (activities based costing).</p>
<p style="text-align: justify">Completata la definizione della struttura che avrà il sistema di rilevazione dei dati è necessario individuare gli elementi di costo che lo alimenteranno e sarà necessario individuare il piano dei fattori produttivi. Il primo elemento da considerare in questa fase è l livello di analiticità del piano dei fattori produttivi. In alcuni casi un overflow informativo o una struttura del database troppo complessa sono risultati peggiori rispetto ad una assenza di informazione. È scelta del controller delineare la profondità e la capillarità del piano dei fattori produttivi scegliendo ad esempio di considerare i costi per utenze (acqua, energia elettrica, riscaldamento) come un unico fattore oppure in ragione della specificatà del processo o del prodotto come elementi di costo separati e per cui necessità un monitoraggio autonomo. In questa fase deve anche essere completata l&#8217;analisi dei costi non solo sotto il profilo della natura, ma anche sotto il profilo della tipologia (diretti, indiretti, fissi, variabili) in modo da individuare le procedure più efficaci di ripartizione a mezzo di driver. Sulla costruzione del piano dei fattori produttivi incide, inoltre, il livello generale di evoluzione del sistema informativo contabile e sarà pertanto più semplice disporre di un sistema di contabilità analitica in presenza di procedura integrate e stabili.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;ultimo elemento di rilievo che completa la definizione del sistema sono proprio le procedure di ripartizione dei costi indiretti. Tali costi si distribuiscono sull&#8217;intera produzione e possono essere associati al prodotto/processo solo effettuando una stima. Il costo della fornitura di energia elettrica in una impresa manifatturiera può essere suddiviso per il numero di pezzi prodotti. L&#8217;archiettetura del sistema dei driver permette di individuare il valore delle risorse assoribite da un prodotto/processo che in economia aziendale si definisce &#8220;costo pieno industriale&#8221;.</p>
<h2 style="text-align: justify"><strong>Consigli e suggerimenti</strong></h2>
<p style="text-align: justify">La quadratura? No grazie. È necessario ricordare che contabilità analitica e contabilità generale sono sistemi contabili che utilizzano criteri di valutazione strumenti di valorizzazione del costo diversi e pertanto non si può cercare di farle quadrare al centesimo. La tipologia di informazioni che da il sistema di contabilità analitica alimenta il controllo di gestione per far comprendere al management lo stato di avanzamento delle attività e lo stato di conseguimento degli obiettivi.</p>
<p style="text-align: justify">Software ultra complessi e consulenti. Se ne può fare a meno disponendo all&#8217;interno dell&#8217;azienda di un buon controller capace di effettuare la prima fase di modellazione del sistema di contabilità analitica attraverso l&#8217;analisi della struttura e dei processi.</p>
<ol class="footnotes">
<li id="footnote_0_228" class="footnote">Il piano strategico e il budget operativo sono due dei livelli del sistema di programmazione di una azienda. Il primo ha carattere più generale e di indirizzo e definisce le politiche dell&#8217;azienda e delinea il core business. Il secondo permette di assegnare obiettivi precisi e misurabili ai singoli responsabili di unità operativa o di processo attraverso l&#8217;individuazione di tetti di spesa, obiettivi di vendita, obiettivi di produzione etcc</li>
</ol>
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		<title>Le rimanenze di magazzino</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 08:00:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In determinati periodi dell&#8217;anno è facile vedere appesi alle vetrine dei negozi chiusi, la dicitura &#8220;chiuso per inventario&#8221;.  La conta fisica dei beni presenti in magazzino è una operazione lunga ed articolata, ma permette di capire con precisione cosa è ancora fermo in azienda e come programmare gli acquisti e la logistica nei mesi successivi.

Cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft size-full wp-image-282" src="http://insaneconomy.blogdo.net/files/2009/09/rimanenze.jpg" alt="Rimanenze di magazzino" width="380" height="285" title="Le rimanenze di magazzino" />In determinati periodi dell&#8217;anno è facile vedere appesi alle vetrine dei negozi chiusi, la dicitura &#8220;chiuso per inventario&#8221;.  La conta fisica dei beni presenti in magazzino è una operazione lunga ed articolata, ma permette di capire con precisione cosa è ancora fermo in azienda e come programmare gli acquisti e la logistica nei mesi successivi.</p>
<p><span id="more-274"></span></p>
<h2 style="text-align: justify"><strong>Cosa significa rimanenze?</strong></h2>
<p style="text-align: justify">Da un punto di vista strettamente contabile le rimanenze sono una voce dello Stato Patrimoniale e precisamente dell&#8217;attivo circolante variamente declinato in rimanenze di materie prime, di semilavorati o di prodotti finiti. La variazione delle rimanenze incide invece sulla A2 o B2 del Conto Economico (valore o costo della produzione se si ha variazione positivia o negativa). Il valore delle rimanenze si ottiene dalla moltiplicazione delle quantità fisiche rilevate al momento dell&#8217;inventariazione per il valore unitario assegnato dal criterio di valutazione delle rimanenze scelto dall&#8217;Azienda.</p>
<p style="text-align: justify">Da un punto di vista economico rappresentano una grandezza di tipo &#8220;stock&#8221; , quindi, una riserva di fattori e condizioni produttive che verranno assorbite dalle combinazioni economiche<sup>1</sup> dell&#8217;impresa secondo le necessità.</p>
<p style="text-align: justify">Entrambe le definizioni concordano che è necessario assegnare un valore alle rimanenze che sia fedele alla rappresentazione delle consistenze del magazzino fisico e coerente con l&#8217;andamento del mercato. E&#8217; necessario ricordare che, sebbene inserite nell&#8217;attivo circolante, le rimanenze rappresentano delle condizioni di produzione semi-liquide, e il cui costo di acquisizione incide sulla liquidità immediata dell&#8217;azienda in due modi: riduce le disponibilità liquide immobilizzando risorse in beni tangibili, riduce la liquidità incrementando i debiti verso i fornitori.</p>
<h2 style="text-align: justify"><strong>Le tecniche di inventariazione</strong></h2>
<p style="text-align: justify">Per procedere all’identificazione quantitativa delle giacenze ed alla successiva valorizzazione si ricorre alle procedure inventariali. Un inventario consta della fase di ricognizione (ricerca materiale dei beni da inventariare), della descrizione (analisi delle qualità e delle caratteristiche dei beni) e della classificazione (raggruppamento in gruppi omogenei).</p>
<p style="text-align: justify">L’inventario consente, quindi, di localizzare i beni, di descriverli negli aspetti qualitativi e di classificarli per natura o destinazione, ma richiede un considerevole impegno organizzativo. E’ evidente che l’inventario di derivazione contabile risenta di inevitabili approssimazioni rendendo necessarie verifiche e scritture di assestamento volte ad individuare gli errori, gli sfridi e tutte quelle altre correzioni che conducono alla quadratura con la giacenza fisica.</p>
<p style="text-align: justify">La complessità delle verifiche sopra citate suggerisce di effettuare durante l’esercizio degli inventari periodici così da di ridurre la variabilità da gestire ed evitare di congestionare l’attività in chiusura dell’esercizio (recupero di 12 mesi di dati e di possibili errori).</p>
<h2 style="text-align: justify">I criteri di valutazione</h2>
<p style="text-align: justify">L&#8217;art. 2426 n. 9 specifica che &#8220;le rimanenze, i titoli e le attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni sono iscritti al costo di acquisto o di produzione o al valore di realizzo desumibile dall&#8217;andamento del mercato, se minore&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Per costo di acquisto si intende la sommatoria tra il prezzo effettivo dei prodotti o delle materie prime acquisite e il valore degli oneri accessori (spese di trasporto, doganali e simili da cui devono essere sottratti eventuali sconti e abbuoni). Nel computo del costo di acquisto non vanno mai considerati gli oneri finanziari che possono essere stati pagati a seguito di una dilazione di pagamento o di un finanziamento specifico. Tale criterio di valutazione è associato per lo più alle materie prime.</p>
<p style="text-align: justify">Per ottenere il costo di produzione si aggiungono al costo di acquisto, o meglio al valore delle materie prime assorbite dal singolo prodotto o semi lavorato nel processo di produzione, i costi industriali e di trasformazione che siano di competenza del periodo e ragionevolmente associabili ai prodotti. Non si considerano tra i costi di produzione le spese di distribuzione dei prodotti.</p>
<p style="text-align: justify">Per valore di realizzo intende il valore delle materie prime o dei prodotti finiti sul mercato. Per il principio di verità e correttezza del bilancio non devono essere rinviati ad un futuro esercizio dei costi che non possono essere recuperati con i correlati a ricavi.</p>
<h2 style="text-align: justify">Il metodo di calcolo</h2>
<p style="text-align: justify">Il Codice Civile (art. 2426) individua quattro metodi di calcolo e precisamente:</p>
<ul style="text-align: justify">
<li>Il costo medio ponderato: è una media ponderata dei singoli prezzi di acquisto e delle relative quantità per prodotti omogenei. Permette di neutralizzare gli effetti di un andamento del mercato altalenante durante l&#8217;anno restituendo un valore più &#8220;stabile&#8221; e standardizzato</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify">
<li>Il Fifo: acronimo di &#8220;first in first out&#8221; assume che siano consumate per prime le materie prime che sono state acquistate per prime. Le rimanenze sono i beni acquisiti per ultimi ed ancora disponibili presso il magazzino al prezzo medio ponderato.</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify">
<li>Il Lifo: acronimo di &#8220;last in first out&#8221; assume che siano consumate per prime le ultime risorse acquisite lasciando in magazzino le più vecchie.</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify">
<li>Il costo specifico:                                      metodo identifica i singoli beni acquistati ed i relativi costi, assegnando un valore univoco ad ogni unità componente il magazzino. Di difficile utilizzo anche perchè richiede che i beni acquisiti sino tra loro non fungibili e sempre specificamente identificabili.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify">A seguito dell&#8217;entrata in vigore a partire dal 1 gennaio 2005 dei nuovi principi contabili internazioni il metodo Lifo non può più essere accettato.</p>
<p style="text-align: justify">I riferimenti per gli approfondimenti sono il principio contabile nazionale n°13 e lo IAS n°2.</p>
<h2 style="text-align: justify"><strong>Quando le rimanenze diventano un problema?</strong></h2>
<p style="text-align: justify">In alcuni casi le rimanenze aiutano a &#8220;salvare&#8221; il bilancio, dato che permettono di rinviare dei costi ad esercizi futuri, ma un incremento o un consistente valore economico non può essere considerato sempre positivamente. Al fine di chiarire il ruolo e il peso sulla gestione un primo parametro può essere desunto dal valore relativo. Rapportando, infatti, il valore degli acquisti totali al valore delle rimanenze finali si evidenzia se c&#8217;è un accumulo patologico e non strategico di risorse immobilizzate. Un ulteriore valido contributo informativo si può desumere dal confronto tra l&#8217;indice di liquidità (&#8220;Liquidità immediate e differite&#8221; / &#8220;Passivo correnti&#8221;) e l&#8217;indice secco di liquidità (&#8220;liquidità immediate&#8221; / &#8220;Passività correnti&#8221;). Infine è utile effettuare una analisi dell&#8217;indice di rotazione del magazzino che indica la velocità con cui si rinnovano le materie prime nel magazzino.</p>
<ol class="footnotes">
<li id="footnote_0_274" class="footnote">Le combinazioni economiche sono, nella teoria dell&#8217;economia aziendale, tutte le attività e le operazioni svolte dalle persone che compongono il personale di una azienda</li>
</ol>
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		<title>Opionioni sulla PEC</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 10:41:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ignazio</dc:creator>
				<category><![CDATA[My two cents]]></category>
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		<category><![CDATA[efficienza organizzativa]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi è capitato negli ultimi giorni, anche a seguito dell&#8217;articolo sulla PEC di monitorare la rete per vedere e sondare quali erano le opinioni degli altri blogger. La mia attenzione è stata attirata da quanto ho letto su In tutta sincerità. Nell&#8217;articolo di Scialdone, pur in presenza di un&#8217;attenta ricostruzione storica della PEC, ci si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Mi è capitato negli ultimi giorni, anche a seguito dell&#8217;articolo sulla PEC di monitorare la rete per vedere e sondare quali erano le opinioni degli altri blogger. La mia attenzione è stata attirata da quanto ho letto su <a title="Blog di Marco Scialdone" href="http://scialdone.blogspot.com/2009/08/ci-prendono-per-fessi-ovvero-pacco.html" target="_blank">In tutta sincerità</a>. Nell&#8217;articolo di Scialdone, pur in presenza di un&#8217;attenta ricostruzione storica della PEC, ci si concentra solo sui lati negativi della soluzione e si evidenziano solo le lungaggini della burocrazia.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-260"></span>Concordo con Marco sulla valutazione tecnica della PEC, che non è certo la soluzione migliore o più innovativa o più evoluta, ma è una soluzione che è coerente con lo stile direzionale maggiormente diffuso nelle nostre pubbliche amministrazioni ed è compatibile con il livello di alfabetizzazione informatica degli utenti. In termini di interoperabilità<sup>1</sup>, infatti, il sistema PEC non è riconosciuto come standard nelle comunicazioni tra gli Stati membri dell&#8217;UE e tra gli altri Stati esteri. Da un punto di vista di approccio ai processi e di stile di direzione la PEC è la migliore risposta che il legislatore ha trovato come garanzia tra certezza del diritto e necessità di introdurre innovazioni nella comunicazione tra enti e cittadini. Non bisogna sottovalutare che ad oggi la nostra pubblica amministrazione ha dei processi che sono ancora quasi esclusivamente paper based.</p>
<p style="text-align: justify">Approfondendo la valutazione della PEC che offre il Governo un ulteriore elemento che è necessario considerare è la natura del prodotto offerto in funzione del bisogno cui si intende rispondere. Ci troviamo di fronte non a uno strumento di élite, non ad un opzione riservata a utilizzatori esperti di sistemi informativi o di applicazioni web, ma stiamo valutando un servizio pubblico che per sua natura è necessario sia fruibile ed accessibile al più alto numero di utenti.</p>
<p style="text-align: justify">Marco Scialdone decide di evidenziare il costo dell&#8217;operazione, che è tra i 25 e i 50 milioni di euro come da dati disponibili sul sito del Ministero della Funzione Pubblica, senza però effettuare una valutazione dei benefici e dei costi cessanti dall&#8217;attivazione del sistema di PEC. Io vorrei integrare il lato dei costi con gli elementi di risparmio di cui tutti noi possiamo beneficiare.</p>
<p style="text-align: justify">Prima di tutto una riduzione delle spese per corrispondenza che i ministeri e tutti gli organi della pubblica amministrazioni sostengono ogni anno avrebbe un effetto sul fabbisogno economico finanziario molto superiore rispetto al costo di attivazione del servizio di PEC per i cittadini. Ciò è facilmente dimostrabile se consideriamo quali sono i costi che compongono l&#8217;invio della posta (carta, buste, altro materiale di consumo ed infine le spese postali vere e proprie). Dal <a title="Budget sintetico 2009" href="http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/budget-in-/2009/Il-Budget-in-breve.pdf" target="_blank">budget sintetico  2009 presentato dalla  Ragioneria Generale dello Stato</a> si evidenziano costi per beni di consumo e servizi da terzi per circa 8 miliardi di euro e anche se le spese per invio raccomandate fossero pari solo all&#8217;1% di tutte le spese sostenute avremmo un risparmio pari a 80 milioni di euro, ben superiore al costo di attivazione delle PEC.</p>
<ol class="footnotes">
<li id="footnote_0_260" class="footnote">L&#8217;interoperabilità è la proprietà di una applicazione informatica o di un sistema di codifica dell&#8217;informazione di trasmettere e ricevere dati ed informazioni da altri sistemi in modo completo e affidabile</li>
</ol>
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		<title>Arriva la PEC per tutti</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 07:10:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ignazio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La PEC, acronimo di posta elettronica certificata, è uno dei cardini dell&#8217;aggiornamento delle modalità di comunicazione tra cittadino e pubblica amministrazione inserito negli obiettivi n°11 e n°20 del &#8220;Piano E-Government 2012&#8243;,  articolato e complesso progetto di rinnovamento ed evoluzione delle procedure e degli strumenti in dotazione della Pubblica Amministrazione al fine di contenere i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignright" style="float: right" src="http://insaneconomy.blogdo.net/files/2009/09/email4.jpg" alt="Posta Elettronica Certificata" width="150" height="120" title="Arriva la PEC per tutti" />La PEC, acronimo di posta elettronica certificata, è uno dei cardini dell&#8217;aggiornamento delle modalità di comunicazione tra cittadino e pubblica amministrazione inserito negli obiettivi n°11 e n°20 del <a title="Piano E-Government 2012" href="http://www.innovazionepa.gov.it/ministro/pdf_home/egov_2012parte_seconda.pdf" target="_blank">&#8220;Piano E-Government 2012&#8243;</a>,  articolato e complesso progetto di rinnovamento ed evoluzione delle procedure e degli strumenti in dotazione della Pubblica Amministrazione al fine di contenere i costi dell&#8217;apparato burocratico, migliorare la qualità e la tempistica dei servizi offerti e sfruttare le nuove tecnologie per rispondere alle nuove esigenze dei cittadini.</p>
<p><span id="more-236"></span></p>
<h2 style="text-align: justify">Cosa è la PEC?</h2>
<p style="text-align: justify">La posta elettronica certificata (PEC) è un sistema di comunicazione che ha le stesse regole dell&#8217;ormai diffusissima posta elettronica a cui è aggiunta la capacità di identificazione univoca e certa del mittente e del destinatario di una comunicazione elettronica. Ad ogni casella di posta elettronica certificata  è associata una firma digitale<sup>1</sup>.  La codifica delle informazioni contenute nel messaggio avviene attraverso un sistema a crittografia avanzate con doppia chiave (pubblica e privata)  secondo le <a title="Specifiche Tecniche PEC" href="http://www.cnipa.gov.it/site/_files/Pec-def.pdf" target="_blank">specifiche tecniche</a> allegate al Decreto Ministeriale 2 novembre 2005. Tale caratteristica ha convinto il legislatore ad assegnare alle comunicazioni certificate la piena validità giuridica e la opponibilità ai terzi. Volendo semplificare si ottiene che la comunicazione a mezzo PEC è giuridicamente equivalente ad un invio attraverso la raccomandata con ricevuta di ritorno. Tale valore si ha, però, solo in caso di utilizzo da parte sia del mittente sia del destinatario di un sistema di comunicazione con caselle certificate. Per chi volesse approfondire il tema consiglio la minigrafia del CNIPA, documento completo ed interessante che affronta analiticamente le caratteristiche, i vantaggi e le criticità connesse ad un sistema di comunicazione certificato.</p>
<h2 style="text-align: justify">L&#8217;iniziativa del Governo: gli obiettivi</h2>
<p style="text-align: justify">L’art.2 del DPCM 6 maggio 2009 stabilisce che:”Al cittadino che ne fa richiesta la  Presidenza del Consiglio dei Ministri &#8211; Dipartimento per l&#8217;innovazione e le tecnologie, direttamente o tramite l&#8217;affidatario del servizio, assegna un indirizzo di PEC. L&#8217;attivazione della PEC e le comunicazioni che transitano per la predetta casella di PEC sono senza oneri per il cittadino”. Lo sforzo del Governo segue due principali direttive. La prima è quella di un incremento della partecipazione dei cittadini ai processi amministrativi, la seconda è quella della riduzione dei costi già prevista dall’art 2 comma 589 della Legge 244/2007<sup>2</sup>. La scelta di estendere gratuitamente il servizio di invio certificato di comunicazione verso la P.A. e tra cittadini apre la strada per la semplificazione amministraivae la riduzione dei tempi di processo per l’erogazione dei servizi agli utenti. È, inoltre, un modo per introdurre un profondo rinnovamento nella mentalità del sistema burocratico attraverso l’introduzione “dal basso” della necessità di dematerializzare i flussi documentali da e verso gli enti. Un consapevole utilizzo delle tecnologie permetterebbe, infine, alle singole amministrazioni di avviare il reenginering dei processi di erogazione dei servizi e di costruire un sistema di workflow management efficiente e fortemente indirizzato alla soddisfazione dei bisogni degli utenti finali, cioè i cittadini.</p>
<h2 style="text-align: justify">Vantaggi e svantaggi per i cittadini</h2>
<p style="text-align: justify">Come già accennato le similarità con l&#8217;invio di messaggi con una qualsiasi casella di posta elettronica sono i primi vantaggi di immediata identificazione. La diffusione e la familiarità riducono la resistenza al cambiamento anche all&#8217;interno della pubblica amministrazione e sono un buon catalizzatore per la riuscita del progetto di estensione dell&#8217;utilizzo della posta elettronica certificata. Un secondo importantissimo vantaggio è la riduzione dei costi di comunicazione. Il cittadino che sceglie di dotarsi di PEC non solo la ottiene gratuitamente, ma può da quel momento eliminare dalle proprie spese i costi correlati all&#8217;invio di raccomandate verso la pubblica amministrazione. Fate un rapido calcolo in ordine al numero di raccomandate inviate ogni anno verso enti pubblici (Comune, Regione, Agenzia Entrate) che per comodità stimiamo in 10. Il costo minimo di spedizione per una raccomandata A/R è pari a 3,30 euro da cui deriva un risparmio diretto di 33 euro. Inoltre posso inviare il messaggio a più soggetti contemporaneamente senza uscire di casa. Non male come inizio! Da non sottovalutare è anche il valore aggiunto rappresentato dalla comunicazione in tempo reale e i livelli di qualità e di sicurezza del servizio definiti per legge.</p>
<p style="text-align: justify">Ma vediamo ora gli svantaggi. Prima di tutti non può essere dimenticato il livello di alfabetizzazione informatica del nostro Paese.  Seppur aumentato rispetto agli anni precedenti la diffusione dei computer e di una connessione a banda larga non copre sufficientemente la popolazione del territorio italiano. Le stime di Audiweb parlano di un totale di 36 milioni di utenti potenzialmente connessi. Anche la distribuzione  di queste persone incide sulla buona riuscita del progetto spostando l&#8217;attenzione sulla necessità di ridurre nel più breve tempo possibile il digital divide<sup>3</sup>, ancora evidente nel nostro Paese.</p>
<h2 style="text-align: justify">Lo stato di attuazione</h2>
<p style="text-align: justify">Il Ministero per l&#8217;Innovazione ha pubblicato il 5 agosto 2009 sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee 2009/S 148-217096 e sulla Gazzetta Ufficiale Italiana 5^ serie speciale n. 94 del 12 agosto 2009, il bando per l’affidamento in concessione del “servizio di comunicazione elettronica certificata tra pubblica amministrazione e cittadino (CEC-PAC)”  mediante procedura ristretta<sup>4</sup>. Il termine per la presentazione delle richieste di partecipazione scade il 9 settembre 2009.</p>
<p style="text-align: justify">Voglio, inoltre, segnalare l&#8217;ottima scelta fatta dal Ministero per l&#8217;Innovazione in termini di trasparenza e possibilità di verificare l&#8217;effettivo stato di avanzamento dei singoli progetti contenuti all&#8217;interno del piano di e-government. Potete farvi un&#8217;idea con questo <a title="Stato avanzamento Piano E-Gov 2012" href="http://www.e2012.gov.it/egov2012/?q=content/portale-nazionale-cittadino-5" target="_blank">link</a>.</p>
<ol class="footnotes">
<li id="footnote_0_236" class="footnote">La firma digitale è un particolare tipo di firma elettronica qualificata basata su un sistema di chiavi asimmetriche a coppia, una pubblica e una privata, che consente al titolare tramite la chiave privata e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente, di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l’integrità di un documento informatico o di un insieme di documenti informatici</li>
<li id="footnote_1_236" class="footnote">La Legge 244/2007 affida al CNIPA l’obbligo di verificare l’utilizzo della PEC da parte degli enti della P.A. al fine di garantire una riduzione dei per corrispondenza tra gli enti dello Stato. Gli enti devono ridurre le spese per invio di documentazione in formato cartaceo del 50% rispetto all’anno 2006</li>
<li id="footnote_2_236" class="footnote">Il digital divide è il divario che esiste tra chi può accedere alle nuove tecnologie e chi a causa di condizioni economiche, sociali o di assenza di infrastrutture, è impossibilitato all&#8217;accesso</li>
<li id="footnote_3_236" class="footnote">La procedura ristretta è quello strumento di selezione del contraente previsto dagli articoli 54 e 55 del  D.Lgs 163/2006 che permette alle amministrazioni aggiudicatrici di verificare il possesso dei requisiti tecnici ed economici dei concorrenti prima di invitarli a partecipare alla gara vera e propria</li>
</ol>
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		<title>Le operazioni in valuta estera – I crediti e i debiti commerciali</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 06:06:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ignazio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Finance & accounting]]></category>
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		<description><![CDATA[La dimensione dei mercati in cui oggi operano le imprese è spesso superiore ai confini nazionali ed in molti casi eccede anche il limite dell’area Euro, evidenziando la necessità di registrare acquisti o vendite in valuta straniera. Se alla chiusura dell’esercizio contabile tutte le operazioni in valuta estera sono già state regolate avremo già effettuato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://insaneconomy.blogdo.net/files/2009/08/Banknotes-300x225.jpg" alt="Banknotes 300x225 Le operazioni in valuta estera – I crediti e i debiti commerciali" width="300" height="225" title="Le operazioni in valuta estera – I crediti e i debiti commerciali" />La dimensione dei mercati in cui oggi operano le imprese è spesso superiore ai confini nazionali ed in molti casi eccede anche il limite dell’area Euro, evidenziando la necessità di registrare acquisti o vendite in valuta straniera. Se alla chiusura dell’esercizio contabile tutte le operazioni in valuta estera sono già state regolate avremo già effettuato le scritture necessarie, ma se invece abbiamo dei crediti o dei debiti in valuta estera dobbiamo affrontare tre problemi:</p>
<p><span id="more-180"></span></p>
<ul style="text-align: justify">
<li>la valutazione del credito;</li>
<li>la rilevazione di utili o perdite;</li>
<li>l&#8217;eventuale copertura del rischio su cambio.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">L’articolazione delle operazioni contabili necessarie alla redazione del bilancio di esercizio è molto diversa in ragione della tipologia dell’azienda per cui si lavora (quotata o non quotata, parte di un gruppo internazionale, ecc), dato che, oltre al bilancio redatto secondo i principi del codice civile, deve essere approntato un bilancio che segua i principi contabili internazionali. Ma procediamo con ordine.</p>
<h2 style="text-align: justify">La normativa nazionale</h2>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">L’art. 2525 del codice civile individua l’area di registrazione delle perdite o degli utili su cambi alla voce C17 bis del conto economico. L’art. 2425 bis precisa che “<em>I ricavi e i proventi, i costi e gli oneri relativi ad operazioni in valuta devono essere determinati al cambio corrente alla data nella quale la relativa operazione è compiuta”</em>.</p>
<p style="text-align: justify">L’art. 2426 al punto 8 bis integra i criteri di valutazione del precedente articolo aggiungendo che <em>“</em><em>le attività e le passività in valuta, ad eccezione delle immobilizzazioni, devono essere iscritte al tasso di cambio a pronti alla data di chiusura dell&#8217;esercizio ed i relativi utili e perdite su cambi devono essere imputati al conto economico e l&#8217;eventuale utile netto deve essere accantonato in apposita riserva non distribuibile fino al realizzo”</em>. Appare opportuno rilevare che esiste un trattamento asimmetrico dell’utile su cambio rispetto alla perdita che rimane indisponibile sino all’effettiva realizzazione, mentre la perdita incide direttamente sulle disponibilità finanziarie dell’azienda. Tale approccio deriva dall’applicazione del principio di prudenza<sup>1</sup>.</p>
<p style="text-align: justify">Infine l’articolo 2427 al comma 1, punto 6-bis richiede che si inseriscano in nota integrativa gli elementi utili all’identificazione e comprensione di <em>“effetti significativi delle variazioni dei cambi valutari verificatesi successivamente alla chiusura dell’esercizio”</em>.</p>
<p style="text-align: justify">È necessario integrare quanto già specificato dai precedenti articoli del codice civile con alcune considerazioni relative alla natura delle voci che stiamo considerando. Il credito/debito in valuta è, infatti, un evento di determinazione certa, ma di ammontare incerto; pertanto, nell’iscrivere i relativi importi tra le voci del bilancio, si deve tenere conto di quanto contenuto nel principio contabile n°26 (operazioni e partite in moneta estera).</p>
<h2 style="text-align: justify">La normativa internazionale</h2>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">Lo IAS<sup>2</sup> n°21 si occupa della conversione delle poste di bilancio in valuta estera e prevede la conversione degli elementi monetari in valuta estera al tasso cambio relativo alla fine dell’esercizio (31 dicembre) e la rilevazione degli utili e delle perdite su cambio nel conto economico.</p>
<p style="text-align: justify">Lo IAS n°21 dispone che <em>&#8220;un’operazione in valuta estera deve essere registrata, al momento della rilevazione iniziale nella valuta funzionale, applicando all’importo in valuta estera il tasso di cambio a pronti tra la valuta funzionale e la valuta estera in vigore alla data dell’operazione&#8221;</em>, stabilendo successivamente che <em>&#8220;a ogni data di riferimento del bilancio:</em></p>
<ul style="text-align: justify">
<li><em>gli elementi monetari in valuta estera devono essere convertiti utilizzando il tasso di chiusura;</em></li>
<li><em>gli elementi non monetari che sono valutati al costo storico in valuta estera devono essere convertiti usando il tasso di cambio in essere alla data dell’operazione; </em></li>
<li><em>gli elementi non monetari che sono valutati al fair value<sup>3</sup> in una valuta estera devono essere convertiti utilizzando i tassi di cambio alla data in cui il fair value era stato determinato&#8221;.</em></li>
</ul>
<p style="text-align: justify"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify">L’Italia ha introdotto l’applicazione dei principi contabili internazionali prevedendo l’obbligo di utilizzo degli IAS, oltre che per il bilancio consolidato delle società quotate, anche per:</p>
<ul style="text-align: justify">
<li>il bilancio d’esercizio di società quotate in mercati regolamentati;</li>
<li>il bilancio d’esercizio e consolidato di società aventi strumenti finanziari diffusi presso il pubblico;</li>
<li>il bilancio d’esercizio e consolidato di banche e degli intermediari finanziari;</li>
<li>il bilancio consolidato delle imprese di assicurazione.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">L’analisi dei singoli IAS evidenzia delle divergenze e incompatibilità con il nostro sistema contabile. Tali differenze sono alla base della continua evoluzione del nostro contesto normativo, verso un’omogeneizzazione delle norme contabili e fiscali nazionali con quelle internazionali, riducendo così le divergenze tra i bilanci delle imprese che hanno già adottato gli IAS e le altre che non sono obbligate.</p>
<h2 style="text-align: justify">Come procedere? La gestione contabile civilistica e la gestione contabile IAS</h2>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">Le regole e la tecnica contabile individuano con puntualità la sequenza di operazioni da compiere; pertanto, in caso di crediti o debiti che matureranno oltre il 31 dicembre, nei libri contabili dell’azienda per cui lavoriamo dobbiamo, nel rispetto dei principi generali di chiarezza, veridicità e correttezza delle poste di bilancio:</p>
<ul style="text-align: justify">
<li>registrare il credito/debito in valuta convertendolo al tasso di cambio del giorno in cui si è realizzata l’operazione;</li>
<li>adeguare il valore del credito/debito registrato convertendolo con il tasso di cambio del 31 dicembre fatte salve le ipotesi di svalutazione o rettifica della singola posta nel caso in cui la componente del valore del credito e dell’effetto del cambio sia significativa e specifcamente individuabile;</li>
<li>rilevare l’utile o la perdita su cambio registrando il valore netto alla voce C17 bis del conto economico avendo cura di indicare esclusivamente gli utili realizzati alla data del 31 dicembre e considerando tutti gli oneri e i costi di competenza dell’esercizio anche se originatisi da notizie o fatti conosciuti tra il 31 dicembre e il periodo di elaborazione e approvazione del bilancio da parte degli organi delegati;</li>
<li>sottoscrivere di apposito contratti a termine o strumenti finanziari derivati che permettano la copertura del rischio su cambio;</li>
<li>iscrivere l’eventuale utile su cambi nell’apposita riserva del patrimonio netto nella voce A. VII (altre riserve, distintamente indicate).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">In ordine agli strumenti di copertura dei rischi su cambio, lo strumento più utilizzato è il “contratto a termine in moneta estera”. Questo contratto si fonda su un accordo di vendita o di acquisto di un determinato importo di una valuta ad una specifica data e ad un tasso di cambio prefissato. Si raggiunge così l’obiettivo di predeterminare il valore futuro atteso del tasso di cambio e neutralizzare gli effetti di oscillazione del mercato. Tali contratti a termine, oltre che come sistemi di copertura del rischio, possono essere utilizzati come strumenti finanziari di tipo speculativo.</p>
<p style="text-align: justify">La normativa contabile internazionale assume una posizione di sostanziale convergenza con i principi e i criteri della normativa nazionale e non si evidenzia una necessità di predisporre scritture contabili alternative o sostanzialmente diverse da quelle originate dall’applicazione dei principi contabili nazionali.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia si evidenzia un’apprezzabile differenza e precisamente con questo criterio non si considerano le variazioni nel tasso di cambio che sono intervenute successivamente alla chiusura dell’esercizio. Non si effettuano, pertanto, le operazioni di assestamento previste dai nostri principi per variazioni del tasso di cambio fin tanto che il valore contabile rettificato non superi il più basso tra il costo di sostituzione del bene ed il valore di vendita del bene stesso.</p>
<h2 style="text-align: justify">Note finali &#8211; Il trattamento fiscale degli utili e delle perdite su cambi</h2>
<p style="text-align: justify">Il D.Lgs. 38/2005 ha introdotto un’importante modifica alle norme fiscali relative al trattemento delle poste in valuta estera incidendo direttamente sul contenuto dell’art. 110 comma 2 del TUIR. Ciò che si evidenzia è la totale irrilevanza ai fini fiscali degli oneri e dei proventi scaturiti all’adeguamento delle attività e delle passività in valuta al cambio di fine esercizio per i quali sarà però necessario stanziare solo le imposte differite sia nel caso di cambio favorevole (utili non tassati) sia nel caso di cambio sfavorevole (perdite non dedotte).</p>
<ol class="footnotes">
<li id="footnote_0_180" class="footnote">Il principio di prudenza impone l’esclusione, dalla formazione del reddito, delle rivalutazioni di poste patrimoniali non riconducibili a condizioni certe o durevoli, mentre include tutti i costi, gli oneri e le perdite anche se probabili o incerti. Si aggiunga che dallo stesso principio discende la necessità di considerare, nella formazione del risultato di esercizio, solo i ricavi realizzati nell’esercizio, mentre si deve tener conto dei rischi e delle perdite di competenza dell’esercizio anche se conosciuti dopo la chiusura di questo.</li>
<li id="footnote_1_180" class="footnote">Gli IAS, o International Accounting Standarda, sono i principi contabili internazionali introdotti dall&#8217;Unione Europea con il regolamento comunitario 1606/2002 per la redazione dei bilanci d&#8217;esercizio e consolidato delle aziende operanti sul territorio dell&#8217; Unione Europea.</li>
<li id="footnote_2_180" class="footnote">Il fair value rappresenta il valore al quale un’attività o una passività possono essere scambiate o estinte all’interno di un mercato attivo e regolamentato. Il fair value contiene anche informazioni non fuorvianti e non distorte fornendo una valutazione affidabile e coerente con le dinamiche del mercato.</li>
</ol>
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		<item>
		<title>Nominati i manager delle Aziende Sanitarie della Regione Sicilia</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 06:40:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ignazio</dc:creator>
				<category><![CDATA[My two cents]]></category>
		<category><![CDATA[assessore russo]]></category>
		<category><![CDATA[aziende sanitarie]]></category>
		<category><![CDATA[Lombardo]]></category>
		<category><![CDATA[manager]]></category>
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		<category><![CDATA[riforma sanitaria]]></category>
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		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo un lungo travaglio la Giunta Lombardo ha trovato l&#8217;accordo sulle nomine dei 17 manager delle aziende sanitarie ed ospedaliere siciliane. Ha vinto la linea dell&#8217;Assessore Russo che premeva per un totale rinnovamento della classe dirigente.
I nuovi manager che si insedieranno a partire dal prossimo primo settembre affronteranno il difficile compito dell&#8217;attuazione della riforma sanitaria.
Questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignright" style="float: right" src="http://insaneconomy.blogdo.net/files/2009/08/regione-sicilia.jpg" alt="regione sicilia" width="174" height="129" title="Nominati i manager delle Aziende Sanitarie della Regione Sicilia" />Dopo un lungo travaglio la Giunta Lombardo ha trovato l&#8217;accordo sulle nomine dei 17 manager delle aziende sanitarie ed ospedaliere siciliane. Ha vinto la linea dell&#8217;Assessore Russo che premeva per un totale rinnovamento della classe dirigente.</p>
<p style="text-align: justify">I nuovi manager che si insedieranno a partire dal prossimo primo settembre affronteranno il difficile compito dell&#8217;attuazione della riforma sanitaria.</p>
<p style="text-align: justify">Questi in nomi (<a href="http://www.ansa.it/salute/regionali/sicilia/20090819004234932124.html" target="_blank">fonte Ansa</a>) dei direttori delle aziende sanitarie provinciali:</p>
<ul>
<li><strong>Salvatore Olivieri </strong>alla Asp di Agrigento;</li>
<li><strong>Salvatore Paolo Cantaro </strong>all&#8217;Asp di Caltanissetta;</li>
<li><strong>Giuseppe Calaciura </strong>all&#8217;Asp di Catania;</li>
<li><strong>Nicola Renato Baldari </strong>all&#8217;Asp di Enna;</li>
<li><strong>Salvatore Giuffrida</strong> all&#8217;Asp di Messina;</li>
<li><strong>Salvatore Cirignotta</strong> all&#8217;Asp di Palermo;</li>
<li><strong>Ettore Gilotta </strong>all&#8217;Asp di Ragusa;</li>
<li><strong>Franco Maniscalco</strong> all&#8217;Asp di   Siracusa;</li>
<li><strong>Fabrizio De Nicola</strong> all&#8217;Asp di Trapani.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify">Questi i manager a capo delle aziende ospedaliere e dei policlinici:</p>
<ul>
<li><strong>Francesco Poli </strong>all&#8217;Azienda Ospedaliera Cannizzaro di Catania;</li>
<li><strong>Armando Caruso</strong> all&#8217;Azienda Ospedaliera Papardo di Messina;</li>
<li><strong>Salvatore Di Rosa</strong> all&#8217;azienda Cervello-Villa Sofia di Palermo;</li>
<li><strong>Angelo Pellicanò</strong> all&#8217;ARNAS Garibaldi di Catania;</li>
<li><strong>Dario Allegra</strong> al   Civico di Palermo;</li>
<li><strong>Ignazio Tozzo</strong> all&#8217;azienda Policlinico V.E. di Catania;</li>
<li><strong>Giuseppe Pecoraro</strong> all&#8217;azienda Policlinico di Messina;</li>
<li><strong>Mario La Rocca</strong> all&#8217;azienda Policlinico di Palermo.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify">Un particolare in bocca al lupo lo riservo a Dr. Salvatore Paolo Cantaro che fino ad oggi è stato il mio direttore sanitario e che ha contribuito con il Dr. Mario Bonanno, direttore amministrativo e con il Dr. Ambrogio Mazzeo, direttore generale, alla crescita e al successo dell&#8217;Azienda Ospedaliera Universitaria Vittorio Emanuele Ferrarotto S. Bambino di Catania.</p>
<p style="text-align: justify">Congratulazioni a tutti i  nuovi manager con l&#8217;augurio che possano riuscire nel progetto di risanamento della sanità della regione Sicilia offrendo servizi e prestazioni migliori ai cittadini.</p>
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		<item>
		<title>Il controllo di gestione</title>
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		<comments>http://insaneconomy.blogdo.net/controllo-di-gestione/il-controllo-di-gestione/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2009 11:40:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ignazio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Controllo di gestione]]></category>
		<category><![CDATA[activity based costing]]></category>
		<category><![CDATA[budget]]></category>
		<category><![CDATA[buy]]></category>
		<category><![CDATA[controller]]></category>
		<category><![CDATA[controllo]]></category>
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		<category><![CDATA[erp]]></category>
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		<category><![CDATA[indicatori]]></category>
		<category><![CDATA[make]]></category>
		<category><![CDATA[misurazione]]></category>
		<category><![CDATA[valutazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il controllo di gestione è l’attività di guida e orientamento della gestione, in grado di assicurare che le risorse economiche ed i  fattori produttivi a disposizione dell’azienda siano impiegati in modo efficace ed efficiente coerentemente agli obiettivi prestabiliti. Il controllo di gestione è, quindi, uno strumento di government1, di monitoraggio e di valutazione; risponde [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://insaneconomy.blogdo.net/files/2009/08/450px-Programmazione_controllo_gestioneISC.png" alt="450px Programmazione controllo gestioneISC Il controllo di gestione" width="300" height="181" title="Il controllo di gestione" />Il controllo di gestione è l’attività di guida e orientamento della gestione, in grado di assicurare che le risorse economiche ed i  fattori produttivi a disposizione dell’azienda siano impiegati in modo efficace ed efficiente coerentemente agli obiettivi prestabiliti. Il controllo di gestione è, quindi, uno strumento di government<sup>1</sup>, di monitoraggio e di valutazione; risponde ad esigenze informative interne e, non essendo obbligatorio per legge, è organizzato e utilizzato da ogni impresa nel modo più appropriato rispetto alla tipologia di attività svolta, allo stile direzionale del management<sup>2</sup>.<br />
Obiettivi, strategie, valutazione, indicatori e report sono alcuni dei termini più comuni quando si parla controllo di gestione.</p>
<p><span id="more-127"></span></p>
<h2 style="text-align: justify">Caratteristiche e struttura</h2>
<p style="text-align: justify">Il controllo di gestione è spesso definito “contabilità direzionale”,  poiché ha come destinatario il top management che utilizza le informazioni, le notizie e gli elementi che il sistema fornisce quale ausilio al processo decisionale.<br />
Il controllo di gestione è una parte del sistema informativo aziendale. I database e le applicazioni che permettono il calcolo degli indicatori e l’elaborazione dei report sono alimentati da diversi sottosistemi aziendali quali la contabilità analitica<sup>3</sup>, il sistema di contabilità generale e delle contabilità di supporto (magazzino, ordini, registri patrimonio etc.), il sistema di gestione e valutazione del personale.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="aligncenter" src="http://insaneconomy.blogdo.net/files/2009/08/sistema-informativo-aziendale2.jpg" alt="sistema informativo aziendale" width="550" height="413" title="Il controllo di gestione" /></p>
<p style="text-align: justify">Una delle caratteristiche più importanti del sistema di controllo di gestione è la possibilità di riorganizzare i dati da una classificazione per natura ad una per destinazione, evidenziando il ruolo dei singoli processi.<br />
I dati così raccolti permettono la costruzione dei report e degli indicatori che sono i principali strumenti di comunicazione valutazione delle performance.<br />
L’efficacia del controllo di gestione cresce se è affiancato da un processo di pianificazione degli obiettivi operativi e strategici, che tenga conto dei principi cui si ispira il sistema di rilevazione e valutazione dei risultati.</p>
<p style="text-align: justify">I modelli di organizzazione del controllo di gestione possono ricondursi alle seguenti scuole:</p>
<ul style="text-align: justify">
<li>Modello di Antony: si identificano tre livelli di controllo: il controllo strategico, in cui si individuano gli obiettivi generali, anche di medio e lungo periodo, e le risorse necessarie per conseguirli; il controllo direzionale, dove si delinea la programmazione dell’uso delle risorse e gli strumenti di controllo; il controllo operativo, che si occupa della verifica delle attività correnti.</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify">
<li>Modello di Amigoni: si identificano le variabili che influenzano  la struttura dei sistemi di controllo, avendo cura di individuare la complessità strutturale interna da quella esterna, evidenziano anche la tipologia di equilibrio (stabile, dinamico, discontinuo) che caratterizza il mercato di riferimento.</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify">
<li>Modello ABC: si identificano quali oggetti di costo le attività e si misurano le risorse che assorbono per poi attribuirle ai prodotti/clienti.</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify">
<li>Modello Balanced Score Card: si identificano quali prospettive di valutazione i risultati conseguiti dal punto di vista economico-finanziario, di soddisfazione del cliente, di miglioramento dei processi interni e della capacità di apprendimento e crescita.</li>
</ul>
<h2 style="text-align: justify">Le funzioni</h2>
<p style="text-align: justify">Il controllo di gestione in un’azienda modernamente organizzata crea e distribuisce informazioni, identificando in termini quantitativi e qualitativi la tipologia e l’organizzazione dei dati che devono essere resi disponibili al management. Può essere utilizzato per:</p>
<ul style="text-align: justify">
<li>determinare il costo di produzione del singolo bene/servizio: grazie al sistema di contabilità analitica che, scegliendo l’appropriato sistema di costing, attribuisce i costi diretti<sup>4</sup> e i  costi indiretti<sup>5</sup>, è possibile quantificare il costo effettivo di ogni unità  prodotta;</li>
<li>monitorare specifici settori o funzioni aziendali evidenziandone i margini positivi e negativi; il sistema di contabilità analitica può focalizzarsi sulla rilevazione dei risultati conseguiti dalle singole <em>business unit</em>, costruendo un piccolo bilancio di funzionamento e identificando il contributo di ciascuno nel processo di creazione del valore;</li>
<li>verificare l’andamento delle attività rispetto ai budget, per valutare gli scostamenti e le azioni necessarie per raggiungere gli obiettivi; attraverso gli indicatori<sup>6</sup> è possibile evidenziare la percentuale di raggiungimento degli obiettivi assegnati e la coerenza dei costi sostenuti con i budget fissati ad inizio anno;</li>
<li>evidenziare le responsabilità dei singoli manager: la costruzione di un sistema di reporting per area funzionale permette di associare le risorse assegnate per lo svolgimento delle singole attività ad ogni responsabile di processo permettendo la puntuale individuazione del nesso obiettivo risultato e facilitando il processo di valutazione;</li>
<li>costruire il sistema interno di valutazione e distribuzione dei premi di produttività: il tasso di raggiungimento degli obiettivi assegnati valutato attraverso gli indicatori può essere utilizzato come base per l’assegnazione dei premi di produttività;</li>
<li>valutare l’efficienza nell’allocazione delle risorse tra i processi/attività chiave: un sistema di costing, prescindendo dalla scelta del metodo di ripartizione, permette di individuare il margine di contribuzione finale<sup>7</sup> per prodotto o per attività verificando quindi la capacità di generare profitto in ragione dei prezzi di vendita fissati attraverso un indice di efficienza economica. Gli indicatori di efficienza permettono, inoltre, di valutare sia l’efficienza strettamente produttiva attraverso la valutazione dell’incidenza degli scarti e degli sfridi sul valore totale delle materie prime impiegate sia l’efficienza tecnica dei macchinari attraverso il confronto tra tempo effettivo dedicato alla produzione in rapporto al tempo lavorato totale.</li>
<li>effettuare valutazioni di <em>make </em>or <em>buy</em>: conoscere la tipologia e il valore di costi assorbiti da una determinata tecnologia o da una determinata organizzazione dei fattori produttivi, permette di confrontarli quelli di un ipotetico contratto di outsourcing per valutare la soluzione più conveniente. È ad esempio possibile valutare se scegliere tra l’attivazione di un servizio mensa interno e l’erogazione dei buoni pasto.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify">
<h2 style="text-align: justify">I sistemi di costing</h2>
<p style="text-align: justify">Il sistema di controllo di gestione ha come fondamento l’identificazione, il monitoraggio e la valutazione, attraverso degli specifici indicatori, dei risultati conseguiti. L’attribuzione dei costi avviene attraverso diverse metodologie che si definiscono sistemi di costing. Questi sistemi affrontano il tema dell’attribuzione dei costi seguendo due principali filosofie: la costruzione di un sistema di oggetti/centri di costo oppure la costruzione di un <em>activity based costing</em> (ABC).</p>
<p style="text-align: justify"><em>I sistemi per oggetti/centri di costo</em> evidenziano le strutture o le funzioni aziendali considerate rilevanti e procedono all’attribuzione dei costi sostenuti dall’azienda. Tale attribuzione può avvenire scegliendo solo di valutare i costi diretti (sistemi di direct costing o variable costing) oppure attribuendo anche i costi indiretti (sistemi di full costing). I costi indiretti sono distribuiti con l’utilizzo di driver<sup>8</sup>.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Il sistema ABC</em> è una metodologia che calcolare il costo pieno di prodotto attraverso la determinazione dei costi delle attività. Si calcolano i costi di ogni singola attività (produzione, logistica, vendita, approvvigionamento) e successivamente si assegnano ai prodotti e ai servizi sulla base delle attività che sono state necessarie per produrli. È un sistema molto articolato e complesso che però è fondamentale in casi di mercati profondamente competitivi e con margini di profitto ridotti.</p>
<h2 style="text-align: justify">Conclusioni</h2>
<p style="text-align: justify">Scegliere il sistema di controllo più appropriato non è semplice. Bisogna valutare la tipologia di azienda, il livello di accuratezza delle informazioni che si ritengono necessarie, la modalità di raccolta ed organizzazione dei dati e la tempistica.</p>
<p style="text-align: justify">I costi, sia economici sia organizzativi, legati all’implementazione di uno specifico software o di nuove procedure, svolgono un ruolo importante nella valutazione di fattibilità del progetto, che può orientarsi tra la scelta di un sistema proprietario, cioè completamente sviluppato con risorse e competenze interne, o di un sistema “chiavi in mano”.</p>
<p style="text-align: justify">Questa ultima soluzione è offerta sotto forma di servizio di consulenza e implementazione software cui si affiancano specifiche attività di tutoring e di formazione. In alcuni casi, avendo a disposizione un ERP<sup>9</sup> le funzionalità del controllo di gestione sono già presenti nel software, ma si corre il rischio di rimanere vincolati al punto di vista del fornitore del sistema informativo.</p>
<p style="text-align: justify">Vorrei sottolineare, però, che sia in caso di soluzioni proprietarie sia in caso di acquisto da un fornitore il cuore di un sistema di controllo di gestione restano le persone ed è fondamentale individuare le giuste competenze che deve avere il gruppo responsabile della funzione.</p>
<p style="text-align: justify">Un buon controller deve avere sia una solida formazione in materia di contabilità e di sistemi di programmazione e controllo sia una approfondita conoscenza delle tecniche di raccolta ed elaborazione dei dati. Deve essere in grado di individuare i processi critici ed analizzare il nesso causale tra strategie ed azioni evidenziando gli scenari che le scelte possono originare.</p>
<p style="text-align: justify">È importante che il controller non viva di definizioni dogmatiche e non consideri la struttura data al sistema di rilevazione e controllo come statica, ma anzi che continui a vivere l’azienda per affinare o modificare, dove necessario, gli strumenti di monitoraggio e verifica, garantendo la coerenza tra il processo di pianificazione ed assegnazione degli obiettivi con le attività di valutazione.</p>
<p style="text-align: justify">La progettazione e l&#8217;implementazione di un sistema di controllo di gestione in un&#8217;azienda è un&#8217;esperienza professionale completa e particolarmente motivante. Lo studio dei singoli processi e delle relazioni tra le diverse funzioni e attività permette di avere un punto di vista privilegiato sull’intera azienda presso cui si lavora. Le scelte della tipologia e della quantità di indicatori, poi, sono uno dei pochi momenti veramente creativi affidati al controller che può individuare e codificare l’informazione migliore, espressa nel modo più appropriato e con la tempistica più opportuna, a supporto del processo decisionale.</p>
<ol class="footnotes">
<li id="footnote_0_127" class="footnote">Il Government è il processo di definizione delle politiche e delle modalità operative da attuare per il raggiungimento degli obiettivi.</li>
<li id="footnote_1_127" class="footnote">Lo stile direzionale è il comportamento che si tiene nell&#8217;esercitare la propria azione di gestione/governo. Sono due gli approcci principali: stile autoritario, che si caratterizza nell’uso esclusivo dell’autorità attraverso meccanismi di comunicazione e gestione di tipo top-down, e stile partecipativo, che prevede la collaborazione dei diversi livelli aziendali nella formazione della strategia, con strumenti di comunicazione condivisi e con logiche di tipo bottom-up.</li>
<li id="footnote_2_127" class="footnote">Il sistema di contabilità analitica è lo strumento che permette di rilevare in modo corretto, tempestivo e significativo i fatti aziendali.</li>
<li id="footnote_3_127" class="footnote">Costi diretti: sono i costi che possono essere associati in modo univoco ad un prodotto. Ad esempio il costo della pelle da conciare in un paio di scarpe.</li>
<li id="footnote_4_127" class="footnote">Costi indiretti: sono quei costi che possono essere associati alla produzione attraverso l’utilizzo di criteri di ripartizione o driver. Sono pertanto oggetto di stima o congettura a cura del controller. Un esempio di costo indiretto è il costo del magazziniere che movimenta le materie prime in una azienda multiprodotto, il cui stipendio può essere ripartito tra le diverse linee di attività e quindi per singolo prodotto, proporzionalmente al valore delle risorse assorbite.</li>
<li id="footnote_5_127" class="footnote">L&#8217;indicatore è un parametro che permette la rilevazione di un determinato fenomeno (livelli di vendita, numero di unità prodotte, tasso assorbimento dei costi fissi) in un dato tempo</li>
<li id="footnote_6_127" class="footnote">Il margine di contribuzione finale è la differenza tra ricavi unitari, costi diretti unitari e costi fissi unitari.</li>
<li id="footnote_7_127" class="footnote">Il driver è il razionale che identifica la stima dell’assorbimento dei costi originati dal processo produttivo.</li>
<li id="footnote_8_127" class="footnote">L’Enterprise Resource Planning è un sistema informativo integrato che si poggia su un unico database che è capace di coordinare e gestire tutti i processi ed i flussi di informazione dell’azienda rendendo disponibile i dati tra tutti i livelli dell’organizzazione.</li>
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