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	<title>instArt magazine</title>
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	<description>webzine dedicata all&#039;arte in fvg</description>
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		<title>&#8216;Il gabbiano&#8217; storia di amori e di teatro</title>
		<link>https://www.instart.info/il-gabbiano-storia-di-amori-e-di-teatro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Fedrigo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 18:44:23 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[inScena]]></category>
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					<description><![CDATA[In scena al Teatro Nuovo Giovanni da Udine 'Il gabbiano' di Anton Čechov]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-97540 alignright" src="http://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/d32102bc2d4decbdbc3194c24d335b3a_XL-500x333.jpg" alt="" width="500" height="333" />Per la stagione di prosa del Teatro Nuovo Giovanni da Udine è andato in scena un classico della drammaturgia russa: il Gabbiano di Anton Čechov.<br />
Čechov scrisse il dramma nel 1865, l&#8217;anno seguente andò in scena per la prima volta a Pietroburgo tra i fischi del pubblico. &#8216;C’è poca azione e tonnellate d’amore&#8217; ammette l&#8217;autore stesso in una lettera ad un amico a commento del suo lavoro. Ma i temi non mancano.<br />
Amori irrisolti, certo, ma anche il mestiere dello scrittore, lo scontro tra generazioni, i differenti modi di intendere l&#8217;arte, il teatro, il successo, il rapporto genitori-figli.<br />
La vicenda è ambientata in una residenza di campagna sulle rive di un lago. La scena, a firma di Laura Benzi, è essenziale: uno sfondo stilizzato in bianco e nero a rappresentare la campagna, un gioco di specchi e il lago che rimane protagonista anche quando la vicenda si sposta in un interno.<br />
Sul palco si alternano i vari protagonisti del dramma con le loro nevrosi: tra di essi la famosa attrice Irina Arkadina, il suo amante lo scrittore Trigorin, il figlio Kostja, giovane autore di testi teatrali.<br />
Kostja è innamorato della aspirante attrice Nina che però lo delude seguendo una fulminea passione per Trigorin. Di Kostja è innamorata non corrisposta Maša che si accontenterà di un triste matrimonio con il logorroico maestro Medvèdenko, la madre di Maša  Polina tradisce il marito con il dottore Dorn: questi i principali intrecci amorosi.<br />
Kostja propone alla compagnia e soprattutto alla famosa madre di assistere allo spettacolo che ha scritto. Recita Nina. Un testo surreale mal digerito da Arkadina che sbeffeggiando il figlio e le sue aspirazioni contribuirà a decretarne la sorte.<br />
Kostja in preda allo sconforto e al senso di inadeguatezza consegna a Nina un gabbiano ucciso, a rappresentare la libertà dell&#8217;autore ma allo stesso momento il suo fallimento artistico.<br />
In un andirivieni sempre più concitato tra chi cerca di andarsene, chi vuole restare, chi cerca di farsi accettare, chi rifiuta ogni prospettiva di novità e chi si aggrappa ad amori impossibili, i protagonisti irrisolti si trovano a distanza di tempo a sancire la loro sconfitta. Trigorin, dopo essersi abbandonato ad una relazione con la giovane Nina, torna da Arkadina; Nina a sua volta torna sconfitta dopo aver sognato un futuro da attrice; Maša affoga nella bottiglia la sua disperazione ed il fallimento del suo matrimonio e Kostja, diventato uno scrittore di successo a sua volta, non regge al peso della sua esistenza e si toglie la vita.<br />
Un testo che presenta temi vecchi e sempre nuovi: a sottolinearne l&#8217;attualità la scelta di vestire i protagonisti con abiti moderni, con Trigorin vestito con una tuta che richiama il look di un rapper e Nina con pantaloncini e maglietta inneggiante i Rolling Stones.<br />
Un contrapporsi tra antico e contemporaneo che balza ancor più all&#8217;occhio quando i protagonisti, nel tentativo di rientrare in città con i loro trolley, sono alla ricerca di una carrozza o, dal lato opposto, quando cantano dal vivo canzoni di Adele o degli U2.<br />
Se nella prima parte la recitazione è particolarmente concitata e i movimenti in scena sono rapidi e repentini, nella seconda parte tutto si fa più fermo e lento, a raccontare la sconfitta dei personaggi e la loro impossibilità di vivere.<br />
Tra i principali protagonisti una brava Giuliana De Sio è Arkadina, scostante, avara e attaccata alla sua posizione; Filippo Dini che ha curato la regia dello spettacolo, ha concepito un Trigorin con la balbuzie e lievemente caricaturale. Giovanni Drago è un Kostja tormentato e irrisolto, Virginia Campolucci veste i panni di Nina e Enrica Cortese quelli di Maša.<br />
Sulla scena anche Valerio Mazzucato, Gennaro Di Biase, Angelica Leo, Fulvio Pepe ed Edoardo Sorgente.</p>
<p>Laura Fedrigo</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dirotta su Cuba: l&#8217;acid soul funk italiano che non teme il passare del tempo</title>
		<link>https://www.instart.info/dirotta-su-cuba-lacid-soul-funk-italiano-che-non-teme-il-passare-del-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Cum]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 18:59:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inMusica]]></category>
		<category><![CDATA[inVista]]></category>
		<category><![CDATA[acid jazz and soul italian music]]></category>
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		<category><![CDATA[instart magazine]]></category>
		<category><![CDATA[le recensioni di instArt]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Pasolini Cervignano]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono concerti che funzionano come piccole macchine del tempo perché riescono a riportare sul palco un linguaggio musicale che conserva intatto il proprio fascino. È quello che è accaduto il 20 febbraio 2026 al Teatro Pasolini di Cervignano del Friuli, dove i Dirotta su Cuba sono tornati a esibirsi grazie alla programmazione di Euritmica, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="0" data-end="450"><a href="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/dirottasucuba_cumunica-scaled.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-97534 alignleft" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/dirottasucuba_cumunica-500x301.jpg" alt="" width="500" height="301" /></a>Ci sono concerti che funzionano come piccole macchine del tempo perché riescono a riportare sul palco un linguaggio musicale che conserva intatto il proprio fascino. È quello che è accaduto il 20 febbraio 2026 al Teatro Pasolini di Cervignano del Friuli, dove i Dirotta su Cuba sono tornati a esibirsi grazie alla programmazione di Euritmica, regalando al pubblico una serata di grande energia e di puro acid soul funk.<br />
Fin dall’attacco si percepisce una band rodata, compatta, capace di muoversi con naturalezza dentro un repertorio che negli anni Novanta ha segnato una stagione importante del pop-funk italiano. Il groove è quello giusto: sezione ritmica precisa, fiati eleganti, tastiere e chitarre che dialogano con gusto senza mai eccedere. Un suono caldo e dinamico che restituisce quella cifra stilistica che ha sempre contraddistinto il progetto Dirotta su Cuba.<br />
Al centro della scena rimane naturalmente Simona Bencini. La cantante fiorentina dimostra ancora una volta quanto la sua voce sia uno degli elementi identitari della band: potente, espressiva, capace di passare dal soul più raffinato all’energia funk con assoluta disinvoltura. La sua presenza scenica è solida, comunicativa, sempre pronta a coinvolgere il pubblico con naturalezza.<br />
La scaletta scorre tra alcuni dei brani più rappresentativi della loro storia. <strong data-start="1368" data-end="1381">“Gelosia”</strong>, <strong data-start="1383" data-end="1408">“Liberi di liberi da”</strong> e <strong data-start="1411" data-end="1426">“Solo baci”</strong> arrivano come momenti di immediata riconoscibilità, accolti con entusiasmo da una platea che dimostra di conoscere e amare ancora queste canzoni. Brani che non necessitano di nuovi arrangiamenti o aggiornamenti stilistici: sono già costruiti su strutture armoniche e ritmiche che mantengono un’eleganza evergreen.<br />
Qualche piccola imperfezione si è percepita nell’audio in uscita, non sempre perfettamente bilanciato nella resa complessiva della sala. Un dettaglio tecnico che tuttavia non ha compromesso la qualità della performance né l’atmosfera della serata.<br />
Il pubblico del Pasolini ha risposto con partecipazione sincera, accompagnando i brani con applausi convinti e sonore manifestazioni di gradimento. Un concerto vissuto con entusiasmo e leggerezza, in perfetta sintonia con lo spirito di una band che ha sempre fatto del groove e della comunicazione diretta con il pubblico uno dei propri punti di forza.<br />
Alla fine resta la sensazione di aver assistito a un ritorno gradito e autentico: quello di una formazione che continua a difendere con classe e coerenza un modo di fare musica ancora capace di suonare fresco e vitale.<br />
Un ringraziamento finale va a Euritmica per aver dato al pubblico la possibilità di essere presenti a questa serata e di ritrovare dal vivo una delle esperienze più riconoscibili del funk italiano.</p>
<p style="text-align: right;" data-start="0" data-end="450"><em><strong>© Massimo Cum per instArt</strong></em></p>
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		<title>AL CAPITOL 1269 SKIANTOS: TANTA ENERGIA SENZA NOSTALGIA</title>
		<link>https://www.instart.info/al-capitol-1269-skiantos-tanta-energia-senza-nostalgia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franco Giordani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 08:43:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inAscolto]]></category>
		<category><![CDATA[inMostra]]></category>
		<category><![CDATA[inMusica]]></category>
		<category><![CDATA[capitol di pordenone]]></category>
		<category><![CDATA[freak antoni]]></category>
		<category><![CDATA[skiantos]]></category>
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					<description><![CDATA[1269: Sono andato alla stazione, ho cercato l&#8217;Eptadone, poi m&#8217;ha preso l&#8217;emozione e son scappato col furgone… 1269 Skiantos è il progetto musicale proposto da quattro musicisti della storica formazione bolognese con l&#8217;intento di diffondere l&#8217;eredità artistica degli Skiantos. Luca “Tornado” Testoni, Roberto “Granito” Morsiani, Massimo “Magnus” Magnani e Gianluca “La Molla” Schiavon sono orfani [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_97526" style="width: 477px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-97526" class="wp-image-97526" src="http://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/01-500x224.jpg" alt="" width="467" height="209" /><p id="caption-attachment-97526" class="wp-caption-text">1269 Skiantos al Capitol</p></div>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">1269: Sono andato alla stazione, ho cercato l&#8217;Eptadone, poi m&#8217;ha preso l&#8217;emozione e son scappato col furgone</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>… </b></span></span><strong><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">1269 Skiantos</span></span></strong><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> è il progetto musicale proposto da quattro musicisti della storica formazione bolognese con l&#8217;intento di diffondere l&#8217;eredità artistica degli Skiantos</span></span><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">. <strong>Luca “Tornado” Testoni, Roberto “Granito” Morsiani, Massimo “Magnus” Magnani e Gianluca “La Molla” Schiavon</strong> sono orfani di due pezzi da 90 del gruppo, <strong>Roberto Freak Antoni</strong> e <strong>D</strong></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #0a0a0a;"><strong>andy Bestia</strong>, ma hanno deciso di riproporre i brani più famosi del gruppo per scongiurare quel brutto fenomeno (molto di moda) che potremmo definire, con un certo risentimento, dimenticanza. </span><span style="font-family: Arial, sans-serif; color: #0a0a0a;">L’affluen</span><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">za è buona e variegata e, come sempre, l’atmosfera live che si respira al<strong> Capitol</strong> è la migliore che si può rintracciare in questo momento storico contraddistinto da un mix di basi preregistrate e un’overdose di immagini che, ignorando consapevolmente il vero fine di un concerto dal vivo, si concretizza in spettacoli di poca sostanza. Sono buono, Io sono uno skianto, Ti rullo di cartoni </span></span><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">(da <strong>Kinotto</strong>, 1979)</span></span><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, Ti amo terrone (Italiano terrone che amo, </span></span><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">1992</span></span><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">). L’inizio della performance è tutto un programma e sorge spontanea una domanda: è veramente questa la musica demenziale oppure stiamo vivendo in un’era che ha trasformato il demenziale in vita quotidiana? La risposta, inappellabile, viene direttamente dal palco:<em> “All’intelligenza artificiale noi preferiamo la demenza naturale“.</em> Sottoscrivo. </span></span><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Più che demenziale direi che siamo di fronte a satira intelligente, che graffia, analizza e ridicolizza tutte le contraddizioni sociali e umane dei nostri tempi. </span></span><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ecco un altro quesito esistenziale (con tanto di dedica al generale <strong>Vannacci</strong>): Meglio un figlio ladro che un figlio frocio? Karabigniere blues, Kakkole, e poi, una risposta netta e cristallina, direi, assiomatica, a tutte le domande che un italiano si pone ogni giorno in merito alle insuperabili contraddizioni del Belpaese: Cosa pretendi da un paese che ha la forma di una scarpa? Pezzo fortissimo tratto dall&#8217;album <strong>Saluti da Cortina</strong>, a mio parere una delle opere più riuscite del gruppo. Non esiste espressione più efficace per chi conosce la nostra realtà. Non è Tolstoj, non è Dostojevski, non è Nietzsche, è semplicemente <strong>Freak Antoni</strong>. La formula, trio e voce, funziona benissimo e i musicisti danno vita a un concerto tecnicamente ineccepibile. La scaletta procede con Ma che piedi che c’hai, Sono un ribelle mamma, Pankarock, Morirai sanissimo, Gelati (i gelati sono buoni però costano milioni), Sesso e Karnazza, la superba Vortice per poi concludersi con 2 manifesti della storica formazione; Eptadone </span></span><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">(dall’album di esordio della band,<strong> Mono Tono</strong>, 1978) </span></span><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">e Mi piaccion le sbarbine. Il gruppo si presenta presto per l’immancabile bis: Largo all’avanguardia, </span></span><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">sempre tratto da<strong> Mono Tono</strong></span></span><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">. Non può mancare lo striscione esposto dal gruppo: <em>&#8220;Siete un pubblico di merda&#8221;</em>. Non è stato un concerto nostalgico. </span></span><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">A</span></span><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">l contrario si è trattato di un concerto vivo, pieno di energia, </span></span><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">satira e ironia</span></span><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">. Mancano gruppi di questo spessore oggi. </span></span><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Band</span></span><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> che </span></span><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">abbiano il coraggio di</span></span><span style="color: #0a0a0a;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> procedere nella direzione preferita senza svendersi alle logiche di mercato. Quindi, lunga vita al sodalizio <strong>1269 Skiantos</strong> e un plauso al <strong>Capitol</strong> che continua a proporre manifestazioni che in altri contesti sembrano non trovare spazi adeguati.</span></span></p>
<div id="attachment_97527" style="width: 608px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-97527" class="wp-image-97527" src="http://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/02-500x224.jpg" alt="" width="598" height="268" /><p id="caption-attachment-97527" class="wp-caption-text">Foto di Franco Giordani</p></div>
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		<item>
		<title>&#8216;Sfumature&#8217; del teatro del futuro</title>
		<link>https://www.instart.info/sfumature-del-teatro-del-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Comunicato Stampa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 15:06:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inEventi]]></category>
		<category><![CDATA[inScena]]></category>
		<category><![CDATA[sfumature]]></category>
		<category><![CDATA[teatro Maurensig]]></category>
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					<description><![CDATA[Musica, colori in movimento e fragranze profumate: al Teatro Maurensig di Feletto Umberto lo spettacolo multisensoriale 'Sfumature']]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="document-page" data-page="1">
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<div data-canvas-width="569.4526157720509"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-97522" src="http://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/IMG-20260305-WA0010-500x379.jpg" alt="" width="500" height="379" srcset="http://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/IMG-20260305-WA0010-500x379.jpg 500w, http://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/IMG-20260305-WA0010-480x364.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" />Nella serata del 22/02/2026 si è svolto, presso il Teatro Maurensig di Feletto Umberto, lo spettacolo immersivo Sfumature, nell’ambito della rassegna teatrale Utopia.</div>
<div data-canvas-width="601.2126311720509">Proprio verso la creazione di ambienti ed atmosfere capaci di stimolare la fusione tra realtà e immaginazione, si sono concentrati gli sforzi congiunti di RiMe MuTe e dell’associazione Bon nell’allestire il palinsesto immersivo di questa stagione teatrale, del quale Sfumature rappresenta forse il progetto più ambizioso e avanguardistico. Protagonisti della serata l’Ozone Sea Trio (Eleonora Pitis al pianoforte, Sofia Battini al flauto traverso e Andrea Bassi al sassofono), in collaborazione con il visual artist Lorenzo Bosich e, soprattutto, con il maestro profumiere Lorenzo Dante Ferro.</div>
<div data-canvas-width="601.2341065720503">La peculiarità del programma non può che essere il suo carattere sinestetico: la stimolazione simultanea di differenti aree sensoriali, capace di imprimere nel pubblico immagini di una potenza unica. L&#8217;evento ha previsto, dunque, una commistione unica di musica, colori in movimento e fragranze, diffuse nella sala da alcuni assistenti profumieri, addetti, per l’appunto, alla vaporizzazione degli aromi sempre nuovi richiesti dallo spettacolo. Come ricordato dallo stesso maestro Ferro, vera eccellenza del territorio friulano (esistono solo 100 maestri profumieri in tutto il mondo), i profumi, i suoni e i colori attingono alla dimensione primeva dei sensi: sin da bambini, questi sensi risultano fondamentali nelle capacità orientative, ben prima che la lingua possa anche solo svilupparsi. Benché siano note le origini nobili dell’Italia nel campo della musica e dell’uso dei colori, solo pochi sanno quanto anche nell’ambito della tradizione profumiera il Bel Paese occupi una posizione di spessore. Proprio a Venezia, infatti, viene pubblicato da Giovanventura Rossetti nel 1555 “Notandissimi secreti de l&#8217;arte profumatoria”, considerato il primo trattato occidentale in questa specifica materia.</div>
<div data-canvas-width="601.3199903720508">Di fronte ad un nutrito pubblico, Sfumature si è fatto, dunque, esponente di una lunga eredità di bellezza della quale le nostre terre, forse in maniera sin troppo silenziosa, sono culla.</div>
<div data-canvas-width="553.7192790340564">Lo spettacolo si è articolato attraverso tre sezioni, composte da differenti abbinamenti musica-colore-fragranza.</div>
<div data-canvas-width="597.2093298659436">In apertura, la scelta è quella del bianco: un candore che rappresenti sia la pulizia e l’ordine, che l’asetticità e il vuoto; ad accompagnare musiche dai toni pacati e semplici, le pareti del teatro si animano di giochi geometrici nivei.</div>
<div data-canvas-width="575.1991969720509">La seconda sezione è dedicata al color ambra, in un viaggio verso la spiritualità orientale che culmina con le fragranze di incenso e mirra che riempiono la stanza sulle note di Improvvisazione su temi indiani.</div>
<div data-canvas-width="587.4079987720507">La terza ed ultima sezione, invece, si incentra su uno dei grandi fil rouge della serata: il blu del mare, con tanto di motivo celeste, con parvenza di onda, ad animare la sala. Non può essere più azzeccata, dunque, la scelta del tema de La leggenda del pianista sull’oceano di Ennio Morricone come pezzo cardine dell’ultimo atto. A sorpresa, infine, il teatro entra in uno splendido tunnel arcobaleno, frenetico, sulle note di un’improvvisazione jazz da brividi. Un gran finale che mostra alla platea l’immenso potenziale del Maurensig.</div>
<div data-canvas-width="576.7915470340556">Sì, perchè gli scroscianti applausi finali non possono che essere rivolti, oltre che ai talenti interdisciplinari coinvolti nella serata, anche al teatro stesso: una struttura, quella del Maurensig, capace di diventare, per più di un’ora, una vera capsula ermetica, in viaggio verso mondi e sensazioni distanti in tempo e spazio.</div>
<div>​ Una vera perla che il Comune di Tavagnacco può e deve valorizzare, come nell’ambito di questa serata. Quando, poi, a fare i complimenti sono gli stessi artisti che vi operano (che lo chiamano “un unicum”!) non ci si può che togliere il cappello. Quanto alla struttura del teatro, a fronte di un’organizzazione  certosina un punto da valorizzare è il servizio biglietteria e guardaroba. Se, dunque, l’obbiettivo dichiarato era quello di mirare ad una multisensorialità capace di trasportare lontano, l’esperimento è più che riuscito! Sfumature si rivela capace di rendere nuovamente vividi ricordi altrimenti seppelliti, senza togliersi la possibilità di aprire porte su nuovi mondi della suggestione individuale. Luce verde su un progetto ambizioso realizzato con accuratezza.</div>
</div>
</div>
<div>                                                                                                                                                                      Giovanni Flaibani</div>
</div>
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		<title>Roberto Gatto 4et feat. Pietro Tonolo Around Miles &#038; Trane a Note Nuove 2026</title>
		<link>https://www.instart.info/roberto-gatto-4et-feat-pietro-tonolo-around-miles-trane-a-note-nuove-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Flaviano Bosco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 22:33:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inMusica]]></category>
		<category><![CDATA[inVista]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Presti]]></category>
		<category><![CDATA[Alfonso Santimone]]></category>
		<category><![CDATA[GIANCARLO VELLISCIG]]></category>
		<category><![CDATA[Note Nuove 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Gatto]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Tonolo]]></category>
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					<description><![CDATA[Roberto Gatto (batteria) Pietro Tonolo (sax tenore) Alessandro Presti (tromba) Alfonso Santimone (piano) Gabriele Evangelista (Contrabbasso) Per recensire la bella serata udinese di Musica, Amore e Jazz dedicata all&#8217;incontro tra le musiche di Miles Davis e John Coltrane, si è scelto di fare ricorso ad una metafora ornitologica che potrebbe sembrare del tutto fuori luogo, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-97514 alignleft" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/GATTO-9.jpg" alt="" width="572" height="299" />Roberto Gatto (batteria) Pietro Tonolo (sax tenore) Alessandro Presti (tromba) Alfonso Santimone (piano) Gabriele Evangelista (Contrabbasso)</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Per recensire la bella serata udinese di Musica, Amore e Jazz dedicata all&#8217;incontro tra le musiche di Miles Davis e John Coltrane, si è scelto di fare ricorso ad una metafora ornitologica che potrebbe sembrare del tutto fuori luogo, ma che, se il magnanimo lettore avrà la bontà e la pazienza di arrivare fino in fondo a queste modeste riflessioni, svelerà i propri arcani misteri, altrimenti siamo sicuri che saprà perdonarci almeno per questa volta.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-97506 alignleft" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/GATTO-1-500x321.jpg" alt="" width="500" height="321" />Per gli appassionati, i veri &#8220;ragazzi scimmia del jazz&#8221;, il tema relativo al mondo dei volatili evoca immediatamente suggestioni e profonde emozioni. Il jazz come lo concepiamo oggi scaturisce per una buona parte dalla genialità di Miles Davis e John Coltrane che vi hanno impresso un marchio indelebile facendo propria un&#8217;intera tradizione, riscrivendola secondo la loro inarrivabile sensibilità tanto da aprirle tutti i futuri possibili.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">A prova di questo è ben noto che Miles Davis sarebbe andato poco lontano come musicista se, mentre da giovanissimo studiava alla prestigiosa Julliard School di New York, non avesse incontrato Charlie Parker, artista estremo in ogni sua espressione fino alla totale autodistruttività, il suo soprannome era &#8220;Bird&#8221; lo sappiamo bene anche da un fantastico omonimo film che Clint Eastwood gli dedicò. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">&#8220;Ornithology&#8221; è uno dei brani che gli diedero fama imperitura, uno standard bebop inarrivabile, registrato il 28 marzo 1946 con alla tromba il giovanissimo Miles che non aveva ancora compiuto vent&#8217;anni, anche lui proiettato nell&#8217;empireo della musica afroamericana, grazie anche al patrocinio di Dizzy Gillespie. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-97507 alignleft" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/GATTO-2-500x333.jpg" alt="" width="500" height="333" />John Coltrane quell&#8217;anno stava ancora terminando il servizio militare alle Hawaii come clarinettista della banda militare della Marina; dopo una lunga gavetta, passato al sax tenore, cominciò a collaborare con Davis solo nel 1955 nel suo primo quintetto che nel giro di due anni rivoluzionò in modo radicale il jazz.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Con la nostra iperbolica similitudine inseguiamo ora come fosse una musica il volo di un particolarissimo uccello americano:</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">&#8220;Il mimo poliglotto o mimo settentrionale (Mimus polyglottos) detto anche tordo beffeggiatore è un uccello passeriforme della famiglia dei Mimidi, diffuso in America Settentrionale e Centrale. Il nomignolo di tordo beffeggiatore deriva dalle notevolissime capacità vocali del maschio che gli permettono di imitare sia canti di altri uccelli, sia versi di altri animali, sia molti dei suoni che sente. Le imitazioni non sono perfette, ma sono ben riconoscibili. Oltre ciò emette sempre nuovi versi originali, come funzione di richiamo sessuale, anche se continua ad imitare molti dei suoni che sente anche quando è accoppiato, perchè la femmina non smette di valutare, ascoltando il canto, sia lo stato di salute e di capacità del maschio sia il suo controllo del territorio&#8221; (fonte Wikipedia)</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-97512 alignleft" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/GATTO-7-500x333.jpg" alt="" width="500" height="333" />La sera del concerto del Roberto Gatto 4et, la sala del Palamostre era gremita di un pubblico fatto per la maggior parte di giornalisti e musicisti per un nuovo prestigioso appuntamento di Note Nuove, la rassegna invernale con la quale Euritmica continua a nutrire il proprio pubblico di emozioni in musica senza dimenticare la solidarietà e una certa militanza che da sempre caratterizza, nobilita e distingue l&#8217;associazione del subcomandante Giancarlo Velliscig.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L&#8217;occasione appariva ghiotta da più di una prospettiva. Prima di tutto il centenario dalla nascita di due tra i più grandi musicisti in assoluto della storia: Miles Davis e John Coltrane. Per quanto il jazz sappia sempre rigenerarsi e trovare nuovi stimoli, la musica che i due artisti hanno saputo donarci resta insuperabile e feconda; il loro genio ha traguardato il nostro tempo e ci aspetta nel futuro.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">In secondo luogo, la formazione sul palcoscenico garantiva sulla carta uno spettacolo all&#8217;altezza di ogni aspettativa. Roberto Gatto può vantare una carriera artistica di dieci lustri, dal rock progressivo al jazz, fino a collaborazioni con i grandi autori della canzone italiana e alle colonne sonore per il cinema con un&#8217;intensa attività concertistica e centinaia di incisioni. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Pietro Tonolo dai primi anni &#8217;70 del secolo scorso è una colonna del jazz e della musica d&#8217;arte italiana, ha affiancato i più grandi musicisti ed ensemble. Di assoluto valore anche gli altri componenti della band. Alessandro Presti alla tromba, in particolare, è da lodare per aver garantito con il suo strumento un&#8217;esecuzione non pedissequa allo stile e inimitabile timbro di Davis, cercando per quanto possibile, un suono proprio. Evangelista ha nelle corde del proprio contrabbasso una ritmica solida ed energica. Santimone è un pianista attento, mai sopra le righe che sa farsi valere garantendo un supporto robusto ai propri pards.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Insomma, le aspettative erano decisamente alte, il pubblico del Palamostre ben disposto, i presupposti erano tutti più che positivi per godersi una splendida serata di musica.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Eppure qualcosa è sembrato non funzionare al meglio. Il gruppo ha suonato perfettamente dal punto di vista tecnico, ma non è riuscito ad esprimere quel calore e quei suoni &#8220;colorati&#8221; così indispensabili per la musica del primo e del secondo Quintetto di Davis e delle esperienze mistiche di Coltrane.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Come ha dichiarato dal palcoscenico lo stesso batterista Gatto, leader del progetto, un po&#8217; per schernirsi, un po&#8217; per giustificare qualche imperfezione esecutiva: &#8220;i brani di Davis e Coltrane sono difficili&#8221;. Sembra un ovvietà, ma non lo è per niente. E la difficoltà non sta tanto nei riff attorno ai quali sono costruite le improvvisazioni; le accelerazioni poliritmiche, i forsennati assolo degli ottoni, le strambate acide e psichedeliche, ma nella forza di esprimere emozioni dirette e slegate da tecnicismi e virtuosismi verticali.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Niente di più complicato che accostare i due massimi innovatori del jazz mescolando le loro poetiche così diverse, con sonorità e stili che almeno da quando Coltrane abbandonò il quintetto di Miles si sono sviluppate in antitesi. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-97511 alignright" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/GATTO-6-500x325.jpg" alt="" width="500" height="325" />Il sassofonista seguiva una tortuosa &#8220;Salita al Monte Ventoso&#8221;, una via mistica che attraverso la musica conducesse tra meditazione e ascesi, ai siderali spazi interstellari del silenzio e del Nulla; mentre Davis più legato al mondo materiale seguiva il proprio istinto e la propria passione per le atmosfere luciferine e un suo urbano tribalismo. Davis era un pugile che, agile e flessuoso, danzava sul ring, sfidando beffardo il proprio avversario a colpirlo, tra il sudore e il sangue; Coltrane era un asceta che, vestendo la tunica bianca della purificazione, innalzava la propria preghiera di lode al Supremo e superno Amore.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Tenendo conto di tutto questo, l&#8217;ensemble di Roberto Gatto al Palamostre di Udine è sembrato privo del necessario rodaggio, quel comune afflato così necessario per evocare la &#8220;Black Magik&#8221; che innerva l&#8217;opera di Davis e Coltrane ed è la cifra più arcana della loro poetica.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Certamente, la band, apparsa piuttosto legata nell&#8217;approccio interpretativo, saprà farsi valere nel prossimo futuro lungo il corso del tour. Per ora l&#8217;esecuzione è apparsa non ancora all&#8217;altezza delle splendide e indiscutibili capacità. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">&#8220;Quando decisi di mollare la Juilliard nell&#8217;autunno del 1945, lo dissi per primo a Freddie Webster. Freddie era un bel tipo, un duro. Mi disse che dovevo chiamare mio padre e dirglielo, prima di farlo&#8230;</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Presi un treno e tornai a East St. Louis, entrai nel suo ufficio sul quale troneggiava la scritta &#8220;Non disturbare&#8221;. Naturalmente fu colpito nel vedermi, ma era un tipo piuttosto freddo in certe cose. Si limitò a dirmi: &#8220;Miles, che cosa cazzo stai facendo qui?&#8221;</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-97510 alignleft" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/GATTO-5-500x333.jpg" alt="" width="500" height="333" />Io risposi: &#8220;Senti, papà, c&#8217;è qualcosa che sta succedendo su a New York. La musica sta cambiando, anche gli stili, e io voglio seguirli con Bird e Diz. Sono tornato per dirti che sto mollando la Julliard perchè quello che mi stanno insegnando è bianco e non mi interessa&#8221;</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">&#8220;Okay&#8221; disse, fin tanto che sai quello che stai facendo va tutto bene. Una cosa soltanto; qualsiasi cosa tu faccia falla bene.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Dopodichè mi disse qualcosa che non dimenticherò mai: &#8220;Miles senti questo uccello fuori della finestra? È un mimo. Non ha una sua sonorità. Copia il suono di tutti gli altri e tu davvero non vuoi fare questo. Tu vuoi essere te stesso, avere la tua sonorità. Questo è quello di cui stiamo parlando. Così, non essere niente altro se non te stesso. Tu sai quello che devi fare e io ho fiducia nel tuo giudizio. Non ti preoccupare.&#8221;</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Scaletta: Straigh Street – Eleven, Little One, Tout de Suite- Hand jive, Sun star (drum solo) A Love supreme-Naima-Stuma, Sorcerer, So what-Impression, Directions, Satellite (Giant Steps)</span></p>
<p style="text-align: right;" align="JUSTIFY">Fotografie di Ingrid Wight</p>
<p style="text-align: right;" align="JUSTIFY"><span style="color: #1f1f1f;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><span style="color: #080809;"><span style="font-size: small;">Flaviano Bosco / instArt 2026 ©</span></span></strong></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Foto</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8216;Cantando sotto la pioggia&#8217;: glamour, sorrisi e pioggia vera in teatro</title>
		<link>https://www.instart.info/cantando-sotto-la-pioggia-glamour-sorrisi-e-pioggia-vera-in-teatro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Fedrigo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 12:28:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inEventi]]></category>
		<category><![CDATA[inScena]]></category>
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					<description><![CDATA[musica, danza e uno scroscio di pioggia in palcoscenico. Al Teatro Nuovo Giovanni da Udine in scena un classico della commedia musicale: Cantando sotto la pioggia]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-97499 alignright" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/cantando-sotto-la-pioggia-foto-di-scena-per-sito-500x333.jpg" alt="" width="500" height="333" srcset="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/cantando-sotto-la-pioggia-foto-di-scena-per-sito-500x333.jpg 500w, https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/03/cantando-sotto-la-pioggia-foto-di-scena-per-sito-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" />Nel 1952 Stanley Donen diresse Gene Kelly, Debbie Reynolds e Donald O&#8217;Connor in uno di quei film che fanno la storia della cinematografia musicale: Singin&#8217; in the rain. Un concentrato di danza, musica e canto che ammaliò generazioni di spettatori. Quella stessa malìa che ha stregato anche il pubblico del Teatro Nuovo Giovanni da Udine che ha applaudito la versione teatrale di questo celeberrimo musical.<br />
L&#8217;edizione italiana versione 2025/26 è prodotta da Fabrizio di Fiore Entertainment, con regia e coreografie di Luciano Cannito.<br />
Siamo nell&#8217;America del 1928 alle soglie di una di quelle trasformazioni tecnologiche che fanno epoca, un po&#8217; come accade oggi con l&#8217;intelligenza artificiale: l&#8217;avvento del sonoro nel cinema.<br />
Fino a quel momento gli attori erano riusciti nelle loro interpretazioni grazie alla tecnica della pantomima e ad una forte mimica facciale. Ed in questo i due grandi divi Lina Lamon e Don Lockwood sono inarrivabili, osannati dalla critica e dal pubblico. Ma l&#8217;innovazione irrompe: è il sonoro. E se Don Lockwood studiando riesce ad aggiungere alle sue doti attoriali anche quella della recitazione, lo stesso non accade per Lina Lamon. La sua voce stridula e sgradevole non migliora e neppure le sgrammaticature delle sue frasi. Il primo film sonoro con la sua voce termina malamente tra le risa del pubblico. Bisogna trovare uno stratagemma. Che ha il volto e la voce di Kathy Selden, attrice in cerca di una buona occasione e fidanzata di Don che riesce a salvare la carriera di Lina doppiandola.<br />
Ma quando cerca di affrancarsi per dare spazio alla sua carriera, scopre che Lina le mette i bastoni tra le ruote terrorizzata di perdere prestigio e pubblico. Delusa ed amareggiata Kathy accetta di rimanere dietro le quinte del successo di Lina finché durante la prima del nuovo film si alzerà il sipario e dietro alla voce finta di Lina il pubblico scoprirà la vera voce di Kathy.<br />
Bella l&#8217;edizione italiana dello storico musical.<br />
Scintillanti i costumi di Silvia Califano in uno sfavillio di paillettes e piume. Scene, luci e regia ci portano dritti nel cuore della Hollywood dei ruggenti anni 20.<br />
L&#8217;atmosfera è gioiosa, il palco è un tripudio di ritmo, musica, luci, movimento e vera pioggia. Lo stesso regista e coreografo Luciano Cannito nelle sue note afferma di avere trattato musica, luci e coreografie come veri e propri elementi drammaturgici allo scopo di esaltare leggerezza e spirito giocoso della commedia.<br />
Martina Stella è impeccabile nel ruolo della sgrammaticata Lina Lamon, incapace di confrontarsi con il nuovo che avanza e arroccata sui vecchi fasti di una carriera ormai non più possibile. La Stella regala una Lina Lamon sopra le righe ma ironica.<br />
Flora Canto è una determinata e un poco ingenua Kathy Seldon, Lorenzo Grilli veste i panni di Don Lockwood, a suo agio nell&#8217;iconico ruolo che fu di Gene Kelly.<br />
Il cast di cantanti e ballerini sono la ciliegina sulla torta di uno spettacolo scintillante e gioioso.</p>
<p>Laura Fedrigo</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giorgio Pacorig Quartet sabato 21 febbraio alle 18.00 a Il Carso in Corso</title>
		<link>https://www.instart.info/giorgio-pacorig-quartet-sabato-21-febbraio-alle-18-00-a-il-carso-in-corso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Comunicato Stampa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 22:03:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inEventi]]></category>
		<category><![CDATA[appuntamento in fvg]]></category>
		<category><![CDATA[eventi in fvg]]></category>
		<category><![CDATA[giorgio pacorig]]></category>
		<category><![CDATA[giorgiopacorigquartet]]></category>
		<category><![CDATA[ilcarsoincorso]]></category>
		<category><![CDATA[instart cultura in fvg]]></category>
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					<description><![CDATA[Sabato 21 febbraio alle 18.00 Il Giorgio Pacorig 4et a Il Carso in Corso Nuovo orario a Il Carso in Corso: alle 18,00 di sabato 21 febbraio avremo l&#8217;opportunità di ascoltare il Giorgio Pacorig Quartet, prossimo appuntamento della rassegna “Jazz in Progress” in collaborazione con la rassegna Estensioni Jazz Club Diffuso. Un nuovo irrinunciabile appuntamento [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-group is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<figure class="wp-block-image alignleft is-resized"><img decoding="async" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/02/Giorgio-Pacorig.jpeg" alt="Giorgio Pacorig.jpeg" style="width:400px"/></figure>



<p>Sabato 21 febbraio alle 18.00</p>
</div>



<p>Il Giorgio Pacorig 4et a Il Carso in Corso</p>



<p>Nuovo orario a Il Carso in Corso: alle 18,00 di sabato 21 febbraio avremo l&#8217;opportunit<strong>à </strong>di ascoltare il Giorgio Pacorig Quartet, prossimo appuntamento della rassegna “Jazz in Progress” in collaborazione con la rassegna Estensioni Jazz Club Diffuso.</p>



<p>Un nuovo irrinunciabile appuntamento nel più che noto jazz club della Città dei Cantier<strong>i </strong>con questo progetto sorto nel 2023 che vede Francesco Ivone alla tromba, Giorgio Pacorig al pianoforte, Alessio Zoratto al contrabbasso, Marco D<strong>’</strong>Orlando alla batteria.</p>



<p>Da un’idea del pianista Giorgio Pacorig questa formazione ha l’intento di esplorare le grandi possibilità espressive del jazz contemporaneo. Composto da quattro musicisti affermati della scena italiana il quartetto si distingue per la raffinatezza delle interazioni, la libertà espressiva e una profonda coesione musicale.</p>



<p>Quando:&nbsp;sabato 21 febbraio, ore 18,00</p>



<p>Dove:&nbsp;Il Carso in Corso &#8211; Corso del Popolo, 11 &#8211; Monfalcone</p>



<p>Ingresso: € 10,00 + consumazione</p>



<p class="has-text-align-right"><strong><em>Comunicato Stampa</em></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A Fagagna &#8220;Maratona di New York&#8221; nella versione in friulano di Paolo Patui</title>
		<link>https://www.instart.info/a-fagagna-maratona-di-new-york-nella-versione-in-friulano-di-paolo-patui/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Comunicato Stampa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 21:59:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inEventi]]></category>
		<category><![CDATA[appuntamento in fvg]]></category>
		<category><![CDATA[eventi in fvg]]></category>
		<category><![CDATA[fagagna]]></category>
		<category><![CDATA[instart cultura in fvg]]></category>
		<category><![CDATA[maratonadinewyork]]></category>
		<category><![CDATA[teatro in friulano]]></category>
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					<description><![CDATA[Penultimo appuntamento della prima stagione teatrale di Fagagna, promossa dal Comune e dal Circuito ERT. Sabato 21 febbraio alle 20.45, in Sala Vittoria, va in scena Maratona di New York di Edoardo Erba, proposta in lingua friulana nella traduzione di Paolo Patui.Sul palco, diretti da Rita Maffei, saranno protagonisti Daniele Fior e Marco Rogante. Lo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-group is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<figure class="wp-block-image alignleft is-resized"><img decoding="async" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/02/CSS_MaratonaDiNewYork_038_AblD-1.jpeg" alt="CSS_MaratonaDiNewYork_038_AblD.jpeg" style="width:400px"/></figure>



<div class="wp-block-group is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<p>Penultimo appuntamento della prima stagione teatrale di Fagagna, promossa dal Comune e dal Circuito ERT. <br>Sabato 21 febbraio alle 20.45, in Sala Vittoria, va in scena Maratona di New York di Edoardo Erba, proposta in lingua friulana nella traduzione di Paolo Patui.<br>Sul palco, diretti da Rita Maffei, saranno protagonisti Daniele Fior e Marco Rogante. <br>Lo spettacolo è una coproduzione CSS Udine e Teatri Stabil Furlan, in collaborazione con ARLeF.<br>A vent’anni dalla fortunata versione interpretata da Claudio Moretti e Fabiano Fantini, rappresentata in oltre cento repliche, Rita Maffei riprende il copione di Erba in un nuovo allestimento affidato a due giovani attori friulani.</p>
</div>
</div>



<p class="has-text-align-right"><strong><em>Comunicato Stampa</em></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pontebba: venerdì e sabato sul palco del Teatro Italia &#8220;Mi abbatto e sono felice&#8221;</title>
		<link>https://www.instart.info/pontebba-venerdi-e-sabato-sul-palco-del-teatro-italia-mi-abbatto-e-sono-felice/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Comunicato Stampa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 21:55:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inEventi]]></category>
		<category><![CDATA[appuntamento in fvg]]></category>
		<category><![CDATA[eventi in fvg]]></category>
		<category><![CDATA[instart cultura in fvg]]></category>
		<category><![CDATA[miabbatto esonofelice]]></category>
		<category><![CDATA[Pontebba teatroitalia]]></category>
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					<description><![CDATA[Il percorso In Scena! del Circuito ERT porta a Pontebba per due serate Mi abbatto e sono felice, spettacolo di e con Daniele Ronco. Ispirato al pensiero della Decrescita felice di Maurizio Pallante, il monologo andrà in scena venerdì 20 e sabato 21 febbraio alle 20.45 al Teatro Italia. Il pubblico sarà accolto direttamente sul [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-group is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<figure class="wp-block-image alignleft is-resized"><img decoding="async" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/02/Mi-abbatto-e-sono-felice.jpeg" alt="Mi abbatto e sono felice.jpeg" style="width:400px"/></figure>



<p>Il percorso In Scena! del Circuito ERT porta a Pontebba per due serate Mi abbatto e sono felice, spettacolo di e con Daniele Ronco. <br>Ispirato al pensiero della Decrescita felice di Maurizio Pallante, il monologo andrà in scena venerdì 20 e sabato 21 febbraio alle 20.45 al Teatro Italia. Il pubblico sarà accolto direttamente sul palco, seduto attorno al protagonista.<br>La data di venerdì 20 ha già registrato il tutto esaurito, mentre restano ancora alcuni posti disponibili per la replica di sabato 21.<br>Mi abbatto e sono felice è un monologo a impatto ambientale zero, che alterna ironia e provocazione per invitare a riflettere su come sia possibile vivere con maggiore consapevolezza, riducendo l’impronta che ognuno di noi lascia sul Pianeta.</p>
</div>



<p class="has-text-align-right"><strong><em>Comunicato Stampa</em></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Contrada Trieste porta in scena Nuvolario di Oht &#8211; l’invisibile si fa materia</title>
		<link>https://www.instart.info/la-contrada-trieste-porta-in-scena-nuvolario-di-oht-linvisibile-si-fa-materia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Comunicato Stampa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 21:52:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inEventi]]></category>
		<category><![CDATA[appuntamento in fvg]]></category>
		<category><![CDATA[eventi in fvg]]></category>
		<category><![CDATA[instart cultura in fvg]]></category>
		<category><![CDATA[La Contrada Trieste]]></category>
		<category><![CDATA[Nuvolario di Oht invisibile si fa materia]]></category>
		<category><![CDATA[teatro bobbio trieste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.instart.info/?p=97405</guid>

					<description><![CDATA[Il 20 febbraio, alle ore 18, si terrà al Teatro Orazio Bobbio un appuntamento speciale al pubblico per scoprire il processo creativo realizzato negli spazi della Contrada di Filippo Andreatta all&#8217;interno del nuovo Centro di Residenza delle Arti Performative FVG. Il 25 febbraio a Villa Manin. Trieste, 18 febbraio 2026 &#8211; Che cosa vediamo realmente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
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<figure class="wp-block-image alignleft is-resized"><img decoding="async" src="https://www.instart.info/wp-content/uploads/2026/02/64.jpeg" alt="_ (64).jpeg" style="width:400px"/></figure>



<p>Il 20 febbraio, alle ore 18, si terrà al Teatro Orazio Bobbio un appuntamento speciale al pubblico per scoprire il processo creativo realizzato negli spazi della Contrada di Filippo Andreatta all&#8217;interno del nuovo Centro di Residenza delle Arti Performative FVG. Il 25 febbraio a Villa Manin.</p>
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<p>Trieste, 18 febbraio 2026 &#8211; Che cosa vediamo realmente quando guardiamo il cielo? Tradizionalmente considerate un ostacolo alla chiarezza, le nuvole diventano in realtà lo strumento privilegiato per osservare la complessità dell’aria e dei fenomeni atmosferici. Su questa riflessione si muove Nuvolario, il progetto di OHT &#8211; Office for a Human Theatre, uno studio di ricerca che si occupa di paesaggio e politica personale &#8211; e Filippo Andreatta che sarà protagonista di una prima apertura al pubblico venerdì 20 febbraio 2026, alle ore 18:00, al Teatro Bobbio di Trieste.</p>



<p>L’appuntamento rappresenta il culmine della prima tappa di una residenza artistica negli spazi Contrada che vede impegnati, oltre ad Andreatta per regia, scena e scrittura, la performer italo-inglese Maria Isidora Vincentelli, vincitrice nel 2023 del North East Emerging Artist Prize per la sua installazione audiovisiva Timekeeping, Davide Tomat, musicista e sound designer che si occupa di suoni ambientali di droni spaziali e di musica elettronica psichedelica, per la cura del suono e lo scenografo associato Cosimo Ferrigolo. Lo spettacolo esplora la vertigine dei paesaggi celesti e la loro costante presenza nel nostro quotidiano, trasformando il palcoscenico in un luogo di forme mutevoli.</p>



<p>Relegate al dominio della vaghezza per la loro tendenza a nascondere i riferimenti celestiali, le nuvole sono state a lungo percepite come nemiche del pensiero chiaro e lucido, la nemesi di filosofi e scienziate. Tuttavia hanno sempre decifrato la realtà svelando l’ingannevole trasparenza dell’aria e segnalando altri fenomeni atmosferici; un aspetto che, unito alla loro natura mutevole, le ha rese l’ossessione di pittori, fotografi, meteorologi e militari. Visibili solo da lontano, le nuvole sono il raro momento in cui l’atmosfera si materializza, una tassonomia delle forme del cielo che attraversa il palcoscenico e i suoi artifici celestiali.<br>Tra artificio scenico e poesia visiva, nuvolario cattura l’immaginazione dello spettatore rendendo tangibile la materialità dell’atmosfera e invitandolo a un’esperienza di rara intensità sensoriale.</p>



<p>«Qui a Trieste alla Contrada &#8211; spiega il regista &#8211; stiamo lavorando su due versioni di Nuvolario, un progetto che, come le nuvole da cui prende il nome, cambia continuamente forma. Nella prima abbiamo realizzato un piccolo modellino di 1 m², al cui interno facciamo delle scenografie di nuvole mentre la seconda è una riscrittura di Elena di Troia, la tragedia di Euripide in cui lei non è mai realmente andata a Troia. Nella nostra versione, una mia riscrittura partendo da un testo della ricercatrice indiana del MIT di Boston Prathima Muniyappa, è stata una nuvola a trasformarsi in Elena, in una allucinazione che ha dato al via a una delle guerre più sanguinose dell’Occidente e che qui si traduce in un assolo per la nostra performer in scena Maria Isidora Vincentelli.»</p>



<p>Questa esperienza non si esaurisce tra le mura degli spazi della Contrada ma proseguirà la sua ricerca a Villa Manin di Passariano (Codroipo) dal 22 al 26 febbraio, con un ulteriore momento di condivisione pubblica previsto per il 25 febbraio alle ore 18.00.</p>



<p>Il progetto è realizzato in collaborazione con Museo MAXXI &#8211; Museo nazionale delle Arti del XXI secolo, MUSE Museo delle Scienze di Trento / residenze artistiche Kone foundation &#8211; Saari residence (Mynämäki, Finlandia), Teatro alla Cartiera Rovereto in collaborazione con MiC &#8211; FNSV, Fondazione Caritro di Trento, Comune di Rovereto.</p>



<p>L’iniziativa si inserisce nel più ampio progetto del nuovo Centro di Residenza delle arti performative del Friuli Venezia Giulia, una realtà d’eccellenza che vede Villa Manin come proprio cuore pulsante. Ideato e curato dalla Contrada Teatro Stabile di Trieste insieme al CSS Teatro stabile di innovazione del FVG e ad Artisti Associati Centro di Produzione Teatrale di Gorizia, il Centro nasce grazie al sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, in stretta collaborazione con l’ERPAC.</p>



<p>Il progetto si fonda su una visione chiara che punta alla multidisciplinarietà, alla drammaturgia contemporanea e ai nuovi linguaggi, con una forte attenzione alla valorizzazione del patrimonio e dei giovani talenti under 35. Le residenze artistiche, come quella di Filippo Andreatta, funzionano come veri e propri incubatori di creatività e motori di sviluppo culturale. Sono luoghi in cui si sperimentano formati inediti e si intrecciano pratiche tra artisti e comunità locale. Attraverso le restituzioni pubbliche, i laboratori e gli incontri aperti, le Residenze delle arti performative si confermano spazi vivi di rigenerazione sociale, capaci di attivare la partecipazione e favorire un reciproco arricchimento tra i professionisti della scena e il territorio.</p>



<p class="has-text-align-right"><strong><em>Comunicato Stampa</em></strong></p>
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