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      <title>Libri e Sermoni Biblici</title>
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        <title>Come essere un rifugio per i propri figli</title>
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        <description><![CDATA[<strong>Di John Piper (Desiring God)</strong><br> <a href="http://it.gospeltranslations.org">Libri e Sermoni Biblici</a><br><br><a href="http://it.gospeltranslations.org"><img src="http://gospeltranslations.org/images/logo.it.png" align="right" style="border: 0; margin: 5px;" /></a>		    <!-- header --> <div id="gt-reviewbox" class="rounded"><p><img src="http://gospeltranslations.org/images/caution-sign.png" alt="Review"/>Potete aiutarci a migliorare questa traduzione da rivedere per la precisione. <a href="http://gospeltranslations.org/wiki/Handbook:Reviews">Per saperne di più (English)</a>.</p></div> <br />   <blockquote><b>Proverbi 14:26</b><br /><br />Il timore del Signore è garanzia di sicurezza, il Signore è un rifugio anche per i figli. </blockquote> <p><br /> Se il papà si mostra pauroso, a chi potrà rivolgersi il bambino? Ci si aspetta che i papà diano un senso di sicurezza. Ci si aspetta che sappiano cosa fare, come risolvere i problemi e raggiustare le cose e, soprattutto, che proteggano i propri figli dal farsi del male. Ma cosa succede se un bambino vede la paura sul volto del proprio papà? E se il papà fosse impaurito come il figlio, e se non sapesse cosa fare? A questo punto il bambino sarebbe totalmente sconvolto e si lascerebbe prendere dal panico. Avrebbe la sensazione che proprio quel luogo di sicurezza affidabile, forte e buono non fosse più sicuro. </p><p>Ma se il papà è sicuro di sé, allora i bambini hanno un rifugio. Se il papà non si lascia prendere dal panico, ma è calmo e fermo, allora tutti i muri possono crollare, tutte le onde possono infrangersi, tutti i serpenti possono soffiare, i leoni ruggire ed il vento soffiare, ma ci sarà sempre un posto sicuro nelle braccia del papà. Il papà è un rifugio, a condizione che il papà sia sicuro di sé. </p><p>E' per questo che Proverbi 14:26 dice che «è un rifugio anche per i figli», se il papà «è garanzia di sicurezza». La sicurezza del papà è il rifugio dei suoi figli. Papà, la battaglia per divenire sicuri non è solo per noi stessi, ma è per la sicurezza dei nostri figli, per il loro senso di sicurezza e felicità. Si tratta se cresceranno nervosi o saldi nella fede. Fino a quando i bambini non conosceranno Dio in un modo personale e profondo, noi rappresentiamo l'immagine e la personificazione di Dio nella loro vita. Se noi siamo sicuri di noi stessi, fidati e sicuri per loro, allora, quando le tempeste si abbatteranno su di loro nella loro vita, essi aderiranno più facilmente a Dio, come il loro rifugio. </p><p>Quindi come potremo essere «garanzia di sicurezza»? Dopo tutto, anche noi siamo dei bambini, vasi di argilla, deboli e rotti, che combattiamo ansietà e dubbi. La soluzione è quella di far finta nel miglior modo possibile di nascondere chi siamo in realtà? Nel migliore dei casi questo potrebbe portare a delle ulcere e, nel peggiore, a degli adolescenti disonoranti Dio e che rifiutano la duplicità. Questa non è la risposta. </p><p>Proverbi 14:26 da un'altra risposta: «Temere il SIGNORE è garanzia di sicurezza.» Questo sembra molto strano. La soluzione alla paura è il timore. La soluzione all'incertezza è il timore. La soluzione al dubbio è il timore. </p><p>Ma come può essere? </p><p>Parte della risposta sta nel fatto che il «timore del Signore» significa timore di disonorare il Signore; che significa temere di diffidare del Signore; che significa temere di aver paura di affrontare qualsiasi cosa per la quale il Signore ci ha promesso di aiutarci. In altre parole, il timore del Signore è ciò che ci permette di annientare la paura. </p><p>Se il Signore dice: «Non temere, io sono con te. Non preoccuparti, io sono il tuo Dio. Ti rendo forte, ti aiuto, ti proteggo», (Isaia 41:10) allora è una cosa terribile preoccuparsi del problema del quale ci ha promesso aiuto. Aver paura di quel problema quando Lui invece dice: «Non temere, ti aiuto» è un voto di sfiducia verso la parola di Dio, e questa è una grande infamia contro Dio. Ed il timore di Dio trema davanti ad una tale diffamazione di Dio. </p><p>Se il Signore dice: «Non ti lascerò mai, non ti abbandonerò mai,» allora possiamo dire con fiducia: «Il Signore viene in mio aiuto, non avrò paura. Che cosa mi possono fare gli uomini?&nbsp;» (Ebrei 13:5-6); se il Signore ci dice questo, allora il fatto di non aver fiducia nella presenza promessa del Signore e nel Suo aiuto rapprensenta un tipo di orgoglio. Mette la nostra stima del pericolo al di sopra di quella di Dio. Per questo leggiamo le incredibili parole del Signore in Isaia 51:12: «Sono io che ti conforto, popolo mio. Perché hai paura degli uomini? Hanno la vita breve, come l'erba dei prati». Chi siamo noi per aver paura degli uomini, quando Dio ha promesso di aiutarci? Allora si tratta di orgoglio quando abbiamo paura degli uomini. E l'orgoglio è esattamente l'opposto del timore di Dio. </p><p>Quindi, sì, Proverbi è vero e di grande aiuto per noi. Abbiate il timore di Dio, papà. Abbiate il timore di Dio. Abbiate paura di infamarLo. Abbiate paura di non aver fiducia in Lui. Abbiate paura di mettere la vostra stima del problema al di sopra di quella di Dio. Ha detto che ci può aiutare. Lui è più intelligente, è più forte, è più generoso. Abbiate fiducia in Lui; non abbiate paura di riporre la vostra fiducia in Lui. </p><p>Perché? Egli va incontro a chi si ricorda di Lui (Isaia 64:4). Egli risolverà i problemi, salverà la famiglia, si prenderà cura dei piccoli, supplirà ad ogni tua necessità. Non abbiate paura di credere in tutto questo. Allora i vostri figli avranno un rifugio. Avranno un papà che «ha molta fiducia&nbsp;», non in se stesso, ma nelle promesse di Dio, e che ha timore di non aver abbastanza fiducia. </p><p>Sulla strada dell'apprendimento del timore del Signore, per il bene dei miei figli, </p><p>Pastore John</p><!-- NewPP limit reportPreprocessor node count: 6/1000000Post-expand include size: 71/2097152 bytesTemplate argument size: 36/2097152 bytesExpensive parser function count: 0/100--><!-- Saved in parser cache with key gospeltr_mediawiki-it_:pcache:idhash:74-1!1!0!!it!2!edit=0 and timestamp 20110225113142 --><br /><a href="http://it.gospeltranslations.org">[More]</a>]]></description>
        <content:encoded><![CDATA[<strong>Di John Piper (Desiring God)</strong><br> <a href="http://it.gospeltranslations.org">Libri e Sermoni Biblici</a><br><br><a href="http://it.gospeltranslations.org"><img src="http://gospeltranslations.org/images/logo.it.png" align="right" style="border: 0; margin: 5px;" /></a>		    <!-- header --> <div id="gt-reviewbox" class="rounded"><p><img src="http://gospeltranslations.org/images/caution-sign.png" alt="Review"/>Potete aiutarci a migliorare questa traduzione da rivedere per la precisione. <a href="http://gospeltranslations.org/wiki/Handbook:Reviews">Per saperne di più (English)</a>.</p></div> <br />   <blockquote><b>Proverbi 14:26</b><br /><br />Il timore del Signore è garanzia di sicurezza, il Signore è un rifugio anche per i figli. </blockquote> <p><br /> Se il papà si mostra pauroso, a chi potrà rivolgersi il bambino? Ci si aspetta che i papà diano un senso di sicurezza. Ci si aspetta che sappiano cosa fare, come risolvere i problemi e raggiustare le cose e, soprattutto, che proteggano i propri figli dal farsi del male. Ma cosa succede se un bambino vede la paura sul volto del proprio papà? E se il papà fosse impaurito come il figlio, e se non sapesse cosa fare? A questo punto il bambino sarebbe totalmente sconvolto e si lascerebbe prendere dal panico. Avrebbe la sensazione che proprio quel luogo di sicurezza affidabile, forte e buono non fosse più sicuro. </p><p>Ma se il papà è sicuro di sé, allora i bambini hanno un rifugio. Se il papà non si lascia prendere dal panico, ma è calmo e fermo, allora tutti i muri possono crollare, tutte le onde possono infrangersi, tutti i serpenti possono soffiare, i leoni ruggire ed il vento soffiare, ma ci sarà sempre un posto sicuro nelle braccia del papà. Il papà è un rifugio, a condizione che il papà sia sicuro di sé. </p><p>E' per questo che Proverbi 14:26 dice che «è un rifugio anche per i figli», se il papà «è garanzia di sicurezza». La sicurezza del papà è il rifugio dei suoi figli. Papà, la battaglia per divenire sicuri non è solo per noi stessi, ma è per la sicurezza dei nostri figli, per il loro senso di sicurezza e felicità. Si tratta se cresceranno nervosi o saldi nella fede. Fino a quando i bambini non conosceranno Dio in un modo personale e profondo, noi rappresentiamo l'immagine e la personificazione di Dio nella loro vita. Se noi siamo sicuri di noi stessi, fidati e sicuri per loro, allora, quando le tempeste si abbatteranno su di loro nella loro vita, essi aderiranno più facilmente a Dio, come il loro rifugio. </p><p>Quindi come potremo essere «garanzia di sicurezza»? Dopo tutto, anche noi siamo dei bambini, vasi di argilla, deboli e rotti, che combattiamo ansietà e dubbi. La soluzione è quella di far finta nel miglior modo possibile di nascondere chi siamo in realtà? Nel migliore dei casi questo potrebbe portare a delle ulcere e, nel peggiore, a degli adolescenti disonoranti Dio e che rifiutano la duplicità. Questa non è la risposta. </p><p>Proverbi 14:26 da un'altra risposta: «Temere il SIGNORE è garanzia di sicurezza.» Questo sembra molto strano. La soluzione alla paura è il timore. La soluzione all'incertezza è il timore. La soluzione al dubbio è il timore. </p><p>Ma come può essere? </p><p>Parte della risposta sta nel fatto che il «timore del Signore» significa timore di disonorare il Signore; che significa temere di diffidare del Signore; che significa temere di aver paura di affrontare qualsiasi cosa per la quale il Signore ci ha promesso di aiutarci. In altre parole, il timore del Signore è ciò che ci permette di annientare la paura. </p><p>Se il Signore dice: «Non temere, io sono con te. Non preoccuparti, io sono il tuo Dio. Ti rendo forte, ti aiuto, ti proteggo», (Isaia 41:10) allora è una cosa terribile preoccuparsi del problema del quale ci ha promesso aiuto. Aver paura di quel problema quando Lui invece dice: «Non temere, ti aiuto» è un voto di sfiducia verso la parola di Dio, e questa è una grande infamia contro Dio. Ed il timore di Dio trema davanti ad una tale diffamazione di Dio. </p><p>Se il Signore dice: «Non ti lascerò mai, non ti abbandonerò mai,» allora possiamo dire con fiducia: «Il Signore viene in mio aiuto, non avrò paura. Che cosa mi possono fare gli uomini?&nbsp;» (Ebrei 13:5-6); se il Signore ci dice questo, allora il fatto di non aver fiducia nella presenza promessa del Signore e nel Suo aiuto rapprensenta un tipo di orgoglio. Mette la nostra stima del pericolo al di sopra di quella di Dio. Per questo leggiamo le incredibili parole del Signore in Isaia 51:12: «Sono io che ti conforto, popolo mio. Perché hai paura degli uomini? Hanno la vita breve, come l'erba dei prati». Chi siamo noi per aver paura degli uomini, quando Dio ha promesso di aiutarci? Allora si tratta di orgoglio quando abbiamo paura degli uomini. E l'orgoglio è esattamente l'opposto del timore di Dio. </p><p>Quindi, sì, Proverbi è vero e di grande aiuto per noi. Abbiate il timore di Dio, papà. Abbiate il timore di Dio. Abbiate paura di infamarLo. Abbiate paura di non aver fiducia in Lui. Abbiate paura di mettere la vostra stima del problema al di sopra di quella di Dio. Ha detto che ci può aiutare. Lui è più intelligente, è più forte, è più generoso. Abbiate fiducia in Lui; non abbiate paura di riporre la vostra fiducia in Lui. </p><p>Perché? Egli va incontro a chi si ricorda di Lui (Isaia 64:4). Egli risolverà i problemi, salverà la famiglia, si prenderà cura dei piccoli, supplirà ad ogni tua necessità. Non abbiate paura di credere in tutto questo. Allora i vostri figli avranno un rifugio. Avranno un papà che «ha molta fiducia&nbsp;», non in se stesso, ma nelle promesse di Dio, e che ha timore di non aver abbastanza fiducia. </p><p>Sulla strada dell'apprendimento del timore del Signore, per il bene dei miei figli, </p><p>Pastore John</p><!-- NewPP limit reportPreprocessor node count: 6/1000000Post-expand include size: 71/2097152 bytesTemplate argument size: 36/2097152 bytesExpensive parser function count: 0/100--><!-- Saved in parser cache with key gospeltr_mediawiki-it_:pcache:idhash:74-1!1!0!!it!2!edit=0 and timestamp 20110225113142 --><br /><a href="http://it.gospeltranslations.org">[More]</a>]]></content:encoded>
        <pubDate>Tue, 08 Feb 2011 07:00:00 EST</pubDate>
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        <title>Che cos'è il Vangelo cristiano?</title>
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        <description><![CDATA[<strong>Di John Piper (Desiring God)</strong><br> <a href="http://it.gospeltranslations.org">Libri e Sermoni Biblici</a><br><br><a href="http://it.gospeltranslations.org"><img src="http://gospeltranslations.org/images/logo.it.png" align="right" style="border: 0; margin: 5px;" /></a>		    <!-- header --> <div id="gt-reviewbox" class="rounded"><p><img src="http://gospeltranslations.org/images/caution-sign.png" alt="Review"/>Potete aiutarci a migliorare questa traduzione da rivedere per la precisione. <a href="http://gospeltranslations.org/wiki/Handbook:Reviews">Per saperne di più (English)</a>.</p></div> <br />   <p>Il Vangelo non è semplicemente una serie di passi (come per esempio le «Quattro Leggi» del Campus Crusade o le «Sei Verità Bibliche» della Ricerca della Gioia). Questi sono ben necessari, ma ciò che rende il Vangelo la «buona novella» è il fatto che unisce una persona alle «impenetrabili ricchezze di Cristo.» </p><p>Non c'è niente che renda il «perdono dei peccati» di per sé una buona novella. Se il fatto di essere perdonati sia una buona novella dipende da ciò a cui conduce. Potresti uscire da un'aula giudiziaria innocente di un crimine e poi morire ucciso per la strada. Il perdono può portare alla gioia oppure no. Perfino sfuggire all'inferno non rappresenta di per sé la buona novella a cui aspiriamo, non se vediamo il paradiso come un'immensa noia. </p><p>Né la giustificazione in se stessa è una buona novella. Dove conduce? Questa è la domanda. Se la giustificazione sarà la buona novella, dipende dalla ricompensa che riceviamo grazie alla nostra rettitudine. Cosa riceviamo perchè siamo ritenuti retti in Cristo? La risposta è la fratellanza con Gesù. </p><p>Il perdono dei peccati e la giustificazione sono delle buone novelle perchè rimuovono gli ostacoli per arrivare all'unica eterna fonte di gioia infinita: Gesù Cristo. Gesù Cristo non è soltanto il tramite della nostra salvezza dalla dannazione; Lui è la meta della nostra salvezza. Se lo stare con Lui non ci soddisfa, allora non c'è nessuna salvezza. Lui non è soltanto una semplice corda che ci tiene a galla dalle onde minacciose; Lui è la spiaggia solida sotto i nostri piedi, e l'aria nei nostri polmoni, ed il battito del nostro cuore, ed il sole tiepido sulla nostra pelle, e la canzone nelle nostre orecchie, e le braccia dell'amato. </p><p>Ecco perchè il Nuovo Testamento spesso definisce il Vangelo semplicemente come il Cristo. Il Vangelo è il «Vangelo di Cristo» (Romani 15:19; 1 Corinzi 9:12; 2 Corinzi 2:12; 9:13; 10:14; Galati 1:7; Filippesi 1:27; ecc.). Oppure, più specificamente, il Vangelo è «il Vangelo della gloria di Cristo.» (2 Corinzi 4:4). E Paolo, in un modo forse ancora più meraviglioso, dice che la predicazione del Vangelo è la predicazione delle «impenetrabili ricchezze di Cristo&nbsp;» (Efesini 3:8). </p><p>Quindi, credere al Vangelo non significa solo accettare le stupende verità: 1) Dio è santo, 2) siamo degli incorreggibili peccatori, 3) Cristo è morto ed è risorto per i peccatori, e 4) questa magnifica salvezza si ottiene per la fede in Cristo, ma credere al Vangelo significa anche considerare Gesù Cristo come le tue ricchezze impenetrabili. Ciò che rende il Vangelo tale è il fatto che porta una persona alla gioia eterna ed inestinguibile di Gesù Cristo. </p><p>Le parole che Gesù pronuncerà quando arriveremo in paradiso saranno: «Vieni a partecipare alla gioia del tuo Signore» (Matteo 25:21). La preghiera che ha pregato per noi finiva così&nbsp;: «Padre, voglio che dove sono io siano anche quelli che tu mi hai dato, perchè contemplino la gloria che tu mi hai dato» (Giovanni 17:24). La gloria che vuole che contempliamo sono le «impenetrabili ricchezze di Cristo»; è «la ricchezza sovrabbondante di [Dio] per bontà verso di noi in Cristo Gesù» (Efesini 2:7). </p><p>Gli aggettivi con valore di superlativo «impenetrabile» e «sovrabbondante» significano che non ci sarà fine alla nostra capacità di scoprire ed alla nostra gioia. Non ci sarà noia. Ogni giorno apporterà cose nuove ed incredibili su Cristo gettando una nuova luce sulle meraviglie di ieri, cosí che non ci saranno solo nuove visioni di gloria ogni giorno, ma la gloria accumulata diverrà più gloriosa con ogni nuova rivelazione. </p><p>Il Vangelo è la buona novella che l'eterna ed inestinguibile gioia di questo Cristo, mai noioso e sempre soddisfacente, è nostra, gratuitamente e per sempre, per fede nella morte, per il perdono dei peccati e nella resurrezione di Gesù Cristo, che apporta speranza. </p><p>Che Dio vi doni la «forza di poter comprendere, insieme con tutti i santi, qual'è l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità e cioè di conoscere l'amore di Cristo che è più grande di ogni conoscenza» (Efesini 3:18-19). </p><p>Pregustando ed in attesa di tutto ciò, </p><p>Pastore John </p><p><br /></p><!-- NewPP limit reportPreprocessor node count: 6/1000000Post-expand include size: 71/2097152 bytesTemplate argument size: 29/2097152 bytesExpensive parser function count: 0/100--><!-- Saved in parser cache with key gospeltr_mediawiki-it_:pcache:idhash:67-1!1!0!!it!2!edit=0 and timestamp 20110225113142 --><br /><a href="http://it.gospeltranslations.org">[More]</a>]]></description>
        <content:encoded><![CDATA[<strong>Di John Piper (Desiring God)</strong><br> <a href="http://it.gospeltranslations.org">Libri e Sermoni Biblici</a><br><br><a href="http://it.gospeltranslations.org"><img src="http://gospeltranslations.org/images/logo.it.png" align="right" style="border: 0; margin: 5px;" /></a>		    <!-- header --> <div id="gt-reviewbox" class="rounded"><p><img src="http://gospeltranslations.org/images/caution-sign.png" alt="Review"/>Potete aiutarci a migliorare questa traduzione da rivedere per la precisione. <a href="http://gospeltranslations.org/wiki/Handbook:Reviews">Per saperne di più (English)</a>.</p></div> <br />   <p>Il Vangelo non è semplicemente una serie di passi (come per esempio le «Quattro Leggi» del Campus Crusade o le «Sei Verità Bibliche» della Ricerca della Gioia). Questi sono ben necessari, ma ciò che rende il Vangelo la «buona novella» è il fatto che unisce una persona alle «impenetrabili ricchezze di Cristo.» </p><p>Non c'è niente che renda il «perdono dei peccati» di per sé una buona novella. Se il fatto di essere perdonati sia una buona novella dipende da ciò a cui conduce. Potresti uscire da un'aula giudiziaria innocente di un crimine e poi morire ucciso per la strada. Il perdono può portare alla gioia oppure no. Perfino sfuggire all'inferno non rappresenta di per sé la buona novella a cui aspiriamo, non se vediamo il paradiso come un'immensa noia. </p><p>Né la giustificazione in se stessa è una buona novella. Dove conduce? Questa è la domanda. Se la giustificazione sarà la buona novella, dipende dalla ricompensa che riceviamo grazie alla nostra rettitudine. Cosa riceviamo perchè siamo ritenuti retti in Cristo? La risposta è la fratellanza con Gesù. </p><p>Il perdono dei peccati e la giustificazione sono delle buone novelle perchè rimuovono gli ostacoli per arrivare all'unica eterna fonte di gioia infinita: Gesù Cristo. Gesù Cristo non è soltanto il tramite della nostra salvezza dalla dannazione; Lui è la meta della nostra salvezza. Se lo stare con Lui non ci soddisfa, allora non c'è nessuna salvezza. Lui non è soltanto una semplice corda che ci tiene a galla dalle onde minacciose; Lui è la spiaggia solida sotto i nostri piedi, e l'aria nei nostri polmoni, ed il battito del nostro cuore, ed il sole tiepido sulla nostra pelle, e la canzone nelle nostre orecchie, e le braccia dell'amato. </p><p>Ecco perchè il Nuovo Testamento spesso definisce il Vangelo semplicemente come il Cristo. Il Vangelo è il «Vangelo di Cristo» (Romani 15:19; 1 Corinzi 9:12; 2 Corinzi 2:12; 9:13; 10:14; Galati 1:7; Filippesi 1:27; ecc.). Oppure, più specificamente, il Vangelo è «il Vangelo della gloria di Cristo.» (2 Corinzi 4:4). E Paolo, in un modo forse ancora più meraviglioso, dice che la predicazione del Vangelo è la predicazione delle «impenetrabili ricchezze di Cristo&nbsp;» (Efesini 3:8). </p><p>Quindi, credere al Vangelo non significa solo accettare le stupende verità: 1) Dio è santo, 2) siamo degli incorreggibili peccatori, 3) Cristo è morto ed è risorto per i peccatori, e 4) questa magnifica salvezza si ottiene per la fede in Cristo, ma credere al Vangelo significa anche considerare Gesù Cristo come le tue ricchezze impenetrabili. Ciò che rende il Vangelo tale è il fatto che porta una persona alla gioia eterna ed inestinguibile di Gesù Cristo. </p><p>Le parole che Gesù pronuncerà quando arriveremo in paradiso saranno: «Vieni a partecipare alla gioia del tuo Signore» (Matteo 25:21). La preghiera che ha pregato per noi finiva così&nbsp;: «Padre, voglio che dove sono io siano anche quelli che tu mi hai dato, perchè contemplino la gloria che tu mi hai dato» (Giovanni 17:24). La gloria che vuole che contempliamo sono le «impenetrabili ricchezze di Cristo»; è «la ricchezza sovrabbondante di [Dio] per bontà verso di noi in Cristo Gesù» (Efesini 2:7). </p><p>Gli aggettivi con valore di superlativo «impenetrabile» e «sovrabbondante» significano che non ci sarà fine alla nostra capacità di scoprire ed alla nostra gioia. Non ci sarà noia. Ogni giorno apporterà cose nuove ed incredibili su Cristo gettando una nuova luce sulle meraviglie di ieri, cosí che non ci saranno solo nuove visioni di gloria ogni giorno, ma la gloria accumulata diverrà più gloriosa con ogni nuova rivelazione. </p><p>Il Vangelo è la buona novella che l'eterna ed inestinguibile gioia di questo Cristo, mai noioso e sempre soddisfacente, è nostra, gratuitamente e per sempre, per fede nella morte, per il perdono dei peccati e nella resurrezione di Gesù Cristo, che apporta speranza. </p><p>Che Dio vi doni la «forza di poter comprendere, insieme con tutti i santi, qual'è l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità e cioè di conoscere l'amore di Cristo che è più grande di ogni conoscenza» (Efesini 3:18-19). </p><p>Pregustando ed in attesa di tutto ciò, </p><p>Pastore John </p><p><br /></p><!-- NewPP limit reportPreprocessor node count: 6/1000000Post-expand include size: 71/2097152 bytesTemplate argument size: 29/2097152 bytesExpensive parser function count: 0/100--><!-- Saved in parser cache with key gospeltr_mediawiki-it_:pcache:idhash:67-1!1!0!!it!2!edit=0 and timestamp 20110225113142 --><br /><a href="http://it.gospeltranslations.org">[More]</a>]]></content:encoded>
        <pubDate>Tue, 01 Feb 2011 07:00:00 EST</pubDate>
      </item>
      <item> 
        <title>Parole di Speranza per Chi Lotta Contro la Depressione</title>
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        <link>http://it.gospeltranslations.org/wiki/Parole_di_Speranza_per_Chi_Lotta_Contro_la_Depressione</link> 
        <description><![CDATA[<strong>Di Edward T. Welch (Christian Counseling & Education Foundation)</strong><br> <a href="http://it.gospeltranslations.org">Libri e Sermoni Biblici</a><br><br><a href="http://it.gospeltranslations.org"><img src="http://gospeltranslations.org/images/logo.it.png" align="right" style="border: 0; margin: 5px;" /></a>		    <!-- header --> <div id="gt-reviewbox" class="rounded"><p><img src="http://gospeltranslations.org/images/caution-sign.png" alt="Review"/>Potete aiutarci a migliorare questa traduzione da rivedere per la precisione. <a href="http://gospeltranslations.org/wiki/Handbook:Reviews">Per saperne di più (English)</a>.</p></div> <br />  <p>Tecnicamente è chiamata depressione, ma non può essere racchiusa in una parola. Ti senti intorpidito, ma la testa ti fa male; vuoto, ma dentro di te ci sono urla; spossato, ma le paure abbondano. Ciò che una volta era piacevole adesso attira a malapena la tua attenzione. Il tuo cervello è come se fosse immerso nella nebbia. Ti senti appesantito. </p><p>Ti ricordi di quando avevi degli obiettivi? Cose che non vedevi l’ora di fare? Potevano essere cose semplici come andare al cinema un venerdì sera o un qualcosa che volevi portare a termine. Ora hai ben pochi obiettivi. Arrivare a fine giornata ti sembra già troppo. </p><p>Hai notato cosa significa vivere senza obiettivi? Ogni giorno è uguale. Non c’è più alcun ritmo crescente di aspettativa, soddisfazione e quindi riposo. Ogni giorno porta una tremenda monotonia, e temi che domani sia uguale a oggi. Sembra come se un’esistenza così piatta ti stia uccidendo. </p><p>Dormire? E’ un problema. Non ne hai mai abbastanza. Non ricordi nemmeno cosa voglia dire svegliarsi ristorato. </p><p>Hai mai visto i dipinti di Pablo Picasso fatti nel suo periodo ‘nero’? Se trovi un libro su Picasso potresti dargli uno sguardo. Le immagini non sono incoraggianti ma, al limite, potresti capire di non essere solo a sentirti così. Mosso da una relazione problematica, fece una serie di dipinti dove le persone sembrano senza vita e tutto è soffuso di ombre blu e grigie. Stava esprimendo i suoi sentimenti nella sua arte oppure stava rappresentando fedelmente il mondo come lo vedeva di fatto? Comunque sia, non ci sono splendide giornate di sole con la depressione, ma solo cieli tetri e nuvolosi e un mondo cupo senza colore. </p><p>Picasso non era il solo ad avere a che fare con quello che è poi stato definito depressione. Abramo Lincoln, Winston Churchill, il grande predicatore inglese Charles Spurgeon, il missionario David Brainard e il traduttore biblico J. B. Phillips erano alcune tra le persone più note e realizzate che hanno parlato e scritto dei loro combattimenti. Per cui, anche se ti puoi sentire solo, in molti hanno già percorso lo stesso sentiero, e in molti lo stanno facendo adesso. </p><p>Se qualcosa di quello che hai letto ti suona familiare, continua a leggere. Hai già motivi per sperare. Il fatto stesso che sei disposto a leggere quanto fin qui scritto—qualcosa di assolutamente non necessario—rappresenta già di per sé un significativo passo in avanti. </p><p>Quanto segue sarà il più breve possibile, una mappa sintetica che indica una via per uscire dalla depressione. Se non sei d’accordo con qualcosa, obietta. Se ti sembra troppo, mettila da parte e tornaci in un altro momento. Per prima cosa devi però sapere che alla fine questa mappa conduce a Gesù Cristo. Conduce a una persona più che a delle tecniche. Alcuni dicono “Gesù non funziona” oppure “L’ho provato, ma sono ancora depresso come prima”. Ma considera questo: Gesù sostiene di essere la via, verità, vita, fonte di speranza, amante delle anime, servo, fratello, amico, colui che ascolta e agisce, colui che non abbandona mai.</p><p><i>Nessuna terapia o farmaco fa delle asserzioni così audaci.</i></p><p>Se Gesù e gli insegnamenti della Scrittura ti sembrano dei vuoti luoghi comuni—e forse ti sembra sia proprio in questo modo—ricorda che in questo momento <i>qualsiasi cosa</i> ti sembra in qualche modo vuota. Quello che adesso può sembrarti banale diventerà profondo mentre inizi ad accertarti della sua realtà.</p><p><i><b>Come posso fare qualcosa quando non provo niente?</b></i></p><p>Ecco il problema. La maggior parte della gente fa qualcosa perché <i>si sente</i> di farlo. Si alza la mattina perché ha voglia di andare al lavoro, o ha voglia di evitare le domande del superiore se è in ritardo, oppure perché ha voglia di evitare di finire in povertà. Siamo guidati dalle sensazioni più di quanto non crediamo. Con la depressione, non provi sensazioni (o, qualsiasi cosa provi, non ti motiva a fare alcunché di proficuo; ad esempio, hai voglia di morire, gridare, scappare, scomparire, evitare). Come possono allora persone guidate dalle sensazioni porsi degli obiettivi o essere motivate, quando non provano più sensazioni? Inizialmente, si dovrà apprendere un altro modo di vivere. Dovrai essere come la donna I cui muscoli funzionavano ancora ma avevano smesso di trasmetterle informazioni sui suoi arti. Non era paralizzata, ma se chiudeva gli occhi non sapeva se fosse ferma, in piedi, si stesse estendendo o riposasse. A volte guardandosi allo specchio si accorgeva di stare col braccio destro sollevato in aria senza rendersene conto. Non poteva nemmeno camminare perché non sapeva dove fossero le sue gambe. Gradualmente, guardando nello specchio e vedendo il suo corpo piuttosto che sentirlo, riprese di nuovo a camminare. Dopo molta pratica, camminare iniziò a divenire nuovamente una sensazione naturale. Ma dovette imparare un nuovo modo di vivere e muoversi. Quando si è depressi, il nuovo modo di vivere è quello di <i>credere</i> e agire in base a ciò che Dio dice piuttosto che provare la sensazione di ciò che Dio dice. Significa vivere per fede. Per parafrasare Ebrei 11:1, “la fede è certezza di <i>quello che non proviamo</i>”. In altre parole, quando c’è una disputa tra ciò che dicono le tue sensazioni e ciò che dice la Scrittura, vince quest’ultima. Qualsiasi altro risultato significa essenzialmente che tu stai dicendo a Dio che non ci si deve fidare di Lui. “Dio non dice la verità. Non mi posso fidare di Lui. Posso solo fidarmi di me stesso”. Probabilmente <i>non</i> è questo ciò che intendi dire. Potresti voler dire che non <i>capisci</i> cosa Dio stia facendo, ma negare che Dio dica la verità è in se stesso falso. È una menzogna. Non crederci. Dio <i>è</i> verità.</p><p>Ecco un esempio di questo nuovo modo di vivere. Ti <i>senti</i> come se non avessi più né scopo né speranza. Non c’è più ragione per uscire dal letto, lavorare, amare o vivere. Lo senti nel tuo intero essere. Dio però ribatte a queste sensazoni su ogni pagina della Scrittura. Ad esempio, “Amatevi intensamente a vicenda, di vero cuore” (1 Pietro 1:22). Questa è un’affermazione con uno scopo. E’ un motivo per uscire dal letto. Devi combattere I sentimenti paralizzanti così da poter amare un’altra persona. Perché preoccuparsi di questo? Perché è il tuo mandato personale da Dio stesso, il Re dei re. Se sei un servitore del Re—e lo sei—e Lui ti chiede di fare qualcosa, ti è stato appena dato uno scopo per cui vivere. E’ solo quando il Re dice che non ha più bisogno di te che il tuo scopo è adempiuto, e questo, ovviamente, non avverrà mai col vero Dio. Lui dice che i suoi propositi per te durano per tutta l’eternità. </p><p>Per inquadrare il tuo scopo nel termine più ampio, il tuo compito è quello di glorificare e godere di Dio (1 Co 10:31). Glorificare Dio significa rendere famoso il Suo nome. Il Suo onore e la Sua reputazione diventano più importanti della tua. Glorificare Dio. Ti suona come un cliché? Nonostante possa apparire come qualcosa di impraticabile, è di fatto molto concreto. Viene realizzato con piccoli passi, a volte riservati, di fede e ubbidienza. Gli altri possono non vederlo, ma se fai qualsiasi cosa a motivo di Gesù e di quello che Lui ha fatto per te—dal pettinarti i capelli a vendere tutto ciò che hai per diventare un missionario—allora stai portando gloria a Dio. Vuoi un incentivo tangibile? E’ ben provato nella Scrittura che quando cerchi Dio e il Suo regno, i tuoi problemi diverranno più leggeri (2 Co 4:16,17).</p><p><i><b>Ascoltare</b></i></p><p>Mentre dai vita a una chiara dichiarazione di propositi, dovresti avere qualcuno che ti aiuti a perfezionarla, che te la ricordi e te la legga. A quel punto il tuo compito sarà quello di ascoltare. Hai dato ascolto ai tuoi pensieri, ma ora devi ascoltare cosa Dio dice nella Sua Parola e attraverso gli altri. Ascoltare sembra qualcosa di passivo, ma è invece impegnativo. L’epistola di Giacomo ci ricorda che siamo inclini a “udire superficialmente”, come chi si guarda in uno specchio, e quando se ne va subito dimentica com’era (Gc 1:24). Così, quando senti o leggi di verità e amore, non udire semplicemente in modo superficiale; <i>ascolta</i> davvero. Cosa ascolterai? Quando il Dio uno e trino parla, il soggetto è inevitabilmente di Gesù. Gesù è colui che ha avuto compassione di chi soffre, e capisce quelli che soffrono perché il Suo dolore ha superato il nostro. Hai mai fatto caso che quando ascolti delle sofferenze di qualcun altro, specialmente se schiaccianti e intense, i tuoi problemi sembrano diventare più leggeri? Quanto meno, questo tipo di ascolto ti distoglie dalle tue sofferenze, e ci accorgiamo di non essere soli. Questo è quello che succede quando guardi a Gesù e ascolti. Continua ad ascoltare. Anche se puoi sentirti respinto dagli altri, Gesù non ti respingerà (Sl 27:10). Vai a Lui con fede—anche con una minuscola briciola di fede—e Lui non ti lascerà né abbandonerà mai (Eb 13:5). Lui ti giura che sarà così. L’amore non ti commuove sempre? Considera questo. Alla Sua presenza vi è un amore che richiede tutta l’eternità per iniziare a comprenderlo. Se non ti tocca adesso, lo farà. Il Suo amore è come quello di un genitore buono per un bambino che non comprende i dettagli dell’amore di un padre o di una madre. In altri termini, il bambino potrebbe pensare a volte che il genitore non lo ami, ma l’amore del genitore è troppo elaborato e bello perché il bambino lo possa capire. Il bambino è afflitto perché non può più giocare nel fango, ma il genitore lo sta pulendo per un viaggio a Disneyland. Se non riesci a distinguere questo amore, continua ad ascoltare il Vangelo. Cioè, in base al piano di Dio, Gesù è morto per peccatori come me e te. <i>Questo</i> è un amore meraviglioso e profondo. Se non ti sembra meraviglioso, allora forse hai dimenticato di essere un peccatore. Gesù, dopo tutto, non è morto per brava gente che aveva bisogno di un incoraggiamento spirituale; è morto per portare nemici alienati e condannati nella Sua famiglia. </p><p>C’è molto altro che Dio dice, ma è troppo facile iniziare lentamente ad allontanarsi e pensare, “questo non mi aiuta”. Come ha osservato una donna, “Nessuna quantità di amore da o per altre persone—e ce n’era molto—riusciva ad aiutarmi. Nessun aiuto di una famiglia che ti sta vicino e di un lavoro favoloso era abbastanza per vincere il dolore e la disperazione”. A questo punto, è tempo di pensare.</p><p><i><b>Pensare</b></i></p><p>Se sei depresso e ascolti i tuoi pensieri, questi probabilmente saranno cupi, senza speranza, pessimistici e critici nei tuoi confronti o verso gli altri. Dovunque abbiano inizio questi pensieri, raramente si fermano prima di raggiungere il posto più disperato possibile. Per esempio, se qualcuno parla di Babbo Natale, inizi a pensare di essere grasso anche tu, e che, alle tue spalle, tutti ridano delle tue circonferenze. Se qualcuno si complimenta con te per un lavoro ben fatto, pensi che sia per addolcire il colpo del tuo imminente licenziamento, e che se si sapesse davvero il tipo di lavoro che hai eseguito perderesti il posto, e…</p><p>L’intero processo è automatico. Dai un giro di avvio alla manovella, e parte da solo. Pilota automatico mentale. Il fatto che la tua mente possa sentirsi perpetuamente annebbiata significa che non ti senti capace di uno sforzo erculeo necessario per apportare correzioni mentali. Devi cominciare col pensare—non pensieri automatici ma con un obiettivo. I tuoi pensieri devono essere guidati dalle Scritture. Difficile? Sì. Ogni sforzo mentale è un lavoro. Cambiamenti immediati? Probabilmente non quelli che ti sembrano ovvi. Ma devi farlo. Il tuo presente modo di pensare tende verso sconforto e disperazione. Devi essere disposto a combattere. Se sei riluttante a lavorarci su, allora <i>devi chiederti se vuoi davvero cambiare</i>. Può sembrare strano, ma molti non lo vogliono. Sembra come se non valga la pena metterci l’impegno che questo cambiamento comporta. Odiano quello che dovranno affrontare se non saranno più depressi, o restano fedeli al loro stile di vita, preferendo piuttosto che sia il mondo intorno a loro a cambiare.</p><p><i><b>Quindi pensa. Vuoi davvero cambiare?</b></i></p><p>Se ti scopri più riluttante al cambiamento di quanto pensassi, <i>devi</i> tornare indietro e riconsiderare il tuo obiettivo. Alcuni usano i loro figli come motivazione per cambiare, ma i figli non sono un motivo abbastanza potente. I tuoi pensieri oscuri ti persuaderebbero velocemente che i tuoi figli e chiunque altro starebbero meglio senza di te. L’unica ragione sufficiente è che tu sei chiamato a rappresentare Dio sulla terra, Lui è il tuo Padrone amorevole e tuo sei un Suo figliolo, servitore o ambasciatore, scegli tu. Tu vivi per e a motivo di Lui.</p><p>Se questo non è abbastanza, dovrai tornare indietro ad ascoltare. Chiedi a qualcuno di dirti chi è Dio. Quando la tua mente è nella nebbia è difficile ricordare, per cui chiedilo a qualcun altro. Chiedi a qualcuno di dirti che il Creatore Dio vive, e che ha mandato Gesù a morire per i peccati di gente come noi, che ignoravano Dio e gli erano nemici. Chiedi a quella persona di persuaderti che Dio è buono. Chiedi a quella persona di continuare a parlarti fino a che non inizia a sembrare una buona notizia a cui tu creda. Pensaci. Se non fossi depresso, saresti meravigliato di quello che Dio ha fatto. Semplicemente, ti inchineresti e, come molti altri che hanno compreso l’amore e la presenza di Dio, diresti, “Io non sono degno, ma sono pieno di gratitudine”. Non smettere di ascoltare queste verità. Ti cambieranno. Non gettare la spugna.</p><p><b>Cosa ti sta dicendo la tua depressione? Cosa significa?</b></p><p>Mentre cerci di ascoltare, di udire di Cristo e del tuo scopo per vivere, il prossimo passo per esercitare il tuo pensiero è quello di chiedere, “cosa mi stanno dicendo i miei sentimenti”? I tuoi sentimenti ti dicono qualcosa su di te. E’ così che funziona con tutte le emozioni: paura, rabbia, trepidazione, terrore e così via. Di solito sono provocati da qualche circostanza nella nostra vita, ma sono le tue risposte e le <i>tue</i> interpretazioni di tali eventi. In altre parole, rivelano <i>te</i>. Ad esempio, se ti arriva una bolletta inattesa, può provocare preoccupazioni economiche. Ma se diventi ossessionato e cronicamente ansioso riguardo al tuo futuro economico, questa paura rivela dove hai riposto la tua fiducia: in te stesso piuttosto che nel tuo Dio. Le tue emozioni rivelano <i>te</i>. Mosè disse questa stessa cosa agli ebrei mentre vagavano nel deserto. Insegnò loro che le difficoltà della vita nel deserto misero alla prova il popolo, “per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi [di Dio] comandamenti” (De 8:2). Quando il popolo era scontento e persino arrabbiato, diceva più riguardo a sé stesso che non del deserto. </p><p>Lo stesso è vero per la depressione: essa dice qualcosa riguardo al tuo cuore. Il punto è, cosa dice? Questo è ciò a cui devi pensare. Considera alcune tra queste possibilità. Quali corrispondono ai tuoi sentimenti di abbattimento?</p><ul><li>“Ho paura”.<br /></li></ul><blockquote>di fare la scelta sbagliata<br />di fallire<br />di espormi<br />di perdere un mio caro<br />di essere abbandonato<br />di non avere il controllo<br />di morire<br />di una malattia disabilitante<br />di vedere Dio<br />di tutto</blockquote><ul><li>“Sono colpevole” o “Mi vergogno”<br /></li></ul><blockquote>del mio peccato<br />di non essere all’altezza dei miei standard di successo invece che di quelli di Dio<br />di non essere approvato da persone la cui opinione è diventata più importante di quella di Dio<br />di vivere come se dovessi pagare Dio per i miei peccati quando, in verità, il modo con cui posso dare gloria a Dio è di essere d’accordo sul fatto che Lui ha già pagato per tutto<br />di una coscienza che tende a esprimere giudizi in base a dati incompleti (per es. assumersi la responsabilità per peccati di altri)</blockquote><ul><li>“Ho perso qualcosa”. La depressione spesso ti fa sentire vuoto, come se avessi perso qualcosa o qualcuno. Potrebbe essere un lavoro, salute, giovinezza, denaro o una persona. Ti senti come se una persona cara fosse morta. Ma la depressione è più di un lutto. E’ una privazione che lascia in preda ad una frenesia selvaggia. Molto probabilmente, la cosa persa per te era come un dio. Era qualcosa dove avevi riposto la tua speranza e la tua fiducia.</li><li>“Ho bisogno di qualcosa”. La tua depressione ti sta dicendo che hai bisogno di amore, significato, rispetto o qualche altro desiderio psicologico? A tutti noi piacciono tali cose quando le abbiamo, ma a volte diventano più importanti di quanto dovrebbero. Hai mai fatto caso a ciò che succede quando i tuoi desideri diventano la cosa per te più importante? Si trasformano in necessità. Senti che devi realizzarli per poter vivere. Questa è bramosia, cupidigia. E la cupidigia vuole sempre di più, non è mai soddisfatta, ti fa sentire sempre vuoto.</li><li>“SONO ARRABIATO”. Probabilmente sai che la depressione può far dire “Sono arrabiato”. Di solito siamo arrabiati perché non otteniamo ciò che vogliamo da qualcuno o da Dio stesso. Questo non vuol dire che si debba necessariamente reagire con pensieri omicidi verso gli altri o alzare il pugno a Dio, sebbene potresti farlo. Cerca manifestazioni di rabbia più pacate, come lamentarsi, borbottare, mancanza di disponibilità a perdonare o autocommiserazione. Se non riesci a vederle, guarda ancora. Saranno lì.</li><li>“Devo evitare qualcosa”. Considera cosa sarebbe sgradevole nel non essere più depressi. Dovresti affrontare qualcosa che vuoi evitare, come una persona, difficoltà economiche o responsabilità che comporta la possibilità di fallire? La nebbia mentale e la fatica fisica della depressione ti aiutano a evitare di pensare a una persona o eventualità particolarmente problematica. </li><li>“Sono uno sventurato”. Gli esperti nella cura delle persone depresse fanno subito notare come la depressione parli il linguaggio dell’autovittimismo. “Se nessun altro si sentirà male per me, lo farò io”. Ciò può essere mortale. Significa che vivi come una vittima invece che come qualcuno a cui è stata manifestata infinita grazia e misericordia.</li><li>“Non ho speranza”. Se questo ti suona familiare, allora dovresti porti un’altra domanda: “Speranza di cosa”? Speranza di liberarti della depressione? Forse speri in qualcosa di troppo poco. </li></ul><blockquote>Noi gioiamo nella speranza della gloria di Dio. E non solo, ma gioiamo anche delle nostre sofferenze, perché sappiamo che l’afflizione produce pazienza; la pazienza esperienza; l’esperienza speranza. E la speranza non delude perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo, che ci è stato dato (Ro 5:2-5). </blockquote><p>Questo passaggio della Scrittura è difficile da comprendere, ma una cosa è chiara. L’apostolo Paolo, che ha scritto questa lettera, ha subito dolori e sofferenze profonde nella sua vita ma, in qualche modo, questo non lo ha abbattuto. Il tuo compito è di provare a immaginare quale fosse il suo segreto, che Paolo è desideroso di rivelare. Ecco un suggerimento. “Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate perdendovi d’animo” (Eb 12:3). Paolo fissava gli occhi su Gesù. Quando distogliamo lo sguardo da Gesù, il cammino diventa senza fine. Sappiamo di non possedere la forza di resistenza necessaria. Ma quando vediamo che Gesù—Colui che conosce i cuori—ha percorso questo cammino prima di noi, allora possiamo aver fiducia che lo Spirito è con noi e ci darà la forza di procedere con fede umile e obbedienza. E non è stato solo Gesù a percorrere il sentiero della speranza, pregustando le glorie che erano subito dietro la curva, appena nascoste alla vista. Come ci indica Ebrei 11, il sentiero è consumato e popolato di santi del passato e del presente. Sebbene le persone depresse si sentano assolutamente sole, fanno parte di un’enorme processione diretta in paradiso.</p><ul><li>“Io so che il mio Redentore è con me, e aspetterò umilmente la Sua liberazione”. Quando la fede è provata, come durante la depressione, a volte ciò che viene rivelato è un cuore che confida nel Signore. Tu hai deciso che seguirai Dio non perché Lui ti fa sentire bene, ma perché Lui è il Signore di tutto, il Pastore amorevole, il Padre eterno. Non c’è nessun altro da seguire. Ovviamente tu non capisci cosa ti stia succedendo adesso, ma sai che Lui è il tuo Dio che è con te, e questo è abbastanza.</li></ul><p>Cosa sta dicendo la tua depressione? Questa è solo una breve lista di alcune delle più comuni espressioni del cuore. Ce ne sono molte altre. Se ancora non riesci a discernere il significato della tua depressione, c’è comunque ancora molto da fare. Ascoltare il Vangelo di Cristo, conoscere lo scopo della tua vita, e agire in base ad esso è già abbastanza come compito. Ma continua a chiederti cosa sta dicendo la tua depressione.</p><p><b>Confida solo in Dio e adora Lui solo</b></p><p>Mentre pensi al significato dei tuoi sentimenti ti accorgerai che il sentiero, invece che portarti a una disperazione sempre maggiore, ti conduce al Dio uno e trino. E in particolare ti porterà alla domanda, “Vivrai per Dio oppure per te stesso e le cose che adori”? A volte ci vuole un po’ di tempo per giungere a porci questa che è la più critica delle domande, ma che è comunque sempre lì.</p><p>Di solito, tutto ciò che devi fare è chiederti dei “perché” come un bambino di tre anni.</p><blockquote>“Non ce la faccio ad andare avanti”.<br />“Perché”?<br />“Perché sono così stanco e non ce la faccio più a sopportare il dolore”.<br />“Perchè”?<br />“Perchè mi sento solo”.<br />“Perchè”?<br />“Perchè…non credo che Dio sia con me”.<br />“Perchè”?<br />“Perchè…non mi fido di Lui. Mi fido della <i>mia</i> interpretazione dei fatti che viene dai <i>miei</i> sentimenti”.</blockquote><p>I “Perchè”? dovrebbero condurti a Dio. Ti stancherai delle domande già dalla seconda che ti porrai, ma continua a fartele. Alla fine delle tue domande diGli, “Gesù è il mio Signore, confesso la mia incredulità, e confido in Te”. Fiducia, confessione del peccato e seguire Cristo in obbedienza—suona familiare? Questi sono i fondamenti della vita spirituale. Quando si va al di sotto della superficie, sono queste le cose che sono importanti per chiunque. Scoprirai che funzionano. Se ti sembrano futili, allora sei intorpidito riguardo ai segreti dell’universo e hai bisogno di tornare ad ascoltare. Non fidarti di quello che ti stanno dicendo le tue emozioni riguardo a quanto abbiamo detto. Possono sembrare cose semplici, ma non sono semplicistiche. Sono le basi della vita stessa. Sono le modalità primarie con le quali rispondiamo a Dio.</p><p><b>Confessa i tuoi peccati al tuo Padre Celeste</b></p><p>Fiducia in Cristo, confessione del peccato, ubbidienza a Colui che ti ama: delle tre, la confessione dei peccati può sembrare scoraggiante sulle prime. Potresti già sentirti una persona cattiva di tuo, e questo ti fa solo sentire peggio. Ma considera:</p><blockquote><ul><li>Se lo Spirito di Dio ti permetterà di vedere il peccato nella tua vita, hai delle ottime prove che Lui è tuo Padre e tu sei Suo figlio. Non puoi vedere il tuo peccato se Dio non te lo rivela.</li><li>Confessare il peccato dovrebbe essere una parte normale della nostra routine quotidiana, depressi o no (Mt 6:9-13).</li><li>Confessare il peccato non compromette la nostra relazione con Dio, anzi la migliora. Se abbiamo confidato in Cristo, il giudizio divino sul nostro peccato è caduto su Cristo, non su di noi. Confessare il peccato ci ricorda che Cristo ha già affrontato i nostri problemi più profondi, e abbiamo motivo per esserne riconoscenti. </blockquote></li></ul>Ecco la regola. Se consideri ciò che la tua depressone ti sta dicendo e questo ti porta sino in fondo nella tua relazione con Cristo, allora non interrompere questo viaggio finché non avrai udito qualcosa di buono. La Parola di Dio ci insegna sempre a terminare con Gesù e con parole che rappresentano buone notizie al nostro udito attento. Per cui non fermarti a “Che miserabile derelitto che sono”. Puoi anche essere un misero derelitto, ma non puoi mettere la parola fine qui. “Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore”! (Ro 7:24, 25).Ricorda che se tu hai posto la tua fede in Gesù sei perdonato, adottato, amato e oggetto di diletto. Devi cominciare a pensare nel modo in cui <i>Dio</i> pensa, non nel <i>tuo</i> modo di pensare.<b>Fai passi pratici di amore e ubbidienza</b>La lista seguente include un certo numero di applicazioni di passi scritturali. L’idea base è quella della fede che si esprime in azoni.<ol><li>Prendi un racconto biblico, leggilo ogni giorno, e scrivi 25 applicazioni pratiche di questa storia (oppure 5, 10, o 50). Questo può sembrare impossibile, ma una volta superate le prime dieci, diventerà più facile. Non dimenticare, la tua mente tende a vagare, si stanca. Sarà difficile focalizzarsi su di una sola cosa, ma sarà comunque di aiuto farlo.</li><li>Scrivi cinque volte i modi in cui sei stato benedetto da un amico, e spediscili.</li><li>Scrivi il tuo motivo di vita. Lascia che sia rivisto ed eventualmente modificato da altri. Quindi memorizzalo e vivilo.</li><li>Diventa un esperto in ciò che Dio dice a quelli che soffrono. Prendi in considerazione di iniziare con Ebrei 10-12. I capitoli dal 10 al 12 di Ebrei ti richiamano a fede e speranza, quindi ti indicano Gesù. Ma non fermarti qui. La Scrittura ci indirizza sempre anche verso gli altri: fede in Dio e amore per gli altri. In questo caso, dice “Impegnatevi a cercare la pace con tutti” (Eb 12:14). Come puoi adoperarti per la pace? Chi hai bisogno di perdonare? O a chi hai necessità di chiedere perdono?</li><li>Prendi appunti sulla predicazione domenicale. Agisci in base ad essi. </li><li>Ogni giorno dì o scrivi qualcosa che può essere di incoraggiamento per gli altri. Hai una chiamata. Ci sono persone da amare, di cui prendersi cura, da aiutare.</li><li>Ogni giorno ascolta la Parola di Dio, musica che ti parli di Cristo, o ascolta un’altra persona che abbia sapienza spirituale. Sii in grado di riassumere ciò che hai ascoltato e parlane con qualcuno. </li><li>Sii vigile riguardo al mormorare e al lamentarsi. Come il pettegolezzo, sono peccati generalmente ben accettati dalla nostra cultura così che non riusciamo a scorgerne le loro turpi radici. Cosa vogliono dire davvero mormorii e lagnanze? Riesci a vedere come siano contro Dio?</li><li>Considera queste domande. In questa cultura, abbiamo dimenticato i benefici derivanti dalle difficoltà? Quali sono i loro possibili benefici? (Sl 119:67, 71; 2 Co 1:8-10; Eb 5:8; Giacomo 1:3)</li><li>Chiedi a un pò di persone di pregare per te e invitale a dichiararti la schietta verità. Quando chiedi preghiere, stai chiedendo più della semplice alleviazione della tua depressione. Usa questa opportunità per fare grandi preghiere. Trova preghiere nelle Scritture e pregale anche tu. Ad esempio, prega che tu possa conoscere l’amore di Cristo (Ef 3), che tu possa somigliare più a Gesù (Ro 8:29), che tu possa amare gli altri, e che tu possa discernere cosa significhi portare gloria a Dio.</li><li>Se sei nel dubbio, dimostra amore agli altri in modo creativo.</li></ol><b>Pensieri finali</b>La depressione è dura. Non ti lascia se non la combatti. Ma ci sono buone ragioni per farlo. I cambiamenti sono garantiti (Fl 1:6). Sei alla presenza del “Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione” (2 Co 1:3, 4). Credi a ciò? Pensaci su. Quando consideri che il Padre ha mandato Suo Figlio—il Suo amato unico figlio—a morire per noi quando eravamo ancora Suoi nemici, non c’è motivo di pensare che sarà insufficiente nel Suo amore e compassione ora che lo conosciamo come Padre. A volte, comunque, abbiamo una <i>nostra</i> definizione di compassione. Compassione che potrebbe significare “rimuovere velocemente l’infelicità”. Devi invece credere che l’amore e la compassione di Dio sorpassano persino la nostra immaginazione, figuriamoci la nostra comprensione. Lui è in grado di fare qualcosa di eccelso. Vuole irrorarti con la Sua grazia e renderti sempre più simile a Gesù. Perciò non mollare. Hai uno scopo. Dio è all’opera. Tu sei un servitore del Re, un figliolo che rappresenta il Padre, e avrai presto il privilegio di confortare “quelli che si trovano in qualunque afflizione mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati” (2 Co 1:4). Il corpo di Cristo ha bisogno di te.<h4> <span class="mw-headline" id="Alcune_domande_frequenti">Alcune domande frequenti</span></h4><p><b>Cosa ha aiutato altra gente?</b> Ad alcune persone che sono passate attraverso la depressione è stato chiesto di completare questa frase: “Ho visto cambiamenti nella mia esperienza depressiva quando...” </p><ol><li>Ho iniziato a parlare a me stesso piuttosto che ascoltare me stesso. Ho iniziato a ripetere a me stesso diverse Scritture invece di ascoltare le mie espressioni di disperazione.</li><li>Ho smesso di dire, “Non funziona”. Ero sempre alla ricerca della soluzione magica. Pregavo (cercando di scendere a patti con Dio), guardavo al mo cuore (per un minuto o due), o provavo brevemente qualche altra operazione apparentemente spirituale, e non appena vedevo che non funzionava, abbandonavo tutto. Ora credo invece che “funziona”. A lungo termine, vi è appagamento e persino gioia in piccoli passi di fede e obbedienza. </li><li>Ho avuto un amico e un pastore che rappresentavano davanti ai miei occhi un quadro ampio e accurato del regno di Dio. La depressione aveva reso il mio mondo così piccolo; quando ho visto che Dio era all’opera, ho iniziato ad avere speranza.</li><li>Mia figlia si ammalò gravemente. Questo mi costrinse a guardare al di fuori del mio mondo.</li><li>Un’amica non si rassegnò ad abbandonarmi: Era sempre amorevole e mi indicava la verità, anche quando non volevo sentir parlare di Gesù</li><li>Un’amica mi “lasciò prendere in prestito” la sua fede. La mia era talmente debole, anche se ho sempre saputo che lei era fiduciosa nella presenza e nell’amore di Dio per la chiesa e persino per me.</li><li>Ho perdonato mio padre e l’ho affidato a Dio.</li><li>Mi sono reso conto che per il 90% era costituita dall’orgoglio. Mi sentivo come se certe cose mi fossero dovute dagli altri.</li><li>Ho iniziato a credere che ero in una battaglia e mi son reso conto che dovevo combattere.</li><li>Ho visto che ero io stesso a fare delle cose negative invece degli altri. Ad esempio nutrivo rabbia, mi commiseravo con grande maestria. Nel mio cuore, facevo quello che volevo.</li><li>Ho iniziato a conoscere la grazia di Dio. Ho cominciato a vedere come il mio rivoltarmi nel senso di colpa fosse più conseguenza dell’impossibilità di raggiungere uno stato di rettitudine con i miei sforzi, che una manifestazione di tristezza secondo Dio.</li><li>Una volta che ho capito che era una cosa buona riuscire a vedere i propri peccati—evidenza dell’amore e dello Spirito di Dio all’opera nella mia vita—ho iniziato a dire a me stesso, “Nel dubbio, pentiti”.</li><li>Ho iniziato a esaminarmi e a lavorare su quelle che credevo essere le responsabilità affidatemi da Dio.</li></ol><p><b>E riguardo a cose che alleviano i sintomi?</b> Assumere antidepressivi? Cambiare la dieta? Procurarsi delle luci psichedeliche tipo effetto arcobaleno? Seguire un programma di esercizi?  Fare una vacanza? Può essere che hai già provato alcune tra queste soluzioni che a volte possono alleviare la gravità dei sintomi depressivi. Vanno provate o no?</p><p>In ultima analisi, la decisione è tua. Solo, fai una scelta accorta e saggia. Parlane con qualcuno. Quali sono i benefici e i rischi? Quali le alternative? Fai delle ricerche. </p><p>Renditi conto che non ci sono cure miracolose. Se qualcosa sembra aiutare, dovresti ancora continuare a chiederti cosa sta dicendo la depressione, e dovresti ancora cercare di crescere in Cristo. La depressione rivela ancora noi stessi, non solo la composizione chimica del nostro cervello. Cos, non pensare che il problema sia o spirituale o fisico. Pensa invece al problema come a un’occasione per poter valutare il tuo cuore. Mentre fai ciò, molto più spesso di quanto invece non avvenga, la tua depressione si alleggerirà in modo significativo. Potrebbe esserci un problema fisico o chimico? Forse. Ma ogni problema di qualsiasi natura e sempre un’occasione per un lavoro spirituale.</p><!-- NewPP limit reportPreprocessor node count: 9/1000000Post-expand include size: 71/2097152 bytesTemplate argument size: 52/2097152 bytesExpensive parser function count: 0/100--><!-- Saved in parser cache with key gospeltr_mediawiki-it_:pcache:idhash:49-1!1!0!!it!2!edit=0 and timestamp 20110225113143 --><br /><a href="http://it.gospeltranslations.org">[More]</a>]]></description>
        <content:encoded><![CDATA[<strong>Di Edward T. Welch (Christian Counseling & Education Foundation)</strong><br> <a href="http://it.gospeltranslations.org">Libri e Sermoni Biblici</a><br><br><a href="http://it.gospeltranslations.org"><img src="http://gospeltranslations.org/images/logo.it.png" align="right" style="border: 0; margin: 5px;" /></a>		    <!-- header --> <div id="gt-reviewbox" class="rounded"><p><img src="http://gospeltranslations.org/images/caution-sign.png" alt="Review"/>Potete aiutarci a migliorare questa traduzione da rivedere per la precisione. <a href="http://gospeltranslations.org/wiki/Handbook:Reviews">Per saperne di più (English)</a>.</p></div> <br />  <p>Tecnicamente è chiamata depressione, ma non può essere racchiusa in una parola. Ti senti intorpidito, ma la testa ti fa male; vuoto, ma dentro di te ci sono urla; spossato, ma le paure abbondano. Ciò che una volta era piacevole adesso attira a malapena la tua attenzione. Il tuo cervello è come se fosse immerso nella nebbia. Ti senti appesantito. </p><p>Ti ricordi di quando avevi degli obiettivi? Cose che non vedevi l’ora di fare? Potevano essere cose semplici come andare al cinema un venerdì sera o un qualcosa che volevi portare a termine. Ora hai ben pochi obiettivi. Arrivare a fine giornata ti sembra già troppo. </p><p>Hai notato cosa significa vivere senza obiettivi? Ogni giorno è uguale. Non c’è più alcun ritmo crescente di aspettativa, soddisfazione e quindi riposo. Ogni giorno porta una tremenda monotonia, e temi che domani sia uguale a oggi. Sembra come se un’esistenza così piatta ti stia uccidendo. </p><p>Dormire? E’ un problema. Non ne hai mai abbastanza. Non ricordi nemmeno cosa voglia dire svegliarsi ristorato. </p><p>Hai mai visto i dipinti di Pablo Picasso fatti nel suo periodo ‘nero’? Se trovi un libro su Picasso potresti dargli uno sguardo. Le immagini non sono incoraggianti ma, al limite, potresti capire di non essere solo a sentirti così. Mosso da una relazione problematica, fece una serie di dipinti dove le persone sembrano senza vita e tutto è soffuso di ombre blu e grigie. Stava esprimendo i suoi sentimenti nella sua arte oppure stava rappresentando fedelmente il mondo come lo vedeva di fatto? Comunque sia, non ci sono splendide giornate di sole con la depressione, ma solo cieli tetri e nuvolosi e un mondo cupo senza colore. </p><p>Picasso non era il solo ad avere a che fare con quello che è poi stato definito depressione. Abramo Lincoln, Winston Churchill, il grande predicatore inglese Charles Spurgeon, il missionario David Brainard e il traduttore biblico J. B. Phillips erano alcune tra le persone più note e realizzate che hanno parlato e scritto dei loro combattimenti. Per cui, anche se ti puoi sentire solo, in molti hanno già percorso lo stesso sentiero, e in molti lo stanno facendo adesso. </p><p>Se qualcosa di quello che hai letto ti suona familiare, continua a leggere. Hai già motivi per sperare. Il fatto stesso che sei disposto a leggere quanto fin qui scritto—qualcosa di assolutamente non necessario—rappresenta già di per sé un significativo passo in avanti. </p><p>Quanto segue sarà il più breve possibile, una mappa sintetica che indica una via per uscire dalla depressione. Se non sei d’accordo con qualcosa, obietta. Se ti sembra troppo, mettila da parte e tornaci in un altro momento. Per prima cosa devi però sapere che alla fine questa mappa conduce a Gesù Cristo. Conduce a una persona più che a delle tecniche. Alcuni dicono “Gesù non funziona” oppure “L’ho provato, ma sono ancora depresso come prima”. Ma considera questo: Gesù sostiene di essere la via, verità, vita, fonte di speranza, amante delle anime, servo, fratello, amico, colui che ascolta e agisce, colui che non abbandona mai.</p><p><i>Nessuna terapia o farmaco fa delle asserzioni così audaci.</i></p><p>Se Gesù e gli insegnamenti della Scrittura ti sembrano dei vuoti luoghi comuni—e forse ti sembra sia proprio in questo modo—ricorda che in questo momento <i>qualsiasi cosa</i> ti sembra in qualche modo vuota. Quello che adesso può sembrarti banale diventerà profondo mentre inizi ad accertarti della sua realtà.</p><p><i><b>Come posso fare qualcosa quando non provo niente?</b></i></p><p>Ecco il problema. La maggior parte della gente fa qualcosa perché <i>si sente</i> di farlo. Si alza la mattina perché ha voglia di andare al lavoro, o ha voglia di evitare le domande del superiore se è in ritardo, oppure perché ha voglia di evitare di finire in povertà. Siamo guidati dalle sensazioni più di quanto non crediamo. Con la depressione, non provi sensazioni (o, qualsiasi cosa provi, non ti motiva a fare alcunché di proficuo; ad esempio, hai voglia di morire, gridare, scappare, scomparire, evitare). Come possono allora persone guidate dalle sensazioni porsi degli obiettivi o essere motivate, quando non provano più sensazioni? Inizialmente, si dovrà apprendere un altro modo di vivere. Dovrai essere come la donna I cui muscoli funzionavano ancora ma avevano smesso di trasmetterle informazioni sui suoi arti. Non era paralizzata, ma se chiudeva gli occhi non sapeva se fosse ferma, in piedi, si stesse estendendo o riposasse. A volte guardandosi allo specchio si accorgeva di stare col braccio destro sollevato in aria senza rendersene conto. Non poteva nemmeno camminare perché non sapeva dove fossero le sue gambe. Gradualmente, guardando nello specchio e vedendo il suo corpo piuttosto che sentirlo, riprese di nuovo a camminare. Dopo molta pratica, camminare iniziò a divenire nuovamente una sensazione naturale. Ma dovette imparare un nuovo modo di vivere e muoversi. Quando si è depressi, il nuovo modo di vivere è quello di <i>credere</i> e agire in base a ciò che Dio dice piuttosto che provare la sensazione di ciò che Dio dice. Significa vivere per fede. Per parafrasare Ebrei 11:1, “la fede è certezza di <i>quello che non proviamo</i>”. In altre parole, quando c’è una disputa tra ciò che dicono le tue sensazioni e ciò che dice la Scrittura, vince quest’ultima. Qualsiasi altro risultato significa essenzialmente che tu stai dicendo a Dio che non ci si deve fidare di Lui. “Dio non dice la verità. Non mi posso fidare di Lui. Posso solo fidarmi di me stesso”. Probabilmente <i>non</i> è questo ciò che intendi dire. Potresti voler dire che non <i>capisci</i> cosa Dio stia facendo, ma negare che Dio dica la verità è in se stesso falso. È una menzogna. Non crederci. Dio <i>è</i> verità.</p><p>Ecco un esempio di questo nuovo modo di vivere. Ti <i>senti</i> come se non avessi più né scopo né speranza. Non c’è più ragione per uscire dal letto, lavorare, amare o vivere. Lo senti nel tuo intero essere. Dio però ribatte a queste sensazoni su ogni pagina della Scrittura. Ad esempio, “Amatevi intensamente a vicenda, di vero cuore” (1 Pietro 1:22). Questa è un’affermazione con uno scopo. E’ un motivo per uscire dal letto. Devi combattere I sentimenti paralizzanti così da poter amare un’altra persona. Perché preoccuparsi di questo? Perché è il tuo mandato personale da Dio stesso, il Re dei re. Se sei un servitore del Re—e lo sei—e Lui ti chiede di fare qualcosa, ti è stato appena dato uno scopo per cui vivere. E’ solo quando il Re dice che non ha più bisogno di te che il tuo scopo è adempiuto, e questo, ovviamente, non avverrà mai col vero Dio. Lui dice che i suoi propositi per te durano per tutta l’eternità. </p><p>Per inquadrare il tuo scopo nel termine più ampio, il tuo compito è quello di glorificare e godere di Dio (1 Co 10:31). Glorificare Dio significa rendere famoso il Suo nome. Il Suo onore e la Sua reputazione diventano più importanti della tua. Glorificare Dio. Ti suona come un cliché? Nonostante possa apparire come qualcosa di impraticabile, è di fatto molto concreto. Viene realizzato con piccoli passi, a volte riservati, di fede e ubbidienza. Gli altri possono non vederlo, ma se fai qualsiasi cosa a motivo di Gesù e di quello che Lui ha fatto per te—dal pettinarti i capelli a vendere tutto ciò che hai per diventare un missionario—allora stai portando gloria a Dio. Vuoi un incentivo tangibile? E’ ben provato nella Scrittura che quando cerchi Dio e il Suo regno, i tuoi problemi diverranno più leggeri (2 Co 4:16,17).</p><p><i><b>Ascoltare</b></i></p><p>Mentre dai vita a una chiara dichiarazione di propositi, dovresti avere qualcuno che ti aiuti a perfezionarla, che te la ricordi e te la legga. A quel punto il tuo compito sarà quello di ascoltare. Hai dato ascolto ai tuoi pensieri, ma ora devi ascoltare cosa Dio dice nella Sua Parola e attraverso gli altri. Ascoltare sembra qualcosa di passivo, ma è invece impegnativo. L’epistola di Giacomo ci ricorda che siamo inclini a “udire superficialmente”, come chi si guarda in uno specchio, e quando se ne va subito dimentica com’era (Gc 1:24). Così, quando senti o leggi di verità e amore, non udire semplicemente in modo superficiale; <i>ascolta</i> davvero. Cosa ascolterai? Quando il Dio uno e trino parla, il soggetto è inevitabilmente di Gesù. Gesù è colui che ha avuto compassione di chi soffre, e capisce quelli che soffrono perché il Suo dolore ha superato il nostro. Hai mai fatto caso che quando ascolti delle sofferenze di qualcun altro, specialmente se schiaccianti e intense, i tuoi problemi sembrano diventare più leggeri? Quanto meno, questo tipo di ascolto ti distoglie dalle tue sofferenze, e ci accorgiamo di non essere soli. Questo è quello che succede quando guardi a Gesù e ascolti. Continua ad ascoltare. Anche se puoi sentirti respinto dagli altri, Gesù non ti respingerà (Sl 27:10). Vai a Lui con fede—anche con una minuscola briciola di fede—e Lui non ti lascerà né abbandonerà mai (Eb 13:5). Lui ti giura che sarà così. L’amore non ti commuove sempre? Considera questo. Alla Sua presenza vi è un amore che richiede tutta l’eternità per iniziare a comprenderlo. Se non ti tocca adesso, lo farà. Il Suo amore è come quello di un genitore buono per un bambino che non comprende i dettagli dell’amore di un padre o di una madre. In altri termini, il bambino potrebbe pensare a volte che il genitore non lo ami, ma l’amore del genitore è troppo elaborato e bello perché il bambino lo possa capire. Il bambino è afflitto perché non può più giocare nel fango, ma il genitore lo sta pulendo per un viaggio a Disneyland. Se non riesci a distinguere questo amore, continua ad ascoltare il Vangelo. Cioè, in base al piano di Dio, Gesù è morto per peccatori come me e te. <i>Questo</i> è un amore meraviglioso e profondo. Se non ti sembra meraviglioso, allora forse hai dimenticato di essere un peccatore. Gesù, dopo tutto, non è morto per brava gente che aveva bisogno di un incoraggiamento spirituale; è morto per portare nemici alienati e condannati nella Sua famiglia. </p><p>C’è molto altro che Dio dice, ma è troppo facile iniziare lentamente ad allontanarsi e pensare, “questo non mi aiuta”. Come ha osservato una donna, “Nessuna quantità di amore da o per altre persone—e ce n’era molto—riusciva ad aiutarmi. Nessun aiuto di una famiglia che ti sta vicino e di un lavoro favoloso era abbastanza per vincere il dolore e la disperazione”. A questo punto, è tempo di pensare.</p><p><i><b>Pensare</b></i></p><p>Se sei depresso e ascolti i tuoi pensieri, questi probabilmente saranno cupi, senza speranza, pessimistici e critici nei tuoi confronti o verso gli altri. Dovunque abbiano inizio questi pensieri, raramente si fermano prima di raggiungere il posto più disperato possibile. Per esempio, se qualcuno parla di Babbo Natale, inizi a pensare di essere grasso anche tu, e che, alle tue spalle, tutti ridano delle tue circonferenze. Se qualcuno si complimenta con te per un lavoro ben fatto, pensi che sia per addolcire il colpo del tuo imminente licenziamento, e che se si sapesse davvero il tipo di lavoro che hai eseguito perderesti il posto, e…</p><p>L’intero processo è automatico. Dai un giro di avvio alla manovella, e parte da solo. Pilota automatico mentale. Il fatto che la tua mente possa sentirsi perpetuamente annebbiata significa che non ti senti capace di uno sforzo erculeo necessario per apportare correzioni mentali. Devi cominciare col pensare—non pensieri automatici ma con un obiettivo. I tuoi pensieri devono essere guidati dalle Scritture. Difficile? Sì. Ogni sforzo mentale è un lavoro. Cambiamenti immediati? Probabilmente non quelli che ti sembrano ovvi. Ma devi farlo. Il tuo presente modo di pensare tende verso sconforto e disperazione. Devi essere disposto a combattere. Se sei riluttante a lavorarci su, allora <i>devi chiederti se vuoi davvero cambiare</i>. Può sembrare strano, ma molti non lo vogliono. Sembra come se non valga la pena metterci l’impegno che questo cambiamento comporta. Odiano quello che dovranno affrontare se non saranno più depressi, o restano fedeli al loro stile di vita, preferendo piuttosto che sia il mondo intorno a loro a cambiare.</p><p><i><b>Quindi pensa. Vuoi davvero cambiare?</b></i></p><p>Se ti scopri più riluttante al cambiamento di quanto pensassi, <i>devi</i> tornare indietro e riconsiderare il tuo obiettivo. Alcuni usano i loro figli come motivazione per cambiare, ma i figli non sono un motivo abbastanza potente. I tuoi pensieri oscuri ti persuaderebbero velocemente che i tuoi figli e chiunque altro starebbero meglio senza di te. L’unica ragione sufficiente è che tu sei chiamato a rappresentare Dio sulla terra, Lui è il tuo Padrone amorevole e tuo sei un Suo figliolo, servitore o ambasciatore, scegli tu. Tu vivi per e a motivo di Lui.</p><p>Se questo non è abbastanza, dovrai tornare indietro ad ascoltare. Chiedi a qualcuno di dirti chi è Dio. Quando la tua mente è nella nebbia è difficile ricordare, per cui chiedilo a qualcun altro. Chiedi a qualcuno di dirti che il Creatore Dio vive, e che ha mandato Gesù a morire per i peccati di gente come noi, che ignoravano Dio e gli erano nemici. Chiedi a quella persona di persuaderti che Dio è buono. Chiedi a quella persona di continuare a parlarti fino a che non inizia a sembrare una buona notizia a cui tu creda. Pensaci. Se non fossi depresso, saresti meravigliato di quello che Dio ha fatto. Semplicemente, ti inchineresti e, come molti altri che hanno compreso l’amore e la presenza di Dio, diresti, “Io non sono degno, ma sono pieno di gratitudine”. Non smettere di ascoltare queste verità. Ti cambieranno. Non gettare la spugna.</p><p><b>Cosa ti sta dicendo la tua depressione? Cosa significa?</b></p><p>Mentre cerci di ascoltare, di udire di Cristo e del tuo scopo per vivere, il prossimo passo per esercitare il tuo pensiero è quello di chiedere, “cosa mi stanno dicendo i miei sentimenti”? I tuoi sentimenti ti dicono qualcosa su di te. E’ così che funziona con tutte le emozioni: paura, rabbia, trepidazione, terrore e così via. Di solito sono provocati da qualche circostanza nella nostra vita, ma sono le tue risposte e le <i>tue</i> interpretazioni di tali eventi. In altre parole, rivelano <i>te</i>. Ad esempio, se ti arriva una bolletta inattesa, può provocare preoccupazioni economiche. Ma se diventi ossessionato e cronicamente ansioso riguardo al tuo futuro economico, questa paura rivela dove hai riposto la tua fiducia: in te stesso piuttosto che nel tuo Dio. Le tue emozioni rivelano <i>te</i>. Mosè disse questa stessa cosa agli ebrei mentre vagavano nel deserto. Insegnò loro che le difficoltà della vita nel deserto misero alla prova il popolo, “per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi [di Dio] comandamenti” (De 8:2). Quando il popolo era scontento e persino arrabbiato, diceva più riguardo a sé stesso che non del deserto. </p><p>Lo stesso è vero per la depressione: essa dice qualcosa riguardo al tuo cuore. Il punto è, cosa dice? Questo è ciò a cui devi pensare. Considera alcune tra queste possibilità. Quali corrispondono ai tuoi sentimenti di abbattimento?</p><ul><li>“Ho paura”.<br /></li></ul><blockquote>di fare la scelta sbagliata<br />di fallire<br />di espormi<br />di perdere un mio caro<br />di essere abbandonato<br />di non avere il controllo<br />di morire<br />di una malattia disabilitante<br />di vedere Dio<br />di tutto</blockquote><ul><li>“Sono colpevole” o “Mi vergogno”<br /></li></ul><blockquote>del mio peccato<br />di non essere all’altezza dei miei standard di successo invece che di quelli di Dio<br />di non essere approvato da persone la cui opinione è diventata più importante di quella di Dio<br />di vivere come se dovessi pagare Dio per i miei peccati quando, in verità, il modo con cui posso dare gloria a Dio è di essere d’accordo sul fatto che Lui ha già pagato per tutto<br />di una coscienza che tende a esprimere giudizi in base a dati incompleti (per es. assumersi la responsabilità per peccati di altri)</blockquote><ul><li>“Ho perso qualcosa”. La depressione spesso ti fa sentire vuoto, come se avessi perso qualcosa o qualcuno. Potrebbe essere un lavoro, salute, giovinezza, denaro o una persona. Ti senti come se una persona cara fosse morta. Ma la depressione è più di un lutto. E’ una privazione che lascia in preda ad una frenesia selvaggia. Molto probabilmente, la cosa persa per te era come un dio. Era qualcosa dove avevi riposto la tua speranza e la tua fiducia.</li><li>“Ho bisogno di qualcosa”. La tua depressione ti sta dicendo che hai bisogno di amore, significato, rispetto o qualche altro desiderio psicologico? A tutti noi piacciono tali cose quando le abbiamo, ma a volte diventano più importanti di quanto dovrebbero. Hai mai fatto caso a ciò che succede quando i tuoi desideri diventano la cosa per te più importante? Si trasformano in necessità. Senti che devi realizzarli per poter vivere. Questa è bramosia, cupidigia. E la cupidigia vuole sempre di più, non è mai soddisfatta, ti fa sentire sempre vuoto.</li><li>“SONO ARRABIATO”. Probabilmente sai che la depressione può far dire “Sono arrabiato”. Di solito siamo arrabiati perché non otteniamo ciò che vogliamo da qualcuno o da Dio stesso. Questo non vuol dire che si debba necessariamente reagire con pensieri omicidi verso gli altri o alzare il pugno a Dio, sebbene potresti farlo. Cerca manifestazioni di rabbia più pacate, come lamentarsi, borbottare, mancanza di disponibilità a perdonare o autocommiserazione. Se non riesci a vederle, guarda ancora. Saranno lì.</li><li>“Devo evitare qualcosa”. Considera cosa sarebbe sgradevole nel non essere più depressi. Dovresti affrontare qualcosa che vuoi evitare, come una persona, difficoltà economiche o responsabilità che comporta la possibilità di fallire? La nebbia mentale e la fatica fisica della depressione ti aiutano a evitare di pensare a una persona o eventualità particolarmente problematica. </li><li>“Sono uno sventurato”. Gli esperti nella cura delle persone depresse fanno subito notare come la depressione parli il linguaggio dell’autovittimismo. “Se nessun altro si sentirà male per me, lo farò io”. Ciò può essere mortale. Significa che vivi come una vittima invece che come qualcuno a cui è stata manifestata infinita grazia e misericordia.</li><li>“Non ho speranza”. Se questo ti suona familiare, allora dovresti porti un’altra domanda: “Speranza di cosa”? Speranza di liberarti della depressione? Forse speri in qualcosa di troppo poco. </li></ul><blockquote>Noi gioiamo nella speranza della gloria di Dio. E non solo, ma gioiamo anche delle nostre sofferenze, perché sappiamo che l’afflizione produce pazienza; la pazienza esperienza; l’esperienza speranza. E la speranza non delude perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo, che ci è stato dato (Ro 5:2-5). </blockquote><p>Questo passaggio della Scrittura è difficile da comprendere, ma una cosa è chiara. L’apostolo Paolo, che ha scritto questa lettera, ha subito dolori e sofferenze profonde nella sua vita ma, in qualche modo, questo non lo ha abbattuto. Il tuo compito è di provare a immaginare quale fosse il suo segreto, che Paolo è desideroso di rivelare. Ecco un suggerimento. “Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate perdendovi d’animo” (Eb 12:3). Paolo fissava gli occhi su Gesù. Quando distogliamo lo sguardo da Gesù, il cammino diventa senza fine. Sappiamo di non possedere la forza di resistenza necessaria. Ma quando vediamo che Gesù—Colui che conosce i cuori—ha percorso questo cammino prima di noi, allora possiamo aver fiducia che lo Spirito è con noi e ci darà la forza di procedere con fede umile e obbedienza. E non è stato solo Gesù a percorrere il sentiero della speranza, pregustando le glorie che erano subito dietro la curva, appena nascoste alla vista. Come ci indica Ebrei 11, il sentiero è consumato e popolato di santi del passato e del presente. Sebbene le persone depresse si sentano assolutamente sole, fanno parte di un’enorme processione diretta in paradiso.</p><ul><li>“Io so che il mio Redentore è con me, e aspetterò umilmente la Sua liberazione”. Quando la fede è provata, come durante la depressione, a volte ciò che viene rivelato è un cuore che confida nel Signore. Tu hai deciso che seguirai Dio non perché Lui ti fa sentire bene, ma perché Lui è il Signore di tutto, il Pastore amorevole, il Padre eterno. Non c’è nessun altro da seguire. Ovviamente tu non capisci cosa ti stia succedendo adesso, ma sai che Lui è il tuo Dio che è con te, e questo è abbastanza.</li></ul><p>Cosa sta dicendo la tua depressione? Questa è solo una breve lista di alcune delle più comuni espressioni del cuore. Ce ne sono molte altre. Se ancora non riesci a discernere il significato della tua depressione, c’è comunque ancora molto da fare. Ascoltare il Vangelo di Cristo, conoscere lo scopo della tua vita, e agire in base ad esso è già abbastanza come compito. Ma continua a chiederti cosa sta dicendo la tua depressione.</p><p><b>Confida solo in Dio e adora Lui solo</b></p><p>Mentre pensi al significato dei tuoi sentimenti ti accorgerai che il sentiero, invece che portarti a una disperazione sempre maggiore, ti conduce al Dio uno e trino. E in particolare ti porterà alla domanda, “Vivrai per Dio oppure per te stesso e le cose che adori”? A volte ci vuole un po’ di tempo per giungere a porci questa che è la più critica delle domande, ma che è comunque sempre lì.</p><p>Di solito, tutto ciò che devi fare è chiederti dei “perché” come un bambino di tre anni.</p><blockquote>“Non ce la faccio ad andare avanti”.<br />“Perché”?<br />“Perché sono così stanco e non ce la faccio più a sopportare il dolore”.<br />“Perchè”?<br />“Perchè mi sento solo”.<br />“Perchè”?<br />“Perchè…non credo che Dio sia con me”.<br />“Perchè”?<br />“Perchè…non mi fido di Lui. Mi fido della <i>mia</i> interpretazione dei fatti che viene dai <i>miei</i> sentimenti”.</blockquote><p>I “Perchè”? dovrebbero condurti a Dio. Ti stancherai delle domande già dalla seconda che ti porrai, ma continua a fartele. Alla fine delle tue domande diGli, “Gesù è il mio Signore, confesso la mia incredulità, e confido in Te”. Fiducia, confessione del peccato e seguire Cristo in obbedienza—suona familiare? Questi sono i fondamenti della vita spirituale. Quando si va al di sotto della superficie, sono queste le cose che sono importanti per chiunque. Scoprirai che funzionano. Se ti sembrano futili, allora sei intorpidito riguardo ai segreti dell’universo e hai bisogno di tornare ad ascoltare. Non fidarti di quello che ti stanno dicendo le tue emozioni riguardo a quanto abbiamo detto. Possono sembrare cose semplici, ma non sono semplicistiche. Sono le basi della vita stessa. Sono le modalità primarie con le quali rispondiamo a Dio.</p><p><b>Confessa i tuoi peccati al tuo Padre Celeste</b></p><p>Fiducia in Cristo, confessione del peccato, ubbidienza a Colui che ti ama: delle tre, la confessione dei peccati può sembrare scoraggiante sulle prime. Potresti già sentirti una persona cattiva di tuo, e questo ti fa solo sentire peggio. Ma considera:</p><blockquote><ul><li>Se lo Spirito di Dio ti permetterà di vedere il peccato nella tua vita, hai delle ottime prove che Lui è tuo Padre e tu sei Suo figlio. Non puoi vedere il tuo peccato se Dio non te lo rivela.</li><li>Confessare il peccato dovrebbe essere una parte normale della nostra routine quotidiana, depressi o no (Mt 6:9-13).</li><li>Confessare il peccato non compromette la nostra relazione con Dio, anzi la migliora. Se abbiamo confidato in Cristo, il giudizio divino sul nostro peccato è caduto su Cristo, non su di noi. Confessare il peccato ci ricorda che Cristo ha già affrontato i nostri problemi più profondi, e abbiamo motivo per esserne riconoscenti. </blockquote></li></ul>Ecco la regola. Se consideri ciò che la tua depressone ti sta dicendo e questo ti porta sino in fondo nella tua relazione con Cristo, allora non interrompere questo viaggio finché non avrai udito qualcosa di buono. La Parola di Dio ci insegna sempre a terminare con Gesù e con parole che rappresentano buone notizie al nostro udito attento. Per cui non fermarti a “Che miserabile derelitto che sono”. Puoi anche essere un misero derelitto, ma non puoi mettere la parola fine qui. “Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore”! (Ro 7:24, 25).Ricorda che se tu hai posto la tua fede in Gesù sei perdonato, adottato, amato e oggetto di diletto. Devi cominciare a pensare nel modo in cui <i>Dio</i> pensa, non nel <i>tuo</i> modo di pensare.<b>Fai passi pratici di amore e ubbidienza</b>La lista seguente include un certo numero di applicazioni di passi scritturali. L’idea base è quella della fede che si esprime in azoni.<ol><li>Prendi un racconto biblico, leggilo ogni giorno, e scrivi 25 applicazioni pratiche di questa storia (oppure 5, 10, o 50). Questo può sembrare impossibile, ma una volta superate le prime dieci, diventerà più facile. Non dimenticare, la tua mente tende a vagare, si stanca. Sarà difficile focalizzarsi su di una sola cosa, ma sarà comunque di aiuto farlo.</li><li>Scrivi cinque volte i modi in cui sei stato benedetto da un amico, e spediscili.</li><li>Scrivi il tuo motivo di vita. Lascia che sia rivisto ed eventualmente modificato da altri. Quindi memorizzalo e vivilo.</li><li>Diventa un esperto in ciò che Dio dice a quelli che soffrono. Prendi in considerazione di iniziare con Ebrei 10-12. I capitoli dal 10 al 12 di Ebrei ti richiamano a fede e speranza, quindi ti indicano Gesù. Ma non fermarti qui. La Scrittura ci indirizza sempre anche verso gli altri: fede in Dio e amore per gli altri. In questo caso, dice “Impegnatevi a cercare la pace con tutti” (Eb 12:14). Come puoi adoperarti per la pace? Chi hai bisogno di perdonare? O a chi hai necessità di chiedere perdono?</li><li>Prendi appunti sulla predicazione domenicale. Agisci in base ad essi. </li><li>Ogni giorno dì o scrivi qualcosa che può essere di incoraggiamento per gli altri. Hai una chiamata. Ci sono persone da amare, di cui prendersi cura, da aiutare.</li><li>Ogni giorno ascolta la Parola di Dio, musica che ti parli di Cristo, o ascolta un’altra persona che abbia sapienza spirituale. Sii in grado di riassumere ciò che hai ascoltato e parlane con qualcuno. </li><li>Sii vigile riguardo al mormorare e al lamentarsi. Come il pettegolezzo, sono peccati generalmente ben accettati dalla nostra cultura così che non riusciamo a scorgerne le loro turpi radici. Cosa vogliono dire davvero mormorii e lagnanze? Riesci a vedere come siano contro Dio?</li><li>Considera queste domande. In questa cultura, abbiamo dimenticato i benefici derivanti dalle difficoltà? Quali sono i loro possibili benefici? (Sl 119:67, 71; 2 Co 1:8-10; Eb 5:8; Giacomo 1:3)</li><li>Chiedi a un pò di persone di pregare per te e invitale a dichiararti la schietta verità. Quando chiedi preghiere, stai chiedendo più della semplice alleviazione della tua depressione. Usa questa opportunità per fare grandi preghiere. Trova preghiere nelle Scritture e pregale anche tu. Ad esempio, prega che tu possa conoscere l’amore di Cristo (Ef 3), che tu possa somigliare più a Gesù (Ro 8:29), che tu possa amare gli altri, e che tu possa discernere cosa significhi portare gloria a Dio.</li><li>Se sei nel dubbio, dimostra amore agli altri in modo creativo.</li></ol><b>Pensieri finali</b>La depressione è dura. Non ti lascia se non la combatti. Ma ci sono buone ragioni per farlo. I cambiamenti sono garantiti (Fl 1:6). Sei alla presenza del “Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione” (2 Co 1:3, 4). Credi a ciò? Pensaci su. Quando consideri che il Padre ha mandato Suo Figlio—il Suo amato unico figlio—a morire per noi quando eravamo ancora Suoi nemici, non c’è motivo di pensare che sarà insufficiente nel Suo amore e compassione ora che lo conosciamo come Padre. A volte, comunque, abbiamo una <i>nostra</i> definizione di compassione. Compassione che potrebbe significare “rimuovere velocemente l’infelicità”. Devi invece credere che l’amore e la compassione di Dio sorpassano persino la nostra immaginazione, figuriamoci la nostra comprensione. Lui è in grado di fare qualcosa di eccelso. Vuole irrorarti con la Sua grazia e renderti sempre più simile a Gesù. Perciò non mollare. Hai uno scopo. Dio è all’opera. Tu sei un servitore del Re, un figliolo che rappresenta il Padre, e avrai presto il privilegio di confortare “quelli che si trovano in qualunque afflizione mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati” (2 Co 1:4). Il corpo di Cristo ha bisogno di te.<h4> <span class="mw-headline" id="Alcune_domande_frequenti">Alcune domande frequenti</span></h4><p><b>Cosa ha aiutato altra gente?</b> Ad alcune persone che sono passate attraverso la depressione è stato chiesto di completare questa frase: “Ho visto cambiamenti nella mia esperienza depressiva quando...” </p><ol><li>Ho iniziato a parlare a me stesso piuttosto che ascoltare me stesso. Ho iniziato a ripetere a me stesso diverse Scritture invece di ascoltare le mie espressioni di disperazione.</li><li>Ho smesso di dire, “Non funziona”. Ero sempre alla ricerca della soluzione magica. Pregavo (cercando di scendere a patti con Dio), guardavo al mo cuore (per un minuto o due), o provavo brevemente qualche altra operazione apparentemente spirituale, e non appena vedevo che non funzionava, abbandonavo tutto. Ora credo invece che “funziona”. A lungo termine, vi è appagamento e persino gioia in piccoli passi di fede e obbedienza. </li><li>Ho avuto un amico e un pastore che rappresentavano davanti ai miei occhi un quadro ampio e accurato del regno di Dio. La depressione aveva reso il mio mondo così piccolo; quando ho visto che Dio era all’opera, ho iniziato ad avere speranza.</li><li>Mia figlia si ammalò gravemente. Questo mi costrinse a guardare al di fuori del mio mondo.</li><li>Un’amica non si rassegnò ad abbandonarmi: Era sempre amorevole e mi indicava la verità, anche quando non volevo sentir parlare di Gesù</li><li>Un’amica mi “lasciò prendere in prestito” la sua fede. La mia era talmente debole, anche se ho sempre saputo che lei era fiduciosa nella presenza e nell’amore di Dio per la chiesa e persino per me.</li><li>Ho perdonato mio padre e l’ho affidato a Dio.</li><li>Mi sono reso conto che per il 90% era costituita dall’orgoglio. Mi sentivo come se certe cose mi fossero dovute dagli altri.</li><li>Ho iniziato a credere che ero in una battaglia e mi son reso conto che dovevo combattere.</li><li>Ho visto che ero io stesso a fare delle cose negative invece degli altri. Ad esempio nutrivo rabbia, mi commiseravo con grande maestria. Nel mio cuore, facevo quello che volevo.</li><li>Ho iniziato a conoscere la grazia di Dio. Ho cominciato a vedere come il mio rivoltarmi nel senso di colpa fosse più conseguenza dell’impossibilità di raggiungere uno stato di rettitudine con i miei sforzi, che una manifestazione di tristezza secondo Dio.</li><li>Una volta che ho capito che era una cosa buona riuscire a vedere i propri peccati—evidenza dell’amore e dello Spirito di Dio all’opera nella mia vita—ho iniziato a dire a me stesso, “Nel dubbio, pentiti”.</li><li>Ho iniziato a esaminarmi e a lavorare su quelle che credevo essere le responsabilità affidatemi da Dio.</li></ol><p><b>E riguardo a cose che alleviano i sintomi?</b> Assumere antidepressivi? Cambiare la dieta? Procurarsi delle luci psichedeliche tipo effetto arcobaleno? Seguire un programma di esercizi?  Fare una vacanza? Può essere che hai già provato alcune tra queste soluzioni che a volte possono alleviare la gravità dei sintomi depressivi. Vanno provate o no?</p><p>In ultima analisi, la decisione è tua. Solo, fai una scelta accorta e saggia. Parlane con qualcuno. Quali sono i benefici e i rischi? Quali le alternative? Fai delle ricerche. </p><p>Renditi conto che non ci sono cure miracolose. Se qualcosa sembra aiutare, dovresti ancora continuare a chiederti cosa sta dicendo la depressione, e dovresti ancora cercare di crescere in Cristo. La depressione rivela ancora noi stessi, non solo la composizione chimica del nostro cervello. Cos, non pensare che il problema sia o spirituale o fisico. Pensa invece al problema come a un’occasione per poter valutare il tuo cuore. Mentre fai ciò, molto più spesso di quanto invece non avvenga, la tua depressione si alleggerirà in modo significativo. Potrebbe esserci un problema fisico o chimico? Forse. Ma ogni problema di qualsiasi natura e sempre un’occasione per un lavoro spirituale.</p><!-- NewPP limit reportPreprocessor node count: 9/1000000Post-expand include size: 71/2097152 bytesTemplate argument size: 52/2097152 bytesExpensive parser function count: 0/100--><!-- Saved in parser cache with key gospeltr_mediawiki-it_:pcache:idhash:49-1!1!0!!it!2!edit=0 and timestamp 20110225113143 --><br /><a href="http://it.gospeltranslations.org">[More]</a>]]></content:encoded>
        <pubDate>Tue, 25 Jan 2011 07:00:00 EST</pubDate>
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        <title>Consigli per i Pastori: Come aiutare la gente ad avvicinarsi a Dio</title>
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        <description><![CDATA[<strong>Di John Piper (Desiring God)</strong><br> <a href="http://it.gospeltranslations.org">Libri e Sermoni Biblici</a><br><br><a href="http://it.gospeltranslations.org"><img src="http://gospeltranslations.org/images/logo.it.png" align="right" style="border: 0; margin: 5px;" /></a>		    <!-- header --> <div id="gt-reviewbox" class="rounded"><p><img src="http://gospeltranslations.org/images/caution-sign.png" alt="Review"/>Potete aiutarci a migliorare questa traduzione da rivedere per la precisione. <a href="http://gospeltranslations.org/wiki/Handbook:Reviews">Per saperne di più (English)</a>.</p></div> <br />  <ol><li>Amare Dio con tutto il cuore e tutta la vostra anima, mente e forza, anche quando siete con altre persone, poiché è contagioso. </li><li>Amate gli altri con la forza della grazia di Dio. Ciò significa saper mostrare la bellezza di Cristo attraverso il suo amore per loro, nello stesso modo in cui voi amate loro. </li><li>Raccontate la storia di coloro che sono stati catturati dalla bellezza e dalla gloria di Dio. Pare che il racconto di storie vere colpisca molto. </li><li>Descrivere il valore di Dio—il suo valore, cantandone le lodi. </li><li>Insegnare alla gente come pregare per la trasformazione dei proprio cuori, che significa, insegnar loro come pregare con i salmi, "Porta il mio cuore verso la Tua parola e non verso l’interesse personale". </li><li>Guidare la meditazione e le riflessioni sulla parola di Dio. La maggior parte della gente non sa come interpretare correttamente una parola o una frase della scrittura. Memorizzare una frase e ripeterla continuamente, analizzandola sotto diversi aspetti, valutandola e applicandola a diversi aspetti della vita quotidiana, pensando a possibili analogie. Attraverso questa meditazione il succo dei frutti comincia a sgorgare, risvegliando le papille gustative dell’anima. </li><li>Mostrare alla gente come identificare nella Bibbia delle specifiche promesse da prendere in considerazione. Quando Paolo nei Romani 15:13 dice, "Possa il Dio delle speranze riempirvi di gioia e pace nella fede. . .", evidenzia come la gioia e la pace si accrescono più ci affidiamo alle grandi e preziose promesse di Dio. Le gente deve quindi cercare più attentamente le promesse e tenerle a mente, richiamandole alla mente nel corso della giornata. </li><li>Pregate per la vostra gente affinché i loro cuori siano teneri e aperti alle meraviglie del Signore. </li><li>Aiutate la gente a spegnere il televisore. Ci sono poche cose nella nostra cultura che intorpidiscono tanto quanto la televisione. Anche le trasmissioni definite "buone” sono in gran parte banali e di bassa levatura, ben lontane dal favorire una profondo e vera capacità di apprezzare Dio. E se aggiungete e tutto ciò tutta la trafila di pubblicità ammalianti che accompagnano ogni programma, non c’è da stupirsi del perché così tanti Cristiani praticanti siano incapaci di avere pensieri elevati e provare emozioni profonde. </li><li>Invitare la gente alla lettura di biografie religiose. Le narrazioni e i trionfi dei Cristiani che hanno conosciuto la gloria e la grandezza di Dio sono molto suggestive e rivelatrici. </li><li>Insegnare alla gente come trasferire la loro gioia per le cose naturali alla gioia in Dio. Intendo dire che anche le persone più tristi e cupe hanno comunque una o due cose che danno loro gioia. Potrebbe essere la famiglia. Potrebbe essere una notte di cielo stellato nei boschi del nord. Oppure l’andare a pesca. Aiutate le persone in questo processo di trasposizione, quindi, di sintonizzarsi sulla frequenza "gioia" nella loro anima e trasferirla dal naturale al sovrannaturale attraverso la fede in Dio, creatore della famiglia, del cielo stellato, della pesca. Aiutateli a comprendere come le cose belle di questo mondo, quelle che fanno vivere emozioni positive, sono un dono di Dio e ne riflettono il carattere e la bontà. Se le persone sono capaci di apprezzare le cose naturali e semplici, allora con la grazia dello Spirito Santo possono arrivare a trasferire queste gioie e questi bei momenti ad un livello superiore, fino a scoprire la gioia in Dio. </li><li>Invitate la gente al sacramento della confessione e alla rinuncia del peccato che rende sterili e incapaci di vero amore per Dio. </li><li>Insegnate la necessità e il valore della sofferenza della vita Cristiana che porta alla rivelazione della gloria. </li></ol><p>Queste sono alcune cose che potrebbero aiutare la vostra gente. </p><p>Credo che le cose più utili siano occuparsi della propria anima e ciò che porta noi alla gioia in Dio, per condividerle con gli altri. </p><p>Che Dio vi benedica nella vostra missione di rivelazione della gioia in Dio alla vostra congregazione.</p><!-- NewPP limit reportPreprocessor node count: 6/1000000Post-expand include size: 71/2097152 bytesTemplate argument size: 68/2097152 bytesExpensive parser function count: 0/100--><!-- Saved in parser cache with key gospeltr_mediawiki-it_:pcache:idhash:7-1!1!0!!it!2!edit=0 and timestamp 20110225113143 --><br /><a href="http://it.gospeltranslations.org">[More]</a>]]></description>
        <content:encoded><![CDATA[<strong>Di John Piper (Desiring God)</strong><br> <a href="http://it.gospeltranslations.org">Libri e Sermoni Biblici</a><br><br><a href="http://it.gospeltranslations.org"><img src="http://gospeltranslations.org/images/logo.it.png" align="right" style="border: 0; margin: 5px;" /></a>		    <!-- header --> <div id="gt-reviewbox" class="rounded"><p><img src="http://gospeltranslations.org/images/caution-sign.png" alt="Review"/>Potete aiutarci a migliorare questa traduzione da rivedere per la precisione. <a href="http://gospeltranslations.org/wiki/Handbook:Reviews">Per saperne di più (English)</a>.</p></div> <br />  <ol><li>Amare Dio con tutto il cuore e tutta la vostra anima, mente e forza, anche quando siete con altre persone, poiché è contagioso. </li><li>Amate gli altri con la forza della grazia di Dio. Ciò significa saper mostrare la bellezza di Cristo attraverso il suo amore per loro, nello stesso modo in cui voi amate loro. </li><li>Raccontate la storia di coloro che sono stati catturati dalla bellezza e dalla gloria di Dio. Pare che il racconto di storie vere colpisca molto. </li><li>Descrivere il valore di Dio—il suo valore, cantandone le lodi. </li><li>Insegnare alla gente come pregare per la trasformazione dei proprio cuori, che significa, insegnar loro come pregare con i salmi, "Porta il mio cuore verso la Tua parola e non verso l’interesse personale". </li><li>Guidare la meditazione e le riflessioni sulla parola di Dio. La maggior parte della gente non sa come interpretare correttamente una parola o una frase della scrittura. Memorizzare una frase e ripeterla continuamente, analizzandola sotto diversi aspetti, valutandola e applicandola a diversi aspetti della vita quotidiana, pensando a possibili analogie. Attraverso questa meditazione il succo dei frutti comincia a sgorgare, risvegliando le papille gustative dell’anima. </li><li>Mostrare alla gente come identificare nella Bibbia delle specifiche promesse da prendere in considerazione. Quando Paolo nei Romani 15:13 dice, "Possa il Dio delle speranze riempirvi di gioia e pace nella fede. . .", evidenzia come la gioia e la pace si accrescono più ci affidiamo alle grandi e preziose promesse di Dio. Le gente deve quindi cercare più attentamente le promesse e tenerle a mente, richiamandole alla mente nel corso della giornata. </li><li>Pregate per la vostra gente affinché i loro cuori siano teneri e aperti alle meraviglie del Signore. </li><li>Aiutate la gente a spegnere il televisore. Ci sono poche cose nella nostra cultura che intorpidiscono tanto quanto la televisione. Anche le trasmissioni definite "buone” sono in gran parte banali e di bassa levatura, ben lontane dal favorire una profondo e vera capacità di apprezzare Dio. E se aggiungete e tutto ciò tutta la trafila di pubblicità ammalianti che accompagnano ogni programma, non c’è da stupirsi del perché così tanti Cristiani praticanti siano incapaci di avere pensieri elevati e provare emozioni profonde. </li><li>Invitare la gente alla lettura di biografie religiose. Le narrazioni e i trionfi dei Cristiani che hanno conosciuto la gloria e la grandezza di Dio sono molto suggestive e rivelatrici. </li><li>Insegnare alla gente come trasferire la loro gioia per le cose naturali alla gioia in Dio. Intendo dire che anche le persone più tristi e cupe hanno comunque una o due cose che danno loro gioia. Potrebbe essere la famiglia. Potrebbe essere una notte di cielo stellato nei boschi del nord. Oppure l’andare a pesca. Aiutate le persone in questo processo di trasposizione, quindi, di sintonizzarsi sulla frequenza "gioia" nella loro anima e trasferirla dal naturale al sovrannaturale attraverso la fede in Dio, creatore della famiglia, del cielo stellato, della pesca. Aiutateli a comprendere come le cose belle di questo mondo, quelle che fanno vivere emozioni positive, sono un dono di Dio e ne riflettono il carattere e la bontà. Se le persone sono capaci di apprezzare le cose naturali e semplici, allora con la grazia dello Spirito Santo possono arrivare a trasferire queste gioie e questi bei momenti ad un livello superiore, fino a scoprire la gioia in Dio. </li><li>Invitate la gente al sacramento della confessione e alla rinuncia del peccato che rende sterili e incapaci di vero amore per Dio. </li><li>Insegnate la necessità e il valore della sofferenza della vita Cristiana che porta alla rivelazione della gloria. </li></ol><p>Queste sono alcune cose che potrebbero aiutare la vostra gente. </p><p>Credo che le cose più utili siano occuparsi della propria anima e ciò che porta noi alla gioia in Dio, per condividerle con gli altri. </p><p>Che Dio vi benedica nella vostra missione di rivelazione della gioia in Dio alla vostra congregazione.</p><!-- NewPP limit reportPreprocessor node count: 6/1000000Post-expand include size: 71/2097152 bytesTemplate argument size: 68/2097152 bytesExpensive parser function count: 0/100--><!-- Saved in parser cache with key gospeltr_mediawiki-it_:pcache:idhash:7-1!1!0!!it!2!edit=0 and timestamp 20110225113143 --><br /><a href="http://it.gospeltranslations.org">[More]</a>]]></content:encoded>
        <pubDate>Tue, 18 Jan 2011 07:00:00 EST</pubDate>
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        <title>Digiunare Per La Ricompensa Del Padre</title>
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        <description><![CDATA[<strong>Di John Piper (Desiring God)</strong><br> <a href="http://it.gospeltranslations.org">Libri e Sermoni Biblici</a><br><br><a href="http://it.gospeltranslations.org"><img src="http://gospeltranslations.org/images/logo.it.png" align="right" style="border: 0; margin: 5px;" /></a>		    <!-- header --> <div id="gt-reviewbox" class="rounded"><p><img src="http://gospeltranslations.org/images/caution-sign.png" alt="Review"/>Potete aiutarci a migliorare questa traduzione da rivedere per la precisione. <a href="http://gospeltranslations.org/wiki/Handbook:Reviews">Per saperne di più (English)</a>.</p></div> <br />   <blockquote><b>Matteo 6:16-18 </b>Ora, quando digiunate, non siate mesti d'aspetto come gli ipocriti; perché essi si sfigurano la faccia per mostrare agli uomini che digiunano, in verità vi dico che essi hanno già ricevuto il loro premio. Ma tu, quando digiuni, ungiti il capo e lavati la faccia, per non mostrare agli uomini che tu digiuni, ma al Padre tuo nel segreto, e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa pubblicamente. </blockquote><p><b>Introduzione </b></p><p>Carl Lundquist è stato presidente del Bethel College and Seminary per quasi 30 anni. È morto più o meno quattro anni fa di cancro alla pelle. Nell’ultimo decennio della sua vita, ha dedicato molte energie allo studiare e promuovere la devozione spirituale personale e le discipline della vita cristiana.</p><p>Ha persino istituito quello che lui chiamava “The Evangelical Order of the Burning Heart” (“L’Ordine Evangelico del Cuore Ardente”), ed ha cominciato ad inviare un bollettino ricco di ispirazione e di incoraggiamento. Nella lettera datata settembre 1989, raccontava la storia di come aveva incominciato a prendere seriamente il digiuno.</p><blockquote>La mia vera e propria considerazione del digiuno quale disciplina spirituale cominciò come risultato della mia visita al dott. Joon Gon Kim a Seoul, in Corea. “È vero”, gli chiesi, “che hai digiunato per 40 giorni prima della crociata di evangelizzazione del 1980?” “Sì,” rispose, “è vero”. Il dott. Kim era a capo della crociata, la quale prevedeva di portare un milione di persone in Piazza Yoido. Ma, sei mesi prima della manifestazione, la polizia lo informò della revoca del permesso per la crociata. A quei tempi vi erano tumulti politici in Corea, e a Seoul vigeva la legge marziale. La polizia decise che non si poteva correre il rischio di avere così tanta gente radunata in un unico posto. Così il dott. Kim ed alcuni collaboratori si diressero verso un monte di preghiera, dove rimasero 40 giorni innanzi a Dio, pregando e digiunando per la crociata. Poi ritornarono ed andarono al posto di polizia. “Oh,” dissero i poliziotti quando videro il dott. Kim, “abbiamo cambiato idea, potete svolgere l’incontro!” Mentre tornavo all’albergo, riflessi e pensai che io non avevo mai digiunato così. Forse non avevo mai desiderato un’opera di Dio con la stessa intensità . . . Il suo corpo era segnato da diversi digiuni di 40 giorni, durante il suo lungo periodo di leadership a capo delle opere di Dio in Asia. E comunque, oltre a questo, io non avevo visto i miracoli che aveva visto il dott. Kim. </blockquote><p>Il dott. Lundquist continuava, raccontando che, durante uno dei ritiri del “Burning Heart” a cui era a capo, aveva visto uno degli studenti del seminario non mangiare. Gli chiese se stava bene, e scoprì che egli era quasi giunto alla fine di un digiuno totale di 21 giorni, che faceva parte della ricerca della guida di Dio per il capitolo successivo della sua vita. </p><p>Il dott. Lundquist diceva che, negli anni successivi del suo ministero, aveva scoperto che un digiuno modificato una volta alla settimana era molto utile per la sua vita ed il suo lavoro. Nella lettera, egli scriveva: </p><blockquote>Invece di prendermi un’ora di pausa per pranzo, utilizzo il tempo per andare in una sala di preghiera, di solito la “Flame Room”, nel Bethel Theological Seminary, qui vicino. Là passo la mia pausa pranzo in comunione con Dio e in preghiera. Ed ho appreso una dimensione molto personale di ciò che Gesú dichiarava quando diceva: “Io ho un cibo da mangiare che voi non conoscete”. </blockquote><p>Questo è simile a ciò che ho chiesto ai “Fasting Forty” (“I Quaranta del Diguno”) di fare durante il mese di febbraio – digiunare per un periodo di 24 ore una volta alla settimana.</p><p>“<i>Quando</i> Digiunate”, Non “<i>Se</i> Digiunate” <br /></p><p>Uno dei testi che hanno ispirato il dott. Lundquist in quei suoi ultimi anni di vita è quello che esamineremo questa mattina – Matteo 6:16-18. Ciò che lo ha colpito di questo testo sono le parole nel verso 16: “Ora, quando digiunate . . .” Come molti altri, il dott. Lundquist ha notato che non dice “se digiunate”, bensì “quando digiunate”. Ha concluso, come me e come molti, che Gesú dava per scontato che il digiuno fosse una buona cosa, e che sarebbe stato praticato dai suoi discepoli. Questo è ciò che abbiamo visto in Matteo 9:15 – quando lo sposo sarà tolto, i discepoli digiuneranno. </p><p>Quindi Gesú non insegna sul se digiunare o meno. Dà per scontato che si digiuni, e ci insegna come farlo e in particolar modo come non farlo. </p><p><b>L’Ipocrisia: Un Pericolo Nel Digiunare </b></p><p>Se il digiuno deve essere incorporato nelle nostre vite come un modo di cercare tutta la pienezza di Dio (Efesini 3:19), abbiamo bisogno di sapere come non farlo. Ciò comprenderebbe consigli materiali sul come non mettere a rischio il nostro corpo, e insegnamenti spirituali sul come non mettere a rischio la nostra anima. Per quanto riguarda l’aspetto fisico, metterò a disposizione un breve trattato scritto da un medico che abbiamo consultato quando siamo stati ad Orlando a dicembre.</p><p><b>“Essi Hanno Già Ricevuto Il Loro Premio” </b><br /></p><p>Ma più importante di ciò è l’avvertimento di Gesú riguardo il pericolo spirituale del digiunare in maniera sbagliata. Ecco di che cosa parla questo testo. Gesú ci mette in guardia sul cosa non fare, e ci dice che cosa invece dobbiamo fare. </p><p>Ci avverte, nel verso 16, di non fare come gli ipocriti: “Ora, quando digiunate, non siate mesti d'aspetto come gli ipocriti; perché essi si sfigurano la faccia per mostrare agli uomini che digiunano”. Quindi gli ipocriti sono persone che esercitano la propria disciplina spirituale “per mostrare agli uomini che digiunano”. Questa è la ricompensa che cercano gli ipocriti. E chi non ha sperimentato quanto effettivamente sia gratificante l’essere ammirati per la nostra disciplina, zelo, o devozione. È una grande ricompensa tra gli uomini. Ci sono poche cose che soddisfano di più il cuore di noi caduti del ricevere grande attenzione per via dei nostri successi – specialmente quelli religiosi. </p><p>Quindi Gesú dice, nell’ultima parte del verso 16: “In verità vi dico che essi hanno già ricevuto il loro premio”. In altre parole, se questo è il premio a cui aspirate quando digiunate, questo otterrete, e questo sarà tutto ciò che otterrete. In altre parole, il pericolo dell’ipocrisia è che funziona veramente bene. Punta alla lode degli uomini. E ci riesce. Ma è tutto qui. </p><p><b>Perché Questa È Ipocrisia? </b></p><p>Ma chiediamoci perché questa è ipocrisia. In questo caso abbiamo delle persone religiose. Decidono di digiunare. Invecere di nascondere il fatto che stiano digiunando, lo rendono evidente. Perché questa è ipocrisia? Perché non è ipocrisia il digiunare, ma ungendosi il capo e lavandosi la faccia, facendo in modo che nessuno sappia che si sta digiunando? Non è forse la definizione di ipocrisia il cercare di sembrare esteriormente diversi da ciò che si è interiormente? Quindi queste persone religiose lasciano trasparire la verità, giusto? Sono tutt’altro che ipocriti. Digiunano, ed hanno l’aspetto di gente che digiuna. Nessun inganno. Siate coerenti: se digiunate, abbiatene l’aspetto. </p><p>Ma Gesú li chiama ipocriti. Perché? Perché si presume che il cuore che motiva il digiuno sia un cuore rivolto a Dio. Ecco cosa significa digiunare: una fame di Dio che proviene dal cuore. Ma il cuore che dà motivazione al loro digiuno è un cuore rivolto all’ammirazione umana. Quindi essi sono aperti e trasparenti su ciò che fanno, ma quella stessa trasparenza è ingannevole riguardo i loro sentimenti. Se volessero essere veramente aperti, dovrebbero portare al collo un cartello che dice: “La ricompensa finale del mio digiuno è la lode degli uomini”. Allora non sarebbero ipocriti. Sarebbero apertamente e trasparentemente vanagloriosi. </p><p>Vi sono quindi due pericoli nei quali queste persone che digiunano sono cadute. Il primo è che, digiunando, essi cercano la ricompensa sbagliata, ovvero la stima dell’altra gente. Adorano la lode degli uomini. E il secondo è che nascondono ciò fingendo amore per Dio. Digiunare significa amare Dio – avere fame di Dio. Quindi, con le loro azioni, essi dicono di avere fame di Dio. Ma internamente hanno fame di essere ammirati ed accettati dagli altri. Questo è il dio che li sazia. </p><p><b>Un Modo Alternativo Di Digiunare </b></p><p>Nei versi 17 e 18, Gesú fornisce un’alternativa a questo tipo di digiuno – il modo in cui lui vuole che venga fatto. Egli dice: </p><blockquote>Ma tu, quando digiuni, ungiti il capo e lavati la faccia, per non mostrare agli uomini che tu digiuni, ma al Padre tuo nel segreto, e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa pubblicamente. </blockquote><p>Ora, esistono diversi tipi di digiuno pubblico nella Bibbia, incluso il Nuovo Testamento, come ad esempio in Atti 13:1-3 e 14:23. Se qualcuno scopre che state digiunando, non è peccato. Il valore del vostro digiuno non viene annullato se qualcuno nota che avete saltato il pranzo. È possibile digiunare con altre persone – ad esempio: il nostro personale che digiuna insieme per cercare il Signore in un ritiro mirato alla pianificazione – è possibile digiunare in questo modo e NON digiunare “per mostrare agli uomini che si digiuna”. Essere<i>visti digiunare e digiunare per essere visti</i> non sono la stessa cosa. Essere visti digiunare è semplicemente un evento esterno. Digiunare PER ESSERE VISTI è un’auto innalzante ragione del cuore. </p><p>Il Test Di Gesú Per Provare La Realtà Di Dio Nelle Nostre Vite </p><p>Quindi, Gesú ci fornisce istruzioni che metteranno alla prova i nostri cuori. Ci dice, quando digiuniamo: non fate alcuno sforzo per essere visti. Invece, fate sforzi per il fine opposto – per non essere visti. Sistematevi i capelli, lavatevi la faccia, cosicché, per quanto possibile, la gente non sappia nemmeno che state digiunando. </p><p>Ma egli va anche oltre, e dice: il vostro scopo è di essere visti da Dio, non dall’uomo. “Ma tu, quando digiuni, ungiti il capo e lavati la faccia, per non mostrare agli uomini che tu digiuni, ma al Padre tuo nel segreto”. Digiunate per essere visti da Dio nel segreto. </p><p>Ciò che Gesú fa qui è mettere alla prova la realtà di Dio nelle nostre vite. Oh, quanto è facile compiere gesti religiosi, se ci sono altri a guardarci – predicare, pregare, andare in chiesa, leggere la Bibbia, atti di gentilezza e carità, ecc. Il motivo di ciò non è solamente la possibilità di essere elogiati, ma, più insidiosamente, la sensazione che il vero effetto delle nostre azioni sia sull’asse orizzontale fra la gente, e non su quello verticale con Dio. Se i miei figli mi vedono pregare durante i pasti, farà loro del bene. Se il personale mi vede digiunare, potrebbe essere ispirato a digiunare. Se il mio coinquilino mi vede leggere la Bibbia, potrebbe venire ispirato a leggere anche lui la sua. In altre parole, abbiamo la sensazione che il valore della nostra devozione sia l’effetto orizzontale sugli altri quando ci vedono.</p><p>Ora, ciò non è completamente negativo. Ma il rischio è che tutta la nostra vita cominci ad essere giustificata e capita semplicemente sul livello orizzontale, per via degli effetti che può avere quando gli altri vedono queste cose. E così Dio può diventare una Persona secondaria nel vivere le nostre vite. Crediamo che egli sia importante perché tutto ciò è il genere di cosa che vuole che facciamo. Ma lui stesso esce dal quadro e non è più al centro di tutto. </p><p>Quindi, Gesú mette alla prova i nostri cuori, per vedere se Dio stesso sarà il sufficiente per noi – quando nessun altro sa quello che stiamo facendo. Quando nessuno dice: “Come sta andando il digiuno?” Nessuno lo sa – nessuno tranne Dio! Gesú esige un radicale orientamento verso Dio stesso. Ci esorta ad avere una veritiera, estremamente autentica relazione personale con Dio. Se Dio non è tangibile per voi, sarà penoso sopportare qualcosa di difficile quando Dio è l’unico che ne è a conoscenza. Tutto sembrerà inutilre, estremamente inefficace, perché l’intera gamma di possibilità orizzontali sarà priva di valore, poiché nessuno sa ciò che state passando. Tutto quel che importa è Dio: chi è, che cosa pensa, e ciò che farà. </p><p><b>La Promessa di Gesú A Coloro Che Si Concentrano Su Dio </b></p><p>Il che ci porta all’ultima parte del verso 18, ed alla promessa di Gesú riguardo quello che Dio farà per coloro che si concentrano verticalmente su di lui e non hanno bisogno della lode degli altri per rendere utile la loro devozione. Egli dice: “E il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa”. </p><p>In inglese, nella “New American Standard Bible”, viene usata la parola “pagamento”: un termine probabilmente un po’ troppo venale. Sembra suggerire un’operazione commerciale: noi svolgiamo il lavoro di digiunare, e Dio ci paga un salario. Ciò non viene necessariamente inteso in questa parola, la quale significa semplicemente “restituire”, o “ricambiare”. In alcuni casi può essere denaro. In altri giustizia. In altri ancora può essere la misericordiosa risposta di Dio ad un atto di fede e preghiera. Ed io credo che ciò sia quel che viene inteso qui. </p><p>Dio ci vede digiunare. Vede che abbiamo un profondo desiderio che ci spinge a digiunare. Vede che il nostro cuore non cerca l’ordinario piacere dell’ammirazione e della lode umana. Vede che stiamo agendo non con la nostra forza, per fare buona impressione sugli altri con la nostra disciplina, bensì con la nostra debolezza, per esprimere a Dio la nostra necessità ed il nostro vivo desiderio che agisca. E quando vede ciò, risponde. Agisce. Noi lo abbiamo visto agire in maniera straordinaria in queste settimane di digiuno. Persone che rifiutavano il vangelo hanno aperto il loro cuore. Persone che respingevano la riconciliazione hanno aperto il loro cuore. Persone da tempo tiepide ed indifferenti che, risvegliandosi, hanno visto la grandezza di Dio e la loro salvezza. </p><p><b>Qual È La “Ricompensa” Promessa Da Gesú? </b></p><p>Ma qual è il “pagamento”, o la “ricompensa”, del Padre che Gesú promette qui? Può forse essere “la lode degli uomini”? Prenderemmo davvero in giro Dio, se cercassimo di usarlo in qualche modo indiretto per ottenere ciò che veramente vogliamo al posto suo: la lode degli uomini. Non è questa la ricompensa che egli dà. </p><p>Può forse essere denaro? Il verso appena dopo (v. 19) ci ammonisce contro l’accumulare tesori sulla terra (vengano essi dati da Dio o meno), e dice di fare tesori in cielo – dove non esistono valute terrestri ad eccezione di fede e amore. </p><p>No, il posto migliore per trovare la ricopensa del nostro digiuno è qui nel Sermone sul Monte. Ad esempio, la preghiera che Gesú ci ha insegnato poco prima in Matteo 6:9–13 comincia con tre desideri principali: che il nome di Dio sia santificato, o riverito, che venga il suo regno, che la sua volontà sia fatta in terra come in cielo. Questa è la ricompensa principale che Dio ci dona per il nostro digiuno. Digiuniamo, con la stessa devozione ed energia che gli instancabili angeli dimostrano nei secoli dei secoli in cielo, per il desiderio che il nome di Dio venga conosciuto, amato ed onorato; per il desiderio che il suo regno venga esteso e poi completato nel corso della storia; per il desiderio che la sua volontà mantenga ovunque il primato. </p><p>Perché egli di sicuro ci dà moltissime cose specifiche durante il digiuno. E non è sbagliato cercare specificatamente il suo aiuto in ogni parte delle nostre vite tramite il digiuno. Ma queste tre richieste: santificare il suo nome, cercare il suo regno e fare la sua volontà – queste forniscono la prova per capire se tutte le altre cose che desideriamo sono un’espressione di esse. Vogliamo che i nostri figli e le nostre figlie siano salvati perché ciò santificherebbe il nome di Dio? Vogliamo l’apertura della Corea del Nord perché desideriamo che la sovranità di Gesú avanzi? Vogliamo capi di governo onesti perché è in gioco la santa, rivelata volontà di Dio per il suo creato? Vogliamo la Chiesa di Bethlehem ravvivata e risvegliata da potere divino, amore e gioia, perché questo glorifica il nome di Dio, fa avanzare il suo regno, e porta a compimento la sua volontà? </p><p>Questo è ciò che Gesú ci chiama a fare – un digiuno radicalmente orientato verso Dio. Quindi, per amor della vostra stessa anima, in risposta a Gesú, e per l’avanzamento del regno di Dio e del suo grande salvifico scopo di glorificare il suo nome, unitevi ai “Fasting Forty”, sistematevi capelli, lavatevi la faccia, e lasciate che il Padre che vede nel segreto vi veda aprire il vostro cuore desideroso di lui con il digiuno. Il Padre che vede nel segreto è colmo di ricompense per la vostra gioia e per la sua gloria.</p><!-- NewPP limit reportPreprocessor node count: 6/1000000Post-expand include size: 71/2097152 bytesTemplate argument size: 31/2097152 bytesExpensive parser function count: 0/100--><!-- Saved in parser cache with key gospeltr_mediawiki-it_:pcache:idhash:97-1!1!0!!it!2!edit=0 and timestamp 20110225113143 --><br /><a href="http://it.gospeltranslations.org">[More]</a>]]></description>
        <content:encoded><![CDATA[<strong>Di John Piper (Desiring God)</strong><br> <a href="http://it.gospeltranslations.org">Libri e Sermoni Biblici</a><br><br><a href="http://it.gospeltranslations.org"><img src="http://gospeltranslations.org/images/logo.it.png" align="right" style="border: 0; margin: 5px;" /></a>		    <!-- header --> <div id="gt-reviewbox" class="rounded"><p><img src="http://gospeltranslations.org/images/caution-sign.png" alt="Review"/>Potete aiutarci a migliorare questa traduzione da rivedere per la precisione. <a href="http://gospeltranslations.org/wiki/Handbook:Reviews">Per saperne di più (English)</a>.</p></div> <br />   <blockquote><b>Matteo 6:16-18 </b>Ora, quando digiunate, non siate mesti d'aspetto come gli ipocriti; perché essi si sfigurano la faccia per mostrare agli uomini che digiunano, in verità vi dico che essi hanno già ricevuto il loro premio. Ma tu, quando digiuni, ungiti il capo e lavati la faccia, per non mostrare agli uomini che tu digiuni, ma al Padre tuo nel segreto, e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa pubblicamente. </blockquote><p><b>Introduzione </b></p><p>Carl Lundquist è stato presidente del Bethel College and Seminary per quasi 30 anni. È morto più o meno quattro anni fa di cancro alla pelle. Nell’ultimo decennio della sua vita, ha dedicato molte energie allo studiare e promuovere la devozione spirituale personale e le discipline della vita cristiana.</p><p>Ha persino istituito quello che lui chiamava “The Evangelical Order of the Burning Heart” (“L’Ordine Evangelico del Cuore Ardente”), ed ha cominciato ad inviare un bollettino ricco di ispirazione e di incoraggiamento. Nella lettera datata settembre 1989, raccontava la storia di come aveva incominciato a prendere seriamente il digiuno.</p><blockquote>La mia vera e propria considerazione del digiuno quale disciplina spirituale cominciò come risultato della mia visita al dott. Joon Gon Kim a Seoul, in Corea. “È vero”, gli chiesi, “che hai digiunato per 40 giorni prima della crociata di evangelizzazione del 1980?” “Sì,” rispose, “è vero”. Il dott. Kim era a capo della crociata, la quale prevedeva di portare un milione di persone in Piazza Yoido. Ma, sei mesi prima della manifestazione, la polizia lo informò della revoca del permesso per la crociata. A quei tempi vi erano tumulti politici in Corea, e a Seoul vigeva la legge marziale. La polizia decise che non si poteva correre il rischio di avere così tanta gente radunata in un unico posto. Così il dott. Kim ed alcuni collaboratori si diressero verso un monte di preghiera, dove rimasero 40 giorni innanzi a Dio, pregando e digiunando per la crociata. Poi ritornarono ed andarono al posto di polizia. “Oh,” dissero i poliziotti quando videro il dott. Kim, “abbiamo cambiato idea, potete svolgere l’incontro!” Mentre tornavo all’albergo, riflessi e pensai che io non avevo mai digiunato così. Forse non avevo mai desiderato un’opera di Dio con la stessa intensità . . . Il suo corpo era segnato da diversi digiuni di 40 giorni, durante il suo lungo periodo di leadership a capo delle opere di Dio in Asia. E comunque, oltre a questo, io non avevo visto i miracoli che aveva visto il dott. Kim. </blockquote><p>Il dott. Lundquist continuava, raccontando che, durante uno dei ritiri del “Burning Heart” a cui era a capo, aveva visto uno degli studenti del seminario non mangiare. Gli chiese se stava bene, e scoprì che egli era quasi giunto alla fine di un digiuno totale di 21 giorni, che faceva parte della ricerca della guida di Dio per il capitolo successivo della sua vita. </p><p>Il dott. Lundquist diceva che, negli anni successivi del suo ministero, aveva scoperto che un digiuno modificato una volta alla settimana era molto utile per la sua vita ed il suo lavoro. Nella lettera, egli scriveva: </p><blockquote>Invece di prendermi un’ora di pausa per pranzo, utilizzo il tempo per andare in una sala di preghiera, di solito la “Flame Room”, nel Bethel Theological Seminary, qui vicino. Là passo la mia pausa pranzo in comunione con Dio e in preghiera. Ed ho appreso una dimensione molto personale di ciò che Gesú dichiarava quando diceva: “Io ho un cibo da mangiare che voi non conoscete”. </blockquote><p>Questo è simile a ciò che ho chiesto ai “Fasting Forty” (“I Quaranta del Diguno”) di fare durante il mese di febbraio – digiunare per un periodo di 24 ore una volta alla settimana.</p><p>“<i>Quando</i> Digiunate”, Non “<i>Se</i> Digiunate” <br /></p><p>Uno dei testi che hanno ispirato il dott. Lundquist in quei suoi ultimi anni di vita è quello che esamineremo questa mattina – Matteo 6:16-18. Ciò che lo ha colpito di questo testo sono le parole nel verso 16: “Ora, quando digiunate . . .” Come molti altri, il dott. Lundquist ha notato che non dice “se digiunate”, bensì “quando digiunate”. Ha concluso, come me e come molti, che Gesú dava per scontato che il digiuno fosse una buona cosa, e che sarebbe stato praticato dai suoi discepoli. Questo è ciò che abbiamo visto in Matteo 9:15 – quando lo sposo sarà tolto, i discepoli digiuneranno. </p><p>Quindi Gesú non insegna sul se digiunare o meno. Dà per scontato che si digiuni, e ci insegna come farlo e in particolar modo come non farlo. </p><p><b>L’Ipocrisia: Un Pericolo Nel Digiunare </b></p><p>Se il digiuno deve essere incorporato nelle nostre vite come un modo di cercare tutta la pienezza di Dio (Efesini 3:19), abbiamo bisogno di sapere come non farlo. Ciò comprenderebbe consigli materiali sul come non mettere a rischio il nostro corpo, e insegnamenti spirituali sul come non mettere a rischio la nostra anima. Per quanto riguarda l’aspetto fisico, metterò a disposizione un breve trattato scritto da un medico che abbiamo consultato quando siamo stati ad Orlando a dicembre.</p><p><b>“Essi Hanno Già Ricevuto Il Loro Premio” </b><br /></p><p>Ma più importante di ciò è l’avvertimento di Gesú riguardo il pericolo spirituale del digiunare in maniera sbagliata. Ecco di che cosa parla questo testo. Gesú ci mette in guardia sul cosa non fare, e ci dice che cosa invece dobbiamo fare. </p><p>Ci avverte, nel verso 16, di non fare come gli ipocriti: “Ora, quando digiunate, non siate mesti d'aspetto come gli ipocriti; perché essi si sfigurano la faccia per mostrare agli uomini che digiunano”. Quindi gli ipocriti sono persone che esercitano la propria disciplina spirituale “per mostrare agli uomini che digiunano”. Questa è la ricompensa che cercano gli ipocriti. E chi non ha sperimentato quanto effettivamente sia gratificante l’essere ammirati per la nostra disciplina, zelo, o devozione. È una grande ricompensa tra gli uomini. Ci sono poche cose che soddisfano di più il cuore di noi caduti del ricevere grande attenzione per via dei nostri successi – specialmente quelli religiosi. </p><p>Quindi Gesú dice, nell’ultima parte del verso 16: “In verità vi dico che essi hanno già ricevuto il loro premio”. In altre parole, se questo è il premio a cui aspirate quando digiunate, questo otterrete, e questo sarà tutto ciò che otterrete. In altre parole, il pericolo dell’ipocrisia è che funziona veramente bene. Punta alla lode degli uomini. E ci riesce. Ma è tutto qui. </p><p><b>Perché Questa È Ipocrisia? </b></p><p>Ma chiediamoci perché questa è ipocrisia. In questo caso abbiamo delle persone religiose. Decidono di digiunare. Invecere di nascondere il fatto che stiano digiunando, lo rendono evidente. Perché questa è ipocrisia? Perché non è ipocrisia il digiunare, ma ungendosi il capo e lavandosi la faccia, facendo in modo che nessuno sappia che si sta digiunando? Non è forse la definizione di ipocrisia il cercare di sembrare esteriormente diversi da ciò che si è interiormente? Quindi queste persone religiose lasciano trasparire la verità, giusto? Sono tutt’altro che ipocriti. Digiunano, ed hanno l’aspetto di gente che digiuna. Nessun inganno. Siate coerenti: se digiunate, abbiatene l’aspetto. </p><p>Ma Gesú li chiama ipocriti. Perché? Perché si presume che il cuore che motiva il digiuno sia un cuore rivolto a Dio. Ecco cosa significa digiunare: una fame di Dio che proviene dal cuore. Ma il cuore che dà motivazione al loro digiuno è un cuore rivolto all’ammirazione umana. Quindi essi sono aperti e trasparenti su ciò che fanno, ma quella stessa trasparenza è ingannevole riguardo i loro sentimenti. Se volessero essere veramente aperti, dovrebbero portare al collo un cartello che dice: “La ricompensa finale del mio digiuno è la lode degli uomini”. Allora non sarebbero ipocriti. Sarebbero apertamente e trasparentemente vanagloriosi. </p><p>Vi sono quindi due pericoli nei quali queste persone che digiunano sono cadute. Il primo è che, digiunando, essi cercano la ricompensa sbagliata, ovvero la stima dell’altra gente. Adorano la lode degli uomini. E il secondo è che nascondono ciò fingendo amore per Dio. Digiunare significa amare Dio – avere fame di Dio. Quindi, con le loro azioni, essi dicono di avere fame di Dio. Ma internamente hanno fame di essere ammirati ed accettati dagli altri. Questo è il dio che li sazia. </p><p><b>Un Modo Alternativo Di Digiunare </b></p><p>Nei versi 17 e 18, Gesú fornisce un’alternativa a questo tipo di digiuno – il modo in cui lui vuole che venga fatto. Egli dice: </p><blockquote>Ma tu, quando digiuni, ungiti il capo e lavati la faccia, per non mostrare agli uomini che tu digiuni, ma al Padre tuo nel segreto, e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa pubblicamente. </blockquote><p>Ora, esistono diversi tipi di digiuno pubblico nella Bibbia, incluso il Nuovo Testamento, come ad esempio in Atti 13:1-3 e 14:23. Se qualcuno scopre che state digiunando, non è peccato. Il valore del vostro digiuno non viene annullato se qualcuno nota che avete saltato il pranzo. È possibile digiunare con altre persone – ad esempio: il nostro personale che digiuna insieme per cercare il Signore in un ritiro mirato alla pianificazione – è possibile digiunare in questo modo e NON digiunare “per mostrare agli uomini che si digiuna”. Essere<i>visti digiunare e digiunare per essere visti</i> non sono la stessa cosa. Essere visti digiunare è semplicemente un evento esterno. Digiunare PER ESSERE VISTI è un’auto innalzante ragione del cuore. </p><p>Il Test Di Gesú Per Provare La Realtà Di Dio Nelle Nostre Vite </p><p>Quindi, Gesú ci fornisce istruzioni che metteranno alla prova i nostri cuori. Ci dice, quando digiuniamo: non fate alcuno sforzo per essere visti. Invece, fate sforzi per il fine opposto – per non essere visti. Sistematevi i capelli, lavatevi la faccia, cosicché, per quanto possibile, la gente non sappia nemmeno che state digiunando. </p><p>Ma egli va anche oltre, e dice: il vostro scopo è di essere visti da Dio, non dall’uomo. “Ma tu, quando digiuni, ungiti il capo e lavati la faccia, per non mostrare agli uomini che tu digiuni, ma al Padre tuo nel segreto”. Digiunate per essere visti da Dio nel segreto. </p><p>Ciò che Gesú fa qui è mettere alla prova la realtà di Dio nelle nostre vite. Oh, quanto è facile compiere gesti religiosi, se ci sono altri a guardarci – predicare, pregare, andare in chiesa, leggere la Bibbia, atti di gentilezza e carità, ecc. Il motivo di ciò non è solamente la possibilità di essere elogiati, ma, più insidiosamente, la sensazione che il vero effetto delle nostre azioni sia sull’asse orizzontale fra la gente, e non su quello verticale con Dio. Se i miei figli mi vedono pregare durante i pasti, farà loro del bene. Se il personale mi vede digiunare, potrebbe essere ispirato a digiunare. Se il mio coinquilino mi vede leggere la Bibbia, potrebbe venire ispirato a leggere anche lui la sua. In altre parole, abbiamo la sensazione che il valore della nostra devozione sia l’effetto orizzontale sugli altri quando ci vedono.</p><p>Ora, ciò non è completamente negativo. Ma il rischio è che tutta la nostra vita cominci ad essere giustificata e capita semplicemente sul livello orizzontale, per via degli effetti che può avere quando gli altri vedono queste cose. E così Dio può diventare una Persona secondaria nel vivere le nostre vite. Crediamo che egli sia importante perché tutto ciò è il genere di cosa che vuole che facciamo. Ma lui stesso esce dal quadro e non è più al centro di tutto. </p><p>Quindi, Gesú mette alla prova i nostri cuori, per vedere se Dio stesso sarà il sufficiente per noi – quando nessun altro sa quello che stiamo facendo. Quando nessuno dice: “Come sta andando il digiuno?” Nessuno lo sa – nessuno tranne Dio! Gesú esige un radicale orientamento verso Dio stesso. Ci esorta ad avere una veritiera, estremamente autentica relazione personale con Dio. Se Dio non è tangibile per voi, sarà penoso sopportare qualcosa di difficile quando Dio è l’unico che ne è a conoscenza. Tutto sembrerà inutilre, estremamente inefficace, perché l’intera gamma di possibilità orizzontali sarà priva di valore, poiché nessuno sa ciò che state passando. Tutto quel che importa è Dio: chi è, che cosa pensa, e ciò che farà. </p><p><b>La Promessa di Gesú A Coloro Che Si Concentrano Su Dio </b></p><p>Il che ci porta all’ultima parte del verso 18, ed alla promessa di Gesú riguardo quello che Dio farà per coloro che si concentrano verticalmente su di lui e non hanno bisogno della lode degli altri per rendere utile la loro devozione. Egli dice: “E il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa”. </p><p>In inglese, nella “New American Standard Bible”, viene usata la parola “pagamento”: un termine probabilmente un po’ troppo venale. Sembra suggerire un’operazione commerciale: noi svolgiamo il lavoro di digiunare, e Dio ci paga un salario. Ciò non viene necessariamente inteso in questa parola, la quale significa semplicemente “restituire”, o “ricambiare”. In alcuni casi può essere denaro. In altri giustizia. In altri ancora può essere la misericordiosa risposta di Dio ad un atto di fede e preghiera. Ed io credo che ciò sia quel che viene inteso qui. </p><p>Dio ci vede digiunare. Vede che abbiamo un profondo desiderio che ci spinge a digiunare. Vede che il nostro cuore non cerca l’ordinario piacere dell’ammirazione e della lode umana. Vede che stiamo agendo non con la nostra forza, per fare buona impressione sugli altri con la nostra disciplina, bensì con la nostra debolezza, per esprimere a Dio la nostra necessità ed il nostro vivo desiderio che agisca. E quando vede ciò, risponde. Agisce. Noi lo abbiamo visto agire in maniera straordinaria in queste settimane di digiuno. Persone che rifiutavano il vangelo hanno aperto il loro cuore. Persone che respingevano la riconciliazione hanno aperto il loro cuore. Persone da tempo tiepide ed indifferenti che, risvegliandosi, hanno visto la grandezza di Dio e la loro salvezza. </p><p><b>Qual È La “Ricompensa” Promessa Da Gesú? </b></p><p>Ma qual è il “pagamento”, o la “ricompensa”, del Padre che Gesú promette qui? Può forse essere “la lode degli uomini”? Prenderemmo davvero in giro Dio, se cercassimo di usarlo in qualche modo indiretto per ottenere ciò che veramente vogliamo al posto suo: la lode degli uomini. Non è questa la ricompensa che egli dà. </p><p>Può forse essere denaro? Il verso appena dopo (v. 19) ci ammonisce contro l’accumulare tesori sulla terra (vengano essi dati da Dio o meno), e dice di fare tesori in cielo – dove non esistono valute terrestri ad eccezione di fede e amore. </p><p>No, il posto migliore per trovare la ricopensa del nostro digiuno è qui nel Sermone sul Monte. Ad esempio, la preghiera che Gesú ci ha insegnato poco prima in Matteo 6:9–13 comincia con tre desideri principali: che il nome di Dio sia santificato, o riverito, che venga il suo regno, che la sua volontà sia fatta in terra come in cielo. Questa è la ricompensa principale che Dio ci dona per il nostro digiuno. Digiuniamo, con la stessa devozione ed energia che gli instancabili angeli dimostrano nei secoli dei secoli in cielo, per il desiderio che il nome di Dio venga conosciuto, amato ed onorato; per il desiderio che il suo regno venga esteso e poi completato nel corso della storia; per il desiderio che la sua volontà mantenga ovunque il primato. </p><p>Perché egli di sicuro ci dà moltissime cose specifiche durante il digiuno. E non è sbagliato cercare specificatamente il suo aiuto in ogni parte delle nostre vite tramite il digiuno. Ma queste tre richieste: santificare il suo nome, cercare il suo regno e fare la sua volontà – queste forniscono la prova per capire se tutte le altre cose che desideriamo sono un’espressione di esse. Vogliamo che i nostri figli e le nostre figlie siano salvati perché ciò santificherebbe il nome di Dio? Vogliamo l’apertura della Corea del Nord perché desideriamo che la sovranità di Gesú avanzi? Vogliamo capi di governo onesti perché è in gioco la santa, rivelata volontà di Dio per il suo creato? Vogliamo la Chiesa di Bethlehem ravvivata e risvegliata da potere divino, amore e gioia, perché questo glorifica il nome di Dio, fa avanzare il suo regno, e porta a compimento la sua volontà? </p><p>Questo è ciò che Gesú ci chiama a fare – un digiuno radicalmente orientato verso Dio. Quindi, per amor della vostra stessa anima, in risposta a Gesú, e per l’avanzamento del regno di Dio e del suo grande salvifico scopo di glorificare il suo nome, unitevi ai “Fasting Forty”, sistematevi capelli, lavatevi la faccia, e lasciate che il Padre che vede nel segreto vi veda aprire il vostro cuore desideroso di lui con il digiuno. Il Padre che vede nel segreto è colmo di ricompense per la vostra gioia e per la sua gloria.</p><!-- NewPP limit reportPreprocessor node count: 6/1000000Post-expand include size: 71/2097152 bytesTemplate argument size: 31/2097152 bytesExpensive parser function count: 0/100--><!-- Saved in parser cache with key gospeltr_mediawiki-it_:pcache:idhash:97-1!1!0!!it!2!edit=0 and timestamp 20110225113143 --><br /><a href="http://it.gospeltranslations.org">[More]</a>]]></content:encoded>
        <pubDate>Tue, 11 Jan 2011 07:00:00 EST</pubDate>
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