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	<title>Music Parade</title>
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	<description>cosa si muove nel mondo della musica suonata, ascoltata, usata. Scopri con noi le tracce nascoste della musica</description>
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		<title>Litfiba, il miglior rock italiano dagli esordi alla reunion 2013</title>
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				<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 07:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[luca.pistolesi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Indie Rock e New wave]]></category>
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				<description><![CDATA[I Litfiba sono la migliore rock band italiana, o almeno lo sono stati per un lunghissimo periodo. La loro storia trentennale, il loro sapersi adattare ai tempi e agli stili, sempre con un occhio a quello che succedeva nel mondo (e non al proprio italico ombelico) hanno consentito al gruppo toscano di guadagnarsi un posto [&#8230;]]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>I Litfiba sono la migliore rock band italiana</strong>, o almeno lo sono stati per un lunghissimo periodo. La loro storia trentennale, il loro sapersi adattare ai tempi e agli stili, sempre con un occhio a quello che succedeva nel mondo (e non al proprio italico ombelico) hanno consentito al gruppo toscano di guadagnarsi un posto di primo piano nella storia del rock italiano. Perché se è vero che sono criticabili per tanti aspetti della loro parabola musicale, i Litfiba rimangono comunque <strong>una spanna al di sopra delle altre rock band italiane</strong>. Ne sono una prova proprio quelle stesse critiche: solo a chi è stato in cima si può imputare di essere sceso in basso.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/files/2013/06/litfiba-anni-80.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3819" alt="litfiba-anni-80" src="http://www.musicparade.it/files/2013/06/litfiba-anni-80.jpg" width="620" height="440" srcset="https://www.musicparade.it/files/2013/06/litfiba-anni-80.jpg 620w, https://www.musicparade.it/files/2013/06/litfiba-anni-80-300x212.jpg 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></p>
<h3 style="text-align: justify">GLI INIZI</h3>
<p style="text-align: justify">La loro storia comincia all&#8217;inizio degli anni Ottanta: <strong>Federico Renzulli</strong>, detto Ghigo, è un chitarrista fiorentino appena tornato da un&#8217;esperienza di due anni a Londra. Nella capitale inglese ha vissuto direttamente l&#8217;ultima fase del punk, quella “dark” denominata <em>new wave</em>, ed è deciso a importarla in Italia. Dopo una breve parentesi nei Cafè Caracas, gruppo del quale fa parte anche Raffaele Riefoli (che diventerà famoso col nome di Raf), Renzulli decide di mettere su un <strong>gruppo 100% new wave</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Mette un annuncio su un giornale: risponde subito <strong>Gianni Maroccolo</strong>, talentuoso bassista fiorentino, cui si aggiungono presto <strong>Antonio Aiazzi</strong> alle tastiere e <strong>Francesco Calamai</strong> alla batteria. La line up viene completata con un cantante atipico, un “animale da palco” molto giovane e con la fama di devastatore di case altrui: <strong>Piero Pelù</strong>. Renzulli inventa il nome della band: <strong>Litfiba</strong>, (L. ITalia FIrenze via dei BArdi) che sarebbe la sigla telex della cantina in cui fanno le prove, in via dei Bardi 33.</p>
<h3 style="text-align: justify">LA GAVETTA</h3>
<p style="text-align: justify">I primi anni sono molto difficili: la new wave fatica a varcare i confini dell&#8217;Italia e i Litfiba sono <strong>visti con diffidenza</strong>. Uno degli ostacoli principali è costituito dalla ferma volontà di Pelù (sostenuto dal resto del gruppo) di cantare canzoni in italiano: una scelta che le etichette discografiche non riuscivano ad accettare. Renzulli racconterà poi che alcuni discografici in quel periodo gli consigliarono di cambiare cantante.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1982 esce il primo EP, intitolato <em><strong>Litfiba</strong></em>, in cui compaiono le prime versioni di <em>Luna</em> e <em>Guerra</em>, canzoni che saranno poi riprese e modificate in lavori successivi. Nel 1983, con Renzo Franchi alla batteria, esce il 45 giri <strong><em>Luna/La preda</em></strong>; compongono inoltre la colonna sonora dello spettacolo teatrale <strong><em>Eneide di Krypton</em></strong> e partecipano con il brano <em>Transea</em> alla compilation <em>Body Section</em>. Nel 1984 cambia ancora il batterista, con l&#8217;arrivo di <strong>Ringo De Palma</strong> (vero nome Luca De Benedictis). Escono l&#8217;EP <em><strong>Yassassin</strong></em> (con due cover del brano di <a title="David Bowie, il duca bianco del rock" href="http://www.musicparade.it/pop/david-bowie-il-duca-bianco-del-rock/">David Bowie</a> e un inedito dal titolo <em>Elettrica danza</em>) e partecipano con due inediti alla compilation <em>Catalogue Issue</em> (<em><strong>Versante est</strong></em> e <em><strong>Onda araba</strong></em>).</p>
<h3 style="text-align: justify">LA TRILOGIA DEL POTERE</h3>
<p style="text-align: justify">Gli anni di gavetta conducono i Litfiba al primo vero album di studio: <em><strong>Desaparecido</strong></em>, pubblicato nel 1985 dall&#8217;etichetta I.R.A Records di Alberto Pirelli, che sarà a lungo loro produttore. Oltre alle nuove versioni di <em>La preda</em> e <em>Guerra</em>, l&#8217;album contiene alcune canzoni che rimarranno a lungo nel repertorio live della band, da <em>Istanbul</em> a <em>Eroi nel vento</em> a <em>Lulù &amp; Marlene</em>. In <em>Desaparecido</em> i Litfiba fanno intravedere quello che sarà il loro marchio di fabbrica: la <strong>contaminazione tra generi musicali</strong> e, in particolare, tra le sonorità propriamente punk e new wave anglosassoni e quelle più calde e mediterranee, fin anche ad accenni di musica orientale.</p>
<p style="text-align: justify">Sebbene ancora poco conosciuti in Italia, i Litfiba cominciano ad avere un seguito piuttosto nutrito in <strong>Francia</strong>, dove vanno spesso e volentieri in tournée. A livello compositivo, le canzoni sono attribuite genericamente ai Litfiba, i cui diritti SIAE in quel periodo appartenevano al solo Renzulli. In realtà, la paternità dei testi è di Pelù, mentre la linea melodica e l&#8217;arrangiamento sono frutto del lavoro di Renzulli e Maroccolo, con il supporto di Aiazzi e Pelù.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/files/2013/06/litfiba-17re.jpg"><img class="alignright  wp-image-3818" alt="litfiba-17re" src="http://www.musicparade.it/files/2013/06/litfiba-17re.jpg" width="222" height="220" srcset="https://www.musicparade.it/files/2013/06/litfiba-17re.jpg 320w, https://www.musicparade.it/files/2013/06/litfiba-17re-110x110.jpg 110w" sizes="(max-width: 222px) 100vw, 222px" /></a>L&#8217;album successivo viene considerato il capolavoro della band: <em><strong>17 Re</strong></em> è decisamente più maturo e ambizioso di <em>Desaparecido</em>, pur essendo ancora pienamente un album new wave. Il tema centrale delle liriche è il rapporto con il potere, così come lo era stato in <em>Desaparecido</em> e come lo sarà nel successivo <em>Litfiba 3</em>: per questo i tre album saranno ricordati come la <strong>Trilogia del potere</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><em>17 Re</em> è un album semplicemente magnifico, in cui diversi generi e orientamenti musicali trovano un equilibrio innovativo, rivoluzionario, unico in Italia. L&#8217;album è doppio e contiene ben <strong>16 tracce</strong>, tutte inedite: si spazia da veri brani punk come <em><strong>Resta</strong></em> e <em>Gira nel mio cerchio</em> agli psichedelici <em>Pierrot e la luna</em> e <em>Vendetta</em>, ai richiami latini e mediterranei di <em>Ballata</em> e <em>Tango</em>. A questi si aggiungono altri brani strepitosi come <em><strong>Apapaia</strong></em>, <em>Sulla terra</em> e <em>Re del silenzio</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>I testi sono visionari</strong>: è piuttosto inutile cercare di dar loro un senso compiuto, perché spesso non ce l&#8217;hanno. Alle didascalie si preferiscono le allusioni, alle favole le mitologie. Su tutto l&#8217;album regna poi un&#8217;atmosfera oscura, eppure calda e ammaliante, che molti attribuiscono agli arrangiamenti di Maroccolo.</p>
<p style="text-align: justify">Dal lunghissimo tour di <em>17 Re</em> in giro per i locali di mezza Europa i Litfiba traggono il loro primo live <strong><em>12-5-87 (aprite i vostri occhi)</em></strong>, registrato al Tenax di Firenze, forse uno dei dischi live più genuini e belli della loro intera carriera, del quale larghi stralci sono oggi visibili su YouTube.</p>
<p><iframe width="594" height="446" src="http://www.youtube.com/embed/bVO8krAYuoQ?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify">Nel 1988 i Litfiba pubblicano <em><strong>Litfiba 3</strong></em>, terzo e ultimo capitolo della Trilogia. Sebbene sia ancora considerato un album new wave, le sonorità oscure scompaiono quasi del tutto, e lasciano il campo a un approccio molto più diretto: è <strong>la prima svolta rock</strong> della band, che anticipa in qualche modo il percorso che intraprenderanno negli anni successivi. <em>Litfiba 3</em> viene considerato, a ragione, <strong>l&#8217;album più politico</strong> della loro carriera: i temi sono pesanti, dalla pena di morte (<em>Louisiana</em>) alla devianza psichica (<em>Ci sei solo tu</em>) al genocidio degli indiani americani (<em>Tex</em>) alla vicinanza tra la Chiesa e le dittature (<em>Santiago</em>). Rispetto ai lavori precedenti, i testi di Pelù sono insolitamente limpidi: anche questo aspetto sarà una costante dei lavori successivi.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Litfiba 3</em> ottiene un <strong>buon successo di pubblico</strong>, impensabile fino a quel momento in Italia. I Litfiba capiscono che il rock, più della new wave, può trovare terreno fertile e battono questa strada: nel 1989 esce <em>Pirata</em>, un disco live largamente rielaborato in studio. È il disco che segna il passaggio tra la prima e la seconda fase del gruppo, sottolineato anche dall&#8217;abbandono della vecchia etichetta in favore della CGD.</p>
<p style="text-align: justify"><em><strong>Pirata</strong></em> contiene due inediti rock (<em>Cangaçeiro</em> e <em>Il vento</em>) e alcune vecchie canzoni (<em>Dio</em>,<em> Tex</em>,<em> Lulù &amp; Marlene</em>) riarrangiate sempre in chiave rock. Le modalità con le quali <em>Pirata</em> viene pubblicato portano a una spaccatura nel gruppo. In particolare, Maroccolo si trova in totale disaccordo con il produttore Pirelli e decide di andarsene. Maroccolo porta con sé anche Ringo de Palma, che con lui andrà a formare la nuova line up dei <a title="Il punk approda nella casa di Allah" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/il-punk-approda-nella-casa-di-allah/">CCCP</a>.</p>
<h3 style="text-align: justify">GLI ANNI &#8217;90 E LA TETRALOGIA DEGLI ELEMENTI</h3>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/files/2013/06/litfiba-poggipollini.png"><img class="alignright  wp-image-3817" alt="litfiba-poggipollini" src="http://www.musicparade.it/files/2013/06/litfiba-poggipollini.png" width="287" height="241" srcset="https://www.musicparade.it/files/2013/06/litfiba-poggipollini.png 478w, https://www.musicparade.it/files/2013/06/litfiba-poggipollini-300x252.png 300w" sizes="(max-width: 287px) 100vw, 287px" /></a>Senza più Maroccolo e De Palma (che morirà tragicamente nel 1990), neanche Aiazzi figura più come coautore dei brani: il tastierista rimarrà infatti nella band fino al 1996, ma soltanto come turnista e collaboratore esterno. La responsabilità compositiva viene così assunta pienamente da Pelù e Renzulli, che firmeranno a quattro mani tutti i brani dei Litfiba negli anni &#8217;90. Sono gli anni che <strong>consacrano la band come gruppo di massa</strong>: grandi tournée, palazzetti pieni, grandi vendite.</p>
<p style="text-align: justify">Sono anche gli anni, però, in cui la qualità e la freschezza della loro musica lasceranno via via spazio ai calcoli e alle <strong>alchimie commerciali</strong>, e porteranno a una dolorosa e inevitabile separazione. La line up della band subirà notevoli variazioni nel corso degli anni &#8217;90: tra i più presenti vanno ricordati il percussionista Candelo Cabezas (coi Litfiba dal 1989 fino all&#8217;improvvisa morte nel 1997), Roberto Terzani (basso, ritmica e, dopo l&#8217;uscita di Aiazzi, tastiere), Daniele Bagni (basso dal 1993), Federico Poggipollini (seconda chitarra, fino al 1993), e i batteristi Daniele Trambusti (fino al 1992) e Riccardo Caforio (1993-1999).</p>
<p style="text-align: justify">Il primo album del periodo rock dei Litfiba è <strong><em>El diablo</em></strong>: pubblicato nel 1990, raggiunge lo straordinario risultato di oltre 400mila copie vendute. L&#8217;apertura al grande pubblico non è indolore: le atmosfere dark sono solo un ricordo (legato probabilmente alla presenza/assenza di Maroccolo), così come la psichedelia e i testi visionari. Il disco però non manca di energia e di freschezza: la virata rock fa senza dubbio bene a Renzulli, che può mettere a frutto la sua vena melodica negli assolo, e non fa male neanche a Pelù, cui i palchi dei piccoli club cominciavano ad andare stretti.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/files/2013/06/litfiba-eldiablo.png"><img class="wp-image-3816 alignleft" alt="litfiba-eldiablo" src="http://www.musicparade.it/files/2013/06/litfiba-eldiablo-300x255.png" width="216" height="184" srcset="https://www.musicparade.it/files/2013/06/litfiba-eldiablo-300x255.png 300w, https://www.musicparade.it/files/2013/06/litfiba-eldiablo.png 477w" sizes="(max-width: 216px) 100vw, 216px" /></a>Alcune tracce di <em>El diablo</em> costituiranno negli anni successivi l&#8217;ossatura delle esibizioni live (apprezzatissime) dei Litfiba: tra queste la title track <em>El diablo</em>, <em>Proibito</em> e <em>Gioconda</em>. Molto apprezzabile anche l&#8217;intima <em>Il volo</em>, che Piero e Ghigo hanno voluto dedicare all&#8217;amico Ringo, portato via dall&#8217;eroina.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1992 esce un nuovo live, <em><strong>Sogno ribelle</strong></em>, che s&#8217;infila nel solco del precedente <em>Pirata</em>. Anche in questo caso, oltre all&#8217;inedito Linea d&#8217;ombra, l&#8217;album contiene pezzi del primo periodo dei Litfiba rivisitati e remixati in chiave rock. <strong>I fan della prima ora “gridano” al tradimento</strong>, ma la scelta non stupisce più.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/files/2013/06/Litfiba-terremoto.jpg"><img class="alignright  wp-image-3815" alt="Litfiba-terremoto" src="http://www.musicparade.it/files/2013/06/Litfiba-terremoto-300x298.jpg" width="240" height="238" srcset="https://www.musicparade.it/files/2013/06/Litfiba-terremoto-300x298.jpg 300w, https://www.musicparade.it/files/2013/06/Litfiba-terremoto-110x110.jpg 110w, https://www.musicparade.it/files/2013/06/Litfiba-terremoto.jpg 704w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a>Nel 1993 esce <strong><em>Terremoto</em></strong>, che bissa il risultato del disco precedente con altre <strong>400mila copie vendute</strong>. <em>Terremoto</em> è senza dubbio l&#8217;album migliore del periodo rock dei Litfiba: un disco duro, spigoloso e arrabbiato, con sonorità che non si fa fatica a definire hard rock, e che si inserisce pienamente nel periodo storico del <em>grunge</em>. Anche in questo caso, i Litfiba rompono un tabù: <strong>il rock duro e puro in lingua italiana</strong> era ancora considerato, con rarissime eccezioni, invendibile. Anche <em>Terremoto</em>, come i precedenti, è un disco di critica sociale: i temi sono l&#8217;omertà, l&#8217;avidità, il perbenismo e la guerra. Brani come <em>Dimmi il nome</em>, <em>Maudit</em>, <em>Sotto il vulcano</em> e <em>Fata Morgana</em> entrano di diritto nella storia del rock italiano, e vanno ad arricchire le scalette dei live dei Litfiba, che hanno ormai lasciato i club per i palazzetti.</p>
<p><iframe width="594" height="446" src="http://www.youtube.com/embed/xbAlNdYnYRM?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify">Con la raccolta live successiva, <em><strong>Colpo di coda</strong></em>, i Litfiba abbandonano l&#8217;etichetta CGD in favore della <strong>Emi</strong>, e maturano l&#8217;idea per i successivi album: dopo il fuoco di <em>El diablo</em> e la terra di <em>Terremoto</em>, decidono di dedicare un album all&#8217;aria e uno all&#8217;acqua, completando la cosiddetta <strong>Tetralogia degli elementi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1994 esce il terzo capitolo,<strong><em> Spirito</em></strong>: il successo commerciale è ancora più grande dei precedenti, con oltre 500mila copie vendute, trainato dagli ottimi singoli <em>Spirito</em>,<em> Lo spettacolo</em>,<em> Lacio Drom </em>e<em> No frontiere</em>. Dedicato al tema dell&#8217;aria, contiene tracce molto più positive, che mettono da parte la critica sociale e la rabbia. <em>Spirito</em> è anche il primo disco dei Litfiba non prodotto da Alberto Pirelli.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo la pubblicazione del live <em><strong>Lacio drom</strong> </em>nel 1995, i Litfiba tornano in studio di registrazione per l&#8217;ultimo capitolo della tetralogia, quello dedicato all&#8217;acqua. Ne escono nel 1997 con <em>Mondi sommersi</em>: il successo è clamoroso, con oltre 700mila copie vendute, ma il disco suscita le perplessità dei fan. Abbandonato l&#8217;hard rock, Pelù e Renzulli hanno virato verso il rock melodico, che in quel periodo vende tantissimo nel mondo anglosassone. L&#8217;ennesima contaminazione, quella con l&#8217;elettronica e la musica melodica, partorisce canzoni dallo straordinario successo radiofonico (<em>Sparami</em>, <em>Regina di cuori</em>, <em>Goccia a goccia</em>), ma dallo scarso valore assoluto.</p>
<p style="text-align: justify">È il preludio alla separazione: dopo il live <strong><em>Croce e delizia</em></strong>, i Litfiba pubblicano nel 1999 <em>Infinito</em>, disco dedicato idealmente al quinto elemento, il tempo. Infinito vende un milione di copie, trascinato da un tour di date sold out nei palazzetti di tutta Italia. Le sonorità rock sono scomparse del tutto, siamo nel vero e proprio pop. Gli assolo arrabbiati di Renzulli e l&#8217;energia vocale di Pelù hanno lasciato il posto a melodie orecchiabili e gridolini in falsetto (come in <em>Il mio corpo che cambia</em> o in <em>Sexy dream</em>). Inoltre, i dissidi personali tra Piero e Ghigo sono ai massimi livelli: al termine del tour, i due si separano. Ghigo mantiene il nome della band, Piero si prende il simbolo del cornucuore. Gli altri componenti del gruppo, Terzani, Bagni e Caforio, scelgono di seguire Pelù nella sua avventura solista: i Litfiba, dunque, devono ripartire dal solo Ghigo.</p>
<h3 style="text-align: justify">GLI ANNI DELLA SEPARAZIONE</h3>
<p style="text-align: justify">Nonostante le voci che davano cantanti famosi vicini all&#8217;ingresso nei Litfiba (soprattutto Francesco Renga), Renzulli sostituisce Pelù con lo sconosciuto <strong>Gianluigi &#8216;Cabo&#8217; Cavallo</strong> e mette al basso <strong>Gianluca Venier</strong>. L&#8217;esordio della nuova formazione è <em>Elettromacumba</em> del 2000, che vende 100mila copie e vede un ritorno al sound rock, abbandonato negli ultimi lavori con Pelù.</p>
<p style="text-align: justify">I Litfiba però soffrono terribilmente la mancanza del loro frontman storico, cui era legata anche una parte sostanziale dei fan. Il gruppo decide allora di percorrere nuove strade, anche dal punto di vista della distribuzione. È il caso di <strong><em>Live on Line</em></strong>, non proprio un album ma piuttosto una serie di brani scaricabili gratuitamente dal portale Lycos, registrati in parte durante il tour di <em>Elettromacumba</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Il lavoro in studio successivo è <em><strong>Insidia</strong> </em>del 2001. L&#8217;album viene apprezzato dalla critica: il gruppo riscopre atmosfere dark perdute da anni, e dedica più attenzione ai testi e alla qualità della musica. Tuttavia, il pubblico reagisce tiepidamente: le copie vendute scendono a 50mila. Insidia è anche l&#8217;ultimo album distribuito dalla Emi.</p>
<p><iframe width="594" height="446" src="http://www.youtube.com/embed/jo6l7hD4DHQ?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify">In cerca di nuovi stimoli, il gruppo riaccoglie Aiazzi alle tastiere, si dedica alla <strong>colonna sonora del videogioco</strong> <em>Tomb raider 6 – The angel of darkness</em> e ne ricava un singolo, <em>Larasong</em>. Poi nel 2005 produce un nuovo album, <em><strong>Essere o sembrare</strong></em>, che avrà fortune ancora inferiori rispetto al precedente.</p>
<p style="text-align: justify">Le difficoltà nelle vendite e alcune divergenze artistiche portano a un nuovo stravolgimento nella line up: nel 2006 escono contemporaneamente Aiazzi, Venier e Cavallo. Renzulli riparte l&#8217;anno successivo riaccogliendo <strong>Terzani</strong> e chiamando alla voce il giovane <strong>Filippo Margheri</strong>. Ne esce nel 2009 un EP distribuito digitalmente, dal titolo <strong><em>Five on Line</em></strong>, che suscita ben poco interesse, sia nel pubblico che nella critica.</p>
<h3 style="text-align: justify">LA REUNION</h3>
<p style="text-align: justify">A novembre del <strong>2009</strong> arriva la notizia del <strong>rientro di Pelù nei Litfiba</strong>. Nel corso degli anni, infatti, Renzulli e Pelù sono tornati in buoni rapporti e hanno ricominciato a frequentarsi. La reunion si concretizza con una serie di concerti sold out nella primavera del 2010: dalle due date di Firenze viene tratto il live <strong><em>Stato libero di Litfiba</em></strong>, che esce con due inediti registrati in studio (<em>Sole nero</em> e <em>Barcollo</em>).</p>
<p style="text-align: justify">Il gruppo sceglie di orientare nuovamente la sua attività sul <strong>rock</strong>: la scaletta è infatti farcita di canzoni tratte da <em>El diablo</em>, <em>Terremoto</em> e <em>Spirito</em>, con qualche grande classico (come <em>Lulù &amp; Marlene </em>e<em> Resta</em>) e due sole canzoni tratte da <em>Mondi sommersi</em> (<em>Sparami </em>e<em> Ritmo #2</em>). Vengono invece totalmente ignorati l&#8217;album <em>Infinito</em> e tutti i lavori del periodo della separazione. Il risultato è un live sinceramente travolgente, segno che i due hanno ancora molte energie da spendere sul palco, e molte soddisfazioni da togliersi insieme. Il lungo tour estivo conferma la ritrovata attenzione del pubblico verso la band, che entra in studio di registrazione per il nuovo album di inediti.</p>
<p style="text-align: justify">Ne viene fuori nel 2012 <strong><em>Grande Nazione</em></strong>, un disco rock che richiama il sound di <em>Terremoto</em>, sebbene con arrangiamenti molto più puliti e patinati, e in qualche modo meno genuini. Accolto dalla critica in maniera tutto sommato positiva, il disco entra direttamente alla numero uno in classifica: una posizione che la band aveva raggiunto soltanto con i suoi album pop. Il lungo tour di <em>Grande Nazione</em> ha un discreto seguito, ma viene interrotto per un infortunio al ginocchio di Pelù.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/files/2013/06/litfiba-live-2013.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3820" alt="litfiba-live-2013" src="http://www.musicparade.it/files/2013/06/litfiba-live-2013.jpg" width="600" height="290" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Nel <strong>2013</strong> i Litfiba fanno un grande e inaspettato regalo ai fan, riportando sul palco <strong>le musiche e le atmosfere degli anni &#8217;80</strong>. La band è quella degli esordi: assieme a Pelù e Renzulli ci sono infatti i cofondatori Aiazzi e Maroccolo, oltre al batterista Luca Martelli. I palchi sono quelli dei club di tutta Italia e la musica è quella della <strong>Trilogia del potere</strong>: da <em>Eroi nel vento</em> a <em>La preda</em>, da <em>Versante Est</em> a <em>Apapaia</em> fino a <em>Louisiana</em> e <em>Tex</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Ne nascono prima un tour e poi un doppio disco live sensazionali, intitolati entrambi <em><strong>Trilogia 1983-1989</strong></em>: uno straordinario tributo al periodo più sperimentale, più creativo e più libero della band. L&#8217;accoglienza del pubblico è eccellente: le date sono <em>sold out</em> ovunque, e crescono le richieste perché l&#8217;esperienza continui, magari con un nuovo album di inediti, magari ancora con la formazione originale al completo. Se succederà davvero, però, non è ancora dato sapere.</p>
<p><iframe width="594" height="334" src="http://www.youtube.com/embed/VVR719sfdto?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
										</item>
		<item>
		<title>The sons of Zion, l&#8217;altro reggae &#8211; Alpha Blondy</title>
		<link>https://www.musicparade.it/reggae-e-ska/the-sons-of-zion-laltro-reggae-alpha-blondy/</link>
				<pubDate>Wed, 22 May 2013 09:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sonego]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Reggae e Ska]]></category>
		<category><![CDATA[Akwaba]]></category>
		<category><![CDATA[Alpha Blondy]]></category>
		<category><![CDATA[Apartheid is Nazism]]></category>
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				<description><![CDATA[Apriamo oggi un nuovo capitolo di MusicParade. La mia intenzione stavolta non è solo raccontare la storia di un gruppo o un cantante che amo particolarmente, ci spostiamo su qualcosa di diverso. Diamo il via a una piccola, modesta, semplice guida al reggae, il genere che preferisco in assoluto. Di volta in volta, vi presenterò [&#8230;]]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Apriamo oggi un nuovo capitolo di MusicParade. La mia intenzione stavolta non è solo raccontare la storia di un gruppo o un cantante che amo particolarmente, ci spostiamo su qualcosa di diverso. Diamo il via a una piccola, modesta, semplice <strong>guida al</strong> <em><strong>reggae</strong></em>, il genere che preferisco in assoluto. Di volta in volta, vi presenterò chi ha colorato il panorama reggae del dopo i guru <strong>Bob Marley</strong> e <strong>Peter Tosh</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/files/2013/04/lion-zion.jpg"><img class="size-full wp-image-3752 alignright" alt="lion zion" src="http://www.musicparade.it/files/2013/04/lion-zion.jpg" width="284" height="177" /></a>Il reggae è un genere musicale molto particolare. Da un punto di vista della melodia, è quanto di più semplice si possa immaginare: pochi accordi, ritmi quasi sempre rallentati e non necessariamente suonato da musicisti con grande tecnica. Contrariamente, però, a tanti altri generi il reggae è una musica che richiede cuore e sentimenti, saper comunicare ciò che si prova e penetrare il <strong>profondo dell&#8217;anima</strong> di chi ti ascolta.</p>
<p style="text-align: justify">Non servono <em>riff</em> di chitarra o di basso da acrobazie stilistiche o batteristi che fanno roteare vorticosamente le bacchette colpendoti con rullate spaventose. No, nel reggae per arrivare in cima prima devi saper <strong>arrivare al cuore delle persone</strong>, chi ti ascolta deve condividere i tuoi stati d&#8217;animo e le tue emozioni. E debbo dire che nella storia di questo meraviglioso genere musicale ci sono alcuni nomi che si fanno ricordare.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/files/2013/04/marley-tosh.jpg"><img class="size-full wp-image-3754 alignleft" alt="marley e tosh" src="http://www.musicparade.it/files/2013/04/marley-tosh.jpg" width="266" height="190" /></a><a title="Bob Marley, il profeta del reggae" href="http://www.musicparade.it/reggae-e-ska/bob-marley-il-profeta-del-reggae/"><strong>Bob Marley</strong></a>, che sapeva farti amare la vita con i suoi messaggi di pace, amore e&#8230;. marijuana, e <strong>Peter Tosh</strong>, che ti trasmetteva rabbia e indignazione con le sue proteste e il suo essere costantemente contro il sistema (e&#8230; marijuana) ci sono riusciti appieno e per questo sono entrati nella storia.</p>
<p style="text-align: justify">Ma il reggae non si è fermato a Marley e Tosh: dopo di loro il cuore di <strong>Babylon</strong> ha continuato a battere dentro gruppi e cantanti davvero molto bravi e che hanno lasciato il segno per quello che avevano da dire.</p>
<p style="text-align: justify"> Ovviamente, non ho la prestesa di scrivere una guida completa: mi scuso fin da subito con tutti gli appassionati del genere e vi invito a lasciare <strong>commenti e suggerimenti</strong>. Il fatto è che il reggae è un universo talmente vasto che nemmeno io a volte me ne rendo conto.</p>
<p style="text-align: justify">Il primo cantante che vorrei farvi conoscere è <strong>Alpha Blondy</strong>.</p>
<h2 style="text-align: justify"><strong>Alpha Blondy, il reggae della Costa d&#8217;Avorio</strong></h2>
<h2 style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/files/2013/04/alpha-blondy.jpg"><img class="size-full wp-image-3757 alignright" alt="alpha blondy" src="http://www.musicparade.it/files/2013/04/alpha-blondy.jpg" width="250" height="250" srcset="https://www.musicparade.it/files/2013/04/alpha-blondy.jpg 250w, https://www.musicparade.it/files/2013/04/alpha-blondy-110x110.jpg 110w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /></a></h2>
<p style="text-align: justify">Alpha Blondy è il nome d&#8217;arte di<strong> Seydou Konè</strong> cantante ivoriano che ha avuto tra i pregi il farsi conoscere e amare da tutto il pubblico reggae pur cantanto in dialetto dioula, originario della sua terra, oltre che in francese e inglese.</p>
<p style="text-align: justify">Le prerogative di Alpha Blondy sono praticamente il fondamento del reggae di successo, quindi ritroviamo: brani dai ritmi altalenanti, accordi all&#8217;osso, spesso portatori di messaggi di protesta, ma anche carichi di <strong>spiritualità e pace</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Hai presente quando ascolti una canzone che all&#8217;apparenza è semplice (e forse lo è proprio), che<strong> vorresti non finisse mai</strong> e ti chiedi <em>&#8220;ma cosa avrà di tanto speciale per colpirmi così?&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify">Ecco, per me l&#8217;ascolto di Alpha Blondy è stato un fulmine a ciel sereno, e continuo a pensare che il peggior difetto delle sue canzoni è la loro durata. Ascoltare per credere&#8230;</p>
<p><iframe width="594" height="446" src="http://www.youtube.com/embed/8SrBrC_Ohak?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify">Si è fatto le ossa Blondy trasferendosi negli Stati Uniti per perfezionare la lingua e tentare il successo che, però, non arriverà subito. Sarà infatti costretto a tornare mestamente in <strong>Costa d&#8217;Avorio</strong>, con il carico di speranze che aveva accompagnato il suo viaggio verso gli Usa.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1981 fu una sua apparizione ad una trasmissione televisiva dal titolo profetico, <em><strong>Premiere Chance</strong></em>, a farlo notare al pubblico e a fargli attribuire, addirittura, la nomea di Bob Marley africano.</p>
<p style="text-align: justify">La molteplicità di linguaggi fu la fortuna di Blondy i cui messaggi di espansero a macchia d&#8217;olio, facendogli raggiungere una fama oramai quasi inaspettata. Dopo il primo <em><strong>Jah Glory</strong></em> del 1983 arriverà un anno dopo <em><strong>Cocody Rock</strong></em> registrato, guarda caso, proprio con il gruppo che accompagnava Bob Marley, i <strong>Wailers</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">I titoli degli album successivi furono più che mai significativi dei messaggi che Blondy voleva far giungere a tutto il mondo. In sequenza quindi usciranno <em><strong>Apartheid</strong> <strong>is Nazism</strong></em> e <em><strong>Jerusalem</strong> </em>il suo più mistico lavoro.</p>
<p style="text-align: justify"><em><strong>Massada</strong> </em>del 1991 fu il suo più grande successo seguito da <strong><em>Dieu</em></strong>, un album la cui pubblicazione lo aiuterà, tra l&#8217;altro, a uscire da una pesante crisi depressiva.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;impegno sociale e politico si vedrà anche nei lavori successivi come <em><strong>Elohim</strong> </em>del 1999, a favore della libertà di stampa e non solo, e <strong><em>Merci</em> </strong>con il quale venne insignito del <strong>Grammy Awards</strong> nel 2003.</p>
<p style="text-align: justify"><em><strong>Akwaba</strong> </em>fu il titolo del best che ne seguirà per poi pubblicare un altro disco sempre collaborando con i Wailers, disco a tutt&#8217;ora il più recente, <strong><em>Jah Victory</em></strong>.</p>
<p><iframe width="594" height="446" src="http://www.youtube.com/embed/wpVjSSZzlkw?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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										</item>
		<item>
		<title>The Smashing Pumpkins</title>
		<link>https://www.musicparade.it/indie-rock-e-new-wave/the-smashing-pumpkins/</link>
				<pubDate>Tue, 14 May 2013 08:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sonego]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Indie Rock e New wave]]></category>
		<category><![CDATA[Rock e Punk]]></category>
		<category><![CDATA[Ava Adore]]></category>
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				<description><![CDATA[Ho riflettuto parecchio su come intitolare questo articolo: gli Smashing Pumpkins sono complesso che adoro, che ha avuto una storia piena di alti e bassi con cambi continui di componenti, dipendenze e chi più ne ha più ne metta. A volte per non rischiare di rovinare tutto, è meglio mettere il nome del gruppo. E [&#8230;]]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Ho riflettuto parecchio su come intitolare questo articolo: gli <strong>Smashing Pumpkins </strong>sono complesso che adoro, che ha avuto una storia piena di alti e bassi con cambi continui di componenti, dipendenze e chi più ne ha più ne metta. A volte per non rischiare di rovinare tutto, è meglio mettere il nome del gruppo. E basta.</p>
<p><a href="http://www.musicparade.it/files/2013/04/SmashingPumpkins.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3702" alt="SmashingPumpkins" src="http://www.musicparade.it/files/2013/04/SmashingPumpkins.jpg" width="550" height="300" srcset="https://www.musicparade.it/files/2013/04/SmashingPumpkins.jpg 550w, https://www.musicparade.it/files/2013/04/SmashingPumpkins-300x163.jpg 300w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">A ragione si possono definire gli SP come <strong>uno dei gruppi più importanti degli anni &#8217;90</strong> sia per la commistione di generi musicali che hanno portato sul palco, che li ha resi difficilmente catalogabili, sia per il messaggio di disperazione che riuscivano a trasmettere, incarnazione di una generazione inesorabilmente volta verso il declino.</p>
<p><iframe width="594" height="334" src="http://www.youtube.com/embed/gShySVpUHD8?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify">La formazione iniziale vedeva<strong> Billy Corgan</strong>, il cantante, <strong>James Iha</strong> e <strong>D&#8217;arcy Wretzky</strong> completata in un secondo tempo con l&#8217;ingresso di Jimmy Chamberlin alla batteria.</p>
<p style="text-align: justify">Fu Butch Vig, il produttore di <strong><em>Nevermind</em> </strong>dei Nirvana a scoprirli e a supervisionare <em><strong>Gish</strong>, </em>il loro primo disco. Da subito fondamentale alla chitarra l&#8217;apporto e l&#8217;impronta che Iha, con i suoi assoli, seppe dare allo stile musicale degli Smashing Pumpkins che costituì, con gli anni, un vero e proprio marchio di fabbrica.</p>
<p style="text-align: justify">Il successo che il gruppo ebbe fin da subito fu dimostrato dall&#8217;essere di supporto a <strong>tour mondiali</strong> quali quelli dei <a title="I Red Hot Chili Peppera sono ineguagliabili" href="http://www.musicparade.it/traduzione-testo/i-red-hot-chili-peppers-sono-ineguagliabili/">Red Hot Chili Peppers</a> e Pearl Jam il che permise loro di avere moltissima visibilità e di pubblicizzare oltremodo il loro primo lavoro.</p>
<p><iframe width="594" height="334" src="http://www.youtube.com/embed/4m8jcT-0hQI?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify"><em><strong>Siamese Dream</strong></em>, il secondo disco, uscì nel 1993 e vedeva sempre la fortunata supervisione di Vig. Gli SP stavano bruciando le tappe e salendo, a velocità della luce, fino alla cima delle preferenze e della popolarità. Ma il vero <em>boom</em> si ebbe, un anno dopo, con la pubblicazione di <em>Mellon Collie and the Infinite Sadness</em> che rappresentò la vera esplosione degli Smashing Pumpkins soprattutto a capolavori rock quali<strong> Bullett With a Butterfly Wings</strong>, <strong>Tonight Tonight</strong> e <strong>1979</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Con il successo arrivarono anche i primi grossi problemi quali la prematura crisi di ispirazione di Corgan ma, soprattutto, la morte del tastierista Jonathan Melvoin durante un concerto a causa dell&#8217;uso di droga, e la scampata morte di Chamberlin sempre per lo stesso motivo (il che fu la causa della sua cacciata dal gruppo e l&#8217;inizio di un lento declino).</p>
<p style="text-align: justify">La continua ricerca di sperimentazioni sonore da parte di Corgan fece partorire al gruppo <em><strong>Adore</strong> </em>nel 1998, album decisamente diverso dai precedenti, che strizzava da una parte un occhio alle nuove tendenze pop, dall&#8217;altra a musicalità che solo loro avevano il coraggio di sperimentare come in <strong>Tear</strong> nella quale occhieggia un bolero. Ma fu, purtroppo anche per questa ossessiva ricerca del nuovo e del &#8220;mai provato&#8221; la causa principale dell&#8217;insuccesso del disco nonostante fosse presente una delle canzoni che tutt&#8217;ora rappresentano uno dei loro cavalli di battaglia, Ava Adore.</p>
<p style="text-align: justify">E le ripetute stroncature della critica di sicuro non aiutavano la vena compositiva del gruppo ed in effetti, il successivo <em><strong>Machina, the Machines of God</strong></em> del 1999 fu un disco brutto, senza mordente e giustamente presto dimenticato da tutti.</p>
<p style="text-align: justify">Questo pessimo periodo non fu altro che la spinta logica verso la decisione di Corgan di sciogliere il gruppo motivata dallo stesso leader anche in un&#8217;intervista su Mtv in cui, in pratica diceva che in tutti i loro lavori l&#8217;ispirazione derivava da ciò che girava loro attorno e ciò che accadeva nel mondo. Quindi segue l&#8217;uscita di un <strong>greatest hits</strong> molto ben fatto, dove trovarono spazio anche molti inediti e molti b-sides.</p>
<p><a href="http://www.musicparade.it/files/2013/04/1810-the-future-embrace.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3743" alt="1810-the-future-embrace" src="http://www.musicparade.it/files/2013/04/1810-the-future-embrace.jpg" width="475" height="475" srcset="https://www.musicparade.it/files/2013/04/1810-the-future-embrace.jpg 475w, https://www.musicparade.it/files/2013/04/1810-the-future-embrace-110x110.jpg 110w, https://www.musicparade.it/files/2013/04/1810-the-future-embrace-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 475px) 100vw, 475px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Con discreto insuccesso, Corgan nel 2005 pubblicherà il suo unico lavoro da solista, <em><strong>The Future Embrace</strong></em>, disco a dire il vero non da buttare di sicuro ma troppo discontinuo dove albergavano dolci merodie a riff pop fastidiosamente noiosi. Troppi alti e bassi per non cadere nel dimenticatoio ma anche il segnale che la fiammella non era ancora spenta.</p>
<p style="text-align: justify">Ed infatti nel 2007 il gruppo si riunì pubblicando<em><strong> Zeitgeist</strong> </em>il quale, però, anche per la ridotta line-up che vedeva i soli Corgan e Chamberlin della formazione originale, faceva pensare a un qualcosa di troppo brutto perchè si potesse accostare al nome Smashing Pumpkins.</p>
<p style="text-align: justify">Un piccolo barlume di ricordo dei tempi d&#8217;oro si vedrà con la pubblicazione dell&#8217; EP <em><strong>American Gothic</strong> </em>composto da quattro buoni brani i quali fecero però pensare più ad un&#8217;esercizio da solista di Corgan piuttosto che di un disco di un gruppo vero e proprio che anni addietro ha indelebilmente segnato il rock alternativo degli anni &#8217;80.</p>
<p>Nel 2012 fu la volta di <em><strong>Oceania</strong></em>, all&#8217;apparenza un buon disco nel quale si restava ancora troppo ancorati al <a title="Grundge: the sound of Seattle" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/grunge-the-sound-of-seattle/"><em>grunge</em></a> in auge nel decennio precedente. Le generazioni, però, crescono e con loro i loro gusti musicali e Oceania era destinata al fallimento, anche se ingiusto viste le qualità del disco, e ha posto inesorabilmente parola fine alla carriera meravigliosa degli Smashing Pumpkins.<br />
<iframe width="594" height="446" src="http://www.youtube.com/embed/cyxb18ugWrE?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Lo spettacolo è finito&#8230; sipario!</p>
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										</item>
		<item>
		<title>The Yardbirds, i maestri del British Blues</title>
		<link>https://www.musicparade.it/blues/the-yardbirds-i-maestri-del-british-blues/</link>
				<pubDate>Wed, 08 May 2013 08:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vanazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Blues]]></category>
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				<description><![CDATA[Nel corso degli anni ’60 gli Yardbirds sono stati tra i gruppi beat-blues più venerati del pianeta. Dalle loro ceneri sono nati i Led Zeppelin, decisamente più famosi; ritengo quindi che sia impossibile ascoltare il gruppo di Stairway To Heaven, senza prima passare da loro.


]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Nel corso degli anni ’60 gli <strong>Yardbirds</strong> sono stati, assieme agli <a title="animals" href="http://www.musicparade.it/blues/the-animals-lanima-bianca-della-musica-nera-parte-i/" target="_blank">Animals</a>, tra i gruppi beat-blues più venerati del pianeta. A differenza della band di Burdon però, che basava il proprio sound sulla voce nera del cantante e sull’organo, gli Yardbirds <strong>hanno costruito la loro fama attorno alla chitarra</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Non per niente tra le proprie file sono passati tre fra i migliori chitarristi della storia del rock, da <strong>Eric Clapton</strong> a <strong>Jeff Beck</strong>, per finire con <strong>Jimmy Page</strong>. Ognuno di essi ha impresso nella musica del gruppo il proprio DNA; Clapton il blues, Beck il rock psichedelico e Page l’hard rock.</p>
<p style="text-align: justify">Dalle ceneri degli Yardbirds sono nati i <a title="led zeppelin" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/led-zeppelin-il-piu-grande-gruppo-della-storia-del-rock/" target="_blank">Led Zeppelin</a>, decisamente più famosi; ritengo quindi che sia impossibile ascoltare il gruppo di <em>Stairway To Heaven</em>, senza prima passare da loro.</p>
<p style="text-align: left"><a href="http://www.musicparade.it/?attachment_id=3712" rel="attachment wp-att-3712"><img class="aligncenter  wp-image-3712" alt="1" src="http://www.musicparade.it/files/2013/04/1.jpg" width="550" height="420" srcset="https://www.musicparade.it/files/2013/04/1.jpg 785w, https://www.musicparade.it/files/2013/04/1-300x229.jpg 300w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a></p>
<p><strong>LA NASCITA DEL GRUPPO</strong></p>
<p style="text-align: justify">La nascita degli Yardbirds può essere fatta risalire al 1962, quando la Metropolis Blues Band, un quartetto fondato l’anno prima da <strong>Keith Relf</strong> (voce e armonica) e<strong> Paul Samwell-Smith</strong> (basso), si è fuso con i Suburbitan R&amp;B, formazione che comprendeva <strong>Top Topham</strong> (chitarra solista), <strong>Chris Dreja</strong> (chitarra ritmica) e <strong>Jim McCarty</strong> (batteria).</p>
<p style="text-align: justify">L’unione di questi cinque personaggi ha dato origine agli Yardbirds, nome che non vuol dire “gallinacci”, come erroneamente espresso da Mike Bongiorno durante una loro apparizione al festival di Sanremo, ma bensì indica, in <em>slang</em>, i vagabondi che vivono nelle stazioni.</p>
<p style="text-align: justify">I gallinacci..<em>ops</em>, i vagabondi hanno iniziato a prendere quota grazie a <strong>Giorgio Gomelsky</strong>, che li ha ingaggiati per suonare nel suo locale, il Crowdaddy di Richmond. Proprio allora il chitarrista Topham se n’è andato ed è stato sostituito da <strong>Eric Clapton</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Al Crowdaddy gli Yardbirds hanno preso il posto sul palco di un giovane gruppo che aveva fatto fortuna, i <strong>Rolling Stones</strong>, e come loro si sono fatti notare per le puntigliose riletture dei classici del rock e del blues americani. Famosa è stata anche una loro esibizione con il famoso bluesman <strong>Sonny Boy Williamson</strong>, apparsa in seguito su vinile.</p>
<p style="text-align: justify">Con lo stesso Williamson il gruppo ha suonato anche al Firts R&amp;B Festival di Birmingham e questo ha dato loro l’imput per cercare i primi contatti con le case discografiche. Dopo il rifiuto della Decca e della CBS, il quintetto ha firmato per la Columbia, con la quale è stato pubblicato l’album <strong>Five Live Yardbirds</strong>, registrato dal vivo al Marquee di Londra nel marzo del 1964, contenente cover di pezzo R&amp;B.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>I primi 45 giri</strong> della band, due classici del R&amp;B, <em>I Wish You Would</em> e <em>Good Morning Little Schoolgirl</em>, non hanno però ottenuto il successo desiderato e hanno venduto male. In quel periodo poi, Keith Relf ha avuto alcuni problemi a causa delle ricorrenti crisi di asma. In agosto, al Jazz Blues Festival di Richmond, il cantante è stato sostituito da Mike O’Neill degli Authentics.</p>
<p><strong>IL SUCCESSO</strong></p>
<p style="text-align: justify">La svolta nella carriera è arrivata qualche mese più tardi, quando gli Yardbirds hanno partecipato al <strong>Beatles Christmas Show</strong>, uno speciale televisivo di <a title="john lennon" href="http://www.musicparade.it/musica-e-filosofia/la-storia-di-john-lennon-poeta-idealista-e-talento-eccezionale-i/" target="_blank">Lennon</a> e soci, che li ha fatti conoscere al pubblico britannico. A quel punto, grazie anche al nuovo compositore Graham Gouldman, sono balzati in vetta alle classifiche con il nuovo singolo <em>For Your Love</em>.</p>
<p style="text-align: justify">A dire il vero il 45 giri ha avuto una genesi piuttosto contrastata. <strong>Eric Clapton</strong> era contrario alla sua incisione, in quanto troppo lontano dagli standard del blues, ma <strong>Samwell-Smith</strong> è riuscito a imporlo, registrandolo anche con un arrangiamento abbastanza leggero e vicino al beat, con l’utilizzo dell’organo Hammond del talentuoso Brian Auger.</p>
<p style="text-align: justify">Come detto il disco è salito ai vertici delle hits parade, lanciando gli Yardbirds nella stratosfera, ma <strong>ha fatto perdere al gruppo Eric Clapton</strong>, che per coerenza ha lasciato i compagni. Lo troveremo più avanti nei Bluesbreakers e poi nei <a title="cream" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/i-cream-il-primo-supergruppo-della-storia-del-rock/" target="_blank">Cream</a>, prima di intraprendere la sua gloriosa carriera solista. Al suo posto è arrivato il tanto funambolico quanto scorbutico <strong>Jeff Beck</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Il 1965 è stato<strong> l’anno d’oro della band inglese</strong>, impegnata incessantemente in concerti e, nei rari momenti di pausa, chiamata in studio di registrazione per sfruttare la scia di <em>For Your Love</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Ecco quindi uscire singoli quali <em>Heart Full Of Soul</em> e<em> Evil Hearted You</em>, entrambi scritti da Gouldman. Soprattutto il primo è diventato una grande hit, imponendo all’attenzione del pubblico <strong>Jeff Beck</strong>, chitarrista visionario, meno puro di Clapton, ma dotato di maggiore fantasia. Beck improvvisava e inventava cose nuove a ogni concerto. Il suo wah-wah, che riusciva a imitare il verso di trenta animali, i feedback e le distorsioni provocava l’isteria del pubblico.</p>
<p style="text-align: justify">I brani del gruppo, schematici e lineari fin che si vuole, contenevano sempre un nucleo centrale, o un <em>refrain</em> particolarmente bizzarro, che caratterizza il loro aspetto sonoro e non è sbagliato dire che a quell’epoca era quanto di più fresco potesse esserci. Essi parlavano un <strong>linguaggio nuovo</strong>, esoterico, raffinato, dove spesso al British blues era accostato il mondo orientale, come si può ascoltare in <em>Heart Full Of Soul</em> e in <em>Over, Under, Sideways Down</em>, e anche al canto gregoriano (<em>Still I’m Said</em>).</p>
<p><a href="http://www.musicparade.it/?attachment_id=3715" rel="attachment wp-att-3715"><img class="aligncenter size-full wp-image-3715" alt="2" src="http://www.musicparade.it/files/2013/04/2.jpg" width="600" height="544" srcset="https://www.musicparade.it/files/2013/04/2.jpg 600w, https://www.musicparade.it/files/2013/04/2-300x272.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p><strong>JEFF BECK</strong></p>
<p style="text-align: justify">Nel marzo del 1965, con Beck alla chitarra, gli Yardbirds hanno lanciato sul mercato il 45 giri <em>Shapes Of Thing</em>s, arrivato al 3° posto in classifica. Quindi hanno registrato due album:<em><strong> Having a Rave Up</strong></em> e<em><strong> Roger The Engineer</strong></em>.</p>
<p style="text-align: justify">Sul primo, uscito nel novembre del ’65, troviamo ottimi pezzi come la “gregoriana” <em>Still I’m Said</em>, scritta da McCarty, <em>Heart Full Of Soul</em>, il magnifico blues di <em>Bo Diddle I’m A Man</em> e la straripante <em>Train Kept A-Rollin</em>. Quindi <em>Evil Hearted You</em> e <em>Smockestack Lightning</em>.</p>
<p style="text-align: justify">L’altro album, datato 1966, è più sperimentale e presenta in scaletta brani quali <em>Over, Under, Sideways, Down</em>, <em>The Nazz Are Blue</em>, <em>I Can&#8217;t Make Your Way</em>, la strumentale <em>Jeff’s Boogie</em>, nella quale Beck da il meglio di se, <em>Turn Into Earth</em>, un altro pezzo vicino al gregoriano, e la latino-americana <em>Hot House of Omagarashid</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Il successo ha valico l’Atlantico e il gruppo è sbarcato negli States. Nel 1966 gli Yardbirds si sono esibiti anche al <strong>Festival di Sanremo</strong>, impegnandosi con canzoncine italiane assieme a Bobby Solo e Lucio Dalla. Sempre nel ’66 la rivista musicale Beat Instrumental ha nominato Jeff Beck <strong>miglior chitarrista dell&#8217;anno</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>JIMMI PAGE</strong></p>
<p style="text-align: justify">All’apice della fama, però, il gruppo ha iniziato a perdere i pezzi. Il manager Gomelsky è stato sostituito da Simon Napier-Blee, quindi <strong>ha abbandonato anche Samwell-Smith</strong>, mettendo ufficialmente in crisi i compagni. Il suo posto è stato preso da <strong>Jimmy Page</strong>, che all’inizio ha accettato di suonare il basso, ma in seguito, ammalatosi Beck durante l’ennesimo tour americano, ne ha rilevato il posto alla chitarra solista.</p>
<p style="text-align: justify">Quando Beck è tornato in salute, il gruppo ha deciso di provare la formula con due chitarre soliste e Dreja al basso, ma l’insolita formazione è durata poco, pur registrando il bellissimo brano di rock psichedelico <strong><em>Happenings Ten Years Ago</em></strong>, e partecipando alla colonna sonora di <strong><em>Blow Up</em></strong>, film di Michelangelo Antonioni. Il gruppo nella pellicola interpreta se stesso mentre sul palco suona <em>Train Kept A Rollin</em>&#8216;, per l’occasione ribattezzata <em>Stroll On</em>. Su richiesta del regista italiano, alla fine la band sfascia gli strumenti in classico stile <a title="the who" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/the-who-quattro-inglesi-alla-conquista-del-mondo/" target="_blank">Who</a>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Beck è uscito dal gruppo alla fine del 1966</strong>, anche se è meglio dire che è stato licenziato. Durante un concerto a Corpus Christie, infatti, il chitarrista ha dato in escandescenze e se ne è andato a metà esibizione. A quel punto, gli è stato dato il ben servito.</p>
<p style="text-align: justify">Jeff ha così messo in piedi una sua band, Il <strong>Jeff Beck Group</strong>, con Ron Wood e Rod Stewart, che ha ottenuto notevole successo. Per i quattro Yardbirds rimasti, invece, è iniziata una progressiva parabola discendente, sotto l’ala poco protettiva del nuovo manager Mickie Most.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.musicparade.it/?attachment_id=3717" rel="attachment wp-att-3717"><img class="aligncenter  wp-image-3717" alt="5" src="http://www.musicparade.it/files/2013/04/5.jpg" width="560" height="496" srcset="https://www.musicparade.it/files/2013/04/5.jpg 700w, https://www.musicparade.it/files/2013/04/5-300x265.jpg 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></a></p>
<p><strong>ULTIMO ALBUM E SCIOGLIMENTO</strong></p>
<p style="text-align: justify">Il potenziale del gruppo si è affievolito e <em><strong>Little Games</strong></em>, l’ultimo album da studio, ha venduto poco. Consiglio di ascoltare <em>White Summer</em>, un gioiello chitarristico scritto e suonato da Jimmy Page, che contiene il seme di quello che saranno da lì a poco i <a title="led zeppelin" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/led-zeppelin-il-piu-grande-gruppo-della-storia-del-rock/" target="_blank">Led Zeppelin</a>. Molto belli anche il blues rabbioso di <em>Smile On Me</em>, scritto da Relf e <em>Drinking Muddy Water</em>, scritto all’unisono dai quattro componenti del gruppo.</p>
<p style="text-align: justify">Con il repertorio sempre più debole imposto da Most, come ad esempio <em>Goodnight Sweet Josephine</em>, il gruppo ha imboccato la via dello scioglimento. <strong>Nel luglio del ’68 Relf e McCarty</strong> se ne sono andati (formeranno i <strong>Renaissance</strong>, un gruppo progressive folk) e qualche mese dopo ha lasciato anche Dreja. L&#8217;ultima esibizione degli Yardbirds si è tenuta al Luton Technical College, nel Bedfordshire, il 7 luglio 1968.</p>
<p style="text-align: justify">Rimasto solo dietro la gloriosa sigla Yardbirds, Jimmy Page ha deciso di mantenere gli impegni presi in precedenza e ha riorganizzato il gruppo con gente nuova, chiamando a se Robert Plant, John Paul Jones e John Bonham. Con il nome di New Yardbirds ha affrontato un tour in Scandinavia. Com’è storia ben nota <strong>da lì sono nati i <a title="led zeppelin" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/led-zeppelin-il-piu-grande-gruppo-della-storia-del-rock/" target="_blank">Led Zeppelin</a></strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Il 14 maggio 1976<strong> Relf è morto</strong> <strong>fulminato da una scarica elettrica della propria chitarra</strong>. Dreja, invece, ha abbandonato la musica e si è dato alla fotografia. La foto sul retro-copertina del primo disco dei Led Zeppelin è opera sua. Samwell-Smith è diventato produttore e ha ottenuto buoni risultati con gente del calibro di Cat Stevens, Jethro Tull e Carly Simon.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1992 gli Yardbirds sono stati introdotti nella <strong>Rock and Roll Hall of Fame</strong>, mentre nel 2003 la rivista Rolling Stone li ha piazzati al numero 89 della lista dei 100 immortali della musica.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>REUNION</strong></p>
<p style="text-align: justify">Lo stesso anno il manager <strong>Peter Barton</strong> ha contattato Jim McCarty circa la prospettiva di <strong>riformare gli Yardbirds</strong>. Jim si è mostrato interessato, ma solo se Chris Dreja si sarebbe detto d&#8217;accordo. Barton ha così contattato Dreja il quale, dopo molta persuasione, ha deciso di fare un tentativo. McCarty e Dreja, coadiuvati da<strong> John Idan</strong> al basso e voce solista, hanno così suonato in un concerto presso il Marquee Club di Londra, assieme a un altro gruppo storico rifondato di recente, gli <a title="animals" href="http://www.musicparade.it/blues/the-animals-lanima-bianca-della-musica-nera-parte-i/" target="_blank">Animals</a>. L’evento ha ottenuto un grande successo. A qul punto Peter Barton ha preso in mano la gestione della band e ha prenotato date per oltre un decennio.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 2003 un nuovo album, intitolato <em><strong>Birdland</strong></em>, è stato rilasciato con il nome Yardbirds dall’etichetta Favored Nations, con una line-up composta da <strong>Chris Dreja</strong>,<strong> Jim McCarty</strong>, e nuovi membri <strong>Gypie Mayo</strong> (chitarra, cori), <strong>John Idan</strong> (basso, voce solista ) e <strong>Alan Glen</strong> (armonica, cori). Il disco consiste in una miscela di nuovo materiale, per lo più scritto da McCarty, e ri-registrazioni di alcuni dei loro più grandi successi, con apparizioni di ospiti quali Joe Satriani, Steve Vai, <a title="slash" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/guns-nroses-energia-allo-stato-puro/" target="_blank">Slash</a>, <a title="queen" href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/" target="_blank">Brian May</a>, Steve Lukather, Jeff <em>Skunk</em> Baxter, John Rzeznik, Martin Ditchum e Simon McCarty. Inoltre, <strong>Jeff Beck</strong> si è riunito con i suoi ex compagni nella canzone <em>My Blind Life</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 2005, invece, sul palco è salito con gli Yardbirds il loro primo chitarrista del 1960, <strong>Top Topham</strong>. Dopo l’uscita di <em>Birdland</em>, Gypie Mayo è stato per breve tempo sostituito da Jerry Donahue e, successivamente nel 2005, dall’allora ventiduenne <strong>Ben King</strong>, mentre <strong>Billy Boy Miskimmin</strong> ha preso il posto di Alan Glen.</p>
<p><a href="http://www.musicparade.it/?attachment_id=3719" rel="attachment wp-att-3719"><img class="aligncenter" alt="3" src="http://www.musicparade.it/files/2013/04/3.jpg" width="640" height="270" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Nel 2007 gli Yardbirds hanno pubblicato un CD dal vivo, registrato il 19 luglio 2006, intitolato <em><strong>Live At BB King Blues Club</strong></em>, con McCarty, Dreja, Idan, King e Miskimmin nella line-up.</p>
<p style="text-align: justify">Secondo il suo sito web, John Idan si è dimesso dagli Yardbirds nell&#8217;agosto 2008, anche se il suo ultimo concerto con loro è stato il 24 aprile 2009, quando<strong> hanno suonato come headliners nello stadio di rugby di Twickenham</strong>. Questo è stato anche l’ultimo concerto di Alan Glen con la band. L’armonicista era rientrato temporaneamente nei ranghi per sostituire un Billy Boy Miskimmin indisponibile.</p>
<p style="text-align: justify">Idan e Glen sono stati sostituiti da Andy Mitchell (voce, armonica, chitarra acustica) e David Smale (basso, cori), fratello del virtuoso chitarrista Jonathan Smale. <strong>Chris Dreja</strong> ha saltato il tour programmato per la primavera del 2012 per recuperare da una malattia. Non è chiaro se si unirà oppure no alla band per il loro prossimo tour.</p>
<p style="text-align: center">
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		<title>Tom Waits, la voce maledetta dell&#8217;America</title>
		<link>https://www.musicparade.it/blues/tom-waits-la-voce-maledetta-dellamerica/</link>
				<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 15:54:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sonego]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[Non si può definire la voce di Tom Waits, ma si può tentare di definire lui. Un cantautore, un musicista da strada, un attore, un poeta&#8230; un maledetto. Lo stile di Waits fu subito influenzato da uno degli artisti che incontrò per primo nella sua lunga carriera, lo scrittore maledetto per eccellenza, colui che ha [&#8230;]]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Non si può definire la voce di <strong>Tom Waits</strong>, ma si può tentare di definire lui. Un cantautore, un musicista da strada, un attore, un poeta&#8230; un <strong>maledetto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/files/2013/04/tom_waits.jpg"><img class="size-full wp-image-3660 alignright" alt="tom_waits" src="http://www.musicparade.it/files/2013/04/tom_waits.jpg" width="293" height="314" srcset="https://www.musicparade.it/files/2013/04/tom_waits.jpg 293w, https://www.musicparade.it/files/2013/04/tom_waits-279x300.jpg 279w" sizes="(max-width: 293px) 100vw, 293px" /></a>Lo <strong>stile</strong> di Waits fu subito influenzato da uno degli artisti che incontrò per primo nella sua lunga carriera, lo scrittore maledetto per eccellenza, colui che ha sempre fatto dell&#8217;eccesso il suo stile di vita: <strong>Charles Bukowski</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;incontro avvenne in un fumoso locale di Los Angeles, dove Waits stava cantando una delle sue <strong>ballate disperate</strong> accompagnato da una lettura di <em>Buk</em>. L&#8217;attitudine a descrivere, ognuno a suo modo, la sconfitta del sogno americano e il voler raccontare storie di americani perdenti rese la loro<strong> amicizia solida</strong> negli anni.</p>
<p style="text-align: justify">La sua musica, lo stile rozzo e povero, e cantare storie di chi non ce l&#8217;ha fatta sono il risultato anche delle sue <strong>umili origini</strong>. Durante l&#8217;infanzia, infatti, il suo principale passatempo era girare per le strade di Los Angeles ascoltando <strong>storie di prostitute, ubriaconi, barboni</strong> e tutti i personaggi che popolavano e popolano tutt&#8217;ora gli angoli delle strade della metropoli americana. E tutti questi personaggi e le loro storie faranno da <strong>filo conduttore in tutte le opere</strong> del grande Tom.</p>
<p><iframe width="594" height="446" src="http://www.youtube.com/embed/hZhW76LAnTY?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify">Tom Waits nasce a Pomona, California, nel 1949. Fin da piccolo si interessa al jazz anni &#8217;30 e impara a suonare il pianoforte. Da adolescente si mette in mostra improvvisando al pianoforte nell&#8217; Heritage House di San Diego, il locale dove lavorava, convincendo così il responsabile a farlo suonare ogni sera. Sono <strong>i primi dollari che Tom guadagna con la sua musica</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Tom Waits, per rendere l&#8217;idea, è sempre stato <strong>l&#8217;esatto contrario di Bruce Springsteen</strong>. L&#8217;uno schivo e che preferiva i fumosi locali malfamati di Los Angeles, l&#8217;altro che rendeva bene solo su di un palco circondato da centinaia di migliaia di fans urlanti. Per rendere ancor meglio la figura di Tom Waits si immagini un pipistrello che si nasconde di giorno per uscire allo scoperto e vivere la notte. Ecco, Tom era<strong> un perfetto pipistrello</strong>, usciva a suonare proprio la notte quando metà della città stava dormendo e l&#8217;altra metà stava in postacci fumosi pronti ad ubriacarsi, fumare ed ascoltare qualche musicista reclutato dalla strada.</p>
<p style="text-align: justify">Il 1973 fu l&#8217;anno dell&#8217;album d&#8217;esordio, <strong><em>Closing Time</em></strong>, il cui titolo faceva, appunto, riferimento all&#8217;orario di chiusura dei negozi, molto famigliare al nostro Tom.</p>
<p><iframe width="594" height="446" src="http://www.youtube.com/embed/Z6CDa-z1MUY?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify">A distanza di un anno uscirà  <em><strong>Heart of a Saturday Night</strong></em>. Il riferimento alla sua vita sregolata torna anche in questo titolo in cui il <em>night</em> è la parte del giorno dove prende vita il Tom Waits musicista.</p>
<p style="text-align: justify">Seguirà <strong><em>Nighthawks</em> <em>at the River</em></strong>, e ancora <strong><em>Small Change</em></strong>, il suo primo vero capolavoro: meraviglioso <strong>cantico della solitudine</strong>, sentimento che cercava e che permeava la vita dell&#8217;artista.</p>
<p><a href="http://www.musicparade.it/files/2013/04/Tom_Waits_21.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3675" alt="Tom_Waits_2" src="http://www.musicparade.it/files/2013/04/Tom_Waits_21.jpg" width="544" height="375" srcset="https://www.musicparade.it/files/2013/04/Tom_Waits_21.jpg 544w, https://www.musicparade.it/files/2013/04/Tom_Waits_21-300x206.jpg 300w" sizes="(max-width: 544px) 100vw, 544px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Il modo di cantare di Tom, caratterizzato da un grande <strong>trasporto</strong> <strong>carico di disperazione</strong>, contribuisce a dargli fama e credibilità da un lato, ma dall&#8217;altro lo spinge sempre più giù in un abisso di autodistruzione e sconsolatezza. Una costante ricerca del buio  e di stare lontano da tutto e tutti, la sua <strong>discesa verso l&#8217;inferno</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Ciò che teneva vivo Waits era la <strong>voglia di scrivere musica</strong> e di suonare: il suo immenso amore per la musica e il bisogno di far sapere che aveva qualcosa di vero e disperato da comunicare con le sue canzoni.</p>
<p style="text-align: justify">Non passò molto tempo da quando scrisse <strong><em>Foreign Affairs</em></strong>, quando conobbe <strong>Rickie Lee Jones</strong> la prima che riuscì a mettere un freno alla passione di Tom Waits per le donne, che insieme ad alcool e macchine animavano l&#8217;artista.</p>
<p style="text-align: justify">Questi erano <strong>anni importantissimi</strong> per la musica, anni in cui erano in suonavano gruppi fondamentali come <a title="Pink Floyd: Tutte le facce della Luna" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/pink-floyd-tutte-le-facce-della-luna/">Pink Floyd</a>, <a title="Led Zeppelin: il più grande gruppo della storia del rock" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/led-zeppelin-il-piu-grande-gruppo-della-storia-del-rock/">Led Zeppelin</a> e tanti altri. Il repertorio di Tom Waits però faceva impallidire tutti gli altri suoni, con i suoi accordi così rudimentali, pochi strumenti e una voce che sembrava sempre più uno strofinare di carta vetrata. Una vera e propria icona per chi rifuggiva la <em>solita musica</em> ed era in cerca di qualcosa che deliziasse le orecchie e straziasse i cuori.</p>
<p style="text-align: justify">E come ci riusciva&#8230; <strong><em>Blue Valentine</em></strong> nel 1978, <strong><em>Heartattack and Wine</em></strong> nel 1980 furono i lavori con i quali Tom Waits entrò di prepotenza nel nuovo decennio. Ma sempre dalla porta di servizio.</p>
<p style="text-align: justify">In questo secondo lavoro è presente quella <strong><em>Jersey Girl</em></strong> poi ripresa proprio da <a title="Bruce Springsteen: nato per correre" href="http://www.musicparade.it/folk-e-musica-popolare/bruce-springsteen-nato-per-correre/">Bruce Springsteen</a> col quale Waits tentò un improbabile sodalizio artistico che, proprio per la diversità dei due soggetti, naufragò praticamente appena nato.</p>
<p style="text-align: justify">La fortunata <strong>carriera cinematografica</strong> per Waits cominciò con il regista <strong>Francis Ford Coppola</strong>, che gli ritagliò piccoli ruoli in film importanti (<em>I ragazzi della 56° strada</em>, <em>Rusty il selvaggio</em> e <em>Cotton club</em>), per poi culminare con il ruolo di coprotagonista nel capolavoro di Jim Jarmush <strong><em>Down by Law</em></strong> con John Lurie e Roberto Benigni.</p>
<p><iframe width="594" height="446" src="http://www.youtube.com/embed/kl_9aUyJAq8?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify">Gli album che seguono sono un manifesto della sperimentazione di nuovi suoni e ritmi: <strong><em>Swordfishtrombones</em> </strong>del 1983, <strong><em>Raindogs</em> </strong>del 1985, <strong><em>Frank&#8217;s Wild Yeard</em> </strong>del 1987 e<strong><em> Big Time</em></strong> del 1988. In questi lavori Waits si avvale anche di eccellenti collaborazioni, come quella del chitarrista dei Rolling Stones Keith Richards.</p>
<p style="text-align: justify">E continua di pari passo, e con grandi risultati, anche la carriera cinematografica: lo ricordiamo in <strong><em>Dracula</em> </strong>e <strong><em>America Oggi</em></strong>, diretto da Robert Altman. Contemporaneamente sono arrivati anche gli album <em><strong>Bone Machine</strong></em> del 1992 e <strong><em>The Black Rider</em></strong> del 1993.</p>
<p><a href="http://www.musicparade.it/files/2013/04/tom-waits_swordfishtrombones.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3689" alt="tom-waits_swordfishtrombones" src="http://www.musicparade.it/files/2013/04/tom-waits_swordfishtrombones.jpeg" width="400" height="400" srcset="https://www.musicparade.it/files/2013/04/tom-waits_swordfishtrombones.jpeg 400w, https://www.musicparade.it/files/2013/04/tom-waits_swordfishtrombones-110x110.jpeg 110w, https://www.musicparade.it/files/2013/04/tom-waits_swordfishtrombones-300x300.jpeg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Dopo tanti lavori originali doveva arrivare anche per questo artista dall&#8217;inconfondibile voce la volta di pubblicare un&#8217;<strong>antologia</strong>, che vide la luce nel 1998.</p>
<p style="text-align: justify">Nel frattempo sembrava che Tom fosse riuscito a mettere la testa grazie all&#8217;amore di Kathleen Brennan e dei due figli avuti da lei. I danni derivati dai <strong>lunghi anni di eccessi e dipendenze</strong> però non si potevano cancellare: soprattutto al <strong>timbro della sua voce</strong>, sempre meno urlata e sempre più roca e sussurrata, quasi appena percettibile.</p>
<p style="text-align: justify">Uno dei suoi migliori lavori, nonostante tutto, resterà <em><strong>Raindogs</strong> </em>del 1985. Un vero e proprio <strong>calderone caleidoscopico</strong> nel quale trovavano posto ritmi latini, strumenti per tutti i gusti e tanto tanto divertimento nello sperimentare.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1999, lascia la Island records per una nuova casa discografica: l&#8217;etichetta Anti-Epitaph, che pubblica <strong><em>Mule Variations</em></strong>, un album che esprime tutta l&#8217;ipertrofia creativa di Waits. A questo disco segue un tour mondiale che  lo porterà, per la prima volta, anche in Italia. I lavori con cui apre il nuovo decennio, <em><strong>Blood Money</strong></em> e <strong><em>Alice</em></strong>, mettono in risalto anche la sua &#8216;innata qualità di teatrante.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 2004 c&#8217;è un ritorno alle origini. In <strong><em>Real Gone</em></strong>, Waits abbandona le novità tecnologiche e le sperimentazioni degli ultimi lavori e costruisce l&#8217;album su una musica grezza e ruvida, con accordi all&#8217;osso,  che aveva caratterizzato i suoi primi pezzi. Seguono <strong><em>Orphans: Brawlers, Bawlers &amp; Bastards</em></strong> nel 2006 e nel 2009 il live <em><strong>Glitter and Doom</strong></em>.</p>
<p style="text-align: justify">Il <strong>2011</strong> è un anno molto importante nella carriera di Tom Waits. Viene finalmente riconosciuto dalla <strong>Rock and Roll Hall of Fame</strong> e insignito del premio da un mito vivente come <a title="Cosby, Stills, Nash e Young: i cavalieri del Folk Rock" href="http://www.musicparade.it/folk-e-musica-popolare/crosby-stills-nash-e-young-i-cavalieri-del-folk-rock/">Neil Young</a>. E&#8217; anche l&#8217;anno dell&#8217;uscita del suo ultimo lavoro in studio, che prende il titolo di <strong><em>Bad as Me</em></strong>.</p>
<p><iframe width="594" height="446" src="http://www.youtube.com/embed/oMqL6INs1VE?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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										</item>
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		<title>Manu Chao, il giramondo</title>
		<link>https://www.musicparade.it/reggae-e-ska/manu-chao-il-giramondo/</link>
				<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 09:10:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sonego]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Roy Paci & Aretuska]]></category>
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				<description><![CDATA[A chi non conosce Manu Chao e non lo ha mai ascoltato dico &#8220;prova e vedrai che mi ringrazierai&#8220;. Ai tanti che, invece, sanno chi è o lo hanno già ascoltato capiranno il mio entusiasmo e la felicità e la carica che riesce a trasmettermi ogni volta. Manu Chao ha una carriera davvero intensa dapprima [&#8230;]]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">A chi non conosce <strong>Manu Chao</strong> e non lo ha mai ascoltato dico &#8220;<em>prova e vedrai che mi ringrazierai</em>&#8220;. Ai tanti che, invece, sanno chi è o lo hanno già ascoltato capiranno il mio entusiasmo e la felicità e la carica che riesce a trasmettermi ogni volta.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/files/2013/04/manuchao2.jpg"><img class="alignright" alt="manuchao2" src="http://www.musicparade.it/files/2013/04/manuchao2.jpg" width="178" height="180" /></a>Manu Chao ha una carriera davvero intensa dapprima con il suo gruppo i <strong>Mano Negra</strong> e poi da solista. Debbo essere sincero: la prima parte con i Mano Negra mi piace molto di più, si percepisce ad ogni disco la <strong>voglia di far musica</strong> e con la sua musica di <strong>comunicare il suo malessere</strong> e la sua gran voglia di <strong>schierarsi sempre dalla parte del più debole</strong> o di coloro che sono sempre stati nell&#8217;ombra oppressi magari da regimi dittatoriali che non gli permettono di dire la loro.</p>
<p style="text-align: justify">E allora spesso <strong>parlano con la voce di Manu</strong>.</p>
<p><iframe width="594" height="446" src="http://www.youtube.com/embed/YZ2amQm8AXM?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify">A livello personale sono tante le cose che vorrei dire su questo artista per il quale l&#8217;aggettivo <em><strong>poliedrico</strong></em> risulta perlomeno riduttivo. Una delle cose belle risiede nella scelta sua e prima dei Mano Negra di comporre sempre <strong>tantissime canzoni</strong>, ma praticamente nessuna della durata sufficiente per stufare. Se si nota, infatti, in tutti i suoi dischi è davvero raro trovare una canzone che raggiunga o tantomeno che superi i 4 minuti.</p>
<p style="text-align: justify">Fino a poco tempo fa ero incuriosito dalla figura di Manu Chao anche perché non conoscevo nulla della sua provenienza. Ascoltando le sue canzoni, ne trovavo di cantate in <strong>inglese</strong>, <strong>francese</strong>, <strong>spagnolo</strong>, <strong>arabo</strong>, ecc&#8230; e a ognuna la mia meraviglia era grande. Poi mi sono detto: <em>eh no</em>, voglio sapere veramente da dove viene anche perchè è veramente uno degli artisti che ammiro di più!</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-3271"></span>E la mia sorpresa è stata grande quando ho scoperto che Manu è nato a <strong>Parigi</strong>, nei bassifondi. E&#8217; partito proprio dal basso ed è stata anche questo suo nascere e crescere nelle zone povere della capitale francese, che ha dato un&#8217;<strong>impronta ideologica alla sua musica</strong>: voleva sì far musica, ma voleva anche unirci una lotta a favore di quelli che come lui sono nati poveri ma che, contrariamente a lui, poveri ci sono ancora.</p>
<p><iframe width="594" height="446" src="http://www.youtube.com/embed/rVXiVsy2vI4?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify">La predilezione nelle sue canzoni per la lingua spagnola la si spiega anche col fatto che i genitori di Manu sono di <strong>Barcellona</strong>. La fuga del padre Ramon dal <strong>regime dittatoriale di Francisco Franco</strong> per seguire il figlio, assieme alla mamma, in giro per il mondo nel pellegrinaggio musicale è un ulteriore elemento che ha contribuito a rendere <em>impegnata</em> la musica di Manu Chao, che è per noi spesso un piacere infinito, ma anche una <strong>scomoda nemica dei regimi dittatoriali e autoritari di mezzo mondo</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3279" alt="" src="http://www.musicparade.it/files/2012/07/ManoNegraLogo.jpg" width="349" height="360" srcset="https://www.musicparade.it/files/2012/07/ManoNegraLogo.jpg 349w, https://www.musicparade.it/files/2012/07/ManoNegraLogo-290x300.jpg 290w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></p>
<p style="text-align: justify">Considerati gli anni, attorno alla metà dei &#8217;70, furono i <a title="I clash, l'unica band che conta" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/i-clash-lunica-band-che-conta/"><strong>Clash</strong></a> i principali ispiratori dei Mano Negra con quell&#8217;aggressività propria della musica punk associata a dei testi di protesta contro tutto e contro tutti. Contro il sistema, in pratica.</p>
<p style="text-align: justify">La<strong> prima formazione</strong> dei Mano Negra è così strutturata: Manu-Voce, Santi-Batteria, Tonio-Tromba, Philippe Teboul-Percussioni, Thomas Darnal-Tastiere, Daniel Jamet-Chitarra, Jo Dahan-Basso. Il primo disco datato 1988 è <strong><em>Patchanka</em> </strong>con la hit <strong><em>MalaVida</em></strong>, che diede il via a un nuovo movimento nel panorama musicale francese.</p>
<p style="text-align: justify">Talmente fulmineo l&#8217;impatto sul pubblico fu che il <strong>primo contratto</strong> del gruppo fu subito con una <strong>major</strong>. E qui già i primi problemi con i fedelissimi i quali li accusarono di essersi venduti al dio denaro dimenticando la strada dalla quale provenivano e la gente tra la quale erano nati e cresciuti.</p>
<p style="text-align: justify">E qui, permettetemi, dico la mia: ci ho riflettuto molto a lungo negli anni. Secondo il mio parere se una persona vuole comunicare un messaggio, una protesta o far sapere il proprio pensiero al mondo, <strong>più in alto si è e più gente può ascoltare</strong>. Se rimango all&#8217;ombra suonando per una label indipendente mantengo sì i miei principi vitali ma mi sentono in pochi.</p>
<p style="text-align: justify">Questa fu, al tempo, anche la risposta del gruppo il quale sosteneva che per far <strong>conoscere il proprio messaggio di protesta oltre la Francia</strong> lo si doveva gridare dall&#8217;alto di una major. Major la quale, in ogni caso, ha da subito dato carta bianca al gruppo con <strong>totale libertà di manovra e di parola</strong>.</p>
<p><iframe width="594" height="446" src="http://www.youtube.com/embed/3CUnwPgopIk?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify">Le canzoni dei Mano Negra prima e di Manu Chao dopo sono state caratterizzate da <strong>una vastità impressionante di argomenti</strong> che andavano dalla protesta politica, alla difesa delle popolazioni povere del sudamerica, al <em>divertissement</em> e <em>nonsense</em> puro, allo sport come dimostra il video di <strong><em>Santa Maradona</em></strong> qui sopra. In pratica facevano ciò che avevano voglia di fare. E lo facevano di un bene&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">A influenzare, poi, le argomentazioni che facevano da filo conduttore per le canzoni di Manu e dei Mano Negra erano le <strong>storie dei reduci</strong> dalle varie dittature sudamericane che il padre ospitava spesso in casa. E per allietare questi momenti in famiglia, il nostro Manu tirava giù dal muro la chitarrina che il papà aveva appesa come elemento decorativo e la suonava.</p>
<p style="text-align: justify">Il nome Mano Negra gli venne dal nome di un <strong>gruppo anarchico andaluso</strong> e incarnava il sogno di Manu: poter mettere insieme un gruppo dove poter <strong>suonare qualunque tipo di musica</strong> dal reggae, allo ska, al rock.</p>
<p style="text-align: justify">Grazie soprattutto ad album quali <em><strong>Casa Babynon</strong></em>, <strong><em>Puta&#8217;s Fever</em></strong> e soprattutto <strong><em>King of Bongo</em></strong>, i Mano Negra superano ogni più rosea aspettativa di vendite e di successo a livello internazionale. Causa, però, carenze motivazionali e d&#8217;ispirazione, come affermerà lo stesso Manu Chao, <strong>il gruppo si scioglierà nel 1994.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Ma, siccome Manu Chao non è mai stato uno di quei musicisti da <em>pausa di riflessione</em>, pensò che fosse il momento giuso per attuare un progetto a lungo conservato in un cassetto: costituire un gruppo di amici/musicisti e riunirli in un appartamento della Gran Via di Madrid per suonare assieme. Il progetto andò in porto con il nome di <strong>Radio Bemba</strong> e inizialmente parve funzionare ed anche bene.</p>
<p style="text-align: justify">Ma Manu non è uno che stia fermo troppo tempo in un posto e parte alla volta dell&#8217;<strong>Africa zaino in spalla</strong> (letteralmente) a cercare nuove sonorità per tornare, riunire nuovamente gli amici e tornare a comporre. Con questi amici e con questi presupposti incide nel 1998 <em><strong>Clandestino</strong></em>, il primo vero lavoro da solista.</p>
<p><iframe width="594" height="446" src="http://www.youtube.com/embed/DhrVoKTuU38?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify">In <em>Clandestino</em> <strong>si respira il mondo e tutti i paesi che Manu Chao ha girato</strong> in questo suo ultimo vagabondare&#8230;e sono tanti! La cosa sorprendente di questo album è che, almeno nei propositi, il gruppo lo aveva composto con l&#8217;idea di <strong>renderlo pubblico tramite il passaparola</strong>, e non con una delle solite, martellanti, tronfie campagne di marketing ai quali da sempre ci hanno abituato i vari grandi musicisti e grandi gruppi. E incredibilmente funzionò facendo schizzare il disco<strong> in vetta alle classifiche di mezzo mondo</strong> <strong>e popolarissimo</strong>: il gruppo che ne fu sorpreso ed entusiasta.</p>
<p><a href="http://www.musicparade.it/files/2013/04/clandestino.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3633" alt="clandestino" src="http://www.musicparade.it/files/2013/04/clandestino.jpg" width="400" height="300" srcset="https://www.musicparade.it/files/2013/04/clandestino.jpg 400w, https://www.musicparade.it/files/2013/04/clandestino-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Il successo planetario dell&#8217;album convinse il gruppo a lavorare per un nuovo disco che uscì nel 2001 col titolo <strong><em>Proxima Estacion Esperanza</em></strong> album a carattere un pò meno rivoluzionario e un po&#8217; più disincantato. A a seguito di questo disco, durante uno dei suoi concerti tenuti in messico a favore degli <strong>indios,</strong> vicini all&#8217;esercito zapatista di liberazione nazionale (EZLN), venne arrestato, incarcerato in camera di sicurezza per poi essere liberato alcuni giorni dopo.</p>
<p style="text-align: justify">Ma questo non fu sufficiente a fermarlo. Infatti, uscito di prigione ricominciò a scrivere musica, e nel 2007 fece uscire <em><strong>La Radiolina</strong></em>, continuando la sua lotta anticapitalista e rivoluzionaria.</p>
<p style="text-align: justify">Ma veniamo all&#8217;impronta di <strong>Manu Chao in Italia</strong>. Tutti si ricorderanno della <strong>battaglia antiglobalizzazione</strong> durante il g8 di Genova poi ci sono state varie <strong>collaborazioni musicali</strong>, come quella con Roy Paci e quella con Celentano, per cui ha scritto nel 2011 <em>Non so più cosa fare</em>.</p>
<p style="text-align: justify">E la battaglia continua&#8230;</p>
<p><iframe width="594" height="446" src="http://www.youtube.com/embed/jSRaSfq8Oiw?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
										</item>
		<item>
		<title>Ricordiamo Enzo Jannacci con una canzone triste</title>
		<link>https://www.musicparade.it/musica-italiana/ricordiamo-enzo-jannacci-con-una-canzone-triste/</link>
				<pubDate>Sat, 30 Mar 2013 16:45:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica Italiana]]></category>
		<category><![CDATA[enzo jannacci]]></category>
		<category><![CDATA[sfiorisci bel fiore]]></category>

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				<description><![CDATA[Ieri sera è morto Enzo Jannacci, un&#8217;artista capace di portare allegria e gioia a più più di una generazione di italiani. E&#8217; un momento triste e noi vogliamo  ricordarlo con una delle sue canzoni più malinconiche: Sfiorisci bel Fiore &#160; &#160; &#160;]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3619" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/30/morto-enzo-jannacci-amici-colleghi-fans-e-istituzioni-ricordano-lartista/547208/"><img aria-describedby="caption-attachment-3619" class="size-full wp-image-3619" alt="Enzo Jannacci" src="http://www.musicparade.it/files/2013/03/jannacci_da-il-fatto-quotidiano.jpg" width="630" height="200" srcset="https://www.musicparade.it/files/2013/03/jannacci_da-il-fatto-quotidiano.jpg 630w, https://www.musicparade.it/files/2013/03/jannacci_da-il-fatto-quotidiano-300x95.jpg 300w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /></a><p id="caption-attachment-3619" class="wp-caption-text">Enzo Jannacci</p></div>
<p><a href="http://www.salutiamoli.it/artisti-e-scrittori/e-morto-enzo-jannacci-litalia-intera-perde-un-artista-geniale/"><strong>Ieri sera è morto Enzo Jannacci</strong></a>, un&#8217;artista capace di portare allegria e gioia a più più di una generazione di italiani.</p>
<p>E&#8217; un momento triste e noi vogliamo  ricordarlo con una delle sue canzoni più malinconiche: <strong>Sfiorisci bel Fiore</strong></p>
<p><iframe width="594" height="334" src="http://www.youtube.com/embed/-ThfUbVH5wA?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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<p>&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
										</item>
		<item>
		<title>Il disco Jazz At Massey Hall: la notte dei cinque re</title>
		<link>https://www.musicparade.it/pubblicazioni-editoriali/il-disco-jazz-at-massey-hall-la-notte-dei-cinque-re/</link>
				<pubDate>Wed, 20 Mar 2013 09:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vanazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Soul, funky e jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Be-Bop]]></category>
		<category><![CDATA[Bud Powell]]></category>
		<category><![CDATA[Charles Mingus]]></category>
		<category><![CDATA[Charlie Parker]]></category>
		<category><![CDATA[Cool Jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Debut Records.]]></category>
		<category><![CDATA[Dizzie Gillespie]]></category>
		<category><![CDATA[Hard Bop]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Massey Hall]]></category>
		<category><![CDATA[Max Roach]]></category>
		<category><![CDATA[Records Hall Of Fame]]></category>
		<category><![CDATA[Rocky Marciano]]></category>
		<category><![CDATA[Toronto]]></category>

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				<description><![CDATA[Per nostra fortuna Charles Mingus, oltre a organizzare l’intera serata, ha avuto la brillante idea di registrare il concerto con un registratore portatile. In seguito lo stesso bassista ha portato i nastri a New York, dove lui e Max Roach hanno inciso le linee di basso, quasi inesistenti nella registrazione originale, cambiando anche l&#8217;assolo di [&#8230;]]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per nostra fortuna <strong>Charles Mingus</strong>, oltre a organizzare l’intera serata, ha avuto la brillante idea di registrare il concerto con un registratore portatile. In seguito lo stesso bassista ha portato i nastri a New York, dove lui e Max Roach hanno inciso le linee di basso, quasi inesistenti nella registrazione originale, cambiando anche l&#8217;assolo di Charles in <em>All the Things You Are</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;album è stato inizialmente pubblicato dall&#8217;etichetta di Mingus, la<strong> Debut Records</strong>. All’inizio sono stati pubblicati 3 vinili, corrispondenti ai tre diversi set: due con il quintetto al completo e uno con il trio composto da Powell, Roach e Mingus, senza il supporto dei fiati.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1953 nei negozi è arrivato un disco unico, comprendente i cinque brani del quintetto (praticamente il set 1 e 3). Infine, nel 2004 è stato rilasciato il concerto completo, con il titolo <strong>Complete Jazz at Massey Hall</strong>, che prevede anche i pezzi del trio.</p>
<p style="text-align: justify;">I brani proposti sono tutti <strong>classici del Be-Bop</strong>, avvalorati dalla magia che permeava la sala quella sera e dall’atmosfera festosa del pubblico, estremamente presente nella registrazione.</p>
<p><a href="http://www.musicparade.it/pubblicazioni-editoriali/i-protagonisti-di-jazz-at-massey-hall-la-notte-dei-cinque-re/attachment/the-quintet-jazz-at-massey-hall/" rel="attachment wp-att-3539"><img class="aligncenter" src="http://www.musicparade.it/files/2013/03/The-Quintet-Jazz-at-Massey-Hall.jpg" alt="The Quintet Jazz at Massey Hall" width="486" height="479" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Si inizia subito con <strong>Perdido</strong>, un classico scritto dal jazzista portoricano Juan Tizol, registrato la prima volta da Duke Ellington e portato in auge dal quintetto di Charlie Parker. Il titolo si riferisce alla Perdido Street di New Orleans. Al termine del brano è lo stesso Parker a prendere la parola per presentare quello successivo: “<em>At this time we would like to play a tune, it was composed by my worthy costituent, mr. Dizzy Gillespie, in the year 1942. We Sincerely hope you do enjoy </em>Salt Peanuts”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’allegra <strong>Salt Peanuts</strong>, come specificato da Bird, è stata scritta da Gillespie una decina di anni prima. Si tratta dell’unico pezzo “cantato” del disco, anche se in realtà si sente solo il grande Dizzy che ogni tanto intercala “<em>Salt Peanuts, Salt Peanuts</em>.”</p>
<p style="text-align: justify;">Si prosegue con la pacata <strong>All The Things You Are</strong>, scritta dal compositore Jerome Kern nel 1939, legata a <strong>52th Street</strong>, di Thelonious Monk. Come detto sopra, l’assolo di basso è stato rifatto in studio.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto il disco classico passerebbe direttamente a <strong>Wee</strong>, mentre nella registrazione completa prosegue con le esecuzioni del trio senza fiati. Si parte con un ottimo <strong>assolo di batteria di Max Roach</strong>, per poi andare avanti con <strong>Cherookee</strong>, composta dall’inglese Ray Noble nel 1939, una lunga cavalcata di basso e batteria, con Powell a tessere una vivace armonia, e un altro stratosferico assolo di Roach nel finale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il successivo è un classico pezzo popolare datato 1928, scritto da George Gershwin, <strong>Embrace You</strong>, e questa volta sono Bud Powell e il suo pianoforte a farci sognare, senza il sostegno della sezione ritmica.</p>
<p style="text-align: justify;">La vivace <strong>Halleluja (Jubilee)</strong> è tratta dal musical di Vincent Youmans, <em>Hit The Dick</em>. <strong>Sure Thing</strong>, invece, è un breve cameo di Bud Powell. <strong>Lullaby Of Birdland</strong>, è stata composta l’anno prima del concerto da George Shearing ed è un omaggio a Charlie Parker, mentre<strong> I’ve Got You Under My Skin</strong> è un classico di Cole Porter del 1936, che sarà portato al successo nel 1963 da Frank Sinatra.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto si riprende con il quintetto al completo e lo si fa alla grande, grazie alla scoppiettante <strong>Wee</strong>, una composizione del percussionista Denzil Best. Il ritorno dei due fiati riporta vigore e allegria. Terminata <em>Wee</em>, Gillespie prende la parola: “<em>Thank You. And Now we’d like to play </em>Hot House”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hot House</strong>, di Tadd Dameron, è considerato un <strong>inno del movimento Be-Bop</strong> e continua ancora oggi ad essere uno dei pezzi preferiti tra i musicisti e gli appassionati di jazz. Anche qui ascoltiamo un indiavolato Max Roach produrre un assolo esplosivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo arrivati così all’ultimo pezzo, ancora introdotto dalla voce pacata di Gillespie: “<em>And now we’d like to play </em>Ce Soir à Tunis<em>… </em>A Night in Tunisia”. Non si sa perché la canzone sia stata presentata prima in francese, comunque rimane un degno finale per un ottimo concerto. <strong>A Night In Tunisia</strong> è un altro classico pezzo Be-Bop, scritto dallo stesso Gillespie nel 1942, quando militava nella band di Earl Hines, uno dei più grandi pianisti della storia del jazz.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.musicparade.it/files/2013/03/5-re-del-jazz.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-3583" src="http://www.musicparade.it/files/2013/03/5-re-del-jazz-1024x985.jpg" alt="5-re-del-jazz" width="535" height="514" srcset="https://www.musicparade.it/files/2013/03/5-re-del-jazz-1024x985.jpg 1024w, https://www.musicparade.it/files/2013/03/5-re-del-jazz-300x288.jpg 300w, https://www.musicparade.it/files/2013/03/5-re-del-jazz.jpg 1188w" sizes="(max-width: 535px) 100vw, 535px" /></a></p>
<p><strong>ANEDDOTI E LEGGENDE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come tutti gli eventi che diventano leggenda, anche Jazz At Massey Hall, oltre alla musica e alla grandezza dei suoi interpeti, raccoglie una serie di aneddoti che lo rendono tale. Il primo è che il concerto è stato programmato proprio mentre <strong>Rocky Marciano</strong> difendeva il titolo dei pesi massimi contro Jersey Joe Walcott. La sala di Toronto, quindi, ha visto la presenza solo di 700 spettatori, praticamente un terzo della capienza. Per la cronaca, Marciano ha vinto l’incontro per KO al primo round.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra poi che Parker avesse dimenticato a casa il suo sax e abbia dovuto farsi prestare un <strong>Grafton</strong> di plastica bianca da un negozio nei pressi la sala. Infine, ma questo non può essere confermato, si dice che Powell, Gillespie e lo stesso Parker fossero saliti sul palco completamente ubriachi.</p>
<p style="text-align: justify;">Vere o false che siano, queste storie contribuiscono a rendere Jazz At Massey Hall<strong> uno degli eventi musicali più importanti di sempre</strong>. Non per niente nel 1995 il disco è stato inserito della <strong>Records Hall Of Fame</strong>, nata per onorare le registrazioni che hanno un significato storico e qualitativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Di una cosa sono sicuro: qualsiasi persona che ama anche solo un pochino il jazz, il 15 maggio 1953 avrebbe voluto essere in quella sala.</p>
<p>&nbsp;</p>
<address style="text-align: left;"><a title="Il disco Jaz At Massey Hall: la notte dei cinque re" href="http://www.musicparade.it/?p=3534"> &lt;&lt;&lt;   Vai alla scheda sui protagonisti del concerto</a></address>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
										</item>
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