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	<title>Lo Spazio della Politica</title>
	
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		<title>Zona libera tutti</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 16:11:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lo Spazio della Politica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un eccellente approfondimento del Sole 24 Ore sulle &#8220;free trade zones&#8220;.No Related Post]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Un eccellente approfondimento del Sole 24 Ore sulle &#8220;<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-09-06/limpresa-globale-caccia-free-083707.shtml?uuid=AYeqIENC&amp;fromSearch">free trade zones</a>&#8220;.<ul class="related_post"><li>No Related Post</li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>A Gianfrà, facce ragionà!</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 15:43:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Giansante</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italian politics]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
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		<description><![CDATA[“Politica”. È questa la parola che ricorre più spesso nel discorso di Fini a Mirabello, un discorso che arriva a chiudere una telenovela politica lunga un’estate e ad aprire una nuova fase per il centrodestra italiano. Quello di Fini è un discorso che lascia poco spazio alla retorica e alla ricerca dell’applauso facile ma che...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>“Politica”. È questa la parola che ricorre più spesso nel <a href="http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&amp;Art=8103&amp;Cat=1&amp;I=immagini/PERSONAGGI/finimirabello_int.jpg&amp;IdTipo=0&amp;TitoloBlocco=L%27intervento&amp;Codi_Cate_Arti=40" target="_blank">discorso di Fini a Mirabello</a>, un discorso che arriva a chiudere una telenovela politica lunga un’estate e ad aprire una nuova fase per il centrodestra italiano. Quello di Fini è un discorso che lascia poco spazio alla retorica e alla ricerca dell’applauso facile ma che è invece profondamente <em>politico</em> e <em>razionale</em>.<span id="more-8168"></span></p>
	<p><strong>È politico perché la sua forza non sta nella capacità di infiammare gli animi ma in quella di riproporre Fini come leader di una parte della destra</strong> che – con l’appiattimento dei colonnelli sulle posizioni filo-berlusconiane – sembrava aver perso ogni punto di riferimento nazionale.</p>
	<p><strong>Non a caso sono i punti in cui Fini si distacca più profondamente da Berlusconi (e dalla Lega) quelli che suscitano maggiore entusiasmo fra il pubblico</strong>. È nella prima parte del discorso, con la rivendicazione di un garantismo che non significhi impunità, con la critica alla politica dei tagli lineari nella scuola, con la distinzione fra lotta all’immigrazione clandestina e “integrazione dell’immigrato onesto”.</p>
	<p>Soprattutto suscitano entusiasmo fra il pubblico quei passaggi in cui Fini rivendica la propria autonomia politica rispetto ai modi di fare del Berlusconi “proprietario di azienda”, sancendo la volontà del generale e dei nuovi colonnelli di ritrovare un proprio spazio politico di movimento e spazi di espressione di un’identità indipendente.</p>
	<p><strong>È un discorso “politico” perché, sebbene non fondi un nuovo partito, Fini – di fatto – si riprende in mano le chiavi della vecchia An</strong>, ritorna ad essere l’unico riferimento politico di una destra attenta ai diritti sociali,  alla giustizia, alla sicurezza, il porto sicuro del voto di opinione che a questi valori fa riferimento.</p>
	<p><strong>Allo stesso tempo è un intervento profondamente razionale</strong>: “ragionare” è una delle parole chiave di questo discorso, sebbene venga nominata solo due volte; lo stesso Fini definisce il suo come un “ragionamento”.  Il leader di Futuro e libertà, infatti, costruisce un discorso colto, complesso, ricco di riferimenti per addetti ai lavori. Non abbonda di metafore e figure retoriche, non vuole accendere gli animi, non si sforza di essere comprensibile a tutti.</p>
	<p><strong>Quello di Mirabello è un intervento “esoterico”</strong>, per uomini e donne già vicini alle posizioni finiane, poco adatto a convincere gli indecisi o a persuadere chi non sia naturalmente vicino alla tradizione politica finiana. È un discorso che non utilizza le tecniche della persuasione politica né fa appello alle passioni dell’ascoltatore ma si rivolge alla razionalità del pubblico.</p>
	<p><a href="http://www.lospaziodellapolitica.com/wp-content/uploads/2010/09/tag-cloud-fini_21.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8171" title="tag-cloud-fini_21" src="http://www.lospaziodellapolitica.com/wp-content/uploads/2010/09/tag-cloud-fini_21-300x115.jpg" alt="" width="300" height="115" /></a></p>
	<p><strong>L’analisi delle parole pronunciate con maggiore frequenza </strong><em>(vedi immagine sopra)</em>, sebbene non sia esaustiva da un punto di vista scientifico, ci fornisce un indizio in tal senso: politica, partito, patto, programma, parlamento; molti fra i termini più utilizzati fanno parte del lessico della politica, di un armamentario linguistico che, in tempi di antipolitica, non è il più adeguato a “sfondare” nel cuore dei milioni di cittadini disillusi e che allo stesso tempo contribuisce a far percepire Fini come distante dal sentire comune delle masse popolari.</p>
	<p><strong>In conclusione,</strong><strong> </strong>da una parte Fini riesce a raggiungere ampiamente il proprio obiettivo, ribadire il proprio posizionamento come numero due della coalizione e del governo. Allo stesso tempo con il suo intervento sembra confermare la sua incapacità a porsi come leader unico di un’eventuale coalizione futura. La sua comunicazione e la sua immagine arricchiscono in maniera determinante la forza del centrodestra ma non possono – a meno di future evoluzioni – aspirare a concedergli quel consenso di massa necessario per vincere le elezioni in un sistema maggioritario.</p>
	<p><em><br />
</em></p>
	<p><em>Articolo pubblicato su Il Riformista del 7 settembre 2010 e sul <a href="http://www.lospaziodellapolitica.com/2010/09/fini-lesoterico/">blog</a> di Gianluca Giansante<br />
</em>
</p>
<ul class="related_post"><li>11 ottobre 2009 -- <a href="http://www.lospaziodellapolitica.com/2009/10/also-sprach-cacciari/" title="Also sprach Cacciari">Also sprach Cacciari</a></li><li>16 aprile 2010 -- <a href="http://www.lospaziodellapolitica.com/2010/04/mamma-da-grande-voglio-fare-lo-spin-doctor/" title="Mamma, da grande voglio fare lo spin doctor">Mamma, da grande voglio fare lo spin doctor</a></li><li>22 novembre 2009 -- <a href="http://www.lospaziodellapolitica.com/2009/11/il-futuro-di-fini-e-litalia-after-b/" title="Il futuro di Fini e l&#8217;Italia after B">Il futuro di Fini e l&#8217;Italia after B</a></li><li>28 settembre 2009 -- <a href="http://www.lospaziodellapolitica.com/2009/09/quelleretico-di-fini/" title="Quell&#8217;eretico di Fini">Quell&#8217;eretico di Fini</a></li><li>8 settembre 2009 -- <a href="http://www.lospaziodellapolitica.com/2009/09/via-dai-tg/" title="Via dai TG">Via dai TG</a></li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>Col fischio o senza?</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 09:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Colonna</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[	<p>Il 1977, definito in un vecchio articolo del Corsera “l’anno in cui l’Italia si ammalò di odio”, iniziò tra i fischi. Il 17 Febbraio, infatti, all’Università “La Sapienza” di Roma si consumò in maniera plateale la rottura tra gli studenti, da una parte, e il Pci, dall’altra. Quel giorno Luciano Lama, allora segretario della Cgil, tenne un comizio all’interno dell’Università occupata con l’obiettivo di restituirla all’ordine. Lo accolsero slogan ironici e fragorosi fischi. <span id="more-8160"></span></p>
	<p>Gli stessi che, trenta anni più tardi, nel 2007, pioveranno addosso a un sorpreso Bertinotti, proprio là, alla facoltà di lettere. Famosi e drammatici allo stesso tempo sono i fischi accompagnati dal lancio di monetine che travolgono Bettino Craxi all’uscita dell’Hotel Raphael il 30 Aprile 1993. Quel momento diventa così l’emblema, il simbolo fragoroso della fine di un percorso politico, del tramonto teatrale di un’epoca. <strong>Il fischio è un gesto plateale di drammatizzazione politica</strong>. È come se nel momento in cui le persone fischiano un politico, come è successo a Dell’Utri, zittendolo, o a Gianni Letta al Festival del Cinema di Venezia, ne criticassero non solo le scelte, il pensiero, le opinioni, ma anche il corpo, l’esistenza stessa.</p>
	<p>La politica diventa una sorta di spettacolo in cui il declino morale di un paese, di un governo o di un uomo che lo rappresenta, assume forma fisica, acustica, evidenza immediata. La persona fischiata è come una scimmia, un animale, che avverte nel suono brutale e fragoroso un allarme, un segno inequivocabile di pericolo, ma non può più reagire. Non gli resta che scappare e decretare, così, con una meschina fuga, il declino del proprio percorso politico. Per carità; c’è chi, dotato magari di un ego molto solido, ha avuto la capacità di svincolarsi dai fischi, di dribblarli con il sapiente uso di telecamere e il favore di cerimoniali rigidi capaci di garantire la massima distanza con un pubblico critico e ostile. Ma non importa: quando il fischio tenta di zittire la politica qualcosa ormai s’è consumato, il divorzio è già in atto.<strong> Il fischio ha così questa doppia valenza</strong>: da un lato è uno strumento democratico, per così dire, perché da tutti comprensibile, in ogni angolo del pianeta, facile da usare, diretto, immediato. D’altro lato è l’emblema della cultura del silenzio, della censura, perché impedisce qualunque forma di dialogo, di riflessione, copre le parole, rende impossibile un linguaggio magari meno diretto ma più prolifico.</p>
	<p>Oggi la politica ci ha abituato anche a un altro uso del fischio, ha sdoganato l’apprezzamento che di solito un maschio, magari alfa e sicuro di sé, rivolge alle curve della femmina di passaggio. È il fischio modello Woody Allen, perché suggerito dall’apparizione di Humphrey Bogart, noto seduttore, nel film <em>Provaci ancora, Sam</em>. Bogart consiglia il protagonista, Allan Felix: «Da’ retta a me e lascia perdere queste panzane sul rapporto di coppia. Il mondo è pieno di belle donne. Un fischio, e via». Ci piace la leggerezza amorosa e seduttiva, popolare e allegra. Basta che il richiamo non serva a far entrare la femmina, invece che nell’alcova, in Parlamento.</p>
	<p><em><br />
</em></p>
	<p><em>* Articolo pubblicato su <a href="http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&amp;Art=8044&amp;Cat=1&amp;I=..%2Fimmagini%2FFoto+D-F%2Ffischio3_int.jpg&amp;IdTipo=0&amp;TitoloBlocco=L%27Analisi&amp;Codi_Cate_Arti=38">FFwebmagazine</a> del 3/09/2010</em>
</p>
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		<title>Sognando la serie A</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 11:44:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lo Spazio della Politica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alessandro Rosina spiega con una metafora calcistica le prospettive occupazionali dei giovani italiani.28 luglio 2010 -- Giovani di tutta Europa, al lavoro!14 giugno 2010 -- Largo al co-working21 maggio 2010 -- La mia generazione18 maggio 2010 -- C&#8217;erano una volta i giovani11 marzo 2010 -- Il futuro di un Paese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Alessandro Rosina spiega con <a href="http://www.repubblicadeglistagisti.it/article/prospettive-per-i-giovani-in-italia-si-gioca-solo-in-b-e-c-per-la-serie-a-bisogna-andare-allestero">una metafora calcistica</a> le prospettive occupazionali dei giovani italiani.<ul class="related_post"><li>28 luglio 2010 -- <a href="http://www.lospaziodellapolitica.com/2010/07/giovani-di-tutta-europa-al-lavoro/" title="Giovani di tutta Europa, al lavoro!">Giovani di tutta Europa, al lavoro!</a></li><li>14 giugno 2010 -- <a href="http://www.lospaziodellapolitica.com/2010/06/largo-al-co-working/" title="Largo al co-working">Largo al co-working</a></li><li>21 maggio 2010 -- <a href="http://www.lospaziodellapolitica.com/2010/05/la-mia-generazione/" title="La mia generazione">La mia generazione</a></li><li>18 maggio 2010 -- <a href="http://www.lospaziodellapolitica.com/2010/05/cerano-una-volta-i-giovani/" title="C&#8217;erano una volta i giovani">C&#8217;erano una volta i giovani</a></li><li>11 marzo 2010 -- <a href="http://www.lospaziodellapolitica.com/2010/03/il-futuro-di-un-paese/" title="Il futuro di un Paese">Il futuro di un Paese</a></li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>Big Society</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 09:49:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lo Spazio della Politica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La &#8220;Big Society&#8221; di Cameron nuovo paradigma della politica europea? L&#8216;analisi di Maurizio Ferrera.21 luglio 2010 -- Tre analisi sotto l&#8217;ombrellone26 agosto 2010 -- A che punto siamo in Europa?30 giugno 2010 -- Più tasse per tutti20 maggio 2010 -- Aria fresca in Gran Bretagna11 maggio 2010 -- La Gran Bretagna e il regno dell&#8217;elettore...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[La &#8220;Big Society&#8221; di Cameron nuovo paradigma della politica europea? L<a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=TPQ4W">&#8216;analisi</a> di Maurizio Ferrera.<ul class="related_post"><li>21 luglio 2010 -- <a href="http://www.lospaziodellapolitica.com/2010/07/tre-analisi-sotto-lombrellone/" title="Tre analisi sotto l&#8217;ombrellone">Tre analisi sotto l&#8217;ombrellone</a></li><li>26 agosto 2010 -- <a href="http://www.lospaziodellapolitica.com/2010/08/a-che-punto-siamo-in-europa/" title="A che punto siamo in Europa?">A che punto siamo in Europa?</a></li><li>30 giugno 2010 -- <a href="http://www.lospaziodellapolitica.com/2010/06/piu-tasse-per-tutti/" title="Più tasse per tutti">Più tasse per tutti</a></li><li>20 maggio 2010 -- <a href="http://www.lospaziodellapolitica.com/2010/05/aria-fresca-in-gran-bretagna/" title="Aria fresca in Gran Bretagna">Aria fresca in Gran Bretagna</a></li><li>11 maggio 2010 -- <a href="http://www.lospaziodellapolitica.com/2010/05/la-gran-bretagna-e-il-regno-dellelettore-fluttuante/" title="La Gran Bretagna e il regno dell&#8217;elettore fluttuante">La Gran Bretagna e il regno dell&#8217;elettore fluttuante</a></li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>Bondi, c’è consulenza per te</title>
		<link>http://www.lospaziodellapolitica.com/2010/09/bondi-ce-consulenza-per-te/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 08:14:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Montalto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia ed innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Bondi]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamenti]]></category>
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		<description><![CDATA[L’estate è finita. Si rientra a lavoro. E’ ora di mettere nero su bianco le riflessioni della pausa estiva. E’ un momento molto delicato per l’Italia. I giovani fanno fatica a trovare un’occupazione, i salari sono bassi e i settori della cultura e delle arti languono a causa degli ingenti tagli introdotti dalla nuova finanziaria....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>L’estate è finita. Si rientra a lavoro. E’ ora di mettere nero su bianco le riflessioni della pausa estiva. E’ un momento molto delicato per l’Italia. I giovani fanno fatica a trovare un’occupazione, i salari sono bassi e i settori della cultura e delle arti languono a causa degli ingenti tagli introdotti dalla nuova finanziaria. Come se non bastasse, alla crisi economica si è aggiunta quella politica che ha definitivamente spostato il dibattito <a href="../2010/08/donne-della-terza-repubblica/">dalle <em>policy</em> alla <em>politics</em></a>.<span id="more-8151"></span></p>
	<p>Eppure, l’agenda autunnale del governo prevede un importante <a href="http://www.giornaledellospettacolo.it/index.php/il-giornale/news/5417-spettacolo-giro-in-autunno-cdm-dedicato-a-cultura-.html">Consiglio dei Ministri interamente dedicato alla cultura</a> e, in particolar modo, al nuovo ddl sul cinema e alla riforma per lo spettacolo dal vivo. Credo, però, che occorra trovare tempi e modi per estendere il dibattito al di là dei singoli interventi legislativi. Il nostro Paese, infatti, tutt’oggi manca di una visione strategica sulla cultura come parte integrante di una politica di rilancio della competitività del sistema Italia.</p>
	<p><strong>La crisi come opportunità</strong></p>
	<p>“Per noi la crisi ha comportato un vantaggio straordinario e non è retorica”, secondo le <a href="http://www.tafterjournal.it/2010/07/22/la-cultura-oltre-la-crisi/">parole</a> del Direttore della Fondazione Musei Civici Senesi Luigi di Corato. Se è una provocazione, che ben venga!</p>
	<p>Il settore culturale italiano è spesso accusato di atteggiamento passivo. Tuttavia, qualcuno ha cercato di trasformare la crisi in una costruttiva pausa di riflessione. E’ il caso della Fondazione Musei Civici Senesi che ha lanciato un piano di programmazione 2011 – strumento abbastanza raro nel panorama culturale italiano &#8211; chiamando in causa tutti i musei del territorio. Un approccio innovativo alla ricerca dei finanziamenti è stato invece recentemente proposto da <a href="http://www.progettokublai.net/kublai-in-due-minuti/">Kublai</a>, un “ambiente di progettazione pensato per i creativi e orientato allo sviluppo locale”. Gli ideatori di Kublai vogliono raccogliere nuove idee, verificarne la fattibilità e trovare adeguati finanziamenti per la loro realizzazione. Può sembrare un progetto banale, ma non lo è visto che spesso si cercano le risorse per la cultura in mancanza di un preciso piano di azione. Kublai vuole capovolgere questa logica e investire in maniera più intelligente risorse finanziarie e umane.</p>
	<p><strong>Spunti per u</strong><strong>na visione strategica</strong></p>
	<p>Lo sviluppo di una visione strategica sulla cultura in Italia va elaborata nell’ambito dei nuovi sviluppi del settore culturale e in coerenza con le politiche europee, da cui si possono trarre linee guida nonché interessanti opportunità di finanziamento.</p>
	<p>Bisogna innanzitutto <strong>approfondire</strong> <strong>le possibilità offerte dalle nuove tecnologie</strong> e chiedersi che nuove “forme” dovrà assumere la cultura per comunicare con una società di nativi digitali. Un recente <a href="http://www.arts.gov/research/new-media-report/New-Media-Report.pdf">studio</a> USA dimostra che le persone che usano i nuovi media sono più propense a visitare mostre e ad assistere a spettacoli dal vivo, mentre c’è chi prova a sfatare il mito secondo cui i mass media sarebbero destinati a generare omologazione culturale. Il Domenicale de Il Sole 24 Ore qualche settimana fa riportava che 3 milioni e 229 mila spettatori hanno seguito lo speciale di Che Tempo Che Fa con Daniel Barenboim mentre quasi 3 milioni di italiani seguono l’offerta musicale e culturale proposta ogni giorno da Radio3 (Domenicale de Il Sole 24 Ore, 20/06/2010).</p>
	<p>Occorre poi <strong>esplorare il potenziale di innovazione del settore culturale</strong>, come suggerito anche dal primo di una serie di incontri promossi da <a href="http://www.tafterjournal.it/2010/07/22/la-cultura-oltre-la-crisi/">Tafter Journal e dalla Fondazione Rossellini</a>. A questo proposito, trovo molto appropriato lo <a href="http://www.nesta.org.uk/publications/assets/features/culture_of_innovation">studio</a> di NESTA che invita a considerare l’innovazione nel settore culturale in quattro diversi ambiti: relazione col pubblico, forme d’arte, creazione di valore e business model. Come le organizzazioni culturali innovano? E come questa innovazione può, per esempio, giovare allo sviluppo sociale ed economico di un territorio?</p>
	<p>La crisi ci obbliga inoltre ad <strong>analizzare le attuali modalità di finanziamento</strong>. Le modalità di finanziamento del settore culturale italiano, infatti, presentano almeno una falla che consiste nell’inversione della logica obiettivi-risorse. Spesso i fondi pubblici vengono assegnati alle organizzazioni culturali senza verificarne a priori idee e obiettivi. Uno degli scopi della riforma del settore pubblico sarebbe stata proprio quella di introdurre una logica manageriale. Tra le altre cose, questo significherebbe rendere un’organizzazione pubblica capace di utilizzare le risorse sulla base di obiettivi chiari e raggiungibili. In un periodo di magra come quello attuale, occorre accompagnare gli operatori culturali del settore pubblico nell’acquisizione di capacità di programmazione e progettazione e introdurre nuove modalità finanziamento legate alla fattibilità concreta delle idee.</p>
	<p>Infine, è più che necessario <strong>sviluppare una visione coerente con il quadro politico europeo</strong>. Il recente <a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2010:0183:FIN:IT:PDF">Libro Verde sulle industrie culturali e creative</a> della Commissione Europea sottolinea l’importanza del settore culturale e creativo, nonché il suo contributo all’economia. Per questo, la CE invita le regioni europee a investire maggiornmente i fondi strutturali in cultura e creatività, riconosciuti come fattori cruciali di coesione territoriale e sviluppo economico. Al momento soltanto il 2% del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (FESR) è allocato alla cultura, mentre un altro 13% va a beneficio del settore attraverso progetti su turismo, rigenerazione urbana, ecc. (da uno <a href="http://www.cses.co.uk/new/29/">studio</a> che verrà pubblicato nelle prossime settimane condotto da CSES ed Ericarts). Ma si tratta di cifre irrisorie se si pensa ai restanti 170 miliardi di euro allocati ad altri settori o, talvolta, rimandati al mittente causa mancato utilizzo. Dato che i fondi strutturali sono gestiti a livello nazionale e regionale, sta all’Italia capire tramite quali bandi e iniziative è possibile dare nuovo livore alla creatività e alla cultura nell’ambito della politica di coesione europea.</p>
	<p><strong>Conclusioni</strong></p>
	<p>Il patrimonio culturale italiano è una grande risorsa per il rilancio del paese. Una visione strategica è necessaria per capire verso quali lidi l’Italia vuole dirigersi. Il prossimo Cdm sulla cultura dovrebbe discutere anche e soprattutto di questo.
</p>
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		<title>LSDP a L’Aquila: il video</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 12:37:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Mazzone e Matteo Minchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italian politics]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[ricostruzione]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>

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		<description><![CDATA[Il terremoto che ha investito l’Abruzzo il 6 aprile del 2009  ha sconvolto e commosso l’intero paese. Quella mattina l’Italia scopriva di aver perso una città di rara bellezza, l’Aquila, una perla dalle 99 piazze e dalle altrettante chiese e fontane incastonata tra gli Appennini. Come tante altre volte, l’onda dell’emozione ha spinto i telegiornali...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>Il terremoto che ha investito l’Abruzzo il 6 aprile del 2009  ha sconvolto e commosso l’intero paese. Quella mattina l’Italia scopriva di aver perso una città di rara bellezza, l’Aquila, una perla dalle 99 piazze e dalle altrettante chiese e fontane incastonata tra gli Appennini. Come tante altre volte, l’onda dell’emozione ha spinto i telegiornali per settimane, mesi, a dedicare qualche minuto alla tragedia; purtroppo, troppo spesso, più per la bramosia di ascolti che per la naturale solidarietà che suscitano tali sventure.<span id="more-8148"></span></p>
	<p>All’inizio del 2010, quando all’urgenza del disastro è seguito il bisogno di ricostruzione, <strong>le luci della ribalta si sono spente e un silenzio improvviso è calato sulle sorti della città</strong>. Vivendo all’estero, abbiamo sofferto meno la bulimia di notizie di molti connazionali e la nostra fame di informazione è rimasta forte. Abbiamo contattato Stefano Torelli, che ha alimentato con grande successo <a href="http://www.lospaziodellapolitica.com/tag/laquila/">la rubrica aquilana</a> su LSDP e siamo partiti, voglia di vedere e telecamera alla mano.</p>
	<p><strong>Stefano Torelli</strong> ed <strong>Anna Longhini</strong> ci hanno guidati nel ventre della città, nella zona rossa &#8211; il centro storico – e insieme ad una coppia di esperti vigili del fuoco abbiamo scoperto un grande cantiere inaccessibile ai cittadini. Siamo stati sulla faglia – la zona più devastata della città e solo raramente menzionata – dove quel giorno si verificarono i lutti più gravi. Il nostro viaggio è poi proseguito verso il villaggio di Onna, raso al suolo dalla scossa e rifondato qualche centinaia di metri più in là, grazie all’intervento della Croce Rossa e della Provincia Autonoma di Trento. In periferia, sulle strade che attraversano le valli attorno l’Aquila, abbiamo scorso i risultati del progetto C.A.S.E. – prefabbricati costruiti su piattaforme antisismiche che ospitano 15.000 persone, scoperto i MAP (moduli abitativi provvisori) ed altri acronimi del <em>jargon</em> del post-terremoto come i MEP o i MUSP.</p>
	<p>Nella continua ricerca di informazioni e testimonianze, noi di LSDP ci siamo confrontati con abitanti, vigili del fuoco, ingegneri  e albergatori parlando di terremoto, appalti, ricostruzione. Questo nostro racconto non ha niente di eroico o di coraggioso: anche noi di notte abbiamo avuto gli incubi, impressionati dalla desolazione e dalla devastazione di molti quartieri. Il terremoto fa ancora paura, il silenzio dell’Aquila impressiona. <strong>Vogliamo condividere con voi la nostra full immersion di 48 ore</strong>: seguiteci nelle rovine di un centro storico inagibile, tra le strade di una città capoluogo desolata alle 11 di mattina, ancora oggi presidiata da camionette di militari ad ogni monumento storico, dove le baracche sulla statale adibite temporaneamente a ristoranti e bar restituiscono agli aquilani un’apparente normalità nelle relazioni sociali.</p>
	<p>Dalla nostra esperienza possiamo affermare che negli aquilani cresce di giorno in giorno la voglia di ripartire e ricominciare, ma nello stesso tempo permane anche un senso di sconfitta, indolenza e rabbia, che con tenacia e dignità non sfocia però nel vittimismo. La sensazione che traspare dalle nostre conversazioni con gli abitanti della città è che vi sia <strong>tanta incertezza per il proprio avvenire e molta incomprensione su quale sia il futuro della propria casa, del proprio lavoro e della ricostruzione della città</strong>. Non si riesce ad acchiappare il futuro e questo deprime. Stefano Torelli ricorda la sua Aquila, sperando che l&#8217;Aquila non diventi la prossima Pompei.</p>
	<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><br />
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</p>
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		<title>Tenetevi le banche</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 00:04:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia ed innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[credito bancario]]></category>
		<category><![CDATA[crowd founding]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
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		<description><![CDATA[E’ possibile identificare cinque grandi modalità per &#8220;fare impresa&#8221;, alcune sono tradizionali, alcune invece sono molto innovative. Tutte sono alternative al credito bancario tradizionale. La prima modalità consiste nel venture capital, cioè il modo con cui è possibile finanziare iniziative imprenditoriali nella loro fase nascente di start-up in settori innovativi e ad alta crescita. Questa...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>E’ possibile identificare <strong>cinque grandi modalità</strong> <strong>per &#8220;fare impresa&#8221;</strong>, alcune sono tradizionali, alcune invece sono molto innovative. <strong>Tutte sono alternative al credito bancario tradizionale</strong>. La prima modalità consiste nel <strong>venture capital</strong>, cioè il modo con cui è possibile finanziare iniziative imprenditoriali nella loro fase nascente di start-up in settori innovativi e ad alta crescita. Questa modalità non si può propriamente considerare etica, in quanto viene implementa meramente per un ritorno di investimento.<span id="more-8140"></span><br />
La seconda modalità consiste nel <strong>premio</strong>,  una somma di denaro che un’azienda mette in palio al fine di realizzare un determinato progetto da essa stessa stabilito. Il premio viene conteso tra diversi concorrenti che hanno il compito di implementare il progetto nel miglior modo possibile. Questa forma di finanziamento può essere definita ad “eticità limitata”. Ciò nel senso che la portata etica dei progetti che si vengono a realizzare grazie all’istituzione di premi è sottoposta all’alea soggettiva del finanziatore che decide cosa è economicamente e socialmente importante e cosa no, cosa è giusto e cosa non lo è.</p>
	<p>La terza modalità è quella della <strong>venture philantrophy</strong>. Spesso degli ex-imprenditori che hanno avuto successo vanno a creare delle strutture di venture philantrophy. Allo stesso modo in cui alcuni fondi sono specializzati nelle nanotecnologie, nelle tecnologie web e così avanti, esistono dei fondi che sono specializzati in progetti ad impatto sociale. Un esempio concreto italiano è il fondo <a href="http://www.oltreventure.com/">Oltre Venture</a> che finanzia, tra le altre cose, progetti di housing sociale o di ambulatori dentistici a basso costo; tutte iniziative che hanno sì un ritorno economico, ma anche, e soprattutto, un alto impatto sociale</p>
	<p>Il quarto  strumento, molto innovativo, è il cosiddetto <strong>crowd founding</strong>, cioè, letteralmente, ottenere fondi dalle masse. Il crowd founding è un’estensione della pratica tradizionale consistente nel richiedere piccoli prestiti al proprio gruppo sociale di riferimento e di prossimità territoriale: genitori, parenti, amici ecc… . Oggi grazie ad Internet – un’a arma di costruzione di massa – è possibile attingere a risorse anche da persone che non si conoscono e quindi estendere la suddetta pratica su scala globale. Ogni persona contribuente da una piccola somma, somma che, però, moltiplicata per centinaia di migliaia di individui che danno altre piccole somme può raggiungere un ammontare di denaro considerevole.</p>
	<p>Quinto ed ultimo strumento è quello del <strong>peer to peer lending</strong>, connesso col micro credito.  Grazie allo strumento Internet oggi è possibile effettuare dei prestiti dis-intermediati tra persone.  Questa innovazione tecnica si è fusa con una innovazione finanziaria che si chiama micro credito. Il micro credito è una forma di finanziamento di attività imprenditoriali che necessitano piccole somme e che da meno peso alle misure di garanzia tradizionale di credito quali lo status reddituale o patrimoniale.<br />
Alcune considerazioni:</p>
	<p>Da un punto di vista più sociologico con il crowd founding ed il peer to peer lending siamo di fronte a delle forme di neo-comunitarismo: abbiamo cioè delle comunità, costruite e tenute assieme dalla Rete, che stabiliscono autonomamente delle regole economiche interne. Regole che vanno a disciplinare le modalità e i vettori di circolazione del capitale economico.</p>
	<p>* <em>Intervento tenuto in occasione della summer school di <a href="http://www.societing.org/summerschool/">Societing</a> sulla finanza etica svoltasi dal 22 al 27 agosto scorsi a Salerno. Si ringraziano i ragazzi della summer school per la redazione di questa sintesi.<br />
</em>
</p>
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		<title>Nucleare all’iraniana</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 07:46:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Comi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica globale]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo circa quarant’anni dall’inizio dei primi lavori di costruzione, è stata la Russia a portare a compimento il progetto iniziato dai tecnici tedeschi nel 1979, mai terminato a causa dello scoppio della Rivoluzione islamica khomeinista dello stesso anno e della guerra tra Iran-Iraq nell’anno successivo. La centrale di Bushehr è stata messa in funzione lo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>Dopo circa quarant’anni dall’inizio dei primi lavori di costruzione, è stata la Russia a portare a compimento il progetto iniziato dai tecnici tedeschi nel 1979, mai terminato a causa dello scoppio della Rivoluzione islamica khomeinista dello stesso anno e della guerra tra Iran-Iraq nell’anno successivo. La centrale di Bushehr è stata messa in funzione lo scorso 21 agosto, il sito è quindi da ritenersi un’installazione nucleare a tutti gli effetti e l’uranio arriverà in Iran con la benedizione del Cremlino. <span id="more-8102"></span></p>
	<p>Serghej Novikov, portavoce di Rosatom, ha fatto sapere che questo passaggio, seppur delicato, è considerato irreversibile, il governo e l’azienda energetica russa concordano su questo punto: <strong>non è più possibile fermare un progetto che è costato quindici anni di lavoro e mesi di trattative con la controparte iraniana</strong>. Solo a novembre l’impianto di Bushehr verrà collegato alla rete elettrica iraniana, poiché l’introduzione delle barre di uranio durerà all’incirca un mese mentre la prima reazione fissile avverrà ad ottobre inoltrato. Il capo dell’Agenzia iraniana per l’Energia Atomica, Ali Salehi, ha confermato le parole del comunicato russo e i tempi della messa in funzione dell’impianto, tutto è quindi pronto per la cerimonia autunnale in cui si assisterà all’arrivo del combustibile al cuore del reattore.</p>
	<p><strong>La centrale di Busher è stata ispezionata più volte dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica</strong> e l’Iran si è formalmente impegnato a consegnare alla Russia il materiale fissile utilizzato nel processo di reazione una volta che questo sarà concluso. Salehi ha invitato gli ispettori internazionali alla messa in funzione del reattore, confermando che il combustibile sigillato verrà poi lasciato ai tecnici dell’AIEA. Il Cremlino ha fatto sapere che la decisione di rifornire il sito di Bushehr rispetta totalmente le norme internazionali vigenti e il regime di non proliferazione, secondo Mosca non ci sarebbe quindi stata contraddizione alcuna rispetto al voto a favore delle sanzioni contro l’Iran, decise lo scorso maggio dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.</p>
	<p>La notizia, come prevedibile, è stata accolta con un certo pessimismo, anche se potrebbe rivelarsi un’opportunità per impegnare seriamente il governo di Teheran sulla controversia riguardante lo sviluppo del programma nucleare. <strong>A Washington la dichiarazione russa non è giunta inaspettata</strong>, il Segretario di Stato Hillary Clinton aveva infatti definito “prematura” la decisione del Cremlino lo scorso marzo, quando era stata comunicata ufficialmente dal Primo Ministro Vladimir Putin. Al momento la Casa Bianca ritiene che, a fronte di quanto concordato tra Mosca e Teheran, l’Iran non abbia quindi più bisogno di disporre di una propria capacità di arricchimento del combustibile nucleare, soprattutto se le sue intenzioni, come dichiarato dal governo, sono di sviluppare un programma per scopi civili. Su questo punto cercheranno probabilmente di lavorare i diplomatici statunitensi nei prossimi negoziati in cui sarà impegnato il gruppo dei “5+1”.</p>
	<p>Non bisogna poi dimenticare che Ankara e Brasilia hanno sottoscritto, solo pochi mesi fa, un accordo con il governo iraniano, a fronte del quale si sono impegnate, e si impegneranno nel prossimo futuro, a rifornire di combustibile nucleare le centrali in funzione, ricevendo come contropartita quantità variabili di uranio arricchito proveniente dalle scorte iraniane. <strong>Teheran ha chiesto che il Brasile sia ammesso ai prossimi colloqui sul nucleare</strong>, gesto di cortesia che, ed è bene sottolinearlo, non è stato esteso alla Turchia, data la possibile competizione tra i due paesi rispetto al ruolo di pivot per la regione del Medio Oriente allargato a cui entrambi aspirano. Dati l’iniziativa russa e il recente accordo turco-brasiliano, gli Stati Uniti potrebbero prendere in considerazione un’opzione che preveda forniture di uranio arricchito al paese degli ayatollah da parte di paesi terzi, a fronte di controlli stringenti e della possibilità di bloccare i trasferimenti del combustibile nucleare in caso di atteggiamenti poco limpidi da parte iraniana. La situazione sembra essere ormai abbastanza chiara, tutto lascia pensare che l’Iran potrà presto sviluppare il suo programma nucleare per scopi civili. Potrà farlo, probabilmente, accettando restrizioni e controlli internazionali da parte dei partner fornitori di combustibile nucleare e dall’AIEA, senza dover per questo incorrere in ulteriori sanzioni. Mosca, Ankara e Brasilia sono pronti a fare affari con Teheran e non dovrebbero essere i soli. <strong>Il programma nucleare iraniano offre grosse opportunità per fare business a cifre importanti</strong>: basti pensare che il progetto di Bushehr porterà nelle casse dell’azienda russa Rosatom circa un miliardo di euro, non poco in un momento di crisi.</p>
	<p><strong>Washington appare ora politicamente isolata sulla questione e sarà forse costretta a riconsiderare le richieste fatte finora al regime iraniano</strong>. La Casa Bianca non potrà sostenere ancora per molto il ruolo intransigente su cui ha impostato i negoziati e la linea diplomatica nei confronti di Teheran, se non altro per non essere costretta a fare “buon viso a cattivo gioco” nel caso in cui si aprissero nuovi scenari rispetto alla questione del programma nucleare. Il tentativo del Cremlino di dare “scacco matto” agli Stati Uniti sulla questione del nucleare iraniano verrà probabilmente ripagato con il possibile ritorno in auge del progetto “scudo spaziale europeo”. Negoziati in fase avanzata sarebbero in corso sia con la Turchia che con la Bulgaria, paesi deputati ad ospitare i radar e il sistema missilistico al posto di Polonia e Repubblica Ceca. Il Dipartimento di Stato sta già lavorando in questo senso e potrebbero presto essere annunciate novità interessanti a riguardo. Resta da capire quale sarà la risposta israeliana all’annuncio di Mosca. Il governo di Tel Aviv sembra ora essere impegnato sul versante libanese nel tentativo di contrastare le milizie di Hezbollah, ma certo non lascerà passare sotto silenzio quanto sta accadendo in Iran. <strong>L’opzione militare resta lontana, non sembra praticabile né tanto meno è auspicabile data la situazione d’instabilità che grava sul Medio Oriente. </strong>Difficile sarà anche riuscire a fare pressioni sulla Casa Bianca in un momento così delicato, difficilmente Barack Obama e l’amministrazione Democratica si lasceranno convincere a mantenere un atteggiamento duro o intransigente nei confronti di Teheran. Di certo gli Stati Uniti bloccheranno la risoluzione che i paesi della Lega Araba presenteranno il prossimo settembre all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, con cui verrà richiesta un’indagine sui programmi nucleari israeliani. Bisognerà attendere probabilmente la fine dell’estate per ulteriori sviluppi sulla questione e fino a novembre molte opzioni restano ancora aperte. Potremmo quindi essere vicini ad punto di svolta importante sulla questione del nucleare iraniano e se queste sono le premesse il prossimo potrebbe essere un inverno caldo sul fronte delle relazioni internazionali.
</p>
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		<title>Obama a Ground Zero</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 09:48:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Aresu</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[	<p>L&#8217;America è una nazione di immigrati. Questa natura è sempre stata la sua forza e il suo dramma, in una vicenda che, come ha spiegato Aristide Zolberg nel fondamentale <em>A Nation by Design</em>, sta al centro della storia americana. Proprio per questo le attuali discussioni sulle politiche migratorie e della tolleranza, che si legano alle polemiche sul fronte &#8220;<a href="http://www.lospaziodellapolitica.com/2010/08/infosys-e-il-futuro/">Made in America</a>&#8221; analizzate da Moris Gasparri, indicano un percorso decisivo, per la Presidenza Obama e più in generale per il futuro della superpotenza americana. Mi riferisco alle discussioni sulla costruzione di un centro culturale e di preghiera musulmano nelle vicinanze di Ground Zero e sulla legislazione in materia di immigrazione.<span id="more-8044"></span></p>
	<p>All&#8217;inizio di agosto, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=a0uuemEJDGU">Fareed Zakaria </a>ha deciso di restituire un premio della Anti Defamation League (ADL), accusando di ipocrisia chi supporta i musulmani moderati, ma solo quando hanno il buon cuore di rimanere fuori dai confini americani. Con ciò, Zakaria ha annunciato il suo supporto per la costruzione del centro musulmano di New York, che ha diviso i newyorchesi e gli americani nelle recenti settimane, riproponendo la questione del conflitto culturale tra civiltà, che sembrava abrogata dalla crisi economica e in realtà, a mio avviso, continuerà a restare sullo sfondo, costituendo una variabile secondaria delle elezioni americane, rispetto all&#8217;economia e al ritiro dall&#8217;Afghanistan.</p>
	<p>Per ora, il caso di New York ha messo a confronto Obama con il fortissimo cuore jacksoniano d&#8217;America, che Walter Russell Mead ci ha insegnato a considerare nella sua forza e che lo stesso storico ha rivisto in parte all&#8217;opera nel movimento dei Tea Party in versione 2.0. Eppure, per la storia dell&#8217;America e per la storia di Obama, questo è il punto di rottura del pragmatismo, in cui la visione pragmatica e realista della politica deve sottostare anzitutto a principi costituzionali. Principi che tra l&#8217;altro, come direbbe Hans Morgenthau, derivano anche dalla realtà politica, perché si appoggiano all’essenza della superpotenza americana. Perciò, quando parliamo (impropriamente) di una moschea a Ground Zero, è bene evitare la follia (giuridica e culturale) in cui è sprofondato il mondo dopo l&#8217;11 settembre per allargare lo sguardo. Il <em>network power</em> degli Stati Uniti sta proprio nella loro natura di nazione di immigrati. La superpotenza americana si caratterizza per la possibilità di accogliere differenti popolazioni che mostrano di credere negli stessi valori fondamentali e nello stesso mito fondativo. In quest&#8217;accoglienza edifica la propria potenza, e ciò per la posizione nel mondo e per l&#8217;identità americana ha un valore strategico molto superiore al dramma dell&#8217;11 settembre e al pericolo improprio di &#8220;profanazione&#8221; che, peraltro, non può essere scaricato su un&#8217;entità collettiva come &#8220;il mondo musulmano&#8221;. Su questo la logica del Pianeta Elezioni deve essere moderata dalla Costituzione, dalla strategia, dall&#8217;interesse nazionale.  Consideriamo che, a tutt&#8217;oggi, gli Stati Uniti sono il maggior &#8220;<a href="http://www.lospaziodellapolitica.com/2009/01/la-potenza-del-talento">magnete</a>&#8221; della popolazione del mondo, e quest&#8217;elemento di attrazione di persone e diversità strategica &#8211; oltre al potere militare e alla geografia &#8211; resta un vantaggio nella corsa con la Cina al ruolo di maggiore potenza mondiale. In questo contesto, le partite principali &#8211; entrambe presenti, seppur in modo sotterraneo, nelle discussioni estive &#8211; sono due:</p>
	<p>1) <strong>Il dilemma messicano.</strong> La tenuta del Messico è ormai più che mai parte integrante dell&#8217;interesse nazionale degli Stati Uniti. Secondo un sondaggio pubblicato lo scorso anno da <a href="http://pewglobal.org/2009/09/23/most-mexicans-see-better-life-in-us-one-in-three-would-migrate/">Pew Global</a>, un terzo dei messicani vorrebbe emigrare negli Stati Uniti, e la maggior parte di essi sarebbe disposta a farlo illegalmente. Anche per questo, le sensibilità culturali ispaniche sono sempre più importanti nel disegno dell&#8217;identità americana, in un contesto di potenza regionale.</p>
	<p>2) <strong>La capacità di attrarre talenti</strong>. L&#8217;America continua a offrire le istituzioni ideali per attrarre i talenti mondiali. L&#8217;esempio per eccellenza è il mondo dell&#8217;università. D&#8217;altra parte, su questo fronte si può prevedere sia un recupero cinese che un distacco sempre più sensibile tra le realtà dell&#8217;eccellenza e il loro rapporto effettivo con gli Stati Uniti. Si può facilmente sostenere che &#8220;Harvard era qui prima della nascita degli Stati Uniti, e sarà qui anche dopo la loro fine&#8221;.</p>
	<p>In ogni caso, la vera Ground Zero d&#8217;America può essere la negazione di se stessa. La fine della tolleranza strategica e la fine dell&#8217;immigrazione sarebbe la fine della nazione di immigrati che ha dominato il mondo.
</p>
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