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	<title>Music Parade</title>
	
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		<title>Buffalo Springfield, pionieri del Country-Rock americano</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 07:12:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto.vanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Country]]></category>
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		<description><![CDATA[Pur con soli 2 anni di attività e 3 dischi realizzati, i Buffalo Springfield sono da considerarsi i fondatori del Country-Rock californiano. Grazie al genio di Neil Young, Steve Stills e Richie Furay è stata aperta la strada per la musica West-Coast degli anni ’70.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-694" href="http://www.musicparade.it/country/buffalo-springfield-pionieri-del-country-rock-americano/attachment/buffalo-springfield-ok/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-694" src="http://www.musicparade.it/files/2010/07/buffalo-springfield-OK-300x239.jpg" alt="" width="300" height="239" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La carriera dei <strong>Buffalo Springfield</strong> è stata molto breve; in pratica è durata dal marzo del 1966 sino a maggio 1968, ma ciò è bastato per imporli come il gruppo più innovativo della scena country-rock della West Coast. Ne hanno fatto parte tre musicisti di notevole talento quali il cantautore canadese <strong>Neil Young</strong> e i due folksingers americani <strong>Steve Stills</strong> e <strong>Richard Furay</strong>. A completare la line-up altri due canadesi, il bassista <strong>Bruce Palmer</strong> e il batterista <strong>Dewey Martin</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Adottato il nome di Buffalo Springfield, preso a prestito da una schiacciasassi a vapore attiva alla fine dell‘800, il quintetto ha debuttato nel 1967 con <strong>l’album omonimo,</strong> un lavoro dalla predominante influenza folk, che si dipana su ricche armonie corali e delicate linee melodiche ricche di pathos.<br />
Il singolo di maggiore successo è <em>For What It’s Worth</em>, composto da Stills, che il movimento hippie ha fatto suo per celebrare i disordini avvenuti quello stesso anno sul Sunset Strip di Los Angeles.<br />
Altri brani da citare sono la spensierata <em>Go And Say Goodbye</em>, <em>Hot Dusty Roads</em>, che strizza l’occhio al blues, e la veloce <em>Pay The Price</em>, nate anch’esse dalla penna di Stills; le delicate <em>Nowadays Clancy Can&#8217;t Even Sing</em> e <em>Flying on the Ground Is Wrong</em>, entrambe scritte da Young, ma cantate da Furay, quindi<em> Burned</em>, con lo stesso Neil Young lead vocalist.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo l’uscita del disco Palmer è stato arrestato per possesso di marijuana e in seguito rispedito in Canada senza biglietto di ritorno. A sostituirlo nel gruppo sono arrivati prima Ken Koblun, poi Jim Fielder e, infine, l’ottimo <strong>James Messina</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Con il nuovo bassista è stato dato alle stampe <strong>Buffalo Springfield Again</strong>, ovvero il masterpiece della band californiana, un disco che, malgrado i contrasti fra l’ego di Young e quello di Stills fossero già evidenti, si presenta più ispirato rispetto al predecessore.<br />
Young, Stills e Furay si sono divisi democraticamente le composizioni delle tracce. La scatenata <em>Mr. Soul</em>, <em>Expecting to Fly</em>, una fiaba romanzata del vecchio west, e gli oltre 6 minuti di <em>Broken Arrow</em>, che inizia hard rock e prosegue in modo quasi psichedelico, sono opera del canadese. La country <em>A Child Claim To Fame</em>, <em>Good Time Boy </em>e la sentimentale <em>Sad Memory </em>di Furay. Stills, invece, è il padre del capolavoro rockeggiante <em>Bluebird</em>, di <em>Everydays</em>, che tende la mano al jazz, e di H<em>ung Upside Down</em>. La splendida <em>Rock’n’Roll Woman</em>, invece, è stata composta da Stills in collaborazione con <strong>David Crosby</strong>, da poco uscito dai Byrds.</p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo, il successo della critica e le buone vendite non sono state sufficienti a placare gli attriti fra le forti personalità di Neil Young e Steve Stills, così, nel maggio del 1968,<strong> i Buffalo Springfield hanno cessato di esistere</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-697" href="http://www.musicparade.it/country/buffalo-springfield-pionieri-del-country-rock-americano/attachment/buffalo-springfield/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-697" src="http://www.musicparade.it/files/2010/07/buffalo-springfield-300x238.jpg" alt="" width="300" height="238" /></a></p>
<p style="text-align: justify">A quel punto Messina ha assemblato vecchio materiale da studio, pezzi incisi separatamente dai membri della band, e ne ha ricavato <strong>Last Time Around</strong>, terzo album dei Buffalo’s.<br />
L’allegro country di <em>On The Way Home</em> e di <em>I’m a Child</em>, partorite da Young, la magnifica ballad <em>Kind Woman</em>, composta da Furey, <em>Pretty Girl Why</em> e <em>Four Days Gone,</em> di Stills, sono i cardini su cui poggia il nuovo lavoro, nel quale trova posto anche la sinuosa <em>Carefree Country Day</em>, l’unica canzone composta e cantata da Jim Messina per i Buffalo Springfield.</p>
<p style="text-align: justify">A quel punto Stills si è unito a David Crosby e a Graham Nash nel famoso progetto <strong>Crosby, Stills e Nash</strong>, dove più tardi si sarebbe aggiunto anche Neil Young. Furay e Messina, invece, hanno fondato i <strong>Poco</strong>, gruppo tra i più famosi del filone country rock californiano.<br />
Per quanto riguarda Dewey Martin, egli ha chiamato a se nuovi elementi e ha fondato i <strong>New Buffalo Springfield</strong>. La nuova band ha intrapreso un estenuante tour ed è apparsa all’Holiday Rock Festival di San Francisco, il 25-26 dicembre 1968. Ben presto però, Stills e Young hanno intrapreso un’azione legale per impedire a Martin di utilizzare il vecchio nome. Nel corso del 1970 il batterista ha detto addio al mondo dell&#8217;industria discografica ed è diventato un meccanico di automobili.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, nel breve periodo in cui sono stati attivi (troppo poco, dato l’enorme potenziale a disposizione) i Buffalo Springfield erano pressoché sconosciuti, per diventare improvvisamente molto popolari nel decennio successivo, grazie alla fama acquisita da Young e Stills e alla nascita di gruppi, come ad esempio gli <strong>Eagles</strong>, che ad essi devono molto. Un po’ anche per questo, nel 1997 il gruppo è stato introdotto nella Rock and Roll Hall of Fame.</p>
<p style="text-align: justify">Ad oggi una riunione con la band al completo è praticamente impossibile, a causa della scomparsa di Bruce Palmer nell’ottobre 2004 e, il 31 gennaio del 2009, di Dewey Martin.</p>
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		<title>Il leggendario Hard Rock di David Coverdale e dei Whitesnake</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 20:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto.vanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock e Punk]]></category>
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		<category><![CDATA[biografia dei Whitesnake]]></category>
		<category><![CDATA[Biografia del gruppo]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando i Deep Purple si sono sciolti il cantante David Coverdale ha fondato e dato il via alla leggenda dei Whitesnake,  che in breve tempo sono diventati uno dei gruppi più famosi della scena hard rock mondiale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a rel="attachment wp-att-681" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/il-leggendario-hard-rock-di-david-coverdale-e-dei-whitesnake/attachment/whitesnake/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-681" title="whitesnake" src="http://www.musicparade.it/files/2010/06/whitesnake-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Le vicende dei Whitesnake </strong>sono legate a doppio filo con quella dei <strong>Deep Purple</strong>, tanto che i primi possono quasi essere considerati come una sorta di emanazione dei secondi. Il tutto, infatti, è cominciato nel luglio del 1976, quando gli autori di <em>Smoke On The Water </em>e <em>Child In Time</em> si sono sciolti. <strong>David Coverdale</strong>, allora voce del gruppo, ha rifiutato la proposta di unirsi al trio Paice, Ashton e Lord e ha deciso d’intraprendere la carriera da solista.</p>
<p style="text-align: justify">Il cantante di Saltburn-by-the-Sea non ha perso tempo e nel giro di un paio d’anni ha inciso due album dal timbro prettamente blues, <strong>David Coverdale’s Whitesnake</strong> e <strong>Northwind’s</strong>. In realtà, più che un prodotto del solo Coverdale, essi erano già il frutto di un lavoro di gruppo. Sulla copertina del primo, come si nota, compare il nome Whitesnake, anche se questa è diventata la sigla della band soltanto nel 1978, con l’uscita dell’EP <strong>Snakebite,</strong> lavoro in cui sono presenti un paio di pezzi, <em>Come On</em> e <em>Ain’t No Love In The Heart Of The City</em>, che resteranno nel repertorio live della band anche nei tempi a venire.</p>
<p style="text-align: justify">Il primo LP della band è da considerarsi <strong>Trouble,</strong> edito sul finire dello stesso anno. In quel caso Coverdale era affiancato da musicisti già affermati nel panorama rock britannico, a partire dal tastierista storico dei Deep Purple Jon Lord. Quindi i chitarristi Micky Moody, già con Coverdale nei suoi album solisti, e l’ex UFO Bernie Marsden; il bassista Neil Murray e il batterista David Dowle, che aveva suonato con l’altro singer dei Deep Purple Ian Gillan.</p>
<p style="text-align: justify">Il sound ricalca il classico stile del<strong> rock duro inglese</strong> di quel periodo, con qualche fuga nel R&amp;B e nel blues, al quale la voce calda e roca del cantante si adatta perfettamente, come già dimostrato ai tempi dei Deep Purple (basta ascoltare la magnifica <em>Mistreated </em>dall’album Burn). Nel disco, insieme a splendidi brani quali <em>Take Me With You</em>, <em>Don&#8217;t Mess With Me</em>, <em>Love to Keep You Warm</em> e <em>Lie Down</em> (A Modern Love Song), trova posto anche la cover dei Beatles <em>Day Tripper</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Il tour promozionale è stato immortalato sull’album <strong>Live At Hammersmith</strong>, nel quale su tutti spicca una bella versione proprio di <em>Mistreated</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1979 è arrivato nei negozi <strong>Love Hunter</strong>, un lavoro più maturo rispetto il precedente, che presenta un suono sospeso a metà fra hard rock e hard blues, con liriche dedicate alla vita da strada, all’alcol e alle donne. La title-track, <em>Mean Business</em>, <em>Medicine Man</em>, <em>Walking in the Shadow of the Blues</em>, la ballad <em>We Wish You Well </em>e la cover del bluesman Leon Russell <em>Help Me Thro&#8217; The Day</em>, sono i pilastri dell’album.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Con i Deep Purple fermi da tempo</strong>, a quel punto i Whitesnake erano considerati i loro eredi naturali. Ciò ha consentito a Coverdale di acquisire grande notorietà, soprattutto in patria e in Giappone. Per quanto riguarda il mercato statunitense, invece, c’è voluto molto più tempo, nonostante all’inizio del 1980 la band ha eseguito nel Paese a stelle e strisce un buon tour come spalla dei Jethro Tull.</p>
<p style="text-align: justify">Nello stesso anno la band è arrivata in cima alla hit-parade con il singolo in classico stile Hard <em>Rock Fool For Your Loving</em>, originariamente scritto da Coverdale per il suo idolo B.B. King.</p>
<p style="text-align: justify">Anche l’LP che ne è seguito, <strong>Ready An’Willing</strong>, nel quale si ha la presenza di un altro componente storico dei Purple, il batterista <strong>Ian Paice</strong>, ha portato altra fama al gruppo. Oltre a <em>Fool For Your Loving</em>, sono da citare <em>Ain&#8217;t Gonna Cry No More,</em> <em>Ready an’Willing </em>e <em>Blindman</em>, quest’ultima già presente sul primo lavoro solista di David.</p>
<p style="text-align: justify">Il momento magico di Coverdale e soci è quindi stato confermato dall’ottimo disco dal vivo <strong>Live…In The Heart Of City</strong>, con registrazioni on stage realizzate tra il 1978 ed il 1980.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-680" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/il-leggendario-hard-rock-di-david-coverdale-e-dei-whitesnake/attachment/whitesnake-51/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-680" title="whitesnake-51" src="http://www.musicparade.it/files/2010/06/whitesnake-51-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><br />
Nel 1981 è stato pubblicato il quinto album da studio del &#8220;Serpente Bianco&#8221;, <strong>Come An&#8217; Get It,</strong> che è subito balzato al secondo posto delle classifiche britanniche. Il pezzo forte è la rabbiosa <em>Don’t Break My Heart Again</em>, ma anche <em>Lonely Days Lonely Nights</em>,<em> Wine</em> <em>Women and Song </em>e <em>Would I Lie to You</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Impegni individuali di Lord e di Marsden, accompagnati da qualche tensione interna, hanno ritardato la pubblicazione di <strong>Saints &amp; Sinner</strong>, uscito alla fine del 1982. Nel disco trovano posto pezzi pregiati quali <em>Young Blood</em>, <em>Saints an’Sinner</em>, <em>Love an’ Affection</em>, <em>Here I Go Again</em> e <em>Crying In The Rain</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Subito dopo l’uscita dell’album Marsden, Paice e Murray hanno lasciato la band. A fare compagnia a Coverdale era rimasto solo Jon Lord, quindi, per intraprendere il tour il leader è stato costretto a reclutare nuovi elementi nelle figure del chitarrista Mel Galley, del bassista Colin Hodgkinson e del bravo batterista <strong>Cozy Powell.</strong> Con la nuova line-up i Whitesnake si sono presentati al festival di Castle Donington del 1982, ottenendo un notevole successo, tant’è che l’anno seguente il gruppo è tornato come headliner, confermandosi tra i migliori fenomeni live del Hard Rock.</p>
<p style="text-align: justify">Con <strong>Slide It In</strong>, rilasciato nel 1984, il gruppo inglese ha intrapreso una strada verso un <strong>rock più commerciale</strong>, presentando canzoni orecchiabili quali <em>Guilty Of Love,</em> <em>Give Me More Time</em>, <em>Slow n&#8217; Easy</em>, la power ballad <em>Love Ain&#8217;t No Stranger</em> e la potente title track.<br />
Nonostante il discreto successo però, i Whitesnake sono entrati ancora in crisi e hanno perso per strada Jon Lord, interessato alla imminente rifondazione dei Deep Purple, e Cozy Powell, chiamato da Keith Emerson e Gregg Lake per sostituire Carl Palmer negli ELP.</p>
<p style="text-align: justify">Coverdale non si è perso d’animo e, dopo un’ultima esibizione al Rock Festival di Rio, nel 1985 si è trasferito negli Stati Uniti dove ha firmato per la Geffen. A quel punto il produttore della casa discografica, Keith Olsen, lo ha convinto a pubblicare una versione rimasterizzata di <strong>Slide It In,</strong> per tentare di sfondare nel mercato americano. Il lavoro presenta gli stessi brani dell’album del 1984, ma con una scaletta diversa e rivestiti di maggiore vigore.<br />
Purtroppo la manovra non è piaciuta a Moody, che ha lasciato definitivamente il gruppo. Al suo posto è arrivato il giovane guitar-heroe <strong>John Sykes,</strong> che aveva prestato servizio presso i Thin Lizzy. Con Sykes, che ha rivestito anche la carica di compositore, sono arrivati il tastierista ex Deep Purple <strong>Don Airey</strong>, il batterista Aynsley Dunbar, ed è tornato alla base Neil Murray.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1987 il gruppo ha realizzato <strong>Whitesnake,</strong> uscito in ritardo a causa di un’operazione alle corde vocali da parte del cantante. L’hard blues e il rock stradaiolo degli esordi erano ormai lontani e hanno ceduto ad un rock più da raffinato, che ha permesso al disco di volare in cima alle classifiche americane, regalando un nuovo slancio al mito della band.<br />
I rifacimenti di <em>Here I Go Again</em> e <em>Crying In The Rain,</em> la scoppiettante <em>Bad Boys,</em> <em>Still Of The Night</em>, dal sound vagamente zeppeliniano, la tenera <em>Is This Love</em> e gli oltre 6 minuti di <em>Looking For Love</em> sono i migliori pezzi dell’album dei Whitesnake<strong> che ha venduto più di tutti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">La fama raggiunta, però, non ha soddisfatto Sykes, il quale ha lasciato la band per formare i Blue Murder. Così per il nuovo disco, uscito nel 1989 e intitolato <strong>Slip Of The Tongue,</strong> Coverdale è stato costretto a cercare un sostituto degno di nota, trovandolo prima in Vivian Campbell, che aveva suonato con Ronnie Dio, e poi nel maestoso<strong> Steve Vai</strong>. Con il funambolico chitarrista sono arrivati anche l’ex bassista dei Quiet Riot Rudy Sarzo, Tommy Aldridge, già batterista di Ozzy Osbourne, e il chitarrista olandese <strong>Adrian Vandenberg,</strong> il quale non ha partecipato alle sessioni di registrazione a causa di una tendinite, ma compare come autore al fianco di Coverdale in tutte le canzoni, fatta eccezione, naturalmente, per il rifacimento della vecchia <em>Fool For Your Loving</em>.<br />
Il singolo di maggior successo del disco è la ballad <em>The Deeper The Love</em>, quindi sono da ascoltare le splendide <em>Judgment Day</em> e <em>Sailing Ships</em>.<br />
Da notare che un altro ex membro dei Deep Purple, <strong>Glen Hughes,</strong> è presente nel disco come corista.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-682" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/il-leggendario-hard-rock-di-david-coverdale-e-dei-whitesnake/attachment/coverdalesings/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-682" title="CoverdaleSings" src="http://www.musicparade.it/files/2010/06/CoverdaleSings-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" /></a><br />
Dopo un lunghissimo tour mondiale, durato da febbraio alla fine di settembre del 1990, durante il quale ogni data ha stabilito il tutto esaurito, <strong>a sorpresa David Coverdale ha annunciato lo scioglimento della band</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1994, dopo che Coverdale aveva cercato successo, senza trovarlo, unendosi in un progetto a due con nientemeno che <strong>Jimmy Page</strong>, è uscita la raccolta <strong>Whitesnake Greatest Hits</strong>, che ha anticipato la reunion del gruppo. Con il cantante c’erano ancora i vecchi compagni Sarzo e Vandenberg e tre nuovi innesti, il chitarrista dei Ratt Warren DeMartini, il tastierista Paul Mirkovich e Denny Carmassi alla batteria.<br />
Il successo in Europa e in Giappone è stato enorme, ma non si può dire altrettanto per gli Stati Uniti, dove il fenomeno del grunge aveva ormai soppiantato tutti gli altri generi musicali.</p>
<p style="text-align: justify">Tre anni più tardi è uscito il nuovo album <strong>Restless Heart,</strong> naturalmente con un’ennesima line-up, grazie all’arrivo del bassista Guy Pratt e del tastierista Brett Tuggle, che già avevano lavorato con il cantante durante il progetto Coverdale/Page.<br />
Il disco ricalca il rock orecchiabile degli ultimi lavori, anche se ne è decisamente inferiore, e regala buone canzoni come <em>Crying </em>e <em>Too Many Tears</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1998 è stato dato alle stampe il live <strong>Starkers in Tokyo</strong>, che riprende una data unplugged dell’anno precedente con i soli Coverdale e Vandenberg sul palco. Due anni più tardi, invece, il cantante ha pubblicato il suo terzo album solista,<strong> Into The Light</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">I Whitesnake si sono ripresentati in pubblico nel 2003. Quella volta con Coverdale c’erano i chitarristi Dough Aldrich e DeMartini, presto sostituito da Rob Beach dei Dokken, il bassista Marco Mendoza e il drummer Tommy Aldridge.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo varie date in giro per il mondo e altri cambi di formazione, nel 2006 è arrivato nei negozi l’album dal vivo <strong>Live…In The Shadow Of The Blues</strong>, che contiene anche quattro tracce inedite da studio. Era il preludio per il tanto atteso undicesimo, e per adesso ultimo, LP dei Whitesnake,<strong> Good To be Bad</strong>, datato 2008.<br />
Rispetto al gruppo del 2003 ci sono un nuovo batterista, Chris Frazier, un nuovo bassista, Uriah Duffy, e il tastierista Timothy Drury. L’album, che è arrivato alla quinta posizione delle chart inglesi, ha in <em>Down Your Love</em>, <em>Summer Rain</em>, <em>Best Years </em>e <em>Can You Hear the Wind Blow </em>i suoi brani migliori.</p>
<p style="text-align: justify">I’11 Agosto 2009, mentre i Whitesnake stavano suonando in Colorado con in Judas Priest, David Coverdale è stato costretto a fermarsi per una <strong>lesione alle corde vocali.</strong> Dopo la visita di uno specialista è stato annunciato che egli era affetto da un grave edema alla gola e da una lesione vascolare. Il resto del tour è stato cancellato.<br />
Ai primi di febbraio 2010, David ha annunciato di avere pienamente recuperato. Egli ha quindi affermato di avere appena terminato di registrare il demo per il nuovo album dei Whitesnake e che sul nastro la sua voce suona piena e forte come  ai vecchi tempi.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Infine</strong>, è proprio di pochi giorni fa la notizia che Duffy e Frazier sono usciti dal gruppo. Il nuovo batterista è Briian Tichy, che ha collaborato con Foreigner e Ozzy Osbourne, mentre per l’annuncio del bassista bisogna attendere ancora.</p>
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		<title>Van Halen, fenomeni commerciali degli anni ’80</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 19:35:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto.vanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock e Punk]]></category>
		<category><![CDATA[Alex Van Halen]]></category>
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		<description><![CDATA[L’Hard Rock patinato e di grande effetto proposto dai Van Halen, unito alle spettacolari esibizioni dal vivo, ha fatto sì che il gruppo diventasse uno dei maggiori fenomeni commerciali degli anni ’80. A garantire il successo, la tecnica sopraffina del chitarrista Eddie Van Halen e il carisma di David Lee Roth, idolo delle teen-agers e vero animale da palcoscenico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-661" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/van-halen-fenomeni-commerciali-degli-anni-80/attachment/van-halen-color-pic/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-661" title="van-halen-color-pic" src="http://www.musicparade.it/files/2010/05/van-halen-color-pic-300x237.jpg" alt="" width="300" height="237" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La storia inizia nel 1968, quando i fratelli <strong>Alex e Edward “Eddie” Van Halen</strong> si sono trasferiti dalla natia Olanda a Pasadena, in California. Entrambi studenti di pianoforte, hanno abbandonato presto la via della musica classica, sulla quale erano stati indirizzati dal padre, per intraprendere quella del rock. Così Eddie si è dedicato alla chitarra e Alex si è seduto dietro la batteria, anche se pare che all’inizio gli strumenti erano invertiti. Incontrati il funambolico cantante <strong>David Lee Roth</strong> e il bassista <strong>Michael Anthony</strong> è nata una band, che inizialmente si dedicava a cover di brani da discoteca, chiamata prima Mammoth, poi Rat Salade e, infine, semplicemente <strong>Van Halen</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1976 Gene Simmons dei Kiss li ha scoperti e li ha aiutati a chiudere un contratto con la Warner Bros, etichetta per la quale, due anni più tardi, è stato registrato <strong>lo straordinario album d’esordio Van Halen</strong>. Il disco si è guadagnato il platino e il singolo <em>You Really Got Me</em>, cover di un brano degli inglesi Kinks, è entrato di prepotenza in classifica.<br />
I pezzi proposti sono di notevole impatto e allo stesso tempo orecchiabili: <em>Running With The Devil</em>, <em>Ain’t Talkin’’Bout Love</em>, la sensuale <em>Little Dreamer</em> e, soprattutto, l’esplosivo assolo di chitarra <em>Eruption</em>, che la rivista Guitar World ha inserito al secondo posto degli assoli più belli di sempre, dietro solamente a quello di Jimmy Page in <em>Stairway To Heaven</em>, e che ha lanciato <strong>Eddie Van Halen nel gotha dei migliori chitarristi rock.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Da questo momento in avanti la marcia del gruppo è stata inarrestabile. L’Hard Rock patinato e di grande effetto proposto dai Van Halen, unito alle spettacolari esibizioni dal vivo, ha fatto sì che il gruppo diventasse uno dei <strong>maggiori fenomeni commerciali degli anni ’80</strong>. Ogni disco rilasciato, infatti, si è guadagnato il platino. A garantire il successo, oltre alla tecnica sopraffina di Eddie, anche il carisma di David “<em>Diamond Dave”</em> Lee Roth, idolo delle teen-agers e vero animale da palcoscenico.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1979 è uscito <strong>Van Halen II </strong>che, musicalmente parlando non si discosta molto dal precedente, anche se ritenuto leggermente inferiore, e presenta ottime canzoni quali <em>Somebody Get Me A Doctor</em>, la cover di Betty Everett <em>You’Re No Good</em> e le sbarazzine, con tanto di coretto accattivante, <em>Beautiful Girls </em>(che termina con un bacio di Dave) e <em>Dance The Night Away</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Anche <strong>Women And Children First</strong>, datato 1980, testimonia l’eccellente livello del quartetto di Pasadena. Il brano migliore è senz’altro <em>And the Cradle Will Rock</em>, seguito da <em>Romeo Delight</em>, <em>Could This Be Magic?</em> e <em>Everybody Wants Some</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-662" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/van-halen-fenomeni-commerciali-degli-anni-80/attachment/van-halen-09-2-05/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-662" title="van-halen-09-2-05" src="http://www.musicparade.it/files/2010/05/van-halen-09-2-05-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a><br />
Stesso discorso per il quarto lavoro, edito l’anno seguente, intitolato <strong>Fair Warning</strong>. Qui, su tutte, spicca l’opening track <em>Mein Street</em>, la cui intro ricorda un po’ <em>Eruption</em>. Quindi <em>So This Is Love?,</em> <em>Unchained,</em> <em>Hear About It Later</em> e <em>Push Comes To Shove</em>.</p>
<p style="text-align: justify">La particolarità di <strong>Diver Down</strong>, del 1982, è la presenza di numerose cover, a testimoniare la ricerca delle radici R&amp;B intrapresa dal gruppo. La migliore, senza dubbio, resta la versione caustica di <em>Oh Pretty Woman</em>, di Ray Orbison. Quindi un altro pezzo pescato dal repertorio dei Kinks, <em>Where Have All the Good Times Gone! </em>e uno di Martha Reeves &amp; The Vandellas (ma firmato da Marvin Gaye), <em>Dancing In The Street</em>.<br />
Fra i brani originali dei Van Halen <em>Little Guitars,</em> dotata di una bella introduzione spagnoleggiante con chitarra acustica, <em>Hang &#8216;Em High </em> e la sfrenata <em>The Full Bug.</em> Nonostante le buone vendite però, il disco è apparso spersonalizzato e ha deluso lo zoccolo duro dei fans.</p>
<p style="text-align: justify">Sul finire del 1983 <strong>la svolta</strong> è stata più vistosa. Con l’album dal titolo orwelliano <strong>1984</strong> si ha la comparsa, anche predominante, dei sintetizzatori suonati dallo stesso Eddie, che ha abbandonato in parte la chitarra. Il suono si è fatto più orecchiabile, e nella track list prendono posto anche power ballads, come <em>I’ll Wait,</em> fino a quel momento sconosciute al gruppo. Per la prima (e ultima) volta un loro singolo è balzato in testa alla classifica americana: si tratta di <em>Jump</em>, hit famosissima che non era raro ascoltare anche nelle discoteche.<br />
Altre canzoni da citare sono <em>Panama</em> e, la mia preferita, <em>Hot For Teacher</em>. Quest’ultima ricalca il suono dei vecchi Van Halen, tirato, senza tastiere e con la chitarra che riconquista il ruolo di prima donna.</p>
<p style="text-align: justify">Alla fine della tournée promozionale, però, sono sorti degli attriti fra Diamond Dave e il resto del gruppo, il quale non ha gradito l’esuberanza e le manie di grandezza del frontman. <strong>La separazione è stata inevitabile</strong>. Il biondo californiano ha intrapreso una carriera solista piena di successi, mentre i Van Halen hanno reclutato l’ottimo <strong>Sammy Hagar</strong> per prenderne il posto.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-663" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/van-halen-fenomeni-commerciali-degli-anni-80/attachment/sammyhagar/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-663" title="SammyHagar" src="http://www.musicparade.it/files/2010/05/SammyHagar-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Grazie al fatto che Hagar era anche un chitarrista di buon livello, Eddie ha avuto modo di dedicarsi con più attenzione alle tastiere. L’hard del gruppo si è fatto meno brillante e decisamente più “radiofonico”. Questo non ha comunque influito sul fatto che il nuovo LP <strong>5150</strong> (dal nome dello studio di registrazione dello stesso Eddie Van Halen) riscuotesse un ottimo consenso a livello di vendite, grazie a brani quali <em>Why Can’t This Be Love?,</em> <em>Good Enough </em>e le ballads <em>Dreams</em> e <em>Love Walks In</em>.</p>
<p style="text-align: justify">L’ennesima tournée da tutto esaurito ha sottolineato la caratura internazionale ormai raggiunta dalla band.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1988 è arrivato nei negozi <strong>OU812 </strong>(che significa “Oh You Ate One Too, in risposta a Eat ‘Em Smile, primo LP solista di Lee Roth), qualitativamente migliore del predecessore. L’album concede un sofisticato Hard Rock giocato ancora sulle tastiere di Eddie e nelle cui trame la voce potente di Hagar si inserisce alla perfezione.<br />
I brani migliori sono <em>Mine All Mine</em>,<em> Feels So Good</em>, la ballad <em>When It’s Love </em>e le più dure <em>Cabo Wabo</em> e <em>Black and Blue</em>.</p>
<p>Lo stesso anno i Van Halen sono stati l’attrazione principale del famoso tour itinerante <strong>Monster Of Rock</strong>.</p>
<p>Il seguente album, <strong>For Unlawful Carnal Knowledge</strong>, il cui acronimo sarebbe F.U.C.K., ha fatto vincere al gruppo il loro primo, e unico, Grammy Award.<br />
Si nota qui un parziale abbandono delle tastiere, sostituite dal pianoforte, come ad esempio nella elegante <em>Right Now,</em> che ricorda da vicino il sound dei Toto. E forse la presenza di <strong>Steve Lukater,</strong> chitarrista proprio di questo gruppo, non è casuale nel brano intitolato<em> Top Of The World</em><strong>,</strong> il quale inizia dove finiva Jump. Il pezzo che apre il disco, <em>Poundcake</em>, abbastanza hard da fare pensare agli esordi, si apre con il suono di un trapano.</p>
<p>Sempre del 1993 è l’unico album live del gruppo dal titolo <strong>Live: Right Here, Right Now</strong>, che documenta le due date alla Selland Arena di Fresno, nel quale, in mezzo ai vecchi classici, spicca una bella cover di <em>Won&#8217;t Get Fooled Again </em> degli Who.</p>
<p>Nel 1995 è stata la volta di <strong>Balance</strong>, dove trovano posto la ballad in AOR style <em>Can’t Stop Lovin’ You,</em> dedicata a Ray Charles, <em>Amsterdam</em>, <em>Not Enough</em>, e la dura opening track <em>The Seventh Seal</em>.</p>
<p>A quel punto però, dopo 11 anni di attività, anche <strong>Sammy Hagar ha litigato con i compagni d’avventura e se n’è andato</strong> sbattendo la porta. Al suo posto sembrava dovesse tornare alla base nientemeno che David Lee Roth, con il quale il gruppo aveva da poco registrato due nuovi brani apparsi sul <strong>The Best Of vol.1,</strong> le energiche <em>Can’t Get This Stuff No More</em> e <em>Me Wise Magic.</em> Ma il biondo cantante ha creato ancora qualche problema e così è arrivato <strong>Gary Cherone</strong>, ottimo nella sua veste di singer degli Extreme, ma sfortunato nella breve apparizione con i Van Halen.</p>
<p>L’album <strong>Van Halen III</strong>, infatti, è universalmente riconosciuto come il punto più basso del gruppo. L’unica chicca si può considerare la ballad <em>How Many Say</em>, cantata da Eddie Van Halen accompagnato solo dal piano.</p>
<p>Per il fallimento del progetto, e anche per problemi di saluti dello stesso Eddie, <strong>i Van Halen si sono sciolti nel 1998</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-664" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/van-halen-fenomeni-commerciali-degli-anni-80/attachment/vanhalen/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-664" title="VanHalen" src="http://www.musicparade.it/files/2010/05/VanHalen-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a><br />
Nel 2003 i due fratelli Van Halen e Anthony si sono riuniti a Sammy Hagar con il quale hanno pubblicato una raccolta contenente 3 inediti, dal titolo <strong>The Best Of Both Worlds</strong>, seguita da un tour che ha ottenuto ottimi consensi. I problemi con l’alcool di Eddie però, hanno influito negativamente sul prosieguo dell’attività, e Hagar se n’è andato ancora, questa volta in modo definitivo.</p>
<p>Tre anni più tardi anche Michael Anthony è stato cacciato dalla band per lasciare spazio a <strong>Wolfang Van Halen,</strong> figlio di Eddie, allora solo quindicenne.</p>
<p>Nel 2007, a seguito dell’introduzione nella Hall Of Fame, ecco la definitiva <strong>reunion con David Lee Roth </strong>e un tour celebrativo durato 9 mesi.<br />
Adesso si attende l’arrivo di un nuovo album.</p>
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		<title>Il Rock essenziale dei Creedence Clearwater Revival</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 20:37:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto.vanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blues]]></category>
		<category><![CDATA[Country]]></category>
		<category><![CDATA[Rock e Punk]]></category>
		<category><![CDATA[biografia dei CCR]]></category>
		<category><![CDATA[Biografia del gruppo]]></category>
		<category><![CDATA[Credence Cleaerwater Revisited]]></category>
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		<description><![CDATA[In soli 4 anni, dal 1968 al 1972, i californiani Credence Clearwater Revival hanno realizzato un’incredibile sequenza di successi, grazie ad un rock semplice, ma di grande impatto sonoro, sostenuto dalla voce roca di John Fogerty, un genio della musica che ha composto gran parte del materiale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-642" href="http://www.musicparade.it/country/il-rock-essenziale-dei-creedence-clearwater-revival/attachment/creedenceclearwaterrevival/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-642" title="creedenceclearwaterrevival" src="http://www.musicparade.it/files/2010/05/creedenceclearwaterrevival-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>I Creedence Clearwater Revival</strong> sono nati in California sul finire degli anni ’50, quando tre compagni della El Cerrito High School,<strong> John Fogerty</strong>, <strong>Stu Cook </strong>e <strong>Dough Clifford</strong>, hanno deciso di fondare una band.<br />
A loro si è presto aggiunto il fratello di John, il più vecchio <strong>Tom Fogerty</strong>, e i quattro ragazzi hanno iniziato ad esibirsi in alcuni club del luogo presentandosi come <strong>Blue Velvets</strong> finchè, nel 1964, hanno firmato un contratto per la Fantasy. Con la nuova denominazione di <strong>Golliwogs</strong> hanno realizzato qualche singolo, fra i quali l’unico ad avere ottenuto un discreto successo è stato <em>Brown-Eyed Girl</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1967 il gruppo ha cambiato nuovamente nome adottando il definitivo Creedence Clearwater Revival. <strong>Il rock proposto era semplice, ma di grande impatto sonoro</strong>, con venature di blues, country, folk e musica bayou, sostenuto dalla voce roca di John Fogerty, un genio della musica che ha composto gran parte del materiale. Il pubblico ne è rimasto immediatamente impressionato e da quel momento è iniziata una carriera costellata di trionfi.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il primo album</strong> è del 1968, s’intitola semplicemente con il nome della band ed è un lavoro prettamente <strong>blues</strong>. I pezzi cardine sono le cover <em>Suzie Q </em>di Dale Hawkins, <em>Ninety-nine and a half </em>(Won’t do) di Wilson Piquett e <em>Put I Spell On You</em> di Screamin’ Jay Hawkins, ma anche <em>Walk On The Water</em>, residuo dei tempi dei Golliwogs e l’acida <em>Gloomy</em>, che presenta un grande lavoro di chitarra dei fratelli Fogerty.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-643" href="http://www.musicparade.it/country/il-rock-essenziale-dei-creedence-clearwater-revival/attachment/creedence-clearwater-revival/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-643" title="creedence-clearwater-revival" src="http://www.musicparade.it/files/2010/05/creedence-clearwater-revival-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><br />
L’anno seguente il gruppo ha rilasciato addirittura tre album; una trilogia di capolavori che hanno spinto i CCR all’apice della fama.</p>
<p>Il primo è stato <strong>Bayou Country</strong>, uscito a gennaio. Si tratta di un disco meno blues rispetto il predecessore, ma con un sound rivolto verso il country-rock-folk. Brani quali la poderosa <em>Born On The Bayou</em>, l’elettrizzante <em>Good Golly Miss Molly</em>, cover di Little Richard, il magnifico blues bianco di <em>Graveyard Train</em> e la famosa <em>Proud Mary</em>, che ha dominato le classifiche dei singoli di quel periodo, sono diventate vere e proprie pietre miliari del rock.</p>
<p>Con <strong>Green River</strong>, arrivato nei negozi ad agosto, ecco un’altra magica serie di hits: la title track, il folk-rock di<em> Bad Moon Morning</em>, il blues di <em>Commotion</em> e la sbarazzina <em>Lodi</em>.</p>
<p>Infine, a novembre, ecco il terzo LP datato 1969, <strong>Willie &amp; The Poor Boy</strong>, che contiene successi quali il progressive rock di <em>Effigy</em>, l’hard antimilitarista di <em>Fortunate Son</em>, <em>Dowwn On The Corner </em>e la cover-country<em> Cotton Field.</em></p>
<p>A dimostrazione del fatto che il 1969 è stato un anno irripetibile per i CCR, c’è da aggiungere che il 16 agosto essi erano presenti sul palco del <strong>Festival di Woodstock.</strong></p>
<p>Nel 1970 è stato registrato<strong> Cosmo’s Factory</strong> e anch’esso ha ottenuto un successo immediato, grazie alla melodica <em>Who’ll Stop The Rain</em>, allo scatenato rock’n roll di <em>Travelin’Band</em>, alla rabbiosa <em>Up Around The Bend</em>, a<em> Lookin’ Out My Backdoor</em>, agli oltre 11 minuti della cover di Norma Whitfield e Barrett Strong <em>I Heard It Through The Grapevine</em> e, la mia preferita in assoluto, <em>Ramble Tamble.</em></p>
<p>A quel punto i CCR erano ormai diventati un <strong>fenomeno internazionale</strong>, nonché la band di primo piano del rock della West Coast. Insieme al successo però, sono arrivati anche i primi <strong>dissidi interni,</strong> più che altro dovuti al ruolo predominante di John Fogerty rispetto agli altri membri.</p>
<p>Un indizio della crisi lo si nota ascoltando<strong> Pendulum</strong>, album datato 1971 e decisamente inferiore ai predecessori, anche se vi trovano posto ottime tracce quali <em>Pagan Baby</em>, le brillanti<em> Molina</em> e <em>Hey Tonight,</em> la ballad <em>(Wish I Could) Hideway</em>, che presenta una breve intro di organo, la strumentale <em>Rude Awakening</em> e, soprattutto, il pop orecchiabile di <em>Have You Ever Seen The Rain?</em> metafora della guerra del Vietnam. Pendulum è l’unico LP dei CCR a non presentare neppure una cover.</p>
<p>Dopo questo disco, però, <strong>Tom Fogerty ha abbandonato</strong> e i CCR hanno proseguito come trio. Il sound purtroppo ne ha risentito, tanto che <strong>Live In Europe</strong>, documento del viaggio di settembre nel Vecchio Continente, presenta solo pallide versioni dei successi del gruppo.</p>
<p>John Fogerty ha pensato allora di regalare più spazio a Clifford e Cook, i quali hanno composto alcuni brani presenti sull’LP <strong>Mardi Gras,</strong> del 1972.<br />
Il disco è mediocre. La canzone più bella è senza dubbio la ballad <em>Someday Never Comes</em>, scritta da Fogerty, mentre quelle a firma del bassista e del batterista, che si cimentano pure nel canto, non sono di quelle che rimarranno negli annali della musica.<br />
La conseguenza è stata<strong> la fine dei Credence Clearwater Revival</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-644" href="http://www.musicparade.it/country/il-rock-essenziale-dei-creedence-clearwater-revival/attachment/ccr1/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-644" title="CCR1" src="http://www.musicparade.it/files/2010/05/CCR1-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a></p>
<p>Negli anni seguenti i brani del gruppo hanno continuato ad allietare i fans, grazie alla presenza in numerose colonne sonore, a cover di altri artisti e ad una serie incredibile di antologie. Queste ultime hanno ottenuto tutte buoni responsi di vendite. Nel 1976, ad esempio, la raccolta <strong>Chronicle </strong>è diventata disco di platino, mentre dieci anni più tardi, il live postumo <strong>The Royal Albert Hall Concert</strong> si è guadagnato l’oro.</p>
<p>I Credence Clearwater Revival si sono riuniti una sola volta, nel 1980, in occasione del matrimonio di Tom Fogerty, mentre nel 1995 Cook e Clifford hanno formato i <strong>Credence Cleaerwater Revisited</strong>, con i quali hanno registrato un doppio album di successi dei vecchi Revival, intitolato <strong>Recollection</strong>.</p>
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		<title>La carriera di platino dei Journey, colossi dell’AOR</title>
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		<pubDate>Sat, 08 May 2010 16:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto.vanazzi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[AOR]]></category>
		<category><![CDATA[Aynsley Dunbar]]></category>
		<category><![CDATA[Ballad]]></category>
		<category><![CDATA[Biografia del gruppo]]></category>
		<category><![CDATA[George Tickner]]></category>
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		<category><![CDATA[Hard Rock]]></category>
		<category><![CDATA[Jonathan Cain]]></category>
		<category><![CDATA[Journey]]></category>
		<category><![CDATA[NeilSchon]]></category>
		<category><![CDATA[rock melodico]]></category>
		<category><![CDATA[Ross Valory]]></category>
		<category><![CDATA[Steve Augeri]]></category>
		<category><![CDATA[Steve Perry]]></category>
		<category><![CDATA[Steve Smith]]></category>
		<category><![CDATA[Walk Of Fame]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla metà degli anni ’70 e per tutti gli ’80, negli Stati Uniti andava di moda un tipo di Rock melodico, fatto da brani potenti, ma sempre orecchiabili e ballate sdolcinate, destinato ai passaggi radiofonici. Gli imperatori di questo genere sono stati i Journey.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a rel="attachment wp-att-623" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/la-carriera-di-platino-dei-journey-colossi-dellaor/attachment/journey/"><img class="size-medium wp-image-623 aligncenter" title="journey" src="http://www.musicparade.it/files/2010/05/journey-300x298.jpg" alt="" width="300" height="298" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Dalla metà degli anni ’70 e per tutti gli ’80, negli Stati Uniti andava di moda un tipo di <strong>Rock melodico</strong>, costituito da brani potenti ma sempre orecchiabili, ballate sdolcinate, con una forte presenza delle tastiere, schitarrata al momento giusto e voce limpida sostenuta da cori accattivanti. Una sorta di <strong>Hard di classe, destinato ai passaggi radiofonici </strong>e da ascoltare durante i viaggi in automobile. Sotto il nome di <strong>AOR</strong>, acronimo di Album Oriented Rock (o anche Adult Oriented Rock), il movimento ha visto crescere band che, pur facendo storcere qualche naso, si sono ricavate una bella nicchia nella storia della musica, vendendo milioni di dischi e attirando ai loro concerti folle oceaniche. Parlo degli Styx, dei Boston, dei Foreigner, dei Kansas e, soprattutto, degli <strong>imperatori di questo genere, i Journey</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Nella San Francisco del 1973, due musicisti di Carlos Santana, il promettente chitarrista <strong>Neal Schon</strong> e il tastierista-cantante <strong>Gregg Rolie,</strong> si sono uniti a Ross Valory, bassista della Steve Miller Band, al batterista dei Tubes Prairie Prince e a <strong>George Tickner </strong>per formare una band. Prince ha dato subito forfait e nel 1974, al suo posto, è entrato <strong>Aynsley Dunbar,</strong> che aveva alle spalle collaborazioni preziose con Frank Zappa, John Mayall, Jeff Beck e David Bowie.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1975 l’esordio discografico con la Columbia. Nell’’album, intitolato semplicemente <strong>Journey</strong>, il gruppo ha messo in mostra un rock potente e progressivo, con qualche venatura di fusion, basato soprattutto sugli assoli di Schon.</p>
<p style="text-align: justify">Appena dopo l’uscita di Journey, Tickner ha abbandonato il gruppo per dedicarsi alla carriera di chirurgo. Il gruppo ha proseguito quindi come quartetto, realizzando due album, il discreto <strong>Look Into The Future</strong> e il mediocre <strong>Next</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1977 l’arrivo di <strong>Steve Perry</strong>, vocalist dalla voce cristallina, ha liberato Rolie dall’incombenza del canto e ha fatto compiere un notevole salto di qualità ai Journey.</p>
<p style="text-align: justify">Il primo disco con la nuova line-up è stato <strong>Infinity</strong>. Il lavoro, grazie a brani come la splendida <em>Lights,</em> le sbarazzine <em>Wheel In The Sky </em>e <em>Feeling The Way</em>, che contiene un buon assolo di chitarra, <em>Anytime,</em> col suo coro intrigante da cantare all’unisono dal vivo, le ballads <em>Patiently </em>e <em>Something To Hide</em> e la strumentale <em>Winds Of March</em>, ha raggiunto vendite eccezionali e si è guadagnato il platino.</p>
<p style="text-align: justify">Con la<strong> svolta sempre più verso il commerciale</strong> sono nati però anche i primi contrasti interni, e nel settembre dello stesso anno Aynsley Dunbar se ne è andato sbattendo la porta, per finire come drummer dei rinati Jefferson Airplane, allora Jefferson Starship.</p>
<p style="text-align: justify">Dietro le pelli è arrivato <strong>Steve Smith</strong>, e con lui i Journey sono diventati sempre più un fenomeno di massa, anche se ancora racchiuso nei confini della Madre Patria.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1979 è stato dato alle stampe <strong>Evolution</strong>, che non aggiunge niente di nuovo al sound del predecessore. Le canzoni cardine sono senz’altro <em>Too Late</em>, <em>Sweet And Simple</em>, il pezzo in cui è maggiormente valorizzata la voce di Perry, le più dure <em>When You’re Alone</em> e <em>Lovin’ You Is Simple</em> e, soprattutto, <em>Lovin’ Touchin’Squeezin’</em>.</p>
<p style="text-align: justify">L’anno seguente è stata la volta di <strong>Departure,</strong> che si apre con la scatenata <em>Anyway You Want It</em>, brano di grande impatto durante i concerti. Quindi, segnalerei le rockettare <em>Where Were You </em>e <em>Homeday Love</em> e la power-ballad <em>Stay Awhile</em>.</p>
<p style="text-align: center"><a rel="attachment wp-att-625" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/la-carriera-di-platino-dei-journey-colossi-dellaor/attachment/journey-rock-band/"><img class="size-medium wp-image-625 aligncenter" title="Journey Rock band" src="http://www.musicparade.it/files/2010/05/Journey-Rock-band-300x255.jpg" alt="" width="300" height="255" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Nel 1981 è uscito anche il primo lavoro dal vivo, <strong>Captured,</strong> registrato durante il tour del 1980.</p>
<p style="text-align: justify">Lo stesso anno i Journey sono arrivati all’apice della loro carriera. Parte del merito è da attribuire all’ingresso dell’ottimo <strong>Jonathan Cain</strong> al posto del dimissionario Rolie. Il primo album con il nuovo tastierista è stato, nel 1981, <strong>Escape</strong>, che con i suoi <strong>9 Dischi di platino</strong> è senza dubbio il più prolifico della band californiana. Esso si apre con un altro singolo di successo, <em>Don’t Stop Believe In</em>, per proseguire con il rock melodico di <em>Who’s Crying Now</em>, la dolce <em>Still They Ride</em>, la ruvida <em>Keep On Running</em> e, a chiudere, la ballad più bella dell’intera discografia dei Journey, <em>Open Arms</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1983 è uscito <strong>Frontiers</strong>, che presenta la solita manciata di splendidi pezzi in pieno AOR style, <em>Separate Ways (World’s Apart),</em> <em>Chain Reaction</em> e <em>Only The Young</em>, e un paio di brani d’atmosfera quali <em>Faithfully </em>e<em> Send Her My Love</em>. La canzone più rock dell’album, dove si può ascoltare un buon lavoro di batteria e chitarra, è <em>Back Talk</em>, mentre la mia preferita è <em>After The Fall</em>.<br />
Questo album, al contrario di Escape, ha realizzato “soltanto” <strong>6 Dischi di platino</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Il lavoro seguente è arrivato 3 anni più tardi, nel 1986. Si tratta di<strong> Raised On Radio</strong>. Il cantante Steve Perry ha qui cominciato ad assumere maggiore controllo sulla direzione della band e, come prima cosa, ha cacciato Ross Valory e Steve Smith, contro la volontà del manager Herbie Herbert. I due sono stati momentaneamente sostituiti da una serie di musicisti, fra i quali il bassista <strong>Randy Jackson</strong>, che troviamo anche in una precedente collaborazione con Zucchero.<br />
I barani migliori, secondo me, sono la ballad <em>Why Can&#8217;t This Night Go On Forever</em>, l’opening track <em>Girl Can I Help It</em>, la morbida<em> I’ll Be Alright Without You</em> e <em>The Eyes Of A Woman</em>.</p>
<p style="text-align: justify">A quel punto la band si è presa una lunga pausa durata dieci anni, durante la quale sono arrivate nei negozi tutta una serie di Greatest Hits e di The Best.<br />
Shoen e Cain, nel frattempo, sono entrati a fare parte del supergruppo Bad English, dove hanno ottenuto un grosso successo con l’album omonimo.</p>
<p>Il tanto atteso nuovo lavoro da studio, <strong>Trial By Fire,</strong> è infine arrivato nel 1996, dopo il ritorno alla base di Valory e Smith. L’album, che concede un AOR di grande impatto, ha raggiunto un ottimo terzo posto in classifica e con il singolo <em>When You Love A Woman</em>, i Journey hanno vinto un <strong>Grammy Award</strong>.<br />
Molto belle, inoltre, <em>Message of Love</em>, la romantica <em>Still She Cries </em>e <em>If He Should Break Your Heart</em>.</p>
<p>A quel punto però, i due Steve, Perry e Smith, hanno lasciato entrambi la band, sostituiti rispettivamente da un altro Steve, <strong>Augeri,</strong> e dall’ex batterista dei Bad English <strong>Deen Castronovo</strong>. Con la nuova formazione, i Journey hanno registrato nel 1998 il singolo <em>Remember Me,</em> incluso nella colonna sonora del film <em>Armageddon</em>. Quindi, nel 2000, l’album <strong>Arrival,</strong> realizzato all’inizio solo per il mercato giapponese, dove trovano spazio la splendida ballad <em>All The Way</em> e la più dura <em>Higher Place</em>.<br />
Ad ogni modo Arrival è stato il primo lavoro della band di San Francisco a non essere certificato almeno disco d’oro dai tempi di Next, nel 1977.</p>
<p><strong>Generations</strong> è stato rilasciato nel 2005, dopo che i Journey avevano ricevuto l’onore di essere inclusi nella <em>Walk Of Fame</em> di Hollywood. Il nuovo disco ha la particolarità che ogni elemento del gruppo presta la voce in almeno un brano.</p>
<p>L’anno seguente Augeri ha dovuto abbandonare il tour per un’infezione cronica alla gola ed è stato sostituito da <strong>Jeff Scott Soto,</strong> che aveva cantato, tra l’altro, nei primi due album del guitar-heroe Yngwie Malmsteen. Soto però, una volta terminata la tournée, se n’è tornato a casa e i Journey hanno assunto come nuovo singer il filippino <strong>Amel Pineda</strong>, che Schon aveva visto in un filmato su You Tube mentre si esibiva con una cover dei Journey.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-630" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/la-carriera-di-platino-dei-journey-colossi-dellaor/attachment/journey21/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-630" title="journey21" src="http://www.musicparade.it/files/2010/05/journey21-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Nel 2008 ecco l’ultimo lavoro sin qui realizzato: <strong>Revelations.</strong> Si tratta di un doppio LP (triplo, se si considera il DVD allegato) dove il primo presenta 13 nuove tracce con la solita buona miscela di ballate romantiche, su tutte <em>After All These Year</em>, e hard rock di classe, come <em>Never Walk Away</em>, <em>Where Did I Lose Your Love </em>e<em> Faith in the Heartland,</em> mentre il secondo è un Greatest Hits di vecchi successi registrati per l’occasione con la voce di Pineda.</p>
<p style="text-align: justify">Le ultime notizie indicano che <strong>dovrebbe uscire a breve il quattordicesimo album dei Journey</strong>. La carriera platino e oro dei padroni dell’AOR sembra ben lontana dal vedere la fine.</p>
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