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	<title>INSIDEART</title>
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	<description>Magazine di arte contemporanea e cultura</description>
	<lastBuildDate>Mon, 13 Jul 2026 18:42:16 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Addio a Pericle Guaglianone, voce storica dell’arte romana e firma di Artribune</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/07/13/addio-a-pericle-guaglianone-voce-storica-dellarte-romana-e-firma-di-artribune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lana Blanc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 18:39:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[Pericle Guaglianone, editorialista di 54 anni, è scomparso domenica per un infarto in mare a Torvaianica: una figura amata e generosa della scena artistica romana]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In queste ore la redazione di Artribune piange un lutto difficile da accettare: a soli 54 anni è scomparso Pericle Guaglianone, una delle firme più autorevoli della testata. Il legame con Artribune risale al 2004, e da allora non è mai venuto meno, nonostante nel frattempo sia passata un&#8217;intera vita. Chi lo ha conosciuto fin da quegli anni lo ricorda già allora come un punto fermo, una fonte costante di ispirazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una collaborazione lunga una vita</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Da allora la collaborazione non si è mai interrotta. Sono cambiate le testate, sono cambiati i tempi e i modi di lavorare, ma è rimasto identico il suo ruolo: una delle penne più brillanti del panorama, una mente lucida e veloce, capace come pochi di analizzare a fondo e allo stesso tempo di sintetizzare con efficacia. Il tutto con una scrittura piacevole, chiara, riconoscibile, venata di ironia. <br></p>



<p class="wp-block-paragraph">I colleghi lo ricordano come una persona dotata di un&#8217;intelligenza brillante, fuori dalla media, unita a una saggezza personalissima e a un dono raro: coniare battute, aforismi, didascalie perfette per tutto ciò che i suoi occhi incrociavano per strada. Sentenze vere e proprie, a volte, frasi che restavano impresse come tatuaggi: &#8220;Vedi quell&#8217;artista? Avrà 40 anni pure a novanta&#8221;. Osservazioni apparentemente buttate lì, che però continuavano a lavorare nella testa per ore. Come nel suo ultimo post su Facebook, in cui definiva &#8220;borrominiani&#8221; gli storici lampioni in ferro battuto del centro di Roma e ci si ritrovava lì, spiazzati, a pensare: &#8220;però, è proprio vero&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Roma e le tante passioni di una vita</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Roma era il suo habitat naturale, la fonte a cui attingeva senza sosta ispirazione, e della città sapeva restituire letture sempre illuminanti. Le sue curiosità spaziavano dalla musica al cinema, dalla lettura alla cartografia, fino alla meteorologia: passione al punto da dedicarle per alcuni anni una rubrica fissa, in cui anticipava le previsioni del tempo in occasione delle grandi fiere e Biennali. Anche lì, portava la stessa profondità che metteva in tutto. Aveva le sue piccole manie, raccontano i colleghi: non amava rivelare la propria età, convinto (a ragione) di portarla benissimo: &#8220;non vedo nessuno dei miei coetanei senza pancia&#8221; — così come restava riservato sul proprio lavoro quotidiano. Il tempo libero lo dedicava quasi interamente a scrittori e artisti: difficile contare quanti ne abbia consigliati, guidati, sostenuti nel tempo e non sarebbe male se in questi giorni qualcuno di loro decidesse di raccontarlo. Non mancava mai alle inaugurazioni (e possibilmente alle feste che seguivano), con la sua sagoma inconfondibile, subito riconoscibile tra la folla. &#8220;Mi piace pormi in maniera seduttiva col mondo&#8221;, diceva di sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua vocazione artistica affondava le radici negli studi di storia dell&#8217;arte, con specializzazione in arte contemporanea. Come molti: chi scrive per primo, per anni, aveva però mantenuto un lavoro &#8220;di sicurezza&#8221;: un impiego stabile al Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell&#8217;Interno, dove lavorava da una vita, raggiungendo l&#8217;ufficio ogni mattina a piedi per tenersi in forma. Negli ultimi tempi scriveva meno, giusto qualche articolo l&#8217;anno, la misura di chi ha ormai un nome fatto. In compenso si dedicava con entusiasmo al ruolo di talent scout, segnalando spesso giovani redattori e giornalisti esordienti: quasi tutti, a quanto pare, incontrati e &#8220;conquistati&#8221; intellettualmente al Vinaietto, la storica bottiglieria di via del Monte della Farina, a Roma</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una scomparsa improvvisa a Torvaianica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Molti, leggendo le cronache locali del litorale romano che riportavano la morte di un &#8220;Pericle Guaglianone, apprezzato agente della Polizia Stradale&#8221;, hanno pensato inizialmente a un caso di omonimia: possibile che si trattasse dello stesso Pericle, così lontano per professione da quella descrizione? Purtroppo si trattava proprio di lui. Un infarto lo ha colto domenica pomeriggio in mare, davanti alla spiaggia di Torvaianica: nonostante l&#8217;intervento di bagnanti, bagnini e soccorritori, non c&#8217;è stato nulla da fare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se n&#8217;è andato in uno dei luoghi più legati alla sua vita: la zona dove trascorreva le estati nei weekend, vicino alla casa di famiglia, lontano per qualche giorno dal suo appartamento romano tra Testaccio e Porta Portese, affacciato sul Tevere. Se ne va così una delle figure più generose e vitali della scena artistica italiana dell&#8217;ultimo quarto di secolo: un maestro nel dare forma, spesso con vera poesia, a immagini e visioni. </p>
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		<title>Paola Macchi nominata direttore generale del MAXXI</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/07/13/paola-macchi-nominata-segretaria-generale-del-maxxi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 16:06:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[maxxi]]></category>
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		<category><![CDATA[segretaria generale]]></category>
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					<description><![CDATA[La manager ha una lunga esperienza nel settore teatrale e nella gestione di istituzioni culturali]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione MAXXI ha nominato Paola Macchi Direttore generale della Fondazione. La decisione è stata assunta nella seduta di lunedì 13 luglio, in applicazione del nuovo Statuto entrato in vigore il 15 giugno scorso e a seguito della designazione del Ministro della Cultura. Macchi, già Segretario generale del MAXXI, guiderà la gestione operativa dell&#8217;istituzione con un mandato di cinque anni.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Congratulazioni a Paola Macchi, con i migliori auguri di buon lavoro per questo importante incarico&#8221;, ha dichiarato il Ministro della Cultura Alessandro Giuli. &#8220;La sua esperienza rappresenta una garanzia per l&#8217;attuazione del modello organizzativo introdotto dallo Statuto. Sono certo che il suo impegno contribuirà a rafforzare il ruolo del Museo come punto di riferimento dell&#8217;arte, dell&#8217;architettura e della creatività contemporanea&#8221;. Il ministro ha inoltre ringraziato la presidente Emanuela Bruni e il Consiglio di amministrazione &#8220;per aver avviato, con questa nomina, una nuova fase della Fondazione, nel segno della continuità e della valorizzazione di una delle più importanti istituzioni culturali italiane&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nomina inaugura la fase operativa del nuovo assetto organizzativo previsto dallo Statuto. La figura del Direttore generale assume infatti la responsabilità della gestione operativa, organizzativa, amministrativa e finanziaria della Fondazione, con un incarico della durata di cinque anni.</p>
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		<title>Spazio Griot porta a Villa Medici un viaggio sonoro nel Secondo Congresso degli artisti e degli scrittori neri</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/07/13/spazio-griot-porta-a-villa-medici-un-viaggio-sonoro-nel-secondo-congresso-degli-artisti-e-degli-scrittori-neri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 15:29:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia di Francia]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[secondo congresso]]></category>
		<category><![CDATA[spazio griot]]></category>
		<category><![CDATA[villa Medici]]></category>
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					<description><![CDATA[L'Accademia di Francia a Roma accoglie il collettivo Spazio Griot e il curatore Bonaventure Soh Bejeng Ndikung per una listening session ispirata al Congresso degli artisti e degli scrittori neri del 1959]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Accademia di Francia a Roma – Villa Medici apre le porte a <strong>&#8220;Una rivincita sonora&#8221;</strong>, un appuntamento ideato dal collettivo <strong>Spazio Griot </strong>che trasforma l&#8217;ascolto in uno strumento di ricerca storica e di riflessione sulla memoria della diaspora africana. Al centro dell&#8217;incontro, in programma il 13 luglio, una listening session guidata dal curatore, autore e studioso <strong>Bonaventure Soh Bejeng Ndikung</strong>. L&#8217;iniziativa prende spunto dal <strong>Secondo Congresso degli artisti e degli scrittori neri</strong>, svoltosi a Roma nel 1959, un evento che riunì intellettuali, artisti, filosofi, storici e leader politici provenienti da Africa, Caraibi, Americhe ed Europa per confrontarsi sulle prospettive culturali e politiche dei popoli africani nel pieno dei processi di decolonizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che ricostruire gli interventi ufficiali del congresso, il progetto sceglie di esplorare una dimensione meno documentata: il paesaggio sonoro che accompagnò quei giorni. Attraverso musiche dell&#8217;epoca, registrazioni e suggestioni immaginate, la sessione invita il pubblico a riflettere su ciò che i partecipanti ascoltavano durante i viaggi verso Roma, nei momenti di convivialità o nelle pause dai dibattiti politici.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Il percorso sonoro immagina le colonne sonore private di una generazione che contribuì a ridefinire il pensiero africano contemporaneo, interrogandosi sul ruolo della musica come spazio di costruzione dell&#8217;identità, della coscienza politica e delle relazioni culturali tra le diverse comunità della diaspora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A guidare questa esperienza sarà <strong>Bonaventure Soh Bejeng Ndikung</strong>, figura di riferimento nel panorama curatoriale internazionale. Fondatore di SAVVY Contemporary di Berlino, Ndikung ha ricoperto negli anni importanti incarichi in manifestazioni artistiche di rilievo internazionale, tra cui documenta 14, la Biennale di Dakar, la Biennale di Venezia, le Rencontres de Bamako e sonsbeek, sviluppando una ricerca che intreccia arte contemporanea, storia, politica e pratiche decoloniali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;evento è promosso da <strong>Spazio Griot</strong>, realtà culturale nata nel 2021 come evoluzione della piattaforma editoriale GRIOTmag. Con sede nomade e una forte vocazione internazionale, il collettivo sviluppa progetti che mettono in dialogo arti visive, musica, editoria, performance e ricerca, affrontando temi legati alle identità, alle migrazioni e alle trasformazioni della società contemporanea. Fondato e diretto artisticamente da <strong>Johanne Affricot</strong>, insieme a <strong>Eric Otieno Sumba</strong> e all&#8217;artista musicale <strong>EHUA (Celine Angbeletchy)</strong>, Spazio Griot promuove un modello di produzione culturale basato sulla collaborazione tra artisti, ricercatori e istituzioni, favorendo il confronto tra esperienze locali e prospettive globali.</p>



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			</item>
		<item>
		<title>Ana Mendieta, icona della performance femminista, in retrospettiva alla Tate Modern</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/07/13/ana-mendieta-icona-della-performance-femminista-in-retrospettiva-alla-tate-modern/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lana Blanc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 13:27:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arti Visive]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[museo]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal 15 luglio 2026 la Tate Modern dedica ad Ana Mendieta la prima retrospettiva londinese di rilievo in oltre dieci anni, con film restaurati, fotografie, dipinti giovanili e sculture tarde inedite nel Regno Unito]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">A partire dal 15 luglio 2026, la <strong>Tate Modern </strong>dedica ad <strong>Ana Mendieta</strong> (1948-1985) un&#8217;ampia mostra monografica, la prima retrospettiva di rilievo a Londra sull&#8217;artista dopo oltre dieci anni che riporta la sua opera al centro del dibattito contemporaneo su femminismo, esilio ed ecologia. Presentata nell&#8217;estate 2026, la mostra riunisce nuclei importanti del suo lavoro; film restaurati, fotografie, dipinti giovanili e sculture tarde, molti dei quali mai mostrati prima nel Regno Unito.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Dalle prime opere fino agli ultimi lavori</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Tate sceglie di prolungare il percorso espositivo oltre le sale del museo, per sottolineare il legame profondo tra Mendieta e il mondo naturale: alcune opere dialogano con gli spazi esterni dell&#8217;edificio e con la topografia della riva sud del Tamigi, in un&#8217;eco contemporanea delle sue performance all&#8217;aperto. Questa apertura &#8220;fuori le mura&#8221; mette in evidenza quanto siano ancora attuali le preoccupazioni ecologiche dell&#8217;artista, per la quale corpo umano e terra costituivano un unico organismo, fragile e vulnerabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il racconto espositivo non si limita alle performance degli anni Settanta: risale fino ai dipinti giovanili realizzati durante gli studi all&#8217;Università dell&#8217;Iowa e arriva alle sculture più tarde, in cui Mendieta modella forme dal sapore archeologico in terra o in legno. Questa impostazione cronologica permette di cogliere la coerenza di un vocabolario visivo costruito attorno all&#8217;idea di impronta, traccia e memoria, dalla pittura fino alle installazioni. Il museo mette inoltre in luce la dimensione transnazionale della sua ricerca, in dialogo con gli studi dell&#8217;Hyundai Tate Research Centre: Transnational, che indagano le circolazioni artistiche tra Cuba, Stati Uniti ed Europa.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Realizzata con il sostegno del comitato di mecenati dedicato alla mostra e di diverse fondazioni legate alla Tate, questa retrospettiva consolida definitivamente il posto di Ana Mendieta nel canone internazionale dell&#8217;arte del XX secolo. Prima presentazione di rilievo della sua opera nel Regno Unito da oltre un decennio, offre al pubblico londinese l&#8217;occasione di (ri)scoprire un lavoro rimasto a lungo ai margini della storia dell&#8217;arte, oggi invece considerato imprescindibile per riflettere sul corpo, sul genere e sul senso di appartenenza a un territorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ana Mendieta, una pioniera della performance femminista</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nata all&#8217;Avana nel 1948 ed esule negli Stati Uniti dopo la rivoluzione cubana, Ana Mendieta sviluppa negli anni Settanta e Ottanta un linguaggio radicale che intreccia performance, fotografia e film. Il suo lavoro affronta la violenza sui corpi femminili, lo sradicamento e la ricerca di identità, attraverso azioni spesso compiute in solitudine e affidate poi all&#8217;immagine. Alla Tate, queste opere ricollocano Mendieta tra le grandi figure dell&#8217;arte femminista della seconda metà del Novecento, accanto a nomi come <strong>Marina Abramović</strong> (1946) e <strong>Carolee Schneemann</strong> (1939-2019).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Filo conduttore del percorso è la celebre serie delle <em>Siluetas</em>: sagome di corpi femminili impresse nel paesaggio con terra, fuoco, acqua o fiori. Realizzate soprattutto in Messico e in Iowa, queste azioni effimere sopravvivono oggi solo attraverso fotografie e filmati; molti dei quali restaurati appositamente per l&#8217;occasione. Giocando sul rapporto tra presenza e assenza, Mendieta trasforma il paesaggio in un doppio del proprio corpo, metafora di un&#8217;identità spezzata dall&#8217;esilio.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="549" height="800" data-id="341153" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/ana-mendieta-untitled-blood-and-feathers-1974-estate-ana-mendieta-1.jpg" alt="" class="wp-image-341153" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/ana-mendieta-untitled-blood-and-feathers-1974-estate-ana-mendieta-1.jpg 549w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/ana-mendieta-untitled-blood-and-feathers-1974-estate-ana-mendieta-1-412x600.jpg 412w" sizes="auto, (max-width: 549px) 100vw, 549px" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ana Mendieta muore l&#8217;8 settembre 1985 a New York, a soli 36 anni, precipitando dal 34° piano dell&#8217;appartamento che condivideva con lo scultore Carl Andre (1935-2024), a Greenwich Village. Le circostanze esatte della sua morte restano tuttora controverse: incidente, suicidio o omicidio sono tutte ipotesi che non hanno mai trovato una conferma definitiva. Carl Andre, accusato di omicidio, venne infine assolto al termine di un processo seguito con grande attenzione mediatica; un esito che ha alimentato per decenni un acceso dibattito, dentro e fuori il mondo dell&#8217;arte. Questa scomparsa improvvisa ha per lungo tempo offuscato la ricezione critica della sua opera, spesso ridotta al tragico episodio di cronaca. Solo negli ultimi anni musei e storici dell&#8217;arte hanno iniziato a restituire alla sua pratica un contesto più ampio, valorizzando il contributo fondamentale di Mendieta all&#8217;arte femminista e a quella corrente che va sotto il nome di &#8220;earth-body art&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Biennale, il caso dei fondi divide la politica: da Zaia a Calenda, il fronte contro Bruxelles si allarga</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/07/13/biennale-il-caso-dei-fondi-divide-la-politica-da-zaia-a-calenda-il-fronte-contro-bruxelles-si-allarga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Irene Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 13:01:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal Veneto al Parlamento, le reazioni superano gli schieramenti: c'è chi parla di «ricatto» e chi difende l'autonomia della cultura]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La decisione della Commissione europea di raccomandare la revoca del contributo da due milioni di euro destinato alla <strong>Biennale di Venezia </strong>per la <a href="https://insideart.eu/2026/07/13/biennale-lue-revoca-i-finanziamenti-per-il-padiglione-russo-la-fondazione-faremo-valere-le-nostre-ragioni/" type="link" id="https://insideart.eu/2026/07/13/biennale-lue-revoca-i-finanziamenti-per-il-padiglione-russo-la-fondazione-faremo-valere-le-nostre-ragioni/">riapertura del <strong>Padiglione della Federazione Russa</strong></a> ha acceso un duro scontro politico in Italia. Se Bruxelles rivendica la necessità di tutelare i valori democratici e il rispetto del quadro sanzionatorio nei confronti di Mosca, dal mondo politico arrivano critiche trasversali ai metodi e alle motivazioni dell&#8217;intervento europeo. Tra i primi a intervenire è stato <strong>Luca Zaia</strong>. Il presidente della <strong>Regione Veneto</strong> ha definito «inaccettabile» la scelta della Commissione, sostenendo che «la cultura non si censura e gli artisti non sono soldati». <strong>Zaia</strong> ha quindi espresso pieno sostegno al <strong><a href="https://insideart.eu/2026/06/04/biennale-di-venezia-artisti-e-curatori-contro-i-leoni-dei-visitatori/" type="link" id="https://insideart.eu/2026/06/04/biennale-di-venezia-artisti-e-curatori-contro-i-leoni-dei-visitatori/">presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco</a></strong> e ha chiesto al Governo di difendere la Fondazione, leggendo la decisione di Bruxelles come una ritorsione politica nei confronti di un&#8217;istituzione culturale. </p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-7 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="341147" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/5-OIZkmQyBdemyUywEZv5JxA6LkGgH_p9mvnluwc4qPOPNHWo5u-aEqEN0tzhKgJgsIEFeYZa1TMhFzAboWHMaRzsyjoDyKRJ9AIL1ijVxzrortNCcbo075YOsgH2DQMmN8RgMTiX6xS3nyzIbBzKTf3oMFlOvDOtXiBoyHKQAi_z7si0gFTpZJywrJ0tMXd-1-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-341147" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/5-OIZkmQyBdemyUywEZv5JxA6LkGgH_p9mvnluwc4qPOPNHWo5u-aEqEN0tzhKgJgsIEFeYZa1TMhFzAboWHMaRzsyjoDyKRJ9AIL1ijVxzrortNCcbo075YOsgH2DQMmN8RgMTiX6xS3nyzIbBzKTf3oMFlOvDOtXiBoyHKQAi_z7si0gFTpZJywrJ0tMXd-1-1024x683.jpeg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/5-OIZkmQyBdemyUywEZv5JxA6LkGgH_p9mvnluwc4qPOPNHWo5u-aEqEN0tzhKgJgsIEFeYZa1TMhFzAboWHMaRzsyjoDyKRJ9AIL1ijVxzrortNCcbo075YOsgH2DQMmN8RgMTiX6xS3nyzIbBzKTf3oMFlOvDOtXiBoyHKQAi_z7si0gFTpZJywrJ0tMXd-1-600x400.jpeg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/5-OIZkmQyBdemyUywEZv5JxA6LkGgH_p9mvnluwc4qPOPNHWo5u-aEqEN0tzhKgJgsIEFeYZa1TMhFzAboWHMaRzsyjoDyKRJ9AIL1ijVxzrortNCcbo075YOsgH2DQMmN8RgMTiX6xS3nyzIbBzKTf3oMFlOvDOtXiBoyHKQAi_z7si0gFTpZJywrJ0tMXd-1-768x512.jpeg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/5-OIZkmQyBdemyUywEZv5JxA6LkGgH_p9mvnluwc4qPOPNHWo5u-aEqEN0tzhKgJgsIEFeYZa1TMhFzAboWHMaRzsyjoDyKRJ9AIL1ijVxzrortNCcbo075YOsgH2DQMmN8RgMTiX6xS3nyzIbBzKTf3oMFlOvDOtXiBoyHKQAi_z7si0gFTpZJywrJ0tMXd-1.jpeg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Pietrangelo Buttafuoco, Presidente della Biennale di Venezia</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" data-id="341145" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/a32UcCpSGzP-WhKo4tKDIkbvX-CZNDVhRarf0oKgtDNkxYwtgWGbEzhpr_GT1_afJ9n5YikY-SGT_892QPZ22dWA4SHblyt8hytPvjC20qFwjKtlwZXevBDklwI3KeUprIMV1nnBdGQHhSSEQOW1Qt8tXY8sFn1SeeIbeGHqTVIthn2Uv6mJRrNt4eW86WV-1.jpeg" alt="" class="wp-image-341145" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/a32UcCpSGzP-WhKo4tKDIkbvX-CZNDVhRarf0oKgtDNkxYwtgWGbEzhpr_GT1_afJ9n5YikY-SGT_892QPZ22dWA4SHblyt8hytPvjC20qFwjKtlwZXevBDklwI3KeUprIMV1nnBdGQHhSSEQOW1Qt8tXY8sFn1SeeIbeGHqTVIthn2Uv6mJRrNt4eW86WV-1.jpeg 819w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/a32UcCpSGzP-WhKo4tKDIkbvX-CZNDVhRarf0oKgtDNkxYwtgWGbEzhpr_GT1_afJ9n5YikY-SGT_892QPZ22dWA4SHblyt8hytPvjC20qFwjKtlwZXevBDklwI3KeUprIMV1nnBdGQHhSSEQOW1Qt8tXY8sFn1SeeIbeGHqTVIthn2Uv6mJRrNt4eW86WV-1-480x600.jpeg 480w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/a32UcCpSGzP-WhKo4tKDIkbvX-CZNDVhRarf0oKgtDNkxYwtgWGbEzhpr_GT1_afJ9n5YikY-SGT_892QPZ22dWA4SHblyt8hytPvjC20qFwjKtlwZXevBDklwI3KeUprIMV1nnBdGQHhSSEQOW1Qt8tXY8sFn1SeeIbeGHqTVIthn2Uv6mJRrNt4eW86WV-1-768x960.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /><figcaption class="wp-element-caption">Luca Zaia, Presidente regione Veneto</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="554" height="554" data-id="341144" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/images-18.jpeg" alt="" class="wp-image-341144" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/images-18.jpeg 554w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/images-18-300x300.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 554px) 100vw, 554px" /><figcaption class="wp-element-caption">Carlo Calenda, leader di Azione</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="341146" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Lucia-Borgonzoni-_-Orlando-Faiola-copia-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-341146" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Lucia-Borgonzoni-_-Orlando-Faiola-copia-1-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Lucia-Borgonzoni-_-Orlando-Faiola-copia-1-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Lucia-Borgonzoni-_-Orlando-Faiola-copia-1-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Lucia-Borgonzoni-_-Orlando-Faiola-copia-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lucia Borgonzoni, Sottosegreteria alla Cultura</figcaption></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla stessa linea la <strong>sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni,</strong> che ha parlato di una decisione «semplicemente inaccettabile». Per l&#8217;esponente della Lega il caso rappresenterebbe «la fine del diritto», perché un organismo politico come la Commissione europea avrebbe orientato l&#8217;operato di un ente tecnico, l&#8217;Eacea, prima ancora di un pronunciamento definitivo. Borgonzoni ha definito la vicenda «un ricatto economico» ai danni di una delle principali istituzioni culturali italiane, sostenendo che l&#8217;Italia debba rivendicare la propria autonomia nelle scelte artistiche. Più sorprendente è la posizione di <strong>Carlo Calenda</strong>, che pur mantenendo una linea di ferma condanna nei confronti della<strong> Russia</strong> ha criticato l&#8217;intervento europeo sul piano del principio. Secondo il leader di <strong>Azione,</strong> la cultura non dovrebbe essere trasformata in uno strumento di pressione politica e la revoca dei finanziamenti rischia di aprire un precedente problematico nei rapporti tra le istituzioni culturali e l&#8217;Unione europea. Una presa di posizione che evidenzia come il dibattito stia superando le tradizionali appartenenze politiche per concentrarsi sul tema dell&#8217;autonomia della cultura.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-8 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="562" data-id="341039" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/9645800_11211121_onecms_1qszbij69quxmw9s15r_1_-1024x562.jpg" alt="" class="wp-image-341039" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/9645800_11211121_onecms_1qszbij69quxmw9s15r_1_-1024x562.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/9645800_11211121_onecms_1qszbij69quxmw9s15r_1_-600x329.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/9645800_11211121_onecms_1qszbij69quxmw9s15r_1_-768x421.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/9645800_11211121_onecms_1qszbij69quxmw9s15r_1_.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto, infatti, non riguarda più soltanto il Padiglione russo. La questione si è progressivamente trasformata in un caso istituzionale che mette a confronto due principi destinati a entrare in tensione: da una parte la libertà e l&#8217;indipendenza delle istituzioni culturali, dall&#8217;altra il diritto dell&#8217;Unione europea di subordinare l&#8217;erogazione dei propri finanziamenti al rispetto delle politiche comuni, comprese quelle legate alle sanzioni internazionali. Nel frattempo la <strong>Fondazione Biennale</strong> mantiene una linea prudente. In una nota ha ricordato di aver risposto a tutte le richieste avanzate dall&#8217;Agenzia europea per l&#8217;istruzione e la cultura (Eacea) e di attendere una comunicazione tecnica formale prima di valutare eventuali iniziative nelle sedi competenti. I programmi interessati, ha precisato, proseguiranno comunque, poiché il contributo europeo rappresenta solo una quota marginale del loro finanziamento.  La vicenda è destinata a lasciare un segno anche oltre l&#8217;edizione <strong>2026</strong> della Biennale. Per la prima volta il rapporto tra diplomazia internazionale, sanzioni e libertà artistica si traduce in uno scontro diretto sull&#8217;accesso ai fondi europei, aprendo un precedente che potrebbe interessare in futuro molte altre istituzioni culturali del continente.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Bienal Climática di Avilés trasforma la memoria industriale in nuove narrazioni urbane</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/07/13/la-bienal-climatica-di-aviles-trasforma-la-memoria-industriale-in-nuove-narrazioni-urbane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rebecca Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 10:30:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arti Visive]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Avilés]]></category>
		<category><![CDATA[Bienal Climática]]></category>
		<category><![CDATA[biennale]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[Con "Rehearsing the Unexpected", Avilés diventa un laboratorio culturale in cui artisti, comunità e territorio si incontrano per esplorare nuove forme di relazione tra arte, ambiente e società ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ad <strong>Avilés</strong>, nel nord della <strong>Spagna</strong>, il paesaggio industriale diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sulle trasformazioni ambientali, sociali e culturali che attraversano il nostro tempo. In questo scenario nasce la prima <strong>Bienal Climática</strong>, un progetto che porta l’arte contemporanea dentro le tensioni del presente, trasformando una città segnata dalla storia produttiva in un luogo di ricerca e confronto. L&#8217;esposizione invita artisti, comunità e studiosi a confrontarsi con una delle sfide più urgenti della contemporaneità: ripensare il rapporto tra sviluppo umano, ambiente e territori. Attraverso mostre, interventi partecipativi e percorsi urbani, la città diventa un laboratorio aperto in cui l’arte contribuisce a immaginarne il futuro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Avilés tra passato industriale e nuovi orizzonti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con il titolo <em>Rehearsing the Unexpected</em>, la prima edizione della Bienal Climática prende forma come un racconto corale affidato agli sguardi di oltre quaranta artisti e collettivi provenienti dalla Spagna e da diverse parti del mondo. Curata da Amanda Masha Caminals, la manifestazione attraversa confini e discipline, intrecciando opere, ricerca, pratiche partecipative e memoria dei luoghi per esplorare il rapporto tra ciò che Avilés è stata e ciò che potrebbe diventare. Il passato industriale della città non viene semplicemente ricordato, ma diventa una materia viva da cui partire per interrogarsi sulle trasformazioni del presente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso curatoriale si articola attorno a tre grandi nuclei tematici, tre prospettive attraverso cui guardare alle trasformazioni del presente. <em>Stazione Meteorologica</em> invita a ripensare il modo in cui percepiamo e raccontiamo l’atmosfera, cercando nuovi linguaggi per comprendere i cambiamenti climatici. <em>Industrie Attuali</em> porta invece lo sguardo sui territori segnati dalla produzione industriale, interrogando le possibilità della transizione energetica e i nuovi scenari che si aprono dopo decenni di sviluppo basato sull’industria pesante. Infine, <em>Lutto e Giubilo</em> entra nella dimensione più profonda e personale del cambiamento, esplorando il rapporto tra perdita, memoria e capacità collettiva di immaginare forme di rinascita. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="731" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot-2026-06-03-at-08.43.00.jpg" alt="" class="wp-image-341119" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot-2026-06-03-at-08.43.00.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot-2026-06-03-at-08.43.00-600x428.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Screenshot-2026-06-03-at-08.43.00-768x548.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Mourning Mouths, a performance by Tarta Relena (Brussels), Sara García_Molding (2025)</em></figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il patrimonio artistico come riflessione sulla responsabilità ambientale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le fabbriche, i paesaggi produttivi e le storie delle comunità locali entrano così in dialogo con la necessità di immaginare nuovi equilibri culturali, sociali e ambientali. All’interno di questo percorso trova spazio anche una selezione di opere della <strong>Collezione</strong> <strong>Statale di Arte e Clima</strong>, promossa dal <strong>Ministero per la Transizione Ecologica</strong> e la <strong>Sfida Demografica (MITECO)</strong>, ospitata negli spazi del Centro Niemeyer. La raccolta rappresenta un progetto pubblico dedicato alla valorizzazione del patrimonio artistico come strumento di riflessione sulle sfide ecologiche contemporanee. Le opere diventano così testimonianze di un dialogo in continua evoluzione tra creatività, territorio e responsabilità verso il futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La collezione diventa così uno degli elementi centrali di una riflessione più ampia, dove l’arte si offre come strumento per leggere le trasformazioni del pianeta e il modo in cui queste influenzano la vita delle persone. Le opere raccolte non raccontano soltanto l’emergenza ambientale, ma aprono prospettive diverse sul cambiamento climatico, osservandolo come fenomeno scientifico, questione politica, esperienza sociale e dimensione emotiva capace di coinvolgere paure, memorie e aspettative collettive. La Bienal Climática supera così il concetto tradizionale di esposizione e si diffonde nel tessuto urbano di Avilés: la città diventa uno spazio espositivo in movimento, attraversato da mostre, performance, proiezioni cinematografiche e radiofoniche, passeggiate esplorative e momenti di confronto pubblico.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="640" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Abelardo-Gil-Fournier-Hacendera-2023.jpg" alt="" class="wp-image-341120" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Abelardo-Gil-Fournier-Hacendera-2023.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Abelardo-Gil-Fournier-Hacendera-2023-600x375.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Abelardo-Gil-Fournier-Hacendera-2023-768x480.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Hacendera, Abelardo Gil-Fournier (2023). Ph: Juan Baraja</em></figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla memoria industriale a una nuova identità urbana</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le iniziative più significative della Bienal Climática emergono i <em>Critical Cartography Drifts</em>, un progetto nato dal percorso di ricerca sviluppato sviluppato da Elisa Cuesta. Più che semplici passeggiate, questi percorsi diventano esplorazioni collettive attraverso cui abitanti, studiosi e realtà locali attraversano Avilés per riscoprirne le diverse stratificazioni: le tracce della memoria industriale, gli equilibri degli ecosistemi e le trasformazioni che hanno progressivamente ridisegnato l’identità della città.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="432" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Rotor-Studio_Artefacto-Aula-Movil_2026-2.png.avif" alt="" class="wp-image-341121" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Rotor-Studio_Artefacto-Aula-Movil_2026-2.png.avif 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Rotor-Studio_Artefacto-Aula-Movil_2026-2.png-600x338.avif 600w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">I Drifts trasformano il territorio in una mappa da leggere con nuovi occhi, dove ogni luogo conserva tracce del passato e interrogativi sul futuro. <em>Giants of Steel</em> accompagna i partecipanti dentro la storia dell’eredità industriale di <strong>ENSIDESA</strong>, riportando alla luce il ruolo della grande industria nella costruzione dell’identità urbana. La <em>Navigazione nell’estuario di Avilés</em> segue invece il rapporto complesso tra acqua, attività produttive e ambiente naturale, mentre <em>Llaranes</em> racconta il quartiere nato attorno alla fabbrica, oggi diventato un paesaggio della memoria dove convivono storie operaie, trasformazioni sociali e nuovi processi di rigenerazione. I percorsi pongono così una questione centrale sul significato stesso di una biennale contemporanea: quale traccia rimane quando le opere vengono smontate e gli spazi espositivi tornano alla loro quotidianità? La risposta sembra trovarsi nella capacità di costruire legami, produrre conoscenza condivisa e generare un senso di appartenenza che continua oltre la durata dell’evento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima Bienal Climatica di Avilés apre così una riflessione sul futuro delle grandi manifestazioni culturali, proponendosi non come un episodio isolato, ma come un organismo vivo in grado di radicarsi nel territorio, generare nuove connessioni e creare un dialogo continuo tra arte, comunità e ambiente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="589" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/MolonaResslerTheLabourThatRemainsSX-1024x589.jpg" alt="" class="wp-image-341122" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/MolonaResslerTheLabourThatRemainsSX-1024x589.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/MolonaResslerTheLabourThatRemainsSX-600x345.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/MolonaResslerTheLabourThatRemainsSX-768x442.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/MolonaResslerTheLabourThatRemainsSX.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Massimiliano Mollona, Oliver Ressler. The Labour that Remains 2026</figcaption></figure>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Notre-Dame: le vetrate di Claire Tabouret prendono forma all’Atelier Simon-Marq</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/07/13/notre-dame-le-vetrate-di-claire-tabouret-prendono-forma-allatelier-simon-marq/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lana Blanc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 10:01:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arti Visive]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Parigi]]></category>
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					<description><![CDATA[All'Atelier Simon-Marq di Reims i maestri vetrai lavorano alle sei nuove vetrate di Claire Tabouret, destinate a Notre-Dame entro fine 2026]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La lavorazione delle vetrate contemporanee ideate dall&#8217;artista Claire Tabouret per sei cappelle del lato sud della navata della cattedrale di<strong> Notre-Dame di Parigi</strong> è iniziata nell&#8217;autunno del 2025 presso l&#8217;<strong>Atelier Simon-Marq</strong>, a Reims. Mentre il restauro di Notre-Dame prosegue, entro la fine del 2026 la creazione contemporanea farà il suo ingresso ufficiale in cattedrale, grazie alla commissione delle sei nuove vetrate dedicate alla Pentecoste. All&#8217;interno dell&#8217;Atelier Simon-Marq, fondato a Reims nel 1640, una dozzina di maestri vetrai traduce con estrema meticolosità la visione pittorica di Claire Tabouret: un lavoro su misura che unisce il rigore della tecnica tradizionale del vetro placcato a procedimenti più contemporanei, con l&#8217;obiettivo di esaltare la luce della navata. Un viaggio al cuore di un cantiere del tutto inedito.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1080" data-id="341096" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/cda26_vitraux_notre-dame_paris_tabouret-tt-width-1280-height-720-fill-1-crop-0-bgcolor-ffffff.webp" alt="" class="wp-image-341096" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/cda26_vitraux_notre-dame_paris_tabouret-tt-width-1280-height-720-fill-1-crop-0-bgcolor-ffffff.webp 1920w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/cda26_vitraux_notre-dame_paris_tabouret-tt-width-1280-height-720-fill-1-crop-0-bgcolor-ffffff-600x338.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/cda26_vitraux_notre-dame_paris_tabouret-tt-width-1280-height-720-fill-1-crop-0-bgcolor-ffffff-1024x576.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/cda26_vitraux_notre-dame_paris_tabouret-tt-width-1280-height-720-fill-1-crop-0-bgcolor-ffffff-768x432.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/cda26_vitraux_notre-dame_paris_tabouret-tt-width-1280-height-720-fill-1-crop-0-bgcolor-ffffff-1536x864.webp 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il disegno a grandezza naturale della vetrata «Coloro che udirono ebbero il cuore trafitto», ideata da Claire Tabouret e destinata alla finestra della cappella di Saint-Denys, all&#8217;Atelier Simon-Marq. © Romaric Toussaint – Rebâtir Notre-Dame de Paris</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Dai bozzetti al Grand Palais: un progetto che prende forma</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È passato circa un anno da quando Claire Tabouret è stata scelta per realizzare le vetrate di sei cappelle sul lato sud della cattedrale. Questo inverno, l&#8217;artista ha presentato per la prima volta al Grand Palais, nella mostra <em>D&#8217;un seul souffle</em> (visitabile fino al 15 marzo 2026), i dipinti preparatori che serviranno da modello ai maestri vetrai dell&#8217;Atelier Simon-Marq: bozzetti a grandezza naturale che permettono al pubblico di scoprire in anteprima l&#8217;aspetto delle future vetrate. In un ritratto filmato realizzato in occasione della mostra, l&#8217;artista è tornata sulla propria pratica pittorica figurativa, sui temi del ritratto e dell&#8217;identità che attraversano il suo lavoro, e sulla genesi del progetto per Notre-Dame, raccontato come un processo creativo concepito quasi come un&#8217;esperienza in movimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Interrogata sul tema che unisce le sei vetrate, la Pentecoste, Claire Tabouret ha raccontato di essere stata colpita dalla bellezza di un episodio che rappresenta un momento di armonia, pace e rispetto nella diversità. Osservando le rappresentazioni della Pentecoste nei secoli, l&#8217;artista nota come ciascuna di esse rifletta tanto l&#8217;evento biblico quanto l&#8217;epoca in cui è stata realizzata e ritiene che valga lo stesso per la propria versione, profondamente radicata nel presente. Quanto ai vincoli imposti da un intervento su un monumento di tale portata, il bando di concorso richiedeva esplicitamente di rispettare l&#8217;armonia e la luce bianca caratteristiche di Notre-Dame: un&#8217;indicazione che si è tradotta, in pratica, nell&#8217;uso di proporzioni equilibrate tra i colori, evitando che una tinta dominante, un blu o un rosso troppo esteso, ad esempio, potesse spezzare quell&#8217;equilibrio. Un vincolo che l&#8217;artista descrive come una vera e propria disciplina compositiva, quasi una danza: un continuo passaggio da un colore all&#8217;altro, scandito da un ritmo interno.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-10 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="667" data-id="341109" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/visuel_salle_clairetabouret_unseulsouffle-c-simonlerat_grandpalaisrmn_2025_7.jpg.webp" alt="" class="wp-image-341109" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/visuel_salle_clairetabouret_unseulsouffle-c-simonlerat_grandpalaisrmn_2025_7.jpg.webp 1000w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/visuel_salle_clairetabouret_unseulsouffle-c-simonlerat_grandpalaisrmn_2025_7.jpg-600x400.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/visuel_salle_clairetabouret_unseulsouffle-c-simonlerat_grandpalaisrmn_2025_7.jpg-768x512.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Tra salvezza e sacrificio: il dissenso degli esperti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non tutti, però, guardano al progetto con lo stesso entusiasmo. I vetri ottocenteschi di Eugène Viollet-le-Duc, salvati dalle fiamme dell&#8217;incendio, non sopravviveranno invece allo spirito del tempo: presto lasceranno il posto alle creazioni contemporanee di Claire Tabouret. Nel piccolo mondo del patrimonio culturale, la polemica non si placa. «Perché snaturare ciò che già esiste?» si chiede con rammarico Christine Sourgins, storica dell&#8217;arte e autrice di un saggio sui <em>Bienfaits de la beauté</em> (Boleine). La specialista denuncia un&#8217;incomprensione profonda della natura stessa delle vetrate originali: «Le verrière sacrificate sono considerate semplicemente decorative». In realtà la loro geometria colorata e non figurativa serve a gerarchizzare gli spazi e a unificare la luce all&#8217;interno dell&#8217;edificio.» </p>



<p class="wp-block-paragraph">I bozzetti delle sei nuove vetrate, già presentati al Grand Palais, rompono effettivamente con il gesto architettonico originario, introducendo quattro vetrate figurative e due paesaggi — proprio i modelli su cui, come raccontato dall&#8217;artista, i maestri vetrai di Reims stanno ora lavorando. Il problema, secondo Christine Sourgins, non riguarda tanto la qualità estetica delle opere, quanto una questione più profonda: «Come si può fondare la bellezza su un disastro patrimoniale?» La bellezza, per quanto soggettiva, resta sempre legata a un contesto, spiega la storica: «Si può trovare la pioggia brutta a Londra e meravigliosa nel pieno del Sahara. Le vetrate di Claire Tabouret vanno in netta controtendenza rispetto a questo principio, e finiscono per tradire il contesto in cui si inseriscono. È il gesto tipico dei moderni: iconoclasta.»</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Al British Museum i BTS raccontano la storia della Corea del Sud</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/07/13/al-british-museum-i-bts-raccontano-la-storia-della-corea-del-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rebecca Grossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 09:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[British Museum]]></category>
		<category><![CDATA[bts]]></category>
		<category><![CDATA[corea del sud]]></category>
		<category><![CDATA[Kpop]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
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					<description><![CDATA[Attraverso la carriera dei BTS, il museo costruisce un percorso che collega il patrimonio del Paese ai temi del loro nuovo album Arirang]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Pur esistendo dagli anni Novanta, il Kpop ha acquistato fama internazionale negli ultimi quindici anni, grazie a boy band come i BTS. Il gruppo sudcoreano, formato nel <strong>2013</strong> da <strong>Big Hit Entertainment </strong>&#8211; oggi HYBE &#8211; è diventato uno dei principali ambasciatori della cosiddetta <em>Hallyu</em>, l&#8217;onda coreana che ha portato musica, cinema, serie televisive e cultura del Paese a raggiungere un pubblico globale. Il loro successo ha superato i confini dell&#8217;industria musicale, trasformandoli in un fenomeno culturale capace di dialogare anche con il mondo dell&#8217;arte e delle istituzioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio dal fenomeno dei BTS che nasce la mostra<em> Korea Gallery Trail</em>, organizzata dal <strong>British Museum</strong>. Dal primo di ottobre al 31 gennaio 2027, la <strong>Korea Foundation Gallery </strong>ospiterà un percorso che mette in relazione cinque opere della collezione permanente con i temi di <em>Arirang</em>, l&#8217;album e il tour mondiale del gruppo. Curato da <strong>Sang-ah Kim</strong>, il progetto utilizza il gruppo non come semplice richiamo mediatico, ma come punto di accesso alla storia e al patrimonio artistico della Corea del Sud. Tra le opere selezionate figura il celebre <em>Moon Jar</em>, il grande vaso in porcellana bianca della <strong>dinastia Joseon</strong>, simbolo della ceramica coreana e accostato ai temi di equilibrio, semplicità e identità culturale evocati dall&#8217;album. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="600" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Moon-jar-crop-wider.jpg.webp" alt="" class="wp-image-341088" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Moon-jar-crop-wider.jpg.webp 1000w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Moon-jar-crop-wider.jpg-600x360.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Moon-jar-crop-wider.jpg-768x461.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso prosegue con una sezione dedicata al <strong>regno di Silla</strong>, dove alcuni manufatti dialogano con il brano <em>No. 29</em>, che incorpora il suono della Campana del <strong>re Seongdeok</strong>, tra gli emblemi più noti del patrimonio storico coreano. L&#8217;itinerario comprende inoltre il <em>Sarangbang</em>, la ricostruzione dello studio del letterato nelle abitazioni della dinastia Joseon, tradizionalmente destinato allo studio, alla conversazione e alla pratica artistica. Completano il percorso gli orecchini d&#8217;oro di Silla, testimonianza della raffinatezza dell&#8217;oreficeria del regno mentre una serie di tegole e coppi decorati raccontano l&#8217;architettura e la cultura materiale del Paese. Ogni sezione è arricchita da contenuti digitali e QR code che approfondiscono il legame tra le opere esposte e i temi di <em>Arirang</em>, invitando inoltre il pubblico a partecipare alla campagna &#8220;What is your Arirang?&#8221;, un progetto che propone una riflessione sul significato contemporaneo del più celebre canto tradizionale coreano.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="600" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Sarangbang-crop.jpg" alt="" class="wp-image-341089" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Sarangbang-crop.jpg 1000w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Sarangbang-crop-600x360.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Sarangbang-crop-768x461.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;iniziativa anticipa anche una mostra di più ampio respiro che il British Museum inaugurerà nello stesso periodo. Sarà la prima grande esposizione dell&#8217;istituzione londinese dedicata all&#8217;arte e alla storia della Corea dopo oltre quarant&#8217;anni e ripercorrerà circa duemila anni di creatività, dal 300 a.C. fino ai giorni nostri. Un ruolo centrale sarà affidato alle opere provenienti dalla donazione della collezione di Lee Kun-hee ai musei nazionali coreani, offrendo al pubblico internazionale un&#8217;occasione senza precedenti per esplorare la ricchezza del patrimonio artistico della penisola coreana.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/1768378951-bts-2022-1024x512.jpg" alt="" class="wp-image-341090" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/1768378951-bts-2022-1024x512.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/1768378951-bts-2022-600x300.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/1768378951-bts-2022-768x384.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/1768378951-bts-2022.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Mona sbarca a Bangkok: firmato l’accordo per la prima sede internazionale del museo di David Walsh</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/07/13/il-mona-sbarca-a-bangkok-firmato-laccordo-per-la-prima-sede-internazionale-del-museo-di-david-walsh/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 08:39:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Bangkok]]></category>
		<category><![CDATA[hobart]]></category>
		<category><![CDATA[mona]]></category>
		<category><![CDATA[museo]]></category>
		<category><![CDATA[walsh]]></category>
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					<description><![CDATA[Il progetto manterrà l'identità sperimentale del museo australiano, aprendo un dialogo con la scena artistica locale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Museum of Old and New Art (Mona)</strong> di <strong>Hobart</strong> avrà una sede a<strong> Bangkok</strong>. L&#8217;accordo, formalizzato con la firma di un memorandum d&#8217;intesa tra il fondatore<strong> David Walsh </strong>e <strong>Asset World Corporation (AWC)</strong>, segna la prima espansione internazionale dell&#8217;istituzione australiana, che dal 2011 si è affermata come uno dei modelli museali più originali del panorama contemporaneo. Il nuovo museo sorgerà lungo il fiume<strong> Chao Phraya</strong> all&#8217;interno di un progetto sviluppato insieme ad AWC, gruppo thailandese attivo nei settori dell&#8217;ospitalità, del retail e dello sviluppo immobiliare. La direzione operativa dell&#8217;iniziativa sarà affidata a <strong>Leigh Carmichael</strong>, amministratore delegato di <strong>DarkLab</strong>, la società che cura i progetti creativi del Mona, sotto la supervisione di Walsh.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="341077" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/HM78pFybcAAhYcj-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-341077" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/HM78pFybcAAhYcj-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/HM78pFybcAAhYcj-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/HM78pFybcAAhYcj-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/HM78pFybcAAhYcj.jpg 1199w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo quanto illustrato dai promotori, Mona Bangkok non sarà una replica della sede di Hobart, ma un&#8217;istituzione pensata per confrontarsi con il contesto culturale thailandese. La programmazione coinvolgerà artisti internazionali e locali, mantenendo quell&#8217;impostazione curatoriale che ha caratterizzato il museo australiano fin dalla sua apertura. Il concept ruoterà attorno al tema della luce, intesa come elemento capace di mettere in relazione opere, architettura e culture differenti. La firma dell&#8217;accordo si è svolta a Bangkok alla presenza di David Walsh, dell&#8217;artista <strong>Kirsha Kaechele</strong>, del premier della Tasmania <strong>Jeremy Rockliff</strong> e di rappresentanti delle istituzioni thailandesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inaugurato nel 2011 sulle rive del Derwent River, il Mona ha costruito la propria reputazione attraverso una programmazione che ha spesso sfidato le convenzioni del sistema museale, accostando arte antica e contemporanea in percorsi espositivi immersivi e fortemente esperienziali. L&#8217;istituzione è oggi una delle principali destinazioni culturali dell&#8217;Australia e rappresenta un elemento centrale dell&#8217;offerta turistica della Tasmania. Per il governo dello Stato australiano, l&#8217;apertura della sede di Bangkok costituisce anche un&#8217;opportunità di promozione internazionale. Secondo il premier Jeremy Rockliff, il nuovo museo contribuirà a rafforzare la presenza del Mona sulla scena globale e potrà incentivare nuovi flussi di visitatori verso la sede originaria di Hobart.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-12 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="596" data-id="341076" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/2-13-1024x596-1.jpg" alt="" class="wp-image-341076" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/2-13-1024x596-1.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/2-13-1024x596-1-600x349.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/2-13-1024x596-1-768x447.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<item>
		<title>La biblioteca in cui nessuno leggerà prima del 2114: in Norvegia cento libri aspettano il futuro</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/07/13/la-biblioteca-in-cui-nessuno-leggera-prima-del-2114-in-norvegia-cento-libri-aspettano-il-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Irene Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 08:12:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[norvegia]]></category>
		<category><![CDATA[oslo]]></category>
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					<description><![CDATA[A Oslo, ogni anno uno scrittore affida un manoscritto segreto alla Future Library, che sarà pubblicato solo nel 2114

]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La <a href="https://www.futurelibrary.no/" type="link" id="https://www.futurelibrary.no/"><strong>Future Library (Framtidsbiblioteket)</strong></a> è una delle iniziative culturali più affascinanti e visionarie del nostro tempo: una biblioteca costruita per i lettori che nasceranno tra cento anni. L&#8217;idea è nata nel <strong>2014</strong> dall&#8217;artista scozzese <strong>Katie Paterson</strong>, che ha immaginato un&#8217;opera destinata a svilupparsi nell&#8217;arco di un secolo. Ai margini di <strong>Oslo</strong>, nella foresta di <strong>Nordmarka</strong>, sono stati piantati <strong>mille abeti rossi</strong> destinati a crescere fino al <strong>2114</strong>. Saranno proprio quegli alberi a fornire la carta con cui verranno stampati cento libri ancora inesistenti, o meglio, già scritti ma destinati a rimanere segreti per un secolo.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-13 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="575" data-id="341055" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/HERO-IMAGE-2-1-1024x575.webp" alt="" class="wp-image-341055" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/HERO-IMAGE-2-1-1024x575.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/HERO-IMAGE-2-1-600x337.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/HERO-IMAGE-2-1-768x431.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/HERO-IMAGE-2-1-1536x862.webp 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/HERO-IMAGE-2-1.webp 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="341059" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/SOLO-IMAGE-1-1-1024x683.webp" alt="" class="wp-image-341059" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/SOLO-IMAGE-1-1-1024x683.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/SOLO-IMAGE-1-1-600x400.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/SOLO-IMAGE-1-1-768x512.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/SOLO-IMAGE-1-1.webp 1440w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">redit: Vilma Taubo, Einar Aslaksen</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="341058" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/SOLO-IMAGE-6-1024x683.webp" alt="" class="wp-image-341058" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/SOLO-IMAGE-6-1024x683.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/SOLO-IMAGE-6-600x400.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/SOLO-IMAGE-6-768x512.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/SOLO-IMAGE-6.webp 1440w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">redit: Vilma Taubo, Einar Aslaksen</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Ogni anno un autore di fama internazionale viene invitato a consegnare un manoscritto originale e inedito. Il testo viene sigillato e custodito nella <strong>Silent Room</strong>, una sala appositamente progettata all&#8217;interno della nuova biblioteca pubblica <strong>Deichman Bjørvika</strong> di Oslo. Nessuno può leggerlo: né il pubblico, né gli editori, né gli stessi bibliotecari. Si conoscono soltanto il nome dell&#8217;autore e il titolo dell&#8217;opera. Ad aprire il progetto è stata <strong>Margaret Atwood</strong>, seguita negli anni da scrittori come <strong>David Mitchell</strong>, <strong>Elif Shafak</strong>, <strong>Han Kang</strong>, <strong>Karl Ove Knausgård</strong>, <strong>Ocean Vuong</strong>, <strong>Tsitsi Dangarembga</strong>, <strong>Judith Schalansky</strong> e <strong>Valeria Luiselli</strong>, fino agli autori più recentemente coinvolti. Tutti hanno accettato di scrivere sapendo che nessuno dei lettori contemporanei potrà mai conoscere le loro parole.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="341060" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/SOLO-IMAGE-4-1-1024x683.webp" alt="" class="wp-image-341060" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/SOLO-IMAGE-4-1-1024x683.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/SOLO-IMAGE-4-1-600x400.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/SOLO-IMAGE-4-1-768x512.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/SOLO-IMAGE-4-1.webp 1440w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Credit: Kristin von Hirsch</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Il valore dell&#8217;iniziativa va ben oltre la letteratura.<strong> Future Library </strong>è un&#8217;opera d&#8217;arte pubblica che parla di fiducia nel futuro, di sostenibilità e di responsabilità tra generazioni. Richiede di credere che tra cento anni esisteranno ancora lettori, biblioteche, alberi e una società interessata ai libri. È un invito a rallentare in un mondo che corre sempre più veloce. La foresta cresce insieme ai manoscritti. Ogni anno si aggiunge un nuovo autore, mentre gli alberi continuano il loro ciclo naturale. Nel <strong>2114</strong>, i mille abeti saranno abbattuti, trasformati in carta e utilizzati per stampare per la prima volta la raccolta completa delle cento opere. Solo allora i lettori potranno finalmente aprire quelle pagine rimaste chiuse per un secolo. Un progetto che affida la letteratura non al presente, ma alla speranza che il futuro continui ad avere bisogno delle storie.</p>
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