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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007</atom:id><lastBuildDate>Thu, 16 Feb 2012 11:33:38 +0000</lastBuildDate><category>Trading Online</category><category>Scalping</category><category>Statistiche</category><category>Savona</category><category>Claude Julien Arpels</category><category>Acea</category><category>Firenze</category><category>The Bank</category><category>Il dominatore di Wall Street</category><category>Commodities</category><category>07 L’offerta pubblica societaria</category><category>Napoli</category><category>03 Corporation e Incorporation</category><category>Parma</category><category>I soldi degli altri</category><category>Biella</category><category>John Templeton</category><category>Banca Carige</category><category>Banche d'Investimento</category><category>Intraday</category><category>Spread Trading</category><category>L'eclisse</category><category>04 Quali beni sono scambiati in Borsa</category><category>La Fed azzera i tassi</category><category>Catania</category><category>Bolzano</category><category>Enel</category><category>SIM</category><category>Previsioni</category><category>01 Borsa Valori</category><category>Lucca</category><category>Lecce</category><category>Genova</category><category>15-19 Dicembre 2008</category><category>Modena</category><category>Una poltrona per due</category><category>Economist: previsioni tutte sbagliate</category><category>Ducati Motor</category><category>06 Privatizzazione dei mercati mobiliari</category><category>Mister Hula Hoop</category><category>Dealers</category><category>Film e Borsa</category><category>Crisi Asia</category><category>Treviso</category><category>Pordenone</category><category>Sing Sing chiama Wall Street</category><category>Pistoia</category><category>Diventare Trader</category><category>1 km da Wall Street</category><category>L'argent</category><category>Fondi Comuni</category><category>L’economia nella preistoria</category><category>Barclays Group Financial Inc; Pacific Capital Partners; Skyline Advisory Group; Lincoln Ventures</category><category>Verona</category><category>Cause ed effetto della crisi (1)</category><category>02 A che cosa serve?</category><category>Recessione e Ripresa</category><category>Pavia</category><category>Wall Street</category><category>Torino</category><category>foreign exchange</category><category>Opzioni</category><category>Roma</category><category>05 Settori della Borsa</category><category>Bologna</category><category>Bergamo</category><category>Brescia</category><category>Come uscire dalla crisi con il Life Settlement</category><title>INVESTIRE IN BORSA</title><description>Metodi rivoluzionari per guadagnare denaro in maniera costante</description><link>http://www.investireinborsa.org/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (E-Business)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>79</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/InvestireInBorsa" /><feedburner:info xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" uri="investireinborsa" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-6797273004937757721</guid><pubDate>Sat, 03 Oct 2009 15:08:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-03T08:41:24.068-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">foreign exchange</category><title>Il mercato dei cambi e la ripresa economica</title><description>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_uHQpjEFsYFQ/SsdqpP5ZCcI/AAAAAAAABhA/g8Lv3IUwXwc/s1600-h/g7_istanbul.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5388392736046516674" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 136px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_uHQpjEFsYFQ/SsdqpP5ZCcI/AAAAAAAABhA/g8Lv3IUwXwc/s200/g7_istanbul.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;p style="FONT-SIZE: 13px; FONT-FAMILY: Tahoma" align="justify"&gt;Il &lt;strong&gt;G7&lt;/strong&gt; di Istanbul, a latere del vertice annuale del Fondo Monetario Internazionale, e chiamato ad esprimersi su temi importanti quali il &lt;strong&gt;mercato dei cambi (Foreign Exchange) e la ripresa economica&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Il continuo indebolimento del dollaro negli ultimi mesi ha infatti frenato i toni entusiastici di una ricrescita finanziaria nel breve periodo a favore del 2011 come data adeguata per abbandonare le misure di aiuto alla crescita. Il calo del dollaro riaccende di fatto i timori sul rallentamento dell’economia anche per i principali Paesi esportatori che hanno interessi nel mercato statunitense anche per il lievitare dei costi energetici dal momento che la bolletta petrolifera dei principali esportatori di greggio è fatturata in dollari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molte voci si sono rincorse sulla possibilità che non venga effettuato il comunicato che di norma viene stilato alla fine dell’incontro, ma che saranno ripetute le affermazioni già espresse il 14 febbraio scorso e che sostanzialmente sottolineano le implicazioni negative di una eccessiva &lt;strong&gt;volatilità nei tassi di cambio&lt;/strong&gt;. Non è ancora chiaro però come e se verrà trattato il tema dell’apprezzamento della valuta cinese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le ultime azioni e scelte del G7 confermerebbero proprio lo spostamento della politica economica verso nuovi equilibri che prevedono l’ingresso delle nuove potenze emergenti quali Cina, Brasile, India e Russia. Avanza l’ipotesi che un vero comunicato sui cambi possa infatti avvenire solo dopo il coinvolgimento della Cina e quindi a valle del vertice dei ministri finanziari del G20 a Edinburgo, programmato per l'inizio di novembre.&lt;br /&gt;Una nuova “testa politica” quindi, il G20, e due strumenti operativi: il Fondo monetario internazionale, cui è affidata la responsabilità della stabilità macroeconomica, e il Financial Stability Board (FSB), responsabile per la stabilità finanziaria.&lt;br /&gt;Ma perché è così importante il mercato dei cambi? &lt;strong&gt;Il Foreign Exchange è il più grande mercato finanziario al mondo&lt;/strong&gt; che ha avuto una crescita senza eguali da quando ai gruppi bancari, aziende multinazionali, e grandi investitori, si sono affiancati i piccoli investitori che possono fare trading grazie ad apposite piattaforme accessibili da Internet.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo mercato, come spiega &lt;a href="http://www.eboogle.it/component/virtuemart/?page=shop.product_details&amp;amp;flypage=flypage.tpl&amp;amp;product_id=23&amp;amp;vmcchk=1"&gt;Antonio Valuta&lt;/a&gt; nel suo ebook “&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.eboogle.it/component/virtuemart/?page=shop.product_details&amp;amp;flypage=flypage.tpl&amp;amp;product_id=23&amp;amp;vmcchk=1"&gt;Capire il Forex&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;”, ha in sé una caratteristica fondamentale, quella di permettere guadagni anche se il mercato azionario è in fase di arresto o rallentamento. Ovviamente non è un mercato privo di rischi ed è per questo che occorre conoscerne i capisaldi e la terminologia, così come è necessario leggere e comprendere tutti i fattori che possono influenzare l’andamento di una valuta, ovvero tutti gli indicatori economici. Capire, ad esempio, come si stanno muovendo &lt;strong&gt;i tassi di cambio e i tassi di interesse&lt;/strong&gt; è fondamentale; in linea di massima, i Paesi che hanno un’economia in salute tenderanno ad aumentare il tasso di interesse, per tenere sotto controllo i prezzi mentre i Paesi che vivono momenti di difficoltà come gli Stati Uniti, tendono ad abbassare i tassi per finanziare il rilancio e uscire dalla recessione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiaramente non è sempre così facile leggere i segnali che portano una valuta a crescere o a svalutarsi, ecco perché è indispensabile utilizzare tutti gli strumenti a disposizione del &lt;strong&gt;Forex Trading On Line&lt;/strong&gt; per la previsione dei movimenti di mercato, ovvero &lt;strong&gt;l’Analisi Fondamentale e Analisi Tecnica&lt;/strong&gt; (lo studio dei grafici –charts- e degli indicatori/oscillatori matematici e grafici).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo è importante approfondire e conoscere le informazioni necessarie per iniziare i primi passi nel &lt;strong&gt;Forex&lt;/strong&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-6797273004937757721?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/10/il-mercato-dei-cambi-e-la-ripresa.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_uHQpjEFsYFQ/SsdqpP5ZCcI/AAAAAAAABhA/g8Lv3IUwXwc/s72-c/g7_istanbul.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-5072407470720264250</guid><pubDate>Mon, 13 Jul 2009 21:59:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-07-13T15:19:38.375-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Commodities</category><title>Strategie di Hedging e Speculazione sulle Commodities</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_uHQpjEFsYFQ/SluvmlYJbSI/AAAAAAAABbk/DygQRgJbYOA/s1600-h/hedging.png"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 182px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_uHQpjEFsYFQ/SluvmlYJbSI/AAAAAAAABbk/DygQRgJbYOA/s200/hedging.png" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5358069259090619682" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 11"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 11"&gt;&lt;link rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CPiero02%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;o:smarttagtype namespaceuri="urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" name="metricconverter"&gt;&lt;/o:smarttagtype&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:alwaysshowplaceholdertext&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt; 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	mso-bidi-language:#0400;} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma;"&gt;Chiunque negli scorsi mesi abbia fatto un pieno di benzina ha sicuramente imparato due importanti lezioni sulle &lt;b&gt;Commodities&lt;/b&gt;, o &lt;b&gt;materie prime&lt;/b&gt;: i prezzi hanno mostrato una crescita elevata e sono molto volatili. &lt;u1:p&gt;&lt;/u1:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;u2:p&gt;&lt;/u2:p&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma;"&gt;Nel campo degli investimenti, la lezione è analoga: sebbene nel breve periodo i movimenti dei prezzi delle commodities possano risultare imprevedibili, dal &lt;st1:metricconverter productid="2003 a" st="on"&gt;&lt;st1:metricconverter productid="2003 a" st="on"&gt;&lt;st1:metricconverter productid="2003 a" st="on"&gt;2003 a&lt;/st1:metricconverter&gt;&lt;/st1:metricconverter&gt;&lt;/st1:metricconverter&gt; oggi sono fortemente aumentati.&lt;u1:p&gt;&lt;/u1:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;u2:p&gt;&lt;/u2:p&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma;"&gt;Fino a pochi anni fa, gli investitori istituzionali hanno escluso o limitato l’esposizione dei propri portafogli al mercato delle commodities, data anche la mancanza di strumenti finanziari adeguati. Per &lt;b&gt;commodity investment&lt;/b&gt; si è, piuttosto, inteso tradizionalmente l’acquisto di &lt;b&gt;azioni e obbligazioni&lt;/b&gt; di imprese specializzate nella &lt;b&gt;produzione di prodotti di base&lt;/b&gt; o nell’estrazione e lavorazione delle &lt;b&gt;materie prime&lt;/b&gt;. &lt;u1:p&gt;&lt;/u1:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;u2:p&gt;&lt;/u2:p&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma;"&gt;Questo investimento di tipo indiretto, tuttavia, generalmente non fornisce un’adeguata esposizione ai movimenti dei prezzi delle materie prime. Infatti, poiché molte imprese ricorrono a strumenti di copertura delle oscillazioni dei prezzi, il valore del capitale proprio e di debito non risulta significativamente influenzato dai movimenti dei prezzi delle commodities.&lt;u1:p&gt;&lt;/u1:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;u2:p&gt;&lt;/u2:p&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma;"&gt;Oggi, l’investitore che desideri entrare in questo mercato dispone di numerosi prodotti il cui valore è strettamente legato a quello di una o più merci (tra i quali i più rappresentativi risultano essere i future, strumenti derivati nati dal bisogno dei produttori e degli acquirenti di tutelarsi da imprevedibili movimenti dei prezzi).&lt;u1:p&gt;&lt;/u1:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;u2:p&gt;&lt;/u2:p&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma;"&gt;In “&lt;a href="http://www.eboogle.it/component/virtuemart/?page=shop.product_details&amp;amp;flypage=flypage.tpl&amp;amp;product_id=12&amp;amp;vmcchk=1"&gt;&lt;b&gt;Strategie di Hedging e Speculazione sui Mercati delle Commodities&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;”, con la quale la casa editrice &lt;a href="http://www.eboogle.it/"&gt;&lt;b&gt;Eboogle&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; inaugura la &lt;a href="http://www.eboogle.it/ebook-collana-borsa"&gt;&lt;b&gt;collana di Borsa&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, Filippo Moruzzi mostra come gli strumenti finanziari derivati possono essere impiegati in operazioni di speculazione e hedging per &lt;b&gt;crearsi una copertura perfetta proteggendo così il proprio investimento&lt;/b&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style=";font-family:Tahoma;font-size:10;"  &gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-5072407470720264250?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/07/strategie-di-hedging-e-speculazione.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_uHQpjEFsYFQ/SluvmlYJbSI/AAAAAAAABbk/DygQRgJbYOA/s72-c/hedging.png" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-7160012011673764471</guid><pubDate>Mon, 09 Mar 2009 08:31:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-09T01:33:03.111-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Crisi Asia</category><title>Crisi Asia: Tokyo scivola, il petrolio in rialzo</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_uHQpjEFsYFQ/SbTUNT4KChI/AAAAAAAABbU/AVrzGSbVvp8/s1600-h/001_58.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 183px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_uHQpjEFsYFQ/SbTUNT4KChI/AAAAAAAABbU/AVrzGSbVvp8/s200/001_58.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5311103185715857938" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  ;font-family:Tahoma;font-size:13px;"&gt;L'indice Nikkei della borsa di Tokyo scivola dell'1,21. E’ &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;il minimo in chiusura degli ultimi 26 anni. Il benchmark Nikkei perde 87,07 punti a 7.086,03, mentre l'indice allargato Topix scende dell'1,51% a 710,53.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:10.0pt;"&gt;La crisi si fa sentire&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;ovunque a Oriente, penalizzate anche le altre piazze asiatiche. Hong Kong scende del 2,71% e il colosso bancario Hsbc cala dell'11% ai minimi da 11 anni, per i timori sui suoi cattivi prestiti negli Usa. Shanghai arretra del 3,36%, Taiwan dello 0,55% e Seul sale dell'1,58%. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:10.0pt;"&gt;Aumenta il prezzo del petrolio greggio in Asia, dopo il rialzo più elevato di venerdì a New York. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:10.0pt;"&gt;Nel dopomercato elettronico che fa riferimento al Nymex &lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt; &lt;/span&gt;(&lt;st1:personname productid="la Borsa" st="on"&gt;la  Borsa&lt;/st1:personname&gt; merci di New York) a Singapore il greggio "light sweet" per consegna a aprile è stato trattato lunedì a mezzogiorno, ora locale, a 46,33 dollari a barile, con un rialzo di 0,81 dollari sulle quotazioni di venerdì sera a New York, dove aveva guadagnato 1,91 dollari salendo a 45,52 dollari a barile. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-7160012011673764471?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/crisi-asia-tokyo-scivola-il-petrolio-in.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_uHQpjEFsYFQ/SbTUNT4KChI/AAAAAAAABbU/AVrzGSbVvp8/s72-c/001_58.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-6677981083155658910</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 23:43:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T16:51:06.050-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Cause ed effetto della crisi (1)</category><title>Cause ed effetto della crisi economica (1)</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_uHQpjEFsYFQ/SbRZEO8KjwI/AAAAAAAABbE/Z3oWrxADRPw/s1600-h/Dollari.bmp"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 240px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_uHQpjEFsYFQ/SbRZEO8KjwI/AAAAAAAABbE/Z3oWrxADRPw/s320/Dollari.bmp" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5310967789841452802" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  ;font-family:Tahoma;font-size:13px;"&gt;Cerchiamo di analizzare le cause e gli effetti di questa crisi economia internazionale che sta colpendo soprattutto i piccoli risparmiatori.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:10.0pt;"&gt;Voglio procedere con l’analisi della crisi economica paragonandola a quella islandese in quanto essa non è altro che la crisi mondiale amplificata all’ennesima potenza per via della loro particolare situazione geografico-economica. In pratica, ciò che sta accadendo in Islanda potrebbe essere quello che accadrà anche a tutto il resto delle economie se si persevererà sulla strada sbagliata che noi tutti abbiamo intrapreso in passato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:10.0pt;"&gt;Chi ha letto il libro “&lt;a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=187&amp;amp;pp=13442"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: rgb(204, 0, 0);"&gt;Autoconsulenza Finanziaria&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;” sa che un intero capitolo (il quinto) è dedicato alla risoluzione dei debiti derivante dall’uso smodato di carte di credito revolving e prestiti. Alcuni dicono che l’autore sia stato troppo duro su questo argomento in quanto avesse definito come “Catastrofe dilagante” questa moda di indebitarsi facile che sta colpendo tutto il mondo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:10.0pt;"&gt;Nel &lt;a href="http://www.autostima.net/shopping/prodotto.php?id_prodotto=187&amp;amp;pp=13442"&gt;libro&lt;/a&gt; su parla pure del perché è meglio non acquistare immobili senza una adeguata pianificazione in quanto esso ci espone ad un grosso prestito di denaro per comprare una casa che spesso non è calibrata su reali esigenze ma dettata solo dall’istinto o da sogni del momento che possono diventare un boomerang negativo in futuro. Se ci fate caso, la crisi attuale è definita anche la “Crisi dei Mutui!!!” come mai?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:10.0pt;"&gt;Il tutto è iniziato negli USA a metà degli anni ‘90 quando si è avviato una politica di welfare molto marcata. Questa comprendeva, tra l’altro, tanti aiuti che hanno spinto l’economia americana e che hanno favorito le classi meno abbienti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:10.0pt;"&gt;Tuttavia uno di questi aiuti meno positivo dal punto di vista economico ma molto demagogico e specificatamente rivolto alle classi povere (per lo più neri ed ispanici) consisteva nel facilitare la stipula di mutui atti a fargli acquistare le case. Dal punto di vista di chi ha proposto gli aiuti, questi dovevano permettere di dare un benessere economico a queste persone ed inoltre avrebbe riavviato il settore edilizio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:10.0pt;"&gt;Allora qualcuno si domanderà: “Ma qual è il problema se sembra tutto positivo?”&lt;br /&gt;In pratica per applicare questi aiuti si sono fatte pressioni sui gruppi bancari per allentare le maglie dei prestiti in modo che anche persone con redditi instabili, bassi o comunque a rischio potessero accedervi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:10.0pt;"&gt;Il problema è che se le banche non davano credito a queste persone è evidente che per delle statistiche in possesso dalle stesse, essi sono a rischio di non poter restituire i capitali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:10.0pt;"&gt;In concomitanza di questi mutui facili si è avviato un altro processo pericoloso, quello dei tassi variabili che hanno aggirato una vecchia legge creata dal Presidente Roosevelt sotto consiglio dell’allora Presidente della Bank of America Gianninni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:10.0pt;"&gt;La legge prevedeva che non si potessero accendere mutui che avessero una rata superiore al 30% del proprio reddito lordo (circa 40 o 45% sul netto) in modo che fosse possibile pagarla senza rendere problematica la questione al beneficiario.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:10.0pt;"&gt;Visto che all’epoca non esistevano i tassi variabili si prendeva come riferimento le rate del primo anno, ma con l’avvento dei tassi variabili e della moda del tasso contenuto al primo anno (tipo tasso al 1% al primo poi variabile) si sono potuti avviare così mutui con rata molto superiore al limite di legge previsto dall’accordo del ‘32.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:10.0pt;"&gt;Questi mutui “facili” hanno innescato l’acquisto frenetico di immobili facendo aumentare parecchio la domanda rispetto all’offerta, di conseguenza i prezzi si sono a poco a poco lievitati. Inizialmente il fenomeno fu mitigato dalla discesa dei tassi di interesse lungo tutti gli anni ’90, ma nel nuovo millennio si incominciò a verificare l’aumento dei tassi di interesse, il continuo aumento dei prezzi degli immobili ed infine  il sempre maggior numero di cittadini che vogliono accedere al prestito.&lt;br /&gt;Sulla base di queste informazioni i vertici delle banche hanno pensato di spalmare questi mutui (ed i possibili rischi insolvenza) su delle obbligazioni da piazzare ai risparmiatori.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:10.0pt;"&gt;Negli ultimi anni tutte quelle persone che non avrebbero avuto possibilità di accedere al prestito in quanto deboli economicamente si sono ritrovate ad essere i primi a “saltare” innescando un fenomeno a catena.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:10.0pt;"&gt;Innanzitutto la gente a cominciato a non pagare le rate, questo ha causato una perdita via via più consistente a chi aveva acquistato le obbligazioni a copertura dei mutui. Visto che alla gente non piace perdere soldi hanno liquidato gradualmente le obbligazioni mandando in crisi le banche emittenti che di conseguenza hanno ereditato delle voragini immense nei loro bilanci.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-6677981083155658910?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/cause-ed-effetto-della-crisi-economica.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_uHQpjEFsYFQ/SbRZEO8KjwI/AAAAAAAABbE/Z3oWrxADRPw/s72-c/Dollari.bmp" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-6247191555446592985</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 23:36:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T16:36:50.524-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Wall Street</category><title>Cinema e Borsa: Wall Street</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;Fox, un agente di borsa desideroso di far carriera, ottiene il denaro di Gekko, potente finanziere, per speculazioni borsistiche. Resosi conto che Gekko si sta servendo di lui per loschi traffici, lo smaschera. Non è una critica del capitalismo in quanto tale, ma del capitalismo cattivo e dei suoi eccessi speculativi. A livello descrittivo ha, specialmente nella 1ª parte, grinta, forza, ritmo. Si sente che Stone parla di quel che conosce bene: il film è dedicato alla memoria del padre, agente di borsa. Oscar per M. Douglas nell'anno dell'Ultimo imperatore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Un film di Oliver Stone. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Con Michael Douglas, Daryl Hannah, Charlie Sheen, Martin Sheen, Frank Adonis. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Drammatico, durata 124 min. - USA 1987.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-6247191555446592985?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/cinema-e-borsa-wall-street.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-5280989513182936049</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 23:34:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T16:34:49.417-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Una poltrona per due</category><title>Cinema e Borsa: Una poltrona per due</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;Due finanzieri di Filadelfia sostituiscono per scommessa un manager d'assalto, bianco, con un nero spiantato senza arte né parte. Nel film c'è più astuzia che intelligenza, ma Landis lo serve in tavola con innegabile efficacia. Lo sfondo urbano di Filadelfia è strepitoso, la direzione degli attori è infallibile, anche nelle parti di contorno&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;&lt;o:p&gt;Un film di John Landis. Con Dan Aykroyd, Eddie Murphy, Ralph Bellamy , Don Ameche, James Belushi, Jamie Lee Curtis  &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt; Titolo originale Trading Places. Commedia, durata 116 min. - USA 1983.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-5280989513182936049?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/cinema-e-borsa-una-poltrona-per-due.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-5013371798789331658</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 23:28:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T16:29:04.429-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Sing Sing chiama Wall Street</category><title>Cinema e Borsa: Sing Sing chiama Wall Street</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;Innocente genietto della Borsa finisce in un carcere diretto da corrotto. Il primo si schiera con i detenuti, il secondo vorrebbe fare lucrosi investimenti. Guerra. Da un bel budget e un ottimo cast, un film-spazzatura girato in Italia: una vera noia la prima parte, inverosimile e strampalata la seconda.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;Un film di Robert Beris.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Con Robert Carradine, Malcolm McDowell, Randal Tex Cobb &lt;br /&gt;Titolo originale Buy &amp;amp; Cell. Grottesco, durata 95 min. - USA 1989.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-5013371798789331658?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/cinema-e-borsa-sing-sing-chiama-wall.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-7335500043523965355</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 23:26:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T16:26:44.352-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Dealers</category><title>Cinema e Borsa: Dealers</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;Dealer sta per commerciante, spacciatore, mazziere, ma anche agente di Borsa. Lo sono i due protagonisti, in accanita concorrenza tra loro fino a quando lui, spericolato, s'innamora di lei, astuta. Fiacca replica britannica a Wall Street (1987) di O. Stone, anche se la descrizione dell'ambiente della Borsa di Londra è puntiglioso, efficace, non privo di risvolti ironici.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;&lt;o:p&gt;Un film di Colin Bucksey.&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Con Rebecca De Mornay, Paul McGann, Derrick O'Connor &lt;br /&gt;Commedia, durata 91 min. - USA 1989.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-7335500043523965355?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/cinema-e-borsa-dealers.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-1391942744088432481</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 23:22:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T16:22:43.294-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">1 km da Wall Street</category><title>Cinema e Borsa: 1 km da Wall Street</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;ll diciannovenne Seth Davis abbandona gli studi al college e apre una bisca clandestina. Suo padre, giudice, lo considera un incapace e un fallito. Seth, in realtà, ha un talento naturale per gli affari e diventa un broker di successo. Ma in questo nuovo ambiente ha modo di osservare uno stile di vita e una morale che non lo convincono del tutto. Quando scoprirà di essere in procinto di rovinare l'esistenza di un cliente, a cui ha fatto illusorie promesse di guadagno, deciderà di cambiare vita. Younger (27 anni) ha lavorato a lungo nell'ambito delle campagne elettorali e si vede. La sua voglia di denuncia di una cultura il cui unico valore è il denaro è evidente (anche se fortemente stemperata dalle esigenze dell' happy end). È però supportata da una notevole abilità nel fare cinema e da una consapevolezza notevole (per un esordiente) nei confronti del cinema che lo ha preceduto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Un film di Ben Younger. Con Ben Affleck, Giovanni Ribisi, Vin Diesel, Scott Caan, Nia Long. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Titolo originale Boiler Room. Drammatico, durata 119 min. - USA 2000. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-1391942744088432481?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/cinema-e-borsa-1-km-da-wall-street.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-3578244176938258234</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 23:19:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T16:20:42.586-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">L'argent</category><title>Cinema e Borsa: L'argent (1928)</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;Tratto dal romanzo di Emile Zola. Saccard è direttore della Banca Universale. Viene messo sul lastrico da Gunderman, acerrimo nemico, e da una baronessa ex amante di Saccard. Riesce a riscattarsi con l'aiuto di un ingegnere con la passione per il volo, Hamelin.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;Un film di Marcel L'Herbier&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Con Brigitte Helm, Pierre Alcover, Alfred Abel.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Genere Drammatico durata 100 minuti. Produzione Francia 1928.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-3578244176938258234?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/cinema-e-borsa-largent-1928.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-7179643327327167220</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 23:18:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T16:18:40.808-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">The Bank</category><title>Cinema e Borsa: The Bank</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;Due i personaggi rilevanti: un genio matematico che applica il suo talento in maniera quanto mai concreta riuscendo a prevedere i movimenti della borsa e i crolli; un banchiere senza scrupoli che intuisce le potenzialità del "genio". La ditta sembrerebbe funzionare, ma l'imprevisto è sempre in agguato. Naturalmente a far le spese dell'iniziativa saranno, come al solito, i poveri correntisti. Prodottino australiano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Un film di Robert Connolly. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Con David Wenham, Anthony LaPaglia, Sibylla Budd, Steve Rodgers, Mitchell Butel. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Drammatico, durata 103 min. - Australia 2001.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-7179643327327167220?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/cinema-e-borsa-bank.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-5924520085860709943</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 23:13:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T16:13:35.188-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Mister Hula Hoop</category><title>Cinema e Borsa: Mister Hula Hoop</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;Quando il fondatore e presidente di una potente azienda si butta dal 45° piano, il suo avido vice, smanioso di ottenere il controllo della società, fa nominare direttore un ingenuo neolaureato di campagna. Come il piano di aggiotaggio prevede, le azioni in borsa della Hudsucker precipitano, ma il simpatico idiota lo manda a monte, lanciando sul mercato un cerchio per bambini – l'hula-hoop – che ha un madornale successo di vendita. Quinto film dei fratelli Coen (che l'hanno sceneggiato con Sam Raimi), il più costoso e il meno riuscito, è il tentativo di rifare una screwball comedy degli anni '30: i contenuti sono quelli di Capra, lo stile si avvicina a quello di Hawks. Ammirevole per la sagacia dell'esercizio, lo sfarzo espressionista delle scene, il brio di alcune trovate comiche, il pirotecnico dispiegamento di figure di stile e di effetti speciali manca di vera allegria. Come se del sotteso discorso di satira sociale ai Coen non importasse nulla.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Un film di Joel Coen. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma; mso-ansi-language:EN-GB"&gt;Con Jennifer Jason Leigh, Paul Newman, Tim Robbins, Charles Durning, John Mahoney, Bruce Campbell, Steve Buscemi  &lt;br /&gt;Titolo originale The Hudsucker Proxy. Commedia, durata 111 min. - &lt;st1:country-region st="on"&gt;&lt;st1:place st="on"&gt;USA&lt;/st1:place&gt;&lt;/st1:country-region&gt; 1994.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-5924520085860709943?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/cinema-e-borsa-mister-hula-hoop.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-2668494421490842106</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 23:09:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T16:10:12.885-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Il dominatore di Wall Street</category><title>Cinema e Borsa:Il dominatore di Wall Street</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;Adottato da una famiglia che vuole toglierlo dalla strada, Oleg Verdig inizia una sua ascesa al potere che lo porterà a distruggere tutto e tutti. Ottima interpretazione di Z. Scott e qualche momento di forte tensione. Tratto dal romanzo Prelude to Night di Dayton Stoddert, era sceneggiato da Alvah Bessie che, finito sulla lista nera come uno dei Dieci di Hollywood, firmò con due pseudonimi: K.S. Lauren e Gordon Kahn. Rimaneggiato dalla produzione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;&lt;o:p&gt;Un film di Edgar George Ulmer.&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Con Louis Hayward, Zachary Scott, Diana Lynn, Martha Vickers &lt;br /&gt;Titolo originale Ruthless. Drammatico, b/n durata 104 min. - USA 1948.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-2668494421490842106?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/cinema-e-borsail-dominatore-di-wall.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-3631433022750742435</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 22:19:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T15:20:38.813-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">I soldi degli altri</category><title>Cinema e Borsa: I soldi degli altri</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;Ras della finanza di Wall Street, Garfield (D. DeVito) si propone di impadronirsi di una fabbrica antiquata, venderla facendo guadagnare la maggioranza degli azionisti e chiuderla. Intanto fa la corte all'avvocato (P.A. Miller) della parte avversa. Insomma è un Robin Hood postindustriale che ruba ai ricchi per donare alla borghesia medio-alta. E gli operai? Che s'arrangino. Una macchina comica che diverte a metà con intenzioni critiche blande e tutte interne al sistema capitalistico. Tratto da una pièce di Jerry Sterner, espone sul registro “basso” del comico quel che Wall Street (1987) di Stone racconta in chiave di denuncia, ma, per analogia di intenti satirici e moralistici, la distanza tra i 2 film è più apparente che reale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia; font-size: 16px; "&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma; "&gt;Un film di Norman Jewison. Con Gregoy Peck, Danny DeVito, Piper Laurie, Penelope Ann Miller&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma; "&gt;Titolo originale Other People's Money. Commedia, durata 101 min. – USA 1991.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-3631433022750742435?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/cinema-e-borsa-i-soldi-degli-altri.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-5750538254136001703</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 22:07:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T15:14:54.755-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">L'eclisse</category><title>Cinema e Borsa: L'eclisse di M.Antonioni</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; "&gt;Dopo la rottura con un amante intellettuale, una giovane donna conosce un agente di Borsa, ma è un breve incontro che presto si logora. È un blues su una situazione di crisi. Chiude la trilogia aperta con L'avventura (1960) e continuata con La notte (1961), ed è il meno romantico dei tre, il più preciso a livello sociologico, il più asciutto per nervosa stringatezza di linguaggio. La nevrosi che corrode esistenze e rapporti si fa stile, forma e non azione: in questo senso, per il dominio della casualità delle cose da cui sono scomparsi i segni umani, il finale è un punto di arrivo e di non ritorno. L'eclisse è, ovviamente, quella dei sentimenti. O degli affetti? La canzone omonima dei titoli fu un successo di Mina. Premio speciale della giuria a Cannes. Scritto con Tonino Guerra, collaborazione di Elio Bartolini e Ottiero Ottieri. Fotografia: Gianni Di Venanzo. Musica: Giovanni Fusco.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; "&gt;Un film di Michelangelo Antonioni. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; "&gt;Con Monica Vitti, Francisco Rabal, Alain Delon, Louis Seigner, Lilla Frignone,  Rossana Rory, Cyrus Elias, Mirella Ricciardi&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma; "&gt;Drammatico, b/n durata 125 min. - Italia 1962.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Leggi le recensioni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;&lt;a href="http://www.investireinborsa.org/2009/03/leclisse-vista-da-nicola-ranieri.html"&gt;Nicola Ranieri&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;&lt;a href="http://www.investireinborsa.org/2009/03/leclisse-vista-da-giuseppe-marotta.html"&gt;Giuseppe Marotta&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;&lt;a href="http://www.investireinborsa.org/2009/03/leclisse-vista-da-georges-sadoul.html"&gt;Georges Sadoul&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;&lt;a href="http://www.investireinborsa.org/2009/03/leclisse-vista-da-leonardo-autera.html"&gt;Leonardo Autera&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;&lt;a href="http://www.investireinborsa.org/2009/03/leclisse-vista-da-adelio-ferrero.html"&gt;Adelio Ferrero&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;&lt;a href="http://www.investireinborsa.org/2009/03/leclisse-vista-da-guido-aristarco.html"&gt;Guido Aristarco&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;&lt;a href="http://www.investireinborsa.org/2009/03/leclisse-vista-da-alessandro-bencivenni.html"&gt;Alessandro Bencivenni&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;&lt;a href="http://www.investireinborsa.org/2009/03/leclisse-vista-da-walter-veltroni.html"&gt;Walter Veltroni&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;&lt;a href="http://www.investireinborsa.org/2009/03/leclisse-vista-da-gian-luigi-rondi.html"&gt;Gian Luigi Rondi&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;&lt;a href="http://www.investireinborsa.org/2009/03/leclisse-vista-da-giovanni-grazzini.html"&gt;Giovanni Grazzini&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-5750538254136001703?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/cinema-e-borsa-leclisse-di-mantonioni.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-8784810353210366016</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 22:03:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T15:04:23.553-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Film e Borsa</category><title>“L'eclisse” vista da Giovanni Grazzini</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;Michelangelo Antonioni conclude la trilogia critica aperta daL’avventura e proseguita con La notte. La compie e la riassume riducendo al minimo, a un fragile gioco del destino, il margine di speranza concesso agli uomini. Sul finire, quando il tentativo di Vittoria di spezzare il proprio isolamento con un’estrema illusione di volontarismo fallisce e l’impassibile volto della città vuota risponde alla sua angoscia, qualche coppia, a braccetto, attraversa la scena nella penombra; perché loro sì e Vittoria no? E la loro felicità è una finzione dell’anima o è soltanto la sorte che li ha messi accanto, e sono stati toccati dalla grazia di continuare a capirsi, ad amarsi?L’eclisse è ancora una volta un ritratto di donna, ma di una donna propria di Antonioni, ormai destinata a identificarsi, nella memoria degli spettatori, con la personalità mutevole e perplessa di Monica Vitti. Si chiama Vittoria, come nella Signora senza camelie si chiamava Clara, Anna nell’Avventura, Lidia nella Notte. Abbandonato un uomo che non ama più si ritrova sola, stanca, avvilita, disgustata, sfasata: sono le sue parole. È giovane, è bella, ha quanto basta per vivere. Ma è un’intellettuale e una sentimentale: cerca negli altri un calore di vita, una facoltà di appassionarsi di cui essa stessa è ormai svuotata. Tenta di fingerseli, e si avventura in un flirt con un giovane agente di cambio, che le dà “la sensazione di essere all’estero”, poco più di un ragazzo, tutto l’opposto di lei: cinico, sicuro di sé, donnaiolo, un perfetto esemplare, diciamo, di giovane sano e normale (l’ottimo Alain Delon). La madre (una Lilla Brignone ben calibrata) è insensibile agli appelli della figlia: anch’essa è inquieta e infelice, ma trova la sua valvola di sicurezza nel gioco in borsa. Il caso vuole che Vittoria si dia a Piero, l’agente di cambio, all’indomani di un crollo in borsa, nel quale la madre ha perso una grossa somma di cui resta debitrice al giovanotto. Al di là delle intenzioni di Vittoria, il suo gesto sembra significare agli occhi di Piero, e poi a quelli di lei stessa, un tentativo di tacitare il debito della madre. Anche questo è un amore che crolla, una strada che si chiude. Né Piero né Vittoria, irretiti nell’equivoco, andranno all’ultimo appuntamento. Da quando Antonioni ha sconvolto le formule tradizionali dell’intreccio narrativo, affidando al film il compito di rappresentare un momento di crisi della coscienza più che di narrare una storia (e imparentando sempre più strettamente il cinema con la letteratura), le sue pellicole sono andate assumendo sempre più chiaramente il carattere di trattatelli psicologici. Ora ci sembra che con L’eclisse Antonioni abbia dato fondo alla sua teorizzazione dell’amarezza della vita contemporanea propria delle anime troppo sensibili. Un altro passo, e cadrebbe nel paranoico. Questa Vittoria ancora si salva: è una ragazza che fa una gran fatica a vivere, è una solitaria che cerca nei grandi spazi e nella natura quella pace e quella libertà da se stessa di cui è priva, si appoggia alle amiche per convincersi che ognuno ha le proprie ansie, ha dissociato l’amarsi dal comprendersi (“Non bisogna conoscersi per volersi bene”), non sa dare risposta a nessuno dei propri interrogativi: insomma è una creatura viva e vera, vittima anche della cultura moderna. Ce ne sono, e il film di Antonioni a noi è piaciuto per la tensione con cui l’ha individuata, per il paesaggio deserto con cui essa coincide, una calda estate romana, per quei trapassi di umore che danno al volto di Monica Vitti la varietà di un cielo nuvoloso. Ma è significativo che Antonioni sia ricorso all’ambiente della borsa, il più forsennato e spietato, peraltro descritto con la cura che il regista mette sempre nelle sue critiche di costume, per contrapporvi il carattere di Vittoria. Il chiaroscuro è troppo accentuato per non fare sospettare che Antonioni cada ormai nel programmatico. Se davvero i suoi prossimi film saranno di un genere comico-brillante, come si è letto, vuol dire che Antonioni se ne è accorto, e considera chiusa con la sconfitta della felicità la sua opera di introspezione della coscienza contemporanea. È vero però che l’ha condotta su soggetti-limite che, pur riscattandosi dalla rassegnazione e dibattendosi prima di autodistruggersi, hanno nel sangue la condanna al tedio del vivere: un’eclissi dell’equilibrio, prima che dei sentimenti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt; Giovanni Grazzini &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;Da Eva dopo Eva. La donna nel cinema italiano, Bari, Laterza, 1980&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-8784810353210366016?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/leclisse-vista-da-giovanni-grazzini.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-1630401873785948676</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 22:01:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T15:01:41.814-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Film e Borsa</category><title>“L'eclisse” vista da Gian Luigi Rondi</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;Nel mondo d’oggi, così esteriore e brutale, così edonistico e opaco, gli uomini non sanno più comunicare fra loro, non hanno più tempo di conoscersi, hanno perso ogni possibilità di capirsi: e perciò non amano più. Fra tutte le crisi del nostro tempo, così, quella dell’amore-sentimento è forse la più grave perché ha distrutto l’unico ponte che fosse riuscito finora a unire le creature più disparate e ha ridotto gli uomini a cose e i loro rapporti sociali a un desolato incontro di mura senza finestre. A questa constatazione, con gli accenti del poeta dolente, Michelangelo Antonioni era già arrivato altre due volte, nell’Avventura e nella Notte, ma non aveva mai dato prova di un’ispirazione così profonda e di un linguaggio così nobile e alto come nel film di oggi che rimarrà di certo fra le opere più intelligenti e decisive del cinema italiano del dopoguerra. Ancora la crisi dell’amore, dunque, conseguenza della più generale crisi che mina gli uomini del nostro tempo, e specchio lucidissimo dei mali che li distruggono. Lei non riesce più ad amare un uomo cui è stata legata per anni e lo lascia avendo capito che lui non arriverà mai a comprendere quello che lei chiede all’amore e avendo anche capito che lei stessa non saprebbe mai farglielo intendere. Pochi giorni dopo incontra un giovane che è il contrario di lui (e anche di lei): concreto, deciso, dinamico, assetato di vita, fa l’agente in borsa e il denaro è il suo solo idolo; si accorge di piacergli, come una donna giovane e bella piace a un uomo giovane e vivo, e pur sentendolo così diverso si affida, sia pur con riluttanza, alla speranza di un tentativo nuovo, alla possibilità di un incontro in cui riuscire a spiegarsi, a spiegare, a chiedere, ad avere. Ma è troppo murata viva per riuscire a parlare e lui è troppo figlio del suo tempo per intuire quello che lei non riesce a scoprire in se stessa, nel suo animo soffocato dai troppi “non so”, “non capisco”, “non vedo” e poiché per lui l’amore è solo sesso suona con lei unicamente quella nota. È una nota, però, che a lei non basta e che lui, distratto dal turbine della sua vita troppo attiva, deve sottoporre a continue variazioni, a perpetui, veloci mutamenti: così dopo un pomeriggio di passione, si danno un appuntamento cui nessuno dei due pensa di andare perché sanno entrambi che è inutile. &lt;st1:personname productid="La Coscienza" st="on"&gt;La  Coscienza&lt;/st1:personname&gt; di questa inutilità è la chiave poetica del film, come lo è la sensazione dolorosa di questa trasformazione degli uomini in cose, di questo soggiacere dell’individuo alla prepotente materia che dovunque lo circonda, impedendogli ogni gesto, soffocandogli ogni voce, oscurandogli la vista: Antonioni ha descritto questa trasformazione – nel vivo di tre personaggi perfetti – con uno stile che lucidamente è riuscito ad adeguarsi al significato del dramma, uno stile che ha isolato i personaggi in mezzo alle cose per mostrarci meglio il peso che via via le cose esercitavano su di loro e che, sia quando ha scritto le splendide pagine della Borsa (radiografia allucinata del mito dell’oro), sia quando ha rievocato attorno alla vicenda la modernissima cornice romana dell’EUR (anticipazione architettonica di un ancora incompiuto domani) ha sempre fatto in modo di puntualizzare liricamente ad ogni passo gli stati d’animo dei protagonisti, la loro paura del vuoto, la loro ricerca e soprattutto la vanità terribile di quella ricerca. Dando vita ad un’azione che, pur nell’austerità di modi e ditemi a lui sempre così congeniale, sa perfettamente adeguarsi alle esigenze più intelligenti del racconto cinematografico (sia pure volutamente inteso, quanto a sviluppi psicologici e a puntualizzazioni di stati d’animo, come un testo letterario). Tra i momenti in cui più felice è l’incontro tra il senso del cinema e questa nuova dimensione letteraria, la sequenza iniziale – il muto, inaridito distacco all’alba dei due amanti – e quella finale che, annullati i personaggi nelle cose, chiede solo alle cose di “raccontare” il dramma delle crisi di oggi. Un dramma, però, che non diventerà tragedia se, come Antonioni avverte nel titolo, oscurerà solo temporaneamente gli animi degli uomini moderni: come l’eclisse, appunto. E il ritmo? La storia si snoda con un respiro dapprima trattenuto e raccolto, a indicare il silenzio che scende a invischiare i rapporti tra i personaggi, poi concitato, teso, affannoso, quando analizza, con l’impetuosa descrizione della Borsa, una delle ragioni più evidenti di questo silenzio, quindi trepido ed esitante quando segue il nuovo tentativo amoroso della protagonista, e finalmente solenne, sorretto da cadenze quasi fatali, quando le cose si sostituiscono agli uomini e le immagini, che sembrano da documentario, riecheggiano invece un’umanità gridata e straziata, dolorosa e ferita. Difetti? Qualche esitazione in taluni risvolti psicologici, qualche dettaglio narrativo che non si giustifica del tutto (il viaggio aereo a Verona, forse anche il ballo di lei mascherata da negra), ma sono ombre che nulla tolgono all’importanza di un’opera resa anche più salda e compiuta da una fotografia di intensa vivezza e da una musica colma di tutti gli echi dei turbamenti di oggi. Gli interpreti sono Monica Vitti, una protagonista di severa sensibilità e di squisita sapienza, un viso doloroso percorso da ombre profonde, da luci misteriose, da contraddittori richiami; Alain Delon, nel deciso carattere del giovane tutto esteriori energie, Francisco Rabal, maschera grigia di intellettuale in sfacelo, e Lilla Brignone nelle vesti della madre della protagonista, un personaggio, anche questo, che troppo preso dai suoi interessi, dalle sue ansie, dai suoi terrestri egoismi, non vede, non sente, non sa più neanche ascoltare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt; Gian Luigi Rondi  &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Da Il Tempo, 22 aprile 1962&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-1630401873785948676?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/leclisse-vista-da-gian-luigi-rondi.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-5457208581839343780</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 21:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T14:59:08.631-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Film e Borsa</category><title>“L'eclisse” vista da Walter Veltroni</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;La luce del sole si spegne, con l’eclisse, su una Roma estiva e cattiva, vuota e solitaria. Lì si incontrano i cuori contrari della timida, introversa Vittoria e del sicuro, arrembante Piero. Sono lontani e scontano la loro diversità in una geometria di silenzi, di luoghi avari e rarefatti come l’Eur o &lt;st1:personname productid="la Borsa. Perch￩" st="on"&gt;la Borsa. Perché&lt;/st1:personname&gt; L’eclisse ha visto, trent’anni fa, il girino di una creatura infernale di cui solo oggi vediamo tutta la mostruosità. Piero è un agente di cambio, rapido e spregiudicato, immerso nel mondo di una Borsa che assomiglia più a una sala corse che al mercato delle ricchezze. Lì si trattano le Pirelli, le Fiat, le Stet e un giorno qualcosa si rompe, il miraggio della ricchezza diviene l’orrore dei debiti. Lì una voce, quella della madre di Vittoria, dice: «Stanno a pensa’ a Francoforte quelli. Invece so’ loro. So’ sempre loro. So’ i socialisti che hanno rovinato tutto qua dentro». È il 1962, un anno cruciale, inizio di una storia già finita. Antonioni è rapito dall’idea dell’eclisse, quando, ha detto, «probabilmente si fermano anche i sentimenti». L’idea dell’eclisse come sospensione, come apnea del tempo attraversa tutto il film, lo rende freddo e fascinoso come gli altri due della trilogia, La notte e L ‘avventura. Rivisti oggi, quei film sembrano uno sguardo gettato da lontano, un binocolo sul tempo futuro, con i loro silenzi, la loro alienazione, i loro vuoti di comunicazione, la loro algida perfezione. Antonioni ha detto che avrebbe dovuto mettere nei titoli di testa una frase di Dylan Thomas che suona così: «Qualche certezza deve pur esistere, se non di amare bene, almeno di non amare». E di certezze, piccole e dure, sembra pieno Piero, che di fronte alla sua macchina, portata in fondo a un lago da un ladro lì finito morto, si preoccupa di verificare l’entità dei danni alla carrozzeria. I Piero, gli uomini del nostro scontento, oggi sono in una eclisse parziale, ma inesorabile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt; Walter Veltroni&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Da Certi piccoli amori. Dizionario sentimentale di film, Sperling &amp;amp; Kupfer Editori, Milano, 1994&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-5457208581839343780?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/leclisse-vista-da-walter-veltroni.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-2709046572062926001</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 21:56:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T14:57:18.900-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Film e Borsa</category><title>“L'eclisse” vista da Alessandro Bencivenni</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;Troncata la vuota relazione con Riccardo, un intellettuale, una ragazza borghese, Vittoria, si ritrova stanca, avvilita, disgustata e sfasata nella solitudine di una estate romana. Né con le amiche, né con la madre riesce a stabilire un vero rapporto. Si sente attratta invece da un giovane e intraprendente agente di cambio, Piero, il quale le appare l’opposto di se stessa: cinico, sicuro di sé, integrato senza problemi. Caso vuole che essi diventino amanti all’indomani di un crollo in Borsa, nel quale la madre di Vittoria ha perso una forte somma di cui resta debitrice a Piero. Al di là delle sue intenzioni, il gesto d amore di Vittoria appare allora agli occhi di Piero un possibile espediente per tacitare il debito. Lei stessa se ne rende conto: la relazione si spegne così nell’equivoco e nessuno dei due amanti si presenta all’Ultimo appuntamento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt; Alessandro Bencivenni&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Da Nuovo dizionario universale del cinema. I film, Roma, Editori Riuniti, 1994&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-2709046572062926001?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/leclisse-vista-da-alessandro-bencivenni.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-9148590691481440417</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 21:53:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T14:55:24.776-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Film e Borsa</category><title>“L'eclisse” vista da Guido Aristarco</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;«Le stesse cose ritornano», annuncia Musil nella seconda parte deL’uomo senza qualità; e più oltre anche quel titolo ritorna, con l’interrogativo «ovvero perché non si inventa la storia?». Succedono cose dello stesso genere: banalissime, ma spesso molto importanti. Così possiamo dire de L’eclisse. In esso, nel flusso delle coscienze più che degli eventi, accadono fenomeni analoghi a quelli deL’avventura e La notte. Anzitutto i tre film - che sono i “tempi”, i momenti solo apparentemente staccati, di un’unica opera - iniziano con tre addii o fratture ognuna delle quali avviene all’alba. Un addio è quello di Anna, che saluta per l’ultima volta il padre, l’anziano e conformista diplomatico a riposo; quello del romanziere Tommaso a Lidia e Giovanni nella lussuosa e fredda clinica milanese; quello, qui, di Vittoria che abbandona per sempre Riccardo, un intellettuale di “sinistra”. Poco o nulla, secondo lo stile descrittivo di Antonioni, da letteratura d’avanguardia, sappiamo del passato di questi “personaggi”, e degli altri.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt; È possibile tuttavia rintracciare una continuità ideale in questi “personaggi” non più intesi nel senso della tradizione. Possiamo cioè dire che all’inizio de L’eclisse ritroviamo i coniugi Pontano, qualche anno dopo che li avevamo lasciati nell’ultima inquadratura de La notte. Lidia che tenta di richiamare alla realtà Giovanni, e questi che cerca di evaderne ancora una volta ricorrendo all’amplesso fisico, là, sullo spiazzo arenoso del parco nella villa in Brianza, ormai deserto alle prime luci dell’alba. Parimenti possiamo dire, in questa ricerca ideale del passato, che i coniugi Pontano non erano che Claudia e Sandro sposati, dopo che la prima aveva compreso, nella chiusa deL’avventura, il dramma del secondo: l’impossibilità di vivere lontano da ogni contatto vitale con la realtà, nella “noia”, senza soffrirne (nei pochi momenti di lucidità, di presa di coscienza).&lt;br /&gt;Succedono cose dello stesso genere. L’eclisse è davvero il terzo e ultimo stadio, episodio dell’avventura”. Continua la cronaca della crisi dei sentimenti, della “dismisura umana”. I temi sono i medesimi: incomunicabilità, noia, solitudine e disperazione. Riccardo (cioè il Giovanni de La notte) non comprende l’abbandono, ora definitivo di Vittoria (cioè di Lidia): crede che lei se ne vada per andare con un altro, ed è incapace di offrire un gesto che possa ridare alla donna un senso agli anni passati insieme a lui. Dopo una notte d’incubo e di inutili discussioni («Tutto il tempo a discutere, che cosa poi?»), Vittoria esce dalla casa di Riccardo stanca, avvilita, disgustata, sfasata: “internamente” dimagrita. «Ci sono giorni - dice ad Anita, che non comprende - in cui avere in mano una stoffa, un ago, un libro, un uomo, è la stessa cosa». Tutto è vuoto intorno a lei, pietrificato, come il piccolo fossile che appende alla parete della sua camera. Si sente ed è sola. Più e più volte cerca di comunicare con la madre, ma la barriera è invalicabile.&lt;br /&gt;Anche le amiche di Vittoria sono sole, straniere, in esilio: non sono trasparenti a se stesse e agli altri. Vittoria si sente chiusa come in una trappola. È possibile un’evasione? In casa di Marta il suo sguardo si posa su una fotografia che ritrae un’immensa distesa di erba, un cielo cosparso di nuvole maestose; e accarezza quell’erba, quel cielo provando un senso di grandezza, di libertà, di nobiltà. Vittoria crede che nel Kenia si pensi meno alla felicità e che quindi si sia felici. Il viaggio in aereo sembra donarle un po’ di pace. Il paesaggio, come nella fotografia, è bellissimo: fiumi, villaggi, campi, nuvole, montagne che si avvicinano. Vittoria si sente priva di affanni, in balia di sensazioni nuove; appoggia la testa, e rimane quasi smemorata; anche quel po’ di paura (il vento che scuote l’apparecchio), quel disagio è scomparso. C’è molto Rosseau nell’idea con cui Vittoria caratterizza la libertà dell’uomo selvaggio, tutto istinto, nel mettere in dubbio che l’uomo sia diventato granché migliore o più felice incivilendosi. C’è in lei qualcosa di intellettualistico in senso negativo, il mito arcaico di un tempo felice e perso per sempre, del buon selvaggio. Ma anche quel mito, quel simbolo, appare dissolto, contaminato da riproduzioni discografiche di canti e musiche edulcorate, dallo stesso ballo negro che Vittoria improvvisa in casa di Marta, dove il folklore, inteso come cosa curiosa e bizzarra, sfocia in qualcosa di equivoco, in un lesbismo che trapela in connessione con istinti troppo a lungo repressi (in Marta, ad esempio). Unità irreperibile del tempo perduto, di una intatta, selvaggia natura. In realtà, come vedremo, per Antonioni il passato e&lt;br /&gt;il presente ormai coincidono, così come coincidono con il futuro. Abbiamo detto che questa Vittoria è una Lidia che vorrebbe “ricominciare”; anche se stanca, dimagrita interiormente, è ancora disponibile, si sforza di inserire le sue personali preoccupazioni nel mondo così chiuso della madre, delle amiche, degli altri, dello stesso Riccardo. È, nei riguardi di quest’ultimo, né fedele né infedele: le cose sono cambiate, ecco tutto, non lo ama più. E tenta di amare Piero. Ma anche Piero è un uomo senza qualità, fatto di qualità senza l’uomo. Come l’architetto Sandro, lo scrittore Giovanni, e forse lo stesso Riccardo (è facile individuare in questo intellettuale di “sinistra” una crisi non soltanto sentimentale), ha perso contatto con la realtà viva, si è prostituito, arreso alle strutture neocapitalistiche. Giovane, dai modi sbrigativi, faccia maliziosa e sveglia, è di un cinismo sconcertante nel lavoro e nella vita privata.&lt;br /&gt;Dopo l’amplesso, in casa di Piero, Vittoria ha la sensazione che l’uomo, anche quest’uomo sia per lei uno straniero. Il loro amore, se amore c’è stato (cioè possesso pieno, effettivo), è già nato morto, non ha possibilità concrete in un mondo che Antonioni sintetizza nelle sequenze della Borsa. È evidente che queste vogliono essere, nel contesto del film, nodali, decisive, il punto cruciale cui rimandano e si ricollegano, direttamente o indirettamente, tutte le altri parti. Il quadro assume una grande forza naturalistica, e per certi aspetti anche realistica. Frastuoni di voci e richiami, contrattazioni che procedono con un ritmo incalzante, procuratori, agenti, remissori, clienti che urlano e sbraitano. Più che le parole, urlate e spezzate, si distinguono i gesti, mani alzate, che si protendono, visi alterati. Cifre e poi cifre. Compra e vendita di titoli. In tale spettacolo agghiacciante, in tale baraonda, un minuto di silenzio in memoria di un agente di cambio morto di infarto, è osservato quasi con fastidio, come perdita di tempo; e di colpo, consumato quel minuto, con smaniosa impazienza, i rumori riprendono, e le urla, i richiami del pubblico. Il parossismo giunge al culmine nel momento in cui i titoli crollano.&lt;br /&gt;Antonioni sottolinea con efficacia l’azione antiumana del denaro, tale da alterare e deformare l’essenza stessa dell’uomo: già quella voce che parla di morte mentre i telefoni continuano a trillare, è un “dettaglio” che sgomenta. «L’inversione e lo scambio di tutte le qualità umane e naturali, l’affratellamento degli incociliabili (il poteredivino del denaro) provengono - sottolineava Marx sulla scorta di Shakespeare e Goethe - dalla sua essenza di essere generico all’uomo estraniato e indotto ad appropriarsi e ad alienarsi in esso. Il denaro è potere alienato dell’umanità. Ciò che io non posso fare in quanto uomo, ciò che non possono dunque compiere le mie forze essenziali individuali, questo io lo posso mediante il denaro. Il denaro trasforma dunque ognuna di queste forze essenziali in qualcosa che essa non e, cioè nel suo contrario».&lt;br /&gt;La solitudine, l’incomunicabilità, diventa sempre più - nell’itinerario di questa “avventura”, di questa ricerca di un’altra condizione” - la “noia” nell’accezione riproposta di recente da Moravia, e strettamente connessa con una prostituzione dinanzi alla “divinità visibile”, il denaro, a tale potente e affascinante “mezzano”.&lt;br /&gt;Le stesse cose ritornano. Ma succedono davvero cose dello stesso genere? Queste cose vanno realmente ne L’eclisse come neL’avventura e La notte, e soltanto così? La storia può essere inventata, tanto essa si ripete uguale nei singoli avvenimenti del tempo? «Ognuno dei tuoi rapporti con l’uomo e la natura - diceva Marx - deve essere una precisa espressione della tua vita reale eindividuale che corrisponda all’oggetto della tua volontà. Se tu ami senza far nascere amore, cioè se il tuo amore in quanto tale non produce amore, se per mezzo di una espressione di vita tu, persona amante non fai di te stessa una persona amata, allora il tuo amore è impotente, è una disgrazia». Questa la drammatica, tremenda e definitiva constatazione di Vittoria. Quale la differenza che esiste tra lei e Claudia, Valentina, la stessa Lidia?&lt;br /&gt;Vittoria si rende ormai conto che la sua possibilità - di amare e di produrre amore nella persona amata - è definitivamente non reale, astratta. Impossibile colmare quel gran buco ormai vuoto che si chiama anima: le vie dello spirito partono da essa, ma nessuna vi può tornare; non esistendo più il senso della realtà, non esiste neppure il senso della possibilità. E Antonioni giustamente sottolinea che L’eclisse non è una storia di personaggi; è la storia di un sentimento, o di un “non sentimento”. Le “qualità” di Vittoria, così diverse da quelle di Piero, della madre, degli altri, appiono adesso alla stessa Vittoria indifferenti, e come l’Ulrico di Musil, di fronte a questa infinita indeterminatezza del mondo dell’anima, a queste “impossibilità” impossibili, finisce per dissolvere ogni decisione e sentimento in una lucida ironia. L’ironia che - già presente nel nome della protagonista - è alla base del secondo amplesso di Vittoria e Piero, non più nell’appartamento patrizio di quest’ultimo, ma negli uffici di Ercoli.&lt;br /&gt;«Ci vediamo domani?» domanda Piero. Vittoria fa cenno di si. «Ci vediamo domani e dopodomani», aggiunge Piero. E Vittoria: «...e il giorno dopo e quell’altro ancora... e stasera». Ma al pari del suo tentativo, anche la sua promessa è senza convinzione, senza speranza. Anche Piero, ora, appare pensieroso, sgomento, mentre con gesto meccanico riattacca i telefoni, che ricominciano a trillare. Vittoria si sofferma davanti all’ascensore in riparazione, scende lentamente le scale, esce, cammina in una via che sembra aprirsi sul vuoto; gli alberi, contro il cielo e con i rami contorti e intrecciati, assumono la forma di un’inferriata. Non rivedremo più Vittoria: entra, per dissolversi, in una folla anonima, di sonnambuli, che richiamano i “mostri”, gli “ossessi” nelle sequenze della Borsa. Ed ecco che qui, in questo momento, ancora qualcosa di diverso accade rispetto aL’avventura e La notte. non nel senso che postulavamo, di qualche avanzamento dialettico da parte di Antonioni. I due precedenti film, nel presentare la liquidazione di un presente, oltre il quale nulla si voleva offrire, contraddicevano le intime convinzioni dell’autore: descrivevano non il mondo ma un mondo, non tutti gli uomini ma un particolare gruppo di uomini, di individui, in un preciso e particolare ambiente, contrassegnato davvero dalla negazione di ogni sviluppo, storia, prospettiva.&lt;br /&gt;Non così possiamo dire de L’eclisse. Qui Antonioni appalesa, sulla scia di personalità quali Wolfe, la sua salda persuasione che la solitudine - e quindi l’incomunicabilità, l’angoscia, ecc. - non è per nulla qualcosa di raro o singolare, qualcosa di peculiare solo a pochi individui, a una classe, ma il fatto ineluttabile, centrale di tutta l’esistenza umana. La sequenza finale, stilisticamente perfetta nella sua aderenza al contenuto, ne è la riprova più probante. Essa costituisce per Antonioni un momento, un capitolo altrettanto cruciale rispetto a quello della Borsa, col quale è in stretta connessione; anzi addirittura un manifesto artistico, l’estrinsecazione in termini rigorosamente cinematografici della sua visione del mondo. Mai sino ad oggi egli aveva saputo esprimere con tale potenza di immagini il proprio pensiero, posto la sua opera in equilibrio, come qui, tra il saggio e il film, l’antifilm.&lt;br /&gt;L’onestà di Antonioni è fuori discussione, e così pure la sua volontà di moralizzatore, o meglio di moralista. È il suo antineocapitalismo “romantico”, e proprio in quanto tale, che lo porta qui, in connessione con il livellamento dei contenuti e rifiuto di ogni prospettiva, a un’incapacità di ricavare qualcosa di veramente vivo dalla realtà, a rendere L’eclisse così “rigida”, “definitiva” e totale, sconfortante. Ciò è a sua volta connesso, naturalmente, con il suo metodo artistico. Si farebbe torto ad Antonioni - come si disse a esempio per certi scrittori d’avanguardia -, alle sue intenzioni artistiche e ai risultati raggiunti nel suo ultimo film, se si interpretasse il suo restare a questa fuga di pensieri e sentimenti, a questo misero approdo dei suoi personaggi e del mondo che ci descrive, come un fallimento, un mancato raggiungimento di ciò che egli voleva e del come lo voleva ottenere. Egli ha mirato al suo film e lo ha realizzato aderendo a una precisa tendenza culturale, alle strutture ideologiche dell’antiromanzo, dell’avanguardia (la più avanzata, la più “riflessiva”, anche se in lui rimane ed è presente il fascino di un Robbe-Grillet, cui concede, per più versi non poca importanza).&lt;br /&gt;Non a caso la staticità e il livellamento de L’eclisse si esprime, come si è visto, in immagini allegorico-simmetriche, in allegorie e allegorizzazioni al limite del simbolo. Lukacs ha riconosciuto molto chiaramente che proprio l’allegoria in senso moderno (avanguardia) «è quella categoria estetica (per quanto in sé estremamente problematica), in cui possono affermarsi artisticamente concezioni del mondo che costituiscono una scissione in esso, in seguito alla trascendenza della sua essenza e fondamento ultimo, in seguito all’abisso tra l’uomo e la realtà». La particolarità astratta di ogni oggetto rappresentato - uomo, cosa, fatto - conseguenza estetica dell’allegoria, raggiunge il culmine nel finale de L’eclisse, raffrontato all’opera precedente del regista. Tutti questi rimandi letterari non debbono comunque condurre a equivoci. Mai ad esempio come qui Antonioni distrugge nella parola - nel dialogo - quanto essa può conservare (e in lui conserva fino a Il grido compreso) di suggestione letteraria, per “conficcarla”, come osserva Tonino Guerra, nel suo valore di suggestione cinematografica. Artista ormai maturo dell’immagine, Antonioni realizza la sua filosofia dell’assoluta inadeguatezza della realtà attraverso una personale concezione del linguaggio e una particolare tecnica linguistica: pur riallacciandosi a un&lt;br /&gt;gusto neosperimentale, alla moderna letteratura d’avanguardia, egli crea forme organiche - semantiche e sonore - del tutto nuove, e comunque filmiche. Come ad esempio un Broch nell’antiromanzo, così Antonioni nel cinema, e con i mezzi specifici ad esso, sembra quasi che abbia voluto sperimentare non tanto la realtà da rappresentare, quanto le possibilità insite nell’antifilm di far coincidere la struttura della sua ultima opera con la struttura dell’anima nel suo reificarsi, quale egli la intende, la osserva e la descrive. L’illimitata possibilità delle sue immagini, in tal senso, dei monologhi interiori, assorbe spesso la realtà dei singoli temi, e in lui la tecnica del libero gioco, decorso delle associazioni, non è una semplice tecnica dello “scrivere” cinematografico, ma la forma interna della rappresentazione e quindi - come principio costitutivo de L’eclisse - qualcosa di artisticamente ultimo.&lt;br /&gt;Che quello de L’eclisse sia dunque un realismo critico, come molti vorrebbero, non diremmo, anche se nel contesto particolari realistici non mancano; né tanto meno diremmo con Lane che Antonioni sia un regista marxista. Artisticamente “interessante”, anzi stilisticamente la più matura del regista, questa opera è decadente e quindi irrazionalistica, di un irrazionalismo squisitamente laico: per i decadenti tutto è come qui abisso, tutto pervaso dall’insicurezza, da un’angoscia spettrale e mortale, sia pure ormai rarefatta. Esiste pertanto una contraddizione lacerante: Antonioni è sì un moralista che lotta contro la morale corrente, convenzionale, i pregiudizi borghesi, ma in nome di una libertà cui egli stesso, in L’eclisse, non crede forse più. Come Ibsen, è un “rivoluzionario” senza ideali sociali; e il riformatore rischia di trasformarsi, anzi si è già trasformato, in uno sconsolato fatalista. &lt;br /&gt;Guido Aristarco&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Da Cinema Nuovo, n. 157, maggio-giugno 1962, pp. 190-198&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-9148590691481440417?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/leclisse-vista-da-guido-aristarco.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-3410136524645734004</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 21:53:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T14:53:24.244-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Film e Borsa</category><title>“L'eclisse” vista da Adelio Ferrero</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;La lunga sequenza della separazione degli amanti all’alba, dopo una notte di tormentosi e vani interrogativi, con cui si apre L’eclisse, terzo e “definitivo” tempo della trilogia, viene un po’ a costituire l’anticipazione del tema del film, che è quello del disamore di Vittoria per gli uomini e le cose, e della sua trascrizione stilistica, caratterizzata da un descrittivismo fenomenologico rigoroso e coerente. E infatti si tratta di una sequenza magistrale su quel piano descrittivo, e nei limiti ad esso inerenti, dove l’interruzione del rapporto sentimentale viene risolta nella misura di una oggettività che sottintende ormai la fine dei sentimenti. Si veda come Antonioni risolve figurativamente il motivo della “contiguità” dei due amanti (il che fa pensare a certe inquadrature, ma ben diverse e ben diversamente “motivate” de Le amiche), come isola e rende il rilievo assurdo e i contorni raggelati degli oggetti, con i quali non esiste più rapporto alcuno. Tuttavia la severa coerenza emblematica della sequenza ha il suo limite in se stessa: Riccardo è una presenza, un’ombra”, a cui certi supporti esterni (le “riviste della crisi” abbandonate sul tavolino) conferiscono un ambiguo risalto. In Vittoria la consapevolezza della fine del rapporto sentimentale, e soprattutto la disperazione e l’impotenza del vedere oggettivamente, in una sequenza di immagini ormai ferme e distaccate da sé, l’inganno degli anni trascorsi con Riccardo e più viva e dolorosa che nell’uomo, in cui l’indifferenza equivale ad una sorta di difesa. Vittoria avverte dunque il progressivo venir meno della qualità nell’universo che la circonda (per rifarci ad una definizione di Aristarco), un universo che può essere ricondotto ad una dimensione “informale” in cui la presenza dell’uomo si è come appiattita ed adeguata al livello delle cose, inerti e mute. Vittoria diventa pertanto ne L’eclisse la protagonista inquieta e instabile di una ricerca vana e nostalgica di una condizione di vita autentica che sembra finita da molto tempo, anche se in essa già si avverte, e sia pure in diverso senso, il peso dell’aridità che soffoca in genere i personaggi maschili del regista.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt; Due sequenze del film, e la seconda non a caso tra le più belle, risultano particolarmente rivelatrici della disposizione sentimentale del personaggio. Vogliamo alludere all’incontro notturno nell’appartamento di Marta, il cui marito si trova nel Kenia tra «60.000 bianchi... e 6 milioni di negri che vogliono buttarli fuori», in cui Antonioni respinge, come al solito, la tentazione di un impossibile ritorno alla “natura”. L’altra è la sequenza del volo in aereoplano, in cui Antonioni descrive con l’accorato riserbo che gli è consueto l’illusione di Vittoria di ritrovare il significato e il peso dei sentimenti - trepidazione, apprensione, paura, serenità - in una circostanza eccezionale. Lo sguardo curioso e ricettivo della donna si posa amorevolmente, al termine del volo, sullo spiazzo dell’aereoporto, su un ciuffo d’erba, sul volto di un uomo; il suo orecchio tende ad accogliere il suono di una&lt;br /&gt;canzone dal juke-box del bar. Il contatto con le cose sembra inaspettatamente ritrovato e ristabilito, e il regista segue con lucida consapevolezza, temperata da una sorta di pudica partecipazione, l’illusoria felicità del personaggio. Questa patetica presenza di Antonioni smentisce, tra l’altro, la ricorrente e diffusa leggenda della “freddezza” del regista.&lt;br /&gt;Come è noto, qualcuno ha creduto di poter individuare nelle sequenze della Borsa il tema centrale e caratterizzante del film ed ha parlato per questo di realismo “critico”. È il caso di Alberto Moravia, il quale tornando una seconda volta, come già gli era avvenuto non a caso per La notte, sul film scrive tra l’altro ne «L’Espresso» del 13 maggio 1962: «quest’intellettuale non è marxista ma moralista, psicologo ed anche sociologo di specie umanistica. Quest’intellettuale non accetta affatto l’alienazione, anzi ne soffre, come di qualche cosa di profondamente anormale. Egli indica nella Borsa, cioè nel denaro, l’elemento alienante che indirettamente si insinua in tutti i rapporti, compreso quello sessuale». Indubbiamente le due sequenze della Borsa sono rivelatrici del mondo in cui i personaggi di Antonioni vivono, da cui sono condizionati e alienati. E magistrale è l’invenzione, nella prima, del minuto di raccoglimento: l’intrusione improvvisa della morte in quell’assurda ed esasperata contraffazione della vita, la “dismisura”, per usare un termine caro ad Antonioni, degli uomini rispetto a questo fatto definitivo e irrevocabile. E nella seconda l’assenza di sentimenti e di reazioni, anzi della capacità stessa di provarne, quando ormai l’animo dell’uomo è stato spremuto e stritolato dall’assurdo vortice del danaro, trova una bellissima raffigurazione nell’incisivo e geniale ritratto dell’uomo che ha perduto centinaia di milioni e che Vittoria segue, incredula e trepida, nelle strade adiacenti &lt;st1:personname productid="la Borsa. Ma" st="on"&gt;la Borsa. Ma&lt;/st1:personname&gt; anche questa volta non accadrà niente: sul tavolo del caffè a cui l’uomo si è seduto resteranno la cartina spiegazzata di un calmante e dei fiorellini disegnati su un foglio. Il meccanismo che determina le passioni degli uomini sembra essersi definitivamente spezzato.&lt;br /&gt;Ma anche le sequenze della Borsa, malgrado le apparenze, rientrano perfettamente nella prospettiva irrazionalistica che il regista assume dinanzi ai fatti descritti. Esse non sono infatti il risultato di un atteggiamento e di un processo conoscitivo della realtà, scavato sino all’individuazione delle cause profonde di quanto avviene, articolato su diversi piani, realisticamente circoscritto, ma l’ipostatizzazione di un aspetto parziale del nostro tempo arbitrariamente universalizzato. Il denaro che Antonioni descrive non è mai denaro inteso come profitto, ma il denaro respinto come Moloch. Di qui anche l’astrattezza moralistica dell’atteggiamento del regista, il suo arrestarsi impotente alla rilevazione e al rifiuto del “fenomeno” descritto.&lt;br /&gt;L’unilateralità di questa visione si riscontra anche nel disegno della figura di Piero, tutto risolto in un lavoro svilito ormai a pura abilità meccanica, priva di ulteriori determinazioni. Nei limiti del film, Piero viene pertanto ad essere una delle figure più compiute e persuasive del regista, «uno che nel mondo frenetico... ci guizza come un pesce, uno che non si sogna nemmeno di esserne schiacciato, a cui solo l’amore per questa ragazza fa capire che c’è qualcosa che non va, ma non si lascia mettere in crisi», come ha osservato acutamente Italo Calvino su «II giorno» del 29 aprile 1962. La cinica “pedagogia” dell’agente di cambio da cui dipende («una bella setacciata ogni tanto fa bene. Restano soltanto i clienti buoni... quelli che se Dio vuole non hanno tanti patemi d’animo...») costituisce per Piero una lezione e uno stile di vita nei rapporti con gli altri. Si pensi a questo breve dialogo, tra i più significativi del film, di Piero e Vittoria: «A te non piace venire in Borsa, vero?» - «Non ho ancora capito se è un ufficio, un mercato o un ring» - «Bisogna venirci spesso per capire. Se uno comincia, poi entra nel giro. Si appassiona» - «Si appassiona a che cosa, Piero?». È questo un dialogo in cui si ritrovano indubbiamente tutte le implicazioni, e i limiti, della visione del regista: da un lato un rifiuto della società moderna vista come realtà disumanata e descritta in termini di irrazionalistica e livellatrice immobilità, staticità; dall’altro una sensibilità femminile avvertita e dolente, ma sostanzialmente inerte, incapace di reazioni e di scelte consapevoli.&lt;br /&gt;È da questa incertezza e disamore di Vittoria per gli uomini e le cose che nasce il rapporto con Piero il cui esito è peraltro scontato in partenza, e la diffidenza iniziale della donna nei confronti di Piero nasce appunto dal lucido presentimento di una nuova sconfitta. Infatti il rapporto di Piero e Vittoria è come racchiuso in una misura erotica angusta e avvilente. L’ambiente in cui si svolge il loro primo convegno d’amore ne sottolinea la mancanza di calore e di appigli: si pensi all’assurda fissità di quei ritratti familiari, alla atmosfera ferma e stagnante della piazza, al greve fondale della chiesa barocca, alla solitudine del soldato nella strada che sembrano alludere ad un mondo in cui la vita è spenta, lasciando dietro di sé un panorama fossile. Fra quelle mura e in quel silenzio i gesti e le parole degli uomini hanno qualcosa di arcaico e di assurdo, proprio di un mondo di sopravvissuti. Del resto questo motivo era già apparso evidente nelle scene che si svolgevano a casa della madre, una donna in cui l’ossessione del danaro ha dietro di sé una storia di errori e davanti a sé una prospettiva di illusioni: in essa infatti l’insicurezza piccolo-borghese e il vano tentativo di risolverla attraverso il gioco in Borsa appaiono regolati da un determinismo meschino e feroce. Dinanzi alla madre, come del resto dinanzi alla sua antica camera di bambina, Vittoria non prova nessun sentimento, non riesce a riconoscersi e a ritrovarsi in un ambiente familiare inesistente; anche il passato appare privo di rispondenze e di possibili rivelazioni.&lt;br /&gt;Ma in Piero, a cui ella dirà ad un certo punto della loro vicenda «Vorrei non amarti. O amarti molto meglio», Vittoria non potrà trovare naturalmente una possibilità e una misura autentiche di sentimenti. L’aridità di Piero, di cui il regista aveva mostrato tutta l’inconsapevole misura nella sequenza del recupero della macchina con il suo tragico carico oltre che nelle scene della Borsa, ha anzi l’effetto di inaridire i sentimenti della donna stessa. Nel loro ultimo amplesso, la coscienza della illusorietà di quel rapporto si ironizza nel giuoco amoroso e si rispecchia nella disperazione ormai rassegnata di Vittoria. È il momento che precede immediatamente la sequenza finale che risulta di una suggestione metaforica, di un’evidenza astratta stupefacenti. Piero e Vittoria non sono venuti all’appuntamento: l’occhio si posa su una sorta di paesaggio astratto e pietrificato, in cui anche gli uomini sono ormai soltanto dettagli di uomini, pura oggettività. Tutto ciò che si vede - tubi innocenti e muri di case in costruzione, rivoli d’acqua che scorre e formiche che si agitano sulla corteccia di un albero, titoli di giornale minacciosi e pure come lontanissimi, irreali balconi con figure di ex-uomini come sospesi nel vuoto - tutto è l’immagine di un’assenza.&lt;br /&gt;Da Sandro a Giovanni a Piero, lungo una linea sempre più netta di aridità e di cinismo! da Anna a Claudia a Lidia a Valentina a Vittoria, attraverso una sempre più consapevole inutilità dei tentativi di reagire “al mare dell’oggettività”, il discorso di Antonioni si svolge e si chiude con una esemplare coerenza. La rinuncia ad ogni forma di «ottimismo della volontà» ha il suo presupposto nel progressivo abbandono del «pessimismo della ragione», che pure fu una delle componenti più stimolanti del moralismo laico e intransigente del regista. Con L’eclisse il suo contributo al cinema diventa infatti uno dei capitoli più interessanti e suggestivi di una rinnovata «distruzione della ragione». Né si vede in qual modo egli possa trasformare una radicale ripulsa della odierna organizzazione della vita in una diversa proposta di esistenza e di rapporti. A non consentire la trasformazione è proprio l’assenza di quello che Moravia chiama, molto generosamente, il «realismo critico» di Antonioni: cioè una conoscenza razionale della realtà in vista di una sua storica liberazione.&lt;br /&gt;Adelio Ferrero&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Da Cinestudio. Quaderni del Circolo Monzese del Cinema ,n. 5, novembre 1962, pp. 9-13&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-3410136524645734004?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/leclisse-vista-da-adelio-ferrero.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-405230818433671974</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 21:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T14:49:33.553-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Film e Borsa</category><title>“L'eclisse” vista da Leonardo Autera</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;Tredici anni fa, L’eclisse apparve come il film che completava il discorso esistenziale iniziato con L’avventura e proseguito con La notte. Il tema comune era quello dell’alienazione e della crisi dei sentimenti in un contesto borghese. L’eclisse si concludeva addirittura con il totale silenzio della voce umana e l’uomo era ridotto a semplice oggetto. Ora, come rappresenterebbe lei il borghese di oggi? Come quello di allora o gli riserverebbe un destino diverso?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt; Direi che la borghesia di allora era un giglio rispetto a quella di oggi. Per quanto si può capire di quel che succede ogni tanto, soprattutto in Italia, mi pare infatti che la borghesia tiri un po’ le fila di tanti avvenimenti per la difesa di certi suoi privilegi e anche per una sua corruzione interna, che la porterà - credo - all’estinzione. La società sta procedendo verso determinati binari lungo i quali non si possono trovare vie di uscita. Non sono né un sociologo né un politico, ma mi pare che, non soltanto in Italia ma nel mondo, si stia andando verso un certo tipo di società. La borghesia sta mostrando i segni del suo deterioramento con la “rabbiosa” reazione a un certo livellamento che si sta attuando nella società. Quindi se dovessi farla oggi, L’eclisse, sarei ancora più duro, più violento.&lt;br /&gt;Nel mio film di tredici anni fa ci sono i segni di una violenza legata al denaro. Oggi sarebbe legata al denaro ancora di più. Non sarebbe più legata alla Borsa forse, perché &lt;st1:personname productid="la Borsa" st="on"&gt;la  Borsa&lt;/st1:personname&gt; - se ancora sussiste - mostra già i segni della sua inutilità. La società del domani probabilmente - non ne sono sicuro - non avrà più bisogno della Borsa.&lt;br /&gt;I sobbalzi dell’oro, del dollaro, della lira, il “serpente valutario” e tutte queste cose difficili da seguire (ho studiato scienza delle finanze quando ero all’università ed era così astrusa che ho dovuto sudare sette camicie per superare gli esami) sono manifestazioni di meccanismi che si dimostrano sempre più “arrugginiti”. Può essere che io mi sbagli, intendiamoci. Ma al di fuori, a un non-esperto come sono io, mi sembra che le cose stiano cosi. Eppure la sopravvivenza della borghesia e legata a questi meccanismi. E non sto facendo un discorso di politica, non parlo come parlerebbe un economista di sinistra; parlo come regista, come uno che è abituato a guardare la realtà, a trarre determinate conclusioni dagli avvenimenti, dai fatti, dai sentimenti. Direi quindi che L’eclisse rimane un film attuale nella misura in cui i suoi protagonisti sono persone che non credono ai sentimenti, cioè si limitano a certi aspetti.&lt;br /&gt;L’eclisse contiene alcune sequenze comunemente citate come «brani d’antologia». Ce quel finale che è un vero e proprio saggio di cinema puro e quasi astratto; ma ce anche il brano della Borsa: sintesi allucinante della follia prodotta dalla cupidigia del denaro. Ricorda come nacque l’idea di questa sequenza?&lt;br /&gt;Ero capitato in ambienti dove c’erano donne che giocavano in Borsa, come la madre della protagonista e mi sembravano personaggi così curiosi che ho sentito un certo interesse per loro. Ho cominciato quindi ad andare un po’ a fondo: ho chiesto un permesso per andare in Borsa e mi è stato concesso. Per quindici, venti giorni ho frequentato &lt;st1:personname productid="la Borsa" st="on"&gt;la  Borsa&lt;/st1:personname&gt; (ho fatto anche qualche giochetto, ho comprato qualche cosa e l’ho rivenduta guadagnando miracolosamente un po’ di soldi: pochi per la verità) e ho capito che era un ambiente, anche dal punto di vista visivo, straordinario. Un po’ come i segni che si lanciano nelle corse dei cani gli uomini in guanti bianchi nell’episodio inglese de I vinti.&lt;br /&gt;In Borsa non so come fanno a capirsi, a fare delle operazioni con segni così rapidi, svelti. È proprio un linguaggio tutto particolare. Che si regge - questa è la cosa curiosa, che mi interessava - sull’onestà. Gli operatori di Borsa fra di loro devono essere onesti. «Io ho comperato con questo segno 3.000 Montedison e tu me le devi dare. A quella cifra». Non c’è niente da fare. Se uno imbroglia non opera più in Borsa.&lt;br /&gt;Un po’ come /Onestà della mafia....&lt;br /&gt;Sì. Ebbene, io ho cercato di ricostruire quell’ambiente impiegando tutte le persone che lavoravano in Borsa: operatori, agenti, procuratori di Borsa, oppure banchieri, quelli che vanno al Borsino ecc. Pochissime le comparse. Tutta gente che sapeva come muoversi. A Delon stesso ho dato un modello che, guarda caso, è stato quel Paolo Vassallo poi coinvolto in un sequestro. Lavorava in Borsa come aiuto di suo padre. Delon è stato in Borsa a studiarsi questo Paolo Vassallo: cosa faceva, come si muoveva. &lt;br /&gt;Leonardo Autera&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Da Corriere della sera, 15 ottobre 1975&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-405230818433671974?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/leclisse-vista-da-leonardo-autera.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-5616770763395386471</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 21:44:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T14:45:56.086-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Film e Borsa</category><title>“L'eclisse” vista da Nicola Ranieri</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;Già nella tetralogia, da L’avventura (1959) a Il deserto rosso (1964), la connessione tra storia e vedere è presente. Il nodo tematico, la “malattia dei sentimenti”, viene esaurito subito; poco dopo l’inizio di ogni film non c’è quasi più nulla che non si sappia. Sul nodo tematico domina la ricognizione, l’itinerario attraverso l’impossibilità, non per giungere a comporla, al suo superamento, per acquietare un ordine; tutt’altro. L’impossibilità aumenta, senza crescendo, si conferma per estensione dal sentimento all’azione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt; Ma attraverso quale procedimento?&lt;br /&gt;La notte (1961) e soprattutto L’eclisse (1962) quasi lo esemplificano. Quest’ultimo, per l’interno rigore, tra i quattro film è il maggiormente compatto, sistematico, costituisce una organicità esemplare a lungo, fin dall’inizio, ricercata; ma che nelle opere precedenti risentiva di qualche squilibrio, momenti di caduta, rapporti non del tutto risolti con i moduli narrativi, sia “tradizionali”, sia invalsi con l’”antiromanzo” e i suoi epigoni. Il titolo stesso racchiude la cifra strutturale del procedimento. Eclisse infatti è il tempo dell’oscurità, il venir meno, l’abbandono della luce. A esso corrisponde il mancare dell’azione, non in favore dell’inattività contemplativa, melanconica, mistica, della meditazione trascendentale; ma come rarefarsi in senso scientifico, creare il vuoto sicché il buio riveli la luce abbacinante, il silenzio il vociare indistinto. Lo spazio si organizza, viene astratto in spazialità sperimentale e così il tempo azzerando velocità, rumori, quotidiana evidenza, ottundimento da abitudine, quel che non si vede perché è da sempre lì. Vengono -create condizioni di laboratorio nella realtà, senza costruirle nella finzione del set.&lt;br /&gt;Antonioni svuota il “pieno” e ne mostra la vuotezza, lo toglie dall’evidenza, ne recita la tentacolarità che sembrava dargli un senso. Assume l’inazione come “forza” contraria dell’azione, il silenzio come reagente della chiacchiera, dell’aggirarsi.&lt;br /&gt;Ne L’eclisse il cerchio interno di profondità, che visualizza quelli esterni di superficie, è il minuto di silenzio nella scena della Borsa, la “controforza” del vociare assordante, frenetico, assurdo, incomprensibile, al quale, una volta presi dal meccanismo, ci si «appassiona», secondo Piero. «A che cosa?», gli domanda raggelandolo Vittoria, il personaggio in cui si racchiudono l’osservazione intenzionale, la “forza” dell’inazione. La sua gestualità è come svuotata dall’interno, spenta da ogni impulso vitale: i momenti di “accensione”, rari, provocati da imprevisti, si spengono, cadono nel vuoto. È il reagente al non senso, svelato come tale in queste condizioni, senza le quali la vuotezza sarebbe sensata: come non appassionarsi alla Borsa! Come scorgere sotto l’apparenza sentimentale il non amore, divenuto solo fatica gestuale!&lt;br /&gt;Nel minuto di silenzio i telefoni continuano a squillare, gli oggetti a esistere, gli uomini a essere presenti, restituiti al valore oggettuale; rimandano solo a se stessi. Cosi nella casa di Piero, con i telefoni momentaneamente staccati, nel chiuso di quel luogo estraneo per entrambi: del rapporto con Vittoria rimane solo il tendersi per un attimo del gesto che subito si stronca; rimane il suo inutile reiterarsi, mostrato, reso visibile dal “vuoto” circostante.&lt;br /&gt;Lei apre le persiane, come sentendosi soffocare, osserva l’esterno. La mancanza di “aria”, il senso di chiuso si estendono al “fuori”, divenuto come sospeso, “galleggiante” nello stesso “mezzo”. Lei indugia un attimo prima di varcare il portone - il silenzio continua -, poi esce, si immerge nel rumore, evidenziato per contrasto, quindi conosciuto come assordante.&lt;br /&gt;Nel finale l’intero paesaggio urbano diviene figure geometriche e umane, alberi, vento, voci, stridere meccanico; ogni elemento, scisso e intercambiabile, esiste irrelato perché i legami che gli davano un senso apparente sono stati recisi.&lt;br /&gt;Allo spazio come insieme di luoghi “naturali”, occupati da corpi significanti in virtù di coesione e contiguità, si è sostituito un mezzo vuoto i cui punti sono solo posizioni; tra l’una e l’altra posizione non vi è differenza qualitativa. In questo continuo geometrico uniforme, in cui solo un riferimento dato può consentire di verificare una posizione, gli elementi sono oggetti decontestualizzati da quel che sembrava una orditura ‘naturale”, tolti dal pieno quotidiano e sospesi, disposti come nell’attesa infinita di una composizione per ora neanche potenziale. La luce bianca, abbacinante di un lampione ne segna l’evidenza, che rimanda solo a se stessa ed e scoperta come tale a partire dall’oscurità: l’eclisse.&lt;br /&gt;Sono indubbi i legami di un tale atteggiamento con la filosofia heideggeriana, ma sono risvolti che si accompagnano, e non necessariamente, a una certa assolutizzazione dei nodi concettuali e delle procedure scientifico-sperimentali di tipo fisico-chimico-matematico, che Antonioni tende a essenzializzare facendo emergere la filosofia più che la storia di un metodo divenuto stile.&lt;br /&gt;Nicola Ranieri&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Da Amor vacui. Il cinema di Michelangelo Antonioni, Chieti, Métis, 1990, pp. 226-232&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-5616770763395386471?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/leclisse-vista-da-nicola-ranieri.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-7493562123219126731</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 21:43:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T14:44:22.136-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Film e Borsa</category><title>“L'eclisse” vista da Georges Sadoul</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma; font-size: 13px; "&gt;Una giovane donna (Monica Vitti) dopo la rottura con un amante Intellettuale (Francisco Rabal) si trova libera, a Roma in un torrido luglio. Diviene l’amica dell’attivo segretario d’un agente di cambio (Alain Delon), ma si tratterà di un breve incontro presto logorato che finirà in un appuntamento mancato da ambedue i protagonisti. È l’ultima parte della trilogia che comprende L’avventura e La notte.Accolto con poco entusiasmo, il film è, secondo alcuni, superiore ai precedenti. Sequenze notevoli: la scena della rottura tra i due amanti che “non hanno più nulla da dirsi”; la serata in casa d’una vicina appena tornata da un viaggio in colonia; una seduta di Borsa in cui si gioca al ribasso; la rapida crociera in aereo; un incontro amoroso; l’automobile ritrovata nel Tevere col cadavere di chi l’ha rubata e con il giovane unicamente preoccupato dello stato della carrozzeria; l’appuntamento mancato, in un quartiere in cui sopraggiunge la notte e oggetti, alberi, insetti hanno vita senza ché ci siano uomini. L’eclisse è — ovviamente — quella dei sentimenti. Dopo questo film, Antonioni dovrà affrontare nuovi personaggi e discorsi: il tema dell’incomunicabilità vi è spinto infatti al suo massimo limite.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt; Georges Sadoul &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-family:Tahoma"&gt;Da Dizionario dei film, Firenze, Sansoni, 1968&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-7493562123219126731?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/leclisse-vista-da-georges-sadoul.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1689395079949468007.post-2299320290658331170</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 21:35:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T14:41:59.681-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Film e Borsa</category><title>L'Eclisse vista da Giuseppe Marotta</title><description>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  white-space: pre;font-family:Arial;font-size:13px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style=" white-space: normal; font-family:Tahoma;"&gt;Dio m'è testimone che non mi va di infierire su Michelangelo Antonioni; accingendomi a vedere L'eclissi dicevo mentalmente: “Signore, fa' che ogni pagina, ogni riga di questo libro cinematografico sia per me un Sesamo apriti decisivo, ineluttabile; spalancami, Signore, lascialo andare e venire nella mia sensibilità come la brezza nel grano”. Mi esaudì, l'Onnipotente? Cerco qui, mansuetissimo, di chiarirlo tanto a voi che a me... non illudetevi che sia facile, o m'impicco. Al fatto (che è poi, nelle sequenze di Antonioni, il dissolversi in fumo, in arcani vapori, di ogni fatto). Si principia con taluni oggetti ingranditi: giornali e periodici sinistroidi su un tavolino (o avete qui, come una folgore sulla nuca, l'intuizione che siamo nell'appartamento di un Piovene in sessantaquattresimo, o, pazienza, non l'avrete più); due lampade;, un ventilatore (è dunque, icasticamente, luglio se non agosto); un portacenere zeppo di cicche; una poltrona in cui siede rigido, come per un “terzo grado” in Questura, il giovane Riccardo. Poi l'obiettivo inquadra lentamente la giovane, graziosa, enigmatica Vittoria. Consideriamola. È in piedi, svaria qua e là, muta e un po' torva come se il “terzo grado” lo avesse, lei, già subìto. Per lunghi minuti c'è silenzio; né parole, né musica; tutto è demandato alle immagini e alle espressioni, limitatamente sintomatiche: un bel tacer non fu mai scritto, e nemmeno cinematografato se è per questo. Antonioni se ne avvede e abbozza uno stringatissimo dialogo. Lui: “Decidiamo”. Lei: “È già deciso”. Meglio che niente. La ragazza, intanto, va alla finestra: appare il villaggio olimpico, se non erro; c'è una radura nella quale si erge, su una colonna, un serbatoio d'acqua, se tale è, stranamente fallico; ivi si radunano le tenui luci dell'alba. Riccardo, sul contrappunto, oso notare, di quella ambigua sagoma: “Volevo farti felice”. Vittoria: “Quando ci siamo incontrati non avevo ancora vent'anni: ero felice”. Nuovi silenzi; poi Riccardo va a sbarbarsi e Vittoria gli dice: “Ti avevo portato quella traduzione... ma non la continuerò; affidala a un'altra”. Questa è una seconda folgore sulla nuca: se non ci rendiamo conto adesso che Vittoria campa (lussuosamente) di versioni da o in lingue estere (che nella realtà, invece, fruttano manciate di fave) non ce ne renderemo conto più. Ma per Antonioni i personaggi non hanno, di proposito, anagrafe; a. lui non premono che le sembianze e le vicende interiori; gli sfugge una verità immensa, valutata anche da un trippaio: che senza l'animale, cioè, non si hanno visceri; e che spesso la determinante, nei drammi come nelle farse, è proprio la condizione, il posto dell'individuo nell'anonima folla. Questa negligenza specifica, questo rifuggire da ogni qualificazione dei protagonisti, obbligandoli a definirsi con mozze e rapide battute, è artisticamente un errore, secondo me. L'uomo e i sentimenti, l'uomo e certe gioie, l'uomo e certi dolori sono, riflettete, la casa e gli inquilini: somiglianti e inscindibili. Non hanno carne addosso, i piaceri e le ambasce esposti da Antonioni, ecco il guaio: sono teoremi ed equazioni psicologici, allineati su una prestigiosa lavagna, magari esatti ma aridi; alta matematica, se volete, ma non poesia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:10.0pt;"&gt; In Vittoria, l'Antonioni ha restaurato Anna (L'avventura) e Lidia (La notte). Donne in crisi; né amore né disamore; il vuoto, l'insoddisfazione, la malinconia, la sterilità. Femmine che a letto ci vanno anche troppo, ma che sono infeconde, un Sahara, misteriosamente affrancate dalla principale grandezza e schiavitù del proprio sesso: quella del concepimento. Badateci: nell'assenza, nell'alienazione,che distingue generalmente le protagoniste di Antonioni, è coinvolto perfino l'utero: guai se ad Anna o a Lidia o a Vittoria capitasse di ingravidare: un fatto così naturale distruggerebbe in loro ogni artificio, ogni sofisticazione, e addio. Ma occupiamoci della sola Vittoria. Sazia, per oscuri motivi, di Riccardo, lo pianta. Eccola, divelta e annebbiata, a gingillarsi con le ore, con la stagione, con gli “interni” e con gli “esterni”, in una sorta di pigra attesa: scenda ciò che vuole, dal sacco di befana del Caso, lei è qui, diligente alunna della “scuola dello sguardo”, per vedere e (macchinalmente, subcoscientemente) riferire ai propri sensi, ogni minuzia. Va in Borsa, dove la madre, inguaribile giocatrice, nidifica; e la, mentre si imbeve di “atmosfera “, conosce Piero. Bel ragazzo, di modi spicci, attivissimo impiegato di un agente di cambio, Piero, nella furia delle “quotazioni”, ha lievi guizzi di ammirazione per lei. Con la madre, Vittoria è gelida, acre; vivono separate, d'altronde. Come possa una traduttrice, fors'anche adibita ai soli Nobel; avere un alloggio così elegante, non so. Altrettanto eccezionali sono, fatalmente, le sue vicine. La prima, Anita, è la moglie di un aviatore; la seconda, Marta, viene dal Kenia dove il marito sta ancora, finché è in tempo, ammucchiando lire. Discorrono. È, o sarebbe, per Antonioni, il momento di illuminare le zone buie di Vittoria; ma dobbiamo accontentarci di un “Sono avvilita e sfasata. Nei giorni come questi avere in mano un ago o una stoffa, un libro o un uomo,è la stessa cosa”. Ah. Benché un uomo sia meno aguzzo e pungente di un ago, meno liscio di una stoffa, meno uggioso dell'ultimo Cassola, indoviniamo che le odierne inquietudini, ossia laincomunicabilità vigente, ha causato in Vittoria danni irreparabili. Né le amiche le porgono lenitivi o bende. Marta, gonfia di un esotismo oleografico, alla Dekobra, ciancia di ippopotami e di baobab, mostra album di fotografie che raffigurano selvaggi, indica trofei di caccia alle pareti: sfoggia a tal punto, insomma, giungla e primitivismo, che Vittoria si tinge volto e braccia, si applica feroci gioielli agli orecchi e alla gola, e, al suono di un tam-tam fonografico, improvvisa una barbara danza. È un frammento che nei panni di Antonioni sopprimerei, goffo e di un lezio che allega i denti; se ne è accorto, pensate, finanche Pietro Bianchi: nel pessimo gusto del quale, come nell'impero di Carlo V, mai tramonta il sole.&lt;br /&gt;Be', mi tocca riassumere. 1) Riccardo insiste ma è definitivamente liquidato. 2) Vittoria fa un giretto su Roma in aeroplano, esclama: “Foriamo quella nube”, sembra contenta, ma dura minga. 3) Di nuovo in Borsa, tra la fauna del quattrino; avvisaglie galanti con Piero; un crollo di titoli infligge una grossa perdita alla madre di Vittoria, che resta indebitata con l'agente di cambio. 4) Piero, di notte, vorrebbe salire da Vittoria; mentre, dalla via, la catechizza, un tale, ebbro da non reggersi, gli ruba l'automobile. 5) L'indomani, ladro e macchina vengono ripescati nel Tevere; a Piero non duole il morto, dolgono le ammaccature della “Giulietta” nuova; è un, cinismo che non può non turbare Vittoria. 6) Ciò non le vieta di scivolare nella casa di Piero; gli si dà o non gli si dà?; esita... comincia a svestirsi ma poi va alla finestra e guarda fuori, a lungo; ignora la saggezza dell'ogni cosa a suo tempo; ama come i gatti, perdendo e riacciuffando continuamente l'idea. 7) L'inevitabile accade, ma non leva è non mette; quando Piero le chiede: “Saremmo felici, sposandoci?”, lei dice, assorta ma leale: “Non lo so”. 8) L’avulsa, come quotidianamente prescrive la moda letteraria; o la impaccia il debito che la madre ha con l'uffidio del giovane?; o non le garbano il positivismo e l'egoismo di lui? 9) Fissano, comunque, un ulteriore convegno per la sera dopo; ma, all'imbrunire in questione, il caro luogo non vede comparire né Vittoria né Piero; solo, per così dire, e triste, l'obiettivo di Antonioni riprende, alla inconfondibile maniera di Resnais, laterizi, strisce pedonali, ombre sulla ghiaia, tronchi invasi dalle formiche, autobus in arrivo, passeggiatrici in agguato, grinze del terreno, lembi di cielo, rigagnoli, un titolo su un rotocalco (La pace è debole) e, tutt'a un tratto, la parola “Fine “.&lt;br /&gt;E io? In che senso mi pronunzio? Con Michelangelo Antonioni mica si patteggia, qualunque compromesso è inattuabile, egli ha per motto “prendere o lasciare”. Io sono invece l'uomo del capello di neonato longitudinalmente spaccato in quattro. L'eclissi è per me un finissimo vagabondaggio narrativo, uno squisito nomadismo del racconto, pieno di eterogenee ma suggestive occasioni; per me L'eclissi è tutto, l'inferno e il paradiso, ma non un film. Detesto, condanno quest'arte incapace di ogni semplicità o innocenza, e quindi viziosa, corrotta, maligna come i fiori di palude; tuttavia posso negare l'isolata e desolata bellezza di molti brani de L'eclissi? Diamine. Come non dire bravo ad Antonioni per il “minuto di silenzio” (e di immobilità) nel crepitio di gesti e di voci della Borsa? O per il fulmineo ritratto dell'omaccio che ha perduto cinquanta milioni? O per la sequenza della macchina estratta dal fiume con quel cadavere stretto come un doppio nodo? 0 per il ricorrere delle foglie ribollenti negli sfondi, un promemoria che dice: “Voi spingete, vivendo, le vostre affamate radici nella morte; il vento, al contrario, viaggia... porta agli oceani il vostro perenne cattivo odore..”. Basta. Vedete L'eclissi, godetelo e soffritelo, amatelo e odiatelo, ne vale indubbiamente la pena. Ottima la recitazione di Alain Delon (Piero) e di Lilla Brignone (la madre); opinabile quella di Monica Vitti che si dà arie di sfinge (ricordando spesso, è buffo, le arcaiche dive del muto); ha inoltre, sovente, una impercettibile smorfia (non lontana dal tic di Michelangelo... come sono mimetiche, le donne) che la sfemminilizza. E con ciò? Fra poco sarà maggio, con i suoi fluidi tetti di rondini.&lt;br /&gt;Da Giuseppe Marotta, Di riffe o di raffe, Milano, Bompiani, 1965&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1689395079949468007-2299320290658331170?l=www.investireinborsa.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://www.investireinborsa.org/2009/03/leclisse-vista-da-giuseppe-marotta.html</link><author>noreply@blogger.com (E-Business)</author><thr:total>0</thr:total></item></channel></rss>

