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	<title>instArt magazine</title>
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	<description>webzine dedicata all&#039;arte in fvg</description>
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	<item>
		<title>&#8216;Gente di facili costumi&#8217;: e se prima di giudicare imparassimo a conoscerci?</title>
		<link>https://www.instart.info/gente-di-facili-costumi-e-se-prima-di-giudicare-imparassimo-a-conoscerci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Fedrigo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 14:45:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inEventi]]></category>
		<category><![CDATA[inScena]]></category>
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					<description><![CDATA['Gente di facili costumi' esilarante commedia di Nino Manfredi in scena con Flavio Insinna e Giulia Fiume]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-97626 alignright" src="http://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/Gente_di_facili_costumi_67235977be66b.jpg" alt="" width="304" height="304" srcset="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/Gente_di_facili_costumi_67235977be66b.jpg 390w, https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/Gente_di_facili_costumi_67235977be66b-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 304px) 100vw, 304px" />Anna, meglio nota come &#8216;Principessa&#8217;, abitino succinto, tacchi alti e parrucca rientra a casa alle 4 del mattino dopo una nottata di lavoro lungo i marciapiedi della città. Non fa l&#8217;infermiera, anche se tenterà di spacciarsi per tale. Un rientro rumoroso con passo pesante, musica a tutto volume e l&#8217;acqua della vasca da bagno che scroscia. Vive, più o meno abusivamente, nel sottotetto di un palazzo. Al piano di sotto vive invece Ugo, ex professore e scrittore in bolletta di sciocchi testi per la TV. Il quale, svegliato per l&#8217;ennesima volta di soprassalto, sale dalla rumorosa vicina con intenzioni bellicose.<br />
Due mondi a dir poco opposti si scontrano, per poi incontrarsi.<br />
E&#8217; la trama in estrema sintesi di &#8216;Gente di facili costumi&#8217; commedia scritta nel 1988 da Nino Manfredi con Nino Marino, che Manfredi stesso portò sulle scene.<br />
Lo spettacolo è andato in scena al teatro Benois de Cecco di Codroipo nell&#8217;ambito della rassegna di prosa dell&#8217;ERT.<br />
Lo stesso Manfredi, a proposito della sua commedia, disse che al centro vi è un &#8216;fondamentale problema etico&#8217;: in una società dove &#8216;tutto si avvilisce e si corrompe, che valore hanno ancora onestà, dignità e rispetto dei valori umani?&#8217;<br />
Tra Ugo ed Anna le incomprensioni riguardano più o meno tutto. Lei è confusionaria, lui meticoloso; lei in perenne lotta con i congiuntivi, lui grecista dal linguaggio forbito.<br />
Entrambi a loro modo sono in lotta con la vita e con il destino: Anna sogna di abbandonare la &#8216;professione&#8217; per comperare una giostra, Ugo sogna la realizzazione di un film da una sua strampalata sceneggiatura per intellettuali, la storia di una coppia e di un tradimento con un computer.<br />
Quando Ugo viene sfrattato perché insolvente si trasferisce da Anna che lo ospita. Continuano a darsi del lei e a battibeccare su tutto, ma i due opposti iniziano ad avvicinarsi. Anna inizia ad imbroccare qualche congiuntivo, a Ugo scappa qualche svarione. E&#8217; il segnale che qualcosa sta cambiando e che entrambi hanno iniziato il processo di accettazione e accoglimento dell&#8217;altro.<br />
Il testo è una carambola di battute che strappano una risata dietro l&#8217;altra.<br />
Ritmata e veloce, la commedia è davvero gustosa e godibile, complici due ottimi attori Flavio Insinna e Giulia Fiume, perfetti nei rispettivi ruoli, e la regia di Luca Manfredi.<br />
Lo spettacolo è un omaggio a Nino Manfredi, grandissimo dei palcoscenici e della televisione, che viene ricordato sia nel testo che nella scenografia con riferimenti ad una nota marca di caffè di cui fu a lungo testimonial.<br />
Insinna e la Fiume sono davvero bravi nel rendere questi due personaggi comici ma profondi, disincantati ma molto umani.<br />
Opposti che si attraggono, i due protagonisti finiranno con l&#8217;accogliersi definitivamente.<br />
Lo spettacolo è prodotto da La Pirandelliana e sarà in scena fino al primo aprile prossimo in diversi teatri del Friuli Venezia Giulia.<br />
Un&#8217;occasione ghiotta per gustarsi due ore di spettacolo scoppiettante e frizzante ma anche per riflettere sulla nostra capacità di andare oltre l&#8217;apparenza ed accogliere veramente l&#8217;altro senza giudicarlo prima di averlo davvero conosciuto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Laura Fedrigo</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Steve Gadd Trio al Palamostre di Udine, un concerto per sognare</title>
		<link>https://www.instart.info/steve-gadd-trio-al-palamostre-di-udine-un-concerto-per-sognare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franco Giordani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 15:44:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inAscolto]]></category>
		<category><![CDATA[inMostra]]></category>
		<category><![CDATA[inMusica]]></category>
		<category><![CDATA[Blicher]]></category>
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		<category><![CDATA[PALAMOSTRE]]></category>
		<category><![CDATA[Steve Gadd]]></category>
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					<description><![CDATA[Il trio che si è esibito al Teatro Palamostre di Udine giovedì 18 marzo per la stagione Note Nuove di Euritmica è a dir poco straordinario. Sul palco assieme a Steve Gadd, universalmente considerato uno dei più grandi batteristi della storia, c’erano Michael Blicher al sassofono e Dan Hemmer all’organo Hammond. Scorrere il curriculum artistico [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_97620" style="width: 492px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-97620" class="wp-image-97620 " src="http://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/01-1-500x333.jpg" alt="" width="482" height="321" /><p id="caption-attachment-97620" class="wp-caption-text">Foto di Ingrid Wight</p></div>
<p>Il trio che si è esibito al Teatro Palamostre di Udine giovedì 18 marzo per la stagione Note Nuove di Euritmica è a dir poco straordinario. Sul palco assieme a <strong>Steve Gadd</strong>, universalmente considerato uno dei più grandi batteristi della storia, c’erano <strong>Michael Blicher</strong> al sassofono e <strong>Dan Hemmer</strong> all’organo Hammond. Scorrere il curriculum artistico di questi musicisti è come intraprendere un viaggio nel mondo del paranormale. Steve Gadd è senz’altro uno dei batteristi che più ha influenzato col proprio stile che unisce raffinatezza, suono, essenzialità, diverse generazioni di musicisti. Tra le sue collaborazioni, citiamo solo alcuni nomi: <strong>Eric Clapton, David Gilmour, Paul McCartney, Bee Gees, Simon &amp; Garfunkel, Steely Dan, James Taylor, Al Jarreau, Joe Cocker, Jim Croce</strong> (indimenticabile ma a troppo spesso dimenticato), <strong>Manhattan Transfer, Al Di Meola</strong>. Il danese Michael Blicher ha recentemente dichiarato di essersi innamorato del sax all’età di 15 anni ascoltando le parti incise in alcuni brani dei <strong>Dire Straits</strong>, ma fin da bambino è stato influenzato dall’ascolto dei vinili del padre, in particolare dalla musica di <strong>Ray Charles</strong> e, tra gli altri, <strong>Nat King Cole</strong>. Blicher ha avuto anche il compito di presentare i brani in scaletta dialogando col pubblico presente con fare amabile, schietto, lontano dai clichè spesso assegnati ai grandi musicisti che abitano il pianeta Jazz. <strong>Dan Hemmer</strong> è stato definito da qualcuno il più grande suonatore di Hammond al mondo; rifiutando queste classifiche che non hanno senso nel mondo della musica, Hemmer è un musicista che sa accarezzare lo strumento, dote spesso negata alla maggior parte di artisti considerati “virtuosi”.  Per l’ennesima volta <strong>Euritmica</strong> propone nell’ambito del Friuli Venezia Giulia un concerto dai contenuti a dir poco deliziosi. Steve Gadd considera l’esperienza del trio una delle sue preferite, per la condivisione comune della musica, suonata con un groove intimo. E’ la magia della musica; per tutta la durata del concerto ci siamo trovati immersi in un’atmosfera quasi mistica. I tre musicisti hanno curato ogni singola nota con attenzione, guardandosi, cercando gli sguardi, come per proteggere le proprie creazioni. Potremmo dire che Gadd Blicher Hemmer si comportano come sarti che confezionano con grande raffinatezza abiti su misura, sapendo che l’anima e lo stile sono più importanti della mera estetica o della ricerca di stupire. Blicher spiega che le luci resteranno accese sulla platea per l’intero concerto; l’intenzione è creare un’atmosfera amichevole, quasi da jazz club. “Ci piace vedervi in faccia”. Non si deve creare distacco tra artisti e pubblico. L’apertura è affidata a Moments like this, l’album che ha celebrato i dieci anni di sodalizio artistico del trio. Ogni tanto <strong>Eddie</strong>, così viene presentato, accompagna il trio suonando le percussioni. Bellissima I love it when you smile, deliziosa In a little spanish town, con un assolo finale di Steve Gadd. Segue They had no roses, tratto da <strong>Omara</strong> (2018) e il sassofonista spiega che il gruppo rispetta un certo crietrio matematico in fatto d’età; i musicisti hanno rispettivamente 40, 60 e 80 anni! Blicher suona anche il flauto, come ad esempio, nel toccante brano Stop yelling in the Picalof. Snow, brano composto dal trio in una fredda giornata di prove trascorsa a Copenhagen, regala dolci sensazioni. Il bis richiesto con trasporto dai presenti consolida la bellezza di un concerto intenso, pieno di emozioni. Blicher dice: “Ci sentiamo grati di girare il mondo e incontrare gente come voi”, per introdurre la bellissima A small song of gratitude. Nel dopo concerto abbiamo incontrato il batterista friulano<strong> Elvis Fior.</strong> Da uno scambio di battute con Elvis, riporto in sintesi le sue osservazioni; mi pare il miglior modo di chiudere questo articolo. “Siamo di fronte a un sommo poeta come Dante, stiamo parlando dell’eccellenza assoluta. Ogni volta che lo sento suonare mi emoziona sempre perché è in grado di toccare le corde emotive, non si tratta mai di un esercizio di stile. Steve Gadd è un maestro delle dinamiche, del groove, del portamento. Non c’è una nota fuori posto, tutto gira, tutto è fluido. E’ dentro la musica. E’ un privilegio ascoltarlo, è pura poesia”.</p>
<p>Grazie a Ingrid Wight per le foto.</p>
<div id="attachment_97621" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-97621" class="wp-image-97621 size-medium" src="http://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/03-1-500x333.jpg" alt="" width="500" height="333" /><p id="caption-attachment-97621" class="wp-caption-text">Foto di Ingrid Wight</p></div>
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		<title>Jethro Tull al Politeama Rossetti. The Curiosity tour 2026</title>
		<link>https://www.instart.info/jethro-tull-al-politeama-rossetti-the-curiosity-tour-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Flaviano Bosco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 15:40:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inMusica]]></category>
		<category><![CDATA[inVista]]></category>
		<category><![CDATA[David Goodier]]></category>
		<category><![CDATA[Ian Anderson]]></category>
		<category><![CDATA[Jack clark]]></category>
		<category><![CDATA[Jethro Tull]]></category>
		<category><![CDATA[John O'Hara]]></category>
		<category><![CDATA[Politeama Rossetti di Trieste]]></category>
		<category><![CDATA[Scott Hammond]]></category>
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					<description><![CDATA[Ian Anderson (Voce, armonica a bocca, chitarra) David Goodier (Basso) John O&#8217;Hara (Tastiere) Scott Hammond (Batteria) Jack Clark (Chitarra solo) Splendida serata sotto le stelle del Rossetti con i Jethro Tull di Ian Anderson. La band, dopo la pubblicazione di &#8220;Curious Ruminant&#8221;, 24° album in studio, ha intrapreso un lungo tour nei teatri di tutto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-97601 alignleft" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/TULL-1-500x262.jpeg" alt="" width="500" height="262" />Ian Anderson (Voce, armonica a bocca, chitarra) David Goodier (Basso) John O&#8217;Hara (Tastiere) Scott Hammond (Batteria) Jack Clark (Chitarra solo)</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Splendida serata sotto le stelle del Rossetti con i Jethro Tull di Ian Anderson. La band, dopo la pubblicazione di &#8220;Curious Ruminant&#8221;, 24° album in studio, ha intrapreso un lungo tour nei teatri di tutto il mondo salutato in modo molto positivo dalla critica e dallo zoccolo duro dei fan che li seguono da sempre.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La band ormai si identifica totalmente con il flauto traverso del suo leader, unico superstite della formazione originale, ma in realtà è sempre stato così. Il gruppo è dal 1967 un&#8217;emanazione della inesauribile creatività di Anderson, che l&#8217;ha modellato secondo il suo talento, carisma e gusto. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-97604 alignleft" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/TULL-4-500x500.jpg" alt="" width="500" height="500" srcset="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/TULL-4-500x500.jpg 500w, https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/TULL-4-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" />Il polistrumentista scozzese ha sempre avuto il grande merito di condividere il palcoscenico con straordinari musicisti pur mantenendo ben salde le redini della band. E&#8217; stato lungo e fecondo il sodalizio con il chitarrista Martin Barre (1968-2011), brevissimo ed estemporaneo quello con Toni Iommi, pilastro dei Black Sabbath (1968), storico quello con il batterista Clive Bunker (1967-1970) ma niente sembra essere stato più importante per Anderson quanto il progetto in se. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il musicista ha anche avuto una carriera solista con album per niente disprezzabili come &#8220;The secret Language of Birds&#8221; (2000) senza però mai perdere di vista la sua creatura primogenita che ha sempre avuto vita propria. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La loro carriera comprende l&#8217;arcobaleno che va dai primi vagiti blues e jazz di &#8220;This Was&#8221; (1968) alla maturità artistica del loro particolarissimo folk-hard-prog di &#8220;Too Old to Rock&#8217;n&#8217;Roll: Too Young to Die&#8221; fino ai tanti album tradizionalmente rock mainstream &#8220;Crest of Knave&#8221;; per non dire dei grandi album live (Bursting Out, 1978), frutto di registrazioni più o meno ufficiali dei migliaia di concerti tenuti in tutto il mondo dalla band in 58 anni di onorato servizio. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Gli ultimi anni hanno salutato tre ottimi album e un&#8217;inesausta attività dal vivo che comprende un NeverEnding Tour infuocato di centinia di concerti nelle arene estive di tutto il mondo. Bizzarro ma piacevole, il tour invernale dello scorso anno con le canzoni della tradizione di Natale.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-97605 alignleft" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/TULL-5-500x500.jpg" alt="" width="500" height="500" />Se sommiamo tutte queste attività ne risulta l&#8217;attuale band in forma smagliante che non è certo paragonabile alla &#8220;macchina da guerra&#8221; che era negli anni &#8217;70 ma che sa ancora far sognare il proprio pubblico con brani di grande impatto sonoro oppure &#8220;volare sopra le nuvole&#8221; con struggenti ballads strappacuore. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il gruppo prende il nome da un poliedrico agronomo inglese del XVIII sec. (1674-1741) passato alla storia per aver introdotto l&#8217;empirismo in agricoltura (osservazione diretta, esperienza pratica) e per aver inventato la prima efficace seminatrice meccanica per i cereali.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Anche Ian Anderson è un perfetto artigiano della musica con una grande esperienza nella zootecnia e un occhio agli affari e una certa praticaccia del mondo:</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Nel 1978 comprammo una seconda casa, in Scozia, dove sono nato&#8230;in un articolo sull&#8217;acquacultura lessi di questa novità. Realizzammo un allevamento di salmoni proprio nel momento in cui quel settore iniziava a svilupparsi. Seguirono una fabbrica per l&#8217;affumicatura, il trattamento del pesce e altri allevamenti e oggi vi lavorano 250 persone nelle Highland Scozzesi&#8221; (itullians.blogspot).</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Non deve dunque stupire se nei testi del gruppo, tutti scritti e depositati dal leader, molto spesso troviamo riferimenti al mondo del lavoro, alla fatica delle mani e all&#8217;olio di gomito.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-97612 alignleft" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/TULL-11-500x330.jpg" alt="" width="500" height="330" />Sono tutti di Bristol i musicisti della line up attuale, tranne il chitarrista che &#8220;sfortunatamente&#8221; è di Manchester come, in un divertente calembour, ne parla Anderson mentre li presenta. Proprio alla città inglese e al suo porto è dedicato uno dei brani strumentali più dolci e nostalgici dell&#8217;intera scaletta: &#8220;The Donkey and the Drum&#8221;.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Vecchi filmati in bianco e nero sul grande schermo alle spalle dei musicisti ricordano senza troppa retorica le fatiche degli scaricatori, la laboriosità della banchine e dei magazzini e le merci che fanno ricche le stive delle navi e impegnano le grandi gru e gli argani. Dopo tanto lavoro e sudore ci vuole proprio una bella bevuta tutti insieme al pub &#8220;dell&#8217;asino e del tamburo&#8221; che dal 1873 mesce la sua birra scura per i portuali ma anche per tutti quelli che vogliono gustarsi un autentico sorso di vita. E&#8217; proprio quel pub che ancora oggi Anderson e i suoi musicisti occasionalmente frequentano. Si voglia scusare la citazione del tutto fuori luogo ma si crede giusto ricordare che il nome del pub ai più ricorda il cap 33 di &#8220;Le avventure di Pinocchio&#8221; la cui rubrica recita: &#8220;Diventato un ciuchino vero, è portato a vendere, e lo compra il direttore di una compagnia di pagliacci per insegnargli a ballare e a saltare i cerchi; ma una sera azzoppisce e allora lo ricompra un altro, per far con la sua pella un tamburo&#8221;.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-97611 alignleft" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/TULL3-500x500.jpg" alt="" width="500" height="500" />Con la scusa del folk rurale, del mondo incantato delle foreste e dei folletti, della retorica antimodernista contenuta in anthems come &#8220;Living in the past&#8221;, il significato e la poetica della band passa spesso in secondo piano o al più considerato semplice folklore rispetto agli aspetti più ludici e spensierati. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La band di Anderson è a volte sottovalutata per quanto riguarda testi ed intenzioni, che vengono ritenuti a volte di minore valore rispetto a quelli dei loro colleghi più blasonati del rock progressivo.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I Jethro Tull si erano già presi gioco di questa supponenza e sicumera in uno straordnario album a tema contro la prosopopea dei Concept, tanto di moda all&#8217;epoca, il celebre &#8220;Tick as a Brick&#8221;</span></span></span></p>
<table border="1" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="4">
<tbody>
<tr valign="TOP">
<td width="50%">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1f1f1f;">Really don&#8217;t mind if you sit this one out</span><br />
<span style="color: #1f1f1f;">My words but a whisper your deafness a shout</span><br />
<span style="color: #1f1f1f;">I may make you feel but I can&#8217;t make you think.</span></span></span></p>
</td>
<td width="50%">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Non mi importa se non ti interessa</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le mie parole sono un sussurro la tua sordità un grido</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">posso fartelo provare ma non farti ragionare.</span></span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le loro idee sono al contrario sempre state chiare e le prese di posizione nette e precise. Spesso Anderson ha voluto esprimere tutte le sue considerazioni più ruvide indirizzandole verso le mollezze del mondo borghese. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Uno dei nuclei tematici del loro comporre che riguarda tutta la loro carriera fino ai giorni nostri è uno smaccato aticlericalismo che gli ha creato non poche difficoltà, fino a ritorsioni e autentici boicottaggi, come è evidente nel loro classico evergreen : &#8220;My God&#8221; tratto dall&#8217;album altrettanto famoso &#8220;Aqualung&#8221; eseguito in una splendida versione con video anche sulle assi del Rossetti. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-97610 alignleft" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/0825646146604_0_99_536_0_75-500x495.jpg" alt="" width="500" height="495" srcset="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/0825646146604_0_99_536_0_75-500x495.jpg 500w, https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/0825646146604_0_99_536_0_75-480x476.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" />Nel retro di copertina di quello straordinario disco, c&#8217;era perfino un sapido vademecum in nove punti del perfetto mangiapreti che è prezioso ricordare almeno in sintesi: </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Al principio l&#8217;Uomo creò Dio e lo creò a immagine dell&#8217;Uomo, gli diede una moltitudine di nomi. E l&#8217;uomo creò Aqualung dalla polvere della terra e una schiera d&#8217;altri simili a lui. E l&#8217;uomo divenne il Dio che aveva creato e con i suoi miracoli governò la terra intera&#8221;.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Come è evidente anche in uno dei brani più recenti della band &#8220;Over Jerusalem&#8221; da &#8220;Curious Ruminant&#8221; (2025), la presa di posizione non è contro la divinità in se, ma contro chi perverte il messaggio spirituale di bontà e fratellanza per il potere temporale o per l&#8217;avidità. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nei Vangeli canonici: &#8220;E Gesù entrato nel tempio cominciò a scacciare quelli che nel tempio vendevano e compravano e rovesciò le tavole dei cambia monete e le sedie dei venditori di colombi (Marco 11, 7-19)</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Anche il messaggio contenuto nel molto più recente brano &#8220;Over Gerusalem&#8221; sembra quasi profetico rispetto agli abomini in corso contro ogni diritto umano e nel nome del genocidio voluto dal dio dei soldi. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Lo spettacolo è molto curato nelle proiezioni video che, pur non essendo più un&#8217;assoluta novità, rendono ancora più piacevole l&#8217;esperienza. Sul grande schermo, da sotto il pelo di un mare agitato, un braccio impugna un flauto, immediatamente la band appare sul palco e Anderson intona un vecchio blues con l&#8217;armonica a bocca, accompagnato alla chitarra dall&#8217;ultimo acquisto della band, il giovane talentuoso chitarrista Jack Clark.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La voce aspra e graffiante del leader ormai è solo un ricordo, il gentiluomo delle Highlands scozzesi si sforza di modulare quel poco che è rimasto delle sue corde vocali con un effetto per nulla melodioso anche se l&#8217;amore dei fan può superare questo e altro. Comunque il risultato complesivo è più che accettabile, si lascia ascoltare con facile piacevolezza e una certa dose di gioia e stupore infantile.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Anderson naturalmente non ha da giocarsi solo le corde vocali, è anche uno straordinario polistrumentista, performer e intrattenitore. Sul palco si muove ancora con una certa agilità giocando ironicamente su fatto di non essere più un ragazzo; non fa proprio mancare niente al proprio pubblico deliziato, nemmeno le sue classiche pose da pifferaio magico che suona in equilibrio su una gamba sola. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I brani della scaletta si srotolano piacevoli accompagnati da animazioni video di cui dicevamo sul fondale di quinta. La musica e i video si sposano benissimo regalando agli spettatori una specie di ascolto immersivo cui fanno da cornice anche gli splendidi arredi del Rossetti che tra stucchi dorati, velluto blu e luce di stella sono uno spettacolo di per se. Naturalmente, applausi da spellarsi le mani per gli eterni classici come Aqualung, Buree e Locomotive Breath.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Anderson strappa un ennesimo sorriso al pubblico quando, annunciando l&#8217;intervallo tra il primo set e il secondo, dice che basterà il tempo di fare una visita al banchetto del merchandising ufficiale della band oppure, per i più focosi, di farsi &#8220;A Quick One&#8221; (una sveltina) a ciascuno i propri gusti. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-97603 alignleft" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/TULL-3-500x312.png" alt="" width="500" height="312" srcset="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/TULL-3-500x312.png 500w, https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/TULL-3-480x300.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" />Scaletta:</span></span></span></p>
<ol>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Some Day the Sun Won&#8217;t Shine for You, Beggar&#8217;s Farm, A Song for Jeffrey, Thick as a Brick, Songs From the Wood, Weathercock, The Navigators, Courious </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ruminant, Bourrée in E minor</span></span></span></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">My God, The Zealot Gene, The Donkey and the Drum, Over Jerusalem, Budapest,, Aqualung, Locomotive Breath.</span></span></span></p>
</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p align="RIGHT"><span style="font-size: medium;"><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Flaviano Bosco / instArt 2026 ©</span></span></strong></span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>&#8216;A casa tutti bene&#8217;, o forse no.</title>
		<link>https://www.instart.info/a-casa-tutti-bene-o-forse-no/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Fedrigo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 20:36:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inEventi]]></category>
		<category><![CDATA[inScena]]></category>
		<category><![CDATA[inVista]]></category>
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					<description><![CDATA['A casa tutti bene': a teatro le storie di famiglie che esplodono]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-97594 alignright" src="http://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/download.jpg" alt="" width="422" height="281" />Nell&#8217;ambito della stagione di prosa del Teatro Nuovo Giovanni da Udine è andato in scena il remake teatrale di un celebre film di Gabriele Muccino &#8216;A casa tutti bene&#8217;. Film di successo del 2018, scritto dallo stesso Muccino, &#8216;A casa tutti bene&#8217; è divenuto prima una serie tv e ora sbarca sul palcoscenico, sempre per la regia di Muccino, all&#8217;esordio teatrale.<br />
La storia è incentrata su un ritrovo di famiglia nella casa della matriarca Alba, che vive su un&#8217;isola, in occasione del suo compleanno. Ha voluto attorniarsi di tutta la famiglia. Ci sono il figlio Carlo che gestisce il ristorante di famiglia, con la moglie Ginevra, l&#8217;ex moglie Elettra e la figlia. C&#8217;è il figlio scrittore Paolo, ci sono i nipoti con le compagne e una lontana cugina.  Apparentemente felice di ritrovarsi, il gruppo di parenti festeggia Alba pranzando assieme e cantando attorno alla chitarra. Tutto scorre abbastanza liscio fino a che una tempesta impedisce al traghetto di ripartire e il gruppo deve organizzarsi per passare la notte.<br />
Ed è qui che la tranquilla festa di famiglia inizia a presentare le prime crepe. Un nipote, Riccardo, squattrinato e senza arte né parte, aspetta un figlio dalla sguaiata compagna e chiede un lavoro al cugino, che glielo nega in virtù di un precedente poco fortunato. Suo fratello Sandro è alle prese con l&#8217;Alzheimer e la stremata moglie Beatrice perde il controllo. Paolo lo scrittore giramondo si lascia andare ad una avventura romantica con la lontana cugina Isabella che però è sposata. Poi c&#8217;è Carlo che deve districarsi tra una moglie gelosissima e ossessiva, una ex moglie, una figlia adolescente ed un&#8217;amante che lo aspetta per una fuga.  Alba cerca di mediare e a tenere le redini di una famiglia sull&#8217;orlo di una crisi di nervi, dove le varie coppie, che all&#8217;apparenza sembrano normali, rivelano il loro aspetto drammatico. Le liti scoppiano tra urla e minacce, gli equilibri saltano.<br />
Sbarcati sull&#8217;isola con una apparenza di normalità e unione, le maschere cadranno e i protagonisti si troveranno a ripartire divisi ed infelici. L&#8217;unico che riparte con una speranza di felicità è Paolo che decide di mettere radici con Isabella. Alba, rimasta sola, riesce a non abbandonarsi alla disperazione per i fallimenti dei suoi familiari: c&#8217;è comunque ancora tempo affinché ciascuno di loro trovi la propria vita e la propria felicità.<br />
11 attori in palcoscenico, &#8216;A casa tutti bene&#8217; è una storia corale con tante sfaccettature: dai rapporti familiari all&#8217;ossessione e gelosia, dalle necessità economiche al senso di inadeguatezza ai tradimenti:  Alba e i suoi familiari rappresentano uno spaccato delle miserie di molte famiglie e di molti di noi.<br />
Rispetto alla versione cinematografica alcuni protagonisti sono stati sacrificati, su tutti la terza sorella Sara ed il marito fedifrago.<br />
Anna Galiena veste con maestria i panni di Alba, Giuseppe Zeno è un Carlo intenso mentre è alle prese con le sue contraddizioni, tutto il cast si muove bene nell&#8217;ingranaggio della vicenda.<br />
Bellissima la scenografia: la casa di famiglia diventa il fulcro di questo microcosmo familiare che esplode, le immagini della natura selvaggia riportano ad un&#8217;isola bella ed imprevedibile.<br />
Le musiche sono di Nicola Piovani. Lo spettacolo è una coproduzione Best Live e Teatro Stabile d&#8217;Abruzzo.</p>
<p>Laura Fedrigo</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Moto Contrario &#8211; La nuova prospettiva della bellezza</title>
		<link>https://www.instart.info/moto-contrario-la-nuova-prospettiva-della-bellezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Fedrigo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 17:32:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inEventi]]></category>
		<category><![CDATA[inScena]]></category>
		<category><![CDATA[inVista]]></category>
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					<description><![CDATA[Musica, narrazione e visual art. Tre piani di lettura per uno spettacolo al Teatro Maurensig di Feletto Umberto.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_97586" style="width: 406px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-97586" class="wp-image-97586 " src="http://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/IMG-20260316-WA0001-500x405.jpg" alt="" width="396" height="321" /><p id="caption-attachment-97586" class="wp-caption-text">foto Glauco</p></div>
<p dir="ltr">Il teatro Maurensig è una sala peculiare: è, forse, l’unico teatro nel quale trovarsi nelle file in fondo è meglio che essere seduti in quelle davanti. Questo è l’unico modo per non perdersi gli ipnotici rimbalzi della luce sulle pareti e la sua costante invasione di ogni angolo del soffitto, capaci di creare tunnel e riflessi sempre nuovi. È come se il suo ambiente immersivo ti invitasse a porre la giusta distanza tra te e lo spettacolo, come a chiederti di guardare da una prospettiva più ampia la bellezza che mette sul palco.</p>
<p dir="ltr">È con questo esatto spirito che va in scena, lo scorso sabato 14 Marzo, Moto Contrario, spettacolo ideato dagli artisti del Quartetto Indaco e che l’associazione RiMe MuTe e la fondazione Luigi Bon hanno deciso di includere nella rassegna Utopia 2025/2026.</p>
<p dir="ltr">La cornice di Feletto non è, ormai, nuova agli allestimenti immersivi proposti dal palinsesto di quest’anno: la parola d’ordine, una volta di più, è multisensorialità. Moto Contrario si inserisce perfettamente all’interno di questa direzione artistica, proponendo un’idea di spettacolo innovativa.</p>
<p dir="ltr">Il “moto contrario” è ciò che avviene in musica quando due linee di note, una alta e una bassa, si invertono, con quella alta che diviene più grave e quella bassa che, invece, si acuisce. La genialità del concept della serata sta proprio nell’estrapolazione di questo concetto teorico e la sua successiva applicazione alla narrazione. Questa, infatti, si costruisce attorno ad una coppia di vite, raccontate tramite diari ed epistolari, che, proprio come in un moto contrario, vivono opposte parabole emotive.</p>
<p dir="ltr">Da una parte Clara Wieck-Schumann, moglie del celeberrimo autore Robert Schumann, che osserva il disfarsi del proprio iniziale idillio amoroso e familiare con il musicista, al seguito della pesante malattia mentale che coglie quest’ultimo nel crepuscolo della sua vita.</p>
<p dir="ltr">Dall’altra, Sarah Kim-Cross, violinista (o come lei stessa preferisce definirsi, qualcuno che suona il violino), che vive un lungo periodo di depressione intensa sin dalla post-adolescenza.</p>
<p dir="ltr">Mentre Schuman scende, Kim-Cross risale, in un moto contrario di speranza e rinascita.</p>
<p dir="ltr">Lo spettacolo si struttura, dunque, su tre piani.</p>
<p dir="ltr">Quello della musica, che vede il Quartetto Indaco (Eleonora Matsuno, primo violino, Ida di Vita, violino, Jamiang Santi, viola, e Cosimo Carovani, violoncello) destreggiarsi superbamente tra le struggenti composizioni di Robert e Clara Schumann e alcune sperimentazioni musicali dello stesso Cosimo Carovani.</p>
<p dir="ltr">Quello della narrazione, con Nicoletta Oscuro (Clara Wieck-Schumann) e la giovane Serena Costalunga (Sarah Kim-Cross) che donano la propria voce per l’interpretazione dei reconditi pensieri delle due opposte protagoniste, con pathos, trasporto e intensità vibranti.</p>
<p dir="ltr">Infine, quello della visual art, curato da Letizia Castellano. Voglio soffermarmi su quest’ultima, per tributarle il plauso che merita per il lavoro compiuto. Nonostante possa passare quasi in secondo piano di fronte ai professionisti dello spettacolo che animano in prima persona il palco, è proprio la visual art a rivelarsi il collante ideale per l’allestimento: un’ora e mezza di video, realizzati con le più disparate tecniche, dalla computer grafica allo stop motion, passando per l’animazione e il timelapse, che riescono nell’arduo compito di accompagnare perfettamente il clima della musica e dei testi, continuamente oscillante tra le ombre e le luci di due storie personali così emotivamente complesse. Forse non avrà ricevuto direttamente il bagno di applausi al termine della serata, ma è grazie a Castellano se, per un’ora e mezza, il Maurensig si è travestito da improprio caleidoscopio teatrale.</p>
<p dir="ltr">Il risultato è stato, senza esagerare, da brividi.</p>
<p dir="ltr">Impossibile restare indifferenti di fronte alla splendida commistione di luci e musiche, mentre si rimane rapiti dalle storie di queste due donne, tanto personali, caravaggesche e viscerali da arrivare a toccare nel profondo lo spettatore. In un momento storico come il nostro, che, rubando le parole di Jonathan Haidt, è caratterizzato dalla sua società ansiosa, trattare i temi della depressione, della cura di sé, della salute mentale, delle etichette e dei tormenti interiori che mutano in rinascite è più che mai importante. Uno spettacolo che fa riflettere, senza rinunciare al trasportare la platea sul contraddittorio ottovolante di emozioni contrastanti di chi vive una profonda crisi personale.</p>
<p dir="ltr">Dispiace vedere un pubblico relativamente ridotto per la serata, anche perché uno spettacolo di questo livello merita, magari, qualche rappresentazione in più, ma gli sguardi soddisfatti all’uscita sono quelli di chi ha compreso come porsi alla giusta distanza dalle cose possa aprire prospettive sempre più ampie di bellezza.</p>
<p dir="ltr">                                                                                                                                                          Giovanni Flaibani</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La rilliggione der tempo nostro. Pierpaolo Capovilla a Carso in Corso 2026</title>
		<link>https://www.instart.info/la-rilliggione-der-tempo-nostro-pierpaolo-capovilla-a-carso-in-corso-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Flaviano Bosco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 13:41:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inMusica]]></category>
		<category><![CDATA[inVista]]></category>
		<category><![CDATA[Ass. cult. Nuovo Corso]]></category>
		<category><![CDATA[carso in corso]]></category>
		<category><![CDATA[Estensioni Jazz Club Diffuso]]></category>
		<category><![CDATA[Luca A dAgostino]]></category>
		<category><![CDATA[Pierpaolo Capovilla]]></category>
		<category><![CDATA[slou società cooperativa]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Carso in Corso è una splendida &#8220;enoteca con pianoforte&#8221; nel vero centro di Monfalcone, per l&#8217;appunto il Corso del popolo. L&#8217;associazione culturale Nuovo Corso, che la gestisce, organizza splendidi concerti che fanno rivivere, di tanto in tanto, per preziose serate il locale che troppo spesso dorme con le serrande abbassate. Quando si sveglia dal [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-97579 alignleft" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/CAPOVILLA-10.jpg" alt="" width="305" height="381" />Il Carso in Corso è una splendida &#8220;enoteca con pianoforte&#8221; nel vero centro di Monfalcone, per l&#8217;appunto il Corso del popolo. L&#8217;associazione culturale Nuovo Corso, che la gestisce, organizza splendidi concerti che fanno rivivere, di tanto in tanto, per preziose serate il locale che troppo spesso dorme con le serrande abbassate. Quando si sveglia dal suo torpore è un luogo di grandi energie e passioni estetiche e politiche, dove si beve vino sincero e si mangia pane e salame ascoltando grande musica in compagnia della &#8220;meglio gioventù&#8221; anche quella con i capelli d&#8217;argento.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">L&#8217;associazione Slou con il suo &#8220;Estensioni Jazz club Diffuso, non si è fatta sfuggire l&#8217;occasione di proporre uno degli artisti militanti più intensi e validi del panorama italiano contemporaneo: Pierpaolo Capovilla, classe 1968.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il cant-attore dai &#8220;pugni chiusi&#8221;, è da anni una delle punte di diamante della scena artistica indipendente italiana che sembra asfittica e sterile, ma che, in realtà, continua a sfoderare singolari e preziose personalità di artisti.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">La vera cultura italiana non è mai appartenuta alle accademie e alle segrete, eburnee aule; ha sempre dato il meglio di se tra il sobbollire delle pentole in cucina e le damigiane e gli insaccati della cantina. I versi più autentici e suadenti della nostra letteratura sono sempre stati salutati dal tintinnare delle posate, dei bicchieri di vino e dagli accordi di un liuto; da Cecco Angiolieri a Dario Fo e da Cenne de la Chitarra a Pasolini le cose migliori si sono scritte e cantate sulle grezze tavole delle osterie di &#8220;fuori porta&#8221;.</span></p>
<div id="attachment_97571" style="width: 510px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-97571" class="size-medium wp-image-97571" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/CAPOVILLA-2-500x333.jpg" alt="" width="500" height="333" /><p id="caption-attachment-97571" class="wp-caption-text">Monfalcone, 28/02/2026 &#8211; Il Carso in Corso &#8211; Estensioni Jazz Club Diffuso &#8211; Pierpaolo Capovilla recita Pasolini &#8211; Foto Luca A. d&#8217;Agostino/Phocus Agency © 2026</p></div>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Capovilla è una forza del passato, in un mondo che sembra aver perso la propria direzione, come il Poeta la ritrova dai ruderi, dalle chiese, dalle pale d&#8217;altare, dai borghi abbandonati&#8230;dove sono vissuti i fratelli, nelle città di pianura.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">La sua personalità di artista e di uomo è assolutamente poliedrica, ne è testimone la sua discografia e le sue esibizioni come frontman delle band nelle quali milita. Ha una presenza scenica davvero magnetica e mesmerizzante, dai tempi di &#8220;One dimensional man&#8221;, al &#8220;Teatro degli Orrori&#8221;, fino agli attuali &#8220;Cattivi Maestri&#8221; che accompagnano la sua carriera solista; il minimo comune denominatore è il suo modo di riempire il palcoscenico con i suoi movimenti sgraziati e apparentemente incerti e la sua voce rabbiosa, acida e sarcastica. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">In sintesi, Capovilla è uno degli alfieri del migliore post rock italiano di &#8220;rabbia antica e di generazioni senza nome che urlano vendetta con il cuore accecato&#8221;.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Indimenticabili sono i suoi reading poetici, tra gli altri, su Mayakovsky, Mahamud Darvish, Ken Saro Wiwa e per l&#8217;appunto Pasolini. </span></p>
<div id="attachment_97572" style="width: 510px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-97572" class="size-medium wp-image-97572" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/CAPOVILLA-3-500x333.jpg" alt="" width="500" height="333" /><p id="caption-attachment-97572" class="wp-caption-text">Monfalcone, 28/02/2026 &#8211; Il Carso in Corso &#8211; Estensioni Jazz Club Diffuso &#8211; Pierpaolo Capovilla recita Pasolini &#8211; Foto Luca A. d&#8217;Agostino/Phocus Agency © 2026</p></div>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Grande merito gli va tributato per aver riportato l&#8217;attenzione del grande pubblico sul poeta sudafricano intimamente e tragicamente legato alla corruzione del nostro paese e alla sua recente storia coloniale mascherata da attività imprenditoriale multinazionale.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Per il poema &#8220;La religione del mio tempo&#8221; Pasolini si ispirò ad un sonetto di Gioacchino Belli intitolato per l&#8217;appunto, &#8220;La riliggione der tempo nostro&#8221; nel quale il sarcasmo del poeta romano non riesce a nascondere la propria amara delusione e disillusione. Abbiamo scelto di farci guidare dalle sue preziose quartine per sottolineare e comprendere alcuni momenti della performance di Capovilla:</span></p>
<table border="1" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="4">
<tbody>
<tr valign="TOP">
<td width="50%">
<p align="JUSTIFY"><em><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, Bitstream Charter, serif;"><span style="font-size: medium;">Che riliggione! E’ riliggione questa?</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, Bitstream Charter, serif;"><span style="font-size: medium;">Tutta quanta oramai la riliggione</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, Bitstream Charter, serif;"><span style="font-size: medium;">consiste in zinfonie, genufressione,</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, Bitstream Charter, serif;"><span style="font-size: medium;">segni de croce, fittucce a la vesta,</span></span></span></em></td>
<td width="50%">
<p align="CENTER"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, Bitstream Charter, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Che religione! E’ religione questa? Ormai tutta quanta la religione consiste in musiche da chiesa, genuflessioni, segni di croce, nastri di stoffa attaccati alla veste come segno di grazia ricevuta,</i></span></span></span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="JUSTIFY">Monfalcone è una città del tutto particolare con molto da farsi perdonare. Grazie alle scellerate imprese di passate e recenti amministrazioni, negli ultimi anni sembra essere diventata il laboratorio del pregiudizio e della xenofobia antislamica nel nostro paese miserabile. La storia dei Cantieri è assolutamente emblematica a riguardo. Dalle accuse di bivacco alle mamme del Bangladesh con passeggino che si fermano a chiacchierare, alle reprimenda sulle tute sporche degli operai fino al divieto di assembramento per i fedeli mussulmani che vogliono pregare in santa pace.</p>
<div id="attachment_97573" style="width: 510px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-97573" class="size-medium wp-image-97573" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/CAPOVILLA-4-500x333.jpg" alt="" width="500" height="333" /><p id="caption-attachment-97573" class="wp-caption-text">Monfalcone, 28/02/2026 &#8211; Il Carso in Corso &#8211; Estensioni Jazz Club Diffuso &#8211; Pierpaolo Capovilla recita Pasolini &#8211; Foto Luca A. d&#8217;Agostino/Phocus Agency © 2026</p></div>
<p align="JUSTIFY">Luca d&#8217;Agostino introducendo l&#8217;esibizione ha ricordato quando a 7 anni ebbe la notizia dell&#8217;omocidio di PPP con i mugugni e i mille sussurri dei grandi: &#8220;Un po se l&#8217;è cercata&#8221;, &#8220;In fondo era uno sporcaccione&#8221;; anche chi scrive si ricorda bene che fino agli anni &#8217;90 di Pasolini in Friuli si parlava solo a bassa voce vergognandosene un pochino. Ancora oggi, in realtà, poche persone ne conoscono realmente l&#8217;opera e visto che la capacità di comprensione del lettore medio italiano è sensibilmente calata figuriamoci quella di tutti gli altri.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;analfabetismo culturale generalizzato sembra essere stato l&#8217;obiettivo principale delle istituzioni scolastiche negli ultimi decenni che sono state artatamente boicottate e rese incapaci di formare e di educare le nuove generazioni e, infatti, i nostri ragazzi vivono un&#8217;inquietudine indefinibile e un&#8217;irredimibile angoscia esistenziale.</p>
<p align="JUSTIFY">Ci troviamo per l&#8217;appunto nella situazione in cui l&#8217;elettorato italiano e l&#8217;opinione pubblica possono essere manipolate a piacimento del potere e i valori della Resistenza sono svenduti al capitale nel modo più meschino e sacrilego; e non si dica che è solo il frutto amaro delle nuove tecnologie digitali.</p>
<div id="attachment_97574" style="width: 510px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-97574" class="size-medium wp-image-97574" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/CAPOVILLA-5-500x333.jpg" alt="" width="500" height="333" /><p id="caption-attachment-97574" class="wp-caption-text">Monfalcone, 28/02/2026 &#8211; Il Carso in Corso &#8211; Estensioni Jazz Club Diffuso &#8211; Pierpaolo Capovilla recita Pasolini &#8211; Foto Luca A. d&#8217;Agostino/Phocus Agency © 2026</p></div>
<p align="JUSTIFY">In sintesi, anche se si parla un po&#8217; di più di Pier Paolo Pasolini, pochi sono quelli che lo leggono davvero, che vedono i suoi film e meno ancora sono coloro che ci capiscono qualcosa.</p>
<p align="JUSTIFY">Assolutamente meritoria l&#8217;operazione di Capovilla anche dal punto di vista divulgativo, didattico e pedagogico. Fa la cosa più semplice del mondo, quella che non ha alcun bisogno di riforme scolastiche, reclutamento docenti, revisione delle strutture e delle dotazioni. Capovilla prende il testo e lo legge davanti a tutti con passione e sempre rinnovato sentimento e curiosità.</p>
<table border="1" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="4">
<tbody>
<tr valign="TOP">
<td width="50%">
<p align="JUSTIFY"><em><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, Bitstream Charter, serif;"><span style="font-size: medium;">cappell’in mano, cenneraccio in testa,</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, Bitstream Charter, serif;"><span style="font-size: medium;">pessci de tajjo!, razzi, priscissione,</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, Bitstream Charter, serif;"><span style="font-size: medium;">bussolette, Madonne a’ ggni cantone,</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, Bitstream Charter, serif;"><span style="font-size: medium;">ccene a punta d’orloggio, ozzio de festa, </span></span></span></em></p>
<p><em><span style="color: #333333;"> </span></em></p>
<p><em><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, Bitstream Charter, serif;"><span style="font-size: medium;">scampanate, sbaciucchi, picchiapetti,</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, Bitstream Charter, serif;"><span style="font-size: medium;">parme, reliquie, medàjje, abbitini,</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, Bitstream Charter, serif;"><span style="font-size: medium;">corone, acquasantiere e moccoletti.</span></span></span></em></td>
<td width="50%">
<p align="CENTER"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, Bitstream Charter, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>cappelli in mano , le ceneri sulla testa, pesci pregiati da vendere a fette, mortaretti, processioni, cassette per le elemosine , Madonne a ogni angolo di strada, cene di mezzanotte, ozio nel dì di festa, campane, sbaciucchi, gente che si picchia il petto, rami di palma, reliquie, medaglie, sanini corone per il rosario, acquasantiere e piccole candele votive </i></span></span></span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="JUSTIFY">Non servono grandi mostre, celebrazioni, convegni, bandi di concorso da milioni di euro, monumenti, dedicazioni di piazze e di vie e altre cianfrusaglie mediatiche concepite apposta per i grassatori e per i presidenti delle proloco, per far giustizia a un poeta bisogna leggerlo, sforzarsi di capirlo e, nel caso di un poeta civile e militante come Pasolini, cercare di seguirne le indicazioni &#8220;esprimendo la voglia di cambiare questo paese&#8221; oppure argomentare il dissenso davanti alle sue prese di posizione a volte contorte e incomprensibili.</p>
<div id="attachment_97575" style="width: 510px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-97575" class="size-medium wp-image-97575" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/CAPOVILLA-6-500x333.jpg" alt="" width="500" height="333" /><p id="caption-attachment-97575" class="wp-caption-text">Monfalcone, 28/02/2026 &#8211; Il Carso in Corso &#8211; Estensioni Jazz Club Diffuso &#8211; Pierpaolo Capovilla recita Pasolini &#8211; Foto Luca A. d&#8217;Agostino/Phocus Agency © 2026</p></div>
<p align="JUSTIFY">La sua poesia è tutt&#8217;altro che astratta, al contrario trasuda d&#8217;olio motore delle officine, della fatica dei campi; ha le mani rozze, screpolate e i piedi sporchi dei contadini affrescati da anonimo pittore trecentesco, in ginocchio davanti alla croce in una chiesetta della bassa friulana.</p>
<p align="JUSTIFY">C&#8217;è tutto Pasolini tra i versi de &#8220;La religione del mio tempo&#8221; che Capovilla ha declamato davanti ad un pubblico partecipe, silenzioso e attento: dalla meraviglia di fronte alla natura bucolica della campagna, alle mani nodose dei contadini, fino alla critica radicale al capitalismo consumista e alla religione del denaro cui ognuno è pronto a prostituirsi. Nel cuore del poema c&#8217;è la protervia della chiesa di Roma, con la sua spietata ragion di stato.</p>
<p align="JUSTIFY">Pasolini era un &#8220;Parresiastes&#8221;, esercitava la parresìa, diceva socraticamente la verità in modo franco, aperto e diretto a rischio della propria vita. Tutti noi mentiamo con bugie grandi o piccole per interesse personale, per stupidità, crudeltà, lo facciamo anche in modo ingenuo credendo di cavarcela con poco.</p>
<p align="JUSTIFY">Pinocchio è non a caso uno dei caratteri più universalmente riconosciuti per indicare gli italiani. La dimensione di Pasolni è sostanzialmente diversa da quella abitata dal legnoso personaggio di Collodi, è quella di colui che sente come urgenza il dovere e la volontà di dire la verità davanti alla tirannia, al sopruso, al Potere in tutte le sue forme; &#8220;di uomini così ne nascono due o tre in un secolo&#8221; proprio come disse Moravia ai suoi funerali.</p>
<p align="JUSTIFY">Pasolini era: cattolico, comunista e omosessuale, un groviglio di contraddizioni inestricabili, con le sue &#8220;misteriose mattine di Bologna o di Casarsa e la sua arte di perdersi in quel pianto, il mondo non è che odore, nient&#8217;altro&#8221; come ha declamato Capovilla.</p>
<div id="attachment_97576" style="width: 510px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-97576" class="size-medium wp-image-97576" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/CAPOVILLA-7-500x333.jpg" alt="" width="500" height="333" /><p id="caption-attachment-97576" class="wp-caption-text">Monfalcone, 28/02/2026 &#8211; Il Carso in Corso &#8211; Estensioni Jazz Club Diffuso &#8211; Pierpaolo Capovilla recita Pasolini &#8211; Foto Luca A. d&#8217;Agostino/Phocus Agency © 2026</p></div>
<p align="JUSTIFY">Capovilla non è classicamente un fine dicitore, tutt&#8217;altro. La sua voce nasale, sgraziata e spesso titubante non rivela nulla di canonico nella sua interpretazione.</p>
<p align="JUSTIFY">La sua è sempre una lettura commossa, partecipata, sanguigna e istintuale, velata di pianto e disperata vitalità, non fa proprio nulla per celarsi o mascherare la commozione, &#8220;a stento trattengo un pianto infantile&#8221;, con le dita asciuga spesso le lacrime che gli rigano il volto. Il suo pianto è di compunzione ed è autentico come solo i grandi mentitori sanno far credere. &#8220;I padri del deserto, i primi monaci della storia, lo chiamavano &#8220;penthos&#8221;, cioè un dolore interiore che apre ad una rinnovata relazione con il Signore o con il prossimo&#8221; così diceva papa Francesco, in una sua catechesi del 12/02/2020, citato da Capovilla, come rivoluzionario &#8220;che ha terremotato la storia&#8221;.</p>
<p align="JUSTIFY">Forti sono risuonati i versi di Pasolini che ci esortano a:</p>
<p align="JUSTIFY">&#8220;Essere come coloro che ci fanno credere che la poesia ha davvero senso come la nostra esistenza e che sia la forza creatrice dei mondi che abitiamo&#8230;nell&#8217;antico mistero contadino&#8230;Guai a chi non sa essere misero, nell&#8217;amore che mendica tra i&#8230;I figli della rivolta, del sangue&#8230;I figli di un lontano futuro disperato&#8221;.</p>
<p align="JUSTIFY">Capovilla sa leggere Pasolini nel modo più alto, autentico e lirico anche perchè appartiene a quei paesaggi dove l&#8217;uomo si confronta con il vuoto della pianura, con le sue città e le sue strade, con quel rumoroso silenzio che esplode ai bordi delle strade provinciali dritte e disperate nel loro seguire l&#8217;antica centuriazione romana.</p>
<p align="JUSTIFY">Il riferimento d&#8217;obbligo è al recente film &#8220;Le città di Pianura&#8221; di Francesco Sossai che vede tra i protagonisti proprio il cantante nei panni del luciferino Doriano. Senza alcuna piaggeria, si tratta di una pellicola epocale tra le poche in grado di rappresentare l&#8217;anima di quel paesaggio anche antropologico così trascurato dalla rappresentazione cinematografica che è la &#8220;depressione caspica&#8221; del profondo veneto orientale.</p>
<p align="JUSTIFY">Il folto pubblico del Carso in corso di Monfalcone ha tributato a Capovilla un&#8217;attenzione quasi liturgica. Un silenzio sospeso, religioso e il vino non sono mancati come durante una messa laica, fino all&#8217;Ite missa est&#8230;&#8221;Se vi va, se mi fate un applauso, mi sono sempre emozionato&#8221;</p>
<table border="1" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="4">
<tbody>
<tr valign="TOP">
<td width="50%">
<p align="JUSTIFY"><em><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, Bitstream Charter, serif;"><span style="font-size: medium;">E ttrattanto er Vangelo, fratel caro,</span></span></span></em></p>
<p align="JUSTIFY"><em><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, Bitstream Charter, serif;"><span style="font-size: medium;">tra un diluvio de smorfie e bell’inchini,</span></span></span></em></p>
<p align="JUSTIFY"><em><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, Bitstream Charter, serif;"><span style="font-size: medium;">è un libbro da dà a ppeso ar salumaro. </span></span></span></em></p>
</td>
<td width="50%">
<p align="LEFT"><span style="font-size: large;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, Bitstream Charter, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>E nel frattempo il Vangelo, fratello caro, tra un diluvio di smorfie e belli inchini , è un libro da dare a peso di carta al salumaio perché ne faccia involto di cibarie</i></span></span></span> </span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="JUSTIFY">P.S. Durante l&#8217;esibizione Capovilla ha lodato e citato con insistenza una recente lettera aperta del cardinale Battaglia, arcivescovo di Napoli, sul senso della necessità di una nuova coscienza che sia onesta e provi senso di vergogna. Vediamone un estratto:</p>
<div id="attachment_97577" style="width: 510px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-97577" class="size-medium wp-image-97577" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/CAPOVILLA-8-500x333.jpg" alt="" width="500" height="333" /><p id="caption-attachment-97577" class="wp-caption-text">Monfalcone, 28/02/2026 &#8211; Il Carso in Corso &#8211; Estensioni Jazz Club Diffuso &#8211; Pierpaolo Capovilla recita Pasolini &#8211; Foto Luca A. d&#8217;Agostino/Phocus Agency © 2026</p></div>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #353535;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Il Crocifisso oggi ha le mani dei civili sepolti sotto le bombe. Ha gli occhi sbarrati dei bambini che non sanno dare un nome all’orrore. Ha il volto delle donne che stringono fotografie invece di abbracciare figli. Ha la sete dei profughi, la paura dei vecchi, il tremore di chi non ha più una casa e nemmeno una lingua per raccontare il dolore. E voi, mercanti della morte, continuate a passare sotto quella croce come passarono un giorno i soldati, spartendovi le vesti del condannato. Solo che oggi non tirate a sorte una tunica: tirate a sorte interi popoli.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #353535;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Scommettete sulle frontiere, sui rancori, sulle escalation, sugli equilibri armati. E intanto chiamate pace la paura, chiamate ordine il dominio, chiamate sicurezza la minaccia permanente. Ma non c’è sicurezza dove si semina morte. Non c’è futuro dove si educano i giovani al sospetto. Non c’è giustizia se la ricchezza di pochi si fonda sul lutto di molti.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #353535;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">E non ci sarà pace finché la guerra resterà un investimento accettabile.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #353535;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Vangelo, invece, non tratta.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #353535;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Vangelo non benedice le industrie della distruzione.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #353535;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Vangelo non si abitua ai morti.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #353535;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Vangelo non sopporta che il dolore diventi statistica e che i massacri si consumino dentro il commento stanco di un notiziario.</span> </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #353535;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Vangelo mette un bambino al centro.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #353535;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Sempre.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #353535;"><span style="font-family: Open Sans;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">(* arcivescovo metropolita di Napoli</span><i>)</i></span></span></span></p>
<p>Finita l&#8217;esibizione, Capovilla, smontatosi il piccolo impianto di amplificazione da solo, riposti i suoi effetti personali nel piccolo trolley pieno di storie e di viaggi, è sembrato destarsi come da un sogno, il &#8220;sogno di una cosa&#8221;.</p>
<p>Il pubblico gli vuole bene e molti ci tengono a stringergli la mano, a scambiare quattro chiacchiere ad offrirgli da bere e lui si presta amichevolmente come il vecchio amico che sempre incontriamo al bar, uno di noi.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #1f1f1f;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><span style="color: #080809;"><span style="font-size: small;">Flaviano Bosco / instArt 2026 ©</span></span></strong></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Allegria o superficialità: i perchè di un matrimonio</title>
		<link>https://www.instart.info/allegria-o-superficialita-i-perche-di-un-matrimonio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Fedrigo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 16:11:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inEventi]]></category>
		<category><![CDATA[inScena]]></category>
		<category><![CDATA[inVista]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.instart.info/?p=97558</guid>

					<description><![CDATA['Ti ho sposato per allegria' la piéce di Natalia Ginzburg al Teatro di Talmassons per la stagione dell'Ert]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-97559 alignright" src="http://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/IMG_20260311_222221-500x278.jpg" alt="" width="500" height="278" />Natalia Ginzburg scrisse &#8216;Ti ho sposato per allegria&#8217; nel 1965. E&#8217; la storia di un matrimonio, o meglio dei perché di un matrimonio.<br />
&#8216;Ti ho sposato per allegria&#8217; è andato in scena a Talmassons per la stagione dell&#8217;Ert ed è in programma in altri teatri regionali: Spilimbergo il 17 marzo, Cividale 18 e Latisana il 19.<br />
In scena Giampiero Ingrassia, Marianella Bargilli, Lucia Vasini, Claudia Donadoni e Viola Lucio, con la regia di Emilio Russo e la produzione Tieffe Teatro e Quirino srl.<br />
Ambientato a metà degli anni Sessanta, quando ancora la legge sul divorzio non era stata promulgata, narra la storia dei neosposi Pietro e Giuliana. Si sono conosciuti ad una festa. Lei brilla e scatenata, lui più posato e tranquillo. Lei è un po&#8217; sconclusionata, scappata di casa a 18 anni, reduce da una relazione difficile, senza lavoro e all&#8217;indomani di un aborto. Lui più tradizionale e pacato è un avvocato proveniente da una famiglia benestante.<br />
Si incontrano, si piacciono e dopo pochissimi giorni si ritrovano sposati. E non esistendo l&#8217;opzione divorzio si intende &#8216;finché morte non li separi&#8217;. Si scoprono ed iniziano a conoscersi, Pietro e Giuliana, non senza qualche battibecco ed incomprensione. Complice un pranzo di conoscenza con la madre e la sorella di Pietro scattano le prime liti, frutto dello scontro tra due mondi molto distanti tra loro che cercano un punto d&#8217;incontro che ponga le basi per una convivenza felice.<br />
Lucia Vasini, applaudita nel ruolo della madre di Pietro, porta in scena una donna tradizionalista, conservatrice e attenta ai ruoli sociali,  che non vede di buon occhio il precipitoso matrimonio del figlio e la sconclusionata nuora ed assiste perplessa alla lite scoppiata tra i due neosposi e al disvelarsi dell&#8217;esuberanza e della modernità della nuora.<br />
Giuliana è Marianella Bargilli che traccia un personaggio che sfida le convenzioni lanciandosi in relazioni con uomini sposati, giungendo all&#8217;aborto e vivendo un po&#8217; di espedienti; sopra le righe sia nei tratti più malinconici che in quelli allegri e soprattutto bellicosi. Giampiero Ingrassia veste i panni di Pietro con disincanto, riuscendo a stemperare i momenti di maggior tensione con ironia e qualche guizzo comico.<br />
Vittoria è la cameriera di casa, interpretata da Viola Lucio, divertente con la sua cadenza veneta, curiosa e determinata pare vivere in un mondo tutto suo. Claudia Donadoni è la sorella di Pietro che cerca di mediare tra l&#8217;intransigente madre e la vulcanica cognata.<br />
In scena alcuni manichini: i personaggi del passato che restano sullo sfondo della vita dei due sposi? Oppure sono la rappresentazione di ciò che i due dovrebbero o vorrebbero essere? O la società che vive loro intorno e non ne capirà le scelte?<br />
E dunque cosa ha portato Giuliana e Pietro a decidere di sposarsi? Attrazione ed amore: forse; necessità e disperazione: probabile; superficialità e desiderio di sfidare le convenzioni: possibile. Alla fine forse è vero ciò che confessa Pietro: solo per allegria. Ed in fondo l&#8217;allegria non è una così brutta base di partenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Laura Fedrigo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Valcellina di FRANCO GIORDANI</title>
		<link>https://www.instart.info/la-valcellina-di-franco-giordani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Simonato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 11:25:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inEventi]]></category>
		<category><![CDATA[inMusica]]></category>
		<category><![CDATA[inVista]]></category>
		<category><![CDATA[alvise nodale]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Giordani]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Simonato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.instart.info/?p=97542</guid>

					<description><![CDATA[A CURA DI STEFANO SIMONATO Recentemente la Rai ha mandato in onda la fiction “Prima di noi” (tratta dal fortunato romanzo di Giorgio Fontana), in parte girata nei dintorni di Cimolais in Valcellina. Ci son state alcune polemiche sul dialetto parlato nella serie tv (un misto veneto con qualche parola in friulano e una cadenza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-97549 alignleft" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/GIORDANI-8.jpg" alt="" width="338" height="508" />A CURA DI STEFANO SIMONATO</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Recentemente la Rai ha mandato in onda la fiction “Prima di noi” (tratta dal fortunato romanzo di Giorgio Fontana), in parte girata nei dintorni di Cimolais in Valcellina. Ci son state alcune polemiche sul dialetto parlato nella serie tv (un misto veneto con qualche parola in friulano e una cadenza veneto-lombarda, con solo poche scene in friulano coi sottotitoli), mentre per altri il lavoro è stato ben fatto perché il dialetto veneto è più “facile” e più conosciuto (mainstream…) e il tutto contribuisce, comunque, alla conoscenza e diffusione del friulano. Il sospetto, invero, è che si voglia contribuire alla diffusione del brand “Friuli Venezia Giulia” più che della lingua… Speriamo almeno che il turismo derivativo della fiction non sia quello becero dei selfie, ma che sia un turismo consapevole della bellezza selvaggia dei luoghi: che non passi due ore lasciando solo rifiuti, ma magari sappia apprezzare anche i piccoli musei delle dolomiti che si trovano nei dintorni (Cimolais, Claut, Andreis…), che si faccia un giretto al Parco faunistico Panpinedo o risalga la Val Cimoliana fino al rifugio Pordenone o, i più allenati, fino allo splendido e maestoso Campanile di Val Montanaia, e che magari non si porti da casa le “merendine”, ma che si fermi a mangiare e a bere un bicchiere di vino in un’ osteria del posto. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ecco, proprio le osterie del posto, o la strada che risale il torrente, sono immagini che ci fanno subito venire in mente i lavori di </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Franco Giordani</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, artista originario di Claut che, dopo la gavetta e varie collaborazioni al cospetto di Luigi Maieron – uno dei maestri del cantautorato friulano – pubblica una decina d’anni fa il suo primo album </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Incuintritemp</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (2015). Giordani si inseriva nel filone del “nuovo” folk d’autore, da Massimo Bubola ai più battaglieri Gang senza dimenticare i vecchi del folk italiano come Giovanna Marini, influenze che, con diverse sfumature, si percepiscono ascoltando le canzoni del disco: un paio di testi glieli dona proprio </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Luigi Maieron</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, altri Barbara Florencig, ma altri ancora se li scrive Giordani stesso, dimostrando una certa confidenza con le parole oltre che con gli amati strumenti a corda, chitarre mandolini banjo bouzuki e via dicendo. In coda al disco troviamo un suo arrangiamento dell’irlandese </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>the old triangle</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, un omaggio alla tradizione celtica che tanto ha dato al folk di mezzo mondo e con un bel richiamo nel testo al “jingle jangle” che ci fa subito pensare ai Byrds. A proposito di Byrds, segnalo la intensa </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>piel scure</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, un brano in cui testo (di Maieron), musica, arrangiamento e atmosfera rievocano addirittura David Crosby. I brani ci raccontano del calore delle osterie, dove si coltivano i vizi del vino e del fumo come sulle strade a volte fredde e desolate (a proposito di fumo, si ascolti la bella e fosca </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>fum</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">), ma dove anche si vive per davvero e dove spesso rimane un agre sentore di nostalgia (“E si fasin incuintre i dis / e s’in van come amis / ch’a ti lassin la gole di vin”. E si fanno incontro i giorni / che se ne vanno, come amici / che ti lasciano la voglia di vino). Ma </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Incuintritemp</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> non è solo un disco: infatti la bellissima confezione cartonata permette anche di leggere alcuni racconti dell’autore, racconti di paese, del passato, venati di malinconia, ma leggeri e divertenti (racconti che continuano anche in un suo libro del 2019, </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Il profumo della brina</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">). Un pregio, questo del ricco packaging, che rimarrà anche nei lavori successivi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-97544 alignleft" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/GIORDANI-3-446x500.jpg" alt="" width="446" height="500" />La febbre della composizione, infatti, prende presto Giordani che nel 2017 pubblica </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Truoisparis</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, un album dedicato alla sua Valcellina. Diciamo subito che si tratta di un lavoro considerevole, che parla della terra e dei paesi, delle storie e delle tragedie (il Vajont nella toccante </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>ega neigra</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, acqua nera), dei suoi personaggi “illustri” (i poeti Federico Tavan e Giuseppe Malattia, il calciatore del Grande Torino Ruggero Grava, gli scultori alpinisti Bepi Manarin e Mauro Corona) e di quelli che illustri non sono, ma che incarnano in fondo lo spirito del luogo. Le liriche sono cantate nelle varie declinazioni del dialetto del posto: quello di Andreis musicando poesie di Federico Tavan, quello di Barcis musicando testi di Giovanni Malattia, quelli di Cimolais e di Erto facendosi aiutare dagli amici Andrea Nicoli e </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Mauro Corona</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (che regala anche un breve racconto), quello di Claut che lo stesso Giordani scrive. </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Truoisparis</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> è la crasi di truois (sentieri) e sparis (spariscono): una personale e poetica riflessione sullo spopolamento della montagna, ben descritto dall’immagine del sentiero che, ricoperto d’erba perché non più calpestato, sparisce (Ma se un paese si spegne / non se ne accorge nessuno / tutti parlano a vanvera / e si piange quando è tardi /… dulà che i truòis i sparìs). </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 2022 arriva il terzo album, </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Ressenal</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, letteralmente arsenale, ma nell’accezione dialettale friulana clautana sinonimo di confusione e disordine. In questo disco compaiono anche alcuni testi che affrontano problematiche di (facile) populismo, curiosamente arrangiati fuori dai soliti canoni del nostro (come l’hip hop su </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>campagna elettorale</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, il rock duro e veloce di </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>sindaci autovelox</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> e, più in linea con il gusto musicale cui ci ha abituati, la </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>villotta green pass</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">), i quali, comunque, hanno un illustre predecessore nel già citato poeta Malattia che Giordani antologizza bene in </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>oh Italia</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (a dimostrazione che una certa protesta, benchè vagamente qualunquista, è tipica delle zone periferiche, che Giordani si onora di rappresentare adoperandosi per dar loro voce). Non manca, naturalmente, tutta la tradizione sempre ben utilizzata e rappresentata dall’artista in questi anni, dalle ballate (divertenti come </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>la ballata di Ivan</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> o di benemerita memoria storica come </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>soldato del carbone</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">) ai momenti più introspettivi, come al solito punteggiati dai soffici arpeggi di chitarra e spesso ancor legati a un territorio che si soffre a veder svanire e per questo si ama ancora di più, come nella centrale </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>quan</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (“quan… te vec la strada erta / e un mont desabità / …al sonor de la Thelina / al me cianta in font al cor”. Quando vedi la strada ripida / e un mondo disabitato / … il suono del Cellina / mi canta in fondo al cuore).</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-97546 alignleft" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/GIORDANI-5.jpg" alt="" width="305" height="381" />Tutti i tre lavori sono ancora facilmente reperibili, ma per chi cerca intanto una breve introduzione alla musica di Franco Giordani, è stato recentemente pubblicato, sempre dalla meritevole Nota di Valter Colle, un disco registrato dal vivo nello splendido scenario della grotta di San Giovanni d’Antro insieme all’amico </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Alvise Nodale</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Truois e gotes</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (2025) prende il nome da due album degli autori, il già citato </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Truoisparis</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> di Giordani e </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Gotes – il cantautore necessario</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (2024) di Nodale. I due si dividono i brani, oltre a chiudere con un tradizionale folk friulano (</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>fasin un cjant</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">). Nodale ha una scrittura delle liriche più “musicale”, va in cerca di rime e assonanze, e i testi ne risultano più intimi e riflessivi, mentre Giordani ripropone la sua poetica dura e senza concessioni, la lingua si piega alla narrazione e la narrazione – coi suoi luoghi personaggi sensazioni – ci racconta in fondo anche la lingua friulana. Il concerto è un bell’incontro di voci e chitarre, con un mood che spazia dal trovatore medievale al folk più moderno, un folk che la sapienza musicale dei due riesce a proporre con sincerità e delicatezza, molto apprezzate dal pubblico (e anche dai rondoni che – come indicato nelle note del disco – fanno da controcanto in un paio di canzoni). In apertura del disco c’è un brano composto in coppia, l’inedito </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>a se vec sempre la luna</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">: riprende la tematica dell’abbandono delle montagne, ma io ci vedo anche un velo di ottimismo oltre la malinconia, perché “dulà che i truois i sparis / a se vec sempre la luna / dulà che i truois i sparis / te può ciatà la fortuna”. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">In Giordani e nei suoi lavori possiamo davvero identificare il genius loci della Valcellina, nel senso più antico del termine, quello della divinità protettrice, di essenza e spirito del luogo, un luogo che si capisce vorrebbe preservare e veder rifiorire (si legga, in proposito, anche l’illuminante saggio </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>La restanza</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> dell’antropologo Vito Teti). </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Franco Giordani, dunque, difende e protegge una realtà, quella della Valcellina, che non è solo un territorio e la sua gente, ma anche un intreccio di sensazioni e problemi, di emozioni e difficoltà, e diventa un concetto, un’entità, un’idealizzazione di questo modello “paese di montagna”. Giordani lo sa bene, e il suo lavoro ci invita a confrontarci con questa visione e a riflettere in modo serio e attivo, non solo a farci trasportare da una sognante nostalgia: la sua musica non vuol essere un oppiaceo per sognare, ma uno stimolante per pensare e &#8211; se possibile, nel nostro piccolo – agire e operare per far rivivere quei sentieri che spariscono.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><em>© Stefano Simonato per instArt</em></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>&#8216;Il gabbiano&#8217; storia di amori e di teatro</title>
		<link>https://www.instart.info/il-gabbiano-storia-di-amori-e-di-teatro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Fedrigo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 18:44:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inEventi]]></category>
		<category><![CDATA[inScena]]></category>
		<category><![CDATA[inVista]]></category>
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					<description><![CDATA[In scena al Teatro Nuovo Giovanni da Udine 'Il gabbiano' di Anton Čechov]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_97540" style="width: 510px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-97540" class="wp-image-97540 size-medium" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/d32102bc2d4decbdbc3194c24d335b3a_XL-500x333.jpg" alt="" width="500" height="333" /><p id="caption-attachment-97540" class="wp-caption-text">Foto Serena Pea</p></div>
<p>Per la stagione di prosa del Teatro Nuovo Giovanni da Udine è andato in scena un classico della drammaturgia russa: il Gabbiano di Anton Čechov.<br />
Čechov scrisse il dramma nel 1865, l&#8217;anno seguente andò in scena per la prima volta a Pietroburgo tra i fischi del pubblico. &#8216;C’è poca azione e tonnellate d’amore&#8217; ammette l&#8217;autore stesso in una lettera ad un amico a commento del suo lavoro. Ma i temi non mancano.<br />
Amori irrisolti, certo, ma anche il mestiere dello scrittore, lo scontro tra generazioni, i differenti modi di intendere l&#8217;arte, il teatro, il successo, il rapporto genitori-figli.<br />
La vicenda è ambientata in una residenza di campagna sulle rive di un lago. La scena, a firma di Laura Benzi, è essenziale: uno sfondo stilizzato in bianco e nero a rappresentare la campagna, un gioco di specchi e il lago che rimane protagonista anche quando la vicenda si sposta in un interno.<br />
Sul palco si alternano i vari protagonisti del dramma con le loro nevrosi: tra di essi la famosa attrice Irina Arkadina, il suo amante lo scrittore Trigorin, il figlio Kostja, giovane autore di testi teatrali.<br />
Kostja è innamorato della aspirante attrice Nina che però lo delude seguendo una fulminea passione per Trigorin. Di Kostja è innamorata non corrisposta Maša che si accontenterà di un triste matrimonio con il logorroico maestro Medvèdenko, la madre di Maša  Polina tradisce il marito con il dottore Dorn: questi i principali intrecci amorosi.<br />
Kostja propone alla compagnia e soprattutto alla famosa madre di assistere allo spettacolo che ha scritto. Recita Nina. Un testo surreale mal digerito da Arkadina che sbeffeggiando il figlio e le sue aspirazioni contribuirà a decretarne la sorte.<br />
Kostja in preda allo sconforto e al senso di inadeguatezza consegna a Nina un gabbiano ucciso, a rappresentare la libertà dell&#8217;autore ma allo stesso momento il suo fallimento artistico.<br />
In un andirivieni sempre più concitato tra chi cerca di andarsene, chi vuole restare, chi cerca di farsi accettare, chi rifiuta ogni prospettiva di novità e chi si aggrappa ad amori impossibili, i protagonisti irrisolti si trovano a distanza di tempo a sancire la loro sconfitta. Trigorin, dopo essersi abbandonato ad una relazione con la giovane Nina, torna da Arkadina; Nina a sua volta torna sconfitta dopo aver sognato un futuro da attrice; Maša affoga nella bottiglia la sua disperazione ed il fallimento del suo matrimonio e Kostja, diventato uno scrittore di successo a sua volta, non regge al peso della sua esistenza e si toglie la vita.<br />
Un testo che presenta temi vecchi e sempre nuovi: a sottolinearne l&#8217;attualità la scelta di vestire i protagonisti con abiti moderni, con Trigorin vestito con una tuta che richiama il look di un rapper e Nina con pantaloncini e maglietta inneggiante i Rolling Stones.<br />
Un contrapporsi tra antico e contemporaneo che balza ancor più all&#8217;occhio quando i protagonisti, nel tentativo di rientrare in città con i loro trolley, sono alla ricerca di una carrozza o, dal lato opposto, quando cantano dal vivo canzoni di Adele o degli U2.<br />
Se nella prima parte la recitazione è particolarmente concitata e i movimenti in scena sono rapidi e repentini, nella seconda parte tutto si fa più fermo e lento, a raccontare la sconfitta dei personaggi e la loro impossibilità di vivere.<br />
Tra i principali protagonisti una brava Giuliana De Sio è Arkadina, scostante, avara e attaccata alla sua posizione; Filippo Dini che ha curato la regia dello spettacolo, ha concepito un Trigorin con la balbuzie e lievemente caricaturale. Giovanni Drago è un Kostja tormentato e irrisolto, Virginia Campolucci veste i panni di Nina e Enrica Cortese quelli di Maša.<br />
Sulla scena anche Valerio Mazzucato, Gennaro Di Biase, Angelica Leo, Fulvio Pepe ed Edoardo Sorgente.</p>
<p>Laura Fedrigo</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Dirotta su Cuba: l&#8217;acid soul funk italiano che non teme il passare del tempo</title>
		<link>https://www.instart.info/dirotta-su-cuba-lacid-soul-funk-italiano-che-non-teme-il-passare-del-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Cum]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 18:59:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inMusica]]></category>
		<category><![CDATA[inVista]]></category>
		<category><![CDATA[acid jazz and soul italian music]]></category>
		<category><![CDATA[dirotta su cuba]]></category>
		<category><![CDATA[euritmica]]></category>
		<category><![CDATA[eventi in fvg]]></category>
		<category><![CDATA[instart magazine]]></category>
		<category><![CDATA[le recensioni di instArt]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Pasolini Cervignano]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono concerti che funzionano come piccole macchine del tempo perché riescono a riportare sul palco un linguaggio musicale che conserva intatto il proprio fascino. È quello che è accaduto il 20 febbraio 2026 al Teatro Pasolini di Cervignano del Friuli, dove i Dirotta su Cuba sono tornati a esibirsi grazie alla programmazione di Euritmica, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="0" data-end="450"><a href="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/dirottasucuba_cumunica-scaled.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-97534 alignleft" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/dirottasucuba_cumunica-500x301.jpg" alt="" width="500" height="301" /></a>Ci sono concerti che funzionano come piccole macchine del tempo perché riescono a riportare sul palco un linguaggio musicale che conserva intatto il proprio fascino. È quello che è accaduto il 20 febbraio 2026 al Teatro Pasolini di Cervignano del Friuli, dove i Dirotta su Cuba sono tornati a esibirsi grazie alla programmazione di Euritmica, regalando al pubblico una serata di grande energia e di puro acid soul funk.<br />
Fin dall’attacco si percepisce una band rodata, compatta, capace di muoversi con naturalezza dentro un repertorio che negli anni Novanta ha segnato una stagione importante del pop-funk italiano. Il groove è quello giusto: sezione ritmica precisa, fiati eleganti, tastiere e chitarre che dialogano con gusto senza mai eccedere. Un suono caldo e dinamico che restituisce quella cifra stilistica che ha sempre contraddistinto il progetto Dirotta su Cuba.<br />
Al centro della scena rimane naturalmente Simona Bencini. La cantante fiorentina dimostra ancora una volta quanto la sua voce sia uno degli elementi identitari della band: potente, espressiva, capace di passare dal soul più raffinato all’energia funk con assoluta disinvoltura. La sua presenza scenica è solida, comunicativa, sempre pronta a coinvolgere il pubblico con naturalezza.<br />
La scaletta scorre tra alcuni dei brani più rappresentativi della loro storia. <strong data-start="1368" data-end="1381">“Gelosia”</strong>, <strong data-start="1383" data-end="1408">“Liberi di liberi da”</strong> e <strong data-start="1411" data-end="1426">“Solo baci”</strong> arrivano come momenti di immediata riconoscibilità, accolti con entusiasmo da una platea che dimostra di conoscere e amare ancora queste canzoni. Brani che non necessitano di nuovi arrangiamenti o aggiornamenti stilistici: sono già costruiti su strutture armoniche e ritmiche che mantengono un’eleganza evergreen.<br />
Qualche piccola imperfezione si è percepita nell’audio in uscita, non sempre perfettamente bilanciato nella resa complessiva della sala. Un dettaglio tecnico che tuttavia non ha compromesso la qualità della performance né l’atmosfera della serata.<br />
Il pubblico del Pasolini ha risposto con partecipazione sincera, accompagnando i brani con applausi convinti e sonore manifestazioni di gradimento. Un concerto vissuto con entusiasmo e leggerezza, in perfetta sintonia con lo spirito di una band che ha sempre fatto del groove e della comunicazione diretta con il pubblico uno dei propri punti di forza.<br />
Alla fine resta la sensazione di aver assistito a un ritorno gradito e autentico: quello di una formazione che continua a difendere con classe e coerenza un modo di fare musica ancora capace di suonare fresco e vitale.<br />
Un ringraziamento finale va a Euritmica per aver dato al pubblico la possibilità di essere presenti a questa serata e di ritrovare dal vivo una delle esperienze più riconoscibili del funk italiano.</p>
<p style="text-align: right;" data-start="0" data-end="450"><em><strong>© Massimo Cum per instArt</strong></em></p>
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