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	<title>Gli Interrogativi della vita</title>
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	<description>Il Blog che affronta gli interrogativi pi&#249; profondi e vitali dell'esistenza umana</description>
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		<title>Dal libro “Gli interrogativi della vita” &#8211;  Capitolo 3 &#8211; ORIGINE DELL’UNIVERSO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Tullo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Aug 2017 13:40:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[universo]]></category>
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<p><strong>Cause ed Effetti</strong></p>
<p>Secondo la modesta opinione degli autori di questa pagine, l’unico modo a nostra disposizione per arrivare a conoscere il quando e il come l’Universo è iniziato ad esistere, è quello di studiarlo e analizzarlo oggettivamente, ragionando secondo logica, obbiettività e razionalità, cercando la causa o le cause che hanno provocato o che potevano provocare la sua esistenza.</p>
<p>Questo è certamente il metodo più scientifico e razionale di cui l’uomo possa servirsi per ottenere risultati oggettivi e veritieri. Infatti, anche l’Universo, come tutte le altre realtà naturali che esistono, deve obbligatoriamente avere una causa che ha causato la sua esistenza. Sia dalle esperienze della vita quotidiana e sia dalla scienza sperimentale, apprendiamo che in natura ogni cosa è sia «causa» che «effetto», poiché ogni cosa è un effetto provocato da una causa e ogni cosa è un causa che provoca un effetto. (Scusate il bisticcio di parole, ma è necessario per esprimere con chiarezza questo concetto).<span id="more-1055"></span>Inoltre sappiamo che la causa non può essere inferiore all’effetto che produce e viceversa; una determinata causa non può produrre un effetto superiore alle sue potenzialità. Perciò, un determinato effetto, può essere prodotto soltanto da una causa che ha la potenzialità per produrre tale effetto; non da una causa che non le ha. Ad esempio: un peso di cinquanta chilogrammi, può essere sollevato da un uomo adulto ma non da un bambino.</p>
<p>Quindi, conoscendo l’effetto che ha prodotto una determinata causa, si può sia risalire ad essa e sia risalire a qual’era la sua potenzialità, e viceversa.</p>
<p>Questo è il principio detto: di causa-effetto, e sta alla base sia di tutto ciò che accade in natura e sia di tutti gli esperimenti scientifici di laboratorio. Ogni causa ha il suo effetto e ogni effetto ha la causa che l’ha causato. In natura, tutto avviene secondo questo principio fisico fondamentale.</p>
<p>L’Universo naturale che è sotto i nostri occhi, è il risultato di un’infinita e un’inimmaginabile concatenazione inestricabile di cause ed effetti interconnessi tra loro. Ragnatela infinita di concatenazione, avviata da una «Causa Prima», la prima in assoluto, la quale è la vera causa che ha causato l’esistenza dell’Universo.</p>
<p>Un esempio semplicissimo che illustra in modo elementare questo concetto è questo: immaginiamo una persona che, su un ampissimo spazio pianeggiante, costruisce un enorme labirinto mettendo in fila indiana e a distanza adeguata, come nel gioco del domino, migliaia di tasselli di legno, e immaginiamo che alla fine essa provochi la caduta del primo tassello facendo in modo che esso cada sul secondo, questi sul terzo, … e così via uno dopo l’altro fino all’ultimo. Accadrebbe che, sebbene questa persona ha causato direttamente soltanto la caduta del primo tassello, ha indirettamente causato anche la caduta di tutti gli altri. Se non ci fosse stata quella sua prima azione, nessuno dei tasselli sarebbe caduto.</p>
<p>Domanda: come si può fare per capire qual è la «Causa Prima» che ha provocato l’esistenza dell’Universo?</p>
<p>Risposta: lo si può fare regredendo all’indietro di effetto in causa e viceversa, con rigorosa scientificità. Vale a dire: partendo dalla condizione odierna dell’Universo, analizzarlo scientificamente retrocedendo all’indietro di effetto in causa, per trovare la causa che ha causato ogni singolo evento naturale, fino ad arrivare alla prima causa in assoluto, quella che ha causato l’inizio della catena di cause ed effetti che ha prodotto l’Universo odierno.</p>
<p>Infatti, seguendo la ferrea logica di questo principio fondamentale della fisica naturale, procedendo a ritroso di effetto in causa, possiamo trovare la causa che ha causato qualunque avvenimento naturale e la causa che ha causato l’esistenza di qualunque realtà naturale esistente; nonché ricostruire l’intera storia dell’Universo e l’intera ragnatele di cause ed effetti che l’ha generato. Se avessimo il tempo sufficiente per farlo e le conoscenze, le capacità e i mezzi adatti, potremmo arrivare fino a tempi lontani miliardi e miliardi di anni, fino a giungere alla prima causa in assoluto. «Causa prima assoluta» che può essere soltanto una causa che non è l’effetto di un’altra causa; cioè: una «causa incausata», una realtà alla cui origine non c’è una causa che ne ha causato l’esistenza. Infatti, soltanto se ammettiamo l’esistenza di una «causa prima» che a sua volta non è l’effetto di un’altra causa, possiamo giungere al punto dove tutto è iniziato. Vale a dire, al punto dove è iniziata la catena di cause ed effetti che ha prodotto il risultato finale: l’Universo che conosciamo oggi. Se non esiste un primo effetto senza una causa, cioè, una «causa incausata», non è possibile spiegare scientificamente e razionalmente come ha avuto inizio la prima causa che ha fatto partire la reazione a catena di cause ed effetti che ha prodotto l’Universo che è sotto i nostri occhi.</p>
<p>Pertanto, soltanto ammettendo l’esistenza di un “Qualcosa” la cui esistenza non è stata causata da un’altra causa, possiamo conoscere la vera causa che ha causato l’esistenza dell’Universo.</p>
<p>Questo concetto di causa-effetto è importante capirlo bene e ricordarlo, perché è la base essenziale per capire realmente come è nato l’Universo e la vita. Esso è anche alla base di tutto ciò che diremo su questi argomenti nelle prossime pagine e nei prossimi capitoli.</p>
<p>Adesso passiamo all’analisi dei fatti e degli elementi oggettivi che ci consentono di capire come è iniziato ad esistere l’Universo.</p>
<p>(Pietro Tullo, “Gli interrogativi della vita”, pp. 88 – 90)</p>
<p>&#8230;</p>
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		<title>Anteprima del volume &#8220;Gli interrogativi della vita&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Tullo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jul 2017 17:52:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[interrogativi della vita]]></category>
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					<description><![CDATA[Capitolo 1 PERCHE&#8217; QUESTO LIBRO Non sappiamo di preciso a quali domande si riferiva Immanuel Kant quanto disse: «La ragione umana viene afflitta da domande che non può respingere, perché le sono assegnate dalla natura della ragione stessa, e a &#8230; <a href="http://www.interrogatividellavita.it/2017/07/anteprima/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<h3>PERCHE&#8217; QUESTO LIBRO</h3>
<p>Non sappiamo di preciso a quali domande si riferiva Immanuel Kant quanto disse: «La ragione umana viene afflitta da domande che non può respingere, perché le sono assegnate dalla natura della ragione stessa, e a cui però non può neanche dare risposta, perché esse superano ogni capacità della ragione umana», ma sicuramente tra esse vi erano quelle sul senso della vita di ciascun individuo umano e sullo scopo ultimo dell’esistenza stessa; nonché, quasi certamente, quelle che riguardano l’origine prima dell’Universo e della Vita. Interrogativi che chiunque si pone almeno una volta durante la propria vita, soprattutto quello  fondamentale sul senso e sullo scopo della propria esistenza: <em>Qual è lo scopo e il senso della mia vita e della mia esistenza? </em></p>
<p>Interrogativo, quest’ultimo, che non è affatto banale, retorico e senza risposta, come potrebbero sembrare; perché, come dice Kant, “supera ogni capacità della ragione umana”; ma, al contrario: è l’interrogativo più concreto e razionale che una persona possa porsi. Infatti, cosa c’è di più importante e vitale per ciascun individuo umano, del chiedersi qual è lo scopo e il senso della propria vita e della propria esistenza?</p>
<p>Cosa c’è? Nulla! (Almeno secondo chi scrive).</p>
<p>Per cui, è persino ovvio dire che per ogni individuo umano è indispensabile trovare la risposta a questo interrogativo, ed è essenziale e vitale trovare quella <em>vera</em>, quella <em>giusta</em>. Non basta trovarne una qualsiasi, perché, se tale risposta è errata, sarà errata anche la vita che ciascuno imposta secondo tale visione sbagliata della vita. Infatti, che uno sia consapevole o meno, è certo che l’esistenza futura, terrena ed eterna di ognuno, dipende da ciò che ciascuno ritiene sia lo scopo ultimo della propria esistenza.<span id="more-1038"></span></p>
<p>Anche noi autori ci siamo posti spesso questo interrogativo e, insieme ad esso, altri dello stesso tipo: Perché esiste tutto ciò che esiste? Come è iniziata l’esistenza dell’Universo e della vita? Qual è lo scopo di tale esistenza? E, soprattutto: Perché Io esisto?</p>
<p>E ancora: da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Cosa ci accade quando moriamo? Dio esiste realmente? La Bibbia contiene effettivamente una rivelazione divina?</p>
<p>Tutti interrogativi fondamentali ai quali abbiamo cercato di dare quelle risposte vere e giuste a cui abbiamo accennato poco fa. Risposte a cui siamo giunti dopo le lunghe e articolate ricerche studi e riflessioni che presentiamo in questo libro. Opera che non abbiamo scritto per vanità, presunzione, orgoglio o altri motivi personali del genere, ma per condividere con gli altri le uniche risposte razionali agli interrogativi fondamentali della nostra esistenza che noi abbiamo trovato, affinché siano per ciascuno uno stimolo e un punto di partenza per trovare le risposte giuste alle proprie domande.</p>
<p>Perciò, senza la presunzione di essere “la bocca della verità” e con la consapevolezza di essere gli ultimi degli scrittori, condividiamo anche con <em>Te</em> questo nostro umile saggio, con la speranza di indurre chiunque lo legge a riflettere seriamente sugli argomenti che trattiamo in esso.</p>
<p>Con quest’opera non pretendiamo di dare una risposta dogmatica, definitiva e completa agli interrogativi che ci porremo in queste pagine, né asseriamo che la risposta finale che diamo al senso della vita umana è una verità indiscutibile e assoluta; ma desideriamo unicamente che quanto esporremo in queste pagine sia per chi le legge uno stimolo e un punto di partenza per le proprie valutazioni personali su tali argomenti. Poiché, come disse il grande Blaise Pascal: «Ci si persuade meglio con le ragioni che abbiamo trovato da noi che con quelle trovate da altri».</p>
<p>Cosa che ci consiglia di fare anche Dio: «Beato l’uomo che medita sulla sapienza e ragiona con l’intelligenza, che considera nel cuore le sue vie: ne penetrerà con la mente i segreti» (Siracide 14,20).</p>
<p>Insomma, nel comporre queste pagine abbiamo cercato di lavorare unicamente con lo scopo di fare un po’ di bene a chi le leggerà. Perciò, certi di non deludere chiunque si pone seriamente di fronte agli interrogativi esistenziali trattati in questo libro, chiediamo al lettore di avere un po’ di fiducia in noi e seguirci fino alla fine.</p>
<p>Inoltre, consapevoli del fatto che l’obbiettività totale non esiste, ci teniamo a precisare che, anche se siamo dei cristiani cattolici, abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere per condurre ed esporre questo studio nel modo più obbiettivo possibile; fermamente convinti che la verità passa anche attraverso l’onestà intellettuale e il rispetto delle opinioni altrui. Coscienti del fatto che, il Dio onnipotente in cui crediamo, è il primo a rispettare il libero arbitrio dell’uomo.</p>
<p>Secondo noi, il modo migliore per giungere alla <em>verità</em> che ci interessa (quella più vera possibile), è il confronto e l’analisi oggettiva e razionale delle varie opzioni possibili, valutandole con cura una per una e, alla fine, trarre le conclusioni per discernere quale è quella vera; oppure, se non si dovesse raggiungere nessuna certezza, valutare quale è la “più vera”.</p>
<p>Per fare questo nel modo più oggettivo e obbiettivo possibile, è necessario che: né si escluda a priori, sulla base di opinioni personali precostituite che non hanno nessun riscontro oggettivo o empirico, nessuna ipotesi o tesi, nemmeno quelle della fede; né si accetti acriticamente e aprioristicamente, prendendole per certezze, nessuna ipotesi o tesi che <em>non è</em> avallata da elementi oggettivi e/o empirici. Le tesi si possono escludere a priori, soltanto se vi sono riscontri oggettivi e/o empirici che le invalidano concretamente; e parimenti, si possono ritenere vere, soltanto se vi sono elementi oggettivi che ne garantiscono o dimostrino la veridicità.</p>
<p>È questo il principio base su cui fondare qualunque ragionamento umano razionale e obbiettivo, nonché ogni analisi seria.</p>
<p>Perciò, mentre una determinata ipotesi o tesi, può essere esclusa da una <em>prova oggettiva</em> proveniente dalla Scienza sperimentale o Scienza galileiana, poiché questa è una verità scientifica certa verificata empiricamente (anche se non è mai assoluta); la stessa ipotesi o tesi non può essere esclusa da un’altra teoria o da un’altra ipotesi, perché esse non sono affatto verità scientifiche certe e inoppugnabili, dato che non poggiano sull’oggettività di un verificata condotta con i metodi della scienza sperimentale.</p>
<p>Una teoria, non poggiando su elementi oggettivi la cui veridicità è accertata empiricamente, è solo un punto di vista astratto soggettivo. Può essere molto valida, come spesso accade, ma resta sempre tale: una semplice teoria. Certo, questo <em>non </em>significa automaticamente che le teorie sono tutte errate, visto che tutte le certezze scientifiche esistenti, inizialmente erano delle teorie indimostrate; ma nemmeno significa che una data teoria è certamente esatta.</p>
<p>Il succo di questo ragionamento è questo: <em>nel valutare la realtà delle cose, soprattutto in campo scientifico, alle teorie e alle ipotesi, anche se valide, non può essere mai data la stessa certezza e lo stesso peso che si dà ai fatti scientificamente e/o oggettivamente certi. </em></p>
<p>Le «verità scientifiche», sono quei fatti e quelle conclusioni fondate su prove scientifiche verificate sperimentalmente, la cui esattezza è stata accertata tramite rigorosi studi empirici; i quali, secondo le regole del metodo Sperimentale o Galileiano, devono poter essere riprodotti da chiunque desideri controllare la loro reale veridicità. Queste verità sono certe; almeno fino a quanto scientificamente e inconfutabilmente non viene provato il contrario. Cosa che, a volte, accade realmente, perché le scoperte scientifiche sono un divenire continuo. Nemmeno le verità scientifiche acquisite, sono totalmente assolute.</p>
<p>Invece, le «teorie scientifiche», sono quelle enunciazioni astratte fondate su teorie e ipotesi in fase di studio e di valutazione, alla cui base non vi è nessun esperimento scientifico o un qualunque altro dato empirico scientificamente certo che confermi la loro reale veridicità. Almeno non ancora. Quindi, secondo il metodo scientifico sperimentale accettato da tutti gli scienziati, esse non possono assolutamente essere spacciate per «verità scientifiche», e spesso non possono nemmeno essere definite “teorie scientifiche”, ma solo e semplicemente «teorie», senza l’aggettivo “scientifico” che le qualifichi come tali. Queste <em>non</em> sono verità certe.</p>
<p>Poi, bisogna distinguere anche fra le diverse teorie. Ci sono teorie che, pur essendo tali, hanno basi scientifiche che poggiano su elementi oggettivi e analisi obiettive della realtà, come per esempio la “Teoria del Big Bang”; mentre altre, all’estremo opposto, si basano soltanto su assunti e/o opinioni astratte e soggettive; se non addirittura su ragionamenti artificiosi e preconcetti.</p>
<p>È evidente, che le prime hanno molte più probabilità di essere vere delle seconde. Non bisogna mai dimenticare che soltanto una piccola percentuale delle teorie scientifiche, che nel corso della storia sono state avanzate, sono poi risultate vere alla prova dei fatti.</p>
<p>Le teorie, anche se ben fondate, restano sempre e solo delle teorie, fin quando la scienza galileiana le confermi. Perciò, come in tutte le cose umane, anche in queste e soprattutto in queste, ci vuole equilibrio e razionalità.</p>
<p>Riguardo al soprannaturale poi, la posizione della scienza galileiana è neutra, perché non può né confermare e né smentire empiricamente la sua effettiva esistenza. Pertanto, è antiscientifico escludere dogmaticamente a priori l’esistenza di Dio o di altre realtà soprannaturali.</p>
<p>A primo impatto ciò sembra una cosa assurda, ma non lo è affatto. È una constatazione empirica che si fonda proprio sui principi fondamentali della scienza sperimentale, stando ai quali: è antiscientifico escludere a priori l’esistenza di una determinata realtà, naturale o soprannaturale che sia, senza che esistano prove oggettive e tangibili che lo confermano incontrovertibilmente; esattamente come è antiscientifico accettare a priori l’esistenza di una realtà naturale, senza avere prove tangibili che lo confermino concretamente.</p>
<p>Questa è anche l’opinione dello scienziato Antonio Zichichi, uno che di prove scientifiche sa tutto quello che c’è da sapere, dato che ha trascorso la sua vita nei laboratori di fisica sperimentale più importanti d’Europa, ricevendo il Premio Nobel proprio per le scoperte fatte in questo campo. Egli, nel suo libro intitolato <em>Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo</em>, a pagina 155 afferma: «Non esiste alcuna scoperta scientifica che possa essere usata al fine di mettere in dubbio o di negare l’esistenza di Dio».</p>
<p>E altrove precisa: «La scienza non può né confermare e né smentire l’esistenza di Dio».</p>
<p>Infatti, il soprannaturale non è valutabile con i metodi empirici naturali. Non potrà mai esserlo, perché, né l’attuale scienza galileiana, né qualunque altro metodo di indagine empirica che l’uomo potrà inventare in futuro, possono operare al di fuori della dimensione naturale a cui appartengono.</p>
<p>Pertanto, chiunque neghi l’esistenza di Dio in nome della scienza, afferma il falso. Anzi peggio, spaccia una presunta verità scientifica per una professione di fede. Infatti, la fede, non è soltanto il credere nell’esistenza di Dio o di un’altra entità o realtà soprannaturale senza che esista un elemento oggettivo che lo prova concretamente, e/o l’atto personale e libero con cui ci si affida con fiducia a queste realtà; ma, più in generale: <em>è il credere vero una cosa la cui veridicità non è provata oggettivamente e/o empiricamente</em>. Essa è essenzialmente il credere nell’esistenza di una realtà o nella veridicità di concetti, affermazioni, dogmi, assunti e quant’altro, soltanto sulla base di convinzioni personali o sulla fiducia totale in chi ha fatto o fa tali enunciazioni; indipendentemente dall’esistenza o meno di prove che confermino o smentiscano tali realtà o “verità”. Ciò significa che la fede entra in gioco con modalità e gradualità diverse, quasi in ogni ambito delle attività umane e in ogni circostanza della vita, compreso quello della scienza galileiana. Difatti, tutte le scoperte scientifiche della storia umana, sono la conseguenza di atti di fede fatti dagli scienziati nei confronti di teorie astratte. Tutte le attuali conoscenze scientifiche empiriche, inizialmente erano delle teorie indimostrate, spesso apparentemente assurde.</p>
<p>Pertanto, ogni qual volta si ritiene vero una cosa la cui veridicità non è sostenuta da prove concrete, si compie un atto di fede. Basta che manchi una prova empirica o un elemento concreto che dimostri oggettivamente la veridicità o la falsità di un’affermazione o convinzione, per far si che si compia un vero e proprio atto di fede verso questa realtà.</p>
<p>Per cui le teorie e le ipotesi, anche se spesso sono definite scientifiche, hanno poco o nulla della empiricità della scienza sperimentale. Sono sempre nel raggio d’azione della fede, anche se bisogna sempre distinguere caso per caso. Più ci si allontana dai fatti empirici e più ci si addentra nel campo della fede.</p>
<p>Questi chiarimenti sono stati necessari perché a volte si parla di «scientificità» a sproposito, quando la scienza vera e propria, quella galileiana, non ha nulla a che fare con quanto si sta dicendo. Cosa che, in certi casi, potrebbe trarre in inganno le persone estranee all’ambiente scientifico, le quali, sentendo parlare di scienza, possono erroneamente credere che ciò che in quel momento sentono o leggono, è scientificamente vero, anche se non lo è; accomunando le certezze scientifiche alle teorie indimostrate, o addirittura, le certezze scientifiche alle tesi personali del divulgatore di turno. Ciò può accadere soprattutto se le cose vengono dette da una persona appartenente all’ambiente scientifico, oppure a un ambiente che l’ascoltatore ritiene tale, perché, in quel caso, il ruolo e il prestigio della persona contribuiscono a trarre in inganno l’ascoltatore e/o il lettore.</p>
<p>Perciò, sia per rispetto degli altri, che della verità stessa, quanto si parla di scienza, bisogna sempre distinguere chiaramente le <em>verità </em>certe e incontrovertibili della scienza galileiana, dalle <em>teorie </em>che non hanno nessun riscontro oggettivo o scientifico reale.</p>
<p>Con questo, non vogliamo accusare nessuno di cattiva condotta e nemmeno giudicare l’operato di chicchessia, ma intendiamo soltanto precisare alcuni principi fondamentali su cui fondare ogni serio e onesto ragionamento umano. Perché, tali concetti, sono fondamentali per la giusta valutazione e la giusta comprensione di quanto esporremo in questo libro.</p>
<p>Detto ciò, va anche riconosciuto umilmente che l’oggettività assoluta non esiste, poiché è inevitabile che le convinzioni personali e tutte le altre doti individuali, influenzino in buona fede tutto ciò che una persona fa e pensa. Però, questo non deve essere un alibi per non impegnarsi a essere obbiettivo il più possibile; soprattutto, non deve essere una scusa per spacciare intenzionalmente <em>presunte</em> verità per certezze. O, addirittura, per far passare vere e proprie “fedi” ideologiche o filosofiche per certezze scientifiche.</p>
<p>Non è che abbiamo qualcosa contro la filosofia, anzi, al contrario, siamo convinti che essa è una disciplina umana molto importante e ha fatto tanto bene all’umanità, ma vogliamo soltanto precisare che le tesi filosofiche, non sono certezze scientifiche. Ad esse non si può dare lo stesso grado di veridicità e lo stesso peso che si dà a ciò che proviene dalla scienza galileiana. Il filosofo, al contrario dello scienziato, non ha bisogno di dimostrare empiricamente ciò che afferma, le sue tesi si basano esclusivamente su ragionamenti intellettuali astratti. Perciò, tutto ciò che viene dalla riflessione filosofica deve essere valutato con prudenza e razionalità, rimanendo nell’oggettività. Perché, solo se un ragionamento parte da dati oggettivi ed è condotto con razionalità ed equilibrio, può approdare a conclusioni serie. Diversamente, si sconfina nell’arbitrio soggettivo, mediante il quale si può costruire qualunque tesi si desideri. Troppo spesso la filosofia pretende di avere la risposta per qualsiasi interrogativo o problema umano, e poi si scopre che non è così. Perciò, se nell’ambito della meditazione filosofica si vuole evitare di giungere a conclusioni clamorosamente errate, bisogna sempre distinguere i ragionamenti basati su dati o fatti oggettivi e condotti con razionalità e obiettività, da quelli costruiti su artificiose e arbitrarie speculazioni soggettive. I primi sono seri e possono avere o hanno un certo grado di veridicità, i secondi no.</p>
<p>Naturalmente questo vale anche per le riflessioni personali. Non dobbiamo mai basarci su idee preconcette o su pregiudizi, ma sempre su dati o fatti oggettivi. Inoltre non dobbiamo mai avere concetti errati della realtà. Poiché non è reale solo ciò che possiamo vedere o toccare, ma è reale tutto ciò che è reale. Esiste tutto ciò che esiste, non soltanto ciò è possibile valutare empiricamente. Non possiamo escludere l’esistenza di una realtà soltanto perché non possiamo verificarne l’esistenza. Ciò è irragionevole, illogico e antiscientifico. Molti fatti della storia umana lo confermano, come per esempio l’errata concezione dell’Universo dei popoli antichi. Non dobbiamo nemmeno porre limiti a ciò che deve o non deve esistere e a ciò che deve o non deve essere vero.</p>
<p>Perciò, anche se, ovviamente, non dobbiamo mai porre confini al pensiero umano, dobbiamo umilmente ammettere anche i limiti della nostra ragione, accettando sia il fatto che esistono molte cose che la superano e sia la possibilità che possano esistere realtà ignote che noi non siamo in grado nemmeno di immaginare.</p>
<p>Per difendersi da eventuali distorsioni della verità contenuta in <em>qualunque</em> tipo di documento o testimonianza, la persona che la prende in considerazione ha una sola arma a disposizione: non dimenticare mai di essere un individuo pensante che ragiona con la propria mente; poiché, come abbiamo già detto: «Felice chi si dedica alla sapienza e ragiona con la sua testa per andare a fondo nelle cose».</p>
<p>Perciò, evitiamo di accontentarci di ciò che pensano e dicono gli altri delle cose che ci interessano, soprattutto di quelle fondamentali della vita, e riflettiamo con la nostra testa. Come disse Blaise Pascal: «L’uomo non è che una canna, la più debole della natura; ma è una canna che pensa».</p>
<p>Non bisogna mai permettere agli altri di pensare e decidere al posto nostro. Chiunque esso sia. Ma attenzione, ciò non significa che non dobbiamo ascoltare gli altri, anzi, al contrario, dobbiamo farlo sempre, soprattutto chi ci dà dei consigli amorevoli e disinteressati; ma, poi, dobbiamo essere sempre noi a decidere per noi stessi. Seguite sempre il consiglio che l’apostolo Paolo dette ai Tessalonicesi (1Ts 5,21), e cioè: vagliate sempre approfonditamente ogni cosa e trattenete per voi soltanto ciò che è vero, buono e giusto.</p>
<p>Questa regola la possiamo definire: <em>conservare sempre la propria facoltà di pensare e di decidere</em>. Regola inscindibilmente associata all’umiltà interiore e al rispetto delle idee altrui, qualunque esse siano. Altrimenti si sfocia nel delirio di onnipotenza.</p>
<p>Per trattare esaurientemente gli argomenti che analizzeremo in questo libro, ci avvarremo anche della fonte di informazioni più antica e autorevole che possediamo: la Bibbia. Anche perché, se non dobbiamo escludere neanche ciò che proviene dalla fede, la Bibbia è certamente il documento più importante e attendibile della storia umana, su cui si basa la fede praticata da circa un terzo della popolazione del nostro pianeta: quella Cristiana. Fede nata dagli insegnamenti e dalla vita di Gesù, il Figlio divino dell’onnipotente Dio biblico di Mosè e di Abramo, incarnatosi e vissuto in Palestina circa duemila anni fa. Inoltre, il Cristianesimo è il punto di arrivo dell’ebraismo; poiché, Gesù, è il Messia che Dio aveva promesso di inviare al suo popolo per redimerlo. Motivo per il quale la Bibbia cristiana include integralmente quella degli Ebrei: il Vecchio Testamento.</p>
<p>Quella ebraica è una delle religioni più antiche esistenti ed ancora oggi è praticata con lo stesso zelo e fervore con cui la praticavano gli Ebrei che Mosè condusse fuori dall’Egitto circa 3.300 anni fa. Anzi, le sue radici sono ancora più remote, risalgono al patriarca Abramo vissuto in Palestina circa quattromila anni fa. Inoltre, Abramo, e con lui il culto al Dio vivo e vero che adorava, è anche il capostipite dei Musulmani. Culto seguito da un’altro grossa fetta dell’attuale popolazione mondiale. Quindi, oltre la metà degli abitanti del nostro pianeta, ripone la sua fede nello stesso Dio: quello biblico che si rivelò ad Abramo circa quattromila anni fa.</p>
<p>Pertanto, non c’è nulla di meglio, di più affidabile e completo della Bibbia, per valutare anche cosa ci dice la fede riguardo alle realtà che analizzeremo in questo libro. (Sarebbe opportuno e giusto esaminare anche ciò che sostengono le altre religioni, almeno quelle più seguite come l’Islam, il Buddismo, l’Induismo e il Taoismo; però ciò richiede una trattazione vasta che non è possibile fare in questo volume).</p>
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		<title>Il libro che ti rivela il vero senso della vita</title>
		<link>http://www.interrogatividellavita.it/2017/07/libro-ebook/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Tullo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jul 2017 11:01:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interrogavi della Vita]]></category>
		<category><![CDATA[scopo della vita]]></category>
		<category><![CDATA[pietro tullo]]></category>
		<category><![CDATA[giovanna tullo]]></category>
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					<description><![CDATA[Chi sono? Perché esisto? Qual è il senso e lo scopo della mia vita e della mia esistenza? Cosa accadrà quando morirò? Esiste realmente la resurrezione dei morti e la vita eterna, oppure la morte mi annienterà totalmente e definitivamente? &#8230; <a href="http://www.interrogatividellavita.it/2017/07/libro-ebook/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.interrogatividellavita.it%2F2017%2F07%2Flibro-ebook%2F&amp;linkname=Il%20libro%20che%20ti%20rivela%20il%20vero%20senso%20della%20vita" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.interrogatividellavita.it%2F2017%2F07%2Flibro-ebook%2F&amp;linkname=Il%20libro%20che%20ti%20rivela%20il%20vero%20senso%20della%20vita" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=http%3A%2F%2Fwww.interrogatividellavita.it%2F2017%2F07%2Flibro-ebook%2F&#038;title=Il%20libro%20che%20ti%20rivela%20il%20vero%20senso%20della%20vita" data-a2a-url="http://www.interrogatividellavita.it/2017/07/libro-ebook/" data-a2a-title="Il libro che ti rivela il vero senso della vita"></a></p><h4 style="text-align: justify;"></h4>
<p><a href="http://www.interrogatividellavita.it/wp-content/uploads/2011/08/Coer_interrog_web_300-dpi.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-919 " src="http://www.interrogatividellavita.it/wp-content/uploads/2011/08/Coer_interrog_web_300-dpi.jpg" alt="" width="194" height="291" srcset="http://www.interrogatividellavita.it/wp-content/uploads/2011/08/Coer_interrog_web_300-dpi.jpg 1800w, http://www.interrogatividellavita.it/wp-content/uploads/2011/08/Coer_interrog_web_300-dpi-200x300.jpg 200w, http://www.interrogatividellavita.it/wp-content/uploads/2011/08/Coer_interrog_web_300-dpi-768x1152.jpg 768w, http://www.interrogatividellavita.it/wp-content/uploads/2011/08/Coer_interrog_web_300-dpi-683x1024.jpg 683w" sizes="(max-width: 194px) 100vw, 194px" /></a>Chi sono? Perché esisto? Qual è il senso e lo scopo della mia vita e della mia esistenza? Cosa accadrà quando morirò? Esiste realmente la resurrezione dei morti e la vita eterna, oppure la morte mi annienterà totalmente e definitivamente? Dio esiste realmente, oppure è un’invenzione umana? Quale sarà il mio futuro eterno? E ancora: come è nato l’Universo e tutte le forme di vita che esso contiene? Sono stati creati da Dio oppure sono iniziati a esistere spontaneamente e per caso?</p>
<p>Questi sono gli interrogativi su cui mi sono arrovellato negli ultimi 40 anni della mia vita, impiegando buona parte del tempo che la mia disabilità entrata prepotentemente nella mia vita a 20 anni, mi metteva a disposizione. Tutto questo con la consapevolezza che non bastava trovare una risposta a tali interrogativi, ma occorreva trovare la risposta<em> giusta</em> e <em>vera</em>, quella che corrisponde alla realtà, soprattutto quella relativa all’interrogativo sul senso e lo scopo ultimo dell’esistenza di ciascun individuo umano, perché dalla risposta che ognuno da tale interrogativo dipendono le sue scelte di vita quotidiane e, di conseguenza, anche la qualità di vita dell’unica vita che egli vive e il suo “destino” ultimo ed eterno. Se tale risposta è errata, è errata anche la vita che ciascuno imposta secondo tale visione sbagliata della vita. Infatti, che uno sia consapevole o meno, è certo che l’esistenza futura, terrena ed eterna di ognuno, dipende da ciò che ciascuno ritiene sia lo scopo ultimo della propria esistenza.<span id="more-6"></span></p>
<p>Da queste convinzioni è nato questo libro e il successivo desiderio di condividerlo con tutti, affinché queste mie riflessioni e le conclusioni a cui sono giunto insieme a mia sorella Giovanna, dando ad ogni interrogativo una risposta che noi riteniamo sia quella giusta e vera di cui parlavo, siano per chiunque lo desideri uno stimolo e un punto di partenza per le proprie riflessioni personali. Poiché, come disse il grande Blaise Pascal: «Ci si persuade meglio con le ragioni che abbiamo trovato da noi che con quelle trovate da altri».</p>
<p>Pietro Tullo</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: left;"><strong><span style="color: #0000ff;">Leggi l&#8217;<a href="http://www.interrogatividellavita.it/?p=1038&amp;preview=true">Anteprima</a></span></strong></h2>
<h2 style="text-align: center;"><a href="https://www.amazon.it/dp/B073LWSYJN/ref=sr_1_2?ie=UTF8&amp;qid=1500398533&amp;sr=8-2&amp;keywords=gli+interrogativi+della+vita" target="_blank" rel="noopener"><strong><span style="color: #ff0000;">A Q U I S T A L O</span></strong></a></h2>
<h2 style="text-align: right;"><strong><span style="color: #0000ff;">Leggi le <a href="http://www.interrogatividellavita.it/recensioni-libro-ebook/">Rcensioni</a><br />
</span></strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>P. S.</strong> Puntiamo sempre in alto nella vita, al vertice, alla vita piena e indistruttibile capace di superare la morte; e, poi, arriveremo dove arriveremo. Non accontentiamoci mai di essere persone mediocri o di perseguire obbiettivi insignificanti. In ogni caso non avremo mai rimpianti.</p>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #ffffff;">.</span><span style="color: #ffffff;">.</span></h2>
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		<title>La Trasfigurazione</title>
		<link>http://www.interrogatividellavita.it/2014/03/la-trasfigurazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Tullo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Mar 2014 09:19:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Parole di Vita]]></category>
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					<description><![CDATA[LA TRASFIGURAZIONE (Mt 17,1-19)        di padre Alberto Maggi Lo scontro di Gesù con Pietro (Mt 16,22-23) è stato determinato dall’incapacità dei discepoli, rappresentati da Simone, di comprendere la morte del Cristo. Ai discepoli, per i quali la morte è la &#8230; <a href="http://www.interrogatividellavita.it/2014/03/la-trasfigurazione/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p>LA TRASFIGURAZIONE (Mt 17,1-19)        di padre Alberto Maggi<br />
Lo scontro di Gesù con Pietro (Mt 16,22-23) è stato determinato dall’incapacità dei discepoli, rappresentati da Simone, di comprendere la morte del Cristo.<br />
Ai discepoli, per i quali la morte è la fine di tutto e segno del fallimento totale del Messia, Gesù intende mostrare quale sia la condizione dell’uomo che passa attraverso la morte, per questo “presi con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello li condusse in disparte, su un alto monte” (Mt 17,1).<br />
Se nel deserto era stato il satana a trasportare Gesù “sopra un monte altissimo” (Mt 4,8), dove aveva offerto al Cristo la condizione divina per dominare il mondo intero, ora è Gesù che porta Simone, il discepolo che aveva chiamato “satana” (Mt 16,23), “su un alto monte” (Mt 17,1). Con Simone, Gesù prende altri due discepoli, Giacomo e Giovanni, i fratelli che con la loro sfrenata ambizione saranno causa di divisione nel gruppo dei discepoli (Mt 20,20-28).<span id="more-848"></span><br />
Quel che accomuna Pietro e i figli di Zebedèo è che costoro pensano di seguire un Messia trionfante e spingono il Cristo sulla strada del potere per partecipare alla sua gloria. Sono i tre discepoli che Gesù vorrà con sé nel momento del suo arresto, ma sia sul monte sia al Getsèmani i tre si riveleranno incapaci di seguire il Cristo (Mt 26,36-37).<br />
Ora Gesù conduce costoro sul monte, luogo dove Dio dimora (Sal 68,17), e mostra che la condizione divina non si ottiene attraverso il potere, ma con il dono totale di sé. Ai tre discepoli Gesù indica qual è la condizione dell’uomo che, per comunicare vita agli altri uomini, è passato attraverso la morte: questa non annienta la persona, ma la trasforma, consentendo all’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio (Gen 1,26), di raggiungere il suo massimo splendore.<br />
Sul monte l’azione creatrice di Dio viene portata a compimento in Gesù, operando in lui una trasformazione luminosa: “E fu trasfigurato davanti a loro; e splendette il suo volto come il sole e le sue vesti divennero bianche come la luce” (Mt 17,2). Gesù, “irradiazione della gloria di Dio” (Eb 1,3), emana la stessa luminosità del sole, al quale Dio era paragonato (Sal 84,12), e le sue vesti abbaglianti indicano la pienezza della gloria divina (Mt 28,3).<br />
Accanto a Gesù, appaiono ai discepoli i due personaggi che secondo la tradizione popolare non erano morti ma erano stati rapiti in cielo: Mosè, sul quale, secondo Giuseppe Flavio, “scese una nube ed egli scomparve in una valle” (Ant. IV, 8,48), ed Elia, che “salì nel turbine verso il cielo” (2 Re 2,11).<br />
Mosè ed Elia rappresentano le promesse del regno di Dio, manifestate attraverso la Legge e i Profeti, che Gesù ha assicurato di voler portare al loro massimo compimento (Mt 5,17).<br />
Il Legislatore e il Profeta, coloro che in passato hanno parlato con Dio sul Sinai (Es 33,17; 1 Re 19,9-13), ora conversano con Gesù, il “Dio con noi” (Mt 1,23). Essi non si rivolgono ai discepoli, ma dialogano col Cristo: alla comunità cristiana la Legge e i Profeti non hanno nulla da dire se non attraverso Gesù. Tutto quel che nell’Antico Testamento non è in sintonia con il messaggio del Cristo non ha valore per la vita del credente.<br />
A turbare questo importante momento è Pietro, che si rivolge a Gesù dicendo: “Signore, è bene che noi stiamo qui; se vuoi farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia” (Mt 17,4).<br />
Ancora una volta Simone svolge il suo ruolo del satana nei confronti di Gesù. Questo discepolo seguita ad essere pietra d’inciampo al Cristo, e il suo agire continua ad essere “secondo gli uomini” e non “secondo Dio” (Mt 16,23).</p>
<p><strong>Tre capanne</strong></p>
<p>La proposta di Pietro a Gesù va situata nel clima di attesa della manifestazione del Messia, che la festa più popolare d’Israele, quella delle Capanne (ebr. Sukkot), chiamata semplicemente “la festa” (1 Re 8,2), accendeva (Gv 7,2-4).<br />
Durante questa festa gli ebrei dimoravano per sette giorni in capanne, in ricordo della liberazione dall’Egitto (Lv 23,42-43) e in attesa della vittoria finale del “Signore degli eserciti” sugli altri popoli (Zc 14,16-19).<br />
Con l’invito a fare tre capanne, Pietro sta proponendo a Gesù di manifestarsi come il Messia nazionalistico appoggiato dalla Legge e dai Profeti. Egli non colloca Gesù al centro dei tre personaggi: il posto più importante è occupato da Mosè (“una per te, una per Mosè e una per Elia”).<br />
Per Pietro, Gesù deve collocarsi sulle orme di Mosè e non sostituirlo: il Messia desiderato è colui che si conforma alla Legge emanata da Mosè, facendola osservare con lo stesso zelo violento di Elia (1 Re 18,20-40). Per lui, Mosè ed Elia sono sempre importanti e validi: non ha compreso la novità proposta dal Cristo e cerca di mettere il vino nuovo di Gesù nei vecchi otri della tradizione (Mt 9,17).<br />
Mentre Pietro sta ancora parlando, Dio interrompe bruscamente il suo intervento: “Questi è il Figlio mio, il prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Lui ascoltate!” (Mt 17,5).<br />
L’ordine imperativo, dato da Dio stesso, non ammette eccezioni, e si richiama a quanto promesso dal Signore a Mosè: “Yahvé tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto” (Dt 18,15). L’unico che i discepoli devono ascoltare è Gesù, il solo a riflettere pienamente la volontà divina in quanto Figlio di Dio.<br />
Mosè ed Elia non sono stati che servi del loro Dio (Dt 34,5; 1 Re 18,36) e hanno trasmesso un’alleanza tra dei servi e il loro Signore. Gesù è il Figlio di Dio, e la sua alleanza è tra dei figli e il loro Padre.<br />
“All’udire ciò i discepoli caddero sulla loro faccia e s’impaurirono molto” (Mt 17,6). “Cadere sulla faccia” è, nel linguaggio dell’Antico Testamento, segno di disfatta (1 Sam 17,49). I discepoli si sentono sconfitti, in quanto sentono infrangersi i sogni di restaurazione della Legge di Mosè mediante l’impeto veemente di Elia, e hanno paura, in quanto riconoscono di essere in presenza di una manifestazione divina e quindi di dover morire (Is 6,5).<br />
Nonostante Gesù avesse ripetutamente parlato loro di Dio quale un Padre, essi continuano a pensare secondo le categorie della tradizione religiosa che incutevano la paura di Dio (“Nessun uomo può vedermi e restare vivo”, Es 33,20).<br />
“Ma Gesù si avvicinò, e toccatili, disse: Alzatevi e non abbiate paura” (Mt 17,7). Il gesto di Gesù, lo stesso da lui adoperato per restituire salute agli infermi e vita ai morti (Mt 8,3.15), dà loro la forza di sollevare gli occhi, e vedono “Gesù solo”.<br />
Mosè ed Elia sono stati eliminati dalla scena: colui che devono ascoltare è Gesù e non Mosè, ed è il Cristo che devono seguire, senza sperare nel ritorno di Elia (Mt 17,10).<br />
Gli occhi dei discepoli, che ora si sono aperti, torneranno a chiudersi nel Getsèmani, dove Gesù ripeterà l’invito “alzatevi” ai tre discepoli, i quali, anziché essere solidali col loro maestro, si sono addormentati (Mt 26,40-46).</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Abramo ed Adamo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Tullo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Mar 2014 11:47:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interrogatvi Cristiani]]></category>
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					<description><![CDATA[La prima lettura che la liturgia domenicale della Chiesa cattolica ci propone in questa domenica (Gn. 22,1-2.9.10-13.15-18), contiene secondo me una verità biblica molto importante. Ossia: L’obbedienza assoluta e totale che Abramo dimostrò a Dio mediante la disponibilità a sacrificare &#8230; <a href="http://www.interrogatividellavita.it/2014/03/abramo-ed-adamo/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p style="text-align: justify;">Quindi, in definitiva, come per la disobbedienza di un solo uomo, Adamo, tutta l’umanità fu privata della partecipazione al regno di Dio, così, per l’obbedienza di un unico uomo, Abramo, tutta l’umanità ricevette da Dio la grazia di partecipare nuovamente al suo regno. L’obbedienza totale e libera di Abramo si contrappone alla disobbedienza altrettanto libera e calcolata di Adamo.</p>
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		<title>L’ateismo è una fede!?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Tullo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2013 10:24:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interrogavi della Vita]]></category>
		<category><![CDATA[prove]]></category>
		<category><![CDATA[ateismo]]></category>
		<category><![CDATA[fede. ateo]]></category>
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					<description><![CDATA[Affermare che l’ateismo è una fede sembra assurdo, una contraddizione in termini, ma è una realtà oggettivamente inoppugnabile. Sembra impossibile pensare che l’ateo, colui che nega l’esistenza di Dio perché egli è intangibile, possa essere definito un uomo di fede &#8230; <a href="http://www.interrogatividellavita.it/2013/07/lateismo-e-una-fede/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.interrogatividellavita.it%2F2013%2F07%2Flateismo-e-una-fede%2F&amp;linkname=L%E2%80%99ateismo%20%C3%A8%20una%20fede%21%3F" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.interrogatividellavita.it%2F2013%2F07%2Flateismo-e-una-fede%2F&amp;linkname=L%E2%80%99ateismo%20%C3%A8%20una%20fede%21%3F" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=http%3A%2F%2Fwww.interrogatividellavita.it%2F2013%2F07%2Flateismo-e-una-fede%2F&#038;title=L%E2%80%99ateismo%20%C3%A8%20una%20fede%21%3F" data-a2a-url="http://www.interrogatividellavita.it/2013/07/lateismo-e-una-fede/" data-a2a-title="L’ateismo è una fede!?"></a></p><p>Affermare che l’ateismo è una fede sembra assurdo, una contraddizione in termini, ma è una realtà oggettivamente inoppugnabile. Sembra impossibile pensare che l’ateo, colui che nega l’esistenza di Dio perché egli è intangibile, possa essere definito un uomo di fede alla pari del credente che crede alla reale esistenza di Dio. È convinzione comune che l’ateo, negando l’esistenza di Dio, compie un atto di ragione basato su elementi oggettivi concreti e razionali e, non di rado, su fattori presuntamente scientifici; mentre il credente, accettando tale esistenza, compie un atto di fede perché ciò non può essere dimostrato tangibilmente. Ma, è realmente così? Vediamo!<span id="more-959"></span></p>
<p>Iniziamo con il definire cos’è la fede in generale e quella cristiana in particolare.</p>
<p>La fede non è soltanto il credere nell’esistenza di Dio o di un’altra entità o realtà soprannaturale senza che esista un elemento oggettivo che lo prova concretamente, e/o l’atto personale cieco e/o libero con cui ci si affida con fiducia a queste realtà; ma, più in generale: è il credere vero una cosa la cui veridicità non è provata oggettivamente e/o empiricamente. Essa è essenzialmente il credere nell’esistenza di una realtà o nella veridicità di concetti, affermazioni, dogmi, assunti e quant’altro, soltanto sulla base di convinzioni personali o sulla fiducia totale in chi ha fatto o fa tali enunciazioni; indipendentemente dall’esistenza o meno di prove che confermino o smentiscano tali realtà o “verità”. Ciò significa che la fede entra in gioco con modalità e gradualità diverse, quasi in ogni ambito delle attività umane e in ogni circostanza della vita, compreso quello della scienza galileiana. Difatti, tutte le scoperte scientifiche della storia umana, sono la conseguenza di atti di fede fatti dagli scienziati nei confronti di teorie o intuizioni astratte. Tutte le attuali conoscenze scientifiche empiriche, inizialmente erano delle teorie indimostrate, spesso apparentemente assurde.</p>
<p>Pertanto, ogni qual volta si ritiene vero una cosa la cui veridicità non è sostenuta da prove concrete, si compie un atto di fede. Basta che manchi una prova empirica o un elemento concreto che dimostri oggettivamente la veridicità o la falsità di un’affermazione o convinzione, per far si che si compia un vero e proprio atto di fede verso questa realtà.</p>
<p>Per cui le teorie e le ipotesi, anche se spesso sono definite scientifiche, hanno poco o nulla della empiricità della scienza sperimentale. Sono sempre nel raggio d’azione della fede, anche se bisogna sempre distinguere caso per caso. Più ci si allontana dai fatti empirici e più ci si addentra nel campo della fede.</p>
<p>Dalla quanto appena detto risulta evidente che il fulcro di tutto è la possibilità di dimostrare concretamente o meno la veridicità di ciò che si sostiene essere vero, quella dell’esistenza di Dio come quella di ogni altra affermazione. Quindi, tornando al caso di Dio, come il credente compie un atto di fede quando afferma che Egli esiste, poiché non può dimostrarlo concretamente; parimenti, l’ateo compie un atto di fede quando nega la sua esistenza, perché neanche lui ha prove tangibili che dimostrano ciò che sostiene. Perciò, se da una parte è indubbiamente vero che i credenti accettano l’esistenza di un Dio soprannaturale, intangibile e invisibile, essenzialmente per fede, perché tale esistenza non può essere provata empiricamente; dall’altra parte è altrettanto vero che non ci sono prove tangibili che consentono di negare “scientificamente” l’effettiva esistenza di Dio.</p>
<p>Pertanto, non essendoci prove tangibili che permettono di negare o mettere in dubbio l’esistenza di Dio, ne consegue che chiunque neghi a priori o per principio la sua esistenza, compie un autentico atto di fede verso questa sua convinzione.</p>
<p>Ciò non significa che non si può negare l’esistenza di Dio o che fare ciò e contrario alla ragione, chiunque è libero di pensare ciò che vuole, però nessuno si illuda di poterlo fare senza compiere atti di fede nelle sue convinzioni. Inoltre, come dimostro chiaramente nel mio libro “<a href="http://www.scrittidipietro.eu/fede-e-ateismo/49"><strong>Gli interrogativi della vita</strong></a>” e, come anche la Chiesa Cattolica insegna: la fede del credente è un atto di fede in Dio, confermato dall’atto di ragione nel trascendente e nell’immanente; mentre la fede dell’ateo è un atto di fede in una idea o convinzione astratta, la quale non ha nessuna conferma logico-razionale proveniente da un atto di ragione nel trascendente e nell’immanente. Anzi, tutti gli elementi che testimoniano direttamente e indirettamente che Dio esiste realmente, dimostrano l’infondatezza e l’assurdità delle tesi atee che negano l’esistenza di tale realtà.</p>
<p>Un’altra assurdità è quella di pretendere di negare l’esistenza di Dio appoggiandosi alla scienza. Ciò è una della cose più irrazionali che una persona che si ritiene razionale potrebbe compiere, poiché ciò è totalmente antiscientifico. Infatti, come ogni scienziato sa, si può parlare di verità scientifica soltanto quando tale verità può essere dimostrata empiricamente mediante esperimenti ripetibili. In mancanza di tali prove incontrovertibili si può parlare solo di teorie o ipotesi scientifiche, non di verità scientifiche certe. E, nemmeno si può aggirare questo ostacolo con affermazioni tipo questa: si è vero, oggi la scienza non è in grado di negare empiricamente l’esistenza di Dio ma un giorno lo sarà; perché la scienza è una realtà naturale e, in quando tale, non potrà mai operare nel soprannaturale per accertare o negare l’esistenza di Dio con i suoi mezzi.  Come afferma Antonio Zichichi – uno che di scienza galileiana se ne intende: «Non esiste alcun teorema di matematica che neghi l’esistenza di Dio. Né esiste alcu­na scoperta scientifica che neghi Dio. Pertanto, attraverso l’uso più rigoroso della Ragione, e lavorando all’ipotesi che non esista il Tra­scendente, si arriva a un risultato chiarissimo: né la Logica Mate­matica né la Scienza permettono di concludere che Dio non esiste». Pertanto, come lo stesso scienziato afferma: «Nessun ateo può quindi illudersi di essere più logico e più scientifico di colui che crede». [Antonio Zichichi &#8211; Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo, pag. 155 e pag 215]</p>
<p>Quindi, il mistero dell’esistenza di Dio è destinato a rimanere tale, la sua esistenza e la sua azione dinamica nell’universo può essere accettata o negata soltanto mediante la fede e atti di ragione fondati sull’umile e attento studio-osservazione dell’universo che ci circonda. Cosa che la Bibbia non manca di sottolineare: «<em>Ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità;…»</em> (Romani 1,19-20).  E ancora: «<em>I cieli  narrano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l’opera delle sue mani;»</em> (Salmo 19,1).</p>
<p>In conclusione, negare l’esistenza di Dio perché non lo possiamo vedere, toccare e valutarlo scientificamente, è un atto totalmente antiscientifico e contro ragione. L’esistenza di Dio la possiamo negare soltanto mediante un atto di fede, non mediante un atto di ragione. Anzi, lo studio scientifico dell’universo e la ragione, piuttosto, ci spingono ad accettare come inevitabile l’esistenza di Dio.</p>
<p>Quindi, che piaccia o no: tutte le varie correnti di pensiero e tutte le varie ideologie umane odierne e passate che negano l’esistenza di Dio, sono in realtà nient’altro che “fedi religiose”. Tutti gli illuministi o presunti tali che nel corso della storia, in nome del «lume della ragione» hanno fatto di tutto per liberare l’umanità dall’odiata religione ritenuta “l’oppio dei popoli”, non sono altro che uomini di “religione”, anch’essi inventori di fedi. Credi “religiosi” più irrazionali e antiscientifici di quelli che intendevano combattere. Fedi “religiose” spacciate per qualcos’altro.</p>
<p>Come afferma Vittorio Messori: «L’ideologia è una visio­ne precostituita del mondo ed è usata come filtro costante tra chi l&#8217;accetta e la realtà. Così, il seguace di ogni ideologia non ragionerà in base a criteri di verità, di umanità, di ragione o di semplice buonsenso; ma tutto giudicherà in base al suo &#8220;filtro&#8221;. Ciò che caratterizza l&#8217;ideologo o il suo discepolo è il disprezzo e la negazione della realtà se questa non si accorda allo schema; se i fatti non passa­no il filtro e minacciano così di disturbare la visione aprioristica del mondo, ebbene il motto dell&#8217;ideologo e dei suoi seguaci è uno solo: Tanto peggio per i fatti!» (Vittorio Messori &#8211; Scommessa sulla morte, pag. 90).</p>
<p>Stando ai fatti non esiste nessun ragionamento logico-razionale obbiettivo, basato su elementi oggettivi come un teorema di matematica o una disciplina scientifica, che permettano di negare oggettivamente e concretamente l’esistenza di Dio. Anzi, come già detto, sono proprio questi elementi che dimostrano che l’atto di fede in Dio è saldamente fondato su un atto di ragione.</p>
<p>L’uso della ragione non è mai in contraddizione con la fede, così come la fede non è mai in contrasto con la ragione, sia se si crede all’effettiva esistenza di Dio e sia se non ci si crede. Affermare il contrario significa porre dei confini al pensiero umano, oltre i quali è vietato usare la ragione o la fede. Il fatto che gli atei negano l’esistenza di Dio perché secondo loro ciò è contrario alla ragione e alla logica, non dimostra l’incompatibilità tra fede e ragione; ma dimostra che essi, escludendo a priori questa possibilità, pongono dei limiti arbitrari al pensiero umano e alle realtà esistenti. È un po’ come arrogarsi il diritto di stabilire da se stesso, cosa deve esistere e cosa non deve esistere nell’universo.</p>
<p>La fede non è in contraddizione né con la ragione né con la scienza né con il rigore della logica matematica.</p>
<p>Anche la Chiesa Cattolica è di questo parere, infatti il Concilio Vaticano I afferma: «Anche se la fede è sopra la ragione, non vi potrà mai essere vera divergenza tra fede e ragione: poiché lo stesso Dio che rivela i misteri e comunica la fede, ha anche deposto nello spirito umano il lume della ragione, questo Dio non potrebbe negare sé stesso, né il vero contraddire il vero». Anche il Papa Giovanni Paolo II ha riaffermato più volte che la scienza non è in contrapposizione con la fede, anzi afferma il contrario: «La scienza ha radici nell’Immanente ma porta l’uomo verso il Trascendente».</p>
<p>La scienza è fonte di valori in comunione con gli insegnamenti delle Sacre Scritture, non in an­titesi. Infatti essa, stu­diando l’universo naturale nel modo più rigoroso e razionale che l’intelletto umano possa fare, scopre una serie di verità i cui valori sono in perfetta sintonia con quelli che l’uomo apprende dalla Rivelazione divina.</p>
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		<title>Dio esiste realmente o un’invenzione umana?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Tullo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Oct 2012 12:10:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interrogavi della Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[negare esistenza di Dio]]></category>
		<category><![CDATA[esiste]]></category>
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					<description><![CDATA[La convinzione dell&#8217;esistenza di un «Essere divino» soprannaturale che trascende l’universo materiale è diffusa quanto la specie umana, anche se la troviamo espressa in tante forme diverse. Questa convinzione e questo “senso di Dio”, ha pervaso tutti i gruppi umani &#8230; <a href="http://www.interrogatividellavita.it/2012/10/dio-esiste-realmente-o-uninvenzione-umana/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.interrogatividellavita.it%2F2012%2F10%2Fdio-esiste-realmente-o-uninvenzione-umana%2F&amp;linkname=Dio%20esiste%20realmente%20o%20un%E2%80%99invenzione%20umana%3F" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.interrogatividellavita.it%2F2012%2F10%2Fdio-esiste-realmente-o-uninvenzione-umana%2F&amp;linkname=Dio%20esiste%20realmente%20o%20un%E2%80%99invenzione%20umana%3F" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=http%3A%2F%2Fwww.interrogatividellavita.it%2F2012%2F10%2Fdio-esiste-realmente-o-uninvenzione-umana%2F&#038;title=Dio%20esiste%20realmente%20o%20un%E2%80%99invenzione%20umana%3F" data-a2a-url="http://www.interrogatividellavita.it/2012/10/dio-esiste-realmente-o-uninvenzione-umana/" data-a2a-title="Dio esiste realmente o un’invenzione umana?"></a></p><p>La convinzione dell&#8217;esistenza di un «Essere divino» soprannaturale che trascende l’universo materiale è diffusa quanto la specie umana, anche se la troviamo espressa in tante forme diverse. Questa convinzione e questo “senso di Dio”, ha pervaso tutti i gruppi umani di ogni epoca storica, indipendentemente dalla loro “razza” o etnia. Anche se sicuramente sono sempre esistite persone che nel corso della storia  umana hanno negato l’esistenza di Dio, secondo molti studiosi del ramo, quasi la totalità degli individui umani vissuti sulla Terra ha avvertito l&#8217;esistenza di un “qualcosa” che trascende la realtà naturale esistente e lo hanno invocato ed adorato come Dio. Pure se, indipendentemente dalla ipotetica realtà divina effettivamente esistente, molto spesso gli uomini hanno indirizzato questa “idea di Dio” verso degli dèi fittizi che ciascuno si è costruito secondo i suoi desideri, ma questo è un altro discorso.</p>
<p>Questa realtà è contestata da coloro che affermano che vi sono e/o vi sono stati dei popoli assolutamente privi dell&#8217;idea di Dio; ma questa è solo un’ipotesi astratta senza nessuna prova o indizio che avallino la sua veridicità; nessuno è mai riuscito a presentare qualche elemento che la sostenesse. Quindi, mentre è sotto gli occhi di tutti il fatto che l’innata idea di Dio, anche se in forme differenti ed errate, pervade tutta la storia dell’umanità; non è possibile dimostrare il contrario.<span id="more-955"></span></p>
<p>La negazione dell’esistenza di Dio è divenuta più consistente con l’avvento dell’illuminismo, quando alcuni autorevoli membri di questa corrente di pensiero cominciò a sostenerla con argomentazioni apparentemente razionali, logiche e scientifiche.</p>
<p>Argomentazioni logiche e apparentemente scientifiche che non reggono all’analisi altrettanto logica e oggettiva di tali argomentazioni. Infatti, un analisi imparziale delle argomentazioni che questi studiosi portano come pezze d’appoggio per sostenere le loro tesi negazioniste, evidenziano molte faziosità e preconcetti dei sostenitori.</p>
<p>Di prove effettivamente scientifiche ed empiriche certamente non ne hanno. Anzi, è certo che non ne possono mai avere, perché, come dico anche nel mio libro “<a href="http://www.scrittidipietro.eu/dio-esiste/49"><strong>Gli interrogativi della vita</strong></a>”, nessuno può vantare di avere una prova scientifica o empirica che neghi incontrovertibilmente l’effettiva esistenza di Dio onnipotente, né potrà mai averla. Così come non esiste nessuna prova empirica del contrario. Infatti il Soprannaturale non è valutabile con nessun metodo empirico  tangibile,  né lo potrà mai essere, perché la scienza galileiana, così come qualunque altra disciplina umana che si affida unicamente a spiegazioni empiriche, possono operare soltanto nell’universo naturale a cui appartengono. Ciò che trascende la nostra dimensione esistenziale fisica, non può essere suscettibile dello stesso tipo di analisi di questa. Il Trascendente è qualcosa che va oltre la sfera naturale dell’immanente; ragione per cui esso non può essere fatto né di spazio, né di tempo, né di massa, né di altre grandezze naturali indagabili con metodi empirici tangibili. Motivo per cui è totalmente antiscientifico negare l’esistenza del Soprannaturale soltanto perché non si è in grado di verificare empiricamente la sua reale esistenza. Ciò è contrario ai principi basilari su cui si fonda la scienza sperimentale. Infatti tali principi impongono che si possa negare l’esistenza di una realtà soltanto in base a prove empiriche ottenute col metodo scientifico galileiano. Contravvenire a queste regole fondamentali, significa porsi fuori da quella scienza a cui si sta tentando disperatamente di aggrapparsi per negare l’esistenza di Dio. L’uomo può indagare e valutare il Soprannaturale soltanto mediante l’uso del proprio intelletto, riflettendo con umiltà e obbiettività sulla realtà che lo circonda e sulle conoscenze acquisite finora dall’umanità.</p>
<p>Questa è una realtà incontestabile che nessuno potrà mai negare in modo oggettivo. Non potrà mai esistere una prova che possa permettere a qualcuno di poter negare l’esistenza di Dio in modo realmente scientifico. Lo si potrà fare soltanto per fede. Ciò sembra un paradosso e un’assurdità, ma è la cruda realtà. Difatti, come metto in evidenza nel mio libro “<strong>Gli interrogativi dilla vita</strong>”, l’ateo nega Dio per fede, non perché esistono effettivamente prove o indizi che permettono di farlo oggettivamente. Negare l’esistenza di Dio senza essere in possesso di prove oggettive che lo provano scientificamente è un atto di fede verso questa convinzione, così come lo è quello di colui che crede all’esistenza di Dio.</p>
<p>Questa realtà la mette bene in evidenza anche il fisico Antonio Zichichi, uno dei maggiori esponenti mondiali della scienza galileiana moderna. Egli,  nel suo libro “Perché io credo in colui che ha fatto il mondo”, la espone e la dimostra con chiarezza.</p>
<p>Detto ciò, bisogna anche dire che non esistono prove scientifiche che dimostrano incontrovertibilmente l’esistenza di Dio, e, per il fatto che il soprannaturale non è valutabile con mezzi scientifici naturali, non potranno mai esistere. Su questo problema la scienza galileiana è neutrale: non può né smentire né confermare l’effettiva esistenza di Dio. Pertanto, l’esistenza di tale realtà può essere accettata o negata soltanto per fede. Anche se vi è una innumerevole quantità di elementi oggettivi, razionali e logici che testimoniano che esiste realmente un Dio creatore, non vi sono certezze scientifiche.</p>
<p>L’elemento più importante che dimostra che Dio esiste realmente è l’esistenza dell’Universo e di tutto ciò che esso contiene. Infatti, come dice anche la Bibbia (Sl 19,1; Rm 1,19-20), studiando e analizzando con serietà, oggettività e scientificità l’Universo, interrogandoci sul come e il perché esso esiste e sul come e il perché esso è così com’è, possiamo desumere e capire se Dio esiste realmente o meno.</p>
<p>Quindi per valutare razionalmente la possibilità che Dio esista realmente o meno, nonché per conoscerlo, basta esaminare e studiare con umiltà e diligenza l’Universo e tutto ciò che esso contiene, cominciando col chiedersi come è iniziata e si è evoluta la sua esistenza.</p>
<p>Riflessioni e analisi delle realtà naturali esistenti che, come mostro chiaramente nel mio libro “<strong>Gli interrogativi della vita</strong>”, portano dritto dritto a concludere che <em>Dio non può non esistere</em>.</p>
<p>Chiunque non è convinto della veridicità di questa affermazione, può approfondire l’argomento leggendo il libro appena menzionato.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?</title>
		<link>http://www.interrogatividellavita.it/2012/04/mio-dio-perche-mi-hai-abbandonato/</link>
					<comments>http://www.interrogatividellavita.it/2012/04/mio-dio-perche-mi-hai-abbandonato/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Tullo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 13:59:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interrogatvi Cristiani]]></category>
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					<description><![CDATA[Il grido di angoscia che Gesù crocifisso emana un attimo prima di morire: « Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? » (Mt 27,46; Me 15,34); appare sconcertante e ci spinge ad interrogarci sul suo senso effettivo: Che cosa &#8230; <a href="http://www.interrogatividellavita.it/2012/04/mio-dio-perche-mi-hai-abbandonato/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p>Prima di tutto, occorre sottolineare che nel riflettere su questo grido di Gesù, non bisogna dimenticare che Egli lo pronuncia citando il Salmo 22, il Salmo dell&#8217;Israele sofferente. Il quale esprime l’enorme sofferenza che provava un Israelita e l’intero popolo di Dio quando si sentivano abbandonati da Dio. Così facendo, Gesù assume in sé e su di sé tutto il tormento e il dolore del popolo di Dio, che momento in poi è tutta l’umanità, e li porta davanti al cuore e alla misericordia del Padre. Quel grido riassume in sé il grido di ogni singola creatura fatta a immagine di Dio.<span id="more-827"></span></p>
<p>È in quel momento, forse più che in altri, che Gesù si identifica con l&#8217;Israele sofferente, con l&#8217;umanità ed ogni singolo essere umano che soffre a causa della «lontananza di Dio»; e con quel grido assume in sé il loro grido d’angoscia, il loro tormento, tutto il loro bisogno di aiuto e, con ciò e al contempo, lo trasforma in un’invocazione di fiducia nel Padre; il quale, come si legge altrove nella Scrittura, non abbandonerà né il «Servo fedele» né l’umanità.</p>
<p>D’altronde, visto che Gesù, eccetto il peccato, si è fatto del tutto simile a noi per scontare al posto le colpe dei nostri peccati e ridarci la vita, è ovvio che ha dovuto immedesimarsi in noi fino in fondo ed assumere su di sé anche la condizione umana più estrema e desolante: sentirsi abbandonati da Dio. Se il peccato è: separazione da Dio; Gesù doveva provare ed prendere su di sé anche tale condizione umana.</p>
<p>Per queste ragioni, nel grido di Gesù non c’e alcun sentimento o risentimento che porti alla rivolta verso Dio, o che ceda alla disperazione di un reale abbandono; non c’e neanche l&#8217;ombra di un rimprovero rivolto al Padre, ma l&#8217;espressione dell&#8217;esperienza di fragilità , di solitudine, di abbandono a se stesso, fatta da Gesù al posto nostro, in modo che Egli diventa così il primo degli “umiliati ed offesi”, il primo degli abbandonati, il primo di tutto ciò che è l’uomo; per portare tutto ciò che l’uomo è, all’interno della divinità di Dio. Solo in questo modo l’uomo potrà un giorno essere come Dio e stare con Lui faccia a faccia.</p>
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		<title>La Bibbia è veritiera?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Tullo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 09:18:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interrogavi della Vita]]></category>
		<category><![CDATA[parola di dio]]></category>
		<category><![CDATA[vagelo]]></category>
		<category><![CDATA[bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[veritiera]]></category>
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					<description><![CDATA[Chiaramente, non esistono prove extra-bibiliche che confermano la sostanza intrinseca del messaggio di fede e di salvezza che la Bibbia contiene, poiché esso si basa essenzialmente sulla parola e le promesse dell’Onnipotente e di suo Figlio Gesù. Come vedremo, esistono &#8230; <a href="http://www.interrogatividellavita.it/2012/03/la-bibbia-e-veritiera/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p>Invece, come dimostro chiaramente nel mio libro: “Gli interrogativi della vita”, la Bibbia è veritiera riguardo alle narrazioni bibliche relative alla storicità degli avvenimenti in essa menzionati.<span id="more-957"></span> La Bibbia cita con dovizia di particolari molti elementi concreti e verificabili, intimamente connessi con gli eventi della storia della salvezza dell’umanità operata da Dio Padre e da suo Figlio Gesù: luoghi, popoli, persone, avvenimenti, date, e altro ancora. Difatti, Padre Marie Joseph Lagrange, frate domenicano e fondatore della Scuola Biblica di Gerusalemme, dopo aver passato 50 anni in Pa­lestina a confrontare ogni particolare fornito dai Vangeli con la realtà dei costumi, della storia, dell’archeolo­gia e con la topografia del territorio, affermò: «Il bilancio del mio lavoro è che non esistono obiezioni “tecniche” con­tro l’attendibilità del quadro storico dei Vangeli. Tutto quel che riferi­scono, sin nelle minuzie, trova riscontro preciso e documentato».</p>
<p>Gli elementi che provano tale veridicità biblica sono molti e di diverso tipo.</p>
<p>Vi sono gli innumerevoli reperti archeologici che provengono dai numerosi scavi fatti dal diciottesimo secolo in poi, nei luoghi dove secondo i documenti storici hanno vissuto i popoli antichi. (Spesso questi luoghi sono stati scelti proprio sulla base dei racconti biblici).</p>
<p>Vi sono i diversi documenti storici esterni alla Bibbia, come quelli di Publio Cornelio Tacito (<em>Annali</em> 15), Plinio il Giovane (lettera all’imperatore Traiano, <em>Epistola</em> 10); Gaio Sevetonio Tranquillo (<em>Vita di Claudio</em> 25), Marco Aurelio, lo storico ebreo del primo secolo Giuseppe Flavio che parla di Gesù in <em>Antichità Giudaiche</em> e qualcun altro. Tutti ne parlano intorno all’anno 100 d.C. e confermano inequivocabilmente sia che Gesù è effettivamente esistito e sia che i cristiani erano seguaci di questo Gesù.</p>
<p>Poi vi sono quelli che, paradossalmente, provengono dalle ricerche e dagli studi intrapresi dagli intellettuali illuministi e post-illuministi proprio per dimostrare l’inaffidabilità della Bibbia.</p>
<p>Prove molto abbondanti che analizzo, anche se soltanto in parte e sinteticamente, nel mio libro “<strong>La Bibbia è parola di Dio o è parola di uomini</strong>”.</p>
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		<title>Recensione di Filippo Munaro, del sito &#8220;Lettura blog&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Tullo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 13:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Chiunque, almeno una volta nel corso della propria vita, si è posto delle domande su di sé e sullo scopo della sua esistenza: chi sono? Perché esisto? O ancora: c’è vita dopo la morte? Ebbene, tutti questi cruciali quesiti esistenziali &#8230; <a href="http://www.interrogatividellavita.it/2011/12/recensione-fippo-munaro/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.interrogatividellavita.it%2F2011%2F12%2Frecensione-fippo-munaro%2F&amp;linkname=Recensione%20di%20Filippo%20Munaro%2C%20del%20sito%20%E2%80%9CLettura%20blog%E2%80%9D" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.interrogatividellavita.it%2F2011%2F12%2Frecensione-fippo-munaro%2F&amp;linkname=Recensione%20di%20Filippo%20Munaro%2C%20del%20sito%20%E2%80%9CLettura%20blog%E2%80%9D" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=http%3A%2F%2Fwww.interrogatividellavita.it%2F2011%2F12%2Frecensione-fippo-munaro%2F&#038;title=Recensione%20di%20Filippo%20Munaro%2C%20del%20sito%20%E2%80%9CLettura%20blog%E2%80%9D" data-a2a-url="http://www.interrogatividellavita.it/2011/12/recensione-fippo-munaro/" data-a2a-title="Recensione di Filippo Munaro, del sito “Lettura blog”"></a></p><p>Chiunque, almeno una volta nel corso della propria vita, si è posto delle domande su di sé e sullo scopo della sua esistenza: chi sono? Perché esisto? O ancora: c’è vita dopo la morte?<br />
Ebbene, tutti questi cruciali quesiti esistenziali sono stati raccolti nel libro Gli interrogativi della vita, di Pietro e Giovanna Tullo.</p>
<p>Un libro molto intenso, con una prosa attenta e vivace che va ben oltre il semplice narrare, ma scava a fondo nell’animo umano e nelle sue più ferree convinzioni, estrapolandone concetti e sentimenti che, pur apparendo quasi retorici sotto un certo punto di vista, risultano invece di vitale importanza se analizzati della realtà.</p>
<p>Gli autori avanzano l’ipotesi secondo cui debba per forza esistere un qualcosa, un’entità, ancora più antica dell’Universo, perché l’Universo stesso non sarebbe stato in grado di generarsi dal nulla. E ancora, che cos’è questo nulla e come si è creato?<br />
Domande che potrebbero continuare all’infinito, che la maggior parte delle persone archivia come irrisolvibili, mettendole da parte e non curandosene più, se non quando è costretta a farci i conti in prima persona.</p>
<p>Domande che invece continuano ad albergare nella mente di diverse persone, che al contrario non se ne sono dimenticate e vogliono trovare una risposta a tutti i costi. E tra esse, vi sono gli autori di questo emozionante libro.<br />
Domande che, si spera, un giorno troveranno risposte certe.</p>
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