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	<title>La Versione di Giampy</title>
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	<description>L&#039;ennesimo blog da non perdere</description>
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		<title>Siena vuota e senza Palio: 1944. Ricordi di Paolo Goretti.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giampiero cito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2020 09:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Radici]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per la stima che mi lega a lui, mi sono permesso di chiedere un contributo a Paolo Goretti per fare un paragone tra i giorni che stiamo vivendo con quelli che visse lui durante la Seconda Guerra Mondiale. Ci racconta di una Siena vuota e surreale, senza il Palio, passato tristemente a priorità secondaria della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Per la stima che mi lega a lui, mi sono permesso di chiedere un contributo a Paolo Goretti per fare un paragone tra i giorni che stiamo vivendo con quelli che visse lui durante la Seconda Guerra Mondiale. Ci racconta di una Siena vuota e surreale, senza il Palio, passato tristemente a priorità secondaria della vita delle persone. Grazie Paolo, sono orgoglioso di ospitarla e darle voce nel mio piccolo blog.</em></p>
<p>&#8220;L’epidemia da Covid 19, un’emergenza che molti definiscono surreale, con le conseguenze che ne derivano, riporta alla memoria di chi, come il sottoscritto, ha vissuto gli anni ormai lontani della guerra alcune analogie fra i due eventi pur nella loro apparente diversità.</p>
<p>Affacciati alla finestra, allora come oggi, vedevamo le strade sempre più deserte. Negli ultimi giorni di giugno del ‘44, la linea del fronte ormai si avvicinava sempre più. Era una cruda realtà scandita dal rombo dei cannoni francesi piazzati sulle colline di Monsindoli e dal sibilare dei proiettili che sorvolando la città andavano a schiantarsi a nord, sulla Via Cassia per ostacolare i movimenti delle truppe tedesche. Il timore che i francesi, per convincere i tedeschi a lasciare la città, decidessero di abbassare l’alzo dei cannoni era ben presente nei senesi ed in noi ragazzi la voglia di organizzare il solito palio venne meno. Ormai il solo pensiero era l’attesa dell’ingresso delle truppe alleate in città, evento che avrebbe rappresentato comunque la fine di un incubo.</p>
<p>I furti con atti di violenza da parte delle SS erano frequenti e terrorizzavano i commercianti. Ricordo ancora un brutto episodio al quale mi capitò di assistere quando alcuni tedeschi sfondarono la porta della vecchia drogheria Barblan-Riacci in Banchi di Sopra.</p>
<p>Come sta accadendo oggi, si potevano vedere, in numero crescente, saracinesche abbassate e porte di botteghe sprangate. I pochi negozi rimasti aperti, come Il <em>Piccolo Parigi</em>, un negozio di giocattoli in centro dove nel doposcuola facevo il ragazzo di bottega, ormai non avevano quasi più clienti.</p>
<p>Allora, come oggi, si vedevano solo pochi passanti frettolosi che cercavano di raggiungere il posto di lavoro o se ne tornavano a casa al termine. Sparuti gruppetti sostavano in coda davanti alle botteghe di generi alimentari per rifornirsi di quel poco che la tessera annonaria concedeva. La fame era una brutta realtà soprattutto per noi ragazzi che affrontavamo il periodo della crescita adolescenziale con una dieta priva di principi essenziali.</p>
<p>Dagli angoli erano scomparsi gli abituali crocchi di donne con la borsa della spesa che parlando ad alta voce, alla nostra maniera, facevano risuonare l’aria mettendo al corrente gli abitanti delle case circostanti sulle novità della città e del rione.</p>
<p>Nelle notti il coprifuoco rendeva la città ancor più spettrale. Spesso c’era la visita di un aereo, <em>La vedova</em>, così lo chiamavano, che sganciava spezzoni a casaccio nel centro. Uno portò via di netto la cucina di una casa davanti alla mia abitazione ed un altro, dopo aver sbattuto nel muro sotto a dove dormivo senza esplodere, andò a conficcarsi fra le pietre della Costa Larga.</p>
<p>Ascoltare oggi, nel silenzio delle strade deserte, i passi di persone che tornano a casa dopo aver riempito grandi borse in qualche supermercato riporta alla memoria il fruscio di passi che in quelle notti lontane indicava qualcuno che si muoveva furtivo nell’ombra, da un portone all’altro, trascinando enormi borse colme di generi alimentari trovati chissà come e destinati alla famiglia, oppure al mercato nero.</p>
<p>Di tanto in tanto era il risuonare sulle lastre delle scarpe ferrate dei plotoni tedeschi che rompeva quel silenzio surreale. A quello sgradevole rumore eravamo ormai abituati e quando sul finire della notte fra il 2 e il 3 luglio del ’44 i francesi entrarono in città, nella penombra fu la diversità del loro passo frusciante per le suole di caucciù, a rivelarmi, come a molti senesi la grande novità.</p>
<p>Dal 1940 in poi, nei giorni in cui avrebbe dovuto svolgersi il Palio, stringeva il cuore vedere la Piazza del Campo senza il giallo del tufo, senza palchi e con le finestre prive di arazzi. Al centro della Piazza, dove i senesi un tempo aspettavano con ansia l’uscita dei barberi dall’<em>Entrone</em>, c’era solo una grande croce rossa dipinta in campo bianco ad indicare inutilmente una città ospedaliera.</p>
<p>Era proprio nei giorni della nostra festa andata perduta, che avvertivamo maggiormente la gravità della situazione ed i pericoli che incombevano sulla città. La guerra, oltre alle tante cose belle della gioventù, ci aveva tolto, anno dopo anno, anche i maestri di tamburo e bandiera e, forse inconsciamente per evitare la depressione, noi ragazzi organizzavamo un palio posticcio da correre nei vicoli o intorno all’aiuola rotonda della Lizza tirando a sorte chi doveva fare il fantino e chi il cavallo. Ai sorteggiati per fare il cavallo legavamo in testa la <em>spennacchiera</em>di cartone colorata con le strisce di carta del Masti alle Logge del Papa, ritagliate ed incollate con farina bollita nell’acqua. Tutto era rispettato con tanto di nomina del mossiere, nomina di Capitano e <em>mangini,</em>estrazione a sorte dei cavalli e tutte le prove che si ripetevano alle ore previste fino al palio la sera del 2 luglio e del 16 agosto. Ricordo però che di anno in anno c’era sempre meno entusiasmo perché in ognuno di noi andavano aumentando i problemi familiari derivanti dalla guerra.</p>
<p>Con l’aggravarsi della situazione la Piazza divenne sempre più deserta come lo è ora. Nei giorni fra giugno e luglio del ’44 soltanto due code di persone silenziose aspettavano davanti alle cannelle della vecchia e amica Fonte Gaia il loro turno, come al tempo di Jacopo Della Quercia, con fiaschi e damigiane per rifornirsi di acqua dopo che era stata interrotta l’erogazione dell’acquedotto <em>del Vivo</em>. Qualche gruppetto sostava di fronte alle poche friggitorie ancora aperte in città nell’attesa di riempire lo stomaco di polenta fatta con farina di castagne, poco nutriente, ma che saziava a buon mercato.</p>
<p>Finalmente arrivò il 3 luglio e fu un giorno indimenticabile nel quale tornammo a vivere con un’esplosione di gioia che ci portò tutti nella Piazza del Campo strapiena come per il Palio, che tanto ci mancava. Con le bandiere delle Contrade che tornavano finalmente a sventolare sul Campo quel giorno fu per molti di noi come festeggiare un Palio vinto.</p>
<p>Così sarà anche in questa attuale, triste evenienza. Riusciremo a vincerlo questo palio anomalo pure se siamo costretti ad affrontare con pazienza sacrifici necessari, ma che permetteranno di evitare danni, o quantomeno a limitarli. Lo vinceremo e torneremo a vedere le nostre strade riempirsi nuovamente come in quel lontano mattino di luglio. Allora il Covid 19 sarà solo un ricordo e tutto tornerà come prima.&#8221;</p>
<p>Paolo Goretti</p>
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		<title>RicciaRally su Netflix</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giampiero cito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Dec 2019 12:27:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Netflix è riuscita dove secoli di storia hanno fallito: unire in dieci secondi Siena e Firenze. Neanche Farinata degli Uberti poteva pensare che, un giorno, un regista che amava gli stanti più che i dialoghi, avrebbe appianato la secolare distanza tra le due città più belle del mondo. In barba all’Anas, che ci aveva regalato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Netflix è riuscita dove secoli di storia hanno fallito: unire in dieci secondi Siena e Firenze.</p>
<p>Neanche Farinata degli Uberti poteva pensare che, un giorno, un regista che amava gli stanti più che i dialoghi, avrebbe appianato la secolare distanza tra le due città più belle del mondo. In barba all’Anas, che ci aveva regalato una Siena-Firenze bucherellata, con gli autovelox spenti perché le foto alle targhe vengono mosse, da quanto si balla. In barba al Train, che nella tratta medesima in pullman ci delizia con esalazioni ascellari e scossoni emorroidei. In barba alle Ferrovie dello Stato, che ci hanno convinto che, per un senese, è più facile andare a vedere la cupola di Michelangelo, di quella del Brunelleschi.</p>
<p>In barba a tutti quelli che il 4 di settembre vanno a commemorare Monteaperti, come se alla fine si fosse vinto noi. In barba a quelli che cantano “Violamerda”, che non ho ancora capito perché la Carignani non li abbia già denunciati.</p>
<p>So’ arrivati gli americani, con una macchina verde pisello: si so’ buttati giù per la Costa di Sant’Antonio, che il mi babbo è sceso di casa per vedere se si erano fatti male; hanno fatto un friso alla colonna del Ponte di Romana con un’Audi che a me mi ci vogliono dieci anni per compralla; hanno sgommato in Piazza del Campo che nemmeno la Millemiglia. E noi abbiamo pensato: “vedrai che quando lo vedono a Gnu Yorke questo filme, tocca mettere in affitto anche la casa del mi&#8217; zio, da quanta gente verrà a trovarci!”.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Invece niente:<span class="Apple-converted-space"> </span>gli hanno fatto pensà che Siena sia una Piazza di Firenze. Si, vabbè, è vero che sul Comune ci hanno lasciato le palle de’ Medici, però che palle!!!!</p>
<p>Io i filme con gli inseguimenti non li guardo. Però nemmeno mi ci arrabbio più di tanto. Al giorno di oggi le polemiche durano quanto lo stianto di un petardo. Le sgommate lasciano il tempo che trovano. Basta che piova. E qui piove spesso, spesso negli ultimi tempi. E poi che gli americani la geografia non la conoscono, si sapeva. Quello che mi fa arrabbiare è che tutte le volte ci si spera, noi di Siena, che sia vero quello che si canta quando si dice che siamo centomila volte meglio di tutti. Ragazzi, non ci illudiamo, siamo belli ma chi ci guarda non lo sa mica chi siamo, quanto litighiamo, quanta passione ci mettiamo nel farci male da soli. Ragionateci, anche se alla fine è un po&#8217; come mangiare dei ricciarelli fatti con le mandorle amare: voi vi lamentate che questo Blockbuster sia un’americanata, che non si possa raccontare che se esci a tutto fuoco da Provenzano, poi ti ritrovi in Piazza della Signoria. Ma non c’è niente di più falso, signore e signori. Avete visto quei turisti americani che vengono a vedere Piazza del Campo, il Duomo da fuori e il vostro museo di Contrada per pigliare il fazzoletto? Ecco, restano diciotto secondi, passano da Piazza, fanno una sgommata, Facciatone, du’stianti e poi vanno a Firenze. Proprio come nel film di Nefflics: un morsino al panforte e una bella scorpacciata di lampredotto. Perché di battaglie contro Firenze, noi s&#8217;è vinto solo a Monteaperti, cari belli.</p>
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		<title>&#8220;SCIOGLIETE I CANI!!!&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giampiero cito]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2018 22:07:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Monsters & Co]]></category>
		<category><![CDATA[animalisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Sciogliete i cani!&#8221;, strillò @puzzola78, insegnante di pilates di Desenzano sul Garda al passaggio della prima gazzella della Polizia. Il segnale condiviso sul gruppo WhatsApp era effettivamente di sferrare l&#8217;attacco finale a quegli assassini del sud della Toscana, mangiatori di finocchiona, non appena fosse transitato di lì il primo animale; e la gazzella rientrava a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Sciogliete i cani!&#8221;, strillò @puzzola78, insegnante di pilates di Desenzano sul Garda al passaggio della prima gazzella della Polizia. Il segnale condiviso sul gruppo WhatsApp era effettivamente di sferrare l&#8217;attacco finale a quegli assassini del sud della Toscana, mangiatori di finocchiona, non appena fosse transitato di lì il primo animale; e la gazzella rientrava a pieno titolo nel novero. Liberó il suo fox terrier anche @bombo81, disoccupata di Vigevano che, dall&#8217;alto dei suoi 122 kg, ottenuti tutti senza addentare neanche un pezzettino di carne o pesce, o latticini, o uova, emise un peto alla soia che fece da corno di battaglia.<br />
Tutta la prima linea aprì all&#8217;unisono i moschettoni dei guinzagli. I primi a cadere da eroi furono i due vecchi levrieri da corsa abbandonati che @ghiozzo90 aveva preso al canile di Pescasseroli; velocissimi ma ormai privi della vista, data l&#8217;etá, attraversarono Pescaia e furono travolti dall&#8217;ape Piaggio del Sig. Rabagliati Remo, di professione trombaio.<br />
Alla vista di quella misdea, gli altri cani esitarono. Tutti eccetto Marco, il pit bull di @squotty84 che arpionò il collo sciaguattandolo, il carlino della Sig.rina Varetti di anni 57, che cadde a terra colpita da malore.<br />
&#8220;Caricate!&#8221; gridò dentro il megafono il leader spirituale che aveva promesso sfracelli. Tutti obbedirono inserendo l&#8217;apposito sacchetto di plastica compostabile all&#8217;interno della paletta per raccogliere le deiezioni del proprio migliore amico; presero da terra stronzi di cane e uno esclamò: &#8220;Toh, chi si rivede&#8230;&#8221;. L&#8217;aveva confuso con un manifestante di cui si erano perso le tracce pochi mesi prima, dopo l&#8217;ultima bravata.<br />
I cani avevano ormai perso il loro assetto da guerra. Un cocker stava annusando un lampione, un Labrador obeso si stava rotolando nella brina per lavarsi il pelo, un barboncino stava razzolando in un&#8217;aiuola vicino all&#8217;autolavaggio dove riuscì perfino a trovare uno scorsone di 340 grammi. Una manifestante, in lacrime, tentò di calare l&#8217;asso e scatenò il suo temibile furetto, che girò le spalle e si perse tra gli alberi vicino al campo scuola. Oggi vive con una scoiattola e sono in procinto di trasfersi in centro, nei pressi dello stadio.<br />
Una signora, con in mano uno striscione, si avvicinò all&#8217;organizzatore e, con erre moscia e accento trentino, chiese di scrivere perlomeno su Facebook, che avevano messo la città a soqquadro e che la missione era compiuta.<br />
&#8220;Come si scrive soqquadro?&#8221; domandò il capo.<br />
&#8220;Con l&#8217; apostrofo prima della kappa!&#8221; Io apostrofò sicuro uno dalla seconda e ultima fila.</p>
<p>&#8220;Vabbene, è andata. Torneremo più tanti e più incazzati.&#8221;<br />
&#8220;Dove abbiamo parcheggiato il pulmino?&#8221;<br />
&#8220;A Porta Ovile&#8221;<br />
&#8220;Forza allora, ci devono essere degli agnellini in pericolo&#8230;&#8221;</p>
<p>Nel frattempo, poche decine di metri sopra le loro teste, dentro le mura di quella città, un popolo antico continuava pacificamente a giocare a farsi la guerra. Litigando, come sempre, su tutto.</p>
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		<title>Il Palio &#8220;attaccato&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giampiero cito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2018 11:12:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Radici]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[palio]]></category>
		<category><![CDATA[radici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2000 mi sono laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena con una tesi dal titolo “Il Palio Attaccato” (relatore Maurizio Boldrini, correlatore Omar Calabrese).  A Siena “attaccare il Palio” significa averlo vinto e appeso a una delle pareti del proprio Museo di Contrada. Ma vuol dire anche scatenarsi dall’esterno contro la Festa, con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nel 2000 mi sono laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena con una tesi dal titolo “Il Palio Attaccato” (relatore Maurizio Boldrini, correlatore Omar Calabrese).  A Siena “attaccare il Palio” significa averlo vinto e appeso a una delle pareti del proprio Museo di Contrada. Ma vuol dire anche scatenarsi dall’esterno contro la Festa, con la volontà di screditarla e danneggiarla. Sono passati quasi 20 anni da quel mio studio che provava a capire e dare un senso al perché molti ce l’abbiano con noi. Se avete voglia, vi lascio qui sotto un brano di quel lavoro che in questi giorni sono andato a rileggermi con piacere.</em></p>
<p><strong><i>IL &#8220;DENTRO&#8221; ED IL &#8220;FUORI&#8221;</i></strong></p>
<p>Il Palio ha due prospettive dalle quali può essere guardato e vissuto: il “dentro” ed il “fuori”.<span class="Apple-converted-space">  </span>Una visione profonda, contrapposta ad una visione superficiale della Festa e dei suoi significati.</p>
<p>Prima di andare ad esaminare i due gruppi contrapposti nel dibattito riguardante la morte dei cavalli nel Palio, ognuno dei quali fa propria una delle due prospettive (difensori del Palio/dentro vs detrattori del Palio/fuori), vale la pena di soffermarsi ad analizzare il Palio stesso nella sua essenza. Da qui si troveranno, poi, svariate attinenze che serviranno a capire meglio le cause sia degli attacchi che della difesa del Palio.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>In ognuna delle scadenze e dei rituali della Festa senese, domina la coppia oppositiva dentro/fuori. Il Palio è una manifestazione che si svolge essenzialmente all’aperto, tuttavia, le fasi più salienti ed importanti di essa trovano la loro conclusione all’interno, in luoghi chiusi. La carriera stessa, le prove, il Corteo Storico, sono tutti elementi della Festa che trovano la loro espressione e il loro svolgimento di fronte a tutta la cittadinanza, sono le parti conclusive di svariati procedimenti che hanno, però, una preparazione ben più complessa. Questa preparazione si svolge, appunto, al chiuso, di fronte a pochi, se non pochissimi attori.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Tutte le pratiche di estrazione e di selezione legate alla sorte, vengono effettuate all’interno dei locali del Palazzo Comunale in presenza esclusiva dei Capitani e del Sindaco: l’estrazione delle Contrade e la scelta dei dieci cavalli che lo correranno. Per quanto riguarda l’assegnazione dei cavalli, essa viene effettuata in Piazza del Campo di fronte ai popoli delle varie Contrade ma, Sindaco e Capitani, si trovano su di un palco ben racchiuso da ringhiere e dietro ad una staccionata che nessuno può scavalcare: la fortuna è dentro ad una gabbia che nessuno che non sia autorizzato può aprire.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Questi elementi servono a testimoniare il fatto che il Palio è una Festa che trova la maggior parte del suo svolgimento all’interno; fatto che, se a prima vista può sembrare del tutto irrilevante, in realtà assume una valenza semantica notevole per poter capire il motivo di come mai la popolazione senese sia così restia ad accettare un confronto con chi, dall’esterno, voglia interferire con lo svolgimento del Palio.</p>
<p>Anche la scelta della Piazza del Campo come luogo deputato ad ospitare la corsa non è del tutto casuale. Il Campo, oltre ad essere la piazza più grande della Città, assume anche, per la sua forma e per la sua posizione, un significato particolare che non deve essere sottovalutato. La forma della pista è per lo più trapezoidale ma, per comodità interpretativa, la definiremo circolare. Questo significa che, in essa, inizio e fine coincidono e si sovrappongono. Il Palio non è altro che un ritorno. Un ritorno che si ripete per tre volte consecutive nello stesso punto della Piazza e un ritorno che si ripete per due volte ogni anno nello stesso punto della Città. Per esattezza, nel centro della Città. Al momento del Palio, Siena implode verso il suo punto più interno cercando di andare ad interiorizzare una tradizione e un rituale che è proprio della parte più profonda e antica della Città stessa.</p>
<p>“Il punto focale della corsa è dunque per intero proprio nel centro della Città, che è, per definizione, il punto più lontano dal mondo circostante” (Alessandro Falassi e Alan Dundes; La Terra in Piazza 1975).</p>
<p>Questa è la vera essenza del Palio alla Tonda che viene corso in presenza dei cittadini senesi nel punto più distante dalla non-senesità. E’ anche per questo che molti senesi non vedono di buon occhio la presenza di telecamere (e telefonini) che veicolano le immagini del Palio al di “fuori”.</p>
<p>La dicotomia dentro/fuori si esplica anche nella platea di spettatori che assiste al Palio. Gli spettatori nella Piazza si trovano racchiusi all’interno di essa dal momento che la pista viene delimitata con una serie di “steccati” che la separano dal luogo in cui si trova la folla. Il pubblico può anche guardare la corsa dai “palchi”, una serie di gradinate posticce di legno che vengono disposte intorno alla pista nei giorni precedenti al Palio.</p>
<p>In questo modo, sia chi si trova all’interno della Piazza, sia chi rimane sui palchi, non ha la possibilità di interferire con l’esito della corsa. La corsa è il “dentro” e il pubblico è il “fuori”.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Nel momento in cui viene chiusa l’ultima entrata alla Piazza prima del Palio, nessuno potrà entrare o uscire dal Campo fino a dopo la corsa.</p>
<p>Tutti questi elementi confermano e avvalorano l’ipotesi che anche nell’interpretazione di tutta la Festa ci possano essere due punti di osservazione: uno interno e uno esterno.</p>
<p>Il punto di vista interno è quello di coloro che, pur non essendo necessariamente senesi, sono entrati in profondità nello spirito del Palio e hanno cercato di comprenderlo in ognuna delle sue innumerevoli sfaccettature.</p>
<p>Il punto di vista esterno, invece, è quello di coloro che, non essendo entrati in contatto con la vita e con il substrato culturale che fa da humus per tutta la Festa, hanno mantenuto una visione essenzialmente superficiale di essa.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Tra i due modi di vedere il Palio non può che esserci incomprensione e scontro. I due gruppi vanno quindi a formare due realtà ben distinte tra loro. Non è azzardato arrivare a definirli “due culture altre”.</p>
<p>Dallo scontro di due culture altre è frequente il verificarsi la nascita di pregiudizi e stereotipi che non fanno altro che aumentare il rischio di un vero e proprio conflitto tra i due gruppi.</p>
<p>“Da un punto di vista etimologico il termine pregiudizio indica un giudizio precedente all’esperienza, vale a dire un giudizio espresso in assenza di dati sufficienti. Proprio per tale carenza di validazione empirica, il pre-giudizio viene di solito considerato anche come un giudizio errato” <i>(Bruno Mazzara; Stereotipi e pregiudizi, 1997</i>).</p>
<p>Non conoscere la cultura dell’altro, come avviene nel caso di una visione fugace del Palio di Siena che si può trovare in rete o in tv, porta ad attribuire dei giudizi derivati da preconcetti che, nella maggior parte dei casi si rivelano errati. Ma non sono soltanto i pregiudizi negativi a danneggiare la correttezza dell’interpretazione della Festa, anche da parte di coloro che hanno una visione interna, e quindi ben più profonda, di quelle che sono le chiavi interpretative della manifestazione, si possono scatenare dei pregiudizi positivi che danneggiano l’immagine del Palio.</p>
<p>“Forse i pregiudizi positivi sono altrettanto numerosi e forti di quelli negativi, d’altro canto il pregiudizio negativo è spesso complementare a un pregiudizio positivo nel senso che, ad esempio, la considerazione negativa di gruppi diversi dal proprio si basa su una considerazione esageratamente positiva di quello al quale si appartiene” <i>(Bruno Mazzara; Stereotipi e pregiudizi, 1997).</i></p>
<p>Questo porta, senz’altro, ad avere una visione distorta di quella che è la realtà. L’autoesaltazione e il convincimento che “tanto s’ha ragione noi” non può fare altro che minare l’immagine di una manifestazione che, già di per sé, corre dei pesanti rischi da un punto di vista di proiezione della propria essenza al di fuori della Città.</p>
<p><i></i><strong>SIENA E IL MONDO. DUE REALTA&#8217; UGUALI E DISTINTE.</strong></p>
<p>La città di Siena è perfettamente integrata all’interno di una realtà sociale come quella italiana. A dimostrazione di questo si può portare, come elemento provante, il fatto che Siena si è più volte distinta tra le altre provincie d’Italia classificandosi ai primi posti per quanto riguarda la qualità della vita, nelle statistiche stilate dai principali quotidiani economici nazionali <i>(Il Sole 24 Ore, Italia Oggi)</i>. Nonostante questo, tuttavia, all’interno della Città si viene a creare, durante i giorni del Palio, un <i>“non-mondo”</i> o, per meglio dire, un <i>“mondo altro”</i> rispetto a quello che investe i ritmi della vita senese di tutto l’anno. Le strade assumono dimensioni diverse e diversi significati rispetto a quelli assunti normalmente. Le vie diventano linee di demarcazione di territori invalicabili. Il confine assume una valenza precisa. Siena si trasforma, in questo modo, in uno spettacolare campo di battaglia, o forse sarebbe più giusto dire in una scacchiera, sulla quale gli stessi senesi assumono al tempo stesso il ruolo di pedine e di giocatori di questo grande gioco che si sovrappone alla vita di tutti i giorni. Il medico, l&#8217;impiegato di banca, lo studente, diventano improvvisamente il Capitano, il Mangino, il Barbaresco.<span class="Apple-converted-space">  </span>O sarebbe più giusto dire, lo sono sempre stati nel corso dell’anno, ma hanno finto di non esserlo recitando la parte di persone che vivono in una società perfettamente integrata con il contesto sociale del Paese. Il Palio si delinea quindi come uno straordinario “gioco di ruolo” nel quale è impossibile spogliarsi completamente dei panni del contradaiolo. La Contrada è un’appartenenza, è inscritta nel patrimonio genetico di un senese e non si può fare niente per sottrarvisi. Uno sguardo sul Palio non può considerarsi approfondito se non parte dall’analisi di queste premesse.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Non è detto, tuttavia, che soltanto chi è nato a Siena e che ha vissuto la Contrada fino dal momento della nascita possa comprendere e condividere lo spirito del Palio. Uno spirito che non si esplica solamente durante i giorni della Festa ma che pervade la Città in ogni stagione dell&#8217;anno.</p>
<p>Avvicinarsi alla cultura paliesca e senese è come avvicinarsi ad una cultura completamente anomala rispetto al modo di pensare che caratterizza la società italiana, e occidentale in genere. Per questo motivo mi sembra possibile fare un raffronto con alcune teorie antropologiche che prendono in esame il problema dell’alterità tra due culture diverse tra loro.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Per chi guarda il Palio dal “di fuori” esistono due modi per accostarsi all’universo della cultura senese di cui il Palio è l’espressione più evidente: il “giro lungo” e il “giro breve”<i> (Francesco Remotti; Noi primitivi, 1990)</i>.</p>
<p><strong>Il giro breve:</strong> è un contatto fugace e superficiale con la cultura altra. In questo tipo di contatto l’osservatore si limita a prendere in esame gli elementi più facilmente individuabili della cultura diversa dalla propria tralasciandone i significati profondi. Da questo tipo di rapporto scaturiscono, solitamente, pregiudizi e intolleranze tra due culture che non fanno niente per capirsi vicendevolmente. <i>(es. “E’ morto un cavallo, allora i senesi devono per forza essere degli assassini che maltrattano gli animali”)</i></p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span><strong>Il giro lungo:</strong> è un contatto profondo con l’altra cultura. In esso il visitatore abbandona i giudizi a priori sull’altro cercando di addentrarsi in quelli che sono i significati nascosti dietro ai gesti più semplici e banali che un appartenente all’altra cultura compie. In questo modo il visitatore ha modo di osservare e comprendere in profondità l’altra cultura. Da questa comprensione derivano due vantaggi: a) l’osservatore ripensa se stesso e la propria cultura; b) l’osservatore arricchisce la cultura altra con giudizi critici e non stereotipati su di essa.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La brevità o la lunghezza del “giro” compiuto dall’osservatore del Palio, non deve essere intesa da un punto di vista strettamente quantitativo: non si misura in giorni, ore o minuti. Non è la durata temporale di un viaggio, infatti, che ne determina la profondità e la ricchezza culturale (sebbene la durata della permanenza possa aiutare a rendere più approfondita la conoscenza di una cultura diversa dalla propria); la lunghezza del giro riguarda, piuttosto, la conoscenza che si desidera approfondire di un evento o di una manifestazione, di cosa c’è “dentro”.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><em>Che è molto più, anche se sembra impossibile, di quello che si può vedere restando soltanto un minuto e mezzo a guardare quello che si vede “fuori”, magari attraverso una ripresa rubata con un telefonino.</em></p>
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		<title>Il Palio co’ Santi? Straordinario!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giampiero cito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Sep 2018 21:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Radici]]></category>
		<category><![CDATA[metafore]]></category>
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		<category><![CDATA[palio straordinario 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno dei dolci dell’autunno a Siena è anche quello che, secondo me, è il dolce più buono di Siena. Tra poco, se Dio vuole, ci butteremo a capofitto verso la stagione più bella (quella dove le ansie del Palio sono archiviate), e mangeremo il pan co’ santi a manciate. Però, pare che quest’anno, insieme al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei dolci dell’autunno a Siena è anche quello che, secondo me, è il dolce più buono di Siena. Tra poco, se Dio vuole, ci butteremo a capofitto verso la stagione più bella (quella dove le ansie del Palio sono archiviate), e mangeremo il pan co’ santi a manciate. Però, pare che quest’anno, insieme al pan co’ santi, ci sarà anche il Palio. E questo sarebbe davvero straordinario. Per me, l’ho già detto, con il pan co’ santi non c’è corsa. E’ meglio dei cavallucci, del panforte e dei ricciarelli; meglio di un bombolone, meglio delle frittelle del Savelli, meglio dei cenci (anche se c’è gente come me che di cenci non ne mangia uno da 26 anni). E’ qualche giorno che penso a come sarebbe mangiare il mio dolce preferito per la Cena della Prova Generale e allora ho ragionato su una cosa: non avevo mai pensato che fondamentalmente il Pan co’ santi e il Palio hanno gli stessi ingredienti e sono fatti della stessa pasta. Entrambi durano quattro giorni, entrambi sono contemporaneamente dolci e salati ma né il dolce, né il salato prevalgono. E se speri di trovare un pan co’ santi a garbo in un forno di Fucecchio, di Asti o Legnano, non c’hai capito niente.</p>
<p>C’è la <strong>farina</strong>, che siamo tutti noi senesi che riempiamo la piazza e ci impastiamo l’uno con l’altro, con l’<strong>acqua</strong>, che di solito per il Palio non manca mai (figuriamoci ad ottobre) impastando soprattutto sul finire della giornata. Come la farina siamo raffinati, alcuni integrali (anzi integralisti), qualche soggetto ha un cervello di tipo zero e qualcuno addirittura doppio zero. Ma senza farina, il pan co’ santi non si fa. E nemmeno il Palio.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Poi ci sono le <strong>noci</strong> che sarebbero le Contrade e per fare un pan co’ santi ne servono almeno 10, perché senza le noci non è un pan co’ santi, è un’altra cosa, è al massimo una pagnotta con l’uvetta. L’uvetta sono i cavalli e i fantini: quelli li trovi anche ad Asti e a Legnano, basta pagare.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Lo <strong>strutto</strong> sono i soldi. Tutti fanno finta che non ce ne sia bisogno, ma se vuoi che venga qualcosa di buono, lo strutto serve. E non è proprio grasso che cola, specialmente di questi tempi.</p>
<p>C’è il <strong>lievito</strong>, che è la capacità e l’intelligenza di parlarsi, tra contradaioli della solita contrada e tra contradaioli di contrade differenti, di confrontarsi, di crescere insieme, perché il nostro dolce ha una ricetta antica, ma se non la rinnovi ogni anno, il pane non cresce e il Palio resta un ciaccino duro come un sasso.</p>
<p>C’è lo <strong>zucchero</strong>, che è la nostra passione, c’è il <strong>sale</strong> della polemica e c’è il <strong>pepe</strong> della dissacrazione, che ti spinge ad amare anche l’idea folle di un Palio da cogliere insieme ai paonazzi.</p>
<p>E poi ci sarebbe il Comune, che è il fornaio che ha in mano tutti gli ingredienti e che ha il compito di non farli bruciare.</p>
<p>E i turisti, diranno i miei piccoli lettori? I turisti sono i canditi.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Come? Nel pan co’ santi non ci sono i canditi? Vabbé, pazienza, ce ne faremo una ragione. Tanto mica c’abbiamo un albergo, no?</p>
<p>Del resto, se vuoi mangiare un dolce fuori stagione, se proprio non ce la fai a sfangare un’invernata per aspettare il cencio (che non è quello di carnevale con lo zucchero a velo sopra), se le noci non arrivano a dieci, se la farina non si assiema, se il fornaio sbaglia a gestire il forno e combina un arrosto, ci sono sempre i cantuccini, che sono da bosco e da riviera. Ecco, quelli a Fucecchio e a Castel del Piano ce li trovi sempre.</p>
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		<title>Alcune cose che nessun genitore ha il coraggio di dire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giampiero cito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Aug 2018 09:37:49 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[genitori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando metti al mondo un figliolo, avviene nella tua famiglia la rivoluzione degli status: tu che eri un figlio diventi in un secondo genitore, i tuoi genitori si trasformano in nonni e quella che era la tua compagna (o compagno), diventa un tuo collega. E come succede con la maggior parte dei colleghi, iniziate a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando metti al mondo un figliolo, avviene nella tua famiglia la rivoluzione degli status: tu che eri un figlio diventi in un secondo genitore, i tuoi genitori si trasformano in nonni e quella che era la tua compagna (o compagno), diventa un tuo collega. E come succede con la maggior parte dei colleghi, iniziate a starvi profondamente sui coglioni. I rapporti coniugali (anche tra chi non ha mai commesso l’errore di sposarsi) diventano di una falsa formalità fantozziana del tipo:<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>“Ingegnere, mi agevoli il passaggio della crema per il culo! Cortesemente!”</p>
<p>“Certo Dottoressa, ha recuperato il tappo del bibe che aveva inavvertitamente calciato sotto il fasciatoio?”<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>“Logicamente Ragioniere, le avevo chiesto di sostituire il sacco dell’arrotolamerda, ma lei ha ignorato il mio avviso!”</p>
<p>“Sono costernato Signorina, le ricordo che domattina dobbiamo recarci presso l’ambulatorio del Dott. Menghele per effettuare la trecentesima iniezione contro la pellagra.”</p>
<p>“Il richiamo dello scorbuto lo abbiamo già fatto, Geometra?”</p>
<p>“Ne abbiamo fatti otto, Dottoressa. Piuttosto il soggetto ha già esternato le proprie deiezioni nel corso della giornata corrente?”</p>
<p>“La manifesto la mia preoccupazione, in quanto sono 38 minuti che il piccolo non produce sostanze mefitiche. Questo non è normale!”</p>
<p>“Non tema, ho già avvertito l’esercito! Se tra 18 minuti non accade nulla mi hanno promesso che intervengono loro!”</p>
<p>“La cosa non mi tranquillizza affatto. Le ricordo che lei non ha ancora contattato il WWF per far recuperare il geco che si è introdotto nel nostro soggiorno!”</p>
<p>“Mi sono fatto fare un preventivo dall’ISIS per far brillare la zona giorno e mi hanno risposto che d’estate sono in ferie. Le prometto che provvederò io stesso a cacciare il rettile con un archibugio.”</p>
<p>“Si ricordi che nel corso della settimana ventura dobbiamo passare dal latte in polvere numero 346 verde a quello 687 indaco:”<br />
“Mi pareva che fosse il 894 magenta”</p>
<p>“Ne è convinto? Se ne assume la responsabilità lei? Può inviarmi una lettera dove dice che è sicuro che si tratti dell’894 magenta?”</p>
<p>“Le ho già spedito un mio orecchio per garanzia, Eccellenza!”</p>
<p>“Lei è molto gentile, Merdaccia, non vorrei risultare troppo petulante!”</p>
<p>“No, Signorina, si figuri. Senta, possiamo riparlare di quell’argomento ormai dimenticato della nostra sessualità?”<br />
“Mi sta dicendo che ha intenzione di fare un secondo figlio?”</p>
<p>“Ehemmm….mi sono appena ricordato di essermi iscritto alla Coppa Kobram per stasera. Mi rifaccio vivo io, più tardi!”</p>
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		<title>Con il tuo telefono hai ucciso la Notte del Palio</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Aug 2018 08:11:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La notte del Palio mi sono accorto di avere in tasca un’arma ancora calda e fumante: il mio telefonino che costa più di un motorino. Con quell’arma abbiamo fatto come sull’Orient Express e, tutti insieme, noi senesi, abbiamo ammazzato la Notte del Palio. Non ce ne siamo mica accorti, mica volevamo farle del male; ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La notte del Palio mi sono accorto di avere in tasca un’arma ancora calda e fumante: il mio telefonino che costa più di un motorino. Con quell’arma abbiamo fatto come sull’Orient Express e, tutti insieme, noi senesi, abbiamo ammazzato la Notte del Palio. Non ce ne siamo mica accorti, mica volevamo farle del male; ma è andata così, l’abbiamo uccisa. Abbiamo ucciso il gusto di prendersi in giro senza ostentarlo. Se l’Avversaria aveva perso ci si ingegnava per far trovare uno scherzetto studiato nottetempo da un commando di pochi arditi che, se chiappati con le mani nell’uva, rischiavano due manate fatte bene. E poi, il giorno dopo, il Priore si scervellava per capire chi era stato; e chi faceva la spia era una merda.</p>
<p>Ora no, ora ci facciamo tutti il selfie della derisione, consci del fatto che “tanto che vuoi che sia”, mica ti succederà niente. Siamo tutti eroi a bassissimo costo e a bassissima soddisfazione. Vogliamo tutti essere protagonisti senza renderci conto che così diventiamo tutti delle comparse. E forse è per questo che in comparsa non c’è più la fila per entrarci, perché lo siamo di già tutti i giorni.</p>
<p>Abbiamo ucciso il chiacchiericcio, il sussurro, il mormorio che di notte circolava su mitiche seggiolate tra gente della stessa contrada o di un’improbabile fogata al capitano ripurgato. Ora abbiamo una trentina di inquadrature che ci mostrano tutte le nostre miserie. Pensate se fosse stato possibile mettere una webcam tra i trecento di Leonida, quanta poesia avremmo perso nel vedere quello che si ringuattava dietro quell’altro, o quello che girava il culo e se ne andava via per salvare la pelle. Il Palio raccontato era epico, magari un po’ spaccone, forse un pochino bugiardo, ma ora con i nostri telefonini rischiamo di farlo diventare realmente ridicolo. “Ma l’hai visto il Vicario della Spadaforte che sbornia aveva il 14 sera? Badalo qui, te l’ho mandato su uozzap!”, “Il vicebarbaresco della Vipera ha dato una lacca al cavallo, l’ho visto su iutub!”, “O ragazzi,<span class="Apple-converted-space">  </span>ho trovato la figliola del Capitano dell’Orso su Porhub!”.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>L’abbiamo uccisa quella serie di farfalle che si liberavano nel nostro stomaco quando se ne andava l’ansia di una purga certa. Quando si correva in Piazza per vedere le pignattelle accese sopra i palazzi che si potevano vedere solo la notte del Palio. E se eri in Piazza la notte del Palio, voleva dire che era andata bene, oppure benissimo; perché se non era andata bene eri a letto. E non potevi restare tutta la notte sveglio a guardare i selfie dei tuoi amici che prendevano in giro la rivale. Eri a letto e basta.</p>
<p>Ti ricordi che c’è stato un tempo in cui avevamo le tasche più leggere e se facevamo tardi non era facile avvertire? E se non avvertivi ne buscavi. E se ne buscavi, pazienza.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>C’è stato un tempo senza telefono in tasca, e con un<span class="Apple-converted-space">  </span>gettone della SIP non si potevano scattare fotografie o fare i filmini. Era il tempo in cui eravamo giovani, e la notte del Palio, se era andata bene, si arrivava a vedere l’alba. E la si guardava dritta con gli occhi, non con un telefono in mezzo.</p>
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		<title>La terribile Legge del Mazzo di Chiavi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giampiero cito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2018 09:23:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TagliaTelling]]></category>
		<category><![CDATA[comportamenti]]></category>
		<category><![CDATA[ironia]]></category>
		<category><![CDATA[legge di murphy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stamani ho perso le chiavi di casa che ho immediatamente ritrovato nella tasca di un giubbotto che non mi mettevo da una settimana. Eppure le avevo usate anche ieri. Non credendo nei fantasmi ma essendo un profondo conoscitore delle Leggi di Murphy, mi sono appoggiato al postulato: &#8220;Se perdi un mazzo di chiavi, cercale nel posto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Stamani ho perso le chiavi di casa che ho immediatamente ritrovato nella tasca di un giubbotto che non mi mettevo da una settimana. Eppure le avevo usate anche ieri.</p>
<p>Non credendo nei fantasmi ma essendo un profondo conoscitore delle Leggi di Murphy, mi sono appoggiato al postulato: &#8220;Se perdi un mazzo di chiavi, cercale nel posto dove non sei stato negli ultimi due giorni&#8221;. Infatti ha funzionato. W Murphy.</p>
<p>Quindi ho voluto mettere nero su bianco alcuni dogmi che riguardano il rapporto tra gli essere umani e le loro chiavi di casa.</p>
<ul>
<li>Se cerchi le chiavi in una tasca, stai tranquillo che sono nella tasca opposta.</li>
<li>Se provi a fregare la legge precedente, cercando le chiavi nella tasca opposta a quella che avevi pensato, sono comunque in quella opposta.</li>
<li>Se hai in mano una borsa della spesa, le chiavi si trovano nella tasca corrispondente alla mano occupata.</li>
<li>Se hai in tasca due mazzi di chiavi, il primo che troverai sarà sempre quello che non ti serve.</li>
<li>Se hai due mani occupate e ne liberi una per cercare le chiavi in tasca, avrai di sicuro liberato la mano più lontana dalla tasca giusta.</li>
<li>Se hai le chiavi in una borsa, è molto probabile che non sia la borsa che hai preso per uscire.</li>
<li>Se mentre stai gestendo le cose che hai in mano, ti cadono le chiavi, è molto probabile che tu ti trovi esattamente sopra un tombino.</li>
<li>Di solito troverai la chiave per entrare in casa, appena dopo che la tua vescica si è svuotata nei tuoi calzoni.</li>
<li>Sedevi andare urgentemente in bagno e cerchi le chiavi, nei tuoi pantaloni raddoppieranno magicamente il numero delle tasche,</li>
<li>Di solito la chiave giusta si materializza tra le tue mani dopo almeno 6 imprecazioni.</li>
<li>Se stai cercando le chiavi in tasca aumentano le probabilità che squilli il tuo cellulare.</li>
<li>Se squilla il cellulare mentre stai cercando le chiavi, è altamente probabile che tu abbia almeno una mano occupata.</li>
<li>Se possiedi due mazzi di chiavi, quello che tocchi per primo in tasca è sempre l&#8217;altro.</li>
<li>Se esce una persona dal portone, lo farà probabilmente quando hai girato la chiave nella toppa, trascinandoti dentro con lui.</li>
</ul>
<p>W Murphy, abbasso le tasche!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.laversionedigiampy.it/2018/04/16/la-terribile-legge-del-mazzo-chiavi/">La terribile Legge del Mazzo di Chiavi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.laversionedigiampy.it">La Versione di Giampy</a>.</p>
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		<title>Mordersi la lingua: la tentazione di parlare di politica.</title>
		<link>https://www.laversionedigiampy.it/2018/02/21/parlare-politica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[giampiero cito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Feb 2018 10:47:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TagliaTelling]]></category>
		<category><![CDATA[4marzo]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[ironia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come tutti i frequentatori di Facebook anche io ho la certezza di essere più intelligente, più esperto, più furbo di tutti gli altri commentatori. Ho fatto l&#8217;errore di mordermi fino ad oggi la lingua come se fosse un chewing gum, per non parlare di politica. Ma, siccome vedo che in molti ci consegnano interessanti spunti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come tutti i frequentatori di Facebook anche io ho la certezza di essere più intelligente, più esperto, più furbo di tutti gli altri commentatori. Ho fatto l&#8217;errore di mordermi fino ad oggi la lingua come se fosse un chewing gum, per non parlare di politica. Ma, siccome vedo che in molti ci consegnano interessanti spunti di riflessione, e soprattutto visto che sta prevalendo la buona creanza sullo scontro verbale fatto di denigrazione dell&#8217;avversario, senza che nessuno abbia, fortunatamente, sentito il bisogno di ricorrere ad ideologie divisive e a morti ammazzati su cui posare una bandierina del Risiko, posso affermare, senza timore di essere smentito, che ho già maturato innumerevoli convinzioni riguardo a questa mitica campagna elettorale. Una campagna elettorale che qualcuno descrive come pessima. Per me, al contrario, è esaltante!</p>
<p>Erano anni che non si vedevano confronti televisivi tra candidati premier che si sfidano in punta di fioretto su temi come la scuola pubblica, l&#8217;occupazione giovanile, l&#8217;ambiente, la ricerca scientifica citando dati, confutando tesi, insegnandoci qualcosa, proponendo strade alternative per costruire il futuro e chiarendoci le idee su chi preferire al momento di fare il segno della croce. Perché, e anche stavolta sarà così, nessuno vorrebbe essere governato da qualcuno che non stima affatto.</p>
<p>Ho già individuato almeno tre alternative, tutte convincenti, per garantire a mio figlio un futuro fatto di certezze. E&#8217; bello vedere che un Paese come il nostro, stimato all&#8217;estero e da sempre guidato da leader rispettati per la loro autorevolezza, possa produrre così tante idee su temi come innovazione, energie rinnovabili, cultura, sociale, lavoro. Un Paese che se ne sbatte se la Nazionale non va ai Mondiali perché se vuoi passare una serata di giugno, c&#8217;è sempre un museo aperto dopo cena. Un Paese dove chi va in televisione a parlare di arte lo fa sottovoce perché un&#8217;opinione diversa dalla propria è comunque una ricchezza. E così chi parla di economia, di politica, di storia, di sport.</p>
<p>E grazie al cielo anche stavolta stiamo rispettando la nostra buona prassi, per cui l&#8217;Europa ci prende come modello e che tutti gli altri Paesi ci invidiano, di scegliere noi chi ci rappresenta in Parlamento. Avremo la maturità di mandare in Parlamento persone che si tengono tutto lo stipendio che siamo felici di dargli, perché meritato. Perché chi ha la responsabilità di governare e lo fa bene, è giusto che venga pagato bene.</p>
<p>Anche stavolta avremo un governo che durerà cinque anni, dove alla sanità c&#8217;è un luminare e ai trasporti un capostazione, e dove la politica serve ad aggiustare la coperta quando diventa troppo corta, mica a togliertela del tutto in pieno inverno, solo perché se cambia il vento, chi ha portato il pallone lo porta via con sé e addio partita.</p>
<p>Per la prima volta, dopo tanti anni ci sarà un ricambio generazionale che non sarà solo di facciata. I vecchi arnesi si faranno da parte e andranno a godersi il meritato riposo dopo tanti anni di buoni servigi nell&#8217;interesse di tutti. E la nuova classe dirigente cercherà con loro un dialogo per conservare il buono di quanto fatto nel passato senza dover ricominciare tutto da capo.</p>
<p>Il bello di questa campagna elettorale, che mi riempie il cuore di gioia, è che è impostata sulla verità, sul dirsi in faccia le cose come stanno. In questo i social stanno dando una bella mano. fornendoci ogni giorno notizie validate e provenienti da fonti autorevoli. E&#8217; stato bello, infatti, vedere che in Italia il giornalismo non ha bisogno di vestirsi da pupazzo o da Iena per andare a scoperchiare qualche fogna.</p>
<p>Il 4 marzo sarà un grande giorno. Sarà una finestra sul futuro che avrà l&#8217;odore della primavera. Un odore di buono, che ci rammenta la storia del nostro Paese, fatta di battaglie vinte grazie alla trasparenza e senza scendere mai a compromessi con gente di malaffare che suona il piano (neanche tanto piano), a quattro mani con chi ci comanda.</p>
<p>Il 4 marzo potrò smettere di mordermi la lingua.</p>
<p>W l&#8217;Italia. W i chewing gum.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>2018: Fuga dai Social Network</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giampiero cito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jan 2018 15:24:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asocial Network]]></category>
		<category><![CDATA[2018]]></category>
		<category><![CDATA[asocial]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcune ere geologiche fa, ebbi modo di parlare con un vecchio direttore creativo della Milano da Bere. Con una voce catarrosa mi disse una verità che presi come oro colato e che, con le dovute eccezioni, ho fatto mia fino all&#8217;avvento di Facebook: &#8220;quando parli con un cliente, tieniti alla larga da questi tre argomenti: la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.laversionedigiampy.it/2018/01/02/2018-fuga-dai-social-network/">2018: Fuga dai Social Network</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.laversionedigiampy.it">La Versione di Giampy</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune ere geologiche fa, ebbi modo di parlare con un vecchio direttore creativo della Milano da Bere. Con una voce catarrosa mi disse una verità che presi come oro colato e che, con le dovute eccezioni, ho fatto mia fino all&#8217;avvento di Facebook: &#8220;quando parli con un cliente, tieniti alla larga da questi tre argomenti: la politica, la religione, il calcio. Rischi di pestare una merda ogni volta che apri bocca.&#8221;</p>
<p>Aveva ragione.</p>
<p>Il problema è che, sui social, i tre argomenti di cui tutti parlano ogni giorno sono la politica, la religione e il calcio. Forse è per questo che Facebook &amp; Co sono diventati luoghi dove si litiga più che discutere, perché nessuno ha la minima voglia di spostarsi dalle proprie convinzioni, nessuno ha voglia di cambiare opinione. Così le nostre bacheche sono diventate un campo minato di cacche pestate su cui, ogni due per tre, qualcuno si fa esplodere.</p>
<p>Tra i buoni propositi del 2018 vorrei scappare da questa maledetta arena dove siamo tutti gladiatori senza averne il fisico.</p>
<p>Il 2018 sarà un anno in cui la politica sarà una quotidiana &#8220;partita a scracchi&#8221; (nel senso di gente che si sputa in faccia veleno ogni santo giorno). A livello nazionale e a livello locale, vorrei evitare di beccarmi uno sputazzo vagante in un occhio. Per cui, ci si vede a votare il giorno delle elezioni.</p>
<p>Il 2018 sarà anche l&#8217;anno in cui la religione sarà usata contro chi ci crede e anche contro a chi non ci crede.La tentazione di infilarsi in qualche polemica sarebbe forte ma figuratevi se mi voglio mettere a pensare a chi può avere ragione tra Papa Francesco e Socci. Libera nos a maloox.</p>
<p>Il 2018 sarà anche l&#8217;anno in cui la Nazionale non andrà ai Mondiali. Non mi vorrei trovare a difendere dei giocatori superpagati che, in un gioco dove si può vincere o perdere, hanno perso. Sarei sicuramente dalla parte dei perdenti ma, con il conto corrente in rosso, mi scoccerebbe schierarmi con l&#8217;oro.</p>
<p>La scelta migliore sarebbe quella di evadere, di ricominciare a fare, nelle pause, le parole crociate senza schema; sulla tazza del bagno leggere un capitolo di un romanzo, guardare un film sul divano senza sbirciare cosa hanno detto i miei amici social. Invece avrò sempre in mano il telefonino, che dovrò controllare come un figliolo che gattona.</p>
<p>Come tutti i buoni propositi so bene che non ce la farò. Che litigherò con un candidato Sindaco, che imbastirò una crociata contro i cattofanatici che mescoleranno Isis, immigrazione e religione, che mi beccherò l&#8217;anatema di chi voleva vedere correre Immobile.</p>
<p>Aveva ragione quel vecchio direttore creativo, sarebbe meglio non toccare questi tre argomenti. Ma la Milano da Bere è morta e sepolta, sotto uno scroscio di &#8220;mi piace&#8221;. E un po&#8217; mi dispiace.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.laversionedigiampy.it/2018/01/02/2018-fuga-dai-social-network/">2018: Fuga dai Social Network</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.laversionedigiampy.it">La Versione di Giampy</a>.</p>
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