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	<title>Music Parade</title>
	
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	<description>cosa si muove nel mondo della musica suonata, ascoltata, usata. Scopri con noi le tracce nascoste della musica</description>
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		<title>The Who: quattro inglesi alla conquista del mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 08:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In quarant’anni di carriera gli Who sono riusciti nell’impresa di tenere sempre alto il vessillo del rock inglese. Dagli esordi nei lontani anni ’60, con brani del calibro di My Generation e Can’t Explain, non si sono mai fermati, facendo passare notti insonni a Beatles e Rolling Stones. Da Woodstock all’Isola di Wight, dal beat [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2914" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/the-who-9-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify">In quarant’anni di carriera <strong>gli Who</strong> sono riusciti nell’impresa di tenere sempre alto il vessillo del rock inglese. Dagli esordi nei lontani anni ’60, con brani del calibro di <em>My Generation</em> e <em>Can’t Explain</em>, non si sono mai fermati, facendo passare notti insonni a <a title="La storia dei Beatles - 1a parte" href="http://www.musicparade.it/pop/i-beatles-il-piu-grande-evento-musicale-di-tutti-i-tempi/">Beatles</a> e Rolling Stones. Da <a title="Woodstock: Un sogno lungo tre giorni" href="http://www.musicparade.it/folk-e-musica-popolare/festival-di-woodstock-un-sogno-lungo-tre-giorni/"><strong>Woodstock</strong></a> all’<strong>Isola di Wight</strong>, dal beat energico della prima ora alle grandi opere rock <strong>Tommy</strong> e <strong>Quadrophenia</strong>, la loro stella ha brillato sino ai giorni nostri, passando indenni attraverso il susseguirsi dei decenni e le mode che li hanno caratterizzati: Punk, New Wave, Metal, Grunge, sono scivolate sopra di loro senza offuscarne la luce.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Pete Townshend</strong> e <strong>John Entwistle</strong> si sono incontrati ancora ragazzini alla Acton County School. Insieme, nel 1962, hanno formato Detours, suonando il primo la chitarra e l’altro il basso. Con loro, c’erano anche il singer <strong>Roger Daltrey</strong> e Dough Sanden alla batteria. In poco tempo la band si è creata un nome nel circuito locale e Sanden, ritenuto troppo vecchio, è stato licenziato. Al suo posto è arrivato il bizzarro, ma talentuoso, <strong>Keith Moon</strong>.<br />
Ancora acerbi, musicalmente parlando, i Detours sono stati instradati dal manager Peter Meaden, il quale ha dato al gruppo il look giusto, ne ha cambiato nome in <strong>Hight Numbers</strong> e l’ha plasmato con l’allora in voga filosofia <em>mod</em>, subcultura che celebrava l’amore per il divertimento trasgressivo e il culto della black music.</p>
<p style="text-align: justify">Nel luglio 1964 è stato dato alle stampe il primo 45 giri del gruppo: <em>I’m The face / Zoo Suit</em>, entrambi scritti da Meaden. Purtroppo il disco non ha ottenuto alcun riscontro di pubblico. Pare che lo stesso Meaden abbia acquistato 250 copie per fare volare le vendite e la madre di Entwistle 10. Qualche mese più tardi due registi, Kit Lambert e Chris Stamp hanno notato la band e hanno deciso di diventarne i manager. Liquidato Meaden e ribattezzati <strong>The Who</strong>, i quattro ragazzi sono entrati di prepotenza nella scena Beat.</p>
<p style="text-align: justify">Il 1965 ha visto il gruppo scalare progressivamente le classifiche con i singoli <em>Can’t Explain</em> e <em>Anyway Anyhow Anywhere</em> e, soprattutto, con il primo LP <strong>My Generation</strong>, contenente l’omonimo inno giovanile <em>My Generation</em>, che riporta la famosa frase “<em>Spero di morire prima di diventare vecchio</em>”. Oltre a questo brano il disco contiene altri classici del periodo mod, da <em>The Kids Are Allright</em> a <em>Out In the Street</em>.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2915" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/the-who-the-who-300x231.jpg" alt="" width="300" height="231" /></p>
<p style="text-align: justify">A quel punto gli Who erano diventati i beniamini del pubblico <em>mod</em>, ma colpivano la fantasia anche degli altri grazie alle loro mirabolanti provocazioni <em>on stage</em>. Durante i concerti, vestiti con i colori della <strong>Union Jack</strong>, scaricavano un carica incredibile di energia, con piroette, acrobazie e gli strumenti che alla fine finivano inevitabilmente sfasciati. Townshend si faceva notare per il carattere ribelle, Keith Moon, invece, è diventato da subito il simbolo della nuova follia rock, con i suoi scherzi da cabaret, i travestimenti e gli oltraggi.</p>
<p style="text-align: justify">Il 1966 doveva essere l’anno della definitiva consacrazione per gli Who, invece ha dato inizio ad un periodo di crisi. La vena <em>mod</em> era sbiadita e il nuovo stile della band, tendente verso un sound più leggero, non ha riscontrato del tutto i favori dei fan, nonostante Pete Townshend si stesse dimostrando un compositore sempre più sofisticato e regalasse perle quali <em>Substitute</em>, <em>Happy Jack</em>, che parla di un ragazzo affetto da problemi mentali, <em>Magic Bus</em> e <em>I’m A Boy</em>.</p>
<p style="text-align: justify">L’idea che frullava nella mente di Townshend, però, non era quella di creare brani, ma piuttosto di costruire un album dove le canzoni fossero tutte legate tra loro. <em><strong>A Quick One</strong></em>, il secondo LP dei Who, ne è la prova. I nove minuti di <em>A Quick One While He&#8217;s Away</em>, che chiudono il lavoro, sono un primo, piccolo esempio di <em>suite</em> in chiave rock.</p>
<p style="text-align: justify">L’anno seguente ecco il primo tour americano e <strong>il concerto di Monterey</strong> a giugno (apice della cosiddetta <em>Summer Of Love</em>), che hanno lanciato in orbita il gruppo. Nel frattempo Lambert e Stamp avevano creato una propria etichetta, la Track, e i Who l’hanno inaugurata con il singolo <em>Last Time / Under My Thumb</em>. Poco dopo è seguito <strong>The Who Sell Out</strong>, curioso concept album sul tema della pubblicità, con tanto di ironici, finti spot, che contiene il miglior singolo americano del gruppo sino a quel momento: <em>I Can See for Miles</em>.</p>
<div id="attachment_2916" class="wp-caption aligncenter" style="width: 204px"><img class="size-medium wp-image-2916 " src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/pete-townsend2-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /><p class="wp-caption-text">Pete Townshend</p></div>
<p style="text-align: justify">Intanto, come accaduto ai Beatles, anche Townshend aveva scoperto la filosofia indiana. Il suo maestro era <strong>Meher Baba</strong>, il santone che dal 1925, anno della sua illuminazione, sino alla morte, avvenuta nel 1969, non ha più pronunciato una sola parola. Alla luce di questo, Pete ha rivisto i propri piani di lavoro e ha iniziato a costruire opere in grande stile.</p>
<p style="text-align: justify">È nato così <em><strong>Tommy</strong></em>, un doppio album che narra le vicende di un ragazzo cieco, muto e sordo, ma dotato di una sorprendente sensibilità. La storia è questa: il padre di Tommy Walker, aviatore della RAF, torna dalla prima guerra mondiale dopo che era stato dato per disperso. Scopre che la moglie si è rifatta una vita con un nuovo uomo e uccide quest’ultimo. Al piccolo Tommy, che ha assistito all’omicidio nascosto dietro uno specchio, padre e madre “consigliano” di non avere visto e udito niente e, soprattutto, di non parlare. Il trauma scatena nel bambino il dramma che gli condizionerà la vita. Approfittando del suo stato, lo zio abuserà di lui, mentre il cugino Kevin ne fa l’oggetto del suo bullismo. È a quel punto che Tommy scopre di essere bravissimo con il flipper, diventando così famoso. Intanto un dottore intuisce che il ragazzo può comunicare solo attraverso uno specchio. Da esso, infatti, Tommy è capace di curare gli altri facendo loro seguire il suo stesso percorso. La madre, incredula, rompe lo specchio, e proprio in quel momento Tommy si libera dal male e rientra nella vita, riguadagnando tutti i suoi sensi.</p>
<p style="text-align: justify">Parlando di <em>sound</em>, questo capolavoro si presenta in maniera più ricercata rispetto ai dischi precedenti, con <strong>pezzi molto elaborati che si mischiano ad altri più semplici</strong>. L’album, che in seguito sarebbe diventato anche un <strong><em>musical</em></strong> sotto la regia di Ken Russell, è diventato in breve tempo la pietra angolare di tutte le future opere rock.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Tommy</em> è stato presentato anche in tournée, culminata con la partecipazione al <strong>Festival di Woodstock</strong>, dove gli Who sono ricordati, oltre che per una delle performance migliori dei tre giorni, anche perché Townshend ha colpito con la chitarra Abbie Hoffman, uno dei fondatori del movimento <em>hippy</em>, colpevole di averlo disturbato durante il <em>live show</em> per leggere un comunicato politico.</p>
<p style="text-align: justify">Durante una delle date europee invece, precisamente quella di Leeds, il gruppo ha registrato il suo primo album dal vivo, <em><strong>The Who Live At Leeds</strong></em>. Nel disco, però, non è la storia di Tommy a tenere banco, bensì i vecchi classici della band. Stupenda la versione di <em>My Generation</em>, ampliata sino a 15 minuti.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1970 il gruppo era ancora<em> on the road</em>, con un nuovo tour americano e un’apparizione all’<strong>Isola di Wight</strong>, in agosto. Nel frattempo Townshend aveva terminato il primo lavoro solista, <em><strong>Happy Birthday</strong></em>, dedicato al guru Meher Baba da poco deceduto, e si stava dedicando alla stesura di una nuova opera rock, che doveva intitolarsi <em><strong>Lifehouse</strong></em>.</p>
<div id="attachment_2917" class="wp-caption aligncenter" style="width: 235px"><img class="size-medium wp-image-2917" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/Roger-Daltrey-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /><p class="wp-caption-text">Roger Daltrey</p></div>
<p style="text-align: justify">Nel 1971 la band si è riunita presso l’Olympic Studios. Il progetto <em>Lifehouse</em> era ormai accantonato, ma parte del materiale è stato usato per realizzare<em> <strong>Who’s Next</strong></em>, disco che, in poco tempo, è diventato una delle pietre miliari della musica. Il lavoro presenta un rock spontaneo e robusto, dal suono coinvolgente, e ha conquistato la vetta delle classifiche.</p>
<p style="text-align: justify">Canzoni quali la bellissima <em>Baba O’Riley</em> (famosa per essere anche la sigla di C.S.I. New York), la delicata <em>Behind Blue Eyes</em>, la funambolica <strong><em>Wont’ Get Fooled Again</em></strong> (sigla, invece, di C.S.I. Miami), sono diventati classici del gruppo. Da notare che <em>Behind Blue Eyes</em> e <em>Wont’Get Fooled Again</em> presentano nel finale il medesimo riff di chitarra. Tutti i brani portano la firma di Townshend, tranne <em>My Wife</em>, scritta da Entwistle. <em>Who’s Next</em> è una sorpresa continua: <em>Getting In Tune, Going Mobile, Bargain, Love Ain’t For Keeping</em> viaggiano su binari rock, facendosi strada con folle energia e un ritmo infuocato.</p>
<p style="text-align: justify">Per sostenere l’LP è partito un nuovo grande tour. A settembre, a Londra, gli Who hanno suonato nel concerto benefico per il Bangladesh, cui è seguito un <strong>breve ritiro dalle scene</strong>, nel quale i vari componenti si sono dedicati a lavori solisti o, come nel caso di Keith Moon, ad apparizioni cinematografiche.</p>
<p style="text-align: justify">Alla fine del 1973 è stato rilasciato lo <em><strong>Quadrophenia</strong></em>, un’altra importante opera rock. Il disco racconta la storia di un problematico mod, di nome Jimmy, alle prese con l’incomunicabilità verso il mondo attorno a se, con i genitori, con gli amici, con le ragazze. Sullo sfondo le rabbiose lotte tra giovani mods e rocker, sulle spiagge di Brighton.</p>
<p style="text-align: justify">Da un punto di vista musicale è un concept dalla struttura molto rock, che alterna parti introspettive ad altre di pura energia. <em>The Real Me, Love Reign O’er Me, The Rock, 5,15</em>, la title track, sono i pezzi migliori, ma è difficile scegliere. Il progetto ha lo scopo di riflettere le quattro personalità degli Who e presenta alcune delle liriche personali di Townshend più ispirate. <em>Quadrophenia</em> è diventato da subito l’album più conosciuto degli Who e ha influenzando molti altri artisti, musicisti e registi,  ispirando il classico film del 1979 di Franc Roddam, nel quale recita anche Sting, nella parte di <em>Ace</em>, l’idolo (che si rivelerà falco) dei <em>mod</em>.</p>
<div id="attachment_2918" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-2918" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/Who-Woodstock-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" /><p class="wp-caption-text">Gli Who a Woodstock</p></div>
<p style="text-align: justify">Il 20 novembre a San Francisco, durante il tour americano di <em>Quadrophenia</em>, Keith Moon è crollato svenuto nel bel mezzo di un concerto. Il suo posto è stato preso da tale <strong>Scott Halpin</strong>, un batterista dilettante scovato tra il pubblico. Pochi giorni dopo, a Montreal, il gruppo ha fatto nuovamente notizia per avere sfasciato completamente una stanza d’albergo.</p>
<p style="text-align: justify">Tornati a casa, i quattro si sono dedicati alla <strong>trasposizione teatrale di</strong> <em><strong>Tommy</strong></em>, con l’ausilio della London Symphonic Orchestra e il contributo di amici quali Rod Stewart, Ringo Starr, Elton John, Tina Turner, Eric Clapton e Steve Winwood, nonché la partecipazione di attori famosi come Jack Nicholson.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1974 la track ha pubblicato <em><strong>Odds And Sods</strong></em>, raccolta di canzoni scartate da altri lavori. L’anno seguente, invece, ecco arrivare nei negozi il nuovo lavoro della band, l’introspettivo <em><strong>The Who By Numbers</strong></em>. Nonostante il buon successo del singolo <em>Squeeze Box</em>, un pezzo semi acustico, il disco non ha funzionato come sperato, facendo toccare al gruppo il punto più basso della sua produzione sino a quel momento. Lo stesso Townshend ha ammesso una certa stanchezza creativa e sembrava avere perso entusiasmo, colpa anche dei continui litigi con Daltrey sulla <em>leadership</em> del gruppo.</p>
<p style="text-align: justify">Bisogna aspettare il 1978 per ritrovare i Who con un nuovo album; si tratta di <em><strong>Who Are You</strong></em>. Il disco è stato immesso sul mercato nel bel mezzo della disputa tra i due generi allora in voga, il punk e il progressive. L’intento di Townshend era quello di unire insieme, nelle sue composizioni, entrambi gli stili. L&#8217;album, infatti, mette in mostra alcune delle strutture più complicate che Townshend aveva composto sino allora, con strati multipli di sintetizzatori e archi. Molte delle canzoni rappresentano anche un altro tentativo da parte di Townshend di completare il suo progetto Lifehouse. Come <em>Who’s Next</em>, molte delle cui canzoni erano state anch’esse ispirate a Lifehouse, alcuni brani di Who Are You presentano eccessive parti di sintetizzatore e testi come metafora della vita.</p>
<p style="text-align: justify">La title track (diventata sigla della serie C.S.I. Scena del Crimine) è un buon pezzo rock, molto orecchiabile. Il testo inizia con la <strong>descrizione di un vero incidente</strong>, per gentile concessione dell’alcolismo di Pete. Egli sostiene di essersi davvero svegliato in Soho, con un poliziotto che lo ha riconosciuto e gli ha consigliato di tornare a casa. <em>Had Enough</em>, che è stata rilasciata insieme a <em>Who Are You</em> in un singolo dalla doppia facciata A, è una composizione di John Entwistle, dotata di una grande orchestra d’archi diretta dal compositore Ted Astley. Come <em>905</em>, anche <em>Had Enough</em> è stata progettata per caratterizzare un&#8217;opera rock in procinto di essere scritta da Entwistle, ma che non ha mai visto la luce. <em>Sister Disco</em> è una di quelle canzoni dalla struttura complicata e molto progressive di cui si diceva poc’anzi, con Towshend che ha passato ore e ore sul sintetizzatore per comporla. In generale l&#8217;album ha avuto un ottimo successo, soprattutto negli States, dove solo la colonna sonora di <em>Grease</em> gli ha impedito di raggiungere la posizione numero 1 in classifica.</p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo il 7 settembre dello stesso anno <strong>Keith Moon è stato trovato morto</strong> per avvelenamento da tranquillanti, a soli 32 anni. Il giorno prima aveva partecipato a un party organizzato da Paul McCartney. Il rock ha perso, così, uno dei suoi grandi personaggi e gli Who il loro animatore.</p>
<div id="attachment_2923" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-2923" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/KeithMoon276-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" /><p class="wp-caption-text">Keith Moon</p></div>
<p style="text-align: justify">Nel 1979 è uscita la colonna sonora, con inediti, della pellicola auto-celebrativa <em><strong>The Kids Are Allright</strong></em>. Da un punto di vista musicale è entrato in formazione il drummer <strong>Kenney Jones</strong>, ex Small Faces, con il quale il gruppo, per celebrare il decennale, ha registrato il singolo <em>Long Live Rock</em>. La band è quindi partita per un nuovo tour americano, con la gente che accorreva in massa per vedere i nuovi Who. Il 3 dicembre, a Cincinnati, l’esibizione si è trasformata in disgrazia quando ventidue persone sono state travolte e uccise dalla ressa che premeva per entrare.</p>
<p style="text-align: justify">Il fatto è che gli Who non erano più gli stessi. Jones ha solamente riempito il posto lasciato vacante da Moon, ma i magici equilibri della band erano ormai compromessi. <em><strong>Face Dances</strong></em>, datato 1981, è il primo album di materiale originale da oltre tre anni. L’accoglienza da parte della critica è stata pessima, i fans di vecchia data si sono detti delusi dal nuovo corso pop, mentre il solo pubblico americano ha mostrato di gradire il lavoro, tanto da spingere il singolo <em>You Better You Bet</em> al diciottesimo posto delle chart. È stato però questo l’ultimo pezzo degli Who ha entrare nelle top 20 di Bilboard. <em>Don’t Let Go Coat</em>, canzone dal sapore country rock, è un inno alla spiritualità del guru Meher Baba.</p>
<p style="text-align: justify">L’anno seguente è uscito <em><strong>It’s Hard</strong></em>, altro album con Jones alla batteria. La critica ha accolto questo lavoro positivamente, ma non il pubblico, che, come detto per il disco precedente, ha rifiutato la strada pop intrapresa da Townshend e soci. <em>Athena</em> è stato il primo singolo estratto da questo album e ha ottenendo un moderato successo di classifica (28° posto negli Stati Uniti). Esso è dedicato all’attrice americana Theresa Russell. Un altro buon pezzo è <em>Eminence Front</em>, che Roger Daltrey, molto critico per quanto riguarda questo LP, ha dichiarato essere l’unica canzone dell’album degna d’essere presentata dal vivo. Infatti, così è stato. Nel brano Townshend canta delle <strong>illusioni</strong> e dell&#8217;<strong>abuso di droga</strong> nell’ambiente dei ricchi e descrive una festa in cui le persone nascondono i loro problemi dietro una finta facciata. Il pezzo migliore è, secondo me, <em>I’ve Know No War</em>, che riflette <strong>pensieri personali sulla Guerra Fredda</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">La <em>tournée</em> che è seguita è stata quella dell’addio. Townshend ha dichiarato che <strong>il gruppo non avrebbe più intrapreso concerti in giro per il mondo</strong>, ma che si sarebbe solamente dedicata a produrre materiale da studio. Purtroppo, dopo un tentativo di scrivere un nuovo album, lo stesso Pete ha ammesso di non esserne in grado e ha lasciato gli Who per dedicarsi a lavori da solista.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1985 i quattro ragazzi, Townshend, Daltrey, Entwistle e Jones, si sono ritrovati sul palco di Wembley per il <strong>Live Aid</strong>, dove hanno eseguito <em>My Generation, Pinball Wizard, Love Reign O&#8217;er Me</em>, e <em>Won&#8217;t Get Fooled Again</em>. Quattro anni più tardi i Who erano di nuovo in tour per riproporre <strong>Tommy</strong>, con <strong>Simon Philips</strong> alla batteria, che aveva lavorato con Townshend nei progetti solisti, oltre che con Toto, Whitesnake, <a title="Judas Priest: gli dei del Metal" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/judas-priest-gli-dei-del-metal/">Judas Priest</a> e altri ancora.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2924" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/who-300x177.jpg" alt="" width="300" height="177" /></p>
<p style="text-align: justify">Nel 1990 la band è stata introdotta nella <strong>Rock’N’Roll Hall Of Fame</strong>. Nel ’96 i Who, con numerosi ospiti e dietro le pelli <strong>Zak Starkey</strong>, figlio di Ringo Starr, hanno presentato presso l’Hyde Park il loro <em><strong>Quadrophenia</strong></em> in versione acustica. Il successo ha spinto gli organizzatori a presentare lo show anche al Madison Square Garden, dove ha registrato il <em>sold out</em>. Il gruppo si è sciolto ancora e poi s’è di nuovo riformato nel 1999 per un tour. Nel 2001 gli Who hanno suonato al concerto per New York City dopo l’attentato alle Torri Gemelle, dove hanno ricevuto il <strong>Grammy Award alla carriera</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Il 27 giugno 2002 il bassista <strong>John Entwistle è stato trovato senza vita</strong> in una stanza dell&#8217;Hard Rock Hotel di Las Vegas, a causa di un arresto cardiaco, giusto il giorno prima dell&#8217;inizio del tour estivo che avrebbe portato il gruppo in giro per tutti gli States e il Canada. Tra i quattro componenti John era il più tranquillo e da un punto di vista stilistico è stato probabilmente uno dei più importanti bassisti del rock. Nessuno prima di lui, infatti, aveva pensato che il basso, oltre a dettare il tempo, potesse essere anche uno strumento per creare melodie: John lo ha fatto.</p>
<p style="text-align: justify">Il colpo per gli Who è stato duro ma, anche se in ritardo, il tour è partito lo stesso (come al solito, lo spettacolo deve comunque sempre andare avanti). Al posto di John è stato chiamato <strong>Pino Palladino</strong>, che ha lavorato, tra gli altri, con David Gilmour, Tears For Fears e il nostro Pino Daniele.</p>
<div id="attachment_2925" class="wp-caption aligncenter" style="width: 217px"><img class="size-medium wp-image-2925" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/john-entwisle-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" /><p class="wp-caption-text">John Entwhistle</p></div>
<p style="text-align: justify">Nel 2004 Townshend e soci hanno registrato due nuovi brani: <em>Old Red Wine</em> con al basso Pino Palladino, e <em>Real Good Looking Boy</em>, con Greg Lake (degli Emerson, Lake And Palmer). Entrambi sono finiti come inediti nella raccolta <em><strong>The Who: Then And Now</strong></em>, che ha celebrato il quarantesimo anniversario della band. L’anno successivo Townshend e Daltrey, con il bassista Damon Minchella e il drummer Steve White, si sono esibiti al <strong>Live 8</strong>, dall’Hyde Park di Londra, dove hanno eseguito <em>Who Are You</em> e <em>Won&#8217;t Get Fooled Again.</em></p>
<p style="text-align: justify">Alla fine del 2006, dopo ben 24 anni d’attesa, ecco il nuovo album da studio: <em><strong>Endless Wire</strong></em>. Erano della partita anche Zak Starkey e Pino Palladino. Il disco ha suscitato clamore, ma non ha convinto pienamente. Con <em>Endless Wire</em> gli Who tendono a rinverdire i fasti del passato, strizzando l’occhio al futuro. Come in <em>Black Widow’s Eyes</em>. Molto belle sono <em>Man In A Purple Dress</em> la ballata acustica <em>God Speaks Of Marty Robbins</em> e la sconvolta <em>Unholy Trinity</em>, che fa parte della mini-suite <em>Wire &amp; Glass</em>, storia di 3 ragazzi, un cristiano, un ebreo e una musulmana, che diventano amici e condividono i loro segreti e le afflizioni.</p>
<p style="text-align: justify">Il 30 marzo 2010 gli Who hanno eseguito <em><strong>Quadrophenia</strong></em> presso la Royal Albert Hall, come parte della serie di 10 concerti del Teenage Cancer Trust, per raccogliere fondi contro i tumori e la leucemia nei ragazzi. Questa prestazione dell’opera rock ha visto le apparizioni di Eddie Vedder, cantante dei Pearl Jam, di Tom Meighan singer dei Kasabian, e di Tom Norris della London Symphony Orchestra.</p>
<p style="text-align: justify">Il 4 novembre 2011 Roger Daltrey e Pete Townshend, sempre in prima linea per quanto riguarda la <strong>lotta al cancro</strong>, hanno presentato il loro Daltrey/Townshend Teenager e Young Cancer Program Adult, presso il Ronald Reagan UCLA Medical Center di Los Angeles, che sarà finanziato dagli stessi Who. Il lancio dell’associazione è stato seguito, il giorno dopo, da un evento di raccolta fondi, dove hanno partecipato anche Robert Plant e Dave Grohl, ex batterista dei Nirvana, ora leader dei Foo Fighters.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2926" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/The-Who-1-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify">Per il 2012 <strong>Roger Daltrey</strong> ha già annunciato che porterà in tour <em>Tommy</em>. A marzo lo storico singer degli Who arriverà anche in <strong>Italia</strong> per intraprendere 8 concerti. Da segnalare, nella band che lo accompagnerà, la presenza alla chitarra di Simon Townshend, fratello di Pete.</p>

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		<title>Black Sabbath: gli dei oscuri del Metal</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 08:35:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Biografia del gruppo]]></category>
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		<description><![CDATA[Con oltre cento milioni di album venduti in tutto il mondo i Black Sabbath hanno avuto un’influenza di primo piano per quanto riguarda la nascita e l'evoluzione del heavy metal. I loro dischi sono diventati veri e propri riferimenti di questo genere, ponendo il gruppo tra i pilastri più importanti della storia della musica.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Con oltre cento milioni di album venduti in tutto il mondo i <strong>Black Sabbath</strong> hanno avuto senza dubbio un’influenza di primo piano per quanto riguarda la creazione e l&#8217;evoluzione dell’<a title="Iron maiden: l'heavy metal sono loro" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/iron-maiden-lheavy-metal-sono-loro/"><strong>heavy metal</strong></a>. Il gruppo non ha fatto altro che prendere il blues-rock, suonato alla fine degli anni ’60 da gente quali i <a title="I Cream: il primo supergruppo nella storia del rock" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/i-cream-il-primo-supergruppo-della-storia-del-rock/"><strong>Cream</strong></a>, ne ha rallentato il tempo, ha accentuando i bassi e posto una speciale enfasi negli assolo di chitarra e nella voce, con liriche che esprimono angoscia mentale e macabre fantasie che sfociano nell’occulto.<br />
<img class="aligncenter size-medium wp-image-2864" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/Black-sabbath4-234x300.jpg" alt="" width="234" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2863"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In breve tempo le nuove sonorità della band di Birmingham hanno contribuito a dare vita a <strong>uno stile musicale tutto nuovo</strong>, che ha continuato ad attrarre milioni di seguaci nei decenni successivi. Alcuni dischi della band sono diventati veri e propri riferimenti nel settore del metallo pesante, come Paranoid, che Rolling Stone ha dichiarato avere cambiato per sempre la musica. Lo stesso mensile è arrivato persino a dire che i Black Sabbath sono stati &#8220;<em>i Beatles dell’heavy metal</em>&#8220;. Un’altra rivista, Time Magazine, ha definito la pubblicazione di Paranoid come <em>&#8220;la data di nascita del metal</em>&#8220;, mentre MTV ha posizionato i Sabbath al primo posto nella classifica delle migliori band di rock duro.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia è iniziata a Birmingham sul finire degli anni ’60, quando due membri dei Mythology, il chitarrista <strong>Tony Iommi</strong> e il batterista <strong>Bill Ward</strong>, e due dei Rare Breed, il cantante <strong>Ozzy Osbourne</strong> e il bassista <strong>Geezer Butler</strong>, si sono uniti e hanno formato gli Earth. Nel 1969 il nome è stato cambiato in Black Sabbath. I quattro hanno quindi preso il blues, lo hanno incupito e appesantito e dato vita in quel modo al suono dark e heavy che sarà il loro fortunato marchio di fabbrica.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2865" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/bs-early-238x300.jpg" alt="" width="238" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1970, dopo la firma con la Vertigo, è uscito l’omonimo <strong>Black Sabbath</strong>, registrato in completa autonomia con soli due giorni in studio. Il disco ha avuto notevole successo proprio grazie al sound oscuro e alle liriche sataniste, mai usati sino a quel momento. La title track è l’emblema di tutto questo: sopra un riff inquietante si dipana la storia di un tizio che durante l’Apocalisse incontra Satana e ne diventa il suo fedele seguace. Quindi il caustico blues di <em>The Wizard</em>, con tanto di armonica, ispirato a Gandalf de Il Signore degli Anelli. E ancora la stupenda <em>N.I.B.,</em> che si apre con uno strabiliante assolo di basso, e la rockeggiante <em>Evil Woman (Don&#8217;t Play Your Games With Me),</em> cover dei Crow. Poi ci sono la jam <em>Warning</em>, che contiene una lunga, bellssima cavalcata chitarristica di Iommi in chiave blues, la strumentale <em>Sleeping Village</em>, che nell’intro ricorda la colonna sonora dei film western alla Ennio Morricone, per poi trasformarsi in un buon pezzo rock, e <em>Behind The Wall Of Sleep</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo disco avrebbe dovuto intitolarsi War Pigs, ma mentre il gruppo lo stava preparando, la casa discografica ha lanciato sul mercato il singolo <em>Paranoid</em>, che sorprendentemente ha raggiunto la quarta posizione in classifica. Il titolo dell’album è stato allora cambiato proprio in <strong>Paranoid</strong> e ha fatto definitivamente esplodere la fama della band. L’LP è ancora oggi il maggior successo commerciale dei Sabbath ed è considerato un lavoro fondamentale per la nascita dell’heavy metal. Le perle si susseguono una dopo l’altra senza sosta: <em>War Pigs</em>, pezzo contro la guerra del Vietnam, che contiene un bellissimo assolo di chitarra, <em>Paranoid</em>, con il suo ritmo semplice e le liriche che narrano di malattie mentali, la tanto cupa quanto bella <em>Iron Man</em>, la plumbea <em>Electric Funeral</em>, che parla di una guerra nucleare, la psichedelica <em>Planet Caravan</em> (non so a voi, ma a me ricorda un po’ i <a title="Pink Floyd: tutte le facce della luna" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/pink-floyd-tutte-le-facce-della-luna/">Pink Floyd</a> prima maniera), l’articolata <em>Hand Of Doom</em>, una storia di Eroina. Da segnalare nella jam session <em>Rat Salad</em> un lungo assolo di batteria stile <em>Moby Dick</em> dei <a title="Led Zeppelin: il più grande gruppo nella storia del rock" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/led-zeppelin-il-piu-grande-gruppo-della-storia-del-rock/">Led Zeppelin</a> e<em> The Mule</em> dei <a title="La musica senza tempo dei Deep Purple" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/la-musica-senza-tempo-dei-deep-purple/">Deep Purple</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Più che in patria, i Sabbath sono diventati famosi negli <strong>Stati Uniti</strong> dove, nonostante l’ostracismo dei media a causa dei lugubri contenuti delle liriche, ispirati a droga, morte e inferno, la miscela di trucchi di scena di <strong>Ozzy</strong>, fenomenale showman, ha portato il gruppo ad un successo senza precedenti.</p>
<div id="attachment_2868" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class=" wp-image-2868" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/Ozzy-Osbourne2-300x297.jpg" alt="Ozzy Osbourne" width="300" height="297" /><p class="wp-caption-text">Ozzy Osbourne</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il successo è bissato nel 1971 con <strong>Master Of Reality</strong>, album stupendo, molto più pesante e introspettivo dei due che lo avevano preceduto, con ritmiche martellanti e liriche angosciose. La bellissima <em>After Forever</em> parla della redenzione dell&#8217;anima, la rockeggiante <em>Children Of The Grave</em> è un pezzo pacifista e <em>Sweet Leaf</em>, introdotto dai colpi di tosse di Iommi, è un inno alla marijuana. <em>Solitude</em> è una dolce ballata acustica, mentre <em>Lord Of This World</em> e la finale <em>Into The Void</em> si dividono il titolo di “pezzo più Doom del disco”. Nel lavoro sono presenti anche due camei strumentali in stile medievale, nei quali Iommi si cimenta con la chitarra acustica: <em>Orchid</em> e <em>Embryo</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’anno seguente è stato dato alle stampe <strong>Volume IV</strong>. È questo l’LP dove i Black Sabbath hanno introdotto nel loro sound forme sperimentali, che attingono a piene mani dal progressive rock. <em>Snowblind</em>, apertamente dedicata alla cocaina, <em>Tomorrow’s Dream</em>, la magnifica <em>Supenaut</em>, la ballata pianistica <em>Changes</em>, <em>Cornucopia</em> e l’opening track di oltre 8 minuti <em>Wheels of Confusion/The Straightener</em>, ricca di cambi di tempo, sono i pezzi migliori.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sound progressive è ancora più evidente nel successivo <strong>Sabbath Bloody Sabbath</strong>, datato 1973, grazie anche alla presenza di Rick Wakeman, tastierista degli Yes. La title track è stupenda, così pure <em>Spiral Architect</em>, <em>Sabra Cadabra</em> e <em>A National Acrobat</em>. <em>Killing Yourself to Live</em> è un pezzo scritto da Butler, mentre <em>Who Are You</em> è quello in cui maggiormente si sente l’influenza progressive.</p>
<p> <img class="aligncenter size-medium wp-image-2871" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/blaksab-287x300.jpg" alt="" width="287" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">L’anno seguente i Black Sabbath sono stati costretti a una sosta forzata a causa di una lunga lotta legale con l’ex manager, licenziato bruscamente dopo l’uscita di Paranoid, e per il fallimento della società che amministrava i diritti di pubblicazione, la World Wide Artists.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1975 il gruppo è tornato prepotentemente sul mercato con <strong>Sabotage</strong>. Il disco presenta un netto cambio di sonorità, con i sintetizzatori che si fanno qui più insistenti grazie alla presenza del tastierista Jezz Woodroffe. Il gruppo sperimenta anche armonie inusuali, come ad esempio il coro russo nel brano <em>Supertzar</em>. I pezzi migliori sono <em>Hole In The Sky</em>, che rimanda ai tempi dei primi lavori, <em>Thrill of it All</em> e <em>Symptom Of The Universe</em>, un brano dalla ritmica thrash quando ancora il thrash non esisteva, anche se alla fine le chitarre acustiche ne cambiano l’atmosfera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Technical Ecstasy</strong>, datato 1976, ha ottenuto un buon successo a livello di critica, ma ha spiazzato totalmente i fans a causa di un suono leggero e lontano mille miglia da quello pesante e funereo degli esordi. La variegata <em>Dirty Woman</em>, che chiude il lavoro, è a mio parere il brano più significativo. <em>Back Street Kids</em> ricorda i vecchi Sabbath, quindi il rock’n’roll di <em>Rock’&#8217;N’Roll Doctor</em> e <em>You Won’t Change Me</em>, una ballata potente, quasi Doom. La stralunata <em>It&#8217;s All Right</em> è cantata dal batterista Bill Ward e sembra di ascoltare i <a title="I Beatles: il più grande evento musicale di tutti i tempi" href="http://www.musicparade.it/pop/i-beatles-il-piu-grande-evento-musicale-di-tutti-i-tempi/">Beatles</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo Ozzy è stato colpito proprio allora da un periodo di crisi compositiva e la sua presenza all’interno dei Sabbath si stava facendo via via sempre più problematica. Uscito dal gruppo, Iommi ha tentato di sostituirlo con Dave Walker, ex cantante dei Savoy Brown. Il singer, però, è tornato momentaneamente alla base per lavorare su <strong>Never Say Die</strong>, disco scarno, che segue le sperimentazioni del precedente e che è servito più che altro per celebrare il decennale dei Black Sabbath. Alle tastiere, questa volta, si è seduto il futuro Deep Purple Don Airey.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine del 1978, dopo l’uscita di Never Say Die, il satanico <strong>Ozzy ha lasciato definitivamente i compagni</strong> per formare i Blizzar Of Ozz. Nei Black Sabbath è arrivato <strong>Ronnie James Dio</strong>, vocalist dalla timbrica più potente, ma forse mai del tutto accettato dai fans di vecchia data.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2873" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/black-sabbath61-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></p>
<p style="text-align: justify;">La band, tuttavia, ha sopportato benissimo il cambio dietro il microfono e già nel 1979, con l’arrivo nei negozi dello stupendo <strong>Heaven And</strong> Hell, si è confermata al vertice del movimento. Ronnie ha portato nuova linfa, grazie al suo amore per le liriche gotiche e medievali, che ben si adattavano al suono tenebroso e distorto del gruppo di Birmingham. La title track, <em>Neon Knights</em>,<em> Lady Evil</em>, la rabbiosa<em> Die Young</em> , la power ballad <em>Children Of The Sea</em> e <em>Wishing Well</em> si sono unite alla schiera di gemme dei Black Sabbath. Da segnalare la presenza alle tastiere di <strong>Geoff Nicholls</strong>, relegato sul retro del palco durante i concerti, ma da quel momento figura sempre più importante nell’economia del gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;">A quel punto, però, ha lasciato anche Bill Ward, causando la cancellazione di numerose date del mastodontico tour. Il suo sostituto è stato <strong>Vinny Appice</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1981 è stato pubblicato <strong>Mob Rules</strong>, degno seguito di Heaven And Hell, il quale però ha sofferto da un punto di vista commerciale la contemporanea uscita sul mercato dei lavori solisti di Ozzy Osbourne. La mia canzone preferita è <em>Country Girl</em>, ma non sono male neppure <em>The Mob Rules, Voodoo, Slippin’ Away, The Sign of the Southern Cross</em>, la semi ballad <em>Falling Off The Edge Of The World</em> e la suggestiva <em>Over And Over</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Live Evil</strong> è considerato l’album dal vivo più falso di sempre, a causa dei numerosi ritocchi in studio, ma anche uno dei più belli, malgrado, a mio giudizio, perda la sfida con il quasi contemporaneo <strong>Live At Last</strong>, il <em>bootleg</em> di vecchi concerti con Ozzy alla voce. Proprio i ritocchi in fase di mixaggio di Live Evil hanno fatto nascere contrasti tra Iommi e Dio, con quest’ultimo che se n’è andato per creare una propria formazione, trascinando nell’avventura anche Appice.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1983 è tornato a sedersi dietro le pelli Bill Ward e alla voce è arrivato nientemeno che <strong>Ian Gillan</strong> (la legenda narra che Toni Iommi ha fatto firmare un contratto a Gillan mentre questi era totalmente ubriaco in un pub). Con l’ex singer dei rivali Deep Purple, i Sabbath hanno registrato <strong>Born Again</strong>. Il disco è più potente rispetto a quelli con Dio e ha come punti di forza la violenta <em>Trashed</em>, <em>Born Again</em> e <em>Disturbing the Priest</em>, con la risata satanica di Gillan che è entrata nella storia.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2874" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/born-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo l’uscita dell’album Ward è stato ancora una volta sostituito, questa volta dall’ex Electric Light Orchestra <strong>Bev Bevan</strong>. Il gruppo è partito per una mastodontica tournée, con scenografie ispirate a Stonehenge, ma l’innesto di Gillan non ha convinto i fans e il cantante se n’è andato per riformare i Purple.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1985 la formazione originale dei Black Sabbath si è riunita per esibirsi al <strong>Live Aid</strong>, ma chi sperava nella definita reunion è stato disilluso. È apparso quindi un nuovo cantante, David Donato (futuro White Tiger), presto licenziato, mentre Geezer Butler ha lasciato.</p>
<p style="text-align: justify;">Tony Iommi era così rimasto solo e l’album <strong>Seventh Star</strong>, anche se porta la sigla Black Sabbath, è praticamente un lavoro solista del chitarrista. Si tratta comunque di un buon disco di Heavy Rock con forti tinte di blues, dove eccelle il cantante <strong>Glenn Hughes</strong>, già con i Deep Purple. Tanto bello quanto inusuale per i Sabbath è il blues <em>Heart Like A Wheel</em>. Da citare anche l’opening track <em>In For The Kill</em> e la ballad <em>No Stranger to Love</em>, molto sentimentale, ma che vedrei meglio nel repertorio dei Whitesnake. Il disco però, nonostante l’ottima performance di Hughes, non ha venduto come sperato, e il gruppo era sempre più offuscato dal successo solista del suo ex cantante Ozzy Osbourne.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1987 è uscito <strong>The Eternal Idol</strong>, definito il miglior disco dei Sabbath dai tempi di Heaven And Hell. Il cantante avrebbe dovuto essere il newyorchese Ray Gillen, ma alla fine le parti vocali sono state affidate all’ottimo <strong>Tony Martin</strong>, vocalist dal timbro simile a quello di Ronnie Dio. <em>The Shining</em>, la dura<em> Lost Forever</em>, l’epica <em>Ancient Warrior</em>, <em>Nightmare</em>, sino alla funerea title track, che rivanga il passato, sono tutti pezzi di pregevole fattura. Da rilevare il ritorno alla batteria di Bev Bevan che già aveva fatto parte dei Sabbath nel 1983.</p>
<div id="attachment_2875" class="wp-caption aligncenter" style="width: 232px"><img class="size-medium wp-image-2875" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/martin1-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" /><p class="wp-caption-text">Tony Martin</p></div>
<p style="text-align: justify;">Iommi e Martin, con l’aiuto del batterista <strong>Cozy Powell</strong>, ex Rainbow e Whitesnake, si sono ripetuti anche nel 1989 con l’ottimo<strong> Headless Cross</strong>, e nel 1990 con <strong>Tyr</strong>. Il primo segue le orme di The Eternal Idol, ma ripresenta liriche più occulte, tipiche degli esordi. La title track, con la sua suggestiva intro dal titolo <em>The Gates Of Hell</em>, <em>Black Moon</em>, <em>Call of the Wild</em>  e <em>Nightwind</em> sono i brani più belli, anche se il titolo di numero uno, secondo me, va attribuito al doom metal di <em>When Death Calls</em>, che ospita la chitarra di<strong> Brian May</strong> dei <a title="Il rock maestoso dei Queen" href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/">Queen</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tyr</strong> è stato registrato con la medesima formazione del precedente, tranne per la presenza al basso di Neil Murray, altro ex Whitesnake, al posto di Laurence Cottle. All’inizio il lavoro doveva essere un concept album dedicato all’antica religione norrena, come dimostra il titolo stesso (Tyr era il dio della guerra dei vichinghi), ma successivamente si è cambiato rotta. A testimonianza dell’antica idea vi sono tre canzoni: la strumentale <em>The Battle of Tyr</em>, la ballata acustica <em>Odin&#8217;s Court</em> e <em>Valhalla</em>. Molto belle sono <em>The Sabbath Stones</em> e l’opening track <em>Anno Mundi (The Vision).</em></p>
<p style="text-align: justify;">Malgrado le vendite dei due dischi siano state buone, Iommi ha deciso a quel punto di ricostituire la line-up che aveva lavorato in Heaven And Hell, con Ronnie Dio alla voce, Geezer Butler al basso e Vinny Appice dietro le pelli, supportati da Geoff Nicholls alle tastiere. Da questa reunion è nato <strong>Dehumanizer</strong>, un album molto heavy che ha riscosso ottimi consensi, sia di critica sia di pubblico, grazie a pezzi quali <em>After All (The Dead), Master Of Insanity</em>, <em>Time Machine</em>, <em>Computer God</em> e <em>TV Crimes</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Divergenze di opinioni tra Iommi e Dio hanno fatto sì che quest’ultimo abbandonasse i compagni nel bel mezzo del tour che è seguito il disco. Per terminare le date il leader dei Black Sabbath ha chiamato nientemeno che <strong>Rob Halford</strong>, storico singer dei <a title="Judas Priest: gli dei del metal" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/judas-priest-gli-dei-del-metal/">Judas Priest</a>. Per quanto riguarda il lavoro seguente, invece, il microfono è stato affidato ancora a Tony Martin, mentre al posto di Appice, che fedele a Ronnie lo ha seguito ancora nei Dio, è arrivato <strong>Bobby Rondinelli</strong>, già drummer dei Rainbow. Così, nel 1994 è approdato nei negozi il mediocre <strong>Cross Purposes</strong>, che musicalmente segue la strada tracciata dal predecessore e regala nel brano <em>Evil Eye</em> la presenza di Eddie <a title="Van Halen: fenomeni commerciali anni '80" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/van-halen-fenomeni-commerciali-degli-anni-80">Van Halen</a>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2876" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/imagesCAKE3JR9.jpg" alt="" width="276" height="183" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il disco seguente, <strong>Forbidden</strong>, ha visto ritrovarsi in studio la stessa formazione di Tyr, con Powell e Murray. Purtroppo le vendite sono state scarse, come non accadeva dai tempi di Seventh Star, dieci anni prima. Nel brano d’apertura <em>Illusion Of Power</em> è presente il rapper Tracy Morrow, in arte Ice-T. Le mie canzoni preferite restano comunque <em>Kiss Of Death</em> e <em>Rusty Angels</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1997 Iommi, Butler e Ward si sono ritrovati sul palco dell’<strong>Ozzfest</strong> (festival metal organizzato da Ozzy Osbourne) per suonare i loro classici insieme alo stesso Ozzy. Da questo incontro è nato il doppio live <em>Reunion</em>, dove campeggiano due nuovi brani quali <em>Psycho Man</em> e <em>Selling My Soul</em>. Purtroppo, chi sperava nella definitiva riunione dei primi quattro Black Sabbath è rimasto ancora una volta deluso.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2006, dopo che la band era stata introdotta nella Rock’N’Roll Hall Of Fame, Dio è tornato alla corte di Iommi. Con Butler e Ward si era praticamente ricostituita la formazione di Heaven And Hell. Il gruppo, però, non ha potuto usare la sigla Black Sabbath per questioni legate ai diritti, perciò si è battezzata proprio <strong>Heaven And Hell</strong>. Con questo nome i quattro sono partiti per una tounrée, al termine della quale Ward ha lasciato, sostituito dal solito Appice.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2009 è stato rilasciato il disco <strong>The Devil You Know</strong>, sempre a nome Heaven And Hell. L’album è stato accolto in maniera piuttosto positiva, tant’è che qualcuno lo ha descritto come “<em>il corrispondente del secondo millennio di Paranoid</em>.” Qualcun altro, invece, ha detto che il lavoro è meglio di Dehumanizer, ma non di Heaven And Hell e Mob Rules, ovvero gli altri LP dei Sabbath con Dio. A me piace molto, soprattutto brani quali <em>Bible Black</em>, <em>Breaking Into Heaven</em>, <em>Atom And Evil</em> e <em>Follow The Tears</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo il disco non ha avuto un seguito. Come ben sappiamo, il 16 maggio 2010 <a title="Ronnie James Dio, la voce più bella dell'Heavy Metal" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/ronnie-james-dio-la-voce-piu-bella-dellheavy-metal/">Ronnie Dio</a> è stato sconfitto da un cancro allo stomaco e ci ha lasciato. Il 24 luglio dello stesso anno gli Heaven And Hell si sono esibiti per l’ultima volta al <strong>High Voltage Festival</strong>, per rendere omaggio al compagno scomparso. Alla voce, come ospiti, si sono intercambiati Glenn Hughes e il norvegese Jorn Lande.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;’anno appena passato Iommi ha rivelato che la formazione originale dei Sabbath, Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward, si è riunita per incidere un nuovo disco che dovrebbe vedere la luce in questo 2012. A esso seguirà un tour mondiale, con la band che arriverà anche in Italia come headliner al <strong>Gods Of Metal</strong>, che si terrà a Rho il 24 giugno (MI), in compagnia di Opeth, Lamb Of God, Trivium e altri ancora. La prevendita dei biglietti è già iniziata. Inutile dire che sarà un evento da non perdere.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2877" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/black-sabbath5-204x300.jpg" alt="" width="204" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, torniamo a ribadire quello che già è stato scritto all’inizio: i Black Sabbath sono stati tra i primi gruppi heavy metal della storia e hanno contribuito notevolmente al suo sviluppo, soprattutto per quanto riguarda quel sottogenere caratterizzato da un <strong>sound cupo e lento</strong> chiamato <strong>doom</strong>. Anche i gruppi grunge, in gran forma negli anni ’90, devono parecchio alla band di Birmingham. Tutto questo per dire che il gruppo di Toni Iommi è senza dubbio tra i pilastri più importanti della musica (e non parlo solo di quella dura) e senza di loro, molto probabilmente, l’heavy metal non sarebbe lo stesso.</p>

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		<title>X Factor 5: la vincitrice 2012 è Francesca</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 07:35:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Francesca Michielin, 16 anni di Bassano del Grappa. E&#8217; questa giovane promessa della musica italiana a portarsi a casa la vittoria della quinta edizione di X Factor, la prima su Sky. E&#8217; stata proclamata ieri sera durante la finale del talent show, in una puntata con grandi ospiti. Striscioni, tifoserie accanite, 772 mila voti totali. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Francesca Michielin</strong>, 16 anni di Bassano del Grappa. E&#8217; questa giovane promessa della musica italiana a portarsi a casa la vittoria della quinta edizione di X Factor, la prima su Sky. E&#8217; stata proclamata ieri sera durante la finale del talent show, in una puntata con grandi ospiti.<br />
<img class="size-full wp-image-2856 aligncenter" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/Francesca-Michielin-X-Factor.jpg" alt="" width="500" height="422" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Striscioni, tifoserie accanite, 772 mila voti totali. X factor, nonostante il passaggio di rete, riesce ancora ad <strong>animare e coinvolgere il pubblico</strong>, a casa come in studio. La pupilla di <strong>Simona Ventura</strong> , l&#8217;ha spuntata contro Antonella (arrivata terza) e I Moderni (secondi classificati), entrambi amatissimi dal pubblico, dopo una gara intensa, tra <strong>duetti</strong>, medley e inediti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Irene Grandi</strong> duetta con Francesca, <strong>Fiorella Mannoia</strong> con Antonella e <strong>Emil Sandè</strong> accompagna I Moderni. Neanche Morgan si è tirato indietro in questo gioco di coppie musicali e ha cantato insieme ad <strong>Asia Argento</strong>, sua ex compagna e madre di sua figlia Anna Lou.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Grandi soddisfazioni</strong> insomma per la giovanissima vincitrice, i giudici e per Sky, visto il grande successo di questa edizione del programma.</p>
<p>Leggi l&#8217;esperienza X Factor sul <a title="Vai al blog personale di Francesca" href="http://francescamichielin.blogspot.com/" target="_blank"><strong>blog di Francesca</strong></a> o ascolta <strong>&#8220;Distratto&#8221;</strong>, il suo inedito:</p>
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<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ON26nWfZ8N0bM3N9UdROl4Fmy8w/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ON26nWfZ8N0bM3N9UdROl4Fmy8w/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Jam-Session/~4/2QNo_yNWyaU" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Crosby, Stills, Nash e Young: i cavalieri del folk-rock</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 12:43:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è facile descrivere in poche righe quello che i <strong>CSN&amp;Y</strong> hanno saputo regalare al mondo della musica. Il genio di <strong>Neil Young,</strong> la saggezza di <strong>David Crosby</strong>, l’eclettismo di <strong>Stephen Stills</strong>, la spontaneità di <strong>Graham Nash</strong> si sono uniti in un incontro ammaliante e molto intenso. Sin dal loro esordio, all’inizio degli anni ’70, i quattro cavalieri del folk sono stati le figure della West Coast Music più emblematiche ed apprezzate: quattro apostoli che con parole semplici hanno tentato di risolvere problemi immensi.<br />
<img class="aligncenter size-medium wp-image-2802" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/front-300x259.jpg" alt="" width="300" height="259" /></p>
<p style="text-align: justify;">David Crosby aveva fondato i <strong>Byrds</strong>, per poi abbandonarli nel 1967 a seguito di dispute con l’altro leader del gruppo, Roger McGuinn. L’anno seguente ha prodotto il primo album di <strong>Joni Mitchell</strong>, quindi ha iniziato a comporre materiale per un suo lavoro solista. È stato allora che ha ricevuto la chiamata da parte dei <strong><a title="Buffalo Springfield: i pionieri del country-rock americano" href="http://www.musicparade.it/country/buffalo-springfield-pionieri-del-country-rock-americano/"><strong>Buffalo Springfield</strong></a></strong>  per sostituire momentaneamente Neil Young sul palco di Monterey. Poco dopo gli stessi Springfield si sono sciolti e Crosby, che aveva legato con Stephen Stills, ha chiesto a quest’ultimo di esibirsi come duo per alcune serate informali. A essi si è aggregato presto l’inglese Graham Nash, che in patria aveva creato gli <strong>Hollies</strong>, uno dei maggiori gruppi dell’ondata beat anni ’60, e che ultimamente bazzicava la California.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1969 i tre, messi sotto contratto dalla Atlantic, hanno registrato l’album <strong>Crosby, Stills &amp; Nash</strong>. Il disco, con il suo folk acustico e molto vocale, è una sorta di raccolta di varie esperienze musicali, un affresco che riproduce un’America in equilibrio tra sogni di pace e proteste nei campus. Di Nash sono l’allegra <em>Marrakesh Express</em>, una canzone rifiutata in precedenza dagli Hollies, la psichedelica <em>Pre-Road Downs</em> e la dolce <em>Lady On The Island</em>. Stills ha composto la lunga suite <em>Judy Blue Eyes</em>, dedicata alla cantante Judy Collins, la sbarazzina <em>You Don’t Have To Cry</em> e la stupenda <em>49 Bye Bye</em>. Dal canto suo Crosby ha regalato la tenera ballata <em>Guinnevare</em> e, insieme a Stills e Paul Kantner dei <a title="Jefferson Airplane: band culto degli anni '60" href="http://www.musicparade.it/folk-e-musica-popolare/jefferson-airplane-band-culto-degli-anni-60/"><strong>Jefferson Airplane</strong></a>, <em>Wooden Ships</em>.</p>
<div id="attachment_2803" class="wp-caption aligncenter" style="width: 213px"><img class="size-medium wp-image-2803" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/david_crosby_980-203x300.jpg" alt="" width="203" height="300" /><p class="wp-caption-text">David Crosby</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’esito positivo ottenuto ha spinto il trio a ingaggiare un altro famoso folk singer, il canadese <strong>Neil Young</strong>, già compagno di Stills nei <strong>Buffalo Springfield</strong>. I quattro hanno debuttato il 16 agosto all’Auditorium Theater di Chicago quindi, due giorni più tardi, sono stati tra i trionfatori del <a title="Woodstock: un sogno lungo tre giorni" href="http://www.musicparade.it/folk-e-musica-popolare/festival-di-woodstock-un-sogno-lungo-tre-giorni/"><strong>Festival di Woodstock</strong></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1970, con soli due mesi di registrazione alle spalle, è arrivato nei negozi <strong>Deja Vù</strong>, che con il suo misto di psichedelia, folk-rock e canzone di protesta ha eclissato il successo dell’album precedente. Tre sono gli hit singles tratti da questo lavoro: <em>Teach Your Children</em>, che parla delle divergenze tra genitori e figli e ospita la pedal steel guitar di Jerry Garcia dei Grateful Dead, e la lode famigliare <em>Our House</em>, entrambi firmati da Nash, quindi <em>Woodstock</em>, cover di Joni Mitchell. Di Neil Young sono invece la bellissima ballata <em>Helpless</em> e l’articolata <em>Country Girl</em>, divisa in 3 parti. La penna di Stills ha composto due canzoni stupende quali la trascinante <em>Carry On</em> e l’intimistica <em>4+20</em>, con struggenti liriche basate sulla solitudine. Infine, sono di Crosby la rabbiosa critica contro i borghesi <em>Almost Cut My Hair</em> e la title track <em>Deja Vù</em>. L’inno pacifista <em>Everybody I Love You</em>, che chiude il disco, è stato scritto a quattro mani da Neil Young e Stephen Stills.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2804" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/Crosby-Stills-Nash-Young-Deja-Vu-Front1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il 1970 è stato un anno caldo per gli Stati Uniti. Nelle strade è esplosa una rabbiosa protesta contro la tirannia del presidente <strong>Richard Nixon</strong>, il quale non solo non voleva ritirare le truppe dal <a title="75 anni di Life: le foto più belle della rivista" href="http://www.fanzinarte.com/fotografia/75-anni-di-life-le-foto-piu-belle-della-rivista/">Vietnam</a>, ma intendeva estendere la guerra anche alla Cambogia. I maggiori focolai di protesta erano i ghetti neri e i campus universitari. In uno di questi, quello della <strong>Kent University</strong>, in Ohio, durante una manifestazione pacifista la Guardia Nazionale, inviata da Nixon, ha sparato sulla folla lasciando a terra quattro studenti. L’episodio ha colpito Neil Young, il quale ha scritto di getto il brano <em>Ohio</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">A Dejà Vù è seguito un tour, al termine del quale i quattro, nell’impossibilità di fare convivere le varie, forti personalità, si sono dispersi in diverse direzioni. Di li a poco sarebbe uscito il doppio <strong>Four Way Street</strong>, il live della tournée, uno dei dischi dal vivo più venduti di sempre. Il lavoro è diviso in due parti, così com’erano i loro concerti (compreso quello di Woodstock): metà acustico e metà elettrico. Neil Young ha inserito in questo stupendo disco <strong>alcuni capolavori personali</strong> quali <em>Cowgirl In The Sand</em>, la nostalgica <em>Don’t Let Bring You Down</em>, <em>Southern Man</em> e <em>On The Way Home</em>, dei Buffalo Springfield. Nash, che cantava e suonava per smuovere la gente dal torpore sociale, ha regalato le sue <em>Teach Your Children</em>, <em>Right Between The Eyes</em>, la pianistica <em>Chicago</em> e <em>Pre-Road Down</em>. Crosby, da buon guru del folk, catechizza con <em>The Lee Shore, Long Time Gone</em> e <em>Triad</em>. Stills, invece, propone una <em>Carry On</em> protratta oltre i 14 minuti, e, al pianoforte, <em>49 Bye Bye-America’s Children</em>. E poi <em>Ohio</em> e altre perle ancora, sino alla chiusura con la corale <em>Find The Coast Of Freedom</em>.</p>
<div id="attachment_2805" class="wp-caption aligncenter" style="width: 221px"><img class="size-medium wp-image-2805" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/neil-young-100-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /><p class="wp-caption-text">Neil Young</p></div>
<p style="text-align: justify;">A quel punto Young, che già aveva pubblicato <strong>After The Gold Rush</strong>, ha messo in piedi una sua band, gli Stray Gators, e ha registrato <strong>Harvest</strong>, il suo disco più venduto e forse il più bello di tutto il repertorio folk-rock americano, nel quale trovano spazio, come ospiti, anche Crosby, Stills e Nash. Stills ha pubblicato il suo secondo album, <strong>Stephen Stills 2</strong> (il primo era uscito l’anno precedente, subito dopo Deja Vù), coadiuvato da Eric Clapton e dal il futuro E-Street Band Nils Lofgren. Anche David Crosby e Graham Nash hanno centrato il bersaglio: il primo con l’ottimo <strong>If I Could Only Remember My Name</strong>, e l’inglese con <strong>Songs For The Beginners</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio gli ultimi due, nel 1972, hanno riproposto metà della famosa sigla CSN&amp;Y registrando insieme l’intimista <strong>Graham Nash+David Crosby</strong>, dove spicca il singolo <em>Immigration Man</em>. Stephen Stills, nel frattempo, aveva fondato i <strong>Manassas</strong> con l’ex Byrds Chris Hillman. Il progetto è durato due anni e ha fruttato due LP.</p>
<div id="attachment_2806" class="wp-caption aligncenter" style="width: 218px"><img class="size-medium wp-image-2806" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/Stephen-Stills-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /><p class="wp-caption-text">Stephen Stills</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel 1974, al termine di lunghe e insistenti pressioni, il quartetto è tornato insieme per intraprendere un <strong>tour</strong> che è culminato allo stadio di Wembley, a Londra. Il successo è rimasto immutato, come però anche gli attriti. Neil Young, che viaggiava separato dal resto della band, alla fine ha lasciato perdere. Lo stesso anno è stata dato alle stampe il The best del gruppo, <strong>So Far</strong>, che è salito con prepotenza sino al numero uno delle classifiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Stephen Stills, a quel punto, si è dedicato ancora ai propri lavori solisti, pubblicando prima l’omonimo <strong>Stills</strong>, quindi Stephen <strong>Stills Live</strong>, naturalmente dal vivo, e <strong>Illegal Stills</strong>. <strong>Nash e Crosby</strong>, invece, hanno realizzato un altro disco a quattro mani, <strong>Wind On The Water</strong>, atterrato nei negozi nel 1975. A sorpresa anche <strong>Stills e Young</strong> hanno deciso di proporre un disco di coppia, così nel 1976 ecco lo stupendo <strong>Long May You Run</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Appena il tempo di registrare l’uscita del mediocre <strong>Whistling Down The Wire</strong>, firmato da Crosby e Nash, quando uno Stills piantato in asso da Neil Young nel bel mezzo della tournée ha deciso di ricongiungersi ai due più fidati ex compagni. Così, nell’autunno del 1976, i tre sono tornati ad esibirsi insieme al Greek Theatre di Los Angeles. Gli amici ritrovati sono poi entrati in studio e nel 1977 hanno realizzato <strong>CSN,</strong> ottenendo un buon successo grazie al singolo <em>Just A Song Before I Go</em>. Da ascoltare anche <em>In My Dreams</em> e <em>Shadow Captain</em>. I tre sono rimasti insieme anche per il concerto antinucleare No Nukes, organizzato dallo stesso Nash.</p>
<div id="attachment_2807" class="wp-caption aligncenter" style="width: 203px"><img class="size-medium wp-image-2807" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/grahamguitar-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /><p class="wp-caption-text">Graham Nash</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel 1980 però, un Crosby sempre più sprofondato nel tunnel della <strong>droga</strong> ha subito un arresto per porto d’armi abusivo e possesso di sostanze illegali, che ha inciso parecchio sulla carriera del gruppo durante il nuovo decennio. I fasti degli anni ’70 erano lontani e il<strong> calo di popolarità</strong> ormai evidente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1982 è stato pubblicato <strong>Daylight Again</strong>, per mano di Stills e Nash, con Crosby che si è aggiunto solo alla fine per regalare un brano, <em>Delta</em>. La mossa di riproporre il vecchio trio al completo è stata comunque azzeccata, grazie anche a brani commerciali quali <em>Wasted On The Way</em>,<em> Turn Your Back On Love</em> e <em>Southern Cross</em>. Tuttavia la sigla è stata ancora una volta accantonata. Crosby è finito di nuovo in carcere. Stills è andato a suonare in giro per il mondo (è approdato anche in Italia in un tour con Angelo Branduardi) e Nash si è dedicato a progetti individuali. Il live <strong>Allies</strong>, uscito nel 1983, mostra la sempre più evidente la mancanza di David Crosby.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo è proseguito tra progetti solisti, (come <strong>Right By You</strong>, bruttino album di Stills che si fa ricordare solo per ospiti illustri come Jimmy Page, Bernie Leadon e Graham Nash) e apparizioni a concerti benefici. Durante uno di questi, in favore di Greenpeace nel 1987, è salito sul palco anche Neil Young per interpretare quattro pezzi del vecchio repertorio. È stato il preludio del tanto atteso <strong>disco della reunion</strong>, uscito nel 1988 e intitolato <strong>American Dream</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’album non è solo un “progetto nostalgia”</strong>, ma riesce a offrire buoni contributi personali, riportando in auge un sound da tempo dimenticato. Neil Young fa la parte del leone. Sue sono <em>American Dream</em>, la ballata <em>Name Of Love</em>, l’acustica <em>Feel Your Love</em> e <em>This Old House</em>. Nash, dal canto suo, ha proposto <em>Clear Blue Sky</em>, incentrata su temi ambientali. Anche Crosby, tornato in forma, ha firmato due ottimi brani: <em>Compass</em>, folk song degna dei tempi andati, e <em>Nighttime for the Generals</em>. L’accoppiata Stills/Young, invece, ha inserito una manciata di buoni pezzi scritti a quattro mani, quali <em>Got It Made</em>, la blueseggiante <em>Drivin’ Thunder</em> e <em>Night Song</em>. In due mesi il lavoro ha raggiunto il <strong>Disco di Platino</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2808" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/WoodstockCrosbyStillsNashYoung2-300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1989 Crosby ha realizzato il suo secondo lavoro solista, <strong>Oh Yes I Can</strong>, disco di ottima fattura, quindi, lo stesso anno, insieme a Stills e Nash si è recato a Berlino per un concerto che salutava la caduta del muro. Nel 1990 i tre “amigos” hanno registrato <strong>Live It Up</strong>, che ha deluso sia i fans sia la critica. Decisamente migliore accoglienza ha ottenuto, sempre lo stesso anno, l’antologia <strong>CSN</strong>, quattro dischi contenenti inediti e materiale dai loro album come gruppo, oltre che selezioni dai lavori solisti e in duo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo i dischi in solitaria di Stills e di Crosby, ecco nel 1994 <strong>After The Storm</strong>, che regala il trio in versione de luxe e riscatta la brutta sensazione causata da Live It Up. L’ormai completamente rigenerato Crosby ha firmato pezzi quali <em>Street To Lean On</em> e <em>Till It Shines</em>. Stills, invece, ha composto la solare <em>Only Waiting For You</em>, <em>It Won’t Go Away</em>, <em>Panama</em> e <em>Bad Boyz.</em> Di Nash, infine, sono l’acustica <em>Unequal Love</em> e <em>Find A Dream</em>. Il trio, a sei mani, ha scritto un paio di ottime canzoni: <em>These Empty Days</em> e <em>Camera.</em> Da segnalare anche la presenza di <em>In My Life,</em> cover dei Beatles realizzata da David Crosby.</p>
<p style="text-align: justify;">Al disco è seguito un <strong>tour</strong>, che però ha subito uno stop perché David Crosby ha dovuto subire un trapianto di fegato. I tre sono tornati a calcare i palchi di mezzo mondo nel 1995 e poi, due anni più tardi, Crosby, Stills e Nash sono stati introdotti nella <strong>Rock’n’Roll Hall Of Fame.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo un paio di dischi solisti di Crosby (molto carino <strong>CPR</strong>, acronimo di Crosby, Pevar e Raymond) e uno splendido live del duo Stills &amp; Nash, <strong>Another Stoney Evening</strong>, nel 1999 il trio si è ritrovato per incidere un nuovo album. A sorpresa si è presentato anche Neil Young e la premiata ditta CSN&amp;Y ha inciso l’ambizioso <strong>Looking Forward</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta i quattro cavalieri hanno portato <strong>ognuno le proprie esperienze</strong>. Più <strong>acustico</strong> Young, con Looking Forward, la rockeggiante <em>Queen Of Them All</em>, la stupenda <em>Slowpoke</em>, che riporta il calendario indietro di 20 anni, e la pianistica <em>Out Of Control.</em> Nash ha una visione maggiormente virata verso il <strong>pop</strong>: <em>Someday Soon</em> e <em>Heartland</em> sono i brani che ha portato in dote. L’hippy con i baffi David Crosby ha regalato due gemme del calibro di <em>Stand And Be Counted</em> (scritta insieme a James Raymond, suo partner nei CPR) e <em>Dream For Him</em>. Per quanto riguarda Stills, da segnalare lo stupendo blues di <em>No Tears Left</em> e  <em>Seen Enough</em>. Il tour che n’è seguito, con tappa anche al Farm Aid organizzato dallo stesso Neil Young, ha stracciato tutti i <strong>record d’incassi</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2810" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/csny-rehearsal1-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></p>
<p style="text-align: justify;">Per regalare all’America un po’ di pace dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, i quattro si sono ritrovati e hanno percorso in lungo e in largo il Paese, suonando quaranta date nel cosiddetto <strong>Tour Of America</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2004 Crosby e Nash sono tornati a essere un duo e hanno realizzato il buon <strong>Crosby &amp; Nash</strong>, con l’aiuto dei nuovi compagni di Crosby, Raymond e Pevar. L’anno successivo Stills ha rilasciato un nuovo lavoro solista dal titolo <strong>Man Alive</strong>. Dal canto suo Neil Young si è lanciato contro il presidente Bush con l’ottimo <strong>Living With War</strong>, ennesima stupenda prova del gigante canadese. Nel 2008 lo stesso Young, nascosto dietro lo pseudonimo di Bernard Shakey, ha presentato il film <strong>CSNY Déjà Vu</strong>, che racconta le vicende di questo gruppo straordinario, seguito dall’uscita della colonna sonora dello stesso, <strong>Deja Vù Live</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2009 Crosby, Stills e Nash sono saliti prima sul palco del <strong>Glastonbury Festival</strong>, in Inghilterra, dove ha suonato anche Neil Young, ma come solista, quindi su quello del Gathering Of The Vibes, l’annuale raduno di quattro giorni che intende commemorare le gesta dei Grateful Dead.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2811" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/Crosby_Stills_Nash__Young_11123-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></p>
<p style="text-align: justify;">Se una critica si può muovere verso questo supergruppo è che esso è stato minato sin dall’inizio dalla <strong>superiorità compositiva</strong> di Neil Young, fatto questo che ha creato parecchi dissidi, continue defezioni e parole di sfida davanti al pubblico. Come trio, come duo, da solisti, questi cavalieri del folk hanno ottenuto sempre e comunque un buon successo, ma, così come per i Beatles, la <strong>magia</strong> che si è creata quando queste quattro anime hanno lavorato insieme è stata irripetibile. Difficilmente, infatti, si potrà riproporre un evento come CSN&amp;Y, conturbanti interpreti di uno dei <strong>cicli musicali più estrosi</strong> che il mondo ricordi.</p>

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		<title>Sex Pistols, il gruppo simbolo del punk</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 16:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sfrontati, strafottenti, volgari, ribelli, ma allo stesso tempo, musicalmente e culturalmente parlando, rivoluzionari: questi sono stati e sono ancora oggi i <strong>Sex Pistols.</strong> Nella seconda metà degli anni’70 il gruppo inglese, pur nella brevità della sua vita, si è fatto <strong>portavoce delle frustrazioni e del rancore dei giovani di quel periodo</strong>, diventando l’essenza del movimento <a title="Blondie! Il punk entra in discoteca" href="http://www.musicparade.it/indie-rock-e-new-wave/la-grinta-sensuale-dei-blondie-e-il-punk-e-entrato-in-discoteca/"><strong>punk</strong></a> e assurgendo al ruolo di una vera e propria icona.<br />
<img class="aligncenter size-medium wp-image-2724" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/sexpistols1-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il primo nucleo di quelli che sarebbero diventati i Sex Pistols si è formato nell’estate del 1974 a Londra, quando il cantante <strong>Steve Jones</strong>, il bassista <strong>Glen Matlock</strong>, il chitarrista <strong>Wally Nightingale</strong> e il batterista <strong>Paul Cook</strong> hanno iniziato a suonare con il nome di The Strand. Matlock a quel tempo lavorava presso un negozio di abbigliamento di King’s Road chiamato Sex, di proprietà di <strong>Malcolm McLaren</strong> il quale, tornato da New York dov’era stato manager dei New York Dolls (gruppo che ha creato il <a title="Glam rock: anteprima tendenze P/E 2011" href="http://www.tendenziosa.com/calzature/anteprima-tendenze-primavera-estate-2011/" target="_blank">glam rock</a>), si è interessato alle vicende della neonata band. Negli States il manager era venuto a contatto con il neonato movimento punk, dai <a title="I Ramones, la band più influente della storia del rock" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/i-ramones-la-band-piu-influente-della-storia-del-rock/">Ramones</a> a <a title="Patti Smith, l'anima ribelle del rock" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/patti-smith-l%E2%80%99anima-ribelle-del-rock/">Patti Smith</a>, e aveva capito che qualche cosa nel mondo stava cambiando. È stato per questo che ha spinto il gruppo londinese ad abbandonare il rock targato Kinks e Rolling Stones per abbracciare il nuovo credo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’agosto 1975 Nightingale ha abbandonato la band e lo stesso McLaren ha ingaggiato <strong>John Lydon</strong>, alias <strong>Johnny Rotten</strong>, che aveva visto durante un esibizione dove scopiazzava Alice Cooper. Rotten è diventato così il cantante del gruppo, mentre Jones è stato dirottato alla chitarra. È proprio in quel momento che è cominciato il peggiore incubo della cultura inglese negli anni a venire.</p>
<div id="attachment_2726" class="wp-caption aligncenter" style="width: 213px"><img class="size-medium wp-image-2726" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/johnny-rotten-pistols-203x300.jpg" alt="" width="203" height="300" /><p class="wp-caption-text">Johnny Rotten</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il 6 novembre 1975 presso il St. Martin’s College Of Art, dove studiava Matlock, ha avuto luogo il <strong>primo concerto del gruppo</strong>. Dopo soli 10 minuti però, una furibonda segretaria della scuola ha staccato la corrente, e lo spettacolo è finito lì. Nella primavera dell’anno seguente i Sex Pistols sono stati <strong>banditi</strong> sia dal Marquee, dove Rotten ha distrutto alcune sedie, sia dal Nashville, in quanto i quattro hanno lasciato il palco per picchiarsi con il pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 17 agosto si è tenuto all’Islington’s Screen On The Green il primo <strong>raduno punk</strong>, con i Pistols a esibirsi insieme ai <strong><a title="I Clash, l'unica band che conta" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/i-clash-lunica-band-che-conta/">Clash</a></strong>. Il 20 e il 21 settembre numerosi ragazzi sono mobilitati per il festival punk al 100 Club in Oxford Street, fatto questo che ha decretato l’esistenza di un movimento alle spalle dei Sex Pistols. Il 3 settembre i Sex Pistols si sono esibiti per la prima volta al di fuori della madre patria, precisamente a <strong>Parigi</strong>, all’inaugurazione del Club De Chalet du Lac.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 16 ottobre la <strong>EMI</strong> ha messo sotto contratto la band e alla fine del mese successivo è stato immesso sul mercato il singolo <em>Anarchy In The U.K. / I Wanna Be Me</em>, asceso sino al numero 12 delle classifiche inglesi. A quel punto la band è emersa dall’underground diventando il fenomeno sonoro del momento e il divario tra punk e rock’n’roll ha iniziato a prendere misure sempre più grandi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo di dicembre, sempre del 1976, Rotten e soci sono stati invitati al programma televisivo <strong>Today At Six</strong>, dove hanno sconvolto la nazione con un linguaggio che a dire offensivo è come dire niente. I quotidiani britannici hanno dato peso all’evento e quindici date su venti dell’Anarchy In The U.K. Tour sono state cancellate. È stata questa <strong>la chiave di volta</strong>; a quel punto, infatti, i Sex Pistols si erano creati uno status che li ha fatti conoscere ovunque, ma d’altro canto non potevano più tornare indietro. Offese, volgarità, risse, ribellioni al sistema, facevano ormai parte di loro ancora più della musica, e tutto questo li avrebbe portati in soli due anni all’unica meta possibile: l’<strong>autodistruzione</strong>.</p>
<div id="attachment_2729" class="wp-caption aligncenter" style="width: 209px"><img class="size-medium wp-image-2729" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/Sid_Vicious_Sneer1-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /><p class="wp-caption-text">Sid Vicious</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il giorno dell’Epifania del 1977 la EMI ha stracciato il contrato con i Pistols e un mese più tardi Matlock è stato allontanato dalla band perché era “troppo un bravo ragazzo”, ovvero poco incline agli atteggiamenti del resto della band e alla cultura punk in generale. Il suo sostituto è stato John Simon Ritchie, in arte <strong>Sid Vicious</strong>, che aveva suonato la batteria con Siouxsie And The Banshees.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 10 marzo il gruppo ha firmato con la<strong> A&amp;M</strong> e pubblicato <em>God Save The Queen / No Feelings</em>. A seguito di forti pressioni da parte dell’opinione pubblica, però, la casa discografica è stata costretta a <strong>rescindere il contratto</strong> dopo pochi giorni. Così a maggio i Pistols hanno raggiunto un accordo con la <strong>Virgin</strong>, la quale ha ristampato <em>God Save The Queen</em> lanciando il singolo verso il secondo posto delle charts, nonostante l&#8217;ostracismo del governo inglese che ha letto nel brano un attacco alla Regina.</p>
<p style="text-align: justify;">A giugno, durante il <strong>Giubileo</strong> della stessa Elisabetta II, McLaren ha organizzato un concerto del gruppo su un battello che ha navigato lungo il Tamigi, degenerato in un’orgia e terminato con l’arresto dei quattro musicisti e dello stesso manager. Lo sdegno pubblico per l’ennesima impresa è stato enorme e i Sex Pistols sono stati <strong>banditi da tutti i locali inglesi</strong>. Così, per potersi esibire il gruppo è partito alla volta della Scandinavia. In Inghilterra, Rotten e soci hanno suonato in alcuni locali usando degli <strong>pseudonimi</strong>, per evitare la cancellazione delle date.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2730" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/Sex-pistols-300x154.jpg" alt="" width="300" height="154" /></p>
<p style="text-align: justify;">Terminato il tour è uscito il terzo singolo, <em>Pretty Vacant / No Fun</em> (quest’ultima è una cover degli <strong>Stooges</strong>) arrivato alla posizione numero sette. A fine ottobre, a dispetto di tutte le censure, è uscito il lungamente atteso album dei Sex Pistols, intitolato <strong>Never Mind The Bollocks, Here&#8217;s the Sex Pistols</strong>. Il disco, l’unico nella discografia ufficiale del gruppo, ancora prima di uscire era stato ordinato da 125.000 persone, conquistando subito il <strong>Disco d’oro</strong> e diventando una <strong>pietra miliare del punk</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le canzoni si susseguono una dopo l’altra a ritmo vertiginoso, immediate, dirompenti, dirette al centro del bersaglio, con i <strong>testi dediti all&#8217;anarchia più sconclusionata</strong>. Ai tre singoli già citati, <em>Anarchy In The U.K., God Save The Queen</em> e <em>Pretty Vacant</em>, si aggiungono altre perle che hanno definitivamente fatto esplodere il punk nel mondo, come lo stupendo brano di apertura <em>Holiday In The Sun, Bodies</em>,<em> No Feeling</em>, la bellissima <em>Problems</em>, <em>Submission</em>, sino alla conclusiva <em>EMI</em>, che critica apertamente la vecchia casa discografica e termina con una bella pernacchia. Da notare che per sopperire lo scarso valore di Vicious per le linee di basso è stato<strong> richiamato Matclock</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2725" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/sex-pistols-never-mind-the-bollocks-f-300x293.jpg" alt="" width="300" height="293" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nel gennaio 1978, dopo numerosi rinvii, è partito <strong>il primo tour americano</strong>, dove però il gruppo ha ottenuto scarsi successi, per non dire di peggio. A Tulsa, ad esempio, i quattro si sono salvati per miracolo da un linciaggio. Il 14 gennaio, a San Francisco, i Sex Pistols si sono esibiti per l’ultima volta con la formazione originale. Cinque giorni più tardi, infatti, <strong>Rotten ha dichiarato di volere lasciare i compagni</strong>. Cancellate le date europee, Jones e Cook sono allora volati a Rio De Janeiro per incontrare Ronald Biggs, l’autore della famosa rapina al treno postale di Glasgow, e insieme hanno realizzato il brano <em>No One Is Innocent</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo si era creato un contenzioso tra McLaren e Rotten per l’uso del marchio Sex Pistols. Così, dopo un’esibizione insieme a Jimmy Pursey degli Sham 69, con il nome di Sham Pistols, <strong>la band più famosa del punk si è sciolta</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">A quel punto Cook e Jones hanno creato i Professionals e Rotten i <strong>P.I.L.</strong> (Public Image Limited), mentre Vicious, sempre più schiavo dell’eroina, ha continuato da solo. Il bassista ha detto addio all’Inghilterra con un concerto all’Electric Ballroom insieme ad alcuni musicisti, tra i quali Glen Matclock, quindi è partito verso gli USA con la sua compagna <strong>Nancy Spungen</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 12 ottobre 1978 Sid è stato arrestato per avere <strong>accoltellato a morte</strong> Nancy nella loro stanza al Chelsea Hotel. La Virgin ha pagato 50.000 dollari per la sua cauzione, ma il 2 febbraio 1979, al culmine del suo percorso autodistruttivo, il ventunenne è stato trovato <strong>morto per overdose</strong>. Le sue ceneri sono state sparse sulla tomba di Nancy. La vicenda di Vicious e della sua compagna è stata descritta da Alex Cox nel film <strong>&#8220;Sid &amp; Nancy</strong>&#8220;, datato 1986, mentre i Ramones hanno dedicato ai due la canzone <em>Love Kills</em>.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2731" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/sex-pistols21-300x215.jpg" alt="" width="300" height="215" /></p>
<p style="text-align: justify;">A quel punto sono stati immessi sul mercato un numero incredibile di raccolte e bootleg finché, nel 1996 Rotten, Jones, Cook e Matlock si sono uniti per intraprendere il <strong>Filthy Lucre World Tour</strong>, da cui è stato tratto un Live. Come dichiarato dai quattro, e come si evince dal titolo, il tutto è stato fatto solo per soldi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2003 i Sex Pistols hanno girato il Nord America con il <strong>Piss Off Tour</strong>, mentre nel 2006 sono stati introdotti nella <strong>Rock And Roll Hall Of Fame</strong> contro il volere dei quattro componenti, che hanno ricoperto d’insulti il comitato del museo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2007, per il compleanno di <strong>Never Mind The Bollocks</strong>, i quattro si sono ritrovati e hanno eseguito alcune date tra Stati Uniti e Inghilterra. L’anno seguente la band ha intrapreso un tour europeo, passando anche per l’Italia, dove ha suonato all’<strong>Heineken Jammin’ Festival</strong> di Mestre e al <strong>Torino Free Festival</strong>. La reunion, però, è finita lì. L’8 aprile 2010 è scomparso l’ex manager Malcolm McLaren, sconfitto dal cancro a 64 anni.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2732" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/sexpistols_03-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">I Sex Pistols non hanno inventato il punk, ma sono stati loro che lo hanno lanciato in orbita e modellato nella forma in cui è arrivato sino ai giorni nostri. Si può quindi tranquillamente affermare che <strong>i Pistols sono il punk</strong>, inteso come fenomeno di costume, con i suoi atteggiamenti votati al rifiuto di qualsiasi valore. Possono piacere o dare la nausea, ma se il punk è arrivato immutato sino ai giorni nostri, il merito è tutto di questi quattro ragazzi scapestrati.</p>

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