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	<title>L'Accalappiacani</title>
	
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	<description>Settemestrale di letteratura comparata al nulla</description>
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		<title>L’ultima riunione dell’Accalappiacani(?)</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 18:25:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Nori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Materiali]]></category>

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		<description><![CDATA[RIUNIONE DE L’ACCALAPPIACANI REGGIO EMILIA, 5 FEBBRAIO 2011 La riunione inizia alle ore 16,15 nei locali della sede Arci di Reggio Emilia in Viale Ramazzini 37. Paolo Colagrande propone di abbandonare il lavoro di stesura del numero sulla geografia; secondo lui ormai ne abbiamo parlato troppo, e anche il suo ultimo tentativo di rielaborazione non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">RIUNIONE DE L’ACCALAPPIACANI</p>
<p style="text-align: center;">REGGIO EMILIA, 5 FEBBRAIO 2011</p>
<p>La riunione inizia alle ore 16,15 nei locali della sede Arci di Reggio Emilia in Viale Ramazzini 37.<br />
Paolo Colagrande propone di abbandonare il lavoro di stesura del numero sulla geografia; secondo lui ormai ne abbiamo parlato troppo, e anche il suo ultimo tentativo di rielaborazione non gli pare ben riuscito. È bella l’idea iniziale, quella dell’atlante, che fornisce una vera e propria struttura (cosa che è sempre mancata in precedenza). L’unica soluzione gli sembra quella di accantonare il progetto per qualche mese, e poi ritornarci sopra a mente fresca e con maggiore convinzione.<br />
Gessica Franco Carlevero è d’accordo. L’ultima versione è bella, ma è poco leggibile. Il materiale è quello che è – nel senso che è molto eterogeneo e frammentario.<br />
A Gianfranco Mammi la versione di Colagrande pare convincente; può essere il punto d’inizio per quando si riprenderà in mano il progetto.<span id="more-1153"></span><br />
Per Mauro Orletti è bella l’idea di trattare Roma come una qualsiasi cittadina.<br />
Paolo Colagrande ha trovato in una bancarella una guida degli anni Venti per i barboni che volevano sopravvivere a Roma, e ne ha utilizzato alcuni brani.<br />
Anche per Paolo Nori nella versione di Colagrande ci sono meno difetti che nelle prime stesure, tuttavia la voce non è affatto omogenea; ci sono pezzi in terza persona e pezzi in prima persona. Il lettore rimane disorientato.<br />
Per Paolo Domenici il numero geografico è molto più difficile dei precedenti; prima si trattava solo di trovare una sequenza di testi già pronti che funzionasse bene. Secondo lui ci vuole un io narrante che dia unità a tutti i pezzi dell’atlante.<br />
Per Paolo Nori ciò significa dar vita a un vero e proprio libro, sul tipo di Europeana di Ourednik; chi lo fa?</p>
<p>Paolo Colagrande segnala che alcune quarte di copertina raccolte in questi anni sono molto belle; legge quella dell’ultimo libro di Bruno Vespa, che più che una quarta sembra una biografia.<br />
Secondo Agostino Ghebbioni conviene abbandonare, per il momento, il progetto del numero geografico per poi riprenderlo più avanti in forma di libro.<br />
Per Giovanni Maccari bisognerà ripartire dalla struttura-atlante, e non dal materiale che abbiamo a disposizione. Consiglia di ripetere le stesse rubriche per ogni regione. In questo modo si può forse ovviare all’eterogeneità dei materiali.<br />
Paolo Colagrande è dell’idea che se ci accaniamo a volerlo fare subito, questo numero, non ne saltiamo fuori. Dobbiamo accantonarlo, e con il tempo arriverà anche del materiale appropriato. Colagrande segnala poi che i primi tre numeri dell’Accalappiacani si trovavano un po’ dappertutto, mentre i numeri successivi erano quasi introvabili.<br />
Per Daniele Benati, in tutte le riviste di questo tipo, è il numero tre il punto più delicato.<br />
Paolo Nori pensava che per il numero cinque, “L’almanacco dell’anno scorso”, ci avrebbero scritto in tanti, nessuno si è fatto vivo. Nessuna recensione, nessun articolo. Pazienza.</p>
<p>17,10 – 17,40: pausa per sigaretta e caffè.</p>
<p>Paolo Nori si chiede se non sia il caso di prendere in considerazione altre forme di pubblicazione, per l’Accalappiacani; fa l’esempio della rivista fondata da Matteo Bianchi, “’tina”, che è nata come rivistina fotocopiata e poi si è trasferita sul web; oppure “Distrazioni della realtà”, la fanzine dei Bogoncelli che tirava 150 copie. Bisognerebbe cercare di far finta che non sia una rivista, ma un vero e proprio libro; in tale veste forse anche il numero cinque avrebbe avuto un altro esito. Paolo Domenici propone di agire come un autore collettivo, sul tipo di Wu Ming.<br />
Domenici sottolinea come il volume “Spinoza”, tra i cui curatori figura anche Alessandro Bonino, in fondo non è così diverso dal numero cinque dell’Accalappiacani.<br />
Paolo Nori è d’accordo: anche “Spinoza” ha una struttura temporale fondata sull’anno solare. Per le riunioni dell’Accalappiacani si potrebbe provare a ricominciare come se non avessimo fatto niente, come se non ci conoscessimo neanche; sarebbe opportuno invitare autori che ci interessino per commentare assieme le loro opere; ugualmente, si dovrebbe cominciare di nuovo a inviare pezzi propri (o di altri) a una casella di posta elettronica (redazione@laccalappicani.it), distribuirli alcuni giorni prima di ogni riunione e poi leggerli durante gli incontri.<br />
Anche per Elisabetta Cani sarebbe importante ritrovare uno “spirito”; lei non c’era alle prime riunioni, ma i primi tre numeri dell’Accalappiacani danno l’idea di gente che con coraggio e incoscienza scrive a ruota libera e dà voce a chi di solito non trova spazio. Si vedeva il divertimento di chi faceva la rivista. Le voci presenti nella bozza del numero sei sono troppe e troppo eterogenee; molte cose sono belle, ma nel progetto geografico non ci stanno – anche perché manca un programma preciso. A tempo perso qualcuno di noi potrà continuare a lavorarci, ma senza ostinazione.<br />
Per Paolo Colagrande nelle prime riunioni il fatto di leggere i pezzi inviati era un grosso stimolo anche a scrivere nuovi brani.<br />
Per Camilla Tomassoni i primi tre numeri funzionavano molto sul montaggio dei pezzi arrivati. La versione di Colagrande del numero sei a lei piace; forse basta rimpinguare un po’ il materiale con nuovi contributi per trovare la strada giusta.<br />
Secondo Paolo Nori il tono è troppo disomogeneo.<br />
Secondo Camilla Tomassoni si può cercare di “riempire” il contenitore della bozza con del materiale che dia un’idea di coerenza.<br />
Per Agostino Ghebbioni se il numero sei deve assumere la struttura di un libro, a questo punto dev’esserci un indirizzo di massima; non può bastare una semplice operazione di montaggio.<br />
Secondo Gessica Franco Carlevero questa impostazione precisa c’era già fin da quando si è cominciato a parlare di fare un “atlante geografico”.<br />
Paolo Nori ricorda che per i primi numeri della rivista avevamo tantissimo materiale, perfino troppo. Poi il numero quattro si è concentrato sulla figura di Braccio di Ferro, mentre con il numero cinque siamo riusciti a non scrivere niente di nostro, utilizzando solo materiale già comparso sulla stampa periodica. Arrivati al numero sei, il flusso di materiale si è interrotto e adesso non abbiamo più la spinta iniziale. Comunque non dobbiamo buttar via il progetto geografico; magari tra sei mesi arriva l’idea giusta che porta a buon fine il progetto. Ripartiamo raccogliendo materiale. Come all’inizio, chiunque potrà mandare testi alla casella postale. Simona Brighetti dice che mentre il contenuto dell’Accalappiacani le è sempre piaciuto, la rivista in sé le è sempre parsa un oggetto brutto; bisognerebbe darle una forma diversa, in modo da ottenere un oggetto editoriale ben curato.<br />
Paolo Nori dice che l’Acallapiacani, anche dal punto di vista grafico, a lui piace.<br />
Secondo Simona Brigehtti i disegni sono belli, ma ci vorrebbero per esempio i colori.<br />
Carlo Bordone riassume il punto di vista su cui, fin dai primi incontri, si è basato il progetto grafico della rivista: le riviste patinate, colorate, “belle”, ecc. fanno cagare. Il nostro badante grafico, Tim Kostin, ha concepito un’impostazione grafica tradizionale, con ancora il senso di un libro fatto bene e basta.<br />
Paolo Nori dice che eravamo partiti dalla parola Scalcinato. Volevamo fare una rivista scalcinata.<br />
Per Matteo Martignoni, a parte il numero quattro, tutti gli altri numeri sono graficamente brutti.<br />
Simona Brighetti suggerisce, in alternativa all’attuale veste grafica, il modello della fanzine.<br />
Secondo Paolo Zerbinati si potrebbe ragionare anche sul formato: rettangolare, quadrato, sagomato, ecc.<br />
Simona Brighetti aveva pensato, per il numero sei, visto che nell’ultima versione proposta compare il vitello sezionato, di stamparlo a mo’ di calendario per le macellerie.<br />
Paolo Domenici, parlando con molte persone esterne all’Accalappiacani, ha sempre ricevuto pareri positivi sulla grafica della rivista.<br />
Secondo Giovanni Maccari, se si dà troppo rilievo alla grafica, i testi soffrono.<br />
Matteo Martignoni dice che l’impaginazione attuale della rivista per lui ha sempre costituito un ostacolo alla lettura. Preferirebbe qualcosa di più semplice, alla Munari.<br />
Paolo Nori osserva che però tutte queste proposte, alla fine, vanno applicate a un contenuto.<br />
Carlo Bordone fa presente che la sperimentazione sulla forma grafica delle riviste si fa da oltre cinquant’anni. Tim Kostin l’aveva esclusa di proposito, anche in base alle indicazioni concordi di tutti i partecipanti all’Accalappiacani. Si è cercato un rapporto testi/immagini che permettesse la massima leggibilità degli scritti.<br />
Secondo Paolo Nori, in ogni caso, quello di un eventuale cambio della forma grafica è un discorso prematuro. Si potrà pensare anche alla forma del libro collettivo, sull’esempio di quanto fatto con il tentativo di esaurimento dei paesi di Bazzano e Crespellano. Lì è stato fatto un libretto con la sbobinatura di cento interventi e l’operazione è riuscita molto bene – però si trattava di località abbastanza piccole. Rilancia l’idea di trovarci ancora, in marzo, ma a fare cosa?<br />
Giovanni Maccari pensava a delle letture.<br />
Paolo Nori si ricorda che dalle letture durante le prime riunioni sono uscite idee molto belle, come per esempio il brano di Colagrande “Non possiamo non dirci cani”.<br />
Giovanni Maccari suggerisce di fare anche delle recensioni.<br />
Per Daniele Benati si potrebbe fare una rivista “normale”, con testi poetici, testi narrativi e testi su altri testi – cioè appunto recensioni.<br />
Paolo Nori dice che noi non vogliamo fare una rivista “normale”.<br />
Secondo Camilla Tomassoni la formala degli “esaurimenti” potrebbe essere trainante, soprattutto se applicata anche alle cose.<br />
Per Elisabetta Cani quello che ci vuole è un tema su cui lavorare e un termine temporale entro cui portare a termine un progetto.<br />
Giovanni Maccari afferma che a lui interessa anche la letteratura – sia pure intesa non in senso “alto”. È bello avere degli stimoli alla scrittura. Forse non basta il tentativo di esaurimento di un argomento per avere lo stimolo giusto.<br />
Per Camilla Tomassoni la categoria “esaurimento di un argomento” può risolversi anche nella raccolta di una documentazione massiccia su una data cosa.<br />
Paolo Nori propone di darci dei “compiti” per la prossima riunione; riassumere un libro in una o due pagine; descrivere quello che abbiamo fatto in una data giornata, per esempio il 28 febbraio 2011, ecc. Gli elaborati andranno inviati a una casella di posta elettronica dedicata.<br />
Per Matteo Martignoni sarebbero interessanti anche le recensioni non applicate ai libri, tipo la recensione del macellaio sotto casa.<br />
Giovanni Maccari ricorda che tempo fa era stato proposto di scrivere un testo programmatico nello stile di un comizio politico.<br />
Paolo Nori Ricorda infine i “temi” per il prossimo incontro: descrivere la giornata del 28 febbraio 2011; recensioni NON di libri (fa l’esempio di Salabelle che recensiva le fotografie degli scrittori); riassunti di libri (o di qualsiasi altra cosa). Ovviamente è possibile inviare anche brani su altri argomenti, nonché proporre libri che ci sono piaciuti.<br />
La seduta è tolta alle ore 18,30.</p>
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		<title>J’adore</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 16:29:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco Mammi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8216;Oh, ma io adoro&#8230; mia figlia adora la danza.&#8217;  Se però la vedete, è una nullità, è una grossa pozzanghera merdosa, non vuol dire proprio niente &#8216;Adoro&#8217;. Louis-Ferdinand Céline, Intervista con Francine Bloch, in Polemiche 1947-1961 (Guanda, 1995), pag. 90]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8216;Oh, ma io adoro&#8230; mia figlia adora la danza.&#8217;  Se però la vedete, è una nullità, è una grossa pozzanghera merdosa, non vuol dire proprio niente &#8216;Adoro&#8217;.</p>
<p>Louis-Ferdinand Céline, Intervista con Francine Bloch, in Polemiche 1947-1961 (Guanda, 1995), pag. 90</p>
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		<title>22 dicembre – Cadelbosco Sopra (RE)</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 12:07:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Nori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Pignagnoli Ballabile]]></category>

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		<description><![CDATA[Mercoledì 22 dicembre a Cadelbosco Sopra (RE) all&#8217;Altro Teatro, alle ore 21, L&#8217;ultimissimissimissimo Pignagnoli Ballabile con i pignagnolisti Daniele Benati Ugo Cornia Paolo Nori e Marco Raffaini e l&#8217;orchestra a fiato L&#8217;usignolo diretta dal maestro Mirco Ghirardini (ingresso 10 euro, info 334.2429041)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 22 dicembre<br />
a Cadelbosco Sopra (RE)<br />
all&#8217;Altro Teatro,<br />
alle ore 21,<br />
L&#8217;ultimissimissimissimo<br />
Pignagnoli Ballabile<br />
con i pignagnolisti<br />
Daniele Benati<br />
Ugo Cornia<br />
Paolo Nori<br />
e Marco Raffaini<br />
e l&#8217;orchestra a fiato<br />
L&#8217;usignolo<br />
diretta dal maestro<br />
Mirco Ghirardini<br />
(ingresso 10 euro, info 334.2429041) </p>
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		<title>Silenzio</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Dec 2010 08:17:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Nori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Materiali]]></category>
		<category><![CDATA[John Cage]]></category>
		<category><![CDATA[Silenzio]]></category>

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		<description><![CDATA[Infatti in questa nuova musica non accade nulla oltre ai suoni, quelli scritti e quelli non scritti. Quelli non scritti compaiono nella partitura come silenzi, aprendo le porte della musica ai suoni dell&#8217;ambiente circostante. È un&#8217;apertura che riscontriamo anche nel campo dell&#8217;architettura e della scultura moderne. I palazzi di vetri di Mies van der Robe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.laccalappiacani.it/wp-content/uploads/2010/12/images.jpeg" alt="images" title="images" width="206" height="245" class="alignnone size-full wp-image-1147" /></p>
<p>Infatti in questa nuova musica non accade nulla oltre ai suoni, quelli scritti e quelli non scritti. Quelli non scritti compaiono nella partitura come silenzi, aprendo le porte della musica ai suoni dell&#8217;ambiente circostante. È un&#8217;apertura che riscontriamo anche nel campo dell&#8217;architettura e della scultura moderne. I palazzi di vetri di Mies van der Robe riflettono l&#8217;ambiente circostante e offrono allo sguardo squarci di nuvole, alberi o prati, a seconda della situazione. E mentre ammiri le strutture in fil di ferro dello scultore Richard Lippold, è inevitabile che nel reticolo tu scorga altre cose, persone comprese, se si trovano lì in quel momento preciso. Non esistono cose come lo spazio vuoto o il tempo vuoto. C&#8217;è sempre qualcosa da vedere, qualcosa da udire. Anzi, per quanto ci possiamo sforzare di creare un silenzio non ci riusciremo mai. In certe circostanze tecniche potrebbe essere auspicabile ottenere una situazione il più silenziosa possibile, cioè l&#8217;ambiente chiamato Camera anecoica, sei parete di materiale insonorizzato allestito in modo da ottenere una camera priva di echi. Parecchi anni fa a Harvard sono stato in uno spazio del genere e ho sentito due suoni, uno alto e uno basso, e quando li ho descritti al tecnico incaricato questi mi ha spiegato che il suono ad alta frequenza era il mio sistema nervoso in funzione, quello basso era la circolazione del sangue. Sino alla fine dei miei giorni ci saranno suoni, e seguiteranno anche dopo la morte. Non c&#8217;è nulla da temere riguardo al futuro della musica.<br />
Però puoi arrivare a questa mancanza di timore soltanto se al bivio, nel punto in cui comprendi che i suoni ci sono che tu lo voglia o no, svolti nella direzione dei suoni che non intendi ascoltare. È una svolta psicologica, e all&#8217;inizio sembra una rinuncia a tutto quanto appartiene all&#8217;umanità, per un musicista la rinuncia alla musica. Questa svolta psicologica ti porta al mondo della natura, in cui vedi, gradualmente o di un tratto, che l&#8217;umanità e la natura non sono separata, ma combinate in questo mondo, e capisci che non hai perso nulla quando hai rinunciato al tutto. Anzi, ahi guadagnato tutto. Per dirla in un linguaggio musicale, può presentarsi qualsiasi suono in qualsiasi combinazione e in qualsivoglia continuità.   </p>
<p>[John Cage, Silenzio, traduzione Giancarlo Carlotti, Milano Rimini, shake 2010, p. 15-16]</p>
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		</item>
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		<title>14 dicembre – Bologna</title>
		<link>http://www.laccalappiacani.it/2010/14-dicembre-bologna/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2010 22:52:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Nori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 14 dicembre, a Bologna, alla libreria Modo infoshop, in via Mascarella, alle 21 e 30, presentazione del numero 5 dell&#8217;accalappiacani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 14 dicembre,<br />
a Bologna,<br />
alla libreria Modo infoshop,<br />
in via Mascarella,<br />
alle 21 e 30,<br />
presentazione del numero 5<br />
 dell&#8217;accalappiacani</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Convegno sul nulla</title>
		<link>http://www.laccalappiacani.it/2010/convegno-sul-nulla/</link>
		<comments>http://www.laccalappiacani.it/2010/convegno-sul-nulla/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 18:01:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Nori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Materiali]]></category>
		<category><![CDATA[Convegno sul nulla]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.laccalappiacani.it/?p=1140</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;accalappiacani, insieme ai teatri di Ravenna e all&#8217;arci di Reggio Emilia, sta preparando due giornate sul nulla, che si terranno una a Reggio Emilia, come anteprima, una a Ravenna, o, meglio, a Lido Adriano, probabilmente questa il 14 maggio. Ci sarà Carlo Boccadoro, che ci parlerà della musisca di John Cage, ci sarà Stefano Andreoli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;accalappiacani, insieme ai teatri di Ravenna e all&#8217;arci di Reggio Emilia, sta preparando due giornate sul nulla, che si terranno una a Reggio Emilia, come anteprima, una a Ravenna, o, meglio, a Lido Adriano, probabilmente questa il 14 maggio.<br />
Ci sarà Carlo Boccadoro, che ci parlerà della musisca di John Cage, ci sarà Stefano Andreoli, di Spinoza, che fa il guardialinee, che ci parlerà degli zero a zero nelle partite di Calcio, ci sarà Paolo Albani che ci parlerà forse dell&#8217;economia negativa, ci sarà un astronomo che ci parlerà dei buchi neri, una ginecologa che parlerà della menopausa come del momento più bello nella vita di una donna, un critico d&#8217;arte, Alfredo Gianolio, esperto di arte naif e amico di Zavattini che ci parlerà della fortuna di essere ignoranti, ci saranno una decina di interventi di 30-40 minuti seguiti da dieci-quindici minuti di possibile dibattito. Il tutto aperto da un brevissimo inno (4&#8242; 33&#8243; di John Cage &#8211; 4 min. e 33 sec. di silenzio, come si sa) e concluso, dopo cena, da un concerto di un gruppo di gente che non sanno suonare (si chiamano Nuovi Bogoncelli).<br />
Così, ci stiamo lavorando. Per dirlo. Se viene in mente qualcosa. </p>
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		<title>Verbale della riunione del 4 dicembre 2010</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 12:17:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Nori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[RIUNIONE DE L’ACCALAPPIACANI – MAUS AND MUTTLEY (REGGIO EMILIA), 4 DICEMBRE 2010 Dopo aver brevemente illustrato l&#8217;idea originaria del numero 6 dell&#8217;Accalappiacani, un atlante geografico un po&#8217; strampalato, Paolo Nori chiede ai presenti se hanno letto il file inviato da Gessica Franco Carlevero e cosa ne pensano. Alessandro Bonino non sa dire se a lui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>RIUNIONE DE L’ACCALAPPIACANI – MAUS AND MUTTLEY (REGGIO EMILIA), 4 DICEMBRE 2010</p>
<p>Dopo aver brevemente illustrato l&#8217;idea originaria del numero 6 dell&#8217;Accalappiacani, un atlante geografico un po&#8217; strampalato, Paolo Nori chiede ai presenti se hanno letto il file inviato da Gessica Franco Carlevero e cosa ne pensano.<br />
Alessandro Bonino non sa dire se a lui piaccia o meno, però ha dei dubbi sulle poesie che compaiono come introduzione ad alcune regioni. Legge “Morfologia e idrografia poetica” dell&#8217;Abruzzo ma viene interrotto al 17° verso “monti della Marsica monti della Meta monti Simbruini monti Ernici nel vicino ovest”. Ammette che la poesia risulta un po&#8217; ostica e aggiunge che, a differenza di quanto aveva immaginato, il numero sta prendendo una forma molto omogenea anziché essere un collage di materiale eterogeneo.<br />
Paolo Albani spiega che al momento manca ancora un collante ma che, d&#8217;altronde, questa mancanza potrebbe rivelarsi una fortuna per un atlante stralunato. Infatti, l&#8217;unica struttura che ancora resta in piedi è la suddivisione per regioni. Il materiale potrebbe poi essere integrato con alcuni brani ad esempio di Giorgio Manganelli o di Thomas Bernhard.<br />
Anche Silvia Marmiroli nota la mancanza di una struttura organizzativa dei pezzi.<br />
Paolo Nori fa presente che un&#8217;alternativa potrebbe essere quella di abbandonare la suddivisione per regioni e compilare una sorta di libro sull&#8217;Italia. Ma una simile operazione (al di là dell&#8217;essere più o meno interessante), allo stato attuale, è assai difficile perché, di fatto, il materiale raccolto ancora non ha un verso.<br />
Che il numero non abbia preso forma, secondo Gea Vecli, è evidente. Però alcuni brani sono molto belli. Si potrebbe tentare di tirar fuori un atlante ancor più storto oppure si potrebbe smontarlo da capo e provare a dargli una struttura diversa ma più riconoscibile.<br />
Secondo Paolo Albani, se si pensa ai vecchi numeri dell&#8217;Accalappiacani bisogna riconoscere che sono tutti un po&#8217; destrutturati. Dunque occorre capire: è un problema di forma o di contenuto?<span id="more-1136"></span><br />
Gea Vecli risponde che è un problema di forma e contenuto, senza contare il fatto che nessuno dei numeri precedenti aveva un tema così particolare come quello attuale.<br />
Inoltre, a detta di Paolo Nori, i numeri pubblicati, pur nella loro “deformità”, si leggevano agevolmente dall&#8217;inizio alla fine mentre il numero sei, eccezion fatta per l&#8217;Emilia Romagna, si fa fatica a leggerlo.<br />
Matteo Martignoni avanza questa proposta: visto che il tema dell&#8217;atlante potrebbe anche risolversi in un fallimento, si potrebbe correggere l&#8217;impostazione e anziché fare un atlante, puntare proprio sul fallimento di un atlante.<br />
Viene anche proposto un possibile titolo “Tentativo fallito di fare un bellissimo numero dell&#8217;Accalappiacani”.<br />
A Paolo Nori era anche venuto in mente di rimodulare il tutto utilizzando una sola voce, come in Europeana di Ouředník. Ma l&#8217;operazione sarebbe molto complessa, soprattutto se la si estende all&#8217;Italia intera. Magari, fermandosi all&#8217;Emilia, la cosa potrebbe funzionare. Resta però un fatto: dopo il penultimo invio l&#8217;impressione era che il numero fosse quasi pronto, oggi, con quest&#8217;ultima bozza, si sente che siamo ancora lontani. Fra l&#8217;altro l&#8217;atlante dovrebbe uscire ad aprile e quindi il tempo a disposizione è alquanto scarso.<br />
Paolo Albani aggiunge che, al di là dello sbilanciamento nel numero di pezzi disponibili per ogni regione, c&#8217;è anche il fatto che forse, tradendo un po&#8217; le aspettative, l&#8217;atlante non riesce a far emergere l&#8217;anima delle regioni.<br />
Questa osservazione sembra molto azzeccata a Gea Vecli che, fra l&#8217;altro, ha dei dubbi sulla decisione di seguire un ordine alfabetico, cosa che, in un manuale di geografia, non avrebbe molto senso.<br />
Quel che è certo, spiega Paolo Nori, è che – se si riesce a fare il numero 6 – dal numero 7 bisognerà cambiare un po&#8217; di cose. Paolo Domenici e Mauro Orletti hanno iniziato a riorganizzare l&#8217;archivio del materiale inviato fino a d oggi. Una cosa utile visto che, sull&#8217;atlante, si ha come l&#8217;impressione di essersi un po&#8217; arrangiati con quel che si aveva a disposizione. Alessandro Bonino, Gianfranco Mammi e Sarah Spinazzola si stanno invece occupando del sito, tentando di rivitalizzarlo. Non sarebbe male una collaborazione fra chi si occupa dell&#8217;archivio e chi si occupa del sito, ad esempio segnalando i pezzi ricevuti dalla redazione per una loro pubblicazione.  Delle letture che ne facciamo in giro, il numero 5 sembra molto riuscito, eppure in libreria sono state ordinate solo 125 copie. Arrivare in libreria è una questione che non possiamo trascurare.<br />
A questi aspetti un po&#8217; critici Alessandro Bonino ne aggiunge altri: l&#8217;intervallo di sette mesi fra un numero e l&#8217;altro; la mancanza di contributi esterni sul numero 4 e sull&#8217;almanacco; il conseguente ridimensionamento della partecipazione alla rivista; la mancanza di promozione.<br />
Paolo Nori invita a valutare la possibilità di fare anche una cosa diversa. Per esempio una collana che cominciasse con un Tentativo di esaurimento della città di Reggio Emilia e continuasse tentando di esaurire tutti i capoluoghi di provincia italiani. Che essendo 110, e volendo pubblicare un libro all&#8217;anno, presupporrebbe un piano dell&#8217;opera da concludere in 110 anni. Si potrebbe provare con la formula delle interviste. Ci sono anche degli antecedenti ai quali guardare, per esempio “Un paese” di Zavattini, che doveva far parte di una collana e che invece è rimasto l&#8217;unico volume pubblicato. Quindi il lavoro da fare sarebbe quasi sociologico e un po&#8217; all&#8217;inverso: anziché fondarsi sull&#8217;invenzione e sullo stile, si incentrerebbe sulla ricerca di cose che esistono, sul tentativo di far venir fuori quello che c&#8217;è già e sul montaggio. Una fattografia, insomma.<br />
Vengono formulate alcune proposte: intervistare sindaci, uomini illustri, oppure parenti di uomini illustri, il cugino di Ligabue, i personaggi rinomati in un luogo particolare, ad esempio un tale Pavarottino di Correggio che, a quanto sembra, vaga di notte per le via del paese vestito come Pavarotti, cantando le arie più famose interpretate da Pavarotti, commentando l&#8217;acustica delle vie di Correggio.<br />
Secondo Luca Borri bisogna partire dall&#8217;odio. Qualcuno allora propone un tentativo di esaurimento di Reggio Emilia con interviste realizzate a Modena.<br />
A questo punto Paolo Nori fa presente che, se decidessimo di cambiare “testata”, tipologia di lavoro e nome, avremmo anche deciso di non fare più l&#8217;Accalappiacani.</p>
<p>È il momento adatto per una pausa e per fumare una sigaretta.</p>
<p>Alle 17,25 la riunione riprende.</p>
<p>Paolo Nori legge un pezzo arrivato all&#8217;Accalappiacani Suite novarese, di Marco Bartoli, che Giovanni Maccari commenta associandolo a “L&#8217;arte della fuga” di Pontiggia mentre Matteo Martignoni dice che non c&#8217;ha capito niente salvo Bismarck che cammina sotto i portici.<br />
Comunque, a proposito del numero 6, Giovanni Maccari dice di aver pensato che l&#8217;ultimo invio di Gessica Franco Carlevero fosse una semplice raccolta del materiale selezionato, diviso per regioni, senza una forma particolare. Fra l&#8217;altro, in questa occasione, è mancato lo sforzo di lavorare espressamente per l&#8217;atlante. Ad esempio quasi nessuno è andato alla ricerca di ordinanze comunali.<br />
Il tema dell&#8217;atlante geografico piace molto a Paolo Colangrande. Bisognerebbe però riuscire ad ottenere lo stesso risultato raggiunto con l&#8217;idea del “sugaman”, cioè fare in modo che il lettore arrivi alla fine del numero con l&#8217;impressione di aver letto una cosa che ha poco a che fare con la geografia. Si offre perciò di esaminarlo da cima a fondo per provare a tirar fuori qualcosa di diverso, che magari si avvicina abbastanza all&#8217;idea del fallimento di un atlante. Con l&#8217;aiuto di Gea Vecli proverà a ripensare il numero 6 entro Natale.<br />
Paolo Nori chiede ai presenti di esprimere il proprio parere anche riguardo all&#8217;idea del tentativo di esaurimento delle province italiane.<br />
Giovanni Maccari dice che a lui il progetto interessa molto, ha solo dei dubbi riguardo la possibilità di dare un contributo concreto quando l&#8217;indagine sul campo avviene in luogo distanti da quelli nei quali si abita.<br />
Anche Simona Brighetti ha qualche dubbio: il tempo necessario e la scelta di un contesto così ampio come un&#8217;intera provincia. L&#8217;esperienza già fatta per un lavoro analogo, è avvenuta in piccole realtà come Bazzano e Crespellano.<br />
Elisabetta Cani aggiunge che in quell&#8217;occasione si era oltretutto agevolati dalla presenza di un tema specifico.<br />
Paolo Nori dice che il lavoro fatto a Bazzano e Crespellano doveva concludersi in tempi molto ristretti, e anche questo ha aiutato. In ogni caso il tentativo di esaurimento di una provincia potrebbe anche non essere fatto di sole interviste.<br />
Matteo Martignoni fa presente che si potrebbe utilizzare il materiale del backstage, per esempio le lettere che i vari partecipanti al progetto si scambiano durante il lavoro.<br />
Per permettere a tutti di ricevere i testi e collaborare a progetti futuri viene raccolto l&#8217;indirizzo di posta elettronica di chi non è nella mailing list. Grazie ad Alessandro Bonino si scopre che nel 99,9% dei casi gli indirizzi e-mail non sono “case-sensitive” e cioè, detta volgarmente, non riconoscono maiuscole o minuscole.<br />
Vengono fatte altre proposte per contribuire al numero 6: Paolo Zerbinati pensa di inserire sentenze emanate dai tribunali; Paolo Nori ricorda l&#8217;idea dei modi di dire metaforici, cose del tipo “brutto come la paura” oppure “finto come l&#8217;ottone” oppure ancora “falso come una lapide”; Mauro Orletti dice che si potrebbero utilizzare la formula delle definizione dei luoghi attraverso altri luoghi e fa l&#8217;esempio della piccola Parigi, della Versailles sul Brenta, dell&#8217;Olanda lodigiana, dell&#8217;Atene sarda, del Tibet d&#8217;Abruzzo e della piccola Gerusalemme.<br />
Prima di terminare, Alessandro Bonino chiede come ci si organizzerebbe a livello operativo per realizzare il progetto di un numero 7 della rivista che non sarebbe né un numero 7 né una rivista. Si arriva alla conclusione che occorrerà definire i ruoli, condividere i modi più efficaci per far funzionare le interviste, utilizzare espedienti come quello del “mi ricordo”. A questo proposito Paolo Nori fa notare che viviamo un momento singolare, un momento in cui tutto è cambiato, tant&#8217;è che Giulio Angioni, uno scrittore e antropologo sardo, dice che la sua infanzia è stata più simile a quella dei bimbi della civiltà nuragica che all&#8217;infanzia dei bimbi della società odierna, e, in questo contesto, il mi ricordo, la memoria di quel che succedeva cinquanta o quaranta anni fa, ha, forse, anche più senso, o forse no. E con questo la seduta è tolta alle ore 18,40</p>
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		<title>4 dicembre – Reggio Emilia</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Dec 2010 18:51:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Nori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Emilia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 4 dicembre alle ore 15 e 45, a Reggio Emilia presso LE MAUS Maus and Muttley snc in Piazza XXIV Maggio 1 riunione dell&#8217;Accalappiacani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 4 dicembre<br />
alle ore 15 e 45,<br />
a Reggio Emilia<br />
presso<br />
LE MAUS<br />
Maus and Muttley snc<br />
in Piazza XXIV Maggio 1<br />
riunione dell&#8217;Accalappiacani</p>
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		<title>4 dicembre – Reggio Emilia</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Dec 2010 17:53:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Nori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Emilia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 4 dicembre alle ore 18 e 45, a Reggio Emilia presso LE MAUS Maus and Muttley snc in Piazza XXIV Maggio 1 presentazione del numero 5 dell’Accalappiacani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 4 dicembre<br />
alle ore 18 e 45,<br />
a Reggio Emilia<br />
presso<br />
LE MAUS<br />
Maus and Muttley snc<br />
in Piazza XXIV Maggio 1<br />
presentazione del numero 5<br />
dell’Accalappiacani</p>
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		<title>Una lettera dall’Almanacco dell’anno scorso</title>
		<link>http://www.laccalappiacani.it/2010/una-lettera-dallalmanacco-dellanno-scorso/</link>
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		<pubDate>Sun, 28 Nov 2010 16:12:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sarah Spinazzola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Materiali]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro R., mi può spiegare bene cosa è successo a Roma il 9 luglio del 1870? [L'accalappiacani Novemestrale di letteratura comparata al nulla. Numero 5. Almanacco dell'anno scorso, pp. 17]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro R., mi può spiegare bene cosa è successo a Roma il 9 luglio del 1870?</p>
<p>[L'accalappiacani Novemestrale di letteratura comparata al nulla. Numero 5. Almanacco dell'anno scorso, pp. 17]</p>
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