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			<title>LibrAria</title>
			<description>Rivista di arte, letteratura e cultura contemporanea - Sito di scrittura - Poesia - Prosa - Arti figurative - Scrittura creativa</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Sun, 27 May 2012 14:38:27 +0200</pubDate>
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				<title>Re: Ore povere</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 27/05/2012-14:38&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si respira la sacralità di un'innocenza nascosta, la negazione reiterata di un traguardo, la diplopia sofferta e procurata,  il consumarsi di un divenire/ritornare  faticosissimo e lento. &lt;br /&gt;Per questo  sono &amp;quot;ore povere&amp;quot; esautorate.&lt;br /&gt;Per questo la certezza di sé  si rifugge tanto quanto si anela.&lt;br /&gt;Bella tutta, dall'incipit la tensione sale per colpire ed affondare nel - superbo- distico finale.&lt;br /&gt;Grazie, Donatella. Sei un vero regalo.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/2NnwScPr1X8" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Donatella Maino</dc:creator>
				<pubDate>Sun, 27 May 2012 14:27:53 +0200</pubDate>
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				<title>Re: Presbiopia</title>
				<description>Autore: Donatella Maino&lt;br /&gt;data e ora: 27/05/2012-14:27&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bellissima. Eh... quel dente avvelenato! Troppo spesso &amp;quot;ci lasciamo perdere&amp;quot; dentro involucri che hanno trasparenze spesse come le lenti degli occhiali da vicino o da lonatano, appunto. La vivisezione a volte è necessaria. Brava Pat, ritrovata &amp;quot;intatta&amp;quot; con l'inciso molto più evidente, se ricordo bene.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/VPZtan0NgNc" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Donatella Maino</dc:creator>
				<pubDate>Sun, 27 May 2012 14:19:42 +0200</pubDate>
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				<title>Ore povere</title>
				<description>Autore: Donatella Maino&lt;br /&gt;data e ora: 27/05/2012-14:19&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guardo senza sapere se vedo,&lt;br /&gt;strabica in un sonno di conlusioni:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ore povere progredite verso chi sono&lt;br /&gt;o sono stata: muschio bianco&lt;br /&gt;in una cantina umida d'altari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi pesa come un giorno d'acciaio&lt;br /&gt;il desiderio di rimanermi segreta.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/_2PSt_V9ryY" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<pubDate>Sun, 27 May 2012 14:05:46 +0200</pubDate>
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				<title>Presbiopia</title>
				<description>Autore: Patricia Panebianco&lt;br /&gt;data e ora: 27/05/2012-14:05&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi stavo insieme&lt;br /&gt;fra colle e sputi&lt;br /&gt;- a stento -&lt;br /&gt;e lucidavo ottoni di parvenze&lt;br /&gt;per credere di più senza pregare.&lt;br /&gt;È d’obbligo fermarsi a ragionare&lt;br /&gt;di fronte ai monumenti di rancore&lt;br /&gt;-aria poeta mano sotto il mento-&lt;br /&gt;a recitare vite costruite&lt;br /&gt;da muratori osceni di parole.&lt;br /&gt;Sembra di fatto quasi meno grave&lt;br /&gt;un passo falso se gli trovi un nome&lt;br /&gt;e sprechi d’anni fanno un bell’effetto&lt;br /&gt;come *morte stagioni* e questo dente&lt;br /&gt;che latita all’appello serve ancora&lt;br /&gt;mordendoci al passato e mai al presente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mi sto insieme&lt;br /&gt;da molto tempo ormai da quando leggo&lt;br /&gt;le rose con gli occhiali da vicino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(13-05-2012)&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/rP-aoeApWa4" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<pubDate>Sun, 27 May 2012 13:49:57 +0200</pubDate>
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				<title>Re: facevano tutto da soli</title>
				<description>Autore: Patricia Panebianco&lt;br /&gt;data e ora: 27/05/2012-13:49&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da tanto tempo non entravo a leggere e oggi ho aperto questo tuo racconto.&lt;br /&gt;Ci sono molte cose che vorrei dire, ma sono fuori allenamento e forse le dirò confusamente... non importa.&lt;br /&gt;Intanto i personaggi: perfettamente caratterizzati, sembra quasi di vederne le espressioni, di sapere quante parole e quali potremmo scambiare con loro, ma senza scambiarle davvero, perché qui non c'è scambio, non c'è un vero niente, tutto ha la stessa patina di illusione di quel negozio brillante per coprire un poco brillante giro d'affari e scrupoli connessi.&lt;br /&gt;Persino lei, l'insegnante, con lo &amp;quot;sguardo che faceva bene&amp;quot; (immagino che sia il suo), in fondo alza le spalle e perdona tutti, ma, come il vecchio, è quasi impersonale, sorvola, agisce per quel tanto che è necessario.&lt;br /&gt;Forse l'unico a tentare un approccio vero, pur accontentandosi senza fiatare di ciò che gli viene offerto, è lui, di cui sappiamo il nome per sbaglio, tanto si muove invisibile in mezzo alle forze generate dagli altri: &amp;quot;mi chiamava Angelo&amp;quot;. È lui che osserva e ogni tanto sembra scalfire la patina di lucido per tentare di capire, anche se alla fine si accontenta di controllare che tutto sembri ancora a posto, lucido e ordinato come prima.&lt;br /&gt;In fondo è questo anche il lavoro dello scrittore: osservare, sciogliere alcuni nodi, permettere che ogni cosa accada senza giudicare né dirigere l'azione.&lt;br /&gt;C'è soltanto una cosa che mi chiedo ed è un fatto stilistico: ho notato che in alcuni punti l'azione è narrata al passato prossimo, in mezzo a tutte le altre al passato remoto. Io credo che sia il modo in cui la voce narrante agisce (l'unico modo), rendendo attuali nella memoria i momenti da evidenziare, in cui realmente è stato presente.&lt;br /&gt;Non so se è realmente così, ma l'effetto è questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggerti è bello. Grazie.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/bkK04kiR_4w" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<pubDate>Sun, 27 May 2012 13:21:14 +0200</pubDate>
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				<title>Re: NATURE MORTE</title>
				<description>Autore: Patricia Panebianco&lt;br /&gt;data e ora: 27/05/2012-13:21&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che meraviglia...&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/ScPTPUVVzBY" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<pubDate>Sun, 27 May 2012 13:17:02 +0200</pubDate>
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				<title>Re: Una colomba bianca</title>
				<description>Autore: Patricia Panebianco&lt;br /&gt;data e ora: 27/05/2012-13:17&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un mondo di perdite popola questi versi e la memoria, un mondo da sanare, in attesa di essere sanato.&lt;br /&gt;Ogni oggetto è un simbolo, ogni simbolo è un mondo; tutto è lucido, distinto, netto come una ferita da bisturi.&lt;br /&gt;Benvenuta.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/eGCUOIoraVo" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Donatella Maino</dc:creator>
				<pubDate>Sat, 26 May 2012 21:19:34 +0200</pubDate>
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				<title>Re: Una colomba bianca</title>
				<description>Autore: Donatella Maino&lt;br /&gt;data e ora: 26/05/2012-21:19&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie ragazze, chissà che il vostro affetto non riesca a fare il miracolo... mi manca tutto quello che mi ricorda poesia. Vi abbraccio teneramente. A presto!&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/aMrUtMJAHJs" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Sat, 26 May 2012 17:01:52 +0200</pubDate>
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				<title>le voci del silenzio</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 26/05/2012-17:01&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mi parli e anch'io, in effetti, preferisco il silenzio.&lt;br /&gt;E' pieno di memoria, di considerazioni, di parole arrotolate e ferme in gola come le gelatine di frutta, appiccicose e dolci; lo si può assaporare.&lt;br /&gt;Quando ti amavo pensavo che il silenzio fosse un lusso, il prologo di una risata improvvisa, il trampolino per un attacco repentino di passione; o che fosse riposo, anche: quello quieto, stanco di sesso e di emozione, scalfito soltanto dal fruscio lieve di mani sulla pelle, riluttanti a interrompere il contatto; come una superficie appena increspata dal soffio del respiro. &lt;br /&gt;Ero certissima che fosse un privilegio solamente nostro.&lt;br /&gt;E mentre per legittima difesa mi imponevo di non amarti più, ero grata al silenzio, porta di sicurezza adibita a filtrare un dolore troppo forte per poter essere urlato, protezione e balsamo per l'abrasione dei miei nervi scoperti, frazione di tempo necessaria alla elaborazione del lutto di un Noi assaporato, consumato e perso, perché se si è in più di due non è più un Noi: è una folla.&lt;br /&gt;Poi, finalmente, non ti ho amato più ed il silenzio è diventato scudo, terra di nessuno in cui sostare, quieta; in silenzio ho assistito alla rinascita di un io pensante e vivo che troppo a lungo avevo dato per disperso.&lt;br /&gt;E adesso, dicevo, non mi parli e anch'io, in effetti, preferisco il silenzio: è condito di affetto conquistato, caldo di appoggio reciproco e di un vissuto pieno di regali, pulsante di rimpianti.&lt;br /&gt;Quindi portami fuori, adesso, dai: non c'è bisogno di tenersi per mano, perché il passo si uniforma da solo a una semi distanza confortante, e le braccia ritmano un'abitudine sfiorata appena di spazio condiviso.&lt;br /&gt;E gli occhi sorridono di rughe belle, adesso, finalmente, nel silenzio che veramente è nostro e che da sempre accompagna in sinfonia di lacrime e sorrisi, il nostro tempo insieme.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/zsVo9xDWsTk" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Sat, 26 May 2012 16:47:59 +0200</pubDate>
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				<title>Re: Tutto intorno è mafia</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 26/05/2012-16:47&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha la precisione di una rasoiata inferta con mano decisa, seppure &amp;quot;con tutto il dispiacere&amp;quot; che puoi.&lt;br /&gt;La si riceve ad occhi spalancati e senza sanguinare (ché tutto ce lo hanno succhiato, in un modo o nell'altro).&lt;br /&gt;Chi dice che sociale e poesia non vanno d'accordo? A volte ballano...&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/TitKtjBgKbQ" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Sat, 26 May 2012 15:43:19 +0200</pubDate>
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				<title>Re: facevano tutto da soli</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 26/05/2012-15:43&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sai quante volte ho letto questo racconto.&lt;br /&gt;E quanto io ne sia uscita a metà tra stravolta e  commossa, tra arrabbiata e sconvolta per lo spreco di queste vite allo sbando.&lt;br /&gt;L'iperattività sterile, l'accumulo smodato di alcool e/o denaro, la ricerca più o meno raffinata di una scientifica autodistruzione di coppia (&lt;span style="font-style: italic"&gt;facevano tutto da soli&lt;/span&gt;) e/o singola, senza fermarsi un attimo a chiedersi perché, non produce vincitori; nessuna differenza tra il narrante ed il narrato, intenti entrambi a sostenere la lotta con le rapide di una insoddisfazione idiopatica ad intensità crescente.&lt;br /&gt;Terribilmente splendido, Aristide.&lt;br /&gt;Grazie.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/d5ZcmpcaRm8" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Sat, 26 May 2012 15:31:36 +0200</pubDate>
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				<title>Re: Una colomba bianca</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 26/05/2012-15:31&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni parola, intrisa, precisamente dislocata, gravida di una miscellanea di emozioni differenti.&lt;br /&gt;E l'analisi spietata di una realtà sminuita e immobile, se non nel moto monotono della distruzione, si ferma alla &amp;quot;luce della mia ombra&amp;quot;, si disseta al &amp;quot;pozzo del mio corpo popolato&amp;quot; e si nutre dell'amore, residuo come le &amp;quot;pietre corte e ...uomini rimasti&amp;quot; , attendendo il simulacro di una improbabile pace.&lt;br /&gt;Mi sei mancata moltissimo, Donatella.&lt;br /&gt;Benvenuta.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/c_eN-jNvcoo" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Sat, 26 May 2012 15:23:18 +0200</pubDate>
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				<title>Re: NATURE MORTE</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 26/05/2012-15:23&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di ogni artista tratteggi l'essenza, con pennellate magiche di parole.&lt;br /&gt;Stefano, un'intera mostra, ci hai regalato.&lt;br /&gt;Grazie&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/QYOCYCva-Cw" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Francesca Pellegrino</dc:creator>
				<pubDate>Thu, 24 May 2012 20:54:41 +0200</pubDate>
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				<title>Re: Una colomba bianca</title>
				<description>Autore: Francesca Pellegrino&lt;br /&gt;data e ora: 24/05/2012-20:54&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Donatella, benvenuta di cuore.&lt;br /&gt;Il dolore qui ha la dignità bianca delle cose vere. Il tuo stile è pulito, lucido, chiarissimo.&lt;br /&gt;E arrivi, dove devono le emozioni.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/eNTbEREsIG8" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Donatella Maino</dc:creator>
				<pubDate>Thu, 24 May 2012 15:15:30 +0200</pubDate>
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				<title>Una colomba bianca</title>
				<description>Autore: Donatella Maino&lt;br /&gt;data e ora: 24/05/2012-15:15&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' di ghiaccio quest'aria&lt;br /&gt;di pietre corte e uomini rimasti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;braccia muoiono nelle braccia,&lt;br /&gt;gli occhi sono pieni di tempo&lt;br /&gt;e di fiori divorati dall'erba.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amo la luce della mia ombra,&lt;br /&gt;il pozzo del mio corpo popolato l'amo,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;finché al prossimo sole albeggerà&lt;br /&gt;una colomba bianca d'ovatta&lt;br /&gt;e di ingoiate bende.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2007 Anno da dimenticare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- m --&gt;&lt;a class="postlink" href="http://www.donatellamaino.com"&gt;http://www.donatellamaino.com&lt;/a&gt;&lt;!-- m --&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/BpEkhJOzdN8" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Wed, 23 May 2012 18:44:42 +0200</pubDate>
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				<title>visuali</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 23/05/2012-18:44&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi si perdono gli occhi oltre il contorno&lt;br /&gt;dei bordi intirizziti delle nuvole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo freddo atipico di maggio,&lt;br /&gt;piove come d’inverno, a vento in gola.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/uifqL4q9yG8" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Francesca Pellegrino</dc:creator>
				<pubDate>Mon, 21 May 2012 19:06:08 +0200</pubDate>
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				<title>Tutto intorno è mafia</title>
				<description>Autore: Francesca Pellegrino&lt;br /&gt;data e ora: 21/05/2012-19:06&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non può essere sempre colpa di qualcun altro&lt;br /&gt;quindi, per dovere di sintesi, dirò che&lt;br /&gt;sono colpevole IO, come tutti.&lt;br /&gt;E lo dico forte, come forte è il rammarico&lt;br /&gt;nella mia pancia, che aggroviglia. E stringe.&lt;br /&gt;Perché anche io, una volta&lt;br /&gt;ho evitato la fila all'ufficio postale&lt;br /&gt;per pagare la bolletta della luce.&lt;br /&gt;E si consideri che i soldi per pagarla&lt;br /&gt;li avevo anche chiesti in prestito all’usuraio&lt;br /&gt;perché lavoravo tutto il giorno&lt;br /&gt;ma non mi pagavano gli stipendi&lt;br /&gt;e non avevo il tempo di mettermi in fila.&lt;br /&gt;E ancora confesso per quella volta che ero malata&lt;br /&gt;e il medico della mutua non ci capiva nulla&lt;br /&gt;e ho dovuto farmi raccomandare altrove&lt;br /&gt;dove i medici sono bravi: è bastata una telefonata&lt;br /&gt;e sono guarita.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic"&gt;(con tutto il dispiacere che posso&lt;br /&gt;ché la rabbia l’ho già venduta per comprare il latte)&lt;/span&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/eR3gqD1bS1M" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Stefano Bonfreschi</dc:creator>
				<pubDate>Mon, 21 May 2012 17:14:09 +0200</pubDate>
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				<title>NATURE MORTE</title>
				<description>Autore: Stefano Bonfreschi&lt;br /&gt;data e ora: 21/05/2012-17:14&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic"&gt;Maestro della fruttiera lombarda&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La distanza che ci separa&lt;br /&gt;è veramente immensa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tu nera come una notte&lt;br /&gt;muovi le dita&lt;br /&gt;ad incrociar ghirlande&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;io bianco sporco&lt;br /&gt;ondeggio come un granchio&lt;br /&gt;ventre all’aria sulla risacca&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic"&gt;Fede Galizia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sorridevi&lt;br /&gt;seduta sulla panca&lt;br /&gt;con della frutta in grembo&lt;br /&gt;mentre scendevano dai monti&lt;br /&gt;sul fare della sera&lt;br /&gt;lunghe file di morbidi cipressi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic"&gt;Panfilo Nuvolone&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando la notte è notte&lt;br /&gt;passava sotto i portici&lt;br /&gt;della mia città&lt;br /&gt;le gambe sue pieghevoli&lt;br /&gt;ed un sorriso sghembo &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;batteva con le mani il tempo&lt;br /&gt;al di sopra della testa&lt;br /&gt;cantava poi ruttava&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;talvolta bestemmiava&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tempesta ed incubo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic"&gt;Pietro Paolo Bonzi detto Il Gobbo dei Carracci&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spaccava le cocomere&lt;br /&gt;quasi fosse un lottatore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dentro alla notte&lt;br /&gt;dietro ai rami degli ontani&lt;br /&gt;le ombre si muovevano&lt;br /&gt;facendo finta di vivere&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic"&gt;Luigi Miradori detto il Genovesino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cazzo fumi qua dentro&lt;br /&gt;ch’è vietato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;sono i miei pensieri&lt;br /&gt;che se ne vanno via&lt;br /&gt;ed io non riesco a trattenerli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic"&gt;Evaristo Baschenis&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti ho amata così tanto&lt;br /&gt;che non è servito a niente&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;hai preso il volo&lt;br /&gt;dietro al nero delle rondini&lt;br /&gt;e non sei più tornata&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;chissà con quali violinisti&lt;br /&gt;tu ora batti il tempo&lt;br /&gt;sopra palchi lontanissimi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;io  ho chiuso il cuore&lt;br /&gt;dentro alla custodia &lt;br /&gt;insieme al  mio strumento&lt;br /&gt;che ho poi lasciato scivolare lungo fiume&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;per perdersi in un delta immaginario&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic"&gt;Maestro della Fiasca Fiorita&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mare muove le sue dita&lt;br /&gt;sulla spiaggia di Fecamp&lt;br /&gt;e i mille e mille ciottoli&lt;br /&gt;rispondono nel canto&lt;br /&gt;all’unisono&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;sopra il tavolino di una piccola locanda&lt;br /&gt;ondeggia un fiore blu&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/pjaoq5Rr2kk" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Mon, 21 May 2012 16:25:41 +0200</pubDate>
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				<title>cerchi</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 21/05/2012-16:25&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sercio che sfonna&lt;br /&gt;er Tevere che brilla&lt;br /&gt;in mezz'ar core.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/xnh8ueRH5J8" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Sat, 19 May 2012 17:34:02 +0200</pubDate>
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				<title>Re: Rifrazioni</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 19/05/2012-17:34&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La consapevolezza improvvisa che acuisce i sensi, dovuta al raggiungimento di uno stato &amp;quot;al di sopra&amp;quot;, prima del quale (&lt;span style="font-style: italic"&gt;che non era amore&lt;/span&gt;)era nulla la percezione di tempo, sapori, spazio, odori ed ore da annusare e dipingere di vita.&lt;br /&gt;Sei in stato di grazia, qui, Francesca.&lt;br /&gt;Che meraviglia.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/L4rmNLUdSck" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Francesca Pellegrino</dc:creator>
				<pubDate>Sat, 19 May 2012 14:34:56 +0200</pubDate>
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				<title>Rifrazioni</title>
				<description>Autore: Francesca Pellegrino&lt;br /&gt;data e ora: 19/05/2012-14:34&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di ieri non ero ancora nata&lt;br /&gt;tuttavia, succedevano i giorni&lt;br /&gt;e persino i colori&lt;br /&gt;ma come dietro la miopia della mancanza&lt;br /&gt;Guardavo, eventualmente&lt;br /&gt;ma senza la coscienza:&lt;br /&gt;ero al vento&lt;br /&gt;una cerniera senza porta.&lt;br /&gt;Prima di ieri&lt;br /&gt;che non era amore&lt;br /&gt;il sole era solo una distanza.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/xcTQqnxY5ww" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Francesca Pellegrino</dc:creator>
				<pubDate>Sat, 19 May 2012 14:33:41 +0200</pubDate>
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				<title>Re: come si fa a non volermi bene</title>
				<description>Autore: Francesca Pellegrino&lt;br /&gt;data e ora: 19/05/2012-14:33&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E la trovi sempre, questa luce - tanto da scrivere, fuori dai sospetti, meraviglie così&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/4qe-kNvZClI" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Francesca Pellegrino</dc:creator>
				<pubDate>Sat, 19 May 2012 14:32:21 +0200</pubDate>
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				<title>Re: Finitudine</title>
				<description>Autore: Francesca Pellegrino&lt;br /&gt;data e ora: 19/05/2012-14:32&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;resta, resti, resto.&lt;br /&gt;Sottrazioni, appunti. Sottrazioni multiple e i numeri relativi che fioriscono a maggio.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/N0iTbpBf2V4" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Francesca Pellegrino</dc:creator>
				<pubDate>Sat, 19 May 2012 14:30:10 +0200</pubDate>
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				<title>Re: à l'envers</title>
				<description>Autore: Francesca Pellegrino&lt;br /&gt;data e ora: 19/05/2012-14:30&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un paradiso per le parole perdute ....&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/WCSAMMhV3kE" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Francesca Pellegrino</dc:creator>
				<pubDate>Sat, 19 May 2012 14:28:37 +0200</pubDate>
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				<title>Re: Città sotto la pioggia</title>
				<description>Autore: Francesca Pellegrino&lt;br /&gt;data e ora: 19/05/2012-14:28&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il piacere che ho nel leggerti, è quello che si prova quando si vuole e si deve guardare la verità senza spettri. Rifrangenze.&lt;br /&gt;Un piacere autentico, Bonfre. Lo stesso di sempre.&lt;br /&gt;&amp;quot;muoiono le cose / cara&amp;quot;&lt;br /&gt;E io sospiro.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/wazkdkUURxY" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Francesca Pellegrino</dc:creator>
				<pubDate>Sat, 19 May 2012 14:25:38 +0200</pubDate>
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				<title>Re: ricordi</title>
				<description>Autore: Francesca Pellegrino&lt;br /&gt;data e ora: 19/05/2012-14:25&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pane e poesia, per colazione. E di ricordi, sono quelli con la marmellata ai mirtilli.&lt;br /&gt;Molto prossima a me, questa pagina, notti nostalgiche da condividere, seppure nella lontananza ed ognuna di noi, nelle proprie memorie.&lt;br /&gt;Ma anche insieme.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/ppr4KgK5u3k" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Wed, 16 May 2012 17:22:15 +0200</pubDate>
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				<title>ricordi</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 16/05/2012-17:22&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aspetto alla finestra in compagnia del buio, cercando una difesa dai ricordi. &lt;br /&gt;Vorrei lasciarli scorrere lontano, infilandoli uno ad uno tra il legno ruvido ingrossato dai  troppi temporali e il vetro reso opaco dal respiro; guardarli arrampicarsi sui lampioni arrugginiti fino ai simulacri di stelle che punteggiano i marciapiedi sporchi; o affidarli  alla brina, che li consegni al giorno.&lt;br /&gt;Via da me, lontani. Il più possibile.&lt;br /&gt;Stanotte sono debole ed i ricordi belli mi renderebbero molle di tenerezza ed indifesa agli spifferi di vita che ogni buon vissuto  ripropone.&lt;br /&gt;Ne sarei persa.&lt;br /&gt;Ed i brutti ricordi? Ah, quelli sarebbero il colpo di grazia per una notte in bilico tra bilanci ed amarezza: sarebbero gli appunti incancellabili di ogni fallimento, i buchi neri di errori irrinunciabili in cui cadere inesorabilmente.&lt;br /&gt;Ne sarei devastata.&lt;br /&gt;Né potrei tollerare il quotidiano, la memoria breve, il tempo perso ai ricordi a lungo termine, quello indefinito e privo di passione; il tempo ucciso dai tempi morti, insomma: il mio tempolimbo grigio di pena.&lt;br /&gt;Ne sarei affondata.&lt;br /&gt;In questa notte che diventa alba poco a poco e mi sgombra la testa mentre annuso l'aroma speziato del caffè, non c'è posto per loro.&lt;br /&gt;Più tardi, a sole alto, potrò uscire a cercare per strada i miei ricordi essiccati dal sole e farne un mazzettino; potrò legare i gambi di speranze e pensieri e farne un pout pourri per profumare il cassetto dei sogni andati a puttane...e conservarli, finalmente,  come la rosa che abita da anni in mezzo a un libro di poesie, retaggio di un amore potenzialmente eterno di cui, purtroppo, da tanto tempo non ricordo il nome.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/YCI-3nIetYI" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Aristide Bellacicco</dc:creator>
				<pubDate>Thu, 10 May 2012 18:56:02 +0200</pubDate>
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				<title>facevano tutto da soli</title>
				<description>Autore: Aristide Bellacicco&lt;br /&gt;data e ora: 10/05/2012-18:56&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ero stato molte volte da Carla e Lucio e non solo quando cominciarono a litigare di brutto. &lt;br /&gt;C'erano state, qua e là, anche delle serate tranquille. &lt;br /&gt;Avevamo cenato insieme e finiva sempre che io e Lucio  ci davamo sotto col wisky. &lt;br /&gt;Carla non prendeva mai nulla di alcolico, al massimo un'aperitivo, e a tavola beveva solo acqua di rubinetto. Noi due invece arrivavamo al punto che poi era impossibile reggerci in piedi. Lucio finiva con l'addormentarsi sul divano e Carla doveva riaccompagnarmi a casa con la sua  macchina. Non diceva mai niente, solo &amp;quot;buonanotte&amp;quot; quando scendevo.&lt;br /&gt;Queste cose non succedevano tanto spesso. Una volta o due al mese, in media. E' ovvio che la mia auto rimaneva dalle loro parti per quella notte. Ma non c'era problema. &lt;br /&gt;Il giorno dopo passavo a  riprendermela io oppure ci pensava Lucio.  In quel caso toccava a me riportarlo a casa, ma prima  ce ne facevamo un paio in cucina  a casa mia tanto per non perdere l'abitudine. &lt;br /&gt;Tutto questo ci sembrava molto divertente e piacevole. Non voglio dire che eravamo sempre ubriachi. Questo non è vero. Lo eravamo ogni tanto, questo sì. Ma il più delle volte eravamo semplicemente di buon umore. Non proprio allegri e nemmeno spensierati. Solo di buon umore, se capite quello che voglio dire. &lt;br /&gt;A quell'epoca io vivevo da solo e mi sembra che avessi un'infinità di tempo libero. Lavoravo tre mesi da una parte, tre mesi da un'altra e per altri tre mesi non facevo niente. Era cosi che andava, più o meno.  &lt;br /&gt;E per quanto mi riguardava, quel modo di di vivere mi stava benissimo. &lt;br /&gt;C'era del ritmo, non so come dire. Non mi succedeva mai di annoiarmi troppo.&lt;br /&gt;Per Carla e Lucio le cose erano completamente diverse. Lavoravano tutti e due nel negozio di autoricambi del padre di Carla e stavano lì dalla mattina alla sera. Non avevano mai voluto prendere  un lavorante e facevano tutto da soli. &lt;br /&gt;&amp;quot;Quei due &amp;quot; mi disse una volta il vecchio&amp;quot;sono proprio matti. Con quello che incassano potrebbero assumere non uno ma quattro commessi. Potrebbero addirittura starsene a casa senza fare niente. Oppure viaggiare, che ne so. Invece, sempre al chiodo. Contenti loro. Ma vedra' che prima o poi gli passa.&amp;quot;&lt;br /&gt;Comunque, era davvero un bel posto, grande e tenuto come uno specchio. Per di  più stava al centro, in una strada molto frequentata e addirittura elegante. Era organizzato come una specie di supermercato o di boutique e la prima cosa che ti colpiva entrando era la luce. Era pieno di vetrine e di contenitori scintillanti.  I pezzi di ricambio (guarnizioni, marmitte, fari e quant'altro) erano esposti come  gioielli bianchi e neri. Il bancone stava in fondo, contro la parete, e lì dietro Lucio portava un camice che lo faceva somigliare a un medico o a un farmacista.&lt;br /&gt;Vi dico la verità, quando non avevo nulla da fare ero capace di passarci mezzo pomeriggio solo per il gusto di guardare l'ordine e la pulizia che c'erano lì dentro. Trovavo sempre qualcosa che non avevo ancora visto e che mi incuriosiva. Naturalmente, appena c'era un po' di calma, io e Lucio ce ne facevamo uno o due dal frigo che stava nel piccolo ufficio alla spalle del bancone. Così, tanto per sentirci di buon umore e fare due chiacchiere.&lt;br /&gt;Carla in negozio non c'era quasi mai, perchè stava sempre in giro ad occuparsi delle banche e dei rapporti con i fornitori.  Mi capitava invece di incontrarci il vecchio.&lt;br /&gt;Entrava come un qualsiasi  cliente e si metteva a guardare proprio come facevo io.&lt;br /&gt;Quando mi notava, si avvicinava e mi stringeva  la mano. Avrà avuto un settant'anni, all'epoca, e mi piaceva. Si fermava una mezz'oretta e commentava da esperto. Io lo stavo a sentire volentieri e ogni tanto me ne uscivo con qualche osservazione forse anche stupida, ma con lui queste cose si potevano fare.&lt;br /&gt;Il vecchio non faceva mai domande personali. Non solo a me, voglio dire, ma nemmeno a Carla e a Lucio e, per quanto ne so, si era comportato nello stesso modo anche con la moglie fin quando avevano vissuto insieme. Era incline a parlare delle cose in termini generali e come se non lo riguardassero. A me si rivolgeva con il lei e  mi chiamava Angelo.&lt;br /&gt;Da giovane aveva lavorato come una bestia per mettere su il negozio. Poi, quando Lucio e Carla si erano sposati, gliel'aveva ceduto come dono di nozze e da quel momento se n'era completamente separato. &lt;br /&gt;Una volta che eravamo fermi davanti a un cestello di luminose viti quadrettate mi aveva spiegato che per lui era stata una liberazione come non ne aveva mai immaginate.&lt;br /&gt;&amp;quot;Angelo&amp;quot; mi disse &amp;quot;lei non può figurarsi cosa significa smettere di lavorare. Svegliarsi la mattina con la testa libera. E venire qui dentro a curiosare senza doversi chiedere come vanno le cose. E' bellissimo.&amp;quot;&lt;br /&gt;Non so cosa facesse durante la giornata. Aveva sempre un aspetto riposato e tranquillo. Mi venne in mente che avrebbe potuto giocare a golf ma non ce lo vedevo. E neppure gli si adattava stare seduto a un tavolo di poker col cuore che aumentava di giri. Se volete sapere la mia opinione, credo che non facesse proprio niente.&lt;br /&gt;L'unica cosa che davvero lo preoccupava era il modo in cui vedeva vivere i &amp;quot;ragazzi&amp;quot;.&lt;br /&gt;&amp;quot;Non hanno nemmeno figli e non credo che verranno. Va bene, questi sono fatti loro. Ma allora perchè lavorano così tanto?&amp;quot;&lt;br /&gt;C'era anche qualcosa che non mi diceva. Certe volte, senza motivo,  lo sguardo gli diventava scuro e si capiva che gli faceva male da qualche parte. Ma erano momenti, e il vecchio faceva il possibile  per farseli passare al più presto.&lt;br /&gt;Avevo la presunzione di credere che di tante cose parlasse solo con me. Forse mi sbagliavo, non lo so. Fatto sta che quando fra Carla e Lucio cominciò il finimondo il vecchio aveva molto a che vederci. Ma in un modo tutto strano e particolare, come se fosse costretto a recitare per forza una parte non sua. D'altra parte tutto questo venne fuori molto tempo dopo.&lt;br /&gt;Forse si aspettava che io facessi qualcosa. Non me lo chiese mai in nessun modo. Solo ogni tanto, in generale, parlava di &amp;quot;amici&amp;quot;, di &amp;quot;influssi&amp;quot; e di &amp;quot;far vedere le cose sotto un altro aspetto.&amp;quot; Ma così, senza impegno,  come si può parlare della vita senza che per forza la vita di cui si parla sia la nostra.&lt;br /&gt;Poi mi stringeva di nuovo la mano, faceva un cenno a Lucio e se ne andava.&lt;br /&gt;Nei periodi in cui lavoravo, avevo preso l'abitudine di farmi trovare davanti al negozio all'ora di chiusura. Parcheggiavo in un garage a tempo lì vicino e aspettavo che facessero scendere la saracinesca. Allora Carla prendeva l'auto senza dire niente e io e Lucio facevamo quattro passi per conto nostro. Da lì a casa loro si poteva andare anche a piedi. Lungo il tragitto c'erano un paio di bar abbastanza buoni. In uno pagavo io e nell'altro Lucio e alla  fine  poteva anche succedere che mi fermassi a cena da loro. A quell'ora Carla aveva già preparato. &lt;br /&gt;Guardavamo un po' la televisione e poi attaccavamo col wisky e con le chiacchiere. A Carla le si chiudevano gli occhi, ma sapeva che forse le sarebbe toccato uscire di nuovo per riaccompagnare me e perciò evitava di andare a letto e rimaneva lì con la testa ciondolante.&lt;br /&gt;Ma non capitava sempre e nemmeno spesso. Capitava solo ogni tanto, se posso dire così. In effetti è difficile dire a quante volte corrisponda &amp;quot;ogni tanto&amp;quot;. Ma non a tante volte, questo è sicuro.&lt;br /&gt;Il fatto era che il giorno dopo Lucio non ce la faceva ad alzarsi presto e a Carla toccava aprire il negozio da sola e mettersi a servire i clienti. In questo non era brava. Non le piaceva stare dietro al banco e spesso litigava con le persone o rispondeva male a sproposito. Quando Lucio arrivava, la trovava sempre di cattivo umore e doveva anche far finta di niente, perchè in fondo era colpa sua.&lt;br /&gt;Ho pensato spesso che se avessero avuto anche solo un lavorante queste cose non sarebbero successe. Ma per loro era fuori discussione, volevano fare tutto da soli.&lt;br /&gt;Poi conobbi Linda e ci mettemmo insieme. Dopo un po' venne a stare da me e funzionava. Linda era  insegnante di ginnastica in una scuola. La mattina si alzava prestissimo perchè la scuola stava dall'altra parte della città. Nei periodi in cui ero libero la accompagnavo in auto e andavo anche a riprenderla. Non mi pesava per niente. Mi piaceva  stare in macchina con lei di fianco a sentire la radio. Mi piaceva anche aspettare di vederla uscire da scuola verso le due e tornare a casa insieme facendo quattro chiacchiere.&lt;br /&gt;Il martedì Linda aveva il giorno libero. Un pomeriggio la portai al negozio. Nessuno l'aveva ancora conosciuta. Carla non c'era, e nemmeno il vecchio, così io e Lucio bevemmo un goccio alla salute di tutti e tre. Linda immerse la lingua nel mio bicchiere &amp;quot;per buon augurio&amp;quot;, disse.&lt;br /&gt;Le feci visitare il negozio e anche Linda disse che sembrava una gioielleria.&lt;br /&gt;&amp;quot;E' buffo&amp;quot; commentò &amp;quot;ho l'impressione che non sia un vero lavoro. Somiglia di più a un mettersi in mostra.&amp;quot;&lt;br /&gt;Le domandai cosa intendeva dire, ma Linda alzò le spalle e ripetè la stessa cosa. &lt;br /&gt;Linda aveva un modo tutto suo di alzare le spalle e di manifestare la perplessità. Quando lo faceva era come se rendesse implicito un perdono. Non so come altro dire. Anche quella volta fu così. Quell'atteggiamento mi metteva subito voglia di fare l'amore con lei e poi di portarla in giro sulle spalle per farla vedere a tutti. Credevo che il suo sguardo facesse bene. Non so cosa credevo.&lt;br /&gt;Lucio aveva insistito per andare a cena insieme quella sera stessa.&lt;br /&gt;&amp;quot;Ma non a casa nostra&amp;quot; disse &amp;quot;stasera andiamo in un ristorante, lo so io dove. Voi fatevi quattro passi fino all'ora di chiusura. Oppure restate qui. Insomma, fate quello che vi pare. Ma puntuali alle otto.&amp;quot;&lt;br /&gt;Io e Linda ce ne andammo un po' in giro lì attorno. Era sotto Natale e faceva freddo. Non ci piaceva tanto guardare i negozi. Non riuscivamo a sentirci allegri nel vedere tutta quella roba e la gente che c'era.  La cosa migliore era il freddo. Ci stringevamo la mano attraverso i guanti e a sentirla in quel modo la sua mano mi sembrava ancora più bella e calda.&lt;br /&gt;Entrammo in un bar a prenderci un caffè. Allora le domandai se davvero aveva voglia di venire a cena con gente che non con conosceva.&lt;br /&gt;&amp;quot;Ma sì&amp;quot; mi rispose &amp;quot;lo sai che sono curiosa. E stasera sono curiosa dei tuoi amici.&amp;quot; &lt;br /&gt;Mi disse che voleva vedere da vicino com'erano fatti. Le parlai di sfuggita del vecchio e delle cose che mi diceva. Linda annuì finendo di bere il caffè. Poi uscimmo dal bar, camminamo ancora un po' e alla fine e tornammo verso il negozio.&lt;br /&gt;La saracinesca era già abbassata, Carla stava in macchina con il motore acceso e guardava davanti.&lt;br /&gt;&amp;quot;Ah eccovi &amp;quot; disse Lucio &amp;quot;ragazzi, muoviamoci. Ho prenotato per le otto e un quarto.&amp;quot;&lt;br /&gt;In macchina presentai Linda a Carla.&lt;br /&gt;&amp;quot;Questa è Linda &amp;quot; dissi.&lt;br /&gt;Carla sorrise nel retrovisore e le porse la mano sopra la spalla senza voltarsi.&lt;br /&gt;&amp;quot;Ciao Linda&amp;quot; disse &amp;quot;io sono Carla. Gli altri li conosci già, credo.&amp;quot;&lt;br /&gt;Mangiammo molto e molto bene. Poichè era venerdì ce la prendemmo comoda. Io e Lucio abbiamo bevuto un sacco di vino e poi anche qualche wisky offerto dalla casa. Insomma, andava quasi come al solito, come nelle serate a casa loro. Linda aveva lasciato  il cappotto sulla spalliera della sedia e a una certo punto Lucio si era alzato, gliel'aveva preso ed era andato a metterlo su un appendiabiti. Carla l'aveva seguito con lo sguardo fin quando era tornato.&lt;br /&gt;Facemmo un sacco di chiacchiere di cui non ricordo molto, perchè alla fine io e Lucio eravamo davvero brilli. Sentivo che Carla domandava a Linda se aveva la patente e la cosa mi fece ridere.&lt;br /&gt;&amp;quot;Certo che ha la patente&amp;quot; dissi &amp;quot;e ha anche un sacco di altre cose che nemmeno ti immagini&amp;quot;&lt;br /&gt;&amp;quot;Me lo immagino&amp;quot; disse Carla, e questa fu l'unica battuta che le sentii dire in vita mia.&lt;br /&gt;Al momento di pagare volevo offrire io. Lucio disse che proprio non se ne parlava, e allora Carla si era alzata con già in mano la carta di credito. Alla fine eravamo così brilli che non riuscivamo a trovare il cappotto di Linda. Nel locale c'erano parecchi appendiabiti fissati alle pareti e Lucio non si ricordava dove aveva messo quel diavolo di cappotto. Cominciammo a tirare via i soprabiti che stavano l'uno sull'altro. I camerieri ci guardavano strano. Qualche soprabito finiva per terra  e  ci riusciva difficile raccoglierlo perchè nel chinarci ci girava la testa. Insomma, una scena così, ma niente di grave. Linda aveva già perdonato ogni cosa in anticipo.&lt;br /&gt;Poi arrivò Carla con il cappotto. Lo teneva  per il bavero con due dita, come un pesce.&lt;br /&gt;&amp;quot;Ecco qua&amp;quot; disse &amp;quot;Ora possiamo anche andare.&amp;quot;&lt;br /&gt;Quella sera a guidare ci pensò Linda. Riportò a casa tutti e due e mi aiutò a salire le scale e a mettermi a letto.&lt;br /&gt;Sapevo che mi sarei addormentato di colpo. Prima di sprofondare c'era qualcosa di cui volevo dirle che mi dispiaceva, ma non ricordavo cosa fosse. Farfugliai &amp;quot;scusa&amp;quot; oppure &amp;quot;perdonami&amp;quot; ma parlavo talmente male che non si capiva nulla.&lt;br /&gt;&amp;quot;Dormi ora&amp;quot; disse Linda, mentre già ero lontano.&lt;br /&gt;Il sabato passò in uno stato di sospensione e stordimento come dopo un incontro di boxe.&lt;br /&gt;Linda uscì per fare un po' di spesa e tornò verso mezzogiorno. Io ero ancora a letto.&lt;br /&gt;&amp;quot;Vuoi mangiare qualcosa?&amp;quot; mi disse.&lt;br /&gt;Mi alzai, feci la doccia e misi su il caffè. Poi mi rivestii con calma. Stavo meglio e stava meglio anche lei. Forse poteva risolversi così, senza parole. Abbiamo bevuto il caffè e  siamo andati a letto insieme. Poi ci siamo addormentati di nuovo.&lt;br /&gt;Verso le quattro il telefono si era messo a squillare. Noi stavamo guardando la televisione senza badarci e avevamo le dita intrecciate. &lt;br /&gt;&amp;quot;E' per te&amp;quot; disse Linda. &lt;br /&gt;Era il vecchio.&lt;br /&gt;&amp;quot;Che succede?&amp;quot; gli chiesi.&lt;br /&gt;Voleva che andassi subito a casa di Lucio e Carla.&lt;br /&gt;&amp;quot;I suoi amici hanno dato fuori di testa&amp;quot; mi disse &amp;quot;Lucio ha dato fuori di testa. E anche Carla, direi. Potrebbe venire, per favore? Hanno chiamato me ma io non so proprio cosa fare.&amp;quot;&lt;br /&gt;Si sentivano le voci di Carla e Lucio. Gridavano. Non li avevo mai sentiti gridare.&lt;br /&gt;&amp;quot;Ora vengo&amp;quot; gli dissi e misi giù.&lt;br /&gt;&amp;quot;Che c'è?&amp;quot; disse Linda.&lt;br /&gt;Le risposi che non lo sapevo.&lt;br /&gt;&amp;quot;Era il vecchio&amp;quot; dissi &amp;quot;Lucio e Carla. Non lo so. Vado e torno. Non  lo so. Abbi pazienza.&amp;quot;&lt;br /&gt;Quella fu la prima volta. A dire la verità non  ci capivo niente nemmeno io. Parlavano a voce altissima di cose che non conoscevo. C'entravano i soldi e qualcos'altro che riguardava i soldi ma in un modo strano e quasi misterioso. Per una buona mezz'ora non si accorsero nemmeno che ero lì. Si agitavano come ossessi nel soggiorno rinfacciandosi l'un l'altro colpe ed errori incomprensibili. Era una specie di parlare in codice.&lt;br /&gt;Il vecchio aveva quello sguardo scuro che gli avevo visto altre volte. Se ne stava in un angolo vicino alla porta con le mani dietro la schiena. Lo sentivo imprecare ma in realtà si limitava a muovere le labbra, eppure lo sentivo. Mi pareva che parlasse di soldi.&lt;br /&gt;Ogni trenta secondi Carla urlava &amp;quot;mio padre&amp;quot; e Lucio scattava verso di lei. Facevano come se il vecchio non ci fosse. Alla fine mi misi di  mezzo. Lucio mi sembrava un estraneo e mi guardò come se  lo fossi io. Poi si guardarono fra  loro e si calmarono di colpo e come d'intesa.&lt;br /&gt;Lo sa il diavolo se ci capivo qualcosa. &lt;br /&gt;Presi Lucio per un braccio e lo portai fuori. Il vecchio si fece da parte mentre uscivamo.&lt;br /&gt;&amp;quot;Andiamo a bere qualcosa&amp;quot; gli dissi &amp;quot;Non è che mi devi spiegare i fatti tuoi. Voglio solo che ti calmi. Non ce la faccio a vederti così.&amp;quot;&lt;br /&gt;Raggiungemmo  uno dei due bar e prendemmo un paio di wisky senza dirci nulla di particolare.&lt;br /&gt;Dopo cinque minuti sembrava come una delle  volte che ci facevamo un goccio insieme tanto per restare di buon umore. Sembrava tutto normale.&lt;br /&gt;&amp;quot;Mi dispiace, Angelo&amp;quot; disse Lucio &amp;quot;ti abbiamo disturbato inutilmente in un giorno di riposo.  E' stata proprio una sciocchezza. Chiedi scusa anche a Linda da parte mia.&amp;quot;&lt;br /&gt;Gli spiegai che era stato il vecchio a chiamarmi e che loro non c'entravano.&lt;br /&gt;&amp;quot;E' stato il padre di Carla&amp;quot; dissi &amp;quot;mi ha chiamato lui.&amp;quot; Mi sembrava strano che non lo sapesse. Poi mi resi conto che ignorava tutto di me e del vecchio. Forse non si era mai nemmeno accorto che ci eravamo parlati un sacco di volte nel negozio mentre lui stava dietro al banco.&lt;br /&gt;Mi venne una grande nostalgia di Linda e del modo in cui alzava le spalle perdonando tutti implicitamente.  &lt;br /&gt;In quel momento Lucio sembrò attraversare una specie di confine e si mise a parlare di cose impossibili. C'entravano i soldi. Prestiti e interessi, questo era. All'inizio non avevo nemmeno capito. Ma diceva di lui e di Carla, e diceva che lui forse non voleva e che Carla non gli aveva dato pace fino da quando si erano sposati  I soldi del vecchio, diceva. Tanti soldi e altri ancora che avevano fatto lui e Carla col negozio. Tutta roba loro che doveva fruttare. &lt;br /&gt;&amp;quot;Come si fa a lasciare fermi tanti soldi&amp;quot; mi disse. &lt;br /&gt;Ordinai altri due wisky. Poi altri due, ma non riuscivo a ubriacarmi.&lt;br /&gt;Si trattava  solo di quello. Denaro liquido e senza figli, non sapevano cosa farne. Aveva cominciato Carla. Ora ne avevano fino al collo. Un sacco di gente. Famiglie intere che stavano pagando. Aziende, officine. Supermercati.  Il negozio era il meno, mi disse. Il vecchio era stato davvero bravo, ma ora bisognava andare avanti, così diceva Carla. Quel pomeriggio lui le aveva chiesto &amp;quot; a che scopo&amp;quot; e così era cominciata. Era successo altre volte. Ma disse che era colpa sua e  che non avrebbe dovuto chiamare il vecchio. Non l'aveva mai fatto prima.  Facevano sempre tutto da soli. Se la vedevano fra di loro, scrupoli e tutto. Erano solo soldi, alla fine. Disse che era stato debole. I soldi sono soldi, disse. Le banche non fanno uguale? E a chi non servono i soldi, alla  fine.  E disse anche che a me li avrebbe regalati, se solo glieli avessi chiesti.&lt;br /&gt;&amp;quot;Ma tu non mi chiedi mai nulla&amp;quot; mi disse &amp;quot;Perchè non mi hai chiesto mai nulla?&amp;quot;&lt;br /&gt;Sembrava davvero che gli dispiacesse, e forse gli avrebbe preferito mettermi dalla parte giusta una volta per tutte. &lt;br /&gt;Io sentivo un po' di freddo e basta. Ma era solo che mi facevo forza.&lt;br /&gt;Avevo voglia di chiedergli se il vecchio conosceva tutta quella storia, ma non lo feci. Mi sembrava una domanda inutile e cattiva.&lt;br /&gt;Lo riportai a casa. Il vecchio era ancora nel soggiorno, seduto sul divano, e si alzò quando ci vide entrare.&lt;br /&gt;&amp;quot;Io vado&amp;quot; disse &amp;quot;Carla è andata a stendersi cinque minuti.&amp;quot; Sembrava avesse fretta. Mi strinse la mano e uscì dicendomi &amp;quot;grazie&amp;quot;. &lt;br /&gt;&amp;quot;Di nulla&amp;quot; risposi.&lt;br /&gt;Lucio andò in camera da letto e chiuse la porta. Li sentivo parlare a bassa voce. Adesso non stavano più litigando. Discutevano animatamente ma come due complici. Stavano facendo la pace e pensavano al dopo.&lt;br /&gt;Alle sei chiamai  Linda dall'apparecchio del soggiorno. Le dissi che non sapevo quando sarei rientrato. Le chiesi di scusarmi. Lei mi disse di non preoccuparmi e che erano amici.&lt;br /&gt;&amp;quot;Non si tratta di questo&amp;quot; le risposi &amp;quot; è solo che non ce la faccio a camminare.&amp;quot;&lt;br /&gt;&amp;quot;Ho capito&amp;quot; mi disse Linda &amp;quot;Cerca solo di non stancarti troppo&amp;quot;. Le mandai un bacio attraverso il ricevitore.&lt;br /&gt;Alle nove mi addormentai sul divano. Sognai di uno sguardo che faceva bene e di uno che faceva male. Non lo so cosa sognai veramente,&lt;br /&gt;Quando ho riaperto gli occhi era mezzanotte passata. In casa c'era un gran silenzio e mi sentivo impaurito. Andai in bagno a sciacquarmi il viso. Poi mi accostai alla porta della camera da letto e ci appoggiai sopra l'orecchio. Stavano dormendo tutti e due. Non si sentiva nulla. Allora me ne sono andato. Fuori c'era una luna immensa e l’automobile scintillava come fosse coperta di neve.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/20C9qiR-spo" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Thu, 03 May 2012 17:02:46 +0200</pubDate>
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				<title>Re: Città sotto la pioggia</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 03/05/2012-17:02&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io da sempre sostengo che la poesia, tra le altre cose, è sorpresa,  ritmo, originalità.&lt;br /&gt;Tu alterni lo struggente senso del rassegnato e perdibile ( gli &amp;quot;ombrelli tristi&amp;quot;, le cose uccise dalla quotidianità e l'attesa tranquilla di una salvezza improbabile su barca di carta di giornale) all'ironia acuta e sorprendente del bimbo salvato dal pitale.&lt;br /&gt;Ed ogni verso sprigiona un'aria nuova.&lt;br /&gt;Incredibilmente bella.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/MsIeLZMyz9w" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Thu, 03 May 2012 16:55:05 +0200</pubDate>
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				<title>Re: Le Kaléidoscope</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 03/05/2012-16:55&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui è il tuo meglio, Valentina: sul percorso breve, se non addirittura brevissimo.&lt;br /&gt;Ed è prendersi una secchiata di emozione&lt;br /&gt;la tua Poesia. &lt;br /&gt;Bravissima.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/xnabiQVHCpY" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Thu, 03 May 2012 16:52:31 +0200</pubDate>
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				<title>Re: Finitudine</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 03/05/2012-16:52&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche tu, assorbita da un &amp;quot;evento puro&amp;quot; nella solitudine. E parole a de-finire.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/LuzOY8D5TvM" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Thu, 03 May 2012 16:47:51 +0200</pubDate>
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				<title>Re: à l'envers</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 03/05/2012-16:47&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immagino sia una fine bellissima precipitare fra le parole, nel mondo sottosopra, ed essere sommersi, finalmente dall'espressione di mille emozioni svanite. E che siano le parole, infine a prenderci per mano per portarci via.&lt;br /&gt;Bellissima intuizione, Valentina, al limite estremo fra immaginazione e sogno. Una limatina minima alla forma, se mai, ma è solo un mio parere.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/brdJNRdY1CE" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Stefano Bonfreschi</dc:creator>
				<pubDate>Tue, 01 May 2012 00:01:26 +0200</pubDate>
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				<title>Città sotto la pioggia</title>
				<description>Autore: Stefano Bonfreschi&lt;br /&gt;data e ora: 01/05/2012-00:01&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No&lt;br /&gt;non  ci sarà più tregua&lt;br /&gt;tra il fiume e il ponte&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;una piena disumana&lt;br /&gt;che attraversa la città&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e se poi facciamo tardi&lt;br /&gt;resteremo fermi&lt;br /&gt;sulla riva di sinistra&lt;br /&gt;sotto gli ombrelli tristi&lt;br /&gt;con l’acqua che ci arriva&lt;br /&gt;alle caviglie tra le foglie&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;muoiono le cose&lt;br /&gt;cara&lt;br /&gt;dentro alle stanze quotidiane&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e ci si può sedere&lt;br /&gt;sopra il divano giallo&lt;br /&gt;ad aspettare&lt;br /&gt;che fuori dalla porta passi&lt;br /&gt;finalmente&lt;br /&gt;una immensa barca&lt;br /&gt;di carta di giornale&lt;br /&gt;che reca in prima pagina&lt;br /&gt;in forma cubitale&lt;br /&gt;la notizia del diluvio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e nella foto sotto&lt;br /&gt;un bimbo sorridente&lt;br /&gt;galleggia sul pitale&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/KaTVWLKpq20" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Valentina Pisciotta</dc:creator>
				<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 09:47:12 +0200</pubDate>
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				<title>Le Kaléidoscope</title>
				<description>Autore: Valentina Pisciotta&lt;br /&gt;data e ora: 23/04/2012-09:47&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi mi sono accorta&lt;br /&gt;che avevo la bellezza impastata nelle mani&lt;br /&gt;e ti ho dato una carezza.&lt;br /&gt;Mi hai guardata di verde&lt;br /&gt;e l’ho vista riflessa.&lt;br /&gt;È prendersi una secchiata di colore&lt;br /&gt;L’Amore.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/w_tvKFOot20" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Allo</dc:creator>
				<pubDate>Mon, 09 Apr 2012 08:16:21 +0200</pubDate>
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				<title>Finitudine</title>
				<description>Autore: Maria Allo&lt;br /&gt;data e ora: 09/04/2012-08:16&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold"&gt;resta di quei momenti&lt;br /&gt;colmi di umori&lt;br /&gt;nel corpo e nel respiro&lt;br /&gt;un gocciolare incessante&lt;br /&gt;una sottrazione&lt;br /&gt;per quella macchia&lt;br /&gt;in mezzo al bianco&lt;br /&gt;un evento puro&lt;br /&gt;mi farà da scudo&lt;br /&gt;e vivrò&lt;br /&gt;solo dentro alle parole&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;resta di quei momenti&lt;br /&gt;uno spasmo di agonie&lt;br /&gt;su tegole di vento&lt;br /&gt;foglie sul selciato&lt;br /&gt;un’ellissi di non ritorno&lt;br /&gt;tormenta di un’ assenza&lt;br /&gt;dentro un carro vuoto&lt;br /&gt;eppure uno stesso ricamo&lt;br /&gt;dentro le parole&lt;br /&gt;scandisce sui grovigli&lt;br /&gt;grappoli di glicine viola&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;resterà di quei momenti&lt;br /&gt;una bocca inquieta&lt;br /&gt;di silenzio come fuoco&lt;br /&gt;indiziato e indizio&lt;br /&gt;di un vento antelunare&lt;br /&gt;non posso trattenermi&lt;br /&gt;il tempo si confonde&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;m.a&lt;/span&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/q3Mk5n8yNGo" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Valentina Pisciotta</dc:creator>
				<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 11:10:45 +0100</pubDate>
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				<title>à l'envers</title>
				<description>Autore: Valentina Pisciotta&lt;br /&gt;data e ora: 20/03/2012-11:10&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono parole che spariscono in continuazione,&lt;br /&gt;vengono inghiottite da un mostro ingordo &lt;br /&gt;che si nutre dei nostri tentativi di essere migliori&lt;br /&gt;lasciandoci disillusi&lt;br /&gt;ad armeggiare con lo scheletro della realtà.&lt;br /&gt;Pochi di voi sanno, vi svelo il segreto,&lt;br /&gt;che le parole che spariscono in continuazione,&lt;br /&gt;non vanno perdute per sempre;&lt;br /&gt;ma rotolano&lt;br /&gt;nei canali di scolo delle vostre città&lt;br /&gt;dove, con lo sguardo basso,&lt;br /&gt;prendete a calci paure e speranze.&lt;br /&gt;Senza sapere che loro,&lt;br /&gt;le parole impigliate tra le labbra,&lt;br /&gt;girano l’angolo&lt;br /&gt;e vanno ad abitare il mondo sottosopra.&lt;br /&gt;Voi non avete proprio idea&lt;br /&gt;quanta vita che ormai non vi appartiene,  &lt;br /&gt;si contrabbandi laggiù,&lt;br /&gt;e che alimentate tutti i giorni&lt;br /&gt;a suon di blues whisky e rimpianti.&lt;br /&gt;Roba da non crederci&lt;br /&gt;il chiasso che c’è lì sotto.&lt;br /&gt;Ogni tanto succede che qualcuno di sopra&lt;br /&gt;si ricordi di quelle frasi svanite e &lt;br /&gt;nella disperata impresa di recuperarle&lt;br /&gt;scivoli anche lui nel mondo alla rovescia,&lt;br /&gt;inciampando in un tombino.&lt;br /&gt;Sotto shock osserva la vita che pulsa&lt;br /&gt;altrove,&lt;br /&gt;lontana dall’involucro vuoto dei sogni.&lt;br /&gt;Alcuni si lanciano a testa in giù&lt;br /&gt;per mangiare la cascata &lt;br /&gt;di parole e fragole che piove dall’alto.&lt;br /&gt;A loro succede che non capiscano più&lt;br /&gt;qual è il dritto e qual è il rovescio,&lt;br /&gt;e restano così, anche per anni.&lt;br /&gt;Ve lo dico perché adesso&lt;br /&gt;vivo anch’io lì appesa ai tombini&lt;br /&gt;e posso raccontarvi quello che vedo,&lt;br /&gt;anche se ho un po’ mal di testa.&lt;br /&gt;Succede, ma non ditelo troppo in giro,&lt;br /&gt;che qualcuno si è sporto troppo&lt;br /&gt;è precipitato  e non è tornato mai più.&lt;br /&gt;Si racconta che li abbiano visti volare&lt;br /&gt;abbracciati a un pugno di lettere.&lt;br /&gt;Sono pochi, pochissimi, per il momento.&lt;br /&gt;Forse un giorno diventeranno tanti, tantissimi.&lt;br /&gt;Forse un giorno si dirà&lt;br /&gt;ci sono persone che spariscono in continuazione.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/Z0pcaJqNmcE" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 20:16:17 +0100</pubDate>
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				<title>Re: Bianco sporco</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 08/03/2012-20:16&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tu hai un modo, Valentina, assolutamente tuo.&lt;br /&gt;E non è da tutti: incisiva e durissima, sgretoli man mano la corazza per arrivare al sofferto vero, quello difficile, senza nitore.&lt;br /&gt;Ed è lì che abbagli, con il tuo sole tutto&amp;quot; spremuto per il primo sorriso di aprile&amp;quot;&lt;br /&gt;Brava!&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/oCTam9Aismc" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 20:11:52 +0100</pubDate>
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				<title>Re: come si fa a non volermi bene</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 08/03/2012-20:11&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse si può non volerti bene.&lt;br /&gt;Quello che proprio non si può fare è ignorare il tasso altissimo di poesia addirittura nel&amp;quot; pensato&amp;quot;, fino ad arrivare all'espressione: il ramo tende alla luce come lo sguardo al porto, entrambi muti, in attesa del nutrimento di un ritorno.&lt;br /&gt;Bellissima.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/2SIem-fBq4M" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 20:08:19 +0100</pubDate>
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				<title>Re: stanza nove</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 08/03/2012-20:08&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Racconto in 3D, dove reale, immaginato, preteso e creduto si intersecano in un vissuto anch'esso multifaccia; pur rimanendo il paesaggio unico e reale.&lt;br /&gt;Alla svolta, coincidono i protagonisti, l'autore, l'altro, rappresentato dall'&amp;quot;uomo per caso&amp;quot;, e persino il mattino e la stella, dono dell'io profondo di Gerri ad Anna.&lt;br /&gt;Tanto profondo, che risalendo alla stanza nove, non ne può più parlare, come se rifuggisse la superficie dura delle cose.&lt;br /&gt;Meraviglioso, Aristide.&lt;br /&gt;Grazie.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/WIrFw3kODf4" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Valentina Pisciotta</dc:creator>
				<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 13:20:44 +0100</pubDate>
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				<title>Re: LA RAGAZZA COL VESTITO ROSSO</title>
				<description>Autore: Valentina Pisciotta&lt;br /&gt;data e ora: 06/03/2012-13:20&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bellissimo testo, sembra fatto di aria terra e papaveri...&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/mMi2ioB-1sA" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Valentina Pisciotta</dc:creator>
				<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 12:50:20 +0100</pubDate>
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				<title>Bianco sporco</title>
				<description>Autore: Valentina Pisciotta&lt;br /&gt;data e ora: 06/03/2012-12:50&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E adesso continua a scrivere&lt;br /&gt;anche se hai macchiato il foglio,&lt;br /&gt;continua a vivere&lt;br /&gt;anche se sai che&lt;br /&gt;sarà tardi per la bella copia,&lt;br /&gt;anche se ti sei seduta &lt;br /&gt;sull’erba&lt;br /&gt;e l’hai schiacciata,&lt;br /&gt;anche se hai già usato le tue parole più belle&lt;br /&gt;e hai spremuto tutto il sole &lt;br /&gt;per il primo sorriso di aprile.&lt;br /&gt;Ci vuole fegato,&lt;br /&gt;a rinunciare alla perfezione.&lt;br /&gt;Ce ne vuole molto di più&lt;br /&gt;che a consegnare in bianco.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/bN2o4X7tFsU" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Vincenzo Celli</dc:creator>
				<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 15:52:26 +0100</pubDate>
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				<title>come si fa a non volermi bene</title>
				<description>Autore: Vincenzo Celli&lt;br /&gt;data e ora: 03/03/2012-15:52&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tu l'hai mai conosciuto&lt;br /&gt;uno che ama in silenzio?&lt;br /&gt;come un ramo di una pianta&lt;br /&gt;che si allunga verso la luce?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;nessuno sospetta che io scrivo&lt;br /&gt;continuo a fare la mia solita vita&lt;br /&gt;l'unica cosa che mi permetto&lt;br /&gt;è questo sguardo sul porto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;controllo &lt;br /&gt;non chi esce&lt;br /&gt;ma chi rientra&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/Xngbb4fe8W4" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Valentina Pisciotta</dc:creator>
				<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 15:49:10 +0100</pubDate>
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				<title>Re: Ogni tanto mangio un fiore</title>
				<description>Autore: Valentina Pisciotta&lt;br /&gt;data e ora: 03/03/2012-15:49&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie Maria Teresa, effettivamente ho perso un &amp;quot;si&amp;quot; per strada! Ho sempre nutrito una sincera invidia per il mondo floreale e animale e un sano disprezzo per le nevrosi umane, le mie comprese :)&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/DSQYJdfNs94" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Aristide Bellacicco</dc:creator>
				<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 20:57:35 +0100</pubDate>
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				<title>stanza nove</title>
				<description>Autore: Aristide Bellacicco&lt;br /&gt;data e ora: 28/02/2012-20:57&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non che fosse tardi, al contrario.  Gerri era arrivato alla svolta  con un’ora di vantaggio su ogni possibile anticipo e sentiva anche uno spicciolo d’affanno solleticargli  il torace. Uscito di casa che il pomeriggio stava lì lì per allungare i piedi sulla città, aveva ceduto all’impulso di allontanarsi dalla sua zona mentre il cielo senza una sola nuvola non aveva ancora perso la sua purezza mattutina, così simile a quella che egli sentiva dentro di sé, e si era avviato a piedi. La stupidità di quanto gli stava capitando, sommata alla smania e alla incredibile per gioia per l’appuntamento con Anna, lo facevano sentire come ubriaco: per nessuna ragione avrebbe rivelato a qualcuno la meta di quella marcia solitaria. Egli stesso, in un certo modo, ne era ignaro.&lt;br /&gt;Gerri sapeva quanto ogni cosa desiderabile sia fragile a paragone del corpo nel quale si trova a vivere. Il corpo è un contenitore primitivo e onnivoro, una macchina per mangiare e digerire.&lt;br /&gt;L’incontro con Anna aveva l’aspetto di un sì detto al telefono e di un nome corrispondente a una zona minuscola sulla pianta topografica della città: non si trattava di una vera e propria strada o piazza o boulevard, ma di un luogo di transizione tra due segmenti di una lunghissima via di scorrimento, dove questa faceva un’ampia curva per poi continuarsi senza mutare nome né aspetto. &lt;br /&gt;Nella lingua privata di Anna quel posto si chiamava la svolta, e in questa forma lei l’aveva affidata a Gerri perché la custodisse come stella polare. Da qui la necessità di tenerla costantemente sollevata con un braccio spirituale, alta al di sopra della testa, per contrastare la forza di gravità che lavorava, cieca e muta, a risospingerla nel buio del corpo e a farne nulla. &lt;br /&gt;In questo atteggiamento, non visibile da occhi esterni, Gerri aveva iniziato la lunga navigazione verso il punto, che nella sua mente brillava come una moneta d’oro, dove avrebbe deposto la stella a marcare per sempre l’asfalto del luogo con una decorazione finalmente priva di alcun valore.&lt;br /&gt;Più avanti, aveva in più occasioni valutato la possibilità di annullare parte della distanza approfittando di uno dei tanti autobus che costeggiavano i marciapiede sferragliando e ronzando, e dai quali occhi appaiati e in varia foggia umani lo sogguardavano: ma l’aveva ogni volta esclusa in nome della fedeltà alla purezza del viaggio verso Anna. C’era anche il timore, in Gerri, che un troppo ravvicinato contatto con cittadini ignari della sua missione, il collidere con corpi estranei nell’affollamento di un mezzo di linea, la mescolanza dei respiri e dei vapori e, soprattutto, la necessità di tenersi aggrappato ad un corrimano, avrebbero potuto danneggiare la stella o causarne il precipitare verso il basso e il niente.&lt;br /&gt;Era questa la prima cosa da evitarsi assolutamente: l’unica davvero importante nel pomeriggio, bloccato ancora nel suo essere non più di un mattino agli sgoccioli,  ma che già incalzava, impaziente, per diventare se stesso sopra e attorno a Gerri e alla città. Ed era questa la seconda cosa da scongiurare in qualsiasi modo: che Anna arrivasse alla svolta in un tempo diverso da un mattino senza nemmeno una nuvola nel cielo. Gerri voleva precedere il pomeriggio, spostarsi in avanti a una velocità maggiore della rotazione terrestre e trascinare con sé quelle ore mattutine ognuna delle quali era il rintocco di quell’incontro, echeggiante dall’una all’altra solo grazie alle virtù acustiche dell’azzurro.&lt;br /&gt;In un rifugio di montagna, tanti anni prima, Gerri aveva letto che camminare fa bene al corpo e pulisce i pensieri. Ora fantasticava che il suo corpo, in conseguenza del lungo esercizio sulla strada, andasse lentamente assottigliandosi, perdendo ciò che forse aveva di troppo e, passo dopo passo, si alleggerisse fino al punto di non tenere in sé altro che il senso di quel mattino fuggitivo: il suo primo dono per Anna. Si era interrogato su un fiore, su un minuscolo gioiello, su una molecola d’oro. L’enigma del dono l’aveva affascinato fino a quando l’appuntamento con Anna non era stato che il frutto non ancora sbocciato dell’attesa: ma si era dissolto in pura gioia al tocco della voce di lei che nominava il sì e il dove. Da quel momento, solo poche ore prima, ogni cosa gli era apparsa troppo pesante e superflua, quasi che l’oggetto, qualsiasi fosse, approfittasse di quell’incontro per lanciare su entrambi il suo sguardo da intruso: uno sguardo, per di più, incarcerato dietro le palpebre chiuse della materia. Sarebbe stato come portarsi dietro un testimone o un complice per non trovarsi da solo, alla svolta,  ad affrontare l’immensa paura della fragilità, negandola nelle forme dello spessore, della consistenza e della presenza tattile. Porgendo ad Anna un dono avrebbe fin dall’inizio sottratto qualcosa ad entrambi, affidandolo ad una sostanza destinata a persistere come una scoria o un residuo, simbolo di una volontà caparbia di sottrarsi al tempo e al dissolvimento.&lt;br /&gt;Secondo Gerri, la radice di ogni possibile tradimento giaceva come una vipera fossile in ciò che di immutabile si pone nell’altro con un gesto iniziale arbitrario e violento, che pretende di stabilire un qui e ora e non un sì e un dove, come aveva fatto Anna. Nessun gesto era più violento di un dono: a meno che il dono non fosse nient’altro che il mattino, trascinato come un mantello già sfilacciato sulle spalle di Gerri e segnalato da una stella invisibile.&lt;br /&gt;Il tormento dei semafori rossi, lo strombazzare dei clacson, l’odore scialbo delle vetrine e quello più acuto e invadente, una miscela di profumi e cosmetici, che esalava come un’Africa torrida e chimica dagli ingressi ai grandi magazzini della zona centrale che Gerri attraversava, rivelavano ora l’intima natura della città molto più chiaramente di qualsiasi testo di urbanistica o sociologia. Gli odori e i suoni si trovavano affastellati  lì come in un campo di battaglia soldati di opposte fazioni, accomunati  da una guerra di movimento fatta da scontri, rapide incursioni e altrettanto improvvise ritirate. La diplomazia, feroce e imbelle,  che governava e modulava il  conflitto, era ben lontana, asserragliata in remoti palazzi o raggruppata su colline fuori visuale. Da lì, i volti abbronzati alla luce spenta dei computer, direttori di tiro e consiglieri muniti di binocoli a infrarossi, lanciavano e ritiravano fiches acuminate dal tavolo da gioco segnando ogni volta il totale delle vittime e delle vincite con l’unico scopo di mantenersi  in attivo.&lt;br /&gt;In tutto ciò, il senso della infinita stupidità della sua personale situazione si impadronì nuovamente di Gerri, e la fatica del braccio che teneva alta la stella si fece sentire di colpo. Estraneo alla guerra, fuori dagli eserciti, mai solo come in quel mattino ormai allo stremo delle forze, e preoccupato esclusivamente di Anna e di se stesso, egli percepì la gioia che continuava ad invaderlo come il segno della propria totale diserzione, il marchio di Caino e dell’infamia. Un’intima contraddizione spuntò come un’erba amarognola e una bacca tossica sull’albero del bene e del male gli si rivelò come il solo frutto di cui fosse desideroso. Dichiararsi sconfitto e consegnarsi disarmato alla prima pattuglia in transito era forse la decisione più onorevole. Sarebbe bastato deporre la stella lì dove si trovava in quel momento, in una piazza assediata e furibonda, e lasciarla spegnere o ghiacciare al suono delle parole di resa, una delle quali doveva essere Anna. Dopo aver rivelato il luogo della svolta, che sarebbe stato immediatamente deriso e bonificato, l’avrebbero pur lasciato libero perché irrimediabilmente innocuo. In un qualsiasi negozio avrebbe allora comprato, o anche solo desiderato comprare, un dono per Anna e forse qualcosa per sé, un profumo, un dopo barba, un lettore di musica o una scheda telefonica e, con un taxi, avrebbe raggiunto in cinque minuti il luogo dell’appuntamento con le cuffiette nei padiglioni auricolari per ingannare l’attesa.&lt;br /&gt;Ecco, Gerri: lo stesso autore di questo racconto ti consiglia di fare così, perché anch’egli è stanco di te, del tuo modo di essere superfluo e ambiguo e della tua inguaribile gioia. E soprattutto non crede in Anna nel modo in cui vuoi crederci tu, ed è convinto che il gesto più violento non sia affatto il dono di un oggetto  – questa è un’idea veramente ridicola, credimi – ma questo sogno ad occhi aperti dal quale non ti vuoi svegliare.&lt;br /&gt;Gerri però è talmente immerso nel racconto che non sente nulla, appena un confuso rimestare dentro il suo corpo sottile, che corrisponde al battere delle dita dell’autore sulla tastiera. Lui però lo fraintende, lo scambia per un decisivo mutamento, si attribuisce a merito la gioia e scarica l’ambiguità e l’errore su tutto il resto tranne Gerri. Così ritrova la forza di rialzare la stella ben al di sopra della testa e di rimettersi in marcia verso la svolta, che ormai non è troppo lontana.&lt;br /&gt;Lo racconterà ad Anna tutto questo: non oggi, ma quando verrà il momento di aprire le porte alla pienezza dell’amore e della confidenza. Per oggi basterà il mattino, che non è ancora morto e giace esausto nel pomeriggio come una tregua d’azzurro, e la stella, rovente da sciogliere l’asfalto e lasciare il suo marchio per sempre a segnare il luogo.&lt;br /&gt;E non che fosse tardi, al contrario. La svolta, quando Gerri la raggiunse, era deserta come un gomito nudo, con le automobili che sfrecciavano nei due sensi approfittando della strada ampia come una pista e altrettanto spaventosa. Dall’altro lato, la città proseguiva in alti palazzi annebbiati, già mezzi sepolti nel pomeriggio, e solo in una stretta zona proprio allo zenit era ancora mattino senza una sola nuvola. Non si vedevano semafori né varchi da attraversare a piedi: solo una lunga curva divisa in due da uno spartitraffico i cui blocchi di cemento erano tenuti insieme da ampie ganasce d’acciaio.&lt;br /&gt;Gerri si accorse che la stella non pesava più. Aveva trovato il suo luogo e adesso era lì da qualche parte, dissolta sull’asfalto del marciapiede o nel cielo, nascosta in quella zolla di sereno. L’attesa trascorse in una clessidra di istanti, scandita da passanti isolati e da qualche gruppo di nomadi maschi e femmine seguiti dai bambini che inveivano all’indirizzo delle automobili. E perché proprio qui, si chiese Gerri, come mai in tutta la città Anna ha scelto proprio questo confine, questo ammasso di aria e spazio, una discarica di tempo buttato, perché proprio qui tanta gioia, ma ecco Gerri, Anna è spuntata dal lato destro della curva, cammina di buon passo lungo il marciapiede e sta agitando la mano,  ti ha visto, come farai adesso a dirle della stella e del mattino che hai portato fin qui per lei considerando che non appena siete vicini ti dice che ha preso un autobus e che la fermata era lontana, Ho camminato mezz’ora, ma da qui è un salto, proprio due passi, Cosa è a due passi, Anna? ma lei non risponde, sorride e ti prende sottobraccio, sembra contenta di vederti ma non c’è proprio modo di portare il discorso sulla stella e il mattino, Potevi dirmi di aspettarti alla fermata, perché qui, Meglio di no, Gerri davvero, finisce sempre che sugli autobus trovi qualcuno che ti conosce, meglio di no, poi svolta a sinistra e ti riporta indietro lungo la strada che hai fatto per arrivare fin lì ma si ferma quasi subito davanti a una palazzina che è un piccolo albergo,  E’ qui, vieni, Cos’è qui, Anna, ma lei non risponde, entra e si ferma davanti alla portineria, ti lascia il braccio, Ora fai tu, sussurra, e fa un passo indietro. Il portiere in giacca e cravatta ti guarda e aspetta.&lt;br /&gt;Non si può fare altro che consegnare i documenti, Bastano i suoi, dice il portiere a Gerri, e prendere la chiave. Poi salite da soli fino al primo piano, stanza nove. Sono tanto contenta, ti dice lei in un orecchio mentre infili la chiave. Ma si parlerà di stelle e di mattino nella stanza nove? E sopravviverà la gioia?&lt;br /&gt;Intanto, nei pressi all’albergo, con le mani nelle tasche del soprabito, un uomo con occhiali scuri e cappello fumava una sigaretta e, nonostante tutte le apparenze, era lì per caso, proprio per puro caso, e non sapeva assolutamente nulla di tutta questa storia.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/RS9uyHRhOJ4" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 15:14:21 +0100</pubDate>
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				<title>Re: Nuova poesia (Pancreatica)</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 17/02/2012-15:14&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' cronaca ed è storia, ed è poesia: corsi e ricorsi di vichiana memoria, umidi di ricordi e di perdite idrauliche, tra piastrelle sbeccate lunghe una vita, colorate da pensieri, vissuti e speranze a perdere.&lt;br /&gt;Così, in attesa che il vecchio cane muoia, tutti si sale idealmente su una giostra comune: Ornella, Oreste e noi lettori, ognuno preso a tappare la propria personalissima falla (o le nostre personalissime rughe, fisiche e non?) col silicone.&lt;br /&gt;E' bello rileggerti qui, Mariella.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/b01OCsHJey8" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 15:05:04 +0100</pubDate>
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				<title>Re: Ogni tanto mangio un fiore</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 17/02/2012-15:05&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bella atmosfera audio visiva (impossibile  leggerla senza la colonna sonora di  &amp;quot;Domenica bestiale&amp;quot; nella testa),  per una lirica che socchiude ampi spazi di riflessione comparando idealmente ( è tema noto nelle tue poesie)  le diverse modalità di reazione tra flora e varia umanità.&lt;br /&gt;Rivedrei l'undicesimo verso, dove probabilmente manca un &amp;quot;si&amp;quot;.&lt;br /&gt;Molto apprezzata.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/KNzERW8g1p8" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 14:56:32 +0100</pubDate>
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				<title>Re: NULLA IL TEMPO TI PORTA...</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 17/02/2012-14:56&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è una semplicità rigorosa e saggia nell'evolversi armonico dei tuoi versi.&lt;br /&gt;E la memoria  è  l'unico patrimonio reale. Grazie, Maestro&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/XC4v6csSykI" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Mariella Tafuto</dc:creator>
				<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 13:18:00 +0100</pubDate>
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				<title>Nuova poesia (Pancreatica)</title>
				<description>Autore: Mariella Tafuto&lt;br /&gt;data e ora: 11/02/2012-13:18&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando eravamo poveri ci pioveva in casa.&lt;br /&gt;Si disponevano secchi di plastica e pezze&lt;br /&gt;davanti all’armadio in camera da letto.&lt;br /&gt;Lo specchio rifletteva i secchi e i nostri&lt;br /&gt;venti anni, che raccoglievano gocce e intonaco&lt;br /&gt;e versavano grandi bestemmie dalle mani.&lt;br /&gt;Torcevamo rabbiosamente stracci zuppi&lt;br /&gt;strizzandoli quasi come fossero il collo&lt;br /&gt;della padrona di casa o di Agnese&lt;br /&gt;che un piano più su calpestava esauste&lt;br /&gt;riggiole sulle nostre teste, incurante&lt;br /&gt;di noi e della guaina di asfalto da rifare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando eravamo poveri ci pioveva in testa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E anche adesso, che siamo poveri solo di tempo&lt;br /&gt;e di spirito, l’intonaco del bagno di servizio&lt;br /&gt;ammuffisce. In quello padronale - sulla vasca &lt;br /&gt;pende immemore, poi si sfoglia e cade &lt;br /&gt;come grandine o neve, mentre l’umido &lt;br /&gt;della doccia trasuda nel corridoio, sulla parete &lt;br /&gt;da ritinteggiare. Ed esauste riggiole da cooperativa&lt;br /&gt;in posa da vent’anni, fremono sotto i nostri passi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo noi, adesso, le padrone di casa&lt;br /&gt;siamo noi quell’Agnese. E siamo sempre noi&lt;br /&gt;a benedire Ornella che non ha denaro&lt;br /&gt;né troppa voglia di spenderlo né forse modo&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic"&gt;[Porta a spasso un vecchio cane, le le fa&lt;br /&gt;male la schiena. Vuole vendere per trasferirsi&lt;br /&gt;in Veneto - dove vivono i figli e i nipoti.&lt;br /&gt;Suo marito Oreste, poveraccio, attende la pensione.&lt;br /&gt;Tappa le falle come può - col silicone.&lt;br /&gt;Lei invece che il vecchio cane muoia, che delle perdite&lt;br /&gt;giù da noi non si dà peso.]&lt;/span&gt; di rifare i bagni&lt;br /&gt;dell’appartamento sopra il nostro.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/tIRCrXmXpjA" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Valentina Pisciotta</dc:creator>
				<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 19:19:06 +0100</pubDate>
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				<title>Ogni tanto mangio un fiore</title>
				<description>Autore: Valentina Pisciotta&lt;br /&gt;data e ora: 02/02/2012-19:19&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I fiori si dimenticano&lt;br /&gt;delle scarpe che li calpestano&lt;br /&gt;e  si lasciano mangiare&lt;br /&gt;dai cantautori tristi.&lt;br /&gt;Se il loro profumo   si disperde&lt;br /&gt;non lo rincorrono &lt;br /&gt;                   ossessivamente&lt;br /&gt;ai  bordi  di un marciapiede.&lt;br /&gt;Reggono fragili&lt;br /&gt;tutto    il peso    della neve d’inverno.&lt;br /&gt;Poi lasciano seccare&lt;br /&gt;                                   tra le pagine di un libro&lt;br /&gt;e non gli importa niente&lt;br /&gt;di morire per &lt;br /&gt;                       due &lt;br /&gt;          parole.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/fXr7Z5rqZwk" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Raimondo Venturiello</dc:creator>
				<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 14:03:06 +0100</pubDate>
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				<title>NULLA IL TEMPO TI PORTA...</title>
				<description>Autore: Raimondo Venturiello&lt;br /&gt;data e ora: 31/12/2011-14:03&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nulla il tempo ti porta &lt;br /&gt;né in un giorno o in un mese&lt;br /&gt;né nell’anno che sta&lt;br /&gt;per andare o venire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si aspettano, gli eventi, &lt;br /&gt;tu per viverli, il tempo&lt;br /&gt;soltanto per segnarli:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;così ricorderai&lt;br /&gt;che sono cominciati &lt;br /&gt;e, se li vivi ancora,&lt;br /&gt;non li hai dimenticati.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/G_kk2fCV7sM" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 18:47:11 +0100</pubDate>
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				<title>Diario di bordo. Il triangolo di bermuda</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 27/12/2011-18:47&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni navigante che si rispetti teme fortemente questo tratto insidioso di mare che tante imbarcazioni ha condotto alla perdizione. Né l’esperienza di lungo corso del nocchiero, infatti, né la robustezza della nave, sono una garanzia per chi si avventura nel sinistro triangolo di bermuda.&lt;br /&gt;Oddio, non sempre è sinistro, se vogliamo, visto che la collocazione viene stabilita dalla personale preferenza del proprietario, ma di fatto è perennemente pericoloso e spesso nefasto.&lt;br /&gt;E si può ben capire.&lt;br /&gt;Non importa che sia virilmente esibito dietro un sobrio calzoncino rigato in tinta pastello, o che ammicchi adescando sotto uno sfacciato fiorame hawayano dai colori vivaci; non importa che il viril montarozzo propenda a destra, a sinistra o occupi una moderata posizione centrale in quiete apparente al di sopra di un (possibilmente) sviluppato quadricipite; poco conta che appaia innocuo in una ambigua rappresentazione di riposo: attirate inesorabilmente, le navi sbandano, perdono la rotta, si ingarbugliano; prese nei flutti della improvvisa tempesta ormonale, si dibattono  e si annullano fino a diventare invisibili ad ogni sorta di moderna strumentazione.&lt;br /&gt;Di loro, colpite ed affondate, non resta alcuna traccia: non un rottame, non un effetto personale, spesso nemmeno un ricordo.&lt;br /&gt;Così è la natura umana, belli miei: pur consapevole del pericolo, la nave si lancia  allo sbaraglio sull’onda di un demenziale ottimismo, per poi inabissarsi dopo aver schiantato le proprie illusioni sulla scogliera compatta dell’altrui indifferenza.&lt;br /&gt;E’ pur vero che il triangolo, al pari della nave, ha le sue ragioni, che la ragione non comprende e che lo strumento di navigazione maschile possiede una sorta di radar congenito che lo conduce suo malgrado a destinazione, senza che il cervello (qualora vi sia) possa far nulla per evitarlo; mi sono sempre detta che se non esiste l’equivalente femminile di “testa di cazzo”, un motivo dovrà pur esserci, no?&lt;br /&gt;Malgrado ciò, la nave, spesso esasperata da viaggi monotoni e routinari, ben volentieri abbandona la rotta via, costi quello che costi, addentrandosi nei meandri sconosciuti di tragitti improbabili e casuali.&lt;br /&gt;E così, alla botta di adrenalina invocata e vissuta, spesso segue la botta tra capo e collo che porta all’inevitabile naufragio.&lt;br /&gt;Non si diventa mica fregate a caso, sapete: anni ed anni di esperienza rendono l’ormeggio assai più prudente e il mare aperto assai più godibile di un triangolo dai confini limitati, per quanto attraente possa essere, per quanto eccitante possa sembrare.&lt;br /&gt;Io giro al largo: un po’ per prudenza, un po’ per estensione, un po’ –direbbero i/le maligni/e per mancanza di triangoli  adescanti vista la veneranda età raggiunta.&lt;br /&gt;Tutto sommato non è male: con la testa ben salda sulle spalle, l’unica cosa che tendo a perdere è lo sguardo, quando lo spingo oltre l’orizzonte, ubriaca di mare.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/UHp7rUJHHOw" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 18:31:10 +0100</pubDate>
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				<title>Re: Come possono rinunciare?</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 27/12/2011-18:31&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra di sentire i passi dei rinunciatari, quelli che &amp;quot;perdono il bisogno&amp;quot; e che sembrano non avere più il tempo di amarsi  ma solo la fretta di fare le valigie e dividere le proprie strade; è come se da una finestra si osservassero partire, chiedendosi se davvero l'amore non comporti la possibilità che non ci sia sempre la &amp;quot;stessa aurora intatta&amp;quot; e che si debba lottare - forse - per ripristinarla, o per cercarne un'altra, magari differente, ma sempre viva.&lt;br /&gt;Lirica centripeta, che vola nella strofa finale fino all'apice dell'ultimo distico, originale e bellissimo.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/8bFr1888x9Q" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 18:18:38 +0100</pubDate>
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				<title>Re: QUALE MIRACOLO?</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 27/12/2011-18:18&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il miracolo è già qui, nell'elegante e sintetica  semplicità della tua diagnosi, Maestro chiarissimo.&lt;br /&gt;Già ammirato in privato, sono lieta di condividere il tuo testo pubblicamente.&lt;br /&gt;Bentornato, Raimondo&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/cnz7HmyV-Lo" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Gianluca Sansone</dc:creator>
				<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 22:06:41 +0100</pubDate>
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				<link>http://feedproxy.google.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~3/0CScf8amp-E/viewtopic.php</link>
				<title>Come possono rinunciare?</title>
				<description>Autore: Gianluca Sansone&lt;br /&gt;data e ora: 26/12/2011-22:06&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come possono rinunciare &lt;br /&gt;Mollare la presa lasciarsi andare&lt;br /&gt;Fare in fretta due valigie&lt;br /&gt;E  tirare via attraverso la porta&lt;br /&gt;Sparire?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Li senti, loro non hanno tempo&lt;br /&gt;Di amarsi e perdono il bisogno&lt;br /&gt;E siamo noi due così  in fondo &lt;br /&gt;Noi due che caschiamo male &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se pretendiamo ogni giorno&lt;br /&gt;La stessa aurora  intatta  &lt;br /&gt;E ci teniamo stretto stretto&lt;br /&gt;Il vento&lt;br /&gt;Che non ci lasci passare.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/0CScf8amp-E" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Raimondo Venturiello</dc:creator>
				<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 19:57:17 +0100</pubDate>
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				<link>http://feedproxy.google.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~3/AwTzvYXxxvU/viewtopic.php</link>
				<title>QUALE MIRACOLO?</title>
				<description>Autore: Raimondo Venturiello&lt;br /&gt;data e ora: 24/12/2011-19:57&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ragione e l’amore, &lt;br /&gt;già doti umane innate, &lt;br /&gt;ora parole vuote:&lt;br /&gt;affievoliti o spenti&lt;br /&gt;lumi, come riaccenderli? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Servirebbe un miracolo!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;si dice, tra le nebbie&lt;br /&gt;dell’arcano celando&lt;br /&gt;la resa, e non si cercano &lt;br /&gt;le smarrite o rimosse&lt;br /&gt;memorie proprie e altrui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E non serve un miracolo!&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/AwTzvYXxxvU" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 22:49:40 +0100</pubDate>
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				<link>http://feedproxy.google.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~3/pDS505OV_74/viewtopic.php</link>
				<title>mar.e.me</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 23/12/2011-22:49&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è che ai piedi servano le suole&lt;br /&gt;né ordine ai pensieri in cui dissesto.&lt;br /&gt;Solo un innesto atipico di sole&lt;br /&gt;su un marepiombo pesto di pioggia e nuvole&lt;br /&gt;e polvere di sabbia a ricoprire&lt;br /&gt;le orme scoperchiate dei miei passi&lt;br /&gt;che a testa china conto e invento e penso&lt;br /&gt;catene annichilite di parole.&lt;br /&gt;Me le accarezzo in gola. E poi le canto.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/pDS505OV_74" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 22:23:00 +0100</pubDate>
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				<title>Re: Versi della falsa stagione</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 23/12/2011-22:23&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'analisi poetata di un non tempo, di un non governo, di un non vivere narrata a fiotti, come una brutta storia immaginata.&lt;br /&gt;E invece, &amp;quot;succede davvero&amp;quot;.&lt;br /&gt;Bentornato, Gianluca&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/_ViGC1R6qn8" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 22:19:54 +0100</pubDate>
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				<title>Re: Sommatorie</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 23/12/2011-22:19&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco qui, veramente, contenuto e forma disegnano un quadro moderno, delineato da una crudele, disperata precisione ed una proprietà commutativa di linguaggio.&lt;br /&gt;Tra le parentesi quadre, è proprio poesia.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/CClx3Fsd54o" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 22:12:29 +0100</pubDate>
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				<link>http://feedproxy.google.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~3/ZdiQ2H0HM4Y/viewtopic.php</link>
				<title>Re: La grazia</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 23/12/2011-22:12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un buon racconto deve avere un prologo, un corpo centrale ed un epilogo logicamente consequenziali; deve possedere una trama che avvinca e convinca ed un pettine finale cui tornino tutti i nodi dell'intreccio.&lt;br /&gt;Un Signor Racconto, oltre agli elementi sopra descritti (irrinunciabili) deve avere tempi di narrazione che inducano e modifichino l'approccio del lettore muovendone l'emotività, vivacità di immagini, dialoghi realistici e, se siamo fortunati, un effetto sorpresa che non nasca dal nulla ( ma  germogli da una serie di apparentemente innocenti semini lasciati cadere durante la narrazione ) ed un finale sospeso tra due possibilità.&lt;br /&gt;Siamo lettori  in stato di grazia e fortunatissimi, noi di Libraria. &lt;br /&gt;Complimenti, Pat.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/ZdiQ2H0HM4Y" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 21:51:31 +0100</pubDate>
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				<link>http://feedproxy.google.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~3/DY7Q6t9o0Uk/viewtopic.php</link>
				<title>Re: le ore a venire</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 23/12/2011-21:51&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è un momento preciso in cui una tendenza si inverte, un angolo oltre il quale il ritorno sui propri passi non è più possibile, un punto in cui si è fuori: da una coppia, da un letto, da un amore, da una casa; c'è un tempo un cui diventa nitido il limite della propria capacità di sopportazione, un attimo strategico in cui, (sanguinanti e dolenti) si sceglie, senza averlo preparato consapevolmente, un percorso alternativo, una possibile via di fuga che renda accettabili &amp;quot;le ore a venire&amp;quot;, quelle di cui -temendo- si sa tutto. &lt;br /&gt;L'estraneità diviene benessere,  (&amp;quot;l’acquario di luce accoglieva gente del posto, io /non facevo parte di niente e /questo era bene, rasserenava.&amp;quot;), l'ignoto percorribile; l'idea di una possibile condivisione del riparo con chi è &amp;quot;fuori&amp;quot; sfuma appena accennata, sotto un cielo parziale di stelle  di birra scadente e chiacchiere sconosciute e leggere.&lt;br /&gt;E il ritorno barcollante, silenzioso e colpevole,contrapposto al sonno inquieto di chi attende, sembra essere la definizione di un nuovo modello di vita.&lt;br /&gt;Io raramente mi commuovo fino alle lacrime leggendo una poesia: grazie di questa meraviglia, Aristide.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/DY7Q6t9o0Uk" height="1" width="1"/&gt;</description>
			<feedburner:origLink>http://www.inlibraria.it/phpBB3/viewtopic.php?t=831#p2555</feedburner:origLink></item>
			<item>
				<dc:creator>Francesca Pellegrino</dc:creator>
				<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 09:13:38 +0100</pubDate>
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				<title>Re: Versi della falsa stagione</title>
				<description>Autore: Francesca Pellegrino&lt;br /&gt;data e ora: 22/12/2011-09:13&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto il disincanto possibile per questo tempo senza nome, senza calendario. Inutile dirti che sento questa tua opera addosso, come le tasse. Persino il fuoco è un lusso per pochi. 'Parole lontane' dici. E ho sentito freddo. Un freddo in esilio dal sé. Bentornato di cuore, Gianluca.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/d9aUuiNmLB4" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Gianluca Sansone</dc:creator>
				<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 00:11:03 +0100</pubDate>
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				<title>Versi della falsa stagione</title>
				<description>Autore: Gianluca Sansone&lt;br /&gt;data e ora: 22/12/2011-00:11&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;( SOGNO DA UNA RINGHIERA)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che  bella l’epoque&lt;br /&gt;Avere lo stipendio in lire&lt;br /&gt;E il poter d’acquisto&lt;br /&gt;Sapere che il pane&lt;br /&gt;Era fatto di pane&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ora? Ora i sinistri&lt;br /&gt;Ci guardano insofferenti&lt;br /&gt;Perfino quando frugano &lt;br /&gt;nei nostri conti correnti&lt;br /&gt;e il loro indice di borsa&lt;br /&gt;punta alla luna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(ANTEFATTO)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il brokei s’è fatto vivo&lt;br /&gt;Di nuovo, staziona sopra&lt;br /&gt;L’antenna.&lt;br /&gt;Caccia rondini e tortore&lt;br /&gt;E dice di tutto l’ inverno&lt;br /&gt;Di sè primavera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(GLI OPERAI)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli operai che salivano sui tralicci&lt;br /&gt;Ad allungare un pò di luce dentro il buio&lt;br /&gt;Delle case &lt;br /&gt;son scesi definitivamente &lt;br /&gt;si son messi a parlare l’arabo il russo &lt;br /&gt;parole lontane&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;gli operai se ci fai caso che  portano &lt;br /&gt;una riga stella arancione &lt;br /&gt;perché tu li possa vedere dal basso -di notte- &lt;br /&gt;quando imprecano alla luna dell’elettrone&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(PREGHIERA)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Signore prendici la crisi&lt;br /&gt;Con una stretta di mano&lt;br /&gt;Levaci di dosso l’odore&lt;br /&gt;Della putrefazione &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;accorda il btp al bund&lt;br /&gt;compraci ancora titoli di stato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ridonaci l’illusione di avere&lt;br /&gt;Una vita nuova di zecca&lt;br /&gt;poco poco più a valle&lt;br /&gt;un attimo dopo &lt;br /&gt;il default pilotato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(GENDER GAP)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se lo chiamano gender gap&lt;br /&gt;E ne tengono una loro misura, &lt;br /&gt;uno scostamento a sei e dodici mesi&lt;br /&gt;e il confronto con l’eurozona&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;è perchè ignorano che tu mi stia un passo&lt;br /&gt;più avanti da tempo&lt;br /&gt;che ancora ti cerchi l’ impronta &lt;br /&gt;nella terra&lt;br /&gt;e  come i lupi d’inverno&lt;br /&gt;c’infili i miei passi per andare leggero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;( INTANTO)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La giornalista bella presenza&lt;br /&gt;stile prima repubblica&lt;br /&gt;Con ernia iatale nella seconda &lt;br /&gt;Lascia scivolare sul tavolo&lt;br /&gt;Il foglio con la prima domanda:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il ministro preso alla sprovvista&lt;br /&gt;come due ali piegate al centrocampo&lt;br /&gt;avversario&lt;br /&gt;legge sul foglio fino all’ultima riga&lt;br /&gt;scorre l’elenco ricevuto &lt;br /&gt;di prima mattina ma niente&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;quella lì non risulta&lt;br /&gt;quella domanda lì proprio per nulla&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;quindi s’alza farfuglia &lt;br /&gt;qualcosa tipo devo andare &lt;br /&gt;in consiglio, c’è da votare&lt;br /&gt;un provvedimento speciale&lt;br /&gt;vi lascio scusate la fretta è il dovere&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;poi però ci ripensa &lt;br /&gt;torna a sedere &lt;br /&gt;s’aggiusta il nodo alla cravatta&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-ci tengo a farle sapere&lt;br /&gt;-Dice- che questo non vale&lt;br /&gt;stronza d’una comunista&lt;br /&gt;prezzolata dal partitino d’opposizione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;s’era tutti d’accordo &lt;br /&gt;A voi i fatti, a me le parole-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(MARTEDI')&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un martedì strano&lt;br /&gt;Coi tempi che corrono&lt;br /&gt;Che passi ai campi&lt;br /&gt;Di calcetto e nessuno&lt;br /&gt;Che chiami la palla&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un  martedì che stanno  &lt;br /&gt;Tutti a guardare &lt;br /&gt;Per terra &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di quelli che fai sogni &lt;br /&gt;A due passi&lt;br /&gt;Perché agguantarli &lt;br /&gt;Più avanti&lt;br /&gt;Si è fatto incerto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci vuole troppa benzina &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(L’ASSOLUZIONE)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il governo è caduto.&lt;br /&gt;Chi paga il conto è lo stato.&lt;br /&gt;Valeva la pena assicurarlo&lt;br /&gt;Contro euro e ministri&lt;br /&gt;Tentare la via di fuga&lt;br /&gt;Lontano dall’aula:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora tutti a dire non c’ero&lt;br /&gt;Non c’entro&lt;br /&gt;Me mi hanno costretto &lt;br /&gt;io neppure &lt;br /&gt;volevo stare a sentirlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caduto il re, &lt;br /&gt;Scaduto per tutti il reato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(SUCCEDE DAVVERO)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gesù, la gente che dorme&lt;br /&gt;Dentro le fogne a cui devi&lt;br /&gt;Citofonare battendo il tacco&lt;br /&gt;Sopra i tombini &lt;br /&gt;E  quella che s’ affanna&lt;br /&gt;A cucinare nelle vetture&lt;br /&gt;Della metro che non apre le porte&lt;br /&gt;Che non scivola da nessun’altra&lt;br /&gt;Parte: verrebbe da ridere stretto&lt;br /&gt;o da scriverci sopra- mio dio &lt;br /&gt;ma a cosa serve- succede davvero.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/qcRCruY7Bro" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Francesca Pellegrino</dc:creator>
				<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 23:31:07 +0100</pubDate>
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				<title>Re: il nome delle cose</title>
				<description>Autore: Francesca Pellegrino&lt;br /&gt;data e ora: 21/12/2011-23:31&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;prova vera di inesistenza, questa. Rileggo ancora.Che mica basta mai!&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/VmRpZ2yinxE" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Francesca Pellegrino</dc:creator>
				<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 22:30:23 +0100</pubDate>
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				<title>Sommatorie</title>
				<description>Autore: Francesca Pellegrino&lt;br /&gt;data e ora: 21/12/2011-22:30&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non serve ricordare la cronologia esatta&lt;br /&gt;degli eventi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[se arrestarono il topo dei denti&lt;br /&gt;dopo che nacque la prima candelina&lt;br /&gt;e fu sparsa la panna montata&lt;br /&gt;sul presepio improvvisato con la vinavil.&lt;br /&gt;O se fu prima della granella&lt;br /&gt;acciottolata sui marmi&lt;br /&gt;cercando il riflesso dei denti&lt;br /&gt;sui cucchiaini di cioccolata&lt;br /&gt;quando veniva giù il cielo in prima serata&lt;br /&gt;e sparivano tutti i cani dalla strada]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Disordinando gli addendi&lt;br /&gt;il dispiacere non cambia.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/aiC3SNmDQX8" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Francesca Pellegrino</dc:creator>
				<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 22:23:52 +0100</pubDate>
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				<title>Re: Limbo</title>
				<description>Autore: Francesca Pellegrino&lt;br /&gt;data e ora: 21/12/2011-22:23&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cielo, come un pezzo stralciato di qualcosa di inarrivabile. Impossibile. Un limite all'infinito che tende a zero.&lt;br /&gt;Come la speranza.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/qtT_zWnZ0R0" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Francesca Pellegrino</dc:creator>
				<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 22:22:07 +0100</pubDate>
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				<title>Re: le ore a venire</title>
				<description>Autore: Francesca Pellegrino&lt;br /&gt;data e ora: 21/12/2011-22:22&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una fragilità che si spezza ad ogni verso, poi ad ogni strofa; mi arriva anche una consapevole rassegnazione, dolorosa e stanca, che procede andando sui gomiti - senza mai ripiegarsi sul suo stesso dolore.&lt;br /&gt;Resiste, a mio modo di leggere, come una dignitosa, seppur barcollante, forza, in questo andare addosso al tempo.&lt;br /&gt;Come una tenacia. Molto bella, Aristide. Molto.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/0L9b5Id2hBw" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Aristide Bellacicco</dc:creator>
				<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 19:56:09 +0100</pubDate>
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				<title>le ore a venire</title>
				<description>Autore: Aristide Bellacicco&lt;br /&gt;data e ora: 19/12/2011-19:56&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;quando scendevo dall’auto &lt;br /&gt;e solo stelle e un lampione &lt;br /&gt;abitavano il buio,  la casa &lt;br /&gt;aveva nei vetri il bagliore &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di luce elettrica liquida e&lt;br /&gt;bianca. Il giorno infinito era&lt;br /&gt;spento. Una volta d’inverno &lt;br /&gt;ho aspettato – mi sembra – &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;quasi un’ora all’aperto&lt;br /&gt;fumando. Delle ore a venire &lt;br /&gt;sapevo tutto  l’attesa il vino &lt;br /&gt;la fragilità. Il cibo abbondante &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;banchetto di nozze ancora &lt;br /&gt;ogni sera cucinavi con rabbia&lt;br /&gt;e temevo che ancora tirasse &lt;br /&gt;ventoso l’amore nel letto,&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;portandoci  a morsi. Quella sera &lt;br /&gt;non rientrai e camminando &lt;br /&gt;raggiunsi un bar non lontano &lt;br /&gt;dove non commentavano nulla &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;se qualcuno chiedeva di bere &lt;br /&gt;pagando il dovuto. Di fuori &lt;br /&gt;il firmamento infinito infuriava&lt;br /&gt;sulla campagna odorosa e fredda&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ma nel bar si poteva restare  &lt;br /&gt;al riparo. Una stella scadente &lt;br /&gt;segnava la birra in bottiglia. &lt;br /&gt;Non c’era bisogno di andare &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;più in là. Era quello il confine &lt;br /&gt;del sogno, l’acquario di luce &lt;br /&gt;accoglieva gente del posto, io &lt;br /&gt;non facevo parte di niente e&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;questo era bene, rasserenava. &lt;br /&gt;Se avessi avuto una penna e &lt;br /&gt;una carta volevo scriverti: &lt;br /&gt;vieni lascia la casa anche tu&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;forse le ore a venire fanno qui &lt;br /&gt;meno male, andremo a dormire &lt;br /&gt;più tardi. Ma un ragazzo mi chiese &lt;br /&gt;di accendere ed era gentile e stanco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e io chiacchierai con lui molte ore. &lt;br /&gt;Mi riaccompagnò fino a casa, dove &lt;br /&gt;entrai con  paura aspirando  l’odore &lt;br /&gt;di luce rovente e di pranzo di nozze &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ormai freddo. Le braccia&lt;br /&gt;conserte, dormivi sulla sedia &lt;br /&gt;di formica della cucina. Io&lt;br /&gt;barcollai fino al letto di neve&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e all’alba ci furono molte parole.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/nrxq8BheiWY" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 15:16:51 +0100</pubDate>
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				<title>La grazia</title>
				<description>Autore: Patricia Panebianco&lt;br /&gt;data e ora: 19/12/2011-15:16&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovanni Di Giovanni aveva circa 15 chili di sovrappeso e cinquantacinque anni portati a spasso con molta fatica. Quando squillò il telefono si comportò come al solito: lo lasciò suonare fino alla fine e poi, come sempre, si diresse verso il salotto per festeggiare con un cognac lo scampato pericolo di un’interazione umana fuori dall’orario di lavoro. Questa volta, però, non andò come lui sperava: il telefono riprese a suonare prima che lui potesse arrivare al piccolo mobile bar rustico a forma di botte, e non smise più. Alla sesta volta, Giovanni Di Giovanni afferrò la cornetta spazientito e biascicò un pronto che avrebbe intimidito anche un telefonista della Fastweb in cerca di nuovi contratti. Quello che non si aspettava, quindi, era l’urlo di almeno tre minuti che arrivò in risposta al suo pronto, seguito da altri sei minuti di insulti di vario genere, tutti, in ogni caso, piuttosto pesanti. Giovanni Di Giovanni, persona di buona educazione, nonostante l’evidente misantropia, approfittando di tre secondi di pausa, disse: - Mi dispiace, forse lei ha sbagliato numero.&lt;br /&gt;A queste parole seguì un breve tafferuglio dall’altra parte della cornetta e, alla fine, un’altra voce, stavolta riconducibile con certezza ad un essere di sesso maschile, disse: - Lei è Giovanni Di Giovanni? – Sì. –rispose Giovanni. – La informo che abbiamo già presentato denuncia per abusi sessuali nei confronti di minore. - &lt;span style="font-style: italic"&gt;Click&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Giovanni rimase con la cornetta in mano; l’unica cosa a cui riusciva a pensare era sua madre: vedeva già la vecchia chiudere le persiane di casa, mettere un velo nero (sarebbe andato bene anche quello usato per la morte del padre e messo sotto naftalina perché non si sa mai può sempre servire) e iniziare le lamentazioni di rito senza dubitare nemmeno per un attimo della veridicità delle accuse.&lt;br /&gt;Posò la cornetta, andò verso la botte-bar, versò un bel po’ di cognac nel bicchiere e vide la preside che lo aspettava all’ingresso della scuola per sospenderlo dal servizio all’istante; nemmeno lei avrebbe aspettato un secondo per decidere che lui era colpevole. I colleghi, vigliacchi come sempre, avrebbero osservato la sua passerella del disonore lungo il corridoio, nascosti dalle porte delle aule, aperte quel tanto che bastava per godersi la scena senza farsi riconoscere.&lt;br /&gt;Deborah, la giovane insegnante di musica che l’aveva puntato dal primo giorno come possibile marito, avrebbe avuto finalmente la risposta al disinteresse da lui mostrato: - Era un pedofilo, – avrebbe detto – per questo non mi voleva: ero troppo vecchia!&lt;br /&gt;La parola pedofilo, pronunciata dalla voce squillante dalla Deborah prodotta dal suo cervello, lo colpì come una mazzata, poi gli venne da ridere: per la prima volta la madre non avrebbe potuto dire la sua solita frase: - Era così già quando aveva quattro anni! &lt;br /&gt;Certo, sarebbe stata una magra soddisfazione, ma bisogna pur pensare ai lati positivi di ogni storia, no?&lt;br /&gt;Arrivato a metà del cognac, iniziò a pensare a cose più pratiche: chi poteva essere il minore? Era maschio o femmina? Di quale classe faceva parte? Oppure era il figlio di qualche vicino?&lt;br /&gt;Sicuramente era quella psicopatica di Jessica, III C, quattro fisso nelle interrogazioni: l’ultima volta gli aveva chiaramente giurato vendetta e, sicuramente, non era il tipo che si vergognava a raccontare una storia di abusi. Oppure era Victor, IV B che, poco sviluppato per la sua età, cercava in ogni modo di attirare l’attenzione. &lt;br /&gt;Oh, ma era inutile fare supposizioni! Giovanni sapeva benissimo che poteva essere chiunque, visto che tutti i suoi alunni avevano avuto qualche problema con lui.&lt;br /&gt;- Scolastico, si intende! - pensò Giovanni; da quel momento in poi sarebbe stato opportuno definire bene ogni cosa anche soltanto pensata: ci voleva davvero poco a passare da strano professore scontroso a viscido pedofilo.&lt;br /&gt;Il cognac era finito e Giovanni si diresse un’altra volta verso la botte, barcollando leggermente, ma, anche stavolta, qualcosa interruppe il viaggio: era il campanello. Giovanni cambiò percorso, imboccò il lungo corridoio dove incombevano tutte le porte chiuse dell’enorme casa avita, lasciata a lui dal padre, insieme ad una incommensurabile quantità di cambiali e riparazioni da fare. Era riuscito a saldare tutti i debiti, affittando le camere ad ore per lunghi anni, ma da tre mesi la casa era sua e lui poteva godersela da solo.&lt;br /&gt;Nel frattempo era arrivato alla porta e il campanello non aveva smesso un attimo di suonare.&lt;br /&gt;- Polizia – disse la voce – apra immediatamente la porta!&lt;br /&gt;Naturalmente lo portarono in centrale e lui non volle sentire parlare di avvocati: - Servono solo a fregarti i soldi. – disse all’agente seduto davanti a lui.&lt;br /&gt;Era stato Victor, sicuramente costretto dalla pressione paterna: - Perché ancora non hai una ragazza? Perché a scuola non hai amici? Perché sei l’ultimo della classe? Io, alla tua età, avevo tre fidanzate! Io, alla tua età, uscivo ogni sera! Io, alla tua età… - Inutile continuare, alle cose che un padre sapeva fare all’età del figlio non c’era limite, e Giovanni lo sapeva molto bene. Certamente questa non era una scusa per il comportamento di Victor, c’erano molti modi di reagire e anche questo Giovanni lo sapeva bene: Victor aveva scelto quello più vigliacco, quello di costruire una storia inventata, approfittando del fatto che Giovanni Di Giovanni fosse il professore più odiato da  alunni, insegnanti e genitori.&lt;br /&gt;- Io non ho mai inventato storie, - pensò Giovanni – io ho costruito per bene la mia vita, prendendomi le mie soddisfazioni, non fingendo di prenderle; io ho preso il controllo, non l’ho lasciato all’uomo e alla donna che mi tormentavano. Mio padre e mia madre, – rise fra sé Giovanni – uno morto e l’altra sotto naftalina, proprio il destino che si meritavano!&lt;br /&gt;- Quando sarebbe avvenuto questo presunto abuso? – chiese Giovanni con decisione, sorprendendo l’agente che, fino a quel momento, aveva visto davanti a sé un uomo arreso, silenzioso e, in apparenza, incapace di comprendere la gravità di quello che stava succedendo.&lt;br /&gt;- Nella palestra della scuola, durante le ore di recupero pomeridiane, il mese scorso – rispose l’agente.&lt;br /&gt;Giovanni tacque. L’agente proseguì con una raffica di informazioni sui particolari emersi dalla testimonianza di Victor e dei suoi genitori. Il ragazzo era depresso, manifestava segni di squilibrio, non socializzava; i suoi genitori, alla fine, l’avevano, con molta dolcezza, indotto a confessare l’atto ignominioso compiuto dall’uomo che doveva educarlo e proteggerlo: il suo professore di matematica, Giovanni Di Giovanni.&lt;br /&gt;Giovanni non disse nulla e l’agente lo spedì in cella, in attesa delle testimonianze degli altri docenti e della preside, convocati per il giorno seguente.&lt;br /&gt;- Niente passerella a scuola domani, – pensò Giovanni – a quanto pare oggi ne abbiamo una migliore.&lt;br /&gt;I detenuti lo fissavano ed era chiarissimo quello che sarebbe successo da lì a poco. Giovanni non se ne preoccupava, aveva da tempo sviluppato l’abilità di spegnere l’interruttore della mente e riaccenderlo a cose fatte: era sopravvissuto così per anni e, nonostante tutto il suo corpo desiderasse da tempo la pace della morte, la sua mente era capace di affrontare la vita e di trovare il modo di dare pace al corpo. Per un po’ avrebbe provato dolore e i lividi sarebbero scomparsi soltanto dopo mesi, ma sarebbe stato come tornare all’infanzia. Del resto, lui se lo meritava, no? Altrimenti perché mai il padre l’avrebbe fatto? Doveva essere un difetto genetico, un peccato originale, qualcosa da scontare, qualcosa che ti fa male, ma che poi ti rende il piacere dell’espiazione, la purificazione dell’anima, il perdono.&lt;br /&gt;Di questa cosa non era poi così sicuro: – pensava Giovanni mentre il suo compagno di cella iniziava ad avvicinarsi – la cosa più giusta sarebbe stata quella di mettere fine alle sofferenze del peccatore dopo l’espiazione, così da evitare tutte le ulteriori purificazioni, ma suo padre non l’aveva mai fatto e, probabilmente, non l’avrebbe fatto nemmeno il suo vicino di cella che adesso stava riducendo la sua faccia ad un ammasso di carne sanguinolenta. Ma loro non erano buoni. – concluse Giovanni, un attimo prima di premere l’interruttore.&lt;br /&gt;L’indomani aprì un occhio, l’unico a cui funzionasse la palpebra, si mise a sedere a fatica e constatò che nemmeno questa volta era stato graziato con la morte. – Pazienza! – si disse – Vuol dire che devo continuare a peccare e ad espiare.&lt;br /&gt;Quando lo vennero a prendere per il confronto, era pronto. Sapeva già che, dopo l’interrogatorio dei colleghi, i fatti erano chiari: lui non poteva avere accesso alla palestra nelle ore pomeridiane, perché da due mesi la palestra veniva affittata (e qui si doveva rendere grazie ai tagli ministeriali) a una squadra di basket locale; le porte di accesso interne venivano bloccate e, come se questo non bastasse, nei tre mesi precedenti, aveva presentato certificato medico per essere esonerato dai corsi pomeridiani. Victor avrebbe dovuto sbrigarsela da solo con il padre: peggio per lui, del resto ognuno ha quello che il destino gli dà.&lt;br /&gt;Avrebbe potuto dire tutto questo la sera prima, ma come rinunciare alla possibilità di mettere fine per sempre al suo calvario?&lt;br /&gt;Fu liquidato in modo sbrigativo: l’agente gli prospettò velatamente la possibilità di una denuncia per le lesioni riportate, ma Giovanni riprese i suoi effetti personali e disse soltanto qualche parola: - Devo tornare subito a casa!&lt;br /&gt;La passerella del disonore fu, invece, quella del finto cordoglio: i docenti che avevano testimoniato, e persino la madre, gli stringevano le mani e lo abbracciavano, dichiarandosi vicini a lui, distrutti dall’ingiustizia. La preside gli disse di tornare a scuola quando voleva e che avrebbe pensato lei a sostituirlo: era il minimo che potesse fare!&lt;br /&gt;- Perfetto! – pensò Giovanni – l’unica cosa di cui ho bisogno è un po’ di tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aprì la porta di casa con cautela e la richiuse immediatamente, staccò il telefono che già suonava, si tolse il soprabito, andò verso l’antica vetrinetta con le armi, ereditata dal padre. Erano tutte lucide e ben oliate, Giovanni ci teneva molto; prese quella con il calcio in legno, la sua preferita, si diresse verso la botte e versò il cognac nello stesso bicchiere della sera prima, scostò la poltrona a fiori della nonna e trangugiò il liquore in un solo sorso.&lt;br /&gt;- Devo farlo, è la cosa giusta, è stata sempre la cosa giusta da fare!&lt;br /&gt;Non poteva certo farlo quando aveva la casa piena di quei pervertiti che affittavano le sue stanze, ma adesso che la casa era soltanto sua, lui era libero di fare quello che era giusto e non c’erano più scuse.&lt;br /&gt;Aprì la seconda porta a destra, la stanza in cui dormiva da piccolo, e vide le catene, i lividi, le bruciature, la carne dolente del piccolo rom che aveva rapito tre mesi prima.&lt;br /&gt;Era la cosa giusta.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/rxkfXkHh78I" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 14:47:44 +0100</pubDate>
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				<title>Re: Settime</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 19/12/2011-14:47&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luce, colore, rumore: dal liquido che si frange sul solido, fino all'aeriforme del suono, diffuso, librato e fermo.&lt;br /&gt;Lirica di contrasti, scorrevole ed elegante.&lt;br /&gt;E particolare, persino: evenienza rarissima.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/Ob3n_Dt29As" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 15:04:09 +0100</pubDate>
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				<title>Limbo</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 18/12/2011-15:04&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si va e si torna &lt;span style="font-style: italic"&gt;immemori&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;dallo stesso frammento d’universo&lt;br /&gt;assurdamente in bilico&lt;br /&gt;confini appesi a un manico di cielo.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/Jg44aSyjKjo" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 15:01:20 +0100</pubDate>
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				<title>Re: AD ESEMPIO, A ME PIACE LA POESIA -Un monologo-</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 18/12/2011-15:01&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho assai apprezzato questa tua disamina attenta, basata sull'intuizione del &amp;quot;poeta intransitivo&amp;quot; che non racconta storie, ma esprime i pezzi di un mondo frantumato.&lt;br /&gt;Ad esempio, a me piacciono le &amp;quot;motivazioni per cui&amp;quot; e il &amp;quot;modo in cui&amp;quot; a te piace la poesia.&lt;br /&gt;Brava, Valentina.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/4JV_1x1H338" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 14:51:51 +0100</pubDate>
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				<title>Re: Epitaffi</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 18/12/2011-14:51&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Onestamente, dei tanti modi possibili per esprimere il rammarico del non vissuto - la sindrome sperimentata di una invisibilità consa (col) pevole -  questo scelto da te è al tempo stesso cinico e struggente, onirico e razionale.&lt;br /&gt;E la chiusura del sé di fronte alle aspettative minime disilluse, l'incertezza paralizzante, la scelta di non scegliere, sono sofferenza disperante che incide l'ultimo di una serie imbarazzante di epitaffi possibili.&lt;br /&gt;Sempre ti deve benedire Dio, -se c'è- Pat.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/AjpUnp8YGFg" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 14:42:37 +0100</pubDate>
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				<title>Re: Visuali</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 18/12/2011-14:42&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bella questa realtà assoluta inesistente, creata dalla divinità &amp;quot;sguardo&amp;quot;, mutevole ed immediata nel colpire noi vagabondi, banderuole guidate dai passi incerti del vento.&lt;br /&gt;Bello l'incedere della tua lirica, in crescendo careddiano, se mi consenti l'espressione, che corre ad occhi spalancati verso la  chiusa lieve e bellissima, in cui del vento, addirittura, siamo essenza, fine e mezzo.&lt;br /&gt;Complimenti, Toni.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/P_3PAOWEeGE" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Valentina Pisciotta</dc:creator>
				<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 19:57:31 +0100</pubDate>
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				<title>AD ESEMPIO, A ME PIACE LA POESIA -Un monologo-</title>
				<description>Autore: Valentina Pisciotta&lt;br /&gt;data e ora: 11/12/2011-19:57&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Raccontare la poesia. Credete sia questa un’operazione possibile? No, è chiaro. Eppure c’è un verbo transitivo che regge un complemento oggetto; in linea teorica la sintassi funziona. Il fatto è che la poesia si fa subito verbo e POETARE è un verbo intransitivo. Si vede subito che raccontare e poetare prendono due strade diverse e parallele. E’ così: pare che i poeti siano intransitivi, autistici, nella loro forma d’arte tutta individuale. &lt;br /&gt;Eccoli lì, invece, i grandi romanzieri, pronti a suggellare patti narrativi a destra e a manca col lettore: “Questa roba qui è inventata eh! Io lo so, l’ho scritta, sicuramente ho attinto dalla mia vita, dalla storia, dalla realtà, ma poi ho lavorato di fantasia! Voi lo sapete, quindi sospendete la vostra incredulità, lasciatevi trasportare e vivete un po’ attraverso le mie parole.” E’ un bel patto signori eh, non c’è che dire. Raccontare storie è un antidoto alla morte, da sempre. Ci sono tribù che, per evitare che l’anima del defunto finisca male e assicurargli un adeguato trapasso nell’aldilà, raccontano storie ininterrottamente durante la cerimonia funebre. La sua anima rimbalza così tra una voce e l’altra in una sorta di labirinto che gli garantisce la salvezza.&lt;br /&gt;Che poi, in fondo, è lo stesso principio per cui ci calmiamo appena entriamo in una libreria. Abbiamo un bisogno disperato di racconti per sfuggire a un’ineluttabile verità: siamo terrorizzati. L’uomo è in preda al terrore, è solo, disperatamente solo. Per questo ha bisogno della fiction: per riempirsi, moltiplicarsi, cercare di abbracciare tutte le possibilità, darsi una ragione della sfuggevolezza della vita. L’uomo deve dare un ordine narrativo alla sua esistenza. Altrimenti rischia d’impazzire. &lt;br /&gt;La poesia, invece, è discontinua. I poeti non hanno bisogno del patto col lettore, non gli stanno raccontando una storia. Gli stanno, semplicemente, dicendo della vita, che non ha senso logico- temporale, che è frammentaria.&lt;br /&gt;Quel disgraziato di poeta lo sa, lo ha sempre saputo, non sta sfuggendo la morte e non sta cercando di distrarvi. E’ un bambino che mette insieme i suoi frammenti, come biglie colorate. Ti sta guardando con un’ingenuità e una consapevolezza disarmanti: “Guardale” ti dice “lo vedi come sono belle e colorate? Dentro, magari, c’è un’emozione che parla anche di te.”&lt;br /&gt;Sa che presto non riuscirà a tenerle tutte nelle mani e gli cadranno rimbalzando via; ci crede però in quella magia che tiene insieme tutto. E’ la sua fede incrollabile.&lt;br /&gt;Sa che ogni poesia è anche una ferita, un taglio, una lacerazione della realtà; è consustanziale alla vita e alla morte perché apre una breccia, uno spiraglio, una visione. Non sposta il sipario avanti e indietro, la poesia rovescia il palco.&lt;br /&gt;I poeti non sono confusi, disordinati, non vivono in un mondo a parte. I poeti hanno capito tutto: il mondo è già in pezzi, lo è sempre stato. Sì, è disarmante, ma loro hanno il coraggio di essere lucidi. Attraversano la strada con tutta la fiducia che hanno in corpo, mentre sopraggiunge un tir dall’altra parte, che ti viene da dirgli:“Levati da lì cazzo!” Sanno che verranno travolti. Vivono per quel passo più in là, per cui hanno già dato la vita. &lt;br /&gt;Per questo non dovete avere paura a dargli la mano. Per questo, ad esempio, a me piace la poesia.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/3n-z2kz3o8w" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Francesca Pellegrino</dc:creator>
				<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 14:49:53 +0100</pubDate>
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				<title>Re: Lontananze</title>
				<description>Autore: Francesca Pellegrino&lt;br /&gt;data e ora: 09/12/2011-14:49&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;arriva come da un tempo diverso, la voce. qualcosa che c'è eppure è già passato. l'effetto è come di sospensione di eterna attesa.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/DNZeH41x8EM" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 20:48:57 +0100</pubDate>
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				<title>Epitaffi</title>
				<description>Autore: Patricia Panebianco&lt;br /&gt;data e ora: 07/12/2011-20:48&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic"&gt;Onestamente non ho il tempo&lt;br /&gt;mi scriveranno questo sai&lt;br /&gt;sul marmo bianco già pagato&lt;br /&gt;dal parentame attento ai&lt;br /&gt;sogni dei morti da salvare&lt;br /&gt;-quelli dei vivi sono guai-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due ore siamo stati io e i miei occhi&lt;br /&gt;socchiusi sulla pianta che era morta,&lt;br /&gt;dissezionati i rami e tolto il tronco&lt;br /&gt;restava solo terra e le radici&lt;br /&gt;erano legno secco come il resto.&lt;br /&gt;Persino i cerchi che cingiamo d’anni&lt;br /&gt;erano solo un pessimo bersaglio&lt;br /&gt;da perderci su mesi allucinati&lt;br /&gt;- qui è dove si è spuntata la matita&lt;br /&gt;qui si è smarrito il mare, qui l’amore –.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic"&gt;Onestamente poi l’amore&lt;br /&gt;non l’ho mai visto proprio sai&lt;br /&gt;lo scolpiranno per memoria&lt;br /&gt;di quanto fossi vuota e vai&lt;br /&gt;con frasi fatte e cotillon&lt;br /&gt;-chi muore dopo sparge lai-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non trovo più le scarpe d’occasione&lt;br /&gt;quelle dei crampi ai piedi ai matrimoni&lt;br /&gt;tutto un moltiplicarsi di dolore&lt;br /&gt;vendetta esponenziale del piacersi&lt;br /&gt;con l’anca lunga e il piede sconsacrato.&lt;br /&gt;Sarò costretta a stendermi in ciabatte&lt;br /&gt;per farmi il sonnellino di chiusura&lt;br /&gt;non farò sesso manco in paradiso&lt;br /&gt;ma almeno starò comoda in panchina&lt;br /&gt;riserva in dipartita come in vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic"&gt;Onestamente poi vi dico&lt;br /&gt;che mi confonde quel via vai&lt;br /&gt;di gente tanto preoccupata&lt;br /&gt;da non guardarmi in faccia mai&lt;br /&gt;-se detto i numeri la notte&lt;br /&gt;mi riconosceranno poi?-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sono chiesta sempre se di un viaggio&lt;br /&gt;mi piace più l’andare che il tornare&lt;br /&gt;nell’incertezza sono stata ferma&lt;br /&gt;a scrivere di passi e numerare&lt;br /&gt;tutto l’avrei vissuto che passava&lt;br /&gt;e a cui non dissi mai di rimanere.&lt;br /&gt;Di numeri ne ho tanti mentre spengo&lt;br /&gt;le luci alla stazione del disuso,&lt;br /&gt;li darei tutti per un callo vero&lt;br /&gt;che sappia dirmi dove ho camminato.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/oSDDHWn0HTU" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 20:35:13 +0100</pubDate>
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				<title>Re: Ufficio parole smarrite</title>
				<description>Autore: Patricia Panebianco&lt;br /&gt;data e ora: 07/12/2011-20:35&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È talmente densa di assenze che è possibile vedere tutte le orme delle cose andate. Senza resti, se non l'orma stessa, se non il nome che le ore future scandiranno senza pietà.&lt;br /&gt;L'avevo smarrita, sono contenta di averla ritrovata.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/LeiI_cA14NU" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 20:26:59 +0100</pubDate>
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				<title>Re: didascalie</title>
				<description>Autore: Patricia Panebianco&lt;br /&gt;data e ora: 07/12/2011-20:26&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra incredibile come, a volte, ciò che non c'è lasci un'impronta perfetta di sé e che, proprio questa perfezione faccia la differenza fra assenza e presenza, fra riflesso sulla lama e figura che si riflette, fra neve di uno spazio vuoto e calore di un corpo. Forse come fra didascalie e dialoghi o immagini.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/18sLRwYofRk" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 20:18:37 +0100</pubDate>
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				<title>Re: Visuali</title>
				<description>Autore: Patricia Panebianco&lt;br /&gt;data e ora: 07/12/2011-20:18&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È il tuo marchio di fabbrica: una prima parte più riflessiva, quasi prosastica, che, dopo una virata totale, si libra leggera come una piuma, anzi come una vela, nel finale, quasi a sconfessare il senso stesso della ragione, &amp;quot;impresa del vetro nell'infisso&amp;quot;.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/BQ3U-Glx78M" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Toni Caredda</dc:creator>
				<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 21:43:11 +0100</pubDate>
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				<title>Visuali</title>
				<description>Autore: Toni Caredda&lt;br /&gt;data e ora: 06/12/2011-21:43&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;non ci sono pensieri forti o fragili&lt;br /&gt;esistono le cose come sono&lt;br /&gt;e come noi le vediamo, ci sembrano.&lt;br /&gt;con queste tracciamo i sentieri&lt;br /&gt;e innalziamo macerie,&lt;br /&gt;divinità assolute, i nostri occhi,&lt;br /&gt;ci fanno innamorare e ci abbandonano&lt;br /&gt;nel volgere di un battito di ciglio&lt;br /&gt;o lungo tutto il tempo che ci vuole&lt;br /&gt;per prendere un abbaglio.&lt;br /&gt;ma tu non devi distogliere lo sguardo,&lt;br /&gt;dare peso e spessore a certo vento&lt;br /&gt;è l'impresa del vetro nell'infisso:&lt;br /&gt;noi che siamo più simili a una vela&lt;br /&gt;dentro il vento cerchiamo direzioni.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/upS7eQ5pmnk" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Francesca Pellegrino</dc:creator>
				<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 20:33:05 +0100</pubDate>
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				<link>http://feedproxy.google.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~3/gXuK0gutpX8/viewtopic.php</link>
				<title>Re: Saudade</title>
				<description>Autore: Francesca Pellegrino&lt;br /&gt;data e ora: 06/12/2011-20:33&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutta la scenografia mi lascia la gola secca, così come arida è l'assenza di vita, che accompagna tutta la composizione.&lt;br /&gt;Una secchezza di una coerenza incredibile. Forte e viva - almeno quanto fa morire le cose.&lt;br /&gt;Il disincanto è come un videogioco in cui vai di quadro in quadro - e si deve uccidere il mostro.&lt;br /&gt;Pat, è un quadro che si chiama nonvita, questo.&lt;br /&gt;Dolorosamente terribile. Complimenti per la resa. Complimentissimi.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/gXuK0gutpX8" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Francesca Pellegrino</dc:creator>
				<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 23:59:42 +0100</pubDate>
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				<title>Re: didascalie</title>
				<description>Autore: Francesca Pellegrino&lt;br /&gt;data e ora: 05/12/2011-23:59&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A tratti surreale, l'ambientazione - quel coltello mi è rimasto incastonato nel fianco - e respiro.&lt;br /&gt;Bellissima&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/DiqRoJeG-4k" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 18:01:48 +0100</pubDate>
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				<title>Re: Reso</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 05/12/2011-18:01&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sorriso della neve è un'immagine che toglie il fiato, perfetto corollario per una poesia splendida.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/0ULbVx7CFXU" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 17:59:06 +0100</pubDate>
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				<title>Re: Saudade</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 05/12/2011-17:59&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo struggente senso del rimpianto non è sorretto da una qualsivoglia speranza per il futuro: è invece dignitoso e sobrio nell'analisi razionale di un percorso possibile mancato, reso danza dolente dal ritmo continuato, corrente come il flusso dei ricordi.&lt;br /&gt;E sulle due uniche fermate brusche (&amp;quot;ma&amp;quot; e &amp;quot;lì&amp;quot;)passato e presente si intrecciano, sospesi sull'orlo del &amp;quot;non&amp;quot;.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/EnidZFx7hG4" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 17:48:10 +0100</pubDate>
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				<title>Re: didascalie</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 05/12/2011-17:48&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché perfetta aderenza ed anatomicamente compatibile non necessariamente significano &amp;quot;insieme&amp;quot; o calore.&lt;br /&gt;E la solitudine gelata della lama senza fodero, addirittura si respira.&lt;br /&gt;Bellissima.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/ZkwPpQY3z84" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Vincenzo Celli</dc:creator>
				<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 14:18:17 +0100</pubDate>
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				<title>didascalie</title>
				<description>Autore: Vincenzo Celli&lt;br /&gt;data e ora: 03/12/2011-14:18&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;l'orma esatta del tuo piede&lt;br /&gt;nella ciabatta della Birckenstock&lt;br /&gt;ha la precisione di un sesso orale immaginario&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;rimane la lama&lt;br /&gt;sulla tavola che guarda&lt;br /&gt;cerca un rifugio, un corpo,&lt;br /&gt;forse quegli occhi&lt;br /&gt;da città disabitata&lt;br /&gt;nel silenzio di neve&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/kAId_hAGg0M" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 11:55:31 +0100</pubDate>
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				<title>Re: minimalia late (at night)</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 02/12/2011-11:55&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bello delle riviste è che persino le lettrici ondivaghe come me, possono sfogliarle e ritrovare pagine capolavoro multiplo come questa, esempio della poetica mordace e poliedrica di un autore incredibile, capace di spaziare dall'ironia alla struggente profondità di un &amp;quot;io&amp;quot; che più personale, non si può.&lt;br /&gt;RDA è a mio avviso la sintesi mirabile di ciò che affermo, ma tutto l'insieme è un pacco dono.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/MugmJCDdMIE" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 11:44:59 +0100</pubDate>
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				<title>Re: È evidente che laverò i piatti a questo giro</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 02/12/2011-11:44&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' servito in un contesto surreale e suburbano, questo amore salato in prezzo e lacrime, a espressione di un soggetto poetico fortemente tuo, (disillusione/solitudine/amarezza) con la rabbia esplosiva come ciliegina sulla torta.&lt;br /&gt;E la chiusa, Francesca, è bellissima.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/SOBaiwJqSX0" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 19:21:20 +0100</pubDate>
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				<title>Saudade</title>
				<description>Autore: Patricia Panebianco&lt;br /&gt;data e ora: 01/12/2011-19:21&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lenta cottura nella pelle secca&lt;br /&gt;di questa strada bianca sulle ciglia&lt;br /&gt;sarebbe bello anche aver creato&lt;br /&gt;un bivio una cunetta un sasso in fuori&lt;br /&gt;qualcosa che rimane quando passi&lt;br /&gt;e lascia vie d’uscita scosse e graffi&lt;br /&gt;ma&lt;br /&gt;non vedo nulla con gli occhiali nuovi&lt;br /&gt;e manco con i vecchi a dire il vero&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà che non c’è nulla da vedere&lt;br /&gt;soltanto il caldo e un paio di cespugli&lt;br /&gt;buoni per dare a fuoco quando arrivi&lt;br /&gt;abbiamo appuntamento tu lo sai&lt;br /&gt;ma non mi dici quando e non mi spieghi&lt;br /&gt;che cosa resta dopo se non pietre&lt;br /&gt;uguali a mille pietre cotte al sangue&lt;br /&gt;e ho smesso a tempo di desiderare&lt;br /&gt;giusto per non disfarmi sulla brace&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma mi ricordo ancora della pelle&lt;br /&gt;che brucia dell’assenza e non del senza&lt;br /&gt;e quando è notte salto gli orologi&lt;br /&gt;le ricorrenze e pure i capodanni&lt;br /&gt;e penso un bacio lungo dieci vite&lt;br /&gt;di labirinti sotto le magnolie&lt;br /&gt;lì&lt;br /&gt;dove non mi hai trovato mai&lt;br /&gt;per dirmi il niente.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/IrUtP3TuiAw" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Francesca Pellegrino</dc:creator>
				<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 22:56:53 +0100</pubDate>
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				<title>Re: Diario di bordo. Tempo di Bonaccia</title>
				<description>Autore: Francesca Pellegrino&lt;br /&gt;data e ora: 30/11/2011-22:56&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La gestione del vento è un fatto puramente personale. Che poi, tolti i sogni, resti il disincanto, beh, amen. Ogni cosa ha il suo costo. Scorrevolissima, come sempre, la tua prosa - autoironica e vera. &lt;br /&gt;E non vedo l'ora di leggere di questi &amp;quot;Depressi sposi&amp;quot;, coi tuoi occhi.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/EaKndyNDdLY" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 19:51:23 +0100</pubDate>
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				<title>Diario di bordo. Tempo di Bonaccia</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 30/11/2011-19:51&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si naviga da un tempo relativamente breve, ma già il vento ha smesso di gonfiare le vele e il mare intorno increspa appena la superficie, come ad esprimere una certa, ragionevole perplessità. &lt;br /&gt;Vagli a dar torto, al mare.&lt;br /&gt;Da che ho memoria, le Bonacce si sono succedute ad intervalli regolari, rendendo la rotta (in senso lato, perimetro e, se tanto mi dà tanto, persino nella superficie totale) affannosa anziché no; non è da tutti, infatti, procedere spediti evitando di vedere, sentire e persino inciampare nella Bonaccia di turno- rossa, bionda o mora che sia - tutta presa ad irretire il passeggero principale della fregata ed inevitabilmente convinta di essere capace di fargli abbandonare la nave.&lt;br /&gt;Nell’osservazione del fenomeno, di cui sono stata e sono assai esperta, ho notato che le avvisaglie dell’arrivo ci sono sempre: quando il passeggero prende a lamentarsi della pioggia, del sole, della qualità delle cime (non essendo egli stesso una cima, ad onor del vero); quando non c’è pietanza, intrattenimento o panorama che lo soddisfi; quando esacerbato dalla routine egli rimembra sogni giovanili e blatera di aspirazioni mai esternate prima, allora vuol dire che la Bonaccia è all’orizzonte, pronta a silurare la fregata pur di conquistare il passeggero.&lt;br /&gt;All’alzarsi del vento in poppa, di contro, il passeggero infreddolito smania per il reimbarco, prodigo di lodi, scuse ed omaggi floreali tanto quanto  prima lo era di critiche e rabbuffi.&lt;br /&gt;Tant’è: nessuna delle innumerevoli ed ancheggianti volenterose che si sono susseguite negli anni è mai riuscita ad ottenere nulla più di un bagnetto refrigerante a pochi metri dalla nave; ogni Bonaccia è stata seguita da una tempesta a gradazione decrescente e da un rapido quanto mansueto rientro a bordo del passeggero. &lt;br /&gt;Certo, se in qualità di capitano alla prima Bonaccia avessi deciso di rimuovere la scaletta, di ritirare l’ancora e di lasciare il passeggero in mezzo al mare, facilmente sia la mia vita sia la navigazione sarebbero state meno impervie. &lt;br /&gt;Ahimé, all’àncora io preferii l’ancòra o l’accòra, per usare un termine dialettale proprio delle mie parti: sono fregata, sì, ma navigo in mari limitati; raramente mi spinsi oltre il Tirreno.&lt;br /&gt;Insomma, ligia alle regole di una navigazione esemplare, invece di alleggerire la fregata dalla zavorra, ho stabilito di alleggerire le scorte della cambusa, ingannando il tempo in festini solitari in attesa del ritorno dell’eroe e trasformandomi via, via in una sorta di Don Abbondo asessuato, (Sesso? Chi era costui?) titubante personaggio dei Depressi Sposi di cui prima o poi conto di narrare la storia.&lt;br /&gt;In tempo di Bonaccia, le vele non sono issate e i sogni privi di vento, si addensano sul ponte, confusi col sartiame. In qualità di mozzo,  spesso e volentieri ho ripulito: col cassero che lo faccio più! Quando è troppo, è troppo: restassero dove preferiscono, i sogni caduti, o andassero a gonfiare le vele altrui. Io terrò solo quelli vanno incontro al vento,  quelli che superano i confini, che colorano il cielo con una tavolozza di irreali assurdità.&lt;br /&gt;Dei sogni normali, delusi, abbattuti su un pontile impolverato, onestamente non so più che farmene.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/jsasdy6gMPM" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Maria Teresa Sampietro</dc:creator>
				<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 19:32:38 +0100</pubDate>
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				<title>Re: a casa</title>
				<description>Autore: Maria Teresa Sampietro&lt;br /&gt;data e ora: 30/11/2011-19:32&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che bello saper rendere con poche pennellate l'attesa in salita e la discesa dritta nel calore di un abbraccio.&lt;br /&gt;La bellezza, a volte, è tutta nella semplicità.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/aQKWFSWzaRA" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Toni Caredda</dc:creator>
				<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 18:10:26 +0100</pubDate>
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				<link>http://feedproxy.google.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~3/16edjOKlqlI/viewtopic.php</link>
				<title>Re: bus stop</title>
				<description>Autore: Toni Caredda&lt;br /&gt;data e ora: 30/11/2011-18:10&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;quando si dice di un commento più bello del testo in oggetto. grazie Patricia :)))&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/16edjOKlqlI" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Francesca Pellegrino</dc:creator>
				<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 15:30:48 +0100</pubDate>
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				<title>Re: Amore in città</title>
				<description>Autore: Francesca Pellegrino&lt;br /&gt;data e ora: 30/11/2011-15:30&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ripescaggio santo subito, se capita di rileggere cose così. Bonfre .. Bonfre&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/MBtOTu0V2OE" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Francesca Pellegrino</dc:creator>
				<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 09:24:51 +0100</pubDate>
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				<title>Re: a casa</title>
				<description>Autore: Francesca Pellegrino&lt;br /&gt;data e ora: 30/11/2011-09:24&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rileggo questa tua col piacere aggiunto del tuo ritorno. E ancora mi fermo sulla chiusa di quelle scale supine e penso che è così che sono certi rientri. Bellissima.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/6KNncklfZRc" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Francesca Baldassarre</dc:creator>
				<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 22:51:03 +0100</pubDate>
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				<link>http://feedproxy.google.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~3/TlYwahg-h8o/viewtopic.php</link>
				<title>a casa</title>
				<description>Autore: Francesca Baldassarre&lt;br /&gt;data e ora: 29/11/2011-22:51&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dicevi delle fiile di auto&lt;br /&gt;di una strada che non finiva&lt;br /&gt;interminabile &lt;br /&gt;come le piogge di novembre&lt;br /&gt;che superata quella via, era facile oltrepassare il semaforo&lt;br /&gt;sempre rosso di attesa&lt;br /&gt;come l'ansia di un ritorno che tarda&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ed ecco&lt;br /&gt;le scale di casa diventano supine&lt;br /&gt;ed è facile anche un bacio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;appena aperta la porta&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/TlYwahg-h8o" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<item>
				<dc:creator>Francesca Pellegrino</dc:creator>
				<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 20:16:26 +0100</pubDate>
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				<link>http://feedproxy.google.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~3/P0YcRtMfQmQ/viewtopic.php</link>
				<title>Fiocco rosa shocking</title>
				<description>Autore: Francesca Pellegrino&lt;br /&gt;data e ora: 29/11/2011-20:16&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un colpo secco di reni e&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic"&gt;unghé unghé unghé&lt;/span&gt; - l'ennesima &lt;br /&gt;femmina traboccò la caraffa&lt;br /&gt;già esaurita fino all'orlo.&lt;br /&gt;Da allora, ancora gronda&lt;br /&gt;ingorda e santa di baci&lt;br /&gt;col ricatto d'appartenenza &lt;br /&gt;sulla bocca: la colpa di essere &lt;br /&gt;l'ultima goccia&lt;br /&gt;non l'asciughi con la pelle di daino.&lt;br /&gt;Forse col borotalco.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/P0YcRtMfQmQ" height="1" width="1"/&gt;</description>
			<feedburner:origLink>http://www.inlibraria.it/phpBB3/viewtopic.php?t=821#p2518</feedburner:origLink></item>
			<item>
				<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 16:49:20 +0100</pubDate>
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				<link>http://feedproxy.google.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~3/QbpFn068nz4/viewtopic.php</link>
				<title>Re: n...e</title>
				<description>Autore: Patricia Panebianco&lt;br /&gt;data e ora: 29/11/2011-16:49&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno schizzo nel crepuscolo della gioia di vivere, tanto lontano dalla luce, quanto dal buio, in cui si confondono pensieri e cani, fumo e nebbia. E, come un'intuizione geniale, esplode quel &amp;quot;caritando luce&amp;quot;.&lt;br /&gt;Ed è subito Poesia.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/QbpFn068nz4" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 16:42:56 +0100</pubDate>
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				<title>Re: È evidente che laverò i piatti a questo giro</title>
				<description>Autore: Patricia Panebianco&lt;br /&gt;data e ora: 29/11/2011-16:42&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa dire dopo quello che ha detto Marco?&lt;br /&gt;Poesia di contrasti, di ossimori, a partire dal silenzio assordante, passando per le carabine per mosche e finendo all'amore/lusso. Le stesse vacche tristi lo sono, e aprono in bellezza la poesia, tirandoti dentro il vortice dell'assurdo del vivere, della rabbia generata e compressa per istinto di sopravvivenza.&lt;br /&gt;Ma la tua poesia spara forte, e non alle mosche, e presenta il conto a chi l'amore lo vende caro e, alla fine, forse non pagherà il conto, come dice Marco, ma qui rimane nudo al freddo di tutti gli amori sprecati.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/voiWCn9A8-c" height="1" width="1"/&gt;</description>
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				<dc:creator>Patricia Panebianco</dc:creator>
				<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 16:32:57 +0100</pubDate>
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				<title>Re: entra e e esci</title>
				<description>Autore: Patricia Panebianco&lt;br /&gt;data e ora: 29/11/2011-16:32&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure gli indizi c'erano tutti: l'abbandono degli studi, il rapporto con la madre, il bere di questa e molte altre cose ancora, molti piccoli dettagli di un mondo di apparenze in cui tutti fingono di essere il ruolo che è stato loro assegnato, tanto che, per uscirne, devono fare qualcosa che giustifichi l'uscita... come diventare preti, ad esempio.&lt;br /&gt;E il segreto, com'è giusto che sia, pur essendo chiaro, resta lì, fra le sottane di un prete e la codardia di chi torna a casa, tanto ha lo stipendio ora. Qualunque cosa sia accaduta, si fa pazienza e, ognuno a suo modo fa &amp;quot;entra e esci&amp;quot;.&lt;br /&gt;Bentornato Aristide, come sempre spietato e lucido nella narrazione, sei capace di farlo senza giudicare e senza indurre il lettore al giudizio, cosa ancora più difficile.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/LibrAria-Rivistaonline/~4/ytqvIBJwz4o" height="1" width="1"/&gt;</description>
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