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	<title>Lella Mascia Leoni</title>
	
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	<description>Scrivo perché mi piace!</description>
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		<title>Intercettato anche Benigni</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 16:05:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Roberto  Benigni è un attore, un  comico, un regista e sceneggiatore. Nel 1991 nelle università, nei teatri e alla televisione ha entusiasmato le folle raccontando la Divina Commedia.

Che le sue conversazioni sui canti della Divina Commedia fossero state seguite (o come dice lui intercettate) dalla Einaudi l&#8217;ho scoperto leggendo il libro: IL MIO DANTE [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Benigni"> Roberto  Benigni</a> è un attore, un  comico, un regista e sceneggiatore. Nel 1991 nelle università, nei teatri e alla televisione ha entusiasmato le folle raccontando la Divina Commedia.</strong></p>

<p>Che le sue conversazioni sui canti della Divina Commedia fossero state seguite (o come dice lui intercettate) dalla Einaudi l&#8217;ho scoperto leggendo il libro:<a href="http://www.atuttascuola.it/d/diterlizzi/mio_dante.htm"> IL MIO DANTE di Roberto Benigni.</a></p>

<p>Mentre leggevo  ho avuto l&#8217;impressione di vederlo saltellare,<strong> parlare con cadenza toscana e  il  tono, l&#8217;enfasi e</strong> <strong>la sua  passione mi hanno portata direttamente all&#8217;inferno e in altri luoghi,  a visitare personaggi che la  memoria scolastica aveva dimenticati. Quando comprendi ti viene voglia di rileggere e in questo libro  ci sono anche i canti citati da Benigni.</strong> Non entro di proposito nei dettagli perché è Dante il maestro, perché è Benigni  il fine raccontatore.</p>

<p>La quarta di copertina  comincia così: Un libro scanzonato, leggero e dottissimo per chi ama la poesia&#8230;</p>

<p>E&#8217; un libro che consiglio vivamente.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Lella/~4/gnw2EMo4XHg" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Verita’ e Riconciliazione</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 11:19:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il libro di Dominique Lapierre : Un arcobaleno nella notte, è una vera e appassionante  lezione di storia.

Il giovane chirurgo Jan van Riebeeck viene spedito dai governatori  olandesi, gli Heren, sulla punta del capo di Buona Speranza il 6 aprile del 1652. Non per conquistare territori, invadere e sottomettere gli africani, bensì per piantare insalata. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il libro di <a href="http://www.zam.it/biografia_Dominique_Lapierre">Dominique Lapierre </a>: Un arcobaleno nella notte, è una vera e appassionante  lezione di storia.</strong></p>

<p><strong>Il giovane chirurgo Jan van Riebeeck viene spedito</strong> dai governatori  olandesi, gli Heren, <strong>sulla punta del capo di Buona Speranza il 6 aprile del 1652. Non per conquistare territori,</strong> invadere e sottomettere gli africani, bensì<strong> per piantare insalata</strong>. La questione e terribilmente seria: bisogna <strong>debellare lo scorbuto </strong>che decima gli equipaggi della flotta della prima marina  nel mondo. La famosissima  <strong>Compagnia delle Indie orientali rischia il fallimento. </strong>Sbarcano così i primi coloni olandesi in Sudafrica, che ancora non esisteva, come non esistevano gli Afrikaner, loro discendenti, e la loro nuova lingua l&#8217;Afrikaans. Una storia nata per salvare dallo scorbuto  i marinai  e di conseguenza salvare gli interessi delle società  olandesi. Sono infatti queste società che hanno permesso negli anni precedenti di far diventare Amsterdam  il centro commerciale, finanziario  e culturale d&#8217;Europa. <a href="http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/rembran.htm">Rembrandt </a>ed altri artisti saranno contemporanei di quei tempi in cui la chiesa riformata olandese recita i salmi della bibbia &#8220;Beati gli uomini le cui offese saranno perdonate&#8221;. <strong>Una storia che sfocerà  ai tempi nostri con la terribile realtà  dell&#8217;apartheid.</strong> Per concludersi dando agli africani un nuovo Sudafrica. E&#8217; una lunga storia di bianchi e di neri, di uomini e di donne, di atti eroici e meschinità e atrocità inaudite. Naturalmente la religione viene usata come scusa, e diamanti e oro saranno la causa di molti mali.</p>

<p>Leggendo questo libro ho ritrovato nella memoria molti nomi, molti episodi, molti pezzi di giornali radio che pur avendomi scioccata nel periodo in cui accadevano, non erano riusciti a darmi quella completezza che ho trovato in questo memorabile romanzo.<strong> Una parola però non ricordavo: Verità e Riconciliazione.</strong></p>

<p><strong>Alla cerimonia della sua investitura, <a href="http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=218&amp;biografia=Nelson+Mandela">Nelson Mandela</a> si rendeva conto della volontà di vendetta di tante vittime dell&#8217;oppressione razziale.</strong></p>

<p>Si legge a pag. 313: IL presidente doveva trovare urgentemente il modo per impedire che quella volontà immergesse il paese in un bagno di sangue. Si rivolse ad uno dei più emblematici sopravvissuti al terrore bianco. <strong>Invece di un tribunale che avrebbe giudicato i colpevoli come era accaduto per i criminali nazisti al processo di Norimberga, l&#8217;arcivescovo <a href="http://nobelprize.org/nobel_prizes/peace/laureates/1984/tutu-bio.html">Desmond Tutu </a>propose di istituire una commissione che avrebbe offerto il perdono della nazione a tutti coloro che avessero accettato di rivelare i crimini commessi in nome dell&#8217;apartheid. </strong>Una sfida rivoluzionaria che Nelson Mandela accetto con entusiasmo.<strong> Verità e Riconciliazione</strong>: sarà questo il suo nome.<strong> Furono più di settemila i colpevoli</strong> <strong>che accettarono la sfida e presentarono la domanda di amnistia.</strong></p>

<p>Questa <strong>pagina</strong> per me è stata la più<strong> illuminante</strong>.<strong> Il germe della riconciliazione  come voleva l&#8217;arcivescovo Desmon Tutu   era stato piantato attraverso la pubblica ammissione dei crimini. </strong>E anche quel versetto della Bibbia che viene usato da Dominique Lapierre come&#8230; fatale appuntamento: &#8220;Beati gli uomini le cui offese saranno perdonate&#8221;.</p>

<p>Mi sono domandata come mai del <strong>dramma del Sudafrica siano passate solo ingiustizie e atrocità. Forse il pubblico vuole questo e l&#8217;informazione si adegua. Forse però, il pubblico andrebbe educato a capire. Il concetto sempre attuale di: Verità e riconciliazione trova spazio di applicazione: ovunque e sempre. Dominique Lapierre ce lo insegna nel suo libro:<a href="http://www.zam.it/3.php?libro=9788856501476&amp;id_autore=1821"> Un arcobaleno nella notte.</a></strong></p>

<p>P.s. Sono io che sono ingenua oppure pensate anche voi che l&#8217;informazione dovrebbe anche darci buone notizie?</p>

<p><br class="spacer_" /></p>

<p><br class="spacer_" /></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Lella/~4/VGHqryaTk-0" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Una nuova esperienza artistica a Vigevano</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 18:11:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Passeggiando per Vigevano in questi giorni è impossibile non accorgersi dell&#8217;offerta culturale allestita nelle Scuderie Ducali del suo famoso Castello Sforzesco. La mostra dedicata al capolavoro di Leonardo: DENTRO L&#8217;ULTIMA CENA: il tredicesimo testimone. E&#8217; un&#8217;esperienza artistica decisamente nuova ed allettante.

Il pieghevole che ti consegnano in biglietteria, ben congegnato ed illustrato, recita tra le altre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">Passeggiando per <strong>Vigevano</strong> in questi giorni è impossibile non accorgersi dell&#8217;<strong>offerta culturale</strong> allestita nelle Scuderie Ducali del suo famoso Castello Sforzesco. <strong>La mostra dedicata al capolavoro di Leonardo:</strong><a href="http://www.leonardoevigevano.it/it/le-tracce-del-genio-tecnologia-arte-natura/page/mostre"> DENTRO L&#8217;ULTIMA CENA:</a></span><a href="http://www.leonardoevigevano.it/it/le-tracce-del-genio-tecnologia-arte-natura/page/mostre"> il tredicesimo testimone</a>. E&#8217; un&#8217;<strong>esperienza artistica decisamente nuova ed allettante.</strong></p>

<p>Il pieghevole che ti consegnano in biglietteria, ben congegnato ed illustrato, recita tra le altre informazioni:<strong>L&#8217;allestimento privilegia il canale emozionale </strong>rispetto a quello informativo, senza dimenticare gli aspetti di approfondimento<strong> e quelli storici filologici</strong>: è un<strong> percorso multimediale e interattivo</strong>, nel quale la tecnologia oltre ad essere un valido strumento divulgativo, permette di trasformare la mostra in un luogo dove conoscenza scientifica ed emozioni personali si fondono così da generare e diffondere cultura, grazie al sapere degli esperti e alla <strong>partecipazione attiva del pubblico.</strong></p>

<p>Questo è il nocciolo della novità: l&#8217;interazione attiva del visitatore che per antonomasia  è sempre  stato considerato solo spettatore.</p>

<p>In biglietteria non <strong>ti consegnano</strong> solo il pieghevole e il biglietto  che ti accompagna nel  seguire la mostra tradizionalmente, ma anche<strong> una card che ti permette  di interagire nelle ampie offerte di approfondimento.</strong></p>

<p>Se per caso non capisci come utilizzarla, niente paura, non fai in tempo ad accorgertene che il personale, gentilissimo e competente ti viene incontro: spiegandoti e seguendoti, in questa nuova esperienza che ti permetterà veramente di diventare  il tredicesimo testimone sulla scena del capolavoro vinciano conservato nel refettorio del convento di<a href="http://www.milanotour.eu/it/cosa-vedere-milano/le-basiliche-le-chiese-di-milano/santa-maria-delle-grazie-il-cenacolo-milano.html"> Santa Maria delle Grazie a Milano.</a></p>

<p>Il percorso espositivo di sei sale  è abbastanza buio per <strong>permettere alla tecnologia di emergere  con immagini evocative</strong> di quei tempi e di quei personaggi che ne animavano la storia.</p>

<p>Avrei voglia di raccontarvi sala per sala, postazione per postazione<strong> cosa succede e cosa potreste far succedere, ma&#8230; vi assicuro è meglio scoprirlo da soli. </strong>Ah&#8230;nell&#8217;ultima sala, mi raccomando, prima di uscire, aprite gli armadi!! Cigolano un po&#8217; ma forse l&#8217;hanno fatto apposta!!</p>

<p>Per me:<strong> emozione </strong>è l&#8217;aggettivo più consono da abbinare a questa mostra.<strong> Il Cenacolo Vinciano</strong> l&#8217;ho visto dal vero quando avevo sei anni e non era ancora stato restaurato. Ne ho un ricordo di refettorio immenso e freddo con un dipinto grandioso. Da adulta ne ho seguite le vicende e viste le varie immagini dei restauri. In seguito avrei voluto rivederlo  ma la difficoltà della prenotazione mi ha bloccata.<strong> Ritrovarla ora a Vigevano è stata per me una gioia immensa.</strong> Ho scoperto particolari di cui non conoscevo nemmeno l&#8217;esistenza: quella brocca di vetro per metà piena d&#8217;acqua, il bicchiere che fa vedere in trasparenza il piatto dietro di lui. Approfondire:la luce, la prospettiva, la tecnica dei colori, rileggere la storia degli evangelisti e&#8230; quella tavola imbandita con il vino che si muove nel bicchiere&#8230;..Non dico altro.</p>

<p>Vigevano:con la sua bellissima Piazza Ducale  ideata dal<a href="http://www.il-rinascimento.it/homepage/arte/img_arte/bramante_donato/bramante_donato_it.htm"> Bramante</a>, il Castello, la Torre, il Duomo e le altre innumerevoli chiese, merita di sicuro di essere visitata. Ora poi, potreste decidere anche di essere il tredicesimo testimone alla mostra in allestimento fino al 1 maggio 2011 dedicata all&#8217;ultima cena di Leonardo da vinci.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Lella/~4/2ehG9HythM8" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Non solo prevedibile</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 15:16:56 +0000</pubDate>
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Il rispetto che ho per i libri mi ha sempre indotta a parlarne bene se mi piacevano  e a&#8230; tacerne se proprio non mi convincevano. Perché parlarne male? magari ad altri possono interessare. Questa volta però, gli aggettivi che sono scaturiti dalla lettura del libro: VELA BIANCA  di Sergio Bambarén sono talmente negativi che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br class="spacer_" /></p>

<p><strong>Il rispetto che ho per i libri mi ha sempre indotta a parlarne bene se mi piacevano  e a&#8230; tacerne se proprio non mi convincevano.</strong> Perché parlarne male? magari ad altri possono interessare. <strong>Questa volta però</strong>, gli aggettivi che sono scaturiti dalla lettura del libro: VELA BIANCA  di<a href="http://www.macrolibrarsi.it/autori/_sergio_bambaren.php"> Sergio Bambarén</a> sono talmente negativi che <strong>non posso fare a meno di commentarlo negativamente.</strong></p>

<p><strong>La cosa peggiore che può capitare ad un lettore </strong>è quella di<strong> sapere già</strong>, prima di girare la pagina successiva del suo libro,<strong> cosa succederà</strong>.<strong> La lettura diventa in questo modo noiosa.</strong> La trama punta alla felicità per cui il <strong>romanzo è infarcito di citazioni pontificanti</strong>. I luoghi sono splendidi, le persone impareggiabili, gli incontri fantastici. Solo alla fine del libro i protagonisti<strong> affrontano un vero problema, e manco a dirlo, con l&#8217;aiuto di un fantasma riusciranno a superarlo. Naturalmente!</strong> Non si chiede certo ad un romanzo di essere veritiero ma tutto questo miele alla fine<strong> mi ha disgustata.</strong></p>

<p><br class="spacer_" /></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Lella/~4/IhRny8W5ZT4" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Ringraziamenti pubblici</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 10:48:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A proposito dell&#8217;articolo: Amore a prima vista.

E&#8217; molto più facile criticare che accorgersi che tutto proceda per il meglio.

Quando tutto funziona lo diamo per scontato e normale.  Ancora più difficile sembra essere ringraziare.

Questa volta però gli abitanti di Orascio  hanno riconosciuto e ringraziato  subito lo sforzo, la fatica, e  il risultato di un lavoro ben [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A proposito dell&#8217;articolo: Amore a prima vista.</strong></p>

<p>E&#8217; molto più <strong>facile criticare</strong> che accorgersi che tutto proceda per il meglio.</p>

<p>Quando tutto funziona lo diamo per scontato e normale.  Ancora<strong> più difficile sembra essere ringraziare.</strong></p>

<p>Questa volta però <strong>gli abitanti di Orascio  hanno riconosciuto e ringraziato  subito </strong>lo sforzo, la fatica, e  il risultato di un lavoro ben fatto che ha riportato al valor del mondo il nostro torrentello &#8220;Valec&#8221;.</p>

<p><strong>Tutti noi supponiamo che i lavori siano opera del Comune e se così fosse mi  piacerebbe averne conferma,</strong> così da poter ringraziare, sempre pubblicamente il Sindaco di Maccagno.</p>

<p><strong>Intravedo in questi ultimi e nuovi  interventi,</strong> a partire dalle pattumiere a continuare con la pulizia dei corsi d&#8217;acqua,<strong> una nuova  attenzione nei confronti di Orascio</strong>, piccola frazione di Maccagno che sta molto a cuore dei suoi  residenti e villeggianti occasionali e non, che la scelgono per la sua bellezza, pace e tranquillità.</p>

<p>Ciao a tutti!</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Lella/~4/bMKnarpvP0g" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Io so</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Oct 2010 19:56:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Io non sapevo, e con me penso molti altri, perché la camorra non ha mai amato la pubblicità sul suo conto. Così gli arresti, i morti, i sequestri, finivano nel calderone delle brutte notizie che tutti i giorni imperversavano e imperversano nelle nostre orecchie e si accaniscono sui nostri occhi. Anche volendo non si capisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io non sapevo, e con me penso molti altri, perché<strong> la camorra non ha mai amato la pubblicità sul suo conto.</strong> Così gli arresti, i morti, i sequestri, finivano nel calderone delle brutte notizie che tutti i giorni imperversavano e imperversano nelle nostre orecchie e si accaniscono sui nostri occhi. Anche volendo <strong>non si capisce mai quale famiglia abbia prevaricato su di un&#8217;altra,</strong> visto la velocità con cui si sostituiscono. Si perde il conto dei morti come se si trattasse di birilli caduti: birilli camorristi, birilli imprenditori, birilli politici, birilli rosa sciolti nell&#8217;acido, birilli bambini, caduti  in un gioco crudele a cui non avrebbero mai dovuto giocare. E ancora: soldi, droga, appalti forzati, lavoro nero, smaltimenti illeciti. Un mondo che sembrerebbe a parte, lontano, <strong>un mondo che pensiamo  non ci riguardi, che non conosciamo</strong> e che crediamo sia gestito da pecorai ignoranti. Quando in televisione sentiamo parlare i pentiti, noi comuni mortali,<strong> ci chiediamo come gente del genere tenga in scacco la polizia</strong>, faccia affari con il mondo intero, semini terrore e morte.</p>

<p>In<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gomorra_%28romanzo%29"> GOMORRA</a> , <a href="http://www.robertosaviano.it/biografia">Roberto Saviano</a><strong> ci spiga tutto in undici capitoli . Viaggio nell&#8217;impero economico e nel sogno di domini della camorra, è il sottotitolo di questo libro.</strong> Leggendolo si capisce quanto sia stato difficile e penoso per Saviano percorrere tutte le vie possibili in questo viaggio nella sua terra. Vivendo personalmente fra lavoratori in nero, scaricando merce di contrabbando, assistendo a processi, funerali e raccogliendo confidenze.</p>

<p>Comincia con un punto chiave:<strong> Il porto, da dove arriva di tutto e riparte di tutto.</strong> La  scrittura  sembra incredula ma quello che vede Saviano è di sicuro impatto: un container si apre per sbaglio e a terra finiscono cadaveri umani congelati. Di cinesi che non muoiono mai, se ne sente parlare ma&#8230;le realtà che ci racconta Saviano fanno ricongiungere i vari  tasselli. <strong>Prosegue con l&#8217;alta moda, </strong>e qui i tasselli a me mancavano tutti! un capitolo che a differenza degli altri potrebbe sembrare più innocente ma&#8230; innocente non è: aste camorristiche, morti, minacce, sparatorie, sfruttamento, lavoro nero. E Angelina Jolie, ignara di tutto, indossa la notte degli Oscar<strong> un</strong> <strong>abito confezionato ad Arzano da Pasquale che guadagna seicento euro al mese.</strong></p>

<p>A seguire:<strong> come funziona il sistema, la guerra di Secondigliano, e le donne dei camorristi, ma anche le donne camorriste</strong> con le loro guardie del corpo in abiti che scimmiottano la camorra raccontata nei film.</p>

<p>Non tralascia niente Saviano, si è informato, ha sentito, ha letto, ha studiato, riordinato luoghi, date, incontri, nomi, ha visto, ha vissuto e partecipato. Il suo  libro trasuda di  tutto questo. <strong>E&#8217; con  umanità toccante che parla  di Don Peppino Diana, è con una tristezza infinita che nell&#8217;ultimo capitolo cammina nella terra dei fuochi:</strong> <em>Avevo i piedi immersi nel pantano. L&#8217;acqua era salita fino alle cosce. Sentivo i talloni sprofondare. Davanti ai miei occhi galleggiava un enorme frigo. Mi ci lanciai sopra, lo avvinghiai stringendolo forte con le braccia .</em> Seguono i suoi pensieri che con rabbia e speranza concludono il libro.</p>

<p><em>Io so.</em> Nel capitolo: Cemento armato, Saviano ripete con insistenza:<em> Io so, </em> come se fosse un mantra che lo aiuta a denunciare, a spiegare, a far capire. La forza delle sue parole non fa sconti a nessuno e per essere chiaro termina così questo capitolo:<em>Io so in che misura ogni pilastro è il sangue degli altri. Io so e ho le prove. Non faccio prigionieri.</em></p>

<p>Lui sa e adesso anche noi sappiamo.</p>

<p>Grazie Roberto Saviano, per il coraggio e  la forza , grazie per averci portato con te a vedere e sentire.</p>

<p>Il contenuto di questo libro è talmente alto che il fatto che sia scritto benissimo sembrerebbe passare in secondo piano  invece la sua capacità di scrittore porta il lettore passo passo con chiarezza nelle terribili vicende del sud e non solo.<br class="spacer_" /></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Lella/~4/PepI7vm-6yE" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Amore a prima vista</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 22:31:39 +0000</pubDate>
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E&#8217; bastata una settimana passata al campeggio di Maccagno per  farmi venire la voglia di trovare casa da quelle parti. Città tranquilla e allo stesso tempo ricca di iniziative da accontentare i gusti dei più esigenti. Il paesaggio: lago, colline e monti ti rilassano e allo stesso tempo ti caricano di voglia di vivere. [...]]]></description>
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<p><span style="font-size: small;"><strong>E&#8217; bastata una settimana passata al campeggio di Maccagno per  farmi venire la voglia di trovare casa da quelle parti.</strong> Città tranquilla e allo stesso tempo ricca di iniziative da accontentare i gusti dei più esigenti. Il paesaggio: lago, colline e monti ti rilassano e allo stesso tempo ti caricano di voglia di vivere. I suoi tramonti sul lago sono mozzafiato e nonostante si ripetano con generosità di rossi e di rosa non finiscono mai di stupire. L&#8217;aria è buona, non ci sono  zanzare e non attecchisce l&#8217;ambrosia.</span></p>

<p><strong><span style="font-size: small;">Per Orascio invece è stato amore a prima vista.</span></strong></p>

<p><span style="font-size: small;"><strong>Prima di vederla  l&#8217;ho annusata, </strong>era impossibile fare altrimenti: scendendo dall&#8217;auto parcheggiata nell&#8217;unica piazzetta mi ha subito colpito<strong> il profumo dei fiori</strong>, quel profumo che fin da bambina ha preso posto in qualche angolo del cervello e che in quel momento <strong>è saltato fuori all&#8217;improvviso.</strong></span></p>

<p><span style="font-size: small;">Raccomandava un nostro amico:<strong> se devi acquistare una casa vai a guardarla d&#8217;inverno in una brutta giornata piovosa,</strong> se in quelle condizioni ti piace, allora va bene. <strong>Ad Orascio sono arrivata in primavera: un tripudio di azalee, mimose, ortensie, oleandri e primule, primule da per tutto</strong>: nei muretti a secco, sotto le panchette di pietra, fra le rocce, prati scoscesi completamente gialli di primule. Come sottofondo musicale a questo panorama lo scorrere del Valec accompagnato dal canto di uccellini.</span></p>

<p><span style="font-size: small;"><strong>Prima di familiarizzare con i  22 residenti di Orascio ho fatto la conoscenza di una famigliola di cinghiali, </strong>la femmina precedeva i tre  piccoli che slittavano in discesa, la sera dopo abbiamo visto il maschio: enorme! da far paura. Il tasso mi  ha sbarrato la strada ed è scappato spaventato tra le mie gambe. Il rospo stazionava tra il sottoscala e l&#8217;orto ed usciva la sera verso le undici. Anche il topino era abitudinario ma la moltitudine di famelici gatti affamati ne ha decretato preso la fine. La volpe è stata scambiata per un gatto ma&#8230; con la coda non tornavano i conti! All&#8217;imbrunire nel silenzio del bosco mi è capitato di vedere i cervi. Mi sono fatta un&#8217;istruzione sia direttamente che indirettamente su vipere ed aspidi e con le prime piogge sono arrivate le lucidissime salamandre.<strong> Orascio è una piccolissima frazione di Maccagno, senza negozi, senza ristoranti o bar, non c&#8217;è mai stata una cabina telefonica</strong> e persino la piccolissima chiesa viene aperta solo una volta all&#8217;anno per la festa di S. Giuseppe.</span></p>

<p><span style="font-size: small;"><strong>Sono passati 25 anni da quella prima volta  ad Orascio ed il mio amore per questa piccola frazione non ha ceduto di un millimetro, anche se un senso di abbandono la sta inghiottendo. </strong>Da sei anni, vivendola quotidianamente, <strong>ne scorgo tutto il degrado</strong> a partire dalla<strong> mulattiera che è in pratica distrutta e terribilmente pericolosa,</strong> il corrimano indispensabile per scendere e salire quando nevica o piove è stato saldato e risaldato  dai soliti volenterosi che sono gli stessi che tagliano l&#8217;erba e le canne che spuntano nello stretto sentiero, che potano le ortensie davanti alla chiesa , che  cambino le tegole del lavatoio,  risistemano  muretti in pietra e  ripristinano sentieri.</span></p>

<p><span style="font-size: small;">La parte asfaltata-cementata della piazzetta è una toppa unica. <strong>Gli alberi cadono sui fili della luce,</strong> i tetti crollano e i rami secchi dei castagni non sappiamo quando si spezzeranno. <strong>Sotto la  piazzetta è stato installato il depuratore  che  raccoglie le acque nere, e con questa ciliegina  che è stata ultima opera ad Orascio, abbiamo definitivamente chiuso con la poesia e i profumi dei fiori. </strong></span></p>

<p><span style="font-size: small;"><strong>Orascio ha un cuore cosmopolita e in estate si popola di tedeschi, svizzeri, olandesi, milanesi</strong>. Non mancano  boy scout  che si perdono,  fungaioli incalliti,  ladri di frutta, amanti della fotografia, ciclisti spericolati che a volte volano nel Valec! E chi viene in passeggiata chiede informazioni perché non esistono cartelli. <strong>Il parcheggio scoppia e le pattumiere anche, quel poco spazio libero rimasto è invaso da bottiglie di verto vuote. Uno spettacolo penoso.</strong></span></p>

<p><span style="font-size: small;">Poi&#8230; in settembre&#8230; ci consoliamo perché finalmente riusciamo a parcheggiare e anche le pattumiere sembrano rifiatare, ma&#8230; lo spettacolo penoso  di Orascio abbandonato a se stesso rimane.</span></p>

<p><span style="font-size: small;"><strong>Se penso agli innumerevoli miglioramenti eseguiti nelle altre frazioni, hai fiori che adornano Maccagno,</strong> alla vite ben curata sul fiume Giona, ai giardinetti per i bimbi, alla cortesia dei dipendenti comunali, <strong>mi domando perché la frazione di Orascio sia stata dimenticata?</strong></span><strong> </strong>Ho smesso da tempo di chiedere in comune il perché  dei ritardi; <strong>per il momento le migliorie annunciate da anni sono rimaste solo promesse.</strong></p>

<p><strong>Oramai sono grande e alle promesse mancate dovrei esserci abituata ma&#8230;<span style="font-size: small;"> spero di vedere presto anche ad Orascio dei vasi di gerani sul Valec!!! Dopo che, naturalmente, tutti i lavori previsti siano  stati terminati. </span></strong></p>

<p><br class="spacer_" /></p>

<p><br class="spacer_" /></p>

<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Lella/~4/uR0t0qdfqPA" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Piccole fiabe?</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 21:38:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il libro di Maria Fedele e Mary Nicole si presenta egregiamente: prima e quarta di copertina riportano graziosi e  variopinti  disegni eseguiti da Claudia Mesa e Michele Finelli , per rappresentare le fiabe descritte al suo interno. I fogli sono di carta patinata in una rilegatura impeccabile. La grandezza del carattere usato è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il libro di Maria Fedele e Mary Nicole si presenta egregiamente</strong>: prima e quarta di copertina riportano graziosi e  variopinti  disegni eseguiti da <strong>Claudia Mesa </strong>e <strong>Michele Finelli </strong>, per rappresentare le fiabe descritte al suo interno. I fogli sono di carta patinata in una rilegatura impeccabile. La grandezza del carattere usato è particolarmente grande e&#8230;.<strong> per una nonna che debba leggere queste storie ai nipotini è piacevole. Penso anche che sarà perfetta per quei bambini che già leggono da soli. Ma si farebbe un torto alle due autrici se si riducesse questo libro ad un&#8217;utenza così limitata</strong>.  E&#8217; infatti chiaro fin dal titolo del libro: &#8220;Piccole fiabe crescono &#8221; che i racconti  hanno diverse chiavi di lettura, per cui il libro di Maria Fedele e Mary Nicole <strong>è destinato a tutto quel pubblico che pensa ci possa essere sempre un&#8217;occasione per Crescere. </strong>Per la presentazione di questo libro le due autrici si sono affidate alle parole di un autore di eccezione e&#8230; non vi dirò nulla, a voi il piacere di scoprirle.</p>

<p>Si dividono il libro le due autrici: sei racconti per Mary Nicole e cinque per Maria Fedele.</p>

<p>La prima le intitola: <strong>Fiabe dal recinto, e già questo recinto io l&#8217;ho interpretato come un abbraccio, un abbraccio amorevole che protegge, consola ma insegna anche ad affrontare le diversità, come in: &#8220;Un gradevole intruso&#8221; e &#8220;La vita scorre&#8221;. Dove la mamma scrofa salva ed accudisce un piccolo riccio</strong>. Dove allontanarsi dal recinto vuol dire anche crescere ed allargare la famiglia. Mary Nicole affronta con garbo anche il tema dell&#8217;emigrazione dal punto di vista dei bambini, descrive la nostalgia di Al per la sua  terra d&#8217;Africa e il suo integrarsi in: &#8220;Si parte&#8221; e in: &#8220;100&#8243;.<strong> Altre storie, come quella della gattina Minù che dovrà vedersela con un cagnolino, mettono in evidenza problematiche come l&#8217;egoismo e l&#8217;incapacità di capire gli altri.</strong> La scrittura di Mary Nicole è scorrevole,  chiara, piacevole, i suoi racconti sono come la sua biografia: pieni di persone care, amici e amore. Ha cominciato a scrivere poesie a 6 anni e a 15 vinceva concorsi letterari, ha pubblicato diversi libri tra cui: &#8220;Padparadshah. Rosa D&#8217;asfalto&#8221; edito da Arcipelago Edizioni nel novembre 2004. Membro dell&#8217;Antologia &#8220;IncastRIMEtrici vol.1edito nel 2006 e autrice del libro &#8220;Ultima cena di Mary Nicol, in download gratuito su <a href="http://www.lulu.com/product/a-copertina-morbida/lultima-cena-da-mary-nicole/2614018">www.lulu.com/content/2282314.</a></p>

<p><strong>Per Maria Fedele  è:&#8221;La prima volta che pubblica dei racconti&#8221; e se non ci avessero  informati nella biografia non ce ne saremmo accorti perché la sua scrittura è diretta, espressiva e priva di fronzoli</strong>. Anche i sui racconti parlano di animali e danno il titolo a questo libro &#8220;Piccole fiabe crescono&#8221;. L&#8217;ippopotamo Gelsomino, la cui mole  gli procurerà non pochi problemi, si troverà alla fine della fiaba ad essere leggero come una farfalla e&#8230;solo leggendo il racconto si capirà come sia potuto succedere. <strong>L&#8217;autrice descrive puntigliosamente la caparbietà della  tartaruga Eloisa </strong>che vuole assolutamente raggiungere la cima della montagna. <strong>Sembra solo una fatica,</strong> affrontata  in solitudine, gli amici vorrebbero aiutarla ma lei vuole la sua libertà. E&#8217; una dura Eloisa, come il suo carapace. L&#8217;autrice ad un certo punto la descrive così: <strong>&#8220;Ma Eloisa era la testuggine più testarda del pianeta, quindi impettita non tornò indietro, avrebbe perso del tempo prezioso e poi oramai la meta era lì a portata di mano. Non fece però i conti con il freddo glaciale che la costrinse sempre più spesso a rifugiarsi in se stessa, nella sua armatura, così consueta, conosciuta, così solita e familiare, da cui poteva ricevere protezione, sicurezza e sopravvivenza&#8221;</strong>.  Riuscirà Eloisa a raggiungere la vetta? e poi? <strong>I finali delle fiabe di  Maria Fedele sono sempre ben studiati</strong>.  Altri animali popolano le sue fantasiose fiabe: La lucciola Caterina che scopre di essere una veggente e il topo Ernesto che dopo aver raggiunto la luna, tornerà coi piedi per terra. <strong>Pagine piene di dolcezza sono quelle dedicate alla favola &#8220;Brava Giulia&#8221;. La protagonista interpreta il desiderio di volare, comune a molti bambini e l&#8217;autrice risolve il problema con maestria. Anche qui il finale è pirotecnico!</strong> Fra le righe, anche nei racconti di Maria Fedele,<strong> troviamo ineguatezza e accettazione, incapacità di ascolto ed egoismo, paure e felicità.</strong></p>

<p>&#8220;Piccole fiabe crescono&#8221;  Maria Fedele &amp;  Mary Nicole</p>

<p>Ma siamo sicuri che siano solo fiabe?</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Lella/~4/lqXjocA5fSs" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Mirandolina in pantaloni rossi</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 22:03:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ammetto di essere  un&#8217;ammiratrice di  Mirandolina: non solo donna affascinante e piena di femminilità ma anche capace locandiera e pratica calcolatrice. Goldoni la circonda di uomini che la desiderano  e lei li sfugge ma&#8230; accetta di buon grado i loro regali. E per quell&#8217;uomo  che dice di ignorarla  tesserà una sottile ragnatela nella quale resterà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ammetto di essere  un&#8217;ammiratrice di  Mirandolina: non solo donna affascinante e piena di femminilità ma anche capace locandiera e pratica calcolatrice. Goldoni la circonda di uomini che la desiderano  e lei li sfugge ma&#8230; accetta di buon grado i loro regali. E per quell&#8217;uomo  che dice di ignorarla  tesserà una sottile ragnatela nella quale resterà invischiato. Donna libera e scaltra, anche in amore dimostrerà  coerenza, scegliendo come sposo il fedele servitore.</p>

<p><strong>La Locandiera è una brillante  commedia comica</strong> in cui gli attori parlano sinceramente  rivolti  al pubblico ma sulla scena, fra di loro, fingono, fanno la commedia! Come accade nella vita vera! Ed è per questo che i personaggi di Goldoni appaiono così umanamente genuini.</p>

<p><strong>Una commedia così la si risente sempre volentieri.</strong></p>

<p><strong>Il 12 gennaio, a Magenta presso il <a href="http://www.teatroliricomagenta.it/pubblicazioni/spettacoli/spettacoli_dettaglio.asp?ID_M=241&amp;ID=103" class="broken_link">Teatro Lirico</a>, la produzione <a href="http://www.teatripossibili.it/compagnia/chisiamo.php" class="broken_link">Teatripossibili</a> ne ha offerta una versione moderna</strong>. <strong>Un tripudio di plastica e colori: Mirandolina portava i pantaloni rossi molto attillati</strong>, il conte squattrinato sfoggiava una giacca verde pisello e&#8230; il macio che odiava le donne indossava un giubbotto nero.<strong> Moderno anche l&#8217;arredamento della locanda e le musiche.</strong> La regia di <a href="http://www.teatripossibili.it/curriculum.php?nome=Corrado%20dElia" class="broken_link">Corrado D&#8217;Elia</a> mi ha subito conquistata. Ed anche la bravura di Mirandolina interpretata da <a href="http://www.teatripossibili.it/curriculum.php?nome=Monica%20Faggiani" class="broken_link">Monica Faggiani</a> e di tutti gli altri attori: Edoardo Ribatto, Alessandro Castellucci, Gustavo la Volpe, Bruno Viola, Andrea Ribaldi, Andrea Coppone.</p>

<p>La commedia è veloce, incalzante, a tratti, e improvvisamente, un vuoto in palcoscenico, riempito dal buio e dalla musica in crescendo.<strong> Una mancanza per avere del tempo, il tempo in cui il pubblico è attivo nell&#8217;immaginare,</strong> proprio come nella lettura, quando una pagina  con delle lettere nere riesce a trasportarti nel mondo dell&#8217;immaginazione.</p>

<p><strong>E&#8217; stata una Locandiera moderna e brillante in tutti i sensi. Da sentire, vedere, immaginare.</strong></p>

<p><br class="spacer_" /></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Lella/~4/UFcjnv102Yk" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>I regali di Natale e un extra terrestre</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 11:17:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fino a che non c&#8217;è nell&#8217;aria la frenesia del Natale, ad alcuni torna difficile pensare ai regali, così si riducono agli acquisti negli ultimi giorni intasando vie e negozi. I più previdenti invece, da un mese hanno i loro pacchetti già incartati e muniti di biglietto di auguri con tanto di destinatario.  Altri risolvono il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fino a che non c&#8217;è nell&#8217;aria <strong>la frenesia del Natale</strong>, ad alcuni torna difficile pensare ai regali, così <strong>si riducono agli acquisti negli ultimi giorni</strong> intasando vie e negozi. <strong>I più previdenti invece, da un mese hanno i loro pacchetti già incartati</strong> e muniti di biglietto di auguri con tanto di destinatario. <strong> Altri risolvono il problema riciclando</strong> quelli ricevuti gli anni precedenti ed altri ancora <strong>decidono che loro, di regali di Natale non ne faranno più</strong> &#8230;  salvo per i bambini e&#8230; per i nonni altrimenti ci restano male. <strong>C&#8217;è chi sceglie i regali con cura</strong> destinando ad ognuno un regalo consono <strong>e chi invece li compra in batteria</strong>: uno regalo  uguale per tutti quanti. C&#8217;è chi a casa ne ha <strong>alcuni di scorta dall&#8217;anno precedente</strong> e chi invece si ritrova <strong>spiazzato senza poter contraccambiare.</strong></p>

<p>Un capitolo separato andrebbe dedicato<strong> all&#8217;involucro del regalo Natalizio. </strong>Il  modo di incartare un regalo  <strong>rivela moltissimo</strong>. I più ligi alla natura hanno preso l&#8217;abitudine di incartarli con una carta da salumeria dei vecchi tempi color cartone e legarli con lo spago, il loro motto è: <strong>non sprechiamo</strong>. I tradizionalisti affogano i loro pacchetti in <strong>carte dorate con nuvole di ricciolini rossi</strong>. Poi ci sono i <strong>ricicloni</strong> e i loro regali sono avvolti da carte già stropicciate e coccarde mosce, i biglietti che li accompagnano presentano tagli di forbice e paesaggi mozzati. Ci sono quelli che aborriscono il rosso e dal profumiere scelgono per i loro regali<strong> sobrie  carte color beige</strong> con nastro di stoffa in tinta. Per quelli che hanno scelto il regalo in batteria <strong>il pacchetto sarà rigorosamente uguale per tutti</strong>. In fine <strong>c&#8217;è il ritardatario,  il suo pacchetto è sempre un po&#8217; sghimbescio con abbondanza di scotch.</strong></p>

<p>Quello dei  regali di Natale, chi li dona, chi li riceve, <strong>è  un affascinante sguardo sulla natura umana. </strong>Un Natale di molti anni fa, ricordo di essermi soffermata sul pianerottolo di casa ad origliare i gridolini di gioia e di sorpresa di una bimba intenta a scartare i suoi regali. Ma anche i grandi<strong> cedono volentieri alla magia della sorpresa</strong>. Tolgono con  foga i nastri e<strong> strappano la carta.</strong> Alcuni mentre aprono il loro pacchetto <strong>restano sospesi guardando quello che sta uscendo dal pacchetto dei vicini</strong>, altri cercano di aiutare gli altri a togliere lo scotch . Chi non ha ancora in mano il suo pacchetto volge lo sguardo lontano come se dicesse: &#8220;Guardate, non dico niente sto aspettando buona buona&#8221;. Altri si affannano a cercare nel loro sacchetto <strong>il bigliettino che si è sganciato dal regalo</strong> che vogliono consegnare.</p>

<p>L&#8217;eccitazione è generale, la confusione regna sovrana,  e le carte variopinte, i nastri e i fiocchi si disseminano ovunque. Quando sembra che la calma sia tornata arriva una nuova ondata di regali per tutti da parte di chi, <strong>fino ad allora non ne aveva ancora consegnato nessuno.</strong> E&#8230; poi c&#8217;è sempre un pacchetto che non si sa a chi sia destinato  <strong>e un altro che viene perso</strong>.</p>

<p><strong>Quando il regalo  è spontaneo, rappresenta chi li dona</strong>: il suo modo di essere, di presentarsi, di accontentare o essere sbrigativo. <strong>Quando è forzato non è detto che sia brutto</strong>, anzi, può anche essere bello <strong>ma&#8230; suona&#8230; inaspettato e un poco stonato</strong>. Comunque siano i doni  e lo spirito con cui vengono regalati, <strong>le  reazioni di chi li riceve sono molteplic</strong>i; e se<strong> un extra terrestre </strong>dovesse assistere di nascosto all&#8217;apertura dei regali di Natale<strong> si farebbe un&#8217;opinione molto variegata degli esseri umani.</strong></p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Lella/~4/FcmfAogNddY" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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