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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132</atom:id><lastBuildDate>Sun, 15 Jan 2012 18:52:38 +0000</lastBuildDate><category>pensieri</category><category>musica</category><category>amenità</category><category>sport</category><category>poesia</category><category>libri</category><category>jazz</category><category>immagini</category><category>politica</category><category>estravaganti</category><category>viaggi</category><category>segnalazioni</category><category>blog</category><category>diariomessicano</category><category>Web</category><category>arte</category><category>sinistra</category><category>informazione</category><category>storia</category><category>fotografia</category><category>letteratura</category><category>Europa</category><category>teatro</category><category>puntidivista</category><category>cinema</category><category>messico</category><category>mondo</category><category>impegno</category><category>ambiente</category><category>uomini</category><category>televisione</category><category>Italia</category><title>Ismaele</title><description /><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (Ismaele)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>689</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/Ismaele" /><feedburner:info xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" uri="ismaele" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-3131363170285492793</guid><pubDate>Wed, 11 Jan 2012 13:03:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-11T14:03:52.141+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">messico</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mondo</category><title>"Conmigo no vas a poder"</title><description>Ieri i principali siti di informazione in Messico hanno pubblicato un video in cui un ricco imprenditore malmena, insulta e umilia il portiere del lussuoso palazzo in cui abita perché questi si sarebbe rifiutato di portargli un crick per cambiare la ruota della sua Porsche. Il video ha avuto molto seguito, tanto da essere stato ripreso da diversi siti statunitensi, e in Italia dal &lt;a href="http://www.ilpost.it/2012/01/11/messico-video-aggressione/"&gt;Post&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;center&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/FhGcqVfaeLg?rel=0" width="420"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/center&gt;
&lt;br /&gt;
Qualche mese fa &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/10/diario-messicano-una-storia-di_26.html"&gt;scrivevo&lt;/a&gt; che Messico è un paese fondamentalmente razzista e notavo come molte delle estreme differenze economiche e sociali all’interno del paese fossero fondate su una base razziale. In Messico il colore della pelle conta, e molto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il video del portiere malmenato illustra alla perfezione questi concetti. Miguel Moisés Sacal Skeme, l’imprenditore colpevole dell’aggressione non solo insulta il portiere, Hugo Enrique Vega, dandogli del ‘cabrón’, o dicendogli ‘hijo de la chingada’, il peggior insulto che un messicano possa pronunciare, ma colpendolo lo apostrofa dicendo ‘pinches indios’, sporchi indios, e lo dice al plurale, come se il portiere che subiva i suoi colpi, che per altro indio non era, fosse in quel momento il prototipo di tutti gli indios inutili e fannulloni che da cinque secoli i ricchi bianchi o creoli che dominano il paese insultano e prendono a calci. E non a caso il signor Moisés Sacal ha la pelle bianca come un europeo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo video tuttavia non parla solo di razzismo. Parla di diseguaglianze economiche che il tempo ha trasformato in differenze sociali insormontabili. “Conmigo no vas a poder”, “conmigo no te metas”, “no sabes con quien te metes pendejo”, dice Moisés Sacal colpendo Enrique Vega. Sono tutte espressioni che hanno lo stesso sapore, facilmente traducibili ‘a orecchio’ anche da chi non sa lo spagnolo ma difficilmente riportabili per iscritto. Vogliono significare, più o meno, che il miserabile portiere non ha tra le sue possibilità (verrebbe da dire tra le sue possibilità &lt;i&gt;esistenziali&lt;/i&gt;) quella di disobbedire all’ordine di un uomo infinitamente più ricco di lui, anche se non ha alcun obbligo ufficiale nei suoi confronti. Vogliono significare che il miserabile portiere non ha alcuna arma di resistenza contro i soprusi del ricco imprenditore, e che anzi il suo destino è quello di esserne succube.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si tratta di una ‘verità’ che dentro la hall di quel palazzo tutti conoscono. La conosce Moisés Sacal, che colpisce il portiere brutalmente e a più riprese, la conoscono gli addetti alla sicurezza che intervengono subito, ma blandamente&amp;nbsp;per separare i due e restano a guardare quando l’imprenditore torna alla carica con ancora più violenza. La conosce perfino Enrique Vera, che non reagisce alle ripetute percosse di un uomo tutto sommato anziano e anzi a malapena si difende lasciando che questi gli faccia saltare due denti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In Messico questa consapevolezza è capillarmente diffusa. È la consapevolezza di chi vive in un paese dove la corruzione è il principale motore della vita sociale. In Messico tutti sanno che con la giusta dose di denaro non solo può essere comprata qualsiasi cosa, ma anche qualsiasi persona. Avere denaro, avere i giusti contatti, occupare un posto di potere significa avere accesso e diritto a &lt;i&gt;tutto&lt;/i&gt;, in una misura difficilmente quantificabile dal comune cittadino europeo. E l’aggressore di questo video in Messico è un pesce relativamente piccolo, tanto che su internet è molto difficile trovare informazioni su di lui.&lt;br /&gt;
Lo stesso meccanismo applicato per esempio ai grandi signori del narcotraffico è ciò che sta trascinando il Messico sempre più dentro il baratro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prevedibilmente, il signor Moisés Sacal non subirà nessuna conseguenza per il pestaggio: la pubblicazione del video che ora e ancora per qualche giorno sta scandalizzando il paese non è che un incidente di percorso nella storia triste del potere in Messico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-3131363170285492793?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2012/01/conmigo-no-vas-poder.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://img.youtube.com/vi/FhGcqVfaeLg/default.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-1276557686909706831</guid><pubDate>Tue, 10 Jan 2012 13:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-15T15:14:52.612+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">libri</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: un ebook</title><description>Ho fatto un ebook del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. La cosa può sembrare presuntuosa, e un po' lo è, ma in parte risponde a un desiderio mio di vedere i frutti di tante ore passate sulla tastiera e in parte a un desiderio di alcuni amici e familiari di avere una versione stampabile dei resoconti della mia vita in Messico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si tratta di un lavoro rudimentale: ho creato alla meglio una specie di copertina, ho recuperato uno a uno tutti i pezzi e ho sforbiciato le 'comunicazioni di servizio'. Ho perfino scritto una specie di introduzione nel caso in cui, per vie traverse, l'ebook dovesse finire sugli schermi di chi non ha mai letto questo blog. Non si tratta di un lavoro professionale: niente più che un documento word convertito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come tutti i bravi ebook c'è la versione in .pdf e la versione in formato .epub per gli e-reader, che ho creato grazie al plug-in &lt;a href="http://forum.simplicissimus.it/writer2epub/writer2epub-faq/"&gt;Writer2ePub&lt;/a&gt;. &lt;strike&gt;Se troverò il modo ne produrrò anche una versione in formato mobi per Kindle.&lt;/strike&gt;&amp;nbsp;Andrea, un amico a cui voglio bene, ne ha fatto anche una versione in formato .mobi che pare funzionare perfettamente sul suo Kindle 4.&lt;br /&gt;
Se i formati per e-reader dovessero avere problemi di lettura vi prego di &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/contatti.html"&gt;contattarmi&lt;/a&gt; via mail o di scriverlo nei commenti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I link per il download:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://dl.dropbox.com/u/3354275/DIARIO%20MESSICANO%20EBOOK/DIARIO%20MESSICANO.epub"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt; - versione epub (116 kb)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://dl.dropbox.com/u/3354275/DIARIO%20MESSICANO%20EBOOK/DIARIO%20MESSICANO.pdf"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt; - versione pdf (608 kb)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://dl.dropbox.com/u/3354275/DIARIO%20MESSICANO%20EBOOK/DIARIO%20MESSICANO.mobi"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt; - versione mobi (272 kb)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-1276557686909706831?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2012/01/diario-messicano-un-ebook.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><thr:total>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-4337281579730442353</guid><pubDate>Wed, 04 Jan 2012 14:48:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-04T16:05:57.019+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">politica</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">impegno</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Italia</category><title>Di politica, di futuro, del tornare</title><description>&lt;i&gt;[Non sono una persona propensa all'ottimismo. Mi sono piuttosto sempre considerato un realista: tra il vedere tutto bianco e il vedere tutto nero, io cerco di vedere grigio, di apprezzare i compromessi, di discernere le sfumature. Anche per questo motivo il senso di ottimismo riguardo la situazione italiana che mi ha pervaso negli ultimi mesi mi ha stupito, tanto più quando la percezione del clima in Italia pare essere nera come poche volte l'avevo vista nella mia vita.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Ho scritto questo post quasi due mesi fa, nel pieno della mia permanenza messicana. Era il periodo più nero della crisi del debito pubblico, ma erano anche i giorni della caduta del governo Berlusconi e della nomina a Presidente del Consiglio di Mario Monti. L'ho scritto praticamente privo di un'idea generale su come le cose stessero 'veramente' andando in Italia, basandomi esclusivamente sulle informazioni che potevo leggere sui siti dei giornali e sui blog italiani.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Subito dopo averlo scritto mi sono accorto che il mio post aveva toni decisamente fuori luogo: i familiari e gli amici italiani che avevo modo di sentire via skype sembravano tutti spaventati o scoraggiati, senz'altro privi del pur moderato ottimismo che io cercavo di esprimere. Ho pensato di non pubblicarlo, temendo che la mia visione delle cose fosse distorta dalla lontananza.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Oggi, dopo essere tornato in Italia e dopo aver potuto annusare la situazione 'dall'interno',&amp;nbsp;i toni di questo post continuano a sembrarmi fuori luogo. Nonostante questo le mie considerazioni non sono più di tanto cambiate.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Pubblico questo post esattamente come l'avevo scritto due mesi fa. Le prime considerazioni sono già invecchiate ma il grosso del testo esprime il mio pensiero. In poche parole: la situazione italiana presuppone per la prima volta in decenni la possibilità di un vero cambiamento. Questo cambiamento in sé non è né buono né cattivo, e ciò che è necessario fare è darsi da fare per dirigerlo. Chi deve farlo è la generazione di quelli che finora sono rimasti a guardare, bloccati dal sistema che ora si sta sgretolando, e di quelli che sono partiti.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Si tratta di un post fumoso, che esprime più sensazioni 'di pancia' che ragionamenti fondati su qualcosa di concreto. I commenti sono aperti a chiunque vorrà aiutarmi a precisare queste sensazioni.]&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al momento di partire per il Messico avevo ripromesso a me stesso di non scrivere di fatti italiani finché mi fossi trovato sul continente americano. Questo perché volevo concentrarmi sul Messico, e perché non volevo scrivere dell'Italia avendo come unica fonte il sito di Repubblica e pochi blog.&lt;br /&gt;
Ho assistito con le mani che mi prudevano, a 10.000 chilometri di distanza, alla crisi del governo Berlusconi, alle pressioni dell'Europa, alla caduta delle Borse, sempre convinto che non avrei potuto dare alcun contributo scrivendo di una realtà dalla quale sono ormai lontano da diversi mesi.&lt;br /&gt;
Le cose tuttavia sono andate troppo avanti, e cercherò di scrivere delle questioni italiane pur mantenendo il punto di vista di chi si trova dall'altra parte del mondo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le prime due questioni sono già stata fatte notare da tanti: intanto, come &lt;a href="http://www.francescocosta.net/2011/11/12/era-meglio-vincendo/"&gt;scrive&lt;/a&gt; Francesco Costa, Berlusconi sarebbe stato meglio sconfiggerlo elettoralmente, e non aspettare che fosse lo spread a farlo cadere. In secondo luogo, la fine di Berlusconi non significa la fine del berlusconismo, che è un fenomeno più grande di Berlusconi e che, a scapito del nome, dipende solo in parte dalla sua influenza sul paese. Saranno necessari anni, forse decenni perché l'Italia possa liberarsi del berlusconismo, e non è affatto detto che quello che verrà dopo sarà meglio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli ultimi decenni l'Italia non si era mai trovata in condizioni tanto gravi. Non parlo solo dell'economia, o della situazione penosa in cui versano la credibilità e l'efficacia della politica. Parlo anche di un dato che in altri tempi avrei aborrito nominare, ma che ora mi arrischio a citare, forse influenzato dalla retoricità della politica messicana. Se esiste una fibra del popolo italiano (e io non penso che esista) questa fibra è vecchia, sfilacciata, stanca.&lt;br /&gt;
Quello che si sta per inaugurare è tuttavia un periodo di transizione, che come tutti i periodi di transizione è un periodo di occasioni. Approfittare di questo periodo di transizione significa rinnovare la fibra del nostro paese. In questo senso, il rinnovamento deve anzitutto essere anagrafico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: center;"&gt;
*&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
Già prima di partire per il Messico, in tempi non sospetti, avevo espresso le mie preoccupazioni sul fatto di appartenere a &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/07/quelli-che-lasciano-il-paese.html"&gt;una generazione condannata all'emigrazione o all'irrilevanza&lt;/a&gt;. La mia permanenza in Messico è a scadenza ma già quattro mesi fa, prima di partire, mi chiedevo se stessi scappando, se stessimo, come generazione, fuggendo da un paese che non ci voleva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli ultimi decenni, e in particolare in quest'ultimo, l'Italia è stato il paese da cui i migliori fuggivano. Non c'erano le condizioni, non c'era la volontà politica, non c'era terreno fertile affinché questi potessero esprimere le proprie qualità all'interno del proprio paese di appartenenza. Queste condizioni continuano a mancare, ma per la prima volta in decenni si intravedono le possibilità di abbattere il muro. Qualsiasi cosa succederà in Italia nei prossimi mesi probabilmente lascerà il proprio segno per decenni su questo paese. Probabilmente ora quello che c'è bisogno di fare è appropriarsi di questo qualcosa, prima che altri lo facciano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho ventitré anni, e benché possa considerarmi ancora giovane non avei pensato di avere l'opportunità di appartenere alla possibile generazione del cambiamento. Pensavo che questo compito sarebbe spettato ai miei figli, e che io alla meglio sarei stato &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=TxGJ6DFocyY"&gt;uno dei dinosauri da distruggere&lt;/a&gt;.&amp;nbsp;Vedevo l'Italia troppo anestetizzata, troppo ingessata, troppo prona su se stessa per poter pronosticare un cambio a breve termine.&lt;br /&gt;
La crisi economica, il fatto che l'Italia si trovi ormai sull'orlo del baratro, hanno accelerato i tempi. L'Italia si prepara a un periodo nuovo, e tanto incerto che nessuno può azzardare scommesse su di esso. Proprio questa incertezza può essere lo spiraglio partendo dal quale far leva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nessun processo virtuoso è ancora stato avviato se non quello del cambiamento, che di per sé stesso di virtuoso non ha nulla. Questo cambiamento ha bisogno di qualcuno che lo indirizzi su una strada. Questo qualcuno voglio essere io, voglio che sia la mia generazione, la generazione di chi è scappato, di chi sta scappando, di chi sperava di scappare. Forse è ora di dare all'Italia la possibilità che lei non ci ha mai concesso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vent'anni di regime berlusconiano hanno lasciato dietro di sé immense macerie. È probabile che la crisi economica e forse perfino il governo Monti ne lasceranno altre. Forse è davvero giunto il tempo di tornare e iniziare a ricostruire.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-4337281579730442353?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2012/01/di-politica-di-futuro-del-tornare.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-72082937491487950</guid><pubDate>Sat, 31 Dec 2011 14:33:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-04T12:35:48.862+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">musica</category><title>Tre canzoni per il 2011</title><description>Per concludere l'anno ho pensato di scegliere e proporre tre canzoni che in qualche modo hanno segnato questo mio 2011. Mi sono impegnato a scegliere brani recenti, se non pubblicati nel 2011 che almeno fossero non più vecchi di qualche anno.&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;i&gt;The Suburbs&lt;/i&gt; degli Arcade Fire è la mia prima canzone del 2011. Al tempo dell'uscita del disco omonimo scrivevo che gli Arcade Fire &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/2010/09/suburbs-arcade-fire.html"&gt;non erano riusciti a convincermi del tutto&lt;/a&gt;. Il tempo e numerosi ascolti mi hanno convinto del fatto che almeno alcune canzoni, fra cui la &lt;i&gt;title-track&lt;/i&gt;, sono dei piccoli capolavori.&lt;br /&gt;
Per inciso anche il videoclip, a firma di Spike Jonze, è di gran lunga il migliore dell'anno.&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;center&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/5Euj9f3gdyM" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/center&gt;&lt;center&gt;&lt;br /&gt;&lt;/center&gt;&lt;center&gt;&lt;br /&gt;&lt;/center&gt;&lt;center style="text-align: left;"&gt;La mia seconda canzone per il 2011 è &lt;i&gt;Le nostre ore contate&lt;/i&gt;&amp;nbsp;dei Massimo Volume, dal disco della &lt;i&gt;reunion&lt;/i&gt;&amp;nbsp;del gruppo bolognese uscito a fine 2010. Chi legge questo blog sa che ho un debole per i Massimo Volume, che considero &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/2010/12/massimo-volume-cattive-abitudini.html"&gt;uno dei migliori gruppi italiani degli ultimi vent'anni&lt;/a&gt;. &lt;i&gt;Le nostre ore contate&lt;/i&gt;&amp;nbsp;è una delle canzoni di maggiore impatto dell'album.&lt;/center&gt;&lt;center style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/center&gt;

&lt;center&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/yT46XPdZkzA" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/center&gt;&lt;center&gt;&lt;br /&gt;&lt;/center&gt;&lt;center&gt;&lt;br /&gt;&lt;/center&gt;&lt;center style="text-align: left;"&gt;Il terzo brano è una versione di &lt;i&gt;Exit Music (for a film)&lt;/i&gt;&amp;nbsp;dei Radiohead suonata al pianoforte da Brad Mehldau nel suo &lt;i&gt;Live in Marciac&lt;/i&gt;&amp;nbsp;del 2011.&lt;/center&gt;&lt;center style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/center&gt;

&lt;center&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/V4a9_C3EZgw" width="560"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/center&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-72082937491487950?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/12/tre-canzoni-per-il-2011.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://img.youtube.com/vi/5Euj9f3gdyM/default.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-270831487360342096</guid><pubDate>Tue, 27 Dec 2011 15:50:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-30T12:54:15.884+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: Fine</title><description>Ho già avuto modo di scriverlo: il saluto di Città del Messico è lungo, dilazionato nel tempo. Il saluto di Città del Messico richiede una lunga gestazione, anche quando questa avviene dall'interno della pancia di un enorme boeing transoceanico che ti sta riportando dall'&lt;i&gt;altra&lt;/i&gt;&amp;nbsp;&lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/09/diario-messicano-laltra-parte-del-mondo.html"&gt;altra parte del mondo&lt;/a&gt;. Il mio aereo è decollato nella notte, e ancora una volta ho potuto contare le innumerabili luci di Città del Messico per lunghi minuti, prima che l'aereo prendesse troppa quota.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tornare a casa, per altro sotto Natale, è stato bello e strano al tempo stesso, come solo può essere tornare a una vita dopo averne sperimentato un'altra.&lt;br /&gt;
Lascio i bilanci a un'altra volta: forse a tra qualche anno, forse a mai. Nel frattempo prometto di non abbandonare il Messico. Il mio Diario messicano finisce con quest'ultima puntata, ma non smetterò di studiare il paese che mi ha ospitato per sei mesi, e di interessarmi a esso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scriverò ancora del Messico, e lo farò con costanza e con frequenza. Per il momento, tuttavia, mi rituffo nella realtà italiana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Questa è la trentaduesima e ultima puntata del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. Le mie foto sono su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/collections/72157627772069779/"&gt;Flickr&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-270831487360342096?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/12/diario-messicano-fine.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-6822089346036736368</guid><pubDate>Mon, 19 Dec 2011 05:30:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-30T12:53:59.162+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: Franeleros</title><description>Camminando per le strade di Città del Messico è molto facile notare, soprattutto lungo le &lt;i&gt;calles&lt;/i&gt; principali, uomini e ragazzi appostati sui marciapiedi sventolando in direzione delle automobili piccoli drappi di stoffa colorata. Sono spesso uomini di mezza età, poveramente vestiti, che trascorrono tutto il giorno a osservare l'interminabile scorrere delle macchine lungo le strade della capitale messicana. Appena una macchina sembra rallentare questi iniziano a sventolare nervosamente il panno colorato che portano in mano, a volte un semplice asciugamano. Attirata l'attenzione del conducente, guidano l'automobile verso un parcheggio libero, aiutano il guidatore a far manovra e poi appoggiano i gomiti al finestrino dell'automobile, chiedendo una retribuzione per il servizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si tratta di parcheggiatori abusivi: uomini che passano la loro giornata sulla strada, piazzandosi nei punti in cui vi sono parcheggi disponibili e attirando le automobili con la loro pezza di tela. Dietro al pagamento di una &lt;i&gt;propina&lt;/i&gt;, vale a dire di una mancia, aiutano l'automobile a far manovra e spesso ne lavano i vetri e la carrozzeria.&lt;br /&gt;
Il nome con cui questi parcheggiatori abusivi sono chiamati è &lt;i&gt;franeleros&lt;/i&gt;, a causa della &lt;i&gt;franela&lt;/i&gt;, la pezza di stoffa colorata che usano per attirare l'attenzione. Tra i molti nomi che sono loro affibbiati vi è anche quello di &lt;i&gt;vieneviene&lt;/i&gt;, con riferimento alle indicazioni che il parcheggiatore dà alle macchine in manovra, o &lt;i&gt;toreros&lt;/i&gt;, per il fatto di attirare le automobili con panni di stoffa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In una delle città più congestionate del mondo, dove il traffico è una piaga apparentemente insormontabile e dove trovare parcheggio è spesso un incubo per gli automobilisti, quella del &lt;i&gt;franelero&lt;/i&gt; sembra una della tante figure che abitano il sottobosco delle occupazioni a cavallo tra la legalità e l'illegalità a Città del Messico, metropoli spesso invasa da venditori ambulanti, da bancarelle improvvisate sui marciapiedi, da uomini e donne che si aggirano nella metropolitana cercando di vendere qualsiasi cosa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chiedere dei &lt;i&gt;franeleros&lt;/i&gt; a un cittadino della capitale messicana, tuttavia, significa dare il via a una lunga trafila di lamentele. I &lt;i&gt;franeleros&lt;/i&gt; infatti non si limitano ad aiutare a trovare un parcheggio ma occupano le strade di Città del Messico nel vero senso della parola, ponendo fin dalle prime ore del mattino secchi pieni di pietre o oggetti ingombranti lungo i parcheggi. In molte strade è impossibile trovare un parcheggio che non sia già stato occupato da un franelero, il quale diventa l'effettivo padrone della &lt;i&gt;calle&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I &lt;i&gt;franeleros&lt;/i&gt; non solo gestiscono i parcheggi o lavano le automobili: essi garantiscono 'protezione'. Protezione da cosa? Da tutto quello che potrebbe capitare a un'automobile parcheggiata lungo le strade di Città del Messico. Ed è normale che chi parcheggia senza pagare la dovuta mancia al &lt;i&gt;franelero&lt;/i&gt; spesso trovi la sua macchina con le gomme a terra, o con la carrozzeria pesantemente graffiata. Ovviamente dal &lt;i&gt;franelero&lt;/i&gt; stesso.&lt;br /&gt;
In questo modo la &lt;i&gt;propina&lt;/i&gt; che il &lt;i&gt;franelero&lt;/i&gt; chiede finisce per trasformarsi un un vero e proprio pizzo: parcheggiare nella strada controllata da un &lt;i&gt;franelero&lt;/i&gt; e non pagare significa rischiare ritorsioni non solo sull'auto, ma anche minacce di aggressione.&lt;br /&gt;
Nel momento in cui il &lt;i&gt;franelero&lt;/i&gt; si è 'impossessato' della strada la mancia che questi chiede si trasforma in una tariffa, che varia a seconda della centralità della strada, ma anche in base alla marca dell'automobile: se a parcheggiarsi è una macchina di lusso, il prezzo si alza. I 'clienti abituali', o i residenti, possono godere di tariffe settimanali a prezzi scontati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'occupazione illegale della strada è in alcuni casi il primo passo verso un appoggio ai ladri di automobili: avere accesso ai parcheggi significa avere accesso alle automobili e sapere, per esempio, per quanto tempo i loro proprietari si allontanano da esse.&lt;br /&gt;
Avere qualcuno che presidia le strade fa inoltre spesso comodo al cosiddetto &lt;i&gt;narcomenudeo&lt;/i&gt;, vale a dire al piccolo spaccio di droga, a cui i parcheggiatori abusivi sono spesso associati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come la maggior parte delle attività illegali in Messico, i &lt;i&gt;franeleros&lt;/i&gt; riescono a prosperare grazie alla compiacenza della polizia, o per meglio dire grazie alla sua facile corruttibilità. “Pagamos por este lugar”, paghiamo per questo posto, è quello che si sente dire dai &lt;i&gt;franeleros&lt;/i&gt; con riferimento alla parte di strada sotto il loro controllo. Ed effettivamente di pagamento, a tariffe fisse e a scadenze regolari, si tratta.&lt;br /&gt;
Le pattuglie 'fanno il giro' una volta a settimana raccogliendo somme più o meno grandi da tutti i &lt;i&gt;franeleros&lt;/i&gt;, che conoscono e sanno individuare perfettamente. In cambio di questa bustarella settimanale i franeleros ottengono una quasi totale impunità e il completo dominio della strada. Se il &lt;i&gt;franelero&lt;/i&gt; decide di non pagare allora il poliziotto ricorda improvvisamente di essere tale, imponendogli le pesanti multe che la legge messicana prevede contro i parcheggiatori abusivi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'impunità è tale che i &lt;i&gt;franeleros&lt;/i&gt; arrivano, in prossimità di una partita di calcio importante o di un grande concerto, a chiudere al traffico alcune strade presso lo stadio o l'auditorio in cui si terrà l'evento, facendone dei parcheggi illegali per i quali gli automobilisti sono costretti a pagare a caro prezzo.&lt;br /&gt;
In occasione di questi eventi anche i poliziotti vogliono avere la loro parte, e in quel caso diventa necessaria una bustarella extra affinché questi chiudano un occhio nel corso della serata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Davanti a un fenomeno tanto capillare e con le forze dell'ordine complici dell'illegalità, il governo della Città del Messico si è trovato obbligato a percorrere la strada della conciliazione: nel corso dell'ultimo anno sono state legalizzate diverse migliaia di questi parcheggiatori abusivi, ai quali è stato dato un gilet catarifrangente e l'altisonante nome di “monitores ciudadanos vehiculares” affinché continuassero a fare esattamente quello che facevano prima.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È notizia recente, tuttavia, che la strada in cui vive Marcelo Ebrard, il sindaco della città, è l'unica di tutto il quartiere Condesa perfettamente sgombra e libera dai fastidiosi parcheggiatori.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Questa è la trentunesima puntata del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. Le mie foto sono su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/collections/72157627772069779/"&gt;Flickr&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-6822089346036736368?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/12/diario-messicano-franeleros.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-3726097921162995524</guid><pubDate>Wed, 14 Dec 2011 18:30:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-30T12:53:36.308+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: Luce</title><description>Quello di cui sto per trattare è un purissimo &lt;i&gt;cliché&lt;/i&gt;, un luogo comune legato al mito dell'esotismo, un fatto banale che può tranquillamente essere chiuso nel cassetto della paccottiglia. Se me ne occupo è perché da mesi ho l'impressione che dietro al &lt;i&gt;cliché&lt;/i&gt; vi sia qualcosa di vero, e verificare in prima persona la veridicità di un &lt;i&gt;cliché&lt;/i&gt; che si è sempre ritenuto paccottiglia è un'esperienza piacevole, che forse merita di essere raccontata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi legge con un po' di frequenza questo blog saprà che pur possedendo scarsa attrezzatura sono discretamente appassionato di fotografia. Arrivato in Messico, la mia passione per la fotografia è se possibile aumentata. Messico è un'enorme fucina di soggetti meravigliosi, di volti segnati, di scene che vale la pena almeno tentare di fissare sull'obiettivo. Questi mesi in Messico sono stati, dal punto di vista della fotografia, i più produttivi della mia vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da qualche tempo a questa parte le mie preferenze si inclinano verso la fotografia in bianco e nero. La trovo più capace di raccontare storie, oltre che banalmente più affascinante. Amici che seguono il mio &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/"&gt;album di Flickr&lt;/a&gt;&amp;nbsp;con costanza sono arrivati a dirmi che tutte quelle foto in bianco e nero arrivavano a essere stancanti.&lt;br /&gt;
Imperterrito, sono arrivato in Messico deciso a continuare con il bianco e nero, ma mi è semplicemente stato impossibile. Da mesi, ricontrollando al computer le foto scattate dopo una passeggiata o dopo un viaggio di qualche giorno mi accorgo che convertire le fotografie in bianco e nero significherebbe rovinarle completamente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra i motivi per cui mi ero gettato sulla fotografia in bianco e nero vi è il fatto che per un principiante far risaltare dovutamente i colori è molto difficile. Ad alti livelli sviluppare in digitale un buon bianco e nero è un'arte di estrema difficoltà, ma al mio livello il bianco e nero consente di coprire piccoli errori compiuti al momento dello scatto senza troppi problemi. Non trattandosi di lavori eccelsi, le mie foto convertite in bianco e nero sapevano darmi soddisfazioni maggiori della loro versione a colori.&lt;br /&gt;
In Messico le cose sono cambiate completamente. Le foto che scatto sono piatte, senza vita se convertite in bianco e nero. Al contrario, i colori riescono a brillare come mai in nessuna mia fotografia. La macchina fotografica era sempre la stessa di prima, e la mia tecnica fotografica non si è evoluta in così poco tempo. Nonostante questo i colori erano troppo caldi, troppo morbidi, troppo piacevoli alla vista per poter essere desaturati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In breve ho capito che ciò che stava facendo la differenza non ero io, non era la mia macchina fotografica, non era il mio modo di sviluppare in digitale. Era Messico.&lt;br /&gt;
Qui viene il &lt;i&gt;cliché&lt;/i&gt;. Il &lt;i&gt;cliché&lt;/i&gt; della luce 'magica' che invade i luoghi esotici, il &lt;i&gt;cliché&lt;/i&gt; dei colori più vividi, dell'aria più trasparente di quella grigia e soffocante delle città europee. Questo &lt;i&gt;cliché&lt;/i&gt; si rifà all'epoca coloniale, al romanticismo ottocentesco, alle tahitiane di Gauguin. Tutte cose che normalmente non esiterei a qualificare come paccottiglia -certo non le tahitiane di Gauguin quanto il concetto di 'purezza primigenia' che vi sta dietro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppure i colori di quelle foto brillano, e passeggiare per certi &lt;i&gt;pueblos&lt;/i&gt; messicani significa essere sommersi da una luce caldissima e tersa. Questo in alcune giornate ventose succede perfino a Città del Messico, che d'abitudine è perennemente avvolta da una intensa nube di &lt;i&gt;contaminación&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;
Probabilmente mi starò facendo coinvolgere da un &lt;i&gt;cliché&lt;/i&gt; secolare, ma una luce come quella che vedo tutti i giorni qui Messico mi è capitata di vederla poche volte nella vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Questa è la trentesima puntata del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. Le mie foto sono su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/collections/72157627772069779/"&gt;Flickr&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-3726097921162995524?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/12/diario-messicano-luce.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-1125718312260409125</guid><pubDate>Fri, 09 Dec 2011 08:00:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-30T12:53:11.851+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: Mouriño</title><description>Venerdì 11 novembre l'elicottero del Ministro dell'Interno messicano José Francisco Blake Mora si è schiantato sulle colline di Ayotzingo, in un volo che da Città del Messico doveva portarlo nella vicina Cuernavaca, dove avrebbe preso parte a una conferenza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando si è diffusa la notizia dell'incidente aereo, chiunque sia a conoscenza delle cose del Messico non ha potuto fare a meno di pensare al predecessore di Blake Mora nella medesima carica, Juan Camilo Mouriño, morto anch'egli in un incidente aereo il 4 novembre di tre anni fa.&lt;br /&gt;
L'aereo di Mouriño, un Learjet 45, precipitò poco prima di atterrare nell'aeroporto di Città del Messico. Il velivolo cadde su Paseo de la Reforma, una delle vie più centrali e trafficate dell'intera capitale, provocando 16 morti e 40 feriti. I sette passeggeri dell'aereo persero la vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Juan Camilo Mouriño era giunto a soli 37 anni a diventare Secretario de Gobernación, ministro dell'Interno, dopo una brillante carriera sempre a fianco dell'attuale presidente messicano Felipe Calderón. Quando Calderón nel 2003 fu Ministro dell'Energia nominò Mouriño come suo vice. Diedero entrambi le dimissioni dal ministero nel 2005, e da allora Mouriño fu il coordinatore della preparazione della campagna elettorale di Calderón e in seguito della campagna elettorale stessa.&lt;br /&gt;
Quando Calderón fu eletto nel 2006 Mouriño divenne dapprima il capo della squadra che si sarebbe occupata della transizione di governo, poi Capo dell'Ufficio di Presidenza e infine, all'inizio del 2008, Ministro dell'Interno. Prima di morire Mouriño era indicato come il più probabile successore di Calderón nelle elezioni del 2012.&lt;br /&gt;
Oltre che braccio destro di Calderón, Mouriño era anche uno degli amici più intimi del presidente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sulle motivazioni che causarono l'incidente aereo che portò alla morte di Mouriño esistono tre differenti versioni. La prima è quella ufficiale: secondo &lt;a href="http://www.sct.gob.mx/despliega-noticias/article/informe-accidente-learjet-45-xc-vmc-4-de-noviembre-de-2008/"&gt;la commissione che fu incaricata di indagare sull'incidente&lt;/a&gt;, il Learjet 45 si schiantò a causa della “perdita di controllo a bassa altitudine e successivo impatto dell'aeronave con il terreno causata da una turbolenza di scia prodotta dall'aeronave che la precedeva”. In pratica i piloti non mantennero la 'distanza di sicurezza' con l'aereo che precedeva il Learjet, un Boeing 767, finendo nella turbolenza provocata dal passaggio di quest'ultimo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda versione dell'incidente si rifà alla prima, ma rispetto a questa mette in luce il maggior peso dell'incuria ed eventualmente della corruzione nella gestione del volo. I piloti del Learjet non avevano la licenza per viaggiare su quel tipo di aeronave e vi furono gravi errori e omissioni nella gestione delle procedure di atterraggio da parte dalla torre di controllo. A Città del Messico inoltre decollavano e atterravano al tempo molti più velivoli di quanti l'aeroporto fosse progettato per accoglierne, il che aveva portato a una diffusa negligenza nell'applicazione delle misure di sicurezza.&lt;br /&gt;
Da ultimo, secondo le regole del transito aereo il Learjet di Mouriño non avrebbe dovuto atterrare a Città del Messico, ma nel vicino aeroporto di Toluca. L'influenza del personaggio politico aveva fatto sì che un aereo di dimensioni e peso troppo ridotti per atterrare in sicurezza tra gli enormi Boeing potesse usufruire dei terminal della capitale senza nessuna obiezione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La terza versione è anche la più controversa. In Messico in pochi credono che lo schianto dell'aereo di Mouriño sia stato causato da un incidente. La voce che corre è che il Ministro degli Interni sia morto in un attentato organizzato dal narcotraffico.&lt;br /&gt;
Questa idea si è fatta ancora più forte dopo la morte di Francisco Blake Mora, il successore di Mouriño, in un secondo incidente aereo. Nella settimana dell'incidente &lt;i&gt;Proceso&lt;/i&gt;, una delle più importanti e riconosciute riviste di opposizione, ha dato la notizia della morte di Blake Mora &lt;a href="http://www.proceso.com.mx/?page_id=287954"&gt;con una copertina&lt;/a&gt;&amp;nbsp;dal titolo: “Un'altra turbolenza...”, dove i puntini di sospensione indicano che i due casi sono troppo simili e troppo ravvicinati per poter essere considerati una coincidenza.&lt;br /&gt;
Al tempo della morte di Mouriño inoltre furono molte le perizie 'indipendenti' che certificarono come l'ipotesi di un attentato aereo fosse non solo da tenere in considerazione, ma perfino probabile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'idea che la morte di Mouriño sia stata provocata da un attentato ha trovato basi su cui poggiare dopo l'uscita nel 2010 di un libro della giornalista Anabel Hernández, “Los señores del narco”. Hernández sostiene che la morte di Mouriño non fu dovuta a un incidente aereo ma a una vendetta del narcotraffico per accordi non rispettati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rifacendosi a fonti di prima mano ottenute all'interno del mondo del narcotraffico, Hernández individua il responsabile del presunto attentato in uno dei più potenti capi del cartello di Sinaloa, Ismael Zambada García, alias &lt;i&gt;El Mayo&lt;/i&gt;. Questi avrebbe agito per vendicarsi della recente cattura di suo fratello Jesús Reynaldo, &lt;i&gt;El Rey&lt;/i&gt;, anch'egli esponente di primo piano del narcotraffico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo sfondo dietro al quale si svolgerebbero i fatti è quello dell'esistenza di un accordo di non belligeranza, e in alcuni casi di reciproco aiuto, tra il governo messicano e il cartello di Sinaloa capeggiato da Joaquín &lt;i&gt;El Chapo&lt;/i&gt; Guzmán, del quale &lt;i&gt;El Mayo&lt;/i&gt; Zambada sarebbe uno dei massimi alleati. Secondo Hernández le forze armate messicane sarebbero state 'costrette' alla cattura del fratello del &lt;i&gt;Mayo&lt;/i&gt; su pressione del governo statunitense, ansioso di vedere risultati concreti nella lotta al narcotraffico.&lt;br /&gt;
Nella ricostruzione di Anabel Hernández il presunto attentato aereo non sarebbe stato una vendetta nei confronti della persona di Mouriño, ma un monito diretto al governo affinché i patti fossero rispettati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La giornalista, che fa della presunta 'alleanza' tra il governo messicano e il più potente cartello del narcotraffico il tema principale del suo libro, ha argomentato le sue tesi con documenti ufficiali, interviste, ricerche d'archivio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Questa è la ventinovesima puntata del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. Le mie foto sono su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/collections/72157627772069779/"&gt;Flickr&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-1125718312260409125?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/12/diario-messicano-mourino.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-3082862969869925916</guid><pubDate>Wed, 07 Dec 2011 05:54:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-30T12:52:41.833+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: Viaggio al sud. Città del Messico</title><description>Tulum è stata l'ultima tappa del mio viaggio nel sud del Messico. Da lì ho preso un autobus verso l'aeroporto di Cancún, e da Cancún un aereo per tornare a Città del Messico.&lt;br /&gt;
Mentre camminavo verso la stazione degli autobus di Tulum ha iniziato a piovere con il sole. Una pioggia sottile, finissima, sotto la quale è bello passeggiare, pur essendo coscienti che il bocchettone dell'aria condizionata dell'autobus messicano sarà sparato a massima potenza esattamente sui tuoi vestiti bagnati. Quando sono partito da Tulum la pioggia stava spazzando via la foschia mattutina. La luce era bellissima.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'accoglienza aerea di Città del Messico e l'ingresso nella spessa cortina di &lt;i&gt;contaminación&lt;/i&gt;&amp;nbsp;che avvolge la megalopoli sono spettacolari quanto lunghi. Temporalmente lunghi.&lt;br /&gt;
Quando si decolla da una qualsiasi città italiana è sufficiente contare fino a quindici perché l'aereo abbia preso abbastanza quota da poter dominare l'intero perimetro della città. Una volta entrati nella cortina di smog che protegge come una cupola di nuvole grigie l'infinita distesa di case ed edifici, al contrario, pare impossibile dominare il perimetro della capitale messicana.&lt;br /&gt;
L'accoglienza di Città del Messico è tuffarsi dentro una nuvola di fumo, e poi lunghi minuti di case, di strade percorse da automobili piccole come formiche e di grattacieli che si susseguono apparentemente senza fine nell'oblò dell'aereo. Eppure mentre lentamente ci abbassavamo sul mostro di cemento riconoscere gli edifici, scorgere l'enorme piazza del Zócalo, il Bosque de Chapultepec, Avenida Reforma mi ha dato un brivido di familiarità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sentirsi almeno un poco a casa in un luogo che ho sempre fatto fatica a definire come tale è stata un'esperienza bella, e straniante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Questa è la ventottesima puntata del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. Le mie foto sono su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/collections/72157627772069779/"&gt;Flickr&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-3082862969869925916?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/12/diario-messicano-viaggio-al-sud-citta.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-7920033899831646240</guid><pubDate>Mon, 05 Dec 2011 04:48:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-30T12:52:09.884+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: Viaggio al sud. Tulum</title><description>A Tulum ho fatto per la prima volta il bagno nell'oceano, e l'esperienza è sicuramente differente da quella dei bagni nei vari punti del Mediterraneo fatti finora nella mia vita.&lt;br /&gt;
La spiaggia di Tulum è una delle più belle del Caribe messicano, ed è facile capirne il motivo: la sabbia è zucchero a velo, tanto nel colore quanto nella consistenza, e il mare, da bianco nel punto in cui si frange sulla costa, arriva a essere di un blu intensissimo al largo, passando nel frattempo per tutte le graduate tonalità dell'azzurro. La giornata era ventosa, e benché le onde sollevassero la sabbia a mulinelli il colore dell'acqua diventava bianco, e non melmoso come in molti nostri mari.&lt;br /&gt;
Il paesaggio, dominato dagli antichi templi maya posti sulla sommità di alti speroni a picco sul mare, è magnifico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La spiaggia di Tulum è ancora parzialmente libera dagli ecomostri che stanno lentamente invadendo tutta la costa caraibica del Messico. Ogni tanto spuntano alcuni enormi hotel di catene internazionali, ma muovendo lo sguardo verso l'interno una parte ancora considerevole della spiaggia continua a perdersi nella selva. I costruttori e gli agenti immobiliari dopo essersi occupati di Cancún a partire dagli anni '70 stanno ancora terminando il lavoro a Playa del Carmen, al nord.&lt;br /&gt;
Le cose, tuttavia, stanno cambiando molto in fretta anche a Tulum.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le strade principali del &lt;i&gt;pueblo&lt;/i&gt; di Tulum, a un paio di chilometri dalla costa si stanno lentamente riempiendo di localini in cui americani biondi con la pelle bruciacchiata accorrono per consumare le tre-quattro birre (pomeridiane) d'ordinanza, di pizzerie solo teoricamente italiane, di ostelli in cui si parla solo inglese americano. I turisti sono ormai tantissimi, tutti europei o americani.&lt;br /&gt;
Gli abitanti di Tulum sono ormai quasi tutti impiegati, in diversa misura, nell'industria del turismo, ed è difficile fare conversazione con il cameriere messicano che versa il cubalibre all'americano alticcio seduto nel tuo stesso bar.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho passato la mia giornata sulla spiaggia, raggiungibile in taxi o con autobus che passano molto raramente, e a orari indefiniti. Con tempismo incredibile sono riuscito a veder passare davanti a me tanto l'autobus che dal paese va alla spiaggia quanto, al momento del ritorno, quello che faceva il percorso inverso. Per entrambi i viaggi mi sono dovuto arrangiare con un ben più costoso taxi. Ho chiacchierato con entrambi i tassisti, tanto quello del viaggio di andata quanto quello del viaggio di ritorno. Il primo ha usato frasi da promotore turistico: Tulum è il paradiso del Messico, ha detto. Poi ha parlato del caldo e della bellezza delle ragazze.&lt;br /&gt;
Il secondo sembrava voler discutere con un po' più di realismo. Carlos, questo è il suo nome, è un uomo sulla cinquantina, dall'aspetto gioviale. È originario di un paesino dell'interno ma fa il tassista a Tulum da vent'anni, vale a dire da quando ha iniziato ad arrivare il turismo. Quando gli ho chiesto se in vent'anni Tulum è cambiata molto, lui è scoppiato in una risata forte, ma amara. Lo hai già visto il &lt;i&gt;pueblo&lt;/i&gt;, mi ha detto. Non siamo ancora ridotti come Playa (del Carmen) o peggio ancora, &lt;i&gt;Dios no lo permita&lt;/i&gt;, come Cancún, ma ci stiamo arrivando. Non posso lamentarmi del turismo, mi fa guadagnare abbastanza bene. Senza il turismo non potrei vivere. Ma senza il turismo avrei vissuto in un'altra maniera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Entrambi siamo rimasti pensierosi, e la conversazione si è spenta poco dopo. Sono tornato dalla spiaggia sentendomi complice.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Questa è la ventisettesima puntata del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. Le mie foto sono su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/collections/72157627772069779/"&gt;Flickr&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-7920033899831646240?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/12/diario-messicano-viaggio-al-sud-tulum.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-2194091788805156393</guid><pubDate>Sat, 03 Dec 2011 05:55:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-30T12:50:57.740+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: Viaggio al sud. Valladolid</title><description>Ho conosciuto doña Karla sotto al colonnato che domina la facciata dell'ex convento di San Bernardino de Siena a Valladolid, una bella cittadina coloniale a metà strada tra le rovine di Chichén Itzá e le spiagge di Tulum. Lei e altre &lt;i&gt;amas de casa&lt;/i&gt;&amp;nbsp;avevano organizzato un banchetto per vendere agli avventori cibo preparato a mano al fine di raccogliere soldi per la ristrutturazione dell'ex convento, ora chiesa parrocchiale.&lt;br /&gt;
Tra i cibi rigorosamente fatti in casa, doña Karla mi ha offerto degli squisiti &lt;i&gt;panuchos&lt;/i&gt;, piatto tipico yucateco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I &lt;i&gt;panuchos&lt;/i&gt; sono tortillas di mais preparate in maniera tale da avere un piccolo lembo sollevato. All'interno di questo lembo vengono inseriti con delicatezza &lt;i&gt;frijoles refritos&lt;/i&gt;, vale a dire una sorta di purea di fagioli neri. Il tutto viene poi fritto in olio bollente all'interno di speciali padellone.&lt;br /&gt;
La tortilla ripiena così ottenuta viene, nella versione dei &lt;i&gt;panuchos&lt;/i&gt; preparata a Valladolid, guarnita con cipolla rossa dolce e carne di pollo. Una fetta di pomodoro o una cucchiaiata di salsa piccante rossa completano il piatto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Conosco tanti particolari sulla preparazione dei &lt;i&gt;panuchos&lt;/i&gt; perché doña Karla ha insistito nel volermi spiegare passo passo la ricetta, mostrandomene tutti i procedimenti. Doña Karla è nata a Valladolid, ma ha vissuto per anni a Tulum, sulla costa. È tornata a Valladolid solo da pochi anni, spinta dal fatto che a Valladolid le sue figlie possono godere di un'educazione migliore e scacciata dagli uragani. L'uragano Gilbert aveva distrutto la sua casa sulla spiaggia bianca di Tulum nel 1988, ma doña Karla era riuscita a ricostruirla. Le devastazioni di Wilma, nel 2005, l'hanno convinta definitivamente a ristabilirsi dove aveva vissuto la sua famiglia, nell'interno dello Yucatán.&lt;br /&gt;
Ora suo marito ha una macelleria in cui gli affari vanno piuttosto bene, e sua figlia vuole diventare professionista nell'arte della &lt;i&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/sets/72157627282431833/"&gt;charrería&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;, uno degli sport nazionali messicani, che consiste nell'effettuare complicate evoluzioni in groppa a cavalli in corsa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A un certo punto della conversazione, che ha avuto tra i suoi argomenti il recente furto delle elemosine nella chiesa cattedrale della città, lo scorrere pacifico della vita a Valladolid, la durata del volo tra Italia e Messico, doña Karla si è illuminata. Sai, mi ha detto, che nella chiesa del paesino qui vicino dice messa un frate italiano? A quel punto interviene una signora anziana che già da qualche tempo ci stava ascoltando, e ci comunica che padre José, padre Giuseppe, si trovava proprio nel convento davanti al quale ci trovavamo. Stava tirando pasta fino a poco tempo fa per contribuire alla raccolta dei fondi, ma poi è stato chiamato per delle confessioni.&lt;br /&gt;
Senza darmi il tempo di dire una parola, la signora corre dentro alla chiesa per chiamare il frate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo un paio di minuti esce dalla porta della chiesa un francescano dall'aspetto imponente, con occhiali tondi, la barba folta e il saio effettivamente sporco di farina. La nostra conversazione dura pochi minuti, perché padre José doveva tornare a confessare dei ragazzi, ma il francescano fa in tempo a raccontarmi di essere originario di Cattolica, di aver trascorso un periodo a Bologna e poi di essere partito in missione per il Messico, fermandosi prima tra gli indios della zona maya, in mezzo alla selva, e poi a Valladolid, dove dice messa e organizza la comunità da quasi un anno.&lt;br /&gt;
Saputo che studio storia, padre José cita Bernardino de Sahagún, il francescano che nel XVI secolo salvò con le sue ricerche grosse fette di cultura indigena dalla distruzione irrimediabile degli inquisitori.&lt;br /&gt;
“Quello aveva due palle così”, mi dice esplicando il concetto con un gesto eloquente delle mani, prima di sparire di nuovo nella semioscurità della chiesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Questa è la ventiseiesima puntata del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. Le mie foto sono su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/collections/72157627772069779/"&gt;Flickr&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-2194091788805156393?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/12/diario-messicano-viaggio-al-sud.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-3383862823146763989</guid><pubDate>Fri, 02 Dec 2011 05:30:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-30T12:50:28.798+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: Viaggio al sud. Uxmal</title><description>Quello della fenomenologia del turista italiano all'estero è un tema usurato, che nella maggior parte dei casi non merita di essere nemmeno citato. Quella che mi è capitata oggi tuttavia è un'eccezione felice, oltre che una piccola casualità che penso meriti di essere raccontata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Uxmal è un posto dove i turisti italiani non arrivano. Sede principale della cosiddetta civiltà maya &lt;i&gt;puuc&lt;/i&gt;, Uxmal è oggi un sito archeologico maestoso e ben restaurato. Il fatto è che Uxmal ha la 'sfortuna' di trovarsi dalla parte 'sbagliata' della penisola dello Yucatán, quella lontana dalla famigerata riviera maya, da Cancún e dalle coste del Caribe. Gli italiani in visita in Messico possono ancora fermarsi ad ammirare Palenque, uno dei siti archeologici più importanti del mondo, ma una volta sbucati sulla penisola yucateca nessun sasso antico può più fermarli. Troppo forte è la tentazione delle spiagge caraibiche, dei locali tamarri di Cancún costruiti apposta per loro, dei cuba libre a 15 euro l'uno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se difficilmente i turisti italiani non si spingono fino a Uxmal, è impossibile chiedere a abitante dello Stivale di fermarsi a Kabah, un piccolo ma bellissimo sito maya a una ventina di chilometri da Uxmal. Per il viaggiatore appiedato raggiungere Kabah è particolarmente difficoltoso: è necessario prendere un autobus sgangherato che passa raramente e senza orari fissi da Uxmal. A Kabah nemmeno i francesi e gli inglesi giungono. Solo due coppie di tedeschi, e gli immancabili giapponesi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho aspettato quasi un'ora sul ciglio della strada l'autobus che da Kabah mi avrebbe riportato a Mérida, la città nella quale alloggio. Quando è apparso, vecchissimo, alzando dietro di sé una scia di polvere, ho sorriso. Sono salito e l'autista è ripartito immediatamente. Mentre cercavo di mantenere l'equilibrio sull'autobus in moto e al tempo stesso di pagare il prezzo del biglietto ho visto che seduti nei sedili subito dietro al posto dell'autista c'erano Dario ed Emanuela.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un mese fa ho fatto un piccolo viaggio nello stato di &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/sets/72157628093110313/"&gt;Michoacán&lt;/a&gt; con due amici. Tra le nostre tappe c'è stato il piccolo villaggio di Zirahuen, sull'omonimo lago, un &lt;i&gt;pueblo&lt;/i&gt; incantato in cui eravamo gli unici visitatori dell'intera zona. Questo almeno finché, al momento di salire sul &lt;i&gt;camión&lt;/i&gt;&amp;nbsp;per tornare al paese&amp;nbsp;vicino nel quale eravamo alloggiati, vi abbiamo trovato altri due europei, che abbiamo scoperto essere italiani. Era una coppia di Milano sulla cinquantina, che già da alcuni giorni stava viaggiando per il Messico con lo zaino in spalla, dopo aver lasciato a casa i figli, ormai adulti. Fino a quel momento erano stati a Città del Messico e in Michoacán. Si trattava appunto di Dario ed Emanuela.&lt;br /&gt;
In quel frangente abbiamo scambiato alcune parole cordiali e ci siamo salutati, andando ognuno per la propria strada.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ritrovare le stesse persone esattamente un mese dopo, dall'altro lato del Messico e su un autobus sperduto in mezzo alla selva è stato motivo di eccezionale stupore per tutti. Questa volta io ero solo, e i due mi hanno chiesto che fine avessero fatto i miei compagni di viaggio, rimasti a casa. Poi mi hanno raccontato del loro ultimo mese passato a viaggiare per il Messico, da Michoacán alla Bassa California, a Chihuahua, a Veracruz, a Oaxaca, fino ad arrivare a Tuxtla Gutiérrez e percorrere la mia stessa strada, mentre io li precedevo di circa un giorno. Ora stavano andando a Uxmal.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con Dario ed Emanuela non ho fatto discorsi profondi, ma ancora una volta chiacchiere cordiali. Eppure il fatto di averli ritrovati dopo un mese ancora intenti a scoprire il Messico mi ha fatto ripensare, almeno in parte, la fenomenologia tipica del turista italiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Questa è la venticinquesima puntata del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. Le mie foto sono su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/collections/72157627772069779/"&gt;Flickr&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-3383862823146763989?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/12/diario-messicano-viaggio-al-sud-uxmal.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-6046926175144972306</guid><pubDate>Wed, 30 Nov 2011 05:04:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-30T12:50:00.463+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: Viaggio al sud. Campeche</title><description>Durante la nostra &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/11/diario-messicano-dal-chiapas-palenque.html"&gt;chiacchierata&lt;/a&gt; John mi ha raccontato che tutti i giorni, un'ora prima che cali il sole, dei piccoli uccelli simili a corvi si radunano in massa su due-tre alberi nella piazza di Palenque, e da lì iniziano a emettere versi e gorgheggi al tempo stesso meravigliosi e assordanti per circa una mezz'ora. Una volta tramontato il sole gli uccelli smettono di cantare e tornano ai loro nidi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A causa mia John non è riuscito a sentire il canto degli uccelli di Palenque: il tempo ci è sfuggito di mano, e quando abbiamo visto tramontare il sole eravamo ancora seduti davanti a un tavolo a parlare.&lt;br /&gt;
Il giorno dopo io sono partito verso la città di Campeche, dove mi trovo ora, e lui verso San Cristobal de Las Casas, facendo a ritroso il percorso da cui io ero venuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Campeche è una città sull'oceano. Passeggiare sul lungomare della città, vedendo il mare per la prima volta dall'inizio di questa lunga estate messicana che vivo da cinque mesi, ha avuto un che di commuovente.&lt;br /&gt;
A un certo punto della mia passeggiata ho iniziato a sentire versi di uccelli, che avvicinandomi divenivano sempre più forti. Era il tramonto, e un enorme stormo di piccoli uccelli simili ai corvi aveva preso possesso di due alberi, emettendo gorgheggi vari e assordanti. Mi sono avvicinato, e mi sono accorto che quei due alberi decoravano l'entrata del cimitero della città.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante fosse ormai buio, il cancello del cimitero era aperto, e l'interno illuminato. Dietro al cancello un vecchio indio sedeva massaggiandosi i piedi polverosi. Il suo cane, legato a un albero, ha iniziato a unirsi al canto degli uccelli con i suoi latrati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il cimitero era simile ai cimiteri monumentali europei, in finto marmo bianco, con angeli in preghiera e madonne piangenti. La disposizione delle tombe pareva non avere un ordine. Ai lati del vialetto centrale le lapidi, le statue funebri, le cappelline si affastellavano senza lasciare alcun passaggio tra le une e le altre, in maniera tale che le tombe più lontane dal vialetto finivano per diventare praticamente irraggiungibili.&lt;br /&gt;
Guardando le tombe ho notato come le date di nascita e morte dei defunti fossero indicate con le lettere greche omega e alfa. In quest'ordine: l'ultima lettera dell'alfabeto greco per la nascita e la prima per la morte. Mentre camminavo con la coda dell'occhio ho notato qualcosa di colorato. Un cubo di Rubik era depositato all'interno di una piccola teca, illuminata. La bara di un bambino, ho pensato. Ho controllato: l'omega riportava una data del 1936.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Arrivato alla fine del vialetto mi sono trovato davanti a un'enorme distesa di monumenti funebri bianchi, e girandomi il cancello di ingresso mi è parso infinitamente lontano. Sono tornato frettolosamente sui miei passi. Il cane dell'indio continuava a latrare. Non so da quanto tempo il canto degli uccelli avesse iniziato a tacere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Questa è la ventiquattresima puntata del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. Le mie foto sono su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/collections/72157627772069779/"&gt;Flickr&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-6046926175144972306?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/11/diario-messicano-viaggio-al-sud.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-3026480739113795432</guid><pubDate>Tue, 29 Nov 2011 05:15:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-30T12:49:23.957+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: Viaggio al sud. Palenque</title><description>Ho incontrato John nel mezzo della giungla che copre le rovine di Palenque. John è un uomo di settant'anni, con una bella camicia nera e un'aria rispettabile.&lt;br /&gt;
Eravamo entrambi presso un ponte sopra il fiume che riforniva d'acqua l'antica città maya di Palenque. È stato John a rivolgermi la parola per primo. "Sono stato qui dieci anni fa" mi ha detto in perfetto spagnolo. "A quel tempo non c'erano tutti questi turisti, né tutte le guide e le infrastrutture. Era tutto molto più selvaggio.&amp;nbsp;Ero con una donna americana, mia connazionale, una vedova".&lt;br /&gt;
Sono ormai pronto ad ascoltare il discorso malinconico di un anziano saggio quando John alza la mano e indica uno specchio d'acqua cristallina ai piedi della cascata: "Lì dentro feci l'amore con la tipa, un paio di volte. A un certo punto passò sul fiume una famiglia messicana con bambini. La signora messicana si mise a strillare furiosamente", dice con una risata roboante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
John è cittadino americano, ma le sue origini sono parzialmente italiane e parzialmente slovacche. Prima della pensione era professore di antropologia all'università di Lafayette, Pennsylvania. Ha fatto lavori di campo nel Sahara e in Amazzonia, e scritto libri sull'argomento. Ha due figli, ormai adulti, avuti da una moglie ucraina dalla quale ha divorziato.&lt;br /&gt;
Dopo la pensione John si è trasferito in Florida, il paradiso di tutti gli anziani americani, ma ben presto ha venduto la sua casa e la sua auto e ha iniziato a viaggiare perché, mi ha detto, lui non sa giocare a bingo.&lt;br /&gt;
Ora vive parte dell'anno ad Alicante, in Spagna, e parte dell'anno a Oaxaca, in Messico. Per il resto del tempo John fa visita ai suoi due figli, che vivono nelle due coste degli Stati Uniti, e viaggia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tempo fa John è stato vittima di un ictus che lo ha lasciato paralizzato per alcuni anni. Dopo lunga riabilitazione è riuscito a recuperare una buona mobilità, ma camminando zoppica vistosamente. Questo tuttavia non gli ha impedito di raggiungere i più sperduti angoli del mondo, da Singapore alla Colombia. Tra tutti i continenti, gli manca solo l'Antartide, ma dice di non amare il freddo.&lt;br /&gt;
Durante la nostra chiacchierata John mi ha parlato perfettamente in inglese, spagnolo, italiano, francese, russo, portoghese, ma conosce in tutto otto lingue.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella sua giovinezza John è stato un hippie, un libertino, un linguista, un sommozzatore, un ballerino di danze popolari e di flamenco. Dopo l'ictus non può più ballare danze come il flamenco, ma mi ha assicurato che può ancora esibirsi in un ottimo sirtaki.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel corso del lungo pranzo a cui mi ha invitato, John mi ha parlato della sua vita familiare, sentimentale e sessuale, con colorite espressioni in italiano, spagnolo, americano. Mi ha dato consigli su come continuare il mio viaggio, sui prossimi viaggi da fare, su come piacere di più alle donne, su come migliorare il mio inglese, su come vivere sempre nel presente, su come approfondire il tema dei genocidi in Cambogia, su come fare l'amore con una lesbica. Io a volte ho assentito, a volte mi sono entusiasmato, a volte ho storto il naso. Lui in nessun momento ha smesso di ridere in maniera contagiosa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho parlato con John, o per meglio dire John ha parlato con me, per più di quattro ore, mentre il nostro pranzo si trasformava in una cena. Al momento di salutarci, mentre ciascuno tornava al suo alloggio, John mi ha abbracciato e mi ha detto che lui a settant'anni non ha ancora smesso di imparare dalle persone, e che oggi aveva imparato molto da me.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
All'inizio del mio viaggio mi ero ripromesso di parlare il meno possibile con altri turisti, per concentrarmi sulle persone che vivono nei posti in cui avrei viaggiato. John è stata la migliore eccezione che potessi fare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Questa è la ventitreesima puntata del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. Le mie foto sono su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/collections/72157627772069779/"&gt;Flickr&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-3026480739113795432?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/11/diario-messicano-dal-chiapas-palenque.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-4431945470975251963</guid><pubDate>Sun, 27 Nov 2011 21:30:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-30T12:48:46.236+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: Viaggio al sud. Zinacantán</title><description>Per raggiungere il pueblo indio di Zinacantán da San Cristobal de Las Casas è necessario prendere un &lt;i&gt;colectivo&lt;/i&gt;, una camionetta sgangherata che funge da piccolo autobus. Nel caso di Zinacantán tuttavia il &lt;i&gt;colectivo&lt;/i&gt; è una semplice automobile che trasporta quattro persone alla volta. I &lt;i&gt;colectivos&lt;/i&gt; che percorrono i 15 chilometri tra San Cristobal e Zinacantán non hanno orari: semplicemente l'autista aspetta che la macchina si riempia e parte solo quando questa è completamente piena.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel viaggio di ritorno da Zinacantán sono stato il secondo a salire sulla macchina, e ho quindi dovuto aspettare venti minuti abbondanti prima che salissero altre due persone e l'autista si decidesse a partire. Ángel era il primo passeggero ad essere salito sull'auto, ed è stata la persona con cui ho parlato durante l'attesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ángel è un indio tzotzil. È originario di Zinacantán, ma fa la &lt;i&gt;secundaria&lt;/i&gt; (la nostra scuola superiore) a San Cristobal. Tutti i giorni deve percorrere con quelle automobili sostitutive dei pullman il tragitto che lo porta dal suo &lt;i&gt;pueblo&lt;/i&gt; alla città.&lt;br /&gt;
Ángel è seconda chitarra in un gruppo di rock blues chiamato Lumaltok, parola che in tzotzil significa &lt;i&gt;nieblina&lt;/i&gt;, nebbiolina. Con il suo gruppo Ángel ha suonato più volte a Città del Messico, a Guadalajara, in Guatemala e nello stato di Sonora.&lt;br /&gt;
I Lumaltok cantano in tzotzil, la loro lingua madre, ma suonano musica europea. I gruppi preferiti di Ángel sono gli Iron Maiden, i Led Zeppelin, i Radiohead. I Lumaltok hanno un &lt;a href="http://www.myspace.com/lumaltok"&gt;Myspace&lt;/a&gt;&amp;nbsp;dove è possibile ascoltare alcuni sample.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ángel mi ha confidato che ama suonare con i Lumaltok, ma che sta pensando di mettersi in proprio e di costituire un gruppo autonomo con alcuni amici.&lt;br /&gt;
Una volta giunti a Zinacantán io e Ángel ci siamo salutati, dopo esserci scambiati i contatti. Da oggi i Lumaltok hanno un fan italiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Questa è la ventiduesima puntata del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. Le mie foto sono su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/collections/72157627772069779/"&gt;Flickr&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-4431945470975251963?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/11/diario-messicano-dal-chiapas-zinacantan.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-1062622064082133542</guid><pubDate>Sun, 27 Nov 2011 05:45:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-30T12:48:08.773+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: Viaggio al sud. San Juan Chamula</title><description>Il territorio intorno a San Cristobal de Las Casas è terra degli tzotziles, popolo indigeno le cui origini si perdono nella storia. Intorno a San Cristobal esistono alcuni &lt;i&gt;pueblos&lt;/i&gt; tzotziles che ancora sembrano avere permanenze della cultura indigena.&lt;br /&gt;
Per raggiungere uno di questi &lt;i&gt;pueblos&lt;/i&gt;, San Juan Chamula, oggi ho preso un &lt;i&gt;colectivo&lt;/i&gt;, riduzione di 'transporte colectivo', uno dei tanti nomi che indicano le sgangherate camionette 'travestite' da piccoli autobus che in tutto il Messico sono il principale mezzo di trasporto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sul collettivo per San Juan Chamula ero visibilmente l'unico europeo, o per meglio dire l'unico non abitante di Chamula. Forse per spregio, l'autista del &lt;i&gt;colectivo&lt;/i&gt; mi ha fatto sedere nei sedili posteriori della camionetta, dove si trovavano le donne e i bambini. Gli uomini, con i loro cappelli a falde larghe, sedevano sui sedili davanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le donne indossavano gli abiti tipici del &lt;i&gt;pueblo&lt;/i&gt;: camicette di quello che pareva raso decorate con ampi motivi floreali, scialli colorati e gonne di lana nera dai lunghi filamenti. Mi hanno salutato e mi hanno chiesto se andavo a Chamula, ma subito dopo hanno iniziato a parlare tra loro in tzotzil, una lingua piena di suoni gutturali e di vocali allungate, di cui era impossibile comprendere una parola se non le poche che le donne pronunciavano in spagnolo.&lt;br /&gt;
Durante il viaggio in compenso ho scambiato due parole con i bambini, che comprendevano i rimproveri in tzotzil delle loro madri ma vi rispondevano in spagnolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prima di uscire dalla città di San Cristobal il &lt;i&gt;colectivo&lt;/i&gt; è rimasto bloccato per diversi minuti in mezzo a un mercato. In quel momento il programma radio che l'autista stava ascoltando ha iniziato a trasmettere una sorta di proclama sulla rivoluzione, in tzotzil e in spagnolo. Una voce cadenzata diceva che la rivoluzione significa cambio, che significa la fine di un sistema di sfruttamento delle persone, che significa fine delle disuguaglianze. Che la rivoluzione significa vivere in pace con le altre persone, senza dover più patire la fame. Che la rivoluzione significa sovvertire un sistema imperialista che non lascia i contadini liberi di vivere del proprio lavoro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre la radio continuava a scandire parole sulla rivoluzione uno dei locali pseudo bohemiénne di San Cristobal de Las Casas, dove un pasto costa probabilmente quanto una di quelle donne tzotziles riesce a guadagnare in tre giorni e dove i giovani statunitensi ed europei pensano di starla facendo per davvero, la rivoluzione, ha iniziato a vomitare a tutto volume sulla strada &lt;i&gt;Life in technicolor&lt;/i&gt; dei Coldplay.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Questa è la ventunesima puntata del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. Le mie foto sono su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/collections/72157627772069779/"&gt;Flickr&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-1062622064082133542?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/11/diario-messicano-dal-chiapas-san-juan.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-8315696567924364022</guid><pubDate>Sat, 26 Nov 2011 05:30:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-30T12:47:39.176+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: Viaggio al sud. Tuxtla</title><description>La prima persona che ho conosciuto nel mio viaggio in Chiapas si chiama Ismael. Ho preso la cosa come di buon auspicio.&lt;br /&gt;
Ismael era il mio vicino di sedile nell'aereo che oggi da Città del Messico mi ha portato a Tuxtla Gutiérrez, la capitale del Chiapas. Per buona parte della durata del viaggio ci siamo tacitamente litigati il posto per il gomito nel bracciolo che divideva i nostri due sedili, mentre lui ascoltava musica e io leggevo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando l'aereo era ormai in procinto di atterrare, mi sono deciso a chiedergli informazioni su come arrivare dall'aeroporto di Tuxtla a San Cristobal de las Casas, la prima meta del mio viaggio nel sud del Messico. Lui mi ha detto che era necessario andare alla città di Tuxtla, e da lì prendere un &lt;i&gt;camión&lt;/i&gt;, un autobus. Il fatto, mi ha spiegato, è che l'aeroporto è molto lontano da Tuxtla, e l'unico modo per arrivare in città sono i taxi, che chiedono cifre astronomiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Davanti al mio palese sconforto, mentre invano ancora gli chiedevo se davvero non esistevano autobus che collegavano Tuxtla all'aeroporto, Ismael mi ha proposto di darmi un passaggio fino alla città. Suo padre lo stava aspettando in macchina fuori dall'aeroporto, e non gli sarebbe costato niente portarmi fino alla stazione degli autobus. Ho accettato, prima con ritrosia e poi con entusiasmo.&lt;br /&gt;
Quando siamo usciti dal terminal tuttavia il padre di Ismael ancora non era arrivato, e lo abbiamo aspettato una abbondante mezz'ora chiacchierando.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ismael è un uomo di poco più di trent'anni. È nato e ha sempre vissuto a Tuxtla, la capitale del Chiapas, o per meglio dire in un paesino vicino alla città. È biologo, e lavora in progetti di reintroduzione all'interno dell'ecosistema chiapaneco di piante tradizionali il cui uso è andato perso. Ha trascorso diversi anni facendo ricerca nelle selve del Chiapas, e durante questi periodi di studio ha conosciuto la sua attuale moglie, anche lei biologa. Ismael e sua moglie hanno una figlia di sei anni, che ha appena iniziato ad andare a scuola.&lt;br /&gt;
A Ismael piacerebbe visitare l'Europa, ma prima ha in mente di esplorare tutta l'America Centrale e di conseguire un dottorato per specializzarsi meglio nel suo campo. È preoccupato per la povertà in Chiapas, per la situazione politica che non si sblocca. Mi ha raccontato di come ormai gli zapatisti qui siano considerati come un miraggio, come un elemento in più del ricco folclore che tanto attira i turisti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il padre di Ismael è venuto a prenderlo su un pick up mezzo scassato. Portava con sé la figlia di Ismael, sua nipote, una bambina bellissima che non ha smesso un secondo di nascondersi dietro il mio enorme zaino da montagna, sorridendo senza dire una parola.&lt;br /&gt;
Abbiamo continuato a chiacchierare lungo il viaggio fino a Tuxtla, con i finestrini del pick up aperti e l'aria fortissima sulla faccia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Solo dopo che avevo salutato Ismael mi è stato detto che esistono degli autobus che, seppure a caro prezzo, mi avrebbero potuto portare dall'aeroporto di Tuxtla direttamente al luogo in cui mi interessava andare, San Cristobal. Probabilmente avrei anche risparmiato un'ora buona di trasbordi. La cosa non mi ha toccato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Questa è la ventesima puntata del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. Le mie foto sono su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/collections/72157627772069779/"&gt;Flickr&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-8315696567924364022?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/11/diario-messicano-dal-chiapas.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-9112659111028650756</guid><pubDate>Fri, 18 Nov 2011 05:05:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-22T17:08:00.137+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: L'antitempo</title><description>Recentemente il mio Diario messicano è uscito dai server di Google per approdare, almeno in piccola parte, sulla carta stampata. Qualche tempo fa i ragazzi della rivista &lt;i&gt;L'antitempo&lt;/i&gt;, una &lt;a href="http://www.antitempo.it/"&gt;webzine di satira&lt;/a&gt; con una particolare attenzione all'ambito internazionale, mi hanno chiesto di poter usare parte del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/10/diario-messicano-il-web-nel-mirino.html"&gt;post sugli attentati del narcotraffico contro gli attivisti di internet&lt;/a&gt; per il numero zero della loro rivista cartacea.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho accettato subito, felice soprattutto del fatto che il mio pezzo avrebbe fatto da commento alle vignette di Rapé, un &lt;a href="http://www.cartonclub.com.mx/index.php?id=13&amp;amp;idart=201"&gt;meraviglioso&lt;/a&gt; disegnatore satirico messicano.&lt;br /&gt;
Non ho ancora potuto sfogliare &lt;a href="http://www.antitempo.it/?page_id=1581"&gt;la rivista&lt;/a&gt;, che ovviamente qui in Messico non è reperibile, ma chi ha avuto modo di farlo per me mi ha detto che il progetto merita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I ragazzi de &lt;i&gt;L'antitempo&lt;/i&gt; stanno organizzando una serie di feste a Milano e provincia per far conoscere e diffondere la rivista. Se vi capita di passare da quelle parti andateci, e raccontatemi com'è.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Update:&lt;/i&gt; la rivista si può sfogliare a &lt;a href="http://issuu.com/lantitemporivista/docs/antitempo-00-issue"&gt;questo link&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Questa è la diciannovesima puntata del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. Le mie foto sono su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/sets/72157627282431833/"&gt;Flickr&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-9112659111028650756?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/11/diario-messicano-lantitempo.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-8812180889546810838</guid><pubDate>Fri, 11 Nov 2011 07:00:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-30T12:46:59.065+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: Lavoro e lavoratori</title><description>In Messico la disoccupazione sembra un fenomeno inesistente. I dati ufficiali parlano di un tasso di disoccupazione piuttosto basso, circa la metà di quello dell'Italia. Effettivamente passeggiando per le strade quanto meno della capitale l'idea che è possibile farsi è quella di un mercato del lavoro dinamico: moltissimi negozi e ristoranti espongono sulle loro vetrine cartelli in cui si offre l'assunzione di camerieri, aiuto cuochi, commessi, impiegati, cassieri, venditori. Anche parlando con le persone che conosco è molto difficile sentire gli stessi discorsi che i giovani europei, e specialmente italiani, sono costretti a fare negli ultimi tempi riguardo la mancanza di lavoro: il lavoro in Messico c'è, ed è relativamente facile da trovare. Questo nonostante la crisi, che pure anche qui in Messico ha notevolmente rallentato l'economia e pare &lt;a href="http://www.jornada.unam.mx/2011/11/10/economia/023n1eco"&gt;prossima a rallentarla ancora&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per una volta il narcotraffico pare non intervenire nel fenomeno: quella del trasporto, della distribuzione e della vendita della droga è certamente una delle 'attività economiche' più importanti del paese, se non la più importante in assoluto. Tuttavia nessuno, o quasi nessuno dei membri dei 'cartelli' del narcotraffico è, dal punto di vista ufficiale, disoccupato: i narcos sono contadini, allevatori, impiegati statali, imprenditori, oltre che ovviamente poliziotti, militari, politici professionisti, giornalisti. Le operazioni di lavaggio del denaro, che fanno sì che milioni e milioni di dollari si riversino annualmente sull'economia messicana, 'dopano' il sistema, ma rientrano perfettamente nei conteggi ufficiali dell'impiego in Messico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/6333088477/in/set-72157627808549517" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="303" src="http://3.bp.blogspot.com/-SnGnA5jZh8A/TryvlLnKwpI/AAAAAAAAAqA/6ODjdGxNwVE/s400/workers14.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Workers #14&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;br /&gt;
La mia esperienza diretta si basa in realtà sulla sola Città del Messico. Almeno per questa metropoli, tuttavia, è facile capire perché quello della disoccupazione pare essere un problema limitato: per iniziare, Città del Messico è un enorme cantiere, in continuo movimento. Questo per due ragioni: la prima è che l'economia messicana si sta espandendo a livelli che l'Italia non conosce da decenni, e la cosa dà ovviamente impulso alla costruzione e al rinnovamento edilizio della città. La seconda ragione è che Città del Messico è in continua riparazione: pavimentazioni stradali, tubature, pali della luce, cavi elettrici, marciapiedi paiono necessitare di manutenzione perenne. A occuparsi di tutto questo, un numero incalcolabile di muratori, operai, manovali che tutti i giorni si dedicano alla messa a punto di una città che richiede infinite cure. A questi si aggiungono una schiera di giardinieri, spazzini, operatori della nettezza urbana. Il fatto è che queste schiere di lavoratori, indipendentemente dal lavoro che è richiesto loro fare, sono invariabilmente molti di più di quelli che il loro compito richiederebbe.&amp;nbsp;Quelli che seguono sono alcuni esempi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: center;"&gt;
*&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
Tutte le mattine per recarmi all'università devo passare in mezzo a un parco pubblico. Si tratta di un parco urbano di dimensioni contenute, in cui la superficie di asfalto supera quella di erba. Tutte le mattine di tutti i giorni della settimana passando attraverso questo parco vedo lavorare con le loro cerate gialle almeno venti di quelli che in Italia chiamiamo operatori ecologici. Sono talmente tanti per un piccolo parco che viene curato tutti i giorni che essi stessi lavorano a turno: un terzo di queste venti persone raccoglie foglie, un altro terzo innaffia le aiuole, il restante terzo fa colazione, o riposa sotto gli alberi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una decina di anni fa in Messico fu dato il via libera alla commercializzazione dei farmaci generici. A Città del Messico negli ultimi anni hanno iniziato per questo motivo a proliferare farmacie che vendono farmaci a relativamente poco prezzo, con marketing aggressivo e nomi che attirano l'attenzione come 'Farmacias del Ahorro', Farmacie del Risparmio. Queste farmacie sembrano avere buon successo, tanto che ormai Città del Messico ne è piena. In queste farmacie lavorano dai tre ai cinque impiegati che distribuiscono i farmaci dietro al bancone. Oltre a questi ci sono almeno altre quattro o cinque persone piazzate di fronte alle vetrine della farmacia con indosso un camice da medico e con l'unico scopo di distribuire volantini. Per essere efficace, la scena deve essere immaginata: farmacie spesso piccolissime, che si espongono sulla strada per non più di una o due vetrine, occupate all'esterno da piccoli plotoni di uomini e donne in camice bianco con entrambe le mani piene di volantini che pubblicizzano precisamente la farmacia che hanno alle spalle. Se a questi aggiungiamo gli impiegati che lavorano all'interno della farmacia, avremo quasi una decina di persone addette a un negozio di appena poche decine di metri quadrati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come succede in molti paesi del mondo, in Messico alle casse dei supermercati ci sono degli impiegati il cui compito è unicamente quello di imbustare le merci. La cosa di per sé non è strana. Il fatto è che queste persone, almeno per quella che è la mia esperienza, dovrebbero essere ragazzi, giovani che fanno gli 'imbustatori' come lavoro temporaneo per guadagnare qualche soldo. In Messico tuttavia, se una buona metà degli 'imbustatori' dei supermercati è effettivamente composta da ragazzini (più che altro bambini, in realtà), un'altra metà è composta da persone anziane, anche ultrasettantenni, come se la necessità di lavoro fosse tanto elevata da necessitare il richiamo dalla pensione anche di uomini e donne anziani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/6268003695/in/set-72157627808549517" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://2.bp.blogspot.com/-TRznxhFrn60/Tryvjk-ONdI/AAAAAAAAAp4/MGbf4Es9bcs/s400/workers12.jpg" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Workers #12&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;br /&gt;
La situazione, lo si sarà capito, è ben diversa. In Messico, o quanto meno nella capitale, la politica del lavoro è volta a ottenere il massimo livello occupazionale anche quando il mercato non richiede tutti i lavoratori che vengono inseriti al suo interno. La 'droga' che consente al sistema di andare avanti sono ovviamente i bassi salari: eccezion fatta per la ristretta élite del paese, &lt;a href="http://www.cnnexpansion.com/economia/2011/02/23/salarios-bajos-por-escasa-productividad"&gt;il messicano medio guadagna 3100 pesos al mese&lt;/a&gt;, equivalenti a 160 euro. Fuori dalla capitale e dalle grandi città, dove manca del tutto il più remunerativo settore terziario, il reddito di un contadino può arrivare a valere la metà, o meno. In Messico la vita è molto meno cara che in Europa, ma almeno nella capitale non così tanto da rendere salari del genere anche soltanto dignitosi.&lt;br /&gt;
I messicani, al contrario di quanto dice lo stereotipo, lavorano, e lavorano tanto. Il problema è che il sistema offre loro quasi esclusivamente lavori squalificati e squalificanti, che non danno loro quanto basta per vivere una vita acettabile.&lt;br /&gt;
Da qui un'economia che viaggia a cifre percentuali di aumento del PIL notevoli, e che tuttavia non riesce a garantire il benessere dei suoi cittadini, contribuendo inoltre a un allargamento sempre maggiore della forbice tra i ricchissimi e coloro che non possono permettersi nemmeno il sostentamento quotidiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il fatto è che i ricchissimi qui in Messico sono persone che nascono privilegiate: non esiste in Messico una mitologia che possa tradurre quella del sogno americano, in cui un povero diavolo con talento e tanta voglia di lavorare riesce ad avere successo e diventare ricco. I ricchissimi nascono tutti da famiglie ricchissime, hanno tutti la pelle più o meno chiara, hanno studiato in prestigiose università statunitensi.&lt;br /&gt;
Vi è un solo esempio di ascensore sociale efficace qui in Messico, e questo è il narco. Joaquin 'El Chapo' Guzmán, il capo del cartello di Sinaloa, il più grande criminale attualmente in vita e uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo, nasce da una famiglia di poverissimi agricoltori e piccoli allevatori; Miguel Ángel Félix Gallardo, il 'capo dei capi' degli anni '80, era un semplice agente di polizia. Le storie di capi del narco che partendo dal nulla sono arrivati ad accumulare quantità incredibili di denaro e a maneggiare armi, donne e tonnellate di cocaina con facilità e destrezza sono ormai entrate nella mitologia messicana, ed eccitano le immaginazioni dei tanti giovani la cui unica possibilità di vita fuori dal narco è un lavoro squalificante da 160 euro al mese, sempre che ci si trovi dalla parte 'giusta' delle statistiche nazionali sul reddito.&lt;br /&gt;
In questo paese in guerra contro se stesso l'unico vero 'sogno messicano' è il narcotraffico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è la diciottesima puntata del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. Le mie foto sono su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/collections/72157627772069779/"&gt;Flickr&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/sets/72157627808549517/"&gt;Qui&lt;/a&gt; un album dedicato ai lavoratori a Città del Messico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-8812180889546810838?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/11/diario-messicano-lavoro-e-lavoratori.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-SnGnA5jZh8A/TryvlLnKwpI/AAAAAAAAAqA/6ODjdGxNwVE/s72-c/workers14.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-7414929956698694149</guid><pubDate>Sun, 06 Nov 2011 17:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-06T18:49:10.629+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: Sul Post, ancora</title><description>Il mio secondo pezzo per il Post riguarda la presunta, più volte dichiarata e più volte ritirata, guerra di Anonymous contro il cartello del narcotraffico de Los Zetas, lo stesso che a settembre si era dimostrato capace di &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/10/diario-messicano-il-web-nel-mirino.html"&gt;rintracciare e colpire più di un attivista sul Web&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo il rapimento di uno dei membri di Anonymous da parte dei narcotrafficanti a inizio ottobre, si sono susseguiti fino a oggi numerosi comunicati, messaggi e smentite, fino a che la vicenda è sembrata concludersi in un nulla di fatto.&lt;br /&gt;
Potete leggere il mio pezzo &lt;a href="http://www.ilpost.it/2011/11/06/la-guerra-di-anonymous-contro-i-narcos-messicani/"&gt;seguendo questo link&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è la diciassettesima puntata del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. Le mie foto sono su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/sets/72157627282431833/"&gt;Flickr&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-7414929956698694149?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/11/diario-messicano-sul-post-ancora.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-1523816928609239341</guid><pubDate>Thu, 03 Nov 2011 12:18:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-30T12:46:03.231+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: Piccolo racconto sulle radici del narco</title><description>Kathy e Ben sono due ragazzi che ho conosciuto all'università. Lei messicana, lui francese trapiantato ormai da tempo in terra americana, sono coppia già da diversi anni. Hanno idee politiche di sinistra, amano il Messico e sono preoccupati per il periodo di violenza e degrado della vita sociale che questo paese sta vivendo.&lt;br /&gt;
Un paio di giorni fa ho passato una serata in loro compagnia, insieme a un altro amico italiano. Abbiamo parlato a lungo: provenendo da tre paesi e quattro storie differenti abbiamo sempre molto su cui confrontarci. Una storia in particolare ha colpito la mia attenzione, chiarendomi le idee su molte cose. Come molte delle storie che si raccontano qui in Messico, anche questa è legata al narcotraffico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Kathy ci ha raccontato di essere originaria dello stato di Hidalgo. Essendo lontano tanto dalla frontiera nord quanto da quella sud, e non possedendo particolari infrastrutture, Hidalgo è uno dei pochi luoghi in Messico quasi completamente immuni dalla piaga del narcotraffico. Forse anche per questa ragione Hidalgo è al tempo stesso uno degli stati più poveri del paese.&lt;br /&gt;
Kathy ci ha raccontato di come poco tempo fa un suo conoscente abbia avuto un incidente nella miniera nella quale lavorava. L'incidente era molto grave, ma l'uomo era ancora in vita, e avrebbe potuto essere salvato. Tra la miniera e l'ospedale più vicino tuttavia vi sono più di quattro ore di strada, e le ambulanze non sono attrezzate che per soccorsi di prima necessità. Il minatore è morto durante il trasporto all'ospedale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La storia di per sé è tragica, ma agghiacciante è stato il modo in cui Kathy l'ha conclusa: “A Hidalgo non c'è il narcotraffico, e per questo è uno stato sicuro. Tuttavia se a Hidalgo avessimo avuto il narcotraffico, forse avremmo avuto anche un ospedale, e ora quel mio conoscente sarebbe vivo”.&lt;br /&gt;
Kathy non rimpiangeva la presenza del narcotraffico in Messico. Semplicemente faceva una fotografia tagliente di come il narcotraffico sia in grado di piantare radici profonde all'interno del tessuto sociale del paese: se agli alti livelli il narco riesce a infiltrarsi capillarmente entro le fila dello stato, a livello della popolazione è capace di esercitare ancora più forza di attrazione, sostituendo lo stato dove questo non arriva, o non vuole arrivare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Questa è la sedicesima puntata del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. Le mie foto sono su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/collections/72157627772069779/"&gt;Flickr&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-1523816928609239341?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/11/diario-messicano-piccolo-racconto-sulle.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-4982936794804616243</guid><pubDate>Fri, 28 Oct 2011 01:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-10-28T09:29:55.121+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: Sul Post</title><description>Negli ultimi tempi ho lavorato a un pezzo sui massacri dell'ultimo mese nello stato di Veracruz: si tratta di un caso piuttosto importante non solo per la 'spettacolarità' delle esecuzioni, quanto per il fatto che il possibile intervento nelle stragi di un gruppo paramilitare addestrato per agire 'come in guerra' significherebbe l'inizio di una nuova e più grave fase nella storia delle violenze qui in Messico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una volta terminato, il pezzo mi è sembrato abbastanza buono, così ho pensato di proporlo a Il Post, che l'ha pubblicato. Questa puntata del mio Diario messicano &lt;a href="http://www.ilpost.it/2011/10/27/i-massacri-di-veracruz/"&gt;la potete leggere direttamente lì&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Questa è la quindicesima puntata del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. Le mie foto sono su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/10396520@N04/sets/72157627282431833/"&gt;Flickr&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-4982936794804616243?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/10/diario-messicano-sul-post.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-563703864720901652</guid><pubDate>Wed, 26 Oct 2011 05:19:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-30T12:45:09.648+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: Una storia di meticciaggio, quarta parte. Sfumature e colori</title><description>Il 15 settembre è il giorno dell'anniversario dell'indipendenza messicana. La notte del 15 settembre è la notte del &lt;i&gt;grito&lt;/i&gt;, il grido: dopo lunghi festeggiamenti nel Zocalo, l'enorme piazza di Città del Messico, intorno alle 23 il Presidente della Repubblica si affaccia dal balcone del palazzo presidenziale, la cui facciata dà sulla piazza, suonando una campana e gridando: 'Que viva México!', sentendosi rispondere, dalla folla all'unisono, 'Viva! Viva!'.&lt;br /&gt;
Sono stato al Zocalo il 15 settembre, e sarebbe interessante scrivere di come la piazza fosse semivuota a causa dei timori per il rischio attentati, delle contestazioni al presidente Calderón, dell'iper-retorico nazionalismo messicano. Scriverò invece di Espinoza Paz, cantante messicano di una certa fama, interprete di canzoni strappalacrime e pseudoromantiche. A lui era stato affidato, quest'anno, lo spettacolo tenutosi sull'enorme palco che troneggiava in mezzo alla piazza il 15 settembre.
&lt;br /&gt;
Il fatto è che qualche tempo fa mi è capitato di cenare con amici in un locale che aveva un paio di televisori accesi su un programma messicano di prima serata. Si trattava di una sorta di talent-show per cantanti, come i tanti che infestano la televisione italiana in queste ultime stagioni. Non avendo la televisione nella mia casa messicana, ho passato qualche minuto a dare un'occhiata al programma. Tra i giurati di questo talent-show vi era Espinoza Paz. Ora, Paz è un cantante che a tutta evidenza fa della 'messicanità' un tratto caratteristico. Non solo nella sua musica, spiccatamente e quasi trivialmente messicana, quanto soprattutto nel suo modo di presentarsi: vestiti alla 'vaquera', con le frangette e le decorazioni di sorta, cappello a falde larghe sempre ben calcato sulla testa. La sua pelle è ambrata, come quella della maggioranza dei messicani. In televisione, tuttavia, Espinoza Paz appariva smagliantemente bianco. Vincendo la paura di una domanda incomoda, ho chiesto a un amico messicano che si trovava a cena con me il motivo di questo cambiamento: “Quello non è il tipo della sera del Zocalo? Ma dal vivo non era più... uhm... scuro?”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/6223938669/in/set-72157627282431833" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://2.bp.blogspot.com/-K_XR6tNaCvw/TqeT9Ewz-PI/AAAAAAAAAnM/LnYuRYXYJlk/s400/colori.jpg" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Sfumature e colori&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
Il mio amico ha sorriso, e mi ha risposto che sì, effettivamente Espinoza Paz ha un colore della pelle molto più 'scuro' di quanto non appaia in televisione. Non solo: tutti i giurati e il presentatore, personaggi famosi in Messico, dal vivo hanno un colore della pelle molto più ambrato. Il fatto è che da un lato il trucco e dall'altro l'illuminazione dello studio fanno sì che i personaggi che appaiono in televisione sembrino incredibilmente bianchi, incredibilmente europei. E questa è caratteristica dell'intera televisione messicana.&lt;br /&gt;
Da quella serata ho iniziato a fare caso a come quelle che non mi sembravano altro che differenti sfumature nella pigmentazione della pelle in realtà fossero considerate come colori, e come ciascuno di questi avesse una propria funzione di gerarchizzazione economica e sociale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel quartiere in cui vivo &amp;nbsp;capita di frequente che alcuni edifici di valore e alcuni locali siano invasi dalla troupe di una qualche telenovela. Mi sono fermato a volte a dare un'occhiata, e pur non conoscendo la trama degli intrecci amorosi tra i personaggi era piuttosto facile capire come gli attori che interpretavano i personaggi principali fossero bianchi come è difficile trovare un messicano a Città del Messico, e come gli attori dall'aspetto più 'meticcio' fossero relegati a ruoli non solo secondari, ma anche &lt;i&gt;subordinati&lt;/i&gt; all'interno dell'economia della telenovela.&lt;br /&gt;
Ancora: circa un mese fa mi è capitato di conoscere un gruppo di tre ragazzi italiani, anch'essi &lt;i&gt;estudiantes de intercambio&lt;/i&gt;, ma alunni di un'università diversa dalla Universidad Nacional Autónoma de México, pubblica e gratuita, nella quale studio. Bocconiani, era stato garantito loro uno scambio con un'università privata piuttosto elitaria, che in quanto al livello stellare di rette scolastiche non ha niente a che invidiare alla loro università di appartenenza, pur al netto del cambio peso-euro. Ho preso un panino con questi tre italiani, in compagnia di un'altra amica, nel bar davanti alla loro università. Ho passato un paio d'ore piacevoli, ma più di questo ciò che mi ha colpito è stato che gli studenti di quell'università messicana che richiedeva rette annuali difficili da pagare anche per una famiglia benestante italiana erano tutti, praticamente senza alcuna eccezione, di pelle chiarissima.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/6268526652/in/set-72157627282431833" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-1I89nipiTgs/TqeTkVdKnHI/AAAAAAAAAnE/CqiBv09it_c/s400/workers11.jpg" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Workers #11&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;br /&gt;
Queste non sono che alcune delle tanti testimonianze di come il colore della pelle in Messico, che pure altro non è che una sfumatura più o meno ambrata, significhi moltissimo nella vita sociale e relazionale del paese.&lt;br /&gt;
Pur non derivando dalla mia esperienza personale, un caso eclatante e significativo dell'esaltazione del chiarore della pelle all'interno della società messicana proviene dalle cronache del matrimonio del più potente e temuto signore della droga messicano, Joaquím 'El Chapo' Guzmán. La storia de 'El Chapo' Guzmán ha assunto con il tempo dei caratteri quasi mitologici qui in Messico, e probabilmente mi riserverò di raccontarla in un post successivo. Per ora basti sapere che dopo la recente morte di Osama bin Laden 'El Chapo' è attualmente il ricercato numero uno da Interpol e FBI e che la rivista Forbes lo ha inserito tanto nella lista degli uomini più ricchi del mondo quanto in quella dei più potenti. Nella subcultura attualmente vigente in Messico un uomo del genere è considerato poco meno che un eroe anche da coloro che ne deprecano le gesta sanguinarie: la vita rocambolesca de 'El Chapo', le ricchezze sfrenate, le violenze impunite stuzzicano la fantasia di molti, forse di tutti i messicani.&lt;br /&gt;
'El Chapo' Guzmán si è sposato per la terza volta nel 2007, nel giorno del diciottesimo compleanno della sua giovane sposa. Riguardo a questo matrimonio, i cui festeggiamenti pubblici si sono tenuti nella piazza principale di una paese dello stato di Sinaloa, paese dal quale l'esercito si era 'opportunamente' ritirato solo poche ore prima, sono stati versati fiumi d'inchiostro. Ciò che in questo caso mi interessa è che tutti i media, che con gran rumore hanno coperto l'evento, hanno dato della giovanissima sposa la medesima descrizione: la ragazza viene definita invariabilmente come 'de tez blanca, cuerpo bien delineado y estatura de 170'.&lt;br /&gt;
'De tez blanca' significa 'di carnagione chiara'. I giornali e le televisioni di tutto il paese, di destra come di sinistra, conservatori come progressisti, chissà in questo aiutati dalle potenti 'pubbliche relazioni' del Cartello di Sinaloa, hanno avuto la particolare premura di far sapere all'intera popolazione messicana che la nuova mogliettina del più grande e temuto capo della mafia della droga messicana oltre che giovanissima, oltre che reginetta di bellezza dello stato di Sinaloa, oltre che ridente e felice nel suo abito da sposa, &lt;i&gt;ha anche, e soprattutto, la pelle bianca&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;
Che cosa significhi questo in un paese che ha fondato buona parte della sua retorica nazionale sul meticciaggio è facile intuirlo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli esempi potrebbero continuare, a partire dalle messicane bianchissime e seminude che campeggiano sulle copertine di tutte le riviste per arrivare ai sempre più frequenti trattamenti estetici per schiarire la pelle: cosmetici schiarenti qui in Messico sono comuni &lt;a href="http://www.jornada.unam.mx/2011/10/15/cam-salud.html"&gt;in tutti i supermercati&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
L'ho sentito dire qualche giorno fa dalla bocca di Alfredo López Austin, uno dei maggiori antropologi e storici messicani, se non il maggiore: “México es un país fundamentalmente racista”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Questa è la quarta e ultima puntata di un post molto lungo. Le prime tre parti si trovano &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/10/diario-messicano-una-storia-di.html"&gt;qui&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/10/diario-messicano-una-storia-di_13.html"&gt;qui&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/10/diario-messicano-una-storia-di_21.html"&gt;qui&lt;/a&gt;. Questa inoltre è la quattordicesima puntata del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. Le mie foto sono su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/collections/72157627772069779/"&gt;Flickr&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-563703864720901652?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/10/diario-messicano-una-storia-di_26.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-K_XR6tNaCvw/TqeT9Ewz-PI/AAAAAAAAAnM/LnYuRYXYJlk/s72-c/colori.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-7615998590096912308</guid><pubDate>Fri, 21 Oct 2011 17:29:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-30T12:42:54.035+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: Una storia di meticciaggio, terza parte. Figli di Malinche</title><description>Malinche è la Chingada. È lei la madre del contraddittorio meticciaggio messicano, nato da un tradimento e da una violazione, e al tempo stesso ineludibile linfa vitale degli ultimi cinque secoli di storia del Messico.&lt;br /&gt;
Che significa, tuttavia, &lt;i&gt;chingada&lt;/i&gt;? Come per la famosa citazione di Sant'Agostino riguardo al tempo, se si chiede a un messicano il significato di questa parola egli riuscirà a rispondere soltanto mediante esempi. Chiedere il significato di &lt;i&gt;chingada&lt;/i&gt; e del verbo che da questa parola deriva, &lt;i&gt;chingar&lt;/i&gt;, a un messicano, significa suscitare in lui un'espressione di divertita sorpresa, e spesso un largo sorriso: dopotutto, &lt;i&gt;chingada&lt;/i&gt; è pur sempre una &lt;i&gt;mala palabra&lt;/i&gt;. Questi dirà che &lt;i&gt;chingada&lt;/i&gt;&amp;nbsp;e &lt;i&gt;chingar&lt;/i&gt; sono forse le parole più usate in assoluto dai messicani, per poi partire con una lunga serie di esempi. Nel Messico moderno il verbo &lt;i&gt;chingar&lt;/i&gt; ha tanti significati quante sono le volte in cui la parola è pronunciata: il "chingón" è colui che 'ce la fa' a spese di un altro, negli affetti come nella vita; se un oggetto si rompe si dice che “se chingó”; se qualcuno mangia con voracità eccessiva qualcosa, si dice che si sta "chingando" il suo cibo. Un italiano, mi è stato detto scherzando, potrebbe "chingarse" una pizza. Quando un narcotrafficante "se chingó" questo o quel rivale, significa che si è occupato della sua eliminazione fisica. D'altro canto, dare a qualcuno del “hijo de la Chingada”, figlio della Chingada, è l'insulto più grave che si possa pronunciare qui in Messico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/6223952461/in/set-72157627282431833" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-7zf12-RWkMI/TqES879-NII/AAAAAAAAAlg/KeVMUWoS67M/s400/mercado1.jpg" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Volto di donna&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;br /&gt;
A questo punto all'ascoltatore italiano sembrerà che &lt;i&gt;chingada&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;chingar&lt;/i&gt; siano molto simili a qualcosa come 'fottere', 'fregare', 'farsi'. Quando tuttavia il messicano si sente chiedere se &lt;i&gt;chingar&lt;/i&gt; ha uno significato di tipo sessuale, questi nega con forza: “chiaro, si può dire 'me chingué a esa vieja' (ho fottuto quella tipa) con significato sessuale, ma normalmente non si usa in questi termini”. Nemmeno dire a qualcuno che è 'figlio della Chingada' ha un significato sessuale, come per noi lo è 'figlio di puttana'.&lt;br /&gt;
La chiave per comprendere questa parola ce la fornisce Octavio Paz, nel suo già citato saggio &lt;i&gt;El Laberinto de la Soledad&lt;/i&gt;:&lt;br /&gt;
&lt;blockquote&gt;
Lo chingado es lo pasivo, lo inerte y abierto, por oposición a lo que chinga, que es activo, agresivo y cerrado. El chingón es el macho, el que abre. La chingada, la hembra, la pasividad, pura, inerme ante el exterior. La relación entre ambos es violenta, determinada por el poder cínico del primero y la impotencia de la otra. La idea de violación rige oscuramente todos los significados.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/blockquote&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;i&gt;[Ciò che è chingado è passivo, inerte, aperto, in opposizione a ciò che chinga, che è attivo, aggressivo e chiuso. Il Chingón è il maschio, colui che apre. La chingada è la femmina, la passività, pura, inerme di fronte al mondo esterno. La relazione tra i due è violenta, determinata dal potere cinico del primo e l'impotenza della seconda. L'idea di violazione regge oscuramente tutti i significati].&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;br /&gt;
Violazione, dunque: se nell'immaginario di un europeo il peggiore insulto è quello di essere definito figlio di una donna che si è concessa, per il messicano lo è essere definito figlio di una donna che è stata violata. In questa apparentemente banale differenza si rispecchia la storia di un popolo.&lt;br /&gt;
Si capisce meglio, ora, perché Maliche è la Chingada: Malinche è colei che per prima ha subito ed è stata protagonista di questo processo di seduzione e violazione, colei che per prima ha dato vita alla dialettica &lt;i&gt;chingón-chingado&lt;/i&gt;. Tuttavia Malinche è al tempo stesso la madre di Messico, la prima vera messicana, traditrice e nutrice al tempo stesso del suo popolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/6223947011/in/set-72157627282431833" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="310" src="http://1.bp.blogspot.com/-UX00wf20Q5I/TqETkF_u7qI/AAAAAAAAAlo/LFFVVMeIwHA/s400/mercado2.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Intrecciando perline&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;br /&gt;
Il meticciaggio che è la linfa di cui si nutre questo paese, e di cui Malinche è l'iniziatrice, è una contraddizione in termini.&lt;br /&gt;
Messico non ha mai davvero fatto i conti con questo. E che il colore della sua pelle resti un problema è evidente tanto dalla storia quanto dalla vita di tutti i giorni: Messico non ha mai avuto un vero&amp;nbsp;&lt;i&gt;apartheid&lt;/i&gt;, ma al tempo stesso non ha mai avuto una '&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_per_la_Verit%C3%A0_e_la_Riconciliazione_(Sudafrica)"&gt;riconciliazione&lt;/a&gt;'.&lt;br /&gt;
Con più o meno insistita consapevolezza, le autorità di tutti i tempi sono sempre passate sopra la questione etnica, con l'ovvia eccezione secondo la quale in tutte le epoche la classe dirigente del paese era la &lt;i&gt;più bianca&lt;/i&gt;, la meno coinvolta nel processo di meticciaggio al tempo disponibile.&lt;br /&gt;
Ciascun messicano pare sapere con estrema consapevolezza che in questo paese ci sarà sempre qualcuno più &lt;i&gt;bianco&lt;/i&gt; di lui e al tempo stesso qualcuno più &lt;i&gt;indigeno&lt;/i&gt; di lui, qualcuno da 'chingare' e qualcuno da cui essere 'chingado', in un meccanismo irrefrenabile di violazioni reciproche e simultanee.&lt;br /&gt;
Messico è un paese dalle mille sfumature, indistinguibili le une dalle altre. La storia, il tempo, la Chingada hanno fatto sì che queste sfumature diventassero colori.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Questa è la terza parte di un pezzo molto lungo. Le prime due parti si trovano &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/10/diario-messicano-una-storia-di.html"&gt;qui&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/10/diario-messicano-una-storia-di_13.html"&gt;qui&lt;/a&gt;. Questa è inoltre la tredicesima puntata del mio &lt;a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/p/diario-messicano.html"&gt;Diario messicano&lt;/a&gt;. Le mie foto sono su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/collections/72157627772069779/"&gt;Flickr&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5266465590700707132-7615998590096912308?l=ismaeleblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://ismaeleblog.blogspot.com/2011/10/diario-messicano-una-storia-di_21.html</link><author>noreply@blogger.com (Ismaele)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-7zf12-RWkMI/TqES879-NII/AAAAAAAAAlg/KeVMUWoS67M/s72-c/mercado1.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5266465590700707132.post-696150714627455748</guid><pubDate>Mon, 17 Oct 2011 07:41:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-10-17T09:41:57.987+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">fotografia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diariomessicano</category><title>Diario messicano: Occupy Mexico City</title><description>Il 15 ottobre anche Città del Messico ha manifestato per la 'World Revolution' contemporaneamente con più di 900 città in 80 paesi del mondo. In Plaza de la Revolución, nome adatto quanto mai, si è dato appuntamento un mezzo migliaio di persone: non molte, ma motivate, creative e soprattutto pacifiche. Se gli slogan urlati dal palco erano ammuffiti, i cartelli esposti dalla gente erano creativi, e le persone incredibilmente belle.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per una volta ho voluto evitare di fare il critico e il commentatore. Sono andato in piazza con la mia macchina fotografica e ho cercato di testimoniare. Posto qui una slideshow del piccolo reportage fotografico realizzato nel corso della giornata, senza nessun altro commento.&lt;br /&gt;
Il reportage intero è ordinato in un &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ismaele_/sets/72157627779702939/"&gt;album di Flickr&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;center&gt;&lt;object height="375" width="500"&gt; &lt;param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fismaele_%2Fsets%2F72157627779702939%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fismaele_%2Fsets%2F72157627779702939%2F&amp;set_id=72157627779702939&amp;jump_to="&gt;






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