<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:blogger='http://schemas.google.com/blogger/2008' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136</id><updated>2024-12-19T04:20:18.132+01:00</updated><category term="mafia"/><category term="politica"/><category term="Trapani"/><category term="Antonio D&#39;Alì"/><category term="Antonio Ingroia"/><category term="Matteo Messina Denaro"/><category term="Nino Papania"/><category term="PD"/><category term="Salvatore Borsellino"/><category term="Trattativa"/><category term="antimafia"/><category term="lavoro"/><category term="mafia-economia"/><category term="stragi"/><category term="Alcamo"/><category term="Bartolo Pellegrino"/><category term="Berlusconi"/><category term="Cassazione"/><category term="Cuffaro"/><category term="Enzo Parisi"/><category term="Forza Italia"/><category term="Gioacchino Genchi"/><category term="Giuseppe Carlo Marino"/><category term="Giuseppe Lupo"/><category term="Intercettazioni"/><category term="Lombardo"/><category term="Magistrati"/><category term="Mariano Agate"/><category term="Massimo Ciancimino"/><category term="Mazara del Vallo"/><category term="Multimedia Planet"/><category term="Paolo Ruggirello"/><category term="Passalacqua"/><category term="Santoro"/><category term="Travaglio"/><category term="agricoltura"/><category term="ambiente"/><category term="call center"/><category term="camilleri"/><category term="censura"/><category term="chiesa"/><category term="consulenti"/><category term="crisi economica"/><category term="eventi culturali"/><category term="gesuiti"/><category term="giudici"/><category term="giuseppe pipitone"/><category term="giustizia"/><category term="libri"/><category term="multinazionali"/><category term="passalcqua"/><category term="petrolio"/><category term="pizzo"/><category term="precariato"/><category term="provincia"/><category term="regime"/><category term="storia"/><category term="turano"/><category term="viticoltura"/><title type='text'>L&#39;isola</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default?redirect=false'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>23</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-4216497708055226255</id><published>2010-07-29T00:30:00.004+02:00</published><updated>2010-07-29T00:42:00.841+02:00</updated><title type='text'>L&#39;affare del porto, tra infiltrazioni mafiose e cemento depotenziato</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi4FbyoO4UhstluhNiRe1ZERvozEXcIwdfXUepAb-FgZgDBgPzc1_Q_GRH-GxKFoJOBy7-pfHLK6La6valJxECiE-zA5zO1G9LuEDQ8UbjwVVrYbXJo5cuTsNqZMTsh3UrBz-6hex7X86jk/s1600/Castellammare%2520del%2520Golfo_588-05-48-49-2330.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;WIDTH: 320px; HEIGHT: 240px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5499090998134362098&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi4FbyoO4UhstluhNiRe1ZERvozEXcIwdfXUepAb-FgZgDBgPzc1_Q_GRH-GxKFoJOBy7-pfHLK6La6valJxECiE-zA5zO1G9LuEDQ8UbjwVVrYbXJo5cuTsNqZMTsh3UrBz-6hex7X86jk/s320/Castellammare%2520del%2520Golfo_588-05-48-49-2330.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Times New Roman;&quot;&gt;&lt;strong&gt;di Massimo Asta&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Cemento e materiale inerte non corrispondente ai parametri previsti dal capitolato di appalto e quindi frode nelle pubbliche forniture”. È questa l’ipotesi di reato formulata dalla Procura della Repubblica di Trapani che ha portato al sequestro dei lavori di potenziamento e messa in sicurezza del porto di Castellammare del Golfo, un mega appalto da circa 40 milioni di euro, nonché di un’altra aerea ad Alcamo Marina in contrada Magazzinazzi.&lt;br /&gt;&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Le indagini coordinate da circa un anno dal comando provinciale della Guardia di finanza avrebbero dimostrato l’ennesimo caso di utilizzo di cemento depotenziato per realizzare opere pubbliche. L’intera struttura cementizia realizzata all’interno del cantiere dove sono dislocati i massi artificiali frangiflutti sono stati, infatti, sottoposti a sequestro. Ma le perquisizioni e i sigilli della guardia di finanza avrebbero interessato in diverso modo anche le tre aziende coinvolte: &lt;?xml:namespace prefix = st1 ns = &quot;urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags&quot; /&gt;&lt;st1:personname productid=&quot;la CO.VE&quot; st=&quot;on&quot;&gt;la CO.VE&lt;/st1:personname&gt;.CO di Marghera (Ve), &lt;st1:personname productid=&quot;la CO.G&quot; st=&quot;on&quot;&gt;la CO.G&lt;/st1:personname&gt;.&lt;st1:personname productid=&quot;EM di Alcamo&quot; st=&quot;on&quot;&gt;EM di Alcamo&lt;/st1:personname&gt; di Vito Emmolo e &lt;st1:personname productid=&quot;la COMESI&quot; st=&quot;on&quot;&gt;la COMESI&lt;/st1:personname&gt; di Palermo. Si tratta delle tre aziende che nel 2005 si erano aggiudicate costituendosi in ATI (associazione temporanea di imprese) il primo stralcio dei lavori per un importo di 20 milioni di euro con un ribasso d’asta dell’11,87%. La gara d’appalto non dovette presentare difficoltà essendo l’Ati in questione l’unica partecipante al bando.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Una nuova indagine giudiziaria si è abbattuta quindi sui lavori del porto. Nel dicembre del 2008 era stata l’inchiesta “Cosa Nostra resort” a svelare l’intreccio tra mafia, istituzioni, e politica nella gestione del cemento nella provincia di Trapani. Uno dei capitoli più importanti dell’indagine riguardava proprio i lavori del porto di Trapani. Dalle intercettazioni gli investigatori erano risaliti al meccanismo attraverso il quale Tommaso “Masino” Coppola, non ancora rassegnato al destino di rinunciare alla propria “roba”- nove società per un valore di 30 milioni di euro – riusciva a passare tramite i suoi nipoti ordini e direttive all’esterno, ai suoi uomini fidati, ma anche al mondo della politica.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Sempre per interposta persona il Coppola – arrestato nel 2005 nell’ambito di Mafia&amp;amp;Appalti1 quale membro della cupola provinciale ricostituita da Matteo Messina Denaro - si sarebbe rivolto a Camillo Iovino affinché questi si interessasse delle commesse delle sue società presso il sen. Antonio D’Alì, allora sottosegretario all’interno. Attraverso questo ponte “Masino” Coppola voleva assicurare alla “Siciliana Inerti e Bituminosi s.r.l. ”, società a lui riconducibile, “un occhio di riguardo” circa le forniture per i lavori del porto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Non solo, ma Coppola avrebbe sempre attraverso il nipote chiesto a Iovino di contattare l’allora prefetto Finazzo per far sì che la “Calcestruzzi Ericina”, società confiscata al boss Vincenzo Virga, continuasse a rifornirsi di inerti presso la sua società. Il nipote avrebbe confermato l’incontro con Iovino e l’ottemperanza delle richieste di Coppola: “Con Camillo ho parlato e quello fa… dice…perché lui ha parlato là con il Senatore… e gli ha detto… dice: «non ti preoccupare… dice… che qua quando le cose partono… dice… voi siete tenuti in considerazione… e nessuno»…dice”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Secondo le dichiarazioni dello stesso Coppola, inoltre le forniture di cemento sarebbero state decise nelle stanze della mafia trapanese. Sarebbe stato Ciccio Pace, infatti a decidere come ripartire le fette del lauto bottino rappresentato dai lavori del porto: “L’ultimo incontro da me avuto con il Pace – affermava nel 2006 Coppola - è stato all’incirca nel maggio-giugno &lt;st1:metricconverter productid=&quot;2005. In&quot; st=&quot;on&quot;&gt;2005. In&lt;/st1:metricconverter&gt; quella occasione il Pace mi chiese se ero interessato ad effettuare la fornitura di pietrame e pietrisco da impiegare nei lavori del porto di Castellammare del Golfo, lavori che ancora non erano iniziati e che, per quanto mi risulta, (la dichiarazione risale al dicembre del 2006, ndr), non sono iniziati ancora oggi”. Sarebbe stato sempre Ciccio Pace a stabilire le divisioni dei compiti tra le imprese e perfino a consigliare la fascia di prezzo più indicata: “Il Pace mi precisò chiaramente che io mi sarei dovuto occupare della sola fornitura “franco cava” nel senso che altri soggetti che non mi precisò, si sarebbero dovuti occupare del trasporto. Io risposi affermativamente e sono rimasto in attesa di essere contattato dall’impresa aggiudicataria per fissare il prezzo della fornitura. Ricordo anche che il Pace mi chiese di praticare un prezzo il più basso possibile”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Il cemento dei lavori del porto fu anche, a detta del collaboratore di giustizia Gaspare Pulizzi, oggetto del summit di mafia al quale presero parte nel 2007 tra gli altri Ignazio Melodia e Salvatore Lo Piccolo. Delle aziende nel mirino dell’ultima operazione delle fiamme gialle l’inchiesta “Cosa nostra resort” non parlava. Da questa, tuttavia, si apprendeva che il padre di Rosalia Taormina, amministratore unico della COMESI, Francesco, era stato arrestato con ordinanza emessa dal GIP di Reggio Calabria nel 1993 per il reato di corruzione aggravata in concorso e turbata libertà di incanti. &lt;st1:personname productid=&quot;la COMESI&quot; st=&quot;on&quot;&gt;La COMESI&lt;/st1:personname&gt;, inoltre risultava sempre a Castellammare del Golfo in ATI con Silva s.r.l. aggiudicataria dei lavori per il potenziamento e la ristrutturazione della rete idrica per un importo di quasi 2 milioni e mezzo di euro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;L’inchiesta “Cosa nostra resort” avrà anche altri risvolti. Alcune intercettazioni finiranno nel fascicolo a carico di D’Alì sotto indagine per concorso esterno in associazione mafiosa. Mentre di recente è emerso che Iovino, accusato di favoreggiamento aggravato, avrebbe intrattenuto rapporti con il boss valdericino “Masino” Coppola sin dal 2001.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;L’ultima operazione della Guardia di Finanza getta quindi un’altra gravosa ombra sul sistema economico illegale della provincia e in particolare del territorio di Castellammare del Golfo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Il sindaco Marzio Bresciani, subito dopo la notizia del sequestro, ha diramato un comunicato stampa per dichiarare il comune di Castellammare del Golfo parte lesa nella vicenda, e sottolineare che “questa Amministrazione comunale, poco dopo l’insediamento, ha passato la gestione dell’appalto all’assessorato regionale Lavori Pubblici, per la redazione del secondo stralcio dei lavori di messa in sicurezza portuali, poi finanziati”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Speriamo che non finisca come quando a Trapani i sigilli posti ai lavori per la banchina del porto in occasione della Louis Vuitton Cup finirono per scatenare l’ira delle istituzioni locali desiderose di vedere la prosecuzione dei lavori, ma forse poco interessate a pretenderne la legalità. Non è inutile ricordare che il cavallo di Troia per far passare l’autorizzazione ai lavori di Trapani fu il modello dei provvedimenti di carattere urgente della Protezione Civile, che avrebbe successivamente riempito i faldoni giudiziari di diverse procure e scoperchiato il sistema della “cricca”. Ma questa è un’altra storia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/4216497708055226255/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/07/laffare-del-porto-tra-infiltrazioni.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/4216497708055226255'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/4216497708055226255'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/07/laffare-del-porto-tra-infiltrazioni.html' title='L&#39;affare del porto, tra infiltrazioni mafiose e cemento depotenziato'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi4FbyoO4UhstluhNiRe1ZERvozEXcIwdfXUepAb-FgZgDBgPzc1_Q_GRH-GxKFoJOBy7-pfHLK6La6valJxECiE-zA5zO1G9LuEDQ8UbjwVVrYbXJo5cuTsNqZMTsh3UrBz-6hex7X86jk/s72-c/Castellammare%2520del%2520Golfo_588-05-48-49-2330.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-7482959974073562153</id><published>2010-07-18T16:15:00.005+02:00</published><updated>2010-07-18T16:37:34.718+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="ambiente"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Antonio D&#39;Alì"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Enzo Parisi"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="multinazionali"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Passalacqua"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="petrolio"/><title type='text'>Un mare di... piattaforme petrolifere</title><content type='html'>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi86rwUMfLb0L25SmM4DstywbI9ZxIauCsjJjz2VeuoD1RnJC0f7LceiAb_-GA0NgJGZ3H2zQInqdqFJOFw_jrwRKntyuw0dGfFpDusc39fDbhjbatuIalXKCj0xukfD4mwmUzF2bN7H6cI/s1600/8_3.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;WIDTH: 320px; HEIGHT: 194px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5495251192171075538&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi86rwUMfLb0L25SmM4DstywbI9ZxIauCsjJjz2VeuoD1RnJC0f7LceiAb_-GA0NgJGZ3H2zQInqdqFJOFw_jrwRKntyuw0dGfFpDusc39fDbhjbatuIalXKCj0xukfD4mwmUzF2bN7H6cI/s320/8_3.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;di Massimo Asta&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;b&gt;I permessi e le attività sui fondali marini trapanesi. &lt;/b&gt;Febbre dell’oro nero? A giudicare&lt;b&gt; &lt;/b&gt;dalle reazioni della popolazione e degli enti locali alle attività di Shell e Northern petroleum al&lt;b&gt; &lt;/b&gt;largo del litorale trapanese, non pare proprio. Le due compagnie hanno ricevuto, infatti, dal ministero allo&lt;b&gt; &lt;/b&gt;sviluppo economico soltanto per le coste trapanesi ben 5 permessi di ricerca per la estrazione di petrolio&lt;b&gt; &lt;/b&gt;su un’area di quasi &lt;?xml:namespace prefix = st1 ns = &quot;urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags&quot; /&gt;&lt;st1:metricconverter st=&quot;on&quot; productid=&quot;440 ettari&quot;&gt;440 ettari&lt;/st1:metricconverter&gt; che da Marettimo si estende verso Ovest/Nord-Ovest, e da qui verso&lt;b&gt; &lt;/b&gt;Favignana. Un altro permesso interessa le acque al largo di Pantelleria (657,19 Kmq) e ne è beneficiaria&lt;b&gt; &lt;/b&gt;l’Audax Energy. A questi si è aggiunta poi &lt;st1:personname st=&quot;on&quot; productid=&quot;la San Leon&quot;&gt;la San Leon&lt;/st1:personname&gt; Energy titolare in Sicilia di tre permessi interessanti un’area grande &lt;st1:metricconverter st=&quot;on&quot; productid=&quot;150 ettari&quot;&gt;150 ettari&lt;/st1:metricconverter&gt; e i cui sondaggi finirebbero, fra l’altro, per lambire una parte dei fondali marini distante poco più di un chilometro dalle coste della città di Marsala. Il tutto quindi in prossimità dell’area marina delle isole Egadi, la più grande del Mediterraneo e a poche centinaia di metri dalla riserva naturale delle isole dello Stagnone. Ma come è stato possibile? &lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;b&gt;&lt;?xml:namespace prefix = o ns = &quot;urn:schemas-microsoft-com:office:office&quot; /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Le ultime perforazioni in queste zone risalgono al 1988. Si tratta di due pozzi, l’Ermione 1, verificatosi poi sterile, e il Tullia 1. Nel complesso le ricerche dimostrarono l’estrazione del greggio antieconomico.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Le prime cinque autorizzazioni, tutte a firma del direttore generale della Direzione per la salvaguardia&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes&quot;&gt; &lt;/span&gt;ambientale ing. Bruno Agricola, sono dell’ottobre e del novembre 2006. Il secondo governo Prodi si era da poco insediato, e il ministero dell’ambiente ritenne che per l’ispezione geologica non vi fosse neanche bisogno dell’assoggettamento delle pratiche alla procedura VIA, che consente attraverso un aggravio della procedura amministrativa una maggiore tutela per l’ambiente. Per la perforazione del pozzo esplorativo le società dovranno passare, invece, per &lt;st1:personname st=&quot;on&quot; productid=&quot;la VIA. Quelle&quot;&gt;la VIA. Quelle&lt;/st1:personname&gt; della San Leon Energy sono invece del 2009, governo Berlusconi. Anche in questa materiavale la par condicio, a quanto pare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;b&gt;Le preoccupazioni degli ambientalisti. &lt;/b&gt;“Se andiamo a vedere i pareri rilasciati dal ministero dell’ambiente in questi ultimi due anni – afferma Enzo Parisi della Legambiente siciliana - sono quasi tutti positivi, anche se pieni di limiti, vincoli e prescrizioni. Sarebbe stato meglio in molti casi non concederle affatto. La verità è – aggiunge Legambiente – che &lt;st1:personname st=&quot;on&quot; productid=&quot;la Sicilia&quot;&gt;la Sicilia&lt;/st1:personname&gt;, e non è una novità di ora, è diventata una piattaforma energetica e petrolifera, il 30% del petrolio consumato in Italia viene raffinato qui. Ricordo che da vent’anni le tre aree di Priolo, Milazzo e Gela sono state ufficialmente definite aree ad elevato rischio ambientale. Si doveva porvi rimedio e non è stato fatto nulla. Un disastro, poi, come quello della Louisiana sarebbe da noi ingestibile. Una vera catastrofe ambientale, se consideriamo che non esiste neanche un piano della protezione civile in merito”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;b&gt;I ritardi e le promesse della politica. &lt;/b&gt;I timori delle comunità locali sono evidenti. Il sindaco di Favignana Lucio Antinoro ha dichiarato: “La nostra preoccupazione è quella di perdere il patrimonio naturale delle isole Egadi, gli sforzi che abbiamo fatto durante gli anni per tutelarlo, per lasciarlo integro alle future generazioni. Abbiamo investito tutto sul turismo e sull’ambiente, la sola eventualità di un disastro ecologico ci fa tremare le vene”. Sul no alle multinazionali del petrolio c’è al momento un fronte politico trasversale. Anche il sen. D’Alì, piuttosto a sorpresa, dopo essere assurto agli onori delle cronache nazionali come primo firmatario della mozione d’indirizzo antikyoto, si è detto contrario giudicando le attività di ispezione e di estrazione di petrolio invasive dei fondali marini e ha presentato sulla questione&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;un’interrogazione urgente. Il governo per bocca del sottosegretario Menia ha risposto di essere a conoscenza dell’attività d’ispezione che la nave Atlantic Explorer stava svolgendo nelle acque delle Egadi per conto della Shell, che la zona interessata dalle ricerche non ricadeva all’interno dell’area marina protetta (già, solo a &lt;st1:metricconverter st=&quot;on&quot; productid=&quot;2 miglia&quot;&gt;2 miglia&lt;/st1:metricconverter&gt; e mezzo da essa) e che l’altra società, &lt;st1:personname st=&quot;on&quot; productid=&quot;la Northern&quot;&gt;la Northern&lt;/st1:personname&gt; petroleum, aveva già nei primi mesi del 2009 effettuato nelle acque trapanesi le medesime attività di ispezione. Non solo, ma Menia ha affermato che nella stessa zona sono in corso di fase istruttoria altre richieste di autorizzazione di società petrolifere. Non c’è molto da stare sereni, quindi, anche se il sen. D’Alì alla risposta del sottosegretario si è “dichiarato soddisfatto della completezza delle informazioni fornite dal rappresentante del Governo”, salvo ritenere “auspicabile che il Ministero dell’ambiente sia maggiormente prudente nel dare il concerto per l’autorizzazione di tali attività”. Tutto qua, come dire che per le attuali attività di ispezione alle quali potrà seguire l’estrazione del greggio non c’è nulla da fare. L’annuncio di D’Alì di proporre un emendamento che tuteli maggiormente i parchi nazionali e le riserve naturali da questo genere di intrusioni non cambia il quadro attuale. Ma se si era veramente contrari a rendere le acque trapanesi un arcipelago di piattaforme petrolifere off-shore, perché non si è provveduto a presentare le relative&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes&quot;&gt; &lt;/span&gt;opposizione entro i sessanta giorni consentiti dalla legge? La procedura dell’avviso pubblico prevista dal D.Lgs. n. 152 del 3 aprile 2006 per le pronunce di compatibilità ambientale serve proprio a questo, a dare a chiunque lo desideri – cittadino, associazione, istituzione – l’opportunità di prendere visione del progetto e del relativo studio ambientale e di presentare proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi. “Non se ne sapeva niente – afferma D’Alì - fino a quando non è uscito l’articolo su Panorama, ma adesso si può intervenire per bloccare le ricerche agendo sul governo nazionale”. Le richieste delle società petrolifere erano sconosciute anche al sindaco di Favignana, per il quale tuttavia la procedura dei ricorsi rimane “abbastanza controversa”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Se finora la politica e le istituzioni trapanesi hanno dormito sonni profondi sulla questione dei permessi, qualcosa adesso pare muoversi. Il consiglio provinciale ha di recente deciso all’unanimità di dare mandato al presidente Turano di intervenire affinché si eviti lo scempio ambientale: “È un autentica porcata (sic!) – ha accusato Turano –, metteremo in campo tutte le iniziative possibili per opporci a queste attività.” Entro il 24 giugno si possono presentare contro il progetto della San Leon Energy (quello di fronte Marsala), le relative opposizioni. Staremo a vedere. Ma come agire contro i permessi di ricerca a largo delle Egadi? Il presidente si è tenuto a questo proposito piuttosto sul vago “Questo è un problema giuridico, noi resisteremo in giudizio contro tutti i permessi presenti nello specchio delle acque trapanesi”. Nel frattempo, il consigliere provinciale del PD Ignazio Passalacqua ha annunciato che inizierà una raccolta firme contro il pericolo trivellazioni. Il contributo della popolazione è in questi casi fondamentale. Ma molto potrebbe fare il governo regionale, se vi fosse la volontà politica, modificando il piano energetico e inserendo una moratoria che sospenda in Sicilia la realizzazione di nuovi pozzi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;FONT-FAMILY: TimesNewRomanPS-BoldMT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &#39;Times New Roman&#39;; mso-bidi-: IT&quot;&gt;Il regime delle royalties. &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style=&quot;FONT-FAMILY: TimesNewRomanPSMT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &#39;Times New Roman&#39;; mso-bidi-: IT&quot;&gt;L’annuncio di Marco Brun, country manager per &lt;st1:personname st=&quot;on&quot; productid=&quot;la Shell Italia&quot;&gt;la Shell Italia&lt;/st1:personname&gt;, sulle possibilità di raddoppiare proprio grazie ai giacimenti intorno alle Egadi la produzione di greggio siciliano (dal 10% al 20% della produzione totale italiana), sembra davvero non aver entusiasmato i cuori dei trapanesi. Sarà forse perché di questa “nuova ricchezza” non ne beneficeranno i consumatori, essendo il costo della benzina sostanzialmente indipendente da tali meccanismi. O sarà, forse, perché le royalties che le multinazionali del petrolio pagano alla Regione Sicilia sono tra le più basse in assoluto d’Italia. Una vera e propria elemosina. Basti fare il raffronto con l’Emilia Romagna, con una produzione pari al 19% del greggio siciliano ma che ha incassi 33 volte maggiori di quelli “donati”, si fa per dire, alla Sicilia. Ma probabilmente nella nostra regione è sempre convenuto fare affari corrompendo la classe dirigente isolana, piuttosto che ridistribuire equamente parte dei profitti alla collettività. Del resto, quest’ultima ne avrebbe più che diritto essendo la fonte dei profitti in questione un bene pubblico, del quale le multinazionali del petrolio rimangono, giuridicamente, soltanto concessionarie.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/7482959974073562153/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/07/un-mare-di-piattaforme-petrolifere.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/7482959974073562153'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/7482959974073562153'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/07/un-mare-di-piattaforme-petrolifere.html' title='Un mare di... piattaforme petrolifere'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi86rwUMfLb0L25SmM4DstywbI9ZxIauCsjJjz2VeuoD1RnJC0f7LceiAb_-GA0NgJGZ3H2zQInqdqFJOFw_jrwRKntyuw0dGfFpDusc39fDbhjbatuIalXKCj0xukfD4mwmUzF2bN7H6cI/s72-c/8_3.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-5481997981589270415</id><published>2010-06-18T16:15:00.005+02:00</published><updated>2010-06-18T16:27:19.153+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="camilleri"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="consulenti"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="giuseppe pipitone"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="passalcqua"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="provincia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="turano"/><title type='text'>Tutti gli uomini del presidente</title><content type='html'>&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhP8nAVQeR6ytW4nZB5fsVeLmwb3YKy_XvECB-O_vh77Jp5Z0RosftxK1BeRe4-M5JTt4OpL3otkog6pL9yWr4dTRnwYQWuTCSnifzHKg4XpoCt6d7NFofei-BgpbZUQY0l2Y9GQycwxrEL/s1600/turano.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;cursor:pointer; cursor:hand;width: 259px; height: 320px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhP8nAVQeR6ytW4nZB5fsVeLmwb3YKy_XvECB-O_vh77Jp5Z0RosftxK1BeRe4-M5JTt4OpL3otkog6pL9yWr4dTRnwYQWuTCSnifzHKg4XpoCt6d7NFofei-BgpbZUQY0l2Y9GQycwxrEL/s320/turano.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5484117384825545010&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot; ;font-family:&#39;Times New Roman&#39;, serif;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;di Giuseppe Pipitone&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:&#39;courier new&#39;;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;Pubblicato su L&#39;Isola del 28 maggio 2010&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot; ;font-family:&#39;Times New Roman&#39;, serif;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;È finito il tempo delle chiacchiere. Adesso la parola passa ai documenti. Del resto verba volant, ma come è noto scripta manent. Salvatore Daidone, Ignazio Passalacqua e tutto il Partito Democratico avevano sollevato la questione nell’ultimo consiglio provinciale. Al centro della querelle l’esatto numero dei consulenti e degli esperti nominati dal presidente della Provincia Turano, ed i relativi costi. Un numero che a quanto pare non era conoscenza dei consiglio. E tanto meno ne era a conoscenza l’opinione pubblica, all’occorrenza anche elettorato, che quei costi li sostiene con le tasse. Già di per se la questione è sintomatica. Può un consiglio provinciale essere all’oscuro dei consulenti e degli esperti che quella provincia mantiene? E può un elettorato, che alle ultime elezioni ha votano in massa per l’attuale amministrazione, non conoscere quanti soldi spende il suo presidente per i consulenti? A quanto pare a Trapani accade anche questo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhP8nAVQeR6ytW4nZB5fsVeLmwb3YKy_XvECB-O_vh77Jp5Z0RosftxK1BeRe4-M5JTt4OpL3otkog6pL9yWr4dTRnwYQWuTCSnifzHKg4XpoCt6d7NFofei-BgpbZUQY0l2Y9GQycwxrEL/s1600/turano.jpg&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Lo Staff&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Non tutti sanno per esempio che il presidente Mimmo Turano, grazie all’articolo 90 del Testo Unico degli Enti Locali può costituire un ufficio posto alle sue dirette dipendenze. In poche parole può creare una sorta di staff personale, strettamente legato alla sua persona. Il caso più famoso è quello di Massimo D’Alema e i suoi collaboratori di governo , i cosiddetti Lothar, tutti rasati a zero, ombre fedeli dell’allora premier. I collaboratori che fanno parte dello staff di Turano hanno invece preferito non tagliare i capelli, nonostante il look del presidente provinciale sia simile proprio a quello dei collaboratori dalemiani. Nonostante il look i fedelissimi turaniani sono cinque. Il collaboratore istruttore dello staff è Lorenzo Cascio, nominato il 31 dicembre 2008 e ricompensato con 18 mila euro. Due sono i funzionari, provenienti entrambi da enti esterni e trasferiti in provincia, retribuiti ognuno con 36 mila euro annui: in ordine di grado sono Gioacchino Lo Presti, dipendente della regione Sicilia, e Marisa Di Marzo, dipendente del remoto comune di Pantelleria. Ovviamente dello staff fanno parte anche due dirigenti: ad Antonio Galfano spettano circa 6 mila e 300 euro più 5 mila d’indennità per circa tre mesi di contratto, più o meno lo stesso trattamento riservato all’altro dirigente Antonino Vullo. Un piccolo capitolo di spesa è anche riservato alla traduttrice Rebecca Simpson, ingaggiata per il progetto Trame Mediterranee, a cui sono toccati gli spiccioli: appena 140 euro. In totale lo staff di Turano costa ai contribuenti circa 103 mila euro. E stiamo parlando soltanto dei collaboratori “fidatissimi”. Di certo Turano avrà avuto i suoi buoni motivi se ha reputato necessaria la creazione dello staff.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Medico e Portavoce &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;D’altronde secondo la legge(626/94), doveva ingaggiare anche un medico. La scelta era già stata fatta dal suo predecessore D’Alì che nel novembre del 2007 aveva individuato in Pietro Bonura la persona adatta. Fino ad ora per pagare Bonura la provincia ha speso 65 mila euro, ed altri 15 mila saranno versati nel 2011. Almeno il portavoce Turano ha potuto sceglierselo da solo. Il compito di “spargere il verbo” è stato affidato a Filippo Siragusa in cambio di circa 21 mila euro l’anno. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Esperti salati&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Ma è il capitolo esperti il più oneroso per le casse provinciali. Nel novembre del 2008 Mimmo Turano decide di avere bisogno di un esperto per la “programmazione, pianificazione e lo sviluppo economico.” A quanto pare il professor Enrico Camilleri faceva al caso suo. All’inizio col presidente della FuniErice era stato pattuito un contratto semestrale per circa 4.500 euro al mese. Il contratto è stato rinnovato semestralmente, e l’ultimo scadrà proprio il 30 giugno. Fino ad ora Camilleri è costato 80 mila euro tondi. L’altro esperto di peso è Enrico Briante, già consulente della provincia e ora “consulente per l’assistenza e la pianificazione dei servizi sociali e culturali”. Il suo percorso d’assunzione è simile a quello del collega Camilleri. Assunto anche lui nel mese di novembre del 2008 ha visto prorogare i suoi contratti semestralmente per un esborso totale di oltre 87 mila euro. Visti i trascorsi è probabile che i contratti dei due esperti saranno rinnovati ulteriormente. Completa il quadro la giovane Deborah Aureli. La dottoressa è stata assunta nell’agosto del 2009 con l’incarico di “collaborazione per assistenza tecnica finalizzata al monitoraggio ed alla presentazione di progetti su programmi dell’Unione Europea”. Il compenso dell’Aureli è di 15 mila euro per dieci mesi di consulenza. Quasi regalata se consideriamo quanti introiti portano (o dovrebbero portare) i progetti dell’ UE. Proprio pochi giorni fa però la giunta provinciale, in cui erano presenti soltanto sei assessori su dodici,  ha deliberato d’imbarcare la Aureli per altri sei mesi, al modico costo di 24 mila euro, con compiti di “programmazione ed attuazione di politiche di sviluppo energetico”. Si sa che l’energia è l’affare del momento.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Una squadra di calcio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; In totale quindi, tra staff, portavoce, medico, esperti e consulenti Turano ha reclutato ben dieci elementi, tutti ovviamente qualificatissimi per coadiuvare il presidente nella gestione della provincia. Se a questi aggiungiamo anche la traduttrice Simpson, si arriva ad undici: una squadra di calcio con mister Turano in panchina. Tra l’altro l’esborso totale somiglia proprio a quello di una squadra di media categoria. Fino ad ora infatti i fedeli cavalieri di Turano sono costati ben 400 mila euro: se pensiamo che il reddito medio provinciale è di 18 mila euro, si può senz’altro dire che è un’enormità. Oltretutto gli abitanti della provincia di Trapani sono poco più di 400 mila: in pratica quasi un euro ad abitante, inclusi i neonati. Il Pd aveva minacciato ricorso alla corte dei conti. Sarebbe forse il caso di farci un pensierino. Per ora il presidente si dice tranquillo e certo di aver agito in rispetto della legge. Dichiarazioni non certo originali quelle di Turano, che prima di pensare ai tribunali farebbe meglio a rendere conto ai cittadini dei denari sborsati: in fondo si tratta pur sempre di soldi nostri.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;font-family:&amp;quot;;font-size:12.0pt;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/5481997981589270415/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/06/tutti-gli-uomini-del-presidente.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/5481997981589270415'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/5481997981589270415'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/06/tutti-gli-uomini-del-presidente.html' title='Tutti gli uomini del presidente'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhP8nAVQeR6ytW4nZB5fsVeLmwb3YKy_XvECB-O_vh77Jp5Z0RosftxK1BeRe4-M5JTt4OpL3otkog6pL9yWr4dTRnwYQWuTCSnifzHKg4XpoCt6d7NFofei-BgpbZUQY0l2Y9GQycwxrEL/s72-c/turano.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-1291408265248699405</id><published>2010-05-23T02:51:00.004+02:00</published><updated>2010-06-01T11:48:16.207+02:00</updated><title type='text'>La guerra dell&#39;energia: D&#39;Alì contro Lombardo?</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEizkbJXZNIvkDsnDVoHUPsFpUfUiRgcr0-blLagkaQVHPhkG8Ib7HNWtjaqCOtQ8tbCKPDJvFON_YcOuphSteFOCyA_MPKS8uzIyl-Jy6Is-cId6X3ca8iVQy4x_sN1jwfvs2ayAdO4YHJn/s1600/cdbf3a50a7669e0c039ce47728d06c09.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;WIDTH: 200px; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5474262449556224914&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEizkbJXZNIvkDsnDVoHUPsFpUfUiRgcr0-blLagkaQVHPhkG8Ib7HNWtjaqCOtQ8tbCKPDJvFON_YcOuphSteFOCyA_MPKS8uzIyl-Jy6Is-cId6X3ca8iVQy4x_sN1jwfvs2ayAdO4YHJn/s320/cdbf3a50a7669e0c039ce47728d06c09.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:85%;&quot;&gt;&lt;em&gt;Pubblicato su L&#39;Isola, il 16 aprile 2010&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;em&gt;Di &lt;strong&gt;Massimo Asta&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Times New Roman;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Arial;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;b&gt;La partita dell’energia in Sicilia. &lt;/b&gt;La politica isolana sembra essersi&lt;b&gt; &lt;/b&gt;ripresa senza troppe ammaccature dopo il&lt;b&gt; &lt;/b&gt;discorso del presidente della regione Raffaele Lombardo.&lt;b&gt; &lt;/b&gt;Doveva essere un grido di accusa contro gli&lt;b&gt; &lt;/b&gt;onorevoli colleghi dell’ARS collusi con la mafia,&lt;b&gt; &lt;/b&gt;dovevano saltare fuori i nomi – e con loro a saltare&lt;b&gt; &lt;/b&gt;avrebbero dovuto essere le teste di quei nomi a rigor&lt;b&gt; &lt;/b&gt;di logica, ma non di politica siciliana -, ma tutto si è&lt;b&gt; &lt;/b&gt;poi risolto nella classica bolla di sapone. Non pare un&lt;b&gt; &lt;/b&gt;caso, però, che l’unico elemento di denuncia circostanziato&lt;b&gt; &lt;/b&gt;Lombardo l’abbia riservato alla questione&lt;b&gt; &lt;/b&gt;dei termovalorizzatori. La partita dell’energia, insieme&lt;b&gt; &lt;/b&gt;a quella della sanità, sembra essere infatti quella&lt;b&gt; &lt;/b&gt;che non fa dormire sonni tranquilli al governo regionale.&lt;br /&gt;&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;Bloccando i termovalorizzatori – e questa è&lt;b&gt; &lt;/b&gt;decisamente una conquista del tanto discusso sostegno&lt;b&gt; &lt;/b&gt;del PD a Lombardo – la regione ha, infatti,&lt;b&gt; &lt;/b&gt;mandato in fumo affari per quasi 2 miliardi di euro,&lt;b&gt; &lt;/b&gt;che avrebbero dovuto finire nelle tasche del gruppo&lt;b&gt; &lt;/b&gt;Falck, della Sicil power, e a stare alle dichiarazioni di&lt;b&gt; &lt;/b&gt;Lombardo in aula, in quelle di una società riconducibile&lt;b&gt; &lt;/b&gt;direttamene al boss Nitto Santapaola. Ci sarebbe&lt;b&gt; &lt;/b&gt;proprio questa coraggiosa decisione, secondo Lombardo,&lt;b&gt; &lt;/b&gt;all’origine del complotto ordito alle sue spalle&lt;b&gt; &lt;/b&gt;per farlo fuori, politicamente o giudiziariamente si&lt;b&gt; &lt;/b&gt;intende. Quello che non è emerso dal dibattito è che la spinosa&lt;b&gt; &lt;/b&gt;questione dell’energia in Sicilia rimane ancora tutta&lt;b&gt; &lt;/b&gt;aperta e piena di incognite. La politica seguita&lt;b&gt; &lt;/b&gt;sembra tuttavia quella di favorire i grandi colossi&lt;b&gt; &lt;/b&gt;oligopolistici dell’energia. È ormai cosa fatta per&lt;b&gt; &lt;/b&gt;ERG, Shell, e ENEL l’affare da oltre un miliardo di&lt;b&gt; &lt;/b&gt;euro dei due rigassificatori siciliani di Porto Empedocle&lt;b&gt; &lt;/b&gt;e di Priolo, l’uno considerato uno scempio culturale&lt;b&gt; &lt;/b&gt;e ambientale perché a pochi passi dalla “Valle dei&lt;b&gt; &lt;/b&gt;templi, l’altro in grado di danneggiare ulteriormente&lt;b&gt;&lt;?xml:namespace prefix = o ns = &quot;urn:schemas-microsoft-com:office:office&quot; /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;un ecosistema già tristemente noto per essere il sito più inquinato d’Italia. A complicare il quadro sono invece le oltre 1500 domande di autorizzazione per la realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici che attendono da alcuni anni una risposta dall’assessorato all’energia. È qui che si concentrano le maggiori contraddizioni tra i proprietari delle centrali elettriche tradizionali e della rete (Enel e Terna) interessati a tutelare i propri profitti (ma sarebbe più adeguato parlare di sovrapprofitti dato che si tratta sostanzialmente di situazioni monopolistiche), e i piccoli e medi imprenditori che vogliono immettere nella rete l’energia prodotta attraverso fonti rinnovabili. Affari da miliardi di euro se si considera che un solo Megawatt frutta 700.000 euro all’anno. Le domande presentate ammonterebbero&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;a circa 7.000 Megawatts.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;b&gt;Le mani della mafia sul vento. &lt;/b&gt;Ma la causa della lentezza con la quale le domande vengono approvate&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;dalla regione – voci di corridoio che si tratti di non più di sette a settimana - deve essere ricercata anche&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;altrove. Che la mafia abbia messo da tempo le mani sul settore dell’energia alternativa non è un mistero. “Bisogna evitare – ha dichiarato l’on. Beppe Lumia a L’isola – che il sistema mafia-metano di Ciancimino degli anni 70 e 80 e quello mafia-eolico si riproduca anche nel solare. È importante fare dell’energia un campo di cambiamento radicale per la politica siciliana. È necessario quindi, come ho detto anche in commissione antimafia, che si rivedano i meccanismi di accesso alle autorizzazioni che sono stati nel modello cuffariano ad appannaggio di meccanismi, affaristico-burocratico-mafiosi. È necessario –conclude Lumia – continuare sulla strada dell’assessore Venturi ed ho piena fiducia sulla capacità dell’assessore Pier Carmelo Russo. Ma è necessario fare presto per evitare che nel frattempo il&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;danno si compia”. Le intercettazioni risalenti al 2004 emerse nell’inchiesta giudiziaria riguardante le famiglie mafiose del Belice sono al riguardo sintomatiche: &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Giambalvo Salvatore: La verità... in pista c&#39;è robbabona... che hanno a fare li pali di u... li pali di lu&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;ventu hanno a mettere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Giambalvo Pietro: Li pali...?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Giambalvo Salvatore: Di lu ventu!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Giambalvo Pietro: Ah, li pali di ...inc...&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Giambalvo Salvatore: Pì energia elettrica.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Giambalvo Pietro: Ah!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Giambalvo Salvatore: E tra Santa Ninfa e Gibellina sunnu quacche 27 pali. E ammu a videre si sta cosa a fare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Giambalvo Pietro: L&#39;agguanti? Si nun si svigghia uno nun pigghia...&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Parole eloquenti, queste della mafia belicina, che insieme al processo scaturito dall’operazione Eolo&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;(otto arresti per un parco eolico su cui aveva messo le mani il boss di Mazara del Vallo Giovan Battista&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Agate), e al maxi sequestro di 200 milioni di euro alla famiglia mafiosa dei Rampulla nel messinese, hanno chiarito come Cosa Nostra si sia inserita agevolmente nel nuovo business verde in cui la mafia pare avere affari non solo nella fase della produzione, ma soprattutto in quella dell’intermediazione. È qui che entra gioco il ruolo del cosiddetto “sviluppatore” capace di procacciare le necessarie autorizzazioni, spesso con le dovute aderenze negli uffici della regione Sicilia, e all’occorrenza con l’aiuto dei boss, per poi rivenderle a peso d’oro (500 mila euro per ogni megawatt) alle multinazionali, o comunque ai grossi gruppi che lavorano nell’ambito dell’energia. Potremmo definirla un’attività di intermediazione parassitaria, tipica della funzione della mafia sin dall’epoca del feudo, e allo stesso tempo una sorta di taglia messa sulle risorse naturali della nostra terra.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;b&gt;La linea del governo e l’attivismo del sen. Antonio D’Alì. &lt;/b&gt;Si tratta solo di un&lt;b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;caso, ma nella inchiesta Eolo spunta fuori anche il nome del sen. Antonio D’Alì. Secondo quanto dice Vito Martino ,il factotum a Mazara del Vallo del re del vento trapanese Vito&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Nicastri, intercettato nell’ambito dell’operazione eolo il senatore si sarebbe interessato presso la sovrintendenza ai beni culturali e ambientali per accelerare l’iter della pratica riguardante&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;il parco eolico dell’imprenditore alcamese. Si diceva che si tratta solo di un caso, per utilizzare un eufemismo di uno di quegli atti che rientrano in una “normale” politica di collegio, perché D’Alì è anche a dispetto dell’interesse mostrato per la causa dei parchi naturali uno dei politici più attivi nel sostenere la politica energetica del governo retta dal binomio ritorno al nucleare e riduzione delle energie alternative.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Una attività legislativa e parlamentare,degna di nota, quella del senatore, che ultimamente è riuscita a meritare perfino l’onore delle cronache nazionali. D’Alì è infatti il primo firmatario dell’Atto di sindacato ispettivo n. 1-&lt;?xml:namespace prefix = st1 ns = &quot;urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags&quot; /&gt;&lt;st1:metricconverter st=&quot;on&quot; productid=&quot;00248, in&quot;&gt;00248, in&lt;/st1:metricconverter&gt; pratica una mozione diindirizzo che chiede al governo di smentire il protocollo di Kyoto, edichiarare decaduto l’accordo raggiunto al Consiglio europeo del 20-20-20.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;L’assunto in perfetto stile negazionista dei nove senatori del PDL, e di cui D’Alì è il capofila, vuole sostenere non solo che i dati sul riscaldamento globale non sono attendibili – e a proposito si chiede nella mozione di rivedere i componenti della Ipcc, cioè la commissione internazionale di scienziati,&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;punto di riferimento per le politiche virtuose in materia - ma anche che le politiche di contenimento sulla emissione di CO2 non sarebbero in grado di avere effetti benefici sul clima. Sempre dall’alto del suo ruolo D’Alì - non è poi tanto paradossale che sia presidente della 13esima commissione ambiente del senato – si è premurato anche di presentare un’altra mozione lo scorso luglio in cui si chiedeva di non incentivare l’energia rinnovabile da solare termodinamico (a specchi), un sistema di produzione di energia legato al premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, costretto purtroppo a lavorare all’estero.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Per D’Alì l’interesse per l’energia deve suonare quasi come un dolce ritorno al passato. Fu proprio la famiglia D’Alì ai primi del novecento a reinvestire i propri capitali del latifondo e delle saline nell’industria elettrifica e nella elettrificazione della città di Trapani.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;b&gt;“Ambientalismo” autonomista. &lt;/b&gt;A guardare la posizione di D’Alì in materia di clima quella del governatore Lombardo potrebbe essere letta come quella di un attivista di Greenpeace. Ma non è proprio così, anche se la questione dell’energia sembra attraversare, a volte sottotraccia, altre volte in modo palese le divisioni all’interno della galassia berlusconiana. Il nome dell’on. Pino Firrarello, lealista al pari di D’Alì, evocato durante l’ultima seduta dell’ARS da Lombardo, e suo acerrimo nemico, è infatti un altro dei nove senatori che hanno firmato la mozione anti-Kyoto. Tuttavia a&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;guardare bene in fondo all’ambientalismo di marca autonomista sembra esserci il solito gioco di corrente e di alleanze, e che a questo fine strumentalizza programmi, decisioni, e ideologie. Tanto che il&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Lombardo del 2008 era favorevole ai termovalorizzatori, mentre quello alleato con il PD ne ha bloccati quattro; così durante il governo Cuffaro, Lombardo si era pronunciato contro l’affare del rigassificatore di Porto Empedocle, e dopo, da governatore ha dato il via all’intera operazione. Per non parlare del tanto decantato Piano energetico regionale che, con buona pace di Rifkin venuto in Sicilia a sponsorizzare l’operazione, più che favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili è stato calibrato per tutelare gli interessi dei grossi oligopoli elettrici del settore. La parte del Piano sotto accusa e quella dove si dice che “il gestore deve garantire che la capacità ricettiva della rete consente l’immissione dei nuovi Mw richiesti aggiuntivamente a quelli in produzione o autorizzati”. Ma le energie rinnovabili&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;sono sostitutive delle energie fossili tradizionali non aggiuntive! E c’è poi il diritto, in sostanza di veto, del gestore della rete per sopravenute esigenze di staccare gli impianti esistenti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Eppure la famiglia del governatore ci tiene alla propria fama ambientalista ed è per questo che il deputato Angelo Lombardo - fratello di Raffaele sotto indagine anche lui con l&#39;accusa di concorso esterno in associazione mafiosa - si è dato un gran da fare per presentare una proposta di legge sull’illuminazione pubblica a energia solare, una in materia di agroenergia e biocarburanti, un’altra contro l’uso nocivo del coke da parte dell’ENI a Gela. Anche la moglie del governatore, Saveria Grosso, sembra essere stata presa dalla green way of life tanto da aver chiesto e ottenuto dall’IRFIS (di questo istituto di credito è socio di minoranza la regione Sicilia, e quindi sottoposto al controllo di quest’ultima, cioè di suo marito!) un finanziamento di 5 milioni e 600 mila euro per un impianto fotovoltaico.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;b&gt;Le famiglie e il sistema del “conto energia”&lt;/b&gt;. Una proposta per risolvere&lt;b&gt; &lt;/b&gt;una parte del problema viene dall’ex senatore Nicola Cipolla, presidente del Cepes, istituto da oltre venti anni impegnato sulle tematiche ambientali: “Le nostra proposta è quella di rinazionalizzare Terna e trasformarla in un ente economico pubblico che si occupi di gestire la distribuzione dell’energia e la dismissione delle centrali elettriche obsolete. Solo così si può superare il conflitto d’interesse tra gli oligopoli e i piccoli imprenditori che investono nelle energie alternative bloccando la rivoluzione energetica che le tecnologie a nostra disposizione già consentirebbero”.&lt;b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Intanto, la rivoluzione potrebbe partire proprio da cittadini. Pochi sanno, perché - data l’entità degli interessi economici in questione – nessuna campagna pubblicitaria è mai iniziata in tal senso, che dal 2005 è possibile dotare i propri tetti di impianti fotovoltaici con il sistema del “conto energia”, ovvero rivendendo tutta l&#39;energia elettrica prodotta direttamente al gestore GSE (Gestore dei servizi elettrici) ad una tariffa incentivante. Sarebbe forse questa l’unica via per superare l’empasse, nonché per recuperare i milioni di euro che i contribuenti hanno già pagato come rincaro nelle bollette proprio per favorire lo sviluppo delle energie pulite.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Times New Roman;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Times New Roman;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/1291408265248699405/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/05/la-partita-dellenergia-in-sicilia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/1291408265248699405'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/1291408265248699405'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/05/la-partita-dellenergia-in-sicilia.html' title='La guerra dell&#39;energia: D&#39;Alì contro Lombardo?'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEizkbJXZNIvkDsnDVoHUPsFpUfUiRgcr0-blLagkaQVHPhkG8Ib7HNWtjaqCOtQ8tbCKPDJvFON_YcOuphSteFOCyA_MPKS8uzIyl-Jy6Is-cId6X3ca8iVQy4x_sN1jwfvs2ayAdO4YHJn/s72-c/cdbf3a50a7669e0c039ce47728d06c09.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-7748235148809484339</id><published>2010-04-17T15:22:00.003+02:00</published><updated>2010-04-23T13:07:55.956+02:00</updated><title type='text'>L&#39;aumento obbligato</title><content type='html'>&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Cari lettori, come avrete potuto notare il nostro prezzo di copertina è stato incrementato di 20 centesimi di euro. Di riflesso anche i prezzi degli abbonamenti saranno lievemente aumentati. Vi preghiamo di scusarci per il disagio ma vi assicuriamo che non si tratta di una scelta dettata da mera avidità.&lt;br /&gt;&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Con l’editoria non vogliamo di certo arricchirci, e vista la situazione attuale non riusciremmo nell’intento neanche volendolo. Da sempre il nostro unico scopo è quello di servire il lettore nel solo modo che conosciamo: ovvero offrendogli una vera e completa informazione. Purtroppo però il Governo ha deciso di rendere più arduo il nostro mestiere. L’Isola, come d’altronde tutti i prodotti editoriali italiani, usufruiva della tariffe postali agevolati, grazie alle quali era possibile recapitare i giornali agli abbonati a prezzi sostenibili. In pratica le Poste Italiane utilizzavano una tariffa ridotta per i giornali, in modo tale da favorirne la diffusione. Secondo la legge era lo Stato a coprire le rimanenti spese. Dall’1 aprile però il Governo ha soppresso tale legge. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;apple-style-span&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:black;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Si tratta di un provvedimento inaccettabile e sbagliato sia nel metodo che nel merito, contro il quale le associazioni di categoria promettono di battersi con ogni mezzo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt; Grave il fatto che il Governo non abbia applicato l’articolo 56, comma 4 della legge 23 luglio 2009 n. 99, che avrebbe drasticamente ridotto l’impegno economico dello Stato e conservato il sistema delle tariffe agevolate. Grave, inoltre, che abbia rifiutato ogni soluzione alternativa, anche quella di prorogare le tariffe agevolate soltanto fino alla fine dell’anno in corso. La decisione del Governo, infatti, produce un pesante aggravio dei costi che ricade direttamente sugli editori, gran parte dei quali - piccoli e medi - non sono in grado di sostenerli. Il rischio di dover cessare le pubblicazioni per molti è certo, con un danno gravissimo per il pluralismo diffuso e per la democrazia. Ma sarà un danno anche per Poste SPA che vedrà ridurre pesantemente i volumi delle spedizioni per le chiusure o perché in molti casi verranno ricercate soluzioni alternative di distribuzione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;apple-style-span&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:black;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;apple-style-span&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:black;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;C’è da considerare, inoltre, che le tariffe agevolate sono stabilite per legge e, pertanto, un decreto interministeriale, in uno Stato di diritto, non può variare una legge. Esistono diversi tipi di contributi che lo Stato destina all’editoria. Nonostante questo il Governo ha preferito tagliare le misere agevolazioni postali, delle quali usufruivano tutti, piuttosto che i milionari contributi agli organi delle Onlus, agli organi dei partiti, agli organi delle correnti politiche, metodi clientelistici per mantenere in vita giornali che non vendono una copia una. Ma tant’è. Senza le agevolazioni postali le tariffe vengono aumentate di quasi il triplo. Molte piccole testate hanno già dovuto ridimensionare i costi, o addirittura chiudere bottega. Dal canto nostro speriamo che l’esiguo aumento di 20 centesimi non intimorisca i nostri lettori, permettendoci di continuare a svolgere il nostro lavoro. Sappiamo bene che in tempi di crisi anche un minimo aumento come questo possa significare un piccolo sacrificio: e proprio questo che vi chiediamo, assicurandovi che comunque cercheremo di meritare ogni centesimo sborsato.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:12;&quot;&gt;&lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/7748235148809484339/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/04/laumento-obbligato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/7748235148809484339'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/7748235148809484339'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/04/laumento-obbligato.html' title='L&#39;aumento obbligato'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-2235785718929064785</id><published>2010-04-17T14:28:00.002+02:00</published><updated>2010-04-22T12:06:50.427+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Cuffaro"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Lombardo"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mafia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="politica"/><title type='text'>Fare il governatore porta jella?</title><content type='html'>&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjkzJzqd2uyoRqqux8v7bai4wRdHNCb5WlEKlgR5wEeT4eKEOB9oChQlSIp7HaakqxWx2Rl3Fq9hf95fo36UNVvmJ3PBIDJMrX2mWvnoWykVqwy-D3a66rS610gq7gjX5dYM_hX6qyW0vuy/s1600/lombardo-cuffaro.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;WIDTH: 320px; HEIGHT: 227px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5461098839132457266&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjkzJzqd2uyoRqqux8v7bai4wRdHNCb5WlEKlgR5wEeT4eKEOB9oChQlSIp7HaakqxWx2Rl3Fq9hf95fo36UNVvmJ3PBIDJMrX2mWvnoWykVqwy-D3a66rS610gq7gjX5dYM_hX6qyW0vuy/s320/lombardo-cuffaro.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;   style=&quot;font-family:arial;font-size:x-small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;   style=&quot;font-family:arial;font-size:x-small;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;Pubblicato su L&#39;Isola il 2 aprile 2010&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;di Giuseppe Pipitone&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Sulla poltrona di Governatore di Sicilia qualcuno c’ha buttato il malocchio. Quasi ci fosse scritto “chi tocca muore (politicamente)”. Sia chiaro, le vicissitudini giudiziarie di Lombardo sono ad uno stadio ancora troppo poco avanzato per pronosticarne la caduta. Ma le vicende di Nicolosi, di Provenzano, di Cuffaro, ed ora anche Raffaele Lombardo - tutti processati, indagati, condannati, per fatti relativi alla mafia - dovrebbero consigliare ai possibili futuri governatori di far benedire la poltrona di Piazza Indipendenza, prima di occuparla. O per lo meno di far bonificare l’ambiente, l’auto e i telefoni da possibili cimici.&lt;br /&gt;&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;Furono le intercettazioni, che la politica continua guarda caso a bistrattare, a costare la poltrona, ed in futuro chissà cos’altro, a Totò Cuffaro, ex apprendista di Mannino, uomo anche lui afflitto, prima dell’assoluzione, da jella giudiziaria. Il leader del Movimento per l’Autonomia ha iniziato ad incrinare i rapporti con Cuffaro, di cui era considerato il gemello siamese più baffi e riporto, proprio a causa della sua politica marcata di discontinuità con quella dell’ex paffuto governatore, condannato in appello a 7 anni per favoreggiamento a Cosa Nostra. Ora alcune intercettazioni, unite a dichiarazioni del collaboratore Pulizzi, stringono il cerchio mediatico intorno a don Fefè da Catania. Proprio come successe a Cuffaro. Non solo, ma anche il reato ipotizzato per Lombardo– concorso in associazione mafiosa – è simile, anzi ancor più grave di quello contestato al senatore con l’innata passione per i cannoli. In queste ore l’uomo che voleva emulare Bossi, ha dovuto rispedire al mittente una miriade di voci e ricostruzioni sul suo rapporto coi clan. Voci ingiuriose che raccontano di come il presidente siciliano avesse stretto un accordo con Vincenzo Aiello, successore dello storico boss Nitto Santapaola. Lo stesso Pulizzi addirittura racconta che nel 2007 “Aiello ed Angelo Lombardo incontrarono a Palermo Salvatore e Sandro Lo Piccolo, ed in quella occasione i catanesi portarono in dono un kalashnikov.” Anche Angelo Lombardo, deputato nazionale col partito di famiglia (intesa quest’ultima, a scanso di equivoci, come nucleo affettivo parentale), risulterebbe indagato nell’inchiesta. Ma ad aleggiare sulle testa di Lombardo ci sono anche possibili indagini riguardo a presunti affari che il leader autonomista avrebbe fatto con soggetti vicini alle cosche. Emblematica in tal senso la figura dell’imprenditore palermitano Liga, arrestato da pochissimo, considerato il successore dei Lo Piccolo. Lombardo ammette di aver incontrato Liga, ma sono in luoghi pubblici. Almeno per il momento è allontanato il fantasma di Totò Cuffaro, che era solito incontrare Aiello nel retrobottega di un negozio di scarpe. &lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Lombardo inoltre smentisce categoricamente l’accusa di aver trattato affari con le cosche: “Io non faccio affari con nessuno, ne da mille ne da un miliardo di euro. Alla Regione affari non se ne fanno.” E’ lecito chiedere, dopo tali smentite, se per caso avesse l’abitudine di trattare affari fuori dalla Regione. Magari nella sede della presidenza distaccata a Catania, che ha fortissimamente voluto. Oppure proprio fuori dalla Sicilia. Ogni diritto di smentita, soprattutto in una vicenda ancora poco chiara come questa, è lecito. Ma è un fatto che, in un intercettazione agli atti dell’inchiesta Why Not, Lombardo fu sorpreso a parlare con Tonino Saladino, referente calabrese della compagnia delle opere. Nella telefonata compare il nome di Tonino Gatto, presidente della Despar, indagato dalla Dda di Palermo nell’ambito dell’inchiesta sul riciclaggio dei patrimoni di Matteo Messina Denaro. Saladino e Gatto erano interessati ad appoggiare il Mpa alle regionali. Alla chiamata seguì un incontro tra Lombardo e Saladino. Come finì l’incontro, se mai ci fu, non si sa. Almeno al momento. Si parla di un verbale dei Ros di cinquemila pagine, ed oltre 70 indagati, che chiarirebbe la vicenda. Le dichiarazioni del procuratore catanese D’Agata sono invece, indecifrabili. Il capo della procura etnea, si è limitato a confermare l’esistenza delle indagini su Lombardo, addebitando la fuga di notizie ad una possibile “matrice politica”. Per dar forza alla sua smentita Lombardo ha detto di voler essere sentito al più presto dalla procura..Oltre ai Lombardo brothers, sono indagati anche i deputati regionali Fausto Fagone dell’Udc e Giovanni Cristaudo del Pdl. Se dovessero essere vere le voci sui 70 indagati, allora alla conta ne mancherebbero ancora ben 67. Come detto si tratta solo di spifferi. La bufera deve ancora arrivare. Se mai arriverà. Nel frattempo Lombardo potrebbe iniziare a fare gli scongiuri. E magari cospargere la poltrona di Governatore di acqua benedetta. Sempre che basti. Volete che il devotissimo Cuffaro non ci abbia già provato a suo tempo?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/2235785718929064785/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/04/fare-il-governatore-porta-jella.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/2235785718929064785'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/2235785718929064785'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/04/fare-il-governatore-porta-jella.html' title='Fare il governatore porta jella?'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjkzJzqd2uyoRqqux8v7bai4wRdHNCb5WlEKlgR5wEeT4eKEOB9oChQlSIp7HaakqxWx2Rl3Fq9hf95fo36UNVvmJ3PBIDJMrX2mWvnoWykVqwy-D3a66rS610gq7gjX5dYM_hX6qyW0vuy/s72-c/lombardo-cuffaro.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-8919725345388485978</id><published>2010-04-01T15:36:00.011+02:00</published><updated>2010-04-06T19:37:38.997+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Berlusconi"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="censura"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="regime"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Santoro"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Travaglio"/><title type='text'>Allagheremo il pavimento</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgCYLCV2CDMqi8wsxSfIO2HK7umnW4IK1AczTRWS5tHeggUpwJrp0sArchEgM2kCgGS5_UMpcVJ92y87BOh7qfbVx8duEK0E4JO1a46MkI0bhxLC2V9q6ZxdfdwXDv8i2gKm5hkWWcb35Xl/s1600/michele-santoro.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;WIDTH: 320px; HEIGHT: 213px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5457056711403270338&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgCYLCV2CDMqi8wsxSfIO2HK7umnW4IK1AczTRWS5tHeggUpwJrp0sArchEgM2kCgGS5_UMpcVJ92y87BOh7qfbVx8duEK0E4JO1a46MkI0bhxLC2V9q6ZxdfdwXDv8i2gKm5hkWWcb35Xl/s320/michele-santoro.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;   style=&quot;font-family:arial;font-size:78%;&quot;&gt;Pubblicato su L&#39;Isola il 2 aprile&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;di Giuseppe Pipitone&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;FONT-STYLE: normal; FONT-WEIGHT: normal&quot; class=&quot;Apple-style-span&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Nel 1944 il più potente mezzo di comunicazione italiano era l’Eiar, l’antenato della Rai, radio ufficiale dello Stato spaccato in due dalla guerra civile. Oltre all’ufficiale e monopolista Eiar, esisteva però anche un’altra radio che trasmetteva in italiano, la clandestina Radio Londra, programma trasmesso dall’inglese BBC.&lt;br /&gt;&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;Malgrado la clandestinità, la difficoltà di sintonizzazione (le frequenze venivano comunicate alla fine di ogni trasmissione), Radio Londra era a pieno titolo la radio più diffusa e più ascoltata nello stivale. Il popolo italiano, a più di un anno dalla fine della guerra, aveva già deciso da che parte stare. Almeno alla radio. Oggi, 65 e più anni dopo, l’Italia e una repubblica democratica, almeno ufficialmente, dove non si combatte più nessuna guerra. Almeno non con le bombe. Eppure giovedì 25 marzo, Raiperunanotte di Michele Santoro è stata a pieno titolo la trasmissione più seguita. Badate bene, a fronte delle sette reti in analogico aperte e tutti, Santoro e compagni (nel senso meno politico del termine) trasmettevano in streaming su internet e potevano essere seguiti anche su un paio di tv locali. I dati sullo share sono ovviamente di difficile individuazione, ma i dati di alcune delle tv locali che trasmettevano l’evento (circa il 13%), sommati al crollo dei server di Repubblica.it , rendono l’idea. Al di là della trasmissione in senso stretto (che per altro ci ha ricordato i tempi ruggenti del duetto Sarabanda – Costanzo Show), l’evento promette di classificarsi in futuro come un meraviglioso precedente. Chi scrive (ma forse anche qualcuno che legge) si sentiva, davanti la tv, come un partigiano del 1944 intento a non farsi scoprire mentre ascolta Radio Londra. Forse di guerre con i moschetti non se ne combattono più. Ma la guerra della censura è in pieno svolgimento. L’unica arma a nostra disposizione, oltre a qualche raro giornale libero, è una serata come quella di giovedì. La promessa finale di Santoro e di tutta la redazione di Anno Zero, di “farla fuori dal vaso” (in risposta alle oscene intercettazioni del dg Masi) è un atto che ha stimolato le lacrime in gran parte degli spettatori. E’ un’azione splendida che può essere forse paragonata ai gridi di battaglia delle Brigate Garibaldi in azione a Salò. Dalla nostra piccola visuale provinciale ci sentiamo di sottoscrivere pienamente tale promessa. Anche perché, finora non avevamo mai avuto un vaso dove farla. Come dei vagabondi la facevamo dove capitava. Dopo giovedì continueremo con maggiore convinzione ad allagare il pavimento.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/8919725345388485978/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/04/allagheremo-il-pavimento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/8919725345388485978'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/8919725345388485978'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/04/allagheremo-il-pavimento.html' title='Allagheremo il pavimento'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgCYLCV2CDMqi8wsxSfIO2HK7umnW4IK1AczTRWS5tHeggUpwJrp0sArchEgM2kCgGS5_UMpcVJ92y87BOh7qfbVx8duEK0E4JO1a46MkI0bhxLC2V9q6ZxdfdwXDv8i2gKm5hkWWcb35Xl/s72-c/michele-santoro.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-3815131533841285522</id><published>2010-03-25T20:54:00.000+01:00</published><updated>2010-04-15T16:15:42.881+02:00</updated><title type='text'>Partito del sud, Miccichè alla ricerca del ministero perduto</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjR7AhvMlwkVPbjp7GdCbys3n82dZgwm4YbML1kewp2QH5kRD1US2i4IBNmy9gPOkknyBu15OEcE4uQ1e8DSi25-yNuN5cN1uVFnolU0qT2Dp5AdL5uDPaEq5YCddS4j3-0gSAK5fXORnRP/s1600/micciche_lombardo.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;WIDTH: 320px; HEIGHT: 202px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5460350526234052658&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjR7AhvMlwkVPbjp7GdCbys3n82dZgwm4YbML1kewp2QH5kRD1US2i4IBNmy9gPOkknyBu15OEcE4uQ1e8DSi25-yNuN5cN1uVFnolU0qT2Dp5AdL5uDPaEq5YCddS4j3-0gSAK5fXORnRP/s320/micciche_lombardo.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;Pubblicato su L&#39;isola il 19 marzo 2010&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;di Massimo Asta&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;“Berlusconi non si tocca! Questo pretendo che emerga con assoluta chiarezza nel serrato confronto politico, che si è aperto attorno alPartito del sud e che rischia di aprire alcune crepe nel muro di una &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;verità, politica e personale, che per quanto mi riguarda è incontrovertibile, non ammette interpretazioni diverse, tanto meno distorte. Berlusconi non si tocca!&lt;br /&gt;&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Intanto perchè il mio rapporto trentennale con lui è una di quelle cose che mai nessuno potrà mettere in discussione, è una delle pochissime certezze a cui poter fare riferimento, in questa schizzofrenica altalena di posizioni, umori e modi di agire, che è oggi la politica italiana.” Queste le parole con cui Gianfranco Miccichè leader e anima del PDL Sicilia fino a ieri, e interlocutore principale di Lombardo per la costruzione del Partito del Sud oggi, ha commentato &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;sul suo blog questa nuova fase della politica siciliana. Un nuovo partito sì, ma nessuno pensi ad un distacco di Miccichè dal presidente del consiglio, ad un divorzio da Forza Italia; un partito che sappia piuttosto aumentare il peso contrattuale del Sud, della Sicilia in primis, ma nessuno pensi ad un partito del sud in qualche modo organico ad alleanze con il PD, che di centro sinistra vuole avere ben poco, se non nulla. E questo perché per Miccichè la leadership di Berlusconi rimane “incontrastata e lontana anni luce dal crepuscolo”, nonostante, qualche riga più sotto si riservi di definire il PDL, di cui sempre Berlusconi è leader e fondatore, “un partito inesistente”. E allora?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;Il problema è che a questo punto ad essere schizofrenica pare davvero la politica di Miccichè. Come conciliare queste dichiarazioni con il governo Lombardo ter, sostenuto all’Ars - sulle riforme ci tengono a specificare i democratici -, e in giunta tramite i due assessori “tecnici” dal PD? E come sostenere questa impostazione quando sembra piuttosto agevole osservare come le diatribe interne al &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;blocco di centro destra non sono altro che una resa dei conti tra i notabilati siciliani in vista del dopo Berlusconi?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;A confermare tale lettura, seppure parzialmente, è lo stesso On. Livio Marrocco, finiano di stretta osservanza, che coerentemente alle sue posizioni di partito e di corrente ha affermato: “Io non posso che ripetere le dichiarazione che sono stare fatte dagli altri finiani, da Scalia, come da Briguglio. Noi non siamo interessati a questo progetto. Il PDL Sicilia nasceva come una articolazione tecnica, come &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;risposta ad un malessere nazionale dovuto all’organizzazione del Popolo delle libertà. Il Partito del Sud è altra cosa, è una proposta di Lombardo sulla quale mi pare ci sia il benestare di Miccichè.” E poi aggiunge: “Noi vogliamo soltanto stimolare il PDL, una sua riorganizzazione, il malessere di cui parlo è frutto di quello che si vive a Roma, è sotto gli occhi di tutti. I recenti sviluppi sono anche in parte, ma non solo, ritengo, un effetto delle strategie in vista del dopo Berlusconi. Io capisco il progetto di Miccichè, è quello di fare una sorta di Lega del Sud, una sorta di anti Lega Nord, ma è un soggetto diverso dal PDL: strada legittima, ma nella quale noi non ci saremo. Noi desideriamo batterci all’interno del PDL, non fuori da esso, per garantire maggiori spazi di discussione democratica, che &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;attualmente mancano.”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;A complicare ulteriormente il quadro politico è naturalmente il PD, diviso sin dal congresso, proteso tra un coinvolgimento della volontà del popolo delle primarie, e l’impossibilità sostanziale di tenervi fede, spinto com’è da una parte dal lavoro infaticabile di Lumia e di Cracolici di avvicinamento a Lombardo, e dall’altra frenato dalla segreteria di Lupo, a sua volta indebolita e divisa tra chi come Rita Borsellino continua a portare avanti la sua battaglia per un alternativa politica in Sicilia senza il cuffarismo, ma anche senza il lombardismo, e chi tra i suoi vecchi compagni di viaggio ex margheritini si è prontamente scatenato alla caccia di poltrone e prebende di vario genere alla prima occasione di apertura da parte del presidente della regione. Sul Partito del Sud l’On. Camillo Oddo – che allo scorso &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;congresso sosteneva Lumia - si è mostrato alquanto dubitativo: “Quale partito? Da quanto ho avuto modo di leggere i suoi stessi presunti fondatori devono prima chiarirsi le idee. Comprendo che la politica è ormai un evento mediatico, che si possa fondare un partito dalle pagine di un giornale o su un predellino di un’auto. Sarò sicuramente un nostalgico ma credo che una forza politica debba emergere &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;da un progetto, da un’idea forte e soprattutto dal basso. Ben venga comunque il Partito del Sud – aggiunge il deputato del PD - se punta a destabilizzare l’attuale sistema di potere e non mi preoccupo se qualche pezzo del passato s’inserisce in un progetto per il futuro. Ma ritengo che ogni formula politica debba essere messa alla prova dei fatti. Quale sarà il programma di questo partito? Quale idea avrà del &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;sistema delle alleanze? Chi saranno i suoi interlocutori? Il presidente Lombardo ed il sottosegretario Miccichè riusciranno a superare le logiche politiche che finora sono state da garanzie per le rispettive carriere politiche?”. Ancora più circospetto, è sempre Oddo quando si tratta di parlare delle possibili ricadute delle grandi manovre siciliane sulla stabilità dell’impalcatura berlusconiana: “A volte l’impressione è davvero di trovarsi in un regime e di conseguenza che sia necessario attendere che cada il satrapo per avere un nuovo sistema, ma mi ostino a pensare di vivere in una democrazia, sicuramente sbilenca e senza regole ma pur sempre una democrazia. In un sistema democratico non bisogna avere paura della nascita di nuove formazioni politiche se si ispirano ai principi della libertà e del rispetto della Costituzione. Il satrapo è al suo posto e ci resterà fin quando lo vorranno gli italiani. Berlusconi ha vinto le elezioni ed il centrosinistra deve provare a vincere sul campo. C’è chi attende la congiura di Palazzo. C’è chi pensa ad una sua dipartita politica. Per quanto mi riguarda ritengo che ci siano ragioni e condizioni oggettive per mandarlo a casa con un voto democratico. Il PD sta lavorando a questo progetto”. Il rischio è infatti che caduto Berlusconi il centro sinistra si trovi ad affrontare un fronte avversario ancora più forte, perché dotato insieme alla Lega Nord, di un altro partito di centro destra a base territoriale, ma comunque capace di intercettare il consenso in tutte le direzioni.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;FONT-FAMILY: &#39;Times New Roman&#39;; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-: ITfont-family:&#39;Times New Roman&#39;;&quot; &gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Su una cosa Miccichè ad ogni modo sembra avere le idee chiare: far ottenere alla nuova forza politica del Sud un ministero, o forse più precisamente diventare lui stesso ministro, se per risollevare le sorti della Sicilia - come asserisce Miccichè - sarebbe necessario “diventare anche noi soggetto politico qualificato, che segga in CDM e ne indirizzi l’azione appannaggio del Sud”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/3815131533841285522/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/04/partito-del-sud-micciche-alla-ricerca.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/3815131533841285522'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/3815131533841285522'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/04/partito-del-sud-micciche-alla-ricerca.html' title='Partito del sud, Miccichè alla ricerca del ministero perduto'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjR7AhvMlwkVPbjp7GdCbys3n82dZgwm4YbML1kewp2QH5kRD1US2i4IBNmy9gPOkknyBu15OEcE4uQ1e8DSi25-yNuN5cN1uVFnolU0qT2Dp5AdL5uDPaEq5YCddS4j3-0gSAK5fXORnRP/s72-c/micciche_lombardo.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-4056187489926699884</id><published>2010-03-22T13:34:00.010+01:00</published><updated>2010-04-06T19:38:09.220+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mafia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Paolo Ruggirello"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="politica"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Trapani"/><title type='text'>Ombre lunghe su Ruggirello</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiz9FKO5tmnBJaJWGuQbK2nPl0umH5LlBWlK7NMypcwXOilWr9rQjMAYVYOYaJ1Nzypx0hDhZfV0LlMGA-eRZ-HkswrKhVNthmHKm4OKf1E5D3kQdU2-RsqDUbi_lXSG4050qRSWd49OLYt/s1600-h/ruggirello_paolo.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;WIDTH: 200px; HEIGHT: 118px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5451437464129358642&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiz9FKO5tmnBJaJWGuQbK2nPl0umH5LlBWlK7NMypcwXOilWr9rQjMAYVYOYaJ1Nzypx0hDhZfV0LlMGA-eRZ-HkswrKhVNthmHKm4OKf1E5D3kQdU2-RsqDUbi_lXSG4050qRSWd49OLYt/s200/ruggirello_paolo.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Arial;font-size:13;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;Pubblicato su L’isola il 5 marzo 2010&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:georgia;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;di Giuseppe Pipitone&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;L’attuale scenario politico annovera tra le sue fila una “fauna politicantes” dalla variegata fedina penale: diversi pregiudicati, molti indagati, alcuni colpevoli,ed anche qualche reo confesso. Un avviso di garanzia, in questa politica sempre più vicina ai tribunali, sembra aver perso importanza mediatica.&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt; Anche quando&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color:black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;le ipotesi di reato notificate sono istigazione alla corruzione, minaccia a pubblico ufficiale ed oltraggio ad un corpo politico amministrativo. Sarà per questo che la notifica da parte dei Carabinieri di Trapani di una notizia di garanzia per il deputato regionale dell’Mpa Paolo Ruggirello, non ha avuto, fin ora, grandi echi sulla stampa. Secondo la procura di Trapani, l’onorevole Ruggirello avrebbe fatto pressioni sul consiglio comunale di Erice per votare la mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Tranchida. E’ anche vero che la mozione in questione non fu nè votata, e nemmeno discussa dal Consiglio comunale. L’indagine sarebbe poi partita dopo l’esposto del presidente del consiglio comunale di Erice Giovanna Millocca. Al di là dell’inchiesta in se, che, malgrado sia nella fase iniziale, promette un seguito intrigante, è interessante sottolineare perché la latitanza di approfondimenti sulla notizia appare inspiegabile. Se non altro per la natura dell’indagato. Paolo Ruggirello è stato eletto nel 2008 all’Ars nelle file del Movimento per l’Autonomia con ben 10.545 voti, dopo una campagna elettorale passata a braccetto con Norino Fratello, a cui era fallita la candidatura del consanguineo Salvatore dopo il veto dell’Udc. Il deputato trapanese non è un soggetto estraneo ai tribunali. Ha infatti appena concluso la suo esperienza come teste d’accusa nel processo Mafia e Appalti 2. Processo questo che vedeva alla sbarra pezzi da 90 della politica come l’ex assessore regionale al Territorio Bartolo Pellegrino, assolto per favoreggiamento a Cosa Nostra ma solo prescritto per corruzione aggravata, e presunti boss di prima grandezza come Ciccio Pace. Un ruolo curioso quello del testimone per il deputato dell’Mpa, soprattutto perché il grande accusato del processo era proprio quel Bartolo Pellegrino al quale suo padre, Giuseppe Ruggirello senior versò ingenti somme come finanziamento politico: un totale di 1 miliardo e 300 milioni d’irrintracciabile provenienza, che, come conferma Giuseppe Di Natale,ex autista di Bartolo Pellegrino, l’allora giovane Paolo portava nei comitati elettorali dell’ex vice presidente della Regione, a cadenza giornaliera(circa 3 milioni al giorno n.d.A.). Dal processo Mafia e Appalti, in cui è opportuno ribadire ancora una volta che Paolo Ruggirello non era inquisito, emergerebbe anche che nel 2001 la mafia di Paceco appoggiò due candidati di Nuova Sicilia (il movimento fondato da Pellegrino, in cui militava anche Paolo Ruggirello) al consiglio comunale di Erice. Una è tale Francesca Simonte. L’altro è proprio il nostro Paolo Ruggirello. A rivelarlo è il commissario Leonardo De Martino. Ecco perché appare quanto meno strano che Ruggirello junior sia stato solo testimone, e per di più dell’accusa, al processo Mafia e Appalti 2. Soprattutto se a questo si sommano le dichiarazioni, sempre firmate da De Martino, sulla sorella di Ruggirello, Bice, che alle regionali del 2006 chiese sostegno a Giuseppe &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Giuseppe &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color:black;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Messina, commercialista del boss Vincenzo Virga. Insomma a ben guardare le vicende della famiglia, la carriera dei Ruggirello sembra più ricca di ombre che di luci. Ombre che sembrano infittirsi se si scava nel passato. Il padre di Paolo e Bice, quel Giuseppe Ruggirello “portafogli occulto” del Pellegrino versione socialista, creatore della Banca Industriale e proprietario negli anni ’90 dell’emittente Video Sicilia, si arricchì in maniera tanto repentina, da meritare un’interrogazione parlamentare in merito nel 1972. Il mitico Pippo Fava, già nel 1983, scriveva che «Uno dei primi istituti di credito passati al setaccio delle Fiamme Gialle è stato &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;?xml:namespace prefix = st1 /&gt;&lt;st1:personname productid=&quot;la Banca Industriale&quot; st=&quot;on&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;la Banca Industriale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt; di Trapani, con sedici sportelli disseminati in tre province. Presidente del consiglio di amministrazione è Giuseppe Ruggirello, arricchitosi con alcune fortunate speculazioni edilizie e raggiunto recentemente da un mandato di cattura per fatti che si riferiscono al &quot;sacco del Belice&quot;.A dare ossigeno alla banca, è arrivata la famiglia Cassina (una delle più ricche famiglie palermitane, amici degli Spatola e grandi elettori democristiani legati alla lobby Ruffini-Lima-Ciancimino) che ha piazzato Giulio e Duilio Cassina in consiglio di amministrazione». Inoltre, «il 20 gennaio 1980 è nata a Guarrato, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid=&quot;la Cassa Rurale&quot; st=&quot;on&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;la Cassa Rurale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt; ed Artigiana San Paolo» che «in due anni è riuscita a moltiplicare i propri depositi del 483%, passando dai 444 ai 2.145 milioni». Che si tratti di una emanazione della prima lo dimostrerebbe il fatto che fra i soci «c&#39;è una parente stretta (figlia) di Giuseppe Ruggirello, Bice, componente anche del consiglio di amministrazione della Banca Industriale»” Già allora quindi i Ruggirello meritavano attenzione. Enzo Guidotto, consulente della Commissione Parlamentare Antimafia ricorda che “nel 1997 il nome dell’ormai defunto Giuseppe Ruggirello, oggi onorato con una serie di fondazioni e memoriali dai figli - come se si trattasse di un benemerito della Repubblica - saltò fuori addirittura in un’inchiesta riguardante Enrico Nicoletti, cassiere della Banda della Magliana”. Verrebbe da ricordare quel vecchio proverbio biblico, dove si sentenzia che “le colpe dei padri ricadranno sui figli”. Se detto proverbio dovesse avverarsi anche solo per metà, Paolo Ruggirello può anche ritenersi fortunato di pagare le possibili colpe, imputate dagli storici al padre, soltanto con un’indagine per istigazione alla corruzione, passata tra l’altro sotto silenzio. Con un po’ di fortuna - la stessa che lo ha assistito nel processo a Pellegrino - la sua fedina potrà comunque conservarsi immacolata, dato che , come detto, gli avvisi di garanzia non fanno testo, almeno fino a prova contraria&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color:black;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Messina, commercialista del boss Vincenzo Virga. Insomma a ben guardare le vicende della famiglia, la carriera dei Ruggirello sembra più ricca di ombre che di luci. Ombre che sembrano infittirsi se si scava nel passato. Il padre di Paolo e Bice, quel Giuseppe Ruggirello “portafogli occulto” del Pellegrino versione socialista, creatore della Banca Industriale e proprietario negli anni ’90 dell’emittente Video Sicilia, si arricchì in maniera tanto repentina, da meritare un’interrogazione parlamentare in merito nel 1972. Il mitico Pippo Fava, già nel 1983, scriveva che «Uno dei primi istituti di credito passati al setaccio delle Fiamme Gialle è stato &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid=&quot;la Banca Industriale&quot; st=&quot;on&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;la Banca Industriale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt; di Trapani, con sedici sportelli disseminati in tre province. Presidente del consiglio di amministrazione è Giuseppe Ruggirello, arricchitosi con alcune fortunate speculazioni edilizie e raggiunto recentemente da un mandato di cattura per fatti che si riferiscono al &quot;sacco del Belice&quot;.A dare ossigeno alla banca, è arrivata la famiglia Cassina (una delle più ricche famiglie palermitane, amici degli Spatola e grandi elettori democristiani legati alla lobby Ruffini-Lima-Ciancimino) che ha piazzato Giulio e Duilio Cassina in consiglio di amministrazione». Inoltre, «il 20 gennaio 1980 è nata a Guarrato, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid=&quot;la Cassa Rurale&quot; st=&quot;on&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;la Cassa Rurale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt; ed Artigiana San Paolo» che «in due anni è riuscita a moltiplicare i propri depositi del 483%, passando dai 444 ai 2.145 milioni». Che si tratti di una emanazione della prima lo dimostrerebbe il fatto che fra i soci «c&#39;è una parente stretta (figlia) di Giuseppe Ruggirello, Bice, componente anche del consiglio di amministrazione della Banca Industriale»” Già allora quindi i Ruggirello meritavano attenzione. Enzo Guidotto, consulente della Commissione Parlamentare Antimafia ricorda che “nel 1997 il nome dell’ormai defunto Giuseppe Ruggirello, oggi onorato con una serie di fondazioni e memoriali dai figli - come se si trattasse di un benemerito della Repubblica - saltò fuori addirittura in un’inchiesta riguardante Enrico Nicoletti, cassiere della Banda della Magliana”. Verrebbe da ricordare quel vecchio proverbio biblico, dove si sentenzia che “le colpe dei padri ricadranno sui figli”. Se detto proverbio dovesse avverarsi anche solo per metà, Paolo Ruggirello può anche ritenersi fortunato di pagare le possibili colpe, imputate dagli storici al padre, soltanto con un’indagine per istigazione alla corruzione, passata tra l’altro sotto silenzio. Con un po’ di fortuna - la stessa che lo ha assistito nel processo a Pellegrino - la sua fedina potrà comunque conservarsi immacolata, dato che , come detto, gli avvisi di garanzia non fanno testo, almeno fino a prova contraria.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/4056187489926699884/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/pubblicato-su-lisola-il-5-marzo-2010-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/4056187489926699884'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/4056187489926699884'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/pubblicato-su-lisola-il-5-marzo-2010-di.html' title='Ombre lunghe su Ruggirello'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiz9FKO5tmnBJaJWGuQbK2nPl0umH5LlBWlK7NMypcwXOilWr9rQjMAYVYOYaJ1Nzypx0hDhZfV0LlMGA-eRZ-HkswrKhVNthmHKm4OKf1E5D3kQdU2-RsqDUbi_lXSG4050qRSWd49OLYt/s72-c/ruggirello_paolo.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-6201280694958631020</id><published>2010-03-21T23:55:00.007+01:00</published><updated>2010-04-06T18:03:26.219+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="eventi culturali"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Gioacchino Genchi"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="giustizia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="libri"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Salvatore Borsellino"/><title type='text'>La verità di Genchi</title><content type='html'>&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjik52r875flkhyYcfmhn8PjA5m6Jn0oNKQcKS5VV7YA_PKzkkPHbXYGRc3P2IoL98-fmp9GKG935tLApz_bWm26xcGrMxUfgmWWr7_Vo5RLO0dkabSwK36Shcd3B_lWnDbHwmfol_NiwzT/s1600-h/genchi.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;WIDTH: 320px; HEIGHT: 226px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5451064092973752034&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjik52r875flkhyYcfmhn8PjA5m6Jn0oNKQcKS5VV7YA_PKzkkPHbXYGRc3P2IoL98-fmp9GKG935tLApz_bWm26xcGrMxUfgmWWr7_Vo5RLO0dkabSwK36Shcd3B_lWnDbHwmfol_NiwzT/s320/genchi.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;Pubblicato su L&#39;isola, 5 marzo 2010&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:georgia;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;di Giuseppe Pipitone&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Gli occhi azzurri. Sono la prima cosa che ti colpiscono di Gioacchino Genchi. Due occhi profondi, intensi. Occhi che hanno visto tante, troppe cose. Sarà per questo che Genchi è finito così: etichettato come un mostro, privato del distintivo, messo a tacere e dimenticato. E’ lui stesso che ce lo dice, in una giornata di primavera anticipata, a Trapani, dove presenta il libro di Montolli “ Il caso Genchi”, campione di vendite, ma sul quale le recensioni giornalistiche preferiscono sorvolare.&lt;br /&gt;&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ha tanto a dire l’ex vice questore in aspettativa, consulente informatico delle procure di mezza Italia. Parla quasi due ore, ma sembrano pochi minuti. Ha vissuto un anno intenso, un anno inaugurato da Berlusconi con le sibilline parole da Olbia: “c’è un uomo che intercetta mezza Italia.” Oggi, più di dodici mesi dopo,”l’uomo che intercetta mezza Italia” ha perso 35 chili; ha spiegato al Copasir ed ai giornali che lo etichettavano come “spione” che lui le intercettazioni non le ha mai fatte (“semmai incrociavo i tracciati delle utenze”); ha detto la sua sul libro di Edoardo Montolli. Ma tutto questo alla stampa non interessa più. Il caso Genchi è ormai chiuso per i media. Per il diretto interessato, e per alcuni milioni d’italiani invece no.. Parte da lontano l’uomo di Castelbuono, snocciola più di vent’anni di storia italiana contemporanea, una storia vissuta in prima persona all’interno dello Stato. “Se sono ancora qui, vivo e vegeto, è anche per tutto quello che ho scoperto.” Parole lapidarie quelle dell’uomo che non voleva fare l’avvocato. Parole che risuonano nella stanza e lasciano interdetti quando spiega che “I computer di Falcone, dopo la sua morte, furono manomessi prima che abbiamo potuto varcare l’ingresso del suo ufficio in via Arenula a Roma. Riuscimmo a vedere soltanto che erano stati cancellati dei file: tra questi uno in particolare Orlando.bak.” E’ un periodo teso quello per lo Stato, c’è Cosa Nostra che gli fa la guerra, eppure secondo Genchi non si trattava di sola mafia: “ pensare che un attentato come quello di Capaci o via D’Amelio sia stato congeniato soltanto da Cosa Nostra è un’ipotesi irreale: per Capaci occorrevano competenze tecniche e fisiche che Brusca non poteva avere; anche l’idea degli attentati alle bellezze artistiche sembra essere estranea alla cultura di Riina; in via d’Amelio poi venne utilizzato un esplosivo che la mafia non aveva mai adoperato, che non conosceva,ma che era stato trovato a Castiglion Fibocchi, la residenza di Licio Gelli.” Proprio gli ambienti massonici, sono la bestia nera di Genchi. Sono solo due le indagini che il vice questore non ha portato a compimento: la prima volta quelle sulla strage di via D’amelio, la seconda quella di Catanzaro, dove si prefigurava l’esistenza di una nuova P2 ma che procurò soltanto guai al pm titolare dell’inchiesta, Luigi De Magistris, e al consulente informatico della procura, cioè proprio Genchi. “Proprio a Catanzaro mi accorsi che stavamo indagando sulle stesse persone che erano venute fuori quindici anni prima a Palermo.” Il professor Elia Valori è la personificazione del potere italiano. Lo stesso Genchi lo presenta come: “l’unico che fu espulso dalla P2 per condotta morale indegna. Un personaggio enigmatico pieno d’entrature in ambienti politici, nella magistratura, nell’imprenditoria.” Altro personaggio di peculiare interesse è Achille Toro, attualmente dimissionario dopo la scandalo Fastweb, ma che per Genchi era famoso pure prima dato che: “fu il magistrato che incaricò i Ros di sequestrare il mio archivio, immagino il suo stupore quando si accorse che un bel po’ di materiale delle mie indagini riguardavo lui stesso, e alcuni dirigenti del Ros.” Genchi è arrivato a toccare i fili dell’alta tensione; è arrivato a capire in che maniera in Italia venisse detenuto ed amministrato il potere, quello occulto, ufficioso, celato. Un potere che in provincia di Trapani, la provincia più massone d’Italia, è stato, almeno nella storia recente, il potere dominante. Fatta eccezione per l’indagine sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone, Gioacchino Genchi non si è mai occupato della “provincia col cappuccio” però, affidandosi al suo innato istinto da “sbirro” ammette che “di certo sono presenti degli equilibri diversi rispetto al resto dell’Italia. Degli equilibri che non sono mai stati soggetti a dei cambiamenti repentini, come avvenne invece a Palermo. Equilibri occulti che continuano a persistere ancora oggi”.Equilibri su cui neanche l’ex vicequestore è riuscito a posare gli intensi e rivelatori occhi azzurri.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/6201280694958631020/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/la-verita-di-genchi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/6201280694958631020'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/6201280694958631020'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/la-verita-di-genchi.html' title='La verità di Genchi'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjik52r875flkhyYcfmhn8PjA5m6Jn0oNKQcKS5VV7YA_PKzkkPHbXYGRc3P2IoL98-fmp9GKG935tLApz_bWm26xcGrMxUfgmWWr7_Vo5RLO0dkabSwK36Shcd3B_lWnDbHwmfol_NiwzT/s72-c/genchi.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-515643312920139699</id><published>2010-03-21T23:54:00.009+01:00</published><updated>2010-04-06T19:38:45.380+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Cassazione"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="gesuiti"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="giudici"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mafia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Mariano Agate"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Mazara del Vallo"/><title type='text'>Hiram, un processo che fa tremare mezza Italia</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhJ2OUEqJz_jQS6FQosSKLM9zzUUVI1a6JvAVEWpbvQmM2YLPkRf98Erm5WwSaw6n0kzqDNSMcacj5Q2sEpQpqQbiFvsf9LClbXFHcO5sczX0t4UQGvvcDMd6hIyvIYettE3wNLEtN0w-H4/s1600/482f5b6b0777c_normal.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;WIDTH: 200px; HEIGHT: 134px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5452330290539398162&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhJ2OUEqJz_jQS6FQosSKLM9zzUUVI1a6JvAVEWpbvQmM2YLPkRf98Erm5WwSaw6n0kzqDNSMcacj5Q2sEpQpqQbiFvsf9LClbXFHcO5sczX0t4UQGvvcDMd6hIyvIYettE3wNLEtN0w-H4/s200/482f5b6b0777c_normal.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:78%;&quot;&gt;Pubblicato su L&#39;isola il 19 febbraio 2010&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:georgia;&quot;&gt;di Vincenzo Figlioli&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Mafia e massoneria, colletti bianchi e clero, faccendieri e infiltrati. C’è un po’ di tutto in uno dei procedimenti giudiziari in corso più complessi degli ultimi anni: il processo “Hiram”.&lt;br /&gt;&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un’inchiesta che ha svelato un intreccio di interessi che tra il 2005 e il &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;?xml:namespace prefix = st1 /&gt;&lt;st1:metricconverter productid=&quot;2007 ha&quot; st=&quot;on&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;2007 ha&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/st1:metricconverter&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt; legato &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid=&quot;la Sicilia Occidentale&quot; st=&quot;on&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;la Sicilia Occidentale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt; alla Corte di Cassazione, attraverso una serie di figure di raccordo e che poco meno di due anni fa ha portato all’arresto di Michele Accomando, Renato De Gregorio, Rodolfo Grancini, Calogero Licata, Guido Peparaio, Calogero Russello, Nicolò Sorrentino e Francesca Surdo, accusati a vario titolo di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari peculato, accesso abusivo ai sistemi informatici giudiziari e rivelazione di segreti d’ufficio. Un ruolo centrale nella vicenda lo ha senz’altro ricoperto il faccendiere umbro Rodolfo Grancini, un avvocato vicino ad ambienti massoni e presidente di uno dei Circoli del Buon Governo di Marcello Dell’Utri. Il suo ruolo era quello di seguire le sorti di una serie di processi in Cassazione, lavorando su alcuni contatti interni alla seconda sezione della Corte per ottenere informazioni riservate. A giovarsene, secondo le accuse, alcuni personaggi ritenuti a vario titolo vicini a Cosa Nostra. E in particolare al capo storico del mandamento di Mazara del Vallo, il boss Mariano Agate. Le intercettazioni raccolte testimoniano frequenti contatti telefonici tra Grancini, gli imprenditori Nicolò Sorrentino (marsalese) e Michele Accomando (mazarese) e l’ex assessore democristiano di Canicattì Calogero Licata. Accomando e Licata, a loro volta, facevano parte delle logge massoniche presenti rispettivamente sul territorio trapanese e agrigentino e legate al Gran Maestro Stefano De Carolis, esponente di primo piano della Serenissima Gran Loggia Unita d’Italia. Oggetto dell’interesse dei tre, come detto, alcuni procedimenti giudiziari, tra cui quelli che riguardavano Giovan Battista Agate e Epifanio Agate e Davide Riserbato, rispettivamente fratello, figlio e figlioccio del capomafia mazarese. Ma Grancini fu chiamato in causa anche per la situazione processuale dell’agrigentino Calogero Russello, già coinvolto nel processo “Alta Mafia” e per quelle di Alberto Sorrentino, figlio adottivo di Nicolò condannato in Appello per estorsione, di Dario Gancitano, genero di Accomando, condannato a otto anni assieme a Epifanio Agate per fatti di criminalità organizzata e traffico internazionale di stupefacenti. Ogni volta che il faccendiere umbro riceveva le puntuali sollecitazioni degli “amici” siciliani, si metteva immediatamente in contatto con il suo compaesano Guido Peparaio, altro personaggio centrale nell’inchiesta. Ausiliario in servizio presso la cancelleria della seconda sezione della Corte, Peparaio aveva il compito di ottenere informazioni riservate sui processi segnalatigli da Grancini. Ed è proprio qui uno dei passaggi più delicati del processo “Hiram”. Perché per il ruolo che ricopriva, è inverosimile ritenere che Peparaio potesse essere in possesso delle password d’accesso all’archivio del Centro Elaborazione Dati degli Uffici della Cassazione. Più logico pensare che qualche funzionario compiacente collaborasse attivamente a questo scambio di informazioni. Un aspetto dell’inchiesta, tuttavia, ancora al centro di approfondimenti. Ciò che è certo è che Peparaio riusciva effettivamente a soddisfare le richieste di Grancini e che poi i due si incontravano, il più delle volte alla Stazione Termini di Roma, per definire gli aspetti economici della loro collaborazione. I siciliani accreditavano infatti un bonifico a Grancini su un conto intestato a un prestanome (Giovanni Bacci), dopo di che l’avvocato versava il pattuito a Peparaio. In cambio, ricevevano l’impegno di quest’ultimo ad agire sui propri contatti per ritardare le udienze attraverso escamotage di vario genere. Un obiettivo che però non sempre fu raggiunto, deludendo talvolta le aspettative dei tre siciliani. In un caso, però, i sodali umbri agirono per conto loro, a prescindere dalle indicazioni che arrivavano da Accomando, Sorrentino e Licata. A rivolgersi a Grancini, tramite l’agente della Polizia di Stato Francesca Surdo, in servizio al Ministero degli Interni, era stato un ginecologo palermitano, Renato De Gregorio, fresco di condanna in secondo grado per violenza sessuale su una paziente di diciannove anni. Il procedimento era al vaglio della quarta sezione della Cassazione. Nonostante qualche difficoltà Peparaio riuscì comunque a entrare in contatto con alcuni funzionari, promettendo loro ingenti somme di denaro in cambio di un impegno a rallentare il processo a carico del professionista palermitano, con il dichiarato obiettivo di arrivare alla prescrizione del reato. In questo inquietante scenario trova spazio anche un alto rappresentante del clero, il gesuita padre Ferruccio Romanin, Rettore della Chiesa romana di Sant’Ignazio di Loyola. Contattato da Grancini per conto dei “siciliani”, il sacerdote scrisse alcune lettere in cui perorava la causa di Dario Gancitano e Epifanio Agate presso diverse autorità giudiziarie. Più che la pietà cristiana, a convincere padre Romanin furono le “donazioni” prontamente ricevute in cambio della sua disponibilità. Tanto da convincerlo a spendere queste generose parole a favore del figlio di Mariano Agate: «Sono rimasto colpito dalla vicenda giudiziaria che ha colpito questo ragazzo e dal profondo dolore di queste sue donne. Mi pregano di scrivere alle Vostre Ill.Signorie per un atto di clemenza e di perdono nei confronti di Agate Epifano. Il ragazzo l’ho conosciuto presso &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid=&quot;la Chiesa&quot; st=&quot;on&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;la Chiesa&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt; di Sant’Ignazio qui a Roma, dove Epifano era venuto con la fidanzata, per sentire se il loro matrimonio poteva essere celebrato in questa Chiesa…Ho avuto l’impressione che fosse un ragazzo a posto, pieno di vita e pieno di progetti con la sua futura moglie, con una certa venerazione del nostro fondatore Sant’Ignazio…Non voglio essere giudice di nessuno, e del suo operato, ma per quello che ho intuito non penso che si meritasse un trattamento così pesante»), rivolgendo poi una richiesta di «equità e perdono, dandogli un’altra possibilità per alleviare nel perdono e nella clemenza il dolore atroce di una madre e della fidanzata». Uno slancio che probabilmente non sarà stato gradito dalle più alte gerarchie ecclesiastiche, se è vero che padre Romanin è stato successivamente trasferito da Roma in Australia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Mafia e massoneria, colletti bianchi e clero, faccendieri e infiltrati. C’è un po’ di tutto in uno dei procedimenti giudiziari in corso più complessi degli ultimi anni: il processo “Hiram”. Un’inchiesta che ha svelato un intreccio di interessi che tra il 2005 e il &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;st1:metricconverter productid=&quot;2007 ha&quot; st=&quot;on&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;2007 ha&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/st1:metricconverter&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt; legato &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid=&quot;la Sicilia Occidentale&quot; st=&quot;on&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;la Sicilia Occidentale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt; alla Corte di Cassazione, attraverso una serie di figure di raccordo e che poco meno di due anni fa ha portato all’arresto di Michele Accomando, Renato De Gregorio, Rodolfo Grancini, Calogero Licata, Guido Peparaio, Calogero Russello, Nicolò Sorrentino e Francesca Surdo, accusati a vario titolo di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari peculato, accesso abusivo ai sistemi informatici giudiziari e rivelazione di segreti d’ufficio. Un ruolo centrale nella vicenda lo ha senz’altro ricoperto il faccendiere umbro Rodolfo Grancini, un avvocato vicino ad ambienti massoni e presidente di uno dei Circoli del Buon Governo di Marcello Dell’Utri. Il suo ruolo era quello di seguire le sorti di una serie di processi in Cassazione, lavorando su alcuni contatti interni alla seconda sezione della Corte per ottenere informazioni riservate. A giovarsene, secondo le accuse, alcuni personaggi ritenuti a vario titolo vicini a Cosa Nostra. E in particolare al capo storico del mandamento di Mazara del Vallo, il boss Mariano Agate. Le intercettazioni raccolte testimoniano frequenti contatti telefonici tra Grancini, gli imprenditori Nicolò Sorrentino (marsalese) e Michele Accomando (mazarese) e l’ex assessore democristiano di Canicattì Calogero Licata. Accomando e Licata, a loro volta, facevano parte delle logge massoniche presenti rispettivamente sul territorio trapanese e agrigentino e legate al Gran Maestro Stefano De Carolis, esponente di primo piano della Serenissima Gran Loggia Unita d’Italia. Oggetto dell’interesse dei tre, come detto, alcuni procedimenti giudiziari, tra cui quelli che riguardavano Giovan Battista Agate e Epifanio Agate e Davide Riserbato, rispettivamente fratello, figlio e figlioccio del capomafia mazarese. Ma Grancini fu chiamato in causa anche per la situazione processuale dell’agrigentino Calogero Russello, già coinvolto nel processo “Alta Mafia” e per quelle di Alberto Sorrentino, figlio adottivo di Nicolò condannato in Appello per estorsione, di Dario Gancitano, genero di Accomando, condannato a otto anni assieme a Epifanio Agate per fatti di criminalità organizzata e traffico internazionale di stupefacenti. Ogni volta che il faccendiere umbro riceveva le puntuali sollecitazioni degli “amici” siciliani, si metteva immediatamente in contatto con il suo compaesano Guido Peparaio, altro personaggio centrale nell’inchiesta. Ausiliario in servizio presso la cancelleria della seconda sezione della Corte, Peparaio aveva il compito di ottenere informazioni riservate sui processi segnalatigli da Grancini. Ed è proprio qui uno dei passaggi più delicati del processo “Hiram”. Perché per il ruolo che ricopriva, è inverosimile ritenere che Peparaio potesse essere in possesso delle password d’accesso all’archivio del Centro Elaborazione Dati degli Uffici della Cassazione. Più logico pensare che qualche funzionario compiacente collaborasse attivamente a questo scambio di informazioni. Un aspetto dell’inchiesta, tuttavia, ancora al centro di approfondimenti. Ciò che è certo è che Peparaio riusciva effettivamente a soddisfare le richieste di Grancini e che poi i due si incontravano, il più delle volte alla Stazione Termini di Roma, per definire gli aspetti economici della loro collaborazione. I siciliani accreditavano infatti un bonifico a Grancini su un conto intestato a un prestanome (Giovanni Bacci), dopo di che l’avvocato versava il pattuito a Peparaio. In cambio, ricevevano l’impegno di quest’ultimo ad agire sui propri contatti per ritardare le udienze attraverso escamotage di vario genere. Un obiettivo che però non sempre fu raggiunto, deludendo talvolta le aspettative dei tre siciliani. In un caso, però, i sodali umbri agirono per conto loro, a prescindere dalle indicazioni che arrivavano da Accomando, Sorrentino e Licata. A rivolgersi a Grancini, tramite l’agente della Polizia di Stato Francesca Surdo, in servizio al Ministero degli Interni, era stato un ginecologo palermitano, Renato De Gregorio, fresco di condanna in secondo grado per violenza sessuale su una paziente di diciannove anni. Il procedimento era al vaglio della quarta sezione della Cassazione. Nonostante qualche difficoltà Peparaio riuscì comunque a entrare in contatto con alcuni funzionari, promettendo loro ingenti somme di denaro in cambio di un impegno a rallentare il processo a carico del professionista palermitano, con il dichiarato obiettivo di arrivare alla prescrizione del reato. In questo inquietante scenario trova spazio anche un alto rappresentante del clero, il gesuita padre Ferruccio Romanin, Rettore della Chiesa romana di Sant’Ignazio di Loyola. Contattato da Grancini per conto dei “siciliani”, il sacerdote scrisse alcune lettere in cui perorava la causa di Dario Gancitano e Epifanio Agate presso diverse autorità giudiziarie. Più che la pietà cristiana, a convincere padre Romanin furono le “donazioni” prontamente ricevute in cambio della sua disponibilità. Tanto da convincerlo a spendere queste generose parole a favore del figlio di Mariano Agate: «Sono rimasto colpito dalla vicenda giudiziaria che ha colpito questo ragazzo e dal profondo dolore di queste sue donne. Mi pregano di scrivere alle Vostre Ill.Signorie per un atto di clemenza e di perdono nei confronti di Agate Epifano. Il ragazzo l’ho conosciuto presso &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid=&quot;la Chiesa&quot; st=&quot;on&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;la Chiesa&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt; di Sant’Ignazio qui a Roma, dove Epifano era venuto con la fidanzata, per sentire se il loro matrimonio poteva essere celebrato in questa Chiesa…Ho avuto l’impressione che fosse un ragazzo a posto, pieno di vita e pieno di progetti con la sua futura moglie, con una certa venerazione del nostro fondatore Sant’Ignazio…Non voglio essere giudice di nessuno, e del suo operato, ma per quello che ho intuito non penso che si meritasse un trattamento così pesante»), rivolgendo poi una richiesta di «equità e perdono, dandogli un’altra possibilità per alleviare nel perdono e nella clemenza il dolore atroce di una madre e della fidanzata». Uno slancio che probabilmente non sarà stato gradito dalle più alte gerarchie ecclesiastiche, se è vero che padre Romanin è stato successivamente trasferito da Roma in Australia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/515643312920139699/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/hiram-un-processo-che-fa-tremare-mezza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/515643312920139699'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/515643312920139699'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/hiram-un-processo-che-fa-tremare-mezza.html' title='Hiram, un processo che fa tremare mezza Italia'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhJ2OUEqJz_jQS6FQosSKLM9zzUUVI1a6JvAVEWpbvQmM2YLPkRf98Erm5WwSaw6n0kzqDNSMcacj5Q2sEpQpqQbiFvsf9LClbXFHcO5sczX0t4UQGvvcDMd6hIyvIYettE3wNLEtN0w-H4/s72-c/482f5b6b0777c_normal.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-2367323735517120674</id><published>2010-03-21T23:50:00.008+01:00</published><updated>2010-04-06T19:40:12.043+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="call center"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="lavoro"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Multimedia Planet"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="precariato"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Trapani"/><title type='text'>Trapani, notizie dal call center occupato</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg0p13aEwcadElnJRgfw8Y45G8Lh24if3AtErZ4DSJ9DWkZ4WzcacVWcWmBX0aWcheuuCGJEQOp8MYB1lYp_SAwftndL7m5Cbcz3By68UeI6lvO_ogRFgH0iolMDy43SgvEI8QKjRiMS716/s1600/call_center2.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;WIDTH: 200px; 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class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;I &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;?xml:namespace prefix = v /&gt;&lt;v:shapetype id=&quot;_x0000_t75&quot; preferrelative=&quot;t&quot; spt=&quot;75&quot; coord=&quot;&quot; path=&quot;m@4@5l@4@11@9@11@9@5xe&quot; filled=&quot;f&quot; stroked=&quot;f&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;v:stroke joinstyle=&quot;miter&quot;&gt;&lt;/v:stroke&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;v:formulas&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;v:f eqn=&quot;if lineDrawn pixelLineWidth 0&quot;&gt;&lt;/v:f&gt;&lt;v:f eqn=&quot;sum @0 1 0&quot;&gt;&lt;/v:f&gt;&lt;v:f eqn=&quot;sum 0 0 @1&quot;&gt;&lt;/v:f&gt;&lt;v:f eqn=&quot;prod @2 1 2&quot;&gt;&lt;/v:f&gt;&lt;v:f eqn=&quot;prod @3 21600 pixelWidth&quot;&gt;&lt;/v:f&gt;&lt;v:f eqn=&quot;prod @3 21600 pixelHeight&quot;&gt;&lt;/v:f&gt;&lt;v:f eqn=&quot;sum @0 0 1&quot;&gt;&lt;/v:f&gt;&lt;v:f eqn=&quot;prod @6 1 2&quot;&gt;&lt;/v:f&gt;&lt;v:f eqn=&quot;prod @7 21600 pixelWidth&quot;&gt;&lt;/v:f&gt;&lt;v:f eqn=&quot;sum @8 21600 0&quot;&gt;&lt;/v:f&gt;&lt;v:f eqn=&quot;prod @7 21600 pixelHeight&quot;&gt;&lt;/v:f&gt;&lt;v:f eqn=&quot;sum @10 21600 0&quot;&gt;&lt;/v:f&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/v:formulas&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; 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 style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;lavoratori delle società Multimedia Planet e B2B Integrated Services (gruppo Phonemedia di Trapani) esasperati dal mancato erogamento dello stipendio per più di quattro mesi, dal 13 gennaio hanno occupato i locali di lavoro della società «Multimedia Planet» a Palazzo Venuti. Sono a rischio 920 posti di lavoro nel capoluogo di provincia.&lt;br /&gt;&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo parlato con uno degli occupanti, Giovanni Genna, che ci ha raccontato la sua storia. È stato assunto come operatore call center nel 2007 con un contratto co.co.pro. (a progetto), mentre nel &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;?xml:namespace prefix = st1 /&gt;&lt;st1:metricconverter productid=&quot;2008 in&quot; st=&quot;on&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;2008 in&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/st1:metricconverter&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt; seguito a un corso a Monza ha stipulato un contratto a termine per un anno e mezzo. «Ma le speranze di un posto di lavoro sicuro sono cadute nel momento in cui il gruppo Phonemedia, di cui fa parte anche il Call center trapanese, viene ceduto con tutti i suoi debiti (sarebbero una voragine da 250 milioni di euro secondo indiscrezioni) dal suo amministratore delegato Fabrizio Cazzago, (che si è poi spostato la residenza in Svizzera), e viene acquisito da un’altra società. Si tratta dell’Omega, i cui amministratori si portano sulle spalle già molti fallimenti, fra cui quello dell’Agile ex Eutelia. Da allora gli stipendi vengono erogati in due trance e in ritardo, fino a settembre, quando abbiamo percepito l’ultimo stipendio e dunque gli ultimi contanti per 920 lavoratori». Non a caso Giovanni cita il precedente dell’Agile ex Eutelia: le due aziende “fantasma” che hanno acquisito aziende “agonizzanti”, hanno in comune uno degli amministratori delegati, Sebastiano Liori. L’anno scorso, a 4 mesi dall’acquisizione di Eutelia, il nuovo proprietario ha mandato le lettere di licenziamento a 1.192 occupati sui 1.880 totali, con una condotta giudicata antisindacale dal Tribunale del lavoro. Il sospetto dei lavoratori e dei sindacati è che le acquisizioni di Agile e Phonemedia non nascano da progetti imprenditoriali seri, ma servano a salvare i vecchi proprietari&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;-&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Eutelia e Cazzago&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;-&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;dai rischi connessi a un eventuale fallimento. Cazzago e co. avrebbero dunque agito come veri rider, cioè imprenditori che si sono gettati nel “business” in tempi più floridi, sfruttando i finanziamenti pubblici e mettendo su call center per guadagnare in tempi brevi e a scopi speculativi. Non hanno puntato sulla qualità, e al momento della contrazione del mercato hanno riempito le aziende di debiti, dileguandosi, non prima di aver rastrellato tutto il denaro possibile ed essersi lasciati dietro le spalle migliaia di posti di lavoro in dissoluzione. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid=&quot;La Phonemedia&quot; st=&quot;on&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;La Phonemedia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt; da sola conta circa 7000 dipendenti in bilico in tutta Italia. Giovanni Genna testimonia l’ipocrisia dei vertici aziendali, che non hanno mai ammesso la crisi dell’azienda, né i piani per i licenziamenti, ma continuavano a spronare i lavoratori a produrre, in modo da salvaguardare le grandi commesse su cui lavoravano (Tim, Sky, H3G, Ricerche di mercato, Telecom). Per mesi i lavoratori hanno lavorato senza percepire l’adeguata retribuzione, fino a quando, ci racconta Giovanni: “il 13, un martedì di gennaio, grazie alla forza e al coraggio di due mie colleghe, si decise di iniziare il periodo di occupazione, che sta durando tutt’ora.” Sono 85 i lavoratori che occupano a turno da più di un mese la sede dell’azienda, e vivono solo di ciò che amici, parenti e alcuni commercianti solidali mettono a disposizione per aiutarli. Dormono sulle brandine fornite dalla Croce Rossa e Croce Bianca di Trapani; senza stipendi e quasi sempre con famiglie a carico, ogni giorno devono inventarsi qualcosa per finanziare la mobilitazione. Intanto, i sindacati hanno presentato istanza d’insolvenza al tribunale di Novara nei confronti di Omega, per recuperare le mensilità arretrate, e hanno presentato una richiesta di commissariamento. Sul fronte istituzionale si continua, d’altro canto, a lavorare per tentare di sbloccare la vertenza. Il Governo ha accolto la richiesta della Cgil di un tavolo sulle commesse pubbliche per l’Agile, ex Eutelia, e in generale sul settore del call center. Sarà un tavolo istituzionale con enti locali, regioni, imprese, ministero del Welfare e dello Sviluppo economico. Scopo del tavolo istituzionale è arrivare a definire una strategia di settore, sulle commesse pubbliche e sugli ammortizzatori sociali. Infatti per i dipendenti dei call center non esiste la cassa integrazione, perché è un settore di tipo commerciale e non industriale. Il governo si è impegnato, su richiesta dei sindacati, a concedere la cassa integrazione in deroga, a rotazione, laddove richiesta, coinvolgendo le Regioni. Emilio Miceli, segretario generale di Slc-Cgil afferma inoltre che sarà richiesta «una proroga degli sgravi contribuitivi» adesso in scadenza. Nel 2006 la «circolare Damiano» aveva stabilito anche per le Telecomunicazioni, e anche per i call center, il divieto dei contratti a progetto. Lo Stato ha introdotto incentivi, sgravi contributivi per le aziende che trasformavano queste posizioni in contratti a tempo indeterminato. Sgravi pieni al Sud. Si spiega così perché sono sorti tanti call center nel Mezzogiorno. Ma adesso gli incentivi sono in scadenza. Che succederà, se non saranno prorogati, a Catanzaro, Bari, Cagliari, Palermo? Con una proroga degli incentivi invece, dice ancora Miceli, «i riders finirebbero espulsi dal mercato, le aziende virtuose avrebbero interesse a farsi carico dei “cocci” lasciati da questi ultimi, altri lavoratori senza futuro potrebbero, per la prima volta, ambire ad un contratto serio. A un lavoro vero».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/2367323735517120674/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/trapani-notizie-dal-call-center.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/2367323735517120674'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/2367323735517120674'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/trapani-notizie-dal-call-center.html' title='Trapani, notizie dal call center occupato'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg0p13aEwcadElnJRgfw8Y45G8Lh24if3AtErZ4DSJ9DWkZ4WzcacVWcWmBX0aWcheuuCGJEQOp8MYB1lYp_SAwftndL7m5Cbcz3By68UeI6lvO_ogRFgH0iolMDy43SgvEI8QKjRiMS716/s72-c/call_center2.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-2280932768477580143</id><published>2010-03-21T15:32:00.016+01:00</published><updated>2010-03-31T23:34:39.266+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Antonio Ingroia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mafia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Magistrati"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Matteo Messina Denaro"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Trapani"/><title type='text'>Perché Trapani è “lo zoccolo duro della mafia”.</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhZEMV9OP2cTtF1f9FuYcLVR1PDMD26uLy9IlF4q7ObtTSofyX7LGEQKfK3EdotCg5jpHyLuKTWnz7ywG_NgVqFZx4u1bdYgAkyf8XAqb2z7K2PjLzLy5Hn9aRIlJAqGMFHmxywG1KEyE69/s1600-h/ingroia.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;WIDTH: 320px; HEIGHT: 214px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5451104665798677298&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhZEMV9OP2cTtF1f9FuYcLVR1PDMD26uLy9IlF4q7ObtTSofyX7LGEQKfK3EdotCg5jpHyLuKTWnz7ywG_NgVqFZx4u1bdYgAkyf8XAqb2z7K2PjLzLy5Hn9aRIlJAqGMFHmxywG1KEyE69/s320/ingroia.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;FONT-FAMILY: &#39;Times New Roman&#39;; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-: ITfont-family:&#39;Times New Roman&#39;;font-size:14;&quot;  &gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;FONT-FAMILY: &#39;Times New Roman&#39;; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-: ITfont-family:&#39;Times New Roman&#39;;font-size:14;&quot;  &gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;Pubblicato su L&#39;isola, 5 febbraio 2010&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:130%;&quot;&gt;di Massimo Asta&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Incontriamo il procuratore Ingroia quando è da poco terminata la protesta delle toghe contro il governo. Delegittimazione, e isolamento da parte delle istituzioni: queste le sensazioni che girano tra le stanze del tribunale di Palermo, ma lo stesso vale per il tribunale di Caltanisetta e di altre città dove i magistrati sono in prima linea nell’azione di contrasto alla mafia. Si continua tuttavia a lavorare come ogni giorno.&lt;br /&gt;&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ad attirare l’attenzione degli inquirenti dopo gli ultimi arresti è ora soprattutto lo scenario trapanese, dove continua ad essere a piede libero Matteo Messina Denaro, l’ultimo dei corleonesi, nonchè la temporanea vacanza di potere nel palermitano. Le due vicende sembrano legarsi strettamente.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Nell’ultima operazione antimafia che ha riguardato Alcamo è emerso come il clan alcamese si rivolgesse per risolvere i propri problemi a Lo Piccolo. C’è stato poi l’arresto di Raccuglia a Calatafimi. Procuratore Ingroia, come va letto l’attivismo dei boss palermitani nel territorio di Matteo Messina Denaro?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Credo che le cose siano diverse, ma c’è un punto in comune. C’è tutta una zona di confine tra le due province, che si estende da Partinico fino ad Alcamo, che in quanto zona di confine costituisce luogo di frizione tra sfere di influenza diverse, da una parte di Messina Denaro Matteo che regna abbastanza incontrastato e dall’altra dei vari capi di Cosa Nostra palermitani. Cosa si era verificato in particolare? Lo Piccolo stava tentando di diventare il capo assoluto di Cosa nostra, e per questo aveva bisogno di ampliare la propria sfera d’influenza anche al di là dei confini della propria provincia invadendo anche gli ambiti della provincia trapanese. Questo naturalmente incontrando delle resistenze da parte di Messina Denaro Matteo. Probabilmente hanno a che fare con questi scenari alcuni dinamismi criminali, ed omicidi che si sono verificati nella zona di Partinico. Caso diverso è quello di Raccuglia, che era sintomo, invece, di un’alleanza, ed era esattamente alla rovescia. Tramite Raccuglia era Matteo Messina Denaro che tentava di aprire un asse con i tradizionali alleati della vecchia linea, diciamo tradizionalmente corleonese. Raccuglia si sentiva più sicuro per la sua latitanza in un comune apparentemente tranquillo come Calatafimi, poco battuto dalle forze dell’ordine, e non poteva stare in provincia di Trapani ovviamente se non c’era il sostegno Messina Denaro Matteo. Ciò è da inquadrarsi nell’esigenza di quest’ultimo di ampliare il proprio potere nel palermitano.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Matteo Messina Denaro spunta nell’operazione Perseo come colui che dirimeva le controversie sorte in seno alle famiglie del palermitano. Quali sono i nuovi equilibri di potere dentro Cosa nostra a Trapani, e in Sicilia? È davvero Matteo Messina Denaro il nuovo capo di Cosa Nostra?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;br /&gt;È stato arrestato Raccuglia e anche Nicchi. È Messina Denaro Matteo, adesso, l’unico boss rimasto, di spessore, tra quelli che negli ultimi anni hanno avuto un ruolo di vertice. La domanda è, cosa succederà nella Cosa nostra palermitana? Noi non siamo in questo momento in grado di rispondere. Emergerà qualcuno della vecchia guardia, e c’è ne ancora qualcuno in giro, che cercherà di assumere un ruolo di vertice nel palermitano, oppure Messina Denaro Matteo riuscirà in qualche modo ad estendere la propria influenza nella provincia palermitana in modo da diventare il capo assoluto di Cosa nostra? Ora è difficile trarre i sintomi dell’una o dell’altra ipotesi. La situazione è soprattutto in grande evoluzione e in movimento, e gli avvenimenti dei prossimi mesi ci diranno quello che sta accadendo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;A Trapani, Bartolo Pellegrino e Pino Giammarinaro sono stati gli unici politici processati per fatti di mafia. In entrambi i casi, nonostante i pesantissimi addebiti, si è giunti all’assoluzione. A Palermo invece sono diversi i politici sotto processo per mafia e sono arrivate anche le prime condanne, per Cuffaro persino di secondo grado. Cosa non funziona in provincia di Trapani su questo versante cruciale per la lotta alla mafia?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Questo nasce sicuramente da una maggiore impermeabilità della provincia trapanese. Cosa Nostra, a differenza che nel palermitano, a Trapani è riuscita a mantenere una forte e profonda interazione con la società, con la borghesia locale, con l’imprenditoria, con la politica locale, con la massoneria, e tutto ciò all’interno di un sistema coeso, tant’è che non si è riusciti a scalfire questo sistema così come si è fatto per la provincia di Palermo. Questo nasce, da ragioni culturali, politiche, e c’è poi la massoneria molto più forte che altrove e questo costituisce un collante potente. Ci sono stati, poi, pochi collaboratori di giustizia, non di grande spessore, e non ci sono state intercettazioni fortunate in cui si è riusciti ad intercettare capimafia. Ad esempio il famoso processo Gotha nasce dalla fortunata intercettazione ambientale del box di Rotolo che ha consentito di ricostituire tutto l’organigramma di Cosa nostra palermitana. Insomma Trapani, e in parte ciò vale per Agrigento, è la provincia siciliana che costituisce in questo momento lo zoccolo duro di Cosa nostra rispetto al quale abbiamo ancora difficoltà di penetrazione.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Altra peculiarità trapanese sarebbe quella della mafia che si fa impresa, o che comunque partecipa con i propri capitali in imprese apparentemente pulite. Di quale portata è il fenomeno? Rimane ancora molto da scoprire in questa direzione?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Si, credo di si. Anche rispetto all’economia c’è un’integrazione tra sistema criminale e sistema economico che in questa fase è più elevato di quello che ci sia nella provincia di Palermo. O meglio, non so se è più elevato in termini quantitativi, ma si è riusciti meno ad aggredirlo e a penetrarlo nel profondo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Come può cambiare questo modo malato di fare impresa?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Non sono in grado di individuare cause e possibili percorsi di cambiamento. Mi pare, certo, senza non voler colpevolizzare in alcun modo i cittadini della provincia di Trapani, che la società civile è ancora piuttosto sonnolente. Mancano ancora le denunce dei commercianti ad esempio, che altrove stanno dando i primi risultati. Probabilmente c’è anche una minore attenzione da parte delle istituzioni, i riflettori sono sempre più accesi su Palermo. Qui si è riusciti a catturare i grossi capi anche perché c’è stata una smobilitazione di tutto l’apparato intorno a Cosa Nostra, mentre Messina Denaro Matteo si trova probabilmente ancora in una situazione più forte rispetto a quella dei palermitani. L’azione di accerchiamento che si deve fare attorno al latitante in provincia di Trapani è ancora un po’ indietro. Questa è la mia sensazione.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Giovanni Falcone prima di accettare l’incarico offertogli da Martelli stava indagando anche sulla Gladio, che aveva avuto base proprio a Trapani. Da allora sono stati fatti passi avanti su questo buco nero della storia siciliana e italiana? Strutture di questo tipo non avevano bisogno anche di un ambiente in cui poter “nuotare” con tranquillità? Perché Trapani si prestava bene a questa funzione?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Su questo versante sono stati fatti pochi passi avanti. Trapani si trova in una posizione strategica rispetto al mediterraneo, si affaccia da una parte verso le coste africane e dall’altre verso le coste europee il che la rende una zona strategica. C’è poi come dicevo una forte presenza della massoneria, più forte che a Palermo, che ha favorito alcuni misteri rimasti tutt’ora tali. Quello di Gladio, il Centro Scorpione, la vicenda del maresciallo Li Causi, l’omicidio Rostagno nel quale ci sono degli aspetti tutt’ora misteriosi che hanno a che fare con l’operatività di centri occulti di potere e che quindi non rimandano alla matrice soltanto ed esclusivamente mafiosa, il circolo Scontrino. Sono emerse ogni tanto delle cose, ma a piccoli sprazzi. Anche qui per insufficiente acquisizione di informazioni di notizie di reato, ripeto i collaboratori, alcuni collaboratori che sono stati di utilità, hanno aperto dei piccoli spiragli ma non sono mai riusciti mai ad aprire veri e propri squarci di luce.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/2280932768477580143/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/il-procuratore-ingroia-sugli-equilibri.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/2280932768477580143'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/2280932768477580143'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/il-procuratore-ingroia-sugli-equilibri.html' title='Perché Trapani è “lo zoccolo duro della mafia”.'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhZEMV9OP2cTtF1f9FuYcLVR1PDMD26uLy9IlF4q7ObtTSofyX7LGEQKfK3EdotCg5jpHyLuKTWnz7ywG_NgVqFZx4u1bdYgAkyf8XAqb2z7K2PjLzLy5Hn9aRIlJAqGMFHmxywG1KEyE69/s72-c/ingroia.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-6513092785333164137</id><published>2010-03-21T15:13:00.002+01:00</published><updated>2010-04-06T18:04:21.561+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="chiesa"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mafia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="politica"/><title type='text'>La morale di Mogavero</title><content type='html'>&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj8QN7TzXSxDX4Y8rcAnbpg4ixzbpY7vGE8jKTFcJZ-qaHIYN0MfrV45o6ONXvWlfTfF1qYLVT8NdMKM06DU9dRGuKn90YjpP83lFOpux1DQ0pWWKzKMPE71v1gk44OjAo_7zkp9h5KfilQ/s1600/vescovomogavero.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;WIDTH: 199px; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5453332607328046610&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj8QN7TzXSxDX4Y8rcAnbpg4ixzbpY7vGE8jKTFcJZ-qaHIYN0MfrV45o6ONXvWlfTfF1qYLVT8NdMKM06DU9dRGuKn90YjpP83lFOpux1DQ0pWWKzKMPE71v1gk44OjAo_7zkp9h5KfilQ/s200/vescovomogavero.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;Pubblicato su L&#39;isola 24 dicembre 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;di Giuseppe Pipitone&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;La Chiesa Cattolica ha sempre avuto un peso in Sicilia. E avere un peso in una regione complicata come la nostra può voler dire molto. Dal famoso Cardinale Ruffini, quello che negava l’esistenza della mafia, all’ancor più famoso discorso di Papa Giovanni Paolo II nel 1993,che la mafia non solo la riconosceva ma la condannava definitivamente, di acqua sotto i ponti ne è passata.&lt;br /&gt;&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Figurarsi poi in provincia di Trapani, se possibile la provincia più complicata della Sicilia, cosa vuol dire per la Chiesa aver avuto un peso. Si va dai volantini della Dc distribuiti durante le celebrazioni eucaristiche, fino al funerale clandestino del fratello di Vincenzo Milazzo. Situazioni in cui la Chiesa Cattolica ha avuto un peso, in senso negativo, nella storia locale. Anche monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Marsala dal 2007 e in passato nelle alte sfere della Cei, sta avendo un peso nelle questioni socio politiche, non solo locali, ma anche nazionali. Questa volta però&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;in chiave sicuramente positiva. O quantomeno al di sopra d’ogni sospetto. In occasioni dello scandalo inerente le frequentazioni a sfondo sessuale di Silvio Berlusconi, suggerì al premier di dimettersi. &lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Dopo l’aggressione di Tartaglia a Berlusconi che clima c’è in Italia?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Sicuramente il clima è molto teso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Che percezione si ha, in una diocesi difficile come quella di Marsala, della situazione odierna?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Ho seguito in prima persona le vicissitudini degli agricoltori locali, che sono praticamente messi in ginocchio dalla situazione attuale. In momenti di straordinaria crisi i cittadini si aspettano da chi si propone di amministrarli provvedimenti altrettanto straordinari. Il dato odierno invece ci presenta una politica distante dalle risposte che il paese si attende. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Vengono a mancare in certi casi anche provvedimenti ordinari. Ma una situazione del genere rischia di alimentare la già diffusa sfiducia nei confronti della classe dirigente?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Diciamo che è un fatto attuale più che possibile. Di fronte all’inerzia della classe politica è inevitabile che la popolazione si discosti totalmente da certe posizioni. E’ una reazione quasi dovuta a causa proprio delle deprecabilissime condizioni attuali. Un allontanamento dalla classe politica dei cittadini è inevitabile.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;La morale nella vita politica è ormai argomento all’ordine del giorno. In una regione come la Sicilia, in una provincia come quella di Trapani, dove si sprecano i casi di dubbia moralità di certi politici, magari troppo vicini in certi casi agli ambienti mafiosi, come si relaziona la Chiesa Cattolica?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;La Chiesa Cattolica ha fatto sentire la sua voce e continuerà a farla sentire. Già dal 1992 e dalla stagione delle stragi gli ambienti ecclesiastici hanno preso posizione riguardo l’argomento. Veda a mio parere proprio quel periodo è da considerare come una sorta di filo rosso nella storia socio politica della Sicilia. Oggi la Chiesa rinnova costantemente i suoi impegni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Ci sono anche casi in cui eminenti uomini politici, magari al centro delle cronache per possibili frequentazioni con soggetti ricollegabili a Cosa Nostra, sottolineano la loro appartenenza alla Chiesa Cattolica, il loro essere “uomini di Chiesa”. Mi riferisco ovviamente a casi di Cuffaro e D’Alì.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Ma bisogna capire cosa s’intende per “uomini di chiesa”. Per me un uomo di chiesa è un vescovo, un sacerdote. Se poi si parla di uomini vicini alla chiesa, sicuramente la chiesa cattolica non può scomunicare qualcuno per la proprio condotta. Certo è da sottolineare come in questi casi spetti ai soggetti in questione fare autocoscienza, capire se fino in fondo hanno rispettato la dottrina cattolica, o comunque capire dove hanno sbagliato. Non si può sospendere qualcuno dalla propria religione. Lo si può invitare a vivere pienamente secondo l’insegnamento di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Cristo in ogni aspetto della propria vita. La frequentazione ecclesiastica non è però un’ alibi, la magistratura esiste appunto per appurare eventuali responsabilità giuridica, indipendentemente dalla religione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Un’ultima domanda: andrebbe mai a cena con un suo parrocchiano che si rende colpevole d’adulterio?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;La domanda non è completa. Gesù Cristo cercava i propri discepoli tra i peccatori. Quindi potrei andarci a cena con l’intento di riportarlo sulla retta via. Ovviamente la situazione è da attenzionare maggiormente se per caso la cena si rivelasse soltanto come la legittimazione del gesto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/6513092785333164137/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/la-morale-di-mogavero.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/6513092785333164137'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/6513092785333164137'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/la-morale-di-mogavero.html' title='La morale di Mogavero'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj8QN7TzXSxDX4Y8rcAnbpg4ixzbpY7vGE8jKTFcJZ-qaHIYN0MfrV45o6ONXvWlfTfF1qYLVT8NdMKM06DU9dRGuKn90YjpP83lFOpux1DQ0pWWKzKMPE71v1gk44OjAo_7zkp9h5KfilQ/s72-c/vescovomogavero.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-4884613622682504781</id><published>2010-03-21T15:12:00.011+01:00</published><updated>2010-04-06T18:05:06.803+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Antonio D&#39;Alì"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Bartolo Pellegrino"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mafia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Matteo Messina Denaro"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Nino Papania"/><title type='text'>Per una rivoluzione culturale contro le mafie</title><content type='html'>Editoriale&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjN9Nals-jiyqB1K8mlwpKoDvFEpJ9r_mQeaw1R1ukzgfyVxX_zyVzeyj1uq0nn6o2WH4iucpuYuyisQ4PU4zWEP4wn_2IcBRz7SM-uZM8R0DofFsOLDjSPd6WYSaX1ZeyMYRE4kVEjRYpT/s1600-h/MAFIA_NO_lenzuola.gif&quot;&gt;&lt;img style=&quot;WIDTH: 320px; HEIGHT: 248px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5451090994285346466&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjN9Nals-jiyqB1K8mlwpKoDvFEpJ9r_mQeaw1R1ukzgfyVxX_zyVzeyj1uq0nn6o2WH4iucpuYuyisQ4PU4zWEP4wn_2IcBRz7SM-uZM8R0DofFsOLDjSPd6WYSaX1ZeyMYRE4kVEjRYpT/s320/MAFIA_NO_lenzuola.gif&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;Pubblicato su L&#39;isola, 11 dicembre 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:georgia;&quot;&gt;di Massimo Asta&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Non ci stancheremo mai di ripeterlo. Qualsiasi tentativo di porre fine al sistema di potere mafioso che non comprenda allo stesso tempo l’azione repressiva dello stato, un ruolo attivo della politica – quella, ovviamente, che non è stata ancora contagiata da questo morbo – nonché una rivoluzione culturale della società civile non può che portare al sicuro fallimento.&lt;br /&gt;&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L’esperimento de L’Isola non è poi altro che il frutto della pervicace volontà (dai redattori, al direttore, ai collaboratori) di dare un piccolo contributo in direzione di questo cambiamento. Sembrerebbe una goccia in mezzo al mare. E probabilmente lo è. Eppure non è semplice, né comune – basta guardarsi attorno -&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;aver dato vita, ed aver alimentato settimana dopo settimana questo progetto. Si diceva un piccolo contributo sul fronte culturale, e soprattutto della lotta alla mafia, perchè fare informazione in una terra come la provincia di Trapani richiede un supplemento di responsabilità in più al quale qualsiasi giornalista che voglia fare il suo mestiere non può sottrarsi; perché a Trapani, come in Sicilia, il problema della mafia con il suo sistema di potere, col suo modo di infiltrarsi nell’economia, nella politica, nei rapporti della società civile (persino nell’informazione), nella sua capacità di foraggiare quel mondo grigio della media borghesia che finisce per ruotargli attorno, non è &lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;/span&gt;un problema come alcuni dicono tra i tanti (insieme al traffico, all’Etna e alla siccità), ma è “Il problema”, perché corrompe la mentalità delle persone attraverso la prevalenza del privato (la roba di verghiana memoria) sul pubblico, del deteriore interesse familistico sul bene della collettività e su una concezione moderna della cittadinanza fatta di doveri e di diritti. Dall’altro lato frena lo sviluppo economico, perché le energie migliori finiscono per andarsene altrove, perché la concorrenza tra le imprese rimane un miraggio, perché storicamente la mafia ha sempre svolto in campo economico un ruolo parassitario; e perché infine impegnarsi nella lotta alla mafia significa aggiungere il proprio piccolo granello di buona volontà a favore di un processo di riscatto e di liberazione. In questo senso la politica, quella onesta, non può girarsi dall’altra parte. In provincia – con echi nazionali - sono saliti all’onore delle cronache di mafia due casi: quello del sen. Nino Papania, il cui factotum della villa a Scopello e autista rispondeva al nome di Filippo di Maria che gli inquirenti indicano come affiliato di peso a Cosa Nostra, nonché galoppino elettorale durante le primarie del 2005; quello del sen. Antonio D’Alì, ex sottosegretario all’interno, sul cui conto l’ex moglie ha di recente rilasciato – e L’isola ne riporta il contenuto – un’intervista dove vengono confessate le inquietanti relazioni tra l’ex sottosegretario all’interno con delega alle prefetture, e personaggi di spicco della mafia trapanese, cioè non molto di più di quello che già si sapeva (non è un mistero che Don Ciccio, padre dell’attuale - possibile - capo di Cosa nostra Matteo Messina Denaro, fosse il sovrastante delle terre della famiglia in quel di Castelvetrano). Sono episodi sicuramente di natura diversa, e di gravità del tutto differenti, ma che evidenziano il grado di pervasività della mafia nella politica nostrana, né è da ritenere si tratti degli unici casi. A partire dall’ex assessore Bartolo Pellegrino, attualmente sotto processo per mafia, anche se gli esempi potrebbero continuare effettuando una rassegna degli atti giudiziari che hanno squarciato il velo dei rapporti di potere nel trapanese. Cosa si aspettano i cittadini dai propri rappresentanti, specie di quelli che a parole si dichiarano antimafiosi? Si aspettano comportamenti conseguenti, legislazione e atti amministrativi conseguenti, e soprattutto che ci si dissoci e che si cerchi di far rispettare un codice etico, ciascuno all’interno dei propri partiti. Fin quando questo non avverrà anche i risultati ottenuti dagli altri fronti (quello culturale e quello repressivo) non avranno modo di dare pieni frutti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/4884613622682504781/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/per-una-rivoluzione-culturale-contro-le.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/4884613622682504781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/4884613622682504781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/per-una-rivoluzione-culturale-contro-le.html' title='Per una rivoluzione culturale contro le mafie'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjN9Nals-jiyqB1K8mlwpKoDvFEpJ9r_mQeaw1R1ukzgfyVxX_zyVzeyj1uq0nn6o2WH4iucpuYuyisQ4PU4zWEP4wn_2IcBRz7SM-uZM8R0DofFsOLDjSPd6WYSaX1ZeyMYRE4kVEjRYpT/s72-c/MAFIA_NO_lenzuola.gif" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-8979126412736665177</id><published>2010-03-21T14:00:00.010+01:00</published><updated>2010-06-01T11:47:47.354+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Alcamo"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mafia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mafia-economia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Nino Papania"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="PD"/><title type='text'>Filippo Di Maria e l&#39;orto del sen. Nino Papania</title><content type='html'>&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Georgia;&quot;&gt;&lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgQraA6pYed8nEIXdlpwhgEDzLbLN9zwlAw5YiH929cMR6r7iX_dE8FX64YqGugT2gXpJN2thIRKGGsrogd5HEHgMuGHAM0k2ngbJSXv54DWGIJlfLIHsI8yyGbPbfwWdXVwWA1xYjab2QV/s1600-h/DSCN8094.JPG&quot;&gt;&lt;img style=&quot;WIDTH: 162px; HEIGHT: 200px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5451166675241484738&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgQraA6pYed8nEIXdlpwhgEDzLbLN9zwlAw5YiH929cMR6r7iX_dE8FX64YqGugT2gXpJN2thIRKGGsrogd5HEHgMuGHAM0k2ngbJSXv54DWGIJlfLIHsI8yyGbPbfwWdXVwWA1xYjab2QV/s200/DSCN8094.JPG&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Georgia;font-size:7;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;Pubblicato su L&#39;isola il 27 novembre 2009&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Georgia;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Georgia;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Georgia;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;di Massimo Asta&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;FONT-FAMILY: Georgia; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &#39;Times New Roman&#39;; mso-bidi-: ITfont-family:&#39;Times New Roman&#39;;font-size:12;&quot;  &gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;I&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;strong&gt; contrasti tra le due famiglie mafiose.&lt;/strong&gt; Niente di nuovo sotto la luce del sole verrebbe da dire. L’ultima operazione che ha decapitato il clan di Alcamo portando in carcere dieci persone con l’accuse di associazione mafiosa, estorsione, incendio, danneggiamento, detenzione illegale di armi ed esplosivi, ricettazione, potrebbe apparire a prima vista come la scontata fotografia di quello che in realtà tutti sapevano: in Sicilia, in particolare in provincia di Trapani, tutti pagano il pizzo, e nessuno denuncia.&lt;br /&gt;&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;Intanto, bisogna, chiarire un punto. L’operazione “Dioscuri”, pur avendo colpito le due opposte fazioni si concentra soprattutto sulle estorsioni, tentate e consumate, ad opera del ramo della famiglia Melodia facente capo a Diego. Quest’ultimo solo per “necessità” si sarebbe alleato con Lorenzo Greco senior e i suoi “picciotti” nel tentativo di contendere il controllo del territorio alcamese al fratello, Nicola, che da una lettura complessiva dell’ordinanza appare come il vero reggente del mandamento, il capo della cosca dominante. Lo dimostrerebbe una serie di passaggi dell’ordinanza in cui si evidenzia come il monopolio del racket fosse sostanzialmente in capo al vecchio boss Cola. L’impianto accusatorio, risulterebbe, comunque, leggermente mutato rispetto all’inizio se si tiene conto del fatto che il GIP ha deciso l’annullamento “dell’aggravante di aver favorito Cosa Nostra” per Anna Greco. Risulta quindi di difficile prova il legame strutturale di associazione mafiosa tra gli stiddari (Greco senior e figlia) con la famiglia di Diego Melodia il che risulterebbe coerente con la natura tipica della “Stidda”, quella di essere formata cioè da una costellazione di gruppi tra di loro sostanzialmente autonomi. E a 48 ore dall’operazione sono stati anche concessi gli arresti domiciliari ad Anna Accurso, perché accusata soltanto di ricettazione semplice (reato coperto da indulto), Tommaso Vilardi, e a Cola Melodia per problemi di salute. Dalle indagini risulta che gli imprenditori – nell’ordinanza spuntano i nomi dei titolari di una decine di imprese tra le più importanti per fatturato della provincia – sarebbero stati messi in mezzo alla guerra tra le due famiglie ricevendo da entrambi richieste di estorsione. Di qui la successione degli attentati incendiari, danneggiamenti ed intimidazioni, nonché lo sbandamento degli imprenditori presi dal dubbio se recarsi alla polizia o richiedere aiuto all’altra cosca mafiosa. Cola Melodia avrebbe comunque consigliato agli imprenditori taglieggiati dalla fazione opposta di reagire: “Rativi aiuto, rativi arenzia” avrebbe detto il capomafia di Alcamo secondo quanto si evince da una conversazione del Vallone intercettata dalla polizia. Avvolto nell’ombra rimane, tuttavia, l’altra faccia della luna, cioè la stragrande maggioranza di commercianti e di imprenditori non oggetto della doppia attenzione delle due cosche e che quindi avrebbero pagato senza fiatare.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’opacità del sistema imprenditoriale.&lt;/strong&gt; È in questo contesto che emerge uno spaccato inquietante di un certo mondo imprenditoriale locale. Intanto, la figura di Antonino Pedone, imprenditore edile, che è tra gli arrestati dell’operazione perché accusato di essere affiliato a Cosa Nostra. Ma pure per le vittime del pizzo è lecito porsi dei dubbi. A partire dal caso della Auto&amp;amp;Auto, in cui il socio di minoranza, Giuseppe Longo (padre di Salvatore) risulterebbe – si legge nell’ordinanza - essere stato arrestato, insieme al figlio Gaspare come indiziati di aver favorito la latitanza dei noti boss Michele Mercadante e Mariano Asaro, mentre il titolare Salvatore Longo, sarebbe stato “denunciato in stato di irreperibilità per le medesime fattispecie delittuose”. Nelle intercettazioni dell’operazione “Dioscuri”, ma anche dalle lettere anonime rinvenute durante le denuncie, c’è poi una fitta serie di imprenditori che vengono indicati da Greco e Vallone come prestanomi di beni &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!-- more --&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p style=&quot;MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;mobili e immobili appartenenti – a loro dire - in realtà a Cosa Nostra. Si fanno i nomi di Giovanni Crimi amministratore unico della Comas s.r.l. e di Giuseppe Settipani della Settipani Marmi s.r.l.. E per il vero proprietario di tali bene i due “stiddari” (Greco e Vallone) fanno riferimento ad un nome ben preciso, il boss Giuseppe Ferro, il capo mandamento di Alcamo degli anni ’90, allora vicino ai corleonesi, e attualmente collaboratore di giustizia. Un ritornello, questo, che si ripete più volte è che attraversa le diverse inchieste giudiziarie riguardanti il territorio alcamese e che potrebbe far pensare che più di una guerra di mafia si trattasse, invece, di un contenzioso (risolto a colpi di pizzo e tangenti) riguardante un asse ereditario su cui i “legittimi” eredi non si sono messi d’accordo. Diego Melodia avrebbe quindi tentato di recuperare la “legittima” tramite il contributo degli stiddari? Dinamiche analoghe emergono nel caso di Vincenzo Accardo (un processo scaturito da un’ordinanza del 19 ottobre 2006) e in quello dell’imprenditore vinicolo Antonello Cassarà ai quali i mafiosi attribuiscono la qualità di prestanome. Del resto, il sistema è noto, la mafia reinveste il denaro frutto delle attività illecite sia ai fini di riciclaggio che per sfuggire alla confisca dei beni. Ora, è il caso di porsi una domanda: si tratta di vaneggiamenti di una cosca perdente (quella di Diego Melodia e dei Greco) intenta a recuperare potere e alla ricerca estenuante di soldi, di subdoli mezzi per intimidire ulteriormente le proprie vittime, oppure di realtà fattuali che gli organi inquirenti non sono riusciti ancora a provare? Al momento riesce difficile confermare l’una o l’altra ipotesi. Sul caso di Crimi l’ordinanza afferma, comunque, che egli “risulta immune da precedenti di polizia” ed ha escluso qualsiasi “presunto suo coinvolgimento in fatti di criminalità organizzata”. La posizione del Cassarà - che ha denunciato alla DIA di Trapani l’estorsione di Greco e Vallone, conclusasi con la condanna dei due in primo grado -, invece, indagato per fatti, di mafia, è stata archiviata perché il PM non ha ravvisato elementi probatori tali da giustificare un rinvio a giudizio. Anomalo è poi il caso dell’estorsione a Vito Maria Ruvolo socio de &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;?xml:namespace prefix = st1 /&gt;&lt;st1:personname st=&quot;on&quot; productid=&quot;La Generali&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;La Generali&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt; agricola s.r.l. oggetto delle attenzioni del Greco in ragione della volontà di quest’ultimo di recuperare - a dirlo è la stessa deposizione del Ruvolo alla polizia - l’equivalente dell’importo (800.000 euro) con cui il Ruvolo aveva acquistato nel 2004 un terreno di oltre 27 are di proprietà di Pietra Ferro, sorella e procuratrice speciale del boss Giuseppe Ferro. Si tratterebbe - si legge nell’ordinanza - di un caso che rientra anch’esso “all’interno di un preciso progetto portato avanti da Greco e Vallone, mirato a rientrare in possesso dei beni (o comunque dell’equivalente in denaro) che in passato erano stati – a loro dire - nella disponibilità del collaboratore di giustizia Ferro Giuseppe”. Ad ogni modo, risulterebbe, però, che alcuni imprenditori si facessero scudo di fronte alle richieste di pizzo vantando personali legami con la famiglia mafiosa. È il caso della Megauto a stare a quanto si legge in un’intercettazione, secondo la quale uno dei soci, Onofrio Pipitone si sarebbe rifiutato di pagare “vantando – si legge nell’ordinanza - un risalente legame di amicizia con il nipote di Diego Melodia, Antonino”. Quella che emerge è una realtà imprenditoriale (inutile sottolineare le difficoltà alle quali tale sistema costringe gli imprenditori onesti) quanto meno opaca, in cui è difficile tracciare una linea di confine tra le vittime taglieggiate e schiacciate sotto il peso del controllo che la mafia esercita sul territorio, e le figure compiacenti, se non colluse con Cosa Nostra. C’è, infine, la vicenda legata a Vincenzo D’Angelo, il grosso imprenditore alcamese del settore dei rifiuti, anch’egli oggetto di una doppia estorsione, (la seconda solo tentata), che parla con tono stranamente confidenziale con Filippo di Maria, l’uomo che spunta fuori dall’inchiesta come affiliato di peso a Cosa nostra, mediatore dei rapporti con le cosche degli altri mandamenti e di quelli tra le due opposte famiglie alcamesi. A lui si rivolge niente meno che Salvatore Lo Piccolo al fine di contattare la cosca di Alcamo.&lt;br /&gt;I rapporti tra la mafia e il PD. Ma Filippo di Maria, forestale, 49 anni, indicato dalla polizia come pregiudicato, da vent’anni autista del boss Cola Melodia, sarebbe anche il factotum della villa di Scopello del sen. Nino Papania, e come ha evidenziato l’indagine avrebbe intrattenuto stretti rapporti con la segreteria del senatore e con i suoi collaboratori. I suoi graditi servizi sarebbero stati richiesti durante le primarie del PD tenutesi nell’ottobre del 2005 per la individuazione del candidato premier, nella raccolta delle firme a sostegno del referendum per la modifica della legge elettorale e nelle primarie sempre del 2005 per la presidenza della regione.&lt;br /&gt;Con la politica il cerchio si chiude. I soldi delle mafia reinvestiti in attività “pulite” creano altra ricchezza e assicurano posti di lavoro sui quali è lecito pensare che la mafia si riservi una quota per decidere chi “’mpustari”. I posti di lavoro servono anche per produrre consenso, sociale per l’organizzazione stessa, e politico, perchè il “favore” del lavoro si trasforma, in una terra come la nostra, in obolo obbligatorio da depositare nelle urne elettorali. Il politico, o il partito appoggiato dalla mafia ha quasi la certezza così di essere eletto. Ecco formato un blocco politico e sociale che si ripresenta con poche variazioni da decenni sotto diversa forma, ma sempre con la medesima sostanza. Un sistema, pare, in cui tutto si tiene e che richiederebbe per essere abbattuto non solo un maggiore impegno da parte dello Stato, ma anche un ruolo attivo della politica onesta, e last but not least una rivoluzione culturale della società civile senza la quale ogni risultato delle forze di polizia rischia di rivelarsi effimero e destinato all’insuccesso.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’attentato al comune di Alcamo.&lt;/strong&gt; L’ordinanza non ci dice, tuttavia, dove siano andati a finire i voti dei mafiosi durante le ultime elezioni. Il voto della cosca alcamese alle primarie del PD non esclude che alle elezioni vere e proprie questi siano stati dirottati altrove. E se così, dove? Verso quali partiti? Per ora la domanda rimane senza risposta. Su un altro quesito una mezza risposta – e tale rimane in assenza di ulteriori elementi probatori - i magistrati hanno provato a darla: l’attentato incendiario al comune di Alcamo. La notte tra il 20 e il 21 giugno del 2004 saltano in aria gli uffici dello sviluppo economico di Alcamo, la palazzina viene sventrata e i soffitti crollano per l’esplosione di una bombola di gas sapientemente utilizzata come ordigno esplosivo. Nel descrivere le capacità incendiarie del Vallone, infatti, le indagini della polizia giudiziaria hanno rilevato che l’attentato al comune di Alcamo si era svolto “con modalità esattamente identiche a quelle che il Vallone aveva minuziosamente rappresentato al Greco” nel corso di una conversazione. “A tal proposito, la polizia giudiziaria ha segnalato che il Vallone, all’epoca, aveva in corso con il Comune di Alcamo un contenzioso relativo ad un esproprio di alcuni terreni che il Vallone stesso aveva subito, per lavori di ampliamento del cimitero”. Andando ancora indietro nel tempo, nel maggio del 2002 il teatro Euro veniva devastato da un incendio. Un altro inquietante episodio che allarmò la comunità alcamese e sulla cui origine non c’è stata, né pare ci sarà in futuro, neanche una mezza risposta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/8979126412736665177/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/filippo-di-maria-e-lorto-del-sen-nino.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/8979126412736665177'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/8979126412736665177'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/filippo-di-maria-e-lorto-del-sen-nino.html' title='Filippo Di Maria e l&#39;orto del sen. Nino Papania'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgQraA6pYed8nEIXdlpwhgEDzLbLN9zwlAw5YiH929cMR6r7iX_dE8FX64YqGugT2gXpJN2thIRKGGsrogd5HEHgMuGHAM0k2ngbJSXv54DWGIJlfLIHsI8yyGbPbfwWdXVwWA1xYjab2QV/s72-c/DSCN8094.JPG" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-3969431641323868775</id><published>2010-03-21T13:50:00.002+01:00</published><updated>2010-04-06T19:45:30.431+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="agricoltura"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="crisi economica"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="lavoro"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Trapani"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="viticoltura"/><title type='text'>Agricoltura, la crisi genera allarme sociale</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjw952DTNMLLlghKUGTRzDNUl5nKLi37G7cSfGQRfDjS3Up9OkJd7u6Y7ussjEzOTdb_2Rl3BvFHVyLI136yXRecb5O-48IsLOMJ0fpjqh51bQtVceRqGGIrfmmS0FhYuUK1C7HPYRcY-wH/s1600/uva_bianca.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;WIDTH: 320px; HEIGHT: 207px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5456419622772152946&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjw952DTNMLLlghKUGTRzDNUl5nKLi37G7cSfGQRfDjS3Up9OkJd7u6Y7ussjEzOTdb_2Rl3BvFHVyLI136yXRecb5O-48IsLOMJ0fpjqh51bQtVceRqGGIrfmmS0FhYuUK1C7HPYRcY-wH/s320/uva_bianca.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;Pubblicato su L&#39;isola il 27 novembre 2009&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;di Vito Lombardo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;La crisi drammatica in cui versa il settore agricolo nella provincia di Trapani sta diventando una vera e propria crisi sociale. La terribile conclusione deriva dal fatto che il comparto agricolo nella nostra provincia è il pilastro portante su cui si regge l’intera economia del trapanese. Ma come si è arrivati a questa crisi, che è appunto crisi sociale? Chi sono i responsabili?&lt;br /&gt;&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Per comprendere le responsabilità analizziamo il presente ed in particolar modo il comparto vitivinicolo. La superficie vitata in provincia di Trapani è di 68.075 ettari, il 57,41% rispetto a quella regionale, il 10% rispetto a quella nazionale. La produzione di uve da vino, circa il 75% intercettata da cantine sociali, è mediamente superioreai 9 milioni di quintali da cui si ricavano circa 6,5 milioni di ettolitri di vino concentrato. Numeri che dovrebbero certificare un grande potere contrattuale circa il prezzo delle uve e quindi del vino trapanese, invece i prezzi sono in caduta libera. Per quanto riguarda la commercializzazione vi sono carenze strutturali enormi, nel senso che solo una esigua e piccolissima parte di vino viene imbottigliato, il resto viene venduto sfuso a produttori del nord Italia e quindi è miseramente naufragata la costituzione del Consorzio di Tutela e Valorizzazione dei vini di Sicilia. Il 2008 ha fatto registrare una crescita del 48% dei prezzi dei mezzi correnti di produzione, concimi, del 20% per energia e lubrificanti. Per cui le spese di gestione per coltivare 1 ettaro di vitigno sono state circa 3.000 Euro, con ricavi di 900 Euro ad Ha (quintali 75 x euro 11,5) con una perdita di 2.100 Euro ad ettaro. Le carenze strutturali cosa comportano? L’Ocm Vino prevede per i Paesi comunitari dei fondi, con aliquota contributiva del 50%, per la promozione del vino nei Paesi terzi: India, Cina, Svezia, Regno Unito, Russia, Corea etc. La maggior parte delle aziende della nostra provincia non può partecipare perché manca il vino imbottigliato da promuovere, mentre ne possono usufruire le aziende del nord Italia che hanno imbottigliato il vino forse anche quello sfuso siciliano. Ritornando al quesito delle responsabilità. Innanzitutto non è scevra di responsabilità, anzi ha le maggiori colpe, l’intera classe politica a prescindere dal colore politico. I politici che i cittadini delegano a rappresentarli non solo non hanno rappresentato gli interessi degli agricoltori trapanesi, e quindi sono stati inefficienti nel creare le condizioni per un reale sviluppo della nostra agricoltura, ma soprattutto sono stati efficientissimi nel non creare le condizioni di sviluppo. E questo alimenta le certezze di coloro che perentoriamente affermano l’assioma: lo sviluppo economico rende i cittadini liberi di votare, mentre il sottosviluppo produce clientelismo elettorale. Nel comparto vitivinicolo le responsabilità della politica sono da condividere e sommare anche con le colpe dei presidenti e consigli d’amministrazione delle cantine sociali che hanno portato al fallimento dello scopo per cui le stesse sono nate. Non sono immuni da peccati neanche i sindacati di categoria che sono divenuti troppo politicizzati e quindi anche loro sono venuti meno allo scopo per cui sono stati istituiti. Infine la responsabilità della crisi è, anche se minima, degli agricoltori che essendo non proprio giovanotti non hanno la cultura dell’associazionismo, si pensi al detto “società mancu cu la mugghieri”. Anche se, ad onor del vero, tutte quelle volte che gli agricoltori finalmente uniti hanno manifestato, non solo la politica è rimasta sorda, non solo sono stati illusi da capipopolo egoistici, ma sono stati anche multati per diverse migliaia di Euro. In questa situazione così drammatica per gli agricoltori trapanesi è di questi giorni la querelle tra agricoltori e cantine sociali circa la modalità di distribuzione dei circa 50 milioni di Euro destinati dall’Ocm Vino per la Sicilia (1400 Euro ad ettaro vitato): i primi, fino ad ora mai accontentati, sono per uno stanziamento diretto alle aziende agricole attraverso la vendemmia verde; i secondi, quasi sempre soddisfatti, sono per la distillazione alcol uso bocca e quindi soldi gestiti dalle cantine sociali. È sotto gli occhi di tutti che il problema maggiore dell’agricoltura del trapanese è la totale mancanza di industrie di trasformazione, confezionamento e commercializzazione dei prodotti agricoli. Le soluzioni a medio e lungo termine per superare la drammatica crisi sono paradossalmente semplici: fusione delle numerose cantine sociali con una nuova forma societaria, costituzione di un consorzio Doc Sicilia, realizzare industrie di trasformazione agroalimentari, ridurre al massimo la filiera. E quindi essere finalmente competitivi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/3969431641323868775/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/agricoltura-la-crisi-genera-allarme.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/3969431641323868775'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/3969431641323868775'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/agricoltura-la-crisi-genera-allarme.html' title='Agricoltura, la crisi genera allarme sociale'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjw952DTNMLLlghKUGTRzDNUl5nKLi37G7cSfGQRfDjS3Up9OkJd7u6Y7ussjEzOTdb_2Rl3BvFHVyLI136yXRecb5O-48IsLOMJ0fpjqh51bQtVceRqGGIrfmmS0FhYuUK1C7HPYRcY-wH/s72-c/uva_bianca.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-8401396185187489488</id><published>2010-03-20T21:52:00.010+01:00</published><updated>2010-04-07T12:52:19.462+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="antimafia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Antonio Ingroia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Intercettazioni"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mafia-economia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Massimo Ciancimino"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="pizzo"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="stragi"/><title type='text'>L’antimafia dalle armi spuntate</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhmCVNZ_8oq2-lY4JwzuxQ1ebYbKmK3DRDxGlJapnk2FovudyUfoDTWgcGvGQdkgtRXr8_lRPk4_QQBd5n2IzGIx0fDq67IdT9hCdirWgPghd-j-_Dm51TTwnTDPEbIZhsQrejzPebmwBdZ/s1600-h/ingroia.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 211px; FLOAT: right; HEIGHT: 300px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5451067407233223042&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhmCVNZ_8oq2-lY4JwzuxQ1ebYbKmK3DRDxGlJapnk2FovudyUfoDTWgcGvGQdkgtRXr8_lRPk4_QQBd5n2IzGIx0fDq67IdT9hCdirWgPghd-j-_Dm51TTwnTDPEbIZhsQrejzPebmwBdZ/s320/ingroia.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;Pubblicato su L&#39;isola il 13 novembre 2009 &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:130%;&quot;&gt;di Massimo Asta&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;Continuano le rivelazioni di Massimo Ciancimino sugli anni tristi della repubblica, quella stagione in cui l’escalation di violenza e terrore mafioso culminò negli attentati di Capaci e via D’Amelio, e poi in quelli di Firenze, Roma e Milano del 93. Si tenta di far luce, e l’apporto dato dal figlio di Don Vito Ciancimino si sta rivelando fondamentale ai fini delle indagini riaperte da ben quattro procure.&lt;br /&gt;&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;È la prima volta nella storia dell’antimafia che il figlio di un politico mafioso collabora con la giustizia. Fin’ora niente colpi di scena eclatanti, comunque, mentre il consueto can can mediatico si mantiene stranamente, considerando i risvolti esplosivi che potrebbe avere queste indagini, in una posizione piuttosto defilata. Ma siamo ancora nella fase istruttoria, anche se la politica è già intervenuta a gamba tesa per delegittimare l’opera di quei magistrati impegnati nel loro lavoro quotidiano e coraggioso di ricerca della verità. Con il procuratore aggiunto di Palermo, abbiamo proprio voluto capire meglio qual è il clima che si respira in questo momento tra gli organi inquirenti, da mesi ormai impegnati a ricostruire meticolosamente i pezzi di quel puzzle che prese, dopo la crisi politica dell’89 – 94, le sembianze della cosiddetta Seconda repubblica. Un parte di essa affonda, purtroppo, le proprie radici sul sangue di quelle stragi.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Dott. Ingroia, la collaborazione di Massimo Ciancimino non rappresenta una novità assoluta nella storia della lotta alla mafia? Sarebbe la prima volta che un esponente del livello politico dell’organizzazione mafiosa parla, collabora con la giustizia.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;No, direi di no, avremmo potuto parlare di livello politico se avesse collaborato veramente il padre, se avesse parlato il padre sul serio come ad un certo momento si pensò, si auspicò, si sperò, agli inizi del 93 - mi ricordo bene perché me ne occupai io pure - si sarebbe fatto veramente un salto di qualità. Vito Ciancimino sapeva moltissimo, e si sarebbe trattato di notizie tutte di prima mano. Quelle del figlio sono cose orecchiate dal padre, qualcosa che lui ha visto personalmente, alcune sue ricostruzioni, certo ha fornito dei documenti che sono preziosi, ma di certo non si può parlare di un politico che collabora, si tratta di un figlio minore di un politico mafioso, che ci ha fornito delle indicazioni che però in quanto tali non essendo quasi nessuna di prima mano vanno utilizzate con grande cautela, verificando, riscontrando passo, dopo passo tutte le dichiarazioni.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;A proposito di documenti, riguardo al “papello”, almeno, quello apparso sulla stampa, Violante ha dichiarato in un intervista che si tratterebbe di un falso, dato che il 41 bis non era ancora applicato ai mafiosi nel ‘92.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;No, in realtà non è proprio così, perché nel decreto Martelli c’era già il carcere duro. Comunque, è giusto avere il dovuto scetticismo, la dovuta cautela. Noi stiamo facendo degli accertamenti molto delicati che ci consentiranno spero entro qualche mese di trarre delle conclusioni&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Parliamo della durata della trattativa, Gaspare Spatuzza fissa come termine il 2004, ma si sostiene che la trattativa tra mafia e stato sarebbe tutt’ora in corso. C’è poi chi sostiene, che i boss si sono decisi finalmente a parlare perché in questo modo minaccerebbero il governo, o comunque la classe politica, affinché si ricordino delle promesse fatte in passato. È questa la linea interpretativa degli organi inquirenti?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Tutte le ipotesi sono plausibili, è difficile trarre conclusioni. Non c’è dubbio, però, che nel corso degli anni ci sono stati degli oscuri messaggi che sono partiti dai boss detenuti, oscuri messaggi che sembrano nascondere appunto delle comunicazioni indirizzate a persone terze, attraverso i quali è come se si minacciasse di dire la verità, di vuotare il sacco su certi temi particolarmente delicati. Però, queste naturalmente sono ipotesi, io da magistrato sono abituato a ragionare non sulle ipotesi, ma sui fatti concreti.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Sull’esistenza della trattativa non ci sono ormai dubbi. Ma da una trattativa, che di norma si dovrebbe concludere con una forma contrattuale, è naturale che le parti ottengano qualcosa. Cosa ha ottenuto la mafia dalla trattativa con lo Stato?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;È una valutazione da fare. Non voglio trarre conclusioni sull’indagine, quindi, non posso dire cosa si può considerare accertato, di cosa ha beneficiato la mafia dalla trattativa. Quello che posso dire, e che non c’è dubbio, che rispetto al momento in cui la trattativa iniziò, cioè rispetto al 92, la legislazione antimafia di oggi non è la stessa di quella dei tempi, la legislazione in generale rende più difficile l’azione di contrasto alla mafia, si è determinato un clima ostile nei confronti dei pubblici ministeri, della magistratura e delle sue inchieste. Non dico che questo sia stato un effetto della trattativa, ma è un dato di fatto che anche la mafia abbia finito per beneficiare di questo nuovo stato delle cose.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Procuratore Ingroia, Alcamo e la provincia di Trapani, è stata da poco scossa dai recenti arresti scaturiti dalla operazione “Dioscuri”. Si è colpito il livello prettamente mafioso, ma anche la politica è stata in modo trasversale agli schieramenti oggetto di pesanti addebiti. E poi ci sono le intercettazioni dalle quali emerge che in provincia di Trapani a differenza ad esempio del palermitano, nessuno denuncia il racket. Perché Trapani sembra così indietro rispetto ai temi dell’antimafia?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;La società trapanese si è rivelata più impermeabile, da questo punto di vista, al movimento antimafia, il ché nasce penso da ragioni varie, una di queste ragioni ha a ché fare col fatto che non c’è solo la mafia ma ci sono anche altri collanti del potere.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Come la massoneria&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Si, come la massoneria che è particolarmente forte nel trapanese e che garantisce questa tenuta del sistema. In più l’insufficiente attenzione della grande opinione pubblica nazionale che è sempre più concentrata su Palermo, e poi direi che c’è una classe media, medio-borghese, che preferisce guardare dall’altro lato anziché muoversi nell’etica dell’impegno e della responsabilità. A Palermo, paradossalmente, c’è un maggiore dinamismo da questa parte della società.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;C’è il rischio che la paventata riforma giudiziaria possa remare contro i processi sulle stragi del ‘92 – ’93?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;È chiaro che ogni riforma di legge che può danneggiare, inficiare l’efficienza investigativa delle nostre indagini mette a rischio le indagini più delicate compresa questa. Dopodichè però è un discorso che faccio in generale, senza riferimenti concreti specifici.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/8401396185187489488/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/lantimafia-dalle-armi-spuntate.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/8401396185187489488'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/8401396185187489488'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/lantimafia-dalle-armi-spuntate.html' title='L’antimafia dalle armi spuntate'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhmCVNZ_8oq2-lY4JwzuxQ1ebYbKmK3DRDxGlJapnk2FovudyUfoDTWgcGvGQdkgtRXr8_lRPk4_QQBd5n2IzGIx0fDq67IdT9hCdirWgPghd-j-_Dm51TTwnTDPEbIZhsQrejzPebmwBdZ/s72-c/ingroia.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-736886487124168528</id><published>2010-03-20T21:50:00.007+01:00</published><updated>2010-04-06T19:41:49.517+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="antimafia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Salvatore Borsellino"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Trattativa"/><title type='text'>Salvatore Borsellino: “Ho di nuovo la speranza di vedere fatta giustizia per quelle stragi”</title><content type='html'>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;Pubblicato su L&#39;isola il 30 ottobre 2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEit68Jo7bsX6mNRBLbw47nd7XqLghHnVowubJ051eqvcrKvgqoazDlZm6skqKQS6Cf6nlbumbI5k2LDhqd_R22JbubcdBGFudrezovAsYUZ3Q_yKDw2Nev6bnVpIMzcVunyqIqCGHJu7Tpi/s1600-h/ardesi-agende-rosse.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;WIDTH: 320px; HEIGHT: 214px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5451066453782458626&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEit68Jo7bsX6mNRBLbw47nd7XqLghHnVowubJ051eqvcrKvgqoazDlZm6skqKQS6Cf6nlbumbI5k2LDhqd_R22JbubcdBGFudrezovAsYUZ3Q_yKDw2Nev6bnVpIMzcVunyqIqCGHJu7Tpi/s320/ardesi-agende-rosse.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:georgia;&quot;&gt;di Massimo Asta&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Salvatore Borsellino vuole la verità sulla morte di suo fratello. È per questo che si batte da anni promuovendo una nuova cultura della legalità nelle scuole, tiene conferenze in giro per l’Italia, ma soprattutto porta avanti una campagna di informazione e di controinformazione affinché venga fatta luce sulle stragi dei primi anni novanta. Dopo 17 anni, infatti,i mandanti esterni della strage di via D’Amelio sono avvolti ancora nell’ombra. Adesso le nuove rivelazioni dei pentiti (in particolare quelle di Brusca e di Gaspare Spatuzza), le dichiarazioni di Massimo Ciancimino, la scoperta del “papello” contenente le richieste che la mafia avrebbe rivolto allo Stato durante la trattativa, hanno fatto riaprire le indagini delle procure di Palermo e Caltanisetta. &lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;In attesa dei nuovi risvolti giudiziari, l’agenda rossa sottratta nel luogo della strage dalla borsa di Paolo Borsellino è diventata il simbolo della battaglia di Salvatore Borsellino e di tutti quei siciliani - e non solo - per bene, che come lui sentono il bisogno che vengano scritte dai tribunali finalmente delle parole di verità. È anche sul sangue di quelle stragi che affondano le radici della cosiddetta Seconda Repubblica.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Dott. Borsellino più volte ha dichiarato che è la rabbia che le ha consentito di superare quell’evento traumatico, e che è sempre la rabbia l’ha spinto a proseguire nella sua battaglia. Con le nuove indagini della procure di Palermo e Caltanisetta non si sta aprendo finalmente uno squarcio di luce?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Dopo la strage del ’92 per cinque anni ho partecipato ad incontri e sono stato nelle scuole per incontrare i ragazzi e portare loro il messaggio di Paolo. Pensavo che ora che Paolo non aveva più voce dovessimo essere noi, così io come Rita, suoi fratelli, a dargli voce e a portare ai giovani, che lui tanto amava, il suo messaggio che era soprattutto un messaggio di amore per il suo paese,la Sicilia e l’Italia tutta. Erano gli anni in cui parlavo della speranza che la morte di Paolo fosse servita a risvegliare la coscienza civile degli italiani e a provocare quella reazione dello Stato che avrebbe potuto portare a sconfiggere definitivamente la criminalità organizzata. In quegli anni io arrivai a dire che se Dio aveva voluto che Paolo morisse perché questo nostro disgraziato paese potesse cambiare, allora io ringraziavo Dio di averlo fatto morire perché quello era il sogno di Paolo e Paolo sarebbe stato contento di sapere che la sua morte era servita a realizzare il suo sogno.&lt;br /&gt;Questa speranza si è man mano affievolita insieme con il riaffiorare dell’indifferenza e con la consapevolezza del fatto che tutte le indagini e i processi che miravano a individuare i veri mandanti di quella strage venivano inesorabilmente bloccati, con il constatare che nel nostro paese tutto stava per ritornare come prima, peggio di prima, e che il sacrificio di Paolo sembrava essere stato inutile. Non riuscii allora più a parlare, non potevo più parlare, ora che la speranza era morta dentro di me, in nome di Paolo, che la speranza aveva coltivato fino all’ultimo giorno della sua vita. Mi chiusi in un silenzio che durò per ben sette anni, erano anni in cui mi sono sentito morto dentro, ma intanto nel vedere come quegli stessi uomini che avevano voluto la sua morte stavano godendo i frutti degli equilibri politici che si erano stabiliti dopo quella strage, nel vedere come la criminalità organizzata stesse penetrando sempre di più nel tessuto economico e politico del nostro paese, inquinando addirittura le stesse istituzioni, la rabbia mi continuava a montare dentro fino a quando non mi fu più possibile contenerla e ricominciai a parlare scrivendo una lettera aperta che chiamai: “19 luglio 1992 : una strage di Stato” nella quale denunziavo la convinzione che in quegli anni era maturata dentro di me, cioè che non fosse stata solo la mafia ad uccidere Paolo Borsellino ma che in quella strage fossero stati pesantemente coinvolti pezzi deviati dello Stato. Da allora giro l’Italia per gridare la mia rabbia e lanciare le mie accuse e oggi, dopo anni, nel constatare come finalmente ci sono dei giudici coraggiosi che a Palermo, a Caltanissetta, a Firenze, a Milano, hanno riaperto le indagini e stanno indagando per squarciare il velo che copre le stragi del ’92 e del ’93 e i loro mandanti occulti, comincio a sentire sempre più forte rinascere dentro di me la speranza di vedere fatta Giustizia per quelle stragi.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Si è parlato, per la morte di Paolo Borsellino, di una sorta di accelerazione inspiegabile nella strategia portata avanti dalla mafia a colpi di bombe negli anni ’92-‘93. La spiegazione può venire dal fatto che Borsellino una volta venuto a conoscenza di quell’infame trattativa tra mafia e stato avesse deciso di mettersi di traverso?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Da anni, e da un periodo in cui facevo queste affermazioni e venivo guardato come un marziano o come un pazzo, sostengo che mio fratello è stato ucciso proprio perché, venuto a conoscenza di questa scellerata trattativa che pezzi dello Stato avevano avviato con la criminalità organizzata, deve essersi rivoltato con tutto lo sdegno che una proposta del genere gli poteva suscitare. Credo che Paolo Borsellino, se non fosse riuscito a fermare questo indegno armistizio che lo Stato aveva intenzione di concludere con la criminalità organizzata, non avrebbe esitato a denunciarlo all’opinione pubblica e a questo punto non restava che una soluzione: eliminarlo ed eliminarlo in fretta e insieme a lui fare sparire la sua agenda rossa nella quale Paolo sicuramente queste sue intenzioni, insieme alle terribili rivelazioni che in quei giorni gli stavano facendo collaboratori di giustizia come Gaspare Mutolo e Leonardo Messina, aveva annotato.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Eppure Mancino dice di non ricordare l’incontro con Paolo Borsellino, mentre il gen. Mori continua a negare l’esistenza stessa della trattativa con la mafia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Mancino mente. Paolo annotò quell’incontro nella sua agenda grigia, che non ha potuto essere sottratta o distrutta perchè conservata nella sua casa e che abbiamo conservato. Paolo compilava i fogli di quell’agenda alla fine della sua giornata, riportando in essa tutte le spese, tutti i suoi spostamenti e i suo incontri della giornata e nel foglio del 1° luglio, alle ore 19:30 è chiaramente riportato il nome di Mancino. Allora o Mancino deve accusare Paolo di avere annotato un falso, chissà a quale scopo, o deve confessare di avere incontrato Paolo e rivelare i contenuti di quell’incontro. Ma non può farlo perchè dovrebbe dire di avergli parlato della trattativa e la trattativa e il motivo per cui Paolo è stato ucciso.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;In questo girone degli smemorati che trovano la memoria soltanto dopo 17 anni, ritiene che qualcun altro si farà avanti per parlare?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Prima di tutto bisogna chiedersi perché in tanti oggi (tranne Mancino) ritrovino la memoria e rivelano particolari che se riferiti 17 anni fa avrebbero potuto permettere di fare luce sui motivi di quella strage. Ma forse il problema è proprio che se ne avessero parlato 17 anni fa nessuno li avrebbe ascoltati dato che allora non pare che i Giudici avessero la stessa determinazione che hanno oggi Sergio Lari, Antonio Ingroia, Nino Di Matteo, Roberto Scarpinato, per citare solo quelli di Palermo e di Caltanissetta, di arrivare alla verità. Forse chi parla oggi spontaneamente lo fa anche per evitare di doverlo fare, sotto diversa veste, davanti a questi magistrati.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Chi ha ucciso suo fratello? Dice il vero Riina quando dichiara che la mafia con la strage di via d’Amelio non c’entra? E allora chi? Quali settori dello Stato potevano essere interessati a fermare l’azione di Paolo Borsellino?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Il compito di scoprire chi ha ucciso mio fratello spetta ai magistrati e io ho molto fiducia in “questi” magistrati. Sicuramente mio fratello è stato ucciso non solo dalla mafia, e lo diceva lui stesso prima di morire che non solo la mafia avrebbe voluto la sua morte. Riina perciò dice solo una parte di verità, lancia cioè un messaggio per dire che non deve essere solo lui a pagare per una strage che non è stata fatta solo dalla mafia. I settori dello stato interessati a fermare l’azione di Paolo Borsellino sono gli stessi settori interessati a portare avanti quella trattativa che probabilmente non si è ancora conclusa o il cui prezzo qualcuno sta ancora pagando a fronte dei vantaggi che tutt’ora sta godendo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;La sua e la fiducia di molti siciliani per bene è riposta nell’attività di quei magistrati onesti e coraggiosi che stanno indagando sulle stragi di quegli anni. Si aspetta qualche segnale, però, anche dal mondo della politica?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Dalla politica, da “questa” politica, non mi aspetto nessun segnale, mi aspetto però che se, nonostante tutto, tra i politici ci sono ancora delle persone oneste che sanno e che, per paura o altro, non hanno ancora parlato, parlino e si dissocino dai veri complici e dai veri responsabili di quelle stragi. Soprattutto mi aspetto che nessuno abbia il coraggio di sostenere che, se trattativa c’è stata, questa è stata portata avanti per “ragion di Stato”. Non è uno stato degno di chiamarsi tale quello che stringe patti e fa accordi di qualsiasi tipo con l’”antistato”. Purtroppo da un parlamento e da una classe politica che oltre a leggi “ad personam” e leggi “contra personam” ha fatto finora solo leggi “ad mafiam” c’è poco da aspettarsi.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Che effetto le fa sapere che il referente politico della mafia, secondo le ultime rivelazioni dei pentiti, sarebbe stato dopo il ‘93 Marcello Dell’Utri, per anni braccio destro del Presidente del consiglio Silvio Berlusconi?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;Mi conferma nell’idea che purtroppo oggi la criminalità organizzata e i suoi complici è saldamente annidata all’interno delle Istituzioni e che in queste è arrivata addirittura ai vertici. D’altra parte è stato lo stesso presidente del Consiglio a dire ad un congresso di Forza Italia, indicando Dell’Utri: “senza quest’uomo Forza Italia non esisterebbe”. Ha cioè confessato che il principale partito della coalizione che ci governa è stato messo in piedi con i capitali della criminalità organizzata. Forse non manca troppo al tempo in cui, caduto il lodo Alfano, “alfa” e “beta”, i mandanti occulti, potranno essere chiamati davanti ai magistrati a rispondere delle loro azioni e a pagare per esse.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/736886487124168528/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/salvatore-borsellino-ho-di-nuovo-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/736886487124168528'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/736886487124168528'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/salvatore-borsellino-ho-di-nuovo-la.html' title='Salvatore Borsellino: “Ho di nuovo la speranza di vedere fatta giustizia per quelle stragi”'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEit68Jo7bsX6mNRBLbw47nd7XqLghHnVowubJ051eqvcrKvgqoazDlZm6skqKQS6Cf6nlbumbI5k2LDhqd_R22JbubcdBGFudrezovAsYUZ3Q_yKDw2Nev6bnVpIMzcVunyqIqCGHJu7Tpi/s72-c/ardesi-agende-rosse.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-939853204855066147</id><published>2010-03-20T21:48:00.009+01:00</published><updated>2010-04-06T19:44:10.599+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Forza Italia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Giuseppe Carlo Marino"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mafia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="politica"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="storia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Trattativa"/><title type='text'>La crisi della prima repubblica all’origine della trattativa</title><content type='html'>&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;Pubblicato su L’isola il 30 ottobre 2009 &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgJQDEcUhF31MF3f2rj0QvcWUE04q7Bj1C_Ina0g8Jl39BYCJft6bBSHAO_QUsBhV59mFotTVrKfsgqRdNd8ZwhDNVbQzWxS8rkunLItt8iqMa4fkONiW5jIbrGgUguK1KoiWYIbehVT0Q7/s1600-h/la_sicilia_delle_stragi_prizzi_1.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;WIDTH: 320px; HEIGHT: 260px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5451064958143655122&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgJQDEcUhF31MF3f2rj0QvcWUE04q7Bj1C_Ina0g8Jl39BYCJft6bBSHAO_QUsBhV59mFotTVrKfsgqRdNd8ZwhDNVbQzWxS8rkunLItt8iqMa4fkONiW5jIbrGgUguK1KoiWYIbehVT0Q7/s320/la_sicilia_delle_stragi_prizzi_1.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:georgia;&quot;&gt;di Massimo Asta&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Giuseppe Carlo Marino e lo storico della mafia più citato e più letto. Tra le sue opere sul fenomeno, oltre a una miriade di saggi ed articoli, ricordiamo I padrini, La storia della mafia, La Sicilia delle stragi editi tutti per i tipi della Newton&amp;amp;Compton. &lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Con lui abbiamo voluto ricostruire il quadro politico in cui si determinarono gli eventi di quegli anni segnati dalle stragi, dal sangue di innocenti e di onesti servitori dello stato, e dalla trattativa che produsse i nuovi rapporti tra la mafia e il nuovo sistema politico.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;In che modo avvenne la crisi della cosiddetta Prima Repubblica?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Sono gli anni dell’esplosione del processo che conduce dalla destabilizzazione alla catastrofe della cosiddetta Prima Repubblica. La destabilizzazione era già cominciata nei primi anni ’80 al termine della stagione delle stragi del terrorismo politico e aveva avuto un’accelerazione nell’89 con la caduta del Muro di Berlino, un evento che rende inutili e superflui certi partiti in Italia e ne mette in crisi irreversibilmente altri: inutile ormai la DC che aveva rappresentato il baluardo comunista in Italia, inutile o gravemente costretto alla crisi il PSI di Craxi perché la stessa parola socialismo era diventata ormai una parola inquietante e quasi oltraggiosa. Naturalmente del tutto superflui i partitini già alleati della DC e del PSI nei precedenti assetti di governo. In questo quadro l’unico partito che sembra potere trarre profitto dalla trasformazioni in corso è il PCI: un po’ paradossalmente perché essendo appunto comunista avrebbe dovuto sollevare più preoccupazioni nell’opinione pubblica moderata italiana del partito socialista che era stato alleato della DC. Ma il PSI stava per essere investito dalla questione morale (che emerse in tutta la sua entità con lo scandalo di Tangentopoli), mentre il PCI poteva valere come la forza popolare, e non solo popolare, che da Berlinguer in poi aveva ostentato il suo ruolo di partito della moralità pubblica, di cui la famosa formula berlingueriana del “Partito della diversità”. In più il PCI poteva rivendicare il fatto di avere coerentemente sostenuto le istituzioni repubblicane (alla cui formazione aveva contribuito in modo decisivo) e ne era dimostrazione la sua recente lotta al terrorismo vicino alla sinistra extraparlamentare.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Come si inserisce la mafia in un contesto politico così complesso come quello appena descritto?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;La mafia teme che dopo l’89 il PCI finalmente con il suo nome o con un altro, in ogni caso con il suo ceto politico, conquisti il potere in Italia ed è alla ricerca di altri referenti che possano garantirle di continuare a svolgere quel ruolo di mediazione parassitaria (cessione di voti, organizzazione del consenso elettorale in cambio della licenza di partecipazione primaria all’illegalismo del sistema) che aveva già svolto negli anni precedenti. In una prima fase sembra che Cosa nostra avesse identificato nel PSI di Craxi questo referente di cui ha bisogno, ma l’ipotesi si evidenzia subito molto debole data l’esiguità elettorale complessiva del PSI e la sua esposizione agli eventi che da lì a poco nei primi anni ’90 ne provocheranno la liquidazione. Ma è in incubazione la organizzazione di una nuova forza politica sostitutiva della DC e la mafia contribuirà a farla emergere e, comunque, si adopererà per appoggiarla.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Si tratta di Forza Italia…&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Sì. Naturalmente ancora con cautela e con probabili difficoltà di orientamento. In un certo senso anche la mafia ha perduto il suo ruolo nazionale e subiva esse stessa gli effetti di destabilizzazione del sistema paese. Si sarebbe aperta una nuova stagione – un nuovo orientamento, con nuove prospettive di riprendere il proprio ruolo a sostegno di una certa politica condiscendente nei confronti dei suoi affari – proprio con la discesa in campo del Cavaliere Berlusconi. Il passaggio al nuovo orientamento è una maturazione progressiva frutto di una ricerca complicata in una situazione in cui la stessa politica appare in preda ad un processo di disgregazione. La mafia che non può più contare sui vecchi dirigenti democristiani e che tra l’altro avevano mostrato di distanziarsene (si pensi all’ultimo Andreotti e all’esito del maxiprocesso), punta sulle capacità delle forze economiche di costituire il nuovo ante murale alla temuta affermazione della sinistra. Queste forze economiche a loro volta, coniugandosi con un partito in formazione, Forza Italia, sembrano non disdegnare l’apporto che la mafia è ancora in grado di assicurare ai successi politici nel sud e in Sicilia in particolare. Da qui, quei contatti che i processi hanno rivelato tra noti esponenti della Fininvest e nuovi referenti, di cui la mafia si avvale sostituendo ormai uomini già bruciati come Vito Ciancimino. In questo contesto il caso Dell’Utri è inquietante e meriterà anche degli approfondimenti storici, anche al di là delle risultanze giudiziarie attuali e di quelle eventuali future.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Adesso le procure di Palermo e Caltanissetta stanno indagando a 360° sulla presunta trattativa tra mafia e Stato. È saltato fuori perfino il “papello” contenente le richieste della mafia. La trattativa quindi c’è stata.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;La trattativa può risultare scandalosa solo a quanti ignorano che negli snodi decisivi delle trasformazioni politiche avvenute in Italia la mafia ha sempre trattato la sua collocazione: questo era già accaduto nell’800 nel passaggio dai governi della destra storica a quelli della sinistra; era accaduto negli anni ’20 del secolo scorso, nel passaggio dallo stato liberale al regime fascista; era accaduto nei primi anni della Repubblica (ed in proposito il caso del bandito Giuliano è da considerarsi esemplare). Adesso a fine secolo saltati gli equilibri del sistema democristiano è più che scontato che la mafia tenti di mettere nel suo paniere i risultati di una trattativa con gli eredi della DC e del suo sistema di potere. Lo scandalo non consiste sul fatto che sia esistito il papello delle proposte della mafia allo Stato, ma il fatto che finalmente una trattativa del genere sia venuta alla luce, infatti tutte quelle precedenti erano rimaste nell’oscurità e avevano avuto, a quanto se ne sa, carattere informale. Sembrerebbe invece che quella avviata da Riina e mediata da personalità emergenti di Forza Italia avesse i caratteri di una vera e propria trattativa formale, con degli emissari che avevano le divise dello Stato e che trattavano ufficialmente e formalmente in nome e per conto dello Stato. Se tutto questo è del tutto vero, sarà provato o non lo sarà dai procedimenti giudiziari in corso, ma rimane il fatto che non si tratta di puro chiacchiericcio, ma di operazioni fondate su dati di fatto ormai acquisiti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/939853204855066147/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/la-crisi-della-prima-repubblica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/939853204855066147'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/939853204855066147'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/la-crisi-della-prima-repubblica.html' title='La crisi della prima repubblica all’origine della trattativa'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgJQDEcUhF31MF3f2rj0QvcWUE04q7Bj1C_Ina0g8Jl39BYCJft6bBSHAO_QUsBhV59mFotTVrKfsgqRdNd8ZwhDNVbQzWxS8rkunLItt8iqMa4fkONiW5jIbrGgUguK1KoiWYIbehVT0Q7/s72-c/la_sicilia_delle_stragi_prizzi_1.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-638768451532438077</id><published>2010-03-20T20:08:00.016+01:00</published><updated>2010-06-01T11:49:15.115+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Giuseppe Lupo"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="PD"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="politica"/><title type='text'>Primarie PD. In Sicilia vince l’Opus Dei</title><content type='html'>&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;Pubblicato su L’isola, 16 ottobre 2009 &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEht-QjJcmtmv9RBELh8872_IO8IUW7RUKJMluj_nRw4fLnBd9H8I5k61Wo6ZLllCxJTfafuT_StRKagpvdoldj1EsQrwbg3UnrqNsz5954ZOQqrGjNWbLVUZJWdchdjggVE6BUzIsdkLAWf/s1600-h/giuseppe-lupo1.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;WIDTH: 320px; HEIGHT: 240px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5451050451375093922&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEht-QjJcmtmv9RBELh8872_IO8IUW7RUKJMluj_nRw4fLnBd9H8I5k61Wo6ZLllCxJTfafuT_StRKagpvdoldj1EsQrwbg3UnrqNsz5954ZOQqrGjNWbLVUZJWdchdjggVE6BUzIsdkLAWf/s320/giuseppe-lupo1.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:georgia;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;di Massimo Asta&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Dopo i congressi di circolo.&lt;/strong&gt; Il pre-congresso del PD, quello che doveva sanzionare il volere dei tesserati ed eleggere&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt; i delegati per le convenzioni regionali e nazionale è terminato. L’ultima parola spetta, come sappiamo, ora alle primarie del 25 ottobre, ma è già possibile fare una serie di considerazioni. Se è Bersani a prevalere nazionalmente, e con lui il modello dalemiano di un partito fortemente strutturato nel territorio, un partito “solido” legato maggiormente ai sindacati,&lt;br /&gt;&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;e alla ricerca di un tratto identitario fin’ora assente - in sostanza un partito del tipo molto simile a quello socialdemocratico - in Sicilia il quadro diventa, stereotipi del caso rispettati, quanto mai singolare, e in parte incomprensibile. Qui il più votato, grazie anche alla spaccatura registratasi sul fronte Bersani, è stato Giuseppe Lupo. Su un totale di oltre 66.000 tesserati, Lupo ha ottenuto, infatti, 19.438 voti pari al 44,36 per cento del totale. Secondo si è piazzato Mattarella con 12.474 preferenze (28,47 per cento), mentre Lumia è terzo a poca distanza con 11.390 (25,99). Solo apparentemente, però, la divisione dello stesso fronte – quello di Bersani - tra le candidature di Lumia e di Mattarella favorirebbero l’ascesa di Lupo. Intanto, perché non tutti i sostenitori di Lumia hanno votato Bersani, esemplare è il caso di Rosario Crocetta che ha sostenuto Lumia e votato nazionalmente per Franceschini, ma si potrebbero citare altri esempi. Poi, perché se nessun dei candidati alla segreteria dovesse raggiungere col voto delle primarie il 50 per cento più uno dei membri dell’assemblea regionale (quella dei 180 che si eleggerà il 25 ottobre con le liste collegate ai candidati a segretario), quest’ultima risulterà decisiva, e si dovrà scegliere in ballottaggio tra i due più votati. Questa seconda eventualità appare quella più probabile. Se così dovesse essere il dato di Lupo verrebbe notevolmente ridimensionato, dato che l’enorme risultato di Messina (oltre 8000 voti, quasi la metà del totale) verrebbe a sgonfiarsi in ragione del fatto che ogni provincia elegge un numero prestabilito – in proporzione alla popolazione – dei membri che compongono la suddetta assemblea. Allora gli accordi tra correnti, e non solo saranno decisivi per l’elezione del segretario. I giochi sono, quindi, ancora aperti.&lt;br /&gt;Il PD, Lupo e l’Opus Dei. Un meccanismo tanto complicato quanto foriero di imprevisti e capace di rimescolare le carte all’ultimo momento. Ma le stranezze non finiscono qui. Non solo sorprende l’appoggio di Rita Borsellino a Giuseppe Lupo, la cui storia personale l’avrebbe naturalmente vista a fianco di un candidato come Beppe Lumia (ma c’era forse il pegno da pagare per il sostegno ricevute alle europee), non solo i delegati eletti al nazionale dalla lista Lumia rischiano di non essere accettati dalla segreteria Franceschini perché non collegati a nessuna mozione nazionale, ma quello che sembra ancora più di difficile comprensione per i profani delle arti machiavelliche marchio democrats è come la direzione di un partito in una regione importante come la Sicilia possa essere affidata ad un membro dell’Opus Dei. Sì, proprio Giuseppe Lupo, deputato regionale, uomo di Sergio D’Antoni, che con lui si imbarcò nel fallito progetto che pochi ricorderanno di Democrazia Europea, unico siciliano a far parte della segreteria nazionale diretta da Franceschini, nonché già segretario generale della CISL di Palermo, è infatti, anche numerario dell’Opera fondata nel 1928 da Josemaria Escrivá de Balaguer. Ora se ci insegnano da più parti che ormai le ideologie sono cadute, ma verrebbe da dire che con esse sono andati presi anche i valori che le sostenevano, in politica oggi più che mai si rivelano importanti i profili personali di coloro che ci rappresentano, le loro biografie, i loro trascorsi professionali. Cilicio e altre pene corporali a parte, che costituiscono soltanto alcuni degli aspetti più controversi della disciplina posta come modello dall’organizzazione in questione, il nodo più rilevante sembra un’altro. Come possa un segretario di un partito, che deve rispondere del suo operato agli organismo dirigenti, e in questo caso al popolo delle primarie, allo stesso tempo rispondere, a quanto è dato di sapere – bisogna tener conto che fino agli anni ottanta lo statuto dell’Opus Dei prevedeva perfino l’obbligo per i membri di tenere segreta la propria appartenenza, tanto che il noto cattolico progressista Dossetti l’equiparò nel 1984 senza mezzi termini alla massoneria –, alle gerarchie dell’Opus Dei a cui è tenuto a sottostare? Il “Binetti siciliano”, sarà sicuramente una larga fonte di voti per il neonato PD siciliano, ma la sua candidatura lascia aperta una serie di interrogativi.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Alleanze e tentazioni milazziste.&lt;/strong&gt; Le posizioni delle rispettivi aree interne al PD si erano evidenziate nel corso della crisi di questa estate del governo Lombardo. Fu in quell’occasione che Giuseppe Lupo forse già proiettato verso la corsa alla segreteria regionale aveva dimostrato più di una disponibilità a dialogare con Lombardo, ma per la verità neanche Lumia non si è dimostrato immune da tale tentazione. Il caso di Termini Imerese dove la giunta vincente è costituita da un’alleanza tra un pezzo dell’UDC, la corrente di Gianfranco Miccichè, e il PD ne è l’emblema. Oltre all’MPA è l’UDC il vero nodo da sciogliere. Lumia ha più volte ribadito che con l’UDC di Cuffaro non c’è alcuna possibilità di intesa, ma allora con quale UDC? Quello di Casini? Per ora non è dato modo di vedere come tale sdoppiamento di personalità (o meglio di partito) in Sicilia sia possibile. Ed, infatti, era stato proprio Lumia il fautore di un PD siciliano, federato con quello nazionale e in grado di scardinare gli schemi delle alleanze nazionali. Dall’altro lato Bernardo Mattarella sembra più propenso alla ricostituzione di uno schieramento di forze simile al vecchio Ulivo. Ma si tratta solo di tendenze perché nei fatti tutto il gruppo del PD all’ARS si è dimostrato disponibile a salvare con i propri voti Lombardo in diverse occasioni&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!-- more --&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Replica dell&#39;Opus Dei Sicilia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Gentile direttore,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;ho avuto modo di leggere il servizio del giornalista Massimo Asta nel numero 12 del 16 ottobre u.s., dedicato alle primarie del Partito Democratico. Non entro nel merito dell’articolo, che peraltro mi è sembrato interessante e ben scritto, tuttavia desidero fornire a Lei e al giornalista maggiori informazioni sull’Opus Dei, che viene coinvolta in modo improprio nella vicenda.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 35.4pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Infatti l’Opus Dei, come è noto, è una istituzione della Chiesa cattolica i cui fini sono soltanto spirituali e le attività che svolge – tutte alla luce del sole e senza alcuna segretezza – sono unicamente di formazione spirituale: ritiri spirituali, lezioni dottrinali, incontri di approfondimento teologico ed ascetico. Nell’Opus Dei si insegna a cercare di essere cristiani coerenti, ed è esplicitamente vietato dare alcuna indicazione negli àmbiti lasciati alla libera responsabilità di ogni cittadino. Fra questi, l’attività politica. Pertanto, mai verranno dati suggerimenti di tipo politico a un fedele della prelatura dell’Opus Dei impegnato in questa o quella parte politica con piena libertà e responsabilità personale. Costui è dunque perfettamente libero di pensare con la sua testa e di prendere decisioni e orientamenti personali, dei quali non dovrà rispondere all’Opus Dei. Dunque, tali decisioni e le loro conseguenze o implicazioni non potranno mai essere attribuite ai dirigenti della Prelatura.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 35.4pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Peraltro Lei comprende benissimo che tentare di discriminare un politico soltanto perché cerca di praticare con coerenza la sua fede sarebbe una indebita privazione del legittimo diritto di ciascuno di impegnarsi a favore della società civile nel modo che meglio crede.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 35.4pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Sono certo che comprenderà la necessità di questo chiarimento e, mentre mi dichiaro a disposizione per qualsiasi altra spiegazione, auguro a Lei e al giornale da Lei diretto le migliori fortune: inutile dire quanto ci sia bisogno – anche nella nostra Sicilia – di una stampa libera e bene informata.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: right; MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;right&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:georgia;&quot;&gt;Dott. ALDO CAPUCCI&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: right; MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;right&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:georgia;&quot;&gt;Responsabile dell’Ufficio Informazioni&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: right; MARGIN: 0cm 0cm 0pt&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;right&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:georgia;&quot;&gt;dell’Opus Dei in Sicilia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/638768451532438077/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/primarie-pd-in-sicilia-vince-lopus-dei.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/638768451532438077'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/638768451532438077'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/primarie-pd-in-sicilia-vince-lopus-dei.html' title='Primarie PD. In Sicilia vince l’Opus Dei'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEht-QjJcmtmv9RBELh8872_IO8IUW7RUKJMluj_nRw4fLnBd9H8I5k61Wo6ZLllCxJTfafuT_StRKagpvdoldj1EsQrwbg3UnrqNsz5954ZOQqrGjNWbLVUZJWdchdjggVE6BUzIsdkLAWf/s72-c/giuseppe-lupo1.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-8328859189974030208</id><published>2010-03-20T15:32:00.005+01:00</published><updated>2010-06-01T11:45:35.387+02:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mafia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="stragi"/><title type='text'>I Georgofili e i Ferro: A Firenze le bombe parlavano trapanese</title><content type='html'>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; DISPLAY: block; HEIGHT: 138px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5453345979832947378&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi1UkTVBUsRkdigoRyA2881_acCOujuRfa22pJnu2ZcqyjGTnKC1O43nUWhmsPQdB6KPtqq3vsULLFZaupzSH0tVv8lZ5Wy9rKRg2Rlnyexw4IezSZlGksqGCyFHr8K9_oLXBkuEJ-yZAJf/s200/georgofili.jpg&quot; /&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:georgia;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;di Giuseppe Pipitone&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Nella notte tra il 26 e 27 maggio 1993 un Fiat Fiorino imbottito d’esplosivo, viene fatto deflagrare nei pressi della storica Torre dei Pulci, tra gli Uffizi e l’Arno, sede dell’Accademia dei Georgofili. Nell’esplosione perdono la vita &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;apple-converted-space&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:black;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;apple-style-span&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;5 persone:Dario Capolicchio, Angela Fiume,e Fabrizio Nencioni con le figliolette Nadia, di 9 anni e Caterina, che ha soltanto 50 giorni; 48 persone rimangono ferite. La Galleria degli Uffizi viene danneggiata, con conseguente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt; deterioramento di molte opere d’arte, che in certi casi vengono totalmente distrutte. &lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;Quello di Firenze, è il primo vero attentato dovuto all’inasprimento della lotta tra lo Stato e Cosa Nostra. Dopo verranno quelli di Roma (San Giovanni in Laterano e San Giorgio in Velabro) e di Milano (via Palestro). Azioni stragiste che attentano all’incolumità dei civili, meglio se del nord dove la mafia appare lontanissima, e meglio ancora se nel frattempo si riesce a danneggiare anche il patrimonio artistico italiano. Il fine ultimo è costringere lo Stato ad una trattativa. Il nuovo regime di 41 bis per i detenuti mafiosi è il segnale che le istituzioni con la mafia, vogliono farla finita. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;/span&gt;Ma i corleonesi di Totò Riina sanno bene come farsi sentire. L’idea delle stragi “in continente” sembra sia venuta alla stesso Luchino Bagarella,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;che a quanto si dice, ad un summit convocato per l’occasione, buttò lì: “come vi sentireste se un giorno vi alzate e non c’è più la torre di Pisa?” L’idea di Luchino, come si vedrà, fu messa in pratica presto. Firenze, la città dell’arte per antonomasia, e la prima meta scelta per far tremare lo Stato. Ma per un attentato di quelle dimensioni occorrono mezzi ingenti. L’esplosivo non è un problema. Sono tempi in cui i giudici e gli “sbirri” saltano in aria ogni due giorni. Ma un appoggio in loco, lassù in Toscana, ambiente nuovo per molti uomini d’onore, faciliterebbe molto le cose. Caso vuole che a Prato, a pochi chilometri da Firenze, abiti Antonio Messana, cognato del boss di Alcamo Giuseppe Ferro. A interessarsi alla vicenda, per ordini che vengono direttamente da Matteo Messina Denaro e da Salvatore Brusca, ai tempi latitante in zona, è il capo della famiglia di Castellammare, Gioacchino Calabrò, intimo amico del Ferro. Il carrozziere castellammarese spedisce in Toscana Vincenzo Ferro, il figlio di Giuseppe, che in quel periodo è detenuto. Vincenzo Ferro, è un ragazzo per bene. Studia medicina e fino ad allora ha visto la mafia da fuori, da lontano, soltanto quando accompagnava il padre a qualche riunione (“ero l’unico figlio maschio” dichiarerà in seguito). Sa però che a Calabrò non si può rifiutare nulla. All’inizio i sopralluoghi in Toscana non vanno bene. Lo zio di Vincenzo di quei tipi in casa sua non ne vuole avere. Poi però dopo l’insistenza dello stesso Calabrò, che si è consultato con lo stesso Peppe Ferro, e dopo che Messina Denaro è stato messo incredibilmente alla porta, Messana si convince. A patto che Vincenzo sia presente in casa sua durante tutta la permanenza dei tipi venuti dal sud. E’ così che Vincenzo, dopo pochi giorni dalla scarcerazione del padre, si trova coinvolto, non si sa quanto consapevolmente, in una vicenda, di cui a quanto ha dichiarato, non immaginava nulla. I tipi che si sono installati a casa dello zio sono boss di primo piano, Gaspare Spatuzza, Giuseppe Barranca, Cosimo Lo Nigro e Francesco Giuliano: sono loro gli esecutori materiali della strage di via dei Georgofili. Di tutte le vicende che si compiono in quei giorni di fine maggio Vincenzo Ferro ha solo ricostruzioni parziali. Ricollega il tutto solo dopo essere rientrato in Sicilia ed avere appreso la notizia dai tg: “ si presentarono con un Fiorino e dopo averlo messo nel garage di mio zio, dissero a tutti che nessuno doveva entrare lì dentro per il resto della giornata. Tra l’altro vicino il Fiorino notai &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;due involucri di forma rotonda, scotchati, non so, con un diametro di 40, 50 centimetri&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class=&quot;apple-style-span&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:black;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;” Lo stesso Fiorino che dopo poche ore esploderà in pieno centro a Firenze, stroncando cinque vite Ad informare Vincenzo che il lavoro da sbrigare a Firenze dagli “amici degli amici” era la strage di via dei Georgofili, è &lt;span style=&quot;font-size:0;&quot;&gt;&lt;/span&gt;il padre Giuseppe Ferro, informato dei fatti dagli ideatori in persona: Matteo Messina Denaro, Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca. Ha conoscenze altolocate Peppe Ferro, del resto dopo l’eliminazione di Vincenzo Milazzo, a cui ha anche parzialmente preso parte, è lui il capo mandamento di Alcamo. Dopo Firenze Vincenzo continua ad accompagnare il padre agli incontri con gli “amici”. In queste occasioni entra in contatto con Messina Denaro, con Bagarella, con i Graviano. Poi nel 1996 tutto finisce. Viene arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso. Il padre è già in carcere ad attenderlo. Ma dopo l’accusa di aver partecipato attivamente alla strage di Firenze, Vincenzo crolla. Chiede di parlare col procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna e si pente. Il padre all’inizio non vuole crederci. Per lui il figlio era estraneo a tutto. Ma alla fine dopo che Massimo Russo lo informa dei fatti si pente anche lui . Un raro caso del padre che segue le orme del figlio, dopo che il figlio aveva quasi per caso seguito quelle del padre. Nel frattempo la strategia del terrore varata da Cosa Nostra è finita da un pezzo, per la precisione dopo l’arresto di Totò Riina. Si è portata dietro centinaia di morti (di cui dieci nelle stragi di Firenze e Milano), e svariati feriti. Ha lasciato di contro un infinito dibattito sulla presunta trattativa tra lo Stato e la Mafia, e una copia sbiadita, dai ricordi e dal tempo, del famoso “papello”. Ma è evidente, quanto qualsiasi discussione in merito, soprattutto se affrontata in maniera puramente mediale, possa suonare superflua, quando Caterina Nencioni ha trovato la morte a soli 50 giorni di vita, soltanto perché Luchino Bagarella voleva togliere la Torre di Pisa agli italiani.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/8328859189974030208/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/i-georgofili-e-i-ferro-firenze-le-bombe.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/8328859189974030208'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/8328859189974030208'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/i-georgofili-e-i-ferro-firenze-le-bombe.html' title='I Georgofili e i Ferro: A Firenze le bombe parlavano trapanese'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi1UkTVBUsRkdigoRyA2881_acCOujuRfa22pJnu2ZcqyjGTnKC1O43nUWhmsPQdB6KPtqq3vsULLFZaupzSH0tVv8lZ5Wy9rKRg2Rlnyexw4IezSZlGksqGCyFHr8K9_oLXBkuEJ-yZAJf/s72-c/georgofili.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1217153478888910136.post-7719954756129393611</id><published>2010-03-10T17:35:00.000+01:00</published><updated>2010-03-10T17:36:32.536+01:00</updated><title type='text'>Loading - Lavori in corso</title><content type='html'>Stiamo attualmente lavorando al blog. A breve sarà definito nei minimi particolari.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lisolatp.blogspot.com/feeds/7719954756129393611/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/loading-lavori-in-corso.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/7719954756129393611'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1217153478888910136/posts/default/7719954756129393611'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lisolatp.blogspot.com/2010/03/loading-lavori-in-corso.html' title='Loading - Lavori in corso'/><author><name>Redazione L&#39;isola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16641011078556835887</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>