<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/atom10full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" gd:etag="W/&quot;D0QNR384fSp7ImA9WhRaFEw.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676</id><updated>2012-02-16T19:03:16.135+01:00</updated><category term="Storia" /><category term="Strumenti d'Arte" /><category term="Educazione" /><category term="Greco" /><category term="Diritto" /><category term="Tecnologia" /><category term="Francese" /><category term="Arte" /><category term="Musica" /><category term="Intelligenza Artificiale" /><category term="Filosofia" /><category term="Società" /><category term="Chiesa" /><category term="Etologia" /><category term="Letteratura" /><category term="Latino" /><category term="Neuroscienze" /><category term="Poesia" /><category term="Strumenti di filosofia" /><category term="Teologia" /><category term="Comunicazione" /><category term="Scienza" /><category term="Metrica" /><title>La Luce delle Cose</title><subtitle type="html">Pensieri di luce sulle cose del mondo</subtitle><link rel="http://schemas.google.com/g/2005#feed" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/posts/default" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/" /><link rel="next" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;redirect=false&amp;v=2" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><generator version="7.00" uri="http://www.blogger.com">Blogger</generator><openSearch:totalResults>27</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/atom+xml" href="http://feeds.feedburner.com/LaLuceDelleCose" /><feedburner:info uri="lalucedellecose" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><feedburner:browserFriendly></feedburner:browserFriendly><entry gd:etag="W/&quot;DEEHQ38-fyp7ImA9WhdaFk4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-599680650433736488</id><published>2011-10-26T15:39:00.002+02:00</published><updated>2011-10-26T15:43:52.157+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2011-10-26T15:43:52.157+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Filosofia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Scienza" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Tecnologia" /><title>Vita di Rete</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Capita spesso così—che nella furia e nella tempesta delle cose da dire e da esperire (la Rete è maestra e complice), non venga una dimenticanza ma un affollamento: gli avveduti la chiamano con termini medici divenuti ormai consuetissimi, &lt;i&gt;bulimia mediatica&lt;/i&gt;, con varianti—&lt;i&gt;ipertrofia&lt;/i&gt;&amp;nbsp;spesso.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Dunque capita pure di tornare a luoghi che hanno vita in Rete e ne portano il sapore al pari di quelli fisici, dato che il nostro Mondo è proprio così fortemente &lt;i&gt;interconnesso&lt;/i&gt;: anche un blog può avere quel profumo di ricordi e madeleines dato da libri, piante, certi mobili smossi da pareti umide; è un'immagine da romanzo o da film, ma è anche un'ottima metafora.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Varrà sempre di più la regola che &lt;i&gt;in nuce&lt;/i&gt;&amp;nbsp;è propria agli internauti (giustamente chiamati così): che non abbiano un luogo fisso e ben studiate abitudini nella loro vita &lt;i&gt;virtuale&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(questo invece è un termine che sempre più si scava il fosso sotto i piedi, mancando via via la &lt;i&gt;separazione&lt;/i&gt;&amp;nbsp;fisica e intuitiva fra &lt;i&gt;reale&lt;/i&gt;&amp;nbsp;e &lt;i&gt;virtuale&lt;/i&gt;&amp;nbsp;che ci ha letteralmente &lt;i&gt;&lt;b&gt;formato&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;fino ad oggi), ma che proprio come dei navigatori tornino a volte ai loro porti d'origine, che siano delle calette vicino al luogo di nascita o i grandi hub aggregatori di milioni di persone (gli &lt;i&gt;accessi singoli&lt;/i&gt;) ogni anno, od ogni mese e perfino giorno.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Certo si potrà sempre essere &lt;i&gt;abitudinari&lt;/i&gt;&amp;nbsp;ed anzi sui nostri comportamenti ricorrenti si basa la facilità di navigazione nella Rete, vale a dire la nostra vita virtuale: non è forse questo il compito dei &lt;b&gt;cookies&lt;/b&gt;, i file che si installano sul nostro computer e tengono traccia delle nostre scelte, delle &lt;i&gt;preferenze&lt;/i&gt;&amp;nbsp;in Rete, per permetterci di mantenere un approccio quanto più fluido, dinamico, interattivo possibile con le &lt;i&gt;cose del Web&lt;/i&gt;, quelle tracce che sono i mattoni silenti che fondano il &lt;i&gt;Web 2.0&lt;/i&gt;?&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Senza andare troppo lontano, questa è una concreta derivazione dalla gnoseologia (tutta pragmatista) di David Hume e di un suo geniale discepolo, Bertrand Russell, che parlavano ambedue di &lt;i&gt;acquaintance&lt;/i&gt;: questa è una &lt;i&gt;conoscenza&lt;/i&gt;&amp;nbsp;per &lt;i&gt;familiarità&lt;/i&gt;, una &lt;i&gt;conoscenza superficiale&lt;/i&gt;—ma è proprio una gnoseologia parallela e concorrente a sorreggere questa metaforica della Rete.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
La rete è una superficie (sostanzialmente) bi-dimensionale che può inglobare una profondità, può &lt;i&gt;crearla&lt;/i&gt;&amp;nbsp;per fenomenizzazione, dunque &lt;i&gt;manifestarla&lt;/i&gt;: questa sarebbe una gnoseologia nella linea che va da Aristotele in poi, da Novalis a Karl Popper, e nella accezione della &lt;i&gt;conoscenza superficiale&lt;/i&gt;&amp;nbsp;dove ci si avvicina alle teorie contemporanee, al pensiero di Gilles Deleuze e Felix Guattari col loro &lt;i&gt;rizoma&lt;/i&gt;&amp;nbsp;e a quel che ne deriva—le teorie della complessità e quindi le implicazioni delle teorie di rete &lt;i&gt;a invarianza di scala&lt;/i&gt;&amp;nbsp;con i loro ultimissimi approcci da parte di Laszlo Barabási (se ne ha una prima informazione a &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rete_a_invarianza_di_scala" style="font-weight: bold;"&gt;questa pagina&lt;/a&gt;, mentre una intervista su Nova24 del 24 luglio 2011 si legge a &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-07-22/visto-altro-uomo-rete-184235.shtml?uuid=AantxMqD"&gt;questa pagina&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;).&lt;br /&gt;
La rete—e la &lt;i&gt;Rete&lt;/i&gt;&amp;nbsp;di Internet—sarebbe sempre più efficacemente il rimedio &lt;i&gt;bulimico&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;ipertrofico&lt;/i&gt;&amp;nbsp;contro l'&lt;b style="font-style: italic;"&gt;horror vacui&lt;/b&gt;&amp;nbsp;per il quale ci dibattiamo con i progressi più o meno visionari della Tecnica: da chi immagina già da anni il &lt;i&gt;Web 4.0&lt;/i&gt;, fatto di una connessione &lt;i&gt;continua&lt;/i&gt;&amp;nbsp;e non vincolata da fili, cavi, mezzi di trasporto e trasmissione visibili, dove tutto il contenuto &lt;i style="font-weight: bold;"&gt;formato&lt;/i&gt;&amp;nbsp;appunto in Rete sarebbe a disposizione come un enorme database relazionale (con tutte le implicazioni del caso); a chi cerca sin da ora di metterlo in pratica &lt;i&gt;normalizzandolo&lt;/i&gt;&amp;nbsp;con la domotica. E dunque apparecchi domestici connessi ad Internet o alle reti telefoniche—un retaggio di un passato archeologico, in fondo, visto il VoIP—ovunque raggiungibili, da ogni luogo azionabili e controllabili; ma anche pagamenti automatici con l'avvicinamento di smartphone, e già presto chip impiantati poco sotto la pelle per dare &lt;i&gt;prova&lt;/i&gt; di &lt;i&gt;sé stessi&lt;/i&gt;, della propria &lt;i&gt;identità informatica&lt;/i&gt;, che via via aggancerà e sostituirà quella sostanziale (quella fisica essendo ridotta a ben poco anche grazie alla capacità di controllare attraverso le onde cerebrali i vari strumenti—e già accade in laboratori tutt'altro che da fantascienza).&lt;br /&gt;
Dunque una Rete con delle maglie e dei nodi tanto &lt;i&gt;fitti&lt;/i&gt;&amp;nbsp;e &lt;i&gt;interconnessi&lt;/i&gt;&amp;nbsp;da poter assurgere al premio di &lt;i&gt;emulare&lt;/i&gt;&amp;nbsp;con il &lt;i&gt;&lt;b&gt;discreto&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&amp;nbsp;dei bit il &lt;i style="font-weight: bold;"&gt;continuo&lt;/i&gt;&amp;nbsp;del Mondo: magari con la &lt;i&gt;computazione quantistica&lt;/i&gt; e i &lt;i&gt;qbit&lt;/i&gt;, legati non a caso ad una gnoseologia del &lt;i&gt;probabile&lt;/i&gt;&amp;nbsp;e non del &lt;i&gt;certo&lt;/i&gt;—ammesso che esista ancora l'utilità di ragionarne.&lt;br /&gt;
Una Rete dove il Tempo e lo Spazio saranno via via resi insulsi: lo spazio proprio per la &lt;i&gt;invarianza di scala&lt;/i&gt;&amp;nbsp;e la &lt;i&gt;adimensionalità&lt;/i&gt;&amp;nbsp;della rete di dispositivi connessi con una&amp;nbsp;&lt;i style="font-weight: bold;"&gt;continuità&lt;/i&gt;&amp;nbsp;che consentirà di abbattere definitivamente anche il Tempo, il &lt;i&gt;prima&lt;/i&gt; e il &lt;i&gt;dopo&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(non solo quelli del senso comune, ma anche quelli dei filosofi, visti i ripetuti approfondimenti sulla comprensione e sulla riproducibilità controllata dell'&lt;i&gt;entanglement quantistico&lt;/i&gt;, di cui si legge in prima battuta a &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Entanglement_quantistico" style="font-weight: bold;"&gt;questa pagina&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;
Tutto questo vale anche per un problema ormai &lt;i&gt;archeologico&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(nel significato dato a questo termine da Foucault e in questi ultimi decenni da Agamben), quello di una &lt;i style="font-weight: bold;"&gt;reificazione della Struttura&lt;/i&gt;—la maiuscola la fa da padrone! Una &lt;i style="font-weight: bold;"&gt;struttura&lt;/i&gt;&amp;nbsp;che è materiale, fisica—una rete elettrica e di computer, le connessioni via cavo, le onde elettromagnetiche per i wireless—dà forma e sostanza a un mondo virtuale, il quale diviene concretissimo e attuale, come in un circolo di corroborazione pragmatica, appunto. Viene sempre da citare Jean Petitot-Cocorda, come più volte è capitato fra i miei post...&lt;br /&gt;
La tecnologia—quindi &lt;i&gt;le tecnologie&lt;/i&gt;&amp;nbsp;che l'approccio multidisciplinare di oggi riesce a far cooperare—potrebbe condurre ad una significativa modificazione della stessa vita &lt;i&gt;biologica&lt;/i&gt;&amp;nbsp;in quanto e per il tanto che essa sarà via via sempre più integrata in una struttura apparentemente &lt;i&gt;non-ancora-biologica&lt;/i&gt;&amp;nbsp;che "emergerebbe" come un fenomeno &lt;i&gt;epigenetico&lt;/i&gt;&amp;nbsp;di diversa e maggiore &lt;i&gt;organizzazione&lt;/i&gt;. La vita riuscirebbe a cooptare la &lt;i&gt;non-vita&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(oggetti, strumenti, processi) rendendoli parte della sua nuova natura: e se qualcuno potrebbe pensare che la "cooptazione" è un metodo di inclusione &lt;i&gt;non-democratico&lt;/i&gt;, beh, c'è da ricordare che &lt;i&gt;bíos&lt;/i&gt;, la "vita", ha la stessa origine di &lt;i&gt;bía&lt;/i&gt;, la "gagliardia violenta", la violenza dunque tout court.&lt;br /&gt;
L'integrazione, cooptata o meno che la si voglia considerare, di vita umana &lt;i&gt;androidica&lt;/i&gt;&amp;nbsp;nelle strutture fisiologiche attuali (dalle protesi &lt;i&gt;esterne&lt;/i&gt;&amp;nbsp;per la masticazione, la vista, l'udito, a quelle &lt;i&gt;interne&lt;/i&gt;, come i chip) potrebbe rendere molto più concreta della semplice &lt;i&gt;domotica&lt;/i&gt;&amp;nbsp;l'interazione con la Rete informatica globale: ma le &lt;b&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Moore"&gt;leggi empiriche di Moore&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; sulla crescita della potenza di calcolo dei circuiti integrati, e la crescita esponenziale del progresso tecnologico indicata dalle &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Singolarit%C3%A0_tecnologica#La_legge_di_Kurzweil_dei_ritorni_accelerati" style="font-weight: bold;"&gt;leggi di Kurzweil&lt;/a&gt;, dovrebbero portare verso una riflessione meditata e non fantascientifica.&lt;br /&gt;
Se da un lato ci sono miriadi di prove a favore della tesi che che la complessità computazionale di alcuni problemi non sarà scalfita di molto dal progredire delle prestazioni dei circuiti integrati nei processori dei nostri futuri computer, e che quindi noi non saremo mai in grado di &lt;i&gt;calcolare&lt;/i&gt;&amp;nbsp;alcune cose (né con i &lt;i&gt;bit&lt;/i&gt;&amp;nbsp;discreti, né con i &lt;i&gt;qbit&lt;/i&gt;&amp;nbsp;probabilistici), vi sono anche delle prove del fatto che riusciremo in una singolare applicazione della tecnologia.&lt;br /&gt;
L'evoluzione scientifica, e dunque filosofica in senso pieno e largo, ci porterà a poter interrogare l'informazione &lt;i&gt;biologica&lt;/i&gt;&amp;nbsp;presente nelle molecole e addirittura in strutture viventi come quelle dei batteri (un bellissimo articolo sugli esperimenti di assemblaggio di "computer biologici" da parte di scienziati londinesi si legge su Le Scienze Online a &lt;a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Come_assemblare_computer_biologici/1349892" style="font-weight: bold;"&gt;questa pagina&lt;/a&gt;), e dunque a poter interrogare anche le molecole in generale, integrandole &lt;i&gt;direttamente&lt;/i&gt;&amp;nbsp;nella nostra vita fisiologica &lt;i&gt;androidica&lt;/i&gt;, grazie alle strutture vivificate all'interno del nostro corpo. Sarà possibile—chissà quanto in là nel futuro—poter toccare una pietra e saperne i passaggi lungo la crosta terrestre, interrogarne gli esseri viventi presenti e quelli morti che la compongono: vedere in prospettiva quindi una &lt;i&gt;memoria del Mondo&lt;/i&gt;&amp;nbsp;sempre presente e forse mai cancellata, perché varrebbe sempre la legge di conservazione dell'energia/massa, dal passato di Antoine Lavoisier ad Albert Einstein alle recenti e ancora da comprendere pienamente scoperte sperimentali sulla velocità di cammino dei neutrini.&lt;br /&gt;
Sarebbe possibile accedere ad una universale memoria &lt;i&gt;del Mondo&lt;/i&gt;, vale a dire "inscritta" in ogni sua singola particella costituente, e insieme—contemporaneamente—avere e mantenere una universale memoria &lt;i&gt;del Mondo&lt;/i&gt;, di tutte le cose accadute: sarebbe dunque possibile cancellare il tempo in un eterno presente, per il fatto di essere costantemente, in ogni istante, &lt;i&gt;conoscenti&lt;/i&gt;&amp;nbsp;tutto, vale a dire &lt;i&gt;potenzialmente onniscienti&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;
Si capisce quindi che il ragionamento sui &lt;i&gt;limiti fisici&lt;/i&gt;&amp;nbsp;dell'informazione (e dunque della sua capacità di essere &lt;i&gt;trattata&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;immagazzinata&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;interpretata&lt;/i&gt;) sarebbero superati in una maniera difficile da immaginare adesso: l'intuizione degli Atomisti Antichi come Democrito o Lucrezio, quella di un flusso di particelle indivisibili in scambio perpetuo con il nostro corpo e indispensabili per le nostre sensazioni, sarebbe superata da un nuovo panteismo come quello di Spinoza—quello di un essere senziente ubiquamente diffuso e posto fuori del tempo per il fatto di continuare a conoscersi come &lt;i&gt;Anima del Mondo&lt;/i&gt;&amp;nbsp;anche dopo la dissoluzione del proprio corpo fisico. Un'idea neoplatonica forse, oppure orientale, taoista: ma forse ci sarebbe bisogno di leggere una versione aggiornata de "&lt;i&gt;Il Tao della Fisica&lt;/i&gt;" di Fritjof Capra...&lt;br /&gt;
Ne "&lt;i&gt;Il cammino dell'uomo&lt;/i&gt;" il filosofo Martin Buber scrisse che&amp;nbsp;"&lt;i&gt;L'uomo deve allontanarsi dalla natura solo per ritornarvi rinnovato e per trovare, nel contatto santificato con essa, il cammino verso Dio&lt;/i&gt;": se la vita dell'uomo sta diventando sempre più una vita in &lt;i&gt;Rete&lt;/i&gt;, da tutti i molteplici punti di vista avvicinati nel ragionamento che va a chiudersi, allora v'è forse in quella possibile riunificazione di Uomo e Natura un vero e potente ritorno in Dio.&lt;br /&gt;Del resto, quando Quinto Orazio Flacco scrisse l'espressione della sua fiducia nella &lt;i&gt;memoria &lt;/i&gt;al di là del tempo, in quell'&lt;i&gt;exegi monumentum aere perennius&lt;/i&gt; scrisse anche, a suo modo, la fiducia che persino il bronzo, pur sfatto e decomposto dai secoli, potesse ritornare a parlare in un granello di sabbia, in un fiore raccolto, nel corpo di un suo lontano sconosciuto discendente, nel chip di un computer o nel volo di una farfalla...&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-599680650433736488?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/599680650433736488/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=599680650433736488" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/599680650433736488?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/599680650433736488?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2011/10/vita-di-rete.html" title="Vita di Rete" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0YNQHw_eSp7ImA9WxFTFUU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-240088632898443462</id><published>2010-04-06T21:21:00.004+02:00</published><updated>2010-04-06T22:19:51.241+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2010-04-06T22:19:51.241+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Musica" /><title>BWV 1048-3 o Della Caccia</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Riascolto il Terzo Concerto Brandeburghese, in Sol Maggiore BWV 1048, e il terzo movimento dell'opera - l'Allegro conclusivo - mi fa pensare in questa brillante interpretazione della Freiburg Baroque Orchestra, al genere antico della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;caccia&lt;/span&gt;, uno dei tanti nomi con i quali originariamente si indicavano delle composizioni basate sulla forma del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;canone&lt;/span&gt; e che avrebbero condotto poi verso  uno degli archetipi riconosciuti della musica occidentale, la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;fuga&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;object height="344" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/hXBmygI-N3M&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;rel=0&amp;amp;color1=0x006699&amp;amp;color2=0x54abd6"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/hXBmygI-N3M&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;rel=0&amp;amp;color1=0x006699&amp;amp;color2=0x54abd6" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" height="344" width="425"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;Proprio per la sua natura gioiosamente lesta anche negli sviluppi del tema nella parte centrale - con il consueto passaggio in minore - questo andamento finale del Concerto marca l'intera struttura espositiva col dialogo tutto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;italiano&lt;/span&gt; (si pensi ai modelli di Corelli e Vivaldi ovviamente) fra le sezioni degli archi acuti e dei bassi. Così pure la natura tutt'altro che succedanea del continuo sottostante - contrabbasso e clavicembalo - che spesso si aggiunge alle viole da gamba per sostenere la linea melodica in maniera chiaramente espositiva alla pari con gli altri archi, è luminosa proprio per l'uso che se ne fa e per le capacità espressive che ne risultano.&lt;br /&gt;Una sorta di teoria degli &lt;span style="font-style: italic;"&gt;affetti&lt;/span&gt; quindi che in questo caso pare soffermarsi sulla nota della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;rapidità&lt;/span&gt; delle passioni - e non certo per mere questioni esecutive - e mostra come queste siano effettivamente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;potenti &lt;/span&gt;ma &lt;span style="font-style: italic;"&gt;passeggere &lt;/span&gt;in ogni senso: e si ascoltino le asciuttissime battute finali per saggiare la verità del pensiero bachiano.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-240088632898443462?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/240088632898443462/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=240088632898443462" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/240088632898443462?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/240088632898443462?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2010/04/bwv-1048-3-o-della-caccia.html" title="BWV 1048-3 o Della Caccia" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;Ck4HRng-fip7ImA9WxJVFkk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-1811126546966108664</id><published>2009-07-03T18:42:00.003+02:00</published><updated>2009-07-03T19:08:57.656+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-07-03T19:08:57.656+02:00</app:edited><title>Marc Bloch: Osservare la Storia e Cambiare Casa</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mi ero fermato per confessare a me stesso una stanchezza subdola e una noia soffusa mentre mi preparo spiritualmente a ricambiare fra qualche giorno &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Heimat&lt;/span&gt;, non solo geografica, quando, capitatami sotto gli occhi l'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Apologia della Storia, o Il mestiere di storico&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; di Marc Bloch, ho letto nel capitolo 2, intitolato "L'osservazione storica", queste due frasi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;blockquote&gt;Il passato è, per definizione, un dato non modificabile. Ma la conoscenza del passato è una cosa in fieri, che si trasforma e si perfezione incessantemente.&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;e&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;È sempre spiacevole dire: "Non so", "Non posso sapere". Bisogna dirlo solo dopo aver disperatamente, energicamente cercato. Ma ci sono momenti in cui il più imperioso dovere dello studioso è, avendo tentato tutto, arrendersi all'ignoranza e confessarla onestamente.&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;Mi ha colpito una consonanza, che mi fa ricondurre tutto ad un baricentro da molto tempo stabile e profondo dei miei pensieri: come cioè l'Essere sia Ricordo - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;esse est memini&lt;/span&gt; - e come il Ricordo sia appropriazione dello Spazio.&lt;br /&gt;Uno spazio &lt;span style="font-style: italic;"&gt;logico&lt;/span&gt; certo, una possibilità &lt;span style="font-style: italic;"&gt;strutturale&lt;/span&gt; (ho in mente Petitot-Cocorda e la sua &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Morfogenesi del Senso&lt;/span&gt;) ma ovviamente anche uno spazio possibile &lt;span style="font-style: italic;"&gt;geografico&lt;/span&gt;, dunque &lt;span style="font-style: italic;"&gt;topologico&lt;/span&gt; nel senso più concreto del termine.&lt;br /&gt;Non viene allora l'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ignoranza&lt;/span&gt; di cui parla Bloch, anche dal cambiare Casa, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Heimat&lt;/span&gt;? Non credo si tratti del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;punto di vista&lt;/span&gt;, ma invece del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;grado&lt;/span&gt; di penetrazione differente richiesto allo storico per osservare correttamente fatti vicini così come lontani - Bloch, qualche pagina prima nello stesso capitolo, parla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;non&lt;/span&gt; della differenza di strumenti, quanto proprio della differenza di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;grado&lt;/span&gt;, che rende in tutto simile studiare la Preistoria o il Seicento, per quel che concerne il Metodo.&lt;br /&gt;Ma il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;metodo&lt;/span&gt; è sempre e pur sempre &lt;span style="font-style: italic;"&gt;abitudine&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;consuetudine&lt;/span&gt; a muoversi in un certo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;spazio&lt;/span&gt; - dunque anche il cambiare Casa coinvolge il vedere la Storia differentemente, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ri-cor-darla&lt;/span&gt; in modo diverso: ecco perchè ci si può&lt;span style="font-style: italic;"&gt; disperare&lt;/span&gt; dopo aver &lt;span style="font-style: italic;"&gt;cercato&lt;/span&gt; - perché si è perso l'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;orientamento&lt;/span&gt; e non si ha la familiarità coi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;luoghi&lt;/span&gt; di ragionamento e di analisi.&lt;br /&gt;Potrebbe parere molto inglese, come tipo di posizione: non era forse Hume a parlare di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;abitudine &lt;/span&gt;come mezzo supremo di conoscenza e insieme condizione fondante? E sulla sua linea, non si muove anche Russell, che parla appunto di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;aquaintance&lt;/span&gt;?&lt;br /&gt;Ma non è forse il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ricordo&lt;/span&gt; la misura massima della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;familiarità&lt;/span&gt; con le cose, che sono sempre presenti in noi grazie solamente a questo? Non è forse così con una memoria delle cose che parte già dalla fisiologia, quando ogni attimo ed ogni esperienza imprime un cambiamento alle nostre cellule e da lì ai pensieri? Vivere attraverso i pensieri non è forse &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ricordare&lt;/span&gt;, e i pensieri quindi non sono forse la dimostrazione che si vive &lt;span style="font-style: italic;"&gt;per la Morte&lt;/span&gt;, che è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ricordo&lt;/span&gt; in quanto "presenza delle Cose in loro assenza", trasformazione nella Carne di cose che non sono più?&lt;br /&gt;Mi muovo entro una costellazione di pensieri heideggeriana, ma il legame mi pare scoperto, anche con Bloch.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-1811126546966108664?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/1811126546966108664/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=1811126546966108664" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/1811126546966108664?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/1811126546966108664?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2009/07/marc-bloch-osservare-la-storia-e.html" title="Marc Bloch: Osservare la Storia e Cambiare Casa" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUAER308cCp7ImA9WxNTEE8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-4149460056280179745</id><published>2009-04-15T22:50:00.011+02:00</published><updated>2009-08-11T22:48:26.378+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-08-11T22:48:26.378+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Poesia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Letteratura" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Metrica" /><title>Un pentametro dattilico di Rainer Maria Rilke: "Elegie Duinesi", 1, 22</title><content type="html">&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:trackmoves/&gt;   &lt;w:trackformatting/&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:alwaysshowplaceholdertext&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:donotpromoteqf/&gt;   &lt;w:lidthemeother&gt;IT&lt;/w:LidThemeOther&gt;   &lt;w:lidthemeasian&gt;X-NONE&lt;/w:LidThemeAsian&gt;   &lt;w:lidthemecomplexscript&gt;X-NONE&lt;/w:LidThemeComplexScript&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;    &lt;w:dontgrowautofit/&gt;    &lt;w:splitpgbreakandparamark/&gt;    &lt;w:dontvertaligncellwithsp/&gt;    &lt;w:dontbreakconstrainedforcedtables/&gt;    &lt;w:dontvertalignintxbx/&gt;    &lt;w:word11kerningpairs/&gt;    &lt;w:cachedcolbalance/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;m:mathpr&gt;    &lt;m:mathfont val="Cambria Math"&gt;    &lt;m:brkbin val="before"&gt;    &lt;m:brkbinsub val="--"&gt;    &lt;m:smallfrac val="off"&gt;    &lt;m:dispdef/&gt;    &lt;m:lmargin val="0"&gt;    &lt;m:rmargin val="0"&gt;    &lt;m:defjc val="centerGroup"&gt;    &lt;m:wrapindent val="1440"&gt;    &lt;m:intlim val="subSup"&gt;    &lt;m:narylim val="undOvr"&gt;   &lt;/m:mathPr&gt;&lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:latentstyles deflockedstate="false" defunhidewhenused="true" defsemihidden="true" defqformat="false" defpriority="99" latentstylecount="267"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="0" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Normal"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="heading 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 7"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 8"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 9"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 7"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 8"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 9"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="35" qformat="true" name="caption"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="10" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Title"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="1" name="Default Paragraph Font"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="11" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Subtitle"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="22" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Strong"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="20" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Emphasis"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="59" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Table Grid"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" unhidewhenused="false" name="Placeholder Text"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="1" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="No Spacing"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" unhidewhenused="false" name="Revision"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="34" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="List Paragraph"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="29" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Quote"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="30" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Intense Quote"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="19" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Subtle Emphasis"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="21" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Intense Emphasis"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="31" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Subtle Reference"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="32" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Intense Reference"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="33" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Book Title"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="37" name="Bibliography"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" qformat="true" name="TOC Heading"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Font Definitions */  @font-face  {font-family:"Cambria Math";  panose-1:2 4 5 3 5 4 6 3 2 4;  mso-font-charset:1;  mso-generic-font-family:roman;  mso-font-format:other;  mso-font-pitch:variable;  mso-font-signature:0 0 0 0 0 0;} @font-face  {font-family:Calibri;  panose-1:2 15 5 2 2 2 4 3 2 4;  mso-font-charset:0;  mso-generic-font-family:swiss;  mso-font-pitch:variable;  mso-font-signature:-1610611985 1073750139 0 0 159 0;} @font-face  {font-family:Georgia;  panose-1:2 4 5 2 5 4 5 2 3 3;  mso-font-charset:0;  mso-generic-font-family:roman;  mso-font-pitch:variable;  mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;} @font-face  {font-family:Anaxiphorminx;  panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0;  mso-font-charset:0;  mso-generic-font-family:auto;  mso-font-pitch:variable;  mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal  {mso-style-unhide:no;  mso-style-qformat:yes;  mso-style-parent:"";  mso-margin-top-alt:auto;  margin-right:0cm;  margin-bottom:0cm;  margin-left:0cm;  margin-bottom:.0001pt;  text-align:justify;  line-height:115%;  mso-pagination:widow-orphan;  font-size:11.0pt;  font-family:"Calibri","sans-serif";  mso-ascii-font-family:Calibri;  mso-ascii-theme-font:minor-latin;  mso-fareast-font-family:Calibri;  mso-fareast-theme-font:minor-latin;  mso-hansi-font-family:Calibri;  mso-hansi-theme-font:minor-latin;  mso-bidi-font-family:"Times New Roman";  mso-bidi-theme-font:minor-bidi;  mso-fareast-language:EN-US;} .MsoChpDefault  {mso-style-type:export-only;  mso-default-props:yes;  mso-ascii-font-family:Calibri;  mso-ascii-theme-font:minor-latin;  mso-fareast-font-family:Calibri;  mso-fareast-theme-font:minor-latin;  mso-hansi-font-family:Calibri;  mso-hansi-theme-font:minor-latin;  mso-bidi-font-family:"Times New Roman";  mso-bidi-theme-font:minor-bidi;  mso-fareast-language:EN-US;} .MsoPapDefault  {mso-style-type:export-only;  mso-margin-top-alt:auto;  text-align:justify;  line-height:115%;} @page Section1  {size:595.3pt 841.9pt;  margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;  mso-header-margin:35.4pt;  mso-footer-margin:35.4pt;  mso-paper-source:0;} div.Section1  {page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable  {mso-style-name:"Tabella normale";  mso-tstyle-rowband-size:0;  mso-tstyle-colband-size:0;  mso-style-noshow:yes;  mso-style-priority:99;  mso-style-qformat:yes;  mso-style-parent:"";  mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;  mso-para-margin-top:auto;  mso-para-margin-right:0cm;  mso-para-margin-bottom:0cm;  mso-para-margin-left:0cm;  mso-para-margin-bottom:.0001pt;  text-align:justify;  line-height:115%;  mso-pagination:widow-orphan;  font-size:11.0pt;  font-family:"Calibri","sans-serif";  mso-ascii-font-family:Calibri;  mso-ascii-theme-font:minor-latin;  mso-fareast-font-family:"Times New Roman";  mso-fareast-theme-font:minor-fareast;  mso-hansi-font-family:Calibri;  mso-hansi-theme-font:minor-latin;} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Niente discussioni pesanti per un verso luminosissimo di Rainer Maria Rilke: ad altre occasioni una disamina più approfondita della questione, se ne avrò la forza - sono mesi che non tornavo da queste parti a scribacchiare...&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;  &lt;p class="MsoNormalCxSpMiddle"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Fra le mani ho l'edizione con testo a fronte Einaudi delle "&lt;b&gt;&lt;i&gt;Poesie 1907-1926&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;" di Rainer Maria Rilke, curate da Andreina Lavagetto e tradotte principalmente da Giacomo Cacciapaglia e da Anna Lucia Giavotto Künkler (cui si deve la versione delle &lt;i&gt;Duinesi&lt;/i&gt;), oltre che della stessa Lavagetto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormalCxSpMiddle"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il verso 22 della Prima Elegia suona, in originale e nella traduzione:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormalCxSpMiddle"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="" lang="EN-US"&gt;Ach, sie verdecken sich nur mit einander ihr Los&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormalCxSpMiddle"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=""&gt;Ah, si occultano solo l'un l'altro la sorte&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormalCxSpMiddle"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Ecco, fosse solo la misura classica della pentapodia dattilica, saremmo di fronte certo ad un già splendido connubio di &lt;i&gt;forma&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;contenuto&lt;/i&gt;, specie con il ritmo cadenzato dalla cesura che pare proprio simulare il &lt;i&gt;"nascondimento della sorte"&lt;/i&gt; (&lt;i&gt;nur&lt;/i&gt; | &lt;i&gt;mit&lt;/i&gt;), amoroso e delicato imbroglio, pio e sensibile; ma avremmo un esempio di compostezza &lt;i&gt;goethiana&lt;/i&gt;, null'altro. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormalCxSpMiddle"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il fatto è un altro: godere della lettura metrica consente di rinvenire, già in prima approssimazione, di un'altra sottigliezza che Rilke pone nel rapporto tra &lt;i&gt;forma &lt;/i&gt;e &lt;i&gt;contenuto&lt;/i&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormalCxSpMiddle"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Si legga intanto il verso rispettando questo schema:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormalCxSpMiddle"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:trackmoves/&gt;   &lt;w:trackformatting/&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:alwaysshowplaceholdertext&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:donotpromoteqf/&gt;   &lt;w:lidthemeother&gt;IT&lt;/w:LidThemeOther&gt;   &lt;w:lidthemeasian&gt;X-NONE&lt;/w:LidThemeAsian&gt;   &lt;w:lidthemecomplexscript&gt;X-NONE&lt;/w:LidThemeComplexScript&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:snaptogridincell/&gt;    &lt;w:wraptextwithpunct/&gt;    &lt;w:useasianbreakrules/&gt;    &lt;w:dontgrowautofit/&gt;    &lt;w:splitpgbreakandparamark/&gt;    &lt;w:dontvertaligncellwithsp/&gt;    &lt;w:dontbreakconstrainedforcedtables/&gt;    &lt;w:dontvertalignintxbx/&gt;    &lt;w:word11kerningpairs/&gt;    &lt;w:cachedcolbalance/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;   &lt;m:mathpr&gt;    &lt;m:mathfont val="Cambria Math"&gt;    &lt;m:brkbin val="before"&gt;    &lt;m:brkbinsub val="--"&gt;    &lt;m:smallfrac val="off"&gt;    &lt;m:dispdef/&gt;    &lt;m:lmargin val="0"&gt;    &lt;m:rmargin val="0"&gt;    &lt;m:defjc val="centerGroup"&gt;    &lt;m:wrapindent val="1440"&gt;    &lt;m:intlim val="subSup"&gt;    &lt;m:narylim val="undOvr"&gt;   &lt;/m:mathPr&gt;&lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:latentstyles deflockedstate="false" defunhidewhenused="true" defsemihidden="true" defqformat="false" defpriority="99" latentstylecount="267"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="0" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Normal"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="heading 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 7"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 8"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="9" qformat="true" name="heading 9"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 7"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 8"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" name="toc 9"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="35" qformat="true" name="caption"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="10" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Title"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="1" name="Default Paragraph Font"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="11" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Subtitle"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="22" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Strong"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="20" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Emphasis"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="59" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Table Grid"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" unhidewhenused="false" name="Placeholder Text"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="1" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="No Spacing"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" unhidewhenused="false" name="Revision"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="34" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="List Paragraph"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="29" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Quote"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="30" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Intense Quote"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3 Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid Accent 1"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3 Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid Accent 2"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3 Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid Accent 3"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3 Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid Accent 4"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3 Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid Accent 5"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="60" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Shading Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="61" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light List Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="62" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Light Grid Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="63" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 1 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="64" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Shading 2 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="65" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 1 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="66" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium List 2 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="67" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 1 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="68" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 2 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="69" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Medium Grid 3 Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="70" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Dark List Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="71" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Shading Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="72" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful List Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="73" semihidden="false" unhidewhenused="false" name="Colorful Grid Accent 6"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="19" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Subtle Emphasis"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="21" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Intense Emphasis"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="31" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Subtle Reference"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="32" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Intense Reference"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="33" semihidden="false" unhidewhenused="false" qformat="true" name="Book Title"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="37" name="Bibliography"&gt;   &lt;w:lsdexception locked="false" priority="39" qformat="true" name="TOC Heading"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Font Definitions */  @font-face  {font-family:"Cambria Math";  panose-1:2 4 5 3 5 4 6 3 2 4;  mso-font-charset:1;  mso-generic-font-family:roman;  mso-font-format:other;  mso-font-pitch:variable;  mso-font-signature:0 0 0 0 0 0;} @font-face  {font-family:Calibri;  panose-1:2 15 5 2 2 2 4 3 2 4;  mso-font-charset:0;  mso-generic-font-family:swiss;  mso-font-pitch:variable;  mso-font-signature:-1610611985 1073750139 0 0 159 0;} @font-face  {font-family:Anaxiphorminx;  panose-1:0 0 4 0 0 0 0 0 0 0;  mso-font-charset:0;  mso-generic-font-family:auto;  mso-font-pitch:variable;  mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal  {mso-style-unhide:no;  mso-style-qformat:yes;  mso-style-parent:"";  mso-margin-top-alt:auto;  margin-right:0cm;  margin-bottom:0cm;  margin-left:0cm;  margin-bottom:.0001pt;  text-align:justify;  line-height:115%;  mso-pagination:widow-orphan;  font-size:11.0pt;  font-family:"Calibri","sans-serif";  mso-ascii-font-family:Calibri;  mso-ascii-theme-font:minor-latin;  mso-fareast-font-family:Calibri;  mso-fareast-theme-font:minor-latin;  mso-hansi-font-family:Calibri;  mso-hansi-theme-font:minor-latin;  mso-bidi-font-family:"Times New Roman";  mso-bidi-theme-font:minor-bidi;  mso-fareast-language:EN-US;} .MsoChpDefault  {mso-style-type:export-only;  mso-default-props:yes;  mso-ascii-font-family:Calibri;  mso-ascii-theme-font:minor-latin;  mso-fareast-font-family:Calibri;  mso-fareast-theme-font:minor-latin;  mso-hansi-font-family:Calibri;  mso-hansi-theme-font:minor-latin;  mso-bidi-font-family:"Times New Roman";  mso-bidi-theme-font:minor-bidi;  mso-fareast-language:EN-US;} .MsoPapDefault  {mso-style-type:export-only;  mso-margin-top-alt:auto;  text-align:justify;  line-height:115%;} @page Section1  {size:612.0pt 792.0pt;  margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;  mso-header-margin:36.0pt;  mso-footer-margin:36.0pt;  mso-paper-source:0;} div.Section1  {page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable  {mso-style-name:"Tabella normale";  mso-tstyle-rowband-size:0;  mso-tstyle-colband-size:0;  mso-style-noshow:yes;  mso-style-priority:99;  mso-style-qformat:yes;  mso-style-parent:"";  mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;  mso-para-margin-top:auto;  mso-para-margin-right:0cm;  mso-para-margin-bottom:0cm;  mso-para-margin-left:0cm;  mso-para-margin-bottom:.0001pt;  text-align:justify;  line-height:115%;  mso-pagination:widow-orphan;  font-size:11.0pt;  font-family:"Calibri","sans-serif";  mso-ascii-font-family:Calibri;  mso-ascii-theme-font:minor-latin;  mso-fareast-font-family:"Times New Roman";  mso-fareast-theme-font:minor-fareast;  mso-hansi-font-family:Calibri;  mso-hansi-theme-font:minor-latin;} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;  &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormalCxSpFirst"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;­­­­­­­&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;-˘˘­­­­­­­-˘˘­­­­­­­- | ˘˘­­­­­­­-˘˘­­­­­­­- (˘˘)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Anaxiphorminx;"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormalCxSpMiddle"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;cioè&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormalCxSpMiddle"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="" lang="EN-US"&gt;Ách, sie verdécken sich núr | mit einánder ihr Lós&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span  lang="EN-US" style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;      &lt;p class="MsoNormalCxSpMiddle"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;In questo modo è più facile vedere come il pentametro costruito da Rilke sia catalettico &lt;i style=""&gt;in syllabam&lt;/i&gt; (“Lós”, appunto): dov’è dunque la finezza del poeta? Il fatto è che &lt;i style=""&gt;Los&lt;/i&gt;, la “sorte” come la traduce la Giavotto Künkler – dunque &lt;i style=""&gt;Fatum&lt;/i&gt;, &lt;i style=""&gt;Schicksal&lt;/i&gt;, o più propriamente la vox media &lt;i style=""&gt;Fortuna&lt;/i&gt; – è anche una strizzatina d’occhio alla particella enclitica privativa del tedesco, -&lt;i style=""&gt;los&lt;/i&gt; (quella che equivale all’odierno inglese –&lt;i style=""&gt;less&lt;/i&gt;). Dunque una “perdita”, una “privazione”, segnata da una “privazione metrica”, da una “perdita” di quantità sillabica indifferente (le due sillabe brevi del piede), che dal punto di vista formale indica la mancanza di stabilità del Destino e assieme la mancanza di comunicazione fra i due amanti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormalCxSpMiddle"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Stesse finezze anche nella splendida traduzione italiana, che riesce anche a trovare la medesima vocale tonica dell’originale (“mit ein&lt;i style=""&gt;á&lt;/i&gt;nder”, “l’un l’&lt;i style=""&gt;á&lt;/i&gt;ltro”) e il suo colore di apertura alla pronuncia, di rallentamento del ritmo dopo la cesura. Poco importa che la nostra lingua sia refrattaria alle parole tronche e che quindi il potentissimo monosillabo del tedesco di Rilke qui sia una piana: quella che si potrebbe anche interpretare come una sorta di (impropria) dialefe all’inizio del verso,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormalCxSpMiddle"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;si&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;|&lt;i style=""&gt;occúltano&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormalCxSpMiddle"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;è il perfetto equivalente dell’aspirazione iniziale di Rilke, irraggiungibile in italiano, &lt;i style=""&gt;Ach&lt;/i&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormalCxSpMiddle"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Non appesantisco più il ragionamento…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-4149460056280179745?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/4149460056280179745/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=4149460056280179745" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/4149460056280179745?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/4149460056280179745?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2009/04/un-pentametro-dattilico-di-rainer-maria.html" title="Un pentametro dattilico di Rainer Maria Rilke: &quot;Elegie Duinesi&quot;, 1, 22" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0QDQX88eSp7ImA9WxRXEEQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-4191089607026060621</id><published>2008-10-14T18:59:00.006+02:00</published><updated>2008-10-15T19:22:50.171+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-10-15T19:22:50.171+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Strumenti di filosofia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Filosofia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Etologia" /><title>"L'anello di Re Salomone" di Konrad Lorenz: eutanasia e umiltà</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_OSVIP_IC_6U/SPTRTyWi5eI/AAAAAAAAAC8/saMUKQzSZLs/s1600-h/L%27anello+di+Re+Salomone+-+Konrad+Lorenz.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_OSVIP_IC_6U/SPTRTyWi5eI/AAAAAAAAAC8/saMUKQzSZLs/s320/L%27anello+di+Re+Salomone+-+Konrad+Lorenz.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5257056802912265698" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;L'anello di Re Salomone&lt;/span&gt;, il Classico dei Classici dell'etologia e in genere della divulgazione scientifica del Novecento, non avrebbe e non ha invero bisogno di presentazioni: scritto con brio e profonda &lt;span style="font-style: italic;"&gt;intelligenza&lt;/span&gt; dal padre della moderna etologia, l'austriaco Konrad Lorenz, pubblicato nel 1949 (in Italia uscì già per i tipi di Adelphi nel 1967, mentre l'immagine di copertina a fianco è quella della 22° edizione, uscita dal medesimo editore nel 2006 - fra le immunerevoli pagine dove trovare notizie, segnalo come al solito quella &lt;span style="font-style: italic;"&gt;istituzionale&lt;/span&gt; dell'Editore, a &lt;a style="font-weight: bold;" href="http://www.adelphi.it/catalogo/schedaLibro.asp?id=4011&amp;amp;isbn=8845906876&amp;amp;v=s&amp;amp;metaTitolo=L%E2%80%99anello%20di%20Re%20Salomone%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20&amp;amp;metaAutore=Konrad%20Lorenz"&gt;questa pagina&lt;/a&gt;) e poi ristampato centinaia di volte in tutto il mondo per studiosi, studenti, appassionati, pensatori di varia foggia, illuminante e tenerissimo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutti gli aggettivi, e la chiarezza nitida della esposizione di Lorenz l'hanno reso un volume famosissimo, e dalle variegate capacità di influenza sul mondo e sul pensiero degli uomini.&lt;br /&gt;Mi piace, di questi tempi in cui si fa sentire spesso la necessità di maggiore cautela nelle affermazioni che si sceglie di rendere pubbliche, e di maggiore &lt;span style="font-style: italic;"&gt;umanità&lt;/span&gt;, riportare due passi da questo volume che raccoglie articoli e scritti usciti su riviste specializzate e non fin dagli anni '20 del Novecento - come per tutte le cose intelligenti, la patina del tempo che certe idee mostrano di possedere, ha conferito gusto e pregnanza al messaggio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel capitolo in cui esamina le varie possibilità che si offrono a chi voglia comprare un animale da tenere in casa, si trova questa nota:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ma non c'è nulla che esasperi i nervi come un animale che soffre, e già solo per questa ragione, anche se non vi fossero motivi morali più elevati, si deve caldamente araccomandare di comprare in un primo tempo solo gli animali facili da mantenere in buona salute. Avere in casa un pappagallo tubercolotico è un po' come avere un membro della famiglia moribondo: e se nonostante tutte le precauzioni un animale si ammalasse di un morbo inguaribile, non negateglie quell'atto di misericordia che un medico non può praticare ai pazienti umani in condizioni simili.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dunque è evidente il collegamento con i dibattiti etici e pratici che animano le discussioni e le vite di migliaia di persone nel mondo...&lt;br /&gt;Per non considerare però Lorenz un campione del cinismo "scientifico" dettato dalla freddezza della professione di zoologo ed etologo, soccorre un altro brano, che si legge alla fine del volume, e che rievoca i dubbi e le perplessità del Lorenz sperimentatore e gestore di una comunità di pitoni:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Molti anni fa all'Istituto di Zoologia io avevo in custodia dei giovani pitoni abituati a cibarsi di topi e di ratti morti. Poichè è più facile allevare i ratti che non i topi, sarebbe stato ragionevole nutrirli appunto di ratti, ma per far questo io avrei dovuto uccidere dei ratti &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;giovani&lt;/span&gt;. Ora però i giovani ratti della grandezza di un topo domestico, con la loro testa grossa, i grandi occhi, le gambette corte e grassocce, e i loro goffi movimenti infantili, hanno tutte quelle qualità che destano in noi tanta simpatia e tenerezza verso gli animali giovani e verso i bambini. Io quindi non riuscivo a decidermi ad uccidere i ratti, e solo quando la riserva di topi dell'Istituto fu considerevolmente decimata seppi indurire il mio cuore, dicendomi che in fondo io ero uno studioso di zoologia sperimentale e non una vecchia zitella sentimentale: uccisi sei piccoli ratti e li diedi in cibo ai miei pitoni. Dal punto di vista della morale kantiana questa mia azione era ineccepibile, perchè sul piano razionale non è più riprovevole uccidere un giovane ratto che un vecchio topo. Ma, per il sentimento, le non stanno così, e io dovetti pagarla caramente per non aver ubbidito alla sua voce che cercava di dissuadermi. Per almeno una settimana quell'avvenimento mi perseguitò nei miei sogni tutte le notti: comparivano i piccoli ratti, ancor più carini che nella realtà, e avevano lineamenti di bambini, e ogni volta che io li sbattevo per terra (questo è un metodo rapido e indolore per uccidere animaletti di quel genere) gridavano con voce umana e non volevano morire a nessun costo. Indubbiamente il danno che mi ero procurato uccidendo quei cari piccoli ratti mi portò sulla soglia di una piccola nevrosi, e, edotto da questa esperienza, da allora in poi non mi vergognai mai più dei miei sentimentalismi e non mi opposi alle inibizioni di carattere emotivo&lt;span style="font-style: italic;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;Quando si sente parlare di eutanasia, di morte e vita, di testamento biologico e di libertà personale, si dovrebbe avere l'accortezza di rileggere queste righe, di confrontarle e comprendere come esse non siano &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mutuamente escludentisi&lt;/span&gt;, ma che anzi possono convivere amabilmente e proficuamente senza cadere in idiosincrasie e schizofrenia.&lt;br /&gt;Da un etologo e filosofo come Konrad Lorenz viene quindi una lezione di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;scienza e coscienza&lt;/span&gt; tanto più valida oggi perchè pronunciata nel 1949, alla fine di una guerra tragica, con i pensieri rivolti a ben altro che a sottili questioni prive di importanza.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-4191089607026060621?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/4191089607026060621/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=4191089607026060621" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/4191089607026060621?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/4191089607026060621?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/10/lanello-di-re-salomone-di-konrad-lorenz.html" title="&quot;L'anello di Re Salomone&quot; di Konrad Lorenz: eutanasia e umiltà" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_OSVIP_IC_6U/SPTRTyWi5eI/AAAAAAAAAC8/saMUKQzSZLs/s72-c/L%27anello+di+Re+Salomone+-+Konrad+Lorenz.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;A08FRHk-cCp7ImA9WxRRGEo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-7145624085972390675</id><published>2008-10-01T18:20:00.003+02:00</published><updated>2008-10-01T18:50:15.758+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-10-01T18:50:15.758+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Storia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Chiesa" /><title>Dalla comunità all'individuo: una Storia della Chiesa secondo John Bossy</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_OSVIP_IC_6U/SOOn_IbQFPI/AAAAAAAAAC0/5P3EdM2q4V0/s1600-h/John+Bossy+-+Dalla+comunit%C3%A0+all%27individuo.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_OSVIP_IC_6U/SOOn_IbQFPI/AAAAAAAAAC0/5P3EdM2q4V0/s320/John+Bossy+-+Dalla+comunit%C3%A0+all%27individuo.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5252226293479511282" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Già da qualche tempo in Italia si susseguono vicende e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;casi&lt;/span&gt; letterari legati a libri che trattano argomenti religiosi, e almeno due fra 2007 e 2008 hanno segnato la scena storiografica: il libro di Ariel Toaff "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pasque di sangue&lt;/span&gt;", uscito e subito ritirato nel febbraio del 2007 (adesso in una &lt;a style="font-weight: bold;" href="http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&amp;amp;ISBNART=12187"&gt;nuova edizione&lt;/a&gt; uscita nel febbraio del 2008 per l'editore IlMulino), che ha per tema le vicende dell'ebraismo ashkenazita nei secoli del Medioevo; e il volume di Sergio Luzzatto intitolato "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Padre Pio&lt;/span&gt;", che analizza la vicenda umana e ecclesiale di San Pio da Pietralcina mettendo in discussione la soprannaturalità dei segni e delle stimmate sul suo corpo (una scheda sul libro, pubblicato da Einaudi nel 2007, si legge a &lt;a style="font-weight: bold;" href="http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880618571&amp;amp;ed=87"&gt;questa pagina&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;In questo clima mi piace ricordare il libro di uno storico inglese, John Bossy, dal titolo "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dalla comunità all'individuo. Per una teoria sociale dei sacramenti nell'Europa moderna&lt;/span&gt;", (uscito da Einaudi nel 1998 - una scheda si legge nella &lt;a style="font-weight: bold;" href="http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880614770&amp;amp;ed=87"&gt;pagina &lt;/a&gt;dell'editore) che tratta un tema tutt'altro che slegato rispetto alle questioni dei rapporti con l'Ebraismo o con la spiritualità del Novecento per come si è manifestata verso la ricerca di figure di "santità conclamata", da Padre Pio al grido di "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Santo subito!&lt;/span&gt;" urlato prepotentemente alla morte del papa più mediatico del Novecento, Giovanni Paolo II.&lt;br /&gt;La personalizzazione dell'esperienza religiosa che la modernità ci consegna, ha visto decadere le forme &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sociali&lt;/span&gt; delle liturgie, dei riti e dei sacramenti, per accentuare al contrario l'assunzione &lt;span style="font-style: italic;"&gt;singola&lt;/span&gt; del rapporto col divino - risultato della Controriforma ma anche delle nuove idee della scienza e di un rapporto differente della religione con la politica del tempo.&lt;br /&gt;In un'epoca in cui si manifestano sempre più forti contrasti nelle "pratiche religiose" della cristianità (e soprattutto del cattolicesimo romano), un libro come questo di Bossy offre molti spunti di riflessione per comprendere i movimenti religiosi, le "innovazioni-rivoluzioni" della liturgia in latino preconciliare o il sacerdozio femminile alla luce di quella &lt;span style="font-style: italic;"&gt;personalizzazione&lt;/span&gt; che spinge sempre più la religione verso l'orizzonte di un bisogno &lt;span style="font-style: italic;"&gt;esclusivo&lt;/span&gt; e spesso lontano dalla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ecclesìa&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-7145624085972390675?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/7145624085972390675/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=7145624085972390675" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/7145624085972390675?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/7145624085972390675?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/10/dalla-comunit-allindividuo-una-storia.html" title="Dalla comunità all'individuo: una Storia della Chiesa secondo John Bossy" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_OSVIP_IC_6U/SOOn_IbQFPI/AAAAAAAAAC0/5P3EdM2q4V0/s72-c/John+Bossy+-+Dalla+comunit%C3%A0+all%27individuo.jpeg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEUERXk8cSp7ImA9WxRSGU0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-8729151465798546597</id><published>2008-09-20T11:28:00.005+02:00</published><updated>2008-09-20T12:23:24.779+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-09-20T12:23:24.779+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Teologia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Letteratura" /><title>La "Parola" nei "Diari" di Franz Kafka</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;blockquote&gt;26 Dicembre 1910. Due giorni e mezzo ero solo (benchè non del tutto) e già sono, se non mutato, sulla via di esserlo. La solitudine ha su di me un potere che non si smentisce mai. Il mio intimo si scioglie (per ora soltanto superficialmente) ed è disposto a lasciare via libera a qualcosa di più profondo. S'incomincia a costruire un piccolo ordine del mio intimo che è ciò che più mi occorre, poichè non c'è di peggio del disordine quando si hanno esigue capacità.&lt;br /&gt;27 Dicembre. La mia energia non è più sufficiente a formulare una proposizione. Eh sì, si trattasse di parole, se bastasse aggiungere una parola e si potesse allontanarsi con la coscienza tranquilla di aver completamente empito di sé questa parola.&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Alla fine del suo primo anno di resoconto personale&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, Franz Kafka ha ampliato la cerchia delle sue conoscenze nel mondo praghese, ha frequentato salotti intellettuali e incontrato studiosi e pensatori (su tutti Albert Einstein) e dunque anche le idee sulla relatività delle leggi fisiche e l'insondabilità dell'animo umano (la psicanalisi). Si prepara a viaggi in molte località europee e viene dall'esperienza di un club a ispirazione socialista rivoluzionaria - sta male, e nell'anno successivo frequenterà una casa di cura per la sua malattia polmonare.&lt;br /&gt;Finirà di scrivere i suoi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Diari&lt;/span&gt; tredici anni dopo, un anno prima della morte (avvenuta il 3 giugno del '24, mentre l'ultima pagina del diario reca la data 12 giugno 1923), con una costante attenzione per le &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;parole&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, e la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Parola&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; in particolare - la cifra del mutismo e del silenzio che avvolge i suoi racconti e i romanzi.&lt;br /&gt;È un'attenzione tutta ebraica, teologica: anche se Kafka diffidava delle interpretazioni teologiche che potevano venire ai suoi scritti applicate - eppure la costanza, la pendolarità almeno del tema mostra quanta necessità vi fosse di affrontarlo, di superare paure e reticenze anche &lt;span style="font-style: italic;"&gt;verbali&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;scrittorie&lt;/span&gt; verso quel pensiero.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sempre più pavido nello scrivere. Ed è comprensibile. Ogni parola rigirata nella mano degli spiriti - questo slancio della mano è il loro movimento caratteristico - diventa una lancia rivolta contro chi parla. In modo particolare un'osservazione come questa. E così all'infinito. L'unica consolazione sarebbe: accade, tu voglia o non voglia. E ciò che vuoi è di aiuto appena percettibile. Più che consolazione è: che anche tu possiedi armi.&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;Chi è il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;tu&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; a cui si rivolge Kafka?&lt;br /&gt;Si tratta forse di una donna, forse la &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Krizanovskaja&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;che compare nella voce immediatamente precedente nel diario? O la &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Krizanovskaja&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; è una strada, illustrata in cartolina come nel medesimo passo si legge? O il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;tu&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; è riferito alla compagna degli ultimi mesi di Kafka, Dora Dyamant? O lo scrittore si rivolge a Dio? Oppure a sé stesso?&lt;br /&gt;In ogni caso quelle &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;armi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; che sono di consolazione nell'ultimo pensiero di Kafka, sono armi  la parola e il destino che le incombe, quello cioè di essere strumenti offensivi che si rivoltano &lt;span style="font-style: italic;"&gt;contro &lt;/span&gt;verso chi le pronuncia, termini e voci che si è perso il potere di dominare e di indirizzare ma che invece cercano, uscendo dai denti, la loro violenta libertà trasformandosi in &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;lance&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; che colpiscono il parlante, anche quando pensa e ancora non ha pronunciato nulla.&lt;br /&gt;Nemmeno Kafka è padrone, come tanti poeti del Novecento, della parola e del suo potere nominatorio - il fatto è che qui non si tratta di una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;diminutio&lt;/span&gt; nella potenza conoscitiva che deriva dal &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;possedere l'alfabeto del mondo&lt;/span&gt;, quanto di scoprire che la vera natura dei pensieri e dei concetti che le parole esprimono è infida e minacciosa, violenta e imprevedibilmente crudele, pronta a lottare contro il proprio creatore.&lt;br /&gt;Come se il Mondo, portato all'esistenza da Dio con la Parola, si mostrasse riottoso verso quell'atto, che in realtà non presuppone Dio e addirittura lo cancella ("[...] &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;diventa una lancia rivolta contro chi parla. In modo particolare un'osservazione come questa. E così all'infinito. L'unica consolazione sarebbe: accade, tu voglia o non voglia&lt;/span&gt;").&lt;br /&gt;A cosa valgano delle armi che condividono lo stesso destino per un altro parlante, è facile immaginare: alla distruzione ancor più totale e coinvolgente di una Guerra non soltanto &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;mondiale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, non meramente &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;umana&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; - un'immagine sarebbe quella a Kafka contemporanea dell'ecpirosi finale de &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La coscienza di Zeno&lt;/span&gt; di Italo Svevo. La completa distruzione di ogni rapporto basato sul linguaggio, ragione o affetto e sentimento che sia; dunque la distruzione di ogni rapporto con Dio.&lt;br /&gt;Inutile allora lanciare una profezia &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ex post&lt;/span&gt; con Kafka e arrivare dalle sue parole al genocidio consumato da lì a qualche anno nella Germania nazista - non solo il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;silenzio di Dio&lt;/span&gt;, ma le parole di libertà - "&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Arbeit macht frei&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;" - che divennero &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;lance&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-8729151465798546597?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/8729151465798546597/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=8729151465798546597" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/8729151465798546597?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/8729151465798546597?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/09/la-parola-nei-diari-di-franz-kafka.html" title="La &quot;Parola&quot; nei &quot;Diari&quot; di Franz Kafka" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0AMRXY9fCp7ImA9WxRSFko.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-6958082595191029493</id><published>2008-09-17T18:48:00.005+02:00</published><updated>2008-09-17T19:16:24.864+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-09-17T19:16:24.864+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Musica" /><title>Glenn Gould, L'ala del turbine intelligente</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_OSVIP_IC_6U/SNE6OkqS-sI/AAAAAAAAACs/bQGIPAVUhmg/s1600-h/Glenn+Gould,+L%27ala+del+turbine+intelligente.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_OSVIP_IC_6U/SNE6OkqS-sI/AAAAAAAAACs/bQGIPAVUhmg/s320/Glenn+Gould,+L%27ala+del+turbine+intelligente.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5247039062896999106" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;"&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Strano modo di pensare: malgrado la sua semplicità da buon provinciale, Bach è il più tipico esempio del genio musicale completamente avulso dal suo tempo, non perchè precorre storicamente (cronologicamente) il futuro, ma perchè la parte più significativa della sua opera trae ispirazione dal passato, dall'epoca d'oro di quella polifonia che per i suoi contemporanei era ormai morta e sepolta&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Queste parole di Glenn Gould si leggono in una delle prime e più fortunate raccolte di scritti sulla musica del pianista uscite in Italia, pubblicata per la prima volta da Adelphi nel 1988 con il titolo che viene da un verso di una poesia di Baudelaire, &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;L'ala del turbine intelligente&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Quaranta fra articoli pubblicati in riviste musicali (e non), note di copertina per registrazioni, interviste immaginarie, dove proprio le parole che Gould dedica a Bach definendolo "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;buon provinciale&lt;/span&gt;" fanno luce appunto sul genio musicale del pianista canadese che si ritirò per lunghi anni di solitudine nella sua casa in mezzo ai boschi, e si immerse anch'egli in forme di pensiero e composizione, come la fuga, utilizzate di rado dai suoi contemporanei.&lt;br /&gt;Un esempio ne sia la notissima fuga &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;So you want to write a fugue&lt;/span&gt;, che Gould compose per una serie di trasmissioni per la televisione canadese, e che viene presentata in un scritto presente nel libro, con un procedimento letterario che si avvicina fortemente a quello musicale, imitazione e variazione per linee strette di pensiero che solo un grande pensatore come lui poteva creare.&lt;br /&gt;Basta dare, in fondo, solo uno sguardo al fittissimo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Indice dei Nomi &lt;/span&gt;che si trova a conclusione del volume per rendersi conto delle letture e della raffinatezza intellettuale di Gould, che fu veramente "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;un genio musicale avulso dal suo tempo&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;Potete trovare altre informazioni sul sito della casa editrice, a &lt;a style="font-weight: bold; color: rgb(0, 0, 153);" href="http://www.adelphi.it/catalogo/schedaLibro.asp?id=3462&amp;amp;isbn=8845909697&amp;amp;v=s&amp;amp;metaTitolo=L%E2%80%99ala%20del%20turbine%20intelligente%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20&amp;amp;metaAutore=Glenn%20Gould"&gt;questa pagina&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-6958082595191029493?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/6958082595191029493/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=6958082595191029493" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/6958082595191029493?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/6958082595191029493?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/09/glenn-gould-lala-del-turbine.html" title="Glenn Gould, L'ala del turbine intelligente" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_OSVIP_IC_6U/SNE6OkqS-sI/AAAAAAAAACs/bQGIPAVUhmg/s72-c/Glenn+Gould,+L%27ala+del+turbine+intelligente.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkIGQX88fCp7ImA9WxdbFUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-5541681223813114273</id><published>2008-08-12T11:30:00.016+02:00</published><updated>2008-08-12T19:02:00.174+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-08-12T19:02:00.174+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Poesia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Filosofia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Teologia" /><title>Solitudine d'agosto: Gottfried Benn e Meister Eckhart</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Einsamer nie -&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Einsamer nie als im August:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Erfüllungsstunde - im Gelände&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;die roten und die goldenen Brände,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;doch wo ist deiner Gärten Lust?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Die Seen hell, die Himmel weich,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;die Äcker rein und glänzen leise,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;doch wo sind Sieg und Siegsbeweise&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;aus dem von dir vertretenen Reich?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Wo alles sich durch Glück beweist&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;und tauscht den Blick und tauscht die Ringe&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;im Weingeruch, im Rausch der Dinge -&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;dienst du dem Gegenglück, dem Geist.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Mai più solitario -&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mai più solitario che in agosto:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;la pienezza dell'ora - per le terre&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;gli incendi del rosso e dell'oro,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ma il piacere dov'è dei tuoi giardini?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;I mari chiari, i cieli teneri,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;i campi puri e brillano leggeri,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ma dove sono i trionfi e le prove&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;del regno che tu rappresenti?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dove tutto per successo si legittima&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;e si scambiano lo sguardo e gli anelli&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;nel profumo del vino e nell'estasi delle cose -&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;tu servi la sconfitta, servi lo spirito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Con qualche minima modifica questa è la traduzione di Giuliano Baioni di una poesia di Gottfried Benn che si legge nelle &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Statische Gedichte&lt;/span&gt; (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Poesie statiche&lt;/span&gt;), la sua più importante raccolta del secondo dopoguerra.&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Certo, la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;solitudine&lt;/span&gt; del primo verso si comprende in tutta la sua portata soltanto con l'ultima parola, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;spirito&lt;/span&gt;: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Einsamer Geist&lt;/span&gt;" - un riassunto che varrebbe come omaggio a tutta l'ermeneutica del Novecento fondata sullo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Zirkel&lt;/span&gt; (si leggerà, con senso leggermente diverso, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ring&lt;/span&gt;, "anello", nell'ultima strofa del componimento), sul &lt;span style="font-style: italic;"&gt;cerchio&lt;/span&gt;, e che ha il suo centro fondante nel Nietzsche tanto amato da Benn, quello dell'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ewige Wiederkehr&lt;/span&gt;, l'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Eterno Ritorno&lt;/span&gt; circolare.&lt;br /&gt;Ma si tratta di una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Einsamkeit&lt;/span&gt; non altezzosa, quanto più (trattandosi di un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;servizio&lt;/span&gt; - "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;dienst du&lt;/span&gt;..." dell'ultimo verso) di una "nobile intrapresa", di una solitudine da ascriversi alla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vornehmheit&lt;/span&gt; (il referente verbale è&lt;span style="font-style: italic;"&gt; vornehmen&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, dunque &lt;span style="font-style: italic;"&gt;nehmen&lt;/span&gt; non tanto nel senso di "prendere, afferrare", quanto precipuamente nel senso di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;der Geist auf sich nehmen&lt;/span&gt;, quasi "assumersi la responsabilità dello spirito"). Si corre presto a Eckhart, alla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vornehmheit des Geistes&lt;/span&gt; che significa "nobiltà dello spirito", quindi un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;servizio&lt;/span&gt; nei confronti dello spirito da praticare con umiltà, ma che per Benn vuol dire &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sconfitta&lt;/span&gt; nella prova, e leggendo letteralmente, un "rovescio di fortuna", &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gegenglück&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Ma Eckhart riesce illuminante anche in un ulteriore confronto lungo tutto il corso della poesia di Gottfried Benn. Si legga questo passo del sermone "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Intravit Iesus in quodam castellum et mulier quedam, Martha nomine, excepit illum in domum suam&lt;/span&gt;":&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Ho anche detto spesso che c'è nell'anima una forza che non è toccata né dal tempo né dalla carne; essa fluisce dallo spirito e permane nello spirito, è assolutamente spirituale. In questa forza Dio verdeggia e fiorisce incessantemente in tutta la sua gioia e dolcezza.&lt;br /&gt;È una gioia così intima e così ineffabilmente grande, che nessuno è capace di esprimerla pienamente. Infatti l'eterno Padre genera incessantemente il suo eterno Figlio in questa potenza, in modo tale che essa coopera alla nascita del Figlio e di sé stessa, quale medesimo Figlio nell'unica potenza del Padre. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Se un uomo possedesse tutto un regno o tutti i beni della terra e li abbandonasse puramente per Dio, divenendo uno degli uomini più poveri che vivono sulla terra, e se poi Dio gli desse tanto da soffrire quanto abbia mai dato ad un uomo, se egli soffrisse tutto ciò fino alla morte e Dio gli lasciasse gettare una sola volta uno sguardo su ciò che egli è in questa forza, allora la sua gioia sarebbe così grande che tutta questa sofferenza e questa povertà sarebbero state ben piccola cosa. Sì, anche se Dio non gli concedesse mai il paradiso, egli avrebbe nondimeno ricevuto una ricompensa molto grande per tutto quello che aveva sofferto; Dio è infatti in questa forza come nell'eterno presente.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; [...] C'è ancora un'altra forza che è incorporea, fluisce dallo spirito e permane nello spirito, ed è assolutamente spirituale. In questa forza Dio &lt;span style="font-style: italic;"&gt;arde&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;splende &lt;/span&gt;incessantemente con tutta la sua ricchezza, con tutta la sua dolcezza e la sua gioia. In verità, in questa forza Dio stanno una gioia tanto grande ed un così immenso incanto, che nessuno è capace di parlarne o rivelarlo completamente. Lo dico ancora una volta: se qualcuno potesse là comtemplare per un istante con il proprio intelletto secondo verità le gioie e l'incanto che vi è contenuto, tutto quel che potrebbe soffrire e tutto quel che Dio volesse fargli soffrire, tutto ciò sarebbe per lui poca cosa, o nulla di nulla. Dico di più: ciò sarebbe per lui assolutamente una gioia ed una soddisfazione.&lt;/blockquote&gt;Allora appare chiaro a cosa si riferisca Benn quando nel secondo verso dice &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Erfüllungsstunde&lt;/span&gt;, poichè quella &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Erfüllung&lt;/span&gt; è in realtà un "adempimento", la "realizzazione" di una promessa di gioia e di felicità, per seguire Eckhart: dinanzi a questo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;compimento&lt;/span&gt; le parole cedono il passo ("&lt;span style="font-style: italic;"&gt;nessuno è capace di parlarne&lt;/span&gt;") alla contemplazione ammirata del paradiso, al &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gärten Lust&lt;/span&gt; ineffabile. La traccia visibile, tangibile di questa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Erfüllung &lt;/span&gt;che Benn evoca è nel &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Brand&lt;/span&gt;, nell'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;incendio&lt;/span&gt; divino (Eckhart ha due sinonimi, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;brennen&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;glänzen&lt;/span&gt; - come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;glänzen&lt;/span&gt; userà qualche verso più sotto Benn) della forza dell'amore; e non è un caso che i colori usati dal poeta siano due fra i più ricchi di simbolismo della cristianità, il rosso e l'oro, la "forza" appunto e la "potenza" di Dio.&lt;br /&gt;In effetti paradisiaca è l'intera descrizione della seconda strofa nei primi due versi (vi si leggono tre inequivocabili aggettivi, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;hell&lt;/span&gt;, "chiaro, luminoso", &lt;span style="font-style: italic;"&gt;weich&lt;/span&gt;, "tenero, morbido" e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;leise&lt;/span&gt;, "leggero, delicato", oltre che il profondo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;rein&lt;/span&gt;, "puro"), e paiono tolti direttamente dal libro della Genesi i vari &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Seen&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Himmel&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Äcker&lt;/span&gt;. Per contrasto quindi si legge la richiesta di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mostrare&lt;/span&gt; la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Erfüllung&lt;/span&gt;, la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;pienezza&lt;/span&gt; raggiunta nel &lt;span style="font-style: italic;"&gt;vertreten&lt;/span&gt; ("rappresentare", ma anche "difendere") il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Reich&lt;/span&gt;, il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Regno&lt;/span&gt;, di certo anche quello dei cieli. Si chiede che la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;vittoria&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sieg&lt;/span&gt;, sia palese e "lampante" e che vi sia un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;segno&lt;/span&gt; della vittoria, un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Beweis&lt;/span&gt; che consenta di riconoscere il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Regno&lt;/span&gt; (dunque si chiede un segno di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Weisheit&lt;/span&gt;, "conoscenza" più "saggezza"). Ma il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Reich&lt;/span&gt; è lo stesso a cui si richiama Eckhart mettendone in luce tutta la nullità in confronto con la gioia che promana da Dio: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Se un uomo possedesse tutto un regno o tutti i beni della terra e li abbandonasse puramente per Dio...&lt;/span&gt;", e Benn si prepara già a dichiarare anch'egli una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;nullità&lt;/span&gt; in questo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;regno&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;L'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Erfüllung&lt;/span&gt; della gioia del Regno si può perdere facilmente, senza capire perchè: così capita al giusto penitente di Eckhart ("&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;se Dio gli desse da soffrire tanto da soffrire quanto mai abbia dato ad un uomo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;"), capita a Giobbe e ad ognuno - ma ciò perchè "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;alles sich durch Glück beweist&lt;/span&gt;", ogni cosa ha il suo fondamento, la sua prova e la sua dimostrazione nella &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Fortuna&lt;/span&gt;, che è mutevole, cedevole. Viene meno dunque la fiducia in Dio, e con essa la capacità di confronto sereno e si direbbe &lt;span style="font-style: italic;"&gt;paritario&lt;/span&gt; con la divinità, poichè viene meno il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Blick&lt;/span&gt;, lo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sguardo&lt;/span&gt;; ma anche il patto di alleanza, il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ring&lt;/span&gt; fiducioso nell'onestà delle parti. Nella discesa dal paradiso, nella perdita della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;pienezza&lt;/span&gt;, lo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;scambio&lt;/span&gt; che si compie è quello verso l'ebbrezza del mondo: ci si perde nel "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;profumo di vino&lt;/span&gt;" e nell'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;estasi, Rausch&lt;/span&gt; (non a caso in rimalmezzo con &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tausch&lt;/span&gt;, "scambio") &lt;span style="font-style: italic;"&gt;der Dinge&lt;/span&gt;, l'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;estasi delle cose&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;La &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Weisheit&lt;/span&gt; di cui l'uomo godeva nel Paradiso è perduta irreparabilmente (perchè non si conosce la ragione della cacciata, dunque della sofferenza inflitta all'uomo): arriva il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gegenglück&lt;/span&gt;, il colpo contrario della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Fortuna&lt;/span&gt;, ben poco stabile fondamento, in fondo; ed è una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sconfitta&lt;/span&gt;. Una sconfitta che però non afflige poi pesantemente l'umanità, se questa com'è fisiologico, s'abbandona all'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;estasi delle cose&lt;/span&gt; del mondo e del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;vino&lt;/span&gt;, alla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sbornia&lt;/span&gt; che aiuta a ottenere una felicità perduta (pare di risentire il Nietzsche dello &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Zarathustra&lt;/span&gt;: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Un po' di veleno di tanto in tanto: procura sogni piacevoli. E molto veleno alla fine, per una morte piacevole&lt;/span&gt;").&lt;br /&gt;Il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gegenglück&lt;/span&gt; colpisce violentemente chi rimane in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;servizio&lt;/span&gt; dello spirito, in realtà chi si  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;assume &lt;/span&gt;lo spirito: il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vornehm&lt;/span&gt; che come lo Zarathustra di Nietzsche è un solitario perchè ha preso su di sé il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Geist&lt;/span&gt;, e nel momento della pienezza dell'anno, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;agosto&lt;/span&gt;, sente più che altrimenti la sua estraneità al mondo e agli uomini - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;einsamer nie&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-5541681223813114273?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/5541681223813114273/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=5541681223813114273" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/5541681223813114273?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/5541681223813114273?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/08/einsamer-nie-einsamer-nie-als-im-august.html" title="Solitudine d'agosto: Gottfried Benn e Meister Eckhart" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUcBQn04cCp7ImA9WxdRGUk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-726868385185994147</id><published>2008-06-08T17:12:00.004+02:00</published><updated>2008-06-08T18:37:33.338+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-06-08T18:37:33.338+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Letteratura" /><title>Ernst Jünger: la memoria della felicità</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Voi tutti conoscete la selvaggia tristezza che suscita il rammemorare il tempo felice: esso è irrevocabilmente trascorso, e ne siamo divisi in modo spietato più che da quale si sia lontananza di luoghi. Le immagini risorgono, più ancora allettanti nell'alone del ricordo, e vi ripensiamo come al corpo di una donna amata, che morta riposa nella profonda terra e che simile a un miraggio riappare, circonfusa di spirituale splendore, suscitando in noi un brivido di sgomento. Sempre di nuovo ritroviamo negli affannosi sogni il passato, in ogni suo aspetto, e come ciechi brancoliamo verso di esso. La coppa della vita e dell'amore ci sembra non esser stata colma sino all'orlo, per noi, e nessuno rimpianto vale a ridonarci tutto ciò che non abbiamo avuto. Oh, fosse questa tristezza almeno d'insegnamento per ogni nuovo attimo di felicità!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nessun maggior dolore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;che ricordarsi del tempo felice&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ne la miseria&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Infandum, regina, iubes renovare dolorem&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;("&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Regina, un dolore che non dovrebbe esser ridetto mi imponi di dire&lt;/span&gt;")&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tu vuoi ch'io rinnovelli&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;disperato dolor che 'l cor mi preme&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nam in omni adversitate fortunae infelicissimum est genus infortunii fuisse felicem&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;("&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Infatti, fra tutte le difficoltà del destino la più infelice è quella di chi è stato felice&lt;/span&gt;")&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi brani vengono (in ordine) dall'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;incipit&lt;/span&gt; di uno dei più luminosi romanzi di Ernst Jünger, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Auf der Marmorklippen&lt;/span&gt; (in Italia è pubblicato da Guanda col titolo "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sulle scogliere di marmo&lt;/span&gt;"), dal &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Canto V&lt;/span&gt; della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Commedia&lt;/span&gt; di Dante Alighieri (vv. 121-123), dal &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Libro Secondo&lt;/span&gt; dell'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Eneide&lt;/span&gt; di Virgilio (v. 3), dal &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Canto XXXIII&lt;/span&gt; della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Commedia&lt;/span&gt; (vv. 4-5), e dal &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Libro Secondo&lt;/span&gt; della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Consolatio Philosophiae&lt;/span&gt; di Severino Boezio (cap. 4, par. 2).&lt;br /&gt;Basterebbe solo l'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;indicazione&lt;/span&gt; per leggere il percorso dell'idea dal mondo classico di Virgilio alla filosofia tardo-antica e feconda per il Medioevo di Boezio fino a Dante, e per dire quanto sia presente anche in un lettore coltissimo e raffinatissimo come è stato Jünger - e le parole sarebbero infatti, inutili, se non si potesse ritrovare anche altro nello scrittore tedesco, una dimensione &lt;span style="font-style: italic;"&gt;classica&lt;/span&gt; che lo apparenta anche a Kavafis (leggi &lt;a href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/05/kavafis-e-polimede-di-argo-riflessioni.html"&gt;questo post&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;La dimensione dell'amore lega e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;circonfonde&lt;/span&gt; (per usare un termine del romanzo) l'apertura di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Auf der Marmorklippen&lt;/span&gt; come in una atmosfera greca, un'anfora pronta per raccogliere le libagioni da offrire ad una giovane morta - viene in mente il Leopardi di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sopra un bassorilievo antico sepolcrale&lt;/span&gt;, con la dolcezza smisurata dell'inizio:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dove vai? Chi ti chiama&lt;br /&gt;lunge dai cari tuoi,&lt;br /&gt;bellissima donzella?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi sappiamo che lì il discorso è sulla imperscrutabile rete del destino che avvolge le esistenze degli uomini; ma potremmo pensare anche ad atmosfere diversamente leopardiane e poi novecentesche - e Jünger ne è ancora il filtro, il collettore ultimo.&lt;br /&gt;Non è un caso che in questo luminoso romanzo la vicenda si avvii allo snodo conclusivo con queste parole, che ripercorrono nuovamente la memoria e il suo statuto costitutivo della letteratura e dell'Essere:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Attraverso le ombre del fumo mi sembrò di intravedere più volte l'ombra del mostro, ma sempre troppo fuggevole per aver agio di colpirlo. Inoltre, nel vortice, false immagini mi trassero in errore, sicché infine mi vidi sperduto nella selva. E udii un fruscio e il pensiero m'intimorì che la fiera mi avesse aggirato per assalirmi alle spalle. Per esser sicuro da tal pericolo m'inginocchiai sul terreno, tenendo presso di me il fucile e avendo alle spalle, per difesa, un roveto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una moderna spada - il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;fucile&lt;/span&gt; - un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;roveto&lt;/span&gt; per difesa, una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;selva&lt;/span&gt; e un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mostro&lt;/span&gt;: la condizione novecentesca per un novello Parsifal, o un novello Mosè; forse un poeta, un letterato, un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;homo europaeus&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; in preda al singolare contrappasso di ricordarsi di sé stesso sapendo che non troverà più la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;coppa&lt;/span&gt; della vita &lt;span style="font-style: italic;"&gt;piena&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-726868385185994147?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/726868385185994147/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=726868385185994147" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/726868385185994147?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/726868385185994147?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/06/voi-tutti-conoscete-la-selvaggia.html" title="Ernst Jünger: la memoria della felicità" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DU4ESX07eyp7ImA9WxdRGU4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-8204987560074792714</id><published>2008-06-06T19:01:00.008+02:00</published><updated>2008-06-08T17:11:48.303+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-06-08T17:11:48.303+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Poesia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Greco" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Letteratura" /><title>Modernità di Apollonio: la "poesia" come salvezza e il Montale "argonautico"</title><content type="html">&lt;div  style="text-align: justify; font-family: arial;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Μνώεο μήν, ἀπεών περ ὁμῶς καὶ νόστιμος ἤδη,&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Ὑψιπύλης· λίπε δ'ἧμιν ἔπος , τό κεν ἐξανύσαιμι&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;πρόφρων, ἢν ἄρα δή με θεοὶ δώωσι τεκέσθαι&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Ricordati dunque di Issipile, anche lontano, anche quando &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;sarai ritornato, e lasciami una parola, ch'io possa seguire con tutto il mio cuore,&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;se gli dei mi concedono di dare alla luce un tuo figlio&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;(vv. 896-898, trad. Guido Paduano)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel Libro Primo delle &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Argonautiche&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; di Apollonio Rodio, la regina dell'isola di Lemno, Issipile figlia di Toante, così dichiara il suo amore a Giasone, capo della spedizione eroica che dovrà prendere nella Colchide il vello d'oro per donarlo al re Pelia.&lt;br /&gt;Giasone, come sarà Enea con Didone (vedi &lt;a href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/05/desine-meque-tuis-incendere-teque.html"&gt;questo post&lt;/a&gt; precedente), è costretto ad abbandonare la reggia lemnota per continuare - di malavoglia e con grandi dubbi - il suo viaggio:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;μοῦνόν με θεοὶ λύσειαν ἀέθλων&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;purché gli dei mi liberino da quest'impresa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;eppure la regina cerca un contatto, un'ancora alla quale aggrapparsi nella speranza di salvare l'isola che regge e governa dall'infelice destino dell'annientamento e della morte - le donne di Lemno sono vittime dell'ira di Venere, che ha spinto i loro mariti a tradirli per delle schiave tracie, e che ha indotto loro, le mogli lemnote, a uccidere i coniugi. Un'isola senza futuro, quindi - ecco perchè la speranza del possibile miracoloso figlio da Giasone.&lt;br /&gt;Sarà la &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;parola&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;, da &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;seguire con tutto il cuore&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;, a dare la speranza: è il compito della poesia - capace di mutare la storia e il destino -, che subito viene smentito dallo stesso modernissimo eroe, drammaticamente impotente contro le forze che lo opprimono e lo legano.&lt;br /&gt;Tanto più moderno Apollonio, se lo si legge in filigrana nei versi di Eugenio Montale di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Non chiederci la parola&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;, uno dei componimenti più famosi di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Ossi di seppia&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;Non                chiederci la parola che squadri da ogni lato&lt;br /&gt;         l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco&lt;br /&gt;         lo dichiari e risplenda come un croco&lt;br /&gt;         perduto in mezzo a un polveroso prato.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;             &lt;p  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;Ah                l'uomo che se ne va sicuro,&lt;br /&gt;         agli altri ed a se stesso amico,&lt;br /&gt;         e l'ombra sua non cura che la canicola&lt;br /&gt;         stampa sopra uno scalcinato muro!&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;             &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=""&gt;Non                domandarci la formula che mondi possa aprirti&lt;br /&gt;           sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.&lt;br /&gt;           Codesto solo oggi possiamo dirti,&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt;               ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=""&gt;Nemmeno da questo moderno Giasone nasce nulla, anche qui l'unico risultato è un'esclusione, un limite negativo, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;               ciò che non siamo, ciò che non vogliamo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=""&gt;come sarà quello dichiarato da Apollonio per mezzo del suo eroe, che sposta in un incerto futuro la soluzione alla richiesta di impegno di Issipile, alla sua speranza:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Εἰ δ'οὔ μοι πέπρωται ἐς Ἑλλάδα γαῖαν ἱκέσθαι&lt;br /&gt;τηλοῦ ἀναπλώοντι, σὺ δ'ἄρσενα παῖδα τέκναι&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;&lt;span style=""&gt;,&lt;br /&gt;πέμπε μιν ἡβήσαντα Πελασγίδος ἔνδον Ἰωλκοῦ&lt;br /&gt;πατρί τ'ἐμῷ καὶ μητρὶ δύης ἄκος, ἢν ἄρα τούς γε&lt;br /&gt;τέτμῃ ἔτι ζώοντας&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;Ma se non sarà destino ch'io torni in terra di Grecia,&lt;br /&gt;ma navighi sempre lontano, e tu avrai un figlio maschio,&lt;br /&gt;quando sarà cresciuto mandalo a Iolco pelasga,&lt;br /&gt;che sia  conforto nella sventura a mia padre e mia madre&lt;br /&gt;- se li trova ancor vivi -&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Dunque una speranza che è destinata a soccombere - modernamente, decadentemente - contro la morte, la vecchiaia, la sfinitezza; non per un atto eroico, ma forse per un più ancora eroico &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;non sapere&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; che Apollonio lascia cadere fino a Montale.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:100%;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-8204987560074792714?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/8204987560074792714/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=8204987560074792714" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/8204987560074792714?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/8204987560074792714?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/06/modernit-di-apollonio-la-poesia-come.html" title="Modernità di Apollonio: la &quot;poesia&quot; come salvezza e il Montale &quot;argonautico&quot;" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEIBRnc-fip7ImA9WxdRE00.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-8470252659271244265</id><published>2008-06-01T09:15:00.003+02:00</published><updated>2008-06-01T09:49:17.956+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-06-01T09:49:17.956+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Filosofia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Intelligenza Artificiale" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Neuroscienze" /><title>John Searle e lo specchio: la "Stanza Cinese" e le neuroscienze</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Qualche giorno fa su "Repubblica.it" è apparso l'articolo (che si legge a &lt;a href="http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/cervello-artificiale/leggere-pensieri/leggere-pensieri.html"&gt;questa pagina&lt;/a&gt;) di neurologia fra i più interessanti di queste settimane.&lt;br /&gt;Alcuni ricercatori hanno condotto degli esperimenti con l'ausilio della Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI,&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;f&lt;/span&gt;unctional&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; M&lt;/span&gt;agnetic&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; R&lt;/span&gt;esonance &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;I&lt;/span&gt;maging&lt;/span&gt;) per individuare pattern di connessioni neuronali fra oggetti concreti e l'immagine mentale ad essi collegati - e hanno fatto predire al computer il percorso e le aree del cervello interessate rispetto ad un campione di parole/oggetto concreto non completamente coincidente con quello analizzato in partenza. Insomma, una sorta di previsione del pensiero, condotta con i metodi statistico-probabilistici che consentono ai computer attuali interazioni di larga scala con moli enormi di dati.&lt;br /&gt;Io ho subito pensato (chissà quali aree del cervello mi si sono attivate) ad una sorta di ulteriore esperimento della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Stanza Cinese&lt;/span&gt;, il famoso argomento ed esperimento mentale proposto e usato da John Searle per criticare le pretese della "teoria dell'intelligenza artificiale forte" (una lunga e articolata voce si legge su Wikipedia a &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stanza_cinese"&gt;questa pagina&lt;/a&gt;, con link verso l'articolo originale di Searle, che è del 1980).&lt;br /&gt;In sostanza (e riassumendo in maniera forse troppo brutale) Searle afferma e argomenta che un computer, essendo un manipolatore di simboli, non sia tenuto ad interpretare ciò che riceve e trasmette per dare l'idea di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;comprendere effettivamente&lt;/span&gt; quel che "dice" - la correttezza della sintassi, e l'adeguatezza comunicativa, non porterebbero dunque ad una effettiva comprensione semantica, quindi al &lt;span style="font-style: italic;"&gt;significato&lt;/span&gt; di quel che si dice.&lt;br /&gt;Siccome l'esperimento è costruito con l'interazione macchina-uomo (si immagina una conversazione in cinese fra un parlante cinese e un computer adeguatamente istruito), forse una fMRI potrebbe svelarci qualcosa sulla "creazione di significato" nell'uomo - risolvendo il dubbio se sia anche una questione di adattamento da parte dell'uomo che riceve risposte plausibili da parte del computer il fatto che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;creda&lt;/span&gt; di parlare ad un'altra persona.&lt;br /&gt;Non si risolverà forse il problema di come dalle strutture &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sorga&lt;/span&gt; il significato - quindi dalla sintassi si arrivi alla semantica: René Thom e Jean Petitot-Cocorda (a &lt;a href="http://users.pandora.be/henk.verdru/il_rasoio_di_Eco/il_rasoio_di_Eco.html"&gt;questa pagina&lt;/a&gt; una interessante tesi di Henk Verdru che analizza la semiotica di Umberto Eco e la confronta in un capitolo denso, con le posizioni di Petitot-Cocorda) hanno provato con la modellizzazione matematica della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;teoria delle catastrofi&lt;/span&gt; e della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;morfogenesi del senso&lt;/span&gt; - che è il titolo del libro più famoso di Petitot-Cocorda, edito da Bompiani - a dare una visione generale di questa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;epigenesi&lt;/span&gt; del significato, analogamente a quanto avviene in chimica o in biologia.&lt;br /&gt;Almeno però avremo la possibilità, durante l'esperimento anche mentale di Searle, di mettere uno specchio di fronte all'uomo, e osservare le sue reazioni neuronali - chissà che Narciso non spunti fuori con la mano tesa...&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-8470252659271244265?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/8470252659271244265/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=8470252659271244265" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/8470252659271244265?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/8470252659271244265?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/06/john-searle-e-lo-specchio-la-stanza.html" title="John Searle e lo specchio: la &quot;Stanza Cinese&quot; e le neuroscienze" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0MERnkyfCp7ImA9WxdSGU0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-5996876574502415857</id><published>2008-05-26T18:33:00.003+02:00</published><updated>2008-05-27T17:16:47.794+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-05-27T17:16:47.794+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Comunicazione" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Storia" /><title>Il Secolo Aereo</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando l'affascinantissimo volume di Eric Hobsbawm dal titolo &lt;i&gt;Age of Extremes - The Short Twentieth Century 1914-1991&lt;/i&gt; uscì nel 1994 (in Italia ha dato anche spunto ad una sorta di categoria storiografica come quella di "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;secolo breve&lt;/span&gt;" stante il titolo della sua traduzione del 1999, &lt;i&gt;Il Secolo breve - 1914-1991: l'era dei grandi cataclismi&lt;/i&gt;), la lettura serissima e per certi versi in tutto condivisibile del Novecento proposta dallo storico britannico era stata in un certo senso preparata da un altro volume storiografico (non equiparabile - positivamente o negativamente) e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;profetico&lt;/span&gt;. Si tratta di &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span class="mw-headline"&gt;&lt;i&gt;&lt;i&gt;The End of History and the last man&lt;/i&gt;&lt;/i&gt; di Francis Fukuyama, che fu pubblicato nel 1992, e che ha quasi nello stesso modo indotto alla creazione di una categoria come quella di "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;fine della storia&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;Se il primo viene dal rigore ricostruttivo e interpretativo di Meinecke e della storiografia tedesca dell'Ottocento (non propongo una analisi puntuale delle tesi di Hobsbawm, né delle argomentazioni, ovviamente), il libro di Fukuyama sembra più legato all'esperienza di uno storico ingiustamente dimenticato come Arnold Toynbee, anch'egli antichista di formazione come il politologo nippoamericano.&lt;br /&gt;La storia, s'è visto (e i dubbi potevano, nel 1992/1994, giustamente esistere) è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;continuata&lt;/span&gt;, senza curarsi troppo delle interpretazioni - e non vi sia polemica fasulla e zoppicante: i poli sono stati scompaginati e gli equilibri si sono stabilizzati verso un'ulteriore decadenza di modelli ormai invecchiati che adesso portano a immagini di catastrofi nella cultura di massa, a insabbiamenti (anche fisici) di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;rifiuti&lt;/span&gt; e a nuove mura e nuove separazioni. Quasi fosse una nuova forma di colonialismo - quella che si propone di usurpare gli ultimi luoghi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;incontaminati&lt;/span&gt; del pianeta, prima che le popolazioni povere si accorgano del misfatto.&lt;br /&gt;Eppure non sfugga che il "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;secolo breve&lt;/span&gt;" del Novecento si apre e si chiude nel segno di un "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;secolo aereo&lt;/span&gt;", dominato dal progetto di Icaro, e come questo - per amor di mito e letteratura - caduto.&lt;br /&gt;Non si tratta di individuare il valore inestimabile dell'aeronautica in tutti gli ambiti  della vita del Novecento: sarebbe un'operazione di autoevidenza.&lt;br /&gt;Ma è nel 1918 che si apre un secolo, e questo si chiude nel 2001: il maggiore Gabriele D'Annunzio sorvola con una squadriglia di aeroplani la città di Vienna e crea il primo attentato terroristico condotto con mezzi aerei, lanciando centinaia di migliaia di volantini sulla popolazione. Nei due messaggi scritti su quei fogli di carta (uno dello stesso D'Annunzio, più blando; un altro, molto più diretto e brutale, di Ugo Ojetti - si leggono a &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Volo_su_Vienna"&gt;questa pagina&lt;/a&gt;) si intravvede la fiducia &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ardita&lt;/span&gt; nelle nuove tecnologie, la genialità comunicativa del gesto militarmente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mancato&lt;/span&gt;, e per questo molto più efficace.&lt;br /&gt;L'attacco alle Torri Gemelle del World Trade Center di New York l'11 settembre 2001 è la conclusione di una logica intesa e fatta scaturire da D'Annunzio: non è tanto la morte di migliaia di persone né la contemporanea pretesa di attacco all'edificio del Pentagono - la potenza militare statunitense, occidentale - ma l'attacco al simbolo della Torre di Babele, dunque il potere tronfio che i terroristi hanno letto in chiave religiosa.&lt;br /&gt;Un simile caso di attacco al simbolo può essere rinvenuto facilmente nella madre delle rivoluzioni, la presa della Torre della Bastiglia che segnò lo scoppio &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ufficiale&lt;/span&gt; della Rivoluzione Francese - ma allora si aggiungono tutte le torri e colonne fatte cadere, dalla Colonna di Austerlitz abbattuta a &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Place Vendôme a Parigi durante la Comune del 1871 (quella che costò cara al pittore Courbet, ingiustamente accusato del fatto) a quella colonna &lt;span style="font-style: italic;"&gt;fallica&lt;/span&gt; come la statua di Saddam Hussein all'entrata dei soldati a Baghdad - abbattuta in diretta mondiale il 9 aprile 2003.&lt;br /&gt;Ma sono quindi gli aerei ad aprire e chiudere il secolo, da questo punto di vista insieme storico e latamente culturale e simbolico: anche la mondovisione dell'abbattimento della statua di Saddam è figlia della diretta delle Torri Gemelle, così come delle immagini del Muro di Berlino con le pompe ad acqua dell'esercito e di Mstislav Rostropovič che suona Bach fra i berlinesi.&lt;br /&gt;Il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;secolo aereo&lt;/span&gt; aggiunge al simbolo la violenza, che non è più puramente di azioni, ma di pensieri: quello sconvolgimento che chiamiamo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;terrore&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-5996876574502415857?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/5996876574502415857/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=5996876574502415857" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/5996876574502415857?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/5996876574502415857?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/05/il-secolo-aereo.html" title="Il Secolo Aereo" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkIMR3c6fCp7ImA9WxdSF0U.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-2156862657677215937</id><published>2008-05-26T07:18:00.002+02:00</published><updated>2008-05-26T07:43:06.914+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-05-26T07:43:06.914+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Società" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Filosofia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Letteratura" /><title>L'occidente, il Petrolio e le Mura</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Bellissima.&lt;br /&gt;Ingrid Bergmann, con i capelli corti, le labbra rosse e morbide, la selvatichezza e la dolcezza delle sue lacrime.&lt;br /&gt;Gary Cooper, le sue paure e le sue ritrosie verso il dovere, il coraggio.&lt;br /&gt;Leggere "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Per chi suona la campana&lt;/span&gt;" avendo in mente il film è una doppia esperienza esaltante, per la bravura di Hemingway e per i colori e le immagini della pellicola.&lt;br /&gt;Ad aprire quel romanzo una raffinatissima citazione del poeta metafisico per eccellenza, John Donne, che nel Seicento inglese scrisse questi versi celeberrimi in un suo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sermone&lt;/span&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nessun uomo è un'Isola, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;intero in se stesso. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ogni uomo è un pezzo del Continente, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;una parte della Terra. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Se una Zolla viene portata via dall'onda del Mare, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;la Terra ne è diminuita, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;come se un Promontorio fosse stato al suo posto, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;o una Magione amica o la tua stessa Casa. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ogni morte d'uomo mi diminusce, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;perchè io partecipo all'Umanità. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E così non mandare mai a chiedere per chi suona la Campana: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Essa suona per te.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Parlano anche di oggi, come si parla a tutte le utopie - e qualcuno già da secoli le chiama "distopie", utopie negative nelle quali si pensa il male futuro, l'abominio e lo sterminio delle persone e degli spiriti.&lt;br /&gt;Ora che "la Repubblica on-line" fa leggere un &lt;a href="http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/scienza_e_tecnologia/nazioni-galleggianti/nazioni-galleggianti/nazioni-galleggianti.html"&gt;articolo&lt;/a&gt; di Paolo Pontoniere su una futuribile e prossima &lt;span style="font-style: italic;"&gt;società marina&lt;/span&gt;, da realizzare tecnologicamente sfruttando delle postazioni petrolifere off-shore da ancorare in acque internazionali, rese autonome da alimentazione energetica alternativa, e ancor più autonome perchè apolidi e senza bisogno quindi di riconoscimenti politici che non siano &lt;span style="font-style: italic;"&gt;de facto&lt;/span&gt; per la loro esistenza, il cammino di questa utopia appare un po' più chiaro.&lt;br /&gt;Già nei progetti si delinea la vita sulle "isole": biblioteche, luoghi di incontro, spazi privati né spartani né da nababbi - soprattutto, come sempre in questi casi, la necessità di approvvigionarsi a terra per le risorse alimentari e tecnologiche.&lt;br /&gt;Qui addirittura il progetto viene allo scoperto: niente Tommaso Moro, né Campanella - collegamenti satellitari ed internettiani renderebbero le postazioni off-shore un luogo di villeggiatura diverso, dove poter dimenticare senza rischi di essere la parte di Occidente che continua a elevare mura (Israele, Padova - la vecchia Berlino, il nuovo Sud Africa) e a consumare petrolio.&lt;br /&gt;Ma non vorrei proporre un ragionamento tanto banale: in realtà è Donne a scompaginare tutto dopo tre secoli dalla sua scrittura e preghiera - l'Occidente nega che la "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;morte d'uomo&lt;/span&gt;" lo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;diminuisca&lt;/span&gt;, e cerca, con i miliardari di Las Vegas e Silicon Valley, di perpetrarsi (chissà, come paradiso fiscale forse, viste le dichiarazioni sullo statuto politico già fatte circolare) in un posto tecnologicamente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;separato&lt;/span&gt; dalla morte stessa, brillante come un sogno che si desidera non tanto rendere concreto, ma appunto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sognare&lt;/span&gt;. Questi occidentali che dovrebbero accontentarsi di giacere su un continente che è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;già&lt;/span&gt; un'isola, l'unica su cui abitiamo.&lt;br /&gt;Se arriva il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;tramonto dell'occidente&lt;/span&gt;, proprio l'immagine di un paradiso costruito su postazioni petrolifere resta impressa - non possiamo fare a meno di costruire il futuro, secondo alcuni, con gli strumenti &lt;span style="font-style: italic;"&gt;spuntati&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;inefficaci&lt;/span&gt; del presente, con quegli stessi strumenti con i quali imponiamo il futuro ad altri.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-2156862657677215937?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/2156862657677215937/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=2156862657677215937" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/2156862657677215937?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/2156862657677215937?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/05/loccidente-il-petrolio-e-le-mura.html" title="L'occidente, il Petrolio e le Mura" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;D04MQ3Y_fyp7ImA9WxdSFUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-6101942824916075252</id><published>2008-05-23T19:39:00.002+02:00</published><updated>2008-05-23T20:06:22.847+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-05-23T20:06:22.847+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Filosofia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Francese" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Letteratura" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Diritto" /><title>Il Giudice e il Mentitore: Montaigne, Zenone, Russell e Kafka</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fin dall'antichità è stato riferito - chi a Zenone Eleate, chi a Crisippo - il paradosso che va sotto il nome di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Paradosso del Cretese&lt;/span&gt;, o &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Paradosso del Mentitore&lt;/span&gt;, e che la logica indica oggi con alcune diciture, la più conosciuta delle quali è di certo quella di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Paradosso&lt;/span&gt; o &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Antinomia dei Tipi&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cittadini, voi che avete udito il mio discorso: io sono Cretese, e tutti i Cretesi mentono&lt;/span&gt;", questa più o meno la lettera del paradosso, nei tempi moderni proposta nella forma dettata con rigore di logica matematica da Bertrand Russell con la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Teoria dei Tipi&lt;/span&gt;, e poi, dopo la scoperta dell'antinomia ad essa legata, nella forma della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;verità metalinguistica&lt;/span&gt; di Alfred Tarski.&lt;br /&gt;Banalmente, se appartengo al club dei mentitori e lo dichiaro, nessuno potrà decidere - con certi strumenti formali - dove io stia dicendo la verità o pronunciando apparentemente innocue menzogne. Quindi il paradosso è stato assimilato anche a quegli altri problemi logici che riguardano l'autoconferma (come "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La frase che stai leggendo ha un solo segno di punteggiatura.&lt;/span&gt;") e in generale i livelli di analisi per la costruzione di "Proposizioni-ben-formate".&lt;br /&gt;Eppure a me è venuto da pensare ad un rapporto possibile fra un Giudice e un Mentitore, leggendo questo giudizio di Michel de Montaigne, contenuto nel Capitolo VIII, "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dell'arte di conferire&lt;/span&gt;" o "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dell'arte di parlare in pubblico&lt;/span&gt;", nel Libro Terzo degli &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Essais&lt;/span&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Il est impossible de traitter de bonne foy avec un sot. Mon jugement ne se corrompt pas seulement à la main d'un maistre si impetueux : mais aussi ma conscience.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Trattare in buona fede con un mentitore è impossibile. Il mio giudizio non si corrompe soltanto sotto la mano di un maestro così impetuoso - ma anche la mia coscienza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Giudice non deve esaminare la validità logica di quel che il Mentitore propone - deve mantenere viva la capacità di non ascoltare il suo imputato.&lt;br /&gt;Alla lettera, deve usare un linguaggio che non rifletta nulla di quel che promana dall'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;impeto&lt;/span&gt; del Mentitore stesso: in un certo senso, deve giudicare una forma che non può prendere fra le mani e analizzare - il metalinguaggio del Giudice non deve in nulla scambiare termini, costruzioni, sintassi, grammatica, con quello dell'imputato Mentitore.&lt;br /&gt;Ne va della buona coscienza, serena, che deve essere mantenuta - si cadrebbe in un percorso di risparmio che invece amplificherebbe il dispendio: capire cosa accada nelle parole del Mentitore, permetterebbe a questi di aver salva la vita, di scampare alla condanna.&lt;br /&gt;Il Giudice, potrebbe lavorare senza Imputato, dunque.&lt;br /&gt;La Giustizia creare menzogneramente la logica contro cui battersi, senza aver bisogno di vincere.&lt;br /&gt;Come nel &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Processo&lt;/span&gt; di Franz Kafka.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-6101942824916075252?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/6101942824916075252/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=6101942824916075252" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/6101942824916075252?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/6101942824916075252?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/05/il-giudice-e-il-mentitore-montaigne.html" title="Il Giudice e il Mentitore: Montaigne, Zenone, Russell e Kafka" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEUBRXs6eCp7ImA9WxdSE0U.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-4526342026307255495</id><published>2008-05-19T07:30:00.007+02:00</published><updated>2008-05-21T18:10:54.510+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-05-21T18:10:54.510+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Arte" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Poesia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Greco" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Letteratura" /><title>Kavafis e Polimede di Argo: riflessioni su "Ricorda, corpo..."</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Σώμα, θυμήσου όχι μόνο το πόσο αγαπήθηκες,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;όχι μονάχα τα κρεββάτια όπου πλάγιασες,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;αλλά κ’ εκείνες τες επιθυμίες που για σένα&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;γυάλιζαν μες στα μάτια φανερά,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;κ’ ετρέμανε μες στην φωνή —  και κάποιο&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;τυχαίον εμπόδιο τες ματαίωσε.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Τώρα που είναι όλα πια μέσα στο παρελθόν,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;μοιάζει σχεδόν και στες επιθυμίες&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;εκείνες σαν να δόθηκες — πώς γυάλιζαν,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;θυμήσου, μες στα μάτια που σε κύτταζαν·&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;πώς έτρεμαν μες στην φωνή, για σε, θυμήσου, σώμα.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Corpo, ricorda, e non solo quanto fosti amato,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;non soltanto i letti in cui giacesti,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ma anche quei desideri che per te&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;brillavano chiari negli occhi,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;e tremavano nella voce - e qualche&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;casuale ostacolo li rese vani.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ora che tutto ormai appartiene al passato,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;sembra quasi che a quei desideri&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;tu ti sia concesso - come brillavano,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ricorda, negli occhi che ti guardavano:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;come tremavano nella voce, per te, ricorda, corpo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Questa poesia di Konstantinos Kavafis si intitola &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Θυμήσου, Σώμα...,&lt;/span&gt; cioè &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ricorda, corpo..., &lt;/span&gt;e&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;fu scritta nel 1918 - il poeta aveva 55 anni. Se ne leggono moltissime in una splendida edizione elettronica curata dall'&lt;a href="http://www.cavafy.com/index.asp"&gt;Archivio Kavafis&lt;/a&gt; - quella riportata sopra ha la traduzione di Paola Maria Minucci, e il testo originale si legge a &lt;a href="http://www.kavafis.gr/poems/content.asp?id=27&amp;amp;cat=1"&gt;questa pagina&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Non tanto perchè l'amore si spenga, ma perchè una strana equivoca malìa aleggia in questi versi del più misterioso e affascinante poeta neoellenico del Novecento - per tali motivi pare che in realtà, in questo componimento, non accada nulla, che tutto sia fermo - in fine, pare che il tempo sia sempre stato così, bloccato in equilibrio su uno stallo senza prima né dopo.&lt;br /&gt;Forse è questa l'immagine più propria che la poesia di Kavafis vuole ottenere: se nella interpretazione "esterna" dei suoi poemi si comprendono facilmente le suggestioni di una decadenza vissuta nella terra &lt;span style="font-style: italic;"&gt;par exellence&lt;/span&gt; di quest'atmosfera in Occidente, Alessandria d'Egitto - la patria dell'Ellenismo che viaggiava &lt;span style="font-style: italic;"&gt;controcorrente&lt;/span&gt; già con i satrapi e la Biblioteca - in quella interpretazione "interna" che si può azzardare, l'omosessualità esplicitamente coltivata e dichiarata di Kavafis si sublima in una posa, spesse volte ripetuta nei suoi versi - quella del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;kouros&lt;/span&gt; in posizione stante, muscoloso ma senza esibizione, dal sorriso enigmatico, languido nella sua forza, non femmineo ma nemmeno erculeo.&lt;br /&gt;Certo, tornano infinite volte le tombe, le ispirazioni degli epitimbi bizantini, quelli dell'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Antologia Palatina&lt;/span&gt; - come tornano pure gli amori che lì si consumano e i profumi e le luci; ma in alcuni componimenti più nascosti, torna non tanto la lascivia, la brama per un piacere che sfuggirà comunque e di cui si vuole rallentare la caduta nel retrogusto amaro, quanto un'arcaica ricerca.&lt;br /&gt;Non si tratta di una vana &lt;span style="font-style: italic;"&gt;regressio &lt;/span&gt;alla purezza - a cosa servirebbe, ad Alessandria d'Egitto, se non ad annacquare i lunghi caffè e gli sguardi umidi di caldo e desiderio? - quanto di rievocare, sapendolo, Polimede di Argo più che Skopas o anche Kritios. Evocare un antico &lt;span style="font-style: italic;"&gt;veramente&lt;/span&gt; senza necessità di mostrare la sua forza - una linfa non soggiogata a dolcezze o effeminatezze - più che l'ambiguo mestiere di chi sa di poter scambiare luci ed ombre, levigare muscoli egli efebi, e poi mascherarli sotto la brillantezza di un capo reclinato, di un salto di danza.&lt;br /&gt;Il Kavafis noto è quello che mostra il suo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;essere necessario&lt;/span&gt; posto in Alessandria; quello notevole, illumina un orizzonte più lungo, azzurrino, dove i corpi soltanto, ormai senza anima, ricordano i piaceri che hanno avuto e donato, ora che proprio un tempo inutilmente trascorso li priva forse anche della memoria; e se l'anima di una effimera coppia di amanti non rimane, è bene preservare la memoria senza inganni, senza pensare di essersi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;concessi&lt;/span&gt; al piacere - bisogna gustare anche l'amaro che il dolce lascia in fondo al palato.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-4526342026307255495?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/4526342026307255495/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=4526342026307255495" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/4526342026307255495?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/4526342026307255495?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/05/kavafis-e-polimede-di-argo-riflessioni.html" title="Kavafis e Polimede di Argo: riflessioni su &quot;Ricorda, corpo...&quot;" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CE4ARHs6fCp7ImA9WxdSEU4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-3024124466786549881</id><published>2008-05-17T17:31:00.005+02:00</published><updated>2008-05-18T19:49:05.514+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-05-18T19:49:05.514+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Letteratura" /><title>"L'uomo che non credeva in Dio" di Eugenio Scalfari: un Montaigne con barba e capelli bianchi</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_OSVIP_IC_6U/SC78M7Gv-nI/AAAAAAAAACk/h4uYxBsThyY/s1600-h/Scalfari_L%27uomo+che+non+credeva+in+Dio.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_OSVIP_IC_6U/SC78M7Gv-nI/AAAAAAAAACk/h4uYxBsThyY/s320/Scalfari_L%27uomo+che+non+credeva+in+Dio.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5201371918614133362" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;"&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il fondamento della morale, per dirla tutta, è una gran buffa e complicata questione, una spina acuminata e sottile che ci punge dentro e ci obbliga a fare i conti con la nostra passeggera felicità&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mi unisco al fitto novero di quelli che hanno letto con interesse e piacere l'ultimo volume di Eugenio Scalfari, il fondatore di "Repubblica" ma anche e soprattutto il filosofo e teologo cresciuto alla scuola di Montaigne. Difatti quella di "pensare", per quel che traspare e per quel che dichiara nei tredici capitoli - che si leggono con sempre più vivo interesse, e fin da subito - è una sorta di necessità percepita nell'infanzia e mai più dismessa, perchè mai più soddisfatta e sempre imperante.&lt;br /&gt;Allora è la "non-professionalità" del filosofo e del teologo Scalfari a rendere, se possibile, il suo discorso più interessante rispetto a quanto si potrebbe leggere in un volume di teoresi, di morale o di teologia mistica: ed è Cartesio, e non Montaigne, il campione della razionalità che Scalfari racconta di aver abbracciato sin da quando era compagno di banco, al Liceo Classico di Sanremo, di Italo Calvino - l'altro razionalista &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sui generis&lt;/span&gt; - e un professore di filosofia impose, proprio per mezzo di Calvino, la lettura integrale dei testi maggiori di Cartesio; e fu l'amore e la passione per la ragione.&lt;br /&gt;Eppure non è questa la cifra unica e singolare di questa "autobiografia spirituale" che è il racconto anche della storia d'Italia dal 1924 ad oggi: capita un'impressione simile nell'ultimo romanzo del padre del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;nouveau roman&lt;/span&gt;, Alain Robbe-Grillet (nato due anni prima di Scalfari, nel 1922 e morto il 18 febbraio di quest'anno), che si intitola &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dans le labyrinthe&lt;/span&gt; (uscì per Einaudi nel 1959 con il titolo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nel labirinto &lt;/span&gt;ed è l'ultimo scritto prima di affiancare anche la carriera di cineasta).&lt;br /&gt;Lì si legge nelle pagine iniziali una minuziosa descrizione dell'immagine lasciata da un posacenere spostato su un mobile, la vita di un oggetto che ha "liberato" l'impronta in negativo della polvere sul piano in cui si è trovato a vivere; nel libro di Scalfari la sapienza è quella di non intervenire pesantemente, di non nascondere nulla ma facendo emergere il racconto come fosse il negativo di una polvere che si è posata sul piano della sua vita.&lt;br /&gt;Nulla di patetico, né di vagamente ciranesco - l'opera di Rostand si chiude appunto con una immagine simile, che riguarda la polvere e viene affidata a De Guiche -: il fatto è che Scalfari dice senza remore "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Adesso che sono vecchio ho altri pensieri&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;Fra le tante recensioni dell'opera preferisco rimandare a quella neutra dell'editore, Einaudi, che si legge a &lt;a href="http://www.einaudi.it/einaudi/ita/news/can1/5-1171.jsp"&gt;questa pagina&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-3024124466786549881?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/3024124466786549881/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=3024124466786549881" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/3024124466786549881?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/3024124466786549881?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/05/un-montaigne-con-barba-e-capelli.html" title="&quot;L'uomo che non credeva in Dio&quot; di Eugenio Scalfari: un Montaigne con barba e capelli bianchi" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://bp2.blogger.com/_OSVIP_IC_6U/SC78M7Gv-nI/AAAAAAAAACk/h4uYxBsThyY/s72-c/Scalfari_L%27uomo+che+non+credeva+in+Dio.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEYMRnw6eip7ImA9WxdSE0U.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-2156315333213052479</id><published>2008-05-10T17:35:00.004+02:00</published><updated>2008-05-21T18:09:47.212+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-05-21T18:09:47.212+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Poesia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Greco" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Letteratura" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Latino" /><title>"Desine meque tuis incendere teque querellis:/ Italiam non sponte sequor.": una musica che incendia</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Desine meque tuis incendere teque querellis:&lt;br /&gt;Italiam non sponte sequor.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Smettila, dunque, coi pianti di ferire a fuoco te e me:&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Non vado in Italia da me.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una vecchia norma per l'ortoepia - la corretta pronuncia - dell'esametro latino, è quella di far sentire un accento per ogni arsi del piede metrico...&lt;br /&gt;Già a sentire una definizione del genere, si perderebbe la voglia di leggere e ruminare fra sé e sé Virgilio, di cercare di capire come in questo Enea che si allontana da Didone, e pare sospirare con i suoi accenti, e rallentare la corsa delle sue parole, si intraveda già tanto di quegli eroi di Torquato Tasso nella sua &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gerusalemme liberata&lt;/span&gt;, tanto di quel languore di Giambattista Marino nell'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Adone&lt;/span&gt;, senza per questo scadere in una loquacità priva di turgore spirituale e solo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;brava&lt;/span&gt; ad imitare la sofferenza - più un cardellino in gara con un liuto, quindi, nell'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Adone&lt;/span&gt;, dove questo è un episodio celeberrimo, che tanti amanti e rose e spine e onde fra i capelli e fulgori fra le labbra di rubino.&lt;br /&gt;Insomma, in questo Virgilio, potremmo sentire, anche nella cadenza lenta delle sillabe, anche "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il portiere caduto alla difesa, ultima, vana&lt;/span&gt;" - quell'epica piccola, quella piccola &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Iliade&lt;/span&gt; che Umberto Saba ha donato al Novecento con le sue &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cinque poesie per il gioco del pallone&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Ma per sentire un po' più veramente quell'esametro e mezzo dell'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Eneide&lt;/span&gt; - che avrebbe questa scansione, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Désine méque tuís | incéndere téque queréllis:/ Ítaliám non spónte sequ&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ór&lt;/span&gt; - dovremmo pensare forse al vecchio prosodiare degli avvocati nelle arringhe, a qualche brano scanzonato e irrisorio di Vittorio De Sica; al salire e scendere musicale degli accenti, che il nostro semplice rafforzamento tonico non fa che ridurre ancor più rispetto al presunto vero modo di pronunciare degli antichi Indoeuropei, Latini compresi.&lt;br /&gt;Allora potremmo pure ricordarci - sentendo la musica fra le parole, sentendo lo scontro sciabordante della chiglia della nave in mare - di un verso di Apollonio Rodio nelle &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Argonautiche&lt;/span&gt;, quello proprio all'inizio del poema, quando al principio ancora del "Catalogo degli eroi" che accompagneranno Giasone nel suo viaggio, si dice&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ὡς οὐκ ἀνθρώποισι κακὸν μήκιστον ἐπαυρεῖν&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;nessun male è così lunge dagli uomini, che non l'incontrino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e anche qui si sente un'irruzione, e poi un subito frenare delle sillabe - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;hṓs oúk anthrṓpoisi kakòn | mḗkiston epauréîn - &lt;/span&gt;che di sicuro ha ispirato, scritto qualche secolo prima, Virgilio e il suo Enea, almeno per una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;musica&lt;/span&gt; che ferisce col fuoco...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-2156315333213052479?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/2156315333213052479/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=2156315333213052479" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/2156315333213052479?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/2156315333213052479?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/05/desine-meque-tuis-incendere-teque.html" title="&quot;Desine meque tuis incendere teque querellis:/ Italiam non sponte sequor.&quot;: una musica che incendia" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUUHSHo6cCp7ImA9WxdTFE4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-6451742959319006553</id><published>2008-05-09T18:05:00.007+02:00</published><updated>2008-05-10T17:27:19.418+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-05-10T17:27:19.418+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Strumenti di filosofia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Filosofia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Letteratura" /><title>"Signatura rerum. Sul metodo" di Giorgio Agamben</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_OSVIP_IC_6U/SCR3F9fPBDI/AAAAAAAAACc/z6zSI5mjR3M/s1600-h/Signatura+rerum_Agamben.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_OSVIP_IC_6U/SCR3F9fPBDI/AAAAAAAAACc/z6zSI5mjR3M/s320/Signatura+rerum_Agamben.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5198410814181016626" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il Novecento è stato il secolo in cui, più degli altri, non solo si è meditato sul &lt;span style="font-style: italic;"&gt;metodo&lt;/span&gt;, ma anche e forse in maniera più cospicua, sul metodo da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;applicare&lt;/span&gt; - o meno - al "metodo" stesso; producendo quindi delle &lt;span style="font-style: italic;"&gt;metodologie&lt;/span&gt;. Per fare solo qualche accenno sparso ed episodico - anche se illuminante - si va dal "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Metodo delle scienze storico-sociali&lt;/span&gt;" di Max Weber, che uscì postumo nel 1922, al caposaldo riconosciuto in modo unanime dell'ermeneutica filosofica del secolo scorso, le due tappe di "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Verità e Metodo&lt;/span&gt;" uscite nel 1960 e negli anni successivi dalla penna e dalla riflessione di Hans Georg Gadamer. Ma si passa per la filosofia della scienza di Imre Lakatos e il suo capolavoro del 1970, "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La falsificazione e la metodologia dei programmi di ricerca scientifica&lt;/span&gt;", per approdare perfino ad un "anarchismo metodologico" come quello teorizzato da Paul Feyerabend nel suo "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Contro il metodo&lt;/span&gt;", che uscì nel 1975.&lt;br /&gt;Non è certo un resoconto completo di quel che possa sorgere esaminando la storia culturale del secolo passato nei campi più disparati sotto la voce "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;metodo&lt;/span&gt;": ma questo piccolo elenco potrebbe indicare un breve retroterra che attornia i tre saggi di Giorgio Agamben che sono raccolti in questo suo ultimo volume, che hanno un precedente di riferimento che viene dalle scienze filosofiche e sociali come quello di Michel Foucault, che nel 1969 pubblicò il "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;L'archeologia del sapere e la riflessione sul linguaggio&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;In 110 densissime pagine, Agamben parte dal saggio "Che cos'è un paradigma?", che fa incontrare e scontrare Platone con Kuhn e Foucault, passa al capitolo "Teoria delle segnature", che ispira il titolo complessivo riferendosi alla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;signatura rerum&lt;/span&gt; di Paracelso e di Jakob Böhme, e arriva nuovamente a Foucalt nell'ultimo saggio intitolato "Archeologia filosofica".&lt;br /&gt;Ricchissimo di intelligenza delle cose, di spunti e di confronti, questo volume &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sul&lt;/span&gt; metodo si cala prontamente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;nel&lt;/span&gt; metodo per portarne alla luce gli elementi nascosti, quelli che divengono dannosi se non sono chiaramente presi in considerazione ed esaminati.&lt;br /&gt;Difatti, a pensare cosa sia, almeno etimologicamente, il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;metodo&lt;/span&gt;, si vede che esso viene dal termine greco &lt;span style="font-style: italic;"&gt;methodos&lt;/span&gt;, letteralmente "tragitto, percorso", nel senso di "via che porta oltre".&lt;br /&gt;Ma se &lt;span style="font-style: italic;"&gt;metà&lt;/span&gt;, "oltre", e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;hodos&lt;/span&gt;, "via, cammino", significano questo, nulla toglie che si possa pensare al termine "metodo" come al termine "metafisica" - l'altro grande caposaldo del pensiero occidentale: allora quel &lt;span style="font-style: italic;"&gt;tragitto&lt;/span&gt;, è il passaggio che può portare "oltre la via", "oltre la natura" del metodo stesso, dunque al di là delle imposizioni, inevitabili ma non incoercibili.&lt;br /&gt;Quanto questo possa esser vero in un ambito intrigante come quello della riflessione filosofica, è fuor di dubbio; quanto invece sia necessario e imprescindibile - e il libro si presta anche ad una lettura trasversale di questo tipo - per la letteratura e la teoria che la accompagna, è importante sottolineare, per comprendere l'aspetto stimolante della meditazione del pensatore.&lt;br /&gt;Una scheda sul volume di Giorgio Agamben si trova a &lt;a href="http://www.bollatiboringhieri.it/scheda.php?codice=9788833918587"&gt;questa pagina&lt;/a&gt; dell'editore, che è Bollati Boringhieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-6451742959319006553?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/6451742959319006553/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=6451742959319006553" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/6451742959319006553?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/6451742959319006553?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/05/signatura-rerum-sul-metodo-di-giorgio.html" title="&quot;Signatura rerum. Sul metodo&quot; di Giorgio Agamben" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://bp0.blogger.com/_OSVIP_IC_6U/SCR3F9fPBDI/AAAAAAAAACc/z6zSI5mjR3M/s72-c/Signatura+rerum_Agamben.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkYBSXo_cCp7ImA9WxZaGEU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-1589189970669470558</id><published>2008-05-04T08:21:00.005+02:00</published><updated>2008-05-04T08:55:58.448+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-05-04T08:55:58.448+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Filosofia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Letteratura" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Diritto" /><title>"La cosa più importante è adesso dimostrare che si tratta di un uomo"</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le parole di Rudolf Meyer, che è il difensore di Joseph Fritzl - l'austriaco che ha avuto sette figli dall'incesto con la figlia Elizabeth, tenuta segregata in cantina per quasi un quarto di secolo assieme alla crescente famiglia - suonano come una sorta di conferma di come la letteratura e la filosofia possano anticipare, forse comprendere, il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Male&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;A sentire queste parole viene da pensare ad un uso strumentale del concetto di "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;banalità del male&lt;/span&gt;", che è stato uno degli artifici interpretativi di Hannah Arendt per avvicinare e comprendere lo sterminio di massa degli Ebrei nella Seconda Guerra Mondiale e le torture sistematiche dentro i campi di concentramento - e per comprendere le reazioni a processo degli ufficiali che avevano perpetrato quel &lt;span style="font-style: italic;"&gt;male&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Ma ancor più viene da pensare al caso Moosburger raccontato da Robert Musil nella prima parte de &lt;span style="font-style: italic;"&gt;L'uomo senza qualità&lt;/span&gt;: non si comprende la ferocia con cui l'imputato accoltella le sue vittime, ma nemmeno quella che dimostra nei confronti di sé stesso durante gli interrogatori e le deposizioni - anzi pare che ve ne sia più in questi ultimi casi, che non durante gli omicidi.&lt;br /&gt;Il romanziere indaga i pensieri del protagonista e quelli dell'opinione pubblica austriaca "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;imperial-regia&lt;/span&gt;" di Kakania, e quando torna a parlare di Moosburger descrivendo anche le reazioni di una amante del protagonista, Bonadea, pure in questa occasione mostra l'insensatezza del processo, la strampalata e tragica difesa di un'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;idea&lt;/span&gt; di colpevolezza fatta dall'imputato stesso per sé medesimo, l'inutilità del patibolo perchè inadeguato a colpire quel &lt;span style="font-style: italic;"&gt;male&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Fritzl pare ancor più banale di Moosburger, meno cupamente fiero - tanto più crudele.&lt;br /&gt;Eppure la letteratura e la filosofia riescono a dare il segno di come non sia  - seguendo Goethe - il colore nero a tingere l'oscurità, quanto la mancanza di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;luce&lt;/span&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-1589189970669470558?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/1589189970669470558/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=1589189970669470558" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/1589189970669470558?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/1589189970669470558?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/05/la-cosa-pi-importante-adesso-dimostrare.html" title="&quot;La cosa più importante è adesso dimostrare che si tratta di un uomo&quot;" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkQFQn89fSp7ImA9WxZaGEk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-7144058101498010125</id><published>2008-05-03T20:19:00.002+02:00</published><updated>2008-05-03T21:51:53.165+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-05-03T21:51:53.165+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Letteratura" /><title>L'Avvocato della lingua italiana</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Signor Presidente, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le parlo brevemente, soprattutto come superstite di quell’esiguo gruppo di accademici che negli anni postbellici, con l’animosa guida di Giacomo Devoto, vide restituita all’Accademia l’impresa del Vocabolario della lingua italiana, soppressa nel 1923, e ampliate la struttura e l’efficienza della secolare istituzione.&lt;/span&gt;"&lt;br /&gt;Con queste parole Giovanni Nencioni nel 2002 salutava Carlo Azeglio Ciampi in visita all'Accademia della Crusca: con garbo parlando di un figlio che gli sarebbe - com'è logico, ma in questo caso fortunatamente - sopravvissuto, vale a dire il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vocabolario della lingua italiana&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Adesso Giovanni Nencioni, che si è spento a 96 anni stamane, magari si occuperà del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vocabolario&lt;/span&gt; lavorando a progetti e schedature per una ulteriore "custodia" della lingua italiana, lui che era per formazione e studi, avvocato, e si era laureato con Piero Calamandrei studiando diritto processuale.&lt;br /&gt;E difenderà ancora Manzoni e Verga, o Dante e Pirandello (suoi autori amati): quasi come l'altro Avvocato che l'Italia del Novecento ha avuto, Gianni Agnelli, avrebbe difeso la Fiat e avrebbe parlato, in un ultimo discorso, della Ferrari - la figlia che sarebbe sopravvissuta, quella più bisognosa di cure perchè oggetto prezioso fra i beni di famiglia.&lt;br /&gt;Come le parole del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vocabolario&lt;/span&gt;, quelle che viaggiano prima e dopo di noi, ma alle quali lasciamo un segno per l'averle amate, baciate, masticate - o magari intraviste solo una volta nella vita, ombre perdute.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-7144058101498010125?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/7144058101498010125/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=7144058101498010125" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/7144058101498010125?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/7144058101498010125?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/05/lavvocato-della-lingua-italiana.html" title="L'Avvocato della lingua italiana" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DE8MQno8fip7ImA9WxZaFk4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-5746096884822467468</id><published>2008-05-01T11:53:00.002+02:00</published><updated>2008-05-01T12:14:43.476+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-05-01T12:14:43.476+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Filosofia" /><title>La menzogna e la soddisfazione del desiderio</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come fin dall'antichità vi sono state &lt;span style="font-style: italic;"&gt;artes&lt;/span&gt; che cercavano di chiudere il limite di molti (forse, tutti) gli argomenti &lt;span style="font-style: italic;"&gt;humaniores&lt;/span&gt;, e si è passati quindi dalle arti della parola a quelle della cucina fino a quelle della guerra e a quelle della bellezza ornata dal trucco, così i secoli a noi più vicini ci hanno lasciato nuove e ardite arti - perfino contro l'arte stessa, intesa come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;techne&lt;/span&gt;, modalità di raggiungere uno scopo in maniera ordinata e riproducibile.&lt;br /&gt;Se la retorica è stata assieme alla guerra quella più affrontata, il barocco forse ha portato alle estreme conseguenze un piano logicamente ineccepibile che veniva dai Sofisti: chiudere e aprire il piano della menzogna, dedicare al "nulla contro la realtà" il valore del pieno di una realtà possibile - un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mondo possibile&lt;/span&gt;, direbbero oggi i semiologi - come se ci si trovasse davanti ad hegeliani &lt;span style="font-style: italic;"&gt;avant lettre&lt;/span&gt; che spiegano che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tutto ciò che è razionale è reale&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Eppure la menzogna, banalmente - non pretendo chissà quali profondità di pensiero - si impone nella strenuità della sua difesa, come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;altro possibile&lt;/span&gt;; se raggiunge - ovviamente con l'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;arte&lt;/span&gt; - livelli di grande coerenza architettonica, si impone come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;variante logica&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;costruzione del mondo&lt;/span&gt;. Ma quel mondo non è abitato da nessuno, se non dal desiderio.&lt;br /&gt;Allora è il coinvolgimento nel desiderio il punto di valore e forza di una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;buona menzogna&lt;/span&gt;: nulla di cinico, nulla più di cattivo (nel senso di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;prigioniero&lt;/span&gt; di un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;modo di ragionare&lt;/span&gt;) nei confronti degli ignari - questi, se non sono scaltriti, rimangono impermeabili alla menzogna &lt;span style="font-style: italic;"&gt;creativa&lt;/span&gt;: passa loro accanto, magari vive &lt;span style="font-style: italic;"&gt;dentro di loro&lt;/span&gt;, ma solo come una verità &lt;span style="font-style: italic;"&gt;spenta&lt;/span&gt;, immiserita, non &lt;span style="font-style: italic;"&gt;reattiva&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Coinvolgere nel desiderio si può quando sia possibile scandagliare il potere del sogno: non tanto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;utopia&lt;/span&gt;, costruzione &lt;span style="font-style: italic;"&gt;anche&lt;/span&gt; "politica"; ma soprattutto spiegamento di altre costruzioni che non escono dallo spazio dello spirito.&lt;br /&gt;Questo sarebbe un tardivo e inefficace elogio della letterarietà della menzogna, ma vorrebbe arrivare anche a lambire un elogio dell'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;immaginazione mistica&lt;/span&gt; di cui parlava Henri Corbin, e toccare anche la creatività matematica citata spesso da Jean Dieudonné, e una teoria della metafora come "conoscenza orizzontale del mondo" che viene da Emanuele Tesauro e arriva fino ai modelli reticolari della conoscenza che adesso informano di sé (in vario modo), le "ontologie" di cui si nutre sempre più il Web 2.0 e il già annunciato 3.0, ancor più semantico, ancor più &lt;span style="font-style: italic;"&gt;desiderabile&lt;/span&gt; e forse ancor più &lt;span style="font-style: italic;"&gt;menzognero&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-5746096884822467468?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/5746096884822467468/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=5746096884822467468" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/5746096884822467468?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/5746096884822467468?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/05/la-menzogna-e-la-soddisfazione-del.html" title="La menzogna e la soddisfazione del desiderio" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkEHQnk-fyp7ImA9WxZaFE0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-389689098948571074</id><published>2008-04-28T19:34:00.002+02:00</published><updated>2008-04-28T19:43:53.757+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-04-28T19:43:53.757+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Arte" /><title>La mostra "Luce" di Pino Pedano a Milano</title><content type="html">Pare una coincidenza, eppure questo blog è aperto da qualche giorno, e da poche settimane è stata aperta a Milano (nella chiesa di Santa Maria Annunciata) la mostra "Luce" dello scultore messinese Pino Pedano (è di Pettineo).&lt;br /&gt;Il fatto è che Pedano non è uno di quegli scultori rimasti in Sicilia a modellare il legno: la sua intelligenza e la sua inventiva l'hanno portato già dagli anni '70 del secolo scorso in tutto il mondo. Se poi si aggiunge una installazione luminosa a dialogare con i volumi in legno delle dodici sculture, e si aggiunge pure che questa "scultura di luce" è l'ultima opera dello statunitense Dan Flavin, si capisce come il fatto che la mostra sia stata voluta anche da un teologo dell'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano, non sia altro che un ulteriore tassello di eccezionalità e di importanza per l'occasione e i pensieri che vi sono dietro.&lt;br /&gt;A guardare la Rete si trovano alcune belle recensioni: io segnalo solo l'articolo a &lt;a href="http://arte.tiscali.it/scultura/articoli/08/03/luce.html"&gt;questa pagina&lt;/a&gt; e con piacere il &lt;a href="http://www.pinopedano.it/"&gt;sito personale&lt;/a&gt; del maestro Pino Pedano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-389689098948571074?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/389689098948571074/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=389689098948571074" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/389689098948571074?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/389689098948571074?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/04/la-mostra-luce-di-pino-pedano-milano.html" title="La mostra &quot;Luce&quot; di Pino Pedano a Milano" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0YCSHo7eip7ImA9WxZaFE0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-707141653014854853</id><published>2008-04-27T18:13:00.007+02:00</published><updated>2008-04-28T18:46:09.402+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-04-28T18:46:09.402+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Arte" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Poesia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Letteratura" /><title>Riflessioni su "Opfer" di Rainer Maria Rilke</title><content type="html">Nei &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Neue Gedichte&lt;/span&gt; ("Nuove Poesie") di Rainer Maria Rilke, quasi all'inizio della raccolta, si legge un componimento dal titolo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Opfer&lt;/span&gt;, che in italiano vale "offerta" o "sacrificio". Sono tredici versi.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Opfer&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;O wie blüht mein Leib aus jader Ader&lt;br /&gt;duftender, seitdem ich dich erkenn;&lt;br /&gt;sieh, ich gehe schlanker und gerader,&lt;br /&gt;und du wartest nur -: wer bist du du denn?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sieh: ich fühle, wie ich mich entferne,&lt;br /&gt;wie ich Altes, Blatt um Blatt, verlier.&lt;br /&gt;Nur dein Lächeln steht wie ein lauter Sterne&lt;br /&gt;über dir und bald auch über mir.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alles was durch meine Kinderjahre&lt;br /&gt;namenlos noch und wie Wasser glänzt,&lt;br /&gt;will ich nach dir nennen am Altare,&lt;br /&gt;der entzündet ist von deinen Haare&lt;br /&gt;und mit deinen Brüsten leicht bekränzt.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Offerta&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;O, come fiorisce il corpo mio più aulente&lt;br /&gt;da ogni vena, da quando io ti conobbi;&lt;br /&gt;ecco, vedi: più agile e diritto io vado,&lt;br /&gt;e tu soltanto aspetti - ma chi sei, dunque?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, vedi: quando mi allontano percepisco&lt;br /&gt;come io perda, a foglia a foglia, quel che fu una volta.&lt;br /&gt;Ma adesso il tuo sorriso splende più delle stelle&lt;br /&gt;su di te, e anche su di me fra un poco ancora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto quel che senza nome alcuno dai miei anni&lt;br /&gt;infantili splende ancora come l'acqua,&lt;br /&gt;a te lo dedicherò sull'altare, col tuo nome,&lt;br /&gt;l'altare che avvampa dentro la tua chioma&lt;br /&gt;e ha corona leggera fra i tuoi seni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fa pensare ad una sensibilità intessuta di ori e verde di foglie, questo componimento - ma non vi è ancora nulla delle immagini estenuate di Klimt, ad esempio. Non rimane più la suggestione di Dante Gabriel Rossetti, ma nemmeno si può ravvisare il viaggio &lt;span style="font-style: italic;"&gt;a ritroso&lt;/span&gt; di Des Esseintes - ancora non decade nulla.&lt;br /&gt;Allora questo canto potrebbe essere dedicato all'amicizia? Forse, potremmo pensare ad un ultimo guizzo di Hölderlin rivissuto dal boemo Rilke - eppure viene un ricordo di Musil, di un brano dall'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Uomo senza qualità&lt;/span&gt;:&lt;br /&gt;"Ulrich non aveva mai potuto soffrire quel piano a coda sempre aperto che digrignava i denti, quell'idolo dal muso schiacciato e dalle gambe corte, quell'incrocio fra un bassotto e un mastino che dominava la vita dei suoi amici e persino i dipinti alle pareti e le linee scarne e affusolate dei mobili d'arte; anche il fatto che non avevano domestica ma soltanto una donna a mezzo servizio per cucinare e scopare rientrava nel quadro. Fuori delle finestre i vigneti salivano con gruppi di vecchi alberi e casette sbilenche verso i turgidi boschi, ma vicino tutto era spoglio, disorganico, isolato e corroso come accade dove le periferie delle grandi città si spingono dentro la campagna. Fra le scabre adiacenze e l'amabile paesaggio lontano, lo strumento tendeva il suo arco; lucido e nero, scagliava fuori di quelle pareti colonne infuocate di dolcezza ed eroismo che, ridotte a impalpabile cenere di suoni, poche centinaia di passi più in là cadevano al suolo senza fra l'altro raggiungere la collina di pinastri, con l'osteria a metà strada del bosco."&lt;br /&gt;Qui la musica del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;pianoforte&lt;/span&gt; vale per gli &lt;span style="font-style: italic;"&gt;anni di giovinezza&lt;/span&gt; della poesia di Rilke: solo quel che rimane può essere dedicato all'amata sull'altare dell'Amore - e questo ormai è poco, perchè "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;non giunge&lt;/span&gt;" a farsi sentire dalla società (l'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;osteria&lt;/span&gt;). La ragione è che non &lt;span style="font-style: italic;"&gt;brilla&lt;/span&gt; più come l'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;acqua&lt;/span&gt;, e ha invece accumulato dentro di sé la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;cenere&lt;/span&gt;: è l'amata a far divampare l'altare, non certo il fuoco alimentato dai sacrifici che vi si pongono.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-707141653014854853?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/707141653014854853/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=707141653014854853" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/707141653014854853?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/707141653014854853?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/04/riflessioni-su-opfer-di-rainer-maria.html" title="Riflessioni su &quot;Opfer&quot; di Rainer Maria Rilke" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0YDRXc6cSp7ImA9WxZaEkU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-3910319880456863676.post-3760470915635580749</id><published>2008-04-26T19:38:00.004+02:00</published><updated>2008-04-27T10:32:54.919+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-04-27T10:32:54.919+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Filosofia" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Educazione" /><title>Educare, Formare, Costruire</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Uno dei saggi/conferenza del secondo dopoguerra di Martin Heidegger si intitola "Costruire, abitare, pensare" (l'anno è il 1951) - la tesi è quella che vi sia un rapporto ben più profondo, per l'uomo, che quello di costruire &lt;span style="font-style: italic;"&gt;per&lt;/span&gt; abitare; quello cioè che le forme usate e prodotte dall'uomo per  "abitare" siano anzitutto un riflesso di strutture di pensiero e di adattamento alla vita &lt;span&gt;"&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;sul&lt;/span&gt;&lt;span&gt;"&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;mondo e "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;nel&lt;/span&gt;&lt;span&gt;"&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;mondo, quindi dell'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Essere-nel-mondo&lt;/span&gt;, che è uno dei temi fondanti della filosofia di Heidegger.&lt;br /&gt;Col mio titolo non voglio affatto scimmiottare la terna sapiente del pensatore tedesco, né voglio cercare di proporre chissà quale novità: mi sono sentito stimolato da un metodo di analisi e riflessione che però viene proprio da Heidegger e prima di lui da una lunga e vivace tradizione italiana che fa capo a Giambattista Vico, e conduce poi a Nietzsche e ad un contemporaneo affascinante di Heidegger come Carl Schmidt - quella di riscoprire percorsi di pensiero attraverso la "storia delle parole", che è un connubio di etimologia, storia della lingua e archeologia del pensiero.&lt;br /&gt;Allora, pensando il campo di significati della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;educazione&lt;/span&gt; (scolastica e non), saltano prontamente all'attenzione almeno tre termini.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Educare&lt;/span&gt;, che significa alla lettera "condurre fuori" rispetto ad uno spazio già dato - viene dal latino "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ex-ducere&lt;/span&gt;": è la forma più primitiva (nel senso dell'evoluzione e del tempo dell'azione) del rapporto che lega un maestro ad un discepolo. Si educa qualcuno alle regole di comportamento, a quelle di sopravvivenza come a quelle della scrittura o del calcolo.&lt;br /&gt;Eppure solo su questo si può cercare di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;formare&lt;/span&gt; una persona: si modella il carattere e il corpo con degli esercizi, con delle pratiche, si fortificano i risultati con delle abitudini e si favoriscono già delle tendenze a modellarsi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;da soli&lt;/span&gt;, secondo le proprie curiosità.&lt;br /&gt;Ecco perchè l'ultimo concetto, quello di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;costruire&lt;/span&gt; - come fosse un'architettura - una persona, ha un valido rappresentante nel termine tedesco &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bildung&lt;/span&gt;, che viene da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bild&lt;/span&gt;, l' "immagine". A cercare su un dizionario bilingue si vede la traduzione come "erudizione, cultura", edè una cosa che riguarda appunto il fatto di non essere grezzi - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;rudi&lt;/span&gt;, da cui appunto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ex-rudire&lt;/span&gt;, e l'italiano &lt;span style="font-style: italic;"&gt;erudizione&lt;/span&gt;. Ma il non essere &lt;span style="font-style: italic;"&gt;grezzi&lt;/span&gt;, non appartenere al &lt;span style="font-style: italic;"&gt;gregge&lt;/span&gt; di chi non si distingue perchè non ha &lt;span style="font-style: italic;"&gt;immagine&lt;/span&gt;, è proprio il fine che si dovrebbe attendere quando ci si &lt;span style="font-style: italic;"&gt;forma&lt;/span&gt; e ci si &lt;span style="font-style: italic;"&gt;educa&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3910319880456863676-3760470915635580749?l=lalucedellecose.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/feeds/3760470915635580749/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3910319880456863676&amp;postID=3760470915635580749" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/3760470915635580749?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/3910319880456863676/posts/default/3760470915635580749?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://lalucedellecose.blogspot.com/2008/04/educare-formare-costruire.html" title="Educare, Formare, Costruire" /><author><name>Tommaso Cimino</name><uri>https://profiles.google.com/104426448375202647321</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="32" src="//lh5.googleusercontent.com/-26qcdpbQCsI/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAJc/8XAKbiOdeRs/s512-c/photo.jpg" /></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>

