<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875</id><updated>2009-02-19T16:43:02.548+01:00</updated><title type='text'>Liber.t@'</title><subtitle type='html'>Fiori di zucca scritti alla fermata del blog</subtitle><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25'/><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='www.liber.ta.it/blog/feed/'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>414</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-8064538550956882884</id><published>2009-02-19T16:34:00.003+01:00</published><updated>2009-02-19T16:43:02.560+01:00</updated><title type='text'>Ingordi</title><content type='html'>&lt;img src="http://www.liber.ta.it/blog/images/Ingordo.jpg" align="left" hspace="10" title="Ingordo"&gt;Nei giorni della morte politica di veltroni e della kermesse pseudo-musicale più sopravvalutata e costosa del pianeta, nei giorni della crisi nera e dell'emergenza criminalità, voglio segnalare &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/politica/09_febbraio_19/senato_contributi_elezioni_europee_e08c8016-fe6e-11dd-9a41-00144f02aabc.shtml"&gt;una notiziola&lt;/a&gt; che rischia di passare sotto silenzio ma che, invece, è assolutamente indicativa di come agisce l'ignobile classe politica che pretende di guidare questo paese. Il fatto è presto detto: benché agonizzante, il PD riesce a far approvare un emendamento, in Senato, alla cosiddetta legge sull'«election day» (che accorpa le elezioni amministrative a quelle europee che si svolgeranno nella prossima primavera) in base al quale anche i partiti che non raggiungeranno il quorum del 4%, necessario per ottenere seggi nell’Europarlamento, potranno accedere ai fondi pubblici purché raggranellino almeno il 2% dei consensi. I vari Bertinotti, Rizzo, Boselli e compagnia bella saranno riconoscenti, gli italiani di sicuro un po' meno. Si badi bene, tale ignominia riguarda assolutamente tutti i partiti dell'intero arco costituzionale, nessuno escluso, dato che la proposta è passata praticamente all'unanimità, con 252 voti a favore e solo due astensioni. Con il consenso, quindi, del partito di Silvio Berlusconi, il quale poi, magari, ha pure la faccia di palta di andare in televisione a chiedere sacrifici agli italiani. Con i voti del partito di... già, di chi? insomma, con i voti del Partito Democratico, che finora ci ha raccontato di una crisi senza precedenti e dell'inadeguatezza del governo ad affrontarla. Con il suffragio, infine, di quei Radicali oramai talmente organici agli eredi del catto-comunismo da essersi dimenticati di aver presentato, nell'oramai lontano 1993, persino un referendum contro il finanziamento pubblico ai partiti. Senza, peraltro, nemmeno un Di Pietro qualunque ad alzarsi in piedi, fintamente scandalizzato, per vomitare le sue inutili quanto vuote contumelie contro quella casta cui si fregia di appartenere. In definitiva, mentre chiede agli italioti rincoglioniti dai relity show di stringere la cinghia, la solita oligarchia di politicanti meschini quatta quatta si vota una bella leggina ad hoc, giusto per fregare un altro po' di milioni di euro dalle tasche dei cittadini. Che sennò tutta la schiera di figuri minori come Paolo Cento, Storace, Vendola, Pecoraro Scanio e chi più ne ha più ne metta, corre il rischio di doversi, finalmente, trovare un lavoro vero. Mentre noi non si arriva, a volte, nemmeno alla terza settimana del mese. A questa eterogenea ma per nulla allegra ammucchiata finiranno i nostri soldi e, purtroppo, anche un'altra fetta della già traballante democrazia nostrana. C'è di che riflettere.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/8064538550956882884/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=8064538550956882884' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/8064538550956882884'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/8064538550956882884'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2009/02/ingordi.html' title='Ingordi'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-3881067811711418596</id><published>2009-02-06T12:03:00.003+01:00</published><updated>2009-02-06T12:08:51.935+01:00</updated><title type='text'>Addio Eluana: con poche certezze e troppe perplessità</title><content type='html'>&lt;img src="http://www.liber.ta.it/blog/images/RIP.jpg" align="left" hspace="10" title="R.I.P."&gt;Lo premetto: sono favorevole all'eutanasia, così sgomberiamo subito il campo da ogni equivoco. Da liberale ritengo che ogni individuo sia, appunto, libero di scegliere come vivere e, di conseguenza, come morire. Il che, poi, rappresenta solo l'altra faccia di quella stessa medaglia che chiamiamo esistenza. E' per questo motivo che, stante il progresso della medicina che permette tecniche di cura impensabili solo fino a pochi anni fa, attualmente una legge sul testamento biologico non appare più derogabile. Ma è per questo stesso motivo che tutta la vicenda di Eluana Englaro, cui a partire da oggi saranno gradualmente sospese l'alimentazione e l'idratazione, suscita più di una perplessità.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In primo luogo, trovo estremamente pericoloso che a decidere del destino di un essere umano, in assenza di una legge precisa e, soprattutto, di un documento che attesti la reale volontà dell'individuo coinvolto, debba essere un tribunale. E' sempre un problema di libertà: se è vero, come premesso, che ognuno è libero di vivere e morire come meglio gli aggrada, allora non è possibile rimettere tale decisione nelle mani di altre persone che, approfittando di un vuoto normativo, si arrogano il diritto di decidere in sua vece. Al di là delle implicazioni morali o filosofiche, infatti, c'è anche e soprattutto una motivazione pratica: si tratta molto banalmente di evitare errori od abusi, sempre possibili quando si ha a che fare con la giustizia degli uomini. Più che mai possibili, peraltro, quando si tratta della giustizia degli uomini italiani, di cui tutti conosciamo il (mal)funzionamento. Insomma, al di là del caso umano e specifico di Eluana Englaro, la mia paura è che si possa creare un precedente assai insidioso per la salute e la libertà dei cittadini. Ma c'è di più. Infatti, nel momento in cui colui che deve limitarsi ad applicare la legge si si arroga il diritto di sostituirsi al legislatore, viene a crearsi un'anomalia addirittura esiziale per il buon funzionamento di uno stato di diritto, che invece dev'essere basato sulla divisione dei poteri. Non a caso, è tipico dei regimi dittatoriali rifiutare tale separazione delle funzioni legislativa, esecutiva e giudiziaria, con tutte le ricadute che è facile immaginare per la libertà degli individui.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In secondo luogo, sempre per una questione di libertà, è gravissimo che la decisione di sopprimere una vita dipenda tutta dal "sentito dire", dalle testimonianze, dalle parole riferite da altre persone. Per carità: sia chiaro che qui non si mettono minimamente in dubbio l'onestà e la buona fede di Beppino Englaro, padre della ragazza. La sofferenza che trasuda dalle sue dichiarazioni merita tutto il rispetto e la comprensione possibili. Ma anche in questo caso si tratta solo di evitare un pericolosissimo precedente, per cui la sorte finale di un individuo viene disposta in base a quanto riportato da altri. Lo ripeto, cerchiamo un attimo di astrarci dal caso specifico e proviamo a vedere la questione in prospettiva: se oggi, in assenza di una volontà certa e documentata della persona coinvolta, permettiamo che il destino del singolo sia risolto sulla base delle mere dichiarazioni di un terzo, che magari riferisce frasi di tantissimi anni prima e per giunta proferite in momenti di particolare impatto emotivo, chi impedirà domani, in presenza di un caso analogo, al coniuge X di testimoniare che il coniuge Y voleva essere soppresso, al solo scopo di intascare l'eredità? No mi dispiace, ma la questione è troppo delicata e, soprattutto, il pericolo di abusi troppo grave per lasciare la decisione nelle mani di un giudice.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutto questo, l'unica realtà è che Eluana è viva. Sì viva. Anche se, probabilmente, non nel senso in cui l'intendiamo comunemente noi esseri più o meno umani. Ed è qui che, altrettanto probabilmente, Beppino Englaro ha tutte le ragioni del mondo. Tuttavia Eluana è viva, questo è chiaro, magari com'è vivo un celenterato od un'ameba: perché comunque il suo cuore pulsa, i suoi polmoni funzionano, le sue cellule crescono. Poi si può discutere quanto si vuole sulla qualità di questa vita ed in tal senso, lo ripeto ancora una volta, il padre della donna non ha tutti i torti. Però basta con le frottole. Non occorre essere medici per capire che il corpo di Eluana non è quella carne già morta che vogliono farci credere: altrimenti perché somministrarle dei sedativi in attesa della fine se quell'organismo, veramente, è incapace di provare dolore? Ancora: non occorre essere medici per capire che, se c'è bisogno di interrompere acqua e cibo, allora vuol dire che non basta staccare una semplice spina per farla finita con quest'essere comunque vivente. Pochi mesi fa ho visto morire d'inedia mia nonna. E' entrata in una specie di stato comatoso (non sono un medico perciò tecnicamente non so come definirlo), una specie di stato d'incoscienza a causa del quale ha smesso di nutrirsi e di bere. E' morta nel giro di una quindicina di giorni. Era molto anziana e non c'era più nulla da fare, malgrado ciò ha resistito due settimane e sono state due settimane d'agonia: se n'è andata, purtroppo, soffrendo. Ecco, come ho già &lt;a target="_blank" href="http://www.liber.ta.it/2008/07/non-si-uccidono-cos-neanche-i-cavalli.html"&gt;avuto modo di scrivere&lt;/a&gt; in passato, cerchiamo almeno di avere il coraggio delle nostre azioni. Cerchiamo almeno di non nasconderci dietro assurdi termini freddi, tecnici e burocratici, buoni solo per gli stomaci delicati di chi non vuole accettare il fatto che &lt;em&gt;sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione&lt;/em&gt; significa solo che quest'essere sarà brutalmente lasciata morire di fame e di sete. Cosa che non permetteremmo che accadesse nemmeno per l'ultimo dei nostri animali. Ed allora, se un proiettile in testa non si nega neanche al più brocco dei cavalli in fin di vita, per quale motivo, oggi, neghiamo ad Eluana l'estrema pietà di un'iniezione letale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dubbi, solo dubbi. Eppure, lo ripeto, sono favorevole all'eutanasia. Ma qui non siamo di fronte a un caso Welby, persona nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, che aveva deciso di andarsene. Qui siamo di fronte ad un caso affatto diverso cui, onestamente, non so trovare risposta. Tra troppe perplessità e troppo poche certezze.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/3881067811711418596/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=3881067811711418596' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/3881067811711418596'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/3881067811711418596'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2009/02/addio-eluana-con-poche-certezze-e.html' title='Addio Eluana: con poche certezze e troppe perplessità'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-3098229671437970016</id><published>2009-01-22T15:34:00.002+01:00</published><updated>2009-01-22T15:42:55.427+01:00</updated><title type='text'>Santoro nel mondo dei ragazzini</title><content type='html'>&lt;img src="http://www.liber.ta.it/blog/immagini/santoro.jpg" align="left" hspace="10" title="Michele Santoro"&gt;Cosa diranno tutti i vari Santoro di cui pullula questo strambo paese, &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/esteri/09_gennaio_21/denuncia_hamas_cremonesi_ac41c6f4-e802-11dd-833f-00144f02aabc.shtml"&gt;ora che si scopre&lt;/a&gt; che nella striscia di Gaza: «I morti potrebbero essere non più di 500 o 600 [contro gli oltre 1.300 accreditati finora &lt;em&gt;NdA&lt;/em&gt;]. Per lo più ragazzi tra i 17 e 23 anni reclutati tra le fila di Hamas che li ha mandati letteralmente al massacro»? Continueranno a parlare di sionisti assassini o riconosceranno che, forse, anche i terroristi di Hamas, combattenti talmente coraggiosi da mandare avanti i ragazzini in vece loro, qualche colpa nel provocare vittime innocenti potrebbero anche avercela?&lt;br /&gt;Cosa diranno tutti gli inutili Santoro, che starnazzano in questo assurdo paese, ora che è provato (ma lo si sapeva già) che i barbari assassini di Hamas si facevano scudo della popolazione civile? Sono gli stessi civili palestinesi a rivelarlo: «I miliziani di Hamas cercavano a bella posta di provocare gli israeliani. Erano spesso ragazzini, 16 o 17 anni, armati di mitra. Non potevano fare nulla contro tank e jet. Sapevano di essere molto più deboli. Ma volevano che sparassero sulle nostre case per accusarli poi di crimini di guerra». E ancora: «Praticamente tutti i palazzi più alti di Gaza che sono stati colpiti dalle bombe israeliane, come lo Dogmoush, Andalous, Jawarah, Siussi e tanti altri avevano sul tetto le rampe lanciarazzi, oppure punti di osservazione di Hamas. Li avevano messi anche vicino al grande deposito Onu poi andato in fiamme. E lo stesso vale per i villaggi lungo la linea di frontiera». &lt;br /&gt;Del resto lo confermano anche i giornalisti locali: «Lo abbiamo già segnalato ai capi di Hamas. Perché insistono nel gonfiare le cifre delle vittime? Strano tra l’altro che le organizzazioni non governative, anche occidentali, le riportino senza verifica. Alla fine la verità potrebbe venire a galla. E potrebbe essere come a Jenin nel 2002. Inizialmente si parlò di 1.500 morti. Poi venne fuori che erano solo 54, di cui almeno 45 guerriglieri caduti combattendo». &lt;br /&gt;Appunto, è talmente palese l'abnorme distorsione della realtà avvenuta in questi giorni che, anche secondo i giornalisti palestinesi, tale questione dovrebbe apparire assurda per tutti. Per tutti tranne che per i Santoro e i "santorini" vari di cui pullula questo nostro frastornato paese. Gente continuamente con la bava alla bocca, che persevera nel fasciarsi gli occhi con le fette di prosciutto dell'odio per il nemico, che non disdegna di appiattirsi sulle posizioni false e menzognere di sanguinosi criminali pur di dar contro al detestato avversario. Gente con la mente obnubilata dall'ideologia che, quando gli accadimenti non vanno come li ha falsamente teorizzati, non si vergogna di contraffare l'accaduto a proprio uso e consumo. Peter Pan troppo cresciuti, disadatti a cogliere le sfumature di una vita per loro troppo complicata e che, perciò, si rifugiano in un mondo immaginario, dove tutto è bianco o tutto è nero. un mondo facile, dove da una parte ci sono i buoni e dall'altra i cattivi. Un mondo da ragazzini, appunto. Ragazzini sognatori, incapaci di intendere e di volere, come quelli che i crudeli fanatici di Hamas hanno mandato a morire per la propria sterile causa.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/3098229671437970016/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=3098229671437970016' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/3098229671437970016'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/3098229671437970016'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2009/01/santoro-nel-mondo-dei-ragazzini.html' title='Santoro nel mondo dei ragazzini'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-6572944545877984089</id><published>2009-01-15T14:40:00.002+01:00</published><updated>2009-01-15T14:42:49.394+01:00</updated><title type='text'>Veltroni: guadagnare senza saper fare nulla</title><content type='html'>Walter Veltroni ha &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/politica/09_gennaio_15/veltroni_trasmissioni_tv_a210e6ea-e2fa-11dd-abc2-00144f02aabc.shtml"&gt;duramente criticato&lt;/a&gt; le trasmissioni televisive dove si regalano soldi senza merito poiché, guardare qualcuno che guadagna «milioni senza saper fare nulla», significa trasmettere alla società un «messaggio sbagliato». Sono perfettamente d'accordo con il segretario del Pd. A questo punto, però, mi aspetto che egli sia coerente fino in fondo e che si affretti a rassegnare almeno le dimissioni da parlamentare.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/6572944545877984089/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=6572944545877984089' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/6572944545877984089'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/6572944545877984089'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2009/01/veltroni-guadagnare-senza-saper-fare.html' title='Veltroni: guadagnare senza saper fare nulla'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-5809491520135314735</id><published>2008-12-02T15:06:00.003+01:00</published><updated>2008-12-02T15:29:02.045+01:00</updated><title type='text'>Quando il discriminatore si sente discriminato</title><content type='html'>&lt;em&gt;L’osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, monsignor Celestino Migliore, boccia il progetto di dichiarazione che la Francia intende presentare a nome dell’Unione europea all’Onu per la depenalizzazione universale dell’omosessualità. «Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi - afferma mons. Migliore - si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come "matrimonio" verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni» (Fonte: &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_01/vaticano_omosessualita_aborto_d7ed9566-bfae-11dd-a787-00144f02aabc.shtml"&gt;Corriere.it&lt;/a&gt;).&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Innanzitutto va sottolineato che in questo ragionamento esiste un salto logico. Non si capisce, infatti, per quale motivo difendere gli omosessuali dalla discriminazione automaticamente significhi che essi si debbano sposare. Cioè, in parole povere, dire che un individuo non dev'essere messo in galera, torturato, impiccato per i suoi gusti sessuali non è la stessa cosa che affermarne il diritto al matrimonio: sono due cose poste su piani concettualmente diversi. Il che, per gente che basa la propria dottrina sul tomismo, ovverosia sulla logica aristotelica, non mi pare un errore da poco. E con questo già ce ne sarebbe abbastanza per rimandare a settembre monsignor Celestino Migliore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma l'argomentazione si fa vieppiù curiosa nel momento in cui volessimo tentare di applicarla alle varie categorie del reale. Se fosse vero, infatti, ciò che afferma il reverendissimo, allora per lo stesso motivo non dovremmo indignarci neppure con quei paesi che applicano ancora la pena di morte, o che riducono le donne al rango di schiave oppure, che so, con gli stati canaglia che nascondono, nutrono e propagandano il terrorismo, la più vigliacca tra tutte le tipologie di lotta. Che poi, magari, qualcuno si sogna di farli oggetto di pressioni, poverini, e perciò, di conseguenza, la conclusione è che vengono messi addirittura alla gogna, venendo a creare nuove discriminazioni. Insomma, secondo il Vaticano, questo modo di agire sarebbe pericoloso perché potrebbe creare delle forme di emarginazione a carico di chi emargina. Ciò significa, tanto per fare un esempio, che se in Thailandia fanno prostituire bambine e bambini per il godimento di alcuni porci pedofili occidentali, è comunque meglio stare zitti, non sia mai che poi si finisca per discriminare quelle istituzioni che, in cambio di valuta pregiata, chiudono un occhio su pratiche assolutamente abominevoli. Oppure, il fatto che in Iran un gay rischi di venir appeso per il collo a causa dei suoi orientamenti sessuali non è, secondo monsignor Migliore, nemmeno lontanamente paragonabile al pericolo di discriminazione che corre il povero Ahmadinejad per le sue &lt;a target="_blank" href="http://blog.panorama.it/marcomazzei/2007/09/25/ahmadinejad-gli-omosessuali-in-iran-non-esistono/"&gt;posizioni omofobe&lt;/a&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto, l'intero ragionamento sembra avere dell'assurdo e non varrebbe la pena di sprecarci ulteriori parole. Ma il problema è che quando la Chiesa cattolica prende una posizione non lo fa mai per caso. Perciò, benché da queste parti si aborra la dietrologia, stavolta è giusto chiedersi quale sia il motivo reale che ha spinto il Vaticano a sbilanciarsi tanto su un argomento così delicato. E tale motivo, per chi scrive, alla fine è molto più semplice di quanto non sembri a prima vista. Non è infatti vero, come dicono alcuni, che basta leggersi le posizioni della Chiesa sul tema dell'omosessualità, note da sempre, per giustificare quest'ennesimo scatto retrivo e conservatore. Anche perché, come abbiamo visto, un conto è avere riserve sulla materia ed un altro è discriminare tout court. Del resto è lo stesso Migliore ha ricordare come «Il catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione. Ma qui, la questione è un`altra». Appunto. La questione è assolutamente un'altra. La questione è che, così facendo, il Vaticano tenta di pararsi il fondoschiena di fronte ai possibili attacchi che potranno venirgli nel prossimo futuro, per via del fatto che papa Ratzinger ha precluso l'accesso al sacerdozio ai &lt;a target="_blank" href="http://css.ilgiornale.it/index.php?P=a.htm&amp;ID=302418"&gt;preti omosessuali&lt;/a&gt;. Di fatto il Vaticano, stato sovrano ne più ne meno come quelli che fanno parte del consesso dell'ONU, impedendo ai gay di diventare preti viene a compiere una discriminazione bella e buona. In quest'ottica si comprende appieno l'uscita di monsignor Celestino Migliore, il quale è preoccupato solo di evitare ritorsioni addirittura "implacabili" (sono parole sue) da parte della comunità internazionale. E così s'inventa il discriminatore che diventa discriminato. Un'abilissima manipolazione della realtà. Cosa molto cattolica, ma assai poco cristiana.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/5809491520135314735/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=5809491520135314735' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/5809491520135314735'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/5809491520135314735'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/12/quando-il-discriminatore-si-sente.html' title='Quando il discriminatore si sente discriminato'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-6732157778415079163</id><published>2008-11-09T11:42:00.003+01:00</published><updated>2008-11-09T11:51:52.315+01:00</updated><title type='text'>Onorevole lei? Ma mi faccia il piacere!!!</title><content type='html'>&lt;img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/4/47/Mariocastellani.jpg/200px-Mariocastellani.jpg" title="L'onorevole Trombetta" align="left" hspace="10" /&gt;Ammettiamolo, non ci abbiamo capito nulla. In noi tutti che abbiamo criticato il Cavaliere per &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/politica/08_novembre_06/berlusconi_obama_abbronzato_141c1e10-ac16-11dd-9d45-00144f02aabc.shtml"&gt;quella battuta&lt;/a&gt; in cui ha definito Barack Obama «bello, giovane e abbronzato» è subito scattato il riflesso condizionato del politicamente corretto, per cui la mente, incapace di astrarsi e di andare oltre, si è immediatamente fissata sull'allusione razzista e, di conseguenza, ha giudicato quanto meno fuori luogo l'uscita del nostro beneamato Presidente del Consiglio. Ma la realtà è ben diversa. Infatti, il novello eroe democratico d'oltreoceano, subito dopo aver parlato con Berlusconi al telefono, si è precipitato ad offendere, a sua volta, la vedova dell'ex Presidente Ronald Reagan, dandole in pratica della rincoglionita dedita alle &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/esteri/08_novembre_08/scuse_nancy_obama_144db2a6-ada9-11dd-8ab4-00144f02aabc.shtml"&gt;pratiche spiritiche&lt;/a&gt;. Ciò significa, evidentemente, a meno di non voler pensare di trovarci di fronte a dei &lt;span style="font-style:italic;"&gt;minus habens&lt;/span&gt; incapaci di tenere a freno la lingua, che la pratica di sparare cazzate di fronte ai cronisti ha un suo preciso fine politico che sfugge alla misera comprensione di noi poveri mortali. Perciò ammettiamolo serenamente: non solo non ci abbiamo capito nulla ma Berlusconi, ancora una volta, ha dimostrato addirittura di essere un battutista seminale, assolutamente in anticipo sui tempi, tanto carismatico da spingere il neo Presidente americano sulla sua stessa strada. Certo, è anche vero che spiegare le proprie &lt;span style="font-style:italic;"&gt;boutades&lt;/span&gt; del cavolo ad uno che, durante la campagna elettorale, aveva definito l'avversaria Sarah Palin un &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/esteri/08_settembre_10/obama_attacco_ticket_60cd6e74-7f04-11dd-a664-00144f02aabc.shtml"&gt;"maiale col rossetto"&lt;/a&gt;, non dev'essere stato troppo difficile. Ma tant'è, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;mala tempora currunt&lt;/span&gt;, e questo è ciò che attualmente passa il teatrino della politica internazionale. Roba da rimpiangere l'eloquio di Ciriaco De Mita, pensate un  po' come siamo ridotti. Consoliamoci, però, perché tra tutti quelli che non ci hanno capito nulla c'è qualcuno che ci ha capito ancor meno di noi, come l'ex ministro Gasparri ad esempio, il quale aveva definito l'elezione di Obama un &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/politica/08_novembre_05/gasparri_obama_lite_senato_a00746cc-ab24-11dd-8f4b-00144f02aabc.shtml"&gt;regalo per Al Qaeda&lt;/a&gt; che proprio in queste ore, apprendiamo dai giornali, ha minacciato un nuovo &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/esteri/08_novembre_08/qaeda_prepara_attentato_09f34264-adac-11dd-8ab4-00144f02aabc.shtml"&gt;attentato negli Stati Uniti&lt;/a&gt;. Il fatto di essere in compagnia di Gasparri, ne convengo, è motivo di magra consolazione, ma soprattutto di profondissima riflessione: per quale oscura ragione i politici non perdono mai una buona occasione per tacere?</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/6732157778415079163/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=6732157778415079163' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/6732157778415079163'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/6732157778415079163'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/11/ammettiamolo-non-ci-abbiamo-capito.html' title='Onorevole lei? Ma mi faccia il piacere!!!'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-6911315519306615541</id><published>2008-11-05T16:57:00.004+01:00</published><updated>2008-11-05T17:05:17.272+01:00</updated><title type='text'>Yes he can?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;img title="Obama superman" hspace="10" src="http://usversusthem.files.wordpress.com/2008/02/barack-obama-is-on-fire.jpg" width="30%" align="left" /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;«I have a dream: that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: "We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal"» &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;(Martin Luther King)&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L'america ha deciso per il suo nuovo Presidente. E, insieme a lui, ha deciso che da oggi negli States parlare di bianchi e di neri non ha più senso. E' il sogno di Martin Luther King che alla fine si avvera, quel Martin Luther King ucciso giusto quarant'anni fa per aver semplicemente predicato che "tutti gli uomini sono stati creati uguali". Quattro decenni in cui gli afroamericani sono passati dai cessi separati alla Casa Bianca. E' per questo che, nonostante tutto, gli Stati Uniti rimangono un grande paese: non certo perché non commettono errori o mancanze spesso madornali. Ma perché da quegli stessi errori e mancanze gli americani sanno prendere spunto per migliorare e andare avanti. Insomma, in barba agli italioti sinistrorsi che non perdono occasione per intrattenerci su quanto sono stupidi i cattivi yankees, gli statunitensi, al contrario, dimostrano di essere un popolo intelligente, capace di imparare dai propri errori.&lt;br /&gt;Qui da noi, invece, che siamo notoriamente un popolo di furbi, sempre giusto quarant'anni fa gli studenti scendevano in piazza a Valle Giulia per protestare contro una scuola elitaria (o borghese, come si preferiva dire allora), chiusa all'innovazione e al cambiamento. Oggi, dopo quattro decenni, gli studenti scendono in piazza a fianco dell'elìte dei baroni universitari, i quali sono preoccupati solo di difendere i propri privilegi, e rimangono chiusi ad ogni forma di innovazione o cambiamento. E questa, a puro titolo di esempio, è la misura del cambiamento di cui è capace il nostro inutile paese.&lt;br /&gt;Se, però, dal punto di vista ideale la vittoria di Barack Obama rappresenta certamente una svolta epocale, ora egli dovrà dimostrare, al di là del colore della pelle, di essere "semplicemente" un bravo Presidente. L'eredità di Bush è fuor di dubbio pesante, se non altro per la grave crisi economica che attanaglia l'economia. Ma è proprio sulle ricette proposte dall'ex senatore dell'Illinois per affrontare tali tipi di problematiche che mi permetto di nutrire più di qualche dubbio. In pratica, il neo inquilino della Casa Bianca (con i limiti di un candidato americano, che non è certo un Prodi qualsiasi) chiede di fatto l’aumento della pressione fiscale e propone un maggiore protezionismo. Cioè tutto il contrario di quelle politiche liberali che servirebbero per affrontare la crisi. Basti pensare che Edward Prescott, premio Nobel per l’economia del 2004, ha rifiutato di entrare nel panel di economisti di Obama con queste parole: «Sapete perché l’Europa è così depressa rispetto agli Stati Uniti? Perché segue le politiche che Obama sta proponendo» (cfr. &lt;a href="http://blog.ilgiornale.it/porro" target="_blank"&gt;il blog di Nicola Porro&lt;/a&gt;). Staremo a vedere. &lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/6911315519306615541/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=6911315519306615541' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/6911315519306615541'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/6911315519306615541'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/11/yes-he-can.html' title='Yes he can?'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-7416260427330407418</id><published>2008-10-01T12:17:00.002+02:00</published><updated>2008-10-01T12:35:50.734+02:00</updated><title type='text'>Il mercato si salverà da solo. L'Italia no</title><content type='html'>&lt;img title="Dov'è la libertà?" hspace="10" src="http://www.liber.ta.it/blog/images/toto.jpg" width="50%" align="left" /&gt;In questo articolo pubblicato oggi sul &lt;a href="http://www.corriere.it/economia/08_ottobre_01/caretto_economia_si_salvera_da_sola_6e39d424-8f78-11dd-83b2-00144f02aabc.shtml" target="_blank"&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt; (che riporto in calce) c'è tutta la differenza tra gli USA e l'Italia. Tra un paese basato su principi di libertà ed uno che la libertà non sa nemmeno dove sta di casa. Tra un paese dove la destra e la sinistra fanno (banalmente) la destra e la sinistra e, per questo motivo, è anche normale che a volte possano essere d'accordo su alcuni provvedimenti specifici senza che nessuno possa sospettare l'inciucio. Mentre da noi la destra pretende di fare la sinistra: lo stesso Berlusconi, non a caso ex-craxiano, oggi parla esplicitamente di «&lt;a href="http://www.corriere.it/politica/08_luglio_25/berlusconi_conferenza_governo_b4134d24-5a33-11dd-bcb1-00144f02aabc.shtml" target="_blank"&gt;economia sociale di mercato&lt;/a&gt;» come un Prodi qualunque e si vanta di fare una «politica di sinistra». Del resto, rivendicano con orgoglio la propria estrazione socialista anche i ministri che guidano l'economia all'interno del governo. Cosa, invece, pretendano di fare coloro che all'interno della politica italiana si dichiarano di sinistra non ci è dato capirlo. Uno dei suoi leader è un becero arruffapopolo, con atteggiamenti che non lasciano adito a dubbi sulla sua provenienza dalla destra più populista e demagogica, sulle cui &lt;a href="http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_01/veltroni_timori_democrazia_f41691cc-8f78-11dd-83b2-00144f02aabc.shtml" target="_blank"&gt;posizioni&lt;/a&gt; peraltro, nel timore di perdere definitivamente quel po' di credito che ancora gli rimane, si sta vieppiù pedissequamente appiattendo anche Walter Weltroni, alla guida di un partito transgender che non riesce a liberarsi dalla rancida eredità cattocomunista. Insomma, in questo articolo pubblicato oggi sul Corriere c'è la spiegazione del perché gli Stati Uniti si salveranno, nonostante la crisi, mentre l'Italia è inevitabilmente destinata al declino, a prescindere dalla crisi. Sempre e soltanto per un problema di libertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Liberisti irriducibili «La ricetta giusta? Più risparmio, meno debito pubblico»&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;«Quel piano era statalista: il mercato si salverà da solo»&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;L'economista Miron, che si è schierato contro Bush&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;WASHINGTON&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Jeffrey Miron è uno dei 166 economisti&lt;/strong&gt; che hanno firmato la lettera al Congresso contro i 700 miliardi di dollari di aiuti pubblici agli istituti finanziari, contribuendo a bloccarli. Docente a Harvard, libertario in politica e liberista in economia, Miron è contrario per principio a qualsiasi intervento dello Stato sul mercato. «È lo statalismo che ha causato la crisi — dichiara —. È inaccettabile che la debbano pagare i contribuenti, la paghino le banche». Secondo l'economista, «se permetteremo al mercato di fare il mercato» la crisi verrà superata entro un anno o poco più, e si eviterà una grande depressione come negli anni Trenta. «Per ridare fiducia agli investitori americani e stranieri — sostiene Miron —, anziché interferire nella finanza privata, il Congresso e il governo dovrebbero ridurre l'indebitamento pubblico e i deficit del bilancio e degli scambi». La maggioranza degli operatori di mercato è per i 700 miliardi di dollari, vi accusa di aggravare la crisi per motivi ideologici. «È comodo salvarsi a spese altrui. Ma la verità è che il boom dei mutui subprime, il cui crollo ha provocato la stretta creditizia, è colpa dello Stato. Lo Stato ha creato le due agenzie semigovernative Fannie Mae e Freddie Mac che li hanno finanziati e ne ha garantito il debito. Le due agenzie non avrebbero rischiato se non fossero state certe della protezione pubblica, e non avrebbero rischiato nemmeno le banche. I mutui subprime sarebbero stati pochissimi ». Ma il governo e il Congresso non potevano lasciarle fallire, si sarebbe verificato un disastro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;«Perché? In America, una società in bancarotta&lt;/strong&gt; finisce spesso in amministrazione controllata, non chiude i battenti, diventa proprietà dei creditori, può riprendersi almeno in parte. Il danno va a carico dei vecchi azionisti, è la legge del mercato. Invece di sperperare 700 miliardi di dollari dei contribuenti, che non c'entrano nulla e che sono le vere vittime di questa crisi, lo Stato liquidi la Fannie Mae e la Freddie Mac». Non provocherebbe altri dissesti? «La realtà è che altri dissesti sono inevitabili, molti istituti finanziari si sono esposti troppo. Ma è inutile piangere sul latte versato ed è pericoloso fare del terrorismo, come accade adesso nel governo e al Congresso. Ci sono e ci saranno fusioni bancarie, Wall Street si ristrutturerà. Questo non è il bis del crack della Borsa del '29. Siamo come un paziente che è appena stato operato, avremo una dura convalescenza, ma ci riprenderemo ». Quindi la Camera ha fatto bene a dire di no ai 700 miliardi? I repubblicani, i più rigidi, non ne risentiranno alle elezioni? «Non siamo stati solo noi 166 economisti a opporsi al pacchetto del governo, vi era e vi è ostile anche una gran parte del pubblico. I contribuenti hanno tenuto dimostrazioni di protesta, e i repubblicani l'hanno recepito, non vedo perché dovrebbero soffrirne alle urne. Una recessione, non depressione, è inevitabile». Gli economisti moderati e liberal affermano che la genesi della crisi è da cercare nella deregolamentazione selvaggia dei mercati negli ultimi anni. «Non sono d'accordo. La regolamentazione non è mai stata una bacchetta magica, anzi è controproducente, e comunque i mercati trovano modo di aggirare le normative troppo rigide». L'Europa ha invitato l'America ad assumersi le sue responsabilità, ha messo in discussione il vostro modello economico. «La nostra immagine è scalfita dall'indebitamento nazionale e dai deficit del bilancio e degli scambi. Il rimedio è incentivare in maniera forte il risparmio dei cittadini, che attualmente è zero, ridurre la spesa pubblica e rilanciare gli investimenti con un taglio dell'imposta sul capitale. Il nostro modello è valido, non bisogna lasciarsi depistare dalle presenti difficoltà». &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/7416260427330407418/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=7416260427330407418' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/7416260427330407418'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/7416260427330407418'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/10/il-mercato-si-salver-da-solo-litalia-no.html' title='Il mercato si salverà da solo. L&apos;Italia no'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-3475622106948418927</id><published>2008-09-12T16:02:00.004+02:00</published><updated>2008-09-12T23:57:37.657+02:00</updated><title type='text'>Adriano Sofri il terrorista</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Adriano Sofri (Trieste, 1 agosto 1942) è un &lt;strong&gt;ex terrorista&lt;/strong&gt;, giornalista e scrittore italiano, al centro di un controverso caso giudiziario. (da &lt;/span&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Adriano_Sofri" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Wikipedia&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su &lt;a href="http://www.ilfoglio.it/piccolaposta/82" target="_blank"&gt;Il Foglio&lt;/a&gt; di ieri Adriano Sofri polemizza aspramente con il giornalista Mario Calabresi -figlio del famoso commissario di cui, secondo la giustizia italiana, egli stesso ordinò l'uccisione- reo di aver partecipato ad un incontro di vittime del terrorismo mondiale, alla vigilia dell’anniversario dell’undici settembre, organizzato dall'ONU. La tesi di Sofri è semplice: Mario Calabresi non aveva alcun titolo per presenziare alla riunione poiché, sostanzialmente, l'omicidio di suo padre non può essere classificato come atto terroristico bensì, sono parole sue, come un semplice "omicidio di privati contro un privato". Infatti, il corsivista del Foglio dichiara di considerare "terrorismo l’impiego oscuro e indiscriminato della violenza al fine di terrorizzare la parte supposta nemica e guadagnare a sé quella di cui ci si pretende paladini". Il che costituisce una sua personalissima interpretazione del concetto. Secondo il &lt;a href="http://www.garzantilinguistica.it/" target="_blank"&gt;vocabolario&lt;/a&gt;, che invece riporta l'accezione del termine così come comunemente l'intende la comunità che lo adopera, il terrorismo è un'idea molto più ampia, poiché si caratterizza come un &lt;em&gt;metodo di lotta di gruppi e movimenti politici che, negando o vedendosi negata la possibilità di conseguire i loro fini con mezzi legali, cercano di rovesciare l'assetto politico-sociale esistente con atti di violenza organizzata (attentati, omicidi, sabotaggi ecc.)&lt;/em&gt; Inoltre, e non credo che Sofri possa smentirlo, esiste anche il cosiddetto terrorismo psicologico che altri non è che &lt;em&gt;l'atteggiamento e comportamento di chi induce terrore attraverso intimidazioni e pressioni psicologiche.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non stiamo qui a cavillare sui termini, cerchiamo invece di capire se il comportamento, lo stile, il pensiero di Sofri ai tempi dell'assassinio possano essere o meno tacciati di "terrorismo". Per far ciò andiamo a ripescare quanto egli all'epoca scriveva su &lt;a href="http://http//www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=94860&amp;amp;START=1&amp;amp;2col=" target="_blank"&gt;Lotta Continua&lt;/a&gt;, giornale da lui diretto. Siamo agli inizi degli anni '70 e Adriano Sofri tuonava: «Nelle strade e nelle piazze il proletariato emetterà il suo verdetto, lo comunicherà, e ancora là, nelle piazze e nelle strade lo renderà esecutivo». «L’eliminazione di un poliziotto non libererà gli sfruttati. Ma questa è sicuramente una tappa fondamentale dell’assalto del proletariato contro lo stato assassino». E ancora: «Calabresi, assassino, stia attento. Il suo nome è tra i primi della lista». Chiamiamo le cose con il loro nome: siamo in presenza di vere e proprie minacce. Sofri è uno che, tra il '71 e il '72, minacciava pubblicamente di morte un altro cittadino. Chissà se questi deliri delinquenziali hanno la dignità per poter assurgere almeno al rango di terrorismo psicologico oppure, per usare i capziosi ragionamenti "sofriani", dobbiamo catalogarli come semplici intimidazioni di un privato nei confronti di un altro privato? Ma ce n'è ancora. Egli infatti scriveva: «Siamo stati troppo teneri con il commissario di Ps Calabresi. Egli si permette di continuare a vivere tranquillamente, di continuare a fare il suo mestiere di poliziotto, di continuare a perseguitare i compagni. Facendo questo, però, si è dovuto scoprire, il suo volto è diventato abituale e conosciuto per i compagni che hanno imparato ad odiarlo. La sua funzione di sicario è stata denunciata alle masse che hanno cominciato a conoscere i propri nemici con nome, cognome e indirizzo. È chiaro a tutti, infatti, che sarà Calabresi a dover rispondere pubblicamente del suo delirio contro il proletariato. E il proletariato ha già emesso la sua sentenza, Calabresi è responsabile dell’assassinio di Pinelli e Calabresi dovrà pagarla cara.» E per chi non fosse ancora convinto ecco un'ultima chicca scritta poco prima che Calabresi morisse: «Gli siamo alle costole, ormai è inutile che si dibatta come un bufalo inferocito. Qualcuno potrebbe esigere la denuncia di Calabresi per falso in atto pubblico. Noi, più modestamente, di questi nemici del popolo vogliamo la morte». Anche a voler ammettere il senso restrittivo del termine terrorismo così come adoperato da Adriano Sofri, credo proprio che nessuna persona di buon senso possa negare l’&lt;em&gt;impiego oscuro e indiscriminato della violenza (sia pure verbale) al fine di terrorizzare la parte nemica&lt;/em&gt; insita in tali parole. Fino al tragico epilogo del 18 maggio 1972, quando dopo l'omicidio Lotta Continua uscì con un titolo mostruoso: «Giustizia è fatta».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ma io, sapete, non sono mai stato un terrorista". Con queste parole Adriano Sofri conclude il suo articolo. Per ribadire con forza, quasi con un grido disperato, la sua estraneità alle aberranti ideologie che hanno appestato di morte gli Anni di piombo. Può darsi che gli non sia mai stato un assassino. Può darsi che il processo sia sbagliato. Ma un terrorista, comunque, egli lo è stato di sicuro. Perché si può essere terroristi anche senza materialmente uccidere nessuno. Del resto non mi risulta che Bin Laden sia mai stato direttamente coinvolto in fatti di sangue, eppure non credo si possa negare la sua estraneità ad atti terroristici. Anzi, da un certo punto di vista fornire basi culturali, contribuire ad alimentare un certo clima di violenza ed istigare all'odio di parte può avere conseguenze ancor più gravi della materiale esecuzione di un singolo delitto. Ed in questo senso Adriano Sofri è stato terrorista fino in fondo. I suoi scritti stanno lì a dimostrarlo. Pesanti come una pietra. Tombale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Update&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fino alle ore &lt;a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Adriano_Sofri&amp;amp;oldid=18737764" target="_blank"&gt;19.22 del 12 settembre&lt;/a&gt;, su Wikipedia, Adriano Sofri era presentato come ex terrorista, così come riportato all'inizio di questo post. Dopodiché, come si evince facilmente &lt;a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Adriano_Sofri&amp;amp;action=history" target="_blank"&gt;dalla cronologia&lt;/a&gt; della libera enciclopedia di Internet, egli viene semplicemente indicato &lt;a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Adriano_Sofri&amp;amp;oldid=18737948" target="_blank"&gt;come giornalista, scrittore e politico italiano&lt;/a&gt;. Fossimo maliziosi, potremmo insinuare che questo repentino e quanto mai tempestivo cambiamento di rotta potrebbe quantomeno ingenerare dei sospetti. Ma noi non siamo maliziosi, perciò ci limitiamo a pensare: curioso, nevvero?</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/3475622106948418927/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=3475622106948418927' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/3475622106948418927'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/3475622106948418927'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/09/adriano-sofri-il-terrorista.html' title='Adriano Sofri il terrorista'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-8247175639447431364</id><published>2008-07-31T10:16:00.006+02:00</published><updated>2008-07-31T10:31:20.533+02:00</updated><title type='text'>Piccola riflessione olimpica prima delle ferie</title><content type='html'>&lt;img title="Jesse Owens - Olimpiadi del 1936" hspace="10" src="http://www.liber.ta.it/blog/images/JesseOwens_1936Olympics.jpg" align="left" width="50%"/&gt;Ho sempre seguito le Olimpiadi con enorme passione. Probabilmente, in parte, per i miei trascorsi giovanili (ero un discreto centometrista) ed in parte perché sono un inguaribile romantico, per cui i sogni alla de Coubertin continuano inevitabilmente a commuovermi. Insomma, io sono uno di quegli spettatori onnivori che, potendo, si guarderebbero le competizioni olimpiche dalla prima all'ultima gara: dal baseball alla lotta greco-romana, per dire. Ma stavolta è diverso. Stavolta, per la prima volta nella vita, ho la fortissima tentazione di lasciar spento il televisore o, perlomeno, di guardare altrove. Alla faccia degli sponsor, dei mercati e della comunità internazionale pusillanime e ipocrita. Ciò che si pensa del regime cinese e dei suoi rapporti con il nostro stato di tartufi, in questo blog, lo si è scritto a chiare lettere più volte, perciò eviterò di ripetermi. Preferisco lasciare la parola a &lt;a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=279797&amp;amp;START=1&amp;amp;2col=" target="_blank"&gt;Filippo Facci&lt;/a&gt; il quale, in un articolo che merita di essere riportato integralmente, non fa che ribadire tutto il senso di nausea e gli innumerevoli dubbi che questa storia sta provocando fin dall'inizio.&lt;br /&gt;Buona estate: ci si risente dopo le ferie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Noi, spettatori pavidi da Berlino 1936 a Pechino 2008&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;di Filippo Facci&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Davvero: bello schifo di Olimpiadi che ci aspetta. Internet, in Cina, rimane censurata anche per i giornalisti occidentali: non puoi neppure accedere al sito di Amnesty international, per dire, o fare una chiave di ricerca digitando «Tienanmen» senza che arrivi la Netpolice a chiederti spiegazioni. I cronisti sono precettati. Il Tibet rimane blindato. Il Dalai Lama pure. C’è uno smog tipo Londra di fine ’800 (anche se lunedì le autorità hanno comicamente annunciato che era andato tutto a posto, le polveri erano scese di sette volte in una notte: avranno arrestato anche quelle) e per gli atleti si prepara il contrappasso delle Olimpiadi di Messico ’68, quando sugli altopiani l’aria rarefatta favorì record su record: a Pechino c’è chi ha proposto di gareggiare con le bombole, o col berretto dei minatori per vedere almeno il traguardo. Gli unici che si battono il petto sono coloro che per risolvere un problema semplicemente lo negano: i cinesi, pronti a fare incetta di medaglie o perlomeno, gli andasse male, a copiarle.&lt;br /&gt;Morale: abbiamo i danni sportivi e le beffe umanitarie, ed è un’occasione persa per tutti. Spiace dirlo: è persa anche per un governo, il nostro, che sulla questione tibetana e sui diritti civili ha mostrato un profilo neppure pilatesco, neppure ascrivibile alla nenia della santissima realpolitik: siamo tornati una repubblica marinara di modesto cabotaggio mercantile, come se ministero degli Esteri e ministero del Commercio estero fossero la stessa cosa, come se in epoca di celeberrima globalizzazione (anche della politica estera, anche della realpolitik) tutto non dipendesse da tutto, e di diritti umani, di sanzioni, di boicottaggi, si potesse ufficialmente parlare solo in certe zone del mondo. Esportare la democrazia? In Cina, per intanto, hanno importato noi: ma hanno lasciato fuori dalla porta i nostri stupidi bagagli occidentali, ciarpame rimediato dopo un paio di rivoluzioni in Francia e in America.&lt;br /&gt;L’avevamo previsto, e non è che ci volesse una palla di vetro: per il Tibet, in concreto, non si è fatto nulla o ci si è limitati a spiegare ciò che non andava fatto: boicottare le Olimpiadi, per esempio. Il sommovimento pro-Tibet per una volta era mondiale, e certo, c’era la stridente pretesa che maratoneti e nuotatori affrontassero moralmente ciò che un organismo come l’Onu ha sempre disertato politicamente: ma era qualcosa, anzi era molto. Per la prima volta nella Storia, forse, l’idea di boicottare una manifestazione sportiva sarebbe apparsa ecumenica, normale, per niente estremista, uno strumento formidabile per propagandare la democrazia e i diritti umani (non vendibili separatamente) come forche caudine non solo di un presunto progresso umano, ma anche di ogni futuribile import-export. Non era e non sarebbe stata una campagna mirante in particolare a dividere, come piace dalle nostre parti: solo a ridurre il danno, unendo laici e cattolici, destra e sinistra, idealisti e importatori tessili.&lt;br /&gt;Invece? Invece lo schifo che ci aspetta. Hanno vinto i cinesi e probabilmente non hanno mai avuto dubbi su questo: la Cina del resto se ne fotte. Sempre. Ha firmato la dichiarazione universale dei diritti umani, il Patto per i diritti civili e politici, la Convenzione contro la tortura del 1988, la Convenzione sui diritti dell’infanzia del 1992, e se ne fotte della proprietà industriale, dell’inquinamento, dei diritti sindacali, dei diritti umani anche basici, della libertà religiosa, della democrazia, del Parlamento Europeo, di tutto. I cinesi sanno che gli Usa non possono rinunciare ai prodotti cinesi a basso costo e sanno che gli investitori cinesi se sparissero farebbero tracollare il Paese; mentre l’Europa, manco a dirlo, ha nella Cina il principale partner commerciale. È proprio per questo che il boicottaggio delle Olimpiadi era perfetto con tutti i suoi limiti: era un fronte simbolico, apolitico, l’ultima illusione che la politica potesse primeggiare su quello che Giulio Tremonti chiamerebbe mercatismo, e noi pure. Boicottare le Olimpiadi non era il minimo che si potesse fare: era il massimo.&lt;br /&gt;Grandi personalità politiche mondiali perlomeno si sono espresse, qualcuna ha disertato o ha mandato un messaggio forte. Noi? Franco Frattini prima ha detto che non avrebbe incontrato il Dalai Lama per non provocare «gli amici cinesi»: questo nonostante gli Usa avessero decorato il Dalai Lama con la medaglia d’oro del Congresso, già imitati da Canada, Austria e persino da quella Germania che è il primo Paese europeo per interscambio con la Cina. Frattini, poi, resistendo a qualche pressione interna (in An e nei Riformatori liberali) ha detto che «boicottare le Olimpiadi è inaccettabile», sicché ha spedito in Cina un sottosegretario salvo apprendere che alle Olimpiadi, controvoglia, forse dovrà andarci lui. Controvoglia: anzitutto perché aveva in programma le ferie, in secondo luogo perché le sue attenzioni sono proiettate sul rinsaldare l’asse dell’Atlantismo: anche se intanto eravamo membri non permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, di fatto, e non permanenti restiamo; anche se intanto l’impegno di aumentare il nostro impegno militare in Afghanistan è davvero tutto da verificare; anche se Barack Obama, di passaggio in Europa, è andato in Francia e Germania e Inghilterra ma non da noi. Ora: dire che gli Usa ci trattino con sufficienza forse è troppo, ma che i cinesi cerchino regolarmente di dettarci l’agenda diplomatica e che minaccino regolarmente ritorsioni commerciali (vedi Dalai Lama) è semplicemente la verità. Noi abbassiamo la testa e accettiamo. Per consolarci, nei convegni, ci raccontiamo la balla (balla storica e politica) che l’evoluzione del mercato cinese possa portare alla democrazia, ossia che alle libertà economiche possano equivalere quelle politiche. A Pechino, viceversa, vedono la democrazia giusto come un rischio per la crescita economica. Hanno bisogno di altro. Di noi, per esempio: spettatori pavidi, dopo Berlino 1936, di Pechino 2008.&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/8247175639447431364/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=8247175639447431364' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/8247175639447431364'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/8247175639447431364'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/07/piccola-riflessione-olimpica-prima.html' title='Piccola riflessione olimpica prima delle ferie'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-1560644995361069626</id><published>2008-07-28T15:41:00.002+02:00</published><updated>2008-07-28T15:54:47.599+02:00</updated><title type='text'>Ferrero: il becchino di Rifondazione</title><content type='html'>&lt;img src="http://www.liber.ta.it/blog/images/fine_rai.jpg" align="left" hspace="10" title="Fine delle trasmissioni - RAI"&gt;Quello che si è concluso &lt;a target="_blank" href="http://dagospia.excite.it/articolo_index_42439.html"&gt;ieri a Chianciano Terme&lt;/a&gt; è stato, di sicuro, il più tribolato congresso della pur breve storia di Rifondazione comunista. Non solo per le lotte a coltello intestine e per le risse da cortile ("volgari" per stessa ammissione di Nichi Vendola), ma soprattutto perché, qualunque fosse stato l'esito del voto, esso non avrebbe potuto che sancire la definitiva scomparsa del partito. Da una parte, infatti, per la sfida alla segreteria, si presentava l'erede di Fausto Bertinotti, l'attuale governatore della Puglia Nichi Vendola, rappresentante dell'ala, diciamo così, migliorista, che intendeva innovare e modernizzare profondamente il proprio movimento politico, anche a costo di rinunciare definitivamente a storici simboli come la falce e il martello, pur di farne un partito dalla faccia presentabile e, soprattutto, con lo sguardo volto ad un eventuale futuro di governo assieme alle altre componenti della sinistra. Dall'altra parte, invece, c'erano tutte le anime dei comunisti duri e puri, suddivise in più mozioni che alla fine si sono raccolte attorno alla figura dell'ex ministro Ferrero, uno che ancora parla di "lotta di classe e al capitalismo". A parere di chi scrive la proposta di Vendola, di fatto, è l'unica praticabile nella realtà da un partito che, non solo nutra, machiavellicamente, la speranza di mantenere un minimo di potere ma, soprattutto, abbia la forza di rimanere al passo con i tempi. Il problema è che, per rimanere al passo con i tempi, è giocoforza rinunciare al comunismo. Per cui, novello Eduard Bernstein (giunto alle stesse conclusioni con soli cent'anni di ritardo) il nostro buon Vendola ha capito che, se vuole in qualche modo rimanere a galla, non può che rinascere social-democratico: solo che, in questo modo, finisce per sancire la definitiva messa al bando delle idee marxiane (di nome e di fatto) e, insieme con esse, di quello che era stato il partito comunista. Con buona pace degli emblemi e delle varie rifondazioni iscritte nei titoli. Ma invece l'assemblea, con un colpo di coda ai danni dell'erede designato da Bertinotti, e non senza contradditorietà, ha scelto di farsi guidare da uno che sotto la guida di quello stesso Bertinotti era stato ministro della solidarietà sociale nel governo Prodi. Insomma, alla fine ha vinto chi è riuscito a rifarsi una verginità politica ai danni della linea di Fausto Bertinotti, quella linea che aveva portato gli ultimi comunisti ai fasti della politica italiana e che, oggi, viene impietosamente indicata come sola causa dell'ultima debàcle elettorale. Ma la colpa non è di Bertinotti. E', come abbiamo già detto, del comunismo in quanto tale. Come che sia, i compagni hanno scelto di morire definitivamente trinariciuti e, cantando allegramente Bandiera rossa col pugno chiuso alzato, hanno deciso, come ha correttamente osservato qualcuno, di buttar via un partito pur di rimanere abbarbicati ai propri simboli obsoleti e stantii. Poiché gli indirizzi programmatici usciti dal congresso, di estremizzazione del conflitto e delle scelte, non potranno che condannare il partito della Rifondazione comunista a rimanere una forza marginale e, soprattutto, extraparlamentare, senza più presa alcuna su quelle masse con cui una volta s'erano tanto amati. Insomma, se oggi l'unica strategia che ha saputo riunire in maggioranza le diverse mozioni congressuali contro i bertinottiani, è stata ancora una volta quella del "no" su tutta la linea: "no alla Costituente di sinistra" e "no a qualsiasi alleanza con il Pd", che seguono a ruota i vecchi ritornelli del no alla TAV, no alla NATO, no al controllo dell'immigrazione e no a chi più ne ha e più ne metta, vuol dire che questi signori non riescono proprio a comprendere che la politica non si fa solo scuotendo la testa in segno di diniego. Ma significa, soprattutto, che tale schiatta di comunisti non ha nemmeno la benché minima saggezza di imparare dai propri errori, poiché è stata proprio questa volonta di mettersi sempre di traverso a causare, non solo l'ingovernabilità dell'esecutivo Prodi, ma anche la disaffezione nei loro confronti da parte degli elettori esausti. Per carità, è probabile che, alle prossime elezioni, il voto di qualche deluso di ritorno dal PD riescano comunque ad intercettarlo. Così come, se non modificheranno prima la legge elettorale, può darsi anche che qualche scranno a Strabusgo, o in qualche amministrazione locale dove la nostalgia della falce e martello resiste imperterrita, riescano a conquistarlo ancora. Ma si tratta comunque di briciole, per un movimento politico che oramai, per le sue caratteristiche intrinseche, ha certamente le ore contate. In conclusione, comunque fosse andata a Chianciano, il partito della Rifondazione comunista in quanto tale sarebbe stato destinato a morire. Con la linea programmatica di Ferrero lo farà per inadeguatezza di fronte alle sfide della modernità, agli elettori ed alla storia. Ma se anche avesse vinto Nichi Vendola, Rifondazione si sarebbe trasformato in un semplice partito di socialisti un po' incazzati, riformisti alla stregua di un qualunque PD e, soprattutto, assolutamente estranei e distanti dalla tradizione comunista. Insomma, alla fine Ferrero ha vinto ma, per favore,abbiate almeno il coraggio delle parole: chiamatelo come volete ma non segretario. Molto meglio becchino o, al massimo, esecutore testamentario di un comunismo che, per nostra fortuna, nessuno riuscirà mai più a rifondare.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/1560644995361069626/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=1560644995361069626' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/1560644995361069626'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/1560644995361069626'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/07/ferrero-il-becchino-di-rifondazione.html' title='Ferrero: il becchino di Rifondazione'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-6624680115803095878</id><published>2008-07-22T21:27:00.002+02:00</published><updated>2008-07-22T21:34:43.532+02:00</updated><title type='text'>In medio stat virtus</title><content type='html'>&lt;img src="http://www.liber.ta.it/blog/images/fuck-off.jpg" align="left" hspace="10" title="Fuck off"&gt;Il problema non è che Umberto Bossi abbia mostrato il dito medio all'indirizzo dell'Inno d'Italia: ognuno manifesta le proprie idee come può e, chi è maleducato, non può che esprimerle da suo pari. Lo so, ora si muoveranno schiere di politologi pronti a spiegarci che questo non è altro che il colorito linguaggio con cui, l'uomo simbolo della Lega, è solito rivolgersi alle masse che lo seguono durante i comizi. Ciò, però, non modifica di un millimetro il giudizio: evidentemente noi, quaggiù in Italia, non siamo adusi a frequentare certe compagnie politiche da trivio.  Il problema non è nemmeno che, Bossi, si lamenti del fatto che le tenere menti dei giovani virgulti nordisti siano forgiate da frotte di insegnanti provenienti dal Sud d'Italia. Basterebbe che qualcuno, tra i suoi sodali mangiapolenta, gli spiegasse come funziona il meccanismo del concorso. E allora, forse, anche il Senatùr riuscirebbe a comprendere che, se gli insegnanti del nord sono in numero insufficiente, significa che nella Padania non esistono abbastanza persone che sono in grado (o che hanno voglia) di fare l'insegnante oppure che, quelle stesse persone, non riescono a superare il concorso ai danni di quelli del Sud. Ed in un caso o nell'altro, ciò vorrà pur dire qualcosa. Il problema, infine, diciamocelo chiaramente, non è neppure che Umberto Bossi invochi spropositi come la secessione. Del resto, in un sistema libero, ognuno esprime le proprie opinioni come meglio crede e, soprattutto, come meglio può. Qui, da queste parti, si è liberali e si crede fermamente nell'autodeterminazione dei popoli: perciò è giusto che al segretario della Lega Nord sia consentito di far proselitismo in tal senso, ovviamente senza mai ricorrere alla violenza (né, tantomento, paventando lo spauracchio dei fucili). Sempre ammesso che egli, in Valpadana e zone limitrofe, sia effettivamente in grado di trovare un popolo e non invece, come avrebbe detto Flaiano, una semplice collezione. Ma questo, comunque, rimane un problema suo. Il problema nostro, piuttosto, è che Umberto Bossi non perde occasione di tuonare contro quella &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Roma ladrona"&lt;/span&gt; da cui, da anni, ottiene privilegi, prebende e sinecure. Per carità, noi poveri terroni italiani, in qualche millennio di storia, abbiamo imparato a non essere così ingenui da pensare che egli, per coerenza, possa persino arrivare a dimettersi: evidentemente certi malcostumi sudisti sono stati esportati pure al nord. E anche nel vocabolario celtico, così come in quello italico, il termine dignità dev'essere un'antica parola oramai desueta. A noi poveri abitanti dello Stivale basterebbe che qualche fratello padano, toltosi le fette di prosciutto (pardon, di speck) dagli occhi, alla prossima occasione in cui l'Umberto se la prende con i simboli di quell'Italia da cui riceve lauti stipendi, fosse abbastanza scaltro da rendergli indietro quel dito medio che egli è solito sventolare con tanta separatista faciloneria. E non per mandarlo semplicemente a quel paese, secondo i dettami della semiotica anglosassone, poiché non vale nemmeno la pena abbassarsi a tal livello. Ma giusto per rammentargli di moderare i toni, in base a quella massima aristotelica che, nella lingua che una volta distingueva noi italiani residenti a sud del Rubicone dai barbari abitatori della Gallia cisalpina, recitava &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"In medio stat virtus"&lt;/span&gt;. In fondo, sempre di medio si tratta. Anche se Bossi e i suoi più fanatici seguaci, probabilmente, sono di quelli che quando il medio indica la luna, alla fine si fissano sul medio. Nel senso, inequivocabile, del dito.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/6624680115803095878/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=6624680115803095878' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/6624680115803095878'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/6624680115803095878'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/07/in-medio-stat-virtus.html' title='In medio stat virtus'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-1681251579169956988</id><published>2008-07-11T15:35:00.004+02:00</published><updated>2008-07-11T16:18:41.524+02:00</updated><title type='text'>Non si uccidono così neanche i cavalli</title><content type='html'>Non voglio entrare nel merito del caso di &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/cronache/08_luglio_09/eluana_stop_alimentazione_giudici_377f5824-4da0-11dd-8808-00144f02aabc.shtml"&gt;Eluana Englaro&lt;/a&gt;, che vive in uno stato vegetativo dal 1992, e per la quale &lt;em&gt;la Corte d'appello civile di Milano ha autorizzato il padre, in qualità di tutore, ad interrompere il trattamento di idratazione ed alimentazione forzato. Fino alla sua morte.&lt;/em&gt; Da una parte c'è chi afferma che si tratti del termine di un inutile accanimento terapeutico e quindi, in quanto tale, di un supremo atto di umanità, dall'altra chi, come la Chiesa Cattolica, giudica lo stesso atto sommamente, profondamente inumano. Ripeto, non ritengo di avere i necessari elementi per poter dare un giudizio personale al riguardo: di primo acchito propenderei per la tesi del padre secondo il quale, in realtà, la figlia è morta nel momento stesso in cui l'incidente l'ha costretta a vegetare per sedici unghi anni. E' pur vero, però, che in mancanza di un esplicito testamento biologico, nonché (per ovvi motivi, come in questo caso) di una chiara espressione di volontà da parte del soggetto interessato, il fatto che qualcun altro (tribunale o genitore che sia) possa arrogarsi il diritto di decidere se interrompere o meno un'esistenza ripugna al mio essere profondamente liberale, e cioè al mio essere profondamente convinto che le decisioni, così come le responsabilità, sono sempre ed esclusivamente individuali. E guai se così non fosse. Altrimenti Vorrebbe dire che vivremmo nella peggiore delle dittature: dove il signore di turno, magari in toga, magari chiamato giudice anziché Fuhrer o presidente del PCUS, avrebbe il diritto di disporre degli altri a suo piacimento. Si noti bene che io, in questo caso, sto parlando di esistenza e non di vita. Se Eluana vive o no, nel senso che noi esseri umani attribuiamo al termine, non sono sinceramente in grado di dirlo. Di certo, però, so che esiste, perlomeno così come esiste il lombrico o l'ameba, per dire. Come esiste, in definitiva, qualunque animale, cui possiamo voler più o meno bene anche se non gli riconosciamo certo lo &lt;em&gt;status&lt;/em&gt; di essere umano. E proprio qui risiede la profonda ipocrisia di tutta questa storia. Di una società come la nostra, dove il fariseismo è tale per cui nessuno prende più i cani ma li adotta, alla stregua dei bambini, dove tutti si commuovono per le sofferenze del povero gattino malato ma poi scavalcano tranquilli, ed anche un po' schifati, i barboni riversi bocconi sul marciapiede e dove, alla fine, nessuno (o quasi) si accorge che stiamo condannado Eluana alla più atroce delle morti: perché l'interruzione del &lt;em&gt;trattamento di idratazione ed alimentazione forzato&lt;/em&gt;, altro non è che la solita falsa dizione alla vasellina per non confessarci che stiamo obbligando un essere vivente (umano o meno che sia) alla terribile morte per fame e per sete. Quanti giorni ci vorranno prima che quel corpo, inerme ma pulsante, si consumi fino al punto di spirare? E quanto dovrà soffrire per arrivare a quel punto? O c'è forse qualcuno che può portare prove certe che un essere vivente, in quello stato, non è capace di provare dolore? Per favore, abbiamo almeno il coraggio di non chiamarla eutanasia, dolce morte. Abbiamo almeno il coraggio di definirla per quello che è: una mossa degna del più feroce dei barbari, altro che stato di diritto. Alzi la mano chi, tra i miei venticinque lettori, avrebbe la forza di condannare ad una fine così agghiacciante il proprio animaletto domestico. Nessuno, voglio sperare. Eppure accettiamo, tranquillamente, che un tribunale di questa Repubblica, mentre con una mano condanna chi maltratta gli animali, con l'altra dà mandato di uccidere in maniera tanto brutale ed efferata un essere vivente. Che non sarà più umano ma al quale, almeno, dovremmo riconoscere la stessa dignità che riconosciamo alle bestie. Lo ripeto per l'ennesima volta: io non so se sia giusto o meno interrompere l'esistenza di Eluana. Sono confuso, non me la sento di prendere una posizione. Dico solo, però, che una volta assunta la responsabilità dell'estrema decisione, bisognerebbe scegliere il modo più indolore per attuarla. Del resto, riprendendo il titolo di questo post (che a sua volta parafrasa quello di un celebre &lt;a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Non_si_uccidono_cos%C3%AC_anche_i_cavalli%3F"&gt;film di Sydney Pollack&lt;/a&gt;) una palla in testa non si nega nemmeno ad un cavallo malato. Per cui, chi metterà fine all'esistenza di Eluana, almeno non sia così ipocrita, così ignobile, così cattivo da lasciarla brutalmente morire di fame e di sete.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/1681251579169956988/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=1681251579169956988' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/1681251579169956988'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/1681251579169956988'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/07/non-si-uccidono-cos-neanche-i-cavalli.html' title='Non si uccidono così neanche i cavalli'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-9028500929981959536</id><published>2008-07-10T15:18:00.002+02:00</published><updated>2008-07-10T15:23:31.646+02:00</updated><title type='text'>D'Alema facci sognare</title><content type='html'>«Silvio Berlusconi affronti i giudizi che lo riguardano a testa alta», &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/politica/08_luglio_10/voto_camera_lodo_alfano_alema_8958b4dc-4e5f-11dd-a6e8-00144f02aabc.shtml"&gt;afferma Massimo D'Alema&lt;/a&gt;. E Massimo D'Alema ha perfettamente ragione. Tanto più, sia detto per inciso, che il processo Berlusconi-Mills rappresenta &lt;a target="_blank" href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=274931"&gt;un caso del tutto inconsistente&lt;/a&gt;. Siamo infatti certi che, per coerenza, se le intercettazioni telefoniche tra D'Alema e Consorte sul famoso &lt;em&gt;affaire&lt;/em&gt; Unipol-Bnl (peraltro altrettanto inconsistenti) fossero state portate in giudizio, l'ex vicepresidente del Consiglio di Prodi non avrebbe avuto alcuna difficoltà a farsi processare. Anzi, siamo proprio sicuri che sua intenzione era quella di presentarsi spontaneamente, allegro e felice, presso il primo tribunale a portata di mano: il problema è stato solo che, nel frattempo, qualcuno gli aveva &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_04/csm_trasferimento_forleo_f5312230-a25b-11dc-9440-0003ba99c53b.shtml"&gt;trasferito d'ufficio&lt;/a&gt; il magistrato che si stava occupando del suo procedimento. Vedi a volte le casualità della vita.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/9028500929981959536/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=9028500929981959536' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/9028500929981959536'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/9028500929981959536'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/07/dalema-facci-sognare.html' title='D&apos;Alema facci sognare'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-908123569497011414</id><published>2008-07-09T22:24:00.002+02:00</published><updated>2008-07-09T22:37:09.734+02:00</updated><title type='text'>L'Eco della maleducazione</title><content type='html'>Nel giorno della manifestazione più becera e indecente della storia della Repubblica, il maître à penser di quella sinistra schiamazzante e forcaiola partecipava ad &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/politica/08_luglio_09/bondi_mano_eco_a1317bac-4d88-11dd-8808-00144f02aabc.shtml "&gt;una serata della Milanesiana&lt;/a&gt; al teatro Dal Verme, in quel di Milano. Sì, stiamo parlando proprio di Umberto Eco e di quella sinistra che ieri si è riunita a Roma in piazza Navona, che si è scelta un ex poliziotto reazionario come ducetto, che ha eletto a proprio mentore uno superficialmente populista che di professione fa il buffone. Quella stessa sinistra che come portavoce designa un'attricetta di infima serie la quale, non riuscendo a far parlare di sé con la propria "arte", cerca disperatamente di mantenere accesi i riflettori sulla sua figura ricorrendo al turpiloquio più sguaiato. Con in più tutto il nutrito contorno di nani, ballerine, cantanti, scribacchini ed ex lanciatori di molotov vari, che fanno da giusto complemento ad un'accolita del genere. Ed è proprio a questa corte dei miracoli della sinistra antidemocratica e piazzaiola che l'illustre professore si pregia di appartenere, cercando, vanamente, di educare anche in senso politico persone di siffatto milieu culturale. Vanamente, non solo e non tanto perché è inutile cercare di instillare il germe della conoscenza in gente abituata a ragionare col vaffanculo, ma soprattutto perché un maleducato che pretende di educare il prossimo rappresenta una vera e propria contraddizione in termini. Gli è, infatti, che alla serata in cui era presente l'insigne professore, nonché filoso, nonché romanziere, nonché saggista, partecipasse anche un semplicissimo ministro dei Beni Culturali. Quando lo ha veduto, l'esimio professore, eccetera, eccetera, eccetera, non solo non si è neppure alzato in piedi, ma ha a malapena salutato il ministro, faticando assai a dargli la mano, con evidente senso di disgusto. Ora, è del tutto legittimo che il signor Bondi, come persona, possa non ispirare simpatia, ma il problema è che chi pretende di insegnare agli altri il rispetto della democrazia ed il senso delle istituzioni ha il dovere di alzarsi in piedi e di salutare per primo chi, nella sua veste ufficiale, rappresenta un potere dello stato. Per semplice rispetto del ruolo, non per altro, altrimenti si scopre un'incoerenza di fondo tra il comportamento e ciò che si ha la pretesa di insegnare. Nel nostrio piccolo, ci permettiamo umilmente di ricordare al professore di chiara fama che il governo attualmente in carica è stato regolarmente eletto dal popolo sovrano, il quale non è libero e intelligente solo quando vota Prodi e, viceversa, automaticamente stupido e manipolabile da chi possiede i mass media in caso contrario: è libero e basta, e chi perde le elezioni deve serenamente accettare di stare all'opposizione. Il resto sono solo i pensieri pelosi e pieni di rancore di chi, con la bava perennemente alla bocca, non riesce ad accettare non tanto la sconfitta (il che è un suo problema personale) quanto le semplicissime regole  del gioco democratico. Tutto qui. Per il resto, essendo un docente di semiotica, la persona di cui stiamo parlando non faticherà certo a trovare il significato recondito del suo comportamento. Noi ci limitiamo a constatare la sua immensa maleducazione ed il suo scarso rispetto delle istituzioni. In una parola, il suo essere, nonostante le apparenze, le dichiarazioni e gli scritti, profondamente contrario alle basilari regole di quella democrazia che, un po' incoerentemente, ammettiamolo, egli afferma di voler  difendere. Poi ognuno ne tragga le conseguenze che vuole. E soprattutto si scelga i maestri che desidera.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/908123569497011414/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=908123569497011414' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/908123569497011414'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/908123569497011414'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/07/leco-della-maleducazione.html' title='L&apos;Eco della maleducazione'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-6389719465586853097</id><published>2008-07-03T15:51:00.003+02:00</published><updated>2008-07-03T16:00:12.126+02:00</updated><title type='text'>Chi ha fatto ministro Rosy Bindi?</title><content type='html'>&lt;img src="http://www.liber.ta.it/blog/images/13722944.jpg" align="left" hspace="10" title="The ultimate guide to fellatio"&gt;«E se Bill Clinton avesse fatto Monica Lewinsky ministro del suo governo?» si chiede retoricamente &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/politica/08_luglio_03/intercettazioni_donadi_clinton_lewinski_5437afca-48e6-11dd-a3c9-00144f02aabc.shtml"&gt;Massimo Donadi&lt;/a&gt;, capogruppo dell'Italia dei valori, a proposito di nuove intercettazioni del presidente del Consiglio, che rivelerebbero presunti particolari piccanti sui suoi rapporti con il ministro Carfagna. Evidentemente, chi vive nei palazzi del potere, deve conoscere molte più cose di noi poveri mortali. Soprattutto, per operare un parallelismo così &lt;em&gt;tranchant&lt;/em&gt; su (per ora) semplici indiscrezioni giornalistiche, deve sapere bene che nel Parlamento della Repubblica una donna non può far carriera se non inginocchiandosi sotto le scrivanie degli uomini. Maschilismo sciovinista? Non prendetevela con me, rivolgetevi piuttosto all'illustre esponente del centrosinistra che certe cose le ha dichiarate con trasparente tranquillità. Io mi limito solo a domandare, se le cose funzionano realmente come ce le racconta Donadi, chi è stato il coraggioso che, nel precedente governo di centrosinistra, ha nominato ministro Rosy Bindi?</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/6389719465586853097/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=6389719465586853097' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/6389719465586853097'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/6389719465586853097'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/07/chi-ha-fatto-ministro-rosy-bindi.html' title='Chi ha fatto ministro Rosy Bindi?'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-6921784621486235250</id><published>2008-07-01T15:41:00.002+02:00</published><updated>2008-07-01T15:51:44.473+02:00</updated><title type='text'>Famiglia Cristiana, una rivista «razzista e indecente»</title><content type='html'>&lt;img title="Patti Lateranensi" hspace="10" src="http://www.liber.ta.it/blog/images/patti_lateranensi.jpg" align="left" width=50%/&gt;La proposta del ministro dell'Interno Roberto Maroni, sulla raccolta delle &lt;a href="http://www.corriere.it/politica/08_giugno_30/famiglia_cristiana_maroni_rom_d74f5178-46a8-11dd-8dd8-00144f02aabc.shtml" target="_blank"&gt;impronte digitali per i bambini rom&lt;/a&gt; al fine di pervenire ad una loro indentificazione, ha fatto, com'è ovvio, molto discutere. Se, in questo senso, sono assolutamente prevedibili gli strali della sinistra in tutte le sue sfumature: da quella perbenista e politicamente corretta dei salotti radical chic a quella becera e triviale alla Di Pietro, meno preventivabili appaiono invece gli scudi che, con acrimonia molto poco cristiana, sta levando un certo tipo di cattolicesimo che ora si scopre partigiano e rancoroso. Con un livore, peraltro, fin troppo sospetto, se paragonato al comportamento tenuto nei confronti di altri governi del recente passato. Portavoce di questo strano movimento di piccoli girotondini clericali è il settimanale Famiglia Cristiana che, da rotocalco delle beghine, si è oramai decisamente evoluto in organo ufficiale dei cattolici gauchisti. L'ebdomadario dei paolini, quindi, non poteva certo lasciarsi sfuggire la ghiottisima occasione di bacchettare, per l'ennesima volta, il governo dell'odiato Berlusconi. Per carità, ovviamente si tratta di libere opinioni, che non mi permetterò certo di stigmatizzare, né tantomeno è mia intenzione entrare nel merito del provvedimento governativo. Ciò che invece, in questa sede, vorrei sottoporre al vaglio critico, è il (pessimo) modo di fare giornalismo del periodico dei preti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Famiglia Cristiana esordisce scrivendo che: «Alla prima prova d'esame i ministri "cattolici" del governo del Cavaliere escono bocciati, senza appello. Per loro la dignità dell'uomo vale zero. Nessuno che abbia alzato il dito a contrastare Maroni e l'indecente proposta razzista di prendere le impronte digitali ai bambini rom». "Indecente proposta razzista", tenete a mente queste parole ché in seguito ci tornerà utile ricordarle. E ancora: «Oggi, con le impronte digitali uno Stato di polizia mostra il volto più feroce a piccoli rom, che pur sono cittadini italiani. Perché non c'è la stessa ostinazione nel combattere la criminalità vera in vaste aree del Paese? La Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia (firmata anche dall'Italia, che tutela i minori da qualsiasi discriminazione) non conta più niente. La schedatura di un bambino rom, che non ha commesso reato, viola la dignità umana». A parte il fatto che, per onestà intellettuale, bisognerebbe anche ammettere che, prima di tutto, a violare la dignità umana è proprio colui che commette il reato, altrimenti si rischia di perdere il senso della realtà, a parte questo, comunque, par di capire che secondo Famiglia Cristiana l'odiosa discriminazione risiederebbe tutta nelle diverse pratiche identificative cui sono sottoposti rom ed italiani per i quali, pur essendo tutti cittadini dello stesso stato, sono previste procedure diverse: individuazione mediante impronte digitali, da un lato, contro il riconoscimento tramite fotografia e un mucchio di altre scartoffie burocratiche dall'altro. Ma se l'"indecente proposta razzista" risiede tutta nella pratica di intingere un polpastrello nell'inchiostro, allora quelli di Famiglia Cristiana, completamente presi dal sacro fuoco dell'antiberlusconismo, evidentemente non sanno che a partire dal primo gennaio 2006 è in vigore la cosiddetta &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carta_d'identit%C3%A0_elettronica" target="_blank"&gt;Carta d'identità elettronica&lt;/a&gt; per il rilascio della quale, udite udite, sarà necessario, prendere le impronte digitali del dito indice di ogni mano di tutti i cittadini italiani (nessuno escluso). A questo punto, può anche darsi che nella redazione del settimanale sono tutti cittadini di Città del Vaticano e, pertanto, certe cose non le sappiano. Ciò non toglie che, chi aspira a fare dell'informazione "decente", debba avere almeno l'accortezza di informarsi a sua volta prima di scrivere stupidaggini. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un fatto è certo: il sacro fuoco dell'antiberlusconismo è un falò tanto potente che, con il suo fumo, è stato in grado di obnubilare anche le austere menti dei giornalisti cattolici, le cui delicate narici, del resto, sono al massimo abituate a sniffare i delicati effluvi dell'incenso. Perché solo una mente offuscata dall'odio di parte può accusare di razzismo un governo utilizzando proprio i più biechi ed infami argomenti razzisti, come quello della subalternità genetica di una persona rispetto ad un'altra. Da qui, poi, a parlare di superiorità della razza ed altre amenità naziste del genere il passo è già compiuto. Non ci credete? Leggete allora cosa scrive il giornaletto dei paolini: «Non stupisce, invece, il silenzio della nuova presidente della Commissione per l'infanzia, Alessandra Mussolini (non era più adatta Luisa Santolini, ex presidente del Forum delle famiglie?), perché le schedature etniche e religiose fanno parte del Dna familiare e, finalmente, tornano a essere patrimonio di governo». E' a questo punto, però, che quelle stesse parole si ritorcono contro proprio a chi le ha scritte, perché è del tutto evidente che asserire che una persona ha connaturato in sé il razzismo (peraltro allargato a tutta la schiatta dei consanguinei) altro non è che un'"indecente affermazione razzista". Se anche poi, ragionando per assurdo, fosse tutta una questione di DNA come asseriscono i giornalisti di Famiglia Cristiana, ricordiamo che nei lombi della pettoruta Alessandra, oltre a quelli di Sofia Loren (e qui sì che la genetica c'entra, per fortuna!), scorrazzano anche i geni di nonno Benito, colui che fu  benedetto da papa Pio XI come l'uomo della provvidenza. Forse che a Famiglia Cristiana si voglia insinuare, al di là di ogni dogma sull'infallibilità, che il papa aveva torto?</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/6921784621486235250/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=6921784621486235250' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/6921784621486235250'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/6921784621486235250'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/07/famiglia-cristiana-una-rivista-razzista.html' title='Famiglia Cristiana, una rivista «razzista e indecente»'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-2185142902071360305</id><published>2008-06-27T15:59:00.004+02:00</published><updated>2008-06-27T16:34:22.777+02:00</updated><title type='text'>Tutto sbagliato, tutto un mondo da rifare</title><content type='html'>&lt;img src="http://www.liber.ta.it/blog/images/petrolini_salamini.jpg" title="Ambrogio e i salamini" align="left" hspace="10" /&gt;Adesso ti do un problema: ho un'automobile della forza di centocinquanta cavalli sulla quale possono andare sei persone e l'automobile può fare quaranta chilometri all'ora. Quanti anni ha l'autista? Lo sai o non lo sai? Ha trentadue anni. C'è poco da ridere: è un amico mio; me lo ha detto lui. Ti à piaciato, eh? Tutto è sbagliato, tutto un mondo da rifare. Ora ti do un altro problema: dato un potere esecutivo X, quanto tempo passa prima che il potere giudiziario Y, invece di svolgere il suo lavoro (peraltro in enorme arretrato), tenti di usare le intercettazioni telefoniche a danno del governo scelto dai cittadini ed in totale conflitto con le più elementari norme dello stato di diritto? Lo sai o non lo sai? La risposta è... dipende. Anzi, dipende al quadrato. Dipende perché, se al governo c'è il centrosinistra, finisce che un giudice che si permette di indagare sugli esponenti in carica di quel tal governo (tanto per fare un esempio bislacco, te lo ricordi il caso Unipol?) può anche essere cacciato a calci nel sedere senza che nessuno invochi scandalizzato il regime, ma se invece al governo c'è il centrodestra ogni scemenza è lecita. Anche utilizzare intercettazioni telefoniche di poca o punta rilevanza penale ma dal costo esorbitante per la collettività, pur di gettar fango in faccia all'odiato avversario. C'è poco da ridere: è così; me lo ha detto  un amico mio. Ti à piaciato, eh? Tutto è sbagliato, tutto un mondo da rifare. Un altro mi dice: ti voglio portare a vedere il cantiere… stavano tutti zitti… non cantava nessuno. Eh già, in fondo in fondo non c'è mica tanto da cantare... Ti à piaciato, eh? Tutto sbagliato, tutto un mondo da rifare… Ieri un altro amico mi ha detto, ora ti faccio una domanda costituzionale: qual è quel paese dove un potere dello stato, regolarmente eletto dai cittadini, viene messo in ginocchio da un altro potere che non solo nessuno ha eletto ma che, al novanta per cento, per arrivare dov'è arrivato tramite concorso ha chiesto aiuto proprio a quel potere che adesso vuole mettere in ginocchio? Siccome io sono un poco stupido gli ho ridomandato indietro: chi vuole mettere in ginocchio chi? C'è forse Bill Clinton nei paraggi? Tutto sbagliato, tutto un mondo da rifare… E a proposito di chiedere aiuto a qualcuno: che differenza c'è tra raccomandazione e segnalazione? Tu lo sai? Cioè, se io sono un pezzo grosso e ti dico che quella persona è brava questa vale come raccomandazione o come semplice segnalazione? Che poi magari va a finire che quella manco lavora... Io pure, una volta, ho segnalato una mia amica, le ho raccomandato di mettere la maglia di lana altrimenti si raffreddava. E difatti adesso è disoccupata. Ti à piaciato? Stasera, magari vado in galera, ma dico tutto; sì, perché tutti i grandi uomini che hanno speso la metà della vita per l'indipendenza italiana vengono cacciati via. L'ho visto io, con i miei occhi, scritto: Via Cavour, Via Garibaldi, Via Mazzini, Via Quintino Sella, Via Giovanni Lanza. Bisogna scrivere Resta Cavour, Resta Mazzini, Resta Quintino in Sella. Ti à piaciato, eh? Più stupidi di così si muore. Tutto sbagliato, tutto un mondo da rifare. E se poi alla fine scopri che l'attricetta sgallettata di turno è pronta a piegarsi (in senso non solo metaforico) ai desiderata del potentato del momento per farsi, diciamo così, segnalare, questa come la chiami? Io la chiamo la scoperta dell'acqua calda. Che poi l'assurdo degli assurdi è la casta dei giornalisti che denuncia la casta dei politici per le raccomandazioni. Quando basta leggere i cognomi di molti di questi imbrattacarte per capire che il nepotismo non è morto con papa Borgia. Senza contare tutti quelli che sono entrati in una redazione solo in forza della tessera, o della parolina giusta del politico compiacente. Ma del resto, si sa, hai mai sentito l'attricetta sgallettata di turno ammettere di aver copulato allegramente con l'alto papavero al solo scopo di ottenerne i buoni uffici? Tutto sbagliato, tutto un mondo da rifare. La casta dei giudici che, spalleggiata dalla casta dei giornalisti compiacenti, accusa la casta dei politici, i quali a loro volta si fanno difendere dalla casta degli avvocati. Tutto questo stress procurerà di sicuro qualche scompenso a qualcuno, per cui questo qualcuno si rivolgerà alla casta dei medici, i quali prescriveranno senz'altro buoni rimedi da acquistare presso i punti vendita della casta dei farmacisti. Qui va a finire che l'unica veramente casta e pura che ci rimane è l'attricetta sgallettata di cui sopra: almeno lei si è limitata a cedere solo una parte del corpo e non l'anima intera. Ti à piaciato, eh? Tutto sbagliato, tutto un mondo da rifare… Anche io, per non essere da meno, mi sono voluto rivolgere alla casta; oggi è il ventisette e siccome avevo fame (prima di non arrivare di nuovo alla prossima fine del mese) ho deciso di andare alla casta delle cooperative per acquistare qualche cosarellina da mangiare...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ho comprato i salamini e me ne vanto&lt;br /&gt;Se qualcuno ci patisce che io canto&lt;br /&gt;È inutile sparlar&lt;br /&gt;È inutile ridir&lt;br /&gt;Sono un bel giovanottin&lt;br /&gt;Sono un augellin… &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Tutti i brani non originali del post che, peraltro, vi sfido a riconoscere da soli (ma non temete non è difficile, le battute più insulse sono ovviamente le mie), sono tratti dalla famosa gag Ambrogio e i salamini di Petrolini. E scusate la rima. Ti à piaciato?  &lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/2185142902071360305/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=2185142902071360305' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/2185142902071360305'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/2185142902071360305'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/06/tutto-sbagliato-tutto-un-mondo-da.html' title='Tutto sbagliato, tutto un mondo da rifare'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-354838506338622596</id><published>2008-06-25T23:30:00.002+02:00</published><updated>2008-06-25T23:40:25.979+02:00</updated><title type='text'>789 buoni motivi per cui l'Italia è un paese del cazzo (e scusate l'eufemismo)</title><content type='html'>&lt;img src="http://www.liber.ta.it/blog/images/pene.jpg" title="" align="left" hspace="10" /&gt;Voglio fare un piccolo esempio terra terra, basandomi sul buon senso e sull'evidenza dei fatti: io, per lavoro, mi occupo di controlli all'interno di una grande azienda. Ora mettiamo, per ipotesi, che personalmente sospetti di una persona e che mi incaponisca a voler compiere delle indagini interne su di lei. Per ben 789 volte. E mettiamo che per ben 789 volte io non trovi nulla di rilevante. Cioè, in altri termini, per ben 789 volte io spendo tempo, denaro e risorse per preparare un fascicolo a carico di questo tizio e, sempre per altrettante 789 volte, non riesco a rilevare alcunché. A questo punto anche un idiota capirebbe, ben prima di arrivare alla fatidica soglia delle oramai famose 789 volte, che, forse, io devo avere un problema personale con questa persona che tento in tutti i modi di incastrare. E poi soprattutto, un'azienda seria, com'è peraltro la mia, mi avrebbe già licenziato da tempo per una causa più che giusta. Tutto questo nella normale realtà. Se invece trasportiamo l'esempio pratico a livello istituzionale, scopriamo che 789 provvedimenti a carico di una persona, la quale per 789 volte è stata ritenuta non colpevole, non sono assolutamente sufficienti per smetterla di insistere con certe presunzioni. Insomma, nel momento in cui si ha a che fare con i poteri dello stato, l'idiota di turno (di cui parlavamo sopra) ha la pretesa di credere che serva la settecentonovantesima istruttoria per sperare di beccare con le dita nella marmellata l'odiato nemico. Solo che nessuno si prenderà la briga di licenziare il figuro che, per tale settecentonovantesima volta, metterà le mani nelle oramai esauste tasche dei cittadini per costruire una teoria la quale, come le precedenti 789, ha tutte le probabilità di finire del nulla. A questo punto, il figuro in questione ribadirà che lui è costretto dalla legge ad intervenire &lt;i&gt;obbligatoriamente&lt;/i&gt; per perseguire il tizio come accaduto nelle pregresse 789 volte, dimenticando, con ciò, che ci sono provvedimenti che marciscono sulla sua scrivania da tempo immemore, provvedimenti che per giungere a conclusione impiegano anche vent'anni, provvedimenti che magari riguardano la vita ed il futuro di gente semplice che non ti garantisce certo la visibilità che può assicurarti l'agire contro il tizio delle 789 volte di cui dicevamo. Se in tutto questo c'è una strategia, al punto in cui siamo, è difficile dirlo: l'unico piano che sembra possa evincersi da tutte queste storie è quello del: gettate pure merda addosso al nemico, l'importante è che se ne parli e poi, alla fine, qualche schizzo gli rimarrà pure attaccato addosso. Con buona pace delle persone normali che, invano, da anni attendono giustizia. Ooops... scusate... ho parlato di giustizia. Non vorrei che si equivocasse: in questo post non si parla né di magistrati né, tantomeno, dei procedimenti in cui è stato coinvolto Berlusconi. Qui si parla solo di esempi terra terra, basati sul buon senso e sull'evidenza dei fatti.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/354838506338622596/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=354838506338622596' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/354838506338622596'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/354838506338622596'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/06/789-buoni-motivi-per-cui-litalia-un.html' title='789 buoni motivi per cui l&apos;Italia è un paese del cazzo (e scusate l&apos;eufemismo)'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-5338580088457800469</id><published>2008-06-05T14:45:00.003+02:00</published><updated>2008-06-05T15:26:15.097+02:00</updated><title type='text'>Se questo è un Presidente</title><content type='html'>&lt;img src="http://www.liber.ta.it/blog/images/napolitano.jpg" align="left" hspace="10" title="Giorgio Napolitano"&gt;A proposito dell'emergenza rifuti in Campania, oramai divenuta triste normalità, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/politica/08_giugno_04/napolitano_emergenza_rifiuti_7aa56ace-324f-11dd-a39e-00144f02aabc.shtml"&gt;ha chiesto&lt;/a&gt;, ai cittadini di quelle zone, «comprensione e disponibilità» per affrontare il problema «con gli opportuni chiarimenti ma senza smarrire mai il senso dell'urgenza e della legalità, nel modo più assoluto», in quanto «non si tratta della salute dei cittadini di questo o di quel quartiere o di questo e di quel Comune, la salute la si difende estirpando la criminalità, eliminando la piaga dei traffici camorristici, ripulendo le strade, creando condizioni per un ordinato ciclo di smaltimento dei rifiuti». E fin qui nulla da eccepire: il discorso è chiaro ed assolutamente condivisibile. Del resto, al di là di qualche gretto secessionista, una dimostrazione di buona volontà in tal senso è tutto quello che chiedono gli italiani ai propri concittadini coinvolti nelle note vicende dell'immondizia. Onestamente, così come dimostra l'esperienza passata, non mi sembra si possa dire che ai napoletani è mai mancata la solidarietà, il sostegno e, soprattutto, il denaro del resto della nazione. Oggi però, nell'intero Paese, è più che mai netta la sensazione di un popolo imbelle, arreso all'atavico fatalismo, rassegnato a convivere col pattume, e che attende solo che dei suoi problemi se ne facciano carico gli altri. Ripeto, è solo una sensazione, però è questo ciò che traspare dai mass media. Certo, in Campania esiste il problema della camorra, che blocca con ogni mezzo le iniziative delle persone oneste e di buona volontà, per effettuare in tutta tranquillità i propri sporchi ed infami traffici. Però c'è un però. Perché a questo punto alla casalinga di Voghera sorge spontanea una domanda: com'è, signora mia, che anche in Sicilia hanno la mafia, in Calabria la 'ndrangheta e in Puglia la sacra corona unita le quali, sicuramente, intrallazzeranno anch'esse coi rifiuti, eppure a casa loro le strade non sono bloccate dal sudiciume? Evidentemente ci dev'essere dell'altro. E' chiaro che qualcuno giù all'ombra del Vesuvio, a livello politico e non solo, ci sta mettendo anche del suo per peggiorare la situazione. Insomma, parafrasando la prima Catilinaria di Cicerone, dopo decenni e decenni di miliardi spesi per la ex &lt;em&gt;Campania felix&lt;/em&gt;, gli italiani hanno cominciato a chiedersi &lt;em&gt;Quousque tandem&lt;/em&gt;, caro napoletano, &lt;em&gt;abutere patientia nostra&lt;/em&gt;?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un clima simile, già di per sé abbastanza avvelenato, e non solo dai miasmi provenienti dai cassonetti, il Capo dello Stato ha avuto l'ottima pensata di uscirsene bel bello sottolineando come, attraverso la Camorra, i rifiuti tossici smaltiti sottobanco «in gran parte sono arrivati dal nord, ne sia consapevole - ha aggiunto - l'opinione pubblica delle regioni del nord». Per cui, secondo Napolitano, l'equazione è semplice: siccome al nord Italia la malavita organizzata ha lucrato insieme a qualche speculatore senza scrupoli, allora tutti i cittadini del nord devono farsi carico del problema, come fossero corresponsabili anch'essi. Infischiandosene, in un colpo solo, tanto dell'articolo 27 della Costituzione, per cui la responsabilità penale è sempre personale, quanto dell'articolo 87, secondo cui il Presidente della Repubblica rappresenta l'Unità nazionale. Il che, per uno che ha giurato di osservare la Costituzione, rappresenta un risultato niente male. Se ci sono state, come sembra proprio, attività illecite che hanno coinvolto delinquenti tanto al Settentrione quanto al Meridione, sarà la magistratura a doversene occupare: il Capo dello Stato si limiti a fare il suo mestiere, senza soffiare sulle braci di una situazione che, da sola, è già abbastanza complicata. Viene da chiedersi, tuttavia, qual è lo scopo di una tale affermazione. Forse che il Presidente della Repubblica, Napolitano di nome e di fatto, è preoccupato perché una parte consistente d'Italia (peraltro la più ricca, quella che se chiude i rubinetti addio finanziamenti) comincia ad essere realmente stanca dell'inanità di una popolazione che spera solo di scaricare i propri problemi sulle spalle degli altri? O è solo un tentativo, peraltro piccino piccino, per deviare l'attenzione dalle responsabilità dei propri sodali di partito, che finora hanno avuto in mano le redini della Regione e dei più grossi comuni? O siamo, semplicemente, di fronte al riflesso condizionato di un uomo che, essendo per tutta la vita vissuto dentro la gabbia di un'ideologia che annulla l'individuo nella massa, non riesce a trovare altra responsabilità se non a livello sociale? Ma io sono di certo troppo malizioso: magari si tratterà solo del romantico gesto di un vecchio signore, gonfio d'amore per la terra dov'è nato, e perciò disposto a difendere a spada tratta i suoi concittadini. E mannaggia a Garibaldi...  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quest'eccesso di malizia, del resto, mi porta altresì ad affermare che, forse, Napolitano non si è accorto che la sua argomentazione, in realtà, può essere tranquillamente ritorta proprio contro coloro che egli vuole proteggere. Se è vero, infatti, che è lecito prendere una parte per il tutto allora, giusto per rimanere in  tema di emergenza rifiuti, occorre sapere che anche la camorra, con la complicità della politica locale, ha esportato illegalmente rifiuti verso altre regioni italiane, per esempio presso la discarica di Orvieto, in Umbria (a suo tempo ne scrissi &lt;a target="_blank" href="http://www.liber.ta.it/2008/01/orvieto-napoli-la-sottile-linea-rossa.html"&gt;qui&lt;/a&gt; e &lt;a target="_blank" href="http://www.liber.ta.it/2008/01/orvieto-napoli-la-sottile-linea-rossa_20.html"&gt;qui&lt;/a&gt;). Allora, utilizzando le stesse parole del Capo dello Stato, si potrebbe affermare che, in questo caso, i rifiuti illegali «in gran parte sono arrivati dal sud, ne sia consapevole l'opinione pubblica delle regioni del sud». Detto ciò, a questo punto come la mettiamo?</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/5338580088457800469/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=5338580088457800469' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/5338580088457800469'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/5338580088457800469'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/06/se-questo-un-presidente.html' title='Se questo è un Presidente'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-3965022735011905613</id><published>2008-06-03T21:02:00.003+02:00</published><updated>2008-06-03T22:11:50.619+02:00</updated><title type='text'>Il vertice dell'ipocrisia</title><content type='html'>&lt;img src="http://www.liber.ta.it/blog/images/fao.gif" align="left" hspace="10" title="Logo FAO"&gt;In queste ore, a Roma si sta tenendo il vertice internazionale della FAO. Per capire bene di cosa stiamo parlando cominciamo a prendere nota di qualche dato (fonte &lt;a target="_blank" href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=266103"&gt;Il Giornale&lt;/a&gt;): su un bilancio di 784 milioni di dollari quelli che l'organizzazione destina direttamente agli scopi per cui essa è nata (cioè a sfamare i poveri nel mondo) sono 90 milioni, meno del 12 per cento. Il resto se ne vanno in studi, viaggi, spese di funzionamento. I dipendenti della FAO sono 3500. Di questi 1.600 sono dirigenti, in pratica uno su due, una specie di esercito di Franceschiello della solidarietà ma, temo, molto meno serio ed efficace. Un neo assunto alla Fao guadagna come minimo 61mila euro l'anno, una segretaria può arrivare a 73mila. E in più benefit di ogni genere, tra cui corsi di yoga, tai-chi, danza del ventre e aromaterapia. E a questo punto, sull'impatto che la danza del ventre potrebbe avere nella lotta alla fame nel mondo sarebbe interessante che anche noi, nel nostro piccolo, imbastissimo un bel dibattito. Al confronto di questi signori, che lo ricordo sono mantenuti e ben pasciuti a cura della comunità internazionale facente parte dell'ONU, e perciò anche dagli italiani, la casta dei politici di casa nostra appare una conventicola di semplici dilettanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed allora, di fronte a queste cifre, voglio dire a chiare lettere che quello della FAO è il vertice dell'ipocrisia della politica mondiale, perché solo un atteggiamento ipocrita può pensare di tacitare la propria cattiva coscienza mettendo in piedi un inutile carrozzone che, oltretutto, con i suoi sprechi, è anche una palese presa per i fondelli proprio nei confronti di coloro che si vorrebbe aiutare. Diciamocelo francamente, alla politica mondiale non interessa un tubo del bimbo col pancino gonfio e gli occhioni cisposi che fissano il nulla, della madre col seno avvizzito cui stringe un fagottino di stracci, al quale può offrire solo le mosche che le ronzano attorno, del trentenne scheletrico che ne dimostra ottanta, con in mano la scodella piena di quel nulla di cui l'hanno riempita decine e decine di anni di convegni, di studi, di vertici a base di caviale e champagne della Food and Agriculture Organization. Alla politica mondiale non importa nulla, se non altro perché la maggior parte degli stati che da oggi, per tre giorni, si discuteranno vanamente addosso, sono costuiti proprio da quei cattivi governanti, invasati delle peggiori teocrazie, presidenti di facciata con poteri dispotici e tirannelli vari, che sono i più diretti responsabili della rovina delle loro popolazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma io dico che quello della FAO è anche il vertice dell'ipocrisia del capitalismo occidentale, e segnatamente europeo. Quel capitalismo imperfetto in cui le regole del libero mercato non valgono che al proprio interno e che, in questo ha ragione il segretario generale dell'ONU &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/cronache/08_giugno_03/vertice_fao_ahmadinejad_mugabe_933ec420-312f-11dd-a85a-00144f02aabc.shtml"&gt;Ban Ki Moon&lt;/a&gt;, continua in campo agricolo a mantenere in piedi, come se nulla fosse, tutta una rete di dazi e barriere all'entrata per cui, alla resa dei conti, noi consumatori occidentali finiamo per pagare le merci assai più care mentre, nel terzo mondo, coloro che potrebbero produrre a prezzi assolutamente concorrenziali rinunciano a farlo, semplicemente perché poi non saprebbero a chi rivendere i loro prodotti. E' questo uno dei motivi fondamentali per cui il mercato, nei paesi sottosviluppati, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;rebus sic stantibus&lt;/span&gt; non potrà mai svilupparsi. Inutile nascondersi dietro un dito: continuare ad insistere nella coltura dei girasoli sulle rive del lago Trasimeno che, com'è facile intuire, ha tutt'altri costi di produzione e manodopera della stessa coltivazione impiantata sulle rive del lago Tanganica, significa solo alimentare quella rete di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;lobbies&lt;/span&gt; occidentali che, non paghe di venderci certi beni col sovrapprezzo del protezionismo, poi ci succhiano una marea di soldi sotto forma di contributi ed aiuti vari. Senza neppure voler contare il mantenimento di tutte quelle strutture grandi e piccine, come la FAO, che poi ci inventiamo, come dicevo prima, per rendere qualche briciola al povero negretto bisognoso, nell'illusione di essere tanto buoni e premurosi. Il tutto in uno strano intreccio di interessi e collusioni tra oppositori della globalizzazione, coltivatori più o meno diretti, anti-OGM e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Slow Food&lt;/span&gt; vari. Per carità, non sono assolutamente contrario alla ricerca della qualità ed alla conservazione delle tradizioni. Però, da liberale, sono altresì convinto che tutto questo non può che passare attraverso la libertà. Ossia attraverso la liberalizzazione, vera stavolta, dei mercati mondiali. Poi, che il chicco di grano prodotto a Vattelapesca sia realmente migliore di quello coltivato a Macondo, sarà l'agricoltore di Vattelapesca, in regime di concorrenza, a doverlo dimostrare. E non il Pinco Pallino qualsiasi che, solo perché ha scribacchiato qualche articoletto in fondo ad un rotocalco, poi pretende di insegnare al prossimo come rifocillarsi. O il Carneade di turno che, dall'alto della sua superiore sapienza enogastronomica, redige l'ennesima inutile guida ad uso dei nostri poveri palati incompetenti. Insomma, siamo ancora una volta (e noi italiani ne sappiamo qualcosa) di fronte alla dimostrazione del fallimento delle politiche assistenzialiste che, finora, hanno ingrassato solo gli autocrati del terzo mondo e non pochi profittatori degli altri due. Occorre, invece, rendersi conto che solo il libero mercato può risolvere i problemi: e non tanto perché, egoisticamente, dalle nostre parti cominceremmo a pagare di meno i beni che consumiamo quanto perché, conseguenza collaterale ma non secondaria, di sicuro anche il negretto di cui sopra ringrazierà (stavolta di cuore), poiché nel frattempo avrà iniziato a guadagnare moneta sonante con il frutto del proprio lavoro, senza più dover aspettare a mano tesa la carità dell'uomo bianco. Certo, in tutto questo, qualche uomo bianco sicuramente dovrà accontentarsi di guadagnare meno, qualche altro finanche sarà costretto a cambiare mestiere, come dettano le regole del gioco della Catallassi di Hayeck, che sono alla base di un mercato che voglia dirsi veramente libero. Chi non accetta questo semplice principio, allora, non ha che un mezzo: mettersi a remar contro ricorrendo a quell'intreccio di interessi cui accennavamo poc'anzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello della FAO, infine, è il vertice dell'ipocrisia di certa mentalità occidentale, tutta intrisa di melenso buonismo e di farisaico &lt;span style="font-style:italic;"&gt;politically correct&lt;/span&gt;. Per cui, come giustamente &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/politica/08_giugno_03/pannella_affari_fao_roncone_563b396a-312e-11dd-a85a-00144f02aabc.shtml"&gt;sottolinea Marco Pannella&lt;/a&gt;, prima ci si scandalizza per le strette di mano al ministro iraniano Ahmadinejad o al presidente dello Zimbabwe Mugabe, però poi si fanno tranquillamente affari con altri paesi, come la Cina, dove i diritti umani vengono calpestati in modo sistematico. Per dirla con le parole del leader radicale: «Non lo sanno all'Onu il genere di comportamento che il Vietnam ha rispetto alle minoranze religiose ed etniche? Oppure, prendiamo il Laos: è così faticoso riconoscere nel suo governo un regime di purissimo stampo comunista? E lasciamo stare Cuba, perché ci stiamo a ragionare da sessant'anni... Ma Chavez? Ce ne siamo accorti sì o no che quella del Venezuela non è più una dittatura isolata anche grazie a certe aperture fatte, concesse dal presidente brasiliano Lula, molto democratico e persino ex sindacalista?» &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In definitiva, se fossimo veramente onesti e coerenti, dovremmo semplicemente prendere atto del fallimento di un'istituzione come la FAO e cominciare a guardare oltre, nel senso sopra indicato. Iniziando, per esempio, ad abbattere le organizzazioni inutili e dannose e, contestualmente, le barriere protezionistiche, e lasciando la solidarietà, che peraltro non manca mai, ai singoli di buona volontà. Non si tratta certo della ricetta per risolvere &lt;span style="font-style:italic;"&gt;d'emblée&lt;/span&gt; tutti i problemi del mondo, ma di un deciso passo in avanti, a mio giudizio, certamente sì. Non illudiamoci, nessuno possiede la bacchetta magica, anche perché i problemi geopolitici sono infinitamente più complicati del breve spazio di un blog. Però, in questo modo (peraltro anche poco costoso), di sicuro qualcuno di quei bambini col pancino gonfio, che osserviamo con raccapriccio in televisione mentre noi mangiamo tranquillamente, potrà tornare a sorridere al futuro. Alla faccia dei bagordi organizzati dalla FAO.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/3965022735011905613/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=3965022735011905613' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/3965022735011905613'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/3965022735011905613'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/06/il-vertice-dellipocrisia.html' title='Il vertice dell&apos;ipocrisia'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-3367820387900871618</id><published>2008-05-28T12:19:00.002+02:00</published><updated>2008-05-28T12:34:35.899+02:00</updated><title type='text'>Se il buongiorno si vede dal mattino...</title><content type='html'>&lt;img src="http://www.liber.ta.it/blog/images/vacanze_romane.jpg" align="left" hspace="10" title="Vacanze romane"&gt;E' una delle primissime riunioni della Camera, &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/politica/08_maggio_27/decreto_tv_ostruzionismo_e27f20aa-2bcd-11dd-9d26-00144f02aabc.shtml"&gt;si vota un emendamento&lt;/a&gt; che riguarda caccia, pennuti e affini, e che ti fa il governo? Come la storica signora Longari di Mike Bongiorno, va a cadere sull'uccello. E cade, rumorosamente, per l'unico motivo che un centinaio di parlamentari della maggioranza risultano assenti. Assai più rumorosamente, poi, se si pensa che tutta questa gente si era presentata in campagna elettorale con la promessa di rimboccarsi le maniche per aiutare l'Italia a rialzarsi. Non sarebbe onesto, come peraltro qualcuno ha tentato di fare, caricare di eccessivi significati politici lo scivolone dell'esecutivo su una variante totalmente marginale, però, a mio parere, si tratta comunque di un'avvisaglia che non va nemmeno troppo sottovalutata. Questa casta di signori, baciati dal privilegio non per grazia di Silvio ma solo ed esclusivamente per volontà della Nazione, deve infatti capire che non li abbiamo mandati a Roma in gita premio. Devono fissarsi bene in mente che non li paghiamo, fin troppo profumatamente, per fare shopping in Via Condotti durante l'orario di lavoro. Devono mettersi in testa, una volta per tutte, che chi li ha votati lo ha fatto perché stufo di una classe politica imbelle e parassitaria, e che perciò non sarà assolutamente disposto a conceder loro sconto alcuno. E per fortuna che in mezzo ad essi c'erano anche i leghisti, quelli per cui la parte produttiva del paese è tutta collocata al di sopra del Po, mentre sulle rive del Tevere allignano solo scrocconi e sanguisughe. Mah, si vede che l'aria di Roma fa girare la testa anche al più irreprensibile stachanovista della Val Brembana. Di fronte a una così magra figura, oltre tutto, hai voglia il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, a minacciare punizioni e licenziamenti contro i fancazzisti della pubblica amministrazione: viene da consigliargli, spassionatamente, di cominciare a guardare le travi negli occhi di chi lo circonda più da vicino e, nel caso, di iniziare il repulisti proprio da lì. Speriamo solo che, dopo questo più che increscioso incidente di percorso, Berlusconi spieghi a chiare lettere alle sue truppe che le vacanze romane, d'ora in poi, devono rimanere solo il ritornello di una canzone dei Matia Bazar. O, al massimo, il ricordo di un vecchio film con Audrey Hepburn e Gregory Peck. E, soprattutto, sturi bene le poco onorevoli orecchie dei suoi sul fatto che, il cambiamento, non è una bella parola per abbindolare i polli prima delle elezioni, ma una realtà che si dimostra rimboccandosi le maniche e lavorando sodo, giorno dopo giorno. Al momento, intanto, una sola cosa è certa: se è vero, come dice l'antico adagio popolare, che il buongiorno si vede dal mattino, per il futuro non c'è, purtroppo, da stare molto allegri.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/3367820387900871618/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=3367820387900871618' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/3367820387900871618'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/3367820387900871618'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/05/se-il-buongiorno-si-vede-dal-mattino.html' title='Se il buongiorno si vede dal mattino...'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-8500540071208852347</id><published>2008-05-13T17:01:00.002+02:00</published><updated>2008-05-13T17:15:36.005+02:00</updated><title type='text'>Il discorso del buon senso</title><content type='html'>&lt;img src="http://www.liber.ta.it/blog/images/buon_governo.jpg" align="left" hspace="10" title="Ambrogio Lorenzetti - Gli effetti del buon governo"&gt;Credo di poter affermare, senza tema di smentita, che &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/politica/08_maggio_13/berlusconi_intervento_montecitorio_voto_camere_113e75c0-20c1-11dd-b34d-00144f486ba6.shtml"&gt;il discorso di presentazione&lt;/a&gt; del Governo alla Camera dei Deputati, tenuto oggi dal Primo Ministro, rispecchi fedelmente i &lt;em&gt;desiderata&lt;/em&gt; della stragrande maggioranza dei cittadini, probabilmente anche al di là di quelli che lo hanno votato. Berlusconi, infatti, fissa tra le priorità la rimozione dei rifiuti in Campania, la detassazione della prima casa e le agevolazioni fiscali. Sulle linee programmatiche a più ampio raggio, il premier insiste sul «federalismo fiscale e solidale» che potrà incentivare la crescita del Paese nonché sul tema della sicurezza, per «liberare dalla paura i cittadini, soprattutto donne e anziani» perché «la sicurezza è sinonimo della libertà». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quest'ultimo punto non può che farci piacere, per due buoni motivi. In primo luogo perché, finalmente, Berlusconi è tornato a parlare di libertà, argomento che in campagna elettorale sembrava quasi dimenticato, e ne parla per giunta nel suo primo discorso ufficiale in Parlamento, il che rappresenta ben più di una frase ad effetto ma diventa una completa assunzione di responsabilità per il prosieguo dell'azione di governo. In secondo luogo, dico questo perché il binomio sicurezza e libertà dovrebbe essere garanzia di un comportamento equo, volto a garantire i diritti di tutti, lontano quindi dai provvedimenti grossolani ed illiberali paventati da quella sinistra finalmente ridivenuta extra-parlamentare per volontà del popolo sovrano. Insomma, stia tranquilla la canea massimalista, non vedremo i carri armati per le strade come a Praga giusto quarant'anni fa. Piuttosto, l'unico rischio che corriamo per la via è quello di tornare a camminarci tranquilli, anche se non è una di quelle del centro tanto care alla sinistra &lt;em&gt;radical-chic&lt;/em&gt;. Peraltro, il problema della sicurezza è legato a doppio filo a quello che Berlusconi ha definito il problema dell'«immigrazione selvaggia», che tante grane ci sta procurando a causa dell'inazione dell'ultimo imbelle governo di centrosinistra. Secondo il Presidente del Consiglio, infatti, «dobbiamo essere padroni in casa nostra ma al tempo stesso fieri della nostra capacità di accoglienza». Mi sembra una dichiarazione che qualunque persona mediamente intelligente, con la mente sgombra dalle nebbie dell'ideologia, non può che sottoscrivere appieno, indipendentemente da come la pensi. Detto in soldoni, va bene l'immigrazione, non solo e non tanto perché è utile economicamente, ma soprattutto perché, una società aperta e libera, non può pregiudizialmente chiudere le proprie frontiere con l'esterno a meno che non voglia far venir meno i presupposti su cui essa stessa si fonda. E' però anche vero che, nel momento in cui il fenomeno dell'immigrazione si trasforma in invasione incontrollata, al di fuori di ogni capacità di gestione, vengono meno non i presupposti di una società libera, ma quelli stessi per cui esiste la società tout-court, senza aggettivi di sorta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene anche il passaggio in cui il Cavaliere afferma con chiarezza che occorre «ristabilire il concetto che le tasse non sono belle in sé (come invece voleva farci credere Padoa-Schioppa, &lt;em&gt;NdA&lt;/em&gt;), ma sono il corrispettivo che viene dato allo stato in cambio di servizi che per questo devono essere efficienti». Ma soprattutto bene per l'apertura all'opposizione, per la disponibilità a lavorare insieme alla parte minoritaria nell'ottica di pervenire a quelle riforme istituzionali e costituzionali di cui l'Italia ha massimamente bisogno. Riforme oramai non più procrastinabili, e che non possono essere realizzate se non grazie alla più ampia maggioranza possibile. Peraltro, come ha sottolineato lo stesso Presidente del Consiglio, proposte quali: il rafforzamento dei poteri dell'esecutivo, la diminuzione del numero dei parlamentari, il nuovo assetto federalista, il nuovo sistema di elezione di Camera e Senato sono già in buona parte condivise tra gli opposti schieramenti. Insomma, a mio avviso, credo proprio che sia questo il punto focale di tutto il discorso belusconiano, la novità che può farci parlare, finalmente, di apertura di una nuova fase: e cioè la disponibilità a lavorare insieme su temi fondamentali che, come accade in tutte le moderne democrazie, non possono che richiedere la partecipazione di tutti. Sia chiaro, lungi da me l'idea di avallare qualsiasi possibile inciucio tra opposti schieramenti. Resto convinto, per il normale svolgimento della vita democratica, che chi governa deve assumersi tutte le responsabilità dei propri atti mentre, al contrario, chi è all'opposizione deve pungolare e criticare senza la benché minima pietà l'esecutivo in carica. Ciononostante, sempre per il corretto svolgimento di una normale vita democratica, ritengo altresì necessario che le basilari regole del gioco siano condivise da tutti giocatori chiamati in causa, pena il fallimento del sistema stesso. Stavolta, proprio in forza dell'assenza dal Parlamento di tutti quegli estremisti che, finora, hanno paralizzato ogni tentativo di riforma, forse il tentativo è fatalmente destinato a riuscire. Anche perché indicazioni positive vengono anche dai banchi dell'opposizione, dove si mostrano &lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/politica/08_maggio_13/reazioni_discorso_berlusconi_6f80075e-20ce-11dd-b34d-00144f486ba6.shtml"&gt;segnali di apertura&lt;/a&gt; che fanno ben sperare, a parte le inutili parole dell'inutile Di Pietro, colui che, ricordiamolo, manco si era seduto sull'amato scranno parlamentare che già aveva tradito le aspettative degli elettori, rifiutando il gruppo unitario con il PD così come promesso in campagna elettorale.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In definitiva, quello di Berlusconi mi è sembrato un discorso pacato, sobrio, ricco di semplice buon senso. Quel semplice buon senso che, sulle questioni fondamentali, non può che trovare d'accordo la stragrande maggioranza dei cittadini. Lo stesso semplice buon senso che invece, troppo spesso, anche nel recente passato, è venuto meno ai nostri governanti, impegnati solo a discorrersi onanisticamente addosso, al riparo delle proprie torri eburnee, completamente ignoranti di quelli che erano gli umori e i bisogni della cosiddetta società civile. Stavolta, proprio per punire quei comportamenti, la società civile ha voluto invece dare un segnale forte, premiando con una larga maggioranza coloro che ha designato per governare la cosa pubblica. Ora speriamo solo che ai proclami facciano davvero seguito i fatti. In chiusura di discorso, Berlusconi ha detto: «Per aiutare tutti noi invochiamo l'aiuto di Dio e anche un po' di fortuna che, come si sa, va aiutata con coraggio e virtù». Insomma, una trasposizione in chiave moderna del vecchio adagio popolare -Aiutati che Dio t'aiuta.- Chissà, con l'aiutino del Padreterno ed un poco di culo stavolta potremmo anche farcela davvero a superare definitivamente le difficoltà e ad entrare  nella Terza repubblica. Soprattutto se tutti i nostri politici, nessuno escluso, sapranno dimostrare di essere all'altezza del compito che gli abbiamo affidato.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/8500540071208852347/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=8500540071208852347' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/8500540071208852347'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/8500540071208852347'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/05/il-discorso-del-buon-senso.html' title='Il discorso del buon senso'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-7518752782467797836</id><published>2008-05-08T16:06:00.002+02:00</published><updated>2008-05-08T16:17:01.101+02:00</updated><title type='text'>La ministra bella</title><content type='html'>&lt;img title="Mara Carfagna" hspace="10" src="http://www.liber.ta.it/blog/images/Carfagna.bmp" align="left" /&gt;&lt;em&gt;Mala tempora currunt&lt;/em&gt;. Non viviamo certamente tempi liberi né, soprattutto, tempi in cui si nota troppo scialo d'intelligenza. Anche se personalmente mi accontenterei di vivere in tempi mediamente rispettosi l'uno dell'altro. Ma, ahimé, non ci è dato e, nell'epoca che ci è toccata in sorte, le &lt;em&gt;magnifiche sorti e progressive&lt;/em&gt; sembrano inesorabilmente avviarsi verso il più squallido e retrivo riflusso.&lt;br /&gt;Dico questo riflettendo su un caso che, per molti versi, è emblematico. Già da giorni, infatti, si stanno sprecando i commenti sui &lt;em&gt;rumors&lt;/em&gt; inerenti la nomina a ministro di Mara Carfagna, nomina peraltro &lt;a href="http://www.corriere.it/politica/08_maggio_07/lista_ministri_berlusconi_73ecf774-1c60-11dd-a20b-00144f486ba6.shtml" target="_blank"&gt;confermata in queste ore&lt;/a&gt; dallo stesso Presidente del Consiglio, che l'ha voluta al ministero delle Pari Opportunità. Molti dei giudizi che sto raccogliendo in giro sono oggettivamente irriferibili ma, comunque, basta farsi una passeggiata virtuale per la blogosfera per rendersi conto come molti, in special modo, com'è ovvio, tra gli antropologicamente superiori di sinistra, si siano già scatenati (e peggio aspettiamoci nei giorni a seguire) nel tiro al bersaglio contro la signora, colpevole principalmente di essere una bella donna e di avere dei trascorsi nel mondo dello spettacolo. Premetto che non conosco l'onorevole Carfagna, né che lei ha certo bisogno di questa mia miserrima difesa d'ufficio, difesa che, d'altronde, non vuol nemmeno essere direttamente rivolta alla sua persona bensì, in un senso più ampio, nei confronti delle prerogative degli individui in generale. Perché, anche se può sembrare strano a molti, al di là dell'invidia, pure i belli, e non solo quelli brutti, sporchi e cattivi, hanno diritto a godere degli stessi diritti degli altri. &lt;br /&gt;Prendo spunto, pertanto, da quanto sta accadendo a proposito della Carfagna per notare come, evidentemente, i pregiudizi contro le donne, in special modo se attraenti, siano veramente duri a morire. Sia detto per inciso, vorrei anche sottolineare come, spesso, le valutazioni più perfide ed offensive giungano proprio da parte di esponenti del troppo frettolosamente appellato gentil sesso. Insomma, detto in parole povere, l'equazione bella donna uguale stupida è più attuale che mai. Un giudizio così &lt;em&gt;tranchant&lt;/em&gt; muove ovviamente dall'assunto che la bellezza sia inversamente proporzionale all'intelligenza, calunnia messa in giro, di sicuro, da qualcuno con cui la natura non era stato particolarmente generoso. Ma purtroppo non è così (e noi bruttarelli faremmo bene a farcene una ragione), qualsiasi persona minimamente ragionevole, infatti, bella o brutta che sia, sa benissimo che la bellezza è un valore a sé stante che con l'intelligenza non c'entra un fico secco. Del resto, a smentire questa tesi, basta guardarsi intorno: chi non conosce qualcuno non particolarmente avvenente e che, per giunta, non spicca nemmeno per sagacia? Lo stereotipo dell'oca giuliva, peraltro, risulta ancor più stridente quando ad esplicitarlo sono proprio coloro che fanno parte di quella sinistra culturalmente contraria alle discriminazioni, pronti ad infilare l'uguaglianza in ogni manifestazione ma che poi finiscono per smentirsi meschinamente di fronte alla realtà. &lt;br /&gt;Comunque, se queste finora erano solo stupidaggini, l'affermazione più clamorosa, specie in bocca alla solita sinistra che a parole (ma solo a parole) non emargina nessuno, è quella per cui se una donna è bella e di successo presumibilmente è anche un poco mignotta. Da ciò, poi, a dedurre che il prossimo sarà un governo di &lt;em&gt;cocottes&lt;/em&gt;, il passo è veramente breve. A parte il salto logico consistente nell'inferire il tutto da una parte, (sulla sorte del &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tacchino_induttivista" target="_blank"&gt;tacchino induttivista&lt;/a&gt;, peraltro, invito chi non lo conoscesse a leggersi Bertrand Russel), la grettezza di  tale affermazione non meriterebbe nemmeno risposta. Pertanto mi limito a chiedere: anche ammettendo che una bella donna abbia dimostrato &lt;em&gt;coram populo&lt;/em&gt; di essere brava a letto, al di là dell'invidia per i fortunati che ne hanno potuto godere gli amplessi, per quale motivo la gentile signora non dovrebbe essere brava anche nel fare altre cose? Cioè, in altri termini, dove sta scritto che l'aver esercitato l'&lt;em&gt;ars amandi&lt;/em&gt; con una moltitudine di partners esclude il possesso di altre capacità, peraltro intellettive, che con l'alcova non c'entrano nulla? Secondo questo strambo modo di pensare, allora, una Rosy Bindi, che ha fatto della castità una bandiera, sarebbe la miglior amministratrice del mondo. Ed ancora, perché, quando l'ex onorevole Luxuria confessò candidamente i suoi trascorsi da prostituta, nessuno a sinistra ha avuto nulla da ridire? Ah già, che Luxuria è una &lt;em&gt;transgender&lt;/em&gt;, quindi come tale fa parte di una minoranza e quindi è molto figo e &lt;em&gt;politically correct&lt;/em&gt; difenderne i diritti. In questo assurdo paese, invece, gli unici che, sempre più spesso, sembrano non poter accampare alcun diritto sono coloro che fanno parte della maggioranza, ivi comprese le belle donne. &lt;br /&gt;Quanto al secondo motivo di impresentabilità dell'on. Carfagna, e cioè l'aver fatto parte del mondo dello spettacolo, siccome comincio ad avere un'età, mi tornano alla mente, &lt;em&gt;si parva licet&lt;/em&gt;, i commenti che in italia accompagnarono l'elezione di Ronald Reagan. All'epoca c'era ancora il Partito Comunista, depositario tra l'altro della satira nazionale, e tutte le migliori menti si scompisciarono dalle risate all'idea di un presidente ex attorucolo di serie B. Oggi il Partito Comunista non c'è più e le migliori menti hanno ben poco da ridere, mentre gli statunitensi si sbellicano tuttora dalle risate alla vista di un paese ridicolo come l'Italia. Ma si sa, gli &lt;em&gt;amerikani&lt;/em&gt; sono cattivi, e poi sono talmente intrisi di principi liberali che da loro non importa un tubo ciò che hai fatto in passato purché, ovviamente, tu non abbia violato la legge e, in tutta onestà, non mi pare che l'attività di soubrette televisiva vada contro le norme: da loro conta semplicemente come ti comporti alla prova dei fatti. Ma c'è di più. Anche Zingaretti, neo presidente della provincia di Roma, se non sbaglio ha un passato nel mondo dello spettacolo: perché, allora, nessuno ha avuto nulla da ridire? Non sarà che, al di là delle indubbie capacità, Zingaretti risulta presentabile per il solo merito di stare dalla parte "giusta"? Boh, magari oggi sono solo troppo malizioso...&lt;br /&gt;Piuttosto una critica pertinente, riguardo la nomina di un personaggio come Mara Carfagna, risiede nel fatto che non ne conosciamo le capacità in quanto da troppo poco tempo in politica. Ciò non significa, ovviamente, che non sia una persona valida, poiché non è detto che l'inesperienza sia sinonimo di incompetenza: significa solo che le sue doti nell'amministrazione della cosa pubblica dovrà dimostrarcele sul campo. Del resto noi cittadini di uno stato (almeno nominalmente) liberal-democratico, abbiamo tra le mani un'arma potentissima, per cui se la signora non si dimostrerà all'altezza del compito affidatole, alle prossime elezioni basterà cacciarla via assieme a chi l'ha collocata sullo scranno ministeriale. Tutto qua. A noi non resta che vigilare e valutare, poi, a tempo debito, prenderemo i provvedimenti che, da liberi cittadini, la Costituzione ci garantisce.&lt;br /&gt;In definitiva, comunque, per tutto quanto detto sopra, la nomina dell'onorevole Carfagna al ministero delle Pari Opportunità appare, paradossalmente, quanto mai azzeccata: infatti, nella bigotta Italia rovinata da decenni di un certo tipo di ipocrisia cattolica e comunista, se una donna è bella, o se ha avuto un passato diciamo così disimpegnato, anziché fare la portaborse nelle tristi e cupe segreterie di partito, evidentemente non può godere delle stesse opportunità delle altre donne. Specie, poi, se appartiene ad una certa parte politica. E tutto ciò, nel complesso, costituisce una clamorosa mancanza di rispetto. Checché ne pensi, in questo momento, la parte più becera e ignorante del Paese.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/7518752782467797836/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=7518752782467797836' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/7518752782467797836'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/7518752782467797836'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/05/la-ministra-bella.html' title='La ministra bella'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8635875.post-4469508182718438459</id><published>2008-05-07T20:57:00.002+02:00</published><updated>2008-05-07T21:13:02.012+02:00</updated><title type='text'>In cauda venenum</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ovvero: i peggiori effetti della legge elettorale devono ancora arrivare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Da parte di un vecchio compagno di scuola, ricevo e volentieri pubblico questo intervento sui pericoli che corre una maggioranza nata con la nostra assurda legge elettorale. Credo che, smaltita la sbornia post-consultazioni, sia che si stia dalla parte dell'euforia che da quella dell'elaborazione del lutto, nei concetti che seguono ci sia molto da riflettere a prescindere da come la si pensi. Per quanto mi riguarda, da incallito e consumato sostenitore del sistema maggioritario (come ben sanno i venticinque lettori che mi seguono), non posso che sottoscrivere il tutto parola per parola.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E’ fatta, finalmente. Le elezioni si sono concluse, e si sono concluse pure “bene”, qualunque sia la vostra fede politica. Bene, perché finalmente è uscito dalle urne un risultato chiaro, incontestabile, incontrovertibile. Possiamo quindi archiviare i timori di brogli, o di inciuci vari; chi ha vinto governi, e chi ha perso faccia opposizione!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se poi ci mettiamo che i Comunisti sono scomparsi e che - almeno stando alle prime impressioni – la nuova opposizione potrebbe persino convergere su alcune decisioni fondamentali per lo sviluppo del Paese, bé c’è proprio di che festeggiare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pare incredibile, poi, che tutto ciò sia potuto accadere con una Legge elettorale che, quasi unanimemente, è stata giudicata pessima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, il dubbio che qualcosa non sia andato proprio per il verso giusto mi è rimasto. Sarà una vena di pessimismo, sarà il retaggio del liceo scientifico, con quell’abitudine a voler “pesare” e “misurare” i fenomeni che si osservano, prima di connotarli, ma ho avuto una certa ritrosia a gioire pienamente per il risultato elettorale. Poi, a ripensarci meglio, mi sono accorto che i dubbi iniziali avevano pure un qualche fondamento logico, e piano piano la sensazione iniziale si è solidificata in qualcosa di più concreto. Vediamo….&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In primo luogo, ma è proprio vero che Berlusconi ha vinto? Tranquilli, non voglio riesumare i giochetti di dieci e venti anni orsono, quando in televisione c’era sempre qualcuno che, facendo riferimento alle elezioni circoscrizionali di sette anni prima, dimostrava l’inesorabile crescita del proprio Partito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, mi attengo strettamente ai fatti, anzi ai dati del Ministero degli Interni. Prendiamo la Camera, dove i conti sono naturalmente più facili (sempre a causa della famigerata Legge elettorale). Bene, alla Camera Forza Italia + AN, quindi il neonato PdL, hanno ottenuto il 37,3% dei consensi. Un bel po’, non c’è che dire. A questi vanno giustamente aggiunti l’8,29% della Lega e l’1,12% degli Autonomisti del Sud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In totale fanno il 46,81% dei consensi. Che è tanto ma ….. molto meno di quella che potrebbe essere la “percezione” che tutti noi ci siamo fatti dell’esito delle elezioni!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sappiamo che grazie alla Legge, quel 46,81% si trasforma in 340 Seggi su 630. In pratica, una maggioranza nettissima, che “colorerà” di azzurro (e di verde) quasi due terzi dell’Emiciclo. È giusto che sia così, cioè che esista un premio di maggioranza che garantisca stabilità e capacità di governare. È “giusto”, perché il più grave deficit di cui soffre l’Italia è proprio quello della governabilità, per cui, turandoci un po’ il naso, è “giusto” trasformare il 47% dei consensi popolari in quasi il 60% dei Seggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma…, c’è un ma!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Superata la sbornia post-elettorale, chi vuole continuare testardamente a interessarsi di Politica (la maiuscola è voluta), non può dimenticarsi che “Berlusconi ha vinto le elezioni” non vuol dire affatto che “la maggioranza degli Italiani ha votato per Berlusconi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è una differenza da poco, e lo dico non già per far pesare i miei già citati trascorsi “scientifici”; la questione insomma non è meramente aritmetica. Il problema è che la Coalizione guidata da Berlusconi, nel suo complesso, raccoglie dietro di se meno della metà degli Italiani. Ora, è lapalissiano che dietro a Veltroni e ai suoi gli Italiani siano ancora di meno. Quindi, sia Berlusconi a governare! Ma, dobbiamo ricordarcelo, non è proprio il caso di dire che “gli Italiani hanno votato in maggioranza per Berlusconi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo punto, più significativo del primo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi (come Veltroni) non ha presentato, in effetti, alcun piano complessivo di governo del Paese, un piano cioè capace di mettere a sistema le tante, indispensabili misure di innovazione di cui abbiamo disperatamente bisogno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste un piano energetico nazionale?In soldoni, le faranno le centrali nucleari?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste un progetto per riequilibrare la percentuale di PIL che viene gestita da chi è in pensione, rispetto a quella a disposizione di chi è un lavoratore attivo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste un modello di sviluppo capace di superare l’empasse attuale, che ci vede agli ultimi posti per competitività? Qualcuno si è posto il problema della perdurante validità del modello basato sulle PMI, in un contesto globalizzato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Possiamo andare avanti a lungo; sono questioni che tutti conosciamo, ed abbiamo allegramente pensato che, durante la contesa elettorale, fosse “naturale” che gli aspiranti leader politici glissassero su tali temi. In sostanza, per tacito consenso, sapevamo che la campagna elettorale “combattuta al centro” imponeva di non dichiarare molte delle posizioni che potevano spostare milioni di voti in un colpo solo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, se tanti temi fondamentali non sono stati neanche sfiorati, come si farà ora a affrontarli con risolutezza? Già, perché una cosa è avere 340 Seggi alla Camera, altra è avere meno della metà degli Italiani che hanno votato per la Coalizione di Berlusconi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se poi ci venisse il dubbio che dentro quel 46,81% si celano tendenze politiche relativamente divergenti? Se, specularmente a quanto avvenuto nel 2006, molti Italiani avessero votato “contro” il Governo in carica, più che a favore di Berlusconi? Bé, allora i problemi si moltiplicherebbero, perché ci sarebbe il rischio che, sui singoli problemi, il consenso popolare potrebbe essere molto inferiore a quel già “minoritario” 46 e rotti per cento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò non toglie che, su alcune questioni, Berlusconi potrà contare su una forte maggioranza. Pensiamo al problema sicurezza. Gli Italiani che sono ormai insofferenti verso il degrado urbano e suburbano sono tantissimi. Quelli disgustati per l’indulto sono la larghissima maggioranza. Quindi, misure politiche in quella direzione saranno certamente bene accette.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma poi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi spiego, ben vengano tali misure, ma che ne facciamo dei problemi strutturali dell’economia? In altri termini, se un Italiano medio si sente sempre meno ricco (o più povero, a seconda dei TG), rimuovere il campo dei Rom sotto casa sua allevierà la sua sensazione di insicurezza, ma non migliorerà la sua capacità di onorare le rate del mutuo! Ciò non vuol certo dire che non si debba combattere il degrado e il crimine, ben inteso. Ma, fatto quello, espulse alcune decine di migliaia di clandestini, fatta la voce grossa con Gheddafi, data la colpa a Schengen ecc. cosa si farà quando bisognerà cominciare a affrontare i problemi “a somma zero”, cioè quelli in cui, per il bene di tutti, bisogna per forza scontentare alcuni?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aboliamo l’ICI! Bene, giusto, ci sta antipatica a tutti! Ma con questo diventiamo più ricchi, più competitivi in Europa e nel mondo? Diciamo che avremo un tot da spendere in più per consumi privati. Ma se l’energia la paghiamo più di tutti gli altri, la benzina pure, le infrastrutture non ci sono ecc. ecc., quanto durerà l’effetto ICI?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo già avuto un assaggio col caso Alitalia. Se, come me, quando dovete volare vi mettete su internet e cercate la migliore occasione, certamente non vi farà piacere sapere che, tutti noi, dovremo probabilmente continuare a pagare un “biglietto virtuale” all’Alitalia, anche se ci guardiamo bene da usarla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il caso dei tassisti a Roma, di pochi mesi precedenti, è altrettanto emblematico. Una piccola minoranza che taglieggia letteralmente un’intera città, col beneplacito di alcune forze politiche, che ne hanno sfruttato l’azione di protesta anti-Veltroni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A ben guardare, tantissimi dei problemi dell’Italia di oggi sono proprio causati dall’azione ostinata e ben organizzata di minoranze molto rumorose, che tengono in scacco la grande maggioranza del Paese. Si chiamino No-TAV, produttori di latte, RAI, farmacisti e notai, magistrati, CIGL-CISL-UIL, SIAE….. e potremmo continuare (ciascuno di noi ha una sua lista personale di “caporali” che vorrebbe sopprimere), l’Italia è ostaggio dei gruppi di interesse. A volte sono gruppi numericamente molto consistenti, si pensi ai pensionati. In tutti i casi, però, sia tratta di gruppi “particolari” che operano per se, contro l’interesse generale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, come si farà a governare in una situazione come questa? Si perché, lo abbiamo detto in apertura, dopo un risultato tanto netto nessuno ha più alibi, chi ha vinto governi, punto e basta!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già, ma se Berlusconi, pur non prendendo mai posizione in tanti temi cruciali e “divisivi”, è arrivato al 46,81%, cosa accadrà quando tali questioni dovranno essere affrontate?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad esempio, come si spiegherà ai Romani che la discarica di Malagrotta è quasi satura, e bisogna urgentemente trovare il posto per un inceneritore?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, sia chiaro, tutto ciò non è “colpa” di Berlusconi. Se avesse vinto Veltroni, si troverebbe negli stessi guai. Il fatto è che l’Italia è divisa esattamente quanto lo era prima. La Legge elettorale non ha affatto semplificato il Paese reale, ha semplicemente distorto, in maniera radicale, la rappresentazione che di questo si ha in Parlamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tale effetto può essere un elemento positivo, se si sfrutta questa stortura a fin di bene, cioè per Governare (con la G maiuscola) per cinque anni, indirizzando fermamente i processi socio-economici verso l’interesse comune, che inesorabilmente si discosta dalla somma degli interessi particolari, soprattutto nei primi anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se, invece, l’ubriacatura dei 340 Seggi farà ritenere a Berlusconi e ai suoi che “la maggioranza degli Italiani” è con loro, allora saranno guai serissimi. Perché dopo le prime settimane di luna di miele, ci si troverà a rincorrere i tanti questuanti che già ora reclamano un pezzo della vittoria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa potrebbe essere la conseguenza peggiore, la più subdola, della Legge elettorale. Proprio quando eravamo pronti a riabilitarla, per aver concesso una “sensibile semplificazione del quadro politico”, potremmo ritrovarci peggio di prima: un’Italia frammentata esattamente come prima, ma con un numero persino maggiore di minoranze organizzate che reclamano vantaggi per sé, e li reclamano da un Governo che non può dire di no, avendo 340 Seggi…..</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/4469508182718438459/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8635875&amp;postID=4469508182718438459' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/4469508182718438459'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8635875/posts/default/4469508182718438459'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.liber.ta.it/2008/05/in-cauda-venenum.html' title='In cauda venenum'/><author><name>maRcaBru</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05054151702213892171</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry></feed>