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	<title>INSIDEART</title>
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	<description>Magazine di arte contemporanea e cultura</description>
	<lastBuildDate>Fri, 11 Sep 2026 13:43:00 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Pozzuoli rilancia la sfida: «L’arte per ricostruire la comunità»</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/09/11/pozzuoli-rilancia-la-sfida-larte-per-ricostruire-la-comunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valeria Figoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 13:42:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[capitale]]></category>
		<category><![CDATA[pozzuoli]]></category>
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					<description><![CDATA[La città campana rilancia la candidatura a Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2028 e rilegge il progetto alla luce delle nuove ferite del territorio]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dopo il periodo di silenzio seguito al forte evento sismico dello scorso 31 luglio, Pozzuoli torna a far sentire la propria voce e rilancia la candidatura a <strong>Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2028</strong>. A pochi giorni dalla scelta ufficiale delle città finaliste, il progetto <em>La Città delle Fragilità creative</em> si confronta con un territorio profondamente segnato dagli ultimi eventi, assumendo nuovi significati senza perdere la visione con cui era stato presentato. A illustrare le ragioni che rendono ancora attuale e necessario il progetto è <strong>Paolo Lubrano</strong>, direttore dell’iniziativa presentata a giugno al <strong>Mic</strong> e attualmente al vaglio finale della commissione esaminatrice. Il progetto era stato elaborato prima del drammatico evento sismico dello scorso 31 luglio e oggi si confronta con uno scenario profondamente mutato. Lubrano spiega che è stato scelto di imporsi un periodo di silenzio, ritenuto necessario per rispettare il disagio del territorio e dare priorità alle esigenze concrete e urgenti dei cittadini. Un periodo di sospensione che, tuttavia, non ha interrotto il lavoro sulla candidatura, ma ha permesso di ridefinirne il significato alla luce delle nuove fragilità emerse. Pozzuoli resta dunque in corsa, forte anche del sostegno sottoscritto da numerose realtà pubbliche e private dell’area metropolitana di Napoli. </p>



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<p class="wp-block-paragraph">In questo nuovo contesto, secondo <strong>Lubrano</strong>, ogni ambito territoriale è chiamato a svolgere il proprio ruolo: alle istituzioni spetta il compito di garantire la sicurezza, alla politica quello di coordinare i processi, ai corpi civici quello di offrire sostegno alla popolazione, mentre alle arti e alla cultura spetta inserirsi nel contesto sociale e contribuire alla ricostruzione morale e civile della comunità. La cultura, in questa prospettiva, dovrebbe assumere un ruolo strutturale, diventando un elemento portante del processo di ricostruzione e non una semplice decorazione o una risposta palliativa alle difficoltà. Le recenti ferite che hanno segnato la quotidianità, l’economia e l’identità della comunità flegrea diventano così parte integrante del senso della candidatura. Il progetto non intende proporre l’arte come risposta consolatoria al trauma, ma come strumento capace di interrogare il territorio e restituirne una rappresentazione più autentica. La candidatura, sottolinea Lubrano, può rappresentare una leva strategica per restituire verità alla narrazione del territorio e rilanciarlo nel dibattito nazionale. L’utilizzo dei linguaggi contemporanei può infatti stimolare una presa di coscienza radicata e dare voce anche alle assenze e alle criticità che rischiano di essere dimenticate dai media. La sfida di <strong>Pozzuoli 2028</strong> punta dunque a trasformare la vulnerabilità in un’occasione di riscatto pubblico e coesione sociale, affidando all’arte contemporanea un ruolo attivo nei processi di ricostruzione morale e civile della comunità.</p>



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		<title>Il “Revenge Dress”di Lady Diana torna all’asta</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/09/11/il-revenge-dressdi-lady-diana-torna-allasta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valeria Figoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 13:38:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ArtMarket]]></category>
		<category><![CDATA[lady diana]]></category>
		<category><![CDATA[revenge dress]]></category>
		<category><![CDATA[Sotheby's]]></category>
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					<description><![CDATA[Il celebre abito nero di Christina Stambolian, simbolo di una delle serate più iconiche della principessa, sarà messo all’asta da Sotheby’s con una stima di 300mila dollari]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ci sono abiti che smettono di essere semplicemente abiti e diventano parte della storia. È il caso del celebre <strong>“revenge dress” di Lady Diana</strong>, il vestito nero firmato dalla stilista <strong>Christina Stambolian</strong> che la principessa indossò nel 1994 alla festa estiva della Serpentine Gallery di Londra. A più di trent’anni da quella sera, il capo torna all’asta da <strong>Sotheby’s</strong>. La vendita è fissata per il <strong>9 dicembre a Londra</strong>, con una stima compresa tra 150.000 e 300.000 dollari. Un nuovo capitolo per un abito che, nel tempo, è diventato uno dei simboli più riconoscibili dello stile di Diana, continuando a influenzare designer, stylist e costumisti. La sua eco è arrivata persino sul piccolo schermo, dove l’abito è stato riproposto nella serie Netflix <em>The Crown</em>. La storia del vestito è legata a una delle serate più controverse della vita pubblica della principessa. Quella sera, infatti, l’allora principe Carlo, suo ex marito, aveva scelto di parlare pubblicamente della propria relazione con Camilla Parker-Bowles durante un’intervista televisiva con Jonathan Dimbleby. Diana, invece, si presentò alla Serpentine con un abito nero corto, dalla linea aderente e caratterizzato da una scollatura audace, rompendo con l’immagine più tradizionale e controllata che spesso accompagnava le sue apparizioni ufficiali. Il contrasto non passò inosservato. Il giorno seguente, le fotografie della principessa fecero il giro del mondo e l’abito divenne immediatamente un simbolo di indipendenza e sicurezza. </p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="345118" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/revenge-dress-1024x683.webp" alt="" class="wp-image-345118" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/revenge-dress-1024x683.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/revenge-dress-600x400.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/revenge-dress-768x512.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/revenge-dress.webp 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Da quel momento, il termine “revenge dress” è entrato nel vocabolario della cultura pop. L’abito aveva già avuto una prima importante occasione sul mercato nel 1997, quando Diana decise di mettere all’asta <strong>79 dei suoi abiti </strong>per raccogliere fondi destinati alla ricerca sul cancro e sull’AIDS. Il vestito sarà ora nuovamente proposto ai collezionisti insieme a un elemento particolarmente significativo: il catalogo originale di quella vendita, numerato e firmato dalla principessa Diana, nel quale viene indicato il principe William come ideatore dell’iniziativa. Anche la nuova asta avrà una finalità benefica. Una parte del ricavato sarà infatti destinata alla <strong>NHS Lothian Charity</strong>, a sostegno del <strong>Royal Edinburgh Hospital</strong>. Prima della vendita, il vestito sarà protagonista di un tour internazionale. Sarà esposto da Sotheby’s a Londra dal <strong>18 al 24 settembre</strong>, in concomitanza con la London Fashion Week, per poi proseguire verso Hong Kong e Ginevra. Dal <strong>2 dicembre</strong> arriverà a New York, al Sotheby’s Breuer Building, dove sarà visibile fino all’asta. Il vestito di Diana continua così a rappresentare molto più di un momento di stile. È diventato l’immagine di una donna che, in una sera in cui il mondo guardava altrove, riuscì a trasformare il proprio abito in una dichiarazione. Una scelta estetica diventata, nel giro di poche ore, un gesto simbolico destinato a rimanere nella memoria collettiva.</p>



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		<item>
		<title>Premio Internazionale Carlo Lizzani, a Venezia la dodicesima edizione dedicata al miglior film italiano</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/09/11/premio-internazionale-carlo-lizzani-a-venezia-la-dodicesima-edizione-dedicata-al-miglior-film-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 11:18:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pop Corn]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[premio lizzani]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>
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					<description><![CDATA[La cerimonia di premiazione è in programma l’11 settembre 2026 all’Italian Pavilion dell’Hotel Excelsior, al Lido di Venezia, nell’ambito dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Torna a Venezia il <strong>Premio Internazionale Carlo Lizzani</strong>, giunto quest’anno alla sua dodicesima edizione. Promosso dall’<strong>Associazione Nazionale Autori Cinematografici</strong>, il riconoscimento celebra il cinema italiano nel nome di uno dei protagonisti della cultura cinematografica del Novecento, regista, sceneggiatore, critico e storico del cinema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cerimonia di premiazione si è tenuta <strong>venerdì 11 settembre 2026</strong> all’<strong>Italian Pavilion dell’Hotel Excelsior</strong>, al Lido di Venezia, durante le giornate dell’<strong>83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i premiati, <strong>Giancarlo Giraud</strong>, presidente del <strong>Club Amici del Cinema di Genova Sampierdarena</strong>, vincitore del riconoscimento come <strong>Miglior esercente italiano</strong>. Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, il direttore della Mostra <strong>Alberto Barbera</strong>, <strong>Flaminia Lizzani</strong>, componente del Comitato del Premio, e <strong>Francesco Ranieri Martinotti</strong>, presidente dell’Associazione Nazionale Autori Cinematografici. Presente anche il critico cinematografico <strong>Steve Della Casa</strong>, conservatore del CSC – Cineteca Nazionale e conduttore di <em>Hollywood Party</em> su Rai Radio 3.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto a Giraud sono stati premiati <strong>Ronald Chammah</strong> per l’<strong>Écoles Cinéma Club di Parigi</strong>, indicato come Miglior esercente europeo; <strong>Gianluca Farinelli</strong> per il <strong>Cinema Modernissimo di Bologna</strong>, destinatario del Premio Speciale esercente italiano; e <strong>Giuseppe Gambina</strong> del <strong>Cinema Lumière di Ragusa</strong>, anch’egli premiato tra gli esercenti italiani.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="345096" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-11-at-12.49.05-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-345096" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-11-at-12.49.05-1024x768.jpeg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-11-at-12.49.05-600x450.jpeg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-11-at-12.49.05-768x576.jpeg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-11-at-12.49.05-1536x1152.jpeg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-11-at-12.49.05.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Promosso dall’<strong>Associazione Nazionale Autori Cinematografici (ANAC)</strong> con il sostegno della <strong>Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura</strong> e di <strong>AUT – Autori</strong>, e in collaborazione con <strong>FICE, ANEC e ACEC</strong>, il Premio Lizzani nasce per valorizzare gli esercenti che scelgono di investire nel futuro della sala, nella formazione del pubblico e nella circolazione di opere spesso lontane dalle logiche della distribuzione più commerciale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolarmente significativa la motivazione attribuita al Club Amici del Cinema, attivo da oltre cinquant’anni nel quartiere genovese di Sampierdarena. Il Comitato del Premio, composto da <strong>Flaminia Lizzani, Francesco Lizzani e Francesco Ranieri Martinotti</strong>, ne ha riconosciuto «la straordinaria capacità di coniugare, da oltre cinquant’anni, una programmazione cinematografica d’essai di altissimo livello con una costante attività culturale e sociale».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Sala Don Bosco</strong>, sede dell’attività del cineclub, viene descritta nella motivazione come «un autentico presidio culturale», capace, in un contesto complesso come quello di Sampierdarena, di creare comunità, promuovere il cinema di qualità e contribuire alla formazione di nuovi pubblici. Un riconoscimento che per Giraud assume anche un valore personale. Il presidente del cineclub ha ricordato come la sua prima partecipazione alla Mostra di Venezia, nel <strong>1979</strong>, coincise con il primo anno della direzione di <strong>Carlo Lizzani</strong>. Ha inoltre richiamato la visione, nel 2003, del documentario di Lizzani dedicato a <strong>Cesare Zavattini</strong>, esperienza che lo spinse a curare una pubblicazione sul rapporto tra Zavattini e i giovani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esiste poi un legame ulteriore, quasi geografico, tra la figura di Lizzani e l’esperienza genovese del Club: il suo primo lungometraggio, <strong>“Achtung! Banditi!”</strong>, realizzato nel 1951, fu infatti girato nel Ponente di Genova, non lontano da Sampierdarena.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La dodicesima edizione del Premio prosegue <strong>venerdì 11 settembre</strong>, quando alle <strong>ore 14</strong>, sempre all’<strong>Italian Pavilion dell’Hotel Excelsior al Lido di Venezia</strong>, è prevista la cerimonia dedicata al <strong>Premio Internazionale Carlo Lizzani al miglior film italiano</strong>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Shilpa Gupta porta alla GAM di Milano le tensioni del presente</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/09/11/shilpa-gupta-porta-alla-gam-di-milano-le-tensioni-del-presente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Irene Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 10:51:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arti Visive]]></category>
		<category><![CDATA[Gam]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[shilpta gupta]]></category>
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					<description><![CDATA[Nella personale a cura di Bruna Roccasalva nuove produzioni interrogano linguaggio, libertà, confini e sistemi di controllo, mettendo in dialogo l’arte contemporanea con la collezione ottocentesca del museo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dal <strong>15 settembre 2026 al 6 gennaio 2027</strong> la <strong>GAM – Galleria d’Arte Moderna di Milano</strong> accoglie <em><strong>One Palm Closer to the Sky</strong></em>, mostra personale di <strong>Shilpa Gupta</strong> curata da <strong>Bruna Roccasalva</strong>. Promosso da <strong>Fondazione Furla</strong> e GAM, il progetto costituisce l’ottavo appuntamento di <strong>Furla Series</strong>, il programma che dal 2017 porta artiste internazionali a confrontarsi con importanti istituzioni italiane. Tra le protagoniste più riconosciute della scena contemporanea internazionale, Gupta ha costruito negli anni una ricerca che attraversa <strong>linguaggio, censura, mobilità, identità e strutture di potere</strong>. Scultura, installazioni luminose, video, suono e performance diventano strumenti per osservare i meccanismi che definiscono il rapporto tra individuo e collettività, spazio privato e sfera pubblica, appartenenza e confine.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="345080" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/04_For-in-Your-Tongue_05-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-345080" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/04_For-in-Your-Tongue_05-1-1024x768.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/04_For-in-Your-Tongue_05-1-600x450.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/04_For-in-Your-Tongue_05-1-1536x1152.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/04_For-in-Your-Tongue_05-1-768x576.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/04_For-in-Your-Tongue_05-1-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>For, In Your Tongue, I Cannot<br>Fit, </em>2017-2023. Courtesy Amant<br>Photo: Sebastian Bach</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="345079" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/04_For-in-Your-Tongue_04-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-345079" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/04_For-in-Your-Tongue_04-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/04_For-in-Your-Tongue_04-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/04_For-in-Your-Tongue_04-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/04_For-in-Your-Tongue_04-1536x1024.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/04_For-in-Your-Tongue_04-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>For, In Your Tongue, I Cannot<br>Fit, </em>2017-2023. Courtesy Amant<br>Photo: Sebastian Bach</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Shilpa Gupta, tra linguaggio e sistemi di controllo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A Milano l&#8217;artista presenta una serie di <strong>nuove produzioni</strong> che condensano alcuni dei nuclei centrali della sua pratica. Il testo e la parola assumono un ruolo fondamentale, insieme al coinvolgimento diretto dello spettatore e alla trasformazione di oggetti quotidiani. Alcuni interventi oltrepassano inoltre i confini fisici del museo, portando la ricerca dell&#8217;artista nello spazio pubblico e riducendo la distanza tra esperienza artistica e vita quotidiana. Al centro della mostra c&#8217;è soprattutto il rapporto tra <strong>l&#8217;individuo e i sistemi di controllo</strong> che ne condizionano l&#8217;esistenza. Gupta guarda al modo in cui media, istituzioni e linguaggio intervengono nella costruzione della nostra percezione della realtà. Ma <em><strong>One Palm Closer to the Sky</strong></em> introduce in questa riflessione anche un elemento ulteriore: la <strong>speranza</strong>, intesa come qualcosa che continua a resistere dopo generazioni di lotte per la libertà e che oggi appare nuovamente fragile davanti all&#8217;affermazione di tendenze autoritarie in diverse parti del mondo.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="345078" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/05_I-live-under-your-sky-too-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-345078" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/05_I-live-under-your-sky-too-1024x768.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/05_I-live-under-your-sky-too-768x576.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/05_I-live-under-your-sky-too-600x450.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/05_I-live-under-your-sky-too-1536x1152.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/05_I-live-under-your-sky-too-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Shilpa Gupta,<br>I Live Under Your Sky Too, 2004-ongoing, Photo: Shrutti Garg</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Il dialogo con la collezione della GAM</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il contesto della GAM diventa parte integrante del progetto. Le opere contemporanee di Gupta entrano infatti in relazione con la <strong>collezione ottocentesca del museo</strong>, nata in una stagione cruciale per la definizione di concetti come identità, nazione, appartenenza e confine. La distanza storica diventa così uno strumento per leggere il presente e le sue tensioni. Il percorso comincia già nel <strong>cortile del museo</strong> e prosegue nelle <strong>cinque sale del piano terra</strong>, costruendo una panoramica della pratica dell&#8217;artista. Più che limitarsi alla dimensione contemplativa, le opere cercano di trasformare la ricerca in esperienza, sollecitando ascolto, partecipazione e confronto.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-6 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="599" data-id="345081" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/02_Untitled-1024x599.jpg" alt="" class="wp-image-345081" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/02_Untitled-1024x599.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/02_Untitled-600x351.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/02_Untitled-768x449.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/02_Untitled-1536x898.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/02_Untitled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Shilpa Gupta, Untitled, 2006</figcaption></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">La mostra prosegue inoltre la collaborazione avviata nel <strong>2021 tra Fondazione Furla e GAM</strong>, che ogni anno propone un progetto inedito capace di mettere in relazione l&#8217;arte contemporanea con gli spazi storici e la collezione permanente del museo. <strong>Furla Series</strong>, nato nel 2017, si caratterizza invece per un programma interamente dedicato alle artiste e al loro contributo alla cultura contemporanea. Nata nel <strong>1976</strong> e attiva a <strong>Mumbai</strong>, Shilpa Gupta ha esposto in istituzioni come il Barbican di Londra, il Centro Botín di Santander e il Museum of Contemporary Art di Anversa. Nel 2023 il MAXXI L&#8217;Aquila le ha dedicato una doppia personale insieme a <strong>Marisa Merz</strong>, mentre il suo percorso internazionale comprende partecipazioni alla Biennale di Venezia, Berlino, Gwangju, Liverpool e Sharjah. Le sue opere sono oggi presenti, tra le altre, nelle collezioni di <strong>Tate Modern, Guggenheim Museum, Centre Pompidou e M+</strong>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>È bastato un nome. La Cina lascia la Biennale di Gwangju</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/09/11/e-bastato-un-nome-la-cina-lascia-la-biennale-di-gwangju/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 10:40:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[GUANTI BIANCHI]]></category>
		<category><![CDATA[aste]]></category>
		<category><![CDATA[Christie's]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla Cina che abbandona la Biennale di Gwangju per la denominazione del padiglione di Taiwan ai record di Frieze Seoul e delle aste di Hong Kong]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Alla <strong>Gwangju Biennale</strong>, la più antica dell’Asia, gli organizzatori hanno ripristinato per il padiglione taiwanese la denominazione <strong>“Taiwan Pavilion”</strong>. La Cina ha reagito ritirandosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pechino ha protestato. Seoul ha precisato che la scelta appartiene alla fondazione indipendente che organizza la Biennale e non modifica la politica sudcoreana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un nome, un padiglione, il ritiro della Cina. È bastata una parola per cambiare la Biennale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto, a <strong>Frieze Seoul</strong>, il mercato corre su due binari. Più di 70.000 visitatori e presenze da 54 paesi e regioni. Un&#8217;opera di <strong>Yoo Youngkuk</strong> è stata venduta per circa<strong> 1,6–1,85 milioni di dollari</strong>, il prezzo più alto raggiunto da un artista coreano nelle cinque edizioni della fiera. All&#8217;altro estremo, piccoli lavori sono stati venduti a partire da 70 dollari. Stessa fiera, due mercati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E l’Asia non significa soltanto grandi maison internazionali. Il 12 settembre <strong>Shinwa Auction</strong>, a Tokyo, mette all’asta un <strong>Chagal </strong>del 1980 stimato 15 – 25 milioni di yen e un <strong>Kandisky </strong>del 1931 stimato 4 – 6 milioni. Il mercato passa anche da qui.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="599" data-id="345062" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Le-aste-della-settimana-1024x599.jpg" alt="" class="wp-image-345062" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Le-aste-della-settimana-1024x599.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Le-aste-della-settimana-600x351.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Le-aste-della-settimana-767x449.jpg 767w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Le-aste-della-settimana-1536x899.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Le-aste-della-settimana.jpg 1639w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="599" data-id="345063" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Le-aste-della-settimana-2-1024x599.jpg" alt="" class="wp-image-345063" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Le-aste-della-settimana-2-1024x599.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Le-aste-della-settimana-2-600x351.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Le-aste-della-settimana-2-767x449.jpg 767w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Le-aste-della-settimana-2-1536x899.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Le-aste-della-settimana-2.jpg 1639w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Da <strong>Hong Kong</strong> arriva la sorpresa della settimana. Una piccola figura di cane della dinastia Tang scatena 44 rilanci. Stima: 200.000–300.000 dollari di Hong Kong. Aggiudicazione: 5,248 milioni. Nella stessa vendita Sotheby&#8217;s una ciotola Jizhou della dinastia Song raggiunge 10,624 milioni, nuovo record d&#8217;asta per questa tipologia. Il cane? Oltre diciassette volte la stima più alta. A volte basta un piccolo oggetto per accendere una sala.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A <strong>Londra</strong>, questa volta, sotto il martello finiscono i dipendenti. O meglio, le loro opere. Studio 1766 porta all&#8217;asta 73 lavori realizzati da persone che lavorano per Christie’s. Ne vengono venduti 44. Solo sei vanno oltre le stime. Una piccola opera di Maria Falco fa però il percorso inverso: 343 dollari contro una stima di partenza di 68. Conoscere il mercato non significa poterlo prevedere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre in Gran Bretagna cambia anche la geografia delle aste. <strong>Dreweatts, Sworders </strong>e altre case regionali conquistano grandi collezioni provenienti dalle dimore britanniche che un tempo sarebbero passate quasi automaticamente dalle maison londinesi. Internet ha allargato il pubblico. Le major concentrano l&#8217;attenzione sui pezzi di maggior valore. Alle case intermedie arrivano collezioni, provenienze, storie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia <strong>Finarte </strong>prova un&#8217;altra strada. Il 15 settembre<strong> Easy Collecting</strong> porta online 178 dipinti da una raccolta milanese. Alcune stime partono da poche decine di euro. L&#8217;obiettivo è dichiarato: avvicinare una nuova generazione alle aste. Non è ancora una tendenza. È un segnale da seguire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E mentre qualcuno cerca il collezionista di domani, <strong>Christie’s</strong> guarda alla memoria della musica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 17 settembre arriva a Londra la collezione di<strong> Johnny Marr</strong>, cofondatore degli Smiths. Chitarre, amplificatori e strumenti che attraversano oltre quarant&#8217;anni di musica: dagli Smiths ai Pretenders, da Electronic a Modest Mouse, fino alle collaborazioni più recenti.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-8 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" data-id="345064" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Foto-2-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-345064"/><figcaption class="wp-element-caption">Johnny Marr, Rickenbacker 330 Jetglo, 1982. Christie’s, Londra, Marr’s Guitars: The Johnny Marr Collection, 17 settembre 2026. Stima £60.000–80.000. © Christie’s Images Ltd. 2026</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Ci sono la Rickenbacker 330 legata agli inizi degli Smiths, la Gibson ES-355 con cui Marr compose Heaven Knows I’m Miserable Now e la Fender Jaguar utilizzata nelle registrazioni per No Time to Die. Le stime arrivano a 150.000 sterline.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma qui il prezzo racconta solo una parte della storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una chitarra ha legno, corde, elettronica. Questa ha anche una biografia.</p>
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		<item>
		<title>Ali Banisadr, il talismano delle immagini</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/09/11/ali-banisadr-il-talismano-delle-immagini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Artoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 10:26:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arti Visive]]></category>
		<category><![CDATA[Ali Banisadr]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Parigi]]></category>
		<category><![CDATA[talisman]]></category>
		<category><![CDATA[thaddeaus ropac]]></category>
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					<description><![CDATA[Da Temple of the Mind a Talisman, l’opera diventa una forma di trasmissione: custodisce tracce, attraversa il tempo e continua a generare nuove possibilità di visione]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">C’è una soglia sottile fra un’immagine che abita la mente e un’immagine capace di sopravvivere alla mente che l’ha prodotta. È in questa soglia che si può leggere <em><strong>Talisman</strong></em>, la mostra di <strong>Ali Banisadr</strong> esposta fino al 10 ottobre 2026 da<strong> Thaddaeus Ropac Paris Marais</strong>, in dialogo con la <em>carte blanche</em> al Musée national Gustave Moreau e con <em>Temple of the Mind</em> al Buffalo AKG Art Museum. Tre luoghi convergono intorno a una questione: come una visione possa diventare esperienza, deposito e trasmissione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Buffalo, il titolo di Albert Pinkham Ryder definisce la mente come uno spazio in cui percezione, memoria e immaginazione si incontrano. Banisadr vi dispone figure, paesaggi, segni e frammenti entro un universo privo di una narrazione univoca. A Parigi, il talismano introduce una diversa idea di durata. Ogni opera conserva una traccia del proprio processo di formazione e, insieme, una forza capace di attraversare il tempo e il contesto.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-9 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="766" data-id="345045" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/AB-2162_Smoke-Mirrors_1-1024x766.jpg" alt="" class="wp-image-345045" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/AB-2162_Smoke-Mirrors_1-1024x766.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/AB-2162_Smoke-Mirrors_1-600x449.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/AB-2162_Smoke-Mirrors_1-768x575.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/AB-2162_Smoke-Mirrors_1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ali Banisadr, Smoke &amp; Mirrors, 2026</figcaption></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il talismano diventa così una figura dell’opera. La sua efficacia risiede nella concentrazione: qualcosa viene custodito senza essere ricondotto a un significato conclusivo. Banisadr procede attraverso disegno, pittura, scultura e pastello, portando forme intuitive verso una progressiva condensazione. Le figure acquistano una riconoscibilità emblematica e conservano una zona di indeterminazione. Ogni elemento sembra appartenere a un racconto più ampio, di cui affiora soltanto una parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In <em>Smoke &amp; Mirrors</em>, questa tensione è inscritta nella superficie. Olio e pastello si sovrappongono creando un campo instabile, attraversato da presenze che emergono, si interrompono e arretrano. Il titolo richiama illusioni, riflessi e dispositivi di occultamento; la pittura li traduce in una materia stratificata, dove la percezione procede per successive messe a fuoco. La figura appare come il risultato provvisorio di una trasformazione ancora in corso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gustave Moreau è l’interlocutore storico più vicino a questa concezione. La <em>carte blanche</em> al Musée national Gustave Moreau mette in relazione la pratica di Banisadr con un artista per il quale il simbolo rappresentava una struttura aperta, capace di generare associazioni oltre il soggetto raffigurato. In Moreau, un dettaglio può contenere un intero repertorio culturale; una figura può diventare il punto di accesso a molteplici tradizioni. Banisadr assume questa logica e la trasforma in una grammatica contemporanea di archetipi, frammenti e forme ibride.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In <em>Terrible Beauty</em>, il rapporto fra riconoscibilità e apparizione raggiunge una concentrazione particolare. La scala raccolta intensifica l&#8217;esperienza dello sguardo. La bellezza evocata dal titolo porta con sé una minaccia latente, una perturbazione percepibile prima della sua identificazione. L&#8217;opera seduce attraverso una promessa rimasta parzialmente sospesa: qualcosa si offre alla visione e, nello stesso gesto, ne prolunga l&#8217;attesa.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-10 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="731" data-id="345046" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/AB-2165_Before-the-world-shattered_edgeless_1-1024x731.jpg" alt="" class="wp-image-345046" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/AB-2165_Before-the-world-shattered_edgeless_1-1024x731.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/AB-2165_Before-the-world-shattered_edgeless_1-767x548.jpg 767w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/AB-2165_Before-the-world-shattered_edgeless_1-600x429.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/AB-2165_Before-the-world-shattered_edgeless_1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ali Banisadr, Before the world shattered, I was a part of you, 2026</figcaption></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">La storia dell’arte attraversa questa ricerca come una materia operativa. Robert Storr, nel dialogo con Banisadr pubblicato in <em>The Alchemist</em>, ha individuato nella sua pratica una relazione intensa con la tradizione pittorica. John Vincler ha seguito la stratificazione di immagini che, attraverso la durata dello sguardo, rivelano dettagli e possibilità narrative ulteriori. In entrambi i casi emerge un principio centrale del lavoro di Banisadr: la storia diventa produttiva quando torna a generare esperienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Albert Pinkham Ryder costituisce una premessa essenziale, con la sua pittura sospesa fra percezione e immaginazione. Hieronymus Bosch offre un modello di universo fondato su metamorfosi, ibridazioni e proliferazione delle figure. Francisco Goya apre invece una zona più oscura, dove violenza, superstizione e fantasia condividono lo stesso spazio visivo. Moreau, Ryder, Bosch e Goya formano una costellazione. Banisadr la attraversa senza ricostruire una genealogia, attivando rapporti fra epoche, immagini e sistemi di visione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scultura porta questa ricerca sul terreno della presenza fisica. I bronzi sembrano emergere dalla pittura come presenze autonome, mantenendo qualcosa della loro origine visionaria. Le superfici lavorate e patinate evocano reperti, oggetti rituali, corpi separati dalla propria provenienza. La materia conserva le tracce del tempo e del gesto, mentre la forma assume una qualità quasi arcaica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel pastello il processo procede in direzione opposta. Il segno si deposita sulla carta con una leggerezza che lascia percepire ogni passaggio. Carboncino, inchiostro e pigmento si sovrappongono, costruendo presenze esposte alla cancellazione e alla trasformazione. La fragilità diventa una qualità percettiva: l’opera sembra trattenere qualcosa proprio attraverso la precarietà della sua superficie.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-11 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="924" height="1024" data-id="345048" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/AB-2164_Terrible-Beauty-924x1024.jpg" alt="" class="wp-image-345048" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/AB-2164_Terrible-Beauty-924x1024.jpg 924w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/AB-2164_Terrible-Beauty-542x600.jpg 542w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/AB-2164_Terrible-Beauty-767x850.jpg 767w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/AB-2164_Terrible-Beauty.jpg 1083w" sizes="auto, (max-width: 924px) 100vw, 924px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ali Banisadr, Terrible Beauty, 2026</figcaption></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Questa condizione raggiunge una particolare intensità in <em>Before the world shattered, I was a part of you</em>. Il titolo formula una memoria come frammento di relazione, una frase rimasta dopo una frattura. Pastello, carboncino e inchiostro costruiscono sulla carta una presenza raccolta, vulnerabile, distante dalla monumentalità della pittura. L’immagine assume il carattere di una traccia: qualcosa è accaduto, qualcosa è andato perduto, qualcosa continua a essere trasmesso attraverso il resto che rimane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che <em>Temple of the Mind</em> e <em>Talisman</em> si incontrano con maggiore precisione. Buffalo guarda al momento in cui la visione prende forma nella mente; Parigi segue il momento successivo, quando quella visione acquista una consistenza capace di attraversare altri spazi e altri tempi. Il tempio custodisce il luogo della formazione; il talismano registra il movimento della trasmissione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tre opere — <em>Smoke &amp; Mirrors</em>, <em>Terrible Beauty</em> e <em>Before the world shattered, I was a part of you</em> — articolano altrettante modalità di questa esperienza: l&#8217;affioramento, la perturbazione, la traccia. Pittura, bronzo e carta diventano strumenti differenti per interrogare la durata di ciò che viene visto. Il talismano, in Banisadr, coincide quindi con una condizione dell’opera: la capacità di custodire una forza anche quando il contesto originario è scomparso. Un’immagine continua a vivere attraverso ciò che trasporta, mentre il significato si sposta, si stratifica, cambia destinatario. La forma diventa il luogo in cui la memoria attraversa il tempo.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-12 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="862" data-id="345049" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/AB_2171_a_300dpi-1024x862.jpg" alt="" class="wp-image-345049" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/AB_2171_a_300dpi-1024x862.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/AB_2171_a_300dpi-600x505.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/AB_2171_a_300dpi-767x646.jpg 767w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/AB_2171_a_300dpi.jpg 1361w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">info: <a href="https://ropac.net/ko/artists/26-/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ropac.net</a></p>
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		<item>
		<title>Alessandro Monti è il nuovo segretario generale della Commissione italiana per l’UNESCO</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/09/11/alessandro-monti-e-il-nuovo-segretario-generale-della-commissione-italiana-per-lunesco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 10:15:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[commissione italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Monti]]></category>
		<category><![CDATA[segretario]]></category>
		<category><![CDATA[unesco]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo gli incarichi ricoperti tra Germania, Russia, Iran e Lettonia, metterà la propria esperienza internazionale al servizio della promozione del patrimonio culturale, scientifico ed educativo italiano]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Cambio al vertice della <strong>Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO</strong>. <strong>Alessandro Monti</strong>, consigliere d’ambasciata con una lunga esperienza diplomatica, è stato nominato nuovo segretario generale della CNIU, succedendo al ministro plenipotenziario Enrico Vincenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Monti arriva all’incarico dopo un percorso professionale sviluppato in diversi contesti internazionali. È stato console a Stoccarda, console generale a San Pietroburgo e vice capo missione a Teheran, fino al più recente mandato come ambasciatore d’Italia a Riga. Un’esperienza che ora si sposta sul terreno della cooperazione multilaterale e della valorizzazione delle eccellenze italiane nei settori della cultura, dell’educazione e della scienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Istituita nel 1950, cinque anni dopo l’Atto costitutivo dell’UNESCO, la Commissione italiana svolge una funzione di collegamento tra l’organizzazione internazionale con sede a Parigi, le istituzioni nazionali e la vasta rete di realtà che operano sul territorio. Il suo segretariato agisce sotto l’egida del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="1004" data-id="345035" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/img-9428.jpeg" alt="" class="wp-image-345035" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/img-9428.jpeg 1000w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/img-9428-598x600.jpeg 598w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/img-9428-300x300.jpeg 300w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/img-9428-768x771.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Il compito del segretario generale non riguarda soltanto il coordinamento istituzionale. La CNIU contribuisce infatti a trasformare gli indirizzi dell’UNESCO in iniziative e programmi capaci di coinvolgere territori, università, scuole, amministrazioni e comunità. È un sistema particolarmente articolato: comprende le Cattedre UNESCO, le Riserve della Biosfera, i Geoparchi, le Città Creative e le Learning Cities, oltre alla rete delle scuole ASPnet, ai Club UNESCO e all’Associazione Italiana Giovani per l’UNESCO.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla Commissione spetta inoltre un ruolo centrale nel percorso delle candidature italiane ai diversi programmi internazionali dell’organizzazione. Il lavoro interessa non soltanto la Lista del Patrimonio Mondiale, nella quale l’Italia occupa una posizione di assoluto rilievo, ma anche il patrimonio culturale immateriale, le Riserve della Biosfera, i Geoparchi e il programma Memoria del Mondo.</p>
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		<item>
		<title>Guggenheim Abu Dhabi, l’arte come nuovo spazio di dialogo in Medio Oriente</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/09/11/guggenheim-abu-dhabi-larte-come-nuovo-spazio-di-dialogo-in-medio-oriente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valeria Figoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 09:54:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[Emirati Arabi]]></category>
		<category><![CDATA[Guggenheim]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[A pochi mesi dall’apertura, la ministra Noura bint Mohammed Al Kaabi difende la centralità della cultura: «I musei hanno una priorità diversa»]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il mondo dell’arte guarda con grande attenzione al <strong>Guggenheim Abu Dhabi</strong>, pronto ad aprire le sue porte l’<strong>11 dicembre</strong> dopo vent’anni di ritardi. Un progetto ambizioso, il cui costo ha ormai sfiorato il miliardo di dollari e che sta suscitando grande interesse negli Emirati Arabi Uniti. In una breve intervista alla rivista culturale tedesca <em>Monopol</em>, <strong>Noura bint Mohammed Al Kaabi</strong>, ministra di Stato presso il Ministero degli Affari Esteri degli Emirati Arabi Uniti, ha sottolineato l’importanza di valorizzare la produzione artistica locale e regionale. «Sono orgogliosa del fatto che gli artisti della regione e degli Emirati non siano semplicemente presenti come attori di supporto, ma siano al centro della mostra», ha dichiarato. Il nuovo museo sorgerà sull’<strong>isola di Saadiyat</strong>, a circa un’ora di auto da Dubai, destinata a diventare uno dei principali poli culturali della regione. L’isola ospita già importanti istituzioni, tra cui lo Zayed National Museum, il Louvre Abu Dhabi e il Natural History Museum Abu Dhabi, oltre a essere sede di Frieze Abu Dhabi. Per <strong>Al Kaabi</strong>, lo sviluppo culturale di Saadiyat dovrà certamente contribuire ad attirare visitatori internazionali, dal momento che il turismo «è importante per la nostra economia». Tuttavia, la ministra ha chiarito che l’obiettivo delle istituzioni culturali non può limitarsi alla semplice attrazione di turisti. «Deve andare oltre. L’obiettivo principale è un pubblico che abbia voglia di tornare. Come possiamo creare un’intensità capace di coinvolgere le persone?», si è chiesta. L’apertura del Guggenheim arriva inoltre in un momento particolarmente delicato per il Medio Oriente, segnato dalla guerra con l’Iran e dalle sue ripercussioni sull’intera regione. Anche gli Emirati Arabi Uniti, tra le destinazioni economicamente più solide dell’area, hanno dovuto affrontarne le conseguenze. «Lo shock provocato dalla guerra con l’Iran non è stato certamente facile», ha riconosciuto Al Kaabi. Le autorità hanno attivato programmi di sostegno sia per i turisti impossibilitati a proseguire i propri viaggi sia per gli operatori del settore turistico, seguendo un modello già sperimentato durante la pandemia. La ministra ha però evidenziato come il settore culturale abbia seguito una logica diversa. «Ma i musei hanno una priorità diversa, e questa non è cambiata. Continuiamo a costruire queste istituzioni. La comunità si è unita e questo è stato molto stimolante», ha affermato. Nonostante le tensioni e il conflitto che continuano a interessare la regione, l’apertura del <strong>Guggenheim Abu Dhabi</strong> resta confermata per l’11 dicembre. Secondo Al Kaabi, il museo dovrà rappresentare anche un&#8217;occasione per aprire nuovi spazi di confronto sul ruolo dell’arte e della cultura nel Medio Oriente. «Vogliamo stimolare ulteriormente il dibattito e continuare la conversazione con i nostri partner. Stiamo raccontando una nuova storia», ha concluso. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="865" height="482" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/domus-abu-dhabi-1.jpeg.foto_.rmedium.jpg.avif" alt="" class="wp-image-345011" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/domus-abu-dhabi-1.jpeg.foto_.rmedium.jpg.avif 865w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/domus-abu-dhabi-1.jpeg.foto_.rmedium.jpg-600x334.avif 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/domus-abu-dhabi-1.jpeg.foto_.rmedium.jpg-768x428.avif 768w" sizes="auto, (max-width: 865px) 100vw, 865px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Guggenheim Abu Dhabi</strong> si prepara a entrare nel panorama internazionale dell’arte contemporanea con un progetto che punta a superare i tradizionali confini geografici e culturali della storia dell’arte. Il museo sarà infatti dedicato alla produzione artistica dal 1960 a oggi e proporrà una prospettiva ampia e multiculturale, con particolare attenzione alle esperienze provenienti da aree del mondo spesso rimaste ai margini delle grandi istituzioni museali occidentali. Il mese scorso è stata annunciata la nomina di <strong>Valerie Hillings</strong> alla direzione inaugurale del museo. Sarà lei a guidare la più grande delle sedi che fanno parte della rete Guggenheim, presente in quattro Paesi. A Hillings spetterà il compito di trasformare il Guggenheim Abu Dhabi da icona architettonica a museo capace di costruire una propria identità, una programmazione riconoscibile e un rapporto stabile con il pubblico. La nomina segna anche un ritorno alle origini. Entrata nella Solomon R. Guggenheim Foundation nel 2004, Hillings ha lavorato per anni sui progetti internazionali della Fondazione, seguendo in particolare il Guggenheim Abu Dhabi: dalla costruzione della collezione alla definizione dell’identità culturale dell’istituzione. L’idea alla base del progetto è quella di fare del museo un luogo di confronto, nel quale opere, artisti e pubblici differenti possano entrare in relazione. L’arte viene quindi interpretata non soltanto come patrimonio da conservare ed esporre, ma come uno strumento capace di favorire il dialogo tra culture e generazioni. In questa prospettiva, il Guggenheim Abu Dhabi ambisce a contribuire alla costruzione di una comunità internazionale più aperta e interconnessa, coinvolgendo anche le nuove generazioni nella scoperta dell’arte moderna e contemporanea. La nuova istituzione farà parte della rete dei <strong>Guggenheim</strong>, affiancando le sedi di New York, Venezia e Bilbao. Allo stesso tempo, però, il museo non sarà una semplice estensione del modello Guggenheim esistente. Il progetto è stato sviluppato per rispondere alle caratteristiche culturali e artistiche degli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>, dando spazio alla storia e alla creatività dell’emirato e mettendole in dialogo con quelle di altre regioni del pianeta. Questa duplice dimensione, locale e internazionale, rappresenta uno degli aspetti più caratterizzanti dell’istituzione. Anche il modo di concepire la visita riflette questa volontà di apertura. Il museo non proporrà necessariamente un racconto lineare della storia dell’arte, organizzato secondo una successione di movimenti e periodi. Le opere saranno invece messe in relazione attraverso temi, luoghi e momenti storici, permettendo al pubblico di seguire percorsi diversi e di costruire una propria interpretazione. Pittura, scultura, fotografia, installazioni, video, immagini in movimento e nuove tecnologie contribuiranno a creare un&#8217;esperienza articolata, nella quale linguaggi e culture differenti potranno dialogare tra loro. A rendere particolarmente riconoscibile il Guggenheim Abu Dhabi sarà inoltre la sua architettura, progettata da <strong>Frank Gehry</strong>, uno degli architetti più importanti della scena internazionale e autore anche del Guggenheim di Bilbao. L’edificio nasce dal rapporto con il paesaggio di Saadiyat e con la posizione dell’isola, sospesa tra terra e mare. La struttura non sarà quindi un semplice contenitore per le opere, ma una componente essenziale dell’esperienza museale. Il progetto architettonico si sviluppa intorno a un grande atrio centrale sul quale si affacciano <strong>30 gallerie</strong>. A caratterizzare il complesso saranno soprattutto 10 grandi coni scultorei, alcuni dei quali raggiungeranno gli 88 metri di altezza. Nove saranno rivestiti con una rete in acciaio inossidabile, mentre uno presenterà una combinazione di onice e vetro. Questi elementi, oltre a definire l’immagine dell’edificio, avranno anche una funzione ambientale: la loro conformazione contribuirà infatti a favorire la ventilazione naturale e a creare aree ombreggiate, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza energetica del museo. Le dimensioni del complesso confermano la portata del progetto. Gli spazi destinati alle esposizioni interne occuperanno circa <strong>11.600 metri quadrati</strong>, mentre altri <strong>23.000 metri quadrati</strong> saranno riservati alle attività e alle esposizioni all’aperto. La superficie complessiva costruita raggiungerà circa <strong>80.000 metri quadrati</strong>, facendo del Guggenheim Abu Dhabi uno dei più grandi progetti museali dedicati all’arte contemporanea. Parallelamente alla costruzione dell’edificio, è proseguito negli anni lo sviluppo della collezione permanente, avviato nel 2009. La raccolta continuerà a crescere anche dopo l’apertura del museo attraverso nuove acquisizioni, con l&#8217;intento di restituire un’immagine sempre più articolata dell’arte degli ultimi decenni. La selezione non si limiterà ai principali protagonisti della scena occidentale, ma cercherà di includere una pluralità di voci, provenienze e prospettive. La collezione sarà attraversata da alcuni grandi temi che hanno segnato la produzione artistica dal 1960 a oggi. Tra questi figurano l’astrazione, la cultura popolare, il paesaggio, il linguaggio e la narrazione. Non si tratterà tuttavia di categorie rigide: le diverse sezioni saranno pensate come punti di partenza per creare collegamenti tra opere e contesti apparentemente lontani. È proprio nella possibilità di stabilire queste connessioni che si trova una delle idee centrali del Guggenheim Abu Dhabi. Il museo mira infatti a proporre una visione dell’arte contemporanea come uno spazio di confronto permanente, nel quale differenti tradizioni artistiche possano incontrarsi senza essere necessariamente ricondotte a un unico racconto. L’obiettivo è costruire un&#8217;istituzione capace di dialogare con il territorio degli Emirati e, allo stesso tempo, di inserirsi nella rete internazionale della cultura contemporanea. In questo senso, il Guggenheim Abu Dhabi rappresenta anche una componente significativa della trasformazione culturale della città. Attraverso il museo, l’arte contemporanea diventa uno strumento per creare nuove relazioni tra Abu Dhabi e il resto del mondo, tra artisti e visitatori, tra memoria e innovazione. L’architettura di Gehry, la collezione internazionale e il carattere aperto del percorso espositivo concorrono così alla definizione di un museo pensato non soltanto per conservare e mostrare opere, ma per generare nuove forme di incontro e di partecipazione culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>Viva la musica da esplorare e fantasticare</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/09/11/viva-la-musica-da-esplorare-e-fantasticare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ginevra De Pascalis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 08:42:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contrappunto]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[ref2026]]></category>
		<category><![CDATA[romaeuropafestival]]></category>
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					<description><![CDATA[Marclay e Barbieri aprono RomaEuropa Festival con due esperienze sonore che sfuggono alle forme convenzionali della musica. Un invito ad ascoltare il suono come materia viva]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Che cosa hanno in comune<strong> </strong>Christian Marclay e Caterina Barbieri? Uno americano, ormai oltre i 70 anni, grande inventore di storie attraverso collage di immagini, di frammenti di immagini, come un dilatato gioco visivo di cadavre esquis, che l&#8217;ha portato al superbo collage di sequenze cinematografiche <em>The clock</em>, celebrato alla Biennale di Venezia del 2011 con il Leone d&#8217;Oro. L&#8217;altra, <strong>Caterina Barbieri</strong>, giovane e talentuosissima musicista, compositrice, dotata di una voce distopicamente flautata. Apprezzata e conosciuta a livello internazionale anche per via della <strong>direzione della Biennale Musica di Venezia</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In comune i due, che la sera del 9 settembre si sono esibiti all&#8217;<strong>Auditorium Conciliazione di Roma</strong> per la seconda serata inaugurale di <strong>RomaEuropa Festival</strong>, hanno l&#8217;uso non tradizionale degli strumenti e l&#8217;idea, ancora meno tradizionale, del suono. Sì, anche Marclay è musicista e compositore.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-14 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="344995" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/3-Onceim_garagebis_@LiviaSaavedra-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-344995" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/3-Onceim_garagebis_@LiviaSaavedra-1024x683.jpeg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/3-Onceim_garagebis_@LiviaSaavedra-600x400.jpeg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/3-Onceim_garagebis_@LiviaSaavedra-768x512.jpeg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/3-Onceim_garagebis_@LiviaSaavedra-1536x1024.jpeg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/3-Onceim_garagebis_@LiviaSaavedra.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">photo Livia Saavedra</figcaption></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ma certo non sono gli unici, né i primi, a coltivare la decostruzione della musica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma se si entra nel loro suono, sembra di entrare in un corpo vivo da esplorare, e che riserva sorprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel primo concerto di Marclay il mare sembra protagonista – o almeno così io l’ho vissuto – con l&#8217;andirivieni delle sue onde, i flussi, gli sciabordii. Tutto espresso attraverso un uso anomalo degli strumenti che raccontano momenti di speranza e picchi di infelicità, suoni e rumori, che accompagnano le migrazioni via mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo concerto di Barbieri e ONCEIM si presenta in una configurazione già anomala, con l&#8217;orchestra divisa in gruppi: da una parte gli archi, poi i fiati, e poi altri archi (i violini), e poi la batteria. E il suono che va in verticale. Sale, sale fino a raggiungere una vetta. Crescendo in potenza. E poi dilatandosi, come un enorme sudario elettronico, o come una lava che fuoriesce dalla bocca di un vulcano. Sommergendo tutto. E poi ritirandosi, anche qui mimando il movimento del mare.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-15 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="344991" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/26-04-09_CATERINA_BARBIERI_REWIRE_by_NAT_URAZMETOVA_117-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-344991" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/26-04-09_CATERINA_BARBIERI_REWIRE_by_NAT_URAZMETOVA_117-1-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/26-04-09_CATERINA_BARBIERI_REWIRE_by_NAT_URAZMETOVA_117-1-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/26-04-09_CATERINA_BARBIERI_REWIRE_by_NAT_URAZMETOVA_117-1-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/26-04-09_CATERINA_BARBIERI_REWIRE_by_NAT_URAZMETOVA_117-1-1536x1024.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/26-04-09_CATERINA_BARBIERI_REWIRE_by_NAT_URAZMETOVA_117-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Caterina Baribieri, Onceim, photo Nat Urazmetova</figcaption></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è drammaticità in quel suono, tanto che a volte sembra simulare un bombardamento, evocazione quasi obbligata nell’attuale momento storico. C&#8217;è potenza e c&#8217;è mistero. E poi irrompono delle voci, anche loro con un movimento espansivo e cariche di emotività. Cerchi concentrici che si aggrovigliano a suoni. E poi una voce, un canto quasi religioso, quello di Caterina Barbieri. La quale è protagonista dell’ultimo concerto. Più scenografico, a partire da come si presenta lei, un po’ Bjiork e un po’ sofisticata rockstar, e più misterioso per via del fumo che avvolge il palco. E il suono prende il ritmo di un lento zigzagare. Va avanti e indietro e poi viene squarciato dalla melodiosissima voce di Barbieri, sorta di canto gregoriano allucinato, complici anche le luci stroboscopiche e i flash che fendono il buio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’esperienza forte. Che segna brillantemente l&#8217;inizio della 41esima edizione di RomaEuropa&nbsp;festival.&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Bruxelles apre la stagione dell’arte contemporanea con RendezVous</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/09/11/bruxelles-apre-la-stagione-dellarte-contemporanea-con-rendezvous/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Irene Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 07:09:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=344973</guid>

					<description><![CDATA[Dal 10 al 13 settembre la seconda edizione della Brussels Art Week trasforma la capitale belga in un percorso diffuso tra oltre 90 gallerie, musei, fondazioni, collezioni private e spazi indipendenti]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Per quattro giorni <strong>Bruxelles diventa una grande mappa dell’arte contemporanea</strong>. Dal 10 al 13 settembre 2026 va in scena la seconda edizione di <strong>RendezVous – Brussels Art Week</strong>, appuntamento che inaugura simbolicamente la nuova stagione culturale della capitale belga mettendo in rete gallerie, istituzioni pubbliche, fondazioni private, case d’asta, collezioni e spazi gestiti dagli artisti. Più che una fiera concentrata in un unico padiglione, RendezVous sceglie infatti la dimensione urbana: è la città stessa, con i suoi quartieri e le sue differenti comunità artistiche, a diventare il luogo dell’evento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una formula che racconta bene la particolare identità di Bruxelles, da tempo uno dei centri più interessanti della geografia artistica europea. Stretta tra capitali del mercato come <strong>Parigi e Londra</strong>, la città ha costruito un ecosistema meno appariscente ma estremamente vitale, nel quale convivono grandi gallerie internazionali, musei, fondazioni, collezioni private e una rete particolarmente attiva di realtà indipendenti e artist-run. È proprio questa compresenza, più che la concentrazione sul mercato, a essere al centro del progetto RendezVous.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-16 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="344979" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/brussels-art-week-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-344979" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/brussels-art-week-1-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/brussels-art-week-1-1536x1024.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/brussels-art-week-1-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/brussels-art-week-1-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/brussels-art-week-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Una settimana dell’arte senza fiera</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’edizione 2026 coinvolge <strong>oltre 90 sedi</strong> sparse per Bruxelles. Tra le gallerie figurano nomi di primo piano come <strong>Almine Rech, Gladstone, Mendes Wood DM, Galerie Nathalie Obadia, Xavier Hufkens, rodolphe janssen, Greta Meert, Maruani Mercier, Nino Mier, Sorry We’re Closed e Spazio Nobile</strong>, accanto alle sedi belghe di <strong>Christie’s, Sotheby’s e Dorotheum</strong>. Ma la struttura dell’Art Week si allarga ben oltre il circuito commerciale. Partecipano, tra gli altri, <strong>Bozar, WIELS, Kanal–Centre Pompidou, Fondation CAB, Boghossian Foundation, La Loge, argos centre for audiovisual arts, Vanhaerents Art Collection, The Jewish Museum of Belgium e Fondation Walter &amp; Nicole Leblanc</strong>. A questi si aggiunge un fitto panorama di iniziative indipendenti, da <strong>Komplot e SB34 al Brussels Artist-Run Network</strong>, che permette di osservare anche quella parte della scena cittadina che normalmente rimane fuori dai grandi appuntamenti del mercato. Il calendario è costruito proprio per favorire questa esplorazione. Dopo la <strong>Opening Night del 10 settembre</strong>, con le gallerie aperte dalle 17 alle 21, le giornate successive sono organizzate per aree geografiche: l’11 settembre il focus si sposta verso <strong>Molenbeek, Anderlecht e Forest</strong>, il 12 settembre interessa <strong>Sablon e il centro città</strong>, mentre il 13 settembre è dedicato a <strong>Ixelles, Saint-Gilles e Uccle</strong>. Visite guidate, conversazioni con artisti e galleristi, performance, screening e incontri accompagnano il pubblico da un quartiere all’altro.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-17 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="709" data-id="344981" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Ars-Belga-_-Matthu-Boghossian-Filipe-Berndt.-Courtesy-of-the-artist-and-the-gallery-1024x709-1.jpg" alt="" class="wp-image-344981" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Ars-Belga-_-Matthu-Boghossian-Filipe-Berndt.-Courtesy-of-the-artist-and-the-gallery-1024x709-1.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Ars-Belga-_-Matthu-Boghossian-Filipe-Berndt.-Courtesy-of-the-artist-and-the-gallery-1024x709-1-767x531.jpg 767w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Ars-Belga-_-Matthu-Boghossian-Filipe-Berndt.-Courtesy-of-the-artist-and-the-gallery-1024x709-1-600x415.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Matthu – Boghossian – Filipe Berndt. Courtesy of the artist and the gallery</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="344980" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Photography-by-Sander-Houthuys-for-RendezVous-Brussels-Art-Week-4-1024x768-1.jpg" alt="" class="wp-image-344980" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Photography-by-Sander-Houthuys-for-RendezVous-Brussels-Art-Week-4-1024x768-1.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Photography-by-Sander-Houthuys-for-RendezVous-Brussels-Art-Week-4-1024x768-1-768x576.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/Photography-by-Sander-Houthuys-for-RendezVous-Brussels-Art-Week-4-1024x768-1-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Photography by Sander Houthuys for RendezVous – Brussels Art Week</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Il Salon de RendezVous, nuovo cuore della manifestazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La principale novità della seconda edizione è il <strong>Salon de RendezVous</strong>, pensato come punto d&#8217;incontro centrale dell&#8217;intera settimana. Ospitato quest&#8217;anno al <strong>311 di Avenue Van Volxem, a Forest</strong>, il Salon cambia sede a ogni edizione, facendo della scoperta dei diversi quartieri una componente integrante del progetto. Dopo <em>The Tip Inn</em>, l&#8217;ambiente ideato dall&#8217;artista britannica <strong>Zoe Williams</strong> per l&#8217;edizione inaugurale del 2025, quest&#8217;anno l&#8217;allestimento è affidato a <strong>Espace Aygo</strong>, collettivo olandese attivo tra arte e design. Il gruppo ha concepito uno spazio immersivo e surreale, realizzato prevalentemente attraverso materiali circolari, che accompagna il suo ultimo periodo di attività a Bruxelles.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è però soltanto un quartier generale. Aperto fino alle 23, il Salon riunisce <strong>bar, libreria pop-up, cinema e palco</strong>, diventando uno spazio di permanenza oltre che di passaggio. Qui si concentra <em>Salon Encounters</em>, programma trasversale fatto di talk, performance, conversazioni, proiezioni, musica e dj set, sviluppato insieme alle realtà che partecipano all&#8217;Art Week. Tra gli appuntamenti, l&#8217;11 settembre è prevista la performance di <strong>Guy Woueté</strong>, mentre <strong>Michael Lin</strong> dialoga con il direttore de La Loge Wim Waelput sul modo in cui la pittura può trasformarsi da oggetto in spazio di relazione. Il 12 settembre il <strong>Jewish Museum of Belgium</strong> porta invece al Salon una performance sonora e rituale di <strong>Mélodie Blaison e Barbara Salomé Felgenhauer</strong> e <em>Table Dance</em>, esperienza culinaria di <strong>Michelle Woods e Roman Hiele</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bruxelles come ecosistema</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È forse qui che RendezVous trova la sua caratteristica più interessante. L&#8217;obiettivo non sembra essere quello di aggiungere semplicemente un&#8217;altra art week al calendario internazionale, quanto di <strong>rendere visibile un ecosistema che esiste già</strong>, facendo incontrare soggetti normalmente separati dal mercato, dalle dimensioni e dai pubblici di riferimento. Lo dimostra anche la presenza degli artist-run spaces. L&#8217;11 settembre, ad esempio, il <strong>Brussels Artist-Run Network</strong> organizza un percorso ad Anderlecht attraverso <strong>Gilbard, Komplot e Janitor</strong>, non soltanto per visitare le mostre ma per conoscere chi gestisce questi luoghi, i loro modelli di lavoro e le difficoltà che affrontano. Una sorta di mappatura dal basso della produzione artistica cittadina, che affianca alla visita delle opere una riflessione sulle condizioni nelle quali l&#8217;arte viene prodotta.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="344984" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/cd6fb8322b1f7766a97b1ae1de2a5904eaf92366-3000x2000-1-1024x683.avif" alt="" class="wp-image-344984" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/cd6fb8322b1f7766a97b1ae1de2a5904eaf92366-3000x2000-1-1024x683.avif 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/cd6fb8322b1f7766a97b1ae1de2a5904eaf92366-3000x2000-1-600x400.avif 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/cd6fb8322b1f7766a97b1ae1de2a5904eaf92366-3000x2000-1-768x512.avif 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/cd6fb8322b1f7766a97b1ae1de2a5904eaf92366-3000x2000-1-1536x1024.avif 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/09/cd6fb8322b1f7766a97b1ae1de2a5904eaf92366-3000x2000-1.avif 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Anche le mostre restituiscono questa pluralità. Da <strong>KIN</strong>, ad esempio, la settimana coincide con l&#8217;apertura di una mostra dedicata a <strong>Michel Frère</strong>, pittore belga scomparso nel 1999 a soli 38 anni. Quattro grandi dipinti, una scultura, opere di dimensioni più contenute e materiali d&#8217;archivio ricostruiscono una ricerca che dalla figurazione degli anni Ottanta arrivò a una pittura fortemente materica, riletta oggi anche nelle sue connessioni con la cultura queer. RendezVous sembra così puntare su una caratteristica che distingue Bruxelles da molte altre capitali europee dell&#8217;arte: la possibilità di muoversi rapidamente tra <strong>blue-chip gallery, istituzione museale, fondazione privata e spazio indipendente</strong>, senza che una componente cancelli necessariamente le altre. La <strong>Brussels Art Week</strong>, riconosciuta dalla stessa città come appuntamento annuale di apertura della stagione artistica, diventa allora meno una destinazione circoscritta e più un invito a percorrere Bruxelles. Quattro giorni nei quali la capitale belga prova a presentarsi non attraverso una singola manifestazione, ma attraverso la rete di luoghi, artisti e professionisti che ne costituisce quotidianamente la scena contemporanea.</p>
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